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Beethoven e Goethe

e il concetto del demonico

1789 Rivoluzione francese


1804-1814 impero napoleonico
1814-1831 et della Restaurazione

Tra Illuminismo e Romanticismo

Nel maggio 1810 Bettina Brentano, scrive a


Goethe di Beethoven, presentandolo come il
musicista che aveva tratto dalle sue liriche alta
ispirazione e forte impulso a comporre, come
l'artista profeta << che cammina innanzi a tutta
l'umanit, il rivelatore di una scienza celeste, da
cui emana un fascino cos grande da rendere
dimentichi di tutto>>.

<<Tu hai messo tutta la tua buona volont per


presentarmi un grande eletto spirito, con i suoi
meriti, con i suoi sforzi, con le sue necessit e con
l'esuberanza delle sue doti...Per ora io non provo
nessuna avversione da quanto si pu ricavare
dalla tua rapida esplosione...Di fronte alle
espressioni di un tale uomo invaso dal demone, il
profano deve avere un senso di rispetto>>

Zelter a Goethe in una lettera del 12 novembre


1809:
<<Con ammirazione e sgomento si vedono
all'orizzonte del Parnaso dei talenti della pi
grande importanza, quali Beethoven, adoprare la
clava d'Ercole per scacciare le mosche. Ci si
meraviglia, poi si alzano le spalle, di questo
sfoggio di talento per dare risalto a delle
bagatelle>>

Aprile 1811 Beethoven scrive a Goethe:


<<Bettina Brentano mi ha assicurato che Ella mi
accoglierebbe benevolmente, anzi amichevolmente, ma
come posso pensare a una tale accoglienza quando non
posso avvicinarmi a Lei che con la maggiore devozione,
che con un inesprimibile sentimento di ammirazione per
le sue stupende opere.
Tra poco ricever da Lipsia, a mezzo di Breitkopf e
Hrtel, la musica per l' Egmont su cui, per Suo tramite,
ho ancora meditato e che ho sentito e musicato con lo
stesso ardore con cui l'avevo letto. Ho un grande
desiderio di conoscere il Suo giudizio.Anche il Suo
biasimo potr giovare a me e alla mia arte e sar accolto
come la pi grande della lode>>.

Tema dell'uomo eroico


Sorge il mito della grande personalit, il culto del
genio, l'aspirazione ad un forte spirito vitale, alla
pienezza di esistenza

Eroica
Presenta dedica a Napoleone, poi cancellata
quando assurse all'Impero, ma l'idea dell'eroe
apportatore, come Prometeo, di benessere e di
libert agli uomini, pur sempre presente quale
elemento ispiratore dell'opera, il cui Finale
basato appunto sul tema di Prometeo, desunto dal
suo precedente balletto Le creature di Prometeo,
significativo leitmotiv, che conclude gioiosamente
la Sinfonia

Bettina, informata forse da Oliva degli umori di


Goethe, corre subito ai ripari magnificando
anzitutto, in una lettera al poeta dell'11 maggio
1811, l ' Ouverture dell'Egmont come un
capolavoro e riferendogli, per lusingarlo, che
Beethoven andava dicendo di aver composto
quelle musiche per amore, per puro amor suo. E
aggiunge:<< Egli ha ricevuto da te una ricca
benedizione; egli ti ha interpretato con tutte le
forze della sua libera natura, egli un vivente
testimonio della tua onnipotenza>>.

Goethe si decide a rispondere. Il 6 giugno scrive: <<La


buona Bettina ben merita la simpatia che Voi le avete
testimoniato. Parla di Voi con l'entusiasmo pi vivo;
considera le ore che ha trascorso con Voi come le pi
belle della sua vita>> Lo informa di essersi proposto di
far eseguire l'Egmont.
<< Spero cos di procurare un grande godimento a me e
ai
vostri
numerosi
ammiratori
nel
nostro
paese...Certamente voi troverete qui una accoglienza
degna dei vostri meriti... Ma nessuno potr essere pi
interessato della vostra venuta di me, che vi esprimo il
mio cordiale ringraziamento per il tanto bene che ho gi
ricevuto da Voi>>.

Nel gennaio dell'anno seguente la partitura


pervenne a Goethe il quale ne ascolt per alcuni
giorni l'esecuzione al pianoforte e ne fece
menzione nel suo diario, ma senza commento.
Beethoven nel frattempo aspettava con ansia di
ricevere quel giudizio tanto ambito e cos
umilmente chiesto, ma lo attese invano.

Luglio 1812 incontro tra i due a Teplitz

Goethe scrive alla moglie Christiane:


<<Io non ho ancora mai visto un artista pi
fortemente concentrato, pi energico, pi
profondo>>

9 agosto - Beethoven scrive a Breitkopf:


<< A Goethe piace l'aria di Corte molto pi di
quanto si addica a un poeta. Come si pu trovare
a ridire sul comportamento ridicolo dei virtuosi
sotto questo aspetto, quando i poeti, che
dovrebbero essere considerati come i primi
maestri della nazione, possono dimenticare ogni
altra cosa davanti a quel luccichio?>>

2 settembre - Goethe scrive a Zelter:


<<A Teplitz ho conosciuto Beethoven. Il suo
talento mi ha profondamente stupito; ma egli
purtroppo una personalit del tutto indomita.
Senza dubbio non ha affatto torto di trovare il
mondo detestabile, ma certo egli in tal modo non
lo rende pi piacevole, n per s, n per gli altri.
Tuttavia egli degno di essere pienamente
scusato e anzi profondamente compianto poich il
suo udito lo abbandona; il che nuoce forse meno
alla sua musica e alla sua personalit che ai suoi
rapporti col mondo. Egli, che gi laconico per
natura, lo diviene doppiamente ora a causa della
sordit>>.

Goethe osserva che non sono sempre gli individui


migliori
<<coloro
in
cui
si
manifesta
preponderante questo potere demonico: da essi
emana una forza enorme ed esercitano un
incredibile potere su tutte le creature e persino
sopra gli elementi, e chi pu dire sin dove la loro
influenza potr estendersi? Tutte le forze morali
riunite non possono nulla contro di essi; invano i
pi illuminati vogliono segnalarli quali ingannati e
ingannatori: la massa viene da loro attratta>>.

Il 28 marzo 1831 Goethe scrive ad Eckermann:


<< Nella poesia vi qualcosa di assolutamente
demonico, e soprattutto in quella che
incosciente... ed anche, e al pi alto grado, nella
musica, poich essa si libra tanto in alto che
nessuna facolt intellettiva la pu raggiungere, e
da cui emana una azione che tutto domina e di cui
nessuno in grado di rendersi conto. per
questo che il culto religioso non pu farne a meno;
essa uno dei mezzi principali per agire in modo
meraviglioso sugli uomini>>.

L'elemento demonico a suo dire di una natura


cos forte e irresistibile che alla fine potrebbe
anche sopraffare ed opprimere. Occorre, dice
Goethe ad Eckermann, <<far s che la nostra
migliore natura resista fortemente e non accordi ai
demoni pi poteri del necessario>>. Il demone
<<deve essere vigilato, domato, esorcizzato
perch divenga la forza feconda da cui nascono
delle azioni che possono apparire dinanzi a Dio,
che siano durevoli e che si propaghino. Tutte le
opere di Mozart sono di questa specie. Vi in
esse una forza creatrice che agisce di
generazione in generazione>>.

Beethoven a Louis Schlosser, violinista dell'orchestra di


corte di Darmstadt, che lo visit nel 1822:
[] un tema che mi sia venuto in mente una volta, lo
ricordo per anni. Modifico parecchio, scarto, provo e
riprovo, finch non sono soddisfatto; allora ha inizio nella
mia mente l'elaborazione in ampiezza, concentrazione,
altezza e profondit. Poich so ci che voglio, l'idea
fondamentale non mi abbandona mai; si fa strada e cresce,
sento e vedo l'immagine in tutta la sua estensione, come mi
stesse dinanzi in una gettata, e quindi non mi rimane che
scrivere. Il che avviene rapidamente, per il tempo che ho,
giacch a volte lavoro a pi opere contemporaneamente,
eppure sono sicuro di non confondere l'una con l'altra [].
Le idee mi vengono non so da dove, non chiamate,
indirettamente o direttamente. Potrei afferrarlo con le mani
all'aperto, nei boschi, nelle passeggiate, nel silenzio della
notte, di primo mattino, stimolate da stati d'animo che il
poeta traduce in parole e io in suoni.

Dualismo tra sentimento e ragione, sogno e realt.


In Beethoven gli opposti stanno alla base delle sua
Forma-Sonata e danno impulso al suo divenire: Il
principio respingente e il principio implorante l'uno di
carattere energico, deciso e volitivo, come la facolt
razionale, l'altro vago, indefinito, mutevole, come lo
il sentimento di cui la voce.
Per Goethe i due termini sono inconciliabili,
considerati elementi necessari al processo dinamico
della vita. Per Beethoven deve prevalere il principio
respingente, che con il suo dialettico contrasto con il
principio irrazionale diventa anch'esso passione, s
da conseguire una prevalenza, che anche
conciliazione.

Goethe:<<chi possiede scienza e arte ha anche la


religione>>;
Beethoven:<<soltanto l'arte e la scienza innalzano
l'uomo sino alla Divinit>>.
Entrambi credono in un'armonia prestabilita tra la
realt esteriore e l'intima natura dell'uomo.

Entrambi si dichiarano adoratori della bellezza,


ma non manifestano un'esigenza puramente
estetica; il loro senso estetico non mai disgiunto
dal senso morale, il bello dal buono.
Concetto della

Platone Repubblica X, 617


<<Parole della vergine Lachesi figlia di Ananke.
Anime
dall'effimera
esistenza
corporea,
incomincia per voi un altro periodo di generazione
mortale, preludio a nuova morte. Non sar un
dmone a scegliere voi, ma sarete voi a scegliervi
il demone. Il primo che la sorte designi scelga per
primo la vita cui sar poi irrevocabilmente legato.
La virt non ha padrone; secondo che la onori o la
spregi, ciascuno ne avr pi o meno. La
responsabilit di chi sceglie, il dio non
responsabile>>.