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Archeologia Medievale

XXXVII, 2010, pp. 247-258

Marco Milanese

PAESAGGI RURALI E LUOGHI DEL POTERE


NELLA SARDEGNA MEDIEVALE*

1. INTRODUZIONE
Il presente contributo intende proporre una riflessione sulle strutture insediative della Sardegna medievale,
con particolare riferimento alle diverse forme di abitato
rurale, ma anche allincastellamento ed alle recenti prospettive suggerite dalla ricerca archeologica, unitamente
al manifestarsi di nuovi indirizzi storiografici, che negli
ultimi due decenni hanno progressivamente mutato
interpretazioni dei fenomeni insediativi sardi, radicate
nella storiografia da circa quattro secoli. Se in osservanza alla forchetta cronologica indicata per questo
incontro, il periodo considerato dal testo compreso
tra XI e XIII secolo, il territorio di riferimento prescelto la Sardegna Nord-Occidentale, coincidente con il
Giudicato di Torres fino al terzo quarto del XIII secolo,
quando ne avvenne una combattuta spartizione tra le
forze signorili liguri e toscane dei Doria e dei Malaspina1 (che trasformarono le loro signorie da fondiarie in
territoriali), il Comune di Sassari, Pisa ed il confinante
Giudicato dArborea.
La formazione dei quattro Giudicati sardi, forme
statuali governate ciascuna da uno judex, complesso processo che trova nelle fonti scritte la sua piena
e compiuta visibilit a partire dalla seconda met
dellXI secolo2. Come osservava Marco Tangheroni,
le fonti scritte sarde e sulla Sardegna per il periodo
dallXI al XIII secolo sono maledettamente poche
(1997-98, p. 70) e nellXI secolo vi addirittura un

* Figg. 1-3, 6-7: elaborazione GIS e grafica di M.Cherchi, G.


Marras, Direzione Scientifica di M. Milanese.
1
Anche altre casate, come gli Spinola, ebbero ruoli importanti, tuttavia senza prendere iniziative di rilievo come la fondazione di castelli.
2
Si tratta di uno dei temi classici della medievistica sarda. La prima
documentata attestazione di uno judex sardo riferita a Barisone di
Torres (ante 1063: Sanna 2002, pp. 103-104), identificato anche come
rex. Sulla cronologia della nascita dei Giudicati sardi esistono diverse
tesi, contrapposte ancora recentemente con un orientamento rialziasta
alla met del IX secolo (Meloni 2002, p. 76 ss.) ed uno ribassista
allXI secolo (Turtas 1999, p. 179 ss.). Secondo il recente Zedda,
Pinna 2007, pp. 94-113, il processo formativo dei Giudicati sardi si
avvi solo dal secondo decennio dellXI secolo (in un quadro di forte
sinergia con la penetrazione di soggetti continentali, pubblici o privati,
come sottolineato da Petrucci 1988), mentre lassetto quadripartito
del territorio sardo (Giudicati di Torres, Cagliari, Arborea e Gallura)
appare compiuto solo nel 1074.

quarantennio (tra il secondo ed il sesto decennio del


secolo) del tutto privo di documenti3.
Questo testo discute le diverse forme insediative
presenti nelle campagne sarde del periodo indicato, cercando di sviluppare una dialettica tra dati archeologici e
riferimenti documentali, con una trattazione distinta tra
insediamento rurale a componente contadina (servile o
libera4) e luoghi del potere, rappresentati innanzitutto
dal processo dincastellamento del territorio, anche se
da fonti del secondo quarto del XIV secolo (che dovrebbero descrivere una situazione valida anche per la
seconda met del XIII secolo) luoghi del potere sono
identificabili non solo nei castelli, ma anche in una
rete di residenze signorili presenti nelle ville rurali ed
in forme intercalari nel territorio.
2. FORME DELLINSEDIAMENTO RURALE
TRA XI E XIII SECOLO
2.1 Le ville, la costruzione dei modelli
Lesistenza di un rilevante numero di villaggi e di
altre forme dinsediamento rurale medievale abbandonato in Sardegna un dato noto da secoli nella
storiografia5 e che emerge in forme anche diverse
nelle memorie e tradizioni orali locali: solo negli anni
Settanta del Novecento, il fenomeno stato illustrato
in modo analitico da J. Day e da A. Terrosu Asole, che
hanno elaborato i noti Atlanti dei villaggi abbandonati della Sardegna, ancora oggi punti di riferimento
iniziale per ogni indagine territoriale sullinsediamento

3
Zedda, Pinna 2007, p. 74; Zedda 2006, p. 39; Ortu 2009, p.
3. La scarsit di fonti scritte attribuisce allarcheologia responsabilit
ancora maggiori; per un quadro sul contributo dellarcheologia allAltomedioevo sardo, vedi Pani Ermini 1994.
4
Ancora negli anni Venti del Trecento, il monastero cassinese di
SantElia di Sedini in Anglona, un distretto amministrativo (curatoria) dellormai ex Giudicato di Torres (ora nella signoria territoriale
di Brancaleone I Doria) aveva schiavi (cum sclavis et ancillis) e lo stesso
signore rese libera Agnexinam, sclavam dicti domini Branchaleoni
(Basso, Soddu 2001, p. 47, docum. 37).
5
Giovanni Francesco Fara cita, alla fine del XVI secolo, circa quattrocento insediamenti distrutti, sulla base della documentazione scritta,
mentre circa un secolo dopo Giorgio Aleo (1677-1684) ricorda 819 villaggi
distrutti e nel XIX secolo Giuseppe Manno elenca 593 villaggi medievali
scomparsi. La questione sintetizzata in Milanese, Campus 2006.

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con le relative notizie storico-geografiche; 2. Creazione


di un GIS dei dati relativi allubicazione di ciascun insediamento, fornita negli Atlanti, ottenuta incrociando
dati alfanumerici e coordinate geografiche reali.
Si in tal modo ottenuta una cartografia regionale,
georeferenziata, dei villaggi medievali della Sardegna,
secondo gli ormai storici Atlanti, nonch la possibilit di interrogare le banche dati in modo molto
specifico ed ottenere cartografie degli insediamenti
rurali sulla base dei limiti di Giudicato, di Curatoria
o amministrativi attuali.
A causa dei numerosi errori di localizzazione
presenti nei due repertori, contestualmente allinformatizzazione dei dati degli Atlanti, ne stato anche
avviato il progetto di revisione sulla base delle fonti
edite ed inedite, sullampio campione relativo ai villaggi abbandonati della Curatoria di Romangia8, una
revisione che si intende proseguire per campionatura
e gradualmente estendere a tutta lisola (fig. 2).
A questa revisione delle fonti ed informatizzazione
dei dati si collega strettamente il lavoro sul campo:
il territorio della Provincia di Sassari al centro di
unintensa attivit di ricognizione sistematica mirata
sul tema dellinsediamento medievale abbandonato,
che ha gi portato alla identificazione di decine di
villaggi medievali sepolti, in particolare nei Comuni di
Sassari, Sorso, Sennori, Chiaramonti, Osilo, Ploaghe,
Ozieri, Bessude, Siligo, Thiesi, Semestene, Bonorva,
Cheremule, Alghero, Olmedo, Uri, Usini, Monteleone
Roccadoria, Romana, Martis e Nulvi9 (fig. 3).
Il contributo della ricerca archeologica si orientato a partire dal 1995 verso la costruzione di una
modellistica dellinsediamento10, che potesse dar forma alla terminologia delle forme insediative presente
nelle fonti scritte e rilanciare rispetto a questa un pi
ampio quadro di informazioni, capace di allargare
le prospettive dinterpretazione storiografica ed antropologica, sulla base delle fonti materiali. Lo scavo
intensivo di ampie superfici del grande villaggio medievale abbandonato di Geridu (Sorso), che allinizio del
Trecento contava 326 fuochi fiscali11, pari a circa 1500
abitanti, ha permesso di comprendere con chiarezza
lorganizzazione spaziale (fig. 4), le attivit economiche, la cultura materiale, le tecniche costruttive e di
riportare in luce i resti della popolazione del villaggio
ed anche indicatori sul paesaggio agrario e forestale

fig. 1 Distribuzione dei villaggi abbandonati della Sardegna,


secondo J. Day.

medievale dellisola, nonostante i non pochi errori


relativi allidentificazione, alleffettiva esistenza ed
alla tipologia degli insediamenti rurali, presenti in
questi due repertori.
Come punto strategico del progetto generale di ricerca sullinsediamento medievale della Sardegna6 stata
realizzata linformatizzazione degli Atlanti di J. Day
(1973) (fig. 1) e di A. Terrosu-Asole (1974), articolata in
due livelli, tra loro in stretto collegamento7: 1. Creazione
di un Database, al cui interno sono registrati tutti gli
insediamenti individuati o ipotizzati dai due studiosi,

8
Ricerca realizzata dal Dott. Alessandro Soddu, grazie ad un finanziamento specifico del Comune di Sorso, nellambito del Progetto del Museo
dei Villaggi Abbandonati della Sardegna, con la direzione scientifica dello
scrivente. Lo studio sar pubblicato nella collana QUAVAS (Quaderni del
centro di documentazione dei Villaggi Abbandonati della Sardegna).
9
Ricerche svolte dallUniversit di Sassari Cattedra di Archeologia Medievale e dalla Soprintendenza Archeologica per le Province
di Sassari e Nuoro.
10
Con linizio degli scavi del villaggio medievale di Geridu (vedi
nota successiva).
11
Allinizio del Trecento, Geridu risulta il centro pi popolato della
Curatoria di Romangia ed uno dei maggiori del nord Sardegna, dopo
Sassari. Milanese 1996, 2000, 2004, 2006a; Soddu 2006.

6
Nellambito delle attivit della Cattedra di Archeologia Medievale
dellUniversit di Sassari, avviata da chi scrive nel 1998 e tenuta con
continuit fino ad oggi (A.A. 2010/2011).
7
Linformatizzazione stata realizzata, con la direzione scientifica
dello scrivente, dalla Dott.ssa Maria Cherchi e dal Dott. Gianluigi Marras, presso il Dipartimento di Storia dellUniversit di Sassari: a loro si
deve lelaborazione informatizzata della cartografia tematica.

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fig. 2 Linsediamento medievale abbandonato nella Curatoria di Flumenargia.

fig. 3 Stato delle ricerche sui villaggi abbandonati della Provincia di Sassari.

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fig. 4 Rapporti spaziali


nella villa di Geridu, tra
labitato (a sinistra), larea
ecclesiastica (al centro) e del
potere civile (a destra).

della fase dinizio Trecento (impianto probabilmente


tardo duecentesco), di una grande villa di liberi coltivatori ed allevatori12.
La costruzione della monumentale chiesa gotico-catalana di SantAndrea di Geridu, cos come di
quella dedicata a San Giacomo nel vicino villaggio
di Taniga, esprime la forza della neonata feudalit
catalana sulle comunit del villaggio e rappresenta al
contempo un tentativo di nasconderne la crisi accesa
per la forte pressione fiscale a partire dal terzo decennio del secolo, un processo che determin nei decenni
successivi la progressiva dissoluzione della comunit
e labbandono del sito.
Pur essendo Geridu testimoniato nelle fonti scritte a
partire dallinizio del XII secolo (1112-115) nel Condaghe di San Pietro di Silki13, un radicale intervento
di pianificazione sembra averne ridisegnato la forma
nel tardo XIII secolo, con unorganizzazione razionale
delle abitazioni che si proposto di identificare con i
fuochi fiscali citati nei censimenti dinizio Trecento.
La strategia di scavo, prevalentemente indirizzata
ad uno scavo in estensione, ha permesso di comprendere alcuni nodi della topografia e delle dinamiche
stratigrafiche del sito, ma ha fino ad oggi limitato lacquisizione di dati sulla villa di XII secolo o comunque
anteriori alla seconda met del XIII secolo, al di l di
attestazioni ceramiche (Spiral Ware, Cobalto-Manganese), riferibili alla prima met del XIII o alla fine del
XII secolo e di strutture murarie rasate per lultimo
impianto del villaggio.
Se Geridu pu allo stato attuale delle conoscenze
rappresentare un modello di grande villaggio contadino del Nord-Ovest della Sardegna tra tardo XIII e

inizio XIV secolo14, esso non pu dirsi in alcun modo


risolutivo della modellistica archeologica della villa
del Nord dellisola, principalmente abitata da liberi
coltivatori, ma soltanto di un certo tipo dimensionale
dinsediamento, in posizione ravvicinata rispetto alla
costa e con relativa ricchezza dei suoi abitanti, testimoniata da diversi piani di indicatori materiali, fra i
quali una circolazione monetaria alquanto vivace15.
Gli scavi demergenza realizzati in occasione dello
scasso per limpianto di un oliveto nel sito della villa di
Ardu (a circa 10 km da Geridu), citata nelle fonti scritte
tra il XII ed il XIV secolo, hanno interessato un abitato
che da un documento camaldolese del 1229 risulta ospitare in quel periodo una residenza dellarcivescovo turritano, che ne detiene la propriet fino al 1289, nonostante
alcuni passaggi ai Doria (1259) ed al Comune di Sassari
(1278)16. Pur in presenza di una residenza vescovile, le dimensioni demografiche della villa allinizio del Trecento
erano di soli 25 fuochi, pari soltanto al 7,66% di Geridu.
A fronte di tale ampia distanza demografica, dalla documentazione archeologica disponibile, i caratteri materiali
della villa di Ardu, la tipologia delle abitazioni (coperte
con tegole), le tecniche costruttive, la cultura materiale e
lalimentazione degli abitanti sembrano alquanto simili a
quelli di Geridu, con la sola differenza di una maggiore
razionalit nellimpianto urbanistico della villa di
Geridu, che dispone le abitazioni su schiere addossate
al debole pendio del versante, rispetto alle abitazioni di
Ardu, che sembrano (stante il campione disponibile) ad
aggregazione meno fitta.
14
Negli anni Trenta del Trecento la situazione gi trasformata, un
generalizzato stato di guerriglia determina lincendio di alcune case del
villaggio e linizio del processo di spopolamento, con linurbamento
verso la citt di Sassari di parte della popolazione.
15
Per tutti questi riferimenti, vedi nota 11.
16
Rovina, Grassi 2006.

12
Rimangono in gran parte da chiarire i rapporti che la comunit
del villaggio di Geridu ebbe con la signoria dei Doria.
13
Milanese 1996, 2004; Soddu 2006.

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PAESAGGI RURALI E LUOGHI DEL POTERE NELLA SARDEGNA MEDIEVALE

2.2 Modelli e temi di ricerca,


senza dimenticare la tutela
Al problema della demografia delle ville di liberi coltivatori e della gerarchia degli insediamenti fa riferimento
il delicato tema delle dimensioni delle chiese medievali
presenti nel paesaggio rurale. Questi monumenti pongono per anche linterrogativo del loro reale significato
in termini di indicatori di areale dinsediamento; infatti,
le chiese in numerosi casi, ma non sempre, ricalcano
puntualmente il luogo del villaggi, come si sarebbe portati a credere. A Geridu e nella villa di Taniga (Sassari),
la presenza di numerose chiese attribuibili al medesimo
villaggio pone in evidenza il modello della grande villa
strutturata in modo policentrico17, anche in ragione
della notevole distanza intercorrente tra i vari edifici
ecclesiastici (a Geridu, tra Santu Biasu e SantAndra),
che talvolta appare superiore a quella esistente tra due
singoli villaggi18. Tuttavia, proprio la percezione della
centralit delle chiese campestri di cronologia medievale
ad offuscare in molti casi una pi acuta visione delledificio ecclesiastico come punta di un iceberg sepolto,
costituito dallinsediamento medievale abbandonato i cui
resti interrati possono connotare le aree circostanti.
Le elevate potenzialit archeologiche degli ampi
areali limitrofi alle chiese campestri sembrano in
definitiva essere un fatto noto solo agli archeologi, ai
proprietari dei terreni ed ai cercatori di metalli, ma il
rapporto tra chiese e abitati sepolti sfugge purtroppo
completamente a chi governa il territorio nel quotidiano. Il sito archeologico in tal modo considerato
al pari di una qualsiasi area rurale priva dinteresse
archeologico e la chiesa lunica emergenza di cui
viene percepita la dignit di unattenzione (fig. 5).
Da molti anni in corso in Sardegna una vera e propria corsa al restauro delle chiese campestri (ovvero le
chiese dei villaggi abbandonati), peraltro non affiancata
da una sensibilit istituzionale rivolta al contestuale
monitoraggio archeologico degli insediamenti circostanti
e da una vera cultura n dellarcheologia dellarchitettura
durante i restauri, n dellarcheologia preventiva.
Ancora sul piano della tutela, lutilizzo dei mezzi
meccanici propri di unagricoltura invasiva, con
arature e scassi in profondit un elemento di grave
danneggiamento stagionale, come verificato nel
caso di Orria Pithinna e di altri villaggi del territorio
di Chiaramonti19, dove le arature intaccano periodicamente i crolli delle abitazioni del villaggio sepolto,
riportando in luce reperti (quali ceramiche, carboni ed
ossa), che non sono altro che indicatori di unavvenuta
distruzione di superfici pavimentali del villaggio e di
spoglio della sua cultura materiale. Altri casi simili

fig. 5 Sterri meccanici in corso nellarea della villa di Taniga


(Sassari).

sono stati monitorati nel sito di Santu Juannezzu di


Osilo o nello straordinario esempio dellesteso villaggio di Tilickennor, ai confini con il territorio di Sassari,
nella profonda valle di Acchettas (Le Cavalle), il cui
toponimo rimanda ad antichi e selvaggi pascoli.
Un maggiore impegno da parte di tutti i soggetti istituzionali a vario titolo interessati e coinvolti nella tutela
e nel governo del territorio non pu pertanto essere
ulteriormente rimandato, per evitare che la deriva del
patrimonio archeologico dei villaggi abbandonati della
Sardegna assuma proporzioni devastanti: in questo momento non occorre tanto scavare, quanto identificare
e monitorare i siti, perimetrare le aree di estensione,
saggiare (per valutare lo stato di conservazione dei siti)
e consegnare alla pianificazione territoriale.
Ricognizioni intensive in alcuni areali indiziati
come insediamenti rurali medievali, nella Valle del
Rio Mannu, nella Valle del Silis, in Anglona20 nel
Meilogu (Logudoro, comuni di Mores, Thiesi, Bessude, Bonorva, Cheremule e Semestene) e nella pi
meridionale Planargia (Magomadas, Suni e Sindia)
evidenziano una casistica di chiese campestri, che
insistono su areali di dispersione di materiali di epoca
romana, senza alcuna chiara evidenza di indicatori di
cronologia medievale, ponendo comunque il problema
delleffettiva ubicazione del villaggio medievale noto
nelle fonti scritte e della rioccupazione delle aree gi
strutturate in et romana.
Queste scelte insediative che sembrano con evidenza condizionate dalle preesistenze, rappresentano una
dinamica largamente ricalcata anche dalle fondazioni
monastiche di XI (Cassinesi) e prima met XII secolo
(Vallombrosani e Camaldolesi), che sceglievano con
cura le aree del loro insediamento, i territori pi fertili
e gi strutturati e non certo luoghi impervi, aspri e da
strappare allincolto.

17
Fra i tanti esempi, vedi il caso di Tonara nel Mandrolisai, un
villaggio policentrico composto dai distinti insediamenti di Arasul,
Tonara, Toneri, Teliseri, Ilal (abbandonato).
18
il caso delle ville di Innoviu e di Murusas, a breve distanza
da Sassari.
19
Milanese 2007, c.s.

20
In questi territori sono stati identificate e sottoposte a ricognizione intensiva gli areali di 15 tra ville ed altre forme insediative rurali
medievali. Milanese et al. 2010, c.s.a.

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MARCO MILANESE

La ricognizione di superficie delle aree campionate


nei territori prima citati, e le osservazioni non sistematiche condotte in altri siti di villaggi abbandonati,
dimostrano con sufficiente chiarezza linsistere dei
villaggi abbandonati nei medesimi luoghi fisici (o
nelle immediate vicinanze) di insediamenti romani21:
la presenza delle rovine, oltre a costituire per i
monaci e per la popolazione rurale impegnata in un
processo di colonizzazione delle campagne una fonte
di approvvigionamento di materiale costruttivo, rappresentava in qualche modo anche una certificazione
del potenziale produttivo dei terreni circostanti.
Le scelte insediative palesano una disposizione dei siti
in posizione dominante, affacciati lungo i corsi dacqua e
le vie di comunicazione o in luoghi adatti al controllo del
territorio circostante o di particolare fertilit: i villaggi
si trovano a distanze non omogenee, che sottendono variabili di varia natura, come le dimensioni demografiche,
lintensit e la tipologia dello sfruttamento del suolo e
lincidenza del saltu rispetto ai terreni arativi. Nellarea
di Sassari, la dislocazione di alcune ville rispetto al
centro urbano appare decisamente ravvicinata, come
nel caso di non pochi villaggi cancellati dallespansione
urbana della seconda met del XX secolo22, forse con
la sola parziale eccezione di Silki, un centro demico
frequentato almeno dal II sec. a.C. fino al V sec. d.C.23,
ubicato su terreni di particolare fertilit, in presenza di
sorgenti perenni di notevole portata.
La posizione della villa di Silki, a circa 1 Km dalle
mura di Sassari, fu una condizione che ne determin
la scomparsa nel contesto dellattrazione demografica
esercitata dal processo di formazione della citt. Stando
agli indicatori materiali finora noti, Silki si svilupp
probabilmente a partire dal X secolo, come sembra suggerire la presenza di ceramica Forum Ware, rinvenuta
nella campagna di valutazione del sito, minacciato dal
progetto di costruzione di una nuova strada. Silki ebbe
un nucleo demico che tra XI e XII secolo rappresent
una pertinenza dellattiguo monastero di San Pietro, per
trasformarsi in villa nel XIII secolo ed assumere quella
configurazione materiale gi nota a Geridu e ad Ardu,
evidenziata dalla valutazione stratigrafica e rappresentativa della fase finale del sito, di primo Trecento.
Il problema delle distanze intercorrenti tra ville ben
esemplificato dai villaggi, tra loro limitrofi, di Innoviu
e di Murusas, ville dal XII secolo24 ed ancora fiorenti
nel tardo XIII secolo, come suggeriscono le fabbriche
di Santa Barbara (1274 circa) e di SantAntonio di
Innoviu e le loro decorazioni a bacini ceramici, in

prevalenza costituiti da Graffita Arcaica Savonese, con


un esempio di Protomaiolica pugliese, ben conservato
ancora nel 1993 ed oggi gravemente danneggiato dal
vandalismo25. Nonostante la loro vicinanza, i due
villaggi sopravvissero fino al secondo quarto del XIV
secolo, probabilmente in ragione del fatto di trovarsi
separati dalla vallata del Rio dOttava, che amplifica
il significato di una distanza in realt davvero ridotta.
2.3 Curtes, quae domnicaliae vocantur 26
Nel quadro dello studio delle campagne medievali
sarde, il Giudicato di Torres (Sardegna Nord-Occidentale, coincidente in gran parte con lattuale provincia
di Sassari) gode di una situazione privilegiata rispetto
al resto dellisola, per la presenza di alcuni registri
patrimoniali (condaghes) redatti negli scriptoria monastici o giudicali, in quanto relativi a latifondi di propriet di alcuni monasteri, ma anche di beni privati27,
databili tra la seconda met dellXI ed il XIII secolo.
Le dettagliate registrazioni dei beni, dei loro passaggi
di propriet, grazie a donazioni, permute o acquisti,
permettono di ricostruire spaccati analitici di storia dei
paesaggi agrari28, di uneconomia basata sullo sfruttamento dei terreni e solo debolmente mercantile, di
leggere i rapporti tra signorie fondiarie monastiche ed
i servi, la cui propriet era anchessa oggetto di transazione e veniva ceduta assieme alle aziende agricole e di
monitorare la terminologia utilizzata per indicare linsediamento rurale sparso dipendente sul territorio.
Il quadro che emerge da questi registri di una campagna organizzata sulla cellula produttiva base costituita
dalla domos, lazienda fondiaria tipica del sistema giudicale (che ebbe una forte impronta rurale) e delle signorie
fondiarie laiche ed ecclesiastiche, abitata da servi.
Se i caratteri di sfruttamento, in termini coloniali,
attuato dagli Ordini monastici in Sardegna29 sono gi
stati sottolineati dal Day e dal Pistarino e confermati
prepotentemente dalle scelte insediative dei monasteri
e delle domos da questi dipendenti (i migliori terreni
irrigui, sorgenti perenni, preesistenze di grandi ville
rustiche romane30), la politica economica dei monaci
dovette provocare, tra XI e XII secolo, non di rado,
conflitti tra i religiosi e le ville di liberi, per i diritti su
determinati territori31.

Milanese 2010a.
Cos una nota carta giudicale del 1108, del giudice cagliaritano Mariano-Torchitorio, che concede le quattro curtes, altri beni
ed esenzioni allOpera di Santa Maria di Pisa. Da ultimo su questo
documento, Soddu 2008.
27
La letteratura sullargomento molto ampia, vedi il volume
miscellaneo AA.VV. 2002 e in particolare Mele 2002.
28
Fois 2001, 2001a.
29
Vedi i contributi raccolti in Ermini Pani 2007.
30
Elementi presenti costantemente nelle aree monastiche, come
riscontrabile nei siti del monastero benedettino di Silki ed in quelli di
Paulis e di Saccargia.
31
Soddu 2008a.
25

26

21
Osservazione ulteriormente confermata dallarcheologia urbana
dei villaggi a continuit di vita, come nel caso di Sorso, dove lintervento
realizzato nella chiesa di Santa Croce, in pieno centro storico, ha posto
in luce una consistente fase tardo-antica.
22
Come Cleu, Chitarone, abbandonati entro il XIII secolo.
23
Dati derivati dalle ricognizioni di superficie e da una campagna
di valutazione del sito realizzata nel 2007 (Milanese 2007a, 2008).
24
Condaghe di S. Pietro di Silki (CSPS), schede 1, 140, 204, 421
(Innoviu); 50, 68 (Murusas).

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PAESAGGI RURALI E LUOGHI DEL POTERE NELLA SARDEGNA MEDIEVALE

Oltre alle domos, le campagne erano tuttavia organizzate anche con una gerarchia di differenti forme insediative e di strutturazione economica nel territorio.
il caso di altre forme dinsediamento sparso32,
come le pi piccole domestias, che si pongono secondo
lopinione di alcuni studiosi in un accertato rapporto
gerarchico di dipendenza dalle domos: posto che la
domestia compare nelle fonti come articolazione della
domo, e quindi della maggiore aziendagli inventari
dei servi delle aziende monastiche ci propongono di
frequente limmagine di una domo signorile ancora
imparentata, sotto molteplici aspetti, a quella vera
caserma di schiavi che fu la villa romana33.
Il problema della terminologia utilizzata per linsediamento rurale sardo tra XI e XIII secolo, ha una sua
complessit, che esemplificata dalla stessa citazione
riportata nel titolo del paragrafo, dalla quale si evince
che curtes e donniclias, sono termini che vanno intesi
come sinonimi34. Curtes, quae domnicaliae vocantur
una precisazione utile e forse richiesta per la comprensione della terminologia tecnica da parte dei referenti
interessati e coinvolti da queste carte35, i Giudici donatori e i beneficiari di origine continentale.
Il caso emblematico della difficolt di attribuire
caratteristiche distinte alle differenti terminologie
presenti nei documenti36, e Barbara Fois sottolinea
come dunque in un solo documento si usano ben tre
nomi diversi (curas, donnicalias, curtes) per indicare
gli stessi insediamenti.
Le attestazioni documentarie sulle donnicalias37
coprono larco cronologico dal 1081-89 al 120938,
mentre successivamente a questa data sembrerebbe
iniziare un processo di selezione e di trasformazione
in ville. Quanto fosse laspirazione da parte di Pisa e
Genova nel ricevere la concessione di donnicalias e
dei suoi beni (compresi i servi) da parte dei Giudici
sardi, lo si evince con chiarezza negli accordi di pace
(1165-1175), stipulati dalle due citt, nei quali si stabiliva unequa ripartizione dei donicalienses sardi39.
La domo-curtis comunque un centro di notevole
rilievo nel governo del territorio (Ortu 1996, p. 14;

Ortu 2004, pp. 99-101; De Santis 2004, pp. 240242; Ortu 2005, pp. 97-98), talvolta capace di trasformarsi in villa (Ferrante, Mattone 2004, p. 177),
una trasformazione il cui monitoraggio archeologico
dovr essere affidata ad un utilizzo mirato ed intensivo
dello scavo stratigrafico.
Il sistema domo attestato nei Condaghi, basato
sulla manodopera servile, entra dunque in crisi nel
corso del XIII secolo40, con le aziende distribuite sul
territorio che in alcuni casi si trasformarono in ville
o furono abbandonate, con la popolazione che si
spost verso la citt di Sassari, ma forse anche verso
ville in grado di accoglierla e verso i castelli che nella
seconda met del Duecento iniziarono a dominare le
campagne, dopo la dissoluzione della dinastia giudicale turritana (1259)41.
Un chiaro riscontro di questo fenomeno di trasformazione dellinsediamento si coglie nella convenzione
tra Genova e i Doria (1287), dove il problema dei
fuggitivi in cerca di asilo viene citato come un elemento
destabilizzante delle strutture produttive ed al quale
si cerca pertanto di porre un freno.
Primi elementi archeologici riferibili ad una domo,
potrebbero essere, secondo gli scavatori di Santa Maria di Tergu in Anglona, alcuni ambienti organizzati
attorno ad un cortile centrale, databili tra fine X e
prima met XI secolo42.
Al di l del caso di Tergu, una caratterizzazione materiale, costruita con i metodi della ricerca
archeologica, delle differenti forme insediative rurali
di natura servile, quali percepibili nella documentazione scritta, sembra porsi come obiettivo strategico
per limmediato futuro.
In questo senso, si ritiene che i siti indagati in
superficie nella Valle del Silis possano rappresentare
una palestra ideale in cui costruire i primi campioni
materiali di questa problematica, da affiancare ai
documenti relativi allorganizzazione spaziale di una
villa, gi prodotti con le ricerche di Geridu. In questo
territorio prossimo alla costa, lattestazione, nei siti di
Uruspe, Gennor ed Othari, di aziende agricole (casa,
domo) di propriet monastica o privata, variamente
documentate a partire dal tardo XI secolo (Gennor)
e nel XII secolo, pone il problema di un paesaggio
agrario che emerge dalla documentazione scritta costituita dai Condaghi monastici come parcellizzato
in unit fondiarie. La registrazione di queste aziende
avvenne in quanto oggetti di transazioni o donazioni,
mentre la medesima documentazione scritta appare
incapace, per la sua specifica natura amministrativa,
di informare sulla contestuale e possibile esistenza,
in quegli stessi territori, di ville abitate da liberi, che

Day 1984, p. 25.


Ortu 2005, p. 99.
34
Murgia 2004, p. 36 sottolinea che le donnicalias o domos
sono complesse unit agrarie, dotate di poderi, vigne, prati, pascoli,
selve, boschi, bestiame grosso o minuto, servi e ancelle.
35
La carta di donazione del 1107 cita solo il termine donnicalie,
mentre nel documento dellanno seguente (1108) esse sono identificate come curas e con la precisazione id sunt quatuor curtes quae
donnicaliae vocatur: Deliperi 1935, p. 33; Atzori 1975, p. 180;
Pistarino 1981, pp. 41-42, n. 32.
36
La complessit del problema nel contesto regionale della Sardegna
emerge con chiarezza in Ortu 1996 (in particolare, p. 28 ss.); vedi
infine i pi recenti contributi di Ortu 2004, pp. 99-101 e De Santis
2004, pp. 240-242.
37
La questione stata riesaminata di recente da Soddu 2008, che
ne rilegge la complessa problematica.
38
Soddu 2008, pp. 1059-1079.
39
Pistarino 1981, pp. 93-94; Soddu 2008, p. 1066.
32
33

Ortu 1996, p. 53.


Nei documenti trecenteschi il termine domo appare sostituito dal
termine curia (azienda signorile): Soddu 2005, p. LX.
42
Dettori 2007, pp. 49-50.
40
41

253

MARCO MILANESE

compaiono invece, tranne che nel caso di Othari, solo


in epoca post-giudicale, allinizio del XIV secolo43.
La domo di Othari si colloca su un versante
collinare dominato da un nuraghe ed occupa, stando alle indicazioni della ricognizione intensiva, una
porzione non particolarmente estesa di una fattoria
romana, databile tra II-I sec. a.C. e IV sec. d.C.
Levidenza di superficie e gli indicatori cronologici
e topografici individuati confortano sulle effettive
potenzialit di questi siti a produrre modelli di trasformazione o di sincronia delle differenti tipologie dinsediamento, ma al contempo attivano un campanello
dallarme sulla rapida distruzione che linvadenza delle
pratiche colturali imprime stagionalmente a questi siti
archeologici sepolti, un degrado che nel caso di Othari
ha subito una traumatica accelerazione.
Le ricerche di superficie nella Valle del Silis44. hanno posto in evidenza una netta discrasia tra le fonti
archeologiche e le fonti scritte. Il ritrovamento di
Forum Ware nelle ricognizioni delle aree di Sassalu e
di Uruspe45 consente di alzare in modo significativo la
cronologia di questi insediamenti, in quanto la fonte
scritta pi antica per Sassalu risale alla prima met del
XII secolo e lesistenza di unazienda agricola (casa) ad
Uruspe documentata solo alla fine del secolo, mentre
la Forum Ware sposta al IX-X secolo linsediamento in
questi siti, anticipando quindi notevolmente la cronologia delle pi antiche attestazioni documentarie.
Proprio dal porto di Turris o da approdi minori della
costa, come Santa Filitica alla foce del Silis, dovettero
transitare, secondo la stazza dei navigli, le ceramiche
Forum Ware che nel X secolo, raggiunsero questi siti
rurali della Valle del Silis46 e della Valle del Rio Mannu47,
dei quali si ignorano le caratteristiche materiali.
Anche nella valle del Rio Mannu, la ricognizione
intensiva del sito di Santa Barbara, identificato con
Santa Barbara di Ertas, citato nellXI secolo, come
probabile dipendenza monastica dal monastero di S.
Pietro di Silki, villa negli statuti di Sassari nel 1316,
ha restituito un fr. di Forum Ware con decorazione a
petali applicati48, un indicatore archeologico che

estende al X secolo la cronologia del sito, a fronte


di unassoluta invisibilit della villa trecentesca,
documentata nelle fonti scritte.
3. INCASTELLAMENTO ED ARCHEOLOGIA
DELLA SIGNORIA IN SARDEGNA
NEL XIII SECOLO
Lopera dellumanista cinquecentesco Giovanni Francesco Fara, che aveva erroneamente collocato allinizio
del XII secolo le date di fondazione di alcuni dei principali castelli signorili del Nord Sardegna (Castelgenovese,
Bosa, Alghero), ha determinato una stagnazione, durata
circa quattro secoli, su questa convinzione da parte della
storiografia sul tema dellincastellamento in Sardegna.
Ancora J. Day (1984) indic al Convegno di Cuneo sullincastellamento la prima met del XII secolo
come periodo centrale per la fondazione dei castelli
nel Giudicato di Torres.
Sono state le osservazioni di R. Brown e di F. Bertino (1985), di D. Abulafia49 e di altri studiosi ad avviare
finalmente un processo di revisione delle fonti del
Fara, realizzato in anni pi recenti da P. Maninchedda
(2000) e da A. Soddu (1996, 2007).
Questa recente stagione di revisione storiografica
ha evidenziato che il Fara si bas su unanonima cronaca dal XV secolo, che rielaborava pi antiche fonti
trecentesche, in cui le signorie territoriali di origine
continentale del Logudoro (coincidente con il territorio
dellestinto giudicato di Torres) cercavano di sostenere
i propri diritti in Sardegna contro i conquistatori Catalano-Aragonesi, vantando e millantando per il loro
status signorile nellisola un ruolo pluricentenario.
Il contributo di J.M. Poisson (1989) ha inaugurato,
dopo le prime ricerche di F. Fois (1992), ricognizioni
con metodi scientifici, che indussero lo studioso ad
identificare due fasi di incastellamento, la prima su
iniziativa giudicale, tra X e met XII secolo, la seconda
di matrice signorile continentale, da collocarsi nella
prima met del XIII secolo.
A partire dal 1998, con lavvio degli scavi nel castello di Monteleone si inaugurata una lunga stagione,
tuttora in corso, di scavi demergenza o preventivi, diretti da chi scrive, in occasione del restauro dei castelli
di Bosa, Alghero, Castelgenovese (Milanese 2002,
2006, 2006a, 2006b, 2010), che ha fatto emergere
una consistente massa critica di dati ed identificato
nellinoltrato XIII secolo il momento fondativo di
questi castelli. Ad Alghero ed a Castelgenovese,i pi
antichi indicatori individuati sono per esempio alcuni
fr. di Spiral Ware di produzione campana.
Allindomani della morte di Adelasia di Torres
(1259), ultima erede diretta della dinastia regnante nel
Giudicato di Torres, le principali famiglie di origine
genovese (i Doria) e toscana (i Malaspina), presenti sul

43
Il problema si pone anche per il gi citato insediamento di Taniga
(ubicato nei pressi di Sassari, nella curatoria di Romangia ed il cui territorio confinava con quello di Geridu), dove labbazia di Montecassino
gestiva propriet fondiarie che facevano riferimento (almeno dal
1122) alla chiesa (o monastero) di Santa Maria di Tanacle, in aree a
strettissimo contatto con la villa di Taniga, come sembra ancora oggi
suggerire lestrema vicinanza della chiesa di Santa Maria (giuntaci per
in una redazione postmedievale di cui andrebbero indagate le eventuali
preesistenze medievali) alla chiesa di San Giacomo, di pertinenza della
villa e riferibile ad una cronologia di primo XIV secolo.
44
Progetto diretto dallo scrivente con la collaborazione dei Dott.
Laura Biccone, Marco Biagini e F.G.R. Campus.
45
Le ricognizioni dei villaggi medievali abbandonati di Urspe e Sassalu nella Valle del Silis hanno permesso lidentificazione di fr. di 5 diversi
manufatti di Forum Ware, anche con decorazioni plastiche applicate.
46
Milanese et al. 2005.
47
Milanese et al. 2010.
48
Insediamento studiato da A. Vecciu nella sua tesi di Dottorale,
con la direzione dello scrivente.

49
Abulafia 1991, p. 27, definisce pittoresche le leggende sulla
fondazione di Alghero allinizio del XII secolo.

254

PAESAGGI RURALI E LUOGHI DEL POTERE NELLA SARDEGNA MEDIEVALE

fig. 7 La signoria territoriale dei Doria in Sardegna (1308 circa).


fig. 6 I castelli signorili dei Doria e dei Malaspina.

del regnum Sardiniae et Corsicae in opposizione al


candidato pontificio Giacomo II, giuridicamente su un
piano di assoluta parit con il sovrano aragonese nella
contesa per il dominio dellisola, che gli avrebbe offerto
una concreta possibilit di coronare infine il progetto
politico che aveva perseguito con incrollabile tenacia
per quasi quarantanni50, un tentativo che per motivi
di politica internazionale (i rapporti con lAragona) non
ebbe per esito positivo (fig. 7).
Il ruolo signorile in Sardegna non imped comunque
a Brancaleone di occuparsi del settore basso piemontese della sua signoria sovraregionale51 e di rivestire a
Genova52 una posizione importante nella vita politica
del Comune e nelle principali azioni militari, come la
partecipazione, al comando dellammiraglio Oberto
Doria, al vittorioso scontro con i Pisani nei pressi della
Meloria, il 6 agosto 1284: ancora ad un Doria, Jacopo,
si deve una cronaca di questa famosa battaglia, ricordata anche da uniscrizione murata nella facciata della
chiesa di San Matteo a Genova (DOria, Gadducci
2005, pp. 63-65).
Ma fu anche un ampio progetto economico a guidare la signoria forte dei Doria nellindividuazione dei
luoghi dellincastellamento, come si vedr a breve, per
il controllo dello sfruttamento di risorse strategiche:
il corallo, il grano e largento.
Se i castelli signorili dei Doria e dei Malaspina,
con estesi borghi a loro associati, rispondevano ad un

territorio da almeno un secolo come potenti signori


fondiari (nonch di origine pisana nel Giudicato di
Cagliari, che sub una sorte analoga) Pisa ed il Giudicato di Arborea, avviarono un processo di spartizione
e dincastellamento del vecchio territorio giudicale,
che si attu piuttosto velocemente (fig. 6).
Dopo alcuni scontri negli anni Sessanta, negli anni
Settanta del XIII secolo, le nuove aristocrazie regionali si
consolidano e compaiono le prime attestazioni dei castelli
di Castelgenovese e di Monteleone (1272), Monteforte
(1275), Casteldoria, Bosa, Osilo e Alghero (1281), che
sanciscono la trasformazione delle signorie da fondiarie
a territoriali (Milanese 2006, p. 288 ss.).
La nascita dei castelli appare una forma di impegnativo investimento da parte dei nuovi soggetti
politici nel rinnovato quadro istituzionale successivo
alla dissoluzione del Giudicato di Torres, in particolare
da parte delle signorie forti, che si autorappresentano
attraverso il castello.
Il castello si configura quindi, nella Sardegna nordoccidentale, nella seconda met del XIII secolo, come
un indicatore archeologico della crescita signorile ed
in particolare della sua trasformazione da signoria
fondiaria a signoria territoriale.
La signoria dei Doria svilupp in particolare chiari
caratteri di signoria forte, grazie allimpronta data, a
partire dagli anni Settanta del Duecento, da Brancaleone I
Doria, figura carismatica al vertice dellestesa signoria dei
Doria per oltre mezzo secolo, protagonista di unattivit
politica internazionale, in grado di dialogare con il Papa,
con il re dAragona e con i principali soggetti politici del
suo tempo, spinto dallambizione di ottenere il riconoscimento di dignit regia sulla Sardegna. Tale tensione
lo port a candidarsi con Enrico VII per linvestitura

Basso 1996, p. 145.


Fusero 1973, pp. 246-7.
52
Nel 1276 la sua domus genovese era ubicata tra la chiesa e la
canonica di San Matteo, in una posizione di notevole prestigio e ricca
di significato simbolico, prospiciente il palazzo di Lamba Doria, ammiraglio vincitore dei Veneziani a Curzola nel 1298.
50
51

255

MARCO MILANESE

preciso disegno di attrazione della popolazione entro


le mura castrensi53, altre forme di strutture fortificate
sono identificabili nei paesaggi rurali medievali del
nord-ovest dellisola.
Si tratta di fortificazioni intercalari presenti nelle
campagne del Logudoro, fattorie fortificate come quella dei Malaspina, la curia de Banguos (de Bangios),
nota in territorio di Uri54. La struttura ( circumcinta est murata cum turri ) appare ben fortificata e
dotata di case al suo interno ( cum istis domibus
positis intra dictam curiam ): nonostante linvisibilit materiale ad oggi riscontrabile per questa e simili
strutture, i signori territoriali disponevano di una rete
di residenze rurali, al di fuori dei castelli, che erano
evidentemente funzionali a soggiorni di varia durata,
per il controllo del loro territorio signorile.
Queste residenze erano talvolta ubicate nelle ville
di loro propriet, come quelle note a Perfugas e ad
Orria Manna (Nulvi)55, che possiamo ipotizzare essere
dotate di mura difensive, con laspetto del palazzo fortificato o della casa a corte con cortile centrale, come
la residenza feudale scoperta nel 2008 ad Olmedo nel
corso di un intervento di emergenza56.
Altre dinamiche ed aspetti devono essere evidenziati
per quanto riguarda le strategie signorili dincastellamento nel nord-ovest della Sardegna, come quelli
relativi ai movimenti della popolazione rurale.
Limpatto che lincastellamento ebbe sul territorio
(nullo per J. Day 1984), non fu invece del tutto indolore, come hanno iniziato a chiarire analisi territoriali
degli spazi rurali circostanti i castelli e revisioni della
documentazione scritta; il caso del castello malaspina
di Osilo, la cui attrazione esercitata sul popolamento
rurale ha determinato lo spopolamento della vicina villa di Ogosilo, ma lo stesso processo sembra avvenuto
anche nel caso dei castelli di Alghero, Castelgenovese
e di Chiaramonti, la pi tarda tra tutte le fondazioni
castrensi, di met XIV secolo57.
I castelli dei Doria furono collocati sulla costa nordoccidentale della Sardegna (Alghero), su una penisola in
prossimit di uninsenatura naturale, per controllare lo
sfruttamento dei ricchi banchi corallini, ma anche per la
gestione dei traffici commerciali e su quella settentrionale (Castrum Ianuense, Castelgenovese58), per gestire il

commercio del grano dellAnglona e per creare una rete


con la vicina colonia genovese di Bonifacio (post 1195),
fondazione speculare sulla costa della Corsica. Un collegamento, quello tra Bonifacio e Castelgenovese che
si coglie con chiarezza anche nella cultura costruttiva
di matrice genovese, che larcheologia dellarchitettura
dei due centri gemelli ha evidenziato, con particolare
riferimento al modello della loggia, sormontata da
archetti ciechi.
Altri castelli dei Doria furono invece fondati allinterno, sui fiumi, come Casteldoria sul Coghinas,
confine naturale dellAnglona o Monteleone, in posizione strategica sul Temo, lunico fiume navigabile
della Sardegna, che disponeva di un porto signorile
sulla non lontana costa. Qui il dominus Brancaleone
concesse (1272) allabate del monastero ligure di San
Fruttuoso di Capodimonte, dove si trovavano le tombe
dei pi illustri membri del consortile dei Doria tra
XII e XIII secolo, di costruire una chiesa nel castello.
Monteforte-Mondragone, costruito da Barisone Doria
e conquistato dai Pisani nel 127559, fu collocato invece
a controllo di altre risorse economiche strategiche,
come limportante distretto minerario dellArgentiera, mentre altri, come quelli pi tardi di Roccaforte
(Giave) e di Capula (Siligo), furono ubicati a controllo
della principale viabilit Nord-Sud dellIsola.
In questi contesti, le indagini archeologiche sono state
indirizzate secondo le linee metodologiche ed i condizionamenti dellarcheologia urbana nei siti a continuit di
vita di Alghero, Castelgenovese, Bosa e di Monteleone.
Allo stato attuale delle conoscenze, gli scavi stratigrafici
dellarea del palazzo residenziale del castello di Monteleone, ma anche quelli di Bosa, Alghero e Castelsardo non
hanno evidenziato precedenti fasi insediative medievali,
in legno o in pietra, obliterate dal successivo impianto
signorile, anzi i pi antichi segmenti delle sequenze
risultano in genere gi dinizio Trecento, ma occorre
sottolineare che il campione finora indagato alquanto
limitato rispetto alla superficie degli insediamenti.
Nel caso di Castelgenovese, i restauri del cassero,
realizzati negli anni Settanta del XX secolo hanno
eliminato senza documentazione importanti depositi
stratigrafici e reso di complessa lettura le strutture
superstiti, mentre ad Alghero i particolari processi
formativi determinati anche dalle opere di terrapienamento delle fortificazioni cinquecentesche, hanno obliterato le sequenze pi antiche e i contesti finora identificati sulla roccia non sono in alcun modo databili a
prima della seconda met del XIII secolo, peraltro in
accordo con la data (1281) del pi antico documento
finora noto dove compaia citato Alghero60.
Una lettura integrata delle fonti scritte e degli impianti
urbanistici dei castelli signorili dei Doria (in particolare Alghero, Castelgenovese, Casteldoria, Monteleone) e

53
Nel caso di Bosa, si ritiene che lo sviluppo del borgo cittadino
sia da riferire pi che allimpulso ed al progetto del castello malaspiniano di Serravalle, al successivo dominio arborense: Soddu 2005,
p. LIV, nota 188.
54
Soddu 2005, p. LVI e doc. 396, 411.
55
Milanese 2007, pp. 205-207.
56
In attesa di dati archeologici di residenze (fortificate e non) rurali
intercalari rispetto ai castelli, il recente ritrovamento di una residenza
feudale ad Olmedo databile al XV secolo e distrutta nella prima met
del successivo, potrebbe rappresentare un primo modello archeologico
di riferimento di una casa a corte feudale, con cortile e con forme di
fortificazione ed accessi controllati. Una prima notizia del ritrovamento
in Milanese, Deriu, Fiori 2008.
57
Milanese c.s.
58
Si tratta dellattuale Castelsardo.

Soddu 2007, p. 245.


Si tratta di un atto redatto a Genova il 26 febbraio 1281 dal
notaio Leonardo Negrino: Balletto 1978, doc. 37, p. 256.
59
60

256

PAESAGGI RURALI E LUOGHI DEL POTERE NELLA SARDEGNA MEDIEVALE

mici, che emergono con difficolt nella documentazione


scritta, ma che hanno al contrario la pi alta visibilit
archeologica: il caso della Graffita Arcaica Savonese,
come andrebbe pi correttamente definita questa
classe ceramica, in luogo della pionieristica e non pi
accettabile definizione di Tirrenica. Questa classe
un importante documento materiale per la storia del
commercio ligure in Sardegna tra 1250 e 1350 circa, i
cui vettori commerciali sembrano rappresentati in larga
parte da mercanti savonesi o che frequentavano il porto
di Savona, piuttosto che da quelli genovesi.
Lo sbilanciamento verso Savona dei traffici commerciali che facevano capo al porto del Castrum
Ianuense (Castelgenovese) emerge infatti allinizio del
XIV secolo negli atti del notaio Francesco Da Silva,
redatti a Castelgenovese e in Anglona negli anni 13211326, che sottolineano una presenza pi intensa in
questo caposaldo signorile, di mercanti savonesi e della
Riviera di Ponente, rispetto a quelli genovesi65, un fatto
comprensibile in quanto la Signoria territoriale del
dominus Branchaleo de Auria, Brancaleone Doria, si
sviluppava dallAnglona (la regione di Castelgenovese)
al basso Piemonte, dove risultava dominus Saxelli.
Non sembra in questo senso casuale la significativa
presenza di Graffita Arcaica Savonese nei territori signorili del nord-ovest della Sardegna e nei contesti stratigrafici di fine XIII e iniziale XIV secolo a Castelsardo/Castelgenovese, con uninterpretazione che sembra allontanare
con chiarezza questa classe dal ruolo di indicatore del
commercio genovese e delinearlo in un legame diretto
con Savona, sotto il controllo e limpulso di una signoria
territoriale forte, strutturata su base sovraregionale e con
una spiccata vocazione marittima.

dei Malaspina (Bosa ed Osilo) ha evidenziato la notevole


ampiezza delle superfici racchiuse entro le mura di cinta
(come anche a Bonifacio), dove i burgenses godevano di
benefici e privilegi ed un gruppo di fideles stringeva forti
legami con il signore. Il rapporto gerarchico tra cassero e
borgo del tutto chiaro in molti castelli (con leccezione
di Alghero dove la parte signorile del castrum Allogerii
stata cancellata dalle trasformazioni del sito) ed il burgus
distende la sua maglia insediativa sui versanti collinari,
con assi stradali interni di attraversamento sulle linee
di massima pendenza e case con doppio ingresso, che
si rifanno al modello della casa a pendio.
Il progetto signorile dincastellamento prevedeva
certamente di attivare forme di attrazione della popolazione contadina del territorio o di incentivare
con la concessione di benefici e privilegi anche il
trasferimento di gruppi di coloni genovesi e liguri (che
nellidea signorile dovevano rappresentare il nucleo
dei fondatori, i fideles) come nella colonia genovese in
Corsica di Bonifacio e nellimpresa della fondazione del
Castel Lombardo presso Ajaccio, dove i fondatori contribuiscono alla costruzione del castello e delle case61.
Non certo un caso che nelle delibere del Comune di
Pisa del 1288 per gli atti di pace con Genova emerga al
di l di Brancaleone Doria, che il vero referente per il
risarcimento dei danni di guerra provocati da Pisa con il
saccheggio di Alghero nel 128362 una consistente base
genovese, fatta di membri di famiglie dellaristocrazia
urbana e di altri Genovesi, necessaria al controllo di
uno dei pi importanti castelli della giovane signoria
territoriale, ormai riconosciuta da Genova63.
Certo che, al di l del numero anche rilevante
di burgenses, le vaste superfici racchiuse dalle mura
lasciano presupporre ampi spazi non edificati, destinati a terreni ortivi e seminativi, di cui si hanno
riferimenti per diversi castelli nella documentazione
notarile dinizio Trecento: a Casteldoria, le terras que
sunt intus muros dicti castri ortiva et lavoratas, sono
chiara testimonianza di ampi spazi rurali interni alle
cinte castrensi64. Testimonianza materiale di queste terre
coltivate allinterno dei castelli si ha nei recenti scavi di
Castelgenovese (Milanese 2010), nonostante questo
castello costituisse il terminale del controllo signorile di
una regione agricola e cerealicola quale lAnglona, il cui
grano rappresentava la merce pi importante imbarcata
nel sottostante porto signorile di Frigiano.
Sullo sfondo del grano della fertile Anglona alle spalle
del Castrum Ianuense affacciato sul mare, il commercio
signorile (o controllato dalla signoria) includeva tuttavia
anche beni di valore inferiore, come i manufatti cera-

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Soddu 2007, p. 247.


Episodio citato nella Cronaca di Giovanni Villani, VII, 89. Vedi
il recente Castellaccio 2008, p. 388.
63
Riconoscimento che emerge nella convenzione tra Genova ed i
Doria del 1287, con qualche preoccupazione da parte di Genova nellarginare il potere dei Doria in Sardegna: Petti Balbi 2007, p. 271.
64
Basso, Soddu 2001, pp. 169-70, doc. 59.
61
62

65

257

Basso, Soddu 2001, p. 12

MARCO MILANESE

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