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[ APPROFONDIMENTI IN: NEUROSCIENZE ]

PSICHE CERVELLO ORGANO - 1/2006

MECCANISMI NEUROBIOLOGICI DELLA DHS


La Sindrome di Dirk Hamer (DHS), un evento shockante che colpisce lindividuo
in maniera inaspettata, rappresenta linizio del processo di malattia. Le recenti
acquisizioni della neurobiologia spiegano esattamente cosa succede a livello psichico, cerebrale ed organico durante la DHS e come mai la tutta ricerca sullo
stress abbia fallito, mantenendo i ricercatori allinterno dellantica convinzione
della malattia come errore della natura.

Dr. Danilo Toneguzzi

dalla DHS, da sempre indicate con i termini di


sintomi o malattia, non sono casuali ma seguono una sequenza precisa andando a costituire un processo biologico denominato, invece,
dal dott. Hamer Programma SBS, dove SBS
sta per sensato, biologico e speciale.
La DHS, quindi, da avvio ad un programma
SBS; in altri termini, uno shock inaspettato determina lattivazione di un funzionamento normalmente inteso come patologico dellorganismo. Per dirla in termini ancora diversi, un
evento psichico sta alla base e determina un
evento fisico e quindi la malattia la precisa
espressione sul corpo di un preciso evento emotivo.
Ma vediamo, nello specifico, come avviene
tutto ci.

Lorigine della malattia.


Nel 1981 il dott. Hamer condens nella
Legge ferrea del cancro la prima legge biologica da lui scoperta: ogni programma speciale,
biologico e sensato (SBS) inizia con una DHS
(Sindrome di Dirk Hamer), cio con uno shock
conflittuale gravissimo, inaspettato, altamente
drammatico e vissuto nellisolamento (Hamer,
1981). La scoperta che le malattie corrispondono ad un processo biologico con una sequenza
di fasi ben precise (programma SBS) e che sono
causate da un evento psichico con determinate
caratteristiche (DHS) ha posto le basi per una
nuova comprensione della genesi della malattia
e per un definitivo superamento del dualismo
tra mente e corpo.
Con la formulazione della legge ferrea del
cancro, il dott. Hamer ha operato un cambio di
paradigma totale, una vera e propria rivoluzione
copernicana che ha permesso finalmente di poter dare risposta alla domanda che dalla notte
dei tempi luomo si pone, cio: Perch ci si
ammala?, e ha ridefinito la malattia come
evento sensato dellorganismo, non, cio, sbagliato come si era, invece, sempre pensato.
DHS lacronimo di Sindrome di Dirk Hamer, nome che il dott. Hamer diede allevento
che lo colpi personalmente nel 1978, quando
suo figlio fu ucciso e che, in seguito, gli caus
un cancro al testicolo. La DHS un evento che
colpisce lindividuo in maniera inaspettata, uno
shock acuto, drammatico che lo coglie in contropiede e che da luogo ad una cascata di eventi
biologici; tra laltro, tali conseguenze, attivate

Antecedenti nella letteratura del Novecento.


Nella letteratura scientifica e tradizionale,
lidea di una correlazione tra eventi emotivi e
malattie, in realt, viene da molto lontano, soprattutto da quando, nel secolo scorso, si aperto un filone di ricerca in merito allo stress e
alle sue conseguenze sulla salute. Pioniere di
tale filone fu Hans Selye il quale, scrivendo una
lettera alla rivista Nature gi nel 1936 diede
avvio a questo campo dindagine che, a tuttoggi, si stima abbia prodotto non meno di 150.000
pubblicazioni (Favretto, 1994). Gli studi sullo
stress, infatti, iniziati da Selye ma proseguiti
successivamente da altri numerosissimi ricercatori, rappresentano i pilastri delle concezioni da
cui si sviluppata la Medicina Psicosomatica in

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tutta la seconda met del Novecento. Ma il successo della Medicina Psicosomatica rimane a
tuttoggi quanto mai controverso: nonostante
una serie di acquisizioni pi o meno accettate,
lascia aperti alcuni interrogativi fondamentali.
Ad esempio, come si spiega la scelta dellorgano? Cio, perch lo stress determinerebbe in alcuni soggetti una dermatite ed in altri unasma?
Oppure, perch determinati soggetti, visibilmente stressati, non si ammalano? E perch
qualcuno, pur conducendo una vita, tutto sommato, tranquilla, sviluppa un tumore? Ed infine,
perch spesso si pu notare che le persone non
si ammalano sotto stress, ma quando lo stress
finisce, come ad esempio nel caso dellemicrania da week-end o nel caso in cui gli individui
si ammalano quando vanno in vacanza? A questi interrogativi la medicina psicosomatica non
mai riuscita a dare delle risposte precise e univoche.
In ogni caso, gli antecedenti delle acquisizioni che connettono gli eventi psichici agli eventi
fisici vanno ricercati gi allinizio del secolo
scorso. Un contributo fondamentale avvenne ad
opera di Walter Cannon, il quale diede una
svolta fondamentale nella comprensione dei
meccanismi di funzionamento dellorganismo
formulando la teoria dellomeostasi (Cannon,
1932). Nel continuo rapporto con lambiente in
cui immerso, cio, lorganismo vivente impegnato incessantemente nel mantenere costanti
le condizioni del suo ambiente interno: lomeostasi, quindi, , al tempo stesso un mezzo ed un
fine per la sopravvivenza degli individui. In
questo processo di continuo adattamento, lorganismo interviene sullambiente e reagisce ad
esso per mantenere lequilibrio. Cannon identific tra queste reazioni dellorganismo impegnato nel processo di adattamento una specifica
forma che chiam reazione dallarme, ovvero
una risposta automatica che viene attivata in determinate condizioni particolari. Egli aveva
messo in evidenza, ad esempio, come un incremento della secrezione di adrenalina e noradrenalina da parte della porzione midollare delle
ghiandole surrenali avesse una funzione indispensabile, anche negli animali, nel predisporre
lorganismo a comportamenti di attacco e di fuga. Tale reazione si accompagna, infatti, allaumento della pressione sanguigna, allincremento
della frequenza cardiaca, alla vasocostrizione
periferica, alla dilatazione pupillare, alla riduzione della salivazione, allincremento della
funzionalit respiratoria, allaumento della su-

dorazione, ecc (Cannon, 1929).


La ricerca sullo stress.
Selye, il ricercatore che, come detto pocanzi,
apr la strada a tutto il filone di ricerca sullo
stress e sul concetto di psicosomatica, scopr successivamente che le reazioni fisiologiche studiate
da Cannon non erano le uniche manifestate da un
organismo in difficolt ma che costituivano una
concatenazione di eventi omeostatici e modificazioni fisiologiche nella funzione di adattamento
di cui la reazione dallarme non che il primo
passo. Per questo, prendendo a prestito un termine dalla metallurgia che indicava gli effetti delle
grandi pressioni sui metalli, Selye denomin
stress quel insieme di modificazioni a carico
dellorganismo e, pi specificatamente, Sindrome
Generale di Adattamento quel processo, articolato in tre fasi e finalizzato alladattamento, scatenato da stimoli stressanti di natura diversa (Selye,
1936).
Per Selye, lo stress una risposta generale,
aspecifica dellorganismo a qualsiasi richiesta
proveniente dallambiente (Selye, 1974). Il concetto fondamentale consiste nellevidenziare
qualcosa che avviene generalmente, in modo
aspecifico, indipendentemente dalla natura dello
stimolo. Da questo punto di vista, la teoria della
Sindrome Generale di Adattamento di Selye fu
estremamente innovativa: con il suo carattere
aspecifico venne messa in luce lesistenza di un
meccanismo che elude la tradizionale visione che
un effetto, una risposta biologica, sia sempre riconducibile ad una sola causa. Tradizionalmente,

STIMOLO

ORGANISMO

STRESS
Tabella 1. Lo stress secondo Selye

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CERVELLO ORGANO
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DHS

probabilmente il mediatore unico andava ricercato nelle sostanze che negli anni Ottanta vennero
isolate nel cervello, le encefalite e le endorfine.
Nello specifico, la Sindrome Generale di
Adattamento descritta da Selye si articola in tre
fasi fondamentali.
La prima fase sidentifica con la reazione di
allarme scoperta da Cannon e denominata anche
da Selye, per lappunto, fase dallarme. Essa
caratterizzata dalle attivazioni del sistema neurovegetativo, di tipo adrenergico, in cui la secrezione delle principali catecolamine, adrenalina e noradrenalina, permette una rapida reazione del sistema nervoso autonomo simpatico. Adrenalina e
noradrenalina, infatti, sono due ormoni secreti
dalla midollare del surrene che vengono utilizzati
quali mediatori intersinaptici nel sistema simpatico e che permettono unimmediata risposta del
nostro organismo ad uno stimolo stressante. La
fase dallarme, tra laltro, viene suddivisa da
Selye in due sottofasi: la fase dello shock, che
corrisponde ad uniniziale caduta al di sotto del
livello fisiologico di funzionamento dellorganismo, e quella di controshock, che corrisponde, di
fatto al secondo momento, reattivo, nel quale si
attiva il sistema simpatico grazie lintervento delle catecolamine. In ogni caso, la fase di allarme
necessariamente rapida ed immediata, ma anche
labile, vista la velocit con la quale adrenalina e
noradrenalina vengono metabolizzate.
La fase successiva della Sindrome Generale di
Adattamento chiamata da Selye fase di resistenza. Questa fase ha una durata maggiore ed sostenuta da fenomeni endocrini in cui lACTH ed
altri ormoni adenoipofisari, cio della porzione
anteriore dellipofisi, hanno una funzione fondamentale. Se, quindi, nella risposta ormonale immediata della fase dallarme viene sollecitata la
midollare del surrene, nella fase di resistenza la
parte corticale del surrene ad essere interessata,
con il rilascio degli ormoni glucocorticoidi, in
particolare del cortisolo. Leffetto di tali ormoni
sempre quella, come nel caso delle catecolamine,
di mantenere alta lattivazione del sistema nervoso simpatico, che predispone lorganismo alle
azioni necessarie ai fini delladattamento. La fase
della resistenza perdura tutto il tempo nel quale
permane lo stimolo stressante e, secondo Selye,
sarebbero proprio i fenomeni legati allo stress, ed
in particolare alla fase di resistenza della Sindrome Generale di Adattamento, a contribuire a
quelle manifestazioni di deterioramento che vedono nella vecchiaia lespressione pi visibile. Se
la fase di resistenza perdura troppo a lungo, infat-

infatti, si era portati a ritenere che la risposta


dellorganismo fosse specifica al tipo di richiesta: ad esempio la sudorazione come reazione al
caldo, il brivido come risposta al freddo e cos
via. Selye, invece, enfatizza una risposta aspecifica, una sindrome generale che ha la funzione
di favorire ladattamento dellorganismo ad uno
stimolo stressante, indipendentemente dalla
sua natura, dove la reazione dallarme di Cannon rappresenta solo il primo passo.
Passo dopo passo, le considerazioni di Selye
giunsero a considerare lo stress come un fenomeno naturale e fisiologico e, come tale, qualcosa che non pu e non deve essere evitato: La
completa libert dallo stress la morte. Contrariamente a quello che si pensa solitamente, non
dobbiamo e, in realt, non possiamo evitare lo
stress, ma possiamo incontrarlo in modo efficace e trarne vantaggio imparando di pi sui suoi
meccanismi, ed adattando la nostra filosofia
dellesistenza ad esso (Selye, 1974)
Mosso dalle sue osservazioni, Selye tent di
interpretare in modo semplice la concatenazione
di eventi biologici, di meccanismi e di risposte
che, se da un lato si connettevano alle scoperte
di Cannon sulla generale reazione dallarme e
sullidea dellorganismo impegnato costantemente nella funzione omeostatica e di adattamento, dallaltro non apparivano giustificabili
nellambito di una scienza biomedica che in
quei tempi si sosteneva in modo molto strutturato sullo studio delle manifestazioni patologiche
come effetti specifici di cause specifiche. Pertanto lobiettivo che coinvolse Selye fino alla
fine fu quello di ricercare quel principio o quella sostanza biochimica in grado di giustificare
quel complesso di reazioni che lui aveva considerate generalizzate e sintoniche in grado di
presentarsi stereotipate anche di fronte a richieste e a stimoli ambientali (nocivi e non) ampiamente diversi. Questo ipotetico first mediator,
come lo defin Selye, o mediatore unico era
quella sostanza, presente in tutti i tipi di stress,
in grado di giustificare e di spiegare una cos
ampia e variegata gamma di cambiamenti: una
sostanza in grado di scatenare la medesima Sindrome Generale di Adattamento da stimoli molto diversi. In primis egli identific questo mediatore unico nellormone adrenocorticotropo
ACTH, che sembrava essere presente in tutte le
risposte di stress negli animali da laboratorio;
successivamente, per, dal momento che
lACTH presente prevalentemente in una delle tre fasi della sindrome, Selye ipotizz che

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STRESSORS

FASE DI
ALLARME

FASE DI
RESISTENZA

tosto sulla base della risonanza psicologica soggettiva che sono in grado di determinare. Questa
considerazione ha aperto tutto un filone di ricerca
sul significato simbolico e sulla risonanza intrapsichica che determinati stimoli detengono, evidenziando significative variabilit che differenziano risposte di individui diversi nei confronti di
uno stesso stimolo. In secondo luogo, se stimoli
cos diversi possono indurre una reazione biologica da stress, come possibile che esista un unico identico fattore neurormonale, come era stato
identificato lACTH, quale mediatore comune
(first mediator)? Infine, a proposito del carattere
di aspecificit, se la risposta di stress unica, perch gli individui si ammalano di malattie diverse?

FASE DI
ESAURIMENTO

Tabella 2. Le tre fasi della Sindrome Generale di Adattamento

ti, si manifesta nellorganismo la terza fase, secondo Selye della Sindrome Generale di Adattamento, che egli denomin fase di esaurimento, nella quale si assiste ad un vero e proprio
sfiancamento delle risorse dellorganismo, con
una perdita graduale della vitalit stessa e linsorgenza, quindi, di malattie.
In sintesi, quindi, secondo Selye, lo stress
viene visto come una reazione fisiologica aspecifica, finalizzata alladattamento, a qualunque
richiesta di modificazione esercitata sullorganismo da una gamma assai ampia di stimoli eterogenei, ed espressa essenzialmente da variazioni
di tipo endocrino (attivazione della midollare e
della corteccia del surrene) che sbilanciano il
sistema neurogetativo a favore del sistema simpatico. I punti salienti sono quindi:
il carattere di aspecificit;
il carattere fondamentalmente adattivo;
il carattere di reazione neurovegetativa a
mediazione endocrina.
La teoria di Selye, che in ogni caso apr la
strada ad un ricchissimo filone di ricerca, manifest ben presto delle lacune. In primo luogo, le
ricerche effettuate da Selye partivano dallanalisi degli effetti sullorganismo da parte di agenti
stressanti fisici o chimici messi a diretto contatto con lorganismo, come inoculazione di sostanze o contatto con agenti fisici; sappiamo,
per, dallesperienza che non soltanto tali stimoli, fisici o chimici prossimali, sono in grado
di produrre risposte di stress: anche agenti distali, quali un evento relazionale o uninformazione, possono rivelarsi fonti di stress che, quindi,
inducono una risposta non tanto sulla base di
una componente fisica misurabile, quanto piut-

Il ruolo delle emozioni.


Le ipotesi su quale fosse lagente di attivazione della Sindrome Generale di Adattamento si
spostarono, pertanto, dallidea originaria di Selye
di un unico mediatore biochimico a quel substrato di natura psicofisiologica che coincide, di fatto, con le strutture ed i meccanismi che sostengono le emozioni. Esponente di maggior spicco di
tale ipotesi fu J. Mason il quale, partendo dallosservazione che lasse ipotalamo-ipofisicorticosurrene reagisce ad un gran numero di stimoli psicosociali, suscettibili di indurre una reazione emozionale e che la reazione corticosurrenale a stimoli emotivi sostanzialmente identica
a quella descritta da Selye nella fase di resistenza
della reazione da stress, effettu una serie di ricerche basate sulla dissociazione dello stimolo
fisico dallo stimolo emotivo nello stress dando un
sostegno empirico alla teoria da lui formulata secondo la quale il mediatore nella reazione da
stress sarebbe proprio lemozione (Mason, 1971).
In questa prospettiva, sia lattivazione del sistema
ipotalamo-ipofisi-corticosurrene che lattivazione
della midollare del surrene che seguono allesposizione a stimoli fisici di varia natura sarebbero
comunque una diretta conseguenza delleccitamento emozionale che accompagna o precede
immediatamente la stimolazione fisica. A svolgere unazione generalizzante sarebbero, quindi, per
Mason, i medesimi meccanismi psicofisiologici
coinvolti nelle emozioni e sostenuti dagli apparati
neuroanatomici che presiedono alla genesi, al
mantenimento ed al verificarsi delle manifestazioni centrali e periferiche legate alle emozioni
stesse.
La prospettiva di Mason fu particolarmente
significativa dal momento che, attribuendo un
ruolo fondamentale alle implicazioni emotive, ha

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centrato le loro ricerce sul concetto di


valutazione soggettiva dello stimolo stressante:
se uno stimolo non valutato come rilevante per
lindividuo, a livello conscio o inconscio, non si
verifica alcuna attivazione emozionale e dunque
non sar considerato stressante. Questa prospettiva, che vede, quindi, nella valutazione congitiva
la condizione necessaria e sufficiente dellemozione rimane tuttora la pietra angolare della prospettiva cognitivista (Lazarus, 1991)
Una voce particolarmente importante, che si
distacc dalla corrente pi accreditata in merito
alla ricerca sullo stress e che, come spesso succede, fu boicottato dallestabilishement accademico, fu Henri Laborit, un biologo francese che negli anni Settanta scopr che i disordini somatici
causati da aggressioni psicosociali sono provocati
da uno stato particolare che lui denomin di inibizione dellazione. In seguito scopr anche che
linibizione dellazione persistente provocava disturbi a carico della memoria.
Nelle sue ricerche, Laborit utilizzava la procedura dellinvio di uno stimolo doloroso (una
scossa di corrente) a dei ratti rinchiusi in una gabbia.
Nella prima situazione, il ricercatore mandava
la scossa sul pavimento della gabbia, comunicante attraverso una porta con unaltra gabbia non

STIMOLO

ATTIVAZIONE
EMOZIONALE

STRESS

Tabella 3. Lo stress secondo Mason

permesso di comprendere meglio i dati sperimentali che depongono in favore sia della specificit che della aspecificit dello stress.
La ricerca sullo stress parte, quindi, dallosservazione di determinate reazioni generali
dellorganismo in risposta a richieste ambientali
generate da stimoli di natura diversa; la compresenza, per, sia di elementi aspecifici, come la
Sindrome Generale di Adattamento, che di elementi specifici in base alla natura degli stimoli,
ha indirizzato progressivamente tali ricerche sul
versante delle reazioni emotive e sulle loro implicazioni, un campo di studio, peraltro, quanto
mai controverso e difficile in tutta la storia delle
neuroscienze. Anche il ruolo e i meccanismi di
funzionamento delle emozioni, infatti, hanno
rappresentato da sempre un campo di indagine
da parte di filosofi e scienziati, senza giungere,
di fatto, ad una definizione e ad una comprensione unanimemente condivisa: come affermano Fehr e Russel, ognuno sa cos unemozione finch gli si chiede di definirla (1984)
Limportanza delle emozioni nelle reazioni
dellorganismo finalizzate alladattamento e,
nello specifico, nella Sindrome Generale di
Adattamento ha portato, in ogni caso, alcuni ricercatori ad elaborare il concetto di stress psicologico, indirizzando, cos, inevitabilmente, questo filone di ricerca sempre pi nella strada delle correnti psicologiche.
Magda Arnold, dapprima, e Richard Lazarus, successivamente, hanno, ad esempio,

STIMOLO

VALUTAZIONE

EMOZIONE

STRESS
Tabella 4. Lo stress psicologico secondo Lazarus.

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raggiunta dalla corrente: alla scossa, il ratto imparava velocemente a passare nellaltra gabbia e
se le condizioni si invertivano (la scossa era inviata nella gabbia in cui il ratto era fuggito)
questi ritornava velocemente nella prima. Sottoposto a tali stress per una settimana, il ratto non
presentava alcuna lesione patologica: la sua salute restava eccellente.
Nella seconda situazione, la gabbia su cui
veniva inviata la scossa elettrica non comunicava con nessunaltra gabbia ma allinterno venivano posti due ratti, anzich uno solo, come
nella prima situazione. Alla scarica elettrica, i
ratti non potevano fuggire e iniziavano a lottare
tra di loro: dopo una settimana di esposizione a
tale stress, le loro condizioni di salute si rivelavano eccellenti.
Nella terza situazione, la gabbia era sempre
isolata ed il ratto era solo. Alla scarica elettrica,
il ratto non poteva fuggire n combattere con
qualcun altro: dopo una settimana, presentava
segni di dimagrimento importante, ipertensione
arteriosa e lesioni multiple alla mucosa gastrica.
Henri Laborit imposta lo studio del cervello
e dello stress attraverso il concetto di aggressione: "Quando incontriamo nell'ambiente esseri e
cose che ci sono gradevoli, che ci permettono di
mantenere questo principio del piacere, nei
mammiferi abbiamo un sistema che permette di
memorizzare la strategia che abbiamo utilizzato, la nostra esperienza: ricominciamo lo stesso
comportamento per ritrovare il piacere. () Se
invece, al contrario, il vostro contatto con l'ambiente pericoloso, se non fa piacere, se doloroso, cominciate a fuggire e, se non potete fuggire, combattete, vale a dire vi orientate verso
l'ambiente per distruggere l'oggetto del vostro
risentimento.
La novit, la scoperta che, quando non
potete n farvi piacere, n fuggire, n lottare, vi
inibite. Il significato biologico dell'inibizione :
meglio non agire, per non essere distrutti
dall'aggressione. Ci va bene se serve a salvare
al momento la vostra pelle, la vostra struttura.
Ma se non siete in grado di sottrarvi molto rapidamente, da questo stato di inibizione, di attesa
in tensione, allora in quel momento comincia
tutta la patologia (Laborit, 1990).
Secondo Laborit, questa inibizione d'azione
si accompagna alla liberazione di ormoni come
i glucocorticoidi e neuro-ormoni come la noradrenalina che tendono ad indebolire fino a distruggere il sistema immunitario. Ci genera
vulnerabilit alle infezioni ed ai tumori. Non si

fa un cancro per caso, sostiene Laborit e la lista


delle malattie dell'adattamento lunga.
La sindrome dinibizione dell'azione, che sinstaura allorch l'aggressione psicosociale si protrae nel tempo e non risolvibile n con la lotta
n con la fuga, ha un aspetto chimico, un aspetto
neurofisiologico ed un aspetto comportamentale.
Per Laborit, la salute non soltanto il mantenimento dell'omeostasi ristretta, dell'equilibrio
interno, ma significa mantenere il proprio equilibrio in relazione all'ambiente esterno, con il quale
dobbiamo negoziare in continuazione le condizioni per il nostro equilibrio. Quando ci non
possibile, la risposta naturale la lotta o la fuga
per eliminare ci che ci impedisce di essere in
equilibrio. Ma se le condizioni ambientali non ci
consentono n di gratificarci, n di lottare, n tanto meno di fuggire, l'ambiente ci modifica al di l
delle possibilit di difesa. In questo caso, si dice
che "subiamo l'ambiente", in altre parole ne riceviamo un'aggressione, e allora il rapporto con
l'ambiente ci disorganizza. Per Laborit, quindi,
nellaggressione, intesa in questi termini, che tutte le dis-regolazioni e le patologie hanno inizio.
La Medicina Psicosomatica.
Lipotesi, quindi, di una correlazione tra mente e corpo, tra eventi psichici ed eventi fisici ha
alimentato nel corso della storia prevalentemente

STIMOLO
STRESSANTE

INIBIZIONE
AZIONE

MALATTIA

Tabella 5. Stress e Malattia secondo Laborit

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personalit, e i fattori esogeni legati allapprendimento, allalimentazione, alluso di farmaci, ecc.


5. Tutta questa catena di eventi biologici, la cosiddetta risposta individuale di stress pu
essere considerata un precursore di malattia
Gli agenti stressanti influenzano, quindi, il
terreno biologico sul quale si pu inserire la
malattia.
La spiegazione, poi, della scelta dellorgano avveniva sulla base delle seguenti ipotesi:
1. Predisposizione genetico-costituzionale o
debolezza dorgano. Questa, in realt, la
posizione della medicina organicistica, che
nega linfluenza dei fattori emozionali nella
genesi della malattia.
2. Teorie psicodinamiche. Secondo questi modelli, che affondano le loro radici nella corrente psicoanalitica, gli stimoli esterni attiverebbero dei conflitti inconsci, secondo un
meccanismo di conversione simbolica mediata dai meccanismi psichici di difesa.
3. Teorie comportamentistiche. Secondo questi
modelli la risposta dellorgano appresa, secondo dei meccanismi di stimolo e rinforzo.
4. Teorie psicosociali. Secondo questo modello
la malattia legata alle pressioni dellambiente ad opera degli stimolo stressanti. Stimoli
ambientali specifici interagirebbero con i programmi di risposta biologici dellindividuo,
determinati in parte geneticamente ed in parte
in base alle esperienze infantili.
5. Teoria della personalit. Secondo questo modello sarebbero elementi della personalit individuale a predisporre lindividuo a determinate malattie piuttosto che altre, come la personalit di tipo A, individuata quale fattore
predisponente le malattie di tipo cardiologico.
6. Modelli integrativi. Alcune teorie cercano di
integrare le varie ipotesi in un modello onnicomprensivo, nel quale vengono presi in
considerazione sia gli aspetti comportamentali
delle emozioni che quelli biologici. Secondo
tali modelli, la reazione dellorganismo si manifesta sia su base biologica che comportamentale.
Tali considerazioni rappresentavano lo scenario della ricerca della fine degli anni Settanta, ma
non sono molto diverse da ci che la ricerca ha
elaborato in merito ai meccanismi psicosomatici
nei decenni successivi, fino ai giorni nostri. Il
concetto che colpisce maggiormente quello della predisposizione alla malattia o precursore
di malattia o terreno biologico: lo stress agi-

la ricerca intorno allo stress e ai suoi meccanismi; questo concetto ha subito una graduale
evoluzione, sulla, base comunque della formulazione originaria di Selye. Paolo Pancheri, nella sua opera Stress, Emozioni, Malattia, un
classico della Medicina Psicosomatica, definisce lo stress come la risposta dellorganismo
ad ogni richiesta di modificazione effettuata su
di essa. Questa risposta si manifesta sia a livello
fisiologico che a livello comportamentale, ed
mediata da unattivazione emozionale indotta
da una valutazione cognitiva del significato dello stimolo. Essa relativamente aspecifica, nel
senso che unampia gamma di stimoli pu innescarla, ma personalizzata in rapporto al significato dello stimolo per il singolo individuo, e alle sue modalit di reazione psicofisiologica. Lo
stress , di per s, una reazione fisiologica, adattativa, caratteristica della vita, che pu tuttavia
assumere un significato patogenetico quando
prodotta in modo troppo intenso per lunghi periodi di tempo o quando ostacolata nel suo regolare svolgimento. (Pancheri, 1979)
Alla fine degli anni Settanta, quindi, proprio
nel periodo in cui il dott. Hamer fu colpito dalla
sua tragedia familiare, le acquisizioni inerenti il
rapporto tra emozioni e malattia, patrimonio ormai decennale dei ricercatori, erano fondate sul
concetto di stress e sulle sue conseguenze
nellorganismo. Queste acquisizioni potevano
essere cos riassunte:
1. Esistono dei meccanismi di attivazione
dellorganismo, la cosiddetta Sindrome Generale di Adattamento, che vengono innescati da stimoli stressanti, cio in grado di
produrre tale mobilitazione organismica.
2. Gli agenti stressanti possono essere sia di
natura fisica o chimica cos come di natura
psicosociale, agendo, pertanto, direttamente
o mediante lintervento delle funzioni psichiche ed emozionali. Esiste, pertanto, una
soggettivit della risposta.
3. Tale attivazione avviene attraverso la mediazione dei sistemi reattivi emozionali che agiscono sul sistema neuroendocrino ed immunitario. Gli agenti stressanti, quindi, vanno
ad alterare le funzioni del sistema neurovegetativo, del sistema endocrino e del sistema
immunitario.
4. Esistono risposte specifiche e risposte aspecifiche che si sintonizzano con tre parametri
fondamentali: lo stato psicofisiologico precedente levento, i fattori endogeni, come il
patrimonio genetico e le caratteristiche di

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Il concetto immutato di malattia.


La malattia, quindi, salva!
Chiamata anche entit nosografia, la patologia non centra con lo stress: questultimo responsabile solamente di renderle la vita pi facile. La presunta unificazione tra mente e corpo rimane viva solo nelle parole. Sempre il padre della medicina psicosomatica italiana afferma, infatti, ancora: Alcune malattie possono ancora essere considerate come prodotte da ununica causa
(ad esempio la paraplegia da sezione del midollo
spinale), ma in molte altre, definite spesso come
idiopatiche o essenziali, letiologia certamente
pluricausale, senza possibilit di individuare una
causa predominante. Anche dove, tuttavia, un
agente patogeno appare strettamente connesso a
una particolare malattia, possibile quasi sempre
individuare una serie di concause dotate di potere
patogeno a livello del terreno biologico. Ogni
malattia dove sia individuabile un agente patogeno principale, infatti, pu essere vista come la risultante di due fattori: laggressivit dellagente
patogeno da un lato e le condizioni dei sistemi
biologici di difesa (il terreno) dallaltro (Pancheri, 1979).
Negli ultimi trentanni, la ricerca sullo stress
ed, in particolare, la medicina psicosomatica hanno imboccato, purtroppo, un tunnel da cui non
riescono pi ad uscire ed hanno determinato lesatto opposto di ci che probabilmente era nelle
loro intenzioni originarie: cercando, probabil-

rebbe in definitiva in tale direzione, favorendo,


cio, linsorgenza delle malattie nel momento in
cui gli stimoli stressanti altererebbero le condizioni biologiche dellorganismo.
In definitiva, si potrebbe riassumere che tutta
la ricerca sullo stress, quindi, proseguita con lo
sviluppo e le elaborazioni della medicina psicosomatica, invece di arrivare ad una spiegazione
finalmente plusibile in merito allorigine della
malattia e soprattutto che andasse oltre la tradizionale separazione tra malattie del corpo e della psiche, ha aggiunto unipotesi in pi, rendendo ancora pi confusa letiologia con i concetti
di multicausalit o multifattorialit. Tutta la ricerca sullo stress, in definitiva, lascia sostanzialmente intatta la concezione millenaria che la
malattia qualcosa, unentit - ovviamente
sbagliata, temibile e da combattere - che pu
colpire lorganismo, senza che nessuno possa
dire perch.
Afferma Pancheri, infatti: alla luce di quanto emerso dallo studio dello stress dalla prima
formulazione di Selye fino ad oggi, appare chiaro come tale suddivisione (tra malattie somatiche e malattie psicosomatiche) sia priva di significato, e come stressors di varia natura
(fisica, biologica o psicosociale) possano, direttamente o attraverso una mediazione emozionale, influenzare il terreno biologico sul quale si
inserisce la malattia (1979)

STRUTTURA
GENETICA

IMPRINTING

Sist. ENDOCRINO
Sist. VEGETATIVO
Sist. IMMUNITARIO

AMBIENTE
FISICO

DIFESE
terreno
biologico

MALATTIA

MALATTIE
PRECEDENTI

FATTORI
EMOZIONALI

Tabella 6. Le emozioni in medicina psicosomatica.

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PSICHENEUROBIOLOGIA
CERVELLO ORGANO
DELLA
- 1/2006
DHS

mero di persone che vedono parti diverse dello


stesso soggetto (Shnake, 1995).
Sostiene ancora la Shnake: La Medicina Psicosomatica un grande schermo che copre uno
dei fallimenti pi drammatici della medicina. Si
ampliano i servizi, si aggiunge personale
specializzato nelle quipe oncologiche, si organizzano congressi ove si riconosce il fattore psicologico nel cancro o nellasma, nelle gravidanze
tubariche, nellulcera, negli incidenti automobilistici La psichiatria e la psicologia hanno vinto
la loro battaglia! Non c pi un quadro clinico in
cui non riconosciuto il fattore psicologico. Finalmente la dimensione psichica forma parte
dellessere umano. () Eppure non sono riusciti
a divincolarsi dallattraente approccio medico,
che insiste nel chiamarsi scientifico e che li ha
obbligati a costruire un ibrido con cui sono consapevoli di non aumentare la saggezza del corpo
n contribuire - come era il sogno di Freud - ad
una maggiore libert delluomo, a renderlo meno
dipendente e schiavo dellaltro (Shnake, 1995)
Ma se la Medicina Psicosomatica, che si pone
come la disciplina che, per eccellenza, tenta di
superare il dualismo mente-corpo, al di l delle
presunte apparenze, scivolata nuovamente nel
riduzionismo meccanicistico dei secoli antichi,
unaltra recente disciplina, la psico-oncologia,
che presume anchessa unattitudine olistica nei
confronti del paziente, scivolata ancora pi in
basso. In uno dei testi pi accreditati nella letteratura italiana, il Manuale pratico di psicooncologia, addirittura lex Ministro della Salute,
prof. Girolamo Sirchia, arriva al coraggio di affermare nelle prime righe di presentazione: La
Psico-oncologia costituisce in ambito sanitario un
riferimento per tutti coloro - oncologi, psicologi,
psichiatri, psicoterapeuti - che nel trattamento
della malattia neoplastica hanno una visione olistica del malato, tesa a tutelare e favorire una migliore qualit di vita del paziente considerandolo
nella sua complessit, vista la inscindibilit negli
esseri umani della componente biologica da quella emozionale (Grassi, Biondi, Costantini, 2003,
pag. IX). Peccato che nelle trecentoventi fitte pagine del testo non c una riga in cui si accenni
alla possibilit, anche remota, che le emozioni
abbiano una qualche determinante nella genesi
del cancro! In tutto il manuale pratico di psicooncologia, le emozioni sono considerate solo in
quanto vissuto di malattia, cio la reazione
emotiva del paziente alla malattia tumorale! Viene proprio da chiedersi cosa intenda Sirchia con
il termine olistico o con linscindibilit negli

mente di riunire lorganismo in una visione olistica, lo ha spezzettato ancora di pi!


La funzionalit e la ricettivit di questi sistemi (neurovegetativo, endocrino e immunitario) sono a loro volta controllate da una serie di
fattori reciprocamente ineteragenti tra loro: la
struttura genetico-costituzionale, limprinting
psicobiologico, lambiente fisico e, infine, i determinanti emozionali e psicosociali.
I determinanti emozionali e psicosociali, e la
reazione di stress da essi dipendente, sono dunque sempre delle concause nella genesi delle
malattie a etiologia totalmente o parzialmente
multicausale. Essi, a seconda del momento in
cui agiscono, della loro intensit e durata e della
loro interazione con altri determinanti, possono
agire come elementi predisponesti o come fattori scatenanti. Il punto importante da sottolineare
che, allo stato attuale delle nostre conoscenze,
non dimostrato un rapporto specifico tra tipo
di attivazione emozionale e tipo di malattia somatica sviluppata anche quando il ruolo determinante dello stress emozionale stato accertato.
Le differenze nel tipo di malattie sviluppate
per cause emozionali dipendono dalla particolare vulnerabilit dei singoli organi a sua volta
dipendente da fattori puramente fisico-biologici
o genetico-costituzionali (Pancheri, 1979).
innegabile che la ricerca sullo stress, da
Cannon a Mason, era partita bene, ma, successivamente, si intrappolata allinterno dello stessa paradigma da cui ha tentato di staccarsi: Cartesio , in effetti, pi duro a morire di quel che
non si pensi! Nel tentativo di decollare dal riduzionismo di fine Ottocento, in una direzione quella olistica o sistemica - che gi la fisica
quantistica ed i modelli cibernetici della prima
met del Novecento lasciavo intravedere, la medicina psicosomatica miseramente scivolata di
nuovo nel meccanicismo riduzionistico dei secoli passati, condito solamente dai nuovi concetti quali: idiopatico, polietiologico, multifattoriale, multicausale, ecc. Invece che riunire,
spezzetta ancora di pi.
Leffetto pi tragico del moderno riduzionismo lo si vede nel fiorire delle cosiddette quipe multidisciplinari, che sembrano tanto allavanguardia ma che tanto pi multiple sono, tanto pi dividono il paziente: i clinici si sentono
molto tranquilli e progressisti quando includono
uno psicologo nella loro equipe medica - meglio
ancora se uno corporeo - cos si formano le
quipe multidisciplinari, in cui multiplo il nu-

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PSICHE CERVELLO ORGANO - 1/2006

paradigma meccanicistico fin da subito.


Nella Legge ferrea del cancro, Hamer evidenzia tre criteri fondamentali:
1. Ogni programma speciale, biologico e sensato
(SBS) inizia con una DHS (Sindrome di Dirk
Hamer), cio con uno shock conflittuale gravissimo, inaspettato, altamente drammatico
vissuto con un senso disolamento, contemporaneamente su tre livelli: nella psiche, nel cervello e nellorgano.
2. Nellistante della DHS, il contenuto del conflitto biologico, ovvero la maniera in cui la
persona percepisce un determinato evento, determina sia la localizzazione del SBS nel cervello con il cosiddetto Focolaio di Hamer, sia
la localizzazione nellorgano come cancro o
malattia oncoequivalente.
3. Il decorso del programma SBS sincrono su
tutti i livelli (psiche - cervello - organo) dalla
DHS fino alla soluzione del conflitto, compresa la crisi epilettoide nel punto culminante
della fase di riparazione e il ritorno alla normalit.
I tre criteri della Legge ferrea portano in s la
risposta ai buchi neri su cui la ricerca sullo
stress la Medicina Psicomatica si sono insabbiati,
soprattutto al dibattito tra gli elementi aspecifici e
specifici della risposta organismica e alla scelta
dellorgano.
Gli elementi di svolta che si differenziano dalla ricerca sullo stress sono:
La reazione dellorganismo, scatenata dalla
DHS, avviene per un interessamento diretto
del cervello in aree diverse e specifiche.
La reazione dellorganismo, scatenata dalla
DHS, avviene da parte di organi specifici, in
relazione al tipo emozioni.

esseri umani della componente biologica da


quella emozionale
Certamente la cura dellaspetto emotivo
dellammalato, delle sue reazioni e delle strategie di coping attuale nobile nonch fondamentale; ma cosa c di cos nuovo e scientificamente allavanguardia in questa che, da sempre,
lattitudine dei sacerdoti e dei religiosi con gli
ammalati? Gi Ges Cristo, ben duemila anni
prima del prof. Girolamo Sirchia, invitava a
prendersi cura amorevolmente delle persone che
soffrono!
Se per la Medicina Psicosomatica lemozione altera i fattori che predispongono e favoriscono limpianto della malattia, con la Psicooncologia arriviamo addirittura a considerare
lemozione solamente in termini di reazione e
adattamento alla malattia: non soltanto si ritorna
nel riduzionismo meccanicistico, ma non si considera neanche lontanamente lidea che le emozioni possano avere una qualche valenza in termini etiologici. Implicitamente siamo tornati
alla completa negazione che il vissuto e le emozioni, relegate alla predisposizione o alla
conseguenza, abbiamo un ruolo significativo
nella genesi delle malattie.
Il cambio di paradigma.
Nel 1981, il dott. Hamer sostiene, invece:
Ogni Programma SBS causato da una DHS.
Questa affermazione trova, quindi, degli antecedenti nella ricerca scientifica del tempo ma, al
tempo stesso, rappresenta, questa volta, un reale
cambio di paradigma.
Con la sua intuizione avrebbe potuto infilarsi
nella corrente di ricerca alquanto fertile e popolata del suo tempo (siamo, infatti, agli inizi degli anni Ottanta) ma, per fortuna, la sua intuizione si appoggiava chiaramente al di fuori del

La scoperta eccezionale alla Tac: i Focolai di

REAZIONE
EMOTIVA

MALATTIA

Tabella 7. Le emozioni i psico-oncologia

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PSICHENEUROBIOLOGIA
CERVELLO ORGANO
DELLA
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DHS

cio un evento inaspettato, emotivamente shockante, nello specifico di paura di morire.


Lespressione Focolai di Hamer stata coniata dai miei oppositori che hanno sprezzantemente chiamato queste formazioni nel cervello da
me scoperte gli strani focolai di Hamer ma che
nel frattempo sono diventati dei riferimenti sicuri.
Il termine focolaio di Hamer (FH) indica la
porzione, larea, la regione o il punto del cervello
attivato da una DHS. Pertanto il punto non casuale bens corrisponde al rel del computer
cervello che, nellistante della DHS lindividuo
associa al contenuto conflittuale. A partire da
questo Focolaio di Hamer viene a sua volta interessato lorgano correlato al FH e tutto accade nel
medesimo istante della DHS.
Con la fase di stress permanente
(simpaticotonia), che in linea di massima gi
prestabilita si modificano in misura crescente le
condizioni di comunicazione dei nervi cerebrali,
cio viene interessata unarea sempre pi grande
oppure la zona gi attivata si altera maggiormente. Con la tomografia computerizzata (TAC) si
pu fotografare questo focolaio, vale a dire un
rel cerebrale specifico che normalmente innerva
lorgano e che si trasforma in Focolaio di Hamer
a causa di una DHS (Hamer, 2004).
I Focolai di Hamer sono, quindi, la prova della correlazione cerebrale tra psiche e organo!
I Focolai di Hamer sono delle immagini, evidenziabili alla TAC, che, tra laltro presentano

Hamer.
Hamer ha potuto evidenziare tali assunti grazie al tipo di ricerca da lui condotta, partita sostanzialmente dal dramma familiare
shockante che lo ha colpito in prima persona
e non secondo un modello prestabilito dalla letteratura del tempo; ma lelemento fondamentale
che lo sostenne in una direzione diversa nacque
dallosservazione diretta, attraverso lo studio
della TAC cerebrale, di qualcosa - i Focolai
di Hamer - che succedeva nel cervello, sempre
nello stesso punto, a seconda della medesima
malattia. Egli si accorse, infatti, che tutti pazienti con una lesione, ad esempio, polmonare,
presentavano un focolaio sempre nello stesso
punto del cervello, nello specifico a livello del
tronco cerebrale; oppure, tutti i pazienti che
avevano, ad esempio, una lesione a livello della
laringe presentavano un focolaio sempre a livello della corteccia periinsulare sinistra. Questa
scoperta eccezionale permise, cos, al dott. Hamer di mappare sistematicamente ogni organo e
tessuto nella sua relativa localizzazione cerebrale.
Laltro elemento eccezionale della scoperta
dei focolai era che essi corrispondevano sempre, nel 100% dei casi, ad un certo contenuto
emotivo conflittuale: ad esempio, sempre nel
caso di una patologia polmonare, i focolai era
sempre a livello del tronco encefalico e i pazienti avevano patito sempre la stessa DHS,

Focolaio di Hamer alla Tac.


Tratto da Il capovolgimento diagnostico

Focolaio di Hamer alla Tac.


Tratto da Testamento per una Nuova Medicina

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Focolaio di Hamer alla Tac.


Tratto da Testamento per una Nuova Medicina

Focolaio di Hamer alla Tac.


Tratto da Il capovolgimento diagnostico

fusa proprio in merito a ci. C da dire, in ogni


caso, che negli anni successivi determinate prospettive di ricerca nellambito delle neuroscienze
hanno fatto molta luce sui meccanismi delle reazioni emotive ed, in effetti, ora ne sappiamo molto di pi su cosa avviene in quel momento in cui
Hamer ha posto linizio di quella catena di eventi
che normalmente chiamata malattia: oltre alle
verifiche empiriche condotte da Hamer, abbiamo,
ora, la conferma anche dalle pi recenti acquisizioni delle neuroscienze. La chiave di volta sta
esattamente nella comprensione dei meccanismi
neurobiologici delle emozioni.

una morfologia diversa: il dott. Hamer non tard a scoprire che la diversa struttura era legata
alla fase del processo di malattia. Nella fase attiva del conflitto biologico subito dal paziente, i
focolai si presentano come delle immagini nitide a bersaglio, come dei centri concentrici e
definiti, espressione dellattivazione neuronale
durante la fase conflittuale. Nella fase, invece,
che segue la risoluzione del conflitto, quando
cio il paziente esce dallo stress vuoi perch
ha risolto il problema che lo assillava o perch
si messo il cuore in pace, limmagine del focolaio cambia, i cerchi concentrici diventano
pi sfumati e tutta larea appare rigonfia e scura, segno dellinteressamento edematoso dellarea cerebrale interessata e della riparazione gliale in atto. In questa fase, infatti, le cellule di rivestimento dei neuroni - la glia - proliferano lasciando, alla fine del processo, un esito cicatriziale. I cosiddetti tumori cerebrali, quindi, altro
non sono che lesito di questo processo avvenuto innumerevoli volte a carico dello stesso FH.
La ricerca empirica e losservazione diretta
dellinteressamento cerebrale, quindi, portarono
Hamer a mettere lattenzione sullo shock della
DHS, anche se la letteratura del tempo, nonostante avesse da decenni gli occhi sui meccanismi di reazione allo stress, fosse alquanto con-

Dalla storia dellorso alla scoperta del Cervello


Emotivo.
Mason, con lidea che il mediatore unico
ipotizzato da Selye fosse rappresentato dalle
emozioni, stato il ricercatore che pi si avvicinato alla scoperta delle leggi biologiche di Hamer. Purtroppo, alla fine degli anni Settanta, la
ricerca sulle emozioni era ancora troppo confusa
e contraddittoria per poter sostenere una tesi di
tale portata e, in ogni caso, condizionata dal vecchio paradigma riduzionistico e dualista.
La emozioni hanno rappresentato un oggetto
di interesse per scienziati e pensatori di tutti i
tempi. Dai tempi antichi in cui si disquisiva su

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PSICHENEUROBIOLOGIA
CERVELLO ORGANO
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DHS

to sostanziale di mediazione in quel fenomeno


che chiamiamo emozione. In effetti, i contenuti
coscienti dellemozione sono sostanzialmente
delle percezioni di stati fisici: il cuore che accelera, la pelle che suda, una pressione al petto, una
contrazione delle viscere, ecc. Appare sensato,
quindi, considerare il coinvolgimento del corpo
nel processo emozionale. Ma in che termini?
Gli studi successivi portarono a considerare
che le risposte fisiche fanno s parte integrante
delle emozioni ma, visto il tempo in cui esse avvengono, sostanzialmente pi lungo rispetto alla
percezione cosciente, condussero W. Cannon,
che abbiamo gi incontrato a proposito delle ricerche sulla reazione dallarme e P. Bard formulare nel 1929 una teoria secondo la quale le emozioni coscienti, ovvero i sentimenti, e le reazioni
del corpo avvengono attraverso meccanismi indipendenti e separati: lo stimolo emotivo (che arriva allorganismo attraverso i canali sensoriali che
confluiscono nel talamo) produce i sentimenti per
azione diretta sulla corteccia cerebrale, mentre,
attraverso circuiti paralleli, a mediazione ipotalamica, viene generata una risposta fisica (Cannon,
1929; Bard, 1929).
Il dibattito prosegu tra queste due posizioni
fino agli anni Cinquanta, quando venne formulata
una delle teorie che ebbero pi seguito nella ricerca sulle emozioni. Nel 1949, infatti, il ricercatore Paul McLean ipotizz la teoria del cervello
viscerale, come lo chiam inizialmente, o
sistema libico, come lo ribattezz nel 1952, come la sede del cervello emotivo, ovvero la sede
delle strutture responsabili delle emozioni
(McLean, 1949, 1952).
McLean riprese la teoria formulata poco prima della seconda guerra mondiale da James Papez, un anatomista che descrisse un circuito particolare quale responsabile dellesperienza emotiva. Da considerazioni analoghe a quelle di Cannon e Bard, Papez pensava che gli stimoli sensoriali, afferenti attraverso le vie talamiche andassero direttamente alla corteccia cerebrale e allipotalamo. Le esperienze emotive, per, sarebbero
state generate anche dal coinvolgimento del talamo anteriore, dallippocampo e dalla corteccia
cingolata, una parte della corteccia mediale degli
emisferi - chiamata anche rinencefalo - filogeneticamente pi antica.
Proprio alla corteccia cingolata Papez assegnava la funzione dintegrazione tra gli stimoli
provenienti dalla corteccia cerebrale laterale - filogeneticamente pi recente - e dallipotalamo
(Papez J.W., 1937).

temperamenti, passioni e umori, filosofi, lettereati e uomini di scienza hanno tentato di spigare e collocare allinterno dellesistenza umana il
senso e la funzione della dimensione emozionale.
Gli scienziati hanno cercato di scoprire, oltre
al capirne il funzionamento, dove fosse la sede
delle emozioni, ma i problemi erano rappresentati dal fatto che il contenuto cosciente dellemozione - il sentimento, come definito in neurobiologia - mal si presta allindagine scientifica. Per questo, lemozione rimasta campo
dindagine da parte delle discipline fondate
sullintrospezione, come la psicoanalisi, ma che
non permette una comprensione biologica del
funzionamento, oppure si limitata allo studio
delle reazioni comportamentali fisiologiche, come, ad esempio hanno fatti i comportamentisti,
giudicando la coscienza un tema inadatto allindagine scientifica, oppure stata deliberatamente esclusa dallindagine, come ha fatto la corrente di pensiero denominata congitivismo, centrata maggiormente sui processi inconsci di elaborazione dellinformazione, piuttosto che sui
contenuti di tale elaborazione. La comprensione
dei meccanismi emotivi, quindi, stato sicuramente il campo pi difficoltoso per le scienze
della mente nellultimo secolo.
William James, considerato il padre della
psicologia americana, scrisse nel 1884 un articolo apparso sulla rivista Mind dal tipolo
What is an emotion? (Cos lemozione?) che
fece storia e diede inizio, di fatto, allindagine
sulla natura delle funzioni emotive. La riflessione di James partiva dalla seguente domanda:
Perch di fronte ad un orso proviamo paura?
A quel tempo, cos come, per certi versi attualmente, il senso comune sosteneva che, di fronte
un orso proviamo lemozione della paura perch pericoloso e, in conseguenza a ci, scappiamo. Ebbene, W. James propose una prospettiva diversa: egli sosteneva che, di fronte allorso, lorganismo reagisce con una risposta essenzialmente fisica che, nel momento in cui viene
percepita a livello cosciente, genera successivamente lemozione della paura. Lemozione, secondo James, sarebbe, pertanto, leffetto sulla
coscienza della retroazione da parte dellorganismo: in altri termini, non scappiamo perch abbiamo paura, ma abbiamo paura perch siamo
spinti alla fuga (James, 1884).
La prospettiva di W. James gett le basi per
una indagine sulle emozioni che tenesse conto
della dimensione fisico-corporea, quale elemen-

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PSICHE CERVELLO ORGANO - 1/2006

gimento. Da questo punto di vista, quindi,


McLean identificava nei sentimenti una funzione
dintegrazione tra gli stimoli provenienti dallesterno e quelli provenienti dallinterno. Tale integrazione era funzione, appunto, del cervello viscerale; in esso, lippocampo svolgeva una funzione fondamentale; secondo McLean era una
sorta di tastiera emotiva in grado di generare le
vaire tonalit dei sentimenti che proviamo.
In una formulazione successiva, McLean denomin sistema limbico le parti del cervello
che avrebbero costituito il sistema responsabile
delle emozioni: rispetto al circuito di Papez, vi
aggiunse lamigdala, il setto e la corteccia prefrontale. Il sistema limbico di McLean era un vero e proprio sistema evoluto per mediare le funzioni viscerali ed i comportamenti emotivi ed
istintivi come procurarsi il cibo, procreare, difendere il territorio, ecc (McLean, 1952).
Infine, laspetto evolutivo fu specificato ancora meglio nella tripartizione del cervello: secondo McLean, nellevoluzione delle specie animali, il cervello si sarebbe evoluto dalle funzioni
arcaiche del tronco encefalico, tipico dei rettili, a
quelle dei paleo-mammiferi e, solo alla fine, nelle
funzioni superiori dei neo-mammiferi. Nella teoria del cervello trino, il sistema libico corrisponde
sostanzialmente al cervello dei paleo-mammiferi
(McLean, 1970).
La teoria del sistema limbico, come sede delle
emozioni, sembr cos convincente che tuttora
considerato il modello tra i pi utilizzati per spiegare il funzionamento emotivo. Per decenni, infatti, sembrava potesse dare tutte le risposte in
merito al funzionamento delle emozioni, se non
altro, nella loro topografia neuroanatomica; inoltre, la concezione evolutiva rendeva plausibile il
senso delle emozioni al processo di adattamento e
sopravvivenza. Si pensava, grazie, quindi, alla
teoria del sistema libico, che il cervello emotivo avesse una localizzazione unica.
Ora sappiamo, per, che non cos!
In ogni caso, sullonda della tripartizione del
cervello (cervello rettile, del paleomammifero e neo-mammifero) sembrava
plausibile che le emozioni fossero generate dal
cervello del paleo-mammifero e che le funzioni
della corteccia avessero una funzione di regolazione su di esso; su questa linea prosegu la ricerca e la speculazione sulle emozioni che condussero Stanley Schachter e Jerome Singer a formulare
lipotesi, di stampo congitivista, nel 1962, secondo la quale sarebbero le attribuzioni e le spiegazioni cognitive che vengono operate dalla cortec-

Ebbene, Paul McLean riprese il circuito di


Papez e tent una teoria generale del cervello
emotivo, influenzato non solo dalla neuroanatomia, ma che dalla psicologia dellinconscio
freudiana. Il punto di partenza, a quellepoca,
era che nella genesi delle emozioni erano determinati lipotalamo, da un lato e la corteccia cerebrale laterale, o neocorteccia, dallaltro; si sapeva, per che tali strutture avevano poche vie
di connessione tra loro.
Condiderando, quindi, che lesperienza cosciente delle emozioni fosse probabilmente dettata dallattivit della neocorteccia - universalmente considerata sede dellattivit sensomotoria ma che questa non fosse in grado di influenzare lipotalamo e, quindi, le attivit viscerali, e considerando, invece, che fossero le regioni filogeneticamente pi antiche del rinencefalo a poterle influenzare, McLean identific il
cervello viscerale proprio nelle zone rinencefaliche.
Mentre la neocorteccia signora della muscolatura e favorisce le funzioni dellintelletto,
il cervello viscerale ordina il comportamento
affettivo dellanimale in certi impulsi elementari come procurarsi e assimilare il cibo, fuggire
davanti al nemico o liberarsene oralmente, riprodursi e cos via (McLean, 1949).
La teoria del cervello viscerale nasceva anche dalle considerazioni evoluzionistiche del
sistema nervoso: McLean pensava che negli
animali primitivi fosse proprio il cervello viscerale a garantire la sopravvivenza e ladattamento funzionale alle circostanze di vita; nei mammiferi, lo sviluppo successivo della neocorteccia avrebbe permesso quelle funzioni superiori
che vedono nelluomo il loro massimo raggiun-

Tabella 7. La teoria del sistema limbico: unipotesi apparentemente convincente ma che si rivelata priva di
fondamento

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CERVELLO ORGANO
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DHS

ni gravi della memoria cosciente o dichiarativa,


cio sulla capacit di sapere cosa si fatto pochi
attimi prima, di immagazzinare linformazione,
di richiamarla e di descrivere verbalmente quanto
ricordato. Vale a dire su quei processi che, secondo McLean, non spettavano n al cervello viscerale n al sistema limbico. Lassenza relativa di
implicazione nellemozione e la chiara implicazione nella cognizione contraddicono quindi lidea che il sistema limbico, comunque lo si definisca, sia il cervello emotivo (LeDoux, 1991)
Un contributo fondamentale nella comprensione dei meccanismi emotivi arriv nel 1980
grazie a Robert Zajonc, il quale afferm, nel suo
storico lavoro del 1980 Feeling and Thinking:
Preferences Need No inferences che lemozione
precede la cognizione (Zajonc, 1980). Il suo concetto di affezione inconscia, inteso come elaborazione emotiva prodotta al di fuori della consapevolezza, dimostr che le reazioni emotive possono aver luogo in assenza di consapevolezza degli stimoli, gettando le basi per lidea che lemozione non solo cognizione. Le ricerche di
Zajonc si basavano sulle stimolazioni subliminali: altri ricercatori seguirono tale filone confermando le acquisizioni dellelaborazione inconscia. Divenne sempre pi chiaro, quindi, che lemozione avviene per processi inconsci e non
centra con la cognizione (Bornstein, 1992;
Bargh, 1992).
Da tutte le ricerche successive si pu affermare, quindi che McLean abbia sbagliato a includere in un unico sistema lintero cervello emotivo e
la sua storia evolutiva. Credo che la sua logica
dellevoluzione emotiva fosse perfetta ma troppo
estesa. Le emozioni sono sicuramente delle funzioni coinvolte nella sopravvivenza, ma siccome
emozioni diverse riguardano funzioni di sopravvivenza diverse - difesa contro il pericolo, trovare
del cibo, accoppiarsi, occuparsi della progenie, e
cos via - ognuna potrebbe appartenere a sistemi
cerebrali diversi, evolutisi per ragioni diverse. E
dunque i sistemi emotivi potrebbero essere non
uno ma tanti (LeDoux, 1996)
Sempre secondo LeDoux, lipotesi di lavoro
pi praticabile che diverse classi di comportamento emotivo rappresentino funzioni diverse
che si occupano di diversi problemi dellanimale,
e ai quali sono dedicati sistemi cerebrali diversi.
Se cos, emozioni distinte vanno studiate in
quanto unit funzionali distinte (LeDoux, 1996)
Dalla storia dellorso di William James, quindi, arriviamo alle conoscenze attuali della neurobiologia in merito al cervello emotivo. Queste

cia sugli stati fisici che vengono percepiti a determinare quelli che diventano stati emotivi. In
altri termini, gli individui percepiscono sensazioni corporee che, a seconda di come vengono
etichettate, generano unemozione piuttosto che
unaltra (Schachter, Singer, 1962).
Altri ricercatori cognitivisti, come Magda
Arnold e Richard Lazarus, che abbiamo gi nominato a proposito delle ricerche sullo stress,
insistevano sulla valutazione come elemento
determinante ai fini dellesperienza emotiva:
emozioni diverse si distinguerebbero luna
dallaltra perch valutazioni diverse susciterebbero tendenze diverse allazione che darebbero,
quindi, luogo a sentimenti diversi (Lazarus,
1966). La teoria della valutazione, di stampo
cognitivista, domin la scena della ricerca sulle
emozioni per decenni, per lo meno fino agli anni Ottanta, anche se si sono fondate su due elementi che, alla lunga, come vedremo, hanno
portato fuori pista. Il primo errore stato quello
di analizzare le valutazioni dalla verbalizzazione dei soggetti, quando lintrospezione non d
una visone affidabile dei funzionamenti mentali; in secondo luogo, la teoria cognitivista della
valutazione ha dato troppo peso ai processi della cognizione, negando la differenza tra emozione e cognizione.
In effetti, alcune ricerche effettuate negli anni Settanta, hanno dimostrato linfondatezza
dellintero impianto del sistema limbico come
sede del cervello emotivo, nonch lassoluta necessit di ridefinire il concetto di valutazione.
Il neuroanatomista Antony Brodal, ad esempio, ha dimostrato limpossibilit di accomunare, sulla base dellevoluzione, strutture quali il
lobo limbico, il rinencefalo ed il cervello viscerale (Brodal, 1982); inoltre, tutto il concetto di
sistema limbico era fondato sulla connessione
delle strutture che lo compongono con lipotalamo: L.W. Swanson, per, ha dimostrato, attraverso metodiche pi sofisticate, che lipotalamo
collegato con tutti i livelli del sistema nervoso
e, da questo punto di vista, quindi, tutto il cervello sarebbe da definirsi sistema limbico (Swanson, 1983). Oltre a ci, si visto che
lippocampo, una struttura fondamentale, secondo McLean, per le tonalit emotive implicato non tanto nelle funzioni autonome ed
emotive, quanto in quelle cognitive. Infatti, le
lesioni dellippocampo, e di alcune zone del circuito di Papez, come i corpi mammillari e il talamo anteriore, hanno pochi effetti coerenti sulle funzioni emotive, mentre producono disordi-

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PSICHE CERVELLO ORGANO - 1/2006

possono essere cos riassunte:


Le emozioni sono una risposta complessa
dellorganismo ad uno stimolo sensoriale
che proviene dallesterno o dallinterno. Esse sono prodotte automaticamente dal cervello, sulla base della percezione di uno stimolo emozionalmente adeguato. Tutta la
catena deventi innescata dalla presentazione di un oggetto adatto, lo stimolo emozionalmente adeguato.
Lelaborazione di quello stimolo, nel contesto specifico in cui si manifesta, conduce alla selezione e allesecuzione di un programma preesistente: lesperienza emozionale (Damasio, 2003). Il cervello, cio, predisposto dallevoluzione a rispondere a determinati stimoli, con specifici repertori dazione, anche se pu rispondere a molti altri
stimoli che, per apprendimento nel corso
delle esperienze di vita sono divenuti emotivamente significativi (Da, ). In altri termini
esistono determinati stimoli che appartengono alle codifiche nella specie tramandate geneticamente; al tempo stesso, durante la vita,
determinate esperienze possono imprimere
nella memoria lacquisizione che un determinato stimolo significativo in termini di
sopravvivenza per lindividuo: il caso,ad
esempio, delle esperienze traumatiche, in
grado di sensibilizzare lorganismo ad una
risposta secondo il meccanismo descritto da
Pavlov del condizionamento operante.
Lattivazione emotiva avviene mediante un
meccanismo del tipo chiave-serratura:
uno stimolo emotivamente significativo funge da chiave nel dispiegamento della risposta emotiva - che funge, pertanto da serratura. In altri termini, non tutti gli stimoli attivano una risposta, ma soltanto quelli per i
quali esiste una serratura. Questo meccanismo spiega il funzionamento degli istinti:
ad esempio un individuo che risponde a determinate caratteristiche del partner sessuale sar in grado di generare una risposta
deccitazione, chiamata istinto allaccoppiamento. Al tempo stesso questo meccanismo
spiega le basi neurobiologiche del costruttivismo, una corrente di pensiero che riconosce quanto la conoscenza non un processo
assoluto ma creata dallosservatore: non
conosciamo il mondo per quello che ma,
sulla base delle nostre categorie, isoliamo la
nostra esperienza del mondo (Maturana e
Varela, 1987)

Il risultato delle risposte emotive una modificazione dello stato del corpo che viene registrato a livello cerebrale in mappe di quello
specifico stato corporeo. Lemozione, cio,
la mappa del corpo in un determinato stato,
una sorta di fotografia delle condizioni
viscerali dellorganismo in un determinato
momento. Ad esempio, quello che noi chiamiamo tranquillit corrisponde ad una percezione del nostro corpo in un determinato
stato, appartenente, generalmente, alla categoria delle sensazioni gradevoli, mentre ci che
chiamiamo paura, invece, corrisponde ad uno
stato corporeo ben differente che, generalmente appartiene alla categoria delle sensazioni spiacevoli, che, quindi, ci spingono ad intervenire per modificare la situazione che lo
determina. Antonio Damasio ha, a questo riguardo, ipotizzato la teoria del cosiddetto
marcatore somatico, una sorta di immagine
o rappresentazione sensoriale che viene integrata nella memoria implicita quando uno stimolo o diventa emotivamente significativo.
Quando lo stimolo compare, non serve, come
sosteneva William James che si attivino delle
risposte di retroazione da parte del corpo, rivelatesi troppo lente per generare un sentimento: sufficiente che lo stimolo attivi limmagine dello stato corporeo - il marcatore somatico - per avere la percezione cosciente di
una emozione (Damasio, 1994).
Inoltre, sappiamo con certezza che il cervello
emotivo opera sostanzialmente a livello inconscio e produce risposte dirette sul corpo, di
tipo viscerale, mediate dal sistema nervoso
autonomo. La modificazione dello stato del
corpo che viene registrata nella risposta emotiva determinata da unazione diretta sugli
organi e tessuti, attraverso la loro innervazione autonoma. Un aumento improvviso del tono simpatico produce ad esempio
Tutte le risposte emotive hanno la funzione di
regolazione e adattamento dei processi vitali
e di attivazione di una risposta adeguata alla
richiesta ambientale ai fini di promuovere la
sopravvivenza. Gli organismi viventi, in altri
termini, sono costituiti in modo da mantenere
la coerenza delle proprie strutture e delle proprie funzioni, a dispetto delle numerose circostanze che possono metterne a rischio la vita.
Le risposte emotive appartengono a quei dispositivi contenuti nei circuiti cerebrali che,
una volta attivati dal verificarsi di particolari
condizioni interne o esterne, puntano alla so-

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DHS

funzione della coscienza necessario anche la


costituzione della coscienza di un s. I sentimenti, dal punto di vista evolutivo, avrebbero
quindi, una funzione superiore alle emozioni e, nello specifico la possibilit di una valutazione migliore e ponderata in merito a decisioni complesse (Damasio, 2003). I sentimenti, quindi sono un sistema per elaborare risposte pi precise ma che necessitano di un tempo relativamente lungo.
I sentimenti rappresentano, quindi, una dotazione dellevoluzione finalizzata alla possibilit di risolvere problemi complessi o prendere decisioni che richiedono tutta una serie di
valutazioni a lungo termine e comparative;
lorganismo rimane, tuttavia, dotato dei meccanismi filogeneticamente pi antichi e pi
rapidi, anche se meno precisi. LeDoux parla
delle cosiddette vie alte e vie basse di elaborazione. La via bassa di elaborazione, che
nel caso della paura, ad esempio, coinvolge
lamigdala, in grado di attivare delle risposte
automatiche di tipo viscerale, senza la mediazione dellelaborazione cosciente. La via
bassa corrisponde alla storica reazione dallarme, gi studiata da Cannon. Per fare un
esempio della differenza tra una risposta
alta ed una bassa, basti pensare, ad esempio a cosa succede quando immergiamo la
mano in un recipiente con dellacqua che si
sta riscaldando. Sentendo il calore che sale,
arriveremo ad un determinato momento in cui
ci accorgeremo che la temperatura troppo
calda e dovremo ritirare la mano (reazione
mediata dallesperienza cosciente); ma nel caso in cui mettessimo la mano in un recipiente
dacqua bollente, senza saperlo, avremmo una
risposta di retrazione immediata della mano,
automatica, ancor prima di essercene accorti
(via bassa di elaborazione). Gli eventi emotivamente significativi che giungono inaspettati
vengono, quindi, processati da vie nervose dirette ed immediate, in grado di attivare delle
risposte viscerali, ancor prima che la nostra
coscienza possa tranquillamente rendersene
conto. In questi casi, non abbiamo il lusso di
poter decidere mediante una valutazione emotivamente cosciente, ma la decisione viene
presa dal programma emotivo che, nello specifico, lo stimolo ha attivato.

pravvivenza e al benessere dellorganismo.


Le risposte emotive non sono determinate da
un unico sistema emotivo: si attivano sistemi
differenti da stimoli emotivi diversi
(LeDoux, 1996). Cos come esiste un sistema della paura, cos esiste un sistema per
procacciarsi il cibo o per laccudimento dei
cuccioli. Ogni emozione, cio, attiva un determinato sistema! Hamer ha dedotto questo
aspetto notando direttamente sulla TAC linteressamento di aree specifiche e sempre
precise a seconda del contenuto emotivo vissuto dallindividuo.
Cos come a livello cerebrale si attivano aree
diverse, anche il sistema nervoso autonomo,
che controlla le viscere, reagisce selettivamente e attiva organi diversi. In uno studio
del 1992, Levenson ha mostrato come si
possano addirittura distinguere le varie emozioni (rabbia, paura, disgusto, tristezza, felicit, sorpresa) proprio misurando le diverse
risposte del sistema nervoso autonomo, come la temperatura della pelle, la frequenza
cardiaca, ecc. (Levenson, 1992). A stimoli
diversi, quindi, corrispondono attivazioni
cerebrali diverse, che corrispondono ad
emozioni diverse, che corrispondono ad attivazioni viscerali diverse: sembra qualcosa
che ricorda proprio la legge ferrea del cancro! Nello specifico, inoltre, si attivano i sistemi che sono deputati ad una determinata
funzione. Un determinato sistema viene attivato quando implicata la funzione per cui
quel sistema deputato, ad esempio il sistema della paura per la difesa, il sistema
dellaccudimento per la cura della prole, il
sistema sessuale per laccoppiamento, e cos
via. Le emozioni, quindi, rappresentano la
parte di un meccanismo complesso, che si
evoluto intelligentemente nel corso del tempo; esse sono funzionali alla sopravvivenza
in quanto producono risposte precise e sensate sulla base del tipo di stimolo, generando
delle spinte allazione per favorire ladattamento.
Quando tali reazioni arrivano alla coscienza
abbiamo quellesperienza consapevole denominata emozione cosciente o sentimento. Le
emozioni hanno lo scopo di fornire risposte
adattative immediate; appartengono a dispositivi antichi nella storia dellevoluzione,
ben precedenti lo sviluppo della capacit di
provare sentimenti, per i quali, oltre alla

La malattia non qualcosa


Con le recenti acquisizioni delle neuroscienze,
abbiamo tutti gli elementi per comprendere cosa

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tia oncoequivalente. La reazione emotiva specifica di un determinato sistema emotivo che, oltre a
produrre risposte viscerali specifiche, interessa
localizzazioni cerebrali specifiche! Hamer giunge
a questa conclusione dallosservazione diretta
dellinteressamento cerebrale mediante le immagini da tomografie computerizzate del cervello.
Ora sappiamo anche dalla neurobiologia che non
esiste un unico sistema emotivo, ma ogni emozione ha un suo particolare sistema, con interessamento di aree cerebrali specifiche. Inoltre sappiamo che ogni emozione in grado di attivare
risposte viscerali specifiche, coinvolgendo organi
e tessuti specifici. La scelta dellorgano, quindi,
non casuale o determinata da ipotetici difetti
costituzionali: vengono attivati proprio quegli
organi la cui funzione implicitamente coinvolta
nel contenuto emotivo dello shock. Proprio come
nel caso personale di Hamer dove, avendo subito
una DHS dalla perdita del figlio, si attivato un
funzionamento speciale proprio nellorgano
legato alla riproduzione maschile, cio il testicolo.
Il decorso del programma SBS sincrono su
tutti i livelli (psiche - cervello - organo) dalla
DHS fino alla soluzione del conflitto, compresa
la crisi epilettoide nel punto culminante della fase di riparazione e il ritorno alla normalit. Vi
una compartecipazione di sistemi cerebrali e sistemi viscerali che seguono landamento dellefficacia adattativa della risposta, di cui il livello

succede in quel momento in cui scatta la DHS


(Sindrome di Dirk Hamer), che Hamer ha identificato come lorigine di tutte le malattie. Diventano, ora, facilmente comprensibili gli enunciati esposti nella Legge ferrea del cancro:
Ogni programma speciale, biologico e sensato (SBS) inizia con una DHS (Sindrome di
Dirk Hamer), cio con uno shock conflittuale
gravissimo, inaspettato, altamente drammatico
vissuto con un senso disolamento, contemporaneamente su tre livelli: nella psiche, nel cervello e nellorgano. Una chiave speciale, apre una
serratura speciale! Uno stimolo emotivamente
adeguato attiva una via diretta di risposta, senza
la mediazione della coscienza. Lintelligenza
evolutiva dellorganismo viene in aiuto quando
le circostanze colgono impreparato lindividuo
(o lanimale, visto che, da questo punto di vista,
i meccanismi di salute e malattia sono identici).
Hamer sottolinea con enfasi il concetto di
inaspettato: la DHS, con lattivazione conseguente delle catecolamine, diventa, cos, la prima risposta automatica, preconfezionata dalla
natura per predisporre lorganismo ad una risposta efficace.
Nellistante della DHS, il contenuto del conflitto biologico, ovvero la maniera in cui la persona percepisce un determinato evento, determina sia la localizzazione del SBS nel cervello
con il cosiddetto Focolaio di Hamer, sia la localizzazione nellorgano come cancro o malat-

PSICHE

CERVELLO

ORGANO

DHS

FH

Programma SBS

EVENTO
EMOTIVO

ATTIVAZIONE
CEREBRALE

MALATTIA

Tabella 8. Le relazioni tra eventi emotivi ed eventi biologici secondo Hamer

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DHS

programma SBS. Un evento emotivamente significativo attiva una risposta automatica per facilitare ladattamento.
Ma la chiave non esiste se non in relazione
alla sua serratura e, come sostiene Damasio, non
c mente senza il corpo. La DHS, quindi, non
un evento slegato dal programma SBS; la DHS
intrinsecamente legata, o, come direbbe Maturana, strutturalmente accoppiata, in quanto stimolo iniziale, al programma SBS. Proprio come un
lato di una medaglia strutturalmente accoppiato
con laltro. La mente, corrisponde, di fatto, allevento fisico: levento psichico, infatti un lato
della medaglia dove laltro lato rappresentato
dalla configurazione neuronale attivata di una
mappa corporea in uno stato particolare.
Non c mente senza il corpo: questo visione che, finalmente, connette, anzich separare,
magnificamente condensata nel terzo assunto della legge ferrea di Hamer. Il programma SBS procede in maniera sincrona sui tre livelli psiche,
cervello organo: tre facce della stessa medaglia.
Ma c di pi! Il superamento del dualismo
mente-corpo ci apre, anche, una visione filosoficamente nuova: ci porta ad una comprensione ancora profonda del paradigma olistico, che dagli
inizi del secolo scorso, con le acquisizioni della
fisica quantistica, della cibernetica e di altre discipline ha lentamente e gradualmente iniziato a
far scricchiolare tutta limpalcatura dualistica su
cui si fondato il pensiero occidentale, filosofico
e scientifico, negli ultimi secoli. Sinonimi di
paradigma olistico sono: paradigma sistemic o , o p p u r e r e l a z io n a l e , o p p u r e
ecologico (Capra, 1996). Non sufficiente,
quindi, aggiungere uno psicologo ad unequpe
per avere un approccio olistico al paziente! necessario entrare in un paradigma di pensiero completamente diverso, e questo vale per chiunque si
avvicini al paziente: infermiere, medico o psicologo che sia.
Una visione olistica comporta necessariamente il superamento anche del dualismo spiritomateria.
Cosa caratterizza gli organismi viventi dagli
oggetti? Qual la differenza tra la sostanza
animata e quella inanimata? Per Gregory Bateson, uno degli scienziati che maggiormente
hanno segnato la storia del pensiero del secolo
scorso, ci che distingue i fenomeni puramente
materiali dagli organismi viventi che questi ultimi hanno la capacit di trattare le informazioni,
mentre nel mondo materiale, non vivente, si reagisce alle forze, agli impatti e agli scambi di

dellesperienza emotiva testimone: fintantoch la risposta non efficace, il vissuto rimarr


conflittuale e il programma attivo, con leffetto di un funzionamento viscerale simpaticotonico, solo quando la risposta sar efficace verr
percepita emotivamente come conflittolisi (il
problema , finalmente, risolto!) con levoluzione del programma nella direzione del recupero e della riparazione, con leffetto di un funzionamento viscerale vagotonico, fino al ripristino della normalit.
Con la legge ferrea del cancro, crolla, quindi, lidea millenaria che la malattia unentit:
la malattia non qualcosa, ma un programma di
funzionamento speciale di organi e tessuti, tipico di una funzionalit modificata di tipo neurovegetativo; come lo definisce Hamer un funzionamento speciale, finalizzato ad uno scopo
biologico, in quei frangenti ove non abbiamo
altra possibilit di risposta, in quello stato di inibizione dellazione che gi Laborit aveva individuato come pre-condizione di malattia. Il sistema nervoso autonomo o vegetativo, per,
non altera il terreno su cui simpianta unentit denominata malattia, come sostiene da sempre la Medicina Psicosomatica, ma modifica direttamente il funzionamento degli organi, dal
momento che direttamente sono regolati da esso.
La malattia non , quindi, un parassita cattivo della natura ma corrisponde alla modificazione funzionale di quello stesso terreno cos
caro agli psicosomatisti, cio degli organi e dei
tessuti. La modificazione avviene con una sequenza precisa e sensata e assolve al compito
biologico implicito nel contenuto emotivoviscerale dello shock. Ad esempio: perdo un figlio, devo riprodurmi; oppure: ho inghiottito
qualcosa di indigesto, devo digerire di pi; oppure: qualcosa mi ha intossicato, devo evacuare
e rigettare subito, e cos via.
Un vero e proprio cambio di paradigma!
Oltre il dualismo mente-corpo, una visione olistica.
Le leggi biologiche del dott. Hamer ribaltano
totalmente il vecchio paradigma della malattia,
intesa come qualcosa di sbagliato, un difetto o
un attacco che fosse; ma ribaltano totalmente
anche il vecchio paradigma nel quale mente e
corpo sono due entit separate.
La malattia un processo di funzionamento
speciale dellorganismo. La DHS la chiave
che apre questo processo denominato

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e ambiente, relazione che rappresenta la sostanza


stessa dellesistenza.
Nel paradigma olistico lo spirito non esiste
senza la materia dal momento che lo spirito una
qualit emergente dellorganizzazione della materia; non nelle cose ma accade tra le cose e ci
riporta, quindi, alla relazione tra gli elementi,
piuttosto che allessenza degli elementi.
La legge ferrea del cancro di Hamer ci spiega
perch ci si ammala; tutto inizia in quel fenomeno denominato DHS. Ora sappiamo esattamente
cosa succede in quel fenomeno, ma la comprensione della DHS ci porta di fronte a qualcosa che
molto di pi che letiologia di una malattia.
Ci mette di fronte ad una legge della natura ed, in
quanto tale, ad una comprensione pi profonda
degli organismi viventi e del miracolo della vita.
Per questo non esiste, n potr mai esistere una
terapia preconfezionata di Hamer: la Nuova
Medicina Germanica non un metodo di cura
quanto una prassi terapeutica che scaturisce
dalla consapevolezza di questo miracolo e del suo
intrinseco divenire, specifico per ogni individuo,
unico ed irripetibile, e che procede al di l dei
giudizi di bene o male, o, come si usa in medicina, di benigno o maligno.
Ma la prassi terapeutica un argomento sicuramente troppo importante per non diventare oggetto di approfondimento in un numero futuro di
Psiche Cervello Organo.

energia.
Ma, cos uninformazione? Bateson sostiene brillantemente che uninformazione la differenza che fa la differenza, cio una differenza che significativa (Bateson, 1979). Ma
come fa uninformazione ad essere significativa? Solo, quindi, se la differenza viene percepita. Linformazione , quindi, usando sempre i
termini di Bateson, una differenza captata,
una differenza che viene percepita da un organo
sensoriale; dunque, linformazione una differenza che provoca una reazione nellorganismo,
la pi semplice delle quali lattivazione di un
neurone. Per linformazione, quindi, serve una
differenza ed un recettore capace di recepirla:
una chiave ed una serratura.
I sistemi sensoriali, quindi, non portano
meccanicamente informazioni - perch le informazioni non sono cose - ma captano le differenze; i recettori permettono, cos, che differenze, dallesterno o dallinterno, diventino informazioni, ovviamente indipendentemente dal fatto che siano coscienti o inconsce.
La chiave quindi uninformazione ed il recettore la sua serratura. La differenza diventa
informazione solo se esiste un recettore capace
di captarla. Su questo si fonda, come sottolineavo precedentemente, la prospettiva costruttivista, secondo la quale la conoscenza dipende da
colui che conosce, ovvero il conoscitore influenza il conosciuto. La mente non conosce il
mondo ma ne specifica uno - sostiene Maturana. La conoscenza una costruzione della mente.
Ma la differenza non una cosa. un rapporto. Come fa unastrazione, come la differenza, a interagire con la materia? qui che si
impantanato Cartesio; infatti, non lha spiegata:
ha semplicemente separato le res cogitans
dalle res extensa.
La differenza non interagisce con la materia
se non nel momento in cui si crea un accoppiamento strutturale, ovvero fintanto che non si determina una relazione tra le due; e quando parliamo di relazione, siamo, quindi, nel dominio
meta-fisico del
, ovvero
non di ci che ma di ci che accade tra.
Nellincontro si genera qualcosa, un processo
vitale.
Cos, quindi, una DHS? Uninformazione,
una chiave, una differenza che fa la differenza
per la serratura specifica, cio per un sistema
emotivo specifico. Una non esiste senza laltra
se non allinterno di una relazione tra individuo

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VEDIAMO SOLO
QUELLO CHE CONOSCIAMO...
Questa sera in pronto soccorso lultima vicenda di un paziente giunto per un grave problema neurologico. Eseguita la TAC dellencefalo, lo studio assieme al neurologo. Io vedo, proprio sopra alle
sezioni del cervelletto, una serie di cerchi concentrici che sembrano formare un bersaglio.
Sta proprio al centro e non possibile non vederli, tanto sono nitidi ed estesi. Chiedo, allora, al neurologo cosa possa essere quellimmagine, dal suo punto di vista.
Nonostante limmagine sia l, nitida e perfettamente visibile, lui non la vede.
Allora con la matita segno i contorni del cerchio esterno ed a quel punto anche lui la vede.
Cos? chiedo io.
La prima risposta, quasi infastidita, parla del tentorio che divide il cervelletto dagli emisferi cerebrali.
Tentorio? - dico io - Ma perch sembra un bersaglio? cosa gli successo?
Ma ribatte - il neurologo - naturalmente il paziente si un po mosso e limmagine un po
sproiettata
Io insisto: Ma perch dovrebbero esserci dei cerchi concentrici solo l, in quella zona, e non su
tutta la sezione della TAC? E perch guardando bene anche le altre sezioni si vedono altre immagini a
bersaglio di dimensioni diverse, alcune perfettamente nitide e altre, invece, sfuocate? E perch alcuni
cerchi sono scuri ed altri chiari?
Il neurologo, a quel punto, guarda i vari bersagli che gli ho indicato e alla fine esclama Io non li ho
mai visti prima, sono sicuramente artefatti!
Ma come ho fatto a non pensarci prima!!!
M.G.P.

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