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Dialettica Trascendentale 2 Ultimi Lavori

Garrett Johnson
Matricula: 161590

Come abbiamo visto nei casi di Anselmo e di Cartesio, la perspettiva


riguardo alla possibilit di una prova di Dio dipende dalla visione metafisica
ed epistemologica sottostante. Kant, ci fa il favore di essere molto chiaro
rispetto alla sua: [] senza le condizioni della sensibilit, non possibile
rappresentarsi gli oggetti, perch mancano le condizioni della loro realt
oggettiva, e non c se non la semplice forma del pensiero1. Limitando cos
la conoscenza, per Kant, se luomo volesse andare oltre lesperienza
sensibile, sarebbe come una colomba che pretendesse di volare senza il
sostegno dellaria2. Cos, sin dallinizio, giacch non abbiamo nessuna
esperienza di Dio, la possibilit di unautentica prova dellesistenza di Dio
viene scartata.
Detto questo, rimane da capire perch tanti uomini, senza dubbio
intelligenti, sono caduti nellillusione naturale di ammettere come un
essere reale una semplice sua creature3, cio quel essere
incondizionatamente necessario4 prodotto della spontaneit della ragione.
Questo si pu spiegare, dice Kant, comprendendo la natura della ragione
stessa e il suo urgente bisogno [] di presuppore qualcosa che possa essere
fondamento allintelletto per la determinazione completa de suoi concetti5.
Il moto naturale della ragione, qualcosa come una legge di gravit, ma che
va verso su, verso lunificazione. Tale moto serve a produrre la conoscenza
sintetica soltanto purch ci siano le condizioni sensibili. Quando, per,
questi vengono tolti, la ragione non pu che continuare il suo cammino
unificatrice che gli porta verso lUnit stessa. Cos che lunit della realt
suprema e la completa determinabilit (possibilit) di tutte le cose pare che
stia in un intelletto supremo, e per in unintelligenza6.
Rimane chiaro quindi langolo evoluzionario preso da Kant nel
prendere in considerazione le prove di Dio. Con il suo solito stile rigoroso,
ha il merito di restituire, sia contro Hume che contro Leibniz, il movimento
progressivo e sintetico della ragione7. A differenza, per, della concezione
trascendentale tomistica, Kant pone luno e non lessere come primo
trascendentale8, e questo ultimo non nientaltro che unesigenza della
1

KANT, I., Critica della ragion pura, Roma; Bari 2007, 366.
VIOTTO, P., Il pensiero contemporaneo secondo J. Maritain, Roma 2012, 18.
3
KANT, 374.
2

Ibid., 376.
Ibid., 374.
6
Ibid.
5

7
8

VIOTTO, P., 17.


GILBERT, P., Corso di metafisica: la pazienza dessere, Casale Monferrato (AL) 1997, 189.

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conoscenza, il fondamento e il risultato delle regole che appartengono allo


spirito9. Lens originario, lens summum, e lens entium, ossia ci che
possiamo chiamare Dio, non che il risultato di una mutazione dialettica da
una ragione che si lancia sempre verse luno, ma che, senza la sensibilit, lo
fa in modo tanto necessario che cieco, destinato sempre, nellassenza della
critica, a cadere nellillusione.
Nella sezione quarta, Kant inizia il suo esame delle prove
trascendentali con quella della prova ontologica. La base, a sua avviso, una
corretta concezione della relazione tra la sfera logica e quella reale. Tanti
hanno sbagliato al considerare lesistenza come un concetto che si pu
aggiungere a un altro concetto. Kant, invece, distingue chiaramente tra il
predicato logico e il predicato reale. E, intravedendo qui la distinzione
fondamentale di Hume tra le relazioni didee e le questioni di fatto10,
possiamo comprendere il rapporto tra i predicati logici come quello tra un
concetto e un altro concetto, mentre i rapporti reali sono quelli di un
esistente con un altro esistente11.
Secondo Kant, quelli vittimi della potenza dillusione della necessit
logica cadono sia nellerrore di sostenere una semplice tautologia, sia quello
di un passaggio illegittimo in cui si conchiude dalla possibilit dei concetti
(logica) alla possibilit delle cose (reale)12. Dando per scontato il soggetto,
cio lEssere realissimo, introducono, sotto occulto nome, il predicato della
possibilit della sua esistenza; poi da questa possibilit logica si deduce una
necessit logica, seguito poi dal salto illegittimo verso una necessit reale:
cio, lesistenza di questo Essere realissimo. Lillegittimit deriva dal fatto
non c modo di ammettere la possibilit di un soggetto senza una
dimostrazione esistenziale fornita dalla sensibilit.
In questo senso, vediamo nel pensiero kantiano, a contatto
dellempirismo di Hume, una rivendicazione dei diritti del fatto dato contro
la pretesa, di essenza idealista, di dedurre logicamente il reale a priori per
via di concetto13. La difficolt, per, che sorge immediatamente come
capire il rapporto tra la dimensione logica e quella reale. Se il reale non
viene a contenere niente pi del semplice possibile, non si rischia di
generare un abisso impassibile tra la logica e la realt cos da neutralizzare
lesistenza nel mondo del pensiero? Iniziando con lunit epistemologica,
anzich lunit ontologica dellessere, il sapere, per Kant, diventa costruttivo
9

GILBERT, P., 191.


Cfr. GILSON, E. LIVI, A., Lessere e lessenza, Milano 1988, 179.

10
11

Ibid.

12

KANT, 381.
GILSON, E. LIVI, A., 192.

13

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invece di percettivo14. Leggendo le prove dellesistenza di Dio, sotto questa


logica, diventa inevitabile percepire errori di tautologie e salti illegittimi.
Purtroppo, pure secondo questa stessa logica, lesistenza viene ridotta un
fattore tanto necessario quanto insignificante.

14

VIOTTO, P., 13.

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