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Mario stava in terza elementare quando glinsegnanti dissero a pap

Gaetano e mamma Nunzia che il bambino aveva qualche ritardo


nellapprendimento, e che forse era il caso di farlo visitare. Gaetano
non ne volle sapere, secondo lui erano tutte stronzate: era suo figlio
che non aveva voglia di studiare, e ci avrebbe pensato lui a fargliela
venire. Ci prov con costanza, alternando cazziate, lusinghe e mazzate, ma Mario riusc a finire le Medie solo a quindici anni.
A quel punto Gaetano pens semplicemente che suo figlio non
era fatto per studiare, e lo mise a lavorare nel panificio di Michele, un
caro amico suo: aveva notato che al ragazzo piaceva alzarsi presto al
mattino, proprio come a lui, che pure per questo si era trovato a fare
lo spazzino. Michele sentenzi soddisfatto che Mario era un vero faticatore, e Gaetano non ebbe pi bisogno di applicare i suoi metodi
correttivi.
Quando Mario andava ancora a scuola, Gaetano lo vedeva
spuntare in cucina mentre si preparava il caff, alle cinque del mattino. Diceva Ciao, pap e si sedeva al tavolo. Stava l solo per fargli
compagnia.
Tornatene a letto, che poi ti svegli stanco e non combini niente.
Non ho sonno.
Vuoi qualcosa?
Un biscotto.
Gaetano gli prendeva il biscotto, e di suo ci aggiungeva una
mezza tazzina di caff, pure se Nunzia non voleva. Il latte no, a Mario non gli piaceva. Solo qualche volta, con il Nesquik. Senza dire pi
niente, inzuppava il biscotto un po alla volta; lo succhiava, pi che
masticarlo, come avrebbe fatto un bambino, e con gli occhi seguiva
le linee dei fiori stampati sul copritavolo.
Quando cominci a lavorare al panificio, Mario si svegliava alle
quattro. Andava in cucina, preparava il caff e se ne versava una
mezza tazzina, nella quale intingeva il biscotto. Se ne infilava in tasca
qualcuno da succhiare andando al lavoro e usciva, chiudendo piano
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la porta per non svegliare nessuno. La tazzina vuota la lasciava nel


lavello. Quando si alzava, Gaetano la sciacquava appena e la riempiva
col caff tiepido rimasto nella macchinetta.
La domenica Mario non lavorava, ma quando suo padre era di
turno indossava le scarpe da ginnastica e scendeva con lui. Si metteva
a correre fra i vicoli del rione ancora addormentato, rifacendo sempre lo stesso percorso; ogni tanto passava davanti al padre che spazzava e si prendeva i suoi incoraggiamenti e bonarie imprecazioni. Era
stato proprio Gaetano a fargli venire la fissa per lesercizio fisico.
Chi ha studiato pu essere pure secco secco diceva ma tu per
guadagnarti da vivere devi avere i muscoli e il fiato, se non vuoi
spezzarti la schiena.
Una di quelle domeniche, al terzo giro, Mario trov il padre disteso per terra, fra la ramazza e il bidoncino. Era gi morto mentre lo
scuoteva e chiamava aiuto. Le sue ultime parole le aveva sentite cinque minuti prima, mentre lo superava: Vai, curre, nun te ferm!.1 Gli
erano arrivate sul collo come una sgametta,2 i loro sguardi non si erano
nemmeno incrociati. Aveva subito accelerato, per fargli vedere
quantera bravo; ma alla prima svolta si era piegato in due, rosso in
faccia, e a bocca spalancata aveva ingoiato laria tiepida di quellalba
di primavera. Le scarpette lucenti dellAdidas gliele avevano regalate
mamma e pap per i suoi diciassette anni, tre giorni prima. Mai avuto
scarpe cos belle in vita sua, e fino a quando non gli era mancato il
fiato gli sembrava di volare. Con queste posso correre da Santa Teresa a Mercatello senza fermarmi, pens, un attimo prima che tutto
cambiasse.
*
Nunzia rimase con una pensione da fame e un appartamentino da
terremotati che doveva ancora finire di riscattare dal Comune. Do1
2

Vai, corri, non fermarti!.


Scappellotto.

vette arrangiarsi a fare le pulizie e qualche lavoretto di cucito, e aveva


sempre quel cruccio del figlio: pensava a quando sarebbe morta anche lei, e qualcuno avrebbe dovuto abbracciarsi la croce al posto suo.
Quasi subito Mario aveva perso il lavoro al panificio. Michele, il
padrone, disse che aveva bisogno di qualcuno con certe qualifiche, o
una cosa del genere, e non poteva tenerlo pi. In realt laveva preso
a lavorare solo perch era amico di suo padre. Morto lui, si fece la
camera ardente, il funerale e una visita di cortesia a cui si present
con panelle, filoni, taralli, Nesquik, biscotti, zucchero e caff; poi si
sent sciolto dal vincolo, e assunse il figlio di un cugino.
Quando lavava le scale nei palazzi del centro, Nunzia faceva
spesso coppia con Giusy, che aveva la sua stessa et, e contrariamente ad altri non lasciava a lei tutta la fatica. Per questo la trov simpatica, e un po alla volta cominciarono a raccontarsi le loro vite. Venne
fuori che anche lei aveva un figlio, Carmelo, nelle stesse condizioni di
Mario. Sono stata sfortunata diceva Giusy perch tengo un figlio scemo ma non prendo nemmeno una lira. Alla visita, i dottori
hanno detto che per poco non me lo potevano fare ritardato. Ma
proprio per poco cos... Io gli ho detto: scusate, ma lavete visto bene? E loro hanno fatto un sospirone e hanno detto che era la legge.
La legge, quando fa comodo a loro! Ah, se avevo qualche conoscenza....
Quando seppe che Mario non aveva la pensione, Giusy non ci
voleva credere, e Nunzia dovette spiegarle che suo marito da
quellorecchio non ci aveva voluto mai sentire: per lui suo figlio era
migliore di tanti altri, e i soldi doveva guadagnarseli lavorando. Fine
della discussione.
Ormai tuo marito lhai sotterrato, dovete pensare a voi disse
Giusy, come una sentenza.
Sulle prime Nunzia si era offesa: le parve una mancanza di rispetto, e quasi non le parl pi per tutto il turno; ma nei giorni a seguire si rese conto che la vita di Mario ormai dipendeva solo da lei, e
nemmeno la buonanima di Gaetano poteva decidere al posto suo. Fu
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cos che riprese a sorridere a Giusy, e le chiese consigli su come avviare le pratiche.
Nunzia accenn alla faccenda della pensione con la commara Assunta, un giorno che la incontr al mercato insieme a Mario. Nunzia
parlava di lui senza farsi scrupoli, anche in sua presenza. Usava cos,
nel loro mondo: i figli, scemi o normali, fino a quando stanno in casa,
sono appendici dei genitori; dei loro problemi si parla come di un tubo che perde o di una bolletta troppo cara. Fino a quando un figlio
non si ribella, almeno.
Io non sono scemo, pap lha sempre detto! So tutta la formazione della Salernitana a memoria! Vuoi sentire? Gori, Bianchi, Franco, Pestrin, Lanzaro, Tuia, Colombo, Favasuli...
Mario stava urlando, e prima che Nunzia si riprendesse dalla
sorpresa, la commara gli rispose a muso duro, con la libert che solo
certe vecchie possono prendersi.
Ue, abbassa la voce! Qua nessuno sta dicendo che sei scemo!
Tua mamma sta solo cercando un modo per portare a casa qualche
soldo in pi, hai capito?
Mario ammutol, non perch fosse convinto del ragionamento,
ma perch non si aspettava quella reazione da parte di una donna che
conosceva appena. Non sapendo che fare, lasci cadere le buste che
aveva in mano e se ne and a rovistare fra i cumuli di abiti usati della
bancarella di fronte. Affondava le mani e le braccia pi gi che poteva, tirava fuori a fatica quello che capitava, dava unocchiata rapida e
immancabilmente scartava, ributtando nel mucchio e ricominciando
daccapo. Sent che i muscoli cominciavano a dolergli. Pens che doveva farseli pi tosti, se voleva portare a casa tutti i soldi che servivano, cos nessuno poteva dire pi che era uno scemo che ci vuole la
pensione.
Dopo essersi consultata con mezzo rione, Nunzia ebbe lidea
giusta: raccontare a Mario che si trattava solo di imbrogliare i dottori,
di fare finta che fosse ritardato, che quella era lunica strada per campare decentemente, che la vita era troppo dura con quel poco che
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riusciva a portare a casa ogni mese. Messa cos, a Mario la faccenda


suonava molto meglio, e si convinse che forse sua madre aveva ragione.
Per io non lo so come si fa a fare il ritardato. Se poi alla visita mi scoprono?
Non ti preoccupare, mamma ha pensato anche a questo! Hai
presente quel ragazzone biondo che porta la spesa a domicilio per il
Carrefour, e certe volte fa pure i traslochi con Beniamino?
S.
Si chiama Carmelo, ed ritardato veramente.
Aaahhh, ma infatti mi era sempre sembrato un poco scemo...
Bravo, quel figlio mio! Lo vedi che sei intelligente? Allora mo
stammi a sentire... Quando tieni un po di tempo, vatti a fare un giro
dalle parti sue, vedi che dice e che fa, cos impari come ti devi comportare per fare fessi i dottori.
A Mario lidea piacque tantissimo, e si applic con zelo. Dopo
pranzo se ne andava a cercare Carmelo, e ora con una scusa ora con
unaltra riusciva a stargli sempre intorno.
Si guadagna bene a portare la spesa? gli chiese un giorno che
lo vide carico di buste.
Quello che ti danno i clienti.
E quanto ti danno?
Dipende.
Carmelo andava avanti, e Mario lo seguiva. Carmelo era grosso
il doppio di lui.
Ti posso dare una mano?
No.
E perch?
Questa la fatica mia, che centri tu?
No, niente... Ma ci vogliono i muscoli e il fiato per questo lavoro?

Boh... Mi stanco di pi quando faccio i traslochi. Laltro giorno ho portato una poltrona al quarto piano, solo io.
Posso vedere se tieni i muscoli?
E vedi.
Mario gli palp un bicipite. Era grosso il doppio del suo, e duro
duro duro.
S, ce li hai!
Avrebbe voluto averli lui, e pens che da quando era morto suo
padre non era pi andato a correre, e non aveva fatto nemmeno le
flessioni.
Parlando parlando erano arrivati sotto al portone dove cera da
fare la consegna.
Vuoi portare met buste? Sono cinque piani.
E quanto mi dai?
Dipende da quello che mi d la signora Geppina.
Geppina gli diede un euro. Scendendo, Carmelo cerc un po di
spiccioli nelle tasche e li mise in mano a Mario. Quindici centesimi.
Mario era mezzo morto ma contento, e pensava che quello era solo
linizio.
*
Visto che Mario le aveva detto della sua amicizia con Carmelo, Nunzia and a parlare con Beniamino, e gli chiese se qualche volta poteva
far lavorare pure suo figlio.
I soldi non sono importanti, pi per farlo distrarre e stare in
compagnia...
Ma faticatore, tuo figlio?
Emb, non lo sai? Chiedi a Michele del panificio, e vedi che ti
dice.
Beniamino un giorno lo chiam, insieme a Carmelo e ad altri
quattro manovali. Cera da fare un lavoro grosso: una casa di quattro
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stanze al quarto piano. Senza ascensore. L nella zona vecchia era


quasi sempre cos.
Per essere la prima volta, Mario non se la cav male. Era uno
che ascoltava, osservava e ubbidiva. Una cosa di testa sua non la faceva mai: aveva imparato che cos si sbaglia di meno e si pigliano
meno cazziate. Gli altri non li conosceva, glieli present Carmelo.
Dopo due ore che andavano su e gi si presero un attimo di pausa. I
padroni di casa fecero il caff e offrirono i biscotti. Qualcuno che aveva voglia di scherzare indic Mario e Carmelo e li chiam Gianni
e Pinotto. Tutti si fecero grandi risate, tranne loro due, che non avevano capito niente.
Un mese dopo, Mario aveva gi fatto altri due traslochi. La prima volta Beniamino gli aveva dato quindici euro, la seconda e la terza
venti. I soldi li portava subito a sua madre, che li prendeva, ringraziava, e gli restituiva cinque euro. Nunzia pensava che Beniamino era un
uomo di merda, a pagare quella miseria, ma a Mario non lo disse. Se
arrivava la pensione, non ce lavrebbe mandato pi, a spezzarsi la
schiena per far arricchire quellinfame.
Mario era contento della paga, che poi se aveva avuto subito
laumento voleva dire che era proprio bravo. Ma cera qualcosa che
lo metteva in agitazione: gli altri manovali si divertivano a prendere
in giro lui e Carmelo, gli facevano domande strane, e visto che loro
non sapevano rispondere, ridevano. Ora, che pigliassero per il culo
Carmelo, che era ritardato, ci stava pure, ma lui no. Perch lo trattavano allo stesso modo? Perch continuavano a chiamarli Gianni e
Pinotto?
*
Ci hanno fissato la data per la visita! disse Nunzia un giorno
rientrando a casa.
E quand? chiese Mario, che stava steso sul divano a guardare il lampadario.
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Il sedici luglio, fra un mese. Allora, sei pronto? Te lo sei studiato bene Carmelo? Hai capito come si fa?
S, ho capito.
Mario si alz di scatto e se ne and in camera sua. Si stava convincendo che alla visita non voleva pi andarci: laveva preso la paura
che gli avrebbero dato un voto basso non perch era bravo a fare finta, ma perch era scemo davvero.
Mario, vado a lavorare, ci vediamo stasera! disse Nunzia affacciandosi nella sua stanza. Non bussava mai, e a Mario questa cosa
cominciava a dare fastidio.
Appena fu uscita, Mario se ne and a cercare Carmelo al supermercato per invitarlo a casa a bere il limoncello; voleva distrarsi, dimenticarsi le visite, le carte, le pensioni... Lo trov che andava a fare
lultima consegna. Gli chiese se voleva salire da lui. Carmelo non era
mai stato a casa sua, esitava a dirgli di s.
Ti ho detto che mia mamma non c. E il limoncello buonissimo.
Salirono. Mario accese la radio e prese la bottiglia dal congelatore. Bevve un sorso a canna, poi la pass a Carmelo e si mise a cantare
la canzone che davano alla radio.
Vuoi vedere la mia stanza?
Entrarono. Carmelo aveva la bottiglia in mano, il limoncello gli
stava piacendo parecchio. Fece una battuta, Mario rise e si butt sul
letto. Carmelo pos la bottiglia e si butt anche lui. Il letto scricchiol, non era abituato a quel peso. Ora ridevano entrambi. Mario tir
qualche pugno ai bicipiti di Carmelo per farlo smettere, Carmelo rispose facendogli il solletico, poi dimprovviso si sent esausto e si lasci cadere addosso a Mario, cingendolo con un braccio.
Restarono cos per qualche minuto, a rifiatare. Cera un silenzio
strano fra loro, mentre la radio continuava a mandare musica di l
dalla porta. A Mario piaceva quel peso addosso, e quel calore, e quel
silenzio. Si tir un po su e allung un braccio sul fianco di Carmelo.

Una mano ne sfior la pelle sotto la maglietta. Sent un desiderio mai


provato prima, e Carmelo che gli ansimava in un orecchio.
Mario fece scivolare una mano sulla coscia di Carmelo. Gliela
palp, come aveva fatto una volta coi bicipiti. Poi spost la mano in
mezzo alle gambe e risal. Voleva palpargli il cazzo. Era duro, e gli
pareva grosso il doppio del suo.
*
Le visite di Carmelo a casa di Mario e poi quelle di Mario a casa di
Carmelo sinfittirono, e gli capit di lavorare ancora insieme. Sapevano, senza dirselo o accennandolo appena, che bisognava tenere segreta quella cosa, che per qualche motivo doveva essere sbagliata; erano convinti di riuscirci benissimo, ma i loro occhi e le loro menti erano meno rapidi di quelli che gli stavano intorno, e una voce maligna si fece sempre pi insistente e dettagliata, finch non divenne
uno scandalo.
I due ragazzi non erano pi i beniamini del rione, non erano pi
Gianni e Pinotto quel soprannome gli si era attaccato e staccato
di dosso senza che riuscissero a coglierne il senso ma due esseri
mostruosi. Va bene che so scemi, ma pure ricchioni? Maronna mia,
che schifo!. Quando la testa non ti aiuta, succedono pure queste
cose. Povere mamme!. Eh, ma pure loro, potrebbero stare un
poco pi attente.... Erano questi i discorsi che cominciavano a circolare per le strade, a generarsi spontaneamente negli incontri casuali,
come una pianta nasce da un seme, come un corollario discende da
un teorema.
Ma insomma, che sta storia di te e Carmelo? gli chiese sua
madre un giorno che erano a tavola, dopo pranzo. Girano brutte
voci.
amico mio... Faccio il caff?
Il caff lo faccio io. Tu dimmi che cazzo sta succedendo. Ho
saputo che venuto qui a casa varie volte.
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Non posso invitare un amico?


Sempre quando non ci sono io? E comunque potevi dirmelo.
Perch non me lhai detto?
Mario non rispose. Giocava con una mollica di pane, fissandola
come se fosse un fenomeno straordinario.
Che fate quando viene qua?
Mario schiacci la mollica fra le dita, mentre le lacrime gli offuscavano la vista. Sent sua madre che si alzava da tavola, poi uno
schiaffone gli fece volare via le lacrime. Si alz di scatto. Fili di saliva
gli colavano agli angoli della bocca.
Io lo so che sono scemo! questo il problema! Che centra
Carmelo? Lasciami in pace!
Corse nella sua stanza. Nunzia non aveva voglia di inseguirlo. Si
sedette di nuovo a tavola, sfinita e tremante. Raccolse davanti a s
piatti, bicchieri e briciole. Fece un sospiro, poi si tir su puntellandosi sul bordo del tavolo, sparecchi e mise a fare il caff.
Nunzia proib a Mario di rivedere Carmelo, Giusy proib a Carmelo di rivedere Mario; ma non ci credevano nemmeno loro, che avrebbero smesso. Infatti non smisero, solo che si fecero pi prudenti: sincontravano sul lungomare subito dopo pranzo, quando per
strada non c mai nessuno; oppure di sera, col buio, quando potevano darsi pure qualche bacio.
Perch non ci andiamo pure noi? Devessere un posto bellissimo! disse Mario.
Aveva appena raccontato a Carmelo la storia di suo padre, che a
diciottanni era andato a fare il militare a Taranto, ci era rimasto due
anni, e non voleva tornarsene pi, perch l aveva scoperto la vita vera, lontano dalla famiglia.
S, e i soldi chi ce li d?
Facciamo i traslochi! E poi forse tra poco mi danno la pensione. Ma a te non te la danno?
No, perch?

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Te la devono dare.
Nossignore, la visita lho fatta gi. Non uscito niente.
Mario non rispose. Non capiva se era sua madre che gli aveva
mentito per qualche oscuro motivo, o Carmelo che si vergognava.
Ma in fondo non gliene fregava niente.
Si misero a fare un po di conti. Cento euro al mese per laffitto,
cento euro per mangiare, cento euro per le scommesse. Gli restavano
ancora un sacco di soldi. Forse non era unidea cos pazza.
*
Venne il giorno della visita in Neuropsichiatria. Nunzia temeva che
Mario si rifiutasse o facesse una sceneggiata, e invece lui voleva la pensione, voleva essere indipendente, voleva avere la possibilit di stare insieme a Carmelo, anche a costo di essere dichiarato ritardato coi timbri e tutto.
Di fronte ai medici fu molto tranquillo: rispose alle domande e
fece tutti gli strani test che gli diedero da fare. Lo fecero perfino giocare con le costruzioni, e la cosa gli piacque molto. Alla fine, in attesa
di inviarle la lettera ufficiale, anticiparono a Nunzia che Mario era affetto da ritardo mentale lieve.
Bravo, quel figlio mio! Hai visto che ce lhai fatta? disse
Nunzia provando ad abbracciarlo, non appena si furono allontanati.
Andiamo a casa rispose Mario, svincolandosi, con gli occhi
bassi.
Nunzia non volle insistere, lo lasci camminare qualche passo
avanti a lei, e si godette da sola quel momento. Poi per avrebbe
sparso la voce: era un successo di tutto il rione. Per prima cosa doveva ringraziare il consigliere comunale che laveva aiutata: la certezza
della diagnosi le era costata tutti i suoi pochi risparmi, ma erano stati
soldi ben spesi.
*
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Carmelo compr i biglietti per Taranto, e fu tutto pronto. Il giorno


stabilito, Mario disse a sua madre che andava in spiaggia, come sua
abitudine destate. Solo che stavolta ai piedi aveva messo le Adidas,
invece delle ciabatte che portava anche in casa. Nello zaino non
cerano maschera e asciugamani, ma tutto quello che gli sembr indispensabile per il viaggio: vestiti, roba da bere e da mangiare, carte da
gioco, un vecchio peluche portafortuna, le pillole per lansia, la sua tazzina da caff. Nel portafogli aveva trenta euro e una foto del padre
da giovane, perch magari a Taranto cera ancora qualcuno che si ricordava di lui e poteva aiutarli.
Sincontrarono alla stazione che mancava poco alla partenza.
Timbrarono i biglietti come gli era stato pazientemente spiegato e si
diressero al primo binario, dove cera un treno in partenza. Sentirono
il fischio e saltarono su di corsa, un attimo prima che il treno partisse. Entrarono in uno scompartimento dove sedevano gi due persone, salutarono e si accomodarono.
Appena arriviamo a Taranto, per prima cosa voglio un bel gelato disse Carmelo.
Uno dei due viaggiatori, scusandosi per lintromissione, fece notare che avevano sbagliato treno: stavano andando a Napoli, nella direzione opposta.
E adesso come facciamo? chiese Mario.
Vi conviene scendere a Nocera e aspettare un treno che vi riporta a Salerno. Poi da l prima o poi ne partir uno per Taranto.
Alla stazione di Nocera Inferiore vennero a sapere che per tornare a Salerno cera da aspettare tre quarti dora.
Andiamo a prenderci un gelato! disse Carmelo.
S, andiamo, lo voglio pure io. E poi non ho mai visto Nocera,
secondo me bella.
Io lo voglio nocciola e stracciatella. E tu?
Fragola e limone. No, fragola e cioccolato.

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A Salerno, intanto, un conoscente aveva avvertito Nunzia che


aveva visto Mario salire su un treno per Napoli col suo amico. Nunzia prov a rintracciarlo sul cellulare, che per risultava staccato.
Chiam Giusy. Anche lei sapeva che Carmelo era in spiaggia. Lo
chiam, ma era irraggiungibile.
Lo spettacolo di strade e case che i due ragazzi si trovarono davanti uscendo dalla stazione era piuttosto desolante, ma tutto gli appariva in una luce di sogno: era il loro viaggio, quella citt era nuova
e per ci stesso favolosa.
Nunzia chiam il 113, e alla fine di una lunga conversazione
loperatore trasmise la segnalazione alla Polizia ferroviaria. Sembravano esserci gli estremi per i reati di sequestro di persona e circonvenzione dincapace da parte di tale Pastore Carmelo nei confronti
del minore disabile Figliolia Mario. Fu allertato il capotreno, che interrog alcuni passeggeri e rifer che i due ragazzi erano scesi a Nocera Inferiore.
Mario propose di passare la giornata l e tornare a casa nel pomeriggio. A Taranto potevano andarci il giorno dopo o un altro
giorno ancora, tanto il biglietto ormai ce lavevano. Limportante era
essere partiti, il resto sarebbe venuto da s. Vai, curre, nun te ferm!,
gli aveva detto suo padre prima di morire, no? Poi gli era venuto il
fiatone, ma questo non se lo ricordava gi pi.
Si misero a esplorare la citt, fra persone che non li conoscevano e non si curavano di loro. Sentendole parlare, si accorsero del loro
strano accento e provarono a imitarlo, con grandi risate. Arrivati a un
incrocio, una volante della Polizia gli sfrecci davanti a sirene accese.
Ua-u, ua-u, ua-u!, fece Carmelo, guardando Mario negli occhi.
Ua-u, ua-u, ua-u!, ripet Mario, come un richiamo fra uccelli, e andarono avanti cos a lungo, mentre cercavano una gelateria. Era
leccitazione che gli premeva in corpo, a suggerirgli pretesti per ridere
e gridare; era la felicit per quella prima giornata da uomini liberi.
Molte altre ne sarebbero venute, un numero talmente smisurato che
nessuno di loro due sarebbe riuscito mai a contare.

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