Sei sulla pagina 1di 7

Il suo nome era Tania M.

, ma molti ragazzi della nostra cittadina la


chiamavano Cinquemilacinque, perch cinquemilacinquecento lire
era la sua tariffa per farti una sega. Aveva diciassette anni quando
seppi del suo commercio, allinizio del millenovecentonovantotto.
Io ne avevo diciotto. La conoscevo di vista perch avevo studiato al
Ragioneria dove lei studiava ancora, e una volta un amico comune ci
aveva presentati. Probabilmente avevo stretto quella mano e ci eravamo detti Piacere. Buffo, no?
Non mi stupiva tanto quello che faceva, ch di ragazze e ragazzi strani ce nerano parecchi in giro, quanto la sua assurda tariffa:
non cinquemila, n sei. Cinquemilacinque. Secondo testimonianze
attendibili, allinizio Tania prendeva cinquemila tonde, che le bastavano per comprarsi due pacchetti di MS. Quando le sigarette rincararono del dieci per cento, aveva preteso dai suoi clienti lo stesso
aumento, per non rimetterci in potere dacquisto. Un ragionamento
da far inorgoglire i suoi professori, proprio.
Da allora sono passati quindici anni. Una settimana fa, per puro caso, ho incontrato Tania nel capoluogo, dove mi sono trasferito
per lavoro dopo la laurea in Economia. Ora che sono tornato a trovare i miei per Natale e ho rivisto i vecchi amici ho cominciato a
parlare di lei, e sono venute fuori delle cose che non ricordavo, o ricordavo male. Ho rimesso insieme i tasselli del puzzle, ed ecco qua
la sua storia. Come ce la siamo raccontata noi, almeno.
*
Tania aveva lunghi capelli ricci di un castano molto scuro, che in
genere teneva a bada con un cerchietto verde cupo, lo stesso colore
dei suoi occhi. Era cresciuta di pi e prima delle sue amiche. Lanno
che fin le Medie aveva finito anche lo sviluppo. Era alta e robusta,
con un seno abbondante. Nel complesso non si poteva dire che fosse bella: aveva, nel corpo e nel viso, un che di sgraziato, ma solo
uno scrittore bravo sarebbe in grado di spiegarlo come si deve. Allo

stesso tempo cera in lei qualcosa che la rendeva attraente, quasi


magnetica, come se custodisse dei segreti che tutti desideravano conoscere.
Era figlia unica, e lanno che fin le Medie aveva anche perso
suo padre, morto sul colpo in un incidente stradale. Era un giovane
professionista molto stimato, ma non lasciava ricchezze a moglie e
figlia, eccetto una casa dignitosa con un mutuo ancora da pagare. La
madre di Tania faceva la segretaria in una fabbrica di pellami a venti
chilometri da casa, e dalla morte del marito si dedic con sempre
pi impegno al lavoro, un po per distrarsi, un po per tirar su due
lire in pi per campare decentemente. La domenica mattina, poi, invece di riposare, si spaccava la schiena sul tavolo della cucina per fare la pasta fresca che vendeva alle amiche e alle signore del vicinato.
In quella lunga estate del Novantaquattro, Tania non sapeva
come svagarsi in attesa di tornare a scuola. Sua madre laveva iscritta
a Ragioneria perch era lunica scuola superiore della nostra cittadina, e perch sperava che diplomandola ragioniera avrebbe potuto
un giorno lasciarle il suo lavoro da segretaria. Tania non aveva obiettato: le piaceva studiare qualunque materia; avrebbe letto con lo
stesso superficiale interesse un manuale di informatica e uno di critica letteraria.
In quella lunga estate aveva preso due vizi: il fumo e i ragazzi.
Fumava una sigaretta e si faceva baciare da Paolo; ne accendeva
unaltra e si faceva toccare le tette da Ferdinando. Secondo il mio
amico Maurizio, era stato lui ad avere lonore della prima sega completa di Tania. Si vedevano da un paio di settimane, lui aveva appena
avuto in regalo un Ciao usato, e di tanto in tanto la portava a fare un
giro. Una sera andarono al vecchio cementificio, dove non cera mai
nessuno. Cominciarono subito a strusciarsi e a far andare le mani di
qua e di l. A un certo punto Tania glielaveva tirato fuori e aveva
cominciato a menarglielo. Maurizio pensava che non fosse la prima
volta, tanto pareva esperta e sicura di s, ma non gliene fregava

granch: chiuse gli occhi e lasci fare. Pochi minuti dopo grossi fiotti di sperma schizzarono fuori insieme a rumorosi gemiti di piacere.
Oddio, che sta roba? Che schifo! url Tania, che aveva
fatto qualche passo indietro, guardandosi con sgomento la mano insudiciata. Subito dopo si accorse che anche la sua maglietta era stata
colpita da quel liquido immondo.
Maurizio cominci a ridere che non la finiva pi. A un certo
punto si accasci a terra, stremato. Tania era indecisa fra lo spavento e la rabbia, e scapp via. Maurizio si tir su, salt sul motorino e
la raggiunse. Le disse che non era successo niente di strano, che voleva riaccompagnarla a casa, ma Tania fu irremovibile: rifiut il passaggio e non volle vederlo mai pi.
Passarono i mesi. Tania aveva preso a fumare con accanimento, rubando le sigarette alla mamma o chiedendole agli amici pi
grandi. Un anno dopo, erano molti i ragazzi che raccontavano di
aver goduto delle sue attenzioni, e gi si diceva che facesse le seghe
a pagamento. Secondo queste voci, la sede principale di quellattivit
era il casotto, una piccola cascina diroccata che stava in un campo
abbandonato ai margini della citt, uno spazio che doveva essere edificato ma di cui nel frattempo nessuno si prendeva cura. Cerano
ancora degli alberi da frutto che arrivavano fino alla strada, per cui
era facile fermarsi ai margini e inoltrarsi verso il rudere senza dare
nellocchio, sparendo velocemente nella vegetazione.
A supporto di queste voci intervenne la circostanza che Tania
aveva smesso di scroccare le sigarette e forse anche di rubarle. Ora
entrava nella tabaccheria di Tommaso, che non era quella frequentata da sua madre, e chiedeva due pacchetti di MS morbide. La prima
volta Tommaso le disse che non poteva vendergliele perch non aveva ancora sedici anni. Tania rispose che erano per sua madre, e
Tommaso, senza fare altre domande, prese le cinquemila lire e le
consegn i due pacchetti. Da allora cominci a vederla allincirca
una volta alla settimana. Non entrava mai per comprare altro: solo

le sigarette, solo MS morbide. Sar stato un caso, ma entrava solo


quando non cerano altri clienti nel negozio.
Quando Tommaso venne a sapere dellattivit di Tania, gli
venne lo schifo di prendersi i soldi da lei, al pensiero che forse un
quarto dora prima la mano che gli allungava le cinquemilacinquecento lire stava ancora menando il cazzo di qualche ragazzotto.
Continu a dargliele, per, perch lo schifo simpastava sempre pi
con leccitazione. Allepoca aveva una quarantina danni, una moglie
e un figlio piccolo.
Tommaso pose fine a quella pratica illegale soltanto quando la
madre di Tania entr nel negozio e minacci di denunciarlo. Allora
accamp scuse, disse che la ragazza sembrava pi grande, ma alla fine promise che non lavrebbe fatto pi. Sebbene Tania non si facesse pi vedere, Tommaso continuava a pensare a lei. Un giorno che
era in macchina la incroci in una stradina solitaria. Torn indietro,
laffianc, e sporgendosi le disse, guardandola dritto negli occhi: Ti
posso regalare due pacchetti di MS?. Tania cap, e rispose: Andiamo al casotto, me li dai l. Era la prima volta che lo faceva con
un uomo, e non con un ragazzo.
*
A sedici anni Tania si era fatta ancora pi grossa. Aveva mani lunghe e larghe, sempre curate. Cambiava il colore dello smalto una
volta alla settimana, e non portava mai anelli. Si diceva che cambiasse il colore per non annoiare i clienti; quanto allassenza di anelli,
non ci vuole un genio per capirne il motivo. Tutti i ragazzi che sapevano stavano sempre a guardarle le mani, magari mentre impugnava
una penna, una tazza, un bastone da ginnastica. Immaginavano come ci sarebbe stato dentro il loro cazzo. Quelli che non ne avevano
uno decente da lei non ci andavano, ch se no glielo faceva scomparire, come un coniglio nel cilindro del mago.

Di tanto in tanto unamica le chiedeva perch facesse quelle


cose da puttane: non valeva la pena mettersi sulla bocca di tutti e allontanare i ragazzi seri per qualche pacchetto di sigarette! Una di loro le regal il libro Smettere di fumare in cinque giorni. Pensava che eliminando il costo delle sigarette, avrebbe smesso di procacciarsi i
soldi in quel modo osceno. Tania ringrazi, lesse il libro con superficiale interesse, e continu a fumare le sue MS morbide. Quando
per era in vena, Tania rispondeva che le piaceva il miracolo di quel
soffice pezzo di carne che penzolava a testa in gi e piano piano si
trasformava nella sua mano, come se fosse lei a plasmarlo.
Qualcuno diceva che Tania aveva ereditato le doti di sua madre, che sapeva trasformare una massa inerte di acqua e farina in pasta di ogni forma, consistenza e dimensione. A quanto li fa gli
gnocchi, la mamma di Cinquemilacinque?. Cinquemilacinque al
chilo, rispondeva qualcuno. E le tagliatelle?. Sempre cinquemilacinque, e tutti gi a ridere. Per colpa della figlia, la povera donna
era finita anche lei sulle bocche insolenti dei ragazzi.
Quando le capitavano dei clienti difficili, che tardavano a venire, Tania si accendeva una sigaretta, per rilassarsi e far passare il
tempo pi in fretta. Con lesperienza per aveva affinato la tecnica:
quando si stufava di menarlo, sapeva cosa fare. Pare ad esempio che
le bastasse sporgersi in avanti e sfiorare coi suoi lunghi capelli ricci il
membro esasperato per ottenere la tanto desiderata eiaculazione.
Quando portava il cerchietto nei capelli, invece, avvicinava la bocca,
schiudendola leggermente. Il povero cliente, illudendosi che Tania si
stesse preparando a un pompino, immancabilmente esplodeva. Che
poi pompini non ne faceva mai, anche se dio sa quante volte
glielavranno chiesto. A quanto pare la tentazione le veniva, se avevi
un cazzo grosso, pulito e profumato, ma resisteva, perch per lei il
pompino era come per altre donne dare il culo: significava varcare la
soglia del lecito e del rispettabile.
Nel corso di certe lunghe sedute, prima di decidersi a usare i
superpoteri, le capitava di stancarsi e di cambiare mano. Se stava

fumando, quando tornavi a casa e te lo tiravi fuori per pisciare, ti arrivava al naso lodore della nicotina e ti ricordavi di Cinquemilacinque. A volte ti veniva duro di nuovo, e dovevi farti una sega pensando a lei che ti faceva una sega.
*
La carriera di Tania si concluse il sedici settembre millenovecentonovantotto. Cerano state delle segnalazioni, poi le indagini, e infine
un appostamento della Polizia. Una piccola squadra aspett che lei e
Tommaso si appartassero nel casotto, poi arrestarono luomo in flagranza per prostituzione minorile: articolo seicento bis del codice
penale, entrato in vigore un mese prima. Nel corso della perquisizione, furono rinvenuti in una tasca del giubbino di Tania due pacchetti di MS. I poliziotti avevano fotografato il passaggio delle sigarette, e al processo Tania ammise che si trattava del compenso pattuito per la prestazione sessuale. Considerata la cattiva reputazione
della ragazza, Tommaso fu condannato al minimo della pena che,
essendo egli incensurato, fu convertita in unammenda.
Nel giro di pochi mesi la madre di Tania vendette la casa e si
trasfer con la figlia nel capoluogo. Tommaso vendette la tabaccheria con la scusa che anche lui voleva trasferirsi in citt, e tutti i ragazzacci dissero che lo faceva perch non riusciva a stare lontano da
Cinquemilacinque. Quando ebbe i soldi in mano, per, Tommaso
abbandon la moglie e il figlio e se ne scapp in America. Qualcuno
parl del Venezuela, altri del Costarica, altri ancora del Brasile, ma
notizie certe non se ne ebbero mai.
*
Ciao, Tania!, le avevo detto quel giorno che lavevo incontrata nel
capoluogo. Era da sola, ferma davanti alla vetrina di un negozio di
scarpe. I capelli erano sempre ricci, ma pi corti. Gli occhi mi sem-

brarono ancora pi cupi, come se si fossero attrezzati a nascondere


meglio quegli antichi e oscuri segreti. Mi aveva guardato stranita. Io
avevo steso il braccio verso di lei, la mano aperta. Filippo N. Eravamo tutti e due al Ragioneria, io un anno avanti, sezione B. Ti ricordi?.
Non aspettavo altro che stringere di nuovo quella mano leggendaria. Mi sembr che la stesse allungando verso di me, ma un attimo dopo stringeva saldamente la tracolla della borsa. Portava due
anelli, e nessun segno di smalto. Disse Scusi, non la conosco, e si
allontan a passo svelto, come scappando. Non mi aspettavo quella
reazione. Provai a seguirla e la chiamai di nuovo, ma pareva determinata a non concedermi nessuna opportunit. Fui tentato di urlare
Cinquemilacinque!, tanto per vedere che effetto faceva. Per fortuna tacqui, e restai scioccamente a guardarla andar via fino a quando non svolt in un vicolo. Ebbi la sensazione che non ci fosse pi
nulla di sgraziato in lei.
Proseguii per la mia strada, rimuginando le sue parole: Scusi,
non la conosco. Era del tutto credibile: allepoca lei era una celebrit, io uno studente anonimo, uno dei tanti. Ma potevo dire davvero,
io, di conoscerla? Cosa sapevo di lei, oltre alla storia del processo e
della fuga? Me nero sempre tenuto a distanza, anche se facevano
gola anche a me i suoi segreti. Quando capitava loccasione, parlavo
di lei con sufficienza, e a tutti quelli che minvitavano a provare rispondevo che non avevo bisogno di pagare per farmi fare una sega.
La verit lho confessata a me stesso soltanto molto tempo dopo:
non mi sentivo degno della sua mano.

Interessi correlati