Sei sulla pagina 1di 48

Scuola austriaca di economia

di Pietro Monsurr
Istituto Bruno Leoni

Capitolo 1 Storia della Scuola austriaca


La storia della Scuola austriaca di economia indissolubilmente legata a quella della rivoluzione marginalista, un
radicale avanzamento del pensiero economico avvenuto allinizio degli anni Settanta dellOttocento: tre economisti,
laustriaco Carl Menger, linglese William Stanley Jevons, e il francese Lon Walras, formularono un concetto
fondamentale, il principio marginale, procedendo alla completa ricostruzione dellintero edificio delleconomia teorica.
Questa rivoluzione fu portata avanti secondo linee differenti dai tre autori: la Scuola austriaca nasce dallopera di
Menger, mentre lapproccio che ha avuto pi successo stato quello di Walras, da cui discende la teoria economica
accademica, che chiameremo, un po impropriamente, neoclassica. Praticamente tutta leconomia moderna
marginalista, ma le differenze tra i due approcci, quello di Menger e quello di Walras, sono tuttora rilevanti.
Il termine austriaco, originariamente, fu coniato dagli economisti della giovane scuola storica tedesca di economia,
con il fine di denigrare Menger e, successivamente, i suoi primi discepoli (come Eugen von Bhm-Bawerk). Ma quando,
negli anni Trenta e Quaranta del ventesimo secolo, gli esponenti pi importanti della Scuola austriaca di allora, Ludwig
von Mises e Friedrich August von Hayek, emigrarono, rispettivamente, negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, il legame
geografico con lAustria venne a mancare, tant che, ormai da diversi decenni, gran parte degli economisti della
Scuola austriaca, a partire da Murray Newton Rothbard (il pi importante allievo americano di Mises), non sono pi di
nazionalit austriaca.
Carl Menger (1840-1921)
Carl Menger stato il fondatore della Scuola austriaca. I suoi contributi spaziano dalla teoria del valore a quella dei
prezzi e della produzione, estendendosi anche alla teoria delle istituzioni e alla metodologia delle scienze sociali.
La sua prima importante opera, Principi fondamentali di economia, del 1871, contiene di fatto gran parte dei concetti
di base della Scuola austriaca, successivamente approfonditi e integrati dagli autori successivi.
Menger chiar che lo scopo della teoria economica era lo studio dei beni scarsi, i beni cio che servono al
perseguimento degli obiettivi degli uomini, ma che non sono disponibili in quantit sufficiente per realizzarli tutti. Di
conseguenza, lessenza delleconomia lazione in condizioni di scarsit, e quindi ogni individuo agisce
economicamente quando economizza i mezzi in vista dei suoi fini.
Da questo principio Menger deriv lintera teoria dei prezzi, operando un ribaltamento concettuale radicale rispetto
alle precedenti teorie, secondo cui il costo di ogni merce dipendeva dalle spese monetarie necessarie a completarne la
produzione. Il tutto era una pseudo-spiegazione, in quanto non era chiaro da cosa derivassero i costi di produzione
stessi. Menger ribalt la faccenda, dividendo i beni in ordini: i beni del primordine sono quelli che soddisfano un
bisogno immediato, quelli del secondo ordine sono quelli necessari a produrre i beni del primordine, eccetera. I beni
del primordine sono il fine delleconomia, in quanto i beni di ordine superiore rappresentano solo mezzi per
raggiungere lo scopo, il conseguimento del fine. Ne deriva che il valore di un mezzo di produzione dipende dal
contributo che pu effettivamente dare alla produzione dei beni del primordine, e non viceversa.
Viene quindi a ribaltarsi anche il rapporto tra fattori soggettivi e fattori oggettivi: sono la valutazione del fine, e la
valutazione delladeguatezza del mezzo, due elementi soggettivi, perch individuali, che determinano i costi, e non
sono gli immaginari costi oggettivi a determinare i prezzi. Il prezzo che i consumatori sono disposti a pagare per
consumare oggetti nella cui produzione lacciaio determinano il valore delle miniere di ferro.
Sempre dal principio del valore soggettivo si riesce a spiegare il perch dello scambio. Se si ritenesse, infatti, che il
valore sia una caratteristica della merce, e non una valutazione dellindividuo che quella merce domanda o offre, lo
scambio non avrebbe nulla da contribuire al valore: solo la produzione sarebbe un atto significativo per leconomia. Ma
non vero: se un individuo ha due fette di pane, e un altro ha due fette di prosciutto, scambiando una fetta di pane
con quella di prosciutto possono ottenere entrambi un panino intero: il risultato vantaggioso per entrambi. Ma questo
perch il valore soggettivo: se fosse oggettivo, insito nella merce, lo scambio non potrebbe influenzare il valore. Se
lo scambio dovesse avvenire solo tra merci di ugual valore (altrimenti, chi darebbe via un qualcosa per ottenerne
unaltra di valore inferiore?), a cosa servirebbe?
Tra gli altri contributi fondamentali, di Menger, va ricordata la teoria dellorigine della moneta, e, pi in generale, delle
istituzioni sorte per via evolutiva. La teoria di Menger parte da una situazione di baratto, inefficiente e poco produttiva,
e mostra come alcune merci cominciano ad essere usate come pseudo-monete, fino alla creazione di un sistema
monetario completo opera dellazione umana, ma non del progetto umano. Tale struttura di spiegazione pu essere
estesa per spiegare anche lorigine del linguaggio, del diritto e di molte altre istituzioni umane.
Laltra opera fondamentale di Menger Sul metodo delle scienze sociali, del 1883. In questopera, Menger difende la
teorizzazione economica contro gli attacchi della giovane scuola storica tedesca di economia, che voleva studiare
leconomia basandosi soltanto su fatti storici, senza alcuna attenzione per la teoria e lastrazione. Lessenza del
problema deriva dal fatto che losservazione di un fenomeno economico come la moneta richiede gi di per s una
teoria: nella storia si usata come moneta il sale, loro, addirittura le sigarette i concetti sottostanti al fenomeno
della moneta non derivano dallosservazione (oro e sale hanno poco in comune), ma dalla riflessione teorica. La
necessit della teoria e la complessa relazione tra teoria e storia rappresentano un tema fondamentale per tutti gli
austriaci, ed uno dei fattori caratterizzanti di questa Scuola.

Eugen von Bhm-Bawerk (1851-1914)


Bhm-Bawerk fu il pi noto allievo diretto di Menger, ed celebre per la sua opera Capitale e interesse (1884),
soprattutto per il secondo libro, La teoria positiva del capitale, in cui espone la sua teoria del valore, dei prezzi, del
capitale e del mercato. anche noto per opere minori, come la critica puntuale del sistema economico marxista,
esposta in La conclusione del sistema marxiano.
Il problema maggiore affrontato da Bhm-Bawerk la spiegazione del fenomeno dellinteresse; egli introdusse il
concetto di preferenza temporale, cio la preferenza per le merci presenti rispetto a quelle future. Da questa
preferenza, chi fornisce oggi strumenti di produzione (e quindi si astiene dal consumare subito) disposto a farlo
perch in futuro ritiene che avr a disposizione una quantit di merci superiore a quella che si astenuto oggi dal
consumare. infatti difficile immaginare che le persone preferiscano dodici uova domani piuttosto che oggi, mentre
possibile che siano disposte a sacrificarne dodici oggi per averne tredici domani.
Lopera di Bhm-Bawerk forn le basi per la teoria di Knut Wicksell dellinteresse naturale. Le idee di Wicksell, un
economista svedese, furono poi riportate nella tradizione austriaca da Ludwig von Mises, consentendo finalmente di
integrare teoria monetaria e teoria del capitale.
Una delle critiche pi frequenti a Bhm-Bawerk riguarda la nozione di tempo di produzione. Bhm-Bawerk, ritenendo
linteresse il prezzo del tempo, e la dotazione di capitale di una societ come una sorta di tempo totale
immagazzinato dalle generazioni tramite gli investimenti, ritenne di poter descrivere la struttura della produzione
tramite un valor medio del tempo impiegato nella produzione. La critica successiva ha poi smontato le basi teoriche
di questa visione semplificata, che per ancora molto utile come prima approssimazione: Bhm-Bawerk infatti
considerabile il primo macroeconomista della Scuola austriaca, aprendo una linea di pensiero che, attraverso
Friedrich August von Hayek, arrivata fino ai nostri giorni con gli studi di Roger Garrison (un altro che, come si evince
dal nome, di austriaco ha le idee di Menger, ma non certo la nazionalit).
Ludwig von Mises (1881-1973)
Ludwig von Mises fu allievo di Bhm-Bawerk, ed una figura centrale nellevoluzione delle teorie della Scuola
austriaca, per via dei suoi innumerevoli contributi in vari ambiti del pensiero economico, come anche politico ed
epistemologico.
La prima importante opera di Mises fu, nel 1912, Teoria della moneta e dei mezzi di circolazione. In questopera, Mises
introdusse la teoria della moneta nella teoria del capitale di Bhm-Bawerk, e risolse il problema del Circolo austriaco,
una tautologia che aveva impedito ai suoi predecessori di dare una spiegazione di come si determina il valore della
moneta: il teorema di regressione di Mises sistematizza logicamente la teoria mengeriana dellorigine della moneta.
Nella stessa opera, Mises elabora le idee di alcuni economisti inglesi dellOttocento, tra cui David Ricardo, sulle cause
del ciclo economico, interpretandole alla luce della teoria austriaca del capitale, elaborando quindi per la prima volta
ci che diverr poi la teoria austriaca del ciclo economico, tuttora uno degli aspetti pi caratteristici delle teorie
austriache.
Nel 1920, con il suo saggio Il calcolo economico in uneconomia socialista, Mises dimostr limpossibilit di creare un
sistema dei prezzi in assenza di un libero mercato dei fattori di produzione, e quindi limpossibilit di far funzionare
uneconomia dove il capitale nelle mani dello stato (socialismo: propriet pubblica dei beni di produzione). Dato il
ruolo fondamentale del calcolo economico, e quindi del sistema dei prezzi, nella coordinazione del sistema di mercato,
Mises dimostr che il socialismo era impossibile (pi precisamente: era impossibilitato a gestire uneconomia
complessa, come quella attuale, e quindi a produrre beni e servizi per le masse).
Mises torn su questi argomenti svariate volte, fino a sistematizzare lintero suo edificio teorico, incluse le sue idee
politiche, nel monumentale Lazione umana, del 1949, che di fatto include tutti i suoi contributi economici, politici e
metodologici.
In opere come I problemi epistemologici delleconomia (1933) e Teoria e storia (1957), Mises elabor le idee
metodologiche di Menger, ponendo le basi per una metodologia generale individualista e soggettivista per le scienze
sociali, di cui Mises svilupp soprattutto la parte economica. Il fatto che suoi seguaci, come litaliano Bruno Leoni,
siano riusciti ad estendere le sue intuizioni metodologiche anche a campi come la teoria del diritto e dello Stato mostra
comunque la generalit dei suoi assunti.
Friedrich August von Hayek (1899-1992)
Hayek il pi famoso degli economisti austriaci, perch nel 1974 vinse il Premio Nobel per lEconomia: a tuttoggi
lunico esponente della Scuola ad averlo vinto. I suoi contributi maggiori sono nella teoria del capitale, del ciclo, del
calcolo economico, del processo di mercato e delluso della conoscenza nella societ.
Come Mises, famoso anche, se non soprattutto, per i suoi studi di filosofia e teoria politica. Concentrandoci per
sullaspetto economico, le opere pi note sono Prezzi e produzione (1931), sulla teoria del capitale e del ciclo
economico, e Individualism and Economic Order (1947) che contiene molti saggi sul calcolo economico, il processo di
mercato, il ruolo della concorrenza e luso dellinformazione.
Hayek noto soprattutto per i suoi contributi alla comprensione del processo di mercato, unaltra idea tipicamente
austriaca. In saggi come The Use of Knowledge in Society e Competition as a Discovery Procedure, analizz il ruolo
che le informazioni, disperse tra migliaia e milioni di attori, e incanalate dal processo di mercato, svolgono nella
coordinazione della produzione nelle economie avanzate. Lidea del mercato come un processo di scoperta, anzich
come un equilibrio economico generale, fa parte del patrimonio teorico della Scuola austriaca, come si pu vedere in
opere come Concorrenza e imprenditorialit di Kirzner, basate sulle idee di Mises e Hayek sullimprenditorialit e il

processo di mercato.
In Prezzi e produzione introdusse anche i cosiddetti triangoli di Hayek, che sono una descrizione semplificata della
produzione grazie ai quali si mostra come il tempo sia necessario a trasformare i beni di produzione in beni di
consumo. Il ruolo del tempo nella produzione uno degli argomenti in cui maggiore la distanza della Scuola
austriaca dalleconomia ortodossa.
Passando senza complessi, come Mises stesso, dalla teoria economica alla filosofia politica, Hayek svilupp le teorie
evoluzioniste sulla nascita delle istituzioni che Menger aveva introdotto, e che i suoi successori avevano tralasciato.
Insieme a Bruno Leoni, stato, tra gli austriaci, quello che pi si interessato ai temi della nascita e dellevoluzione
del diritto.
La discussione sulle effettive differenze tra Mises e Hayek ancora aperta: per alcuni i due autori sono molto simili, e
si differenziano per lenfasi posta su determinati argomenti; per altri la distanza invece radicale. La mia opinione
che Hayek abbia sviluppato le idee di Mises, contribuendo quindi ad alcuni temi che Mises aveva trascurato,
tralasciato, o comunque non approfondito. Gli scritti di Hayek sulla concorrenza, linformazione e la struttura del
capitale sono fondamentali.
Murray Newton Rothbard (1926-1995)
Come Mises e Hayek, anche Rothbard noto sia come pensatore politico che come teorico delleconomia (e anche
come storico economico; si veda in particolare un volume come La grande depressione, del 1963, sulla storia
economica della crisi del 29). Probabilmente Rothbard pi noto come pensatore politico che come economista,
essendo uno dei padri del libertarismo, ma anche come economista i suoi contributi sono numerosi e interessanti.
Le sue idee di teoria economica sono quasi tutte racchiuse in Man, Economy, and State, del 1962. In questopera
Rothbard sistematizza e rielabora lintero edificio economico austriaco, introducendo diverse innovazioni rispetto ad
unopera gemella come Lazione umana di Mises, del 1949.
Rothbard introdusse nel corpus teorico della Scuola austriaca la teoria dei costi di transazione di Coase, ottenendo
quindi una teoria delle istituzioni (nella fattispecie, delle imprese in un libero mercato) che integrava le tematiche
(misesiane) del calcolo economico e quelle (coasiane) dei costi di transazione e della natura dellimpresa. Rothbard
estese tale tematica fino ad applicare la teoria del calcolo economico allorganizzazione industriale, alla critica
delleconomia delle cooperative, e al tema della dimensione ideale delle imprese, e quindi del monopolio, ponendo le
basi per una teoria austriaca dellimpresa che ancora oggi unarea di ricerca molto attiva.
Per quanto riguarda i monopoli, la sua teoria differiva radicalmente da quella di Mises, che accettava lidea che i
monopoli imponessero un danno ai consumatori e fossero un difetto delleconomia di mercato. Per Rothbard, non
possibile dimostrare che un prezzo sia monopolistico, in quanto non esiste un mercato concorrenziale con cui
confrontare tale prezzo con un eventuale prezzo concorrenziale. Ad esempio, come mostrato da Pascal Salin in
Cartels as efficient production structures (tradotta in italiano in appendice al volume La concorrenza), una struttura
del mercato apparentemente poco competitiva in quanto caratterizzata da una certa concentrazione pu essere
necessaria per offrire determinati beni e servizi ai consumatori. Del resto, se in un mercato nessuna impresa entra,
perch nessuna ritiene che ne valga la pena come succede in tutti i mercati.
Tra concorrenza e monopolio ci sono differenze di grado e non c nessun modo per rendere la situazione di mercato
migliore senza danneggiare alcuno. La teoria del mercato come processo rende futili i tentativi di giudicarlo con i criteri
statici delleconomia neoclassica.

Capitolo 2 - La teoria soggettiva del valore


La teoria del valore soggettivo la base delle teorie economiche della Scuola austriaca. Il punto di partenza
lindividuo: soggetto pensante, dotato di conoscenze, che agisce in vista di un fine. Lazione umana comportamento
dotato di senso, comprensibile in quanto avente uno scopo, ed il mattone fondamentale dellintera realt sociale. La
generalit di questo approccio tale da consentire lapplicazione del metodo austriaco a qualunque sfera delle relazioni
sociali, anche al di fuori delleconomia: Bruno Leoni, ad esempio, la us per indagare la natura e le forme del diritto e
del potere, e Menger per spiegare lorigine di una variet di istituzioni, quali il diritto e il linguaggio.
Prasseologia e catallassi
Mises introdusse due termini per indicare lo studio sistematico della logica dellazione umana: prasseologia (dapraxis,
azione, e logos, scienza) e catallassi (da catallattein, che significa scambio, ma anche rendere da nemico amico e
ammettere nella comunit). La prasseologia lo studio della logica generale dellazione individuale (la teoria del
valore e dello scambio). La catallassi invece applica i principi della prasseologia allo studio di una classe pi limitata di
fenomeni, come la moneta, i prestiti, il reddito dei fattori (interesse, salario, rendita), il ciclo economico.
La specificit del campo di studio non deve far pensare che lo stesso metodo non possa essere applicato ad altre aree
di indagine. Lazione umana sempre azione economica, diceva Mises: ogni volta che un individuo sceglie, affronta dei
vincoli, e quindi deve economizzare le risorse: che siano linfluenza politica, il denaro, gli eserciti, o il tempo da
dedicare allo studio, la scarsit onnipresente.
Lazione umana e lindividualismo metodologico
Lindividuo per la Scuola austriaca essenzialmente homo agens: un individuo che agisce in vista di determinati fini,
impiega certi mezzi, e decide in base alle conoscenze che ha, o ritiene di avere, riguardo lambiente in cui opera.
Lindividuo agisce perch cerca di ottenere un miglioramento della sua situazione: ritiene che, agendo, pu realizzare
determinati fini che reputa importanti. Per farlo, deve fare i conti con la scarsit dei mezzi: si pu apprezzare sia il
mare che la montagna, ma non si pu stare contemporaneamente in entrambe i luoghi. Lindividuo deve scegliere, e
scegliere significa selezionare i fini da realizzare, e i mezzi da adottare per conseguirli.
La cosa pu apparire ovvia. Eppure, nelle scienze sociali esistono altre scuole di pensiero: il collettivismo
metodologico, ad esempio, non fa agire gli individui, ma classi, nazioni o altre entit astratte. Ma i collettivi non sono
in grado di darsi un significato e un obiettivo, perch solo lindividuo pensa, solo lindividuo ragiona, solo lindividuo
agisce (Mises, Socialismo): lindividuo che d senso alla realt sociale, e solo il riferimento allazione individuale ne
consente la comprensione.
Altre tradizioni del pensiero sociale affermano invece che, essendo i fini non conoscibili, in quanto i processi mentali
non possono essere osservati, le scienze sociali, se desiderano essere scientifiche, devono fare a meno di riferirsi agli
stati di coscienza: questa dottrina si chiama comportamentismo. La prasseologia lesatto opposto: il processo
mentale sottostante che d senso allazione umana, anche quando non lo conosciamo.
Conoscenze e intelligenza
Se non fosse per lirritante uso dei formalismi matematici, qualsiasi testo di microeconomia neoclassica dir pi o
meno le stesse cose che abbiamo detto finora. Ma nel ruolo che i processi mentali giocano nella teoria economica la
Scuola austriaca si differenzia radicalmente dalla corrente neoclassica.
Per i neoclassici questi fattori non giocano alcun ruolo nelleconomia teorica, perch non possibile descriverli
matematicamente: nella teoria dellequilibrio generale, tutti gli individui sono onniscienti e tutti gli individui devono
solo risolvere problemi di ottimizzazione, mentre, nella teoria dei giochi, seppure pi complessa e quindi pi realistica,
ancora una volta il meccanismo e non la creativit e lintelligenza a farla da padrone.
La scelta austriaca pi realistica ma pi problematica: i processi mentali non possono essere trasformati in sistemi di
equazioni, perch ci che lindividuo conosce, pensa, crede e vuole, e come prende decisioni, non in genere noto. Di
conseguenza, non possibile creare una teoria generale dellazione umana in grado di predire le azioni individuali: ma
lazione segue una logica, quindi possibile comprendere qualcosa sullazione umana senza riferimento alle azioni
particolari di un individuo. Ad esempio, possibile capire come funziona il mercato senza bisogno di sapere cosa c
nella testa di ogni singolo consumatore e produttore.
Ogni azione individuale ha determinate caratteristiche formali: un fine, un processo decisionale che impiega
conoscenze, teorie ed informazioni, una mente pi o meno creativa e intelligente che elabora tutti questi fattori, e un
insieme di mezzi impiegabili per raggiungere lobiettivo. Conoscere tutto ci molto pi di non sapere nulla, ma molto
meno di conoscere i dettagli sui fini, i mezzi, le teorie, le informazioni e le decisioni di ognuno.
Il valore dei beni
Cosa d valore ad un oggetto? Il suo essere in grado di realizzare un fine, o, per la precisione, la convinzione, di un
individuo, che loggetto sia utile al suo perseguimento. Una banconota ha valore perch pu essere impiegata per
comprare merci: in unisola deserta non avrebbe alcun valore, perch non potrebbe avere alcuna funzione. Lacqua ha
molto valore nel deserto, ma molto meno in una citt servita da numerosi acquedotti.
Il valore frutto di una valutazione soggettiva delladeguatezza del mezzo alla luce del fine perseguito. La moneta ha
valore solo se esiste un mercato; una sigaretta ha valore solo per chi fuma, e solo per chi ha un accendino;(1) unauto
ha pi valore se si abita in un luogo isolato, e se non si hanno altri mezzi di trasporto.(2)

Tutti questi esempi mostrano che il valore un qualcosa di attributo alle cose viste come mezzi, cio una valutazione
soggettiva. Il fatto che sia soggettivo non significa che sia arbitrario: lambiente naturale ovviamente vincola il raggio
dazione dellindividuo. Ma sempre questultimo che valuta, che lega mezzi e fini, che elabora teorie e che escogita
soluzioni. Leconomia non ha a che fare con la descrizione dellambiente circostante, altrimenti sarebbe una branca
della geologia, della biologia, o dellingegneria: leconomia si occupa di capire come le azioni individuali si aggregano
per formare, come risultato, gli scambi, i mercati, i cicli economici, eccetera.
Il valore non quantificabile: neanche la moneta misura di valore, come si evince dal precedente esempio
dellinutilit della banconota in unisola deserta. Non ha senso chiedersi di quanto si preferisce una gita al mare o una
in montagna: scegliere la prima rivela che si preferisce, in quel contesto, il mare alla montagna, ma non rivela quanto
la si preferisce, perch non esiste un quanto di preferenze: il valore ordinale. La scala di preferenze non
misurabile: non ha senso dire che si apprezza la montagna due volte meno del mare, ha invece senso dire che nella
scala di preferenze viene prima il mare e poi la montagna.
Le preferenze, le scelte, i processi mentali di due persone diverse non possono essere confrontati: non ha alcun senso
chiedersi se una persona preferisca il mare pi di quanto unaltra preferisca la montagna. Possiamo ritenere,
psicologicamente, che una persona che conosciamo apprezzer un certo regalo: ma questo processo di empatia, un
giudizio euristico, che tutti gli uomini effettuano tutti i giorni, non ha basi nella teoria: un giudizio di valore.(3) Infatti
lindividuo che compra il regalo, e non quello che lo riceve, che valuta, anche se il regalo per il secondo.
Tempo e rischio
Lazione umana avviene sempre nel tempo: lindividuo agisce per il futuro, non per il passato. E i risultati dellazione
umana non sono mai certi: lazione sempre rischiosa (anche linazione, trattandosi sempre di una scelta).
Ogni bene richiede tempo per essere prodotto, ed ogni bene sar utile solo per un tempo determinato. Nel momento in
cui si comincia a produrre, in ogni momento in cui si decide di continuare la produzione, e nel momento in cui si
consuma ci che si prodotto, il rischio che le proprie aspettative verranno deluse sempre presente. Tempo di
produzione e tempo di fruizione sono legati indissolubilmente al rischio: un errore che si pu correggere domani
meno grave di un errore i cui effetti saranno presenti per dieci anni.
Eppure, tempo e rischio non vanno confusi: anche se si conoscessero con certezza i risultati di unazione, il fatto di
dover attendere per raggiungere il risultato implica comunque un costo, non quindi soltanto il rischio a rendere
lattesa costosa. Si parla in questo caso di preferenze temporali: sempre meglio realizzare i propri obiettivi prima che
dopo; meglio un uovo oggi che un uovo domani.
Per preferire un uovo oggi a qualcosa domani serve qualcosa in pi di un altro uovo: magari due uova, o una gallina.
Una bassa preferenza temporale indica che il presente vale poco pi del futuro; unelevata preferenza temporale
indica, al contrario, che il futuro vale molto meno del presente. Le preferenze temporali giocano un ruolo fondamentale
nelleconomia perch sono il principale fattore dietro il fenomeno dellinteresse sul capitale.
Costi soggettivi
Come il valore soggettivo, anche i costi lo sono: se decido di andare al mare, il fatto di aver dovuto rinunciare alla
montagna rappresenta un costo. Il valore della vacanza al mare superiore a quello di quella in montagna, ma
scegliere di andare al mare comporta comunque il costo-opportunit (inteso come opportunit perduta) di non poter
andare in montagna.
Una persona dotata del dono dellubiquit potrebbe fare entrambe le cose assieme: non sarebbe costretto a scegliere
tra mare e montagna, perch la sua presenza in un luogo non impedirebbe la sua contemporanea presenza in un altro.
In questo caso, landare al mare non implica il costo-opportunit di non potere andare in montagna.
Se con una moneta possiamo comprare un tramezzino oppure un sandwich, la scelta del primo implica il costo di non
poter avere il secondo. Il costo, come il valore, soggettivo: il costo il valore dellalternativa preferita tra quelle che
sono state scartate. Tutti i costi sono costi-opportunit: se voglio il tramezzino, devo dar via il sandwich, quindi il
tramezzino mi costa un sandwich.
Il principio marginale
Supponiamo di stare in un deserto e di aver sete: vediamo in lontananza un qualcosa che brilla, e ci avviciniamo
sperando che di trovare unoasi. Ci avviciniamo, ma, con grande disappunto, scopriamo che si tratta solo di una
miniera di diamanti.
Supponiamo ora di passeggiare in una citt, e di vedere in lontananza un qualcosa che brilla. Ci avviciniamo sperando
che sia un diamante, ma, ancora una volta con grande disappunto, scopriamo trattarsi solo di un bicchiere dacqua.
C qualcosa di strano in questi due scenari, oltre al fatto che lindividuo in questione ha problemi di vista? No. Nella
prima situazione, il diamante non ha alcuna utilit mentre lacqua una questione di vita o di morte; in questo caso,
lindividuo ha tutte le ragioni di preferire una pozzanghera ad unintera miniera di diamanti. Ma, nella seconda
situazione, lacqua diventa un bene privo di valore o quasi: ce n tanta, e non c bisogno di dannarsi per ottenerla,
visto che in genere basta aprire il rubinetto per averne a volont. Daltra parte, un grosso diamante, nel secondo caso,
ha un valore notevole: potremmo del resto venderlo e comprarci tutta lacqua che vogliamo.
Il valore deriva da una valutazione individuale, e dipende dal contesto in cui si opera. Il principio marginale ci ricorda
questa ovviet: sono i fini pi importanti i primi ad essere soddisfatti, con i mezzi di cui si dispone. Ma se la quantit di
un mezzo aumenta, possibile perseguire anche fini che precedentemente erano stati scartati: se si era scelto di
posticipare la realizzazione di questi, perch erano meno importanti, quindi si pu dire che quantit addizionali di
mezzi valgono sempre di meno allaumentare della loro disponibilit.

Si potrebbe andare oltre, ed avere a disposizione una quantit tale di una particolare risorsa da non aver bisogno di
scegliere come impiegarla: in questo caso, la risorsa non sarebbe pi scarsa, e non avrebbe pi valore marginale. Il
valore marginale il valore di ununit aggiuntiva della risorsa: nel caso di una risorsa non scarsa, il valore marginale
nullo, perch non esiste nulla che si possa fare con ununit aggiuntiva della risorsa. Nel caso di risorse scarse, al
contrario, c sempre qualcosa che si sarebbe potuto fare e che non era stato fatto, fino a quel momento, per
mancanza di mezzi: finch c costo opportunit, quindi, c valore.
Non ha senso chiedersi quanto valga lacqua in s: ci che ha senso chiedersi quanto valga una quantit maggiore
dacqua rispetto a quanta gi in nostro possesso; bisogna chiedersi se vale la pena agire per ottenerne di pi, o se
possiamo darne via un po per ottenere qualcosa a cui diamo maggior valore. Lazione individuale riguarda la singola
bottiglia dacqua, non lacqua in s: il valore totale non esiste, in quanto il valore una categoria dellazione umana.
Il principio marginale viene spesso anche interpretato per indicare che il passato passato: lindividuo agisce oggi,
ieri dato, e domani si conosceranno le conseguenze di ci che si fa oggi (e quelle di lungo termine di quello che si
fatto ieri). Ma ci che deve interessare lindividuo agente non il passato, che non pu influenzare, ma il futuro, c he
ancora dipende da come agisce. Laver investito una fortuna in unattivit che si successivamente rivelata
fallimentare non dimostra che occorra investire ancora di pi, n che sia necessario smettere: quello che occorre
chiedersi se, data la situazione attuale, valga la pena o meno continuare ad investire. Gli eventi passati influenzano
la situazione odierna, ma solo in quanto dati del problema: non sono mai oggetto dazione, quindi non possono n
avere valore n rappresentare un costo.
Note
1.
2.
3.

Un accendino un bene complementare alla sigaretta: questo concetto torner frequentemente nei
prossimi articoli. Questo esempio vietato ai minori per via delle leggi correnti sul fumo.
In questo caso, i due beni, che possono alternativamente svolgere la stessa funzione, si dicono sostitutivi.
Il modello, assolutamente non austriaco, del homo oeconomicus farebbe pensare agli individui come
esseri perfettamente egoisti, cosa ovviamente non vera nella realt sociale: quel che conta in questa
discussione che anche interessarsi dellutilit altrui non rende possibile effettuare giudizi interpersonali
di utilit. Questi giudizi si basano sempre su giudizi di valore individuali e non sono mai oggettivi.

Capitolo 3 Lo scambio e il mercato


Mentre la logica del valore, vista nel precedente articolo, ha portata universale, in questo si comincer lo studio pi
specifico della logica dei prezzi e del mercato, passando quindi dalla prasseologia alla catallassi.
Scambio diretto
Un lattaio ed un pasticcere si incontrano: il primo ha molto latte ma nessun biscotto, mentre il secondo ha molti
biscotti ma niente latte(1). In queste condizioni, nessuno dei due pu fare una colazione intera. Ma pu accadere che i
due si rendano conto della possibilit di fare uno scambio: il primo pu dare un bicchiere di latte al secondo in cambio
di sei biscotti. Dopo questo scambio, entrambi saranno pi soddisfatti di prima, potendo infatti fare entrambi una
colazione completa.
Si pu dire che lo scambio abbia avvantaggiato entrambi, cio abbia prodotto ricchezza, ma come potuto avvenire?
Il lattaio dava pi valore ai sei biscotti che al bicchiere di latte: avendo molto latte, infatti, lutilit di un bicchiere in pi
era per lui trascurabile, e, non avendo biscotti, lutilit marginale dei biscotti era invece notevole. Quindi ottiene un
miglioramento della propria condizione dando via qualcosa che per lui ha scarso valore, e ottenendo qualcosa di valore
maggiore. Lo stesso, alla rovescia, vale per il pasticcere.
Questa possibilit dipende dalla natura soggettiva del valore: se il valore non derivasse da una valutazione, ma fosse
una caratteristica delloggetto (latte o biscotti), il precedente ragionamento sarebbe incomprensibile. Anzi: tutte le
relazioni di scambio sarebbero incomprensibili.
Questa debolezza fondamentale della teoria economica precedente al marginalismo fu messa in luce da Menger. Se il
valore fosse insito nelle merci e non derivasse dalle valutazioni individuali, infatti, ci sarebbero tre possibilit:

Se il latte valesse pi dei biscotti, il lattaio rifiuterebbe lo scambio


Se i biscotti valessero pi del latte, il pasticcere rifiuterebbe lo scambio
Se le due cose hanno lo stesso valore, non cambierebbe nulla per nessuno dei due se lo scambio non
avvenisse.

Lultima conclusione palesemente assurda: se lattaio e pasticcere non guadagnassero nulla dallo scambio, a che pro
effettuarlo? Per gioco?
Lo scambio di una merce contro unaltra merce senza intermediazione di altre merci si chiama scambio diretto, ed la
forma pi semplice di transazione commerciale.
Scambio indiretto
Supponiamo ora di avere un gruppo di persone che scambiano formaggio ed altre merci, come carne e pesce.
possibile che queste persone comincino a notare che, siccome per il formaggio c sempre mercato (perch, per
esempio, piace a tutti), conveniente portarne sempre con s, visto che, in qualunque momento, e con qualunque
controparte, molto pi facile ottenere qualcosa in cambio di formaggio piuttosto che in cambio delle altre merci: in
economia un bene facilmente scambiabile si dice liquido.
Questo significa che il formaggio potr essere usato negli scambi indiretti: chi ha pesce e vuole carne, invece di farlo
direttamente, pu ottenere prima formaggio in cambio di pesce e poi carne in cambio di formaggio. Perch adottare
una tale strategia, logicamente pi complessa? Perch rende pi facile gli scambi, e quindi lottenimento di mutui
vantaggi.
Supponiamo infatti che chi ha pesce, e vuole carne, non trovi nessuna persona con preferenze simmetriche: in
possesso di carne, ma con una preferenza per il pesce. In questo caso, non potrebbe ottenere il potenziale beneficio
dello scambio, per mancanza di una controparte. La cosiddetta doppia coincidenza di bisogni una condizione
necessaria per effettuare scambi diretti, ma molto rara(2).
Supponiamo ora di avere tre individui: il primo ha del pesce e vuole carne; il secondo ha della carne ma vuole
formaggio; il terzo ha del formaggio ma vuole pesce. La soluzione per far s che tutti stiano meglio dare al primo la
carne del secondo, al secondo il formaggio del terzo, e al terzo il pesce del primo. Ma per fare questo occorre che i tre
si incontrino, e la cosa pu essere molto improbabile.
Supponiamo per che il formaggio siano di uso comune negli scambi. Tutti saprebbero che, una volta ottenuto
formaggio, sarebbe possibile scambiarlo con qualsiasi altra merce, e tutti deterrebbero una certa quantit di formaggio
per far fronte alle necessit degli scambi. Allora il primo individuo venderebbe pesce e comprerebbe carne passando
per il formaggio, e lo stesso farebbero gli altri due. Tutti otterrebbero quello che vogliono, ma senza necessit di
incontrarsi e accordarsi: sufficiente che ci sia una merce, il formaggio, accettata da tutti perch facilmente
scambiabile con tutte le altre merci.

Moneta e prezzi
Il formaggio deteriorabile, e usarlo come mezzo di scambio quindi scomodo, inoltre ha scarso valore specifico, e di
conseguenza, per comprare unautomobile, inefficiente, in quanto sarebbe necessario portare centinaia di forme con
s nella concessionaria.
Aggiungiamo quindi un po di realismo allesempio precedente. Se le persone unite da una fitta rete di scambi
cominciano ad usare loro, largento e il sale come mezzi di scambio, la domanda di oro, argento e sale comincer ad
aumentare perch, oltre allutilit diretta di tali beni, questi verranno domandati anche per la loro utilit nel facilitare
gli scambi. Gli individui andrebbero in giro con una certa quantit di oro, argento o sale per poter comprare merci da
altri individui.
Se supponiamo che, ad un certo punto, solo una delle tre merci viene usata come lubrificante degli scambi, per
esempio loro, passiamo dal baratto al sistema monetario: tutte le merci vengono scambiate con loro, e in oro si
esprimono tutti i rapporti di scambio. Si scopre quindi che per ottenere un pesce bisogna dare un grammo doro, per
ottenere una casa servono dieci chilogrammi doro, eccetera.
Il rapporto di scambio tra una merce e unaltra si chiama prezzo, e il rapporto di scambio tra una merce e la moneta si
chiama prezzo monetario. Il prezzo non misurato in moneta: il prezzo consiste in una quantit di moneta(3). Il
prezzo semplicemente la quantit di moneta che serve per comprare una merce.
Prima del sistema monetario, ogni merce si poteva scambiare direttamente con le altre, e quindi cerano tanti prezzi
quante coppie di merci scambiabili. Ma, quando tutti gli scambi diventano monetari, il problema diventa molto pi
semplice, in quanto, per valutare i costi, basta conoscere i prezzi in moneta di tutte le merci che ci interessano. Ad
esempio, se i fagioli costano un grammo doro e un pesce due grammi doro, sappiamo che per mangiare un pesce
dobbiamo perdere due porzioni di fagioli. La stima dei costi-opportunit si fa molto pi rapida ed efficiente, e
lestensione degli scambi di mercato pu estendersi notevolmente.
Valore duso e valore di scambio
Una merce ha valore duso, per lindividuo che la valuta, se soddisfa direttamente un suo fine: per esempio, se si ha
fame, un sandwich ha valore duso. Ma lemergere dello scambio indiretto genera anche una fonte alternativa di
valore: alcune merci vengono domandate non perch le si ritiene utili direttamente, ma perch si ritiene che potranno
essere successivamente scambiate con qualcosa di utile. Questo si chiama valore di scambio(4).
Nellesempio precedente, il formaggio acquisiva valore di scambio: una parte di questo, avente valore duso, era, sin
dallinizio, consumata per fini alimentari, ma, successivamente, il bene viene domandato anche perch facilita gli
scambi.
Vediamo questo allopera in molti casi, ma lesempio pi importante la moneta: le banconote non hanno alcun valore
duso, e, anche quando la moneta era loro, il suo valore duso (per i gioielli, ad esempio) era trascurabile rispetto al
suo valore di scambio come moneta(5). La moneta viene domandata non perch serve direttamente, ma perch
consente di ottenere indirettamente beni e servizi utili: loro non si mangia, ma permette di comprare pane.
Ci che il singolo individuo produce in una societ complessa ha in genere solo valore di scambio: il calzolaio che
produce cento scarpe al mese di certo non d valore duso al centesimo paio di scarpe prodotto, visto che
probabilmente gliene basterebbero un paio lanno. Ma il centesimo paio di scarpe, e i 99 precedenti, hanno valore di
scambio: il calzolaio li vende, e ottiene beni come il cibo, i vestiti, o paga laffitto della casa. Queste cose hanno per lui
valore duso, e produrre cose, come le scarpe, che hanno esclusivamente valore di scambio non che un modo
indiretto di ottenere ci che per lui ha valore. Si parla in questo caso di specializzazione e divisione del lavoro: senza
un sistema monetario lestensione di queste sarebbe estremamente limitata, e saremmo tutti molto pi poveri.
Dallo scambio bilaterale al mercato
Negli esempi precedenti lo scambio, sia diretto che indiretto, si svolgeva in condizioni di monopolio bilaterale: sia la
domanda che lofferta dipendevano da un solo acquirente e un solo fornitore. Nel mercato in genere non cos:
fornitori e acquirenti sono spesso molti e, potenzialmente, nuovi acquirenti e nuovi fornitori possono aggiungersi in
ogni momento, e in ogni mercato.
Supponiamo che, ad un certo prezzo, cinque persone siano disposte a domandare una determinata quantit di pesce:
la prima vuole 5 pesci, la seconda 6, la terza 2, la quarta 1, la quinta 3. Complessivamente, a quel prezzo, 17 pesci
verranno domandati.
Se il prezzo aumenta, e, con esso, il costo-opportunit di comprare pesce (perch bisogna dare via pi cose per
comprarlo), la domanda diminuisce: non varr la pena comprare altrettanto pesce, perch bisogner dar via
qualcosaltro di pi importante.
Lo stesso discorso vale per lofferta: ad un certo livello di prezzo ci saranno ad esempio tre fornitori, che offriranno
rispettivamente 7, 4 e 2 pesci. Lofferta complessiva, a quel prezzo, sar 13 pesci: se il prezzo aumenta, i produttori
potranno ottenere pi cose vendendo pesce, e quindi saranno disposti a venderne di pi.
C qualcosa che non va in questo mercato: la domanda supera lofferta. E non possibile che i cinque compratori
possano ottenere 17 pesci, se i tre venditori ne vogliono vendere solo 13, in quanto gli scambi sono liberi, e quindi la
quantit minore (offerta o domandata) fissa il volume degli scambi. Il prezzo troppo basso: ad un prezzo maggiore,
alcuni acquirenti si asterrebbero, e nuovi venditori potrebbero entrare in gioco.

Esiste un prezzo per cui domanda e offerta si eguagliano, ed esiste per ogni bene venduto e comprato sul mercato:
per prezzi eccessivi, lofferta rimane invenduta, per prezzi inferiori, i compratori rimangono insoddisfatti. Nel primo
caso sono i venditori che, pur di liberarsi della merce, sono disposti a far scendere i prezzi; nel secondo caso sono i
compratori che, pur di ottenere ci che vogliono, sono disposti a farli aumentare.
Lintero meccanismo di mercato unasta riguardante tutte le merci che si consumano e tutte le merci che vengono
usate per la produzione: unasta che avviene tra persone che non si conoscono, sparse in tutti i paesi del mondo, che
permette a tutti di scambiare informazioni sui gusti dei consumatori e sulle opportunit di produzione, attraverso il
sistema dei prezzi(6).
Note
1.
2.
3.

4.

5.
6.

Questo esempio tratto da Walter Block, Difendere lindifendibile (Liberilibri).


Ad esempio, se un cardiologo potesse comprare pane solo da fornai cardiopatici, avrebbe seri problemi a
sfamarsi: le cure mediche, come ogni forma di specializzazione, sarebbero impossibili senza mercato,
moneta e prezzi.
Questa apparentemente criptica frase tratta da LAzione Umana di Mises. Allo stesso modo, il prezzo non
misura il valore: il valore della quantit di moneta che si d via deve essere confrontato con il valore di ci
che si pu comprare con questa. La moneta oggetto di valutazione come tutte le altre merci, solo che la
sua utilit non diretta, ma solo legata agli scambi.
Molto frequentemente i termini valore duso e valore di scambio vengono usati per indicare il valore
intrinseco di una merce e il suo prezzo monetario: siccome il valore intrinseco non esiste, tale
terminologia non ha alcun significato. Essenzialmente si tratta di residui della ormai sconfessata teoria del
valore oggettivo che ancora oggi sono presi per buoni da molte persone.
Un altro errore molto frequente tra i non-economisti ritenere che nei sistemi monetari basati sulloro il
valore della moneta dipende dal valore intrinseco delloro. Ancora una volta, il valore intrinseco non esiste:
il valore delloro dato dallincontro di domanda e offerta.
Come si vedr nellarticolo sul calcolo economico, il ruolo del mercato nel diffondere informazioni
fondamentale.

Capitolo 4 Il processo di mercato


In questo capitolo tratteremo il problema dellinteresse, quello della distribuzione dei redditi tra i fattori di produzione,
e, infine, la teoria della concorrenza come processo di scoperta imprenditoriale.
La teoria del capitale e dellinteresse di fondamentale importanza per tutta la teoria economica austriaca. Anche la
concezione del mercato come processo uno dei temi centrali della Scuola: trascurato per decenni dalleconomia
accademica (impegnata a formalizzare modelli di concorrenza perfetta), e solo di recente parzialmente riscoperto
grazie alla teoria dei giochi, lanalisi di come il processo di mercato coordina i piani individuali, e crea e gestisce
linformazione, attraverso la funzione imprenditoriale, fa parte del bagaglio teorico delleconomia austriaca sin dalla
prima met del XX secolo.
Capitale e interesse
Il capitale e linteresse sono due caratteristiche fondamentali del mercato: la comprensione di questi due fenomeni
fondamentale per comprendere leconomia.
Risparmi ed investimenti
Robinson Crusoe deve decidere:

Aspettare una settimana per costruire una canna da pesca che gli consentir di ottenere cinque pesci al
giorno,
Continuare a pescare, a mani nude, due pesci al giorno.

Se la scelta fosse tra cinque pesci oggi e due pesci oggi, non ci sarebbero dubbi: ma la scelta tra due pesci al giorno
subito e cinque pesci al giorno tra una settimana. La sua scelta dipender, inter alia, dalle sue preferenze temporali.
Ponderando le varie possibilit, Robinson decide di mangiare un pesce al giorno per una settimana, risparmiarne quindi
sette, e usare questa scorta per sostentarsi mentre costruisce la canna da pesca.
Le risorse che non vengono consumate si dicono risparmiate: il risparmio fornisce le risorse per mettere in pratica
processi produttivi pi efficaci, ma che richiedono pi tempo. Salvo rari casi, come linvecchiamento del vino, il tempo
non aggiunge di per s valore alle merci. Ma siccome, a parit di condizioni, un processo di produzione pi lungo sar
preferito ad uno pi breve solo se pi produttivo, non avendo senso aspettare di pi per avere di meno, solo i
processi pi lunghi che sono anche pi produttivi sono di interesse economico.
Linvestimento limpiego di risorse utili per iniziare processi produttivi che richiedono tempo: linvestimento quindi
luso dei risparmi per produrre beni di consumo futuri.
Preferenze temporali e credito
Raggiungere i propri fini richiede tempo, e lattesa un costo. Ma lattesa non un costo uguale per tutti: per alcuni i
beni futuri valgono quasi quanto quelli presenti, a parit di condizioni, per altri molto di meno.
Individui con basse preferenze temporali tenderanno a valutare la possibilit di risparmiare oggi per ottenere di pi
domani pi favorevolmente di chi ha preferenze temporali maggiori. Pu quindi succedere che un individuo valuti
1,000$ oggi pi di 1,100$ tra un anno; per un altro individuo, invece, potr darsi che 1,000$ oggi valgano meno di
1,100$ tra un anno: date queste preferenze, il primo chieder oggi 1,000$ al secondo, in cambio di 1,100$ tra un
anno, e il secondo accetter lofferta. La logica la stessa dello scambio: ci che cambia che questo avviene tra
merci disponibili in tempi diversi, e si parla di scambio creditizio.
Il tasso di interesse
Quando si ottengono 1,000$ in cambio della promessa di darne 1,100$ tra un anno, si dice che il tasso di interesse
annuo del 10%. Il tasso di interesse un concetto fondamentale per comprendere leconomia: rappresenta il prezzo a
cui la domanda e lofferta di beni attuali e di beni futuri si eguagliano.
Alcune persone vogliono delle risorse oggi per pagarle domani, o con il proprio reddito futuro, o con i proventi dei
propri investimenti. Altre vorranno dar via risorse oggi per poterne avere di pi domani. Domanda e offerta di credito
si incontrano nel mercato dei prestiti, e il prezzo dello scambio linteresse: un alto tasso di interesse significa che le
persone che chiedono risorse oggi dovranno dare in cambio molte risorse domani, come accade quando c molta
domanda e poca offerta di credito. Il contrario accade quando il tasso di interesse basso.
Il mercato dei prestiti non lunico ambito del mercato in cui linteresse presente: Robinson che sceglie se produrre
o meno la canna da pesca sta gi ragionando in termini di interesse. Ogni volta che si decide di dare qualcosa oggi in
cambio di qualcosaltro domani, linteresse presente. Ad esempio, il proprietario di unimpresa che decide se investire
in un macchinario si deve chiedere se i redditi che otterr in futuro copriranno la spesa che sta per sostenere
Il rischio e il tasso di interesse
I tassi di interesse sul mercato non sono tutti uguali: alcune azioni renderanno il 10% lanno, alcune obbligazioni il
3%. Perch preferire il 3% al 10%? I due investimenti differiscono per il rischio: con unazione, la probabilit di non
ottenere il 10%, ma meno, pi elevata.
I tassi di interesse sul mercato differiscono perch si riferiscono a situazioni di diversa rischiosit: con il rischio

aumenta il tasso di interesse, perch a parit di condizioni tutti preferirebbero linvestimento meno rischioso.
Il reddito dei fattori di produzione
La produzione avviene mediante tre fattori di produzione: terra, lavoro e capitale:

La terra un nome generico per indicare un qualsiasi fattore di produzione naturale, come una miniera,
una zona pescosa, e ovviamente un terreno agricolo
Il lavoro limpiego di risorse umane per una data attivit produttiva
Il capitale un fattore di produzione che a sua volta stato prodotto.

Terra e lavoro sono i fattori di produzione originari: se lumanit dovesse ricominciare da zero, se tutto il capitale impianti, infrastrutture, lauree - sparisse, gli uomini ricomincerebbero a produrre solo mediante terra e lavoro. Ma,
risparmiando e investendo, ad esempio costruendo canne da pesca, potranno ricominciare ad accumulare capitale. La
canna da pesca un fattore di produzione prodotto, in pratica una macchina per produrre pesci, ed frutto del lavoro
e della terra precedentemente risparmiati.
Il capitale indissolubilmente legato al tempo: si accumula nel tempo, si eredita dal passato, e si conserva, accresce
o consuma a seconda di quanto e come si investe. Per questo motivo, dietro il prezzo di ogni bene capitale c il tasso
di interesse; ogni decisione di investimento richiede il confronto tra merci disponibili in tempi diversi: quelle che si
investono nella produzione, e che non si potranno pi usare, e quelle che si otterranno dallinvestimento, alla fine della
produzione.
Tasso di interesse e tempo
Supponiamo che un bene capitale investito oggi, del costo di 1,000$, dia tra un anno 1,100$. Supponiamo che gi
lanno scorso avevamo comprato lo stesso bene capitale, allo stesso prezzo, avendo ottenuto dopo un anno, cio oggi,
1,100$.
Il flusso di cassa dice che oggi sono entrati 1,100$ per via dellinvestimento dellanno scorso, e sono usciti 1,000$ per
via dellinvestimento di questanno. Il flusso di cassa sembra istantaneo, perch oggi si pagano 1,000$ e se ne
ricevono 1,100$, ma si tratta di due decisioni diverse: oggi si investe per avere di pi tra un anno, e un anno fa si era
investito per ottenere di pi oggi. La differenza tra il flusso di cassa in ingresso di oggi, e il flusso di cassa in uscita un
anno fa, 100$, il reddito da capitale del precedente investimento: non bisogna fare la differenza tra i flussi di cassa
di oggi, perch si riferiscono a due piani di investimento diversi.
Linvestitore potrebbe benissimo consumare subito i 1,000$, anzich immobilizzarli: non affatto scontato che ogni
anno si reinvestano quei 1,000$: ogni anno la scelta nuova, e si deve decidere se ripeterla o meno.
Il prezzo dei beni capitali inferiore alla somma dei flussi di cassa che consentiranno di ottenere, perch tali flussi
sono futuri, e quindi vanno scontati attraverso il tasso di interesse.
Allequilibrio, il rendimento di tutti gli investimenti in tutti i mercati uguale, a meno del rischio, perch le risorse
tenderanno a fluire fuori dai mercati dove rendono di meno e nei mercati dove rendono di pi.
Produttivit e reddito dei fattori
Ogni risorsa sul mercato viene pagata in base a quello che si ritiene valga: chi ritiene che il prezzo eccessivo si
astiene dal comprare, e chi ritiene il prezzo buono compra di pi. In definitiva, le risorse vanno al maggiore offerente,
che siano capitale, lavoro o terra.
Se un individuo decide di assumerne un altro per produrre qualcosa, perch ritiene che ci che produrr varr
abbastanza da pagare il salario e gli altri costi di produzione: le persone pi produttive tenderanno ad avere salari
maggiori: assumere un giocatore di calcio che fa entrare 10,000,000$ nelle casse della societ proficuo, se il suo
prezzo di 5,000,000$.
Ma la produttivit non una caratteristica del singolo fattore: non la terra in s che produce (esiste terra buona o
cattiva, ovviamente), ma la terra, il capitale ivi investito e il lavoro impiegato per coltivarla: quello che conta il
contributo aggiuntivo (marginale) alla produzione: se supponiamo che un appezzamento di terra sia in grado di
aggiungere 1,000$ in una produzione, e 2000$ in unaltra, verr probabilmente impiegato in questultimo modo.
Il processo di mercato
Finora abbiamo considerato tre fonti di reddito, linteresse, il salario e la rendita (il reddito della terra): queste fonti di
reddito esistono sia in una situazione di equilibrio di mercato (che non si ha mai) sia in una situazione, pi realistica, di
mercati in disequilibrio. Esiste una quarta fonte di reddito che non stata considerata finora, che esiste solo in
condizioni di disequilibrio: il profitto imprenditoriale.
Incertezza ed imprenditorialit
Le tecniche produttive, la disponibilit di fattori e i gusti dei consumatori non sono dati: sono informazioni che vengono
scoperte man mano. Investire significa decidere oggi cosa fare per produrre qualcosa che si spera sar utile domani.
Ci rischioso, e richiede un processo di scoperta, di innovazione, di formulazione creativa di piani di azione: questo
fattore fondamentale del mercato limprenditorialit.

In un mondo dove tutto fosse noto e allequilibrio, dove non ci fosse nulla da scoprire e da migliorare, gli uomini non
avrebbero bisogno dellintelligenza e della creativit: ma siccome queste ipotesi sono evidentemente assurde,
limprenditorialit un concetto fondamentale per la comprensione del mercato.
Profitti e perdite
Un imprenditore che prevede correttamente cosa accadr far un profitto, cio guadagner un reddito extra rispetto ai
redditi del lavoro, del capitale e della terra (salario, interesse e rendita). Il profitto pu anche essere negativo, e, in
questo caso, si parla di perdita.
Un profitto indica che i fattori di produzione sono stati impiegati bene: il prodotto, infatti, vale abbastanza da poter
ripagare il loro costo, con un extra. Le perdite indicano invece che i fattori di produzione non vanno impiegati in quel
modo, in quanto, se i loro prezzi sono cos alti, perch altrove sono pi utili.
Profitti e perdite sono stimati grazie al conto economico, e i prezzi, indicando lequilibrio tra domanda e offerta,
forniscono informazioni sulle preferenze dei consumatori e dei produttori, sulle condizioni di produzione, eccetera.
Profitti e perdite mettono gli individui in condizione di scambiarsi beni e servizi, garantendo la coordinazione necessaria
per tenere in piedi la rete di scambi indiretti che costituisce il mercato.
Il profitto come reddito residuale
Profitti e perdite sono redditi residuali: se a ci che si ricavato da un investimento si tolgono i costi del lavoro, del
capitale e della terra, ci che rimane, se positivo, profitto, e, se negativo, perdita. Ad esempio, se una pizzeria
spende 5,000$ di personale, 5,000$ di affitto e 1,000$ di interessi, e ha un fatturato di 12,000$, ha fatto un profitto di
1,000$ (essendo 11,000$ i costi totali).
Siccome i costi sono sempre costi-opportunit, bisogna ricordare che salari, rendite e interessi possono essere anche
impliciti. Se un imprenditore lavora nella sua azienda, e per farlo rifiuta un lavoro da 2,000$, ha un costo-opportunit
di 2,000$, anche se non c alcun esborso monetario a riguardo: il costo nasce per il semplice fatto che lavora l e non
altrove.
La speculazione e lequilibrio
Una delle forme pi pure di imprenditorialit la speculazione, che si ha quando, sapendo che in una citt i pomodori
costano 3 e in unaltra 1, si sfrutta questa conoscenza per comprare nella seconda e vendere nella prima (si parla in
questo caso di arbitraggio). La speculazione sfrutta le opportunit di profitto e avvicina il sistema economico
allequilibrio. Infatti, dopo che lo speculatore avr aumentato nella prima, e diminuito nella seconda, lofferta di
pomodori, i prezzi tenderanno ad eguagliarsi. Allequilibrio non ci deve essere vantaggio a vendere in quella citt o in
unaltra: tutte le opportunit sono sfruttate, e non ci sono pi profitti.
Rischio e assicurazioni
Un rischio si dice assicurabile se possibile eliminarne le conseguenze sul reddito tramite la legge dei grandi numeri:
se 1,000 persone hanno un 1% di probabilit di pagare 10,000$, mettendosi assieme pagheranno complessivamente
circa 100,000$: quindi, pagando 100$ a testa, sono in grado di assicurare il rischio. Di fatto, lassicurazione trasforma
un costo grande ma improbabile in un costo contenuto ma certo.
Non tutti i
quello che
I profitti e
lincentivo

rischi sono assicurabili: il rischio imprenditoriale non lo : se tutti guadagnassero indipendentemente da


fanno, nessuno avrebbe incentivo ad agire responsabilmente.
le perdite forniscono incentivi ad avvicinarsi ad uno stato di equilibrio: eliminarli assicurandoli eliminerebbe
ad agire imprenditorialmente, e la coordinazione di mercato si perderebbe.

Mises parlava di case probability e class probability: alcuni rischi, del primo tipo, non sono assicurabili, come i rischi
imprenditoriali; gli altri, del secondo tipo, sono assicurabili perch possono essere aggregati in una classe di eventi
simili (da cui estrarre la media). Al giorno doggi si direbbe che si ha moral hazard: il rischio che chi assicurato si
comporti in maniera irresponsabile. Il significato lo stesso: profitti e perdite individuali non sono assicurabili, e
limprenditorialit non eliminabile dal processo di mercato.

Capitolo 5 Monopolio e concorrenza


Nei capitoli precedenti non s parlato di efficienza, di deadweight losses o di concorrenza perfetta, perch questi
argomenti non giocano alcun ruolo nella visione austriaca del processo di mercato. Gli austriaci tendono a differire
dagli altri economisti sia nella visione positiva del funzionamento del mercato, sia negli gli ideali normativi con cui
questo giudicato.
In base ai principi della Wertfreiheit, le preferenze normative devono essere considerate separatamente dallanalisi
teorica. Giudicare se i monopoli siano buoni e cattivi questione di valore: spiegare cosa sono, come si originano, che
effetti hanno, invece, una questione di fatto, e quindi trattabile scientificamente, nei limiti in cui la nostra conoscenza
del processo di mercato ci permette di dire qualcosa di specifico a riguardo.
Definizioni di monopolio
Ci sono diverse definizioni di monopolio.

I monopoli possono essere legali o economici, a seconda se derivano da privilegi concessi dalle autorit
statali o sono il risultato di un processo di mercato.
A volte si parla di monopolio quando in un particolare mercato opera una sola azienda. Per applicare tale
definizione di monopolio bisogna preventivamente definire un particolare mercato, e quindi giudicare se
due merci simili facciano parte o meno dello stesso mercato. Questo problema non risolvibile
scientificamente, perch il considerare due merci appartenenti o meno allo stesso mercato comporta un
giudizio soggettivo.1
Una definizione pi diffusa afferma invece che si ha monopolio quando unazienda in grado di aumentare
i prezzi e i profitti rispetto ad una situazione competitiva. In questo caso si parla di potere di mercato.

Monopoli legali e monopoli economici


Lanalisi economica dei monopoli legali relativamente semplice: questi impediscono alla concorrenza di entrare in
certi mercati e consentono al privilegiato di ottenere un reddito maggiore, anche se la concorrenza riuscirebbe a fare di
meglio, perch questa bloccata dallazione dello stato. In questo caso possibile distinguere nettamente una
situazione di libero mercato, caratterizzata da determinati prezzi, e una situazione di monopolio legale, caratterizzata
da prezzi maggiori: possiamo dunque oggettivamente distinguere un prezzo concorrenziale e un prezzo monopolistico.
La situazione dei monopoli economici invece diversa: non c nulla che impedisca lingresso al mercato, a parte
ovviamente la mancanza di opportunit di profitto: unazienda pu rimanere leader in un settore, e a volte addirittura
monopolista, perch le altre non vogliono entrare. possibile in questo caso distinguere un prezzo di monopolio e un
prezzo concorrenziale? La struttura del mercato, i suoi costi, le tecniche produttive e di marketing (comprese eventuali
pratiche che alcune legislazioni considerano anti-concorrenziali) determinano il prezzo, e questo lunico prezzo
osservabile: non si osservano un prezzo di monopolio e un prezzo concorrenziale, ma un unico prezzo, quello di
mercato.
La teoria di Mises
La teoria misesiana del monopolio molto semplice: esistono dei casi in cui la domanda dei consumatori inelastica.
Ci si ha quando i ricavi aumentano allaumentare del prezzo: in genere, allaumentare del prezzo diminuisce la
domanda, ma i ricavi sono dati dal prodotto dei due, e possono aumentare con il prezzo se la domanda diminuisce
meno di quanto aumentano i prezzi. Ad esempio, se a 10$ si vendono 1,050 magliette, e a 11$ se ne vendono 1,000,
nel primo caso si ha un ricavo di 10,500$, nel secondo di 11,000$: in questo caso la domanda inelastica. 2
Quando la domanda inelastica, il produttore ha incentivo ad aumentare i prezzi, restringendo la produzione, per
aumentare i ricavi,3 e quindi i profitti. I profitti di monopolio sono quindi possibili soltanto quando i consumatori hanno
una domanda poco sensibile al prezzo.
Il processo concorrenziale tende a ridurre tali profitti, perch:

Altre aziende possono entrare nel mercato, e ridurre la quota di mercato dellazienda monopolista e,
quindi la domanda dei suoi prodotti.
I consumatori possono spostarsi verso il consumo di beni sostitutivi, per via del maggior prezzo del bene
monopolizzato.

Quindi si pu avere prezzo di monopolio soltanto se i consumatori hanno una domanda inelastica, non ci sono beni
sostitutivi, e qualcosa impedisce ai concorrenti di entrare nel mercato. Mises afferma che i prezzi di monopolio non
sono ottimali, perch il consumatore privato della sovranit: la sovranit del consumatore un ideale normativo,
ovviamente.
Il monopolio nella welfare economics
Leconomia moderna ha una visione diversa del monopolio. Si considera inefficiente ogni situazione in cui la domanda

vista dal singolo produttore non perfettamente elastica: se il produttore pu alzare i prezzi senza annullare
immediatamente la domanda dei suoi prodotti, si ha potere di mercato.
Questo risultato deriva dalla welfare economics, e fondamentalmente si basa sullidea che la scelta ottima del
produttore data una domanda non perfettamente elastica non massimizza la somma dei benefici monetari netti dei
consumatori e del produttore.
Si ritiene che esista un prezzo di mercato concorrenziale, uguale al costo marginale del bene da produrre, e che prezzi
maggiori siano inefficienti. Il monopolista aumenta i prezzi oltre il livello del costo marginale per massimizzare i suoi
profitti, ma cos facendo riduce il beneficio del consumatore, 4 che a prezzi maggiori consuma di meno, e tale
diminuzione superiore allaumento del surplus del monopolista. Quindi la welfare economics afferma che il produttore
debba sacrificarsi, senza compensazione, in favore di questi ultimi.
La massimizzazione della somma dei benefici monetari una scelta di valore implicita nel concetto di efficienza
economica: tutto ci che si pu dire scientificamente che il monopolio avvantaggia il produttore e danneggia i
consumatori, mentre ridurre il prezzo fino al livello concorrenziale danneggerebbe il produttore e avvantaggerebbe i
consumatori. Limpossibilit dei confronti interpersonali di utilit ci impedisce di affermare se uneventuale utilit totale
sia aumentata o diminuita, perch lutilit totale non esiste.
Il mito del monopolio
Rothbard ha successivamente criticato sia le teorie di Mises sia quella neoclassica, affermando che non esiste nessun
criterio per stabilire se un prezzo sia monopolistico o concorrenziale. La preferenza per il primo o il secondo una
questione di valore, ma esiste comunque una questione di fatto: possibile distinguere prezzi monopolistici e prezzi
concorrenziali? possibile definire oggettivamente un costo monetario marginale?
evidente che ci sia estremamente difficile: innanzitutto, bisogna scegliere se considerare solo i costi variabili o
anche quelli fissi. I costi pagati in passato non contano, per via del principio marginale. Si potrebbe allora pensare di
risolvere il problema affermando che i costi da considerare sono quelli che serviranno per perpetuare la produzione:
ma tale scelta arbitraria. Si potrebbe infatti voler terminare la produzione o realizzarla impiegando nuove tecniche e
cambiando le caratteristiche dei prodotti. Forse i costi monetari marginali sarebbero oggettivamente definiti in un
mondo stazionario, ma non nel mondo reale.
Finch la funzione di produzione, come nelleconomia neoclassica, una funzione istantanea dei vari fattori d i
produzione, le derivate parziali definiscono i costi marginali, ma in una produzione che richiede tempo, le cose non
sono affatto semplici.5
Un problema simile si ha per i costi una tantum: dopo linvestimento tali costi non contano, perch sono costi passati:
prima dellinvestimento sono invece necessari per valutare i vantaggi netti di un investimento. Se unazienda ha
investito un milione di dollari per qualcosa che, successivamente, non comporta costi aggiuntivi, il costo marginale
nullo. Ma se lazienda vendesse a questo prezzo, perderebbe un milione di dollari, e a priori non entrerebbe nel
mercato.
Se si investono soldi per un nuovo farmaco, i costi relativi sono passati; ma se si decidesse di non far rientrare
lazienda in questi costi, in futuro non ricercher nuovi farmaci. Bisognerebbe chiedersi se i costi di sviluppo siano una
tantum, relativi al singolo farmaco, o relativi alla ricerca in generale. Questo problema simile a quella delle auto Fiat:
non possibile imputare oggettivamente un costo alluna o allaltra categoria, perch la distinzione arbitraria.
Il problema che, in una visione del mercato come processo dinamico e intrinsecamente innovativo non esiste alcun
criterio per distinguere una strategia tesa ad aumentare i profitti a scapito dei consumatori da una tesa a risolvere
determinati problemi, come rientrare nelle spese, internalizzare costi e benefici, fornire nuovi beni o servizi, introdurre
innovazioni.6 Il costo un concetto soggettivo, e in uneconomia non-stazionaria la sua definizione gi di per s
unattivit imprenditoriale.
La critica alle politiche antitrust
Un altro tipo di critiche alle politiche antitrust relativo ai costi di scelta pubblica, 7 i costi dei controlli e delle procedure
antitrust, il rischio che le imprese sfruttino lantitrust per impedire la concorrenza di aziende pi competitive, il costo
dovuto alla vaghezza delle norme, eccetera.
Anche per via della complessit del tema, non s inoltre detto nulla sulle cosiddette pratiche anticoncorrenziali: la
legislazione definisce una serie di vincoli alluso della propria propriet, tesi a vietare comportamenti che potrebbero ad
esempio impedire laccesso a nuovi concorrenti. Chiaramente, unanalisi del tema della concorrenza richiederebbe
anche unanalisi dei cartelli, della validit giuridica dei contratti collusivi, e dei brevetti.
Tali temi non hanno per nulla di specificamente austriaco e non verranno approfonditi: la teoria austriaca dei
monopoli di fatto una critica allimpiego dei metodi neoclassici di statica comparata sia per la descrizione (positiva)
del mercato che per la prescrizione (normativa) di politiche.
Libera concorrenza o concorrenza pura?
La differenza tra neoclassici e austriaci tende ad estendersi anche al piano normativo: i primi apprezzano la
concorrenza perch efficiente, e il mercato apprezzato perch e finch tale; per i secondi lideale invece quello
della concorrenza libera, lockeana: ognuno pu fare quello che vuole con quello che ha, ma non aggredire gli altri.
La scelta della politica ottima una questione di valori. La scienza al pi pu metter daccordo sui fatti e chiarire le

conseguenze, in modo da poter scegliere meglio.


In un mondo normativamente lockeano possibile che alcuni usino la loro libert in maniera spiacevole, ad esempio
cercando di introdurre barriere allingresso nel mercato per ottenere profitti maggiori. 8 Daltra parte, in un mondo
normativamente efficientista potrebbe succedere che certi interessi, magari non valutabili in moneta, vengano
trascurati e calpestati.
Si pu ipotizzare che le politiche antitrust a volte vadano effettivamente a beneficio dei consumatori: ma si messo in
luce che le argomentazioni positive e normative contro i monopoli non sono affatto robuste. La Scuola austriaca si
trova in una posizione migliore per comprendere la complessit della struttura del mercato, grazie alla sua attenzione
al mercato visto come processo. difficile dire qualcosa di sufficientemente definito su una specifica situazione di
mercato per dare un giudizio normativo informato, ma tale difficolt insita nel processo di mercato stesso.
Note
1.
2.
3.
4.

5.
6.

7.
8.

Ad esempio, la Fiat indubbiamente monopolista nel mercato delle automobili Fiat, ma non nel mercato
delle automobili in generale. Essendo lo sviluppo economico caratterizzato da una sempre maggiore
diversificazione produttiva, questa definizione di monopolio inservibile.
Per lesattezza, ha unelasticit minore di 1. Lelasticit della domanda pu andare da 0 (quando la
domanda non influenzata dal prezzo) a infinito (quando la domanda estremamente sensibile al
prezzo).
Stiamo supponendo che non ci siano costi marginali, che cambierebbero i dettagli ma non la sostanza del
ragionamento.
Se valuto una mela quanto 2$, e la mela costa 1$, ho un beneficio, come consumatore, pari al valore che
do ad 1$: la somma di questi benefici monetari il surplus totale del consumatore. La scelta di sommarli
non ha giustificazione sul piano teorico, visto che 1$ verr valutato diversamente a seconda degli individui
e delle situazioni. Ricavi e spese monetari non vanno confusi coi benefici e i costi soggettivi della teoria del
valore: sono solo quantit di moneta, e in quanto tali oggetto di valutazione come ogni altra merce.
Senza dimenticare lavversione al rischio, che soggettiva. Si ricordi che non tutti i rischi sono
assicurabili, quindi non possibile scegliere come se il rischio non esistesse.
La letteratura neoclassica contemporanea infatti andata oltre la vecchia visione statica dellequilibrio
generale, per introdurre lo studio del processo di mercato tramite lausilio dei metodi formali della teoria
dei giochi. In questo come in altri campi, seppure con notevole ritardo, leconomia neoclassica tende ad
avvicinarsi a quella austriaca.
Che si hanno quando le autorit sfruttano la loro posizione per ottenere rendite, senza interessarsi al
benessere sociale, qualunque cosa questo significhi.
Introdurre barriere allingresso pu essere anche una strategia per fornire nuovi beni e servizi ai
consumatori. Se ad esempio i costi di ricerca e sviluppo rischiassero di non essere coperti in caso di
concorrenza eccessiva, una strategia aziendale che rallenti lingresso dei concorrenti potrebbe consentire
lintroduzione dellinnovazione. Fare affermazioni generali su questi eventi difficile: come distinguere una
strategia necessaria a fornire un servizio ai consumatori da una strategia che sfrutta i consumatori?
Parrebbe che lantitrust si trovi di fronte a problemi insolubili.

Capitolo 6 Capitale e produzione


La teoria del capitale la parte pi complessa della teoria Austriaca, ma fondamentale per comprendere la
produzione capitalistica, il ruolo della moneta, e la teoria del ciclo economico.
Capitale e beni capitali
I beni capitali sono i fattori di produzione che sono a loro volta prodotti nel corso del tempo: ci li differenzia dagli altri
due fattori di produzione, la terra e il lavoro.
I beni capitali vengono scambiati sul mercato e quindi hanno un prezzo. La somma del valore monetario dei beni
capitali viene chiamata dotazione di capitale. Il termine capitale, facendo pensare ad una grandezza omogenea,
rischia di celare la strutturale eterogeneit e complessit della produzione, che impiega innumerevoli beni capitali che,
con la collaborazione della forza-lavoro e delle risorse naturali (anche loro eterogenee), contribuiscono alla produzione
complessiva.
Il capitale pu essere fisico o umano: possibile investire in macchinari o in conoscenze. Laspetto fondamentale che
limpiego dei beni capitali, come qualsiasi altro oggetto dellazione umana, orientato al futuro: la dotazione attuale
dei beni capitali un dato, il loro impiego attuale consente di produrre beni di consumo in futuro, e gli investimenti
servono a conservare o espandere la dotazione futura di beni capitali, e quindi la capacit produttiva futura.
Caratteristiche dei beni capitali
Le caratteristiche pi importanti di un bene capitale sono la sua struttura temporale, le relazioni di complementarit e
sostituibilit rispetto ad altri fattori di produzione, e la specificit o non-specificit del suo impiego nelle varie possibili
produzioni.
Il tempo
Il tempo laspetto essenziale del capitale: un bene capitale produrr beni di consumo in futuro. Un bene capitale pu
contenere una grande quantit di tempo, come ad esempio un trattore rispetto ad una vanga, in quanto richiede
molti passaggi intermedi per essere prodotto. Ma, una volta prodotto, possibile impiegarlo in modo da ottenere pi
grano.
Un investimento vincolante per periodi lunghi, indubbiamente pi rischioso di un investimento pi breve. Sebbene
tempo e rischio si possano separare teoricamente, nella realt non si trovano quasi mai separati. Limprenditore di
fatto sposa un determinato bene capitale: la vita economica di molti capitali fissi pu essere di diversi anni, e si pu
rientrare nelle spese solo dopo diversi anni di produzione: questo significa che un errore compiuto allinizio
dellinvestimento sortir effetti per un lungo periodo.
Non bisogna commettere lerrore di ritenere i beni capitali facilmente liquidabili per via dei mercati finanziari: sebbene
sia possibile comprare o vendere unazione in poco tempo e tenerla per brevi periodi, il processo produttivo
sottostante, a cui del resto lazione deve il suo valore, ad avere una sua struttura temporale: la finanza non pu far
invecchiare il vino anzitempo.
Complementarit e sostituibilit
I beni capitali sono eterogenei, e contribuiscono alla produzione di beni di consumo con lausilio del lavoro e della
terra. Due fattori di produzione si dicono sostitutivi se possibile impiegare luno oppure laltro per ottenere un certo
prodotto, e complementari se invece vanno usati assieme. Questi due opposti concetti sono fondamentali per la
comprensione della struttura della produzione. Due beni capitali sostitutivi sono parzialmente equivalenti nella
produzione: una casa si pu fare di mattoni o cemento armato; daltra parte, due beni complementari quando luno,
senza laltro, ha scarso valore: un ipermercato non servirebbe a molto se non ci fosse uno snodo stradale di grandi
dimensioni per veicolare il traffico da e per le citt limitrofe.
E soprattutto la complementarit dei beni capitali ad avere conseguenze rilevanti: se ad esempio limpiego di un bene
capitale (ledificio per lipermercato) richiede investimenti in un altro bene capitale (luscita autostradale), ma i
risparmi per costruire il secondo non ci sono, allora il valore del primo ne risentir pesantemente, fino a diventare, in
alcuni casi, economicamente inutilizzabile.
Specificit
Un altro concetto fondamentale quello di fattore di produzione specifico o non-specifico. Un bene di produzione
specifico se pu essere usato solo in una produzione o in poche produzioni. Ad esempio, una trivella petrolifera non
pu essere usata per produrre microprocessori, mentre un operaio pu lavorare sia in un pozzo petrolifero che in una
fonderia elettronica: dunque una trivella un fattore specifico e un operaio un fattore non-specifico.
Supponiamo che un tornio possa essere usato nella produzione di mobili, automobili e aeroplani; se il mercato degli
aeroplani crolla, i torni ivi impiegati si sposteranno verso le altre produzioni, ma difficilmente rimarranno disoccupati;
il valore di mercato dei torni tender a scendere, perch la domanda di torni comunque diminuita, ma questa
diminuzione sar limitata, perch gli utilizzi possibili sono molti, e ogni possibilit alternativa una possibile fonte di
valore. Daltra parte, un macchinario specializzato nella lavorazione di un componente impiegato solo nellindustria
aeronautica risentir enormemente di una crisi in quel settore, non potendo trovare impieghi alternativi, in quanto
specifico.
La specificit non ha solo svantaggi: se il mercato aeronautico cresce, i fattori di produzione specifici ivi impiegati
saliranno di prezzo pi di quelli non specifici. Questo perch il ricavo complessivo della particolare industria, crescendo,

attirer fattori da altri mercati, ma influenzer di meno il prezzo dei fattori non-specifici, essendo questi impiegati in
una molteplicit di altri mercati, ed essendo quindi quel particolare mercato trascurabile nella determinazione dei
prezzi dei fattori non-specifici. Questo significa che il maggiore ricavo si concentrer in buona parte sui fattori di
produzione specifici.
La struttura della produzione
Supponiamo che il sistema economico sia costituito soltanto da lavoro, terra, beni di consumo e semilavorati (non c
nessun macchinario fisso). La produzione avverrebbe cos: le risorse naturali (terra) entrano nello stadio di
produzione iniziale, e, con lausilio della forza-lavoro, diventano semilavorati; questi, a loro volta, saranno
ulteriormente trasformati dagli stadi di produzione successivi, con limpiego di nuovo lavoro, fino ad arrivare ai beni di
consumo finali.1
Il tempo necessario per produrre il bene finale partendo dalle materie prime, in questa visione semplificata del sistema
economico, dato dal numero degli stadi di produzione intermedi. Andare nel bosco a fare legna richiede poco tempo,
mentre comprare carbone prodotto in Inghilterra, ripulirlo e distribuirlo richiede un tempo di produzione ben maggiore.
In ogni istante, nelleconomia, ci saranno materie prime che entrano nel processo produttivo, beni finali che escono, e
beni intermedi che passano da uno stadio allaltro. Il fatto che queste cose avvengano in concomitanza non significa
che la struttura produttiva sia irrilevante, o che il tempo non giochi alcun ruolo: se oggi si smettesse di investire nel
settore minerario, ci vorrebbero forse anni prima che la produzione cominci a risentirne, anche per via delle scorte
negli inventari; daltra parte un maggiore investimento nel settore minerario farebbe vedere i suoi frutti nella
produzione di beni di consumo, e quindi sul prodotto interno lordo, solo dopo un certo tempo.
Uneconomia allequilibrio deve avere il giusto ammontare di terra, forza-lavoro e semilavorati in ogni stadio, altrimenti
la produzione si interromperebbe in alcuni punti, e, una volta interrotta, ci sarebbe bisogno di tempo per ripristinare i
flussi produttivi corretti. Domanda e offerta di fattori (eterogenei) devono essere in equilibrio in ogni stadio temporale
del processo produttivo.
Questa visione della produzione pu essere schematizzata tramite i cosiddetti triangoli di Hayek: un diagramma
della produzione che ha due assi, il valore (monetario) e il tempo, che mostra come i beni di produzione si trasformano
nel tempo e aumentando di valore man mano, sia per via dellinteresse che per limpiego di nuovi fattori di produzione
come il lavoro.
La struttura produttiva qui descritta semplificata, perch non contempla i beni capitali durevoli, normalmente detti
fissi, ma che fissi non sono, se non nel breve termine. Nel modello precedente, non ci sono macchinari: ci sono
soltanto semilavorati che circolano da uno stadio allaltro. Lintroduzione dei macchinari, e dei beni capitali durevoli in
generale, non cambia la sostanza di quanto affermato: smettere di investire in uno stadio di produzione lontano dal
consumo significa non investire abbastanza nei macchinari durevoli.
Un altro problema del modello precedente che molte merci possono essere impiegate in varie fasi della produzione:
un computer pu essere un bene di consumo finale o un bene capitale a seconda di come viene impiegato; il carbone
appena estratto pu essere impiegato in una produzione che richiede molto tempo, magari un altoforno per lacciaio
che verr usato per produrre automobili, oppure direttamente, per riscaldare una casa con una stufa. Quindi una
corrispondenza che ad ogni fattore di produzione associ uno stadio di produzione o una distanza temporale dal
consumo non pu essere trovata. Non si hanno conseguenze di rilievo nel trascurare questo dettaglio.
Investimenti
Finora, risparmi e investimenti sono stati trattati come equivalenti, e allequilibrio ci vero: si investe solo ci che si
risparmia. Ci non in genere vero al di fuori dellequilibrio. Innanzitutto, distinguiamo gli investimenti a priori da
quelli a posteriori (questa idea risale alle teorie della Scuola svedese, 2 da cui gli austriaci hanno preso anche il
concetto di interesse naturale dapprima proposto da Wicksell): a priori, gli investitori decidono di investire,
comprando beni capitali (molti dei quali fissi), e quindi si pongono in una situazione in cui nel presente si indebitano,
e in futuro avranno un bene di consumo da vendere, con cui salderanno il debito. 3 A priori devono stimare se in futuro
i risparmi su cui fanno affidamento saranno disponibili, ma potrebbero sbagliarsi. A posteriori, ovviamente, si investe
ci che si pu, cio ci che si risparmiato.
Bisogna sottolineare che la dotazione di capitale esistente in un certo momento irrilevante per lazione economica,
cio per il comportamento degli investitori: il vero problema economico come usare oggi i risparmi, dato il capitale
precedentemente accumulato. I precedenti investimenti contano soltanto perch necessitano di ulteriori risp armi, e
ovviamente perch permettono di produrre oggi una quantit maggiore di beni di quanta se ne sarebbe potuta
produrre in loro assenza. E il principio marginale: il passato passato, e si pu agire solo nel presente e per il futuro.
Squilibri strutturali di lungo termine
Quanto detto sulla struttura della produzione finora ovviamente solo lessenziale, ma queste brevi note sono
necessarie a comprendere la teoria dellinfluenza della moneta sulla produzione, e del ciclo economico. Un aspetto
fondamentale della teoria austriaca che si ritiene che leconomia si trovi sistematicamente in una situazione di
squilibrio, e che questo possa permanere per tempi anche lunghi. Per avvicinarsi a questi temi consideriamo due temi
di teoria del capitale leggermente pi avanzati rispetto a quanto stato detto finora: la relazione tra investimenti
passati e domanda di capitale futura, e lorigine della cosiddetta capacit produttiva inutilizzata.
Se si investe oggi, si ritiene che in futuro ci sar una certa disponibilit di risparmi. Una volta che si attua
linvestimento, quei fondi non saranno pi facilmente recuperabili, e, quindi, o si completa la produzione, o quei fondi
saranno persi, almeno in parte. Ma i soldi investiti sono relativi al passato, e non al futuro. Il principio marginale indica

che limprenditore cercher di massimizzare i profitti, o minimizzare le perdite, in base a ci che pu fare da quel
momento in poi. Una volta che linvestimento stato fatto, anche se si scopre che stato un errore, pu convenire o
meno continuare la produzione: produrre in perdita pu essere un modo razionale di minimizzare le perdite, rispetto a
non produrre affatto. Questo fa s che ci sia una sorta di inerzia negli investimenti: un periodo di elevati investimenti
sar seguito probabilmente da un periodo di elevata domanda di fondi per completare la produzione. Questo fatto
gioca un ruolo nelle crisi economiche.4
Occorre notare che uno squilibrio di per s implica un errore passato, ma il suo permanere nel lungo termine non
implica una continuit di errori, uninefficienza o un fallimento sistematico del mercato. Se si costruisce un
ipermercato, ma non si hanno i fondi per completare lo svincolo autostradale che collegher il mercato alla citt,
linvestimento errato, ma dal momento in cui si commesso lerrore al momento in cui questerrore non sar pi
visibile (perch lo svincolo stato completato, o lintero terreno adibito a qualcosaltro) possono passare anni.
Esiste anche la possibilit che ci sia capacit produttiva inutilizzata in assenza di errori: in parte per assicurarsi da
variazioni della domanda e dellofferta, come nel caso degli inventari; in parte perch alcuni beni capitali durevoli
hanno una vita economica inferiore alla loro vita fisica (come le fabbriche di circuiti elettronici integrati, che devono
tornare nei costi in pochi anni, ma potrebbero in teoria continuare la produzione per decenni): ci che conta nella
teoria del capitale il giudizio degli agenti economici, non le propriet fisiche degli oggetti, altrimenti sarebbe
ingegneria.
I fattori di produzione che non vengono usati perch non conviene si dicono sub-marginali: un bene capitale submarginale un bene capitale il cui impiego richiede troppe risorse aggiuntive (altri capitali, terra, lavoro) per poter
completare la produzione. Se, in un momento di euforia, si investe in eccesso rispetto alle effettive disponibilit
future di risparmi, si former successivamente una certa quantit di beni capitali non utilizzati.
Il mito dei problemi della teoria del capitale
Alcuni critici della teoria austriaca sostengono una serie di tesi che ritengono confutare tale teoria:

Il periodo medio di produzione non pu essere definito: un investimento implica una certa struttura
temporale di spese e di ricavi, e linvestimento pu essere o meno conveniente a seconda del tasso di
interesse. Tale struttura non pu essere ricondotta ad un solo parametro, la lunghezza media di
produzione, ma nessuno afferma il contrario. Se non possibile ordinare le tecniche di produzione per
lunghezza, ovviamente possibile che la scelta tra due tecniche di produzione dipenda in maniera non
banale dai tassi di interesse.
La quantit di capitale non pu essere misurata. Il capitale solo una grandezza contabile, la struttura del
capitale non si pu trasformare in una grandezza omogenea. Pi che una critica mi sembra un argomento
a favore della teoria austriaca: gli aggregati non servono a molto.

Altre critiche sono invece del tutto prive di meriti. Alcuni affermano che:

Il tempo di produzione nullo perch c un continuo flusso di entrate e di uscite di cassa: questo
ragionamento confonde flussi di cassa relativi a investimenti diversi, come mostrato in un precedente
articolo.
Il tempo di produzione infinito perch alcuni strumenti usati oggi possono essere stati prodotti secoli fa
(ad esempio, un terreno dissodato dagli Etruschi): questo argomento trascura il principio marginale. Ci
che conta non il passato, ma il futuro: non il tempo che stato necessario per produrre, ma la struttura
temporale delle attuali scelte di produzione.

NOTE
1.
2.
3.
4.

Questo modello della produzione pu essere facilmente memorizzato pensando alla canzone per bambini
Ci vuole un fiore: il bene di consumo tavolo richiede lo stadio di produzione legno, che richiede a sua
volta lo stadio di produzione albero, e cos via.
Se esistono appassionati di etno-economia, sappiano che esiste anche una Scuola polacca, nata in epoca
sovietica e ovviamente di impostazione socialista. Il suo membro pi noto Oskar Lange, che discusse a
lungo con Mises e Hayek riguardo il problema del calcolo economico, di cui parleremo in futuro.
Si pu anche avere risparmio senza indebitamento, nel caso ad esempio di auto-finanziamento. Ma anche
in questo caso linvestitore deve fare affidamento su risparmi futuri.
Hayek, Investment that raises the demand for capital.

Capitolo 7 La moneta e le banche


La moneta una componente fondamentale di ogni economia avanzata: la presenza della moneta che permette
alleconomia moderna di funzionare e di produrre ricchezza, grazie, appunto, al sistema dei prezzi che solo la moneta
pu far nascere. Non esistono economie avanzate basate sul baratto, n possono esistere.
Origine e valore della moneta
Abbiamo visto nei precedenti articoli che la moneta si origina spontaneamente dal processo di scambio attraverso un
meccanismo di coordinazione che porta alcune merci ad essere usate come mezzo di scambio.
Merci caratterizzate da certe propriet, come elevato valore specifico (per portare con s valore senza bisogno di una
carriola), durevolezza, divisibilit (per i pagamenti minuti), facile verificabilit (per ridurre i rischi legati alle truffe) e
non riproducibilit allinfinito, sono pi adatte di altre a fungere da moneta.
La moneta una merce come le altre, e il suo valore dipende dalla domanda e dallofferta: la domanda di moneta la
somma delle domande individuali di moneta, cio della quantit di mezzi di pagamento che gli individui scelgono di
detenere; lofferta, daltro canto, pari alla quantit fisica della merce-moneta effettivamente disponibile. Gli individui
domandano moneta perch serve per gli scambi: ad esempio, chi passeggia porta con s della moneta per lo
shopping, e le aziende hanno dei conti correnti per pagare lavoratori, o comprare semilavorati e macchinari la
domanda complessiva di moneta quindi la somma delle varie riserve di cassa degli agenti economici.
La teoria del valore della moneta rappresent per diversi anni un problema notevole per la teoria soggettiva del valore.
Infatti, lessenza della teoria soggettiva del valore che il valore deriva da valutazioni individuali, e non una
caratteristica della merce; dal valore derivano i prezzi, che quindi vengono soltanto dopo. Daltra parte, la domanda di
moneta dipende dalla possibilit di fare acquisti: la quantit che serve portare con s, quindi, dipende dal livello dei
prezzi!
Questo problema fu chiamato circolo austriaco, ed era una tautologia (spiegava i prezzi tramite il valore di qualcosa
il cui valore dipende dai prezzi), ma fu risolto da Mises nella sua seminale opera sulla moneta, La teoria delle moneta e
dei mezzi di circolazione, nel 1912, col cosiddetto teorema di regressione: gli individui decidono oggi quanta moneta
detenere (e quindi determinano il valore odierno della moneta), in base ai prezzi di ieri (senza informazioni sullo stato
dei prezzi, non sarebbe possibile decidere quanta moneta portare con s 1).
Se il teorema si fermasse qui, sembrerebbe di esser passati dal circolo austriaco al regresso allinfinito austriaco,
creando una teoria che da oggi deve risalire al Big Bang per poter spiegare il valore della moneta: ma non cos.
Infatti la moneta non esiste da sempre, e, originariamente, era una merce come tutte le altre: la regressione inizia
quando finisce il baratto: il teorema di regressione una teoria della determinazione del valore di scambio.
Una conseguenza del teorema di regressione che la moneta deve nascere da qualcosa che ha valore duso, cio da
una merce. Non concepibile che gli individui in una societ decidano un giorno di creare dal nulla un sistema di
prezzi: il problema di conoscenza che questa costruzione implica troppo grande per poter essere risolto. 2
Tipi di moneta
La moneta che abbiamo visto finora consiste in quantit doro o argento, o in quantit di altre merci. Per questo
motivo, si chiama moneta-merce. Originariamente, tutte le monete erano moneta-merce: conchiglie, sale, bestiame,
metalli pi o meno preziosi.
Ma neanche allepoca del gold standard, nellOttocento, il sistema monetario era siffatto. Occorre quindi introdurre
nuove tipologie (proprie e improprie) di moneta: la moneta-certificato, la moneta-segno, la moneta fiduciaria, la
moneta-credito.
Supponiamo che loro, magri perch pesante e facile da rubare, non circoli, ma venga immagazzinato in una cassaforte
dentro una banca svizzera. La banca emette un certificato che assicura al suo possessore che potr riavere indietro
loro su richiesta, gratuitamente, senza rischio. Il depositante va in un ristorante e paga con il certificato, anzich con
loro. Il ristoratore, fidandosi della banca, accetta il pagamento. Cos facendo, parte delloro smetter di circolare,
sostituito da certificati, convertibili istantaneamente, gratuitamente, e senza rischio.
Questo tipo di moneta, che non moneta-merce, la chiameremo moneta-certificato. Finch ci si fida della banca, c
equivalenza di valore tra certificato e merce: un certificato da 100g doro vale esattamente 100g doro, in quanto il
primo convertibile a vista nel secondo, e siccome tutti lo accettano al posto del secondo, non c neanche bisogno di
convertirlo effettivamente.
Non detto che le cose vadano sempre cos bene. La banca pu accorgersi che, su 100 tonnellate doro depositate,
soltanto 1000kg vengono effettivamente movimentati ogni giorno: quindi decide di stampare dei certificati in numero
maggiore della quantit doro che ha effettivamente. Se tutti i certificati tornassero indietro contemporaneamente, la
banca fallirebbe: ma ci improbabile. 3 La parte della moneta che non coperta (quindi, non i certificati veri, che
formano la moneta-certificato), si chiama moneta fiduciaria. Questa gioca un ruolo fondamentale nel ciclo economico.
Supponiamo ora che un commerciante non abbia i soldi per pagare un fornitore, ma li avr tra tre mesi: questi pu
decidere di dare al fornitore una cambiale, di importo pari al pagamento dovuto (pi gli interessi). Se il fornitore
accetta, ci sar stata una transazione creditizia (pagamenti differiti) in sostituzione di una transazione monetaria

istantanea. Se le cambiali circolano, ci sar una circolazione di mezzi di pagamento non monetari (non redimibili
istantaneamente) che sostituisce parte della circolazione monetaria (riducendo quindi la domanda di moneta). I titoli di
debito circolanti come moneta si dicono moneta-credito: questa circola scontata, cio, a valore inferiore a quello
nominale, perch non convertibile immediatamente.
Lultima forma che pu prendere la moneta quella di moneta-segno. In questo caso, la moneta perde completamente
la natura di merce (o di promessa futura su merce, o di certificato convertibile), e diventa un mezzo di pagamento non
convertibile, domandato solo perch facilita gli scambi. Mises, nel 1912, scriveva che la moneta-segno logicamente
possibile, ma non mai esistita (o non era mai resistita a lungo): il sistema monetario odierno per basato su
moneta-segno.
Perch storicamente si trattato di qualcosa di rarissimo? Per un problema di valore. Mentre lofferta doro non pu
essere aumentata allinfinito istantaneamente, lofferta di moneta-segno vincolata solo dalla velocit delle
fotocopiatrici del Poligrafico.
Ma una moneta la cui offerta pu crescere illimitatamente non offre alcuna garanzia di conservare valore, e, quindi,
difficile concepire che la si possa usare stabilmente come moneta. Il sistema monetario odierno, come abbiamo detto,
basato su moneta-segno: il valore della moneta deriva dalla capacit di chi ha il controllo dellofferta di non
esagerare con lespansione monetaria.
La funzione della moneta
La moneta ha una sola funzione primaria: facilitare gli scambi. Le altre funzioni sono secondarie, in quanto
conseguenze di questa funzione primaria.
La moneta deve il suo ruolo fondamentale al fatto che consente di creare un sistema dei prezzi, che alla base del
calcolo economico, ma questa funzione deriva dal fatto che un mezzo di scambio.
Un tipo particolare di scambio sono gli scambi intertemporali, cio creditizi, e la moneta consente, attraverso il
mercato del credito, di facilitare anche gli scambi tra creditori e debitori.
Unultima funzione della moneta accumulare valore, cio conservare una certa quantit di potere dacquisto per
impieghi futuri. Questa funzione non ha nulla di specificamente monetario, per: si pu conservare potere dacquisto
anche comprando un immobile, ad esempio. Daltra parte, lauspicabile stabilit del valore (ormai una chimera, nel
mondo contemporaneo) della moneta la rende una naturale riserva di valore, e a differenza delle case
immediatamente spendibile (liquida).
Il mercato del credito nel caso di moneta-merce
Un aspetto centrale della teoria austriaca quello relativo al meccanismo di creazione di credito non coperto da
risparmi reali, processo alla base della teoria austriaca del ciclo economico. Il credito linsieme dei mezzi di
pagamento che le banche forniscono alle imprese per gli investimenti: lespansione del credito creazione dal nulla di
moneta tramite mezzi fiduciari.
Per capire meglio il processo di espansione del credito, che vedremo nella prossima sezione, occorre capire ci che
accade in un sistema monetario basato esclusivamente su moneta-merce.
Gli individui decidono di impiegare il proprio reddito consumando o risparmiando. Le risorse risparmiate vengono
prestate alle imprese,4 attraverso lintermediazione di istituzioni finanziarie come le banche. 5
Nel sistema monetario considerato, il risparmiatore immobilizza in banca, ad esempio per sei mesi, una certa quantit
di denaro. Questo denaro verr prestato allimpresa. Limpresa effettuer degli investimenti e, dopo sei mesi, restituir
alla banca il capitale e gli interessi; la banca prelever una commissione e girer capitale e interessi al risparmiatore
iniziale.
Abbiamo quindi un risparmiatore che fornisce risorse ad unimpresa, che le restituir (con gli interessi) domani, e in
genere un intermediario che mette in comunicazione i due.
Il processo di espansione del credito
Esistono due tipi di banche: le banche di deposito e le banche di prestito. Le prime non svolgono alcuna funzione di
intermediazione del credito, ma forniscono solo sistemi di pagamento. Le seconde mettono in comunicazione
risparmiatori e investitori, e le abbiamo discusse in precedenza.
Nella realt le due funzioni non sono mai separate, perch le banche di deposito, dove gli individui depositano le
proprie riserve liquide sotto la promessa di immediata conversione in moneta a richiesta, tendono a trasformarsi in
banche di prestito, fornendo i mezzi di pagamento che hanno in deposito alle imprese, come se fossero risparmi.
Le banche non si limitano a prestare la moneta depositata, ma creano anche moneta dal nulla, attraverso il
moltiplicatore monetario. Si noti preventivamente che il fatto di prestare un deposito a vista gi di per s crea moneta:
il depositante usa i suoi certificati come moneta, e anche limpresa usa in questo modo i crediti ottenuti.
Consideriamo una banca monopolistica, che gestisce tutti i mezzi di pagamento. Analizzando i flussi di cassa, arriva
alla conclusione che il 10% della moneta depositata effettivamente movimentata, mentre il 90% rimanente non
viene mai riscossa, e rimane depositata. Questa banca pu ritenere di poter garantire alle imprese un credito 9 volte
superiore alla quantit di moneta effettivamente depositata: infatti, se solo il 10% della moneta viene mobilitata, in
media, e le riserve complessive sono di 1,000$, possibile prestare 9,000$ alle aziende. Sommando a questi 9,000$ i

precedenti 1,000$ (che circolano sotto forma di certificati); si arriva ad unofferta di moneta di 10,000$ dollari ma
siccome solo il 10% della moneta viene mobilitata, di questi 10,000$ solo 1,000$ verranno richiesti, e, con 1,000$ di
riserve, la banca non andr in bancarotta.
Si noti che la banca tecnicamente in bancarotta anche se i depositanti non se ne rendono conto, perch teoricamente
non potrebbero tutti ottenere ci che stato promesso loro: la banca promette 10,000$ ma ha 1,000$. Ma solo
quando pi del 10% dei depositanti e delle aziende decide di sfruttare i propri diritti la bancarotta tecnica diventa
effettiva.
Il caso delle banche in concorrenza apparentemente diverso. Le banche in concorrenza non possono espandere il
credito come una banca monopolistica, perch le banche che espandono perderebbero riserve verso le altre banche.
Questo avviene grazie al clearing interbancario: se un individuo, cliente della banca A, ottiene una linea di credito da
questa, e la usa per firmare un assegno da 100$ verso un cliente di una banca B, questultima chieder alla banca A
di convertire lassegno in moneta. Se cos fosse, la singola banca che espande il credito pi delle altre vedrebbe le
proprie riserve assottigliarsi.
In realt le possibilit di espansione del credito di un sistema bancario concorrenziale sono simili a quelle di un sistema
monopolistico, anche se le singole banche possono espandere poco. Questo perch, se una banca espande e perde
parte delle riserve, queste riserve arrivano alle altre banche e verranno usate per espandere ulteriormente lofferta di
moneta.6
Central banking
Siccome il sistema visto precedentemente intrinsecamente instabile, nel XX secolo si sviluppato un sistema
bancario basato su una Banca Centrale, il cui scopo dovrebbe essere quello di garantire la stabilit del sistema, anche
se il suo effetto , come vedremo, lesatto opposto.
Le Banche Centrali forniscono alle banche secondarie le riserve su cui queste possono creare moneta, e quindi
controllano la creazione di credito. La Banca Centrale interviene per salvare le banche insolventi e prevenire crisi di
liquidit, e la sua presenza consente la manipolazione del tasso di interesse, cio le cosiddette politiche monetarie.
Note
1.

2.

3.
4.
5.
6.

Gli economisti moderni distinguono tra vari tipi di aspettative. Il teorema di regressione non dipende dal
modo in cui gli individui formano le loro aspettative: potrebbero ad esempio decidere di aumentare le
proprie riserve monetarie per far fronte ad un aumento dei prezzi, ma per farlo hanno comunque bisogno
di avere unidea dei prezzi odierni.
Andiamo qui a toccare un aspetto della teoria Austriaca su cui ritorneremo: la limitazione della
conoscenza e il problema del calcolo economico. Al momento mi limito a due brevi osservazioni. La prima
che il problema di creare un sistema dei prezzi dal nulla non solo un problema di fiducia reciproca,
reputazione, costi di transazione (cose che anche le teorie economiche non austriache possono spiegare):
il problema che il sistema dei prezzi nasce proprio per affrontare il problema della dispersione della
conoscenza, e quindi inconcepibile che gli individui dispongano delle informazioni necessarie a creare un
sistema dei prezzi prima ancora di crearne uno. La seconda nota che un gruppo di persone che si
accordano per usare come moneta un qualcosa privo di valore duso lo fanno grazie ad informazioni sui
prezzi che solo una moneta preesistente pu dare, quindi non un contro-esempio valido.
E improbabile, nel breve termine. Nel lungo termine invece quasi una certezza: ma ci ci porta alla
teoria del ciclo economico.
Unalternativa lauto-finanziamento, quando il risparmiatore investe direttamente nella propria attivit
produttiva. Non necessario infatti che risparmiatore e investitore siano persone diverse.
Ma anche le assicurazioni sulla vita, ad esempio, o qualsiasi fondo previdenziale.
Se ognuna espande di solo il 90%, la prima crea 900$, la seconda crea 810$ a partire dai 900$ della
prima, eccetera il risultato una serie geometrica che converge a 10,000$. La banca monopolistica
sarebbe arrivata allo stesso risultato senza luso delle serie geometriche.

Capitolo 9 La teoria Austriaca del ciclo economico


Gli elementi fondamentali del ciclo economico sono gi stati esposti nel precedente articolo, in quanto gran parte della
teoria del ciclo consiste nello spiegare gli effetti del credito sulla struttura produttiva. Rimane da spiegare perch il
tutto abbia caratteristiche cicliche, e perch si accompagna a panici bancari e a disoccupazione di massa.
Il ciclo economico
Cerchiamo di sviluppare in ordine cronologico i vari passaggi che dallinizio del boom economico portano alla sua fine,
alla crisi, e poi alla ripresa.
Tutto comincia dallillusione di avere a disposizione pi risparmi di quanti ce ne siano effettivamente: il boom
economico (insostenibile1) inizia con uno squilibrio tra tasso di interesse naturale e tasso di interesse monetario: il
tasso di interesse naturale quello per cui risparmi e investimenti sono equilibrati. Se il tasso di interesse monetario
inferiore a quello naturale, gli investimenti saranno in eccesso rispetto ai risparmi.
Wicksell pensava che uno squilibrio tra i due tassi avesse come conseguenza solo una variazione del livello dei prezzi.
Noi non siamo interessati al livello dei prezzi: un errore di coordinazione tra piani di investimento e risparmi avr
conseguenze strutturali sulleconomia reale.
A cosa dovuto questo squilibrio? Gli errori sono sempre possibili, quindi impossibile escludere a priori che lo
squilibrio non sia dovuto ad un eccesso di ottimismo da parte degli investitori. Di spiegazioni ad hoc piena la teoria
economica. La teoria austriaca propone un meccanismo sistematico di creazione di errori imprenditoriali: tale
fenomeno lespansione creditizia.
Le banche espandono il credito perch cos fanno profitti extra, facendo prestiti, su cui guadagnano interessi, in
eccesso rispetto alle loro riserve effettive. Lunico freno allespansione monetaria il rischio di bancarotta. Tale
fenomeno inevitabile, in recessione, e ci pone un problema: perch sempre lo stesso errore? Nel mondo
contemporaneo la motivazione semplice: i fallimenti bancari a catena sono quasi impossibili per via delle Banche
Centrali.
Indipendentemente da ci, evidente che il credito fiduciario esista: non potendo mettere ci in dubbio, occorrer
capire quali ne siano le conseguenze. Il boom inflazionistico, cio basato sullaumento dellofferta di moneta, 2
insostenibile perch il credito influenza la percezione della disponibilit di risparmi, e spinge verso investimenti che non
potranno essere completati.
La nuova moneta entra nel sistema economico attraverso il circuito del credito, e quindi viene prima spesa per
comprare beni capitali e altri fattori di produzione. Successivamente, per, circolando attraverso i vari mercati, tender
a trasformarsi in inflazione dei prezzi.
Il boom degli investimenti nasce dalleffetto Wicksell, per cui la creazione di credito sottrae riso rse ai consumatori e le
d agli investitori. Una volta che la moneta si diffusa in tutto il sistema economico, questo effetto non pu pi
sussistere. Verr un momento in cui i nuovi redditi generati dallaumento dei salari e delloccupazione si
trasformeranno in consumi, e quindi andranno a sottrarre risorse agli investimenti. In quel momento ci si render
conto che gli investimenti intrapresi erano insostenibili.
Lalternativa che il sistema bancario aumenti ulteriormente lofferta di credito, compensando la maggiore capacit di
acquisto dei consumatori aumentando la capacit dacquisto delle imprese.
Il ciclo in un sistema bancario libero
Vediamo ora cosa succede in un sistema bancario libero, con banche in concorrenza, senza Banca Centrale. Allapice
del boom si sparge la voce che i depositi nelle banche non sono sicuri, che gli investitori non sono in grado di restituire
i prestiti: probabilmente si avr un aumento della quantit di denaro sotto forma di moneta o banconote, anzich
depositi.3 Si formano file alle banche, e queste sono costrette a convertire, perdendo riserve e contraendo il credito. Le
imprese sono costrette a interrompere gli investimenti, perch non esistono risorse reali per completarli, perch la
contrazione del credito fa apparire tali risorse ancora pi scarse di quanto sono, perch i fallimenti bancari mettono
fuori gioco gli intermediari che coordinavano investitori e risparmiatori.
La prima cosa da notare che i fallimenti sono endogeni: se gli investimenti fossero sostenibili, le aziende non
avrebbero problemi a pagare gli interessi e il capitale, e se le banche non fossero esposte finanziariamente
almalinvestment e non avessero obblighi che non possono mantenere (il credito fiduciario), non ci sarebbero motivi
per avere crisi.
La seconda cosa da notare che la recessione ha origine nella struttura della produzione, e che alcuni fenomeni, come
le bank run o la crisi dellintermediazione, hanno influenza sulla successiva recessione, allungandola e rendendola pi
grave, anche se sono la conseguenza del malinvestment.
Vediamo cosa succede a livello di produzione. Le aziende capiscono che non hanno sufficienti fondi per comprare i
fattori di produzione complementari necessari a completare la produzione; domandano nuovi crediti a breve, facendo
aumentare i tassi di interesse (maggiori prezzi, maggiore scarsit). Alcune falliranno, e i loro debiti per le banche

saranno almeno in parte inesigibili. Alcuni piani di investimento verranno abbandonati: beni capitali sub-marginali
cominceranno ad accumularsi nei distretti industriali, edifici ed infrastrutture verranno lasciati a met. I lavoratori
verranno licenziati e ci sar una riduzione delloccupazione nei settori ad alta intensit di capitale (pi sensibili al tasso
di interesse).
La velocit di assorbimento di questi squilibri nel mercato del lavoro dipende dalla struttura del mercato. In genere il
lavoro un bene non-specifico e pu spostarsi da un mercato ad un altro con relativa facilit. Esistono per degli
investimenti in capacit professionali (il capitale umano) per cui valgono gli stessi argomenti che abbiamo esposto
per il capitale fisico: alcuni investimenti in capacit professionali specifiche, strettamente legate alla struttura
produttiva insostenibile, si riveleranno errati, e il lavoratore dovr abbandonare linvestimento e accettare compensi
inferiori per lavori meno specialistici. Lavori che richiedono nuove capacit professionali comporteranno un periodo di
gavetta, esattamente come un nuovo flusso di produzione dovr essere completato prima di poter influenzare la
produzione di beni di consumo.
Esternalit di rischio
Alcuni ritengono che inverosimile che gli imprenditori sbaglino sistematicamente per via delle politiche monetarie. Si
ritiene quindi che la teoria austriaca del ciclo economico sia troppo meccanica nel ritenere che gli imprenditori e le
banche non possano evitare la recessione.
Ma le imprese che non impiegano il nuovo credito si troveranno a far fronte alla concorrenza delle altre imprese, che
avranno fondi a basso costo con cui comprare macchinari, produrre nuove merci, e invadere nuovi mercati. Le imprese
che non mal-investono sono quelle che rischiano maggiormente durante il boom. Se il boom dura a sufficienza,
nessuno potr applicare la strategia del discriminare il credito fiduciario. 4
Si potrebbe pensare che le aziende che non hanno mal-investito si troveranno successivamente in vantaggio rispetto
alle altre, strutturalmente sbilanciate, ma anche questo argomento errato.
Le banche che hanno prestato a certe imprese, in crisi per via della recessione, saranno restie a lasciarle fallire, in
quanto ci renderebbe i loro crediti inesigibili. Siccome la creazione di credito a costo zero, a meno del rischio di
bancarotta (che le Banche Centrali rendono quasi nullo), le banche tenderanno ad espandere ulteriormente il credito
verso i loro clienti, per cercare di salvarli.
Lidea semplice: a livello macro-economico c carenza di risparmi. Ci implica che qualcuno dovr fallire: fallir il
primo che si ritrover senza fondi. Estendere credito verso i propri clienti pu spostare il rischio di fallimento verso le
altre imprese. In questa situazione di mors tua, vita mea, imprese strutturalmente fallimentari possono essere
avvantaggiate, rallentando la ristrutturazione del sistema produttivo.
Ci un caso particolare di un problema pi generale: non chi mal-investe inizialmente che rischia di fallire, ma chi
non avr i soldi (in recessione) per completare la produzione. Il rischio non limitato a chi commette errori, ma
sistemico, e ci crea una tragedy of the commons: c qualcosa che non va tra i beni capitali durevoli e specifici, ma
non si sa chi ne verr colpito.
Un altro aspetto importante che i prezzi servono per coordinare la produzione: prezzi distorti renderanno la
coordinazione pi difficile. Se gli individui sapessero coordinarsi senza prezzi, non avrebbero bisogno della contabilit;
ma siccome i prezzi sono fondamentali nel processo di mercato, la distorsione della struttura dei prezzi causa di
insostenibilit del sistema produttivo. Non possibile agire come se si conoscessero i prezzi giusti.
Largomento parte dal presupposto che gli individui abbiano conoscenze sufficienti per capire il problema, e abbiano i
mezzi per mettere in pratica una strategia in grado di eliminarne gli effetti. Nessuna delle due ipotesi sembra
realistica.
Politica monetaria
Si visto come le banche che hanno espanso il credito rischieranno di fallire. Siccome per i fallimenti a catena so no
molto pi visibili del malinvestment, lattenzione a questi stata in genere molto maggiore. C da chiedersi quindi se
la rimozione del rischio di bancarotta possa risolvere il problema del ciclo economico: la risposta no, essendo il
panico bancario la conseguenza della recessione e non la sua causa.
Salvare le banche dalle loro espansioni proprio ci che le banche centrali sono nate per fare. Le banche centrali
salvano le banche fornendo loro nuove riserve, in genere ottenute comprando debito pubblico sul mercato, mediante le
operazioni di mercato aperto. Rendendo difficili i fallimenti, le banche centrali impediscono la contrazione del credito,
e consentono uninarrestabile espansione monetaria.
Ci non era possibile fino agli anni 70 perch le banche centrali dei singoli paesi saldavano i propri conti in oro, e
uneccessiva espansione creava problemi con la bilancia dei pagamenti, proprio come nei sistemi bancari
concorrenziali. Con le riforme monetarie degli anni 70 anche questultimo limite stato eliminato: da quel momento
gli aggregati monetari hanno cominciato a crescere a ritmi forsennati, soprattutto in recessione (per via delle politiche
monetarie anticicliche).
Le banche centrali quindi consentono unespansione continuata e illimitata del credito, che impedisce la liquidazione
del malinvestment, e i fallimenti bancari. Questo implica che la cura del ciclo economico la creazione di
nuovo malinvestment: esattamente come in una condizione di tossicodipendenza, ma non si vede alcun programma di
disintossicazione in corso.

Il malinvestment causato dal credito fiduciario, e la recessione il momento in cui il mercato si accorge che c un
problema: continuare ad espandere il credito serve a chiudere gli occhi di fronte al problema. Posticipare la recessione
non significa eliminare il malinvestment.
Malinvestment e livello assoluto dei prezzi
Molti economisti ritengono che la stabilit economica assicurata quando il livello assoluto dei prezzi rimane costante
(questa visione fu difesa da Fisher negli anni 20), o perlomeno quando il livello dellinflazione stabile e noto a priori
(inflation targeting).
Tale idea errata. Supponiamo che in uneconomia con prezzi costanti ci sia uninnovazione tecnologica, che porti ad
un aumento del tasso di interesse naturale e della produttivit. Ci sar un aumento degli investimenti, e una tendenza
dei prezzi a diminuire: fin qui, non ci sono problemi. Ma quando questa tendenza verr combattuta dalla politica
monetaria, il cui scopo per ipotesi quello di mantenere i prezzi stabili, alla crescita economica sostenibile indotta
dallinnovazione tecnologica si verr a sovrapporre una crescita fittizia, basata su malinvestment, indotta dalle
politiche monetarie stesse. Lo stesso identico ragionamento sapplica allinflation targeting.
Una politica monetaria espansiva potr durare pi a lungo in periodi di crescita economica, in quanto linflazione dei
prezzi pi facilmente controllabile. Nellattuale fase storica, linformatizzazione, lapertura dei mercati allex blocco
sovietico e della Cina, e le deregulation hanno contribuito a tener bassa linflazione. Questo non significa che
leconomia sia sana.
Il ciclo economico genera crescita?
La crescita pu essere generata da un aumento della dotazione di capitale, da miglioramenti tecnologici e da
unestensione della divisione del lavoro.
Non c motivo di credere che linflazione monetaria influenzi il terzo fattore, che dipende dallapertura dei mercati,
dallassenza di politiche protezioniste, e da nuove tecnologie di comunicazione e trasporto. Non c neanche motivo di
credere che linflazione influenzi direttamente il progresso tecnologico, se non perch, influenzando gli investimenti,
consente anche un aumento delle risorse dedicate alla ricerca e allo sviluppo.
Dobbiamo quindi focalizzare lattenzione solo sulla relazione tra politiche inflazionistiche e investimenti. Gli
investimenti dipendono dai risparmi: possono aumentare solo se i risparmi aumentano. I risparmi possono essere
volontari, come quando un individuo non consuma per salvare fondi per la pensione, o involontari, come nel caso
delleffetto Wicksell.
per noto che durante i boom i consumi crescano: viene quindi da chiedersi come sia possibile un aumento degli
investimenti. Innanzitutto, i consumi e gli investimenti possono crescere se c crescita economica dovuta alla
maggiore divisione del lavoro e a progressi tecnologici, ma questi non dipendono dalle politiche inflazionistiche. I fondi
per i maggiori investimenti non possono venire dai risparmi veri, in quanto i consumi aumentano.
Rimane una sola spiegazione: i maggiori investimenti sono unillusione contabile creata dallinflazione. Ci che le
aziende fanno non investire, ma, al contrario, consumare capitale. Nei limiti in cui ci non vero, solo per fattori
esogeni come la maggior apertura dei mercati o linnovazione tecnologica: fattori su cui in definitiva si basa la
sostenibilit di un sistema economico inflazionistico.
Note
1.

2.

3.
4.

Pu ovviamente anche esistere un boom sostenibile, ad esempio causato da un aumento dei risparmi, o
da qualche innovazione tecnologica. Ma la teoria del ciclo si occupa di quelli insostenibili. Ci si potrebbe
chiedere come distinguere un boom sostenibile da uno che non lo : se ci fosse possibile, probabilmente
non ci sarebbero mai boom insostenibili, perch gli investitori non commetterebbero errori sistematici.
Originariamente il termine inflazione si riferiva allaumento dellofferta di moneta e non allaumento dei
prezzi, come si usa al giorno doggi. Linsistenza della teoria economica sulle relazioni di lunghissimo
termine, dove linflazione monetaria ha il solo effetto di inflazionare i prezzi, ha poi portato alla confusione
tra i due concetti. Ora linflazione monetaria si chiama espansione, ma gli austriaci tendono a parlare di
inflazione nel significato originario, da cui il termine inflazionismo, la politica di sistematica espansione
dellofferta di moneta.
Le banche possono moltiplicare solo il denaro depositato, non il denaro detenuto come liquidit dai
privati. A parit di condizioni, un aumento della quantit di banconote detenute dai privati porter alla
riduzione dellofferta di moneta.
Si noti inoltre che le Banche Centrali, agendo anti-ciclicamente, rischiano di allontanare la recessione e
invogliare gli investitori a mal-investire. Alla fine pagheranno i detentori di moneta, e non gli investitori,
nel momento in cui la Banca Centrale trasformer il malinvestment in inflazione dei prezzi.

Capitolo 10 Il calcolo economico


La teoria del calcolo economico uno dei pi importanti contributi alla teoria economica della Scuola austriaca. Nel
1920, col saggio Economic calculation in the socialist commonwealth, Mises dimostr che un sistema economico
privo di un mercato dei fattori di produzione non poteva coordinare limpiego di questi fattori, cosa che nel capitalismo
era invece possibile grazie al sistema dei prezzi: Mises dimostr quindi limpossibilit di gestire uneconomia complessa
basata sulla propriet pubblica dei mezzi di produzione e sulla pianificazione centrale, come proponevano i socialisti.
Successivamente, Hayek spost lattenzione sul tema della dispersione della conoscenza e sullimpossibilit di
concentrare tale conoscenza nelle menti dei pianificatori (una raccolta di saggi sullargomento si trova in
Hayek, Conoscenza, mercato, pianificazione).
Infine, Rothbard (in Man, economy and state) estese largomentazione di Mises alla teoria dellorganizzazione
aziendale, e alla critica delle economie cooperative, corporative o sindacaliste (sistemi economici decentrati, e quindi
non pianificati, ma comunque impossibilitati a creare un sistema dei prezzi e trarne vantaggio).
Il tema estremamente importante e le sue conseguenze si ramificano in ogni aspetto delle teorie austriache: mentre
si potrebbe pensare di integrare il tempo di produzione o altri temi austriaci nel framework teorico neoclassico, la
teoria del calcolo economico ha conseguenze cos radicali sulla visione delle istituzioni, sulla metodologia delleconomia
e sull(in)utilit dei giudizi di welfare da poterla considerare il tema fondamentale che differenzia le due Scuole.
Complessit
Cosa significa allocare le risorse produttive tra le varie linee di produzione, e distribuire i redditi tra i vari fattori che
alla produzione contribuiscono? Tale problema richiede una serie di conoscenze:

Le preferenze dei consumatori, che preferiranno alcuni beni di consumo ad altri;


La disponibilit di risorse naturali, quali miniere, terreni e zone pescose, che sono eterogenee;
La disponibilit e le preferenze dei lavoratori, che avranno caratteristiche eterogenee, e preferenze diverse
nella scelta del lavoro;
Lutilizzabilit delle tecniche di produzione, che consentono di impiegare le risorse naturali e il lavoro per
realizzare beni di consumo.

La produzione con beni capitali richiede anche:

Limpiego di beni capitali, eterogenei, e con diverse caratteristiche di complementarit, sostituibilit,


longevit, specificit;
Una valutazione della disponibilit ad attendere, e quindi le preferenze temporali degli agenti economici, in
quanto la produzione avviene nel tempo.

Il mestiere dellimprenditore non consiste nello scegliere limpiego ottimo delle risorse nellequilibrio di lungo termine
(come i modelli neoclassici di equilibrio generale farebbero supporre 1), ma nel decidere cosa e come produrre, dati:

I beni capitali disponibili in quel momento, frutto di scelte di produzione passate e non pi modificabili;
Le risorse naturali e la forza lavoro disponibile, date le preferenze, mutevoli nel tempo, dei consumatori e
dei proprietari dei fattori di produzione;
La disposizione spaziale e geografica dei fattori di produzione;
Le conoscenze tecnologiche disponibili in quel momento.

Anche se si conoscessero tutti i dati necessari allequilibrio generale, quindi, il problema del processo che a tale
equilibrio dovrebbe tendere rimarrebbe aperto, ed in tale processo continuo che gli agenti economici operano.
La complessit della produzione dipende soprattutto alle innumerevoli possibilit di combinare assieme fattori di
produzione per ottenere beni di consumo, tanto che, anche se le preferenze dei consumatori fossero note e stazionarie
nel tempo, rimarrebbe comunque il problema di capire come gestire la produzione: i prezzi dei beni al consumo non
generano spontaneamente i prezzi dei beni capitali. Ci richiede un processo imprenditoriale e un sistema di prezzi: il
valore dei fattori di produzione dipende dal valore dei beni di consumo futuri che contribuiranno a produrre, e tale
valore stimato dagli imprenditori, che impiegano la contabilit per stimare costi e benefici.
Ignoranza
Un tema leggermente diverso rispetto a quello della complessit quello della dispersione delle conoscenze nella
societ. Tale tema fu elaborato da Hayek, e lo si pu considerare complementare al primo, che era stato in precedenza
sottolineato da Mises.

La coordinazione sul mercato avviene tramite le opportunit di profitto e perdita che vengono sfruttate dai singoli
imprenditori, che scoprono opportunit trascurate, come la presenza di container vuoti in una nave da trasporto.
Linformazione utile ai fini imprenditoriali in genere:

Locale: conoscere i dettagli sui carichi di frutta non stimoler i deliri di onnipotenza scientifica di un
pianificatore, ma cos che si scoprono opportunit di profitto.
Dispersa: tante persone conoscono pezzi di soluzione, ma nessuno conosce la soluzione completa. Un
ingegnere pu conoscere come usare un macchinario per produrre una certa merce, ma pu non sapere
che ci sono dei consumatori che vogliono quella merce.
Tacita: non si compone di trattati e di teoremi, non verbalmente esplicitata, ma esiste, in quanto
influenza lagire umano: conoscenze informali, abitudini, contatti facilitano i rapporti e gli scambi, e
giocano un ruolo fondamentale nelle organizzazioni sociali reali.
Dinamica: le preferenze individuali, la dotazione di beni capitali, la disponibilit di materie prime e di
semilavorati cambiano nel tempo.
Non formalizzabile: la conoscenza di informazioni locali e tacite non si presta a poter essere riassunta in
tabelle statistiche, per poi essere elaborata dagli uffici di pianificazione centrale.

Soggettivit
Un altro modo di vedere il problema del calcolo economico quello di considerare che gran parte delle informazioni
che servono a risolvere il problema dellequilibrio economico sono soggettive e non oggettive: non si tratta di scoprire
la locazione di miniere (problema di geologia), o di scoprire tecniche di produzione (problema di ingegneria), ma di
scoprire ci che gli individui preferiscono.
Tale interpretazione del tutto secondaria nella letteratura austriaca, in quanto, se il problema fosse solo questo, si
risolverebbe dando ad ogni individuo una somma da spendere, lasciandolo libero di comprare ci che stato prodotto
dai pianificatori economici. Il problema reale non conoscere le preferenze dei consumatori, ma orientarsi tra le
innumerevoli possibilit produttive.
Tale problema non ha nulla a che fare con quello del calcolo economico, anche se Schumpeter, in Capitalismo,
socialismo e democrazia commette lerrore di confondere le due cose.
Il sistema dei prezzi
Risolvere il problema della produzione richiede quindi di elaborare uninfinit di informazioni, su moltissimi problemi
specifici, ed ha quindi una complessit inimmaginabile.
La soluzione legata al fatto che la struttura produttiva non gestita centralmente, ma attraverso un processo di
coordinazione tra gli individui. Se per gestire la produzione fosse necessario avere un individuo in grado di
comprendere tutte le opportunit di investimento, tutti i dettagli rilevanti delle tecniche di produzione, tutto ci che
riguarda la disponibilit di fattori di produzione, originari e prodotti, leconomia dovrebbe limitarsi a produzioni
semplici, e non ci potrebbe essere una societ capitalista e ricca. Fortunatamente, non affatto necessario risolvere
problemi tanto complessi e acquisire tante informazioni.
Quante informazioni sono riassunte nel fatto che unautomobile costa 20,000? Per averla occorre perdere
lopportunit di comprare beni di consumo per un ammontare pari a quella cifra, i consumatori sono disposti a pagarla
tanto, per produrla occorreranno tecniche il cui costo complessivo dovr essere pari o inferiore a 20,000. Queste sono
informazioni: sulle preferenze dei consumatori, sul costo di produzione, ecc. Sono informazioni che permettono di
confrontare le infinite possibilit di produzione semplicemente, facendo un conto di profitti e di perdite, per vedere
quali sono le tecniche pi economiche.
Supponiamo che unautomobile richieda soltanto due fattori di produzione: due tonnellate di acciaio e 1,900 ore di
lavoro.2 Se lacciaio costa 500 la tonnellata e unora di lavoro costa 10, il costo di produzione sar 2 * 500 + 1900
* 10 = 20,000: il produttore che impiega questa tecnica va esattamente in pareggio.
I prezzi sono frutto di un processo di asta: tutte le imprese che impiegano acciaio e lavoro faranno a gara per ottenere
i fattori di produzione e produrre: le industrie nel settore aeronautico, o in quello navale, o nelle costruzioni,
impiegheranno lacciaio: un costo di 500 la tonnellata indica che ci sono degli impieghi dellacciaio che valgono
almeno 500, e, quindi impiegare lacciaio ove renda soltanto 400 non economicamente conveniente. Lo stesso
discorso vale per qualsiasi fattore di produzione, anche il lavoro.
qui il segreto del calcolo economico: non necessario che limprenditore conosca ogni singolo impiego possibile
dellacciaio e dei lavoratori in ogni industria. E sufficiente che sappia che, per ottenere una tonnellata dacciaio, dovr
spendere 500, e che, per ottenere unora di lavoro, dovr spendere 10. La complessit della scelta e la quantit di
informazioni necessarie a scegliere vengono ridotte enormemente.
Nel processo di allocazione delle risorse e distribuzione dei redditi tra i vari fattori, laumento o la diminuzione del
prezzo di un fattore di produzione indica che quel fattore pi o meno raro, senza necessit di sapere dove questo
verr effettivamente impiegato: la coordinazione di mercato grandemente facilitata.

Calcolo economico e teoria dellimpresa


Rothbard estese la teoria del calcolo economico alla teoria della dimensione delle imprese.
Unimpresa monopolistica non ha un mercato esterno in cui osservare i prezzi del suo prodotto. Di per s ci potrebbe
non costituire un problema, se esistono mercati dei fattori di produzione, in quanto limpresa monopolistica
comunque in grado di calcolare economicamente, e deve semplicemente capire se i consumatori sono disposti a
pagare a sufficienza. Di conseguenza, limpresa monopolistica impiega effettivamente le informazioni incluse nei
prezzi, esattamente come unimpresa concorrenziale.
Ma, se tutti i fattori di produzione fossero gestiti dallo stesso monopolista, non esisterebbero mercati per questi fattori,
e quindi non ci sarebbero prezzi: il monopolista dovrebbe decidere come impiegare i fattori di produzione senza la
guida dei prezzi.
Lintuizione di Rothbard, che si integra con lidea di Coase dellimpresa come ottimizzatrice di costi di transazione, 3
che la dimensione ottima dellimpresa determinata anche dal problema del calcolo economico: imprese troppo grandi
e troppo integrate si troverebbero in una condizione simile a quella del direttore economico di una societ socialista, di
cui parleremo nel prossimo capitolo. Senza la guida dei prezzi, non saprebbero come prendere decisioni.
Conoscenze o incentivi?
Per chi ha un martello, tutti i problemi sembrano chiodi: nelleconomia neoclassica il problema della conoscenza non
esiste, ed esiste soltanto il problema di dare gli incentivi corretti agli agenti. Si suppone cio che linformazione relativ a
al problema sia data, e che lunico problema da risolvere sia quello di spingere gli individui a scoprirla e sfruttarla.
Se il problema della conoscenza consistesse nellincentivare le persone a raccogliere le informazioni, non sarebbe poi
molto diverso dallincentivare le persone a raccogliere pomodori non esisterebbe alcun problema specifico relativo
allinformazione, soltanto un problema di produrre ed allocare una risorsa, linformazione, impiegata nella produzione
un po come lacciaio e la forza-lavoro.
Linformazione in realt creata dal processo stesso: gli individui non potrebbero conoscere certe cose se il processo
di mercato non producesse tale informazione. Se qualcosa creata nel processo e dal processo, ci che rende possibile
giudicare gli esiti del mercato non sarebbe noto senza il mercato stesso: il concetto statico di efficienza economica
diventa inapplicabile in un tale contesto.
Il problema che gli agenti economici devono affrontare non consiste nello scegliere una strategia ottima dati eventi
certi o contingenze con propriet statistiche note, ma nellagire tenendo conto di circostanze che non conoscono nei
dettagli, coordinandosi con milioni di individui con piani eterogenei e spesso incompatibili, incontrando sorprese
genuine,4 che cambiano i dettagli del problema da affrontare man mano che il processo di mercato si sviluppa, e
sfruttando informazioni generate dal processo stesso. In altre parole, nessuno conosce la struttura dei giochi che si
giocano sul mercato in tutti i dettagli rilevanti alla loro soluzione.
Il dibattito sul calcolo economico
Allinterno della Scuola austriaca si lungamente dibattuto il tema delle differenze tra la teoria di Hayek e la teoria di
Mises del calcolo economico. La letteratura in materia molto vasta, e come rappresentanti delle due teorie principali
si possono leggere The end of socialism and the calculation debate revisited di Rothbard e Mises e Hayek on
calculation and knowledge di Yeager. Rothbard, insieme a Salerno, Hoppe e altri suoi allievi sostiene che la teoria di
Hayek molto diversa da quella di Mises; Yeager sostiene che le due teorie sono fondamentalmente simili.
La tesi di Rothbard che la base della soluzione del problema del calcolo economico la propriet privata, e ci
conforme alle sue posizioni normative. Ma lanalisi di Rothbard si basa su un non sequitur: se esistesse un pianificatore
socialista in grado di risolvere i problemi di complessit e informazione, non avrebbe bisogno del calcolo economico, e
quindi del mercato dei fattori di produzione. Largomento di Rothbard dimostra che il calcolo economico non possibile
senza propriet privata, ma incompleto: la propriet privata la soluzione ai problemi di complessit e conoscenza,
e senza questi problemi non sarebbe necessaria.
Un altro aspetto dellargomento che, se il problema del socialismo solo di informazione, questo non sarebbe
impossibile, ma semplicemente inefficiente. Ma infatti proprio cos: il socialismo non impossibile, ci che
impossibile che uneconomia complessa possa essere gestita in maniera socialista. Esistono gradi di utilit del
sistema dei prezzi: in uneconomia semplice futile, in uneconomia complessa fondamentale. Il socialismo non pu
generare un sistema dei prezzi, quindi possibile solo in uneconomia estremamente semplice. Il vero problema 5 del
criterio di efficienza che rappresenta un criterio inutilizzabile in qualsiasi contesto sufficientemente complesso,
proprio per via del problema del calcolo economico.
Note
1.
2.
3.
4.

A dir la verit, in queste teorie lequilibrio dato, e limprenditore non gioca quindi alcun ruolo.
Ovviamente, le risorse materiali e umane saranno in realt molto pi diversificate, e parte dei costi,
siccome la produzione richiede tempo, prender la forma di interesse.
Coase, La natura dellimpresa. I costi di transazione sono tutti i costi relativi alleffettuare scambi:
accordarsi e fidarsi delle altre persone, il rischio di venir truffati, il problema di incentivare i collaboratori, i
problemi nel trovare e impiegare informazioni, eccetera. Tali costi influenzano lorganizzazione aziendale.
Si veda ad esempio Kirzner, The meaning of the market process.

5.

Ci costituisce il problema positivo del concetto di efficienza. Il problema normativo che la sua
costruzione richiede giudizi di valore (il concetto di welfare improvement non wertfrei e quindi non
scientifico).

Capitolo 11 La critica dello statalismo


La Scuola austriaca stata sempre associata alla difesa della libert di mercato, per via dellappartenenza ideologica
dei suoi esponenti, e tale sodalizio ha accompagnato tutta la storia della Scuola. Menger per primo difese la teoria
economica dagli attacchi della giovane Scuola storica tedesca di economia, tendenzialmente statalista e interventista;
Bhm-Bawerk critic le teorie marxiste, in La conclusione del sistema marxiano. Le posizioni di Mises, Hayek e
Rothbard in campo politico sono infine ben note.
Una delle pi grandi scoperte della Scuola austriaca, la teoria del calcolo economico vista in precedenza, nacque come
critica del socialismo, cio di una societ basata sulla propriet statale dei mezzi di produzione. In questo articolo si
descriver brevemente la critica dellinterventismo, che si pu trovare in Mises I fallimenti dello Stato interventista e in
moltissimi altri testi della Scuola, per poi passare alla critica del socialismo.
Interventismo
Linterventismo la dottrina economica secondo cui il sistematico intervento dello Stato sui prezzi, forzati ad essere
maggiori o minori di quanto il mercato determinerebbe, pu servire a determinati scopi sociali, come rendere pi
economici i generi di prima necessit. In quanto tale, diverso dalla semplice nazionalizzazione di alcune industrie, o
dalla concessione di privilegi di monopolio, o dalla tassazione, o da altre politiche impropriamente chiamate allo stesso
modo.
Il ruolo dei prezzi
Il ruolo dei prezzi nel sistema economico di comunicare informazioni sulle preferenze dei consumatori, sulle
possibilit tecnologiche, sulla disponibilit di capitali. Il funzionamento del sistema dei prezzi strettamente legato a
quello dei profitti e delle perdite: se viene scoperto un nuovo impiego di una risorsa, laccresciuta domanda far
aumentare il prezzo, e questo aumento produrr perdite negli altri settori che impiegano la risorsa, diminuendo
limpiego di questa, fino allaggiustamento verso un nuovo tendenziale equilibrio.
Il prezzo di equilibrio quello per cui la domanda di una merce (tenuto conto di ogni suoi possibile impiego, sia come
bene di consumo sia come fattore di produzione) uguale allofferta della merce (tenuto conto di tutte le tecniche
impiegabili per produrla). Il prezzo di mercato sar uguale al prezzo di equilibrio nei limiti in cui queste opportunit
sono effettivamente scoperte e sfruttate: altrimenti ci sono delle opportunit di profitto residue.
Tetto ai prezzi: scaffali vuoti
Supponiamo che lo Stato fissi un prezzo massimo, inferiore a quello di mercato, per una determinata merce, il latte:
questo sul libero mercato verrebbe venduto, ad esempio, a 2 il litro, ma lo Stato impone un prezzo di 1 il litro.
I primi a subire perdite saranno i commercianti al dettaglio, che probabilmente non saranno in grado di pagare i loro
costi vendendo al nuovo prezzo. I dettaglianti dovranno decidere: o non comprano il latte, e quindi gli scaffali si
svuoteranno, o chiederanno forti sconti ai grossisti.
Ma i grossisti si troveranno nella stessa situazione: magari precedentemente chiedevano 1.5 al litro ai dettaglianti, e
ora non riescono a rientrare nei costi, quindi decideranno di non comprare il latte, o di chiedere forti sconti ai
produttori di latte.
Il risultato finale che un tetto ai prezzi, cio un prezzo massimo, avr come conseguenza lo svuotamento di quel
mercato, e lo spostamento dei fattori di produzione verso altri mercati, ove limpiego sia ancora remunerativo: le
mucche diventeranno bistecche, i camion dei grossisti trasporteranno yogurt, e la produzione di latte diminuir.
Un tetto superiore al prezzo di mercato non ha questi effetti, perch non avrebbe effetto alcuno: del tutto inutile.
anche possibile che un tetto leggermente pi basso del prezzo di mercato non abbia effetti, perch qualche produttore
nella filiera si rassegner ad avere un reddito minore: in questo caso linterventismo solo un modo per ottenere una
redistribuzione dei redditi.1
Pi un mercato concorrenziale, pi questa eventualit improbabile, essendo i margini dei produttori bassi. Agendo
in questo modo non comunque possibile ottenere una cospicua riduzione dei prezzi, in quanto i margini saranno
comunque sempre abbastanza contenuti, e i produttori cercheranno di spostarsi verso altri mercati appena
intravedono margini di guadagno migliori. 2
Il problema reso pi grave dal fatto che il prezzo basso alimenta la domanda, che aumenta mentre lofferta
diminuisce: questo effetto particolarmente grave per i beni con domanda elastica.
Il caso pi puro di tetto ai prezzi quando un bene forzato ad avere prezzo nullo. In questo caso nessuno potr
produrlo, e tutti i produttori fuggiranno immediatamente da quel mercato.
Quando un metodo di razionamento come i prezzi non funziona, si svilupperanno nuovi metodi di razionamento: file ai
banconi, tessere per il pane, corruzione di funzionari, mercato nero.
Pavimento ai prezzi
Il caso opposto si ha quando lo Stato fissa un prezzo minimo, un pavimento sotto il quale non si pu scendere: in
questo caso, sar lofferta ad essere in eccesso rispetto alla domanda, e quindi parte dellofferta andr sprecata.
Ad esempio, fissare un salario minimo al di sopra di quello di mercato crea disoccupazione di lungo termine nelle zone
pi povere, tra i lavoratori pi poveri e meno istruiti, meno capaci di adattarsi o con minore esperienza (come i

giovani). Sono infatti questi ad avere maggiori problemi a produrre abbastanza da pagare i costi del loro lavoro: il
salario minimo ha dunque conseguenze fortemente antisociali, danneggiando i pi deboli ed indifesi.
Esiste una Terza Via?
Ci si potrebbe chiedere se si possano risolvere i problemi creati dallinterventismo costringendo i produttori a rimanere
nel mercato: ci impossibile in assenza di sovvenzioni, perch questi subiranno perdite continue.
Inoltre, gli effetti dellinterventismo partono dal mercato in cui i prezzi sono fissati, e si espandono verso tutti i mercati
dei fattori di produzione a questo associati. Questo significa che linterventismo crea inefficienza, sotto forma di
razionamenti o sprechi di risorse, in una cascata di mercati, distorcendo la logica allocativa del sistema dei prezzi.
Linterventismo come sistema economico a s stante impossibile: o si espandono i controlli dei prezzi a tutti i
mercati, e allora si ha socialismo, o si rimuove linterventismo stesso, ritornando al libero mercato (o a forme di
interventismo improprie che non inibiscono il riequilibrio tra domanda e offerta).
Lintroduzione di tetti ai prezzi tende ad eliminare la possibilit che determinati beni e servizi possano essere forniti dal
mercato, perch impone perdite ai produttori. In questo modo, lambito dei metodi del mercato, cio il libero scambio,
viene ridotto, e a questi si vanno a sostituire metodi alternativi come la fornitura pubblica, le sovvenzioni ai
produttori, le tessere per il pane.
Per colmare le perdite di un produttore infatti possibile sovvenzionarlo, ma molto probabile che un politico, anche
ben intenzionato, non possa fare molto per migliorare la situazione (non per chiaro cosa ci significhi, trattandosi
di un giudizio di valore). Daltra parte, difficile che si trovino sempre e solo politici benintenzionati, ed probabile
che linterventismo vada quindi soprattutto a vantaggio della classe politica.
La teoria originaria dellinterventismo di Mises non si applica a questi casi: una teoria del controllo dei prezzi. Il
risultato della teoria che fissare i prezzi dei beni in maniera diversa dal mercato genera sprechi (quando lofferta
supera la domanda) o razionamenti (quando la domanda supera lofferta) che si ripercuotono in tutti i mercati dei
fattori di produzione impiegati in quelli a prezzi controllati.
Socialismo
Il socialismo un sistema economico basato sulla propriet statale dei mezzi di produzione: nel socialismo non c
mercato dei fattori di produzione, visto che per avere un mercato occorre poterli scambiare, e per scambiarli occorre
esserne proprietari.
Il termine socialismo per pu anche riferirsi ad altri sistemi economici, come il socialismo delle gilde, il
corporativismo fascista, eccetera. In questi casi sono le varie corporazioni delle arti e dei mestieri, a rappresentanza di
lavoratori, capitalisti o entrambi, che prendono decisioni sulla produzione e la distribuzione dei redditi. Oppure si pu
usare il termine per indicare una societ in cui il lavoro dipendente scompare perch tutte le produzioni sono effettuate
da cooperative, in cui i lavoratori sono anche proprietari dellazienda.
Cominceremo ad analizzare il socialismo nella prima accezione.
Limpossibilit del socialismo
Il socialismo impossibilitato ad impiegare gli strumenti del mercato, e quindi a risolvere il problema della complessit
e della dispersione della conoscenza che il mercato affronta e risolve brillantemente in maniera decentrata.
Il comitato di pianificazione infatti dovrebbe decidere cosa e quanto produrre, con che strumenti, con quali tecniche,
dove investire le risorse, come coordinare le varie fasi della produzione il tutto alla cieca, senza un sistema dei prezzi
in grado di fornire informazioni al comitato su opportunit di profitto, scarsit relative, preferenze dei consumatori,
conoscenze disperse, eccetera.
Ci si pu chiedere se possibile fare a meno di questi strumenti: la risposta s, esattamente come nelle economie
pre-monetarie, basate sul baratto. possibile avere un livello primitivo di produttivit, specializzazione e divisione del
lavoro anche senza contabilit dei prezzi: il problema mandare avanti uneconomia avanzata. Il fatto che gli
imprenditori abbiano bisogno della contabilit per mandare avanti le aziende testimonia limportanza del sistema dei
prezzi.
Forse la miglior verifica della correttezza dellanalisi misesiana il fatto che le autorit dellUnione Sovietica cercassero
di copiare i prezzi dai mercati occidentali per avere unidea di cosa fare. Pare infatti che sfruttassero i cataloghi Postal
Market.3
Conoscenza o incentivi?
Il crollo dellUnione Sovietica ha lasciato aperto un dubbio: 4 il problema dellURSS era di calcolo economico, o di
incentivi ai burocrati, come molti, tra gli economisti neoclassici, pensano?
La differenza tra le due spiegazioni che la seconda farebbe intendere che burocrati sufficientemente motivati
sarebbero in grado di far funzionare il sistema economico di una societ capitalista senza bisogno di mercati, e che
lunico ruolo di questi sia semplicemente fornire i corretti incentivi ai produttori.
Sebbene le due spiegazioni siano complementari, la spiegazione misesiana vale anche nellimprobabile caso in cui tutti
i burocrati, dal primo allultimo, siano bene intenzionati e altamente motivati: senza mercati questi non saprebbero
cosa fare.
Sistemi economici alternativi
Oltre al capitalismo di libero mercato, al capitalismo misto, 5 allinterventismo e al socialismo esistono vari tipi sistemi
economici che sono stati proposti: il socialismo delle gilde (detto anche sindacalismo), il corporativismo, e leconomia
di cooperative.

Corporazioni e gilde
Un sistema economico alternativo che stato proposto da alcuni socialisti il cosiddetto sindacalismo, o socialismo
delle gilde. Questi sistemi differiscono dal corporativismo fascista solo per il processo decisionale: bisogna tener conto
o meno delle opinioni dei capitalisti?
A parte questo aspetto, tutti questi sistemi economici si basano sullidea che i produttori di un certo settore
delleconomia si debbano accordare tra loro per decidere, tramite ad esempio accordi di cartello, cosa e come produrre
e come distribuire i redditi.
Il problema principale di questa proposta che in uneconomia dinamica ci saranno dei settori in espansione e altri in
contrazione. I primi non avranno interesse ad aumentare lofferta perch cos avranno redditi maggiori, e i secondi non
potranno spostare risorse (soprattutto lavoro) verso i settori in espansione, perch chiusi, e non avranno risorse da
ridistribuire: in uneconomia di questo tipo, gli aggiustamenti della produzione tra diversi mercati sarebbero
praticamente impossibili.
Tale sistema impedirebbe inoltre ogni forma di innovazione tramite esperimenti locali (come nuovi prodotti o tecniche),
riducendo la concorrenza, ed eliminando gli incentivi imprenditoriali. Ma il problema pi grave che pu fare un uso
molto limitato del calcolo economico, perch ogni settore sarebbe monopolista e gli accordi tra settori sarebbero molto
spesso frutto di contrattazioni bilaterali tra monopolisti. Ci non strettamente vero per i beni non specifici, che
troveranno pi corporazioni interessate, ma lo comunque per quelli specifici ad un particolare settore.
Cooperative
In uneconomia di cooperative, ogni lavoratore anche comproprietario dellimpresa in cui lavora, insieme agli altri
lavoratori. Tale sistema economico ha lo stesso identico difetto del socialismo: non pu sfruttare il calcolo economico.
Il motivo che, non esistendo un mercato dei capitali separato dal mercato del lavoro, impossibile ottenere
separatamente il prezzo per il lavoro (salari) e il prezzo per i capitali (interesse): ma, senza interesse, non possibile
allocare i fattori di produzione tra i vari impieghi alternativi.
Ci si pu chiedere se sia nellinteresse dei lavoratori rischiare di perdere i propri risparmi insieme al lavoro quando la
propria cooperativa va in crisi, e se non sia meglio lasciare libert di scelta nel diversificare i propri capitali. Ma al di l
di queste scelte di valore, rimane il problema che una tale economia non pu funzionare, a meno che non si abbia un
mercato dei capitali esterno, cosa possibile solo se non tutte le aziende sono cooperative: ma questo sistema sarebbe
semplicemente capitalismo. Le cooperative possono svolgere un ruolo sociale, possono forse essere apprezzate dai
lavoratori pi di unazienda, ma non possono soppiantare le imprese senza distruggere la possibilit stessa di avere
uneconomia sviluppata.
1.

2.

3.
4.
5.

Il tetto influenzer la produzione se rilevante al margine: se il commerciante, senza intervento statale,


avrebbe scelto A anzich B, e dopo lintervento B viene preferito ad A, linterventismo ha gli effetti
suddetti. Chiaramente estremamente difficile seguire leffetto sui prezzi e sulle quantit attraverso i vari
mercati dei fattori.
Unendo questo ragionamento alla teoria del capitale precedentemente sviluppata, una possibile
conseguenza di un tetto ai prezzi che non sar possibile tornare nei costi degli investimenti: in questo
caso, nel breve termine non succeder nulla, ma nel lungo termine la capacit produttiva si riveler
insufficiente, perch non converr reinvestire.
Pare anche che le autorit dellArmata Rossa abbiano incaricato degli agenti segreti di tener docchio i
prezzi dei medicinali negli ospedali britannici per prevedere eventuali preparazioni belliche, in quanto la
domanda di medicinali da parte della Royal Army avrebbe aumentato il prezzo di queste merci.
Di ogni evento ci sono sempre tante possibili spiegazioni, e in genere non c alcuna tendenza a
convergere su uninterpretazione unica. Diremo di pi in un capitolo successivo sulla metodologia.
Il capitalismo misto, il sistema economico odierno, capitalismo, perch permette lesistenza di un
mercato dei fattori di produzione, ma si discosta da questo perch introduce una serie di forme proprie o
improprie di interventismo e di pianificazione sociale.

Capitolo 12 Teoria e storia


La metodologia uno degli aspetti pi controversi della Scuola austriaca. La storia della Scuola stata caratterizzata
da dispute metodologiche, sin da quando Menger affermava la necessit della riflessione teorica come primo passo per
la comprensione dei fatti economici, in contrapposizione agli storicisti, 1 che sostenevano che la teoria era inutile e
che raccogliere fatti storici puri fosse lunico obiettivo della scienza economica. Le dispute metodologiche sono
continuate fino ai nostri giorni, coinvolgendo temi quali la formalizzazione matematica, la verificabilit (o falsificabilit)
empirica delle teorie, il ruolo degli hard facts2rispetto ai soft facts,3 eccetera. Alcuni di questi temi verranno
approfonditi nel prossimo articolo.
Abitualmente si ritiene che gli aspetti metodologici siano ovvi e quindi tali discussioni poco interessanti, ma non cos:
i fatti della realt sociale contengono in realt molta pi teoria di quanto ci si renda abitualmente conto, tanto che
nelle scienze sociali dubbio se si possa parlare con sicurezza di fatti, al contrario delle scienze naturali, dove questo
problema meno evidente.
Supponiamo di osservare il pagamento di 100$, a fronte di un precedente pagamento di 95$, in cui 5$ di differenza
rappresentano linteresse. Per descrivere il fatto si sono usati i concetti di pagamento, scambio, credito, interesse: la
quantit di teorie sottostanti considerevole. Supponiamo invece che un macchinario che produrr tra un anno 100
oggetti da 1$ costi oggi 95$: che differenza c rispetto al caso precedente? Fisicamente non c alcuna somiglianza
(salvo i valori numerici), in pratica si tratta di due esempi del genusscambio creditizio.
Come ulteriore esempio, non esiste nulla di osservabile che faccia pensare che sale, argento, oro, e banconote siano
cose simili: la loro funzione prasseologica, cio lo scopo che hanno per lindividuo che li impiega, a renderli
moneta.
Una distinzione fondamentale dellepistemologia austriaca quella tra conoscenza teorica e interpretazione degli eventi
storici (Mises usa i termini Begreifen e Verstehen, rispettivamente).
La teoria
La prima forma di conoscenza della realt sociale la teoria: infatti questa che ci permette di comprendere ed
interpretare la realt, sviluppando i concetti astratti necessari allinterpretazione dei fatti della realt sociale. Tale
tipo di conoscenza teorica, universale, formale e astratta, il Begreifen, consiste nello studio della logica e dei concetti
sottostanti ai fatti.
Ci di cui si parlato nei precedenti articoli teoria: non si fatto riferimento ad eventi della storia, e non si cercato
di comprendere determinate situazioni storiche. Per, i concetti di valore, scambio, interesse,malinvestment possono
essere impiegati per comprendere questi fenomeni, anzi, necessario farne uso per poter capire qualcosa degli eventi
storici.
La realt delleconomia fatta di preferenze individuali, di processi mentali di scelta, valutazione, previsione degli
eventi. Non si conosce molto di questi processi, ma ne sappiamo abbastanza per poter dire che non possibile rid urli
ad algoritmi e prevederli. Non neanche possibile osservarli: ci che d senso alla realt economica non in genere
osservabile.
La teoria a priori: cio precedente allesperienza empirica, e non riconducibile a questa. Secondo Mises, intuendo
un tema successivamente ripreso da Hayek 4 in Lordine sensoriale, lindividuo umano nasce con una struttura mentale
(la priori) che gli consente di vedere e interpretare la realt: tali categorie concettuali rappresentano la struttura
logica sottostante la nostra esperienza. Questa struttura logica il punto di partenza della nostra conoscenza del
mondo esterno.
Il fatto che la teoria sia a priori non significa che sia nota per scienza infusa, infallibile, o completa: la teorizzazione
pu condurre ad errori e pu non dare spiegazioni soddisfacenti. Il valore della teoria sta nella sua capacit di farci
comprendere la realt, cio di fornire strumenti concettuali e spiegazioni: se tali concetti sono comuni a tutti gli
uomini, possibile una conoscenza universale teorica.
In termini pi semplici: non conosciamo ogni singolo determinante del tasso di interesse, ma sappiamo cosa il tasso
di interesse e come agiscono i fattori che lo determinano. Astraendo da tutti i dettagli specifici e singolari di un evento
storico, quindi, conosciamo alcune relazioni logiche necessarie tra i concetti teorici: dopo aver sviluppato la teoria,
siamo in grado di cominciare a capire la storia.
La storia
Lastrattezza del ragionamento precedente acquisisce comprensibilit quando si riflette sul concetto di storia,
complementare a quello di teoria.
La storia un insieme di eventi, comprensibile soltanto grazie alle categorie derivate dalla teoria, ma non
riconducibile per intero a questa. La storia ha sempre un elemento ineliminabile di individualit, che non si pu
ricondurre o derivare dalla teoria: in una determinata situazione storica, determinati individui hanno compiuto
determinate scelte, avuto determinate idee, eccetera. Tali eventi non sono riconducibili a teoria in quanto
rappresentano degli unicum: non la neve che ha creato gli sci, ma gli esseri umani, e tale idea venuta agli
scandinavi e non agli alpini, nonostante si trovassero di fronte a problemi simili (lesempio di Mises). La

comprensione dei dettagli individuali di una situazione storica prende il nome di Verstehen: Luigi XIV era mosso dalla
ricerca della gloire del suo casato e i consumatori apprezzano i fast food sono esempi di Verstehen. Non possibile
dire a priori se una determinata merce piacer ai consumatori, ma possibile capire a priori, cio teoricamente, i
concetti di domanda e offerta, e usarli per interpretare i fenomeni storici, come lintroduzione, appunto, di una nuova
merce sul mercato.
Unaltra peculiarit epistemologica della storia la complessit: ogni evento storico il risultato di innumerevoli
processi che si sovrappongono, e quindi ha molteplici cause, non tutte note. La teoria aiuta a ripercorrere gli intricati
fili che legano i vari eventi storici, fornendo lo schema concettuale ed esplicativo di questi eventi, ma non in grado di
spiegare ogni dettaglio, n in linea di massima sempre possibile conoscere lo stato del mondo tramite
osservazione.5
Per questi motivi, la storia non riducibile alla teoria, e non lecito sperare che la teoria possa fornire una spiegazione
completa e di ogni evento storico: gli stessi problemi epistemologici di cui si parlato nellarticolo sul calcolo
economico devono quindi anche essere affrontati dalleconomista che vuole applicare le teorie alla comprensione della
realt.
I fatti delleconomia sono spesso qualitativi e non-osservabili, anche se esistono anche grandezze quantitative e
osservabili, come i prezzi e le quantit fisiche di input ed output nella produzione. Un esempio di fatto qualitativo il
valore: mentre la preferenza pu essere osservata A ha preferito X a Y, non pu essere misurata (la frase A
preferisce X 1.5 volte pi di Y non ha senso).
Nonostante la contabilit nazionale, non quantificabile il valore totale del prodotto nazionale, perch il valore, come
concetto, sempre e solo individuale, soggettivo, e relativo allazione. Non quantificabile linflazione, perch dipende
dalle variazioni tecnologiche, dal paniere di beni scelto, dalle scelte di consumo del singolo consumatore, dagli effetti di
sostituzione tra le varie merci, e dai prezzi relativi tra le varie merci (e questi dettagli non si ripetono mai due volte
allo stesso modo, anche se influenzano tutti il risultato!). possibile accorgersi che i prezzi variano, ma non esiste un
tasso di inflazione, perch i prezzi non variano tutti allo stesso modo. Dire che il tasso di inflazione (come aggregato)
non esista diverso dallaffermare che sia difficile da misurare: anche se gli econometristi diventassero onniscienti, il
tasso di inflazione rimarrebbe un concetto astratto e indeterminato, la cui definizione dipende da una miriade di ipotesi
pi o meno arbitrarie.
Per quanto riguarda i non-osservabili, a titolo di esempio, possibile citare tutti gli eventi mentali, le preferenze, e le
conoscenze degli agenti economici; il tasso naturale di interesse; la volontariet o meno della disoccupazione; la
sostenibilit di una struttura di debito; la sostenibilit dei piani di investimento (e quindi il suo opposto:
il malinvestment6).
Esistono poi i fatti che sono osservabili, magari anche quantificabili, ma che non si conoscono: questo sembrerebbe un
problema che, in linea di principio, una pi accurata ricerca storica potrebbe risolvere. Si noti per che, per via del
problema di complessit legato al calcolo economico, non in genere possibile conoscere lo stato del sistema
economico in ogni dettaglio, in quanto dipendente da troppe variabili, in genere dipendenti dal tempo. In un certo
senso gli economisti applicati sono debitori nei confronti del mercato per i dati, tanto quanto gli imprenditori: per
questo concettualmente errato pensare di conoscere di per s ci che in realt si conosce solo grazie al mercato,
dando per scontato che queste informazioni sarebbero disponibili anche in sua assenza.
Legami tra teoria e storia
Per la scuola austriaca viene prima la teoria e poi la storia: non possibile neanche raccogliere materiali storici senza
una teoria, perch la raccolta dei fatti storici, cio la cernita di ci che o meno rilevante, gi di per s un problema
teorico.
Chiaramente, possibile fare ricerca storica senza esplicitare la teoria sottostante alle scelte che si operano nel
selezionare, e poi interpretare, il materiale storiografico: ma non fare una scelta esplicita non significa non fare una
scelta tout court. Una teoria, magari mediocre, implicita in ogni aspetto delloperare di uno storico, perch i fatti
oggettivi non esistono.
Ad esempio, un economista suggerir di cercare rigidit nel mercato del lavoro per spiegare che in determinate epoche
storiche c stato un elevato tasso di disoccupazione. Un altro, animato da differenti teorie andr a cercare altri tipi di
fatti per spiegare il fenomeno in questione: la scarsit di domanda aggregata, leccessiva domanda di moneta, o
altro.
Il fatto che la teoria sia a priori non significa che la conoscenza empirica non abbia alcun effetto sulla teorizzazione: lo
scopo della scienza capire la realt, e la teoria va valutata in base alla sua capacit di consentirne la comprensione.
Alcune ipotesi sono di origine empirica: la complessit della struttura produttiva, e la necessit del calcolo economico,
ad esempio, sono delle ipotesi empiriche necessarie per affermare che il socialismo non realizzabile, e largomento di
Mises si limita ad affermare che il socialismo non pu far uso del calcolo economico.
Ma il calcolo economico potrebbe non essere necessario, come ad esempio in uneconomia primitiva. Per completare il
ragionamento bisogna quindi affermare che la situazione attuale rende necessario il calcolo economico, se si vuole
mantenere la struttura produttiva intatta o addirittura accrescerla. 7 Questa affermazione ha contenuto empirico e non
quindi a priori.
Sarebbe possibile sviluppare la teoria a priori di uneconomia di baratto, ma lesistenza della moneta rende
scientificamente rilevante sviluppare la teoria a priori di uneconomia monetaria, complessa, con calcolo economico e

divisione del lavoro.


Ma quanto si passa da un mondo allaltro? La chiarezza concettuale della teoria lascia il campo ad una continua scala di
grigi quando si passa alla storia. Uneconomia in fase di sviluppo prima o poi avr bisogno del calcolo economico;
uneconomia di baratto in cui si sviluppano scambi indiretti prima o poi dar luogo ad un sistema dei prezzi: il tracciare
il confine tra il prima e il poi rappresenta un problema di giudizio storico.
Riassumendo: la teoria ci consente di dire a priori che il socialismo non potr fare uso del calcolo economico per
coordinare la produzione. La conoscenza, a posteriori, della necessit della contabilit nelleconomia moderna per
necessaria per completare largomento.
Alcune generalizzazioni empiriche sono cos evidenti che non vale la pena considerarle giudizi storici: ad esempio, una
teoria che ipotizzasse leterogeneit dei gusti dei consumatori e deducesse conseguenze da questa ipotesi sarebbe
sicuramente vera nel mondo reale. Il problema vero si ha quando le ipotesi empiriche necessarie a completare un
argomento non sono certe, magari perch si riferiscono a condizioni non osservabili.
Confronto con altre scuole di pensiero
La visione misesiana della metodologia anti-deterministica, in quanto non ritiene che la storia sia determinata da
qualche teoria conosciuta dal profeta di turno, e quindi si pone in contrasto con le tesi dello storicismo. 8
Unaltra dottrina che ha avuto una certa influenza nelle scienze sociali il behaviorismo, che asserisce che, non
essendo gli stati mentali osservabili, una vera scienza non pu tenerne conto, e quindi occorre considerare il
comportamento umano senza riferimenti agli stati di coscienza, i fini, le intenzioni, eccetera. La Scuola austriaca
lesatto contrario di ci. Si fa a volte confusione tra le due cose per via del concetto di azione umana: lazione umana
non per comportamento, ma comportamento dotato di senso, e il senso uno stato mentale.
Un esempio di tale confusione si ha nella critica del concetto di indifferenza: Rothbard ha sostenuto che nessuno pu
dimostrare sperimentalmente lindifferenza tra due beni, perch un individuo o sceglie luno, o sceglie laltro,
dimostrando sempre preferenze, e mai indifferenza. Largomento di Rothbard una critica allawelfare economics, che
passa dalla scelta allindifferenza perch suppone equilibrio e divisibilit dei beni. 9 Per alcuni critici ci behaviorismo,
ma si tratta di uninterpretazione errata.
Rimangono da considerare due temi metodologici: il ruolo del formalismo matematico, e il ruolo delle prove empiriche.
Secondo le opinioni comuni in economia, entrambe le cose sono requisiti fondamentali per avere una disciplina
propriamente scientifica: lidea che le scienze sociali debbano copiare i metodi delle scienze naturali stata chiamata
scientismo da Hayek. Di questi due temi si parler nel prossimo articolo.
1.

2.
3.
4.

5.
6.

7.
8.

9.

Il termine ha diversi significati. Lo storicismo a cui si fa riferimento quello della scuola tedesca di
economia: la tesi secondo la quale possibile comprendere la realt tramite la pura osservazione, senza
necessit di una teoria. Il termine pu anche indicare lidea secondo cui il cammino della storia
predeterminato (anche ci criticato dagli austriaci). Non ultimo, si usa il termine per indicare la teoria
secondo cui le istituzioni politiche, giuridiche ed economiche hanno sempre un elemento contingente,
individuale, storico, e non sono mai universali, perlomeno non nei dettagli.
Dati statistici, misure
Testimonianze, opinioni, scritti
Nonostante alcune somiglianze, lepistemologia di Hayek non pu essere considerata basata sulla priori
come quella di Mises, che stiamo descrivendo. Quanto di sostanziale e quanto di lessicale ci sia nelle
differenze tra i due non affatto una domanda semplice, anche perch gli scritti di Hayek non hanno mai
brillato per chiarezza e sistematicit.
Ad esempio, non possibile osservare molte determinanti del processo economico che sono rilevanti,
come ad esempio i processi mentali che portano a prendere decisioni, i dettagli sui metodi di produzione
disponibili e la disponibilit di fattori di produzione.
Ci rappresenta un limite della teoria austriaca, anche o pi precisamente un limite delle scienze sociali:
alcuni fatti rilevanti possono non essere osservabili e misurabili, e quindi diventa difficile giudicarne la
rilevanza. Ad esempio, il deficit commerciale americano per alcuni dovuto allelevata fiducia
nelleconomia USA, per altri leffetto dannoso delle distorsioni monetarie: la disputa potrebbe essere
risolta se fossero noti tutti i dettagli sulla sostenibilit del debito commerciale e sulle sue cause, ma ci
non in genere possibile. Si tratta di un problema di giudizio storico: la teoria non fornisce tutte le
risposte.
Se si vuole far morire tutti di fame, ovviamente, il socialismo non solo possibile, ma anche auspicabile.
Dubito che esistano molte persone disposte a pagare cos cara la diffidenza verso lordine di mercato.
Nel senso di Popper, Miseria dello storicismo. Popper, anche lui un austriaco, indirettamente legato alla
Scuola austriaca di economia, per via della sua influenza su Hayek, ma le sue tesi metodologiche sono in
contrasto con quelle di Mises, in quanto il suo falsificazionismo comunque una forma di controllo
empirico della teoria, la cui possibilit negata dagli austriaci, nel caso delle scienze sociali.
Allequilibrio, un bene indivisibile sar consumato finch lutilit marginale diventer uguale a quella di
tutti gli altri beni: quindi c indifferenza tra i vari beni. Tolte queste due condizioni, lindifferenza diventa
un concetto empiricamente vuoto.

Capitolo 13 Modelli matematici e metodi sperimentali


La Scuola austriaca caratterizzata da una certa avversione per la formalizzazione matematica, e per unanaloga
diffidenza verso i metodi sperimentali. Tali caratteristiche vanno analizzate alla luce della distinzione
tra Begreifen e Verstehen del precedente capitolo.
La matematica e il metodo sperimentale sono spesso considerati dei requisiti necessari per la scienza, anche se non
dagli austriaci. Sebbene sarebbe auspicabile che i problemi epistemologici delle scienze sociali fossero simili a quelli
delle scienze naturali, il contesto espistemologico non una variabile che lo scienziato pu scegliere: e la
formalizzazione matematica o la falsificabilit sperimentale non sono in genere utilizzabili nelle scienze sociali. Per
salvare la teoria economica, e con essa luso della ragione nella comprensione dei fenomeni economici, occorre una
metodologia che tenga conto delle specificit epistemologiche delle scienze sociali.
Metodi sperimentali: gli austriaci
Le teorie economiche non possono essere verificate o falsificate dallesperienza. Consideriamo ad esempio la teoria
della parit di potere dacquisto: lintuizione di base che, se ci sono tre beni, i prezzi di uno dei beni in termini degli
altri due devono sottostare a determinate condizioni, affinch siano eliminate opportunit di guadagno istantanee e
prive di rischio, che allequilibrio non possono esistere, e che tendenzialmente verranno spazzate via dallazione
imprenditoriale.
Ad esempio, supponiamo di avere tre merci, i dollari, gli euro e le mele. Se una mela costa 1 e 2$, ma 1 costa 1$,
abbiamo unovvia opportunit di profitto: si compra una mela con 1, si vende una mela in cambio di 2$, e poi si
cambiano 2$ in 2. In questo modo, possibile guadagnare il 100% senza rischio e istantaneamente: tale situazione
non pu durare. Se il prezzo della mela scende a 1.5$, e sale a 1.5, a cambio costante, le opportunit di profitto non
ci sono pi.
Questo ragionamento pu essere generalizzato: pu riferirsi a due sistemi economici, come lEuropa e gli Stati Uniti, e
a panieri di merci. Ma allora possiamo dire che, in un mondo ideale dove gli scambi e il trasporto di beni non sono
costosi, il potere dacquisto in dollari e quello in euro saranno proporzionali al tasso di cambio.
Il problema della teoria della parit di potere dacquisto nella sua forma pi elementare che non in genere vero che
il tasso di cambio uguagli sempre il potere dacquisto relativo. Il perch ovvio: costi di transazione, costi di trasporto,
presenza di beni non trasportabili.
Una teoria della parit di potere dacquisto in grado di tener conto di tutti questi fattori sarebbe estremamente
complessa, e, verosimilmente, richiederebbe la conoscenza di una quantit di dettagli su ogni singola merce da essere
probabilmente inutilizzabile.
Abbiamo una scelta: o si fa una teoria sufficientemente semplice da essere falsificabile, e questa teoria sar quasi
sicuramente falsa, o si fa una teoria generale sufficientemente ricca da spiegare la realt, ma troppo ricca per poter
essere controllata sperimentalmente.
Tutto ci fa pensare che le teorie economiche si dividano in due categorie: quelle non controllabili e quelle errate. Gli
austriaci non hanno difficolt a preferire le prime, perch lo scopo della teoria economica per loro quello di
comprendere la realt economica, e in linea di massima tale comprensione non si presta, se non occasionalmente, al
controllo sperimentale. I neoclassici invece hanno sistematicamente negato tale problema, e costruiscono teorie a
partire da ipotesi che tutti sanno essere errate (informazione perfetta, equilibrio generale, numero di strategie
predeterminato,1 assenza di costi di transazione), nella speranza di poter ottenere delle teorie falsificabili. Ma se tale
metodologia irragionevole nel semplice caso della teoria della parit di potere dacquisto, come si pu pensare che
sia ragionevole nella teoria del ciclo, in presenza di strutture produttive complesse, al di fuori dellequilibrio, in
presenza di irriducibile ignoranza?
Di fatto, nessun economista neoclassico ha mai provato a verificare o falsificare tutti gli aspetti delle sue teorie, ma
rimane aperta la possibilit che possa verificare o falsificare il singolo modello e ottenere un modello corretto della
realt economica. Tutti gli economisti quindi ragionano a priori, per ottenere modelli, ma alcuni ritengono di poter
controllare a posteriori questi modelli e quindi la teoria sottostante.
Metodi sperimentali: i neoclassici
La maggior parte delle ipotesi sottostanti ai modelli neoclassici sono false: la speranza del metodo positivista che
dal falso si possa approssimare per induzione il vero, confrontando le predizioni delle teorie con la realt e limando le
ipotesi fino a fare predizioni corrette. Ci richiede la creazione di teorie che contengano non solo ipotesi economiche in
senso stretto, ma anche ipotesi sul comportamento degli individui, le loro informazioni, i loro processi decisionali,2 i
loro fini, oltre ai dettagli sulla produzione e lo stato della natura. In buona sostanza, bisogna creare un modello del
comportamento individuale concreto, e quindi si ha una commistione tra teoria economica, ipotesi psicologiche e
conoscenze ingegneristiche: si preferisce trascurare per tali complicazioni e fare ipotesi irrealistiche sulla produzione
e sulla psicologia degli individui.
Si pu fare? La proliferazione esponenziale di modelli matematici sembra essere un trend delleconomia neoclassica:
parrebbe non esserci convergenza verso una teoria vera. Del resto, in un mondo complesso, esistono molte teorie
corrispondenti ai dati osservati, perch ogni situazione storica dipende da molti fattori, spesso non noti, o addirittura
non osservabili.

Se qualcosa nel modello non va, si aggiunge qualcosa e si inglobano i nuovi dati sperimentali. Dopo qualche anno
(magari viene una grande depressione, una stagflazione o un crollo della new economy) si ha un periodo di fermento,
da cui usciranno nuovi modelli, ancora pi complessi e sofisticati, ma che verosimilmente non dureranno pi dei
precedenti.
Nel frattempo, per fortuna, rimane un core di principi di base pi o meno costanti (razionalit, stazionariet, equilibrio)
che sopravvive alle verifiche sperimentali, e probabilmente sopravvive solo in quanto non falsificabile. Tale core non
infatti sottoposto, se non retoricamente, allo stesso scrutinio sperimentale a cui si sottopongono i singoli modelli.
Il problema che un core di strumenti sufficientemente flessibile da replicare ogni risultato sperimentale proprio per
questo non falsificabile. Gli economisti neoclassici fingono che ci non sia vero, o comunque sottovalutano il problema:
si pu dire quindi che facciano buona teoria economica 3 andando contro i propri principi.
Leconomista David Romer se n accorto: in Advanced Macroeconomics afferma che alcune teorie macroeconomiche
moderne (quelle neo-keynesiane) sono troppo flessibili per essere falsificabili. Servono per ancora due passi per
accettare lepistemologia austriaca: capire che la falsificabilit essenzialmente impossibile nella teoria economica, e
salvare la possibilit della teoria ritenendo che la riflessione teorica ha comunque un ruolo fondamentale, anche se a
priori.
Il problema della ricchezza esplicativa
Pi una teoria ricca meno falsificabile, quindi le uniche teorie che vanno bene per il positivismo sono quelle errate,
visto che la realt economica irriducibilmente complessa.
Consideriamo il problema della capacit produttiva inutilizzata: per un keynesiano lesistenza di beni capitali non
utilizzati di per s la prova che la domanda aggregata insufficiente. La cosa non deve stupire, perch nel suo
paradigma teorico lunica spiegazione concepibile.
Per la teoria austriaca del capitale esiste una spiegazione alternativa: che i beni capitali siano submarginali, siano cio
razionalmente non impiegabili, in quanto richiederebbero investimenti aggiuntivi e altri fattori di produzione
complementari il cui costo non sarebbe coperto.
Chi vede il capitale come una grandezza omogenea non pu capire un tale ragionamento. Ma laustriaco, che possiede
gli strumenti concettuali per concepire questa spiegazione, si trova di fronte ad un altro tipo di problema: come
determinare se un capitale submarginale o meno? Non sta scritto sul libretto di istruzioni del macchinario
Il problema sta nel voler forzare la teoria ad essere come la storia, ma questa transustantazione inverosimile: se la
convergenza sulle interpretazioni in storia un processo lungo e complesso, ammesso che avvenga, come pensare di
usarlo per convergere sulle teorie stesse?
Limiti del metodo matematico
Se si pu avere una certa simpatia per il metodo empirico, perch ha comunque il merito di provare ad ancorare la
teoria alla realt, impedendole di diventare uninconcludente disquisizione sul sesso degli angeli, lo stesso non si pu
dire delluso della matematica nella teoria economica, che ha danneggiato lo sviluppo della teoria economica
nellultimo secolo.
Sebbene i tentativi di formalizzare matematicamente la teoria economica abbiano avuto origine nel periodo in cui il
positivismo filosofico era al suo apice, la fine dellOttocento, si pu parlare di economia matematica solo a partire dagli
anni 50, con i modelli di equilibrio economico generale in microeconomia e il modello di Solow nella teoria della
crescita.
Per capire il danno che il feticismo del formalismo ha procurato alleconomia teorica non c migliore esempio di
questultima: la teoria di Solow povera, fondata com su unidea di crescita economica, la crescita bilanciata, che
non ha la minima attinenza con i processi di crescita reali. Ancora oggi, nei libri di testo di macroeconomia, si legge la
scempiaggine secondo cui i risparmi non influenzano la crescita nel lungo periodo: si tratta di un artefatto
matematico delle ipotesi di Solow, non certo unaffermazione ragionevole!
Dopo alcuni decenni qualcuno si accorto che i risparmi possono influenzare la tecnologia, e che ci sono spesso nel
sistema economico vantaggi di specializzazione che creano ritorni crescenti. In questo modo, la teoria della crescita ha
smesso di essere assurda, ed finalmente diventata banale.
Leconomia matematica ha inseguito la teoria economica per decenni: quando gli strumenti formali permettevano solo
analisi di equilibrio competitivo, si limitava a queste; poi sono arrivate le aspettative razionali, e successivamente gli
sviluppi della teoria dei giochi hanno consentito di avvicinarsi allo studio dei processi di mercato in maniera pi
dinamica e realistica.
Se la matematica continua a progredire, presto lintero edificio delleconomia austriaca diventer parte delleconomia
matematica: a questo punto si sar completato un ciclo, e si scoprir che sono stati spesi decenni di tempo per tornare
al punto di partenza. Molti insight della teoria economica austriaca sono ancora trascurati, in attesa che qualche nuova
formulazione matematica li renda di nuovo legittimi cittadini delledificio delleconomia teorica neoclassica.
La storia della curva di Phillips esemplifica le limitazioni del metodo neoclassico. Negli anni 50 un economista not
che, se disegnava inflazione e disoccupazione su un piano, otteneva una relazione decrescente: gli economisti si
convinsero quindi che linflazione era la cura per la disoccupazione, affermazione che avrebbe fatto disperare qualsiasi

professore di economia di pochi decenni prima, con probabile defenestrazione dello studente in sede di esame. Venti
anni dopo, Milton Friedman si accorse che cera qualcosa che non andava nella teoria: perch i lavoratori dovrebbero
rimanere sistematicamente illusi dalla politica monetaria? Hayek aveva detto la stessa cosa nel 1937: ventanni prima
di Phillips.
La curva di Phillips, a differenza della maggior parte della teoria economica, falsificabile. Friedman riusc per a
dimostrarla scorretta prima della stagflazione degli anni 70 che la falsific empiricamente: la buona economia non
segue le mode metodologiche.
Hard facts e soft facts
Ci sono tante cose difficilmente giustificabili dal punto di vista dellepistemologia austriaca nella sociologia dellattuale
Scuola austriaca: spesso sembra che gli attuali esponenti credano, dicano e facciano cose non giustificabili alla luce dei
principi che professano.
Se i metodi matematici per leconomia teorica sono stati una iattura, non si pu dire lo stesso per lapplicazione di
metodi quantitativi a quello che gli austriaci chiamano ricerca storica, ma che tutto il mondo chiama semplicemente
teoria economica.4
Consideriamo ad esempio lequazione di Black e Scholes in economia finanziaria: un modello di come viene
determinato il prezzo di unopzione. Nessuno crede che le ipotesi sottostanti siano realistiche, ma in prima
approssimazione lequazione dimostra come il prezzo dipende da una serie di fattori di mercato, come la volatilit dei
prezzi o la durata del contratto. Nella pratica finanziaria lequazione di Black e Scholes non viene usata cos com, ma
ha dato vita ad una serie di correzioni euristiche non altrettanto eleganti (ma in uno strumento usato per fini pratici
leleganza non una virt), che sono effettivamente usate dalla comunit finanziaria.
Non c nulla di male nellusare strumenti quantitativi: il calcolo economico di cui si parlato in un precedente articolo
gi uno strumento quantitativo. Nellambito delleconomia applicata (supporto alle scelte imprenditoriali, indagine
delle cause degli eventi storici, consigli al principe) i metodi quantitativi, e i cosiddettihard facts, statistiche, tabelle,
figure, possono avere un ruolo, anche se probabilmente minore di quanto gli economisti neoclassici immaginino: lo
studio nella storia non si riduce ad una serie di regressioni tra numero di soldati e vittorie militari.
I soft facts hanno, nella realt economica quanto nella realt sociale, un ruolo importante, ma il fatto che in economia
ci sia un sistema dei prezzi, cosa che non c, ad esempio, nella pratica delle Relazioni Internazionali, fa pensare che
gli hard facts possano avere un ruolo maggiore in economia rispetto alle altre scienze sociali.
Gli austriaci rifiutati su basi metafisiche
Lempirismo metafisica, e rifiutare una teoria economica in base ad un principio irragionevole significa sacrificare la
ricerca scientifica sullaltare di un pregiudizio filosofico. La Scuola austriaca ha molto da aggiungere alla comprensione
odierna dei processi di mercato, e nei precedenti articoli si sono forniti vari spunti a riguardo.
La cosa a cui prestare attenzione non la contraddizione logica implicita nel rifarsi in chiave anti-filosofica ai fatti:
questa curiosit pu interessare gli studiosi di filosofia, ma non impedir mai agli economisti di dire Ora che so che
fino a ieri avevo sbagliato filosofia, quindi da domani continuer a fare ricerca esattamente come ieri.
Quello che conta di un ragionamento metodologico che ci aiuti a fare migliore ricerca: la teoria e la pratica
economiche possono essere migliorate, una volta liberatisi da certi pregiudizi legati a correnti filosofiche morte da
decenni, e che solo nella scienza economica sembrano esser ancora presi sul serio.
Note
1.
2.

3.
4.

Il ragionamento non cambia se si passa dalla teoria dellequilibrio generale alla teoria dei giochi.
C un problema terminologico. Per gli austriaci, preferire il latte alla birra non unipotesi economica,
un dato psicologico. Per i neoclassici specificare una funzione di preferenze una necessit metodologica,
perch non potrebbero verificare sperimentalmente se poi lindividuo sceglier il latte o la birra senza tale
ipotesi. La teoria austriaca formale, cio non riguarda i dati effettivi di una situazione economica, ma
soltanto la logica sottostante. Che vale in tutti i possibili casi. Tale logica necessaria ad interpretare la
situazione che si analizza, ma non sufficiente: la Storia del resto non pu essere indifferente alla scelta
tra birra e latte.
Ad esempio, moral hazard, ottimizzazione intertemporale e paradosso del prigioniero.
Gran parte delle dispute metodologiche si possono raggruppare in due categorie: le incomprensioni
lessicali (ad esempio il differente significato della parola teoria) e il pragmatismo (quando i principi
metodologici professati non sono coerenti con la pratica effettiva). Io ho cercato di focalizzarmi su una
terza categoria: quella delle differenze metodologiche reali e significative.

Conclusioni e approfondimenti
In questa serie di articoli si fornita una panoramica su vari aspetti delle teorie economiche della Scuola austriaca: in
questo verranno riassunte le principali peculiarit delle teorie della Scuola, e le differenze e le somiglianze rispetto
alleconomia neoclassica ortodossa.
Specificit della Scuola austriaca

Soggettivismo Per la Scuola austriaca, leconomia si occupa dello studio dellazione umana e delle
relazioni tra azioni individuali. Lazione umana il risultato di preferenze soggettive, conoscenze
soggettive, processi decisionali soggettivi: non si nega certo che i gravi cadano per via di una legge
oggettiva, ma finch leconomia economia, e non psicologia, ingegneria o geologia, la realt ambientale
rilevante solo in quanto influenza lazione umana. Tale aspetto sembra comune alle due Scuole, ma non
del tutto corretto: soprattutto in economia del benessere, ad esempio, si parla infatti di costi e benefici
sociali, deadweight losses e altri concetti privi di senso per la teoria soggettiva del valore.
Imprenditorialit La teoria dei giochi, lo strumento usato dai neoclassici per descrivere il processo di
mercato, non imprenditoriale per definizione: nel momento in cui si formula matematicamente il
comportamento umano, infatti, la sorpresa, lintelligenza, la creativit e linnovazione non possono giocare
alcun ruolo. Il concetto di imprenditorialit il fulcro della teoria austriaca, in quanto lelemento che
anima il mercato: nella teoria dei giochi tale elemento non c, nella teoria dellequilibrio generale non ce
n addirittura bisogno. Se fosse possibile fare teoria economica fingendo che la capacit di individuare
soluzioni e strategie innovative non giochi alcun ruolo, tale difetto sarebbe trascurabile.
Struttura della produzione La produzione neoclassica atemporale, e spesso trascura leterogeneit dei
fattori: c un bene omogeneo (il capitale) che produce beni omogenei (loutput delleconomia) con la
cooperazione di un altro fattore omogeneo (il lavoro). 1 Si pensa cio che leconomia si possa comprendere
trascurando la struttura del capitale.
Non-neutralit monetaria Per i neoclassici la moneta ha effetto solo nel breve termine (un paio danni),
successivamente leffetto sulla produzione lascia il posto ad un semplice aumento dei prezzi. Gli austriaci
sottolineano che la moneta influenza la struttura della produzione e, in assenza di una teoria di tale
struttura: leffetto trascurato dai neoclassici, mentre per gli austriaci fondamentale, perch alla base
della teoria del ciclo. Un altro aspetto legato alla povert della teoria monetaria ortodossa, in assenza di
una teoria della produzione, quello dei costi dellinflazione, che sono sistematicamente sottovalutati
dal mainstream, in quanto i suoi effetti strutturali (malinvestment) non possono essere valutati.
Calcolo economico Questo il tema pi importante delle teorie austriache: alla base della visione del
processo di mercato, in quanto spiega la fondamentale importanza del sistema dei prezzi; alla base della
critica del socialismo e di altri mondi alternativi che non sono alternativi per nulla; un aspetto
fondamentale dellepistemologia: senza la complessit del sistema economico non ci sarebbe bisogno di
distinguere teoria e storia, e probabilmente il ruolo della falsificabilit empirica delle teorie sarebbe
maggiore. Lidea del calcolo economico fondamentale per la comprensione di molte istituzioni: permette
la coordinazione tra individui e quindi estende le possibilit della cooperazione sociale. Se lidea di base del
liberalismo che le persone possano convivere senza un dittatore sociale che decida dei potenziali
conflitti, la teoria del calcolo economico rappresenta la base del paradigma esplicativo necessario a
comprendere ci che rende una tale societ possibile. Si pu dire che la base per una teoria delle
istituzioni veramente realistica e per interi capitoli di law & economics. Il tema rilevante per
lorganizzazione industriale e per la finanza perch questi strumenti servono allimprenditore, e la
complessit (misesiana) e la conoscenza (hayekiana) sono i due principali problemi che questi deve
affrontare.

Convergenze

Fondamenti microeconomici della macroeconomia Alla nascita, la macroeconomia era un qualcosa di


diverso dal corpus delle teorie economiche, non facendo uso dellanalisi economica standard. Non pi
cos: al giorno doggi la macroeconomia in cui interagiscono aggregati e medie aritmetiche stata
sostituita da una macroeconomia in cui le grandezze aggregate sono generate da scelte individuali. Che la
macroeconomia non fosse separabile dalla microeconomia gli austriaci lo hanno sempre sostenuto.
Complessit del giudizio pratico Limpressione che si ha leggendo testi che cercano di fornire una
panoramica delle varie teorie neoclassiche, come Advanced Macroeconomics di David Romer, che i
neoclassici siano sommersi da teorie e non sappiano come sceglierle. Le teorie possibili sono infinite, e il
tempo per verificarle finito: spiegare un fenomeno storico una cosa complessa, come afferma
lepistemologia austriaca. Forse quando si disegnavano diagrammi IS/LM si poteva avere lillusione che il
sistema economico fosse semplice, ma questa illusione passata. Bisogna per ancora trarne le
conseguenze: se ci sono pi teorie che fatti economici, il paradigma empirista nei guai. Per ottenere
una teoria bisogna quindi basarsi sulla credibilit dei suoi assunti, e non solo sui fatti: e questo lo fanno
in pratica tutti, o quasi.2 Ma questo passaggio implica un riavvicinamento alla distinzione austriaca tra
teoria e storia: la teoria un insieme di strumenti concettuali, la storia un insieme estremamente
complesso di eventi.
Teoria dei giochi e processo di mercato La teoria dei giochi si rivelata un buon modo per descrivere il
processo di mercato, e quindi rappresenta un genuino passo avanti verso la comprensione

microeconomica del funzionamento del sistema economico rispetto ai modelli di equilibrio generale.
Siccome il mercato come processo unidea tipicamente austriaca, anche in questo caso sembra esserci
un avvicinamento tra le due Scuole. Ci sono degli aspetti della teoria dei giochi che sono per ancora
irrealistici: gli individui hanno uno spazio delle soluzioni predeterminato, le mosse possibili sono
predeterminate, spesso3 si suppone che di informazione ce ne sia pi di quanto realistico supporre,
lanalisi riguarda in genere solo stati di equilibrio. Si ha inoltre limpressione che si possano concepire tanti
di quei giochi che, con un po di fantasia, ogni risultato sperimentale si pu replicare: anche questo
potrebbe aiutare a far passare il messaggio epistemologico austriaco. Si noti che il problema della teoria
dei giochi che si suppone che la struttura del gioco sia nota: come se qualche essere onnisciente facesse
giocare gli agenti economici con regole fisse. Nella realt, la struttura del gioco in genere ignota, e gli
aspetti rilevanti nei singoli casi storici sono quasi sempre complessi e non raramente inosservabili.
Informazione imperfetta Grandi progressi teorici sono stati compiuti grazie alla formalizzazione
matematica dellinformazione incompleta: supponendo che linformazione non sia completa si pu ottenere
una visione pi realistica e profonda del processo di mercato. Questo sviluppo delleconomia neoclassica si
presta per ad una seria critica: la struttura dellignoranza in un mercato non data (leconomista
almeno tanto ignorante quanto gli operatori), e gran parte dellinformazione rilevante creata dal
processo stesso. Ci in equilibrio non si vede, perch i prezzi dicono tutto quello che c da dire: ma nel
mercato ci non vero, e i prezzi pi che fornire informazione perfetta devono coordinare piani individuali.

Cosa accadr?
Se tutto va bene, leconomia austriaca nei prossimi decenni sparir: i suoi assunti saranno inglobati nellortodossia
economica. Bisogner solo aspettare il momento in cui gli strumenti formali delleconomia matematica saranno
sufficientemente ricchi da non limitare la teoria economica.
Bisogner anche aspettare il momento in cui, sommersi da teorie di ogni tipo, ci si render conto che la verifica
empirica non possibile, ma questa eventualit pi lontana. E probabile che gran parte degli aspetti interessanti del
sistema economico non siano misurabili e osservabili: ma, se si continuer a negare ospitalit alle teorie che ne
parlano solo perch non falsificabili, grandi progressi nella comprensione del mercato saranno difficili.
In parte c stata una certa reazione da parte di altri economisti a certi estremismi delleconomia neoclassica: la teoria
del caos e altre teorie strane accettano la limitatezza di ipotesi quali la semplicit, la linearit, la prevedibilit, la
gaussianit delle grandezze economiche e vanno in cerca di altri strumenti. Altri campi di ricerca sembrano avere
assonanze con la Scuola austriaca: teorie come quelle della razionalit limitata sembrano prima facie compatibili con le
dottrine austriache. Esiste inoltre un intero campo di ricerca di psicologia applicata chiamata economia
comportamentale, in cui si allentano le irrealistiche ipotesi di perfetto egoismo, perfetta razionalit e/o perfetta
conoscenza.
Il problema in questi casi quello di sostituire alla teoria economica il niente, buttando il bambino (la teoria
economica) con lacqua sporca (il metodo positivista). Una teoria che dice che le serie temporali hanno caratteristiche
caotiche o che gli individui a volte aiutano il prossimo non contribuisce alla comprensione del sistema economico, a
meno che non si integri con la teoria economica, che studia come gli individui interagiscono in un contesto di radicale
complessit, dinamicit e ignoranza coordinandosi per mezzo del sistema dei prezzi.
I problemi della Scuola austriaca oggi
La precedente discussione non vuole fare intendere che i problemi della Scuola austriaca siano tutti esogeni: alcuni
aspetti della Scuola austriaca odierna ne facilitano la marginalizzazione, e questo danneggia sia i suoi proponenti che
la teoria economica in generale, in quanto impedisce di fare uso degli insight teorici austriaci. Se Hayek ha vinto un
Nobel, e Buchanan, Coase, Lucas, Phelps, North, Schelling, e Smith4 sono tra i Nobel influenzati dalla teoria austriaca,
evidentemente qualcosa da dire c: nessuna Scuola eterodossa pu vantare tanta influenza sul progresso del pensiero
economico, e ancora molto da aggiungere alla visione mainstreamprima che il messaggio di Menger, Mises o Hayek
venga interamente recepito.
La mia impressione che i problemi della moderna Scuola austriaca sono:

Confusione tra fatti e valori gran parte dei critici della Scuola austriaca ritiene che leconomia austriaca
sia unideologia. Mises credeva nella libert dai valori (Wertfreiheit), ma spesso le esposizioni pi recenti
della teoria sembrano essere considerate soprattutto uno strumento per giustificare determinate posizioni
ideologiche. Questa accusa spesso confusa con unaltra: la teoria non scientifica perch non
sperimentale, ma, come si precedentemente spiegato, tale accusa soltanto retorica e non ha
fondamento. La maggior parte delle persone conosce la Scuola austriaca grazie al libertarismo: ci una
fortuna, perch altrimenti pochi si ricorderebbero di Mises, ma tale fortuna ha un costo, ad esempio in
termini di confusione tra fatti e valori. Insieme ad altre scuole di economia eterodosse, come quelle
marxiste e post-keynesiane, la Scuola austriaca tende ad attirare simpatizzanti interessati pi allattivismo
politico che al rigore teorico.
Il periodo delle grandi innovazioni teoriche sembra essere finito da tempo. Ci in fin dei conti normale:
anche un grande economista come Hayek ha avuto difficolt a dire qualcosa di nuovo rispetto a Mises. Ma
questo problema diventa pi grave se si considera che la distinzione tra teoria e storia passata in
sordina: una maggiore attenzione alla storia (e per estensione alleconomia applicata) permetterebbe un
maggior numero di studi, di approfondimenti, di applicazioni, e in definitiva di articoli. Non bisogna essere
esperti di sociologia dellAccademia per capire limportanza di questo fattore.
Lavversione verso i metodi formali, giustificata dal punto di vista teorico, sembra essersi estesa anche
alleconomia applicata (cio al giudizio storico). Questo riduce la probabilit che gli strumenti teorici e

concettuali della Scuola austriaca diano vita a strumenti operativamente utili che potrebbero dare visibilit
alle teorie della Scuola.
Alcuni campi di ricerca sembrano trascurati: cercando nelle opere austriache si hanno difficolt a trovare
argomenti come il money market, i mercati finanziari e i derivati. Ancora oggi, la teoria austriaca sembra
sviluppata per intero solo per economie chiuse, anche se alcuni interessanti articoli hanno cominciato ad
estenderla ad economie aperte.

Conclusioni
Nei limiti in cui sono i pregiudizi altrui a causare problemi di visibilit della Scuola austriaca, ci si potrebbe
accontentare di mostrare i limiti della visione ortodossa e continuare sulla propria strada (rimarrebbe difficile penetrare
nelle universit, ma questo un problema di tutte le Scuole eterodosse). Nei limiti in cui lo scarso capitale umano
impiegato a rallentare il lavoro, bisogna convincere persone intellettualmente dotate, e disposte a sottoporsi alle
fatiche della ricerca, a contribuire (e avere cattedre universitarie aiuterebbe nellintento, visto che le persone
intelligenti hanno spesso il difetto di essere ambiziose, e lambizione porta non raramente al conformismo). Nei limiti in
cui sono per i difetti sopra descritti a limitare le chance di successo, e di progresso, della Scuola, c un problema
interno da risolvere, per il bene di tutta la disciplina.
Leconomia ortodossa negli ultimi decenni si avvicinata a molti temi tipici della Scuola austriaca, e al giorno doggi
possibile trovare analisi austriache negli articoli del The Economist, negli studi della Bank of International Settlements
e in analisi finanziarie e macroeconomiche. Le teorie economiche tendono a seguire i cicli economici, in quanto ogni
grosso cambiamento delleconomia reale negli ultimi cento anni ha sorpreso gli economisti e ha prodotto nuove teorie.
La crisi del 29, sebbene facilmente spiegabile alla luce delle teorie austriache, ha prodotto la rivoluzione keynesiana;
la crisi del 73 ha messo in crisi il keynesismo (e dato il Nobel ad Hayek): la crisi degli ultimi anni sembra fatta apposta
per tirare fuori dal cassetto gli strumenti concettuali austriaci.
Le differenze filosofiche sembrano invece pi difficili da ricucire, e nei limiti in cui la meta-economia rilevante per la
teoria economica vera e propria (e per gli austriaci molto rilevante), ci potrebbe costituire ancora a lungo un
elemento di divisione delle due Scuole.
Note
1.
2.

3.

4.

Si pu fare di meglio con i vettori di produzione, ma sono comunque istantanei.


Lidea di Milton Friedman di sviluppare teorie anche basate su ipotesi palesemente errate, purch
sottoposte a controllo sperimentale, a volte criticata nella letteratura mainstream (ad esempio Stiglitz,
Capital markets and economic fluctuations in capitalist economies). Per ragioni che non hanno molto a
che fare con la scienza ho una maggiore simpatia per il primo, ma concordo che il metodo in questione sia
stato abusato.
Gran parte delle ipotesi della teoria economica sembrano condizioni per assicurare la formalizzabilit e
non ipotesi economiche credibili. Quando queste teorie sono sottoposte a test empirici, quindi, non
sempre chiaro se ad essere falsificate sono le ipotesi ausiliarie o la teoria economica sottostante. I
neoclassici in genere cambiano le ipotesi ausiliarie e mantengano la teoria economica sottostante (cio gli
strumenti con cui costruiscono teorie): e questa una ragione in pi per credere che lappello al metodo
positivista sia puramente retorico.
La lista stata pubblicata dal Professor Boettke della George Mason University sul suo blog.

Bibliografia
Con 140 anni di storia alle spalle, la produzione della Scuola austriaca sterminata, ed impossibile fornire una
bibliografia completa. Questo articolo si divide in tre sezioni; nella prima si elencano i testi storicamente pi
importanti, nella seconda si descrive un percorso di studio sui temi teorici fondamentali, e nellultima si analizzano
alcuni articoli e alcuni libri che trattano argomenti pi avanzati o specialistici. 1
I libri disponibili in italiano hanno il titolo riportato in italiano, e la casa editrice. Per i titoli non disponibili italiano si fa
riferimento alledizione inglese. La maggior parte delle opere citate sono disponibili gratuitamente in inglese presso il
sito del Mises Institute in questa pagina. Le due riviste principali sono disponibili online e sono ilQuarterly Journal
of Austrian Economics (QJAE) e il Review of Austrian Economics (RAE), i cui vecchi numeri si trovano qui.
I classici
Carl Menger

Principi fondamentali di economia (Rubbettino) Questo il testo che ha dato origine alla Scuola, e tratta
di teoria del valore e dei prezzi, dellorigine della moneta, e degli stadi di produzione.
Sul metodo delle scienze sociali (Liberilibri) La seconda opera fondamentale di Menger tratta della
distinzione tra teoria e storia, dellautonomia della prima dalla seconda, e della teoria della genesi delle
istituzioni, come moneta, mercato, diritto, linguaggio.

Eugen von Bhm-Bawerk

Capital and interest Opera divisa in tre tomi, il primo riguarda la storia delle teorie dellinteresse, il
secondo The positive theory of capital, il terzo sono aggiunte e complementi.2
The positive theory of capital Espone la teoria di Bhm-Bawerk dellinteresse e del capitale, stadi di
produzione, tempo, preferenze temporali e periodo medio di produzione.
Potere o legge economica? (Rubbettino) Alcuni critici della teoria economica dicono che i prezzi sono ci
che il Potere vuole che siano. Bhm-Bawerk analizza la questione e difende lautonomia della teoria
rispetto allarbitraria volont del potere.
La conclusione del sistema marxiano (ETAS) Unanalisi critica della teoria del valore e dei prezzi di Marx,
che mostra le contraddizioni della teoria del valore-lavoro e la superiorit teorica della Scuola
marginalista. Si pu dire che la teoria economica marxista sia nata vecchia, in quanto Marx scriveva nello
stesso periodo in cui nascevano le Scuole neoclassiche, basando per la sua opera sulle insoddisfacenti
fondamenta della Scuola classica.

Ludwig von Mises

Teoria della moneta e dei mezzi di circolazione (ESI) la prima e pi importante opera monetaria della
Scuola austriaca, del 1912, tradotta in italiano nel 1999. E unopera sistematica sul valore della moneta,
lespansione bancaria, la politica monetaria inflazionistica e la teoria del ciclo economico.
On the manipulation of money and credit Il libro una raccolta di articoli sul ciclo economico risalenti
per la maggior parte agli anni 20 e 30.
Human action Lopera fondamentale di Mises, che rappresenta la summa del suo pensiero economico,
politico e filosofico. Nel 2010 circa uscir in italiano per Rubbettino, loriginale traduzione italiana di UTET
ormai introvabile.
Politica economica (Liberilibri) Questa raccolta di conferenze tenute da Mises in Argentina dopo la caduta
della dittatura di Peron pu essere considerata lintroduzione pi semplice e breve al pensiero di Mises.
I fallimenti dello stato interventista (Rubbettino) La teoria dellinteventismo di Mises, cio la teoria del
controllo dei prezzi da parte delle autorit.
Socialismo (Rusconi) Unopera sistematica che descrive le caratteristiche economiche, politiche e
sociologiche dei regimi socialisti. E una delle opere fondamentali di Mises.
Theory and history Lultima grande opera di Mises, espone la sua visione della metodologia delle scienze
sociali, criticando lo storicismo, il positivismo e le altre epistemologie non austriache.
Economic calculation in a socialist commonwealth Il primo fondamentale saggio di Mises
sullimpossibilit del calcolo economico in un regime socialista.
Money, method and the market process Una collezione di saggi di Mises sul metodo, la moneta, il
mercato, le alternative al mercato e il ruolo delle idee nella societ. Probabilmente il miglior modo per
avvicinarsi alla teoria economica misesiana.

Friedrich August von Hayek

Conoscenza, mercato, pianificazione (il Mulino) Una raccolta di saggi sul metodo, sul calcolo economico
e sulla teoria del capitale, rappresenta unesposizione abbastanza completa e sistematica del pensiero
economico di Hayek.
Prezzi e produzione (ESI) Queste quattro lezioni tenute alla London School of Economics negli anni 30
hanno la fama di essere incomprensibili. Tale fama immeritata: il libro molto chiaro, anche se per chi
ci si avvicina partendo dalla teoria economica neoclassica possono esserci dei problemi interpretativi.
Monetary theory and economic cycles Un breve libro sulla teoria del ciclo economico, che pone
particolare enfasi sullespansione monetaria nei sistemi bancari a riserva frazionale.
The pure theory of capital Anche questo libro ha la fama di essere incomprensibile, ma in questo caso si
pu concordare. E lopera fondamentale di Hayek sul capitale: Hayek cambi mestiere, dedicandosi alla
filosofia sociale, subito dopo la stesura del libro, che avrebbe dovuto essere seguito da un secondo volume
che non vide mai la luce.
La denazionalizzazione della moneta (ETAS) Libro tanto brillante quanto disorientante. Si tratta di un
saggio su vari aspetti del sistema monetario, probabilmente ottenuto raccogliendo spunti di riflessione
sparsi. Manca sia di sistematicit che di chiarezza, ma diversi capitoli sono molto interessanti. Parla di
tutto con un livello di approfondimento molto basso, e rappresenta un tentativo di immaginare un sistema
monetario comunque completamente privatizzato non basato sul gold standard

Murray Rothbard

Man, economy and state Questopera di Rothbard un manuale di economia austriaca, visto che
contiene unesposizione sistematica dellintero edificio teorico, mista a considerazioni di carattere
normativo.
Power and market Avrebbe dovuto essere il terzo volume di Man, economy and state, ma in questo
modo si sarebbe venuta a creare unopera di 1500 pagine, con ampie parti dedicate alla teoria di una
societ anarchica. Power and market approfondisce la parte finale di Man, economy and state, costituendo
unanalisi approfondita dei temi dellinterventismo e della tassazione. Nel 2008 dovrebbe uscire in italiano
per Rubbettino.
The mystery of banking Probabilmente il libro pi semplice e chiaro sul funzionamento del sistema
bancario a riserva frazionale e sul central banking che c in circolazione. La sua lettura dovrebbe essere
obbligatoria: vista la gigantesca mole di aporie e cospirazionismi che in Italia prende il nome di teoria del
signoraggio, fare chiarezza dobbligo.
Lo stato falsario (Facco) E pi breve e semplice del precedente, ma spiega chiaramente il sistema
monetario proposto da Rothbard, basato sul gold standard e senza riserva frazionaria.
La Grande Depressione (Rubbettino) Si tratta di unopera storica sulla Grande Depressione americana,
dagli anni 20 fino agli inizi degli anni 30. La prima parte espone sistematicamente la teoria austriaca del
ciclo economico, mentre la seconda descrive le politiche interventiste adottate da Hoover e i meccanismi
di espansione del credito degli anni 20. Nonostante il titolo, il libro si focalizza sulle cause della Grande
Depressione, e per questo motivo parte dagli anni 20 e finisce con larrivo al potere di Roosevelt.

Bibliografia di base
In questa sezione si fornisce una bibliografia di base sulle teorie economiche della Scuola austriaca nei vari campi.
Lattenta lettura di Human action di Mises, oppure di Man, economy and state di Rothbard, fornisce tutte le basi sulle
teorie della Scuola austriaca, oltre ad una notevole mole di dettagli su temi pi avanzati di teoria economica, oltre che
di teoria politica e filosofia della conoscenza. The meaning of the market processoppure Concorrenza e
imprenditorialit (Rubbettino) di Kirzner espongono invece in maniera chiara ed esauriente la teoria del processo di
mercato. The mystery of banking di Rothbard e Money, bank credit and economic cycles di Huerta de Soto, un testo
pi avanzato, sono invece fondamentali per comprendere temi quali la moneta, il ciclo economico e il sistema
bancario. Questa sezione una guida attraverso tutti i temi di base visti nei precedenti articoli attraverso questi ed
altri libri.
Introduzioni alla Scuola austriaca

Huerta de Soto, La Scuola austriaca (Rubbettino) Questa introduzione si focalizza sugli aspetti
metodologici e sulle origini storiche della teoria austriaca, puntando molto sulle differenze tra la Scuola
austriaca e il mainstream accademico.
Rizzo, ODriscoll, Leconomia del tempo e dellignoranza (Rubbettino) Questo libro espone invece i temi
fondamentali della teoria austriaca delleconomia, in maniera forse un po troppo fantasiosa (il capitolo
sulla filosofia del tempo in Bergson fu deriso da Rothbard, mentre quello sulla teoria del capitale, scritto
da Garrison, molto interessante).

Teoria del valore, dei prezzi e del mercato

Mises, Human action I capitoli I, IV-VII, X, XV-XVII sono dedicati allazione umana, il valore, lo scambio
e i prezzi. Lintero libro sia un trattato di economia che parte da zero che unesposizione completa
dellintero edificio teorico di Mises: la lettura non n semplice n breve, ma Murphy sta pubblicando una
guida allo studio del testo sul sito del Mises Institute.

Rothbard, Man, economy and state I capitoli relativi alla teoria del valore e dei prezzi sono i primi
quattro. I capitoli V-VIII sono dedicati allimprenditorialit e al reddito dei fattori di produzione. Di questa
opera, molto simile a Human action sia nella lunghezza che nei contenuti, Murphy ha gi pubblicato una
guida allo studio sul sito del Mises Institute.
Kirzner, Concorrenza e imprenditorialit (Rubbettino) Un classico della letteratura austriaca moderna, il
libro parla della teoria del mercato come processo, anzich come equilibrio, del fondamentale ruolo
dellimprenditorialit nel mercato, e dellinadeguatezza della welfare economics.

Monopolio

Rothbard, Man, Economy and State Lintero capitolo X dedicato alle varie teorie del monopolio.
Mises, Monopoly prices La teoria di Mises molto diversa da quella di Rothbard, anche se diversa
anche da quella standard della welfare economics.

Teoria del capitale

Huerta de Soto, Money, bank credit and economic cycles Linizio del Capitolo V descrive le idee
fondamentali della teoria del capitale.
Hayek, Prezzi e produzione (ESI) Il libro descrive la struttura produttiva e leffetto delle politiche
monetarie su di essa.

Teoria monetaria e bancaria

Huerta de Soto, Money, bank credit and economic cycles Lintero Capitolo IV dedicato allespansione
creditizia. Il capitolo VIII analizza la teoria delle banche in concorrenza e dei sistemi basati su Banca
Centrale.
Rothbard, The mystery of banking Questo breve libro spiega in maniera molto semplice il funzionamento
del sistema bancario, il processo di creazione del credito e il funzionamento del sistema bancario con o
senza Banca Centrale.
Mises, Teoria della moneta e dei mezzi di circolazione (ESI) Lopera che ha dato origine alleconomia
austriaca moderna contiene unanalisi del sistema bancario, la soluzione del problema del valore della
moneta, e un abbozzo della teoria austriaca del ciclo economico.

Ciclo economico

Mises, Human action Lintero capitolo XX dedicato alla teoria del ciclo economico.
Rothbard, La Grande Depressione (Rubbettino) Lintero primo capitolo una breve esposizione della
teoria austriaca del ciclo economico. Successivamente si criticano le teorie alternative, e si riscrive la
storia della crisi del 29 a partire dalle sue radici negli anni 20. Sembra ormai assodato che gran parte dei
problemi fossero di origine politica, e Rothbard gi lo diceva negli anni 70.
Huerta de Soto, Money, bank credit and economic cycles I capitoli V e VI sono dedicati alla teoria del
ciclo economico.

Calcolo economico

Mises, Human action I capitoli XI-XIII mostrano la teoria generale del calcolo economico nel sistema di
mercato.
Mises, Economic calculation in the socialist commonwealth Da questo saggio partita tutta la
discussione sul calcolo economico in un regime socialista. La teoria della limitazione delle conoscenze e del
mercato come processo rappresenta uno degli aspetti fondamentali della Scuola austriaca.
Mises, Human action Il capitolo XXVI applica la teoria del calcolo economico alla critica del socialismo.

Socialismo e interventismo

Rothbard, Man, economy and state Lintero capitolo XII dedicato allinterventismo sul mercato: si
analizzano i controlli sui prezzi, la tassazione e altri temi collegati.
Mises, I fallimenti dello stato interventista (Rubbettino) E una raccolta di due saggi di Mises, in cui si
espone la teoria del controllo dei prezzi e le sue conseguenze sul funzionamento del sistema di mercato.
Linterventismo era considerato dai suoi sostenitori una terza via tra socialismo e liberalismo, ma Mises
dimostra come un sistema economico dove si ha ancora un sistema dei prezzi (e quindi una seppur
limitata libert di scambio) reagir alla manipolazione dei prezzi in maniera contraria alle intenzioni dei
manipolatori.

Approfondimenti
Questa sezione fornisce una panoramica, ovviamente incompleta, di alcuni articoli e libri su temi avanzati o di nicchia
di cui non si parlato.
Tra i testi elencati ve ne sono alcuni che partono da presupposti leggermente diversi da quelli descritti in questa serie
di articoli: ad esempio alcuni austriaci, come White, Selgin e Horwitz, sembrano trascurare la teoria della struttura del
capitale e preferiscono una teoria della stabilit dei prezzi di origine monetarista (unesposizione della teoria si trova in
Yeager, The significance of monetary disequilibrium).
Teoria del valore e dei prezzi e del mercato

Kirzner, The meaning of the market process E un ottimo libro che espone le idee di Kirzner sul sistema
di mercato. A parer mio migliore di Concorrenza e imprenditorialit.
Hayek, The use of knowledge in society Questo articolo una critica delle teorie matematiche, che
trascurano i problemi della dispersione della conoscenza, e riafferma la distinzione misesiana tra teoria e
storia in termini probabilmente pi comprensibili per un pubblico neoclassico. E disponibile in italiano nella
raccolta curata da Il Mulino.
Hayek, Competition as a discovery procedure Hayek critica la microeconomia per labuso del concetto
di equilibrio e per aver trascurato i temi della coordinazione e della scoperta del nuovo, per rincorrere un
formalismo di cui gli austriaci non vedono la necessit. E disponibile in italiano nella raccolta curata da Il
Mulino.

Monopolio

Armentano, Antitrust, the case for repeal Un breve saggio contro le politiche antitrust, che analizza
brevemente gli argomenti a favore dellantitrust e diversi case studies.
Mingardi, Antitrust, mito e realt dei monopoli Questa raccolta di saggi di vari autori ha un taglio molto
concreto e mostra una serie di esempi di come lantitrust spesso non funzioni come si suppone debba
funzionare.
Salin, Cartels as efficient productive structures Questo sorprendente articolo, disponibile in italiano nel
volume La concorrenza (Rubbettino/Facco), prende le mosse dal fatto che, sebbene si supponga spesso
che i cartelli siano formazioni temporanee nel mercato, alcuni sono relativamente stabili nel tempo:
lautore mostra come nel processo di mercato non sempre queste formazioni siano un male.

Teoria del capitale

Hayek, The mythology of capital In questo articolo si analizzano le critiche di Knight alla teoria
austriaca del capitale. Lidea di Knight che la produzione istantanea e che il capitale non si consuma
mai.
Hayek, Investment that raises the demand for capital Questo breve articolo analizza la domanda di
capitale per completare gli investimenti e il comportamento dei tassi di interesse allinizio della crisi.
Critica lipotesi che linteresse sia dovuto alla produttivit marginale del capitale e che diminuisca con
laccumulazione di capitale.
Lachmann, Capital and its structure Eterogeneit, tempo, aspettative, coordinazione, cicli e crescita.
Lachmann ha di fatto continuato lopera di Hayek sul capitale: la sua insistenza sul ruolo delle aspettative
e limpredicibilit del futuro gli ha attirato accuse di nichilismo teorico da parte di altri austriaci.
Skousen, The structure of production Questo interessante libro tutto dedicato alla teoria del capitale,
analizza la sua evoluzione storica e i vari problemi della teoria.

Teoria monetaria e bancaria

Hayek, La denazionalizzazione della moneta Questo strano libro breve ma non semplice. Hayek
analizza come un insieme di banche in concorrenza possano gestire lofferta di moneta anche in assenza di
convertibilit in oro. Non credo che le tesi esposte siano del tutto credibili, e la parte pi importante
dellanalisi, la sostenibilit dellespansione creditizia nel sistema bancario proposto, non discussa se non
superficialmente.
Huerta de Soto, A critical note on fractional reserve banking Una critica delle teorie del monetary
disequilibrium e del fractional reserve banking. Difficile seguire i suoi proponenti dopo queste critiche.
Selgin, White, In defense of fiduciary media, or we are not devo(lutionists), we are misesians! Una
difesa del fractional reserve banking dal punto di vista della teoria del monetary disequilibrium. Tale teoria
non mi sembra abbia molto a che fare con la teoria austriaca, e molte affermazioni degli autori mi
sembrano difficilmente difendibili.
Cochran, Call, Free banking and credit creation: implications for business cycle theory Questo articolo
confronta le teorie monetarie degli austriaci ortodossi (come Rothbard e Huerta de Soto) con quelle di altri
austriaci come Selgin e White. Larticolo mostra che la differenza tra i due gruppi pu essere riassunta
affermando che i primi ritengono la moneta un bene presente e i secondi un bene futuro: nel primo caso,
la creazione di moneta da parte del sistema bancario altera il tasso di interesse in quanto aumenta la

disponibilit di beni presenti impiegabili per investimenti (sottraendo risorse ai consumatori), mentre nel
secondo caso la moneta depositata sempre e interamente moneta risparmiata e quindi non c
alterazione del tasso di interesse nel meccanismo di creazione del credito.
Cochran, Call, Glahe, Credit creation or financial intermediation? Fractional reserve banking in a growing
economy Questo articolo simile al precedente, ma focalizza lattenzione sulle teorie delmonetary
disequilibrium di Yeager, e sul ruolo che il credito ha nelle teorie monetarie della Scuola austriaca e di
quella neoclassica.

Ciclo economico

Mueller, Financial crises, business activity and the stock market Questo articolo estende lanalisi del
ciclo economico ad un contesto di economia aperta (commercio internazionale), con mercati finanziari (e
quindi moral hazard legato ai bailout, bolle speculative, ecc.).
Carilli e Dempster, Expectations in Austrian business cycle theory: an application of the prisoners
dilemma Questo articolo impiega la teoria del dilemma del prigioniero per rispondere a due quesiti
fondamentali alla base della teoria austriaca del ciclo economico: perch le banche espandono il credito e
perch le aziende lo accettano.
Cwik, An investigation of inverted yield curves and economic downturns Questa interessante tesi di
Dottorato spiega gli effetti Wicksell e Fisher sui tassi di interesse e studia la regolarit empirica per cui
pochi mesi dopo che i tassi di interesse a breve termine superano quelli a lungo termine (curva dei
rendimenti invertita) spesso si ha una recessione.
Oppers, The Austrian theory of business cycles: old lessons for modern economic policy? Questo
articolo dellInternational Monetary Fund (IMF) sostiene che la teoria austriaca pu essere rilevante
nelleconomia odierna, ma si lamenta della mancanza di dati quantitativi. Le altre critiche alla teoria
Austriaca sonoche non chiaro quando le politiche monetarie perderanno efficacia, e perch si ha
recessione invece che un semplice ripristino delle condizioni produttive precedenti.

Calcolo economico

Stringham, Kaldor-Hicks efficiency and the problem of central planning Un paper sui limiti della welfare
economics e sullapplicazione del concetto di efficienza nella law and economics. Essenzialmente il
problema che valutare costi e benefici pressoch impossibile.
Rothbard, The end of socialism and the calculation debate revisited In questo articolo Rothbard
argomenta che le teorie del calcolo economico di Mises ed Hayek sono molto diverse tra loro, e che Hayek
ha snaturato la teoria del suo maestro.
Yeager, Mises and Hayek on Calculation and Knowledge Questo articolo critica la tesi di Rothbard sulle
differenze radicali tra Mises ed Hayek. La letteratura relativa molto vasta, ma questo articolo e il
precedente riassumono bene le due principali tesi. Una tesi analoga si trova in The meaning of the market
process di Kirzner.
Horwitz, Monetary calculation and the extension of social cooperation into anonymity Questo articolo
di teoria politica impiega la teoria misesiana del calcolo economico per sostenere che il sistema dei prezzi
fondamentale per la cooperazione sociale in quanto consente alle persone di capire quanto guadagnano
cooperando. La societ umana complessa e spesso impossibile capire costi e benefici delle scelte, ma il
sistema dei prezzi pu semplificare di molto il problema, rendendo pi evidenti i benefici della convivenza.
Boettke, Economic calculation: the Austrian contribution to political economy Larticolo sottolinea che
la teoria del calcolo economico il fattore unificante di tutte le dottrine della Scuola. Nel dibattito sulle
differenze e le somiglianze tra Mises e Hayek sulla teoria del calcolo economico Boettke tra i continuisti.

Socialismo e interventismo

Mises, The equations of mathematical economics and the problem of economic calculation in a socialist
state Un articolo che spiega come lipotesi (assurda) di conoscere tutti i dati per calcolare lequilibrio
generale non sia di per s sufficiente a risolvere il problema del calcolo economico: il problema vero
usare il calcolo economico per coordinare il mercato, non calcolare inesistenti equilibri di lungo termine.
Rothbard, Power and market Questo libro, che avrebbe dovuto rappresentare la terza parte di Man,
economy and state, fu poi stampato a s, e presenta unanalisi completa dellinterventismo in tutte le sue
forme.

Metodologia

Rothbard, In defense of extreme apriorism Questa breve critica del positivismo metodologico espone
in maniera chiara il concetto di teoria a priori. Trascurando la distinzione tra teoria e storia larticolo
sembrerebbe essere esageratamente razionalistico, ma non cos.
Mises, The ultimate foundation of economic science Un saggio sul metodo, con unintera sezione
dedicata alla critica del positivismo.

Mises, Theory and history Una monografia sul metodo, la distinzione tra teoria e storia, il ruolo dei valori
nella societ umana, la critica del marxismo.
Mises, Epistemological problems of economics Un saggio sul metodo, con una sezione sulla teoria del
capitale, la teoria del valore e la sociologia.

Organizzazione industriale

Foss, Foss, Klein, Klein, The entrepreneurial organization of heterogenous capital In questo saggio le
due famiglie di economisti applicano la teoria austriaca del capitale alla teoria moderna dellimpresa.
Foss, Foss, Entrepreneurhip, margins and contract theory Larticolo una critica alle teorie standard
dellimpresa, basate su una serie di ipotesi ad hoc, difendendo limportanza del concetto di
imprenditorialit nellanalisi dellorganizzazione aziendale.
Jeon, Kim, Conglomerates and economic calculation Questo interessante articolo applica la teoria del
calcolo economico al problema dellorganizzazione industriale in sistemi economici non sviluppati, in cui i
prezzi sono solo una guida non del tutto affidabile per lazione imprenditoriale.
Klein, Economic calculation and the limits of organizations Questo articolo spiega limportanza della
teoria del calcolo economico per la teoria dellorganizzazione industriale. Larticolo spiega anche la
differenza tra il problema del calcolo economico e vari temi di teoria dei giochi come moral
hazard oincentive compatibility o mechanism design.

Economia internazionale

Mueller, Do current account deficits matter? Questo articolo estende lanalisi del ciclo economico ad
uneconomia aperta, analizzando il deficit commerciale americano che si accumulato negli ultimi anni.
Contiene anche unintroduzione ai concetti fondamentali della contabilit del commercio internazionale.
Neri, The exchange rates determination in the teachings of the Austrian School of Economics Larticolo
espone le teorie delleconomia internazionale di Mises, Hayek e Haberler. La teoria della parit di potere
dacquisto e delleffetto delle politiche monetarie in economie aperte sono analizzate in maniera
dettagliata.
Engelhardt, Business cycles in an international context Estende la teoria austriaca del ciclo economico
ad una economia aperta e confronta vari tipi di istituzioni monetarie alla luce delle loro conseguenze sul
ciclo economico.

Altro

Horwitz, The costs of inflation revisited Larticolo mostra come la contabilit dei costi dellinflazione
nelleconomia neoclassica (che si limitano a considerare i costi per cambiare le etichette dei prezzi o per
andare in banca a ritirare soldi) sono inadeguate. Non fornisce una metodologia alternativa per fare questi
conti, ma il punto proprio che nessuno ha linformazione necessaria per farlo.
Garrison, Time and money La macroeconomia di Garrison, basata su semplici diagrammi, come i
modelli macroeconomici fino agli anni 60, consente di esporre in maniera molto semplice la teoria del
capitale austriaca, e di confrontare la macroeconomia austriaca con quelle keynesiana e monetarista.
Boettke, Coyne, Leeson, Saving government failure theory from itself: recasting political economy from
an Austrian perspective Questo articolo riassume le caratteristiche delle varie Scuole di teoria
economica applicata alla politica e sostiene limportanza degli insight teorici delleconomia Austriaca per la
comprensione dei fenomeni politici.
Boettke, Butkevich, Entry and entrepreneurship: the case of post-communist Russia La Russia
Sovietica stata considerata da molti critici della Scuola austriaca come la prova del fatto che Mises
sbagliava; la caduta della Russia Sovietica stata considerata la prova che Mises aveva ragione:
entrambe le conclusioni sono errate. Gli autori sottolineano come fattori economici e politici abbiano
influenzato la transizione della Russia del sistema pseudo-socialista precedente al sistema pseudocapitalista attuale.
Colombatto, On growth and development Insight austriaci applicati alla teoria della crescita e dello
sviluppo economico.
Rothbard, Toward a reconstruction of utility and welfare economics Larticolo una critica radicale dei
concetti fondamentali delleconomia del benessere alla luce del soggettivismo austriaco.

Note
1.

Colgo loccasione della pubblicazione dellultimo post di questa serie per ringraziare il Dottor Leonardo
Baggiani per le interminabili discussioni di teoria economica che tante cose mi hanno fatto capire
nellultimo anno e mezzo, e lo staff dellIstituto Bruno Leoni per avermi dato la possibilit di scrivere su
argomenti che mi appassionano, cosa che mi ha fatto approfondire molti dettagli delle teorie austriache
che altrimenti avrei continuato a sottovalutare.

2.

I tre volumi siano stati pubblicati da Archivio Izzi sotto il titolo Storia e critica delle teorie dellinteresse
del capitale.