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Linguaggio

di Domenico Valenza
In questi appunti vengono riassunti i temi principali del testo di Gadamer il
Linguaggio, volume che raccoglie dodici saggi scritti da Hans-Georg Gadamer
tra il 1968 e 1998: lermeneutica gadameriana si esplicita come una riflessione
sulle possibilit del nostro abitare insieme il mondo partendo dal linguaggio.
InfattiGadamer concentra l'attenzione sull'essenza del linguaggio come dialogo:
la comprensione del mondo, la comprensione del rapporto con gli altri, la
concettualizzazione del pensiero filosofico, tutto passa attraverso un rapporto
dialogico tra due interlocutori.
Importante anche il riferimento al gioco come fulcro di una libert linguistica
che ritualit, paralinguismo, ma sempre contatto e rapporto con l'altro. Un
rapporto con il diverso che si evidenzia nelle relazioni tra lingue straniere e
nelle traduzioni, ma anche nel rapporto tra oralit e scrittura.

Universit:
Esame:
Titolo del libro:
Autore del libro:
Editore:
Anno pubblicazione:

Universit degli Studi di Catania


Filosofia del Linguaggio, a. a. 2008/09
Linguaggio
H. Gadamer, D. DI Cesare (a cura di)
Laterza, Roma-Bari
2005

Domenico Valenza

Sezione Appunti

1. Il linguaggio di Gadamer
Linguaggio, titolo del volume, stato deciso da Gadamer dopo una riflessione. Unalternativa poteva essere
la ripresa del titolo di uno dei saggi, I limiti del linguaggio. In entrambi i casi doveva comunque emergere
lintento della raccolta: documentare la complessit della posizione assunta nel corso degli anni
dallermeneutica filosofica verso tale tema. Nel 1997, Gadamer dichiar che non ho mai detto che tutto
linguaggio, negando dunque lidentit tra essere e linguaggio.

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2. "Verit e Metodo" di Gadamer


Nel 1960 esce Verit e Metodo. Lopera, destinata a un grande successo, il punto di partenza della sua
attivit successiva. Tuttavia, la ricezione dellermeneutica filosofica si ferma ad essa nella maggior parte dei
casi. Il vantaggio del successo si trasforma in uno svantaggio. Si finisce per non vedere il dispiegarsi e
modificarsi della sua riflessione; ci vale tanto pi per il tema del linguaggio.
Questa raccolta di dodici saggi che vanno dal 1968 al 1998 contribuisce a una risposta offrendo unampia
prospettiva dei temi che Gadamer affronta fino agli ultimi anni: dai limiti del linguaggio alla diversit delle
lingue, dal primato dellascolto alla corporeit della voce. Sar il lettore a stabilire la sua distanza da
Heidegger, e la vicinanza con Wittgenstein se il linguaggio gioco.
Nella maggior parte dei casi, i testi tradotti in questo volume sono nati da conferenze Per decenni, questa
stata la via seguita da Gadamer per aggirare la sua insofferenza socratica alla scrittura.

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3. Gadamer - Il linguaggi si compie nel dialogo


Lermeneutica del linguaggio posta qui davanti a un compito che consiste nel porsi in ascolto del non-detto
che c dietro ogni detto, del non-compreso dietro ogni compreso. Gadamer traccia una linea di confine tra
filosofia analitica, che si confina nella positivit logica, ed ermeneutica filosofica che tenta di risalire dal
detto al non-detto, di risituare lenunciato come risposta ad una domanda che lha preceduto. Il linguaggio
non si compie negli enunciati, ma nel dialogo.
Nel saggio La verit della parola, lesperienza ermeneutica del linguaggio viene precisandosi come
esperienza ermeneutica dei limiti del linguaggio. Il saggio I limiti del linguaggio del 1985 segna un punto di
svolta nella riflessione di Gadamer e assume una posizione chiave allinterno del volume. I limiti del
linguaggio sono esperibili in ci che prelinguistico, paralinguistico e ultralinguistico.
Il limite per antonomasia il limite dellultralinguistico, del non-detto, dellindicibile. La ricerca della
parola giusta, che non mai giusta, lesperienza inevitabile per i parlanti. E un esigenza inappagata e
inappagabile: il limite del linguaggio il limite del nostro esserci e della nostra finitezza.

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4. Gadamer - Il gioco come dialogo prelinguistico


Gadamer indica nel gioco il dialogo prelinguistico da cui scaturir il dialogo linguistico. Lapprendi-mento
di una lingua un gioco di reciproco affiatamento tra adulto e bambino. Perch il gioco, che non ludico
disimpegno, va giocato seriamente. Chi gioca preso dal gioco e non si ritiene uno che sta giocando; in
questo caso si comporterebbe come un soggetto che crede di guidare il gioco.
Ogni giocare un essere-giocati. Lo stesso vale per il linguaggio: non si gioca con il linguaggio, perch il
linguaggio, il dialogo a giocare. Per Gadamer il gioco strutturalmente affine al dialogo.
Questa fenomenologia del gioco applicata al linguaggio avvicina Gadamer a Wittgenstein. Tutta-via, in
Wittgenstein il gioco giocato dai parlanti che, disponendo di regole e operando con parole sanno muoversi
nella grammatica dei giochi linguistici; in Gadamer la prospettiva dei parlanti sempre superata nella
prospettiva comune del gioco, nella reciprocit del parlare luno con laltro.
La distanza da Wittgenstein segna anche quella da Heidegger. Se in Wittgenstein il dominio resta ancora al
soggetto parlante, in Heidegger passa al linguaggio. La posizione intermedia di Gadamer riflette il senso
mediale del gioco che chiarisce il processo attivo e patito del dialogo.

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5. Gadamer - Il dialogo nelle lingue


Appena toccato in Verit e metodo, il tema della diversit delle lingue acquista importanza nella riflessione
di Gadamer. Ne La diversit delle lingue e la comprensione del mondo, Gadamer ritiene che la Torre di
Babele la scienza. La torre della scienza si erge, forte del linguaggio della matematica, rifiutando ogni base
nel linguaggio comune. E tuttavia questo non cessa di declinarsi in una molteplicit di lingue storiche. Non
sar per una burocratizzazione a risolvere il problema.
La chimera di un linguaggio artificiale deve lasciare spazio al dialogo delle lingue, al cui interno possibile
non solo scoprire il valore di ogni lingua, ma anche riconoscere che il mondo depositato nella propria non
il mondo per eccellenza. Per i singoli, si pone il compito etico e politico di trovare la via del dialogo per
salvaguardare la diversit in ununit culturalmente pi ricca.
Lascolto appare cos unarte indispensabile. Se la vista stato il senso privilegiato nella tradizione
filosofica, occorre perci affermare la preminenza delludito che per eccellenza il senso del linguaggio e la
pota dingresso del comprendere. Gadamer fa dellascolto la metafora stessa del comprendere: prestare
ascolto vuol dire disporsi a comprendere.

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6. Gadamer - Il linguaggio della metafisica


La questione del linguaggio della metafisica, sollevata da Heidegger, affiora pi volte documentando
linteresse di Gadamer. La parola dordine Destruktion. Ma distruggere vuol dire qui demo-lire gli strati
sovrapposti con cui la tradizione ha voluto addomesticare la filosofia. Solo rimuovendo il linguaggio
pietrificato da secoli di metafisica occidentale, possibile di nuovo filosofare. Ci vuol dire imparare ad
ascoltare la potenza evocatrice delle parole, che risuona nelluso linguistico vivo.
La tesi di Gadamer che non esiste un linguaggio della metafisica, cos come non esiste un linguaggio della
filosofia. Il linguaggio sempre solo il linguaggio che parliamo quotidianamente con gli altri. Ci non
esclude che ci sia una tradizione metafisica che si andata consolidando attraverso una rigidit linguistica e
concettuale. Ma metafisica appunto questa rigidit. In breve: metafisico non il linguaggio, ma ci che nel
linguaggio o, meglio, in una lingua si pensa.
Come metafisico non il linguaggio, parimenti, filosofica non una lingua, e non ci sono lingue della
filosofia. Se il pensiero si forma nel linguaggio, ed il linguaggio dischiude le esperienze originarie di
pensiero, ci varr per tutte le forme fenomeniche del linguaggio, per tutte le lingue.

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7. Gadamer - Il rapporto tra linguaggio e patria


Dimorare nel linguaggio, prendervi dimora, abitare il modo per dire un altro modo di pensare, opposto al
pensare che controlla e dirige. E nel linguaggio lo spazio pi familiare quello della parola della lingua
materna. Come mostra lesperienza dellesilio, esaminata in Ritorno dallesilio. Sulla lingua materna,
questultima conserva qualcosa dellessere a casa che non pu darsi altrove.
Dopo i tentativi di Heidegger per demolire il linguaggio della metafisica, ci sono per Gadamer solo due vie
che possono condurre allaperto dellesperienza filosofica: la via dellermeneutica, che risale al dialogo, e la
via della decostruzione, che provoca la lacerazione della metafisica. Per Gadamer il dialogo resta
socraticamente la forma per eccellenza della filosofia: la ridigit degli schemi linguistico-concettuali della
metafisica pu essere sciolta nel flusso del dialogo filosofico.

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8. Gadamer - Il linguaggio come dialogo filosofico


Il linguaggio resta dialogo anche e soprattutto nel filosofare. E se anche negli ultimi saggi pi spazio
riconosciuto alla scrittura e il divenire linguaggio concepito come divenire scrittura, questultima
comunque relegata ad una secondariet, mentre la viva voce mantiene la prima parola e lultima, perch qui
Gadamer vede il compiersi della nostra corporeit e della nostra vitalit.
In Parola e immagine: cos vere, cos essenti Gadamer osserva che nellopera darte riconosciamo il mondo
in cui viviamo come se lo conoscessimo per la prima volta e in questo riconosce quel che gi conosciamo,
non senza sorpresa, in sua presenza diciamo cos per affermare la giustezza.

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9. Gadamer - Il linguaggio nellarte e nel poetare


Larte nel compimento cos come il linguaggio nel dialogo. Ci che contraddistingue limmagine
artistica e la parola poetica la loro presenzialit. Lopera darte ci raggiunge immediatamente superando
ogni distanza. Oltre ad essere ultratemporale assoluta perch pu rivendicare una pretesa di assolutezza. La
temporalit dellopera darte non dunque quella della distanza sottolineata dallo storicismo e dalla
coscienza estetica, ma bens quella di una contemporaneit.
Lopera darte invita a intrattenersi; e lintrattenersi un essere assorti, un essere talmente presi da far s che
lopera darte venga fuori. Questo venir fuori caratterizza lesperienza dellarte. La verit dellarte non
solo quella della altheia, della svelatezza di qualcosa che viene fuori, ma anzitutto questo venir fuori. Se
lopera la stessa, viene fuori sempre in modo differente, e in questo venir fuori essa un incontro, un
dialogo.
Il poetare certo un fare, non meno dello scolpire. Tuttavia in questultimo caso il fare non un fare reale,
perch richiede un materiale con cui produrre. Nel caso della poesia pi che un fare, perch nel soffio
daria e nel prodigio della memoria possono sorgere mondi interi. E qui, per il rango ontologico elevato
della parola, gi evocato nel suo ci, che il non-essere viene allessere.

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10. Gadamer - Il linguaggio come gioco rituale


Il filo conduttore che guida lermeneutica di Gadamer dallarte alla festa, al rituale fino al linguaggio, in un
movimento circolare, il gioco. A proposito del comportamento degli animali, e di tutte le modalit del loro
intendersi, parliamo di riti, ma lazione prescritta dalla natura; e perci questo comportamenti sono naturali
e specifici. Nelluomo invece il rito, trasformato socialmente, varia nella stessa specie; i riti assumono cos
forme diverse nelle diverse culture.
Gadamer introduce la differenza tra Mitsamt e Miteinander, essere-insieme e essere-luno-con-laltro. La
differenza sta nella reciprocit. Per far emergere con pi chiarezza il rapporto tra rituale e linguaggio
Gadamer porta come esempi le formule di cortesia in lingue diverse. In questi casi domina la ritualit, e il
linguaggio, pur presente, si piega in un certo modo a questa.
Il gioco rituale, pur sempre linguistico, si gioca nellessere-insieme nella collettivit, e il gioco linguistico,
pur sempre rituale, si gioca nellessere-luno-con-laltro. Il Mitsamt unadesione alla collettivit; il
Miteinander una sollecitazione a prendere la parola nella comunit reciproca del dialogo. In questultimo
gioco c pi laltro, e poich linguaggio vuol dire laltro, c pi linguaggio.
Se si insiste sulla fondazione ultima, si deve ignorare il linguaggio e, di converso, se si riconosce il
linguaggio, si deve fare a meno della fondazione ultima. Perch non pu mai conciliarsi la fondazione
ultima, lidea di sistema, lidea di principio con il linguaggio dove non c n una prima parola n lultima,
ma solo la reciprocit. Cos per Gadamer il comune denominatore positivo della filosofia che fa a meno
della fondazione ultima il concetto di gioco linguistico.

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11. Gadamer - Rapporto tra parlare, scrivere e leggere


Secondo Gadamer, la triade dei fenomeni parlare, scrivere e leggere non solo una sequenza nella quale c
un primo, un secondo e un terzo; essi appaiono connessi in un intreccio particolare.
Gadamer ricorda quale perdita viene arrecata con la scrittura allo scambio vivente del parlare. In un passo
del Fedro, linventore della scrittura va dal re egiziano per decantargli tale invenzione. Ma il saggio re
dEgitto non sembra esserne per nulla contento e replica: Tu non hai inventato un mezzo per rafforzare la
memoria, ma per indebolirla.

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12. Gadamer - Relazione positiva tra linguaggio e scrittura


Daltra parte, interessante stabilire in che misura si ponga riparo alle perdite della forza comuni-cativa con
la scrittura attraverso larte dello stile. Laspetto negativo della scrittura comunque tanto chiaro da
spingere Gadamer a indagare la relazione positiva tra linguaggio e scrittura. Sia la configurazione fonica del
discorso sia la configurazione segnica della scrittura hanno una idealit che le costituisce entrambe.
I suoni linguistici non possiedono la precisione del carattere fonico; la loro funzione comunicativa poggia
sul fatto che questo margine del contingente non mai cos ampio da occultare quel che comune a tutti. Lo
stesso vale per la scrittura e per i segni scritti. Baster pensare alle differenze di calligrafia e che
richiederebbero quasi un indovino per decifrare un manoscritto. Ma anche questo margine di gioco
vincolato a limiti: sono i limiti della leggibilit.
Aristotele, nella sua celebre definizione del linguaggio, usa lespressione secondo convenzione. In tal
modo egli respinge certe teorie che riconducono il linguaggio allimitazione della natura e sottolinea il
carattere convenzionale di tutte le forme di comunicazione linguistica. Questa lampia dimensione in cui si
muovono entrambi, linguaggio e scrittura.
La letteratura viene alla luce dal momento che se qualcosa tramandato in forma letteraria, non si d perdita
alcuna, mentre gli altri monumenti, a confronto con la tradizione scritta restano muti. Per contro, le
iscrizioni non decifrate non sono mute; siamo piuttosto noi a essere sordi. L dove usiamo la parola
letteratura vogliamo contraddistinguere qualcosa allinterno della variet infinita di ci che scritto e
stampato: l documentata la vera arte linguistica.
La lettera permette allinterlocutore del dialogo di parlare e dire che quel che vuole al ricevente. Qui, in
luogo dello scambio vivente, si ha lo scambio attraverso la scrittura. Daltra parte, attraverso il passaggio dal
parlare allo scrivere possono sorgere fraintendimenti insolubili che, vis--vis, sarebbero subito eliminati. In
proposito, Platone diceva che lo scritto non pu accorrere in propria difesa e perci, privo daiuto, esposto
allabuso, alla distorsione e allequivoco.

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13. Gadamer - Codificazione della lingua nella letteratura


Vi sono per contro altre forme di scrittura che Gadamer chiama letteratura in senso ampio riferendosi alla
codificazione, luso linguistico naturale in base al quale ci che scritto sta scritto. Ci che sta scritto ha
acquisito mediante il suo essere-scritto una determinata posizione, e questa posizione vuol dire che ci che
scritto parla da s.
Vi sono qui due diverse forme in cui la scrittura fa riferimento al linguaggio: come sostituto del dialogo
vivente, e come una nuova creazione, un essere-linguaggio di natura nuova, che per il fatto di essere scritto
ha ottenuto un diritto di senso e di forma che non spetta al suono della parola parlata destinato a svanire. Il
concetto di letteratura appartiene a questa seconda forma.
Scrivere qui non semplicemente mettere per iscritto qualcosa, ma uno scrivere autentico che crea
qualcosa. Chi fa questo lo scrittore nel vero senso della parola. Lo scrittore deve avere la capacit di
scrivere, ossia deve compensare con il suo stile quello che di colorazione emotiva, ge-stualit simbolica,
intonazione, modulazione contiene lo scambio di parole nella sua immediatezza.
Uno scrittore si misura per la sua capacit di raggiungere nello scrivere la stessa forza linguistica che
allopera nello scambio immediato, e forse una forza anche pi grande. Ci tende ad unarte linguistica che
renda lo scritto in grado di parlare; la letteratura che in tal modo si produce. Qui lunione tra linguaggio e
scrittura, realizzato dalla lettura, raggiunge la sua massima intimit.
Il parlare appare nelle due forme dello scrivere e del leggere. Per Gadamer, il leggere non un terzo
fenomeno che viene ad aggiungersi alla scrittura e al linguaggio, ma ci che li lega.

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14. Gadamer - Il linguaggio e la lettura


Anzitutto, Gadamer chiarisce che leggere non compitare. Finch ci si limita a compitare, non si pu ancora
leggere. La lettura presuppone sempre dei processi anticipatori con cui venga afferrato il senso, e come tale
ha una certa idealit in s. I refusi sono la prova del fatto che siamo sostenuti dal contesto della
comprensione e possiamo tralasciarli leggendo pur sempre con profitto.
Vi sono poi forme intermedie come loral poetry, la poesia orale. Secondo unintuizione recente, la
tradizione epica dei popoli ha potuto rimanere in vita per periodi lunghi in cui ha dominato loralit. Ci sono
in essa forme di ripetizione e ricorrenze che hanno lo scopo di fissare la recitazione.
Gadamer passa poi a discutere una scala graduale di fenomeni, rilevanti per il rapporto che ci lega al
linguaggio e alla tradizione linguistica della nostra cultura. La scala : recitare, declamare, leggere a voce
alta, leggere in silenzio. Tutte queste forme di lettura sono pi o meno distinte dallideale immediato del
parlare riproduttivo concepito come un parlare nuovo, reale.

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15. Gadamer - Rapporto tra il linguaggio e il declamare a memoria


Secondo Gadamer, il fenomeno in cui culmina il problema della recitazione quello del declamare a
memoria. Una volta declamare a memoria le poesie era degno di lode. Un poema che si conosce a memoria
sar recitato, non gi riprodotto, e il suo unico riferimento lidealit del testo.
Nella poesia tedesca distinguiamo tra ci che trasferibile nella materialit di una voce e ci che udibile
solo nellorecchio interiore. Ci che udibile interiormente appartiene al linguaggio lirico.
I poeti possono dare preziose indicazioni sulla lettura. Ma non per questo sono modelli da seguire per
lascolto delle loro poesie. Non solo i poeti spesso non sono artisti della recitazione; inoltre sta nellessenza
della letteratura il separarsi dellopera da colui che lha creata, al punto che il poeta, nel migliore dei casi,
sar un buon interprete ma non un interprete privilegiato di se stesso.
La relazione tra voce e testo ancora pi chiara nel declamare. Si deve leggere a voce alta qual-cosa come
se si trattasse di portare allascolto un testo. Non si pu comprendere, daltra parte, una frase che venga letta
ad alta voce se chi legge non lha compresa. Leggere con comprensione non vuol dire infatti leggere con
espressione. Ancora, chi rilegge una poesia non pensa che non occorra pi leggerla. Solo ora comincia anzi
a leggerla davvero.
La configurazione temporale della lettura corrisponde in certo modo alla configurazione temporale del testo.
Ma luna non identica allaltra e, in ogni caso, non come quellunit che si compie nella lettura di una
poesia o nellascolto di un pezzo musicale. Nonostante tutte le differenze, si conserver ancora un tratto
comune, quel tratto comune che Dilthey ha chiamato struttura.

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16. Gadamer - Scrivere e parlare


Gadamer - Scrivere e parlare
Larte di scrivere molto diversa dallarte di parlare e di insegnare. Come ricorda Platone, la parola scritta
infida per il pensiero. Socrate non riusciva a seguire gli oratori del proprio tempo cercando insieme di
riflettere, il che vero ancoroggi. Questarte esercita una pericolosa magia e la esercita proprio l dove
riesce. Minaccia di imprigionare, piuttosto che rendere liberi.
Per Gadamer, dover scrivere una pena terribile: Dov il tu che ci sta di fronte, la silenziosa presenza
dellaltro con cui si cerca il dialogo per poter proseguire quel dialogo con se stessi che si chiama pensiero.
Ogni scrittore cercher a suo modo questo dialogo. E la sua arte consiste nel saper condurre il dialogo con il
proprio scrivere.
In tali occasioni, quanti momenti hanno concorso perch venisse fuori qualcosa di sensato: il proprio
esitante cercare la parola giusta e il trovarla con gioia, il teso ascolto degli altri, londata delle reazioni. Si
continua a rinviare il momento di scrivere finch si pu, fin quando non c pi alternativa. E la prima frase
la pi difficile. Paul Valry si espresso in modo simile a proposito del primo verso di una poesia, un
primo invito allimmaginazione del poeta.
Possono esserci prodigi della natura come Goethe; ma anche lui, nel comporre, si sar sentito esposto al
dolore della temporalit. Pretendere di dire tutto in una volta: chi ne fosse capace non sarebbe pi uomo. Gli
abbozzi poetici di Holderlin sono un esempio di tale bramosia. Anchegli, capace di padroneggiare
composizioni intere, afferma: Non colgo mai il metro, come vorrei.
Le parole ci sostengono, le parole ci portano avanti, ma non sempre ci portano alla meta. Questo lo sanno
tutti quello che scrivano. E le parole giuste per chi pensa sono le parole che riescono, nel lettore come
nellascoltatore, a mettere in moto i suoi pensieri e le sue vedute.

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17. Gadamer - I limiti del linguaggio


Il linguaggio va visto non solo come linguaggio verbale. In un senso pi ampio va inteso con lin-guaggio
ogni comunicazione, non solo il discorso, ma anche tutti i gesti che entrano in gioco nelle relazioni
linguistiche tra gli uomini. Lintimo legame che unisce lingua e scrittura indica gi i limiti del linguaggio.
La possibilit che la lingua sia trasposta in scrittura rinvia ad una autolimitazione.
Per prendere coscienza del problema dei limiti del linguaggio, Gadamer torna ad Aristotele. Allinizio della
Metafisica, si dice che la vista il primo e pi importante dei nostri sensi perch rende percepibile il
maggior numero di differenze. Altrove, per, egli d tale preminenza alludito. In effetti ludito pu
ascoltare il linguaggio dando modo di percepire non solo il maggior numero di differenze ma tutte le
differenze possibili. Luniversalit delludito rinvia alluniversit del linguaggio.
Nella Politica, Arisotele definisce luomo animale razionale. Ci si imparava anche nei corsi di filosofia;
Gadamer ricorda che a ventanni Heidegger gli fece scoprire il grave errore in cui si pu incorrere se si
traduce logos con ratio e si definisce luomo un essere dotato di ragione.
Gli uccelli possono scambiarsi segnali indicanti la presenza di pericolo o di cibo. Nelluomo, invece, la
natura andata oltre donandogli il logos, la possibilit di indicare le cose mediante le parole. Si pu
scegliere non soltanto ci che piace in un preciso istante, ma anche ci che promette qualcosa per il futuro.
Aristotele vede in questo aver-presente, che il linguaggio ci garantisce, la perfezione ultima che nel corso
della natura gli esseri viventi hanno raggiunto.

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18. Gadamer - Il concetto aristotelico di synthke, convenzione del


linguaggio
Altro concetto aristotelico synthke, convenzione: il senso pieno del linguaggio. Aristotele dice infatti che
il linguaggio una forma di comunicazione non per natura, ma sulla base di un accordo. Come nella teoria
rousseauiana dello stato, anche qui non si parla di un reale accordo convenuto.
Nel caso del linguaggio, accordarsi di parlare in tale e tal modo un controsenso. Conosciamo infatti la
caricatura del linguaggio che pu venir fuori da tali regolamentazioni. Con lespressione synthke
designata la struttura della comprensione e dellintesa nel linguaggio: un convenire.
Nel capitolo sullinduzione, Aristotele descrive come, dalle percezioni che si vanno accumulando, risulti
lesperienza e come a partire da qui si produca il passaggio a tutte le forme di sapere.
Quando sinterroga su come concepire tale passaggio, per cui da molti particolari viene a costituirsi il sapere
delluniversale, Aristotele fa un paragone: come in unarmata in fuga su cui tutti scappano nel panico. A
un certo punto qualcuno si arresta e guarda dietro di s per vedere se il nemico ancora alle calcagna. La
fine quando, senza sapere come, larmata si arresta.
Nellantichita Temistio, per interpretare il passo, ha portato ad esempio lapprendimento linguistico del
bambino. La nozione di synthke ha in s lidea che il linguaggio si formi nella reciprocit poi-ch qui che
si sviluppa lintesa mediante la quale si pu venire a patti, un venire-insieme. La formazione delluniversale
implica altres una autolimitazione del nostro spazio di gioco. Nel praticare la lingua, un bambino di tre anni
pi ricco e geniale di qualsiasi adulto.

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19. Gadamer - Flessibilit della facolt del linguaggio nei poeti


Sono i poeti a far uso di una tale flessibilit della facolt del linguaggio al di l di regole e convenzione, e a
portare il non-detto pur restando allinterno delle possibilit della lingua. Se riflettiamo su questi due
eccezioni, il bambino e il genio, ci rendiamo conto del prezzo che, come societ umana, dobbiamo pagare
per uniformarci.
Da un canto abbiamo la facolt di generalizzare e simbolizzare, dallaltro canto questa facolt formatrice del
linguaggio come chiusa entro barriere che erige da s. Si arresta per cos dire alla crisalide, senza
dispiegare le ali come fa la farfalla.

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20. Gadamer - Il paralinguismo


Gadamer si accosta cos al tema dei limiti del linguaggio, discutendo ci che paralinguistico, come il riso.
In esso insita una forma di autodistanziamento in cui la realt perde per un istante la pressione che esercita
in quanto realt per diventare uno spettacolo.
Quel che sbalordisce nella natura umana che i bambini sono capaci delle astrazioni pi belle. Capacit tali
dastrazione rappresentano il primo grande passo del bambino. Gadamer si domanda dietro ci in cosa
consiste la comunicazione quale si produce nellapprendimento di una lingua. Non ancora un parlare, ma
senza alcun dubbio un gioco di reciproco affiatamento.

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21. Gadamer - Il gioco nella libert del linguaggio


E il gioco che permette di gettare un ponte tra la forma di comunicazione non ancora semanticamente
articolata e la comunicazione verbale. Secondo Gadamer il gioco una sorta di dialogo prelinguistico. Quel
che prelinguistico gi sempre in cammino verso quel che linguistico.
Negli esseri umani la libert si manifesta nella confusione babelica delle lingue in cui le comunit
linguistiche umane si sviluppano indipendentemente luna dallaltra. Nessuna lingua quel sistema di regole
che ha in testa il maestro di scuola: ciascuna lingua sempre in via di mutamento.
Tra i limiti del linguaggio Gadamer menziona infine il limite dellultralinguistico, del non detto e
dellindicibile. A questo scopo Gadamer prende le mosse dallenunciato. Il limite dellenunciato ha segnato
il destino della nostra civilt occidentale. Privilegiare questa forma del parlare, che rappresenta solo un
aspetto allinterno della ricca variet delle espressioni linguistiche, vuol dire privilegiare unastrazione
particolare, fondamentale nelledificazione di sistemi dottrinali.
Quando si invitati a comparire come testimoni davanti al tribunale, si dovr produrre un enunciato. Questo
sar poi verbalizzato senza tener conto il contesto vivente del dialogo.

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22. Gadamer - Il dialogo: un accordo tra due persone sul linguaggio


Lesempio mostra cosa sia un enunciato quando venga sciolto dal proprio contesto pragmatico, e quale sia il
limite di principio che esso presenta, non potendo mai dire tutto quello che sarebbe da dire. Dal punto di
vista ermeneutico non vi dialogo che giunga alla fine prima che abbia condotto ad un accordo reale. Forse,
per questo, non vi in fondo dialogo che giunga alla fine, poich un accordo perfetto tra due persone
contraddice lessenza dellindividualit.
Il limite del linguaggio dunque, a dire il vero, il limite che si compie nella nostra temporalit, nella
discorsivit della nostra parola, del nostro dire, pensare, comunicare.
Il linguaggio si compie non negli enunciati, ma come dialogo, quellunit di senso che si costruisce a partire
dalla parola (Wort) e della parola-risposta (Antwort). Solo nel dialogo la lingua acquista la sua rotondit.
Ci vale per il linguaggio verbale, ma anche per il linguaggio di gesti e costumi.
Il fenomeno della lingua straniera lo mostra con chiarezza. Nel loro orizzonte culturale limitato, i greci
chiamano barbari gli altri popoli che a loro avviso non hanno per nulla una lingua. Il nostro modo di vedere
non pi questo. Eppure anche per noi la lingua straniera resta unesperienza-limite. Ciascun parlante,
nellintimo dellanima, non arriver mai alla convinzione che altre lingue possano porgergli altrimenti quel
che gi gli familiare. Ci vale nel caso della traduzione.
E la disperazione di ogni traduttore constatare lassenza di espressioni corrispondenti alle espressioni della
lingua che traduce. Una teoria della pura corrispondenza falsa: occorre qui riconoscere un limite. La
trasposizione del senso del parlante straniero nel senso della propria lingua un processo infinito. E un
dialogo mai del tutto concluso del traduttore con se stesso.

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23. Gadamer - La scelta della parola giusta


Gadamer conclude riflettendo sul pi profondo dei problemi che per essenza ineriscono al limite del
linguaggio. E la coscienza che ogni parlante, in ogni istante in cui cerca la parola giusta abbia al contempo
la coscienza di non averla colta a pieno. Un voler dire, un intendere sfiorandolo appena, va sempre al di l di
quel che realmente nella lingua raggiunge laltro.
Unesigenza inappagata della parola giusta: ecco che cosa costituisce forse la vera essenza del linguaggio.
Qui emerge un nesso stretto tra linappagabilit di questa esigenza, di questo dsir, e il fatto che la nostra
esistenza umana scorre via nel tempo e dinanzi alla morte.

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24. Gadamer - La Torre di Babele e il linguaggio della matematica


La diversit delle lingue e la comprensione del mondo un tema della massima attualit, il tema politico per
eccellenza. Anche da ci dipende la distanza tra chi possiede le armi e chi disarmato, distanza che ci ha
condotto a vivere in un mondo dominato dal timore di conflitti bellici. Ci domandiamo come sar possibile
salvare lumanit da s stessa e sviluppare lo spirito comunitario.
A questo proposito, Gadamer cita un testo dellAntico Testamento: la famosa storia della Torre di Babele. Si
narra che un popolo, stabilito nella regione della Mesopotamia asiatica, decise di costruire una grande torre
che arrivasse fino in cielo. Lunit e la solidariet di una lingua costituiscono qui il motivo realmente
portante che incarna le irrefrenabili energie di volont.
Gadamer si domanda che aspetto ha nel nostro mondo la Torre di Babele, cosa potrebbe rassomigliarle. La
storia ha gi dato una risposta chiara, lungo quel cammino imboccato in occidente con il sorgere della
scienza: la matematica il linguaggio unitario dellepoca moderna.

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25. Gadamer - Le lingue di cultura: il mondo antico e la storia delle


scienze
Sono due le lingue di cultura attraverso cui si sono formati il mondo antico e la storia delle scienze: il greco
e il latino. Il latino ha dominato ancora pi a lungo, sino allinizio dellepoca moderna. Poi, con lo sviluppo
di autonome lingue nazionali, solo nella scienza matematica e nei suoi esiti si incontra quel linguaggio che
forse non si parla, ma che tutti devono leggere. Linsieme di formule dominanti ha reso possibile una tecnica
e un simbolismo matematico di perfezione grandiosa.
I tentativi di istituire un linguaggio unitario, una ars combinatoria come sviluppata da Leibniz e dai
matematici del tempo, hanno portato progressi allo sviluppo della matematica. In seguito, fu neces-sario un
richiamo a qualcosa di diverso con il romanticismo tedesco. Il linguaggio affior nella diversit delle sue
forme e della sua universalit autocreatrice, tracciando un limite allilluminismo.

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26. Gadamer - Il linguistic turn


In questo secolo abbiamo compiuto una sorta di linguistic turn, una svolta linguistica. Si tratta anzitutto di
quel che avvenuto in Inghilterra quando Wittgenstein, allievo di Russell, cominci ad interessarsi
allordinary language, alluso linguistico, in modo incomprensibile per il maestro.
Un secondo processo ha avuto luogo nella tradizione tedesca, il passaggio dal neokantismo alla
fenomenologia e gli sviluppi di Husserl e Heidegger. In tal modo la linguisticit, costituzione fondamentale
dellesistenza umana (che esistenza linguistica), divenuta tanto essenziale che per-fino la metafisica, la
dottrina di quel che si chiama essere, stata ricollocata in un nuovo contesto.
La parola c come parola che raggiunge laltro. Il modo in cui Wittgenstein si esprime molto simile.
Wittgenstein parla di pragmatica linguistica. Il che vuol dire che il linguaggio fa parte della prassi,
dellumano essere luno con laltro e luno di fronte allaltro. Lermeneutica dice che il linguaggio fa parte
del dialogo, ossia il linguaggio quel che quando conduce allo scambio.
Questo orientamento porta dal monologo al dialogo. Non si tratta pi di ci che si sa, della comprensione. E
questo il nuovo passo compiuto: pensare dun tratto il linguaggio come un essere in cammino verso lessereluno-con-laltro e non come una comunicazione di fatti e di stati.

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27. Gadamer - Il linguaggio e la comprensione del mondo


Gadamer giustifica la scelta di parlare di comprensione del mondo. Non una forma di comprensione del
mondo in cui la fisica potrebbe chiudersi in un edificio dottrinale unitario. Non si tratta di comprendere in tal
senso. Il titolo va interpretato cos: comprendere comprendere s nel mondo.
Ci domandiamo cos questo essere-nel-mondo. Per Gadamer il mondo non come un oggetto; il mondo
esiste come orizzonte. La parola orizzonte evoca lesperienza viva che tutti conosciamo. Lo sguardo
indirizzato allinfinito della lontananza, e ad ogni passo compiuto si dischiudono nuovi orizzonti. Il mondo
in questo senso uno spazio illimitato in cui cerchiamo il nostro orientamento.
Se il mondo non qualcosa di dato, tanto meno lo il nostro essere nel mondo. La precaria posizione
delluomo, intermedia tra un essere vivente della specie animale e un essere dotato di pericolosi mezzi per
pensare, ha tratto luomo al di qua delle linee dellistinto entro le quali altrimenti la natura spinge gli esseri
viventi. Cos luomo messo a parte in una strana libert.
Kant ha chiamato la libert fatto di ragione. Ci significa che per noi, esseri razionali che vogliono
comprendere se stessi, inevitabile imputarci, l dove abbiamo possibilit di scelta, la responsabilit delle
nostra decisione. Dobbiamo pensar noi stessi, se vogliamo vivere in questo mondo comune ed edificare
intorno a noi istituzioni sociali, ordinamenti giuridici ed etici e una convivenza pacifica tra i popoli. Nella
filosofia morale di Kant ci ha trovato fondamento nellimperativo categorico.

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28. Gadamer - Comprendere e rendersi comprensibili


Comprendersi nel mondo vuol dire comprendersi luno con laltro. E comprendersi luno con laltro vuol
dire comprendere laltro. Il nostro compito imparare ad accettare il segreto della nostra esistenza e
smettere di credere che, per la nostra capacit di pensare, siamo essere destinati a ergerci da dominatori.
Laltro significa una definizione primaria dei limiti del nostro amor proprio e del nostro egocentrismo. E un
problema etico di portata universale, e politico.
Occorrer adoperare la vera produttivit del linguaggio per comprenderci. Quando parliamo pensiamo
anzitutto a renderci comprensibili a noi e agli altri, di modo che laltro possa riprenderci, confermarci o
rettificarci. Tutto ci fa parte di un autentico dialogo.
Nellascolto dellaltro si apre il vero cammino su cui si edifica la solidariet. E lopposto dellidea folle che
nella storia della Torre di Babele gli uomini avevano in mente. Ci troviamo di fronte al compito di non
eliminare la diversit delle lingue con un processo di organizzazione, ma di far s che ciascuno impari invece
a superare le distanze e i contrasti, e darci reciprocamente ascolto.

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29. Gadamer - Le traduzioni


Accanto allorizzonte del mondo in cui viviamo, Gadamer pone lorizzonte linguistico che un orizzonte al
plurale. Qui data una pluralit di orizzonti che non dovremmo ridurre a causa di un qualche particolare
meccanismo unitario. Perci abbiamo le traduzioni.
Daltra parte, non si pu essere cos stolti da pretendere traduzioni letterali. Questo vale non solo per il
dialogo tra uomini di lingue diverse, ma anche nel caso si debba rileggere il proprio testo in unaltra lingua.
Dobbiamo usare e coltivare il tradurre come mezzo ausiliario, ma solo se traducendo siamo consapevoli che
il nuovo testo dovr parlare di nuovo.
Occorre liberare il linguaggio nelle sue possibilit creative e raggiungere una comprensione. Il nostro mondo
pluralistico come la nuova Babele e pone compiti che consistono nel percepire gli spazi liberi che si
aprono allessere-luno-con-laltro, allessere-in-dialogo. Lopposto la routine della disputa, quando ad una
certa tesi si risponde dicendo che c una contraddizione logica.
Con ci avremo acquisito un concetto migliore di ragione. Essere ragionevoli vuol dire che quando si
discute occorre capire nelle sue intenzioni positive quel che laltro ha voluto dire. Tutta la diplomazia si basa
sulla capacit di percepire ci. Gadamer conclude parlando del concetto di cultura (Bildung): Hegel
affermava che cultura vuol dire guardare le cose dal punto di vista di un altro.

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30. Gadamer - Il linguaggio e la concettualit


Nel 1968, ritiratosi dallinsegnamento, Gadamer inizi una vita di viaggi ed ebbe loccasione di mettere alla
prova i suoi studi di filosofia greca anche in Europa. Dopo tutti i primi viaggi attraverso la vecchia Europa,
la sua avventura nel mondo anglosassone rappresent qualcosa di nuovo.
Gadamer non era per nulla sorpreso di vedere che ovunque la filosofia analitica avesse occupato uno spazio
preponderante e che la cosiddetta continental philosophy fosse in ombra, n era sorpreso di constatare che la
filosofia tedesca dellepoca era conosciuta solo per la fenomenologia di Husserl mentre Heidegger e la
filosofia ermeneutica erano sconosciuti.
Quando impar a parlare linglese, Gadamer per si rese conto che molti erano i ponti che dalla filosofia
analitica potevano condurre allermeneutica. Dal canto suo, dopo aver terminato Verit e metodo, aveva
cominciato a studiare il tardo Wittgenstein ritrovandovi idee gi familiari. In quel tempo anche in Germania
non era pi insolito parlare di giochi linguistici.
Un altro legame che univa il suo mondo di provenienza con il nuovo continente era costituito dalla teologia.
Lesistenza in America di Facolt di Teologia per entrambe le confessioni, cattolica e protestante,
comportava una presenza del greco e, nelle universalit cattoliche, del latino. Ancora, durante i suoi
soggiorni americani, Gadamer riusc a stabilire numerosi legami anche con le discipline filologiche, in
particolare con la letteratura comparata.
Gadamer racconta che fu per lui una nuova esperienza quando, nel primo incontro con Heidegger, ascolt
lespressione concettualit e, al motto di distruzione impar ad assumere un atteggiamento critico nei
confronti dei concetti della terminologia filosofica. Gadamer si accorse che il linguaggio della filosofia
rigurgitava di anticipazioni, e lentamente impar anche ad ascoltare la potenza delle parole: fu dunque il
linguaggio della filosofia che riprese a parlare.

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31. Gadamer - Il linguaggio specialistico filosofico: linguaggio


evocativo
Non questo infatti il modo in cui nel pensiero filosofico le parole lavorano. Le parole che impieghiamo
nella lingua ci sono a tal punto familiari che noi dimoriamo in esse. Le parole non divengono oggetto. Luso
della lingua non per nulla luso di uno strumento. Viviamo nella lingua come in un elemento, cos come i
pesci vivono nellacqua.
In filosofia o nelle scienze impieghiamo parole che non fanno parte del linguaggio naturale, ma espressioni
specialistiche o di terminologia. Ma nelle scienze empiriche le espressioni specialistiche devono avanzare la
pretesa di consentire una designazione univoca per qualcosa.
Le cose stanno diversamente per la filosofia. Ogni espressione specialistica ha di per s una capacit
evocativa. Tali espressioni non sono riferite a qualcosa che si conosce (come i segni), ma raccontano
qualcosa formando un orizzonte semantico dischiuso dal discorso. Proprio per questo Heidegger ha asserito
che il compito della filosofia la distruzione, obbedendo al principio fenomenologico per cui occorre evitare
tutte le costruzioni teoriche per ritornare alle cose stesse.
Attraverso Aristotele, Heidegger ha posto la questione dellinizio della filosofia. Com noto, possediamo
solo pochi frammenti che attestino linizio del pensiero greco, citazioni private del contesto in cui
originariamente parlavano. I primi testi filologici dei greci in nostro possesso sono i dialoghi di Platone e gli
scritti dottrinali di Aristotele.
Sia gli uni che gli altri ci pongono di fronte al problema della scrittura. Platone, in proposito, ci mette
davanti alla necessit di passare attraverso il dialogo scritto, per risalire al dialogo originariamente parlato in
cui il pensiero trova le sue parole, un compito questo mai perfettamente realizzabile.
La latinizzazione del linguaggio scolastico della filosofia di Aristotele pone un altro compito: pensare sulla
base del latino ci che era stato pensato nellesperienza greca. La parola distruzione misura tutta la
stratificazione della nostra tradizione: non gi lintento di distruggere qualcosa, bens quello di metterlo allo
scoperto.

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32. Gadamer La patria la patria linguistica


La terra natia non solo un luogo in cui si risiede, per Schelling qualcosa di immemorabile. La vita in
esilio accompagnata dal pensiero della terra natia, e anche del ritorno, persino quando il ritorno
impensabile. Della immemorabilit della terra natia fa parte soprattutto la lingua. Lo insegna gi la breve
esperienza del viaggiare. Se si fa ritorno da un paese straniero, dove si parla una lingua diversa, lincontro
improvviso con la propria lingua materna suscita sconcerto.
La lingua materna conserva per ciascuno qualcosa di quellimmemorabile essere a casa, e questo vale
perfino per il poliglotta. Chi per ha il destino di vivere in esilio condurr una vita scissa tra il voler
dimenticare e il serbare la memoria. Vivere vorr dire trovare asilo in una lingua. Non poter pi ascoltare la
propria lingua vuol dire prendere commiato dal legame che il linguaggio stringe fra gli uomini. E questo lo
sfondo umano di ogni esilio. La patria la patria linguistica.
Al ritorno dallesilio, entrambi gli interlocutori di un dialogo sono messi di fronte al compito di trovare una
nuova identit. Per quanto grande possa essere la forza dello spirito e del cuore, lessere umano non pu
recuperare il tempo, Il tempo ha lasciato su entrambi unimpronta, modificandoli. Spira un alito di estraneit
ovunque si faccia ritorno. E come se in esilio ciascuno si trovasse di fronte al compito originario
dellessere-nel-mondo, che quello di superare lestraneit.

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33. Gadamer Il linguaggio e lo scrittore


Secondo Gadamer, uno scrittore un postulante nella lingua, che dalla lingua vuole essere elevato. Dalla
lingua vuole ricevere il dono di farla parlare di nuovo, in modo che quel che scritto non si riduca al flusso
di informazioni, in modo dunque che si ascolti il linguaggio.
Quel che lo scrittore trae da s, perch venga letto, qualcosa che non si sta a sentire per via di quel che
viene comunicato, ma a cui piuttosto si presta per via di quel che si lascia percepire con la sua forza
evocativa. La capacit di uno scrittore dipende dal grado in cui consapevole di ci.
Gadamer mette a fuoco il nesso tra ritorno dallesilio e letteratura. Lo scrittore deve fare sempre ritorno da
un esilio, se cerca di sottrarsi al mondo delle parole usate e abusate, e a tutte le opinioni preformate. Tanto
pi affiorer alla coscienza ci che il linguaggio nelle sue vere possibilit, facendo di ogni poesia un
ritorno allestraneit. Per Hilde Domin, la poesia un ritorno al linguaggio.

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34. Gadamer I tre stadi dell'unificazione del linguaggio: grata,


velo, lampo
Gadamer distingue tre stadi in cui il linguaggio pu unificarci. In primo luogo il linguaggio una grata. Lo
gi nel caso dellapprendimento linguistico: in un bambino la lingua non solo la grata che costituisce un
impedimento, ma altres la grata con cui pu passare la comprensione intima.
Wittgestein ha detto che non pu esserci linguaggio privato. Il linguaggio dialogo. Una parola che non
raggiunga laltro una parola morta. Il dialogo dialogo con laltro ed ogni parola richiede nellistante il
tono giusto per superare la grata, la grata dellessere-altro e per raggiungere laltro.
Gadamer chiama velo della lingua la seconda funzione connessa con la prima. Il velo avvolge ogni tentativo
di evitare durezze e asprezze. Il velo ha tuttavia anche il suo risvolto spinoso. Perci vero il detto di
Talleyrand secondo cui la lingua il mezzo migliore per occultare i propri pensieri.
Questa larte del diplomatico. Ma questarte non rappresenta solo qualcosa di negativo. Larte di occultare
i propri pensieri riesce infatti a toccare il terreno dellaccordo. Gadamer chiama infine lampo della lingua il
terzo stadio. In tutte le parole misurate, pu balenare un lampo.
Gadamer conclude illustrando con lesempio di un lampo linguistico il ritorno alla lingua. E una famosa
sentenza di Eraclito che Heidegger aveva inciso sulla porta del suo rifugio a Todtnauberg: E la luce del
lampo che tutto governa. La luce istantanea del lampo fa apparire allimprovviso il mondo in una chiarezza
accecante. E anche se tutto poi ricade nella notte profonda, nondimeno ci stato concesso un istante di
orientamento in cui riconosciamo qualcosa della vita dello spirito.
Gadamer giunge infine ad un ultimo stadio, il cristallo della lingua. La parola non rievoca solo la grata della
lingua. Ricorda pure il cristallo la cui grata ha una solida struttura matematica. Cos pure, quando il flusso
del discorso acquista una figura solida nella poesia.

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35. Gadamer La fenomenologia del linguaggio


La fenomenologia dovrebbe interessarsi alla centralit che il tema del linguaggio ha assunto nella filosofia
del secolo. Chi proviene da questa tradizione ha infatti difficolt a considerare tale tema. Daltra parte,
possibile imparare qualcosa sul linguaggio nella tradizione dei filosofi tedeschi.
Dobbiamo infatti constatare ad esempio le profonde osservazioni di Hegel sul linguaggio. Tuttavia, quando
questi fa sul serio con la scienza, non rende giustizia al tema. Come ha osservato Heideg-ger, il linguaggio
viene logicizzato in quanto obiettivazione, in quanto intenzione obiettivante.
Occorre dunque capire come mai la fenomenologia, pur avendo portato alla luce il mondo della vita, non
abbia poi affrontato tale tema. Solo quando il giovane Heidegger cominci a parlare del mondeggiare,
divenne centrale la problematica del linguaggio. Ci port ad una nuova svolta.
Non solo la ragione, ma anche il linguaggio, la linguisticit delluomo, pu avanzare la pretesa di
universalit. In entrambi i casi luniversalit non va confusa con la totalit. Non si tratta di abbrac-ciare tutto
lo scibile; cos si tornerebbe al concetto classico di ragione delineato dalla metafisica.
Sin da giovane Gadamer si era meravigliato di quanto poco il tema del linguaggio fosse affiorato alla
coscienza. Quando con Heidegger impar a leggere Aristotele, rimase sconcertato nel vedere che la
definizione classica delluomo non essere vivente che possiede ragione, bens essere che ha linguaggio.
Grazie ad Heidegger, perfino Aristotele sembr il fenomenologo ante litteram.

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36. Gadamer Rivalutazione dei testi greci e della retorica


Da quando siamo consapevoli che il linguaggio solo nel dialogo, i testi del pensiero greco hanno acquisito
una nuova freschezza. Li leggiamo diversamente, senza parlare pi di principio ma, piuttosto di arch,
cogliendone nellascolto il duplice significato di inizio e di comando.
Da queste constatazioni discende la necessit di restituire alla retorica la validit toltale allinizio dellet
moderna. La retorica indicava il complesso di quel sapere del mondo articolato mediante il linguaggio ed
esplicato in una comunit linguistica. E un concetto che quadra perfettamente con lespressione mondo
della vita di Husserl. La retorica abbraccia tutta la vita sociale.
Solo da quando il concetto di metodo si andato affermando come fondamento delle scienze empiriche nel
conflitto contro la retorica, luso linguistico quotidiano di retorica ha assunto uneco spregiativa, specie se
applicato alla prosa scientifica. Il concetto classico di retorica rinvia invece ai rapporti reciproci e alla
comprensione che tra gli uomini procede mediante le forme simboliche. E il linguaggio non solo verbale:
c il linguaggio degli occhi, delle mani, lindicare e il nominare.
Heidegger ha scorto la temporalit dellesserci chiamandola essere-per-la-morte. Quando il nostro
domandare tocca questo mistero, c lassenza di risposta alla nostra domanda. La risposta preclusa ad
ogni esperienza: questa lesperienza che ciascuno tocca nellincontro con la morte.
Lunica risposta che possiamo dare quella della nostra resistenza. Dun tratto si comprende per-ch gli
uomini che sono in dialogo non riescono ad accettare che possa esserci una rottura. Anche decorare una
tomba con i doni una restituzione. I doni sono come un prosieguo del dialogo.
Sembra che alla fine le cose stiano come allinizio. Come non c una prima parola, non c unul-tima. Il
parlare sempre un che di incompiuto, un cercare e un trovare le parole. Non ci sono limiti.

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37. Gadamer Linguaggio: dialogo e rituale


Gadamer ritorna alla linguisticit delluomo, tentando di determinare il posto che le spetta nel mondo della
vita, e prende in esame due concetti: essere-insieme ed essere-luno-con-laltro.
Nellambito del comportamento animale, difficile una chiara distinzione tra essere-insieme ed essereluno-con-laltro. Se da una parte anche tra gli animali pu esservi unintesa, ad agire qui non luno o
laltro, bens la natura a provvedere alla propria continuazione. Chiamiamo riti tali comportamenti, bench
con ci non sintenda lattenersi ad un determinato comportamento.
Nelluomo, per contro, si sviluppa nella stessa specie una variet di usi e costumi. Inoltre, anche il
comportamento umano non si forma separandosi del tutto dalle forze istintuali della natura. Anche in noi
resta un intreccio di essere-insieme e essere-luno-con-laltro, violenza e controllo dellistinto.
Nelluomo, come detto, i riti non sono semplici modi di comportamento come quelli che notiamo negli
animali. Negli uomini, tali modi di comportamento sono trasformati socialmente. Queste forme di
comportamento sono a tal punto affinate che per coloro che appartengono ad una cultura quasi impossibile
comportarsi correttamente nei confronti di chi appartiene ad altre culture.
Allinterno di ogni cultura ci si accorda e si conviene. Con lespressione convenire, il linguaggio allude a
qualcosa che non risale ad una esplicita istituzione o alla stipulazione di un patto, ma ricevuto per
tradizione. E altres significativo che il linguaggio dica che troviamo un accordo. Qui la saggezza del
linguaggio a dirci che sono due diversi interlocutori ad incontrarsi.
Il parlare pu avere carattere di rituale. Luso linguistico cos univoco in ogni societ che, ci che
esprimiamo con per favore se ci versato da bere, in America fissato in anticipo e perci si dice grazie.
Lesempio mostra la differenza tra il significato delle parole e la loro funzione nella pratica.
Mostra per anche che ogni societ affiatata conosce perfettamente il senso pratico delle parole. Diviene
chiaro in tal modo come la comunit linguistica plasmi la vita comune. Tutti si attengono a quel che
consuetudine. Qui non c libert nelluso delle parole, n scelta effettiva.
Il rito non anzitutto parlare, ma agire. Dove si passa alla ritualit anche il parlare diventa un agire. Il rito si
compie nella dimensione del comportamento collettivo. E per questo che il predominio del rito diffuso in
particolare nellambito religioso in cui tutto si armonizza. Non un singolo, in quanto singolo a compiere un
azione. Lazione non la sua azione.
Tutti coloro che vi partecipano sono insieme alla stessa distanza dal divino. La comunit del culto non pu
sentirsi spettatrice. E questo perch parte dellazione. Pu partecipare allazione cantando il canto che tutti
intonano, anche se i testi saranno forse enigmatici e non si capiscono.
Quanto poco dialogo c qui, quanto poco essere-luno-con-laltro, e quanto tutto un collettivo essereinsieme. Ciascuno se ne pu accorgere nella celebrazione di qualsiasi festa. La nota distintiva della festa non
che ci si intrattenga bene, ma che tutti insieme si prenda parte.
Per contro, nella vera vita del linguaggio, si coltiva lessere-luno-con-laltro, soprattutto nei dialoghi.
Essere-luno-con-laltro non consiste nel fatto che prima prende la parola luno, e tiene un monologo, e poi
prende la parola laltro. Piuttosto la parola cerca nel dialogo una risposta. Ogni parola una domanda. Ogni
possibile replica in fondo un andare incontro e non gi la resistenza dellessere contro; testimonia perci
che si cerca di convenire.

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38. Gadamer Dalla leggenda alla letteratura


La viva voce mantiene la prima parola e lultima; essa il compiersi della nostra corporeit e della nostra
vitalit. Ci non diminuisce il significato della scrittura. La diversit dei modi di scrittura va dai caratteri
runici e cuneiformi, passando per la scrittura cuneografica e sillabica, fino allalfabeto.
Ogni scrittura inventata una scrittura segreta fino al momento in cui non venga accolta da tutti. In ci essa
non come il linguaggio. La scrittura pu essere inventata e solo dopo forse affermar-si. Per contro, una
lingua inventata artificialmente, come lesperanto, non destinata ad affermarsi.
Lesperanto, faceva sperare il nome, si propose invano di diventare il linguaggio unitario della terra. Per
contro sar possibile che lalfabeto europeo diventi il linguaggio unitario del futuro. Il motivo di questa
differenza chiaro: a scuola non si impara a parlare, ma a scrivere.
Per passare da questo uso della scrittura a quel che stiamo cercando, vale a dire quel che il linguaggio ,
occorre partire da lontano, risalendo al mythos, a storie tramandate che passano di bocca in bocca, di
generazione in generazione, nel libero proliferare della fantasia narrante.
Quando la scrittura si diffuse nella Grecia di allora, il linguaggio divenne letteratura. Il nuovo passo reso
possibile dalla scrittura e dunque la nascita della letteratura dischiusero una nuova epoca che offriva nuove
possibilit e poneva nuovi compiti. Assumeva ora importanza larte della composizione epica. I racconti
dovevano essere appassionanti, ma altres trasmettere agli ascoltatori o ai lettori qualcosa che avesse un
significato duraturo e arricchisse il proprio sapere.
Anche quando la leggenda continua ad essere raccontata, serba sempre qualcosa della testimo-nianza di un
mondo remoto che nessuno pu pi documentare. Racconter di avventure, pericoli, attingendo solo alla
propria esperienza ed alla propria fantasia. Ci conferisce alle storie narrate una sorta di verit, ma non certo
lattendibilit dei testimoni che depongono. E come nella vita dei sogni, in cui non ci si attiene ad una
logica esatta, eppure linee segrete di senso corrono qua e l.
Solo nellet moderna lepica stata sostituita dal romanzo, che non ricorre pi al mondo mitico dei
primordi. Da Cervantes a Joyce, non si cantano pi le grandi gesta degli eroi. In luogo della composizione
epica si canta il lamento dellumanit e i patimenti subiti per via della societ. Tutte queste sono storie che
non vogliono essere vere, eppure sono mondi in cui prendiamo dimora.
Ma non solo larte narrativa quella con cui ci accompagniamo. Non siamo solo lettori dei roman-zieri. Ci
sono anche le arti plastiche. In esse, c qualcosa che viene fuori e in cui ci intratteniamo.
Si potr dire che un testo o unopera non rispondono, e che perci non pu darsi un dialogo reale. Gadamer
sostiene invece che proprio il contrario. E come se una poesia o unopera darte tenessero sempre nuove
risposte e suscitassero sempre nuove domande.
Aristotele definisce il piacere chiamandolo hedon e intendendolo un atto libero senza ostacoli. Il concetto
di piacere correlato ad ogni tipo di arte come ad ogni libero movimento del pensiero.

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39. Gadamer La filosofia: il linguaggio del concetto


Gadamer si domanda cosa avviene con la filosofia, dove si parla il linguaggio del concetto, e che cosa
avviene con la scrittura di questo linguaggio. Socrate non scrisse nulla; Platone considerava la scrittura
inadatta alla filosofia. Nellantichit greca Aristotele era famoso come scrittore: Cicerone lod lo stile di
questi scritti perduti. Lepoca moderna pone una riserva verso la forza seduttrice del linguaggio. La scienza
moderna impiega i simboli della matematica sottraendosi a tali seduzioni.
Il linguaggio della filosofia piuttosto il linguaggio parlato, sebbene per secoli non sia stata la lingua parlata
dal popolo, ma piuttosto il latino ecclesiastico e colto da cui si sono formati i concetti.

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40. Gadamer Heidegger: la distruzione del linguaggio scolastico


della metafisica
Per Heidegger, i greci erano privilegiati perch non dovevano i loro concetti ad una tradizione scolastica, ma
li avevano ricavati dalluso vivente della lingua. Quelli che impieghiamo sono con-cetti fondamentali greci
riformulati in latino; del tutto estraniati alla vita linguistica dei greci si sono affievoliti nella loro capacit di
espressione concettuale. Ci spiega il ritorno di Heidegger ai greci.
Il suo intento era la distruzione del linguaggio scolastico della metafisica. Distruzione vuol dire scoprire
quelle coperture che i concetti hanno subito con la trasposizione in latino e con il loro ulteriore sviluppo
storico in et moderna. Ridare voce a questa esperienza richiede limpegno metodico di un lavoro filologicostorico nella lingua e con la lingua.
Quando il vecchio Heidegger, durante un viaggio attraverso lEgeo, and in coperta un mattino e vide
emergere dalla caligine mattutina i contorni di unisola, fu come se avesse pensato per la prima volta
lessere come lo pensavano i greci. In quelloccasione scrisse a Gadamer: continuiamo sempre a pensare il
mondo greco in modo non abbastanza greco.

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41. Gadamer La filosofia: un ininterrotto dialogo con se stessa


Per i greci lessere inteso come presenza, come lisola che spunta al mattino e come levidenza della verit
senza tempo che ai greci si schiude nella matematica e nelle sue funzioni logiche.
Il suo interesse per il giapponese e per il cinese mostra anche quanto fosse alla ricerca di anticipa-zioni
attraverso cui il linguaggio potesse essergli daiuto per aprire nuovi itinerari di pensiero. Il lin-guaggio non
fonda, bens dischiude nuovi orizzonti. Il linguaggio resta dialogo anche nel filosofare.
Filosofia vuol dire un continuo superamento di tutti i propri concetti, cos come il dialogo un continuo
superamento di s attraverso la risposta dellaltro. La storia della filosofia dunque un ininterrotto dialogo
con se stessa. I filosofi disfano continuamente la loro tela come Penelope.
Il ricordo degli inizi greci fa s che venga alla luce il nesso tra rituale e linguaggio filosofico. Dopo
lintroduzione della scrittura la cultura greca conserver a lungo una forte oralit. Solo la fonda-zione
matematica di quel che in et moderna diventata la scienza ha portato alla dissoluzione dellunit di culto,
rituale, canto e linguaggio, retorica e poetica, e alla fine di scienza e filosofia.
Ci si dovr forse domandare se il modo di pensare greco stato allaltezza del problema del linguaggio. La
lingua greca non aveva neppure una parola per indicare linguaggio e le lingue straniere erano per i greci un
mormorio incomprensibile. In verit ogni lingua scambio di parola e risposta e non solo una schermaglia.
Il dialogo di pi, ma questo pi pu anche essere meno.

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42. Gadamer Rapporto tra scritturalit e linguisticit


Per affrontare questi problemi a Gadamer paiono importanti le riflessioni sul rapporto tra scritturalit e
linguisticit. Il senso di ogni esposizione scritta retto da qualcosaltro che mediato solo nel dialogo
vivente. Un esempio lintonazione, da cui dipende se il senso inteso viene fuori o no.
Ma ci sono anche altri fenomeni che intervengono nella comunicazione, come lenfasi, lintensit, la forza o
la debolezza del tono, il lieve dubitare o esitare. Sono cose che non sono segnalate nella lingua e che nessun
alfabeto pu mediare. A tal fine occorre la difficile arte dello scrivere.
Se, come sembra, il linguaggio nel dialogo, e se vero il dialogo implica una reciprocit, allora dovremo
sottendere il concetto di dialogo al concetto fondamentale di cooperazione. Esso indica che la reciprocit sta
nella comunanza della partecipazione e compartecipazione. La cooperazione non ha luogo solo tra luno e
laltro, tra lespressione e la replica, tra la domanda e la risposta, bens nelluniversale costituzione
linguistica della vita umana.
Nel tastare il terreno di una lingua comune, accade spesso che lintesa porti alla luce le opinioni e le
convinzioni divergenti dei due interlocutori. Anche questo un dialogo proficuo.
Nel dialogo filosofico non si parla di un sistema chiuso di tutto lo scibile, n della sua fondazione ultima.
Larte platonica del dialogo la dote che la storia occidentale tiene in serbo per il momento in cui le grandi
sfere culturali cominciano a guardarsi negli occhi in tutta la loro variet. Anche se Platone non possiede un
concetto per linguaggio, il suo pensiero per fondato linguisticamente.

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43. Gadamer Prossimit tra ragione e linguaggio


Lideale di un linguaggio universale, lideale di Leibniz ripreso in chiave logica da Russell, perse valore.
Una volta riconosciuta la diversit delle lingue, non era facile conciliare la centralit del linguaggio con
questo ideale. Contro questa posizione, occorre invece accogliere nella filosofia la misteriosa prossimit tra
ragione e linguaggio. E stato questo lintento della svolta ermeneutica che ha preso le mosse dalla nuova
centralit assunta dal linguaggio nel pensiero del novecento.
La forza normativa della ragion pratica non quella del rigore degli argomenti; piuttosto dovuta al lento
modellarsi dellorientamento di vita che si dispiega nella crescita in una comunit linguistica.
Qui non si tratta di un limite della razionalit; piuttosto una razionalit differente da quella del sapere che
consiste di proposizioni vere. Gadamer riconosce qui lintuizione di Aristotele che ha pensato thos e lgos
come i due lati di una stessa medaglia. La prossimit di ragione e linguag-gio si conferma nellintreccio di
thos e lgos con cui luomo inserito nel gioco del mondo.
Il concetto aristotelico di Dio riflette uno stato ontologico del divino differente dallesistenza umana che non
pu sempre vigilare e per la quale non si d solo onnipresenza, ma abbandono nel sonno e risveglio, non si
d solo chiarezza, ma anche oscuramento. Lessere non solo presenza.
Ma occorre chiedersi che specie questa di essere che matura, che inizia ogni mattino e nella quale il
dialogo con s e con gli altri sprofondano nelloscurit. E tutto questo deve essere giusto. Giusto significa
trovare la parola giusta, dare il giusto consiglio, condurre un dialogo corretto, andare di pari con la musica e
cos via: ci vuol dire essere immersi nella parola e nellimmagine.
Hans-Georg Gadamer Linguaggio XII Sullascolto (1998)

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44. Gadamer La filosofia dellascolto


Sul tema dellascolto, Gadamer riprende lespressione mondo della vita di Husserl. Allorecchio te-desco
essa non si riferisce alla scienza. Nel discutere il tema dellascolto non si intende affrontare un problema di
metodologia delle scienze. Al contrario la quotidianit che deve essere presente.
Il tema che fa da sfondo ad una filosofia dellascolto luniverso delle lingue. Tra questa filosofia
dellascolto e la voce umana c un rapporto di prossimit e intimit. La voce dice qualcosa che, per il fatto
essere detta, c. Qualcosa c, ma il ci non a sua volta un qualcosa. Nellepoca della riproducibilit questo
ci perde qualcosa della sua forza, se si circondati dal mattino alla sera dalla voce della televisione e dal
turbinio di immagini. Solo il parlare reale porta ad essere vigili.
Limmediatezza evidente della lingua non tanto un vedere, quanto quel nesso interno che correla ludire
nel senso di prestare ascolto ed il comprendere nel senso di intendere: lunit e lindivisibilit di ascolto e
comprensione. Se in una lezione accademica si invita uno studente a leggere una frase a voce alta e questi
non la comprende, allora neppure noi la comprenderemo.
Ascoltare e comprendere sono a tal segno inseparabili che a parlare tutta larticolazione del linguaggio.
Non soltanto i suoni linguistici, ma anche i gesti del parlante, tutto deve combinarsi in una unit
convincente. Dove questa unit manchi, non si comprender.

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45. Gadamer Ascoltare e comprendere


Lascolto la parola che ha raggiunto laltro nel suo comprendere. Una tale parola richiede la risposta. In tal
senso anche un discorso davanti a un grande pubblico un dialogo portato avanti attraverso tante risposte
silenziose: anche qui ci si avvicina luno allaltro in una reciprocit. Questo nesso tra ascoltare e
comprendere in verit il libero aprirsi alla dimensione dellaltro.
Secondo Gadamer, leggere vuol dire lasciar parlare. E eloquente il caso critico dellironia, e un esempio
lo stato ideale della Repubblica di Platone. Secondo il filosofo, ci sarebbe unideale convivenza tra gli
uomini se tutti rimuovessero pregiudizi e interessi; per avere uno stato ideale basterebbe allontanare chi ha
pi di dieci anni e far percorrere ai giovani la via delleducazione.
Nella vita quotidiana il tono a rendere pi o meno percepibile lironia. E ovvio che anche la forma scritta
rende percepibile qualcosa di questo tono. Ci pone a sua volta un compito stilistico; ma pone un compito
soprattutto al lettore che deve imparare ad ascoltare la parola che gli viene detta.

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46. Gadamer Struttura prelinguistica negli animali


Che il dialogo presenti una struttura prelinguistica evidente gi negli animali e nelle loro possi-bilit di
mutua comprensione. Ma fuor di dubbio che il linguaggio verbale abbia introdotto una distinzione di
portata universale. Sia la comprensione tra madre e figlio, sia gli anni in cui si ap-prende una lingua,
improntano lorientamento del mondo che render poi luomo capace di vivere.
Comprendere vuol dire sempre andare di pari passo con quel che viene detto. Questo andare di pari passo ci
noto in tante altre forme diverse. Una forma nota a tutti quella in cui si accompagna con la musica: essa
istituisce comunanze e unisce allascolto. Lesempio della musica porta alla luce quella forza elementare di
unificazione che possibile tra gli esseri umani.
Nel nostro mondo moderno, in cui hanno il primato la scienza e la matematica, larte oratoria caduta in
discredito. Tuttavia sappiamo che il mondo della vita, il mondo delle relazioni tra gli esseri umani non
circoscritto alla certezza fornita dalla scienza.
Per Gadamer, i grandi oratori non sono artisti dellartificiosit, ma uomini dazione come lo statista Pericle o
il legislatore Solone che con la loro arte retorica mettono ordine nella convivenza umana.
C la possibilit di dire qualcosa a voce bassa, ma non sempre opportuno esprimere ci che si pensa. Se
qualcuno si comporta in modo privo di tatto, non si potr dire nulla. Si dovr far finta di passare oltre con
tatto; tutto il resto peggiorerebbe le cose. Perci nel rapporto con gli altri bisogna essere sempre attenti, e ci
vuol dire essere aperti alla comprensione. Sono questi i problemi con cui abbiamo a che fare nella
convivenza umana dove occorre prestarsi ascolto reciproco.

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Indice
1. Il linguaggio di Gadamer

2. "Verit e Metodo" di Gadamer

3. Gadamer - Il linguaggi si compie nel dialogo

4. Gadamer - Il gioco come dialogo prelinguistico

5. Gadamer - Il dialogo nelle lingue

6. Gadamer - Il linguaggio della metafisica

7. Gadamer - Il rapporto tra linguaggio e patria

8. Gadamer - Il linguaggio come dialogo filosofico

9. Gadamer - Il linguaggio nellarte e nel poetare

10. Gadamer - Il linguaggio come gioco rituale

10

11. Gadamer - Rapporto tra parlare, scrivere e leggere

11

12. Gadamer - Relazione positiva tra linguaggio e scrittura

12

13. Gadamer - Codificazione della lingua nella letteratura

13

14. Gadamer - Il linguaggio e la lettura

14

15. Gadamer - Rapporto tra il linguaggio e il declamare a memoria

15

16. Gadamer - Scrivere e parlare

16

17. Gadamer - I limiti del linguaggio

17

18. Gadamer - Il concetto aristotelico di synthke, convenzione del linguaggio

18

19. Gadamer - Flessibilit della facolt del linguaggio nei poeti

19

20. Gadamer - Il paralinguismo

20

21. Gadamer - Il gioco nella libert del linguaggio

21

22. Gadamer - Il dialogo: un accordo tra due persone sul linguaggio

22

23. Gadamer - La scelta della parola giusta

23

24. Gadamer - La Torre di Babele e il linguaggio della matematica

24

25. Gadamer - Le lingue di cultura: il mondo antico e la storia delle scienze

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26. Gadamer - Il linguistic turn

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27. Gadamer - Il linguaggio e la comprensione del mondo

27

28. Gadamer - Comprendere e rendersi comprensibili

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29. Gadamer - Le traduzioni

29

30. Gadamer - Il linguaggio e la concettualit

30

31. Gadamer - Il linguaggio specialistico filosofico: linguaggio evocativo

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32. Gadamer La patria la patria linguistica

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33. Gadamer Il linguaggio e lo scrittore

33

34. Gadamer I tre stadi dell'unificazione del linguaggio: grata, velo, lampo

34

35. Gadamer La fenomenologia del linguaggio

35

36. Gadamer Rivalutazione dei testi greci e della retorica

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37. Gadamer Linguaggio: dialogo e rituale

37

38. Gadamer Dalla leggenda alla letteratura

38

39. Gadamer La filosofia: il linguaggio del concetto

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40. Gadamer Heidegger: la distruzione del linguaggio scolastico della metafisica

40

41. Gadamer La filosofia: un ininterrotto dialogo con se stessa

41

42. Gadamer Rapporto tra scritturalit e linguisticit

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43. Gadamer Prossimit tra ragione e linguaggio

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44. Gadamer La filosofia dellascolto

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45. Gadamer Ascoltare e comprendere

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46. Gadamer Struttura prelinguistica negli animali

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