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INFERNO

CANTO I
A met della nostra esistenza terrena mi trovai a vagare in una buia foresta, nella condizione di chi ha
smarrito la via del retto vivere. Mi assai difficile descrivere questa selva inospitale, irta di ostacoli e
ardua da attraversare, che al solo pensarci risuscita in me lo sgomento. Il tormento che provoca di
poco inferiore allangoscia della morte; ma per giungere a parlare del bene incontratovi, dir prima delle
altre cose che in essa ho vedute. Ma, giunto alle pendici di un colle, dove terminava la selva che mi aveva
trafitto il cuore di angoscia, volsi lo sguardo in alto, e vidi i declivi presso la cima gi illuminati dai raggi
dellastro (il sole) che guida secondo verit ciascuno nel suo cammino. Allora la paura che, per tutta la
notte da me trascorsa in cos compassionevole affanno, mi aveva attanagliato nel profondo del cuore,
plac in parte la sua violenza, E con laspetto del naufrago che, appena raggiunta con affannoso respiro la
terraferma, si volge ad abbracciare con lo sguardo crucciato limmensit degli elementi scatenati, mi volsi
indietro, con lanimo ancora atterrito, a rimirare la impervia plaga da cui nessun essere vivente riusc mai
a venir fuori. Dopo aver riposato un poco il corpo stanco, ripresi ( senza interruzioni) la mia salita lungo il
pendio desolato, in modo che il piede fermo era sempre pi basso rispetto a quello in movimento. Ma,
giunto quasi allinizio della salita vera e propria, ecco apparirmi una lince snella e veloce, dal manto
chiazzato: essa non si allontanava dal mio cospetto, ma al contrario ostacolava a tal punto il mio
procedere, che pi di una volta fui sul punto di tornarmene indietro. Era lalba e il sole saliva in cielo nella
costellazione dellAriete, con la quale si era trovato in congiunzione allorch Iddio cre, imprimendo loro il
movimento, gli astri; per questa ragione erano per me auspicio di vittoria su quella belva dalla pelle
screziata lora mattutina e la primavera (la dolce stagione: il sole nel segno dellAriete appunto in
questa stagione), non tanto tuttavia da far si chio non restassi nuovamente atterrito allapparizione di un
leone. Questo sembrava venirmi incontro rabbioso e famelico, col capo eretto, e diffondeva intorno a s
tanto spavento che laria stessa sembrava rabbrividirne. E (oltre al leone) una lupa, nella cui macilenta
figura covavano brame insaziabili, e che gi molte genti aveva reso infelici, mi oppresse di tale
sbigottimento con il suo aspetto, che disperai di raggiungere la cima del colle. E come colui che, avido di
guadagni, quando arriva il momento che gli fa perdere ci che ha acquistato, si cruccia e si addolora nel
profondo del suo animo, tale mi rese la insaziabile lupa, che, dirigendosi verso di me, mi respingeva
nuovamente verso la selva, l dove il sole non penetra con i suoi raggi. Mentre stavo precipitando in
basso, mi apparve allimprovviso colui che, per essere stato a lungo silenzioso, sembrava ormai incapace
di far intendere la sua voce. Quando lo scorsi nella grande solitudine, implorai il suo aiuto: " Abbi piet di
me, chiunque tu sia, fantasma o uomo in carne ed ossa !" Mi rispose: " Non sono vivo, ma lo sono stato,
e i miei genitori furono entrambi lombardi, originari di Mantova. Vidi la luce mentre era ancora in vita
Giulio Cesare, bench troppo tardi (per esserne conosciuto e apprezzato), e vissi a Roma al tempo di
Ottaviano Augusto, principe di gran valore, in unet in cui vigeva il culto di divinit non vere e
ingannevoli. Fui poeta, e celebrai in versi le imprese di quel paladino della giustizia (Enea), figlio di
Anchise, che venne da Troia ( a stabilirsi in Italia ), dopo che la superba citt fu incendiata. Ma tu perch
vuoi ridiscendere a tanta pena, gi nella valle? Perch non ascendi invece il gaudioso colle, dispensatore
e origine di ogni perfetta letizia? " "Sei proprio tu " risposi reverente ed umile " il grande Virgilio, sorgente
copiosa dinesauribile poesia? O tu che onori e illumini chiunque coltivi larte del poetare, mi acquistino la
tua benevolenza lassidua consuetudine e il grande amore che mi ha spinto ad accostarmi alla tua opera.
Tu sei lo scrittore e il maestro che ha avuto su di me autorit indiscussa; sei lunico dal quale ho appreso
il bello scrivere che mi ha arrecato fama. Guarda la lupa che mi ha fatto tornare sui miei passi: chiedo il
tuo aiuto, famoso sapiente, poich essa mi fa tremare di paura in ogni fibra." Virgilio, reso pietoso dalle
mie lagrime: "Tu devi, se vuoi uscire da questo luogo impervio, seguire una altra strada: perch la belva,
per la quale tanto ti lamenti, ostacola il cammino a chiunque in essa si imbatte, perseguitandolo senza
tregua sino ad ucciderlo; e tanto perversa e malvagia la sua indole, che nulla pu placarne le smodate
cupidigie e, invece di saziarla. il cibo ne accresce gli appetiti. Numerosi sono gli animali ai quali si
accoppia, e il loro numero destinato a crescere, fino alla venuta ( in veste di liberatore) di un Veltro,
che la uccider crudelmente. N il potere n la ricchezza saranno il suo nutrimento, ma soltanto le qualit
della mente e dellanimo, e la sua nascita avverr tra poveri panni. Sar la salvezza di quella Italia, ora
umiliata, per la quale si immolarono in combattimento la giovinetta Camilla, Eurialo e Turno e Niso. Egli
dar la caccia alla lupa in ogni citt, fino a costringerla a tornarsene nella sua sede naturale, linferno, da
dove Lucifero, odio primigenio, la fece uscire. Perci penso e giudico che, per la tua salvezza, tu mi debba
seguire, e io sar tua guida, e ti condurr da qui nel luogo della pena eterna, dove udrai i disperati
lamenti dei malvagi, vedrai gli spiriti di coloro che, fin dalla pi remota antichit, soffrono per
linappellabile dannazione; e vedrai coloro che sono contenti di espiare le loro colpe nei tormenti
purificatori del purgatorio, certi di salire prima o poi al cielo. Se tu vorrai giungere fin lass, unanima pi
nobile di me ti accompagner: con lei ti lascer al momento del mio distacco; poich Dio, che lass
regna, non permette che qualcuno possa penetrare nella sua citt (tra i beati) senza essere stato in terra

sottomesso alla sua legge ( cio cristiano ). Dio in ogni luogo sovrano onnipotente e ha nel cielo la sua
sede; qui si trovano la sua citt e leccelso trono: felice colui che Dio sceglie perch risieda in cielo" Ed io:
" Poeta, ti chiedo in nome di quel Dio che non hai potuto conoscere, per la mia salvezza temporale ed
eterna di condurmi l dove ora hai detto, tanto che io possa vedere la porta del paradiso e le anime che
dici immerse in cos grandi pene" Virgilio s incammin, e io lo seguii.
CANTO II
Attraverso me si entra nella citt dolorosa, nel dolore che mai avr termine, tra le anime dannate. Dio,
mio eccelso creatore, fu mosso dalla giustizia: sono opera del Padre (la divina potestate), del Figlio (la
somma sapienza) e dello Spirito Santo ('I primo amore). Prima di me non fu creata nessuna cosa se non
eterna, e io durer fino alla fine dei tempi. Abbandonate, entrando, ogni speranza . Vidi questa sentenza
dal minaccioso significato. incisa in cima a una porta; per cui mi rivolsi a Virgilio: Maestro, ci che essa
dice per me terribile . Ed egli, da persona perspicace qual era: A questo punto occorre abbandonare
ogni esitazione; ogni forma di pusillanimit deve ora sparire. Siamo giunti dove ti dissi che avresti veduto
le anime doloranti che hanno perduto la speranza di vedere Dio . Ivi echeggiavano nell'aria senza luce
gemiti, pianti e acuti lamenti, tanto che (udendoli) per la prima volta ne piansi. Differenti lingue, orribili
pronunce, espressioni di dolore, esclamazioni di rabbia, grida acute e soffocate, miste al percuotersi delle
mani l'una contro l'altra creavano nell'aria buia, priva di tempo, una confusione eternamente vorticante,
cos come (rapida vortica) la sabbia quando soffia un vento turbinoso. E io che avevo la testa attanagliata
dall'orrore, esclamai: "Maestro, che significano queste grida? che gente questa, che appare cos
sopraffatta dal dolore ?" E Virgilio: "Questa infelice condizione propria delle anime spregevol di quelli
che vissero senza meritare n biasimo n lode. Sono mescolate alla malvagia schiera degli angeli che (in
occasione della rivolta di Lucifero) non si ribellarono n rimasero fedeli a Dio, ma fecero parte a s.
Perch il loro splendore non ne sia offuscato, i cieli li tengono lontani da s, n in s li accoglie la
voragine infernale, perch i colpevoli (gli angeli che parteggiarono per Lucifero) avrebbero di che vantarsi
rispetto ad essi " . Ed io: "Maestro, cosa riesce loro cos insopportabile, da farli prorompere in cos
disperati lamenti?" Rispose: "Te lo dir in pochissime parole. Costoro non possono sperare in un completo
annullamento del loro essere (cio nella morte dell'anima) e (d'altra parte) la loro vita senza scopo
tanto miserabile, da renderli invidiosi di qualsiasi altro destino. Il mondo non lascia sussistere alcun
ricordo di loro; Dio non li degna n della sua piet n di una sentenza di condanna non parliamo di loro,
ma osserva e va oltre ". E io, guardando con maggiore attenzione, scorsi un vessillo che girava correndo
cos velocemente, da sembrare incapace di una qualsiasi forma di quiete; e dietro ad esso avanzava una
tale moltitudine, quale mai avrei immaginato fosse stata annientata dalla morte. Dopo aver ravvisato
qualcuno nella folla, vidi e riconobbi l'anima di colui che per pusillanimit rifiut il trono papale (fece per
vilt il gran rifiuto). Compresi allora d'un tratto e fui sicuro che questa era la turba dei vili, sgraditi a Dio
non meno che ai suoi nemici (i diavoli). Questi miserabili, che vissero come se non fossero vivi (in quanto
non seppero affermare la loro personalit), erano nudi, continuamente punti da mosconi e da vespe che
si trovavano l. Esse rigavano il loro volto di sangue, che, misto a lagrime, era succhiato ai loro piedi da
vermi nauseabondi. E dopo aver spinto il mio sguardo pi in l, vidi sulla riva di un gran fiume una folla;
perci interpellai Virgilio: "Maestro, consentimi di apprendere chi sono queste genti, e quale consuetudine
le fa apparire cos ansiose di passare sull'altra riva, come intravedo attraverso la debole luce". Virgilio mi
rispose: Le cose ti saranno note (conte: conosciute) quando fermeremo i nostri passi presso il doloroso
fiume Acheronte . Allora, con gli occhi abbassati per la vergogna, temendo che il mio discorso gli
riuscisse fastidioso, cessai di parlare finch arrivammo al fiume. E (dopo essere qui giunti) ecco dirigersi
alla nostra volta, su un'imbarcazione, un vecchio, canuto (bianco per antico pelo), che gridava:
Sventura a voi, anime malvage ! Non illudetevi di poter pi vedere il cielo: vengo per traghettarvi
sull'altra riva nel buio eterno, nel fuoco e nel ghiaccio. E tu che, ancora in vita, ti trovi con loro,
allontanati dalla turba dei gi morti. Ma dopo aver visto che non me n'andavo, continu: Attraverso
vie e luoghi di imbarco diversi giungerai alla riva, che non questa, da dove sarai traghettato (per
passare): una barca pi leggiera ti dovr trasportare . E Virgilio gli disse: Non te n'avere a male, o
Caronte: si vuole cos l dove si pu fare tutto ci che si vuole ( la decisione divina presa nel cielo
Empireo, dove tutto ci che voluto pu avere immediata attuazione), e non chiedere altro . Da questo
istante si calmarono le gote ricoperte di fluente barba del traghettatore del buio fiume (livida palude:
livido , per antonomasia, il colore della morte), che aveva intorno agli occhi cerchi di fuoco. Ma quelle
anime, che erano affrante e inermi, trascolorarono e batterono i denti, non appena ebbero udite le crudeli
parole: maledicevano Dio e i loro genitori, il genere umano e il luogo e il tempo (in cui erano state
generate) e l'origine della loro stirpe e della loro nascita. Poi si adunarono tutte insieme, piangendo
dirottamente, sulla riva del fiume del male che aspetta tutti coloro che non temono Dio. II demonio
Caronte, con occhi fiammeggianti, facendo loro segni, le accoglie tutte (nella barca); percuote col remo
chiunque tarda (ad obbedirgli). Come in autunno le foglie si staccano l'una dopo l'altra (dal ramo), finch

questo vede sparsa a terra tutta la sua veste frondosa, allo stesso modo la corrotta progenie di Adamo si
precipita da quella riva, anima dopo anima, a un cenno (di Caronte), come il falco (auge!) al richiamo
(del falconiere). Avanzano cos sull'acqua buia, e prima che questa moltitudine sia sbarcata sulla riva
opposta, un'altra gi s'accalca nel punto d'imbarco. Figlio mio , spieg cortesemente Virgilio, tutti
coloro che muoiono in stato di peccato (nell'ira di Dio) si radunano qui (venendo) da ogni luogo della
terra: e sono (spiritualmente) disposti a varcare il fiume, poich la giustizia di Dio li stimola, in modo che
il timore (delle pene) si converte in loro nel desiderio (di affrontarle). Di qui non passano mai anime
virtuose: e perci, se Caronte si lamenta della tua presenza, puoi ben comprendere ormai quale
significato hanno le sue parole. Appena Virgilio ebbe finito di parlare, la terra buia trem con tanta
violenza, che il ricordo (la mente: la memoria) dello spavento provato m'inonda ancora di sudore. Dalla
terra bagnata dalle lagrime dei dannati usc un vento, che si convert in un lampo sanguigno il quale mi
fece perdere i sensi; e caddi come chi cede al sonno.
CANTO III
Attraverso me si entra nella citt dolorosa, nel dolore che mai avr termine, tra le anime dannate. Dio,
mio eccelso creatore, fu mosso dalla giustizia: sono opera del Padre (la divina potestate), del Figlio (la
somma sapienza) e dello Spirito Santo ('I primo amore). Prima di me non fu creata nessuna cosa se non
eterna, e io durer fino alla fine dei tempi. Abbandonate, entrando, ogni speranza . Vidi questa sentenza
dal minaccioso significato. incisa in cima a una porta; per cui mi rivolsi a Virgilio: Maestro, ci che essa
dice per me terribile . Ed egli, da persona perspicace qual era: A questo punto occorre abbandonare
ogni esitazione; ogni forma di pusillanimit deve ora sparire. Siamo giunti dove ti dissi che avresti veduto
le anime doloranti che hanno perduto la speranza di vedere Dio . Ivi echeggiavano nell'aria senza luce
gemiti, pianti e acuti lamenti, tanto che (udendoli) per la prima volta ne piansi. Differenti lingue, orribili
pronunce, espressioni di dolore, esclamazioni di rabbia, grida acute e soffocate, miste al percuotersi delle
mani l'una contro l'altra creavano nell'aria buia, priva di tempo, una confusione eternamente vorticante,
cos come (rapida vortica) la sabbia quando soffia un vento turbinoso. E io che avevo la testa attanagliata
dall'orrore, esclamai: "Maestro, che significano queste grida? che gente questa, che appare cos
sopraffatta dal dolore ?" E Virgilio: "Questa infelice condizione propria delle anime spregevol di quelli
che vissero senza meritare n biasimo n lode. Sono mescolate alla malvagia schiera degli angeli che (in
occasione della rivolta di Lucifero) non si ribellarono n rimasero fedeli a Dio, ma fecero parte a s.
Perch il loro splendore non ne sia offuscato, i cieli li tengono lontani da s, n in s li accoglie la
voragine infernale, perch i colpevoli (gli angeli che parteggiarono per Lucifero) avrebbero di che vantarsi
rispetto ad essi " . Ed io: "Maestro, cosa riesce loro cos insopportabile, da farli prorompere in cos
disperati lamenti?" Rispose: "Te lo dir in pochissime parole. Costoro non possono sperare in un completo
annullamento del loro essere (cio nella morte dell'anima) e (d'altra parte) la loro vita senza scopo
tanto miserabile, da renderli invidiosi di qualsiasi altro destino. Il mondo non lascia sussistere alcun
ricordo di loro; Dio non li degna n della sua piet n di una sentenza di condanna non parliamo di loro,
ma osserva e va oltre ". E io, guardando con maggiore attenzione, scorsi un vessillo che girava correndo
cos velocemente, da sembrare incapace di una qualsiasi forma di quiete; e dietro ad esso avanzava una
tale moltitudine, quale mai avrei immaginato fosse stata annientata dalla morte. Dopo aver ravvisato
qualcuno nella folla, vidi e riconobbi l'anima di colui che per pusillanimit rifiut il trono papale (fece per
vilt il gran rifiuto). Compresi allora d'un tratto e fui sicuro che questa era la turba dei vili, sgraditi a Dio
non meno che ai suoi nemici (i diavoli). Questi miserabili, che vissero come se non fossero vivi (in quanto
non seppero affermare la loro personalit), erano nudi, continuamente punti da mosconi e da vespe che
si trovavano l. Esse rigavano il loro volto di sangue, che, misto a lagrime, era succhiato ai loro piedi da
vermi nauseabondi. E dopo aver spinto il mio sguardo pi in l, vidi sulla riva di un gran fiume una folla;
perci interpellai Virgilio: "Maestro, consentimi di apprendere chi sono queste genti, e quale consuetudine
le fa apparire cos ansiose di passare sull'altra riva, come intravedo attraverso la debole luce". Virgilio mi
rispose: Le cose ti saranno note (conte: conosciute) quando fermeremo i nostri passi presso il doloroso
fiume Acheronte . Allora, con gli occhi abbassati per la vergogna, temendo che il mio discorso gli
riuscisse fastidioso, cessai di parlare finch arrivammo al fiume. E (dopo essere qui giunti) ecco dirigersi
alla nostra volta, su un'imbarcazione, un vecchio, canuto (bianco per antico pelo), che gridava:
Sventura a voi, anime malvage ! Non illudetevi di poter pi vedere il cielo: vengo per traghettarvi
sull'altra riva nel buio eterno, nel fuoco e nel ghiaccio. E tu che, ancora in vita, ti trovi con loro,
allontanati dalla turba dei gi morti. Ma dopo aver visto che non me n'andavo, continu: Attraverso
vie e luoghi di imbarco diversi giungerai alla riva, che non questa, da dove sarai traghettato (per
passare): una barca pi leggiera ti dovr trasportare . E Virgilio gli disse: Non te n'avere a male, o
Caronte: si vuole cos l dove si pu fare tutto ci che si vuole ( la decisione divina presa nel cielo
Empireo, dove tutto ci che voluto pu avere immediata attuazione), e non chiedere altro . Da questo
istante si calmarono le gote ricoperte di fluente barba del traghettatore del buio fiume (livida palude:

livido , per antonomasia, il colore della morte), che aveva intorno agli occhi cerchi di fuoco. Ma quelle
anime, che erano affrante e inermi, trascolorarono e batterono i denti, non appena ebbero udite le crudeli
parole: maledicevano Dio e i loro genitori, il genere umano e il luogo e il tempo (in cui erano state
generate) e l'origine della loro stirpe e della loro nascita. Poi si adunarono tutte insieme, piangendo
dirottamente, sulla riva del fiume del male che aspetta tutti coloro che non temono Dio. II demonio
Caronte, con occhi fiammeggianti, facendo loro segni, le accoglie tutte (nella barca); percuote col remo
chiunque tarda (ad obbedirgli). Come in autunno le foglie si staccano l'una dopo l'altra (dal ramo), finch
questo vede sparsa a terra tutta la sua veste frondosa, allo stesso modo la corrotta progenie di Adamo si
precipita da quella riva, anima dopo anima, a un cenno (di Caronte), come il falco (auge!) al richiamo
(del falconiere). Avanzano cos sull'acqua buia, e prima che questa moltitudine sia sbarcata sulla riva
opposta, un'altra gi s'accalca nel punto d'imbarco. Figlio mio , spieg cortesemente Virgilio, tutti
coloro che muoiono in stato di peccato (nell'ira di Dio) si radunano qui (venendo) da ogni luogo della
terra: e sono (spiritualmente) disposti a varcare il fiume, poich la giustizia di Dio li stimola, in modo che
il timore (delle pene) si converte in loro nel desiderio (di affrontarle). Di qui non passano mai anime
virtuose: e perci, se Caronte si lamenta della tua presenza, puoi ben comprendere ormai quale
significato hanno le sue parole. Appena Virgilio ebbe finito di parlare, la terra buia trem con tanta
violenza, che il ricordo (la mente: la memoria) dello spavento provato m'inonda ancora di sudore. Dalla
terra bagnata dalle lagrime dei dannati usc un vento, che si convert in un lampo sanguigno il quale mi
fece perdere i sensi; e caddi come chi cede al sonno.
CANTO IV
Un cupo tuono interruppe il profondo sonno nella mia testa, cos ripresi coscienza come una persona che
destata violentemente; allora, levatomi in piedi, volsi intorno gli occhi riposati, e guardai attentamente
per rendermi conto del luogo dove ero. Il fatto che mi trovai sul margine della profonda voragine del
dolore, che in s contiene il fragore di innumerevoli lamenti,(La voragine) era buia e profonda e fumosa
tanto che, per quanto tentassi di penetrarvi fino in fondo con lo sguardo, non riuscivo a distinguervi
nulla."Ora scendiamo quaggi nel mondo delle tenebre" cominci a dirmi Virgilio, che era impallidito, "io
andr per primo, e tu mi seguirai. "Ed io, che avevo notato il suo pallore, dissi: "Con quale animo potr
seguirti, se tu, che sempre mi infondi coraggio allorch sono preso dal timore, hai paura? " Ed egli: "La
tragica sorte dei dannati diffonde sul mio volto quel pallore che tu interpreti come un segno di paura.
Muoviamoci, poich il lungo cammino (che dobbiamo percorrere) ci costringe a non perdere tempo".
Dicendo questo si avvi e mi fece entrare nel primo cerchio che chiude tuttintorno il baratro. Qui, per
quel che si poteva arguire dalludito, non vi era altra manifestazione di dolore fuorch sospiri, che
facevano fremere latmosfera infernale. Sospiri, che l'aura etterna facevan tremare: questi " sospiri " si
contrappongono idealmente all'incomposto bestemmiare delle anime del canto precedente, e individuano
una nuova tonalit: elegiaca, non pi tragica. Ci avveniva a causa del dolore non provocato da tormenti
corporali che colpiva schiere, numerose e folte, di bambini e di donne e di uomini. l buon maestro mi
disse: "Non mi chiedi che sorta di anime sono queste che si offrono al tuo sguardo? Voglio dunque che tu
sappia, prima di procedere oltre, che non hanno commesso peccato; e se hanno meriti, questi non
bastano (a redimerli), perch furono privi del battesimo, che la parte essenziale della fede in cui tu
credi. E se vissero prima dellavvento del Cristianesimo, non adorarono nel modo dovuto Dio (come
invece avevano fatto i patriarchi dellAntico Testamento): e io stesso sono uno di loro. Per tale mancanza,
non per altra colpa, siamo esclusi dalla beatitudine, e siamo tormentati in questo soltanto, che viviamo
nel desiderio (di conseguire la visione beatifica di Dio) destinato a restare inappagato". Provai un grande
dolore nelludire queste parole, poich seppi che alti ingegni (gente di molto valore) si trovavano in una
condizione intermedia fra la disperazione dei dannati e la felicit dei beati in quellorlo estremo (della
voragine infernale). Desiderando avere da lui la conferma (per volere esser certo) delle verit di quella
fede che al di sopra di qualsiasi dubbio, gli chiesi: "Dimmi, maestro, dimmi, signore, usc mai di qui
alcuno, o per merito proprio o per merito altrui, per assurgere poi alla beatitudine?" Ed egli, che
comprese il significato nascosto delle mie parole, rispose: "Mi trovavo da poco in questa condizione,
quando vidi scendere quaggi un potente (Cristo), circonfuso dello splendore della sua divinit. Port via
di qui lanima di Adamo, il capostipite del genere umano (primo parente: primo genitore), quelle del figlio
di lui Abele e di No, quella del legislatore Mos, sempre sottomesso ai voleri di Dio; e inoltre port via il
patriarca Abramo e il re Davide, Giacobbe (Isral) col padre Isacco e i suoi dodici figli e la moglie
Rachele, per ottenere la mano della quale tanto si adoper; e molti altri ancora, e li rese beati; e voglio
che tu sappia che, prima di loro, nessun altro era salito in paradiso" . Per il fatto che egli parlasse non
interrompevamo il nostro procedere, continuando ad aprirci un varco nella selva, nella selva, intendo,
costituita da un numero sterminato di anime vicinissime le une alle altre. Non avevamo ancora percorso
molta strada dal margine pi alto del cerchio, quando vidi una sorgente di luce che per mezzo cerchio
intorno a s dissipava le tenebre. Ci trovavamo ancora un poco lontani da questa sorgente di luce, non

tanto tuttavia, che io non potessi intuire che una schiera di anime degne di onore occupava quel posto.
"O tu che onori scienza e arte, chi sono costoro che hanno tanta dignit, che li distingue dalla condizione
degli altri? " E Virgilio a me: "La fama onorevole di cui godono nel mondo dei vivi, ottiene (per essi) un
particolare favore presso Dio che conferisce loro un tale privilegio. In quellistante fu da me udita una
voce: "Onorate il sublime poeta: la sua anima, che si era allontanata, torna fra noi ", Dopo che la voce si
arrest e ci fu silenzio, vidi venire verso di noi quattro ombre maestose: il loro aspetto non era n triste
n lieto. Virgilio prese a dire: " Guarda, quello che ha in mano la spada, e precede gli altri tre come un
sovrano. Omero, il sommo di tutti i poeti; dietro di lui viene Orazio, poeta satirico; Ovidio il terzo, e
lultimo Lucano. Poich ciascuno si accomuna a me nellappellativo di poeta pronunciato poco fa da uno di
loro (nel nome che son la voce sola), mi tributano onore, e fanno bene a tributarmelo ( perch in me
onorano la poesia )". Vidi cos adunarsi il bel gruppo guidato dal pi eccelso dei poeti epici, la cui poesia
si leva come aquila al di sopra di quella degli altri. Dopo aver parlato a lungo tra loro, si volsero a me con
un cenno di saluto; e Virgilio sorrise per questo segno di onore: e mi onorarono ancora di pi, poich mi
accolsero nel loro gruppo, in modo che diventai il sesto tra quei cos grandi sapienti, Procedemmo
insieme fino alla zona luminosa, trattando argomenti di cui (ora) opportuno tacere, non meno di quanto
fosse conveniente parlarne nel luogo ove allora mi trovavo. Giungemmo ai piedi di un maestoso castello,
circondato da sette ordini di alte mura, protetto tuttintorno da un leggiadro corso dacqua. Lo
attraversammo come se fosse stato di terra solida; penetrai con quei sapienti (nel castello) attraverso
sette porte: arrivammo in un prato verde e fresco. Ivi erano persone dagli sguardi pacati e dignitosi, di
grande autorit nel loro aspetto: scambiavano fra loro poche parole, con persuasiva dolcezza. Allora ci
portammo in uno degli angoli, in una radura, luminosa e sovrastante il terreno circostante, in modo che
(di qui) era possibile abbracciare con lo sguardo tutti gli spiriti (ivi raccolti). L dirimpetto a me, sul verde
compatto e brillante dellerba mi vennero indicati i grandi spiriti, ripensando alla vista dei quali sento
ancora il mio animo esultare. Vidi Elettra con molti dei suoi discendenti, fra i quali riconobbi Ettore ed
Enea, Giulio Cesare in armi e con occhi sfavillanti come quelli di un uccello rapace. Vidi Camilla e
Pentesilea; dal lato opposto, vidi il re Latino che sedeva accanto a sua figlia Lavinia. Vidi quel Bruto che
cacci Tarquinio, Lucrezia, Giulia, Marzia e Cornelia: e isolato, in disparte, vidi il Saladino. Dopo aver
sollevato un poco gli occhi (il gruppo dei filosofi e degli scienziati si trova pi in alto di quello degli uomini
dazione), vidi Aristotile, il maestro dei sapienti, seduto in mezzo ad altri filosofi. Tutti hanno gli occhi fissi
su di lui. tutti gli rendono onore: tra gli altri vidi Socrate e Platone, che, in posizione preminente rispetto
agli altri, sono a lui pi vicini; Democrito, che attribuisce al caso la formazione del mondo, Diogene,
Anassagora e Talete, Empedocle, Eraclito e Zenone; e vidi il sagace classificatore delle qualit (delle
erbe), intendo dire Dioscoride; e vidi Orfeo, Tullio Cicerone e Lino e Seneca, autore di scritti di morale;
Euclide geometra e Tolomeo, Ippocrate, Avicenna e Galeno, Averro, autore del grande commento. Non
posso riferire su tutti in modo esauriente, poich la lunghezza dellargomento (che devo trattare) mi
sollecita a tal punto, che spesso il mio racconto insufficiente rispetto al grande numero di eventi da
narrare. La schiera dei sei poeti diminuisce dividendosi in due gruppi: la mia saggia guida mi conduce per
un cammino diverso, fuori dellaria immobile (del castello), nellaria tremante (per i sospiri delle anime);
e giungo in un punto dove, non c traccia di luce.
CANTO V
Scesi dunque dal primo nel secondo cerchio, che contiene in s meno spazio (essendo la sua
circonferenza pi piccola), ma una pena tanto pi crudele, che spinge a lamentarsi. Ivi si trova Minosse in
atteggiamento terrificante, e ringhia: valuta, allingresso del cerchio, le colpe (dei peccatori); li giudica e
li destina (ai rispettivi luoghi di punizione) a seconda del numero di volte che attorciglia (la coda intorno
al proprio corpo). Voglio dire che quando lanima sciagurata si presenta al suo cospetto, rivela tutto di s;
e quel giudice dei peccati comprende quale parte dellinferno si addice ad essa; si avvolge con la coda
tante volte per quanti cerchi infernali vuole che venga precipitata in basso. Davanti a lui ve ne sono
sempre in gran numero: le une dopo le altre si sottopongono ciascuna al suo giudizio; si confessano e
ascoltano (la sentenza), e poi vengono travolte nellabisso. "O tu che giungi alla dimora del dolore", disse
Minosse a me quando si accorse della mia presenza, interrompendo lesercizio della sua cos alta
funzione, "considera attentamente il modo in cui stai per entrare (se hai cio i meriti necessari per
compiere incolume il viaggio nellinferno) e colui in cui riponi la tua fiducia (Virgilio non unanima
redenta): non lasciarti trarre in inganno dalla larghezza dellingresso!" E Virgilio di rimando: " Perch ti
affatichi a gridare ? Non ostacolare il suo viaggio predestinato: si vuole cos l dove si pu fare tutto ci
che si vuole, e non chiedere altro". A questo punto cominciano a farsi sentire le voci del dolore; ora sono
arrivato l dove molti pianti colpiscono il mio udito. Giunsi in un posto privo dogni chiarore, che
rumoreggia come un mare in tempesta, sotto la furia di venti contrari. La tempesta di questo cerchio
dellinferno, destinata a non avere mai tregua, trascina le anime con impeto travolgente: le tormenta
facendole vorticare (in tutti i sensi) e facendole cozzare (fra loro ). Quando giungono davanti alla rupe

franata, qui prorompono in grida, in pianto unanime, in lamenti; bestemmiano qui la potenza di Dio.
Compresi che a una siffatta pena sono condannati i lussuriosi, che sottomettono la ragione alla passione.
E come le ali portano nella stagione invernale gli stornelli, che si dispongono in gruppi ora diradati ora
compatti, cos da quel vento le anime perverse sono trascinate di qua, di l, in basso, in alto; mai
nessuna speranza, non solo di una cessazione temporanea, ma nemmeno di un castigo alleviato, loro di
conforto. E come le gru sono solite intonare i loro lamenti, quando solcano laria in lunghe file, cos vidi
avvicinarsi, emettendo gemiti, le anime portate dal turbine sopra menzionato: per questo dissi: " Chi
sono mai, maestro, quegli spiriti che il vento buio in tal modo punisce? " "La prima di quelle anime di cui
tu mi chiedi notizia" mi rispose allora Virgilio, "regn su molti popoli di lingua diversa. Fu a tal punto
dedita alla lussuria, che dichiar, sotto le sue leggi, permesso ci che a ciascuno piacesse, per cancellare
la riprovazione in cui era incorsa. E Semiramide, di cui le storie narrano che fu sposa di Nino, cui
succedette (sul trono): fu sovrana della regione che attualmente il sultano governa, Laltra Didone, che
si tolse la vita, per amore, e non rimase fedele al marito morto, Sicheo, e ce anche la lussuriosa
Cleopatra. Guarda Elena, a causa della quale trascorsero tanti anni luttuosi, e guarda il famoso Achille,
che alla fine ebbe per avversario amore. Guarda Paride, Tristano "; e mi indic pi di mille anime,
facendo i nomi di persone che amore strapp alla vita. Dopo aver ascoltato il mio maestro in quella lunga
rassegna di donne ed eroi dellantichit, fui colto da compassione, e fui sul punto di perdere i sensi. Presi
a dire: "Poeta, desidererei parlare con quei due che procedono uniti, e che sembrano opporre cos debole
resistenza al vento". E Virgilio: " Farai attenzione al momento in cui ci saranno pi vicini; e tu allora
pregali in nome di quellamore che li conduce, ed essi verranno. Non appena il vento li volse verso di noi,
dissi: "O anime tormentate, venite a parlarci, se qualcuno (Dio) non lo vieta ! " Come le colombe,
ubbidendo allimpulso amoroso, si dirigono nel cielo verso lamato nido, planando con le ali spiegate e
immobili, portate dal desiderio, cos esse uscirono dalla schiera delle anime di cui fa parte anche Didone,
venendo verso noi attraverso laria infernale, tanto efficace era stata la mia ardente preghiera. "O uomo
cortese e benevolo che attraverso laria buia vieni a trovare noi che (morendo) macchiammo il mondo col
nostro sangue. se il re del creato ci fosse amico, noi lo pregheremmo di darti serenit, dal momento che
provi compassione per il nostro atroce tormento. Ascolteremo e vi diremo quelle cose che vorrete dire e
ascoltare, per tutto il tempo che la bufera, come fa (adesso), attenuer la sua violenza, La citt dove
nacqui si stende sul litorale verso il quale discende il Po per trovare, coi suoi affluenti, quiete. Amore, che
rapidamente fa presa su un cuore nobile, si impadron di Paolo per la mia bellezza fisica, bellezza di cui
fui privata (quando venni uccisa); e lintensit di questo amore fu tale, che ancora ne sono sopraffatta.
Amore, che non permette che chi amato non ami a sua volta, mi sospinse con tanta forza a
innamorarmi della bellezza di Paolo, che, come ben puoi vedere (dal fatto che siamo uniti), ancora mi
lega a lui. Amore ci port a morire insieme: colui che ci ha tolto la vita atteso nel cerchio dei traditori
(la Caina la zona del nono cerchio destinata ai traditori dei parenti)." Queste parole ci vennero rivolte
da loro. Udite quelle anime travagliate, abbassai io sguardo, e lo tenni abbassato tanto a lungo, che alla
fine Virgilio mi chiese: "A cosa pensi? " Quando risposi, cominciai: "Ohim, quanti teneri pensieri, quanto
reciproco desiderio condusse Poi, rivolto a loro, parlai, e dissi: "Francesca, le tue sofferenze mi rendono
triste e pietoso fino alle lagrime. Per dimmi: quando la vostra passione si manifestava soltanto
attraverso dolci sospiri, con quale indizio e in che modo Amore permise che luno conoscesse i sentimenti
dellaltra, fino allora incerti d essere corrisposti ? " E Francesca "Nulla addolora maggiormente che
ripensare ai momenti di gioia quando si nel dolore; e di ci consapevole il tuo maestro. Ma se un cos
affettuoso interesse ti spinge a interrogarmi sul modo in cui si manifest per la prima volta il nostro
amore, far come chi parla tra le lagrime. Noi leggevamo un giorno, per svago, la storia di Lancillotto e
dellamore che simpadron di lui: eravamo soli e non avevamo nulla da temere. Pi volte quella lettura
fece incontrare i nostri sguardi, e ci fece impallidire; ma solo un passo ebbe ragione di ogni nostra
resistenza. Quando leggemmo come la bocca desiderata ( di Ginevra ) fu baciata da un cos nobile
innamorato, Paolo, che mai sar separato da me, mi baci, trepidante, la bocca. Galeotto fu il libro e chi
lo scrisse: quel giorno non proseguimmo oltre nella sua lettura". Mentre una delle due anime diceva
queste cose, laltra (Paolo) piangeva, cos che per la compassione perdetti i sensi non altrimenti che per
morte: e caddi come cade un corpo inanimato.
CANTO VI
Quando riprendo la conoscenza, che era rimasta in me offuscata alla vista del pianto doloroso di Paolo e
Francesca, pianto che mi aveva, per la tristezza, completamente sconvolto, vedo intorno a me nuove
pene e nuovi puniti, dovunque io vada, o mi rigiri, o volga lo sguardo. Mi trovo nel terzo cerchio, il
cerchio della pioggia destinata a non aver termine, tormentatrice, gelida e pesante; mai non cambia il
suo ritmo ne la materia di cui fatta. Grossi chicchi di grandine, acqua sudicia e neve cadono con
violenza attraverso l aria buia; la terra che accoglie tutto questo emana un fetido odore. Cerbero, belva
crudele e mostruosa, latra, a modo di cane, attraverso tre gole, incombendo sulle turbe che in

questacqua impura sono immerse. Ha gli occhi iniettati di sangue, la barba unta e nera, il ventre capace,
e le mani munite di artigli; graffia le anime dei peccatori, le scuoia e le squarta. Sul piano allegorico,
secondo gli antichi commentatori, gli occhi... vermigli stanno a significare l'avidit rabbiosa, la barba unta
la ributtante ingordigia, il ventre largo l'insaziabilit, le unghiate mani l'indole rapace. La pioggia li spinge
a lamentarsi in modo disumano: con uno dei fianchi proteggono laltro; gli infelici peccatori continuano a
rivoltarsi (cercando inutilmente di sottrarsi al tormento). Quando Cerbero, lorribile mostro, ci vide,
spalanc le bocche e ci mostr i denti; un fremito di rabbia lo agitava tutto. Virgilio tese le mani aperte,
afferr della terra, e, riempitosene i pugni, la gett nelle tre bramose gole. Come quello del cane che,
abbaiando, manifesta il suo desiderio, e si calma solo dopo aver addentato il cibo, poich tutto intento
nello sforzo di divorarlo, tale divenne il sozzo aspetto del triplice volto del diavolo Cerbero, che (coi suoi
latrati) stordisce i peccatori a tal punto, da far loro desiderare la sordit. (Camminando) calpestavamo le
ombre che la pioggia fastidiosa prostra, e mettevamo le piante dei nostri piedi sulla loro inconsistenza
materiale, che ha lapparenza di un corpo umano. Erano tutte distese per terra, ad eccezione di una che
si lev a sedere, non appena ci vide passarle davanti. "O tu che sei condotto per questo inferno", parl,
"vedi se sei in grado di riconoscermi: tu nascesti prima che io morissi." E io: "La pena che ti tormenta
forse ti allontana dalla mia memoria, cos che mi sembra di non averti mai veduto. Ma dimmi chi sei,
anima collocata in un posto cos doloroso ed assegnata ad un tale tormento, che, se pur ve ne sono di pi
grandi, nessuno altrettanto fastidioso". Ed egli "Firenze, che a tal punto colma di odio da non poterne
pi contenere, mi ebbe fra i suoi abitanti quando vivevo sulla terra. Voi concittadini mi chiamaste Ciacco:
per il peccato rovinoso della gola, come vedi, mi struggo sotto la pioggia. N io (qui) sono il solo spirito
infelice, poich tutti questi altri sono soggetti ai medesimi tormenti per la medesima colpa". E pi non
pronunci parola. Gli risposi: "Ciacco, il tuo dolore mi affligge tanto, da indurmi a piangere; ma dimmi, se
lo sai, a quali estremi si ridurranno gli abitanti della citt divisa in fazioni; se in essa si trova qualcuno che
sia giusto; e dimmi anche il motivo per cui tanta discordia ha cominciato a travagliarla". Ed egli: "Dopo
una lunga contesa si arriver a un fatto di sangue, e il partito degli uomini del contado (la parte
selvaggia: quella dei Cerchi, i Bianchi) mander in esilio gli esponenti del partito avversario (quello dei
Donati, i Neri) danneggiandoli gravemente. In seguito destino che il partito dei Bianchi soccomba prima
che siano trascorsi tre anni, e che il partito dei Neri abbia il sopravvento con laiuto di qualcuno che
attualmente si barcamena (fra le due opposte fazioni). Il partito dei Neri spadronegger a lungo. tenendo
sottomessa la fazione avversa con provvedimenti iniqui, per quanto questa si lamenti e si sdegni. I
cittadini giusti sono due, ma nessuno d loro ascolto: la superbia, linvidia e la brama di guadagni sono le
tre scintille che hanno appiccato il fuoco agli animi (aizzando i Fiorentini gli uni contro gli altri)". A questo
punto pose termine al suo discorso doloroso; e io: "Vorrei avere da te ancora altri schiarimenti, e vorrei
che tu mi facessi la grazia di continuare a parlare. Farinata e Tegghiaio, che furono cos degni di onore,
Jacopo Rusticucci, Arrigo e Mosca e gli altri cittadini che si adoperarono per il bene di Firenze, dimmi dove
si trovano e fa in modo che io apprenda qualcosa di loro; perch grande il desiderio che ho di sapere se
il paradiso d loro dolcezza, o linferno li amareggia". E Ciacco: "Si trovano tra i dannati pi colpevoli:
peccati diversi (da quello punito in questo cerchio) pesano su di loro in modo da tenerli nella parte bassa
dellinferno: se scenderai fin laggi, potrai vederli. Ma quando sarai tornato tra i vivi, ti prego di
richiamare il mio nome alla loro memoria: pi non parler n ti risponder". Allora stravolse gli occhi che
fino allora avevano guardato diritti davanti a se; per un attimo ancora mi guard, e poi abbass la testa:
piomb gi con essa allo stesso livello degli altri dannati (ciechi: in quanto privi della luce dellintelletto).
E Virgilio mi disse: "Pi non si alzer prima del suono delle trombe degli angeli, quando verr il giudice
nemico del reprobi (Cristo): ogni dannato rivedr ( allora ) il suo triste sepolcro, assumer nuovamente il
corpo e laspetto che aveva da vivo, ascolter la sentenza che decider la sua sorte per l eternit". La
solennit di questa rappresentazione del Giudizio Universale non trova riscontro che in alcuni dei pi
grandi capolavori delle arti figurative. Cosi, razionando un poco intorno alla vita doltretomba,
camminammo lentamente attraverso l immondo miscuglio fatto di ombre di peccatori e di acqua; e
pertanto mi rivolsi a Virgilio: " Maestro, queste pene aumenteranno o diminuiranno dintensit dopo Il
Giudizio Universale, o saranno dolorose come adesso? " E Virgilio: "Ripensa alla tua dottrina, secondo la
quale, quanto pi una cosa perfetta, tanto pi intensamente sente il piacere non meno del dolore.
Bench i dannati non possano mai conseguire la vera perfezione (che si ha solo quando luomo e vicino a
Dio), attendono di essere perfetti dopo il Giudizio pi che non prima". Percorremmo il cerchio secondo la
sua circonferenza, discorrendo assai di pi di quanto io non abbia qui riferito; giungemmo nel punto ove
da questo cerchio si scende nel successivo: ivi ci imbattemmo in Pluto, lorribile diavolo.
CANTO VII
"Pap Satn, pap Satn aleppe!" prese a gridare Pluto con voce rauca; e quel nobile saggio (Virgilio),
dalla sconfinata dottrina, per rincuorarmi cos mi parl: "Il tuo spavento non ti arrechi danno; infatti, per
quanto egli sia potente, non ci impedir di scendere (dal terzo al quarto cerchio) per questo dirupo.

Quindi, rivolto verso quel tumido volto, disse: "Taci, maledetto demonio: struggiti internamente per la
rabbia. Non senza motivo la nostra andata nella voragine infernale: cos si vuole nel cielo, l dove
larcangelo Michele pun l orgogliosa ribellione (di Lucifero e dei suoi seguaci)". Come le vele gonfiate dal
vento cadono (confusamente) avviluppate, se lalbero della nave si spezza, cos piomb a terra il mostro
malvagio. Scendemmo in tal modo nella quarta fossa, percorrendo un altro tratto della china dolorosa che
contiene tutto il male delluniverso. Ahim, giustizia di Dio! chi mai ammassa tanti inimmaginabili supplizi
e dolori, quanti io ne vidi? e perch lumana colpa a tal punto ci strazia ? Come (nello stretto di Messina)
presso Cariddi le onde (del mar Ionio) si infrangono cozzando contro quelle del mar Tirreno, cos
necessariamente avviene che qui le turbe ballino. Qui vidi una moltitudine pi numerosa che in altri
luoghi, la quale provenendo dalluno e dallaltro lato del cerchio rotolava pesi, spingendoli col petto ed
emettendo alti lamenti. (Incontrandosi) cozzavano gli uni contro gli altri; e poi, in quello stesso punto,
ognuno si volgeva indietro, rivoltando (anche il suo peso), e urlava: "Perch conservi? " e "Perch
sperperi ? " In tal maniera tornavano indietro attraverso il cerchio tenebroso da entrambe le direzioni fino
al punto diametralmente opposto, gridandosi di nuovo (anche) il loro ritornello ingiurioso; poi, una volta
qui arrivato, ciascuno tornava indietro, ripercorrendo il suo semicerchio fino allo scontro successivo. E io,
che mi sentivo quasi turbato, dissi: "Maestro, spiegami ora quale moltitudine questa, e se costoro che
sono alla nostra sinistra e hanno la tonsura, furono tutti ecclesiastici ". Ed egli: "Tutti quanti ebbero la
mente cos ottenebrata durante la vita in terra (la vita primaia: la prima vita), che non fecero alcuna
spesa misuratamente. Le loro parole lo dichiarano abbastanza esplicitamente, allorch giungono nei due
punti del cerchio dove i loro opposti peccati li separano. Questi, che portano la tonsura, furono
ecclesiastici, e papi e cardinali, nei quali lavarizia si manifest in modo eccessivo". E io: "Fra costoro,
maestro, dovrei certo riconoscere qualcuno che si macchi di queste colpe". E Virgilio: "Accogli nella tua
mente un pensiero assurdo: la dissennata vita che li rese turpi, li rende ora oscuri ad ogni tentativo di
riconoscerli. Per leternit accorreranno ai due punti per scontrarsi: gli uni risorgeranno dalla tomba coi
pugni chiusi, gli altri con i capelli recisi. Lo spendere e il risparmiare in misura smodata li ha privati del
paradiso, e condannati a questa mischia: per farti capire di qual genere essa sia, non c bisogno che io
ladorni di belle parole. Puoi ora vedere, figlio, quanto sia breve linganno dei beni che sono affidati alla
Fortuna, per i quali il genere umano si accapiglia; poich tutte le ricchezze che sono e furono sulla terra,
non potrebbero dar pace neppure a una sola di queste anime affaticate ". " Maestro ", dissi a Virgilio, "
spiegami ancora: questa Fortuna, di cui tu mi fai cenno, cos mai, per poter tenere cos tra i suoi artigli i
beni della terra? " E Virgilio: "O esseri stolti, quanto grande lignoranza che vi arreca danno! Voglio
dunque che tu accolga la mia spiegazione (come il bambino riceve in bocca il cibo ). Dio, la cui sapienza
oltrepassa ogni realt, cre i cieli e assegn a ciascuno di loro una guida in modo che ogni gerarchia
angelica trasmette la luce al suo cielo, distribuendola equamente: allo stesso modo prepose a tutte le
glorie del mondo una guida che le amministrasse tutte e che trasferisse a tempo debito i beni perituri da
un popolo allaltro e da una stirpe allaltra, senza che la previdenza degli uomini potesse a lei opporsi; per
questo una nazione domina, mentre unaltra si indebolisce, secondo la decisione da lei presa, decisione
che resta nascosta come il serpente nellerba. L accortezza degli uomini non pu contrastare con lei:
essa predispone, valuta (le opportunit), e svolge da regina il suo incarico come le intelligenze angeliche
svolgono il loro. I cambiamenti da essa causati si succedono senza sosta: il suo dovere verso Dio lobbliga
ad operare rapidamente; perci avviene spesso che qualcuno muti il proprio stato. Questa colei che
tanto avversata anche da coloro che dovrebbero elogiarla, laddove invece la biasimano ingiustamente e
la denigrano; ma essa se ne sta beata e non li ascolta: serena, insieme alle intelligenze angeliche,
governa il moto della sua sfera e gode della sua beatitudine. Ma tempo di scendere ormai verso un
dolore pi grande; gi ogni stella che, quando venni in tuo aiuto, saliva in cielo, tramonta e non ci
concesso un lungo indugio ". Attraversammo il cerchio fino al margine opposto, allaltezza di una
sorgente che ribolle e si riversa in un fossato che da essa deriva. Lacqua era pi nera che livida; e noi,
insieme alle onde torbide, scendemmo nel cerchio quinto attraverso un cammino malagevole. Questo
triste ruscello sfocia nella palude chiamata Stige, dopo essere sceso fino alla base dei crudeli e foschi
dirupi. Ed io, che ero intento a guardare, vidi in quella palude moltitudini imbrattate di fango, tutte nude,
con lespressione crucciata. Questi peccatori si colpivano lun laltro non solo con le mani, ma con la testa
e col petto e coi piedi, e si dilaniavano a pezzo a pezzo coi denti. Virgilio disse: "Figlio, puoi ora vedere gli
spiriti di coloro che furono sopraffatti dallira; e voglio che tu inoltre sappia che sotto il pelo dellacqua vi
sono dannati che sospirano, e fanno gorgogliare questacqua alla superficie, come puoi vedere, da
qualunque parte tu guardi. Immersi nella fanghiglia, dicono: "Fummo malinconici nellaria dolce allietata
dal sole, portando nel nostro animo la caligine dellaccidia: ora ci addoloriamo nella nera melma". Si
gorgogliano questo lamento (inno: qui in senso ironico) in gola, perch non lo possono pronunciare con
parole chiare e complete". Costeggiammo cos per lungo tratto la sozza palude, tenendoci tra il pendio
asciutto e la melma, con lo sguardo rivolto a coloro che ingurgitano fango: giungemmo alla fine alla base
duna torre.

CANTO VIII
Proseguendo il mio racconto, dico che, molto prima di giungere ai piedi dellalta torre, i nostri sguardi si
diressero verso la sua sommit attratti da due fiammelle che vedemmo apparire lass, e da unaltra che
rispondeva ai segnali da tanto lontano, che a stento il nostro sguardo poteva distinguerla. Allora mi rivolsi
a Virgilio, dicendo: " Che significato ha questo segnale? e quale risposta d quellaltra luce? e chi sono
quelli che lhanno accesa ? " E Virgilio di rimando: " Sullacqua melmosa puoi gi scorgere colui che
atteso (da chi ha fatto i segnali), se i vapori che lo stagno esala non lo celano ai tuoi occhi ". Nessuna
corda darco scocc mai una freccia che volasse nellaria con una velocit paragonabile a quella della
piccola imbarcazione che vidi in quellistante dirigersi sullacqua verso di noi, pilotata da un solo
nocchiero, che urlava: " Ti ho finalmente raggiunto, spirito malvagio! " " Flegis, Flegis, tu gridi
inutilmente contro di noi " ribatte il mio maestro, "a non ci avrai in tuo potere che il tempo necessario per
attraversare la palude fangosa." Come colui che apprende di essere stato gravemente ingannato, e allora
prova rammarico, cos divenne Flegis per lira che in lui si raccolse. Virgilio scese nella barca, e poi mi
fece scendere dopo di lui; soltanto quando anchio fui entrato, essa sembr carica (gli abitanti
delloltretomba, essendo esseri privi del corpo, non hanno peso). Non appena Virgilio e io fummo a bordo,
lantica (perch coeva dellinferno) barca cominci a fendere lacqua, immergendosi in essa pi
profondamente di quanto non faccia di solito, quando trasporta le anime. Mentre solcavamo limmobile
palude, mi si par davanti uno spirito coperto di fango, e disse: "Chi sei tu che arrivi anzitempo (prima
del termine stabilito, cio prima della morte ) ? " Ed io: " Se arrivo, non certo per rimanere; ma chi sei
tu, reso cosi sporco dal fango?" Rispose: "Vedi bene che sono uno di quelli che piangono (cio un
dannato) ". Ed io: " Restatene, anima maledetta, col pianto e col dolore; perch ti riconosco, anche se sei
tutto imbrattato di fango ". Allora allung verso la barca entrambe le mani (per rovesciarla o per colpire
Dante ); ma Virgilio pronto lo respinse, dicendogli: " Via di qui, vattene a stare con gli altri maledetti ! "
Poi mi abbraccio: mi baci in viso, e disse: "Anima fiera, sia benedetta colei che ti ha portato nel grembo!
Quello fu in vita un prepotente; nessuna azione buona abbellisce il ricordo che di s ha lasciato: per
questo la sua anima e qui in preda al furore. Quanti che si considerano adesso nel mondo persone di
grande importanza, qui staranno come porci nel fango, lasciando di s il ricordo di atti spregevoli ! " Ed
io: "Maestro, sarei molto desideroso, prima di uscire dalla palude, di vederlo immergere in questa
melma". E Virgilio: "Prima che tu possa vedere la riva, sarai appagato: giusto che tu goda del
soddisfacimento di questo tuo desiderio" . Poco dopo vidi gli iracondi fare di lui un tale scempio, che per
esso ancora glorifico e rendo grazie a Dio. Tutti insieme gridavano: " Addosso a Filippo Argenti! "; e il
rabbioso dannato fiorentino volgeva contro s stesso la propria ira, dilaniandosi coi denti. Lo
abbandonammo a questo punto, in condizioni tali, che non occorre aggiungere altre parole; ma ecco che
un suono doloroso colp il mio udito, per la qual cosa spalancai gli occhi guardando attentamente davanti
a me. In questo canto il linguaggio sempre teso e ricco di movimento drammatico; il presente storico
sbarro sottolinea la subitaneit della nuova impressione che il Poeta avverte. Virgilio mi disse: " Ormai,
figlio, si avvicina la citt chiamata Dite, coi suoi abitanti oppressi dal dolore, col grande esercito (dei
diavoli)". Ed io: " Maestro, distinguo gi chiaramente laggi nellavvallamento le sue torri, rosseggianti
come se fossero uscite dal fuoco". E Virgilio mi disse: "Il fuoco eterno che allinterno le arroventa, le fa
apparire rosse, come puoi vedere in questa parte bassa dellinferno ". Arrivammo infine dentro i profondi
fossati che difendono quella citt desolata: mi sembrava che le mura fossero di ferro. Non senza aver
prima fatto un ampio giro, giungemmo in un punto dove il nocchiero grid ad alta voce: " Uscite da qui
(dalla barca): ecco la porta (della citt di Dite) ". Vidi pi di mille diavoli a guardia delle porte, i quali con
stizza dicevano: " Chi e costui che ancora in vita visita il regno dei morti?". E il mio saggio maestro
accenn di voler parlare con loro in disparte. Allora frenarono un poco la loro grande ira, e dissero: "Vieni
soltanto tu, e vada via quello, che con tanto ardire e penetrato in questo regno. Ripercorra da solo il
cammino temerario (fatto fin qui): provi, se ne capace; perch tu, che gli hai fatto da guida in un paese
cos buio, resterai qui ". Immagina, lettore, quanto mi perdetti danimo nelludire queste parole
maledette, perch credetti di non poter mai pi tornare fra i vivi. " Mia amata guida, che innumerevoli
volte mi hai ridato coraggio e salvato dai grandi pericoli che mi si pararono contro, non mi abbandonare "
dissi " in questo stato di angoscia; e se non ci consentito di andare avanti, ripercorriamo subito insieme
il cammino che abbiamo fatto (per venire fin qui). " E Virgilio, che mi aveva condotto li, mi disse: "Non
aver paura; perch nessuno pu precluderci il passaggio: tanto potente colui dal quale voluto. Tu
attendimi qui, e conforta il tuo animo prostrato alimentandolo con lasperanza che non inganna, poich io
non ti abbandoner in questa parte bassa dell inferno (nel mondo basso)". Cos dicendo il mio padre
affettuoso se ne va, e qui mi lascia solo, e io resto nel dubbio, poich nella mia testa il timore combatte
con la speranza. Non potei udire quello che disse loro: ma egli non si trattenne a lungo l con essi, che
gi ciascuno dei diavoli gareggiava in velocit con gli altri nel tornare correndo dentro le mura. Quei
nostri nemici chiusero le porte davanti a Virgilio, che rest fuori, e torn verso di me con passi lenti.

Teneva gli occhi abbassati ed aveva unespressione sfiduciata, e diceva sospirando: "Da chi mai mi viene
impedito lingresso nelle sedi del dolore! ". E rivolto a me: "Anche se io mi cruccio, non perderti danimo,
perch vincer questa prova di forza, chiunque dentro le mura si adoperi per vietarci lingresso. Questa
loro presunzione non nuova: perch gi ladoperarono davanti a una porta meno interna, la quale si
trova ancor oggi spalancata. Sopra di essa hai veduto liscrizione che parla della morte eterna: e
varcatala gi scende per la china, passando di cerchio in cerchio senza guida o protezione, colui ad opera
del quale la citt ci sar aperta".
CANTO IX
Quel colore smorto che la paura aveva diffuso sul mio volto, quando avevo veduto Virgilio tornare
indietro, fece sparire pi presto il pallore che da poco era apparso sul suo. Si arrest attento come chi
cerca di percepire un suono; lo sguardo, infatti, non poteva portarlo a distinguere lontano attraverso
laria buia e la densa caligine. "Eppure dovremo vincere questa battaglia" prese a dire, "a meno che...
(ma no, non possibile). Tanto potente colei (Beatrice) che ci promise il suo aiuto: oh quanto mi
preoccupa il ritardo di qualcuno! " Mi accorsi facilmente come Virgilio cancellasse il senso delle prime
parole con quelle aggiunte in seguito, diverse dalle prime; ci nonostante il suo discorso mi diede timore,
poich io attribuivo alla frase non conclusa un significato forse peggiore di quello che aveva. "Nel fondo
della dolorosa voragine infernale avviene mai che discenda qualcuno del primo cerchio (il limbo), dove le
anime hanno come sola punizione la speranza (di vedere Dio) destinata a non realizzarsi mai ?" Feci
questa domanda; e Virgilio mi rispose: "Raramente avviene che qualcuno di noi faccia la strada che io sto
percorrendo. E bens vero che gi unaltra volta fui quaggi, richiamato dagli scongiuri di quella crudele
Eritone che faceva tornare le anime nei loro corpi, Da poco tempo il mio corpo era privo dellanima,
allorch costei mi fece entrare nella citt di Dite, per fare uscire unanima del cerchio dove e dannato
Giuda. Quello il posto pi basso e pi buio, e pi lontano dal cielo che imprime il movimento
alluniverso: conosco bene il cammino; perci rassicurati. Nella cosmologia della Commedia, il ciel che
tutto gira , rispetto alla terra, l'ultimo dei nove cieli fisici. E' chiamato Primo Mobile, perch da esso si
trasmette il movimento a tutto il creato. Lacquitrino da cui emana il grande fetore circonda tuttintorno la
citt dei dannati, nella quale non possiamo ormai entrare senza lotta. E disse altre cose, ma non le
ricordo; poich lo sguardo mi aveva tutto portato verso lalta torre dalla cima arroventata, dove
allimprovviso si erano levate tutte nel medesimo istante tre furie infernali imbrattate di sangue, che
avevano corpo e atteggiamentodi donna, e portavano annodati intorno al corpo serpenti dacqua
dintenso color verde; per capelli avevano serpentelli e serpenti muniti di corna, che ne cingevano le
spaventose teste, E Virgilio, che non aveva tardato a riconoscere le ancelle della regina (Proserpina)
dellinferno, mi disse: " Ecco le implacabili Erinni. Dalla parte sinistra Megera; quella piangente, a
destra, Aletto: nel mezzo c Tesifone"; ci detto, tacque. Ciascuna si lacerava il petto con le unghie; si
percuotevano con le mani aperte e urlavano cos forte, che per la paura mi strinsi a Virgilio. "Venga
Medusa: cosi lo faremo diventare di pietra" dicevano tutte quante guardando verso il basso: "fu male non
punire nella persona di Teseo l assalto (portato al regno delloltretomba). " "Voltati e tieni gli occhi
chiusi; poich se Medusa appare e tu la vedessi, non ti sarebbe pi possibile tornare sulla terra. " Cos
parl Virgilio; ed egli stesso mi fece voltare, e non si accontent che io mi coprissi gli occhi con le mie
mani, ma volle coprirmeli anche con le sue. O voi che avete le menti non ottenebrate, contemplate
linsegnamento che si nasconde sotto il velo dei versi misteriosi. E gi si stava avvicinando sulla superficie
fangosa della palude un rumore fragoroso e terrificante, che faceva tremare sia luna che laltra riva dello
Stige, non diverso da quello di un vento reso violento dal calore delle masse daria (che trova sul suo
cammino), il quale colpisce la foresta e senza che nulla possa trattenerlo spezza i rami, li scaglia a terra e
li trascina fuori (della selva); avanza imponente, in una nuvola di polvere, e causa la fuga dei greggi e dei
pastori. Virgilio mi liber gli occhi (che erano coperti dalle sue mani) e disse: "Dirigi adesso la forza del
tuo sguardo sulla superficie schiumosa dellantica palude, verso quella parte dove la nebbia pi
molesta". Come le rane allapparire della biscia, loro nemica, si disperdono tutte nel lacqua, fino ad
appiattirsi ognuna contro terra, cos vidi innumerevoli dannati darsi alla fuga allavvicinarsi di qualcuno
che attraversava camminando lo Stige senza bagnarsi neppure le piante dei piedi. Allontanava dal suo
viso la fitta nebbia, muovendo spesso davanti a s la mano sinistra; e sembrava infastidito soltanto da
questa preoccupazione. Compresi facilmente che era inviato dal cielo, e mi volsi a Virgilio; ed egli mi fece
intendere con un cenno che dovevo restare tranquillo ed inchinarmi davanti a lui. Ahi come mi sembrava
pieno di sdegno! Giunse alla porta (di Dite) e, toccandola con una piccola verga, la apr senza incontrare
alcun ostacolo. "O espulsi dal cielo, stirpe disprezzata", prese a dire sullo spaventoso limitare, " da dove
viene questa tracotanza che si raccoglie in voi? Perch vi opponete a quella volont (la volont di Dio) il
cui compimento non pu mai essere ostacolato, e che pi di una volta ha accresciuto il vostro dolore? A
che serve opporsi ai decreti divini ? Se ben ricordate, il vostro Cerbero, per questa ragione, ha tuttora
privi di pelo la parte inferiore del muso e il collo. " Poi torn indietro ripercorrendo il sozzo cammino, e

non ci rivolse neppure una parola, ma assunse laspetto di uno che assillato e stimolato da una
preoccupazione diversa da quella di colui che gli sta davanti; e noi ci incamminammo verso la citt,
rassicurati dopo le sante parole da lui dette. Entrammo in essa senza incontrare opposizioni; e io, che
desideravo osservare lo stato delle cose contenute dentro quelle mura fortificate, non appena entrato, mi
guardai dattorno; e vidi da ogni parte una grande pianura colma di dolore e di supplizi crudeli. Come ad
Arles, dove la corrente del Rodano (sfociando nel mare) si arresta, e come a Pola, presso il golfo del
Quarnaro che delimita lItalia e ne bagna i confini, le tombe rendono tutto il terreno vario, cos facevano
qui in qualsiasi punto, solo che la forma della sepoltura era pi angosciosa; poich fra i sepolcri erano
sparse fiamme, a causa delle quali erano tanto roventi, che nessunarte (di fabbro) chiede che il ferro lo
sia di pi. Le pietre tombali erano tutte sollevate, e uscivano dai sepolcri lamenti cos disperati, che
parevano davvero (lamenti) di infelici e di suppliziati. E io: "Maestro, quali sono quelle turbe che sepolte
dentro quelle tombe, si fanno udire attraverso i loro dolorosi gemiti ? " E Virgilio: "Qui si trovano i capi di
eresie con i loro seguaci, di ogni setta, e i sepolcri sono molto pi pieni di quanto tu creda. I seguaci di
una stessa eresia sono sepolti insieme, e i monumenti sepolcrali sono ora pi ora meno caldi". E dopo
essersi volto a destra, ci incamminammo fra il luogo dei supplizi e le alte mura.
CANTO X
Ora il mio maestro avanza per uno stretto sentiero, tra il muro che cinge la citt e i sepolcri roventi, e io
lo seguo. "O virt eccelsa (Virgilio), che mi conduci, come tu vuoi, attraverso i cerchi degli empi" presi a
dire, "parla ed esaudisci il mio desiderio. Sarebbe possibile vedere i peccatori che giacciono dentro le
tombe? tutti i coperchi, infatti, sono sollevati, e nessuno fa ad essi la guardia. " E Virgilio: "Tutte le tombe
saranno chiuse quando (nel giorno del Giudizio Universale) le anime torneranno qui dalla valle di Giosaft
insieme ai corpi che hanno lasciato in terra. In questa zona del cerchio hanno il loro luogo di sepoltura
Epicuro e i suoi adepti, i quali credono che lanima muoia insieme al corpo. Perci ben presto dentro
questo stesso cerchio sar data soddisfazione alla domanda che mi fai, e anche al desiderio che mi
nascondi ". E io: "Mia buona guida, io non ti tengo celato il mio animo se non per parlare poco, e tu
stesso mi hai indotto a ci non soltanto ora". "O Toscano che ancora in vita percorri la citt infuocata
parlando in modo cos decoroso, abbi la compiacenza di fermarti qui. Il tuo modo di parlare rivela che sei
nato in quella nobile terra alla quale forse arrecai troppo danno." Questa voce si lev allimprovviso da
uno dei sepolcri; mi avvicinai, intimorito, un po pi a Virgilio. Ed egli mi disse: "Voltati: che cosa fai? Ecco
l Farinata che si levato: lo vedrai interamente dalla cintola in su ". Io avevo gi fissato il mio sguardo
nel suo; ed egli stava eretto con il petto e con la fronte quasi avesse linferno in grande disprezzo. E le
mani incoraggianti e sollecite ti Virgilio mi sospinsero fra le tombe verso quel dannato, con questa
esortazione: "Le tue parole siano misurate". Non appena fui ai piedi della sua tomba, mi osserv un poco,
e poi, quasi sprezzante, mi chiese: "Chi furono i tuoi antenati ? " Io, che desideravo obbedire, non glieli
nascosi, ma tutti glieli indicai; per cui egli sollev un poco le ciglia, poi disse: "Furono acerrimi nemici
miei e dei miei avi e del mio partito, tanto che per due volte li debellai". " Se furono mandati in esilio,
tornarono da ogni luogo" gli risposi "sia la prima che la seconda volta; ma i vostri non impararono bene
larte del ritornare". A questo punto si lev dallapertura scoperchiata unombra accanto a quella di
Farinata, visibile dal mento in su: penso si fosse alzata sulle ginocchia. Guard intorno a me, come se
avesse desiderio di vedere se con me cera qualcun altro; e dopo che ebbe finito di dubitare, tra le
lagrime disse: "Se il tuo alto ingegno ti consente di attraversare la buia prigione infernale, dov mio
figlio? perch non con te? ". Ed io: "Non giungo per mio merito: Virgilio, che l mi aspetta, attraverso
questo luogo mi conduce, se riuscir a seguirlo, fino a colei (Beatrice, simbolo della fede) che il vostro
Guido ebbe in dispregio". Le sue parole e la qualit del supplizio mi avevano gi palesato il nome di
questo peccatore; perci la mia risposta fu tanto esauriente. Alzatosi di scatto in piedi grid: "Come hai
detto? egli ebbe? non vive pi? la dolce luce non colpisce pi i suoi occhi? " Quando si avvide di un certo
indugio che io facevo prima di rispondergli, cadde nuovamente indietro e non si mostr pi fuori. Ma il
magnanimo Farinata, a richiesta del quale mi ero fermato, non cambi espressione, n mosse il collo, n
chin il suo fianco; e proseguendo il discorso di prima, disse: " Se hanno male imparato l arte del
ritornare, ci mi procura un dolore pi grande di quanto non faccia la tomba in cui sto a giacere. Ma il
volto della donna che qui governa non si riaccender nemmeno cinquanta volte, che tu stesso
apprenderai quanto sia dura larte di ritornare in patria. E voglia il cielo che tu possa ritornare nel mondo
dei vivi, dimmi (per questo augurio che ti faccio): perch il popolo fiorentino cos spietato in ogni sua
legge contro quelli della mia famiglia? " Gli risposi: " La crudelissima strage che tinse del colore del
sangue il fiume Arbia, fa prendere tali decisioni nelle nostre assemblee ". Dopo aver sospirato e scosso la
testa, disse: " Non fui io solo a provocare questa strage n certamente senza un motivo mi sarei mosso
insieme agli altri esuli. Ma fui io solo, l dove fu da tutti tollerato che Firenze venisse rasa al suolo, colui
che la difesi apertamente " "Deh, possa aver pace un giorno la vostra discendenza " lo pregai,
"scioglietemi (in nome di questo augurio) quel dubbio che in questo cerchio ha confuso le mie idee.

Sembra che voi prevediate , se intendo bene, quello che il tempo porta con s (il futuro), ma per il
presente vi trovate in una condizione diversa. " " Noi vediamo " disse " come colui che ha la vista
difettosa, le cose che sono da noi lontane; di tanto ancora ci illumina Dio. Quando esse si avvicinano o
sono presenti, la nostra mente non ci di nessun aiuto; e se qualcun altro non ci porta notizie, non
sappiamo nulla del vostro stato sulla terra. Puoi pertanto capire come la nostra conoscenza sar del tutto
offuscata dal momento in cui (dopo il Giudizio Universale) la porta del futuro si chiuder. " Allora, come
punto dal rimorso per una colpa da me compiuta, parlai: " Ora direte dunque allombra che ricaduta
(nel sepolcro) che suo figlio ancora unito ai vivi; e riferitele che, se pocanzi tacqui invece di
risponderle, lo feci perch gi stavo pensando al dubbio che mi avete chiarito ". Ormai Virgilio mi stava
richiamando; perci con maggior sollecitudine pregai Farinata che mi facesse i nomi dei suoi compagni di
pena. Mi disse: " In questa parte del cerchio giaccio con moltissimi altri: qui dentro ci sono Federico Il, e
il Cardinale; e taccio dei rimanenti ". Poi si nascose (nel sepolcro); ed io mi diressi verso Virgilio,
riandando col pensiero a quella profezia che mi sembrava ostile. Egli sincammin; e poi, mentre
procedevamo, mi chese: " Perch sei cos turbato? " E io risposi alla sua domanda. "La tua memoria
serbi ci che di ostile ti stato predetto " mi ingiunse Virgilio. "Ed ora fa attenzione a queste parole " ed
alz lindice: " quando ti troverai in presenza della soave luce che si sprigiona da colei (Beatrice) che vede
tutte le cose, apprenderai da lei il corso della tua vita. " Poi si diresse verso sinstra: ci allontanammo dal
muro e procedemmo, verso la parte centrale del cerchio seguendo un sentiero che terminava in un
baratro il quale faceva giungere fin lass il suo puzzo nauseabondo.
CANTO XI
Sullorlo di un alto pendio, formato da grandi macigni spaccati disposti circolarmente, Giungemmo al di
sopra di una folla sottoposta a pi dolorosi tormenti; e qui per lo spaventoso insopportabile fetore che
esala il basso inferno, cercammo riparo dietro il coperchio di una grande tomba, sul quale vidi la seguente
iscrizione: " Custodisco papa Anastasio, che Fotino allontan dalla giusta strada ". "Occorre che la nostra
discesa sia ritardata, in modo che prima il nostro olfatto si abitui un poco alla pestifera esalazione; dopo
non dovremo pi prendere, riguardo ad essa, alcuna precauzione." Cos parl Virgilio; e io gli dissi:
"Trova un compenso (alla nostra sosta), in modo che il tempo non scorra inutilmente ". E Virgilio: " E
proprio ci a cui sto pensando". "Figliolo, allinterno di questa riva pietrosa" prese poi a dire "si trovano
tre cerchi piccoli, (rispetto ai precedenti), digradanti come quelli dai quali sei uscito. Sono tutti pieni di
anime dannate; ma perch poi ti sia sufficiente soltanto vederle (senza pi bisogno di spiegazioni), odi in
che modo e per quale motivo si trovano in essi stipate. Lo scopo di ogni cattiva azione, che suscita ira in
cielo, la violazione di un diritto, ed ogni scopo di questo genere (ogni ingiuria) offende qualcuno o con
la violenza o con la frode. Ma poich la frode malvagit propria delluomo, essa spiace maggiormente a
Dio; perci i fraudolenti stanno in basso e sono sottoposti a tormenti maggiori. Il primo dei tre cerchi
interamente occupato dai violenti; ma poich si compie violenza contro tre specie di persone, esso stato
costruito e suddiviso in tre zone concentriche. Si pu usar violenza contro Dio, se stessi, il prossimo, e
precisamente tanto contro loro personalmente quanto contro le cose che loro appartengono, come ti sar
spiegato attraverso un ragionamento pi chiaro. Al prossimo si possono infliggere morte violenta e
dolorose ferite, e ai suoi beni distruzioni, incendi ed estorsioni dannose; perci il primo girone punisce,
divisi in gruppi (per diverse schiere), tutti quanti gli omicidi e chiunque colpevolmente ferisce, i
saccheggiatori e i ladroni. Si pu usar violenza contro se stessi e contro i propri averi; e perci giusto
che nel secondo girone si penta inutilmente chiunque priva se stesso della vita, dilapida al gioco e
sperpera le sue ricchezze, e (quindi) piange l dove avrebbe dovuto essere lieto. Si pu usare violenza
contro Dio, rinnegandolo in cuore e apertamente bestemmiandolo, e recando oltraggio alla sua bont
nella natura; perci il girone pi piccolo segna del suo marchio sia Sodoma sia Cahors, sia colui che parla
disprezzando Dio nel suo animo (il bestemmiatore). Significativa in proposito la seguente frase del
Boccaccio: "Come l'uomo dice d alcuno - egli Caorsino - come s'intende ch'egli sia usuraio". La frode,
che offende ogni coscienza, pu essere usata tanto contro colui che si fida quanto contro colui che non ha
fiducia. Questo secondo tipo di frode sembra distruggere soltanto il vincolo damore creato (tra gli
uomini) dalla natura; perci nel secondo cerchio (della citt di Dite, ottavo di tutto linferno) sono raccolti
i peccati di ipocrisia, adulazione e magia, falsificazione, latrocinio e simonia, seduzione, baratteria e colpe
ugualmente immonde. Laltro tipo di frode fa dimenticare sia il vincolo dellamore naturale, sia quello che
ad esso si aggiunge in seguito, dal quale nasce la fiducia specifica; perci,nel cerchio pi piccolo, dove si
trova il punto delluniverso occupato da Lucifero (Dite), chiunque tradisce dilaniato da tormenti eterni. "
Ed io: " Maestro, il tuo ragionamento si svolge con grande chiarezza, e descrive assai bene questo abisso
e le genti in esso contenute. Ma spiegami: quelli della palude melmosa, quelli travolti dal vento, e quelli
che la pioggia percuote, e quegli altri che, incontrandosi, cos aspramente si insultano, perch non sono
puniti dentro la citt arroventata, se Dio li ha in odio? e se non li ha, perch si trovano in tali condizioni ?
" Non ti ricordi delle parole con le quali IEtica, libro a te familiare, tratta a fondo le tre inclinazioni che

Dio disapprova, lincontinenza, la malizia e la sfrenata bestialit? e di come lincontinenza offenda meno
Dio, e attiri su di s una condanna minore? Se tu riesamini attentamente questa affermazione, e ricordi
chi sono coloro che vengono puniti nella parte alta dellinferno, fuori della citt di Dite, "O luce che come
sole liberi la vista (dellintelletto) da ogni offuscamento, mi riempi di tanta gioia quando sciogli i miei
dubbi, che il dubitare non mi meno gradito del sapere. Torna ancora un po indietro " dissi, " nel punto
in cui dici che lusura oltraggia la bont di Dio, e chiarisci questa difficolt. " "A colui che sa capirla " disse
" la filosofia dimostra e non in un solo punto, come la natura prende origine dalla mente e dallopera di
Dio; e se tu leggi attentamente la Fisica (di Aristotile), a te ben familiare, troverai, dopo non molte
pagine, che loperato umano imita, per quanto pu, la natura, come lalunno imita il maestro; tanto che il
vostro operare quasi nipote di Dio. Se tu richiami alla tua memoria linizio del libro della Genesi, vedrai
che dalla natura e dallarte che gli uomini devono trarre i mezzi per vivere e migliorare le proprie
condizioni; e poich lusuraio segue un altro cammino, offende la natura in se stessa e nella sua
imitatrice, affidando ad altro la sua speranza. Ma tempo ormai che tu mi venga dietro, poich ritengo
che dobbiamo incamminarci; la costellazione dei Pesci (che precede di tre ore lapparizione dellalba),
infatti, sale scintillando sopra lorizzonte e quella dellOrsa Maggiore si trova esattamente nella direzione
del vento Cauro, e si discende il dirupo assai pi in l."
CANTO IXX
Il luogo in cui giungemmo per scendere lungo il dirupo era scosceso e, per di pi a causa di ci che in
esso si trovava (il Minotauro), tale, che ogni sguardo lo avrebbe evitato. Quale la frana che a valle di
Trento colp in una delle sue rive lAdige, o a causa di un terremoto o per lerosione del terreno
sottostante, in modo che il pendio dalla vetta della montagna, dalla quale la frana si stacc, alla pianura
cos inclinato, da offrire una via di discesa a chi si trovasse in alto, tale era la discesa di quel burrone; e
nella parte superiore della Costa franata giaceva distesa la vergogna, dei Cretesi che fu concepita nella
finta vacca; e quando ci vide, morse se stesso, come colui che sopraffatto internamente dallira. Il mio
saggio maestro gli si rivolse gridando: " Pensi forse di trovarti in presenza del signore dAtene, che sulla
terra ti diede la morte? Allontanati, bestia: costui non giunge infatti guidato da tua sorella, ma si reca a
vedere i vostri tormenti". Come fa il toro che si scioglie dai nodi che lo legano nellistante in cui,
mortalmente colpito, non pi capace di camminare, ma barcolla qua e l, tale io vidi diventare il
Minotauro; e il sagace Virgilio grid: " Corri al punto di discesa; bene che tu scenda, mentre infuriato
". Cos ci avviammo attraverso lammasso di quelle pietre, che si muovevano spesso sotto i miei piedi per
linsolito peso. Procedevo meditabondo; e Virgilio disse: "Tu pensi forse a questa frana custodita da quella
belva irosa che ora ho reso inoffensiva. Voglio dunque che tu sappia che la volta precedente, allorch
scesi nella parte inferiore dellinferno, questo pendio non era ancora franato. Ma, se non mi inganno,
senza dubbio poco prima della venuta di colui che tolse a Satana il glorioso bottino del limbo, il profondo
abisso immondo trem in ogni sua parte tanto, che io credetti che l universo fosse preso da quellamore,
a causa del quale alcuni ritengono che pi di una volta il mondo sia ritornato nel caos; e allora questa
antica rupe sub, in questo luogo e altrove (nella bolgia degli ipocriti; Inferno XXI, 106-108), tale
franamento. Ma guarda attentamente in basso, poich si avvicina il fiume di sangue bollente in cui
immerso chiunque rechi danno ad altri con la violenza ". O irragionevole avidit e ira sconsiderata, che a
tal punto ci stimoli nella breve vita terrena, e poi in tanto dolore ci immergi in quella eterna! Vidi un largo
fossato circolare, in quanto cinge tutto il piano (del settimo cerchio), secondo quello che aveva detto il
mio accompagnatore; e tra la base del dirupo e questo fossato, dei centauri correvano raccolti in gruppo,
armati di frecce, come solevano fare sulla terra quando andavano a caccia. Vedendoci scendere, ciascuno
si ferm, e tre di loro si separarono dalla schiera con archi e frecce scelte in precedenza; e uno grid da
lontano: " Verso quale pena vi dirigete voi che scendete il pendio ? Ditelo dal punto in cui vi trovate;
altrimenti tendo larco ". Virgilio disse: " Risponderemo a Chirone quando vi saremo vicini: con tuo danno
la tua volont fu sempre cos impulsiva ". Poi mi tocc, e disse: "Quello Nesso, che perdette la vita per
amore della bella Deianira e vendic da s la propria morte. E quello che sta In mezzo, e tiene lo sguardo
abbassato, il grande Chirone, che educ Achille; laltro Folo, che fu cos iroso. Girano a migliaia
intorno al fossato, colpendo con frecce qualsiasi dannato si trae fuori dal sangue pi di quanto il suo
peccato gli diede in sorte ". Ci avvicinammo a quegli animali ve1oci: Chirone prese una freccia, e con la
cocca trasse indietro la barba sulle mascelle. Quando la grande bocca fu completamente libera disse ai
compagni: "Vi siete accorti che colui che sta di dietro un essere vivente ? E Virgilio, che gi gli era di
fronte, e arrivava allaltezza del suo petto, l dove le due nature (di uomo e di cavallo) si uniscono,
rispose: " E veramente vivo, e a lui, a lui solo, devo mostrare linferno: ci spinge a ci la necessit, non il
piacere. Dal cielo si mosse qualcuno che mi affid questo straordinario incarico: non un ladrone, n io
sono lanima di un ladro. Ma in nome di quel potere divino, ad opera del quale percorro un cammino cosi
impervio, dacci uno dei tuoi, a cui possiamo stare vicini, e che ci indichi il punto dove il fiume pu essere
attraversato e trasporti costui sulla sua groppa, poich egli non uno spirito che possa volare ". Chirone

si volse a destra, e parl a Nesso: "Volgiti indietro, e fa loro da guida, e fa scansare qualunque altra
schiera simbatta in voi". Ci avviammo dunque insieme col sicuro accompagnatore lungo la sponda del
sangue bollente, nel quale i dannat emettevano grida laceranti. Vidi una rnoltitudine immersa fino agli
occhi; e Nesso spieg: "Essi sono tiranni che uccisero e depredarono. Qui si sconta il male arrecato agli
altri senza piet; qui si trovano Alessandro, e il crudele Dionisio, che fu causa alla Sicilia di anni dolorosi.
E quella fronte coperta di cos neri capelli, (la fronte) di Ezzelino; quello biondo invece Obizzo dEste,
il quale davvero fu ucciso in terra dal figlio snaturato ". Allora mi rivolsi a Virgilio, ed egli disse: " Nesso
sia ora la tua guida, io verr secondo ". Poco pi oltre il Centauro si arrest presso una moltitudine che
appariva immersa in quel bollore fino alla gola. Ci indic unombra isolata in un angolo e disse: " Quel
dannato trafisse in chiesa il cuore che ancora venerato a Londra ". Guido, conte di Montfort, vicario in
Toscana di Carlo I d'Angi, pugnal nel 1272, in una chiesa di Viterbo, Arrigo, cugno del re d'Inghilterra
Edoardo I, che gli aveva ucciso il padre. Sulla tomba di Arrigo, posta sul ponte del Tamigi a Londra, una
statua dorata, secondo quanto riferisce un antico commentatore, Benvenuto da ImoIa, reggeva un calice
contenente il suo cuore imbalsamato. Vidi in seguito una moltitudine che teneva fuori del fiume il capo ed
anche tutto il petto; e riconobbi parecchi di costoro. A questo modo il livello del sangue andava sempre
pi diminuendo, fino a bruciare soltanto i piedi; qui guadammo il fossato. " Cos come vedi che il liquido
bollente si abbassa progressivamente da questa parte " disse il Centauro, " voglio che tu sappia che dalla
parte opposta il suo alveo diventa sempre pi profondo, finch si ricongiunge al punto dove giusto che i
tiranni espiino. Da questaltra parte la giustizia di Dio punisce Attila che sulla terra fu strumento di dolore
e Pirro e Sesto; e per leternit spreme le lagrime, che fa sgorgare con il supplizio del sangue bollente, a
Rinieri da Corneto, a Rinieri dei Pazzi, che resero cos pericolose le strade. " Poi si volt indietro, e
riattravers il pantano.
CANTO XIII
Nesso non era, ancora arrivato di l (dal guado), quando noi entrammo in un bosco che non aveva alcuna
traccia di sentieri. Non cerano foglie verdi, ma di colore scuro; non rami lisci e diritti, ma nodosi e
contorti; non frutti, ma spine con veleno: quegli animali selvaggi che (in Maremma) tra il fiume Cecina e
la localit di Corneto odiano i luoghi coltivati, non hanno (per loro dimora) macchie cos irte e pungent e
cos folte. Qui fanno i loro nidi le sozze Arpie, che costrinsero alla fuga dalle isole Strofadi i Troiani con la
funesta profezia di mali futuri. Hanno ali larghe, colli e facce di esseri umani, piedi con artigli, e il grande
ventre coperto di penne; si lamentano, in modo strano, sugli alberi. E il valente maestro: " Prima che tu
ti inoltri, sappi che sei nel secondo girone " cominci a dirmi, " e vi starai fino a quando tu arriverai
allorribile distesa sabbiosa: perci guarda ripetutamente e con attenzione; cos facendo vedrai cose tali
che toglierebbero credito alle mie parole". lo sentivo da ogni parte emettere lamenti acuti, e non vedevo
nessuno che li facesse; per questo tutto smarrito mi fermai. Ritengo che Virgilio pensasse che io credessi
che voci cos numerose uscissero, (passando) tra quegli alberi secchi, da gente che si nasc:ondesse a noi.
Perci il maestro disse: " Se tu spezzi un qualsiasi ramoscello di una di queste piante, i tuoi pensieri si
dimostreranno tutti erronei ". Allora stesi la mano un poco in avanti, e colsi un ramoscello da un grande
albero spinoso; e il suo tronco grid: " Perch mi schianti ? " Poi, dopo che si copr di sangue, ricominci
a dire: " Perch mi strappi ? non hai tu alcun senso di piet? Fummo uomini, e ora siamo trasformati in
piante selvatiche: la tua mano dovrebbe essere anche pi pietosa, se fossimo state anime di serpi ".
Come da un tizzone verde al quale ad una estremit sia appiccato il fuoco, che dallaltra stilla gocce di
umore e stride a causa dellarla interna che ne esce, allo stesso modo dal ramo rotto uscivano insieme
parole e sangue; perci io lasciai cadere il ramoscello, e rimasi immobile come chi ha paura. "Se egli
avesse potuto credere senza provare" rispose il saggio Virgilio: "o anima ferita, ci che ha veduto
soltanto per mezzo della mia poesia, non avrebbe stesa la mano contro di te; ma la cosa, in s
incredibile, mi spinse a indurlo a compiere un atto che rincresce a me per primo. Ma digli chi tu fosti,
cosicch invece di un qualche risarcimento ravvivi la tua fama nel mondo dei vivi, dove gli lecito
ritornare. " E il tronco (disse) : " Mi attiri, con lesca delle tue dolci parole in modo tale, che io non posso
tacere; e a voi non pesi se io mi trattengo un poco a discorrere. Io sono colui, che tenni tutte e due le
chiavi del cuore di Federico, e che le girai, aprendo e chiudendo, cos delicatamente, che esclusi quasi
ogni altra persona dalla sua intimit: fui tanto fedele al mio glorioso incarico, che a causa di ci perdetti
la quiete e la salute. Linvidia, rovina di tutti male delle corti, che mai ha distolto il suo sguardo
disonesto dalla corte imperiale, aizz tutti gli animi contro di me; e gli aizzati aizzarono tanto
limperatore, che le gloriose onorificenze si convertirono in cupi dolori. Il mio animo, per sprezzante
compiacimento, credendo che con la morte si sarebbe sottratto al disprezzo, mi rese ingiusto contro me
stesso (che ero invece) giusto. Per le mostruose radici di questo albero vi giuro che mai venni meno alla
fedelt verso il mio signore, che fu tanto degno di rispetto. E se luno o laltro di voi torna nel mondo,
renda giustizia alla mia memoria, che ancora prostrata per il colpo che linvidia le inferse ". Virgilio
attese un poco, e poi mi disse: " Dal momento che egli tace non perdere tempo; ma parla, rivolgigli

domande, se hai piacere di sapere di pi ". Perci io dissi a lui: " Domanda ancora tu ci che credi possa
appagarmi; perch io non potrei, da cos grande piet sono toccato nel cuore! " Perci riprese: " Se ti
verr fatto spontaneamente il favore che le tue parole chiedono in tono di preghera, spirito prigioniero, ti
sia gradito ancora di dirci in che modo lanima si rapprende in questi duri nodi; e rivelaci, se puoi, se mai
qualche anima si libera da simili membra. Allora il tronco soffi forte, e poi quel soffio si convert in tali
parole " Vi sar data una risposta breve. Quando lanima crudele (contro il corpo) si separa dal corpo dal
quale essa stessa si strappata, Minosse la manda al settimo cerchio. Cade nella selva, e non le
prescelto il luogo; ma l dove il caso la scaglia, qui germoglia come seme di frumento. Cresce in forma di
virgulto e di pianta selvatica: poi le Arpie, pascendosi delle sue foglie, le procurano dolore, e un varco alle
manifestazioni di esso. Come le altre (anime) verremo (nella valle di Giosaft) a riprendere i nostri corpi,
ma non per questo alcuna di noi se ne rivestir, poich non giusto avere ci di cui ci si privati.
Trascinererno penosamente i nostri corpi (fin qui), ed essi saranno appesi nella mesta selva, ciascuno alla
pianta in cui chiusa la sua anima nemica a se stessa ". Noi eravamo ancora tutti intenti allalbero,
credendo che ci volesse dire altre cose, quando fummo sorpresi da un rumore, come colui che sente
arrivare il cinghiaie e i cani e i cacciatori al luogo dove si appostato, e ode le bestie e lo stormire delle
fronde. Ed ecco apparire due dal lato sinistro, nudi e pieni di graffi, che scappavano cos in fretta, da
rompere ogni fronda del bosco. Quello (che correva) davanti (gridava): " Presto corrimi in aiuto, corrimi
in aiuto, o morte ! " E laltro, che si accorgeva di restare pericolosamente indietro, gridava: " Lano, non
furono cos abili le tue gambe nella battaglia del Toppo! " E poich forse gli mancava il fiato, di s e di un
cespuglio fece un viluppo annodato strettamente. Dietro di loro cera la selva piena di nere cagne,
bramose e veloci come cani da caccia sguinzagliati in quel momento, Azzannarono quello che si era
nascosto (nel cespuglio), e lo lacerarono pezzo per pezzo; poi se ne andarono portando (con s) quelle
membra dolenti. Allora la mia guida mi prese per mano, e mi condusse al cespuglio che piangeva
inutilmente attraverso gli squarci sanguinanti. Diceva il cespuglio: " O Giacomo da SantAndrea, a che ti
servito farti scudo di me? che colpa ho io della tua vita colpevole? " Quando il maestro si ferm presso di
lui, disse: " Chi fosti, che attraverso tante ferite emetti parole dolorose insieme a sangue? " Ed egli
(rispose) a noi: " O anime che siete arrivate per vedere lo strazio indecoroso che ha staccato con tanta
violenza le mie fronde da me stesso, radunatele ai piedi del cespuglio miserevole. Io fui della citt
(Firenze) che mut il primo patrono (Marte) con il Battista (San Giovanni Battista); onde egli (Marte) a
causa di ci sempre la affligger con la sua arte (la guerra); e se non fosse che sul ponte dellArno
rimane ancora unimmagine di lui, quei cittadini che pi tardi la fondarono nuovamente sulle ceneri
rimaste dopo Attila, avrebbero fatto fare il lavoro inutilmente. Io mi impiccai nella mia casa ".
CANTO XIV
Poich lamore di patria mi riemp di commozione, raccolsi le fronde disperse, e le restituii a quellanima,
che ormai era muta. Giungemmo quindi al confine dove il secondo girone si separa dal terzo, e dove si
contempla una spaventosa opera della giustizia. Per spiegare bene le cose qui vedute per la prima volta,
dico che arrivammo presso una pianura che respinge dalla sua superficie ogni forma di vegetazione. La
triste foresta (dei suicidi) la circonda, come il fiume di sangue circonda questultima: qui ci arrestammo
sul margine. Il terreno era una sabbia asciutta e compatta, non dissimile da quella che fu calpestata un
tempo da Catone. O castigo di Dio, quanto devi essere temuto da chiunque legge ci che apparve ai miei
occhi! Vidi molte schiere di dannati indifesi che piangevano tutte con grande strazio, e appariva imposta a
ciascuna una diversa punizione. Alcuni (i bestemmiatori) giacevano in terra in posizione supina; altri (gli
usurai) sedevano tutti rannicchiati, altri ancora (i sodomiti) camminavano senza posa. Quelli che
camminavano girando intorno erano pi numerosi, mentre quelli che sostenevano il castigo distesi erano
in minor numero, ma pi pronti a manifestare il dolore. Sulla distesa d sabbia, per tutta la sua ampiezza,
scendevano lentamente, larghe falde di fuoco, come (falde) di neve su una montagna senza vento. Come
le fiamme che nelle calde regioni dellIndia Alessandro vide cadere compatte fino a terra sul suo esercito,
e perci fece calpestare il terreno dalle schiere, perch il fuoco si spegneva meglio, finch era isolato, allo
stesso modo, scendeva il fuoco eterno; e perci la sabbia si infiammava, come materia infiammabile
sotto lacciarino, per raddoppiare la sofferenza. Il movimento frenetico delle misere mani era incessante,
nello scostare dai corpi il fuoco appena caduto. Cominciai a parlare: " Maestro, tu che superi ogni
difficolt, tranne i diavoli ostinati che ci uscirono incontro mentre stavamo per entrare attraverso la porta
(di Dite), chi quel grande che non sembra tenere in considerazione le fiamme e giace sprezzante e
torvo, in modo che la pioggia (di fuoco) non sembra fiaccarlo ?" E quello stesso accortosi che chiedevo di
lui a Virgilio, grid: " Come fui da vvo, cos sono da morto. Anche se Giove facesse lavorare fino
allesaurimento delle forze il suo fabbro (Vulcano) dal quale adirato prese il fulmine acuminato con cui mi
colp nellultimo giorno della mia vita; anche se facesse stancare gli altri (i Ciclopi), un gruppo dopo
laltro, nella nera fucina dentro lEtna, invocando: "Esperto Vulcano. Aiuto, aiuto!", cos come fece
durante la battaglia di Flegra (combattuta tra i giganti che tentavano di scalare lOlimpo e gli dei), e mi

fulminasse con tutta la sua forza, non potrebbe gioire della sua vendetta". Allora Virgilio parl con tanta
veemenza, come non lo avevo udito mai fino allora: " O Capaneo, proprio nel fatto che non si modera la
tua superbia, tu sei maggiormente punito: nessun supplizio, allinfuori della tua rabbia, sarebbe una
sofferenza adeguata al tuo furore " . Poi si rivolse verso di me con viso pi sereno dicendo: "Quello fu uno
dei sette re che assediarono Tebe; ed ebbe e sembra abbia Dio in dispregio, e sembra che poco lo stimi;
ma, come gli dissi, i suoi atteggiamenti di disprezzo sono ornamenti assai appropriati al suo animo.
Seguimi adesso, e stai attento, anche ora, a non mettere i piedi nella sabbia bruciata; ma tieni sempre i
piedi a contatto col suolo del bosco ". In silenzio giungemmo, nel punto dove scaturisce dalla selva un
fiumicello, il cui colore rosso ancora mi fa raccapricciare. Come dal Bulicame esce un ruscello che le
pettinatrici (della canapa) dividono poi fra di loro, similmente quello scorreva attraverso la sabbia. Il suo
letto ed entrambe le sponde erano fatti di pietra, come pure gli argini laterali; e perci mi accorsi che l
era il passaggio (attraverso la sabbia infuocata). " Fra tutte le altre cose che ti ho mostrato, dopo che
entrammo attraverso la porta (dellinferno) il cui ingresso non precluso a nessuno, i tuoi occhi non
videro nessuna cosa notevole come questo corso dacqua, che sopra di s smorza tutte le fiammelle. "
Queste furono le parole della mia guida; perci la pregai che mi concedesse il cibo di cui mi aveva dato il
desiderio (che mi spiegasse le cose che, dopo il suo accenno, desideravo sapere). " In mezzo al mare si
trova una terra desolata " disse Virgilio allora, " che si chiama Creta, sotto il cui re un tempo il mondo fu
virtuoso. Vi si trova una montagna una volta allietata da acque e vegetazione, il cui nome fu Ida: ora
abbandonata come cosa vecchia. Rea la scelse una volta come nascondiglio sicuro per suo figlio, e per
celarlo meglio, quando piangeva, ordinava di gridare. Dentro il monte sta eretto un gran vecchio, che
tiene le spalle volte verso Damiata (Damietta, su una delle foci del Nilo: indica qui l Oriente) e guarda
Roma come fosse il suo specchio, Il suo capo fatto di oro puro, le braccia e il petto sono di puro
argento, poi di rame fino al punto in cui le gambe si biforcano; da questo punto in gi tutto di ferro
scelto, eccetto il piede destro che di terracotta; e si appoggia pi su questo che sullaltro piede. Ogni
parte, fuorch quella doro, incisa da una fessura che stilla lagrime, le quali, raccolte insieme, perforano
la roccia. Esse precipitano di roccia in roccia in questo abisso: formano lAcheronte, lo Stige e il
Flegetonte; poi scendono attraverso questo stretto canale fino al punto ove pi non si scende: formano il
Cocito; e che aspetto abbia quella palude, lo vedrai; perci adesso non ne parlo." E io: " Se questo
fiumicello scaturisce quindi dalla terra, perch ci si mostra soltanto su questo margine ? " E Virgilio: "Tu
sai che questo luogo ha forma circolare; bench, scendendo verso il fondo, tu ti sia inoltrato parecchio
procedendo sempre a sinistra, non hai ancora compiuto un giro intero: perci, se appare una cosa nuova,
essa non deve apportare unespressione di stupore sul tuo volto ". E io ancora: " Maestro, dove si trovano
il Flegetonte e il Let ? poich di uno di questi non parli, e dellaltro dici che ha origine da questa pioggia
(di lagrime)". " In tutte le tue domande riscuoti certamente la mia approvazione " rispose; "ma il ribollire
dellacqua rossa doveva ben risolvere uno dei due quesiti che proponi. Vedrai il Let, ma fuori di questo
abisso, l dove le anime vanno a detergersi quando ogni peccato di cui si sono pentite cancellato. "
Quindi disse: " Ormai tempo di allontanarsi dal bosco; fa in modo di seguire i miei passi: gli argini, che
non sono bruciati dal fuoco, indicano la strada, e sopra di loro ogni fiamma si spegne ".
CANTO XV
Ora ci porta una delle due salde sponde; e il vapore del ruscello fa schermo, in modo da riparare dalle
fiamme lacqua e gli argini. Come la diga che i Fiamminghi, temendo la marea che si scaglia contro di
loro, innalzano tra Wissant e Bruges perch il mare si ritiri, e come quella che i Padovani (innalzano)
lungo il corso del Brenta, per proteggere le loro citt e i loro borghi fortificati, prima che la Carinzia
(comprendeva anche la Valsugana dove nasce il Brenta) senta il caldo (che, sciogliendo le nevi, fa
ingrossare i fiumi), in tal modo erano costruiti quegli argini, bench lartefice, chiunque egli fosse stato,
non li avesse fatti n cos alti n cos larghi. Gi ci eravamo allontanati dalla selva tanto, che non avrei
veduto dove essa era, anche se io mi fossi voltato indietro, quando incontrammo un gruppo di anime che
camminavano lungo largine, e ognuna ci osservava come ci si scruta di sera nel periodo del novilunio; e
aguzzavano lo sguardo verso di noi avvicinando luna allaltra le palpebre cos come il vecchio sarto fa
(nello sforzo di introdurre il filo) nella cruna dellago. Osservato in tal modo da questa schiera, fui
riconosciuto da uno, che afferr lorlo della mia veste e grid: "Quale sorpresa! " E io, allorch tese il suo
braccio verso di me, fissai lo sguardo in quei lineamenti bruciati, in modo che il volto ustionato non
imped alla mia mente di riconoscerlo; e chinando il mio viso verso il suo, risposi: "Qui vi trovate, ser
Brunetto? " E quello: " Figliolo, non ti rincresca il fatto che Brunetto Latini torni un po indietro con te e
abbandoni la schiera ". Gli dissi: " Ve ne prego di tutto cuore; e se volete che mi sieda con voi, lo far, se
la cosa incontra lapprovazione di costui insieme al quale cammino ". " Figlio ", disse, " chiunque di
questa schiera si ferma per un attiimo, giace poi per cento anni senza poter difendersi quando la pioggia
di fuoco lo colpisce. Perci continua a procedere: io ti camminer accanto; poi raggiunger la mia schiera,
che sconta dolorosamente la sua pena eterna. " Io non osavo scendere dallargine (della strada) per

camminare al suo stesso livello; ma tenevo la testa china come chi cammina pieno di riverenza. Egli
cominci a parlare: "Quale caso o quale volere divino ti conduce quaggi prima dellultimo giorno (prima
della morte)? e chi costui che indica la strada? " " Lass, nel mondo luminoso " gli risposi " mi perdetti
in una valle, prima che la parabola della mia vita fosse giunta al suo culmine. Soltanto ieri mattina lho
lasciata: costui mi si mostr nel momento in cui stavo per rientrare in essa, e mi riconduce a casa (sulla
retta via) attraverso questo cammino." Ed egli: " Se tu segui l astro che ti guida, non puoi non approdare
alla gloria, se non errai nel mio giudizio mentre ero tra i vivi; e se io non fossi morto tanto presto,
vedendo il cielo a te cos favorevole, ti avrei incoraggiato e sostenuto nella tua opera. Ma quel popolo
ingrato e perverso che anticamente scese da Fiesole, e ancora conserva lindole della rupe e della pietra,
diventer, per il tuo retto agire, tuo nemco: ed giusto, poich il dolce fico non deve produrre i suoi
frutti in mezzo ai sorbi aspri. Un antico detto nel mondo dei vivi li definisce ciechi; gente avara,
invidiosa e superba: fa in modo di mantenerti immune dai loro costumi . La tua sorte ti riserva tanto
onore, che sia luno che laltro partito (sia i Neri che i Bianchi) vorranno divorarti; ma lerba sar lontana
dal caprone, Le belve discese da Fiesole facciano foraggio di loro medesime (si divorino fra di loro), e non
tocchino lalbero, se in mezzo alla loro sozzura se ne eleva ancor uno, nel quale riviva il sacro seme di
quei Romani che l si fermarono allorch si costitu il covo di tanta malvagit ". " Se la mia preghiera
fosse stata interamente esaudita " gli risposi, " voi non sareste ancora morto (dellumana natura posto in
bando: esiliato dalla vita umana). poich nella mia memoria impresso, e adesso mi addolora, il caro e
buon aspetto paterno che avevate quando in vita di tanto in tanto mi insegnavate come luomo acquista
gloria imperitura: e quanto (il vostro aspetto) mi sia gradito, giusto che si veda attraverso le mie
parole. Quello che mi raccontate sul corso della mia vita lo annoto nella memoria, e lo conservo per farlo
interpretare insieme con unaltra predizione (la profezia di Farinata) da una donna (Beatrce) che ne sar
capace, se sar in grado di arrivare fino a lei. Questo soltanto voglio che sappiate: sono preparato ai colpi
della Fortuna, comunque voglia colpirmi, purch la mia coscienza non mi rimproveri. Una tale promessa
non nuova al mio udito: perci la Fortuna giri pure la sua ruota come vuole, e il contadino la sua
zappa." Virgilio si volse allora indietro verso destra, e mi fiss; poi disse: "Ascolta con profitto una cosa
chi sa ricordarla ". Nondimeno continuo a camminare parlando con ser Brunetto, e chiedo chi siano i suoi
compagni pi celebri e pi egregi. Ed egli: " E bene apprendere qualcosa intorno ad alcuni (di loro); degli
altri sar cosa lodevole non fare menzione, poich il tempo non basterebbe a un discorso cos lungo.
Sappi in breve che furono tutti ecclesiastici e dotti di grande valore e di grande rinomanza, insozzati in
vita da un medesimo peccato. Con quella folla infelice se ne vanno Prisciano e Francesco dAccorso; e se
avessi avuto desiderio di guardare una tale sozzura, avresti potuto vedere in essa colui che dal pontefice
fu trasferito da Firenze a Vicenza, dove lasci la sua vita peccaminosa. Parlerei pi a lungo; ma il
camminare e il parlare non possono essere prolungati, poich vedo laggi levarsi nuova polvere dalla
distesa sabbiosa. Si avvicina una schiera alla quale non devo unirmi: ti sia raccomandato il mio Tesoro
nel quale sopravvvo, e non chiedo altro ". Poi si volt, e sembr uno di quelli che a Verona corrono nella
campagna (gareggiando per vincere) il drappo verde; e sembr quello che tra costoro vince, non quello
che perde.
CANTO XVI
Mi trovavo gi in un luogo dal quale si udiva il fragore dellacqua (del fiumicello) che precipitava nel
cerchio seguente, simile a quel ronzio cupo che producono gli alveari, allorch tre ombre si staccarono
contemporaneamente, correndo, da una schiera che passava sotto la pioggia del crudele supplizio.
Venivano verso di noi, e ciascuna gridava: " Fermati tu che dallabito ci sembri essere uno della nostra
citt malvagia ". Ahim, quali ferite recenti e antiche, aperte dalle fiamme, vidi nelle loro membra! Ne
provo ancora dolore soltanto a ricordarmene. Alle loro grida Virgilio ferm la propria attenzione; volse il
viso verso di me, e disse: " Aspetta: bisogna essere cortesi con costoro. E se non fosse per le fiamme che
la natura del luogo scaglia, direi che converrebbe a te pi che a loro laffrettarsi ". Non appena ci fummo
fermati, essi ripresero (a muoversi) nel solito modo; e quando furono giunti presso di noi, si disposero in
cerchio tutti e tre, come sono soliti fare i lottatori nudi e unti, nel momento in cui cercano con gli occhi la
presa pi vantaggiosa, prima di colpirsi e ferirsi a vicenda; e cos girando, ciascuno volgeva il viso verso
di me, in modo che il collo si muoveva continuamente in direzione opposta a quella dei piedi. E " Se la
triste condizione di questo luogo sabbioso e il nostro aspetto annerito e devastato rendono spregevoli noi
e le nostre preghiere" cominci uno di essi " la nostra fama induca il tuo animo a dirci chi sei tu, che cos
immune da tormenti cammini ancora vivo nellinferno. Questo, di cui mi vedi calpestare le orme, bench
cammini nudo e spellato, fu di condizione pi elevata di quanto tu possa credere: fu nipote della virtuosa
Gualdrada; ebbe nome Guido Guerra, e nella sua vita si distinse per ingegno e valore, Se io fossi stato al
riparo dal fuoco, mi sarei lanciato di sotto in mezzo a loro, e credo che Virgilio lo avrebbe permesso; ma
poich sarei stato arso dalle fiamme, il timore prevalse sul mio lodevole desiderio che mi rendeva
bramoso di abbracciarli. Poi cominciai: "La condizione nella quale vi trovate non ha suscitato in me

disprezzo, ma un dolore tanto grande che passer molto tempo prima che io me ne liberi completamente,
allorch Virgilio mi disse parole dalle quali argomentai che si avvicinassero anime grandi quali voi siete.
Appartengo alla vostra citt, e ho sempre appreso e ascoltato le vostre opere e i vostri nomi onorati con
commozione. Lascio lamarezza del peccato e mi dirigo verso i dolci frutti del bene a me promessi dalla
mia guida (Virgilio) veritiera; ma occorre che io precipiti prima fino al centro (della terra) ". "Possa tu
vivere a lungo" rispose ancora quello, " e la tua fama risplendere dopo la tua morte, ma di se nella
nostra citt abitano ancora cortesia e valore cos come solevano, o se sono completamente scomparsi;
poich Guglielmo Borsiere, il quale da poco soffre qui con noi, e cammina l con i compagni, ci addolora
molto con le sue parole." " La gente nuova (pervenuta di recente alle cariche politiche e arrivata in gran
parte dal contado) e gli improvvisi guadagni hanno prodotto superbia e sfrenatezza, in te, Firenze, tanto
che gi te ne duoli." Cos gridai a testa alta; e i tre, che interpretarono queste parole come una risposta,
si guardarono lun laltro come ci si guarda quando si ode una verit (che rattrista). " Se ti costa sempre
cos poco sforzo " risposero tutti " accontentare gli altri, te fortunato se riesci ad esprimerti cos bene !
Perci, possa tu scampare a questi luoghi oscuri e tornare a rivedere le belle stelle, quando ti sar dolce
dire "Io fui (nellinferno)", (in nome di questo augurio) fa in modo di parlare alla gente di noi. " Quindi
ruppero il cerchio, e le loro agili gambe sembrarono ali nel fuggire. Non si sarebbe potuto pronunciare un
amen cos rapidamente come essi sparirono; e perci Virgilio giudic opportuno che ci allontanassimo. lo
lo seguivo, ed avevamo percorso poco cammino, quando il fragore dellacqua ci fu cos vicino, che se
avessimo parlato ci saremmo uditi appena. Come quel fiume che, per primo (per chi guarda) dal Monviso
verso levante, ha (tra i fiumi che nascono) dal versante sinistro dellAppennino, un corso interamente
suo, il quale nella parte superiore si chiama Acquacheta, prima di scendere nel suo alveo in pianura, e a
Forl non ha pi quel nome rimbomba sopra San Benedetto dellAlpe per il fatto che precipita attraverso
una sola cascata ove dovrebbe essere ricevuto da mille (cascate), cos trovammo che rimbombava
quellacqua oscura, riversandosi attraverso un pendio ripido, in modo tale che avrebbe in poco tempo
danneggiato ludito. Io avevo una corda legata intorno (ai fianchi), e con essa avevo pensato una volta di
catturare la lonza dal manto screziato. Dopo essermi completamente slegato, cos come mi aveva
ordinato Virgilio, gliela porsi stretta e avvolta. Per cui egli si volse verso destra, e la gett gi in quel
profondo precipizio alquanto lontano dalla sponda. " Eppure occorre che qualcosa di nuovo appaia "
dicevo fra me stesso " in risposta al segnale inusitato che Vrglio segue con lo sguardo cos
attentamente. " Ahi quanto prudenti devono essere gli uommi davanti a coloro che non vedono soltanto
le azioni, ma penetrano con l inteffigenza dentro i pensieri ! Egli mi disse: " Fra poco salir ci che
attendo e che il tuo pensiero confusamente immagina : fra poco dovr apparire alla tua vista ". Luomo
deve sempre tacere, finch pu, quella verit che ha apparenza di menzogna (per il fatto che
incredibile), poich essa, senza che egli ne abbia colpa, lo pone nella condizione di vergognarsi; ma a
questo punto non posso tacere (la verit); e sui versi di questa commedia, o lettore, ti giuro, cos
possano essi non essere privi di accoglienza gradita che duri a lungo, che vidi attraverso quellaria densa
e tenebrosa venire nuotando verso lalto una figura, tale da destare sgomento in ogni animo forte, cos
come torna alla superficie colui che scende talvolta a disincagliare lancora impigliata o in uno scoglio o in
altra cosa chiusa nel mare, il quale si tende nella parte superiore del corpo, e si rattrappisce in quella
inferiore.
CANTO XVII
"Ecco il mostro dalla coda acuminata, che varca le montagne, e infrange ogni ostacolo; ecco quello che
appesta col suo fetore lintero universo! " Cos cominci a dirmi Virgilio; e gli fece segno di accostarsi
allorlo del burrone, vicino al termine degli argini pietrosi che avevamo percorso. E quellimmondo simbolo
di frode gunse, e port sullorlo la testa e il tronco, ma non depose sulla riva la coda. Il suo volto era
volto di uomo onesto, tanto benevolo era il suo aspetto esteriore, e tutto il resto del corpo era quello di
un serpente; aveva due zampe artigliate pelose fino alle ascelle; aveva il dorso e il petto e ambedue i
fianchi disegnati con nodi e piccoli cerchi: n Tartari n Turchi fecero mai tappeti con pi colori, con
maggior variet di fondi e di disegni a rilievo, n simili tele furono tessute da Aracne (espertissima
tessitrice della Lida che sfid Minerva e fu dalla dea trasformata in ragno). Come a volte le barche sono
ferme a riva, con una parte del loro scafo in acqua e una parte sulla terraferma, e come nelle terre
abitate dai Tedeschi crapuloni il castoro si dispone a cacciare i pesci, cos il peggiore dei mostri, stava sul
margine che, pietroso, cinge la distesa di sabbia. Lintera sua coda si agitava nel vuoto, contorcendo in
alto la velenosa estremit biforcuta che aveva le punte munite di aculei come quella di uno scorpione.
Virgilio disse: " Occorre adesso che il nostro cammino sia deviato un poco fino a quella bestia perversa
che si trova l ". Perci scendemmo verso destra, e percorremmo dieci passi sullestremit del cerchio,
per evitare completamente la sabbia e la pioggia di fuoco. E quando fummo giunti vicino a lei, vidi un po
pi in l sulla sabbia gente che sedeva vicino allabisso. Qui Virgilio: " Affinch tu abbia una conoscenza
completa di questo girone" mi disse, "avvicinati a loro, e osserva la loro condizione. I tuoi discorsi siano l

brevi: finch non sarai tornato, parler con questa (bestia), perch ci offra le sue vigorose spalle ". Cos
me ne andai tutto solo ancora sullorlo estremo del settimo cerchio, dove sedeva la gente tormentata. Il
dolore di questi dannati prorompeva in lagrime attraverso gli occhi; si proteggevano con le mani,
agitandole di qua e di l, ora dalle fiamme, e ora dal terreno infuocato: non diversamente fanno i cani
destate ora con il muso, ora con la zampa, quando sono morsicati o dalle pulci o dalle mosche o dai
tafani. Dopo che ebbi fissato lo sguardo nel volto di alcuni, sui quali cade il fuoco tormentatore, non
riconobbi nessuno; ma osservai che a ciascuno di loro pendeva dal collo una borsa, che aveva un colore
determinato e un determinato disegno, e sembrava che il loro sguardo traesse nutrimento da queste
borse. E a mano a mano che li andavo osservando pi attentamente, vidi su una borsa gialla dellazzurro
che aveva sembianza e atteggiamento di leone. Poi, mentre il carro dei mio sguardo procedeva, oltre, ne
vidi unaltra rossa come sangue, che ostentava unoca candida pi del burro. E uno che aveva disegnata
sulla sua borsa bianca una scrofa azzurra e pingue, mi disse: " Che fai in questa voragine? Parla, secondo
la maggior parte dei critici, il padovano Reginaldo degli Scrovegni. "L'interrogazione stizzosa - scrive il
Torraca - lascia intendere che l'usuraio s' accorto di aver innanzi un vivo, e ne scontento". Ora
vattene; e poich sei ancora vivo, sappi che il mio concittadino Vitaliano sieder qui alla mia sinistra.
L'usuraio qui menzionato probabilmente Vitaliano del Dente, podest a Vicenza nel 1304 e a Padova nel
1307. Insieme a questi fiorentini sono padovano: molte volte mi assordano ludto gridando: "Venga il
grande cavaliere, che porter la borsa coi tre caproni !" " A questo punto storse la bocca e tir fuori la
lingua come un bue che s lecca, il naso. E io, temendo che un ulteriore indugio infastidisse Virgilio che mi
aveva raccomandato una breve sosta, tornai indietro (allontanandomi) da quelle anime afflitte. Trovai
Virgilio che era gi salito sulla groppa del mostro terrificante, e che mi disse: " Ora sii forte e coraggioso.
Dora in poi si scende con tali mezzi: sali davanti, perch io voglio stare nel mezzo, in modo che la coda
non possa nuocere ". Come colui che sente cos vicino il brivido della malaria, da averne gi le unghie
livide, e che trema in ogni sua fibra al solo vedere un luogo pieno dombra, tale divenni dopo le parole
pronunciate (da Virgilio); ma mi ammon il pudore, il quale rende il servo coraggioso in presenza di un
valente padrone. lo mi sedetti su quelle paurose spalle: provai bens a dire, ma la voce non usc come
credetti: " Fa in modo di cingermi con le tue braccia ". Ma egli, che gi altre volte mi aveva aiutato in altri
momenti di pericolo, appena fui salito, mi cinse e mi sorresse con le braccia; e disse: " Gerione, tempo
di partire: i giri siano ampi, e la discesa graduale: tieni conto del carico inusitato che trasporti ". Corne la
barca si stacca dal punto dove ha attraccato procedendo a ritroso, cos si stacc di l; e dopo che si sent
del tutto a suo agio, volse la coda, l dove prima era il petto, e, tesa, la mosse come unanguilla, e con le
zampe tir a s laria. Non credo che fosse maggiore la paura quando Fetonte lasci andare le redini,
motivo per cui il cielo, come ancora si vede, fu bruciato; n quando linfelice Icaro sent le spalle perdere
le penne a causa della cera che si era scaldata, mentre il padre gli gridava: " Fai un percorso sbagliato! ",
di quanto fosse la mia, allorch vidi che mi trovavo circondato da ogni parte dallaria, e vidi scomparire la
vista di ogni cosa fuorch quella del mostro. Esso procede nuotando lentamente: scende compiendo
cerchi, ma non me ne rendo conto se non per il fatto che laria mi colpisce in volto e dal basso. Io sentivo
gi a destra la cascata (del Flegetonte) fare sotto di noi uno spaventoso fragore, per cui sporsi verso il
basso la testa per vedere, Allora temetti maggiormente di cadere, perch vidi fuochi e udii pianti; perci
tremando strinsi fortemente le gambe (al dorso di Gerione). E mi resi conto allora, poich non me ne ero
accorto prima, dello scendere in cerchio a causa dei grandi supplizi che si avvicinavano ora da una parte
ora dallaltra. Come il falco che stato a lungo in volo, il quale, senza aver veduto il richiamo del
cacciatore o alcuna preda, fa dire al falconiere " Ahim, tu stai calando! ", scende stanco verso il luogo
dal quale si era mosso agile, con innumerevoli giri, e si posa lontano dal suo padrone, sdegnoso e
crucciato, cos Gerione ci depose sul fondo, proprio ai piedi della rupe tagliata a picco e, liberatosi del
peso dei nostri corpi, spar come freccia che si stacchi dalla corda dellarco.
CANTO XVIII
Vi nellinferno un luogo chiamato Malebolge, fatto interamente di una pietra del colore del ferro, come
la parete rocciosa che tuttintorno lo circonda. Proprio nel centro di questo piano malvagio si apre un
pozzo molto largo e profondo, del quale descriver la struttura quando sar il momento. Quella fascia che
resta tra il pozzo e la base dellalta parete rocciosa pertanto circolare, e ha la superficie suddivisa in
dieci avvallamenti. Quale aspetto presenta, dove numerosi fossati circondano i castelli, per proteggerne
le mura, il luogo in cui questi si trovano, tale figura offrivano l quegli avvallamenti e come tali fortezze
hanno dalle loro soglie fino alla riva esterna dellultimo fossato dei piccoli ponti, cos dalla base della
parete partivano ponti di pietra che attraversavano gli argini e i fossati fino al pozzo che li interrompe e
nel quale convergono. In questo luogo ci venimmo a trovare, scesi dal dorso di Gerione; e Virgilio si
diresse verso sinistra, e io mi avviai dietro di lui. Vidi verso destra nuovo dolore, pene mai prima vedute
e fustigatori di nuovo genere, di cui il primo avvallamento era pieno. I dannati stavano nudi nel fondo:
dalla met della bolgia verso lesterno procedevano in direzione contraria alla nostra, dallaltra parte

camminavano nella nostra stessa direzione, ma pi velocemente, come i Romani a causa della grande
folla, nellanno del giubileo, hanno trovato un espediente per far transitare la moltitudine sul ponte (di
Castel SantAngelo), in modo che da un lato del ponte tutti avevano la fronte rivolta al Castello e si
dirigevano verso San Pietro; dallaltro lato andavano verso il monte (Giordano: collina sta alla sinistra del
Tevere). Da tutte le parti, sulla buia pietra vidi diavoli cornuti con grandi fruste, che Ii percuotevano
spietatamente sulla schiena. Ahi come facevano loro alzare le calcagna fin dai primi colpi! nessuno certo
aspettava i secondi e i terzi. Mentre camminavo, il mio sguardo s imbatt in uno di loro; e
immediatamente dissi: "Non la prima volta che vedo costui "; perci per poterlo osservare meglio mi
fermai: e la mia cara guida si ferm con me, e acconsent che tornassi un po indietro. E quel frustato
credette di nascondersi abbassando il viso; ma a poco gli serv, poich io gli dissi: " O tu che volgi lo
sguardo a terra, se le tue fattezze non sono ingannevoli, tu sei Venedico Caccianemico: ma quale peccato
ti conduce a cos brucianti supplizi ? " Ed egli: " Lo dico controvoglia; ma mi costringono le tue precise
parole, che richiamano alla mia memoria la vita terrena. lo fui colui che indusse Ghisolabella a cedere alle
brame del Marchese, comunque venga narrata questa turpe storia. Ma non sono il solo bolognese che qui
dolorosamente sconta la sua colpa; al contrario, questo luogo cos pieno di Bolognesi, che attualmente
non vi sono tante lingue avvezze a dire "sia" tra i fiumi Svena e Reno; e se di questo fatto vuoi una
prova sicura, ricordati del nostro animo avido ". Mentre cos parlava un diavolo lo colp con la sua frusta,
e disse: " Vattene, ruffiano! qui non ci sono donne da prostituire ". lo mi riaccostai alla mia guida; poi,
percorsi pochi passi, arrivammo in un punto dove dalla parete rocciosa si staccava un ponte di pietra.
Salimmo su di esso con molta facilit; e, diretti verso destra, su per la sua superficie scheggiata, ci
allontanammo da quelleterno girare. Quando fummo nel punto in cui (il ponte) vuoto sotto di s per
consentire ai frustati di passare, Virgilio disse: " Fermati, e fa in modo che cada su di te lo sguardo di
questi altri sciagurati, dei quali ancora non hai veduto il volto poich hanno camminato nella nostra
stessa direzione ". Dal ponte antico osservavamo la fila che avanzava nella nostra direzione percorrendo
laltra parte della bolgia, e che la frusta sospingeva cos come faceva con i ruffiani. E Virgilio, senza che io
facessi domande, mi disse: " Guarda quel grande che si avvicina, e che non sembra versare lagrime per il
dolore. Quale portamento regale ancora conserva! Quello Giasone, che con il coraggio e la saggezza
priv i Colchi del montone. Egli pass per lisola di Lemno, dono che le audaci donne senza piet avevano
ucciso tutti i loro uomini. Qui con gesti e con parole lusinghiere ingann Isifile, la giovane che prima
aveva ingannato tutte le altre donne. La abbandon l, incinta, sola; questo peccato lo rende meritevole
di tale supplizio; e si rende giustizia anche per il male da lui fatto a Medea. Con lui va chi usa linganno in
tal modo: e basti questa conoscenza della prima bolgia e di coloro che essa strazia ". Ci trovavamo gi
nel punto dove langusto sentiero sincrocia con il secondo argine, e di questo fa sostegno per un altro
arco di ponte. Di qui udimmo gente che emetteva lamenti soffocati nellaltra bolgia e soffiava
rumorosamente, e percuoteva se stessa con le palme aperte. Le sponde erano incrostate di muffa, a
causa delle esalazioni che, provenendo dal basso vi si solidificavano formando come una pasta, la quale
irritava la vista e lolfatto. Il fondo cos profondo, che non vi luogo adatto per vedere in esso, a meno
di salire sulla sommit dellarco, l dove il ponticello di petra pi alto. Arrivammo in quel punto; e di l
vidi in basso nella bolgia una moltitudine immersa in uno sterco che sembrava provenire dalle latrine
umane. E mentre io percorrevo con lo sguardo il fondo della bolgia, scorsi uno con la testa, cos
imbrattata di sterco, che non si distingueva se avesse o no la tonsura. Quello mi apostrof " Perch sei
cos avido di fermare il tuo sguardo su di me pi che sugli altri insozzati ? " E io: " Perch, se ricordo
bene, io ti ho gi veduto quando i tuoi capelli erano puliti, e sei Alessio Interminelli di Lucca: per questo ti
osservo pi di tutti gli altri ". Ed egli allora, picchiandosi il capo: " Mi hanno fatto affondare in questo
luogo le adulazioni delle quali non ebbi mai sazia la lingua ". Poi Virgilio mi disse: " Fa in modo di
spingere lo sguardo un po pi avanti, in modo da raggiungere con gli occhi la faccia di quella sudicia e
scarmigliata donnaccia che si graffia laggi con le unghie lorde, e ora si siede in terra, e ora dritta in
piedi. E Taide, la meretrice che al suo amante, quando costui le chiese "Ho io per te grandi meriti?"
rispose: "Pi che grandi, straordinari!" E di questo spettacolo i nostri occhi siano sazi ".
CANTO XIX
O mago Simone, o suoi sciagurati seguaci, che gli uffici sacri, che devono essere uniti alla bont (dati e
ricevuti da chi buono), voi avidamente prostituite per denaro; giusto che adesso sia proclamata la
vostra condanna, poich vi trovate nella terza bolgia. Gi eravamo saliti, nella bolgia seguente, su quel
tratto del ponte che sovrasta perpendicolarmente proprio la parte mediana della bolgia. O sapienza
infinita, quanta forza creativa dimostri in cielo, in terra e nellinferno, e con quanta giustizia il tuo potere
distribuisce premi e castighi ! Notai sulle pareti e sul fondo la roccia scura piena di buchi, tutti della
stessa ampiezza e tutti circolari. Non mi sembravano meno larghi n pi ampi di quelli che si trovano nel
Battistero di San Govanni, creati perch in essi prendessero posto coloro che somministravano il
battesimo; uno dei quali, non molti anni fa, fu da me spezzato a causa di uno che era sul punto di morirvi

soffocato: e questa sia testimonianza, che tolga dallerrore ogni persona. Fuori dellapertura sporgevano
sopra ogni buco i piedi e parte delle gambe, fino alla coscia, di un dannato, e il resto dei corpo era
conficcato dentro. Entrambe le piante dei piedi di tutti questi peccatori erano cosparse di fiamme; e
perci le loro articolazioni, si agitavano con tanta forza, che avrebbero spezzato funi di vimini e di erbe.
Come le fiamme che consumano gli oggetti unti ne sfiorano soltanto la superficie pi esterna, cos
avveniva sulle piante di quei piedi dalle calcagna alle punte (delle dita). " Maestro, chi colui che
manifesta il suo dolore agitando pi degli altri suoi compagni di sorte " io domandai, " e che una fiamma
pi viva consuma ? " E Virgilio: " Se desideri che io ti accompagni laggi scendendo da quell argine che
pi basso (pi giace: l via pi interna della bolgia, che pi bassa di quella esterna perch il piano di
Malebolge declina verso il pozzo centrale), apprenderai da lui chi fu e quali furono i suoi peccati ". E io: "
Tutto quello che piace a te mi gradito: tu sei quello che comanda, e sai che non mi allontano dalla tua
volont, e conosci quello che, da parte mia, taciuto ". Giungemmo allora sul quarto argine: ci
dirigemmo e scendemmo verso sinistra gi nel fondo pieno di fori e malagevole da attraversare, Virgilio
non mi pose a terra dal suo fianco, finch non mi accost al foro di colui che tanto intensamente
manifestava il proprio dolore con la gamba. " Chiunque tu sia, che hai la parte superiore del corpo in
basso, anima malvagia conficcata come un palo ", presi a dire, " se ti possibile, parla. " lo stavo nella
posizione del frate che raccoglie la confessione del sicario spergiuro, il quale, dopo essere stato confitto in
terra, lo richiama, in modo che allontana la morte. Ed egli grid: " Sei gi qui dritto in piedi, sei gi qui
dritto in piedi, Bonifacio? Il libro del futuro mi ha ingannato di molti anni. Sei tu cos presto sazio di quei
beni materiali per i quali non esitasti ad impadronirti con linganno della Chiesa, e poi a prostituirla ? " lo
divenni come quelli che, per il fatto che non comprendono la risposta che viene data loro, restano come
confusi, e non sanno rispondere. Allora Virgilio disse: " Digli subito: "Non sono quello, non sono quello
che credi" "; e io risposi come mi fu ordinato. Per questo il dannato contorse quanto pi poteva i piedi;
poi, sospirando e con voce lamentosa, mi disse: " Allora, cosa vuoi sapere da me ? Se a tal punto ti
importa conoscere chi io sia, da essere disceso dallargine per questo motivo, sappi che io fui rivestito del
manto papale. e fui davvero degno della famiglia degli Orsini, alla quale appartenni, a tal punto
desideroso di rendere potenti gli altri membri della mia famiglia, che nel mondo misi nella borsa le
ricchezze, e qui me stesso. Sotto la mia testa, nelle crepe della roccia stanno appiattiti, dopo esser stati
trascinati fin li, gli altri (papi) che mi precedettero nel peccato di simonia. Anchio precipiter laggi
allorch giunger colui che io ritenevo tu fossi. quando ti rivolsi limprovvisa domanda. Ma pi lungo il
tempo in cui mi sono bruciato i piedi e sono stato cos capovolto, di quello in cui egli star confitto con i
piedi arsi dalle fiamme: poich dopo di lui verr da occidente un papa senza rispetto delle leggi umane e
divine, dalla condotta ancor pi riprovevole, tale da dover ricoprire sia lui (Bonifacio VIII) sia me. Sar un
novello Giasone, del quale si possono avere notizie nel libro dei Maccabei; e come nei confronti di
Giasone il suo sovrano si mostr debole, cos si mostrer debole, nei confronti di questo papa, il re di
Francia ". Io non so se a questo punto fui troppo temerario (perch, pur essendo dannato, linterlocutore
era un pontefice), dal momento che gli risposi proprio in questo modo : " Ors, dimmi adesso: quanta
ricchezza pretese Ges Cristo da San Pietro prima di mettere in suo potere le chiavi (del regno dei cieli)?
Sicuramente non gli chiese se non: "Seguimi". N Pietro n gli altri apostoli si fecero consegnare da
Mattia oro e argento, allorch questi ottenne in sorte di occupare il posto perduto dal malvagio Giuda
Iscariota. Perci stattene dove sei, poich sei giustamente punito; e custodisci con attenzione il denaro
sottratto con linganno, che ti rese audace contro Carlo. E se non fosse per il fatto che ancora me lo
impedisce il rispetto dovuto alle chiavi, simbolo della dignit pontificale, che tu avesti in tuo potere nella
vita terrena, ricorrerei a parole ancora pi aspre; poich la vostra avidit corrompe il mondo, calpestando
i buoni ed elevando (alle cariche pi alte, per simonia) i cattivi. A voi, pontefici, pens levangelista (San
Giovanni), allorch quella che siede sulle acque fu da lui veduta fornicare con i re, quella che nacque con
le sette teste, e trasse vigore dalle dieci corna, finch al suo sposo fu cara la virt. Delloro e dellargento
avete fatto il vostro Dio: e quale altra differenza c tra voi e gli idolatri, se non quella che, per ogni idolo
che essi adorano. voi (in quanto adoratori dei denaro, di ogni pezzo doro e dargento) ne adorate un
numero sterminato? Ahi, Costantino, di quanto male fu cagione, non la tua conversione (alla fede
cristiana), ma quella donazione che ricevette da te il primo papa che fu ricco! " E, mentre gli facevo
sentire simili parole, fosse rabbia o rimorso ci che lo tormentava, scalciava violentemente con entrambi i
piedi. Credo davvero che a Virgilio piacesse (quello che avevo detto), tanto soddisfatta era lespressione
con la quale prest attenzione, per tutta la durata del mio discorso, alle parole veraci da me pronunciate.
Perci mi prese con entrambe le braccia; e dopo avermi sollevato allaltezza del petto, risal per il
cammino dal quale era disceso. N si stanc di tenermi abbracciato strettamente, finch non mi ebbe
portato nel punto pi alto del ponte che serve da passaggio dal quarto al quinto argine. Qui depose
dolcemente il carico, dolcemente sul ponte irto di sporgenze e ripido che rappresenterebbe anche per le
capre un passaggio malagevole. Di l mi si apr davanti unaltra bolgia.

CANTO XX
Devo ora scrivere versi intorno ad una pena mai prima vista e fornire argomento al ventesimo canto della
prima cantica, che quella dei dannati sprofondati (nellinferno). Io ero gi del tutto pronto a scrutare nel
fondo visibile (della bolgia), che era bagnato da lagrime dangoscia; e notai una folla che avanzava nella
gran valle circolare, silenziosa e piangente, col passo che tengono nel nostro mondo le processioni.
Quando il mio sguardo scese pi in basso su di loro, ognuno mi apparve essere rivolto allindietro in modo
mostruoso tra il mento e linizio del petto; poich il viso era girato verso le reni, e dovevano camminare
allindietro, in quanto davanti la vista era loro preclusa. Forse gi qualcuno si stravolse cos
completamente a causa di una paralisi; ma io non lo vidi mai, n credo che ci avvenga. Lettore, voglia
Dio lasciarti trarre profitto dalla tua lettura, (in nome di questo augurio) pensa adesso da te come avrei
potuto trattenermi dal piangere, allorch vidi da vicino la nostra figura umana cos stravolta, che le
lagrime bagnavano la fenditura che si apre tra le natiche. In verit io piangevo, appoggiato ad una delle
sporgenze dello scoglio pietroso, cos che il mio accompagnatore mi disse: " Fai ancora parte degli altri
stolti (che si commuovono di fronte alla punizione dei malvagi) ? Qui la piet ha valore quando del tutto
spenta: chi pi empio di colui che mostra compassione l dove Dio ha giudicato ? Alza il capo, alzalo, e
guarda colui al quale sotto gli occhi dei Tebani si spalanc la terra, cos che tutti gridavano: "Dove
precipiti, Anfiarao? perch abbandoni la guerra?" E non smise di precipitare in basso fino a Minosse che
ghermisce tutti. Osserva come ha trasformato in petto le spalle: poich volle veder troppo davanti a s,
(ora) guarda allindietro e cammina a ritroso. Vedi Tiresia, che cambi aspetto quando si tramut da
maschio in femmina mentre tutte le membra si trasformavano; e dovette poi percuotere nuovamente,
con la verga, i due serpenti avvinti prima di riavere le forme maschili. Quello che volge la schiena al
ventre di Tiresia Arunte, il quale nei monti di Luni, dove i Carraresi che abitano in basso dissodano la
terra, ebbe come sua dimora la grotta tra i marmi bianchi; dalla quale la vista rivolta alle stelle e al mare
non gli era impedita. E colei che si copre il seno, che tu non puoi vedere, con le trecce sciolte, e ha
dallaltra parte tutte le parti pelose del corpo, fu Manto, che peregrin per molti paesi; poi si ferm l
dove io nacqui: per cui sarei lieto che tu mi prestassi un po dattenzione. Dopo che il padre mor, e la
citt di Tebe (di Baco: di Bacco, sacra a Bacco) fu asservita, costei and per il mondo lungamente. Lass
nella bella Italia vi un lago, ai piedi dei monti che segnano i confini della Germania sopra il Tirolo, il
quale si chiama Benaco. Attraverso mille e pi sorgenti, credo, la regione tra il Garda, la Val Camonica e
lAppennino, irrigata dallacqua che poi ristagna nel lago suddetto. In mezzo ad esso un posto dove il
vescovo di Trento, quello di Brescia e quello di Verona potrebbero dare la benedizione, se facessero quel
percorso. Peschiera, bella e robusta fortezza atta a fronteggiare Bresciani e Bergamaschi, posta dove la
riva intorno pi bassa. L (presso Peschiera) necessariamente trabocca tutto quello che non pu essere
contenuto nel Benaco, e diventa fiume gi per i pascoli verdeggianti. Appena lacqua ricomincia a correre,
non si chiama pi Benaco, ma Mincio, fino a Governolo, ove si getta nel Po. Dopo un percorso non lungo,
esso trova un avvallamento, nel quale straripa trasformandolo in palude; e talvolta durante lestate
diventa malsano. Passando di l la vergine crudele scorse della terra, in mezzo alla palude, non coltivata e
priva di abitanti. L, per evitare ogni contatto umano, si ferm con i suoi servitori ad esercitare le sue
pratiche magiche, e l visse, e vi lasci il suo corpo esanime. In seguito gli uomini che erano sparsi nei
dintorni si radunarono in quel luogo, che era ben fortificato avendo da ogni lato la palude. Costruirono la
citt dove erano sepolte le ossa di Manto; e in onore di colei che per prima aveva scelto quel luogo, la
chiamarono Mantova senza bisogno di ricorrere ad alcun sortilegio. Un tempo i suoi abitanti furono pi
numerosi nella cerchia delle sue mura, prima che la stoltezza di Alberto da Casalodi fosse tratta in
inganno da Pinamonte. Perci ti avverto che qualora tu udissi spiegare in modo diverso lorigine della mia
citt, nessuna menzogna deve alterare la verit ". Ed io: " Maestro, i tuoi ragionamenti sono per me a tal
punto veritieri e conquistano talmente il mio assenso, che gli altri (ragionamenti) sarebbero per me
inefficaci (tizzoni spenti, cio privi di luce e di calore). Ma dimmi. dei dannati che camminano, se ne
scorgi qualcuno degno di considerazione; perch la mia mente si indirizza di nuovo soltanto a ci ". Allora
mi disse: " Colui che lascia scendere dalle guance la barba sulle spalle abbronzate (invece che sul petto),
fu, quando la Grecia rimase priva di uomini in modo che ne restarono soltanto nelle culle, un indovino, e
in Aulide indic insieme con Calcante, il momento propizio per recidere la prima gomena. Si chiam
Euripilo, e sotto questo nome lo celebra il mio sublime poema in un suo passo: lo sai bene tu che lo
conosci tutto. Quellaltro che cos magro nei fianchi, fu Michele Scotto, il quale fu davvero abile nelle
frodi della magia. Vedi Guido Bonatti; vedi Asdente, il quale adesso vorrebbe essersi occupato del cuoio e
dello spago, ma si pente troppo tardi. Vedi le sciagurate che abbandonarono lago, la spola e il fuso, e si
fecero indovine; fecero incantesimi con erbe e con simulacri. Ma vieni via di qui ormai; poich gi la luna
occupa il confine dei due emisferi (boreale e australe) e si immerge nel mare nelle vicinanze di Siviglia; e
gi ieri notte la luna fu piena: te ne devi ben ricordare, poich ti fu utile una volta nella selva buia ". Cos
mi parlava, ed intanto camminavamo.

CANTO XXI
In tal modo giungemmo da un ponte allaltro (da quello della quarta bolgia a quello della quinta),
discorrendo di cose che il mio poema non si propone di prendere in considerazione; e ci trovavamo sul
culmine del ponte, allorch ci fermammo per vedere laltra cavit di Malebolge e gli altri lamenti inutili; e
la vidi straordinariamente buia. Come nellarsenale dei Veneziani durante linverno bolle la pece che
aderisce e incolla e che serve a spalmare di nuovo le loro navi danneggiate, poich non possono
navigare; e invece di navigare chi si costruisce una nave nuova e chi chiude con la stoppa le falle apertesi
nelle fiancate di quella che ha fatto pi viaggi; chi d colpi di martello a prua e chi a poppa; altri
fabbricano remi ed altri attorcigliano la canapa per farne funi; alcuni rattoppano la vela minore e altri
quella maggiore, cos, non a causa del fuoco, ma per opera di Dio, bolliva laggi una pece densa, che
aderiva viscosamente dappertutto alle pareti della bolgia. Io scorgevo questa pece, ma in essa non
scorgevo se non le bolle che il bollore sollevava, e la vedevo gonfiarsi tutta quanta, ed abbassarsi come
premuta. Mentre io guardavo con attenzione nel fondo della bolgia, Virgilio, dicendomi: " Sta in guardia,
sta in guardia! ", mi tir a s dal luogo in cui mi trovavo. Allora mi voltai come colui che impaziente di
vedere il pericolo al quale deve sfuggire, e che unimprovvisa paura indebolisce, il quale, per il fatto che
guarda, non rimanda la sua fuga; e vidi sopraggiungere alle nostre spalle un diavolo nero che correva sul
ponticello roccioso. Ahi, quanto era feroce nellaspetto! e quanto mi sembrava crudele nellatteggiamento,
con le ali spiegate e leggiero nel suo avanzare! Un dannato gravava con entrambi i fianchi la sua spalla,
che era appuntita e sporgente, ed egli ne teneva stretta la caviglia. Dal ponte su cui ci trovavamo disse: "
O Malebranche ( il nome dei diavoli di questa bolgia), ecco uno degli anziani di Lucca (citt devota a
Santa Zita) ! Immergetelo completamente (nella pece), poich io torno di nuovo in quella citt in cui
questi peccatori abbondano: in essa ognuno barattiere, escluso Bonturo; in essa per danaro il no
trasformato in s ". Lo gett laggi, e torn indietro sul ponte roccioso; e nessun mastino liberato dalla
catena fu mai cos veloce nellinseguire il ladro. Quello sprofond, e riemerse raggomitolato; ma i diavoli
che stavano nascosti sotto il ponte, gridarono: "Qui non c il Santo Volto: qui si nuota diversamente che
nel Serchio! Perci, se vuoi evitare le nostre unghiate, non sporgerti al di sopra della pece ". Dopo averlo
trafitto con innumerevoli uncini, dissero: " Qui dovrai darti da fare coperto (dalla pece), in modo da
arraffare, se ti riesce, di nascosto ". Non diversamente i cuochi fanno immergere dai loro inservienti la
carne nella pentola con gli uncini, in modo che non venga a galla. Virgilio mi disse: " Perch non si veda
che tu ci sei, nasconditi gi, dietro una sporgenza rocciosa, che ti offra qualche riparo; e non lasciarti
prendere dal timore, per nessuna offesa che mi venga arrecata, poich io so come stanno le cose, e gi
unaltra volta mi trovai in una simile baruffa ". Poi pass oltre lestremit del ponte; e non appena arriv
sul sesto argine, gli fu necessario avere un atteggiamento risoluto. Con lo stesso impeto e lo stesso
frastuono con cui i cani si avventano contro il mendicante il quale chiede lelemosina subito nel punto in
cui si fermato, i diavoli uscirono da sotto il ponticello, e puntarono contro di lui tutti gli uncini; ma egli
grid: " Nessuno di voi abbia cattive intenzioni ! Prima che i vostri uncini mi colpiscano, si faccia avanti
uno di voi e mi ascolti, e dopo si prenda la deliberazione di uncinarmi ". Gridarono tutti: " Si faccia avanti
Malacoda! "; per cui uno avanz, e gli altri stettero fermi, e quello si avvicin a Virgilio dicendo: " Che gli
giova ? " " Credi, Malacoda, di vedermi giunto sin qui " disse Virgilio " al riparo fino ad ora da tutte le
vostre opposizioni, senza la volont di Dio e il destino favorevole? Lasciaci andare, poich voluto da Dio
che io faccia da guida a qualcuno (Dante) per questo orrido cammino. " Allora la tracotanza lo abbandon
a tal punto, che lasci cadere luncino ai suoi piedi, e rivolto agli altri disse: " Dal momento che le cose
stanno cos, non sia ferito ". E Virgilio: " O tu che stai appiattato tra le rocce del ponte, torna ormai
presso di me senza timore ". Perci io mi avviai, e velocemente mi avvicinai a lui; e i diavoli avanzarono
tutti quanti, tanto che temetti che non avrebbero rispettato il patto: cos vidi una volta essere presi dal
timore i soldati che uscivano dal castello di Caprona dopo aver raggiunto un accordo sulla loro resa,
vedendosi in mezzo a tanti nemici. lo mi avvicinai con tutto il mio corpo a Virgilio, e non distoglievo lo
sguardo dal loro aspetto, che non era benevolo. Essi abbassavano gli uncini e: " Vuoi che lo tocchi "
dicevano fra loro " sulla schiena? " E rispondevano: " S, fa in modo di assestargli un colpo! " Ma il diavolo
che stava discorrendo con Virgilio, con grande prontezza si volt, e disse: " Fermo, fermo, Scarmiglione!
" Quindi, rivolto a noi, disse: " Non possibile proseguire su questa fila di ponti rocciosi, poich il sesto
ponte giace sul fondo (della bolgia) ridotto in frantumi. E se tuttavia desiderate proseguire, andate su per
questa roccia (largine che separa la quinta dalla sesta bolgia); vicino vi unaltra serie di ponti che
consente il passaggio. Ieri, cinque ore pi tardi di questora, si compirono 1266 anni da quando la strada
fran in questo punto. Io mando in quella direzione qualcuno di questi miei sottoposti, per osservare se
mai qualche dannato esce (dalla pece): andate con loro, poich non saranno cattivi ". " Vieni avanti,
Alichino, e Calcabrina ", prese a dire, " e tu, Cagnazzo; e Barbariccia sia a capo dei dieci. Venga anche
Libicocco e Draghignazzo, Ciriatto munito di zanne e Graffiacane e Farfarello e il rabbioso Rubicante.
Ispezionate tuttintorno le bollenti peci: questi siano incolumi fino allaltra fila di ponti che varcano le

bolge senza interrompersi. " "Ahim, maestro, che quello che vedo?" dissi. "Ti prego, andiamo via di qui
soli senza guida, se tu conosci il cammino; poich, per quel che mi riguarda, non ne ho bisogno. Se tu sei
perspicace adesso come di solito, non vedi che digrignano i denti, e con gli occhi minacciano di procurarci
dolori ? " E Virgilio: " Non voglio che tu abbia timore: lascia che digrignino come a loro piace meglio,
poich essi lo fanno per i bolliti che soffrono ". Voltarono a sinistra sullargine; ma prima ciascuno di loro,
rivolto al capo che li guidava, aveva stretto, per un segnale, la lingua con i denti; ed egli aveva fatto uno
sconcio suono di tromba.
CANTO XXII
Io vidi un tempo cavalieri mettersi in marcia, e iniziare lassalto e fare evoluzioni durante le parate, e a
volte ritirarsi per mettersi in salvo; vidi soldati a cavallo sul vostro suolo, o Aretini, e vidi fare incursioni
devastatrici, scontrarsi le squadre nei tornei e cimentarsi i singoli nei duelli; a volte con trombe, e a volte
con campane, con tamburi e con segnali dalle fortezze, e con strumenti nostri e forestieri; ma certamente
mai con un cos insolito zufolo vidi partire cavalieri o fanti, o nave ad un segnale dato dalla riva o indicato
da una costellazione. Noi procedevamo con i dieci diavoli: ah, paurosa compagnia! ma in chiesa si sta con
i santi, e nellosteria con i furfanti. La mia attenzione era rivolta costantemente alla pece, per osservare
ogni aspetto della bolgia e della moltitudine che in essa era bruciata. Come i delfini, quando, inarcando il
dorso, avvertono i marinai dingegnarsi a salvare la loro nave, cos talvolta, per alleviare la sofferenza,
qualcuno dei dannati esponeva la schiena, e la celava pi rapido del lampo. E come i ranocchi stanno sull
orlo dellacqua di un fossato col solo muso fuori, in modo da nascondere le zampe e il resto del corpo,
cos i peccatori stavano da ogni parte; ma non appena Barbariccia si avvicinava, subito si ritiravano sotto
la pece bollente. Vidi, e ancora il mio cuore ne prova sgomento, uno di loro stare in attesa, cos come
accade che una rana resta ferma e unaltra spicca il salto; e Graffiacane che pi degli altri gli stava di
fronte, gli afferr con luncino i capelli impeciati e lo sollev, in modo che mi sembr, una lontra. Io
conoscevo gi il nome di tutti quanti i diavoli. poich li avevo con tanta cura annotati quando vennero
scelti, e poi avevo fatto attenzione al modo in cui si chiamavano lun laltro. " O Rubicante, fa in modo di
mettergli addosso gli artigli, in modo da scuoiarlo! " urlavano concordi i malvagi. E io: " Maestro, cerca,
se puoi, di sapere chi lo sventurato caduto in bala dei suoi nemici ". Virgilio gli si avvicin fermandosi al
suo fianco; gli chiese di dove fosse, e quello rispose: " Io fui nativo del regno di Navarra. Mia madre, che
mi aveva generato da un furfante, suicida e scialacquatore, mi mise al servizio di un signore. Fui in
seguito alla corte del valente re Tebaldo: qui mi diedi ad esercitare la baratteria; del quale peccato rendo
conto in questo bollore ". Tebaldo Il, re di Navarra dal 1253 al 1270, ebbe fama di sovrano munifico,
giusto e clemente. E Ciriatto, al quale dalla bocca sporgeva da ogni parte una zanna come a un cinghiale,
gli fece sentire come una di esse lacerava. Il topo era capitato tra gatte cattive; ma Barbariccia lo
circond con le braccia, e disse: " State lontani, finch lo tengo stretto ". E rivolse il viso a Virgilio: "
Chiedi ancora " disse " se desideri sapere altro da lui, prima che qualcuno ne faccia scempio ". Allora
Virgilio: " Dimmi dunque: degli altri malvagi che stanno sotto la pece, conosci qualcuno che sia italiano ?
" E quello: " Io mi allontanai, poco fa, da uno che fu di quelle parti: potessi ancora essere sotto la pece
con lui! non avrei infatti da temere artiglio n uncino ". Pure Draghignazzo lo volle colpire gi nelle
gambe; per cui il loro capo si volse tutto intorno con espressione adirata. Quando costoro si furono un po
quietati, Virgilio senza indugio domand a lui, che ancora osservava la sua ferita: "Chi fu quello dal quale
dici che facesti male a separarti per avvicinarti alla riva ? " Ed egli rispose: "Fu frate Gomita, quello di
Gallura, ricettacolo dogni inganno, il quale ebbe in suo potere i nemici del suo signore, e li tratt in
maniera tale che ognuno se ne compiace. Prese denaro, e li lasci andare liberi con procedimento
sommario, cos come egli stesso dice; e anche negl altri incarichi non fu barattiere da poco, ma sommo.
Sta spesso con lui messer Michele Zanche di Logudoro; e le loro lingue, nel parlare della Sardegna, non
avvertono mai la stanchezza. Michele Zanche govern il giudicato di Logudoro (Sardegna nord-orientale)
per incarico di re Enzo, figlio dellimperatore Federico Il. Fu ucciso a tradimento da uno dei suoi generi, il
genovese Branca DOria. Ahim, guardate laltro diavolo che digrigna i denti; parlerei ancora, ma temo
che quello si prepari a graffiarmi ". E il grande capo, rivolto a Farfarello che stralunava gli occhi pronto a
colpire, disse: " Tirati in l, uccellaccio ". " Se voi desiderate vedere o ascoltare " riprese a dire quindi
quello spaventato "Toscani o Lombardi, io ne far arrivare; ma che i Malebranche si tengano un po in
disparte, in modo che essi non temano le loro punizioni; ed io, stando in questo stesso luogo. <![endif]>
per uno solo che sono, ne far venire parecchi quando fischier, come nostra abitudine fare allorch
qualcuno di noi si tira fuori." Cagnazzo a queste parole alz il muso, scrollando la testa, e disse: " Senti,
Iastuzia che ha escogitato per tuffarsi gi! " Per cui egli, che conosceva raggiri in abbondanza, rispose: "
Sono fin troppo astuto, dal momento che causo maggior dolore ai miei compagni ". Alichino non si
trattenne e, in contrasto con gli altri demoni gli disse: " Se tu ti immergi, io non ti inseguir correndo, ma
voler sulla pece: si abbandoni la sommit dellargine, e largine stesso sia a noi riparo, per vedere se tu
da solo sei pi abile di noi ". O lettore, saprai di un gioco strano ogni diavolo rivolse lo sguardo verso la

parte opposta dellargine; e per primo quello (Cagnazzo) che era stato il pi restio a fare ci. Di ci
ognuno si sent colpevole, ma maggormente quello che era stato causa dello sbaglio; perci si slanci e
grid: " Tu sei preso ! " Ma a poco gli serv perch le (sue) ali non poterono avere la meglio, sulla paura
(del Navarrese) : quello simmerse, e questo volando diresse verso lalto il petto: non diversamente
lanitra si tuffa nellacqua allimprovviso, quando si avvicina il falcone, e questo se ne torna su
indispettito"e spossato. Ma Caicabrina adirato per la beffa, lo segu volando, preso dal desiderio che il
Navarrese si salvasse per aver modo di azzuffarsi con Alichino; e non appena il barattiere fu scomparso,
immediatamente rivolse gli artigli contro Il suo compagno, e con lui si avvnghi sopra lo stagno. Ma
laltro fu davvero un rapace sparviero nellartigliarlo a dovere, e caddero entrambi nel mezzo della palude
bollente. Il calore immediatamente li separ; ma uscirne era impossibile, a tal punto avevano le ali
invischiate. Barbariccia crucciato insieme agli altri suoi compagni, ordin che quattro volassero fin
sullaltra sponda con tutti i loro uncini, e questi, molto velocemente di qua, di l, calarono nel posto
indicato: tesero gli uncini in direzione degli invischiati, che erano gi bruciati sotto la pelle diventata dura
e noi li abbandonammo mentre si trovavano in queste difficolt.
CANTO XXIII
Silenziosi, soli, non pi accompagnati (dai diavoli) procedevamo luno davanti allaltro, come i francescani
camminano per la strada. A causa della recente zuffa il mio pensiero era rivolto alla favola di Esopo, nella
quale egli narra della rana e del topo; poich "ora" e "adesso" non sono pi uguali, di quanto non lo siano
la favola e la zuffa, se si confrontano con attenzione linizio e la fine. E come un pensiero scaturisce all
improvviso dallaltro, cos da quello ne venne fuori in un secondo tempo un altro, che raddoppi in me la
paura di prima. Io ragionavo in questo modo: " Costoro sono stati per causa nostra derisi con tale danno
e tale scorno, che ritengo che a loro rincresca grandemente. Se lira si aggiunge alla cattiveria, essi ci
inseguiranno pi inferociti del cane nei confronti della lepre che addenta. Sentivo gi arricciarmisi tutti i
peli per lo spavento, e volgevo attento lo sguardo indietro, allorch dissi: " Maestro, se non nascondi
rapidamente te e me, io ho paura dei Malebranche: li abbiamo gi alle nostre spalle: li vedo a tal punto
con limmaginazione, che gi li sento (dietro di noi) ". E Virgilio: " Se fossi uno specchio, non rifletterei
pi rapidamente la tua immagine esterna, di quanto ora imprimo in me la tua immagine interna. Proprio
ora i tuoi pensieri raggiungevano i miei, col medesimo atteggiamento e con il medesimo aspetto dei miei,
in modo che dagli uni e dagli altri ho tratto una sola risoluzione. Se si d il caso che la parete a destra
abbia una cos scarsa pendenza, che noi possiamo scendere nellaltra bolgia (la sesta), sfuggiremo
allinseguimento temuto ". Non fin neppure di manifestare tale proposito, che io li vidi sopraggiungere
non molto lontani da noi con le ali spiegate, per volerci ghermire. Virgilio mi afferr immediatamente,
come la madre che si sveglia al frastuono, e vede accanto a s le fiamme ardenti, la quale afferra il figlio
e fugge e, avendo pi cura di lui che di se stessa, non si ferma neppure quel poco tempo necessario ad
indossare una camicia; e dalla sommit dellargine pietroso si lasci scivolare sul dorso lungo la parete
scoscesa, che chiude uno dei lati dellaltra bolgia. Lacqua non corse mai cos velocemente attraverso un
condotto per far girare la ruota di un mulino costruito sulla terraferma, nel punto in cui essa
maggiormente si avvicina alle pale, come Virgilio su quella parete dellargine, mentre mi portava
tenendomi, sul petto, come se fossi stato suo figlio, non un compagno. Alla similitudine della madre, cos
ricca di contenuto umano, segue una similitudine volta a determinare soltanto la velocit con la quale
Virgilio scende lungo la scarpata che porta al fondo della sesta bolgia. In essa la tinta patetica cede
momentaneamente di fronte alla nuda volenza della figurazione rapinosamente incisiva" (Sanguineti).
Appena i suoi piedi raggiunsero la superficie del fondo della bolgia, essi furono sulla sommit dellargine
sopra di noi; ma non vi era pi motivo di temere, poich la divina provvidenza che volle porli quali
esecutori dei suoi decreti nella quinta bolgia, toglie a tutti loro la possibilit di allontanarsi di l. Laggi
incontrammo una moltitudine dipinta che andava intorno con passi lentissimi, lacrimando e stanca e
affranta nellaspetto. Questi dannati indossavano cappe con i cappucci abbassati davanti agli occhi, fatte
nel modo in cui si fanno a Cluny per i monaci. Esternamente sono dorate tanto da abbagliare; ma dentro
sono completamente di piombo, e cos pesanti, che (al confronto) Federico Il le faceva indossare di
paglia. Oh veste opprimente per leternit! Noi ci dirigemmo ancora, come al solito, verso sinistra nella
stessa direzione di quei dannati, osservandone il pianto sconsolato; ma a causa del peso quella
moltitudine sfinita avanzava cos lentamente, che noi avevamo nuovi compagni ad ogni passo. Perci
dissi a Virgilio: " Cerca di trovare qualcuno che sia famoso per le sue azioni o per il suo nome, e,
continuando a camminare cos, volgi lo sguardo intorno a te ". E uno, che ud il parlare toscano, grid
dietro di noi: " Fermatevi, voi che avanzate cos veloci nellaria buia! Forse otterrai da me quello che
domandi ". Perci Virgilio si volt e disse: "Attendi, e poi avanza col suo passo ". Sostai, e vidi due che,
con lespressione del volto, mostravano una grande ansia di essere con me; ma il peso e langusto
cammino li rendevano lenti. Quando furono arrivati, mi osservarono a lungo con sguardo obliquo senza
parlare; quindi si rivolsero luno verso laltro, dicendo fra loro: <![endif]> "Questo sembra vivo dal

movimento della gola (perch respira); e se invece sono morti, per quale privilegio avanzano privi della
pesante cappa?" Poi mi dissero: "O Toscano, che sei giunto al raduno dei tristi ipocriti, non disdegnare di
dire chi sei". E io a costoro: " Nacqui e fui allevato nella grande citt sulle rive del bel fiume Arno, e mi
trovo qui col corpo che ho sempre avuto. Ma chi siete voi, ai quali tante lagrime quante ne vedo
scendono copiose lungo le gote? e quale castigo il vostro, che brilla in tal modo? " E uno di loro mi
rispose: " Le cappe dorate sono di piombo cos spesso, che i pesi fanno in tal modo gemere le loro
bilance. Fummo frati Gaudenti, e bolognesi; chiamati io Catalano e questo Loderingo, e scelti entrambi
dalla tua citt, come usanza che sia scelto un uomo solo per salvaguardarne la pace; e il nostro
comportamento fu tale, che le conseguenze sono ancora visibili tuttintorno al Gardingo ". Cominciai a
dire: " Frati, i vostri supplizi ... "; ma non aggiunsi altro, poich mi si present allo sguardo uno,
crocifisso in terra per mezzo di tre pali. Quando mi vide, si contorse tutto quanto, sospirando nel folto
della barba; e frate Catalano, che si era accorto di ci, mi disse: " Quellinchiodato che tu osservi,
espresse ai Farisei il parere che era opportuno per il bene pubblico suppliziare un uomo. E posto di
traverso, nudo, sul cammino, come tu stesso vedi, ed necessario che egli senta, prima che sia passato,
quanto pesa chiunque passa. E allo stesso modo soffrono in questa bolgia suo suocero, e gli altri
appartenenti al concilio che per gli Ebrei rappresent un inizio di sventure ". Allora vidi Virgilio stupirsi
riguardo a colui che stava disteso in croce in modo cos ignobile nel luogo delleterna dannazione. Quindi
rivolse al frate queste parole: " Non vi spiaccia, se vi permesso,. dirci se verso destra si apre un
passaggio attraverso il quale noi due possiamo uscire di qui, senza dover obbligare i diavoli a venire a
toglierci da questa fossa ". Allora rispose: " Pi di quanto tu non speri vicino un ponte che parte dalla
grande parete che circonda Malebolge (dalla gran cerchia) e attraversa tutti gli spaventosi ripiani, il quale
per in questa bolgia spezzato e non la valica: potrete salire su per le macerie (di questo ponte), che si
adagiano lungo il pendio (che giace in costa) e si elevano sul fondo della bolgia ". Virgilio rest per un po
a testa bassa; poi disse: " Riferiva male lo stato delle cose colui che afferra con gli uncini i peccatori nella
quinta bolgia ". E il frate: " A Bologna io udii una volta menzionare molti vizi del diavolo, tra i quali
appresi che egli bugiardo, e mentitore per eccellenza ". Dopo ci Virgilio se ne and a gran passi, un po
alterato dallira nellaspetto, per cui mi allontanai dagli oppressi dalle cappe dietro le orme degli amati
piedi.
CANTO XXIV
In quel periodo dell anno nato da poco in cui il sole rende pi caldi i suoi raggi trovandosi nella
costellazione dellAcquario e gi le notti si avviano a durare dodici ore, quando la brina riproduce sulla
terra laspetto della neve, ma la sua penna (con la quale ritrae limmagine della neve) si spunta
rapidamente, il povero contadino al quale mancano le provviste, si alza, e guarda, e vede tutta la
campagna imbiancata, per cui si percuote il fianco, rientra in casa, e andando di qua e di l si lamenta,
come il misero che non sa cosa fare: poi torna fuori, e riprende la speranza, vedendo che il mondo ha
mutato in poco tempo aspetto, e prende il suo bastone, e spinge fuori le pecorelle al pascolo. Nello stesso
modo Virgilio mi fece sbigottire quando lo vidi con aspetto cos turbato, ed altrettanto rapidamente giunse
la medicina al mio spavento, poich, non appena giungemmo al ponte franato, la mia guida si rivolse a
me con quellatteggiamento affettuoso che io avevo precedentemente veduto ai piedi del colle (canto I,
versi 13 e 77). Apr le braccia, dopo aver preso dentro di s una decisione e aver osservato prima
attentamente la frana, e mi afferr. E come colui che agisce e valuta, il quale d sempre limpressione di
pensare prima di agire, in tal modo, mentre mi sollevava verso la sommit di un masso sporgente,
cercava con lo sguardo unaltra sporgenza dicendo: " Afferrati poi a quella; ma accertati prima se
abbastanza salda da reggerti ". Quella non era una strada che gli ipocriti, vestiti delle loro pesanti cappe,
avrebbero potuto percorrere, poich a stento noi, egli leggero (perch puro spirito) e io spinto da lui,
potevamo salire di appiglio in appiglio; e se non fosse stato per il fatto che su quellargine pi che
sullaltro il pendio era breve, non so cosa sarebbe accaduto a Virgilio, ma io senzaltro sarei stato
sopraffatto (dalla stanchezza). Ma poich Malebolge tutta quanta inclinata verso lapertura della
voragine pi bassa (che porta al nono cerchio), la posizione di ogni bolgia comporta che un argine (quello
esterno) si eleva maggiormente e laltro (quello interno) invece pi basso: noi infine giungemmo sulla
sommit dalla quale lultimo masso (del ponte franato) sporge in fuori. Il fiato a tal punto mi era stato
spremuto fuori dai polmoni nel momento in cui raggiunsi la cima, che non potevo pi andare avanti, anzi
mi sedetti appena arrivato. "Ormai necessario che tu con fatiche di questo genere ti tolga di dosso la
pigrizia" disse Virgilio; " poich, adagiandosi sui cuscini, o sotto le coperte, non si raggiunge la fama; chi
termina la sua vita senza questa, lascia di s sulla terra una traccia simile a quelle che lasciano il fumo
nellaria e la schiuma nellacqua. E perci alzati: vinci laffanno con la volont che trionfa di qualsiasi
difficolt, se non si abbatte con il corpo pesante cui legata. Occorre salire una scala pi lunga (dal
centro della terra alla vetta dei purgatorio); non sufficiente che tu ti sia allontanato da questi dannati:
se mi capisci, ora fa in modo che la mia esortazione ti sia d aiuto." Allora mi alzai, mostrandomi

provvisto di forze pi di quanto io stesso me ne sentissi, e dissi: " Procedi, poich sono forte e coraggioso
". Ci incamminammo sul ponte (che varca la settima bolgia), il quale era irto di sporgenze, angusto e
difficile da percorrere ed assai pi ripido di quello precedente. Procedevo parlando per non apparire
stanco; per cui dallaltra bolgia usci una voce, incapace di articolare parole. Non so che cosa disse,
sebbene mi trovassi gi sulla sommit del ponte che qui fa da valico: ma colui che parlava pareva spinto
a camminare. Io ero rivolto verso il basso, ma il mio sguardo, per quanto penetrante, non poteva arrivare
fino al fondo (della bolgia) a causa delloscurit; perci dissi: " Maestro, fa in modo di arrivare allaltro
argine e scendiamo gi da questo ponte; poich, come di qui odo senza comprendere, cos vedo quello
che c nel fondo senza distinguere nulla ". " Non ti do altra risposta se non il fare (ci che tu chiedi) "
disse; "poich occorre soddisfare la richiesta giusta con i fatti, senza parlare. " Discendemmo per il ponte
da quella estremit in cui esso si congiunge con largine ottavo, e poi la bolgia mi divenne visibile: e in
essa vidi uno spaventoso ammasso di serpenti, e di cos strano genere, che il ricordarmene mi guasta
ancora il sangue. Pi non si vanti la Libia con i suoi deserti, poich se genera chelidri, iaculi e faree, e
cencri con anfisibene, mai mise in mostra tanti animali velenosi n cos nocivi insieme con tutta lEtiopia,
e con la terra (lArabia) che delimitata dal Mar Rosso. In mezzo a questa feroce e terribile moltitudine
correvano schiere nude e atterrite, senza speranza di trovare riparo o elitropia (pietra che si credeva
guarisse dal morso dei serpenti e rendesse invisibili): avevano le mani avvinte dietro la schiena con
serpenti; questi spingevano la coda e la testa lungo i loro fianchi, e si attorcigliavano sul loro davanti. Ed
ecco che contro uno che si trovava dalla parte del nostro argine, si scagli un serpente che lo trafisse nel
punto in cui il collo si congiunge alle spalle. Non si scrisse mai tanto rapidamente n " o " n " i ", come
quello prese fuoco e bruci, e dovette, cadendo, diventare tutto quanto cenere; e dopo che fu cos
annientato a terra, la cenere si radun insieme per virt propria, e si trasform di colpo nello stesso
dannato di prima: allo stesso modo i grandi sapienti affermano che la fenice muore e in un secondo
tempo rinasce, allorch si avvicina al suo cinquecentesimo anno: mentre in vita non si ciba n di erbe
n di biada, ma solo di stille dincenso e di amomo (resina aromatica), e morendo si avvolge nel nardo e
nella mirra. E quale colui (lepilettico) che cade, e non ne conosce il perch, a causa di un assalto di
demoni che lo fa precipitare a terra, o di un altro impedimento che lo paralizza, il quale, quando si rialza,
si guarda attorno del tutto disorientato a causa del grande dolore che ha sofferto, e mentre guarda
sospira, tale era il peccatore quando si rialz. Oh quanto severa la potenza di Dio, la quale per
punizione scaglia tali colpi! Virgilio gli chiese poi chi fosse; onde egli rispose: " Io precipitai dalla Toscana,
poco tempo fa, in questa bolgia crudele. Trovai di mio gradimento una vita da bestia, non da uomo,
degna del bastardo che fui; sono Vanni Fucci, la bestia, e Pistoia fu il mio degno covo ". E io a Virgilio: "
Digli di non sgusciar via, e chiedigli quale peccato lo spinse quaggi; poich io lo conobbi come uomo
sanguinario e rissoso ". E il peccatore, che cap, non esit, ma rivolse verso di me lanimo e lo sguardo, e
arross di malvagia vergogna; poi disse: " Provo pi dolore per il fatto che tu mi abbia sorpreso nella
condizione miseranda nella quale mi vedi, di quello che provai morendo. Non posso ricusarti quello che mi
chiedi: sono collocato cos in basso perch fui ladro nella sagrestia riccamente addobbata, e il furto fu
allora ingiustamente attribuito ad altri. Ma affinch tu non gioisca per avermi veduto in questo stato, se
mai uscirai dallinferno, Marte fa uscire dalla val di Magra un fulmine avviluppato in nuvole cupe; e con
travolgente e aspra tempesta si combatter a Campo Piceno; per cui esso vigorosamente dissiper le
nubi, in modo che ogni Bianco ne sar colpito. E ho detto ci perch ti debba far male! "
CANTO XXV
Non appena ebbe finito di parlare il ladro lev entrambi i pugni col pollice sporgente fra lindice e il medio,
gridando: " Prendi, Dio, poich rivolgo a te questo gesto! " Da allora in poi i serpenti mi diventarono cari,
poich uno gli si attorcigli in quello stesso istante al collo, come per dire "Non voglio che parli oltre", ed
un altro alle braccia, e lo leg nuovamente, congiungendo con tale forza capo e coda sul suo davanti, che
(il dannato) non poteva con esse fare alcun movimento. Ahi Pistoia, Pistoia, perch non decidi di ridurti in
cenere in modo da non esistere pi, dal momento che superi nel fare il male i tuoi fondatori ? In nessuno
dei tenebrosi cerchi infernali vidi mai un dannato cos superbo verso Dio, neppure colui (Capaneo) che
precipit dallalto delle mura di Tebe. Quello fugg senza pi dire parola; ed io scorsi un centauro gonfio
dira avanzare gridando: " Dov, dov quel ribelle ? " Non credo che la Maremma abbia tante serpi,
quante quello aveva sulla groppa fin dove cominciano le fattezze umane. Sopra le sue spalle, dietro la
nuca, stava un drago con le ali aperte; e questo investiva col fuoco chiunque simbatteva in lui, Virgilio
disse: " Costui Caco, il quale nella spelonca sul monte Aventino molte volte fu autore di sanguinose
stragi. Non percorre la medesima strada dei suoi simili (posti a guardia del primo girone dei violenti) a
causa del furto che comp con linganno della grande mandria che ebbe a portata di mano; per questo le
sue azioni scellerate ebbero termine sotto la clava di Ercole, il quale probabilmente gli assest cento
colpi, mentre egli non riusc a sentirne nemmeno dieci ". Mentre diceva queste cose, ecco che Caco pass
oltre e tre ombre vennero sotto il luogo in cui ci trovavamo, delle quali n io n Virgilio ci accorgemmo,

se non quando gridarono: "Chi siete?": onde il nostro discorrere cess, e da quel momento in poi
facemmo attenzione soltanto a loro. Io non li riconoscevo; ma accadde, come suole accadere
casualmente, che uno di loro dovesse fare il nome di un altro, dicendo: "Dove sar rimasto Cianfa? ": per
la qual cosa io, affinch Virgilio prestasse attenzione, gli feci segno di tacere. Se tu ora, lettore, sei restio
a credere ci che dir, non sar cosa strana, dal momento che io, che ne fui spettatore, consento a
malapena a me stesso di crederlo. Mentre tenevo gli occhi rivolti verso di loro, ecco che un serpente con
sei piedi si scaglia contro uno di loro, e aderisce a lui interamente. Con i piedi centrali gli serr il ventre, e
con quelli anteriori gli afferr le braccia; poi gli morsic entrambe le guance; stese i piedi posteriori lungo
le cosce, e fra queste infil la coda, e la tese nuovamente su per il suo dorso. Edera non fu mai a tal
punto stretta ad un albero, come il mostro spaventoso avvinse le sue membra a quelle dei dannato. Dopo
che si fusero insieme come fossero stati di cera calda, e mescolarono i loro colori, n luno n laltro
sembrava pi quello di prima, come sulla superficie della carta si muove, precedendo la fiamma, un
colore scuro che non ancora nero e non pi bianco. Gli altri due lo osservavano attentamente, e
ciascuno gridava: " Ahim, Agnolo, come, ti trasformi ! Vedi che ormai non sei n due figure n una sola
". Le due teste erano gi divenute una sola, allorch ci apparvero due aspetti fusi in un unico volto, nel
quale erano due esseri che avevano smarrito la propria fisionomia. Dall unione di quattro strisce (le
braccia delluomo ed i piedi anteriori del serpente) ebbero origine le braccia; le cosce, le gambe, il ventre
e il petto divennero membra mai vedute prima dallora. Ogni sembianza precedente era li cancellata: la
figura deforme aveva laspetto di due cose e di nessuna; e cos se ne and con lenta andatura. Come il
ramarro sotto la grande sferza del sole nei giorni della Canicola (dal 21 luglio al 21 agosto), nel passare
da una siepe allaltra, sembra un fulmine se attraversa la strada, cos appariva, nel dirigersi verso i ventri
degli altri due, un piccolo serpente infuriato, scuro e nero come un granello di pepe; e trafisse ad uno di
loro quel punto del corpo attraverso il quale, quando siamo nel grembo materno, riceviamo il cibo; poi
cadde disteso per terra davanti a quello. Il trafitto lo guard, ma non disse nulla; anzi, con i piedi
immobili, sbadigliava proprio come se fosse preso da sonno o febbre. Egli guardava il serpente, e questo
(guardava) lui; luno attraverso la ferita, e laltro attraverso la bocca emettevano un fumo denso, e i due
fumi si mescolavano incontrandosi. Pi non si vanti Lucano per il passo in cui tratta dellinfelice Sabello e
di Nassidio, e ascolti attentamente ci che ora esce dalla mia fantasia. Pi non si vanti Ovidio a proposito
di Cadmo e di Aretusa; poich se nei suoi versi trasforma quello in serpente e quella in fonte, io non lo
invidio; mai infatti egli trasform due esseri posti luno di fronte allaltro in modo che le forme di entrambi
fossero in grado di scambiarsi la loro materia. (Le due nature) si corrisposero luna allaltra secondo
questa regola, il serpente divise la sua coda in forma di forca, e il trafitto un insieme i suoi piedi. Le
gambe, e nel medesimo tempo le cosce, si fusero insieme a tal punto, che in breve la linea dunione non
mostrava pi alcun segno che fosse visibile. La coda divisa prendeva la forma che si perdeva nelluomo, e
la sua pelle diveniva morbida (come quella delluomo), mentre quellaltra sinduriva (come quella del
serpente). Vidi le braccia ritirarsi attraverso le ascelle, e i due piedi della bestia, che erano corti,
allungarsi tanto quanto quelle si accorciavano. Poi i piedi posteriori, attorcigliati luno allaltro, si
trasformarono nel membro che luomo nasconde, e l infelice dal suo membro aveva fatto uscire due
piedi. Mentre il fumo ricopriva di nuovo colore sia luno che laltro, e faceva spuntare il pelo sul serpente
privandone luomo, uno si alz (quello che era serpente) e laltro (quello che era uomo) piomb a terra,
senza che per questo luno distogliesse dallaltro gli occhi malvagi, sotto i quali ognuno mutava volto.
Quello che era in piedi, ritir il suo muso verso le tempie, e per leccessiva materia che in quella parte
della testa si raccolse, vennero fuori dalle gote, che in precedenza ne erano prive, le orecchie: ci che di
quelleccesso di materia non si ritir e rimase dovera, form il naso per il volto, e ingross le labbra
quanto fu necessario. Quello che stava disteso a terra, aguzz il proprio volto, e ritir le orecchie dentro
la testa, come la lumaca fa con le sue corna; e la lingua, che in precedenza aveva avuto tutta dun pezzo
e pronta a parlare, si divise, mentre quella biforcuta nellaltro divenne unita; e il fumo cess. Lo spirito
che si era trasformato in serpente, fugg sibilando per la bolgia, e laltro parlando sput dietro di lui.
Quindi gli volt le spalle formale da poco, e disse allaltro (al ladro che non ha subto metamorfosi):
"Voglio che Buoso corra carponi per questo sentiero, come ho fatto io". Vidi in tal modo i dannati della
settima bolgia trasformarsI e scambiarsi le fattezze; e a questo proposito la straordinariet
dellargomento valga a scusarmi, se il mio scrivere manca un poco di chiarezza. E sebbene i miei occhi
fossero alquanto disorientati, e lanimo sgomento, quei due non poterono allontanarsi tanto di nascosto,
che io non riuscissi a distinguere chiaramente Puccio Sciancato; ed era il solo, dei tre dannati che prima
erano sopraggiunt insieme, che non aveva subto trasformazioni: laltro era quello a causa del quale, tu,
Gaville, ti lamenti.
CANTO XXVI
Gioisci, Firenze, poich sei cos famosa, che voli per mare e per terra, e il tuo nome si diffonde per
linferno! Tra i ladri incontrai cinque tuoi cittadini di tale condizione che ne sento vergogna, e tu Firenze

non ne sali in grande onore. Ma se nelle prime ore del mattino si sogna il vero (si credeva nel Medioevo
che i sogni fatti allalba fossero annunciatori di verit), tu proverai tra breve quello che Prato, per non
dire di altri, ti augura. E se ci fosse gi avvenuto, non sarebbe troppo presto: cos fosse gi avvenuto,
dal momento che deve pur accadere! perch sar pi duro da sopportare, quanto pi invecchio.
Cincamminammo, e Virgilio risal per la scala formata dalle sporgenze rocciose che prima ci erano servite
per scendere, e mi port con lui; e mentre proseguivamo nella via solitaria, tra le pietre e i massi del
ponte il piede non riusciva ad avanzare senza laiuto delle mani. Allora mi addolorai, e ora nuovamente
mi addoloro allorch rivolgo il pensiero a ci che vidi, e tengo a freno il mio ingegno pi di quello che non
sia solito fare, perch non vada troppo senza la guida della virt, in modo che, se un benefico influsso
astrale o la grazia divina mi ha dato il dono dellingegno, io stesso non me lo tolga. Quante lucciole il
contadino che si riposa sul colle, durante la stagione in cui il sole rimane pi a lungo allorizzonte, allorch
alle mosche succedono le zanzare, vede gi per la valle, dove gli sembra di scorgere le sue vigne e i suoi
campi, di altrettante fiamme splendeva tutta lottava bolgia, cos come fui in grado di vedere non appena
giunsi al centro del ponte da dove era visibile il fondo. E come colui che si vendic per mezzo degli orsi
vide il carro di Elia nel momento in cui si stacc da terra, quando i cavalli si impennarono verso il cielo,
tanto che non lo poteva seguire con gli occhi, in modo da non vedere altro che la sola fiamma salire in
alto, come una piccola nuvola. Cos nel fondo della bolgia si muove ogni fiamma, poich nessuna fa
vedere quello che essa contiene, e ogni fiamma nasconde un dannato. Stavo sul ponte diritto in piedi per
guardare, cos che se non mi fossi afferrato a una sporgenza, sarei precipitato anche senza essere urtato.
E Virgilio, che mi vide cos intento a guardare, disse: " Le anime stanno dentro i fuochi; ciascuna
avvolta dalla fiamma che la brucia ". " Maestro ", risposi, " per il fatto che lo sento dire da te sono pi
sicuro, ma gi pensavo che fosse cos, e gi volevo domandarti: chi c dentro a quella fiamma che
avanza cos divisa nella parte superiore, che sembra levarsi dal rogo dove Eteocle fu posto col fratello? "
Mi rispose: " Dentro a quella fiamma sono tormentati Ulisse e Diomede, e cos insieme subiscono la
punizione di Dio, come insieme si esposero alla sua ira; e dentro alla loro fiamma si espia linsidia del
cavallo che apr la porta dalla quale usc Enea, il nobile progenitore dei Romani. In essa si espia lastuzia
a causa della quale, anche ora che morta, Deidamia continua a lamentarsi di Achille, e si soffre il
castigo a causa del Palladio ". " Se essi possono parlare da dentro quelle fiamme" dissi "maestro, ti prego
e torno a pregarti, e possa la mia preghiera valerne mille, che tu non mi impedisca di aspettare, fino a
quando quella fiamma a due punte sia giunta qui: guarda come dal desiderio mi chino verso di lei! " E
Virgilio a me: " La tua richiesta merita un grande elogio, e io perci lapprovo: ma fa che la tua lingua si
trattenga dal parlare. Lascia parlare me, poich ho capito ci che desideri: perch essi, essendo stati
Greci, forse eviterebbero di parlare con te ". Dopo che la fiamma giunse nel punto in cui Virgilio ritenne
opportuno, io lo udii parlare in questo modo: " O voi che vi trovate in due dentro una sola fiamma, se io
ebbi qualche merito nei vostri riguardi, mentre ero in vita, se io lebbi grande o piccolo quando in terra
scrissi i nobili versi, sostate: e uno di voi racconti dove, per parte sua, smarritosi and a morire. " La
punta pi alta dellantica (da secoli circonda i due dannati) fiamma cominci a scuotersi rumoreggiando
proprio come quella che il vento agita; poi, muovendo di qua e di l la punta, quasi fosse la lingua che
parlava, getto fuori la voce, e disse: "Quando mi allontanai da Circe, che mi trattenne per oltre un anno
l vicino a Gaeta, prima che Enea la chiamasse cos, n la tenerezza per il figlio, n laffetto riverente per
il vecchio padre, n il dovuto amore che doveva rendere felice Penelope, poterono vincere dentro di me
lardente desiderio che ebbi di conoscere il mondo, e i vizi e le virt degli uomini: ma mi spinsi per lo
sconfinato alto mare solo con una nave, e con quella esigua schiera dalla quale non ero stato
abbandonato. Vidi luna e laltra sponda fino alla Spagna, fino al Marocco, e alla Sardegna, e alle altre
isole bagnate tuttintorno da quel mare (il Mediterraneo ) . Io e i miei compagni eravamo vecchi e lenti
nei nostri movimenti allorch giungemmo a quellangusto stretto dove Ercole fiss i suoi limiti, affinch
luomo non si avventuri oltre (Ercole, secondo il mito, piant le rupi di Calpe e di Abila, luna sulla sponda
europea, laltra su quella africana, perch, segnando i limiti del mondo esplorabile, nessuno osasse
oltrepassarli ): lasciai alla mia destra Siviglia, alla mia sinistra ormai Ceuta (Setta: lantica Septa
romana, sulla costa africana) mi aveva lasciato. "O fratelli", dissi, "che avete raggiunto il confine
occidentale (il mondo finiva, per gli antichi, allo stretto di Gibilterra) attraverso centomila pericoli, a
questo cos breve tempo che ci rimane da vivere, non vogliate negare la conoscenza, seguendo il corso
del sole, del mondo disabitato. Riflettete sulla vostra natura: non foste creati per vivere come bruti, ma
per seguire la virt e il sapere. " Con questo breve discorso resi i miei compagni cos desiderosi di
proseguire il viaggio, che a stento dopo sarei riuscito a fermarli; e rivolta verso Oriente la poppa della
nostra nave, trasformammo i remi in ali per il viaggio temerario, sempre avanzando verso sinistra ( verso
sud, ovest). Gi la notte ci mostrava tutte le stelle dellemisfero australe, e (ci mostrava) invece il nostro
(emisfero) cos basso. che non si alzava al di sopra della superficie del mare. Cinque volte si era accesa e
altrettante spenta (erano passati cinque mesi) la luce che la luna mostra nella sua parte inferiore, da
quando avevamo iniziato il nostro difficile viaggio, allorch ci apparve una montagna, scura a causa della

distanza, e mi sembr tanto alta come non ne avevo mai veduta alcuna. Noi gioimmo, e subito la nostra
gioia si mut in disperazione: perch dalla terra da poco avvistata sorse un vento vorticoso, che invest la
prua della nave. Tre volte la fece girare insieme con le acque circostanti: alla quarta fece levare la poppa
in alto e sprofondare la prua, come volle Dio, finch il mare si richiuse sopra di noi ".
CANTO XXVII
La fiamma si era gi raddrizzata e stava ferma perch pi non parlava, e gi si allontanava da noi col
permesso del caro Virgilio, quando unaltra, che sopraggiungeva dietro di lei, ci fece volgere lo sguardo
verso la sua punta a causa di un mormorio che da essa proveniva. Come il toro siciliano che mugg per la
prima volta, e ci fu cosa giusta, con il lamento di colui che laveva costruito con i suoi arnesi, muggiva
con il gemito del martirizzato, tanto che, sebbene fosse fatto di rame, sembrava che lui stesso soffrisse,
cos, non trovando allinizio n una via n unapertura attraverso il fuoco, le parole dolorose si mutavano
nel suono di questultimo. Ma dopo che ebbero trovato la loro via verso lalto attraverso la punta,
comunicandole quella vibrazione che la lingua aveva loro impresso mentre passavano, udimmo dire: " O
tu al quale rivolgo la parola e che or ora parlavi in dialetto lombardo, dicendo "Adesso vattene; pi non ti
sprono a parlare", sebbene io sia arrivato forse un po tardi, non ti dispiaccia rimanere a parlare con me:
vedi che a me non rincresce, eppure brucio! Se tu proprio ora sei precipitato nellinferno da quella amata
terra italiana dalla quale ho portato tutti i miei peccati, dimmi se i Romagnoli sono in pace o in guerra;
perch io nacqui nei monti l tra Urbino e il giogo da cui scaturisce il Tevere ". Stavo ancora attento e
chinato verso il fondo, allorch Virgilio mi tocc nel fianco (tent di costa), dicendo: " Parla tu; costui
italiano (latino) ". Ed io, che ero gi preparato a rispondere, presi a parlare senza indugio: " O anima che
sei celata laggi, la tua Romagna non , e non mai stata, in pace nel cuore dei suoi signori; ma ora non
vi lasciai alcun conflitto manifesto. Ravenna si trova nella condizione in cui stata per molti anni: laquila
dei da Polenta se la custodisce, in modo da coprire con le ali anche Cervia. La citt (la terra: Forl) che gi
sostenne il lungo assedio e fece una strage di Francesi. ora sotto il dominio degli artigli verdi (degli
Ordelaffi). E il vecchio Malatesta da Verrucchio e suo figlio, che fecero strazio di Montagna, l (a Rimini e
nelle terre vicine) dove sono soliti farlo usano i denti a mo di succhiello. Le citt bagnate dal Lamone
(Faenza) e dal Santerno (Imola) sono governate dal piccolo leone in campo bianco, che cambia partito da
una stagione allaltra. E Cesena che bagnata dal Savio, cos com sistemata tra la pianura e l
Appennino, vive tra la tirannide e la libert. Ora ti prego di raccontarci chi sei: non essere restio a parlare
pi che non lo sia stato io, se vuoi che il tuo nome abbia nel mondo una fama duratura ". Dopo che la
fiamma ebbe alquanto rumoreggiato comera solita fare, mosse la cima aguzza di qua e di l, e poi
pronunci tali parole : " Se io pensassi che la mia risposta fosse data a una persona che prima o poi
tornasse sulla terra, questa fiamma sarebbe silenziosa; ma poich da questo abisso mai alcuno ritorn
vivo, se vero ci che mi si dice, ti rispondo senza timore dessere coperto dinfamia. Fui guerriero, e poi
frate francescano, ritenendo che, cinto da quel cordiglio, avrei riparato (alle mie colpe); e sicuramente ci
che io credevo si sarebbe avverato del tutto, se non fosse stato per il papa, che mal gliene incolga!, che
mi ece ricadere nei peccati di prima; e voglio che tu ascolti in qual modo e perch. Finch fui il principio
informativo (forma lui: in quanto anima, nel significato solito della Scolastica) del corpo che mi diede mia
madre (cio: finch fui vivo), le mie azioni non furono il risultato della forza, ma dellastuzia (di volpe). Io
conobbi tutte le astuzie e tutti i raggiri, e li usai cos bene, che la loro fama raggiunse i confini del mondo.
Quando mi accorsi di essere arrivato a quellet (la vecchiaia) in cui ognuno dovrebbe ammainare le vele
e radunare le sartie, quello che prima mi era piaciuto, allora mi dispiacque, e dopo essermi pentito e
confessato mi feci frate; ah povero infelice!, e ci mi avrebbe giovato. Il capo (Bonifacio VIII) dei Farisei
dei nostri giorni, conducendo una guerra vicino a Roma, e non contro Saraceni n contro Ebrei (cio
contro i nemici della religione cattolica), giacch ogni suo avversario era cristiano, ma nessuno era stato
a conquistare Acri n a commerciare nel paese dei Sultano, non rispett in s n lelevato incarico n gli
ordini sacerdotali, n in me quel cordone francescano che rendeva un tempo pi magro chi se ne cingeva.
Ma come limperatore Costantino mand a chiamare dalla grotta dei monte Soratte papa Silvestro I per
essere guarito dalla lebbra, cos quegli mi fece andare da lui come medico per guarirlo dalla febbre della
sua superbia: mi chiese consiglio, e io tacqui, perch le sue parole mi sembrarono dissennate. Egli poi
disse: "Non aver timore; tassolvo fin dora, e tu indicami il modo di abbattere Palestrina. E in mio potere
chiudere e aprire. come tu ben sai, il regno dei cieli; perci due sono le chiavi che il mio predecessore
(Celestino V, che rinunci al trono pontificio) rifiut ". Allora i fondati argomenti mi spinsero l dove il
silenzio mi parve la risoluzione peggiore, per cui dissi: "Padre, giacch tu mi assolvi da quella colpa in cui
ora devo cadere, promettere molto e mantenere poco ti faranno trionfare (sui tuoi nemici) nelleccelso
tuo trono". Giunse poi San Francesco, non appena fui spirato, per prendere la mia anima; ma uno dei
diavoli gli disse: "Non portarla via con te: non farmi torto. Egli deve venire nellinferno tra i miei sudditi
perch ha dato il consiglio ingannatore, dopo il quale sono stato sempre pronto ad afferrarlo per i capelli;
non si pu infatti assolvere chi non si pente. n possibile pentirsi e peccare al tempo stesso perch

cosa contraddittoria ". Oh misero me! come trasalii quando mi gherm dicendomi: "Forse non pensavi che
io fossi logico!" Mi condusse da Minosse; e quello avvolse otto volte la coda intorno al suo duro dorso; e
dopo essersela morsicata per la grande ira, disse: " Costui uno dei peccatori che il fuoco sottrae alla
vista"; perci io sono dannato nel luogo che vedi, e cos avvolto dalle fiamme, camminando, mi cruccio. "
Quando ebbe cos finito di parlare, la fiamma si allontan gemendo di dolore, torcendo e dibattendo la
punta aguzza. Noi proseguimmo oltre, sia io che Virgilio, su per il ponte fino al successivo che copre la
bolgia nella quale scontata la pena da parte di coloro che, suscitando discordia, si gravano del peso
della colpa.
CANTO XXVIII
Chi mai potrebbe sia pure in prosa parlare compiutamente del sangue e delle ferite che vidi allora, anche
se le descrivesse pi volte? Certamente ogni lingua sarebbe inadeguata a causa del nostro linguaggio e
del nostro intelletto che hanno poca capacit a contenere fatti cos straordinari. Se anche si riunisse tutta
la gente che un tempo nella fortunosa terra di Puglia si dolse delle sue ferite per opera dei Romani
(Troiani: in quanto discendevano da Enea e dai suoi compagni) e a causa del lungo conflitto che frutt un
cos ingente bottino di anelli, come narra Livio, il quale non sbaglia,> con quella che prov dolori di ferite
riportate nellopporsi a Roberto Guiscardo, e con laltra le cui ossa sono tuttora raccolte a Ceprano, l
dove ogni pugliese fu traditore, e l presso Tagliacozzo, dove il vecchio Alardo vinse senza far uso delle
armi, e ostentasse chi un suo membro trafitto e chi un suo membro mutilato, non sarebbe possibile
uguagliare laspetto ripugnante della nona bolgia. Una botte, per il fatto che ha perduto la doga mediana
o una delle laterali, non si apre certo cos, come io vidi (aprirsi) un dannato, squarciato dal mento allano
: gli intestini gli pendevano tra le gambe; gli si vedevano le interiora (la corata: polmoni, cuore, fegato,
milza) e il lurido involucro che trasforma in sterco ci che si inghiotte. Mentre avidamente fissavo lo
sguardo su di lui, mi guard, e si aperse il petto con le mani, dicendo: " Vedi dunque come mi lacero!
vedi come straziato Maometto! Davanti a me lagrimando cammina Al, spaccato nel volto dal mento ai
capelli. E tutti gli altri che vedi in questo luogo, furono da vivi seminatori di discordia e di scissione, e
perci sono cos spaccati. Qui dietro un diavolo che ci acconcia in modo tanto crudele, sottoponendo di
nuovo ciascuno di questa turba al taglio della sua spada, quando abbiamo fatto il giro della bolgia
dolorosa; poich le ferite sono rimarginate prima che ciascuno di noi gli ritorni davanti. Ma chi sei tu che
ti trattieni a guardare sul ponte, forse per ritardare di andare al castigo che assegnato in giudizio in
base a ci di cui tu stesso ti sei accusato (davanti a Minosse; cfr. canto V, versi 7-8) ? " "N morte ancora
lo ha raggiunto, n lo spinge il peccato " rispose Virgilio " a subire la pena; ma per dargli una conoscenza
completa delle pene infernali, io, che sono morto, debbo guidarlo quaggi attraverso linferno di cerchio
in cerchio: e ci vero com vero che ti sto parlando. " Furono pi di cento le anime che, quando lo
intesero, si fermarono nella bolgia a fissarmi dimenticando, per lo stupore. il loro tormento. " D dunque,
tu che forse vedrai il sole tra poco, a fra Dolcino, se non vuole seguirmi allinferno fra breve, di
provvedersi di vettovaglie, in modo che lassedio causato dalla neve non consenta al vescovo di Novara
quella vittoria, che non sarebbe facile conquistare in altro modo. " Dopo che aveva sollevato uno dei piedi
per andarsene, Maornetto mi disse queste parole; quindi lo riappoggi in terra per allontanarsi. Un altro,
che aveva la gola bucata e il naso mozzato fin sotto le ciglia, e non aveva pi che un solo orecchio
fermatosi a guardare per lo stupore con gli altri, prima degli altri spalanc la gola, che da ogni parte era
di fuori insanguinata, e disse: " O tu che nessun peccato condanna e che io conobbi in Italia, se non mi
trae in inganno ricordati di Pier da Medicina, se mai torni a vedere la dolce pianura che scende da Vercelli
a Marcab. E informa i due pi ragguardevoli cittadini di Fano, messer Guido e anche Angiolello, che se la
preveggenza nellinferno non errata, saranno gettati fuori della loro nave, e affogati presso Cattolica per
il tradimento di uno sleale tiranno. Fra le isole di Cipro e di Maiorca Nettuno non vide mai un misfatto cos
grande, n da parte di pirati, n da parte di Greci. Quel traditore (Malatestino da Verruccho, cieco dun
occhio) che vede soltanto con un occhio, e signoreggia la citt che uno che qui con me vorrebbe non
aver mai visto, li inviter a un abboccamento con lui; dopo far in modo che essi non avranno pi
bisogno n di voti n di preghiere per scampare dal vento dei monte Focara ". E io a lui: " Mostrami e
spiegami, se vuoi che io rechi nel mondo notizie di te, chi colui al quale stata dolorosa la vista (di
Rimini) ". Allora appoggi la mano sulla mascella di un suo compagno e gli apr la bocca, gridando: " E
proprio lui, e non parla. Costui, esiliato (da Roma), tolse a Cesare ogni esitazione, sostenendo che chi
preparato sempre sopporta con danno lindugio ". Oh quanto mi sembrava avvilito con la lingua recisa
nella gola, Curione, che fu cos audace nel parlare! E uno che aveva entrambe le mani tagliate, alzando i
moncherini nellaria tenebrosa, cos che il sangue gli imbrattava il volto, url: " Ti ricorderai anche del
Mosca, che dissi, ahim!, "Cosa fatta non pu disfarsi, parole che furono origine di sventure per i Toscani
". E io replicai: " E rovina della tua stirpe "; per cui egli, aggiungendo dolore a dolore, se ne and via
come una persona esacerbata e fuori di s. Ma io restai a osservare fissamente la schiera dei dannati, e
vidi una cosa, che avrei timore di riferire da solo, senzaltra testimonianza, ma mi rende sicuro la

coscienza, che la valente compagnia che infonde coraggio alluomo sotto la protezione della sua
purezza. Senza alcun dubbio vidi, e mi pare ancora di vederlo, un tronco privo di testa camminare come
camminavano gli altri dannati della sciagurata schiera e con la mano teneva sospeso per i capelli il capo
mozzato come fosse stato una lanterna; e quello ci guardava, e diceva: " Ohim! " Con gli occhi della
propria testa guidava il suo corpo, ed erano due parti in un corpo e un corpo in due parti: come ci pu
avvenire, lo sa Dio che cos dispone. Quando si trov proprio alla base del ponte, lev alto il suo braccio
insieme con la testa, per farci giungere meglio le sue parole, che furono: " Osserva dunque la pena
angosciosa tu che, vivo, te ne vai guardando i morti: vedi se ce n una straziante come la mia. E
affinch tu possa recare notizie di me, sappi che io sono Bertran de Born, colui che diede al Re giovane i
cattivi consigli. Feci diventare il padre e il figlio nemici tra loro: Achitofel non caus maggior danno ad
Assalonne e a Davide con i suoi perfidi incitamenti. Poich io divisi persone cos unite, reco il mio cervello
diviso, misero me!, dalla sua orgine (principio: il midollo spinale) che sta in questo busto.
CANTO XXIX
Gli innumerevoli peccatori e le mostruose ferite avevano riempito dorrore a tal punto i miei occhi, che
questi erano desiderosi di piangere; ma Virgilio mi disse: " Che cosa scruti con tanta insistenza ? perch il
tuo sguardo si posa ancora laggi in mezzo alle abiette anime mutilate ? Non hai fatto cos nelle altre
bolge: se tu pretendi di contare le anime, pensa che la bolgia ha una circonferenza di ventidue miglia. E
la luna gi sotto di, noi (agli antipodi di Gerusalemme: sono allincirca le ore tredici): ormai il tempo
concessoci breve (dovendo i due poeti percorrere l itinerario infernale in non pi di ventiquattro ore ed
essendone trascorse diciotto, restano loro soltanto sei ore per concludere il viaggio tra i dannati), e sono
da vedere cose diverse da quelle che sta guardando". "Se tu avessi" gli risposi subito io " fatto
attenzione al motivo per cui guardavo, forse mi avresti concesso di fermarmi ancora." Intanto Virgilio si
avviava, e io lo seguivo. gi dandogli la risposta. e soggiungendo: " Dentro quella bolgia dove io poco fa
avevo lo sguardo cos fisso, credo che uno spirito della mia famiglia sconti con dolore il peccato che laggi
s paga cos atrocemente ". Disse allora Virgilio: " Dora in poi non pensare pi a lui: poni mente ad altre
cose, ed egli resti l; giacch io lo vidi alla base del ponticello mentre ti indicava (agli altri dannati), e
proferiva aspre minacce agitando il dito, e udii che lo chiamavano Geri del Bello. Tu eri allora cos
completamente occupato a guardare il signore di Hautefort (colui che gi tenne Altaforte: Bertran de
Born), che non volgesti lo sguardo in quella direzione, finch quello (Geri) non se ne fu andato ". " O mio
signore, la sua morte violenta che non stata ancora vendicata " dissi " da alcuno che (per vincolo di
sangue) sia partecipe dellingiuria subta, lo riempie di sdegno; per cui egli, come io penso, si allontan
senza rivolgermi la parola: proprio per ci mi ha reso pi pietoso verso di lui. " Cos discorremmo finch
si giunse in quella parte del ponte dalla quale per la prima volta laltra bolgia sarebbe visibile, se vi fosse
pi luce, interamente, fino in fondo. Allorch giungemmo sopra lultima fossa circolare di Malebolge, cos
che i dannati, che vi erano dentro potevano mostrarsi alla nostra vista, mi colpirono terribili lamenti,
penetranti come frecce dalle punte armate di dolore; per cui mi coprii le orecchie con le mani. Quale
sarebbe il dolore, se le malattie degli ospedali della Valdichiana e della Maremma e della Sardegna (tre
zone particolarmente paludose e malsane) che si manifestano tra luglio e settembre, fossero riunite
insieme in una fossa, tale era il dolore in questo luogo, e da esso emanava un fetore simile a quello che
suole diffondersi dalle membra putrefatte. Noi scendemmo dal lungo ponte (linsieme degli archi di pietra
che attraversano Malebolge) sullultimo argine, sempre dalla parte sinistra; e allora la mia vista divenne
pi chiara gi verso il fondo, l dove linfallibile giustizia esecutrice dei voleri di Dio punisce i falsari che
segna sul suo libro mentre sono ancora n vita (qui: sulla terra). Non credo che fosse maggiormente triste
vedere in Egina tutto il popolo malato, quando laria fu cos piena di germi pestilenziali, che morirono tutti
gli esseri viventi, fino al piccolo verme, dopodich gli antichi abitanti, secondo quanto i poeti affermano
come cosa certa, rinacquero dalla specie delle formiche, di quanto fosse vedere in quella buia valle
soffrire le anime ammucchiate in cumuli orribili. Alcuni giacevano sul ventre, altri addossati gli uni alle
spalle degli altri, altri ancora si trascinavano carponi lungo il miserevole cammino. Procedevamo
lentamente senza parlare, osservando e ascoltando i malati, che non potevano alzarsi in piedi. lo vidi due
sedere appoggiati luno allaltro, come si mette a scaldare teglia contro teglia, macchiati di croste dalla
testa ai piedi; e giammai vidi usare la striglia da un garzone di stalla quando atteso dal suo padrone, n
da colui che sta sveglio malvolentieri (e quindi desidera terminare presto il suo lavoro), con la furia con la
quale ognuno di essi si grattava spesso con le unghie per il gran tormento del prurito, che non trovava
altro sollievo; e le unghie staccavano le croste, come il coltello raschia le squame della scardova (pesce
dacqua dolce) o di altro pesce che le abbia anche pi grandi. " O tu che ti togli le croste (come se fossero
le maglie di unarmatura: ti dismagle) con le unghie " cominci a dire Virgilio a uno di loro, " e che
talvolta le usi come fossero tenaglie, dicci se tra quelli che sono in questo luogo vi qualche italiano; cos
possa lunghia durarti in eterno per il lavoro che compi. " " Noi, che tu qui vedi ambedue cos sfigurati,
siamo italiani " rispose uno di loro piangendo; " ma tu chi sei che hai chiesto di noi? " E Virgilio disse: "

Sono uno che scende gi di cerchio in cerchio con questo essere vivente, e voglio mostrargli linferno ".
Allora si staccarono luno dallaltro (si ruppe lo comun rincalzo: si ruppe il reciproco appoggio); e ciascuno
tremando si rivolse a me con altri che avevano ascoltato indirettamente. Il buon Virgilio si accost con
tutta la persona a me, dicendo: " Chiedi loro ci che vuoi "; e io cominciai, dal momento che egli lo volle :
" Possa il ricordo di voi non dileguarsi in terra dalla memoria degli uomini, ma possa vivere per molti
anni, ditemi chi siete e di quali citt: la vostra ripugnante e dolorosa pena non vi impedisca, per la paura,
di rivelarmi i vostri nomi ". " Io nacqui ad Arezzo, e Albero da Siena " rispose uno " mi fece mandare al
rogo; ma la colpa per la quale io morii non quella che mi conduce in questa bolgia. E vero che gli dissi,
scherzando: "Io saprei alzarmi in volo per l aria"; e quello, che era curioso e stolto, volle che gliene
insegnassi la maniera; e solo perch non fec di lui un Dedalo (il mitico costruttore del Labirinto, che
attravers a volo il Mediterraneo, da Creta alla Sicilia; cfr. canto XVII, versi 109 -111), mi fece bruciare
da un tale che lo teneva in conto di figlio (il vescovo di Siena). Ma nellultima delle dieci bolge, per la
sofisticazione dei metalli (alchimia) che praticai in terra, mi condann Minosse, a cui non possibile
sbaglare. " E dissi a Virgilio: "Vi fu mai gente cos fatua come la senese? Di certo non lo tanto
nemmeno quella francese! " Allora laltro lebbroso, che mi ud, rispose alle mie parole: " Escludi Stricca
che seppe spendere con moderazione, e Niccol che per primo introdusse la costosa usanza del garofano
nel giardino, dove tale seme attecchisce (cio in Siena); ed escludi la brigata facendo parte della quale
Caccia dAsciano dilapid i vigneti e i grandi boschi, e lAbbagliato dimostr il suo senno. Ma affinch tu
sappia chi a tal punto daccordo con te contro i Senesi, aguzza la vista verso di me, in modo che il mio
viso ti si mostri chiaramente: cos taccorgerai che io sono lanima di Capocchio, che per mezzo
dellalchimia falsificai i metalli: e ti devi ricordare, se ti riconosco bene, come io fui esperto imitatore della
natura ".
CANTO XXX
Nel tempo in cui Giunone era adirata a causa di Semele contro la stirpe tebana, come dimostr pi volte,
Atamante impazz a tal punto che, vedendo la moglie camminare con i due figli in braccio, grid. "
Tendiamo le reti, cos chio possa catturare mentre passa la leonessa e i suoi leoncini "; poi protese i
crudeli artigli, afferrando il figlio che si chiamava Learco, e lo rote per laria e lo scagli con forza contro
una roccia;. e la madre si gett in mare, annegando con laltro figlio che portava in braccio. E quando la
fortuna abbatt la superbia dei Troiani che osava ogni cosa, di modo che il re (Priamo) fu distrutto col suo
regno, Ecuba addolorata, infelice e prigioniera, dopo che vide Polissena morta, e del corpo del suo
Polidoro sulla riva del mare (in Tracia, dove Polidoro era stato ucciso dal re Polinestore) piena di angoscia
si accorse, fuor di senno latr come un cane; a tal punto il dolore le sconvolse la mente. Ma non si videro
mai furie tebane o troiane slanciarsi con tanta crudelt contro qualcuno, n colpire animali, n tanto
meno esseri umani. come io vidi slanciarsi due anime pallide e nude, che, dando morsi, correvano come
fa il maiale quando esce fuori dal porcile, Luna raggiunse Capocchio, e lazzann alla nuca, cos che,
trascinandolo per terra, gli fece grattare il ventre sul duro terreno. E lAretino, che rest l, tremante di
paura, mi disse. "Quello spiritello Gianni Schicchi, e va rabbiosamente riducendo in questo stato gli
altri". " Oh! " gli dissi, " augurandoti che quellaltro spiritello non ti addenti, non ti dispiaccia dirmi chi
esso sia prima che si allontani di qui " Mi rispose: " Quello lantico spirito della sciagurata Mirra, che
divent contro ogni lecito amore la amante del padre. Costei giunse a peccare con quello, mutando le
proprie sembianze in quelle di unaltra, cos come Gianni Schicchi che l cammina, os, per prendersi la
cavalla migliore della mandria, fingersi Buoso Donati, facendo testamento e dando a questo testamento
valore, legale ". E dopo che i due furenti sui quali avevo soffermato lo sguardo, passarono oltre, rivolsi
lattenzione agli altri sventurati. Ne vidi uno, simile a un liuto, se soltanto avesse avuto l inguine
separato dalle gambe. La pesante idropisia, la quale deforma a tal punto le membra a causa degli umori
naturali che non riesce ad assimilare, che la faccia non proporzionata al ventre, gli faceva tenere le
labbra aperte come fa il tisico, che per la sete rivolta un labbro verso il mento e laltro verso lalto. " O voi
che vi trovate nel mondo del dolore senza alcuna pena, e non ne conosco la ragione ", ci disse quello, "
osservate e fate attenzione allinfelicit del maestro Adamo: io ebbi, da vivo, tutto ci che desiderai, e ora
misero me! ardentemente desidero una sola goccia di acqua. i piccoli ruscelli che dai verdi colli del
Casentino scendono gi nellArno, rendendo freschi e umidi i loro alvei, mi sono sempre davanti agli
occhi, e non invano, poich il ricordo che ho di essi minaridisce ben pi che il male a causa del quale mi
assottiglio nel volto. Linflessibile, giustizia che mi tormenta trae motivo dal luogo dove io peccai per
farmi emettere pi frequenti sospiri. L si trova Romena, dove falsificai la moneta che porta impressa
limmagine di San Giovanni Battista (il fiorino di Firenze); per questo abbandonai sulla terra il mio corpo
bruciato. Ma se mi fosse concesso di vedere qui lanima malvagia di Guido (Guido Il dei conti Guidi) o di
Alessandro o dei loro fratello (Aghinolfo o Ildebrandino), non cambierei tale vista con (tutta lacqua di)
fonte Branda (la celebre fontana senese o, secondo alcuni, una fonte nei pressi di Romena). In questa
bolgia si trova gi una (di queste anime), se gli spiriti rabbiosi che saggirano qui intorno dicono la verit;

ma a che mi giova, dal momento che non posso muovermi ? Se io fossi ancora agile soltanto quanto
basta per percorrere unoncia (circa due centimetri e mezzo) in centanni, mi sarei messo gia in cammino,
cercandolo in questa moltitudine deforme, nonostante che la bolgia abbia una circonferenza di undici
miglia, e non sia larga meno di mezzo miglio. Per causa loro mi trovo in tale compagnia: essi mi
costrinsero a coniare i fiorini che avevano tre carati di metallo vile. " E io a lui: "Chi sono i due infelici che
fumano come dinverno una mano bagnata, giacendo accostati luno allaltro alla tua destra? " " Li trovai
qui " rispose, " quando caddi in questo precipizio, e da allora non si sono pi mossi, n credo che si
muoveranno mai pi. Una di quelle anime la bugiarda che accus Giuseppe; laltra il menzognero
Sinone, il greco che ingann i Troiani: emanano tanto puzzo di untume bruciato a causa della febbre
ardente. " E uno di loro, che sebbe a male forse dessere menzionato con tanto disonore, gli colp col
pugno il teso ventre. Quello risuon come fosse stato un tamburo; e maestro Adamo gli colp la faccia col
suo braccio, che non sembr meno duro (del pugno di Sinone), dicendogli: " Anche se non posso
muovermi a causa delle membra che sono pesanti, ho il braccio agile per colpire ". Allora laltro rispose:
"Quando tu .andavi al rogo, non lavevi tanto pronto (cio: eri legato): ma cos pronto e anche di pi
lavevi quando coniavi le monete false ". E lidropico: " In ci tu dici il vero; ma non fosti altrettanto
verace testimonio quando a Troia ti chiesero la verit (a proposito del cavallo di legno) ". " Se io dissi il
falso, ebbene tu hai falsificato il denaro " disse Sinone; " e se io sono qui per una sola colpa, tu, invece (ti
trovi qui) per aver commesso pi colpe (ogni fiorino, da te falsificato, una colpa) che qualsiasi altro
dannato! " "Ricordati, o spergiuro, del cavallo " rispose quello che aveva la pancia gonfia; " e ti sia motivo
damarezza che tutti lo sappiano! " " E a te sia motivo damarezza la sete che ti screpola la lingua " disse
il greco " e gli umori putridi che gonfiano il tuo ventre a tal punto da trasformarlo in una siepe che
timpedisce la vista! " E quello delle monete. " In modo non diverso ti si lacera la bocca a causa della tua
malattia (che ti costringe a tenerla spalancata), come al solito; poich se io ho sete e lidropisia mi
gonfia, tu hai il bruciore e il mai di testa; e per leccare lo specchio in cui Narciso affog (cio lacqua;
Narciso il mitico giovane che si invagh della propria immagine riflessa in uno stagno e che, volendo
afferrarla, anneg), non chiederesti di essere invitato con molte parole ". Ero tutto intento ad ascoltarli,
quando Virgilio mi disse: " Continua pure a guardare! manca poco infatti che io non venga a lite con te ".
Allorch udii che mi parlava con ira, mi volsi verso di lui con tale vergogna, che ancora ne serbo un vivo
ricordo. Non diversamente da chi sogna di ricevere un danno, il quale mentre sogna desidera che il suo
sia soltanto un sogno, per cui aspira a ci che (il sogno, che reale, in quanto sta realmente
sognando), come se non fosse, mi comportai, non essendo capace di parlare, io che desideravo scusarmi,
e di fatto mi scusavo (proprio per il fatto che la vergogna mi impediva di esprimermi), e non ne ero
consapevole. "Una vergogna minore (di quella che stai provando) cancella una colpa maggiore di quanto
non sia stata la tua" disse Virgilio; " liberati pertanto da ogni afflizione. E fa. conto che io mi trovi sempre
al tuo fianco, se mai debba ancora accadere che le circostanze, ti facciano capitare in luoghi dove siano
persone impegnate in un tal genere di contesa: poich un desiderio meschino voler ascoltare simili
alterchi. "
CANTO XXXI
Una stessa lingua (quella di Virgilio) dapprima mi rimprover, in modo da farmi arrossire, e poi mi ridiede
conforto: cos sento dIre che la lancia di Achille e di Peleo soleva essere causa in un primo tempo di una
offerta dolorosa e in un secondo tempo di una offerta buona. Noi voltammo le spalle alla decima bolgia
lungo !argine che la circonda, attraversandolo senza parlare. Qui era meno buio ch di notte e meno
chiaro che di giorno, cos che la mia vista si spingeva avanti di poco; ma udii un corno dal suono cos
fragoroso, che avrebbe fatto sembrare debole qualunque tuono, il quale suono, continuando a percorrere
il suo cammino, fece rivolgere attentamente la mia vista verso un unico punto in direzione opposta a
quella da cui proveniva. Dopo la grave disfatta, quando Carlo Magno perdette i paladini della fede, non
suon in modo cos terribile Orlando. Avevo per poco tempo tenuto la testa volta in quella direzione,
allorch mi sembr di scorgere numerose alte torri; per cui dissi: "Maestro, dimmi, che citt questa? " E
Virgilio a me: " Poich tu ti spingi con lo sguardo attraverso il buio troppo da lontano, accade poi che tu
confonda nel raffigurarti ci che vedi. Tu vedrai bene, se arriverai in quel luogo, quanto il senso (della
vista) possa errare da lontano; perci sprona maggiormente te stesso". Poi mi prese affettuosamente per
mano, e disse: " Prima che noi giungiamo pi innanzi, affinch la cosa ti appaia meno sorprendente, devi
sapere che non sono torri, bens giganti, e che stanno tutti nel pozzo lungo la sua parete circolare
dallombelico in gi ". Come quando la nebbia si dissolve, locchio gradatamente distingue quello che
nasconde il vapore che rende densa laria, cos, penetrando con lo sguardo nellaria spessa e buia, a
mano a mano che mi avvicinavo allorlo del pozzo, si dileguava il mio errore e aumentava la mia paura;
poich come il castello di Montereggioni cinto di torri nella cerchia delle mura che lo circondano, cos la
sponda che gira intorno al pozzo soverchiavano come torri con met del loro corpo i mostruosi giganti,
che Giove sembra ancora minacciare col tuono dal cielo. E io gi di uno di costoro intravedevo il viso, le

spalle e il petto e gran parte del ventre, e le due braccia abbandonate lungo i fianchi. Certamente la
natura, quando smise di produrre simili esseri viventi, fece cosa molto buona, perch sottrasse a Marte (il
dio della guerra) tali esecutori (delle sue volont). E se la natura non si pente degli elefanti e delle
balene. chi riflette con attenzione, la giudica per questo pi giusta e pi assennata; poich nei casi in cui
lo strumento della ragione si aggiunge alla volont di nuocere e alla forza fisica, gli uomini non possono
opporre alcuna difesa. La faccia di quel gigante mi sembrava lunga, e grossa come la pigna di San Pietro
in Roma (questa figura di bronzo ai tempi di Dante si trovava nellatrio di San Pietro; oggi invece
allinterno del Vaticano, nel cortile detto della, Pigna), e le altre membra erano proporzionate ad essa;
cos che la sponda, che gli serviva da veste dalla met del corpo in gi, lasciava vedere tanto della parte
superiore del suo corpo, che di arrivargli ai capelli tre abitanti della Frisia (rinomati per la loro alta
statura) difficilmente avrebbero potuto vantarsi; poich ne scorgevo trenta palmi (poco pi di sette
metri) abbondanti dal collo in gi. "Raphl may amch zabi alm" cominci a gridare la mostruosa bocca,
alla quale non si addicevano discorsi pi gradevoli. E Virgilio, rivolgendosi a lui: " Spirito sciocco,
accontentati del corno, e sfogati con quello quando ti prende lira o unaltra passione! Cerca intorno al tuo
collo, e troverai la cinghia che lo tiene legato, o anima ottenebrata, e guardalo come attraversa il tuo
petto possente ". Poi mi disse: " Da solo rivela chi egli sia; costui Nembrot per il cui empio pensiero nel
mondo non si usa pi un unico linguaggio. Lasciamolo stare e non parliamo inutilmente; perch per lui
ogni linguaggio tale (cos: cio incomprensibile) come per altri il suo, che non conosciuto da
nessuno. Percorremmo dunque un pi lungo cammino, diretti verso sinistra; ed a un tiro di balestra
incontrammo laltro (gigante) molto pi crudele nellaspetto e pi grande. Chi fosse lartefice che lo leg,
non so dire, ma egli aveva piegato davanti il braccio sinistro e dietro il braccio destro per mezzo di una
catena che lo teneva legato dal collo in gi, in modo che essa gli si avvolgeva intorno per cinque giri nella
parte visibile del corpo. "Questo superbo volle sperimentare la sua forza contro laltissimo Giove " disse
Virgilio, " per cui ha una simile ricompensa. Il suo nome Fialte, e mostr la sua grande forza al tempo
in cui i giganti fecero paura agli dei: ora non muove. pi le braccia che egli mosse. " E io a lui: "Se fosse
possibile, vorrei che i miei occhi vedessero l immane Briareo", Per cui Virgilio rispose: " Tu vedrai qui
vicino Anteo, che sa esprimersi e non legato, il quale ci deporr sul fondo dellinferno. Quello che tu
vuoi vedere molto pi distante, ed incatenato e ha la stessa corporatura di Fialte, tranne che appare
pi terribile nel volto ". Mai vi fu terremoto tanto violento, che scuotesse una torre con lo stesso impeto
con il quale fu pronto a scuotersi Fialte. Allora pi che mai ebbi paura della morte, e non vi sarebbe stato
bisogno daltro oltre la paura (perch io morissi), se non avessi veduto le catene. Allora proseguimmo nel
nostro cammino, e giungemmo presso Anteo, che sovrastava la parete rocciosa di oltre sei metri, se non
si teneva conto della testa. "O tu che nella fortunosa valle che fece Scipione erede di gloria, quando
Annibale fu volto in fuga col suo esercito, portasti un giorno innumerevoli leoni catturati, e che se avessi
preso parte alla grande guerra dei tuoi fratelli, ancora vi chi potrebbe credere che avrebbero vinto i
giganti (i figli della terra), deponici, e non sdegnare di farlo, dove il freddo congela le acque di Cocito.
Non ci fare andare n da Tizio n da Tifo (il primo di questi due giganti fu fulminato da Apollo per aver
tentato di sedurre Latona, il secondo da Giove): il mio compagno pu darti ci che nellinferno
desiderato (la fama tra i vivi); perci abbassati, e non volgere altrove il viso. Egli ti pu ancora dare,
gloria nel mondo. poich egli vive, e attende ancora di vivere a lungo se la grazia divina non lo chiama a
s prima dei tempo. " Cos parl Virgilio; e Anteo stese sollecito le mani, di cui Ercole aveva sentito una
volta la stretta poderosa, e afferr la mia guida. Virgilio, quando si sent afferrare, mi disse: "Avvicinati,
cos che io possa prenderti"; poi fece in modo che egli ed io formassimo un solo fascio. Come appare la
Garisenda (la minore delle due famose torri di Bologna) quando la si guarda dalla parte in cui inclinata,
allorch una nuvola passa sopra ad essa, in direzione contraria alla sua pendenza (s, che ella incontro
penda: sembra allora che la nuvola sia ferma e la torre stia per piombare a terra), cos apparve Anteo a
me che facevo attenzione per vederlo nellatto del suo piegarsi, e fu un momento tale che avrei voluto
andare per unaltra strada. Ma dolcemente ci depose sul fondo che imprigiona Lucifero e Giuda; n, cos
chinato, l indugi, ma si lev diritto come in una nave l albero.
CANTO XXXII
Se i miei versi fossero aspri e striduli in misura adeguata al malvagio cerchio sopra il quale premono tutte
le altre rocce, io esprimerei pi compiutamente la sostanza dei mio pensiero; ma dal momento che non
dispongo di tali versi, non senza timore mi accingo a parlare; poich non unimpresa da prendere alla
leggiera descrivere il centro di tutto luniverso (nel sistema tolemaico il centro della terra coincide con il
centro delluniverso; esso, nel mondo immaginato da Dante, occupato da Lucifero, che si trova nel
punto centrale dei nono cerchio), n tale da essere espressa da una lingua infantile ma soccorrano il mio
poetare le Muse che aiutarono Anfione a cingere Tebe di mura, in modo che le mie parole non si
allontanino dalla realt. O anime pi delle altre sciagurate che state nel luogo del quale arduo parlare,
meglio per voi se nel mondo foste state pecore o capre! Non appena fummo in fondo al buio pozzo assai

pi in basso dei piedi del gigante (poich la superficie ghiacciata di Cocito inclinata verso il suo centro e
Anteo ha deposto i due pellegrini ad una certa distanza da s, questi si trovano in un luogo pi basso di
quello ove il gigante poggia i piedi), e io guardavo ancora lalta parete (del pozzo), udii dirmi: " Fai
attenzione a come cammini; avanza, in modo da non calpestare con i piedi le teste degli infelici fratelli
doloranti (di noi, che fummo uomini come te, e quindi siamo tuoi fratelli) ". Perci mi volsi, e vidi
stendersi davanti a me e sotto i miei piedi un lago che sembrava di vetro e non dacqua. Il Danubio in
Austria (la Danoia in Osterlicchi), o il Don sotto il freddo cielo boreale non formano durante linverno una
crosta di ghiaccio cos spessa, sullo scorrere delle loro acque, come quella che si trovava in quel posto;
infatti se il monte Tambura, o la Pania della Croce (due montagne delle Alpi Apuane) vi fossero caduti
sopra, non avrebbe scricchiolato nemmeno dalla parte dei margine (dove lo spessore del ghiaccio
minore). E come la rana sta a gracidare col muso fuori dellacqua, nel periodo estivo, quando la contadina
sogna spesso di raccogliere il grano, allo stesso modo, livide, le ombre dei dannati erano confitte nel
ghiaccio fino al punto nel quale la vergogna si manifesta (solo il viso sporgeva cio dalla superficie
ghiacciata), emettendo, col battere dei denti, un suono simile a quello prodotto dalle cicogne. Ognuna
teneva il volto abbassato: in loro il freddo attestato dalla bocca (attraverso il battere dei denti), e il
dolore dagli occhi. Dopo essermi alquanto guardato intorno, rivolsi lo sguardo ai miei piedi, e vidi due cos
vicini, che avevano i capelli mescolati insieme. " Ditemi, voi che cos strettamente siete abbracciati ",
dissi, " chi siete? " E quelli alzarono la testa; e dopo che ebbero levato lo sguardo verso di me, i loro
occhi, che prima erano bagnati dalle lagrime soltanto allinterno, le lasciarono cadere fino alle labbra, e il
gelo le trasform in ghiaccio fra loro e li strinse luno allaltro. Una spranga di ferro non tenne mai cos
fortemente unito un pezzo di legno ad un altro pezzo di legno; per cui essi come due arieti cozzarono
luno contro laltro, tanta fu lira che li sopraffece. Ed uno di loro che a causa del freddo aveva perduto
entrambi gli orecchi, continuando a tenere il viso abbassato, disse: " Perch ci fissi tanto intensamente ?
Se vuoi apprendere chi sono questi due, sappi che la valle attraverso la quale scende il fiume Bisenzio
appartenne al loro padre Alberto ed a loro. Furono generati da una medesima madre; e potrai cercare per
tutta la Caina, senza trovare un dannato pi meritevole di essere confitto nel ghiaccio; non colui del
quale, per mano di Art, il petto e lombra furono trafitti da un solo colpo di lancia; non Focaccia; non
costui che mi ostruisce la vista con la sua testa, in modo che io non riesco a vedere pi in l, ed ebbe
nome Sassolo Mascheroni: se sei toscano, sai bene ormai di chi parlo. Focaccia il soprannome del
pistoiese di parte bianca Vanni dei Cancellieri, reo di aver ucciso proditoriamente il cugino Detto dei
Cancellieri. E perch tu non mi faccia pi oltre parlare, sappi che fui Camicione dei Pazzi; e aspetto
Carlino che mi faccia apparire meno colpevole ". Poi vidi uninfinit di volti resi paonazzi dal freddo; per
cui sento un brivido, e lo sentir sempre, al pensiero degli stagni ghiacciati. E mentre avanzavamo in
direzione del centro (della terra e delluniverso) verso il quale ogni peso converge, e io tremavo nella
gelida ombra eterna, se lo feci deliberatamente o per volont di Dio o per caso, non so; ma, mentre
passeggiavo fra le teste, colpii violentemente col piede una di queste nel volto. Piangendo mi rimprover:
" Perch mi percuoti? se tu non vieni ad accrescere la punizione assegnatami a causa di Montaperti,
perch mi tormenti? " Ed io: "Maestro, aspettami ora qui, in modo che io chiarisca un mio dubbio per
mezzo di costui; poi mi farai affrettare quanto vorrai ". Virgilio si ferm, e io dissi a quello che continuava
ad imprecare aspramente: "Chi sei tu che mi rimproveri in modo cos violento? " " Di tu piuttosto chi sei
che cammini per lAntenora colpendo " rispose "le guance a me, in modo che, se io fossi vivo, la tua
sarebbe unoffesa troppo grave (cio: saprei vendicarmi)? ". " Son io che sono vivo, e ti pu essere
gradito " risposi, " se desideri fama, che io registri il tuo nome tra le altre cose che ricorder. " Ed egli: "
Desidero proprio lopposto; va via di qua e non mi dare pi fastidio, perch senza risultato usi le tue
lusinghe in questa bassura! " Allora lo afferrai per la collottola, e dissi: " Occorrer che tu dica il tuo
nome, o che nemmeno un capello rimanga sulla tua testa". Per cui egli: "Per il fatto che tu mi strappi i
capelli, n ti dir chi sono, n te lo riveler, se anche tu mi cada sulla testa mille volte ". lo avevo gi
afferrato e attorcigliato i suoi capelli, e gliene avevo strappati pi di una ciocca, mentre egli latrava con
gli occhi ostinatamente volti in basso, allorch un altro grid: " Che ti prende, Bocca? non ti basta battere
i denti? hai bisogno anche di latrare? quale diavolo ha messo la mano su di te? " " Ormai " dissi " non ho
pi bisogno che tu parli, perverso traditore; nfatti, per aumenta. re la tua vergogna, io porter notizie
vere sul tuo conto. " " Vattene " rispose, " e racconta ci che vuoi; ma non tralasciare, se potrai uscire di
qui, di menzionare colui che poco fa stato cos pronto a parlare. Egli punito qui per il denaro ricevuto
dai Francesi: "Io vidi" potrai dire "quello di Dovera l dove i dannati soffrono il freddo ". Se ti venisse
chiesto "Chi altro cera?", sappi che accanto a te si trova quello dei Beccaria al quale Firenze tagli il
collo. Credo che pi in l s trovi Gianni dei Soldanieri con Gano e Tebaldello, che apr le porte di Faenza
di notte. " Ci eravamo gi allontanati da lui, quando vidi in una sola buca sepolti nel ghiaccio due dannati,
in modo che la testa delluno faceva da cappello a quella dellaltro; e con la stessa avidit con cui
laffamato mangia il pane, cos quello che stava di sopra aveva conficcato i denti nellaltro nel punto in cui
il cervello si congiunge al midollo spinale: non diversamente Tideo rose per odio il capo di Menalippo, da

come quel dannato rodeva il cranio e il cervello. "O tu che manifesti attraverso un atto cos bestiale il tuo
odio verso colui che stai divorando, dimmene il motivo" dissi, "a questo patto, che se tu giustamente ti
duoli di lui, sapendo chi siete e la sua colpa, su nel mondo io ti possa ricompensare, se quella lingua con
la quale io parlo non si inaridir.".
CANTO XXXIII
Quel peccatore sollev dal pasto feroce la bocca, pulendola con i capelli della testa che egli aveva roso
nella parte posteriore. Poi incominci a dire: "Tu vuoi che io rinnovi un dolore disperato che mi opprime il
cuore al solo pensarci, prima che io ne parli. Ma se le mie parole devono essere causa dinfamia per il
traditore che io rodo, mi vedrai al tempo stesso parlare e piangere. Non so chi sei n in quale maniera sei
arrivato quaggi; ma quando ti odo parlare mi sembri davvero fiorentino. Devi sapere che fui il conte
Ugolino, e questo larcivescovo Ruggieri: adesso ti dir perch sono per lui un vicino siffatto. Non
occorre che io racconti come, avendo fiducia in lui, fui fatto prigioniero e poi ucciso, in conseguenza dei
suoi intendimenti malvagi; ma udrai quello che non puoi avere udito, cio come la mia morte fu crudele,
e potrai giudicare se egli non stato colpevole nei miei riguardi. Una piccola feritoia nel luogo chiuso
(dentro dalla muda: muda era chiamato il luogo chiuso dove venivano tenuti gli uccelli nel periodo in cui
cambiavano le penne) che a causa mia soprannominato torre della fame, e nel quale altri devono
ancora essere chiusi, mi aveva gi mostrato attraverso la sua apertura pi lune (erano passati diversi
mesi), quando io feci il sogno cattivo che mi svel il futuro. Costui (l arcivescovo Ruggieri) mi sembrava
capocaccia e signore degli altri cacciatori, mentre, cacciava il lupo e i suoi piccoli su per il monte (San
Giuliano) a causa del quale i Pisani non possono vedere Lucca. Egli aveva messo davanti a s, sul fronte
dello schieramento degli inseguitori, Gualandi con Sismondi e con Lanfranchi (le tre principali famiglie
ghibelline di Pisa) insieme con cagne fameliche (simbolo, secondo il Buti, del popolo minuto, "che
comunemente magro e povero"), sollecite a cacciare ed esperte. Dopo una breve corsa il lupo e i
lupicini mi sembravano stanchi, e mi sembrava di vedere lacerati i loro fianchi dalle zanne affilate.
Quando fui sveglio prima dei mattino, udii piangere nel sonno i miei figli (Ugolino chiama cos anche i suoi
nipoti Anselmuccio e Nino), che erano con me, e chiedere del pane. Sei davvero crudele, se fin da questo
momento non provi dolore immaginando quello che il mio cuore presagiva a se stesso; e se non piangi,
per che cosa sei solito piangere? Erano ormai svegli, e si avvicinava lora in cui il cibo soleva esserci
portato, e a causa del proprio sogno ciascuno aveva timore; e udii inchiodare la porta inferiore della
spaventosa torre; allora guardai negli occhi i miei figli senza pronunciare parola. Io non piangevo, a tal
punto lanimo divenne impietrito: piangevano loro; e il mio Anselmuccio disse: "Tu guardi in modo cos
strano, padre! che hai ?" Perci non piansi n risposi tutto quel giorno e la notte successiva, finch non
spunt unaltra alba. Non appena un po di luce riusc a penetrare nella cella dolorosa, ed intravidi su
quattro volti il mio stesso aspetto, mi morsi entrambe le mani per il dolore; ed essi, credendo che lo
facessi per desiderio di mangiare, si alzarono immediatamente in piedi, e dissero: "Padre, sar per noi un
dolore assai minore se tu ti cibi delle nostre membra: tu (generandoci) ci facesti indossare queste carni
infelici, tu privacene". Allora mi quietai per non renderli pi tristi; rimanemmo in assoluto silenzio quel
giorno e il giorno successivo: ahi, terra crudele, perch non ci inghiottisti? Quando giungemmo al quarto
giorno, Gaddo si gett disteso ai miei piedi, dicendo: "Padre, perch non m aiuti?" Mor l; e cos come tu
vedi me, vidi cadere gli altri tre uno dopo laltro tra il quinto e il sesto giorno; per cui incominciai, ormai
cieco, a brancolare sopra ciascuno di loro, e li chiamai per due giorni, dopo che furono morti: poi, pi del
dolore, ebbe potere su me il digiuno ". Ci detto, con gli occhi biechi, afferr nuovamente il misero cranio
coi denti, i quali furono, sullosso, forti come quelli di un cane. Ahi Pisa, onta dei popoli appartenenti
allItalia (del bel paese l dove 1 s sona: dove la lingua usa come particella affermativa il "s"), dal
momento che le citt vicine tardano a punirti, si muovano la Capraia e la Gorgona (due isole del Tirreno,
situate in corrispondenza della foce dellArno), e formino uno sbarramento allo scorrere dellArno nel
punto in cui si versa nel mare, in modo che esso sommerga tutti i tuoi abitanti! Poich se correva voce
che il conte Ugolino ti aveva tradita riguardo ai castelli (ceduti a Lucca e a Firenze), non dovevi
sottoporre ad un tale supplizio i suoi figli. La giovane et rendeva innocenti, o nuova Tebe (per la ferocia
dei delitti in te perpetrati, non meno orribili di quelli compiuti dai discendenti di Cadmo), Uguccione e il
Brigata e gli altri due che il mio canto ha menzionato in precedenza. Passammo oltre, l dove il ghiaccio
avvolge duramente unaltra moltitudine, non immersa verticalmente, ma tutta quanta supina. Il pianto
stesso in quel luogo non consente di piangere, e il dolore che trova sugli occhi un impedimento, rifluisce
dentro ad aumentare langoscia, poich le prime lagrime versate formano un nodo (di ghiaccio), e
riempiono tutta la cavit dellocchio sotto le ciglia, come visiere di cristallo. E sebbene a causa del freddo
ogni sensibilit avesse abbandonato la dimora del mio volto, cos come accade per una parte callosa, mi
sembrava gi di sentire parecchio vento: per cui dissi: " Maestro, chi lo produce? non qui inesistente
ogni vapore (manca infatti il sole che possa formare e sollevare il vapore per produrre il vento)? " E
Virgilio: " Presto sarai nel luogo in cui locchio, vedendo la causa (il movimento delle ali di Lucifero) che fa

soffiare dallalto il vento, risponder alla tua domanda ". Ed uno degli sciagurati immersi nella lastra
gelata ci grid: " Anime a tal punto spietate, che vi assegnata lultima dimora, toglietemi dal volto il
ghiaccio, in modo che io possa sfogare un poco (attraverso le lagrime) il dolore che riempie il mio cuore,
prima che il pianto geli nuovamente ". Onde io: " Se vuoi che ti aiuti (ti sovvegna), dimmi chi sei, e se
non ti libero dallimpedimento (del ghiaccio), possa io scendere fino in fondo a Cocito ". Allora rispose: "
Sono frate Alberigo; sono quello delle frutta delittuose, che qui sconto la mia colpa con una pena ancora
pi grave (il dattero frutto pi prelibato del fico)". " Oh! " gli dissi, " sei gi morto? " Ed egli: " In quali
condizioni si trovi il mio corpo nel mondo dei vivi, non so. Questa Tolomea ha il privilegio che spesso
lanima cade in essa prima che la morte (nella mitologia Atropos era quella delle tre Parche che recideva
il filo della vita) le imprima il movimento. E perch pi volentieri tu mi raschi dal volto le lagrime
congelate, sappi che non appena lanima tradisce nel modo usato da me, il suo corpo le preso da un
demonio, il quale poi lo governa finch sia trascorso tutto il tempo assegnatogli per vivere. Essa precipita
in questo pozzo (il nono cerchio); e forse ancora visibile nel mondo il corpo appartenente allanima che
qua dietro a me sverna. Tu lo devi sapere, se soltanto ora scendi nellinferno: ser Branca dOria, e vari
anni sono trascorsi da quando stato chiuso in tal modo (nel ghiaccio) ". "Credo" gli dissi " che tu
minganni; poich Branca dOria non ancora morto, vivo e sano. " " Nella bolgia" disse " custodita dai
Malebranche, dove la pece vischiosa ribolle, non era ancora arrivato Michele Zanche che costui lasci nel
corpo al posto suo un diavolo, ed altrettanto fece un suo parente che comp il tradimento insieme con lui.
Ma stendi ormai la mano verso di me; aprimi gli occhi. " E io non glieli apersi; e fu atto nobile essere
villano nei suoi confronti. Ahi Genovesi, uomini lontani da ogni buona usanza e pieni dogni vizio, perch
non siete estirpati dal mondo? Poich insieme con lanima pi perversa della Romagna (frate Alberigo)
trovai un vostro concittadino tale, che a causa delle sue azioni gi sta immerso con lanima nel Cocito, e
col corpo appare ancora vivente sulla terra.
CANTO XXXIV
Si avanzano i vessilli del re dellinferno (le sei ali di Lucifero) verso di noi; guarda perci davanti a te"
disse Virgilio "se riesci a scorgerlo." Come quando una densa nebbia si diffonde, o quando il nostro
emisfero si abbuia, appare da lontano un mulino la cui ruota fatta girare dal vento, mi sembr allora di
vedere una tale macchina; poi, a causa del vento; mi rifugiai dietro a Virgilio, poich non vi era altro
riparo. Gi mi trovavo, e con paura lo ricordo nei miei versi, l dove i dannati erano tutti coperti (dal
ghiaccio), e trasparivano come un fuscello rimasto incorporato nel vetro. Alcuni stanno distesi; altri eretti,
chi con la testa e chi cori i piedi in alto; altri, piegati allindietro, raggiungono, a guisa di arco, col volto i
piedi. Quando ci fummo inoltrati tanto, che Virgilio ritenne opportuno mostrarmi colui che era stato il pi
bello degli angeli, si scost e mi fece fermare, dicendo: "Ecco Dite ( il nome di Plutone, re degli inferi,
nella mitologia) ed ecco il luogo ove occorre che tu ti armi di coraggio ". Non chiedere, o lettore, quale
gelo allora mi invase e come la voce mi si ferm, poich non lo scrivo, ogni parola essendo inadeguata ad
esprimerlo. Io non rimasi n vivo n morto: immagina ormai da solo, se appena hai un poco
dintelligenza, come divenni, privo sia di vita che di morte. Il sovrano dellinferno sporgeva fuori dal
ghiaccio a partire da met del petto; e c pi proporzione fra me e un gigante, che fra i giganti e le sue
braccia: vedi ormai quanto deve essere grande lintera massa di quel corpo perch sia proporzionato a
simili braccia. Se fu cos bello com brutto attualmente, e (ciononostante) si ribell al suo Creatore,
ben naturale che ogni male derivi da lui. O come mi sembr cosa degna di grande meraviglia vedere che
la sua testa aveva tre facce! Una davanti, ed era rossa; delle altre due, che si congiungevano a questa
sorgendo in corrispondenza della parte mediana di ciascuna spalla, e si congiungevano fra di loro nella
parte mediana del volto dove alcuni uccelli hanno la cresta, la destra appariva di un colore tra il bianco e
il giallo; la sinistra appariva di un colore simile a quello delle popolazioni originarie della regione da cui il
Nilo scende a valle. Sotto ciascuna faccia sporgevano due grandi ali, proporzionate alle dimensioni di un
cos grande uccello: non vidi mai vele di imbarcazioni marine cos grandi. Non avevano penne, ma il loro
aspetto era quello delle ali del pipistrello; e le agitava, in modo che da lui si originavano tre venti: Per
quel che riguarda le ali di Lucifero, il loro numero uguale a quello delle ali dei serafini, gli angeli pi
vicini a Dio, ma, a differenza di quelle dei serafini, piumate e splendenti, quelle del sovrano dellinferno
sono prive di penne e nerastre. perci lintero Cocito era trasformato in ghiaccio. Piangeva con sei occhi,
e su tre menti faceva gocciare lagrime miste a bava sanguigna. In ogni bocca frantumava con i denti un
peccatore, come una gramola (maciulla: strumento che serve a tritare la canapa o il lino), in modo da
tormentarne cos tre. Per quello che era maciullato nella bocca anteriore il mordere di Lucifero era poca
cosa rispetto al graffiare dei suoi artigli, tanto che a volte la sua schiena restava interamente priva di
pelle. "Quel dannato lass, che sottoposto ad un maggiore tormento" disse Virgilio, " Giuda Iscariota,
il quale tiene la testa dentro la bocca di Lucifero e agita fuori di essa le gambe. Degli altri due, che hanno
la testa rovesciata in basso, quello che pende dalla faccia di colore nero Bruto, vedi come si divincola! e
non emette lamento!; laltro, che appare cos muscoloso, Cassio. Ma sta scendendo nuovamente la

notte (i due poeti hanno dunque impiegato ventiquattro ore per percorrere tutto linferno), e ormai
occorre allontanarci, poich abbiamo veduto tutto (linferno). " Gli avvinsi il collo con le braccia secondo
la sua volont; ed egli scelse il momento ed il luogo opportuno; e quando le ali furono abbastanza aperte,
si afferr ai fianchi villosi: poi si cal di ciuffo in ciuffo nello spazio compreso tra il folto pelo e la
superficie ghiacciata. Quando ci trovammo nel punto in cui la coscia si articola, proprio in corrispondenza
della parte pi grossa dellanca ( la parte centrale del corpo di Lucifero e corrisponde al centro
delluniverso), Virgilio, faticosamente ed affannosamente, si gir portando la testa in direzione dei piedi di
Lucifero, e si aggrapp al pelo come chi sale, in modo che io credevo di tornare ancora nell inferno.
"Tienti stretto, poich per scale di tal genere" disse Virgilio, ansimando come un uomo stanco, " occorre
allontanarsi dallinferno. " Poi usc attraverso lapertura di una roccia, e mi fece sedere sullorlo di essa;
quindi diresse verso di me con cautela il suo passo (staccandosi cos dal pelo di Lucifero). Volsi in alto lo
sguardo. e pensai di vedere Lucifero nella posizione in cui lo avevo lasciato; e vidi invece che teneva le
gambe rivolte in alto; e se io allora mi turbai, lo immagini la gente ignorante, che non comprende (come
non avevo compreso io) quale il punto che avevo oltrepassato (il centro della terra). " Alzati in piedi "
disse Virgilio " poich la via che dobbiamo percorrere lunga e il cammino malagevole, e gi il sole
ritorna allora media (circa le sette e mezza del mattino) fra la prima ora canonica (corrisponde alle sei) e
la terza (corrisponde alle nove). " Non ci trovavamo l in una sala di palazzo,, ma in un sotterraneo
naturale che aveva il suolo irregolare e mancanza di luce. " Maestro, prima che io mi stacchi dallinferno
", dissi quando fui in piedi, " parlami un poco per togliermi dal dubbio. Dov il ghiaccio? e come mai
Lucifero vi confitto cos rovesciato? e come, in cos breve tempo, il sole ha fatto il percorso dalla sera
alla mattina? " Ed egli: " Tu ritieni di essere ancora dallaltra parte del centro della terra, l dove mi
afferrai al pelo del maligno verme che perfora il mondo. Ti trovasti dallaltra parte per tutto il tempo
durante il quale io scesi; allorch mi girai, oltrepassasti il punto (il centro della terra) verso il quale si
portano da ogni direzione i pesi. E sei ora giunto sotto lemisfero (australe) che opposto a quello
(boreale) che ricopre la terra emersa, e sotto il cui meridiano centrale (sotto l cui colmo: a
Gerusalemme, situata, secondo le credenze del Medioevo, al centro della terra emersa) fu ucciso luomo
che nacque e visse senza peccato (Cristo) : tu poggi i piedi sulla piccola superficie che corrisponde
nellemisfero australe a quella costituita dalla Giudecca in quello boreale. Qui mattina, quando
nellemisfero boreale sera: e Lucifero, che col suo pelo ci serv come scala; ancora confitto nella
posizione nella quale si trovava prima. Dalla parte di questo emisfero precipit dal cielo; e la terra, che
prima della sua caduta emergeva in questo emisfero, per paura di lui (che precipitava) si ritrasse sotto il
mare, ed emerse nel nostro emisfero; e forse la terra che visibile (lisola del purgatorio) da questa
parte (nellemisfero australe), per evitare il contatto con Lucifero (fermatosi nel centro della terra) lasci
qui un luogo vuoto ( la natural burella in cui i due poeti si trovano), e si spinse in alto". Vi laggi un
luogo situato allestremit del sotterraneo che avevamo percorso, lontano da Lucifero tanto quanto
lungo questo sotterraneo, riconoscibile non per mezzo della vista (a causa del buio), ma per il rumore di
un piccolo ruscello che qui scende (si tratta verosimilmente del Let, il corso dacqua che nel paradiso
terrestre, posto sulla sommit della montagna del purgatorio, toglie alle anime purganti, nel momento in
cui si accingono a salire in cielo, la memoria dei loro peccati; in tal modo ogni traccia di peccato torna
nellinferno) attraverso lapertura di una roccia, a esso scavata, col suo corso a spirale, e in lieve
pendenza. Virgilio ed io ci avviammo per quella via nascosta (nel grembo della terra; la via che conduce
dallestremit della natural burella alla superficie dell emisfero australe) per ritornare nel mondo
luminoso; e senza curarci di interrompere il nostro cammino per riposare, salimmo, egli per primo e io
dietro di lui, finch attraverso un foro rotondo vidi la luce degli astri: e attraverso questo foro uscimmo a
rivedere il firmamento.

PURGATORIO

CANTO I
La navicella dei mio ingegno, che lascia dietro di s un mare cos tempestoso (l'inferno), si prepara a una
materia pi serena (il purgatorio); e canter del secondo regno (dell'oltretomba) nel quale l'anima umana
si purifica e diviene degna di salire al cielo. Ma qui la poesia, che ha avuto finora per argomento la morte
spirituale (dei dannati), riviva (trattando della vita spirituale di coloro che raggiungeranno la beatitudine),
o sante Muse, poich a voi ho consacrato la mia vita; e a questo punto si levi pi alta la voce di Calliope
(la maggiore delle nove Muse, rtenuta dagli antichi l'ispiratrice della poesia epica; il nome,
etimologicamente, significa dalla bella voce ), accompagnando il mio canto con quella melodia della
quale le sciagurate figlie di Pierio, poi trasformate in gazze, avvertirono la superiorit a tal punto che
disperarono di sottrarsi alla punizione che le attendeva. Un tenero colore di zaffiro orientale (la pi pura e
splendente fra le varie qualit di zaffiri, secondo quanto attestano i Lapidari medieval), contenuto nella
limpida atmosfera, pura fino al cerchio dell'orizzonte, procur nuovamente gioia ai miei occhi, appena
uscii dall'aria infernale, che aveva rattristato la mia vista e il mio animo. Venere, il bel pianeta che
predispone all'amore, faceva gioire tutta la parte orientale del cielo, attenuando con la sua luce quella
della costellazione dei Pesci, con la quale si trovava in congiunzione. Mi volsi a destra, e diressi la mia
attenzione al polo australe, e vidi quattro stelle che soltanto i primi uomini (Adamo ed Eva) videro. Il
cielo sembrava gioire delle loro luci intensissime: o luogo settentrionale spoglio, dal momento che ti
preclusa la possibilit di vederle! Appena mi fui distolto dal guardarle, volgendomi un poco verso il polo
boreale. nel quale l'Orsa Maggiore non era pi visibile, vidi vicino a me, solo, un vecchio, degno
nell'aspetto di una riverenza tale, che nessun figlio tenuto ad una riverenza maggiore verso suo padre.
Portava la barba lunga e brizzolata, simile ai suoi capelli, dei quali due ciocche scendevano sul petto. A tal
punto i raggi delle quattro stelle sante ornavano di luce il suo volto, che io lo vedevo (illuminato) come se
davanti a lui ci fosse il sole. Chi siete voi, che seguendo una direzione opposta a quella del fiume
sotterraneo (il ruscelletto di cui al verso 130 dei canto XXXIV dell'Inferno) siete evasi dal carcere eterno
(l'inferno)? disse, muovendo la sua veneranda barba. Chi v ha fatto da guida ? o che cosa vi ha
rischiarato il cammino, mentre uscivate dalle tenebre profonde che rendono sempre nera la voragine
infernale? A tal punto sono violate le leggi dell'inferno ? o in cielo stato fatto un nuovo decreto, per cui,
pur essendo dannati, giungete alla montagna da me custodita ? Virgilio allora mi afferr,e mi fece
inginocchiare e abbassare gli occhi in segno di riverenza, incitandomi a ci con parole e con l'atto delle
sue mani e con segni. Poi gli rispose: Non sono arrivato di mia iniziativa: scese dal cielo una donna
(Beatrice), grazie alle cui preghiere soccorsi costui con la mia compagnia. Ma poich tuo desiderio che
la nostra condizione, quale essa veramente, ti venga maggiormente chiarita, non pu essere mio
desiderio che questo (chiarimento) ti sia negato. Costui non vide mai la morte (Sia quella corporale che
quella spirituale; non mor cio e non dannato); ma a causa dei suoi peccati fu cos vicino alla morte
spirituale, che pochissimo tempo sarebbe dovuto trascorrere (perch egli la vedesse). Come ti ho detto,
fui inviato da lui per salvarlo; e non era possibile percorrere altra va che questa per la quale mi sono
incamminato. Gli ho mostrato tutti i dannati; ed ora intendo mostrargli quelle anime che si purificano
sotto la tua giurisdizione. Lungo sarebbe riferirti come l'ho portato fin qui: dal cielo scende una forza che
mi aiuta a guidarlo per vederti e per ascoltarti. Voglia tu dunque considerare benevolmente il suo arrivo:
egli va in cerca della libert, che tanto preziosa, come sa colui che per essa rifiuta di vivere. Tu lo sai,
poich in suo nome (per lei: la libert) non fu per te dolorosa la morte a Utica, dove lasciasti il tuo corpo
che il giorno della risurrezione dei morti risplender (con l'anima) di tanta gloria. Le leggi di Dio non sono
state violate da noi; poich costui vivo, ed io non sono un dannato, assegnato a Minosse (e Mins me
non lega. la giurisdizione di Minosse inizia con il secondo cerchio dell'inferno; cfr. Inferno V, 4-15); ma
provengo dal limbo, dove sono gli occhi pudichi della tua Marzia, che nel sembiante ancora ti prega, o
animo venerabile, che tu la consideri tua: per l'amore che ella ti porta accondiscendi dunque alla nostra
richiesta. Lasciaci andare per i sette gironi del tuo dominio (il purgatorio): riferir a lei, nei tuoi riguardi,
cose gradite, se hai piacere di essere nominato laggi. Marzia mi fu tanto cara (piacque tanto alli occhi
miei) mentre fui in vita disse Catone allora, che le concessi tutte le cose a lei gradite e da lei
desiderate. Ora che ella risiede al di l dell'Acheronte, non pu pi influire sul mio volere, in virt di
quella legge (che separa in modo netto gli spiriti dannati da quelli salvati) la quale fu stabilita quando
uscii fuori dal limbo (insieme ai patriarchi dell'Antico Testamento; cfr., Inferno IV, versi 53-63). Ma se
una beata ti incita ad andare e ti guida, come tu dici, non occorre che tu mi lusinghi: ti sia sufficiente
rivolgermi la tua richiesta in nome suo. Dunque vai, e fa in modo di cingere costui di un giunco liscio e di
lavargli il volto, in modo da cancellare da esso ogni sudiciume; poich sarebbe disdicevole, con l'occhio
offuscato da qualcosa di torbido, presentarsi davanti al primo esecutore dei decreti di Dio, che un
angelo (di quei di paradiso; si tratta dell'angelo posto a custodia della porta del purgatorio; cfr.

Purgatorio canto IX, versi 78 sgg.). Questa piccola isola, nella sua parte pi bassa, sulla spiaggia
percossa dalle onde, coperta tutt'intorno sull'umida sabbia da giunchi: nessun'altra pianta, di quelle che
portano rami con foglie o diventano rigide, pu vivervi, poich non asseconda (flettendosi) i colpi (delle
onde). Il vostro ritorno non avvenga poi da questa parte; il sole, che sta per sorgere, vi indicher da che
parte affrontare pi agevolmente la salita del monte. Ci detto si dilegu; ed io mi levai in piedi senza
parlare, e mi accostai con tutto il corpo a Virgilio, e rivolsi a lui lo sguardo. Egli cominci a parlare:
Segui i miei passi: volgiamoci indietro, poich da questa parte la pianura scende verso il suo orlo basso
(la spiaggia) . L'alba trionfava dell'ultima ora della notte (l'ora mattutina l'ultima delle ore canoniche
della notte), la quale le fuggiva dinanzi, in modo che da lontano distinsi il tremolio della luce sul mare.
Noi avanzavamo nella pianura solitaria come colui che torna alla strada che ha smarrito, il quale ritiene
che il suo cammino sia inutile finch non l'abbia ritrovata. Quando fummo l dove la rugiada resiste,
opponendosi, al sole e, per il fatto di essere in una zona dove spira un venticello, evapora poco, Virgilio
pos delicatamente entrambe le mani aperte sulla tenera erba: per cui io, che compresi lo scopo del suo
gesto, gli porsi le guance bagnate di lagrime: su di esse egli fece riapparire interamente quel colore (il
mio colorito naturale) che l'inferno aveva occultato (con la sua caligine). Giungemmo quindi sulla spiaggia
deserta, che mai vide solcate le sue acque da qualcuno che sia poi riuscito a tornare indietro (Ulisse
infatti, giunto in vista della montagna del purgatorio, naufrag). Qui mi cinse come Catone aveva voluto:
o meraviglia! infatti l'umile giunco ricrebbe tale quale egli l'aveva scelto (cio schietto, liscio)
immediatamente, nel punto in cui l'aveva strappato.
CANTO II
Il sole aveva gi toccato l'orizzonte il cui cerchio meridiano sovrasta col suo punto pi alto (lo zenit)
Gerusalemme; e la notte, che ruota intorno alla terra agli antipodi del sole, sorgeva dal Gange, nella
costellazione della Libra (con le Bilance: durante l'equinozio di primavera, quando il sole nella
costellazione dell'Ariete), che le cade di mano quando (dopo l'equinozio d'autunno: il sole entra allora
nella Libra) supera la durata del giorno (entrando nella costellazione dello Scorpione); in modo che nel
purgatorio le gote, prima bianche, poi rosse, della leggiadra Aurora col passare del tempo divenivano
gialle. Ci trovavamo ancora lungo la riva del mare, come coloro che meditano sul cammino da percorrere,
i quali con l'animo camminano e col corpo stanno fermi. Ed ecco, allo stesso modo in cui mentre si
abbassa, tramontando, sulla superficie del mare, il pianeta Marte colora di rosso all'avvicinarsi del
mattino, a causa dei densi vapori che lo avvolgono, si pales ai miei occhi, e tale possa io vederla,
nuovamente (allorch, morto, mi trover ancora una volta sul lido del purgatorio), una luce (il volto
dell'angelo nocchiero) avanzante sul mare con tanta celerit, che nessun volo uguaglia il suo movimento.
Dopo avere per poco distolto lo sguardo da essa per chiedere schiarimenti a Virgilio, la rividi divenuta pi
luminosa e pi grande. Poi mi apparve ai due lati di essa un bianco di cui non riuscivo a precisare la
forma, e sotto, questo bianco (sono le ali dell'angelo) un altro bianco si rese gradatamente manifesto (
la veste dell'angelo). Virgilio si trattenne dal parlare, finch i bianchi apparsi ai lati della luce rosseggiante
apparvero essere ali: ma nel momento in cui fu certo di riconoscere il nocchiero, grid: Fa in modo di
inginocchiarti: ecco l'angelo di Dio: congiungi le mani: da ora in poi vedrai simili ministri di Dio. Vedi che
non si serve di strumenti umani, in modo da rifiutare i remi e le vele che non siano le sue ali per
percorrere il tragitto tra spiagge cos lontane (dalla foce del Tevere, come sar spiegato nei versi 100105, al lido del purgatorio). Vedi come le tiene alte verso il cielo, penetrando nell'aria con le penne
eterne, le quali non sono sottoposte al cambiamento che il pelo (o le penne) degli esseri destinati a
morire subisce . Poi, nell'avvicinarsi a noi, il santo uccello appariva sempre pi luminoso, per cui, da
vicino, lo sguardo non ne sostenne lo splendore, ma fui costretto ad abbassarlo; e quello approd con
una navicella rapida e priva di peso, tanto che di essa l'acqua non sommergeva alcuna parte. Il celeste
nocchiero stava a poppa, tale che sembrava portare scritta in tutto il suo aspetto la beatitudine; e pi di
cento anime sedevano nella navicella. Tutti insieme, concordi, cantavano Quando usc Israele dall'Egitto
( l'inizio del Salrno CXIII) con quello che, in quel salmo, segue. Poi fece, rivolto a loro, il segno della
santa croce; essi allora si precipitarono tutti sul lido: ed egli se ne and con la stessa velocit con la
quale era venuto. La moltitudine rmasta sulla riva sembrava ignara del luogo, e guardava intorno come
colui che sperimenta cose nuove. Il sole, che aveva messo in fuga con le sue frecce precise (saette conte:
presso gli antichi, Apollo, dio dei sole, era arciere infallibile) dal punto pi alto del cielo la costellazione
dei Capricorno (che, distando 90 gradi da quella dell'Ariete, si trovava allo zenit del meridiano mentre il
sole stava sorgendo), scagliava la sua luce in tutte le direzioni, allorch la gente allora arrivata sollev lo
sguardo verso di noi, dicendoci: Se la conoscete, indicateci la via per raggiungere il monte (del
purgatorio) . E Virgilio rispose: Voi immaginate forse che conosciamo questo luogo; ma noi siamo
forestieri al pari d voi. Siamo giunti poco prima di voi, attraverso un altro cammino, il quale fu cos arduo
da percorrere e duro, che la ascesa del monte ci sembrer da ora innanzi cosa piacevole. Le anime che
'si resero conto, per il fatto che respiravo, che ero ancora in vita, impallidirono per lo stupore. E come la

gente accorre verso un messaggero apportatore di liete notizie per esserne messa a conoscenza, e
nessuno rifugge dal far ressa intorno a lui, cos tutte quante quelle anime fortunate fissarono il loro
sguardo su di me, quasi dimenticando di andare a purificarsi dei loro peccati. Io vidi una di esse uscire
dalla schiera per abbracciarmi, con affetto cos grande, che mi indusse a fare altrettanto. O ombre
inconsistenti, tranne che nell'apprenza! Tre volte congiunsi le mani circondandola, e altrettante volte
tornai con esse al mio petto. Nel mio aspetto, credo, si manifest lo stupore; per questo l'anima sorrise e
si trasse indietro, ed io, seguendola, mi spinsi avanti. Con dolcezza mi esort a fermarmi: riconobbi allora
chi era, e la pregai di fermarsi un poco per parlare con me. Mi rispose: Cos come ti volli bene mentre
era chiusa nel corpo destinato a morire, cos ti voglio bene ora che dal corpo sono libera: perci mi
fermo; ma tu perch percorri (essendo vivo) questo cammino ? Casella mio, percorro questo
itinerario per essere degno di tornare un'altra volta (dopo la morte) nel punto in cui adesso mi trovo
dissi; ma perch tanto tempo stato sottratto alla tua espiazione (perch, essendo morto da tempo,
giungi soltanto adesso alla spiaggia del purgatorio) ? Ed egli: Non mi viene fatto nessun torto, se colui
(l'angelo nocchiero) che imbarca le anime che ritiene giusto imbarcare, e lo fa nel Momento da lui
ritenuto giusto, mi ha pi volte negato questo tragitto, poich la sua volont procede da una volont
giusta (quella di Dio): tuttavia da tre mesi a questa parte (cio dalla promulgazione del giubileo ad opera
di Bonifacio VIII, avvenuta nel Natale 1299, alla cui indulgenza poterono partecipare anche le anime in
attesa di essere traghettate nell'isola del purgatorio) egli ha imbarcato chiunque ha voluto entrare (nella
navicella), senza fare opposizione. Perci io, che allora volgevo lo sguardo al mare nel quale l'acqua del
Tevere (che in esso sfocia) diventa salina, fui da lui benevolmente accolto (nella navicella). Ora egli ha
alzato le ali verso quella foce, poich l si raccolgono sempre tutte le anime non destnate all'inferno. Ed
io: Se una prescrizione propria del purgatorio non ti priva del ricordo dei canti d'amore che solevano
placare tutte le mie inquietudini, o della facolt di intonarli, voglia tu in tal modo confortare un poco la
mia anima, la quale, insieme al mio corpo, tanto stanca per il cammino sin qui percorso (attraverso
l'inferno)! Amor che ne la mente mi ragiona cominci egli allora a cantare cos dolcemente, che la
dolcezza di questo canto echeggia ancora nel mio animo. Virgilio e io e le anime che erano insieme con lui
apparivamo cos felici, come se a nessuno di noi un altro pensiero occupasse la mente. Noi tenevamo
tutti lo sguardo fisso su di lui e la nostra attenzione era interamente rivolta al suo canto; ed ecco apparire
il venerando vecchio (Catone), il quale grid: Cosa significa questo, anime pigre ? Che senso ha questa
negligenza, questo indugio? Affrettatevi verso il monte per liberarvi della scorza peccaminosa che non
consente che Dio vi appaia . Con la stessa rapidit con la quale i colombi, adunati per il pasto, tranquilli,
senza ostentare la solita baldanza (a causa della quale, impettiti, gonfiano il collo), mentre sono intenti a
beccare la biada o il loglio, se appare alcunch di cui abbiano timore, all'improvviso si distolgono dal cibo,
perch sono sotto l'assillo di una preoccupazione pi grande, vidi quella schiera da poco arrivata
distogliere l'attenzione dal canto (di Casella), ed avviarsi verso il pendio (del monte), come chi si avvia
senza sapere dove vada a finire n la nostra partenza fu meno veloce.
CANTO III
Sebbene l'improvvisa fuga sparpagliasse quelle anime per la pianura, verso il monte dove la giustizia
divina ci tormenta (per purificarci), io mi accostai alla fedele compagnia: e come avrei potuto
allontanarmi senza di lui? chi mi avrebbe guidato su per il monte? Egli mi sembrava tormentato dalla sua
stessa coscienza: o spirito retto e puro, come un piccolo errore per te causa di crudele dolore! Quando i
passi di Virgilio non procedettero pi con la fretta. che toglie decoro ad ogni azione, la mia mente, che
prima era raccolta (in un solo pensiero), allarg la sua attenzione, come desiderosa di altre cose, e alzai
gli occhi in direzione del monte che pi alto (di tutti gli altri) si erge dalle acque verso il cielo. Il sole, che
rosso ardeva alle nostre spalle, era interrotto davanti al mio corpo, che faceva da impedimento ai suoi
raggi. Mi girai di fianco temendo d'essere abbandonato, quando scorsi che la terra era scura solo davanti
a me; e Virgilio: Perch dubiti ancora ? prese a dirmi volgendosi interamente verso di me: non credi
che io sia, con te e che ti guidi? E' gi l'ora del vespro l dove sepolto il mio corpo col quale facevo
ombra: si trova a Napoli, e fu trasportato da Brindisi. Adesso, se davanti a me non si forma alcuna
ombra, ci non deve stupirti pi del fatto che i cieli non impediscono che i raggi passino dall'uno all'altro.
Per sopportare pene, caldo e freddo, Dio onnipotente crea tali corpi, ma come faccia ci, non vuole che
sia rivelato agli uomini. Stolto colui il quale spera che la ragione umana possa percorrere la via infinita
che Dio, uno nella sostanza e trino nelle persone, segue. Limitatevi a considerare, o uomini, le cose come
sono: giacch se aveste potuto capire tutte le cose, non sarebbe stato necessario che Maria partorisse; e
vedeste bramare invano uomini siffatti che (meglio di altri) avrebbero potuto soddisfare (se fosse stato
possibile con la sola ragione umana) la loro ansia di conoscenza, mentre invece (tale desiderio) motivo
per loro di pena etema: parlo di Aristotile e di Platone e di molti altri . E qui chin il capo, e non
aggiunse parola, e ristette turbato. Giungemmo frattanto alla base del monte: qui trovammo la roccia
talmente ripida, che invano le gambe l sarebbero volonterose di salire. Tra Lerici (un castello sulla riviera

ligure, alla foce del fiume Magra) e Turbia (un borgo nizzardo) la roccia pi inaccessibile e impraticabile ,
al confronto di quella, una scala comoda e ampia. Adesso chiss da quale parte la costa meno ripida
disse, il mio maestro arrestandosi, in modo da consentire la salita anche a chi non ha ali? E mentre
egli, con gli occhi rivolti a terra, rifletteva sul cammino da tenere, e io guardavo in alto tuttintorno alla
roccia, da sinistra vidi comparire una schiera di anime, che procedevano verso d noi, e quasi non
sembrava che ci avvenisse, tanto lentamente si avvicinavano. Alza, o maestro , dissi, il tuo
sguardo: ecco da questa parte chi ci dar consiglio, se tu non riesci a trovarlo in te stesso. Allora
guard, e con viso rasserenato, rispose: Avviciniamoci a loro, poich essi avanzano lentamente; e tu,
figlio caro, rafforza la tua speranza . Quella schiera era ancora cos lontana, dico dopo aver noi fatto un
migliaio di passi, quanta pu essere la distanza cui un buon lanciatore scaglierebbe una pietra, quando
tutti si addossarono alle dure rocce dell'alta costa, e stettero fermi e raccolti come, chi va, si ferma a
guardare quando colto da un dubbio. O voi che siete morti in grazia di Dio, o spiriti gi destinati alla
salvezza eterna , prese a dire Virgilio, in nome di quella pace che io credo sia attesa da voi tutti, diteci
in qual punto la montagna pi agevole, s da poterla salire, perch perder tempo dispiace a chi ne
conosce il valore. Come le pecore escono dal recinto da sole, o a gruppi di due e di tre, e le altre
sostano timide abbassando il muso e lo sguardo, e quello che fa la prima, fanno anche le altre,
raggruppandosi dietro a lei, se si ferma, obbedienti e mansuete, senza conoscerne il motivo, cos io vidi
allora avvicinarsi le prime anime di quella felice moltitudine, umile nei volti e dignitosa nel procedere, Non
appena quelle anime videro in terra, alla mia destra, la luce interrotta, poich la mia ombra stava fra me
e la roccia, si arrestarono, e indietreggiarono un poco, e tutte le altre che venivano dietro, pur non
conoscendone il motivo, fecero altrettanto. Senza attendere che voi me lo domandiate, vi dichiaro che
questo che voi vedete un corpo umano, per questo la luce del sole , in terra, interrotta. Non stupitevi;
ma credete che non senza l'aiuto del cielo che io cerco di superare questa roccia. Cos parl Virgilio; e
quegli spiriti eletti. Tornate indietro e camminate dunque davanti a noi, dissero, facendoci segno col
dorso delle mani. E uno di loro prese a dire: Chiunque tu sia, mentre cammini volgi gli occhi: cerca di
ricordare se in terra tu mi abbia mai veduto . Io mi girai verso di lui e lo guardai attentamente: era
biondo, bello e di nobile aspetto, ma aveva un sopracciglio diviso in due da una ferita. Quand'ebbi con
cortesia negato d'averlo mai conosciuto, egli dsse: Adesso guarda; e mi mostr una ferita vicino al
cuore. Poi aggiunse sorridendo: Sono Manfredi, nipote dell'imperatrice Costanza; perci ti prego,
quando ritornerai in terra, di andare dalla mia bella figlia, madre di coloro che sono i sovrani di Sicilia e
d'Aragona, per dirle la verit su di me, se si raccontano altre cose. Quand'ebbi il corpo trafitto da due
colpi mortali, io mi rivolsi, piangendo (per il pentimento dei peccati), a Colui che sempre pronto a
concedere il suo perdono. I miei peccati furono orribili; ma la infinita misericordia ha braccia tanto ampie
da accogliere tutti coloro che a Lei si rivolgono. Se il vescovo di Cosenza, che da papa Clemente fu
indotto allora a perseguitarmi, avesse potuto penetrare questo aspetto di Dio, le mie ossa sarebbero
ancora in capo a un ponte vicno a Benevento, custodite da un mucchio di pietre. Adesso la pioggia le
bagna e il vento le agita; fuori del regno (di Napoli e di Sicilia), quasi sul Garigliano, dove egli le trasport
a ceri spenti (come si usava per i cadaveri degli scomunicati e degli eretici). In seguito alle loro
scomuniche (maladizion: la scomunica infatti non comporta di necessit la dannazione spirituale) la
grazia di Dio non si perde a tal punto che non si possa recuperare, finch la speranza non del tutto
inaridita. Tuttavia chi muore scomunicato, anche se si pente in punto di morte, deve restare fuori di
questo monte, per un periodo di tempo trenta volte pi lungo di quello che da vivo ha nella sua
ostinazione orgogliosa, a meno che tale decreto non venga abbreviato dalle preghiere dei buoni. Vedi
dunque se puoi farmi contento, rivelando, ala mia buona Costanza dove e in che modo mi hai visto, e
anche questo divieto, poich noi molto progrediamo nella purificazione grazie, ai suffragi dei vivi .
CANTO IV
Quando per un'impressione di piacere o di dolore, che una qualche potenza della nostra anima riceve in
s, l'anima si concentra tutta in quella facolt, sembra allora che essa non presti pi attenzione a
nessun'altra sua facolt; e questo fatto una prova contro quella dottrina errata la quale ritiene che in
noi si formino pi anime una accanto all'altra. E perci. quando si ascolta o si vede qualcosa che attiri a
s fortemente l'anima, il tempo trascorre senza che uno se ne accorga, poich una la facolt che
percepisce il passare del tempo (che l'ascolta: la facolt intellettiva), e una altra (la facolt senstiva)
quella che concentra in s l'anima intera: questa come legata (alle impressioni che percepisce), quella
invece sciolta da ogni ufficio (perch l'attenzione dell'anima rivolta altrove). Di questo fatto io ebbi
personale esperienza, ascoltando e guardando intensamente Manfredi; infatti di oltre cinquanta gradi era
salito il sole (esso percorre quindici gradi ogni ora: perci sono trascorse pi di tre ore dal levarsi del sole
e dall'apparizione dell'angelo nocchiero), ed io non me ne ero accorto, quando giungemmo in un punto in
cui quelle anime ci gridarono tutte insieme: Questo il luogo di cui ci avete domandato . Il contadino
quando l'uva incomincia a maturare (imbruna; bisogna perci difenderla dai ladri) spesso con una piccola

forcata di spine chiude con questi pruni un'apertura della siepe pi larga di quello che non fosse il
sentiero lungo il quale salimmo Virgilio, ed io dietro di lui, soli, dopo che la schiera delle anime si era
congedata da noi. E' possibile arrivare a Sanleo (borgo del ducato d'Urbino, posto su un ripido colle che si
raggiungeva con un sentiero scavato nella roccia) e scendere a Noli (cittadina della riviera ligure di
ponente, alla quale si accedeva scendendo lungo pareti a picco sul mare), salire sul Bismantova (alto
monte dell'Appennino nel territorio di Reggio Emilia) fin sulla vetta solamente coi piedi; ma qui
necessario che si voli; dico con le ali veloci e con le piume del grande desiderio, seguendo quella guida
che mi dava speranza e mi faceva luce. I mezzi necessari per salire il monte del purgatorio - la cui ripidit
supera ogni confronto umano - sono quelli spirituali: "colla fede e colla speranza che sono l'ali che
portano i virtuosi e fedeli" (Anonimo Fiorentino). Salivamo per un sentiero scavato nella roccia, e (era
tanto angusto che) le sue sponde ci stringevano a destra e a sinistra, e il suolo sottostante costringeva ad
aiutarsi con i piedi e con le mani. Dopo essere giunti al termine dell'alta parete (alta ripa; essa costituisce
la base del monte), su uno spiazzo aperto (non incassato nella roccia), dissi: Maestro, che via
seguiremo? Ed egli mi rispose: Il tuo passo non pieghi n a destra n a sinistra: avanza sempre verso
l'alto seguendo me finch ci appaia qualche guida esperta del cammino . La vetta del monte era cos
alta che superava ogni possibilit della nostra vista, e il pendio era assai pi ripido di una linea condotta
dal punto mediano di un quadrante al centro del cerchio (poich il quadrante di un cerchio corrisponde ad
un angolo al centro di 90 gradi, la linea ha un'inclinazione di 45 gradi: la costa perci quasi
perpendicolare al monte). Ero stanco, quando dissi: O dolce padre, volgiti, e guarda che rimango
indietro, solo, se non ti ferm ad' aspettarmi . Figliolo, cerca di trascinarti fin qui disse, indicandomi
un ripiano poco pi in alto, che cingeva tutto il monte dalla, parte a noi visibile. Le sue parole mi
spronarono a tal punto, che riunii tutti i miei sforzi, procedendo a carponi dietro di lui, finch raggiunsi
quella sporgenza. L ci sedemmo entrambi rivolti verso oriente, da dove eravamo saliti, poich guardare il
cammino gi fatto suole apportare conforto e gioia agli uomini. Dapprima volsi lo sguardo verso la
spiaggia; poi lo alzai verso il sole, e mi accorsi con stupore che i suoi raggi ci colpivano provenendo da
sinistra. Virgilio si accorse facilmente che io guardavo tutto stupefatto il sole, l dove entrava nel suo
cammino fra noi e il settentrione. Per questo egli mi disse: Se la costellazione dei Gemelli (Castore e
Polluce) fosse in compagnia del sole che rischiara alternativamente l'emisfero settentrionale e quello
meridionale, tu vedresti la parte rosseggiante dello Zodiaco (la via percorsa dal sole) ruotare ancora pi
vicina alla costellazione delle Orse (cio al polo artico, essendo la costellazione dei Gemelli pi a nord di
quella dell'Ariete con la quale il sole era allora in congiunzione), a meno che il sole non deviasse dal suo
cammino abituale. Se vuoi sapere come ci avvenga, pensa, raccogliendoti in te stesso che Gerusalemme
e il monte del purgatorio si trovano sulla terra in modo tale che tutti e due hanno lo stesso orizzonte
astronomico e giacciono in diversi emisferi; per questo la strada (cio la eclittica) che male Fetonte (cfr.
Inferno XVII 107-108) seppe percorrere col carro del sole, vedrai come necessario che corra, rispetto al
monte del purgatorio, da un lato (cio da destra a sinistra) e, rispetto a Gerusalemme, da un altro (cio
da sinistra a destra), se la tua mente bene discerne. Di certo, maestro mio dissi non ho mai
compreso cos chiaramente alcuna cosa davanti alla quale il mio ingegno appariva insufficiente, come ora
comprendo che il cerchio mediano della rotazione celeste, che in astronomia si chiama Equatore, e che
rimane sempre tra il sole e l'inverno, (perch quando in un emisfero inverno, nell'altro estate e
viceversa), per il motivo che tu dici (cio che il purgatorio agli antipodi di Gerusalemme), da questo
monte si allontana verso settentrione, mentre gli Ebrei (quando abitavano la Palestina) lo vedevano
allontanarsi verso il sud. Ma se tu vuoi, volentieri desidererei sapere quanto cammino resta da
percorrere, perch il monte si innalza pi di quanto possa salire il mio sguardo. Ed egli: Questo
monte tale, che la ascesa sempre ardua per chi l'inizia dal basso; ma quanto pi si sale tanto meno
essa appare faticosa. Perci, quando essa ti sembrer dolce a tal punto, che il salire diventer per te
facile come procedere su una nave seguendo la corrente, allora sarai giunto alla fine di questo cammino:
qui soltanto potrai riposarti dell'affanno della salita. Non ti rispondo oltre, e questo so come cosa certa .
E non appena egli ebbe finito di parlare, risuon vicina una voce: Forse avrai bisogno di rposarti prima
d giungere lass! Al suono di questa voce entrambi ci volgemmo, e scorgemmo a sinistra un grosso
macigno, del quale n io n Virgilio ci eravamo prima accorti. Lo raggiungemmo con fatica; e l c'era un
gruppo di anime che giacevano all'ombra di questa rupe nell'atteggiamento che suole indicare pigrizia.
Sono le anime di coloro che, per negligenza e pigrizia, aspettarono a pentirsi alla fine della vita e che
devono rimanere nell'antipurgatorio tanto tempo quanto vissero. E una di loro, che mi sembrava stanca,
sedeva abbracciando le ginocchia, e abbandonando il viso tra esse. O mia dolce guida dissi osserva
quello che appare pi negligente degli altri, come se la pigrizia fosse una sua sorella. Allora quello si
volse verso di noi, e guard, muovendo solo gli occhi lungo la coscia (senza alzare il viso), e disse: Sali
tu ora, dal momento che sei cos bravo! Riconobbi allora chi era, e l'affanno che rendeva ancora un
poco affrettato il mio respiro, non mi imped di accostarmi a lui; e dopo che gli giunsi accanto, sollev un
poco la testa, dicendo: Hai capito bene come il sole manda i suoi raggi dalla parte sinistra? I suoi atti

pigri e le sue parole brevi mossero un poco le mie labbra al sorriso; poi dissi: Belacqua, io non sono pi
in ansia per te ormai (sapendoti salvo); ma dimmi: perch te ne stai seduto appunto qui? aspetti forse
una guida, oppure sei stato ripreso dalla pigrizia abituale? E quello; Fratello, che giova il salire? infatti
l'angelo di Dio che custodisce la porta del purgatorio non mi lascerebbe affrontare le pene dell'espiazione.
E' necessario che prima il cielo giri intorno a me fuori di quella porta, per tutto il tempo che mi gir
intorno in vita, poich rimandai fino all'estremo il pentimento, se non mi aiuta prima la preghiera che
sgorga da un cuore in grazia di Dio: che vale l'altra (quella del peccatore), che non esaudita in cielo?
E gi Virgilio, saliva precedendomi, e dicendomi, Vieni ormai: vedi che il sole al meridiano ( tocco
meridian dal sole: cio mezzogiorno) mentre (nell'emisfero boreale) sulla riva dell'Oceano la notte gi si
distende fino al Marocco (Morrocco: esso costituiva l'estrema parte occidentale della terra abitata) .
CANTO V
Io mi ero ormai allontanato da quelle ombre (le anime dei negligenti), e seguivo le orme della mia guida,
quando alle mie spalle, indicandomi, una di esse grid: Osserva che il raggio del sole non si vede
rilucere alla sinistra (Dante e Virgilio, mentre salgono, volgono le spalle a levante e il Sole, perci, li
colpisce a destra) di quello che sta sotto (Dante infatti segue Virgilio), e come sembra si comporti come
un vivente! Quando udii queste parole volsi lo sguardo, e vidi le anime guardare con stupore me, solo
me, e i raggi dei sole che erano interrotti (dal mio corpo). Perch, il tuo animo si lascia distrarre a tal
punto disse il maestro, che rallenti i tuoi passi? che importanza pu avere per te ci che queste
anime mormorano? Vieni dietro a me, e lascia parlare la gente: comportati come una torre solida, la cui
cima non si muove mai per quanto i venti possano soffiare; poich accade sempre che l'uomo nel quale
continuamente un pensiero germoglia dall'altro, allontana da s il raggiungimento della meta, in quanto
l'impeto del nuovo pensiero indebolisce l'altro. Che cosa potevo rispondere, se non Io vengo ? Cos
infatti risposi, un poco soffuso di quel rossore che talvolta (quando la vergogna non induce all'ira per
essere stato colto in errore e quando la colpa non troppo grave) rende l'uomo degno di essere
perdonato. Frattanto lungo la costa (del monte) in direzione trasversale (rispetto ai due poeti) avanzava
un gruppo di anime che ci precedevano di poco, cantando il salmo Miserere a versetti alternati.
Quando si accorsero che non lasciavo passare attraverso il mio corpo i raggi del sole, il loro canto si
trasform in un Oh! lungo e fioco; e due di loro, in qualit di messaggeri, corsero incontro a noi e ci
chiesero: Informateci della vostra condizione . E il mio maestro: Voi potete ritornare e riferire a
coloro che vi hanno mandato che il corpo di costui ancora vivo. Se essi si sono fermati perch hanno
visto la sua ombra, come penso, hanno avuto una sufficiente spiegazione: lo accolgano con gentilezza,
perch potr essere prezioso per loro (chiedendo preghiere ai vivi, dopo essere ritornato nel mondo) .
Non vidi mai stelle cadenti fendere il cielo sereno all'inizio della notte, n, al tramonto del sole, (vidi mai)
lampi fendere le nuvole d'agosto tanto rapidamente, che quelli non tornassero in minor tempo alla loro
schiera; e, dopo esservi giunti, tornarono indietro con gli altri verso di noi come una schiera che si lancia
in una corsa sfrenata. Queste anime che si accalcano intorno a noi sono numerose, e vengono per
pregarti disse Virgilio: tuttavia tu continua a procedere e mentre cammini ascolta. O anima che
compi questo viaggio per purificarti con quel corpo al quale fosti legata fin dalla nascita gridavano,
arresta un poco i tuoi passi. Guarda se mai hai visto qualcuno di noi, in modo da riportare notizie di lui
sulla terra: perch cammini? perch non ti fermi? Noi un tempo fummo tutti uccisi con la violenza, e
fummo peccatori fino all'ultirno istante della notra vta: in punto di morte la grazia divina ci rese
consapevoli dei nostri peccati, in modo che, pentendoci (dei nostri peccati) e perdonando (i nostri
nemici), morimmo riconciliati con Dio, che ci consuma col grande desiderio di vederLo. Ed io Per
quanto vi osservi attentamente, non riconosco alcuno di voi; ma se voi desiderate qualcosa che io possa
fare, o spiriti destinati alla salvezza, ditemelo, ed io lo far in nome di quella pace che debbo cercare
attraverso i regni dell'oltretomba seguendo questa guida Ed uno di quegli spiriti cominci a parlare:
Ciascuno di noi si fida del tuo servigio senza bisogno di giuramenti, a meno, che una impossibilIt
indipendente impedisca d realizzare il tuo proposito. Perci io, che parlo da solo davanti agli altri, ti
prego, se mai tu possa vedere la Marca Anconetana (quel paese che siede tra Romagna e quel di Carlo:
posto a sud della Romagna e a nord del regno di Napoli, governato nel 1300 da Carlo Il d'Ang), di
essere generoso nelle tue richieste per me nella citt, di Fano, cosicch per me si preghi da persone in
grazia di Dio affinch possa espiare le mie gravi colpe. Nacqui in questa citt, ma le ferite mortali dalle
quali sgorg il sangue nel quale risiedeva la mia anima (in sul quale io sedea: era pensiero comune, ai
tempi di Dante, che il sangue fosse la sede dell'anima), mi furono prodotte nel territorio di Padova (in
grembo alli Antenori: Antenore fu il troiano fondatore di Padova, secondo Virgilio - Eneide I, versi 247
sgg.). l dove, io ritenevo di essere pi sicuro (essendo fuori del territorio estense): fui ucciso per volere
di Azzo VIII, che mi aveva in odio assai pi di quello che fosse giusto. Ma se io fossi fuggito verso Mira
(borgo tra Padova e Oriago), quando fui raggiunto (dai sicari) nelle vicinanze di Oriago, sarei ancora nel
mondo dei vivi. Invece corsi verso una palude, e le canne palustri e il fango mi avvilupparono a tal punto,

che caddi; e in quel luogo vidi il mio sangue formare in terra un lago , Poi parl un altro spirito: Possa
realizzarsi quel desiderio (il ricongiungimento a Dio) che ti porta verso l'alto monte del purgatorio, (in
nome di questo augurio) cerca di aiutare il mio (che identico al tuo) con preghiere efficaci ! Appartenni
alla casata dei Montefeltro, sono Bonconte: Giovanna (vedova di Bonconte) o altri miei parenti non si
preoccupano di me; per questo cammino fra costoro a fronte bassa . E io gli risposi: Quale forza
(umana o divina) o quale caso fortuito ti trascin cos lontano da Campaldino, che non si conobbe mai la
tua sepoltura? Oh! rispose, ai piedi dei monti del Casentino scorre nella valle un torrente
chiamato Archiano, che nasce sull'Appennino sopra l'eremo di Camaldoli. Arrivai, ferito alla gola, nel
punto in cui esso perde il suo nome ('l vocabol suo diventa vano: perch si getta nell'Arno), fuggendo a
piedi e insanguinando la terra. Qui i miei occhi si velarono, e la mia voce si spense pronunciando il nome
di Maria, e qui caddi e il mio corpo rimase inanimato. Ti racconter cose vere e tu le riferirai nel mondo
dei vivi: l'angelo di Dio prese la mia anima, mentre il diavolo gridava: "Perch mi privi di quest'anima
peccatrice, tu che sei un angelo del cielo? Porti via con te l'anima di costui per una lagrimuccia che me la
sottrae; ma user per il corpo (dell'altro) un trattamento ben diverso!" Tu sai con chiarezza come
nell'aria si raccoglie il vapore acqueo che si trasforma di nuovo in acqua, non appena sale nella regione
fredda del cielo. Sopraggiunse il diavolo che desidera soltanto il male con il suo intelletto, e provoc il
vapore acqueo e il vento con quel potere che gli proviene dalla sua natura. Poi, non appena giunse la
notte, coperse di nebbia la valle (di Campaldino) dal monte Pratomagno alla Giogaia di Camaldoli; e
provoc nel cielo un cos grande ammasso di vapori, che l'aria satura di nubi si convert in acqua: cadde
la pioggia e quella parte di essa che la terra non riusc ad assorbire si raccolse nei fossi; e quando
raggiunse i torrenti, si convogli verso l'Arno (fiume real: secondo l'espressione usata nel Medioevo per
indicare i fiumi che sfociano in mare) con tanta velocit, che nessun ostacolo pot trattenerla. L'Archiano
in piena trov il mio cadavere alla sua foce, e lo spinse nell'Arno, e sciolse dal mio petto la croce che
avevo fatto delle mie braccia quando mi aveva sopraffatto il dolore del pentimento: mi volt lungo le rive
e sul fondo; poi mi coperse e mi nascose con i suoi detriti. Quando sarai tornato nel mondo, e ti sarai
riposato del lungo cammino , disse un altro spirito dopo il secondo, ricordati di Pia: Siena mi diede i
natali; la Maremma mi diede la morte; (come morii) lo sa colui che prima mi aveva dato l'anello nuziale
prendendomi in moglie.
CANTO VI
Quando si divide e si scioglie il gruppo dei giocatori nel gioco dei dadi, il perdente resta solo e addolorato,
tentando e ritentando nuove gettate, e malinconico cerca di imparare (a far meglio per il futuro) mentre
tutti g li spettatori se ne vanno col vincitore; c' chi gli va innanzi, e chi lo sollecita tirandogli l'abito alle
spalle, e chi gli si raccomanda standogli di fianco: ma il vincitore non si ferma, e porge orecchio ora a
questo ora a quello; colui al quale tende la mano (dandogli qualche cosa), non insiste pi; e in tal modo
egli si difende dalla ressa. Cos mi trovavo io in mezzo a quella fitta schiera, guardando verso di loro ora
a destra, ora a sinistra, e promettendo (di fare quanto ciascuno mi chiedeva) me ne liberavo. Tra quelle
anime c'era l'Aretino che fu ucciso ferocemente da Ghino di Tacco, e l'altro (Guccio dei Tarlati) che
anneg mentre inseguiva i nemici. Qui pregava con le mani tese Federigo Novello, e qui c'era Gano, il
quale dette al padre, il virtuoso Marzucco, l'occasione di mostrare la sua forza d'anmo. Vidi il conte Orso
e vidi pure colui che ebbe l'anima divisa dal suo corpo per odio e per invidia, com'egli diceva, e non per
colpa commessa; voglio dire Pierre de la Brosse (Pier dalla Broccia); e riguardo a ci, mentre ancora in
vita, la regina di Brabante provveda (in tempo a purificarsi del male commesso), onde per questo non
vada a far parte di una moltitudine peggiore (di quella di cui fa parte Pierre de la Brosse, cio fra i falsi
accusatori della decima bolgia). Quando fui libero da tutte quelle anime che mi pregavano soltanto perch
inducessi altri a pregare per loro, in modo da affrettare la loro purificazione, io dissi a Virgilio: Sembra,
o maestro, che in un passo del tuo poema tu neghi esplicitamente, che la preghiera possa mutare un
decreto divino; e queste anime soltanto per questo pregano: la loro speranza sarebbe dunque vana,
oppure non mi ben chiaro il tuo testo? Ed egli mi rispose, La mia espressione chiara; e la
speranza di costoro non fallace, se si medita bene con la mente sgombra da erronee opinioni; poich la
sublime altezza del giudizio divino non s'abbassa per il fatto che l'ardore di carit (di chi prega per
costoro) porti a perfezione in un momento solo quell'espiazione a Dio dovuta da chi ha in questo luogo la
sua dimora; e in quel passo dove feci questa affermazione, la mancanza dell'espiazione non poteva
essere corretta con la preghiera, perch essa era da Dio (essendo fatta da pagani). Tuttavia non devi
fermare il travaglio della tua mente di fronte a un dubbio cos arduo, se non te lo dir colei che far da
tramite tra la verit (sovrannaturale) e il tuo intelletto: non so se mi comprendi; io intendo parlare di
Beatrice: tu la vedrai in alto, sulla vetta di questo monte, sorridente e felice. E io gli dissi: Sgnore,
camminiamo pi in fretta, perch ora non sento pi la fatica come prima, e vedi ormai che il monte
(essendo le prime ore del pomeriggio) proietta la sua ombra. Egli rispose: Continueremo ormai a
salire finch dura il giorno, quanto pi potremo; ma la realt diversa da quello che tu giudichi. Prima

che tu giunga sulla vetta, vedrai sorgere pi volte, il sole, che ora gi si nasconde dietro la costa del
monte, cosicch tu non interrompi pi i suoi raggi (proiettando la tua ombra). Ma vedi l quell'anima che
sta tutta sola e che guarda insistentemente verso di noi: essa ci mostrer la via pi breve . Ci
avviammo verso di lei: o anima lombarda, come te ne stavi altera e sdegnosa e com'eri dignitosa e grave
nel muovere i tuoi occhi! Essa non ci diceva nulla, ma ci lasciava avanzare, seguendoci solo con lo
sguardo attento come un leone quando si riposa. Soltanto Virgilio le si avvicin, pregandola che ci
indicasse la strada migliore per salire; ed essa non rispose alla sua domanda,ma chiese notizie sulla
nostra patria e sulla nostra condizione; e mentre la mia dolce guida cominciava a dire: Mantova ... ,
quell'ombra, tutta solitaria e raccolta in se stessa, si lev dal luogo dove stava prima protendendosi verso
di lui, dicendo: O mantovano, io sono Sordello, della tua stessa terra! ; e si abbracciavano l'un l'altro.
Ahi, schiava Italia, albergo di dolori, nave senza pilota nel mezzo d'una immane tempesta, non pi
signora di popoli, ma luogo di turpitudine! Quell'anima nobile l, nel purgatorio, fu cos pronta a far festa
al suo concittadino, solo al sentire il dolce suono del nome della sua terra; mentre ora dentro i tuoi
confini non sanno stare senza guerra i tuoi abitanti, e quelli che sono chiusi entro le mura e il fossato
(d'una stessa citt) si dilaniano l'un l'altro. Guardati, infelice, intorno cominciando dalle coste del mare
che ti circonda, e osserva poi il tuo territorio interno, e vedi se ti riesce di trovare una regione sola che
goda pace. A che servito che Giustiniano ti abbia aggiustato il freno del vivere civile (con le leggi) se
ora non hai in sella l'imperatore (che fa osservare le leggi)? Senza questo freno oggi la tua vergogna
sarebbe minore (perch un popolo senza leggi non colpevole della sua anarchia). Ahi, gente di Chiesa,
che dovresti dedicarti solo a opere di piet, e lasciar sedere l'imperatore sulla sella (a esercitare l'autorit
civile), se comprendi rettamente quello che Dio ti ha prescritto, osserva come questa cavalla diventata
ribelle per il fatto che non guidata e domata dagli speroni dell'imperatore, da quando hai preso in mano
la sua briglia. O Alberto d'Asburgo, che abbandoni a se stessa questa cavalla divenuta indomita e
selvaggia, mentre dovresti inforcare i suoi arcioni, scenda dal cielo una giusta punizione sopra te e la tua
stirpe, e sia una punizione inaudita e chiara, e tale che il tuo successore ne concepisca timore! Perch tu
e il padre tuo, tutti presi dalla cupidigia degli interessi della Germania, avete tollerato che l'Italia, il
giardino dell'impero, fosse devastata. Vieni a vedere, o uomo senza interesse, i Montecchi e i Cappelletti,
i Monaldi e i Filippeschi: quelli ormai vinti, e questi pieni di timore! Vieni, o uomo crudele, vieni a vedere
le umiliazioni e le dfficolt della tua nobilt, e poni rimedio alla sua rovina; e vedrai Santafiora come
tranquilla! Vieni a vedere la tua Roma che piange nella sua solitudine e vedovanza, e giorno e notte
invoca: 0 mio re, perch mi abbandoni? . Vieni a vedere come la gente d'Italia si vuol bene! e se non
vi alcun sentimento di piet verso di noi che ti possa commuovere, vieni a cogliere la vergogna del
discredito (che ti sei procurato con il tuo disinteresse). O Cristo che sulla terra fosti per noi crocifisso, se
ci mi permesso, ti chiedo: la tua giustizia si rivolta altrove? Oppure nell'abisso della tua sapienza
permetti, tutto questo in preparazione di qualche bene totalmente inaccessibile al nostro intelletto?
Poich le citt d'Italia sono tutte piene di tiranni, e qualsiasi villano che diventa capo di una fazione
assume di fronte all'impero atteggiamento di un Marcello (appartenente al partito pompeiano e console
nel 50 a. C., fu acerrimo nemico di Cesare). Tu Firenze mia, puoi proprio esser lieta di questa digressione
che non ti sfiora, grazie al tuo popolo che s'ingegna per il tuo bene. Molti (in altre citt) hanno in cuore il
senso della giustizia, eppure lentamente si manifesta, per non essere espresso sconsideratamente;
invece il tuo popolo ha sempre la giustizia sulle labbra. Molti (altrove) rifiutano le cariche pubbliche;
invece il tuo popolo senza essere chiamato risponde sollecito, grdando: Io sono pronto ad accettare il
grave peso delle cariche! Ora rallegrati, perch ne hai proprio motivo, tu sei ricca, tu sei in pace, tu sei
saggia! I fatti dimostrano la verit che io affermo. Atene e Sparta, che fecero le antiche leggi ed ebbero
una civilt tanto elevata, riguardo a una ordinata vita civile fecero appena un insignificante tentativo in
confronto di te che decidi provvedimenti tanto ingegnosi e fragili, che quello che escogiti in ottobre non
giunge alla met di novembre. Quante volte, in questi ultimi anni hai cambiato leggi, moneta, cariche e
costumi e hai rinnovato (secondo il prevalere delle fazioni e il susseguirsi degli esili) i tuoi cittadini! E se ti
ricordi bene e non sei completamente cieca, ti scoprirai somigliante a quell'inferma che non riesce a
trovare riposo nemmeno giacendo sulle piume, e voltandosi e rivoltandosi sui fianchi, cerca invano di fare
schermo al suo dolore.
CANTO VII
Dopo che le accoglienze cortesi e gioiose furono ripetute pi volte, Sordello si tir indietro, e chiese: Ma
voi, chi siete? Prima che le anime degne della salvezza (di salire a Dio: in quanto riscattate dalla
morte di Cristo) fossero avviate a questo monte, io morii e fui sepolto per ordine di Ottaviano. Sono
Virgilio; e per nessun'altra colpa fui escluso dal cielo che per non aver avuto la fede in Cristo. In questo
modo rispose allora la mia guida. Come colui che vede improvvisamente dinanzi a s una cosa che desta
in lui stupore, e non sa se credervi o no e dice: E'... non ... , cos parve Sordello; quindi abbass gli
occhi, e torn in atteggiamento umile verso Virgilio, e l'abbracci l dove l'inferiore abbraccia chi gli

superiore ("dal petto in gi", secondo l'Anonimo Fiorentino). Disse: O gloria di tutti gli Italiani per
mezzo del quale la nostra lingua (nostra perch ancora usata come strumento culturale) mostr tutta la
sua potenza espressiva, o pregio eterno della regione mantovana dov'io nacqui, quale merito mio o quale
grazia divina permette che io ti possa vedere? Se io sono degno di udire le te parole, dimmi se vieni
dall'inferno, e da quale cerchio Virgilio gli rispose: Passando attraverso tutti i cerchi del mondo della
dannazione sono giunto in purgatorio: una forza celeste mi ha mosso, e vengo assistito da questa. Non
per aver commesso qualche colpa, ma per non aver avuto la vera fede ho perduto la possibilit di vedere
Dio che tu desideri contemplare e che da me fu conosciuto troppo tardi (dopo la morte). Nell'inferno vi
un luogo non rattristato da tormenti veri e propri, ma solo dalle tenebre, dove i lamenti delle anime non
risuonano con acute grida, ma solo con sospiri. L io sono confinato insieme ai bambini innocenti sorpresi
dalla morte prima d'essere lavati (che fosser... essenti: con il battesimo) dalla macchia del peccato
originale (dall'umana colpa); l mi trovo con coloro che non si rivestirono delle tre sante virt (quelle
teologali), ma conobbero e praticarono tutte le altre (le virt cardinali), senza commettere alcuna colpa
vera e propria. Ma se tu conosci il cammino e ti permesso indicarlo, donaci qualche spiegazione per cui
possiamo pi celermente giungere l dove ha veramente inizio il purgatorio . Rispose: Non ci
imposto di stare in un luogo fisso; mi permesso salire e girare intorno al monte; finch potr salire, ti
accompagner per farti da guida. Per vedi come gi il giorno declina, e non possibile salire di notte;
perci opportuno pensare a trovare un luogo piacevole (bel soggiorno, dove trascorrere il tempo
notturno). Da questa parte a destra vi sono delle anime appartate: se non ti dispiace, io ti condurr
presso di esse, e con gioia le conoscerai . Virgilio rispose chiedendo: Com' questa legge? Colui che
volesse salire di notte, sarebbe impedito da qualche forza esterna, oppure non salirebbe per il fatto di
non aver in s la forza necessaria ? E il nobile Sordello tracci col dito una linea in terra, dicendo:
Vedi? neppure questa linea varcheresti dopo il tramonto del sole; non perch al salire sia d'impedimento
nessun'altra cosa se non la tenebra notturna: questa togliendo la possibilit impaccia la volont.
Certamente durante la notte, finch l'orizzonte chiude sotto di s la luce del giorno, si potrebbe scendere
in basso e vagare camminando intorno alla costa del monte . A questo punto la mia guida, con l'aspetto
di uno che si meraviglia, disse: Guidaci dunque al luogo ove affermi che possiamo trovare una dimora
piacevole . Ci eravamo di poco allontanati di l, quand'io mi accorsi che il monte era incavato, allo stesso
modo che i valloni incavano i fianchi dei monti sulla terra. Sordello disse: Andremo l dove la costa si
avvalla; ed ivi attenderemo l'alba del nuovo giorno . C'era un sentiero obliquo n ripido n piano, che ci
condusse alla parete laterale dell'avvallamento, in un punto dove il suo orlo si abbassa di pi della met
(dell'altezza che esso ha nella parte superiore). Il colore dell'oro e dell'argento puro, il rosso della porpora
e il bianco della biacca, il turchino dell'indaco, il riflesso del legno levigato e terso, e il verde vivo dello
smeraldo nel momento in cui si spezza, collocati in quella valletta sarebbero stati vinti nella purezza del
colore da quell'erba e da quei fiori, come il meno vinto dal pi. La natura col non solo aveva sparso i
suoi colori, ma vi diffondeva un profumo sconosciuto e ineffabile composto di mille soavi odori. Sul verde
e sui fiori da l vidi anime che sedevano cantando Salve, Regina , le quali a causa dell'avvallamento
non apparivano dal di fuori. Prima che tramonti ormai il poco sole rimasto, non vogliate che io vi porti
in mezzo a costoro cominci il mantovano Sordello che ci aveva condotti fin l. Da questo balzo voi
potrete osservare l'atteggiamento e l'aspetto di tutti questi spiriti, meglio che gi nella valle mescolandovi
a loro. Colui che siede sovrastando gli altri principi e mostra nel suo atteggiamento d'aver trascurato il
proprio dovere (di scendere in Italia), e che non partecipa al canto come gli altri, fu l'imperatore Rodolfo,
il quale poteva sanare le piaghe che hanno distrutto l'Italia, cosicch troppo tardi per opera di un altro si
tenter di farla risorgere. Quell'altro, che nell'aspetto mostra di confortarlo, fu re nella terra (la Boemia)
dove nascono le acque che la Moldava porta all'Elba, e l'Elba al mare: si chiam Ottocaro, e fin da
bambino super di gran lunga suo figlio Venceslao che ora, nell'et virile, vive completamente immerso
nella lussuria e nell'ozio. E quello dal piccolissimo naso, che sembra in segreto colloquio con quell'altro
che ha un aspetto cos mite, mor fuggendo e facendo sfiorire nel disonore il giglio (insegna della casa
reale di Francia erano, infatti, tre gigli d'oro in campo azzurro). osservate l come si batte il petto!
Guardate invece l'altro che ha appoggiato la guancia sulla palma della mano, sospirando
malinconicamente. Sono il padre e il suocero del disonore di Francia (Filippo il Bello) : conoscono la sua
vita piena di vizi e vergognosa, e da qui nasce il dolore che cos profondamente li trafigge. Quello che
appare cos nerboruto e che canta in perfetto accordo con l'altro dal gran naso, fu rivestito e ornato da
ogni virt; e se gli fosse successo nel regno il giovinetto che qui siede dietro a lui, il retaggio della virt si
sarebbe egregiamente trasmesso di padre in figlio, mentre questo non si pu affermare degli altri eredi:
Giacomo e Federigo hanno ora i regni; ma nessuno dei due ha preso il meglio dell'eredit paterna (del
retaggio miglior, cio la virt). Raramente la virt dei padri ricompare nei figli; e questo voluto da Dio
che la d, affinch la si riconosca derivata da Lui (da lui: e non ricevuta per eredit). Anche a Carlo
d'Angi, il Nasuto, sono dirette le mie parole, non meno che all'altro che canta con lui, Pietro, per la quale
degenerazione la Puglia e la Provenza gi si dolgono. La pianta (cio il figlio Carlo II) tanto inferiore al

suo seme (cio al padre Carlo I), quanto Costanza (vedova di Pietro III d'Aragona) ha motivo di vantarsi
ancora di suo marito pi di quanto abbiano motivo di vantarsi del loro Beatrice di Provenza e Margherita
di Borgogna (prima e seconda moglie di Carlo I d'Angi). Osservate invece l come siede appartato il re
dalla vita semplice, Enrico d'Inghilterra: egli ha nei suoi discendenti un esito migliore. Quello fra loro che
sta seduto pi in basso, con lo sguardo rivolta verso il cielo, il marchese Guglielmo, a causa del quale
Alessandria e la sua guerra portano desolazione e pianto nel Monferrato e nel Canavese.
CANTO VIII
Era ormai l'ora (l'ultima della sera) che fa tornare un senso di nostalgia nel cuore dei naviganti e ne
riempie l'animo di commozione ricordando il giorno nel quale hanno detto addio alle persone care; era
l'ora che fa sentire pi struggente l'amore al pellegrino che ha appena abbandonato la sua terra, mentre
ode il suono lontano d'una campana che sembra piangere il giorno che muore, quando io cominciai a non
udire pi la voce di Sordello e il canto dei principi e cominciai a fissare una delle anime che, levatasi in
piedi, chiedeva con un cenno della mano che tutte l'ascoltassero. Essa congiunse ed elev al cielo le
mani, rivolgendo lo sguardo intento verso l'oriente, nell'atteggiamento di chi dice a Dio: "Nient'altro mi
preme". Dalle sue labbra l'inno Te lucis ante usc con tale devota e modulata dolcezza, che mi rap in
estasi; poi tutte le altre anime dolcemente e con devozione la seguirono cantando tutto l'inno, tenendo gli
occhi fissi alle sfere celesti. O lettore, qui aguzza bene gli occhi della tua intelligenza a ci che veramente
voglio sgnificare, poich il velo (che copre il senso nascosto di quanto ora segue) cos sottile che
certamente non ti coster fatica il penetrarlo esattamente. Finito il canto, io vidi quella nobile schiera di
anime guardare intensamente verso l'alto, pallide ed umili, come chi aspetta qualcosa; e vidi uscire
dall'alto del cielo e scendere in basso due angeli, ciascuno con una spada fiammeggiante, tronca e priva
della punta. Erano verdi come foglioline appena spuntate le vesti che essi portavano fluenti, percosse e
agitate dal vento delle verdi ali. Uno degli angeli venne a posarsi poco pi in alto di noi, l'altro invece
scese sulla sponda opposta (della valletta), in modo che le anime furono racchiuse tra loro due. Scorgevo
distintamente la loro testa bionda; ma nel fulgore del volto l'occhio si smarriva, come ogni facolt
sensitiva si confonde di fronte a un oggetto superiore alle sue capacit, Vengono entrambi dal cielo
Empireo, dove sta Maria disse Sordello per far la guardia alla valle, a causa del serpente che verr da
un momento all'altro. Perci io, che non sapevo da che parte (sarebbe venuto il serpente), mi guardai
intorno, e tutto gelido per la paura, mi strinsi al fianco del mio fidato maestro. Poi Sordello soggiunse:
Ora scendiamo nella valle in mezzo alle grandi ombre, e parleremo ad esse: sar loro assai gradito
vedervi. Credo di esser disceso soltanto di tre passi. e mi trovai in basso, e vidi un'ombra che guardava
con insistenza verso di me, come se mi volesse riconoscere. In quel momento l'aria gi si faceva buia, ma
non tanto che a breve distanza non lasciasse scorgere chiaramente ci che prima rendeva invsibile. Egli
si port verso di me, e io andai verso di lui: o nobile giudice Nino, quanta gioia provai quando vidi che
non eri tra i dannati! Nessuna affettuosa espressione di saluto fu risparmiata fra noi; poi egli chiese: Da
quanto tempo sei giunto nell'antipurgatorio attraverso l'oceano? Oh! gli risposi, sono giunto
questa mattina attraverso l'inferno, e sono ancora vivo, sebbene, facendo questo viaggio, io cerchi di
guadagnare la vita eterna. All'udire la mia risposta, Sordello e Nino si ritrassero come chi colto da
improvviso smarrimento. Sordello si volse a Virgilio e Nino Visconti a uno che stava seduto l accanto,
gridando: Su, Corrado! vieni a vedere quale mirabile cosa Dio volle per grazia speciale . Poi, rivolto a
me, disse: Per quella particolare gratitudine che tu devi a Dio che tiene cos occulte le ragioni ultime del
suo operare, che non esiste possibilit per l'uomo di giungere mai a comprenderle. quando ritornerai sulla
terra, di' a Giovanna che preghi per me il cielo dove vengono esaudite le invocazioni delle anime
innocenti. Non credo che sua madre mi ami pi, dopo che pass a seconde nozze (trasmut le bianche
bende: le vedove portavano veli bianchi su vesti nere), anche se accadr che, infelice!, debba
rimpiangere il suo primitivo stato vedovile. Dal suo esempio facilmente si comprende quanto poco duri in
una donna il fuoco dell'amore, se di continuo non sia tenuto acceso dalla vista o dalla presenza
dell'amato. L'insegna del biscione intorno alla quale i Milanesi sogliono porre il campo in tempo di guerra,
quando sar scolpita sul suo sepolcro non lo render cos bello, come l'avrebbe reso il gallo di Gallura
Cos parlava Nino, avendo impresso sul volto, quel giusto sdegno che senza eccedere gli ardeva nel
cuore. I miei occhi, avidi di novit, si volgevano con insistenza al cielo, sempre verso il polo dove le stelle
girano pi lente, allo stesso modo che i raggi di una ruota (si muovono pi lenti) nella parte pi vicina
all'asse. E la mia guida mi domand: Figliolo, che cosa quardi lassu? Io gli risposi: Guardo quelle
tre piccole luci che illuminano tutto quanto il polo antartico . Perci egli replic: Le quattro stelle
luminose che vedevi stamattina sono gi scese sotto l'orizzonte, e queste sono salite al loro posto .
Mentre Virgilio parlava, ecco che Sordello lo attir a s dicendo: Vedi l il nostro avversario; e indic
col dito il punto dove guardare. Dal lato dove la valletta non chiusa da alcuna sponda, c'era un
serpente, simile forse a quello che diede a Eva il frutto, causa di tante amarezze. Il serpe maligno veniva
strisciando tra l'erba e i fiori, volgendo il capo ora a destra ora a sinistra, e leccandosi il dorso come una

bestia che si liscia (con la lingua il pelo). Non riuscii a vedere, e perci non posso dire, come spiccarono il
volo i due angeli; ma vidi bene l'uno e l'altro dopo che si furono mossi. Al solo udire il rumore delle verdi
ali che fendevano l'aria, il serpente fugg, e allora gli angeli si voltarono, ritornando con volo concorde in
alto ai loro posti di guardia. L'anima che s'era accostata al giudice Nino, quando questi l'aveva chiamata
durante tutto l'assalto (degli angeli contro il serpente) non si era per nulla distolta dal guardarmi. Possa
la grazia divina che ti guida verso l'alto, trovare nella tua libera volont tanta corrispondenza, quanta
ne occorre per salire fino alla vetta del monte smaltata di verde cominci a dire, se hai notizie certe
della Val di Magra (in Lunigiana) o dei paes vicini, dimmele, poich un tempo io ero potente in quei
luoghi. Mi chiamai Corrado Malaspina; non sono Corrado Malaspina il vecchio, ma da lui sono disceso: alla
mia famiglia e alla sua potenza portai un amore che qui si purifica d'ogni scoria. Oh! gli dissi, non
sono mai stato nei vostri paesi; ma vi pu essere un luogo in tutta Europa dove essi non siano noti? La
fama che onora la vostra casata, esalta i signori e gli abitanti di tutta la regione, in modo tale che viene
conosciuta anche da chi non ancora passato per quei luoghi. E vi giuro, cos possa io salire fino alla
vetta del monte, che la vostra nobile famiglia continua a fregiarsi delle virt della liberalit e della
prodezza. L'abitudine alla virt e l'indole naturale la pongono in una condizione cos privilegiata, che, per
quanto la cattiva guida del Papa e dell'Imperatore faccia deviare il mondo dalla retta via, essa sola
continua nella strada della perfezione e disprezza il male. Ed egli: Ora va; il sole non torner sette
volte in quel tratto dell'eclittica che la costellazione dell'Ariete (con la quale il sole ora in congiunzione)
copre e cavalca con tutte e quattro le zampe ripiegate (cio non passeranno sette anni), che questa
gentile opinione (sulla mia famiglia) ti sar fissata nella mente con argomenti pi persuasivi che non
siano i discorsi della gente, a meno che non si arresti il corso dei decreti divini.
CANTO IX
Gi (sulla terra) l'Aurora, moglie dell'invecchiato Titone, lontana dalle braccia del suo dolce amico, stava
sorgendo (al balco d'oriente: come se fosse affacciata al balcone dell'oriente) facendosi bella; la sua
fronte era lucente per le stelle, disposte a formare la costellazione dello Scorpione (freddo animale:
secondo la zoologia medievale era considerato di sangue freddo) che ferisce la gente con la sua coda; e
in purgatorio, dove eravamo, la notte aveva percorso due passi (erano passate due ore) di quelli
mediante i quali essa compie il suo itinerario nel cielo, mentre il terzo passo (la terza ora) stava
terminando il suo volo, quand'io, che sentivo il peso della mia carne, vinto dal sonno, mi coricai sull'erba
l dove stavamo seduti gi tutti e cinque (Dante, Virgilio, Nino Visconti, Corrado Malaspina, Sordello).
Nell'ora in cui vicino al mattino la rondinella comincia i suoi dolrosi lamenti, forse ricordando le sue
antiche sventure, quando la nostra mente, pi libera dal peso della carne e meno presa dalle
preoccupazioni, quasi indovina del vero nei suoi sogni, mi pareva in sogno di vedere un'aquila con le
penne dorate librata nel cielo con le ali aperte e pronta a calarsi; e mi pareva di essere l (sul monte Ida)
dove da Ganimede furono abbandonati i suoi (compagni di caccia), quando fu portato nel concilio degli
dei. Pensavo dentro di me: Forse l'aquila si cala a ferire sempre in questo luogo per abitudine, e forse
non si degna di portar su la preda con gli artigli da nessun altro luogo .. Poi mi sembrava che, compiuti
ampi giri nel cielo, si calasse gi terribile come un fulmine, e mi rapisse in alto fino alla sfera del fuoco.
Giunti qui sembrava che ci incendiassimo; e a tal punto l'incendio, che pur era solo un sogno, mi bruci,
che fu necessario interrompere il sonno. Non diversamente Achille si risvegli, volgendo in giro gli occhi
ormai aperti senza sapere dove si trovasse, quando la madre (Teti) lo port via di nascosto tra le sue
braccia, mentre egli dormiva, sottraendolo a Chirone e portandolo a Sciro, da dove i Greci poi lo
allontanarono (per Troia), da come mi rsvegliai io, alIorch il sonno si allontan dal mio volto, e
impallidii, come fa un uomo quando, per uno spavento, si sente rabbrividire. Di fianco stava solo Virgilio,
ed il sole era da pi di due ore gi alto sull'orizzonte (erano cio passate le otto), e il mio sguardo era
rivolto verso il mare. La mia guida disse: Non aver paura, sta sicuro, perch noi siamo giunti ad un buon
punto del nostro viaggio: non devi indebolire, ma rinvigorire le tue forze. Tu sei ormai giunto al
purgatorio: vedi l il pendio praticabile che lo circonda tutto attorno; osserva l'entrata dove il pendio
sembra quasi interrotto. Poco fa, durante l'alba che viene prima del giorno, quando la tua anima era
insensibile alla realt del mondo, sopra i fiori di cui quella valletta tutta ornata, venne una donna, e
disse: "Io sono Lucia: lasciatemi prendere questo uomo che dorme, cos lo aiuter nel suo cammino".
Rimasero l Sordello e le altre nobili anime; Lucia ti prese, e quando si fece giorno, ncominci a salire; e
io seguii i suoi passi. Ti pos in questo luogo, ma prima i suoi begli occhi mi indicarono la fessura aperta
nella roccia; poi Lucia se ne and via assieme al tuo sonno . Allo stesso modo in cui un uomo, prima
dubbioso, si rassicura, e cambia la sua paura in fiduciosa attesa, una volta che gli stata mostrata la
verit (su ci di cui dubitava), cos io mi mutai; e quando il mio maestro vide che io ero senza alcuna
preoccupazione, si mosse su per il pendio, ed io lo seguii verso l'alto. Lettore, tu t'accorgi che io tratto
ora un argomento pi solenne, e perci non meravigliarti se io lo avvaloro con procedimenti artistici pi
raffinati. Noi ci avvicinammo (alla fessura), ed eravamo gi ad un punto, per cui l dove prima mi

appariva solo una fessura, proprio come un varco che divide le parti di un unico muro, mi fu possibile
vedere una porta, e salire fino ad essa per tre gradini sotto, diversi tra loro quanto al colore, e un custode
(un angelo) che ancora non parlava. E quando il mio occhio si fiss sempre pi attento su di lui, vidi che
sedeva sul gradino pi alto, e che era talmente splendente nel volto che io non sopportai tanta luce; e
aveva in mano una spada snudata, che rifletteva verso di noi i raggi del sole, cos che io spesso
indirizzavo invano i miei occhi verso di lui. Egli cominci a dire: Dal luogo dove siete dite: che cosa
volete? e dov' colui che vi accompagna? badate che il vostro salire non vi torni a danno . Il mio
maestro gli rispose: Una donna del cielo (Lucia), esperta di queste cose, or non molto ci disse:
"Recatevi (andate) l: ivi la porta". L'angelo cortese ricominci a parlare: Ed ella vi faccia progredire
nel cammino del bene: venite dunque fino a questi gradini . Li raggiungemmo; ed il primo gradino era
fatto di marmo bianco, cos pulito e lucente, che io potei specchiarmi in esso proprio come appaio. Il
secondo era pi che scuro, addirittura nero, composto di una pietra non levigata ed arida, attraversata da
fessure nella sua lunghezza e larghezza. Il terzo gradino, che si sovrappone con la massa del suo peso
agli altri, mi sembrava di porfido dal color rosso fuoco, come fosse stato sangue sgorgante da una vena.
Sopra quest'ultimo gradino stava saldamente appoggiato l'angelo di Dio, sedendo sulla soglia, che mi
sembrava di diamante. La mia guida accompagn me, ben disposto in questo, su per i tre gradini,
dicendomi: Con umilt chiedi che si apra la serratura . Mi gettai devotamente ai santi piedi
dell'angelo: gli chiesi la grazia che mi aprisse, ma prima mi battei tre volte il petto. L'angelo mi disegn
cor la punta della spada sulla fronte sette P, e aggiunse: Quando sarai dentro (il vero purgatorio), cerca
di cancellare questi segni La cenere o la terra secca che sia stata appena estratta dalla cava sarebbe
dello stesso colore della veste dell'angelo; e da sotto di questa egli trasse fuori due chiavi. Una era d'oro
e l'altra d'argento: prima con la chiave d'argento e poi con quella d'oro l'angelo fece s, che io rimanessi
contento (al veder aperta la porta). Egli ci disse: Ogni volta che una di queste chiavi fallisce nel suo
compito, cos da non poter girare nella serratura, questa porta non si apre. L'una pi preziosa (cara:
cio quella dell'autorit divina); ma l'altra (quella d'argento) esige molta sapienza ed intuizione prima di
riuscire ad aprire, perch essa (la chiave argentea) proprio quella che scioglie il nodo del peccato. Io le
ho ricevute in consegna da San Pietro; ed egli mi disse di sbagliare nell'aprire (con indulgenza) piuttosto
che nel tener chiusa la porta (per eccesso di rigore), alla condizione che la gente si getti ai miei piedi (a
richieder ci con umilt. Poi spinse l'uscio di quella sacra porta, dicendo: Entrate; ma vi avviso che
torna fuori colui che si volge a guardare indietro . E quando gli spigoli di quella sacra porta, che sono di
metallo, forti e sonori, furono volti sui cardini. non procur un cos stridente rumore e non si mostr cos
dura ad aprirsi neppure la rupe Tarpea, quando (da Cesare) ne fu allontanato il custode, il buon Metello
(per sottrarre il denaro del pubblico erario ivi custodito), per cui in seguito rimase priva (del tesoro
custodito). Io prestai orecchio attento a quel primo rumore, e mi parve di udire Te Deum laudamus
(l'inno ambrosiano del ringraziamento) con un canto misto a quel dolce suono. Ci che udivo mi
procurava esattamente l'impressione che si prova solitamente quando si canta in coro, quando le parole
ora si capiscono ed ora no.
CANTO X
Dopo che fummo oltre il limitare della porta, che l'amore degli uomini indirizzato male (malo amor: usato
per il male dei prossimo o per i falsi beni) fa aprire raramente, perch (tale amore) fa apparire come
buona una via sbagliata, mi accorsi dal suono che essa si richiudeva; e se io mi fossi voltato verso di lei,
quale scusa sarebbe stata sufficiente per giustificare tale mio errore? Noi salivamo attraverso la roccia
tagliata da un sentiero, che si protendeva ora a destra ora a sinistra, cos come fa l'onda che ora fugge
ed ora si avvicina alla riva. Il mio accompagnatore cominci a dire: Qui necessario usare un po' di
accortezza, accostandoci ora da una parte, ora dall'altra alle rientranze del sentiero (al lato che si parte:
per evitare le sporgenze). Questo procedere rese corti i nostri passi, tanto che il disco diminuito (scemo:
perch sono gi passati quattro giorni dal plenilunio) della luna era giunto nuovamente all'orizzonte per
tramontare, prima che noi uscissimo fuori di quel sentiero (cruna: stretto come una cruna d'ago): ma
quando ci fummo liberati di quelle difficolt e ci trovammo in luogo aperto, in alto, dove il monte si
restringe in dentro formando un ripiano, essendo io stanco ed ambedue incerti sulla direzione da
prendere, sostammo in un luogo piano privo di gente pi che non sia una strada tracciata attraverso un
deserto. (Questo ripiano) dalla sponda esterna confinante con il vuoto, fino all'inizio dell'alta montagna
che continua a salire, misurerebbe tre volte il corpo umano (cio da cinque a sei metri); e per quanto la
mia vista poteva spaziare, sia a destra che a sinistra, la cornice mi sembrava sempre della stessa
larghezza. I nostri piedi ancora non si erano mossi lass, quando io mi accorsi che quella fascia inferiore
della parete che era meno ripida (dritto di salita aveva manco: affinch potesse essere vista anche dai
superbi che camminano curvi), era di marmo candido ed ornato di sculture cos perfette, che non solo
Policleto, ma anche la natura l si vedrebbe superata. L'arcangelo Gabriele che scese sulla terra per
annunciare la decisione divina della pace da molti anni chiesta dagli uomini con infinite lagrime, decisione

che aperse il cielo (all'umanit) dopo un cos lungo divieto (da quando Adamo ed Eva erano stati cacciati
dal paradiso terrestre), Ma si sarebbe giurato che egli dicesse: Ave! , perch l era pure rappresentata
Maria che aperse agli uomini l'amore divino; e c'erano realmente impresse (o perch veramente scritte, o
perch sembrava, dal movimento delle labbra, che le stesse pronunciando) queste parole: Ecco l'ancella
del Signore , proprio come la figura del suggello si imprime nella cera. Non guardare e meditare solo
una rappresentazione disse il dolce maestro, che mi teneva dalla parte del cuore (cio alla sinistra).
Perci io mossi gli occhi, e dietro a Maria vidi, dalla parte in cui si trovava Virgilio, colui che mi guidava,
un'altra storia intagliata nella roccia; per cui io passai oltre Virgilio, e mi avvicinai, affinch quella
raffigurazione fosse tutta spiegata davanti ai miei occhi. L, sempre nel marmo, era intagliato il carro con
i buoi, che tiravano l'arca santa, quell'arca per cui si teme di fare qualcosa che non ci sia stata ordinata.
Davanti all'arca appariva della gente; e tutta quanta, divisa in sette schiere, (cantando) faceva dire ai
miei due sensi (udito e vista), all'uno No (se si affidava al senso dell'udito), all'altro Si, canta (se
si affidava a quello della vista). Allo stesso modo gli occhi ed il naso si fecero discordi nel rispondere l'uno
di si (gli occhi) e l'altro di no (il naso) rispetto al fumo dell'incenso che vi era rappresentato. Nel
bassorilievo Davide, umile salmista, stava davanti all'arca santa, con la veste rialzata mentre danzava, e
in quel gesto era nello stesso tempo pi e meno di un re. In faccia a Davide (di contra: dall'altra parte
della scultura), rappresentata ad una finestra di un gran palazzo, Micol (figlia di Saul e prima moglie di
Davide) guardava stupefatta come fa di solito una donna sprezzante e insofferente. lo mi mossi dal luogo
dove mi trovavo, per guardare da vicino un'altra storia, che al di l della figura di Micol mi attraeva con il
suo bianco. Vi era raffigurato il grande fatto glorioso del principe romano, il quale con la sua giustizia
mosse papa Gregorio Magno alla sua grande vittoria (sulla morte e sull'inferno); parlo dell'imperatore
Traiano; e vicino al freno del suo cavallo era raffigurata una povera vedova in atteggiamento di pianto e
di dolore, Lo spazio intorno a Traiano sembrava affollato e pieno di cavalieri, mentre le aquile nere in
campo d'oro visibilmente si muovevano al vento sopra la gente accalcata. La povera donna in mezzo a
tanta e cos importante gente sembrava dire: Signore, fa giustizia per mio figlio che stato ucciso, per
la qual cosa sono cos addolorata . E l'imperatore le rispondeva: Ora aspetta finch io ritorni . E la
donna aggiungeva, come una persona nella quale il dolore incalza: Mio signore, e se tu non tornassi?
E l'imperatore: Chi sar al mio posto, porter a termine la vendetta per te . Ed ella: Il bene
compiuto dagli altri che vantaggio ti dar', se trascuri di compiere il tuo dovere?. Per cui l'imperatore:
Confortati dunque; giusto che io assolva il mio dovere prima di muovermi alla guerra: la giustizia vuole
(che io mi comporti cos ) e la piet mi trattiene (dal partire prima di aver fatta giustizia). Dio per il
quale nessuna cosa, mai nuova (perch le contempla dall'eternt) fu l'autore di queste sculture che
sembrano parlare, con un procedimento artistico che sembra agli uomini straordinario perch non si trova
nelle opere umane. Mentre io godevo nel guardare le raffigurazioni di atti di cos grande umilt, che mi
riuscivano care a vedersi perch erano opera diretta di Dio, il poeta mormorava: Ecco da sinistra, molte
anime, che per procedono lentamente: esse ci indicheranno la strada per raggiungere gli alti gironi . I
miei occhi che erano appagati nell'ammirare le sculture, s'affrettarono a volgersi verso Virgilio, per poter
vedere ci che di nuovo si presentava, di cui sono sempre desiderosi. Non voglio per, lettore, che tu ti
distolga da ogni tuo buon proponimento nell'udire come Dio ha voluto che si paghi il debito (contratto col
peccato). Tu non devi badare alla qualit della pena: devi invece pensare a ci che seguir (la
succession: cio la beatitudine dopo questo periodo di punizione); devi pensare che nella peggiore delle
ipotesi, tale pena non pu protrarsi oltre il giudizio universale Io cominciai a dire: Maestro, quelli che io
vedo muoversi verso di noi, non mi sembrano persone, e non so che cosa siano, tanto confusa
l'impressione che riceve la mia vista . E Virgilio mi rispose: La grave condizione della loro pena li piega
a terra come fossero rannicchiati, cos che anche i miei occhi in un primo momento diedero luogo ad un
contrastante giudizio (tencione: se cio si trattasse veramente di uomini o no). Ma guarda fissamente
verso quel punto, e con la vista sforzati di distinguere ci che cammina a fatica sotto quei massi: gi puoi
scorgere che ciascuno di loro (con le ginocchia) si percuote il petto. O superbi cristiani, poveri infelici,
che, privi della capacit di ben discernere, avete fiducia solo nei vostri passi che (invece di farv
avanzare) vi portano indietro, non v'accorgete che noi uomini siamo come bruchi destinati a mutare!
nell'angelica creatura (angelica farfalla: cio l'anima, che partecipa della natura spirituale degli angeli),
che deve volare fino alla giustizia divina senza alcuna possibilit di riparo (sanza schermi: senza il
sostegno di nessun bene umano)? Di che s'insuperbisce il vostro animo, dal momento che siete come
insetti ancora imperfetti, cos come bruchi in cui manchi la completa formazione? Come talvolta si vede, a
sostegno del soffitto o del tetto, una figura che ad uso di mensola congiunge le ginocchia al petto
(piegata sotto quel grave carico), la quale fa nascere in chi la vede un vero dolore per un fatto in s non
vero (del non ver, in quanto solo rappresentato); cos io, quando guardai meglio vidi quei penitenti cos
piegati. Tuttavia essi erano pi o meno piegati a seconda che avessero un peso pi o meno grave
addosso; e colui che nell'atteggiamento pareva pi rassegnato, sembrava dire tra le lagrime: "Non ne
posso pi".

CANTO XI
Padre nostro, che stai nel cielo, non perch limitato da questo, ma per il maggiore amore che tu nutri
per i cieli e gli angeli (primi effetti di l su: le prime opere create d Dio), il tuo nome e la tua potenza
siano oggetto di lode da parte di tutte le creature, cos come giusto rendere grazie al tuo amoroso
spirito. Ci sia concessa la pace del tuo regno, perch noi con le nostre sole forze, per quanto ci
adoperiamo, non possiamo pervenire ad essa, se non ci viene incontro. Come i tuoi angeli sottomettono a
te la loro volont, acclamandoti, cos siano pronti a fare gli uomini della loro. Donaci oggi la grazia divina,
senza la quale retrocede colui che pi si sforza di procedere attraverso le difficolt del mondo, E come noi
perdoniamo a ciascun nostro nemico il male che abbiamo ricevuto, anche tu perdona a noi con
misericordia, senza guardare i nostri meriti insufficienti. Non mettere alla prova la nostra forza che
facilmente si abbatte, con le tentazioni del demonio, ma liberala da lui che con tanta insistenza la spnge
(al male). L'ultima parte della preghiera, o dolce Signore, non pi fatta per noi, dal momento che essa
per noi non pi necessaria, ma per coloro che abbiamo lasciato sulla terra. Cos quelle ombre
innalzando una preghiera di buon augurio per s e per gli uomini, procedevano sotto il peso dei massi,
peso simile a quello che talvolta ci opprime nell'incubo di un sogno, girando tutte intorno al monte lungo
la prima cornice, travagliate in modo diverso (disparmente: secondo la gravit del peccato) e sfinite,
purificandosi delle brutture del peccato. Se nel purgatorio pregano sempre per noi, quali preghiere e quali
opere si potrebbero fare nel mondo per le anime penitenti da parte di coloro la cui volont di suffragio
nasce da un cuore in grazia di Dio? E' giusto aiutarle a cancellare le macchie di peccato che hanno portato
dal mondo, in modo che, purificate e prive di peccato, possano salire al cielo. Possano la giustizia e la
misericordia liberarvi presto dal peso, in modo che possiate iniziare il volo, che vi innalzi dove desiderate,
(in nome di questo augurio) indicateci da quale parte si giunge prima alla scala (che porta al secondo
girone); e se esistono pi passaggi, mostrateci quello che sale meno ripido, perch questo che procede
con me, a causa del peso del corpo di cui rivestito, lento nel salire, di contro al suo desiderio. Le
parole, che risposero a quanto aveva detto la mia guida, non si cap da quale anima fossero pronunciate;
ma si dsse: Seguiteci a destra lungo la parete, e troverete il passaggio che pu essere salito da un
vivente. E se io non fossi impedito dal masso che piega il mio capo superbo, per cui sono costretto a
tenere il viso abbassato, guarderei costui, che ancora vivo e non ha detto il proprio nome, per vedere
se lo conosco, e per ispirargli piet di questo peso. Io fui italiano e fui figlio di un grande toscano: mio
padre fu Guglielmo Aldobrandesco; non so se il suo nome sia mai arrivato alle vostre orecchie. L'antichit
della mia famiglia e le azioni illustri dei miei antenati mi resero cos superbo, che, non pensando che
unica la madre di tutti, la terra, disprezzai a tal punto il mio prossimo, che ci fu causa della mia morte;
e come essa avvenne, lo sanno i Senesi e a Campagnatico lo sa ogni essere parlante. Sono Omberto; e la
superbia ha recato danno non solo a me, perch essa ha trascinato con s nel male (in vita e dopo la
morte) tutti i miei consanguinei (consorti: nel significato medievale di membri di famiglie provenienti
dallo stesso ceppo). Ed necessario che io qui porti questo peso a causa della superbia, fin tanto che la
giustizia divina abbia ricevuto soddisfazione, qui tra i morti, dal momento che non l'ho fatto mentre ero
vivo . Per ascoltare abbassai il viso; e una di quelle anime, non quella che parlava, si torse sotto il peso
che le opprimeva, e mi vide e mi riconobbe e mi chiam per nome, tenendo faticosamente fissi gli occhi
su di me che procedevo con loro tutto chinato. Oh! gli dissi, non sei Oderisi, il vanto di Gubbio e il
vanto di quell'arte che a Parigi chiamata illuminare (alluminar: miniare) ? Fratello , mi rispose
sono pi belle le opere che dipinge il bolognese Franco: la gloria ora tutta sua, e a me ne resta solo una
parte. Certamente, mentre ero in vita, (nell'ammettere la superiorit di un altro) non sarei stato cos
generoso, a causa del grande desiderio di eccellenza al quale il mio animo era tutto rivolto. Qui si sconta
la pena di questa superbia; e non mi troverei neppure qui (sarei ancora nell'antipurgatorio), se non fosse
che mi pentii, mentre (essendo in vita) potevo ancora peccare. Oh quanto vana la gloria dell'umano
valore! quanto poco tempo resta rigogliosa sulla cima del suo albero, se non seguita da un periodo di
decadenza! Cimabue credette di essere senza rivali nella pittura, ed ora di Giotto tutta la fama,
cosicch la sua oscurata: cos Guido Cavalcanti ha strappato a Guido Guinizelli il primato nell'uso della
lingua volgare; e forse nato chi oscurer la loro fama. La gloria umana non altro che un soffio di
vento, che ora spira da una parte ed ora spira dall'altra, e cambia nome ogni volta chi cambia direzione.
Quale fama pi grande avrai, se muori vecchio, di quella che avresti se fossi morto prima.di abbandonare
il linguaggio dei bimbi (il pappo e il dind rappresentano la storpiatura infantile di Pane e moneta ),
prima che siano trascorsi mille anni? perch (mille anni) rispetto all'eternit costituiscono un periodo di
tempo pi breve di un battito di ciglia rispetto al movimento del cielo che ruota pi lentamente degli altri

(al cerchio che pi tardi in cielo torto: il cielo delle stelle fisse che impiega 360 secoli a compiere la sua
rivoluzione). Colui che cammina a passi cos brevi davanti a me, fece risuonare del suo nome tutta la
Toscana; ed ora a malapena ricordato a Siena, della quale era signore quando venne distrutta la
baldanza fiorentina, che a quel tempo fu superba cos come ora avvilita. La vostra fama come il colore
dell'erba, che appare e scompare, e viene seccata dal sole ad opera del quale esce dalla terra ancora
immatura. Ed io gli dissi: Le tue veraci parole mi infondono un sentimento di buona umilt, e
appianano il mio animo gonfio di grande superbia: ma chi colui del quale ora stavi parlando? Quello
disse Provenzano Salvani; e si trova qui perch ebbe la superba presunzione di impadronirsi di tutta
Siena. Cos curvo ha camminato e cammina. senza riposo, dal momento in cui morto: tale pena deve
pagare chi nel mondo ha troppo presunto di s. Ed io: Se l'anima che aspetta, prima di pentirsi
l'ultimo istante di vita, resta qui sotto (nell'antipurgatorio) e non pu salire il monte se non l'aiuta la
preghiera di un cuore in grazia di Dio, prima che sia passato tanto tempo quanto visse, per quale motivo
a Provenzano fu concesso di accedere (al purgatorio vero e proprio) ? Quando era nel momento pi
glorioso della sua vita disse, messo da parte ogni sentimento di vergogna, di sua spontanea volont
si piant sulla piazza del Campo di Siena (la pi importante piazza della citt); e l, per liberare un suo
amico dalla pena che soffriva nelle prigioni di Carlo d'Angi, si ridusse (a mendicare) tremando (per
l'umiliazione) in ogni fibra. Non ti dir altre cose, e so che le mie parole sono oscure; ma passer poco
tempo, che i tuoi concittadini ti metteranno in condizione di poter in terpretare le mie parole. Questa
azione gli evit la sosta nel l'antipurgatorio (li tolse que confini).
nutri per i cieli e gli angeli (primi effetti di l su: le prime opere create d Dio), il tuo nome e la tua
potenza siano oggetto di lode da parte di tutte le creature, cos come giusto rendere grazie al tuo
amoroso spirito. Ci sia concessa la pace del tuo regno, perch noi con le nostre sole forze, per quanto ci
adoperiamo, non possiamo pervenire ad essa, se non ci viene incontro. Come i tuoi angeli sottomettono a
te la loro volont, acclamandoti, cos siano pronti a fare gli uomini della loro. Donaci oggi la grazia divina,
senza la quale retrocede colui che pi si sforza di procedere attraverso le difficolt del mondo, E come noi
perdoniamo a ciascun nostro nemico il male che abbiamo ricevuto, anche tu perdona a noi con
misericordia, senza guardare i nostri meriti insufficienti. Non mettere alla prova la nostra forza che
facilmente si abbatte, con le tentazioni del demonio, ma liberala da lui che con tanta insistenza la spnge
(al male). L'ultima parte della preghiera, o dolce Signore, non pi fatta per noi, dal momento che essa
per noi non pi necessaria, ma per coloro che abbiamo lasciato sulla terra. Cos quelle ombre
innalzando una preghiera di buon augurio per s e per gli uomini, procedevano sotto il peso dei massi,
peso simile a quello che talvolta ci opprime nell'incubo di un sogno, girando tutte intorno al monte lungo
la prima cornice, travagliate in modo diverso (disparmente: secondo la gravit del peccato) e sfinite,
purificandosi delle brutture del peccato. Se nel purgatorio pregano sempre per noi, quali preghiere e quali
opere si potrebbero fare nel mondo per le anime penitenti da parte di coloro la cui volont di suffragio
nasce da un cuore in grazia di Dio? E' giusto aiutarle a cancellare le macchie di peccato che hanno portato
dal mondo, in modo che, purificate e prive di peccato, possano salire al cielo. Possano la giustizia e la
misericordia liberarvi presto dal peso, in modo che possiate iniziare il volo, che vi innalzi dove desiderate,
(in nome di questo augurio) indicateci da quale parte si giunge prima alla scala (che porta al secondo
girone); e se esistono pi passaggi, mostrateci quello che sale meno ripido, perch questo che procede
con me, a causa del peso del corpo di cui rivestito, lento nel salire, di contro al suo desiderio. Le
parole, che risposero a quanto aveva detto la mia guida, non si cap da quale anima fossero pronunciate;
ma si dsse: Seguiteci a destra lungo la parete, e troverete il passaggio che pu essere salito da un
vivente. E se io non fossi impedito dal masso che piega il mio capo superbo, per cui sono costretto a
tenere il viso abbassato, guarderei costui, che ancora vivo e non ha detto il proprio nome, per vedere
se lo conosco, e per ispirargli piet di questo peso. Io fui italiano e fui figlio di un grande toscano: mio
padre fu Guglielmo Aldobrandesco; non so se il suo nome sia mai arrivato alle vostre orecchie. L'antichit
della mia famiglia e le azioni illustri dei miei antenati mi resero cos superbo, che, non pensando che
unica la madre di tutti, la terra, disprezzai a tal punto il mio prossimo, che ci fu causa della mia morte;
e come essa avvenne, lo sanno i Senesi e a Campagnatico lo sa ogni essere parlante. Sono Omberto; e la
superbia ha recato danno non solo a me, perch essa ha trascinato con s nel male (in vita e dopo la
morte) tutti i miei consanguinei (consorti: nel significato medievale di membri di famiglie provenienti
dallo stesso ceppo). Ed necessario che io qui porti questo peso a causa della superbia, fin tanto che la
giustizia divina abbia ricevuto soddisfazione, qui tra i morti, dal momento che non l'ho fatto mentre ero
vivo . Per ascoltare abbassai il viso; e una di quelle anime, non quella che parlava, si torse sotto il peso

che le opprimeva, e mi vide e mi riconobbe e mi chiam per nome, tenendo faticosamente fissi gli occhi
su di me che procedevo con loro tutto chinato. Oh! gli dissi, non sei Oderisi, il vanto di Gubbio e il
vanto di quell'arte che a Parigi chiamata illuminare (alluminar: miniare) ? Fratello , mi rispose
sono pi belle le opere che dipinge il bolognese Franco: la gloria ora tutta sua, e a me ne resta solo una
parte. Certamente, mentre ero in vita, (nell'ammettere la superiorit di un altro) non sarei stato cos
generoso, a causa del grande desiderio di eccellenza al quale il mio animo era tutto rivolto. Qui si sconta
la pena di questa superbia; e non mi troverei neppure qui (sarei ancora nell'antipurgatorio), se non fosse
che mi pentii, mentre (essendo in vita) potevo ancora peccare. Oh quanto vana la gloria dell'umano
valore! quanto poco tempo resta rigogliosa sulla cima del suo albero, se non seguita da un periodo di
decadenza! Cimabue credette di essere senza rivali nella pittura, ed ora di Giotto tutta la fama,
cosicch la sua oscurata: cos Guido Cavalcanti ha strappato a Guido Guinizelli il primato nell'uso della
lingua volgare; e forse nato chi oscurer la loro fama. La gloria umana non altro che un soffio di
vento, che ora spira da una parte ed ora spira dall'altra, e cambia nome ogni volta chi cambia direzione.
Quale fama pi grande avrai, se muori vecchio, di quella che avresti se fossi morto prima.di abbandonare
il linguaggio dei bimbi (il pappo e il dind rappresentano la storpiatura infantile di Pane e moneta ),
prima che siano trascorsi mille anni? perch (mille anni) rispetto all'eternit costituiscono un periodo di
tempo pi breve di un battito di ciglia rispetto al movimento del cielo che ruota pi lentamente degli altri
(al cerchio che pi tardi in cielo torto: il cielo delle stelle fisse che impiega 360 secoli a compiere la sua
rivoluzione). Colui che cammina a passi cos brevi davanti a me, fece risuonare del suo nome tutta la
Toscana; ed ora a malapena ricordato a Siena, della quale era signore quando venne distrutta la
baldanza fiorentina, che a quel tempo fu superba cos come ora avvilita. La vostra fama come il colore
dell'erba, che appare e scompare, e viene seccata dal sole ad opera del quale esce dalla terra ancora
immatura. Ed io gli dissi: Le tue veraci parole mi infondono un sentimento di buona umilt, e
appianano il mio animo gonfio di grande superbia: ma chi colui del quale ora stavi parlando? Quello
disse Provenzano Salvani; e si trova qui perch ebbe la superba presunzione di impadronirsi di tutta
Siena. Cos curvo ha camminato e cammina. senza riposo, dal momento in cui morto: tale pena deve
pagare chi nel mondo ha troppo presunto di s. Ed io: Se l'anima che aspetta, prima di pentirsi
l'ultimo istante di vita, resta qui sotto (nell'antipurgatorio) e non pu salire il monte se non l'aiuta la
preghiera di un cuore in grazia di Dio, prima che sia passato tanto tempo quanto visse, per quale motivo
a Provenzano fu concesso di accedere (al purgatorio vero e proprio) ? Quando era nel momento pi
glorioso della sua vita disse, messo da parte ogni sentimento di vergogna, di sua spontanea volont
si piant sulla piazza del Campo di Siena (la pi importante piazza della citt); e l, per liberare un suo
amico dalla pena che soffriva nelle prigioni di Carlo d'Angi, si ridusse (a mendicare) tremando (per
l'umiliazione) in ogni fibra. Non ti dir altre cose, e so che le mie parole sono oscure; ma passer poco
tempo, che i tuoi concittadini ti metteranno in condizione di poter in terpretare le mie parole. Questa
azione gli evit la sosta nel l'antipurgatorio (li tolse que confini).

CANTO XII
Io camminavo con Oderisi oppresso dal peso, curvo come lui, come procedono i buoi aggiogati, finch lo
permise il mio dolce maestro; ma quando disse: Lascia i superbi e procedi oltre, perch nel purgatorio
necessario che ciascuno, quanto pi pu, con ogni mezzo porti avanti la sua barca (cio il suo
cammino), mi raddrizzai nella persona cos come si deve fare per camminare, sebbene i miei pensieri
continuassero a restare umili e privi del turgore della superbia. Io mi ero incamminato, e seguivo con
gioia i passi della mia guida, ed entrambi gi mostravamo (camminando spediti) quanto eravamo privi di
ogni peso; ed egli mi disse: Abbassa gli occhi a terra: ti sar utile, per distrarti dalla fatica del cammino,
osservare il pavimento sul quale appoggi i piedi , Come le pietre sepolcrali a livello del suolo, per
ricordare i morti, recano effigiato quello che il sepolto era prima di morire, per cui l si torna spesso a
piangerlo per la fitta dolorosa del ricordo, il quale per fa soffrire (d delle calcagne: come il cavaliere
pungola il cavallo con il calcagno che porta lo sprone) solo gli animi pietosi, allo stesso modo io potei l
osservare coperto di sculture, ma con un migliore risultato rispetto all'esecuzione artistica, tutto il piano
che sporge dal monte per servire da strada. Vedevo da una parte della via Lucifero, che fu creato pi
perfetto di ogni altra creatura, precipitare dal cielo come una folgore. Vedevo dall'altra parte Briareo,
trafitto dalla freccia divina, giacere, gravando sulla terra con il suo corpo senza vita. Vedevo Timbreo,
vedevo Pallade e Marte, ancora con le armi in mano, guardare, stando intorno a Giove, i corpi dei giganti
sparsi sul campo di battaglia. Vedevo Nembrot stare come smarrito ai piedi della grande torre, e
osservare coloro che a Sennaar ebbero la sua stessa superbia. O Niobe, con quali occhi pieni di dolore io
ti vedevo raffigurata sulla via, tra i tuoi quattordici figli morti! O Saul, come qui apparivi morto, ucciso

dalla tua stessa spada a Gelbo, che dopo questo fatto non ebbe pi il dono della pioggia e della rugiada!
O folle Aracne, cos io ti vedevo g diventata ragno per met, (giacere) angosciata sui resti della tela che
era stata da te tessuta per il tuo male. O Roboamo, davvero qui la tua figura non sembra pi minacciare;
ma un carro la trasporta piena di spavento, senza che alcuno la insegua. Il pavimento di marmo
mostrava ancora come Almeone fece sembrare pagata a caro prezzo (perch pagata con la morte) a sua
madre la infausta collana. Mostrava come i figli si gettarono su Sennacherib all'interno del tempio, e
come lo abbandonarono l morto. Mostrava la strage dell'esercito e il crudele scempio del cadavere di Ciro
che fece Tamiri, quando gli disse: Fosti assetato di sangue, ed io ti sazio di sangue . Mostrava come
gli Assiri fuggirono sconfitti, dopo la morte di Oloferne, e (mostrava) anche i resti dello scempio fatto
(relquie del martiro: cio il cadavere decapitato di Oloferne). Vedevo Troia ridotta in cenere e in rovine:
o rocca di Ilio, come ti presentava distrutta e degna di derisione la raffigurazione che l si vedeva! Quale
pittore o quale disegnatore ci fu mai che sapesse ritrarre l'aspetto e i contorni delle figure, che in quelle
immagini desterebbero l'ammirazione anche dell'intenditore pi raffinato? I morti apparivano veramente
morti e i vivi veramente vivi: colui che vide realmente quei fatti non vide meglio di me tutto quanto io
calcai con i miei piedi, finch procedetti a capo chino. Ora insuperbitevi, e continuate pure a camminare a
testa alta, o figli d'Eva, e cercate di non meditare in modo da vedere la strada sbagliata che seguite!
Avevamo gi percorso una parte del monte e avevamo speso una parte di tempo pi grandi di quanto
pensasse il mio animo intento (ad osservare i bassorilievi), quando Virgilio che procedeva attento a
guardare sempre davanti a s, disse: Solleva il capo; non bisogna pi camminare cos assorto. Osserva
da quella parte un angelo che si accinge a venire verso di noi; vedi che l'ora sesta se ne torna dopo aver
prestato il suo servizio al giorno. Prepara il tuo volto e il tuo atteggiamento a un sentimento di riverenza,
in modo che all'angelo piaccia permetterci di salire; pensa che questo tempo non torner pi! Io ero
talmente abituato ai suoi continui ammonimenti intorno alla necessit di non perdere il tempo, che su
questo argomento non mi poteva pi parlare in modo oscuro. Veniva verso di noi la bella creatura, vestita
di bianco e (cosi splendente) nel volto come appare scintifiando la stella del mattino (Venere). Aperse le
braccia, e poi aperse le ali: disse: Venite: qui vicino ci sono i gradini della scala, e ormai si pu salire
facilmente (dopo aver eliminato il peccato della superbia) . Pochissime anime rispondono a questo
invito: o uomini, creati per volare in alto, perch vi abbattete cos anche davanti a poche tentazioni? Ci
condusse dove la roccia presentava un passaggio: qui batt con le ali la mia fronte; poi mi promise che il
cammino sarebbe stato libero da impedimenti. Come dalla parte destra, per salire al monte dove si trova
la chiesa che domina Firenze (la ben guidata: detto in senso ironico) dalla parte del ponte di Rubaconte,
l'ardito slancio della salita viene interrotto per mezzo di una scalinata che si fece in un tempo in cui i
registri pubblici e le pubbliche misure di capacit non venivano falsificati, allo stesso modo diventa pi
agevole il pendio che qui scende ripidissimo dal girone superiore; ma (la scala cos stretta che) dall'una
e dall'altra parte l'alta parete rocciosa sfiora (chi sale). Mentre noi ci volgevamo verso quella scala, una
voce cant Beati i poveri in spirito! con tale dolcezza, che non si potrebbe esprirnerla con nessuna
parola umana. Ah quanto sono diverse queste entrate da quelle infernali! perch in queste si procede
accompagnati da canti, e in quelle da gemiti di dolore e di ira. Gi noi stavamo salendo lungo i santi
gradini, e mi pareva di essere molto pi leggiero di quanto non mi sembrava (di esserlo) prima nella
parte piana del girone. Per questo dissi: Maestro, spiegami, quale peso mi stato tolto, che quasi non
avverto alcuna fatica, mentre procedo? Rispose: Quando i P che sono rimasti ancora sulla tua fronte,
anche se quasi svaniti, saranno completamente cancellati come (lo stato) il primo, i tuoi piedi saranno
cos guidati dalla tua buona volont, che non solo non sentiranno pi fatica, ma sar per loro una gioia
essere spinti a salire , Allora mi comportai come coloro che camminano portando in testa qualcosa senza
saperlo, finch i gesti degli altri li mettono in sospetto; per cui la mano si sforza di accertarlo, e cerca e
trova e compie la funzione che non si pu esercitare con la vista; e con le dita della mano destra allargate
costatai che erano solo sei i segni che l'angelo portiere mi aveva inciso sulla fronte: Virgilio sorrise
vedendo il mio gesto.
CANTO XIII
Eravamo giunti al termine della scala (che porta al secondo girone), dove viene tagliato per la seconda
volta il monte che purifica dal male chi lo ascende l una (seconda) cornice cinge tutt'intorno il monte,
cos come la prima; salvo che la sua curvatura (poich la montagna si restringe man mano verso l'alto)
pi stretta. Qui non appaiono anime n figurazioni scolpite; si mostrano la parete e il piano nudo e liscio
col colore livido della pietra. Se qui aspettiamo le anime per chiedere informazioni osservava Virgilio,
io temo che forse la nostra scelta della via tarder troppo. Poi rivolse intento lo sguardo verso il sole;
(per volgersi a destra dove si trovava il sole, essendo gi passato mezzogiorno) fece perno sul suo fianco
destro, e fece girare il fianco sinistro. O dolce luce nella quale fidando io procedo nella nuova strada,
guidaci diceva Virgilio come necessario guidare in questo girone. Tu riscaldi il mondo, tu risplendi
sopra di esso: se un altro motivo non spinge a seguire una via contraria, i tuoi raggi devono essere

sempre di guida. Avevamo gi percorso nel girone tanto spazio, quanto nel mondo si calcola per un
miglio, in breve tempo, grazie al nostro ardente desiderio, quando si sentirono volare verso di noi, ma
non si videro, degli spiriti che pronunciavano cortesi inviti alla carit. La prima voce che pass volando
pronunci in tono alto Non hanno vino , e passando oltre noi continu a ripetere quelle parole. E prima
che non si udisse pi per il fatto che si allontanava, un'altra voce pass gridando Io sono Oreste , e
anche questa non si arrest. Oh! dissi, padre mio, che voci sono queste? E non appena ebbi fatto
questa domanda, ecco la terza voce che diceva: Amate coloro dai quali avete ricevuto il male . E il
valente maestro: Questo girone punisce il peccato d'invidia, e perci le corde di cui fatta la sferza che
punisce (le corde della ferza: cio gli esempi) sono vibrate dall'amore. Il freno (cio l'esempio per non
cadere nel peccato) deve essere di contenuto opposto al peccato: a mio giudizio, penso che udrai questo
esempio prima di giungere alla scala che porta al terzo girone (al passo del perdono: dove sar
perdonato il peccato d'invidia). Ma ficca lo sguardo con attenzione attraverso l'aria, e vedrai un gruppo di
anime sedere davanti a noi, e ciascuna appoggiata alla roccia. Allora osservai con maggior attenzione;
guardai davanti a me, e vidi anime ricoperte di manti dello stesso colore della pietra. E quando ci fummo
portati un poco pi avanti, udii gridare: Maria, prega per noi! ; udii gridare Michele e Pietro , e
Tutti i santi . Gli invidiosi recitano le litanie dei santi, nelle quali all'inizio invocata per tre volte la
Vergine, nella parte centrale gli angeli (tra cui Michele) e gli apostoli (tra cui Pietro) , mentre alla fine
l'invocazione si estende a tutti i santi. Non credo che nel mondo esista oggi un uomo tanto duro, da non
essere mosso a compassione da quanto io vidi in seguito, poich, quando giunsi cos vicino ad essi, che la
loro persona mi appariva distinta, dagli occhi usc con le lagrime il dolore che mi gravava l'animo. (I
penitenti) mi sembravano coperti di una povera veste dura e pungente, e uno sosteneva l'altro con la
spalla, e tutti erano sostenuti dalla parete: nello stesso atteggiamento i ciechi, a cui manca il necessario,
se ne stanno davanti alle chiese durante le feste in cui si concedono indulgenze per chiedere l'elemosina,
e l'uno abbandona il capo sulla spalla dell'altro, affinch la piet penetri subito nel cuore della gente, non
solo per il suono lamentoso delle parole, ma anche per l'aspetto che chiede piet non meno (delle
parole). E come ai ciechi il sole non giova, cos qui la luce del cielo non vuole concedersi alle anime, di cui
ora sto parlando, perch un filo di ferro trapassa e cuce le palpebre a tutti i penitenti nello stesso modo in
cui si cuciono agli sparvieri selvatici, quando non rimangono tranquilli. Mi sembrava, mentre camminavo.
di compiere un atto scortese, perch io vedevo gli altri, ma non ero da loro visto: perci mi rivolsi al mio
saggio consigliere. Egli gi sapeva che cosa volevo dire io che tacevo; e per questo non aspett la mia
domanda, ma disse: Parla, e cerca di essere breve e chiaro. Virgilio rispetto a me procedeva dalla
parte esterna della cornice, poich questa non munita di nessuna sponda;dall'altra parte (cio a
sinistra) avevo le anime penitenti, le quali premevano con tale forza attraverso l'orribile cucitura, che
bagnavano (di lagrime) le guance. Mi rivolsi a loro e incominciai a dire: O anime sicure di vedere la
divina luce che l'unico oggetto del vostro desiderio, possa la Grazia disperdere presto le tracce impure
della vostra coscienza, cos che attraverso essa il fiume dei ricordi possa scendere in tutta la sua purezza
(chiaro: cio non intorbidato da nessuna memoria della colpa), ditemi (in nome di questo augurio), dal
momento che mi sar gradito e caro, se tra di voi c' qualche anima italiana; e forse (potendo io
procurarle suffragi) le sar utile se io lo sapr . Fratello, ciascuna di noi cittadina della citt di Dio;
ma tu vuoi sapere di qualcuna che lontana dalla vera patria sia vissuta in Italia. Mi parve di udire come
risposta queste parole un poco pi oltre il posto in cui mi trovavo, per cui io (avanzando) mi feci sentire
ancora pi in l. Tra le altre vidi un'anima che nel suo atteggiamento pareva aspettare; e se qualcuno mi
domandasse "Come (lo mostrava)?", (risponderei che) sollevava il mento come fa un cieco (quando
aspetta). O anima dissi che ti sottometti alla pena per poter salire, se tu sei quella che mi hai
risposto, fatti conoscere o attraverso la patria o attraverso il nome. lo fui senese rispose, e con
queste altre anime purifico qui la mia vita peccaminosa, supplicando in lagrime Dio affinch ci conceda di
vederLo. Non fui saggia, sebbene il mio nome fosse Sapia, e provai maggior gioia del male altrui che del
mio bene (lui delli altrui danni pi lieta assai che di ventura mia). E affinch tu non creda che io t'inganni,
ascolta se non sono stata, come ti dico, folle, mentre l'arco della mia vita stava gi declinando (e avrei
dovuto essere saggia). I miei concittadini presso Colle erano venuti a battaglia con i loro nemici, ed io
pregavo Dio che fossero sconfitti (di quel ch'e' volle: di quello che egli volle, perch furono realmente
vinti). Qui furono sconfitti e conobbero l'amarezza della fuga; e vedendo l'inseguimento fatto dai nemici,
ne derivai una gioia non paragonabile a nessun'altra, tanto che levai verso il cielo il volto con folle
audacia, gridando a Dio: "Ormai non ti temo pi (avendo ricevuto soddisfazione)!", come fa il merlo
quando vede un po' di sereno. Mi riconciliai con Dio alla fine della mia vita; e il mio debito verso di Lui
non sarebbe ancora risarcito per mezzo della penitenza, se non fosse avvenuto questo, che mi ricord
nelle sue sante preghiere Pier Pettinaio, il quale per carit ebbe piet di me. Ma chi sei tu che vai
interrogandoci sulla nostra condizione, e porti gli occhi non cuciti, cos come penso (Sapa si accorta che
Dante riuscito ad individuarla), e parli come un vivo? Gli occhi dissi mi saranno anche qui tolti,
ma per breve tempo, perch poca l'offesa che essi hanno fatta (a Dio) per essersi volti a guardare con

invidia (il prossimo). Maggiore il timore che tiene sospesa la mia anima a causa della pena del girone
precedente (di sotto: dove si espia il peccato della superbia), tanto che gi sento gravarmi addosso il
peso di quei massi. Ed ella mi rispose: Chi ti ha dunque guidato qua su tra noi, se ritieni di dover
ritornare tra i superbi? Ed io: Questo che con me, ma non parla. E sono ancora vivo; e perci
chiedimi pure, o anima destinata alla salvezza, se desideri che in terra mi adoperi (mova... ancor li mortai
piedi) per procurarti suffragi (per te) . Oh, questa una cosa cos insolita ad udirsi rispose, che
una grande manifestazione dell'amore di Dio verso di te; perci cerca di aiutarmi qualche volta con le tue
preghiere. E ti chiedo, in nome di quello che tu pi desideri (cio: in nome della salvezza), che, se mai ti
avvenga di passare per la Toscana, riabiliti la mia fama presso i miei parenti. Tu li troverai fra quella
gente sciocca che spera in Talamone, e vi perder pi illusioni che non a cercare di trovare la Diana;ma
pi speranze ancora vi perderanno i comandanti di nave.
CANTO XIV
Quanto percorso compie il sole che (oscillando nel suo moto apparente fra i due tropici) pare sempre
giocare come un fanciullo, tra l'inizio del giorno e la fine dell'ora terza, altrettanta parte del suo cammino,
sembrava ormai gli fosse rimasta per arrivare al tramonto; nel purgatorio era il vespero, e in Italia era
mezzanotte. E i raggi del sole ci colpivano in pieno viso, perch avevamo percorso ( da oriente ad
occidente) tanta parte del monte, che ora camminavamo verso occidente in linea retta, allorch sentii i
miei occhi abbassarsi di fronte alla luminosit (dell'angelo) molto pi di prima (davanti alla luce del sole),
e questa cosa nuova mi era motivo di stupore: per cui portai le mani all'altezza dei miei occhi, e mi
riparai dal sole, con un gesto che attenua l'eccesso della luce. Come quando un raggio di sole (che stato
riflesso) rimbalza dalI'acqua o dallo specchio, nella parte opposta (a quella da cui era venuto), risalendo
in base alla stessa leggeper cui era disceso, e si allontana dalla perpendicolare di uno spazio uguale a
quello di cui si era allontanato cadendo, secondo quanto dimostrano l'esperienza e la scienza, con la
stessa intensit di quel raggo mi sembr di essere colpito da una luce riflessa che si trovava dinanzi a
me; per la qual cosa i miei occhi furono pronti a sottrarvisi. Che luce , dolce Virgilio, quella da cui non
posso difendere la vista in modo da poterla sostenere dissi, e che sembra avanzare verso di noi?
Non ti stupire, se gli angeli ti abbagliano ancora (non essendo completa la tua purificazione) mi rispose:
un messaggero celeste che giunge ad invitare all'ascesa. Presto accadr che non ti sar pi faticosa la
vista di queste cose, ma ti sar piacevole nella misura in cui le tue facolt naturali ti permetteranno di
sentire. Dopo che giungemmo davanti all'angelo benedetto, egli con voce lieta ci disse: Procedete da
questa parte , per una scala meno ripida delle altre due. Noi salivamo, dopo esserci gi allontanati da l,
quando dietro a noi l'angelo cant: Beati i misericordiosi! e Godi tu che vinci (il peccato)! Nel
secondo girone, quello degli invidiosi, viene cantata la quinta beatitudine del discorso della montagna
(Matteo V. 7), contrapponendo all'invidia la misericordia; l'espressione Godi tu che vinci da alcuni
commentatori rferita alla seconda parte della beatitudine ("perch otterranno misericordia"), da altri, e
pi giustamente, alle parole conclusive di tutte le beatitudini: "rallegratevi ed esultate, perch grande la
vostra ricompensa nei cieIi" (Matteo V, 12). Il mio maestro, ed io, soli, salivamo entrambi; ed io pensai,
mentre continuavo a camminare, di trarre profitto mediante le sue parole; allora mi rivolsi a lui con
questa domanda: Che cosa volle dire l'anima del romagnolo Guido del Duca, accennando a "divieto" e
"partecipazione" ? Per cui egIi: Ora conosce gli effetti dannosi del suo peccato principale (di sua
maggior magagna, cio l'invidia); e perci non sia motivo di meraviglia se egli rimprovera gli uomini
affinch ne possano piangere d meno le conseguenze. L'invidia vi fa sospirare, perch i vostri desideri si
rivolgono verso i beni terreni dove per il fatto che altri vi parteciparlo diminuisce la parte che tocca a
ciascuno. Ma se l'amore dei beni spirituali piegasse verso l'alto i vostri desideri, nel vostro cuore non vi
sarebbe quel timore (di essere privati dagli altri di una parte dei vostri beni materiali), poich, in
paradiso, quanto pi numerosi sono coloro che posseggono il bene comune (per quanti si dice pi...
"nostro": quanto pi numerosi sono coloro che dicono "nostro"), tanta pi grande la quantit di bene
che possiede ciascuno, e tanto pi intenso l'amore che arde in quella comunit . Sono pi
insoddisfatto risposi, di quanto sarei se prima avessi taciuto, perch la mia mente ha ora dubbi pi
grandi. Come pu avvenire che un bene distribuito fra pi possessori li renda possessori di una quantit
pi grande, che non se viene diviso fra pochi? Ed egli mi rispose: Per il fatto che tu continui a tenere
rivolta la mente solo ai beni terreni, raccogli solo tenebre dalla luce di verit delle mie parole. Dio, quel
bene infinito ed indicibile che nei cieli, si concede prontamente all'anima che arde d'amore cos come un
raggio di sole corre verso un corpo capace di rifletterlo. Tanto pi si concede quanto pi grande l'ardore
(dell'anima verso di Lui); cos che, nella misura in cui l'amore si dispiega nell'anima, cresce sopra di essa
la luce divina. E quanto pi numerosi sono coloro che in paradiso si amano, tanto pi si crea la possibilit
di un santo amore, e tanto pi si amano tra di loro, e l'uno riflette sull'altro la luce ricevuta da Dio come
uno specchio. E se il mio ragionamento non ti soddisfa vedrai Beatrice, ed ella scioglier completamente
questo e qualsiasi altro dubbio. Cerca in ogni modo che ti siano presto cancellati, come lo sono gi stati i

primi due, i cinque segni. che si rimarginano solo con il dolore del pentimento . Nel momento in cui
volevo dire "Mi hai persuaso", mi accorsi di essere giunto nell'altro girone, per cui il desiderio di vedere
mi fece tacere. L mi parve di essere improvvisamente rapito in estasi, e di vedere numerose persone
raccolte in un tempio;e (mi parve di vedere) una donna, sulla soglia che con il tenero atteggiamento di
una madre diceva: Figlio mio, perch hai agito tosi verso di noi ? Ecco che tuo padre ed io, addolorati, ti
stavamo cercando . E non appena la voce a questo punto tacque: la prima visione scomparve. Poi mi
apparve un'altra donna con il volto rigato dalle lagrime che il dolore suscita quando (nell'animo) nasce un
grande sdegno verso gli altri, e diceva: Se tu sei signore della citt per il cui nome gli dei gareggiarono
accanitamente tra loro, e dalla quale risplende nel mondo ogni scienza,vendicati, o Pisistrato, di quelle
braccia che osarono stringere nostra figlia. E vedevo il sovrano, benevolo e mite,risponderle con volto
atteggiato a moderazione: Che cosa faremo a chi desidera il nostro male, se condanniamo chi ci ama?
Poi vidi un gruppo di persone accecate dall'ira che lapidavano un giovanetto, gridandosi forte,
reciprocamente: .Uccidi, uccid! E lo vedevo accasciarsi, per la morte che gi gli era sopra a terra, ma
teneva gli occhi sempre aperti verso il cielo, pregando Dio, in tanta sofferenza, di perdonare ai suoi
persecutori, con quell'atteggiamento che suscita la piet.Quando la mia anima ritorn a percepire le cose
che fuori di essa hanno una loro realt, compresi che le visioni erano irreali (errori: cio non esistenti di
per s), ma effettivamente viste. La mia guida, che mi poteva vedere nello stesso atteggiamento di un
uomo che si scioglie dal sonno, disse; Che hai che non puoi reggerti bene,ma per pi di mezza lega hai
camminato con gli occhi semichiusi e con le gambe quasi legate, come un uomo vinto dal vino o dal
sonno? O dolce Virgilio, se tu mi presti ascolto, io ti descriver dissi ,ci che. mi apparve quando
mi fu a quel modo tolto l'uso normale delle gambe. Ed egli: Anche se tu avessi il volto celato da cento
maschere, i tuoi pensieri, per quanto piccoli, non mi resterebbero nascosti. Le visioni apparvero affinch
tu non rifiuti di aprire il tuo cuore al sentimento di mansuetudine che sgorga dalla fonte eterna di Dio.
Non, ho chiesto "Che cos'hai" per la ragione per la quale lo domanda colui che, quando un altro giace col
corpo privo di forze, vede solo con l'occhio materiale (l'occhio che non vede, cio l'occhio capace di
cogliere solo gli aspetti esteriori, ma non quelli interiori, delle cose e che; in questo caso, non pu capire
il motivo per cui il corpo disanmato); ma ho fatto quella domanda per spronare il tuo piede: cos
necessario stimolare i pigri, che sono lenti a riprendere la loro attivit quando essa (dopo un periodo di
sonno o di smarrimento) ritorna . Noi procedevamo nella sera, intenti a guardare davanti a noi per
quanto potevano spingersi lontano i nostri occhi che avevano di fronte gli ultimi ma luminosi raggi del
sole. Ed ecco avvicinarsi a noi a poco a poco un fumo scuro come la notte; e non c'era un luogo dove
ripararsida quello: questo fumo ci tolse la vista delle cose e l'aria pura.
CANTO XV
Quanto percorso compie il sole che (oscillando nel suo moto apparente fra i due tropici) pare sempre
giocare come un fanciullo, tra l'inizio del giorno e la fine dell'ora terza, altrettanta parte del suo cammino,
sembrava ormai gli fosse rimasta per arrivare al tramonto; nel purgatorio era il vespero, e in Italia era
mezzanotte. E i raggi del sole ci colpivano in pieno viso, perch avevamo percorso ( da oriente ad
occidente) tanta parte del monte, che ora camminavamo verso occidente in linea retta, allorch sentii i
miei occhi abbassarsi di fronte alla luminosit (dell'angelo) molto pi di prima (davanti alla luce del sole),
e questa cosa nuova mi era motivo di stupore:bper cui portai le mani all'altezza dei miei occhi, e mi
riparai dal sole, con un gesto che attenua l'eccesso della luce. Come quando un raggio di sole (che stato
riflesso) rimbalza dalI'acqua o dallo specchio, nella parte opposta (a quella da cui era venuto), risalendo
in base alla stessa legge per cui era disceso, e si allontana dalla perpendicolare di uno spazio uguale a
quello di cui si era allontanato cadendo, secondo quanto dimostrano l'esperienza e la scienza,bcon la
stessa intensit di quel raggo mi sembr di essere colpito da una luce riflessa che si trovava dinanzi a
me; per la qual cosa i miei occhi furono pronti a sottrarvisi. Che luce , dolce Virgilio, quella da cui non
posso difendere la vista in modo da poterla sostenere dissi, e che sembra avanzare verso di noi?
Non ti stupire, se gli angeli ti abbagliano ancora (non essendo completa la tua purificazione) mi rispose:
un messaggero celeste che giunge ad invitare all'ascesa. Presto accadr che non ti sar pi faticosa la
vista di queste cose, ma ti sar piacevole nella misura in cui le tue facolt naturali ti permetteranno di
sentire. Dopo che giungemmo davanti all'angelo benedetto, egli con voce lieta ci disse: Procedete da
questa parte , per una scala meno ripida delle altre due. Noi salivamo, dopo esserci gi allontanati da l,
quando dietro a noi l'angelo cant: Beati i misericordiosi! e Godi tu che vinci (il peccato)! -Nel
secondo girone, quello degli invidiosi, viene cantata la quinta beatitudine del discorso della montagna
(Matteo V. 7), contrapponendo all'invidia la misericordia; l'espressione Godi tu che vinci da alcuni
commentatori rferita alla seconda parte della beatitudine ("perch otterranno misericordia"), da altri, e
pi giustamente, alle parole conclusive di tutte le beatitudini: "rallegratevi ed esultate, perch grande la
vostra ricompensa nei cieIi" (Matteo V, 12). Il mio maestro, ed io, soli, salivamo entrambi; ed io pensai,
mentre continuavo a camminare, di trarre profitto mediante le sue parole; allora mi rivolsi a lui con

questa domanda: Che cosa volle dire l'anima del romagnolo Guido del Duca, accennando a "divieto" e
"partecipazione" ? Per cui egIi: Ora conosce gli effetti dannosi del suo peccato principale (di sua
maggior magagna, cio l'invidia); e perci non sia motivo di meraviglia se egli rimprovera gli uomini
affinch ne possano piangere d meno le conseguenze. L'invidia vi fa sospirare, perch i vostri desideri si
rivolgono verso i beni terreni dove per il fatto che altri vi parteciparlo diminuisce la parte che tocca a
ciascuno. Ma se l'amore dei beni spirituali piegasse verso l'alto i vostri desideri, nel vostro cuore non vi
sarebbe quel timore (di essere privati dagli altri di una parte dei vostri beni materiali), poich, in
paradiso, quanto pi numerosi sono coloro che posseggono il bene comune (per quanti si dice pi...
"nostro": quanto pi numerosi sono coloro che dicono "nostro"), tanta pi grande la quantit di bene
che possiede ciascuno, e tanto pi intenso l'amore che arde in quella comunit . Sono pi
insoddisfatto risposi, di quanto sarei se prima avessi taciuto, perch la mia mente ha ora dubbi pi
grandi. Come pu avvenire che un bene distribuito fra pi possessori li renda possessori di una quantit
pi grande, che non se viene diviso fra pochi? Ed egli mi rispose: Per il fatto che tu continui a tenere
rivolta la mente solo ai beni terreni, raccogli solo tenebre dalla luce di verit delle mie parole. Dio, quel
bene infinito ed indicibile che nei cieli, si concede prontamente all'anima che arde d'amore cos come un
raggio di sole corre verso un corpo capace di rifletterlo. Tanto pi si concede quanto pi grande l'ardore
(dell'anima verso di Lui); cos che, nella misura in cui l'amore si dispiega nell'anima, cresce sopra di essa
la luce divina. E quanto pi numerosi sono coloro che in paradiso si amano, tanto pi si crea la possibilit
di un santo amore, e tanto pi si amano tra di loro, e l'uno riflette sull'altro la luce ricevuta da Dio come
uno specchio. E se il mio ragionamento non ti soddisfa vedrai Beatrice, ed ella scioglier completamente
questo e qualsiasi altro dubbio. Cerca in ogni modo che ti siano presto cancellati, come lo sono gi stati i
primi due, i cinque segni. che si rimarginano solo con il dolore del pentimento . Nel momento in cui
volevo dire "Mi hai persuaso", mi accorsi di essere giunto nell'altro girone, per cui il desiderio di vedere
mi fece tacere. L mi parve di essere improvvisamente rapito in estasi, e di vedere numerose persone
raccolte in un tempio; e (mi parve di vedere) una donna, sulla soglia che con il tenero atteggiamento di
una madre diceva: Figlio mio, perch hai agito tosi verso di noi ? Ecco che tuo padre ed io, addolorati, ti
stavamo cercando . E non appena la voce a questo punto tacque: la prima visione scomparve. Poi mi
apparve un'altra donna con il volto rigato dalle lagrime che il dolore suscita quando (nell'animo) nasce un
grande sdegno verso gli altri, e diceva: Se tu sei signore della citt per il cui nome gli dei gareggiarono
accanitamente tra loro, e dalla quale risplende nel mondo ogni scienza, vendicati, o Pisistrato, di quelle
braccia che osarono stringere nostra figlia. E vedevo il sovrano, benevolo e mite, risponderle con volto
atteggiato a moderazione: Che cosa faremo a chi desidera il nostro male, se condanniamo chi ci ama?
Poi vidi un gruppo di persone accecate dall'ira che lapidavano un giovanetto, gridandosi forte,
reciprocamente: .Uccidi, uccid! E lo vedevo accasciarsi, per la morte che gi gli era sopra a terra, ma
teneva gli occhi sempre aperti verso il cielo, pregando Dio, in tanta sofferenza, di perdonare ai suoi
persecutori, con quell'atteggiamento che suscita la piet. Quando la mia anima ritorn a percepire le cose
che fuori di essa hanno una loro realt, compresi che le visioni erano irreali (errori: cio non esistenti di
per s), ma effettivamente viste. La mia guida, che mi poteva vedere nello stesso atteggiamento di un
uomo che si scioglie dal sonno, disse; Che hai che non puoi reggerti bene, ma per pi di mezza lega hai
camminato con gli occhi semichiusi e con le gambe quasi legate, come un uomo vinto dal vino o dal
sonno? O dolce Virgilio, se tu mi presti ascolto, io ti descriver dissi ,ci che. mi apparve quando
mi fu a quel modo tolto l'uso normale delle gambe. Ed egli: Anche se tu avessi il volto celato da cento
maschere, i tuoi pensieri, per quanto piccoli, non mi resterebbero nascosti. Le visioni apparvero affinch
tu non rifiuti di aprire il tuo cuore al sentimento di mansuetudine che sgorga dalla fonte eterna di Dio.
Non, ho chiesto "Che cos'hai" per la ragione per la quale lo domanda colui che, quando un altro giace col
corpo privo di forze, vede solo con l'occhio materiale (l'occhio che non vede, cio l'occhio capace di
cogliere solo gli aspetti esteriori, ma non quelli interiori, delle cose e che; in questo caso, non pu capire
il motivo per cui il corpo disanmato); ma ho fatto quella domanda per spronare il tuo piede: cos
necessario stimolare i pigri, che sono lenti a riprendere la loro attivit quando essa (dopo un periodo di
sonno o di smarrimento) ritorna . Noi procedevamo nella sera, intenti a guardare davanti a noi per
quanto potevano spingersi lontano i nostri occhi che avevano di fronte gli ultimi ma luminosi raggi del
sole. Ed ecco avvicinarsi a noi a poco a poco un fumo scuro come la notte; e non c'era un luogo dove
ripararsida quello: questo fumo ci tolse la vista delle cose e l'aria pura.
CANTO XVI
Le tenebre dell'inferno e di una notte priva di luna e di stelle, osservata da una stretta valle con orizzonte
limitato, e oscurata quanto pi possibile da nuvole, non stesero mai sui miei occhi un velo cos denso, n
cos pungente e fastidioso a sentirsi, come quel fumo che l ci avvolse, cos che gli occhi non riuscirono a
restare aperti: perci la mia guida esperta e sicura si accost a me e mi offerse (come appoggio) la sua
spalla. Allo stesso modo in cui un cieco segue la sua guida per non smarrire la via e non urtare contro

qualcosa che gli faccia male, o forse anche lo uccida, io camminavo attraverso quel fumo acre e nero,
ascoltando la mia guida che mi diceva di continuo: "Sta attento a non separarti da me". Io udivo delle
voci, e ciascuna sembrava pregare per ottenere pace e misericordia l'Agnello di Dio che toglie i peccati.
Sempre "Agnello di Dio" era il loro inizio; tutte recitavano la stessa preghiera e con la stessa intonazione,
cosicch tra di loro appariva il pi perfetto accordo. "Maestro, quelli che io ascolto sono anime?"
domandai. E Virgilio mi rispose: "Tu hai colto nel segno, e si stanno purificando dal peccato
dell'iracondia". "Chi sei tu che passando tagli il nostro fumo, e parli di noi proprio come se tu fossi ancora
vivo (partissi ancor lo tempo per calendi: dividessi ancora il tempo per mesi)?" Cos fu detto da una voce;
perci il mio maestro, mi disse: Rispondi, e chiedi se da questa parte si pu salire. E io: O creatura
che ti purifichi per tornare; ridiventata bella, al tuo Creatore, se mi accompagni udrai da me cosa degna
di meraviglia . Io ti accompagner fin dove mi permesso rispose; e se il fumo non ci permette di
vederci, invece della vista ci terr uniti l'udito. Allora cominciai a dire: Sto salendo verso l'alto con
quel corpo che la morte dissolver, e sono arrivato qui attraversando i tormenti dell'inferno. E se vero
che Dio mi ha avvolto nella sua Grazia, tanto da volere che io salga a contemplare la corte celeste in un
modo del tutto inusitato nel nostro tempo, non nascondermi chi tu fosti prima della morte, ma dimmelo,
e dimmi anche se sono sulla via giusta per il passaggio (che conduce al girone superiore): e le tue parole
saranno la nostra guida . Fui lombardo, e mi chiamai Marco: fui esperto delle cose del mondo, e amai
quella virt al cui possesso oggi nessuno tende pi l'arco del suo desiderio. Sei nella direzione giusta per
salire. Cosi rispose, e soggiunse: Ti supplico di pregare per me quando sarai lass in cielo . E io gli
dissi: Mi impegno con giuramento a fare quello che mi chiedi; ma sono tanto angustiato da un dubbio
che io scoppio, se non me ne libero. Prima il mio dubbio era semplice, ma ora si fatto pi grave per le
tue parole, che mi convincono, udendole qui da te e altrove da altri, di quella corruzione del mondo alla
quale si riferisce il dubbio stesso. Il mondo proprio tutto spoglio di ogni virt, cos come tu mi dici, e
saturo e coperto di malvagit; ma ti prego d'indicarmi la causa, in modo che io la possa vedere e
mostrare agli altri, poich alcuni la pongono nell'influsso degli astri, e altri nella volont degli uomini .
sospiro profondo, che il dolore trasform in un lamento; e poi cominci: Fratello, il mondo cieco, e tu
vieni proprio da lui. Voi mortali attribuite la causa di tutto solo al cielo, proprio come se esso con il suo
movimento determinasse necessariamente tutto (tutto movesse seco di necessitate). Se cos fosse, in voi
sarebbe distrutto il libero arbitrio, e non ci sarebbe giustizia nell'avere la beatitudine eterna se si fa il
bene, e la dannazione eterna se si fa il male. L'influsso dei cieli accende gli istinti; e non dico tutti, ma
anche se lo dicessi, vi stato dato il lume della ragione per distinguere il bene e il male, e una volont
libera (di scegliere l'uno o l'altro); essa, anche se incontra difficolt nel combattere gli impulsi suscitati
dagli influssi celesti (nelle prime battaglie col ciel), vince poi ogni contrasto, se viene ben educata. Pur
restando liberi, voi siete soggetti a una potenza pi grande e a una natura migliore (cio a Dio); e Dio
crea in voi l'anima intellettiva, che non sottoposta all'influsso dei cieli ('l ciel non ha in sua cura). Perci,
se il mondo presente esce fuori dal giusto cammino, la causa in voi, e in voi si ricerchi; e io stesso te ne
sar verace rivelatore (vera spia). Esce dalle mani di Dio che la contempla prima che essa esista,
comportandosi come una fanciulla che si rattrista e si rallegra (senza ragione) come i pargoli, l'anima
ingenua la quale ignara di tutto, salvo che, mossa da Dio, somma felicit, si volge volentieri a ci che la
diletta. Gusta dapprima i beni limitati della terra; e qui cade in inganno, e corre dietro ad essi, se una
guida o un freno non indirizzano sulla retta via il suo amore. Perci fu necessario stabilire la legge come
un freno; fu necessario avere un sovrano per guida, il quale sapesse discernere almeno la giustizia del
mondo ideale. Le leggi esistono, ma chi opera per farle osservare? Nessuno, perch il pastore che guida il
gregge, capace di interpretare la Scrittura, ma non possiede il retto discernimento del bene e del male
nell'amministrare la giustizia (non ha l'unghie fesse: non ha le unghie divise, cio non distingue il bene
dal male) e perci l'umanit, che vede la sua guida tendere solo a quei beni materiali di cui essa stessa
avida, si pasce soltanto di tali beni, e non chiede altro. Puoi ben vedere come il malgoverno dei pontefici
sia la causa che ha reso peccatore il mondo, e non la natura umana che in voi sia corrotta (dall'influsso
degli astri). Roma, che un tempo diede al mondo la pace e la giustizia, soleva avere due autorit, le quali
indicavano le due strade, quella della felicit materiale (del mondo) e quella della felicit spirituale (di
Deo). In seguito l'autorit papale ha spento l'autorit imperiale; e il potere civile congiunto (nella stessa
persona) con quello religioso, ma uniti insieme con un atto arbitrario devono necessariamente svolgersi
male, perch, stando uniti nelle stesse mani, l'uno non rispetta pi l'altro: se non vuoi credere alle mie
parole, considera i frutti che ne derivano, poich ogni pianta si conosce dal frutto. Nella regione che
l'Adige e il Po bagnano, si era soliti incontrare valore militare e liberalit, prima che Federico II avesse
contrasti con la Chiesa: ora invece chiunque evitasse (di passare nell'Italia settentrionale) per vergogna
di parlare con le persone oneste o di avvicinarle pu passare per quella regione sicuro (di non incontrarne
alcuna). Vero che ci sono ancora tre vecchi nei quali la generazione passata rimprovera la nuova, ma
(vi si trovano tanto a disagio che) sembra loro tardare troppo l'ora in cui Dio li chiamer a una vita
migliore: Corrado da Palazzo e il valente Gherardo da Camino e Guido da Castello, che pi conosciuto

col soprannome, foggiato alla francese, di leale Lombardo. Puoi concludere ormai che la Chiesa di Roma,
confondendo in s i due poteri, cade nel fango e insozza se stessa e il potere civile che si assunto . Io
dissi: O Marco mio, tu parli bene; e ora capisco perch i figli di Levi furono esclusi dall'eredit di beni
materiali. Ma chi quel Gherardo che tu dici essere rimasto come un esempio della generazione passata,
quasi vivente rimprovero del vizioso tempo presente? Mi rispose: O io m'inganno nell'interpretare le
tue parole, o esse mi tentano (per farmi ancora parlare), perch, pur parlando toscano, pare che tu non
sappia nulla riguardo all'eccellente Gherardo. Io non saprei indicarlo con altra denominazione se non con
quella desunta da sua figlia Gaia (cio dall'essere egli il padre di Gaia). Dio vi accompagni, perch non
posso venire oltre con voi. Vedi come la luce del giorno che traspare attraverso il fumo incomincia a
biancheggiare, e io devo tornare indietro - l c' l'angelo - prima che gli compaia davanti. Cos detto si
volse, e non volle pi ascoltarmi.
CANTO XVII
Cerca di ricordare, o lettore, se mai fosti sorpreso in montagna dalla nebbia, attraverso la quale tu
vedessi come vede la talpa attraverso la membrana che vela i suoi occhi (per pelle: era opinione comune
nel Medioevo, come gi nell'antichit, che la talpa fosse completamente cieca), come, allorch i vapori
umidi e densi della nebbia cominciano a diradarsi, la luce del sole penetra attraverso di essi debolmente:
e allora la tua immaginazione ti aiuter agevolmente ad arrivare a percepire in che modo io (uscendo dal
fumo) in un primo momento rividi il sole, che gi era vicino a tramontare. Cos, andando di pari passo col
mio fidato maestro uscii fuori da quella nube, alla vista dei raggi solari ormai scomparsi daIle parti basse
della montagna. O fantasia che talvolta ci sottrai a tal punto alle impressioni esteriori, che non ci si
accorge anche se intorno a noi squillano mille trombe, che cosa mai ti stimola ad operare, se le percezioni
dei sensi non ti offrono le immagini? Certo ti muove una luce che prende forma, in cielo, per forza propria
o per volont di Dio che guida tale luce sulla terra. Nella mia fantasia apparve l'immagine dell'atto empio
di Progne, che mut la sua forma umana in quella dell'uccello che pi di tutti si diletta nel canto:be su
questa visione la mia mente a tal punto si concentr in s, che dalla realt esteriore non giungeva
impressione alcuna che fosse da lei accolta. Poi nella mia fantasia ormai sublimata apparve l'immagine di
un uomo, crocifisso, sdegnoso e fiero nell'aspetto, e in quell'atteggiamento lo vedevo morire:battorno a
lui stavano il grande Assuero, la sua sposa Ester e il giusto Mardocheo, che fu cos onesto nelle parole e
nelle opere. E non appena questa visione si dissolse da s, come si dissolve una bolla d'aria quando si
rompe il velo d'acqua entro il quale si formata,sorse nella mia fantasia la visione di una fanciulla che
piangeva disperatamente, e diceva: O regina, perch per un impeto d'ira hai voluto annientarti? Ti sei
uccisa per non perdere la tua Lavinia: ora mi hai perduta davvero! Sono proprio io ora che piango, o
madre, per la tua morte prima che per quella di Turno . Come si rompe il sonno, quando d'improvviso
una luce nuova percuote gli occhi chiusi, il quale per, sebbene interrotto, persiste un poco prima di
dileguarsi del tutto, allo stesso modo la mia visione disparve non appena colp il mio volto una luce, assai
pi intensa di quella (la luce del sole) che siamo abituati a vedere. Io mi guardavo attorno per vedere
dove fossi, quando una voce disse: Si sale da questa parte , la quale distolse la mia mente da ogni
altro pensiero, e rese il mio desiderio tanto impaziente di vedere chi era colui che aveva parlato, che non
si sarebbe placato, se non venendo di fronte a ci che desiderava. Ma come accade di fronte al sole che
abbaglia l'occhio umano e che per l'eccesso della sua luce si rende invisibile, non diversamente la mia
capacit visiva era li vinta (dallo splendore dell'angelo). Questo un angelo, che senza essere pregato ci
indirizza per la via che sale, e si nasconde nella propria luce. Si comporta con noi con la stessa prontezza
con cui l'uomo soddisferebbe i suoi desideri; perch chi vede la necessit e aspetta di essere pregato, si
dispone gi con malignit a rifiutare l'aiuto. Ora accordiamo i nostri passi a un cosi autorevole invito:
cerchiamo di salire prima che diventi buio, perch poi non sarebbe pi possibile, finch non ritorna la luce
del giorno (secondo la legge del purgatorio: cfr. canto VII, versi 43-60). Cos disse la mia guida, ed
insieme ci dirigemmo verso una scala; e appena fui sul primo gradino, sentii vicino a me come il
muoversi di un'ala e sul mio viso un soffio di vento e udii dire: Beati i pacifici, che sotto privi dell'ira
irragionevole! . Gli ultimi raggi del sole ai quali succede la notte, si erano gi tanto ritirati sopra di noi (il
sole, cio, gi sceso sotto l'orizzonte), che da pi parti apparivano le stelle. Ed io, sentendo che mi era
venuta a mancare temporaneamente la forza delle gambe, andavo dicendo fra me: O mio vigore,
perch ti dilegui cos? Noi eravamo giunti alla sommit della scala, ed eravamo immobili, proprio come
una nave che giunge a riva. Stetti un poco in ascolto, se mai udissi qualcosa nel nuovo girone; quindi mi
volsi al mio maestro, e dissi: Dolce padre, dimmi, che peccato si sconta qui nel girone dove ci troviamo?
Anche se i piedi devono restare immobili, non s'arresti il tuo parlare Ed egli mi rispose: Proprio qui si
ripara l'accidia, che amore del bene inferiore a quello che dovrebbe essere; qui si batte con maggior
lena il remo che era stato mosso con dannosa lentezza (il mal tardato remo: si ripara con la sollecitudine
la tiepidezza con cui in vita si ag nei confronti dei beni spirituali). Ma perch tu intenda ancora pi
chiaramente, volgi a me la tua attenzione, e raccoglierai qualche buon frutto da questa nostra sosta .

Cominci: Figliolo, n il Creatore n alcuna creatura furono mai senza amore, o istintivo, o per libera
scelta; e tu lo sai bene. L'amore istintivo sempre esente da errore, ma l'altro pu errare o perch si
volge a un oggetto cattivo oppure (quando si volge a un oggetto buono) perch vi tende con vigore
superiore a quello giusto o con vigore troppo scarso. Finch l'amore d'elezione si dirige a Dio, primo
Bene, e verso i beni creati si mantiene nei giusti limiti, non pu essere causa di un piacere colpevole; ma
quando si volge al male, o corre al bene creato con vigore maggiore o minore del giusto, allora la
creatura opera contro il suo Fattore. Da qui puoi comprendere come in voi uomini necessariamente
l'amore sia il germe di ogni opera virtuosa e di ogni opera che merita punizione. Ora, siccome l'amore
non pu mai distogliere lo sguardo dal bene di colui che il soggetto dell'amore stesso (cio ogni
creatura non pu che volere il proprio bene), ne segue che tutti gli esseri sono immuni dall'odio contro se
stessi; e poich nessun essere pu venire concepito per s stante e diviso da Dio, Essere primo, ne segue
che ogni creatura distolta dall'odiare l'Essere primo. Se ragionando per distinzioni giudico rettamente,
resta che quando si ama un male, questo il male del prossimo; e questo amore del male pu nascere in
tre modi nella vostra natura impastata. di fango. Vi il superbo che spera di eccellere per il fatto che il
suo prossimo umiliato, e solo per questo brama che il prossimo sia abbattuto dalla sua grandezza: c'
poi l'invidioso che teme di perdere potenza, favori, onore e gloria per il fatto che altri lo superi, e per
questo si rattrista tanto da desiderare che gli altri subiscano il contrario; e c' l'iracondo che per l'ingiuria
ricevuta appare adirarsi, tanto da diventare avido di vendetta, e divenuto tale indotto necessariamente
a preparare il male agli altri. Queste tre forme di amore del male sono scontate nei gironi inferiori: ora
voglio che tu conosca l'altro amore che si rivolge al bene in modo disordinato. Ogni uomo vagheggia in
modo confuso e desidera un bene sommo nel quale l'animo trovi la sua pace; per questo ciascuno di
sforza di raggiungerlo. Se conoscere o a conseguire questo sommo bene (che Dio stesso) vi spinge un
amore debole, questa cornice, dopo il dovuto pentimento, vi dar la pena adeguata. Vi sono altri beni
(quelli terreni e perci limitati) che non rendono l'uomo felice; essi non sono la felicit, non sono il bene
per essenza, il quale compimento e principio d'ogni bene. L'amore che si abbandona con troppo vigore
a questi beni, viene espiato nei tre cerchi superiori; ma come questo amore si pu dividere mediante il
ragionamento in tre specie; tralascio di dirtelo, affinch tu lo ricerchi da te stesso .
CANTO XVIII
Il maestro di alti insegnamenti aveva terminato la sua dimostrazione, e guardava attentamente nei miei
occhi (per vedere) se io apparivo soddisfatto; ed io, che ero stimolato ancora da un nuovo desiderio di
sapere, non parlavo, ma dentro di me dicevo: Forse le numerose domande che faccio lo infastidiscono
. Ma quel paterno maestro di verit, che si accorse del mio desiderio che per timidezza non si
manifestava, incominciando a parlare, mi incit a farlo a mia volta. Per questo io: Maestro, il mio
intelletto si illumina a tal punto nella luce della tua dottrina, che io comprendo chiaramente quanto il tuo
ragionamento proponga o analizzi. Perci ti prego, o dolce padre caro, di definirmi che cosa sia
quell'amore, al quale fai risalire ogni azione buona e cattiva . Volgi a me disse gli occhi penetranti
della tua mente, e, ti apparir evidente l'errore di quei ciechi che pretendono di farsi guide agli altri
(sostenendo che ogni amore sempre buono) L'animo, che creato con una disposizione naturale ad
amare, pronto a muoversi verso ogni cosa piacevole, non appena messo in attivit da questo piacere.
La vostra facolt conoscitiva deriva dalla realt esterna l''immagine, e la elabora dentro di voi, cos che fa
(volgere l'animo verso quella immagine) e se l'animo, dopo aver considerato quella immagine, si inclina
verso di lei, quella inclinazione amore, una disposizione naturale che per opera della cosa piacevole
incomincia a vivere concretamente in voi per la prima volta. Poi, come il fuoco tende a muovi verso l'alto
per la sua naturale essenza, che fatta salire alla sfera del fuoco dove, essendo nel suo elemento si
conserva pi a lungo, cos l'animo preso da amore (per cosa piacevole) avverte il desiderio essa,
desiderio che movimento spirituale, e non trova pi pace finch il possesso della cosa amata non gli d
la gioia desiderata. Ora ti pu essere chiaro quanto sia nascosta la verit a coloro i quali sostengono che
ogni forma di amore in se stessa cosa buona, (affermando questo) forse in base al fatto che la
disposizione naturale ad amare appare sempre buona (poich tende al bene o a ci che appare tale); ma
non ogni impronta buona, bench sia buona la cera su cui impressa (cio: anche se la disposizione
naturale ad amare buona, non sempre sono tali l'oggetto e il modo in cui essa vi tende) Le tue parole
e la mia mente che le ha seguite attentamente gli risposi mi hanno chiarito l'essenza dell'amore, ma
ci mi ha riempito ancora di pi di dubbi , poich se l'amore determinato da oggetti che stanno al di
fuori dell'anima, e l'anima non pu operare in modo diverso (non va con altro piede: solo attratta da
cose esterne), non sua la responsabilit, se procede nel bene o nel male. Ed egli mi rispose: Io ti
posso dire quanto la ragione umana riesce a spiegare intorno a questo problema; affidati solo a Beatrice
per ci che supera i limiti della ragione, poich si tratta di argomento di fede. Ogni anima, che distinta
dal corpo pur essendo a quello unita, ha in s raccolta la disposizione propria della sua specie, la quale
disposizione non avvertita se non quando incomincia ad operare, n si manifesta se non attraverso i

suoi effetti, allo stesso modo in cui la potenza vitale di una pianta appare nelle sue fronde verdi. Perci
(dal momento che la virt specifica dell'anima, cio la capacit di conoscere e la disposizione ad amare,
avvertita solo quando entra in attivit) l'uomo non sa da dove provenga la conoscenza delle nozioni
innate, e l'amore dei primi beni desiderabili, che solo in voi uomini, cos come nell'ape c' la tendenza
istintiva a fare il miele; e questa prima disposizione non suscettibile di lode o di biasimo (per il fatto che
innata). Ora affinch a questo primo impulso naturale (che buono in s perch viene dalla natura) si
accordino tutti gli altri, innata in voi la ragione (la virt che consiglia intorno al bene o al male), che
deve vigilare l'assenso solo alle cose buone. La presenza della ragione il fondamento da cui deriva il
giudizio del nostro merito o demerito, secondo che essa accolga e scelga gli amori buoni e cattivi. I
filosofi che con la ragione investigarono fino in fondo il problema dell'anima umana, notarono questa
libert innata; per questo lasciarono in retaggio al mondo la dottrina morale. Quindi, ammesso che ogni
amore che si accende in voi sorga naturalmente (di necessitate: indipendentemente dalla vostra volont),
anche in noi la facolt di trattenerlo o no. Beatrice (la dottrina teologica) chiama questa nobile virt
libero arbitrio, e perci cerca di ricordartelo, se ella incomincer a parlartene . La luna, che aveva
tardato. a levarsi fin quasi a mezzanotte, ci faceva apparire meno numerose le stelle (velandole con la
sua luce), ed era simile ad un secchione di rame tutto splendente; e compiva il suo corso in direzione
contraria al moto apparente del cielo (contra 'l ciel: procedendo cio da occidente a oriente) per quel
cammino che il sole riscalda nel periodo in cui chi abita a Roma lo vede tramontare tra la Sardegna e la
Corsica. Quella nobile anima per cui Pietole (l'antica Andes, patria di Virgilio) pi famosa della citt di
Mantova, si era liberata dal peso di cui l'avevo gravata con le mie domande; per la qual cosa io, che
avevo accolto dentro di me il ragionamento chiaro e semplice di Virgilio intorno alle mie domande, ero
nella stessa situazione di un uomo che nel sonno vaneggia. Ma questa sonnolenza mi venne tolta
all'improvviso da una schiera di anime che (sopraggiungendo) dietro le nostre spalle gi si dirigeva verso
di noi. Quale era la tumultuosa calca di gente che un tempo videro correre di notte lungo le loro rive i
fiumi Ismeno e Asopo, tutte le volte che i Tebani avevano bisogno della protezione di Bacco, tale, per
quello che potei vedere (per l'oscurit), era (la tumultuosa calca) che avanzava correndo a grandi falcate
in quel girone, di coloro che venivano, i quali erano spronati dalla buona volont e dal giusto amore
(verso Dio). Presto ci raggiunsero, perch tutta quella grande schiera procedeva correndo; e due anime
davanti alle altre gridavano piangendo: Maria si affrett ad andare dove abitava Elisabetta: e Cesare,
per soggiogare Lerida, dette un primo colpo a Marsiglia e poi corse in Spagna Presto, presto, che non
si perda il tempo per fiacco amore gridavano gli altri dopo, affinch la sollecitudine ad espiare ravvivi
in noi la grazia divina. O anime nelle quali lo zelo ardente ora compensa forse la negligenza e l'indugio
da voi usati per tiepidezza nell'operare il bene, questo che vive ancora, e certo non vi inganno, vuole
salire verso l'alto, non appena il sole risplenda di nuovo per noi; perci diteci da quale parte pi vicino il
passaggio (pertugio: per salire al quinto girone). Queste furono le parole della mia guida; e una di
quelle anime disse: Vieni dietro a noi, e troverai l'apertura. Noi siamo cos pieni di ardente desiderio di
muoverci, che non possiamo fermarci; perci perdonaci, se per caso giudichi come una scortesia quella
che la nostra giusta pena. Io fui abate del monastero di San Zeno a Verona sotto l'impero del valente
Barbarossa, del quale Milano parla ancora con dolore. E uno che gi prossimo alla morte, presto
sconter (nell'al di l) l'offesa recata a quel monastero, e si dorr di avere avuto il potere di farla, perch
ha messo al posto del suo abate legittimo suo figlio, difettoso nel corpo, e peggio ancora (per i suoi vizi)
nell'animo, e generato da un'unione illegittima . Io non so se dsse altre cose o se tacque, a tal punto si
era gi allonanato da noi; ma questo io ascoltai, e ritenn utile ricordare. E Virgilio che mi era di aiuto in
ogni necessit disse:- Volgiti da questa parte: guarda due anime che sopraggiungono rimproverando
(con gli esempi) il peccato di accidia . Stando dietro a tutti dicevano: Coloro davant ai qual s aperse
il mare morirono prima di vedere la Palestina che era stata loro promessa da Dio; e coloro che non
sopportarono con Enea le fatiche del viaggio. fino alla fine, si abbandonarono ad una vita ingloriosa . Poi
quando quegli spirti si furono allontanati da noi tanto da non poter essere pi visti, sorse dentro di me
un nuovo pensiero, dal quale nacquero numerosi altri pensieri e diversi fra loro (non in successione
logica); e passai vaneggiando dall'uno all'altro, tanto che per questo vagare della mente chiusi gli occhi, e
il fluido moto dei miei pensieri si cambi in sogno.
CANTO XIX
Nell'ora (l'ultima della notte) in cui il calore solare non pu pi mitigare il gelo dei raggi lunari, perch
ormai vinto dal freddo naturale della terra, e talvolta da quello del pianeta Saturno. somigliante a quella
che essi chiamano Fortuna Maggiore, in una parte dell'orizzonte che per poco tempo rimane ancora
oscura,mi apparve in sogno una donna balbuziente, con gli occhi guerci, e sciancata, con le mani
rattrappite, e pallida in volto. lo la osservavo fissamente; e come il sole rinfranca le membra intirizzite
che il freddo della notte intorpidisce, cos il mio sguardo le rendeva sciolta la lingua, quindi in breve
tempo le raddrizzava tutta la persona, e donava al volto sbiancato quel colore roseo che suscitato

dall'amore. Dopo che ebbe cos sciolta la lingua, la donna cominciava a cantare con tanta dolcezza che a
fatica avrei potuto distogliere da lei la mia attenzione. Io sono cantava, io sono la dolce sirena, che
distolgo dalla loro via i marinai in mezzo al mare, a tal punto sono piena di piacere per chi mi ascolta! Io
attrassi col mio canto anche Ulisse, sebbene desideroso di proseguire il suo cammino; e chiunque si
abitua alla mia compagnia, raramente se ne allontana, a tal punto riesco ad appagarlo totalmente)! La
sua bocca non si era ancora chiusa, quando accanto, a me apparve una donna santa e sollecita per
svergognarla. O Virgilio, Virgilio, chi costei? diceva con accento sdegnato; e Virgilio s'accostava
tenendo gli occhi sempre fissi su quella donna onesta. Quindi afferrava l'altra, e la scopriva davanti
squarciandole le vesti, e me ne faceva vedere il ventre: questo mi svegli col fetore che emanava. lo
mossi gli occhi, mentre il mio valente maestro nei diceva: Almeno tre volte ti ho chiamato! Alzati e
vieni: vediamo di trovare l'apertura nella roccia attraverso la quale tu possa entrare . Mi alzai in piedi, e
gi tutti i gironi del sacro monte erano pieni della luce mattutina ormai alta suIl'orizzonte, e
camminavamo avendo alle spalle il sole del nuovo giorno. Seguendo Virgilio, tenevo bassa la fronte come
chi l'ha oppressa da gravi pensieri, e procede curvo facendo con la persona un mezzo arco di ponte,
quando udii dire: Venite, si passa di qui con un tono cos soave e benigno, come non si sente mai nel
nostro mondo terreno. Colui che cos ci parl, con le ali aperte, candide come quelle d'un cigno, ci avvi
verso l'alto (alla scala incavata) tra due pareti di duro sasso. Poi mosse le ali e ci ventil, affermando
esser beati Quelli che piangono ( la seconda beatitudine evangelica: cfr. Matteo V, 4; Luca VI, 21),
perch avranno le loro anime piene di consolazione. Noi due, ci eravamo di poco portati pi in alto
dell'angelo, quando la mia guida cominci a dirmi: Che cos'hai che continui a guardare a terra? Ed io
gli risposi: Mi fa camminare con tanto dubbio una recente visione che attira a s la mia mente, tanto
che non riesco a fare a meno di pensarci . Mi rispose: Hai visto quella vecchia strega ammaliatrice, la
quale rappresenta solo i vizi che ormai restano da espiare nei gironi superiori; hai visto come l'uomo
riesce a. liberarsi da lei. Ti basti quanto hai sentito, e affretta il passo (batti a terra le calcagne) : volgi gli
occhi in alto al richiamo che il re eterno fa ruotare con le sfere celesti . Come fa il falcone, che prima sta
con gli occhi fissi ai piedi, poi si volge al richiamo del falconiere e tutto si protende per il desiderio del
pasto, che lo attira in quella direzione, cos feci io; e cos, per tutta la fenditura della roccia che si apre
per dare passaggio a chi sale (quanto si fende la roccia per dar via a chi va suso), procedetti fin dove si
riprende a camminare in cerchio (cerchiar: seguendo la curva del girone); Appena fui uscito all'aperto sul
quinto girone, vidi anime sparse in esso che piangevano, giacendo bocconi a terra. L'anima mia si
attaccata alla terra ( il versetto 25 del Salmo CXIX) le udivo dire con sospiri di dolore casi profondi,
che appena si percepivano le loro parole. O eletti di Dio, le cui sofferenze sono alleviate dalla giustizia e
dalla speranza, indirizzateci verso i gradini dell'altra scala (che porta al girone superiore). Se voi
venite esenti dalla pena che ci fa qui giacere, e volete trovare pi presto la via, tenete le vostre destre
sempre dalla parte esterna della parete del monte . Cos preg il poeta e cos ci fu risposto poco pi
avanti di noi, per cui io per mezzo della voce riuscii a indivduare l'interlocutore invisibile nel volto (perch
giacente bocconi a terra); e volsi il mio sguardo verso gli occhi della mia guida, per cui egli acconsent
con un cenno compiacente a quello che chiedeva il mio sguardo che manifestava il desiderio di parlare
con quello spirito. Non appena fui libero di disporre di me a mio piacimento, mi accostai a quella creatura
le cui parole prima avevano richiamato la mia attenzione, dicendo: O spirito in cui il pianto matura
quella purificazione senza la quale non si pu tornare a Dio, sospendi un poco per me la tua penitenza.
Dimmi chi fosti e perch avete le schiene rivolte al cielo, e dimmi anche se vuoi che ti ottenga qualcosa
nel mondo da dove io, essendo ancora in vita, sono venuto . Ed egli a me: Conoscerai poi il peccato
per cui il cielo ci ha condannati a stare con le schiene in alto, ma prima sappi che io fui papa (successor
Petri). Tra Sestri Levante e Chiavari scende in basso un bel torrente, il Lavagna, e dal suo nome il nome
della mia famiglia trae il suo maggiore vanto. Per poco pi di un mese io provai quanto pesa il gran
manto pontificale a chi lo vuole conservare puro dal fango, tanto che tutti gli altri pesi al confronto
sembrano leggieri come piume. La mia conversione, ahim!, fu tardiva; ma appena fui eletto romano
pastore, in questo modo scopersi come sono menzogneri i beni mondani (la vita bugiarda). Vidi che
neppure l (sul seggio papale) il cuore si quietava, n in quella vita terrena si poteva salire pi in alto, per
cui in me si accese l'amore per la vita eterna. Fino al momento della mia elezione (a quel punto) ero
stato un'anima miserabile e divisa da Dio, completamente dominata dall'avidit: ora qui, come vedi, ne
sono punito. Quali siano gli effetti dell'avarizia, qui si dimostrano chiaramente nell'espiazione delle anime
convertitesi; e il monte non ha alcuna pena pi amara della nostra. Siccome il nostro occhio, sempre fisso
alla realt terrestre, non si sollev al cielo, cos qui la giustizia divina lo fa stare rivolto a terra. E come
l'avarizia spense in noi l'amore di ogni vero bene, e per questo il nostro operare fu vano, cos qui la
giustizia divina ci tiene stretti,legati e avvinti nelle mani e nei piedi (impedendoci di agire), e staremo qui
immobili e distesi quanto piacer al giusto re. Io mi ero inginocchiato accanto a lui e volevo parlare; ma
appena cominciai ed egli, solo dall'udire pi vicina la mia voce, s'accorse del mio atto di riverenza,
Quale motivo disse ti indusse a piegarti cos in basso verso di me? E io gli risposi: Per la vostra

dignit la mia coscienza mi fece venire il rimorso di stare diritto . Rispose: Fratello, drizza le gambe,
alzati! Non cadere in errore (attribuendomi onori speciali): assieme a te e con gli altri sono anch'io un
servo di fronte all'unica autorit di Dio. Se hai capito quelle sante parole evangeliche che dicono: "N
sposeranno", ti apparir chiaro perch io parlo (ragiono) in questo modo. Prosegui ormai la tua strada:
non voglio che ti trattenga ancora, perch la tua permanenza disturba il mio pianto, col quale completo
ci che tu dicesti. Nel mondo ho una nipote che si chiama Alagia, buona per indole, purch la nostra
famiglia non la renda malvagia col suo esempio; e di l mi rimasta lei sola (che possa pregare per
me).
CANTO XX
Un volere buono (quello di Dante che desiderava prolungare il colloquio) male combatte (mal pugna:
costretto cedere) contro un volere migliore (quello di Adriano V; cfr. canto XIX, 140-141) ; perci per
compiacerlo, contro la mia volont ('l piacer mio) estrassi dall'acqua la spugna (del mio desiderio) non
satura (cio: interruppi il colloquio). Mi mossi; e con me si mosse la mia guida negli spazi non occupati
dalle anime, camminando proprio rasente la roccia, come si va sulle mura rasente ai merli, perch gli
spiriti, che versano a goccia a goccia dagli occhi (con le lagrime) il male (l'avarizia) che occupa tutto il
mondo, sono troppo vicini all'orlo dall'altra parte della cornice. Sii maledetta tu, antica lupa, che pi di
tutti gli altri vizi fai strage di anime per la tua fame infinitamente profonda ! O cielo, al cui ruotare
sembra si creda siano dovuti i mutamenti delle condizioni di quaggi, quando verr colui (il Veltro) per
opera del quale costei sia allontanata ? Noi procedevamo a passi lenti e piccoli, ed io stavo attento (per
scansarle) alle anime, che udivo piangere ed emettere lamenti da muovere piet; e mi accadde di udire
davanti a noi invocare piangendo < Dolce Maria! , cos come fa la donna presa dalle doglie del parto; e
continuare: < Tu fosti tanto povera; quanto si pu vedere da quell'umile stalla dove deponesti la santa
creatura che portavi in seno . Successivamente udii dire: < O eccellente Fabrizio, tu preferisti la virt
nella povert piuttosto che possedere grande ricchezza con disonest . Queste parole mi erano piaciute
a tal punto, che mi spinsi innanzi per conoscere quello spirito dal quale sembravano venire. Esso parlava
ancora lodando la liberalit che us San Nicola in favore di alcune fanciulle, per condurre la loro
giovinezza a nozze onorate. E io dissi: "O anima che ricordi esempi cos insigni di virt, dimmi chi fosti e
perch tu sola richiami alla memoria azioni cos degne di lode. Il tuo parlare non sar senza ricompensa,
se vero che io debbo tornare a completare il breve viaggio di quella vita terrena che corre rapidamente
verso il suo termine". E. lo spirito mi rispose: "Ti dir quanto chiedi, non perch io attenda suffragi dalla
terra, ma perch in te brilla cos chiara la Grazia prima che tu sia morto. Io fui il capostipite di quella
malvagia dinastia dei Capetingi, che copre di malefica ombra tutta la cristianit, tanto che raramente da
essa si coglie il buon frutto di qualche persona virtuosa. Ma se Douai, Lille, Gand (Guanto) e Bruges
potessero, presto ne farebbero vendetta; ed io la chiedo a Dio che tutto giudica. Sulla terra fui chiamato
Ugo Capeto (Ciappeffa dal francese Chapet) da me nacquero i Filippi e i Luigi dai quali la Francia
governata nei tempi pi recenti (cessata la dinastia dei Carolingi). Io fui figlio d'un mercante di buoi di
Parigi: quando si estinsero tutti i re dell'antica dinastia dei Carolingi, tranne uno che vest l'abito
monacale, mi trovai salda nelle mani la guida del governo del regno, e (mi trovai) tanta potenza di
recenti ricchezze, e tale moltitudine di fautori, che la corona regale vacante fu cinta sulla testa di mio
figlio Roberto, dal quale ebbe inizio la discendenza dei re solennemente consacrati (di costor le sacrale
ossa). Finch la grande dote della contea di Provenza non tolse alla mia discendenza ogni pudore di
fronte al male, essa valeva poco, ma neppure operava il male. A questo punto la mia stirpe cominci la
sua rapina con la violenza e con l'inganno: e poi, per fare ammenda (della prima rapina), si impadron del
Ponthieu, della Normandia e della Guascogna. Carlo I d'Angi venne in Italia e, per fare ammenda, fece
giustiziare Corradino di Svevia; e poi, sempre per fare ammenda, fece risalire in cielo Tommaso d'Aquino.
Io vedo un tempo futuro, non molto lontano da oggi, in cui uscir fuori di Francia un altro Carlo, per fare
meglio conoscere la malvagit sua e dei suoi. Esce di Francia senza armi e solo con la lancia (della
menzogna e del tradimento) con la quale aveva combattuto Giuda, e spinge forte quell'arma nel ventre di
Firenze cos da farlo scoppiare. Da questa impresa non guadagner terre, ma peccato e vergogna, che
per lui saranno tanto pi gravi, quanto pi lieve egli riterr tale danno. Vedo l'altro Carlo, quello che gi
fu tratto prigioniero dalla sua nave, vendere sua figlia e patteggiarla come fanno i corsari con schiave
qualsiasi. O avarizia, che altro di peggio puoi farci, dal momento che hai asservito a te la mia
discendenza, al punto tale che per te non si cura pi dei propri figli ? Affinch il male futuro e quello fatto
nel passato appaiano meno gravi, ti dir che vedo entrare in Anagni l'insegna dei re di Francia, e vedo
Cristo esser fatto prigionero nella persona del suo vicario. Lo vedo deriso un'altra volta; vedo offrirgli
nuovamente l'aceto e il fiele, e lo vedo ucciso in mezzo a ladroni che continuano a vivere (vivi: i due
responsabili dell'oltraggio). Vedo il nuovo Pilato diventato tanto crudele, che di questo non si sazia, ma
arbitrariamente volge la sua cupidigia contro i Templari. O Signore mio, quando avr io la consolazione di
vedere in atto il tuo giusto castigo che, ancora a noi nascosto, nei tuoi segreti disegni rende dolce la tua

ira? Quello che dicevo della Vergine Maria, l'unica sposa dello Spirito Santo, e che ti indusse a rivolgerti a
me per averne qualche spiegazione, (con gli altri esempi di virt) segue come un responsorio tutte le
nostre preghiere tanto quanto dura il giorno; ma quando giunge la notte al posto di questi esempi
incominciamo a gridare esempi contrari. Allora noi rievochiamo l'esempio di Pigmalione, che l'avida
brama di oro fece traditore, ladro e parricida (nel significato latino di uccisore di un parente prossimo); e
rievochiamo la misera condizione nella quale l'avaro re Mida si trov dopo la sua domanda ingorda, per
cui (ricordandola) ogni volta non si pu non riderne. Poi ciascuno di noi ricorda la follia di Acan, che rub
parte del bottino, cosicch qui sembra colpirlo ancora l'ira di Giosu. Quindi accusiamo Safira col marito;
lodiamo Iddio per i calci del cavallo toccati a Eliodoro; e con infamia viene ripetuto in tutto il monte il
nome di Polinestore che uccise Polidoro: infine ci gridiamo a vicenda: "Crasso, tu che lo sai, dillo a noi :
che sapore ha l'oro?" Talora (ricordando gli esempi) uno di noi parla a voce alta e un altro a voce pi
bassa, secondo l'intensit del sentimento che ci sprona a procedere nella purificazione ora con maggiore
ora con minore desiderio perci a ricordare gli esempi virtuosi che di giorno qui (ci) ripetiamo, non ero io
solo poco fa; ma qui vicino a me non alzava la voce nessun'altra anima". Noi ci eravamo gi allontanati
da lui, e ci studiavamo di percorrere la strada con tanta fretta quanta ci permetteva la difficolt del
cammino, quando sentii tremare il monte, come se stesse franando; per questo mi prese quel gelido
spavento che suole provare chi condotto al supplizio: certo l'isola di Delo non veniva scossa dal mare
cos violentemente, prima che Latona la scegliesse come rifugio per darvi alla luce Apollo e Diana (li due
occhi del cielo: cio il sole e la luna). Poi da ogni parte si lev un grido tanto possente, che il mio maestro
(per rassicurarmi) s'accost a me, dicendo: Non temere, finch ti guido io . Per quello che capii dalla
voce delle anime pi vicine, da cui fu possibile intendere le parole gridate, tutti dicevano: Gloria a Dio
nel pi alto dei cieli (l'inno cantato dagli angeli alla nascita di Ges; cfr. Luca II, 14). Noi due ce ne
stavamo immobili e con l'animo sospeso (sospesi) come i pastori di Betlemme, che per primi udirono quel
canto, finch cess il tremito del monte ed ebbe termine il canto. Poi riprendemmo la strada della
purificazione, osservando le ombre giacenti a terra, gi tornate al loro pianto abituale. Se in questo la mia
memoria non erra, nessuna ignoranza mi rese mai desideroso di sapere con tanto assillo, quanto mi
sembrava di averne allora ripensando al terremoto e al canto; n osavo domandare a Virgilio per la sua
fretta, n da me solo potevo vedere in quei fatti alcuna cosa che m'illuminasse: perci procedevo
timoroso di chiedere e chiuso nei miei pensieri.
CANTO XXI
La sete naturale di sapere che mai si sazia se non con quell'acqua della verit, della quale l'umile donna
samaritana chiese a Ges la grazia (di potersi dissetare), mi tormentava, e intanto la fretta mi stimolava
a salire dietro alla mia guida per la via ingombra di anime, e sentivo compassione della loro pena, pur
riconoscendola giusta. Ed ecco improvvisamente, cos come ci racconta San Luca di Cristo, il quale
apparve ai due discepoli che erano sulla via di Emmaus, dopo che era gi risorto e uscito dal sepolcro
scavato nella roccia, ci apparve uno spirito, e veniva dietro a noi, attenti a non calpestare con i piedi le
anime che giacevano a terra; e non ci accorgemmo di lui, finch non parl per primo, dicendoci: Fratelli
miei, Dio vi conceda la pace . Noi ci voltammo di scatto, e Virgilio gli restitu un cenno di saluto che era
intonato alla stessa cortesia. Poi prese a dire: Il tribunale infallibile di Dio (la verace corte), che relega
me nell'eterno esilio del limbo, ti ponga nella beatitudine del paradiso . Come! ci rispose, e intanto
camminavamo in fretta: se voi siete anime che Dio non crede degne di salire in paradiso, chi vi ha
guidate cos in alto su questa scala (del purgatorio)? E il mio maestro: Se tu osservi bene i segni che
costui in parte ancora porta e che l'angelo suole tracciare sulla fronte dei penitenti, potrai vedere
chiaramente che dovr essere beato. Ma poich la parca Lachesi, colei che fila giorno e notte (lo stame
della vita umana), non aveva ancora finito di filare traendo gi per lui il filo che Cloto pone e avvolge
(sulla rocca) per ciascuno, la sua anima, che sorella tua e mia, salendo fin quass, non poteva venire
senza guida, perch (essendo ancora unita al corpo) non vede chiaramente il vero come noi. Per questo
venni tratto fuori dal limbo, il primo e pi ampio cerchio dell'inferno, per indicargli il cammino, e glielo
indicher anche pi avanti, fin dove lo potr guidare il mio insegnamento. Ma se lo sai, dimmi perch
poco fa il monte sussult con tali scosse, e perch tutte le anime insieme parvero cantare a gran voce
dalla cima del monte alla sua base bagnata dal mare . Facendo questa domanda, Virgilio indovin cos
bene il mio desiderio (s mi di... per la cruna del mio disio: come se avesse infilato con precisione il filo
nella cruna di un ago), che solo per la speranza di una risposta la mia sete di sapere divenne meno
ardente. E quell'anima cominci a dire: Il santo monte non soggetto ad alcuna mutazione che non sia
prestabilita da leggi, o che sia insolita. Questo luogo esente da ogni perturbazione terrestre: di quanto
avviene qui possono essere causa solo le forze intrinseche al cielo, e non ci che il cielo riceve dal di
fuori. Per questa ragione al disopra della breve scaletta di tre gradini (all'ingresso del purgatorio), non

cade pioggia, grandine, neve, rugiada, brina;non appaiono nubi, n dense n tenui, non lampi, e neppure
l'arcobaleno (figlia di Taumante), che di l sulla terra (essendo opposto al sole) muta spesso zona nel
cielo: Iride, figlia di Taumante e di Elettra, secondo il mito era la messaggera degli dei, specialmente di
Giunone; scendeva sulla terra a portare i suoi messaggi camminando sull'arcobaleno che segnava il suo
percorso in cielo e nemmeno il vapore secco supera la sommit dei tre gradini di cui parlai, dove posa i
piedi l'angelo por tiere, vicario di San Pietro. Al di sotto dei tre gradini il monte forse trema poco o molto;
ma (pur poggiando sopra una base soggetta ai terremoti) quass, non so come, non trem mai per il
vento che si nasconde dentro la terra (e causa i terremoti). Qui il monte trema quando qualche anima si
sente purificata, al punto di levarsi in piedi (se in questo girone) o di muoversi per ascendere (se
negli altri) ; e al terremoto segue il canto del Gloria . Della compiuta purificazione prova soltanto la
volont, la quale, sentendosi del tutto libera di mutar dimora, colpisce improvvisa l'anima, e tale volont
efficace. Prima (di sentirsi monda) l'anima vuole bens ascendere, ma non glielo permette quel
desiderio che, in contrasto con la volont di salire, la divina giustizia pone in lei rivolto all'espiazione,
come fu gi rivolto al peccato. E io, che per espiare giacqui cinquecento anni e pi in questo girone, solo
ora sentii tutta libera la volont di muovermi verso la dimora del paradiso per questo hai sentito il
terremoto e hai udito gli spiriti pii rendere lode per tutto il monte del purgatorio a quel Signore che mi
auguro voglia inviarli presto in paradiso . Cos ci parl: e poich bevendo si gode tanto quanto grande
la sete, non saprei dire quanto egli mi giov (soddisfacendo con questa risposta la mia ardente brama di
conoscere). E la mia saggia guida: Ormai intendo chiaramente che cosa (il desiderio guidato dalla
volont divina: cfr. versi 64-66) vi tiene qui impigliati come una rete e come (con la penitenza) ci si
scioglie da essa, perch qui il monte trema, e perch col canto vi rallegrate tutti insieme. Ora ti piaccia
farmi sapere chi fosti, e le tue parole mi rivelino perch hai dovuto giacere tanti secoli in questo girone .
Nel tempo in cui il valoroso Tito, con l'aiuto di Dio, vendic le piaghe di Cristo dalle quali usci il sangue
venduto da Giuda,io ero di l sulla terra col nome di poeta, il pi duraturo e onorifico di tutti i nomi
rispose quello spirito assai famoso, ma non ancora con la fede cristiana. Il mio canto fu cos dolce che,
sebbene fossi di Tolosa, Roma mi chiam a s, e l meritai di cingere la fronte con la corona di mirto (con
il mirto, infatti, oltre che con l'alloro, si coronavano i poeti). La gente nel mondo dei mortali mi chiama
ancora Stazio: prima cantai le vicende della guerra tebana, poi quelle del grande Achille: ma morii in
piena attivit quando la fatica del secondo poema non era ancora compiuta. II fuoco della mia poesia
prese alimento dalle scintille, che sempre mi scaldarono, di quella fiamma divina, al cui calore moltissimi
altri poeti si sono accesi; intendo dire la fiamma dell'Eneide, che mentre poetavo mi fu madre (generando
in me l'amore alla poesia) e mi fu nutrice (educando quell'amore) : senza tenerla a modello non creai nei
miei versi nulla che avesse un valore anche minimo (peso di dramma: l'ottava parte di un'oncia). E se
fosse stato possibile esser vissuto sulla terra al tempo di Virgilio, accetterei di ritardare di un anno solare
oltre il tempo dovuto la mia liberazione da questo esilio (uscir di bando) del purgatorio. Queste parole
fecero voltare Virgilio verso di me con un volto che, pur senza parole, diceva: "Taci"; ma la volont non
pu tutto, perch il riso e il pianto seguono con tanta prontezza i sentimenti della gioia e del dolore, da
cui ciascuno dei due deriva, che obbediscono ancor meno al freno della volont nei caratteri pi schietti.
Io sorrisi soltanto come chi accenna solo con l'occhio; per questo Stazio tacque, e mi fiss negli occhi,
dove la espressione dell'animo traspare pi che in ogni altra parte; e: Possa tu condurre a buon
termine la cosi ardua fatica del viaggio disse, ama perch or ora il tuo volto mi ha lasciato vedere un
lampo di sorriso? A questo punto io sono prigioniero fra due volont contrarie: una (quella di Virgilio)
mi fa tacere, l'altra (quella di Stazio) mi scongiura di parlare; per questo io sospiro, e vengo compreso
dal mio maestro, che mi dice: Non aver paura a parlare; ma parla e digli quello che chiede con tanto
interesse . Per ci io dissi: Forse, o antico sprito, ti meravigli del mio sorridere; ma voglio che tu sia
preso da una meraviglia anche maggiore. Questi che mi guida a vedere l'alta cima del monte, proprio
quel Virgilio dal quale attingesti la virt di cantare nei tuoi poemi gli uomini e gli dei. Se hai creduto che
fosse un'altra la causa del mio sorriso, lasciala da parte come falsa, e credi che a farmi sorridere furono
proprio quelle parole che dicesti di lui. Stazio gi stava chinandosi per abbracciare i piedi al mio
maestro, ma questi gli disse: Fratello, non fare questo, perch tu sei un'ombra e in me non vedi che
un'ombra . E Stazio rialzandosi: Ora puoi comprendere quanto sia grande l'amore che mi infiamma per
te, dal momento che dimentico la nostra inconsistenza corporea, e tratto le ombre come fossero corpi
solidi .
retta mi stimolava a salire dietro alla mia guida per la via ingombra di anime, e sentivo compassione della
loro pena, pur riconoscendola giusta. Ed ecco improvvisamente, cos come ci racconta San Luca di Cristo,
il quale apparve ai due discepoli che erano sulla via di Emmaus, dopo che era gi risorto e uscito dal

sepolcro scavato nella roccia, ci apparve uno spirito, e veniva dietro a noi, attenti a non calpestare con i
piedi le anime che giacevano a terra; e non ci accorgemmo di lui, finch non parl per primo, dicendoci:
Fratelli miei, Dio vi conceda la pace . Noi ci voltammo di scatto, e Virgilio gli restitu un cenno di saluto
che era intonato alla stessa cortesia. Poi prese a dire: Il tribunale infallibile di Dio (la verace corte), che
relega me nell'eterno esilio del limbo, ti ponga nella beatitudine del paradiso . Come! ci rispose, e
intanto camminavamo in fretta: se voi siete anime che Dio non crede degne di salire in paradiso, chi vi
ha guidate cos in alto su questa scala (del purgatorio)? E il mio maestro: Se tu osservi bene i segni
che costui in parte ancora porta e che l'angelo suole tracciare sulla fronte dei penitenti, potrai vedere
chiaramente che dovr essere beato. Ma poich la parca Lachesi, colei che fila giorno e notte (lo stame
della vita umana), non aveva ancora finito di filare traendo gi per lui il filo che Cloto pone e avvolge
(sulla rocca) per ciascuno, la sua anima, che sorella tua e mia, salendo fin quass, non poteva venire
senza guida, perch (essendo ancora unita al corpo) non vede chiaramente il vero come noi. Per questo
venni tratto fuori dal limbo, il primo e pi ampio cerchio dell'inferno, per indicargli il cammino, e glielo
indicher anche pi avanti, fin dove lo potr guidare il mio insegnamento. Ma se lo sai, dimmi perch
poco fa il monte sussult con tali scosse, e perch tutte le anime insieme parvero cantare a gran voce
dalla cima del monte alla sua base bagnata dal mare . Facendo questa domanda, Virgilio indovin cos
bene il mio desiderio (s mi di... per la cruna del mio disio: come se avesse infilato con precisione il filo
nella cruna di un ago), che solo per la speranza di una risposta la mia sete di sapere divenne meno
ardente. E quell'anima cominci a dire: Il santo monte non soggetto ad alcuna mutazione che non sia
prestabilita da leggi, o che sia insolita. Questo luogo esente da ogni perturbazione terrestre: di quanto
avviene qui possono essere causa solo le forze intrinseche al cielo, e non ci che il cielo riceve dal di
fuori. Per questa ragione al disopra della breve scaletta di tre gradini (all'ingresso del purgatorio), non
cade pioggia, grandine, neve, rugiada, brina;non appaiono nubi, n dense n tenui, non lampi, e neppure
l'arcobaleno (figlia di Taumante), che di l sulla terra (essendo opposto al sole) muta spesso zona nel
cielo: Iride, figlia di Taumante e di Elettra, secondo il mito era la messaggera degli dei, specialmente di
Giunone; scendeva sulla terra a portare i suoi messaggi camminando sull'arcobaleno che segnava il suo
percorso in cielo e nemmeno il vapore secco supera la sommit dei tre gradini di cui parlai, dove posa i
piedi l'angelo por tiere, vicario di San Pietro. Al di sotto dei tre gradini il monte forse trema poco o molto;
ma (pur poggiando sopra una base soggetta ai terremoti) quass, non so come, non trem mai per il
vento che si nasconde dentro la terra (e causa i terremoti). Qui il monte trema quando qualche anima si
sente purificata, al punto di levarsi in piedi (se in questo girone) o di muoversi per ascendere (se
negli altri) ; e al terremoto segue il canto del Gloria . Della compiuta purificazione prova soltanto la
volont, la quale, sentendosi del tutto libera di mutar dimora, colpisce improvvisa l'anima, e tale volont
efficace. Prima (di sentirsi monda) l'anima vuole bens ascendere, ma non glielo permette quel
desiderio che, in contrasto con la volont di salire, la divina giustizia pone in lei rivolto all'espiazione,
come fu gi rivolto al peccato. E io, che per espiare giacqui cinquecento anni e pi in questo girone, solo
ora sentii tutta libera la volont di muovermi verso la dimora del paradiso per questo hai sentito il
terremoto e hai udito gli spiriti pii rendere lode per tutto il monte del purgatorio a quel Signore che mi
auguro voglia inviarli presto in paradiso . Cos ci parl: e poich bevendo si gode tanto quanto grande
la sete, non saprei dire quanto egli mi giov (soddisfacendo con questa risposta la mia ardente brama di
conoscere). E la mia saggia guida: Ormai intendo chiaramente che cosa (il desiderio guidato dalla
volont divina: cfr. versi 64-66) vi tiene qui impigliati come una rete e come (con la penitenza) ci si
scioglie da essa, perch qui il monte trema, e perch col canto vi rallegrate tutti insieme. Ora ti piaccia
farmi sapere chi fosti, e le tue parole mi rivelino perch hai dovuto giacere tanti secoli in questo girone .
Nel tempo in cui il valoroso Tito, con l'aiuto di Dio, vendic le piaghe di Cristo dalle quali usci il sangue
venduto da Giuda,io ero di l sulla terra col nome di poeta, il pi duraturo e onorifico di tutti i nomi
rispose quello spirito assai famoso, ma non ancora con la fede cristiana. Il mio canto fu cos dolce che,
sebbene fossi di Tolosa, Roma mi chiam a s, e l meritai di cingere la fronte con la corona di mirto (con
il mirto, infatti, oltre che con l'alloro, si coronavano i poeti). La gente nel mondo dei mortali mi chiama
ancora Stazio: prima cantai le vicende della guerra tebana, poi quelle del grande Achille: ma morii in
piena attivit quando la fatica del secondo poema non era ancora compiuta. II fuoco della mia poesia
prese alimento dalle scintille, che sempre mi scaldarono, di quella fiamma divina, al cui calore moltissimi
altri poeti si sono accesi; intendo dire la fiamma dell'Eneide, che mentre poetavo mi fu madre (generando
in me l'amore alla poesia) e mi fu nutrice (educando quell'amore) : senza tenerla a modello non creai nei
miei versi nulla che avesse un valore anche minimo (peso di dramma: l'ottava parte di un'oncia). E se
fosse stato possibile esser vissuto sulla terra al tempo di Virgilio, accetterei di ritardare di un anno solare

oltre il tempo dovuto la mia liberazione da questo esilio (uscir di bando) del purgatorio. Queste parole
fecero voltare Virgilio verso di me con un volto che, pur senza parole, diceva: "Taci"; ma la volont non
pu tutto, perch il riso e il pianto seguono con tanta prontezza i sentimenti della gioia e del dolore, da
cui ciascuno dei due deriva, che obbediscono ancor meno al freno della volont nei caratteri pi schietti.
Io sorrisi soltanto come chi accenna solo con l'occhio; per questo Stazio tacque, e mi fiss negli occhi,
dove la espressione dell'animo traspare pi che in ogni altra parte; e: Possa tu condurre a buon
termine la cosi ardua fatica del viaggio disse, ama perch or ora il tuo volto mi ha lasciato vedere un
lampo di sorriso? A questo punto io sono prigioniero fra due volont contrarie: una (quella di Virgilio)
mi fa tacere, l'altra (quella di Stazio) mi scongiura di parlare; per questo io sospiro, e vengo compreso
dal mio maestro, che mi dice: Non aver paura a parlare; ma parla e digli quello che chiede con tanto
interesse . Per ci io dissi: Forse, o antico sprito, ti meravigli del mio sorridere; ma voglio che tu sia
preso da una meraviglia anche maggiore. Questi che mi guida a vedere l'alta cima del monte, proprio
quel Virgilio dal quale attingesti la virt di cantare nei tuoi poemi gli uomini e gli dei. Se hai creduto che
fosse un'altra la causa del mio sorriso, lasciala da parte come falsa, e credi che a farmi sorridere furono
proprio quelle parole che dicesti di lui. Stazio gi stava chinandosi per abbracciare i piedi al mio
maestro, ma questi gli disse: Fratello, non fare questo, perch tu sei un'ombra e in me non vedi che
un'ombra . E Stazio rialzandosi: Ora puoi comprendere quanto sia grande l'amore che mi infiamma per
te, dal momento che dimentico la nostra inconsistenza corporea, e tratto le ombre come fossero corpi
solidi .
CANTO XXII
Gi era rimasto dietro alle nostre spalle l'angelo, che ci aveva avviati (alla scala che porta) al sesto
girone; dopo avermi cancellato dalla fronte la ferita di un altro P; e per noi aveva proclamati beati quelli
che rivolgono il loro desiderio alla giustizia, e la sua voce concluse la recitazione della beatitudine con
"hanno sete", senza aggiungere altro. E io nel salire mi sentivo pi leggiero che nei passaggi precedenti
(tra una cornice e l'altra), tanto che senza alcuna fatica riuscivo a seguire i due spiriti che salivano rapidi
la scala, quando Virgilio cominci a dire: L'amore, che nasce dalla virt, purch la sua fiamma appaia
all'esterno, accende sempre un altro amore: perci dal momento in cui nel limbo dell'inferno scese fra noi
Giovenale, che mi rivel il tuo affetto per me, la mia benevolenza verso di te fu tale che mai una pi
grande strinse una persona ad un'altra non vista, sicch ora (per il desiderio di stare con te) mi
sembreranno troppo brevi queste salite ai gironi superiori. Ma dimmi, e da amico perdonami se la troppa
franchezza allenta il freno del riserbo (nel chiedere), e come amico ormai parlami: come pot albergare
nel tuo animo l'avarizia, con tutta la sapienza di cui, per il tuo assiduo sforzo, fosti ripieno? Queste
parole dapprima fecero sorridere Stazio; poi rispose: Ogni tua parola per me un caro segno d'amore..
Veramente si vedono spesso cose le quali, per il fatto che restano nascoste le loro vere cause, offrono
falso argomento di dubbio. La tua domanda mi fa certo che tua opinione che io nell'altra vita sia stato
avaro, forse perch mi trovavo nel girone degli avari. Invece sappi che l'avarizia fu molto lontana da me
(che caddi nel peccato opposto), e migliaia di mesi (lunari: lunazioni; infatti Stazio ha trascorso nel
quinto girone pi di cinquecento anni. Cfr. canto XXI, verso 68) hanno punito questa prodigalit. E se non
fosse che corressi la mia tendenza, quando compresi appieno quel passo dell'Eneide dove tu gridi, quasi
crucciato contro la natura umana: O sacra fame dell'oro, perch non regoli tu nella giusta misura la
brama dei mortali?", ora volterei i pesi e starei a sentire i miserabili scontri di ingiurie (tra gli avari e i
prodighi nel quarto cerchio dell'inferno). Allora m'accorsi che le mani potevano allargarsi troppo nello
spendere, e mi pentii tanto della prodigalit quanto degli altri peccati . Quanti prodighi risorgeranno con i
capelli tagliati (coi crini scemi) perch ignorano che questo un peccato (per ignoranza), ignoranza la
quale toglie loro la possibilit di pentirsi di questo peccato sia durante la vita che in morte ! E sappi che la
colpa la quale si contrappone (rimbecca) in senso diametralmente opposto ad un peccato, qui in
purgatorio viene espiata (suo uerde secca) insieme ad esso: perci, se io, per purificarmi, sono rimasto
tra quella gente che piangendo espia l'avariza, questo m' toccato per il peccato ad essa contraria . E
Virgilio, l'autore dei carmi pastorali (bucolici carmi: le Bucoliche), disse: Quando tu cantasti la crudele
guerra di Eteocle e Polinice, duplice causa di amarezza per la madre Giocasta , da quello che tu vi
narri con l'assistenza della musa Clio, non appare che ti facesse ancora cristiano la fede, senza la quale
non bastano le opere buone. Se le cose stanno cos, quale divina illuminazione o quali nsegnamenti
umani ti liberarono dalle tenebre del paganesimo, in modo da farti poi drizzare le vele per seguire
(facendoti cristiano) San Pietro (pescator)? E Stazio rispose a Virgilio: Tu per primo mi indirizzasti alla
poesia avviandomi al monte Parnaso per bere alla fonte che sgorga dalle sue rocce, e tu per primo mi
desti luce per trovar la strada che conduce a Dio. Hai fatto come chi cammina di notte, il quale porta il

lume dietro e non giova a se stesso, ma rende, esperte del cammino le persone che vengono dietro a lui,
quando dicesti: "II mondo si rinnova; torna la giustizia e torna la prima et dell'oro e dell'umanit
innocente, e dal cielo scende una nuova progenie". Per mezzo tuo diventai poeta, per mezzo tuo diventai
cristiano: ma affinch tu veda meglio il disegno che ho abbozzato, cercher di colorirlo (completando il
discorso). Il mondo era gi tutto impregnato della vera fede, seminata dagli Apostoli, messaggeri
dell'eterno regno di Dio: e le tue parole che ho sopra citato s'accordavano con quelle dei predicatori della
nuova fede; perci io presi l'abitudine di frequentarli. Essi poi mi si vennero rivelando tanto santi, che
quando l'imperatore Domiziano li perseguit, al loro pianto si unirono le lagrime della mia compassione;.e
finch rimasi di l sulla terra, io li aiutai, e i loro onesti costumi mi indussero a disprezzare ogni altra
scuola (religiosa e filosofica). E prima che scrivessi i versi nei quali conduco i Greci ai fiumi di Tebe (in
aiuto di Polinice contro Eteocle), ricevetti il battesimo: ma per paura (della persecuzione) fui cristiano di
nascosto, continuando a lungo a mostrarmi pagano; e questa accidia mi costiinse a percorrere il quarto
girone per pi di quattrocento anni. Tu dunque che mi hai tolto il velo che prima mi nascondeva il grande
bene (della verit cristiana), di cui parlo, finch ci avanza ancora del tempo durante la salita, dimmi dov'
Terenzio, nostra antica gloria, dimmi dove sono Cecilio e Plauto e Vario, se lo sai: dimmi se sono dannati,
e in quale cerchio . La mia guida rispose: Tutti costoro e Persio e io e molti altri assieme ad Omero
(quel greco), che le Muse nutrirono pi di qualsiasi altro poeta, siamonel limbo, il primo cerchio
dell'inferno (carcere cieco): spesso parliamo del monte Parnaso, dimora abituale delle nutrici dela nostra
arte (le Muse). Con noi sono anche Euripide e Antifonte, Simonide, Agatone e molti altri greci che un
tempo meritarono di ornare la loro fronte con l'alloro. Nello stesso cerchio si vedono, dei personaggi da te
cantati, Antigone, Deifile e Argia, e Ismene, la quale ancora piena di tristezza come fu in vita. Vi si vede
Isifile, colei che indic la fonte Langia: c' pure la figlia di Tiresia e di Teti, e c' Deidamia con le sue
sorelle . Entrambi i poeti se ne stavano ora in silenzio, di nuovo attenti a osservare intorno, essendo
ormai liberi dalla fatica della salita e dell'ostacolo delle pareti (che prima impedivano la vista); ed erano
gi passate quattro ore (ancelle) del giorno, e la quinta (sono trascorse le dieci del mattino) era al timone
del carro solare e ne drizzava sempre verso l'alto la punta infuocata, quando la mia guida disse: Credo
che dobbiamo volgere il nostro fianco destro verso l'orlo di questa cornice, girando cos intorno al monte
come siamo soliti fare . Cos l'abitudine fu in quel momento la nostra guida nello scegliere la direzione, e
prendemmo la via (del sesto girone) con meno timore di sbagliare per il consenso che ci diede l'anima
eletta di Stazio. Essi camminavano davanti, ed io dietro tutto solo, e ascoltavo i loro discorsi, che mi
davano ammaestramenti nell'arte di poetare. Ma presto interruppe i loro dolci ragionamenti la vista di un
albero che trovammo in mezzo alla via, carico di frutti dal profumo buono e soave; e come l'abete va
restringendo la sua chioma di ramo in ramo verso l'alto, cos quell'albero restringeva la chioma dall'alto in
basso, credo, perch nessuno possa salirvi a cogliere i frutti. Alla nostra sinistra, dalla parte in cui la
parete rocciosa limitava il nostro cammino verso il monte, cadeva dall'alto della roccia un'acqua limpida e
si spargeva sulla parte alta delle foglie. I due poeti s'avvicinarono all'albero; intanto una voce tra le
fronde grid: Di questo cibo avrete carestia . Poi continu: Maria pensava pi a rendere decorose e
complete le nozze, che alla sua bocca, la quale ora prega intercedendo in vostro favore. E le antiche
donne di Roma, per bere, s'accontentavano di acqua; e il profeta Daniele ricus il cibo e acquist la
sapienza. La prima et degli uomini che fu bella quanto l'oro, con la fame rese saporite le ghiande, e con
la sete trasform ogni ruscello in nettare. Miele selvatico e locuste furono il cibo che nutr Giovanni
Battista nel deserto; e per questo egli glorioso e tanto grande quanto vi rivelato dal Vangelo .
CANTO XXIII
Mentre io ficcavo gli occhi tra le fronde verdi dell'albero (per scoprire donde provenisse la voce: cfr. canto
XXII. 140 sgg.), come suole fare il cacciatore che perde tutto il suo tempo dietro gli uccelletti, Virgilio,
premuroso pi che un padre, mi diceva: Figliolo, ora vieni, perch bisogna distribuire in modo pi utile
il tempo che ci assegnato (per visitare il monte). Io volsi gli occhi, e non meno in fretta il passo, verso
i due poeti, i quali tenevano discorsi cos interessanti, che camminare con loro non mi costava alcuna
fatica. Ed ecco si ud piangere e cantare Signore, (aprirai) le mie labbra in modo tale, che suscit
diletto per il canto e dolore per il pianto. Io allora cominciai a dire: Dolce padre, che significa questo
canto che io odo? Ed egli mi rispose: Forse sono anime che vanno sciogliendo il vincolo del loro debito
con Dio . Cos come fanno i pellegrini assorti nei loro pensieri, quando per via raggiungono persone
sconosciute, e le guardano senza fermarsi, alla stessa maniera ci osservava con stupore una turba
silenziosa e devota di anime che veniva dietro di noi, ma con passo pi spedito, e ci oltrepassava. Ogni
anima aveva gli occhi spenti e incavati, la faccia pallida, e la persona tanto magra, che la pelle prendeva
la forma delle ossa. Non ritengo che Eresitone per il digiuno fosse cos ridotto alla sola pelle, quando
temette maggiormente di dover restare digiuno (e giunse ad addentare le proprie carni). Pensavo e
dicevo tra me stesso: Cos dovettero ridursi gli Ebrei (la gente) che perdettero Gerusalemme, quando
(durante l'assedio dell'imperatore Tito) Maria di Eleazaro divor (di di becco) il proprio figlioletto! Le

occhiaie parevano castoni di anelli senza gemme: chi nel volto umano afferma potersi leggere la parola
"orno", su quei volti avrebbe distinto molto bene la emme. Chi, ignorando (non sappiendo) in che modo
ci avvenga (como: dal latino quomodo), potrebbe credere che il profumo di un frutto e quello di
un'acqua, generando brama (di mangiare e di bere), potessero ridurre in tale stato (s governasse) quelle
anime? Ero tutto intento a considerare che cosa le rendesse tanto affamate, non essendomi ancora nota
la causa della loro consunzione, e della loro pelle disseccata e squamosa, quand'ecco un'ombra dal fondo
delle occhiaie incavate nella testa rivolse a me gli occhi e mi guard fissamente; poi grid ad alta voce:
Che grazia singolare mai questa per me? Io non l'avrei mai riconosciuto solo guardandolo; ma nella
sua voce mi si rivel la persona che l'aspetto esteriore aveva distrutto. La voce fu la scintilla che ravviv
in me la piena conoscenza di quella fisionomia mutata, e cos potei riconoscere la faccia di Forese Donati.
Pregandomi mi diceva: Deh, non badare all'arida scabbia che mi scolora la pelle, n alla mancanza di
carne che denoto, ma dimmi la verit riguardo a te (che mi sembri ancor vivo), e dimmi chi sono quelle
due anime l che ti guidano: non ti astenere dal parlarmi ! Gli risposi: Il tuo viso, che io gi piansi
quando moristi, mi causa ora un dolore non meno intenso (di quello di allora), tale da farmi piangere,
vedendolo cos deformato. Perci (per) dimmi, per amore di Dio, che cosa vi consuma in tal modo: non
farmi parlare finch sono in preda allo stupore perch chi dominato da un altro desiderio con difficolt
pu parlare . Ed egli a me: Per disposizione divina scende nell'acqua e nella pianta rimasta dietro di
noi un potere per cui io dimagrisco in questo modo. Tutta questa gente che canta e piange per aver
assecondato la gola oltre misura, qui soffrendo la fame e la sete ritorna pura. A noi accende il desiderio di
bere e di mangiare il profumo che emana dal frutto di quell'albero e dallo spruzzo d'acqua che si irradia
sopra le sue foglie verdi. E non una sola volta si rinnova la nostra pena, mentre giriamo il ripiano di
questa cornice: ho detto pena, e dovrei dire gioia, perch ci conduce agli alberi (il primo all'ingresso del
girone, canto XXII, 131 sgg., l'altro all'uscita, canto XXIV, 103 sgg.) quella stessa volont che condusse
Cristo lieto sulla croce a dire "Dio mio", quando ci redense col suo sangue . E io gli dissi: Forese, dal
giorno in cui passasti dalla vita terrena a un'esistenza migliore fino ad oggi non sono ancora trascorsi
cinque anni. Se in te venne meno la possibilit di peccare ulteriormente prima che sopraggiungesse l'ora
del sincero pentimento che ci riconcilia con Dio (cio: se ti pentisti solo nel momento estremo della vita,
allorch non pi possibile peccare), come sei di gi venuto quass? Io pensavo di trovarti laggi
nell'antipurgatorio, dove il tempo perduto (senza pentirsi) si compensa con altrettanto tempo di attesa
(prima dell'espiazione). Perci mi rispose: Mi ha condotto cos presto quass a bere il dolce assenzio
delle pene la mia Nella con le sue calde lagrime. Di Nella o Giovanna Donati sappiamo soltanto quello che
qui ne dice Forese. Dante, nel primo sonetto della citata Tenzone, la rappresenta crucciata contro il
marito, perch da questo trascurata: qui fa ammenda di quella sua prima malevola presentazione. Con le
sue preghiere devote e con i sospiri mi ha tratto dall'antipurgatorio, e mi ha liberato dai gironi precedenti.
La mia vedovella, che io ho intensamente amato, tanto pi cara e diletta a Dio, quanto pi sola nel
fare il bene, perch la Barbagia di Sardegna nel costume delle sue donne assai pi pudica di Firenze, la
Barbagia dove io la lasciai morendo. O dolce fratello, che altro vuoi ti dica di peggio? Mi gi davanti agli
occhi un tempo futuro, rispetto al quale quest'ora presente non molto lontana, in cui dal pulpito sar
solennemente proibito alle sfacciate donne di Firenze di andare in giro mostrando il petto con le
mammelle scoperte. Quali donne barbare ci furono mai, quali donne saracene, cui fossero necessarie
sanzioni religiose o civili per farle andare coperte? Ma se quelle svergognate venissero a sapere quello
che il cielo a breve scadenza prepara per loro, avrebbero gi la bocca aperta per urlare di spavento,
perch, se qui non m'inganna la mia preveggenza, esse saranno dolenti prima che il bambino il quale ora
si acquieta col canto della ninna nanna, diventi adulto. Deh, fratello, cerca ora di non celarmi oltre ci che
ti ho chiesto! vedi come non solo io, ma tutta questa gente guarda con stupore il luogo dove con la tua
ombra veli il sole. Perci io mi rivolsi a lui dicendo: Se richiami alla memoria la vita che conducesti con
me, ed io con te, il ricordarla ora (il memorar presente) sar ancora spiacevole. Mi distolse da quella vita
viziosa solo pochi giorni fa costui che mi guida, quando si mostrava a voi piena la luna, la sorella di quello
: e gl'indicai il sole. Costui m'ha condotto attraverso la notte profonda dei veri morti (perch dannati)
dell'inferno, mentre io portavo con me questo mio corpo reale che lo segue. Di li i suoi incoraggiamenti
mi hanno aiutato a salire e a girare ripetutamente i balzi di questo monte, il quale raddrizza voi che il
mondo aveva storpiato. Ed egli promette che mi accompagner, finch non sar giunto l dove sar
Beatrice: col necessario che io resti privo di lui. Questi, che mi fa tali promesse, Virgilio e glielo
additai; e quest'altro Stazio, quell'anima per la quale poco fa scosse tutte le sue pendici il monte del
purgatorio, che lo allontana da s .
CANTO XXIV
Il parlare non rallentava il cammino, n il camminare rendeva pi lento il discorso; ma, pur conversando,
andavamo speditamente, come una nave spinta da vento favorevole. E le ombre, che sembravano cose
pi che morte, (guardandomi) attraverso gli occhi infossati si meravigliavano di me, essendosi accorte

che io ero ancora vivo. E io, continuando il mio discorso (interrotto alla fine del canto precedente), dissi:
Quell'anima (Stazio) sale al paradiso forse pi lentamente di quanto non farebbe (se fosse sola), per
amore di Virgilio. Ma se lo sai, dimmi dov' tua sorella Piccarda (di lei Dante parler nel canto IIl del
Paradiso, versi 34 sgg.) ; e dimmi se, tra questa gente che mi osserva in questo modo, posso vedere
qualche persona degna di nota . Mia sorella, che non so se fosse pi bella o pi buona, gi trionfante
in paradiso, lieta della sua corona di gloria. Cosi disse prima Forese; poi soggiunse: In questo girone
non proibito (anzi necessario) indicare ciascuno per nome, dal momento che, per il digiuno, la nostra
fisionomia cos consunta. Costui e lo mostr col dito Bonaggiunta, voglio dire Bonaggiunta da
Lucca; e quello dietro a lui, con la faccia cosparsa di screpolature pi di tutti gli altri, fu sposo della Santa
Chiesa (ebbe la Santa Chiesa in le sue braccia): fu di Tours, e col digiuno sconta le anguille del lago di
Bolsena e la vernaccia . Forese poi mi nomin a uno a uno molti altri; e tutti apparivano lieti di esser
indicati col loro nome, tanto che per questo non vidi nessuno per disappunto rabbuiarsi in volto. Vidi
Ubaldino della Pila muovere invano i denti per la fame e Bonifacio che, insignito del bastone pastorale, fu
pastore di molte popolazioni. Vidi messer Marchese degli Argogliosi, che gi ebbe agio di bere a Forl con
minor sete di qui, sebbene sia stato cos grande bevitore da non sentirsi mai sazio. Ma come fa chi
guarda pi persone e poi mostra di stimare pi l'una che l'altra, cos feci io verso Bonaggiunta, che
sembrava pi degli altri desideroso di conoscermi. Egli parlava sottovoce: e io potevo percepire qualcosa
come "Gentucca" dalla sua bocca dove egli sentiva pi viva la tortura della fame e della sete che in tal
modo li consuma. Io dissi: O anima che sembri cos desiderosa di parlare con me, parla in modo che io
ti capisca, e parlandomi appaga il tuo e il mio desiderio . Egli cominci a dire: gi nata una donna,
che non porta ancora il velo maritale, la quale ti far piacere la mia citt, nonostante di essa si dica tanto
male (come ch'uom la riprenda). E io gli risposi: Io sono semplicemente uno (fra gli altri) che, quando
avverto che l"amore mi parla, attentamente prendo nota, e cerco di esprimere fedelmente con le parole
(vo significando) quello che esso detta dentro di me . Egli disse: O fratello, ora finalmente conosco
l'impedimento che tenne il notaio Giacomo da Lentini e Guittone d'Arezzo e me al di fuori del dolce stiI
novo, che ora mi spiego. Ora vedo bene come le vostre penne seguono con stretta fedelt l'amore che
detta, il che non accadde certamente alle nostre; e chiunque si metta a considerare ancor pi
attentamente, tra l'uno e l'altro stile (il nostro e il vostro) non vede altra differenza oltre quella che
abbiamo detto (quella cio relativa all'argomento d'amore e alla sincerit dell'ispirazione); e tacque,
come appagato. Come gli uccelli (le gru) che svernano lungo il Nilo, talvolta formano in aria una schiera,
poi volando pi in fretta si dispongono in fila, cos tutta la gente che era l attorno a noi, volgendo gli
occhi in direzione del cammino, affrett il suo passo, resa agile dalla magrezza e dal desiderio di espiare.
E come chi, stanco di correre, lascia andare i compagni, e cos riprende il passo normale finch si calmi
l'ansimare del petto, cos Forese lasci andar oltre quella santa schiera, e procedeva dietro con me,
dicendo: Quando avverr che ti riveda? Gli risposi: Non so per quanto tempo vivr ancora; ma certo
il mio ritorno qui non sar cos prossimo, che io non anticipi prima col desiderio la mia venuta alla riva del
purgatorio, perch il luogo (Firenze) dove fui posto a vivere, ogni giorno pi s'impoverisce d'ogni virt, e
appare avviato verso una miseranda rovina . Ors, fatti animo egli disse, perch io vedo il maggior
colpevole trascinato dalla coda d'un cavallo verso la valle (l'inferno) dove le colpe non vengono mai
rimesse. La bestia che lo trascina accelera la corsa ad ogni passo, e la sua velocit cresce sempre, finch
lo percuote, e lascia il cadavere ignominiosamente sfigurato. Non dovranno girare a lungo quelle sfere
(cio: non passeranno molti anni) , e alz gli occhi al cielo, prima che ti sar manifesto quello che le
mie parole non possono dire pi chiaramente. Ormai resta pure indietro; perch il tempo prezioso in
questo regno, e io ne perdo troppo procedendo cos al passo con te . Come talvolta da una schiera di
soldati a cavallo esce al galoppo un cavaliere, e corre per avere l'onore del primo scontro col nemico, allo
stesso modo si allontan da noi Forese con passi pi lunghi dei nostri; e io restai per via insieme con i
due poeti, che furono cos grandi maestri dell'umanit. E quando Forese si fu allontanato davanti a noi,
tanto che i miei occhi lo seguirono a stento, cos come a stento la mia mente aveva seguito le sue oscure
parole profetiche, mi apparvero carichi di frutti e verdi di fogliame i rami d'un altro albero, e non molto
lontani da me, essendomi io solo allora voltato verso quella parte. Sotto l'albero vidi della gente alzare le
mani, e gridare non so che cosa verso le fronde, quasi fossero bambinetti golosi e ingenui, che pregano
mentre colui che pregato non risponde, ma tiene alto l'oggetto da essi desiderato e non lo nasconde,
per rendere sempre pi viva la loro brama. Poi quella gente si allontan come disingannata; e noi ci
avvicinammo subito al grande albero, che rifiuta di esaudire tante preghiere e lagrime. Passate oltre
senza avvicinarvi: pi in alto (nel paradiso terrestre) vi un altro albero il cui frutto fu gustato da Eva, e
quest'albero deriv da quello. Cos parlava una voce nascosta tra le fronde; per questo Virgilio, Stazio
ed io, tenendoci stretti, procedevamo lungo la parete del monte. Diceva: Ricordatevi dei maledetti
Centauri, figli della nuvola, che, ebbri, combatterono contro Teseo con i loro petti umani ed equini; e
degli Ebrei che si mostrarono ingordi nel bere, e per questo Gedeone non li volle come compagni, quando
discese dai monti contro i Madianiti . Cosi accostati a uno dei due orli della cornice passammo oltre,

udendo ricordare esempi di golosit, seguiti sempre da tristi castighi. Poi, distanziati un po' l'uno
daIl'altro nella strada deserta, procedemmo oltre di ben mille passi e pi, ciascuno meditando in silenzio.
Una voce improvvisa ci disse: Che cosa state pensando voi tre cos solitari?; perci io mi scossi come
fanno le bestie giovani quando vengono spaventate. Alzai il capo per veder chi fosse (colui che aveva
parlato); e mai furono visti in una fornace vetri o metalli cosi fulgenti e incandescenti, com'era l'angelo
che io vidi mentre diceva: Se gradite salire, necessario svoltare qui; da questa parte va chi vuole
andare verso la pace del cielo . Il suo aspetto mi aveva abbagliato la vista; e per questo io voltai (a
sinistra) dietro ai miei due maestri, come un cieco che cammina seguendo la voce che ode. E quale il
venticello di maggio, che annuncia il prossimo albeggiare, si leva ed olezzante, perch tutto impregnato
del profumo dell'erba e dei fiori, tale fu il vento che sentii colpirmi in mezzo alla fronte, e sentii
distintamente muoversi l'ala, la quale fece s che l'aria odorasse d'ambrosia. E udii dire: Beati quelli ai
quali splende tanta grazia, che il piacere della gola non eccita nel loro petto un desiderio eccessivo,
provando sempre fame soltanto della giustizia!
CANTO XXV
L'ora era cos tarda che la salita non comportava indugio, perch il sole aveva gi lasciato il meridiano di
mezzogiorno presso la costellazione del Toro e la notte presso quella dello Scorpione: per la qual cosa,
come fa colui che non si ferma, ma s'affretta per la sua strada, qualunque cosa gli appaia, se lo punge lo
stimolo del bisogno, cos noi entrammo nella spaccatura della roccia, incamminandoci uno dopo l'altro
sulla scala, che per la sua strettezza costringe quelli che salgono a mettersi in fila. E come il cicognino
che alza l'ala per la voglia di volare, e non osa abbandonare il nido, e quindi l'abbassa, cos mi
comportavo io per il desiderio di chiedere (una spiegazione), desiderio acceso (dal bisogno di sapere) e
spento (dal timore di riuscire molesto), e giungevo fino all'atto (di aprir la bocca) come fa chi tenta di
parlare. Il mio dolce padre Virgilio, per quanto il nostro procedere fosse rapido, non tralasci di parlare,
ma disse: Scocca l'arco del dire, che hai teso fino al massimo (e parla pure liberamente). Allora aprii
la bocca senza esitazione e cominciai a dire: Come possono le ombre diventare magre mentre non sono
soggette al bisogno di nutrirsi? Mi rispose: Se ti rammentassi come Meleagro si consum al
consumarsi d'un tizzone ardente, questo problema non ti sarebbe cos difficile da risolvere; e se pensassi
come, ad ogni vostro pur rapido movimento, guizza la vostra immagine nello specchio, quello che ora ti
sembra arduo a comprendersi ti riuscirebbe facile. Ma perch t'acquieti nella soddisfazione del tuo
desiderio, ecco qui Stazio; ed io mi appello a lui e lo prego di farsi ora risanatore delle piaghe del tuo
dubbio . Se gli spiego il misterioso agire di Dio rispose Stazio mentre sei presente tu (che potresti
farlo meglio di me), mi valga come scusa (per l'apparente irriverenza) il fatto che non posso respingere il
tuo invito. Poi incominci: Se la tua mente, figlio, accoglier e custodir le mie parole, esse ti
chiariranno il dubbio (al come: verso 20) di cui tu parli. La parte pi purificata e perfetta del sangue, che
non mai assorbita dalle vene sempre assetate (perch devono continuamente alimentare le membra del
corpo), e rimane in sovrappi come un cibo che viene levato intatto dalla mensa, riceve nel cuore (dove
passa) il potere di formare e organizzare tutte le membra del corpo, cos come avviene per l'altro sangue
(come quello: il sangue che nutre le membra) che va per le vene a trasformarsi nelle membra. Dopo
essersi ancora modificato, scende negli organi genitali maschili (ov' pi bello tacer che dire: che pi
conveniente non nominare): e di qui poi stilla sul sangue femminile nella matrice. Qui il sangue maschile
e quello femminile si congiungono, l'uno (il sangue della donna) disposto a subire l'azione fecondatrice, e
l'altro (il seme maschile) ad operare grazie all'organo perfetto (per lo perfetto loco: il cuore) dal quale
esso spremuto (e dal quale riceve la capacit di agire): e, dopo che lo sperma si congiunto al sangue
femminile, comincia a svolgere la sua azione formando dapprima un coagulo di entrambi, e poi immette
la vita in ci che esso ha prodotto come materia su cui poter operare. La virt attiva del seme maschile,
diventata (nel feto) anima vegetativa quale quella di una pianta, con la sola differenza rispetto a
quest'ultima, che l'anima vegetativa del feto ancora in svolgimento ( in via: e quindi suscettibile di
modificazioni, non essendo ancora pervenuta alla sua perfezione) e quella della pianta gi completa,
continua poi ad operare, tanto che diventa gi capace di moto e di sensibilit (che gi si move e sente:
diventa cos anima sensitiva), ma ancora incompleta come un organismo animale inferiore (come fungo
marino: probabilmente Dante intende alludere a una medusa, che si pensava sprovvista di organi
differenziati); e in un secondo momento incomincia a sviluppare gli organi delle facolt sensitive alle quali
ha dato origine. A questo punto, figliolo, la virt attiva (organizzatrice di tutte le membra) che deriva dal
cuore del padre si dilata, a questo punto fluisce nel feto dove la natura (che ha come suo strumento la
virt attiva ) lavora al totale compimento di tutte le membra necessarie alla vita dell'organismo. Ma tu
non vedi ancora come un essere finora solo animale possa diventare un uomo (fante: essere parlante, e
quindi dotato di ragione) : questo punto del problema cos complesso, che gi indusse in errore un
pensatore pi dotto di te, cosicch secondo la sua dottrina consider separato dall'anima individuale
dell'uomo l'intelletto possibile, perch non vide nessun organo materiale assunto dall'intelletto possibile

per esplicare la propria attivit (come invece l'orecchio per l'udito, il naso per l'odorato ecc.). Apri il tuo
animo alla verit che sto per affermare: e sappi che, non appena nel feto compiuta la formazione del
cervello, Dio, colui che imprime il movimento a tutte le cose si rivolge al feto compiacendosi di questa
mirabile opera della natura, e vi infonde (spira: con un diretto atto creativo) uno spirito nuovo (l'anima
razionale), dotato di virt, il quale assimila alla sua stessa sostanza ci che trova attivo nel feto (ci che
trova attivo quivi: cio l'anima vegetativa e quella sensitiva), e fa una sola anima (di s e delle altre
due), e questa vive (come la pianta), sente (come l'animale) e riflette su se stessa prendendo coscienza
di s. E affinch tu non debba stupirti troppo delle mie parole (perch esse hanno affermato che l'anima
razionale infusa da Dio si unita con elementi naturali, quali l'anima vegetativa e quella sensitiva), pensa
al calore del sole che si fa vino, quando congiunto alla linfa che scende dalla vite. Quando Lachesi (la
Parca che fila lo stame della vita umana) non ha pi lino da filare (quando cio l'individuo muore), l'anima
si scioglie dalla carne, e (a causa del legame con il corpo e della fusione con i due elementi naturali,
vegetativo e sensitivo) porta con s potenzialmente (in virtute: cio con possibilit di esplicarle) la parte
vegetativa e sensitiva (l'umano: che ha trovato nel corpo) e quella intellettiva ('l divino: quella infusa
direttamente da Dio) le facolt inerenti all'anima vegetativa e sensitiva restano tutte quante inerti
(essendo state private, con la morte, degli organi corporei attraverso i quali agivano); invece in attivit e
molto pi vive di prima sono le facolt spirituali, memoria, intelligenza e volont (essendo ora sciolte
dall'impaccio del corpo). Immediatamente, per un mirabile impulso interiore (per se stessa...
mirabilmente: l'impulso che viene dalla coscienza dei meriti o delle colpe suscitata in lei dalla giustizia
divina) l'anima cade ad una delle due rive: qui per la prima volta viene a sapere il suo futuro destino.
(Dopo che l'anima giunta al luogo assegnato) non appena l uno spazio aereo l'accoglie e la circoscrive,
la virt informativa (cfr. verso 41; quella stessa che nel feto aveva determinato l'anima vegetativa e
quella sensitiva e che poi era stata assimilata dall'anima razionale) incomincia ad operare nell'aria
circostante, nello stesso modo e nella stessa misura in cui aveva operato a formare le membra del feto: e
come l'aria, quando pregna di umidit, per effetto dei raggi solari che si riflettono in lei, si adorna dei
colori dell'iride, cos l'aria che circonda l'anima qui assume quella forma che in essa imprime l'anima che
vi si fermata dopo la caduta grazie alla sua virt informativa diffusa intorno; e poi come la fiamma (che
la forma aerea del fuoco) segue il fuoco dovunque esso si sposta, cos il nuovo corpo aereo segue lo
spirito (che lo ha prodotto). Poich da questo corpo aereo l'anima acquista poi la sua parvenza esteriore,
questo corpo aereo si chiama ombra; e da questo corpo aereo poi l'anima forma gli organi di ciascun
senso fino a quello della vista (veduta: cio fino al senso pi complesso e perfetto). Per mezzo di questo
corpo parliamo e ridiamo; per mezzo di questo corpo piangiamo e sospiriamo come puoi aver udito su per
il monte. Secondo che ci stimolano i desideri e gli altri moti dell'animo, l'ombra prende l'atteggiamento
corrispondente a quei sentimenti; e questo il motivo per cui tu ti meravigli del nostro dimagrimento .
E gi eravamo giunti in vista del tormento dell'ultimo girone, e avevamo voltato a destra, ed eravamo
assorti in un altro interesse. In questo girone la costa del monte sprigiona in fuori con violenza delle
fiamme, mentre dall'orlo esterno della cornice spira verso l'alto un vento che le fa ripiegare indietro e le
allontana da questo lembo estremo; per questo dovevamo camminare uno dopo l' altro dal lato senza
riparo; ed io alla mia sinistra temevo il fuoco, e alla mia destra temevo di precipitare nel vuoto. La mia
guida diceva: Per questo sentiero si devono tenere a freno gli occhi, perch potrebbe bastare un piccolo
errore per precipitare . Allora udii spiriti che cantavano in mezzo al grande fuoco Dio di somma
clemenza , la qual cosa mi rese desideroso di volgermi (verso la fiamma) non meno di quanto fossi
desideroso di badare a non mettere il piede in fallo; e vidi spiriti che camminavano in mezzo alle fiamme;
e per questo io guardavo alternando di volta in volta gli sguardi ora a loro e ora ai miei passi. Dopo aver
cantato le parole finali di quell'inno, gridavano a voce alta: Non conosco uomo ; poi ricominciavano
l'inno con voce pi bassa. Finito nuovamente l'inno, gridavano: Diana (per serbarsi casta) visse nei
boschi, e ne cacci Elice che aveva assaporato il veleno di Venere. Poi tornavano a cantare l'inno; quindi
gridavano i nomi di mogli e mariti che furono casti come impone di essere la virt della temperanza e il
sacro vincolo del matrimonio. E credo che per loro questo modo di espiazione duri per tutto il tempo che
il fuoco li brucia: con la cura del fuoco e con tale nutrimento spirituale degli esempi e del canto bisogna
che alla fine si rimargini la piaga (della lussuria).
CANTO XXVI
Mentre procedevamo con cautela (cfr. canto XXV, versi 115-117) lungo il margine esterno della cornice,
uno davanti all'altro, e spesso il valente maestro mi diceva: Fa' attenzione: ti sia utile il fatto che ti
rendo accorto del pericolo , il sole che, diffondendo i suoi raggi, gi cambiava in bianco l'aspetto
azzurrino della zona occidentale del cielo (avviandosi ormai al tramonto), mi colpiva la parte destra del
corpo; ed io con l'ombra (proiettata dal mio corpo) facevo apparire la fiamma pi rosseggiante; e vidi che
molte ombre, pur continuando a camminare, prestavano attenzione anche solo a un cos piccolo indizio.
Questo fu il motivo che offri loro l'occasione di rivolgermi la parola; e cominciarono tra loro a dire:

Questo non sembra un corpo apparente (fittizio: come quello dei penitenti). Poi alcuni si spostarono
verso di me, quanto fu loro possibile, sempre facendo attenzione a non uscire dalla fiamma. O tu che
cammini dietro agli altri, non per il fatto di essere pi pigro, ma forse per manifestare rispetto, rispondi a
me che ardo nella sete (di sapere) e nel fuoco (purificatore). N la tua risposta necessaria solo a me;
perch tutte queste anime ne hanno maggior sete che non gli Indi o gli Etiopi (i popoli delle due regioni
considerate le pi calde della terra) di acqua fresca. Spiegaci per quale ragione con la tua persona fai
ostacolo ai raggi del sole, proprio come se tu non fossi ancora morto. Cos mi parlava uno di loro: ed io
mi sarei gi manifestato, se la mia attenzione non si fosse volta ad uno spettacolo nuovo che apparve in
quel momento, poich attraverso lo spazio occupato dalle fiamme (per lo mezzo del cammino acceso)
avanzava una schiera in direzione opposta a quella della prima (alla quale appartiene l'anima che ha ora
parlato), la quale concentr la mia attenzione nell'osservare. Li vedo (veggio) da ognuna delle due
schiere farsi avanti sollecita ciascuna ombra e baciarsi una con l'altra senza fermarsi, contente di questa
breve gioia allo stesso modo dentro la loro fila scura le formiche si toccano l'un l'altra con il muso, forse
per cercare di sapere la via da percorrere e il cibo che potranno trovare. Non appena le due schiere
interrompono l'abbraccio, prima di aver compiuto il primo passo per procedere oltre quel punto, ciascuna
si sforza di gridare con voce che superi (quella dell'altro gruppo): la seconda schiera: Sodoma e
Gomorra ; e la prima: Pasifae si nasconde nella vacca, affinch il toro possa soddisfare il suo istinto .
Poi simili a gru che (disponendosi in due gruppi) volino in parte verso le montagne del settentrione e in
parte verso i deserti africani, queste desiderose di fuggire il freddo, quelle il caldo. Un gruppo si allontana
(verso sinistra), l'altro procede (verso destra, nella stessa direzione dei poeti); e ricominciano,
piangendo, l'inno Summae Deus clementiae (primi canti: cfr. canto XXV, 121) e gli esempi pi adatti al
loro tipo di lussuria; e quegli stessi che mi avevano pregato (di parlare) si riaccostano a me, come prima
(cfr. versi 13-15). mostrandosi nell'aspetto attenti ad ascoltare. Io, che per due volte (ora e prima
dell'arrivo dei sodomiti) avevo visto ci che essi desideravano conoscere, incominciai: O anime sicure di
conseguire, presto o tardi, una condizione di felicit, le mie membra non sono rimaste in terra n giovani
(acerbe: per morte precoce) n vecchie (mature: per morte naturale nella vecchiaia), ma esse sono qui
con questo corpo che vedete con il loro sangue e con i loro nervi. Da questo monte salgo verso il cielo per
non essere pi ottenebrato (dal peccato e dall'errore): c' una donna (Beatrice per molti, la Vergine per
alcuni) nel paradiso che mi ha impetrato grazia da Dio, per la quale grazia io porto il mio corpo ('l mortal)
nel mondo del purgatorio (per vostro mondo). Ma possa essere presto appagato il vostro maggior
desiderio, cosicch vi accolga l'Empireo, il cielo che pieno di amore e che racchiude tutti gli altri cieli,
ditemi (in nome di questo augurio), affinch anche di questo io possa scrivere, chi siete voi, e chi quella
schiera che procede in direzione opposta alle vostre spalle . Come (non altrimenti) si confonde
stupefatto il montanaro, e meravigliandosi ammutolisce, quando rozzo e selvatico entra in citt, allo
stesso modo fece ciascuna anima nel suo aspetto; ma dopo che si furono liberate dallo stupore, il quale
negli animi elevati presto si attutisce (s'attuta: perch subentra la riflessione), Beato te ricominci
l'anima che prima mi aveva interrogato, che per morire in grazia di Dio (per morir meglio), fai
esperienza del nostro mondo! Le anime che camminano in direzione opposta alla nostra, hanno offeso
(Dio) con il peccato per il quale Cesare una volta, mentre celebrava il trionfo, si sent ironicamente
chiamare regina: per tale peccato si allontanano da noi gridando "Sodoma", rimproverando se stessi,
come hai udito, e con la vergogna completano l'opera purificatrice della fiamma. Il nostro peccato invece
avvenne tra persone di sesso diverso; ma poich (pur non peccando contro natura) non osservammo la
legge della ragione (umana legge: la norma alla quale deve attenersi l'uomo in quanto essere razionale e
perci obbligato a frenare gli istinti), abbandonandoci all'istinto come le bestie, a nostro obbrobrio,
gridiamo, quando ci allontaniamo dall'altra schiera, il nome di Pasifae, colei che si fece bestia nel legno
fatto in forma di bestia. Ora puoi capire il nostro comportamento qui e il peccato di cui ci macchiammo:
se vuoi forse sapere chi siamo con l'indicazione del nostro nome, non il momento opportuno per farlo,
n saprei indicarti i miei compagni. Placher ben volentieri il tuo desiderio (farotti ben... volere scemo)
riguardo a me: sono Guido Guinizelli; e (bench sia morto non molti anni fa) mi trovo gi a purificarmi
nel purgatorio vero e proprio, per essermi pentito prima di giungere al momento estremo della vita. Nello
stesso stato d'animo in cui si trovarono nell'episodio di dolore e di ira di Licurgo i due figli quando videro
la madre, mi trovai io, ma non osai buttarmi tra le fiamme, allorch udii pronunciare il suo nome da
Guido, padre (nel campo poetico) mio e degli altri rimatori migliori di me che scrissero versi d'amore dolci
ed eleganti; e senza udire e parlare procedetti pensoso osservando a lungo Guido, e, a causa del fuoco,
non mi avvicinai di pi a lui. Quando fui pago di guardarlo, mi dichiarai tutto pronto a soddisfare le sue
richieste con l'affermazione alla quale tutti credono (cio mediante il giuramento) . Ed egli a me: Tu
lasci dentro di me, per quello che ho udito (cfr. versi 55-60), una impronta cos profonda e cos luminosa,
che il Let (il fiume dell'oblio: cfr. canto XXVIII, 127-128) non la potr cancellare n oscurare, Ma se le
tue parole poco fa mi hanno giurato il vero, dimmi quale il motivo per il quale tu dimostri nelle parole e
nello sguardo di avermi caro . Ed io a lui: Le vostre dolci rime, che, finch durer l'uso di poetare in

volgare (quanto durer l'uso moderno), renderanno preziosi anche i loro inchiostri . O fratello , disse,
questo che ti indico con il dito , e addit uno spirito davanti, fu migliore artefice nell'uso della sua
lingua materna. Fu superiore a tutti coloro che scrissero poesie, prose in volgare non badare agli sciocchi
i quali affermano che superiore il poeta del Limosino. (Questi stolti) prestano attenzione a quello che si
sente dire pi che a quello che realmente, e cos formano la loro opinione prima di ascoltare gli
argomenti dell'arte o della ragione. Cos fecero molti della passata generazione letteraria a proposito di
Guittone, dando onore soltanto a lui col ripetere di bocca in bocca lo stesso giudizio, finch ha annullato il
suo nome il retto giudizio di molti letterati (con pi persone che hanno ascoltato la voce dell'arte o della
ragion). Ora se tu godi di un cos ampio privilegio, che ti permesso entrare nel paradiso (chiostro che
racchiude i beati, come in terra il chiostro racchiude coloro che si dedicano alla vita religiosa) nel quale
Cristo il capo della comunit (abate del collegio), recita davanti a Lui per me un Pater noster, quel tanto
che occorre a noi anime del purgatorio, dove non siamo pi soggette alla possibilit di peccare (e perci
bisogna sopprimere l'espressione finale "e non ci indutre in tentazione"). Poi, forse per dare luogo a un
altro dopo di lui che gli stava vicino, scomparve nel fuoco, come scompare nell'acqua il pesce che si dirige
verso il fondo. Io mi avanzai un poco verso lo spirito che mi era stato indicato (al mostrato: cfr. versi
115-116) , e dissi che il desiderio di conoscerlo preparava (nella mia anima) una grata accoglienza al suo
nome. Egli cominci a dire senza farsi pregare (liberamente): Tanto mi cara la vostra cortese
domanda, che io non mi posso n voglio nascondermi a voi. lo sono Arnaldo, che piango e vado
cantando; pensoso contemplo la passata follia e vedo gioendo, davanti a me, il giorno che spero. Ora vi
prego, per quella virt (cio Dio) che vi conduce al sommo della scala (del purgatorio), vi sovvenga a
tempo del mio dolore! Poi si nascose nel fuoco che li purifica.
CANTO XXVII
In quella posizione nella quale manda i suoi primi raggi sulla citt (l: a Gerusalemme) nella quale il suo
Creatore sparse il sangue (per la salvezza degli uomini), mentre l'Ebro si trova (cadendo) sotto la
costellazione della Libra alta nel cielo, e le acque del Gange sono riarse dal calore del mezzogiorno, in
questa posizione si trovava il sole nel purgatorio; per la qual cosa il giorno tramontava, allorch ci
apparve l'angelo di Dio splendente di gioia. Stava sull'orlo della cornice al di fuori del fuoco, e cantava
Beati i puri di cuore! (la sesta beatitudine evangelica: cfr. Marteo V, 8) con una voce assai pi chiara di
quella umana. Poi Non si pu procedere oltre, anime sante, se prima il fuoco non fa sentire il suo
morso: entrate in esso, e ascoltate il canto che si ode al di l delle fiamme , ci disse non appena gli
fummo vicino: per la qual cosa io, quando intesi le sue parole, divenni pallido e gelido come un cadavere
(qual colui che nella fossa messo). Tenendo con le mani giunte il mio corpo piegato indietro mi protesi
in avanti (con lo sguardo), scrutando il fuoco e immaginando con estrema lucidit corpi umani gi veduti
bruciare sul rogo. Le mie valenti guide si volsero verso di me: e Virgilio mi disse: Figlio mio, nel
purgatorio pu esserci tormento, ma non morte. Ricordati, ricordati! E se io ti ho guidato in salvo persino
sul dorso di Gerione, che cosa non far ora che sono pi vicino al mondo della Grazia? Sappi per certo
che se anche tu rimanessi ben mille anni in mezzo a questo fuoco, esso non potrebbe privarti neppure di
un capello. E se tu forse credi che io ti inganni, avvicinati alla fiamma, e fatti dare una prova (della verit
delle mie parole) dal lembo della tua veste (accostandolo al fuoco) con le tue mani. Deponi ormai, deponi
ogni timore: volgiti da questa parte: vieni ed entra sicuro! Ed io ostinatamente fermo e ci contro la
voce della coscienza (che mi comandava di ubbidire a Virgilio). Quando mi vide continuare a stare fermo
e duro, un poco turbato, disse: Pensa ora, figlio: solo questo ostacolo ti divide da Beatrice . Come
Piramo morente aperse gli occhi davanti a Tisbe che gli gridava il proprio nome, e la guard, nel
momento in cui il gelso divenne vermiglio, (rianimandomi) allo stesso modo, mentre la mia ostinazione
cedeva, mi volsi verso la mia saggia guida, udendo il nome di Beatrice che mi risorge sempre nella
mente. Per questo egli scosse il capo e disse: Come! ce ne vogliamo ancora star di qua?; poi sorrise
come si sorride al bambino che si lascia convincere con la promessa di un frutto. Poi entr nel fuoco
davanti a me, pregando Stazio di venire dietro, mentre prima ci aveva diviso per un lungo tratto di
cammino (procedendo in mezzo a noi). Non appena mi trovai in mezzo alle fiamme, mi sarei gettato in
un vetro incandescente per rinfrescarmi, tanto smisurato era il calore l dentro. Il dolce padre, per
confortarmi, continuava a parlare sempre di Beatrice, dicendo: Mi sembra gi di vedere i suoi occhi. Ci
guidava una voce che cantava dall'altra parte del fuoco; e noi, prestando attenzione solo a lei,
giungemmo fuori della fiamma nel punto in cui si riprendeva a salire. Venite, o benedetti del Padre mio
(le parole che Cristo rivolger agli eletti: cfr. Matteo XXV, 34) , risuon dentro una luce l apparsa, cos
abbagliante, che sopraffece la mia vista e non la potei guardare. II sole tramonta soggiunse, e
scende la sera: non vi fermate, ma affrettate il passo, finch la parte occidentale del cielo non diventi
completamente buia. La scala scavata nella roccia saliva diritta verso levante cosicch io interrompevo
davanti a me (con la mia ombra) i raggi del sole ormai basso all'orizzonte. E avemmo il tempo di
sperimentare pochi gradini di quella scala, che io e le mie guide ci accorgemmo che il sole era tramontato

dietro alle nostre spalle, per il fatto che l'ombra (proiettata dal mio corpo) era scomparsa (con lo
scomparire del sole). E prima che l'orizzonte avesse assunto in tutta la sua estensione, un medesimo
colore (diventando scuro), e la notte avesse occupato (con le sue tenebre) tutte le zone a lei assegnate,
ciascuno di noi si coric su un gradino; poich la legge particolare del monte (in base alla quale vietato
salire dopo il tramonto del sole: cfr. canto VII, 43-57) ci tolse la possibilit e la gioia di salire oltre. Quali
rimangono tranquille a ruminare le capre, che sono apparse scattanti e ardite sulle balze del monte prima
di essersi satollate, sorvegliate dal pastore mentre se ne stanno silenziose all'ombra, intanto che il sole
arde (ferve: intorno al mezzogiorno), e il pastore si appoggiato sul suo bastone e, anche stando cos
appoggiato, continua a fare loro la guardia; e quale il custode della mandria che rimane lontano
dall'abitato, passa la notte accanto al suo gregge addormentato, vigilando perch qualche animale
predatore non lo disperda, allo stesso modo ce ne stavamo allora tutti e tre, io (prossimo al sonno e
tranquillo) come una capra, ed essi (pronti a vigilare) come i pastori, chiusi e protetti da una parte e
dall'altra dall'alta parete della roccia. Da l si poteva scorgere solo una piccola parte di cielo; ma, per quel
poco (che era possibile osservare), io vedevo le stelle pi luminose (per la trasparenza e la finezza
dell'aria a quell'altezza) e pi grandi (per il fatto che sono guardate dalla cima dell'alto monte del
purgatorio) del solito. Cos pensando e fissando lo sguardo sulle stelle, fui preso dal sonno; quel sonno
che spesso preannuncia gli eventi futuri, prima che essi effettivamente accadano. Nell'ora (che precede
l'alba), credo, durante la quale dall'oriente cominci a splendere sul monte del purgatorio il pianeta
Venere (Citerea), che pare sempre ardere del fuoco d'amore, in sogno mi pareva di vedere una donna
giovane e bella, che andava cogliendo fiori in una distesa erbosa, e che cantando diceva: Chiunque
domanda il mio nome sappia che io sono Lia, e vado muovendo intorno a me le mie belle mani per farmi
una ghirlanda. Qui io mi adorno (di fiori) per potermi compiacere guardandomi allo specchio; ma mia
sorella Rachele non distoglie mai l'occhio dal suo specchio, e sempre siede davanti ad esso. Ella tanto,
desiderosa di contemplare i suoi begli occhi, come io di adornarmi con le mie mani; lei trova il suo
appagamento nel contemplare, ed io nell'operare. E gi per il chiarore dell'alba, il quale sorge tanto pi
gradito ai pellegrini, quanto pi, nel ritorno, hanno pernottato vicino al luogo natio, le tenebre fuggivano
da tutte le parti (lati), e con esse scompariva il mio sonno; per cui io, vedendo i due grandi maestri gi in
piedi, mi alzai. Quel dolce frutto della felicit che per tante vie gli uomini vanno cercando
affannosamente, oggi placher tutti i tuoi desideri. Virgilio disse queste solenni parole rivolto a me; e
non ci furono mai buone novelle che mi procurassero un piacere uguale a quello che allora provai. Un cos
grande desiderio mi si aggiunse al precedente desiderio di pervenire sulla cima, che poi ad ogni passo mi
sentivo crescere lo slancio per la salita. Dopo aver compiuto di corsa tutta la scala sotto di noi ed essere
giunti sul gradino pi alto, Virgilio fiss intensamente i suoi occhi su di me, e disse: Figlio, hai visto le
pene temporanee (del purgatorio) e quelle eterne (dell'inferno); e sei giunto in un luogo dove io con le
mie sole forze non distinguo pi oltre (il cammino). Ti ho condotto fin qui con l'intelligenza e con
l'applicazione pratica di essa; prendi ormai per guida la tua naturale inclinazione (che ti porter verso il
bene): sei fuori dalle vie ripide, sei fuori dalle vie strette (cio: ogni difficolt stata superata). Vedi il
sole che ti illumina la fronte; vedi l'erbetta, i fiori e gli arboscelli, che qui la terra produce
spontaneamente. Finch non ti appariranno per farti gioiosa accoglienza i begli occhi di Beatrice, i quali,
con le loro lagrime, mi mossero a venire in tuo aiuto, ti puoi sedere e andare tra gli alberi e i fiori. Non
attendere pi le mie parole n i miei gesti: il tuo volere ormai libero dalle passioni rettamente volto
verso il bene e guarito dai suoi mali, e sarebbe errore non assecondarlo: perci io ti costituisco signore e
guida di te stesso .
CANTO XXVIII
Gi desideroso d'esplorare l'interno e i dintorni della divina foresta, folta e verdeggiante, la quale
temperava ai miei occhi i raggi del sole sorto da poco, senza pi attendere, lasciai il margine del ripiano,
iniziando a camminare lento lento per la distesa erbosa su quel terreno che olezzava da ogni parte.
Un'aria dolce, non soggetta in se stessa ad alcun mutamento, mi colpiva in fronte giungendomi non pi
forte di un vento soave: per cui le fronde, tremolando, senza resistenza si piegavano tutte quante verso
occidente, la parte dove il santo monte getta l'ombra di primo mattino (al sorgere del sole); senza
tuttavia essere scostate dalla loro posizione normale tanto, che gli uccelletti (per il fatto di essere
disturbati) dovessero tralasciare di cantare e volare su per i rami; ma, cantando, facevano festosa
accoglienza alle prime ore del giorno in mezzo alle foglie, che accompagnavano il loro canto, proprio
come si forma di ramo in ramo il mormorio dentro la pineta sul litorale di Classe, quando Eolo fa uscire
fuori il vento di scirocco. I miei lenti passi mi avevano portato gi nel folto dell'antica selva tanto, che
ormai non potevo pi vedere il punto dove io ero entrato; ed ecco mi imped di procedere oltre un
fiumicello, che (scorrendo) verso sinistra con le sue piccole onde piegava l'erba nata sulle sue rive. Tutte
le acque pi limpide che sono sulla terra, a paragone dell'acqua di quel fiumicello, perfettamente
trasparente, sembrerebbero contenere qualche impurit, quantunque essa scorra scura scura sotto

l'ombra perenne (degli alberi), che mai lascia penetrare un raggio di sole o di luna, Fermai il passo e
spinsi gli occhi al di l del fiumicello, per osservare la grande variet di rami fioriti; e l, cos come appare
improvvisamente qualcosa che a causa della meraviglia che suscita distoglie da ogni altro pensiero, mi
apparve una donna tutta sola, che se ne andava cantando e scegliendo tra i fiori di cui era dipinta tutta la
via che ella percorreva. Deh, bella donna, che ti riscaldi ai raggi dell'amore divino, a quanto appare dal
volto che suole essere testimone del cuore, ti sia gradito procedere innanzi le dissi verso questo
fiume, tanto che io possa capire che cosa canti. Tu mi fai ricordare il luogo dove si trovava Proserpina e
quanto era bella nel momento in cui sua madre perse lei, ed ella perse il mondo della primavera. Come
si volge una donna che danza, con i piedi che quasi non si staccano dal suolo e uniti tra di loro, e
impercettibilmente mette un piede avanti all'altro, ella si volse verso di me sopra i fiorellini vermigli e
gialli non diversamente da una fanciulla che (per pudore) abbassi i casti occhi; e fece in modo che fossero
appagate le mie preghiere, avvicinandosi tanto, che il dolce suono del suo canto mi arrivava con il
significato delle parole che ella cantava. Appena giunse l dove le erbe venivano gi bagnate dalle onde
del bel fiume, mi fece la grazia di alzare il suo sguardo verso di me: non credo che splendesse tanta luce
negli occhi di Venere, trafitta dal figlio Cupido contro le abitudini di quest'ultimo. Ritta sull'altra sponda la
donna sorrideva, mentre con le sue mani intrecciava i fiori di vario colore, che la sommit del monte
produce senza bisogno di semi. Il fiume ci separava solo di tre passi; ma lo stretto dei Dardanelli l dove
pass Serse, la cui sconfitta ancora un ammonimento per ogni orgoglio umano, non fu maggiormente
odiato da Leandro a causa delle sue burrasche (che gli rendevano mpossibile il passaggio a nuoto) tra
Sesto e Abido, di quanto non fosse odiato da me quel fiumicello perch non si apr in quel momento per
lasciarmi passare. La donna cominci: Voi siete nuovi del luogo, e forse perch io mi mostro sorridente
in questo posto scelto da Dio come sede, della specie umana (se fosse rimasta innocente), vi meravigliate
e rimanete in dubbio; ma giover ad illuminarvi il salmo "Mi hai rallegrato" ( il quinto versetto del Salmo
XCII, che esalta la gioia della contemplazione delle bellezze create da Dio), il quale pu sgombrare ogni
nebbia dalla vostra mente. E tu che sei davanti agli altri due e mi hai pregata, dimmi se desideri sapere
altro da me; perch sono venuta (verso di te) pronta a rispondere ad ogni tua domanda finch basti a
soddisfarti . Io dissi: L'acqua di questo fiume e il vento che fa stormire la foresta contrastano dentro di
me con la convinzione che mi ero da poco formato riguardo a una cosa che avevo udito e che contraria
a questa che ora vedo . Perci ella: Io ti spiegher come ci che desta la tua meraviglia derivi da una
sua particolare causa, e dissiper la nebbia (dell'ignoranza) che offende la tua mente. Dio, il sommo
Bene, che solo di se stesso prova compiuto piacere, cre l'uomo buono e atto a operare il bene, e gli
diede questo luogo (il paradiso terrestre) come anticipazione della beatitudine eterna. A causa della sua
colpa l'uomo dimor poco (solo sette ore: cfr. Paradiso XXVI, 139-142) nel paradiso terrestre; a causa
della sua colpa tramut l'innocente diletto e la dolce gioia in pianto e in affanno. Perch le perturbazioni
che al di sotto di questo monte sono prodotte dai vapori dell'acqua e della terra, che tendono a salire
quanto pi possono seguendo il calore del sole, non potessero recare all'uomo alcuna molestia, questo
monte s'innalz verso il cielo cos tanto (come vedi), ed libero da tali perturbazioni dal punto dove si
trova la porta d'accesso. Ora; poich tutta quanta l'atmosfera gira circolarmente assieme alla prima sfera
celeste, se il moto circolare non interrotto da un ostacolo in qualche parte, sulla sommit di questo
monte che spazia liberissima nell'aria pura, questo movimento (dell'aria) percuote, e fa stormire la selva
perch fitta (e oppone resistenza); e le piante cos mosse dal vento hanno tanto potere, che
impregnano l'atmosfera della loro virt fecondatrice, che poi l'aria, girando (attorno alla terra), diffonde
intorno; e la terra dell'altro emisfero, secondo che adatta per la propria natura e per il clima,
concepisce e fa nascere da diversi semi le diverse piante. Dopo questa spiegazione, non dovrebbe poi
nascere stupore di l nel vostro mondo, quando qualche pianta germoglia sulla terra senza seme visibile.
E devi sapere che questa santa regione dove ti trovi, piena di ogni specie di semi vegetali, e produce
anche qualche frutto che non si coglie di l sulla terra. L'acqua che vedi non scaturisce da una polla che
sia alimentata dal vapore acqueo convertito in pioggia dal freddo, come (sulla terra) un fiume il quale
accresce e diminuisce la sua portata (a seconda delle piogge); ma nasce da una fonte costante e
inesauribile, che dal volere di Dio attinge tant'acqua, quanta ne versa nei due fiumi aperti in due direzioni
opposte. Nel fiume che da questa parte l'acqua scorre con un potere che toglie il ricordo del peccato in
chi la beve; nel fiume che dall'altra parte l'acqua restituisce il ricordo del bene compiuto. Da questo lato
il fiume si chiama Let; cos dall'altro si chiama Euno, e l'acqua non opera il suo effetto se prima non
bevuta in entrambi i ruscelli. il sapore di quest'acqua superiore a qualsiasi altro sapore. E sebbene la
tua sete di sapere possa essere sufficientemente appagata senza bisogno che ti riveli di pi, (tuttavia)
spontaneamente ti dar ancora un'ultima informazione; n credo che le mie parole ti siano meno gradite,
se a tuo favore si estendono al di l della mia promessa. Coloro che in antico cantarono in poesia l'et
dell'oro e la sua condizione felice, forse poetando (in Parnaso: la montagna della Focide, sede di Apollo
e delle muse) intravidero come in sogno questo luogo. Nel paradiso terrestre furono innocenti i
progenitori del genere umano; qui fu primavera perpetua e vi furono frutti d'ogn specie; l'acqua di questi

fiumi il nettare di cui parl ognuno di quei poeti . Allora con tutta la persona io mi volsi indietro verso i
miei due poeti, e vidi che avevano accolto l'ultima parte del discorso sorridendo; poi rivolsi nuovamente il
mio sguardo alla bella donna.
CANTO XXIX
Nell'ora (l'ultima della notte) in cui il calore solare non pu pi mitigare il gelo dei raggi lunari, perch
ormai vinto dal freddo naturale della terra, e talvolta da quello del pianeta Saturno. somigliante a quella
che essi chiamano Fortuna Maggiore, in una parte dell'orizzonte che per poco tempo rimane ancora
oscura,mi apparve in sogno una donna balbuziente, con gli occhi guerci, e sciancata, con le mani
rattrappite, e pallida in volto. lo la osservavo fissamente; e come il sole rinfranca le membra intirizzite
che il freddo della notte intorpidisce, cos il mio sguardo le rendeva sciolta la lingua, quindi in breve
tempo le raddrizzava tutta la persona, e donava al volto sbiancato quel colore roseo che suscitato
dall'amore. Dopo che ebbe cos sciolta la lingua, la donna cominciava a cantare con tanta dolcezza che a
fatica avrei potuto distogliere da lei la mia attenzione. Io sono cantava, io sono la dolce sirena, che
distolgo dalla loro via i marinai in mezzo al mare, a tal punto sono piena di piacere per chi mi ascolta! Io
attrassi col mio canto anche Ulisse, sebbene desideroso di proseguire il suo cammino; e chiunque si
abitua alla mia compagnia, raramente se ne allontana, a tal punto riesco ad appagarlo totalmente)! La
sua bocca non si era ancora chiusa, quando accanto, a me apparve una donna santa e sollecita per
svergognarla. O Virgilio, Virgilio, chi costei? diceva con accento sdegnato; e Virgilio s'accostava
tenendo gli occhi sempre fissi su quella donna onesta. Quindi afferrava l'altra, e la scopriva davanti
squarciandole le vesti, e me ne faceva vedere il ventre: questo mi svegli col fetore che emanava. lo
mossi gli occhi, mentre il mio valente maestro nei diceva: Almeno tre volte ti ho chiamato! Alzati e
vieni: vediamo di trovare l'apertura nella roccia attraverso la quale tu possa entrare . Mi alzai in piedi, e
gi tutti i gironi del sacro monte erano pieni della luce mattutina ormai alta suIl'orizzonte, e
camminavamo avendo alle spalle il sole del nuovo giorno. Seguendo Virgilio, tenevo bassa la fronte come
chi l'ha oppressa da gravi pensieri, e procede curvo facendo con la persona un mezzo arco di ponte,
quando udii dire: Venite, si passa di qui con un tono cos soave e benigno, come non si sente mai nel
nostro mondo terreno. Colui che cos ci parl, con le ali aperte, candide come quelle d'un cigno, ci avvi
verso l'alto (alla scala incavata) tra due pareti di duro sasso. Poi mosse le ali e ci ventil, affermando
esser beati Quelli che piangono ( la seconda beatitudine evangelica: cfr. Matteo V, 4; Luca VI, 21),
perch avranno le loro anime piene di consolazione. Noi due, ci eravamo di poco portati pi in alto
dell'angelo, quando la mia guida cominci a dirmi: Che cos'hai che continui a guardare a terra? Ed io
gli risposi: Mi fa camminare con tanto dubbio una recente visione che attira a s la mia mente, tanto
che non riesco a fare a meno di pensarci . Mi rispose: Hai visto quella vecchia strega ammaliatrice, la
quale rappresenta solo i vizi che ormai restano da espiare nei gironi superiori; hai visto come l'uomo
riesce a. liberarsi da lei. Ti basti quanto hai sentito, e affretta il passo (batti a terra le calcagne) : volgi gli
occhi in alto al richiamo che il re eterno fa ruotare con le sfere celesti . Come fa il falcone, che prima sta
con gli occhi fissi ai piedi, poi si volge al richiamo del falconiere e tutto si protende per il desiderio del
pasto, che lo attira in quella direzione, cos feci io; e cos, per tutta la fenditura della roccia che si apre
per dare passaggio a chi sale (quanto si fende la roccia per dar via a chi va suso), procedetti fin dove si
riprende a camminare in cerchio (cerchiar: seguendo la curva del girone); Appena fui uscito all'aperto sul
quinto girone, vidi anime sparse in esso che piangevano, giacendo bocconi a terra. L'anima mia si
attaccata alla terra ( il versetto 25 del Salmo CXIX) le udivo dire con sospiri di dolore casi profondi,
che appena si percepivano le loro parole. O eletti di Dio, le cui sofferenze sono alleviate dalla giustizia e
dalla speranza, indirizzateci verso i gradini dell'altra scala (che porta al girone superiore). Se voi
venite esenti dalla pena che ci fa qui giacere, e volete trovare pi presto la via, tenete le vostre destre
sempre dalla parte esterna della parete del monte . Cos preg il poeta e cos ci fu risposto poco pi
avanti di noi, per cui io per mezzo della voce riuscii a indivduare l'interlocutore invisibile nel volto (perch
giacente bocconi a terra); e volsi il mio sguardo verso gli occhi della mia guida, per cui egli acconsent
con un cenno compiacente a quello che chiedeva il mio sguardo che manifestava il desiderio di parlare
con quello spirito. Non appena fui libero di disporre di me a mio piacimento, mi accostai a quella creatura
le cui parole prima avevano richiamato la mia attenzione, dicendo: O spirito in cui il pianto matura
quella purificazione senza la quale non si pu tornare a Dio, sospendi un poco per me la tua penitenza.
Dimmi chi fosti e perch avete le schiene rivolte al cielo, e dimmi anche se vuoi che ti ottenga qualcosa
nel mondo da dove io, essendo ancora in vita, sono venuto . Ed egli a me: Conoscerai poi il peccato
per cui il cielo ci ha condannati a stare con le schiene in alto, ma prima sappi che io fui papa (successor
Petri). Tra Sestri Levante e Chiavari scende in basso un bel torrente, il Lavagna, e dal suo nome il nome
della mia famiglia trae il suo maggiore vanto. Per poco pi di un mese io provai quanto pesa il gran
manto pontificale a chi lo vuole conservare puro dal fango, tanto che tutti gli altri pesi al confronto
sembrano leggieri come piume. La mia conversione, ahim!, fu tardiva; ma appena fui eletto romano

pastore, in questo modo scopersi come sono menzogneri i beni mondani (la vita bugiarda). Vidi che
neppure l (sul seggio papale) il cuore si quietava, n in quella vita terrena si poteva salire pi in alto, per
cui in me si accese l'amore per la vita eterna. Fino al momento della mia elezione (a quel punto) ero
stato un'anima miserabile e divisa da Dio, completamente dominata dall'avidit: ora qui, come vedi, ne
sono punito. Quali siano gli effetti dell'avarizia, qui si dimostrano chiaramente nell'espiazione delle anime
convertitesi; e il monte non ha alcuna pena pi amara della nostra. Siccome il nostro occhio, sempre fisso
alla realt terrestre, non si sollev al cielo, cos qui la giustizia divina lo fa stare rivolto a terra. E come
l'avarizia spense in noi l'amore di ogni vero bene, e per questo il nostro operare fu vano, cos qui la
giustizia divina ci tiene stretti,legati e avvinti nelle mani e nei piedi (impedendoci di agire), e staremo qui
immobili e distesi quanto piacer al giusto re. Io mi ero inginocchiato accanto a lui e volevo parlare; ma
appena cominciai ed egli, solo dall'udire pi vicina la mia voce, s'accorse del mio atto di riverenza,
Quale motivo disse ti indusse a piegarti cos in basso verso di me? E io gli risposi: Per la vostra
dignit la mia coscienza mi fece venire il rimorso di stare diritto . Rispose: Fratello, drizza le gambe,
alzati! Non cadere in errore (attribuendomi onori speciali): assieme a te e con gli altri sono anch'io un
servo di fronte all'unica autorit di Dio. Se hai capito quelle sante parole evangeliche che dicono: "N
sposeranno", ti apparir chiaro perch io parlo (ragiono) in questo modo. Prosegui ormai la tua strada:
non voglio che ti trattenga ancora, perch la tua permanenza disturba il mio pianto, col quale completo
ci che tu dicesti. Nel mondo ho una nipote che si chiama Alagia, buona per indole, purch la nostra
famiglia non la renda malvagia col suo esempio; e di l mi rimasta lei sola (che possa pregare per
me).
CANTO XXX
Quando l'Orsa Maggiore (il settentrion: le sette stelle dell'Orsa Maggiore indicano qui i sette candelabri)
dell'Empireo, che non conobbe mai n tramonto n aurora n altra nebbia che la offuscasse se non il velo
del peccato, e che l nel paradiso terrestre (guidando la processione) rendeva ciascuno consapevole di ci
che doveva fare, come la sottostante costellazione dell'Orsa Minore rende consapevole (della rotta da
seguire) ogni nocchiero che manovra il timone della nave per giungere in porto, quando, dico, i sette
candelabri si fermarono, i ventiquattro seniori, testimoni della verit, che si erano fatti avanti per primi
tra il grifone e i candelabri (esso: riferito a settentrion), si rivolsero al carro come al principio e fine dei
loro desideri; e uno di loro, come fosse ispirato dal cielo, per tre volte grid cantando Vieni, o sposa,
dal Libano , e tutti gli altri ripeterono l'invocazione. Come all'ultimo appello del giudizio universale
risorgeranno i beati uscendo prontamente ognuno dalla sua sepoltura, mentre saluteranno con un alleluia
il corpo risorto di cui tornano a rivestirsi, allo stesso modo, all'invito di cos venerando vecchio, si
levarono sul carro divino moltissimi angeli, ministri e messaggeri di vita eterna. Tutti dicevano:
Benedetto tu che vieni! , e gettando fiori sopra e intorno (al carro) soggiungevano: Oh, datemi gigli a
piene mani! Io vidi spesso al cominciare del giorno la parte orientale del cielo tutta rosa, e le altre parti
adorne di un bel sereno; e vidi il disco del sole spuntare al mattino come velato d'ombra, in modo che
l'occhio lo poteva fissare per lungo tempo, perch i vapori ne temperavano il fulgore: cos velata da una
nuvola di fiori che, lanciati dalle mani degli angeli, salivano e ricadevano dentro e intorno al carro,
m'apparve una donna cinta di fronde d'ulivo sopra il candido velo, vestita sotto il manto verde di una
veste del colore della fiamma viva. E il mio animo, che gi da tanto tempo (sono trascorsi dieci anni dalla
morte di Beatrice al momento del viaggio di Dante nell'oltretomba) non avvertiva, pieno di tremore, il
profondo turbamento che sentiva (sempre) alla sua presenza, senza averla quasi vista (sanza delli occhi
aver pi conoscenza: senza ricevere dagli occhi una pi precisa conoscenza), per una misteriosa virt che
da lei emanava, avvert la grande potenza dell'antico amore. Non appena i miei occhi furono colpiti dalla
grande bellezza che gi mi aveva ferito prima di essere uscito dalla puerizia, mi volsi verso sinistra con la
stessa affannosa incertezza con la quale il bambino corre dalla mamma quando ha paura o quando prova
dolore, per dire a Virgilio: Neppure una stilla di sangue (men che dramma: dramma, di per s, indica l'
ottava parte dell'oncia, cio poco pi di tre grammi) mi rimasta che non tremi: conosco i segni
dell'antica fiamma ; ma Virgilio aveva privato della sua presenza me e Stazio, Virgilio, il dolcissimo
padre, Virgilio, al quale mi ero affidato perch mi fosse guida verso la salvezza (per mia salute: cfr.
Inferno II, 140); n tutto ci che Eva (l'antica matre) perdette con il suo peccato (cio il paradiso
terrestre e le sue gioie), pot impedire che le mie guance, gi lavate (di ogni bruttura) con la rugiada
(cfr. Purgatorio I, 127-129), ritornassero a macchiarsi di lagrime. Dante, non piangere anche, per il
fatto che Virgilio se ne andato, non piangere ancora; poich sarai costretto a piangere per ben altro
dolore (per il rimprovero che fra poco Beatrice gli rivolger a causa delle sue colpe). Simile ad un
ammiraglio che si sposta sulla poppa e sulla prora della sua nave per controllare le ciurme che attendono
al proprio lavoro sulle navi minori della flotta, e le esorta a compiere bene (il lavoro), sulla sponda
sinistra del carro, allorch mi volsi al suono del mio nome, che qui devo trascrivere per necessit, vidi la
donna che prima mi era apparsa coperta di un velo sotto la nuvola dei fiori lanciati dagli angeli, volgere

gli occhi verso di me al di qua del Let. Sebbene il velo che le scendeva dal capo, coronato da fronde di
ulivo (pianta sacra alla dea Minerva), non la lasciasse apparire completamente visibile, sempre in un
atteggiamento di regale fierezza continu come l'oratore che inizia a parlare e riserva per ultimo le parole
pi accese: Guarda qui (guardaci: ci particella avverbiale) ben fisso! Sono io, sono proprio Beatrice.
Come ti sei considerato degno di accedere al monte del purgatorio? Non sapevi tu che qui l'uomo gode la
felicit (che nasce dalla purificazione del peccato)? Gli occhi mi caddero sulla limpida acqua del Let;
ma vedendo rispecchiata in essa la mia confusione, li volsi sull'erba, tanto era il peso della vergogna che
mi fece abbassare la fronte. Come la madre (mentre lo rimprovera) sembra severa al figlio, cos Beatrice
apparve a me, perch riesce amaro il sapore dell'affetto materno quando (per il bene del figlio) si
manifesta in modo severo. Ella tacque; e gli angeli cantarono immediatamente In Te io confido, o
Signore ; ma (nel canto di questo salmo) si interruppero alle parole i miei passi . Come sui monti
dell'Appennino tra i rami degli alberi si congela la neve, spinta e addensata dal soffio dei venti freddi
(venti schiavi: sono i venti della Schiavonia o Illiria, provenienti quindi da nord-est), la quale poi,
sciogliendosi, gocciola dagli strati superiori della sua superficie su quelli inferiori, non appena la regione
africana manda i suoi venti caldi, cos che pare il fuoco che consuma la candela, allo stesso modo (cio
gelato come la neve sotto i venti freddi) rimasi incapace di piangere e di sospirare prima che cantassero
gli angeli, i quali accordano sempre il loro canto alle armonie dell'eterno ruotare dei cieli; ma dopo che
nelle dolci modulazioni del loro canto li udii mostrare compassione verso di me, pi che se avessero
detto: "Donna, perch lo mortifichi cos duramente?", il gelo che mi si era addensato intorno al cuore, si
sciolse in sospiri e in lagrime, e con dolore uscirono dal petto attraverso la bocca e gli occhi. Ella, sempre
rimanendo ferma sulla sponda sopra nominata (cio la sinistra: cfr. verso 61) del carro, rivolse le sue
parole agli angeli (sustanze: essi, infatti, sono sostanze separate dalla materia) che si erano mostrati
pietosi verso di me, parlando in questo modo: Voi vegliate sempre nella eterna luce di Dio, cosicch n
la tenebra (dell'ignoranza) n il sonno (che pu essere indizio di pigrizia e che comunque impedisce
momentaneamente di vedere) vi sottraggono la conoscenza di ogni passo (cio di ogni pensiero o azione)
che l'umanit compie sulla sua strada; per la qual cosa la mia risposta (al vostro canto pietoso) mira
soprattutto a farsi intendere da colui che piange al di l del Let, affinch il suo dolore sia commisurato
alla colpa commessa. Non solo per l'influsso dei cieli, che indirizzano ogni essere fin dal momento del suo
concepimento verso un fine preciso, secondo le caratteristiche delle stelle che sono in congiunzione (con
quei cieli al momento del concepimento), ma anche per l'abbondanza delle doti spirituali, la cui pioggia si
forma da vapori (cio: dalla volont di Dio) cos misteriosi, che l'intelletto umano non pu neppure
giungervi vicino, questi (Dante) nella sua giovinezza (vita nova) fu dotato di tali possibilit, che ogni
buona disposizione avrebbe potuto produrre in lui prove mirabili (qualora egli avesse assecondato queste
sue attitudini naturali). Ma un terreno, quanto pi dotato di forza produttrice, tanto pi diventa arido e
selvatico quando vi si getta un seme cattivo oppure quando viene lasciato incolto. Per qualche tempo lo
guidai con la mia presenza: mostrandogli il mio sguardo adolescente, lo conducevo con me rivolto verso
la strada del bene. Non appena giunsi alla soglia della giovinezza e passai dalla vita terrena a quella
eterna, egli si allontan da me, e si affid ad un'altra. Dopo che da creatura corporea divenni puro spirito,
e la mia bellezza e le mie virt aumentarono, io gli divenni meno cara e meno gradita; e si incammin
per una strada sbagliata, seguendo le ingannevoli immagini dei beni terreni, che non mantengono mai
interamente nessuna promessa (ingannando gli uomini con il promettere loro una felicit che non
potranno mai raggiungere). N (per ricondurlo al bene) mi valse ottenergli da Dio buone ispirazioni, con
le quali e per mezzo di visioni e con altri interventi tentai di richiamarlo (dalla strada del male); cos poco
si cur di tutto questo! Cadde in uno stato di tale traviamento, che tutti i rimedi per salvarlo erano ormai
insufficienti, eccetto quello di mostrargli la condizione dei dannati (affinch, ispirando gli orrore per il
peccato, pi facilmente egli potesse allontanarsene). Per questo discesi nel limbo, la porta d'ingresso
dell'inferno, e pregai, piangendo, colui (Virgilio) che lo ha guidato fin quass. Un sommo decreto di Dio
sarebbe violato, se si oltrepassasse il Let (che fa dimenticare ogni peccato) e si gustasse la dolcezza
delle sue acque senza pagarne il prezzo con un pentimento cos profondo da far spargere lagrime .
CANTO XXXI
O tu che sei al di l del sacro fiume (il Let) , rivolgendo direttamente a me le sue parole, che mi erano
sembrate tanto dure pur parlandomi solo indirettamente (cfr. canto XXX, versi 103-145) , riprese
Beatrice, aggiungendo senza indugio di', di' se questo (di cui ti rimprovero) vero: un'accusa tanto
grave sia seguita dalla tua confessione . Le mie facolt erano tanto sconvolte, che la voce si form, ma
si spense prima che fosse emessa dalla gola e dalla bocca. (Beatrice) per un poco pazient; poi disse: A
che cosa pensi? Rispondimi; poich in te i tristi ricordi del peccato non sono ancora stati cancellati
dall'acqua del Let . Vergogna e paura mescolate insieme mi fecero uscire dalla bocca un "s" talmente
fioco, per intendere il quale furono necessari gli occhi (per indovinarlo dal moto delle labbra), Come si
spezza la balestra, quando la sua corda e l'arco scoccano con troppa tensione, e la freccia colpisce il

bersaglio con minore impeto, cos scoppiai io sotto il grave peso (della vergogna e della paura), dando
libero sfogo alle lagrime e ai sospiri, e la mia voce si affievol uscendo attraverso la bocca. Perci Beatrice
mi disse: In mezzo ai desideri da me ispirati, che ti conducevano ad amare Dio, il bene oltre il quale
non c' cosa a cui si possa aspirare, quali ostacoli posti di traverso sulla via o quali catene di sbarramento
hai trovato, per cui tu dovessi in tal modo abbandonare la speranza di progredire (nel cammino verso
Dio)? E quali godimenti o quali guadagni ti si mostrarono nel l'aspetto degli altri beni, perch tu fossi
indotto a desiderarli? Dopo aver amaramente sospirato, a stento trovai la voce per rispondere e con
fatica le labbra riuscirono a tradurla in parole. Piangendo dissi: I beni terreni con i loro falsi allettamenti
indirizzarono i miei passi (sulla via del male), non appena scomparve il vostro volto (cio: dopo la vostra
morte). Ed ella: Se tu avessi taciuto, o avessi negato i tuoi peccati, la tua colpa non sarebbe meno
palese: da un tale giudice conosciuta (cio da Dio, a cui nulla sfugge). Ma quando la confessione del
peccato prorompe dalla bocca stessa del peccatore, nel tribunale del cielo la giustizia divina attenua la
sua severit (rivolge s contra 'I taglio la rota: la mola, che prima ha affilato la lama, gira in direzione
contraria al taglio, cosicch invece di affilarla, la smussa). Tuttavia, perch tu ora senta vergogna dei tuoi
errori, e perch un'altra volta, vedendo l'allettamento dei beni terreni (udendo le serene; cfr. la nota alla
terzina 19 del canto XIX), tu possa mostrarti pi forte, deponi le cause del tuo pianto (cio la confusione
e la paura: cfr. versi 13-21) ed ascolta: cos potrai udire come la mia morte avrebbe, dovuto rivolgerti in
drezione opposta a quella da te seguita (cio verso la via del bene). Mai la natura o l'arte ti offrirono una
bellezza simile a quella delle membra in cui io fui rinchiusa (nel mondo), e che ora si disgregano sotto
terra; e se la bellezza pi grande (cio il mio corpo, che si rivel anch'esso caduco e destinato a
scomparire) venne cos a mancarti a causa della mia morte, quale cosa mortale doveva poi attirarti a
desiderarla? In seguito al primo colpo ricevuto dalle realt ingannevoli del mondo (e questo colpo, con la
mia morte, ti indic tutta la caducit terrena), avresti piuttosto dovuto sollevarti verso l'alto, seguendo
me che (essendo ora solo anima) non ero pi una cosa ingannevole. Non avrebbero dovuto farti battere
in basso le ali, ad aspettare altri colpi (di nuovi disinganni), n pargoletta n altre cose vane che si
possono godere cos brevemente. L'uccellino nato da poco aspetta due o tre colpi (cio due o tre insidie
prima di acquistare esperienza); ma invano si tendono reti o si lanciano frecce agli uccelli adulti e quindi
gi esperti. Come i bambini, per vergogna, se ne stanno muti con gli occhi a terra, ascoltando (il
rimprovero) e riconoscendosi colpevoli e profondamente pentiti, nello stesso atteggiamento me ne stavo
io; ed ella disse: Dal momento che ti affliggi per quello che ascolti, solleva il viso, e guardandomi la tua
sofferenza diventer pi profonda . Un robusto cerro si svelle dalle sue radici, sia ai colpi del vento di
tramontana sia a quelli del vento australe, opponendo minore resistenza di quella che io dovetti vincere
per sollevare il mento al suo comando; e quando indic il viso per mezzo della barba, compresi
chiaramente l'amarezza contenuta in quella espressione (il velen dell'argomento: Beatrice, infatti, ha
voluto ricordargli, con il termine barba, che egli ormai un uomo e come tale deve comportarsi). E non
appena il mio volto riprese la sua posizione eretta, il mio sguardo vide che gli angeli (quelle prime
creature: perch creati per primi con i cieli) avevano smesso di spargere fiori; e i miei occhi, ancora
incerti, scorsero Beatrice rivolta verso il grifone che una sola persona in due nature. Pur essendo velata
e pur restando al di l del fiume mi sembrava superasse in bellezza quella che era un tempo in terra, pi
di quanto, mentre era ancora in vita, non superasse nel mondo tutte le altre donne. In quel momento e in
quel luogo la tormentosa puntura del pentimento mi trafisse cos profondamente, che quella che fra tutte
le altre cose pi mi aveva attirato nel suo piacere, pi mi divenne odiosa. Il mio cuore fu a tal punto
colpito da una cos piena consapevolezza delle mie colpe, che persi conoscenza sopraffatto dal rimorso; e
quale allora divenni, lo sa colei che (con i suoi duri rimproveri e la sua celestiale bellezza) fu la causa (del
mio smarrimento). Poi, quando il cuore rimise in attivit le mie forze vitali, vidi china su di me la donna
(Matelda) che avevo incontrato tutta sola, e diceva: Tieniti stretto a me, tieniti stretto a me! Mi aveva
immerso nel fiume fino al collo, e trascinandomi dietro camminava sulla superficie dell'acqua leggiera
come una navicella. Quando giunsi vicino all'altra riva del Let, si ud cantare Aspergimi con tale
dolcezza, che non lo so ricordare, e tanto meno esprimerlo a parole. La bella donna apr le braccia; mi
tenne stretta la testa e mi immerse nel fiume finch fui costretto ad inghiottire dell'acqua. Mi tolse di l, e
ancora bagnato mi condusse nel cerchio formato dalle quattro virt cardinali che danzavano; e ciascuna
mi coperse (il capo) sollevando il braccio. Qui nel paradiso terrestre ci presentiamo come ninfe e nel
cielo come stelle: prima che Beatrice apparisse nel mondo, fummo destinate da Dio ad essere le sue
ancelle. Ti condurremo davanti al suo sguardo; ma renderanno i tuoi occhi capaci di penetrare nella luce
beatifica che vi splende dentro, le tre virt teologali che si trovano sul fianco destro del carro, le quali
vedono pi a fondo. Cosi incominciarono cantando; e poi mi guidarono davanti al petto del grifone, dove
Beatrice si trovava rivolta verso di noi, e dissero: Guarda pi attentamente che puoi (fa che le viste non
risparmi) : ti abbiamo posto, davanti agli occhi splendenti dai quali un tempo Amore. lanci i suoi dardi
contro di te . Mille desideri pi ardenti di una fiamma costrinsero i miei occhi a fissare quelli luminosi di
Beatrice. che continuavano ad essere rivolti solo al grifone. Come il sole (si riflette) in uno specchio, allo

stesso modo il grifone dalle due nature si rifletteva negli occhi di Beatrice, ora con gli atti caratteristici
dell'aquila, ora con quelli del leone. Pensa, o lettore, se io non mi meravigliavo, alla vista del grifone (la
cosa) che (se guardato direttamente) restava sempre identico a se stesso, mentre nell'immagine riflessa
negli occhi di Beatrice si trasformava (ora nell'uno ora nell'altro dei suoi due aspetti). Mentre il mio animo
pieno di stupore e di gioia gustava il cibo delle verit sovrannaturali che, mentre sazia, suscita nuovo
desiderio di s, le tre virt teologali, dimostrando nei loro atti di appartenere (rispetto a quelle cardinali)
ad un ordine gerarchico pi elevato, avanzarono danzando al ritmo del loro angelico canto. Volgi,
Beatrice, volgi i tuoi santi occhi dicevano le parole dei loro canto al tuo fedele che, per vederti, ha
compiuto un cos lungo viaggio (ha mossi passi tanti)! Per tua graziosa concessione facci la grazia di
liberare dal velo davanti a lui il tuo volto, in modo che egli possa vedere chiaramente la bellezza
celestiale (seconda rispetto a quella terrena e materiale) che nascondi. O tu che rifletti la viva luce
eterna di Dio, quale poeta, anche se si consumato con tenacia nello studio della poesia (sotto l'ombra...
di Parnaso: era il monte sacro ad Apollo e alle muse), o ha bevuto alla fonte Castalia (in sua cisterna: si
trova sul Parnaso ed simbolo dell'ispirazione poetica), non sembrerebbe avere la mente impedita, se
tentasse di rappresentare te, o Beatrice, quale apparisti l (nel paradiso terrestre), dove solo il cielo con
la sua armonia riesce a dare una immagine adeguata della tua bellezza, quando ti mostrasti libera da
ogni velo nell'aria limpida?.
CANTO XXXII
I miei occhi erano cos fissi e attenti a saziare la decennale sete (che nasceva dal desiderio di rivedere
Beatrice, ormai morta da dieci anni), che tutti gli altri miei sensi avevano cessato la loro attivit. Ed essi
venivano separati con un muro di noncuranza (avean parete di non valer) dalla realt circostante (quinci
e quindi: da una parte e dall'altra) - con tale forza il santo sorriso di Beatrice li attirava a s con la rete
dell'amore di un tempo (antica)! -, quando il mio sguardo fu costretto a volgersi verso la mia sinistra da
un imperioso richiamo delle divine creature (quelle dee: le virt teologali), perch io le udii esclamare
"Troppo fissamente (guardi Beatrice)! "; e quella debole capacit visiva che rimane (e: ) negli occhi
appena abbagliati dal sole, mi fece restare per qualche momento senza poter vedere. Ma dopo che la
vista divent di nuovo capace di percepire la luce minore della processione (io dico "minore" in confronto
al grande splendore [al molto sensibile] del volto di Beatrice dal quale mi distolsi forzatamente) , vidi che
il trionfale corteo si era voltato verso destra, e tornava indietro avendo davanti a s il sole e le luci
(fiamme) dei sette candelabri. Come una schiera di soldati proteggendosi con gli scudi opera una
conversione per salvarsi (dal nemico), e si volge indietro seguendo il vessillo, (formando un semicerchio)
prima che tutta la schiera cambi direzione, allo stesso modo quella avanguardia (milizia... che procedeva)
del regno celeste (formata dai ventiquattro seniori) ci pass davanti tutta quanta prima che il carro
voltasse il timone (incominciando anch'esso, la sua conversione). Poi le virt ritornarono accanto alle
ruote, e il grifone mosse il carro (benedetto varco: benedetto carico, perch portava Beatrice), senza che,
per questo, alcuna sua penna si agitasse, Matelda, la bella donna che mi aveva fatto varcare (il Let) e
Stazio e io seguivamo la ruota che (volgendosi il carro verso destra) segn la sua curva con un arco
minore (di quello compiuto dall'altra ruota). Cos percorrendo la profonda foresta disabitata, per colpa di
colei (Eva) che credette al serpente, un canto angelico regolava i nostri passi. Ci eravamo allontanati (dal
punto di partenza) di uno spazio forse triplo di quello che percorre una saetta scoccata dall'arco, quando
Beatrice scese dal carro. Io udii mormorare da tutti "Adamo"; poi si disposero in cerchio attorno ad una
pianta priva di foglie e di ogni fronda in tutti i suoi rami. La sua chioma, che tanto pi si allarga quanto
pi si innalza, per la sua altezza sarebbe ammirata anche dagli Indiani nei loro boschi. Beato sei tu, o
grifone, che con il becco non strappi da questa pianta il frutto dolce al gusto, poich il veritre di chi ne
mangia si contorce dal dolore a causa di esso. Cos attorno all'albero robusto gridarono i componenti
della processione; e l'animale dalla duplice natura: Cos si conserva il principio di ogni giustizia. E
voltosi al timone che egli aveva tirato, lo port ai piedi della pianta spoglia, e lo lasci legato a lei per
mezzo di un ramoscello. Come le piante della terra (in primavera), quando scende la grande luce (del
sole) congiunta a quella della costellazione dell'Ariete che splende seguendo la costellazione dei Pesci,
diventano turgide di gemme, e poi ciascuna rinnova il colore dei propri fiori, prima che il sole passi
(giunga li del tempo di Dante con il significato di "pesce"). Il rinnovamento della natura si completa nel
breve giro di un mese, prima cio che il sole, lasciata la costellazione dell'Ariete, entri in congiunzione con
quella del Toro (che segue l'ariete). cos la pianta che prima aveva i rami tanto spogli, si rinniv, facendo
sbocciare fiori di un colore meno vivo di quello delle rose e pi acceso di quello delle viole. lo non ne
compresi le parole, n sulla terra si canta l'inno che in quel momento cant quella gente, n fui capace di
ascoltare fino alla fine il dolce canto. Se io potessi descrivere come gli spietati occhi (di Argo) cedettero al
sonno udendo cantare (da Mercurio) gli amori della ninfa Siringa, quegli occhi ai quali cost cos caro il
vegliare continuamente; riuscirei a rappresentare in che modo mi addormentai, come un pittore che
dipinga tenendo davanti un modello; ma un altro, se vorr, provi a ben descrivere l'addormentarsi. Perci

passo senz'altro al momento in cui mi svegliai, e dico che uno splendore mi squarci il velo del sonno e
che una voce (quella di Matelda) mi chiam dicendo: Alzati: che fai? Come nel vedere il primo saggio
di quell'albero (Cristo), il quale in cielo rende gli angeli bramosi della sua visione, e li fornisce di cibo
come in una perpetua festa nuziale, Pietro e Giovanni e Giacomo quando furono condotti (sul Tabor) e
furono tramortiti (dallo splendore della trasfigurazione di Ges), ritornarono in s al suono della voce di
Cristo la quale ruppe sonni ben pi profondi, e si accorsero che dal loro gruppo erano scomparsi tanto
Mos quanto Elia, e che il Maestro aveva cambiato la veste (con la quale era apparso durante la
trasfigurazione), allo stesso modo ripresi io i sensi, e vidi china su di me Matelda che prima aveva guidato
i miei passi lungo la riva del Let. E tutto timoroso (di essere stato abbandonato da Beatrice) dissi:
Dov' Beatrice? Per questo Matelda rispose: La puoi vedere sotto l'albero che ha rinnovato le fronde
seduta sulla sua radice: vedi il gruppo che la circonda (le virt cardinali e teologali) : gli altri personaggi
della processione risalgono in cielo dietro al grifone intonando un canto pi dolce (per la melodia) e pi
profondo (per il significato) (di quelli che tu hai potuto ascoltare sulla terra) . E se Matelda disse altre
cose, non lo so, poich ero gi tutto intento ad osservare Beatrice, la cui vista mi impediva di prestare
attenzione ad altre cose. Sedeva sola sulla nuda terra, lasciata l a guardia del carro che avevo visto
legare (all'albero) dal grifone (biforme fera: la fiera dalle due nature). Le sette virt la chiudevano come
in un cerchio, tenendo in mano i candelabri che non possono essere spenti da nessun vento (d'Aquilone e
d'Austro: sono qui indicati i due venti pi impetuosi) . Qui resterai nella selva per poco tempo: e poi
sarai insieme con me per sempre cittadino di quella Roma celeste (cio: del paradiso) della quale Cristo
cittadino. Perci, ad ammaestramento dell'umanit traviata, osserva ora il carro, e fa in modo di
descrivere quello che vedi, dopo sere ritornato nel mondo. Cos disse Beatrice; ed io, che ero del tutto
disposto a seguire con umilt i suoi comandi, rivolsi la mente e gli occhi dove ella voleva. Un fulmine non
scende mai da una densa nube con un moto cos veloce, quando precipita dalle pi alte regioni dell'aria,
come quello con il quale l'aquila calava verso l'albero, squarciandone la corteccia, oltre che i fiori e le
nuove foglie; e colp il carro con tutta la sua forza; per la qual cosa esso sband come una nave (sbanda)
ora su un fianco (da poggia: la poggia la fune che regge l'antenna sul fianco destro della nave), ora
sull'altro (da orza: l'orza la fune che regge l'antenna sul fianco sinistro della nave) durante la tempesta,
quando in balia delle onde. Poi vidi avventarsi sulla parte interna del carro trionfale una volpe che
sembrava digiuna di ogni cibo che potesse ben nutrirla. Ma Beatrice, rimproverandola per le sue colpe
vergognose, la costrinse ad una fuga tanto veloce quanto lo consentivano le sue smagrite membra. Poi
per la stessa via dalla quale era venuta la prima volta, vidi l'aquila scendere nella parte interna del carro
e lasciarla cosparsa delle sue penne; e con lo stesso tono di una voce accorata (esce di cuor che si
rammarca), usc dal cielo una voce e disse: O navicella mia, di quale cattiva merce sei carica! Poi mi
sembr che la terra fra l'una e l'altra ruota si aprisse, e vidi uscirne un drago che conficc la coda nel
carro; e come la vespa che ritira il pungiglione, ritraendo a s la sua coda pericolosa, asport una parte
del fondo del carro, e se ne and tutto soddisfatto. Quella parte del carro che rimase, come accade per la
terra fertile che si ricopre di gramigna (se lasciata incolta), dalle penne, offerte forse con intenzione
retta e generosa, fu ricoperta, e ne furono ricoperte entrambe le ruote e il timone, in un tempo pi breve
di quello che impiega la bocca ad emettere un sospiro. Il carro sacro cos trasformato mise fuori delle
teste nelle singole parti, tre sopra il timone e una in ciascuno degli angoli: le prime erano fornite di due
corna come quelle dei buoi, ma le altre quattro avevano un corno solo nella parte mediana della fronte:
mai fu visto un mostro simile. Seduta sopra di esso, sicura, come una rocca sulla cima di un monte, mi
apparve una sfrontata meretrice, che guardava intorno con occhi impudichi; e quasi (a vigilare) affinch
nessuno gliela rapisse, vidi ritto di fianco a lei un gigante; e si baciavano l'un l'altra di tanto in tanto. Ma
poich volse verso di me i suoi occhi desiderosi e vaganti, quel crudele amante la flagell dalla testa ai
piedi; poi, pieno di sospetto e reso crudele dall'ira, sleg il mostro, e lo condusse nella selva, tanto che
soltanto con gli alberi (sol di lei: riferito a selva) mi imped (di vedere) la meretrice e la bestia mostruosa.
CANTO XXXIII
Le sette donne (le virt cardinali e quelle teologali), piangendo, cominciarono dolcemente a cantare,
alternandosi ora il gruppo delle tre ora quello delle quattro, i versetti del salmo "O Dio, invaso hanno le
genti (il tuo possesso)": e Beatrice, sospirando piena di piet, le ascoltava con aspetto tale, che Maria ai
piedi della croce si sbianc in volto poco pi di lei. Ma quando le altre giovani donne (finito il canto) le
diedero la possibilit di parlare, levatasi in piedi, divenuta in volto del colore del fuoco, rispose: "Ancora
un poco, e pi non mi vedrete: e un altro poco poi mi vedrete di nuovo, o mie dilette sorelle". Poi le
dispose davanti a s tutte e sette, e dietro di s, solo con un cenno, fece muovere me e Matelda e il savio
(Stazio) che (alla partenza di Virgilio) era rimasto con noi. Cos procedeva; ma non credo avesse fatto
dieci passi (che fosse lo decimo suo passo in terra posto), quando fer i miei occhi con il fulgore dei suoi;e
con aspetto sereno mi disse: Vieni pi in fretta (pi tosto), in modo che, se io ti parlo, tu (stando al mio
fianco) abbia la possibilit di udirmi bene . Non appena io le fui accanto, com'era mio dovere (dopo

l'invito), mi disse: Fratello, perch ora che vieni con me non osi pormi alcuna domanda? Come avviene
a coloro i quali parlando davanti ai loro superiori sono dominati da un eccessivo senso di soggezione, per
cui non riescono ad emettere chiaramente la voce, cosi accadde a me, che incominciai ( a parlare), ma
senza articolare distintamente i suoni Madonna, voi conoscete la mia necessit, e quello che mi serve
per soddisfarla. Ed ella mi rispose: Io voglio che ormai ti liberi dal timore e dalla vergogna, in modo
che non parli pi (in modo confuso) come uno che sta sognando. Sappi che il carro colpito dal drago
stato (un tempo) come doveva essere, ma ora non pi tale; per coloro i quali sono colpevoli di questo
stato di cose (il gigante e la meretrice), siano certi che la vendetta di Dio non teme prescrizioni. L'aquila
che lasci le sue penne nel carro, per cui quello si trasform in mostro e poi (divenne) preda del gigante,
non rimarr per sempre senza erede; poich vedo con certezza, e perci lo rivelo, che sono gi prossime
a sorgere quelle stelle le quali, libere da ogni contrasto e impedimento, ci recheranno (con i loro influssi)
un tempo, nel quale un inviato da Dio, il cui nome sar formato dai numeri cinquecento dieci e cinque,
uccider la meretrice ladra insieme al gigante che pecca con lei. E forse la mia predizione oscura, come
gli oracoli di Temi e gli enigmi della Sfinge, ha poca forza di persuasione, perch alla loro maniera chiude
il tuo intelletto (non lasciandovi trapelare il significato di ci che dico); ma presto i fatti saranno le Naiadi
che scioglieranno questo difficile enigma senza arrecare danno al bestiame e alle coltivazioni. Prendi nota
(di questo nella tua memoria); e nel modo in cui sono state dette da me, scrivi queste parole per gli
uomini, la cui vita una corsa verso la morte. E ricordati, quando le scriverai, di non nascondere in quali
condizioni hai visto questa pianta che qui ora derubata per la seconda volta. Chiunque deruba questa
pianta o la schianta, con un sacrilegio offende Dio, che la cre inviolabile perch servisse solo ai suoi fini.
Per aver morso il frutto di quella pianta, l'anima del primo uomo, penando in vita e rimanendo esule nel
limbo, per cinquemila e pi anni bram Cristo, colui che pun in se stesso (con il suo sacrificio) la colpa di
quel morso. II tuo ingegno dimostrerebbe poca acutezza, se non capisse che questa pianta stata creata
tanto alta e con la chioma cos capovolta (travolta, perch si dilata verso l'alto, invece di restringersi) per
una ragione eccezionale. E se i pensieri mondani non avessero circondato la tua mente di incrostazioni
come fa l'acqua del fiume Elsa, e se il diletto offerto da questi pensieri non avesse macchiato (il tuo
intelletto) come il sangue di Piramo macchi i frutti del gelso, anche solo per queste singolari circostanze
(per l'altezza e la forma della pianta) riconosceresti dall'albero, considerandolo nel suo significato morale,
la giustizia di Dio, che si esprime nel divieto (di toccarlo). Ma poich vedo che la tua mente si
pietrificata, e, oltre che pietrificata, anche ottenebrata, a tal punto che la luce di verit delle mie parole ti
abbaglia, voglio, ci nonostante, che porti dentro di te il mio discorso, se non scolpito nitidamente,
almeno adombrato nelle immagini, per lo stesso motivo per il quale chi ritorna (dalla Terrasanta) porta
(come ricordo) il bastone da pellegrino cinto di foglie di palma . Ed io a lei: Ora il mio intelletto
segnato dalle vostre parole, come segnata dal sigillo la cera, la quale non altera la figura impressa. Ma
perch la vostra desiderata parola si innalza tanto al di sopra delle mie capacit intellettive, che quanto
pi queste si sforzano di comprenderla tanto pi essa sfugge loro? Rispose: (Questo avviene) perch
tu conosca bene la dottrina da te finora seguita, e possa costatare come i suoi insegnamenti male
riescano a penetrare la mia parola, e veda come la vostra via (la scienza umana) dista tanto da quella di
Dio, quanto distante dalla terra il cielo che pi veloce nel suo giro . E se dalla presenza del fumo si
deduce la presenza del fuoco, questo tuo oblio dimostra chiaramente l'esistenza della colpa nella tua
volont che (nel passato) si rivolta altrove (anzich a me). Ma d'ora in poi le mie parole saranno
semplici, nella misura in cui sar necessario renderle accessibili alla tua intelligenza ancora inesperta (nel
penetrare il significato di ci che dico). E il sole diventato pi fulgido e pi lento percorreva il meridiano
del mezzogiorno, che si sposta qua e l, a seconda della posizione di chi osserva, quando si fermarono
cos come si ferma chi precede come guida un gruppo di persone se scorge qualche novit o qualche
traccia di novit, le sette donne ai margini di una zona d'ombra attenuata (smorta, rispetto a quella cupa
della selva), simile a quella che l'alta montagna stende sotto il verde fogliame e gli scuri rami sui freddi
ruscelli. Davanti ad esse mi parve di vedere l'Eufrate e il Tigri uscire da un'unica sorgente, e, quasi amici
(dolenti di separarsi), scorrere lentamente in direzioni opposte. O luce, o gloria del genere umano,
quale acqua questa che qui sgorga da un'unica fonte e si allontana da se stessa (dividendosi in due
corsi) ? Per questa preghiera mi fu risposto da Beatrice: Prega Matelda che te lo dica . E allora
(prontamente), come fa chi si discolpa, rispose la bella donna: Queste e altre cose gli sono gi state
dette da me; e sono certa che l'acqua del Let non gliene cancell il ricordo . E Beatrice: Forse un
pensiero pi urgente, che spesso priva la memoria della facolt di ricordare, ha oscurato la vista della sua
mente. Ma vedi l'Euno che si allontana l dalla sorgente: conducilo ad esso, e come sei solita fare,
ravviva l'indebolita forza della sua memoria . Come l'anima nobile, che non adduce scuse, ma fa propria
la volont altrui non appena quest'ultima si manifestata esteriormente con qualche segno, cos, dopo
avermi preso per mano, la bella donna si mosse, e a Stazio con grazia tutta femminile disse: Vieni con
lui . Se avessi, o lettore, maggiore spazio per scrivere, io continuerei a cantare, per quel tanto che
possibile, la dolcezza di quell'acqua che non mi avrebbe mai saziato; ma poich le carte destinate a

questa seconda cantica sono tutte complete, la disciplina dell'arte non mi permette di procedere oltre.
Dalle santissime acque dell'Euno ritornai rinnovato come (in primavera) le piante giovani rinverdite di
fronde recenti, purificato e pronto a salire al cielo.

PARADISO

CANTO I
La luce gloriosa di Dio, colui che la causa prima e il motore di tutto il creato, penetra e risplende
sulluniverso, in misura maggiore in un luogo e minore in un altro (a seconda che la cosa creata pi o
meno perfetta e quindi pi o meno disposta ad accogliere in s la luce divina). Io fui nellEmpireo, il cielo
che riceve in maggior quantit la luce divina, e vidi cose che colui al quale consentito di ritornare da l
in terra, non capace, (poich non se ne ricorda) n pu (perch ogni parola sarebbe inadeguata)
descrivere; perch avvicinandosi a Dio, che oggetto del suo desiderio, la nostra mente si addentra cos
profondamente (nella sua conoscenza), che la memoria non pu seguirla. Tuttavia quel tanto della
visione del paradiso che io non ho potuto tesoreggiare nella mia memoria, sar ora argomento della mia
poesia. O eccellente Apollo, riversa in me tanto della tua virt poetica per lultimo lavoro (la terza
cantica), quanta tu ne richiedi per concedere lambito titolo di poeta. Fino ad ora mi stato sufficiente
laiuto delle Muse; ma adesso mi necessario affrontare lultimo argomento con il soccorso di entrambi.
Entra nel mio petto, e ispirami quella potenza dingegno di cui desti prova quando vincesti e scorticasti
Marsia. O divina potenza, se ti concedi a me tanto che io possa esprimere la tenue immagine del paradiso
che rimasta impressa nella mia memoria, mi vedrai venire al tuo diletto alloro, e incoronarmi poi di
quelle fronde di cui larduo argomento e il tuo aiuto mi renderanno degno. Cos di rado, o padre (dei
poeti), si colgono le foglie dellalloro per il fatto che trionfi o un imperatore o un poeta, e ci colpa e
vergogna dei pervertiti desideri degli uomini, che la fronda dellalloro dovrebbe esser causa di letizia al
gi lieto Apollo, quando desta brama di s in qualcuno. Un grande incendio pu seguire una piccola
favilla; forse dopo di me (da parte di poeti migliori) si innalzeranno preghiere con voci pi efficaci per
ottenere ispirazione da Apollo. Il sole (la lucerna del mondo) sorge per gli uomini (a seconda delle
stagioni) da diversi punti dell'orizzonte; ma da quella zona in cui quattro cerchi si incontrano formando
tre croci, esce con un corso pi favorevole e congiunto con una costellazione pi proprizia, e plasma e
segna con la propria impronta la materia del mondo con maggiore efficacia. Il sole, sorgendo quasi in
quello stesso punto, aveva recato il giorno nel purgatorio e la sera sulla terra, e l'emisfero australe era
tutto illuminato, e quello boreale avvolto nelle tenebre, quando vidi Beatrice volta a sinistra che guardava
con intensit il sole: mai aquila lo fiss cos fermamente. E come il raggio riflesso suole aver origine da
quello diretto e risalire in alto, a guisa di pellegrino che (giunto al termine del viaggio) vuole tornare (al
luogo cui partito), allo stesso modo dal suo atteggiamento, penetrato attraverso gli occhi nella mia
facolt immaginativa, trasse origine il mio, e fissai gli occhi sul sole oltre ogni nostra possibilit. Nel
paradiso terrestre sono possibili molte cose, che non sono concesse in terra alle nostre facolt, in grazia
del luogo creato (da Dio) come dimora propria del genere umano (nel suo stato di perfezione originaria).
Io non sostenni la vista del sole molto a lungo, ma neppure tanto poco, da non poter discernere che esso
sfavillava allintorno, come ferro che esce incandescente dal fuoco; e dopo un istante parve che la luce
del giorno fosse raddoppiata come se lOnnipotente avesse ornato il cielo di un altro sole. Beatrice
guardava intensamente le sfere celesti; ed io fissai gli occhi in lei, dopo averli distolti dal sole.
Osservandola divenni interiormente come si fece Glauco quando assaggi lerba che lo rese compagno
delle divinit marine. Non si potrebbe esprimere a parole lelevarsi oltre i limiti propri delluomo; perci
basti lesempio (di Glauco) a colui al quale la grazia divina riserva lesperienza diretta (poich al cristiano
permesso laccesso al paradiso) . Se io ero solo anima, la parte di me che creasti per ultima , Tu lo sai,
o Dio, amore che governi il cielo, Tu che con la tua luce (riflessa in me attraverso gli occhi di Beatrice) mi
sollevasti (attraverso gli spazi verso il cielo ) . Quando il ruotare delle sfere celesti che tu rendi perpetuo
con l esser da quelle desiderato, attir su di s la mia attenzione con larmonico suono che Tu regoli e
moduli, mi apparve allora una cosi grande parte del cielo illuminata dalla luce del sole, che mai pioggia o
fiume formarono un lago tanto ampio. La novit del suono e la grande luce accesero in me un desiderio di
conosce, re la loro origine pi intenso di qualsiasi desiderio prima avvertito. Perci Beatrice, che vedeva
nel mio intimo come potevo vedere io stesso, per tranquillizzare il mio animo turbato (da questo profondo
desiderio), si prepar a parlare, prima che io formulassi la domanda. e disse: Tu stesso ti rendi
incapace a comprendere con le tue errate supposizioni, cosi che non capisci ci che capiresti da solo, se le
avessi rimosse (dalla tua mente). Tu non sei in terra, cosi come credi; ma nessun fulmine, allontanandosi
dalla sfera del fuoco (il proprio sito: la sua dimora naturale ), corse cos rapidamente come tu che ritorni
al luogo che ti proprio (al cielo, al quale tende ogni uomo). Se io fui liberato dal primo dubbio ( quello
relativo alla causa del suono e della luce) da quella breve spiegazione data sorridendo, fui inviluppato in
uno nuovo e pi grande, e dissi: Gi mi sentivo tranquillo e soddisfatto riguardo a ci che aveva
provocato in me grande meraviglia; ma ora mi stupisco (ammiro) di come io possa (con il mio corpo)
attraversare questi corpi lievi (la sfera dellaria e quella del fuoco). Perci ella, dopo aver emesso (di
fronte alla mia ignoranza ) un pietoso sospiro, volse gli occhi verso di me con quellatteggiamento che
assume la madre verso il figlio che delira, e cominci: Tutte quante le cose create sono
armoniosamente ordinate fra loro e questo ordine il principio informativo il quale rende luniverso simile

a Dio (che perfetto ordine e armonia). In questo ordine le creature superiori riconoscono limpronta di
Dio, ilquale il fine ultimo dal quale generato e verso il quale tende lordine prima detto. Nellordine di
cui parlo tutti gli esseri viventi ricevono una particolare inclinazione, secondo le varie condizioni loro
assegnate, (che li pongono) pi o meno vicini al loro Creatore; perci si indirizzano a diverse mete
attraverso la sconfinata immensit delluniverso, e ciascuno (si muove) secondo un istinto specifico (a lei
dato) che lo guida. Questo istinto naturale (questi) quello che porta il fuoco verso la sua sfera circonda
la terra, e la luna); questo la forza che muove (verso il loro fine) gli animali privi di ragione; questo
tiene insieme e mantiene compatta nelle sue varie parti la terra (manifestandosi come forza di gravit):
n questo istinto indirizza (al loro fine particolare) solo le creature che sono prive di intelligenza, ma
anche quelle ( angeli e uomini ) che sono dotate di intelligenza e di volont (amore: inteso come la forza
che opera una scelta consapevole ) . La provvidenza di Dio, che stabilisce questordine di cose, appaga
sempre con la sua luce lEmpireo, il cielo nel quale ruota il Primo Mobile, che si muove pi rapidamente di
tutti gli altri cieli; e ora verso lEmpireo, come al luogo stabilito per nostra meta, ci sospinge la forza di
quella corda (cio dellistinto), che ci che lancia indirizza a buon fine. Certo che come la forma (di
unopera darte) non corrisponde molto spesso allintenzione dellartista, perch la materia non si presta
ad accoglierla allo stesso modo talora si allontana dalla direzione indicata la creatura, che ha la possibilit
di volgersi, pur essendo spinta verso il bene, in unaltra parte (cio verso il male); e come si pu vedere il
fuoco del fulmine cadere dalla sua sfera verso la terra (mentre esso tenderebbe, per sua natura, a salire
verso lalto), allo stesso modo limpulso naturale (che dovrebbe portare al cielo) si volge in basso deviato
dallingannevole piacere dei beni terreni. Non devi meravigliarti, se giudico giustamente, per il fatto di
ascendere verso lalto, pi di quanto non ti meraviglieresti di un ruscello che scenda dalla cima del monte
verso il fondo della valle. Meraviglia dovrebbe nascere in te, se, privo ormai dellimpedimento (del
peccato), fossi rimasto fermo sulla terra, come (sarebbe causa di stupore) una fiamma immobile al suolo
in un fuoco acceso (essendo propria della fiamma salire verso lalto). Dopo di ci Beatrice rivolse lo
sguardo verso il cielo.
CANTO II
O lettori, che in una piccola barca (cio dotati di una intelligenza e di una cultura inadeguate allaltezza di
contenuto della terza cantica), desiderosi di ascoltare (il mio canto), avete seguitola nave del mio
ingegno che cantando si apre un varco, ritornate ai luoghi dai quali siete partiti: non arrischiatevi ad
entrare in mare aperto, perch, forse, non avendo la forza necessaria per seguirmi, vi trovereste smarriti.
Lacqua che mi accingo a solcare non mai stata percorsa da alcuno: Minerva (dea della sapienza) col
suo fiato gonfia le vele della mia nave, e Apollo (dio della poesia) il mio nocchiero e le nove Muse
(protettrici delle scienze e della tecnica artistica) mi mostrano la direzione indicandomi lOrsa Maggiore e
lOrsa Minore. (Invece) voi pochi che fin da giovani rivolgeste la mente alla scienza delle cose divine,
della quale sulla terra ci si pu nutrire ma senza potersi mai saziare (come, invece, avviene in cielo), voi
s potete spingere per il mare profondo il naviglio (della vostra intelligenza), seguendo la scia (sollevata
dalla mia nave) prima che lacqua torni ad appianarsi. Gli Argonauti che varcarono il mare per recarsi
nella Colchide non si meravigliarono, quando videro Giasone trasformarsi in contadino, nella misura in cui
vi meraviglierete voi (di fronte alle mirabili cose che io vi esporr). Il desiderio innato incessante
dellEmpireo, il cielo che riceve la sua forma da Dio, ci portava (in alto) veloci quasi come vedete (girare
veloce) il cielo stellato (nel suo moto intorno alla terra). Beatrice fissava lo sguardo in alto, ed io fissavo il
mio in lei; e forse nel tempo in cui una freccia posta sulla corda dellarco e vola dopo essersi staccata
dallosso della balestra, mi vidi giunto dove una cosa meravigliosa attrasse a se i miei occhi; e perci
Beatrice, alla quale nessun mio pensiero poteva rimanere nascosto, voltasi verso di me, con espressione
tanto lieta quanto bella, mi disse: Innalza con riconoscenza la tua mente a Dio, che ci ha fatto giungere
al cielo della Luna. Mi sembrava che fossimo avvolti da una nube luminosa, densa, compatta e liscia,
simile a diamante colpito dalla luce del sole. Quella gemma incorruttibile ci accolse dentro di se, come
lacqua riceve, senza che la sua superficie si rompa, un raggio di luce. Poich io ero un corpo, e poich
sulla terra non pensabile che una materia estesa possa compenetrarsi con unaltra (senza spezzarne la
compattezza), il che avviene di necessit se un corpo penetra in un altro, (questo prodigio) dovrebbe
maggiormente accendere in noi il desiderio di contemplare (in cielo) lessenza di Cristo, nella quale si
vede come la natura umana si sia compenetrata con la natura divina. In cielo vedremo quei misteri che
ora accettiamo per fede, ma saranno noti per la loro evidenza immediata, non perch dimostrati
razionalmente, come i principi fondamentali che luomo crede ( per intuizione, senza poterli dimostrare ) .
Io risposi: Madonna, con la maggior devozione possibile, ringrazio Dio che mi ha allontanato dal mondo
mortale Ma ditemi: che cosa sono le macchie scure della superficie lunare, le quali laggi sulla terra fanno
credere agli uomini che si tratti di Caino? Beatrice sorrise alquanto. e poi mi disse: Se la conoscenza dei
mortali sbaglia l dove i sensi non offrono la chiave capace di aprire (la porta alle verit soprasensibili ),
ormai non dovrebbero davvero pi pungerti gli strali della meraviglia, dal momento che vedi come la

ragione seguendo i sensi pu compiere solo un breve cammino . Ma dimmi quello che pensi per conto tuo
di queste macchie. Ed io: Ci che a noi (sulla terra) appare variamente luminoso nelle sfere celesti,
credo dipenda dalla diversa rarit o densit della materia di questi corpi Ed ella: Senza dubbio
riconoscerai che la tua opinione profondamente erronea, se ascolterai attentamente la dimostrazione
che far contro di essa. Lottavo cielo (quello delle stelle fisse) vi presenta molti astri, che per la qualit e
quantit della loro luce mostrano aspetti diversi. Se soltanto la rarefazione e la densit della materia
causassero tale diversit, in tutte le stelle vi sarebbe una sola virt, distribuita in quantit maggiore o
minore o uguale. Ora virt diverse devono necessariamente derivare da principi formali diversi, e questi
principi, eccetto uno, verrebbero ad essere distrutti secondo il tuo ragionamento Inoltre se la rarit della
materia fosse la causa di quelle macchie di cui tu chiedi spiegazione, (ne deriverebbe che) o in qualche
punto sarebbe privo della sua materia fino alla parte opposta (presentando, cio, dei buchi) questo
pianeta, oppure come un corpo animale alterna parti grasse e parti magre, allo stesso modo il corpo
lunare nei suoi strati cambierebbe come i fogli (pi o meno sottili di un libro). Se fosse vera la prima
ipotesi, essa si renderebbe manifesta durante leclissi di sole, perch si vedrebbe per trasparenza la luce
solare come quando essa introdotta in qualsiasi altro corpo di materia rarefatta. Ma questo non
succede: perci da discutere l altra ipotesi; e se accadr che io confuti anchessa, la tua opinione (sulla
causa delle macchie lunari) sar dimostrata falsa. Se avviene che questa rarefazione non passa da parte
a parte, deve esserci un punto al di l del quale la densit della materia non lascia pi passare la luce; e
da questo punto il raggio solare viene riflesso come unimmagine con i suoi colori riflessa dal vetro che
nasconde dietro di se una lamina di piombo ( cio dallo specchio). Ora tu obietterai che il raggio appare
pi oscuro nel punto di maggiore rarefazione che nelle altre parti, perch l riflesso da uno strato pi
interno del corpo lunare. Da questa obiezione pu liberarti un esperimento, se qualche volta vorrai farlo,
uno di quelli che costituiscono il fondamento delle varie parti in cui si dividono le scienze umane. Prendi
tre specchi; e disponi due di essi alla stessa distanza da te, e il terzo, posto pi lontano, incontri i tuoi
occhi in mezzo ai primi due. Dopo esserti rivolto verso di essi, fa in modo che dietro le tue spalle sia
posta una luce che illumini i tre specchi e ritorni a te riflessa dai medesimi. Bench limmagine riflessa
dallo specchio pi lontano non sia estesa in grandezza come quella degli altri due, vedrai come, pur da
una maggior distanza, risplenda necessariamente di una luminosit qualitativamente uguale a quella delle
altre due. Ora come sotto i colpi dei caldi raggi solari la materia prima della neve (cio lacqua) rimane
priva (nudo) e del colore bianco e del freddo di cui prima era costituita, allo stesso modo la tua mente
rimasta (sgombra delle erronee opinioni di prima) e voglio infondervi una nuova forma mediante una
verit cos luminosa, che nel suo rivelarsi scintiller davanti a te come luce di stelle. Entro lEmpireo, il
cielo immobile , ruota un cielo nella cui potenza attiva prende fondamento la vita di tutto ci che e
contenuto nel suo giro. Il cielo successivo, che si adorna di tante stelle visibili, distribuisce quella vita
(ricevuta dal Primo Mobile) alle diverse stelle, da esso distinte e in esso contenute. Gli altri sette cieli
dispongono in maniera differente le essenze distinte che hanno in se in modo che esse conseguano i loro
effetti e attuino i loro influssi. Perch la virtute del Primo Mobile sia pienamente adatta ad agire sulla
materia del mondo infralunare, creata informe da Dio, occorre che gli altri sette cieli, dopo aver ricevuto,
attraverso il cielo ottavo, questa influenza, la sottopongano a ulteriori differenziazioni (corrispondenti alla
diversa natura di ciascuno), moltiplicandone gli effetti. I cieli, questi organi dell'universo, operano cosi,
come ormai tu comprendi, di gradino in gradino, in modo che ciascuno riceve linfluenza del cielo
superiore e trasmette la sua influenza a quello inferiore. Ora osserva bene come io per mezzo di questo
ragionamento giungo alla verit che desideri conoscere, affinch tu poi da solo sappia compiere il
passaggio (che conduce alla soluzione del tuo problema). Il movimento e linfluenza delle sfere celesti,
come lazione del martello deriva dal fabbro che lo usa, devono derivare dalle intelligenze angeliche che
le muovono; e il cielo che abbellito da tante stelle (cio lottava sfera), riceve limpronta dallalta
intelligenza angelica che lo fa muovere e la imprime come suggello (nei cieli sottostanti). E come lanima
dentro il vostro corpo corruttibile dispiega la sua virt in membra diverse e ordinate alle diverse facolt
sensitive, cos lintelligenza angelica (che muove il Cielo Stellato) svolge la sua azione nelle stelle
manifestandola in molteplici modi, continuando il suo movimento nella propria sostanziale unit. Le
diversit che appaiono nel Cielo Stellato non sono altro che il riflesso o image delle idee presenti nella
mente degli angeli, (qui, in particolare, i Cherubini) che muovono questo cielo. La diversa influenza
angelica si unisce variamente nelle sfere sottostanti con la materia incorruttibile del cielo che essa anima,
nella quale si trasfonde, cosi come la vita si trasfonde in voi uomini. Per la natura beata (degli spiriti
motori) dai quali deriva, linfluenza angelica, unitasi al corpo celeste, risplende nelle diverse parti di esso,
come la gioia dellanimo risplende attraverso la vivacit della pupilla. Da questa influenza, non dalla
densit e rarefazione della materia, deriva la differente luminosit tra stella e stella: questa influenza il
principio attivo che produce, secondo la sua diversa potenza, loscurit e la luminosit.

CANTO III
Beatrice, quel sole che ancor fanciullo mi aveva acceso il cuore damore, mi aveva rivelato, portando
prove e confutando opinioni erronee, il dolce volto della bella verit ( sulle macchie lunari); e io, per
dichiararmi corretto (del mio errore) e persuaso (della verit), levai il capo pi diritto tanto quanto
conveniva per parlare (a Beatrice con la dovuta riverenza); ma mi apparve uno spettacolo che tenne la
mia attenzione cos strettamente legata a se, per vederlo, che non mi ricordai di fare la mia
dichiarazione. Come attraverso vetri trasparenti e chiari, oppure attraverso acque limpide e tranquille,
ma non cos profonde che il loro fondo non possa essere visto i lineamenti dei nostri volti si riflettono cos
tenui, che una perla su una bianca fronte non percepita con minore difficolt dai nostri occhi, altrettanto
indistinti vidi molti volti nellatteggiamento di chi sta per parlare; per cui io caddi nellerrore contrario a
quello che fece nascere lamore fra Narciso e la fonte. Non appena io maccorsi di loro, ritenendole
immagini riflesse in uno specchio, volsi indietro gli occhi, per vedere di chi fossero; ma non vidi nulla, e
tornai a volgerli davanti a me fissandoli negli occhi della mia dolce guida, la quale, sorridendo, ardeva
nelle sue sante pupille. Non ti meravigliare se io sorrido mi disse a causa del tuo pensiero puerile,
poich esso non poggia ancora saldamente sulla verit, ma, come al solito, ti riconduce verso ipotesi
vane: ci che tu vedi sono anime vere (non immagini riflesse ), relegate in questo cielo per
inadempimento dei loro voti. Perci parla con loro e ascoltale e credi (a quanto ti diranno); perch la luce
divina che le appaga non permette che esse si allontanino da lei. Ed io mi rivolsi allombra che sembrava
pi desiderosa di parlare, e incominciai, quasi nello stesso modo di colui che turbato da un intenso
desiderio: O spirito creato per la tua salvezza, che scaldandoti ai raggi della vita divina provi quella
dolce beatitudine che, se non la si gusta direttamente, non potr essere mai capita, mi sar gradito se
vorrai soddisfare il mio desiderio rivelandomi il tuo nome e la vostra condizione. Per questo essa,
prontamente e con occhi sorridenti: Il nostro amore non si nega ad un desiderio legittimo allo stesso
modo dellamore divino che vuole simile a se tutta la corte celeste. Nel mondo io fui monaca; e se la tua
memoria ricorda con attenzione, lessere io diventata pi bella ( passando dalla vita terrena a quella
celeste ) non mi nasconder a te, ma riconoscerai che sono Piccarda, che, posta qui con queste altre
anime elette, godo della beatitudine nel cielo che gira pi lentamente. I nostri sentimenti che si
infiammano soltanto per ci che piace allo Spirito Santo, gioiscono perch conformati allordine universale
stabilito da Dio. E questa condizione che appare tanto umile (essendo noi nellultimo dei cieli), ci stata
assegnata per questo, perch i voti da noi fatti rimasero inosservati, e non furono adempiuti in qualche
parte. Per questo io le risposi: Nelle vostre mirabili sembianze traspare una luce sovrannaturale che vi
trasfigura rispetto a quello che eravate in terra: perci non fui sollecito nel ricordare; ma ora ci che mi
dici (di te) mi aiuta, cos che mi pi facile riconoscerti. Ma sciogli un mio dubbio: voi che dimorate felici
in questa sfera, non desiderate un grado di beatitudine pi alto per contemplare pi da vicino Dio e per
diventare pi intimamente amici con Lui ( cio: per amarlo ed essere amati di pi ) ? Piccarda dapprima.
sorrise lievemente con quelle altre anime; poi mi rispose illuminata da tanta letizia, che ben mostrava di
ardere nel fuoco dellamore divino: Fratello, la nostra volont appagata dalla potenza dellamore;
divino, che ci fa desiderare solo ci che possediamo, e non suscita in noi il desiderio di altro. Se
desiderassimo essere collocate in un grado pi alto, i nostri desideri discorderebbero dalla volont di Colui
che ci ha giudicate degne del cielo della Luna; cosa che vedrai non aver luogo in queste sfere celesti, se
qui necessario vivere sotto il segno dellamore, e se tu esamini attentamente la natura di questo amore.
Anzi condizione essenziale a questo stato di beatitudine mantenersi nellambito del divino volere, in
virt del quale le nostre volont singole diventano una sola, cos che, il modo in cui in paradiso le anime
beate sono distribuite di cielo in cielo, piace a noi tutti come piace a Dio che ci infonde desideri conformi
al suo volere. E nella volont divina la nostra pace: questa volont simile a un mare verso il quale
ritornano tutti gli esseri che essa crea direttamente e che la natura ( come causa seconda) produce.
Allora compresi chiaramente come ogni parte del cielo pienezza di beatitudine, sebbene la grazia divina
non scenda nella stessa misura in ogni luogo. Ma come accade che, se un cibo sazia e di un altro rimane
ancora il desiderio, si chiede quello (di cui rimasto il desiderio ) e si ringrazia per quello ( di cui si sazi
), cosi io ringraziai con latteggiamento e con le parole Piccarda, e le chiesi di rivelarmi quale fosse la tela
(cio il voto) che aveva incominciato ma non finito . Una vita virtuosa perfetta e un grande merito
(acquistato presso Dio) collocano in un cielo pi alto una donna mi disse secondo la cui regola gi nel
vostro mondo si prendono labito e il velo monacali, affinch fino alla morte si passi ogni giorno e ogni
notte con Cristo, lo sposo che accetta ogni voto il quale sia reso conforme al suo volere dallamore. Per
seguire la via di Santa Chiara abbandonai, ancora giovinetta, la vita del mondo, e vestii il suo abito, e
promisi di osservare la regola del suo ordine. In seguito uomini, pi avvezzi a fare il male che il bene, mi
rapirono fuori dal dolce chiostro. Dio solo sa quale fu poi la mia vita. E questo altro spirito splendente che
vedi alla mia destra e che si illumina di tutta la luce del nostro cielo, considera come riferito anche a se
ci che io dico di me: fu suora, e le fu strappato dal capo il velo monacale cos come avvenne per me

(cio con la violenza). Ma dopo che fu ricondotta tutta al mondo contro la su volont e contro ogni norma
morale e giuridica non abbandon mai dentro di se il velo monacale. Questo lo spirito luminoso della
grande Costanza che dal secondo imperatore della casa di Svevia gener il terzo e ultimo rappresentante
. . Cos mi parl, e poi incominci a cantare Ave, Maria , e cantando si dilegu come (scompare)
nelIacqua profonda un oggetto pesante . I miei occhi, che la seguirono finch fu possibile, dopo che non
la videro pi, cercarono Beatrice, oggetto del loro desiderio dominante, e si volsero completamente verso
di lei; ma ella risplendette davanti al mio sguardo di una luce cos folgorante che dapprima la mia vista
non riusc a sopportarla; e ci mi rese pi timido ad interrogarla (intorno ad altri dubbi ).
CANTO IV
Posto fra due cibi, ugualmente distanti e ugualmente allettanti, luomo dotato di libero arbitrio morirebbe
di fame prima di portarne uno ai denti; allo stesso modo starebbe immobile un agnello tra due lupi
affamati e feroci, temendo nella stessa misura luno e laltro; Cosi se ne starebbe un cane tra due daini (
senza inseguirne alcuno): perci, per il fatto che io tacessi, non mi biasimo, n mi vanto, perch non
potevo farne a meno. essendo io premuto in ugual misura dai miei dubbi (e impedito di fare una libera
scelta). lo me ne stavo zitto, ma il mio desiderio mi era dipinto in volto. e con il desiderio la domanda
assai pi efficace che non se lavessi espressa esplicitamente . Beatrice ag con me come fece Daniele con
Nabucodonosor, quando lo liber dallira, che laveva reso ingiustamente crudele: e disse: lo vedo
chiaramente come due dubbi (di ugual forza) ti stimolano a chiedere, in modo che la tua ansia ( di
risolverli entrambi ) impaccia se stessa cos che non riesce a manifestarsi. Tu ragioni cos: Se la buona
volont persevera nel proposito fatto, per quale motivo la violenza altrui (impedendomi di osservarlo) mi
diminuisce la quantit del merito? Ti d motivo di ulteriore dubbio il fatto che le anime, secondo
lopinione di Platone, sembrano ritornare ( dopo la morte del corpo) nei cieli. Questi sono i dubbi che
premono con uguale forza sulla tua volont; e pertanto risponder prima a quello che pi pericoloso
Quello dei Serafini che sta pi vicino a Dio, Mos, Samuele, e quello dei due Giovanni che preferisci, e
neppure, dico, la Vergine Maria, hanno la loro sede in un cielo diverso da quello dove risiedono questi
spiriti che ti sono apparsi or ora, n stato assegnato alla loro beatitudine un numero maggiore o minore
di anni ; ma tutti quanti i beati adornano lEmpireo, il primo cielo, e godono della beatitudine in misura
diversa secondo la loro capacit di sentire pi o meno intensamente lamore divino. ( Gli spiriti che hai
visto ) ti apparvero nel cielo della Luna, non perch sia loro assegnata in sorte questa sfera, ma per darti
un segno sensibile del loro grado di beatitudine che 1ultimo nel cielo Empireo. Con segni sensibili
occorre parlare alla vostra intelligenza, perch solo dalla percezione sensibile essa apprende le immagini
che poi trasforma in concetti. Per questo la Sacra Scrittura sadatta alla vostra capacita, e attribuisce a
Dio piedi e mani, intendendo alludere ad altro ( cio agli attributi spirituali della divinit ); e la Santa
Chiesa vi rappresenta con figura umana Gabriele e Michele, e laltro arcangelo, Raffaele, che guari Tobia.
Ci che (Platone) dice nel Timeo intorno alla sorte delle anime non conforme a ci che si vede nel cielo
della Luna, poich pare che intenda proprio in senso letterale (quello che afferma). Platone sostiene che
lanima (dopo la morte ) ritorna alla sua stella, poich crede che essa sia stata staccata da li quando la
natura lassegn al corpo come principio informatore; ma forse la sua opinione diversa da quello che
significano, letteralmente, le sue parole, e pu darsi che egli sostenga un principio che non meriti di
essere deriso. Se egli intende far risalire a questi cieli il merito e il biasimo degli influssi buoni e cattivi
sulle anime, forse il suo pensiero coglie in parte la verit. Questa dottrina degli influssi celesti, male
intesa nel suo significato, un tempo fece errare quasi tutto il mondo, tanto che questo giunse a chiamare
gli astri col nome di Giove, Mercurio e Marte. Laltro dubbio che ti turba meno pericoloso, poich lerrore
che pu derivare da esso non ti potrebbe allontanare da me (cio dalla vera fede). Che la giustizia divina
possa sembrare ingiusta agli occhi dei mortali, motivo di fede e non di iniquo atteggiamento di eresia.
Ma poich il vostro intelletto pu ben giungere a comprendere questa verit (sui voti inadempiuti), ti
accontenter, dandoti la spiegazione che tu desideri. Se si ha vera violenza solo quando chi la subisce
non asseconda minimamente colui che la compie, queste anime non possono essere giustificate
completamente a causa di tale violenza, perch, se non vuole, la volont non si piega, ma si comporta
come fa la natura nella fiamma ( che tende sempre ad andare verso lalto), anche se una forza violenta
cerca di piegarla verso il basso. Per cui, se la volont cede, o di molto o di poco, asseconda la violenza; e
cos fecero queste anime ( cio si piegarono alla violenza), mentre avrebbero potuto ritornare nel
chiostro. Se la loro volont fosse stata salda, come quella che tenne San Lorenzo immobile sulla
graticola, e quella che rese Muzio Scevola inesorabile con la propria mano ( tenendola sul fuoco),
certamente le avrebbe spinte a ripercorrere la strada dalla quale erano state sviate, non appena furono
libere (dalla violenza materiale); ma una volont cos salda molto rara. E da queste parole, se le hai
assimilate dentro di te come devi, risulta annullato il tuo ragionamento che ti avrebbe procurato
turbamento molte altre volte ancora. Ma ora ti si pone davanti alla mente unaltra difficolt, tale, che con
le tue sole forze non saresti in grado di superare: ti stancheresti prima. Io ti ho fatto capire come cosa

certa che un anima beata non pu mentire, poich essa sempre vicina a Dio, la verit suprema; e dopo
questo hai potuto udire da Piccarda che Costanza mantenne salda la volont di osservare il voto; cosi che
sembra che le sue parole in questo punto siano in contraddizione con le mie. Fratello, gi accaduto
molte volte che, per fuggire un danno, si sia fatto a malincuore qualche cosa che non si sarebbe dovuto
fare; come Almeone, il quale, pregato di questo dal padre, uccise la propria madre, e cos, per non
mancare allobbligo della piet filiale (verso il padre), divenne spietato (verso la madre). Quando: si
giunge a questo punto (cio al punto di commettere il male per fuggire un altro male! voglio che tu
comprenda che la violenza altrui si mescola alla volont (di chi la subisce), e (cos unite) fanno si che non
si possano scusare (come involontarie) le offese a Dio. La volont assoluta non acconsente al male; ma vi
acconsente solo in quanto teme, se si trae indietro, di provocare un male peggiore. Perci, quando
Piccarda afferma quello, intende riferirsi alla volont assoluta, e io invece allaltra; cosicch entrambe
diciamo la verit . Questo fu lo svolgimento del santo discorso ( paragonato a un ruscello, rio) che usc
dalla sorgente (Dio) dalla quale deriva ogni verit; ed esso risolse entrambi i miei dubbi. Io poi dissi: O
amata da Dio, primo amore, o creatura divina, le cui parole mi attraversano e mi riscaldano con tale
intensit, che mi vivificano sempre di pi, il mio sentimento di gratitudine (per quanto grande) non pu
bastare a ringraziarvi del dono da voi ricevuto; ma Colui che tutto vede e tutto pu vi ricompensi . Io ben
comprendo che mai la nostra mente pu saziarsi, se non illuminata da quella verit al di fuori della
quale non pu esistere nessun altro vero. Appena ha raggiunto questa verit, la nostra mente si riposa in
essa come la fiera (si riposa, sazia) nella sua tana; e la pu raggiungere: altrimenti (se non), ogni nostro
desiderio (di possedere la verit) sarebbe vano. Per questo desiderio il dubbio spunta ai piedi della verit,
come un germoglio alla radice della pianta; ed e un impulso naturale quello che ci spinge a salire di colle
in colle fino alla vetta suprema. Questo fatto (il dubbio come impulso per la conquista del vero ) mi invita,
questo mi d coraggio, o donna, a chiedervi umilmente la spiegazione di unaltra verit che mi oscura.
Desidero sapere se luomo pu compensare al vostro cospetto i voti inadempiuti commutandoli con altre
opere buone, tali che, pesate sulla bilancia della vostra giustizia, non sembrino piccole. Beatrice mi
guard con gli occhi cos divinamente pieni di sfavillante amore, che la mia facolt visiva, vinta, dovette
distogliersi da lei, e chinando i miei occhi quasi venni meno.
CANTO V
Se io nellardore dellamore divino risplendo ai tuoi occhi in modo superiore a quello che si pu vedere
(risplendere) sulla terra, tanto che la tua capacit visiva rimane sopraffatta, non meravigliarti, perch
tale effetto proviene dalla perfezione della mia vista, la quale, quanto pi percepisce la luce divina, tanto
pi si addentra nel bene percepito (ed da questo illuminata). lo vedo chiaramente come nel tuo
intelletto risplende gi la luce della verit eterna, la quale, in chi la vede, accende essa sola per sempre
l amore di se; e se qualche altro bene terreno attrae il vostro desiderio, solo perch in esso traspare
una parvenza, mal compresa, della verit eterna. Tu desideri sapere se, in caso di voto inadempiuto, si
pu compensare (Dio) con altra opera meritoria, tale che metta lanimo al sicuro da ogni contrasto (con
la giustizia divina). Con tali parole Beatrice cominci a esporre largomento di questo canto; e come colui
che non interrompe il suo discorso, ella continu cos il santo ( perch ispirato da Dio) ragionamento: Il
dono pi grande che Dio, creando (gli uomini), abbia fatto per sua generosit e insieme quello pi
conforme alla sua bont e quello che Egli stesso stima pi di tutti (gli altri doni ), fu la libert della
volont (il libero arbitrio); e di questo dono furono e sono dotate, tutte e soltanto loro, le creature
intelligenti, Ora, se tu ragioni partendo da questa premessa, ti apparir chiara la grande importanza del
voto, purch sia tale che Dio accetti quando tu prometti, perch, nello stabilire (col voto) il patto tra Dio e
luomo, si fa sacrificio di questo tesoro del libero volere, tesoro cos prezioso come ti ho detto: e (questo
sacrificio) si compie con un atto della volont stessa. Dunque che cosa si pu offrire a Dio in risarcimento
(del voto non osservato) ? Se tu credi di poter usare ancora per uno scopo buono quella libert che hai
offerta (a Dio), pretendi di fare opere di bene con una cosa presa illecitamente ad altri. Tu ormai conosci
con certezza il punto essenziale della questione; ma poich la Santa Chiesa dispensa in materia di voto,
la qual cosa sembra in contrasto con la verit che io ti ho esposto, devi ancora prestarmi un poco di
attenzione, perch lardua dimostrazione che hai appresa, ha bisogno ancora di aiuto per essere
assimilata. Apri la tua mente a quello che ti manifesto e fissalo bene nella memoria, perch laver capito,
senza ricordare quello che si compreso, non forma scienza. Due cose sono necessarie all essenza di
questo sacrificio (a costituire lessenza del voto): una la materia del voto; laltra il patto tra Dio e
luomo. Questultimo elemento del voto non si annulla mai se non quando sia stato completamente
adempiuto: e proprio riferendomi ad esso ho parlato prima in termini cos assoluti: perci agli Ebrei
rimase sempre lobbligo di fare offerte a Dio, anche se si poteva permutare la materia del voto, come
devi sapere anche tu.Laltro elemento, che ti stato dichiarato come materia del voto, pu ben essere di
natura tale, che non si pecca se viene commutato con un altro oggetto. Ma nessuno cambi di suo arbitrio
il peso che si posto sulle sue spalle, senza che girino e la chiave dargento e quella doro;e giudica

errata ogni commutazione, se la materia del voto abbandonato non contenuta per entit nella cosa
presa in cambio, come il quattro nel sei. Perci quella materia di voto il cui valore sia di peso tale da far
traboccare ogni bilancia (non potendo trovare il suo contrappeso ), non pu essere compensata con
alcunaltra offerta; Gli uomini non prendano il voto alla leggiera: siate fedeli (nellosservare i voti) e nel
farli non siate sconsiderati, come fu Jefte riguardo allofferta (di sacrificare a Dio) la prima persona che gli
fosse venuta incontro: a lui sarebbe stato pi conveniente dire Ho agito stoltamente (con questo voto),
piuttosto che, osservandolo, commettere una empiet: e allo stesso modo puoi giudicare stolto
Agamennone, il grande condottiero dei Greci, a causa del quale Ifigenia rimpianse la propria bellezza (
motivo del suo sacrificio), e fece piangere sulla sua sorte tutti gli uomini, gli stolti e i saggi, che udirono
parlare di un atto di culto di questo genere. Ma voi, o cristiani, siate pi ponderati nel far voti: non siate
volubili come una piuma ad ogni soffio di vento, e non crediate che qualunque altra offerta sia come
unacqua che vi liberi (dal debito di un voto inadempiuto). Avete (come guida) i libri sacri del Nuovo e del
Vecchio Testamento, e il pastore della Chiesa che vi conduce: questo vi deve bastare per la vostra
salvezza eterna. Se una cattiva passione vi stimola a fare diversamente, siate uomini (padroni di voi
stessi), e non pecore prive di discernimento, in modo che i Giudei che vivono in mezzo a voi non debbano
ridere di voi. Non fate come l agnello che lascia il latte materno, e sconsiderato e irrequieto va
giostrando con le corna da solo a suo capriccio! Beatrice mi parl cos come sto scrivendo; poi si rivolse
vibrante di intenso desiderio verso quella parte dove il cielo maggiormente ravvivato (dalla luce del
sole). Il suo silenzio e la trasfigurazione del suo aspetto imposero silenzio al mio ingegno desideroso di
sapere, che gi aveva pronte nuove domande; e con la velocit di una freccia, che colpisce il bersaglio
prima che la corda dellarco abbia cessato di vibrare, salimmo al secondo cielo. Qui vidi la mia donna cos
raggiante di letizia, non appena entr nella luce di quel cielo, che il pianeta (in cui eravamo giunti)
divenne pi luminoso. E se il pianeta (che di natura immutabile) si trasfigur e rise di letizia, come non
divenni io che proprio per la mia natura umana sono soggetto ad ogni cambiamento! Come in una
peschiera dallacqua tranquilla e cristallina i: pesci accorrono verso ci che viene gettato (in essa)
dallesterno perch lo credono cibo per loro, cos io vidi pi di mille anime luminose accorrere verso di
noi, e dentro ciascuna si udiva dire: Ecco chi accrescer il nostro spirito di amore (dandoci modo di
illuminarlo con le nostre spiegazioni) . E via via che ciascun splendore si avvicinava a noi, si intravedeva
l anima piena di letizia attraverso labbagliante fulgore che si irradiava da lei. Pensa, o lettore, come
sentiresti angosciosamente la mancanza di una maggiore conoscenza (di ci che rimane da raccontare),
se la trattazione che qui comincia non dovesse continuare; e capirai da te stesso (senza bisogno che te lo
spieghi) come io ardessi dal desiderio di sapere da costoro la loro condizione non appena li potei vedere.
O spirito destinato alla salvezza, a cui la grazia divina concede di vedere i seggi dei beati nel trionfo
dellEmpireo, prima di aver abbandonato la vita terrena, noi siamo accesi dalla luce dellamore divino che
si diffonde per tutto il cielo; e perci, se desideri avere spiegazioni sul nostro conto, sarai appagato
quanto desideri. Cosi mi fu detto da uno di quegli spiriti benevoli; e da Beatrice: Parla, parla
liberamente, e credi a loro come si crede ad esseri divinizzati . lo vedo chiaramente che tu sei chiusa
come in un nido nel tuo splendore, e che lo effondi dagli occhi, perch esso lampeggia non appena tu
sorridi; ma non so chi tu sia, n perch tu abbia, o anima degna, il grado di beatitudine proprio del cielo
di Mercurio, che velato ai nostri occhi dai raggi del sole. Questo dissi rivolto allo splendore luminoso che
prima mi aveva parlato; per cui essa (per la gioia di poter esplicare il suo spirito di carit ) divenne assai
pi splendente di quanto non fosse precedentemente. Come il sole si nasconde (ai nostri sguardi) da solo
per la sua luce eccessiva, non appena il calore ha sciolto i fitti vapori che ne temperavano la luce, nello
stesso modo per la cresciuta letizia la figura dellanima beata si nascose alla mia vista entro la sua luce
abbagliante; e cosi tutta fasciata nel suo splendore mi rispose come verr rivelato nel canto seguente.
CANTO VI
Dopo che limperatore Costantino port linsegna imperiale da occidente a oriente in senso contrario al
moto naturale del cielo, il quale moto laveva accompagnata un tempo dietro ad Enea che spos Lavinia,
laquila fu trattenuta duecento anni e pi nellestremo lembo dEuropa, vicino ai monti dai quali era uscita
la prima volta; e l, allombra delle sue sacre ali, govern il mondo passando da un imperatore allaltro,
e, cosi mutando, arriv in mano mia . Fui imperatore e sono Giustiniano, che, per impulso dello Spirito
Santo del quale sento ora gli effetti, dal corpo delle leggi tolsi il superfluo e linutile. E prima di dedicarmi
allopera della riforma legislativa, credevo che in Cristo ci fosse una sola natura e non due, ed ero
soddisfatto di questa fede; ma il santo Agapito, che fu sommo pastore della Chiesa, con le sue parole mi
avvi alla vera fede. Io gli credetti; e ci che allora era fondato solo sulla sua autorit, ora lo vedo con la
stessa chiarezza con la quale tu vedi che di due proposizioni contraddittorie una falsa e laltra vera.
Appena cominciai a camminare in accordo con la Chiesa, Dio si compiacque per sua bont dispirarmi il
grande lavoro (della riforma legislativa), ed io mi consacrai tutto ad esso; e affidai le imprese militari al
mio generale Belisario, al quale il favore del cielo fu cosi vicino, che per me fu segno che dovevo lasciare

le opere belliche (per dedicarmi a quelle di pace). Qui ora termina la mia risposta alla tua prima
domanda: ma la natura di tale risposta mi costringe a far seguire qualche aggiunta, perch tu veda
quanto ingiustamente agisca contro laquila, la sacrosanta insegna dellImpero, e chi si appropria di lei
(come i Ghibellini) e chi a lei si oppone ( come i Guelfi ). Considera quante imprese valorose lhanno fatta
degna di venerazione; ed esse cominciarono allorch Pallante mor per acquistarle il regno. Tu sai come
laquila fiss la sua sede in Albalonga per oltre trecento anni, fino al momento in cui i tre Orazi e i tre
Curiazi combatterono ancora per il suo possesso. E conosci pure che cosa fece laquila sotto i sette re di
Roma dal ratto delle Sabine al suicidio di Lucrezia, sottomettendo tutttintorno i popoli confinanti. Conosci
quello che fece quando fu portata ( come insegna ) dai valorosi Romani contro Brenno, contro Pirro,
contro gli altri principati e repubbliche, per cui Torquato e Quinzio che fu chiamato Cincinnato per la
chioma arruffata, i Deci e i Fabi ebbero quella fama che io volentieri onoro. Furono vinti dall'aquila anche
i Cartaginesi ( il termine Arabi indica qui i popoli dell'Africa settentrionale), che, sotto la guida di
Annibale, osarono varcare le Alpi occidentali. L aquila atterr lorgoglio dei Cartaginesi che al comando di
Annibale attraversarono le Alpi, dalle quali tu, o Po, discendi. Sotto il segno dellaquila ancor giovani
celebrarono il trionfo Scipione e Pompeo; e lo stesso segno parve amaro al colle di Fiesole, ai piedi del
quale tu sei nato. Publio Cornelio Scipione l'Africano, dopo aver combattuto giovanissimo contro Annibale
al Ticino e a Canne, ed aver conquistato la Spagna, ottenne a trentatr anni la grande vittoria di Zama
contro Cartagine ( 202 a. C. ) . Poi, avvicinandosi il tempo in cui il cielo volle ricondurre tutto il mondo a
una serenit simile alla propria, Cesare per volont del popolo di Roma prese in mano linsegna
dellaquila. E quello che laquila fece in Gallia dal fiume Varo fino al Reno, lo videro llsre e la Loira e lo
vide la Senna e ogni valle delle cui acque pieno il Rodano. Quella che essa fece dopo che con Cesare
usc da Ravenna e pass il Rubicone, fu un volo cosi rapido, che non potrebbe seguirlo n la lingua (per
narrarlo) n la penna (per descriverlo). Condusse lesercito prima verso la Spagna, poi verso Durazzo, e
colp cosi duramente Pompeo a Farsalo che se ne sent il contraccolpo fino al caldo Nilo. Laquila rivide la
citt di Antandro e il fiume Simoenta, da dove si era mossa con Enea e la tomba dove giace Ettore; e poi
riprese il volo con danno di Tolomeo. Di l piomb come folgore su Giuba; di qui si volse verso il vostro
occidente, dove sentiva la tromba di guerra dei pompeiani. Quello che laquila compi con Augusto,
limperatore che successe a Cesare, lattestano Bruto e Cassio nell inferno, e ne furono afflitte Modena e
Perugia. Ne piange ancora la sciagurata Cleopatra, che, fuggendo davanti allaquila, si procur una morte
repentina e atroce con un serpente velenoso. Con Augusto laquila vol fino ai lidi del Mar Rosso; con lui
pose il mondo in uno stato di pace cos sicura, che il tempio di Giano fu chiuso. Ma ci che il segno
dellaquila, in nome del quale io parlo, aveva fatto prima e avrebbe fatto poi in favore della societ
temporale: che gli soggetta, appare una cosa di poco valore, se si guarda con locchio chiaro della fede e
col cuore puro ci che avvenne (quando esso era) in mano a Tiberio terzo Imperatore, poich la divina
giustizia che mispira, concesse allaquila, in mano allimperatore di cui sto parlando, la gloria di fare
giusta vendetta della sua ira. Sotto Tiberio, successore di Augusto e terzo Cesare (dal 14 al 37 d. C. ), fu
concesso al segno di Roma di placare, con una giusta punizione, l'ira divina causata dal peccato di
Adamo. La punizione fu costituita dal sacrificio di Cristo, I'Uomo-Dio, che, raccogliendo in se il peccato di
tutta l'umanit, lo espi con la sua morte, offrendo soddisfazione alla giusta collera di Dio. Cristo venne
crocifisso per sentenza di Pilato, Vicario di Tiberio in Palestina, cio per un atto dell'impero romano. La
legittimit e l'universalit dell'Impero furono cos solennemente affermate: infatti, poich tutto il genere
umano doveva essere punito nella carne di Cristo"(Monarchia 11, XII 5), era necessario che l'autorit
condannante fosse non solo legittima, ma anche universale (Monarchia 11, XII, 1-5). Ora qui meravigliati
pure di quello che ti aggiungo: con Tito poi laquila corse a far giustizia della vendetta del peccato di
Adamo. E quando gli avidi Longobardi attaccarono la Santa Chiesa, Carlo Magno la soccorse sotto
linsegna dellaquila, vincendoli. Ormai sei in grado di giudicare quei tali (i Guelfi e i Ghibellini) che poco
fa ho accusato e le loro aberrazioni, che sono la causa di tutte le vostre sventure. Il partito guelfo
contrappone al simbolo universale dellaquila i gigli doro, il partito ghibellino, invece, usurpa laquila
come insegna di parte, tanto che e difficile distinguere chi sia maggiormente colpevole. I Ghibellini
continuino pure la loro attivit partigiana, ma sotto unaltra bandiera, poich indegno seguace
dellaquila chi la separa sistematicamente dalla giustizia; e questo giovane Carlo con i suoi Guelfi non
cerchi di abbatterla, ma ne tema gli artigli che strapparono il pelo a sovrani ben pi potenti di lui. Molte
volte in passato i figli piansero per le colpe dei padri, e non pensi questo Carlo che Dio voglia sostituire
linsegna dellaquila imperiale con i suoi gigli! Questo piccolo pianeta (Mercurio) si adorna di spiriti valenti
che (nel mondo) sono stati attivi per conseguire onore e fama: e quando i desideri umani tendono a
questo, deviando cos dal vero fine (Dio), avviene necessariamente che i raggi del vero amore salgano
con minore intensit verso lalto. Ma fa parte della nostra felicit vedere commisurata lentit dei nostri
premi col nostro merito, proprio perch non li vediamo n minori n maggiori del merito. Con questa
corrispondenza la divina giustizia purifica i nostri sentimenti a tal punto, che questi non possono mai
svolgersi verso il male. Come voci diverse formano un accordo armonioso, cos diversi gradi di

beatitudine nella nostra convivenza compongono una dolce armonia in questi cieli. E dentro questa
gemma che Mercurio, brilla lanima luminosa di Romeo, la cui opera, grande e bella, fu mal
compensata. Ma i Provenzali che lo calunniarono non ebbero da rallegrarsene in seguito; donde si vede
che sbaglia strada chi (come linvidioso) reputa danno proprio le buone opere altrui. Raimondo
Berengario ebbe quattro figlie, e ciascuna di loro fu regina, e questo glielo procur Romeo, uomo di umile
origine e straniero. Le parole calunniose poi spinsero Raimondo a chiedere la resa dei conti a questuomo
giusto, che gli restitu dodici per dieci. Dopo questo Romeo se ne part povero e vecchio; e se il mondo
sapesse la forza danimo che egli ebbe nel mendicare a tozzo a tozzo il pane per vivere, sebbene lo lodi
assai, lo loderebbe ancora di pi.
CANTO VII
Salve , o santo Dio degli eserciti, che rendi pi luminosi con la tua luce i beati splendori di questi regni!
Cos, volgendosi al ritmo del suo canto mi parve che cantasse quellanima, sulla quale si raccoglie una
duplice luce: Beatrice non permise a lungo che io rimanessi in questo atteggiamento, e incominci,
illuminandomi di un sorriso tale, che renderebbe felice perfino chi si trovasse in mezzo alle fiamme:
Secondo quello che io, senza possibilit derrore, penso, ti rende perplesso il fatto che (come) una giusta
vendetta abbia potuto meritare una giusta punizione; ma io liberer subito la tua mente (da questo
dubbio); e tu ascolta, perch le mie parole ti faranno dono di una grande verit. Per non aver sopportato
di porre alla propria volont quel freno che tornava a suo vantaggio, Adamo luomo creato direttamente
da Dio, condannando se stesso ( con il peccato originale),condann tutta la sua discendenza, per cui la
natura umana, malata spiritualmente, per molti secoli giacque immersa nel peccato, finch al Verbo di
Dio piacque discendere nel grembo di Maria, dove congiunse alla propria natura divina, in unit di
persona, la natura umana, che (con il peccato) si era allontanata dal suo Creatore e fece ci solo per virt
ed opera dello Spirito Santo. Ora rivolgi la tua attenzione a quello che ti dimostrer. La natura umana
quando fu unita a Dio, comera allatto della creazione, fu senza la macchia del peccato originale e buona;
ma, staccatasi per sua colpa da Lui, fu cacciata dal paradiso terrestre, perch si era allontanata dalla
verit e da ci che costituiva la sua vera vita ( cio da Dio). Perci se si valuta la pena della croce in
rapporto alla natura umana assunta da Cristo, nessuna pena colp mai con altrettanta giustizia; se (
invece ) si considera la persona che la pat, nella quale questa natura umana si era congiunta (alla natura
divina), nessuna pena fu mai cos ingiusta . Perci da un medesimo atto ( la crocifissione ) derivarono
effetti diversi, poich la morte di Cristo piacque a Dio e ai Giudei; per questa morte la terra trem e il
cielo si aperse. (Dopo quello che ti ho detto) ormai non ti deve pi sembrare difficile da capire, quando si
afferma che una giusta punizione fu poi punita dal tribunale della giustizia divina. Ma ora vedo che la tua
mente, passando da un pensiero all altro, rima, sta chiusa dentro un dubbio, dal quale aspetta
ansiosamente di essere liberata. Tu pensi: Capisco chiaramente ci che ho udito; ma mi rimane
incomprensibile perch Dio, per redimerci, abbia scelto proprio questo modo (la passione di Cristo).
Questa decisione, fratello, nascosta agli occhi di coloro il cui intelletto non stato cresciuto e nutrito
dalla fiamma dellamore di Dio ( perch solo essa pu avvicinare luomo al mistero divino che mistero
damore). Tuttavia, poich intorno a questo problema molto ha cercato la mente umana, ma poco
riuscita a capire, ti spiegher perch questo modo ( quello, cio, della passione di Cristo) stato ritenuto
da Dio il pi adatto ( per punire e nello stesso tempo salvare gli uomini ). La divina bont, che respinge
lontano da se ogni sentimento contrario allamore, ardendo in se stessa (del fuoco della carit), lo irradia
intorno a se in modo da diffondere (su tutte le creature) le sue eterne bellezze. Ci che deriva
direttamente da Dio eterno, perch rimane indelebile limpronta divina quando suggellata (sulle
creature). . Ci che discende direttamente da Lui perfettamente libero, perch non soggetto
allinflusso dei cieli. (Ci che creato direttamente da Dio, essendo dotato di incorruttibilit e di eternit)
pi conforme a Lui, e perci gli pi gradito poich lo splendore divino che irraggia ogni cosa, risplende
pi intensamente in quella che pi gli assomiglia. Di tutte queste doti ( immortalit, libert, somiglianza a
Dio ) si avvantaggia (sulle altre cose create) luomo; e se una sola di queste sue propriet gli viene a
mancare, egli necessariamente decade dalla sua condizione di privilegio e di perfezione. Solo il peccato
per lo priva di questa libert (facendolo schivo delle passioni), e lo rende dissimile da Dio; per la qual
cosa egli poi si illumina della luce divina, e non ritorna pi nella sua dignit originaria, se non riempie il
vuoto prodotto dalla colpa nellanima con unadeguata espiazione che si contrapponga al cattivo diletto
(sperimentato nellatto di peccare). La natura umana, quando pecc tutta nel suo progenitore, fu privata
di questi doni che costituivano la sua dignit, cos come venne privata del paradiso terrestre; n essi, se
tu esamini con la necessaria sottigliezza, si potevano recuperare in altro modo senza passare per una di
queste due vie; o che Dio perdonasse solo per un atto di misericordia, o che luomo da se stesso
riparasse al suo folle errore. Volgi ora attentamente lo sguardo nellinfinita profondit delle decisioni
divine, tenendoti stretto, quanto pi puoi, al mio ragionamento. Luomo, chiuso nei limiti di essere finito,
non avrebbe mai potuto offrire adeguata riparazione al suo peccato, perch, ritornando allubbidienza,

non poteva umiliarsi dopo la colpa originale tanto quanto aveva voluto innalzarsi allorch aveva
disubbidito a Dio; e questo il motivo per cui luomo fu escluso dalla possibilit di riparare da solo al suo
peccato. Perci era necessario che Dio reintegrasse luomo nella pienezza del suo stato primitivo per
mezzo della misericordia o della giustizia, usando una delle due oppure entrambe. Ma poich ogni opera
tanto pi gradita a colui che la compie, quanto pi dimostra la bont dellanimo da cui nata, la divina
carit, che imprime il suo suggello sulluniverso, si compiacque, per risollevarvi dal peccato, di procedere
per entrambe le vie. Tra il primo giorno (quello della creazione) e lultima notte (quella del Giudizio
Universale ) non ci fu n ci sar mai unazione cos alta e magnifica, compiuta secondo misericordia o
secondo giustizia: perch Dio si mostr pi generoso nelloffrire se stesso per rendere luomo capace di
risollevarsi, che non se Egli avesse perdonato il peccato solo per un atto della sua misericordia; e tutti gli
altri modi ( di redenzione ) sarebbero stati inadeguati a soddisfare la giustizia divina, se il Figlio di Dio
non si fosse abbassato ad assumere la natura umana. Ora per appagare completamente ogni tuo
desiderio (di sapere), torno indietro a chiarirti un punto del mio ragionamento, affinch, riguardo ad esso,
tu possa comprendere la verit come la comprendo io. Tu ti chiedi: Vedo che lacqua, il fuoco, laria e la
terra e tutti i corpi composti dalla varia unione di questi elementi sono soggetti a corruzione, e hanno una
breve vita; eppure anche queste cose sono state create da Dio, per cui, se ci che stato detto (cfr.
verso 68) vero, esse dovrebbero essere immuni da corruzione. Fratello, gli angeli e i cieli, la regione
pura nella quale tu ti trovi, possono dirsi, e tali sono veramente, creati da Dio nella pienezza del loro
essere; ma gli elementi che tu hai nominato e quelle cose che sono costituite dal loro vario comporsi
prendono la loro forma da una causa seconda. La materia prima di questi elementi fu creata direttamente
da Dio; creato direttamente fu anche il principio informatore in questi cieli che ruotano intorno a quegli
elementi e ai loro composti, La luce e il moto dei cieli estraggono lanima sensitiva degli animali e quella
vegetativa delle piante dalla materia che in potenza disposta a ci; ma la somma bont di Dio infonde
direttamente nelluomo lanima intellettiva, e la fa innamorare di se in modo che poi senta sempre il
desiderio del suo Creatore. E dal fatto che ci che creato direttamente da Dio non soggetto a
corruzione puoi dedurre anche la verit della risurrezione dei corpi, se tu consideri come si fece il corpo
umano.
CANTO VIII
I popoli pagani con loro danno ritenevano che il bel pianeta Venere diffondesse con i suoi raggi lamore
sensuale, volgendosi nel terzo epiciclo; per la qual cosa le genti antiche, chiuse nellerrore del
paganesimo, non solo adoravano la dea Venere con sacrifici e con invocazioni accompagnate da voti, ma
rendevano onore anche a Diana e Cupido, a quella come madre di Venere, a questo come figlio; e
raccontavano che Cupido si era seduto in grembo a Didone; e da Venere, dal nome della quale inizio
questo canto, trae il nome la stella che il sole contempla come un innamorato ora mentre essa si trova
alle sue spalle, ora mentre si trova davanti a lui. lo non mi accorsi di salire in esso; ma mi resi conto di
esservi giunto quando vidi la mia donna farsi pi bella. E come nella fiamma si vede la scintilla, e come in
due voci (che, cantando insieme, sembrano una sola) si distingue laltra voce, se una sta ferma su una
nota e la seconda si alza e si ad bassa, cos nella luce del pianeta Venere scorsi altre luci muoversi in giro
pi o meno veloci, in proporzione, credo, alla maggiore o minore intensit della loro visione di Dio. Da
una fredda nube non discesero mai venti, visibili o no, tanto veloci, che non apparissero ritardati (nel loro
procedere) e lenti a chi avesse veduto quelle luci divine affrettarsi verso di noi interrompendo la danza
circolare prima iniziata nel cielo degli alti Serafini; e all interno di quelle luci che apparvero davanti alle
altre risuonava la parola Osanna con tanta dolcezza, che mai poi rimasi senza il desiderio di riudire
quel canto. Poi una di queste si avvicin di pi a noi ed essa sola cominci a parlare: Tutti siamo pronti
a soddisfare ogni tuo desiderio, affinch tu tragga da noi motivo di gioia. Noi ci muoviamo con il coro
angelico dei Principati nello stesso cerchio e con lo stesso movimento eterno e con lo stesso desiderio di
Dio; ad essi tu un tempo, quando eri nel mondo, ti rivolgesti con questa canzone: Voi che stendendo il
terzo ciel movete; e siamo cos pieni damore, che, per compiacerti, non ci sar meno dolce (rispetto alla
danza e al canto) fermarci un poco (con te). Dopo che i miei occhi si furono rivolti a Beatrice per
chiedere umilmente il permesso di parlare, ed ella li rese paghi e certi del suo consenso, ritornarono allo
spirito che con tanta generosit si era offerto (di soddisfare ogni mio desiderio ), e le mie parole,
pronunciate con tono di profondo affetto, furono: Deh, chi siete? Come lo vidi farsi pi grande in
ampiezza e fulgore per il nuovo gaudio che, quando gli rivolsi la parola, si aggiunse a quello che gi
provava come anima beata! Diventato pi luminoso, mi disse: Il mondo mi ebbe poco tempo con se; e
se fossi vissuto di pi, si sarebbe evitato molto male, che invece avverr. La letizia, che si diffonde
intorno a me e mi ricopre come fossi un baco fasciato dal suo bozzolo, mi nasconde ai tuoi occhi. Assai mi
amasti, e ben ne avesti ragione, perch se io fossi rimasto (pi a lungo) in terra, ti avrei mostrato molto
pi che le fronde del mio affetto (offrendoti anche i suoi frutti ) . Mi aspettavano come loro signore a
tempo debito ( dopo la morte di mio padre) la Provenza, che si stende lungo la riva sinistra del Rodano a

sud del luogo in cui esso riceve le acque del Sorga, e quella parte dItalia fatta a modo di corno che
protende i suoi borghi di Bari, Gaeta e Catona a partire dal punto nel quale il Tronto e il Verde sfociano in
mare. Mi risplendeva gi sulla fronte la corona dUngheria, la terra che il Danubio bagna dopo essere
uscito dal territorio germanico. E la bella Sicilia, che si vela di caligine nel tratto di costa fra il capo
Passaro e il capo Faro presso il golfo di Catania, che investito dallo scirocco pi che da altri venti, non
per colpa di Tifeo ma per le emanazioni sulfuree del terreno, avrebbe tuttora atteso i suoi re legittimi, che
sarebbero discesi attraverso me da Cario e da Rodolfo, se il malgoverno, che sempre rattrista i popoli
soggetti, non avesse mosso la popolazione di Palermo a ribellarsi al grido: Morte, morte ( ai Francesi ) !
E se mio fratello prevedesse le conseguenze del malgoverno, gi allontanerebbe da se lavida povert dei
Catalani, perch non gli potessero nuocere; poich bisogna veramente che da parte sua, o da parte
altrui, si provveda affinch il suo regno gi gravato (dalla sua cupidigia) non venga oppresso da nuovi
pesi. La sua indole, che derivo avara da antenati liberali e generosi, avrebbe bisogno di funzionari tali che
non si preoccupassero soltanto di riempire le loro borse . Poich io credo che la profonda gioia che mi
danno le tue parole, o mio signore, in Dio, principio e termine di ogni bene, tu la veda con la stessa
chiarezza con la quale io la sento in me, tale gioia mi pi gradita; e mi cara anche per un altro
motivo, perch tu la vedi guardando direttamente in Dio (cosi come fanno tutti i beati). Mi hai reso felice,
ma ora chiarisci un mio dubbio, poich, con le tue parole, mi hai spinto a chiedermi in che modo da un
seme dolce possa derivare un frutto amaro (cio: in che modo possano discendere da una nobile stirpe
rappresentanti degeneri). Io gli dissi queste cose; ed egli mi rispose: Se riuscir a dimostrarti una
verit fondamentale, tu potrai volgere gli occhi alloggetto della tua domanda cos come ora gli volgi le
spalle (cio: capirai il problema del quale, per il momento, non riesci a renderti conto). Dio, il Bene che
muove e rende lieti i cieli attraverso i quali tu sali, fa si che la sua provvidenza diventi, in questi grandi
corpi celesti, virt ( capace di influire sul mondo sottostante ). Nella mente divina, di per se perfetta, non
solo si provvede allesistenza delle molteplici nature terrene, ma anche a quanto loro utile: per tale
motivo tutto ci che generato dallinfluenza dei cieli disposto secondo un fine prestabilito da Dio,
come una freccia lanciata verso il suo bersaglio. Se cos non fosse, i cieli che tu attraversi produrrebbero
effetti tali, che non sarebbero opere ordinate e razionali, ma disordine e distruzione; tuttavia ci e
impossibile, se le intelligenze motrici di questi cieli non sono difettose, e se non difettoso il primo
intelletto ( Dio ), che, in questo caso, non le avrebbe create perfette. Vuoi che ti illumini maggiormente
questa verit che ti ho enunciata? Ed io: No certamente, perch so che impossibile che la natura
venga meno al fine che si prefissa. Perci egli rispose: Ora dimmi: sarebbe peggio per luomo sulla
terra, se non vivesse in convivenza con gli altri? S risposi, e di questa verit non chiedo
dimostrazione. E potrebbe luomo essere cittadino (cio far parte di unorganizzazione civile), se
ciascuno nel mondo non vivesse in condizione diversa (rispetto a quella degli altri ), esercitando funzioni
diverse? No certo, se Aristotile, il vostro maestro, vi insegna esattamente. Cosi venne svolgendo le sue
deduzioni fino a questo punto poi concluse: Dunque (se gli uomini devono assumersi compiti differenti)
necessario che ( in ciascuno di voi ) siano diverse le attitudini dalle quali siete indotti a compiere uffici
diversi: per la qual cosa uno nasce (con lattitudine del legislatore, come) Solone, e un altro ( con quella
del condottiero, come) Serse, uno (con la vocazione del sacerdote, come) Melchisedech e un altro (con
quella dellarte, come) Dedalo, lartefice che, volando nellaria, perse il figlio. Con il loro movimento
circolare i cieli , che imprimono nelle creature il suggello della loro influenza, svolgono saggiamente la
loro opera (distribuendo fra gli uomini attitudini diverse), ma (nel fare ci) non distinguono tra casa e
casa, tra famiglia e famiglia. Di qui accade che Esa si differenzia da Giacobbe gi al momento del
concepimento, e che Romolo discende da un padre di cos umile condizione, che se ne attribuisce la
paternit a Marte. La natura dei figli sarebbe sempre simile a quella dei padri, se la provvidenza divina
(per mezzo delle influenze celesti) non vincesse (la naturale tendenza per cui il figlio assomiglia al padre).
Ora la verit che tu non vedevi ti davanti agli occhi: ma affinch sappia che mi dolce intrattenermi
con te, voglio aggiungerti un corollario. Sempre la disposizione naturale, se trova discordanti da se le
condizioni esterne, fa cattiva prova, come ogni seme che venga gettato in un terreno non adatto. E se il
mondo laggi tenesse conto delle inclinazioni poste dalla natura in ciascuno e le seguisse, avrebbe
sempre gente valente (adatta, cio, ad eseguire i compiti affidati dalle influenze celesti ). Ma voi
costringete alla vita religiosa chi nato per la vita militare, ed eleggete re chi adatto a far prediche: per
questo il vostro cammino fuori della retta via .
CANTO IX
O bella Clemenza, dopo che il tuo Carlo mi ebbe chiarito (il dubbio manifestatogli), mi predisse le
ingiustizie che avrebbero subito i suoi figli; ma soggiunse: Taci, e lascia che passino gli anni ; cos che
io non posso dire se non che ai torti da voi subiti seguir un giusto castigo. E gi lanima di quella santa
luce si era rivolta a Dio che la appaga pienamente, poich Dio il bene capace di soddisfare ogni
desiderio. Ahi anime ingannate (dai beni mondani) e creature empie, che distogliete i vostri cuori da un

bene siffatto, rivolgendo le vostre menti a cose vane! Ed ecco unaltra di quelle anime luminose si
avvicin a me, manifestando il desiderio di compiacermi col diventare pi luminosa esternamente, Gli
occhi di Beatrice, che erano fissi sopra di me, come gi prima, mi fecero certo del suo gradito consenso al
mio desiderio (di parlare). Dissi: Deh, spirito beato, soddisfa subito il mio desiderio, e dammi la prova
che io posso riflettere in te (come in uno specchio) il mio intimo pensiero (senza esprimerlo)! Perci
quella luce che mera ancora sconosciuta, dallinterno del suo splendore, da dove prima traeva la voce
per cantare, continu con lo stesso atteggiamento di colui al quale piace fare del bene (agli altri); In
quella parte della corrotta terra italica situata tra lisola di Rialto e le sorgenti del Brenta e del Piave,
sorge, ma non molto alto, un colle, dal quale un tempo scese una fiamma di guerra che caus gravi
danni alla regione. Io ed Ezzelino nascemmo dagli stessi genitori : fui chiamata Cunizza, e risplendo nella
sfera di Venere perch (in vita) fui dominata dallinflusso di questo pianeta; ma ora con gioia perdono a
me stessa linclinazione amorosa che mi ha fatto assegnare a questo cielo, e non me ne affliggo; il che ai
comuni mortali sembrer forse arduo a comprendersi. (Sulla terra) rimasta grande fama di questo
spirito che pi degli altri mi vicino, e che rappresenta una luminosa e preziosa perla del nostro cielo e
prima che la sua fama si spenga, questo centesimo anno ( che chiude il secolo) si ripeter ancora per
cinque volte; vedi dunque che luomo deve cercare di diventare famoso (per opere virtuose), in modo che
la vita mortale lasci dietro di se unaltra vita (quella della buona fama). E a questa conquista della giusta
gloria non pensa la turba che vive oggi nel territorio compreso tra il Tagliamento e lAdige e neppure si
pente per quanto colpita da castighi; ma presto accadr che i Padovani faranno cambiare (col loro sangue
) il colore allacqua delle paludi formate dal Bacchiglione che bagna Vicenza, essendo gente restia a
compiere il loro dovere (verso lImpero). E a Treviso, dove si congiungono le acque del Sile e del
Cagnano, Rizzardo da Camino tiranneggia e procede superbo, mentre gi si sta apprestando la rete per
farlo cadere.Anche Feltre pianger per la colpa del suo empio vescovo, la quale sar cos turpe, che mai
per un delitto simile alcun condannato entr in Malta. Troppo grande dovrebbe essere la bigoncia per
contenere il sangue dei Ferraresi, e si stancherebbe chi volesse pesarlo a oncia a oncia, sangue che
questo prete generoso (verso i Guelfi) doner per mostrarsi fedele al suo partito; e simili doni saranno
conformi al costume diffuso in questa regione. Lass (nellEmpireo) ci sono intelligenze angeliche che voi
chiamate Troni, dalle quali come da specchi riflessa su di noi la luce della giustizia divina: s che questi
discorsi (pur nella loro durezza) ci appaiono giusti (perch ispirati da Dio stesso). Qui Cunizza tacque; e
mi mostr daver rivolto la sua attenzione ad altro, per il fatto di essere ritornata alla danza circolare
come faceva prima di parlarmi. Laltro spirito gioioso, che mi era gi noto come una perla preziosa, si
offerse alla mia vista come un fine rubino balascio in cui il sole rifletta i suoi raggi. Nel paradiso per
manifestare la letizia si accresce lo splendore, come in terra si accresce il sorriso; ma in terra (poich non
c sempre gioia, ma anche dolore) limmagine esteriore si rabbuia, in proporzione alla tristezza
dellanimo. Io dissi: O spirito beato, Dio vede ogni cosa, e la tua conoscenza penetra in lui, in modo che
nessun desiderio pu rimanere nascosto a te. Dunque la tua voce, che sempre rallegra il cielo insieme al
canto dei Serafini, gli angeli che sammantano di sei ali. perch non soddisfa i miei desideri (con una
risposta)? Se io mi immedesimassi nei tuoi pensieri, come tu ti immedesimi nei miei, gi non attenderei
la tua domanda . Allora cos incominciarono le sue parole: Il Mare Mediterraneo, il bacino pi grande in
cui si riversi lacqua delloceano che circonda la terra emersa, tra le sponde opposte (dEuropa e di
Africa), tanto si distende da occidente verso oriente, che (allestremit orientale: a Gerusalemme) fa da
meridiano l dove prima (allestremit occidentale: alle colonne di Ercole) si suole vedere come orizzonte.
Io vissi sulla riva di quel mare compreso tra le foci dellEbro ( in Spagna ) e quelle della Magra, che per
un breve tratto fa da confine tra la Liguria e la Toscana. Avendo quasi in comune il tramonto e il sorgere
del sole giacciono (sullo stesso meridiano) Bugia e la citt dove sono nato Marsiglia, la quale un tempo
riscald le acque del suo mare con il sangue dei propri cittadini. Quella gente alla quale fu noto il mio
nome mi chiamo Folco, e il cielo di Venere ora segnato dalla mia luce, come io sulla terra fui segnato
dal suo influsso amoroso. poich Didone, la figlia di Belo, non arse di maggior passione (verso Enea),
recando oltraggio a Sicheo e a Creusa, di quanto non ardessi io, finch si convenne alla mia et giovanile;
n pi di me arse di passione la rodopea Fillide che fu abbandonata da Demofoonte, n Ercole quando il
suo cuore fu preso da amore per Iole. In paradiso non proviamo pentimento per queste cose, ma si
gioisce, non per la colpa commessa, che non torna pi in mente, bens per la virt divina che ha disposto
( linflusso di questo cielo su di noi) e ha provveduto (alla nostra salvezza eterna ). Qui si contempla larte
divina che produce opere cos mirabili, e si comprende chiaramente il fine benefico per cui i cieli
modellano la terra con i loro influssi. Ma affinch tutti i desideri che sono sorti in te in questo cielo siano
interamente appagati, devo procedere ancora oltre (col mio discorso). Tu desideri sapere chi lo spirito
nascosto in questa luce che qui accanto a me risplende con lo stesso scintillio di un raggio di sole in uno
specchio dacqua pura. Ora sappi che l dentro gode la sua pace eterna Raab; e poich ella unita alla
nostra schiera di spiriti amanti, questa schiera riceve in sommo grado limpronta della sua luce. Raab fu
accolta dal cielo di Venere, in cui termina il cono dombra proiettato dalla terra, prima di qualsiasi altra

anima redenta dal trionfo di Cristo. Ben fu giusto che Cristo la accogliesse in uno di questi cieli come
segno della grande vittoria (sullinferno) che Egli consegui con la sua crocifissione, perch ella favor la
prima delle imprese gloriose di Giosu nella Terrasanta, la quale poco torna alla memoria del pontefice.
Firenze, la tua citt natale, che ( per i suoi vizi) pianta nata dal seme di Lucifero, colui che per primo si
ribell al suo Creatore e la cui invidia ( verso il genere umano) fu causa di tanto pianto (perch per
invidia Lucifero indusse i progenitori al peccato), conia e diffonde il maledetto fiorino che ha messo fuori
strada il gregge dei cristiani, poich ha trasformato i pastori in lupi. Per questo sono lasciati in disparte gli
insegnamenti del Vangelo e dei grandi Padri della Chiesa, e si attende solo allo studio delle Decretali,
come appare dai margini (annotati e consunti dei libri che le contengono ). Al fiorino e alle Decretali
attendono il papa e i cardinali: i loro pensieri non vanno a Nazareth, l dove lArcangelo Gabriele diresse
il suo volo ( per annunciare a Maria la divina maternit ) . Ma il colle Vaticano e gli altri luoghi insigni di
Roma, che furono la tomba dellesercito dei martiri seguaci di Pietro, saranno presto liberati da questa
profanazione .
CANTO X
Dio Padre, potenza prima ed inesprimibile, contemplando il Figlio (la Sapienza) con lo Spirito Santo (
lAmore ) che Padre e Figlio spirano eternamente, cre con ordine cos perfetto tutto ci che prende vita
nella mente (le cose spirituali) e nello spazio ( le cose materiali ), che chi contempla lopera del creato
non pu fare a meno di godere di questa potenza ordinatrice. Alza dunque con me, o lettore lo sguardo ai
cieli ruotanti, precisamente quel punto dove il moto diurno di tutti i corpi celesti si incontra col moto
annuo dei pianeti; e da quel punto comincia a contemplare con amore lopera di quellArtefice che nella
sua mente lama a tal punto da non distaccare mai locchio (della sua provvidenza) da essa. Vedi come da
quel punto si distacca il cerchio obliquo (dello zodiaco) nel quale si muovono i pianeti, per soddisfare le
esigenze della terra che ha bisogno di essi e delle loro influenze. E se la strada percorsa dai pianeti (lo
zodiaco) non fosse obliqua, molta della virt attiva dei cieli resterebbe inutile, e quaggi sulla terra
sarebbe spenta quasi ogni potenzialit di vita; e se linclinazione dello zodiaco rispetto allequatore fosse
maggiore o minore, ne deriverebbe una grave imperfezione allordine terrestre nellemisfero australe e in
quello boreale. Ora, o lettore, resta pure seduto sul tuo banco, a meditare su quello di cui ti ho offerto
soltanto un assaggio, se vuoi provare la gioia (della scienza) che non lascia avvertire la stanchezza. Ti ho
messo in tavola il cibo: ormai puoi servirti da solo, perch largomento di cui ho incominciato a scrivere
concentra su di se tutta la mia attenzione. Il sole, il pi importante ministro esistente nel creato, il quale
pi degli altri astri imprime nel mondo le virt degli influssi celesti e con la sua lue ci d la misura del
tempo, trovandosi in congiunzione con quel punto che ho prima ricordato, girava per le spirali ascendenti
dello zodiaco nelle quali sorge ogni giorno pi presto ; ed io mi trovavo nel cielo del Sole ; ma non mi ero
accorto del mio salire, allo stesso modo in cui luomo non saccorge del sopraggiungere di un pensiero
prima del suo manifestarsi alla coscienza. E Beatrice colei che in tal modo guida da un cielo inferiore ad
un altro superiore con tanta rapidit, che la durata dellatto non si estende in uno spazio di tempo
percettibile. Quanto dovevano essere luminose per se stesse che erano nel cielo del Sole dove io entrai,
visibili non per il colore diverso, ma per la luce pi intensa (che irradiavano)! Per quanto io chiamassi in
aiuto tutto il mio ingegno e larte e lesperienza non riuscirei mai a trovare unespressione tanto efficace,
da far immaginare (quello che vidi); ma si pu credere (alle mie parole) e intanto si pu desiderare di
vederlo (in cielo). E non c da stupirsi se la nostra facolt immaginativa insufficiente a rappresentare
una cos intensa luminosit, perch non vi fu mai alcun occhio mortale che potesse vedere una luce
superiore a quella del sole. Cos era qui la quarta schiera delle anime elette dalleccelso Padre, che
continuamente le appaga, rivelando come genera il Figlio e come lo Spirito Santo spira (da Lui e dal
Figlio). E Beatrice cominci a dire: Ringrazia, ringrazia Dio, il sole degli angeli, perch per sua grazia ti
ha elevato a questo sole percepibile coi sensi. Non ci fu mai cuore di uomo mortale cos disposto alla
devozione e tanto pronto a volgersi a Dio con tutta la sua gratitudine, quale divenne il mio a quelle
parole; e tutto il mio amore si concentr in Lui a tal punto, che cancell dalla mia memoria Beatrice. A lei
non dispiacque; anzi ne fu cos lieta, che il fulgore dei suoi occhi sorridenti distrasse la mia mente
concentrata in Dio dividendola tra due oggetti (in pi cose: fra Dio e Beatrice). Io vidi numerosi splendori,
tanto vivi da vincere (la luce del sole ) disporsi in corona attorno a noi, ed erano pi dolci nel loro canto
di quanto non fossero luminosi nel loro aspetto: cos vediamo talvolta la luna ( identificata nella mitologia
classica con la dea Diana, figlia di Latona e di Giove) cingersi di un alone, quando laria cos satura di
vapori, che trattiene in se il raggio lunare che forma la cintura luminosa. Nella corte celeste, dalla quale
io sono tornato, ci sono molte gemme cos preziose e belle che non possibile portarle fuori di quel regno
(e descriverle); e il canto di quegli spiriti splendenti era una di quelle gemme: chi non mette le ali in
modo da poter volare fin lass, come se attendesse notizie di quei luoghi da un muto. Dopo che,
cantando in modo cosi dolce, quelle luci ardenti ebbero fatto tre giri intorno a noi, muovendosi
lentamente come stelle che ruotano vicine ai poli fissi (del cielo), esse mi apparvero come donne che,

senza interrompere le movenze della danza, si arrestino in silenzio, rimanendo in ascolto finch non
abbiano percepito le nuove note musicali (che annunciano un nuovo giro di danza); e dentro ad una di
queste luci udii dire: Poich il raggio della grazia divina, da cui acceso in noi lamore del vero bene
(Dio) e che poi in virt di questo amore cresce sempre pi, risplende in te cos moltiplicato, che ti
conduce su per la scala dei cieli, per la quale nessuno pu discendere senza che poi possa risalire, chi ti
rifiutasse il vino della sua ampolla per soddisfare la tua sete (di sapere ), non godrebbe della libert (che
distingue i beati), proprio come un corso d acqua che non va a gettarsi in mare ( perch impedito da
qualche ostacolo). Tu vuoi sapere di quali anime si adorna questa corona che, standole intorno,
contempla con amore Beatrice, la bella donna che ti d la virt necessaria per salire al cielo. Io fui uno
degli agnelli del santo gregge che Domenico guida per un cammino dove ci si pu arricchire
spiritualmente se non si inseguono cose vane. Questo che a destra mi pi vicino, mi fu fratello e
maestro, ed Alberto di Colonia, ed io sono Tommaso dAquino. Se vuoi parimenti essere informato su
tutti gli altri spiriti, segui il mio discorso con lo sguardo girando gli occhi sulla ghirlanda di questi beati.
Quellaltra fiamma lespressione della felicit di Graziano, il quale giov al tribunale civile e a quello
ecclesiastico, tanto che la sua opera gradita a Dio. Laltro che vicino a Graziano adorna il nostro coro, fu
quel Pietro che offr il tesoro della sua sapienza alla Santa Chiesa come la poverella ( del Vangelo) . Il
quinto spirito, che il pi splendente tra noi, nelle sue opere spira tale amore, che tutto il mondo laggi
sulla terra brama sapere (se sia salvo o dannato): in questa luce intelligenza di Salomone, nella quale
venne infusa una sapienza cos profonda, che, se la Sacra Scrittura verace, non nacque mai un uomo
dotato di cos grande scienza. Vicino a lui vedi la luce di quel luminare che sulla terra, durante la vita
mortale, tratt pi a fondo di tutti la natura e lufficio degli angeli. Nellaltra luce pi piccola sorride quel
difensore del Cristianesimo dei cui discorsi si giov SantAgostino. Ora se muovi lattenzione della mente
da una luce allaltra seguendo lordine dei miei elogi, gi ti fermi con il desiderio di sapere chi sia lottava.
Dentro beata perch vede Dio, sintesi dogni bene, lanima santa di Boezio, la quale a chi ben medita le
sue opere manifesta la vanit dei beni mondani: il corpo dal quale fu cacciata (con violenza) sepolto gi
in terra nella chiesa di San Pietro in Ciel dOro; ed essa giunse nella nostra pace celeste dopo il martirio e
lesilio terreno. Dopo Boezio vedi come fiammeggiano le anime ardenti di Isidoro, di Beda e di Riccardo,
che nella scienza della contemplazione fu dotato di intelligenza superiore a quella di un uomo. Questi per
cui il tuo sguardo ritorna a me, la luce di uno spirito al quale, vivendo immerso in angosciosi pensieri,
parve di arrivare troppo tardi alla morte: la luce inestinguibile di Sigieri, il quale insegnando (a Parigi)
in via della Paglia, espose con sillogismi verit che gli procurarono linvidia degli avversari . Poi, come un
orologio a sveglia che ci chiami nellora in cui la Chiesa sorge a cantare le lodi del mattino al suo Sposo
perch continui ad amarla, orologio nel quale una parte del congegno tira e spinge producendo un
tintinnio con melodia cos dolce, che riempie damor di Dio lanima fervorosa, allo stesso modo (in cui si
muove questo orologio) vidi la gloriosa corona dei beati muoversi danzando e accordare una voce allaltra
con una modulazione e una dolcezza tali che non possono essere conosciute se non in paradiso, l dove
la gioia (che ispira questo canto) dura in eterno.
CANTO XI
O stolta preoccupazione dei mortali, quanto sono erronei quei ragionamenti che vi fanno volgere alle cose
terrene! Chi se ne andava dietro alla giurisprudenza, e chi dietro alla medicina, e chi inseguiva i benefici
ecclesiastici, e chi cercava di dominare con la violenza o con la frode e chi era occupato a rubare, e chi in
attivit pubbliche; chi si affaticava immerso nei piaceri della carne, e chi invece si abbandonava allozio,
mentre io, libero da tutte queste vane sollecitudini, lass in cielo in compagnia di Beatrice ero accolto con
tanta festa. Dopo che ognuno (dei dodici spiriti) fu tornato (danzando) nel punto del cerchio in cui si
trovava prima, si ferm immobile, come ( immobile) una candela sul candeliere. E dentro quella luce
(San Tommaso) che prima mi aveva parlato, mentre sorrideva facendosi pi splendente, io udii
incominciare: Come io risplendo del raggio divino, cos, lo sguardo nella luce eterna di Dio, conosco da
dove abbiano origine le tue incertezze. Tu dubiti, e desideri che il mio discorso si chiarisca con una
esposizione cos evidente e ampia, che si distenda davanti alla tua capacit di intendere, riguardo al
punto in cui prima dissi U ben simpingua, e allaltro in cui dissi Non surse il secondo; e a proposito di
questi dubbi necessario procedere con opportune distinzioni. La provvidenza, che governa il mondo con
sapienza cos profonda che davanti ad essa ogni intelligenza creata vinta prima di riuscire a penetrarla
fino in fondo. affinch la Chiesa, la sposa di Cristo, che con alte grida si un a lei nel suo sangue
benedetto (versato sulla croce), procedesse verso il suo diletto, pi sicura in se stessa e anche pi fedele
a Lui, decret in suo aiuto (ordin in suo favore) due capi, che le fossero di guida da una parte con la
carit e dallaltra con la sapienza. Uno fu tutto ardente di carit come un Serafino; laltro per la sua
sapienza fu in terra una luce degna della scienza propria dei Cherubini. Parler di uno di costoro, perch
lodando uno si celebrano entrambi, qualunque dei due si scelga, perch le loro opere mirarono allo stesso
fine. Tra il fiume Topino e il fiume Chiascio, lacqua che scende dal monte scelto dal beato Ubaldo come

eremitaggio, digrada la fertile costa dellalto massiccio del Subasio, dal quale Perugia riceve verso Porta
Sole i venti freddi dinverno e caldi destate; e sul versante opposto del Subasio piange sotto il pesante
giogo Nocera con Gualdo Tadino. Sulla costa occidentale ( del Subasio ), l dove essa diventa meno
ripida, nacque al mondo un sole, come talvolta questo sole ( in cui ora ci troviamo) nasce dal Gange. La
luce spirituale di San Francesco ha lo stesso fulgore di quella del sole quando, nell'equinozio di primavera,
esso sorge, rispetto al meridiano di Gerusalemme, nel suo punto pi orientale (di Gange). Perci chi parla
di quel luogo, non dica Assisi, perch direbbe troppo poco, ma dica Oriente, se vuol parlare con propriet
(proprio). Questo sole non era ancora molto lontano dal momento della sua comparsa, quando cominci a
far si che la terra sentisse qualche beneficio della sua potenza vivificatrice, perch, ancora giovane,
affront una lotta col padre per amore di una donna tale, la Povert, alla quale, come alla morte, nessuno
fa grata accoglienza; e davanti alla curia vescovile della sua citt e alla presenza del padre si un a lei
come sposo; in seguito lam di giorno in giorno sempre pi intensamente. Questa donna (la Povert),
rimasta vedova del suo primo sposo, Cristo, era stata per oltre mille e cento anni disprezzata e
dimenticata, senza che alcuno la ricercasse, fino alla nascita di costui; n valse (a farla amare) ludire che
Cesare, colui che sgoment tutto il mondo, la trov tranquilla e serena, al suono della sua voce, accanto
ad Amiclate; n le valse lessersi dimostrata fedele ed eroica al punto da patire con Cristo sulla croce,
laddove (anche) Maria rimase ai piedi di essa. Ma perch io non continui a parlare in modo troppo oscuro,
nel mio lungo discorso intendi ormai per questi due amanti Francesco e la Povert. La loro concordia e la
letizia dei loro aspetti facevano si che lamore e l ammirazione e la dolce contemplazione che ne
derivavano fossero motivo di santi pensieri (in chi li vedeva); tanto che il beato Bernardo si scalz per
primo, e corse dietro a questa grande pace spirituale e, pur correndo, gli sembr di andare troppo lento.
O ricchezza ignorata! o bene fecondo di tanti frutti! La sposa piace tanto, che seguendo lo sposo si scalza
Egidio, si scalza Silvestro. Poi quel padre e quel maestro se ne va (a Roma) con la sua sposa e con quel
gruppo di discepoli che gi cingevano (intorno ai fianchi) lumile cordone. N vilt danimo gli fece
abbassare gli occhi per il fatto di essere figlio del mercante Pietro Bernardone, o per il fatto di avere un
aspetto tanto spregevole da suscitare stupore, ma con regale dignit manifest al papa Innocenzo III il
suo proposito di una vita austera, e da lui ebbe il primo riconoscimento del nuovo ordine. Dopo che i
seguaci della povert si moltiplicarono dietro le orme di costui, la cui vita mirabile si canterebbe meglio
(che altrove) nella gloria del cielo, la santa volont di questo pastore fu coronata con una seconda
approvazione dallo Spirito Santo per mezzo di papa Onorio III. E dopo che, spinto dalla sete del martirio,
ebbe predicato la dottrina di Cristo e degli apostoli alla presenza del sultano nel fasto della sua corte, . e
avendo trovato il popolo musulmano troppo restio ad ogni tentativo di conversione, per non restare (in
terra infedele) senza frutto, se ne torn a far fruttificare il seme sparso in Italia, sulla cima rocciosa (della
Verna) tra le valli del Tevere e dellArno ricevette da Cristo lultima approvazione con le sacre stimmate,
che le sue membra portarono impresse per due anni. Quando a Dio che lo aveva destinato ad operare
tanto bene, piacque di portarlo in cielo al premio che egli aveva meritato facendosi umile, ai suoi frati,
come a legittimi eredi, raccomando la donna sua pi cara (la Povert), e comand loro che lamassero
con vera fede; e dal grembo della Povert la sua nobile anima volle partire, per tornare al cielo che era il
suo regno, e per il suo corpo non volle altra bara. Pensa ora (se tale fu San Francesco) quale dovette
essere colui che fu suo degno compagno nel mantenere la barca di Pietro (la Chiesa) sulla giusta rotta nel
mare tempestoso; e questo fu (San Domenico) il fondatore del nostro ordine; per la qual cosa puoi
comprendere come chi segue lui secondo le prescrizioni della sua regola, accumula validi meriti per la vita
eterna. Ma il suo gregge diventato ghiotto di altri cibi, cosicch non possibile che non si disperda in
pascoli fuori della giusta strada; e guanto pi i suoi frati fanno come le pecore che se ne vanno erranti e
lontane dal pastore, tanto pi tornano allovile privi del latte (della dottrina e della virt ) . Vi son bens
alcuni frati che temono il danno (dell inosservanza della regola) e si stringono intorno al pastore, ma
sono tanto pochi, che basta poco panno per fornire loro le cappe. Ora se le mie parole non sono oscure e
se tu mi hai ascoltato attentamente, se richiami alla memoria quello che stato detto, sar in parte
appagato il tuo desiderio di chiarimenti, perch vedrai per quale causa la pianta dellordine domenicano si
corrompe, e vedrai che cosa significa la correzione che ho fatto allaffermazione U ben simpingua, se
non si vaneggia.
CANTO XII
Non appena la luce benedetta di San Tommaso ebbe pronunciata lultima parola, la santa corona
incominci a volgersi in cerchio; e non fin di compiere un intero giro che unaltra corona di beati la
circond, e accord il suo moto e il suo canto al moto e al canto di quella; in quei dolci strumenti questo
canto supera quello dei nostri poeti e delle nostre donne tanto quanto il raggio diretto supera quello
riflesso. Come attraverso una nube leggiera e trasparente si volgono due archi ( quelli dellarcobaleno
quando doppio) paralleli e fatti degli stessi colori, quando Giunone comanda alla sua ancella (di
scendere sulla terra a portare i suoi messaggi), e larco esterno si forma ( per riflessione) da quello

interno, allo stesso modo in cui (dalla voce) si genera leco, che prende nome da colei che lamore
consum come il sole dissolve la nebbia, e tali archi nel mondo rendono gli uomini sicuri che la terra non
sar mai pi allagata, per il patto stipulato da Dio con No, cos si volgevano intorno a noi le due corone
di beati, e cos quella esterna si accord a quella interna. Dopo che la danza e laltra grande festa che le
anime facevano con il cantare e con il rispondersi di ciascuna luce allaltra, piene di gioia e di carit si
arrestarono nello stesso istante e con la stessa concorde volont, proprio come le palpebre degli occhi
devono necessariamente abbassarsi o sollevarsi insieme, secondo il desiderio che determina i loro
movimenti, dal profondo di una di quelle luci giunte poco prima si lev una voce, che, facendomi volgere
verso il luogo da cui proveniva, mi fece assomigliare allago (della bussola che si orienta) in direzione
della stella polare; e incominci: Lo spirito di carit che rende pi luminosa la mia bellezza mi spinge a
parlare dellaltra guida (San Domenico), per onorare la quale qui si parlato cos bene della mia (San
Francesco). E giusto che, dove si parla dell uno, si ricordi anche laltro, in modo che, come combatterono
per una stessa causa, cos risplenda insieme anche la loro gloria. La cristianit, che Cristo, a prezzo del
suo sacrificio, forn dei mezzi adatti per combattere il peccato, seguiva la croce con poco zelo, piena di
dubbi e diminuita di numero, quando Dio, che regna per leternit, venne in suo soccorso, mentre essa si
trovava in pericolo, non perch ne fosse degna, ma soltanto per un atto della sua misericordia; e come
stato detto (da San Tommaso; cfr. canto XI, versi 31-36), port aiuto alla Chiesa, sua sposa, con due
difensori ( San Francesco e San Domenico), per la cui opera e la cui predicazione il popolo sviato pot
ravvedersi. In quella parte (la Spagna) dove il dolce Zefiro sorge ad aprire le nuove fronde delle quali si
vede rivestita lEuropa (in primavera), non molto lontano dalla spiaggia battuta dalle onde
(dellAtlantico), dietro le quali il sole, come stanco del suo lungo percorso, talvolta ( nel solstizio destate)
tramonta nascondendosi ad ogni uomo, sorge la fortunata (perch patria di San Domenico) Calaruega
sotto il governo del re di Castiglia, nel cui stemma (in una parte) il leone sta sotto e (nellaltra) si trova
sopra. Li nacque il fedele amante della fede cristiana, il santo campione benevolo verso i cristiani e
implacabile verso i nemici della fede. E non appena la sua anima fu creata, venne a tal punto colmata di
efficaci virt, che, stando ancora nel grembo materno, diede alla madre spirito profetico. Dopo che furono
celebrate le nozze fra lui e la fede davanti al sacro fonte battesimale, dove entrambi si portarono in dote,
reciprocamente, la salvezza, la madrina che diede in suo nome il consenso (ad entrare nella fede
cristiana), vide in sogno il mirabile frutto che doveva derivare da lui e dai suoi seguaci. E affinch anche
nel nome egli fosse quale era di fatto, dal cielo discese una divina ispirazione (ai genitori) perch fosse
chiamato con il possessivo di colui al quale egli tutto apparteneva. Fu chiamato Domenico; ed io lo
presento come lagricoltore che Cristo scelse per far fruttificare il suo orto, la Chiesa. A buon diritto
apparve nunzio e servitore di Cristo, poich il primo amore che si manifest in lui, fu per la povert, il
primo precetto che diede Cristo. Spesso fu sorpreso dalla sua nutrice mentre, tacito e desto, stava
coricato sulla terra, come se volesse dire: Io sono venuto per questo (per vivere in umilt e povert).
O padre suo veramente Felice! o madre sua veramente Giovanna, se questo nome, inteso nel suo
significato etimologico, ha il valore che si dice! Non per conseguire beni e onori terreni, per i quali ora ci
si affanna negli studi di diritto canonico o di medicina (a Taddeo), ma per amore della vera sapienza
divenne in breve tempo un dottissimo teologo, cos che (con il suo sapere) cominci a girare intorno, per
difenderla e coltivarla, alla vigna ( la Chiesa ) che subito inaridisce, se il vignaiuolo (il pontefice) non
adempie al suo ufficio. E al soglio papale, il quale un tempo fu molto pi generoso (di quanto lo sia ora)
verso i poveri onesti, non per colpa dellistituzione pontificia come tale, ma per colpa del papa, che devia
dal giusto cammino, non di distribuire ( ai poveri ) la met o il terzo (del denaro ad essi destinato,
trattenendo per se il rimanente), n di ottenere le rendite del primo beneficio che rimanesse vacante, n
di godere le decime, che sono destinate ai bisogni dei poveri di Dio. chiese, bens chiese il permesso di
combattere contro gli errori del mondo cristiano in difesa di quella fede che il seme dal quale sono
germogliate le ventiquattro piante che ti circondano Poi sostenuto dalla dottrina e dalla forza di volont e
dallautorit conferitagli dal mandato del pontefice si mosse con la forza di un torrente che sgorga da una
sorgente profonda; e il suo impeto si abbatt sulle male piante delleresia, pi vigorosamente l (in
Provenza) dove le resistenze erano pi forti. Da lui ( paragonato prima a un torrente) si formarono poi
numerosi ruscelli le cui acque irrigarono fecondandolo lorto della Chiesa, cos che i fedeli sono (ora) pi
vigorosi nella fede. Se tale fu una delle due ruote sulle quali si resse il carro della Santa Chiesa che vinse
combattendo apertamente la sua guerra civile (perch la lotta fra eretici e fedeli avviene in seno alla
Chiesa stessa), ben ti dovrebbe essere sufficientemente chiara leccellenza dellaltra ruota (San
Francesco), riguardo alla quale Tommaso fu cosi cortese (facendone lelogio) prima che io venissi ( con la
seconda corona di beati) . Ma il solco segnato dalla parte esterna della circonferenza di questa ruota,
abbandonato, cos che dove cera virt e unione c (ora) corruzione e disunione. Il suo ordine, che aveva
seguito le orme del proprio fondatore, si tanto volto in direzione opposta, che cammina a ritroso. E ben
presto dal raccolto si vedr la cattiva coltivazione, quando il loglio con suo dolore si vedr escluso
dallarca. Io dico che chi esaminasse ad uno ad uno i frati del nostro ordine, ne troverebbe ancora

qualcuno fedele alle virt francescane, nel quale potrebbe leggere Io sono quel che un buon francescano
soleva essere; ma quello non verr n da Casale n da Acquasparta, da dove provengono tali interpreti
della regola francescana, che uno la fugge, e laltro cerca di renderla pi rigida. lo sono lanima di
Bonaventura da Bagnorea, che nei grandi incarichi ( da me ricoperti) posposi sempre la cura delle cose
mondane (a quella delle cose spirituali). Si trovano in questa corona Illuminato (da Rieti) e Agostino
(dAssisi ), che furono fra i primi seguaci di San Francesco, i quali, cingendosi del capestro ( accettando,
cio, la regola francescana), si resero cari a Dio. Sono qui con loro Ugo da San Vittore, e Pietro
Mangiadore e Pietro Ispano, la cui fama splende in terra grazie ai suoi dodici libri; (si trovano qui) il
profeta Natan e il metropolita Crisostomo e Anselmo e quel Donato che si occupo della scienza
grammaticale. qui Rabano, e mi risplende di fianco labate calabrese Gioacchino, dotato di spirito
profetico. Ad emulare (celebrando le lodi di San Domenico) un cos valido paladino (San Tommaso,
paladino di San Francesco) mi indusse lardente cortesia di frate Tommaso e le sue assennate parole; e
mosse insieme con me gli altri spiriti: (a manifestare il loro consenso con la danza e il canto).
CANTO XIII
Il lettore che desidera capire bene quello che a questo punto vidi, immagini (e, mentre io parlo, conservi
limmagine salda come una roccia) le quindici stelle che nelle diverse regioni del cielo lo illuminano di
tanto splendore, da vincere ogni nebulosit dellatmosfera; immagini quel carro ( lOrsa Maggiore) al
quale sufficiente lo spazio del nostro emisfero celeste per il suo moto diurno e notturno, cosicch nella
sua rotazione non scompare mai (alla nostra vista); immagini le due stelle poste alla estremit di quel
corno (lOrsa Minore) che comincia nel punto pi alto dellasse celeste, intorno al quale gira ( va dintorno
) il primo cielo mobile, (immagini dunque) che queste ventiquattro stelle abbiano formato in cielo due
costellazioni, simili a quella in cui fu mutata la figlia di Minosse, quando mori; e (immagini) che le due
costellazioni siano concentriche, e che entrambe ruotino in modo che luna si muova in un senso e laltra
nel senso opposto; e (il lettore) avr unimmagine imperfetta della costellazione (di spiriti) che io vidi
veramente e della doppia danza che girava intorno al punto in cui mi trovavo, poich ( lo spettacolo ) era
tanto al di sopra della nostra comune esperienza, di quanto il Primo Mobile, che il cielo pi veloce di
tutti gli altri, supera in velocit il lento corso del nume Chiana. Li non si celebrarono le lodi di Bacco, n di
Apollo, ma si cantarono le lodi delle tre persone in una sola natura divina, e di questa e di quella umana
nellunica persona di Cristo. Il canto e la danza giunsero simultaneamente al loro termine; e quei santi
spiriti volsero a noi la loro attenzione, rallegrandosi nel passare da una cura (la danza e il canto) ad
unaltra (il chiarimento del dubbio di Dante). Ruppe poi il silenzio tra i beati concordi (nel loro canto e
nella loro danza) quella luce (San Tommaso) che mi aveva narrata la vita mirabile del poverello di Dio
(San Francerco), e disse: Poich il tuo primo dubbio stato discusso, e poich il seme (di verit che ne
scaturito) gi stato riposto (nella tua mente), lo spirito di carit mi invita a sciogliere laltro dubbio. Tu
credi che nel petto di Adamo, dal quale fu tratta la costola per formare il bel volto di Eva, il cui peccato di
gola (nel provare il frutto proibito) fu causa di tanto male a tutto il mondo, e che nel petto di Cristo, il
quale, trafitto dalla lancia, - offr (a Dio) soddisfazione e per i peccati futuri e per quelli passati, tanto che
sulla bilancia della giustizia divina esso vince (con i suoi meriti ) il peso di ogni colpa, sia stata infusa
dallonnipotenza divina che aveva creato luno e laltro, tutta quanta la sapienza che lecito alla natura
umana possedere; e perci ti meravigli riguardo a quello che ti ho detto pi sopra, quando affermai che
lanima beata di Salomone racchiusa nella quinta luce ( della prima corona) non ebbe chi luguagliasse (in
sapienza). Ora rifletti bene a quello che ti rispondo, e vedrai che la tua convinzione (riguardo alla
sapienza di Adamo e di Cristo) e la mia affermazione coincidono nella verit come il centro nel mezzo
del cerchio. Le creature incorruttibili e quelle corruttibili non sono che una luce riflessa di quellidea (il
Verbo) che Dio, nostro re, genera con un atto damore: perch la viva luce del Verbo che emana da Dio in
modo tale, che non si separa n da Lui n dallo Spirito Santo, per sua bont dirige e concentra i suoi
raggi, come riflettendosi in tanti specchi, nelle nove essenze dei cori angelici, pur conservando in eterno
la sua unit. Dai nove cori angelici questa luce scende gi di cielo in cielo fino agli elementi del mondo
terrestre, e si attenua a tal punto, che non produce pi che creature contingenti e corruttibili; e per
queste realt contingenti intendo le cose generate, che i cieli producono con il loro moto sia per mezzo di
semi sia senza di essi. La materia di queste creature inferiori e i cieli che la plasmano con i loro influssi
non sono sempre nel medesimo rapporto; e perci questa materia poi resta pi o meno illuminata dalla
luce dellidea divina. Non sta d'un modo: infatti pu variare la disposizione in cui si trova la materia
rispetto all'azione dei cieli e pu cambiare l'influsso dei cieli sulla terra con il variare delle loro posizioni e
delle loro congiunzioni. Perci avviene che due alberi della medesima specie producano frutti migliori o
peggiori e che gli uomini (pur appartenendo alla stessa specie) nascano con indoli e attitudini differenti
Se la materia ( nel momento in cui subisce lazione dei cieli) fosse nelle condizioni migliori per essere
plasmata e se il cielo si trovasse al massimo della sua potenza formatrice, la luce dellimpronta divina
apparirebbe (nelle creature) in tutto il SUO splendore; ma la natura ( cio la causa seconda, che genera

gli esseri inferiori) presenta sempre questa luce in modo imperfetto, perch essa opera come lartista,
che conosce la sua arte ma incapace di realizzare perfettamente ci che ha in mente. Tuttavia se lo
Spirito Santo dispone e imprime (sulla creatura) la luce del Verbo che procede dal Padre, allora in questa
creatura si ottiene tutta la perfezione possibile. Cos la terra (allorch Dio se ne servi per formare il corpo
di Adamo) fu un tempo resa degna di accogliere tutta la perfezione possibile in un essere animato; cos
(per opera dello Spirito Santo) fu generato Cristo nel grembo della Vergine: perci io approvo la tua
opinione, che la natura umana non fu n sar mai cosi perfetta come fu in quelle due persone ( Adamo e
Cristo ) . Ora se io non aggiungessi altro, tu mi faresti subito questa domanda: Dunque, come mai costui
(Salomone) non ebbe chi luguagli (in sapienza) ? Ma affinch appaia chiaro ci che ancora non lo ,
pensa quale era la condizione di Salomone, e quale motivo lo spinse a domandare ( la sapienza ), quando
gli fu detto (da Dio) Chiedi ( ci che vuoi ) . Non ho parlato in modo cosi oscuro, che tu non possa
capire che egli fu il re che chiese (a Dio) la saggezza per poter essere un sovrano capace di adempiere il
suo ufficio, non per sapere quante sono le intelligenze motrici dei cieli, o per conoscere se una premessa
necessaria e una contingente portano ad una conclusione necessaria; n per sapere se possibile (est)
ammettere che esista (nelluniverso) un moto primo dal quale dipendono tutti gli altri, o per conoscere se
in un semicerchio si possa iscrivere un triangolo che non sia rettangolo. Perci, se esamini quello che ho
detto prima (cfr. canto X, verso 114) e ci che ho aggiunto ora, ( puoi capire che) quella sapienza che
non ebbe uguali, alla quale intendevo alludere, la sapienza che si addice a un re: e se mediti con mente
non offuscata da preconcetti sul valore della parola sorse, vedrai che essa si riferiva solo ai re, che sono
molti, pur essendo rari quelli che sanno ben esercitare il loro ufficio. Interpreta le mie parole con questa
distinzione (fra uomini e re: Salomone fu il pi sapiente come re non come uomo); e cos esse potranno
accordarsi con quello che tu credi intorno alla sapienza di Adamo e di Cristo. E questo (il dubbio che
sorto in te per aver tratto frettolose conclusioni dalle mie parole) ti insegni a procedere sempre con i piedi
di piombo, per andare cauto e lento come uomo affaticato e nel negare ci che non puoi distinguere
chiaramente: perch bene in basso nella scala della stoltezza colui che afferma e nega senza fare le
necessarie distinzioni sia nel caso che si debba dire di si sia nel caso che si debba dire di no, poich
accade che spesso un giudizio affrettato inclini allerrore, e che poi lattaccamento (alla nostra opinione)
non lasci pi libero lintelletto (di ricredersi). Colui che cerca nel mare della verit e non conosce larte di
farlo, si allontana dalla riva pi che inutilmente, perch non ritorna nella condizione in cui era partito (
cio: era partito in uno stato di ignoranza, ritorna carico di errori, perch crede cose false). E offrono al
mondo chiara testimanianza di questo fatto Parmenide, Melisso, e Bryson e molti altri, i quali
procedevano nella loro ricerca senza rendersi conto delle conseguenze: cos fecero Sabellio e Ario e tutti
quegli eretici che falsano il significato delle Scritture come colpi di spada sfigurano un bel volto. Gli
uomini non si mostrino, inoltre troppo sicuri nel dare giudizi. come colui che calcola il valore della messe
quando ancora sul campo, prima che sia giunta a maturazione: perch io ho visto durante tutto
linverno il pruno apparire secco e spinoso, e poi (in primavera) lho visto far sbocciare la rosa sulla sua
cima; e vidi gi una nave percorrere sicura e veloce il mare per tutto il viaggio che doveva compiere, e
naufragare infine proprio allingresso del porto. Non credano donna Berta e ser Martino (due nomi usati
genericamente), per il fatto di vedere uno rubare, un altro fare elemosine, di poterli considerare come gi
giudicati da Dio, perch quello pu riscattarsi dal peccato, e laltro pu perdersi .
CANTO XIV
In un recipiente rotondo la superficie dellacqua si increspa (in cerchi concentrici che vanno) dallorlo
verso il centro, e dal centro verso lorlo, a seconda che lacqua sia percossa da un colpo dato sulla parete
esterna del recipiente o allinterno. Questo fenomeno dellacqua di cui parlo, mi venne improvvisamente
in mente, non appena tacque lanima santa di Tommaso, per la somiglianza che nacque fra le sue parole
( che dalla parte esterna della corona dei beati si muovevano verso il centro dove si trovavano Dante e
Beatrice ) e quelle di Beatrice ( che dal centro si volgevano verso la circonferenza della corona), alla
quale piacque cominciare, dopo di lui, in questo modo: A costui (Dante) necessario andare a fondo di
unaltra verit, ma non osa dirvelo n con le parole n ancora col pensiero. Ditegli se la luce di cui si
adorna la vostra anima rimarr con voi eternamente cosi com ora: e se rimarr inalterata, spiegategli
come, dopo che ( avendo ripreso il corpo ) sarete ridiventati visibili, potr accadere che (questa luce) non
riesca molesta ai vostri occhi. Come talvolta coloro che danzano in circolo, sospinti e trascinati da una
crescente allegria, alzano (cantando) la voce e si muovono con pi vivacit, cosi, alla pronta e riverente
preghiera (di Beatrice), le due corone di spiriti beati mostrarono la loro accresciuta letizia col girare
intorno pi velocemente e con la meravigliosa armonia del loro canto. Chi si lamenta che qui in terra
luomo debba morire per passare alla vita del cielo, non ha certo visto lass il ristoro che reca la pioggia
della grazia La Trinit che sempre vive e sempre regna unita in ciascuna delle tre persone, non limitata
da nulla, e che tutto abbraccia e contiene, tre volte era glorificata dal canto di ciascuno di quegli spiriti
con cos soave melodia, che (Iudirla) sarebbe giusta ricompensa anche al merito pi grande. Ed io udii

nella luce pi fulgida della prima corona (attorno ad esso si era formato il secondo, pi ampio) una voce
soave, simile forse a quella con cui larcangelo Gabriele si rivolse a Maria (nellAnnunciazione),
rispondere: Finch durer il gaudio della celeste beatitudine, il nostro amore irradier intorno questa
veste (luminosa che ci fascia). Lo splendore (di questa veste) proporzionato allardore di carit ( di cui
siamo infiammati); il nostro ardore proporzionato alla visione (pi o meno profonda, che abbiamo di
Dio), e la visione proporzionata alla grazia divina aggiunta al merito di ciascuno. Quando (nel giorno del
Giudizio Universale ) rivestiremo il nostro corpo reso glorioso e santo (dallanima beata), il nostro essere
sar pi caro ( a Dio ) perch sar diventato pi completo; Ritorna ancora una volta il principio
aristotelico-tomista da Dante gi enunciato nel canto VI dell'Inferno ( versi 106-108): la perfezione
dell'essere umano nell'unione di anima e di corpo, la quale si ricostituir per l'eternit nel giorno del
Giudizio Universale. per questa perfezione si accrescer il dono della Grazia illuminante che Dio, sommo
Bene, ci offre, e che ci mette in condizione di poterLo vedere; per tale motivo deve crescere la visione di
Dio, deve crescere l ardore di carit che essa accende, deve crescere la luce che da questo ardore deriva.
Ma come il carbone che produce la fiamma, e la supera (in splendore) per la sua viva incandescenza, cos
che la sua forma non si lascia nascondere ( dalla luce della fiamma), cos questo fulgore che fin dora ci
circonda sar vinto in efficacia visiva dal fulgore del nostro corpo che per ora ricoperto dalla terra;
tuttavia tanta luce non potr abbagliarci, perch i nostri sensi avranno potenza sufficiente a percepire e
sostenere tutto ci che potr essere motivo di beatitudine. Gli spiriti delle due corone mi apparvero tanto
pronti e veloci a dire Cosi sia ! , che mostrarono chiaramente il desiderio di ricongiungersi ai loro corpi;
forse non tanto per se stessi, ma per la madre, il padre e per tutti coloro che ebbero cari (in terra) :
prima di diventare eterni fulgori (in cielo). Ed ecco apparire intorno (alle due corone) una luce, di
splendore pari (a quella dei due cerchi di beati), superiore alla luminosit del sole, simile al chiarore che
si diffonde allorizzonte quando il sole sorge. E come sul far della sera cominciano ad apparire nel cielo le
prime stelle, cos (tenui) che laspetto di esse appare e non appare reale, cos mi sembr di vedere l
nuove anime, e mi sembr che esse si disponessero in cerchio intorno alle : altre due corone. Oh verace
splendore dello Spirito Santo! come esso divenne improvvisamente incandescente alla mia vista che,
sopraffatta, non pot sopportarlo! Ma Beatrice mi apparve cos bella e splendente, che (la sua immagine)
si deve lasciare tra quelle visioni paradisiache che la memoria non stata capace di fissare dentro di se.
Da Beatrice i miei occhi ripresero forza per risollevarsi, e mi vidi trasferito solo con la mia donna in un pi
alto grado di beatitudine. Mi accorsi chiaramente che ero salito in un cielo superiore, per lo sfavillio
incandescente della stella, che mi appariva pi rosseggiante del solito. Con tutto il mio cuore e con il
linguaggio dellanima che unico per tutti gli uomini, feci a Dio lofferta di tutto me stesso, come era
giusto fare in risposta alla nuova grazia ricevuta (quella di essere stato assunto in un cielo pi alto). E
non si era ancora esaurito nel mio petto lardore di quella offerta, che mi accorsi che quel mio sacrificio
(litare: termine latino, che significa celebrare un sacrifici ) era stato gradito (a Dio) ed efficace,
perch disposte su due liste luminose mi apparvero anime splendenti, cos luminose e cos affocate, che
dissi: O Dio che rivesti queste anime di tanta luce! Come la Galassia si distende con la sua striscia
luminosa costellata da stelle di minore o maggiore grandezza dalluno allaltro polo del cielo, in modo che
fa restare incerti anche i pi sapienti, cos disposte a modo di costellazione con stelle di diversa
grandezza dentro il cielo di Marte quelle due liste luminose formavano il venerando segno (della croce),
che costituito dati intersecarsi delle linee che congiungono le quattro parti in cui diviso il cerchio. A
questo punto la mia memoria supera le possibilit del mio ingegno (incapace di esprimere a parole una
simile visione), perch in quella croce sfolgorava la figura di Cristo, in modo che io non so trovare
unimmagine adeguata per rappresentarla; ma chi (nel mondo) prende la sua croce e segue Cristo,
quando un giorno Lo vedr sfolgorare in questa luce biancheggiante, mi scuser allora di quanto io
tralascio. Da un braccio allaltro della lista orizzontale e tra una estremit e laltra della linea verticale si
muovevano gli spiriti luminosi, risplendendo pi intensamente nellatto di incontrarsi e di oltrepassarsi:
allo stesso modo sulla terra si vedono i corpuscoli del pulviscolo atmosferico in direzione diritta o obliqua,
con moto rapido o lento, mutando aspetto, in forma allungata o corta, muoversi nel raggio di luce da cui
tagliata talvolta loscurit (di una stanza), oscurit che luomo si procura per difendersi dalla luce del
sole con espedienti escogitati dallingegno e realizzati praticamente. E come la giga (strumento musicale
simile al violino) e larpa, con l armonico temperarsi di molte corde diverse, creano un suono dolce anche
allorecchio di chi non intende linsieme della melodia, cos da quelle luci che l mi apparvero si diffondeva
lungo la croce una melodia che mi estasiava con la sua dolcezza, senza che io riuscissi a capire le parole
del canto. (Pur senza intendere il suo significato) mi accorsi facilmente che esso era un canto di solenne
glorificazione, perch mi giungevano le parole Resurgi e Vinci , come a colui che ode qualche parola
ma non intende tutto il senso di un discorso. Dalla dolcezza di questo canto io traevo un cos profondo
amore (verso queste cose), che fino a quel momento non vi fu niente che mi avesse avvinto con cos
soavi legami. Forse la mia parola pu sembrare troppo ardita, poich pospongo ( al piacere provato in
questo momento) la gioia che ricevo dai begli occhi (di Beatrice ), contemplando i quali si appaga ogni

mio desiderio: ma chi considera che gli occhi di Beatrice, viva rappresentazione di ogni bellezza, operano
pi efficacemente quanto pi si sale attraverso i cieli, e che io nella sfera di Marte non mi ero ancora
rivolto verso di essi, mi pu scusare di quello di cui io mi accuso (cio di aver osato troppo con le mie
parole) per giustificarmi (di aver posposto al piacere del canto il piacer delli occhi belli), e pu costatare
che dico la verit, poich la divina bellezza (di Beatrice) non stata qui dimenticata dalle mie parole, dal
momento che anch essa, man mano che si ascende, diventa sempre pi perfetta.
CANTO XV
La volont di fare il bene nella quale si risolve sempre lamore che deriva direttamente da Dio, come la
cupidigia si risolve nella volont di fare il male, fece cessare quel dolce coro e fece fermare il moto dei
beati, i quali sono come le corde di una lira che la mano di Dio allenta o tende. Come potranno essere
sorde alle preghiere dei giusti quelle anime beate che, per invogliarmi a interrogarle, furono concordi a
cessare il loro canto? E giusto che soffra eternamente colui che, per amore delle cose terrene che sono
caduche, si priva per sempre dellamore di Dio. Come attraverso gli spazi sereni del cielo tranquillo e
limpido di tanto in tanto sfreccia improvvisa una stella cadente attirando lo sguardo di chi se ne stava
ozioso, e sembra una stella che muti posto in cielo, se non che dalla parte dove si accesa non scompare
nessun astro, e quella presto si spegne, cos dal braccio della croce che si protendeva verso destra fino ai
piedi di essa corse una delle luci della costellazione (di spiriti) che risplende nellinterno della croce: n
quella gemma si distacc dal nastro luminoso (della croce), ma corse via lungo la lista formata dai due
raggi, s che sembr una fiamma che risplende dietro ad un alabastro (trasparente): Con la stessa
manifestazione daffetto corse incontro (ad Enea, per abbracciarlo) lombra di Anchise, quando
nelloltretomba riconobbe il figlio, se merita fede il racconto di Virgilio, il nostro maggior poeta. O
sangue mio, o grazia di Dio (in te) infusa in maniera singolare, a chi mai fu dischiusa due volte la porta
del cielo come a te ? . Cosi parl quello spirito: perci io mi rivolsi con attenzione verso di lui; poi
guardai la mia donna, e restai stupito da una parte e dallaltra, perch nei suoi occhi risplendeva un un
sorriso tale, che io credetti di toccare con i miei il limite estremo della grazia concessami da Dio e della
mia beatitudine. Poi quello spirito, che ispirava gioia a udirlo e vederlo, aggiunse alle sue prime parole
cose che io non compresi, tanto era profondo il loro significato; n si sottrasse alla mia comprensione di
proposito, ma per necessit, perch il suo pensiero and oltre il limite a cui arriva lintelligenza di un
mortale. E allorch la tensione dellardente carit fu sfogata, tanto che il suo linguaggio si rese
comprensibile alla nostra mente, la prima cosa intesa da me fu: Sii benedetto, o Dio trino e uno, che sei
tanto munifico verso la mia discendenza del mio seme)! E continu: Un caro e antico desiderio, sorto
in me dallaver letto (la tua futura venuta) nel grande libro della mente di Dio dove non si aggiunge e non
si toglie mai nulla a ci che scritto, hai saziato, o figlio, in me che ti parlo avvolto in questa luce, grazie
a Beatrice, colei che ti diede le ali per il grande volo. Tu sei convinto che il tuo pensiero discenda in me
direttamente da Dio, che lEnte primo, cos come dallunit, quando conosciuta, derivano il cinque e il
sei (e gli altri numeri ): e perci non mi domandi chi sono e perch mi mostro a te pi festoso di
qualunque altro spirito di questa moltitudine beata. Quello che credi vero, perch in questa vita tutti gli
spiriti, siano essi dotati di un grado minore o maggiore di beatitudine, vedono in Dio come in uno
specchio nel quale manifesti il tuo pensiero, prima ancora che tu lo abbia concepito: ma affinch lamore
divino nella contemplazione del quale io veglio godendone perpetuamente la visione e che fa nascere in
me la sete del dolce desiderio (di appagarti), sadempia meglio, la tua voce esprima senza timore, franca
e lieta la tua volont, esprima il tuo desideri, per il quale gi pronta la mia risposta! Io mi rivolsi a
Beatrice, ed ella comprese prima che parlassi, e sorridendo mi fece un cenno che accrebbe il mio
desiderio. Poi incominciai cos: Non appena aveste la visione di Dio, che perfetta uguaglianza (perch
tutti i suoi infiniti attributi sono mente uguali e commisurati fra di loro), in ciascuno di voi sentimento e
intelligenza si corrisposero perfettamente , poich Dio, il sole che vi illumina con la luce (della sua
sapienza) e vi infiamma con il fuoco (del suo amore), cos uguale (nei suoi attributi), che ogni
somiglianza risulta inadeguata ad esprimerLo. Invece nei mortali la volont e lo strumento per esprimerla
adeguatamente, per il motivo che voi conoscete ( la limitatezza e limperfezione umana), sono provveduti
di ali di diversa potenza (cio: la parola non sempre pu realizzare ci che la volont desidera); per cui
io, che sono ancora mortale, sento di essere in questa disuguaglianza (tra volont e parola), e perci non
ringrazio che col cuore per laccoglienza festosa e paterna. Io ti supplico per, o spirito splendente come
vivo topazio che adorni questo prezioso gioiello della croce, di appagare il mio desiderio di conoscere il
tuo nome . Allorch mi rispose, questo fu linizio del suo discorso: O figlio mio, nel quale mi compiacqui
anche solo aspettandoti, io fui tuo capostipite. Poi mi disse: Alighiero, colui dal quale prende nome il
tuo casato e che gira da pi di cento anni nella prima cornice del monte del purgatorio, fu mio figlio e fu
tuo bisavolo: proprio opportuno che tu gli abbrevi la lunga pena con i tuoi suffragi. Firenze chiusa
dentro la cerchia delle antiche mura, donde la citt sente ancora il suono delle ore di terza e di nona, se
ne stava in pace, sobria e onesta. Le donne non usavano braccialetti, n corone preziose, n gonne

ricamate, n cinture tanto ricche da essere pi vistose della persona che le portava). La figlia, nascendo,
non faceva ancora paura al padre, perch let e la dote non uscivano da una parte e dall altra dalla
giusta misura. Non vi erano case vuote di prole; non era ancora giunto Sardanapalo a insegnare quali vizi
e lussi si possono avere nel segreto della camera. Monte Mario non era ancora vinto dal vostro
Uccellatoio, il quale Monte Mario, come fu superato in magnificenza, cos sar superato nella decadenza.
lo vidi Bellincione Berti portare una cintura di cuoio con fibbie dosso, e vidi sua moglie tornare dallo
specchio senza il viso dipinto; e quelli della famiglia dei Vecchietti accontentarsi di indossare una semplice
pelle non ricoperta di panno, e le loro donne intente agli umili lavori del fuso e della rocca. Oh donne
fortunate! ciascuna sapeva con certezza il luogo dove sarebbe stata sepolta, e ancora nessuna era
lasciata sola nel letto nuziale dal marito andato in Francia (per mercanteggiare ) . Una vegliava
amorosamente il bimbo in culla e, per consolarlo (quando piangeva), si serviva di quel linguaggio infantile
che per primi i genitori stessi si divertono ad usare; unaltra, filando, raccontava, stando seduta in mezzo
alla sua servit, le antiche storie dei Troiani, di Fiesole e di Roma. In quel tempo una donna dissoluta
come Cianghella della Tosa, un barattiere come Lapo Saltarello sarebbero stati considerati una cosa
straordinaria come, ora, un uomo probo come Cincinnato o una donna virtuosa come Cornelia. A una vita
cittadina cosi tranquilla e bella, tra una cittadinanza cosi affiatata, in una cos dolce dimora, mi fece
nascere la Vergine Maria, che era stata invocata con alte grida da mia madre durante il parto (cfr.
Purgatorio XX, 19-21); e nel vostro antico Battistero divenni cristiano e insieme ricevetti il nome di
Cacciaguida. Miei fratelli furono Moronto ed Eliseo: la mia sposa fu originaria della valle del Po; e da lei
ebbe origine il tuo cognome. Poi seguii limperatore Corrado; ed egli mi fece suo cavaliere, tanto ero
entrato nelle sue grazie per il mio valore. Lo seguii andando a combattere contro liniquit di quella
religione il cui popolo, per colpa dei papi (che si disinteressano di questo problema ), usurpa i diritti della
cristianit (sulla Terrasanta). Qui ad opera di quella gente turpe fui sciolto dai legami del mondo fallace,
lamore del quale abbrutisce molte anime; e dal martirio ( della morte per la fede) venni alla pace del
paradiso .
CANTO XVI
O nostra nobilt di sangue, che sei cosa di si poco conto, se induci gli uomini a gloriarsi di te quaggi
sulla terra, dove il nostro amore (verso Dio) ha scarsa forza (poich si lascia attrarre dai beni mondani),
per me ormai non sarai pi causa di meraviglia, perch lass , voglio dire in cielo, dove il nostro desiderio
non pu mai essere deviato dalla retta via, io pure mi gloriai di te. Certo tu sei come un mantello che
presto diventa corto, cos che, se non si aggiunge ogni giorno qualcosa ad esso (cio alla virt degli
antenati), il tempo accorcia questo mantello girandovi intorno con le forbici . Io ripresi il mio discorso
(con Cacciaguida) usando il voi che Roma per prima permise, uso nel quale (ora) la sua popolazione
persevera meno delle altre; perci Beatrice, che stava un poco discosta da me, sorridendo, parve fare
come la dama di Malehaut, quella che toss in occasione del primo colloquio damore di Giinevra
raccontato nei romanzi francesi. Io cominciai: Voi siete il padre mio; voi mi date un confidente ardire nel
parlarvi; voi mi elevate cos in alto, che io mi sento pi di quello che sono in realt. (Ascoltandovi) il mio
animo si riempie di gioia per cos tante vie, che si rallegra con se stesso perch pu sostenerla senza
esserne sopraffatto. Ditemi, dunque, amato capostipite della mia famiglia, chi furono i vostri antenati, e
in quali anni si svolse la vostra fanciullezza (letteralmente: quali furono gli anni che si segnarono nei
calendari durante la vostra fanciullezza: ditemi quanti erano allora gli abitanti di Firenze ( ovil di San
Giovanni, in quanto San Giovanni Battista il patrono della citt), e quali in essa le famiglie degne di
salire alle pi alte dignit. Come per lo spirare del vento si ravviva un carbone acceso, cos vidi la luce di
Cacciaguida risplendere pi intensamente alle mie parole affettuose ; e come essa si fece pi bella ai miei
occhi, cos con voce pi dolce e soave ( di prima ), ma non nella lingua che usiamo ora, mi disse: Dal
giorno in cui larcangelo disse Ave alla Vergine Maria fino al momento del parto con il quale mia madre,
che ora beata in cielo, si sgrav di me di cui era incinta, il rosso pianeta Marte venne 580 volte ad
attingere nuovo calore sotto il piede del Leone, la costellazione che ha la sua stessa natura. I miei avi ed
io nascemmo in quel puntodi Firenze dove per chi corre il vostro palio annuale incomincia lultimo
sestiere. Dei miei antenati ti basti sapere questo: chi essi fossero e da dove siano venuti qui a Firenze,
pi opportuno tacere che dire. Tutti coloro che in quel tempo erano atti alle armi a Firenze nella zona
compresa tra la statua di Marte (sul Ponte Vecchio) e il Battistero, erano la quinta parte di quelli che ora
sono nella citt. Ma la popolazione, che ora mescolata con famiglie del contado venute da Campi, da
Certaldo e da Figline, appariva di puro sangue fiorentino fino al pi umile artigiano. Oh quanto sarebbe
meglio che quelle genti di cui ho parlato fossero solo vostre confinanti, e che voi aveste il confine della
vostra citt a Galluzzo e a Trespiano, anzich averle dentro le mura e sostenere il tanfo contadinesco di
Baldo dAguglione, di Fazio da Signa, che certo ha locchio pronto a cogliere ogni occasione di baratteria!
Se la gente di Chiesa, che oggi nel mondo quella che pi devia dal retto cammino, non fosse stata
avversa allimperatore (a Cesare) come una matrigna, ma si fosse comportata (nei suoi confronti) come

una madre piena damore verso il figlio, taluni che sono diventati fiorentini ed esercitano larte del cambio
e della mercatura, avrebbero invece continuato a vivere nel contado di Semifonte, l dove i loro antenati
facevano la ronda di notte (attorno alle mura): il castello di Montemurlo sarebbe ancora dei conti Guidi; i
Cerchi sarebbero ancora nella pieve di Acone, e forse i Buondelmonti ancora in Val di Greve. La
mescolanza di stirpi diverse fu sempre causa di rovina per lo stato, come ( causa di malattia) per il
vostro corpo il cibo che si sovrappone (nello stomaco ad un altro non ancora digerito); e un toro cieco
cade pi presto di un agnello cieco; e spesso una spada sola ferisce pi e meglio che non cinque spade.
Se tu consideri come sono andate in rovina Luni e Urbisaglia, e come si stanno spegnendo sulle loro orme
Chiusi e Sinigaglia, non ti sembrer cosa strana n difficile a capirsi che si spengono (anche) le famiglie,
dal momento che la vita delle citt soggetta alla rovina. Le cose terrene, cos come ( avviene per) voi
uomini, sono tutte soggette alla morte, ma essa sembra non manifestarsi in alcune cose che durano a
lungo ( come le citt o le schiatte); daltra parte la vita umana cosi breve (che non permette di vedere
la loro fine ) . E come il girare del cielo della Luna (generando i flussi e i riflussi della marea) copre e
lascia scoperte alternativamente le spiagge del mare, cos la Fortuna ora innalza, ora abbassa le sorti di
Firenze: per questo motivo non deve stupire ci che io dir dei Fiorentini di antica nobilt, la fama dei
quali coperta dalloblio del tempo. Io vidi gli Ughi, e vidi i Catellini, i Filippi, i Greci, gli Ormanni e gli
Alberichi, gi in decadenza e in via di estinzione, sebbene ancora illustri cittadini; e vidi famiglie la cui
potenza era pari allantichit, con gli appartenenti alla famiglia dei della Sannella, dei dellArce, e i
Soldanieri e gli Ardinghi e i Bostichi. Presso porta San Piero, che ora piena di felloneria portata da gente
appena arrivata, felloneria cos grave che presto causer la rovina della citt che laccoglie, abitavano i
Ravignani, dai quali sono discesi il conte Guido e tutti coloro che hanno poi preso il nome dal nobile
Bellincione. Gli appartenenti alla famiglia della Pressa avevano gi esperienza di governo, e i Galigai
erano gi stati insigniti della dignit di cavalieri. Erano gi grandi la famiglia dei Pigli, quella dei Sacchetti.
dei Giuochi. dei Fifanti e dei Barucci e dei Galli e dei Chiaramontesi, coloro che arrossiscono di vergogna
per la frode dello staio di sale. La schiatta da cui discese la famiglia dei Calfucci era gi grande, e gi
erano stati chiamati alle pi alte cariche pubbliche i Sizii e gli Arrigucci. Oh quanto potenti io vidi gli
Uberti, che (ora) sono caduti in rovina per la loro superbia! e linsegna dei Lamberti dava lustro a Firenze
in tutte le sue grandi imprese. Allo stesso modo (dei Lamberti) onoravano Firenze gli antenati dei
Visdomini e dei Tosinghi, i quali, quando la vostra sede vescovile vacante, ne approfittano per
arricchirsi allorch si riuniscono insieme per amministrarla. La prepotente schiatta (degli Adimari) che
infierisce (sindraca: si fa feroce come drago) su chi fugge, e diventa umile come un agnello davanti a chi
le mostra i denti o le offre la borsa, gi iniziava lascesa, ma modesta era la sua origine tanto che a
Ubertino Donati non piacque che il suocero ( Bellincione Berti ) lo facesse poi diventare loro parente. I
Caponsacchi erano gi scesi da Fiesole ed abitavano nei pressi del Mercato Vecchio, ed eran gi diventati
cittadini ragguardevoli i Giudi e gli Infangati. Dir una cosa incredibile eppure vera nella cerchia antica si
entrava per una porta che prendeva nome dalla famiglia dei della Pera. Tutte le famiglie che portano (nel
loro stemma ) la bella insegna di Ugo il Grande, la cui fama e le cui opere sono commemorate nel giorno
festivo di San Tommaso, ricevettero da lui la dignit cavalleresca e il privilegio (di portare il suo
stemma), sebbene oggi uno che adorna quellinsegna col fregio (di una fascia doro) si sia schierato dalla
parte del popolo. Fiorivano gi le famiglie dei Gualterotti e degli Importuni; e il quartiere di Borgo Santi
Apostoli sarebbe ancor oggi pi tranquillo, se esse non avessero avuto i nuovi vicini. La casa (degli
Amidei) da cui nacque il pianto di Firenze, a causa del loro legittimo sdegno che (per) vi ha portati alla
rovina, e ha posto fine alla vostra vita serena e pacifica, era tenuta in onore, essa e la sua consorteria (i
Gherardini e gli Uccellini): o Buondelmonte, quanto facesti male a venir meno alla promessa di nozze con
una donna di quella famiglia per istigazione altrui! Molti, che ora sono tristi (per i lutti causati dalla
divisione della citt), sarebbero invece lieti, se Dio ti avesse fatto annegare nel fiume Ema la prima volta
che venisti a Firenze. Ma era necessario che Firenze, giunta alla fine del suo periodo di pace interna,
immolasse una vittima alla statua mutila di Marte che in capo al Ponte Vecchio. Con queste famiglie e
con altre insieme a loro, vidi Firenze in una pace cosi profonda, che non cera nulla da cui ricevesse
motivo di sofferenza: con queste famiglie io vidi il suo popolo cos glorioso e concorde, che linsegna del
giglio non era mai stata capovolta in cima allasta, n il giglio bianco era mai stato sostituito con quello
rosso per le lotte di partito.
CANTO XVII
Come Fetonte, lesempio del quale rende ancor oggi i padri restii a indulgere alle richieste dei figli, and
dalla madre Climene, desideroso di accertarsi se era vero ci che aveva udito contro di se; cos ero io
ansioso di sapere, e questo stato danimo era avvertito e da Beatrice e dallanima santa di Cacciaguida,
che prima per parlare con me aveva cambiato posto (scendendo ai piedi della croce luminosa ). Perci la
mia donna mi disse: Esprimi il tuo ardente desiderio, in modo che lintensit interiore appaia bene
evidente esternamente, non gi perch la nostra conoscenza aumenti per le tue parole, ma perch ti

abitui ad esprimere la sete del tuo desiderio, Cos che gli altri ti possano appagare . O cara radice della
mia famiglia, che tinnalzi cos in alto, che, come la mente dei mortali vede che due angoli ottusi non
possono essere contenuti in un triangolo, con la stessa chiarezza discerni le cose che possono essere o
non essere prima che esistano in atto contemplando la divina essenza, il punto in cui tutti i tempi sono
presenti, mentre seguivo Virgilio su per il monte del purgatorio che purifica le anime e mentre discendevo
nel mondo dei dannati, mi furono dette parole preoccupanti riguardo alla mia vita futura, sebbene io mi
senta incrollabile ( tetragono: il termine indica ogni figura geometrica dotata di quattro angoli e, in
particolare, il cubo), di fronte ai colpi della fortuna (di ventura). Perci lanimo mio ansioso di conoscere
quale sorte mi viene incontro, perch il colpo previsto sembra avanzare pi lentamente. Cosi io dissi a
quella luce che prima mi aveva parlato; e manifestai il mio desiderio come aveva voluto Beatrice. Non
con oracoli oscuri, nei quali un tempo si invischia, vano le genti pagane prima che fosse ucciso Ges, l
Agnello di Dio che riscatto i peccati del mondo, ma con parole chiare e con preciso linguaggio mi rispose
quel padre amoroso, avvolto nella sua luce e visibile a causa della sua letizia: Ci che pu essere o non
essere, che non oltrepassa la sfera del vostro mondo materiale ( perch nel mondo divino esiste solo
leterno e il necessario), tutto presente nel pensiero di Dio: Tuttavia non per questo ci che
contingente diventa necessario, cos come una nave che discende lungo la corrente (pu essere
osservata, ma) non deriva il suo moto dallocchio nel quale si specchia. Dalla visione del pensiero eterno
di Dio cos come dallorgano giunge allorecchio una dolce armonia, mi viene davanti agli occhi il futuro
che ti si prepara. Come Ippolito se ne and da Atene per le calunnie della spietata e perfida matrigna,
cos tu dovrai andartene da Firenze. Questo si desidera e questo gi si cerca di attuare, e presto sar
fatto da parte di chi ordisce tali macchinazioni l (nella curia pontificia) dove ogni giorno si fa mercato
della religione. La colpa, come al solito, sar attribuita dall opinione pubblica alla parte vinta, ma la
punizione dar testimonianza della verit, la quale assegna giustamente i suoi castighi. Tu dovrai lasciare
ogni cosa pi cara; e questo il colpo doloroso che prima di tutto ti infligger l esilio. Tu proverai quanto
sia amaro il pane chiesto agli altri, e quanto sia duro cammino scendere e salire le scale delle case; altrui.
E quello che ti riuscir pi gravoso, sar la compagnia cattiva e sciocca con la quale ti troverai
precipitando in questa miseria essa si volger contro di te piena di ingratitudine, dissennata e piena di
odi, ma poco dopo, essa, non tu, ne avr le tempie rosse di sangue. Il suo modo di agire costituir la
prova della sua folle sconsideratezza, cos che sar motivo di onore per te laver fatto partito per te
stesso. Il tuo primo rifugio, la tua prima dimora ospitale ti sar offerta dalla liberalit del grande
lombardo che ha per suo stemma una scala sormontata dallaquila imperiale; cos benevola sar la
considerazione che nutrir nei tuoi riguardi, che, nei rapporti tra voi due, rispetto allesaudire un desiderio
e allesprimerlo, sar primo (non colui che chiede ma) colui che esaudisce, il quale, normalmente, agisce
dopo che il primo ha espresso il desiderio. Con Bartolomeo vedrai Cangrande, colui che, al momento della
nascita, ricevette un cos forte influsso da questo cielo, che le sue azioni diventeranno memorabili. a lui
solo da nove anni (Cangrande, infatti, nacque nel 1291 e Dante immagina di compiere il suo viaggio
nelloltretomba nel 1300); ma prima che il papa guascone Clemente V inganni limperatore Arrigo VII,
appariranno i primi segni della sua virt nel disprezzo del denaro e della fatica. Le sue splendide imprese
saranno allora cos conosciute, che i suoi stessi nemici non le potranno tacere. Affidati a lui e ai suoi
benefici; per opera sua cambier condizione molta gente, poich i ricchi diventeranno poveri e i poveri
diventeranno ricchi. Porterai scolpite nella tua memoria queste cose che lo riguardano, ma non le dirai ;
e rivel fatti incredibili persino per coloro che li vedranno accadere. Poi aggiunse: Figlio, queste sono le
spiegazioni di quello che ti fu detto (nellinferno e nel purgatorio riguardo al tuo esilio ); ecco le insidie
che si preparano (per te) nello spazio di pochi anni ( dietro a pochi giri: dietro a pochi giri di sole). Non
voglio per che tu porti odio ai tuoi concittadini, poich la tua vita (per mezzo della fama) si prolungher
nel tempo ben oltre il momento nel quale essi riceveranno la punizione della loro perfidia . Dopo che,
tacendo, lanima santa di Cacciaguida si mostr libera dal compito di rispondermi (letteralmente: di
mettere la trama in quella tela di Cui le avevo presentato lordito con le mie domande), io cominciai,
come colui che, nel dubbio, desidera il consiglio della persona che capace di distinguere la verit e che
agisce rettamente e ha una caritatevole disposizione: Ben vedo, padre mio, come il tempo incalza
contro di me, per infliggermi un colpo di tale gravit, che riuscir pi pesante a chi vi si abbandoner
senza reagire; per questo motivo bene che io sia previdente, in modo che, se mi tolta la patria, io non
debba perdere a causa dei miei versi la possibilit di rifugiarmi in altri luoghi. Scendendo nellinferno, il
mondo del dolore eterno, e salendo sul monte del purgatorio, dalla cui bella cima gli occhi di Beatrice mi
hanno sollevato (alle sfere celesti ) , e poi attraverso il paradiso di cielo in cielo, ho appreso cose che, se
le riferisco avranno per molti un sapore fortemente aspro; e se ( tacendo per paura ) mi mostro timido
amico della verit, temo di perdere fama tra i posteri (coloro che questo tempo chiameranno antico). La
luce nella quale splendeva Cacciaguida, la gemma che avevo trovato in quel cielo, dapprima divenne pi
fulgida, simile a una lamina doro investita dal raggio del sole, poi rispose: Colui che ha la coscienza
macchiata o dalle proprie colpe o da quelle di parenti e amici sentir certamente la durezza delle tue

parole. Ma nondimeno, messa da parte ogni menzogna, rivela tutto ci che hai visto; e si dolga pure delle
tue parole chi in colpa ( lascia pur grattar dov la rogna: lascia pure che si gratti chi affetto da
rogna), Perch se le tue parole riusciranno sgradite ad un primo assaggio, lasceranno poi un nutrimento
vitale, non appena saranno state digerite . Queste tue affermazioni faranno come il vento, che percuote
pi violentemente le cime pi alte, e questo ( la proclamazione della verit fatta senza paura ) non
costituisce piccolo motivo donore; Per tale ragione in questi cieli, nel purgatorio e nellinferno, ti sono
stati mostrati solo spiriti di persone famose, perch lanimo di chi ascolta non si appaga n presta fede ad
esempi che si fondano su cose o persone sconosciute e non sufficientemente evidenti, n su altre
dimostrazioni di scarsa apparenza .
CANTO XVIII
Cacciaguida, specchiando in se divina luce beatificante, gi godeva silenzioso del proprio pensiero, ed io
assaporavo il mio, cercando di contemperare quello che mi era stato detto di doloroso con quello che mi
era stato detto di gradevole. E Beatrice, che mi guidava a Dio, mi disse. Lascia il pensiero dellesilio:
considera che io sono vicino a Dio (colui) che allevia ogni torto. Io mi volsi alle amorose parole della mia
consolatrice; e qui rinuncio a descrivere la luce di carit che io allora vidi nei suoi santi occhi; non solo
perch diffido della capacit espressiva delle mie parole, ma anche perch la mia memoria non pu
ritornare tanto sopra se stessa (e ricordare), se Dio non la guida (con la sua Grazia). Di quel momento
posso ricordare solo che, fissandola, il mio cuore fu libero da ogni altro desiderio, mentre l eterna
bellezza di Dio, che raggiava direttamente in Beatrice, mi appagava col raggio riflesso dai begli occhi di
lei. Abbagliandomi con la luce di un suo; sorriso, ella mi disse: Volgiti (a Cacciaguida) e ascolta, perch
non solo nei miei occhi (ma anche in quelli degli altri beati ) risplende la gioia del paradiso. Come
talvolta quaggi sulla terra il sentimento interiore si manifesta negli occhi, allorch tanto grande da
prendere tutta lanima, cosi nel ravvivato splendore della luce santa di Cacciaguida, al quale mi volsi,
riconobbi il suo desiderio di parlarmi ancora un poco. Egli cominci: In questo quinto cielo del paradiso,
che come un albero che trae la vita da Dio, sua cima, e produce continuamente frutti senza mai perdere
nessuna foglia, si trovano spiriti beati, i quali sulla terra, prima di venire in cielo, furono circondati da
grande fama, cos che qualsiasi poeta potrebbe trovare ricca materia di canto (nelle loro imprese). Perci
fissa lo sguardo sui quattro bracci della croce: ogni spirito che io chiamer per nome, trascorrer da un
braccio allaltro con la velocit con la quale il lampo solca la nube che lo ha generato . Al nome di
Giosu, nel momento stesso in cui veniva pronunciato, io vidi una luce muoversi lungo la croce; n il
suono del nome fu percepito da me (mi fu noto) prima del muoversi della luce. E al nome del glorioso
Giuda Maccabeo vidi un altro spirito muoversi girando su se stesso, e la gioia era come la frusta che
(colpendola) fa girare la trottola. Allo stesso modo al nome di Carlo Magno e di Orlando il mio sguardo
attento segu il movimento di altre due luci, come locchio del falconiere segue il falcone in volo. Poi
Guglielmo dOrange, e Renoardo, il duca Goffredo di Buglione, e Roberto il Guiscardo attrassero il mio
sguardo lungo quella croce. Quindi, l anima di Cacciaguida che mi aveva parlato, muovendosi e
mescolandosi agli altri spiriti, mi fece sentire quale artista fosse tra i cantori del cielo ( di Marte). Io mi
volsi verso destra per farmi indicare da Beatrice o con parole o con cenni quello che dovevo fare; e vidi i
suoi occhi tanto luminosi, tanto gioiosi, che il suo aspetto superava in bellezza tutti gli altri precedenti,
perfino lultimo. E come luomo si accorge che la sua virt cresce di giorno in giorno, perch prova una
gioia sempre pi profonda nel fare il bene, cos io, vedendo pi bello il miracoloso aspetto di Beatrice,
maccorsi che larco del mio giro intorno alla terra insieme al cielo, aveva una circonferenza pi ampia
(essendo salito in un cielo superiore e quindi pi ampio). E come muta rapidamente il colore in un bianco
volto di donna, quando questo si libera dal rossore della vergogna ( ritornando al colore naturale ),
altrettanto rapido fu il mutamento di colore che apparve ai miei occhi, quando mi distolsi (dal guardare
Beatrice), a causa del candore temperato del sesto cielo (di contro al colore rosso del cielo di Marte ), che
maveva accolto dentro di se. Nella luminosa stella di Giove io vidi lo sfavillio degli spiriti, che l
risplendevano damore, disegnare davanti ai miei occhi le lettere dellalfabeto. E come gli uccelli levatisi in
volo dalle rive di un fiume come se si rallegrassero tra loro per il cibo trovato , si dispongono in schiera
ora circolare ora daltra forma, cos avvolti nella loro luce, i santi spiriti, volando qua e l, cantavano, e
assumevano la figura ora di una D, ora di una I, ora di una L. Dapprima, cantando, si muovevano sul
ritmo del loro canto; poi, assumendo la forma di una di queste lettere, si arrestavano un poco e
tacevano. O celeste musa che fai gloriosi e rendi immortali i poeti, ed essi col tuo aiuto rendono
immortale la fama delle citt e dei regni, illuminami con la tua luce, in modo che io possa rappresentare
efficacemente le figure disegnate da questi spiriti, cos come si sono impresse nella mia mente: appaia il
tuo potere in questi miei versi inadeguati (alla materia trattata)! Apparvero dunque trentacinque vocali e
consonanti; ed io fissai nella memoria le lettere componenti ciascuna parola, nellordine in cui mi si
mostrarono espresse in figura. Amate la giustizia furono il primo verbo e il primo nome della frase
dipinta nel cielo: voi che siete giudici in terra furono le ultime parole. Poi le anime rimasero ferme e

disposte nella figura della emme, ultima lettera dellultima parola, cos che in quel punto il pianeta Giove
appariva come argento ornato di rilievi doro. E vidi altre anime scendere (dall Empireo) sul punto pi
alto della emme, e li fermarsi cantando un inno, credo a Dio, il Bene che le attrae a se. Poi come dai
ceppi arsi dal fuoco, quando vengono percossi, si sprigionano innumerevoli faville, dalle quali gli stolti
sogliono trarre favorevoli auspici per se, cos si videro alzarsi dal colmo dellemme moltissime luci, e
salire (verso lalto) qual pi e qual meno, a seconda del grado di beatitudine che Dio, il sole che le
accende (damore), ha dato loro in sorte; e allorch ognuna si fu fermata al suo posto, vidi che esse
avevano formato la figura della testa e del collo di una aquila in quelloro che prendeva rilievo sullo
sfondo argenteo del cielo di Giove, Dio, che cos dipinge nel cielo di Giove, non ha maestri, ma Egli stesso
il maestro, e da lui deriva la virt generativa che d vita agli esseri nelle loro dimore terrene. Le altre
anime beate, che prima apparivano paghe di assumere la forma del giglio nella lettera emme, con piccoli
spostamenti completarono la figura . O dolce pianeta Giove, quali e quante anime luminose mi
mostrarono ( prima col loro canto e poi con la figura dellaquila, simbolo dellImpero e della giustizia che
esso solo pu realizzare ) che la giustizia umana deriva dallinflusso del cielo che tu adorni con il tuo
splendore! Perci prego Dio, dal quale prende inizio il tuo movimento e il tuo potere di influsso, affinch
rivolga la sua attenzione al luogo da cui esce il fumo che offusca la tua luce, in modo che Egli si adiri una
seconda volta per i commerci che si fanno nel la Chiesa che fu edificata con i miracoli e il martirio (di
Cristo e dei suoi santi). O anime beate del cielo di Giove, che io contemplo (nella mia memoria), pregate
per i mortali, che hanno deviato dalla giusta via per il cattivo esempio ( degli uomini di chiesa) ! Un
tempo si era soliti fare la guerra con le armi, ma ora si fa sottraendo ai fedeli, or qua or 1, il pane
spirituale che il misericordioso Padre celeste non nega a nessuno. Ma tu che scrivi ( i decreti di scomunica
) solo per annullarli poi ( per denaro ), pensa che Pietro e Paolo, che morirono per la Chiesa che tu ora
vai distruggendo, sono ancora vivi (in cielo e pronti a chiedere vendetta a Dio). probabile che
l'apostrofe sia rivolta a Giovanni XXII, pontefice dal 1316 al 1334, il quale con ogni mezzo "raun infinito
tesoro" (Villani Cronaca XI, 20 ) . Alcuni interpreti hanno proposto il nome di Bonifacio VIII e di Clemente
V, per altro gi morti al tempo in cui Dante scrive questi versi. A buon diritto puoi dire: Il mio desiderio
volto con tanta forza a San Giovanni Battista, colui che volle vivere solitario nel deserto e che fu
martirizzato per premiare una danza, che io non mi curo n di San Pietro n di San Paolo.
CANTO XIX
Davanti a me si mostrava con le ali aperte la bella figura dellaquila che era formata dalle anime riunite
insieme, liete nel godimento della loro beatitudine: ogni anima sembrava un piccolo rubino nel quale
risplendesse un raggio di sole cos vivo, da riflettere nei miei occhi il sole stesso. E quello che ora devo
raccontare, non fu mai detto, n scritto, n concepito da alcuna fantasia, perch io vidi e anche udii il
becco dell aquila parlare, e dire con la sua voce io e mio , mentre logicamente avrebbe dovuto dire
noi e nostro . E l aquila cominci: Per aver esercitato (sulla terra) giustizia e piet io sono qui
innalzata alla gloria celeste che supera (non si lascia vincere) ogni umano desiderio; e sulla terra lasciai
una tale memoria di me, che perfino le genti malvage del mondo sono costrette a lodarla, anche se non
imitano le opere da me compiute (la storia). Come da molti carboni accesi proviene un unico calore, cos
ora da parte di molti spiriti ardenti di carit usciva ununica voce dalla figura dell aquila. Perci io subito
dopo dissi: O fiori immortali della gioia eterna, che mi fate sembrare una sola tutte le vostre voci, allo
stesso modo in cui da molti fiori emana un unico profumo, scioglietemi, parlando, il grave dubbio che da
lungo tempo mi tormenta, non trovando per esso sulla terra alcuna soluzione soddisfacente. Io so bene
che se la giustizia divina in cielo si specchia direttamente in un altro ordine di intelligenze, tuttavia anche
(nella vostra sfera) si manifesta senza essere offuscata da alcun velo. Voi sapete come mi preparo ad
ascoltarvi con attenzione; voi sapete qual il dubbio che costituisce per me un tormento cos antico .
Come il falcone che viene liberato dal cappuccio, alza il capo e muove festoso le ali, dimostrando il
desiderio (di alzarsi in volo) e aggiustandosi le penne col becco, cos vidi atteggiarsi laquila , che era
formata di anime che lodavano la grazia divina, con canti che conosce solo chi beato lass. Poi
comincio: Dio, colui che creando gir il compasso a tracciare gli estremi confini del mondo, e in questo
dispose ordinatamente tante cose occulte e visibili, non pot imprimere la sua infinita perfezione in tutto
luniverso in modo tale, che lidea della sua mente non restasse infinitamente superiore rispetto alle cose
create. E ci confermato dal fatto che Lucifero, il quale fu la pi alta creatura, per non aver atteso la
luce della Grazia, precipit imperfetto dal cielo: e di qui appare chiaro che ogni creatura inferiore (a
Lucifero) un vaso troppo piccolo per contenere Dio, il Bene infinito, il quale non pu essere misurato se
non con se stesso. Dunque la nostra intelligenza, che deve essere un raggio riflesso della mente divina di
cui sono piene tutte le cose, non pu, sua natura, essere tanto potente da non dovere riconoscere che la
mente di Dio, suo principio, va molto al di l di quello che essa pu vedere. Perci lintelletto che voi
mortali ricevete (dal Creatore), si pu addentrare nella giustizia divina, come locchio pu vedere nelle
profondit del mare; il quale occhio, bench dalla riva riesca a scorgere il fondo, non lo vede pi quando

si trova in alto mare; e tuttavia il fondo c, ma lo nasconde la sua profondit. Non c (per lintelletto
umano) luce di verit, se non viene dalla luce eternamente serena (della mente divina); quella che non
viene di l ignoranza , o nozione offuscata dai sensi (della carne), o velenoso errore provocato da essi.
Adesso ti possibile guardare nella segreta profondit che ti celava la giustizia del Dio vivente, per cui ti
ponevi una domanda cos frequentemente ripetuta; poich tu dicevi: Un uomo nasce sulle rive del fiume
Indo, e qui non c n chi parli n chi insegni n chi scriva di Cristo; e tutti i suoi sentimenti e i suoi atti
sono buoni, per quanto pu giudicare la ragione umana, senza peccato nelle opere o nelle parole. Costui
muore senza battesimo e senza la fede: che giustizia questa che lo condanna? dove sta la sua colpa, se
egli non crede? Ora chi sei tu che vuoi salire sul seggio del giudice, per dare un giudizio su cose lontane
da te mille miglia con la tua vista che non vede al di l di un palmo? Certamente avrebbe motivo di
dubitare colui che fa sottili ragionamenti riguardo al mistero della giustizia ( meco: laquila simbolo
della giustizia), se a guidarvi non ci fosse la Sacra Scrittura. Oh uomini che vivete come bruti! oh ottuse
menti umane! La volont divina, che buona per sua natura, non si allontana mai dal principio con il
quale si identifica, il sommo Bene. E giusto tutto quello che si conforma a lei: nessun bene creato pu
attrarre a se la volont divina, anzi proprio essa, irradiandosi, genera il bene creato . Come la cicogna
dopo aver nutrito i figli gira volando sopra il nido, e come il cicognino che si pasciuto volge gli occhi
verso di lei, cos fece la benedetta figura dellaquila, che agitava le ali mosse dalle molteplici volont
concordi (degli spiriti da cui era formata), io (come il cicognino) alzai gli occhi a guardarla. Girando
intorno cantava, e diceva: Come riescono incomprensibili le parole del mio canto a te, che non sei
capace d intenderle, cos incomprensibile il giudizio divino a voi mortali . Dopo che quelle luci, che
erano fiamme di carit accese dallo Spirto Santo, si fermarono sempre disposte nella figura dellaquila
che rese i Romani degni di riverenza davanti al mondo, laquila riprese: In paradiso non sal mai
nessuno che non avesse creduto in Cristo, sia prima sia dopo che egli fosse inchiodato sulla croce. Ma
considera questo: molti che gridano Cristo, Cristo!, nel giorno del giudizio finale saranno assai meno
vicino a Lui del pagano che non lo ha conosciuto; e (anche) un infedele etiope potr condannare siffatti
cristiani, quando (nel giorno del giudizio) si divideranno le due schiere (collegi, luna destinata alleterna
ricchezza (del paradiso), e laltra destinata alleterna miseria (dellinferno) . Che cosa non potranno dire
gli infedeli persiani ai vostri principi, quando vedranno aperto il libro nel quale sono registrate tutte le loro
azioni spregevoli ? In quel libro si vedr scritta, tra le imprese dellimperatore Alberto I, quella che presto
indurr la penna divina a registrarla, e a causa della quale sar devastato il regno di Boemia con Praga,
la sua capitale. In quel libro si vedr il doloroso danno che, falsificando la moneta arrecher alla Francia
Filippo il Bello che morir per il colpo di un cinghiale. In quel libro si vedr la superbia sitibonda di
dominio, che acceca il re di Scozia e quello dlnghilterra, in modo che nessuno dei due pu sopportare di
rimanere entro i propri confini. Si vedranno la lussuria e la vita effeminata del re di Spagna e del re di
Boemia, che mai seppe n mai volle sapere che cos la virt. Si vedranno segnate le opere dello Zoppo
di Gerusalemme, le opere buone con una I, mentre quelle malvage con una M. Si vedranno lavarizia e la
vilt di colui che regna sulla Sicilia, lisola del fuoco etneo, dove Anchise termin la sua lunga vita; e per
far capire che uomo dappoco egli sia, la scrittura che lo riguarda sar in parole abbreviate, che noteranno
in poco spazio molte opere malvage. E saranno visibili a ognuno le opere vergognose dello zio e del
fratello di Federico, che hanno disonorato la cos nobile stirpe degli Aragonesi e le due corone dAragona e
di Sicilia. E l si sapr chi furono il re di Portogallo e quello di Norvegia, e il re di Rascia, che per proprio
danno conobbe la moneta veneziana. Oh felice lUngheria se non si lascia pi malmenare dai suoi re (
come nel passato)! e felice il regno di Navarra se si fa scudo dei Pirenei che lo circondano! E ognuno
sappia che ora, come saggio (di quello che accadr allUngheria e alla Navarra), Nicosia e Famagosta si
lamentano e gridano per la tirannia del loro re bestiale, il quale non si scosta dallesempio degli altri re,
simili a bestie come lui.
CANTO XX
Quando il sole che illumina tutto il mondo tramonta dal nostro emisfero tanto, che il giorno da ogni parte
viene meno, il cielo, che prima era illuminato soltanto dalla sua luce, ridiventa improvvisamente visibile
grazie ai molti astri, nei quali si riflette lunica luce del sole: e questo fenomeno celeste mi venne in
mente, non appena laquila, linsegna dellimpero romano che unific il mondo, e dei suoi imperatori,
tacque col suo becco, poich tutti quegli spiriti luminosi, risplendendo sempre di pi, intonarono canti,
caduti e dileguati dalla mia memoria. O dolce carit che ti avvolgi nel manto luminoso del tuo sorriso,
quanto ti mostravi ardente in quegli spiriti che come flauti spiravano i loro canti mossi solo da santi
pensieri! Dopo che le anime simili a lucenti gemme preziose, di cui avevo visto adornato Giove, il sesto
pianeta, interruppero gli angelici canti, mi parve di udire il mormorio di un torrente che scende limpido
gi di sasso in sasso, mostrando la ricchezza dacqua della sua sorgente sulla vetta, E come il suono si
modula nella parte pi alta della cetra ( dove il suonatore fa scorrere le dita), e come il fiato che penetra
nella zampogna acquista forma di suono ai fori di essa, Cos, rimosso ogni indugio, il mormorio dellaquila

sal su per il collo come se questo fosse vuoto. Nel collo il mormorio divenne voce, e di qui attraverso il
becco usc in forma di parole, proprio come le desiderava il mio cuore, dentro il quale le impressi. Laquila
cominci: Ora devi guardare attentamente il mio occhio, la parte: che nelle aquile terrene vede e
sopporta la luce del sole, perch fra gli spiriti coi quali formo la mia figura, quelli onde locchio risplende
nella mia testa, hanno il pi alto grado di beatitudine fra tutti quelli del sesto cielo. Colui che risplende nel
mezzo dellocchio come pupilla, fu Davide, il cantore ispirato dallo Spirito Santo, che trasport larca
santa di luogo in luogo (fino a Gerusalemme); ora conosce quale fu il merito acquistato con i suoi Salmi,
in quanto (Iaccettazione dellispirazione divina) fu frutto della sua libera volont, per il premio avuto che
corrisponde al merito. Dei cinque spiriti che mi formano larco del ciglio, quello che pi vicino al mio
becco, fu Traiano, colui che consol la vedovella delluccisione del figlio: ora conosce quanto costi caro
non aver la fede in Cristo, per lesperienza che fa di questa vita beata e per quella fatta dell opposta vita
nellinferno. E lo spirito che viene dopo Traiano nel cerchio di cui sto parlando, nella parte superiore del
mio arco ciliare, Ezechia, colui che con la vera penitenza ritard la morte: ora conosce che il giudizio
eterno di Dio non cambia, anche se una preghiera meritoria ottiene di rimandare a domani ci che sulla
terra dovrebbe accadere oggi. Laltro spirito che segue Costantino. colui che, con buona intenzione che
diede (per) cattivi risultati, per cedere Roma al papa, fece greco se stesso (trasferendo la capitale a
Bisanzio) con le leggi dellImpero e con la sua insegna: ora conosce che il male causato dallopera da lui
compiuta con retta intenzione non gli imputato a colpa, sebbene da ci sia derivata la rovina del
mondo. E lo spirito che vedi nella curva discendente dellarco ciliare, fu Guglielmo, che rimpianto dalla
terra (di Puglia e di Sicilia ) la quale ora soffre per il malgoverno di Carlo II e Federico II, suoi attuali
sovrani: ora conosce come Dio ami i re giusti, e dimostra anche con il fulgore del suo aspetto questa sua
consapevolezza. Chi potrebbe credere laggi in terra fra gli uomini soggetti ad errore, che il troiano Rifeo
fosse il quinto spirito beato nellarco del mio ciglio? Ora, anche se il suo sguardo non ne pu distinguere il
fondo, conosce abbastanza di quel mistero della grazia divina che il mondo non pu conoscere . Come
unallodola che prima spazia nellaria cantando, e poi tace sopraffatta dalla dolcezza finale del suo canto
che la rende contenta, cosi la figura dellaquila mi sembr tacere soddisfatta del piacere ( provato
parlando ), il quale unimpronta del piacere divino, secondo la cui volont ogni cosa diventa quella che
. E sebbene io davanti allaquila fossi trasparente rispetto al dubbio che mi agitava come il vetro rispetto
al colore che esso ricopre, il mio dubbio non toller di attendere in silenzio, ma dalla bocca mi spinse fuori
con tutta la forza del suo peso la domanda: Che cosa sono queste cose (cio: come pu un pagano
salvarsi)?; per cui ( pronunciate quelle parole ) vidi un grande sfavillio di luci (da parte delle anime ).
Immediatamente dopo, per non tenermi sospeso nello stupore, con locchio ancor pi splendente, il
benedetto segno dellaquila mi rispose: Io vedo che tu credi a queste cose perch te le ho dette io, ma
non comprendi come (i due pagani siano salvi), cosicch, anche se tu le credi, queste cose restano oscure
( al tuo intelletto). Fai come colui che impara s il nome di una cosa, ma non pu conoscerne lessenza se
altri non gliela manifesta. Il regno dei cieli sopporta violenza solo da parte dellamore ardente e della
speranza da esso vivificata, che vincono la divina volont; non la vincono con la violenza come un uomo
che sopraff un altro, ma perch essa vuole essere vinta, e, nel momento stesso in cui vinta, vince con
la sua bont. La prima anima fra quelle che formano il mio ciglio e la quinta ti fanno stupire, perch vedi
il paradiso, la regione degli angeli, adorno della loro presenza. Questi due spiriti non uscirono pagani dai
loro corpi, come ritieni, ma cristiani, credendo fermamente Rifeo nella futura redenzione e Traiano nella
redenzione gi operata da Cristo crocifisso. Perch lanima di Traiano dallinferno, da dove non si pu
ritornare mai alla volont di operare il bene, torn a riprendere il corpo; e ci fu premio dellardente
speranza (di San Gregorio Magno); di quellardente speranza, che nelle preghiere fatte a Dio per
risuscitare lanima di Traiano infuse una forza tale che la volont del risorto potesse essere mossa ( alla
fede e al pentimento). Lanima gloriosa di Traiano di cui si sta parlando, tornata nel corpo, nel quale rest
poco tempo, credette in Cristo che poteva salvarla: e credendo si accese di tale fuoco di amore di Dio,
che, giunta alla morte per la seconda volta, fu degna di salire alla gioia del paradiso. Lanima di Rifeo, in
virt della grazia divina che deriva da una sorgente cosi profonda, che mai nessuna creatura pot
spingere l occhio fino al punto da cui sgorgano le sue acque, vivendo sulla terra indirizz tutto il suo
amore alla giustizia; per questo Dio, aggiungendo grazia a grazia, gli rivel la nostra futura redenzione:
per cui egli credette in essa, e da allora in poi non toller pi il nauseante paganesimo: e ne
rimproverava le genti sviate in quellerrore. Pi di mille anni prima dellistituzione del battesimo a lui
valsero come battesimo quelle tre donne (Fede, Speranza e Carit) che tu vedesti (nel paradiso terrestre)
alla destra del carro della Chiesa ( cfr. Purgatorio XXIX, 121-129). O predestinazione, quanto distante
la tua profonda ragione dagli intelletti umani che non possono vede intera lessenza divina, causa prima
di tutte le cose! E voi, mortali, siate cauti nel giudicare, perch nemmeno noi, che pure vediamo Dio
direttamente, conosciamo ancora tutti gli eletti futuri; e ci dolce tale limite imposto alla nostra
conoscenza, perch la nostra felicit si perfeziona appunto in questo piacere, per cui tutto quello che Dio
vuole, anche noi vogliamo . In questo modo da quella divina figura dellaquila, per rischiarare la mia

limitata intelligenza, mi fu data questa spiegazione, fonte di dolcezza. E come labile suonatore di cetra
accorda il suono delle vibranti corde alla voce del buon cantore, per cui il canto diventa pi piacevole,
cos, durante il discorso dellaquila, ricordo che vidi le due anime luminose (di Traiano e di Rifeo), proprio
con la stessa simultaneit con la quale battono le palpebre degli occhi, muovere le loro fiammelle in
accordo con le parole dellaquila.
CANTO XXI
Gi i miei occhi erano nuovamente fissi nel volto della mia donna, e con gli occhi anche lanimo, che si
era distolto da ogni altro oggetto. E Beatrice non sorrideva: ma cominci a parlare dicendomi: Se ti
mostrassi il mio riso, tu diventeresti come Semele, quando fu incenerita (per aver contemplato Giove nel
fulgore della sua luce divina); perch la mia bellezza che, come hai potuto vedere, sempre pi risplende,
quanto pi si sale per i cieli del paradiso, se non si moderasse, risplenderebbe tanto, che la tua facolt
visiva di uomo, di fronte al suo fulgore, sarebbe come una fronda che La folgore schianta. Noi siamo
innalzati al settimo cielo di Saturno, il quale trovandosi. congiunto con la costellazione del Leone, irraggia
ora sulla terra la sua influenza mescolata a quella del Leone. Fissa la tua attenzione in quel che vedranno
i tuoi occhi, e fa che questi diventino specchi in cui si rifletta limmagine che ti apparir in questo cielo.
Chi sapesse qual era lappagamento del mio sguardo nel contemplare laspett beato di Beatrice, quando
io volsi gli occhi ad altro, potrebbe capire, paragonando luna cosa con laltra (cio il piacere di guardarla
con quello di obbedirle), quanto mi era gradito obbedire alla mia guida celeste. Dentro al pianeta
trasparente che girando intorno al mondo, porta il nome di Saturno, re caro al mondo perch sotto il suo
governo ogni malizia umana rimase come spenta, vidi una scala del colore delloro su cui risplendeva un
raggio di sole, la quale si alzava tanto verso lalto, che i miei occhi non ne vedevano la cima. E vidi pure
scendere gi per i gradini tanti spiriti luminosi, che io pensai che ogni luce che appare nel cielo si
diffondesse da questa fonte. E come, secondo il loro istinto, le cornacchie, allalba, volano a schiera per
scaldarsi le ali intirizzite, poi alcune vanno via senza pi tornare, altre ritornano al nido da dove erano
partite, e altre girando intorno, restano l dove si trovano, in tal modo mi parve si comportassero qui
quelle luci sfavillanti che scesero insieme dalla scala, non appena si imbatterono in un certo gradino. E lo
spirito che si ferm pi vicino a noi, divenne cos splendente, che io dicevo dentro di me: Intendo bene
lamore che tu mi manifesti ( sfavillando ) . Ma Beatrice dalla quale aspetto lindicazione di come e
quando devo parlare o tacere, non fa cenno: perci io, contro il mio desiderio, credo di agire bene non
facendo domande. Per cui essa, che vedeva il motivo del mio silenzio attraverso la contemplazione di Dio
che tutto vede, mi disse: Sciogli il tuo ardente desiderio di parlare . E io cominciai: Il mio merito non
mi fa degno della tua risposta; ma per amore di colei che mi concede di interrogarti, o anima beata che
te ne stai nascosta dentro alla luce, segno della tua letizia, dimmi il motivo che ti ha indotta a fermarti
cos vicino a me; e dimmi perch in questo cielo di Saturno non si ode il dolce canto paradisiaco, che nei
cieli pi bassi risuona tanto devoto . Mi rispose: La tua facolt auditiva, come quella visiva, duomo
mortale; perci qui non si canta per la stessa ragione per cui Beatrice non ha riso. Sono disceso tanto gi
per i gradini di questa scala santa, solo per far festa a te con le parole e con la luce che mi riveste: n un
amore pi grande che negli altri spiriti mi fece pi rapida a scendere; perch un amore maggiore o
uguale al mio arde in ogni anima che di qui in su, per questa scala, cos come te lo manifesta il loro
risplendere. Ma lamore divino, che ci fa ancelle pronte ad ubbidire alla volont divina governante il
mondo, assegna in sorte qui a ciascuna di noi lufficio che essa compie, come tu vedi. lo replicai: O
anima santa che risplendi, io comprendo bene come in questa corte celeste il vostro libero amore basta a
farvi eseguire i decreti della divina provvidenza; ma ci che mi sembra difficile a capire questo: perch
tu sola, fra le tue compagne, fosti predestinata a questo ufficio (di venirmi a parlare) . Non avevo ancora
pronunciato lultima parola, che lo spirito luminoso fece centro del suo punto mediano, girando su se
stesso come una veloce macina: poi lo spirito ardente damore chiuso dentro la luce, rispose: La luce
divina converge sopra di me, penetrando attraverso questa luce, nel cui seno sono racchiusa, e la sua
potenza, unita alla mia intelligenza, minnalza tanto al di sopra di me, che io riesco a vedere la suprema
essenza, Dio, da cui quella luce deriva, Da questa visione viene la letizia di cui risplendo; perch io
uguaglio la luminosit del mio splendore alla visione che io ho di Dio, per quanto essa riluce. Ma anche
quellanima che nel cielo pi sillumina di luce, anche quel serafino che pi penetra con locchio in Dio,
non potrebbe soddisfare alla tua domanda; poich quello che tu chiedi si addentra tanto nel segreto degli
eterni decreti di Dio, che separato dallintelligenza di ogni essere creato. E quando ritornerai, riferisci
questo al mondo degli uomini, cosicch esso non ardisca pi dl indirizzarsi verso una meta cosi alta.
Lintelligenza umana, che qui in cielo risplende di luce, sulla terra avvolta dal fumo dellerrore perci
considera come possa lintelligenza in terra quello che non pu neppure quando il cielo lha assunta nella
sua gloria . Le sue parole mi segnarono il termine della questione, cos che io labbandonai, e mi limitai a
domandare umilmente allanima chi fosse. Tra le due sponde dItalia (del Tirreno e dellAdriatico),
sinnalzano, non molto lontani dalla tua patria, i monti dell Appennino tanto alti, che i tuoni risuonano

assai pi in basso (durante i temporali ), e formano una gobba che si chiama Catria, sotto la quale c un
sacro eremo ( il monastero di Fonte Avellana), il quale soleva essere destinato solo al servizio di Dio. Cos
lanima riprese a parlarmi per la terza volta; poi, continuando, aggiunse: A Fonte Avellana mi dedicai
con tanta vocazione al servizio di Dio, che solo con cibi conditi con olio doliva trascorrevo agevolmente le
estati e gli inverni, pago della mia vita di contemplazione . Quel monastero soleva allora fruttare al
paradiso larga messe di anime, ora diventato cos sterile, che presto ci dovr manifestarsi al mondo.
In quel monastero io fui col nome di Pietro Damiano, e Pietro Peccatore mi chiamai nella comunit di
Nostra Signora (presso Ravenna) sul litorale Adriatico. Mi rimanevano pochi anni della mia vita mortale,
quando fui chiamato e indotto a prendere quel cappello cardinalizio che oggi passa soltanto da un prelato
cattivo a uno peggiore. San Pietro e San Paolo, il vaso delezione dello Spirito Santo vennero sulla terra
affamati e scalzi, accettando il cibo da qualunque casa ospitale. Ora invece i moderni prelati vogliono chi
li sorregga da una parte e dallaltra e chi li conduca, tanto son corpulenti!, e chi seguendoli tenga loro
alzato lo strascico. Cavalcando, coi loro mantelli ricoprono anche i cavalli; sicch sotto una stessa
copertutura procedono due bestie ( la cavalcatura e il cavaliere ): o pazienza di Dio che sopporti tanta
vergogna ! A queste parole io vidi numerose luci scendere della scala di gradino in gradino e roteare su
di se, e ad ogni giro diventare pi luminose. Vennero a fermarsi attorno allanima di Pier Damiano, ed
emisero un grido cosi alto, che non potrebbe trovare un paragone in questa terra: n io potei capire le
parole; tanto mi assord il suo rimbombo simile ad un tuono
CANTO XXII
Sopraffatto dallo stupore (per il grido dei beati ), mi volsi verso la mia guida, come fanciullo che ricorre
sempre alla madre, colei nella quale ha maggior fiducia; e Beatrice, come madre che subito viene in
soccorso al figlio pallido e ansioso con le sue parole, che sogliono tranquillizzarlo, mi disse: Non ti
ricordi che sei in paradiso ? e non sai che in paradiso tutto santo, e che tutto quello che qui si fa deriva
da carit ardente ? Ora, dopo che il grido dei beati ti ha tanto sconvolto, puoi comprendere quanto pi ti
avrebbero sconvolto il loro canto e lo splendore del mio sorriso (cfr. canto XXI, versi 58-60 e 4-12); e se
tu avessi potuto capire la preghiera contenuta in quel grido, gi ti sarebbe svelata la punizione divina che
vedrai prima della tua morte. La spada della giustizia divina non colpisce n troppo presto n troppo
tardi, eccetto che nel giudizio di colui che, desiderando la punizione divina o temendola per se, laspetta (
con ansia). Ma osserva ormai gli altri beati, perch vedrai anime molto famose, se rivolgi lo sguardo cos
come ti dico . Rivolsi gli occhi, come Beatrice desiderava, e vidi un numero infinito di piccole sfere che
illuminandosi a vicenda splendevano pi intensamente. Io ero nello stesso stato danimo di colui che
reprime in s lo stimolo del desiderio, e non osa domandare, tanto teme di eccedere i limiti della
discrezione; e la pi grande e la pi luminosa di quelle gemme si fece avanti, per appagare il mio
desiderio rivelandomi il suo nome. Poi dentro la luce che lavvolgeva udii: Se tu conoscessi, come
conosco io, la carit che arde in noi, avresti espresso il tuo pensiero ( senza timore di essere inopportuno
). Ma affinch tu, indugiando ( a parlare), non debba ritardare il raggiungimento della tua alta meta ( la
visione di Dio nellEmpireo), risponder alla domanda soltanto pensata che tu esiti cos tanto ( a tradurre
in parole). La vetta di quel monte sulle cui pendici sorge Cassino, fu un tempo frequentata da popolazioni
immerse nelle false credenze del paganesimo e restie (ad accogliere la vera fede); ed io sono colui che
per primo diffuse in quei luoghi il nome di Cristo, colui che port sulla terra la verit che ci innalza alla
beatitudine eterna; e risplendette sopra di me tanta grazia divina, che riuscii ad allontanare gli abitanti
dei borghi circostanti dallempio culto pagano che aveva attratto a s tutto il mondo. Questi altri spiriti
luminosi furono nella vita tutti dediti alla contemplazione, accesi di quellardente carit che produce
pensieri e opere sante. Qui si trova Macario, qui si trova Romualdo, qui si trovano quei benedettini che
rimasero fedeli alla vita del chiostro tenendosi stretti, con saldo cuore, alla regola . Ed io a lui: La carit
che dimostri rivolgendomi la parola, e la benevola espressione che vedo e osservo nello aspetto luminoso
di voi tutti, hanno accresciuto la mia fiducia cos come fa il sole con la rosa quando essa (al calore dei
raggi) si apre in tutta la sua pienezza. Perci ti prego, e tu, padre, dimmi se sono degno di ottenere una
grazia tanto grande, affinch possa vederti nella tua figura umana, liberata (dalla luce che la fascia). Per
cui egli rispose: Fratello, il tuo alto desiderio sar soddisfatto nellultimo cielo ( nellEmpireo, sede di Dio
e reale dimora dei beati ), dove tutti desideri e perci anche il mio ( che quello di accogliere la tua
richiesta) trovano il loro appagamento, L ciascun desiderio e compiuto, giunto alla sua pienezza e senza
difetti; solo in questultimo cielo ogni parte perfettamente immobile, perch (esso) non nello spazio, e
non ha i poli celesti intorno a cui girare; e la nostra scala sale fin lass, per cui si sottrae cos alla tua
vista. Il patriarca Giacobbe, quando la scala gli apparve cos piena di angeli (che salivano e scendevano)
ne vide la cima protendersi fino allultimo cielo. Ma, per salirla, oggi nessuno alza i piedi da terra, e la mia
regola rimasta solo per sciupare la carta (dove viene trascritta). I monasteri che solevano essere rifugio
di santa vita sono diventati spelonche di ladroni, e le tonache monacali son simili a sacchi pieni di farina
guasta . Ma la pi grave usura (frutto del denaro dato a prestito) non offende tanto profondamente la

volont di Dio, quanto lavidit delle rendite ecclesiastiche che travia lanimo dei monaci, perch tutto ci
che la Chiesa custodisce, appartiene ai poveri che chiedono la carit in nome e per amore di Dio, non ai
parenti degli ecclesiastici o ad altre persone che preferibile non nominare ( concubine e figli naturali ).
La natura umana cosi debole, che gi nella terra un buon proposito iniziale (quale fu quello offerto dalla
Regola di San Benedetto) non dura neppure per il periodo che va dalla nascita della quercia al suo
fruttificare ( periodo che di circa venti anni ). San Pietro diede inizio alla comunit della Chiesa senza
possedere n oro n argento, ed io diedi inizio al mio ordine con le preghiere e i digiuni, e San Francesco
con la umilt. E se consideri il periodo iniziale di ciascuna comunit, e poi rifletti fino a che punto essa
degenerata, tu vedrai che il bianco si mutato in nero (cio: le virt iniziali si sono cambiate negli
opposti vizi). Tuttavia laver fatto retrocedere le acque del Giordano e aprire le acque del mare, quando
Dio lo volle, furono cose pi mirabili a vedersi di quello che sar il rimedio divino a questa corruzione.
Cos mi parl, e poi si riun alla sua schiera, e questa si chiuse in un gruppo compatto; poi, come un
turbine, sal roteando verso lEmpireo. La mia dolce guida mi sospinse dietro a loro, su per quella scala,
con un solo cenno, tanto la sua virt riusc a vincere il peso del mio corpo; e mai sulla terra, dove si sale
e si scende con mezzi naturali vi fu un movimento cos veloce da poter, si paragonare alla rapidit del
mio volo. Cos possa io tornare, o lettore, in paradiso per meritare il quale spesso piango i miei peccati e
mi percuoto il petto, (come vero) che io vidi la costellazione dei Gemelli, che segue quella del Toro, ed
entrai in essa in un tempo pi breve di quello che tu avresti impiegato a mettere e trarre il dito dal fuoco.
O stelle dispensatrici di gloria, o luce piena di nobile potenza, allinflusso della quale devo attribuire tutto
il mio ingegno, qualunque sia il suo valore, il sole, che ( con il suo calore ) sorgente di ogni vita sulla
terra, nasceva e tramontava in congiunzione con voi, allorch respirai per la prima volta laria di Toscana;
e poi, quando mi fu concessa la grazia di salire nel cielo ( delle stelle fisse ), che girando provoca anche il
vostro movimento, ebbi in sorte di giungere nella parte di questo cielo da voi occupato. A voi ora il mio
animo s innalza devotamente, per acquistare la forza necessaria ad affrontare lardua prova che lo attira
a se. Tu sei cos vicino a Dio cominci Beatrice, che i tuoi occhi devono ormai essere limpidi e
penetranti: e perci, prima che tu penetri pi profondamente nella visione divina (tinlei: riferito a ultima
salute), guarda verso il basso, e osserva quanta parte del mondo ti ho ormai fatto percorrere, cos che il
tuo cuore si presenti lieto, quanto pi gli possibile, alle schiere trionfanti che avanzano piene di gaudio
in questa sfera celeste. Ripercorsi con lo sguardo tutti i sette cieli (che avevo attraversato), e vidi la
sfera terrestre cos piccola, che sorrisi della sua meschina apparenza; e riconosco come migliore il
giudizio di coloro che pi la disprezzano; e chi pensa alle cose celesti (invece che a quelle terrene ) si pu
chiamare veramente virtuoso. Vidi la luna (figlia di Latona e di Apollo, in quanto identificata, nella
mitologia classica, con Diana) illuminata senza quelle macchie a causa delle quali io lavevo ritenuta
costituita da parti rare e dense. Qui, o Iperione, riuscii a sopportare la vista del sole, tuo figlio, e vidi, o
Maia e Dione, come intorno e vicino a lui si muovono i pianeti (Mercurio e Venere ). Di li mi apparve
linflusso temperatore di Giove tra Saturno, suo padre, e Marte, suo figlio; e di li vidi chiaramente il
variare delle loro posizioni. E tutti e sette i pianeti mi si mostrarono nella loro grandezza, e nella loro
velocit, e nella distanza che intercorre fra la zona delluno e quella dellaltro. Mentre mi volgevo con la
costellazione dei Gemelli, la terra, che, pur piccola come unala, ci rende tanto feroci (spingendoci gli uni
contro gli altri per il possesso dei suoi efflmeri beni ), mi apparve tutta, dai suoi luoghi pi alti fino a
quelli pi bassi, dove i fiumi sfociano in mare. Poi rivolsi i miei occhi verso quelli luminosi di Beatrice.
CANTO XXIII
Come luccello, in mezzo alle fronde amate ( perch tra esse vi il suo nido), dopo aver riposato presso il
nido delle sue dolci creature durante la notte che ci nasconde tutte le cose, il quale, per poter vedere le
care sembianze dei suoi nati e cercare il cibo con cui nutrirli, ricerca nella quale gli sono gradite (anche)
le pi dure fatiche, previene il sorgere dellalba (fuori dal nido) posato su un ramo scoperto, e attende
con vivo desiderio lapparire del sole, guardando fissamente solo se spunti l alba, cos Beatrice stava
eretta e attenta, rivolta verso quella parte del cielo dove il sole sembra rallentare il suo corso: cos che,
vedendola assorta e ansiosa, il mio stato danimo divenne uguale a quello di colui che desidera ci che
ancora non ha, e acquieta il suo animo con la speranza (di poter ottenere loggetto del suo desiderio ).
Ma poco tempo trascorse tra luno e I altro momento, tra il momento dellattesa, dico, e quello in cui vidi
il cielo che si veniva sempre pi rischiarando. E Beatrice disse: Ecco le schiere delle le anime redente
dal sacrificio di Cristo e tutto il frutto Mi sembrava che il suo volto si illuminasse di un fulgore vivissimo, e
i suoi occhi erano cos pieni di letizia, che sono costretto a procedere oltre senza parlarne. Come nei
pleniluni sereni la luna (Trivia: accanto a quelli di Ecate e di Diana, il nome solitamente usato nella
mitologia per indicare la luna) splende in mezzo alle stelle che dipingono con le loro luci il cielo in ogni
sua parte, cos vidi sopra migliaia di anime luminose uno splendore abbagliante (Cristo), che con la sua
luce le accendeva tutte quante, come il nostro sole accende le stelle; e attraverso lintensa luce (che si
irradiava) traspariva la fulgidissima persona di Cristo tanto luminosa ai miei occhi, che essi non potevano

sostenerla. Oh Beatrice mia dolce e amata guida! Ella mi disse: Ci che vince la tua facolt visiva una
forza a cui nessun altra pu resistere. In questa luce Cristo, la sapienza e la potenza che apr (agli
uomini ) la via per salire dalla terra al cielo, via che in passato fu lungamente desiderata . Come la
folgore si sprigiona dalla nube (in cui rinchiusa) poich si dilata in modo tale da non potere pi esservi
contenuta, e contrariamente alla sua natura ( che la porterebbe a salire ) precipita verso terra, cos la
mia mente, dilatatasi in mezzo a quei cibi spirituali, usc di se stessa, e non in grado di ricordare quello
che allora abbia fatto. Riapri gli occhi e guardami in tutto il mio splendore: tu hai veduto tali cose, che
(ora) sei dotato di forza sufficiente a sostenere la luce del mio sorriso. Io ero nella stessa condizione di
colui che si risveglia da una visione subito dimenticata e che invano si sforza di richiamarla alla memoria,
quando udii linvito di Beatrice, degno di tanta gratitudine (da parte mia), che non potr mai cancellarsi
dalla memoria, il libro che registra il passato. Se ora incominciassero a cantare tutti quei poeti che
Polimnia (musa della poesia lirica) e le altre Muse sue sorelle nutrirono in abbondanza con il loro latte
dolcissimo (la poesia), per aiutarmi, non si arriverebbe neppure a descrivere la millesima parte del vero,
tentando di cantare il santo sorriso di Beatrice e come esso fosse reso pi luminoso dalla divina presenza
di Cristo; e cos, nel descrivere il paradiso, necessario che il poema sacro passi oltre ( quelle parti che
non possono essere espresse con parole), come colui che trova il suo cammino tagliato da qualche
ostacolo (e perci costretto a saltare per poter continuare la sua strada). Ma chi considerasse la
difficolt del tema e le deboli forze delle spalle mortali che si caricano di esso, non potrebbe biasimare se
queste spalle tremano sotto il suo peso. Non una rotta che possa essere percorsa da una piccola barca
quella che la mia ardita nave va seguendo, n adatta a nocchiero che vuole risparmiare le proprie forze.
Perch il mio volto ti attira a s con tanta forza, che tu non ti volgi pi a guardare le schiere delle anime
beate che sbocciano, come fiori, sotto i raggi della luce di Cristo? In questo giardino si trova la rosa(la
Vergine Maria) nella quale il Verbo divino sincarn; qui sono i gigli ( gli apostoli ), sotto la cui guida gli
uomini intrapresero il cammino della vera fede. Cos disse Beatrice; ed io, che ero completamente
disposto a seguire i suoi consigli, ritornai a mettere alla prova i miei deboli occhi (volgendoli di nuovo
verso la figura di Cristo, che gi li aveva abbagliati; cfr. verso 33). Come talvolta (sulla terra) i miei
occhi, prima coperti dombra (perch il sole, velato dalle nubi, non li feriva ), videro un prato fiorito
illuminato improvvisamente da un raggio di sole che filtrava limpido attraverso lo squarcio di una nube,
allo stesso modo vidi numerose schiere di anime splendenti, illuminate dallalto da raggi fulgenti (quelli di
Cristo), senza che potessi scorgere la sorgente di questi raggi, O divina potenza di Cristo, che imprimi il
sigillo della tua luce sui beati, ti sollevasti verso lEmpireo, per concedere ai miei occhi che non erano
capaci di sostenere il tuo fulgore la possibilit di vedere li (osservando le luci meno intense delle anime
trionfanti), Il nome della rosa, il bel fiore che io sempre invoco nella mie preghiere al mattino e alla sera,
fece concentrare ogni mia facolt nello sforzo di ravvisare (fra le luci dei beati, dopo che Cristo era asceso
allEmpireo ) lo splendore pi intenso (quello di Maria), Non appena lintensit e la quantit della luce di
Maria, che in cielo supera lo splendore dei beati, come in terra super in virt ogni altra creatura, si
riflessero nei miei occhi, scese attraverso il cielo uno splendore di forma circolare simile a una corona, e
cinse la luce di Maria girandole intorno. Qualunque melodia che sulla terra risuoni pi dolcemente e
avvinca a s con pi forza lanimo (degli ascoltatori), sembrerebbe un fragore di tuono, a paragone del
canto di Gabriele, che faceva corona alla Vergine, la gemma pi preziosa di cui si adorna il cielo pi
luminoso (IEmpireo). Io sono un angelo ardente damore che corono, girandovi intorno, la beatitudine
che emana dal grembo che fu dimora di Cristo, supremo desiderio degli angeli e degli uomini; e
continuer a girare, o signora (donna: dal latino domina, padrona ) del cielo, fino a che seguirai tuo
figlio (gi asceso allEmpireo), e renderai pi splendente il cielo pi alto per il fatto che tu vi ritorni. Cos
si chiudeva il canto dellangelo che girava intorno alla Vergine, e tutti gli altri beati facevano eco
ripetendo i} nome di Maria. Il nono cielo, che avvolge come in un regale mantello le altre sfere che
ruotano intorno alla terra, e che pi arde di desiderio e che pi riceve vita dallo spirito e dalle leggi di Dio,
aveva la sua faccia interna tanto distante dal luogo in cui noi eravamo, che il suo aspetto da dove mi
trovavo, non era ancora visibile: e perci (a causa di questa distanza) i miei occhi non poterono seguire
la luce di Maria incoronata da (Gabriele, che si innalz (verso lEmpireo) seguendo il figlio. E come il
bambino che, dopo aver preso il latte, tende le braccia verso la mamma, per lamore che si manifesta
anche negli atteggiamenti esteriori, cos ciascuna di quelle anime fulgenti si protese verso lalto con la
sua luce, dimostrandomi chiaramente il profondo affetto che nutrivano per Maria. Poi rimasero l al mio
cospetto, cantando Regina del cielo con tanta dolcezza, che mai scomparve dal mio animo il senso di
gioia che provai (ascoltando quellinno). Oh quanta labbondanza di beatitudine che si raccoglie in quelle
anime simili ad arche ricchissime di frumento, che quaggi nel mondo furono buone seminatrici! In
paradiso si vive e si gode dei meriti che luomo ha acquistato con le sofferenze e con il disprezzo delle
ricchezze durante lesilio terreno. In paradiso, accanto a Cristo e ai santi dellAntico e del Nuovo
testamento, trionfa della vittoria (riportata sul male e sulle tentazioni del mondo) San Pietro, colui che
custodisce 1e chiavi del paradiso.

CANTO XXIV
O voi che siete stati scelti a partecipare al grande convito in cui si offre come cibo lAgnello di Dio, il
quale vi sazia con tanta abbondanza, che ogni vostro desiderio resta sempre appagato, se, per grazia
divina, questi (Dante) pregusta le briciole che cadono dalla vostra mensa, prima che la morte gli segni il
termine della sua vita mortale, considerate il suo immenso desiderio (di partecipare al vostro convito) e
irroratelo alquanto ( della sapienza che possedete ): voi attingete sempre dalla fontana della sapienza
dalla quale sgorga ci a cui tende la sua mente. Cosi disse Beatrice; e quelle anime gaudiose assunsero
la forma di sfere ruotanti intorno ad unasse immobile, risplendendo, mentre si volgevano, con la
luminosit di comete. E come le ruote nel meccanismo (tempra: letteralmente significa armonico
accordo di suoni) degli orologi girano con diversa velocit in modo che, a chi le osserva, la prima appare
ferma, e lultima sembra volare, cos quelle corone danime che danzavano girando con moto diverso, mi
facevano valutare, in proporzione alla loro maggiore e minore velocit il loro grado di beatitudine. Dalla
corona che mi appariva pi bella (perch, come spiega il Buti. era quella degli apostoli e discepoli di
Cristo ) vidi uscire una luce cosi splendente di beatitudine, che non lasci, nella corona stessa,
nessunaltra luce pi fulgida; e tre volte gir intorno a Beatrice con un canto cos divino (per contenuto e
melodia ), che la mia immaginazione non in grado di ripetermelo. Perci la mia penna passa oltre e
rinuncio a descriverlo, perch non solo la nostra parola, ma anche la nostra fantasia possiede mezzi
inadeguati per esprimere la bellezza di quel canto. O mia santa sorella nella gloria celeste, che ci preghi
cos devotamente, con la forza della tua carit mi costringi a staccarmi da quella bella corona di beati.
Poi, fermatasi, la luce benedetta rivolse la parola alla mia donna, dicendo ci che ho riferito. Ed ella: O
luce eterna di quel grnde uomo al quale il Signore nostro affid le chiavi della mirabile beatitudine del
paradiso che Egli aveva portato in terra, esamina costui, a tuo piacere, sulle questioni secondarie e
fondamentali riguardanti la fede, quella virt che ti fece camminare sulle acque del mare. Tu non ignori
se egli possiede bene la carit e la speranza e la fede, perch il tuo sguardo rivolto a Dio, nel quale i
beati vedono ogni cosa come in uno specchio; ma poich il regno celeste ha acquistato cittadini in virt
della vera fede, per glorificarla bene che a costui (Dante) sia offerta loccasione di parlare di essa.
Come il baccelliere, in attesa che il maestro proponga la questione, prepara le sue argomentazioni, senza
parlare ancora, per addurre prove a favore della sua tesi, non per trarne le conclusioni, cos, mentre
Beatrice parlava, io mi preparavo intorno ad ogni problema, per essere pronto a rispondere a un tale
esaminatore (quale era San Pietro) e a una tale professione ( quale quella della fede). Dimmi, o buon
cristiano, mostra (con le tue parole) quello che sei che cosa la fede? Per questo sollevai il viso verso la
luce dalla quale provenivano queste parole; poi mi rivolsi a Beatrice, ed ella mi fece prontamente cenno
di esprimere il mio pensiero La grazia divina che mi concede di fare la mia professione di fede
comincia a dire di fronte al suo primo campione, mi aiuti ad esprimere con chiarezza il mio pensiero. E
continuai: Come ci ha lasciato scritto la veritiera penna di San Paolo, colui che, o padre, ti fu compagno
nellavviare Roma sul retto cammino, la fede il fondamento delle cose che speriamo di conseguire nella
vita eterna ed prova per credere alle cose che non vediamo; e questa mi sembra la sua essenza. Allora
udii queste parole: Tu pensi rettamente, se comprendi bene perch (San Paolo) defin la fede prima
come sostanza e poi come argomento . Ed io di rimando: I profondi misteri che qui in cielo mi si
rivelano, sono cos nascosti agli occhi dei mortali, che (in terra) la loro esistenza ammessa solo per un
atto di fede, sul quale si fonda la speranza della beatitudine eterna; e perci la fede assume la
denominazione di sostanza (fondamento sostanziale delle cose sperate). E da questa fede, senza laiuto
di altre prove, dobbiamo dedurre e dimostrare per via di ragionamento tutte le verit; perci la fede
assume la denominazione di argomento ( prova delle cose non parventi) .Allora udii queste parole:
Se tutto ci che in terra si apprende per via di insegnamento, fosse compreso con tanta chiarezza, non ci
sarebbe posto per discussioni da sofisti . Tali parole uscirono da quello spirito ardente di carit; poi
soggiunse: Ormai hai esaminato molto bene la lega e il peso di questa moneta (la fede): ma ora dimmi
se tu la possiedi . Per cui io: Si, la possiedo, cos lucente (per la bont della sua lega) e cos rotonda (e
quindi integra nel suo peso, perch non consumata sui bordi), che riguardo al suo conio non c nulla che
possa costituire per me motivo di dubbio. Poi udii queste parole dal profondo di quella luce che li
splendeva: Questa gemma preziosa (la fede), che fondamento di tutte le altre virt, da chi e in che
modo ti fu donata? Ed io: Labbondante pioggia ( della divina ispirazione ) che dallo Spirito Santo
scende sui libri del Vecchio e del Nuovo Testamento ( in su le vecchie e n su le nuove cuoia: il termine
cuoia indica qui le pergamene usate per fare i libri), un argomento che mi ha dimostrato la certezza e la
necessit della fede con tanta efficacia, che ogni altra dimostrazione mi sembra debole al suo confronto.
Io poi udii: LAntico e il Nuovo Testamento che ti portano a questa conclusione, per quali ragioni li
consideri ispirati da Dio? . Ed io: La prova che mi dimostra questa verit sono i miracoli avvenuti, per i
quali la natura nelle stesse condizioni di un fabbro che ha materia e mezzi limitati. San Pietro mi

rispose: Dimmi, chi ti assicura che quei miracoli siano realmente accaduti? Te lo attesta proprio e
soltanto quel libro (la Sacra Scrittura ) di cui si vuole dimostrare (appunto per mezzo dei miracoli) la
divina ispirazione, e non altre fonti. Se il mondo si convertito al Cristianesimo dissi senza miracoli,
questo un tale miracolo, che
CANTO XXV
Se mai avvenga che questo sacro poema alla cui composizione hanno concorso la scienza divina e
lumana esperienza, cos che la fatica durata lunghi anni mi ha fisicamente logorato, riesca a piegare la
crudele volont (dei miei concittadini) che mi costringe a stare lontano da Firenze, la mia dolce patria
dove io (un tempo) vissi come cittadino pacifico, ma avverso ai faziosi che portano discordia nella citt,
ritorner poeta con voce diversa ormai e con diverso aspetto, e nel battistero di San Giovanni, dove fui
battezzato, cinger la corona poetica, poich l feci il mio ingresso nella fede che rende le anime familiari
a Dio, e poi per questa fede San Pietro mi cinse la fronte (con la sua luce) in modo cos mirabile. Quindi
da quella stessa corona di beati da cui era uscito San Pietro, il primo dei vicari che Cristo lasci in terra,
venne verso di noi un altro spirito luminoso; e Beatrice, piena di letizia, mi disse: Guarda, guarda: ecco
uno dei baroni della corte celeste, lapostolo San Giacomo, per venerare il quale sulla terra si va in
pellegrinaggio a Compostella in Galizia. Come quando il colombo si avvicina al compagno, e luno
manifesta allaltro lamore, girandogli attorno e tubando, cos vidi San Giacomo accolto dallaltro grande e
glorioso principe, San Pietro, mentre entrambi lodavano Dio. il cibo che lass li nutre. Ma dopo che fu
terminato il vicendevole rallegrarsi, ciascuno si ferm dinanzi a me in silenzio, e cos fiammeggiante che
abbagliava la mia vista. Allora Beatrice disse sorridendo: O gloriosa anima che esalasti nei tuoi scritti la
liberalit della nostra reggia celeste, fa che risuoni in questo cielo il nome della speranza: tu puoi farlo,
perch sei colui che la simboleggi tutte le volte che Ges dimostr maggiore predilezione ai tre apostoli .
Alza il capo e riprendi coraggio, perch chi sale quass dalla terra, deve diventare capace di sostenere
la vista del nostro splendore. Questo incoraggiamento mi venne dal secondo spirito, San Giacomo; e
perci io volsi lo sguardo verso le due somme luci che prima avevano fatto abbassare i miei occhi per il
loro eccessivo splendore. Poich Dio, nostro imperatore, per sua grazia vuole che tu, prima di morire, ti
trovi al cospetto dei suoi ministri nella sala pi interna della sua reggia, cosicch, dopo aver contemplato
il paradiso quale esso , tu possa con ci che hai visto ravvivare in te e negli altri la speranza, che in
terra accende gli animi allamore del bene, dimmi cos la speranza e in che misura se ne abbellisce la tua
mente, e donde essa ebbe principio in te. Cos continu ancora a dire San Giacomo. E Beatrice che aveva
guidato a cos alto volo le penne delle mie ali, prevenne la mia risposta con queste parole: La Chiesa
militante non ha alcun figlio che possieda pi di lui la speranza, com scritto nella mente di Dio, il sole
che illumina tutte le nostre schiere: per questo gli concesso di venire dallesilio terreno (dEgitto) nella
Gerusalemme celeste, per vedere (il paradiso), prima che sia terminato per lui il tempo della milizia
terrena. Intorno agli altri due punti, che gli sono richiesti, non perch tu voglia sapere (quello che gi
sai), ma perch egli riferisca agli uomini quanto ti gradita questa virt, lascio a lui la risposta, perch
non gli riusciranno difficili n gli daranno motivo di vantarsi; ed egli stesso risponda alle tue domande e la
grazia di Dio gli consenta di farlo. Come scolaro che parla dopo il maestro rispondendogli pronto e
volenteroso intorno a quello che egli ben sa, perch si conosca il suo valore, dissi: La speranza
unattesa sicura della gloria celeste, la quale prodotta dalla grazia divina e dai meriti precedentemente
acquistati. Questa nozione della speranza mi viene da molte fonti; ma per primo la istill nel mio cuore
David, colui che fu il pi alto cantore di Dio. Nei suoi salmi in onore di Dio egli dice: Sperino in te quelli
che conoscono il tuo nome: e chi non sa questo, se ha la fede che ho io? Anche tu poi, con la luce
comunicatami da David, mi istillasti la stessa dottrina nella tua epistola, in modo che io trabocco di
questo dono, e riverso sugli altri quello che voi fate piovere su di me. Mentre parlavo, dentro alla luce
fiammeggiante di San Giacomo guizzava un lampo improvviso e frequente come un baleno. Quindi parl:
Lamore di cui ardo tuttora per la virt (della speranza), la quale mi accompagn fino al martirio e al
termine della mia battaglia terrena, vuole che io riparli della speranza a te che dimostri damarla; e mi
gradito che tu mi dica che cosa essa ti promette. E io risposi: Il Nuovo e il Vecchio Testamento
assegnano la meta alle anime che vivono in grazia di Dio, e questa meta mi indica ci che la speranza
promette. Isaia (infatti) dice che ciascuna delle anime elette (ritornata) nella sua terra sar rivestita di
una duplice veste; e la sua terra e questa vita beata. E tuo fratello Giovanni Evangelista ci manifesta
questa stessa rivelazione in modo assai pi chiaro, l dove parla delle bianche vesti dei beati . E dopo la
fine di queste parole, si ud dapprima cantare sopra di noi: Sperino in te, e a questo canto risposero
tutte le corone danzanti dei beati. Poi in mezzo ad esse uno spirito divenne cos fulgido che se la
costellazione del Cancro avesse una stella tanto luminosa linverno avrebbe un mese fatto di un giorno
solo. E come una sorridente fanciulla si alza e savvia ed entra nel cerchio della danza, non per vanit,
ma solo per far onore alla novella sposa, cos vidi lo spirito che aveva accresciuto il suo splendore venire
verso i due (San Pietro e San Giacomo) che danzavano in circolo al ritmo del canto che era quale si

conveniva alla loro ardente carit. L si un a loro accordandosi al canto e alla danza; e la mia donna
teneva lo sguardo fisso in loro, simile a sposa assorta e silenziosa. Questi lapostolo Giovanni, colui che
nellultima cena ripos sul petto di Cristo, e che fu scelto da Cristo in croce al grande compito di
sostituirlo come figlio presso Maria. Cos disse Beatrice; n per questo le sue parole distolsero il suo
sguardo dal restare fisso sugli apostoli pi di quanto lo avesse distolto prima di parlare. Come colui che
aguzza lo sguardo e si sforza di vedere leclissi parziale di sole, e, per voler vedere troppo, restando
abbagliato non vede pi nulla, cos divenni io dinanzi a quellultimo splendore finch mi fu detto (dal
Santo): Perch ti abbagli cercando di vedere una cosa che qui non pu essere ? Il mio corpo in terra
diventato polvere, e vi star con gli altri corpi finch il numero di noi beati sar pari a quello stabilito
dalleternit nella mente divina. Con lanima e con il corpo in paradiso si trovano solo Cristo e la Vergine,
le due luci che poco fa sono salite allEmpireo; e questo tu riferirai gi nel vostro mondo . A queste
parole la splendente danza dei beati cess insieme alla soave mescolanza dei suoni che nasceva dal canto
dei tre apostoli, cos come, al suono del fischio del capovoga, per riposarsi o evitare un pericolo, si
fermano tutti i remi, con i quali prima i rematori percuotevano regolarmente lacqua. Ah quanto mi turbai
nellanimo, quando mi volsi per guardare Beatrice, perch non potei vederla, sebbene fossi vicino a lei, e
nel felice mondo dei beati!.
CANTO XXVI
Mentre io dubitavo e temevo per la mia vista che era venuta meno, dalla fiamma luminosa (l'anima di
San Giovanni) che l'aveva abbagliata usc una voce che attrasse la mia attenzione, dicendo: In attesa
che tu riacquisti il senso della vista che hai perduto tentando di scrutare la mia luce, opportuno che
compensi la mancanza della vista fisica (con l'esercizio di quella spirituale) parlando con me. Incomincia
dunque; e dimmi qual il fine ultimo a cui tende la tua anima, e pensa che la tua vista (solo)
momentaneamente smarrita e non perduta per sempre. perch Beatrice, colei che ti conduce attraverso
questo mondo divino, ha nel suo sguardo la virt risanatrice che ebbe la mano di Anania . Io dissi:
Presto o tardi, quando Beatrice vorr, venga il risanamento ai miei occhi che furono come le porte
attraverso le quali ella penetr (nel mio animo) col fuoco di quell'amore di cui io sempre ardo. Dio, il
Bene che appaga di s tutto il paradiso, principio e fine di tutto ci che la carit mi insegna ad amare
pi o meno intensamente . Quella medesima voce che mi aveva liberato dalla paura per l'improvviso
abbagliamento (della mia vista), mi sollecit (mi mise in cura) a parlare ancora, e disse: Di certo devi
chiarire (il tuo pensiero) passandolo (come avviene per il grano) attraverso un vaglio sempre pi sottile:
necessario che tu dichiari chi ha rivolto l'arco del tuo amore verso un tale bersaglio (Dio) . Ed io:
Questo amore si imprime necessariamente nel mio animo attraverso l'opera della ragione e attraverso la
Rivelazione che scende da Dio. Perch il bene, non appena viene riconosciuto come tale, accende amore
s, e un amore tanto pi grande quanto pi questo bene perfetto. Dunque verso quell'essenza (cio Dio
in cui c' una tale superiorit su ogni essere, che ogni altro bene, il quale si trovi fuori di essa, non che
un riflesso della sua luce infinita, pi che verso qualsiasi altra essenza deve rivolgersi, con il suo amore,
la mente di ogni uomo capace di discernere la verit su cui si fonda questa argomentazione (cio la
dimostrazione di Dio come sommo Bene). Rende manifesta al mio intelletto questa verit colui che mi
dimostra che Dio l'amore supremo al quale tendono tutte le anime. Me la rende manifesta la voce di Dio
stesso che a Mos dice, parlando di se stesso: Io ti mostrer tutto ci che buono ". Me la rendi
manifesta anche tu, all'inizio del tuo grande annuncio nel quale proclami sulla terra i misteri divini con
voce pi alta di qualsiasi altra . Ed io udii: In virt dei ragionamenti umani e della rivelazone divina
che con essi concorda, il supremo dei tuoi amori rivolto a Dio. Ma, dimmi ancora se tu avverti altri
impulsi che ti muovono ad amare Dio, cos che tu possa rivelare in quanti modi questo amore ti assale .
Non mi rimase nascosta la santa itenzione di San Giovanni, anzi mi accorsi in quale direzione desiderava
che io precisassi la mia dichiarazione. Perci ripresi a parlare: Tutti quei motivi che possono far volgere
il cuore a Dio, hanno concorso ad alimentare in me la carit, perch l'esistenza del mondo e l'esistenza
dell'uomo, il sacrificio di Cristo per salvare l'umanit, e la betitudine eterna sperata da ogni credente, con
la viva conoscenza sopra affermata (di Dio come sommo Bene), mi hanno sottratto al mare delle passioni
terrene, e mi hanno fatto approdare alla riva del vero amore. Amo le creature di cui popolato, tutto il
mondo creato da Dio in proporzione al bene che Dio concede a ciascuna di esse . Non appena io tacqui,
risuon nel cielo un inno dolcissimo, e Beatrice cantava con gli altri: Santo, santo, santo! . E come
all'apparire di una luce intensa ci si risveglia perch la facolt visiva corre incontro a questa luce che
passa attraverso i successivi tessuti dell'occhio, e colui che stato (cos) svegliato rifugge dal fissare lo
sguardo su ci che vede, tanto inconsapevole quell'improvviso risveglio finch non viene in suo aiuto la
riflessione, cos Beatrice allontan ogni impurit (che potesse offuscare i miei occhi) con la luce del suo
sguardo, che risplendeva in modo da essere vista a pi di mille miglia di distanza: per cui (grazie a
questo suo intervento) potei poi vedere meglio di prima; e quasi stupefatto chiesi notizia di un quarto
lume che vidi con noi. E Beatrice: Dentro quella luce contempla con amore Dio, suo creatore, la prima

anima che stata creata dalla virt divina . Come fa l'albero che piega la sua cima al passaggio dei
vento e poi torna a sollevarsi per la sua forza naturale che lo riporta in posizione verticale, cos feci io
mentre Beatrice parlava, (piegando il capo) pieno di stupore, ma poi mi rese ardito il grande desiderio di
interrogare (Adamo). E incominciai: 0 frutto che, solo, nascesti gi maturo, o antico padre per il quale
ogni sposa figlia e nuora, ti supplico, con la maggiore devozione possibile, di parlarmi: tu conosci ci
che desidero sapere e, per poterti ascoltare subito, non perdo tempo ad esportelo . Come talvolta un
animale coperto da un panno si agita, cos che il suo desiderio si vede palesemente perch l'involucro che
lo copre segue i suoi movimenti, allo stesso modo Adamo (anima primaia: la prima anima creata)
lasciava trasparire attraverso la luce che lo fasciava la sua gioia di compiacere alle mie domande. Poi
parl: Senza che tu me lo abbia manifestato, conosco il tuo desiderio meglio di quanto tu non conosca
le cose per te pi certe, perch io lo vedo nello specchio veritiero di Dio, che riflette in s tutte le cose,
ma non pu essere riflesso da nessuna. Tu vuoi sapere da me quando Dio mi pose nel giardino del
paradiso terrestre dave Beatrice ti prepar a salire attraverso i cieli, e per quanto tempo i miei occhi
godettero di esso, e la causa precisa dello sdegno divino contro di me, e la lingua che io creai e usai. Ora,
figlio mio, non il fatto di aver gustato il frutto proibito fu di per s la causa della cacciata dal paradiso
terrestre ma soltanto l'aver superato i limiti fissati da Dio per l'uomo, Dal limbo (quindi) da dove Beatrice
fece muovere in tuo soccorso Virgilio (cfr. Inferno, II, 52 sgg.), per 4302 anni (volumi di sol: rivoluzioni
solari) bramai il paradiso; e durante la mia vita terrena vidi il sole ritornare 930 volte in tutti i segni dello
Zodiaco. La lingua da me usata era gi scomparsa prima che il popolo di Nembrot si accingesse alla
costruzione (della torre di Babele) che non poteva mai essere condotta a termine, perch mai nessun
prodotto della ragione umana fu immutabile, perch il gusto dell'uomo cambia (continuamente) a
seconda del variare degli influssi celesti. A un fatto naturale che l'uomo si esprima con parole; ma che si
serva di una lingua piuttosto che di un'altra, poi dalla natura lasciato all'arbitrio degli uomini, secondo il
loro gusto. Prima che io scendessi all'inferno (dove si trova il cerchio del limbo), Dio, il sommo Bene da
cui proviene il gaudio celeste che mi avvolge con la sua luce, si chiamava I; ed in seguito si chiam EL: e
questo mutamento un fatto naturale, perch tutto ci che usato dagli uomini (e quindi anche il
linguaggio) simile alle foglie di un albero, dove le une muoiono e le altre germogliano. Sulla vetta del
monte del purgatorio (dove si trova il paradiso terrestre) che pi di ogni altro si innalza sulla superficie
del mare, rimasi, prima del peccato e dopo averlo commesso, dalla prima ora del giorno a quella che
segue, cio la sesta, quando il sole muta quadrante .
CANTO XXVII
Tutti i beati del paradiso intonarono: Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo! , cos dolcemente che
la loro melodia mi inebriava. Quello che io vedevo mi sembrava un sorriso dell'universo, perch
l'ebbrezza entrava nel mio animo attraverso l'udito e lo sguardo. Oh gioia! oh allegrezza indicibile! oh vita
perfetta piena d'amore e di pace! oh beatitudine sicuramente posseduta senza desideri insoddisfatti !
Dinanzi ai miei occhi fiammeggiavano le quattro luci (Pietro, Giacomo, Giovanni, Adamo), e quella di San
Pietro che si era avvicinata prima degli altri incominci a farsi pi splendente, e nel suo aspetto si fece
rosseggiante, quale diventerebbe l'argenteo pianeta Giove, se esso e il rosso Marte fossero uccelli e si
scambiassero le penne. La provvidenza di Dio, che nel cielo distribuisce l'avvicendarsi delle azioni e il
compito proprio a ciascuno, aveva imposto il silenzio al coro dei diversi gruppi di beati, quando udii dire
(da San Pietro): Non stupirti, se io muto colore, perch, mentre io parlo vedrai diventare, rossi di
sdegno tutti costoro. Bonifacio VIII, colui che in terra occupa indegnamente la mia sede, che come
fosse vacante agli occhi del Figlio di Dio, di Roma, il luogo della mia sepoltura ha fatto la fogna dove
scorre il sangue delle discordie civili e donde sale il puzzo dei vizi; per cui Lucifero , si rallegra laggi
nell'inferno . Allora vidi tutto il cielo dei beati cospargersi di quel color rosso, che tinge una nube alla
sera o al mattino quando il sole le sta di fronte, E come una donna onesta, la quale pur restando sicura di
s, soltanto all'udire i falli altrui, si fa vergognosa, cos divenne Beatrice mutando aspetto; e un tale
oscuramento io credo che sia avvenuto in cielo (solo) quando il Figlo di Dio fu crocifisso. Poi San Pietro
continu a parlare con voce tanto alterata da quella di prima, che l'aspetto non si era mutato pi della
voce: La Chiesa, sposa di Cristo, non fu fondata e nutrita col sangue mio, e dei miei successori Lino e
Cleto, per essere adoperata come strumento di lucro, ma, perch fosse guida all'acquisto di questa nostra
vita beata, i papi Sisto, Pio, Calisto, e Urbano sparsero il loro sangue dopo molte sofferenze. Noi non
intendemmo che una parte della cristianit sedesse a destra dei nostri successori, e un'altra parte a
sinistra; n che le chiavi che mi furono affidate (come simbolo d'autorit) diventassero emblema in una
bandiera che combattesse contro altri cristiani; n che la mia immagine fosse posta sul sigillo papale
impresso sui documenti che concedono privilegi falsi e simoniaci, per cui io spesso arrossisco e divampo
d'ira. Da quass si vedono in tutte le chiese sotto la veste di pastori di anime, lupi rapaci: o soccorso
divino, perch ancora stai inerte? Gi si preparano a bere il nostro sangue Caorsini e Guasconi: o Chiesa
che avesti cos buoni inizi, a quale ignobile corruzione per forza di cose tu partecipi! Ma la provvidenza

divina che per mezzo di Scipione preserv a Roma la gloria del dominio del mondo, verr presto in aiuto,
cos come io vedo. E tu, o figliolo, che a causa del corpo mortale tornerai ancora sulla terra, non tacere e
non nascondere (agli uomini) ci che io non nascondo a te . Come l'atmosfera sulla terra fa scendere
fiocchi di neve, quando la costellazione del Capricorno in congiunzione con il sole, cos vidi l'ottavo cielo
adornarsi e fioccare verso l'alto per la moltitudine delle fiamme splendenti delle anime che prima si erano
fermate con noi, Il mio sguardo seguiva i loro aspetti, e li segu finch lo spazio situato in mezzo, per la
distanza troppo cresciuta, gli imped di spingersi oltre. Per cui Beatrice, che mi vide libero dalla cura di
guardare verso l'alto, mi disse: Abbassa lo sguardo, e guarda quale arco hai percorso (muovendoti con
questo cielo). Da quando avevo guardato in gi la prima volta vidi che mi ero mosso per tutto l'arco che
la prima zona descrive dalla sua met al termine, cosicch oltre Cadice vedevo la rotta temeraria tentata
da Ulisse, e di qua da Cadice il mar Mediterraneo fin presso il lido dove Europa fu un dolce carico per
Giove. E di l mi sarebbe stata visibile una plaga pi ampia di questa nostra terra; ma il sole procedeva
nel suo corso sotto i miei piedi separato da me trenta gradi e pi. Il mio animo innamorato che
vagheggiava sempre Beatrice, pi che mai ardeva dal desiderio di tornare a guardare verso di lei: e se
mai la natura o l'arte crearono, in corpi umani o in pitture, immagini che fossero allettamenti tali da
attrarre gli occhi per conquistare l'anima, tutte queste bellezze riunite, sembrerebbero niente a paragone
della bellezza divina che io vidi rifulgere quando mi volsi a guardare gli occhi ridenti di Beatrice. E la virt
che i suoi occhi mi largirono, mi stacc dalla costellazione dei Gemelli, e mi spinse nel nono cielo, il pi
veloce di tutti. Tutte le parti di questo cielo, fulgidissimo e altissimo, sono cos uniformi, che io non saprei
dire quale di esse Beatrice scegliesse per salirvi con me. Ma ella, che vedeva la mia brama di conoscere,
ridendo con tanta letizia, che Dio stesso pareva gioire nel suo volto, incominci: La struttura
dell'universo, la quale mantiene immobile al centro la terra e muove tutte le altre cose intorno ad essa,
incomincia da questo cielo come dalla sua origine; e questo cielo non ha altro luogo che lo contenga al di
fuori della mente divina, nella quale s'accende l'amore che lo fa girare e la virt che esso trasmette ai
cieli sottostanti. La luce e l'amore dell'Empireo lo contengono in s come in un cerchio, cos come questo
racchiude gl altri; e come questo cerchio possa essere contenuto lo comprende solo Dio, il quale lo
circoscrive. Il movimento di questo primo cielo non misurato dal movimento di un altro; anzi il moto
degli altri misurato dal moto di questo, cos come il dieci misurato dalla sua met, il cinque, e dal suo
quinto, il due. E ormai ti deve esser chiaro come il tempo abbia le sue radici in questo cielo come in un
vaso e abbia le sue fronde nei cieli sottostanti. Oh cupidigia umana che sommergi a tal punto i mortali
sotto di te, che nessuno capace di alzare gli occhi sopra le tue onde! Certo negli uomini fiorisce la
buona volont; ma (l'imperversare delle passioni la spegne come) la pioggia continua tramuta le susine
buone in susine guaste. Fede e innocenza si trovano solo nei fanciulli, ma poi l'una e l'altra si dileguano
prima ancora che le loro guance siano ricoperte dal primo pelo. Vi chi osserva i dgiuni, quando
ancora bambino balbettante il quale poi, nell'et matura (quando la lingua si ormai sciolta), divora ogni
cibo in qualunque epoca dell'anno ; e un altro, ancora bambino balbettante, ama e ascolta docile la
mamma, e, una volta adulto, quando il suo linguaggio ormai perfetto desidera poi vederla morta e
sepolta. Allo stesso modo (in cui il candore dell'infanzia si corrompe con il passare dell'et) la pelle
dell'uomo, naturalmente bianca, diventa nera, appena compare l'Aurora, la bella figlia del Sole che porta
il mattino sulla terra e tramontando lascia la sera. Per non stupirti di ci, pensa che sulla terra non vi
chi governi; per cui la umanit va cos rovinosamente fuori strada. Ma prima che gennaio esca del tutto
dal periodo invernale a causa della frazione centesimale del giorno trascurata dal calendario, questi cieli
del paradiso irradieranno tali influssi, che la tanto attesa tempesta far volgere le poppe delle navi dove
sono le prue (cio: rimetter la nave nella giusta direzione), cos che la flotta correr diritta e frutti buoni
seguiranno alle promesse .
CANTO XXVIII
Dopo che Beatrice, colei che innalza la mia anima alle gioie del paradiso, parlando contro la presente
corruzione degli uomini mi ebbe rivelato la verit, come colui che scorge riflessa in uno specchio (che ha
davanti), la fiamma di una torcia che lo illumina alle spalle, prima di averla vista (direttamente) o di
avere pensato (che fosse l), e si volge a guardare per vedere se lo specchio riflette un oggetto reale, e
costata che limmagine riflessa riproduce perfettamente quella vera allo stesso modo in cui il canto si
accorda con la musica che laccompagna, cos mi ricordo di aver fatto io guardando nei begli occhi (di
Beatrice) dei quali Amore si serv per legarmi a lei. E quando mi volsi a guardare e i miei occhi furono
colpiti da ci che appare in quel cielo (volume; cfr. canto XXIII, verso 112), ogni qualvolta si fissi bene lo
sguardo nel suo giro, vidi un punto che irradiava una luce cos potente, che locchio, che esso abbaglia
deve chiudersi a causa della forte intensit di tale luce; e anche la stella che dalla terra appare pi
piccola, sembrerebbe grande come la luna, se fosse posta accanto ad esso come (nel cielo) una stella
collocata accanto allaltra. Forse non pi distante di quanto si vede lalone circondare lastro (luce: il sole
o la luna) che lo produce o lo illumina, quando il vapore che forma tale alone pi denso, cos un cerchio

di fuoco girava intorno al punto luminoso tanto velocemente, che avrebbe superato anche il moto del
cielo che pi rapido si volge intorno alla terra. E questo (cerchio) era circondato da un secondo, e questo
da un terzo, e poi il terzo dal quarto, il quarto dal quinto, e poi il quinto dal sesto. Al di fuori del sesto
seguiva il settimo cos esteso ormai in larghezza, che larcobaleno sarebbe troppo stretto per poterlo
contenere anche se costituisse (invece di un arco) un circolo intero. Concentrici come i precedenti e
sempre pi larghi seguivano lottavo e il nono; e ciascuno si muoveva con velocit decrescente , a
seconda che il suo numero dordine fosse pi o meno distante dall unt (cio dal primo cerchio); ed
aveva una fiamma pi limpida il cerchio che era meno lontano dal punto luminoso, perch, credo,
(essendo pi vicino a Dio) tanto pi riceve la sua verit. La mia donna, che mi vedeva assorto in un grave
dubbio, disse: Da quel punto dipendono il cielo e tutta la natura. Osserva quel cerchio che gli pi
vicino; e sappi che il suo moto cos veloce per lamore ardentissimo da cui stimolato . Ed io: Se le
sfere della terra e dei cieli fossero disposte nellordine che io vedo in questi cerchi angelici, la spiegazione
data mi avrebbe soddisfatto; ma nel mondo sensibile si possono vedere i cieli tanto pi veloci e
infiammati di amore divino, quanto pi sono lontani dal loro centro (la terra). Perci, se il mio desiderio
deve essere appagato in questo mirabile e angelico cielo che ha per confine solo l Empireo, cielo fatto di
amore e di luce, Al di sopra del Primo Mobile non c' pi alcuna sfera materiale, ma solo l'Empireo, il cielo
fatto di amore e di luce perch sede di Dio. necessario che io sappia anche come mai il modello non
corrisponda alla sua copia, perch inutilmente cerco di capirlo con le mie sole forze . Se le tue dita non
sono capaci di sciogliere un tale nodo, non c da meravigharsi; tanto esso diventato rigido e resistente,
poich nessuno ha mai tentato di scioglierlo! Cos parl la mia donna; poi disse: Ascolta attentamente
quello che ti dir, se vuoi saziarti; ed esercita acutamente il tuo ingegno intorno alle mie parole. I cerchi
materiali (i cieli) sono pi o meno ampi o stretti in proporzione della maggiore o minore virt che si
diffonde in tutte le loro parti. Quanto pi grande la virt, tanto pi grande il benefico influsso che essa
vuole esercitare; quanto pi grande un corpo materiale, tanto pi grande il benefico influsso che pu
ricevere, purch sia perfetto in tutte le sue parti. Dunque questo cielo (il Primo Mobile) che trascina con il
suo movimento tutto quanto il resto delluniverso, corrisponde al coro angelico (quello dei Serafini) che
pi infiammato damore e illuminato di sapienza. Per tale motivo, se tu misuri la virt, non lapparente
dimensione dei cori angelici, vedrai la mirabile corrispondenza di ciascun cielo a ciascuna intelligenza
angelica, corrispondendo i cieli maggiori alle maggiori virt angeliche e i cieli minori alle minori virt .
Come laria rimane luminosa e limpida, quando Borea (il vento di tramontana) soffia da quella parte da
cui spira pi temperato, per cui viene spazzata e dissolta la nebbia che prima offuscava il cielo, in modo
che esso risplende con le sue bellezze in ogni parte (paroffia: letteralmente significa " parrocchia "), cos
avvenne in me, dopo che la mia donna mi ebbe offerto la sua chiara risposta, ed io vidi (si vide: fu vista;
sottinteso: da me) la verit con la stessa chiarezza con cui si vede una stella brillare nel cielo. E dopo che
il suo discorso fu concluso, i cerchi angelici sprigionarono faville come fa il ferro incandescente. Ogni
scintilla (cio: ogni angelo) continuava a girare con il suo cerchio infuocato; e il loro numero era cos alto
da inoltrarsi nelle migliaia pi che la progressiva duplicazione degli scacchi. Udivo (gli angeli ) cantare
osanna rispondendosi da cerchio a cerchio, al punto fisso (Dio) che (appagando ogni loro desiderio) li
mantiene, e li manterr sempre, nelle sedi nelle quali sono sempre stati. E Beatrice, che vedeva i dubbi
che si agitavano nella mia mente (a proposito della disposizione delle gerarchie angeliche), disse: I
primi due cerchi sono quelli dei Serafini e dei Cherubini. Essi (girando) cos veloci seguono il vincolo
damore che li lega a Dio (i suoi vimi: questo termine deriva dal latino vmen, " legame "), per essere
simili a Dio quanto pi possono; e tanto pi possono (assomigliarGli) quanto pi si elevano nella
contemplazione (rispetto a tutte le altre creature), Le altre sostanze angeliche che girano intorno alle
prime due, sono chiamate Troni di Dio, per la qual cosa furono destinati a chiudere la prima terna. E devi
sapere che questi tre ordini godono di una beatitudine proporzionata alla profondit della loro visione di
Dio, visione nella quale ogni intelletto trova pace. Da quanto ho detto si pu capire come la beatitudine si
fonda sulla vista (di Dio), non sullamore, che una conseguenza (di tale visione); e la visione in
proporzione del merito, il quale nasce dalla grazia divina e dalla buona volont (con cui essa accolta):
cos si procede di gradino in gradino (dalla grazia alla volont, dalla volont al merito, dal merito alla
visione, dalla visione allamore). La seconda terna (o gerarchia), che cos fiorisce in questa eterna
primavera celeste che lautunno non priva di foglie, canta (sberna: era il verbo usato per indicare il canto
degli uccelli alla fine dellinverno) il suo eterno " Osanna " con tre melodie che risuonano nei tre ordini
angelici da cui (questa terna) formata. In questa gerarchia si trovano le altre intelligenze angeliche:
prima le Dominazioni, e poi le Virt; il terzo ordine quello delle Potest. Poi nei due penultimi cori
tripudianti si volgono i Principati e gli Arcangeli; lultimo tutto costituito dagli Angeli festanti. Questi
ordini in alto contemplano tutti Dio, e in basso esercitano il loro influsso (sui cieli sottostanti), in modo
che ciascun coro attratto verso Dio, e attrae a s (le cose sottostanti). Dionigi lAreopagita si dedic alla
contemplazione di questi ordini con tanto desiderio (di pervenire alla verit), che li chiam e li distinse
come ho fatto io ora (che ne ho conoscenza diretta). Ma San Gregorio Magno espresse poi una diversa

opinione; per la qual cosa sorrise di se stesso non appena conobbe la verit arrivando in questo cielo. E
non voglio che tu ti stupisca se un mortale ha potuto rivelare in terra una verit cos misteriosa, perch
gli fu rivelata da colui (San Paolo) che la pot contemplare quass insieme con molte altre verit
riguardanti questi cieli .
CANTO XXIX
Quando il sole e la luna, in congiunzione luno con il segno dellAriete e laltra con quello della Bilancia, si
trovano contemporaneamente sulla linea dellorizzonte (letteralmente: si fanno entrambi cintura
dellorizzonte ), per il tempo che intercorre dal momento in cui lo zenit equidistante da essi fino al
momento in cui, uno tramontando e laltra sorgendo, si staccano dallorizzonte, per tale frazione di
tempo, Beatrice, con il volto illuminato dal sor riso, rimase in silenzio, guardando fissamente quel punto
(Dio) che mi aveva abbagliato (con la sua luce). Poi incominci: " lo dico, senza chiedertelo, quello che tu
desideri ascoltare, perch lho letto in Dio, in cui ogni luogo e ogni tempo sono presenti. Non per
acquistare un ulteriore bene per s, cosa che impossibile (perch Dio il Bene supremo e infinito), ma
perch lo splendore riflesso della sua luce (cio le creature) potesse (affermando la propria sussistenza)
dire: "Io sono", nella sua eternit, fuori del tempo, fuori dello spazio che circoscrive le cose, Dio, lo
eterno amore, spontaneamente, si estrinseca in nuove creature amanti (gli angeli). N prima della
creazione Dio rimase inoperoso, perch lopera della creazione non ebbe n un prima n un poi. La forma
e la materia, unite fra di loro e allo stato puro, uscirono (dalla mente divina): ad un esistenza priva di
difetti, coma da un arco munito di tre corde (escono contemporaneamente) tre frecce. come attraverso il
vetro, lambra o il cristallo un raggio di luce passa cos istantaneamente, che tra il suo giungere (in questi
corpi) e il penetrarvi tutto non ce intervallo di tempo, cos la triplice creazione si irraggi da Dio tutta
insieme nella pienezza del suo essere senza distinzione di tempo nellatto di nascere. Insieme con le tre
sostanze (sopra nominate) fu creato lordine (secondo il quale devono agire) e la struttura: del cosmo; e
quelle sostanze che furono prodotte come puro atto (gli angeli) occuparono il luogo pi alto delluniverso
(IEmpireo); la pura potenza fu posta nel luogo pi basso; nel mezzo atto e potenza furono uniti insieme
con un tale nodo, che non potr mai essere sciolto. San Gerolamo vi lasci scritto che gli angeli furono
creati molti secoli prima della creazione del mondo sensibile; ma la verit che ti ho manifestata: (questo
vero: gli angeli furono creati insieme con la materia prima e i cieli ) scritta in molti passi degli autori
ispirati dallo Spirito Santo; e te ne accorgerai tu stesso, se leggerai (quei testi) con attenzione; Le pagine
della Sacra Scrittura alle quali Dante fa riferimento nei versi 40-4 1 sono quelle della Genesi ( I, 1 ), dei
Salmi (CII, 26), dell'Ecclesiastico (XVIII, 1). e per quanto le concesso di capire se ne rende conto anche
la ragione umana, la quale non potrebbe ammettere che le intelligenze motrici dei cieli siano rimaste per
tanto tempo senza essere perfette. Ora tu sai dove e quando e come gli angeli furono creati, cos che
sono ormai soddisfatti tre punti del tuo desiderio (cfr. versi 10-12). Non si giungerebbe, contando, fino al
numero venti con la stessa rapidit con la quale una parte degli angeli sconvolse la terra, il pi basso dei
quattro elementi. Gli angeli fedeli rimasero (nellEmpireo), e incominciarono a svolgere con tanto diletto
questo ufficio che tu vedi, che non cessano mai di girare intorno (al punto luminoso). Causa della caduta
fu la maledetta superbia di Lucifero, colui che tu vedesti imprigionato sotto tutti i pesi delluniverso. Quelli
che tu vedi qui in cielo furono umili nel riconoscere il loro essere derivato dalla bont di Dio, che li aveva
creati capaci di intendere cose cos grandi; e perci le loro capacit intellettuali furono accresciute per
mezzo: della grazia illuminante e del loro merito, cos che essi hanno una volont ferma e perfetta (nel
compiere il bene). N voglio che tu abbia qualche dubbio, ma sii persuaso che il ricevere la grazia divina
costituisce un merito proporzionale alla misura dellaffetto con cui essa si riceve. Ormai se hai bene
ascoltato e meditato le mie parole, puoi capire, riguardo al tema del consorzio angelico, molte cose senza
nessun altro aiuto. Ma poich in terra nelle vostre scuole si insegna che gli angeli sono dotati di
intelligenza e di memoria e di volont, prolungher il mio discorso, affinch tu possa vedere nella sua
purezza la verit che in terra viene distorta poich in questi insegnamenti si chiamano con uno stesso
nome due cose diverse. Gli angeli, dal momento in cui godettero della visione diretta di Dio, non
distolsero mai il loro sguardo da Lui, nel quale tutto presente: perci in essi la conoscenza non mai
interrotta da un oggetto nuovo, e per tale motivo non hanno bisogno di ricordare un concetto
(temporaneamente) dimenticato, cos che in terra si sogna ad occhi aperti, sia da parte di coloro che
credono (in buona fede) di insegnare la verit, sia da parte di coloro che sono coscienti di non dire la
verit, anche se la colpa e la vergogna pi grandi sono da addebitare a questi ultimi. Voi sulla terra non
procedete tutti sulla stessa via negli studi filosofici; a tal punto vi lasciate trascinare dal desiderio e dalla
preoccupazione di apparire (abili e ingegnosi). E tuttavia questa ambizione tollerata con minore sdegno
di quando la Sacra Scrittura viene posposta (alle dottrine filosofiche), oppure di quando ne viene distorto
il significato. Non si pensa sulla terra quanto sangue di martiri sia costata la diffusione (della parola
divina) nel mondo, e quanto sia gradito (a Dio) chi si accosta ad essa con umilt. Ciascuno si ingegna ed
escogita novit per mettersi in mostra; e queste novit vengono accolte ed esposte dai predicatori

mentre viene trascurato il vangelo. C chi dice che al momento della morte di Cristo la luna torn
indietro sul proprio cammino e si interpose (fra il sole e la terra), per cui (a causa delle eclissi cos
provocata) la luce del sole non pot mostrarsi in terra; e costui sostiene una cosa falsa, perch il sole si
oscur da se (non per interposto oggetto); perci tale eclissi apparve ai popoli della Spagna e dellIndia
come ai Giudei. In Firenze non vi sono tanti Lapi e Bindi (due nomi molto comuni in quella citt) quante
sono le favole di tal genere che ogni anno dal pulpito si bandiscono dovunque, cos che i fedeli ignoranti
tornano dalla predica pasciuti di chiacchiere inutili, e il fatto di non veder il danno (che deriva loro da una
tale predicazione) non li giustifica (perch dimostra la loro leggerezza e la loro ignoranza delle verit
fondamentali della fede). Cristo non disse alla sua prima comunit ( quella degli apostoli ): "Andate, e
predicate ciance al mondo"; ma diede loro una verit sicura. E quella dottrina risuon sulla bocca degli
Apostoli, cos che nella lotta per la diffusione della fede, essi non usarono altra arma che il Vangelo. Ora
si va a predicare con motti di spirito e sciocche piacevolezze, e purch si rida molto ( da parte degli
ascoltatori), il cappuccio (del predicatore) si gonfia (di vanit ), e non si richiede altro ( n da lui n dagli
ascoltatori). Ma nella punta del cappuccio (del frate) si nasconde un uccello tale (il diavolo) che, se il
popolo lo vedesse, si accorgerebbe di che genere sono le indulgenze (promesse dai frati) nelle quali
ripone la sua fiducia; e per tale motivo (per la fiducia nelle indulgenze) tanto aumentata la stoltezza
umana, che tutti sarebbero pronti ad accorrere ad ogni promessa, senza chiedere nessuna testimonianza
(che comprovi la concessione dellindulgenza da parte della legittima autorit religiosa). Di questa
incredulit si ingrassa il porco di SantAntonio, e (singrassano) persone peggiori dei porci stessi, pagando
con monete false (cio: contraccambiando le offerte dei fedeli con false promesse di indulgenze e di
grazie). Ma poich ci siamo allontanati molto (dal nostro tema), rivolgi ormai la tua attenzione verso
largomento principale, cos che la via (che ci resta da percorrere) si abbrevi in armonia. col (poco) tempo
(che ci rimane da passare in questo cielo). Gli angeli raggiungono un numero cos sterminato, che non ci
furono mai parola o concetto umano capaci di rappresentarlo; e se tu consideri quello che viene rivelato
da Daniele, vedrai che nelle migliaia (di cui parla) il numero preciso rimane nascosto. La luce di Dio, che
irraggia tutta la natura angelica, ricevuta in essa in tanti modi diversi, quanti sono i singoli angeli con i
quali essa l si unisce. Per tale motivo, poich allatto della visione intellettuale di Dio proporzionato
laffetto, la dolcezza dell amore ( verso di Lui ) nella natura angelica pi o meno intensa. Considera ora
laltezza e limmensit (la larghezza) di Dio, poich ha creato un numero cos grande di specchi ( gli
angeli ) nei quali la sua luce si riflette in modi diversi, conservando la sua immutabile unit come prima
(della creazione).
CANTO XXX
Il mezzogiorno (lora sesta) arde lontano dal punto dove siamo forse a distanza di seimila miglia, e la
terra (questo mondo) inclina gi il suo cono dombra fino quasi a portarlo sul piano dellorizzonte, quando
lo spazio celeste, per noi pi lontano, incomincia a rischiararsi, tanto che alcune stelle non sono pi
visibili fin quaggi sulla terra; e non appena avanza laurora, la luminosa ancella del sole, ecco che il cielo
(rischiarandosi) spegne tutte le sue luci, una stella dopo l altra, finch scompare anche la pi fulgente.
Allo stesso modo il coro trionfale dei nove cerchi angelici il quale tripudia sempre intorno al punto
centrale che mi aveva abbagliato, e che sembrava contenuto dai cerchi angelici mentre in realt li
contiene nella sua onnipotenza divina, a poco a poco impallid scomparendo alla mia vista; per cui il non
veder pi nulla e lamore per Beatrice mindussero a volgere gli occhi verso di lei. Se tutto quanto stato
detto finora da me della bellezza di Beatrice, potesse venire racchiuso tutto in una sola lode, questa
sarebbe sempre inadeguata ad assolvere tale compito (quello, cio, di parlar degnamente di lei ). La
bellezza che io vidi ( in Beatrice ) non solo va al di l delle nostre capacit umane, ma sono certo che
soltanto Dio, il suo creatore, possa goderla appieno. Da questo punto mi dichiaro vinto pi di quanto non
sia mai stato sopraffatto da un punto qualsiasi del suo tema uno scrittore di stile comico o di stile tragico,
perch, come fa la luce del sole riflessa in un occhio debole (il quale resta abbagliato), cos il solo ricordo
del dolce sorriso di Beatrice mi priva di tutte le facolt della mia mente (abbagliata da tanto splendore).
Dal primo giorno che vidi i suoi occhi sulla terra, fino a questa visione, non mi mai stato impedito di
proseguire il mio canto; ma ora devo rinunciare a seguire, con la mia poesia, limmagine della sua
bellezza, come deve desistere ogni artista giunto al limite estremo delle sue capacit espressive. Cosi
risplendente di sovrumana bellezza quale io la lascio da celebrare ad una voce poetica pi potente della
mia, la quale svolge verso il suo termine il difficile argomento, Beatrice con atteggiamento e voce di
guida che ormai ha finito il suo compito ricominci: "Noi siamo usciti fuori dal Primo Mobile, il pi grande
dei corpi celesti per entrare nellEmpireo, il cielo che pura luce; luce della mente divina, traboccante
damore; amore del vero bene, pieno di beatitudine; beatitudine che supera ogni altro godimento. Qui
vedrai la schiera degli angeli e la schiera dei santi del paradiso, e vedrai quella dei beati con le stesse
sembianze che essi avranno il giorno del giudizio finale (all ultima giustizia, quando ogni anima
riprender il suo corpo)". Come un lampo improvviso che disperda le facolt visive, cos che locchio non

pu pi distinguere oggetti diventati troppo luminosi, cos tuttintorno mi rifulse la viva luce (dell
Empireo); e mi lasci avvolto dal velo cos intenso del suo fulgore, che non vedevo pi nulla. "Lamore
divino che rende immobile questo cielo, accoglie sempre con questo saluto chi vi entra, per preparare la
candela a ricevere la sua fiamma". Non erano ancora penetrate nella mia mente queste poche parole, che
io maccorsi di essermi elevato al di sopra della mia normale facolt visiva; e mi illuminai di nuova
potenza visiva, tale che non esiste luce tanto viva, che gli occhi miei non sarebbero stati in grado di
sopportare. E vidi una luce in forma di fiume fluente di fulgore, tra due sponde coperte di meravigliosi
fiori, come a primavera. Da questo fiume uscivano faville splendenti e andavano a posarsi sui fiori
delluna e dellaltra riva, simili a rubini incastonati in oro. Poi, come inebriate dal profumo dei fiori, le
faville tornavano a inabissarsi nel mirabile gorgo di luce; e mentre una entrava, unaltra ne usciva.
"Lintenso desiderio che ora ti accende e ti stimola ad aver cognizione chiara di quello che tu vedi, piace
tanto di pi quanto pi si accresce; ma bisogna che tu beva dellacqua di questo fiume prima che in te sia
placata una sete di sapere tanto grande": cos mi disse Beatrice, il sole dei miei occhi. Soggiunse ancora.
"Il fiume di luce e le faville simili a topazi che vi simmergono e ne escono e il risplendere dei fiori sono
anticipazioni velate della verit in essi racchiusa. Non gi che essi siano per loro natura difettosi; ma
linsufficienza in te che non hai ancora occhi tanto potenti da vederli quali sono". Non vi bambino che
cosi precipitosamente si volga col viso per prendere il latte, se si sveglia molto pi tardi dellora consueta,
come io mi volsi al fiume, affinch i miei occhi diventassero migliori specchi (di quelle realt), piegandomi
verso lacqua che scorre fra le due rive perch, guardando in essa, si possa diventare perfetti; e non
appena i miei occhi cominciarono a dissetarsi in quellonda, essa mi apparve trasformata in un cerchio
mentre prima si estendeva in lunghezza. Poi come persone che celate sotto maschere, allorch si tolgono
il falso aspetto sotto cui si nascondono, appaiono diverse da prima, allo stesso modo i fiori e le faville
(cambiando aspetto) si tramutarono davanti a me in una visione pi festosa, cos che io potei vedere
chiaramente ambedue le corti celesti (quella degli angeli e quella dei beati). O splendore di Dio, per
grazia del quale vidi leccelso trionfo del regno celeste, dammi la capacit di descriverlo come lo vidi!
NellEmpireo vi il lume di gloria che rende visibile il Creatore alla creatura che trova la sua pace solo
nella visione di Lui. Questo lume si allarga in forma circolare, tanto che la sua circonferenza sarebbe una
cintura troppo ampia anche per il sole. Tutta la sua figura visibile formata da un raggio (emanante dalla
luce divina) riflesso dalla superficie convessa del Primo Mobile, il quale da questo raggio riceve la forza
vitale che trasmette agli altri cieli. E come un colle si specchia nellacqua di un lago che ai suoi piedi,
quasi per contemplare la sua bellezza, quando ricco di verde e di fiori, allo stesso modo, stando sopra al
lago di luce, disposte tuttintorno ad esso, su pi di mille gradini vidi specchiarsi tutte le anime beate che
dal nostro mondo sono tornate allempireo. E se il gradino pi basso pu contenere in se un lago di luce
cos ampio, (si immagini) quanto sia estesa la circonferenza dei petali estremi di questa rosa! La mia
vista non si smarriva nellimmensit e nella profondit di questo spettacolo, ma percepiva quella
beatitudine in tutta la sua estensione e intensit. NellEmpireo, n la vicinanza aggiunge, n la lontananza
toglie qualcosa alla possibilit di vedere, perch dove Dio governa direttamente, le leggi della natura non
hanno alcun valore. Nel centro luminoso della rosa eterna, che si allarga e si estende per successivi
gradini ed emana profumo di lode a Dio, il sole che crea perenne primavera, Beatrice guid me, che ero
nello stesso stato danimo di colui che tace per lo stupore ma vorrebbe parlare, e mi disse: "Guarda
quanto grande la comunit dei beati vestiti di bianco (delle bianche stole; Iimmagine delle bianche
stole deriva dallApocalisse VII, 9; cfr. Paradiso XXV, 95)! Vedi quanto ampia la nostra Gerusalemme
celeste: vedi come i nostri seggi hanno gi tanti posti occupati che ormai qui ci attende solo poca gente.
E su quel grande seggio, a cui tieni fissi gli occhi a causa della corona imperiale che gi vi sopra, prima
che tu salga a questo banchetto nuziale (cio: prima della tua morte), verr a sedersi lanima, che sulla
terra sar ) augusta, del grande Arrigo, che scender a ristabilire lordine in Italia prima che essa sia
preparata a ci. La cieca cupidigia dei beni mondani che vi toglie ogni retto discernimento, vi ha resi
simili al bambino che muore di fame eppure respinge la balia. Allora sar a capo della Chiesa un pontefice
che riguardo ad Arrigo agir pubblicamente e segretamente, in modo diverso. Ma sar tollerato da Dio nel
santo ufficio per poco tempo ancora dopo la morte di Arrigo, perch sar sprofondato nellinferno, nella
bolgia dove Simon Mago riceve il meritato castigo, e far scendere pi in basso (nella sua buca) Bonifacio
VIII, il papa di Anagni".
CANTO XXXI
I beati che Cristo un a S con la sua morte in croce mi apparivano dunque nella forma di una candida
rosa; ma gli angeli (laltra: riferito a milizia), che volando contemplano e cantano la gloria di Dio che li
avviva damore e la sua bont, che li cre tanto perfetti, allo stesso modo in cui uno sciame dapi ora si
immerge nei fiori ed ora ritorna allalveare (l) dove la sua fatica si trasforma in dolce sapore di miele,
scendevano nel grande fiore che si adorna di foglie cos numerose (ogni beato, infatti, costituisce un
petalo della candida rosa), e da l risalivano l dove Dio, oggetto del loro amore, soggiorna per leternit.

Il loro volto aveva il colore della fiamma viva, e le loro ali quello delloro, e il resto della figura era cos
bianco, che nessuna neve pu arrivare a quellestremo (di candore). Quando scendevano nel fiore,
passando da un gradino allaltro comunicavano ai beati la pace della beatitudine e lardore della carit che
essi attingevano volando (fino a Dio). Linterporsi di un cos grande numero di angeli fra il punto in cui si
trovava Dio e la rosa non impediva alle anime di contemplare Dio, e allo splendore divino di giungere alle
anime, poich la luce divina penetra nelluniverso secondo che ogni cosa sia pi o meno degna (di
riceverla), cos che nulla pu esserle di ostacolo. Questo regno privo di ogni turbamento e pieno di
beatitudine, popolato di anime dellAntico e del Nuovo Testamento, rivolgeva il suo sguardo e il suo
amore verso una unica meta (Dio). Oh luce della Trinit, che risplendendo agli occhi dei beati nellunica
essenza della tua luce, li appaghi in modo cos completo, guarda quaggi sulla terra le nostre procelle! Se
i barbari, scendendo da regioni cos settentrionali che lOrsa Maggiore (Elice) vi rimane sempre visibile,
ruotando insieme con il figlio che tanto ama, vedendo Roma e i suoi grandiosi edifici, rimanevano attoniti
per lo stupore, quando Roma super (in grandezza e in potenza ) tutte le cose mortali, io, che ero venuto
al mondo divino dal mondo umano, alleterno dal tempo, e da Firenze ai beati del paradiso, di quale
stupore dovevo essere colmo! Certamente stupore e gioia insieme mi rendevano gradito non udire e non
parlare. E come il pellegrino che si riposa (dalle fatiche del viaggio) contemplando il tempio che aveva
fatto voto di visitare, e gi spera di poter raccontare ( al suo ritorno) come esso era fatto, cos io facendo
scorrere lentamente lo sguardo sulla viva luce (della candida rosa) osservavo gradino per gradino,
volgendo lo sguardo ora in alto, ora in basso e ora allintorno. Vedevo volti che ispiravano carit,
risplendenti della luce di Dio e della propria gioia che si manifestava nel sorriso, e atteggiamenti ricchi di
ogni decoro e nobilt. Avevo gi abbracciato col mio sguardo tutto laspetto del paradiso nel suo
complesso, senza essermi ancora fissato su nessuna parte: e mi volgevo con il desiderio riacceso di
sapere, per interrogare la mia donna su cose intorno alle quali la mia mente era ancora incerta. Di una
cosa avevo intenzione (di interrogare Beatrice), ma altro rispose al mio intento: credevo di vedere
Beatrice, e vidi un vecchio vestito (di una bianca stola) come tutte le anime beate. Nei suoi occhi e nel
suo volto era diffusa una benevola letizia, nel suo atteggiamento si dimostrava affettuoso come un tenero
padre. E subito chiesi: "Dov?" Per cui egli: "Per soddisfare il tuo desiderio (che quello di vedere Dio)
Beatrice mi ha fatto venire (qui) chiamandomi dal mio seggio; e se guardi nel terzo gradino a cominciare
dallalto, la rivedrai sul trono che il suo merito le ha destinato in sorte". Senza rispondere, alzai gli occhi,
e vidi Beatrice che riflettendo la luce divina irradiava intorno a se un aureola di luce. Nessun occhio
mortale, anche se guardasse dal pi profondo del mare, disterebbe da quella regione dellaria nella quale
si formano i tuoni, pi di quanto la mia vista l distava da Beatrice; ma ci non mi era di alcun ostacolo,
perch la sua immagine non giungeva a me velata dallatmosfera. "O donna in cui prende vigore la mia
speranza, e che non disdegnasti di lasciare le tue orme nellinferno per la mia salvezza (cfr. Inferno 11-52
e sgg. ) riconosco che dal tuo potere e dalla tua bont (non dai miei meriti) ho ricevuto la grazia e la
capacit di vedere tante cose quante ne ho vedute (durante il mio viaggio). Tu mi hai condotto dalla
schiavit (del peccato) alla libert (della virt) servendoti di tutte quelle vie, di tutti quei mezzi che avevi
la possibilit di usare. Conserva in me il tuo mirabile dono, affinch la mia anima, che hai risanato dal
peccato ( nel momento della morte), si sciolga dal corpo cara a te (come lo ora)". Cosi pregai; e
Beatrice, cos lontana come appariva, sorrise e mi guard; poi si volse verso Dio, eterna sorgente di luce
e damore. E il santo vecchio disse: "Affinch tu concluda il tuo viaggio perfettamente, per il quale scopo
mi ha mandato la preghiera di Beatrice dettata da santo amore; vola col tuo sguardo su questa rosa,
perch la sua visione preparer la tua vista a salire su per i raggi della luce divina (fino a contemplare
direttamente Dio). E la Vergine, regina del cielo, per la quale io ardo tutto damore, ci conceder ogni
grazia, perch io sono il suo fedele Bernardo". Come il pellegrino che forse dalla Croazia viene (a Roma)
per vedere il sudario della Veronica, e che per il desiderio lungamente nutrito non si sazia mai di
contemplarlo, ma dice dentro di s, per tutto il tempo in cui (Iimmagine) viene mostrata ai fedeli:
"Signore mio Ges Cristo, vero, cos, dunque, fu il vostro aspetto?" nello stesso stato danimo (di stupore
e di smarrimento ) mi trovavo io guardando lardente amore di colui che (ancora) sulla terra, gust la
pace (del paradiso), con le sue mistiche contemplazioni. "Figliolo rigenerato dalla Grazia" incominci a
dire "la condizione beata del paradiso non ti sar manifesta, finch tu continuerai a guardare solo nel
fondo (della rosa); ma guarda i gradini circolari fino al pi alto, s che tu possa vedere la regina della
quale questo regno suddito e devoto. Io alzai lo sguardo; e come allalba la parte orientale
dellorizzonte supera (in luminosit) quella occidentale, dove il sole tramonta, Cos, salendo con gli occhi
dal basso verso lalto, vidi una zona nel gradino pi alto che vinceva con la sua luce tutta la parte che le
stava di fronte. E come il punto dellorizzonte in cui si aspetta di vedere sorgere il carro del sole si
infiamma di una luce pi intensa, mentre da una parte e dallaltra (di quel punto) la luce si attenua (man
mano che ci si allontana), cos quella pacifica orifiamma si avvivava di splendore nella sua zona centrale,
e la luce diminuiva in uguale misura da entrambe le parti. E intorno a quel punto centrale, con le ali
spiegate, vidi innumerevoli angeli festanti, ciascuno distinto dagli altri per intensit di luce e per ardore di

canti e di atteggiamento. Io vidi qui sorridere ai loro voli e ai loro canti il bel volto della Vergine, che era
motivo di letizia per tutti i beati che lo contemplavano. E se anche avessi tanta ricchezza di parole quanta
ne ho di fantasia, non oserei tentare di descrivere neppure la minima parte del gaudio che da lei
derivava. Bernardo, non appena vide il mio sguardo fisso e attento in Maria, oggetto del suo ardente
amore, rivolse i suoi occhi verso di lei con tanto amore, che rese i miei ancora pi desiderosi di guardarla.
CANTO XXXII
I beati che Cristo un a S con la sua morte in croce mi apparivano dunque nella forma di una candida
rosa; ma gli angeli (laltra: riferito a milizia), che volando contemplano e cantano la gloria di Dio che li
avviva damore e la sua bont, che li cre tanto perfetti, allo stesso modo in cui uno sciame dapi ora si
immerge nei fiori ed ora ritorna allalveare (l) dove la sua fatica si trasforma in dolce sapore di miele,
scendevano nel grande fiore che si adorna di foglie cos numerose (ogni beato, infatti, costituisce un
petalo della candida rosa), e da l risalivano l dove Dio, oggetto del loro amore, soggiorna per leternit.
Il loro volto aveva il colore della fiamma viva, e le loro ali quello delloro, e il resto della figura era cos
bianco, che nessuna neve pu arrivare a quellestremo (di candore). Quando scendevano nel fiore,
passando da un gradino allaltro comunicavano ai beati la pace della beatitudine e lardore della carit che
essi attingevano volando (fino a Dio). Linterporsi di un cos grande numero di angeli fra il punto in cui si
trovava Dio e la rosa non impediva alle anime di contemplare Dio, e allo splendore divino di giungere alle
anime, poich la luce divina penetra nelluniverso secondo che ogni cosa sia pi o meno degna (di
riceverla), cos che nulla pu esserle di ostacolo. Questo regno privo di ogni turbamento e pieno di
beatitudine, popolato di anime dellAntico e del Nuovo Testamento, rivolgeva il suo sguardo e il suo
amore verso una unica meta (Dio). Oh luce della Trinit, che risplendendo agli occhi dei beati nellunica
essenza della tua luce, li appaghi in modo cos completo, guarda quaggi sulla terra le nostre procelle! Se
i barbari, scendendo da regioni cos settentrionali che lOrsa Maggiore (Elice) vi rimane sempre visibile,
ruotando insieme con il figlio che tanto ama, vedendo Roma e i suoi grandiosi edifici, rimanevano attoniti
per lo stupore, quando Roma super (in grandezza e in potenza ) tutte le cose mortali, io, che ero venuto
al mondo divino dal mondo umano, alleterno dal tempo, e da Firenze ai beati del paradiso, di quale
stupore dovevo essere colmo! Certamente stupore e gioia insieme mi rendevano gradito non udire e non
parlare. E come il pellegrino che si riposa (dalle fatiche del viaggio) contemplando il tempio che aveva
fatto voto di visitare, e gi spera di poter raccontare ( al suo ritorno) come esso era fatto, cos io facendo
scorrere lentamente lo sguardo sulla viva luce (della candida rosa) osservavo gradino per gradino,
volgendo lo sguardo ora in alto, ora in basso e ora allintorno. Vedevo volti che ispiravano carit,
risplendenti della luce di Dio e della propria gioia che si manifestava nel sorriso, e atteggiamenti ricchi di
ogni decoro e nobilt. Avevo gi abbracciato col mio sguardo tutto laspetto del paradiso nel suo
complesso, senza essermi ancora fissato su nessuna parte: e mi volgevo con il desiderio riacceso di
sapere, per interrogare la mia donna su cose intorno alle quali la mia mente era ancora incerta. Di una
cosa avevo intenzione (di interrogare Beatrice), ma altro rispose al mio intento: credevo di vedere
Beatrice, e vidi un vecchio vestito (di una bianca stola) come tutte le anime beate. Nei suoi occhi e nel
suo volto era diffusa una benevola letizia, nel suo atteggiamento si dimostrava affettuoso come un tenero
padre. E subito chiesi: "Dov?" Per cui egli: "Per soddisfare il tuo desiderio (che quello di vedere Dio)
Beatrice mi ha fatto venire (qui) chiamandomi dal mio seggio; e se guardi nel terzo gradino a cominciare
dallalto, la rivedrai sul trono che il suo merito le ha destinato in sorte". Senza rispondere, alzai gli occhi,
e vidi Beatrice che riflettendo la luce divina irradiava intorno a se un aureola di luce. Nessun occhio
mortale, anche se guardasse dal pi profondo del mare, disterebbe da quella regione dellaria nella quale
si formano i tuoni, pi di quanto la mia vista l distava da Beatrice; ma ci non mi era di alcun ostacolo,
perch la sua immagine non giungeva a me velata dallatmosfera. "O donna in cui prende vigore la mia
speranza, e che non disdegnasti di lasciare le tue orme nellinferno per la mia salvezza (cfr. Inferno 11-52
e sgg. ) riconosco che dal tuo potere e dalla tua bont (non dai miei meriti) ho ricevuto la grazia e la
capacit di vedere tante cose quante ne ho vedute (durante il mio viaggio). Tu mi hai condotto dalla
schiavit (del peccato) alla libert (della virt) servendoti di tutte quelle vie, di tutti quei mezzi che avevi
la possibilit di usare. Conserva in me il tuo mirabile dono, affinch la mia anima, che hai risanato dal
peccato ( nel momento della morte), si sciolga dal corpo cara a te (come lo ora)". Cosi pregai; e
Beatrice, cos lontana come appariva, sorrise e mi guard; poi si volse verso Dio, eterna sorgente di luce
e damore. E il santo vecchio disse: "Affinch tu concluda il tuo viaggio perfettamente, per il quale scopo
mi ha mandato la preghiera di Beatrice dettata da santo amore; vola col tuo sguardo su questa rosa,
perch la sua visione preparer la tua vista a salire su per i raggi della luce divina (fino a contemplare
direttamente Dio). E la Vergine, regina del cielo, per la quale io ardo tutto damore, ci conceder ogni
grazia, perch io sono il suo fedele Bernardo". Come il pellegrino che forse dalla Croazia viene (a Roma)
per vedere il sudario della Veronica, e che per il desiderio lungamente nutrito non si sazia mai di
contemplarlo, ma dice dentro di s, per tutto il tempo in cui (Iimmagine) viene mostrata ai fedeli:

"Signore mio Ges Cristo, vero, cos, dunque, fu il vostro aspetto?" nello stesso stato danimo (di stupore
e di smarrimento ) mi trovavo io guardando lardente amore di colui che (ancora) sulla terra, gust la
pace (del paradiso), con le sue mistiche contemplazioni. "Figliolo rigenerato dalla Grazia" incominci a
dire "la condizione beata del paradiso non ti sar manifesta, finch tu continuerai a guardare solo nel
fondo (della rosa); ma guarda i gradini circolari fino al pi alto, s che tu possa vedere la regina della
quale questo regno suddito e devoto. Io alzai lo sguardo; e come allalba la parte orientale
dellorizzonte supera (in luminosit) quella occidentale, dove il sole tramonta, Cos, salendo con gli occhi
dal basso verso lalto, vidi una zona nel gradino pi alto che vinceva con la sua luce tutta la parte che le
stava di fronte. E come il punto dellorizzonte in cui si aspetta di vedere sorgere il carro del sole si
infiamma di una luce pi intensa, mentre da una parte e dallaltra (di quel punto) la luce si attenua (man
mano che ci si allontana), cos quella pacifica orifiamma si avvivava di splendore nella sua zona centrale,
e la luce diminuiva in uguale misura da entrambe le parti. E intorno a quel punto centrale, con le ali
spiegate, vidi innumerevoli angeli festanti, ciascuno distinto dagli altri per intensit di luce e per ardore di
canti e di atteggiamento. Io vidi qui sorridere ai loro voli e ai loro canti il bel volto della Vergine, che era
motivo di letizia per tutti i beati che lo contemplavano. E se anche avessi tanta ricchezza di parole quanta
ne ho di fantasia, non oserei tentare di descrivere neppure la minima parte del gaudio che da lei
derivava. Bernardo, non appena vide il mio sguardo fisso e attento in Maria, oggetto del suo ardente
amore, rivolse i suoi occhi verso di lei con tanto amore, che rese i miei ancora pi desiderosi di guardarla.
CANTO XXXIII
"Vergine madre, figlia del tuo figlio, la pi umile e la pi alta di tutte le creature, termine immutabile del
decreto divino (per la redenzione dellumanit), tu sei colei che nobilitasti tanto la specie umana, che il
suo Creatore non disdegn di farsi umana creatura. Nel tuo ventre si accese lamore ( di Dio per gli
uomini) per il cui calore germogliata nelleterna pace del paradiso la rosa dei beati. In cielo sei, per noi
beati, una fiaccola di carit ardente come sole meridiano, e in terra, fra i mortali, sei sorgente inesauribile
di speranza. Signora (donna: dal latino domina, "padrona", "signora"), sei tanto grande e hai tanto
potere (presso Dio), che chiunque voglia la grazia divina e non ricorra a te, nutre un desiderio vano,
come di chi voglia volare senza ali. La tua bont non solo viene in aiuto a chi linvoca, ma molte volte
previene spontaneamente la preghiera. In te si raccolgono misericordia, piet, munificenza, tutto ci che
di buono pu esserci in una creatura. Ora questi (Dante), che dal luogo pi basso delluniverso (cio:
dallinferno) fino allEmpireo ha visto, ad una ad una, le diverse condizioni delle anime separate dal corpo,
ti supplica (il verbo costruito, come in latino, con il dativo) affinch, per grazia divina, gli sia concessa
tanta virt, da poter contemplare la visione suprema di Dio. Ed io, che non arsi mai dal desiderio di
vedere Dio pi di quanto ardo ora perch sia concesso a lui (Dante) di vederLo, innalzo a te tutte le mie
preghiere, e supplico che non siano insufficienti, affinch tu, con la tua intercessione, lo liberi da ogni
impedimento terreno, cos che possa apparirgli in tutta la sua grandezza Dio, la suprema beatitudine.
Ancora ti prego, o regina, che puoi ci che vuoi, di mantenere puri, dopo una simile visione, i suoi
sentimenti. La tua tutela raffreni (in lui) le umane passioni: guarda Beatrice e quanti beati congiungono le
mani in atto di preghiera per avvalorare la mia domanda!" Gli occhi da Dio amati e venerati, fissi sulla
figura dellorante, ci mostrarono quanto le fossero giunte gradite le devote preghiere; poi si rivolsero alla
luce eterna di Dio, nella quale non si deve credere che alcunaltra creatura possa penetrare tanto a fondo
con uno sguardo cos limpido (come quello della Vergine) . Ed io che mi avvicinavo al fine di tutti i miei
desideri, portai al grado massimo di intensit, cos come era giusto, lardore del mio desiderio. Bernardo
mi faceva cenno e sorrideva perch guardassi in alto; ma io mi ero gi messo spontaneamente nella
disposizione danimo che egli voleva ( cio: pronto a contemplare Dio ), perch il mio sguardo,
diventando limpido, penetrava sempre di pi nel raggio della luce divina che vera per sua propria
essenza (diversamente dalle altre che sono un suo riflesso). Da questo momento in poi la mia di vedere
fu maggiore della nostra possibilit di esprimere con le parole ( ci che vediamo), perch ogni linguaggio
umano viene meno (di fronte a tale visione), e (anche) la memoria cede di fronte a ci che va al di l
delle nostre capacit. Come colui che vede in sogno qualcosa, e dopo il sogno gli rimane impressa
(nellanimo) lemozione provata, ma il contenuto della visione non ritorna alla sua memoria, in questa
condizione mi trovo io, perch scomparsa dal ricordo quasi tutta la mia visione, ma ancora sopravvive
(distilla: fa piovere qualche stilla) nel mio cuore la dolcezza del sentimento che da essa si gener. (Come
viene meno, a poco a poco la visione) cos la neve si scioglie (si distilla: perde la sua forma) al sole; cos
si perdevano al vento i responsi della Sibilla scritti sulle foglie leggiere. O somma luce che tanto ti innalzi
al di sopra della possibilit dellumano intelletto, ridona alla mia memoria unimmagine, sia pur tenue, di
quello che sei apparsa alla mia vista, e fa che le mie parole siano tanto capaci, da poter descrivere per le
genti future almeno una piccola parte della tua gloria, perch ( coloro che leggeranno la mia opera)
potranno avere un concetto pi chiaro della tua trionfante grandezza se essa torner in parte alla mia
memoria e potr celebrarla in piccola misura in questi versi. Io credo che, a causa dellintensit del

fulgore divino che la mia vista sopportava, sarei rimasto abbagliato, se i miei occhi non si fossero distolti
da quel fulgore. E mi ricordo che proprio per questo ( per il timore di rimanere abbagliato se avessi
distolto subito lo sguardo ) mi feci ardito a sopportare ( lintensit della luce divina ), tanto che congiunsi
il mio sguardo con Dio. O abbondante Grazia, per la quale osai penetrare con lo sguardo nella luce eterna
di Dio, tanto che esaurii in essa ogni capacit di vedere! Nel profondo della luce divina vidi che era
contenuto, legato in un amoroso vincolo dunit, ci che nelluniverso appare diviso e sparso; ci che
sussiste per s e ci che sussiste in dipendenza dalle sostanze e i loro rapporti, come fusi fra di loro, in
modo cos mirabile che le mie parole possono esserne una vaga illustrazione. Credo di aver visto il
principio costitutivo dellunione di tutte le cose perch, dicendo queste cose, sento maggiormente dilatarsi
di gioia il mio cuore. Un solo attimo ( il momento della visione divina) per me causa di maggior oblio
che non i venticinque secoli passati dallimpresa ( degli Argonauti), quando lombra proiettata dalla nave
Argo suscit lo stupore di Nettuno. (Come lombra della nave fece stupire Nettuno) cos la mia mente,
tutta assorta, mirava fissa, immobile e attenta, e si accendeva continuamente di nuova gioia
contemplativa. Alla luce divina si diventa tali, che impossibile che qualcuno mai voglia distogliersi da
essa per guardare un altro oggetto, perch il bene, che loggetto verso il quale si muove ogni volont,
raccolto tutto in quella luce; e fuori di essa non c che bene imperfetto (letteralmente: difettivo ci che
l perfetto). Dora in poi le mie parole, sia pure limitate a quel poco che ricordo, saranno pi insufficienti
del balbettio di un lattante. Non perch ci fosse pi di un unico aspetto nella luce divina che io
contemplavo, la quale luce sempre quale era prima, immutabile, ma, per il fatto che, mentre guardavo,
le facolt visive si rafforzavano in me, uno stesso oggetto (in questo caso: Dio), con il mutare delle mie
capacit visive, passava da un aspetto allaltro. Nella profonda e luminosa essenza della luce divina mi
apparvero tre cerchi di tre colori diversi ma della stessa dimensione; e uno di essi appariva riflesso
dallaltro come un arcobaleno da un altro arcobaleno, e il terzo appariva come un fuoco spirante in uguale
misura dai primi due (quinci e quindi: da una parte e dallaltra). Oh come insufficiente e debole la mia
parola rispetto al concetto! e questo, in confronto a ci che vidi, cos poca cosa, che la parola "poco"
non basta ad indicarlo (perch bisognerebbe dire "nulla"). O luce eterna che sei una sola nella tua
sussistenza (sola in te sidi: in te sola ti posi), che sola ti intendi, e nellessere intesa e nellintenderti ti
ami e gioisci! Quel cerchio che appariva in te generato come luce riflessa (dal primo cerchio), dopo che
lebbi guardato tuttintorno per alquanto tempo, mi apparve dipinto, nel suo interno, con il suo stesso
colore, dellimmagine umana; per la qual cosa il mio sguardo si fissava tutto in esso. Come il geometra
che si concentra con tutte le sue facolt mentali per trovare lesatta misura del cerchio, e, per quanto
pensi, non trova il principio di cui ha bisogno, in questa stessa situazione mi trovavo io di fronte a quella
visione straordinaria: volevo comprendere come leffigie umana si adattasse alla forma del cerchio e
come potesse trovarvi luogo (cio: volevo comprendere il mistero della coesistenza in Cristo della natura
divina e di quella umana); ma le mie ali non potevano farmi volare tanto in alto: se non che la mia mente
fu percossa da unilluminazione per mezzo della quale avvenne ci che essa desiderava. A questo punto
alla fantasia, che si era innalzata a tanto , venne a mancare la forza (di seguire lintelletto in questa
intuizione): ma gi ogni mio desiderio e ogni mia volont, erano mossi come ruota che gira con moto
uniforme, da Dio, lamore che imprime movimento al sole e alle altre stelle.

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