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Dal.

Fece dell'arte uno spot pubblicitario


di Vittorio Sgarbi
20/2/2004
Salvador Dal (1904-1989). Le celebrazioni dell'artista sono iniziate con una grande mostra a Barcellona.
Al pari di D'Annunzio, l'artista catalano non ha coltivato un'idea dell'opera come voce nel silenzio, ma come
continuo, ininterrotto clamore. Con i suoi baffi e i suoi occhi ha creato un personaggio, quasi al limite del
ridicolo. E ha incarnato, da sovrano, la rivoluzione estetica del '900.
Forse la chiave per intendere l'impresa artistica e umana di Salvador Dal, nell'occasione propizia del
centenario della nascita, la grande mostra alla Fondazione La Caixa di Barcellona.
Nell'ultima sala si vedono alcune fotografie che documentano i rapporti del giovane trentenne Andy Warhol
con l'artista catalano. Dal ha esattamente il doppio degli anni di Warhol. I due si incontrano all'Hotel St.
Regis di New York nel 1964. Il grande Dal ha accettato di essere ospite dell'artista pi giovane che ne ha
usato l'icona del volto proiettandola in grandi dimensioni sulle pareti del suo studio. Poco importa che la
testa enigmatica dell'artista sia capovolta in un'ennesima clownerie. Warhol intende fare un omaggio al
genio della comunicazione che, attraverso Dal, si concreta nella sua opera.
L'uno sembra passare il testimone all'altro, nel comune impegno di piegare le ragioni dell'arte, come
esperienza totale, alla comunicazione.
Come Buffalo Bill era arrivato in Europa per esibirsi in teatri e circhi, Dal va in America per legittimare con
la sua grande storia di uomo d'avanguardia le ricerche del giovane artista pop.
una icona, un fantoccio, un patrono, ma soprattutto l'anticipatore di un metodo. Dal si mette in
gioco, ha creato un personaggio epocale, con i suoi occhi e i suoi baffi, quasi al limite del ridicolo.
Quando principia, nel 1916, la risposta paradossale di alcuni artisti alla guerra Dada.
Qualche anno dopo, nel 1924, nascer il Surrealismo, ma Dal lo interpret come una religione, in una
esaltazione parossistica della propria personalit, senza paura di compromettersi con la pubblicit, con i
giornali, con i pettegolezzi.
Forse questo gli era presente sin dalle prime opere, nelle quali ci appare un mondo che sembra appena
creato, in una luce irreale, diretta emanazione della sua mente. evidente in queste prime opere l'influenza
del De Chirico metafisico, da cui sembra prendere origine l'ispirazione di Dal. Se la pittura metafisica,
l'artista Dio. A 6 anni volevo essere cuoco, a 7 Napoleone: Napoleone in una situazione che, nata come
una rivoluzione, il Surrealismo, lui trasform in un impero dominato dalla propria personalit.
Dal il Surrealismo, e lo anche quando il Surrealismo muore, e senza che pi nulla lo leghi veramente ai
rappresentanti pi singolari di quel movimento. Gli mancano l'ironia e l'irrequietezza di Ernst, il pensiero di
De Chirico, il richiamo all'impegno di Breton, la fantasia lirica di Mir o l'amore assoluto di Eluard. Per Dal
non necessario trasformare la realt: Cristo e Marx hanno tentato di cambiare il senso del mondo ma
questo il
migliore dei mondi possibili, c' tutto quello che occorre perch Dal si possa divertire, compresi la morte e il
male.
La pittura soltanto un modo della conoscenza, un mezzo per assimilare l'artista a Dio, nel moltiplicare e
perfezionare la creazione. Ma soltanto uno strumento e Dal lo usa senza feticismi, pronto a ricorrere a
collage, a fotografie, a cartoline per definire la propria cosmogonia. Cos pu dipingere una luce da primo
giorno del mondo, come Tavola solare del 1936, e giocare con i santini dell'Angelus di Millet, in una serie di
variazioni che non avranno confini, perch da quelle immagini cariche di spirito religioso si potr arrivare,
con acrobazie della fantasia, a qualunque forma.
A questa idea di una estensione del mondo, cui l'arte pu provvedere, doveva averlo indirizzato l'artista
catalano che pi di ogni altro aveva cambiato il volto della citt di Barcellona, attraverso la crescita di nuove
forme in case, palazzi, giardini, chiese, che non possono essere chiamate architetture: Antoni Gaud. Con la
rivoluzione impressa alla citt negli anni in cui Dal era bambino, Gaud fu certamente il riferimento

impressionante e diretto per la fantasia sulfurea del giovane che aveva saputo resistere alla seduzione di
Pablo Picasso. Un'anima misteriosa delle cose trascorre in Gaud, si ritrova in De Chirico, per passare poi in
Dal e in Luis Buuel. E proprio il cinema sembra il modo pi idoneo per rivelarla, come si vede in Un chien
andalou, del 1929, e nell'Age d'or, del 1930.
Dal stato un grande inventore di deliri calcolati, prefabbricati, casualmente espressi con la pittura. Non
sar facile dimenticare la sua Venere di Milo con cassetti del 1936: una immagine del celebre marmo greco
dove in corrispondenza dei capezzoli, dell'ombelico, del ginocchio, della fronte sono operati dei tagli come
cassetti in un mobile. O il camino con doppio focolare, come le narici di un naso, o il Cristo crocifisso su una
croce costituita di elementi componibili.
Lentamente Dal slitta verso il cinema e trasferisce il suo impegno nella grandiosa scenografia per il Sogno di
Venere. Ancora Gaud riaffiora nelle formein cui si compongono arte e natura. Cos il virus di Dal si
diffonde, mentre egli senza pudore si abbandona a un culto della personalit in cui vi spazio soltanto per
un'altra divinit: la moglie Gala.
Non un atto gratuito: la sua arte scientificamente applicata alla pubblicit. Cos, mentre viene celebrato
su magazine come Life, Time, Antiques, che gli dedicano copertine, egli non ha pudore nel concedersi alla
pubblicit per la cioccolata Lanvin o per automobili, compagnie aeree, profumi, fino a disegnare la linea di
moda Elsa Schiaparelli, con vestiti e cravatte che oggi appaiono pi brutti che eccentrici.
Ma il gusto Dal, nel quale convivono paradosso e ironia, che ha intercettato
l'irritazione di critici indisponibili a una dissacrazione cos profonda dell'arte, salvo
poi, pi tardi, concederla ad Andy Warhol. Giulio Carlo Argan nella sua Storia dell'arte
scrive infatti di Dal: Porta nella visione onirica e piena di implicazioni sessuali un suo
delirio di grandezza, un'ampollosa "rettorica" neobarocca, una ripugnante mescolanza di
lubrico e di sacro.
E intanto Dal procede a dalinizzare il mondo e, senza distrarsi dal culto di Gala che
immortala in una Leda atomica di ispirazione rinascimentale, compone alcuni corpi ignudi di
donne con metodo arcimboldesco nella forma di un teschio, affidandosi all'obiettivo
fotografico di Philippe Halsman. La sua esperienza insieme mistica e dissacratoria. Egli
vive in una dimensione teatrale, in cui ogni gesto calcolato.
Per certi aspetti bisogna procedere nei suoi confronti come nei confronti di Gabriele
D'Annunzio, continuamente nel dubbio di tentare di sciogliere momenti di grazia dall'unit
del personaggio, o di accettare integralmente ogni manifestazione di una personalit che non
ha coltivato un'idea dell'arte come voce nel silenzio, ma come continuo, ininterrotto
clamore.
Ma D'Annunzio si ferma nel punto in cui Dal parte. Anche D'Annunzio si concesse al mondo
della pubblicit, con abnegazione e perfetto professionismo. Ma i tempi non erano ancora
maturi per un'avventura totale e i linguaggi non erano ancora completamente contaminati.
Dal, invece, pu compiere il suo capolavoro nel lussurioso cortometraggio Destino, nel
1946, prestando la sua creazione del mondo a Walt Disney, con risultati sorprendenti e senza
intellettualismi, aprendo la strada alla Pop art e riscuotendo l'incondizionata ammirazione
di Warhol.
In questo i due sono diversi. Dal sempre bastato a se stesso, non ha mai avuto bisogno di
seguaci, non ha avuto bisogno di imparare l'arte e non l'ha insegnata. In lui l'esperienza
artistica era innata. Dal e l'arte erano una cosa sola. Come Re Mida, qualunque cosa
toccasse diventava arte. Per questo difficile descriverlo e delimitarlo. E non perch si
debbano trovare spiegazioni o giustificazioni, ma perch tutto vero.
TRE DONNE NELLA SUA VITA
La sorella, la moglie e Amanda Lear. Amiche e muse ispiratrici
A Salvador Dal piaceva un mondo popolato di donne. Fin da bambino, quando nella grande casa
di Figueras spiava le cameriere e le cuoche, eccitato dalle loro braccia e ascelle sudate.

Era un principino al quale tutto era permesso. La madre Felipa lo idolatrava, vedendo in lui
la reincarnazione del primo figlio (anch'egli si chiamava Salvador) morto a soli 7 anni di
meningite. Quando la madre mor (nel 1921), lui pose la sorella Ana Maria al centro del suo
mondo reale e fantastico. probabile che i due fratelli, pur attratti entrambi dalla
sensualit dell'amico Federico Garca Lorca, abbiano avuto rapporti incestuosi.
Ana Maria scomparve dalla sua sfera emozionale, e anche dalle sue tele, quando nel luglio
1929 Dal incontr Helena Deluvina Diakonov, detta Gala. Di origine russa, si era trasferita
in Europa assieme al marito, il poeta Paul Eluard. Quando Dal la vide, fu assalito da una
convulsa crisi di risate. Attratto da quella donna intelligente, e spregiudicata a tal punto
da comparire in spiaggia a seno nudo, il timido e clownesco Dal pens di stupirla: si
cosparse il capo di colla e sterco di capra. Si corteggiarono per due mesi, finch un giorno
il pittore le chiese: Che cosa vuoi che ti faccia?. E lei: Uccidimi. Non si lasciarono
pi. Si sposarono, prima civilmente poi in chiesa. Ero vergine quando la incontrai
racconter lui.
Gala, cos invisa alla famiglia Dal da essere chiamata la puttana russa, di circa 10 anni
pi vecchia di Salvador (la sua vera et fu sempre un mistero), divenne colei che costru la
macchina del suo successo, componendo un mix di stravaganza, genialit, avidit commerciale
e sfruttamento dei mass media.
Vissero liberamente. Lui era essenzialmente un voyeur, gli ripugnava il sesso femminile,
odiava essere toccato, si circondava di travestiti. Lei era ninfomane e anche a 8O anni non
rinunci ad amanti giovanissimi. Dagli anni Settanta in poi si ruppe un incantesimo e
Salvador visse, lavor e soffr in solitudine. Fu per questo che Dal trov rifugio in altre
donne.
Soprattutto in Amanda Lear. Lei, seorita, ha un bellissimo cranio il primo complimento
che lui le fece. Fu un'amicizia, non proprio un amore. Pos per lui, lo accompagn alle
feste e nei musei. Nell'82, dopo la morte di Gala, s'incontrarono nella casa di Port Lligat.
Era magro, spaurito, gli tremavano le mani. Le disse: Sei l'unica donna che non mi ha rotto
le scatole.
Pier Mario Fasanotti e Roberta Scorranese, autori di Io non sono matto, biografia di Salvador Dal
(Saggiatore), in libreria dal 27 aprile.