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CVSTODES DI CIMITERI E DI BASILICHE

NELLE ISCRIZIONI CRISTIANE


DANILO MAZZOLENI
Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana
I - Roma, Via Napoleone III 1

UDK: 930.271:718-051
(439.111 Szombathely)03/05
930.271: 726.54-051(497.5 Pore)03/05
Izvorni znanstveni lanak
Primljeno: 9. VII. 2010.

Sono analizzate in questo articolo alcune iscrizioni, relative a custodi di


cimiteri e di basiliche, un titolo raramente attestato nelle iscrizioni cristiane
dei primi secoli, anche se si sa che tale funzione era diffusa in tutti i siti in cui
cerano edifici di culto e aree funerarie.
La prima epigrafe, relativa ad un custode di un cimitero (verosimilmente a
cielo aperto), proviene dallattuale Ungheria, da Szombathely (lantica Savaria);
la seconda dalla cripta del Duomo di Trento e riguarda un presbitero di origine
siriana, che era anche custode della chiesa. Altre due dediche rimandano rispettivamente a Trieste e a Parenzo: la prima, perduta, parlava genericamente di un
Rufinus custos, ossia di un custode di una non meglio identificata struttura; la
seconda, invece, documenta un altro custode di una chiesa, Stefano, e si riferisce
alla basilica eufrasiana parentina. Ben cinque epitaffi, invece, sono di origine
africana, pi precisamente si trovano nella chiesa del vecchio Foro di Leptis Magna, nellattuale Libia e sono tutti dedicati dal padre, Stefano, che si definisce loci
servator, cio custode della chiesa (ma evidentemente anche del circostante cimitero) ai suoi cinque figli, scomparsi prematuramente nello spazio di pochi anni.
Si tratta, quindi, di documenti epigrafici eterogenei, ma tutti interessanti,
riguardo alla funzione indagata, che si pongono in un arco cronologico compreso fra la seconda met del IV e la met circa del VI secolo.

Nelle iscrizioni cristiane, a partire soprattutto dalla met del IV secolo,


si cominciano a diffondere una serie di dati davvero interessanti sullattivit svolta dai fedeli; in tal modo possibile acquisire una notevole quantit
di elementi altrimenti ignoti sulla composizione sociale delle comunit dei
fedeli dei primi secoli, ridimensionando (e talora sfatando) anche alcuni
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luoghi comuni, ad esempio riguardo al ruolo delle donne nel mondo del
lavoro, oppure alle attivit connesse con lo spettacolo, che alcuni cristiani
continuavano a svolgere senza problemi, nonostante latteggiamento rigorista mostrato in proposito soprattutto da alcuni Padri della Chiesa1.
Fra i mestieri e gli uffici documentati, alcuni ricorrono pi di frequente,
altri risultano pi rari: fra questi ultimi si possono comprendere i custodes,
che, in ambito cristiano, svolgevano le loro funzioni nellambito di aree funerarie, edifici di culto o santuari, talora forse anche come guardiani di reliquie.
Tuttavia, custodes erano gi noti nellepigrafia classica, ma con incarichi molto diversi: fra di essi si possono ricordare il custos aedis sacrae,
il custos de amphiteatro, il custos basilicae (armamentariae), il custos cuparum, il custos a libellis, il custos tabulari, il custos a mandatis, il custos
monumenti (o sepulchri), il custode delle carceri2.
Si pu aggiungere che in altri casi nelle iscrizioni cristiane, specialmente poetiche, il termine custos pu essere usato in senso figurato o simbolico, senza riferimento ad un preciso ufficio: cos, a Como, nellepitaffio di
Guntelda, trovato nella chiesa di S. Giuliano, oltre ad una lunga formula
imprecatoria finale contro gli eventuali profanatori del sepolcro, si invoca
lo stesso martire come ideale custode della tomba: et te, custude (!) beati
Iuliani3. Oppure si d lappellativo di custos, nel senso di custode del gregge dei fedeli a lui affidato, ad un vescovo4. O ancora si invocano i martiri
come custodi di una citt5. Ma quelli ora citati sono contesti particolari,
mentre ora si esamineranno le attestazioni epigrafiche conosciute di veri
custodi di edifici di culto o di aree funerarie.
1. La prima iscrizione con la menzione di tale attivit si trova nellodierna Ungheria; fu rinvenuta nel 1904 nel Chiostro di S. Martino a Szombathely (lantica Savaria) ed conservata nel locale Museo Archeologico. Si
tratta di una lastra di arenaria, ricongiunta da due frammenti, che misura
cm. 29,5 x 60 x 4,5, con lettere alte cm. 5,7-6,1 (fig. 1)6.
1. F. BISCONTI, Mestieri nelle catacombe romane, Citt del Vaticano 2000; D.
MAZZOLENI, Il lavoro nellepigrafia cristiana, in Epigrafi del mondo cristiano antico,
Citt del Vaticano 2002, pp. 39-48; ID., La vita del popolo cristiano a Roma alla luce delle
testimonianze epigrafiche (dal III sec. Alla fine del VI), ibidem, pp. 73-84.
2. E. DE RUGGIERO, s.v. custos, in Dizionario epigrafico di antichit romane, II, p.
II, Spoleto 1910, pp. 1426-1427.
3. E. DIEHL, Inscriptiones Latinae Christianae Veteres (=ILCV), Berolini 1925-1931
(II ed. Dublin-Zrich 1961, III ed. 1970), 3863.
4. ILCV, 1054.
5. ILCV, 1804, 1864.
6. L. BARKCZI-A. MCSY, Die rmischen Inschriften Ungarns, I, Budapest-Amsterdam 1972, n. 85, pp. 82-83.
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D. Mazzoleni, Custodes groblja i bazilika na starokranskim natpisima

Nammius Quintus
custor (!) cymiteri
an(norum) LXXXVI et Aurelia
Irene coniux an(norum) LXLXI (!).
Questo fedele, morto alla rispettabile et di 85 anni, era quindi custode (custor sta per custos)
di unarea funeraria cristiana, ossia
Fig. 1 Szombathely, Museo
di un coemeterium (il termine qui
Archeologico,
grafico della lapide
compare nella forma corrotta cymeteri), evidentemente a cielo aperto, visto che non sono attestate catacombe
in quello che fu il centro amministrativo della Pannonia superior7.
A tale proposito, si pu ricordare che a Roma si credette di aver individuato la
dimora di un custode di una catacomba in una domus soprastante il cimitero di Pretestato sulla via Appia, ma di esso non si rinvenne nessun riferimento epigrafico8.
Il defunto e sua moglie portano entrambi duo nomina, ma let di Aurelia
Irene fu evidentemente scritta in modo errato (LXLXI) e poteva forse essere di
71 anni (con linterpolazione di una L), o LXI, con la dittografia delle prime
due cifre del numerale. C da aggiungere che, a parte il termine specifico per
indicare larea funeraria, il formulario non offre altri elementi peculiarmente
cristiani. Liscrizione si potrebbe datare alla seconda met del IV secolo.
2. La seconda lapide qui considerata fu trovata durante gli scavi del
1973 nellarea della cattedrale di Trento. attualmente affissa alla parete
sinistra della cripta del Duomo di S. Vigilio: si tratta di una lastra frammentaria di calcare locale, di cm. 86 x 83 (lo spessore non rilevabile), con
lettere alte cm. 3,2-6,5 (figg. 2-3)9.
Hic deposi=
[tu]s est b(o)n(ae) m(emoriae) Metr=
oni(us?) pr(e)s(byter) filius
Eliodor[i] de vico
5
Nicerontha cu=
stus basilice
huius sub d(ie) pr(idie)
idus Iuli[as].
7. N. CAMBI, Pannonia, II: Archeologia (s.v.), in Nuovo Dizionario Patristico e di
Antichit Cristiane, III, Genova-Milano 2006-2008, cc. 3813-3814.
8. A. FERRUA, Un vestibolo della catacomba di Pretestato, in Rivista di archeologia
cristiana, 40 (1964), pp. 145-165: PH. PERGOLA, Le catacombe romane. Storia e topografia, Roma 1997, p. 188.
9. D. MAZZOLENI, Reperti epigrafici dalla basilica vigiliana di Trento, in I. ROGGER-E.CAVADA (ed.), Lantica Basilica di San Vigilio a Trento, Trento 2001, pp. 379-412.
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Fig. 2-3 Trento, Cattedrale di S. Vigilio, Cripta degli scavi, iscrizione


del presbitero Metronio, custode della chiesa (da Mazzoleni 1991).

Liscrizione, la cui interpretazione presenta qualche dubbio per talune


anomalie del testo, contenuta in un clipeo. Appare ricomposta da pi
frammenti, ma alcune parti risultano tuttora lacunose.
Metronius, oltre che presbitero, esercitava anche la funzione di custus
(per custos, con lo scambio delle vocali scure u-o)10 basilice huius, ossia
proprio della basilica trentina. Per quanto si sa, il primo caso noto di un
esponente del clero, che era anche custode di una basilica.
Daltro canto, questultima mansione ricordata anche dalle fonti letterarie e storiche: il Codice Teodosiano ricorda esplicitamente (16, 2, 26)
lesistenza di custodes ecclesiarum vel sanctorum locorum ed Eugippio,
nella Vita Severini, parla di un custos ecclesiae11.
Come si rilevato, oltre che guardiano, responsabile della basilica, Metronius era anche presbitero ed era figlio di un siriano, Eliodoro, nato in
un villaggio altrimenti ignoto del territorio antiocheno, Nicerontha; quindi,
era un immigrato a Trento, ormai incardinato nel clero locale. Lepigrafe
pu essere riferita al V secolo.
10. H. ZILLIACUS-R. WESTMAN, Langue des inscriptions, in H. ZILLIACUS (ed.),
Sylloge Inscriptionum Christianarum Veterum Musei Vaticani, 2, Helsinki 1963, p. 8.
11. 1,3: ...quo ab ecclesiae fuerat custode susceptus... Questo custode di Asturae,
nella Bassa Austria, si occupava anche della sistemazione dei forestieri in un hospitium.
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3. Un terzo custos ricorreva in uniscrizione musiva pavimentale, trovata nel 1656 nellabside della Basilica martiriale di Trieste, ma successivamente perduta12.
Rufinus custos pro voto suo fieri curavit pavimentum anno [- - -in]d(ictione) XV.
Il Diehl13 e, con lui, il Cuscito14, ritenevano che si trattasse di un custode delle reliquie della chiesa, mentre il Caillet15 non escludeva che Rufinus
potesse essere semplicemente una sorta di sacrestano. Il pavimento, di cui la
dedica faceva parte, stato datato alla fine del V o alla prima met del VI secolo. Non , comunque, sicura lintegrazione relativa alla data indizionale.
4. Si ipotizzata la presenza di un altro custode di una chiesa anche in
unepigrafe di un capitello della basilica eufrasiana di Parenzo16.
De donis Dei et s(an)c(ta)e Mari(e) Stefan(us) c(ustos) ec(clesiae).
Lo scioglimento delle due ultime abbreviazioni resta, comunque, congetturale. La data di esecuzione del manufatto stata posta intorno alla
met del VI secolo17.
5. Un altro custode di un edificio di culto noto in Tripolitania, dove
ricordato, con lespressione loci serbator (ossia servator, custode del
sito) in ben cinque iscrizioni funerarie, dedicate ai suoi cinque figli, tutti
morti in tenera et, forse in seguito ad unepidemia, visto che tre di essi
morirono a distanza di un giorno luno dallaltro18. Le lapidi si trovano nel
pavimento della chiesa scoperta nel vecchio Foro di Leptis Magna, una
dentro, a sinistra del presbiterio, guardando, e le altre subito fuori dalla
porticina, che si apre a tergo dallo stesso lato19.
5.1. La prima epigrafe incisa su due frammenti di marmo eterogenei,
alti cm. 80 e lunghi cm. 61, con lettere alte in media cm. 7 (fig. 4)20.
12. CIL V, 699 = ILCV, 1864 = P. STICOTTI, Inscriptiones Italiae, X, X, 4, Tergeste,
Roma 1951, n. 294 = J.P. CAILLET, Lvergtisme monumental en Italie et ses marges,
Rome 1993, p. 286, n. 18.
13. ILCV, 1864.
14. G. CUSCITO, Gradi e funzioni ecclesiastiche nelle epigrafi dellalto Adriatico
orientale (sec. IV-VI), in Antichit Altoadriatiche, 6, Trieste 1974, p. 231.
15. J.P. CAILLET, op. cit. (nota 12), p. 286.
16. A. DEGRASSI, Inscriptiones Italiae, X, X, 2, Parentium, Roma 1934, n. 91.
17. J.P. CAILLET, op. cit. (nota 12), p. 290.
18. R. BARTOCCINI, Una chiesa cristiana nel vecchio Foro di Lepcis (Leptis Magna), in Rivista di Archeologia Cristiana, 8 (1931), 1-2, pp. 23-52; J.M. REYNOLDS-J.B.
WARD PERKINS, The inscriptions of Roman Tripolitania, Roma 1952, nn. 834, 835,
839, 840, 843, pp. 196-197.
19. R. BARTOCCINI, op. cit. (nota 18), p. 42.
20. R. BARTOCCINI, op. cit. (nota 18), pp. 42-44; J.M. REYNOLDS-J.B. WARD
PERKINS, op. cit. (nota 18), n. 834, p. 196.
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+B M Anna in=
nok(ens) filia Stefani
lok(i) ser(vatori)s bixit
in r(ace) (!) annu unu
5men(ses) VIII di(es) &III
def(uncta) est dies V
men(sis) Iuini (!) ind.
XII. + (palma)
Per quanto consta, lunico esempio di quella carica, di
custode di tutta la chiesa e del
cimitero annesso. Nel testo si
riscontrano diversi volgarismi et errori, fra i quali bixit in
Fig. 4 Leptis Magna, Chiesa del vecchio
ra(ce) per vixit in pa(ce). Questa
Foro, iscrizione dedicata da Stefano,
espressione, che ricorre anche in
alla figlia Anna (da Bartoccini 1931).
altre tre epigrafi dei figli di Stefano, trova particolare diffusione proprio in ambito africano e viene generalmente interpretata nel senso di vivere in pace con la propria coscienza,
seguendo le leggi divine. Da notare, infine, in r. 6 laggiunta di una I in
Iuini, per Iuni.
5.2. La seconda dedica si trova fuori dalla porta delledificio, incisa su
due lastre del pavimento e misura complessivamente cm. 161 (h) x 80 (l.),
con lettere alte cm. 12-14 (fig. 5)21.
+ B M Iuliana
filia Stefani
lok(i) serb(atoris) vix(it)
in p(ace) annu unu
5m(enses) tres; def(uncta)
diae dominca (!)
men(se) Mar=
tio ind(ictione) VIII.

21. R. BARTOCCINI, op. cit. (nota 18), p. 44; J.M. REYNOLDS-J.B. WARD PERKINS, op. cit. (nota 18), n. 839, p. 197.
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Fig. 5 Leptis Magna, Chiesa del vecchio Foro, iscrizioni dedicate


alle figlie Iuliana e Sambas.

In r. 4 Reynolds e Ward Perkins22 trascrivono erroneamente ann(um) e in


r. 6 dominica. Anche in questo caso sono presenti termini corrotti: lok(i) per
loc(i), serb(atoris) per serv(atoris), annu unu per annu(m) unu(m), lipercorrettismo diae per die, dominca per dominica. Fra laltro, nel V-VI secolo ancora non era diffuso dappertutto luso di cambiare la denominazione da dies
Solis a dies dominica e quindi questo un esempio interessante in tal senso.
5.3. La terza iscrizione posta immediatamente a destra della precedente e si sviluppa ugualmente su due lastre, per unaltezza di cm. 225 x 103
di lunghezza, con lettere alte cm. 11-17 (fig. 5)23.
(staurogramma) B M. Sam=
bas filius Stefani
lok(i) serb(atoris)
vix(it) in pace ann(os) VIII
5 m(enses) duo dies octo; d(e)f(unctus)
diae lunnae (!) m=
ense Martio
ind(ictionis) octabae.
+ (fra due rami di palma)
Il nome del piccolo desunto non comune. Leditore scriveva d(e)
f(uncta), ma in realt si tratta di un antroponimo maschile e si parla chiara22. J.M. REYNOLDS-J.B. WARD PERKINS, op. cit. (nota 18), ibidem.
23. R. BARTOCCINI, op. cit. (nota 18), pp. 44-46; J.M. REYNOLDS-J.B. WARD
PERKINS, op. cit. (nota 18), n. 843, p. 197.
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mente di un filius Stefani. Nella r. 3 Reynolds e Ward Perkins24 trascrivevano serba(tori)s.


In ogni modo, in questa iscrizione sono presenti meno volgarismi che
non nelle precedenti.
5.4. Due lastre pavimentali reimpiegate e frammentate in pi punti, di
cm. 103 (h) x 101(l.) e 103 (h.) x 120 (l.), con lettere alte cm. 14-1625.
(staurogramma) B M Dem=
etria filia Stefani lo=
ki serb(atoris) vixit
in pacae
5ann(os) III m(en)s(es) VI
di(e)s XIIII, d(e)f(uncta) die Ma=
rtis m(ense) Mar
tis ind(ictione) VIII.
Non viene specificato, in questo caso, il giorno del mese di marzo (un
marted) in cui mor Demetria.
5.5. Due lastre accostate iscritte, che misurano cm. 110 x 195; lettere
alte cm. 4,5-6,5 (Fig. 6)26.
(staurogramma) Hic reguiesciet (!) fili=
us Stefani loci s=
erbatori(s) in(n)ocens
nomine Long(i)n=
us; bixit dies
5sebte(m); (defunctus) men=
se Septem=
ber ind(ictione) XI.
(palma)
Nella r. 1 Reynolds e Ward Perkins27 leggevano requiescet. Comunque,
reguiesciet sta per requiescit. Anche qui non indicato in quale giorno di
settembre spir il piccolo Longinus, che visse solo una settimana.
Gi il Bartoccini, primo editore delle iscrizioni, rilevava che la funzione
di servator loci non documentata altrove, in questa formulazione; tuttavia,
essa corrisponde appunto a quella di custos di una chiesa, come si visto a
Trento, ma possibile che la competenza di Stefanus si estendesse alle sue
24. J.M. REYNOLDS-J.B. WARD PERKINS, op. cit. (nota 18), ibidem.
25. R. BARTOCCINI, op. cit. (nota 18), p. 46; J.M. REYNOLDS-J.B. WARD PERKINS, op. cit. (nota 18), n. 835, p. 196.
26. R. BARTOCCINI, op. cit. (nota 18), p. 46; J.M. REYNOLDS-J.B. WARD PERKINS, op. cit. (nota 18), n. 840, p. 197.
27. J.M. REYNOLDS-J.B. WARD PERKINS, op. cit. (nota 18), ibidem.
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D. Mazzoleni, Custodes groblja i bazilika na starokranskim natpisima

dipendenze e al cimitero
sorto nellarea28.
significativo che
egli voglia ripetere la
sua funzione in tutte e
cinque le epigrafi, evidentemente per ribadire
limportanza del suo ufficio (e anche lorgoglio
di rivestirlo). Riguardo
ai cinque figli, morti tutti prematuramente, il pi
piccolo aveva solo sette
giorni, gli altri un anno
e tre mesi, un anno, otto
mesi e nove giorni; tre
anni, sei mesi e quattordici giorni; otto anni, due
mesi e otto giorni.
Le indizioni citate Fig. 6 - Leptis Magna, Chiesa del vecchio Foro,
vanno dallottava alla iscrizione dedicata da Stefano, custode dellarea,
dodicesima, per cui nello
al figlio Longinus (da Bartoccini 1931).
spazio di cinque anni verosimilmente terminarono la loro breve vita tutti e cinque i bambini: prima
probabilmente morirono Demetria, Sambas e Iuliana, poi Longinus e infine
Anna. Inoltre, Iuliana e Sambas spirarono lo stesso giorno, una domenica
di marzo nellottavo anno indizionale e forse pochi giorni dopo (un marted
di marzo) -o pochi giorni prima- li segu Demetria. Come gi rilevato, in
quattro casi su cinque non indicato il numero del giorno nelle iscrizioni,
ma solo il giorno della settimana (nellepitaffio di Longinus solo il mese
di settembre) e questo un fenomeno piuttosto raro in epigrafia cristiana.
La cronologia proposta per ledificio di culto, e quindi per le iscrizioni
ivi trovate, la fine del V, o gli inizi del VI secolo29. Daltronde, la frequenza dellindizione nei testi pu avvalorare tale datazione e il primo editore
ricordava che larea cimiteriale in oggetto fu attiva fino allepoca della costruzione delle mura giustinianee della citt30.
28. R. BARTOCCINI, op. cit. (nota 18), nota 1 a p. 43.
29. R. BARTOCCINI, op. cit. (nota 18), p. 51.
30. R. BARTOCCINI, op. cit. (nota 18), ibidem.
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Come si visto, le attestazioni raccolte sono sparse in territori diversi


del mondo cristiano antico e in contesti differenti, ma indubbiamente risultano scarse, se si pensa che verosimilmente erano molti i luoghi di culto e le
aree funerarie che erano custodite e curate da un custode. Soprattutto, non
si trovato nessun riferimento nelle iscrizioni in lingua greca, soprattutto
orientali. Ma, si sa, la casualit dei ritrovamenti epigrafici (unita allestrema dispersione di molte pubblicazioni) sempre un elemento da tenere
presente in tali situazioni e in questo tipo di ricerche.

SAETAK - SUMMARIUM
CVSTODES GROBLJA I BAZILIKA NA STAROKRANSKIM NATPISIMA
Autor prouava neke natpise koji spominju uvare groblja i bazilika, koji se
pak rijetko nalaze na starokranskim natpisima prvih stoljea, premda je poznato
da je ta funkcija bila rasprostranjena na svim mjestima gdje su bila kultna zdanja
i grobina podruja.
Prvi natpis, koji se odnosi na jednog uvara groblja (vjerojatno pod vedrim
nebom), naen je u dananjoj Maarskoj u mjestu Szombathely (antika Savaria);
drugi u kripti katedrale u Trentu a pripada prezbiteru sirijskog podrijetla, koji je
bio isto i uvarem crkve. Jo dvije posvete su iz Trsta i Porea: prva, izgubljena,
navodi nekog Rufinus custos, ali bez tonijeg odreenja same strukture; druga,
meutim, dokumentira drugog uvara crkve, Stefana, i odnosi se na baziliku Eufrazijanu u Poreu. Pet, meutim, epitafa, je afrikog podrijetla, iz crkve starog
foruma u Leptis Magna, u dananjoj Libiji, i svi su posveeni od oca, Stefana,
koji je naveden kao loci servator, tj. uvar crkve (ali oito i pripadajueg groblja)
njegovoj petorici sinova, koji su prerano preminuli tijekom nekoliko godina.
Te heterogene ali zanimljive natpise moemo datirati u razdoblje od druge
polovine IV. do sredine VI. stoljea.

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