Sei sulla pagina 1di 25

Icone usate nel testo

Degranulazione

Diapedesi

Fagocitosi

Vaso
sanguigno
Macrofago

Mast cellula
o mastocita

Basofilo

Cellula
Natural Killer (NK)

Eosinofilo

Neutrofilo
attivo

Neutrofilo

Eritrocita

Monocita

Cellula infetta

Cellula
epiteliale
midollare
timica

Cellula epiteliale
corticale timica
Cellula T

Cellula
dendritica
immatura

Cellula
dendritica

Cellula B

Cellula T
attivata

Cellula dendritica
follicolare

Cellula presentante
lantigene (APC)

Cellula
plasmatica

Anticorpo
Anticorpo
(IgG, IgD, IgA) (IgM, IgE)

Cellula
endoteliale

Cellula
epiteliale

Cellula
Cellula
caliciforme apoptotica

IgM
pentamerica
HEV

Recettore
cellula T

Anticorpo

Produzione
anticorpi

MHC classe I
2Microglobulina
1

Complesso recettoriale
della cellula B

3
2

 

Ig Ig

ITAMs

MBL

Catena
leggera

MASP-2

CD45
CD40L

Lectina
di tipo C

Catena
pesante

Recettore
per
chemochine

CD8

CD28

CD4
Citochina

Recettore
per
citochine

peptide

Recettori
MHC
della famiglia classe II
del TNF
includendo CD40

CD80

MHC
classe I

C2/fattore B

C1q
C1r

Recettore
cellula T

Selettina
Chemochina

 

ZAP 70/Syk
tirosin-chinasi

Famiglia SRC
di tirosin-chinasi

Cellula
di membrana

Integrina

Fosfato

Linfonodo

Proteina fosforilata
tirosin-chinasi

Complesso recettoriale
della cellula T

 

Antigene proteico

IgA dimerica

C1s

Virus

FasL

Batterio

C3

C3a

C4

C4a

C5

C5a

Calreticulina

ERp57

Trasportatore
TAP

Fas
Recettore
Toll

PIP3

Chinasi

 (NEMO)

IKK


JAN-romane.indd 1

IRAK1

Ras attivo

IRAK4

TRAF-6
TRICA1
Ubiquitina

ER
chaperone

Recettore
Fc
Mal

MyD88

GTP:Ras
Ras inattivo
IB
degradato

Tapasina

GDP:Ras

FADD

Dominio Complesso
Proteina
di morte di attacco complementare
alla membrana
attivata
Dominio effettore
di morte (DED)

Calmodulina
attivata
procaspasi 8 Calcineurina
attiva

Proteina

Frammenti
peptidici
Proteasoma

Fattore di
trascrizione NFB
Ca2+

Gene
NFAT

Gene attivo
(trascritto)

Pseudogene

20/12/13 11.56

JAN-romane.indd 2

20/12/13 11.56

OTTAVA EDIZIONE

Immunobiologia
di

Janeway

JAN-romane.indd 3

20/12/13 11.56

Dello stesso Editore:


ATTENA Epidemiologia e valutazione degli interventi
sanitari
Ayala/Lisi/Monfrecola Malattie cutanee e veneree
BETTERLE Gli autoanticorpi
BETTERLE Le malattie autoimmuni
BOCCATO Citopatologia diagnostica
CAO/DALLAPICCOLA/NOTARANGELO Malattie
genetiche: molecole e geni

Vol. IV Malattie osteoarticolari e del connettivo,


malattie da agenti fisici, chimici e ambientali.
Capitoli panoramici su: malattie cutanee, oculari,
otorinolaringoiatriche e ginecologiche
Vol. V Malattie dellapparato respiratorio
Vol. VI Malattie del cuore e dei vasi
Vol. VII Malattie del rene, delle vie urinarie
e dellapparato genitale maschile
Vol. VIII Malattie del canale digerente

Castello Manuale di pediatria

Vol. IX Malattie del fegato, delle vie biliari


e del pancreas

CATALIOTTI Elementi di chirurgia pediatrica

Vol. X Malattie del sistema nervoso

Carlson Fisiologia del comportamento

CHIARANDA Guida illustrata delle emergenze.


Con DVD interattivo multimediale

LAURENCE/CARPENTER Dizionario di farmacologia

CHIARANDA Urgenze ed emergenze. Istituzioni

MARINELLI/LIGUORI/MONTEMARANO/DAMORA
Igiene, medicina preventiva e sanit pubblica

COOPER/HAUSMAN La cellula: un approccio molecolare


Crepaldi Trattato di medicina interna
DAmico Chirurgia generale
DE NEGRI Neuropsichiatria dellet evolutiva

MANDELL Atlante a colori delle malattie infettive

MARINO Vocabolario medico fraseologico


inglese-italiano e italiano-inglese

De Vincentiis/Gallo Manuale di otorinolaringoiatria

Mariuzzi Anatomia patologica e correlazioni


anatomo-cliniche

DEL GOBBO Immunologia per le lauree sanitarie

MAURIZI Clinica otorinolaringoiatrica

Dizionario medico enciclopedico

MEDURI/NOTARIO Diagnostica clinica interattiva

Fantoni/Bozzaro/Del Sal/Ferrari/Tripodi
Biologia cellulare e genetica

Monesi Istologia

Fegiz/Marrano/Ruberti Manuale di chirurgia


generale
Fogari Semeiotica medica e metodologia clinica
Frad Semeiotica medica nelladulto e nellanziano
FURLANUT Farmacologia: principi e applicazioni
Ganong Fisiologia medica
Garrett/Grisham Principi di biochimica
Giberti/Rossi Manuale di psichiatria
Gilman/Newman Neuroanatomia clinica
e neurofisiologia
Gombos/Serpico Clinica odontoiatrica
e stomatologica
Gombos/Serpico Immunopatologia orale
Greenspan Endocrinologia generale e clinica
Jawetz Microbiologia medica
Katzung Farmacologia generale e clinica
Katzung/Trevor Farmacologia: quesiti a scelta multipla
e compendio della materia
LARIZZA Trattato di medicina interna
Vol. I Malattie del sangue e degli organi emopoietici.
Immunologia clinica
Vol. II Malattie infettive
Vol. III Malattie delle ghiandole endocrine,
del metabolismo e della nutrizione

JAN-romane.indd 4

Norelli/Buccelli/Fineschi Medicina legale


e delle assicurazioni
Pier/Lyczac/Wetzler Immunologia, infezione,
immunit
PONTIERI Patologia generale
QUAGLINO/CAVALLO/FORNI Le difese immunitarie
Regueiro Gonzlez Immunologia
Rhoades/Pflanzer Fisiologia generale e umana
Rohen/Yokochi/Ltjen-Drecoll Atlante a colori
di anatomia umana
Sborgia/Delle Noci Malattie dellapparato visivo
SILIPRANDI/TETTAMANTI Biochimica medica
SORBO/PICCOLO Manuale pratico di elettrocardiografia
e aritmologia
TIERNEY Diagnostica medica e terapia attuali
Valletta/Matarasso/Mignogna Malattie
odontostomatologiche
VECCHIONE Manuale di citopatologia
Vigu/Martn Grande atlante di anatomia umana
descrittiva e funzionale
WARDLE Say Ah 1: Basic English for medical studies
WARDLE Say Ah 2: Graded reading passages
for medical studies
Waxman Neuroanatomia clinica

20/12/13 11.56

OTTAVA EDIZIONE

Immunobiologia
di

Janeway
Kenneth Murphy
Washington University School of Medicine, St. Louis
Con ringraziamento a:
Charles A. Janeway Jr.
Paul Travers
MRC Centre for Regenerative Medicine, Edinburgh

Mark Walport
The Wellcome Trust, London

Con il contributo di:

Allan Mowat
University of Glasgow

Casey T. Weaver

University of Alabama at Birmingham

JAN-romane.indd 5

20/12/13 11.56

Titolo originale:
Janeways Immunobiology
8th Edition by Kenneth Murphy
Copyright 2012 by Garland Science
Authorized translation from English language edition published by Garland Science,
part of Taylor & Francis Group LLC. All Rights Reserved

Traduzione degli aggiornamenti dellottava edizione di


Ciro Dalla Rosa e Giovanna Nordio

Tutti i diritti sono riservati


VIETATA PER LEGGE LA RIPRODUZIONE IN FOTOCOPIA
E IN QUALSIASI ALTRA FORMA
vietato riprodurre, archiviare in un sistema di riproduzione
o trasmettere sotto qualsiasi forma o con qualsiasi mezzo elettronico,
meccanico, per fotocopia, registrazione o altro,
qualsiasi parte di questa pubblicazione senza autorizzazione scritta dellEditore.
Ogni violazione sar perseguita secondo le leggi civili e penali.
AVVERTENZA

Poich le scienze mediche sono in continua evoluzione, lEditore non si assume


alcuna responsabilit per qualsiasi lesione e/o danno dovesse venire arrecato
a persone o beni per negligenza o altro, oppure uso od operazioni di
qualsiasi metodo, prodotto, istruzione o idea contenuti in questo libro.
LEditore raccomanda soprattutto la verifica autonoma delle diagnosi e
del dosaggio dei medicinali, attenendosi alle istruzioni per luso e
controindicazioni contenute nei foglietti illustrativi.

ISBN 978-88-299-2351-9

Stampato in Italia

Copyright 2014, by Piccin Nuova Libraria S.p.A., Padova


www.piccin.it

JAN-romane.indd 6

20/12/13 11.56

EDIZIONE ITALIANA CONDOTTA SULLOTTAVA


DI LINGUA INGLESE
A CURA DI:
Ciro Abbondanza
Professore Associato di Patologia Generale
Dipartimento di Biochimica, Biofisica e Patologia Generale
Seconda Universit degli Studi di Napoli
(Capitolo 2)

Emanuela Rita Galliera


Ricercatore di Patologia Clinica
Universit degli Studi di Milano e
IRCCS Istituto Ortopedico G. Galeazzi, Milano
(Capitolo 10)

Alberto Amadori
Professore Ordinario di Immunologia
Dipartimento di Scienze Chirurgiche,
Oncologiche e Gastroenterologiche
Universit degli Studi di Padova
(Capitolo 12)

Emilio Jirillo
Professore Ordinario di Immunologia
Dipartimento di Scienze Mediche di Base,
Neuroscienze ed Organi di Senso
Universit degli Studi di Bari (Capitolo 14)

Francesco Annunziato
Professore Associato di Patologia Generale
Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica
Universit degli Studi di Firenze
(Capitolo 8)
Andrea Balsari
Professore Ordinario di Immunologia
Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute
Universit degli Studi di Milano
(Capitolo 1)
Federica Cavallo
Professore Associato di Immunologia
Dipartimento di Biotecnologie Molecolari
e Scienze della Salute
Universit degli Studi di Torino
(Capitolo 6)
Massimiliano M. Corsi Romanelli
Professore Straordinario di Patologia Clinica
Universit degli Studi di Milano
Direttore S.C. Laboratorio di Patologia Clinica
Dipartimento dei Servizi Sanitari di Diagnosi e Cura
Medicina di Laboratorio - IRCCS Policlinico San Donato
(Capitolo 10)
Andrea Cossarizza
Professore Straordinario di Patologia Generale
Dipartimento Chirurgico, Medico, Odontoiatrico
e di Scienze Morfologiche
Universit degli Studi di Modena e Reggio Emilia
(Capitolo 11)
Vera Del Gobbo
Professore Associato di Immunologia
Dipartimento di Biomedicina e Prevenzione
Universit degli Studi di Roma Tor Vergata
(Appendici)
Francesco Dieli
Professore Ordinario di Patologia Generale
Dipartimento di Biopatologia e Biotecnologie Mediche e Forensi
Universit degli Studi di Palermo
(Capitolo 13)
Silvestro Formisano
gi Professore Ordinario di Patologia Generale,
Immunologia ed Immunopatologia
Dipartimento di Medicina e Chirurgia
Universit degli Studi di Salerno
(Capitolo 7)

JAN-romane.indd 7

Massimo Locati
Professore Straordinario di Patologia Generale
Dipartimento di Biotecnologie Mediche
e Medicina Traslazionale
Universit degli Studi di Milano
Istituto Clinico Humanitas (Capitolo 3)
Fabrizio Mainiero
Professore Ordinario di Patologia, Fisiopatologia Generale,
Immunologia ed Immunopatologia
Dipartimento di Medicina Sperimentale
Sapienza - Universit di Roma (Capitolo 5 e Glossario)
Florence Malisan
Ricercatore di Patologia Generale
Dipartimento di Biomedicina e Prevenzione
Universit degli Studi di Roma Tor Vergata
(Capitolo 16)
Nicola Medici
Professore Associato di Patologia Generale
Dipartimento di Biochimica, Biofisica e Patologia Generale
Seconda Universit degli Studi di Napoli
(Capitolo 2)
Raffaella Muraro
Professore Ordinario di Patologia Generale
Dipartimento di Scienze Sperimentali e Cliniche
Universit degli Studi G. dAnnunzio, Chieti
(Capitolo 4)
Rossella Paolini
Professore Associato di Patologia Generale
Dipartimento di Medicina Molecolare
Sapienza - Universit di Roma (Capitolo 15)
Elena Quaglino
Ricercatore di Immunologia
Dipartimento di Biotecnologie Molecolari
e Scienze della Salute
Universit degli Studi di Torino (Capitolo 6)
Silvano Sozzani
Professore Straordinario di Patologia Generale
Dipartimento di Medicina Molecolare e Traslazionale
Universit degli Studi di Brescia (Capitolo 9)
Roberto Testi
Professore Ordinario di Immunologia
Dipartimento di Biomedicina e Prevenzione
Universit degli Studi di Roma Tor Vergata
(Capitolo 16)

20/12/13 11.56

LI
spe
usa
com
ava
di
e d
qu
inf

Qu
del
svi
dis
suo
ne
cer
tra
ne
pri
inn
ric
an
di
inc
del
ne
rec
7. A
spo
ne
Li
ins
com
cel
del
clin
le p
ere
Il
ma
del
Qu
sez
del
cap
inc

JAN-romane.indd 8

20/12/13 11.56

ix

Prefazione

LImmunobiologia di Janeway un testo destinato agli studenti e


specializzandi in immunologia e agli studenti di medicina. Pu essere
usato come introduzione allimmunologia, ma sufficientemente
completo e approfondito per essere utile per gli studenti dei corsi pi
avanzati e per chi gi lavora. Il testo presenta limmunologia dal punto
di vista dellinterazione dellospite con un ambiente pieno di microbi
e di patogeni, e illustra come la perdita di qualsiasi componente di
questo sistema aumenti la suscettibilit dellospite ad una particolare
infezione.
Questa ottava edizione mantiene lorganizzazione complessiva
delledizione precedente, e i capitoli nei quali il settore ha subito
sviluppi importanti e rapidi sono stati ampiamente revisionati. La
discussione sullimmunit innata stata sviluppata notevolmente e i
suoi meccanismi ora sono trattati in due capitoli separati, presentati
nellordine in cui un patogeno incontrerebbe le difese innate mentre
cerca di instaurare uninfezione. Le difese immediate e solubili sono
trattate nel Capitolo 2. Il sistema del complemento introdotto
nellambito dellimmunit innata, con la via della lectina presentata
prima della via di attivazione classica. Le difese indotte dellimmunit
innata che comprendono una trattazione completa e aggiornata del
riconoscimento innato seguono nel Capitolo 3, dove sono descritti
anche diversi sottogruppi di cellula innata ed i loro recettori. Le vie
di trasmissione del segnale ora sono presentate man mano che si
incontrano, non pi relegate in un solo capitolo. Le vie di trasmissione
del segnale dei recettori Toll-like e di altri sensori innati sono descritte
nel Capitolo 3, mentre i processi di trasmissione del segnale del
recettore dellantigene e i processi di apoptosi sono rimasti nel Capitolo
7. Anche il Capitolo 10 stato revisionato per dare pi importanza agli
spostamenti delle cellule B negli organi linfoidi periferici e alle sedi
nelle quali incontrano lantigene.
Limmunologia delle mucose (Capitolo 12) stata ampliata per
inserire una discussione pi approfondita sulle risposte ai microbioti
commensali e sul ruolo delle cellule dendritiche specializzate e delle
cellule T regolatorie nel mantenimento della tolleranza agli antigeni
del cibo e ai batteri commensali. Gli ultimi quattro capitoli -- i capitoli
clinici (Capitoli 13-16) -- rafforzano i concetti di base trattati prima con
le pi recenti informazioni sulle cause di malattia, da immunodeficienze
ereditate o acquisite o da insufficienze dei meccanismi immunologici.
Il Capitolo 16 descrive come la risposta immunitaria pu essere
manipolata nel tentativo di combattere le malattie infettive, il rigetto
del trapianto e il tumore maligno.
Questo capitolo comprende un aggiornamento completo delle
sezioni che riguardano le terapie immunitarie e i vaccini. Gli aspetti
dellevoluzione, che nelle edizioni precedenti erano confinati nellultimo
capitolo, ora sono trattati nel corso di tutto il libro, man mano che si
incontrano gli argomenti pertinenti.

JAN-romane.indd 9

20/12/13 11.56

Anche lottava edizione ha potuto avvalersi del contributo di Allan


Mowat, che ha ampiamente rivisto e aggiornato il Capitolo 12. Sono grato
a Casey Weaver per i nuovi contributi ai Capitoli 13 e 15, e alle revisioni di
Robert Schreiber e Joost Oppenheim per le appendici sulle citochine e le
chemochine. Ringrazio Barry Kay per i suoi suggerimenti sulla revisione
del Capitolo 14. Il ringraziamento pi importante va naturalmente a
Charles A. Janeway Jr., Paul Travers e Mark Walport per aver creato in
primo luogo e poi ampliato le edizioni precedenti.
Redattori, illustratori e editori hanno contribuito in molti modi. Le
capacit redazionali di Eleanor Lawrence hanno dato al libro il suo stile
coerente e assicurato una presentazione ordinata e didatticamente
valida dei concetti. Matt McClements ha trasformato gli schizzi maldestri
dellautore nei diagrammi istruttivi e artistici che caratterizzano il testo di
Janeway. Janete Scobie, Bruce Goatly, Sally Huish, Georgina Lucas e Ioana
Moldovan hanno contribuito con capacit e impegno alla redazione,
alla correzione delle bozze e alla composizione tipografica di questa
edizione. Monica Toledo e Michael Morales sono stati fondamentali
nellaggiornamento e nella produzione delle nuove animazioni. Ringrazio
Adam Sendroff e Lucy Brodie, che si prodigano per fornire informazioni
sul testo agli immunologi di tutto il mondo, e ringrazio soprattutto
leditore Denise Schanck per la sua incredibile pazienza e per il suo
sostegno.
Vorrei ringraziare anche le persone che hanno letto una parte o tutti
i capitoli della settima edizione e che hanno fornito consigli per il
piano di revisione di questa edizione. Vorrei ringraziare anche i molti
insegnanti e studenti che mi hanno inviato suggerimenti per migliorare
questo libro. Spero di avere reso giustizia ai loro consigli in questa
edizione. Abbiamo fatto di tutto perch il testo sia privo di errori.
Tuttavia pu essere che ne troviate, in tal caso vi sar molto grato se me
lo farete sapere.
Kenneth Murphy

JAN-romane.indd 10

20/12/13 11.56

Rin
lin
zio

Ca
Eliz
Un
sity
Ca
Un
Un
Un
ver
UK
Un
la M
Ca
Ma
Sch
tut
Ca
for
Da
Sle
St.
Ca
dI
Un
Jol
rac
Ram
Ca
lie
Do
Ge
Mu
Ga
Tak
Ins
Ge
of C
Ca
nia
Ala
Kri
Ge
of
Me
Ca
Fra
Gri

an
ato
i di
e le
one
e a
in

Le
tile
nte
stri
o di
ana
ne,
sta
tali
zio
oni
tto
uo

utti
r il
olti
are
sta
ori.
me

phy

xi

Ringraziamenti
Ringraziamo i seguenti esperti che hanno letto parti o
lintero volume della settima edizione fornendoci preziosi suggerimenti e consigli per questa edizione.
Capitolo 1: Hans Acha-Orbea, Universit de Lausanne;
Elizabeth Godrick, Boston University; Michael Gold,
University of British Columbia; Derek McKay, University of Calgary.
Capitolo 2: Shizuo Akira, Osaka University; Lewis Lanier,
University of California, San Francisco; Gabriel Nunez,
University of Michigan Medical School; Philip Rosenstiel,
University of Kiel, Germany; Hung Bing Shu, Wuhan University, China; Caetano Reis e Sousa, Cancer Research
UK; Tada Taniguchi, University of Tokyo; Andrea Tenner,
University of California, Irvine; Eric Vivier, Universit de
la Mditerrane Campus de Luminy.
Capitolo 3: Bernard Malissen, Centre dImmunologie
Marseille-Luminy; Ellis Reinherz, Harvard Medical
School; Robyn Stanfield, The Scripps Research Institute; Ian Wilson, The Scripps Research Institute.
Capitolo 4: Michael Lieber, University of Southern California; Michael Neuberger, University of Cambridge;
David Schatz, Yale University School of Medicine; Barry
Sleckman, Washington University School of Medicine,
St. Louis; Philip Tucker, University of Texas, Austin.
Capitolo 5: Siamak Bahram, Centre de Recherche
dImmunologie et dHematologie; Peter Cresswell, Yale
University School of Medicine; Mitchell Kronenberg, La
Jolla Institute for Allergy & Immunology; Philippa Marrack, Howard Hughes Medical Institute; Hans-Georg
Rammensee, University of Tubingen, Germany.
Capitolo 6: Oreste Acuto, University of Oxford; Leslie Berg, University of Massachusetts Medical Center;
Doreen Cantrell, University of Dundee, UK; Andy Chan,
Genentech, Inc.; Vigo Heissmeyer, Helmholtz Center
Munich; Steve Jameson, University of Minnesota;
Gabriel Nunez, University of Michigan Medical School;
Takashi Saito, RIKEN; Larry Samelson, National Cancer
Institute, NIH; Pamela Schwartzberg, National Human
Genome Research Institute, NIH; Art Weiss, University
of California, San Francisco.
Capitolo 7: Michael Cancro, University of Pennsylvania School of Medicine; Robert Carter, University of
Alabama; Richard Hardy, Fox Chase Cancer Center;
Kris Hogquist, University of Minnesota; John Monroe,
Genentech, Inc.; Nancy Ruddle, Yale University School
of Medicine; Marc Veldhoen, National Institute for
Medical Research, London.
Capitolo 8: Michael Bevan, University of Washington;
Frank Carbone, University of Melbourne, Victoria; Gillian
Griffiths, University of Oxford; Bill Heath, University of

JAN-romane.indd 11

Melbourne, Victoria; Anne OGarra, The National Institute


for Medical Research, London; Steve Reiner, University
of Pennsylvania School of Medicine; Brigitta Stockinger,
National Institute for Medical Research, London.
Capitolo 9: Katherine Calame, Columbia University;
Michael Cancro, University of Pennsylvania School of
Medicine; Robert H. Carter, The University of Alabama,
Birmingham; Jason Cyster, University of California, San
Francisco; John Kearney, The University of Alabama,
Birmingham; Garnett Kelsoe, Duke University; Michael
Neuberger, University of Cambridge.
Capitolo 10: Michael Bevan, University of Washington; Marc K. Jenkins, University of Minnesota; Robert
Modlin, University of California, Los Angeles; Michael
Oldstone, The Scripps Research Institute; Michael Russell, University at Buffalo; Federica Sallusto, Institute for
Research in Biomedicine, Switzerland.
Capitolo 11: Chuck Elson, University of Alabama;
Michael Lamm, Case Western Reserve University;
Thomas MacDonald, Barts and The London School
of Medicine and Dentistry; Kevin Maloy, University of
Oxford; Maria Rescigno, University of Milan; Michael
Russell, University at Buffalo.
Capitolo 12: Jean-Laurent Cassanova, Groupe Hospitalier Necker-Enfants-Malades, Paris; Mary Collins, University College London; Alain Fischer, Groupe
Hospitalier Necker-Enfants-Malades, Paris; Raif Geha,
Harvard Medical School; Paul Klenerman, Oxford University; Luigi Notarangelo, Harvard Medical School;
Sarah Rowland-Jones, Oxford University; Adrian
Thrasher, London Institute of Child Health.
Capitolo 13: Cezmi A. Akdis, Swiss Institute of Allergy
and Asthma Research; Barry Kay, National Heart and
Lung Institute; Raif Geha, Harvard Medical School;
Gabriel Nunez, University of Michigan Medical School;
Albert Sheffer, Harvard Medical School.
Capitolo 14: Anne Davidson, Albert Einstein College of
Medicine; Robert Fairchild, Cleveland Clinic; Fadi Lakkis, University of Pittsburgh; Wayne Hancock, University
of Pennsylvania School of Medicine; Rikard Holmdahl,
Lund University; Laurence A. Turka, University of Pennsylvania School of Medicine.
Capitolo 15: Benny Chain, University College London;
James Crowe, Vanderbilt University; Glen Dranoff, Dana
Farber Cancer Institute; Giuseppe Pantaleo, Universit de
Lausanne; Richard O. Williams, Imperial College of London.
Capitolo 16: Jim Kaufman, University of Cambridge; Gary
W. Litman, University of South Florida; Martin Flajnik,
University of Maryland, Baltimore; Robert Schreiber,
Washington University School of Medicine, St. Louis;
Casey Weaver, University of Alabama at Birmingham.

20/12/13 11.56

xii

Sommario

PARTE I 
UNA INTRODUZIONE ALLIMMUNOBIOLOGIA
E ALLIMMUNIT INNATA
Capitolo 1 Concetti di base in immunologia

P
1

Capitolo 2 Immunit innata: le prime linee di difesa

37

Capitolo 3

75

Le risposte indotte dellimmunit innata

Ca

Prin

PARTE II IL RICONOSCIMENTO DELLANTIGENE


Capitolo 4 Riconoscimento dellantigene da parte dei recettori dei linfociti T e B

1-1

127

Capitolo 5 La formazione dei recettori per gli antigeni sui linfociti

157

Capitolo 6 Presentazione dellantigene ai linfociti T

201

1-2

1-3

PARTE III RICONOSCIMENTO DELLANTIGENE DA PARTE DEI RECETTORI

1-4

Capitolo 7 La trasmissione del segnale attraverso i recettori del sistema immunitario 239
Capitolo 8 Lo sviluppo e la sopravvivenza dei linfociti

275

1-5

LA RISPOSTA IMMUNITARIA ACQUISITA


PARTE IV 
Capitolo 9

La risposta delle cellule T

1-6

335

Capitolo 10 La risposta immunitaria umorale

387

Capitolo 11 Dinamiche dellimmunit acquisita

429

Capitolo 12 Il sistema immunitario delle mucose

465

1-7

1-8

PARTE V IL SISTEMA IMMUNITARIO IN SALUTE E IN MALATTIA

1-9

Capitolo 13 Deficienze dei meccanismi di difesa dellospite

509

Capitolo 14 Allergia e malattie allergiche

571

Capitolo 15 Autoimmunit e trapianto

611

Capitolo 16 Modulazione della risposta immunitaria

669

Appendice I Le metodologie immunologiche di laboratorio

717

Appendice II Antigeni CD

763

Appendice III Citochine e i loro recettori

779

Appendice IV Chemochine e i loro recettori

783

Biografie

785

Riconoscimenti fotografici

786

Glossario

787

Indice analitico

???

JAN-romane.indd 12

1-1

1-1

1-1

1-1

1-1

20/12/13 11.56

xiii

Indice generale

Parte I Una introduzione


Allimmunobiologia
e allimmunit innata
Capitolo 1 Concetti di base in immunologia

Principi di immunit innata e acquisita.

1-1 Il sistema immunitario riconosce linfezione e induce


risposte protettive.

1-2 Le cellule del sistema immunitario derivano da precursori nel midollo osseo.

1-3 La serie mieloide comprende la maggior parte delle


cellule del sistema immunitario innato.

1-4 
La serie linfoide comprende i linfociti del sistema immunitario acquisito e le cellule natural killer
dellimmunit innata.

1-5 I linfociti maturano nel midollo osseo o nel timo e poi


confluiscono nei tessuti linfoidi distribuiti in tutto il corpo.

1-6 La maggior parte degli agenti infettivi attiva il sistema


immunitario innato e induce una risposta infiammatoria.

10

1-7 I recettori dellimmunit innata che riconoscono profili molecolari forniscono una prima discriminazione
tra self e non-self.

11

1-8 
Le risposte immunitarie acquisite sono iniziate
dallantigene e dalle cellule che presentano lantigene nei tessuti linfoidi secondari.

12

1-15 I linfociti incontrano lantigene e rispondono allantigene negli organi linfoidi periferici.
17
1-16 Lattivazione del linfocita richiede segnali aggiuntivi
oltre a quelli forniti dal recettore dellantigene quando lega lantigene.
21
1-17 I linfociti attivati dallantigene proliferano negli organi linfoidi periferici, generando cellule effettrici e
memoria immunologica.
22
Riepilogo. 25

I meccanismi effettori dellimmunit acquisita.


1-18 Gli anticorpi proteggono dai patogeni extra-cellulari
e dai loro prodotti tossici.
1-19 Le cellule T orchestrano limmunit cellulo-mediata e
regolano le risposte delle cellule B verso la maggior
parte degli antigeni.
1-20 Le cellule T CD4 e CD8 riconoscono i peptidi legati
a due classi diverse di molecole MHC.
1-21 I difetti ereditati e acquisiti nel sistema immunitario
aumentano la suscettibilit allinfezione.
1-22 La comprensione della risposta immunitaria acquisita
importante per il controllo delle allergie, delle malattie autoimmuni, del rigetto degli organi trapiantati.
1-23 La vaccinazione il mezzo pi efficace per prevenire le malattie infettive.
Riepilogo.
Riepilogo del Capitolo 1.

25
26

28
29
31

32
33
34
35

Capitolo 2 Immunit innata:


le prime linee di difesa

37

Le prime linee di difesa.

38

1-9 I linfociti sono attivati dagli antigeni e danno origine


a cloni di cellule effettrici antigene-specifiche che
mediano la risposta immunitaria acquisita.

12

1-10 La selezione clonale dei linfociti il principio fondamentale dellimmunit acquisita.

13

1-11 La struttura della molecola dellanticorpo illustra il


problema centrale dellimmunit acquisita.

14

1-12 Ogni linfocita maturando genera uno specifico recettore per lantigene riarrangiando i segmenti genici
del suo recettore.

15

1-13 Le immunoglobuline si legano a unampia variet di


strutture chimiche, mentre il recettore della cellula T
specializzato per riconoscere gli antigeni estranei
come frammenti peptidici legati alle proteine del
complesso maggiore di istocompatibilit.

16

Il sistema del complemento e limmunit innata.

48

17

2-5 Il sistema del complemento riconosce le caratteristiche delle superfici dei microbi e le contrassegna per
la distruzione con la deposizione di C3b.

50

1-14 Lo sviluppo e la sopravvivenza dei linfociti sono


determinati da segnali ricevuti attraverso i loro recettori antigenici.

JAN-romane.indd 13

2-1 Le malattie infettive sono causate da diversi agenti


vivi che si riproducono nei loro ospiti.
38
2-2 Gli agenti infettivi devono superare le difese innate
dellospite per stabilire focolai dinfezione.
42
2-3 Le superfici epiteliali del corpo costituiscono la prima
linea di difesa contro le infezioni.
43
2-4 Cellule epiteliali e fagociti producono parecchi tipi
diversi di proteine antimicrobiche.
44
Riepilogo. 47

20/12/13 11.56

xiv

2-6 La via della lectina usa recettori solubili che riconoscono le superfici microbiche per attivare la cascata
del complemento.
2-7 La via classica inizia dallattivazione del complesso
C1 ed omologa alla via della lectina.
2-8 
Lattivazione del complemento principalmente
confinata nella superficie sulla quale originata.
2-9 La via alternativa unansa di amplificazione per la
formazione di C3b che accelerata dal riconoscimento dei patogeni da parte della properdina.
2-10 Le proteine di membrana e del plasma che regolano
la formazione e la stabilit della C3 convertasi determinano lentit dellattivazione del complemento in
circostanze diverse.
2-11 
Il complemento si sviluppato precocemente
nellevoluzione degli organismi multicellulari.
2-12 La convertasi C3 di membrana deposita un gran
numero di frammenti C3b sulla superficie del patogeno e genera lattivit della C5 convertasi.

52
55
56

57

59
61

62

2-13 La fagocitosi del patogeno marcato dal complemento da parte dei fagociti mediata da recettori per le
proteine del complemento legato.

62

2-14 I frammenti corti di alcune proteine del complemento


danno origine a una risposta infiammatoria locale.

64

2-15 Le proteine terminali del complemento polimerizzano formando pori nelle membrane che possono
uccidere particolari patogeni.
2-16 Le proteine di controllo del complemento regolano
tutte e tre le vie di attivazione del complemento e
proteggono lospite dai suoi effetti distruttivi.

65

66

Riepilogo. 71
Domande. 71

Capitolo 3 Le risposte indotte dellimmunit


innata 75
Riconoscimento di uno schema strutturale da parte
delle cellule del sistema immunitario innato.

75

3-1 Dopo essere entrati nei tessuti, molti patogeni sono


riconosciuti, fagocitati e uccisi dai fagociti.

76

3-2 
I recettori accoppiati alla proteina G sui fagociti
legano il riconoscimento del microbo con aumento
dellefficienza delluccisione intracellulare.

78

3-3 Il riconoscimento dei patogeni e i danni tessutali


provocano una risposta infiammatoria.

82

3-4 I recettori Toll-like rappresentano un sistema antico


di riconoscimento del patogeno.

85

3-5 I recettori Toll-like dei mammiferi sono attivati


da molti e diversi pattern molecolari associati al
patogeno.

85

3-6 TLR-4 riconosce il polisaccaride batterico in associazione con le proteine accessorie dellospite MD2
e CD14.

88

JAN-romane.indd 14

3-7 I TLR attivano i fattori di trascrizione NFkB, AP-1 e


IRF per indurre lespressione di citochine infiammatorie e di interferoni di tipo I.
89
3-8 I recettori Toll-like operano come sensori intracellulari dellinfezione batterica.
92
3-9 Le elicasi RIG-I-like scoprono gli RNA virali e stimolano la produzione di interferone.
94
3-10 Lattivazione di TLR e di NLR innesca cambiamenti
nellespressione genica nei macrofagi e nelle cellule
dendritiche che hanno effetti di ampia portata sulla
risposta immunitaria.
96
3-11 La trasmissione del segnale di TLR condivide molti
elementi con Toll che trasmette il segnale nella
Drosophila. 97
3-12 I geni di TLR e NOD sono andati incontro a unampia diversificazione negli invertebrati e in alcuni
cordati primitivi.
98
Riepilogo. 98

Risposte innate indotte contro linfezione.


3-13 Macrofagi e cellule dendritiche attivati dai patogeni
secernono diverse citochine che hanno molti effetti
locali e a distanza.
3-14 
Le chemochine rilasciate dai macrofagi e dalle
cellule dendritiche reclutano le cellule effettrici nel
sito di infezione.
3-15 
Le molecole di adesione cellulare controllano le
interazioni tra leucociti e cellule endoteliali durante
una risposta infiammatoria.
3-16 I neutrofili rappresentano la prima ondata di cellule
che attraversa la parete dei vasi sanguigni per entrare nei siti di infiammazione.
3-17 Il TNF-a una citochina importante che stimola il
contenimento locale dellinfezione, ma induce shock
quando rilasciata sistemicamente.
3-18 Le citochine rilasciate dai fagociti attivano la risposta
della fase acuta.
3-19 Gli interferoni indotti dalle infezioni virali forniscono
diversi contributi alla difesa dellospite.
3-20 Le cellule natural killer sono attivate da interferoni
e citochine derivate dai macrofagi e rappresentano
una prima difesa contro alcune infezioni intracellulari.
3-21 Le cellule NK possiedono recettori per le molecole
self che prevengono la loro attivazione da parte di
cellule non infettate.
3-22 Le cellule NK portano recettori che attivano la loro
funzione killer come risposta ai ligandi espressi su
cellule infettate o tumorali.
3-23 Il recettore NKG2D attiva una via di segnalazione
diversa da quella che attivano gli altri recettori NK.
3-24 
Molte sottopopolazioni di linfociti si comportano
come linfociti di tipo innato.
Riepilogo.
Riepilogo del Capitolo 3.

99

99

Pa

Ca
La

4-1 

4-2 

4-3 
4-4

4-5 

Rie

Lin
spe
4-6

102

4-7 

103

4-8 
105

4-9 

107

Rie

109

Ric

4-10
111

4-11
113

4-12
113

4-13
117
118
118
120
120

20/12/13 11.56

4-14

4-15

4-16

xv

89
92

Parte II IL RICONOSCIMENTO
DELLANTIGENE
Capitolo 4 
Riconoscimento dellantigene da
parte dei recettori dei linfociti T e B

127

La struttura di una molecola anticorpale tipica.

128

4-1 Gli anticorpi sono composti da quattro catene polipeptidiche.

129

4-2 Le catene leggere e pesanti delle immunoglobuline


sono composte di regioni costanti e variabili.

130

4-3 La molecola dellanticorpo pu essere tagliata facilmente in frammenti funzionalmente distinti.

130

4-4 Le immunoglobuline sono molecole flessibili, soprattutto nella regione cerniera.

131

4-5 I diversi domini di unimmunoglobulina hanno strutture


simili.

132

Riepilogo.

133

Linterazione tra la molecola dellanticorpo e lantigene


specifico.

134

4-6 Il sito di legame con lantigene formato da regioni


localizzate della sequenza ipervariabile.

134

4-7 Gli anticorpi legano gli antigeni per mezzo di contatti


con aminoacidi allinterno delle CDR, ma i particolari
del legame dipendono dalla forma e dalle dimensioni
dellantigene.

135

4-8 Gli anticorpi riconoscono delle conformazioni specifiche sulla superficie degli antigeni.

136

4-9 Le interazioni tra antigene e anticorpo coinvolgono


vari tipi di forze.

136

107

Riepilogo.

138

109

Riconoscimento dellantigene da parte dei linfociti T.

138

111

4-10 Il recettore del linfocita T molto simile al frammento


Fab dellimmunoglobulina.

139

113

4-11 Il recettore dei linfociti T riconosce lantigene sotto


forma di un complesso costituito da un peptide
estraneo legato ad una molecola MHC.

140

113

4-12 Ci sono due classi di molecole MHC con subunit di


composizione diversa ma con strutture tridimensionali simili.

141

117

4-13 I peptidi sono legati stabilmente alle molecole MHC,


e servono anche per stabilizzare la molecola MHC
sulla superficie cellulare.

142

118

4-14 Le molecole MHC di classe I legano brevi polipeptidi


di 8-10 aminoacidi ad entrambe le estremit.

143

4-15 La lunghezza del peptide che lega una molecola


MHC di classe II non vincolata.

145

94

96

97

98
98

99

99

102

103

105

118
120
120

4-16 
Le strutture cristalline di parecchi complessi
MHC:peptide:recettore della cellula T mostrano un

JAN-romane.indd 15

orientamento simile del recettore della cellula T


rispetto al complesso MHC:peptide.
147
4-17 Le proteine CD4 e CD8 della superficie dei linfociti
T sono necessarie per dare una risposta efficace
allantigene.
148
4-18 Le due classi di molecole MHC sono espresse in
cellule diverse.
150
4-19 Un sottogruppo distinto di linfociti T presenta un
recettore diverso costituito da catene g e d. 151
Riepilogo.
152
Riepilogo del Capitolo 4.
152

Capitolo 5 La formazione dei recettori per gli


antigeni sui linfociti

157

Riarrangiamento primario del gene dellimmunoglobulina. 158


5-1 Nelle cellule che producono anticorpi i geni delle
immunoglobuline sono riarrangiati.
158
5-2 
Le sequenze geniche complete che codificano
per una regione variabile si formano attraverso la
ricombinazione somatica di segmenti genici separati fra loro.
159
5-3 Molti segmenti genici V contigui sono presenti in
ogni locus delle immunoglobuline.
160
5-4 Il riarrangiamento dei geni V, D e J guidato da
sequenze di DNA fiancheggianti.
161
5-5 La ricombinazione fra i geni V, D e J coinvolge
enzimi linfocitari specifici ed enzimi ubiquitari che
modificano il DNA.
162
5-6 
La diversit del repertorio di immunoglobuline
determinata da quattro meccanismi principali.
166
5-7 I molti segmenti genici ereditati sono usati in combinazioni differenti.
166
5-8 Laggiunta o la delezione di un numero variabile di
nucleotidi nel punto di giunzione fra i segmenti genici
contribuisce a determinare la variabilit della terza
regione ipervariabile.
167
Riepilogo. 168

Riarrangiamento dei geni per i recettori delle cellule T. 169


5-9 I segmenti genici dei recettori delle cellule T sono
disposti in modo simile a quello dei segmenti genici
delle immunoglobuline e sono riarrangiati dagli stessi enzimi.
169
5-10 La diversificazione dei recettori dei linfociti T risiede
tutta nella terza regione ipervariabile.
171
5-11 Anche i recettori g:d delle cellule T sono prodotti per
riarrangiamento genico.
172
Riepilogo. 173

Le variazioni strutturali delle regioni costanti delle


immunoglobuline. 173

20/12/13 11.56

xvi

5-12 Le diverse classi di immunoglobuline si distinguono


per la struttura delle regioni costanti delle loro catene pesanti.

174

5-13 
La regione costante conferisce specializzazione
funzionale allanticorpo.

176

5-14 Le cellule mature B naive esprimono sia IgM sia IgD
sulla loro superficie.

176

5-15 Forme transmembrana e secrete di immunoglobuline sono generate da trascritti alternativi di catene
pesanti. 177
5-16 Le IgM e le IgA possono formare dei polimeri.

178

Riepilogo. 179

Diversificazione secondaria del repertorio di anticorpi.

180

5-17 La citidina deaminasi indotta dallattivazione introduce mutazioni nei geni trascritti nelle cellule B.

180

5-18 Lipermutazione somatica diversifica ulteriormente le


regioni V riarrangiate dei geni dellimmunoglobulina.

181

5-19 Lo scambio di classe permette allo stesso esone


VH assemblato di associarsi con geni CH diversi nel
corso di una risposta immunitaria.

183

Riepilogo. 186

Evoluzione della risposta immunitaria acquisita.

186

Pa

6-3 I peptidi trasportati allinterno del reticolo endoplasmatico sono generati nel citoplasma.

205

6-4 Le molecole MHC di classe I appena sintetizzate


sono trattenutenel reticolo endoplasmatico fino a
che esse legano un peptide.

207

Ca

6-5 Molti virus producono immunoevasine che interferiscono con la presentazione dellantigene da parte
delle molecole MHC di classe I.

209

Prin
ne

6-6 I peptidi presentati dalle molecole MHCdi classe II


sono generati nelle vescicole endocitiche acidificate.

210

7-2 

6-7 La catena invariante indirizza le molecole MHC di


classe IIappena sintetizzate verso vescicole intracellulari acidificate.

211

6-8 Una molecola specializzata catalizzail legame del


peptide con le molecole MHC di classe II.

212

7-3

6-9 
La presentazione crociata permette alle proteine
esogene di essere presentate sulle molecole MHC
di classe I da un ristretto insieme di cellule che presentano lantigene.

214

6-10 Un legame stabile tra i peptidi e le molecole MHC


permette unefficiente presentazione antigenica
sulla superficie cellulare.

215

7-4 

Riepilogo. 216

Il sistema maggiore di istocompatibilit e le sue


funzioni. 217

5-21 Gli agnati possiedono un sistema immunitario acquisito che usa il riarrangiamento genico somatico per
diversificare i recettori formati da domini LRR.

6-11 Molte delle proteine coinvolte nel processamento e


nella presentazione dellantigene sono codificate da
geni del complesso maggiore di istocompatibilit.

5-22 Limmunit acquisita RAG-dipendente basata su un


repertorio di geni immunoglobulina-simili apparsa
improvvisamente nei pesci cartilaginei.

190

5-23 Specie diverse generano la diversit immunoglobulinica in modi diversi.

192

5-24 Nel pesce cartilagineo sono presenti recettori a:b e


g:d della cellula T.

195

5-25 Anche le molecole MHC di classe I e di classe II sono


state trovate per la prima volta nei pesci cartilaginei.

195

Riepilogo. 196
Riepilogo del Capitolo 5.

196

Capitolo 6 Presentazione dellantigene ai linfociti T

201

La generazione dei ligandi del recettore dei linfociti T. 202


6-1 Le molecole MHC di classe I e II trasportano i peptidi
sulla superficie cellulare da due compartimenti intracellulari.

202

6-2 I peptidi che legano le molecole MHC di classe I


sono trasportati attivamente dal citosol al reticolo
endoplasmatico 204

JAN-romane.indd 16

6-12 I prodotti proteici dei geni MHC di classe I e di classe


II sono molto polimorfi.

7-5

7-6 

5-20 Alcuni vertebrati generano unampia diversit in un


repertorio di geni simili a quelli delle immunoglobuline. 187

189

7-1 

Rie

Tra
ea

7-7 

218

7-8
220

6-13 Il polimorfismo delle molecole MHC regola il riconoscimento degli antigeni da parte dei linfociti T
influenzando sia il legame con il peptide sia il contatto tra il recettore dei linfociti T e le molecole MHC. 222

7-9 

6-14 I linfociti T alloreattivi che riconosconole molecole


MHC non self sono molto abbondanti.

224

7-10

6-15 Molti linfociti T rispondono ai superantigeni.

226

6-16 
Il polimorfismo del MHC aumenta il numerodi
antigeni verso i quali pu rispondere il sistema
immunitario. 227

7-11

7-12

7-13

6-17 Nel MHC sono codificati anche vari geni con funzioni
immunitarie specializzate.

228

7-14

6-18 Molecole MHC I specializzate agiscono da ligandi


che attivano ed inibiscono le cellule NK.

230

7-15

6-19 La famiglia CD1: molecole tipo MHC di classe I,


codificate al di fuori dellMHC che presentano i lipidi
microbici a cellule T CD1-ristrette.

231

7-16

Riepilogo. 233
Riepilogo del Capitolo 6.

233

20/12/13 11.56

205

207

xvii

Parte III RICONOSCIMENTO


DELLANTIGENE DA PARTE
DEI RECETTORI

7-17 Gli ITAM si trovano anche in altri recettori sui leucociti che trasmettono segnali per lattivazione della
cellula. 260

Capitolo 7 La trasmissione del segnale attraverso i recettori del sistema immunitario 239

209

Principi generali della trasduzione e della propagazione del segnale.

239

210

7-1 
I recettori transmembrana trasformano i segnali
extracellulari in eventi biochimici intracellulari.

240

211

7-2 La propagazione intracellulare del segnale mediata da grandi complessi multiproteici di trasmissione
del segnale.

242

212

7-3 Le piccole proteine G operano come interruttori


molecolari in molti processi di trasmissione del
segnale. 243
7-4 Le proteine di trasmissione del segnale sono reclutate alla membrana da meccanismi diversi.

244

7-18 I recettori inibitori sui linfociti aiutano a regolare le


risposte immunitarie.

260

Riepilogo. 263

Altri recettori e processi di trasmissione del segnale.

264

7-19 Le citochine e i loro recettori fanno parte di famiglie


distinte di proteine strutturalmente correlate.

264

7-20 I recettori della citochina della famiglia dellematopoietina sono associati con la famiglia JAK delle tirosina
chinasi, che attivano i fattori di trascrizione STAT.

266

7-21 La trasmissione del segnale della citochina ultimata da un meccanismo di feedback negativo.

267

7-22 
I recettori che inducono lapoptosi attivano delle
proteasi intracellulari specializzate chiamate caspasi. 267
7-23 
Il processo intrinseco di apoptosi mediato dal
rilascio di citocromo c dai mitocondri.

270

7-5 La coniugazione di ubiquitina delle proteine pu attivare e inibire le risposte di trasmissione del segnale.

245

215

7-6 Lattivazione di alcuni recettori genera piccole molecole secondi messaggeri.

246

216

Riepilogo. 247

Capitolo 8 Lo sviluppo e la sopravvivenza dei


linfociti 275

Trasmissione del segnale del recettore dellantigene


e attivazione del linfocita.

Sviluppo dei linfociti B.

276

8.1 I linfociti derivano dalle cellule staminali ematopoietiche nel midollo osseo.

276

8-2 Lo sviluppo della cellula B inizia con il riarrangiamento del locus della catena pesante.

278

8-3 Il recettore della cellula pre-B verifica la produzione di una catena pesante completa e trasmette il
segnale per la transizione dallo stadio della cellula
pro-B a quello della cellula pre-B.

281

214

217

218

220

222

224

226

247

7-7 I recettori dellantigene consistono di catene accessorie variabili che legano lantigene associate con
catene invarianti che svolgono la funzione di trasmissione del segnale del recettore.

247

7-8 Il riconoscimento dellantigene da parte del recettore della cellula T e dei suoi corecettori porta alla
fosforilazione degli ITAM da parte delle chinasi
della famiglia Src.

249

7-9 Gli ITAM fosforilati reclutano e attivano la tirosina


chinasi ZAP-70, che fosforila le proteine ponte che
reclutano la fosfolipasi PLC-g.

251

7-10 Lattivazione di PLC-g richiede un segnale costimolatorio.

251

7-11 La PLC-g attivata genere i secondi messaggeri diacilglicerolo e inositolo trifosfato.

252

7-12 Lentrata di Ca21 attiva il fattore di trascrizione NFAT.

253

7-13 Lattivazione di Ras stimola il rel della proteina


chinasi attivata dal mitogeno (MAPK) e induce
lespressione del fattore di trascrizione AP-1.

253

228

7-14 La proteina chinasi C attiva i fattori di trascrizione


NFkB e AP-1.

256

230

7-15 La proteina di superficie CD28 un recettore costimolatore per le cellule T naive.

257

227

231

233

233

7-16 La logica della trasmissione del segnale del recettore della cellula B simile a quella della trasmissione
del segnale del recettore della cellula T ma alcuni
dei componenti della trasmissione del segnale sono
specifici delle cellule B.

JAN-romane.indd 17

258

Riepilogo. 270
Riepilogo al Capitolo 7.

271

8-4 La trasmissione del segnale del recettore della


cellula pre-B inibisce ulteriori riarrangiamenti del
locus della catena pesante e rinforza lesclusione
allelica. 283
8-5 Le cellule pre-B riarrangiano il locus della catena
leggera ed esprimono limmunoglobulina di superficie cellulare.

284

8-6 Le cellule B immature sono controllate per lautoreattivit prima che lascino il midollo osseo.

285

Riepilogo. 290

Lo sviluppo della cellula T nel timo.

290

8-7 I progenitori della cellula T hanno origine nel midollo


osseo, ma tutti gli eventi importanti del loro sviluppo
avvengono nel timo.

291

8-8 I precursori dei linfociti T proliferano abbondantemente nel timo ma molti muoiono in questa sede.

294

8-9 Gli stadi successivi dello sviluppo dei timociti sono


identificati dallavvicendarsi di molecole diverse sulla
membrana cellulare.

294

20/12/13 11.56

xviii

8-10 I timociti che si trovano in differenti stadi di sviluppo


occupano parti distinte del timo.

297

8-11 I linfociti T provvisti di TCR a:b o g:d si differenziano


da un progenitore comune.

298

8-12 Durante le prime fasi della vita si formano, in una


sequenza ordinata di eventi, linfociti T che esprimono particolari regioni V delle catene g e d.

299

8-13 
La sintesi riuscita di una catena b permette la
produzione di un recettore della cellula pre-T che
induce la proliferazione cellulare e blocca ulteriori
riarrangiamenti del gene della catena b.

301

8-27 Le cellule B immature che arrivano alla milza hanno


un turnover rapido e hanno bisogno di citochine e di
segnali positivi sul BCR per la loro maturazione e
sopravvivenza.
321
8-28 Le cellule B-1 e le cellule B della zona marginale
sono sottotipi distinti di cellule B con una specificit
unica del recettore dellantigene.
322
8-29 Lomeostasi della cellula T in periferia regolata
dalle citochine e dalle interazioni con MHC self.
324
Riepilogo. 325
Riepilogo del capitolo 8.
325

8-14 I geni per la catena a vanno incontro a riarrangiamenti successivi finch non interviene la selezione
positiva oppure la morte della cellula.

304

Parte IV 
LA RISPOSTA IMMUNITARIA

Riepilogo. 305

Selezione positiva e negativa delle cellule T.

305

8-15 Il tipo di MHC espresso dalle cellule dello stroma


timico seleziona un repertorio di linfociti T maturi che
pu riconoscere antigeni estranei presentati dallo
stesso tipo di MHC.

306

8-16 Solo i timociti i cui recettori interagiscono con i complessi molecolari formati da peptidi autologhi:MHC
autologhi possono sopravvivere e maturare.

307

8-17 La selezione positiva agisce su un repertorio di TCR


con una specificit intrinseca per le molecole MHC.

308

8-18 La selezione positiva coordina lespressione di CD4


o CD8 con la specificit del TCR e le potenziali
funzioni effettrici della cellula T.

308

8-19 Le cellule epiteliali della corticale del timo inducono


la selezione positiva dei linfociti in via di maturazione. 310
8-20 I linfociti T che reagiscono intensamente agli antigeni autologhi ubiquitari sono eliminati nel timo.

311

8-21 La selezione negativa effettuata dalle cellule che


presentano lantigene derivate dal midollo osseo.

313

8-22 
La specificit e/o lintensit dei segnali per la
selezione positiva e quella negativa devono essere
diverse. 314
Riepilogo. 315

La sopravvivenza e la maturazione dei linfociti nei


tessuti linfoidi periferici.

316

8-23 Sottogruppi diversi di linfociti si localizzano in aree


particolari dei tessuti linfoidi periferici.

316

8-24 Lo sviluppo dei tessuti linfoidi periferici controllato


da cellule che inducono la formazione del tessuto
linfoide e da proteine della famiglia del fattore di
necrosi tumorale.

317

8-25 La migrazione dei linfociti in regioni specifiche del


tessuto linfoide periferico mediata dalle chemochine. 319
8-26 I linfociti che incontrano quantit sufficienti di antigeni autologhi per la prima volta nella periferia sono
eliminati o inattivati.

JAN-romane.indd 18

320

ACQUISITA

9-12

9-16

9-13

9-14

9-15

9-17

Capitolo 9 La risposta delle cellule T

335

Ingresso delle cellule T naive e delle cellule che presentano lantigene negli organi linfoidi periferici.

337

9-1 Le cellule T naive migrano attraversoi tessuti linfoidi


periferici, saggiando i complessi peptide:MHC sulla
superficie delle cellule dendritiche.
337
9-2 Lingresso del linfocita nei tessuti linfoidi dipende da
chemochine e molecole di adesione.
338
9-3 Lattivazione delle integrine e delle chemochine
responsabile dellingresso delle cellule T naive nei
linfonodi. 339
9-4 Le cellule dendritiche attivate danno inizio alle risposte T negli organi linfoidi periferici.
342
9-5 
Le cellule dendritiche processano gli antigeni di
unampia gamma di patogeni.
344
9-6 La trasmissione di segnale dei TLR nelle cellule
dendritiche immature induce la loro migrazione
agli organi linfoidi e intensifica la processazione
dellantigene.
347
9-7 
Le cellule dendritiche plasmacitoidi producono
abbondantemente interferoni di tipo I e possono agire
come cellule helper per la presentazione dellantigene da parte di cellule dendritiche convenzionali.
349
9-8 
I macrofagi sono cellule spazzino che possono
essere indotte da patogeni a presentare antigeni alle
cellule T naive.
350
9-9 Le cellule B sono molto efficienti nella presentazione
degli antigeni che si legano alle loro immunoglobuline di superficie.
351

9-18

9-19

Rie

Car
loro

9-20

9-2

9-22

9-23

9-24

Rie

Att

9-25

9-26

Riepilogo. 352

9-27

Priming delle cellule T naive da parte delle cellule


dendritiche attivate.

9-28

9-10 Le molecole di adesione sono responsabili deI primo


contatto tra le cellule T naive e le cellule che presentano lantigene.
9-11 Le cellule che presentano lantigene rilasciano tre
tipi di segnali per lespansione clonale e la differenziazione delle cellule T naive.

353

Rie
353

Im

9-29
354

20/12/13 11.56

321

322

324
325
325

35

337

xix

9-12 La costimolazione delle cellule T attivate da parte


di CD28 induce lespressione del fattore di crescita
della cellula T interleuchina 2 e del suo recettore ad
alta affinit.

355

9-30 
Lattivazione dei macrofagi da parte delle cellule
TH1 promuove luccisione dei microbi e deve essere
finemente regolata al fine di evitare danni ai tessuti
circostanti. 378

9-13 Il segnale 2 pu essere modificato da ulteriori processi di costimolazione.

356

9-31 
Le cellule TH1 coordinano la risposta dellospite
verso i patogeni intracellulari.

379

9-14 Il riconoscimento dellantigene in assenza di costimolazione porta allinattivazione funzionale o alla
delezione clonale delle cellule T periferiche.

357

Riepilogo del Capitolo 9.

381

9-15 Le cellule T proliferanti si differenziano in cellule T


effettrici che non hanno bisogno di costimolazione
per rispondere.

358

Capitolo 10 La risposta immunitaria umorale

387

9-16 Le cellule T CD8 possono essere attivate in modi


diversi per diventare cellule effettrici citotossiche.

359

Attivazione delle cellule B da parte delle cellule helper.

388

9-17 Le cellule T CD4 si differenziano in sottopopolazioni


di cellule effettrici funzionalmente diverse.

360

10-1 La risposta umorale inizia quando le cellule B legate


allantigene sono attivate dai linfociti T adiuvanti o
solo da antigeni batterici.

389

9-18 La differenziazione di cellule T CD4 in cellule effettrici diverse dipende dal tipo di segnale 3.

362

9-19 Le cellule T CD4 regolatorie sono coinvolte nel controllo delle risposte immunitarie acquisite.

364

10-2 Le risposte della cellula B sono aumentate dal colegame del recettore della cellula B e del corecettore
per mezzo di frammenti di antigene e di complemento sulle superfici microbiche.

390

10-3 Le cellule T helper attivano i linfociti B che riconoscono lo stesso antigene.

390

Riepilogo. 380

337

Riepilogo. 365

338

Caratteristiche generali delle cellule T effettrici e delle


loro citochine.

366

9-20 Le interazioni delle cellule T effettrici con le cellule


bersaglio sono promosse da molecole di adesione.

10-4 Le cellule T sintetizzano e secernono molecole che


attivano le cellule B.

391

366

10-5 Le cellule B che incontrano i loro antigeni migrano


verso i confini tra aree di cellule B e cellule T nei
tessuti linfoidi secondari.

392

10-6 Le plasmacellule che secernono anticorpi si differenziano da cellule B attivate.

395

10-7 La seconda fase di una risposta immunitaria primaria delle cellule B avviene quando le cellule B
attivate migrano ai follicoli e proliferano per formare
i centri germinativi.

396

10-8 Le cellule B dei centri germinativi vanno incontro a


ipermutazioni somatiche della regione V e le cellule
con le mutazioni che aumentano laffinit per lantigene sono selezionate.

398

339

342

344

347

349

350

351

352

353

353

354

9-21 Tra le cellule T effettrici e i loro bersagli si forma


una sinapsi immunologica per regolare la trasmissione del segnale e dirigere il rilascio di molecole
effettrici. 367
9-22 Le funzioni effettrici delle cellule T sono determinate
dal tipo di molecole effettrici prodotte.

369

9-23 Le citochine possono agire localmente o in siti periferici. 370


9-24 Le cellule T esprimono in forma trimerica di membrana parecchie citochine della famiglia del TNF.

371

Riepilogo. 372

Attivit citotossica delle cellule T.

372

9-25 Le cellule T citotossiche possono indurre lapoptosi


delle cellule bersaglio.

373

9-26 Le proteine che inducono lapoptosi sono contenute


nei granuli delle cellule T CD8 citotossiche.

374

9-27 
Le cellule T citotossiche sono programmate per
uccidere in modo specifico il bersaglio cellulare.

376

9-28 Le cellule T citotossiche esplicano la loro attivit


anche mediante la produzione di citochine.

376

10-9 Lo scambio di classe nelle risposte anticorpali timodipendenti richiede lespressione del ligando del
CD40 sulle cellule T helper ed influenzato dalle
citochine. 400
10-10 Il legame di CD40 e il contatto prolungato con le
cellule T helper follicolari sono necessari per far
sopravvivere le cellule B del centro germinativo.

402

10-11 Le cellule dei centri germinativi che sopravvivono si


differenziano in plasmacellule o cellule di memoria.

403

Riepilogo. 377

10-12 Alcuni antigeni batterici non hanno bisogno dellaiuto


delle cellule T per indurre le risposte delle cellule B.

404

I macrofagi sono attivati dalle cellule TH1. 377

10-13 Le risposte delle cellule B ai polisaccaridi batterici


non richiedono laiuto specifico delle cellule T.

405

Riepilogo.

407

9-29 Le cellule TH1 svolgono un ruolo cruciale nellattivazione dei macrofagi.

JAN-romane.indd 19

377

20/12/13 11.56

xx

La distribuzione e le funzioni delle classi immunoglobuliniche. 408

11-5 I sottogruppi di cellule T CD4 possono regolare in


modo crociato la differenziazione luno dellaltro.

10-14 Gli anticorpi di classe diversa hanno una distribuzione differente allinterno dellorganismo e svolgono
funzioni effettrici distinte.

408

11-6 Le cellule T effettrici sono guidate verso le sedi di


infezione dalle chemochine e da molecole di adesione espresse ex-novo.

409

11-7 Le cellule T effettrici non sono una popolazione statica ma continuano a rispondere ai segnali mentre
svolgono le loro funzioni.

441

412

11-8 Le risposte primarie delle cellule T CD8 ai patogeni


possono avvenire in assenza dellaiuto delle CD4.

442

413

11-9 Le risposte anticorpali avvengono nei tessuti linfoidi


sotto il controllo delle cellule TFH.

444

413

11-10 Le risposte anticorpali sono mantenute attive nei


cordoni midollari e nel midollo osseo.

445

10-19 I complessi antigene-anticorpo attivano la via classica del complemento attraverso il legame con C1q.

414

11-11 I meccanismi effettori usati per eliminare uninfezione dipendono dallagente infettivo.

445

10-20 
I recettori del complemento sono importanti nel
rimuovere gli immunocomplessi dal circolo.

416

11-12 La risoluzione di uninfezione si accompagna alla


morte della maggior parte delle cellule effettrici e alla
generazione delle cellule di memoria.

447

10-15 Le proteine di trasporto che si legano al dominio


Fc degli anticorpi trasportano degli isotipi particolari
attraverso le barriere epiteliali.
10-16 Gli anticorpi IgG e IgA ad alta affinit possono neutralizzare le tossine batteriche.
10-17 Gli anticorpi IgG e IgA ad alta affinit possono inibire
Iinfettivit dei virus.
10-18 Gli anticorpi possono bloccare laderenza dei batteri
alle cellule dellospite.

Riepilogo. 417

La distruzione dei patogeni rivestiti da anticorpi attraverso i recettori Fc.


10-21 I recettori Fc delle cellule accessorie trasmettono
segnali specifici che variano a seconda della classe
delle immunoglobuline.
10-22 I recettori Fc sui fagociti sono attivati dagli anticorpi
legati sulla superficie dei patogeni e rendono i fagociti capaci di fagocitare e distruggere i patogeni.

11-14 Le risposte delle cellule B di memoria sono molto


diverse da quelle delle cellule B nave.

450

419

11-15 La ripetuta immunizzazione porta a un aumento


dellaffinit dellanticorpo, causata dallipermutazione somatica e dalla selezione da parte dellantigene,
che avviene nei centri germinativi.

Riepilogo. 423
424

Capitolo 11 Dinamiche dellimmunit acquisita

429

La risposta immunitaria durante uninfezione.

430

11-1 Il decorso di uninfezione pu essere suddiviso in


numerose fasi distinte.

430

11-3 Le citochine prodotte durante linfezione dirigono la


differenziazione delle cellule T CD4 nel sottogruppo
TH17. 434

JAN-romane.indd 20

11-16 Le cellule T di memoria sono presenti in quantit


maggiore rispetto alle cellule T nave specifiche per
lo stesso antigene, hanno differenti esigenze di attivazione ed esprimono proteine di superficie diverse
che le distinguono dalle cellule T effettrici.

435

12-8

12-9

12-1

12-1

12-1

Rie
451

La
ne

12-1

12-1
452

11-17 Le cellule T di memoria sono eterogenee e comprendono sottogruppi di cellule centrali di memoria e
di cellule effettrici di memoria.

455

11-18 Laiuto della cellula T CD4 necessario per le cellule


T CD8 di memoria e coinvolge la trasmissione del
segnale del CD40 e dellIL-2.

457

12-1

12-1

11-19 Negli individui immunizzati la risposta secondaria e


quelle successive sono attribuibili principalmente ai
linfociti di memoria.
458
Riepilogo. 459
Riepilogo del Capitolo 11.

432

12-7

Riepilogo. 448

418

422

12-5

12-6

448

421

11-4 Le cellule TH1 e TH2 sono indotte da citochine generate in risposta a patogeni diversi.

12-4

11-13 Dopo uninfezione o una vaccinazione la memoria


immunologica ha una vita lunga.

420

11-2 
Le risposte non specifiche dellimmunit innata
sono necessarie per innescare la risposta immunitaria acquisita.

440

448

10-24 I mastociti e i basofili legano le IgE tramite il recettore Fce ad alta affinit.

Riepilogo del Capitolo 10.

12-3

Memoria immunologica.

417

10-23 I recettori Fc attivano le cellule NK che uccidono le


cellule bersaglio opsonizzate dagli anticorpi.

10-25 Lattivazione delle cellule accessorie mediata dalle


IgE ha un ruolo importante nella resistenza alle
infezioni da parassiti.

12-2
438

460

Capitolo 12 Il sistema immunitario delle mucose 465


Lorganizzazione del sistema immunitario
delle mucose.

465

12-1 Il sistema immunitario delle mucose protegge le


superfici interne dellorganismo.

465

12-1

12-1

12-1

12-2

Rie

20/12/13 11.56

Rie

438

440

441

442

444

445

445

447

448

448

448

450

xxi

12-2 Il sistema immunitario delle mucose pu essere il


sistema immunitario primitivo dei vertebrati.
468
12-3 Le cellule del sistema immunitario delle mucose
sono localizzate in compartimenti anatomicamente
definiti e sparse in ogni parte dei tessuti mucosi.
468
12-4 Lintestino ha vie e meccanismi distinti di captazione
dellantigene. 472
12-5 Il sistema immunitario delle mucose contiene un
gran numero di linfociti effettori anche in assenza di
malattia.
473
12-6 La circolazione dei linfociti nel sistema immunitario delle mucose controllata da molecole di
adesione tessuto-specifiche e da recettori delle
chemochine. 474
12-7 Lattivazione dei linfociti in un tessuto mucoso pu
indurre immunit protettiva in altre superfici mucose. 475
12-8 Popolazioni uniche di cellule dendritiche controllano
le risposte immunitarie delle mucose.
476
12-9 La lamina propria dellintestino contiene cellule T
sensibilizzate dallantigene e particolari popolazioni
di linfociti di tipo innato.
478
12-10 Lepitelio intestinale un compartimento unico del
sistema immunitario.
479
12-11 LIgA secretoria la classe di anticorpi associata
con il sistema immunitario delle mucose.
482
12-12 Il deficit di IgA comune nelluomo ma pu essere
compensato dalle IgM secretorie.
485
Riepilogo. 486

La risposta delle mucose allinfezione e la regolazione delle risposte immunitarie delle mucose.

486

12-13 I patogeni enterici causano una risposta infiammatoria locale e lo sviluppo di unimmunit protettiva.

486

452

12-14 Lesito dellinfezione da patogeni intestinali determinato da uninterazione complessa tra microrganismo e risposta immunitaria dellospite.

489

455

12-15 Il sistema immunitario delle mucose deve mantenere


un equilibrio tra immunit protettiva e omeostasi per
un gran numero di antigeni estranei diversi.

491

457

12-16 Lintestino sano contiene grandi quantit di batteri


ma non genera risposte immunitarie potenzialmente
dannose contro di essi.

493

12-17 Le risposte immunitarie complete ai batteri commensali provocano malattia dellintestino.

497

451

458
459

460

65

465

465

12-18 Gli elminti intestinali provocano forti risposte immunitarie TH2-mediate. 498
12-19 Altri parassiti eucarioti provocano unimmunit protettiva e una condizione patologica dellintestino.

501

12-20 Il sistema immunitario delle mucose deve trovare un


compromesso tra la soppressione e lattivazione di
una risposta immunitaria.

501

Riepilogo. 502
Riepilogo del Capitolo 12.

JAN-romane.indd 21

503

Parte V IL SISTEMA IMMUNITARIO


IN SALUTE E IN MALATTIA
Capitolo 13 Deficienze dei meccanismi di difesa dellospite

509

Evasione e sovversione delle difese immunitarie.

509

13-1 La variazione antigenica permette ai microrganismi


di sfuggire alla risposta immunitaria.
509
13-2 Alcuni virus persistono in vivo e non si replicano fino
a quando la risposta immunitaria normale.
512
13-3 Alcuni microrganismi resistono alla distruzione da
parte dei meccanismi di difesa dellospite oppure li
sfruttano a loro vantaggio.
514
13-4 Limmunosoppressione o una risposta immunitaria
inappropriata possono contribuire alla persistenza
della malattia.
515
13-5 Le risposte immunitarie possono contribuire direttamente alla patogenesi.
518
13-6 Le cellule T regolatorie possono influenzare lesito di
una malattia infettiva.
519
Riepilogo. 519

Le malattie da immunodeficienza.

519

13-7 Una storia di infezioni ripetute suggerisce una diagnosi di immunodeficienza.


520
13-8 
Le malattie da immunodeficienza primaria sono
causate da difetti genici ereditari.
520
13-9 I difetti della differenziazione dei linfociti T possono
causare immunodeficienze combinate gravi.
522
13-10 Anche la SCID pu essere causata da difetti nel
recupero della purina.
523
13-11 I difetti nel riarrangiamento del gene del recettore
dellantigene causano la SCID.
524
13-12 I difetti della trasmissione del segnale dai recettori
dellantigene delle cellule T possono causare unimmunodeficienza grave.
524
13-13 I difetti genici nella funzione timica che bloccano lo
sviluppo della cellula T causano immunodeficienze
gravi. 525
13-14 I difetti nello sviluppo delle cellule B determinano
deficienze nella produzione di anticorpi che causano
unincapacit di eliminarei batteri extracellulari.
527
13-15 Le immunodeficienze possono essere causate da
difetti nellattivazione e nella funzione delle cellule B
o delle cellule T.
528
13-16 I difetti dei componenti del complemento e delle
proteine regolatorie del complemento determinano
una deficienza nella funzione dellimmunit umorale
e un danno tessutale.
532
13-17 I difetti nei fagociti permettono delle infezioni batteriche diffuse.
533

20/12/13 11.56

xxii

13-18 La mutazione nei regolatori molecolari dellinfiammazione possono causare risposte infiammatorie non
controllate che causano la malattia autoinfiammatoria. 536
13-19 Le deficienze dei geni che codificano per IFN-g, per
IL-12 e per i loro recettori permettono di individuare
con precisione i processi normali di difesa dellospite
contro i batteri intracellulari.

538

13-20 La sindrome linfoproliferativa legata al cromosoma


X associata con linfezione letale da virus EpsteinBarr e con lo sviluppo di linfomi.

539

13-21 Anomalie geniche della secrezione di citochine da


parte dei linfociti causano una proliferazione linfatica
e risposte infiammatorie non controllate alle infezioni
virali. 539

Riepilogo. 562
Riepilogo del Capitolo 13.

562

14-

Capitolo 14 Allergia e malattie allergiche

571

Malattie allergiche da IgE e IgE-mediate.

573

14-1 La sensibilizzazione implica il cambio di classe per la


produzione delle IgE al primo contatto con lallergene. 573
14-2 Gli allergeni penetrano di solito in piccole quantit
attraverso le mucose, una via dingresso che favorisce la produzione di IgE.

575

14-3 Fattori genetici contribuiscono allo sviluppo della


malattia allergica mediata da IgE.

577

14-4 I fattori ambientali possono interagire con la suscettibilit genetica per causare la malattia allergica.

579
581

13-22 Il trapianto di cellule staminali emopoietiche o la


terapia genica possono essere utili per correggere
difetti genici.

541

13-23 Le immunodeficienze secondarie rappresentano la


principale causa predisponente di infezione e morte.

14-5 Le cellule T regolatorie possono controllare le risposte allergiche.

542

Riepilogo. 581

Riepilogo. 543

La sindrome da immunodeficienza acquisita.

543

13-24 La maggior parte degli individui infettati da HIV progredisce con il tempo verso lAIDS.

545

13-25 HIV un retrovirus che infetta i linfociti T CD4, le


cellule dendritiche e i macrofagi.

547

13-26 La variazione genica nellospite pu alterare la velocit di progressione della malattia.

549

13-27 Una deficienza genica del corecettore CCR5 conferisce in vivo resistenza allinfezione da HIV.

549

13-28 LRNA di HIV trascritto dalla transcriptasi inversa


virale in DNA che si integra nel genoma della cellula
ospite. 551
13-29 La replicazione di HIV avviene solo nelle cellule T
attivate. 551
13-30 Il tessuto linfoide il principale serbatoio dellinfezione da HIV.

554

13-31 Una risposta immunitaria controlla ma non elimina


lHIV. 554
13-32 
La distruzione della funzione immunitaria come
effetto dellinfezione da HIV porta a un aumento
della suscettibilit alle infezioni opportunistiche e
infine alla morte.

556

13-33 I farmaci che bloccano la replicazione di HIV determinano una rapida diminuzione del titolo del virus
infettivo e un aumento dei linfociti T CD4.

557

13-34 Durante linfezione lHIV accumula molte mutazioni


e il trattamento farmacologico subito seguito dalla
comparsa di varianti virali resistenti ai farmaci.

559

13-35 La vaccinazione contro lHIV una soluzione attraente, ma presenta molte difficolt.

560

13-36 Prevenzione e educazione sono un modo per controllare la diffusione dellHIV e dellAIDS.

561

JAN-romane.indd 22

14-

Meccanismi effettori nelle reazioni allergiche.

Rie

Rie

Ca

Il m

15-

15-

15-

15-

582

14-6 La maggioranza delle IgE legata a cellule e attiva


meccanismi effettori del sistema immunitario attraverso vie diverse da quelle indotte da altri isotipi
anticorpali. 583
14-7 I mastociti si trovano nei tessuti e coordinano lo
sviluppo delle reazioni allergiche.
583
14-8 Gli eosinofili e i basofili causano infiammazione e
danno tessutale nelle reazioni allergiche.
585
14-9 Le reazioni allergiche IgE-mediate hanno uninsorgenza rapida ma possono anche portare a risposte
croniche. 587
14-10 
Lallergene introdotto nel circolo sanguigno pu
causare lanafilassi.
589
14-11 Linalazione dellallergene associata con lo sviluppo di rinite e asma.
591
14-12 Un difetto geneticamente determinato della funzione
di barriera cutanea aumenta il rischio di eczema
atopico. 592
14-13 Lallergia a determinati cibi causa sia reazioni sistemiche che sintomi localizzati allintestino.
594
14-14 La malattia allergica IgE-mediata pu essere trattata
inibendo il processo effettore che genera i sintomi
o con tecniche di desensibilizzazione che hanno lo
scopo di ripristinare la tolleranza allallergene.
595
Riepilogo. 597

15-

Malattie allergiche non IgE-mediate.

598

15-

14-15 Antigeni innocui possono scatenare reazioni di ipersensibilit di II tipo in individui suscettibili legandosi
alla superficie dei globuli rossi circolanti.

598

14-16 Gli immunocomplessi, che si formano dopo la somministrazione di grandi quantit di antigeni scarsamente
catabolizzati, sono causa di malattie sistemiche.

598

15-

15-

Rie

Ma

15-

15-

15-

15-

15-

15-

15-

20/12/13 11.56

562

562

71

573

573

575

577

579

581

581

582

583

583

585

587

589

591

592

594

595
597

598

598

598

xxiii

14-17 Le reazioni di ipersensibilit possono essere mediate da linfociti TH1 e T CD8 citotossici.

600

14-18 La malattia celiaca ha le caratteristiche di una risposta allergica e dellautoimmunit.

603

Riepilogo. 606
Riepilogo del Capitolo 14.

606

Capitolo 15 Autoimmunit e trapianto

611

Il mantenimento e la rottura della tolleranza al self.

611

15-1 Una funzione fondamentale del sistema immunitario


di discriminare il self dal non self.

612

15-2 
Meccanismi multipli di tolleranza normalmente
impediscono lautoimmunit.

613

15-3 Il primo meccanismo di induzione della tolleranza


al self rappresentato dalla delezione centrale o
inattivazione dei linfociti neoformati.

614

15-4 I linfociti che legano antigeni self con affinit relativamente bassa in genere ignorano gli stessi ma, in
alcune circostanze, possono essere attivati.

615

15-5 
Gli antigeni presenti nei siti immunologicamente
privilegiati non inducono attacchi immunitari, ma
possono fungere da bersaglio.

617

15-6 
Cellule T autoreattive che esprimono particolari
citochine possono essere non patogene o possono
sopprimere i linfociti patogenici.

619

15-7 Le risposte autoimmuni possono essere controllate


a vari stadi dalle cellule T regolatorie.

619

Riepilogo. 621

Malattie autoimmuni e meccanismi patogenetici.

622

15-8 Le risposte immunitarie acquisite specifiche contro


gli antigeni self possono provocare la malattia
autoimmune. 622
15-9 Le malattie autoimmuni possono essere classificate come malattie sistemiche oppure organospecifiche. 623
15-10 Aspetti diversi del sistema immunitario sono tipicamente coinvolti nella malattia autoimmune.

624

15-11 La malattia autoimmune cronica si sviluppa attraverso un feedback positivo derivato dallinfiammazione,
dallincapacit di eliminare gli antigeni self e da
unespansione della risposta autoimmune.

625

15-12 Sia gli anticorpi che le cellule T possono provocare


danno tissutale nelle malattie autoimmuni.

629

15-13 Gli autoanticorpi contro le cellule ematiche provocano la loro distruzione.

631

15-14 La fissazione del complemento a dosi sublitiche


sulle cellule dei tessuti stimola una forte risposta
infiammatoria. 632
15-15 
Gli autoanticorpi contro i recettori provocano la
malattia attivando o inibendo la funzione recettoriale. 632

JAN-romane.indd 23

15-16 Gli anticorpi contro antigeni extracellulari causano


un danno mediato dallinfiammazione con meccanismi simili alle reazioni di ipersensibilit di tipo II e III. 632
15-17 Cellule T specifiche per autoantigeni possono causare un danno tissutale diretto e sostenere le risposte autoanticorpali.
635
Riepilogo. 638

Le basi genetiche e ambientali dellautoimmunit.

639

15-18 Le malattie autoimmuni hanno alla base una forte


componente genetica.
639
15-19 Numerosi approcci hanno permesso di elucidare le
basi genetiche dellautoimmunit.
640
15-20 Molti geni che predispongono allautoimmunit rientrano in categorie che possono influenzare uno o pi
meccanismi di tolleranza.
642
15-21 Un difetto a carico di un singolo gene pu causare
la malattia autoimmune.
643
15-22 I geni MHC hanno un ruolo importante nel controllo
della suscettibilit alla malattia autoimmune.
644
15-23 Le varianti geniche che compromettono le risposte
immunitarie innate possono predisporre alla malattia
infiammatoria cronica mediata dalle cellule T.
647
15-24 Eventi esterni possono dare inizio allautoimmunit. 648
15-25 Linfezione pu portare alla malattia autoimmune
perch fornisce un ambiente che favorisce lattivazione dei linfociti.
649
15-26 
La cross-reattivit fra molecole self e molecole
estranee dei patogeni pu portare a risposte antiself e alla malattia autoimmune.
649
15-27 
Farmaci e tossine possono causare sindromi
autoimmuni. 651
15-28 Eventi casuali possono essere necessari per linnesco dellautoimmunit.
651
Riepilogo. 651

Risposte agli alloantigeni e rigetto del trapianto.

652

15-29 Il rigetto dei trapianti una risposta immunitaria


mediata principalmente da cellule T.

652

15-30 Il rigetto del trapianto causato principalmente dalla


forte reazione immunitaria contro le molecole MHC
non self.
653
15-31 Nei trapianti con MHC identico il rigetto causato da
peptidi di altri alloantigeni legati a molecole MHC del
trapianto. 654
15-32 Ci sono due modi per presentare gli alloantigeni del
trapianto ai linfociti T del ricevente.
655
15-33 Gli anticorpi che reagiscono con lendotelio provocano il rigetto iperacuto del trapianto.
657
15-34 Il rigetto tardivo degli organi trapiantati causato da
un danno cronico.
658
15-35 Diversi organi sono comunemente trapiantati nella
pratica clinica.
659

20/12/13 11.56

xxiv

15-36 Lopposto della reazione di rigetto la malattia del


trapianto contro lospite.
659
15-37 Le cellule T regolatorie sono coinvolte nelle risposte
immunitarie alloreattive.
661
15-38 Il feto un allotrapianto che ripetutamente tollerato.
661
Riepilogo. 663
Riepilogo del Capitolo 15.
663

Capitolo 16 Modulazione della risposta immunitaria 669

16-15 Gli antigeni specifici del tumore possono essere


riconosciuti dalle cellule T e formare le basi delle
immunoterapie. 687
16-16 Gli anticorpi monoclonali diretti verso gli antigeni
tumorali, da soli o coniugati a tossine, possono
controllare la crescita del tumore.

691

16-17 Laumento della risposta immunitaria ai tumori con


la vaccinazione sembra essere promettente per la
prevenzione e la terapia delle neoplasie maligne.

693

16-18 Il blocco del punto di controllo pu aumentare le


risposte immunitarie ai tumori esistenti.

694

Ap

Imm

A-1

A-2

A-3

A-4

Rile
ant

Trattamento delle risposte immunitarie non desiderate. 669

Riepilogo. 696

A-5

16-1 I corticosteroidi sono potenti farmaci antinfiammatori


che influenzano la trascrizione di molti geni.
670
16-2 I farmaci citotossici inducono immunosoppressione
uccidendo le cellule in replicazione e provocano
gravi effetti collaterali.
671
16-3 Ciclosporina A, tacrolimus (FK506) e rapamicina
(sirolimus) sono potenti agenti immunosoppressivi
che interferiscono con la trasmissione del segnale
nelle cellule T.
671
16-4 Gli anticorpi diretti contro gli antigeni della membrana
cellulare possono essere usati per eliminare sottopopolazioni linfocitarie o per inibire funzioni linfocitarie.
674
16-5 Gli anticorpi possono essere modificati per ridurre
il loro potenziale immunogenico per la terapia
nelluomo. 674
16-6 Gli anticorpi monoclonali possono essere usati per
prevenire il rigetto dellallotrapianto.
675
16-7 La deplezione dei linfociti autoreattivi pu curare le
malattie autoimmuni.
677
16-8 Fattori biologici che bloccano TNF-a o IL-1 possono
alleviare le malattie autoimmuni.
678
16-9 Gli agenti biologici possono bloccare la migrazione
cellulare nei siti di infiammazione e ridurre le risposte immunitarie.
679
16-10 Il blocco delle vie di costimolazione che attivano
i linfociti pu essere usato per curare le malattie
autoimmuni. 680
16-11 
Alcuni farmaci di uso comune hanno propriet
immunomodulatrici. 681
16-12 La somministrazione controllata dellantigene pu
essere usata per influenzare la risposta immunitaria
verso quel determinato antigene.
681
Riepilogo. 682

La lotta contro le malattie infettive con la vaccinazione. 697

A-6

16-19 I vaccini possono essere basati su patogeni attenuati o su materiale proveniente da organismi uccisi. 698

A-7

16-20 I vaccini pi efficaci generano anticorpi che prevengono il danno causato dalle tossine o che neutralizzano il patogeno e fermano linfezione.

A-9
699

16-21 I vaccini efficaci devono indurre una protezione che


duri a lungo, essere sicuri e non costosi.

700

Luso della risposta immunitaria contro i tumori.


16-13 Lo sviluppo delle tecniche di trapianto di tumori nel
topo ha portato alla scoperta delle risposte immunitarie protettive verso i tumori.
16-14 I tumori sono modificati dal sistema immunitario
quando evolvono e possono sfuggire al rigetto in
molti modi.

JAN-romane.indd 24

16-22 I vaccini con virus vivi attenuati sono solitamente


pi potenti dei vaccini con virus uccisi e possono
essere resi pi sicuri dalluso della tecnologia del
DNA ricombinante.

700

A-1

A-1

A-1

A-1

A-1

A-1

702

A-1

16-25 La vaccinazione contro la Bordetella pertussis illustra


limportanza che un vaccino sia percepito come sicuro. 704

A-1

16-26 Dalla comprensione di come le cellule T e B cooperino durante la risposta immunitaria sono stati messi
a punto vaccini coniugati.

Iso
705

16-27 
I vaccini basati su peptidi possono indurre una
immunit protettiva, ma richiedono adiuvanti e devono essere introdotti nelle cellule e nei compartimenti
cellulari appropriati per essere efficaci.

705

16-28 Gli adiuvanti sono importanti per aumentare limmunogenicit dei vaccini, ma pochi sono approvati per
luso nelluomo.

707

16-29 Limmunit protettiva pu essere indotta dalla vaccinazione basata sul DNA.

708

682

16-30 
Lefficacia di un vaccino pu essere aumentata
introducendolo nei siti dove avviene la presentazione dellantigene.

708

684

16-31 Una domanda importante se la vaccinazione pu


essere un mezzo terapeutico per curare le infezioni
croniche in atto.

709

Riepilogo del Capitolo 16.

A-2

A-2

Riepilogo. 710
684

A-1

A-1

16-23 Vaccini con microrganismi vivi e attenuati si possono ottenere dalla selezione di batteri non patogeni o
alterati o creando parassiti geneticamente attenuati
(GAP). 702
16-24 La via di introduzione del vaccino importante per
lefficacia protettiva.

A-8

711

20/12/13 11.56

A-2

A-2

A-2

Car
del

687

691

693

xxv

Appendice I Le metodologie immunologiche di


laboratorio 717

A-25

Colture con diluizione limite.

744

A-26

Saggio ELISPOT.

745

Immunizzazione. 717

A-27 Identificazione di sottopopolazioni funzionali di cellule T mediante la colorazione delle citochine.

746

A-28 Identificazione della specificit del recettore delle


cellule T usando i tetrameri MHC:peptide.

747

A-29 Valutazione della diversit recettoriale del repertorio


delle cellule T con spectratyping (tipizzazione tramite lo spettro).

748

749

A-1 Apteni.

718

A-2

Metodi di immunizzazione.

720

A-3

Gli effetti della dose degli antigeni.

720

A-4 Adiuvanti.

721

694

Rilevamento, misurazione e caratterizzazione degli


anticorpi, e loro uso nella ricerca e nella diagnostica.

723

696

A-5

723

A-30 Saggi con biosensori per misurare la percentuale di


associazione e dissociazione di recettori antigenici
per i loro ligandi.

697

A-6 Saggio radioimmunologico (RIA), saggio immunoenzimatico (ELISA) e saggi di inibizione competitiva.

723

A-31 Stimolazione della proliferazione dei linfociti trattati


con mitogeni policlonali o antigene specifico.

750

Misurazione dellapoptosi tramite il saggio TUNEL.

751

698

699

700

Cromatografia per affinit.

A-7

Emoagglutinazione e tipizzazione del sangue.

724

A-32

A-8

Reazione di precipitazione.

725

A-33

Saggi per cellule T citotossiche.

751

A-34

Saggi per cellule T CD4.

751

A-9 Dialisi allequilibrio: misurazione dellavidit e dellaffinit di un anticorpo.

727

A-10

727

Anticorpi anti-immunoglobuline.

La determinazione dellimmunit in vivo. 753


A-35

La valutazione dellimmunit protettiva.

753

A-11 Test di Coombs e la determinazione dellincompatibilit di Rhesus.

729

A-36

Trasferimento dellimmunit protettiva.

753

A-12

730

A-37

Il test della tubercolina.

754

A-38

Test per risposte allergiche.

754

Anticorpi monoclonali.

A-13 Librerie fagiche per la produzione delle regioni V


degli anticorpi.

731

A-14

Microscopia e imaging.

732

A-39 Valutazione della risposta immunitaria e della competenza immunologica negli esseri umani.

754

A-15

Microscopia immunoelettronica.

735

A-40

La reazione di Arthus.

756

A-16 Immunoistochimica.

735

A-41

Trasferimento acquisito di linfociti.

756

A-17

Immunoprecipitazione e co-immunoprecipitazione.

735

A-42

Trasferimento delle cellule staminali ematopoietiche.

757

702

A-18

Immunoblotting (Western blotting).

737

A-43 Deplezione in vivo delle cellule T.

704

A-19 Luso di anticorpi per isolare e identificare i geni e i


loro prodotti.

737

Isolamento dei linfociti.

739

A-20 Isolamento dei linfociti dal sangue periferico tramite


il gradiente di Ficoll HypaqueTM.

739

A-21

Isolamento dei linfociti da altri tessuti.

A-22

Citofluorimetria e analisi con il FACS.

700

702

705

705

707

708

Deplezione delle cellule B in vivo. 757

A-45

Topi transgenici.

758

A-46

Eliminazione mirate di un gene (knockout).

758

763

740

Appendice III Citochine e i loro recettori

779

740

Appendice IV Chemochine e i loro recettori

783

Biografie

785

Riconoscimenti per le fotografie

786

Glossario

787

Indice analitico

825

742

A-24

743

Caratterizzazione della specificit, della frequenza e


della funzione dei linfociti.

A-44

Appendici II-IV Antigeni CD

A-23 Isolamento dei linfociti usando biglie magnetiche


rivestite da anticorpi.
Isolamento di linee cellulari T omogenee.

757

744

708

709

710

711

JAN-romane.indd 25

20/12/13 11.56