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Il Carbonaro

Nonperiodicoperstudiosi,appassionati,curiosi.

NEWSLWETTER

Hannocollaboratoaquestonumero:
MicheleLeone
VittorioVanni
MarcelloVicchio
PrimoUccellini
UnnumeroimprecisatodiCarbonaridelpassato.

Articoli:

Carboneria:unrisveglio?
DonneeMassonerianelRisorgimento
CarboneriainSicilia
IlRitodiMisraim
IpotesieopinionisulleoriginidellaCarboneria
Memoriediunvecchiocarbonaroravegnano
Ilprogrammade<<IlConciliatore>>
LaCarboneria,scopiesimboli.

Carboneria: un risveglio?
di Marcello Vicchio

Daqualchetempoassistiamoauntimidorisveglio
di interesse per un periodo storico glorioso per
lItalia,ilRisorgimento,eperlesocietiniziatico
politiche di quel periodo, la Carboneria in primo
luogo. Sebbene ci siano stati tentativi di
ridimensionare la potenza degli ideali che allora
animaronointeregenerazionidiuomini,nonostante
si debba ammettere che molta storia vera della
Carboneria rimanga tuttora occulta, per rendersi
conto di quanto siano fallibili tutte le
interpretazioni,bastaleggerequalchebranode Le
mie prigioni, di Silvio Pellico, oppure de Le
rimenbranze dellamiavita, di Luigi Settembrini,
tanto per citare qualche classico. Da ogni pagina
emerge sofferenza reale, da qualunque rigo
prorompe potenza spirituale, da ogni verbale di
processo si innalza il dramma umano del
cospiratore,dicoluiciochelotta,equasisempre
perde,control'oppressivopoterecostituito.Leggere
le fonti originali significa ridare vita e dignit a
persone reali, famose e meno famose, che
passaronoinvanosenessunooggisicurassepidi
loro.Cambianoitempiecambial'importanzadelle
motivazioni, ma le passioni non cambiano mai.
Nondimenolascioaognunoilcompitodifarsidelle
opinioni proprie, perch ci che pi preme in
questomomentoricordareamestesso,primache
aglialtri,com'eravamoecomesiamo,equantoda
alloralaCalabriahatruffatolapropriaanima.
Quando i primi moti carbonari cominciarono ad
agitare la penisola, la Calabria contava circa un
quintodeltotaledegliabitantidelRegnodiNapoli
eisuoifigliprimeggiavanonelcampodellacultura
edellescienze.Ricordiamo,traitanti, Francesco
Salfi, che fu segretario della Repubblica
Napoletanadel1799;AntonioJerocades,filosofo,
poliglotta e poeta; Pasquale Baffi, esponente di
primopianodiquellaliteculturalearberesheche
trovava fonte inesauribile nel Collegio di San
Adriano di San Demetrio Corone e che venne
definitoilmigliorgrecistadellepoca.Perognuno
diessisembranocucitesu

Il Carbonaro, pag.1

misura le parole che Oreste Dito


scrisseperilSalfi:Ascrittonegli
alti gradi massonici nessuno meglio
diluipotearitrarreiprincipichela
massoneriasuppone,levirtcheella
pratica, o che deve praticare, e il
metodocheellaadoperaperprovare
la virt degli uni e persuadere
lutilitdellealtre.
Massoneria e Carboneria erano
strettamente collegate e, se ancora
non risolte appaiono le diverse
interpretazionidategiallepocaalle
dueAssociazioni,misembradegnadi
nota quella di uno dei primi martiri
dellunit italiana, Piero Maroncelli.
Dai verbali del suo interrogatorio
risultacheCarboneriadelpariche
Massoneria societ morale, che
tende al miglioramento dellumana
specie: per tutto protettrice
dellequo; ma che poi in un
determinatopaese,einunospeciale
periodo, si faccia sostenitrice duna
trattativapoliticapichedunaltra,
sarsemprecosadeltuttoaccessoria
ed unicamente limitata alle
circostanzedilocoeditempo.
AltriaffermanochelaMassoneriae
laCarboneriaaspirasseroentrambeal
perfezionamento delluomo, ma che
luna volle luomo libero da ogni
dogma che potesse portare alla
costrizionedellacoscienzaelaltralo
volleliberodaognischiavitpolitica
edaognidispotismo,anchesevelato
di gloria ( come fu ad esempio il
periodonapoleonico).
Siacomesia,secondoilClavel nel
1813 esistevano in Calabria 25
Logge massoniche, tra le quali I
Figli del Silenzio di Belvedere
Marittimo, i Pitagorici Cratensi e
Gioacchino1diCosenza,laScuola
di costumi di Castrovillari, Il figlio
del propagatore di Luce di
Mormanno. Questo elenco molto
incompleto(visonoadesempiofonti

sicure che attestano lesistenza della Loggia dei


Filadelfi melanici diMaida), ma testimonia della
vivacit delle contrade calabresi e della loro
partecipazioneapienotitoloallegrandicorrentidi
pensiero che agitavano lEuropa intera. La
Calabria, nonostante latavica arretratezza
economica,avevaallorainsforzetalidarisultare
protagonista in eventi culturali non solo italiani,
benseuropei.Sebbenefontiufficialiparlinodiuna
primaVenditaCarbonaracalabresesortaadAltilia
nel1811,probabilecheladatadinascitadebba
esserespostatadiqualcheannoindietro,ossiagia
prima del 1808, perch da carte della polizia
borbonica di quellepoca risulta menzionato il
soprannomedelcapodellaprimarivoltacalabrese,
scoppiata poi nel 1813 : Capobianco, al secolo
Vincenzo Federici. Come si vede si tratt di
uninseminazione molto precoce rispetto ad altri
stati della penisola e pot attecchire perch il
terrenoeraintellettualmenteprontoariceverla.In
brevetemponellasolaCosenzasicontaronoben
cinque Vendite :LAcherontea Bruzia,
LEquilibrio,LaSparta,IFilantropiciCratensi e
unaltra, della quale si ignora ilnome. La
Carboneria rappresent lequivalente delle Eterie
inGreciaodella Tugendbund inGermania,ossia
unfenomenochecanalizzlemigliorienergiedelle
nazioniinunconsessodiuomini che,daunidea
astratta, interpret un fine concreto e preciso:
labbattimentodelletirannidi.
Che cosa rimane oggi di quella straordinaria
eruzione spirituale? Forse nulla, forse solo
rimembranze su pagine scolorite che nessuno
leggepi;maseverocheilpendolodellastoria
torniciclicamenteaoscillaresullestesseposizioni
dipartenza, unrisvegliodiquegliidealiche, soli,
possono ridare dignit agli uomini delle nostre
contrade,rimettendoliunaltravoltaalcentrodelle
vicendeumaneenonpiinuneternaperiferia,non
unutopiamaunapossibilit.Selapossibilitsi
tramuter in realt non dato saperlo, ma nel
frattempoognunodinoipucostruirneogni giorno
unpiccolopezzo.Dallaltrapartedelpendolovi
soloilsonnodeglisconfitti.

Donne a Massoneria nel Risorgimento


di Vittorio Vanni.

Quando inizia il Risorgimento come movimento attivo


unitario dellItalia?
Certamente nella Rivoluzione napoletana del 1799, che
pur non auspicando ancora la lunit e la unit
dellItalia, cerc di portare nelle masse le idee libertarie
dei filosofi e degli intellettuali illuminati. La
partecipazione delle donne, per quanto rara, ebbe due
eccezioni notevoli.
ELEONORA FONSECA PIMENTEL (1752-1799)
Redattrice del giornale il Monitore, cerc di guadagnare
il favore delle masse alla Rivoluzione, secondo le idee
innovatrici provenienti dalla Francia che avevano
conquistato aristocratici e borghesi alluguaglianza dei
diritti e alla necessit di migliorare le condizioni del
popolo.,
A Eleonora, condannata allimpiccagione, fu negata
anche la cordicella con cui
avrebbe voluto legare lorlo
della sua veste, perch non si
aprisse, quando il suo corpo
avrebbe ondeggiato a penzoloni
sulla forca. Quel popolo, che lei
avrebbe voluto redimere dalle
ingiustizie e dallignoranza,
laccompagn
al
patibolo
sghignazzando
a
Piazza
Mercato, dove era stata eretta la
forca.
Questa la frase che
pronunci prima di morire:
forsan et haec olim meminisse iuvabit (forse un giorno
giover ricordare tutto questo).
LUISA SANFELICEIl suo vero nome era Luisa
Fortunata de Molina (figlia di un generale borbonico
di origine spagnola, don Pedro de Molino e di Camilla
Salinero), ma divenne "La Sanfelice" a diciassette anni,
dopo il suo matrimonio con il nobile napoletano, suo
cugino. Andrea Sanfelice. Il matrimonio le confer
anche il titolo di duchessa; infatti, il marito era duca di
Agropoli e Lauriano.La sua storia d'amore con Andrea
fu molto irrequieta e dissipata, tanto che a corte
decisero di separare per un po' i due coniugi). Ma
durante un fugace incontro a Salerno Luisa rimase
incinta e per punizione venne spedita al conservatorio
Montecorvino. Successivamente fu per riammessa a
corte, nonostante non fosse gradita alla
corte
borbonica. In seguito all'invasione francese e la
costituzione della Repubblica Partenopea, Luisa
Sanfelice, per la verit pi un personaggio romantico
che una rivoluzionaria, partecip allattivit politica e,
al ritorno dei Borboni fu arrestata e condannata a

Il Carbonaro, pag.3

morte. Lesecuzione venne eseguita l11


settembre 1800.
LE DONNE E IL RISORGIMENTO
Per quanto siano ben conosciute le figure
femminili che propugnarono lunit della
nazione italiana e parteciparono al
risorgimento, ben difficile accostarle
alla Massoneria, se non per la loro
collaborazione attiva ai loro mariti o
amanti. Si pu comunque indicare quanti
di questi siano stati iniziati alla
Massoneria,
sicuramente
o
presuntamente. Il periodo storico che
intercorre fra la restaurazione europea e
il 1859 uno dei meno documentati nella
storiografia massonica, sia perch
effettivamente la persecuzione politica
indicasse la necessit di una segretezza
effettiva
sia
perch
sicuramente vi
fu
una
diminuzione
dellattivit
massonica.
Lavvento della
Carboneria nel
1820,
pur
derivante dalle
Logge
massoniche,
produsse altre metodiche di evoluzione
politica e sociale, attraverso la congiura e
lazione violenta.
Ben pi documentata la presenza di
unorganizzazione femminile di sostegno
alla Carboneria e alle sue finalit
risorgimentali.
Si
tratta
delle
giardiniere
LE GIARDINIERE
Cos vennero chiamate tutte le donne
appartenenti a un ordine para-carbonaro
che anzich radunarsi nelle vendite, si
incontravano nel giardino. Le Logge
venivano chiamate aiole che erano
formate da una cellula di nove donne,
che prima di venire iniziate dovevano
esse messe ad indagine e prova.
I gradi erano due: quello di Apprendista,
il cui motto era Costanza e
Perseveranza in cui venivano rivelati i
programmi operativi in atto e in progetto.

Si elevavano le Apprendiste al grado di Maestra


Giardiniera, dopo un lungo tirocinio, e il loro motto era
Onore eVirt. Le Maestre dovevano portare un
pugnale fra calza e giarrettiera, cos come i Carbonari
avevano lobbligo di portare unarma. Il loro segno di
riconoscimento era quello di disegnare con la mano un
semicerchio toccandosi la spalla sinistra, poi quella
destra e in fine battere tre colpi sul cuore.
LAZIONE
La Societ delle Giardiniere inizi la sua azione in
Lombardia dal marzo 1821, ma gi dal 1819 in una
lettera del Cardinal Consalvi si parla di una ulteriore
societ segreta milanese, formata da sole donne, che
aveva lo scopo di:
"insegnare, il persuadere ai suoi membri che
lUomo non soggetto ad alcun principio di Religione
o di morale, ma che deve seguire solo le leggi della sua
natura".
Le attivit della Societa non fu comunque presa
eccessivamente sul serio, ma la sua partecipazione ai
moti del 1821 ne attir lattenzione di Francesco I
imperatore dAustria, che in una lettera del 3 settembre
1823 scrive al Conte Seldnitzsky, Ministro della Polizia:
"Caro conte Seldnitzsky, Le accludo qui il
rapporto per astratto inviatomi dal presidente Plenciz
l8 agosto 1823, riguardo la cosiddetta societ delle
giardiniere con lincarico di far sorvegliare
attentissimamente le donne descrittevi quali sospette e
di tenere docchio con cura le loro azioni. Franz "
In risposta a questo biglietto il conte Seldnitzsky
invi, il 19 settembre 1823, una lettera al conte
Strassoldo, governatore della Lombardia, in cui gli
chiedeva di aumentare i controlli, la sorveglianza delle
Giardiniere: come tali vengono indicate Camilla F,
Matilde
Dembowski, Bianca Milesi, le contesse
Frecavalli e Confalonieri, ed inoltre anche la vedova
Teresa Agazzini nata Cobianchi e Amalia Tirelli pure
nata Cobianchi".
Bisogna riconoscere che lazione di fiancheggiamento
della Carboneria non trovava lapprezzamento totale dei
Fratelli, che trovavano imbarazzante o anche irritante
lazione politica in donne che erano sempre state
escluse da essa.
Tuttavia le donne, sia esponenti della nobilt che alla
classe borghese aprono le loro case e i loro salotti al
nuovo spirito libertario, come
Nina Schiaffino
Giustiniani, o Bianca De Simoni Rebizzo, o accolgano
gli esuli nelle loro case, come Giuditta Sidoli o
svolgano opere di assistenza e di studio di un welfar
ancora da venire come Bianca Rebizzo, Cristina
Trivulzio,
Elena Casati Sacchi, Luisa Solera
Mantegazza, sia che combattano cavalcando come a
Milano Cristina
Trivulzio o sulle
barricate, come a Novara Teresa
Durazzo Doria o
Anita Ribeiro Garibaldi a Roma - vicina al suo Jos a

Villa Spada nel giugno 49, incinta del


quinto figlio e destinata a spirare il 3
agosto dopo un calvario di 33
giorni, di marce forzate a cavallo, a 28
anni - oppure sostengano con la loro
fede destini di esilio e di prigionia.
LE PROTAGONISTE
BORGHESI

NOBILI

Maria Anna
di Savoia (18031884)Adelaide Cairoli (1806-1871)
Olimpia Rossi Savio (1815-1889)
Antonietta De Pace (1818-1893)
Maria Drago (1774-1852) Madre di
Giuseppe Mazzini
Giuditta Sidoli Bellerio (1804-1871)
(Tratto da Wikipedia)
Giuditta Bellerio nata a Milano e figlia di
un barone dellImpero, appena sedicenne
spos a Reggio Emilia Giovanni Sidoli,
un appassionato carbonaro che dopo i
moti del 21 fu costretto a rifugiarsi in
Svizzera, dove lei lo segu subito dopo
aver partorito una bambina.Morto il
marito di una malattia polmonare nel
1828,
Giuditta
partecip
allinsurrezione di Ciro Menotti, che fu
poi impiccato e i rivoluzionari dispersi
dallesercito austriaco. Giuditta dovette
rifugiarsi in Svizzera e successivamente
a Marsiglia, dove prese contatto con altri
esuli emiliani e conobbe Mazzini: per
entrambi fu un amore a prima vista. La
Giovine Italia fu fondata a Marsiglia
nella casa di Giuditta in rue de Frol,
con il proposito di liberare lItalia dallo
straniero e farne uno Stato unitario,
libero e repubblicano e
fu lei la
responsabile e la contabile della nuova
Associazione. Nel 1833 si rec con
Mazzini a Ginevra, poi lui si ammal
gravemente, mentre Giuditta, non
resistendo lontano dai figli, si divise
come poteva tra loro e lamante. Nel
frattempo la polizia la teneva docchio e
mentre si trovava a Firenze venne
interrogata. Non godeva fama di buona
cristiana, perch non osservava i precetti
della Chiesa e si sapeva che mangiava
carne di Quaresima. Verr espulsa,
malgrado i buoni uffici del Console
inglese, di cui era amica, e fu sbarcata a
Napoli, da dove risal a Roma per
mettersi in contatto con una setta
mazziniana, ma era spiata e la sua

corrispondenza controllata. Lasciata la citt e rientrata


segretamente a Modena per riabbracciare i figli, fu
quasi subito scoperta e riportata alla frontiera con
lordine di non mettere pi piede nel Ducato. Si rifugi
a Lucca, ma fu cacciata anche di l, and allora a
Livorno, dove cadde ammalata.. Appena guarita,
simbarc per Genova, dove sincontr con Maria
Drago.Entrambe non poterono allungare il soggiorno e
ben presto si rifugiarono a Parma, presso Maria Luigia,
da dove Giuditta scrisse varie petizioni perch
Francesco IV le permettesse di rivedere i figli. Alla fine
ebbe il permesso di riabbracciarli due volte
lanno.Giuditta e Mazzini sincontrarono nuovamente a
Firenze solo nel 1849, ma la loro passione si era ormai
sfilacciata. Carlo III di Borbone, divenuto sovrano di
Parma, fu reazionario e sanguinario e daccordo con
Radetzky
condusse unindagine approfondita sui
cospiratori. Su Giuditta, sebbene non fosse stata trovata
nessuna prova evidente di pericolosit rivoluzionaria, fu
deciso dimprigionarla per un mese nel carcere di S.
Francesco. Fu condotta insieme ai figli a Milano, dove
per ordine di Radetzky doveva essere isolata nel carcere
di Santa Margherita, ma il comandante della prigione
rifiut di trattenere una donna senza prove d effettiva
colpevolezza. Fu accompagnata in Svizzera e da qui le
fu concesso di stabilirsi a Torino.Giuditta era ormai una
donna matura, ma conservava il suo fascino ed il suo
salotto era frequentato da personaggi noti e dallo stesso
Mazzini. Nel 1868 si ammal gravemente di tifo e non
si ristabil mai pienamente dalla malattia; mor nel 1871
allet di sessantasette anni a Torino, in seguito ad una
polmonite e rifiut di ricevere i sacramenti. Fu sepolta
in questa citt e sulla sua lapide si legge: Giuditta
Bellerio Sidoli, in cui erano pari potenza dintelletto,
bont di cuore, fermezza di propositi, visse non per s,
ma per i figli e per la patria. Torino ricorda Giuditta
con una targa posta sulla facciata delledificio di via
Mazzini 20, dove abit, e con una strada, a lei intitolata,
tra via Passo Buole e Corso Traiano.
Costanza Trotti Arconati (1800-1871)

Il Carbonaro, pag.5

LE POPOLANE SULLE BARRICATE


Durante la rivolta di Palermo del 1848.
Santa Diliberto. Modista.
Durante le barricate di Milano del 18 marzo 1848:
Paola Pirola.
Giuditta Lazzeroni.
Giuseppina Negri Morosini.
Luisa Battistoni Sassi.
Alla difesa di Roma nel 1848.

Enrichetta di Lorenzo (compagna di Pisacane).


Cristina di Belgioioso.

Colomba Antonietti combatt contro le truppe

borboniche a Velletri. Uccisa in combattimento.

Carboneria in Sicilia
Siracusa
Le prime Vendite siciliane videro la luce a Siracusa, per
opera di Gaetano Abela.
Egli nacque in questa citt nel 1776, da don Ignazio
Abela, barone del Camelio, e Concetta della Torre.
Ebbe un fratello, Giuseppe, che fu a fianco in tutte le
vicende che interessarono la sua vita dedicata alla
Patria.
Nel 1798 Napoleone, nel corso della spedizione in
Egitto, occup Malta e l Gaetano si rec per arruolarsi
nellesercito repubblicano.
Partecipando valorosamente a tutte le vicende
dellepopea napoleonica, fu infine congedato col grado
di colonnello dei Corazzieri. Durante questo periodo
venne certamente in contatto con Carbonari francesi o
italiani.
Nei primi anni del 1800,
insieme al fratello e al
maggiore medico del
reggimento borbonico,
Daniele
Caporosso,
fond la prima Vendita a
Siracusa.
Subito dopo, deciso a
diffondere
lAssociazione in tutta la
Sicilia, invi un suo
collaboratore, il poeta
Bartolomeo Sestini, a
dar vita alla seconda
Vendita dellisola, che fu quella di Caltagirone. Mentre
Sestini fu scoperto e imprigionato, i germi della
Carboneria
attecchirono
a
Piazza
Armerina,
Caltanissetta e Trapani.
Gaetano Abela era comunque tenuto docchio dalla
polizia borbonica che, nella notte del 24 dicembre del
1818, fece irruzione nella sua casa della Giudecca di
Siracusa e mise ai ferri lui e suo fratello. Per la prima
volta nella loro vita i due eroici fratelli scontarono il
loro amor patrio nelle terribili prigioni del castello
Maniace, detto Conte Lapis, in ricordo del conte Neri
Lapi che vi era stato precedentemente rinchiuso.
Gaetano, dopo qualche tempo, venne trasferito
nellancor pi tetra prigione di Castel SantElmo di
Napoli, mentre il fratello Giuseppe assaggiava la
durezza del regime borbonico a LAquila. Tuttavia
questi, in barba alle guardie, riusc a organizzare una
Vendita nella prigione stessa!
Intanto le Vendite a Siracusa proliferavano in maniera
florida. Abbiamo notizie della Cianea, situata nel
quartiere nuovo; della Vezzosa che aveva sede al
Castello; di una nel quartiere vecchio e di una quarta

ospitata nella sede dellinfermeria dei


Padri Cappuccini.
A Siracusa vi era anche una Loggia
Massonica alla Turba ( oggi Via Roma),
in casa del cavaliere Vincenzo Oddo, che
intesseva attivi contatti con le Vendite.
Nel 1820, per opera della Carboneria, si
scatenarono i primi moti siciliani che
costrinsero re Ferdinando a concedere
una Costituzione di stampo spagnolo.
Cacciati i borbonici da Palermo, i fratelli
Abela riconquistarono la libert.
Giuseppe venne nominato generale e gli
fu affidato il compito di far osservare il
programma del nuovo Governo Siciliano
alle popolazioni della Sicilia orientale.
Ma gli eventi internazionali premevano
alle porte e
travolsero la
breve
stagione
siciliana. A
Lubiana
Ferdinando
prendeva
accordi con i
sovrani della
Santa
Alleanza e
ritirava
la
Costituzione. I predatori austriaci
scendevano allora in Sicilia e si
mettevano a caccia dei Carbonari.
Nel 1821 il generale Wolden incarcerava
i fratelli Abela, Giuseppe alla Favignana
e Gaetano, la vera anima dei
rivoluzionari,
nella Cittadella di
Messina.
Nel 1824 i fratelli vennero trasferiti a
Palermo, per essere giudicati. Gaetano,
intuendo che per lui si profilava una
condanna a morte, si procur della
polvere da sparo per aprire una breccia
nella mura della prigione e scappare da
essa con gli altri detenuti politici.
La polvere usata si rivel insufficiente e
il piano fall.
Il Tribunale, che aveva a capo il
marchese Delle Favare e costituito da
uomini fedelissimi ai Borbone, condann
a morte Gaetano e a otto anni di carcere
duro Giuseppee .Allalba del
30
dicembre 1826 il barone Gaetano Abela
venne fucilato.

Ma con lui non fin la Carboneria, anzi la Societ prese


nuovo vigore dalle persecuzioni. In Sicilia cominci a
penetrare anche la Giovine Italia. Copie del giornale
mazziniano giungevano da Malta tramite Gaspare
Campisi, che aveva l un negozio, e venivano distribuite
nelle Vendite Carbonare siracusane da suo fratello, il
sacerdote Felice. Un altro sacerdote, Vincenzo Cassia,
le portava a Catania.
A Siracusa negli anni 30 del 1800 era attiva la Vendita
che aveva sede nella sartoria di Giuseppe Mancarella e
la personalit di spicco, dopo la morte di Abela, divenne
il barone Emanuele Francia di Pancali.
Sul finire degli anni 30, poich la sede era diventata
poco sicura, i Carbonari siracusani presero a riunirsi
presso la farmacia del dr. Luigi Cassia, posta tra Via
Amalfitana e la vecchia Via Gioberti ( oggi Via
Privitera). Convenivano l tutti i migliori cervelli della
citt e tra questi vi era il giovane medico Alessandro
Rizza. Dopo il colera e le sommosse del 1837, Siracusa
era una citt prostrata. Alessandro Rizza pens allora di
fondare unAccademia che raccogliesse le migliori
forze intellettuali e , segretamente, continuasse ad
alimentare il desiderio di libert. Ottenuta
lautorizzazione,
a Siracusa sorse
il Gabinetto
Letterario e di Storia Naturale, che ridiede a Siracusa
parte della splendida e perduta grandezza.
Il 1848 vide propagarsi il fuoco della rivolta anche
nellisola, preceduta lanno prima dalla sollevazione, a
Messina, dei giovani liberali, contagiati dalle vicende
che accadevano in Calabria.
Sedata la sommossa, lanno successivo avrebbe portato
alla Sicilia nuovi lutti e nuove inebrianti esperienze ai
giovani e non pi giovani che impugnarono le armi in
nome della Patria.
Giuseppina Torrisi Colonna scriveva nelle sue liriche:
Italia! Italia! Com dolce il suono
Della celeste armonica favella!
E Ramondetta Fileti:
E sempre,, e sempre dellItalia il fato
Pianger io deggio?
Notizie tratte da 'Il Risorgimento Siracusano'
O. Reale.

IL RITO DI MISRAIM
di Vittorio Vanni
Nel XVIII secolo la Massoneria
continentale cre una miriade di sistemi
Massonici di alti gradi in cui si cercava
di sintetizzare tutti i miti e tutti misteri
dellantichit e dove la nevrotica ricerca
di filiazioni, trasmissioni e antenati
produceva la nascita di leggende
sconclusionate in cui ben difficile
sceverare il vero dal falso, ma che
purtuttavia non bisogna respingere a
priori, in quanto proprio dalle invenzioni
e dalle loro motivazioni si pu
intravedere una parte della verit.
Inoltre, il giudizio storico su
questi sistemi deve essere pi orientato
allanalisi della loro azione nella societ
della loro epoca che dalle fantasticherie
truffaldine, a volte, dei loro fondatori.
Nelle
epoche
passate
la
Massoneria sapeva usare gli archetipi,
che
smuovano
potentemente
limmaginazione e i sogni dellumanit.
Nellepoca
presente
soltanto
i
pubblicitari sanno usare queste potenti
immagini innate, e certamente per
finalit meno nobili. Il Rito di Misraim
nasce dalla moda
culturale
dellegittomania, che
ha ancora molti
epigoni
in
Massoneria, ma che
a suo tempo ebbe il
merito di mantenere
e trasmettere i principi di tolleranza e di
libert di pensiero.
Nel XIX secolo, i riti Egizi
seppero essere il rifugio e il vivaio della
Carboneria, che cerc di opporsi alla
Restaurazione e alla Santa Alleanza che,
dopo la caduta di Napoleone, tentarono
di far regredire gli stati europei alla
tirannia dellAncien Rgime. Lo storico
Bertrand de Maillard riporta1 la leggenda
primitiva dellapparizione del Rito di
Memphis, per la verit poco attendibile.

1
LInitiation, Nouvelle serie, Paris, n. 1,
1980.

Il Rito sarebbe apparso per la prima volta a Venezia nel


1788. Un gruppo di sociniani2 avrebbe richiesto a
Cagliostro, allora a Venezia e Trento, una patente di
costituzione del suo Rito. Non volendo praticare
tuttavia il rituale magico-cabbalistico di tale Rito,
avrebbero scelto di lavorare con il Rito Templare.
Cagliostro avrebbe quindi dato soltanto liniziazione
massonica, e i tre gradi azzurri della Massoneria
inglese. I gradi superiori provenivano dalla Massoneria
tedesca, imbevuta di suggestioni templari.
Il nome dato al Rito il plurale di Egiziani: per la verit
una preziosa testimonianza di un effettivo collegamento
allEgitto ci stata trasmessa da Gerard Galtier 3 , come
riportato da Roberto Sestito. Gerard Galtier scrive:
Secondo un rapporto segreto della polizia austriaca in
Italia, datato il 10 dicembre 1818 da Venezia, sera
formato in Egitto, sotto la presidenza del Pacha
Mehemet Aly un ordine massonico denominato in
Societ Segreta Egiziana. QuestOrdine praticava il
R.S.A.A., la cui originalit risiedeva nel fatto di essere
aperto alle donne come agli uomini e che al Venerabile
aveva il titolo di Gran Cofto. Si pu pertanto supporre
trattarsi di una filiazione almeno spirituale del Rito
Egiziano di Cagliostro. Possedeva due logge principali
ad Alessandria e al Cairo e succursali in diversi porti
del mediterraneo, in Italia e Grecia..

Il Carbonaro, pag.8

Durante il Terreur Blanche4 i Misraimiti


mantennero lattivit rivoluzionaria e
riuscirono a fondare numerose Logge, 22
a Parigi, 6 a Lione, 6 a Metz, 5 a Tolosa,
3 a Bordeaux, 3 a Ginevra, 3 a Losanna,
una a Courtray. Il Rito, clandestino e
braccato dalla polizia, riusc a resistere
per 18 anni. Dissolto nel 1841, usc dalla
clandestinit nel 1848, nellanno quindi
della definitiva vittoria della rivoluzione
europea. I veri animatori e diffusori dei
Rito di Misraim furono comunque i
fratelli Bdarride.

Il sistema si espanse rapidamente in Italia, a Milano,


Genova, Napoli e si radic in Francia con Marc
Bdarride, che ebbe i poteri magistrali a Napoli, dal
FDe Lassalle. Bdarride, con suoi due fratelli,
svilupp con successo il Rito in Francia, dove ebbe la
protezione del Rito Scozzese.
Alla sua testa troviamo illustri Fratelli scozzesi,
come lo stesso conte Muraire, Sovrano Gran
Commendatore del Rito Scozzese Antico e Accettato. Il
duca Decazes, il duca di Saxe-Wiemar, il Duca di
Leicester, il luogotenente generale barone Teste ecc.
Di questa protezione Scozzese, alquanto
incomprensibile per logici motivi di concorrenza, si pu
intuire le motivazioni nella considerazione della natura
e nellazione storica del Rito di Misraim, violentemente
anticlericale, repubblicano, matrice di iniziazioni, moti
e complotti carbonari.
Rappresentava forse il braccio politico e armato
della Massoneria francese e soprattutto del Rito
Scozzese, che voleva mantenere una sorta di neutralit
moderata nei confronti del potere vigente, ma che 4
Il Terreur Blanche indica la reazione
tuttavia non riusc mai a controllare totalmente il Rito.
realista, in particolare nel 1815quando dei
2
Setta protestante, antitrinitaria.

3
Gerard Galtier Maonnerie Egyptienne Rose Croix e Neo
chevalerie, Paris, 1989

gruppi realisti assassinarono o massacrarono


militanti e personalit rivoluzionarie, liberali
e bonapartiste, con la complicit delle
autorit che si limitavano a una repressione
legale.

Ipotesi e opinioni sulle origini della Carboneria


di Marcello Vicchio
Le notizie sulle origini della Carboneria sono nascoste
nei meandri delle sette operanti allepoca e non
concorrono a fare chiarezza le altre opinioni avanzate
da vari studiosi, che pure hanno il pregio di essere
basate su testimonianze di alcuni adepti. C comunque
da dire che, proprio in
virt della settorializzazione a comparti stagni di tali
organizzazioni, non sempre chi ha lasciato memorie era
a conoscenza delle trame che si tessevano a vari livelli.
In altre parole, le testimonianze che abbiamo possono
racchiudere solo la parte di verit conosciuta da
ciascuno e non tutta la verit.
Pietro Dolce, veneto, alto funzionario della polizia
austriaca operante in Romagna e nelle Marche, nei
rapporti che inviava a Vienna affermava che la
Carboneria fosse una diretta emanazione della
Massoneria Inglese e che questa, del tutto assimilabile
alla Lega Nera, fosse stata creata nel meridione dItalia
durante linvasione della Russia da parte di Napoleone.
Giacomo Breganze (1773-1832), avvocato vicentino
stabilitosi poi a Milano nel febbraio del 1798 ed editore,
insieme col Foscolo e il Gioia del Monitore, scrisse che
due erano la societ segrete che, con fini diversi,
agitavano allora lItalia. Unaera nata nel 1796 in
risposta alla discesa dei Francesi in Italia,quella dei
Sanfedisti, e laltra, concepita in Inghilterra, fu
ilCarbonarismo, che aveva due grandi sedi, una in
Sicilia e laltra in Svizzera. Dalla Sicilia la Carboneria
prese piede nel Regno e poi nello Stato pontificio, senza
attecchire per nel Granducato di Toscana. Dalla sede
Svizzera si istituirono legami con la Tugendbund
tedesca e si prese la Lombardia nel 1809.
Il generale Pietro Colletta, nella sua Storia del Reame di
Napoli 31 , scrive che alcuni Napoletani esuli nel 1799
riparatisi in Isvizzera ed Alemagna, dove la setta
portava un altro nome, tornando in patria la
introdussero, ma rest debole e inosservata.
Il generale napoletano faceva parte di un club molto
attivo e importante, che si riuniva a Napoli in casa
Gravina e che agiva in accordo con lord Bentinck,
plenipotenziario inglese in Italia, per fomentare rivolte
nella Penisola. A Napoli, come altrove, oltre alle sette
ferveva unintensa attivit di spionaggio.
In uninformativa che un funzionario di Polizia, Raab,
invi in data 15 febbraio 1815 a Vienna, si facevano i
nomi di personaggi eminenti della vita politica e
culturale napoletana aderenti al club: Colletta, Zurlo
(Ministro dellInterno), McDonald (Ministro della
Guerra) Ricciardi, Abamonte, il generale Pignatelli, il
generale Pepe, Lechi, Maghella e altri. Il club, secondo

le indagini del poliziotto, dirigeva i


Carbonari del Regno delle Due Sicilie e
teneva contatti con le Vendite di Firenze,
Bologna, Milano, Brescia e altre citt. La
notizia importante per ci che riguarda
Napoli come sede iniziale del movimento
nazionale carbonaro, ma alquanto vaga
circa le origini della Carboneria.
Altrettanto vago uno storico come il
Moll, il quale afferma: Alcuni fra i
Napoletani cacciati in bando nel 1799
riparatisi in Svizzera o in Germania,
dove la societ dei Carbonari esisteva
sotto un altro nome, vi si affigliarono, ed
al loro ritorno la trapiantavano in patria,
dove a poco a poco ed insensibilmente
distese le sue radici. Nel 1808 alcuni soci
francesi e tedeschi, entrati nel Regno,
ottennero dallautorit di polizia di
propagare la setta, quale mezzo
dincivilimento pel popolo e come
appoggio di nuovi governi. Lex ministro
Maghella, genovese, il quale nel
rivolgimento dItalia e di Francia era a
quella eminente carica pervenuto, ed a
cui la somiglianza di questa societ con
la massoneria, assai facile a governarsi,
parve di buon augurio, prese a
proteggerla ed indusse re Gioacchino,
renitente sulle prime, ad accoglierla .
Il Cavallotti concorda grosso modo con
questa ipotesi e afferma che la
Carboneria stata introdotta dagli esuli
napoletani del 1799 e che le tracce pi
certe si trovano in questa citt dal 1806.
Secondo lui, dopo anni di crescita
difficile, nel 1811 giunsero in Italia dei
cospiratori dalla Francia e dalla Spagna,
che contribuirono a diffondere la setta,
complici gli apparati di polizia.
Secondo il Clavel 34 la Carboneria fu
introdotta a Napoli da un certo Briot,
membro dellAssemblea dei Cinquecento
durante il Direttorio, nel 1807. Anche
Oreste Dito inclina verso unorigine
francese. La setta sarebbe stata introdotta
dallesercito transalpino nel 1805 e
sarebbe rimasta circoscritta a poche
Vendite fino al 1809 .
Il marchese De Atellis, nel libro
LOttimestre costituzionale delle Due
Sicilie d la notizia che nel 1810, nel
seno dalla Massoneria di Rito Scozzese,
fu istituita la Societ dei Charbonnieurs,
Massoneria a due gradi e divisa in Logge

di dodici Operai, sorta sulle ceneri della abolita Societ


dei Fondeurs .
La notizia curiosa e di una certa importanza, anche se
d da pensare unasserita origine nellambito della
Massoneria di Rito Scozzese piuttosto che in quella
egizia. Probabilmente il marchese scambia i due ambiti
massonici, ma comunque la sua rimane una
testimonianza che mette in rapporto la Carboneria con
la Massoneria. La data del 1810 errata circa lorigine.
Pi congruamente pu riferirsi al periodo di diffu sione

dellasettanelRegno.

Il

Il

Carbonaro, pag.10

Memorie di un vecchio carbonaro ravegnano


di Primo Uccellini ( 1898)
Correva allora l'anno 1818, cio era il tempo in cui la
Carboneria fioriva ovunque. L'Italia presentava un
vivaio di stte, di diverso nome, ma tutte tendenti allo
stesso fine: abolizione della monarchia assoluta. In
Ravenna la Carboneria dividevasi in tre sezioni: la
prima portava il nome di Protettrice, perch reggeva le
altre; la seconda di Speranza, perch composta in gran
parte di giovani studenti; e la terza, perch era un
miscuglio di ogni sorta di gente, operai quasi tutti, i pi
pronti all'azione, ebbe il nome di Turba. Ogni sezione
aveva un rappresentante presso la Protettrice, il quale le
dava contezza d'ogni movimento di ciascuna
sezione.Incline a far versi ne tirava gi d'ogni colore
sempre sullo stesso soggetto, la tirannia, e ci mi
diede nome fra i miei colleghi, che pensarono senza
ritardo d'introdurmi nella Speranza.
Una riunione preparatoria si tenne dapprima con altri
neofiti nella bottega del barbiere Medri; poi, tre sere
dopo, accompagnato da chi mi propose all'ammissione,
fui condotto nel Borgo Adriano in casa di Luigi Ghetti,
ove stavasi adunata la presidenza della Carboneria.
Appena entrato fui da ignota mano bendato, e, in
seguito di alcune parole scambiate tra il proponente e
chi guardava al di dentro l'adito della stanza in cui
risiedeva il consesso, venni introdotto. Una voce
imponente mi diresse varie interrogazioni, e quando
ebbi data parola di esser pronto a tutto sacrificare pel
bene della patria, e di concorrere energicamente alla
depressione della tirannia, mi si fece porre la mano
sopra un nudo pugnale e sul medesimo pronunciai il
giuramento prescritto. Dopo di che mi si tolse la benda,
e mi vidi attorniato da una siepe di pugnali. Allora il
vecchio Andrea Garavini, che dirigeva la seduta, mi
disse ad alta voce: Tutti questi pugnali saranno in
vostra difesa in ogni incontro se osserverete la santit
del giuramento prestato, invece saranno a vostro danno
ed offesa se vi mancate: la pena del traditore la
morte. Tosto mi venne indicata la squadra a cui
apparteneva, comunicati i motti d'ordine che giovavano
ad intendersi, e data ogni altra istruzione necessaria.
Appena inscritto nel ruolo, ebbi ordine di provvedermi
di un paio di scarpe da munizione, di un sacco militare;
v'era chi ne fabbricava per conto della Societ.
Certamente il Governo ignorava ci che era a tutti
palese: il crescere ed estendersi del partito che lo voleva
abbattere; ma il fatto che rimase inerte ben sapendo
che ogni ramo della pubblica amministrazione stava
nelle mani della Carboneria, la
quale avrebbe saputo rendere inefficaceIl qualunque
ordine contro di essa emanato, e sapendosi che l'Italia
contava da 300 mila carbonari.

Intanto gli agenti della forza, se


capitavano in una bettola ove stavano
carbonari, si univano ad essi, e col
bicchier in mano cantavano in coro:
Uniti e concordi
Scacciam
lo
straniero,
Ognun sia guerriero,
Sia pronto a pugnar.
Dall'Alpi scoscese
All'Etna infocato
Sia tutto uno Stato,
Un popolo sol.

Uno dei gravi difetti degl'Italiani, e


dei Romagnoli specialmente, quello si
di darsi ad una smodata gioia in
aspettativa di qualche lieto evento e di
perdersi in feste e in divertimenti sempre
di distrazione dagli assunti intenti. Vi
sono ancora dei vecchi che ricordano le
strepitose e dispendiose feste date
nell'incontro della serata di una certa
Morandi, prima donna in quei giorni nel
nostro Teatro comunale: fu, vero, una
dimostrazione politica, perch i liberali
la consideravano come il simbolo della
libert nazionale; ma la dimostrazione
era fuor di proposito, e denari non pochi
si dispersero senza frutto.
[VIII.] Il movimento appressavasi
sempre di pi, e seppi che si doveva
iniziare nel regno di Napoli, ove stava il
nerbo della Carboneria e dove la truppa
era in pieno d'accordo coi capi delle
stte. Quando gli Austriaci si fossero
mossi contro Napoli, tutto il centro
d'Italia, gi pronto alla riscossa, doveva
gettarsi sugl'invasori e contrastar loro il
passaggio. Il Piemonte pure doveva
insorgere. Ma un ordine spedito dall'Alta
Vendita di Bologna, a quanto mi fu detto,
dispose che si lasciassero passare gli
Austriaci senza molestarli e che
solamente al loro ritorno venissero da
ogni parte assaliti. Liberi da ogni
molestia, essi giunsero freschi ed intatti
alla loro destinazione e dispersero senza
stento le falangi patriotiche. E chi poteva
seguire l'ordine di Bologna, quandi
trionfanti e pettoruti col mirto al cimiero
retrocederono dalla loro impresa?

DAL PROGRAMMA DE <<Il CONCILIATORE


Gi tempo, il vero sapere era propriet riservata ad
alcuni pochi che di tanto in tanto ne facevano parte ai
meno dotti di loro. Pi spesso la minuziosa erudizione
e la grave pedanteria occupavano il campo della vera
filologia, della critica filosofica, della schietta ed
elegante letteratura. I dotti ed i letterati di professione
sparsi ne' chiostri e ne' licei applaudivano fra di loro alle
opere dei colleghi, o le biasimavano; ed al Pubblico non
curante ne giungeva appena una debole voce. Insomma
non v'era, trent'anni addietro in Italia, tale e tanto
numero di lettori giudiziosi, che bastassero a costituire
un pubblico giudicante, indipendentemente dalle
opinioni di scuola, o da quelle divulgate dalle sette
letterarie e dalle accademie.
Quella noncuranza, che era nata fra noi dal lungo
sonno della pace e dalla poca comunicazione delle genti
d'Italia, ora sparita per opera delle contrarie ragioni.
Tanti solenni avvenimenti della nostra et, tante funeste
esperienze di mutamenti sociali, hanno svegliato gli
uomini col pungolo del dolore; e riscosso una volta il
sentimento, hanno essi per necessaria conseguenza
imparato a pensare.
Le gare arcadiche, le dispute meramente grammaticali,
infine la letteratura delle nude parole, annoia ora la Dio
merc gran numero di persone che non professano gli
studi, ma che cercano per nella cultura dell'animo una
urbanit, un fiore di eleganza veramente degno
dell'uomo, e l'obblivione ad un
tempo di molti affanni di questa sfuggevole vita.
Pare a noi (sia detto senza arroganza e senza detrarre
a que' dotti che si occupano esclusivamente di scienze
esatte e positive), pare a noi che una s felice
disposizione degli animi non venga bastantemente
consultata e messa a profitto dai nostri scrittori di cose
morali e letterarie. Ne sembra ancora che, o versando
sempre sull'argomento dell'antica letteratura patria, o
per lo contrario recando senza scelta in italiano le opere
degli stranieri, i giudizi momentanei dei loro giornali, e
le teoriche dei loro critici, abbiano o non abbiano
relazione all'Italia, si trascuri troppo il periodo presente
e noi stessi; e quasi si condanni ad una vergognosa
sterilit il vigore de' buoni ingegni, costretti ad errare
timidamente fra la superstizione degli uni e la licenza
degli altri.
Mossi da simili considerazioni, alcuni uomini di
lettere dimoranti in questa citt, hanno deliberato di
offrire al pubblico italiano un nuovo giornale che avr
per titolo il Conciliatore, e in cui si propongono di
cimentare coll'esperienza giornaliera la verit dei
principi che abbiamo pur ora accennato.
Se in mezzo all'ardore di tante contese letterarie, non
ancora spente, la ragione potesse avere un partito,
diremmo volentieri che il nostro Conciliatore
aspirerebbe alla gloria cli essere il rappresentante cli

una s bella e non pi veduta fazione.


Ma poich non pare che gli uomini siano
ancor giunti ad un s alto grado di
perfezionamento da potersi appassionare
per la verit, lasceremo in disparte questa
vana e non superba speranza, e
divideremo piuttosto le materie trascelte
dal Conciliatore, e il modo e la forma
con che intende trattarle.
L'utilit generale deve essere senza
dubbio il primo scopo di chiunque vuole
in qualsiasi modo dedicare i suoi pensieri
al servizio del Pubblico; e quindi i libri e
gli scritti di ogni sorta, se non dalla
utilit vadano scompagnati, possono
meritamente assomigliarsi a belle e
frondose piante che non portano frutto,
che il buon padre di famiglia esclude dal
suo campo.
Partendo da questo principio parve
agli estensori del Conciliatore che due
cose fossero da farsi nella scelta delle
materie. Preferire in prima quelle, le
quali sono immediatamente riconosciute
utili dal maggior numero ed unirle ad
altre che, oltre l'essere dilettevoli di loro
natura, avvezzano altres gli uomini a
rivolgere la propria attenzione sopra se
stessi

La Carboneria, scopi e simboli


di Michele Leone.
La Carboneria, oggi, appartiene probabilmente o ad una
delle categorie dellimmaginario o ai ricordi legati alle
lezioni di storia a scuola quando si studiava il
risorgimento.
Non nostra intenzione, in questa sede, dare una
definizione di cosa sia stata la Carboneria e neanche di
tracciarne la storia per ovvi motivi di spazio ma,
piuttosto delineare parte del suo apparato simbolico ed
allegorico.
Come la maggior parte delle societ segrete e
delle scuole iniziatiche laccesso alla Carboneria e la
crescita allinterno della stessa normata da regole ed
iniziazioni. Non deve stupire la definizione di scuola
iniziatica in riferimento alla Carboneria, poich essa in
una qualche forma ha voluto contribuire alla crescita
interiore e spirituale dei suoi propri membri. Crescita
nei primissimi gradi perlopi morale, ma anche
spirituale. E evidente, avendo la Carboneria, come
bacino di raccolta per i suoi futuri membri i pi diversi
strati della societ che il suo apparato simbolico ed il
suo insegnamento di base fosse elementare. In questo
non si deve vedere un limite, anzi, si deve vedere uno
dei motori del progresso culturale dellItalia preunitaria,
soprattutto se si tiene conto dei livelli di analfabetismo
dellepoca.
A differenza della Massoneria di stampo inglese,
che potremmo definire come modello della maggior
parte delle societ segrete sorte dal secolo XVIII in
avanti, che non da una definizione della divinit e lascia
ogni iniziato libero di credere al proprio dio e restare
fedele alla propria religione avendo introdotto lidea del
Grande Architetto dellUniverso; la Carboneria si
muove utilizzando un concetto moderno in modo
politicamente corretto, ossia, pone come Grande
Maestro dellUniverso la figura di Ges Cristo. La
credenza in Ges Cristo e lutilizzo di alcuni simboli
della Sua passione come allegorie di insegnamenti
morali, avrebbe dovuto porre la Carboneria al riparo
dalle condanne della Curia Romana.
Limpostazione simbolica e rituale5 della
carboneria, sembra essere presa a piene mani da quella
Massonica. In alcuni punti potremmo dire che
identica, in altri semplificata. Se la Massoneria nota
per i suoi riferimenti e simboli presi dal mondo edile, la
Carboneria riprende il suo apparato simbolico dal
mondo forestale e dai produttori di carbone.
Quali sono i simboli della Carboneria e quale il
loro significato?
5
Per rituale intendiamo sia la parte afferente ai rituali in senso
proprio sia la parte riguardante i catechismi.

Il Carbonaro, pag.13

Baracca: il locale dove si


trovano i Carbonari, in particolar modo
quelli di primo grado.
Corona di spine bianche: questo
simbolo rappresenta la ragione che deve
guidare con prudenza la volont in modo
da restare il pi possibile vicini alla virt.
Questo concetto nasce dalla lentezza ed
accortezza nei movimenti quando si ha
sul capo una corona di spine bianche,
onde evitare di ferirsi con movimenti
bruschi od avventati.
Croce: questo simbolo, per i
carbonari, preannuncia le difficolt, le
persecuzioni e la morte. Queste sono le
minacce della perversione contro chi
cammina sulla strada della virt. Insegna
al carbonaro a proseguire dritto nel suo
percorso ad imitazione di Ges Cristo,
vero Gran Maestro dei carbonari, il quale
accett la morte per proseguire il suo
cammino, compiere il suo destino.
Gomitolo di filo: raffigurazione
del misterioso legame che unisce tutti i
carbonari nella pace, nella fraternit e
nella carit.
Legna:
la
legna
legata
rappresenta da un lato lunione
nellamore dei carbonari. La legna
anche il materiale che i buoni cugini
utilizzano per il loro fornelli, e come
questa bruciando si trasforma nel
carbone cos il loro cuore si trasforma
bruciando acceso dal fuoco della Carit.
Lupi: i persecutori della societ.
Nastri colorati: Luso dei nastri
attestabile anche nel Compagnonaggio
francese. Secondo alcune ipotesi la
carboneria potrebbe essere uno degli
ordini del Compagnonaggio. Questa
consuetudine potrebbe rimandare ad una
vicinanza tra i due ordini in un qualche
momento della loro storia. I colori dei
nastri sono gli stessi della bandiera
carbonara. Il nero, colore del carbone
rappresenta la fede. Il celeste, colore del
fumo del fornello rappresenta la
speranza. Il rosso, colore del fuoco,
rappresenta la Carit. I tre colori come
metafora delle virt teologali.
Pannolino (panno di lino)
bianco: per creare, partendo dalla sua

origine vegetale, il panno di lino occorrono molto


lavoro e molta fatica. Allo stesso modo il carbonaro
deve lavorare incessantemente per rendersi puro.
Sale: questo elemento come la quercia
presente in molte tradizioni esoteriche e religiose. Come
il sale protegge gli alimenti dalla putrefazione cos deve
proteggere il cuore delluomo dal vizio.

quercia. Come le foglie dellalbero della


carboneria sono sempreverdi il buon
cugino deve sempre adoperarsi con la
stessa sollecitudine
nellamare
e
soccorrere i suoi confratelli. Come le
foglie furono usate da Adamo ed Eva per
coprirsi dopo la cacciata dal paradiso,
cosi il carbonaro deve coprire i difetti dei
sui simili ed in particolare quelli dei
buoni cugini.
Come
abbiamo
visto,
il
simbolismo carbonaro assai semplice
ed in alcuni casi pi che di simboli veri e
propri, potrebbe essere opportuno parlare
di metafore od allegorie. Questa
semplicit, che potrebbe far sorridere
lesperto di cose occulte, in realt
fondamentale. La semplicit di questo
apparato
simbolico

data,
probabilmente, allintrinseca natura di
ogni scuola, sia essa iniziatica o meno,
ovvero insegnare per gradi. Alla luce di
questa riflessione, la Carboneria svolge
un
compito
importante
ovvero
lelevazione delle conoscenze e delle
coscienze attraverso un percorso
graduale, dove i vari membri vengono
accompagnati in un percorso di
conoscenza.
Michele Leone

Scala: Oltre ad essere strumento di lavoro


ordinario, la scala ricorda che la conoscenza e la virt si
raggiungono per gradi.
Terra: per i carbonari questo un elemento
assai importante. Come la terra ricopre i cadaveri, allo
stesso modo i buoni cugini devono seppellire nel loro
cuore i segreti della carboneria. Solo nascondendo in
modo cos profondo quanto concerne lordine
carbonaro, questi possono proteggersi dai loro detrattori
e dalle campagne diffamatorie e persecutorie che
inizierebbero se i loro segreti venissero svelati.
Tronco dalbero: Il tronco con le sue radici ben
radicate allinterno del terreno sono la rappresentazione
delle radici della virt che devono essere ben profonde e
stabili nel cuore di ogni buon cugino carbonaro.
Lalbero della carboneria con molta probabilit una

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m 62 del 07/03/2001, in quanto le ricerche e gli
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