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LA SCONFITTA DI ZENO

Cari Amici,

La sconfitta del Generale Zeno Tascio merita (come avrebbe forse meritato anche quella
del Generale Cementano) di essere raccontata nei particolari ed analizzata nel significato
e nelle prospettive, non per soddisfare la curiosita di tutti voi (vi ridurrei cosi a semplici
tifosi supporter cui offrire qualche argomento di chiacchiera al bar), ma per capire
insieme come e perche anche questa vicenda sia collegabile allimpegno sulle stragi che
vide impegnati me e Sandro Marcucci. E dunque per saper accordare questa
consapevolezza condivisa con il lavoro politico che ancora si apre avanti a tutti noi perche
la rivendicazione di Verita e Giustizia per ciascuna e tutte le stragi impunite abbia
finalmente una valenza di concretezza istituzionale. In seguito, metteremo in rete, grazie
alle collaborazioni preziose di tutti voi, anche lennesima lettera che si becchera il
Generale Tascio dopo la sua sonora sconfitta. Con la lettera egli ricevera anche due
regalini: il libro di Anna Harendt La banalita del male (che consiglio a ciascuno di avere
nel proprio bagaglio personale) unito ad uno specchio con le istruzioni per luso.
Dunque in questo resoconto lavorero cosi:
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Il dibattimento in Corte dAppello di Perugia del 15-6-2007

Genesi e natura di una querela

Ruoli e funzioni del Generale Tascio nel quadro della devianza istituzionale politico-militare

Prospettive di azione politica

Il dibattimento in Corte dAppello.

La giornata era iniziata in maniera preoccupante: il mio legale di fiducia nella specifica vicenda,
lAvv. Afredo Galasso, era impossibilitato a presenziare per la concomitanza di un altro
dibattimento per fatti di Mafia a Sciacca ed aveva inviato un fax giustificativo con richiesta di
rinvio.
Tuttavia la Corte aveva inizialmente discusso tutte le richieste di rinvio presentate dai
legali delle varie cause tranne la nostra, e dopo aver accolto tutte le altre richieste, aveva
fissato al pomeriggio la valutazione del nostro caso, per un eventuale dibattimento,
facendoci cosi scivolare dietro tutte le altre cause in discussione. Avevo comunicato
questo sospetto-certezza (che si volesse andare comunque al dibattimento anche con la
nomina di un legale dufficio) allo studio di Galasso e questi mi aveva contattato subito
dopo rassicurandomi che se io avessi insistito nella pretesa della assistenza del legale di

fiducia e nel richiamare la motivazione giustificativa inoltrata via fax alla Corte dallo studio
legale essi non avrebbero potuto non rinviare.
Cosi pero non sarebbe stato, ed i miei sospetti e timori alle 16.30 si sarebbero
concretizzati con il rifiuto di accoglimento della richiesta di rinvio, con la perentoria
tacitazione della mia richiesta di poter essere assistito dal legale di fiducia (Lei potra
verbalizzare le sue dichiarazioni al momento opportuno, questa Corte ha valutato la
richiesta di rinvio e non ritiene che sia sufficientemente motivata almeno per giustificare
limpossibilita di nomina di sostituti in uno dei due dibattimenti ed ha pertanto deciso di
non accoglierla, nominando in aula un difensore dufficio il quale ovviamente si sarebbe
astenuto anche dal richiedere termini a difesa, che avrebbero automaticamente preteso il
rinvio ma che avrebbero anche potuto essere concessi nellordine di unora, comera
accaduto a La Spezia nel 1982 - per la sua assistenza legale) e con la apertura del
dibattimento.
Lombra di La spezia, ai tempi del mio processo militare del 1982 (come potrete leggere
quando completero lo specifico capitolo) tornava ad affacciarsi pesantemente anche in
questa nuova sfida, almeno nelle intenzioni della Corte.
Questa volta ero almeno sicuro sulla circostanza che il mio legale non mi avesse giocato
come avevano fatto invece i miei legali del tempo (Avv. Tarsitano per la direzione del PCI,
on Fortuna per la segreteria del PSI, on Martinazzoli per la Direzione della DC) ed i
riferimenti e garanti politici (on Baracetti per il PCI, on Valdo Spini per la segreteria PSI, on
Maria Eletta Martini per la Direzione della DC) del mio mega pool difensivo politicoprofessionale che mi aveva invece svenduto agli interessi dei miei avversari.
Il patto a quel tempo era stato questo (come fu confessato dalla Martini ad un incredulo e
giovane sacerdote amico Don Alessandro Bertolacci di Viareggio, che le poneva
interrogativi scomodi sulla vicenda): Non presenza al dibattimento del pool di difesa con
richieste di rinvio che si sapeva non sarebbero state accettate, e dunque abbandono della
linea di difesa di svolgere un processo politico alla Forza Armata del tempo per il
comportamento dei suoi vertici. Nomina di avvocati dufficio Manzella e Pelagotti del foro
di La Spezia referenti locali per la DC ed il PCI -. (ai quali sarebbe stata concesssa, in
caso di richiesta di termini a difesa come in realta avvenne una sola ora di tempo),
celebrazione del processo, assoluzione per insufficienza di prove, reciproca rinuncia a
presentare motivazioni di appello e .. ripresa in servizio del sottoscritto. Ma questultimo
impegno, il solo che competesse ai miei avversari, (confermato davanti a diversi testimoni
civili nel successivo Ottobre dal Presidente di quella Corte, il Giudice Ciancaglini, che
incontrando il sottoscritto a latere di un processo a Verona ad un altro militare democratico
e venendo a conoscenza della mia perdurante condizione di sospeso dal servzio in attesa
di appello, se ne usci candidamente con un Ma perdio non erano stati questi gli
accordi) fu disatteso, ed essi approfittarono alla fine della formula insufficienza di
prove piuttosto che per non aver commesso il fatto o perche il fatto non costituisce
reato (con le quali ogni azione disciplinare sarebbe stata inibita) per costruire un
procedimento disciplinare farsesco e falso (ben consapevoli che non avrebbero mai potuto
essere denunciati dai loro complici politici nello scempio dello Stato di Diritto che sia
andava consumando).

In base a quel procedimento sarebbe stata poi proposta al livello politico la mia radiazione.
La mia sola fortuna fu che a quel punto i miei avversari ed i loro complici non avevano piu
titolo per interventi diretti e la responsabilita della sottoscrizione della radiazione
competeva al solo Presidente Pertini, il quale mi risulta labbia invece sempre rifiutata,
costringendoli allo squallido falso su cui oggi lAvv. Novani di Viareggio sta cercando di
costruire limpugnativa per nullita ed inesistenza della documentazione necessaria della
radiazione stessa. Vedrete che anche questa volta ci sara una terribile coalizione di
interessi politici militari (anche del nostro Governo di sinistra) per sostenere che quel falso
sia invece un atto autentico. Chi vivra vedra, ma ci saremo comunque divertiti molto.
Nella circostanza di Perugia lobiettivo era il medesimo e cioe trasformare la non
procedibilita per difetto di querela in prescrizione del reato cosi da essere
legittimati a sostenere che il reato fosse stato comunque consumato, senza neppure
entrare nel merito delle vicende contestate o consentirmi una qualsiasi controdedizione.
Questo avrebbe consentito ai miei avversari di sostenere che io mi fossi salvato da una
punizione penale solo per la intervenuta prescrizione del reato. Infatti in questo Paese gli
unici due personaggi per i quali dalla prescrizione dei reati contestati e comunque
accertati - tutti abbiano solo tratto (o siano stati costretti ed ammoniniti a trarre)
conseguenti convincimenti di piena innocenza, sono stati solo lon Silvio Berlusconi e lon.
Giulio Andreotti. Nel mio caso la prescrizione sarebbe stata inseguita (come al tempo lo fu
linsufficienza di prove) per avere poi mano libera in rilevanti richieste risarcitorie in sede
civile, mentre qualsiasi altra successiva esternazione avesse voluto fare il Ciancarella
sulle vicende stragiste (in particolare Ustica, il Monte Serra e la uccisione di Sandro
Marcucci) esse sarebbero state tutte ricondotte a quella natura diffamatoria del
soggetto certificata dalla prescrizione presuntiva di pena, per una colpevolezza
comunque ritenuta accertata dalla Corte di Appello di Perugia, pur senza aver mai
potuto entrare in una articolata discussione del merito.
E quanto il Gen Tascio ed il suo avvocato andavano fra loro bofonchiando per tutto il
giorno, facendo molta attenzione che io fossi nei pressi e potessi raccogliere le prospettive
delle pesanti conseguenze economiche che avrei dovuto attendermi dallesito del
processo.
Non sono state ore facili, ve lo garantisco, essendo costretto a rivivere uno sceneggiato
gia vissuto e carico di conseguenze negative. Ma e qui, in quei frangenti, che la forza che
mi ha trasmesso la vostra solidarieta ha avuto il sopravvento. Mi ha dato la capacita di
non sfuggire piu gli sguardi da faina che il generale mi indirizzava, vedendolo
ricostringersi ad abbassare a sua volta gli occhi man mano che riprendevo coraggio e lo
sfidavo con sguardi lunghi e senza piu timore. Sentivo che, comunque fosse andata,
dovevo rispondere anzitutto alla vostra fiducia ed alla vostra incrollabile determinazione
democratica a pretendere verita e giustizia sulle stragi, come pure applicazione e tutela
della formidabile Costituzione regalataci dalla Resistenza. Dovevo mantenere fissa davanti
agli occhi limmagine di Sandro ucciso per la sua limpida determinazione.
Di colpo andare avanti e stato piu semplice, perche il riferimento, grazie a voi, e tornato

ad essere la giustezza di cio che stavo facendo e di cio che mi aveva condotto in quel
luogo e non piu la minacciosa prospettiva di una conclusione penalizzante (per
intervenuta prescrizione) di quel processo che si andava profilando.
Dunque questo mio grazie a tutti voi, per avermi saputo restituire a me stesso ed alla
integrita dei valori che mi hanno sempre guidato, non e un puro esercizio di educazione
formale. E la stessa gratitudine che sentii e che conservo per le presenze eteree delle
vittime del Serra che mi si fecero presenti dopo il mio primo arresto. La nobilta delle cause
per cui combattiamo non diventa svendibile alle paure delle contingenti aggressioni che
possano essere subite, se qualcuno ti aiuta a tenerle davanti agli occhi con fermezza e
certezza di aver lavorato per la cosa giusta. E daltra parte nel Vangelo e scritto: Quando
vi trascineranno davanti ai Tribunali a causa del mio nome (Io sono la via, la Verita, e la
vita aveva detto altrove) non vi preoccupate di quello che direte. Lo spirito che e in voi vi
suggerira quanto dovrete dire). Edc ancora aveva detto: il discepolo non e piu del
maestro. Hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi. Non abbiate paura, andate
ed annunciate la Verita. Ma torniamo al procedimento.
Ho avuto molta fortuna, tra laltro, grazie a tre assist notevoli ed inaspettati: due dalle legali
rappresentanti dei miei due coimputati ma il primo (insperato e certamente piu
determinante) dal Procuratore Generale della Corte dappello. Questi, chiamato a
pronunciarsi, dichiarava il suo profondo disagio nel sostenere la causa come
proposta dallappello del Pubblico Ministero, per diversi motivi:
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La vicenda (relativa comunque ad un reato eventualemente ampiamente


prescritto precisava) per come era stata definita dalla sentenza di primo grado
(improcedibilita per difetto di querela) avrebbe potuto e dovuto tuttalpiu essere
oggetto di impugnazione davanti alla Cassazione con la richiesta di rinnovazione
inziale del dibattimento. E non come appello, perche cio costringeva la Corte a
valutare (e la Procura Generale a sostenere) una responsabilita penale eventuale
dellimputato senza averne mai potuto ascoltare le controdeduzioni e senza
aver mai potuto ascoltare neppure le motivazioni della parte lesa. Dunque un
processo che sarebbe sfuggito ad ogni ordinaria procedura dibattimentale di
accertamento.

Perche a fronte della lamentela della parte lesa sulla improcedibilita per difetto
di querela resistevano forti e motivati dubbi sulla certezza del deposito della
querela (nei tempi utili e necessari per la costruzione della imputazione), stante il
rilievo che sulla querela firmata si dal generale Tascio con firma autenticata dal
suo legale, ed appuntata si con un timbro in gomma recante una data del Giugno
1993 mancava tuttavia ogni prescritto riferimento al funzionario che lavesse
ricevuta, ogni riferimento alla catalogazione e protocollazione della stessa a cura
dellUfficio, e soprattutto ogni riferimento al soggetto che lavesse materialmente
depositata.

Perche in mancanza eventuale di accoglimento della Corte della conferma


auspicata dallUfficio della Procura Generale del verdetto di improcedibilita
sentenziato in primo grado, non rimaneva alla sua funzione di accusatore che la
richiesta di dichiarazione di intervenuta prescrizione, pur in assenza di

qualsivoglia possibilita dellimputato di offrire in qualsiasi fase del dibattimento le


sue controdeduzioni.
Dunque di giudici ce ne. E non solo a Berlino, come scriveva Del Gaudio; ma anche in
questo disgraziato Paese. Certo, nel medesimo ufficio della Pubblica accusa, si nasconde
evidentemente qualche amico di personaggi come Tascio e dei legali che ne curavano
limmagine e lonorabilita, che ha ritenuto di accogliere una querela imperfetta, e forse
presentata oltre tempo massimo, sulla quale costruire un processo falsificato ed alterato.
Forse si sarebbe potuto chiedere al Procuratore Generale se non fosse possibile
comunque risalire a ritroso per intercettare il giorno in cui quella querela fosse stata
inserita nel Registro Generale, e da chi, onde avere la possibilita di chiedere conto a
costui di eventuali discrepanze in ordine alla non regolare protocollazione dellatto ed alla
assenza di una relata di deposito che desse atto del soggetto depositante e del soggetto
ricevente. E cosi pure di capire chi e perche avesse mantenuto in frigorifero lappello fino
alla piu ampia maturazione della prescrizione per poi riesumarla solo dopo le sentenze di
proscioglimento per il Generale Tascio per le imputazioni relative ad Ustica. Ma forse di
piu non era possibile esigere da un Procuratore Generale comunque intellettualmente
onesto al punto di dichiarare il proprio disagio (che non e cosa da poco in una causa
penale) nel sostenere la specifica accusa nella causa in discussione.
Il secondo assist e venuto dalla legale dello Sgherri Guido - il giornalista del Corriere di
Perugia coimputato per i miei stessi reati, avendo redatto larticolo da cui il generale Tascio
traeva motivo di querela - che dichiarava come fosse praticamente evidente che il
processo avesse di mira un solo preciso imputato (pur senza nominarmi), mostrando
indifferenza per i coimputati. Infatti il suo assistito risultava deceduto gia da due anni,
eppure la Corte non aveva dato alcun segno di averne registrato la conseguente
uscita dal processo, ne aveva dato conto o chiesto ragione della materiale
impossibilita di notificargli la convocazione per ludienza in corso.
Il terzo assist e venuto dalla legale del terzo coimputato, il direttore responsabile del
giornale, Dott. Benincasa, il cui articolo era stato fonte della presunta querela del
generale. La avvocatessa, nel ritornare con puntigliosa precisione sulle dinamiche della
registrazione degli atti di querela, ha riproposto la sconcertante natura della querela del
generale e la incertezza sulle circostanze e la data delleffettivo deposito. Essa ha poi
analizzato la ampia giurisprudenza di Cassazione che ne chiede e pretende la vincolante
rispondenza a precise procedure, precisando che tale orientamento non e finalizzato ad
impedire la ordinaria tutela del proprio diritto da parte del querelante quanto a
garantire la puntuale conoscenza degli addebiti da parte dei soggetti imputabili
delle persone lagnanti e della corretta applicazione delle sequenze di procedibilita.
Non ultimo per consentire la legittima azione di rivalsa qualora il dibattimanto
accertasse la insussistenza delle lagnanze relative alla querela.
Ma il miglior assist, io credo, mi e stato offerto dallo stesso legale della parte offesa, e cioe del
generale Tascio. Questi ha anzitutto depositato, nello stupito sconcerto del Presidente della Corte, le
sentenze di proscioglimento del generale, in Corte dAppello ed in Cassazione, per le imputazioni
che gli erano state contestate in relazione alla vicenda di Ustica; ma, come ben sapete, non in ordine
alla strage in quanto tale.

E questo, se mai ce ne fosse stato bisogno, non faceva che confermare il sospetto che avevo
sottolineato nella mia memoria per il dibattimento (v. documento Tascio 2007), che la controparte
volesse lucrare su una assoluzione che io per primo avevo pronosticato gia al Giudice Priore, stante
la natura e la impostazione stessa delle imputazioni. E di fronte alle perplessita della corte veniva
ribadito che le sentenze erano utili a dimostrare la infondatezza delle mie presunte accuse di
coinvolgimento del Generale nellomicidio di Marcucci (beh si quellavvocato ha detto proprio
cosi omicidio e non presunto omicidio, come sostiene Ciancarella) per le indagini che egli
stava svolgendo sulla vicenda Ustica e sulle responsabilita che lui e Ciancarella contestavano al
Generale in ordine alla strage. (Di tutto un po dunque, senza riferimenti, precisazioni, o accenni al
convincimento piu volte ribadito in ogni sede ed anche direttamente al Generale, o nella memoria
inviata alla Corte dAppello di Perugia, che le accuse formulate contro il Generale, per come erano
state confezionate, non avrebbero retto alla prova dibattimentale). E tuttavia, come avevo
ulteriormente specificato nella memoria, si erano ben guardati dal depositare la mia lettera di sfida
indirizzata al Gen. Tascio nel 1996 (vedi documento TASCIOLE).
Infine, forse per la supponenza arrogante con cui ritenevano di aver gia vinto la partita; ma facendo
miserevolmente precipitare tutto limpianto della contestazione ad una mera avidita economica,
affermava di richiedere la applicazione della prescrizione anche allo scopo di vedere garantito
linteresse del suo assistito ad ottenere in sede civile gli ordinari compensi di rivalsa, per i
quali non esitava ad allegare, depositandone la nota, le spese legali che sarebbero state pretese del
proprio studio.
Vuoi vedere mi sono detto che ora il Generale faina pretenderebbe da me che sia io a coprire le
spese che lui ha dovuto sostenere per la propria difesa relativamente ad Ustica? Beh il gnerale
sarebbe stato un Illuso comunque, oltreche per la mia assoluta incapacita a rispondere di tali
pretese, anche perche non credo che gli basterebbero 10 cause risarcitorie per coprire gli oneri di un
pregevole quanto certamente dispendioso lavoro di difesa nelle imputazioni per Ustica.
Ebbene non sorprendetevi ma, come detto, pur in presenza cotanti depositi di documenti e
presunzione di aver subito diffamazione per la quale dover essere tutelato, il generale ed i suoi
legali si sono ancora una volta dimenticati, se non proprio ben guardati, dal depositare la mia
lettera del Maggio 1998 in cui lo sfidavo a proporre querela, non su forzose ed arbitrarie costruzioni
di una intelligence a fini diffamatori tra me ed un cronista di provincia (peraltro mai avvenuta), ma
utilizzando piuttosto quella documentazione certa e non rinnegabile che andavo a consegnargli io
stesso e nella quale lo sfidavo a rispondere puntualmente delle nefandezze di cui lo andavo
accusando!
Ma glielo avevo pur scritto che, in virtu di quella che non io ma il dizionario di italiano definisce
pavidita, egli si sarebbe certamente ritratto di fronte ad una simile ed aperta sfida. Ed e rimasto
ancora una volta con le sue sole ed inutili carte false in mano, sbugiardato dalle circostanze della
produzione delle stesse indipendentemente dal merito. Cosi come accadeva quando veniva
sbugiardato, documenti parlamentari alla mano, da Lino Totano o da me nelle estenuanti assemblee
in cui riuniva il personale della 46^ per raccontarci le sue documentate bugie.
Il Presidente, subito dopo la esposizione della parte lesa, aveva chiesto a me, in quanto imputato,
di fare dichiarazioni da verbalizzare. A quel punto avevo risposto che io avevo sempre espresso con
consapevole liberta le mie idee, come daltra parte avevo fatto nella memoria inviata alla Corte
perche fosse acquisita agli atti. E che dunque ben volentieri avrei voluto fare dichiarazioni anche

per contestare le ardite e non provate correlazioni tentate dalla parte lesa per costruire le ipotesi
diffamatorie di cui venivo da loro accusato. E tuttavia rinunciavo a qualsiasi specifica
dichiarazione, se non quella che vi rinunciavo per la circostanza per cui venivo impedito dal
rlasciarle con la garanzia e lassistenza legale del mio avvocato di fiducia, pur non volendo mancare
con questo di rispetto per la giovane legale che aveva accettato il ruolo di legale di ufficio.
Vi assicuro che in quelle condizioni attendere per quasi mezzora la decisione della Camera di
Consiglio e stato stressante oltre ogni dire. In quelle condizioni di caldo asfissiante per unaula
completamente esposta al sole di mezzogiorno, con il carico di caffe e di sigarette che avevo
consumato e con il livello di stress crescente, non aver accusato nessun malessere ha ancora una
volta certificato che quella valutazione di eccellente struttura psicofisica accertata nella selezione
di ingresso in Aeronautica doveva essere ben fondata. Ero certo che si stessero cercando soluzioni
alchemiche per avallare i desiderata del Generale. Ma non era cosi.
In nome del popolo italiano la Corte dappello di Perugia sentenziava infatti di doversi
confermare la sentenza di primo grado di improcedibilita della causa per difetto di querela.
Mi sono ingiuriato per non possedere in quel momento un telefonino di quelli che permettono di
fare fotografie digitali. Ma vi assicuro che non dimentichero mai il viso sconcertato e contrariato,
che malcelava una furia incontenibile, del mio nemico generale Tascio. Mi ricordava il volto
trasfigurato dallira di Jack Nicholson nella interpretazione del Colonnello dei Marines che vede la
sua boria trasformarsi in ragione di carcerazione e di imputazione nel film Codice donore.
Comunque i volti delle faine rimangono sempre abbastanza imperturbabili, se non agli esperti occhi
dei loro avversari, e dunque ciascuno puo immaginare come meglio crede limmagine di uno
sconfitto incredulo e sconcertato dallesito di una battaglia che presumeva arrogantemente di aver
gia vinto a mani basse.
Il crollo della batteria del telefonino mi ha impedito di diffondere subito ed a tutti voi la notizia del
bel risultato, e per questa mancanza di previdenza nel mantenere carico il telefonino chiedo davvero
scusa a tutti.
Limportante ora e capire, metabolizzare, elaborare e proporre. Vado a provarci con le altre parti del
documento.
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Genesi e natura di una querela.

E il Maggio 1993 ed il Movimento politico de La Rete, fondato da Leoluca Orlando, nella sua
espressione cittadina di Pisa, indice una conferenza stampa, convocando con un comunicato la
stampa locale e quella nazionale, per presentare la vicenda della morte di Alessandro Marcucci e del
suo avvistatore di incendi Silvio Lorenzini, precipitati a bordo del piper su cui volavano in servizio
antincendi per la Regione Toscana.
Le diapositive dei rottami del velivolo che saranno proiettate in conferenza stampa dimostreranno,
secondo gli organizzatori della conferenza stampa, la natura omicidiaria della precipitazione del
velivolo e la superficialita della indagine tecnica orientata a concludere per evidente

responsabilita del pilota (Sandro Marcucci) che avrebbe volato non rispettando le quote minime
di sicurezza e non tenundo conto dei fenomeni di micrometeorologia che potevano verificarsi sul
luogo dellincidente a causa delle condizioni meteo.
La conferenza stampa sarebbe stata introdotta da giovani ragazze militanti nel Movimento, ed il
tema sarebbe stato svolto e presentato da Mario Ciancarella gia candidato nel 1992 alle elezioni
parlamentari nelle liste del Movimento -, ed il deputato in carica de La Rete, on Alfredo Galasso,
avrebbe tratto le conclusioni della iniziativa.
Alcuni giornalisti intervengono alla conferenza stampa per conto di varie testate, altri decidono di
costruire i propri articoli sulla base del solo comunicato di convocazione della segreteria locale del
Movimento. Cosi decide di comportarsi ad esempio il giornalista Guido Sgherri, il quale, senza
alcun contatto diretto con alcuno degli organizzatori, e men che meno con me (che lo avrei rinviato
per qualsiasi dichiarazione alla celebrazione della conferenza stampa, con conseguente invito ad
eventualmente intervenire) redige uno degli innumerevoli articoli (molto approssimati) che si sono
registrati in tutti questi anni sulla vicenda.
Al termine della conferenza stampa, Alfredo Galasso, prendendo la parola, definisce quello che e
stato mostrato come lomicidio di Sandro Marcucci e di Silvio Lorenzini (cosi lo riprende il
Tirreno del giorno successivo) auspicando che le funzioni politiche e giudiziarie vogliano e
sappiano riaprire lindagine sul disastro aereo.
Passano tre anni e solo sul finire del 1996 veniamo a conoscenza di una querela per diffamazione
che il Generale Tascio avrebbe presentato nel Giugno 1993 alla Procura di Perugia. Alfredo Galasso
assume la mia difesa e nella udienza preliminare davanti al GIP sostiene che la querela mostra tali e
tanti aspetti dubbi sulla correttezza del suo deposito (data certa del deposito, mancata
protocollazione dellUfficio, mancata indicazione del funzionario che avrebbe raccolto la querela e
della persona fisica che la avrebbe depositata) da ritenere che manchino le condizioni di
procedibilita per difetto di querela.
LUfficio del Pubblico Ministero si oppone a simile interpretazione sostenendo la perfezione del
deposito ed il diritto del querelante a vedere salvaguardato un interesse legittimo e protetto, ed il
GIP accoglie tale richiesta disponendo il rinvio a giudizio per il 20 Aprile 1998.
Alfredo Galasso non potra essere presente, in quella data, per un concomitante impegno di natura
giudiziaria ed io non potro essere presente per impegni che mi porteranno in Sicilia a parlare con
giovani studenti/esse di Sandro Marcucci e della nostra cultura della Legalita Democratica. Invio
pertanto una memoria al Presidente del Tribunale motivando la mia assenza e specificando per quali
motivi non avrei avuto problemi a rappresentare la insanabile inimicizia che mi contrapponeva al
Generale Zeno Tascio.
Con un certo stupore engo informato da Alfredo che la causa era stata vinta: lo stesso Pubblico
Ministero, in apertura di udienza, aveva infatti proposto (contro le tesi sostenute dal suo stesso
Ufficio in sede preliminare) il non doversi procedere per difetto di querela.

E a quel punto che scrissi la lettera di sfida al Generale Tascio che tutti avete avuto modo di leggere
(o potreste avere modo di fare oggi se ne aveste curiosita), se ne avrete avuto modo e voglia.
Passano nove lunghi anni e solo alla fine di Maggio viene notificato allUfficio dellAvv. Galasso
lintervenuto appello del Pubblico Ministero, in data 28 Maggio 1998, avverso alla sentenza del
Tribunale in accoglimento delle sue stesse richieste. Quellappello ha dunque giaciuto in silenzio
per nove anni lasciando maturare ampiamente i tempi di una eventuale prescrizione, ma tuttavia e
stato accolto dalla Corte di appello 2 Maggio 2007.
Questo liter seguito dalla querela intentata dal Gen. Tascio, con le conclusioni che conosciamo.
Capire come e perche abbia potuto avvenire tutto questo e in questo modo diventa assolutamente
urgente e necessario.
Per chi non conosca la mia versione di Ustica, fornita a Priore e raccontata nellasfissiante testo che
ho redatto su quella strage scellerata, bisognera ricordare che proprio dopo le prime audizioni di
Priore, quindi tra il 93 ed il 94, un Carabiniere, tale Lampis, mi aveva rivelato in maniera davvero
singolare di aver assistito ad un colloquio tra un suo direto superiore, lappuntato Stivala, ed il
Comandante del distaccamento Aeronautico presso Ca di Mare, in cui questultimo avrebbe detto:
Abbiamo (Hanno) chiuso la bocca a Marcucci, ora dobbiamo (dovranno) chiuderla a
Ciancarella.
Ebbene voi forse non ci crederete ma questo chiudere la bocca e quanto ho sentito sibilare,
riferendo a me, dal Gen. Tascio al suo legale nella interminabile giornata di Perugia. Dunque e ben
possibile che quella condanna a vivere che spesso ho evocato raccontando la mia storia, potesse
consistere nella speranza di attribuire un marchio infamante di diffamatore a chi andava rivelandosi
un pericolo reale per la sicurezza dei responsabili della strage di Ustica. E qui emerge, in tutto il suo
spessore di ignobilta, la figura del Generale Zeno Tascio.
Noi, tanto Sandro che io cioe, non abbiamo mai attribuito a questo personaggi ruoli superiori alle
sue reali doti e capacita. Ma di certo lo abbiamo definito puntualmente come persona disponibile,
per interessi di carriera, e per natura autoritaria, ad assecondare i desiderata di quanti tra i suoi
sovraordinati si mostrassero bisognosi di complicita a livelli inferiori.

Ruoli e funzioni del Generale Tascio nel quadro della devianza istituzionale politicomilitare
Di certo Tascio non e stato ideatore del progetto Ustica. Ma sono altrettanto certo che egli si sia
dato disponibile prima a costruire la trappola in cui attirare Gheddafi e poi ad occultare le reali
circostanze della caduta e del ritrovamento del MIG della Sila.
Non e un caso che nella mia lettera aperta pubblicata su IL TIRRENO del 28 Gennaio 1992, cinque
giorni prima dellomicidio di Sandro, io non scrivessi direttamente di lui, ma mi rivolgessi alle
forze politiche ed in particolare al Ministro della Difesa del tempo, lon Rognoni che fosse
responsabilita diretta della politica laver consentito che si costruissero i Tascio per nascondere

la Verita. La specie dei Tascio infatti e stata ampiamente protetta nelle Istituzioni statali e negli
apparati militari perche potessero essere utilizzati, con lusinghe e garanzie di impunita, contro i
disturbatori del manovratore.
La prova generale della sua affidabilita per quello che sarebbe stato poi il suo ruolo per Ustica, il
nostro la aveva gia fatta quando venne chiamato a Pisa, lui che era ancora Colonnello per un
comando di competenza di un generale, con il compito di realizzare e garantire il depistaggio sulle
responsabilita per la strage del Monte Serra, e di stroncare il Movimento Democratico che ormai
aveva pervaso ampiamente il personale nelle sue attese di democratizzazione delle Forze Armate,
nello spirito democratico della Costituzione, e nelle proposte di percorsi idonei a realizzarla.
Non aveva esitato a fare luna e laltra cosa e la stelletta da Generale di Brigata aveva subito
premiato lo zelo di Zeno, verso i suoi referenti, piu o meno occulti.
Non e un caso che Sandro, nellintervista a cornice di quella lettera aperta, dicesse Conoscevamo
molto bene il generale Tascio, era disponibile a tutto pur di fare carriera. Ed e su questa
consapevolezza, argomentandola con minuti particolari, che avevo sfidato Tascio a proporre una
querela piu sostanziosa e piu sostenibile di quella che aveva prodotto a Perugia.
Non e un caso che lui si fosse ritratto e che non abbia mai fatto menzione di quella lettera, perche
avrebbe corso il rischio di scivolare su un terreno viscido sul quale ben piu difficile gli sarebbe
stato sostenere la diffamazione in continuazione. Ma senza questo coraggio la sua tesi secondo la
quale lo accuserei di una relazione diretta di responsabilita per la morte di Marcucci significa
oltreche dire il falso, offendere la mia stessa intelligenza.
Che bisogno avrei di accusare lui, quando una simile e temeraria, quanto infondata accusa, sarebbe
destinata a cadere trascinando con se la possibilita di accertamento delle cause e delle
responsabilita per la morte di Sandro Marcucci?E proprio quello che e successo con Ustica, e che
dunque sperava di poter rinnovare: e cioe se per Ustica il raffinato e micidiale depistaggio e
consistito nellindirizzare il Magistrato ad accogliere tesi spericolate di colpevolezza presunta e
comunque non correlabile ad un fatto di cui non era stata definita la vera natura (una strage senza
scenario e dinamiche comprovate cioe) dalle quali il Generale e coloro di cui si rese complice nella
strage potessero uscire indenni, nel mio caso loperazione consisteva nel convincere il Magistrato
che avessi voluto falsamente e calunniosamente attribuire a lui la morte violenta di Sandro sulla
quale, in virtu dellovvio e dovuto riconoscimento della infondatezza di tale tesi di responsabilita
diretta di Tascio, non avrebbe potuto che cadere loblio e lindifferenza per una vicenda che, come
Ustica, rimanesse cosi nellopacita dellindefinito e della imperscrutabilita. Non cadere in questa
raffinata trappola costituisce la mia piu grande soddisfazione ed il mio orgoglio, perche la ultima
sentenza lascia intatte le possibilita che, se un qualche giudice volesse o se si costituisse una
volonta politica, si possano riaprire le indagini per strage nella vicenda Ustica, e per omicidio nella
vicenda Marcucci, non tralasciando di rivisitare le altre scelleratezze militari dalla strage del Monte
Serra, alla vicenda di Emanuele Scieri.
Oggi sono infatti legittimato ancor di piu a raccontare in ogni sede (sia essa lufficio di un P.M. o
una audizione in Commissione Difesa) fatti e circostanze, dai quali trarre suggerimenti di percorsi
di indagine e segnalare possibilita di accertamento non sminuite dal trascorrere degli anni.

Ricominciare dai fatti i ruoli e le funzioni rivestite da Tascio ad esempio nel 1980 (i suoi
comportamenti e quelli delle strutture Aeronautiche da allora in avanti, come ad esempio la assoluta
dissonanza dei comportamenti della Difesa Aerea rispetto alle sue ordinarie modalita operative
cio che io chiamo i fondamentali di un apparato), le possibili individuazioni dei responsabili
politici che disposero la strage (il Gen Ferri, allatto del suo rinvio a giudizio, disse infatti Se mai
avessimo mentito lo avremmo fatto solo in esecuzione di ordini superiori. Ed aveva comunque
ragione perche la macchina militare non e mai autocefala, anche se per gli ordini illeciti la
Legge stabilisce il dovere di disobbedienza e segnalazione. E quei livelli superiori (superiori ad
un Capo di Stato Maggiore. cioe) non avrebbero potuto che essere i livelli politici di Governo.
Il compito che ci sta davanti e dunque un compito immane che ben difficilmente sara assecondato
dagli uomini politici, troppo spesso coinvolti nella progressiva deriva antidemocratica e di
corruttela del nostro sistema di rappresentanza. Ma dobbiamo provarci in tutte le maniere.
Riuscire a pretendere la ri-apertura effettiva delle indagini sulla strage di Ustica (una ipotesi
comunque ancora attiva e pendente in qualche fascicolo abbandonato su polverosi scaffali di
qualche Procura), riuscire a pretendere la riapertura delle indagini sulla strage del Monte Serra,
sullomicidio di Marcucci e di Scieri, riuscire a pretendere che la Politica si faccia finalmente carico
di intervenire nella devianza strutturale di apparati e corpi armati dello Stato (cio che poi determina
anche le ignobili pretese di irresponsabilita anche per quei militari esposti a radiazioni da uranio
impoverito e deceduti senza riconoscimenti solo per aver cercato di servire il Paese secondo quanto
veniva loro richiesto dal Governo e dal Parlamento e nel caso del Kossovo si parla di guida
politica del centro-sinistra!! -), riuscire a pretendere che per i comportamenti degli apparati al Social
Forum di Genova, per i comportamenti che hanno determinato lomicidio di Carlo Giuliano o di
Aldrovandi i responsabili rispondano pienamente dei loro comportamenti criminali, significherebbe
offrire la speranza al Paese di non essere piu impunemente aggredito nella sua ordinaria e pacifica
convivenza democratica e costituzionale. Ma questo esige che siano compiuti atti politici
propedeutici. Ed e quanto andro a presentare nel paragrafoi conclusivo di questo lungo ed
estenuante intervento.

Prospettive di azione politica.

Quando noi riferiamo ad Ustica o ad ogni altra strage impunita, spesso parliamo di
depistaggio come se si trattasse di un reato preciso. Nel nostro immaginario collettivo
esso costituisce un reato infame e gravissimo. Ebbene quel reato non esiste.
Se infatti apriamo il codice penale potremmo rimanere sorpresi ed esterrefatti: la
fattispecie di reato di depistaggio non esiste, non e stata definita dal legislatore e ad
esso non e avviamente correlata alcuna pena.
Ora quanto andremo a dire potra apparire ai piu garantisti tra noi come una prospettiva
infelice ed inaccettabile, ma prima di alimentare la polemica vorrei che riflettessimo
insieme sulla idea comune di legalita che riteniamo di poter condividere.
Come ben vediamo in questi giorni il criterio di legalita appare del tutto astratto da

relazioni dirette con i criteri di democrazia e costituzionalita. La legalita viene cosi


legata molto spesso alle pulsioni di piu vile interesse dei ceti dominanti contro coloro che
ne disturbano o ne attentano il privilegio, comunque acquisito.
E in nome di quella generica legalita che si sgomberano infatti oggi gli abitanti di
abitazioni abusivamente occupate, dimenticando che la legalita democratica e
costituzionale prevede e tutela anche il diritto di ciascuno alla abitazione ed al lavoro, ed
e in nome di quella generica legalita che si fronteggiano le invasioni degli
extracomunitari, dimenticando che la legalita democratica e costituzionale
garantisce e tutela i diritti fondamentali del Cittadino e della Persona, anche per la persona
dello Straniero.
Insomma cari amici e compagni, noi siamo chiamati a saper declinare apertamente il
concetto di legalita cui intendiamo riferire, perche ogni regime ha una sua specifica
legalita e si dota degli strumenti e degli apparati idonei a perseguirla e a difenderla dai
tentativi di mutarla (cio che un qualsiasi regime chiama eversione).
Era una forma di legalita quella che stabiliva lo ius primae noctis del signore sulle
mogli dei suoi servitori della gleba; era una forma di legalita quella che regolava la
condizione di schiavitu, era una forma di legalita quella che considerava la donna un
essere inferiore e non degna del diritto di voto e dunque della partecipazione alla
costruzione del proprio specifico futuro, era una forma di legalita quella che considerava
non punibile il delitto donore (specie se consumato contro la donna) o che riteneva lo
stupro un delitto contro la morale e non contro la persona. E cosi via dicendo.
La differenza dei diversi regimi sta nei diversi valori di riferimento di ciascuno di essi e nel
metodo conseguente di contrasto alla illegalita. Per cui i regimi autoritari e violenti
saranno alieni dalla certezza del diritto e dal rispetto della dignita personale dei suoi
imputati e condannati, i regimi democratici dovrebbero imporre e dimostrare la propria
superiore civilta dalla applicazione del diritto nel piu totale rispetto della persona
dellimputato o condannato e nella ricerca piu avanzata di certezza del diritto fondata sul
valore preminente della persona umana. Ma il criterio della legalita e della sua difesa, in
astratto, e il medesimo.
La criminalita organizzata stessa ha infatti una sua concezione di legalita, peraltro
severissima con chi sgarri, come pure la societa carceraria si dota di un suo codice
molto somigliante ad una forma pur primordiale di legalita.
La legalita democratica e costituzionale dovrebbe dunque distinguersi dalle altre
forme solo in virtu del valore dissuasivo e dunque preventivo della pena, della umanita
nella applicazione della pena e nellobiettivo di recupero dei colpevoli e dei devianti alla
civilta della convivenza democratica, nella affermazione sacrale della Persona Umana.
Fuori da queste prospettive un criterio qualunquista di legalita e di garantismoo
predispone alla sua violazione sistematica da parte dei furbetti di quartiere per finire ai
grandi corrotti e corruttori, agli stragisti ed ai depistatori, o risulta comunque inefficace per

assicurare il rispetto del diritto nei rapporti civili e sociali.


Solo se decliniamo la parola legalita con le aggettivazioni di democratica e
costituzionale noi avremo dunque un comune quadro di riferimento sul quale verificare i
nostri orientamenti e comportamenti. In questo quadro il doveroso garantismo verso gli
imputati ed i responsabili di delitti o crimini, per assicurare comunque la tutela ed il rispetto
della loro dignita di Persone, non puo o meglio non dovrebbe avere la prevalenza sul
garantismo verso le vittime ed i loro diritti violati, o sulla difesa dllo Stato
Democratico.
E in questo senso che noi, pur superando il sensazionalismo degli attuali processi
mediatici per fatti di sangue e corruzioni di sistema, dovremmo saper essere inflessibili
verso quanti, profittando delle loro condizioni di funzionari dello Stato, abbiano costruito
condizioni illecite di arricchimento personale e di privilegio ingiustificato consumando
crimini proprio allombra delle loro divise e funzioni.
Dunque ci sarebbe un facile punto di partenza per una politica supportata da una
coscienza sociale condivisa o condivisibile nel merito di tali questioni, e sarebbe quello di
impegnarsi a definire, in un organico progetto di legge, il generico reato di depistaggio
come quel reato posto in essere (e che si realizza) dalla consumazione delle piu varie
attivita (omissive, esecutive, di complicita diretta o passiva, di falsificazione e alterazione
di documentazione, di falsa testimonianza o voluta diffamazione) finalizzate ad alterare
uno scenario delittuoso per sottrarre alle indagini investigative i reali responsabili di un
crimine.
Reato che dovrebbe poi prevedere un aumento di pena, da due a tre volte, rispetto a
quelle previste per i singoli e specifici reati contestabili ad un normale cittadino (omissione,
esecuzione di disposizioni illecite, alterazione e falsificazione di atti, falsa testimonianza e
diffamazione) proprio quando a consumarlo fossero degli amministratori pubblici o dei
funzionari dello Stato.
Un progetto legislativo che, quando quel reato di depistaggio si colleghi a fattispecie di
strage prevedano pene detentive fino lergastolo, come atti direttamente correlati a quello
di strage e funzionali alloccultamento delle responsabilita dirette in quella strage. E come
lo e quel reato di strage, sarebbe necessario che anche il depistaggio ad essa collegato
fosse dichiarato imprescrittibile.
Questa sarebbe una norma dallenorme potere dissuasivo: infatti volete che un
subordinato che oggi - a fronte di un ordine illegittimo di alterare alcuni atti (pur fossero
collegati al fine di inquinare le indagini su una strage), e stretto tra il devastante potere
ricattatorio del superiore e il suo poco coraggio di contestarne la legittimita degli ordini non sia indotto a valutare con molto opportunismo la convenienza ad eseguire comunque
lordine illegittimo, a fronte della garanzia di impunita che gli deriverebbe comunque, alla
eventuale scoperta della sua attivita illecita di complicita nel depistaggio, dalla
prescrizione del reato, praticamente garantita dalla lunghezza dellaccertamento penale e
del dibattimento?

Sapete quanti imputati di reati collegati, nella indagine per Ustica, sono usciti dal processo
in virtu della intervenuta prescrizione dei reati pur commessi e confessati?
Una simile norma metterebbe invece qualsiasi subordinato nella condizione di valutare
con molta consapevolezza le conseguenze del suo operato e di essere consapevole
dunque di poter essere chiamato a rispondere, al massimo livello di pena, e senza alcuna
garanzia di prescrizione, delle conseguenze di tali suoi comportamenti.
Caro Comandante, Lei mi sta chiedendo di costruire una falsa traccia di MIG libico,
in funzione delloccultamento di qualcosa che potrebbe avere a che fare con la
strage di Ustica? Ma Lei capisce che solo per aver costruito quella traccia falsa io
potrei correre il rischio, per tutta la mia vita residua, di essere chiamato a
rispondere di depistaggio a fini di strage, e che per questo dovrei rischiare
lergastolo? No grazie, Comandante, mi scusi ma proprio non posso.
Questo sarebbe un tipico dialogo indotto da un efficace intervento legislativo sul
depistaggio rispetto a quanto e sempre avvenuto o potrebbe ancora avvenire in occasioni
di scelleratezze di stato, nella attuale condizione di assenza di definizione dei reati di
depistaggio e delle pene collegate.
Ci sarebbe poi unaltra questione da risolvere con un simile provvedimento legislativo che
consiste nel rimborso economico per danno allerario.
Io credo che nessuno di noi sia oggi scandalizzato ad esempio dal sequestro di beni a
condannati per reati di Mafia, e dalla destinazione sociale dei loro proventi. La cultura che
guida una simile ipotesi legislativa e infatti quella che il criminale mafioso abbia
accumulato ricchezze e beni lucrandoli da attivita illecite e criminali, e dunque tali
ricchezze non possano essere lasciate nella sua legittima disponibilita o in quella
dei suoi parenti proprio in virtu della loro provenienza illecita.
Ora dobbiamo anche sapere che una norma dello Stato pretende che il funzionario dello
Stato, quale che ne sia il grado o la funzione, il quale si sia reso complice di pregiudizio in
danno dellerario statale, e tenuto al rimborso (ed in solido con lui anche gli eredi) delle
cifre di tale danno.
E ancora che puo essere chiamato a rispondere di tale danno anche colui, che
responsabile di un servizio o una funzione, non avesse presentato agli organi superiori
una relazione su circostanze che potrebbero, anche solo in via ipotetica, recare
danno allo Stato al fine di consentire agli organi di controllo e vigilanza di svolgere
attivita di prevenzione.
Ebbene cosa ci impedirebbe allora di chiamare a corresponsabilita ed obbligo di rimborso,
estensibile anche agli eredi, tutto lammontare del danno causato allo Stato dai
funzionari che siano stati accertati con sentenze definitive come organizzatori, esecutori e
complici depistatori in reati di strage?

Badate, in questa prospettiva non sarebbe sufficente calcolare solo le spese relative alle
indagini (come quelle per il recupero dellaereo di Ustica che si tento maldestramente di
opporre ai generali imputati, ancor prima di una sentenza definitiva ed anzi in assenza di
sentenze di proscioglimento, per quanto impugnate), e neppure il calcolo dei rimborsi
riconosciuti ai familiari delle vittime, ma andrebbe valutata, come nel caso di Mafia,
qualsiasi ricchezza e bene sia stato lucrato al riparo della propria posizione di funzionario,
in base ad un semplicissimo ragionamento:
Il tale funzionario, approfittando del proprio ruolo e funzione, ha commesso un
reato di strage o depistaggio connesso, che solo quel ruolo e quella funzione gli
hanno permesso di concretizzare. In quel ruolo e per quella funzione egli ha dunque
maturato retribuzioni e livelli di assicurazioni pensionistiche che avevano gia
pesato sui contributi fiscali versati dai cittadini, proprio contro coloro cioe contro
cui egli ha consumato i sui crimini. Dunque al tal funzionario sono revocate tutte le
somme versate per stipendi e competenze, ab inizio della sua carriera, e
pretendiamo che egli ed i suoi eredi siano tenuti dunque a rimborsare allo Stato tali
cifre ottenute per un servizio di garanzia mentre invece egli cospirava per aggredire
la sicurezza dei cittadini, e che tali somme siano accumulate in uno specifico fondo
a favore delle vittime. Che siano altresi cancellate tutte le garanzie pensionistiche
maturate fino alla data della condanna, proprio per averle maturate, il soggetto, nel
mentre ordiva il proprio crimine in danno dei Cittadini e dello Stato.
Capisco che queste previsioni possano apparirvi da brivido, eppure ritengo che esse siano
lunico modo per garantirsi la dissociazione e la collaborazione con gli inquirenti in indagini
per crimini scellerati come le stragi. Basterebbe prevedere che alcune di tali sanzioni,
come le ultime relative alla restituito ab inizio degli stipendi ricevuti o delle condizioni
pensionistiche, possano decadere o essere applicate in misura ridotta a fronte di una
fattiva collaborazione al disvelamento ed alla ricerca di riscontri probatori per l
individuazione delle dinamiche e delle responsabilita principali nella organizzazione ed
esecuzione della strage.
Perche infatti dovremmo chiedere ad un funzionario infedele e criminale meno di quanto
oggi conveniamo sia giusto chiedere ad un criminale mafioso?
Non e dunque facile concretizzare la solidarieta, che pur sentiamo di offrire e condividere,
con coloro che si scontrano con i poteri forti e criminali annidati nello Stato, con una
comune azione politica, condivisa nel metodo e nelle prospettive. Perche spesso ci
fermiamo ad una solidarieta superficiale ed emotiva con il soggetto vittima, come di fronte
ad un malato terminale o ridotto in fin di vita da una aggressione, senza porci il problema
di una terapia risolutiva e di una azione di prevenzione contro il ripetersi dei fenomeni
aggressivi o delle cause delle patologie devastanti. E la sola idea di aggredire secondo
principi di legalita democratica e costituzionale i responsabili dei crimini rischia di
turbare la nostra natura di democratici.
Io non ho mai preteso di essere assecondato, ma ho sempre chiesto ai referenti politici
che volta a volta ho avvicinato, cosa li ostacolasse dal confrontarsi sulla possibilita di
applicazione di una assoluta severita verso i funzionari infedeli e responsabili di crimini

infami. Ho ricevuto solo silenzi, distacchi, disinteresse progressivo, se non la aperta


astiosita e la non dichiarata avversita.
Ed abbiamo cosi assistito ad audizioni di Ministri della Difesa (in particolare il Generale
Concione, primo militare ad assumere il dicastero, e proposto da un governo di centrosinistra!) che non si sono limitati a riconoscere i fenomeni di ruberie e truffe consumate in
reparti armati dello Stato, ma hanno chiesto comprensione per i responsabili in virtu della
affermazione che il mondo militare aveva bisogno di non essere umiliato perche sarebbe
portatore di valori affatto diversi, da quelli pur nobili della Societa Civile. Quasi che
ci possano essere valori altri e diversi, per qualsiasi componente sociale della Nazione,
dai soli e comuni riferimenti Costituzionali.
Cosi abbiamo avuto anche recentemente (si veda un poderoso articolo di Stella sul
Corriere della Sera, si proprio quello della Casta, in cui si denunciano i privilegi
insopportabili e gli sprechi ingiustificati della classe politica) militari che, nel mentre erano
assenti da mesi dal servizio per le piu svariate malattie certificate da medici compiacenti,
svolgevano altre intense attivita economiche e commerciali, fino addirittura allo spaccio di
droga per il quale qualcuno era stato fermato durante una operazione di contrasto ad oltre
mille chilometri dalla abitazione di residenza. Ebbene ciascuno di costoro e stato mandato
assolto dai Tribunali Militari, per i reati contestati di assenteismo, ed e stato posto in
condizione di pensione. Pensioni baby, naturalmente.
Certo fin quando un Procuratore Generale della Corte dAppello potra inaugurare lanno
giudiziario militare ricordando quasi con nostalgia come le Forze Armate fossero state
sentite per anni dai suoi uomini come una beata insula, incontaminata dal contagio
della Costituzione, tutto potra succederci. E la lotta che noi iniziammo perche davvero
lordinamento delle Forze Armate si informasse allo spirito democratico della
Repubblica (art. 52 della Costituzione) sara una battaglia da combattere ancora tutta, e
per intero.
E necessario dunque chiedere ai rappresentanti politici cosa li costringa ad un
atteggiamento di pavidita e di soggezione di fronte ad uomini ed apparati che dovrebbero
solo scattare sugli attenti di fronte al richiamo della lealta alla legalita democratica
piuttosto che inalberarsi e ventilare minacciosi tintinnii di sciabole, e con i quali invece si
ingaggiano duri conflitti solo in occasioni abbastanza meschine e lontane dagli interessi e
dalla sicurezza dei cittadini, come nelle ultime vicende che hanno visto contrapposti
uomini di Governo al Comandante della GdF Generale Speciale.
Io sento dentro di me la certezza che la legalita democratica e costituzionale abbia
bisogno di una assoluta severita verso chiunque attenti alle sue caratteristiche
fondamentali, quale ne sia il grado, il ruolo e la funzione. E penso che cio che e stato
consentito al Generale Tascio non debba avere diritto di Cittadinanza in un Paese
Democratico.
Perche, aldila degli onestuomini che io possa aver incontrato tra i Magistrati ed i Politici
sul mio percorso, e comunque innegabile che Tascio abbia goduto di complicita interne
alle Istituzioni ed agli Uffici anche in questultima circostanza (con laccoglimento di una

querela difettosa, con il mantenimento al caldo del ricorso fino a farlo riemergere quando
con lintervenuta prescrizione speravano di ottenere il massimo la certificazione di
diffamatore per me e la possibilita di chiedere rivalse civili tali da distruggermi
definitivamente senza aver dovuto neppure mai confrontarsi con le mie controdeduzioni
-), cosi come aveva gia ricevuto comprensione e piaggeria dai membri della
Commissione Parlamentare di Inchiesta sul fenomeno del terrorismo e sulle cause
della mancata individuazione dei responsabili di strage a fronte delle sue
dichiarazioni reticenti e della evasione smaccatamente falsa dal dichiarare i propri compiti
istituzionali.
Si tratta di rompere quella rivoltante consociazione tra poteri politici e mondo militare, per
cui i primi pretendono che essi siano solo i pretoriani posti a garanzia della loro gestione
del potere, dovendo pero offrire in cambio le piu ampie garanzie di impunita per
qualsivoglia reato consumato contro la legalita democratica e costituzionale e
sempreche non ostacolino le aspettative di potere incontrastato coltivate da coloro che
dovrebbero essere i detentori delle funzioni rappresentative del sovrano potere
popolare.
Si tratta di rompere il perverso meccanismo per cui il mondo militare oppone una sua
presunta alterita alla Societa Civile, nel timido silenzio del mondo della politica che
consente a questa alterita, anche sul piano del diritto e del rispetto della legalita
costituzionale e democratica.
Dunque la vicenda Tascio contro Ciancarella non ci propone solo un esito favorevole a
Mario, ma ci pone di fronte alla sfida di cio e di quanto intendiamo fare perche i Tascio
siano contrastati allorigine del loro percorso e siano comunque inibiti dal perseguirlo con
le garanzie di impunita di cui fino ad oggi hanno potuto ampiamente godere.
Grazie ancora a tutti, per la solidale vicinanza, per la tangibile forza a cui ho potuto
attingere, nella speranza che il comune cammino non sia reso piu difficile da queste
prospettive finali che ho comunque ritenuto corretto e doveroso proporvi perche fossero
chiari gli obiettivi che mi prefiggo ed i percorsi sui quali da sempre oriento il mio agire.

Mario