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UNA CANZONE

DI

FRANCESCO

PETRARCA CON
L'ESPOSIZIONE

DEDICATA Al...
Francesco Petrarca, Paolo
Garelli

m
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Pi
336.1*5

[te

UNA CANZONE

<.

DI

FRANCESCO PETRARCA
t

CON L'ESPOSIZIONE
DEDICATA
*

AI CHIARISSIMI E NOBILI

MIEI CONTEMPORNEI.
od ancor quella

Sar pi che mai bella.

47

>

...

.'

FIRENZE,
TIPOGRAFIA BAHBKRA, BIANCHI

k C.

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il

lauro segna

Trionfo, ond' io son degna.

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VALOROSISSIMI PERSONAGGI.

Odi profanum vulgus,

et arceo.

>

Voi, cui onora ed onorata questa nostra celebre

e classica contrada, onde


latarono per

il

mondo

riflessioni,

grandi lettere

a conforto

famiglia, spero ritrovare

queste mie

le

dell'

civili si di-

umana

intiera

amica cortese accoglienza

me

che

di

ne vo pubblicando a

una mia Esposizione sopra

vostra lode estraendole da

alcune Rime di Francesco Petrarca gi dedicata

mio
sto

figlio

campo generoso
L'

la

esempio non

delle divine poetiche discipline.


fu,

non

non sar

maggiore potenza a dirizzare

tutti,

se

saremo

forse

ancora

calda leale gio-

la

vent sulla via della sapienza e della


dottrina? Lieti noi

meno

al

Aristide ad intendimento di avviarlo nel va-

in

umana

sociale

un tempo pi o

lontano superati dai risorgenti rampolli delle

nostre speranze, per dove germogliano di gi

ghi semi della perfezione

La mente

della tenera et

dell'

umana

avvezza

lar-

nostra natura.

alle

pure

institu-

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zioni della lingua appoggiata alla salda

lonna

ut speciosa dehinc miracula promat

Antiphatcn, Scyllamquc, et

Nec reditum Diomedis ab

cum

interitu Meleagri,

avo.

personaggi

affetto,

e pi

s,

degni d ogni stima e

conoscitori profondi di queir


1

di' T unico vero patrimonio dell

manda

essendo

opere e

le

fa-

tra-

virt nei secoli dei secoli, nulla

pigre ricchezze e

le

alma

uomo, che

gli inetti

onori

non me-

onde

ritati,

Pulvi* et

umbra sumus

perocch T oblio ricuopra serrando

tombe
sima

leali

ogni

ma,

co-

Ciclope Charybdim.

Ncc gemino bcllum Trojanum orditur ab

tV

infallibil

della sillogistica verit partorisce portenti,

vogliate,

offerta,

qual io

v'

che

il

tempo

le

nostre

ven prego, accettare questa tenuisvi

auguro e

fo,

per celebrare Fanno rinascente,

lieto

felice,

mentre

col cuore

mi

pregio poter essere tutto vostro

Firenze,

li

20 dicembre 1858.

Devotissimo

Paolo Garelli.

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CANZONE.

STANZA

1.

Chiare, fresche, e dolqi acque,

Ove

le belle

Pose

membra

me

che sola a

colei,

par donna

Gentil ramo, ove piacque

(Con sospir mi rimembra)

lei

di fare al bel fianco

Erba e

che

fior,

la

colonna

gonna

Leggiadra ricoverse

Con

r angelico serio

Aer sacro sereno,


Ov'

Amor

co' begli

occhi

il

cor m' aperse

Date udienza insieme

mie parole estreme.

Alle dolenti

Acque chiare fresche


pose le

membra

piacque a

lei

giadra ricoverse con

m' aperse

il

e dolci,

ove colei, che pare sola

ramo gentile, ove


(mi rimembra con sospiri)
belle ;

cuore con

il

seno angelico;

gli occhi begli

donna a me,

di fare colonna al bel fianco


; erbe, fiori,

che la gonna leg-

aere sacro sereno, ove amore

insieme date udienza alle parole

mie dolenti estreme.

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Sarebbe

quest'Ode

inutile ripetere essere

magnifica amplifica-

la

zione della seconda parte della divisione del suo argomento, e per con-

seguenza delle terzine

memoranda

a Lei in quella

Quest'

d'intenerire

il

Poesia

Cedendo

Io

capo d'opera
si

primo ingegno
i

loco

favoloso Orfeo, ri-

il

dovranno arrendersi,
moderno Poeta.

al

di tutta la Lirica,

contendono

visto dalla terra

leoni feroci e le perfide tigri,

medesimi duri macigni. Venga

Ecco

del

non pure

torni Pindaro, rinasca Orazio, tutti

fia, la

giornata.

Canzone

la felicissima

e dal sole, capace di ammollire

ma

rende e nobile e sacro ed immortale quant' era intorno

qui

Egli

antecedente Sonetto

dell'

Pien di quella ineffabile dolcezza.

ove l'Eloquenza,

la

Filoso-

palma.

la

non vedo n disordine, n

salti mortali,

n stanze perdute

qui

armonia, qui vera natura, qui tutto singolare e bello, qui ogni idea

concorda, qui finalmente rinchiusa tanta semplicit con tanta arte da


fare inarcare le ciglia ai nostri maestri di rettorica ed a tutti
letterati. Critici,

mordetevi

Amorosamente
cui

prega

ferito,

moderni

labbra, datevi alla disperazione.


gli esseri

presenti nel beato giorno, in

vide nel bosco, di seppellirlo, se mancasse, in que' luoghi, ove

la

tornando

sua donna senta almeno piet di

la bella

teva essere pi adeguata

persona.
stalo

le

Che che

all'

intendimento per aprire

sono sempre pi convinto dover essere

Egli dica, io

pienamente corrisposto

il

ri-

non pocuore dell' amala


L' idea

lui.

dall'

contrastare a tanta espansione di

oggetto adoralo

tal

poich non

soavissimo e tenero

pu

si

affetto.

Quasi

queste medesime idee con P islessa apostrofe son contenute con vario
ordine, che

si

vede e

la

forza ed

Lieti Gori

il

Chiare, fresche, e dolci acque,


apostrofi.

perora

qui

la

la

Ecco come

propria causa

innoltrano
:

il

e ben nate erbe,

Questi

si

chiamano

esordi, queste

Poeti oratori nell' argomento. Egli

cuore che parla e non

la

lingua, per esser

semplice messaggera dell'interna commozione del Poeta

L'

s'

sapere del Poeta nostro, nel Sonetto

felici,

acque,

il

ramo,

Post effert animi motus interprete lingua.

le

erbe,

fiori,

P aria,

dovevano necessariamente

es-

sere perfette di loro qualit, onde avere P allo onore e fortuna di pos-

sedere

la

celebre donna del perfettissimo Vate. Sento

chiarissime acque, vedo l'amenit delle frondi,

il

la

freschezza delle

verde dell'erbe,

ro-

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lori variali

dei iiori, di cui provo

Ove

ma

membra

le belle

dolce dilelto per l'odorifera graia

il

un sereno tranquillissimo

loro fragranza sotto

L'

avverbio

qui segna e V uno e V altro insieme,

sono tutte

merse

le parli

del corpo per

persona perch

la

certo, e lo

luogo, invece del relativo,

di

come

tutti

gli

seguenti.

mani, ed

piedi e le

ramo

il

cielo.

infatti

fece colonna al fianco.

Il

Membra,

non imfatto

par

accenna pure nella Canzone


Nel dolce tempo della prima eUde.

Quanto dignitosa
Qual differenza con

lode!

la

Ha un non

so che di casto, eh' incanta.

innamorare con

nostri moderni, che intendono ad

attributi troppo esagerati.

Pose

colei,

che sola a

me par donna

Da ponere per sincope porre


*

Dante

a similitudine di

Qui pose flne

al

lacrimabil suono.

nome

L'addiettivo sola equivale ad unica. Donna,

contrapposto a quello

di

nobile e perfetto in

femmina, che volgare e comune a tutta

la

specie, che materialmente concorre alla generazione col maschio;


femminetta

Vii

Puglia

in

il

prende e

Pare per sembrare; cosi non offende n


senza

il

mondo,

delicatezza,

et,

pure passano appena

un egregio Vate, che sappia tramandare


la loro bellezza. Donne gentili, amate

l'onore

Sebbene esse siano il


perch mancano

sfiorite,

posterie

ai

con

di loro cortese e lieta pre-

cui fanno esser soggiorno celeste.

decoro della loro


d'

la

che pur troppo adornano

delle altre matrone,

lega.

loro esimie virt

Poeti, se volete essere invi-

diate e rinomate in terra ed in cielo, in vita ed in morte.


Gentil ramo, ove piacque

Sineddoche, ancorch un ramo possa

benissimo servire di appoggio ad un fianco.


o placitus

est, ere,

impersonale all'uso

(Con sospir mi rimembra)


ser proprio di tutti cinque

si

vide

il

fiori,

verbo da

placet, ebat, uit

due parentesi per

Inciso posto tra

soggetti, a cui

si

rimembranza rimembra con

rammentare. La

ramo, o erba, o

Il

Ialino.

rivolge.
sospiri a

es-

Rimembrare, per

me, o acque, o

o aere, quel fortunato istante o giorno, che insieme

portento della natura. Allorch ricordiamo le adorate cose, che

non possiamo riavere, se ne sospira la perdita. Se qui ha luogo


letto, non vien meno V utile. Ancor Dante

il

di

nessun maggior dolore,

Che

ricordarsi del

tempo

.Nella miseria, e ci

felice

sa i tuo dottore.

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lei

di fare al bel fianco colonna

nome

voce rello dal

Di

gerundio

fare,

di

seconda

coniato nel verbo piacere. Fare colonna, per soste-

nere, sorreggere.

Erbe

La

gonna

e fior, che la

veste nelP andare e pi nel mettersi

donna a sedere ricuopre ed erbe e fiori essendo in un campo fiorito,


nel tempo istesso, che cinge la persona, cuopre il seno. Ogni gentil don-

la

na poi coglie benissimo


insieme con
in

fiori

grembo, o

1'

erbe, perch sceglie le odorose, anzi le

per singolare fragranza, nel qual caso o se


sopra

gli affssa

veste sul seno, o se

la

gli

ama

mette

ripone nel seno

gli

medesimo.

Non

Leggiadra ricoverse

che d forma

Con
piti

1*

gonna leggiadra, ma

la

angelico seno

seno veramente

Il

state in guardia ragionando,

petto ancora

uno dei

Aer sacro

sereno,

Od Amor
da

gli,

co' begli
il

con

Poeti; ad essi nulla

cor m' aperse

il

messaggero dei pal-

il

si

una ben

Santificato e serenato per

occhi

persona,

si

concepi-

segreti desiderii. Signorine,

pi pregevoli ornamenti di

bei e

tendenze ed

le

la

al radicale scitus.

movimento

del cuore delle gentilissime donne, e dal suo

scono a seconda del discorso

da

era

Forse intende rimontare

alla veste.

la

nasconde.

Il

tagliata persona.

presenza di Laura.
iperbato formato

Begli,

quale ad un tempo medesimo addiettivo dimostrativo,

ed articolo; onde l'armonia del verso assai maggiore e pi bella, in-

vece di dire

con

gli

occhi, o con quegli occhi. In altro luogo scrisse

per semplice predicato

begli occhi, ond'ifui percosso in guisa.

L da' begli occhi, e dalle chiome

Da' begli occhi

Quando Amor

Mirando 1 Sol

...

Ma dove

il

piacer

Gi traluceva

E mi

De' duo

Veggio

<c

a'

begli occhi

nascose dentro

a'

'1

mio core

suoi begli occhi.

begli occhi, e folgorar da lunge;

occhi le campagne

vi

il

la

>

pi begli occhi, che mai furo,

fiorir co' begli

e* belli,

de' begli occhi sereno.

l'incorporato addiettivo scemerebbe

Ch'

begli occhi 8 terra inchina,

Quasi un dolce dormir ne' suoi begli occhi

l'armonica misura del verso,


-

stesse.

caldo piove.

leggiadra

predicato aggiunto

onde mi strugge, occhi mi

bellezza

cela, u

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Ter pleonasmo ancora

Or que'

Dico

si

dilett di scrivere

io,

ch'Amor mi stringe;

Quo' begli occhi soavi,

mai non mi pento.

begli occhi, ond' io

Questi son que* begli occhi, che l'imprese.

e quei begli occhi,

Elegantissima prosopopea, perch amore personificato, ed apri

con

cio feri

lo

strumento degli occhi

Laura. Nel perfetto

di

il

cuore,

dice apr

si

ed aperse.

Date udienza insieme

Con che

rispetto Egli invoca l'attenzione

unita dagli esseri ornai divenuti inviolabili e sacri per


l'

donna, quasi fossero principi

inclita

Alle dolenti mie parole estreme.


le

parole,

non

gli

ma

colui

che

dell'

morire,

ma

cagione del-

non sono

Dolenti tropo, perch

un predicato

sia piuttosto

del verbale dolenti

avverbio estremamente. Nella seconda stanza non dice

se dovr morire. Se

parole, potrebbe forse

non pu

la

all'umanit tutta.

Credo che estreme concordato con parole

le dice.

appartenga, e che

Invece

utili

stare,

il

si

volesse intendere per

meglio corrispondere

Petrarca era

uomo da

significalo in questo posto. Chiusa

all'

somme

azione. Estreme per ultime

usare simile addiettivo in

sublime

di

di

e grandi

lai

sublimissima stanza da

stamparsi nelle caselle del nostro cervello, e da convertirsi in sangue,

onde se ne

stia

con noi per

tempo

il

di nostra vita.

Con ragione dopo questa Canzone pot ricantare


i

L'acque parlan

gli augelletti,

d'

Amor, e
i

l'ora, e

pesci, e

Tutti insieme pregando, eh*

Prego

il

destino caldamente a far

si,

i'

(Jori,

e l'erba:

sempr' ami.

che

rami,

ritorni al

mondo un

allro si-

mile innamorato per poter gustare libando novelle melodiose c serafiche

armonie tanto

celesti.

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DI-

STANZA

egli

pur mio destino,

(E 1 Cielo in ci

Ch'Amor
Corpo

s'

adopra)

quest'occhi lagrimando chiuda

Qualche grazia

II.

il

fra voi ricopra

torni T

La morte

alma
fia

al

men

meschino
;

proprio albergo ignuda.


cruda,

Se questa speme porto

quel dubbioso passo

Ch

lo spirito

lasso

Non poria mai in pi riposato


N 'n pi tranquilla fossa

porto,

Fuggir

P ossa.

la

carne travagliata, e

Se egli pure mio destino, che

do

Amore chiuda

questi occhi lagriman-

adopera in ci); qualche grazia fra voi ricopra il corpo


l'alma ignuda torni all' albergo proprio. La morte fia

(e il Cielo s'

meschino;

meno cruda,
lasso

se porto questa

speme a quel passo dubbioso

non poria mai fuggire la carne travagliata

ci

lo spirilo

ossa in porto pi ri-

posato, n in fossa pi tranquilla.

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M
S'egli jmr mio destino,

almeno. Desidera

la

Egli vezzo di lingua, ripieno. Pur, per

amano

morte. Le persone innamorate

corch l'oggetto del loro amore non


Sic

alla follia,

an-

favorevole, e spesso contrario;

gli sia

vi$um Veneri: cui placet impare*

Forma-*, atque animo* tub juga ahrnea


Scevo mittere

Desiderano

cum

jocn.

proprio tormento pi della loro serenila.

il

da due forze, una attrattiva, V altra repulsiva. Guai


na.
In

L'uomo sano abbandona

mondo

Il

non

a chi

chi fugge, e coglie chi

si

si

regge

combi-

s'avvicina, perch

nostra vita breve, e se ne va perduto tutto quanto non godiamo


Carpe diem, quam minimum credula patter.

(7
e con

Ciclo in ci

cielo

il

s'

adopra)

uomo non

Ecco

libero,

condannare. La creatura porta

l'

impronta, che

rare, per operare a causa' del verso, ond'

Ch'Amor

filosofo platonico.

il

dunque non

Amore:

fermamente aver

stro scrittore; e credo

da

gli

ancora

quest'occhi lagrimando chiuda;

nire agli occhi del Poeta, ed ancora ad

egli

pu n

si

Con

il

destino

assolvere,

Creatore. Adope-

il

fatto

neutro passivo.

gerundio pu conve-

Il

tanta

avuto

la

tale

forza del no-

intendimento.

L'amante piange per la privazione dell'essere adorato, ed Amore per


d'un suo fedele, che spira per lui. Circuizione della morte.

la

piet

Qualche grazia

il

meschino

Grazia,

personificata per provvidenza

o buona ventura a similitudine di Dante:

Meschino, per

SI,

che so

stella

buona, o miglior cosa.

infelice.

Corpo fra voi ricopra

Fra

voi, retto

viene ancora a qualunque grazia, e

Giovani sacri

alle lettere, vi

il

qui dal verbo ricoprire, con-

Poeta ebbe questa

intenzione.

siano presenti questi tocchi sublimi

della

pi perfetta concisione e chiarezza.

torni r

L'anima

manda
tanti

fili

la

alma

al proprio albergo ignuda.

scintilla elettrica,

che d

disegni delle percezioni per


elettrici, al cervello,

onde nasce

e deduce,

il

gamente

l'idea ricevuta,

generata

la

memoria pi

vita

mezzo

che ne riceve

raziocinio.

Ecco

il

filosofo naturale.

ed inspirazione. Essa

dei nervetli dei sensi,


la

tra-

come

stampa, da dove paragona

La pasta del cervello mantiene lun-

ma in proporzione della
o meno tenace. Quando

sua qualit, da dove


il

corpo cessa di ripa-

rare alle proprie perdile, o per mancare delle funzioni organiche, o per

impotenza

di

causa, lascia

la

vita.

Ciascheduno elemento attraente con-

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suma

porzione, che

la

ne va

conviene, e ne nasce

gli si

denominata fuoco, essendo

tricit

sull'infinito

cielo per

il

13

lembo dell'aerea

sfera terrestre,

principio di natura, che

gravi

circonferenza esistono. Precisamente


della natura dell' instinto

putrefazione. 1/ elet-

si

che forma

centro ed

al

il

nostro

leggieri alla

combina con Dante parlando

Questi ne porta

la

pi leggera delle altre potenze, se

la

fuoco inver

'I

la

Luna.

Col essa rimane nell'ampio giro dell'infinita superficie sferica, e non

potendo per legge organica pi

ma

materia fluida,

dendo ad

Dunque
cielo.

Il

forse

costretta da altra

contraria, per forza d' attrazione se

ne ritorna discen-

in l slanciarsi,

unirsi nella formazione di altri corpi, e questo

vero che l'anima viene

come

Petrarca, ripensando

esistenza

informata dal

moto eterno.
che ritorna

al

Platone, d luce a tale verit. Niuna

pu pertanto uscire dal cerchio

spazio infinito, onde assicuriamo

cielo, e

dei variati globi nuotanti nello

genie dall'urlo favoloso con

la

le

co-

mele, mentre ancora portiamo dalle nostre umili camerette, tanta

potenza delle

lettere,

un colpo deciso

la

all'orientalistiche radici, opera se-

colare della barbarie e del sangue. Questo essere generale detto Uni-

verso e Dio, che sono cose


credibile autorit

Uomini, non

simili.

ancor Dante, personaggio

Disse

di

Che P universo a Dio

vi lasciate illudere

fa

simigliale.

dai sofismi e dai fondatori di false ipotesi,

su delle quali molti fabbricano a seconda del proprio interesse ed errore.

La morte
nella

essere
fs,

factus,

ma

la

men

Per

fieri.

nostri maestri.

detto

fia

cruda,

Fui, poeticamente adoprala nel

non sono gettate

simili voci

Qui esprime quasi

morte sar

fatta

men

per immatura, perch con

la

certezza di essere

cruda.
tal

gi detto
.

fio,

caso sulla carta dai

meno, come avesse

Cruda, non per rigida o crudele,

fine in

buona

et avr

consumato

corso di sua vita, nulla pi desiderando. Nel trionfo della Morte

Avendo

verbo

prima e terza persona del futuro indicativo dall'antico

Era quel, che morir chiaman

gli

sciocchi;

il

>

Che Morte al tempo non duol, ma refugio:


E chi ben pu morir, non cerchi indugio. *

Se questa speme porto

La speme di essere seppellito

fra

quel

bosco. Nobilissima frase di azione continuata.

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A quel dubbioso passo:


fatto

certezza. Parte crede di andare

Paradiso, quegli

Che
I

lo spirito lasso

dovevano

molti sospiri

le

credenze mortali, onde nasce

nell' Eliso,

Purgatorio, ed

al

passo della dissoluzione, della vita

Il

dubbioso, perch varie sono

in-

l'

nel Tartaro, questi in

altri

luoghi diversi.

altri in

Un'altra volta abbiamo lassare per stancare.

Madonna

certo spossare l'amante, di che

di

avr avuto compassione. Chi vuole vincere

cuore

il

donna,

di gentil

l'ami sinceramente. Leggasi l'ammaestramento dato all'amico nel sonetto


Geri

le

quando

talor

meco

s'adira

>

n' pieno, e d

quattrocentisti usavano molto questo verbo, e Dante

medesime

presenti parole allorch pur rim

Ma

Non poria mai


poeticamente

qui m* attendi, e lo spirito lasso.

in pi riposato porto,

potrei

sicuro

navi, cosi

'n

Neil' imperfetto dell'ottativo

Bella allegoria.

potrebbe.

tomba

la

sturbalo dalle onde, che sono

adopra nella prima e terza persona del meno polria e

s'

poria, per
le

gli
il

pi tranquilla fossa.

Siccome

dunque

sono

comparativi

dunque

Non

contento

piacevole.

moto

questa fossa e

Di

passa ai

dell' allegoria

di

a cosa

im-

questo porto

avverbi pi di questo e dell'antecedente verso:

delli

figura d' intellezione.

Fuggir
vive male,

idea

ove

si

per forza superiore. Lo spirito stracco a malincuore

dovea rimanere rinchiuso

in quella carne,

nella privazione della persona dell'

evvi

figura

elasticit

Perfettissima

carne travagliata e V ossa.

la

vi si sta

flitte

l'

al

di-

rumore mondano.

vocaboli propri. Tranquilla, metaforicamente di cosa di

mobile, per quieta,

tengono

porti

uomini fisicamente. Riposato non

abilissima di

somma

del

ed in quelle ossa

amata matrona.

di tanto af-

In questa stanza

provano

ripetizione con parole variate, che

Petrarca.

Chiudere

gli occhi,

ricuoprire

il

corpo,

morte, porto, passo, sono quasi sinonimi eccellenti.

La chiusa ha un non so che

di

lugubre e disperata tenerezza da

scuotere profondamente ogni anima.

Qui osserviamo una terribile lezione.


tano

il

stessa

Poeta, forse perch Egli

destino ed

il

cielo persegui-

libera di se

per essersi impalmata ad un altro uomo. Voi, giovani, legate

vostro cuore, e tutto


ciare le

anime

sentimenti,
ressi.

Il

amava una donna non pi

le

il

vostre. Voi le

inclinazioni,

Studiatevi

amore

vostro

di

avrete amorose, e sarete

desiderii,

piacervi

il

a vergini libere, e capaci di allac-

discorsi,

reciprocamente.

gli

felici.

affetti,

Unite

e gl'inte-

Sovvenitevi nei

biso-

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t;ni,

rallegratevi

la

leggi

nelle

lo

L'amore

prosperit.

dire: anch'io ho dato un

pietra a fortificarla? Credete che

non

vi sia

padre nell'atto che versa


lesta

il

lucro delle opere della

mano

vissima

vita,

La

ed

figli

nipoti,

mente, non senza lacrime, l'estremo suo


Chi vive

alla

il

un

proprio

come

letizia g' intreccia

ed un godimento non interrotto fino

esala lo spirito benedicendo

sposo,

per

o dell'ingegno, bealo,

all' Italia.

mia

la

maggior consolazione, n

Un amante, uno

sulla tavola della propria casa

Nostro in fine della canzone

il

di

lieto

anch'io ho portato

patria,

figlio alla

sodisfazione migliore della propria famiglia.

sangue

santificalo dalle patrie

prima virt razionale. Chi non va suj>erbamente

al

soa-

quel giorno, in cui

che raccolgono tenera-

sospiro.

ventura, chi desidera esseri non suoi, o che non pu

acquistare, fabbrica a se stesso

un eterno tormento. Quale pena non deve

essere a colui, che costretto a ripensare sempre,

ma

pi nelle lunghe

quando si riconcentrano le idee e la forza del raziocinio,


esistere V amato oggetto nelle altrui braccia ? Qual orribile fiamma, qual
ira non deve mordere e straziare la sua esistenza? Se pure avesse la
persona di colei, V immagine della prostituzione in breve cancellerebbe
P amorosa passione e nel godimento medesimo troverebbe la ripugnanza
per colpa commessa indi la noia.
Ne volete di simile strazio forse una chiara novella testimonianza?
notti insonni,

Eccola

La sera desiar, odiar l'aurora


Soglion questi tranquilli e

A me doppia

la

me

La mattina per
l

che

fosse vero

tormento

Poi che suo

amanti

pi felice ora.

sei ripete

fui,

lieti

sera e doglia, e pianti

non ebbi ora tranquilla,

N spero aver:

e le

mie

notti

il

sonno

Sbandir, e pi non ponno

Per erbe, o per incanti a se ritrarlo

E sempre

pi conferma
<

la

sua sciagura

Ma, lasso, ogni dolor, che


Cresce, qualor

s'

m'adduce,

invia

Per partirsi da noi l'eterna luce.

vagheggiare

Kgli era costretto a

Aver

la

la

Morte innanzi

morte
gli

occhi parine

vorrei far difesa, e non ho l'arme.

Dall'altro non m'assolve

Un piacer per usanza

in

me

Ch'a patteggi! n'ardisce con

forte,
la

Morte

"

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Non solamente
sione

lo

in vita dell'adorala persona,

travagliava pur dopo

Che spense

che fortemente

<

Inspirata da
sibile

si

fervida

la

amorosa pas-

Sol. anzi

ripose in Cielo,

'I

lamentava

Le mie

notti fa triste, e

giorni oscuri.

Alma felice, che sovente torni


A consolar le mie notti dolenti.

teneri e casti desiderii, afferri

felicit

ma

morie,

la

della

glia e della patria,

vita

che

1*

uomo

la

nostra giovent

nato per

la

pos-

la

fami-

societ della

senza delle quali non pu avere dignit vera.

Padri e caste madri

di

famiglia, la

marni chiedendovi aiuto, e mostrandovi

il

terra

lagrimosa

vi

stende

le

corpo lacerato e livido e dalle

percsse cosperso di piaghe, perocch in voi spera, in voi fida di essere


restaurata, dopo quindici e pi secoli di oscena e crudele oppressione e

non spenta, ed

schiavit. La virt

sua nuova esistenza.

Ahim

furono

trade di Grecia, che recarono a

Roma

io
i

ben vedo ovunque


fatali contatti

ed

raggi della

delle corrotte

con-

in Italia la peste della dissolu-

zione sociale. Le concubine e gP impuri amori e congiungimenti distrussero


della
>i

l'Utili

>i.g r

jnale, la riverenza verso la patria,

il

nobile orgoglio

propria leale esistenza. Tutto fu veduto indifferentemente,

pot in allora minare

la

si

che

nostra alta ed antica incomparabile potenza.

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17

STANZA

III.

Tempo verr ancor forse,


Ch all' usato soggiorno
1

-Torn- U* fera bella e

l,

V ella

mansueta

mi scorse

Nel benedetto giorno,

Volga

la vista

Cercandomi

Gi terra infra

Vedendo,

desiosa e

ed, o piet

lieta,
!

le pietre

Amor

T inspiri

In guisa, che sospiri


S dolcemente,

Asciugandosi

Tempo

forse rincora

soggiorno usato

che merc m' impetre,

faccia forza al Cielo,

gli

occhi col bel velo.

verr, che la bella fera e mansueta torni ai

volga fa vista desiosa e lieta cercandomi l, ove ella

mi scorse nel giorno benedetto : e vedendo gi terra infra


A more l'inspiri in guisa, clic sospiri dolcemente s), che

t!

le pietre, o pie-

ni

impetre mer-

cede, e faccia forza al Cielo asciugandosi gli occhi col celo bello.
:$

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Tempo verr ancor

come avesse

certezza,

forse,

dello

Ch'ali' usato soggiorno

non dubbio, anzi

Forse, qui

significa

per mia fortuna.

Pare che Laura

si

prendesse diletto

frequentare a diporto quel bosco, ch'era per rendere sacro ed eterno,


o perch

quel giorno benedetto.

vi fosse gi stata in

Torni la fera bella e mansueta;

Ecco

tre aggettivi esprimenti

il

vero carattere dell'adorata persona. La voce fiera in questo caso adoprata nel senso di Cicerone, che disse

siamo accostumati

dei nostri fanciulli

son

fieri

vole.

Il

Dunque

credere che

forma ferox. Noi pure parlando

di ripetere:

come son

circuizione di Laura, ch'era ammirabile,


il

Poeta abbia paragonato

proprio

il

e della strage, e

scema

si

malesi addice

una

fiera

besi

prendere per crudele, ed

cato. In ogni

la civilt

volgere

il

di colei,

ad una
del

e leggiadria della Poesia.

Ad

vista desiosa e lieta. Fiera polreb-

la

caso sar sempre un bruito predi-

in tal

se l'emozione, che intende strapche vuol conquistare. Nel Trionfo d'Amore ridisse:

E veggio andar quella leggiadra

Ecco una novella prova


h.

fera.

mia asserzione

della

Giunto Alessandro

alla

predicalo

fiero ci

l'

idea

>

famosa tomba

Del fiero Achille, sospirando disse.

il

Amore
l'

modo allontanerebbe da

pare dal seno

Ove

come
piace-

immagine

bestia selvaggia idea di troppo basso sentire, e ridesta

sangue

belli,
bella,

non

crudele,

di

nobilmente disdegnosa condotta d'Achille. In

ma

grande,

di altiera,

altro luogo

pur manifest

il

medesimo sentimento:

<

Ed altrove

Ed

-c

Mi mossi

ella

e fera.

e quella fera bella e cruda

una fonte ignuda

Si stava,

fiero raggio.

Or mansueta, or disdegnosa

In

l,

il

ed umili, e cortesi.

atti fieri,

Ben mi pu riscaldar

mi

quando

scorse

contemplare beandosi

le

sol pi forte ardca.

Pare che

il

Poeta scorgesse e

trona in una parte di quelle felicissime boscaglie,

da

si

fermasse

forme leggiadre dell'avvenente amata Mafra le quali fu

veduto

lei.

Nel benedetto giorno,


visto

deve avere

Il

desiato avvenimento di vedere ed esser

sodisfatto forse

ambedue

cuori. Giorno faustissimo ed

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19

rinomata celebrila, per cui chiamato benedetto, cio

eletto alla pi

detto

bene o avviato bene.


Volga

la vista desiosa e lieta,

Non mi

rivederlo cercandolo un'altra volta. I due


desimo dall'agente e paziente. In seguito

con

altre nobilissime parole


Mira

dira che Laura

si

non volgerebbesi

bia secondato l'amoroso invito;

sono nel tempo me-

addiellivi

questo istesso concetto

rivesti

gran sasso, donde Sorga nasce

vedravvi un, che soi

tra l'erbe t l'acque,

pi tua memoria, e di dolor

pasce.

si

Cercandomi:

travedendo

Come
mai
il

lenta

di
il

d*

Esclamazione

avere intenerito l'anima

Ella sua.

nome

ed, o piet!

cuore

Laura

di

di lei.

una potenza motrice, come avesse detto

0 portento

dlia pie-

'

le

pietre

che nasconde

pietre.

merito,

vittoria sicura: or-

la

non solamente una semplice esclamazione, ma

piet!

Gi terra infra

plici

verace compassione

di

Queste sono commozioni!

La via aperta:

t! Prosopopea.

alla terra,

non ab-

e desiderosa di

lieta

il

Umile sepoltura

corpo sepolto,

vi

rustica.

alla

In

giro

sarebbero stale delle sem-

La preposizione infra che regge pietre significa richiudi-

quRsi

un

fosse

per elegantemente

due parole invece


Vedendo,

di

Amor

addiettivo del

terra chiusa tra

una

sta.

Le preposizioni

Amor

di

se

personificato per l'affetto di Laura.


:

quest'occhi lagrimando chiuda.

nei verbi

meno

ove sarebbero occorse

gerundio regge Y antecedente verso

11

Amore

Nell'antecedente stanza disse

terra, e poteva dire,

pietre

le

sola.

V inspiri

puro e semplice, come

nome

prendono l'aspetto

di

avverbi coniali, perch


i

modificano l'azione. Inspirare, per spirare dentro. bellezza singolare


lingua e di concisione l'adoprarli; ch

quando

si

pu

si

miare una voce. La maggior parte delle particelle italiane servono


pronome, come in questo caso la per lei quarto caso d' inspirare.
In guisa,

guisa,

non significando similitudine, non pu avere

ma

relativo che.

il

S dolcemente, che merc m' impetre,

mente quasi

la

di

Il modo avverbiale appartiene al verbo ancome avesse detto: in maniera tale da sospirare. In

che sospiri

tecedente inspirare,

di

deve rispar-

certezza di oltenere.

Ma

il

caso suo secondo,

Impetrare verbo espri-

da chi? S'intende dagli

esseri'

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che presenti gustarono

tulli,

terra e del cielo

divino dilello della reale maest della

il

Ch* anco

<

Allorquando

20

ciel della terra

'I

innamora

s'

ferma

perfetta terrestre bellezza

la

attenzione dell' altis-

I'

sime sferiche armonie. Impet re nella voce prima.e lerza del presente congiuntivo poeticamente

s'

rima; perocch

a tulli

faccia forza al Cielo,

non

per impetri, e

usa

primari

verbi della

Gli

si

per servit della

gi

questa

sia data

facolt.

sono rigenerali, ripeto, secondo

esseri

Platone, con l'inclinazione impressa del generante. Laura disviando usa


resistenza

al cielo,

dove alberga

I'

come

elettricismo vitale,

gi

abbiamo

perocch piangendo piega finalmente verso d'una tenera

osservato;

commozione pietosamente

acquistala. Qui

Petrarca

il

trova trascinalo,

si

avvedersene, con Dante nelle idee Aristoteliche

forse senza

perocch

l'animo,
Che, se

fatica

Nelle prime battaglie cn| Ciel dura


Poi vince tutto, se ben

Che

Dantesca

si

prova con

A Dio,
Far

le

notrica.

si

parole seguenti

a se, al

prossimo

l'inspira

piet, s

si,

puone

si

che dolcemente

che dolcemente faccia forza

in singolarissime frasi espresse.

sospiri,
al

che dolcemente impetri

cielo per me.

petrare conviene a tutti quattro questi verbi,


a'

sia

forza.

Sublimissima concatenazione d'azioni

Amore

esprimere violenza, e che questa frase

far forza al Cielo voglia

il

come

Il

mi posto ad im-

dolcemente, e

il

ck*

tre ultimi.

Asciugandosi
asciugare.

gli occhi col bel velo.

materia.

Col bel velo, altra

essere di vtlo tulio degli occhi, e


dria armonica del verso.

mente

Ewi

lo

Gerundio

Fur quasi eguali

bene conosceva

sebbene possa

egregia circuizione del pianto, che furtiva-

in noi

Petrarca

il

Laura non meno riamava Petrarca. Chiaramente

Egli

inslrumento con

bello

diede a velo per ragione della leggia-

e suo malgrado sgorgava dagli occhi. Se

d'

L'addietlivo

lo

fiamme amorose.

amava Laura.

dice nei Trionfi

si duro cor, che, lagrimando.


Pregando, amando, talor non si smo\a

Non

Ne

si

freddo voler, che non

Chi m' interrogasse per sapere,


sta stanza, e pi a

condurre

il

si

come abbia

scalde.

fatto

>

il

Poeta a scrivere que-

circolo sillogistico, che

la

guida, e

la

in-

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comparabile sua chiusa, rispondo


studio,

che ben condotti e ben

il
:

sono

intesi,

miracoli della natura e dello

danno prova

non da uomini, ma da immortali capaci e degni.


Chi non sente leggendo l'estasi in se stesso del

di simili portenti,

bello,

non

seguiti le

nobilissime discipline, |>erch non chiamato a divenire sacerdote delle

Muse, e delle Scienze.


Avanti, verseggiatori e rettoria", che andate ripescando

per muovere

pici

gli

affetti

ecco che pu

la

che commuove. nei Poeti l'arte perfetta. Nulla sfugge


Eccoti

nel bel

mezzo

della canzone,

Questi

luoghi to-

semplicit, che rapisce e

vi

pose

alle
la

opere

loro.

sua Diva,

si

due prime e le due seconde stanze vi fanno ala. come a trono,


ove Laura umilmente modesta, e direi anzi vergognoselta, abbassando
lo sguardo vi apparisce, e vi sta commossa e vinta dall'amore per il
Poeta lagrimando. Chi s'ostiner a dirmi che l'Amante non sia stato
vincitore? Celebra il suo trionfo collocando l'amata, amante tenera, alla

che

le

ista

me

dell'universo in ogni secolo

Voi angeliche creature, e delicatissi-

donne, non sentite qui forse un poco

un chiaro esempio

la

puntura

dell' invidia ?

dell'Aristotelico e poi Oraziano precetto:

Prillo ne medium. med,o ne discrepe t

imam.

Ecco

STANZA

IV.

Da' be' rami scendea

(Dolce nella memoria^

Una pioggia

Ed

suo grembo

in tanta gloria,

Coverta gi

Qual

sovra

sedea

ella si

Umile

di fior

fior

Qual su

dell'

cadea
le

amoroso nembo.
sul lembo,

trecce bionde

Ch oro forbito, e perle


Eran quel d a vederle
Qual

si

posava

in terra, e

qual su T onde

Qual con un vago errore

Girando parea dir: Qui regna Amore.

nella

Una pioggia di fiori scendea da' be' rami sovra il grembo suo (dolce
memoria); ed ella gi coverta del nembo amoroso si sedea umile in

tanta gloria. Qual fiore cadea sul lembo, qual su


forbito, e perle

l'onde

erano a vederle quel di; qual

si

le

trecce bionde; ch'oro

posava in terra, e qual su

qual girando con un vago errore purea dir

Qui Amore regna.

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24

che

Avellilo in sul bel principio invocato gli esseri,

avevano con

lemplata nel benedetto giorno, nel quale egli mirando Lnura, questa pur
vide

lui,

canzone

non doveva, n poteva

nuto l'incontro. Perci

onde

fu

compassione con

lui

le

questa Stanza racconta

in

toccando

rapito

getto delle sue rime.


la

lasciare gli uditori e leggitori di questa

nella incertezza e curiosit di sapere in qual

di

volo

lagrime

modo

fosse

avve

veduta e Pestasi,

prima parte della divisione del sog-

la

pago del bel trionfo

Egli

la

di

aver potuto ottenere

sua donna nell'alto

dell;i

trovare

di

la di

sepoltura, salta a pi pari leggiadrissimamente con forza Pindarica

vera in questa celebre digressione certnmenle unica


poesia. Egli dice

che amore e piet

presente stanza dimostrazione

Iella

gersi all'acque, al ramo, all'erbe, ed ai

con tutte

le

nelli

annali della

non mi ero ingannato, allorch conobbi e giudicai


regnavano in lei. Per questo, e perch, lo ripeto, la

io

antecedenti,

prima, cio

la

cagione

che forma con esse una compatta unit. Che

si

impressione deve aver sentilo Laura nel leggere questa stanza


lauri

per

il

Poeta

Che contrapposti
alla gioia.

Oh

Ecco come

si

Che

bei

rami scendea

poeticamenlejCome

Vati.

Non

in tutti

(Dolce nella memoria)

della stanza,

sempre

le gentili

Che

e civili persone.

Dal pianto al riso, e dalla disperazione

Guai

non ha egual

imitazione, che

all'

sente.

cadevano,

ma scendevano

fiori.

Scendea,

verbi della seconda nell'imperfetto indicativo.

che per zeuma

altrove ancora

conquistano

non intende, n

forza. Disgraziato chi

Da'

colori

questi son

rivol-

di

strettamente concatenata

fiori,

che conviene a tutte

Inciso,
si

forte fu la

tace. Si

ne parl, e ne

le

proposizioni

percezione, che pur

scrisse.

Parte per il tutto, e perUna pioggia di fior sovra 7 suo grembo ;


ch in grembo gli raccoglieva. Pioggia, metaforicamente non solo, ma
pur indefinito per finito, una quantit.

Ed

la

voce del-

l'

imperfetto indicativo poeticamente usata. Se ne stava seduta

al pi del-

l'

albero, e forse appoggiata al ceppo, e

ella si

Ed, perocch, o per onde. Al solito

perch questi

di

andavano posando con grazia


la medesima idea

in

per cogliere
si

sedea

fiori,

onore. Ecco

non gli era mestieri che faticasse


moto proprio, guidali da Amore, gli
grembo, ed allo intorno per festa ed

Tu

se'

armato, ed ella

Si siede, e scalza in

Ver

me

in trecce c 'n

mezzo

fiori

gonna

e l'erba,

spietata, e contro te superba.

ebbe
Gir fra

le

in

costume

piaggie, o

(lume,

un seggio
E
Fresco, fiorito e verde.
talor Tarsi

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Umile in tanta gloria,

ma pu

modesto,

ficare

Concord umile con

persona per signi-

la

ancora per umilmente

essere

verbo

al

sedere.

debba nel medesimo tempo ed al nome ed al verbo. Se


ne stava tranquillamente in tanto godimento per esser s eccellentemente
adorata. Vera e bella posizione d' una donna in felicissima condizione.
credo che

10

si

Coverta gi delV amoroso nembo.

Il

gi credo stia per allora,

Nembo metaforicamente chiama

quello delP antecedente stanza.

dei fiori, perch solamente discendeva per quello spazio,


1

Laura

come

pioggia

che n'occupava

Amore. Ma

intorno. Amoroso, forse provocato da

ali

la

fiori

non

sono simbolo d'amore? Chi quella geniale e gentilissima donna che


ne

schiva ?

sia

Qual
quale
limbus

cadea sul lembo,

fior

La medesima voce poetica del verbo,

deve sempre usare, ogni qual volta

si

parte per

il

tutto

pu. Lembo dal latino

si

per sapere che significa

mo

la

non saranno necessarie maggiori spiegazioni


quei versi del medesimo nostro Poeta

della veste

parte estrema

ma

riportere-

Purpurea vesta d un ceruleo lembo


Sparso di rose i belli omeri vela

Da qui

al fine della

Qual su
trecciati.

ewi una

stanza

trecce bionde;

le

Dicono

le

vaghissima amplificazione oratoria.

Pare che avesse

capegli biondi

nostre spose alle loro cameriere: fammi

tirale su, avvolgile.

Operazione che

capo una

risaltare sul

fa

globettini, e guancialetti lucentissimi,

le

in-

trecce,

fascia di

che danno un bel vedere ed una

singolare ed avvenente conciatura.

CK oro

forbito, e perle

errore
come ad una
11

si.

Poeta

passa

il

festa,

Ch

fiori,

il

al

bosco adorna di perle,

luogo,

similitudine delle trecce con

pompa

brunito, di che vagamente fan

che paragon

per che sottintendendo

sta per che, e

non essendo quello

questa

credere che Laura andasse

gli orefici

invece delle trecce

Oro ed argento

la

le

circostanza.

Il

perle e l'oro

e gioiellieri,

come Dante,

fino, e cocco, e biacca,

Indico legno lucido e sereno,

Fresco smeraldo

Da

tal

comunit d'idee non

si

in

1'

ora,

che

si fiacca

deve arguire che

il

Nostro copiasse Dante,

perch erano immagini del secolo. Oggi pure vediamo


terati

all'

celebrare

insaputa V uno
i

dell' altro

innocentemente

lutti

nostri let-

far lo stesso.

Nel

parentali dell'Alfieri nell'anno corrente tutti in generale e


v

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Co

verseggiatori e prosatori
in

sono

si

inspirali al

monumento

del

Santa Croce. La nostra natura imitativa. In altra parte


Parea chiusa in or candida perla

Altrove ridisse

Laura che

Le trecce

verde lauro, e

d'

<

Erano

Qual ninfa

E
N

d'

E
1

fin

come

primo

aureo crine

sole

il

aura spar si,

mai qual Don

r aura sciolse?

farsi d' argento.

or capegli in bionda treccia attorse,

S bella,

s fino a

cape' d' or

1'

in fonti, in selve

Chiome d'oro
a

pieno

ir

capei d' oro a

1'

or che devrien far

D' invidia molta


i

medesimo

capei

d'

questa,

di, eh' i'vidi a

or

ond' io

Le crespe chiome

d' or

l'aura sparsi

subir

arsi.

puro lucente

e da' pi bei capelli

Che

Per

facean P oro e

Onde

tolse

far

Amor

'I

belli

due trecce bionde?

chiome, or avvolte

le

men

sol parer

in perle,

'n

Allora sciolte, e sovra or terso bionde

Ma

Quella e ha neve

P oro, e di qual vena,

il

volto, oro

gemme,

capelli,

leggasi singolarmente a questo passo e per quest'ode

medesima:

Aura, che quelle chiome bionde e crespo


Circondi, e movi, e se' mossa da loro

Soavemente, e spargi quel dolce oro,

con tutto

il

poi

*l

Aer

felice, col bel

Himanti

Che non

rincrespp

vivo raggio

e tu, corrente e chiaro gorgo:

poss' io cangiar teco viaggio?

Eran

quel d\ a vederle

vederle, iperbato

in.

'I

Sonetto, e pongasi attenzione alla terzina

zione

raccogli, e 'n bei nodi

giorno era tanta e tale

la

trecce di Laura, ch'erano

veder quelle dal latino ad videndum. In quel

Quel dk retto dalla sottintesa preposi-

lindezza, che traspariva dai

come

l'oro brunito e

le

capegli e dalle

gemme

lucenti.

Non

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si

la

il

contraster ch'uno dei migliori favori, che far

si

possa a donna sia

lode dei capegli, tanto ambiti dal sesso femminile, e con

nit e diletto coltivati.

mente cant

Il

vano

la

si

va-

simil-

<

Qual

somma

Petrarca sapeva ferire nel debole. Pur

posava

Cosa nova a vederla.

in terra, e

fortuna di scendere in

letto alla loro Divinit, si

Quei

qual su l'onde;

grembo o

che non ave-

fiori,

sulla veste di

per dare di-

lei

posavano leggermente sulla terra e

stili

acqua

galleggiando.

Qual con un vago errore

toccavano

lei, gli

Bel

fallo, lieve

davano per deliziosissima

mancanza

ch, se

non

vista e diletto svolazzandole

allo intorno.

Girando parea dir: Qui regna Amore.


torno, in giro, circondare, con girare

Madonna. Qui, per in


parola, onde esprimere

lale
la

lei,

la

chiusa antecedente fu tenera,

maestosa dignit
questa
la

d'

sione,

le

perdono

la

dell'

immol

loro

di questi

una grandezza

ersi ?

Se

la

rotondit

tenerezza, trionfa del cuore di Laura,

ch'ornai governa. Amore, personificato per


volta prese

Girando per rivolgersi in-

cio nel cuore della donna. Chi mi dar

sorprendente. Amore, conseguita

una

attorno alla persona

libert.

l'

affetto del Poeta.

Chi ne acquista

piega ad ogni suo talento con assai di

la

Le donne
compas-

facilit.

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29

STANZA

Quante

V.

volte diss io

Allor pien di spavento

Costei per fermo nacque in paradiso

Cos carco d' obblio,


divin portamento,

Il

volto, e le parole, e

'1

dolce riso

aveano, e

diviso

Dalf immagine vera,


Ch'

dicea sospirando

Qui come venn'

io,

Credendo esser

in Ciel,

Da

indi in

o quando

non

?
l,

dov' era.

qua mi piace

Quest erba

s,

eh' altrove

Io piew di spavento allor

in paradiso
dolce,

cos il

non

sospirando

quante volte dissi

portamento divino, e

avevano carco me

io dicea
lo,

d' oblio,

Da

il

io

costei

per fermo nacque

volto, e le parole, e

e diviso dalla

come o quando

l, dov' io era.

non ho pace.

immagine vera,

il

riso

s,

che

venni qui? credendo essere in Cie-

indi in qua quest' erba

mi piace

si,

che non ho

pace altrove.

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30
Con
.

ielo

enfatiche

parole mirabili leva se slesso di terra e tocca

Sublimi feriim xidtra vertice.

Se

vi del

sublime nelle

altre stanze in

questa supera se stesso e

la

na-

che spiega molto in poche parole, una delle belle figure

tura. L'enfasi,

d'ornamento e d'energia ed occupa (ulta questa stanza. Che arie di comunicare propri desiderii. Laura, ripeto, doveva sentirsi assai sodisfatta
i

gran fortuna

di

avere

di

vederla nella propria stanza bearsi, e rileggere

vano

la

cuore senza avvedersene. Se

il

tamente era del Petrarca

Ed

il

possedere tanto amorosissimo Poeta. Mi pare

di

Amore

<

Amore

al

nostro senti

nullo amato

versi,

che

gli

rapi-

Petrarca era di Laura, Laura cer-

ch Dante bene osserv


amar perdona.

<

cor gentil ratto s'apprende.

lo

Amor, cho solo

Ne degna

Quante

il

disvio

volte

di

cor leggiadri invesca,

provar sua forza altrove.

Modo

avverbiale, per quante

fiale,

da Cice-

rone, che us quoties, ripetutamente, di seguito.


Allor pien di spavento

caso della materia


gliosa bellezza di

retto

lei,

Allor,

per

onde

fu

presago

di

Costei per fermo nacque in paradiso


cristiani, vi

un

si

crearono

angiolo. Sfoga

il

gli

quel momento. Di spavento,

in

ed

dall' addiettivo,

il

timore per

non essere pi

meravi-

la

libero di se stesso.

In paradiso, luogo beato dei

angeli, creature perfette

dunque

costei era

sentimento dell'interno amore e loda nobilissima-

mente. Se questa non lingua pura ed eccelsa, non sapr mai pi dove
trovarla.

ha

Eppure era bambina. Oggi che conta gi cinque secoli, e che


slampa, chi di noi capace di si eminente ragionare?

tanti aiuti dalla

Cos carco

Obblio,

a" obblio,

per dimenticanza

//

angiolo,

Cos, per tanto.

Epifonema. Oblio

verbo avevano carco, che ha per nominativi

retta dal

divin portamento,

qui

L'

materia

la

seguenti nomi.

cose sue.

di se stesso e delle

l'alza a divinit.

azione della persona. Se di sopra


In

questo

modo

si

mette

in

la

opera

crea
l'in-

cremento.

E 7
a

volto, e le parole, e

portamento

si

7 dolce riso

sottintende a questi

altri

L addiettivo divino collocato

tre

nomi.

Se prima ha lodalo

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portamento, qui loda

il

Ila

per cagione

Quando leggemmo

unito con

e s diviso

congiunzione

la

riso, elicilo.

disiato riso

il

Ksscr bacialo da cotanto amante.

M' aveano,

perch

volto, le parole, e la bocca,

il

bocca. Danle avea gi dello

la

Al primo epifonema ne seguita

e.

ha

Il

del

relazione

la

che del

un

altro

terzo se-

guente verso.
Dall'immagine vera,

trasporta

con

non naturale.

Poela in una esistenza

il

maggior dignit

un

possa inalzare

si

Ch'i' dicea sospirando

menle

Dalla vera percezione. La

retta dalla scorta del sillogismo soggetta ad errare

non so con qual

soggetto.

che relativo del

Il

Io

non
L'amore

se

facilit.

di sopra.

si

verbo

Il

sospirare in questo caso sta per desiderare. Era pago di se slesso e felice.

Qui come venn'

io,

quando?

Questa

desimo maravigliosamente sublime. Non


Credendo esser in del, non l dov'
rogazione per maggiore

Se

effetto.

interrogazione

pu dir

si

era.

Verso

posposto

ma

corre,

questo prova che pure

che qualche volta

si

cielo o paradiso

Si

pu dare maggior

pire seco

chi

Gloria

la

di

Non

dover costruire
di

non

secondo

di

il

me

non piseque.

fecond

Di verde lauro una ghirlanda colse,

si,

qua mi piace

s,

eh' altrove

Luogo ove era

le

n poesia,

sue mani

Due

avverbii,

non ho pace.

slata seduta

la

Poeta non fosse in realt e ferito

di lei, egli vi felice

se ne dica,

godimenlo.

di dire, e di ra-

che

il

il

>-

primo

di

tempo ed

il

non

si

Erba

continente per

il

con-

Madonna. Chi mi dir che


ed innamorato? Egli invoca quel

luogo, egli vi desidera morire, egli vi

l'amore

sentimenti.

molo.

Quest'erba
tenuto.

sommo

esistere

Intorno intorno alle sue tempie avvolse.

indi in

solo le pa-

e desiderava un'altra vita;

La qual con

Da

inter-

quando oc-

trasportino,

Se questa non dolcezza

bisogna confessare

amava

si

un luogo

cristiani

Mai questa mortai vita

Onde

diletto?

legge,

eloquenza. Egli ben

troviamo

ci

secondo

Il

sentenze

le

all'

avesse usalo nella sua posizione,

lo

P interrogazione avrebbe scemato di forza e di bellezza.


role,

me-

fatta a se

di pi.

gentile

si

dunque

bea, egli vi rimira, vi acquista

egli

non desidera

altro.

Che che

poteva trovare chiusa generale pi confacente, e pi

espressiva.

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CHIUSA.
Se tu avessi ornamenti, quant hai voglia,
Potresti arditamente

Uscir del bosco, e gir infra

Tu
,

potresti

gente.

la

arditamente uscire del bosco, e gire infra la gente, se

avessi ornamenti, quanta hai voglia.

Non vedo perch abbia


sorelle,

ed altrove,

il

lasciato,

come pure

fece nelle tre canzoni

verso senza rima, o non messa per entro

il

secondo.

Forse invaghilo della perfezione e leggiadria della canzone slanci cosi


la

sua chiusa senza porvi altro pensiero e studio, oppure per non distur-

bnre
dri,

il

bello insieme dell'ode,

che lasciano sperdersi

come

sogliono fare

pittori nei loro

gl'indietri, e nella scala delle tinte

qua-

usano

si,

Siccome questa una delle pi semplici


canzoni del Petrarca, non doveasi disturbarla con una chiusa romorosa.
Altrimenti s' adopr in quella a Rienzi, ove alla gravezza della canzone
vi accompagn una robustissima mandata.
che una non offenda

1'

altra.

Se tu avessi ornamenti, quanV hai

ne Ad ornamenti
glia,

con

avere, possedere, desiderare, o simili.


tutti coloro,

forti iperboli,

'

voglia,

Tre figure

11

Poeta scherza ironicamente

quali credono e lusingano essere

e nelle sesquipedali parole.

Non fumum ex

fulgore, sed

Cogitai, ut speciosa dehinc

Potresti arditamente

Con

Il

d' intellezio-

argomenti, ad aver vo-

vi si sottinlende tanti, a quanti

la

poesia riposta nelle

Petrarca

ex fumo dare lueem

miracula promat.

ardire, con franchezza, con grand' ani-

mo, sicura.
Uscir del bosco, e gir infra la gente.
sco, luogo della

canzone dal quale

dell'eccellenza di quest'ode, che

si

gli

ebbe

augur

Del secondo per


v ita.

la

Il

Poeta era

il

sesto.

Bo-

convinto

fama eterna, che se ne va

ogni giorno riacquistando onoranza e ammirazione.

TESTO DELLA EDIZIONE DELLA MINERVA

M.

DCCC. XXVI.

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