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DIALOGO DELLA NATURA E DI UN ISLANDESE

Un peregrino islandese, che sta cercando di sfuggire alla malvagit della Natura, si ritrova ormai
disperato ed esausto nel deserto africano con la speranza di essersi finalmente lasciato alle spalle
la crudele matrona. Ma improvvisamente scorge una statua altissima, una donna enorme,
seduta e la sua espressione tra il bello e lorribile, luomo la fissa senza proferire parola ma la
donna solennemente gli domanda chi egli sia e cosa ci faccia in un posto cos angusto per la razza
umana.
Cos inizia lOperetta morale, scritta da Leopardi durante il silenzio poetico che poi sfocer nei
Grandi Idilli del 1830. Lincontro tra la Natura e lIslandese si trasformer in un appassionato e
tragico dialogo dove luomo, ormai stufo delle disgrazie che ha dovuto subire, domanda con foga
alla donna il motivo per cui ella abbia creato gli uomini per poi fargli soffrire dolori cos acuti
durante la loro vita mortale.
Luomo esordisce dicendo che ha provato ad estraniarsi dalla vita per non provare pi dolore
rinunciando cos anche al piacere e si ritirato in un luogo sperduto della sua isola per vivere
tranquillo. Ma non ha fatto i conti con il freddo pungente dellisola e al calore del fuoco che gli
secca la pelle. Pertanto decide di andare in giro per il mondo alla ricerca di un luogo dove la natura
non possa trovarlo per stare in pace con se stesso e trovare la tranquillit. Ma ogni luogo celava
insidie: neve, vento, ghiaccio, caldo cocente, maremoti, terremoti ed altre calamit naturali. Pi
luoghi ho veduto dice luomo nei quali non passa un d senza un temporale: che quanto dire
che tu dai ciascun giorno un assalto e una battaglia formata a quegli abitanti non rei verso di te
di nessuningiuria. Oltre ai mali esterni, vi erano quelli interni che attanagliavano le membra
dellislandese, mali orribili che non gli permettevano di muoversi, infezioni a causa delle quali egli
rischi pi volte di perdere un arto, febbri, raffreddori e malattie varie che non gli hanno dato un
attimo di tregua. Alfine luomo ammette di aver ormai perduto ogni speranza e lunico futuro che
gli si prospetta la vecchiaia ed infine la morte, di cui consapevole da quando era giovane
perch il destino che incombe sulle teste degli uomini.
Allora la Natura si giustifica dicendo che la Terra non fatta per luomo, tutto ci che accade e
che stato creato non vive in funzione del genere umano. Se lo percuote ella non se ne accorge,
se lo vivifica non se ne rende conto. La verit che la Natura fatta di cicli, eterni ritorni e
meccanismi che devono fare il proprio corso e qualsiasi cosa succede accade per il bene del
Mondo intero e non della singola specie.
Allorch, lislandese, pur comprendendo le ragioni della Natura le fa notare che non ha deciso lui
di stare sulla Terra n di nascere, almeno durante il suo soggiorno non potrebbe, la Natura,
rendere la sua vita perlomeno senza travagli e pericoli? E non forse il suo compito fare in modo
che labitarvi non gli sia faticoso e doloroso? La Natura nega le affermazioni delluomo: luniverso
fatto di distruzione e produzione, non vi sono fini astratti ma solo la conservazione del mondo
nella sua unit. Lislandese le pone unultima domanda, quella che Leopardi far dire al Pastore

Errante alla Luna, ovvero: A chi piace o a chi giova cotesta vita infelicissima dellUniverso,
conservata con danno e morte da tutte le cose che lo compongono? La Natura non fa in tempo a
rispondere: luomo viene sbranato da due scarni leoni che avevano necessit di cibarsi.
LOperetta il frutto dellevoluzione del pessimismo leopardiano: luomo infelice sin dalla
nascita, ma non solo a causa della ricerca della felicit bens perch attaccato da mali esterni, fisici
a cui non in grado di sfuggire. Nel grande meccanismo che la Natura non c spazio per la
felicit degli uomini, essi sono costretti a soffrire, ad essere tribolati dai continui cambiamenti
climatici o colpiti da mali irreversibili e tutto ci gi stato messo in conto sin dalla loro nascita.
Pertanto luomo infelice dal momento in cui esce da ventre della madre e sa che dovr
soccombere alle leggi della natura crudele come tutti gli altri esseri viventi. Il pessimismo cosmico
di Leopardi, quindi, comprende tutto luniverso e non pi solo unera storica perch risulta
assioma irreversibile e universalmente riconosciuto che alluomo non destinata la felicit e che la
sua vita sar una lotta continua che finir nel disgregarsi nella morte.