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Centro Diocesano Vocazioni

Patti (me)

Riflessioni sul Vangelo del giorno


per i Tempi di Avvento e Natale
(Anno B)

Centro Diocesano Vocazioni


Patti (Me)

cfr. Lc 1,78

Riflessioni sul Vangelo del giorno


per i Tempi di Avvento e Natale
(Anno B)

Il volumetto stato curato da don Dino Lanza e dallequipe del


Centro Diocesano Vocazioni.
I testi delle riflessioni sono stati preparati da Margherita Ridolfo,
della parrocchia S. Cuore di Ges in S. Agata Militello (ME).

Foto di copertina: alba su Tindari dallarchivio del CDV.

2014 - Centro Diocesano Vocazioni


Seminario Vescovile di Patti
Piazza Cattedrale - 98066 Patti (ME)
Tel. 0941.21047
cdv@diocesipatti.it

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CCP 11119989 OVS
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possibile scaricare i file Word e PDF dal sito www.qumran2.net
inserendo il titolo del sussidio

Presentazione
del Vescovo

on lAnno Liturgico che inizia, con lAvvento, giorno


30 novembre, verranno luce, calore, vigore nuovi
perch sempre nuovo Dio, Padre dei doni che, COME
SOLE CHE SORGE (Lc 1,67-79), li tiene generosamente in
serbo per noi.

Dio prende sempre liniziativa con gratuita generosit, com nella sua natura e com inscritto nel progetto
per il quale vuole che tutti gli uomini conoscano la verit
e siano salvi per mezzo di Ges Cristo morto e risorto.
Varie le mediazioni di cui si serve Dio per chiamare a
collaborazione la sua creatura: la famiglia col suo patrimonio daffetti, con la sua capacit educativa e la fraternit battesimale, o Chiesa, tra le pi importanti.
Resta fondamentale che solo a quanti laccolgono d
il potere di diventare figli di Dio (Gv 1,12)
Il presente sussidio , appunto, sussidio, aiuto, mediazione che presento con desideri di profitto a chi vorr servirsene e ringraziando di cuore Dio perch eterna
la sua misericordia mentre ringrazio la professoressa

Margherita Ridolfo che, accettando di collaborare con


il Centro Diocesano Vocazioni, lha amorosamente e sapientemente confezionato.
Buona meditazione ed efficace preghiera al seguito di
Maria, Protagonista col Figlio Divino, dellAvvento e con
la mia benedizione.
Patti, 30 novembre 2014

Grazie e perdono
Chi sono.
Se mi guardo con i miei occhi, come in uno specchio,
vedo una persona qualunque, con una piccola vita qualunque, fatta di luci e di ombre; se mi guardo con gli occhi di
Dio, vedo venir fuori, come dal nulla, un piccolo capolavoro, lavorato con lo scalpello della grazia e della misericordia, opera unica e irripetibile e per questo preziosa ai
suoi occhi. Sotto lo sguardo di Dio, lombra cede il passo
alla luce, il fallimento si rivela un successo, le macerie si
ricompongono in armoniose costruzioni. Cos per tutti.
Solo se ci guardiamo con gli occhi di Dio, possiamo parlare
di noi stessi nella verit e nellamore.
La mia vita, qualunque ma preziosa, trascorsa nella famiglia, nella scuola, nella parrocchia, la mia seconda
casa, fin dallinfanzia, dove ho fatto di tutto, secondo il bisogno: dal servizio liturgico, al canto, allanimazione della
preghiera, al catechismo. Adesso sono impegnata nellAC
parrocchiale, come Ministro straordinario della Comunione e faccio parte dellequipe della pastorale parrocchiale e
diocesana, dove tocco con mano quanto lavoro spirituale
e organizzativo ci sia dietro ad ogni iniziativa.
La mia vita potrebbe essere racchiusa in due parole: grazie e perdono. Sono una madre e una nonna felice: grazie.
Sono nata in una terra mariana: Ficarra, dove i bambini succhiano latte materno e amore allAnnunziata. Grazie. Ho

avuto splendidi maestri: gli amici libri, sui quali mi addormentavo, fin da ragazzina, come su morbidi cuscini; i bambini
ai quali insegnavo a leggere, scrivere e far di conto, che mi
hanno trasmesso la freschezza, la semplicit della loro et.
Sono rimasta avvolta in unatmosfera dinfanzia anche da
adulta e da anziana. Scoprirmi piccola, in tutti i campi, mi d
gioia, anzich rammarico e senso di inferiorit. Grazie.
Ed stata maestra la parrocchia, con il suo ciclo liturgico, le sue feste, la sua vita quotidiana, con tutte le persone
sante e i sacerdoti che ho incontrato, da quello che mi ha
battezzato al mio attuale parroco, veri maestri di sapienza
e testimonianza della fede. Quel poco di bene che c in
me viene da lontano, da tutti coloro che hanno seminato,
lasciando a me la gioia del raccolto. Grazie.
E un grazie che non finisce mai ad un sacerdote speciale, don Diego Zorzi, che mi ha accolto nella sua piccola Comunit di preghiera contemplativa, introducendomi nella profondit della preghiera che si nutre e cresce
nellesercizio quotidiano delle virt teologali, culminante
in un atto di adorazione Mio Signore e mio Dio, davanti
e dentro lEucarestia. IL rapporto personale con Dio e l
adorazione eucaristica sono diventati il mio pane quotidiano. Grazie.
Al nostro Vescovo, che sa guardare lontano e in profondit, grazie.
Il canto della gratitudine non finisce mai, prende tutta
la vita, dalla culla di vimini a quella di marmo e anche oltre,
soprattutto oltre, nelleternit; ognuno di noi, con la sua piccola vita, pu aggiungere un versetto al canto del Magnificat,
che dalla bocca di Maria, attraversa i secoli e unendosi alle
voci celesti, diventa il grazie universale alla SS. Trinit.
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La seconda parola Perdono, anche se nasce da un


profondo dolore per il peccato commesso, sempre intrisa di gioia, perch esperienza, vissuta sulla propria pelle, dellinfinita misericordia di Dio. Chi pu parlare della
dolcezza, della delicatezza, della sproporzione, dellinesauribilit della misericordia divina, se non il peccatore perdonato? Io posso parlare perch ho perso il conto dei
peccati, delle infedelt, omissioni, insipienze della mia vita,
come ho perso il conto di tutte le volte che la mano di
Ges ha asciugato le lacrime del mio pentimento e con
esse, unite ad una piccola goccia del suo sangue, ha rigenerato la mia anima. Una misericordia sempre in atto, una
tenerezza divina che puntualmente incontra la mia tenera
compunzione.
Di quanto ti ama Dio, non hai la pi pallida idea, mi
diceva don Diego, fino ai giorni precedenti alla sua morte.
Questa frase la passo a voi, ad ognuno di voi: Di quanto
ti ama Dio, non hai la pi pallida idea. Che possiamo farci
una piccola idea in pi di questo amore divino, attraverso
la meditazione e la contemplazione della sua Parola, nel
silenzio della nostra casa e proclamata nella Liturgia della
Parola, come da un viva voce! Che possiamo incontrare il
Dio vivente nella sua Parola e in ogni santa Liturgia, perch
laltare il cuore aperto di Ges per noi, la terra nuova
dove scorre latte e miele: la vita di Ges donata a noi! Che
possiamo riconoscerlo e guardarlo negli occhi di ogni fratello, che ci chiede amore! Perch diventino realt, questi
desideri li affidiamo a Maria, la Stella del mattino, lAurora
che annuncia il Sole che sorge.
Margherita Ridolfo

In eterno Signore, rimane la tua parola;


Essa sta immobile come i cieli.
Quanto mi cara la tua legge!
Tutto il giorno la vado meditando.
Meravigliosi sono i tuoi voleri; per questo li osserva lanima mia.
La rivelazione delle tue parole d luce;
essa d intelligenza ai semplici.
Insegnami la via dei tuoi decreti:
voglio seguirla sino alla fine.
Dammi intelligenza per osservare la tua legge
e custodirla con tutto il cuore.
Dirigimi sul sentiero dei tuoi precetti;
si, sta in esso il mio diletto.
Piega il mio cuore verso i tuoi voleri.
Insegnami i tuoi giudizi.
Lampada ai miei passi la tua parola, luce sul mio cammino.

Avvento essere convinti che il Signore viene ogni giorno,


ogni momento nel qui e nellora della storia, come ospite velato.
E qui saperlo riconoscere: nei poveri, negli umili, nei sofferenti.
Avvento significa in definitiva, allargare lo spessore della carit!
Tanti auguri scomodi, allora!
don Tonino Bello

I Domenica, 30 novembre 2014


SantAndrea, apostolo

Liturgia della Parola

Is 63,16b-17.19b; 64,2-7; Sal 79; 1Cor 1,3-9; Mc 13,33-37

La Parola di Dio

ascoltata

In quel tempo, Ges disse ai suoi discepoli: Fate attenzione, vegliate, perch non sapete quando il momento.
come un uomo, che partito dopo aver lasciato la propria
casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque:
voi non sapete quando il padrone di casa ritorner, se alla
sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate
in modo che, giungendo allimprovviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!.

meditata
La liturgia dellAvvento si propone di formare nei cristiani un modo evangelicamente consapevole e maturo di prepararsi al Natale, mistero che significa tutto il
venire di Ges, con unattesa-risposta al suo continuo
venire in mezzo a noi. Il brano evangelico di questa
prima domenica ci parla di attesa e di veglia, due atteggiamenti fondamentali della vita cristiana. Lattesa
la trama stessa della vita, siamo noi stessi con le nostre
certezze e interrogativi, con i nostri bisogni e desideri.
Lattesa esige qualcuno atteso, che finalmente viene e
si fa trovare, per questo si trasforma in andare incontro verso colui che viene. E colui che viene per noi
cristiani Ges Cristo, il Sole che sorge. LAvvento
una scuola spirituale che ci educa allattesa come movimento, dinamismo, ansia gioiosa, speranza e fiducia
in Colui che venuto, viene e verr. Il Vangelo di oggi
ci invita ad una vigilanza positiva: essere pronti non
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per respingere una minaccia, ma per vivere meglio la


gioia dellincontro. Lora dellincontro non ci viene indicata per tenerci in ansia, ma perch tutte le ore sono
buone per accogliere Colui che viene. Il Vangelo ci
parla di un momento preciso (il termine greco Kairos)
un tempo vicino, compiuto: il grande tempo compiuto
della nostra salvezza, che venuta di Dio. Un avvento
di Dio che si compiuto in un momento preciso nel
grembo di Maria, che si manifester alla fine dei tempi, che si compie quotidianamente nella Chiesa e in
ogni membro di essa.
LAvvento questa venuta di Dio cominciata, continuata, tesa alla venuta finale, come un fiume di grazia,
che scorre dentro il tempo, verso leternit.
Luomo che parte per andare lontano lascia la sua casa
in mano ai servi. Possiamo vedere nella casa unimmagine della Chiesa, delle nostre comunit: la vigilanza
non riguarda solo noi stessi, ma si caratterizza come
vigilanza sulla casa, della quale ogni battezzato
responsabile. Il padrone di casa pu arrivare in ogni
momento; il Signore arriva in tutti i momenti della nostra vita, soprattutto in quelli bui, penosi, difficili, nei
quali Egli vuole incontrarsi con la nostra fede viva e
pura. Dio sempre puntuale nel suo amore per noi,
noi lo siamo con Lui?
Noi non possiamo pregare: Vienicon tanta sicurezza nel mistero; se Egli non fosse gi venuto, neppure
potremo dire: Egli qui se non fossimo convinti
nella fede che Egli verr per perfezionare il suo Regno per leternit. (Otto Casel)
La mia fede sa di avvento? Sa della gioia dellincontro
e del desiderio di un incontro pi totale?
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pregata
Che io ti cerchi desiderandoti, che ti desideri cercandoti,
che ti trovi amandoti, che ti ami trovandoti.
SantAgostino dIppona

mi impegna
A farmi trovare sveglio, vigile e pronto dal Signore
che viene in questo Avvento. A saperlo riconoscere
l dove Egli si manifesta: nel cuore, nella Santa Liturgia, nel fratello che mi chiede amore, anche silenziosamente, negli accadimenti esterni. La sua presenza
sempre velata, la sua voce quasi sussurrata; ho bisogno dei sensi spirituali per percepirlo: locchio della
fede, lorecchio dellascolto, il gusto dellamore, il tatto
della conoscenza, lolfatto della preghiera.

DICEMBRE
Luned, 1 dicembre 2014

Beato Carlo di Ges (Charles de Foucauld), religioso

Liturgia della Parola


Is 2,1-5; Sal 121; Mt 8,5-11

La Parola di Dio

ascoltata

In quel tempo, entrato Ges in Cafrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: Signore,
il mio servo in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente. Gli disse: Verr e lo guarir. Ma il centurione
rispose: Signore, io non sono degno che tu entri sotto il
mio tetto, ma di soltanto una parola e il mio servo sar
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guarito. Pur essendo anchio un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: Va!, ed egli va; e a un altro: Vieni!, ed egli viene; e al mio servo: Fa questo!,
ed egli lo fa. Ascoltandolo, Ges si meravigli e disse
a quelli che lo seguivano: In verit io vi dico, in Israele
non ho trovato nessuno con una fede cos grande! Ora io
vi dico che molti verranno dalloriente e dalloccidente e
siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel
regno dei cieli.

meditata
La liturgia dellAvvento ci presenta la prima lezione
sulla fede con due personaggi: il Maestro Ges e lallievo centurione, il quale compie, sotto i nostri occhi,
un vero percorso di fede in poche battute scambiate
con Ges. la malattia del servo ad offrirgli loccasione per una conoscenza ravvicinata di Ges, al quale
presenta il suo bisogno e ne riceve subito la risposta.
Mettersi davanti a Dio con la propria fragilit, riconoscendo il suo potere di Salvatore su di essa, il primo passo della fede. La risposta affermativa di Ges,
con una prontezza immediata, lo conduce al secondo
passo: la consapevolezza di s davanti a Colui che gli
sta parlando, Io non sono degno. La fede, facendoci
scoprire noi stessi, ci apre allumilt, al riconoscimento
del nulla che siamo davanti a Dio. Il cammino di fede
continua con il terzo passo: il vero incontro con la
persona di Ges. Io dico al mio subalterno: va ed egli
va. Il centurione riconosce a Ges il potere di intervenire attraverso la sua parola e gli suggerisce il modo
di farlo da lontano, con discrezione, senza quei gesti
visibili che accompagnavano i suoi miracoli. Ges ne
resta ammirato. Una fede abbandonata, senza alcuna pretesa di condurre il gioco a modo proprio, una
fede-fiducia in Colui che pu tutto. Quanta differenza
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fra la delicatezza di fede di questo pagano e la durezza di cuore del popolo eletto, con la sua orgogliosa
chiusura alla novit di Dio! La profezia di Ges sui
popoli che verranno a sedersi a mensa con Abramo ci
dice che Dio padre di tutti, la sua la casa di tutti,
la sua salvezza per tutti. La fede non guarda in faccia nessuno, non controlla certificati di appartenenza,
di nazionalit, dichiarazioni di buona condotta; viene
riversata su chiunque si apre a Dio con cuore sincero. La fede non questione di morale, questione di
cuore. Che bella figura questa del centurione! Egli ci
rimanda al centurione della croce, che riconosce nel
crocifisso il Figlio di Dio: la pienezza della fede!
Il Figlio non trov alcuna fede presso il popolo che credeva nel Padre, perch esso era gi troppo credente. La
trov in un centurione pagano, per il quale fu preso da
ammirazione. E la trova ancora in molti che sembrano
essere fuori e invece sono dentro, perch la fede incondizionata spesso sgorga dal cuore dei non credenti
che dal cuore dei credenti ortodossi. (Karl Rahner)
Che tipo di fede trova Dio in me?
pregata
Signore, la casa della mia anima troppo angusta
perch tu possa entrarvi: dilatala Tu. in rovina: riparala Tu. Purificami dalle mie colpe nascoste. Credo
ed per questo che ti parlo, Signore.
SantAgostino dIppona

mi impegna
A vivere questa giornata con gli stessi atteggiamenti di
fede e di umilt del centurione. Una fede abbandona16

ta al modo di procedere di Dio nella mia vita, senza


pretese e gusti personali; unumilt che nasce dal riconoscimento del proprio bisogno: io sono un continuo
bisogno di Dio.

Marted, 2 dicembre 2014


Santa Viviana, martire

Liturgia della Parola


Is 11,1-9; Sal 71; Lc 10,21-24

La Parola di Dio

ascoltata

In quella stessa ora Ges esult di gioia nello Spirito Santo e disse: Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perch hai nascosto queste cose ai sapienti e ai
dotti e le hai rivelate ai piccoli. S, o Padre, perch cos hai
deciso nella tua benevolenza. Tutto stato dato a me dal
Padre mio e nessuno sa chi il Figlio se non il Padre, n
chi il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorr
rivelarlo. E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: Beati gli occhi che vedono ci che voi vedete. Io vi dico che
molti profeti e re hanno voluto vedere ci che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ci che voi ascoltate, ma
non lo ascoltarono.

meditata
Il vangelo di oggi ci presenta tre punti su cui possiamo riflettere: la predilezione del Padre verso i piccoli
ai quali rivela i suoi segreti; il rapporto fra Ges e il
Padre nella loro conoscenza reciproca; la beatitudine
degli occhi che vedono e dei cuori che entrano nel
17

rapporto Padre-Figlio. I piccoli sono i destinatari della grande rivelazione del mistero dellamore di Dio,
essi lo accolgono senza pretese, riserve e resistenze. Ges riconosce la verit della propria vocazione
di Figlio anche nella fede dei piccoli, cio di coloro
che accolgono la sua parola nella semplicit e nella
fiducia. Ges il Piccolo del Padre, nel senso che
a Lui totalmente abbandonato, anche quando sperimenta la sua assenza e lontananza. La piccolezza
per Ges il modo giusto di essere figlio. Cos si
capisce il grido di giubilo nello Spirito, la sua gioia
davanti alla preferenza che il Padre ha verso gli ultimi e i poveri. Egli riconosce lopera del padre che
confonde la sapienza degli uomini e canta il suo
Magnificat con lanima traboccante di gioia. In essa
Egli coinvolge i suoi amici, li introduce nellintima
familiarit che lo lega al Padre. La vera beatitudine
dei discepoli consiste nella partecipazione a questa familiarit, quasi un ingresso nella vita intima di
Dio, nel mistero della comunione trinitaria, un essere figli nel Figlio. Beati gli occhi che vedono ci
che voi vedete. Cosa hanno visto i discepoli di allora?
Un Messia glorioso che rivelava il Padre con segni
straordinari dal cielo, come chiedevano i farisei? Essi
hanno visto un uomo simile agli altri uomini, che rivelava Dio con la bont verso i malati, lamore alla
verit, la semplicit della vita. LAvvento ci prepara
ad accogliere questo evento straordinario: linabitazione di Dio fra gli uomini. Ges viene ad incontrarci nella nostra umanit e ci salva attraverso di essa. E
noi cosa vogliamo farne della nostra umanit? Mortificarla, abbrutirla, distruggerla nel male o consegnarla, trapassata dallo Spirito, al Padre creatore,
con il sigillo filiale: limmagine del Figlio prediletto?
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Tu cerchi il modo di incontrare Ges, non soltanto


nella tua mente ma anche nel tuo corpo. Egli divenuto carne per te, affinch tu potessi incontrarlo
nella carne e ricevere il suo amore nella carne. Lasciati trasformare dal suo amore perch tu lo possa
ricevere nellinterezza del tuo essere. (Henri Nouwen)
Mi sento amato da Dio in tutto quello che sono, cos
come sono?
pregata
Signore, nella fede sono stato istruito, immerso in essa
senza scampo. Il tempo ha prodotto tante dottrine, ma
sono venute troppo tardi, ancora prima di udire il loro
nome ti ho dato la mia fede. Io sono un piccolo della
terra, ma incatenato dal tuo amore. SantIlario di Poitiers
mi impegna
A sentirmi un piccolo figlio di Dio, che non si stanca di
gioire per la sua piccolezza e di offrire al suo Signore i
piccoli, semplici, continui gesti damore di un bambino.

Mercoled, 3 dicembre 2014


San Francesco Saverio, sacerdote
Patrono delle Missioni

Liturgia della Parola


Is 25,6-10a; Sal 22; Mt 15,29-37

La Parola di Dio

ascoltata

In quel tempo, Ges giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, l si ferm. Attorno a lui si radun molta fol19

la, recando con s zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri


malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guar, tanto che la
folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano,
gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i ciechi che
vedevano. E lodava il Dio dIsraele. Allora Ges chiam a
s i suoi discepoli e disse: Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perch non vengano
meno lungo il cammino. E i discepoli gli dissero: Come
possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una
folla cos grande?. Ges domand loro: Quanti pani avete?. Dissero: Sette, e pochi pesciolini. Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezz e li dava ai discepoli, e i discepoli
alla folla. Tutti mangiarono a saziet. Portarono via i pezzi
avanzati: sette sporte piene.

meditata
Due spunti di meditazione: la compassione di Ges e
il coinvolgimento in essa dei discepoli. Dio amore
e misericordia. Che cos la misericordia? la capacit di intenerirsi, di commuoversi, di stare vicino. Dio
si commuove nelle sue viscere nel profondo di se
stesso: la sofferenza, la malattia, il peccato attirano la
sua compassione come una calamita attira il metallo.
Il mistero della misericordia divina assume per noi i
contorni del volto di Cristo e dei suoi gesti nel guarire
i malati, nel perdonare i peccati, nello sfamare le folle,
affamate di pane e di verit. Nella profonda compassione di Ges vediamo il volto di un Dio medico, che
viene a guarire lumanit, nei suoi mali fisici e morali.
questa compassione che fa notare a Ges quanto
i discepoli non vedono: la fame e la stanchezza del
popolo. Se non mangiano moriranno di fame. lo
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stesso sguardo compassionevole di Maria a Cana: Non


hanno pi vino. E il Salvatore interviene coinvolgendo i discepoli nella sua compassione. Cosa avete con
voi? La stessa domanda la rivolge a noi. Tutti abbiamo
qualcosa da dare, forse piccola e insignificante ai nostri occhi, ma, se la offriamo con amore e la mettiamo
nelle mani della Chiesa, potremo vederla moltiplicata.
Dio un grande matematico che ottiene cifre da capogiro con piccoli numeri, perch opera nellAmore
infinito.
Siamo noi la folla di poveri e ammalati, che si accalca
attorno a Ges, chiedendo di essere salvata. Ed Egli
imbandisce un banchetto di vita divina, nel quale ci
dona se stesso come nutrimento, bevanda, guarigione.
Arriviamo a questa mensa dopo lunghe peregrinazioni
nei deserti di questo mondo, stanchi dei nostri limiti,
afflitti dalle nostre colpe, delusi dalle tante mense, alle
quali non ci siamo n saziati, n dissetati. A questa tavola mangiamo amore e trasmettiamo compassione.
Un amore cos sovrabbondante che ne avanza per gli
altri, per coloro ai quali vogliamo portarlo. Sette ceste
significa che c n per tutti, che il banchetto della salvezza universale perch Buono il Signore, eterna
la sua misericordia.
Il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, il
Dio dei cristiani un Dio damore e di consolazione,
un Dio che riempie lanima e il cuore di coloro di
cui si impossessato, un Dio che fa internamente
sentire a ognuno la propria miseria e la sua misericordia infinita. (Blaise Pascal)
Come figlio, io gli somiglio?

21

pregata
O mistero della divina misericordia, o Dio di piet, che
ti sei degnato abbandonare il trono celeste per abbassarti alla nostra miseria, perch non gli angeli, ma gli
uomini hanno bisogno di misericordia. Nessuno pu
conoscere a fondo la tua bont, pu misurarla. La tua
compassione incalcolabile. La sperimenta ogni anima che si avvicina a Te. Felice luomo su cui si posa il
tuo sguardo di compassione. 
Santa Faustina Kowalska
mi impegna
A cantare oggi la misericordia del Signore. Mi far
buono come il pane e mi far mangiare da chiunque
sia affamato di amore: far del bene agli altri e lo far
a me stesso, perch la misericordia trasforma chi la
attua, rendendolo sempre pi somigliante allAmore
misericordioso.

Gioved, 4 dicembre 2014

San Giovanni Damasceno, sacerdote e dottore della Chiesa


1 gioved del mese: preghiera per le vocazioni

Liturgia della Parola


Is 26,1-6; Sal 117; Mt 7,21.24-27

La Parola di Dio

ascoltata

In quel tempo, Ges disse ai suoi discepoli: Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrer nel regno dei cieli, ma colui che fa la volont del Padre mio che nei cieli.
Perci chiunque ascolta queste mie parole e le mette in
pratica, sar simile a un uomo saggio, che ha costruito la
sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiu22

mi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma


essa non cadde, perch era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica,
sar simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa
sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande.

meditata
Continua la scuola dellAvvento con una lezione fondamentale per un cristiano: la volont di Dio la roccia su cui va costruita la propria vita. Mai come oggi
si sente il bisogno di punti fermi, di basi solide sulle
quali ancorare lesistenza nel campo spirituale, sociale, economico. Tutto intorno a noi liquido, fluttuante, un vero terreno di sabbie mobili: incerto il lavoro, incerti gli affetti, anche quelli fondamentali della famiglia, incerto il futuro. Qua e l incontriamo
qualche punto dappoggio che la societ ci propina:
valori fasulli, stili di vita ingannevoli, ricette di felicit
illusorie ma essi cedono facilmente e lasciano sotto
i nostri piedi la sabbia del nulla. Il Signore ci viene in
aiuto offrendoci la sua Parola, nella quale ci rivela la
sua volont su di noi, il senso della vita e la sua Persona come risposta al nostro desiderio di felicit. Ma
senza il vissuto la Parola di Dio vana e inefficace. La
nostra libert pu annullare o rallentare quella forza
salvifica che la Parola di Dio porta in s. Il cristiano
chiamato a dare corpo e carne alla Parola facendola scorrere nella vita, ispirando ad essa giudizi, scelte,
comportamenti. Costruirsi su Dio significa fondare su
di Lui tutti gli aspetti della propria esistenza: famiglia,
lavoro, impegno sociale; significa consegnare a Lui
la vita, la libert, il cuore perch diventino luogo sacro
dellIncarnazione e della Pentecoste; significa ricono23

scerlo necessario come laria per uno che sta annegando, come Colui in cui tutto consiste, anche noi stessi.
Solo se Egli il centro e il punto di partenza di tutte le
nostre opere, queste non si sgretolano, non si dissolvono, anche se venti contrari soffiano contro di esse.
Gli ebrei avevano esperienza del vento del deserto
e delle sue tragiche conseguenze senza una roccia,
presso la quale trovare riparo. E tutti abbiamo esperienza di case che crollano, se costruite su terreni fragili, cedevoli come la sabbia. Dio la roccia: a noi la
scelta se fondarci su di Lui o fluttuare tra i venti del
nulla, del caos, del male.
Il Signore mia rupe e mia salvezza, mia roccia di difesa; non potr vacillare!
Avere una casa, vivere in una casa costruita sulla roccia dellamore. Siamo fatti per una casa che ci dia il
senso della stabilit, della continuit, del riposo. Una
casa dove si vivono rapporti di amore, di dolcezza, di
reciprocit. Una casa dove Dio il Padre e tutti noi
fratelli. (Carlo Carretto)
La casa del mio cuore che fondamenta ha? So riconoscere nella Chiesa, la casa di Dio per me?
pregata
Signore, voglio entrare nella casa del mio cuore, aprirne le finestre, tirare gi le ragnatele della mia vanit
ed esaltazione, spazzare le mie colpe, mettere i tendaggi alle pareti, con lesercizio delle virt, disporre le
suppellettili delle mie opere buone, preparare un mensa con la tua Parola.
Ugo di San Vittore

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mi impegna
Guardare a Dio come la radice e il perno di tutta la
vita e affidarmi a lui con totale abbandono. Egli lEssenziale. Egli il Bene, ogni Bene, il sommo Bene.
Tutto ci che mi allontana da Lui male.

Venerd, 5 dicembre 2014


Santa Consolata di Genova, monaca

Liturgia della Parola


Is 29,17-24; Sal 26; Mt 9,27-31

La Parola di Dio

ascoltata

Mentre Ges si allontanava di l, due ciechi lo seguirono gridando: Figlio di Davide, abbi piet di noi!. Entrato in casa,
i ciechi gli si avvicinarono e Ges disse loro: Credete che io
possa fare questo?. Gli risposero: S, o Signore!. Allora
tocc loro gli occhi e disse: Avvenga per voi secondo la vostra fede. E si aprirono loro gli occhi. Quindi Ges li ammon
dicendo: Badate che nessuno lo sappia!. Ma essi, appena
usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione.

meditata
Se la Pasqua la festa della luce, con la resurrezione di
Ges, il Natale ci riporta allattimo preciso del sorgere
di questa luce, il momento magico dellalba, quando il
sole, con movimento dolce e incalzante, disperde le tenebre della notte e si mostra in tutto il suo splendore. Il
racconto evangelico di oggi ci parla di luce.
Due ciechi insieme si mettono alla ricerca di Ges, gli
vanno dietro gridando il loro dolore e implorando il
suo intervento. Mettersi insieme, pregare ad una sola
25

voce garanzia di essere ascoltati. Ges fa la consueta


domanda sulla fede a chi gli si avvicina con la speranza
di essere guarito. la fede che compie il miracolo, che
sposta le montagne, che scavalca le leggi della natura,
che vince il cuore di Dio. La fede la forza delluomo.
Dio non ama agire da solo, ci chiede fiducia nella sua
potenza salvatrice e con essa opera le sue meraviglie.
La fede un dono suo che ritorna a Lui con il sapore
della nostra libert. E i loro occhi si aprirono sulla realt, sui volti dei loro cari e soprattutto su Colui che era
intervenuto nella loro vita, portandoli dal buio alla luce
e lo riconobbero come Salvatore. Vedere in senso spirituale significa riconoscere quello che Dio opera in noi
e nella storia, guardare il mondo con gli occhi di Dio.
la luce del Vangelo che ci fa vedere le cose dal punto di vista di Dio: il mondo un campo da seminare e
da mietere, luomo un fratello da amare, la vita loccasione unica per diventare quello che siamo, figli di
un Padre buono e misericordioso. LAvvento ci invita
a riconoscere le nostre cecit, a prenderci per mano
e andare incontro al Sole che sorge con la nostra accorata preghiera: Figlio di Davide, abbi piet di noi. E
nella sua Luce, vedremo la luce!
urgente recuperare il carattere di luce proprio della fede, perch quando la sua fiamma si spegne, anche
tutte le altre luci finiscono per perdere il loro vigore.
La fede che riceviamo da Dio come dono soprannaturale, appare come luce per la strada, luce che orienta il
nostro cammino nel tempo. (Dalla Lumen Fidei)
Quando ho bisogno di luce interiore, dove la vado a
cercare?
26

pregata
Vieni Tu nella mia povera anima che ti brama, perch sei diventato per me un giorno senza sera e un
sole senza tramonto. La luce tornata a splendere per
me. Ancora un volta schiude il cielo, ancora una volta
schiaccia la notte. Ed io sto dov la Luce sola e semplice e nel contemplarla rinasco in innocenza.
Simeone, il nuovo teologo

mi impegna
A riversare oggi intorno a me uno sguardo di luce,
perch colui che viene guardato da me, si senta guardato da Ges, nella verit e nella compassione. Ad essere la piccola lampada che indica Ges nel Tabernacolo: sempre accesa davanti a Lui e agli uomini.

Sabato, 6 dicembre 2014


San Nicola di Mira, vescovo

Liturgia della Parola

Is 30,19-21.23-26; Sal 146; Mt 9,35-38 - 10,1.6-8

La Parola di Dio

ascoltata

In quel tempo, Ges percorreva tutte le citt e i villaggi insegnando nelle sinagoghe, predicando il vangelo del Regno e curando ogni malattia e infermit. Vedendo le folle ne
sent compassione, perch erano stanche e sfinite, come
pecore senza pastore. Allora disse ai suoi discepoli: La
messe molta, ma gli operai sono pochi! Pregate dunque il
padrone della messe che mandi operai nella sua messe!.
Chiamati a s i dodici discepoli, diede loro il potere di scac27

ciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e


dinfermit. E li mand con questa ingiunzione: Rivolgetevi alle pecore perdute della casa dIsraele. E strada facendo, predicate che il regno dei cieli vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

meditata
Ges percorreva villaggi e cittcamminavacercava la gente nei luoghi della sua quotidianit. Il suo
sguardo sempre attento si posava su tutti e su ciascuno. Oggi si posa sulla folla e ne coglie la stanchezza,
la sfinitezza. Lamore allopera, sempre allopera.
Coglie la causa del disagio, non pi nella mancanza di
cibo ma nella mancanza di luce, di guida: sono come
pecore senza pastore. Lumanit di oggi, come quella
di tutti i tempi, ha bisogno di veri pastori e di laboriosi operai per raccogliere la messe, che lo Spirito Santo
fa maturare. Ges non vede il mondo in senso negativo, come un deserto o un luogo di sterpaglie, ma
come un campo lussureggiante di messe gi matura,
che vuole essere raccolta. Gli operai sono i ministri
ordinati, prolungamento del suo sacerdozio divino e
siamo noi battezzati, chiamati a lavorare nella vigna
ognuno col suo ruolo e a tutte le ore della vita. Siamo
operai reclutati dalla Chiesa con un vero contratto di
lavoro, il nostro Battesimo, operai per mandato battesimale. Due miliardi di operai, nel cantiere di questo
mondo: abbiamo lidea di cosa potrebbero fare? Ges
raccomanda la preghiera del Rogate che un invito
a condividere la sua passione profonda per la salvezza delluomo e nello stesso tempo a ricordarci che il
Padrone del campo solo Dio, il quale dispone dei
tempi e della fecondit della nostra missione. Egli affida ai dodici il ministero della predicazione del Regno
28

di Dio e insieme il ministero della guarigione di malattie e infermit, perch va salvato luomo tutto intero.
Ges guarda il corpo con la stessa compassione con
cui guarda lanima. Il gesto della missione duplice:
insegnare e guarire. Questa missione che impegna tutta la vita non ha altra ricompensa che la gloria di Dio
e la salvezza dei fratelli, non ha altra gioia, altra soddisfazione che quella di servire il Signore nelledificazione del suo Regno. Niente arricchimenti, gratificazioni e successi personali, sarebbero una ben misera
ricompensa. Loperaio del Vangelo lavora per Dio per
Dio solo e come ricompensa vuole Dio e niente altro.
Dallalto di una grande scalinata di metr, il missionario
in abito e giacca vede nellora in cui c pi folla, una distesa di teste, centinaia di teste, centinaia di anime. Noi
l in alto. E pi in alto, dappertutto Dio. Dio dappertutto
e quante anime non lo sanno! (Madeleine Delbrl)
Come possiamo fare sonni tranquilli?
pregata
Si apra, Ges, il tuo cuore e vengano alla Chiesa i buoni e santi operai. Traili dellintimo del tuo cuore, Tu che
sei onnipotente a suscitare i figli ad Abramo pure dalle
pietre; traili dal tuo cuore, che fornace ardente di carit. Signore ascolta, guarda e agisci senza indugio, per
amore di te stesso, mostra la tua faccia sul tuo santuario, che diventato deserto.  SantAnnibale Maria Di Francia
mi impegna
A ripetere spesso linvocazione: Signore, manda tanti
e santi operai alla tua Chiesa e manda me, come lultimo dei tuoi servi, perch lavorare per te una festa.
29

II Domenica, 7 dicembre 2014


SantAmbrogio, vescovo e dottore della Chiesa

Liturgia della Parola

Is 40,1-5.9-11; Sal 84; 2Pt 3,8-14; Mc 1,1-8

La Parola di Dio

ascoltata

Inizio del vangelo di Ges, Cristo, Figlio di Dio. Come sta


scritto nel profeta Isaa: Ecco, dinanzi a te io mando il mio
messaggero: egli preparer la tua via. Voce di uno che
grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri, vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della
Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano
battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro
peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una
cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e
miele selvatico. E proclamava: Viene dopo di me colui
che pi forte di me: io non sono degno di chinarmi per
slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzer in Spirito Santo.

meditata
Marco inizia il suo Vangelo con la figura di un personaggio straordinario, maestro e modello della spiritualit dellavvento: Giovanni Battista. Egli il profeta
che viene dal deserto, da una vita di estrema penitenza. Il deserto il luogo della verit, del coraggio, della purificazione, della preparazione ad agire come toccati dal carbone ardente che langelo pose sulle labbra del Profeta (Caterina De Hueck Doherty, mistica
russa). Il deserto, pi di un luogo geografico, una
dimensione fondamentale della vita cristiana e segue
32

luomo l dove si trova e dove ne ha pi bisogno. Se


luomo non pu raggiungere il deserto, il deserto pu
raggiungere luomo. Ecco perch si dice fare deserto
nella citt. Fatti una piccola nicchia nella tua casa, nel
tuo giardino, nella tua soffitta, leggi il Vangelo, chiudi
gli occhi, parla e ascolta Dio, sotto la presa dellamore (Carlo Carretto).
Il tema centrale di questo brano evangelico la conversione, il raddrizzare le vie in attesa del Signore che
viene. Per i maestri di vita spirituale c una prima
conversione che segna il passaggio da una vita di peccato e di incredulit alla vita della grazia e della fede.
E c una seconda conversione, il passaggio da una
vita retta, media, ad una vita piena, donata totalmente
a Dio, traboccante del suo amore. Santa Teresa DAvila cos descrive la sua seconda conversione: Per
20 anni, ormai religiosa, io percorrevo i sentieri bassi
della vita cristiana, senza badare troppo ai peccati veniali. Poi di colpo, a 40 anni det, la determinazione
assoluta: io devo andare alla sorgente di Dio, o cos
o morire. Il Vaticano II con la chiamata universale
alla santit, ci spinge sulla strada della seconda conversione, attraverso le piccole conversioni quotidiane.
LAvvento il momento favorevole per cominciare o
intensificare il lavoro impegnativo della conversione,
che pi che uno sforzo ascetico un accogliere Dio
dentro di noi, con la sua santit e la sua grazia. Non ci
pu essere vera conversione senza umilt, che verit su noi stessi. Lo sapeva bene Giovanni Battista: Io
non sono degno di sciogliere i legacci dei suoi sandali. Sciogliere i legacci dei sandali del padrone che entrava in casa era compito esclusivo degli schiavi. Cos
dobbiamo sentirci noi davanti a Dio: schiavi e ancora
meno degli schiavi, schiavi per nostro merito, figli per
sua degnazione, per suo dono damore.
33

Tu, Signore, mi facevi rientrare in me stesso, affinch


vedessi quanto ero indegno, deforme, sordido, tutto
macchiato e piagato. Tu pungevi la piaga viva del mio
cuore, perch lasciasse tutto e si convertisse a te, si
convertisse e fosse guarita. (Agostino dIppona)
Cerco il frastuono per non sentire la voce del mio
grillo parlante?
pregata
Signore, donami il silenzio del cuore che mi apra
allascolto della tua parola e della voce di ogni fratello
che mi chiede amore. Signore, fai parlare in me il tuo
silenzio. Amen.
mi impegna
A ritagliarmi un piccolo tempo di deserto per stare
con Ges e provare a raddrizzare con Lui qualche via
storta della mia vita.

Luned, 8 dicembre 2014

IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA


Solennit

Liturgia della Parola

Gen 3,9-15.20; Sal 97; Ef 1,3-6.11-12; Lc 1,26-38

La Parola di Dio

ascoltata

Al sesto mese, langelo Gabriele fu mandato da Dio in una


citt della Galilea, chiamata Nzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome
34

Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei,


disse: Rallgrati, piena di grazia: il Signore con te. A
queste parole ella fu molto turbata e si domandava che
senso avesse un saluto come questo. Langelo le disse:
Non temere, Maria, perch hai trovato grazia presso Dio.
Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Ges. Sar grande e verr chiamato Figlio dellAltissimo; il Signore Dio gli dar il trono di Davide suo padre
e regner per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avr fine. Allora Maria disse allangelo: Come
avverr questo, poich non conosco uomo?. Le rispose
langelo: Lo Spirito Santo scender su di te e la potenza
dellAltissimo ti coprir con la sua ombra. Perci colui che
nascer sar santo e sar chiamato Figlio di Dio. Ed ecco,
Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito
anchessa un figlio e questo il sesto mese per lei, che era
detta sterile: nulla impossibile a Dio. Allora Maria disse:
Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la
tua parola. E langelo si allontan da lei.

meditata
La festa dellImmacolata: una perla incastonata nel cuore dellAvvento. Il Padre, il grande regista del mistero
della redenzione, prepara un grembo puro e immacolato al Verbo incarnato e prepara una libert umana
immacolata, non inquinata dal male, che possa aderire
in maniera sciolta e immediata alla sua volont. Quel
mattino, il pi bello della storia del mondo, tutto era
pronto, la libert immacolata cera ed era in preghiera. La Fanciulla era come lanima della creazione in
attesa, come la terra nella divina estasi dellalba che si
abbandona allirradiarsi della luce del sole che sta per
sorgere. (David Maria Turoldo). Il momento X scatta,
il cielo si apre e lArcangelo Gabriele appare alla Bel35

la ragazza (liscrizione in lingua armena trovata nella


grotta) e la saluta: Kire cio rallegrati, gioisci, Tu che
sei gi piena di grazia. Questo saluto sgomenta Maria
e la lascia turbata. Invece, allannuncio della divina maternit rimane in pace, perch al centro non c pi lei,
ma il progetto di Dio. Maria chiede il suo delicatissimo
in che modo? non per curiosit, ma per capire come
potersi intonare allagire di Dio. Dopo le parole dellAngelo ci fu un momento di silenzio, di tremore, di libert
come mai si era visto sulla terra. Cos San Bernardo lo
commenta: LAngelo aspetta la tua risposta, Maria, stiamo aspettando anche noi. Rispondi presto o Vergine.
Ecco, Colui che il desiderio di tutte le genti, sta fuori
e bussa alla tua porta. Alzati, corri, apri. Ed ecco il fiat
di Maria ed ecco aprirsi i cieli e discendere il Figlio con
lo Spirito Santo, inseparabile da Lui. LIncarnazione la
Pentecoste di Maria: lo Spirito Santo scende sulla Vergine e in Lei si stabilisce per sempre. Da questo momento
Maria comincia la sua altissima missione: essere discepola e madre del Verbo.
Chi sei, o Immacolata? Da te stessa una creatura come
tutte le altre, ma per opera di Dio la pi perfetta fra le
creature; la pi perfetta somiglianza dellEssere divino in
una creatura puramente umana. Tu non sei soltanto figlia
adottiva di Dio, ma vera madre di Dio. In eterno Egli ti
chiamer: Madre mia. Chi sei o divina? Concedimi di lodarti, Vergine Santissima. (San Massimiliano Maria Kolbe)
LImmacolata lapice delle perfezioni del creato, il
vertice dellamore della creazione che torna a Dio.
Nel suo mistero possiamo intravedere quel mondo soprannaturale e meraviglioso della grazia di Dio offerta
alluomo. LImmacolata Concezione il trionfo della
sola Grazia di Dio (Ren Laurentin)
In un mondo invecchiato e immerso nelle tenebre del
male, Egli riprende la creazione alla sorgente e Maria di36

venta la prima creatura di questa nuova umanit, redenta da Ges. LImmacolata per noi, come ideale e modello di vita, come bellezza di perfezione, da Lei posseduta in pieno fin dal concepimento, da noi raggiunta,
passo passo, con una vita di fede e di conversione.
Quando isoliamo Maria, anche se ne facciamo unisola meravigliosa, ci sbagliamo. Maria non unisola in
mezzo al mare, appartiene al continente dellumanit, ma come promontorio nella posizione pi audace
che penetra nelle profondit delle acque. (J. Loew)
Sento che Maria, oltre che ammirata, va imitata?
pregata
Madre di Ges, io non vengo a pregare, vengo solo
per guardarti e piangere di gioia. Perch tu sei bella, sei Immacolata, la donna finalmente restituita alla
grazia, la creatura nella sua prima felicit, nel mattino del suo originale splendore, ineffabilmente intatta.
Perch tu esisti, Madre di Ges, sii ringraziata.
Paul Claudel

mi impegna
A pensare, gioire di questa sublime realt: LImmacolata mia madre e a tirarne le conseguenze: essere
degno figlio di tale madre. Puri e immacolati nellamore. lamore che ci rende somiglianti alla Tutta Bella, somiglianti allAmore Infinito. Oggi compir
gesti damore, sicuro che ognuno di essi copre una
moltitudine di peccati.

37

Marted, 9 dicembre 2014


San Juan Diego Cuahtlatoatzin, laico

Liturgia della Parola


Is 40,1-11; Sal 95; Mt 18,12-14

La Parola di Dio

ascoltata

In quel tempo, Ges disse ai suoi discepoli: Che cosa vi


pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascer le novantanove sui monti e andr a cercare quella che si smarrita? In verit io vi dico: se riesce
a trovarla, si rallegrer per quella pi che per le novantanove che non si erano smarrite. Cos volont del Padre
vostro che nei cieli, che neanche uno di questi piccoli
si perda.

meditata
Una delle immagini pi dolci e profonde del Dio biblico quella del Buon Pastore, che riesce a dare un
volto allamore di Dio per il suo popolo. Nel brano
evangelico di oggi Ges si presenta come il pastore
buono del suo popolo e ci consegna il segreto dellIncarnazione: la misericordia del Padre verso i piccoli,
gli ultimi, i perduti. Ges non un buon pastore, ma
il Buon Pastore, il vero, unico, perfetto pastore del
nuovo popolo di Dio. Egli non solo ha la propriet del
gregge, ma sacrifica la propria vita per la sua salvezza,
morendo per le pecore. Scopo della sua venuta di
cercare e salvare quello che si era perduto, di amare gli
uomini non di un amore qualunque, ma con lo stesso
amore infinito con il quale Egli amato dal Padre. La
pecorella che lascia lovile, attirata dalla curiosit, dal
desiderio di libert e di sapori nuovi e quando scende
la notte si trova sola, in balia del buio e di tanti pericoli, ricalca la nostra condizione. Ognuno di noi ha
38

provato questo smarrimento quando ha lasciato lovile


della Chiesa per inseguire sogni di libert e di realizzazione di s. Ha trovato idoli che lhanno reso schiavo,
illusioni di felicit e tanto amaro in bocca. In quel momento ci siamo sentiti cercati, afferrati, presi in braccio
e riportati a casa da Qualcuno che non vedevamo, ma
cera. stato un amico, un libro, una voce interiore,
siamo entrati in una Chiesa qualcosa accaduto e
siamo ritornati. Oggi la Chiesa tutta, ogni comunit
cristiana, ogni parrocchia, ogni movimento che prende il volto del Buon Pastore, del Padre misericordioso
e si mette accanto a chi ha il cuore affranto dal dolore e dal peccato. lo Spirito Santo che ci mette sulla
strada, che da consolati ci trasforma in consolatori, da
cercati in cercatori di ogni fratello smarrito. tempo
di misericordia, oggi pi che mai tempo di misericordia: ce lo chiede lumanit smarrita sulle strade del
male e del nulla, ce lo chiede il Padre: che nessuno di
questi piccoli vada perduto, ce lo chiede la Chiesa, da
sempre luogo di accoglienza e di perdono.
Cristo, divenendo per gli uomini modello dellamore
misericordioso verso gli altri, proclama con i fatti pi
che con le parole quellappello alla misericordia che
il midollo dellethos evangelico. (Dives in misericordia)
Con i fatti, non solo con le emozioni e i desideri.
pregata
Vieni Signore Ges, cerca il tuo servo, cerca la tua pecorella spossata. Lascia le 99 sui monti e vieni a cercare quelluna che andata errando. Vieni senza i cani,
vieni senza bastone, vieni da me, cercami, trovami,
sollevami, portami. Tu puoi trovare quello che cerchi.
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Tu sei lunico che possa far tornare indietro una pecora vagabonda senza far rattristare quelle che hai
lasciato. Vieni ad operare la salvezza sulla terra, la
gioia in cielo.
SantAmbrogio da Milano
mi impegna
Ad avere la certezza di fede di essere continuamente
cercato, afferrato, riabbracciato da Ges, in qualunque
abisso di male io possa cadere e continuamente portato sulle spalle della Chiesa, il Buon Pastore dellumanit di tutti i tempi.

Mercoled, 10 dicembre 2014


Beata Vergine Maria di Loreto

Liturgia della Parola


Is 40,25-31; Sal 102; Mt 11,28-30

La Parola di Dio

ascoltata

In quel tempo, Ges disse ai suoi discepoli: Venite a me, voi


tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi dar ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite
e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio
giogo infatti dolce e il mio peso leggero.

meditata
Il Vangelo di oggi un invito alla sequela di un Maestro dal cuore mite e umile, pronto a consolarci nelle
fatiche e nelle tribolazioni quotidiane. Egli viene nella nostra vita per condividere la nostra debolezza, la
nostra pena, le nostre umiliazioni e trasformarle in occasione di rinascita e di conversione. Egli ci fa capire
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che credere nel suo stile di mitezza e umilt di cuore, sia la sola via per introdurci nei segreti di Dio, da
piccoli del Vangelo e che per apprendere questo stile
occorre iniziare un cammino di sequela. Ges non ci
promette la liberazione dalla stanchezza, dal dolore,
dal peso della vita, ma ci d la forza di portarli con
amore e per amore tutto diventa leggero. Egli non
esime il discepolo dallosservanza piena della legge
che, che chiama giogo, ma questo peso sar dolce,
perch sar unesperienza di libert, vissuta insieme a
Lui. Linvito di Ges ci conduce a scoprire il grande
amore di Dio per noi, il nostro essere figli attraverso il
suo umanissimo cuore. Questo ci preserva da un certo
sospetto sullamore di Dio, a volte considerato nemico
della nostra libert, geloso della nostra felicit, giudice
severo delle nostre fragilit. Dio invece ci chiama e ci
aspetta cos come siamo, con tutto ci che ci affatica
e ci opprime: povert, fallimenti, solitudini, scoraggiamenti e ci aspetta nella sincerit con noi stessi e non
nellipocrisia e nella finzione. Egli non si stanca di invitarci, di attirarci nelle sue braccia, dove fare esperienza della sua mitezza, pazienza, dolcezza, umilt
e scoprire le viscere della sua misericordia. Egli ci offre carezze, consolazioni, riposo, che rendono leggera
ogni croce portata per Lui e con Lui.
E non si vergogna a dirlo, non teme di perdere la sua
dignit nel rivelarlo, si mostra a noi in tutta la debolezza dellamore. Venite a me un invito a superare
la diffidenza, il timore, lavarizia dei sentimenti che
lo rattristano pi del peccato. Ges tutto tenerezza, dolcezza, misericordia e noi viviamo da orfani, da
derelitti e poveri di affetti, affamati di amore davanti
ad una tavola imbandita: il suo Cuore. Il suo Cuore:
abisso di ogni consolazione, modello di tutte le perfezioni.
41

Ges non pu aspettare che gli infelici, schiacciati dal


peso dei loro mali, vengano a Lui; dicendo: Venite a
me Lui che va verso di loro. E se qualcuno si trovasse cos preso dallo sconforto da non riuscire neppure a muoversi, basterebbe un sospiro: desiderare
Lui gi arrivare a Lui. (Sren Kierkegaard)
Che idea ho di Dio? Di un motore immobile o di
un Viandante, sempre sulla mia strada?
pregata
Signore, credo che Tu mi ami, che mi ami cos come sono.
E poich lamore unifica, credo che presto sar come Tu
mi vuoi. Signore, vengo a Te, perch sono amato, esco da
Te, verso gli altri, perch sono amante. Tutte le fedi posso
perdere, mai la fede nel tuo amore per me.
mi impegna
A credere allamore. Mi stabilir nel Cuore di Ges,
sempre aperto per me, per farmi consolare e per diventare capace di consolare il dolore di tutti.

Gioved, 11 dicembre 2014


San Damaso I, Papa

Liturgia della Parola


Is 41,13-20; Sal 144; Mt 11,11-15

La Parola di Dio

ascoltata

In quel tempo, Ges disse alla folla: In verit io vi dico: fra


i nati da donna non sorto alcuno pi grande di Giovanni
42

il Battista; ma il pi piccolo nel regno dei cieli pi grande


di lui. Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno
dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono. Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a
Giovanni. E, se volete comprendere, lui quellElia che
deve venire. Chi ha orecchi, ascolti!.

meditata
Ci viene ripresentata oggi la figura di Giovanni Battista,
attraverso le parole di apprezzamento e di stima che
su di lui pronuncia Ges. Questo grande profeta, a differenza degli antichi profeti che annunciavano i tempi
futuri del Messia, ha la missione nuova e delicata, di indicare la presenza del Messia gi in mezzo al suo popolo. Ed ha una connotazione profetica: nella sua morte
si intravede, altrettanto violenta, quella di Cristo. La sua
grande statura morale, laltissimo compito di Precursore, la fermezza della sua fede, gli meritano il riconoscimento di Ges come il pi grande fra i nati da donna.
Questo elogio innalza Giovanni Battista al di sopra dei
suoi contemporanei e di tutta la grande schiera degli
uomini di Dio del passato. Ma per quanto egli sia grande, sempre piccolo se misurato col metro della nuova
era gi cominciata, il Regno di Dio, che sta irrompendo sulla terra. Chi appartiene a questo nuovo tempo,
ancora pi grande di chiunque sia vissuto prima, compreso il Battista. Luomo in grazia, luomo redento, luomo risorto con Cristo, sta su un gradino pi alto; la sua
grandezza non deriva da una pi alta statura ascetica
e morale, ma dallincomparabile dignit di essere figlio
di Dio. Luomo nuovo tanto pi grande, quanto pi
piccolo, sale tanto pi in alto, quanto scende maggiormente nella sua piccolezza. La nuova storia fatta dai
piccoli. La storia dei grandi fa da cornice alla storia dei
piccoli. (Benedetto XVI).
43

Allavanzare del Regno vengono contrapposti duri


ostacoli, che cercano di arginarlo e fermarlo anche
con la violenza. Ci avveniva ai tempi di Ges, con
le persecuzioni romane e continua anche oggi, con
la violenza aperta delle ideologie e con una violenza subdola, che cerca di mondanizzare la Chiesa, tirandola dalla propria parte, di annacquare lannuncio evangelico, con la scusa di modernizzarlo. un
vero attacco al cristianesimo di cui ci rendiamo conto
quando ci arriva la notizia di vittime innocenti, i nuovi
martiri della fede, falciati da estremismi e fanatismi. A
questo si aggiunge la piaga dellincredulit, dellindifferenza religiosa, dellimmoralit che allontana interi
popoli dalla fede. La tentazione allo scoraggiamento
c, ma c anche la voce di Ges che dice: Venite a
me e la voce di papa Francesco: Non lasciatevi rubare la speranza.
Cercavo una stradina dritta dritta, corta corta, una
stradina nuova, un ascensore per innalzarmi fino a
Ges. Ho cercato nei libri santi e ho letto: Se qualcuno molto piccolo venga a me. Perci non ho
bisogno di crescere, occorre al contrario che resti
piccola e che lo diventi sempre di pi. (Teresa di Lisieux)
So che la piccolezza non un optional, ma condizione indispensabile per i figli di Dio? Sento che la piccolezza beatitudine?
pregata
Vestito con la veste battesimale, tessuta di fede, speranza e carit, unto con lolio dei re e dei profeti, avvolto
nel tuo manto di giustizia, vengo a Te, Signore. Guar44

dami, sono tuo figlio. Non importa se sono il pi piccolo degli uomini: sono tuo figlio. Il tuo unigenito mi
ha voluto fratello e mi ha dato il suo volto per esserti
gradito. Padre, sono tuo figlio!
mi impegna
A farmi piccolo per essere grande, grande nella dipendenza filiale da Dio. piccolo colui che semplice, umile, fiducioso, sicuro di essere amato, felice di essere figlio.

Venerd, 12 dicembre 2014


Beata Vergine Maria di Guadalupe

Liturgia della Parola


Is 48,17-19; Sal 1; Mt 11,16-19

La Parola di Dio

ascoltata

In quel tempo, Ges disse alle folle: A chi posso paragonare questa generazione? simile a bambini che stanno
seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano: Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato
un lamento e non vi siete battuti il petto!. venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: indemoniato. venuto il Figlio delluomo, che mangia e beve, e
dicono: Ecco, un mangione e un beone, un amico di
pubblicani e di peccatori. Ma la sapienza stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie.

meditata
La parola di Ges nel Vangelo misericordiosa nellaccogliere il peccatore, ma severa nel condannare apertamente il male, la menzogna, lipocrisia dei compor45

tamenti. Ne fecero lesperienza le caste sacerdotali del


suo tempo, i maestri della legge, scribi e farisei, spesso percossi dalla sua parola di verit. In questo brano
evangelico tutta la sua generazione sotto il giudizio
severo del Maestro. Una generazione che giudica Giovanni Battista indemoniato per la penitenza della sua
vita e Ges mondano e permissivo perch amico di
pubblicani e peccatori. Ges paragona i suoi contemporanei a un gruppo di ragazzi, sordi al doppio invito
dei loro compagni. Essi vengono invitati a giocare ad
una festa nuziale e si rifiutano di ballare, sono invitati
ad un gioco funebre e non vogliono piangere. Cos
stata quella generazione: immobile nel cuore e nella
mente, cieca davanti alla realt di Dio che si dispiegava davanti ai suoi occhi, sorda alla sua parola, sempre invitante. Anche oggi la Chiesa ci invita con i suoi
flauti e i suoi lamenti e noi rispondiamo: non mi piace. Ci ha invitato con la voce possente del Concilio e
continua a farlo con il suo Magistero, ma noi restiamo
indifferenti, apatici, insoddisfatti di tutto, pronti a giudicare quelli che si danno da fare, guardandoli dalla
finestra, al riparo da ogni rischio. Per noi costruiamo
comode nicchie di abitudini, di tradizioni religiose, di
percorsi tranquilli, senza sorprese e novit. Cos ci vedono i nostri giovani e scappano dalla vita di fede.
La scuola dellAvvento ci spinge a saper riconoscere
lora di Dio che viene secondo la sua sapienza, a sintonizzarci con essa e partecipare, anima e corpo, non
ad un gioco di bambini, ma al gioco della vita e della
nostra salvezza.
La pi grande minaccia per la Chiesa: il grigio pragmatismo della vita quotidiana, nel quale apparentemen46

te tutto procede nella normalit, mentre in realt la


fede si va logorando e degenerando nella meschinit.
Bisogna invece scoprire la mistica del vivere insieme,
di mescolarci, di incontrarci, di prenderci in braccio,
di partecipare a questa marea un po caotica, che pu
trasformarsi in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio. (Evangelii gaudium)
Che tipo di cristiano sono io?
pregata
Signore Ges, donaci sapienza e discernimento per
riconoscere nella nostra esistenza e nella storia del
mondo i segni dei tempi e aprirci con serena fortezza
alle sorprese di Dio. Donaci la fedelt allumile presente in cui ci hai posto per redimere con Te e in Te il
nostro oggi e farne loggi delleterno. 
Bruno Forte
mi impegna
Ad essere presente nella vita della Chiesa, cosciente
dellunicit e del valore di questa presenza.

Sabato, 13 dicembre 2014


Santa Lucia, vergine e martire

Liturgia della Parola

Sir 48,1-4.9-11; Sal 79; Mt 17,10-13

La Parola di Dio

ascoltata

Nel discendere dal monte, i discepoli domandarono a Ges:


Perch gli scribi dicono che prima deve venire Elia?. Ed egli
rispose: S, verr Elia e ristabilir ogni cosa. Ma io vi dico: Elia
47

gi venuto e non lhanno riconosciuto; anzi, lhanno trattato


come hanno voluto. Cos anche il Figlio delluomo dovr soffrire
per opera loro. Allora i discepoli compresero che egli parlava
di Giovanni il Battista.

meditata
Ritorna la figura del Battista, il cui nome non era Elia,
ma le cui opere erano quelle di Elia, cio essere il
profeta dellultima ora e preparare il popolo alla venuta del Messia. Entrambi i profeti proclamano il diritto
di Dio sulluomo con una parola di fuoco irresistibile
che si leva come giudizio severo contro il peccato e
ogni infedelt allalleanza. Simile al fuoco, la sua parola bruciava come fiaccola (Sir 48,1). Ma la voce di
Elia non fu accolta dai suoi contemporanei cos come
avvenne ai tempi di Ges quando i farisei usavano le
Scritture contro di Lui: Non deve venire prima Elia? I
loro occhi sono chiusi alla verit di Dio perch chiuso il loro cuore e si rifiutano di vedere nel messaggio di conversione del Battista, lo stesso messaggio di
Elia: rimettere in ordine ogni cosa, appianare le vie,
colmare le valli, abbassare le montagne. La storia si
ripeter per Ges che dovr patire a causa della stessa
generazione, che si ribella alle vie di Dio per seguire
le proprie. Come mi pongo davanti alla parola di Dio?
Sono un ostacolo al suo cammino, con la presunzione
di piegarla alla mia visione della vita, alla mia interpretazione degli avvenimenti, ai miei schemi e preconcetti? O sono uno strumento docile, che fa risuonare
le continue creazioni che dalla Parola si sprigionano?
Chiunque voglia portare agli altri la Parola di Dio,
prima deve essere disposto a lasciarsi commuovere da
essa, ad accettare di essere feriti per primi da quella
Parola che ferir gli altri, a farla diventare carne nella
sua esistenza concreta (Evangelii Gaudium).
48

La Parola definitiva di Dio Cristo: la Chiesa, mettendo nelle nostre mani la Divina Scrittura, ci ha consegnato Cristo; abilitandoci a prendere la parola ci chiede di consumare misteriosamente la Parola spezzata
(Origene) e di consumare lAgnello pasquale (San
Gregorio Nazianzeno), ci chiede di farci possedere da
Cristo, nella sua Parola accolta e vissuta e nella sua
Persona, accolta e adorata.
Il cristiano un prigioniero. Prigioniero di una vita: la
vita di Cristo. Prigioniero di un pensiero: non libero
pensatore, ma la voce di un altro. prigioniero di una
libert, che ha scelto in anticipo per lui. prigioniero
di un messaggio che non pu modificare, di una salvezza che non pu restringere. (Madeleine Delbrl)
Mi considero padrone o servo della Parola?
pregata
Signore, prendo in consegna il fuoco,
il tuo fuoco, quello che hai portato sulla terra.
Quel fuoco che purifica, libera dalle scorie,
brucia alle radici lorgoglio e la vanit.
Quel fuoco che attizza una passione divorante,
incontenibile, incontrollabile.
Quel fuoco che ci rende pericolosi,
imprevedibili, contagiosi.
Quel fuoco che dopo aver incendiato il messaggero,
suscita scintille in ogni cuore in cerca damore e verit.
Alessandro Pronzato

mi impegna
A farmi convertire dalla Parola e lasciarla fluire, attraverso di me, in purezza, senza filtri e riduzioni.
49

III Domenica, 14 dicembre 2014


San Giovanni della Croce, sacerdote

Liturgia della Parola

Is 61,1-2.10-11; Cant. Lc 1,46-50.53-54; 1Tt5,16-24; Gv 1,6-8.19-28

La Parola di Dio

ascoltata

Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla
luce, perch tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui
la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.
Questa la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli
inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levti a interrogarlo: Tu, chi sei?. Egli confess e non neg. Confess: Io
non sono il Cristo. Allora gli chiesero: Chi sei, dunque?
Sei tu Elia?. Non lo sono, disse. Sei tu il profeta?.
No, rispose. Gli dissero allora: Chi sei? Perch possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che
cosa dici di te stesso?. Rispose: Io sono voce di uno
che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore,
come disse il profeta Isaa. Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero:
Perch dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, n Elia,
n il profeta?. Giovanni rispose loro: Io battezzo nellacqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui
che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare
il laccio del sandalo. Questo avvenne in Betnia, al di l
del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

meditata
Giovanni Battista ci viene presentato oggi come modello di testimonianza cristiana. A coloro che lo interrogano sulla sua identit egli risponde di essere
testimone della luce, voce della Parola. Egli si pre52

senta come colui che prepara e che scompare, che


sa stare al suo posto, come una freccia puntata su
Qualcuno pi grande di lui, che sta in mezzo ai suoi
senza che essi lo conoscano, come sapienza nascosta che pu essere conosciuta se essa stessa si rivela.
Cos deve essere il cristiano. Egli non si preoccupa
di sbalordire, di fare colpo con la sua cultura ed eloquenza, si presenta in debolezza come Paolo e con
parole che sanno trovare la strada dei cuori e delle
coscienze. Egli offre la luce di Cristo con umilt e delicatezza: se fosse ingombrante, troppo pieno di s,
troppo brillante, diventerebbe opaco e lascerebbe al
buio chiunque lo ascolta. Egli annuncia una parola
che viene dal deserto, accolta nella solitudine, nella
meditazione, nella preghiera, perch la parola di Dio
nasce dal silenzio e si rivolge a persone capaci di silenzio. Una parola di verit, scomoda se occorre, che
prepari la via diritta al Signore che viene, attraverso
una conversione del nostro mondo alla sovranit di
Dio, dalle abitudini mondane a quelle del suo Regno.
Ogni tempo ha i suoi testimoni, ogni testimone diverso dallaltro: in questa diversit di tempi e di modi
qual il modo che lo Spirito Santo chiede a noi, cristiani del terzo millennio, di testimoniare la sua presenza nel mondo? La docilit al suo soffio attraverso
lascolto della voce di Dio e della voce delluomo: la
voce di Dio nella sua Parola: Il Vangelo tenuto in
mano dalla Chiesa e la voce delluomo attraverso i
suoi bisogni, le sue inquietudini, le sue povert. Tutta la comunit credente chiamata oggi ad essere testimone di Ges, rendendo visibile il suo Volto nelle
sue opere. Egli ha abbracciato nel suo amore tutti gli
uomini e a tutti gli uomini deve arrivare la bella notizia di questo amore.
53

I messaggeri domandarono a Giovanni chi fosse. Egli


rispose: Non sono. Quale valore indicibile racchiuso in questo: non sono! Tutti gli uomini vogliono essere o sembrare qualcuno, essere al di sopra dellaltro.
Da ci provengono tutti i pianti e tutti i lamenti che
ci sono. Per questo non troviamo pace. Questessere niente procurerebbe invece una pace intera, vera,
essenziale, eterna e sarebbe la cosa pi beata, pi sicura e pi nobile che il mondo avrebbe. (Enrico Susone)
Il mio non essere mi procura pace, beatitudine oppure infelicit, insoddisfazione, invidie...?
pregata
Tu sei: santo, forte, grande,
Tu sei il bene, tutto il bene, il sommo bene.
Tu sei: amore, carit, sapienza, umilt,
pazienza, sicurezza.
Tu sei pace, gioia, giustizia, temperanza,
ogni nostra ricchezza.
Tu sei bellezza, mitezza, fortezza, protezione, rifugio.
Tu sei la nostra speranza, la nostra fede, la nostra carit, la nostra dolcezza, la nostra vita eterna.
San Francesco dAssisi

mi impegna
A dire oggi: non sono pensando a me e a dire: Tu sei
pensando a ci che Dio per me. Nulla posso togliere al
tutto di Dio, con il mio non essere: infinita gioia!

54

Luned, 15 dicembre 2014


San Valeriano di Avensano, vescovo

Liturgia della Parola

Nm 24,2-7.15-17b; Sal 24; Mt 21,23-27

La Parola di Dio

ascoltata

In quel tempo, Ges entr nel tempio e, mentre insegnava, gli si avvicinarono i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo e dissero: Con quale autorit fai queste
cose? E chi ti ha dato questa autorit?. Ges rispose
loro: Anchio vi far una sola domanda. Se mi rispondete, anchio vi dir con quale autorit faccio questo. Il
battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli
uomini?. Essi discutevano fra loro dicendo: Se diciamo: Dal cielo, ci risponder: Perch allora non gli avete creduto?. Se diciamo: Dagli uomini, abbiamo paura
della folla, perch tutti considerano Giovanni un profeta.
Rispondendo a Ges dissero: Non lo sappiamo. Allora
anchegli disse loro: Neanchio vi dico con quale autorit
faccio queste cose.

meditata
Ges viene interrogato dai sacerdoti e dagli anziani, dagli studiosi della Legge, dai sapienti e dagli intelligenti.
Costoro sono pieni di malizia, di superbia e di sicurezze
umane. Sono lopposto di un bambino, di un umile che
sa di non sapere e si apre con fiducia a chi pu salvarlo. Per questo Dio resiste ai superbi e si rivela agli umili.
Quei sacerdoti istruiti nella Legge di Dio non conoscono il modo di procedere di Dio, i suoi gusti, i suoi pensieri, le sue vie. Conoscono la Legge e non conoscono
Dio. Con quale autorit fai queste cose? Vogliono sapere non per credere, ma per avere motivi validi per accu55

sarlo. E Ges risponde ponendo unaltra domanda, non


come una finta tattica, ma come invito alla conversione:
chiede loro di prendere posizione davanti alla predicazione di Giovanni Battista che era stato un appello alla
conversione. Il loro rifiuto a rispondere, manifesta un
agire in termini di convenienza politica, dimenticando
che il primo dovere dei capi quello di convertirsi e di
condurre il popolo sulla strada della verit. In questo
caso Dio pu fare scendere sullincredulo il suo silenzio e abbandonarlo alle sue decisioni. Cos fa con la
sua affermazione: Neanche io vi dico con quale autorit
faccio queste cose.
Io temo Dio che passa: sentiamo i brividi davanti alla
possibilit che Dio passi, che ci nasconda il suo volto e
la sua parola. Eppure il nostro atteggiamento a volte
simile a quello dei suoi avversari, con una indisponibilit interiore che preclude una decisione responsabile
davanti a Lui. Cos avviene quando non ci formiamo
un giudizio di fede sulle vicende della vita, sugli avvenimenti della storia e rimaniamo ancorati alla mentalit
corrente, alle convenienze umane per conservare potere, progetti e ambizioni. La Chiesa oggi ci invita alla
responsabilit, a deciderci per Dio, a prendere laratro e
non voltarci indietro, perch ognuno di noi risponde a
Dio di se stesso, del fratello, di quel pezzetto di Chiesa
e di mondo da santificare, santificando se stessi.
Vuoi essere veramente convertito? Vuoi essere trasformato? Ascolta la voce interiore che ti mostra il
cammino.Tu conosci questa voce interiore, ma spesso,
dopo aver udito con chiarezza quello che ti chiede di
fare, cominci a porre domande, a sollevare obiezioni, a
cercare le opinioni di chiunque altro, diventando cos
56

prigioniero di innumerevoli e contraddittori pensieri.


Soltanto ascoltando la voce interiore puoi essere convertito a nuova vita di libert e di gioia. (Henri Nouwen)
Essere bambini, da adulti contorti, non facile.Vogliamo provarci?
pregata
Santa Maria, Madre di Dio,
conservami un cuore di fanciullo,
puro e limpido come una sorgente.
Un cuore semplice e generoso, fedele e aperto,
dolce e umile, grande e indomabile. Amen.
P. L. Grandmaison

mi impegna
Ad andare incontro a Ges con il cuore umile, fiducioso, sottomesso di un bambino, senza chiedergli conto
di nulla.

Ferie di Avvento
Marted, 16 dicembre 2014
Santa Adelaide, imperatrice

Liturgia della Parola

Sof 3,1-2.9-13; Sal 33; Mt 21,28-32

La Parola di Dio

ascoltata

In quel tempo, Ges disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: Che ve ne pare? Un uomo aveva due
figli. Si rivolse al primo e disse: Figlio, oggi va a lavorare
57

nella vigna. Ed egli rispose: Non ne ho voglia. Ma poi si


pent e vi and. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed
egli rispose: S, signore. Ma non vi and. Chi dei due ha
compiuto la volont del padre?. Risposero: Il primo. E
Ges disse loro: In verit io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti
venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto.
Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi
siete nemmeno pentiti cos da credergli.

meditata
La scena evangelica ci presenta la risposta di due figli
allinvito del padre che li manda a lavorare nella vigna:
uno acconsente ma non va, laltro rifiuta ma ci va. Siamo noi davanti al Signore che ci chiede di lavorare per
il suo Regno: possiamo dire un s pronto ed entusiasta e
poi tirarci indietro, possiamo dire no e mentre lo diciamo muoviamo i passi sulla strada della vigna. Ritornando dai santuari mariani o da esperienze spirituali particolari siamo traboccanti di fede e zelo apostolico, pronti
a raccontare, organizzare, a predicare pure nelle strade;
ma poi il tran-tran della vita quotidiana ci riprende, le
esigenze del nostro io prendono il sopravvento, lentusiasmo svanisce e ritorniamo ad una vita di fede stanca
e appassita. Per scalare la montagna della santit occorrono piccoli passi costanti, le volate intermittenti non
conducono alla vetta e possono essere fatali. La perseveranza una virt fondamentale nel nostro cammino
verso Dio. Al contrario pu capitarci di dire un no deciso, magari brontolando e cercando scuse per indolenza,
per poca fede, ma poi uninquietudine, un desiderio di
Dio ci spingono a fare qualcosa per Lui. Certamente
nel secondo caso che compiamo la volont di Dio, ma
quanta gloria, quanto compiacimento gli daremmo con
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un s pronto e gioioso come quello di Maria! La breve


parabola di Ges la denuncia di tanti credenti, raffigurati nel primo figlio, obbediente solo a parole. Il rischio
non solo la non osservanza, ma ridurre la propria fede
a unimmagine di facciata, un insieme di abitudini e di
riti, mentre il cuore ha dimenticato lamorosa inquietudine della ricerca di Dio. Linsegnamento di Ges continua con la duplice risposta al suo invito di conversione
da parte dei principi dei sacerdoti e da parte dei peccatori, rappresentati da pubblicani e prostitute. Giovanni
si era presentato al popolo per prepararlo alla venuta
del Messia: i capi lavevano respinto, i pubblicani lavevano ascoltato, molti di loro si erano fatti battezzare
e gli chiedevano cosa dovessero fare. I pubblicani e le
prostitute vi precederanno nel Regno dei cieli. proprio
vero, perch si convertono. Ges non esalta i peccatori e non disprezza gli osservanti, ma annuncia il Regno
della misericordia, la straordinaria vicinanza di Dio verso chiunque voglia cambiare vita e convertirsi a Lui. Dio
ci offre tutto il suo amore di Padre, la sua pazienza infinita nellaspettare la decisione della nostra libert, come
resistergli? La salvezza tutta nelle nostre mani!
LAvvento, tempo di attesa: luomo attende il ritorno
del Signore, il Signore attende il ritorno delluomo.
S, perch anche in cielo comincia lAvvento, il tempo
dellattesa. Qui sulla terra luomo che attende la
venuta del Signore, nel cielo il Signore che attende
il ritorno delluomo. Ritorno che si realizza con una
continua conversione in una vita di povert, di giustizia, di limpidezza, di trasparenza e con una forte passione di solidariet. (don Tonino Bello)
Sono sulla strada della vigna? Con quale passo?
59

pregata
Tu ci chiami ad essere in ogni istante i tuoi inviati nel
mondo. Tu in noi non cessi di essere inviato durante
questo giorno che inizia, a tutta lumanit del nostro
tempo, di ogni tempo, di questa citt, del mondo.
Attraverso i fratelli pi vicini, che ci farai servire, amare, salvare, le onde della tua carit giungeranno sino
in capo al mondo e sino alla fine dei tempi.
Madeleine Delbrl

mi impegna
A fare piccoli ma costanti passi sulla strada della vigna: una preghiera pi intensa, una testimonianza pi
decisa, una solidariet pi calda.

Mercoled, 17 dicembre 2014


Santa Olimpia, diaconessa

Liturgia della Parola

Feria di Avvento

Gen 49,2.8-10; Sal 71; Mt 1,1-17

La Parola di Dio

ascoltata

Genealogia di Ges Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo gener Isacco, Isacco gener Giacobbe,
Giacobbe gener Giuda e i suoi fratelli, Giuda gener Fares e Zara da Tamar, Fares gener Esrom, Esrom gener
Aram, Aram gener Aminadb, Aminadb gener Naassn, Naassn gener Salmon, Salmon gener Booz da
Racab, Booz gener Obed da Rut, Obed gener Iesse,
Iesse gener il re Davide. Davide gener Salomone da
quella che era stata la moglie di Uria, Salomone gener
60

Roboamo, Roboamo gener Abia, Abia gener Asaf, Asaf


gener Gisafat, Gisafat gener Ioram, Ioram gener
Ozia, Ozia gener Ioatm, Ioatm gener Acaz, Acaz gener Ezechia, Ezechia gener Manasse, Manasse gener
Amos, Amos gener Giosia, Giosia gener Ieconia e i suoi
fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia. Dopo la
deportazione in Babilonia, Ieconia gener Salatil, Salatil
gener Zorobabele, Zorobabele gener Abid, Abid gener Eliachm, Eliachm gener Azor, Azor gener Sadoc,
Sadoc gener Achim, Achim gener Elid, Elid gener
Eleazar, Eleazar gener Mattan, Mattan gener Giacobbe,
Giacobbe gener Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale
nato Ges, chiamato Cristo. In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino
alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici.

meditata
Matteo inizia il suo Vangelo con la genealogia di Ges,
che narra le sue origini umane, le sue radici ben piantate nel popolo ebraico, attraverso una sintesi della storia
della salvezza, divisa in tre grandi periodi: da Abramo
a Davide, dallepoca di Salomone allesilio, fino a Ges.
Una pagina monotona a prima vista, un lungo elenco
di nomi che in realt sono il portale, splendente e rassicurante, dellentrata di Ges nel mondo. Matteo colloca
Ges nella sua situazione umana, come personaggio
della storia e nella vicenda ebraica, come legittimo discendente di Davide ed erede della promessa fatta ad
Abramo. In Lui si compiono le antiche profezie, Egli
il Messia atteso, invocato, che non arriva a caso come
una meteora apparsa improvvisamente, ma la cui venuta stata preparata sapientemente, attraverso lo snodarsi di generazioni. Ges nasce nella pienezza del tempo,
61

con una storia gi alle spalle, la storia dIsraele e con


una storia da costruire, la sua Chiesa. Egli il centro,
nel quale confluiscono passato e futuro, continuazione e superamento, un vero spartiacque della storia del
mondo, punto di arrivo di una lunga attesa e punto di
partenza di una nuova era. La presenza di quattro donne straniere: Tamar, Racab, Rut e Betsabea ci dice che
la salvezza offerta a tutti gli uomini, giusti o peccatori che siano, che il Messia, venendo fra di noi, non
ha esitato ad indossare la fragile veste umana, fatta anche di tenebre, per rivestirla della sua luce immortale.
Ognuno di noi fa parte di questa storia di salvezza, che
partendo da Abramo, culmina in Ges, il Sole che sorge e da Lui si irradia verso tutti i tempi e tutti i popoli.
Sentiamo la responsabilit e la dignit di questa storia?
Sentiamo il santo orgoglio di appartenere alla Chiesa,
nuovo popolo di Dio?
Se vuoi che Cristo nasca in Te, riempiti della generazioni della Sapienza. Abbi in te Abramo, Isacco, Giacobbe. Abramo fu perfetto nella fede, Isacco fu il figlio della promessa, Giacobbe vide faccia a faccia il Signore. Sii fervente nella fede, avrai Abramo, sii gioioso
nella speranza, avrai Isacco, sii paziente nelle tribolazioni, avrai Giacobbe. Cos, se avremo tutti quei padri
di cui parla oggi il Vangelo, avverr quello che dice la
Scrittura: E siete colmati delle mie generazioni.
Alfredo di Rievaulx

pregata
Signore della vita, la tua vita arrivata fino a me,
nel cammino di generazioni e generazioni.
62

La tua parola arrivata fino a me,


nella fede di miliardi di persone
che lhanno accolta e fatta fruttificare.
Nella pienezza del mio tempo,
sono nato alla vita e alla fede.
Il passato si aspetta da me una degna continuazione,
il futuro una forte testimonianza.
In questa storia di salvezza, Signore, io ci sono per Te!
mi impegna
A intensificare, in questa novena di Natale, il desiderio
di Dio con una fede che sa di antico e sa di nuovo: il
nuovo sono io.

Gioved, 18 dicembre 2014


San Graziano di Tours, vescovo

Liturgia della Parola

Feria di Avvento

Ger 23,5-8; Sal 71; Mt 1,18-24

La Parola di Dio

ascoltata

Ecco come fu generato Ges Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero
a vivere insieme si trov incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poich era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pens di ripudiarla in segreto. Mentre per stava considerando queste cose, ecco, gli
apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che generato in lei viene
dallo Spirito Santo; ella dar alla luce un figlio e tu lo chia63

merai Ges: egli infatti salver il suo popolo dai suoi peccati. Tutto questo avvenuto perch si compisse ci che
era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la
vergine concepir e dar alla luce un figlio: a lui sar dato
il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi. Quando
si dest dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato
langelo del Signore e prese con s la sua sposa.

meditata
Ed ecco un altro protagonista dellAvvento, prescelto
per un una missione unica sulla terra: essere lo sposo
di Maria, il custode del Verbo incarnato. Giuseppe,
luomo giusto, luomo obbediente, depositario, insieme a Maria, del Mistero dellIncarnazione, lultimo Patriarca dIsraele, che pot stringere fra le braccia il Salvatore del mondo e chiamarlo figlio mio.
Il Signore ha riunito in lui, come in un sole, tutto quello che i santi hanno in termini di luce e di splendore
(San Gregorio Nazianzeno). I doni di Dio sono sempre
proporzionati alla missione alla quale Egli ci chiama.
Incommensurabile stato il tesoro che il Padre ha affidato a Giuseppe, il Figlio Unigenito, incommensurabile
doveva essere la sua giustizia. Il racconto evangelico ci
fa toccare con mano la sua eccelsa santit, la forza danimo, che lo porta a rinunziare a Maria, pur di evitare
uno scandalo, lestrema delicatezza di agire in silenzio
e in segreto per proteggere la reputazione di Maria; la
docilit alla parola del Signore con un cuore aperto al
sacrificio, senza durezze e rigidit. Egli non ostacola
il disegno di Dio, entra nel mistero anche senza comprenderlo fino in fondo, con la purissima obbedienza
della fede. Luomo giusto proprio luomo che vive di
parola di Dio, con il desiderio di realizzarla, a qualsiasi
costo, perch da questa realizzazione dipende la gloria
di Dio e la propria felicit. Maria e Giuseppe sono com64

pletamente aperti a Dio, senza trattenere per s neppure un briciolo della propria volont, sono i poveri
di cui Dio il re, per questo Egli li sceglie e li impiega
nellopera pi grande che abbia compiuto: la nostra redenzione. Tutti noi siamo inseriti nel disegno di salvezza che Dio ha progettato per lumanit del nostro tempo, ognuno con il suo piccolo ma indispensabile ruolo.
Non stato un angelo a portarci lannuncio e linvito di
Dio, stato il sacerdote che ci ha battezzato a rivelarci
il nostro essere figli nel Figlio e a spalancarci le porte
della Chiesa. Essa ci affida ogni giorno i suoi tesori: la
Parola di Dio e il suo Corpo eucaristico. In questultimo
scorcio di Avvento diciamo il nostro s gioioso a tutto
quello che Dio ci chieder, attraverso le vie misteriose
del suo amore.
San Giuseppe il modello degli umili che il cristianesimo solleva a grandi destini. San Giuseppe la prova
che per essere autentici seguaci di Ges non occorrono grandi cose, ma si richiedono solo virt comuni,
umane, semplici, ma vere e autentiche. (Paolo VI)
E tanta docilit!
pregata
Per essere un buon danzatore con Te,
non occorre sapere dove la danza conduce.
Basta seguire, essere leggero, non essere rigido.
Bisogna essere un prolungamento vivo ed agile di Te.
Fra le tue braccia la vita danza.
Non c monotonia e noia se non per la anime vecchie,
tappezzeria nel ballo di gioia che il tuo amore.
Signore, vieni ad invitarci alla danza della tua grazia!
Madeleine Delbrl

65

mi impegna
A vivere la mia giornata con lo stile di San Giuseppe:
povero di me stesso, ricco della presenza di Ges e di
Maria nella mia vita, docile ad ogni cenno della divina
Volont, da buon danzatore.

Venerd, 19 dicembre 2014


SantUrbano V, papa

Liturgia della Parola

Feria di Avvento

Giud 13,2-7.24-25a; Sal 70; Lc 1,5-25

La Parola di Dio

ascoltata

Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di


nome Zaccaria, della classe di Abia, che aveva in moglie
una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue
erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano
figli, perch Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti
negli anni. Avvenne che, mentre Zaccaria svolgeva le sue
funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della
sua classe, gli tocc in sorte, secondo lusanza del servizio
sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare lofferta dellincenso. Fuori, tutta lassemblea del popolo stava
pregando nellora dellincenso. Apparve a lui un angelo del
Signore, ritto alla destra dellaltare dellincenso. Quando lo
vide, Zaccaria si turb e fu preso da timore. Ma langelo gli
disse: Non temere, Zaccaria, la tua preghiera stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti dar un figlio, e tu lo chiamerai
66

Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno


della sua nascita, perch egli sar grande davanti al Signore; non berr vino n bevande inebrianti, sar colmato di
Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurr molti figli dIsraele al Signore loro Dio. Egli camminer innanzi a lui
con lo spirito e la potenza di Elia, per ricondurre i cuori dei
padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare
al Signore un popolo ben disposto. Zaccaria disse allangelo: Come potr mai conoscere questo? Io sono vecchio
e mia moglie avanti negli anni. Langelo gli rispose: Io
sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato
a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. Ed ecco, tu sarai
muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose
avverranno, perch non hai creduto alle mie parole, che si
compiranno a loro tempo. Intanto il popolo stava in attesa
di Zaccaria e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio.
Quando poi usc e non poteva parlare loro, capirono che nel
tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto. Compiuti i giorni del suo servizio, torn a casa.
Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concep e si tenne
nascosta per cinque mesi e diceva: Ecco che cosa ha fatto
per me il Signore, nei giorni in cui si degnato di togliere la
mia vergogna fra gli uomini.

meditata
Grande lavoro per gli angeli in questa pienezza del
tempo dellevento Incarnazione con le tre annunciazioni: a Maria, a Giuseppe, a Zaccaria. Maria la tutta
rivolta a Dio, Giuseppe lobbediente nella fede pura e
incondizionata, Zaccaria a met strada tra fede e incredulit. Egli e la moglie Elisabetta sono rigorosamente
osservanti della Legge, sono i giusti che credono in
Dio, ma la loro fede ha un punto debole, manca di
speranza. Avevano aspettato un figlio che non era arri67

vato ed ora non sperano pi, perch umanamente sarebbe impossibile. questa mancanza di speranza che
indebolisce la fede e costituisce un ostacolo allaccoglienza pronta e fiduciosa dellopera di Dio. Ecco allora la prova che guarisce: Zaccaria rester muto fino
alla realizzazione del progetto di Dio. Alla nascita di
Giovanni, Zaccaria riacquister la parola e soprattutto
la fede piena in Dio. A Zaccaria stato utile un tempo
di mutismo, altrettanto utile sarebbe per noi un tempo
di silenzio interiore, almeno in questa ultima settimana davvento, per crescere nella speranza.
C unapparente ingenuit nella speranza cristiana,
ma non che unapparenza umana, in realt la speranza, che spera tutto, crea le condizioni favorevoli del cambiamento del cuore e delle situazioni. Poich d piena fiducia a Dio, la speranza invincibile
del cristiano d fiducia ad ogni uomo e opera cos la
trasformazione delle circostanze e degli avvenimenti.
(Max Thurian). Il contributo che il cristiano pu dare
al mondo la speranza, la sua nota caratteristica come
virt attiva, che fidandosi di Dio e del suo amore, si
spende per realizzarlo dentro di s e nel mondo. Il cristiano luomo della speranza perch si fa condurre
da Dio, vede con gli occhi di Dio anche nelloscurit;
paziente, perseverante, coraggioso nelle difficolt,
pronto a lasciare i suoi progetti per inserirsi con scioltezza e docilit nel progetto di Dio.
Delle mie tre virt, le mie tre creature, la speranza
quella che mi stupisce, dice Dio. una bambina da
nulla. La piccola speranza avanza tra le due sorelle
grandi, ma lei, quella piccina che si tira le grandi.
una bambina irriducibile. Va controcorrente, quando
68

le altre virt scendono lei sale, corre pi in fretta


della strada, non risparmia i passi, non risparmia mai
nulla. (Charles Peguy)
Senza la speranza non si imbocca la via del cielo, si
resta terra terra.
pregata
Dolce Madre della speranza, in cui apparso il futuro del mondo e ci stata anticipata e promessa la
gloria del tempo avvenire, aiutaci ad essere pellegrini
nella speranza, senza fermarci di fronte alle resistenze e alle fatiche, insegnandoci con fedelt e passione
a tirare nel presente degli uomini lavvenire della presenza di Dio. 
Bruno Forte
mi impegna
Dio ci ha fatto speranza: oggi sar la bambina piccina che
corre pi della strada, incontro a Lui, la mia speranza.

Sabato, 20 dicembre 2014


San Domenico di Silos, abate benedettino

Liturgia della Parola

Feria di Avvento

Is 7,10-14; Sal 23; Lc 1,26-38

La Parola di Dio

ascoltata

Al sesto mese, langelo Gabriele fu mandato da Dio in una


citt della Galilea, chiamata Nzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse:
Rallgrati, piena di grazia: il Signore con te. A queste pa69

role ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse


un saluto come questo. Langelo le disse: Non temere, Maria, perch hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai
un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Ges. Sar grande
e verr chiamato Figlio dellAltissimo; il Signore Dio gli dar
il trono di Davide suo padre e regner per sempre sulla casa
di Giacobbe e il suo regno non avr fine. Allora Maria disse allangelo: Come avverr questo, poich non conosco
uomo?. Le rispose langelo: Lo Spirito Santo scender su
di te e la potenza dellAltissimo ti coprir con la sua ombra.
Perci colui che nascer sar santo e sar chiamato Figlio
di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia
ha concepito anchessa un figlio e questo il sesto mese
per lei, che era detta sterile: nulla impossibile a Dio. Allora
Maria disse: Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola. E langelo si allontan da lei.

meditata
Il Vangelo dellAnnunciazione: una luce per le nostre
quotidiane annunciazioni. Ecco, sto alla porta e busso.
Tutta la nostra vita cristiana centrata su questo mistero: linvito di Dio e la nostra risposta. Colui che ti
cre senza di te, non pu salvarti senza di te (SantAgostino). Tutto possibile allOnnipotente, salvo coartare una libert (Jean Guitton).
Maria risponde con libert, coscienza, coraggio, mettendosi al servizio di Dio, si affida alla sua parola, lasciandola crescere dentro di s, fino a riempirle la vita. Questo s non sar mai ritirato, contraddetto, anche quando
coster lacrime di sangue e punte di spada, anzi Maria
si identificher con il suo s e pu essere chiamata il
s a Dio. Non il s di un momento, pronunciato una
volta sola, lespressione di una disponibilit assoluta,
a cui Maria sar sempre fedele, anche se ne compren70

der tutte le conseguenze solo ai piedi della croce. Il


passaggio dallAntica alla Nuova Alleanza segnato da
questo dialogo segreto tra Dio e Maria, in cui si gioca il
destino dellumanit. Ci vuole il consenso personale di
Maria perch lIncarnazione diventi una realt.
Fino ad allora cerano gli imperi, grandi movimenti
dinsieme. Ora nel silenzio dellannunciazione ci sono
solo delle persone. Dio diventa il Dio delle persone, il
Dio di ciascuno, senza rumore, il Dio che stabilisce il
suo regno nellintimit di ciascuno (Boris Pasternak).
In Cristo la rivelazione riguarda ogni singola persona
che diventa universale perch porta in s questo tesoro
deposto in ogni coscienza e che fa di ogni coscienza il
centro delluniverso e della storia, non riducendosi a se
stessa, essendo immensificata da questa presenza divina che opera in essa (Maurice Zundel). Il s personale
e universale di Maria stato fondamentale per lattuarsi
della redenzione, cos come il nostro s si riverbera sulla salvezza di tutti. Questa la nuova legge del Corpo
Mistico: tutto circola, tutto diventa di tutti.
Avvenga in me secondo la tua parola. Il Verbo realizzi
in me la tua parola, si faccia carne della mia carne, secondo la tua Parola. Non una parola che passa velocemente appena proferita, ma una parola rivestita di carne
e non di aria fuggente! Che non sia una parola scritta e
muta, incisa su una pergamena morta, ma stampata sottoforma umana nel mio casto ventre, tracciata non da
una penna ma dallo Spirito Santo. Non voglio una parola che predichi e che declami, ma un Verbo che si doni
silenziosamente al mondo intero. (Bernardo di Chiaravalle)
Cos stato per Maria. Per me, cos la Parola di Dio?
71

pregata
O Maria, terra fruttifera, Tu oggi sei fatta libro nel
quale descritta la regola nostra: Cristo. In Te oggi
scritta la sapienza del Padre. In Te scritto il Verbo,
dal quale noi abbiamo la dottrina della vita. Tu sei la
tavola, che ci porge quella dottrina. Tu oggi ci hai dato
la farina tua. Oggi la deit impastata con lumanit
nostra cos fortemente, che mai si pu separare.
Santa Caterina da Siena

mi impegna
Nel segno del s di Maria, prender coscienza che la
mia libert e la mia felicit si compiono nel disegno
di Dio. Gli dir oggi questa sillaba, cos facile a dirsi,
cos difficile a farsi, la dir e la far per me e per tutti.

IV Domenica, 21 dicembre 2014


San Pietro Canisio, sacerdote e dottore della Chiesa

Liturgia della Parola

2Sam 7,1-5.8b-12.14a.16; Sal 88; Rm 16,25-27; Lc 1,26-38

La Parola di Dio

ascoltata

Al sesto mese, langelo Gabriele fu mandato da Dio in una


citt della Galilea, chiamata Nzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome
Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei,
disse: Rallgrati, piena di grazia: il Signore con te. A
queste parole ella fu molto turbata e si domandava che
senso avesse un saluto come questo. Langelo le disse:
Non temere, Maria, perch hai trovato grazia presso Dio.
Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Ges. Sar grande e verr chiamato Figlio dellAltissimo; il Signore Dio gli dar il trono di Davide suo padre
e regner per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avr fine. Allora Maria disse allangelo: Come
avverr questo, poich non conosco uomo?. Le rispose
langelo: Lo Spirito Santo scender su di te e la potenza
dellAltissimo ti coprir con la sua ombra. Perci colui che
nascer sar santo e sar chiamato Figlio di Dio. Ed ecco,
Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito
anchessa un figlio e questo il sesto mese per lei, che era
detta sterile: nulla impossibile a Dio. Allora Maria disse:
Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la
tua parola. E langelo si allontan da lei.

meditata
Ancora la scena dellAnnunciazione, con le sue infinite luci e provocazioni. Entriamo in essa con questa tenera testimonianza dagli oracoli sibillini del II secolo,
74

che cos la riassume: Venuto dal cielo Gabriele rivest


forma mortale e disse alla fanciulla: Accogli, o Vergine, Dio nel tuo seno immacolato. Stette immobile Maria, tremando, con lanimo come smarrito, a causa delle misteriose parole udite. Poi il suo cuore si alliet, si
confort per quelle parole, sorrise come una bimba e
arross sulle guance, allietata di gioia e pervasa nel cuore da un delicato pudore. E a lei torn il coraggio e il
Verbo vol nel suo grembo. Se leternit ha i suoi giorni
di festa, quello fu il pi bel giorno di festa delleternit.
un racconto di vocazione con i suoi tre passaggi:
lannuncio-invito, il turbamento delluomo, il consenso.
Tutti gli avvenimenti nella storia della salvezza, hanno inizio con una chiamata e con una precisa risposta.
Dio Libert infinita che ci viene incontro per primo
e che non solo rivolge la sua Parola, ma la fa abitare
tra noi: la Parola che viene da Lui, diventa anche quella
che a Lui ritorna: il sentiero tra Dio e noi aperto nelle
due direzioni. (Hans Urs von Balthasar). Dio chiama,
luomo risponde. Dio si converte alluomo, perch luomo si converta a Dio. La Parola non finisce mai di prendere carne, di farsi storia, la nostra storia.
Maria maestra nel modo di accogliere la Parola, con
lo stile della sua santit, fatta di fede, umilt, preghiera,
ascolto,servizio. Prima di accogliere Ges nel suo grembo, lo concepisce nel cuore, con la sua fede: la donna
dellimpossibile, fermamente sicura che nulla impossibile a Dio. Maria piacque a Dio per la sua verginit, ma
ne divenne la madre per lumilt. In un vecchio libro di
spiritualit c un bel dialogo tra la carit e lumilt in
paradiso. La carit manda via tutte le virt, perch non
servono pi, ma quando arriva davanti allumilt, le dice:
Non posso buttarti via, perch tu sei il manto doro del
nulla. Maria tutta avvolta nel manto doro dellumilt,
umile come suo Figlio. LAngelo Gabriele la trov in pre75

ghiera e la lasci immersa in Dio. Lo stupore che proviamo davanti ad unadolescente cos matura, cos padrona di s, si pu spiegare solo in questo modo: Maria
la sua preghiera. Maria tutta ascolto, aperta giorno
e notte alle divine confidenze, la creazione in ascolto.
La nostra la religione dellascolto. La chiesa non pu
essere Chiesa senza lascolto (David Maria Turoldo). La
risposta di Maria: Sono la serva del Signore, ha fatto vibrare i cieli. Sono la serva, non regina, non principessa,
non altezzosa signora, ma serva. Vita che ritorna ad essere servizio divino. La norma della nuova civilt: servi dei
poveri, degli ultimi. Allora come se la creazione cominciasse daccapo. (David Maria Turoldo).
Dio ha bussato alla porta di Maria e continua a bussare alla porta del nostro cuore. Dopo lIncarnazione
Egli non ci manda un angelo, ma viene di persona a
dirci che la salvezza gi avvenuta, che Egli entrato
nella carne del mondo, grazie al s di Maria, consenso
libero e universale, che dobbiamo fare nostro e confermare di volta in volta. La piena di grazia, la piena di
gioia, faccia risuonare il suo s dentro di noi e ci dica
come sia possibile ancora concepire in noi il suo Verbo attraverso le sue stesse parole: Chi fa la volont del
Padre mio, costui mio fratello, sorella, madre.
Lopera maggiore di tutte dare vita a Dio. Ci che
avvenuto per tramite di Maria, deve aver luogo per
tramite di ognuno di noi. La Parola di Dio rendila parola tua. La tua parola rendila sua Parola. Maria , in
quanto non ha da dire e da dare nullaltro che Lui.
(Klaus Hemmerle)

La Parola di Dio attraversa il mio orecchio, il mio cuore, la mia vita? So cedere la parola alla Parola di Dio?
76

pregata
Santa Maria, donna accogliente,
aiutaci ad accogliere la Parola nell intimo del cuore.
A capire cio, come hai saputo fare Tu, le irruzioni di
Dio nella nostra vita.
Egli non bussa alla porta per intimarci lo sfratto,
ma per riempire di luce la nostra solitudine.
Non entra in casa per metterci le manette, ma per restituirci il gusto della vera libert.
don Tonino Bello
mi impegna
A pregare lAve Maria, il saluto angelico, immerso nel
mistero dellAnnunciazione, per contemplarlo e compierlo dentro di me. Insieme allAngelo saluter Maria
con la stessa gioia di Dio, insieme ad Elisabetta la proclamer beata, introducendomi cos nel suo consenso
a Dio; insieme alla Chiesa implorer la sua intercessione, perch questo consenso diventi totale, definitivo,
nellora della morte.

Luned, 22 dicembre 2014

Santa Francesca Saverio Cabrini, religiosa e fondatrice

Liturgia della Parola

Feria di Avvento

1Sam 1,24-28; Cant. 1Sam 2,1.4-8; Lc 1,46-55

La Parola di Dio

ascoltata

In quel tempo, Maria disse: Lanima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perch
ha guardato lumilt della sua serva. Dora in poi tutte le
generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto
77

per me lOnnipotente e Santo il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo
temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i
potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni
gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre.

meditata
Il Magnificat il preludio di quella grande sinfonia
che saranno le Beatitudini, il canto dei poveri, degli
umili, messo sulle labbra della pi umile, la pi povera di se stessa, che stata Maria. il canto della libert, della speranza, della giustizia e della misericordia. Il brano si divide in tre parti: la lode a Dio per le
meraviglie compiute in Maria, la sua misericordia e la
sua giustizia nellesaltare e nellabbattere, il suo modo
di fare grandi cose servendosi di coloro che si fanno
piccoli. una sintesi dellintera storia della salvezza,
cominciata da Abramo fino a Maria, immagine della
Chiesa di tutti i tempi. Solo chi umile riesce a vedere
la grandezza di Dio nella storia e nella propria vita ed
esplodere di gioia davanti alla magnificenza della sua
giustizia e della sua misericordia. Maria canta la grandezza di Dio, che si esprime nellonnipotenza dellamore e si realizza nel dono dei doni: Ges.
Il Magnificat da accogliere come stile di vita, come
modello di preghiera, nei momenti di esultanza e nei
momenti bui, quando la realt sembra contraddirlo.
un canto che comincia sulla terra e finisce in cielo,
come il Regno di Dio, qui appena intravisto e abbozzato e in cielo pienamente realizzato: gli affamati sazi
e gli umili esaltati lo sono qui nella speranza, lo saran78

no pienamente in cielo, fra le braccia di Colui che


grande nellamore.
La nostra vita sia un canto di lode per le meraviglie
che Dio compie in noi, suoi piccoli, suoi poveri e il
nostro cuore trabocchi di gioia perch siamo figli di
un Padre che costantemente ci raggiunge e ci ama in
Ges.
Dai campi di cotone si levava al cielo il canto dei negri, oppressi dalla schiavit: dai campi della nostra
vita, spesso irrorati di lacrime si levi al cielo il nostro
Magnificat: il canto dei figli.
Cantiamo qui lallelluia, mentre siamo ancora privi di
sicurezza, per poterlo cantare lass, ormai sicuri. Qui
nellansia, lass nella tranquillit. Qui nella speranza,
lass nella realt. Qui da esuli e pellegrini, lass nella patria. Cantiamo da viandanti. Canta ma cammina.
Canta e cammina. (Agostino dIppona)
La mia preghiera un canto o un lamento?
pregata
Ti esalto, Signore mia forza, Signore mia roccia, mia
fortezza, mio scampo,
mio Dio, mia rupe di rifugio, mio scudo, potenza di
mia salvezza, degno di ogni lode.
bello dar lode al Signore, inneggiare al tuo nome o
altissimo,
annunziando al mattino la tua misericordia e la tua
fedelt lungo la notte,
sullarpa a dieci corde e sulla lira, con melodia sonora, con la cetra.
Quanto sono grandi le tue opere Signore,
come sono profondi i tuoi pensieri! 
Dai Salmi 18 e 22
79

mi impegna
A ritagliarmi, nella giornata, un breve tempo di silenzio per scoprire e ricordare i benefici, i doni, le opere
damore che Dio ha compiuto nella mia vita e ringraziare con le parole di Maria.

Marted, 23 dicembre 2014


San Giovanni da Keti, sacerdote

Liturgia della Parola

Feria di Avvento

Ml 3,1-4.23-24; Sal 24; Lc 1,57-66

La Parola di Dio

ascoltata

In quel tempo, per Elisabetta intanto si comp il tempo del


parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono
che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con
il nome di suo padre, Zaccaria. Ma sua madre intervenne:
No, si chiamer Giovanni. Le dissero: Non c nessuno
della tua parentela che si chiami con questo nome. Allora
domandavano con cenni a suo padre come voleva che si
chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: Giovanni
il suo nome. Tutti furono meravigliati. Allistante gli si
apr la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per
tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di
tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: Che sar mai questo bambino?. E davvero la mano del Signore era con lui.
80

meditata
Questa pagina evangelica ci descrive la nascita di
Giovanni attraverso due momenti: la partecipazione
dei parenti alla gioia di Elisabetta e la circoncisione
del bambino con limposizione del nome. Giovanni, che vuol dire Dio fa grazia, un nome ricco
di promesse per il futuro, segno della benevolenza divina: Dio prepara il suo popolo alla venuta del
Salvatore, fa grazia al suo popolo perch Padre
con viscere di misericordia anche se lo corregge
con severit. La parola riacquistata da Zaccaria segno dellintervento prodigioso di Dio in questa nascita: tutto sta ad indicare che i tempi sono maturi per
la venuta del Messia.
In ogni epoca della storia Dio ha mandato i suoi
messaggeri a ricordare che Egli il Pastore del suo
popolo. Sono stati antenne e trasmettitori del suo
pensiero, strumenti dello Spirito, segni di speranza
per gli uomini del loro tempo. Allinizio dellera cristiana, la profezia riappare nel dono dello Spirito,
che rende profeti tutti i cristiani, uomini della Parola, capaci come il Battista di accogliere lannuncio di
speranza da parte di Dio e portarlo ai loro contemporanei. Limpegno profetico non si esaurisce nella
comunicazione del messaggio divino, ma si adopera
per realizzarlo, anche a costo della vita. Locchio del
profeta penetra nelle pieghe pi nascoste e problematiche della condizione umana, perch illuminato della luce stessa di Dio, riconosce la sua presenza
nella storia e la indica agli altri, con la parola e con
la vita. Sono queste le persone sulle quali riposa la
Santa Chiesa e se non ci fossero, la cristianit non
potrebbe sussistere unora.
Siamo noi queste persone, inviati speciali dellamore
di Dio, costituiti nel Battesimo sacerdoti, re e profeti.
81

Sacerdoti per offrire noi stessi, la realt e lumanit al


Padre in Cristo, re perch rivestiti della veste regale
della figliolanza divina, profeti perch eco della Parola, punti luce per il mondo.
Il popolo santo di Dio partecipa dellufficio profetico
di Cristo col diffondere dovunque la viva testimonianza di Lui, soprattutto per mezzo di una vita di
fede e di carit e con loffrire a Dio un sacrificio di
lode, cio frutto di labbra acclamanti al nome di Lui.
(Lumen Gentium)

Oggi abbondano i profeti di sventura e scarseggiano


quelli della gioia pasquale. Noi che profeti siamo?
pregata
Incendia il mio cuore con la tua Parola,
essa sia un fuoco cos insopportabile
da doverla riversare sul mondo intero.
Sia un segreto cos dolce,
da volerla sussurrare a coloro che amo.
Sia una melodia cos coinvolgente,
da volerla cantare, come punto fermo,
nel coro stonato di questa umanit.
Questa Parola sei Tu, Signore!
mi impegna
A fare esercizi di profezia per cogliere in me stesso,
negli altri, negli accadimenti i segni della presenza di
Dio e comunicarli con umilt e carit.

82

Mercoled, 24 dicembre 2014


Sante Irmina e Adele, badesse benedettine

Liturgia della Parola

2Sam 7,1-5.8b-12.14a.16; Sal 88; Lc 1,67-79

La Parola di Dio

ascoltata

In quel tempo, Zaccaria, padre di Giovanni, fu colmato di


Spirito Santo e profet dicendo: Benedetto il Signore, Dio
dIsraele, perch ha visitato e redento il suo popolo, e ha
suscitato per noi un Salvatore potente nella casa di Davide,
suo servo, come aveva detto per bocca dei suoi santi profeti dun tempo: salvezza dai nostri nemici, e dalle mani di
quanti ci odiano. Cos egli ha concesso misericordia ai nostri padri e si ricordato della sua santa alleanza, del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre, di concederci, liberati
dalle mani dei nemici, di servirlo senza timore, in santit e
giustizia al suo cospetto, per tutti i nostri giorni. E tu, bambino, sarai chiamato profeta dellAltissimo perch andrai
innanzi al Signore a preparargli le strade, per dare al suo
popolo la conoscenza della salvezza nella remissione dei
suoi peccati. Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro
Dio, ci visiter un sole che sorge dallalto, per risplendere su
quelli che stanno nelle tenebre e nellombra di morte, e dirigere i nostri passi sulla via della pace.

meditata
La vigilia di Natale ci presenta Zaccaria, muto per
nove mesi che canta il suo Benedictus, come espressione della fede ritrovata nella sua pienezza.
il canto con il quale salutiamo il nuovo giorno, un
Vangelo nel Vangelo, la bella notizia della salvezza:
Dio viene a visitarci con la sua luce, viene a prendersi
cura dei suoi piccoli e dei suoi poveri.
83

Il Signore ci ha visitato come un medico i malati, ci


ha portato la luce della conoscenza e rimosse le tenebre dellerrore, ci ha mostrato il sicuro cammino verso
la patria celeste. (Beda, il Venerabile).
Il cantico si divide in due parti: la prima esalta le opere di Dio nella storia, la sua fedelt allantica alleanza;
la seconda riguarda il Battista e la sua missione profetica, il suo essere banditore dellevento della salvezza
universale, che Ges porter a tutti gli uomini. Sar
una salvezza potente, il trionfo della misericordia di
Dio, attraverso la croce di Ges. Una salvezza che ci
libera dai nostri nemici: il peccato e la morte, una salvezza di tenerezza.
Lultima parola la pace, grande dono di Ges, la sua
stessa Persona.
Il vertice del Benedictus la frase: verr a visitarci un
Sole che sorge.
Ges sorge come un sole, gi annunciato dalla dolce luce dellaurora, che irrompe in un mondo avvolto
dalle tenebre e segnato dalla morte. La sua luce illumina ogni creatura e fiorisce la vita. In Lui era la vita
e la vita era la luce del mondo.
Questo avvento ormai trascorso stata la luce dellaurora, fra poche ore il Sole ci avvolger nel suo splendore, nel suo calore, nella sua vita. Il Sole-Ges non
sorger nella sua potenza, ma si nasconder in un
tenero Bambino, i suoi raggi saranno i suoi vagiti, i
suoi sorrisi. Alla nostra fede il compito di riconoscerlo,
adorarlo, accoglierlo.
Felice giorno, felice ora, felice tempo: Dio dunque
con noi. Fino ad ora Egli era sopra di noi, oggi con
noi, nella nostra natura e nella sua grazia, nella nostra
84

povert e nella sua ricchezza, nella nostra miseria e


nella sua misericordia. Non potevamo ascendere in
cielo per essere con Dio, disceso Lui per essere
con noi, lEmmanuele. Felice chi ti apre il cuore. Il tuo
avvento, Signore, porta al cuore puro il meriggio celeste. (Alfredo di Rievaulx)
Mi faccio contagiare da questa felicit?
pregata
Piega le tue ali, non stare pi lontano, scendi dal cielo, nella tua piccola dimora. Si pu camminare senza
passi? Si pu amare nelleterno silenzio? Raccogli i tuoi
piedi, il tuo cuore intorno alla povera umanit.
Gli Angeli sono in viaggio e grandi stelle si incamminano verso questa terra. Muovete le vostre culle o madri: ad ogni bambino apparir la sua luce! Viene il
Salvatore.
Cantatelo nellattesa dellalba, cantatelo nel fosco
orecchio del mondo! Cantatelo in ginocchio, raccolti
in un velo di stupore, perch il Potente si fatto docile, lInfinito piccolo, il Forte sereno, lAltissimo umile.
stato ospitato nella camera di una Vergine: il suo
grembo sar il suo trono e una ninna nanna sar lode
sufficiente. 
Gertrud von Le Fort
mi impegna
La mia attesa di Dio piccola come il mio amore,
lattesa di Dio per me infinita, struggente. In questa
santa notte non mi voglio fare aspettare.

85

LIncarnazione lunica storia interessante che sia mai


accaduta (Charles Peguy). un Fatto vecchio di 2000 anni
la cui portata cosmica e umana incalcolabile. Con lIncarnazione Dio stesso a volersi legare alla creazione, che
ha in Cristo il suo principio di sussistenza. (San Tommaso dAquino). Come il sole che, da quando si formato,
continua ad essere un principio di vita per lintero sistema
solare, cos Cristo, con la sua incarnazione, una presenza vitale e incessante, per luomo e per lintera creazione.
Nel silenzio di una notte dinverno, il sommo Dio, lInaccessibile, lIncomprensibile, il Mistero si rende visibile, toccabile in forma umana, Uomo-Dio per sempre. E avviene il
mirabile scambio tra Dio e luomo: Dio prende la nostra
umanit e noi condividiamo la sua divinit. Dopo lIncarnazione non esistono realt profane, perch il Verbo si
degnato di assumere integralmente la natura umana e di
consacrare la terra con la sua presenza (J. M. Escriv de
Balaguer). Dopo lIncarnazione nulla come prima: la salvezza passa attraverso la carne, il volto di Dio fa da sfondo
ad ogni volto umano, nessuno pu dubitare dellamore infinito di Dio per luomo. Tu ami ciascuno di noi, come se
fosse il solo di cui ti curi. (SantAgostino).
Ogni anno la stessa prima nascita per noi: Egli venuto, viene e verr. Noi siamo nel viene, perch lIncarnazione non un evento chiuso, ma in continuo sviluppo,
cammina dentro di noi. Il nostro cuore il grembo nel
quale Dio si fa carne e continua la sua avventura umana
insieme a noi. LIncarnazione un fatto cos strepitoso e
coinvolgente che non bastano duemila anni a coprirlo di

polvere, cos attuale e decisivo che non pu venire accantonato e tirato fuori una volta lanno. Bisogna recuperare la freschezza, lo stupore del primo natale. Un natale
vecchio, rispolverato come le statuine dei nostri presepi;
un natale sentimentale con le sue nenie, memoria dellinfanzia; un natale consumistico con le sue feste e i suoi doni
troppo poco per la potenza del suo significato. Noi meritiamo un natale sempre nuovo, puro come la sua origine,
potente, incessante, inesauribile, impegnativo.
La notte in cui Dio dona se stesso alluomo, assumendo il corpo umano per sempre, sicch esso, trasfigurato,
ormai ci aspetta nel santissimo spazio della Trinit, notte
di auguri e di preghiera. Ogni dono, essendo realt amorosamente pensata per laltro, costituisce un compito per chi
lo riceve. Quanto pi grande il dono, tanto pi grande
il compito. (Stanislaw Grygiel). Ges il Dono dei doni, il
compito sommo della nostra vita.

Gioved, 25 dicembre 2014


Messa dellaurora

Liturgia della Parola

Is 62,11-12; Sal 96; Tt 3,4-7; Lc 2,15-20

La Parola di Dio

ascoltata

Avvenne che, appena gli angeli si furono allontanati da loro,


verso il cielo, i pastori dicevano lun laltro: Andiamo dunque
fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore
ci ha fatto conoscere. Andarono, senza indugio, e trovarono
Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia.
E dopo averlo visto, riferirono ci che del bambino era stato
detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste
cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono,
glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito
e visto, comera stato detto loro.

meditata
Natale, eri tu il mistero, la radiosa notte che racchiudeva il giorno, che avrebbe rivestito di carne la luce e
dato un nome al silenzio (David Maria Turoldo). Natale, eri tu il Sole che sorge! Laurora ha detto la verit, non stata un sogno, lattesa non stata vana, la
speranza non stata illusione. Il Sole sorge, lascia in
cielo il suo splendore e porta sulla terra la sua tenerezza. Non un angelo ad annunciarlo, sono tanti, forse
tutti, chi poteva restarsene in cielo? Gli Angeli portano
sempre lieti annunci di salvezza; essi stanno davanti a
Dio in atteggiamento di obbedienza, pronti a scattare
ad ogni suo cenno. Veri maestri per noi: adoratori e
missionari, messaggeri di una parola-realt nella quale
sono immersi. I pastori, gente umile, quindi aperta a
Dio, entrano subito in sintonia con lannuncio angeli92

co e prendono la decisione giusta: andare alla grotta


di Betlemme. La strada di Betlemme la nostra per
arrivare a Ges. la strada dei bambini che vanno
ad incontrare il Bambino, la stessa strada che Lui ha
scelto per venire a noi: il silenzio, la piccolezza, il nascondimento, la povert. la strada della Volont di
Dio abbracciata, incarnata nellumile fatica quotidiana.
Questa strada porta diritto a Ges. E i pastori lo trovano l dove la sapienza del Padre lha posto: una mangiatoia in una stalla. Cos per noi. Dio lo incontriamo in una piccola, silenziosa Ostia consacrata, in una
parola semplice e scarna, nel volto dei poveri e degli
ultimi. Cerchiamo Dio l dove si fa trovare, nella braccia di Maria, oggi le braccia della Chiesa. Maria custodiva, meditava questi avvenimenti per potersi intonare
ad essi nel suo vissuto; cos fa la Chiesa: custodisce,
medita la Parola per attuarla nei suoi membri. I pastori se ne tornarono glorificando Dio e raccontando.
Ricerca, scoperta, annuncio: litinerario di fede di tutti
noi. Nessuno di questi passi pu essere saltato. Gloria
a Dio e pace ai nostri cuori: siamo gi nel suo Regno!
Cristo nasce: glorificatelo. Cristo scende dal cielo: andategli incontro. Cristo sulla terra: levatevi. Cristo incarnato: esultate. Compi un balzo di gioia, onora la piccola Betlemme che ti ha fatto risalire al paradiso; adora
la mangiatoia, per mezzo della quale ti sei nutrito del
Verbo; conosci come il bue Colui che il tuo Padrone;
conosci come lasino la mangiatoia del tuo Signore. Glorificalo con i pastori, cantalo con gli Angeli. Sia comune
la festa in terra e in cielo. (Gregorio Nazianzeno)
Per me, Natale tutto questo?
93

pregata
Fa, o Signore, che la dolcezza del tuo mistero natalizio non sia la cosa di un giorno o di pochi momenti,
ma pervada la nostra vita e in modo crescente ci sia in
noi la tenerezza della nostra fede, come risposta alla
tua tenerezza salvatrice. Come Maria io serbi nel cuore il mistero del tuo Natale. 
don Diego Zorzi
mi impegna
A trovare un piccolo ritaglio di tempo per stare davanti al presepe e cantare a Ges Bambino la mia ninna
nanna con le note del silenzio. Mentre il silenzio avvolgeva la terra, mentre il frastuono avvolge i nostri
natali, io voglio adorare in silenzio.

Venerd, 26 dicembre 2014


Santo Stefano, primo martire

Liturgia della Parola

Festa
Ottava di Natale

At 6,8-10; 7,54-60; Sal 30; Mt 10,17-22

La Parola di Dio

ascoltata

In quel tempo, Ges disse ai suoi discepoli: Guardatevi


dagli uomini, perch vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti
a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a
loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perch vi sar
dato in quellora ci che dovrete dire: infatti non siete voi
a parlare, ma lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
94

Il fratello far morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si


alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete
odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avr perseverato fino alla fine sar salvato.

meditata
Sembra strana la festa di oggi, subito dopo il Natale e
strana la pagina evangelica che parla di odio, anche
allinterno della famiglia, di persecuzioni e di interrogatori. Un brusco risveglio dallatmosfera natalizia:
dietro la culla di Betlemme si intravede una croce.
Questo vuole dirci Ges con il suo discorso profetico
sulle prove e le sofferenze che la Chiesa dovr subire
nel corso dei secoli. Egli non ci illude: c una festa e
ci sono giorni feriali, c il fervore e c loscurit della
fede, c la testimonianza di parola e la testimonianza di sangue. La profezia di Ges si avvera al tempo
stesso della predicazione apostolica: Vi fu allora una
grande persecuzione in Gerusalemme e Stefano il
primo di questi testimoni di parola e di sangue che
sono i martiri. Egli aveva accolto il messaggio del Maestro e laveva testimoniato fino alla morte, perdonando e consegnando il suo spirito come il martire Ges.
Nel corso dei secoli, lodio verso Cristo e i suoi seguaci c sempre stato, nascosto sotto la cenere o esploso
con crudele violenza, continuando a regalarci meravigliosi testimoni del Vangelo, con la palma del martirio.
Vinse in essi Colui che visse in essi (SantAgostino).
Martirio di sangue e martirio di vita. Un cristiano dice Clemente Alessandrino - martire di giorno e di
notte, nella parola, nella vita, ovunque. Confessare
Cristo equivale a morire per Cristo, a versare il sangue
del cuore goccia a goccia nel corso della vita.
La palma delle opere buone non meno degna e meritevole della palma del martirio, perch il Signore d
95

nella pace la corona candida dei meriti, nella persecuzione quella di porpora del martirio. Limportante
essere pronti a cogliere luna e laltra palma. Ogni cristiano chiamato a dare la vita per Cristo, con il sangue del corpo, se necessario, con il sangue del cuore, versato goccia a goccia nel corso della vita.
Una croce c sempre, piccola o grande: senza croce
non c Cristo, senza Cristo non c cristiano.
Umanamente parlando la morte la fine di tutto e
umanamente parlando c speranza finch c vita. Ma
per il cristiano la sofferenza e la morte non sono la
fine di tutto, sono soltanto piccoli avvenimenti compresi nel tutto che la vita eterna. (Sren Kierkegaard)
cos per me? Chiedo aiuto alla fede per vincere la
paura della morte?
pregata
Signore, ti chiedo il martirio della parola e per questo ti
metto a disposizione le mie corde vocali, la mia lingua,
la mia mente per meditarla, il mio cuore per conservarla.
Ti chiedo il martirio della vita e per questo ti dono la mia
volont perch diventi un tuttuno con la tua. Ti chiedo il
martirio dellamore perch non abbia altro desiderio che
lamore tuo, per il quale vivere e morire.
mi impegna
Ad offrire al Padre le mie piccole croci quotidiane
come martirio di vita cristiana, con la perfetta letizia
dellamore.

96

Sabato, 27 dicembre 2014


San Giovanni, apostolo ed evangelista

Liturgia della Parola

Festa
Ottava di Natale

1Gv 1,1-4; Sal 96; Gv 20,2-8

La Parola di Dio

ascoltata

Nel giorno dopo il sabato, Maria di Mgdala corse e and


da Simon Pietro e dallaltro discepolo, quello che Ges
amava, e disse loro: Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove lhanno posto!. Pietro allora
usc insieme allaltro discepolo e si recarono al sepolcro.
Correvano insieme tutti e due, ma laltro discepolo corse
pi veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chin, vide i teli posati l, ma non entr. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entr nel sepolcro e
osserv i teli posati l, e il sudario che era stato sul suo
capo non posato l con i teli, ma avvolto in un luogo a
parte. Allora entr anche laltro discepolo, che era giunto
per primo al sepolcro, e vide e credette.

meditata
La Chiesa ci richiama oggi al mistero di Cristo da vivere nella sua totalit, dalla culla alla risurrezione.
Possiamo cogliere due aspetti nella Parola di Dio che
ci viene rivolta: la ricerca di Dio e il riconoscimento
dei segni che ci portano alla fede. Maria di Magdala stata la testimone privilegiata della risurrezione,
perch rimasta sempre in attesa, con amore e fedelt, inconsciamente rivolta alla luce pasquale. una
vera discepola, modello di persona guarita dal male,
riconciliata con se stessa e con Dio, che si mette alla
sua sequela fino alla croce, fino a quellultimo gesto
97

damore: ungere il suo corpo con oli aromatici. La delusione e lo smarrimento provati davanti alla tomba
vuota ci dicono che la sua fede, come quella degli
apostoli, era rimasta chiusa nel buio e nella tristezza,
una fede senza speranza. Giovanni e Pietro corrono
al sepolcro, Giovanni arriva per primo, forse perch
lamore gli mette le ali ai piedi, entrambi osservano
i segni della resurrezione: la tomba vuota, il sudario
ripiegato, i teli posati; entrambi avvertono la presenza di Dio, cos come lavevano sperimentata sul Tabor, percepiscono quellenergia soprannaturale, che
ha trasformato un corpo umano, quello di Ges, in
corpo trapassato dallo Spirito, ricreandolo per la vita
eterna. E credono.
Giovanni nella Chiesa primitiva una figura importante per la sua posizione di discepolo amato e per aver
penetrato, al di l delle apparenze umane, il mistero
del Verbo, entrando nel segreto della comunione divina. levangelista teologo. la teologia che cerca Dio
e lo trova nella fede con unintuizione amorevole oltre
che intellettuale, ma Pietro ad entrare per primo nel
sepolcro, per la sua funzione ecclesiale di pietra fondamentale della Chiesa. Cercare Dio, senza stancarsi
mai, riconoscere i segni della sua presenza nellintimo
dellanima, nelluniverso che ci circonda, nella storia
che scorre insieme a noi: questo ci chiede il Vangelo
di oggi. Con lo stesso sguardo damore di Giovanni.
La via che parte da Betlemme procede inarrestabile
al Golgota, dal presepe alla croce. La luce di Betlemme si spegner nelloscurit del venerd santo, ma si
riaccender pi viva a radiosa, come luce di grazia
nel mattino di Pasqua. Ognuno di noi, tutta lumanit
98

perverr con il Figlio delluomo, attraverso la sofferenza e la morte alla medesima gloria. (Edith Stein)
Siamo sicuri che la croce un piccolo pedaggio da
pagare, per una felicit senza fine? Piccolo e condiviso con Ges?
pregata
Bambino del presepe,
non temere, non sei fatto per la morte.
Solo per tre giorni ti avr in suo potere,
il tempo di strapparle il veleno
e farne una porta per la vita.
Tu sei luomo nuovo, della vita nuova.
Nelle tue vene scorre sangue divino, nei tuoi polmoni
entra lanidride del mondo ed esce laria pura della
tua grazia. Bambino del presepe donaci la tua vita
che vita eterna. Amen.
mi impegna
A vivere insieme il Natale e la Pasqua, come unico
mistero di nascita e di rinascita: il Natale il mio Battesimo, la Pasqua la Riconciliazione e lEucarestia,
passaggi di resurrezione e di insediamento nella vita
eterna.

99

Domenica, 28 dicembre 2014


Santa Famiglia di Ges, Maria e Giuseppe

Liturgia della Parola

Festa

Gen 15,1-6; 21,1-3; Sal 104; Eb 11,8.11-12.17-19; Lc 2,22-40

La Parola di Dio

ascoltata

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione


rituale, secondo la legge di Mos, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore come scritto nella legge del Signore: Ogni maschio primogenito sar sacro al Signore e per offrire
in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi,
come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme
cera un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che
aspettava la consolazione dIsraele, e lo Spirito Santo era
su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non
avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo
del Signore. Mosso dallo Spirito, si rec al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Ges per fare ci che
la Legge prescriveva a suo riguardo, anchegli lo accolse
tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la
tua parola, perch i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele. Il padre e
la madre di Ges si stupivano delle cose che si dicevano
di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse:
Ecco, egli qui per la caduta e la risurrezione di molti in
Israele e come segno di contraddizione e anche a te una
spada trafigger lanima , affinch siano svelati i pensieri di molti cuori. Cera anche una profetessa, Anna,
102

figlia di Fanule, della trib di Aser. Era molto avanzata


in et, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo
matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo
Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta
in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava
del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo
la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro citt di Nzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di
sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

meditata
La scena della presentazione di Ges al Tempio ci
presenta lAntica Alleanza che cede il posto alla nuova, riconoscendo in Ges il Messia e il Salvatore dei
popoli. Il racconto si compone di due parti: lofferta di Ges Bambino, anticipazione della vera offerta
del Calvario e la profezia del vecchio Simeone. Questi
occupa il centro della scena, con la sua gioia incontenibile di vedere in quel bambino che tiene in braccio, la realizzazione del sogno della sua vita: vedere
il Messia.
Mosso dallo Spirito Santo si rec al Tempio. Simeone
obbediva alla Legge prescritta, ma soprattutto era in
ascolto della voce interiore dello Spirito Santo che lo
guidava dal di dentro e gli faceva riconoscere i segni
dellagire di Dio nella storia del suo popolo. Questa
voce interiore gli fa superare i pregiudizi umani, che
non gli avrebbero permesso di riconoscere il Salvatore
in un bambino, figlio di persone cos umili, con la loro
povera offerta di due colombe.
Simeone rivela a Maria che suo figlio sar segno di
separazione, di contraddizione, di giudizio tra bene
e male, un vero spartiacque nella storia del mondo,
103

punto di arrivo di una lunga attesa e punto di partenza per una nuova era. E Lei lo seguir, sposandone la
missione. La spada spesso usata nel Vecchio Testamento come immagine dellincisivit della parola di
Dio che penetra nel cuore umano, per edificare il suo
Regno, tagliando tutto ci che lo impedisce. Sar la
Parola di Ges che trafigger lanima e la vita di Maria: per questa parola Egli sar incompreso, rifiutato,
giustiziato; per questa parola Lei dovr trasformarsi da
Madre in discepola e seguirlo fino alla croce.
Consacrati al Padre, nella stessa offerta damore di
Ges, docili alla voce interiore dello Spirito, trapassati
dalla Parola che taglia e separa come una spada, anche noi possiamo dire con Simeone: oggi i miei occhi
hanno visto la tua salvezza ed esultare di gioia e diffondere questa gioia intorno a noi. Simeone compie
un gesto eucaristico: prende il Bambino fra le braccia e
benedice Dio. Noi prendiamo fra le mani il Corpo glorioso di Ges e benediciamo Dio: lEucarestia, il rendimento di grazie per eccellenza. in noi la stessa gioia
di Simeone? Se il cristiano non irradia gioia eucaristica,
che cristiano ? La famiglia di Nazareth pratica il gesto
fondamentale della fede ebraica: offrire il primogenito
a Dio, come risposta allalleanza. Che ogni uomo, nascendo, trovi delle braccia materne che lo presentino al
tempio della Chiesa e una famiglia che gli racconti di
Ges e di come e quanto da Lui sia stato amato.
La Sacra famiglia di Nazareth la scuola del Vangelo.
Essa ci ricordi cos la famiglia, cos la comunione damore, la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere
sacro e inviolabile. Ci faccia vedere com dolce e insostituibile leducazione in famiglia, ci insegni la sua funzio104

ne naturale nellordine sociale, ci faccia comprendere la


legge redentrice della fatica umana. (Paolo VI)
La Sacra Famiglia un modello imitabile oggi? Tante
belle famiglie cristiane ci rispondono di si.
pregata
Maria, Madre del s, tu che hai ascoltato Ges e conosci il timbro della sua voce e il battito del suo cuore, Tu
che a Nazareth hai abitato con Ges, imprimi nella
nostra vita i tuoi sentimenti, la tua docilit, il tuo silenzio che ascolta e fa fiorire la Parola in scelte di vera
libert. Maria, parlaci di Ges, perch la freschezza
della nostra fede brilli nei nostri occhi e scaldi il cuore
di chi ci incontra. 
Benedetto XVI
mi impegna
A fare della mia una sacra Famiglia, un pezzo di cielo sulla terra, mettendo al centro la presenza viva di
Ges, come punto di gravit dei rapporti, degli affetti,
delle sfide quotidiane.

Luned, 29 dicembre 2014


San Tommaso Becket, sacerdote

Liturgia della Parola

Ottava di Natale

1Gv 2,12-17; Sal 95; Lc 2,22-35

La Parola di Dio

ascoltata

Quando venne il tempo della purificazione secondo la


Legge di Mos, Maria e Giuseppe portarono il bambino a
Gerusalemme per offrirlo al Signore, come scritto nella
105

Legge del Signore: Ogni maschio primogenito sar sacro


al Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore
o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore. Ora a Gerusalemme cera un uomo di nome Simeone,
uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto
dIsraele; lo Spirito Santo che era su di lui gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver
veduto il Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito,
si rec al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Ges per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia
e benedisse Dio: Ora lascia, o Signore, che il tuo servo
vada in pace secondo la tua parola; perch i miei occhi
han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i
popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele. Il padre e la madre di Ges si stupivano delle
cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e parl
a Maria, sua madre: Egli qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perch siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada
trafigger lanima.

meditata
Ancora la scena della presentazione al tempio. Ci soffermeremo sullofferta di Ges al Padre, come compimento della Legge del Signore: ogni maschio primogenito sar offerto al Signore. La consacrazione del primogenito ricorda al popolo il primato di Dio sulla propria vita e sullintera creazione. Nel Tempio, il luogo
dellincontro fra Dio e il suo popolo, avviene lofferta
pubblica di Ges al Padre, quasi una prefigurazione
del sacrificio della croce, nel luogo dove avvenivano i
sacrifici di tori e di agnelli. In realt la croce soltanto
lapice del sacrificio di Cristo, perch tutta la sua vita
stata unofferta al Padre, a cominciare dalla sua venuta
106

al mondo. E avviene lofferta del sacrificio della purificazione di Maria, due colombe, lofferta dei poveri. La
Legge compiuta da Colui che, nato sotto la Legge,
venuto a salvare, perfezionare, non a distruggere. Presentando e offrendo Ges, Maria si consacra Serva di
Dio e del suo Regno, pronta ad ogni distacco e sacrificio. Ges viene consacrato al Padre, Maria a Ges.
Nel Battesimo ognuno di noi stato incorporato
nellofferta di Ges al Padre, nella sua consacrazione, nel suo sacrificio; stato consacrato dallo Spirito
Santo in vista di una missione: portare il Vangelo nel
mondo. Nel Battesimo avvenuta la nostra presentazione al Tempio, come nascita alla vita filiale della
grazia e incorporazione nella Chiesa, Corpo Mistico
del Signore. Questo nostro appartenere a Dio viene
alimentato, rinnovato in ogni celebrazione eucaristica
nella quale ci nutriamo di Vita donata e diventiamo
ostia spirituale. Ges si completamente e sempre
donato a tutti: da Betlemme al Calvario, dalle braccia
della madre a quelle di Simeone, al suo popolo nella
vita pubblica e ai suoi nemici nella crocifissione. Con
lEucarestia ha trovato il modo di mettersi nelle nostre
mani, per la nostra salvezza, fino alla vita del mondo.
Ges il dono di Dio per noi, che ci fa dono per gli
altri. Offerti a Dio e offerti agli uomini: la vita cristiana
un uscire da s verso Dio e verso i fratelli, un donarsi continuo nellamore e nel servizio.
Luomo vive damore. Nessuno basta a se stesso, nessuno sa il suo vero bene, da solo non se lo pu procurare. Lamore degli altri ci fa vivere. (Leone Tolstoj)
Vivere per se stessi morire. Lho sperimentato?

107

pregata
In me non c nulla di mio: le mie vene, la mia pelle,
ogni cellula, il mio essere pieno dellAmato. Di mio
c solo il nome, il resto appartiene allAmato. Tu, Signore, mi possiedi. Amen.
mi impegna
A non vivere per me stesso, ma per Dio e per i fratelli.
La gloria di Dio e il bene degli altri saranno lo scopo
di questa giornata. Perdendo me stesso, mi ritrover
nella felicit di Dio.

Marted, 30 dicembre 2014


San Felice I, papa

Liturgia della Parola

Ottava di Natale

1Gv 2,12-17; Sal 95; Lc 2,36-40

La Parola di Dio

ascoltata

In quel tempo, cera una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della trib di Aser. Era molto avanzata in et, aveva
vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza,
era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni.
Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e
giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro citt di Nazaret. Il
bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la
grazia di Dio era sopra di lui.
108

meditata
Continua la nostra meditazione sulla presentazione
di Ges al Tempio e sui due protagonisti: Simeone e
Anna, due anziani votati a Dio e da Lui arricchiti con il
dono della profezia. Dopo Simeone spetta alla profetessa Anna, donna di preghiera e di penitenza, riconoscere in quel Bambino, il Messia dIsraele e diffondere
la notizia a coloro che lo attendevano.
Simone e Anna sono perfettamente inseriti nella storia
del loro tempo, sanno guardare il presente con locchio della fede e parlare al futuro con una profezia di
tenerezza, intrisa della gioia daver visto il Salvatore.
Il nunc dimittis, il canto di lode di Simeone, diviene
il canto di ogni fedele che ha incontrato la salvezza
di Dio. La gioia di Anna, che racconta a tutti di quel
Bambino, la stessa incontenibile gioia del cristiano
che fa esperienza di Dio nella preghiera e nellincontro eucaristico. La gioia deve essere raccontata, per
non esplodere dentro.
Simone ed Anna, anche se avanti negli anni, tengono
accesa la fiaccola della speranza e la giovinezza dello
spirito ancora intatta nel loro cuore.
Cos il cristiano anziano: una persona viva, inserita
nel suo tempo, ricca di esperienze di vita e maturit
di pensiero, che pu aiutare le giovani generazioni
ad aprirsi al futuro, con tutta la ricchezza del passato.
Lanziano oggi pu essere missionario della fede per
le nuove generazioni, missionario della preghiera, per
il tempo maggiore di cui dispone, missionario della
sofferenza, nella fragilit dellet. La vecchiaia una
grande opportunit di santificazione personale e di
servizio alla Chiesa. Dove sono i nonni? Dove avete lasciato i nonni? Chiede papa Francesco nelle sue
udienze. Largo ai giovani sentiamo dire spesso,
giusto, ma senza lasciare e trascurare i vecchi.
109

Dopo lofferta di Ges al Tempio, la Sacra Famiglia ritorna a Nazareth e comincia la sua vita nella normalit
dei giorni, mentre Ges, sottomesso alle leggi naturali, cresce fisicamente e umanamente, nellalveo della
grazia divina. Il centro della Sacra Famiglia il Verbo
incarnato, la struttura portante che lega le tre persone
col filo doro della sua presenza.
Le nostre famiglie sono lambiente giusto perch i nostri figli crescano in sapienza e in grazia? Sono scuola
di fede e di umanit?
La famiglia cristiana, per essere chiamata Chiesa domestica, deve costruire lambito in cui i genitori trasmettono la fede ed essere lambiente vitale dove i figli, educati
ai valori evangelici, sapranno scoprire la loro vocazione
al servizio della societ e della Chiesa e troveranno la via
per realizzare la loro identit cristiana.  Lumen Gentium
pregata
Signore, vieni a mettere qualcosa di nuovo in me, al
posto di quanto a poco a poco viene meno col passare degli anni. Al posto dellentusiasmo metti in me un
sorriso di bont per tutti: aiutami a non essere mai
una nuvola nera che rattrista, ma una luce discreta
che rallegra. Fa che io possa ricordare le cose pi belle della vita e farne parte agli altri e godere della loro
gioia. Fa, o Signore, che la mia fede non venga mai
meno e che possa testimoniarla fino allultimo respiro
della vita. 
Alessandro Pronzato
mi impegna
Ad abbracciare, se sono anziano, il vecchio, il bimbo,
il giovane, ladulto che ho dentro di me e con que110

sta ricchezza presentarmi agli altri. Se sono giovane a


mettermi in ascolto dei vecchi, con umilt e tenerezza.

Mercoled, 31 dicembre 2014


San Silvestro I, papa

Liturgia della Parola


1Gv 2,18-21; Sal 95; Gv 1,1-18

La Parola di Dio

ascoltata

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto stato
fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla stato fatto di ci
che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre e le tenebre non lhanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza
alla luce, perch tutti credessero per mezzo di lui. Non era
lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo e il mondo stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto. A quanti per lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che
credono nel suo nome, i quali, non da sangue n da volere
di carne n da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a
noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come
del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e
di verit. Giovanni gli d testimonianza e proclama: Era
111

di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me avanti a


me, perch era prima di me. Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perch la Legge fu
data per mezzo di Mos, la grazia e la verit vennero per
mezzo di Ges Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che Dio ed nel seno del Padre, lui che
lo ha rivelato.

meditata
Giovanni il Monte alto, cos lo definisce SantAgostino, e col Prologo del suo Vangelo, ci porta ad una
altezza vertiginosa, nel cuore stesso di Dio.
A differenza dei vangeli dellinfanzia non racconta le
vicende storiche della nascita di Ges, ma descrive, in
forma poetica, lorigine del Verbo nelleternit di Dio e
la sua collocazione nel piano di salvezza, tracciato dal
Padre per lumanit. La presentazione del Verbo avviene in tre momenti: la sua preesistenza in seno al Padre, la sua venuta storica tra gli uomini con la testimonianza del Battista e la sua incarnazione, come punto
centrale di questo fiore del Vangelo che il Prologo.
Ci soffermeremo sul primo momento. In principio
leco del primo principio, la creazione, quando Dio
esce da se stesso e porta la vita e la luce la dove regnavano il caos e le tenebre. In quel momento la Sapienza Increata era l presso Dio, tutta rivolta a Lui,
come principio ispiratore e fine della creazione. Sapienza, Logos, Verbo, Parola sono i nomi, nelle diverse lingue, con i quali indichiamo il Figlio Unigenito,
lAmato, la seconda Persona della Santissima Trinit.
Cosa tiene insieme tutto il mondo? Una Parola dellEterno e basta. Se Egli ritira la sua Parola, lintera creazione ritorna nel caos primordiale (Singer). In principio cera la Parola, il significato, la Parola-atto che
crea (Goethe). una parola creatrice che gi prelude
112

ad una Parola salvatrice. una Parola che fa vivere,


morire, risorgere, che cammina nella storia per illuminarla, sostenerla, condurla al suo compimento finale.
importante per noi riscoprire il valore del dono della
parola, che ci rende simili al Creatore.
Noi uomini - scriveva il Guardini - siamo divenuti
cos superficiali che non proviamo pi dolore per le
parole distrutte. Cos il linguaggio con i suoi vocaboli non pi un incontro di cose e di anima. un
frettoloso suonar di parole-monete, quasi una macchina che distribuisce monete e nulla sa di esse. Papa
Francesco, da vero maestro di vita spirituale, ci mette
in guardia contro la chiacchiera, causa di dispersione
della vita interiore e di avvelenamento dei rapporti
fraterni. importante ritrovare la bellezza, la purezza,
la forza della parola, generandola dal cuore e dal silenzio. importante innamorarsi della Parola, quella
divina che viene a noi dallabisso dellInfinito.
La chiacchiera la vergogna del linguaggio. Chiacchierare non parlare. La loquacit distrugge il silenzio, imprigionando la parola. Quando si chiacchiera
non si dice nulla di vero e nulla di falso, perch in veMaurice Blanchot
rit non si sta parlando. 
pregata
Ad ogni anniversario dove vanno gli anni che sono
passati?
Ad ogni sorgere del sole dove va il giorno che non pi?
Ad ogni suonare dellora dove vanno gli attimi di prima?
Tu li raccogli Signore, nella tua eternit, dove trovano
bellezza e vita eterna.
Te Deum laudamus, Te Dominum confitemur
113

mi impegna
A usare la parola per lodare, benedire, ringraziare
Dio, per comunicare la mia esperienza di Lui, per donare amore, amicizia, condivisione. Mi guarder dalle
parole inutili, volgari, pungenti che uccidono lamore.

114

Gioved, 1 gennaio 2015

Solennit
1 gioved del mese: preghiera per le vocazioni

Giornata Mondiale della Pace

Liturgia della Parola

Nm 6,22-27; Sal 66; Gal 4,4-7; Lc 2,16-21

La Parola di Dio

ascoltata

In quel tempo, i pastori andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ci che del bambino era
stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle
cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva
tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se
ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello
che avevano udito e visto, comera stato detto loro. Quando
furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione,
gli fu messo nome Ges, come era stato chiamato dallangelo prima che fosse concepito nel grembo.

meditata
Ritorna la pagina evangelica delladorazione dei pastori, della circoncisione di Ges con limposizione del nome, avvenimenti che vengono conservati,
come tesori, nel cuore di Maria e qui diventano meditazione e preghiera. I pastori sono i primi missionari
dellIncarnazione, che raccontano stupiti e gioiosi di
un Bambino, annunciato da un coro di Angeli e trovato in una mangiatoia. I pastori, nuovi alle cose di Dio,
parlavano; Maria, la maestra, taceva. Nessuna sua parola viene riportata dai Vangeli nei racconti di Natale:
Maria elevava a Dio quello che San Gregorio Nazianzeno chiama un inno di silenzio.
116

Gli fu messo nome Ges. In questo nome che significa


Dio salva c tutta la persona di Ges e la sua missione. La potenza del nome di Ges grande e molteplice: rifugio per i penitenti, sollievo per i malati,
sostegno nella preghiera, esso ottiene il perdono dei
peccati, la vittoria nelle tentazioni, la grazia della salvezza (San Tommaso dAquino).
Con quanta dolcezza questo nome stato pronunciato da Maria! Nella bocca della madre il nome del figlio
acquista sempre sfumature di tenerezza. Oggi la Chiesa ci presenta Maria con il titolo di Madre di Dio: cosa
pi grande di Lei non si pu dire.
La vita di Maria non legata a quella del Redentore come quella di ogni uomo che ami il Signore,
ma come quella della madre a quella del figlio. Ella
ebbe conoscenza di Ges come nessunaltra persona.
Se qualcuno voleva sapere chi fosse Cristo, cera la
risposta di una sapienza che veniva dallintimit vissuta insieme, da una purezza di cuore e da una profondit daffetto che non possono essere pensati pi
grandi e pi intensi, perch sono quelli della madre
(Romano Guardini). La maternit di Maria coinvolge
tutta la sua persona e la orienta a Ges e alla nostra
redenzione. Questo figlio non lo ha per s, ma per tutti noi. Comincia a donarlo a Dio, portandolo al Tempio, lo dona ai pastori, ai magi, al popolo nella vita
pubblica, fino alla croce. Continua a donarlo in ogni
Eucarestia: sono sempre le mani di Maria che ci mettono in braccio Ges. La maternit di Maria travalica
la generazione di Ges, giungendo ad abbracciare tutti i suoi discepoli. veramente madre delle membra
di Cristo, perch ha cooperato con la sua carit, alla
nascita dei fedeli nella Chiesa (SantAgostino). E la
Chiesa la venera come una Madre piena damore (Lumen Gentium).
117

Donandoci Ges, Maria ci dona la pace. Madre di


Ges, Regina della Pace!
Maria pi beata per la fede in Cristo che per la
concezione della sua maternit. La stessa parentela
di madre non le avrebbe giovato se essa non avesse portato Ges nel cuore pi gioiosamente che in
grembo. (Agostino dIppona)
Lapostolo porta Ges nel cuore prima che sulle labbra, altrimenti sarebbe un cembalo suonante. Lo
porta nella vita, nel suo modo di essere e di fare, altrimenti sarebbe un ipocrita e un impostore. cos
per me?
pregata
Cos come allora appari oggi a me o Vergine. Sei una
madre che pietosa mi accoglie, sei una sposa che in
tutto a s mi rapisce. Non vedo che Te. Vivo di Te
come un figlio che si nutre al tuo seno. Mi nutre o
Vergine la tua luce, la tua pura bellezza. Non ho nulla da chiederti: mi basta che rimanga per me la tua
visione.
Divo Barsotti

mi impegna
A scambiare gli auguri per lanno nuovo con una benedizione biblica: il Signore faccia splendere su di te il
suo Volto: Ges e Ges sia la tua pace!

118

Venerd, 2 gennaio 2015

Santi Basilio Magno e Gregorio Nazianzeno, vescovi e dottori della Chiesa

Liturgia della Parola

1Gv 2,29 3,6; Sal 97; Gv 1,29-34

La Parola di Dio

ascoltata

In quel tempo, Giovanni vedendo Ges venire verso di


lui, disse: Ecco lagnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli colui del quale ho detto: Dopo di
me viene un uomo che avanti a me, perch era prima di
me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare
nellacqua, perch egli fosse manifestato a Israele. Giovanni testimoni dicendo: Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui.
Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato
a battezzare nellacqua mi disse: Colui sul quale vedrai
discendere e rimanere lo Spirito, lui che battezza nello
Spirito Santo. E io ho visto e ho testimoniato che questi
il Figlio di Dio.

meditata
La scena evangelica di oggi caratterizzata dallincontro del Battista con Ges. luomo di Dio che per
primo vede Ges, lo vede avanzare sconosciuto tra la
folla e lo riconosce come lAgnello di Dio: prima testimonianza. La figura dellagnello collegata a due
immagini dellAntico Testamento: lAgnello pasquale
immolato e lAgnello che patisce il supplizio. Ges
lAgnello-Servo che toglie il peccato degli uomini
e comunica loro la vita nuova con la sua passione e
la sua morte in croce. Questa la sua missione: farci
figli cancellando il peccato, farci luce cancellando le
tenebre. Il peccato viene tolto con il Battesimo nello
119

Spirito Santo. Il Battesimo dacqua dato da Giovanni


esprimeva il desiderio di purificazione, ma il Battesimo nello Spirito che libera dal male.
La seconda testimonianza del Battista riguarda Ges
pieno di Spirito Santo, che si posa su di Lui come colomba, segno di pace fra cielo e terra, annuncio della
generazione del nuovo Israele di Dio. Lo Spirito Santo
scende su Ges e vi rimane in forma stabile.
Ed ecco la terza testimonianza, altissima, stupenda:
Lui il Figlio di Dio, il Messia, colui che battezza nello
Spirito e riempie di questo dono ogni discepolo. Fino
a questo momento lo Spirito era in Ges nascosto nel
silenzio e sconosciuto, ora scende apertamente su di
Lui e lo consacra alla sua missione profetica e salvifica. Ogni credente il figlio atteso, sul quale si posa
lo Spirito del Signore, perch lo possa indicare a tutti
come unico Salvatore del mondo. Non imprigioniamo
lo Spirito dentro di noi, ma riversiamolo sul mondo,
come Spirito di pace, di consolazione, come nostra
preghiera e nostra carit. Pi che mai luomo moderno ha bisogno dello Spirito e dei suoi santi doni per
uscire dalla prigione della materialit, dellegoismo,
delleffimero, della spirale del male. Lo Spirito di libert pu affrancare luomo dalle sue schiavit e ridargli le ali per librarsi verso Dio. Chiediamo la grazia
di abituarci alla presenza di questo compagno di strada, lo Spirito Santo, di questo testimone di Ges, che
ci dice dove Ges, come trovare Ges, cosa ci dice
Ges. un amico, un Paraclito che sempre ci difende
(Papa Francesco).
Siamo battezzati. Il dolce Spirito del buon Dio nella
profondit del nostro essere, forse l dove non riu120

sciamo a penetrare con la nostra carente psicologia.


L Egli dice al Dio eterno: Abb, Padre. L Egli dice a
noi: figlio, figlio veramente amato dellamore infinito.
Noi siamo battezzati. (Karl Rahner)
Ne siamo consapevoli?
pregata
O fuoco consumante, Spirito damore, discendi in me,
perch si faccia nellanima mia quasi unincarnazione del Verbo! Che io gli sia un prolungamento di umanit in cui Egli possa rinnovare tutto il suo mistero. E
tu Padre, chinati verso la tua povera, piccola creatura, coprila della tua ombra, non vedere in essa che il
tuo Prediletto nel quale hai posto le tue compiacenze.
Santa Elisabetta della Trinit

mi impegna
A vivere da figlio di Dio, con una vita di altissima dignit, abitata dallo Spirito, con i frutti della sua presenza.

Sabato, 3 gennaio 2015


San Luciano di Lentini, vescovo

Liturgia della Parola


1Gv 3,7-10; Sal 97; Gv 1,35-42

La Parola di Dio

ascoltata

In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Ges che passava, disse:
Ecco lagnello di Dio!. E i suoi due discepoli, sentendolo parlare cos, seguirono Ges. Ges allora si volt e,
121

osservando che essi lo seguivano, disse loro: Che cosa


cercate?. Gli risposero: Rabb che, tradotto, significa
Maestro , dove dimori?. Disse loro: Venite e vedrete.
Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo
avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli
incontr per primo suo fratello Simone e gli disse: Abbiamo trovato il Messia che si traduce Cristo e lo condusse da Ges. Fissando lo sguardo su di lui, Ges disse:
Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa
che significa Pietro.

meditata
La testimonianza del Battista provoca la sequela di alcuni suoi discepoli dietro il Maestro. Il vero apostolo
non cerca se stesso, cerca Cristo e quindi non lega
nessuno a s, spinge anzi gli altri verso di Lui.
Nel brano levangelista ci offre i tratti caratteristici di
un vero cammino per diventare veri discepoli di Cristo. Tutto inizia con lannuncio del Battista, cui segue
un percorso di discepolato attraverso un incontro di
esperienza personale e di comunione con il Maestro,
che si conclude in una professione di fede e successivamente in apostolato e missione.
Linteresse del brano si concentra sullorigine della
fede e la sua trasmissione attraverso la testimonianza.
Maestro,dove abiti? Questa la ricerca del discepolo.
Venite e vedete. Noi non sappiamo cosa hanno fatto i due discepoli con Ges, ma sappiamo che sono
stati con Lui, hanno dimorato presso di Lui. Abitare
con Ges nella povert, nellumilt, nella misericordia, nella preghiera e nelle attivit, ovunque Egli sia.
Se Lui abita nella gioia saremo nella gioia, se abita nel
dolore saremo nel dolore: quello che conta stare
122

con Lui, ovunque Egli ci voglia condurre. Andrea ritornando dallesperienza di vita con Ges, gli conduce un altro discepolo, il fratello Simone. La fede passa
attraverso la testimonianza. Ges lo chiama e gli cambia il nome in Pietro, la roccia sulla quale fonder la
sua Chiesa. La chiamata dei discepoli un evento che
si ripete sempre nella storia della Chiesa. Nella vita di
ognuno di noi c un giorno, un incontro che ha segnato un cambiamento radicale di vita: la chiamata
personale di Dio in vista della missione che ci affider
per il compimento del suo Regno. Saperla riconoscere ci far imboccare la via diritta, risparmiandoci curve pericolose e faticosi sentieri, nel cammino verso la
santit.
Dire alla gente che non lo sa chi Cristo, ci che ha
detto e ci che ha fatto, in modo che lo sappia e che
sappia che noi ne siamo certi. (Madeleine Delbrl)
Ne sentiamo lurgenza, la necessit, la responsabilit?
pregata
Maestro dove abiti? Insegnami le tue dimore modeste:
le contrariet, una malattia fastidiosa, un lavoro ingrato, unobbedienza difficile, un sacrificio. La mia vita
scorre vicino a queste dimore, ma io le trascuro come si
fa con i tuguri e le case abbandonate. Invece Tu sei presente in esse come lo sei nelle Ostie consacrate.
Venite e vedete. Signore aprimi gli occhi: che io impari a conoscerti nellumilt di ogni tuo abbassamento e apprenda a ritrovarti nella prosa santificante del
mio dovere quotidiano, perch Tu abiti proprio qui.
in questo umile dovere che io sono sicuro di incontrarti stabilmente e in permanenza. 
P. Charles
123

mi impegna
Ad abitare oggi presso il Signore con una preghiera
intima e personale perch altri lo possano incontrare
attraverso di me.

124

Domenica, 4 gennaio 2015

Beata Angela da Foligno, terziaria francescana

Liturgia della Parola

Sir 24,1-4.8-12; Sal 147; Ef 1,3-6.15-18; Gv 1,1-18

La Parola di Dio

ascoltata

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo


era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto stato fatto
per mezzo di lui e senza di lui nulla stato fatto di ci che
esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la
luce splende nelle tenebre e le tenebre non lhanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla
luce, perch tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui
la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel
mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel
mondo e il mondo stato fatto per mezzo di lui; eppure il
mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non
lo hanno accolto. A quanti per lo hanno accolto ha dato
potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel
suo nome, i quali, non da sangue n da volere di carne n
da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi
abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio
unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verit.
Giovanni gli d testimonianza e proclama: Era di lui che io
dissi: Colui che viene dopo di me avanti a me, perch era
prima di me. Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perch la Legge fu data per mezzo di
Mos, la grazia e la verit vennero per mezzo di Ges Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che
Dio ed nel seno del Padre, lui che lo ha rivelato.
126

meditata
La liturgia del Natale ci ripresenta il Prologo, una delle
pagine pi belle della Bibbia, un capolavoro di teologia poetica, un inno cristologico dal quale si sprigiona, ancora oggi, la Luce di Cristo, Vita del mondo. Il
Verbo si fatto carne: in queste parole c tutto il cristianesimo. Dio passa dallessere Verbo ad essere carne, persona concreta, figlio della storia, un viaggio in
discesa che solo lAmore Infinito poteva progettare e
portare a termine. Si fatto carne unespressione ancora pi forte di quella Si fatto uomo perch carne
vuol dire debolezza, fragilit, corruttibilit. Il Verbo si
mescola alla polvere da Lui stesso creata, si fa carne
della nostra carne per condividere con noi ogni esperienza di gioia e di dolore. Si unisce ad ogni uomo, ad
ogni donna, si rende incontrabile, si fa compagno: il
cristianesimo la religione della compagnia.
Per non essere giudicato diverso da noi, ha tollerato la fatica, ha voluto la fame, non ha rifiutato la sete,
ha accettato di dormire per riposare, non si ribellato
alla sofferenza, si assoggettato alla morte (Ippolito).
E tutto questo perch? Il Verbo si fatto carne perch la
carne diventasse Verbo. Davanti a questa Luce rivestita
di carne, venuta a mettere in fuga le tenebre del mondo,
bisogna prendere posizione: o con Dio o contro di Lui.
Ma luomo ha inventato una terza strada: la neutralit.
N si accoglie n si rifiuta, si resta indifferenti. Questo
il dramma delluomo moderno. Il Mistero dellIncarnazione ci chiede una fede incarnata, concreta e un sacro
rispetto per ogni persona divenuta carne intrisa di cielo, intrisa della vita stessa di Dio. Ci chiede di accogliere il Verbo che vuole abitare dentro di noi e per questo
rimasto carne gloriosa nellEucarestia. Ci chiede di
bandire la paura dalla terra e insediarvi la gioia, perch
Dio uno di noi, pi intimo a noi di noi stessi.
127

Tutta lintelligenza degli Angeli non basta a comprendere questo mistero(Angela da Foligno). Solo lamore
pu comprendere, accogliere, corrispondere.
Se Dio fosse nato mille volte a Betlemme, ma non
nasce in te, allora nato invano. Ambrogio da Milano
pregata
O mio Dio, fammi degna di conoscere laltissimo mistero della tua rovente carit: la tua Incarnazione. Ti sei
fatto carne per noi. Da questa carne comincia la vita
della nostra eternit. O Amore che tutto si dona! Hai
annientato te stesso, hai disfatto Te stesso per fare me,
hai preso le spoglie di un servo vilissimo per dare a me
mantello regale e abito divino. Santa Angela da Foligno
mi impegna
A essere oggi grembo dellIncarnazione accogliendo
il Corpo eucaristico di Ges con la fede di Maria, per
custodirlo e portarlo ai fratelli.

Luned, 5 gennaio 2015


Santa Amelia, vergine e martire

Liturgia della Parola


1Gv 3,11-21; Sal 99; Gv 1,43-51

La Parola di Dio

ascoltata

In quel tempo, Ges volle partire per la Galilea; trov Filippo e gli disse: Seguimi!. Filippo era di Betsida, la citt
di Andrea e di Pietro. Filippo trov Natanale e gli disse:
128

Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mos, nella Legge, e i Profeti: Ges, il figlio di Giuseppe, di Nzaret. Natanale gli disse: Da Nzaret pu venire qualcosa
di buono. Filippo gli rispose: Vieni e vedi. Ges intanto,
visto Natanale che gli veniva incontro, disse di lui: Ecco
davvero un Israelita in cui non c falsit. Natanale gli
domand: Come mi conosci?. Gli rispose Ges: Prima
che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto
lalbero di fichi. Gli replic Natanale: Rabb, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re dIsraele!. Gli rispose Ges: Perch ti ho detto che ti avevo visto sotto lalbero di fichi, tu
credi? Vedrai cose pi grandi di queste!. Poi gli disse: In
verit, in verit io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli
di Dio salire e scendere sopra il Figlio delluomo.

meditata
Il tema della chiamata e della sequela continua nel
Vangelo di oggi con la vocazione di Filippo e Natanaele e con la loro risposta di fede. un susseguirsi e
un intrecciarsi di sguardi e di incontri; prima Filippo,
poi Natanaele invitato da Filippo a fare unesperienza
personale col Maestro. Vieni e vedi il passaggio fondamentale di ogni vocazione, perch lesperienza il
nostro modo di crescere nella fede. Ges invita luomo
a cercarlo e si lascia trovare solo da coloro che lo cercano. Cercarlo per conoscerlo e per conoscere noi stessi alla sua luce, per fare esperienza del suo amore: lo
Spirito che ci inabita. Questa la vocazione battesimale dal quale si diramano le vocazioni particolari, le scelte dello stato di vita nel quale realizzare il nostro rapporto con Dio. Le vocazioni nascono nella Vocazione
e da essa si dipartono: vivendo in profondit la nostra
chiamata battesimale alla santit, conosceremo e realizzeremo la vocazione personale. Dio che ci apre alla
129

conoscenza di noi stessi, che ci vede quando siamo seduti sotto il fico, che penetra gli abissi del nostro cuore
con il suo sguardo di verit e di misericordia. Metterci
sotto questo sguardo significa capire chi siamo, come
siamo, come Dio vuole che siamo. Allorigine di ogni
vocazione c Dio ed fissando lo sguardo su di Lui,
attraverso una vita di fede, di preghiera, di ascolto che
saremo capaci di aprirci ai suoi desideri, alla sua Volont su di noi, pi che attraverso indagini psicologiche su
interessi, inclinazioni, progetti personali.
Natanaele per la profonda conoscenza che Ges ha
su di Lui si arrende allevidenza e lo segue. Cos per
noi. Quando ci sentiamo conosciuti, amati, chiamati
nonostante la nostra povert, non possiamo che arrenderci a questo amore. Sentirsi amati lorigine e il
compimento della nostra vita spirituale, diventare gli
amati il viaggio spirituale che dobbiamo compiere.
Il fatto di essere alla costante ricerca di Dio, in continua tensione per scoprire la pienezza dellamore, il
desiderio struggente di arrivare alla completa verit,
mi dice che ho gi assaporato qualcosa di Dio, dellamore, della verit. Posso cercare solo qualcosa che in
qualche modo ho gi trovato. (Henri Nouwen)
Ma io cerco Dio, ne provo il bisogno? Oppure mi lascio vivere, come un animaletto della terra, contento
del poco che ho?
pregata
O Santissima Trinit che sei in me, dammi la fede e la
speranza necessarie per partecipare allemergere progressivo del tuo Regno.
130

Aiutami a cercare con amore il mio posto in questo


tuo Regno, il posto per il quale Tu mi hai creato.
Fa che dentro di me possa rivelarsi, maturare e compiersi la tua idea damore per cui mi hai creato.
Per il compimento della tua gloria e per il bene di tutti
i miei fratelli, fa che io viva con Maria e come Lei la
mia personale vocazione nella Chiesa tua Sposa.
Fausta Molinaroli

mi impegna
A stringermi a Ges per scoprire nella sua Volont la
mia vocazione personale e a verificarla e rifondarla se
gi la conosco.

131

Annunzio del giorno di Pasqua

Dopo la proclamazione del Vangelo, il diacono o il sacerdote o un altro ministro idoneo pu dare lannunzio del giorno della Pasqua.

ratelli carissimi,
la gloria del Signore si manifestata
e sempre si manifester in mezzo a noi fino al suo ritorno.
Nei ritmi e nelle vicende del tempo
ricordiamo e viviamo i misteri della salvezza.
Centro di tutto lanno liturgico
il Triduo del Signore crocifisso, sepolto e risorto,
che culminer nella domenica di Pasqua il 5 Aprile.
In ogni domenica, Pasqua della settimana,
la santa Chiesa rende presente questo grande evento
nel quale Cristo ha vinto il peccato e la morte.
Dalla Pasqua scaturiscono tutti i giorni santi:
Le Ceneri, inizio della Quaresima, il 18 Febbraio.
LAscensione del Signore, il 17 Maggio.
La Pentecoste, il 24 Maggio.
La prima domenica di Avvento, il 29 Novembre.
Anche nelle feste della santa Madre di Dio,
degli Apostoli, dei Santi
e nella commemorazione dei fedeli defunti,
la Chiesa pellegrina sulla terra
proclama la Pasqua del suo Signore.
A Cristo che era, che e che viene,
Signore del tempo e della storia,
lode perenne nei secoli dei secoli.
Amen.

134

Marted, 6 gennaio 2014


Giornata dellInfanzia missionaria

Liturgia della Parola

Is 60,1-6; Sal 71; Ef 3,2-3.5-6; Mt 2,1-12

La Parola di Dio

ascoltata

Nato Ges a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode,


ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e
dicevano: Dov colui che nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo. Alludire questo, il re Erode rest turbato e con lui
tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli
scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: A Betlemme di Giudea, perch cos scritto per mezzo del profeta: E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero lultima delle citt
principali di Giuda: da te infatti uscir un capo che sar
il pastore del mio popolo, Israele. Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza
il tempo in cui era apparsa la stella e li invi a Betlemme
dicendo: Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando lavrete trovato, fatemelo sapere, perch
anchio venga ad adorarlo. Udito il re, essi partirono. Ed
ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva,
finch giunse e si ferm sopra il luogo dove si trovava il
bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua
madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro
scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti
in sogno di non tornare da Erode, per unaltra strada fecero ritorno al loro paese.
135

meditata
LEpifania la manifestazione pubblica della salvezza
portata da Ges, re e Salvatore di tutti i popoli; la
festa della fede offerta a tutto il mondo.
la festa per tutto il creato: il cielo dato alla terra, le stelle si affacciano dal cielo, i Magi lasciano il
loro paese, la terra tutta raccolta in una grotta. Celebriamo la salvezza del mondo, il Natale del genere
umano(San Basilio Magno). Nel viaggio dei magi verso la verit e la luce Matteo vede la grande processione della Chiesa di tutti i tempi e di tutti i popoli, in
cammino verso Cristo, schiere di uomini che cercano
Dio con cuore sincero, senza ancora conoscerlo e senza saperne il nome.
La luce della stella il tema dominante della festa di
oggi, simbolo della fede, la stella interiore che ci attira a Ges. La fede una luce misteriosa che nasce in
cielo, ma ci conduce in un posto sicuro della terra, il
luogo del Verbo incarnato. I Magi vengono con la loro
sapienza: il primo incontro fra culture diverse, modello di quello scambio interculturale indispensabile
per lunit e la convivenza fraterna fra i popoli.
Entrati nella casa, videro il Bambino con Maria, sua
madre, si prostrarono e lo adorarono. Ladorazione
latteggiamento fondamentale del cristiano che ci fa
riconoscere chi Dio per noi: Creatore, Padre, Signore. Con la sua venuta sulla terra Ges si offre a noi
come il perfetto adoratore del Padre, che unisce in s
la sottomissione della creatura e lamore obbediente
del Figlio. Ges ci coinvolge nella sua adorazione filiale, con la sua presenza eucaristica, nella quale Egli
si offre come via e oggetto della nostra adorazione.
Adorare Cristo nellEucarestia un rivivere il senso del
Mistero, celebrato nella Messa: nella Messa il Mistero
si compie, nelladorazione si continua a contemplarlo
136

con gli occhi della fede. Ladorazione una comunione prolungata. Non si tratta di una devozione individualistica, ma della prosecuzione del momento comunitario della Messa (Benedetto XVI).
Siamo noi i discendenti dei Magi, chiamati col Battesimo a far parte del nuovo popolo di Dio, sempre in
viaggio verso Cristo e gli uomini, sempre in uscita.
LEpifania la nostra festa. Dopo avere adorato il Signore, come i Magi, facciamo ritorno alla terra degli
uomini e raccontiamo a tutti, quello che abbiamo sperimentato, senza risparmiarci, perch si realizzi la profezia: Ti adoreranno Signore tutti i popoli della terra.
Festeggiamo oggi una Chiesa che si allarga a tutti, che
non si chiude nel suo campanile, non rifiuta laltro,
ma ha le porte e le finestre aperte, anzi spalancate.
La chiesa il popolo di Dio che annuncia la salvezza
universale, che non ha paura della diversit.Accettare
la diversit una cosa grande. (don Tonino Bello)
Chiamare il diverso fratello una cosa bella, semplicemente cristiana.
pregata
Mi prostro davanti alla tua Santissima Maest per adorarti a nome di tutti quelli che non ti conoscono, che
non ti hanno mai adorato e che saranno forse tanto
infelici da non lodarti mai.
Vorrei poter raccogliere nella mia fede, nel mio amore
e nellofferta del mio essere tutto lamore che essi potrebbero offrire a onore e gloria tua per la distesa dei
secoli.
Ammenda onorevole

137

mi impegna
A trovare nelle mie giornate un tempo anche breve ma
costante, da dedicare alla preghiera di adorazione nella
quale offrire a Ges loro della mia fede, lincenso della
mia lode, la mirra della carit, fino al sacrificio.

Mercoled, 7 gennaio 2015


San Raimondo de Peafort, sacerdote

Liturgia della Parola

1Gv 3,22 4,6; Sal 2; Mt 4,12-17.23-25

La Parola di Dio

ascoltata

Quando Ges seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritir nella Galilea, lasci Nzaret e and ad abitare a Cafrnao,
sulla riva del mare, nel territorio di Zbulon e di Nftali, perch si compisse ci che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: Terra di Zbulon e terra di Nftali, sulla via del mare,
oltre il Giordano, Galilea delle genti! Il popolo che abitava
nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano
in regione e ombra di morte una luce sorta. Da allora Ges
cominci a predicare e a dire: Convertitevi, perch il regno
dei cieli vicino. Ges percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e
guarendo ogni sorta di malattie e di infermit nel popolo. La
sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i
malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guar. Grandi folle cominciarono a
seguirlo dalla Galilea, dalla Decpoli, da Gerusalemme, dalla
Giudea e da oltre il Giordano.
138

meditata
Il Vangelo di oggi riprende il tema della luce. La Luce
inaccessibile, divenuta visibile a Betlemme comincia a
risplendere sulla Galilea dei Gentili attraverso la predicazione e lopera taumaturgica di Ges. La sua parola
luce per gli uomini perch parola di verit ed salvezza perch parola damore. Ges comincia la sua
predicazione con un invito alla conversione: il Regno di
Dio sta per rivelarsi nella sua persona ed ognuno chiamato a prendere posizione, accogliendolo o rifiutandolo. Anche oggi la Chiesa ha bisogno di purificazione,
di conversione. Ce lo ricorda ogni giorno Papa Francesco, richiamandoci ad una vita evangelica dalla radicalit e dalla freschezza francescana. Il rinnovamento della
Chiesa comincia nel cuore di ogni suo membro, la riforma della Chiesa passa attraverso la nostra conversione.
La conversione uno stile di vita, la morte dellio e la
resurrezione di Dio dentro di noi. Bisogna oltrepassare il fiume dellio e toccare la riva di Dio (Card. Carlo Maria Martini). Conversione cambiare vita, dare
una nuova forma alle idee, agli affetti, alla condotta,
spogliarsi delluomo vecchio e rivestirsi di Cristo. Al
vertice del monte dove abita Dio, si va per una strada
a picco, la strada della conversione. Essere convertiti
vuol dire prendere questa strada ed essere come magnetizzati da Dio (San Giovanni della Croce). Puntare
su Dio, come un ago magnetico rivolto a nord, senza
farci travolgere dalle perturbazioni che provengono
da noi stessi, dal mondo, dal maligno.
Al suo primo apparire sulla scena pubblica Ges si
rivela come Figlio di Dio e Figlio delluomo: parla a
nome del Padre, svelandoci il suo Volto e attraverso
il suo cuore duomo, pieno di tenerezza e di compassione per il dolore, la malattia e le miserie umane.
Questa unione dellaspetto divino e di quello umano
139

fondamentale nella rivelazione di Ges, cos come


fondamentale per noi che lamore verso Dio si concretizzi nellamore verso il fratello, che la fede sbocchi
nella carit come suo prolungamento.
Come sarebbe se Dio regnasse in me? Il mio cuore,
la mia volont lo sperimenterebbero come Colui che
ad ogni umano evento d significato. E mi verrebbe
il dono supremo: il santo desiderio damore nel suo
realizzarsi fra Dio e me solo. Ma il nostro il regno delluomo, regno delle cose, degli interessi terreni. Gli uomini devono capovolgere la loro mentalit,
dalle cose a Dio e affidarsi a ci che esce dalla sua
bocca: allora viene il Regno di Dio. (Romano Guardini)
Voglio provare a farlo, ogni giorno?
pregata
Tu solo sei vicino a chi si pone lontano da Te. Tu non abbandoni le tue creature come esse abbandonarono il loro
Creatore. Se si volgono indietro a cercarti, eccoti gi l, nel
loro cuore, nel cuore di chiunque ti riconosce e si getta ai
tuoi piedi, piangendo sulle tue ginocchia dopo il suo aspro
cammino. Tu prontamente ne tergi le lacrime, Tu, Signore, e non un uomo qualunque, ma tu Signore, il loro Creatore, che li rincuori e li consoli.
SantAgostino dIppona
mi impegna
A compiere piccoli ma continui passi di conversione
da me a Dio, girandomi verso di Lui come il girasole
verso il sole. Il Sole-Ges sempre su di me.

140

Gioved, 8 gennaio 2015


San Massimo di Pavia, vescovo

Liturgia della Parola


1Gv 4,7-10; Sal 71; Mc 6,34-44

La Parola di Dio

ascoltata

In quel tempo, Ges vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perch erano come pecore che non hanno
pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: Il luogo deserto ed ormai tardi; congedali, in
modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare. Ma egli rispose
loro: Voi stessi date loro da mangiare. Gli dissero: Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare
loro da mangiare?. Ma egli disse loro: Quanti pani avete? Andate a vedere. Si informarono e dissero: Cinque,
e due pesci. E ordin loro di farli sedere tutti, a gruppi,
sullerba verde. E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. Prese i cinque pani e i due pesci, alz gli occhi al
cielo, recit la benedizione, spezz i pani e li dava ai suoi
discepoli perch li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti. Tutti mangiarono a saziet, e dei pezzi di pane
portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila
uomini.

meditata
Ges viene presentato come il Buon Pastore, che sfama la folla con la sua parola e con il pane della sua
compassione. il nuovo Mos che nel deserto, prima istruisce il popolo e poi lo nutre con la manna,
il cibo venuto dal cielo. un miracolo compiuto per
141

amore e per rivelazione, come prefigurazione della


sua volont di nutrirci con il suo corpo e il suo sangue. Ges il pane di vita che ci comunica la vita
stessa ricevuta dal Padre, che dona la vita eterna a
chi si nutre di Lui.
Quando il Verbo discese sulla terra facendosi carne,
non aveva solo lintenzione di condurre una vita parallela alla nostra, ma anche di offrire quella carne per
la vita del mondo. LEucarestia consente ai fedeli di
accogliere la presenza di Cristo come un tempo fecero i contemporanei di Ges, i quali godettero della
sua presenza fisica, ma compirono sempre un atto di
fede nel vedere in quelluomo, in tutto simile a loro,
il Figlio di Dio.
Attraverso lEucarestia noi riceviamo il loro stesso privilegio di entrare in una profonda intimit con il Verbo incarnato. La nostra carne e il nostro sangue si mescolano alla carne gloriosa e al sangue di Cristo e noi
veniamo trasformati e divinizzati. Non siamo noi che
trasformiamo Cristo in noi, siamo noi che veniamo trasformati in Dio (SantAgostino).
Dio veramente un Dio damore. E noi siamo figli
damore?
possibile che nel mondo che suo, solo Dio non
trovi posto?
possibile che lAmore non venga amato?
Che non trovi posto dentro di noi?
Di fronte agli ignari, assenti, increduli, ci devono essere i consapevoli, i presenti, gli amanti.
Facciamo nostri i sentimenti di Madre Candida dellEucarestia: Nato per te, torna a nascere per te sullaltare, un numero quasi infinito di volte. Leucarestia ti
parla di Betlemme e di Ges bambino. Accoglilo ogni
giorno, avvolto nelle fasce del pane e del vino, nella
Betlemme perenne dei tabernacoli. Quando puoi non
142

lasciarlo solo e quando non puoi, pensalo da lontano


giorno e notte.
Se la prassi pastorale moderna concede tanta importanza al culto della Parola, alle sue celebrazioni anche
fuori della Messa, alla sua esposizione e venerazione da parte dei fedeli, sembra ancora pi doveroso il
culto, la celebrazione e ladorazione della Parola fatta
carne, conservata nei nostri tabernacoli.
Jess Castellano Cervera

pregata
Pane dolcissimo, risana il gusto del mio cuore, perch
senta la soavit del tuo amore. Ti supplico per il mistero della tua santa Incarnazione e nativit, infondi nel
mio petto la tua inesauribile tenerezza e carit, perch
io non cerchi e non pensi pi a nulla di ci che terreno e carnale, ma Te solo ami, a Te solo pensi, Te solo
desideri, Te solo abbia sulla bocca e nel cuore.
Giovanni di Fcamp

mi impegna
A diventare un cristiano che si nutre, adora, vive con
lo stile eucaristico del dono di s. Dedicher un tempo davanti a Ges Eucarestia per offrirmi al suo amore e diventare con Lui rendimento di grazie al Padre e
pane spezzato per i fratelli.

143

Venerd, 9 gennaio 2015


SantAdriano di Canterbury, abate

Liturgia della Parola


1Gv 4,11-18; Sal 71; Mc 6,45-52

La Parola di Dio

ascoltata

Dopo che furono saziati i cinquemila uomini, Ges costrinse i suoi discepoli a salire sulla barca e a precederlo
sullaltra riva, a Betsida, finch non avesse congedato la
folla. Quando li ebbe congedati, and sul monte a pregare. Venuta la sera, la barca era in mezzo al mare ed egli,
da solo, a terra. Vedendoli per affaticati nel remare, perch avevano il vento contrario, sul finire della notte egli
and verso di loro, camminando sul mare, e voleva oltrepassarli. Essi, vedendolo camminare sul mare, pensarono: un fantasma!, e si misero a gridare, perch tutti lo
avevano visto e ne erano rimasti sconvolti. Ma egli subito
parl loro e disse: Coraggio, sono io, non abbiate paura!. E sal sulla barca con loro e il vento cess. E dentro
di s erano fortemente meravigliati, perch non avevano
compreso il fatto dei pani: il loro cuore era indurito.

meditata
C un profondo legame tra il brano evangelico di ieri
e quello di oggi che mette in luce la regia sapienziale con la quale Ges conduce i suoi discepoli verso
la fede piena in Lui. Costoro avevano assistito allepisodio della moltiplicazione dei pani, con un senso di
gioia e di sicurezza per il futuro, grazie a quelluomo
straordinario, capace di risolvere le situazioni difficili,
di soddisfare i bisogni della gente, un Messia umano.
Ges non vuole lasciarli sul piano umano, per questo
si manifesta in una maniera che li lascia stupefatti e
144

spaventati: And verso di loro camminando sulle acque. Il loro stupore davanti a Ges che avanza sulle
acque dimostra che non avevano capito il senso nascosto nel gesto dei pani n lidentit del loro Maestro,
come Figlio di Dio. A loro bastava un Messia locale,
liberatore dIsraele, che agisse nellambito della materialit: un Dio universale, Liberatore dei popoli, assoluta Libert, li spaventava e li sconvolgeva.
Ges rivela un Dio diverso, imprevedibile nellamore, nella potenza e nella sapienza dellamore. Per intravedere il suo vero Volto occorre avere il coraggio
di aprirci alle sue sorprese, di accoglierlo sulla barca
della nostra vita con tutto il suo Mistero, di fidarci di
Lui nel cammino difficile dellesperienza cristiana, fra
gli ostacoli e le diffidenze di un mondo ostile al suo
Vangelo.
Ges che camminava sulle acque ci fa pensare a Pietro che lha fatto, finch ha avuto fede, a San Francesco di Paola, che ha attraversato lo stretto di Messina
sul suo mantello, a San Giuseppe da Copertino che
volava sugli alberi, alle bilocazioni di Padre Pio e a
tutti quei miracoli operati da Dio con la fede dei suoi
santi. La fede il Miracolo che opera miracoli. La nostra fede, nelle mani di Dio, una potenza di bene incalcolabile, purch sia viva, sempre in crescita, esercitata quotidianamente nella preghiera e in una sincera
vita cristiana.
I venti contrari soffiano anche oggi nel male che c
nel mondo, nelle difficolt della vita, nelle nostre fragilit umane. Ges continua a dirci: Coraggio, ci sono
io, non abbiate paura. Gli fa eco la Chiesa: Non abbiate paura, aprite, anzi spalancate le porte a Cristo
Cristo sa cosa dentro luomo. Permettete a Cristo di
parlare alluomo. Solo Lui ha parole di vita eterna
(San Giovanni Paolo II).
145

Dio ci ascolta quando nulla ci risponde, con noi


quando ci crediamo soli, ci ama quando ci abbandona.
Agostino dIppona

pregata
Signore io credo, io voglio credere in Te. O Signore, fa
che la mia fede sia piena, sia libera, sia certa, sia forte,
sia gioiosa, sia operosa, sia umile.
Paolo VI
mi impegna
Ad accettare Dio, completamente Altro da me, ad
aprirmi al suo Mistero, ad affidarmi alla sua presenza,
anche quando non mi chiaro il senso delle cose e
quando la realt sembra contraddire la mia fede.

Sabato, 10 gennaio 2015


SantAldo, eremita

Liturgia della Parola

1Gv 4,19 5,4; Sal 71; Lc 4,14-22

La Parola di Dio

ascoltata

In quel tempo, Ges ritorn in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode. Venne a Nzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito,
di sabato, entr nella sinagoga e si alz a leggere. Gli fu
dato il rotolo del profeta Isaia; apr il rotolo e trov il passo
dove era scritto: Lo Spirito del Signore sopra di me; per
146

questo mi ha consacrato con lunzione e mi ha mandato


a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libert gli oppressi, a proclamare lanno di grazia del Signore.
Riavvolse il rotolo, lo riconsegn allinserviente e sedette.
Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora
cominci a dire loro: Oggi si compiuta questa Scrittura
che voi avete ascoltato. Tutti gli davano testimonianza
ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano
dalla sua bocca e dicevano: Non costui il figlio di Giuseppe?.

meditata
Una pagina stupenda, quella del vangelo di oggi, che
ci presenta Ges nellatto di leggere la parola di Isaia e di applicarla alla sua persona. Egli il fine, il
centro,lanima della Scrittura, la Parola che si rivela
in essa ed ora in pienezza nella sua umanit. Lo Spirito lo ha consacrato Messia e il Regno che Egli annuncia la verit, la libert, la novit del mondo nuovo,
sceso sulla terra. La liberazione che Egli porta destinata in modo particolare ai poveri, agli ultimi, agli
oppressi, ai prigionieri, perch segno della regalit
di Dio: quanto pi un re grande, tanto pi giusto,
misericordioso, generoso con chi vittima dellingiustizia e della miseria.
Ges inizia la sua missione con la potenza dello Spirito, sempre allopera nella sua vita e in modo particolare nel momento della morte, quando Egli emise lo
Spirito e lo rivers sullumanit intera e nella sua resurrezione, quando il suo corpo pass dallo stato biologico a quello spirituale. A partire dalla Pentecoste
lo Spirito presente nella Chiesa, in ogni battezzato,
in ogni uomo, con una presenza invisibile ma reale,
della quale si vedono i frutti: amore, gioia, mitezza,
147

dominio di s, pace... Lazione dello Spirito pu essere paragonata a quella della luce, che tutto penetra e
trasfigura. Ges lirradiazione della luce del Padre,
che lo Spirito effonde su di noi. Il catechismo ortodosso ci offre questa bella considerazione: Se entri nella
Cattedrale di Chartres, a Reims, di primo mattino, tutto
sembra normale. Ma se aspetti il sorgere del sole, ogni
vetrata avr un colore particolare, il suo; ogni colore
dellarcobaleno presente e la Chiesa acquista uno
splendore unico, incantato. Siamo noi quelle vetrate,
che sotto la luce dello Spirito, da anonime e insignificanti, diventano splendenti e parlanti. Il sole Ges ci
coinvolge nella sua luce. E lo Spirito dentro di noi diventa forza propulsiva che ci spinge alla testimonianza della fede, al servizio della carit, alla lotta contro
ogni ingiustizia, violenza, intolleranza che dominano
il nostro mondo. Lo Spirito Santo lamore del Padre
e del Figlio, la Divina Carit che, uscendo dalla dimora trinitaria, si effonde sull umanit. Insieme alla
luce Egli ci avvolge in questo fuoco damore e noi,
piccole scintille, possiamo portarlo a chi ancora non
lo possiede.
Si pu indurre qualcuno a credere in Dio soltanto facendoglielo amare e si educa allamore soltanto nella
misura in cui si ama la persona che si vuole educare
e quel Dio che si cerca di proporre al suo amore.
(R. Guelluy)

La mia testimonianza su Dio passa attraverso lo Spirito-Amore che mi possiede, un suo frutto: ne sono
convinto?

148

pregata
Prendi, o Spirito di Cristo, quel che suo e dammelo perch diventi mio. Fa splendere in me la tua luce
affinch riconosca la sua verit. Vincola il mio cuore
alla fedelt del credere, cos che io non possa allontanarmi da essa. E insegnami ad amare perch senza
amore la verit morta. Prendi il mio cuore in tuo potere, rendilo volenteroso e largo, affinch Cristo possa
vivere in noi e noi in Lui.
Romano Guardini
mi impegna
Vieni Santo Spirito: chiediamo nella preghiera ed
Egli viene continuamente, ma il nostro cuore pronto ad accoglierlo e a lasciarlo operare? Oggi dir: Eccomi Santo Spirito e mi metter docilmente alla sua
sequela.

149

Domenica, 11 gennaio 2015


SantIgino, papa

Liturgia della Parola

Is 42,1-4.6-7; Sal 28; At 10,34-38; Mt 1,7-11

La Parola di Dio

ascoltata

In quel tempo, Giovanni predicava: Dopo di me viene uno


che pi forte di me e al quale io non son degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzer con lo Spirito Santo.
In quei giorni Ges venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, uscendo dallacqua,
vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una
colomba. E si sent una voce dal cielo: Tu sei il Figlio mio
prediletto, in te mi sono compiaciuto.

meditata
La liturgia della Chiesa non poteva scegliere un episodio evangelico pi pertinente di questo, per chiudere il ciclo natalizio: il Battesimo di Ges, che ci richiama il nostro Battesimo, il Natale dei cristiani, nel
quale siamo stati generati alla vita filiale della grazia.
Al Giordano si incontrano i due momenti vertice della storia della salvezza: la profezia di Giovanni con la
sua predicazione e il suo Battesimo di acqua e levento vero e proprio con la venuta di Ges e il suo Battesimo nello Spirito.
Il Battesimo nel Giordano stato un momento fondamentale nella vita di Ges, perch gli ha dato la
certezza, come uomo, della sua missione di Salvatore
degli uomini, secondo il progetto del Padre. Mettendosi in fila per essere battezzato insieme ai peccatori,
Egli prende coscienza di questa missione e comincia a
realizzarla. La volont di Dio stare con noi ovunque
152

siamo, anche nel peccato, e Ges si fa peccato, ora


accettando il Battesimo di Giovanni e sulla croce, assumendo su di s il peccato del mondo. Il Padre esulta
per la sua obbedienza e glielo dimostra, riconoscendolo come il Figlio, nel quale si compiace.
Nascendo alla maniera degli uomini, Egli viene stretto al seno di Maria. Ora generato secondo il Mistero,
avvolto nella vita del Padre. La Madre lo presenta
ai Magi, il Padre lo rivela ai popoli (San Massimo di
Torino).
Nel nostro Battesimo si realizzato il sogno e lidea
damore del Padre su di noi: renderci figli. Figli non
quadri. Figli non libellule. Figli non tavoli. Figli non
servi (Carlo Carretto). Figli significa che somigliamo
al Padre, nellintimo di noi stessi, che dentro di noi
scorre la sua stessa vita, perch Egli ci inabita con il
suo Spirito. E quando noi vedremo Ges, faccia a faccia, ci sorprenderemo della somiglianza che c fra
noi, come due gemelli, che vissuti in famiglie diverse,
si vedono per la prima volta.
Ogni battezzato un figlio amato, nel quale il Padre
si compiace, come ogni pap terreno, fiero e orgoglioso della propria creatura. Ogni mattina, prima del
sole, la voce del Padre che ci sveglia: Buongiorno, figlio della mia gioia, ecco una giornata tutta per
te, andiamo a lavorare nella vigna. Lessere figli ci
rende fratelli fra di noi: Noi siamo tutti figli dellAltissimo. Tutti... il pi povero, il pi ripugnante, un
neonato, un vecchio decrepito, lessere umano meno
intelligente, il pi abbietto, un pazzo, un peccatore,
il pi ignorante, lultimo degli uomini figlio dellAltissimo. Amiamo questuomo che Dio ama, amiamo
ogni uomo in vista di Dio, nostro Padre comune
(Charles de Foucauld).
153

Battezza Giovanni, allo scopo di far sorgere la penitenza; battezza anche Ges, nello Spirito: questo il
perfetto battesimo. Conosco anche un altro battesimo, quello della testimonianza del sangue, che fu
impartito a Cristo stesso ed un battesimo pi venerabile degli altri. Ne conosco ancora un altro, quello delle lacrime e quello dellammalato e quello del
pubblicano che prega nel tempio... battesimi impegnativi... Per luomo stata data ogni parola, istituito
ogni mistero, perch diventi lampada nel mondo, potenza vivificatrice per gli altri uomini.
Gregorio Nazianzeno

pregata
Dio Infinito, la prima e lultima esperienza della mia
vita sei tu. Tu infatti sei venuto sopra di me nellacqua
e nello Spirito del Battesimo. Allora il mio intelletto,
con la sua saccente perspicacia, rimasto in silenzio.
Allora Tu stesso, senza interpellarmi, sei divenuto il
destino del mio cuore. Sei stato Tu ad afferrarmi, non
io a comprenderti, tu mi hai reso partecipe del tuo essere e della tua vita, mi hai fatto dono di te stesso e non
di uninformazione in parole umane. Non riesco a dimenticarti, perch sei diventato il centro pi intimo
del mio essere. La tua sapienza e la tua parola sono in
me, non perch ti conosco nei miei concetti, ma perch
Tu mi riconosci come figlio e amico.
Karl Rahner
mi impegna
Ad ascoltare il Bambino Ges scomparso con i nostri
presepi, ma presente in noi che ci dice: bello essere figlio, io lo sono in seno al Padre e nelle braccia
154

di Maria. cos bello che sono venuto a dirtelo e renderti figlio come me. In te voglio continuare ad essere figlio, legato al Padre in ogni istante come sughero
sullacqua, dolce come un agnello davanti ad ogni volont del Padre. E tu con me.

Abbiamo celebrato i primi due eventi dellanno liturgico:


lAvvento e il Natale. LAvvento ha fatto risalire in superficie
i desideri profondi del cuore e ci ha aiutato a decifrarli: cosa
mi aspetto dalla vita? A cosa anelo? Cosa mi manca? Ci ha
aiutato a capire che i nostri desideri superano le possibilit
umane, che non possono essere appagati pienamente da ci
che finito, provvisorio, limitato. Ci ha disposto ad indirizzarli verso Colui che li conosce fino alla radice, li accoglie in
s e li riempie della sua infinit. Questo avvenuto a Natale,
quando, nellessenza pi intima dellanima, Dio nato e dimora in essa come un Bambino. Qualcosa del suo mistero
di bambino passato in noi: il desiderio di innocenza, la gioia
di scoprirsi figlio, la beatitudine della piccolezza. Questi atteggiamenti spirituali del desiderio, della ricerca, della felicit
dellincontro, devono diventare permanenti nella nostra vita
di fede. Avvento e Natale, Natale e Avvento in un continuo
intrecciarsi, che dona dinamismo ad una vita cristiana, spesso ferma e stagnante.
Lanno liturgico non la ripetizione annuale della vita di
Ges, dalla nascita alla morte, bens un ciclo di vita divina,
nel quale ogni parola, ogni gesto, ogni avvenimento della vita
di Ges, diventano atti salvifici, in cui veniamo coinvolti e redenti. Lanno liturgico simile ad un cerchio, nel quale ogni
155

parte racchiude il tutto. Nel cerchio principio e fine sono


uniti, il mistero sempre completo. Continuiamo a vivere lanno liturgico come una terapia di salvezza, portandoci
dentro tutti gli stimoli e gli insegnamenti che i vari tempi in
cui scandito, suscitano dentro di noi, perch il Mistero di
Cristo possa esercitare il suo effetto terapeutico in tutte le
pieghe dellanima e in tutti i settori della vita.
La luce del Bambino di Betlemme non si spenga mai
dentro di noi!

156

Indice dei brani Evangelici

MATTEO
1,1-17 . . . . . . . . pag. 60
1,7-11 . . . . . . . . 152
1,18-24 . . . . . . . 63
2,1-12 . . . . . . . . 135
2,28-32 . . . . . . . 57
4,12-17.23-25 . . 135
7,21.24-27 . . . . . 22
8,5-11 . . . . . . . . 14
9,27-31 . . . . . . . 25
9,35-10,1.6-8 . . . 27
10,17-22 . . . . . . 94
11,11-15 . . . . . . 42
11,16-19 . . . . . . 45
11,28-30 . . . . . . 40
15,29-37 . . . . . . 19
17,10-13 . . . . . . 47
18,12-14 . . . . . . 38
21,23-27 . . . . . . 55
MARCO
1,1-8 . . . . . . . . . 32
6,34-44 . . . . . . . 141

6,45-52 . . . . . . . 144
13,33-37 . . . . . . 12
LUCA
1,5-25 . . . . . . . . 66
1,26-38 . . . . . . . 34
1,46-55 . . . . . . . 77
1,57-66 . . . . . . . 80
1,67-79 . . . . . . . 83
2,15-20 . . . . . . . 92
2,16-21 . . . . . . . 116
2,22-40 . . . . . . . 102
4,14-22a . . . . . . . 146
10,21-24 . . . . . . 17
GIOVANNI
1,1-18 . . . . . . . .
1,6-8.19-28 . . . .
1,29-34 . . . . . . .
1,35-42 . . . . . . .
1,43-51 . . . . . . .
20,2-8 . . . . . . . .

111
52
119
121
128
97

Indice Generale

Presentazione del Vescovo . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 3


Grazie e perdono (Margherita Ridolfo) . . . . . . . . . .

I Settimana di Avvento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
II Settimana di Avvento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
III Settimana di Avvento . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
IV Domenica di Avvento . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

11
31
51
73

Natale del Signore . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .


Domenica della Santa Famiglia . . . . . . . . . . . . . .
Maria SS. Madre di Dio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
II Domenica dopo Natale . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Epifania del Signore . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Domenica del Battesimo del Signore . . . . . . . . .

Indice dei brani evangelici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

91
101
115
125
133
151

157

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