Sei sulla pagina 1di 4

5 CONVEGNO SUL CALCIO GIOVANILE PRIMA DEL RISULTATO

Urbino, 14-15 maggio 2010


LA NASCITA E LO SVILUPPO DEL COMPORTAMENTO TATTICO
1.
Il cervello
Con lavvento di una tecnologia che potremmo definire ispettiva, in virt della quale i
neurobiologi ottengono immagini rielaborate su base statistica, aumentano le nostre
conoscenze sul cervello e vengono prodotti nuovi modelli della funzione mentale.
Le stesse cellule gliali che, fino a poco tempo fa, erano confinate ad un ruolo di
sostegno, protezione e nutrizione di quei miliardi di cellule specializzate che sono i
neuroni sviluppatisi ben 600 milioni di anni fa, secondo i neuropaleontologi -, oggi
possono essere considerate anche per altre funzioni pi rilevanti, come quelle di
produrre anchesse potenziali dazione e trasmettere impulsi, ma ad una velocit
inferiore rispetto a quella dei neuroni. Ad ogni neurone possono essere assegnate anche
decine di migliaia di sinapsi, ovvero di quelle efficientissime macchine elettrochimiche
che gestendo impulsi e il rilascio di neurotrasmettitori - connettono i neuroni gli uni
con gli altri e questi fino alle terminazioni pi periferiche che mettono in moto la fibra
muscolare. Il fatto che il patrimonio di queste sinapsi si aggiri intorno ai 500.000 miliardi
di unit ci d unidea della complessit del problema che gli studiosi naturalistici si
trovano davanti.
2.
Il suo sviluppo
Questa macchina non ci data cos com una volta per tutte. Cambia nel tempo e,
pertanto, possiamo parlare di un suo sviluppo. A quanto sembra il volume del cervello
cresce del 300% fino al 20 anno e il numero dei neuroni che si formano prima e dopo la
nascita il doppio di quello dei neuroni nel cervello maturo. Il che significa che il
cervello pianificato secondo principi rigorosamente economici: mai lasciar
sopravvivere consumatori di energia in sovrappi. Sono programmati per morire 110-120
miliardi di neuroni.
Se un neurone sopravvive, allora, presumibile che a qualcosa serva. Tuttavia,
sullargomento, tra gli specialisti si scontranno tuttora opinioni diverse. C chi giura
sullalta specializzazione di alcuni gruppi neuronali o assemblee, vengono chiamate
anche cos (in passato c stato anche chi giurava sulla specializzazione del singolo
neurone oggi un po meno) e chi, invece, sostiene la tesi che, comunque, le funzioni
come quelle del riconoscimento dei volti, come quelle della comunicazione e della
comprensione di parole siano distribuite tra gruppi diversi. Il modello di funzione fino
ad ora apprestato troppo povero per poterne avere un riscontro puntuale nella
ricchissima struttura cerebrale.
Tra gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, comunque, sono stati scoperti dei
neuroni distribuiti in alcune aree del cervello e specializzati nellattivarsi in
corrispondenza con i neuroni della persona che si ha di fronte. Questo sembra rilevante
per ogni teoria dellapprendimento. Vediamo gioire e gioiamo anche noi, vediamo
soffrire e soffriamo anche noi, vediamo compiere un gesto e cerchiamo di compierlo
anche noi o, meglio, si attivano gli stessi neuroni della persona che osserviamo. Come
dice Ramachandran: un neurone preposto ad afferrare le noccioline si attiva anche
quando la scimmia non prende personalmente la nocciolina, ma guarda unaltra scimmia
prenderla.

Sono stati chiamati neuroni-specchio e sono stati posti in stretta correlazione con i
comportamenti imitativi nelluomo, nella scimmia ed in alcune specie di uccelli. Essendo
alla base di processi fondamentali per la relazione umana come lempatia e la
trasmissione delle informazioni -, va da s che a questi neuroni sia stata attribuita
unimportanza decisiva per levoluzione umana.
Strutture e funzioni, comunque, si sviluppano in stretta interdipendenza. Sul piano
strettamente cognitivo possiamo dire che lo sviluppo del cervello cominci gi nel ventre
materno. Non a caso, appena nato, il bambino in grado di riconoscere la lingua
materna distinguendola da unaltra: in rapporto alla prosodia (intonazione, ritmo,
accenti) , il suo ritmo di suzione cambia. I centri della memoria risultano pienamente
attivi soltanto intorno ai tre anni di et, mentre il cervelletto si rivelato essenziale per
la coordinazione e la memoria dei movimenti, per la stabilit della percezione visiva e
per il senso del tempo senso che, comunque, in tutta quella sua estensione che di
solito viene designata come astratta, si completa nella pubert.
Particolarmente interessante lo sviluppo della cosiddetta mappa somatosensoriale. In
essa si nota che le parti del cervello deputate alla gestione di mani e bocca sono
preponderanti rispetto alle altre e che, tuttavia, possono mutare in ragione delle
attivit del soggetto (Ramachandran, parlandone come di un fenomeno di sincinesia,
sostiene che ci sarebbe anche unattivazione incrociata preesistente tra larea corticale
della mano e larea corticale della bocca, che sono contigue nella mappa motoria di
Penfield. E gi Darwin, infatti, aveva notato che quando qualcuno taglia qualcosa con
un paio di forbici, inconsciamente apre e chiude le mascelle). La gamma dei neuroni
deputati alle mani, per esempio, pi ricca nei violinisti. E presumibile che qualcosa
del genere impegnando sezioni della mappa pi vaste rispetto ad altri - avvenga anche
per i calciatori.
3.
La genesi del comportamento tattico
Da quanto detto un minimo rispetto a quanto si potrebbe dire si arguisce facilmente
che il cervello caratterizato da un alto livello di plasticit e che ben presto pronto a
gestire processi che, guardando allorganismo come ad una persona, possono essere
considerati di ordine tattico.
La parola tattica designa essenzialmente il mettere in ordine una pluralit di elementi
(dal greco taxis, rango, da cui anche tassonomia, classificazione) un mettere in
ordine, ovviamente, in rapporto ad uno scopo. Nulla ordinato o disordinato di per s; il
veder qualcosa in ordine o in disordine dipende dallapplicazione di una categoria
mentale.
Da questo punto di vista ci si rende conto che il comportamento tattico acquisito ben
presto nellesperienza infantile, anticipando la pur precoce fase del gioco. Le stesse
modalit di richiesta del bambino in fasce che esperisce la prima cognizione della durata
tra un biberon e laltro possono essere considerate lespressione di una tattica. Presto il
bambino impara a far passare la forma triangolare o quella circolare nelle corrispondenti
aperture. Presto il bambino impara che lacquisizione e luso del linguaggio stesso
prima nella forma dellindicare, poi nella forma del nominare - sono stratagemmi
funzionali al possesso.
Pertanto possiamo articolare un insieme di fasi piuttosto precoci nello sviluppo del
bambino come la fase della costruzione delloggetto e della sua permanenza, quella
dellattribuzione a questo oggetto di una identit individuale, poi quella
dellattribuzione di autonomia, poi quella dellattribuzione di comportamenti orientati
ad uno scopo, poi quella in cui si pone finalmente una analogia tra identit propria e
identit altrui e, infine, la fase in cui sorge lesigenza di controllare oggetti, persone ed

eventi. E a questo punto che il bambino in grado di fare predizioni e di agire di


conseguenza perch queste predizioni si avverino o meno.
I neurobiologi, daltronde, ci raccontano che fino al 18 mese il bambino vive con il
senso del solo presente, entro il 30 sviluppa il senso del futuro ed entro il 42 mese di
vita corona le proprie coordinate temporali sviluppando il senso del passato.
4.
Lapprendimento del comportamento tattico nel giovane calciatore
Tra chi esprime la propria tattica mettendo in un suo ordine un insieme di elementi e il
giovane calciatore c una differenza sostanziale: il classificabile non pi autonomo
dal classificatore, perch il classificatore fa consapevolmente parte del classificabile il
giovane calciatore deve coordinare se stesso in rapporto agli altri, il comportamento
proprio in rapporto al comportamento altrui. Lapprendimento del comportamento
tattico strettamente calcistico implica pertanto la consapevolezza di un elevato grado di
interdipendenza.
Le et calcistiche le suddivisioni dei giovani calciatori in base allet sono il risultato
di unastrazione di comodo. Ci si affida ad un criterio sufficientemente univoco quanto
facilmente applicabile. Altre soluzioni sarebbero troppo complicate e poco economiche.
Le gradualit escogitate via via dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio e dagli studiosi
competenti per i settori giovanili rispondono, in pratica, alla possibilit di doversi
confrontare con un numero di variabili crescente in rapporto allet e con la possibilit
di mantenere queste variabili entro certi limiti sotto il proprio diretto controllo ai fini
di unefficace correzione fermo restando il fatto che, comunque, il soggetto
partecipante consapevole di una certa parcellizzazione del lavoro (divisione del
lavoro che insita nel principio stesso del gioco e che diventa pratica consapevole con
laumento della competenza del gioco stesso).
Tuttavia, se si volesse e si potesse rispettare e valorizzare lindividualit dello
sviluppo, a prescindere dalle et anagrafiche, sarebbe corretto pianificare
lapprendimento tattico in rapporto alla valutazione delle competenze fisico-tecniche
acquisite. In fatto di criteri, listruttore del giovane calciatore non avrebbe che
limbarazzo della scelta, perch, per esempio:
- le distanze raggiunte dal calcio del pallone condizionano le distanze tra i giocatori
- la capacit di alzare la palla condiziona la reciprocit della distribuzione nello
spazio
- la capacit di stoppare e orientare la palla condiziona i tempi e i modi dello
smarcamento.
Su queste basi o su altre analoghe o da queste deducibili possono essere costituiti
insiemi omogenei di giovani calciatori in istruzione.
Sul piano dei contenuti didattici, poi, quanto detto implica lopportunit di allenare la
preditivit, in quanto costituente cruciale del comportamento tattico. Lobiettivo potr
essere conseguito in due fasi distinte e consecutive: la prima generica, ancora
preliminare al gioco vero e proprio - quella che si avvarr di esercitazioni mirate alla
costituzione della triplice relazione tra spazio, tempo e palla giocata; la seconda
specifica della coordinazione motoria allinterno del campo di gioco nella partita giocata
quella che si avvarr di esercitazioni mirate alla distribuzione dellinsieme squadra
nelle funzioni alternative di pessimistico-orientati e di ottimistico-orientati.
Bibliografia
Accame F., La zona nel calcio Metodologia e didattica, Societ Stampa Sportiva, Roma
1984

Accame F., Lallenatore di calcio alle prese con la comunicazione alla squadra, con i
valori propri e con i valori altrui, in Tubi V. (a cura di), La formazione psicologica
dellallenatore di calcio, Societ Stampa Sportiva, Roma 2009
Benini A., Che cosa sono io, Garzanti, Milano 2009
Ramachandran V. S., Che cosa sappiamo della mente, Mondadori, Milano 2004
Tomasello T., Le basi della comunicazione umana, Cortina, Milano 2009
Von Glasersfeld E., Il costruttivismo radicale, Societ Stampa Sportiva, Roma 1998
Yang C., Il dono infinito, Codice, Milano 2007