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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO


TRIBUNALE DI FROSINONE
Il Giudice unico del Tribunale di Frosinone, dott.ssa Patrizia Mannacio, ha pronunziato la
seguente
SENTENZA
nella causa civile di primo grado iscritta al numero 1027 del Ruolo Generale Affari
Contenziosi dell'anno 2005 promossa
DA
P.Q.
elett.te domiciliato in Frosinone presso lo studio dell'avv.to xxx che lo rappresenta e
difende in virt di procura a margine della comparsa di costituzione di nuovo procuratore
depositata in data 17.7.2006
-ATTORECONTRO
xxx S.R.L.
in persona del leg. rapp.te pro tempore C.M.
elett.te dom.ta in Frosinone in via Marittima n.2, rappresentata e difesa, congiuntamente e
disgiuntamente dagli avv.ti xxx che la rappresentano e difendono in virt di procura in
calce alla comparsa di costituzione e risposta .
-CONVENUTAE
xxx S.P.A.
in persona del leg. rapp.te xxx dom.ta in Frosinone presso lo studio dell'avv.to xxx che lo
rappresenta e difende, unitamente e disgiuntamente all'avv.to Silvia Scota xxx i procura in
calce alla copia notificata dell'atto di chiamata in causa del terzo.
-TERZA CHIAMATA IN CAUSAOggetto: risoluzione contratto di vendita.

Svolgimento del processo


Con atto di citazione notificato il 14/03/05, il sig. P. conveniva in giudizio, innanzi
all'intestato Tribunale, la xxx srl deducendo:
- di avere acquistato, in data 28.7.2003, dal punto vendita della xxx srl di Latina, la
moto ....., con targa ... e n. telaio ...... per l'importo complessivo di Euro 12.500,00 ;
- che nel mese di aprile 2004 la moto aveva manifestato per la prima volta, alcuni difetti
relativi a cattivo funzionamento della frizione, prontamente denunciati al Concessionario
M., il quale , tramite l'officina autorizzata xxx di Latina, aveva sostituito l'asta frizione e dei
dischi frizione, con spese a carico della Ducati s.p.a, cos come da ricevuta fiscale n. ....
del 0......;
- che nel giugno 2004, manifestatisi ulteriori problemi tecnici concernenti la frizione della

moto, la soc. venditrice, sempre tramite l'officina autorizzata, aveva sostituito la campana
della frizione e l'intero Kit frizione, cos come da ricevuta fiscale n. .... del .......... ;
- che nel mese di Agosto 2004, si era bucato il serbatoio carburante, ed era quindi stato
effettuato un ulteriore intervento in garanzia dall' officina Ducati autorizzata, cos come da
ricevuta fiscale n. .....del ...... ;
- che sempre nel mese di agosto 2004 si era rotta la staffa della marmitta ed il telaio; e la
frizione aveva cominciato a manifestare nuovamente problemi, per cui esso attore si era
nuovamente rivolto al venditore; ma il titolare dell'Officina autorizzata xxx lo aveva invitato
a ritirare la moto ed a portarla a casa, in attesa di alcuni pezzi di ricambio;
- che in attesa di tali pezzi si era per determinata la rottura della ruota libera, per cui esso
P. aveva riportato la moto in riparazione presso xxx e la stessa ruota libera era stata
sostituita;
- che tuttavia, in occasione di tale ultima riparazione la moto in questione non era stata
restituita ma era stata condotta dal concessionario M. presso l'omonima officina in
Frosinone, ove tuttora il mezzo si trovava in attesa di ulteriore riparazione;
- che i vizi riscontrati non erano dovuti ad eventuali pregressi sinistri stradali n a difetto di
manutenzione in quanto esso attore aveva effettuato regolarmente i cd." tagliandi", cos
come provato dall'allegato libretto di manutenzione e da n. 2 ricevute fiscali concernenti i
controlli cui la moto era stata sottoposta ;
- che nel mese di ottobre 2004 l'attore aveva incaricato un legale di diffidare la parte
venditrice ad effettuare le dovute riparazioni tempestivamente, richiedendo, in alternativa
la restituzione del pezzo versato.
Attesa la vaga risposta ricevuta, e la mancata risoluzione dei problemi inerenti la moto,
esso istante era stato costretto ad adire il giudice formulando le conclusioni indicate in
epigrafe.
Si costituiva in giudizio la societ convenuta , la quale eccepiva ;
- l'infondatezza della domanda svolta dall'attore , in quanto essa concessionaria era
intervenuta tempestivamente e senza alcun onere a carico del cliente ogni qualvolta il
veicolo aveva avuto necessit di riparazioni per l'ottimale funzionalit del motociclo;
- che comunque a) il primo inconveniente si era verificato ben dopo nove mesi
dall'acquisto; ed alcuni dei problemi manifestatisi potevano essere imputabili ad un uso
improprio della moto; b) i vizi lamentati, peraltro eliminati con l'intervento dell'officina
autorizzata, non avevano reso il veicolo inidoneo all'uso convenuto, n avevano diminuito
in modo apprezzabile il suo valore; c) il prezzo del bollo non poteva che essere sostenuto
dal soggetto proprietario; d) v'era piena conformit del veicolo alla descrizione fatta dal
venditore ed al modello o campione presentato al compratore; e) la moto era
perfettamente funzionante dall'aprile 2005 e quindi era illegittimo il rifiuto, da parte del P.,
di ritirare il mezzo ..
Tanto premesso svolgeva domanda riconvenzionale per la condanna dell'attore al
pagamento delle spese di deposito, e nel contempo chiedeva di essere autorizzata alla
chiamata in causa della societ produttrice del veicolo.
Rassegnava pertanto le conclusioni indicate in epigrafe.
Autorizzatane la chiamata, si costituiva in giudizio la xxx s.p.a. la quale deduceva:
- che le azioni contrattuali esperite dal P. potevano avere come destinataria solo la
convenuta concessionaria;
-che nei confronti del produttore poteva essere esperita solo l'azione extracontrattuale ex

D.P.R. n. 244 del 1988 nel caso in cui il prodotto messo in circolazione fosse privo dei
requisiti di sicurezza;
- che nel caso di specie il veicolo al momento della messa in circolazione era
perfettamente funzionante, tanto che il primo intervento riparatore si era verificato a
distanza di ben nove mesi dall'acquisto;
- che l'azione di cui all'art. 1492 cc era infondata in quanto presupponeva la presenza di
vizi che rendono il bene inidoneo all'uso cui destinato; mentre, nel caso di specie i vizi
lamentati, che non erano di natura strutturale, erano stati eliminati;
-che l'unica garanzia offerta dalla casa costruttrice attiene alla sostituzione o riparazione
gratuita di particolari inutilizzabili o inefficienti per difetto di fabbricazione; e che tutti i difetti
di tale natura erano stati eliminati senza gravare il cliente di alcun onere economico;
- che l'attore era comunque decaduto dall'azione l'azione ex art. 1495 c.c., in quanto la
causa era stata introdotta oltre l'anno dalla consegna del bene.
Tanto premesso rassegnava le conclusioni indicate in epigrafe.
Il precedente istruttore ammetteva l' interrogatorio formale del legale rappresentante della
Concessionaria xxx S.r.l. e la prova per testi chiesta dall'attore; nonch la prova per
interpello e per testi chiesta dal convenuto con limitazione di alcuni capitoli di prova e di
testimoni; ammetteva infine la prova per testi chiesta dal terzo chiamato in causa xxx con
limitazione dei capitoli di prova.
Con la medesima ordinanza il G.I. ordinava all'attore di depositare in giudizio copia dei
tagliandi effettuati sulla moto di sua propriet riservando ogni determinazione in merito alla
richiesta di CTU.
Nel corso dell'istruttoria la causa veniva assegnata, a questo giudice in osservanza degli
OO.SS. n.......del 2008.
All'esito della prova orale la causa veniva trattenuta in decisione, e poi rimessa sul ruolo
per l'espletamento di c.t.u.; al nominato consulente veniva demandato di accertare se sulla
scorta della documentazione versata in atti , le singole riparazioni e/o sostituzione
eseguite in garanzia fossero significative di difetti propri del mezzo, ovvero potessero
essere ricondotti ad una non corretta guida del mezzo; se il mezzo, anche tenuto conto di
anomalie collegate alla sosta prolungata dello stesso, fosse attualmente esente da difetti
che ne compromettessero il funzionamento, e se quindi con l'intervento eseguito in data
6.4.2005 (risultante dal documento s 2005 249 riferibile alla xxx s.r.l.) fosse stata eliminata
ogni anomalia di funzionamento, e , in caso di accertata persistenza di essi , perch ne
indicasse natura, entit, e costi di riparazione.
Il consulente rappresentava la necessit, per rispondere compiutamente ai quesiti, della
necessit di revisionare il veicolo, ormai fermo da lungo tempo, e di effettuare una prova
su circuito; il che avrebbe comportato l'anticipazione di somme di una certa consistenza.
All'esito di fallito tentativo di bonario componimento, disposto su iniziativa del giudice,
veniva implicitamente revocata l'ordinanza di ammissione della consulenza; quindi la
causa veniva rinviata per conclusioni, e trattenuta in decisione sulle conclusioni delle parti
come in epigrafe riportate e trascritte, con concessione dei termini di cui all'art. 190 c.p.c..

Motivi della decisione


La normativa da applicare alla fattispecie in esame l'articolato recepito dal cd. codice del
consumo; infatti bench il dl.vo 6 settembre 2005 n.206 sia stato pubblicato sul

supplemento della Gazzetta Ufficiale serie gen. n. 235 dell'8.10.2005, pur tuttavia il suo
testo normativo corrisponde, per lo pi, a quello delle disposizioni abrogate dall'art. 146,
tra cui gli art. da 1519 bis a nonies del c.c..
Com' noto, con il d.lg. 2 febbraio 2002, n. 24 si diede attuazione, nel nostro ordinamento,
alla Direttiva 1999/44/CE, relativa a taluni aspetti della vendita e delle garanzie dei beni di
consumo, dandosi in questo modo avvio, in una logica europeista del diritto civile, al
processo di formazione del "codice europeo dei contratti".
Il recepimento della Direttiva 1999/44/CE trov spazio inizialmente negli appositi artt.
1519-bis - 1519-novies ss. c.c., per poi transitare nel Titolo III, artt. 128-135 d.lg. 6
settembre 2005, n. 206, dell'attuale Codice del consumo . L'espianto della normativa dal
codice civile e l'innesto della stessa nel Codice del consumo non stato assistito da alcun
intervento armonizzatore , eccezion fatta per la modifica inserita nell'art. 135 cod. cons.,
laddove, al precetto dell'abrogato art. 1519-novies c.c., stato aggiunto un comma 2, il
quale, stabilisce che "Per quanto non previsto dal presente titolo, si applicano le
disposizioni del codice civile in tema di contratto di vendita."
Con l'introduzione del codice del consumo si definitivamente attuata una
frammentazione dei meccanismi di garanzia all'interno del nostro ordinamento civilistico; si
ha infatti una tutela differenziata a seconda che la vendita abbia ad oggetto "beni di
consumo"o beni immobili, o di ogni altro genere, ed a seconda che la vendita di beni di
consumo intercorra tra un consumatore ed un imprenditore, fra due imprenditori o fra due
consumatori.
Ci premesso indubbio che nella specie la normativa di riferimento sia proprio il codice
di consumo, sia per la qualit dei soggetti del rapporto contrattuale, perfettamente
rispondenti alle definizioni dell'art. 3 e 128 cod. cons.; sia perch l'oggetto della
compravendita un bene di consumo secondo la definizione che ne d l'art. 128 comma
secondo cod. cons..
Ci premesso si osserva.
In ordine alla tutela concessa al consumatore va specificato che correttamente l'attore ha
svolto le sue domande nei confronti della propria controparte contrattuale, ovvero nei
confronti della venditrice xxx s.r.l., rimanendo salva la possibilit dell'esercizio, da parte di
questi ( come appunto nella specie), del diritto di regresso ex art. 131 cod. cons. nei
confronti del produttore del bene.
L'art. 132 cod. cons. prevede la responsabilit del venditore per i difetti che si manifestino
entro due anni dalla consegna del bene, ed una presunzione di non conformit per l'ipotesi
in cui il vizio si manifesti entro sei mesi dalla consegna.
La norma impone inoltre un onere di denunzia nel termine di due mesi dalla scoperta del
vizio, e la prescrizione dell'azione entro il termine di ventisei mesi dalla consegna del
bene.
Quanto alla distribuzione degli oneri probatori circa la sussistenza del difetto di conformit,
si osserva che l'obbligo del venditore , siccome previsto dall'art. 129 cod cons., di
consegnare beni conformi al contratto di vendita, laddove la nozione di non conformit
pare unificare ogni tipo di anomalia materiale del bene; quindi vizi, mancanza di qualit ed
aliud pro alio.
Ci premesso, ogni qualvolta il consumatore invochi tutela,occorre accertare se vi sia
difetto di conformit come desumibile, a contrario, dalla definizione di conformit che ne
d l'art. 129 del cod.cons.; ovvero a) se la res compravenduta sia idonea all'uso abituale di
beni dello stesso tipo ( sul modello della garanzia ex art. 1490 c.c.; b) alla rispondenza alla
descrizione, al campione, o al modello offerta dal venditore al consumatore (similmente

alla fattispecie della mancanza di qualit promesse o essenziali ex art. 1497 cc ed alla
vendita su campione ex art, 1552 c.c.); c) alla sussistenza delle qualit abituali per il tipo e
la natura del bene tenuto conto anche delle dichiarazioni pubbliche sulle caratteristiche
della merce fatte al riguardo dal venditore, dal produttore o dal suo agente o
rappresentante; d) all'idoneit della cosa all'uso particolare voluto e richiesto dal
compratore, e comunque accettato dal venditore nel concludere il contratto.
Si rileva allora, con riguardo agli oneri probatori, che il comma 1 dell'art. 129 cod. cons, a
carico del venditore una obbligazione, o garanzia, di conformit; il comma 2a elabora in
suo favore una presunzione di conformit. Operando la "presunzione di conformit",
dovrebbe spettare al consumatore la prova della mancanza di uno dei presupposti su cui
si fonda tale presunzione . noto, tuttavia, come la sentenza 30 ottobre 2001, n. 13533
delle Sezioni Unite della Cassazione, abbia smentito ogni ragione di ripartire
differentemente i carichi istruttori tra creditore e debitore nelle fattispecie di adempimento
mancato e nelle fattispecie di adempimento inesatto: il creditore, insomma, dopo aver dato
prova del titolo dell'obbligazione, potrebbe limitarsi ad allegare l'inesattezza
dell'adempimento, e a tale allegazione il debitore dovrebbe contrapporre la dimostrazione
del fatto estintivo consistente nell'esatto adempimento. La sentenza n. 13533 del 2001 ha
sovvertito l'interpretazione, apparentemente concorde in dottrina ed in giurisprudenza,
secondo cui sarebbe spettato al creditore provare l'inesatta esecuzione della prestazione,
cio la difformit tra prestato e dovuto. Le Sezioni Unite hanno affermato che anche chi
formula l'eccezione di inadempimento di cui all'art. 1460 c.c. deve unicamente allegare
l'altrui inadempimento; sar la controparte a dover dimostrare il proprio adempimento. La
sentenza n. 13533 del 2001 non tradisce intenzione alcuna di voler distinguere, per
stabilire il riparto dell'onere della prova, tra il convenuto che eccepisca l'integrale
inadempimento delle sue obbligazioni da parte dell'attore (exceptio inadimpleti contractus),
e il convenuto che si limiti ad eccepire un inadempimento soltanto parziale (exceptio non
rite adimpleti contractus). Le superiori esigenze di omogeneit del regime dell'onere della
prova, condivise dalla Corte, hanno sconsigliano evidentemente dal pretendere
dall'eccipiente la dimostrazione dell'inesattezza dell'altrui adempimento.
Su queste premesse, e ispirandosi alla prospettiva di tutela del consumatore, potrebbe
sembrare logico che, a fronte delle contestazioni di difformit provenienti dal compratore,
spetti al venditore dar prova dei requisiti che il bene di consumo deve possedere per
rientrare nell'ambito della presunzione di conformit ex art. 129 comma 2 cod. cons.,
trattandosi di fatti impeditivi, e non di fatti costitutivi, dei diritti del consumatore.
Per converso, si rilevato che l'art. 129 cod. cons. (un tempo art. 1519-ter c.c.) non
contempli alcuna "presunzione di difformit" del bene consegnato rispetto al bene dovuto,
tale da porre a carico del venditore l'onere di provare la conformit al contratto . La
conclusione di questa orientamento che incomberebbe sul consumatore compratore
l'onere di allegare e provare una delle circostanze tipizzate di difformit di cui al comma 2
dell'art. 129 cod. cons. , laddove il venditore potr allegare e provare che il contratto non
postulasse quel dato requisito o quella data caratteristica ricompresa nell'elenco. In
pratica, il venditore dovr dimostrare che la convenzione aveva avuto ad oggetto un bene
provvisto di standards qualitativi diversi da quelli normativamente elencati. In ogni caso,
dovendo il consumatore dimostrare altres che la difformit da lui allegata e provata
sussistesse gi al momento della consegna, il legislatore ne facilita l'ulteriore incombenza
processuale, ponendo qui una vera e propria presunzione che il difetto manifestatosi entro
sei mesi dalla consegna esistesse gi a tale data (art. 132 comma 3 cod. cons.). Questa
agevolazione conferma che debba essere proprio il consumatore a dar prova della non
conformit del bene, risultando essa altrimenti incomprensibile ove si attendesse dal
venditore la prova della conformit al momento della conclusione del contratto.
Nella fattispecie in esame pacifico che, ben oltre il termine di sei mesi normativamente

prescritto per l'operativit della presunzione di conformit, il mezzo abbia subito interventi "
in garanzia", ovvero senza alcun onere economico per l'acquirente; e ci ripetutamente,
anche con riguardo a pezzi espressamente esclusi dalla garanzia assicurata dalla casa
produttrice, come illustrato nel libretto consegnato all'acquirente e versato in atti in copia;
si fa riferimento, in particolare alla ripetuta sostituzione della frizione.
In ogni caso la documentazione fiscale in atti attesta tutta una serie di interventi effettuati
in garanzia nel corso del 2004 che hanno comunque consentito al P. di utilizzare il mezzo,
e che quindi si deve presumere non fossero tali da incidere sulla funzionalit del mezzo.
V' prova che gli ultimi interventi in garanzia sono stati effettuati alla fine di ottobre del
2010; sono prodotte le fatture emesse dall'officina autorizzata xxx di Latina: la n.ro .... del
21.10.2004 comprovante la sostituzione dell'asta frizione e del motorino di avviamento; e
la numero 1019 del 27.10.2004 comprovante la sostituzione della ruota libera e
dell'ingranaggio. All'epoca, secondo quanto risulta dalla prima fattura, la moto aveva
percorso 11.332 Km.
Secondo quanto allegato dalla parte attrice ( e non contestato dalle altre parti), da questo
momento la moto sarebbe rimasta nella disponibilit del concessionario il quale avrebbe
disposto il trasferimento del veicolo dall'officina autorizzata di Latina a Frosinone.
Emerge dalla documentazione prodotta da parte attrice che con missiva datata
12.10.2004, indirizzata tanto alla xxx s.r.l. che alla xxx s.p.a. ( e ricevute dalle destinatarie
rispettivamente il 14 ed 18/10/2004) il precedente difensore del P. rappresentava che la
moto si trovava da circa un mese presso l'officina autorizzata di Latina, in attesa che
fossero inviati dalla casa costruttrice alcuni pezzi di ricambio. In particolare detto legale
evidenziava che in occasione dell'ultima riparazione il titolare dell'officina autorizzata
aveva comunicato la necessit di cambiare anche la staffa della marmitta ed il telaio, e
che le richieste di provvedere sollecitamente alle riparazioni necessarie non avevano
sortito effetto alcuno.
Rispondeva la xxx con missiva datata 9.11.2004 con la quale il responsabile del servizio
Clienti, rispondeva che , sulla base di quanto comunicato dall'ispettore di Zona, alcuni
componenti della moto erano in "analisi"presso la sede di Ducati M xxx che pertanto il P.
avrebbe dovuto mantenersi in contatto con il service Arcieli che lo avreb xxx nuto
informato sugli sviluppi.
Assume la difesa della xxx s.r.l., in riferimento agli sviluppi della vicenda, che la moto era
stata gi riparata in data 6.4.2005; ed a supporto di quanto sostenuto ha prodotto il doc.
allegato n. 6), ovvero un foglio di lavorazione interno dell'Officina M., da xxx ui emerge che
il veicolo, con chilometraggio pari a km 11344 , aveva subito in tale data la sostituzione,
sempre in garanzia, del telaio, di una lampada , di un gommimo, di un cuscinetto, di una
guarnizione e della staffa del silenziatore. Ci nonostante solo in data 20 settembre 2005,
la M., assumendo che il veicolo era stato messo a disposizione del P. gi dall'aprile del
2005, aveva inviato all'attore una raccomandata ( versata in atti come doc. n.4),
diffidandolo al ritiro del mezzo.
Tali documenti evidenziano quindi che: a) il veicolo dopo l'ultima riparazione effettuata
dall'officina xxx effettivamente rimasta ferma presso l'officina xxx, e poi presso l'Officina
xxx, come dimostrato dal fatto che il chilometraggio della fattura n. xxx del 2004
pressoch identico al foglio di lavorazione interno dell'officina della xxx s.r.l. ( vi sono solo
12 chilometri di differenza); 2) che, ove mai le riparazioni siano state effettivamente
eseguite ad aprile del 2004, ci avvenuto dopo che la vettura era rimasta presso
l'officina per ben sei mesi in attesa delle analisi che la xxx riteneva di dovere svolgere sulla
scorta delle indicazioni del proprio ispettore.
Ma in realt l'assunto secondo cui le riparazioni sarebbero state effettuate ad aprile 2005

( che appare gi un periodo decisamente eccessivo per ogni tipo di accertamento) appare
sconfessato dal contenuto delle dichiarazioni rese nella comparsa di costituzione della
Ducati, nella quale, alla pag.3 si legge:"xxx, nonostante la scadenza delle condizioni di
garanzia avvenuta il 28.7.2005, per dimostrare ancora una volta al P. la piena disponibilit
e seriet del marchio xxx, ha effettuato un'altra riparazione in garanzia sulla moto di
propriet dell'attore: il 1^ settembre 2005 ha sostituito il telaio nero xxx ed un
cuscinetto ... ...".
Tale dichiarazione la xxx i assumeva essere supportata dal documento indicato come all.6;
si tratta di stampati interni della societ, attestanti in dettaglio gli interventi eseguiti, e da
essi emerge che la sostituzione del telaio avvenuta in data 1.9.2005 su veicolo che
aveva percorso km 11344.
E dunque da ritenersi acquisita la circostanza secondo la quale solo nel settembre del
2005 sarebbe avvenuta ( il condizionale dovuto al mancato accertamento dell'attuale
stato della moto) la riparazione del mezzo; ovvero a distanza di ben 11 mesi dal momento
in cui il veicolo era stato lasciato in consegna presso l'officina autorizzata xxx.
Secondo quanto previsto dall'art. 131 sub 7 del t.u. del consumo il, consumatore pu
chiedere a sua scelta una congrua riduzione del prezzo o la risoluzione quando il
venditore non ha provveduto alla riparazione o alla sostituzione del bene entro il termine
congruo di cui al comma 5; laddove detto comma prevede che "le riparazioni o le
sostituzioni devono essere effettuate entro un congruo termine dalla richiesta e non
devono arrecare notevoli inconvenienti al consumatore , tenendo conto della natura del
bene e dello scopo per il quale il consumatore ha acquistato il bene."
Ebbene pare del tutto evidente che l'indisponibilit, per circa un anno, di un mezzo
destinato alla circolazione evidentemente pregiudizievole per chi abbia acquistato un
bene a ci funzionale. Ed rimasto del tutto indimostrato che la sostituzione del telaio non
fosse legato ( come assume la difesa della xxx, per non attribuire rilievo a tale intervento
del tutto tardivo) ad un problema strutturale; e comunque poco plausibile che la societ
Ducati abbia provveduto alla sostituzione di un pezzo cos importante, per di pi senza
spese a carico del cliente, per soli "motivi estetici".
Ne consegue che la domanda di risoluzione va per l'appunto accolta ed a tale pronunzia,
in applicazione dell'art. 1458 c.c., consegue l'effetto della restituzione del prezzo versato, il
cui importo non appare contestato.
La parte convenuta va quindi condannata al pagamento della somma di Euro 12.500,00
maggiorata degli interessi maturati dalla domanda al saldo. Ed infatti secondo quanto
affermato dalla S.C. "L'efficacia retroattiva della risoluzione del contratto per
inadempimento non comporta il maturare di interessi, sulle somme versate dall'una all'altra
parte in esecuzione del contratto, a decorrere dalla data del versamento, atteso che il
venir meno "ex tunc" del vincolo contrattuale rende privo di causa il pagamento gi
eseguito in forza del contratto successivamente risolto, ma appunto per questo impone di
far capo ai principi sulla ripetizione dell'indebito per qualificare giuridicamente la pretesa
volta ad ottenere la restituzione di quel pagamento; e, in materia di indebito oggettivo, ai
sensi dell'art. 2033 cod. civ. il debito dell'"accipiens" - a meno che questi sia in mala fede produce interessi solo a seguito della proposizione di un'apposita domanda giudiziale, non
essendo sufficiente un qualsiasi atto di costituzione in mora del debitore, perch trova qui
applicazione la tutela prevista per il possessore di buona fede - in senso oggettivo -dall'art.
1148 cod. civ., a norma del quale questi obbligato a restituire i frutti soltanto dalla
domanda giudiziale, alla cui data di proposizione retroagiscono gli effetti della sentenza"
( Cass.n. 17558/2006; conf. Cass.n.25847/2008; Cass.s.u. n. 14886/2009).
Va invece disattesa , perch non dimostrata nel quantum, la richiesta, da interpretarsi nel

senso di domanda accessoria risarcitoria, di restituzione dell'importo del bollo, del premio
assicurativo versato per la responsabilit civile obbligatoria, e di accessori di lusso montati
sulla moto.
All'accoglimento della domanda attorrea consegue, in primo luogo il rigetto della domanda
riconvenzionale svolta dalla M., volta ad ottenere somme dovute per il deposito del
motoveicolo presso la propria officina; ed in secondo luogo raccoglimento dell'azione di
regresso svolta dalla parte venditrice nei confronti della produttrice, che, come emerge
chiaramente dagli atti ( ed in particolare dalla gi citata missiva proveniente dal Servizio
Clienti della xxx) ha deciso i tempi dell'ultimo intervento; essa infatti ,prima di autorizzare
le riparazioni, ha inteso attivare delle indagini con i propri ispettori ed i propri tecnici,
imponendo le proprie decisioni alla Concessionaria, mera esecutrice dei lavori tramite la
propria officina.
E va inoltre sottolineata l'infondatezza dell'eccezione di decadenza sollevata dalla Ducati
( che va valutata in riferimento alle prescrizioni dell'art. 132 cod.cons) sia perch esiste
tempestiva denunzia scritta del precedente legale dell'attore; sia per l'avvenuto
riconoscimento del vizio , esplicitato con l'esecuzione delle riparazioni.
Tale riconoscimento rende superflua la denunzia, secondo quanto previsto dall'art.132 2^
cod. cons.. Va infatti mutuata l'elaborazione giurisprudenziale in riferimento all'art. 1494
c.c., secondo cui il riconoscimento non richiede forme speciali; e pu desumersi anche dal
comportamento del venditore . Oltre che in forma espressa, il riconoscimento dei vizi della
cosa venduta pu anche avvenire tacitamente, e cio mediante il compimento di atti
incompatibili con l'intenzione di respingere la pretesa del compratore o di far valere la
decadenza dal diritto alla garanzia. Si rammenta sul punto l'orientamento della S.C.
secondo cui tale comportamento ravvisabile "allorquando il venditore provveda a
effettuare riparazioni a mezzo di propri tecnici, ovvero si offra di far riparare o sostituire la
cosa venduta, poich con tali comportamenti egli mostra di avere accettato la denunzia dei
vizi da parte dell'acquirente senza porre alcuna questione in ordine alla sua tempestivit e
di avere ritenuto proprio obbligo procedere alla loro eliminazione, riconoscendo
implicitamente, ma inequivocamente, che la denuncia era fondata.( Cass.n. 10228/2002
Conformi: N. 5730 del 1977, N. 6641 del 1991, N. 1561 del 1997 .
La terza chiamata dovr quindi rimborsare alla parte convenuta tutte le somme che dovr
rendere all'attore, ivi comprese le spese processuali, e farsi carico delle spese di lite
sostenute dalla M. nel presente giudizio.

P.Q.M.
Il Giudice definitivamente pronunziando,
accogliendo la domanda attrice per quanto di ragione,
dichiara la risoluzione del contratto di vendita concluso tra attore e convenuta avente ad
oggetto la moto xxx, con targa xxx e n. telaio xxx; e per l'effetto condanna la xxx s.r.l. a
restituire a P.xxx importo di Euro 12.500,00 maggiorato degli interessi legali con
decorrenza dalla data della domanda;
respinge la domanda riconvenzionale svolta dalla parte convenuta nei confronti dell'attore;
condanna la xxx s.r.l. al pagamento delle spese di lite che liquida, in favore dell'attore, in
complessivi Euro 5055,00 in essi compresi Euro 4835,00 per compensi oltre iva, cpa e
rimborso spese generali come per legge;
accoglie la domanda di regresso svolta dalla xxx s.r.l. nei confronti della xxx s.p.a. e per

l'effetto condanna la terza chiamata a rifondere parte convenuta di tutte le somme che
questa verser all'attore in esecuzione della presente pronunzia;
condanna altres la terza chiamata al pagamento, in favore della convenuta, delle spese di
lite liquidate in complessivi Euro 4940,00 in essi compresi Euro4835,00 per compensi,
oltre iva, cpa e rimborso spese generali come per legge.
Cos deciso in Frosinone, il 18 ottobre 2014.
Depositata in Cancelleria il 18 ottobre 2014.