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La risurrezione di Cristo prova della risurrezione dei morti

15 1 Vi proclamo poi, fratelli, il Vangelo che vi ho annunciato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi
e dal quale siete salvati, se lo mantenete come ve lho annunciato. A meno che non abbiate creduto
invano!
2

A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anchio ho ricevuto, cio

che
Cristo
mor
per
i
nostri
e
che
4
e
che

risorto
il
terzo
5 e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici.

peccati
giorno

secondo
fu
secondo

le
le

Scritture
sepolto
Scritture

Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto . La ragione per cui Paolo si ricorda come un aborto
deve avere un riferimento preciso. Lo si pu individuare nel fatto che egli, che era stato discepolo di
Gamaliele (At 22,3), aveva ribaltato il consiglio del suo maestro di lasciare liberi gli apostoli (At 5,38),
approvando prima l'uccisione di Stefano, condannato in un processo pieno di illegalit, perch svoltosi con
falsi testimoni (At 6,13) e con incredibile ferocia, e poi chiedendo lettere per perseguitare a morte i cristiani
(At 9,2; 22,4). Cos Paolo dichiara che il suo duro distanziarsi da Gamaliele lo ridusse ad essere un rigettato
(aborto) dalla giustizia contenuta nella stessa Legge (At 23,3).

Ma se Cristo non risorto, vuota allora la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede . La
predicazione rivolta ad un giusto che stato ucciso ed stato regolarmente sepolto non ha forza di
liberazione dal peccato.

Poi sar la fine, quando egli consegner il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e
ogni Potenza e Forza. La fine la conclusione di tutto il disegno del Padre eseguito da Cristo. Ridotti al
nulla i nemici di Dio nel giudizio universale, che riguarder anche i demoni (6,3), Cristo consegner il regno a
Dio Padre. Ogni Principato e ogni Potenza e Forza , sono i demoni nella loro gerarchia che, gi celeste (Ef
3,10; Col 1,16; 2,10), si deformata in infernale (Ef 6,12; Col 2,15).

Lultimo nemico a essere annientato sar la morte . La morte, il cui pungiglione il peccato, non potr pi
raggiungere gli uomini, riportandoli sotto il suo dominio (Ap 21,4).

Altrimenti, che cosa faranno quelli che si fanno battezzare per i morti? . Il farsi battezzare per i morti deve
avere pure un senso dice Paolo, e questo non pu essere che la risurrezione.
Si congettura spesso che a Corinto ci fosse l'uso che se un catecumeno moriva prima di ricevere il
Battesimo un amico o un parente, figurativamente, si faceva battezzare per lui. La cosa risulta strana, e,
anche se non eretica, dottrinalmente pericolosa.
Paolo non spende una parola n a favore n contro una tale pratica, che se avesse avuto un riferimento al
Battesimo cristiano, pur solo come figurazione, sarebbe stata meritevole di qualche precisazione o
correzione, vista l'attenzione dell'apostolo per ogni poco di lievito che potesse portare a deviazioni dottrinali.
Va notato che Paolo dice per, non al loro posto, cos che quel battesimo doveva essere una pratica
devota che non aveva riferimento con l'azione battesimale istituita da Cristo, ma con l'inizio di un cammino di
suffragio per i defunti in Cristo, dunque non cosa ristretta ai catecumeni.
La spiegazione va ritrovata guardando alle ritualit purificatrici giudaiche (Cf. Le Camus L'Oeuvre des
Apotres, Paris, 1905, Vol III, pag. 182), magari riviste alla luce del battesimo di conversione di Giovanni
Battista.

Il battesimo per i morti in tal caso si presenta come l'inizio di un cammino penitenziale in suffragio dei defunti.
Tale battesimo di suffragio contiene la verit che i morti sono dei viventi e se viventi dovevano ritrovare la
pienezza della loro realt umana con la risurrezione. E' l'argomento di Ges contro i Sadducei (Mc 12,27), i
quali negavano l'esistenza dell'oltretomba e quindi la risurrezione, nonch l'esistenza degli angeli (At 23,8), e
restringevano il corpo delle Scritture al solo Pentateuco. Paolo, gi fariseo credente nella risurrezione,
conosceva benissimo il pensiero dei Sadducei (At 23,6) e la risposta antropologica alla loro negazione della
risurrezione era che l'uomo vive oltre la morte e possiede un'unit anima corpo che verr ricomposta nella
risurrezione. Per viceversa se non esiste la risurrezione dai morti non esiste neppure l'anima: Se i morti non
risorgono, mangiamo e beviamo, perch domani moriremo (Cf. Sap 2,2-6).
Il battesimo per i morti ha per Paolo il valore di una testimonianza nell'esistenza dell'anima nell'aldil, e
contiene l'affermazione, antropologicamente necessaria, della risurrezione.
La pratica del battesimo per i morti era un uso sporadico e non ebbe seguito nella Chiesa, anche per ben
distanziarsi nettamente dalle sette eretiche dei Marcioniti e dei Montanisti (Sant'Epifanio, Adeversus
Haereses. XXVIII, 6.), che attraverso il battesimo impartito a un vivo intendevano battezzare, col battesimo
cristiano, un defunto.

La risurrezione e la glorificazione dei corpi


Ma qualcuno dir: Come risorgono i morti? Con quale corpo verranno?. 36 Stolto! Ci che tu semini non
prende vita, se prima non muore. 37 Quanto a ci che semini, non semini il corpo che nascer, ma un
semplice chicco di grano o di altro genere . 38 E Dio gli d un corpo come ha stabilito, e a ciascun seme il
proprio corpo.
35

A Corinto c'era la difficolt di pensare alla risurrezione dei morti, pensiero estraneo al paganesimo.

Come risorgono i morti? Con quale corpo verranno? . La prima di queste due domande riguarda come sia
possibile la risurrezione di un corpo dopo il disfacimento della tomba. La seconda riguarda con quale corpo i
morti verranno dall'aldil.
La risposta di Paolo al primo interrogativo data affermando la ragionevolezza del fatto con un paragone.
Poich la morte nel mondo vegetale non segna la fine della possibilit della vita, cos possibile la
risurrezione. L'obiezione, dunque, non frutto di acutezza : Stolto! Ci che tu semini non prende vita, se
prima non muore.
La seconda domanda trova risposta sempre nell'esempio del seme. Non viene seminata una spiga per avere
un'altra spiga, ma viene seminato un granello dal quale si avr una spiga: E Dio gli d un corpo come ha
stabilito, e a ciascun seme il proprio corpo. Dunque, nessuno pu pensare che la risurrezione riporti il corpo
alla condizione di vita che aveva prima di morire. Come il seme con la morte raggiunge la pienezza di una
spiga, cos avverr del corpo. La spiga poi non cambia di natura rispetto al seme.

Dio non limitato nella sua potenza e ha creato sulla terra tanti corpi costitutivi delle diverse nature degli
essere: altro quello degli uomini e altro quello degli animali; altro quello degli uccelli e altro quello dei
pesci. Ci sono i corpi terrestri e i corpi celesti, ma diverso ne lo splendore. Lo splendore dei corpi terrestri
sta nella bellezza dei colori e delle forme e delle loro funzioni, quella dei corpi celesti nella loro luminosit. I
corpi celesti hanno poi diversit di splendore: Altro lo splendore del sole, altro lo splendore della luna e
altro lo splendore delle stelle . E anche le stelle differiscono l'una dall'altra per lo splendore. Ora Dio, che ha
creato tanta variet di corpi terreni e celesti, capace di trasformare i corpi umani corruttibili in incorruttibili,
senza per questo cambiarne la natura.

E' seminato corpo animale, risorge corpo spirituale. Il corpo animale psychikon seminato nella zolla della
terra, ma risorge spirituale pneumatikon. spirituale non perch cambi natura o il suo essere materiale, ma
perch non pi soggetto ai bisogni della carne, essendo diventato conforme alla vita nella gloria celeste.
Spirituale anche perch sostenuto nello stato glorioso per tutta l'eternit dalla potenza dello Spirito santo,
che lo Spirito della gloria (1Pt 4,14).

Esistendo nella presente vita il corpo animale, vi sar anche un corpo spirituale nella futura vita.
L'argomentazione Paolo la conduce partendo dalla Scrittura. Il primo uomo, Adamo, divenne un essere
vivente. Formato dalla terra Adamo divenne un essere vivente per infusione dell'anima spirituale. Di per s
divenne un animale razionale, aggiungendosi a ci il dono di essere elevato nell'ordine soprannaturale della
grazia. Se Adamo non avesse peccato sarebbe salito al cielo senza conoscere la morte e il suo corpo
sarebbe stato glorificato, da corpo animale sarebbe diventato spirituale. L'ordine voluto da Dio era questo
cos Paolo pu dire: Se c un corpo animale, vi anche un corpo spirituale.
Ma il corpo spirituale ora procede da Cristo, che venuto dal cielo, perch il Figlio unigenito del Padre che
ha assunto una natura umana nel grembo di Maria. Venendo dal cielo aveva il diritto alla gloria celeste, ma
tuttavia l'ha ottenuto dopo la morte salvifica per il genere umano, affinch la morte dell'uomo, sia quella del
peccato, sia quella del corpo fosse vinta, e gli uomini fossero uni in Cristo nella Chiesa, suo corpo mistico.
Cristo, perci, divenne spirito datore di vita.

L'evento della risurrezione nella gloria

Quando poi questo corpo corruttibile si sar vestito dincorruttibilit e questo corpo mortale dimmortalit,
si compir la parola della Scrittura (Is 25,8; Os 13,14):
54

La

morte

Dov,
o
Dov, o morte, il tuo pungiglione?
55

stata
morte,

inghiottita
la

nella
tua

vittoria.
vittoria?

Ecco, io vi annuncio un mistero, cio una verit di fede espressa in termini molto sintetici. Pi
precisamente, mistero della partecipazione in cielo alla gloria di Cristo spirito datore di vita (15,45).
L'essere mistero non chiude ad ogni approfondimento, ma lo chiede, senza che si abbia la pretesa di
esaurirne la comprensione, essendo mistero di unione con Cristo. Il ritorno del Signore espresso in
maniera estremamente sintetica, solo questo: al suono dellultima tromba. Essa infatti suoner . Nella prima
Tessalonicesi Paolo dice di pi, ma ci lo doveva aver comunicato nella predicazione ai Corinti. La novit
della prima ai Corinzi sta nel termine trasformazione, che nella prima Tessalonicesi era espresso con la
visione del rapimento nelle nubi verso il Signore (1Ts 4,17).
Il mistero riguarda quanto accadr ai morti e a quelli che saranno in vita al momento della manifestazione del
Signore. La Chiesa infatti sar presente fino alla fine del mondo e i vivi di allora saranno trasformati: Tutti
saremo trasformati, in un istante, in un batter docchio, al suono dellultima tromba. Essa infatti suoner e i
morti risorgeranno incorruttibili e noi saremo trasformati . Paolo sembra mettersi tra quelli che saranno vivi,
ma non cos perch il noi riguarda tutti i fedeli, per l'unit del corpo mistico di Cristo.
I morti risorgeranno incorruttibili, e i vivi, saranno trasformati, cio il loro corpo da corruttibile diventer
incorruttibile e da mortale immortale (15,42-44). L'evento sar repentino. La trasformazione, di necessit,
richiede una morte speciale. Sar una morte per impeto divino d'amore (15,22), senza alcuna corruzione di
tomba, a cui si accompagner la trasformazione all'incorruttibilit e all'immortalit, il tutto in un istante, in un
batter d'occhio. La trasformazione mette in evidenza che non cambier l'identit personale. Il corpo reso
immortale, spirituale, quello che prima era animale.
Per capire come nella trasformazione ci sar un istantaneo momento di morte basti pensare che non tutti i
vivi saranno adulti, ma ci saranno bambini, anziani. Non tutti saranno di natura belli, ma ci saranno anche i
brutti; tuttavia tutti risorgeranno belli, aitanti, gloriosi, bellissimi, perch Dio toglier ogni imperfezione dai
corpi segnati nella loro bellezza dalle colpe commesse dagli uomini, che hanno trasmesso spesso difetti fisici
avvilenti la bellezza data al primo Adamo e alla prima Donna. Paolo non parla della speciale morte di coloro
che non conosceranno la tomba, ma ha antecedentemente affermato (15,22): Come infatti in Adamo tutti
muoiono, cos in Cristo tutti riceveranno la vita.

La forza del peccato la Legge, (Cf. Rm 7,8).


La colletta

16 1 Riguardo poi alla colletta in favore dei santi,

Raccomandazioni finali e saluti. Augurio e attestazione di profonda comunione in Cristo

Il saluto di mia mano, di Paolo . Paolo dettava le lettere, secondo l'uso del tempo, ad uno scriba. La
velocit di scrittura dello scriba era notevole per l'introduzione di segni tachigrafici a cui si aggiungevano le
abbreviazioni. Si aveva cos una stenografia del dettato, che poi veniva esteso con tutte le parole. Orazio ci
riferisce che il poeta Lucilio Gaio (180 a.C. - 104 a.C.) riusciva a dettare ad uno scriba ben 200 versi in
un'ora. Il carisma dell'ispirazione investiva anche lo scriba affinch eseguisse fedelmente il dettato.

Il dono delle lingue non era per coloro che gi credevano e che quindi appartenevano gi alla Chiesa, ma
per i non credenti. Paolo usa Is XXVIII,11-12 per dire che se Dio parlava In altre lingue e con labbra di
stranieri (cio le lingue dei dominatori, che deportarono Israele) a un popolo traviato e non credente, il dono
delle lingue non per i credenti, ma per i non credenti, appunto per i pagani invitati all'assemblea.

"Quando si raduna tutta la comunit nello stesso luogo, se tutti parlano con il dono delle lingue e
sopraggiunge qualche non iniziato o non credente, non dir forse che siete pazzi?". Queste parole non
smentiscono la dichiarazione precedente, che afferma che la glossolalia per i non credenti. Dire che qui
Paolo usa il genere della diatriba mettendo in bocca ad uno una proposizione per poi negarla, del tutto
assurdo e fuori delle regole della diatriba che sempre chiaramente presenta la proposizione da confutare
come pronunciata da qualcuno per poi passare a dire apologeticamente il contrario. Paolo,invece, presenta
la situazione corrente dell'assemblea dove c'era la gara nell'assemblea a fare il glossolago, e in tale gara
usciva dalla bocca del glossolago niente di chiaro. Ora un non iniziato che entarava e incontrava una tale
situazione non veniva edificato, ma concludeva che tutti erano matti; e un carisma non pu generare una
tale negativa impressione. E' tuttavia del tutto insano avvicinare tale situazione con le manifestazioni di
esaltazione mantica dei culti caribantici, dionisiaci, cibelici.
La cosa, invece, va intesa come una imitazione del carisma autentico, nel pensiero che fosse una preghiera
superiore; ma il risultato era solo emettere suoni senza significato: un parlare al vento (14,9).