Sei sulla pagina 1di 11

Erica Gazzoldi

Istituto Universitario di Studi Superiori


A.A. 2010/2011
Primo semestre
Prova finale del corso Antropologia del mondo antico (prof. Maurizio Bettini, Universit di Siena)
Traccia n1: Emico / etico ("Vicino al punto di vista dei nativi"): una categoria buona per ricostruire
(dopo averle 'smontate') le descrizioni stereotipe di alcuni fenomeni culturali. Fare liberamente degli
esperimenti.

La divinazione nel Vicino Oriente antico: punti di


vista
La divinazione un fenomeno culturale controverso, che non cessa di creare curiosit. Ad essa sono
associati concetti vari, quali quelli di superstizione, arte, religione, tecnica, pratica. Nella
nostra cultura, sembra essere relegata ai margini, divenuta una pratica equivoca da imbonitori
televisivi, meritando cos lo sdegno del senso comune. Non cos stato, per, per secoli, presso diverse
civilt europee ed asiatiche; ci vale anche per quelle classiche, che pure hanno contribuito alla
svalutazione della divinazione (neoaccademismo di Carneade; Cicerone).
Il presente tentativo mira a ricostruire il modo in cui la nostra mentalit guarda a questo
fenomeno culturale; in secondo luogo, esso verr analizzato secondo il punto di vista di coloro che ne
sono considerati gli inventori: i Babilonesi. Verranno, insomma, distinte due prospettive: quella etica
e quella emica, secondo la terminologia che Kenneth Lee Pike (1952) ha mutuato dalla linguistica
strutturale (fonetico VS fonemico).
Oltre a quella babilonese, verranno prese in considerazione altre culture vicino-orientali dei
primi tre millenni a.C.: quella assira, quella ittita e quella ebraica.
Punto di vista etico
Il dizionario Zingarelli 2003, alla voce Divinazione, recita: 1) Nelle religioni superiori e primitive,
tecnica per scoprire gli avvenimenti futuri o quelli presenti ignoti, attraverso lesame dei segni che
esprimono la volont degli dei. 2) (est.) Predizione [1]. Fin dallinizio, dunque, la nostra concezione di
divinazione la ricollega ad un orizzonte religioso; ci evidente nelletimologia stessa del termine,
legata al latino DIVVS. Nella menzione di religioni superiori e primitive gi implicito un giudizio
di valore, una classificazione dualistica di culti e credenze. Zingarelli si sforza, tuttavia, di dare una
definizione esatta ed equilibrata.
Laccento posto anche sul carattere predittivo della divinazione, che ha condizionato luso
estensivo del termine. Particolarmente felice la connotazione dellarte mantica come esame di segni,
che sar approfondita successivamente.
La definizione data da Zingarelli confrontabile con quella di Salvatore Battaglia: Arte,
fondata su credenze magiche, con cui si cerca di prevedere il futuro (e si attua o attraverso simboli
esterni delle manifestazioni divine, come oggetti o eventi particolari [] oppure attraverso la
manifestazione diretta della divinit [] 2) Intuizione, ispirazione; previsione, predizione,
presentimento. Anche: il contenuto stesso dellintuizione, del presentimento. [2] Di nuovo, dunque,
un collegamento con la previsione del futuro, la sfera divina e la lettura di simboli. Pi marcato, per,
il riferimento allarea extrarazionale della mente umana, allintuizione ed alla magia. Diverse citazioni

allegate come esempi duso danno una connotazione negativa al termine (G. Savonarola, P. Sarpi, V.
Cuoco). Battaglia , per, accurato nellelencare le tecniche divinatorie che ritroveremo pi avanti:
Posizioni, moti degli astri; genere, volo degli uccelli; viscere delle vittime sacrificali; modo di
accendersi e di bruciare di speciali fuochi; colore, direzione, forma del fumo; manifestazione del
fulmine; figure in specchi particolari; linee della mano, ecc. [] oracoli, sogni, ecc. [3]
La lista maggiormente sviluppata alla voce Divinazione dellEnciclopedia Italiana; in
questultima, si fa aperto il giudizio sottinteso da Battaglia: In origine, la divinazione era un ramo
della magia cosiddetta simpatica; la quale si fonda sul principio apparentemente scientifico che da
simili cause si producono simili effetti. Mentre per la scienza tiene conto soltanto delle somiglianze
essenziali e naturali, provandole criticamente e stabilendole obiettivamente, la magia si contenta di
somiglianze superficiali e apparenti, stabilendole a piacere e fantasticamente. [4] La contrapposizione
fra il punto di vista etico e quello emico prevale sul timido avvicinamento iniziale. Torna, pi avanti,
laccostamento alle religioni superiori, insieme al riferimento alla lettura di segni e simboli [5].
LEnciclopedia Italiana cita, come fondatori della divinazione, i Babilonesi, i Caldei degli autori
classici. Fra i primi a guardare a oriente, in questo senso, vi fu Erodoto di Alicarnasso (485 a.C.?
425 a.C.?). Nelle sue , fu il primo a parlare dei Magi (), collocandoli nella Media del
VI sec. a.C. Li cita come presenza irrinunciabile ai sacrifici (I, 132) e responsabili dei riti funebri (I,
140). Soprattutto, per, essi sono definiti (I, 107): essi, dunque, sarebbero stati
esperti di oniromanzia. Come tali, sarebbero stati interrogati dal re medo Astiage. Erodoto registra
aneddoti ed usanze con curiosit ed attenzione, senza per scendere in dettagli circa la scienza dei
Magi. Non si sofferma su fondamenti e metodi, n d un giudizio culturale. Tuttaltro sar
latteggiamento di un grande ammiratore di Erodoto, Cicerone (106 a.C. 43 a.C.)
Egli dedic allargomento i due libri DE DIVINATIONE (44 a.C.). Nel primo, sono
riassunte nei dettagli le variet e le tecniche di divinazione conosciute dalla cultura classica, con le
argomentazioni a favore della loro attendibilit. Il libro I utile a ricostruire un punto di vista emico
sullarte mantica a Roma il che, per, si allontanerebbe dallargomento qui trattato. Anche Cicerone
cita, come patria della divinazione, la terra dei Chaldaei, ossia la Mesopotamia. In essa sono poste, in
particolare, le origini dellastrologia: diuturna observatione siderum scientiam putantur effecisse
(I, 1). Il primato assoluto assegnato agli Assiri: Principio Assyrii [] traiectiones motusque
stellarum observitaverunt, quibus notatis, quid cuique significaretur memoriae prodiderunt. (I, 1)
Cicerone elenca, per, altri cultori di questarte, tutti popoli del Vicino Oriente antico: Aegyptii;
Cilicum [] et Pisidarum gens; Pamphylia. Lautore, per, non mira ad illustrare i pregi dellarte
mantica o ad entrare nellottica di chi la coltiva. Il libro II, infatti, raccoglie le argomentazioni contro la
divinazione, svalutandola in favore di altre discipline, come la fisiologia, larte militare o la filosofia
(cfr.: II, 37; II, 52; II, 80). Il punto di vista di Cicerone dato dalla sua formazione neoaccademica, che
si contrappone a qualunque forma di dogmatismo, compresa la cieca fiducia nelle pratiche tradizionali.
Inoltre, larte mantica, a Roma, era pressoch in decadenza, nel I sec. a.C., ridotta a puro formalismo
(cfr. II, 72). Non sarebbe inattendibile affermare che la nostra concezione della divinazione, quale
compare nellEnciclopedia Italiana, deve molto anche alle argomentazioni ciceroniane.
Ricostruzione di un punto di vista emico
Il bisogno di avvicinarsi allottica babilonese stato espresso, in modo particolare,
dallassiriologo Jean Bottro. Egli cos afferma della divinazione: Essa risponde a quelluniversale
desiderio, che sembra essere stato particolarmente vivo presso i Babilonesi, di conoscere lavvenire,
indubbiamente allo scopo di prevenire il male e porre dalla propria parte tutte le probabilit di un esito
favorevole [6]. Bottro mette dunque in luce un aspetto finora taciuto: il collegamento fra arte mantica

ed azione umana. Essa in funzione di una previdenza pratica; i Babilonesi sarebbero stati alieni dalle
idee di FORTVNA [7] e di FATVM [8] di cui parla Cicerone. Piuttosto, essi consideravano la realt
come strutturata su pi livelli: quello umano e naturale, quello divino e quello dei demoni pi o meno
benevoli [9]. In questa luce, Mario Liverani riconsidera luso del principio di causalit presso i Caldei:
Il possesso del principio di causalit pieno; al caso, punto discriminante fra pensiero razionale e
pensiero mitico se i collegamenti causali vengono stabiliti solo allinterno di un livello omogeneo di
fenomeni ovvero anche tra livelli di realt che omogenei non sono. Ma il concetto di omogeneit dei
livelli pi facile a enunciarsi che poi a definirsi in maniera dettagliata, e ogni cultura creder di
stabilire delle barriere certe e definitive che invece sono solo in rapporto alle sue possibilit di
accertamento.[10] In altre parole, Liverani prende le distanze dal giudizio culturale, espresso
nellEnciclopedia Italiana, per avvicinarsi alla mentalit babilonese. Secondo questultima, la
spiegazione di un evento, per essere soddisfacente, deve connettere fa loro due piani, due diverse sfere
della realt; altrimenti, sarebbe tautologica [11]. Siamo ben lontani dallingenuit, dal capriccio e dalla
superficialit di cui parlava Umberto Fracassini. Anzi, la cultura caldea si dimostrata in possesso di
uninesauribile curiosit empirica, che procedeva per accumulo di osservazioni. Un esempio dato
dalla teratomanzia lesame dei parti umani ed animali. Essa ha prodotto trattati, ossia raccolte di
annotazioni. Nel 1985, Bottro poteva contare su: due tavolette paleobabilonesi (1700-1600 a.C. circa);
frammenti in accadico rinvenuti sul sito di Hattusa (1500-1200 a.C.); frammenti ittiti della stessa
provenienza e della stessa epoca; rapporti di perizie teratomantiche (prima met del I millennio a.C.);
soprattutto, il grande Trattato canonico della fine del II millennio a.C., con i relativi commentari [12].
Le osservazioni sono espresse in forma di periodo ipotetico: Si le produit anormal forme une masse
indistinte: prsage de Ibbi-Sin, la ruine. [13] Non c traccia di formulazioni generali o astrazioni,
come tipico della trattatistica babilonese. In compenso, alcune ipotesi vengono chiaramente formulate
per via deduttiva, profilando situazioni non verificate a partire da quelle conosciute. il caso della
donna che partorisce otto o nove bambini: Il y a l, derechef, une tendance au systmatique, procdant
de lide que puisque la femme pouvait avoir la fois plus dun enfant, rien [] ne sopposait ce
quelle en et davantage.[14] La conclusione pi importante circa questo atteggiamento che esso
ricerca luniversale a partire da osservazioni particolari: in altre parole, un atteggiamento scientifico.
[15]
Fonte di trattati simili fu anche loniromanzia, linterpretazione dei sogni. Ne abbiamo gi
visto un cenno in Erodoto, con collegamento alle vicende di Medi e Persiani. Ben prima, per, veniva
coltivata in Mesopotamia. La testimonianza principale dei risultati raggiunti il Ziqqu, Ziqqu (dal suo
incipit: O dio dei sogni! O dio dei sogni!), seconda met del II millennio a.C. La struttura per
elenco dei singoli casi espressi per periodi ipotetici, come avviene nei trattati di teratomanzia.
Limportanza delle visioni oniriche era data dal loro stretto legame con linteressato, lo stesso che
viveva la propria quotidianit di giorno. La vita onirica quindi non era altro che una possibilit, una
modalit ed un semplice momento della vita. [16], diverso, ma non opposto allo stato di veglia.
Il campo in cui la ricerca empirica fu esercitata maggiormente per quello astronomico, gi
ricordato da Cicerone. Egli motiva la nascita dellastrologia con la planitiam magnitudinemque [17]
dellarea mesopotamica, che avrebbe consentito una chiara e vasta visione del cielo. Circa la
favorevolezza del luogo e del clima alle osservazioni astronomiche, si potrebbe discutere; restano, per,
la diffusione ed il prestigio della disciplina. Consiglieri, precettori e funzionari dei sovrani assiri per
esempio- erano prevalentemente astrologi. Lopera che compendia il maggior numero di osservazioni
lEnuma Anu Enlil (prima met del I millennio a.C.). La struttura del trattato ricalca quelli gi
esaminati.
La curiosit empirica si estendeva, poi, ad un gran numero di fenomeni, prodotti in laboratori
allestiti ad hoc: venivano, cio, ricostruite le condizioni necessarie alla manifestazione di un fenomeno,

poi analizzato. Funzionano cos: la lecanomanzia (osservazione delle forme assunte dallolio versato
nellacqua); la libanomanzia (studio delle volute di fumo che salgono da un incensiere);
laleuromanzia (analisi della farina caduta su un piano).
Si tratta, in tutti questi casi, di lettura di segni, come affermato da Zingarelli e da Fracassini.
Ci avvicinava la divinazione alla medicina, come interpretazione di sintomi [18] ed alletica, come
capacit di ricavare insegnamenti dagli eventi [19]. Una forma pi recente di divinazione, la
fisiognomica, sarebbe invece assimilabile allo studio della psicologia: nei tratti del volto si cercavano
indizi della personalit.
Suggestiva lipotesi di Bottro: larte mantica deriverebbe dallinvenzione della scrittura.
Originariamente, infatti, essa si componeva di pittogrammi: segni che rimandavano ad altri oggetti
[20].
Entra ora in campo unaltra caratteristica portante della divinazione: laspetto religioso. I segni
interpretati sarebbero, infatti, pittogrammi divini : messaggi scritti nella natura dagli dei che la
crearono. Larte mantica collega, dunque, il piano umano a quello sovrannaturale. In questo consiste la
sua capacit di spiegare eventi e fenomeni [21].
Il carattere di scienza divina particolarmente marcato nel caso dellastrologia: lEnuma Anu
Enlil sarebbe stato dettato dal dio della saggezza Ea; gli astrologi erano ricercatori del volere divino,
tenuti ad assoluto riserbo sulle proprie conoscenze [22]. Ci conferiva loro un carattere di iniziati,
sottoposti ad un divieto religioso (di divulgare i segreti della disciplina). Allo stesso tempo, le
competenze acquisite li qualificavano come veri e propri astronomi.
Strettamente legata al culto era, poi, lestispicina. Essa consisteva soprattutto nellosservare la
conformazione del fegato nelle vittime sacrificali (perlopi ovini). Lepatoscopia comportava
unanalisi minuziosa dellorgano. Le osservazioni venivano raccolte in trattati simili a quelli gi
esaminati. La suddivisione del fegato ovino pu essere schematizzata come segue; sono allegati anche
esempi di presagi paleobabilonesi:

[23]
Documenti preziosi sono i modellini in argilla prodotti come esemplari di responsi
epatoscopici. Questi ultimi riguardavano spesso la sorte dei regni e dei grandi casati, costituendo cos
anche un abbozzo di storiografia. Essi dovettero la propria conservazione forse allimportanza politica:
sarebbe stato indispensabile ai sovrani saper riconoscere segni simili, qualora si fossero ripresentati.
Questi sono modellini di fegati provenienti da Mari e relativi alla dinastia di Akkad:

[24]
Il principio alla base dellarte mantica quello dellanalogia. In altre parole: ci che accade fra
gli astri o nelle viscere ovine analogo a quanto avviene sulla terra, fra gli uomini. Ci avverrebbe per
la volont divina di comunicare ai mortali, attraverso la propria scrittura.
Nellottica di Cicerone, simili moniti sarebbero inutili e dannosi per luomo, perch gli
svelerebbero un futuro sul quale egli non avrebbe alcun potere [25]. Non cos per gli antichi Babilonesi.
Essi non contemplavano il caso fortuito, n il destino immutabile. Si ritenevano in perenne dialogo con
divinit che agivano da accorte amministratrici delluniverso e che potevano essere indotte alla
clemenza, come i giudici di cui parla il Codice di Hammurabi [26]. Come gi detto, la divinazione era
finalizzata allazione. Precauzioni e previdenze, per, spesso non potevano essere effettuate sulle cause
dei mali, spesso inattingibili. Lazione, dunque, si rivolgeva ai segni che notificavano dette cause.
Essendovi un collegamento fra il piano della causa e quello del segno, cancellare questultimo avrebbe
portato alla rimozione della prima [27]. Le azioni sono di carattere rituale, talora puramente verbale:
Se qualcuno ha fatto un sogno cattivo [] dovr dire dentro di s: <<Il sogno che ho fatto, per Sin e
Shamash, favorevole []>> [28]. Pi spesso, i riti apotropaici uniscono e , ossia

gesti e formule orali [29]. Queste ultime, come nellesempio precedente, possono talora essere
equiparate a . Infatti, esse potevano avere grande efficacia contro mali psicologici, come i
turbamenti portati dai sogni infausti. Ci vale anche per gli altri atti di scongiuro. Si pu parlare di veri
e propri esorcismi laddove i riti mirano ad allontanare spiriti malvagi, entit che costituivano un
livello di realt intermedio fra lumano ed il divino [30], come accennato in precedenza.
La divinazione era praticata anche in Anatolia, presso gli Ittiti (1600 a.C. 1200 a. C. circa). In
questo campo, detto popolo era sostanzialmente allievo dei Babilonesi, la cui tradizione era giunta nel
paese di Hatti tramite il mondo hurrita (Kizzuwatna, nel sud anatolico, e la Siria). Particolarmente
incentivata era losservazione del volo degli uccelli. Tipico della divinazione ittita , poi, il cosiddetto
KIN: in uno spazio circoscritto, vengono posti in contatto fra loro simboli rappresentanti le realt
umane: il re, la regina, il nemico, ecc. Il responso dato dalla loro posizione finale. Alla base
sembra esservi un principio di tipo algebrico: gli elementi passivi (i simboli), spostati da uno attivo (un
piccolo animale?), hanno valore positivo o negativo. Il risultato dato dalla somma algebrica dei
suddetti valori:
Elemento Elemento
agente
passivo

+
+
+
-

+
+
+
-

Meta Risultato
finale

+
+
+
+

+
+
-

Nella tradizione mantica ittita ha un ruolo non indifferente la multietnicit dellantica Anatolia:
essa, infatti, ha incorporato i patrimoni culturali hattico (pre-indoeuropeo), luvio e palaico.
Non va trascurata limportanza anche politica della divinazione: conoscere il volere degli dei
e/o le ragioni della loro ira era fondamentale per il benessere di tutto il regno.
Dalle popolazioni fin qui esaminate si discosta Israele, cos peculiare per tradizioni e identit
etnica. Purtuttavia, talune pratiche divinatorie simili a quelle gi viste trovavano posto anche nel suo
mondo. Giuseppe, figlio di Giacobbe, avrebbe tratto presagi per mezzo di una coppa: si trattava, forse,
di lecanomanzia. Egli famoso anche come interprete di sogni (Gn 41) e cos pure il profeta Daniele
(Dn 2; Dn 4). Una forma di divinazione la prova delle acque amare, adoperata per verificare la
fedelt delle mogli (Nm 5, 11ss.). Essa era strettamente legata al sacrificio di gelosia, offerto al Dio
dIsraele perch desse il proprio responso. , poi, menzionata la quercia di Morh (=dellindovino),
forse impiegata dai Cananei per trarre presagi dallo stormire delle foglie (Gn 12,6; Dt 11,30; Gdc 9,37).
Era legittima lestrazione delle sorti poste nellephod, ad opera dei sacerdoti (Es 28,30; Dt 33,8).
Severamente sanzionata era, invece, levocazione dei defunti, sebbene vi avesse fatto ricorso lo stesso
re Saul (1 Sam 28,7ss.).
Ci che fa veramente comprendere il punto di vista ebraico sulla divinazione , per, il
fenomeno del profetismo: il Dio dIsraele avrebbe comunicato al proprio popolo direttamente, tramite
portavoce umani. Ci sarebbe stato dovuto al rapporto privilegiato fa lui e la nazione ebraica.
Emblematico questo versetto: Quale grande nazione ha la divinit cos vicina a s, come il Signore
nostro Dio vicino a noi ogni volta che lo invochiamo? (Dt 4,7). La capacit umana di conoscere la
volont divina sarebbe stata conseguente a detta vicinanza. La consultazione di profeti e veggenti

(r m) era praticata dai sovrani, talora scelti dai profeti stessi (1 Sam 10,1ss.; 1 Sam 16,1ss.; 2 Re
9,1ss. ). Ma anche gli Israeliti comuni ricorrevano ai r m nelle varie circostanze della vita: Gn
25,22; Gs 7,14seg.; 1 Re 14,5Queste pratiche sono da leggere nellottica di una comunione stretta
fra la divinit ed il popolo che la venera, per cui la volont della prima d forma allesistenza umana.
Questa concezione della divinazione (e del profetismo in particolare) peculiare di Israele.
Conclusioni
Sotto un punto di vista etico, la divinazione incomprensibile o addirittura frivola. Questo, per
lappunto, il giudizio di cui gode presso la nostra cultura, che la relega fra le superstizioni superate.
Nel migliore dei casi, la si pone sullo stesso piano dei presentimenti e delle intuizioni. Osservarla nel
contesto dellantichit vicino-orientale, invece, getta luce sulla sua complessit e profondit. Essa
nacque presso le pi antiche civilt urbane, come forma di lettura della realt; rispondeva ai problemi
di uomini afflitti da un ambiente ostile, dalla rarefazione demografica e di attivit vitali e
dallincertezza tecnologica [31].
Si basava su fermi princip di causalit ed analogia; nel caso degli Ittiti, essa era fondata anche
sul calcolo algebrico. Era inquadrata in una ben precisa concezione della realt, come strutturata su pi
livelli (umano/naturale, divino, demonico).
La ricchezza dei fenomeni osservati testimoniava una vasta curiosit empirica; luso di
procedimenti deduttivi nei trattati babilonesi una prima forma di ricerca delluniversale, delle leggi
che regolano la natura.
Nel caso di Israele, il ricorso ai responsi profetici era motivato anche dal riconoscersi del
popolo nella propria identit religiosa da cui lesigenza di interpellare la divinit in ogni momento
saliente dellesistenza.
La divinazione, da un punto di vista emico, pertanto un sistema di pensiero, una concezione
del mondo che d forma alle diverse culture. Essa normale nella vita quotidiana, nonch
fondamentale per il buon governo di un regno.
Presso Babilonesi, Assiri ed Ittiti si articola in scienza per specialisti; i suoi procedimenti
sarebbero legati alla nascita della scrittura. Pi tardi, i filosofi greci avrebbero assimilato la curiosit
enciclopedica, il modo di accostarsi al reale universale ricercandone una conoscenza analitica,
necessaria, deduttiva, a priori. [32]
Gli atteggiamenti alla base della divinazione, separati dalloriginaria concezione religiosa,
sarebbero dunque giunti alla cultura classica e tramite essa- alla nostra.

Note
[1] Zingarelli Nicola, Vocabolario della lingua italiana, Zanichelli Editore, Bologna 2003, voce Divinazione
[2] Battaglia Salvatore, Grande dizionario della lingua italiana, Unione tipografico-editrice torinese, Torino
1966, ristampa 1971, vol. IV, voce Divinazione
[3] Battaglia Salvatore, ibidem
[4] U(mberto) Fr(acassini), Divinazione, Enciclopedia Italiana XIII

[5] U(mberto) Fr(acassini), ibidem


[6] Bottro Jean, La religione babilonese, Sansoni, Firenze 1961, p. 143
[7] Cicerone, DE DIVINATIONE, II, 24
[8] Cicerone, DE DIVINATIONE, II, 25
[9] Cfr. Pettinato Giovanni, Angeli e demoni a Babilonia. Magia e mito nelle antiche civilt mesopotamiche,
Mondatori, Milano 2001, pp. 103-127
[10] Liverani Mario, La concezione delluniverso, in: Moscati Sabatino (a cura di), Lalba della civilt, vol.3:
Il pensiero, UTET, Torino 1976, p.476
[11] Cfr. Liverani Mario, ibidem, p. 492
[12] Bottro Jean, Mythes et rites de Babylone, Editions Slatkine, Genve 1985, pp. 1-2
[13] Cfr. Bottro Jean, ibidem, p. 3
[14] Bottro Jean, ibidem, p. 21
[15] Cfr. Bottro Jean, ibidem, p. 15
[16] Bottro Jean, Msopotamie. Lcriture, la raison et les dieux, Editions Gallimard, Paris 1987 (tr. it. di
Claudia Matthiae, Mesopotamia. La scrittura, la mentalit e gli dei, Giulio Einaudi Editore, Torino 1991, p. 113)
[17] Cicerone, DE DIVINATIONE, I, 1
[18] Von Soden Wolfram, Einfhrung in die Altorientalistik, Wissenschaftliche Buchgesellschaft, Darmstadt
1985 (tr. it. di Laura Marchini, Introduzione allorientalistica antica, Paideia Editrice, Brescia 1989, p. 171)
[19] Von Soden Wolfram, ibidem, pp. 171-172
[20] Bottro Jean, Msopotamie, pp. 110-111
[21] Liverani Mario, ibidem, pp. 476-492
[22] Pettinato Giovanni, La scrittura celeste. La nascita dellastrologia in Mesopotamia, Mondadori, Milano
1998, pp. 127-130; pp. 164-165
[23] Liverani Mario, Antico Oriente. Storia societ economia, Editori Laterza, Roma-Bari 1988, p. 349
[24] Liverani Mario, Antico Oriente, p. 259
[25] Cicerone, DE DIVINATIONE, II, 22-23
[26] Cfr. Bottro Jean, Mythes, p. 64
[27] Liverani Mario, La concezione, p. 486-487

[28] Liverani Mario, La concezione, p. 488


[29] Bottro Jean, Mythes, pp. 42-43
[30] Pettinato Giovanni, Angeli, pp. 114-127
[31] Liverani Mario, La concezione, p. 478
[32] Bottro Jean, Msopotamie, p. 144

Bibliografia

, V sec. a.C. [edizione impiegata: a cura di Luigi Annibaletto,


(Oscar classici greci e latini), Arnoldo Mondadori Editore, Milano 2009, 2 voll.];
Marcus Tullius Cicero, DE DIVINATIONE, 44 a.C. [edizione impiegata: a cura di
Sebastiano Timpanaro, VIII edizione, Garzanti Editore, Milano 2008];
U(mberto) Fr(acassini) A(ldo) N(eppi) M(odona) R(affaele) C(orso), Divinazione,
Enciclopedia Italiana XIII;
Bottro Jean, La religione babilonese, Sansoni, Firenze 1961; pp. 143-146;
Battaglia Salvatore, Grande dizionario della lingua italiana, Unione tipografico
-editrice torinese, Torino 1966, ristampa 1971, vol. IV, voce Divinazione;
Liverani Mario, La concezione delluniverso, in: Moscati Sabatino (a cura di), Lalba
della civilt, vol. 3: Il pensiero, UTET, Torino 1976, pp. 476 499;
Bottro Jean, Mythes et rites de Babylone, Editions Slatkine, Genve 1985, pp. 1-28 e
pp. 29-64;
Von Soden Wolfram, Einfhrung in die Altorientalistik, Wissenschaftliche
Buchgesellschaft, Darmstadt 1985 (tr. it. di Laura Marchini, Introduzione
allorientalistica antica, Paideia Editrice, Brescia 1989);
Bottro Jean, Msopotamie. Lcriture, la raison et les dieux, Editions Gallimard, Paris
1987 (tr. it. di Claudia Matthiae, Mesopotamia. La scrittura, la mentalit e gli dei,
Giulio Einaudi Editore, Torino 1991, pp. 109-144);
Liverani Mario, , Antico Oriente. Storia societ economia, Editori Laterza, Roma-Bari
1988 (nella Biblioteca Storica Laterza: prima edizione 2009);
Pettinato Giovanni, La scrittura celeste. La nascita dellastrologia in Mesopotamia,
Mondadori, Milano 1998, pp. 7-55 e pp. 127-165;
Pettinato Giovanni, Angeli e demoni a Babilonia. Magia e mito nelle antiche civilt
mesopotamiche, Mondatori, Milano 2001, pp. 9-127;
De Martino Stefano, Gli Ittiti,(Le Bussole), 1^ edizione, Carocci Editore, Roma 2003;
Zingarelli Nicola, Vocabolario della lingua italiana, Zanichelli Editore, Bologna 2003,
voce Divinazione.