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PRIMA BOZZA

POESIE E SCRITTI
di ukasz Nowak
*In giallo le dissonanze da discutere
*In turchese ci che ho corretto, da discutere
*In fucsia i titoli doppi da sostituire
*In verde i dubbi in generale
* Sottolineato: altro

DellAmore

p Il tuo regalo q

f
Se tu avessi due ali
e potessi volare,
io
starei indossando due ali
e starei gi volando,
perch tutto quello
che di pi caro
potrebbe mai
esserci al mondo,
tu
lo regaleresti a me.
per questo che posso
dire ti amo:
tu lavevi e per amore
me lhai regalato.

I pensieri sono come


p
q
pianeti

f
I pensieri sono come pianeti,
e io passer per tutti i tuoi
pensieri.
Li visiter uno ad uno,
li ripasser uno ad uno,
fino a saperli a memoria.
Salter da questo a un altro,
da quello a quellaltro,
cercando di decidermi,
di capire su quale devo restare.

Non ho ancora deciso


ma ho capito dove:
al tuo fianco.
Vivr dove tu
hai deciso di restare.

p Gemelli q

f
Noi
sediamo sulla stessa panchina,
piangiamo sulla stessa spalla,
sopportiamo lo stesso tetto,
respiriamo lo stesso veleno
di sempre.
Viviamo nello stesso corpo,
perch forse solo insieme
possiamo contenerci unanima.

Mettetemi dietro
p
una nuvola q

f
Vi prego,
quando morir,
non seppellitemi nel celebre prato,
lasciatemi vagare libero per luniverso,
posatemi sul candido viso della luna.
Vi prego,
seppellitemi l
dove non posate pi lo sguardo.
Mettetemi dietro una nuvola:
la mia lapide sar il cielo.
Potr
una mia lacrima
confondersi nella pioggia.
Potr
un mio sorriso
illuminarsi nel sole,
per darvi ancora
il mio buongiorno.
6

Infine,
un semplice fiocco di neve
scender
lento lento, tenero tenero
si scioglier
nel calore delle vostre mani.

p Amare q

f
Amare non guardare.
Se sei ricco
o povero, bello
o brutto, se ridi
o piangi, gridi
o sussurri, amarti
vedere:
cosa porti dentro.
Perch amare amarsi.
Amare accecarsi,
avere un battito in pi,
ogni giorno uno in pi,
per chi invece
guarda, non vede e ci vede;
per chi ha un battito in meno
per potersi davvero amare.

Se ora fossi
p davvero li q

f
Se ora fossi dove sono gi stato,
allora non avrei nessuno da ricordare,
perch se ora fossi l,
allora di me stesso non avrei nessun ricordo,
allora di me solo avrei il ricordo.
E con me nessun compagno di viaggio,
perch di me stesso non voglio far compagno.
Se ora fossi dove sono gi stato,
non avrei chi da invitare, n chi da chiamare;
nessuna compagnia di amici o amori.
Solo invitarmi per dare lultimo saluto di viaggio.
Ma se ora fossi l, dimenticherei di poter viaggiare
e di ogni paesaggio desiderato, dipingerei questo posto,
per restare ma partire. Muterei il tempo e lo spazio.
Se ora fossi dove sono gi stato,
ancora dimenticherei di voler una volta tornare
e passerei il tempo e lo spazio senza perdere nomi o anni;
il puro significato dellanima.

Perch se ora fossi dove sono gi stato,


allora resterei l, perch solo l vorrei potermi consumare,
spegnermi di vecchiaia; per ricordare, che ogni viaggio perduto
lho vissuto con te, qui e ora, che, se ora fossi dove sono gi stato,
non sarei n qui n l, n solo n con te, perch se ora fossi l,
allora non ci sarei, n per vagare n per tornare, solo per
rinascere.

10

p I tuoi occhi q

f
Non chiudere
gli occhi
quando sbaglio,
tienili
sempre aperti.
solo
attraverso
i tuoi,
che posso
vedere la luce.

11

p Ho paura q

f
Ho paura
di te e per te,
di voi e per voi,
di me e per me
e di lui e per lui.
Ho paura
ovunque e dovunque,
temporaneamente e perennemente,
per ora e per sempre,
di ieri, oggi e domani,
per domani e dopo domani,
per stasera e stanotte,
del secondo che non ho
e per quello che avr.
Ho paura
di cadere, di fluttuare e di volare,
dellaria, dispirare ed espirare,
per la foglia che cade,
per la paura che prova.
Ho paura
di stare e restare,
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di andare e tornare,
di vagare e non viaggiare,
di guardare, vedere e osservare,
di parlare e tacere,
di scrivere e cancellare,
di provare e ignorare,
di nascere, crescere e morire.
Ho paura
di nessuno e tutti,
di me e gli altri,
di ammalarmi e non guarire,
di guarire e non morire.
Ho paura
di salutarti, dirti ciao e baciarti,
di vederti, guardarti, osservarti e fissarti,
di ossessionarmi,
di uscire e non tornare,
di toccarti e toccarmi,
di aprirti la porta, lasciarti passare e subito seguirti.
Ho paura
per te e di me,
per noi e di noi.
Ho paura
di non saperti amare,
di amarti pochissimo o troppo poco,
di lasciarti sola, starti troppo vicino e quanto devo,
di dimenticare e subito ricordare,
di dimenticarmi dei fiori,
degli auguri scritti e a voce,
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del giorno in cui e in quello dove


ci siamo incontrati e baciati,
siamo stati bene e insieme,
di essere inutile, speciale, indifferente e indispensabile,
di amarti tantissimo ma sempre troppo poco,
di andare e dimenticarmi,
di salutarti, stringerti abbracciarti, guardarti il viso e negli occhi,
dirti ti amo, ora me ne vado ma ci sono, ciao e ti amo,
di tornare e restare.
Ho paura.
Ma io viaggio e respiro,
saluto e cammino,
perch io vivo
di, per e con
te.
Ho paura,
sembrer lo stesso,
ancora paura,
ancora lo stesso,
allora ti bacio
perch sia diverso
e cos siamo
io e te, loro e noi,
e cos viviamo
di, per e con
noi.

14

p La mamma q

f
Il primo amore
la mamma;
la mamma,
che ci ha dato la vita,
che ci insegna la vita,
che con la sua, un giorno
salver la nostra.
Il primo amore
la mamma;
la mamma,
che col suo amore,
ci ha insegnato ad amare.

15

p Io tamerei q

f
Inevitabilmente sempre c un amore a unirci.
Un amore che ci unisce a un amico o a pi amici.
Un amore che ci unisce agli animali, al mondo e alla sua natura.
Un amore che fin dalla nascita ci ha uniti a una o alla famiglia.
Un amore che genera amore e cos facendo cinsegna ad amare.
Ad amare gli altri.
Ad amare una persona.
Tanto da esserne la forza.
Tanto da darle tutto e ci che vuole.
Tanto da riuscire ad amarla pienamente.
Tanto da sentirsi qualcuno solo quando
labbiamo stretta tra le nostre braccia.
Un amore che ci unisce e ci regala lamore.
Lamore di avere un figlio e con questo,
lamore di essere una famiglia.
Inevitabilmente sempre amore solo tutto questo.
Inevitabilmente sempre solo quello accettato.
solo quello tra due cuori esterni alla famiglia e opposti nel
corpo.
solo quello tra gatta e gatto, tra passera e passero, tra mamma e
pap.

16

Il nostro non amore; no, per voi non amore.


Ma se il vostro per una volta, per una sola volta smettesse
desserlo,
voi smettereste, smettereste di amarvi.
Il nostro non amore ed per questo che io non ti amo.
Ma amore sappi una cosa, amore sappi che io tamerei,
se solo potessi, io tamerei.

17

Se io potessi senza
q
p
potere

f
Se io potessi senza potere
dirti ciao, non esiterei,
anzi:
guarderei in fondo ai tuoi occhi
fino a toccarti il cuore e solo allora
confesserei di amarti.
Se io potessi senza potere
amarti, allora sarebbe vero amore:
non ci sarebbero parole n fatti,
solo amore.
Ma io posso e quindi dico: Ti amo.

18

p Amore q

f
Se esistesse
una parola
per dirne tutte,
io la direi a te.
Se esistesse
un gesto
per farne tutti,
io lo farei per te.
Se esistesse
un regalo
per donarne tutti,
io lo donerei a te.

*Non esiste
parola,
gesto,
regalo
pi grande
dellamore.

19

p Per esistere q

f
Cado nel sonno
per starti a fianco
quando sei lontana.
Cado nel sonno
per affiancarti
anche quando
i nostri corpi
si fondono,
per starti ancora
pi vicino.
Cado nel sonno
solo per sognare te:
ti sogno
e finalmente esisto.

20

p Come io e te q

f
I miei piedi
amano
i tuoi piedi.
Le mie mani
amano
le tue mani.
I miei occhi
amano
i tuoi occhi.
Il mio cuore
ama
il tuo cuore.
Noi
che fanno
tutto me,
amiamo
voi
che fanno
tutta te:
pienamente.
E me e te
sono come
io e te:
si amano.
21

p Piu e sempre q

f
Se mi vedi,
perch
non ci sono.
Se mi senti,
perch
non parlo.
Se mi tocchi,
perch
non mi trovi.
Pi.
Ma se mi ami,
perch
ci sono stato.
Ho parlato.
Mi hai trovato.
Ti ho amato.
Sempre.

22

Lamore che ci ha
p
q
lasciato

f
Cominciamo ad apprezzare il mondo, la vita, le parole,
lamore che una persona pu dare, sempre troppo tardi.
Cominciamo ad apprezzare il mondo, solo quando non possiamo
pi ammirarlo.
Cominciamo ad apprezzare le parole, solo quando non possiamo
pi sentirle.
Cominciamo ad apprezzare la vita, solo quando labbiamo gi
persa.
Cominciamo ad apprezzare lamore che una persona ci ha dato,
solo quando il vuoto che lei riempiva comincia a prendere spazio
nella nostra vita.
solo quando sentiamo la sua mancanza che apprezziamo
lamore
e quel poco, quel tanto che ha potuto dare. Ci accorgiamo
che qualunque persona essa fosse stata, noi lamiamo,
lamiamo proprio quando lei manca. Ci accorgiamo
che lamiamo troppo tardi perch possa sentirsi ricambiata,
perch possa sentirsi apprezzata per il semplice fatto di averci
amato.

23

proprio nella sua mancanza che ci accorgiamo


che persona abbiamo perduto e che persona vorremo riavere.
proprio nel silenzio che ha lasciato, che ora sentiamo le sue
parole.
proprio nel vuoto che ha lasciato, che ora lo vediamo vivere.
proprio per quel silenzio, per quel vuoto che ora soffriamo,
soffriamo perch quella persona manca.
Spesso ci chiediamo come facciamo ad andare avanti?
Come facciamo a vivere senza quella persona?
Forse continuiamo ad andare avanti, a vivere grazie allamore che
ci ha lasciato.
Continuiamo a vivere, perch continuiamo a sentire quellamore.
Continuiamo ad andare avanti, perch quellamore continua a
ripeterci di farlo.
Forse continuiamo a vivere, perch quella persona non se n mai
andata.

24

p Le battaglie q

f
Le battaglie pi grandi sono nella nostra testa
ed proprio perch sono le pi grandi
che si hanno le vittorie pi grandi,
una volta che abbiamo finito di affrontarle;
ed anche e proprio perch sono nella nostra testa
che sono le meno dannose e le pi innocenti.
Ma come con tutte le battaglie,
dipende da chi le va a vincere.
La pi grande battaglia amare se stessi,
per poi ritrovarsi ad amare gli altri.
Non ama colui che non si ama.

25

p Alzati e cammina q

f
Un sussurro
avvolge tutte le anime mutilate;
una specie di grido silenzioso
che invita alla lotta, allaffronto,
ad andare avanti e a non fermarsi.
Un ordine
chiaro e conciso, che purifica e guarisce.
Un urlato
che solo lobbedienza pu far tacere.
Ogni anima mutilata
ha un corpo
a imporle regole e limiti,
ha un grido
che proviene da fuori.
Un grido
che la forza di qualcun altro
pi forte per noi, che d forza
e sussurra amore e coraggio;
sostituisce il buongiorno,
la colazione, il pranzo e la cena,
il cibo e lacqua; copre ogni suono,
affinch possiamo sentire
solo e solamente questo:
Alzati e cammina.
26

Tu
mi hai guardato e mi hai visto.
Tu
mi guardi e mi vedi.
*Mi guardi negli occhi e gridi:
Alzati e cammina.
Mentre
mi accarezzi la guancia
e il cuore coperto di lividi:
Alzati e cammina.
Mentre
ti vedo passeggiare,
senza pi me:
Alzati e cammina,
io non ti spinger.
Tu
che eri.
Tu
che sarai.
Tu
che fin dallinizio mi spingevi.
Tu
che eri forte per me e pi forte di te.
Tu:
Alzati e cammina.

27

Cosa non e
p lamore q

f
Lamore non un bacio
sulla guancia,
sulla fronte,
sul naso,
sul mento,
sul petto,
sulle labbra
o sul cuore.
Lamore non una carezza
sulla pelle,
trai capelli,
sul naso,
sugli occhi,
sulla lingua
o sulla pancia.
Lamore non neanche un fiore
di compleanno,
di anniversario,
di scuse,
daddio,
di memorie
28

o di semplice buongiorno.
No, lamore non tutto questo.
Lamore non nemmeno un battito di cuore.
Non commuoversi ogni notte per le stelle.
Non lalba, non il tramonto. Non il prato
bagnato di rugiada e non il sole che splende.
No, lamore non ti amo. No. Senza Te, No.

29

p Perche q

f
Perch ti amo?
Ti guardo e ti amo:
perch sei bella?
Ti parlo e ti amo:
perch puoi sentirmi?
Ti ascolto e ti amo:
perch puoi parlarmi?
Ti accarezzo e ti amo:
perch sulla pelle i brividi?
Mi tocchi e ti amo:
perch anche sulla mia?
Perch ti amo?
E tu?
Perch mi ami se io
non ho tutto questo?

30

Per il momento e
p
q
per sempre

f
Non esiste
per sempre
come non esiste
per il momento:
esiste e basta.
Quando siamo
stati amici
per un momento,
abbiamo creduto
desserlo stati.
Quando, invece,
lo siamo stati
per sempre,
lo siamo stati
per davvero,
ma in realt
siamo stati e basta.

31

Io non ti amo e basta,


io ti amo
per il momento
e per sempre.

32

p Lamore q

f
Non qualcosa che tocchiamo.
Non qualcosa che vediamo.
Non qualcosa che sentiamo.
Non qualcosa che inventiamo.
Lamore.
Non lo si pu toccare.
Non lo si pu vedere.
Non lo si pu sentire.
Non lo si pu creare.
Non lo si pu provare,
per quanto lontano;
per quanto immenso,
non pu vivere nei sensi del corpo.
Ma pu esserne lincompresa unione.

33

p Ti amo q

f
Se lamore fosse qualcosa di visibile,
guarderei poco pi in alto del tuo sorriso:
scintillante come le perle,
lo vedrei brillare nei tuoi occhi.
Se lamore fosse qualcosa di tangibile,
dormirei comodo sul tuo grembo:
accogliente come cari parenti,
mi sentirei sempre a casa.
Se lamore fosse qualcosa di udibile,
non mi staccherei dalle tue labbra:
leggero come le piume,
non mi peserebbe ascoltarlo.
Se lamore fosse qualcuno,
saresti tu:
ti amo.

34

Della Vita

35

Non
p dimentichiamoci q

f
Noi crediamo di aver gi visto tutte le stelle
e di averlo potuto fare in una sola notte.
Ci crediamo davvero, a tal punto da esserne stufi.
Crediamo ingenui che il nostro rapporto rimanga cos:
loro l, noi qua. Crediamo che sia questa la distanza tra noi
ed proprio perch lo crediamo che non diminuisce.
Possiamo davvero credere di averle gi viste tutte?
Noi continuiamo a vivere lasciandole tutte l su.
Ignoriamo la loro esistenza nelle nostre affabili vite.
Tutte le stelle gi viste le lasciamo l, illusi
che i nostri occhi si siano gi posati su tutte
e che non hanno pi bisogno di rifarlo su nessun altra,
perch tanto sono tutte uguali, indifferenti una dallaltra.
Crediamo che sia bastato farlo da soli e con nessuno,
fingendo che basti a sanare tutto il dolore per tutte le notti a
venire.
Forse dovremmo smettere di guardare su, sopra le nostre teste
e infinitamente pi sopra tutti i nostri cuori.
Forse dovremmo semplicemente abbassare la testa e guardare
qui,
36

sotto i nostri occhi e appena pi sopra i nostri piedi.


Per vederne altre, forse dovremmo restare proprio qui.
Quindi restiamo qui dove siamo e da dove stiamo,
guardiamoci attorno, guardiamo nel profondo gli occhi
dei pi bisognosi, forse c ancora della luce in loro,
un piccolo bagliore che se visto, si accende e illumina noi.
Forse troveremo stelle capaci ancora di riempirci il cuore
di luce pura e innocente che se la guardiamo,
non ci abbaglia neppure, soltanto ci tocca,
come un soffio di vento leggero, il cuore.
Forse delle stelle vere che penseremmo di dimenticarci,
ma come potremmo mai farlo se ci stiamo ricordando
di notare quelle cadute e quindi, apparentemente meno luminose?
Loro erano stelle, poi sono cadute e sono diventate uomini.
Toccher anche a noi questo divenire: ora siamo uomini,
poi sicuramente cadremo e inconsciamente, saremo gi stelle.
Non dimentichiamoci a volte di abbassare lo sguardo
e di ammirare le stelle che brillano proprio qui, a fianco a noi.

37

Il guscio della
p
q
lumaca

f
Vorrei avere il guscio
della lumaca;
vorrei saperlo indossare.
Vorrei portare quellinnocuo guscio
che per lei casa
ma che spesso chiama rifugio;
dal quale spesso,
come fosse in una grotta,
sente i fulmini battere i tuoni.
Vorrei portare quel meraviglioso guscio
col quale dorme la notte
e faticosamente vive il giorno.
Quellimmancabile guscio
che porta sempre con s,
anche quando si riempie di peso.
Vorrei provarmi quellindistruttibile guscio
che protegge il suo piccolo corpo
e linvisibile vita che tiene.
Quellindistruttibile guscio
38

fatto di fiducia,
fiducia indistruttibile;
lunica ad esserlo.
Vorrei quel piccolo guscio
nel quale si nasconde
quando i fulmini tuonano,
quando sa che tuoneranno;
quando tuonano,
sicura si nasconde nella roccia
e tranquilla aspetta
che lindistruttibile guscio
la protegga.
Vorrei portare quellinnocuo guscio
sulle mie spalle
e sapere che dovunque io vada,
lui mi protegger.
Vorrei buttare il guscio
che porto:
mi ha distrutto dentro.
Vorrei quel piccolo guscio
che agli occhi della lumaca
era cos grande da salvarla;
vorrei avere la sua fiducia.
Vorrei avere il guscio
della lumaca,
quello che ti protegge da fuori
e non ti distrugge dentro.

39

Vorrei essere la lumaca,


che quando tuonano,
sicura si nasconde nella roccia
e tranquilla aspetta
che lindistruttibile guscio
la protegga.

40

p Commiserazione q

f
Siete mai stati vicinissimi a un malato? Magari un disabile o un
cieco
di cui vi siete presi cura o che vi capitato di aiutare? Che
fastidio
quella piet, quel confortare e piangersi addosso. Che fastidio
maggiore
vederli pi forti, quando sanno rialzarsi e batterci sul tempo.
Quanto sono superiori nellessere inferiori. Come grava il loro
male sul nostro bene.
E quanto devono essere misurate le parole e i toni. E il
comportamento?
Pure questo va controllato. Che fastidio, loro hanno la scusa
pronta:
Sono sordo; non ci vedo; sono storpio; ho il cancro.
Niente pi spontaneo, nemmeno quel sorriso.
Io non sono daccordo: mi sei antipatico? Non ti faccio passare;
con la stessa indifferenza di ieri e di oggi ti tratto, come tratto
tutti gli altri
che mi son antipatici. Non potete ritirare luguaglianza quando vi
pare perch
vi fa comodo e rimetterla in gioco quando vi sentite prontamente
pi forti.

41

Sono morto perch ho visto morire il mio gatto. Tu no,


tu sei andato avanti e potrai un giorno vantartene, dove e come
meglio credi.
Tu hai visto tuo padre impiccarsi e sei qui, forte, sicuro, solido e
robusto,
s, un po indolenzito ma pronto a rialzarti sempre: sei vivo.
Tu hai visto tua madre abortire tuo fratello e sei qui, sulla sua
tomba
a rimproverarla per non essersi battuta, per non aver vinto la
paura.
Io sono morto perch ho visto morire il mio gatto nella culla delle
mie braccia
e lho letto nei suoi occhi chiusi che non ce lavrei fatta, chera
meglio fuggire,
cos magari, allalba o al tramonto, prima del sonnellino, li avrei
potuti rivedere
aperti e specchiandomici come un tempo, leggere sulla mia faccia
che sono vivo.
Che cosa romantica, non vero? Tu sei qui e per questo
insignificante dettaglio,
alquanto concreto, sei migliore di me.
No, io non sono daccordo. Sei malato e allora? Non posso, anzi
non devo
io per questo limitarmi in tutto o trascendere un po la realt per
starti vicino.
No, anche perch tu non te la meriti una tale illusione!
Non sono assolutamente daccordo. Mi sei antipatico e tieniti
questa mia antipatia:
io non ti lascio passare per prima. S, sarai pure malato, che
grande giustificazione;
se mi sei antipatico, puoi pure esserlo: nessun trattamento
speciale.
42

Mi sei antipatico e sinceramente, il che gi un regalo di per s,


non voglio ammalarmi di commiserazione.

43

p Figli del Creatore q

f
Nessuna storia vera, nemmeno la mia.
Siete nati chiedendovi chi siate.
Sono nati chiedendosi chi siano.
Siamo nati chiedendoci chi siamo.
I figli del Creatore, la risposta che ricordiamo.
I figli del Creatore, lunica che hanno.
Figli fedeli o figli troppo curiosi per credere?
Per chi crede siamo i figli del Creatore.
Chi nato dalla fede, non si posto la domanda.

Siete, sono e siamo


il risultato che esce
quando il Creatore
ha finito di scrivere.
Siete, sono e siamo
linvenzione che esce
dalla sua penna.

44

p Si q

f
Se non esistessero le parole, mi ascoltereste?
Se non esistessero morali, se non esistessero
sotto le note e sopra gli strumenti con tutte le sinfonie,
se non esistessero ragioni per creare e cuori per ascoltare,
voi mi ascoltereste?
Non chiedertelo.
C chi s, c chi no e ci sono io. Invece tu, suoneresti?

45

p La felicita q

f
La felicit non affatto felice.
triste perch noi la usuriamo,
siamo opportunisti e avari con lei e lei
n ne trae compagna n riposo e, perch mai,
serenit. Non per niente fiera.
unacchiapparella continua:
noi la rincorriamo e lei scappa.
Nessuno lha mai presa.
Ci avviciniamo soltanto, della scia
lodore veniamo inebriati
e illusi di averle toccato la spalla,
rallentiamo e ci fermiamo estasiati.
Nessuno lha mai presa,
perch tutti labbiamo cercata.
La felicit triste e stanca;
stanca di essere un indumento;
triste che nessuno la veda per quello che :
non unemozione da provare,
non qualcosa da possedere;
qualcuno, qualcuno damare.
La felicit sorriderebbe pure se vedesse luomo
46

sorridere alla tristezza,


abbracciare la rabbia,
consolare il pianto,
spronare la depressione,
esser sincero con la menzogna.
Per tutti lei solo un gioiello
con cui ornare il proprio corpo;
il regalo pi prezioso allanima.
La felicit triste, non affatto felice.
Lei, come noi, rincorre qualcosa di pi grande,
qualcosa che noi non sappiamo che esiste:
noi rincorriamo lei, mentre lei rincorre la vita.
La felicit il nostro tesoro,
forse il pi prezioso,
tenuto pregiato in un museo
posato sulla pi alta montagna,
pi alta di quella dellOlimpo.
Tutti noi fatichiamo
buttando sudore sulle ripide scale per raggiungerla;
chi sopravvive, entra nel museo
e paga il biglietto per vederla.
Eccola che riposa sul cuscino rosso e morbido,
come un diamante in una gioielleria.
Laffianca un cartellino bianco e pulito,
su cui scritto leggiamo:
Guardare ma non toccare!
Lei ora riposa, ha smesso di rincorrere la sua preda.
Ogni tanto ci guarda e pensa:
Chiss quando capiranno?
47

C un uomo; si avvicina; lammira;


alza la mano e la saluta.
Lei si gira e lo guarda; losserva;
per un istante immagina nei suoi occhi
un cartellino bianco che legge lentamente,
sussurrando dallo stupore:
Guardare e non toccare!

48

p Le belle emozioni q

f
Perch non bramare invece lodio e la rabbia,
e quello che da soli o insieme scatenano?
Perch non invaghirsi della tristezza
e della depressione, per ambire al suicidio?
Perch non amare la morte?
Almeno tutti loro, se riescono a deluderti,
ti fanno pure pi contento.
La felicit, la gioia e le buone azioni, s,
bello provarle, ma come lamicizia, lamore
e la vita ci ricordano, devono pure andarsene.
Chiedimi quando! Chiedimi quanto durano!
Chiedimi dove e perch.
Voi, belle emozioni cos ben truccate,
sapete fare anche pi male. Chiedetevi
quanto faccia male la vostra assenza
rispetto alla loro. Chiedetevi
quando tornare e per lenire quale dolore.
Inseguirvi, a volte acchiapparvi, soprattutto
sapere che non vi abbiamo per sempre,
mi chiede lazione, a cosa serve
questo inutile spreco di energie?

49

Perch no? Io non vi ascolto, non vi guardo,


quel solletico che provo, un fastidioso prurito,
non lo gratto, nemmeno me ne curo, magari
volgo lo sguardo e sento, ma no, questa non speranza.

Inseguirli, sempre rincorrerli, purch non sia lopposto:


loro non si stancherebbero, noi s, e sarebbe la fine.
Loro, invece, scappano e non si staccano.
Tu continua, continua pure a fingere:
rimarranno loro, le belle emozioni.

50

Chiacchiere tra
q
p
due amici

f
Due amici sincontrano. Uno dice allaltro:
Ehi, ho trovato gente per salvare il mondo!
Laltro meravigliato, chiede: E come hai fatto?
Semplice: bastato dir loro che pagavo il doppio.

51

p Si grida di q
partecipare

f
Si spera che al mondo ci sia abbastanza posto per lamore e
lamicizia
e che tutti abbiano abbastanza cuore per esser amico, ancor pi
per amare:
si spera che un giorno tutti vogliano partecipare.
Si pensa che al mondo ci siano abbastanza amici,
perch tutti ne abbiano uno
e che esistano persone disposte ancora ad amare,
perch ci siano gli amori:
si pensa che un giorno tutti vorranno partecipare.
Si sussurra da qualche parte ch inutile perder tempo,
perch tanto il mondo sta finendo, che il bello passato
e che, sopra o sotto, un giorno ce ne andremo.
Si sussurra da qualche parte
Per fortuna sussurra e per fortuna da qualche parte!
Sopra andr chi grida; sotto chi sussurra.
Da nessuna parte andranno invece i muti: loro devono ancora
parlare.

52

Si grida ovunque che insieme ce la faremo, che soli non


resteremo
finch a vicenda ci cercheremo, ch bello sognare
e che dove vogliamo noi andremo, e andremo e andremo o
resteremo e resteremo,
sempre, dove e per quanto tempo vorremo, perch solo insieme lo
decideremo:
si grida e grida, insieme e insieme, ancora insieme e sempre
insieme
Che bella parola insieme!
Si grida di gridare pi forte, ancora e ancora pi forte,
pi forte di prima, ancora pi forte di ora,
si grida e grida, si grida di gridare che il mondo pu guarire,
sempre e da sempre, col nostro aiuto: si grida di partecipare.

53

Il bisogno di
p credere q

f
Alcuni se lo chiedono ancora,
altri sanno gi la risposta:
esiste o non esiste?
Forse alla fine Dio non esiste,
ma forse, voi che credevate,
voi, con la vostra fede,
alla fine lavete materializzato.
Forse.
Ma se mai dovesse capitarmi
di sorvolare i cieli e dincontrare Dio
lOnnipotente, allora griderei forte
a voi che lo affiancate:
Avevate ragione a credere!
E a voi che non siete ancora saliti:
Continuate a credere e avrete ragione!
Se uno di voi osasse chiedermi
perch io non avessi creduto,
gli risponderei:
54

Non volevo aver ragione.


Ma se dovesse essere Dio
a chiedermelo, allora risponderei:
Non che non credo in ci che non vedo,
credo nellamore e lamore non si vede,
ma almeno si mostra presente.
E se quellamore in cui tanto ho creduto,
dovesse svelarsi il tuo, allora scusami:
distratto a vivere, non me ne sono accorto.
Ma alla fine ho ragione?
Ovviamente non si tratta di avere ragione
o di averne una per credere;
abbiamo bisogno di credere in qualcosa
o di avere qualcuno in cui credere,
per poi essere creduti.

55

p Il giorno q

f
Davanti a un albero, una casa;
dentro casa, tu;
dietro la finestra, lalbero;
sopra lalbero, tante foglie;
pi sopra, le nuvole nel cielo;
dietro lalbero, la montagna;
sulla montagna, rocce e pietre:
come scale ti fanno salire in cima;
dietro la cima, il sole:
questa la speranza.
Davanti a un tronco, una grotta;
dentro la grotta, io;
fuori, il tronco;
sopra il tronco, il vuoto;
sopra ancora, linfinito;
dietro il tronco, la montagna;
sulla montagna, rocce e pietre:
scale che uso per salire in cima;
dietro la cima, tu:
questo il giorno.

56

Allergico alle
p
q
mele

f
Nei dintorni crescono alberi colmi di mele,
mele che ti senti addosso da quando sei piccolo:
sei nato sotto un melo e ci sei rimasto;
le mele cadono e tu piangi, tutto insanguinato.
Da quando sei piccolo che senti ridere:
ridono delle tue lacrime,
ridono del sangue che vedono;
ridono con la mela in mano e aspettano
che ti rialzi, per poterti colpire di nuovo.
Da quando sei piccolo che non vedi:
rosso, giallo e verde sono solo dei miraggi
che i tuoi occhi non distinguono e la tua mente
non realizza, in cui, per, confidano entrambi.
Credi di star l a rincorrere la luce e trascuri
lombra come meta. Poi sei cresciuto ma resti
un bambino: continui a non vedere.
Hanno raccolto le mele e le tengono in un cestino
che tu non vedi. Alcuni le lanciano alle tue spalle,
57

altri gli danno un morso, la masticano davanti


ai tuoi occhi e sputando il masticato in piena faccia,
ti dicono ch buona.
Li avete visti raccogliere e le avete raccolte.
Prima ridevate con i cestini vuoti e guardando
non vedevate, ora si sono riempiti anche i vostri
e siete diventati del tutto ciechi.
Gridano e vogliono che la mangi.
Gridano e non sanno che vuoi mangiarla.
Nel tuo cestino hai nascosto le mele
che hanno dimenticato di raccogliere.
A chi
non lha raccolte
perch vedeva
dai le tue
perch non senta.
Sei nato sotto un melo e ci sei rimasto;
le mele ancora cadono e tu hai finito le lacrime:
ora piangi sangue.
Nel tuo cestino n rimasta una:
non lhai buttata, la stai mangiando.

58

p Ho visto q

f
Ho visto
un cane
vedere
un gatto
e lasciarlo andare.
Ho visto
il gatto
vedere
un topo
e lasciarlo andare.
Ho visto
il topo
vedere
un formaggio
e lasciarlo andare.
Ho visto
un lupo
vedere
una pecora
e lasciarla andare.
Ho visto
la pecora
59

vedere
lerba
e lasciarla andare.
Come invece
non ho visto
luomo:
luomo
vede
la vita
e non la lascia pi andare.

60

p Orbo q

f
Aggiungi la P
e sposta la R,
otterrai:
buono e onesto,
retto e virtuoso.
Non povero,
ricco.
Non solo,
con se stesso.
Non cieco,
dorme.
E cos con tutte le parole:
sposta e aggiungi una lettera.
Non dare per scontata la loro pregnanza:
tu sappi ascoltare,
che il suono pu essere diverso,
le lettre uguali,
i simboli possono essere anche gli stessi,
la lingua diversa;
tu sappi vedere gli omonimi
e bada al contesto,
61

che la polisemia impegno preso dalle parole


a coniare senza dover partorire.
Per questo motivo stai attento;
e non un avvertimento, solo una richiesta.
Per capire davvero bisogna sentirsele addosso,
per poi scoprire
che le parole sono proprio come le persone: **
non si capiscono.
Dagli importanza, a queste parole.
Sappi notare ogni singolo mutamento.
Sappi riconoscere laccento e rispetta la pronuncia.
Loro son orbe e non vedono,
son prive di occhi e non piangono.
Ma mentre luna allaltra si appoggiano,
io sento come un grido daiuto
e vedo distinte le loro lacrime per la nostra attenzione
ch venuta a mancare, che spira prematura.
E cos un bambino
anche se non vede, non orbo,
anche s solo, non orfano,
anche se non ha niente, non privo di tutto.
probo.
Perch la povert, la solitudine e il buio
anche se son complici della mancanza, dellassenza e del vuoto,
anche se son loro stessi la mancanza, lassenza e il vuoto,
prove tangibili di questo male,
comunque hanno dato
quello che pensavamo sarebbe venuto a mancare:
62

il buio a farci vedere la luce;


la solitudine a graziarci la compagna;
la povert a ricordarci la vera ricchezza.
Ma noi vediamo solo quel significato l.
Quello che ci serve, esattamente quello,
perch temiamo di essere fraintesi
e lambiguit non di moda.
Non sappiamo pi leggere
e se lo sapessimo ancora fare,
allora baratteremmo
la E con la I
per essere leggeri.

63

Luomo sul letto e


p luomo del ragno q

f
C vita. La vita intorno a noi. Sempre. E ora dimmi:
cosa vedi su quel muro? indicando la parete difronte a lui.
Niente. Un crocefisso, per il resto un muro bianco.
Ma come, non ci vedi? C vita disse sospirando,
deluso. E leggendo incredulit nei suoi occhi, aggiunse:
Ora te la vado a prendere.
Luomo sul letto si gir ridendo dallaltra parte
come per non esser visto, come per dire chiaramente
che la vita non si prende e di certo non la si pu dare.
qualcosa di astratto e luomo pu solo
metter su una nuvola di pensieri, intangibile come la vita.
Dopo aver preso qualcosa dal muro con la punta delle dita,
avvicin la mano alluomo incredulo e disse:
Non sempre ha la forma che ci aspettavamo, per.
Che forma pensi abbia questa?
Luomo ancora pi incredulo di prima afferm
che la vita non aveva una forma e che, se ne avesse avuta una,
non la si potrebbe certo tener stretta in pugno della mano,
almeno non in quella umana.
E invece s dichiar a sua volta luomo col braccio teso,
apprendo il pugno come fosse una rosa, da cui sbocci un ragno.
Laltro, a quella vista, rise ammettendo di essersi sbagliato.
64

Vedi? A lui non importa se fa schifo,


anche se sono in molti che si metterebbero a urlare, ora.
Lui se la tiene stretta la sua vita,
proprio come tu pensavi stessi facendo io,
prima di svelartelo sciogliendo il pugno. Fece una pausa,
dando allaltro il tempo di elaborare la cosa, prima di proseguire.
A lui non importa affatto di essere piccolo o quattrocchi,
o di avere sei od otto gambe. Sorrise come a un bambino,
prima di proseguire ancora. La vita dappertutto. Sempre.
Lunico mai siamo noi a non accorgercene puntualmente.
Luomo sul letto, sinceramente pentito dei suoi pensieri,
se ne convince per davvero e chiede scusa alla vita,
promettendole di viverla sempre e pienamente.
Dopo un lungo silenzio, lentamente spirarono i sorrisi di ognuno.
Luomo sul letto guard luomo del ragno, e disse: Quindi?
Quindi ama. E ama. E ama. E non smettere di amare.
Perci vivi. E vivi. E vivi. E non smettere di vivere.
Luomo sul letto non sicuro di aver capito e lo fa capire
col suo silenzio, guardando laltro come a dire:
E questo che vorrebbe significare?
E cos con tutto.
Basta scegliere la parola col significato a cui tieni di pi,
ripeterla tre volte e promettere di non smettere.
Tipo?
Credi. Mignolo.
E credi. Anulare.
E credi. Medio.
E non smettere di credere. Promessa.

65

p Apparire q

f
Non dovremmo elogiare questo nostro vestire
o criticare questi nostri capi fragranti,
cos evanescenti e cuciti dagli altri;
avidamente, costosamente, egoisticamente
o altruisticamente pagati a basso, medio, alto prezzo.
Lhai avuto in omaggio o lhai gratuitamente rubato?
Indossiamo le scarpe per non sporcarci i piedi.
Ha pure il suo verbo lazione: calzare. I guanti
perch inverno o per non sporcarci le mani:
il falegname per non scheggiarsi, il fabbro
per non bruciarsi o tagliarsi.
Si dice forse guantare?
E quello a una sola mano?
perch la pi freddolosa
e bisognosa di caldo affetto?
Il vestito che gran cosa!
Copre protegge riscalda, ci nasconde.
Che imbarazzo, una volgarit, che oscenit
la nudit: meglio coprirsi che la nostra sincerit!
Attenti: qualcuno potrebbe sapere, le ragazze capire,
i ragazzi vedere. Apparire, di questo che si tratta?

66

Non dovremmo giudicare: e qui mi posso pure fermare! No?

Che scarpa innovativa.


Che colore il cappotto.
Che cappello illuminante.
Ma tu dov? chiese il cieco.

67

p Nessuno q

f
Si voltato, come tutti prima o poi.
Si voltato e dietro non ha trovato nessuno.
Ha guardato avanti, ma niente. Non vedeva
nessunanima, nessun corpo;
neanche lombra di qualcuno da scoprire.
Ora guarda il presente, il nostro oggi:
neppure in questo si sente qualcuno.
Dice:
Viviamo una vita dopo laltra
perch ogni secondo che passa,
sono differenti vite che vanno via.
Ma in ogni secondo della mia,
morta e rimorta la stessa.
rimasto sempre lo stesso, purtroppo.
In ogni secondo ha vissuto la stessa vita.
Neanche in uno dei suoi secondi pi cari,
ha avuto la forza per cambiare, la forza
pi forte di essere diversi, desser s stessi:
non ha avuto il coraggio di vivere.
Non poteva n cambiare n morire:
non era nessuno e nessuno n muore n cambia.
Pu solo rinascere e dimenticare dessere gi nato.
68

Il silenzio di una
p
q
parola

f
La prima parola mamma, la seconda pap, la terza ciao.
Quando la vediamo, gridiamo: Mamma.
Quando lo vediamo, urliamo: Pap.
Quando li vediamo, soltanto diciamo: Ciao.
Mamma e pap lavorano molto e noi allora diciamo molto pi
Ciao.
Un giorno abbiamo visto piangere linsegnante a scuola.
Abbiamo detto Ciao, ma lo stesso continuava.
In un altro ancora, la mamma in lacrime sul nostro letto.
Abbiamo detto Mamma, ma non riuscivamo a fermarle.
In ogni giorno di risveglio, vediamo piangere qualcuno.
Allora preferiamo dormire e non studiare.
Allora preferiamo addormentarci per rivivere.
Allalba ci svegliano per andare a scuola e nuovamente vediamo
piangere,
ma stavolta, insieme alla nostra classe, vediamo piangere il
mondo.
Sopportiamo tutti i suoi pianti.
Diciamo, ormai gridiamo Ciao, ma nessuno smette.
69

Al solito ritorno dai pianti, vediamo piangere nostra mamma con


pap.
Diciamo, gridiamo mamma, pap, ma non smettevano,
non riuscivano neanche a fingere.
Un giorno ci svegliamo e decidiamo di piangere.
Ci dicevano Ciao, ma noi non smettevamo.
Ci dicevano: Tesoro! Cos successo?
Uno sconosciuto si avvicina; non dice nulla, soltanto ci abbraccia.
Ci regala il suo estraneo abbraccio e noi, senza volerlo,
fermiamo le nostre lacrime colme di dolore.
Allora?
Allora corriamo a casa, per abbracciare mamma e pap,
poi a scuola, ad abbracciare gli insegnanti e tutti i compagni:
non diciamo nulla, soltanto abbracciamo.
Tutti smettono e alcuni addirittura ringraziano.
Corriamo,
corriamo ancora per andare dallo sconosciuto, per ringraziarlo
dellinsegnamento. In lontananza lo vediamo piangere,
ma sotto sotto sorridere. Lo andiamo ad abbracciare,
ma tra le nostre braccia scompare.
Allora?
Allora ci ritroviamo soli, ad abbracciarci.

70

Se mi guardassi
p dritto negli occhi q

f
Se mi guardassi dritto negli occhi,
sapresti dirmi cosa vedi,
sapresti dirmi chi sono?
E se tu per un momento
mi dicessi s, se dicessi s,
se mi rivelassi chi vedi e chi sono,
potrei io crederti? Saprei io crederti
davvero?
E sarebbe follia crederti,
credere che sia vero?
Ma se invece fossi io a guardarmi,
se fossi invece io a guardare,
saprei dire chi vedo io e io chi sono?
E se anchio dicessi s, se anchio
sapessi dire chi vedo e chi sono,
la risposta sarebbe la stessa?
Davvero non muterebbe?

71

Ma a cosa servono gli occhi,


se non possiamo essere certi
di ci che vediamo? A cosa?
A cosa serve guardare, se tanto
n i miei n gli occhi altrui,
sapranno dirci chi siamo.

72

p Tutti q

f
Tutti vittime perch tutti colpevoli.
Non ci sono innocenti perch
non sappiamo esserlo e cos
siamo colpevoli anche di questo:
linnocenza solo unaltra colpa.
Colpevoli desser vittime
o vittime di colpevolezza.
Di qualcosa siamo tutti vittime,
di qualcosaltro i colpevoli,
qualcosaltro ancora, innocenti.
Tutti abbiamo gridato lo stesso Ahi.
Tutti abbiamo aggrovigliato lo stesso pugno.
Tutti abbiamo detto: Io non centro.
E tutti abbiamo taciuto linnocenza.

73

Chi ha capito
p
q
piange

f
Hanno inventato una macchina capace di tenerci in vita.
Ci tiene in vita quando lorgano che sostituisce si ferma.
Lhanno inventata ma non lhanno capita.
Molti lo sostituiscono prima che si fermi.
Non pi per tenerci in vita.
Pensiamo desser diventati immortali.
Pensiamo desser immuni al dolore e alla tristezza.
Immuni al dolore, pensiamo dessere felici.
Immuni alla tristezza, pensiamo di poter ridere.
Quanti battiti porti nel tuo petto?
Quanti ne puoi contare?
Quanti battiti posso sentire?
Quanti restano solo un rumore?
Quanti sono quelli che provi?
Lhanno inventata e pensano che ci terr in vita.
Labbiamo sostituito e pensiamo di non soffrir pi.
Siamo immuni al dolore, siamo immuni alla tristezza,
ma continuiamo a lacrimare, lacrimare perch non piangere.

74

Chi ha capito piange,


piange perch non pu pi amare,
piange perch non pu pi essere ricambiato.

75

p Il mio compito q

f
Il mio compito dire ci che voi non dite, ci che trascurate,
dimenticate
o volontariamente tralasciate in un discorso importante, frivolo,
interessante,
eloquentemente spiegato, ingenuamente trattato, confidenziale,
privato
o aperto a tutti. E non ha vera e propria importanza cosa io dica,
purch non ancor detta n stava sulla punta della lingua.
Devo dire ci che non dite, non avete detto e non stato ancora
detto.
Le date esatte e complete ignorate. I secondi e i terzi nomi
inventati.
La vera et. La bugia di aver mentito. Il dove di un fatto, il
quando errato.
Il secolo, lanno, il mese, il giorno; lora, il minuto, il secondo e il
nano.
Il mio compito questo e voglio dire ci che per caso, per
educazione
e pudore non dite e state nascondendo; quello che non si vede e
c;
della vita che si spenta, di quella che non dovrebbe, non subito.
76

Il mio compito semplice: dire ci che non dite. Mi basta


ascoltare l
dove vive il vostro silenzio. E poi, non ha importanza s vero
o veramente falso, purch qualcosa di possibile immaginazione.
Forse non qui, qui ancora lontano dallessere concreto,
ma dallaltra parte, un posto lontano, gi accaduto; ed vero.
Mentir se direte la verit. Sar sincero se sarete ipocriti.
Devo farlo importante.
Sicuramente qualcuno mi stimer allistante; c chi mi odier.
Mi disprezzerete mentre altri applaudiranno; mi fischierete
lanciando
pomodori insalata e uova mentre altri raccoglieranno cucineranno
e mangeranno con me, felici sullo stesso tavolo e in un unico
piatto,
con la stessa forchetta, il coltello, il cucchiaio e magari la stessa
tazza
per lo stesso t.
Sicuramente potr avere successo; forse troppo tardi, ma
comunque.
Forse sar gi passato e non far in tempo a congratularsi con me
la mia vita. E se fallir, fin da subito, pi tardi o quando non ci
sar,
comunque avr detto la mia e ci che devo. Inutilmente. E voi,
troppo bravi e corrotti, mi avete fermato,
avete occupato anche le sedie di chi mi avrebbe ascoltato.
Ma non importa! Racconter del grande furto, il miele rubato alle
api,

77

parler di chi non deve morire; indubbiamente dir ci che voi


non dite
e che non stato ancora detto.
Allora qualcuno si alzer, per dire che da oggi anche lui far lo
stesso.
Altri di voi si uniranno. Infine, tutti voi avrete il mio stesso
compito:
dire ci che non stato detto.
Qualcuno chieder:
Perch ascoltarti, allora?
Il mio compito dire ci che non dite e ci che non stato detto:
Dir ci che dicevate mentre dicevo ci che prima non dicevate
e ora dite!

78

p Bambini q

f
Vedi bambini correre per gli asfalti di questo mondo?
Bambini senza genitori, con una sconosciuta provenienza,
trovati soli, lasciati soli.
Bambini che parlano lingue straniere o che non parlano:
forse hanno un segreto da tacere, forse non sanno parlare.
Bambini con un faticoso presente messo in continuo dubbio,
senza un apparente passato e con un improbabile futuro.
Bambini che dello sguardo ne fanno la voce per chiedere aiuto,
in segreto.
Bambini traditi dalla loro stessa vita, circondati da misteri,
che devono ancora soffocarci di domande, che devono pur
cavarsela.
Bambini scomparsi innanzi ai nostri occhi, ma figuratamente
presenti
nei loro corpi, corpi non pi intatti, corpi picchiati, violati,
non rispettati dagli altri qua fuori, dalle nostre tranquille vite.
Corpi con allinterno le pareti graffiate,
graffiate dalla loro stessa anima che implora libert e pace.
Bambini che nonostante appaiano stranieri e lontani dalla nostra
cultura,
vivono, corrono, saltellano, saltano, giocano, immaginano,
inventano
come tutti i bambini di tutto il mondo.
79

Bambini innocenti.
Bambini.
Li vedi?
Bambini indaco o alieni, ora sono cresciuti e non sanno pi
aspettare
o meravigliarsi per ogni cosa, e nemmeno sanno pi esser
bambini.

80

Quando sei
p lultimo q

f
Quando sei lultimo uomo-omosessuale, non hai pi nessuno,
nessuno da amare, perch quelli che ami, non ti amano.
Proprio perch sei lultimo, non hai nessuno.
Quando sei lultimo uomo-trans, non hai pi nessuno,
nessuno a te simile, perch sei il solo e lunico con quellidea.
Proprio perch sei lultimo, non hai nessuno.
Quando sei lultimo uomo-nero, non hai pi nessuno,
nessun fratello, solo perch indossi una pi scura pelle.
Proprio perch sei lultimo, non hai nessuno.
Quando sei lultimo uomo-ebreo, non hai pi nessuno,
nessuno con cui credere, perch sei il solo e lunico della tua
fede.
Proprio perch sei lultimo, non hai nessuno.
Quando sei lultimo uomo-straniero, non hai pi nessuno,
nessun tuo paese, perch il tuo paese diventato il loro.
Proprio perch sei lultimo, non hai nessuno.
Quando sei lultimo uomo-diverso, non hai pi nessuno,
81

nessuno con cui parlare, perch non ti capisce pi nessuno.


Proprio perch sei lultimo, non hai nessuno.
Quando sei lultimo uomo-uomo, non hai pi nessuno,
nessuno da salvare, perch hai tutti contro.
Proprio perch sei lultimo, non hai nessuno.

Io? In questa storia non centro niente. Ma io sbaglio.


Voglio che mi ammazziate perch sono lultimo.
Ammazzatemi, fingete che sia lultimo omosessuale.
Ammazzatemi, fingete che sia lultimo trans.
Ammazzatemi, fingete che sia lultimo nero.
Ammazzatemi, fingete che sia lultimo ebreo.
Ammazzatemi, fingete che sia lultimo straniero.
Ammazzatemi, fingete che sia lultimo diverso.
Ammazzatemi, fingete che sia lultimo uomo.
Perch anche quando sei lultimo uomo-razzista, non hai pi
nessuno,
nessun esercito con cui perseguitare, perch non hai chi ti
appoggia.
Proprio perch sei lultimo, non hai nessuno.
Allora ti lasci ammazzare o ti ammazzi, ma in entrambi ti hanno
ammazzato.
Ammazzatemi, fingete che sia lultimo razzista.

82

p Niente q

f
Il nostro incompiuto vivere quotidiano
nel vuoto di giornate piene di noia,
di momenti dove restiamo fermi,
immobili,
dove sicuramente smettiamo di esistere,
non altro che la paradossale forza
che ci rimane, i resti di un energia passata.
Possiamo affaticarci, esaurire tutta la nostra vitalit:
un briciolo di forza e vitalit rimarr sempre, quel briciolo
che serve a nutrire linstancabile inerzia delle cose.
Il niente non mai s stesso: se c,
comunque il nostro motivo per agire.

83

p Il peso altrui q

f
Non si conosce il peso degli zaini altrui,
finch non li si indossano sulle proprie spalle,
come non si conosce quello dun masso scagliato,
finch non si fa bersaglio del proprio corpo.
A volte bisogna dimenticare dessere
e provare invece ad esserci.
Ma se anche i nostri zaini fossero della stessa marca
o provenissero dallo stesso negozio, al loro interno,
non staremmo portando la stessa massa di libri, come
se anche fossimo bersagli dello stesso scagliare di pietre
o di semplici parole, sulla nostra pelle o sul cuore,
non staremmo curando le stesse ferite.
Noi semplicemente saremmo,
loro, invece, pericolosamente ci sarebbero.

84

p Tutti partoriamo q

f
Tutti rimaniamo increduli alla storia delluomo incinto. Perch?
Tutti siamo incinti di qualcosa. Tutti ogni giorno partoriamo
parole,
componiamo frasi importanti o dei semplici silenzi come risposta.
Tutti salutiamo con lo stesso gesto della mano partorendo un
ciao.
Tutti partoriamo una lacrima dinnocenza o di semplice
commozione.
Allora perch, perch rimaniamo increduli?
Tutti abbiamo dato. Almeno una volta, tutti abbiamo dato.
Che siamo stati donne o uomini, tutti abbiamo partorito un figlio.
Quindi perch, perch rimaniamo increduli?
Loro hanno il limite del corpo o siamo noi a volerlo?
Smettiamo di credere dessere diversi, uno dallaltro cos lontani.
Smettiamo e un giorno potremmo scoprire dessere stati,
senza neppure aver saputo chi.

85

Ho alzato un
q
p
sasso

f
Ho alzato un sasso grande come la mia casa.
Ho alzato questo sasso e sotto ci viveva una famiglia dinsetti.
Mi sono sdraiato sullerba a guardarla agitarsi,
sconvolta a cercare il tetto della casa.
La loro casa come la mia, contandoli,
la famiglia grande quanto la mia.
Non so chi dei piccoli meglio mi raffigura, ma mi sento a casa.
Ho alzato il sasso, poi lo riposato e come prima,
non potevo vedere la loro pace e larmoniosa quotidianit
tornare a vivere, come il mio sconvolgimento si era trasformato
in una lieve e momentanea paranormalit della loro vita,
che improvvisamente era svanita.
E cos, osservo il cielo e penso:
Chi ha alzato il mio di tetto?
E soprattutto mi chiedo:
Perch sono il solo a cercarlo?

86

p Anima q

f
Corpo, mia prigione e mio rifugio,
ti prego parlami, ti prego ascoltami.
Ascolta ci che di pi caro ho da dirti.
I consigli che ti regalo e ti chiedo di seguire,
ci che io stesso per te ascolto:
delle voci angeliche che parlano.
Vivi senza pensare di poter morire. Ti prego,
tu che sei mortale e non ti consumi nelleterno,
non far fiamme delle tue azioni,
non essermi inferno dove poter bruciare;
perch avermi morta, peggio che morire.
Corpo?
Corpo, ti prego ascoltami.
Perdona te stesso e tutti i tuoi peccati:
loro sono per me macchie delebili.
Tienili nella memoria e perdonateli,
e mi avrai pulito la veste.

87

Cosa potresti fare


q
p
ogni volta

f
Se pensi a cosa potresti fare ogni volta,
niente avr pi un senso.
solo pensando a cosa vorresti fare,
che potresti fare qualcosa ogni volta.

88

p Speranza q

f
Neanche quando
lultimo petalo
del tuo pi
grande fiore
cade,
troppo tardi:
si pu sempre
ricominciare,
pu sempre
fiorire
una nuova rosa.

89

p Grazie q

f
Grazie per averci vissuto,
per essermi stato a fianco
anche quando non volevi.
Grazie per averci amato,
per amarci ancora,
per lamore futuro.
Grazie,
perch saperti a fianco
nel mio cuore,
averti accanto qui,
nel mondo reale.
Grazie per tutte le volte
in cui tu mi hai dato vita,
per avermene data una
ancora oggi e per avermi
dato un motivo per viverla.
Grazie, io ti ringrazio
per quellunica occasione
in cui tu non hai rinunciato
a starmi a fianco: la mia vita.

90

p Parole q

f
Per capire davvero
bisogna sentirsele
addosso,
per poi scoprire,
che le parole
sono proprio
come le persone: **
non si capiscono.

91

Ho ammirato
p lumanita q

f
Gli ultimi uomini rimasti sono gli animali
e tra questi, unici rimasti sono le bestie.
Noi prima eravamo animali,
poi siamo diventati uomini.
Chi siamo adesso?
Ci stiamo trasformando,
ma quello che stiamo diventando,
finisce con uno o con cosa?
Siamo un chi o un cosa?
Ho guardato in faccia un animale.
Ho guardato in faccia ogni animale.
Li ho guardati tutti. Ho guardato i loro occhi.
Ho guardato cosa cera dentro.
Ho guardato e ho ammirato:
non era nel riflesso la loro umanit.

92

p Ottimismo q

f
Come stai?
Io penso di star bene
anche quando sto male,
anche quando piango,
io penso di ridere.

93

Prima di chiudere gli


p
q
occhi

f
Il mondo pieno di gente,
gente che vive e gente che ha smesso di farlo,
tra cui, gente che ricomincia e gente che vuole farlo.
Questo mondo fatto di persone e le persone sono fatte
demozioni.
In tutti vive unanima ma non per tutti in eterno.
A volte ci abbandona lei, altre volte siamo noi a separarci.
quando ci separiamo che smettiamo di provare.
Molti partono per un altro mondo, un modo di sole anime.
Il mondo per cui partono lo stesso che abbiamo distrutto.
Il mondo per cui partono lanima che ne rimane.
C gente che mentre chiude gli occhi, pensa a cosa sta lasciando.
Mentre non pu pi vedere, pensa cosa ha lasciato, pensa se
baster.
Gente che sa chi e parla dicendoci la cura, prima che vengano le
ferite.
Gente che ci asciuga le lacrime, ridendo il dolore.
Gente che si preoccupa a tendere ancora la mano, che a tenere gli
occhi aperti.
C gente che ha chiuso i propri occhi per aprire i nostri.
94

p Ridendo q

f
Ridendo finiamo di piangere;
piangendo smettiamo di ridere:
questo lo sbaglio.
Ridendo finiamo di piangere;
piangendo dobbiamo continuare
a ridere.
ridendo che smettiamo di piangere.
ridendo che smettiamo di gridare.
ridendo che smettiamo di lamentarci.
Ridendo scopriamo il nostro sorriso.
Impariamo a ridere ridendo.
solo ridendo che continuiamo a vivere.
Solo ridendo, sempre ridendo.
ridendo che smettiamo di ridere.

95

p Detesto q

f
Detesto dover seguire la vuota direzione del vento
e dover aspettare il sole sotto un ponte notturno,
freddo e vuoto come il vento che non soffia pi
buoni odori, buone speranze.
Detesto camminare a vuoto, scalzo e senza pi passi.
Detesto sudare e non potermi poi lavare.
Detesto vedervi allegri, ingenui.
Mi passate accanto e non mi notate, e se mi vedete mi ignorate
e credete che tanto me la caver, che solo oggi che sono l,
sdraiato sul marciapiede, di fronte a un portone, avvolto di
cartone,
sotto le porte del cielo.
Non vi preoccupate,
perch ci pensano gli altri a darmi il pane e lacqua;
e gli altri non si preoccupano,
perch ci pensate voi a darmi i soldi per comprarmeli.
E cos non si preoccupa nessuno.
Camminate inconsapevoli del mio destino, che in parte tenete in
tasca:
l vi tenete la mia fortuna di ferro e di carta.

96

Detesto dovermi coprire per il freddo, tutto sporco,


unto di sudore, dovermi appiccicare alle coperte
e ingozzare i vestiti di giornali per mantenere il caldo.
Detesto coprirmi di fango o di sporchi lenzuoli impropri,
non lavati e impuri: con quali peccati mi sto coprendo?
Detesto non potermi comprare laccendino
per risparmiarmi qualche secondo di vita in pi.
Detesto scegliere
tra pane asciutto e acqua sporca,
tra sapone innocuo e scarpe vere:
datemi qualche spiccio in pi e avr tutte quattro.
Non ci guardate per non vederci,
noi vi guardiamo per essere visti.
Noi siamo un giudizio per lanima.
Noi tiriamo fuori il vero lato delle persone.
Noi vi guardiamo e preghiamo per voi,
per la cosa che tutti abbiamo in comune:
la Terra. Noi siamo il volto di Dio.
Detesto non potervi scrivere, non potermi leggere un libro;
leggere e viaggiare, leggere e rivivere, nello stesso tempo.
Detesto dover continuare a sopravvivere.
Detesto dormire e poter vivere solo nei sogni.
Detesto, detesto lamentarmi. Detesto, detesto detestare.
Detesto essere stanco, guardarvi camminare,
correre qua e l e non poter fare niente pi di questo.
Detesto sprecar inutilmente lacqua delle mie lacrime
per un mio stupido e inutile capriccio di dolore:
le uso per lavarmi le mani.
Detesto la mia vita, la nostra vita,
perch so di non essere il solo e questa
lunica cosa che non detesto: stare insieme.
97

Detesto il mio cuore, perch non regala pi amore.


Detesto lodio, perch lunica cosa che provo.
Voglio buttarlo.
Buttiamolo insieme e mettiamo la pace nel mondo!

Detesto. Detesto non poter spegnere la candela.


Ma non posso lamentarmi, perch, in fondo, io sono Dio.

98

Della Morte

99

p Ingredienti q

f
Ingrediente per una partita:
un pallone, un bambino e il suo pap.
Ingredienti per una torta:
la mamma e il suo bambino;
forse anche la nonna, per la ricetta segreta.
Ingrediente segreto per la felicit: amare.
Ingredienti per colazione, pranzo e cena:
cibi sazi, preparati con sprigionata passione.
Ingredienti per una passeggiata:
piedi riposati; minimo quattro.

Ingrediente per la vita:


aver capito tutto questo.
Ingrediente per la morte:
lasciarsi dietro le valigie.

100

p Lui era me q

f
Da appena nati non ci accorgiamo della misteriosa compagnia
nataci proprio a fianco. La ignoriamo perch invisibile e dato
che porta questo mantello, noi non la consideriamo. Iniziamo a
vivere e mentre facciamo le nostre prime scoperte, mentre per la
primissima volta gattoniamo, respirando tranquillamente, mentre
per lennesima volta pensiamo, forse gi buone idee o altruistiche
intenzioni, forse piccole cose o forse soltanto cose, ma mentre noi
facciamo e facendo stiamo diventando, non ci accorgiamo di lei,
la nostra compagnia. Non sentiamo questinvisibile presenza
assisterci. Non ci accorgiamo che forse stata sempre lei a
guidarci, a spingerci ogni volta.
Lentamente fatichiamo per i nostri primi passi, per le nostre
prime parole e lettere abbozzate su un foglio che conosciamo
appena. Lentamente facciamo e fatichiamo per i nostri primi
sogni, affinch si realizzino.
Crescendo impariamo che esistono le scelte e che queste possono
essere scelte sempre. A volte impariamo a essere responsabili,
altre volte preferiamo non esserlo credendo che sia questa la
libert. Cos, di proposito ci liberiamo delle responsabilit a noi
affidate. A volte gloriose responsabilit di cui in futuro vorremmo
ancora godere. Altre volte semplici responsabilit che saranno per
noi comuni doveri quotidiani. In futuro vorremmo averne ancora
a nostro carico ed essere visti, perch invece siamo forti e
sopportiamo il loro peso, che per quanto elevato possa essere, noi
101

ambiremmo a soccombere, a tenerlo alto sopra le nostre spalle, se


necessario, sopra le nostre teste. Crescendo ancora una volta ce
ne libereremo di proposito, sapendo di sbagliare, per rimanere
ancora una volta senza regole ed assaporare il divertimento del
vivere.
Lentamente siamo cresciuti, ma a noi appare stato soltanto ieri
dessere bambini e soltanto un po pi di ieri, non esserci affatto.
Abbiamo fatto le nostre scelte. Per alcune ci congratuliamo, per
altre ne stiamo affrontando ancora le conseguenze.
Ormai siamo cresciuti, ormai siamo grandi e per questo, ci
permesso di scegliere chi essere, ma non sempre chi vogliamo
essere. Forse per questo che stiamo ancora scegliendo.
Scegliendo tra lascoltarvi o lessere forti per essere ascoltati.
Ormai sono passati molti dei nostri passi pi pesanti e tutti, anche
i pi leggeri, li abbiamo passati insieme.
C chi si accorge, c chi ancora ignora, c chi muore senza
averci mai buttato il pensiero e ci sono io, che ho vissuto con lui
fin dallinizio e adesso non ne posso proprio pi. Dei suoi
pensieri, delle sue idee, dei suoi consigli, delle sue parole, a volte
piene, troppo spesso vuote. Dei suoi pianti, dei tormenti o
semplicemente, del suono della sua voce. S, vero e lui lo sa: io
non lo sopporto pi. Cos un giorno, guardando fuori dalla
finestra, ho capito come liberarmi di lui e mi sono buttato in un
maestoso tuffo pieno di coraggio ma anche di tanta debolezza.
Perch io, a differenza di altri, lho capito. Lui era me.

102

p Cancro q

f
Io a volte ti sento parlarmi.
Mi ricordi desistere e di non dimenticarlo.
Ti sento farmi male perch invece dimentico,
dimentico di averti.
Poi s, ricordo, ma voglio ancora dimenticare
e continuare a ridere.
Ti sento ridere e ogni volta spero non di me,
spero per qualcosa di cui io non riesca
a sentirne il suono o concepirne lidea.
Siamo vicini eppure cos lontani.
Troppo spesso, io ti sento ridere.
Sento la tua risata, lavverto come la fine dun dolore
che permane tenero e caldo.
Dolorosamente tenero o teneramente doloroso, non so.

Io ora ti sento ridere e non so come dirtelo, non so se


interromperti. Non so dirti:
Domani me ne andr per non esserci pi.
S. Domani me ne andr e non ci sar pi.

103

p Pregiudizio q

f
Il pregiudizio logora la mente
e questa, pezzo dopo pezzo,
inquina lanima.
Dapprima solo un puntino,
ma presto,
questa pregiudicata mente,
come di un dono,
come di un gesto
pregnante di nomina e onore,
veste di vergogna e dispiacere,
di odio e ancor pi di disprezzo
copre con stracci logori e sporchi,
linnocenza nuda e sincera.
Su noi si posa il pregiudizio pi grave.
Su noi abbiamo sbagliato tutti.
Noi non esiste:
esiste io ed esiste tu,
come esisti tu ed esisto io.
Esiste un voi per restare soli.
Esiste un lui per scaricare la colpa.
Esiste un tu per additare laccusa.
Esiste un io per smentirla.
104

Questa non unuguaglianza:


una sminuita similitudine.

Non detto che un sordo non possa ascoltare


e un cieco, vedere: un muto parler anche,
se noi vorremo ascoltare.
Il pregiudizio logora la mente
e questa, pezzo dopo pezzo,
inquina lanima e linquinata,
giorno dopo giorno, ci uccide.

105

pLorribile ineffabileq

f
Quando lorribile ti tocca
smetti di vivere:
non ne hai pi voglia.
Vorresti solo
uccidere, ucciderlo e ucciderli.
Poi forse morire o uccidere ancora,
ma comunque smetti di vivere.
E se sopravvivi,
con forza e sforzo,
incessantemente e senza pause,
attesa n sosta,
ti trascini pi in l del domani,
l dove riposa lavanti.
Senza n tregua n pace,
trascini il corpo con la speranza
che sotto la pelle,
ci siano ancora le ossa
e attorno a queste, la carne.
Con lineffabile speranza
che trascini con s
il cuore e il cuore,
tutti i battiti e le emozioni.
106

Che dietro gli occhi, qualcuno;


sotto al petto, un cuore nuovo;
dietro il cuore,
appena sotto ogni battito,
una vita nuova.
Quando lorribile ti tocca
smetti di vivere o sopravvivi
ma con dentro un morto.
Non tocchi pi nessuno
perch non tocchi anche a loro.
Che sia il corpo o lanima a morire,
comunque ci hai lasciato.

107

p Solo pioggia q

f
Si annuvolano i cieli nella tua mente,
gi piove e noi non possiamo pi uscire.
Guardi dalla finestra il terreno bagnato
e senti umide le tue guance.
Ti illudi che solo pioggia, ma da lass
sono le tue lacrime a cadere:
stai piangendo e tu credi che sia solo pioggia.

108

Fiori per la nostra


p
q
amicizia

f
Porto fiori freschi per la tomba della nostra amicizia.
Porto i pi freschi perch la nostra era la pi giovane.
Porto fiori freschi e forte, li stringo forte a me.
Prima di posarli li annuso e ricordo comera esser amici.
Ricordo
le ferite che curavamo in segreto,
i sorrisi che nascevano da uno sguardo,
le lacrime che lavavano i visi sporchi di fango,
le risate che ci facevamo dimenticandoci dei guai,
i ti voglio bene e a volte i ti amo che siamo riusciti a dirci,
i pianti e gli abbracci passati insieme, passati insieme a guarire.

Porto rose nere e ne poso una sullultimo ricordo che ho di te.


Lascio cadere una lacrima sullultimo addio. Sul sepolcro
della nostra amicizia poso i fiori freschi che porto.
Poso
due rose nere sui bei momenti,
tre sui pi avventurosi,
quattro sui pi belli;
109

sui pi dolorosi tengo un giardino,


perch ci hanno fatto crescere.
Porto fiori freschi sperando
che sulla tomba della nostra amicizia,
ci siano gi i tuoi.
Porto fiori freschi sperando
che qui ci sia tu e nel cestino
tengo sempre una rosa bianca,
per questa stupenda occasione.

110

p Vicino e lontano q

f
Quando siamo lontani,
il contatto maggiore
lo abbiamo
quando siamo vicini.
Quando siamo questo,
invece,
ovviamente lopposto:
meglio andarsene.

111

p Lultima farfalla q

f
Quando vedo la farfalla
la prendo,
gli strappo le magiche ali,
con un filo dacciaio
me le cucio addosso
e prendo il volo,
il primo volo,
il volo della disperazione.
Ora volo tra di voi,
ma non sono una farfalla:
porto le sue ali,
ma voglio il suo cuore.
Ora volo tra di voi,
ma non sono una farfalla:
porto i vostri cuori,
ma voglio volare insieme a voi.
Ora volo tra di voi,
ma ora voglio solo cadere.
Ora
sono lultimo a volare
e tra voi
lultimo a cadere.
112

p Suggerimento q

f
Rispondiamo solo sotto suggerimento.
E la vita una risposta non suggerita.
Sappiamo solo come morire.
Nessuno ha mai detto come vivere.
A chi sa la risposta diciamo:
Chi te lha suggerita?

113

p Ieri ti sognai q

f
Ieri ti ho sognato.
Ho sognato di starti a fianco
e guardandoti negli occhi,
ancora una volta
ti ho potuto amare.
Ieri mi sono buttata
e sono andata da te;
poi mi sono svegliata
e ho capito che mai
potrei lasciarti.
Tu sei nei suoi occhi,
sei il suo respiro,
il battito, il cuore e lamore.
Mi sono svegliata,
sono andata da nostro figlio
e mi sono addormentata.
Al risveglio ti ho avuto accanto
e cos ho saputo di non aver solo sognato.

114

Ieri ti sognai.
Sognai di starti ancora a fianco.
Sognai di essere sola e senza te.
Sognai noi, ma ora che sei morto,
lunico noi sei tu che sopravvivi in me e lui.

115

Il rimorso del
p fantasma q

f
Se tu potessi
ancora parlarmi,
ancora una volta
ti ascolterei,
ancora una volta
ti parlerei,
se tu potessi
ancora sentirmi.
Se tu potessi
ancora vedermi,
se solo potessi
ancora toccarmi,
almeno per una volta,
potermi riabbracciare,
allora capirei, capirei
che per niente al mondo
ti avrei lasciato.

116

Una notte un po piu


p
q
lunga

f
La morte solo una notte un po pi lunga delle altre,
non per laddormentato, ma per chi sveglio gli rimane accanto.
Questo non fa che pensare alla propria, a quando anche la sua,
sar lo stesso per qualcun altro.
E s, la morte degli altri per noi una notte un po pi lunga,
che svegli proviamo a rimanere accanto a chi gi dorme.
Proviamo a svegliarlo e dormendo, a stargli ancora a fianco,
a parlargli, ad abbracciarlo ancora; con una pacca sulla spalla,
a confortarlo, a dargli forza e dirgli: Andr tutto bene;
sapr sopravvivere.
Ma come per tutte le notti, anche questa passer e infatti passa:
sorge ancora una volta il sole, con lui si accende lalba e noi,
con un po il senso di colpa, continuiamo a vivere, ad andare
avanti,
per non trasformare le innocue notti altrui, in una notte un po pi
lunga.

117

p Mi fa male q

f
Mi fa male
bere e dissetarmi,
mangiare e saziarmi,
nutrirmi e non aver pi fame,
sentirmi forte e carico di energie,
vedere e capire, sentire e ignorare;
sempre, di continuo e allinfinito
costretto ad accettarlo, che bisogna farlo.
Mi fa male
questa vita; voglio smetterla, farla finita;
finalmente e per sempre, una volta e per tutte
voglio, perch mi fa male vivere, perch unica cura morire.
Mi fa male
continuare questo gioco; continuare a vivere; fingere e
sopravvivere.
Bene, invece,
voltarmi; non fermarmi, n pensare o ripensarci, quindi andare e
non tornare;
non vedervi; guardarvi e in voi vederci il dolore e il male che ho
generato;
leggervelo negli occhi in lacrime che sono e rimango la vostra
delusione pi grande.
118

p Il sarto q

f
Il sarto ha cucito ogni cosa
e per ogni cosa cucir ancora.
Il sarto ha cucito ogni corpo
e per ogni corpo cucir ancora.
Il sarto nato con un cestino pieno
di aghi e fili dogni colore e grandezza.
Il sarto ha cucito ogni animale
e per ogni animale cucir ancora.
Il sarto ha cucito ogni persona
e per ogni persona cucir ancora.
Siamo stati tutti cuciti dallago delle sue idee.
Il sarto ha cucito ogni vita
e per ogni vita cucir ancora.
Il sarto ha cucito ogni anima
e per ogni anima cucir ancora.
Per tutti ha gamme di colori,
addirittura per ogni caratteristica,
ha di tipi diversi e di infinite forme.
Per tutti mette da parte lago pi pregiato.
119

Per tutti tiene un filo fatto di spiragli di luce.


Per sempre e comunque, per tutti e chiunque,
cuce allinfinito per creare
cose, corpi, animali e persone;
regala ha tutti una vita e unanima.
E ci ha lasciato:
in ogni cosa, il pensiero;
in ogni corpo, lemozione;
in ogni animale, listinto;
in ogni persona, la ragione;
in ogni vita, lanima.

Sarto che mi hai creato, io ti ringrazio,


ma perch di carne mi hai cucito?

120

p Suicidio q

f
Tu mi hai sparato ma lhai dimenticato.
Tu mi hai sparato e anche da vicino.
Lhai dimenticato e come me,
sei morto con ancora la pistola in mano.

121

Il vecchio e il
p
q
giovane

f
Hai visto il giovane ormai vecchio
correre scalzo sullerba di questo campo?
Io lho visto.
Correva con unenergia infinita e allinfinito.
Correva come per la prima volta.
Correva.
Vedevo crescere la libert ad ogni suo passo.
Quando lho visto, cominciai a correre pure io,
per liberarmi ed essere libero.
Lhai visto, allora lhai visto? Non ricordi?
Eri con me quando lho visto. Hai corso anche tu.
Correvamo e insieme a noi, correva la libert.
Vecchio, te lo ricordi? disse il giovane.
Il vecchio e il giovane: chi dei due solo unombra?

122

La mamma di mio
p
q
fratello

f
Cosa dire di uno che non si pi svegliato?
Cosa dire di uno che si appena addormentato?
Cosa dire di quella persona incorniciata nelle foto?
L. Sola. Abbandonata. Immortalata in una vita che non c pi.
Felice. Triste. L. In quel momento che noi ora ricordiamo.
Oggi sorriderebbe? Sarebbe un buon giorno per farlo insieme?
E cosa dire invece delle mani? Vecchie e screpolate, magari.
Cosa dire della persona che invece sta ancora in piedi e in piedi,
in mezzo a tante foto di altre persone ancora in piedi, cerca,
con lo sguardo ma pi col cuore, la foto di chi lha abbandonata
prematuramente? Ora la tiene, ora la posa. Ma mai per sempre.
Se di notte capita che si svegli, si alza e va a prendere la foto.
Se la porta appresso e stringendola a s, si addormenta
chiedendosi:
Come ha fatto a non svegliarsi pi?

Cosa dire di uno che non si pi voluto svegliare?


Cosa dire di uno che si voluto addormentare?
123

Cosa dire di quella persona che ancora dorme?


L fuori. Magari comoda o scomoda. Non sa.
Sepolta. Sotto terra. Incastrata in una tomba.
Oggi uscirebbe? Sarebbe una bella giornata per farlo insieme?
E cosa dire invece dei piedi? Magari immobili e stanchi.
Cosa dire della persona che invece camminerebbe, se solo ne
avesse voglia?
Se di giorno capita che la sveglino, per poco che resta alzata.
Magari solo per quei due minuti per un caff che neanche
vorrebbe.
Magari solo per quei ultimi due minuti per un addio che invece
vorrebbe.
E quando torna con la foto in petto, si sdraia e cade in un sonno
pi profondo,
gli dice: Insegnami a non svegliarmi pi.

Cosa dire di uno che non si sta svegliando?


Cosa dire di uno che si sta addormentando?
Cosa dire di quella persona che dorme con una foto a fianco?
L. Sdraiata. Sola. Abbandonata. Con qualcuno e nessuno a
fianco.
Cogli occhi chiusi e asciutti e un sorriso bagnato di lacrime,
perch prima aveva pianto.
Oggi si sveglier? Fuori c il sole per farlo da sola?
E cosa dire invece del cuore? Ormai immobile e freddo.

124

Di lui. Quello in fotografia. Che oggi sorride, ma che quelloggi


passato.
Lui. Il suo cuore. Vorrebbe battere ancora? Magari per dirle di
svegliarsi.
E che la colazione la vorrebbe a letto.
Se di notte o di giorno, capita che sulla sua tomba piova, lui si
rallegra.
Si dice: Magari oggi resta a casa e senza dovermi dimenticare.
Mi vede andare sua una strada che non pu vedere.
Chiude gli occhi e mentre io no ci sono pi, mi viene a cercare.
Forse mi trova, ma non sicura di aver trovato me.
Forse non mi trova, ma sicura di non aver trovato me.
Forse invece, mi trova e non mi trova:
trova suo figlio, non trova me a farle compagnia.
E se ricapita che ogni tanto lei gli richieda come morire, torna.
Si sdraia a fianco a lei e chiedendole scusa, le dice:
Ha visto la mamma di mio fratello?

125

p La morte q

f
Dietro ogni passo, sta dietro ogni nostro passo.
Dietro ogni angolo, lei, la morte.
Ha un braccio, ha due gambe, ha gli occhi.
Ci vede, ci segue, ci ascolta e ignora.
Mai parla, mai si fa sentire,
mai ci viene a trovare, mai ad aiutare.
Mai nasce, mai cresce, mai muore.
Sempre uccide, che sembri
in anticipo, puntuale o in ritardo,
lo fa sempre puntualmente.
Un gomito, un braccio, due dita, due gambe;
un centimetro, un metro, una distanza;
sullaltro lato della strada;
affianco o proprio davanti a te;
sempre lei.
Sempre un passo avanti a te, sempre subito dietro.
Conduce sempre lei e noi arriviamo sempre l:
dove vuole lei.
Morire fa male e fa pi male pensarci,
ricordare, riflettere, scappare, evitare:
come se potessimo davvero sfuggirle.
Fa male pensare e per questo, solo per questo
126

inutile, patetico, insignificante particolare, noi


ci fermiamo, aspettiamo, le diamo retta e sbagliamo,
rallentiamo e ancora ci fermiamo, aspettiamo,
non ci muoviamo: smettiamo di vivere.
Nessun passo, pi nessun passo; non azzardiamo muoverci.
Diventiamo e restiamo facili prede, inutili cacciatori.
Morire pensare, il pensiero la vera morte.
Ci consuma il tempo e il tempo consuma la vita,
la prima e lultima, quella che viene e quella che verr.
Sta dietro ogni angolo, ma tu non pensarci. Procedi,
continua a vivere, a vedere, udire, annusare, assaporare,
a sentire la vita, proprio come se niente fosse:
Vedi, fa gi meno male!
Non ricordarti dei piccoli o grandi dolori.
Non tenerti la tristezza e ferite ancora aperte addosso.
No, non c niente di sbagliato nel ricordarsi la loro storia,
il come, il quando, il dove e il perch,
nel raccontarlo, nel riderci sopra.
C tutto di sbagliato, invece,
nel piangerci sopra, nel fermarsi,
nel legarsele come pesi al cuore,
nel lasciarle aperte,
nellimpedirgli di cicatrizzare, di passare,
nel fermarsi e decidere che fa troppo male,
che meglio andare che restare,
che inutile guarire, che forse meglio morire.
Lo vedi? Niente di sbagliato nel dimenticare.
Ti sei tagliato? Sei caduto? Ti hanno ucciso? morta? Passa...
solo passato e si sa che il passato non passa, passato.
127

Allora perch piangerci? Perch non riderci?


Ha toccato lei, toccher anche te.
Lei passata, tu passerai.
Loro sono passati, noi passeremo.
E quelli che verranno, quelli che nascono o sono appena nati?
Sta l, dietro langolo, dietro ogni nostro passo.
L, sotto la pelle, dietro gli occhi, dietro il cuore.
Sta l, qui e qua.
Sta l dove lhai pensata e qui dove stai dormendo.

128

p Vivo per condire q

f
Io vivo per condire laria e le strade,
i palazzi, i marciapiedi e le scale,
le stanze in cui entro, quelle da cui esco,
i grattaceli, lascensore e ogni piano,
ogni specchio su cui mi specchio,
ogni riflesso per cui rifletto,
il mattino, il buongiorno;
io vivo per condire a colazione,
pranzo e cena, e condisco
questo pomeriggio e questa sera,
e stanotte, lalba e il tramonto,
e si ricomincia, ancora e ancora
e condisco voi e me,
il mondo, la vita e latmosfera,
la loro, la vostra e la mia;
io condisco e vivo per condire.
Io sono, sono e resto,
il profumo che sentite,
la puzza che evitate,
gli odori che dimenticate,
quelli che ricordate e
quelli che ricordate ma ignorate.
Io sono, sono e resto,
solo e solo tutto questo.
129

Io vivo per condire.


un condimento Io,
e proprio come
le spezie, il sapore e lodore,
indifferente e insapore,
me ne vado, stavolta non torno,
io resto, resto qui con loro.

130

p Tacere q

f
Rumore, rumore. questo che mi serve:
smettere di sentire e di sentirmi.
Ma la mia voce parla sempre sopra tutti e per prima;
sempre pi forte, pi instancabile, pi vera:
udibile oramai da tutti. Sempre pi mia.
Rumore, rumore. Qualcosa, basta che copra:
copra gli amici, copra queste voci;
copra gli insegnanti, i bidelli e i compagni;
copra il suono delle labbra in movimento,
il masticare in mensa, il loro inutile parlare;
copra i loro consigli, il cosa devo fare;
copra i sorrisi, le lacrime e gli applausi;
copra i nomi, i cognomi e i soprannomi;
copra tutti, i miei e me.
Rumore?
La mia voce gi urla e copre tutto e tutti;
sempre sopra gli altri; schiaccia voi e me;
pi forte di ieri, pi vera di prima.
Alzo il volume della radio, della TV e del cielo;
premo quel pulsante l, al centro del cuore: Off.
Inutile: falso.
Abbasso la voce, apro le orecchie;
spalanco la finestra e ascolto il suono del mondo che gira.
131

Voglio che entri, che niente lo fermi.


Sento, ascolto e obbedisco: la voce non mia!
Avvicinati. Mi avvicino.
Ancora un po. Ancora un po.
Un po di pi. Un po di pi.
Tendi lorecchio fuori. Lo tendo fuori.
Ascolta. Ascolto.
Appiccicalo, premilo, schiaccialo pi che puoi contro il vetro!
Sento, ascolto e obbedisco: il silenzio mio.
questo che mi serve: tacere.

132

p Cicatrice q

f
suono di parola
che vana
tenta
la nostra bocca
di partorire.
la parola
che anche se pronunciata
non dice niente,
meno di un bisbiglio, forse,
suona come assente o muta.
Non ha orecchie
che la ascoltino
perch sola,
e sola significa
non esserci.
scia di movimento
che splendido
vorresti
vorresti,
quindi non puoi,
fare.
il movimento
che anche se danza
133

non trasmette niente,


meno di un brivido, forse,
appare come assente o in ritardo.
Non ha ritmo
che lo guidi
perch solo,
e solo significa
non esserci.
frammento di ricordo
che ineluttabile
non ci abbandona.
il ricordo
che anche se dimenticato,
non ci dimentica,
ci attende.
Pi lontano di dove siamo,
aspetta:
c il segno a ricordarlo,
intanto lui passato.

134

p Sognavo q

f
Sognavo di mettere piede nelle terre pi povere.
Sognavo di essere il primo ad arricchirle.
Sognavo di vederci rinascere la vita.
Sognavo di poter accarezzare i volti degli abitanti.
Sognavo di accarezzarli con un po damore.
Sognavo levoluzione, sognavo la globalizzazione.
Sognavo luguaglianza.
Sognavo dinsegnare a tutti come vivere, come rivivere.
Dinsegnargli ad amare ancora.
Dinsegnargli le emozioni.
Ogni strada.
Ogni gioco.
Ogni sogno.
Sognavo dinsegnargli a sognare.
Sognavo di poterlo fare, di essere in tanti.
Sognavo di avere amici per poter riuscire.
Sognavo di avere i soldi. Sognavo.
Di non dover pi sognare domani.

135

p Perdersi q

f
Non serve
perdersi
per essere
persi.
Basta che
voltandoti tu
non riconosca pi
la calligrafia
dei tuoi piedi.
Basta che
chiamandoti
per nome
tu smetta
di voltarti e
di riconoscerlo.
Non serve
perdersi
per essere
persi,
perch basta
non volersi
pi ritrovare.
136

Il cancro e la
p
q
morte

f
Un vero amico ti aiuta a far pace con gli altri:
non se ne approfitta per essere lunico. Lui,
se mai fosse il primo, unico resterebbe
soltanto per quel po che gli serve
per trovartene di altri da presentarti,
altri che ti aiuteranno a far pace
e che unici rimarranno, solo e quando,
per te in giro vagheranno moltiplicandosi.
Un vero amico ti aiuta a far pace con te stesso,
con tutti quelli con cui litighi di continuo
e quelli con cui hai litigato da tempo.
Ma pur sempre e anche vero che
un
vero amico solo uno ed di passaggio, mentre
il
vero amico sta gi nellarticolo e non per sempre,
per quanto vuoi.

137

Infatti il vero amico sa


quando restare e per quanto,
per quanto star via e quando tornare.
Il mio? Viene e va:
se ne va quando sto per morire,
viene quando sto troppo bene.
Il mio primo vero amico stato il cancro,
che fin da subito mi ha aiutato a far pace
con la morte, mia seconda vera amica
subito dopo il cancro.
Gli altri che avevo mi son diventati infermieri e badanti,
il cancro e la morte invece, loro s, mi son stati amici,
sinceri fin dallinizio e veri.

Ciao ai miei due ultimi veri amici, il cancro e la morte!

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