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Lettera al Gen.

Tricarico di Mario Ciancarella


Alla Cortese Attenzione de
IL CAPO di STATO MAGGIORE
della AERONAUTICA
Gen. S.A. Leonardo TRICARICO
SEDE ISTITUZIONALE
STATO MAGGIORE AERONAUTICA
00100 ROMA RM
e p.c.
IL PRESIDENTE della REPUBBLICA
On. Sen. Giorgio NAPOLITANO
IL PRESIDENTE del CONSIGLIO
On. Romano PRODI
IL MINISTRO pro tempore per la DIFESA
On. Arturo PARISI
I PRESIDENTI della CAMERA e del SENATO
I PRESIDENTI delle COMMISSIONI DIFESA
della CAMERA e del SENATO
IL Giudice Rosario PRIORE
Avv. Alfredo GALASSO
On. Daria BONFIETTI
LORO SEDI ISTITUZIONALI
da Ciancarella Mario
Cittadino gi Cap. Pil. A.M.I.
Oggetto: Ustica. Esiti Giudiziari e Sue dichiarazioni.
Egregio Signor Generale,
Nel leggere le Sue personali valutazioni a seguito della sentenza della Corte di Appello sulla
vicenda stragista di Ustica (e cioe sulle ferite di guerra inflitte alla Aeronautica che lascerebbero
cicatrici perenni, a Suo parere, a causa della lunga vicenda giudiziaria), ritengo di non potermi
esimere dallinviarLe alcune mie personali considerazioni, per il coinvolgimento diretto e personale
avuto in quella drammatica vicenda.
Voglio farlo e devo farlo anche se sono consapevole del rischio di poterLe risultare fastidioso. E
certamente saro tedioso, per la inevitabile lunga articolazione delle mie argomentazioni. Ma e
lunico modo che io conosca per rispondere pienamente solo di cio che io abbia realmente detto,
evitando possibili arbitrarie interpretazioni e distorsioni del mio pensiero.
Voglio farlo nella imminenza del ventiseiesimo anniversario della strage. Un anniversario un po
piu mesto, non tanto per la mancata condanna di imputati che avevano il pieno diritto, come
qualsiasi Cittadino Ordinario, ad ogni garanzia democratica (che prevede dunque anche la loro

assoluzione giudiziaria, quando e se non ne sia stata provata la piena e diretta responsabilita penale
nei fatti contestati), quanto per la rinnovazione della assenza di Verita e Giustizia per le Vittime e
per la irrisione della loro sorte.
Una irrisione cui contribuisce non poco anche il Suo richiamo a quelle sconcertanti ferite di
guerra che lAeronautica, nel suo complesso, avrebbe subito per le imputazioni contestate tuttavia
solo ad alcuni dei suoi uomini. Un pensiero che spinge, a mio parere, la indifferenza per il destino
delle vittime fino al dileggio della loro sorte.
La imputazione penale infatti, come ogni altra forma di opposizione di responsabilita, non e mai la
presunzione di una colpevolezza certa, ma va sempre vissuta come momento di garanzia di un
accertamento limpido dei fatti e del personale coinvolgimento in essi, o meno, degli imputati.
E vorra quantomeno ammettere che su un avvenimento come quello di Ustica, accaduto in uno
spazio aereo che dovrebbe essere costantemente sotto la garanzia e la vigilanza della Difesa Aerea,
una indagine andava pur fatta, e qualche responsabilita andava pur accertata. E allora perche Lei
sente le imputazioni di Uomini della Aeronautica, e non dellArma in quanto tale, come ferite di
guerra?
La estensione in copia di questa comunicazione allampio indirizzario politico su indicato ha la sola
ragione di verificare se e quanto i rinnovati rappresentanti Istituzionali abbiano volonta e desiderio
di riconsiderare a loro volta, e dispiegando interamente le proprie prerogative funzionali, le reali
condizioni di quella strage, per un severo e definitivo accertamento di responsabilita,
indipendentemente dalla verita giudiziaria per come essa emerge dalle motivazioni della sentenza
di secondo grado. Esiti giudiziari e sentenze storiche infatti non possono mai escludere
accertamenti e rivisitazioni in altre prospettive, cosi come avviene ordinariamente (tranne che nel
caso Ustica, purtroppo) nel campo disciplinare che e sempre riservato alla Amministrazione dopo
gli esiti di una vicenda giudiziaria penale.
Desidero anche comunicare questo scritto, con la estensione in copia, ai familiari delle vittime,
attraverso la loro rappresentante Sig.ra Bonfietti ed uno dei loro legali quali che siano stati il
pensiero e la valutazione negativa che essi abbiano potuto formarsi nel tempo, e per astuti
suggerimenti, su di me -.
Per dire a loro ed a tutti i destinatari che non saranno emarginazioni, giudizi, o sentenze giudiziarie
che potranno far tramontare la familiarita che con la loro morte le vittime hanno creato e stabilito
con me e con quanti hanno dato se stessi, fino alla vita, per difenderne il diritto alla Verita ed alla
Giustizia. Ne piu ne meno di come la morte del Cristo ci rese incondizionatamente suoi fratelli e
concretamente familiari di Dio e di ogni altra Creatura Umana.
A volte sono proprio le pretese di familiarita esclusive ed escludenti (come avviene nelle Fedi
trasformate in religioni e strumenti di potere dei Governi) quelle che rischiano di trasformare i piu
diretti familiari di una vittima nei complici piu ignari ed allo stesso tempo piu funzionali e
fondamentalisti delle aspettative di impunita dei carnefici loro cari e della sorte di infamia riservata
ai familiari acquisiti, avvertiti come indebiti intrusi.
E devo questo mio intervento alla memoria del collega e fraterno amico T.Col. Pilota Alessandro
Marcucci, perseguito con astiosita durante gli ultimi anni della sua carriera militare ed infine ucciso
con freddo cinismo.
Ed io credo sia stato ucciso proprio in virtu dellimpegno che insieme avevamo dedicato
allaccertamento delle responsabilita su Ustica e per la pericolosita delle nostre conclusioni sulla

strage. Conclusioni che ci apprestavamo a tentare di sottoporre, con una nuova legittimazione che ci
venisse dai familiari diretti delle vittime o da un ruolo di parlamentare, ai Magistrati inquirenti. Ma
anche e soprattutto per le sue personali conoscenze di alcuni aspetti e nomi che non aveva voluto
condividere neppure con me.
Ma erano proprio le diversita del nostro sentire, che tuttavia riuscivamo a rispettare
reciprocamente, cio che ci consentiva di lavorare in sintonia con assolta stima e fiducia. Sandro
sapeva che non avrei esitato (nel metodo che ho scelto per cercare di tutelare la mia vita, ma anche
perche in caso di morte nulla di cio che io sapessi potesse rimanere di mia esclusiva conoscenza e
quindi chiuso con me in una tomba) a rendere pubbliche quelle circostanze e quei nomi, se egli me
li avesse comunicati. Mentre egli - generoso e guascone ad un tempo e con la assoluta convinzione
che la responsabilita di un Comandante quale egli si sentiva in ogni circostanza - non potesse e
non dovesse tradire mai la fiducia e la richiesta di riservatezza che gli fossero state concesse e
richieste dai suoi uomini o da chiunque altro si fosse affifato a lui - pretendeva di costruire
preventivamente le condizioni necessarie per poter parlare senza mettere a rischio chi a lui si era
rivolto e in lui confidava.
Fu lui a trasformare la mia indignazione superficiale e professionale per Ustica, in un sentimento
vero ed inestirpabile di dovere, quando mi spinse e costrinse nel 1985 a rimettermi con lui sulla
pista di Ustica, nonostante avessimo gia pagato entrambi, fin dal primo momento in cui ci
interessammo alla strage, nellestate del 1980, indicibili, prezzi di umanita e professionalita al
nostro impegno per la ricerca della Verita sulla strage, per la attribuzione delle responsabilita
penali, politiche e militari per la sua consumazione e soprattutto per rivendicare la legalita e lonore
dellArma Azzurra e la sua piena Cittadinanza nellalveo democratico nazionale, nonostante quanto
potesse essere avvenuto.
Fino a quando il sangue dei figli degli altri varra meno del sangue dei nostri figli egli mi diceva
fino a quando il dolore degli altri per la sorte dei propri figli, varra meno del nostro dolore per la
sorte dei nostri figli, ci sara sempre qualcuno pronto ad organizzare stragi in piazze, stazioni, o nei
cieli, avendo la speranza se non la certezza della impunita.
Dobbiamo divenire familiari di ogni vittima, come lo fossimo realmente e per sangue, per
conservare intatta nel tempo la loro stessa capacita di memoria, la loro stessa determinazione nella
ricerca di Verita e Giustizia, e per essere pronti a pagare i prezzi che potremmo essere chiamati ad
onorare per questa familiarita.
E noi, che pretendiamo di essere creduti e stimati quando esprimiamo la retorica del sacrificio della
vita sui campi di battaglia per la familiarita acquisita nel giuramento con ogni nostro concittadino,
come potremo essere ancora credibili quando e se non siamo disponibili a pagare, nella ordinarieta
della nostra vita e della nostra attivita professionale, non con la vita, ma neppure con una
promozione negata, un trasferimento, una valutazione negativa, o qualche fastidio familiare o
timore di ritorsione violenta la fedelta a quei valori per i quali abbiamo giurato e per i quali siamo
divenuti Ufficiali?
Sandro e stato ucciso per la sua testarda caparbieta nellinseguire la Verita una Verita che si
rivelo poi non cosi difficile da intercettare -, e per la sua determinazione a che il nostro percorso di
indagine ottenesse dignita e rilievo nei luoghi politici e giudiziari deputati e legittimati a
verificarla, ad accertarla e confermarla ovvero per smentirla su basi probatorie, per giungere a
conclusioni di Giustizia.
Sulla morte di Sandro e stato poi steso un velo di silenzio omertoso, avallato da alcuni Magistrati
quantomeno poco curiosi, se non addirittura pavidi, che hanno voluto attribuirgli la responsabilita

diretta dellincidente a seguito del quale perse la vita, oltre lui, anche losservatore Silvio
Lorenzini, dopo un mese di atroci sofferenze per le ustioni riportate; ma morendo in circostanze di
preoccupante sospetto -, rifiutando anche solo di guardare la documentazione fotografica che
indubitabilmente accerta la dinamica omicidiaria di quellincidente. Il Giudice Priore, che mi legge
in copia, ha avuto modo di vedere tra i primi quelle foto e di rimanerne sconcertato al punto di
mostrarle al suo sostituto Dott. Salvi dicendo: Guarda come lhanno ucciso.
Certo, lui non era legittimato ad indagare su ogni e qualsiasi delitto si consumi nel Paese. Peccato
pero che anche lui abbia poi dimenticato quei momenti di verita e quelle sue oneste valutazioni
sulla morte di Sandro, nella stesura della sua sentenza-ordinanza di rinvio a giudizio degli Ufficiali
imputati della strage, dove i miei interventi e le mie deposizioni sono tacciati di una natura
intrinsecamente depistante per quanto inconsapevole, e siano stati trasformati in una specie di
isterica rivendicazione delle vicende che sarei stato costretto a vivere in servizio, fino alla
carcerazione condivisa purtroppo anche da Sandro Marcucci. Eppure quelle immagini sono li a
denunciare un evidente omicidio.
Un corpo completamente carbonizzato (tranne che nella parte posteriore e carnosa delle cosce)
giace ai piedi di un albero non intaccato dal fuoco che si pretenderebbe fosse divampato solo dopo
limpatto al suolo; un braccio carbonizzato e a poche decine di centimetri da un serbatoio che la
stessa Commissione di inchiesta accerto fosse ancora carico di 25 litri di benzina avio
dallaltissimo potere detonante; a trenta centimetri dal torace e sulla sua diretta verticale, trattenuto
da alcuni filamenti metallici dello scheletro del sedile, e visibile il cuscino in gomma e
gommapiuma del sedile del pilota ancora intatto e di cui e individuabile anche lo zip. Le condizioni
del cadavere denunciavano che la vittima avesse respirato fumi, avendo i polmoni contratti (come
era visibile da uno squarcio nel costato), e che una profonda ferita sul capo era dovuta ad una
scheggia di cruscotto che gli aveva asportato anche brani di dura madre cerebrale (i quali, come fu
dichiarato poi da un medico - consultato dalla Commissione di inchiesta in quanto frequentatore
dellaeroporto del Cinquale e perche appunto medico -, risultarono non cotti dal fuoco.
Il volto ustionato totalmente mostra la evidente aspersione di una sostanza metallica fusa. Un brano
di cruscotto (con lalloggiamento dellanemometro) - che si tentava di inumare con il cadavere e
che fu consegnato dal tecnico dellobitorio, su mia segnalazione, ai Carabinieri - presentava la
singolare circostanza di essersi evidentemente fuso e successivamente rappreso (ma in posizione
diritta e non capovolta come era la posizione finale del velivolo), mentre dallalloggiamento dello
strumento uscivano ancora intatti e flessibili i due condotti in plastica che adducono laria statica e
quella dinamica al meccanismo di rilevazione della velocita (ecco perche il riferimento
allanemometro, oltre alla evidenza che quello fosse lunico pezzo di cruscotto mancante e
risultante letteralmente strappato dal corpo restante del cruscotto, come repertato e fotografato dalla
commissione. Un cruscotto ove tutti gli altri strumenti erano ancora correttamente alloggiati).
Al proposito potrei allegarLe anche la terribile foto del cadavere di Sandro da cui potrebbe
verificare, se lo volesse e senza ulteriori aiuti e suggerimenti, la natura criminosa di quellincidente,
ma non voglio crearLe ulteriore sconcerto e possibili crisi di coscienza.
Vede le realta e le conclusioni processuali vanno certamente rispettate in un Paese libero e
Democratico (dunque anche le sentenze su Sandro e su Ustica). A condizione pero di saper
mantenere viva quella liberta di critica, motivata ed argomentata, che fa di ciascuno di noi un
Cittadino, ad un tempo Sovrano nelle sue prerogative costituzionali e tuttavia consapevole e pronto
a rispondere della propria responsabilita, civilmente e penalmente, per le proprie azioni, per i
propri comportamenti, per le proprie affermazioni.
Una consapevolezza che ci chiede di esprimere responsabilmente - opportune et inopportune, nei

luoghi deputati e non, nelle forme corrette; ma senza occultare la indignazione e la passione civile, e
soprattutto senza tener conto opportunisticamente dei costi necessari - il nostro aperto dissenso dalla
violazione della Verita e dalla negazione della Giustizia. Anche venissero da sentenze della
Magistratura, o da affermazioni categoriche ed unilaterali del potere e dei potenti.
Come Lei certamente ben sapra non mi sono mai sottratto a tale consapevole responsabilita, fin
dai tempi in cui, in servizio in Aeronautica, cercavo di non accettare la invereconda alterazione
delle responsabilita per varie illegalita diffuse, piu o meno grandi, o delle vere e proprie
nefandezze che si andavano consumando. E soprattutto per la depistante occultazione delle
responsabilita per leccidio del Monte Serra (38 cadetti della Marina, il loro ufficiale
accompagnatore, quattro uomini dellequipaggio ed il boia di tutti loro, il Cap. Murri), occorso in
virtu dello scellerato impiego in quel volo di un pilota il Murri appunto - non piu abilitato al
pilotaggio a causa di situazioni ancora piu ignobili, note ed avallate dai superiori Comandi.
Continuava nei confronti del Capitano Murri la politica della Forza Armata, di agevolarlo cioe
nelle sue assenze, determinate dalle condizioni di salute della moglie - si leggeva infatti nella
dichiarazione del T. Col. Andretta alla Commissione di Inchiesta. Benche poi si sarebbe visto che
quelle condizioni drammatiche di salute della signora erano frutto di una sfrontata e colossale
menzogna, assecondata con inverecondia dai superiori.
Una menzogna finalizzata a coprire altri interessi illeciti del Capitano, palesi e di copertura alcuni
un finto commercio di materiali in oro e argento occulti gli altri e veri la molto piu probabile
responsabilita di agevolare e dirigere traffici illeciti di armi, significativamente statunitensi,
effettuati attraverso il nostro Paese, in note quanto scellerate triangolazioni, per rifornire Paesi
sottoposti ad embargo internazionale di forniture darmi -.
Una menzogna che la Amministrazione ha temerariamente tentato di rinnovare quando la
Avvocatura che ne curava gli interessi tento di invalidare la mia deposizione in un processo civile
celebrato a Roma, quando affermo (profittando della ormai avvenuta distruzione dei registri di
servizio) che il giorno dellincidente io non fossi piu nel dichiarato servizio di Capitano di
Ispezione dal quale sarei smontato il Giovedi precedente. Avrei cosi compiuto una insopportabile
affermazione di falso contro contro la Amministrazione, cercando di infangarne la dignita.
Malauguratamente per quanti tentarono di accusarmi, rivolgendo contro di me le mie affermazioni,
esisteva una relazione al Magistrato Ordinario di Pisa da parte del Comandante della locale stazione
dei Carabinieri presso lAeroporto (M.llo Ipsale), nella quale il Maresciallo dava conto di aver
apposto i sigilli alle camerette degli uomini di equipaggio deceduti nel sinistro, assistito e
coadiuvato dal Capitano di Ispezione Ciancarella Mario (cosi in grassetto nella relazione).
Questa ulteriore circostanza fu segnalata allUfficiale di Polizia Giudiziaria della Base, il quale
informo di averne esteso la conoscenza alla Procura Militare di La Spezia; ma su tutto e scesa
ancora una volta lorrida cappa ed il disgustoso velo di silenzi mortuari e mortiferi.
Non mi sottrarro dunque neppure oggi alla possibilita che Lei possa ritenere questa mia lettera
offensiva per lArma, e voglia eventualmente chiedermene conto procedendo di conseguenza
secondo le vie legali.
Pretende questo mio impegno il sangue delle 80 vittime di quella infame strage di Ustica e di quanti
successivamente videro scippata la propria vita a causa del proprio coinvolgimento, diretto o
indiretto, complice o investigativo, su quella strage. E questo indipendentemente, come dicevo
sopra, dal giudizio negativo e prevenuto nei miei confronti che e stato astutamente instillato da
abilissimi colleghi dei servizi persino in familiari diretti di quelle vittime.

Temo tuttavia che anche Lei possa sottrarsi (come gia fece a suo tempo il Gen. Tascio, destinatario
di una Raccomandata Personale di cui ha accusato ricevuta senza ulteriori reazioni) ad un confronto
nelle sedi legittime e deputate a valutare il corretto esercizio della mia Liberta di critica e di
espressione del pensiero, ed a garantire al tempo stesso il diritto di persone terze e di
Organizzazioni a non essere infondatamente denigrate, per il timore che, doversi confrontare
apertamente e documentalmente con le mie posizioni, possa rovinare il traguardo agognato ed ormai
raggiunto della generalizzata impunita per gli imputati della strage di Ustica.
Una strage invece premeditata e volontaria; una strage costruita, predisposta ed eseguita per
agevolare i progetti di destabilizzazione del regime libico di Gheddafi da parte di altri Governi (e
significativamente quello Statunitense); una strage voluta dal livello politico piu alto di questo
Paese (come ho avuto modo di dire apertamente e pubblicamente piu volte senza timori
reverenziali vedi TGR 3 del 12 Agosto 1998 andato in onda alle 19.30, ovvero le ripetute
pubblicazioni su quotidiani Nazionali come Liberazione del Settembre 1999, o come accade anche
oggi quando inoltro allindirizzario indicato questo documento, che torna a chiamare direttamente
in causa il sen Francesco Cossiga, al tempo Presidente del Consiglio, e lon. Lelio Lagorio, al tempo
Ministro per la Difesa); ed una strage eseguita male, e per colpa degli eterni conflitti tra le diverse
anime dei nostri servizi, spesso al servizio di questo o quellesponente del potere piuttosto che al
servizio esclusivo del Paese e della sua Costituzione da uomini della Forza Armata, i quali hanno
poi mantenuto (o sono stati costretti a farlo anche con il sigillo della morte intervenuta) la consegna
di unomerta che non dovrebbe avere dignita e cittadinanza tra i Cittadini con le stellette.
Ma forse lo fecero perche ancora convinti che lobbedienza fosse una pregiudiziale pronta, cieca
ed assoluta (di memoria fascista) verso i superiori politico-militari e non la forma consapevole e
leale (in ossequiio alla Legge di Riforma sui Principi della Disciplina Militare) del senso di quella
disciplina necessaria si al raggiungimento dei compiti di Istituto, ma nel piu assoluto rispetto della
Costituzione e con il vincolo (dovere, lo definisce la L. 382/78 allart. 4) della disobbedienza in
caso di ordini illegali o che costituiscano reato.
Mi creda, riesco anche a capire molto bene (grazie alle mie personali esperienze) lo stato danimo di
chi possa trovarsi sul banco degli imputati, nella convinzione di aver operato nel modo piu giusto e
corretto. Ma le forme e le ragioni di una tale condizione possono essere assolutamente diverse,
come ho imparato nel confronto tra le Lettere dei condannati a morte della Resistenza e le
Lettere da Stalingrado. E diversa non puo che essere la loro aggettivazione.
Ed io non consento a me stesso (e dunque non ne risconosco ad altri la legittimita) che le angosce
di quanti servirono progetti di illegittima violenza e di autoritaria gestione del potere, e si appellano
poi alla obbedienza dovuta, ogni volta che siano costretti a vivere da imputati le loro Norimberga,
possano ottenere una qualche comprensione, o che costoro possano essere equiparati a coloro che si
consegnarono consapevolmente ad un destino di infamia pur di rivendicare i principi di civilta e
dignita umana iscritti nella nostra Costituzione.
E la insanabile diversita, non componibile per quanti sforzi possano essere tentati da una cultura
revisionista e negazionista della storia, tra gli uomini che combatterono nella Resistenza e per la
Lotta di Liberazione dal Nazifascismo e quanti militarono in una pseudo repubblica, illegittima ed
imposta dal regime nazista, cioe, ancora una volta, da un governo straniero. Ed e cio che rende
assolutamente non condivisibile, e da contrastare con ogni mezzo lecito, ogni intenzione di
riaccreditare il ruolo di gladiatori che negavano con la loro stessa esistenza la natura Democratica
riconquistata da questo Paese, in nome di sbandierati pericoli di invasione da parte del regime
sovietico.

Diciamocelo, una volta per tutte: Noi tutti sappiamo che il pericolo di essere aggrediti ed invasi
dallUnione Sovietica e stata una menzogna grossolana sbandierata al popolo (come ben ci veniva
insegnato in Accademia) per giustificare autoritarismi ed ogni atto, piu o meno scellerato, che sia
stato consumato sul nostro territorio, quando in realta era solo il rigido accordo di Yalta cio che ci
garantiva da ogni aggressione.
Tante che il tentativo comunista in Grecia, subito dopo la guerra, fu lasciato crollare dal Governo
Sovietico nellassoluta indifferenza e per il totale disinteresse ad alterare il patto dellOrdine
Mondiale che a Yalta era stato sottoscritto.
Altrettanta indifferenza fu dedicata dallOccidente alla sorte degli insorti Ungheresi e
Cecoslovacchi o Polacchi. Ed abbiamo un bel dire che lURSS sia stata battuta dallOccidente e la
collettivizzazione dal liberismo mercantile e dal capitalismo, poiche se non fosse intervenuta la
apertura democratica di un uomo, Gorbaciov, a destabilizzare il sistema con due sole parole
dordine Glasnost e Pereztroika, ancora oggi staremmo qui a parlare di sistema dei due blocchi.
Le invio allora uno dei libri fondamentali della mia formazione, che spero possa accettare senza
avvertire offesa: La banalita del male di Hannah Arendt, in cui lAutrice analizza, in un
minuzioso reportage sul processo Eichmann in Israele, i percorsi di aberrante trasformazione di
uomini normali, come poteva essere stato appunto Eichmann o potrebbe essere ciascuno di noi, nei
piu efficienti, cinici e volenterosi carnefici di capi politici e militari sanguinari, come fu Hitler o
potrebbe essere qualsiasi politico pieno solo di se e della propria smodata ambizione, per servirne
con dedizione assoluta i progetti piu scellerati, come la Shoa o come qualsiasi progetto di sterminio
dei propri avversari o di quanti siano ritenuti ostacolo ai progetti dei piccoli e grandi ducetti.
Persone che hanno poi dimostrato la piu totale incapacita a riconoscere come folle, sbagliata e
criminosa la propria scelta di servilismo e di condivisione della pratica del terrore, e che posti di
fronte a responsabilita personali si sono sempre scherniti, appellandosi pavidamente (si vedano
anche le piu recenti vicende dei militari argentini e cileni) al criterio antistorico e privo di ogni
dignita di obbedienza dovuta. Dovuta ai capi, come potrebbe esserla a Governi diversi da
quellp del proprio Paese ma sentiti come poteri preordinati.
Non credo daltra parte che fossero delle dichiarazioni estemporanee quelle del Gen. Bartolucci,
quando diceva, in occasione del rinvio a giudizio, che se anche avessimo mentito, lo avremmo
fatto solo in virtu dellobbedienza ad ordini superiori (dunque ad ordini politici). Moniti dal vago
sapore ricattatorio tra potenziali complici di delitti efferati, non Le sembra? Come puo un Ufficiale
anche solo prefigurare lipotesi di aver mentito su simili vicende?
Mi spiace quindi che anche Lei torni oggi a rivendicare una pregiudiziale non colpevolezza degli
imputati (che lesito giudiziario avrebbe finalmente riconosciuto, trasformando in persecuzione,
loro e della Arma Aeronautica, la lunga vicenda processuale), ben sapendo invece, io credo, che gli
esiti di questo processo si legano in gran parte solo al crollo di coraggio del Giudice Priore, il quale
avrebbe dovuto chiudere la rappresentazione della strage con la definizione corretta e certificabile
dello scenario omicida e con la chiamata in causa, accanto ai vertici della Aeronautica, anche dei
vertici politici che disposero quel progetto di strage e ne diedero lordine esecutivo.
Una resa che lo costrinse a definirmi piuttosto come inconsapevole portatore di elementi
inquinanti, ma solo allo scopo di poter evitare di incriminarmi (essendo inconsapevole) e di
potersi pertanto esimere dal misurarsi con le prospettive che gli avevo rappresentato in quattro
successive audizioni.
Rimangono solo quelle tre paginette, un po ridicole, in cui nella sentenza-ordinanza si descrive e si

racconta la singolare e sconcertante vicenda di una evidente menzogna per come essa emergeva
dalle contrastanti e sconcertanti dichiarazioni di due Carabinieri, in merito ad una medesima
circostanza, collegata allomicidio di Sandro Marcucci, e che mi era stata comunicata con levidente
scopo di farmi cadere in una trappola alla quale tuttavia ero riuscito a sottrarmi. I due Carabinieri si
smentirono a vicenda nelle deposizioni di fronte al Magistrato e tuttavia questi, pur narrando
correttamente la loro contraddizione, decise di non avere alcun dovere o necessita di capire quale
dei due Carabinieri avesse realmente mentito e perche.
Il Giudice Priore ricevette a suo tempo le mie indignate considerazioni su quel comportamento
quantomeno omissivo e reticente, e la mia previsione su un esito ormai scontato del processo farsa
che sia andava costruendo sulla base delle sue paure a toccare i fili conduttori della strage, ma fili a
tensione evidentemente troppo alta per il suo poco coraggio civile.
Poiche e infatti evidente come in un Paese Democratico fondato sulla certezza del Diritto, quando
una accusa venga costruita forzosamente e malamente in uno scenario delittuoso artificiosamente ed
approssimativamente abbozzato - anche al solo scopo di evitarne limputazione a piu elevati livelli
politici, rispetto a quelli degli imputati di elezione - un processo corretto e giusto non possa che
sostenere e dimostrare la infondatezza dellapparato accusatorio e la sua improponibilita per
costituire argomentazioni e motivazioni serie e giustificate di condanna.
Ma questo e un errore di prospettiva giudiziaria, che solo la approssimazione dei Magistrati della
accusa, tanto in fase inquisitoria che in dibattimento, e la forse poco libera e indipendente posizione
del Magistrato Giudicante, nella ricerca della Verita a fini di Giustizia, hanno impedito di
correggere.
E daltra parte, avrebbe mai potuto, un rito mantenuto per reconditi motivi in regime inquisitorio,
nel quale cioe la prova non si costruisce in dibattimento ma in sede inquirente, forzare i confini su
cui si era arreso il Giudice Priore? Io non credo.
Come daltra parte suona stonato oggi, nellimpugnazione davanti alla Cassazione, il richiamo della
Avvocatura dello Stato alla nuova Legge 85/2006 che di fatto ha stravolto il concetto stesso di Alto
Tradimento relegandolo alla sola consumazione di atti di concreta violenza finalizzati a mutare la
natura e struttura istituzionale del Paese (quando e a tutti evidente la maggiore ampiezza del
concetto stesso di Alto Tradimento, necessariamente consumato da funzionari e rappresentanti
dello Stato e certamente consumato quando essi assecondino progetti stragisti di ignari ed inermi
Cittadini), mentre ha enormemente ampliato il concetto di eversione, decretandone la punibilita
anche per la sola e mera ipotesi di un disegno di attentato allo Stato che possa o voglia essere
attribuito a dei Cittadini dissidenti. (Cosa dovrebbe dirsi allora delle recenti dichiarazioni dellon.
Bossi, secondo il quale il mutamento costituzionale andrebbe perseguito fuori da un processo
democratico, e dunque fuori da un contesto di dialettica politica pacifica?).
Sembra quasi che qualcuno, nello Stato, avverta lesigenza di una definizione giudiziaria che ponga
una pietra tombale inamovibile sulla strage di Ustica e sullAlto Tradimento che la genero, cosi
come su tutti i progetti golpisti e le attivita stragiste che hanno segnato la nostra storia recente.
E tuttavia, per quanto ampi o ristretti possano essere i confini di una concezione di reato, e del tutto
evidente che se si cercano a Nord i possibili riscontri di cio che e accaduto a Sud lesito delle
ricerche di prove e riscontri sara assolutamente infruttuoso.
Esiste in proposito una arguta aneddotica sulla astuzia dei potenti colpevoli, che - se mai avessimo
occasione - potrei riferirLe volentieri, come gia feci apertamente e pubblicamente in occasione
della costituzione dellOsservatorio per la strage di Piazza Fontana: qualcuno predispone i

lampioni, perche essi facciano luce solo la dove si vuole e su cio che si vuole, predisponendo i
ricercatori ad abbandonare le ricerche dai luoghi bui dove giacciono le prove della colpevolezza.
Certo e che fin dal primo istante delle incriminazioni di uomini della Forza Armata per la strage, e
della loro pubblica conoscenza (Dicembre 1991 Gennaio 1992) si evidenzio una profonda
diversita di sentire tra i vertici dellArma ed i suoi Organismi di Rappresentanza Elettiva, laddove
lo Stato Maggiore emanava una asettica dichiarazione di solidarieta con gli incriminati:
"(La Aeronautica) vicina e solidale con i suoi uomini chiamati in causa dall'inchiesta sulla tragedia
di Ustica". (16 Gennaio. Nessuna reazione politica o governativa)
mentre il Co.Ce.R. dimostrava una ben diversa sensibilita per le vittime civili della strage ed una
preoccupata consapevolezza della connessione politico militare che poteva averla determinata,
gettando cosi ombre e discredito sul quotidiano impegno di fedelta al Paese della maggioranza dei
Cittadini in divisa azzurra:
"(Il Co.Ce.R. della Aaeronutica) esprime solidariet ai parenti delle vittime del DC9 Itavia (ed
esprime la speranza che) sia fatta piena luce sulle responsabilit politico-militari della strage di
Ustica (e sottolinea infine ) l'opera quotidiana della Aeronautica a difesa delle libere istituzioni" (17
Gennaio. Rinnovata indifferenza politica o governativa).
Basta poco per vedere, e per capire, come da un lato si parlasse di tragedia e dallaltro di strage.
E nello spirito di quella dichiarazione del Co.Ce.R. che voglio oggi confermarLe, ancora una volta,
come io non sia mai stato mosso nel mio agire (ed oggi nel mio tornare a dire) da alcun risentimento
personale verso lArma per le vicende che possano essermi accadute durante gli anni del servizio,
checche possa aver scritto nella sua sentenza di rinvio a giudizio per Ustica il Giudice Priore.
Ho fatto cio che ho fatto (e faccio quel che faccio) solo perche era (ed e) giusto e doveroso farlo
in fedelta a quel giuramento che ha reso ciascuno di noi, ontologicamente, un Ufficiale al servizio
esclusivo del Paese.
E come piuttosto io sia motivato dalle altissime lezioni di onore militare e di fedelta costituzionale
che assimilai dallincontro con degli splendidi Uomini, Cittadini e Sottufficiali e qualche raro
Ufficiale, ma di altissima dignita, come si dimostro Sandro Marcucci - che avevano dato vita al
Movimento Democratico dei Militari, confermandomi nei medesimi valori che mi erano stati
proposti dai formidabili formatori militari da cui ebbi la fortunata ventura di essere educato negli
anni dellAccademia il Gen Cazzaniga ed il Gen. Rea su tutti -.
Essi, nel ripropormi ad esempio quelle consegne sulla detenzione e conservazione delle armi che
cosi spesso venivano da noi allievi assimilate come sciocche cantilene vuote di vero significato, mi
insegnarono che la pulizia dellarma era fondamentale non per esibirla senza timori di sanzioni
disciplinari a qualsivoglia ispezione; ma perche quellarma e comunque soggetta a sporcarsi, sia
per luso che per il non-uso.
E dunque, se non costantemente pulita e ripulita, al momento di dover essere impiegata - per gli
scopi legittimi di difesa, sicurezza e garanzia delle Istituzioni e della Societa Civile per cui era stata
affidata a qualsivoglia militare quellarma avrebbe potuto incepparsi e determinare, oltreche il
rischio personale delloperatore, il fallimento dei compiti istituzionali.
Ogni ispezione dunque non doveva essere vissuta con timore o volonta di occultare responsabilita
omissive nella dovuta pulizia; ma come momento di verifica necessaria e di auspicabile
collaborazione al miglior assolvimento dei propri compiti istituzionali, ed ogni eventuale sanzione
disciplinare non doveva essere vissuta come momento di frustrazione cui tentare di sottrarsi con
ignobili espedienti, ma come momento ed occasione educativi e di miglioramento.
Quello di ogni Ufficiale, essi mi insegnavano - con la gravita che largomento esigeva -, e dunque

un compito di costante preparazione allimpiego ed al comando, che non si disgiunge mai tuttavia
da una costante attenzione alla pulizia dellarma. Dalla piu piccola automatica fino allaereo piu
sofisticato, e persino allArma intesa come Organizzazione ed Apparato.
Sapere, e riconoscere, che anche lArma possa sporcarsi, per luso o il non uso, ed impegnarsi a
snidarne e ripulirne ogni minimo ricettacolo di impurita, non e dunque una pratica di umiliazione
della Organizzazione, alla quale sia lecito rispondere con arrogante negazionismo e ambigua
alterazione delle circostanze, ma significa avere consapevolezza del dovere di piegarsi umilmente a
ripulirla costantemente da ogni sporcizia, proprio per tutelarne la dignita e lonore, lefficienza e
lefficacia.
E solo in questa prospettiva, concludevano, che puo trovare senso e dignita quel terribile potere
consegnato ad ogni Comandante che e la possibilita di mandare a morire gli Uomini che la
Nazione abbia loro affidato per la propria Difesa e per la Sicurezza di ogni Cittadino e delle
Istituzioni. E solo cosi, offrendo cioe a quegli uomini la certezza di avere alle spalle unArma
pulita, che si puo dare loro anche la convinzione della giustezza e congruita del rischio cui siano
chiamati ad esporsi.
Assecondare invece pratiche improprie, lasciare indisturbate sacche di poteri illegittimi o gestiti con
arbitrio, rimanere passivi di fronte a qualsiasi corruzione, nella cultura omertosa del me ne frego
di memoria fascista o del piu attuale e diffuso tengo famiglia (in cui qualcuno spera forse di
potersi ritagliare improbabili nicchie di vita onesta), significa divenire complici della devianza
istituzionale e privata.
Una complicita che lascia che i germi patogeni attecchiscano nel corpo profondo di una
organizzazione consentendo loro di devastarla con diramazioni metastasiche invasive. Ogni vicenda
di corruzione e di scandalo nel nostro Paese, da quelle politiche e politico-finanziarie fino alle
recenti vicende del mondo del pallone, dimostrano che questo e il destino ineludibile di ogni
organizzazione dove non sia rimasta desta la vigilanza sulla pulizia necessaria di ogni suo minimo
meccanismo. Dove cioe muoia progressivamente il senso della specifica deontologia
professionale.
Ce dunque qualcosa di molto stonato nelle parole con le quali oggi Lei parla di Ustica come di una
terribile ferita di guerra, che sarebbe ormai sanata dagli esiti processuali, ma che lascerebbe e
lascera per sempre una indelebile cicatrice. Pensi a cosa potrebbero allora dire i familiari di
quelle vittime ignare ed inermi, e rimaste deprivate di Verita e di Giustizia, che hanno visto
continuativamente riaperte le proprie ferite, non ultimo da questa sentenza di invero basso profilo
giuridico e di scarsa ansia per la Verita e la Giustizia.
Certo, Lei ha ragione: il tempo sana ogni ferita che non sia mortale. E, come Lei dice, ogni ferita
lascia comunque cicatrici, tanto piu profonde quanto piu vasta fu la ferita inferta. Tuttavia Lei ha
parlato di ferite di guerra. E questo puo solo voler dire, nelle parole di un militare, che quelle ferite
alla Aeronautica sarebbero venute da un avversario, un nemico o comunque da un traditore
considerato attivo in azioni di guerra contro lArma Aeronautica. Poiche in guerra ordinariamente
si viene feriti solo dagli avversari, o diversamente si parla di fuoco amico (e lo si fa con ben altri
toni, di amarezza si ma di comprensione e accettazione, se non di giustificazione) e non piu di
ferite di guerra.
Essendo dunque venute quelle ferite di guerra cui Lei riferisce da unIstituzione dello Stato (la
Magistratura Inquirente?) e da ambienti della Societa Politica e Civile (Parlamento e Informazione,
chi altri noi, militari democratici, forse -?), temo che possa e debba intendersi che il nemico o il
traditore sia da considerarsi, dalle Sue parole, annidato in quello stesso Stato che pure

lAeronautica riteneva di servire. Purtroppo non si tratta di un concetto nuovo in assoluto tra i
vertici militari quello di considerare lo Stato Democratico e Costituzionale come il vero nemico.
E facile ricordare infatti come un altro Generale, Capo di Stato Maggiore della Aeronautica prima e
della Difesa poi il Gen. Mario Arpino -, abbia ritenuto di poter confessare impunemente davanti
alla cd Commissione Stragi (in realta Commissione Parlamentare di Inchiesta sul fenomeno del
terrorismo e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili di strage non sulle stragi
tout court dunque -) come ancora negli anni recenti delle indagini giudiziarie su Ustica, una larga
parte del Parlamento (e cioe segnatamente i partiti della tradizione Comunista) venisse considerata
dagli ambienti di vertice della Aeronautica come espressione del nemico.
E dunque questo sentimento (legittimo, a Suo parere? Credo sia importante dichiararlo e prendere
posizione) avrebbe giustificato le menzogne e le reticenze accertate nella vicenda Ustica, ed in
particolare sulla circostanza del MIG libico rinvenuto sulla Sila.
Vicenda che avrebbe costituito, nelle parole del Gen. Arpino, una succulenta occasione di trattativa
commerciale da mantenere riservata e negata anche a Governo e Parlamento? (sic!) - con i
corrispondenti servizi dei partners alleati.
Benche non venisse spiegato dal Generale come fosse possibile giustificare, alla luce della
Costituzione e delle Leggi che ne discendono regolando il rapporto tra le Istituzioni e gli Apparati,
un simile comportamento. Ed ancor meno come fosse possibile che la dichiarata e necessaria
riservatezza su quella eventuale trattativa commerciale potesse essere mantenuta per ben 18 anni, e
dunque ben oltre il suo ragionevole esaurimento!!
Come fosse possibile sostenere quella tesi anche dopo aver consentito che il nostro Governo
concordasse con quello libico la riconsegna del cadavere del pilota ed alcuni rottami strategici del
MIG.
E facile pensare che il corpo di quel pilota sia stato sottratto ad ulteriori accertamenti per evitare di
poter fissare correttamente la data cui far risalire il decesso. E facile pensare che quei pylons
restituiti non avrebbero piu potuto dire ad alcuno se avessero recato serbatoi supplementari o
supporti di armamento, o nulla se non la farsa di aver recato missili mai montati.
Come si giustificava quindi quella sfrontata affermazione del Gen. Arpino, di fronte a
Rappresentanti di quel Parlamento in cui, se mai qualcuno era stato considerato estraneo allarco
costituzionale (benche non mai apertamente nemico), cio era avvenuto solo nei confronti degli
esponenti del MSI, figlio diretto e diretto della RSI di Salo, e non certamente del PCI, coartefice
con gli altri della architettura costituzionale?
La risposta a me sembra di una evidenza sconcertante: o in realta tutto, nella strage di Ustica, si era
compiuto in assoluta obbedienza ad ordini politici superiori (comunque illegittimi ed ai quali era
doveroso opporre disobbedienza e denuncia alle Autorita competenti), e dunque il silenzio verso il
Parlamento si fondava sulla garanzia offerta dalla complicita governativa (e cio avrebbe
costituito una insopportabile limitazione della attivita del Parlamento, per quanto tramata da
uomini di Governo e con questo si tornerebbe dunque pienamente nelle ipotesi di reato di Alto
Tradimento configurato), o la consapevolezza di aver comunque commesso atti configurabili come
Alto Tradimento, aveva suggerito a qualcuno dei responsabili di tacere la scomoda verita fino a
tempi politicamente migliori (cioe quando lignavia e lincompetenza di larga parte dei
Rappresentanti Politici avrebbe consentito che loblio e lindifferenza avessero prevalenza anche
sulla dignita delle funzioni Parlamentari, se non sulle esigenze di Verita e Giustizia delle vittime).
Condizioni che evidentemente si riteneva fossero maturate nel 1998-1999 quando il Gen. Arpino

deponeva in un clima di rilassata e collaborativi serenita davanti alla cd Commissione Stragi.


Ma per il fatto che improbabili rappresentanti del Popolo - cosi poco consapevoli del proprio ruolo
nonostante fossero componenti del Parlamento e di quella Commissione - non abbiano ritenuto di
chiedere conto al Gen. Arpino di quelle affermazioni, sotto il profilo penale e disciplinare, non per
questo la gravita di simili affermazioni, che aggredivano in modo talmente profondo le Istituzioni
Democratiche del nostro Paese, le rende meno meritevoli di sprezzante censura.
Come ben vede, Sig. Generale, sarebbe bastato molto poco per confermare anche le sole
responsabilita penalmente contestate di Alto Tradimento pur in assenza di uno scenario accertato
della strage. Non si e voluto, e questo ci ha condotto alla ovvia sentenza di proscioglimento.
Va detto che di fronte al Parlamento si sono consumate altre incredibili affermazioni da parte di
militari. Come nel caso del Generale Corcione il quale, come primo militare assurto alla funzione di
Ministro per la Difesa in un Governo Democratico della Repubblica (ed in un Governo di centrosinistra), ebbe la spudoratezza di affermare e raccomandare riferendo davanti alle Commissioni
Difesa di Camera e Senato, in relazione alle vicende delle cd rubacchiopoli militari, che non
bisogna umiliare il mondo militare il quale e portatore di valori affatto diversi da quelli, pur nobili
bonta sua -, della Societa Civile. Questo in virtu della considerazione, secondo le parole del
Generale-Ministro che quanto indebitamente sottratto allo Stato era evidentemente sentito dai
responsabili come un emolumento comunque dovuto (per quanto negato dalla Legge, sia ben
chiaro ndR)!!
Ma mi chiedo e Le chiedo allora - trattandosi di Forze Armate che traggono la loro legittimazione,
le loro risorse umane finanziare e tecnicostrutturali proprio da quella unica e specifica Societa
Civile Nazionale, ed essendo le Forze Armate, come tutti i Cittadini di quella societa, soggette
esclusivamente allimperio della Costituzione e della Legge vigente, secondo le norme fissate dal
Parlamento - di quali altri valori potrebbero essere legittimamente portatrici le Forze Armate se non
di quegli stessi (e di quei soli) Principi Costituzionali che vincolano ed informano ogni altro
Cittadino e tutte le Istituzioni del Paese (senza alcuna riserva di impunita per nessuno, se non per il
Presidente della Repubblica, e solo per gli atti compiuti nellassolvimento del suo mandato, ad
eccezione comunque dellAlto Tradimento)?
Non Le sembra che questo ragionamento sia una deduzione assolutamente logica e non contestabile
proprio in virtu dellart. 52 che recita: Lordinamento delle Forze Armate si informa allo spirito
Democratico della Repubblica?
Non Le sembra che ritenere comunque dovuto qualcosa che non sia riconosciuto legittimo dalle
Leggi dello Stato vada considerato come una forma insopportabile di disprezzo verso le Istituzioni
Democratiche, che per un Militare e un sentimento propedeutico a propensioni golpiste e di Alto
Tradimento?
E allora ci dica, cortesemente: di quale guerra parla oggi Lei, quando riferisce alle ferite di
guerra, che lArma avrebbe patito dalla vicenda processuale di Ustica? E forse una guerra quella
di uno Stato che, nella sua Magistratura, attraverso la sua libera informazione e le espressioni della
Societa Civile, chiede e pretende dai suoi apparati di aver conto, ancor prima di cio che abbia
commesso, quantomeno di cio che abbia omesso di fare, e perche?
Ed allora e forse proprio questo modo sconvolgente di mutare le Forze Armate in corpo separato
dello Stato e altro dallo Stato (nellottica distorta di una assoluta e insindacabile funzione
unicamente garante, in modo pretoriano, di un Potere Politico Personalizzato a sua volta, e stravolto
in Autoritarismo e pretesa assoluta di impunita) e di identificarle esclusivamente con la

personalizzazione dei suoi uomini di vertice, piuttosto che qualificarle per i comportamenti coerenti,
di tutte le sue articolazioni, con il dettato costituzionale e legislativo, cio che potrebbe aver portato
il Procuratore Militare a ricordare come delle Forze Armate si dicesse beata insula incontaminata
dal contagio della Costituzione. Un criterio che, vorra convenirne, consente poi ogni aberrazione e
ogni deviazione, di cui Ustica e certamente linsuperabile suggello, ma che ha dato esibizione di se
cosi in Somalia come nella vicenda Scieri.
Non so quanto Lei sappia o abbia conosciuto realmente della vicenda Ustica, e dunque mi sento
costretto a riproporLe lo scenario che avevamo intercettato Sandro Marcucci ed io nelle nostre
ricerche, in maniera puntigliosa anche se non certamente esaustiva (al riguardo ho redatto una lunga
memoria di oltre 300 pagine). E di porLe ineludibili interrogativi cui la Sua qualita e natura di
Ufficiale dovrebbe sentirsi impegnata a rispondere.
E Le dico subito che, come potrebbe confermarLe il Giudice Priore al quale, ripeto, scrissi in
tempi non sospetti che il suo timore ed il suo rifiuto di poter arrivare a individuare e dover indagare
le responsabilita congiunte politico militari nella costruzione e nella esecuzione della strage
avrebbe determinato il fallimento giudiziario della sua pur coraggiosa indagine -, che lassoluzione
a mio parere e arrivata solo per la assenza delle domande giuste, e per la superficialita di
conoscenze specifiche militari che ha permesso ad alcuni Magistrati di assecondare e lasciar
balenare, sullo sfondo della incapacita inquirente, il progetto da sempre preparato come
alternato: quelleffetto bomba che, per quanto non accertato ed accertabile, avrebbe
definitivamente occultato limpiego di un missile a testata inerte.
E il concetto di alternato, specie per noi piloti, vorra convenire, ha una valenza di preparazione
preventiva alla missione che nel caso della strage ne accerta inequivocabilmente la condizione di
premeditazione. Di questo torneremo a parlare piu avanti.
Ma comunque, che Lei sappia o meno della vicenda Ustica, non potra mai negare di conoscere
perfettamente il ruolo, i compiti e le responsabilita della difesa militare di un qualsiasi sito e di
un qualsiasi bene tutelato.
Dallultimo garage e persino dalla famosa panchina (sottoposta stabilmente a vigilanza armata, e
che era divenuta stabile consegna di reparto per il capriccio passeggero di un Comandante che
aveva dimenticato o ritenuto superfluo revocare poi la disposizione), sino alla difesa dello spazio
aereo, Lei come ogni altro militare ed aviatore sa che la guardia non puo sottrarsi comunque alle
responsabilita per qualsiasi cosa accada allinterno delle sue consegne ed al severo accertamento
dei propri comportamenti in caso di penetrazione di agenti non autorizzati, cosi delluso o come del
non uso delle armi assegnate contro tali agenti.
Piu volte, in programmi televisivi, e stata mostrata la Organizzazione Aeronautica e vantata la
capacita della Difesa Aerea di intercettare e contrastare qualsiasi tentativo non autorizzato di
penetrazione, di qualsiasi aeromobile, nello spazio aereo nazionale. E Lei sa perfettamente che la
guardia e comunque soggetta allaccertamento di legittimita per violata consegna sia che usi la
propria arma (accertamento delle condizioni di eventuale eccesso di legittima difesa), sia che non la
usi.
Non e schizofrenia, ma semplicemente cio che fa la differenza tra la dignita di chi reca unarma in
nome e per conto di uno Stato Democratico, per finalita di Sicurezza e Difesa, ed un qualsiasi
criminale che reca, esibisce ed usa invece armi solo per accreditare il proprio potere, incutere timore
e indurre a soggezione.
Certamente, potra ancora convenire, se allinterno delle consegne di un qualsiasi militare fosse

rinvenuto il cadavere di qualcuno, e la guardia si professasse ignara di come e quando cio possa
essere accaduto, non vi e alcun dubbio che essa subirebbe gravissime conseguenze disciplinari e
penali militari. Si darebbe il caso, come si diceva nella vulgata di caserma, di gettare in una cella il
malcapitato senza attendere lesito di alcun processo penale e buttar via la chiave.
Accadde una cosa simile al Comandante della Difesa Aerea Sovietica, quando non fu in grado di
intercettare il famoso velivolo che atterro sulla Piazza Rossa. Ricorda? Immediate dimissioni con
disonore. Da noi no, cio non e mai accaduto, ogniqualvolta qualche militare sia stato trovato
coinvolto nei piu scellerati progetti contro la Nazione e la sua Sicurezza, contro lonore e la
disciplina militari.
Ebbene la Aeronautica nei suoi uomini di vertice, per la vicenda del MIG libico, ha preteso di essere
creduta, ed essere ritenuta comunque esente ed indenne da qualsiasi responsabilita, quando ha
dichiarato di ignorare le modalita ed i tempi di penetrazione di quel velivolo nello spazio aereo
nazionale e della sua precipitazione sul nostro territorio. Prima ancora dunque dellaccertamento
della data in cui quella penetrazione e quella precipitazione erano avvenuti, e per qualsiasi scopo ed
obiettivo quella penetrazione fosse avvenuta, andava accertato come era stato possibile che si
realizzassero quelle condizioni senza coscienza ed intervento della Difesa Aerea.
Questo e il vero e lucido delirio della pretesa di impunita di un potere che vuole essere totalizzante
ma ignora e rinnega qualsivoglia responsabilita. E sa al tempo stesso operare per evitare che occhi
attenti guardino nelle giuste direzioni e possano acquisire le corrette competenze per fare le giuste
domande. Le raffinate tecniche delle polpette avvelenate non sono specialita dei mestatori, ma
dei reali responsabili di ogni crimine e dei loro complici, come chiunque di noi ha imparato nei suoi
corsi di formazione ad Ufficiale.
Ed e arrivata a sostenere, lAeronautica nei suoi vertici, che quel velivolo fosse penetrato e
precipitato proprio in quel giorno di Luglio in cui invece era in atto una esercitazione internazionale
congiunta Nato-Francese (Devils Jam = Marmellata di diavolo) per sondare la capacita di
interdizione delle forze alleate contro penetrazioni ostili dal fronte Sud e per dimostrare a quale
sorte (diventare jam) si sarebbe esposto qualsiasi devil che avesse ardito tentare di penetrare
nello spazio aereo o marittimo di competenza. Unesercitazione perfettamente riuscita, che
ottenne il plauso di tutti i Comandi partecipanti e degli ospiti politici a bordo delle ammiraglie
(anche il Presidente del Consiglio Cossiga, se non vado errato).
Eppure quella riuscitissima operazione non sarebbe stata in grado di intercettare (e nessuno
sembrava in grado di darne conto o interessato a farlo, e ancor meno richiamato da chi di dovere
con lordine di farlo) quella materiale penetrazione di un velivolo ostile nel nostro territorio spazio
aereo, fino alla sua inspiegabile precipitazione su quel costone calabrese.
Ecco perche questa puttanata del MIG, come la defini parlandomi al telefono il povero Mllo
Dettori, (abbinata alla constatazione che la autonomia del velivolo non gli avrebbe mai permesso di
arrivare sino al luogo di precipitazione ove fosse decollato davvero da un aeroporto libico) allerto
la mia attenzione e diede vita alla ricerca di Sandro Marcucci e mia, molto piu di quanto non
avessero ottenuto le parole dello stesso Sottufficiale venti giorni prima quando, agitato e pieno di
grande timore per la sua vita, mi aveva avvertito Comandante, siamo stati noi. Non era facile
credere ad una simile affermazione senza altri riscontri. Ma successivamente questa puttanata del
MIG non poteva non costringerci ad una severa verifica e ad una stringente indagine.
Puo negare che sia una sequenza corretta dal punto di vista quantomeno logico e militare?
Tante che lo stesso Gen. Arpino, non riuscendo a controllare la propria professionalita oltre i temi

sui quali si era ben preparato per sostenere le menzogne predisposte, afferma davanti alla cd
Commissione Stragi, durante la audizione del Novembre 1998, e riferendosi ad una eventuale
attivita aerea francese con base su Solenzara, in Corsica:
Noi non sappiamo se ci sono state esercitazioni di tipo diverso e su scala diversa; i nostri radar
pero avrebbero visto questa attivita; ma non mi risulta.
Dunque e certo che ai radar della difesa non possa sfuggire alcun movimento aereo nello spazio di
controllo di competenza. Nessuno, tranne quello del MIG. Assolutamente inverosimile!
Ora converra che se le domande dei Magistrati fossero partite da questa semplice richiesta sul
funzionamento ordinario ed atteso della Difesa Aerea, e sulla richiesta di giustificazioni sulla
conseguente anomalia non solo della vicenda del MIG ma anche dei comportamenti successivi al
rinvenimento dei rottami sulla Sila, ben difficilmente si sarebbe potuti giungere alle conclusioni
assolutorie e negazioniste della stessa rilevanza della vicenda del MIG.
Ma queste domande nessuno le ha fatte ne agli imputati ne agli esperti. E tantomeno qualcuno ha
chiesto conto al Generale Arpino, anche in sede giudiziaria oltreche politico-indagatoria, del come
ritenesse di poter giustificare la affermazione di considerare una parte rilevante del Parlamento
liberamente eletto dai Cittadini come parte collusa con il nemico, e da cio trarre motivo per
menzogne protratte per oltre 18 anni. La Costituzione non lo prevede ma tante nessuno ha opposto
contestazioni correttamente argomentate ai responsabili Aeronautici.
Ed ancora: il Tribunale, mi sembra di poter dire, non ha indagato con la dovuta attenzione e
consapevolezza la vicenda del famoso Zombie 56, il velivolo di Gheddafi.
Ora Lei sa perfettamente, come io so, che quando esiste una autorizzazione internazionale di
sorvolo del territorio spazio aereo (clearence) per un vettore aereo straniero qualunque sia il
nomignolo che si voglia attribuire a quel volo - e evidente la necessita che gli Uffici preposti al
rilascio siano perfettamente consapevoli della natura e dello scopo di quel volo e, nella circostanza
libica, dunque di un velivolo potenzialmente ostile, anche della natura degli occupanti del velivolo.
Perche dunque il Tribunale ha ritenuto di poter praticamente escludere a priori la presenza di
Gheddafi su quel volo (o di ritenerla indifferente), quando lo stesso Colonnello libico aveva
parlato di quella circostanza, ed ammesso la sua presenza su quel volo, in una lunga intervista ad
Italia 1 nel 1994?
Forse perche il Tribunale ha dimenticato (o era ignaro) che lUfficio preposto al rilascio di ogni
clearence e il SIOS Aeronautica (che al tempo si leggeva come Gen. Tascio) e che dunque era al
responsabile di quellUfficio che andava chiesto chi avesse siglato la clearence, per quale motivo, e
sulla base di quali informazioni.
Sarebbe potuta allora emergere una doppia e singolare circostanza. Quella che al tempo aveva fatto
rizzare i nostri capelli, le nostre orecchie e la nostra intelligenza in quella nostra autonoma ricerca
investigativa.
Primo: il volo di Gheddafi era stato autorizzato su una rotta molto diversa da quella inizialmente
richiesta. Era stata infatti richiesta una clearence (a quanto ci fecero sapere colleghi controllori di
Ciampino) su una rotta tangente allo spazio aereo italiano (Bengasi Brindisi Belgrado
Varsavia) e stranamente era stata invece autorizzata una rotta tutta interna al nostro territorio spazio
aereo (Bengasi Palermo Ponza Ancona Belgrado Varsavia). Perche? Nessuno lo ha
chiesto ad alcuno o ha voluto chiederselo e chiederlo.

Non avrebbe dovuto essere difficile individuare gli uomini di servizio che avevano trattato e
comunicato quella clearence, e sapere da loro quanto e come fosse intervenuto il responsabile
dellUfficio Sios, il Gen. Tascio, nellautorizzare quella singolare variante. O meglio, non sarebbe
stato difficile se non fosse stata avallata quellaltra puttanata che e stata sciorinata dal Gen.
Arpino alla cd Commissione Stragi e cioe che nella Forza Armata Aeronautica sia possibile alterare
ordinariamente ed impunemente gli statini di servizio, anche al puro e semplice scopo di occultare
alla propria famiglia (ed in specie alla propria moglie, evidentemente) qualche marachella. E
siamo al limite dellinaudito, del disgustoso e del raccapricciante, per un ambiente di Cittadini con
le stellette.
Ma ce un secondo aspetto, piu grave e problematico, che per essere approfondito avrebbe avuto
bisogno di una ben piu ferma decisione dei Magistrati di non sottrarre allindagine il vertice
politico-militare e lo scenario internazionale a supporto ed a scenografia della strage.
Infatti Gheddafi non avrebbe mai potuto pensare di chiedere autonomamente, a meno di essere stato
attratto in una trappola mortifera e mortale, di volare proprio in quel giorno alla volta Varsavia. E
comunque il Sios (cioe il Gen. Tascio) se non si fosse trattato di quella trappola micidiale che noi
credemmo di aver intercettato e decodificato - non avrebbe potuto assolutamente rilasciare quella
autorizzazione al sorvolo alla volta di Varsavia, a meno di determinare un incidente diplomatico
internazionale.
In quei giorni, dal 25 al 29 Giugno, era infatti ospite del Ministro per la Difesa Polacco, il Gen.
Jaruzelski, il suo corrispondente francese Bourges. E questo, a meno di una convocazione
clandestina di Gheddafi, ad un tavolo riservato di trattativa diplomatica, non avrebbe mai consentito
alla Polonia di autorizzare larrivo di leader libico sul proprio territorio.
Era ancora troppo fresca la umiliazione subita nel CIAD dalla Francia, ad opera dellintervento
delle truppe libiche, con la conseguente costrizione a chiudere la ambasciata francese di DJamena.
Erano troppo vive le reciproche minacce di aggressione e ritorsione (fino alle pubbliche
dichiarazioni di volonta di impiegare anche armamenti nucleari o di realizzare devastanti serie di
omicidi) che le due diplomazie Franco Libiche andavano scambiandosi in quei giorni, per poter
consentire una visita non programmata di Gheddafi. A meno che, appunto, quella visita non fosse
stata invece sollecitata dallo stesso Jaruzelski, come mediatore ed alleato in qualche misura, o
comunque simpatizzante e garante, del Governo libico non fossaltro che per la collocazione
geopolitica del suo Paese, come condizione di un riconoscimento francese, una presa datto della
vittoria Governo libico in Ciad e per la apertura di trattative diplomatiche riservate per la
composizione dei rapporti conflittuali tra i due Stati.
Avrebbe mai potuto Gheddafi, nel suo ben noto narcisismo, rifiutare un simile allettante invito?
Come non vedere in questa prospettiva (della creazione di unastuta trappola contro il leader libico)
la sola ragione per cui quella clearence venne rilasciata, e perche lo fosse proprio su quella rotta
inusuale? Come non leggere in questa prospettiva la reazione di Gheddafi nellAgosto successivo,
alla scoperta del progetto di rovesciamento del suo regime? Una scoperta che condusse in carcere
un ingegnere italiano e che determino la feroce reazione del rais contro le truppe ribelli concentrate
a Tobruk, con luccisione di oltre mille uomini e la costrizione al suicidio per il Gen. Shaibi? Come
non leggere nella costruzione comune di quella trappola la ragione di complicita internazionale
(statunitense, italo, franco, polacca) che avrebbe poi reso vano ogni tentativo di collaborazione alla
Verita da parte dei Governi dei Paesi coinvolti? Come non vedere in quella significatica
partecipazione del Gen. Jaruzelski al complotto internazionale la ragione per cui gli fu lasciata
mano libera nella presa di potere sulla Polonia, nellanno successivo?

Come non leggere in questa stessa prospettiva, la serie infinita di ricatti reciproci che i governi
complici si sono scambiati tra loro stessi ed hanno dovuto subire dal loro obiettivo mancato: il
Col. Gheddafi? Dalla strage punitiva di Bologna (per la mancata corretta esecuzione del piano
Ustica) alla vicenda di Sigonella, ai missili italiani Otomat sparati da Gheddafi verso Lampedusa, ai
rifiuti di concessione di scali aerei sul nostro territorio per le missioni statunitensi punitive verso
Gheddafi, e cosi via dicendo?
Quando, alla fine del nostro percorso, a Sandro Marcucci e me furono chiare le precise dinamiche e
queste scellerate motivazioni della esecuzione di inermi cittadini civili ed il contesto di guerra
fredda in cui essa si compi, la memoria di quel criterio della intelligence statunitense che risponde
al nome di attacco alla fattoria (del tutto simile al nostro piu antico e forse piu aulico creare
artificiosamente un casus belli cui ricorse persino Hitler per dichiarare guerra alla Polonia,
cercando qualche parvenza di legittimita), rese tutto molto piu comprensibile.
E peggio lo illustro il Presidente Cossiga quando elaboro, pur rivestendo le sue altissime funzioni
di massimo garante della Costituzione e in una poco nobile forma anonima, quel suo scellerato
panphlet su A cosa servono i servizi, dove illustro cinicamente le condizioni in cui possono
disporsi e finanziarsi covert action finalizzate a realizzare atti di sabotaggio e terrorismo per
conseguire i fini ed i beni che i vari Governi possano essersi assegnati o per contrastare attivita di
pericolo.
Fini e beni che non sarebbero, a giudizio del Presidente emerito, acquisibili in via legale o in forma
aperta, o attivita' di pericolo svolte in forme illegali e contrastabili, in modo efficace, solo nello
stesso modo. (Cioe in modo illegale!!!)
Una interpretazione schizofrenica della Democrazia, e per di piu in aperto contrasto con quelle
dichiarazioni di fermezza per il caso Moro in cui si disse, a ben ragione, che oltre a non patteggiare
con i terroristi lo Stato avrebbe dimostrato la sua superiorita ed autorevolezza affrontando il
terrorismo con le armi della Legalita, della Certezza del Diritto e della Giustizia, e non certamente
della illegalita.
Ed invece proprio per quei motivi di illegalita nella natura dei fini e dei beni da conseguire e degli
attacchi da fronteggiare, il Presidente ripeteva, la legalit sostanziale dei servizi e delle loro attivit
risiede negli interessi dello Stato e nel carattere non convenzionale del bene che si vuole
acquisire, o del pericolo da cui ci si vuole difendere
Dunque quello a cui pervenimmo fu uno scenario ancor piu agghiacciante, se possibile, dovendo
accettare la constatazione che un principio di simile barbarie, per quanto elaborato da alleati in un
medesimo quadro di civilta e valori, avesse potuto essere applicato e cinicamente eseguito da
uomini delle nostre Forze Armate. Ma Abu Grahib e li a dirci che non sono sufficienti le
dichiarazioni di principio per evitare che una idea di Democrazia possa evolvere verso sciagurate
prospettive di autoritarismo e di violenza.
Non lo credeva, invece, il parlamentare Taradash quando, durante la audiz