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MORIRE SENZA PAURA di Fiorella Rustici Hermes Edizioni

MORIRE SENZA PAURA


CAPITOLO DIECI

LE CARATTERISTICHE CHE DEVE POSSEDERE CHI STA


VICINO AD UN MALATO PROSSIMO A MORIRE
Quando ad una persona viene diagnosticato il cancro, la leucemia o qualsiasi altra malattia grave e
mortale ma non fulminante, chi vuole o deve assistere il malato sa che se il male non allo stadio
terminale, a lui rimane del tempo da vivere che pu mettere utilmente a frutto.
In questi casi infatti, si pu fare ancora molto per aiutare la persona a rafforzare la propria
Coscienza, permettendole di agire su ciascuno dei tre piani fondamentali dellesistenza: quello
pratico/fisico, quello mentale/morale e quello spirituale.
Assistere la Coscienza dentro la forma astrale affinch si rafforzi essenziale in quanto sar lei,
quando uscir dal corpo fisico deceduto, che avr il compito di affrontare la Dimensione della
Morte sia nella parte relativa al Tunnel di Luce sia a quella del Tunnel delle Tenebre.
Nella nostra cultura il termine compassione assume spesso il suo significato etimologico di
patire insieme o di comunanza di dolore, piuttosto che quello di atteggiamento comprensivo
verso le pene altrui. Per qualcuno in effetti, provare compassione per una persona significa
letteralmente immedesimarsi fino a provare le sue stesse sofferenze, farsene carico e stare
inevitabilmente male in due, senza apportare alcun miglioramento alla condizione dellaltra
persona. Ritengo che una migliore interpretazione del termine sia comprendere il dolore dellaltro
come se fosse il proprio, e dargli una mano a superarlo aiutandolo a capirne le cause. Trovo che
questo possa considerarsi Amore per unaltra persona.
Immaginate che un amico sia caduto in un lago profondo e corra il rischio di annegare. Voi gli
tendete la mano dalla riva e lui la afferra. A questo punto dovete essere forti e tirare pi di quanto il
suo peso tiri gi voi. La forza che vi tira verso lacqua la sua sofferenza, il vostro amore la forza
che impiegate per tirarlo fuori. Copiare interamente il suo dolore vuol dire lasciarsi trascinare nel
lago con lui. Amare a tal punto da aiutarlo a puntellarsi sulla riva e a tirarsi fuori vuol dire invece
non farsi carico della sua sofferenza ma comprenderla e comprenderne le cause aiutando lui a fare
altrettanto.
Le caratteristiche del bravo assistente.
Una persona che vuole assisterne unaltra che morir a breve bene che possegga precise
caratteristiche in grado di aiutare sia il malato sia se stessa mentre porta avanti questo compito.

Figura 9 Una persona


che assiste un moribondo.

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1) Chi assiste deve essere presente come Coscienza e saper guardare la sofferenza con amore e
distacco.
molto importante non lasciarsi coinvolgere dagli stati danimo del malato. Occorre fare
differenza tra s e lui sotto il profilo emotivo e quindi energetico. Come ho gi detto pi volte
precedentemente, la mente copia tutto; quindi la persona che sta accanto al moribondo copier
anche le sue vibrazioni e le archivier dentro le proprie memorie simili appartenute a qualche
antenato vicino o lontano della propria linea genetica.
Le sensazioni copiate si potranno manifestare con stati danimo ed emozioni simili a quelle del
malato andando in risonanza e diventando una cosa sola con esse.
Potete comprendere quanto ci possa risultare deleterio per il malato che, oltre alla propria
negativit emotiva, sar costretto a ricevere anche quella di unaltra persona. Il malato e chi lo
assiste moltiplicano cos ciascuno le proprie difficolt e sofferenze, vittime inconsapevoli della
stessa meccanica (quella del copiare).
Se chi assiste lo sa, sa anche cosa fare, e quindi dar una mano ad entrambi, altrimenti il malato,
essendo gi debole e avendo poca energia a causa della malattia che lo sta consumando, non
riuscir a far fronte facilmente alle proprie vibrazioni ed emozioni perch sommate a quelle di
chi lo assiste. Quindi egli tender a rimanerne schiacciato e a consumarsi energeticamente ancora
pi in fretta.
dunque importante ricordarsi, mentre si sta accanto al malato, di dire spesso alla propria mente
di non copiare niente di lui che possa far risuonare dentro di noi qualcosa di simile, in primo
luogo le sue sofferenze, le paure, il dolore fisico e morale.
In tal modo sar possibile creare il giusto livello di distacco che permette alla persona malata di
specchiarsi in chi le sta vicino e la sta aiutando. Distacco, infatti, in questo caso sinonimo di
amore e di comprensione ad un livello pi alto, non di freddezza o di lontananza.
ESSERE DISTACCATI QUANDO SI ASSISTE UNA PERSONA SIGNIFICA METTERSI
NELLE CONDIZIONI DI AMARE IN MODO EFFICACE E NON SOLO GENEROSO.
CAPACIT, DISTACCO E AMORE COMPASSIONEVOLE SONO I PRIMI REQUISITI
PER AIUTARE UN MALATO.
Il distacco permette infatti alla Coscienza di essere presente perch non sommersa dai ricordi
della mente della persona che le sta vicino.
2) Chi assiste deve avere caratteristiche di semplicit, umilt e amore.
A volte pu accadere che una persona si ritrovi ad assistere un malato che sta avvicinandosi alla
morte, senza che essa si senta pronta ad affrontare la sofferenza e la morte stessa della persona
malata. Pu essere che abbia paura e che non vorrebbe essere l, ma che per dovere deve farlo.
Ci pu renderla nervosa, pu indurla ad assumere atteggiamenti di insofferenza verso il malato,
sgridandolo oppure suggerendogli di stare zitto, se lo sente parlare, con frasi del tipo: non
sforzarti tanto non importante, oppure cerca di dormire, non ci pensare. In tal modo si
rischia per di bloccare il moribondo il quale potrebbe avere qualcosa da dire che ritiene
importante oppure potrebbe pensare di essere oramai di impiccio, di non avere pi nessun valore
per alcuno, fino a provocare in lui il desiderio di voler morire pi in fretta possibile.
Lumilt e lamore nello stare vicino ad un malato sono dimportanza vitale, perch gli
atteggiamenti che riscontrer nei suoi confronti saranno determinanti sul modo con cui egli
affronter poi la morte. Infatti, potr andarsene serenamente scaldandosi al calore dei suoi cari
oppure morir pensando di essere solo un peso e credendo che nessuno pi gli voglia bene.
Se la persona che assiste ha paura di sbagliare, di non essere allaltezza nel suo compito, pu fare
presente il suo disagio e dire al malato di insistere tranquillamente se lei non capisce cosa lui
voglia. Inoltre gli dica anche che lei contenta di dargli qualsiasi aiuto nelle sue possibilit per
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farlo sentire pi sereno.


Qualora invece la persona sente il suo compito di assistenza come un dovere imposto provando
sentimenti di rabbia e rancore verso il malato che sta morendo, allora sarebbe pi opportuno
pagare una persona che curi il malato senza che sia negativamente coinvolto sul piano
emozionale.
LAMORE CON CUI CURIAMO IL MALATO D NUTRIMENTO ALLA SUA
COSCIENZA.
3) Chi assiste non deve mai dire bugie al moribondo.
Su questo forse molti non saranno daccordo, ma cercher di spiegarvi il mio punto di vista.
Quando guardo una persona non mi soffermo sui suoi modi di fare o sugli atteggiamenti che usa
nella propria vita: essi sono solo tanti modelli o schemi che formano laspetto mentale del suo
carattere, non quello della sua Coscienza. La Coscienza ha dei valori propri, e in generale soffre
se non rispetta qualcuno e quando non viene rispettata. Cos in ogni persona osservo la parte
spirituale, tanta o poca che sia, e cerco sempre di rispettarla.
Spesso i parenti danno del malato alcuni giudizi corretti ma a volte hanno su di lui anche idee
fisse e preconcetti che sfociano in falsi giudizi perch non sono frutto dellosservazione della
Coscienza. Sono idee giuste e sbagliate che si sono fatti su di lui dopo tanti anni che lo
conoscono: vederlo malato non fa cambiare loro opinione.
Quindi, se si sono messi in testa che debole, fragile e insicuro e che non sopporterebbe di
sapere di avere il cancro tanto che potrebbe reagire con gesti estremi, questa convinzione
permette loro di giustificare la decisione di non dirgli niente riguardo il suo male e le sue reali
condizioni.
Si danno queste giustificazioni, per, per tentare invano di mettere a posto la propria Coscienza
in vista di quando il congiunto morir dopo che loro gli avranno mentito fino alla fine. Le
giustificazioni servono loro per credere che quando il parente non ci sar pi, non proveranno
sensi di colpa per avergli raccontato storie, invece i sensi di colpa che ne deriveranno saranno
molto grossi: ve lo potrebbero confermare diverse persone venute da me con questo problema.
Intendiamoci, che non ci siano sensi di colpa pu anche accadere, ma solo a chi non ha
coscienza. Questi ultimi, con negli occhi questa visione del malato e nella mente simili
giustificazioni, non si renderanno neanche conto di quanti cambiamenti subir il parente via via
che la malattia far il proprio decorso e uscir fuori la sua Coscienza. Ciechi nei propri
preconcetti, non saranno quindi in grado di aiutarlo.
Nel frattempo il malato, nel guardare i propri ricordi mentali, si render conto di quanto poco ha
deciso nella sua esistenza. Vedere, pi o meno consapevolmente, che anche alla fine della sua
vita non pu prendere decisioni che lo farebbero stare meglio con la propria Coscienza perch
parenti e amici non vogliono dirgli la verit una cosa molto brutta, che vive come
uningiustizia.
Magari qualcuno si chieder: come mai, se i malati capiscono di avere il cancro e si rendono
conto che i parenti glielo nascondono, non reagiscono prendendo ugualmente le proprie
decisioni? Per alcuni di loro ci possono essere diverse ragioni.
La prima di natura fisica e riguarda il corpo: non detto che la persona sia obiettivamente in
grado di fare da sola ci che ha visto che la farebbe stare meglio.
La seconda potrebbe avere a che fare con la paura di non essere pi accettata e curata dai parenti
qualora decidesse di fare di testa propria.
Molte persone infatti durante la vita sono state dipendenti, per effettuare le proprie scelte,
dallapprovazione dei genitori prima, poi degli amici, del partner, dei colleghi di lavoro.
In questo modo non hanno mai sviluppato la propria sicurezza ed il coraggio, rimanendo
insicure, timorose o codarde. Essi si portano dietro questa insicurezza fino alla morte perch,
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anche se capiscono di avere il cancro e vorrebbero fare qualcosa nel tempo di vita che rimane,
accettano la decisione dei parenti come la pi importante. Cos faranno finta di non sapere della
malattia, anche se coveranno dentro di loro rabbia e rancore. Agiranno ancora una volta secondo
la scala dei valori di qualcun altro.
Visto che sono proprio le azioni negative fatte durante la vita che fanno stare male la persona e
abbattono la sua Coscienza, IL MALATO DEVE AVERE LA POSSIBILITA, SE VUOLE, DI
METTERE A POSTO LE COSE CHE RITIENE LO FARANNO STARE MEGLIO UNA
VOLTA SISTEMATE.
Ogni azione che far per rimediare nel tempo che gli rimane lo rafforzer come Coscienza e
quindi gli permetter di essere pi in grado di affrontare la morte e quello che incontrer nelle
sue dimensioni. E poi, dirgli che ha il cancro o qualsiasi altra malattia che lo porter alla morte
pu significare fornirgli lunica occasione della sua vita in cui prendersi responsabilit per se
stesso e per la sua famiglia. Il suo coraggio potrebbe essere lesempio positivo che lascia come
insegnamento a figli e parenti.
Certo, c anche il rischio in taluni casi che la persona non accetti la notizia e possa cadere in
uno stato di paura o depressione oppure potrebbe pensare al suicidio.
Credo che la cosa debba essere valutata caso per caso, ma la mia esperienza mi dice che quasi
sempre i parenti o gli amici del morente decidono di non dire niente riguardo alla gravit della
malattia del loro caro pi per propria codardia o egoismo che per rispetto del malato.
Pensate, ancora oggi ci sono malattie, nonostante le accresciute possibilit della medicina
moderna di agire pi efficacemente sul dolore, che causano grandi sofferenze a persone il cui
corpo ancora in vita presenta gi evidenti processi di putrefazione. In altri casi nota la totale
impotenza delle cure mediche su malattie di cui si conosce con certezza la prognosi sfavorevole.
Perch un morente potrebbe pensare o decidere di porre fine volontariamente alla sua vita in tali
condizioni? Forse perch non vuole soffrire inutilmente per tanti mesi senza che nessuno possa
fare nulla? E quale sarebbe il suo crimine in questo caso?
Da parte dei parenti, invece, non bisogna sottovalutare lesistenza, a volte, di una certa forma di
egoismo che pervade taluni che preferirebbero prolungare di fatto le sofferenze del loro
congiunto piuttosto che separarsene anzitempo poich causerebbe loro troppo dolore che non
sopporterebbero. Quale dolore ha pi diritto di essere lenito per primo?
Infine non dimentichiamo che in caso di suicidio per evitare le estreme sofferenze, il nostro
congiunto o amico morente con la sua decisione potrebbe far sentire una parte di noi come fosse
codarda, perch forse essa non avrebbe mai il coraggio di fare una cosa del genere in condizioni
analoghe.
Quasi sempre, omettere di dire alla persona che dovr morire a breve unazione negativa verso
la sua Coscienza perch in questo modo non le viene permesso, nel limite delle sue forze fisiche
e mentali, di riscattarsi in merito alle cose che, una volta messe a posto, la farebbero sentire in
pace con se stessa.
Oltre a ci non sottovalutate larrabbiatura espressa o tacita del malato verso di voi che gli avete
mentito. Infatti il rancore rimasto registrato nella sua mente ed essa, alla sua morte, ve ne far
dono buttandovi addosso le entit disincarnate che tale rabbia ha prodotto.
Queste entit, a loro volta, creeranno addosso a voi energie di odio e cattiveria che potranno
produrre nel vostro corpo problemi pi o meno gravi e probabilmente periodi di negativit nella
vita dove potrete trovare qualcuno che vi impedir, sul lavoro o in famiglia, di prendere decisioni
e di fare azioni per portare a termine alcuni dei vostri scopi (legge del karma).
Tali energie negative altro non sono che le entit disincarnate, le quali vi puniscono per aver
raccontato menzogne e che vi fanno vivere situazioni in cui dovete provare gli stati danimo e le
emozioni che ha provato il parente morto, da cui sono state create, quando gli avete mentito.
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4) La persona che assiste ed aiuta deve essere disposta a percepire, ad ascoltare il malato e, se
questi un parente, un amico o una persona conosciuta, a vedere le azioni sbagliate che ha
fatto nei suoi confronti.
Il malato deve essere ascoltato e logicamente bisogna aspettarsi anche che ci dica che lo abbiamo
fatto soffrire quando gli abbiamo risposto male, oppure quando non siamo andati a trovarlo e lui
aveva bisogno di noi.
Egli sta infatti rivedendo in retrospettiva la propria vita e nei suoi ricordi non ci sono solo le cose
belle e brutte che ha fatto, ma anche quelle belle e brutte che ha ricevuto da parenti, amici,
conoscenti, persone estranee, persino dagli animali.
Quindi, per aiutarlo e aiutarvi dovete guardare i vostri ricordi inerenti a ci che vi sta dicendo e
prendervi le vostre responsabilit, nel senso che se avete veramente sbagliato dovete dirlo e
chiedergli scusa. Se pensate invece che non sia cos, allora dovete spiegargli come avete vissuto
voi quelle situazioni in modo che possa comprendervi. Se vi vengono in mente altre azioni o
pensieri negativi che avete fatto nei suoi confronti, dovete dirglielo. Cos come dovete dirgli le
volte che anche lui vi ha fatto soffrire.
Questa comunicazione produce molto amore e rispetto che, oltre ad andare a rafforzare la
Coscienza del malato, rafforzer anche la vostra. Non dovete tenervi dentro i sensi di colpa,
perch sono delle brutte bestie che vi mangeranno energia: quindi parlate, tirate fuori il vostro
coraggio, chiedete spiegazioni, scusatevi, abbracciatelo, piangete pure insieme. Non si piange
solo per il dolore ma anche per la comprensione di essersi ritrovati, capiti, amati.
Ricordate che quando parlo di percepire il malato intendo osservarlo con la vostra Coscienza
in modo da aiutarlo a parlare quando capite che vorrebbe dire qualcosa ma non ne ha il coraggio,
oppure che vorrebbe fare una determinata cosa ma non riesce a chiedere aiuto per farla.
Quando si sta vicini ad un malato non si deve pensare a noi, ma a lui.
5) Ricordatevi che una persona malata sta perdendo la propria energia vitale ed normale
che la prenda anche a voi: la sua aura e la vostra sono infatti amalgamate (visto che i vostri
corpi fisici sono vicini) e cercano di riportarsi in equilibrio energetico. In questa ricerca di
equilibrio, avendo il malato un basso livello di energia questa compenetrazione sfocer in un
abbattimento energetico anche per voi. Per questo importante cercare di farlo parlare e mettere
in atto tutto ci che possibile utilizzare per aiutarlo a far crescere la propria Coscienza, come
vedremo nel prossimo capitolo.
Pi il malato sviluppa la propria Coscienza e meno diventa un parassita che come un vampiro,
succhia solo energia a chi gli sta vicino, perch alimentando la Coscienza si rigenera
energeticamente.
Diamo dignit alla Coscienza a cui sta morendo il corpo fisico, affinch anche alla morte sia
orgogliosa di se stessa!

Cosa ne penso delleutanasia?


Avrete capito che la mia posizione a riguardo dellargomento eutanasia chiara: sto dalla parte del
diritto del malato di decidere della sua vita quando questa, in particolari condizioni, non gli riserva
altro che insopportabili sofferenze fisiche.
Io penso che ogni paese civile dovrebbe creare sulleutanasia una Carta dei Diritti della Coscienza
del Malato.
Una carta che dovrebbe essere redatta ed approvata per non dalle persone sane, ma da tutti i malati
che ancora riescono a ragionare, perch essi hanno la consapevolezza di cosa vuol dire ritrovarsi
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con un corpo malato, che non guarir pi, e chi meglio di loro pu dirci qual il livello di
sofferenza e dignit morale e spirituale che possono tollerare. Non dovrebbero essere n i precetti
religiosi, n le posizioni ideologiche a determinare i contenuti della Carta dei Diritti della Coscienza
del Malato sulleutanasia; e agli esperti di bioetica si dovrebbe soltanto richiedere un parere non
vincolante, perch tutti costoro non sono idonei a decidere in quanto dovrebbero discutere e trattare
un argomento di cui non hanno unesperienza diretta. Le uniche eccezioni sullidoneit a decidere
sullargomento in questione potrebbero concedersi a quelle persone che con amore, compassione e
vera professionalit hanno assistito o assistono tuttora i malati terminali, vivendo quantomeno, se
non una esperienza diretta almeno una personale e profonda realt del problema e, infine, a chi ha
vissuto situazioni di premorte.