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Guida Operativa

Serbia e Montenegro

ITAL-JUG

CAMERA DI COMMERCIO ITALIANA PER LA SERBIA ED IL MONTENEGRO

Guida Operativa

Serbia e Montenegro

C AMERA DI C OMMERCIO I TALIANA PER LA S ERBIA ED IL M ONTENEGRO

CAMERA DI COMMERCIO ITALIANA PER LA SERBIA ED IL MONTENEGRO

La Camera di Commercio Italiana per la Serbia ed il Montenegro (ITAL-JUG) da cinquant’anni assiste

le imprese italiane nella gestione delle attività commerciali e produttive nella regione balcanica. La pluriennale esperienza maturata nei diversi settori dell’industria, dei servizi e dell’agricoltura, la estesa

e ramificata rete di rapporti Istituzionali e di relazioni personali, la conoscenza del territorio, il costante aggiornamento sull’evoluzione legislativa rappresentano un assett prezioso ed oculatamente gestito a vantaggio del sistema Italia. Con i propri Uffici di Milano e Belgrado, che lavorano in piena sinergia, ed in virtù dei numerosi collaboratori che presidiano il territorio, la ITAL-JUG rappresenta per le imprese un referente che garantisce completezza di assistenza, elevata qualificazione professionale e piena affidabilità nel lungo termine a costi assolutamente competitivi. L’elaborazione della strategia, la sua implementazione, la gestione dell’esistente, la soluzione di problemi occasionali e ricorrenti ne rappresentano le principali aree di intervento.

Il clima di fiducia che sta ricostruendosi, la felice posizione geografica del paese, la fertilità del suolo in Vojvodina, la ripresa navigabilità del Danubio, le relazioni privilegiate con la Russia creano numerose occasioni di business. Gli investitori italiani, anche a seguito della poca liquidità del sistema economico serbo, possono oggi trarre vantaggio da circostanze particolarmente favorevoli, analoghe a quelle di chi investendo al momento opportuno in immobili a Praga, o in terreni in Romania ha decuplicato il proprio capitale. L’imprenditore per la selezione dei progetti e la gestione dello start-up necessita di un referente di assoluta affidabilità e competenza. Tale è il ruolo della ITAL-JUG.

20121 Milano – Piazza Belgiojoso 2

Tel. 02-76.00.69.35 Fax 02-76.39.09.84

e.mail info@italjug.org – www.italjug.org

Guida ad operare in Serbia e Montenegro

La presente Guida intende fornire un primo quadro di riferimento sulle disposizioni normative vigenti

nelle Repubbliche della Serbia e del Montenegro di maggiore interesse per l’imprenditore italiano che intenda operare in detti mercati. L’informazione e’ aggiornata al 1 ottobre 2005. In base alla Costituzione dell’Unione di Serbia e Montenegro del 2003, la competenza nel diritto civile,

societario, fiscale, del lavoro, valutario, doganale, è stata attribuita alle singole repubbliche (mentre in precedenza tali materie erano decise a livello federale).

Le diverse politiche delle Repubbliche di Serbia e di Montenegro in questi anni, hanno portato a due

sistemi legislativi che si differenziano in misura sostanziale e che, pertanto, sono stati esaminati distintamente. Per agevolarne la consultazione, la Guida e’ articolata in 7 capitoli:

 

ARGOMENTO

SERBIA

MONTENEGRO

1) Esportare beni e/o servizi prodotti in Italia

Pag. 7

Pag. 30

2) Avviare un’attivita’ produttiva nel settore dell’industria, dei servizi o dell’agricoltura

Pag. 11

Pag. 33

3) Investire nel settore immobiliare (terreni e fabbricati)

Pag. 18

Pag. 39

4) Importare in Italia beni e/o servizi di produzione locale

Pag. 22

Pag. 40

5) Partecipare alle privatizzazioni

Pag. 23

Pag. 41

6) Partecipare alle gare di appalto di lavori e per l’ottenimento

Pag. 26

Pag. 42

di

concessioni

7) Fruire di contributi ed agevolazioni finanziarie a favore i

Pag. 28

Pag. 43

di

imprenditori italian

Allegato: Trattato contro le doppie imposizioni

Pag. 45

Per consentire approfondimenti su argomenti di specifico interesse, ogniqualvolta possibile, sono stati indicate le fonti cui rivolgersi per acquisire le informazioni necessarie. Il presente lavoro e’ frutto della collaborazione di diversi professionisti che collaborano con la Camera

di Commercio Italiana per la Serbia ed il Montenegro che si assume l’intera responsabilità per i

contenuti di seguito esposti.

Belgrado, 1 ottobre 2005

Riccardo Federico Rocca - Presidente

Serbia

1 - ESPORTARE IN SERBIA BENI E/O SERVIZI PRODOTTI IN ITALIA

BENI LA CUI IMPORTAZIONE E’ SOGGETTA A VINCOLI

BENI LA CUI IMPORTAZIONE E’ SOGGETTA A VINCOLI

Prodotti agro-alimentari

Elettrodomestici e prodotti tecnici

Armi e munizioni, esplosivi, materiali per la lavorazione dell’esplosivo, materiale militare, opere d’arte, metalli preziosi, determinati farmaci, rifiuti.

E’ necessaria l’autorizzazione da parte del Ministero di Sanita’ e/o dell’Agricoltura. Per maggiori dettagli: www.minpoly.sr.gov.yu www.zdravlje.sr.gov.yu

E’ necessaria la certificazione di qualita’ da parte del Ministero della scienza e della tecnologia Per maggiori dettagli: www.mntr.sr.gov.yu

Sono in vigore speciali regimi autorizzativi.

BENI LA CUI IMPORTAZIONE E’ VIETATA

BENI LA CUI IMPORTAZIONE E’ VIETATA

Autovetture, trattori, macchinari per l’edilizia di seconda mano con oltre sei anni di anzianità

Autovetture, trattori, macchinari per l’edilizia di seconda mano con oltre sei anni di anzianità

Tutti gli altri beni sono liberamente esportabili senza formalita’particolari.

Tutte le quote sono state eliminate e le barriere non tariffarie ridotte. Vi è piena libertà d’esercizio del commercio internazionale e qualsiasi persona fisica o giuridica può importare e distribuire beni di provenienza estera. Il settore del commercio all’ingrosso è quasi completamente privatizzato. L’importatore e’ soggetto al pagamento di:

dazi doganali e di IVA

Normativa doganale

La nomenclatura doganale e’ pienamente armonizzata con quella comunitaria. Le aliquote doganali sono 6 e variano dall’1% al 30%. I dazi piu’elevati si applicano sui beni di lusso (30%) e sui beni di consumo, prodotti agricoli finiti e prodotti industriali gia’ prodotti in Serbia (20%). Le aliquote inferiori dell’1% e del 5% si applicano alle materie prime ed ai materiali per la produzione e delle parti di ricambio. La Legge sugli investimenti esteri esonera dal pagamento di dazi doganali gli impianti ed i macchinari importati in Serbia per essere utilizzati in attività produttive.

Per maggiori dettagli: www.fcs.yu

Regime IVA

Il regime IVA e’ stato introdotto a partire dal 1 gennaio 2005. La normativa è uniforme a quella vigente in Unione Europea. Sono previste due aliquote: il 18% (aliquota normale) e l’8% ( aliquota ridotta). L’aliquota ridotta si applica ai seguenti beni: alimenti di base – pane, latte, uova, frutta e verdura, carne - quotidiani, computer, servizi comunali. Sono esenti le assicurazioni, il trasporto passeggeri, il trasporto ferroviario, le cure mediche, l’istruzione, la ricerca scientifica ed i servizi sociali.

Per maggiori dettagli: www.mfin.sr.gov.yu - www.poreskauprava.sr.gov.yu info@cromwell.it : att. dott. Riccardo Federico Rocca

Zone franche doganali

Le zone franche doganali sono aree localizzate generalmente in posizione con buona logistica, dove i beni in importazione possono essere depositati in magazzini in temporanea sospensione da dazi doganali ed IVA. Dette imposte verranno applicate solo al momento dell’effettiva entrata delle merci nel territorio della Serbia. Nelle zone franche possono essere anche svolte lavorazioni ed assemblaggi. Con talune circoscritte eccezioni, vale il principio che se il valore aggiunto di tali attività contribuisce per oltre il 50% al costo complessivo del bene, questo viene considerato prodotto in Serbia. Di conseguenza non è soggetto al pagamento di dazi. Le zone franche, specie quelle lungo Danubio, possono anche essere utilizzate quali basi logistiche per operare con la Romania, l’Ungheria ed altri Paesi della regione balcanica. Attualmente sono state istituite 14 zone franche. 13 si trovano in Serbia (Subotica, Sombor, Senta, Novi Sad, Mitrovica, Belgrado, Sabac, Kovin, Smeredevo, Lapovo, Prahovo, Pirot, Vladicin Han), una – non ancora operativa - in Montenegro (Bar).

Per maggiori dettagli: www.szb.co.yu; www.szns.co.yu; www.freezpi.co.yu info@cromwell.it: att. dott.Riccardo Federico Rocca.

La tutela della proprietà intellettuale

I diritti di proprietà intellettuali sono regolati da una normativa specifica vigente a livello di Unione

di Serbia e Montenegro. In particolare sono protetti le licenze, i brevetti, i marchi, le indicazioni di

origine controllata, il copyright e diritti correlati.

L’Unione di Serbia e Montenegro e’ membro della Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale (WIPO), ha sottoscritto la Convenzione Internazionale sulla registrazione dei Marchi

di

Madrid ed il Trattato dell’Aia del 1934 sulla Registrazione Internazionale dei brevetti, il Trattato

di

Parigi del 1967 per la protezione della Proprietà industriale, il Trattato di Locarno sui Brevetti,

il Trattato di Lisbona del 1958 relativo alla tutela delle denominazioni di origine controllata. Peraltro, durante il governo di Milosevic tali trattati non erano rispettati, e solo nel 2004 sono state emanate nuove disposizioni che hanno rafforzato la tutela della proprietà intellettuale, anche per la pressione della comunità internazionale. Le discipline dei marchi e dei brevetti sono di conseguenza regolate da leggi armonizzate con le disposizioni vigenti nell’Unione Europea.

L’istituzione che garantisce i detti diritti è l’Agenzia per la Proprietà Intellettuale, che ha sede a Belgrado. Per la registrazione di un marchio, l’autorita’ competente e’ l’Ufficio Federale dei brevetti, sempre con sede a Belgrado. Un marchio commerciale esiste dal momento della registrazione, anche se la sua validita’ ha efficacia retroattiva e decorre dal momento di presentazione della domanda. Il diritto al marchio decade per il mancato pagamento dei diritti di salvaguardia.

Il quadro normativo è rassicurante; non sempre peraltro, in casi di violazione, i Tribunali sono

sufficientemente efficaci nel rendere operative le suddette protezioni legali.

Per maggiori dettagli : www.yupat.sv.gov.yu info@cromwell.it – Avv. Carlo Edoardo Rocca

Costituzione di sedi di rappresentanza o di uffici commerciali

Un soggetto straniero può aprire un ufficio di rappresentanza in Serbia che può operare dal momento dell’iscrizione al registro tenuto dal Ministero per le Relazioni Economiche internazionali.

Alla richiesta di registrazione devono essere allegati i seguenti documenti:

• certificato di registrazione in Italia;

• programma di attività dell’ufficio;

• dichiarazione di assunzione di responsabilità per gli obblighi contratti in Serbia connessi all’attività dell’ufficio di rappresentanza;

• atto di nomina del responsabile dell’Ufficio di rappresentanza;

• permesso di residenza permanente o temporanea per i cittadini stranieri eventualmente preposti alla gestione dell’Ufficio.

L’Ufficio di rappresentanza non ha lo status di persona giuridica, può svolgere solamente le attività per il quale è stato registrato (che solitamente consistono nello studio del mercato, in attività preparatorie alla stipula di contratti, nella supervisione sull’esecuzione di contratti di cooperazione tecnica e/o commerciale) ed entro il 31 marzo deve presentare una relazione sull’attività svolta il precedente anno al Ministero per le Relazione Economiche internazionali.

Per maggiori dettagli: www.mier.sr.gov.yu info@cromwell.it – att. Tijana Ljubicanovic

2 - AVVIARE UNATTIVITÀ PRODUTTIVA NEL SETTORE DELLINDUSTRIA O DEI SERVIZI

Autorizzazione all’esercizio dell’attività.

In base alla Legge sugli investimenti esteri del 2002, l’imprenditore italiano può investire in qualsiasi campo, con solo talune limitate eccezioni relative a settori soggetti a regime autorizzativo

o a vincoli specifici (es. attività bancaria e assicurativa, produzione e commercio di armi).

Inoltre, egli gode del medesimo status, dei diritti e degli obblighi dell’imprenditore serbo e di

sicurezza e protezione legale relativa ai diritti acquisiti a seguito dell’investimento, che non possono venire limitate da disposizioni legislative successive.

In particolare, l’imprenditore può costituire una nuova società o acquistare quote di una società già

esistente. La quota di capitale sociale dell’investitore italiano e la proprietà della società in cui è stato realizzato l’investimento non possono essere oggetto di esproprio e/o nazionalizzazione a meno di specifico provvedimento legislativo che risarcisca il danno valutandolo a prezzi di mercato.

Registrazione dell’impresa ed inizio dell’attività

Tutte le società devono essere registrate presso l’Agenzia Serba di Registrazione delle imprese, istituita agli inizi del 2005, competente anche per l’esercizio delle attività economiche. Alla domanda di registrazione deve allegarsi il certificato di registrazione in Italia.

Il diritto serbo disciplina quattro distinte tipologie di società: pur con qualche differenza, esse sono

sostanzialmente assimilabili alle nostre: società di persone (con soci illimitatamente responsabili), società in accomandita (con almeno un socio che risponde senza limitazione per le obbligazioni assunte dalla società), società a responsabilità limitata e società per azioni. La forma di società più comune è la d.o.o. (drustvo sa ogranicenom odgovornoscu) corrispondente alla nostra s.r.l., il cui capitale minimo è di 500 EURO. Gli imprenditori esteri utilizzano anche la A.D. (Akcionarsko Drustvo), corrispondente alla nostra S.p.A., il cui capitale minimo è pari a 10.000 EURO (importo che aumenta a 25.000 EURO in caso

di emissioni di titoli diretti al pubblico risparmio).

Per maggiori informazioni : www.apr.sr.gov.yu info@cromwell.it – att. dott.ssa Tijana Ljubicanovic

Procedura per la costituzione di una d.o.o.

• Delibera dell’organo amministrativo della casa madre italiana che specifichi la denominazione sociale della società da costituire in Serbia, l’ammontare del capitale sociale, il nominativo degli amministratori;

• Certificato del Registro delle imprese della casa madre italiana con apostilla, e traduzione in lingua serba;

• Versamento di almeno il 50% del capitale della società da costituire in un conto corrente vincolato aperto presso un istituto di credito in Serbia intestato alla società da costituire;

• Identificazione della sede sociale autonoma (non è consentita la prassi di domiciliare la società presso lo studio del commercialista/avvocato);

• Deposito della firma degli amministratori presso il Tribunale competente in Serbia;

• Predisposizione dell’atto costitutivo e dello statuto ad opera di un avvocato (non è prevista la figura del notaio);

• Registrazione della società presso l’Agenzia statale per la Registrazione delle imprese; • Registrazione della nuova società con l’Amministrazione fiscale ed ottenimento del codice fiscale;

• Registrazione della società con l’ufficio IVA.

Per maggiori informazioni: info@cromwell.it - att. Avv. Carlo Edoardo Rocca

Principi di gestione (la Corporate Governance) della d.o.o.

Con l’iscrizione della società nel Registro delle imprese, la stessa acquisisce la personalità giuridica, ovvero risponde dei propri obblighi societari esclusivamente per l’ammontare del patrimonio sociale. La legislazione prevede quali organi sociali per il funzionamento di una società a responsabilità limitata: il Consiglio d’Amministrazione o l’amministratore unico, il direttore generale e l’Assemblea dei Soci. In alcuni casi lo statuto può prevedere la presenza di un comitato esecutivo. Gli amministratori possono essere eletti fra i membri dell’Assemblea dei Soci, fra i dipendenti della società o possono essere anche persone esterne alla realtà aziendale. Lo statuto ha notevole autonomia nell’attribuzione dei poteri di amministrazione all’assemblea dei soci o all’organo direttivo. n.b.: una società deve avere almeno due dipendenti a libro paga. Il legale rappresentante (a differenza di quanto avviene in Italia) può essere dipendente della società.

Per maggiori informazioni: info@cromwell.it - att. Avv. Carlo Edoardo Rocca

Procedure per la costituzione di una A.D

• Delibera dell’organo amministrativo della casa madre italiana che indichi la denominazione sociale della società da costituire in Serbia, l’ammontare del capitale sociale, il nominativo degli amministratori;

• Certificato del Registro delle imprese della casa madre italiana con apostilla, e traduzione in lingua serba;

• Versamento di almeno il 50% del capitale della società da costituire in un conto corrente vincolato aperto presso un istituto di credito in Serbia intestato alla società da costituire;

• Identificazione della sede sociale autonoma (non è consentita la prassi di domiciliare la società presso lo studio del commercialista/avvocato);

• Deposito della firma degli amministratori presso il Tribunale competente in Serbia;

• Predisposizione dell’atto costitutivo e dello statuto ad opera di un avvocato (non è prevista la figura del notaio);

• Registrazione della società presso l’Agenzia statale per la Registrazione delle imprese;

• Registrazione della nuova società con l’Amministrazione fiscale ed ottenimento del codice fiscale;

• Registrazione della società con l’ufficio IVA.

Per maggiori informazioni : info@cromwell.it – att. Avv. Carlo Edoardo Rocca

Principi di gestione (la Corporate governance) della A.D.

Con l’iscrizione della società nel Registro delle imprese, la stessa acquisisce la personalità giuridica, ovvero risponde dei propri obblighi societari esclusivamente per l’ammontare del patrimonio sociale. La legislazione prevede quali organi sociali per il funzionamento di una società a responsabilità limitata:

• il Consiglio d’Amministrazione o l’amministratore unico;

• il direttore generale;

• l’Assemblea dei Soci;

La A.D. deve obbligatoriamente nominare un consiglio di amministrazione solo se quotata in borsa. In alcuni casi lo statuto può prevedere la presenza di un comitato esecutivo. Gli amministratori possono essere eletti fra i membri dell’Assemblea dei Soci, fra i dipendenti della società o possono essere anche persone esterne alla realtà aziendale. Lo statuto ha notevole autonomia nell’attribuzione dei poteri di amministrazione all’assemblea dei soci o all’organo direttivo. Una società deve avere almeno due dipendenti a libro paga. Il legale rappresentante (a differenza di quanto avviene in Italia) può essere dipendente della società.

Per maggiori informazioni: info@cromwell.it - att. Avv. Carlo Edoardo Rocca

La gestione del personale dipendente

La normativa del lavoro è disciplinata dalla Legge sul Lavoro del marzo 2005, dalla Legge sui

diritti fondamentali del lavoro, dai Contratti generali collettivo di lavoro e dai contratti individuali

di lavoro.

L’applicazione dei Contratti generali collettivi è obbligatoria solamente per gli imprenditori che erano associati all’Associazione imprenditoriale che aveva stipulato il contratto con il sindacato dei lavoratori. Il contratto di lavoro stipulato dall’impresa con la rappresentanza sindacale interna è vincolante per tutti i lavoratori. Le società che occupano oltre 100 dipendenti devono predisporre un contratto quadro interno e definire le norme in tema di organizzazione del lavoro.

I dipendenti di una società estera o locale sono assunti in base alle medesime procedure

contrattuali. Il periodo di prova non può superare i sei mesi. Il personale della filiale di una società straniera per almeno il 50% deve essere serbo.

I contratti di lavoro possono essere a tempo indeterminato o a tempo determinato.

La settimana lavorativa è di 40 ore, sono consentite fino ad 8 ore di straordinari settimanali (e non

oltre 4 ore giornaliere), le ferie sono pari ad almeno 20 giorni all’anno ed il dipendente non può

rinunciarvi. Durante la giornata lavorativa il dipendente ha diritto ad una pausa di almeno 30 minuti

se

lavora full-time, di almeno 15 minuti se lavora part time.

E’

obbligatorio prevedere una pausa di almeno 24 ore alla settimana.

E’

inoltre consentito al lavoratore di assentarsi dal lavoro per un periodo massimo di complessivi

sette giorni in caso di matrimonio, nascita di un figlio, malattia di un componente stretto della

famiglia, lutto.

Il lavoratore che si assenti dal lavoro a seguito di malattia od infortunio verificatisi per ragioni

connesse all’attività lavorativa ha diritto al 100% dello stipendio, importo che si riduce al 65% in caso contrario. I primi trenta giorni di assenza sono a carico del datore di lavoro, i successivi a

carico del Fondo di Assistenza. L’attività lavorativa resa dalle 10 di sera alla 6 di mattina è considerato lavoro notturno, e il datore

di lavoro deve richiedere una speciale autorizzazione al Ministero del lavoro ed al Ministero della

Sanità prima di renderlo operativo.

Il lavoro festivo deve essere maggiorato di almeno il 10%, il lavoro notturno e lo straordinario di

almeno il 26%. I dipendenti hanno diritto al rimborso dei costi sostenuti per recarsi dal luogo di residenza al luogo di lavoro ed al rimborso dei costi sostenuti per effettuare trasferte autorizzate.

Gli stipendi dei dipendenti sia locali sia stranieri devono essere corrisposti in valuta locale (dinari). La tredicesima non è obbligatoria ma opzionale.

Il dipendente può essere licenziato se non rispetta le condizioni contrattali, si assenta dal lavoro

senza giustificato motivo per oltre 15 giorni, o se il datore di lavoro attraversa una ristrutturazione,

o il fatturato e calato in misura significativa.

Il reddito di lavoro dipendente è soggetto ad una imposta con aliquota fissa del 14%.

Per maggiori informazioni: www.minrzs.sr.gov.yu

Oneri sociali

Gli oneri sociali a carico del datore di lavoro ammontano al 17,9 % (di cui l’11% per la previdenza,

il 6,15% per la sanità e lo 0,75% per l’indennità di disoccupazione).

Tali oneri non sono dovuti per un biennio nel caso vengano assunti dipendenti di età superiore a 50 anni (e sono ridotti dell’80% nel caso il lavoratore abbia compiuto i 45 anni) ed il contratto di lavoro abbia una durata effettiva almeno quinquennale. Dal lavoratore sono parimenti dovuti oneri sociali del 17,9% (di cui l’11% per la previdenza, il 6,15% per la sanità e lo 0,75% per la disoccupazione).

In totale, pertanto, si tratta del 35,8%.

L’età pensionabile e fissata a 65 anni.

Per maggiori informazioni: www.msoc.sr.gov.yu; www.minrzs.sr.gov.yu

Training in Italia di dipendenti serbi

La Serbia è un paese extra-comunitario, di conseguenza i cittadini serbi sono soggetti alle

restrizioni previste dalla legge Bossi-Fini per potere entrare e/o lavorare in Italia.

L’ottenimento del visto richiede il benestare dell’Ambasciata italiana a Belgrado, la disponibilità

di un posto di lavoro in Italia con uno stipendio che garantisca il sostentamento, un alloggio,

nonché il placet dell’Ufficio del lavoro italiano competente per territorio, che può negarlo ove il tasso di disoccupazione dell’area sia considerato relativamente elevato.

Di conseguenza, si sottolinea la difficoltà per l’imprenditore italiano di ottenere, in tempi

compatibili con le necessità dell’impresa, le autorizzazioni dalle varie Amministrazioni italiane per

il rilascio dei visti ai propri dipendenti serbi anche per svolgere un periodo di formazione/training

in Italia.

Per maggiori informazioni: www.italy.org.yu

Lavoratori italiani in Serbia

L’imprenditore italiano può avvalersi di dipendenti italiani nel limite del 50% del totale della forza lavoro dell’impresa. Il lavoratore italiano deve richiedere il permesso di lavoro all’ufficio del Lavoro di Belgrado. Detto permesso viene rilasciato solitamente nell’arco di pochi giorni con validità da 3 a 12 mesi rinnovabili.

Per maggiori informazioni : www.minrzs.sr.gov.yu

La disciplina fiscale dell’impresa

A) Imposte dirette

L’aliquota sugli utili è pari al 10%. Nel caso l’investimento ammonti ad almeno 600 milioni di dinari – al cambio attuale circa 7 milioni di EURO – e siano assunti almeno 100 dipendenti, è concessa una esenzione decennale dall’imposta sul reddito. La legge sugli investimenti stranieri prevede l’esenzione quinquennale dall’imposta sui profitti per la società di nuova costituzione creata in aree o regioni poco sviluppate. Il periodo di grazia aumenta a sei anni se l’area è definita prioritaria. Gli investimenti effettuati nei primi anni di attività consentono di acquisire agevolazioni sotto forma di crediti di imposta. In particolare, è riconosciuto un credito di imposta per investimenti in immobilizzazioni fisse (fino all’80% delle imposte dovute) alle imprese che operano in agricoltura, settore tessile, settore metalmeccanico, settore automobilistico, settore elettromeccanico. Ulteriori incentivi sono previsti per chi assume dipendenti a tempo indeterminato. Le perdite sofferte possono essere portate a nuovo per cinque anni. I beni ammortizzabili sono classificati in cinque gruppi con aliquote del 2,5%; 10%;15%; 20%; 30%. Sono consentiti gli ammortamenti anticipati. Tra Italia e Serbia e Montenegro è in vigore una convenzione contro le doppie imposizioni sul reddito entrata in vigore nel 1982. I dividendi erogati da un’azienda serba alla propria casa madre italiana sono soggetti ad una ritenuta del 10%. Gli interessi corrisposti alla casa madre italiana sui finanziamenti ricevuti sono parimenti soggetti a ritenuta del 10% ( a fronte, in entrambi i casi, di un’aliquota normale del 20%). Ritenute fiscali con aliquote più vantaggiose sono previste nel caso la società serba sia controllata da una holding olandese.

B) Imposte indirette

Dal 2005 è entrata in vigore la disciplina IVA, sostanzialmente uniforme a quella vigente in Unione Europea. Sono previste due aliquote: il 18% (aliquota normale) e l’8% ( aliquota ridotta). L’aliquota ridotta si applica ai seguenti beni: alimenti di base – pane, latte, uova, frutta e verdura, carne - quotidiani, computers, servizi comunali. Sono esenti le assicurazioni, il trasporto passeggeri, il trasporto ferroviario, le cure mediche, l’istruzione, la ricerca scientifica ed i servizi sociali. Non è deducibile l’IVA corrisposta sull’acquisto di autovetture, motocicli, spese di rappresentanza, alberghi, ristoranti. Il trasferimento di azioni ed obbligazione è soggetto ad un’imposta dello 0,3%.

C) Accise

Sono soggetti ad accise i prodotti petroliferi, il tabacco, le bevande alcoliche, le soft drink ed il

caffè

D) Dazi

Gli impianti e macchinari utilizzati nel processo produttivo importati sono esenti da dazio. Si rinvia

inoltre a quanto esposto a pag. 6

Per maggiori dettagli : www.mfin.sr.gov.yu info@cromwell.it : att. dott. Riccardo Federico Rocca

Le modalità di gestione amministrativa di una società di capitali

La gestione amministrativa è abbastanza articolata e complessa ed è gravata da una serie di

adempimenti burocratici anche a causa di un sistema bancario non ancora pienamente efficiente ed

di una normativa valutaria che presenta talune rigidità. E’ peraltro consentito detenere conti in

valuta estera (es. in EURO). Tutte le società sono classificate in base a tre parametri: il totale dell’attivo patrimoniale, il fatturato ed il numero di dipendenti:

Parametri

Piccole

Medie

Grandi

Totale attivo (EURO)

<1

<5

>5

Fatturato (EURO)

<2,5

<10

>10

Dipendenti

<50

<250

>250

Dal 1 gennaio 2004 sono stati introdotti i principi contabili internazionali (IAS).

Tutte le società sono tenute a predisporre stato patrimoniale e conto profitti e perdite. L’esercizio contabile deve necessariamente coincidere con l’anno solare.

Le società di dimensione media e grande devono anche predisporre una relazione sui flussi di cassa,

e sono tenute all’obbligo di revisione.

Vanno presentati all’Agenzia della Banca Nazionale per i pagamenti, entro fine luglio, il bilancio relativo al primo semestre, ed entro fine febbraio il bilancio annuale relativo al precedente esercizio. Per ogni impresa è previsto l’obbligo di tenere i libri giornali, i libri mastri, i libri cassa, i libri di magazzino e altri libri che possano riguardare ogni altro tipo di attività e passività. Inoltre annualmente è fatto obbligo di realizzare un inventario sulla produzione realizzata. Per le medie e grandi imprese i libri contabili devono essere tenuti soltanto da dipendenti a ciò preposti dalla stessa società, mentre per le piccole imprese è prevista la possibilità di far tenere i libri contabili da persone abilitate, che non siano diretti dipendenti dell’azienda. I bilanci annuali devono essere conservati per 50 anni, mentre i libri mastri e i libri giornali per una durata di almeno 10 anni.

Per maggiori informazioni: info@cromwell.it - dott. Tijana Ljubicanovic

Riscossione degli utili

L’investitore italiano, dopo l’adempimento di tutti gli obblighi derivanti dalla legislazione serba, può, liberamente e senza rinvio, trasferire all’estero in valuta convertibile tutti i mezzi sia finanziari che di altro genere relativi agli investimenti effettuati in Serbia e, in particolare l’utile realizzato, i beni che gli appartengono dopo la cessazione della società, gli importi ottenuti dalla vendita delle azioni o delle quote di capitale sociale della società con capitale estero.

I dividendi corrisposti alla capogruppo italiana sono soggetti a ritenuta applicata con l’aliquota del 10%. I dividendi corrisposti a società residente in Serbia non sono soggetti al pagamento di ritenuta.

Per maggiori informazioni: info@cromwell.it - dott. Riccardo Federico Rocca

3 - INVESTIRE NEL SETTORE IMMOBILIARE

Le operazioni di investimento nel settore immobiliare sono di seguito esaminate in relazione alle finalità dell’imprenditore, che di norma si propone di: a) ottenere un capital gain sul differenziale di prezzo tra l’acquisto e la successiva rivendita; b) utilizzare il bene per le proprie finalità di impresa; c) realizzare un utile nella gestione della fase di costruzione (attività edilizia in senso proprio).

Acquisto di terreni agricoli per ottenere un capital gain

I terreni agricoli sono liberamente acquisibili dagli stranieri: l’investitore italiano può acquistare terreni agricoli sia direttamente come persona fisica sia a nome della propria società italiana.

E’, peraltro, preferibile, per motivi amministrativi e fiscali, costituire una società locale nella forma

di d.o.o. (tipologia societaria corrispondente alla nostra s.r.l.).

Si segnala che alcuni terreni sono soggetti a possibili azioni di rivendica da parte degli ex- proprietari che ne vennero espropriati dal regime socialista di Tito. Il parlamento serbo da tempo sta studiando una legge sulla restituzione o sulla compensazione ai proprietari espropriati che stabilizzi la situazione giuridica.

In attesa della relativa approvazione, è opportuno effettuare accurate ricerche in catasto per accertare la provenienza del bene .

I terreni possono essere acquistati:

• direttamente a trattativa privata, o in occasione di procedure esecutive e di aste fallimentari;

• indirettamente, mediante l’acquisizione delle società che li possiedono.

In particolare, si segnala che sono in via di privatizzazione diverse aziende agricole statali

Per maggiori dettagli vedi : www.priv.yu.

Regime fiscale

Imposte indirette sull’atto di acquisto L’acquisto di terreni è soggetto ad una imposta di registro del 2,5% sul valore del bene. Non è prevista la redazione dll’atto pubblico da parte del notaio; i contratti di acquisto dei terreni e le ricerche catastali sono servizi resi da studi legali specialisti, i cui onorari si aggirano sul 3% del prezzo di acquisto. Imposta patrimoniale La proprietà immobiliare intestata ad una persona giuridica è soggetta ad un’imposta patrimoniale annuale con aliquota dello 0,4%. Se il proprietario è una persona fisica, si applica un’aliquota progressiva che arriva al 3% del valore dell’immobile. Imposta sul reddito

Il reddito derivante dall’attività agricola è soggetto all’aliquota del 14%. Nel caso il terreno non

sia coltivato, l’imposta viene applicata su di un reddito presunto.

Imposta sul Capital Gain

In caso di rivendita dei terreni, il capital gain è soggetto all’aliquota del 20%.

Per maggiori informazioni : info@cromwell.it - att. dott. Riccardo Federico Rocca

Acquisto di terreni per l’esercizio dell’attività agricola

L’esercizio dell’attività agricola non è soggetta a restrizioni particolari. L’agricoltura può essere gestita sia a livello di impresa individuale sia per mezzo di una società di capitali. La Serbia ha stipulato vari accordi con la Unione Europea che consente la libera esportazione dei beni prodotti con talune limitate eccezioni.

I prodotti maggiormente esportati sono zucchero, carni e frutta. Alcune irregolarità commesse dalle autorità serbe nel rilascio di certificati di origine hanno in passato determinato forti lamentale da parte dell’Unione Europea e danneggiato seriamente alcuni importatori italiani. Tali problemi sembrerebbero ad oggi superati. La proprietà agricola è abbastanza frammentata, e appezzamenti di terreno di tagli superiore ai 200

h sono generalmente acquisibili solamente dalle aziende agricole statali.

Per maggiori dettagli : www.minpoly.sr.gov.yu

Regime fiscale

Imposte indirette sull’atto di acquisto L’acquisto di terreni è soggetto ad una imposta di registro del 2,5% sul valore del bene. Non è prevista la figura del notaio; i contratti di acquisto dei terreni e le ricerche catastali sono servizi resi da studi legali specialisti, i cui onorari si aggirano sul 2% del prezzo di acquisto.

Imposta patrimoniale

La proprietà immobiliare intestata ad una persona giuridica è soggetta ad un’imposta patrimoniale annuale con aliquota dello 0,4% Se il proprietario è una persona fisica, si applica un’aliquota progressiva che arriva al 3% del valore dell’immobile.

Imposta sul reddito

Il reddito derivante dall’attività agricola non beneficia di regimi fiscali speciali – come in Italia –

ed è tassato analogamente al reddito di impresa. Il reddito derivante dall’attività agricola è soggetto

all’aliquota del 14%. Nel caso il terreno non sia coltivato, l’imposta viene applicata su di un reddito presunto.

Per maggiori dettagli : www.minpoly.sr.gov.yu info@cromwell.it – att. dott. Riccardo Rocca

Acquisto di immobili ad uso residenziale/commerciale

Gli immobili sono liberamente acquistabili dagli stranieri. L’investitore italiano può acquistare beni immobili sia direttamente come persona fisica sia a nome della propria società italiana.

E’, peraltro, preferibile, per motivi amministrativi e fiscali, costituire una società locale nella forma

di d.o.o. (tipologia societaria corrispondente alla nostra s.r.l.).

Si segnala che alcuni immobili sono soggetti a possibili azioni di rivendica da parte degli ex- proprietari i cui diritti furono violati all’epoca delle grandi nazionalizzazioni.

Potrebbero pertanto sorgere conflitti tra chi ha acquisito dei beni in privatizzazione e chi vantando un diritto di proprietà antecedente alla nazionalizzazione degli stessi beni, cercasse di farlo valere.

Il parlamento serbo da tempo sta studiando una legge sulla restituzione o sulla compensazione ai

proprietari espropriati che stabilizzi la situazione giuridica salvaguardando i diritti di chi ha

acquistato in privatizzazione.

In attesa della relativa approvazione, è peraltro opportuno effettuare accurate ricerche in catasto per accertare la provenienza del bene, operazione non sempre agevole per l’inadeguatezza del sistema di registrazione dei beni.

I beni di recente costruzione non presentano tale inconveniente anche se potrebbero nascere problemi con riferimento ai terreni sui quali sono stati edificati.

Regime fiscale

Imposte indirette sull’atto di acquisto L’atto di acquisto di un immobile è soggetto ad un’imposta di registro pari al 5% del valore di mercato del bene. Il costo dell’assistenza legale si aggira sul 3% del valore della transazione. Le compravendite di immobili di nuova costruzione la cui costruzione è stata iniziata tra il 1 gennaio

ed il 30 aprile sono soggette ad IVA con aliquota del 18%. Le costruzioni iniziate dal maggio 2005

sono soggette ad IVA con aliquota dell’8%. Imposte dirette sui canoni di locazione

Imposte dirette sui canoni di locazione Il reddito derivante dalla locazione di immobili è soggetto ad un’aliquota del 20%.

Utilizzo nell’esercizio di attività di impresa Il bene utilizzato nell’attività di impresa è ammortizzabile. Nel 2004 è stata approvata la legge sul leasing che potrebbe avere un buono sviluppo nel settore immobiliare.

Capital gain

Il capital gain sull’utile della compravendita è soggetto ad aliquota del 20%

Per maggiori informazioni: info@cromwell.it – att. dott. Riccardo Federico Rocca

Acquistare beni immobili (terreni e fabbricati) nel corso di aste fallimentari o procedure esecutive

La scarsa liquidità di molte aziende agricole statali sta alimentando il mercato delle compravendite

di terreni agricoli nel corso di aste fallimentari o di procedure esecutive.

I prezzi di partenza dell’asta sono in genere notevolmente convenienti se rapportati ai valori di riferimento per le transazioni a libera contrattazione. Le modalità di partecipazione alle aste non sono particolarmente complesse: è necessario solamente il deposito del 10% del valore di partenza del bene, che può essere effettuato il giorno

stesso di svolgimento dell’asta. Il saldo va versato entro il termine stabilito dal giudice, in genere non meno di 15 e non oltre 90 giorni. Le procedure fallimentari sono gestite dai Tribunali commerciali, mentre le procedure esecutive vengono gestite anche a livello di Tribunali ordinari (municipali o distrettuali).

Si

illustra di seguito succintamente l’organizzazione giudiziaria serba:

Il

sistema giudiziario è articolato in tre livelli :

• la Corte Costituzionale.

• i Tribunali di giurisdizione generale.

• i Tribunali a giurisdizione speciale.

I tribunali di giurisdizione generale sono la Corte suprema, le Corti di appello, le Corti distrettuali ed i Tribunali municipali.

In particolare sono attivi 143 tribunali municipali e 30 tribunali distrettuali.

L’esecuzione immobiliare effettuata su richiesta del singolo creditore può essere gestita sia dai Tribunali municipali sia da quelli distrettuali. Ne consegue la necessità di disporre di una rete capillare sul territorio per accedere in tempo utile alle informazioni necessarie a partecipare alle aste che trattino beni di potenziale interesse per l’investitore estero. Le giurisdizioni speciali sono i Tribunali Commerciali, l’Alta corte commerciale ed i Tribunali amministrativi. Sono operativi 16 tribunali commerciali, che gestiscono le aste fallimentari. Le giurisdizioni speciali sono i Tribunali Commerciali, l’Alta corte commerciale ed i Tribunali amministrativi. Nel 2004 sono entrate in vigore nuove leggi sulle procedure concorsuali, sul diritto processuale civile e sulle procedure esecutive che hanno reso più rapida e sicure le vendite giudiziarie.

Per maggiori informazioni: www.mpravde.sr.gov.yu

Svolgimento di attività edilizia

In base a quanto previsto dai piani regolatori delle singole municipalità, parte dei terreni, sia che

già siano stati edificati, sia che non lo siano ancora stati, sono destinati a finalità di pubblico utilizzo, e come tali sono inalienabili.

I rimanenti sono invece disponibili per interventi edilizi od acquisizioni da parte di privati. All’interno dell’area urbana, peraltro, i terreni edificabili sono tutti di proprietà della municipalità, anche se il relativo diritto di uso spetta, per un periodo illimitato, al proprietario dell’immobile che

vi è o che vi sarà costruito.

Detto diritto di uso è trasferibile e segue la proprietà dell’immobile.

Il diritto di uso del terreno edificabile urbano non sviluppato viene ceduto dalla municipalità nel

corso di pubbliche aste al migliore offerente. L’aggiudicatario, oltre al prezzo di acquisto, deve pagare gli oneri di urbanizzazione ed un canone mensile per l’utilizzo del terreno. Entro due anni dall’aggiudicazione deve, inoltre, iniziare i lavori

pena la perdita del diritto a costruire. A partire dal 2003 è stata inoltre prevista la possibilità della municipalità di affittare per un periodo massimo di 99 anni terreni urbani che non siano ancora edificati. Per costruire è necessario richiedere il permesso di edificazione alla municipalità, che rilascia le relative autorizzazioni a fronte di un progetto sufficientemente dettagliato. Successivamente al rilascio della concessione edilizia, deve essere ottenuta l’autorizzazione all’occupazione del terreno, va comunicato l’inizio dell’attività ed effettuate le necessarie registrazioni al catasto.

Il terreno agricolo è classificato come coltivabile (ad es. se idoneo all’utilizzo come seminativo,

come vigneto, per orticoltura o floricoltura) o non coltivabile (es. bosco). In entrambi i casi, può essere trasformato in terreno edificabile in base ad una procedura di competenza dell’amministrazione locale e, in talune circostanze, anche del Governo Centrale. La concessione edilizia viene richiesta direttamente all’amministrazione locale con la quale si contrattano gli oneri di urbanizzazione.

Per maggiori informazioni:

www.mugrs.sr.gov.yu; www.beoland.co.yu; www.mntr.sr.gov.yu

Regime fiscale

Imposte dirette L’utile derivante dall’attività edilizia, in quanto attività d’impresa, è soggetto all’aliquota del 10%;

Imposte indirette Le compravendite di immobili di nuova costruzione sono soggette ad Iva con aliquota dell’8%. Le compravendite relative ad immobili completati entro il 31 dicembre 2004, anche se soggetti ad interventi di ristrutturazione o frazionamento, sono soggette ad imposta di registro nella misura del 5%.

Per maggiori informazioni: www.mfin.sr.gov.yu Info@cromwell.it – att. dott. Riccardo Federico Rocca

4 - IMPORTARE IN ITALIA BENI PRODOTTI IN SERBIA

Quadro normativo

Nell’ambito degli accordi assunti a seguito della stipula del Patto di stabilità, l’Unione Europea ha accordato alla Serbia un trattamento doganale preferenziale che ne esenta i prodotti praticamente da qualsiasi dazio in entrata con talune circoscritte eccezioni (vino, pesce fresco, carne di vitello, taluni prodotti tessili). Gli elevati standards igienico sanitari richiesti dall’Unione europea rappresentano peraltro forme di barriere non tariffarie per taluni prodotti alimentari. Per quanto attiene i prodotti tessili, va, innanzitutto, segnalato che la Serbia non è paese membro del WTO e, di conseguenza, non si applica al medesimo la liberalizzazione delle quote prevista dal 1 gennaio 2005 a seguito dello scadere dell’accordo multifibre.

Peraltro, la UE ha deciso di eliminare qualsiasi quota tuttora vigente per i prodotti serbi e la Serbia a propria volta si è impegnata a liberalizzare gradualmente il proprio mercato interno per i prodotti tessili di origine comunitaria entro il 2008. Sulle esportazioni di beni, la Serbia non applica oneri ad eccezioni di taluni prodotti quali rottami

di

ferro e pellame grezzo, che sono soggetti ad un dazio in uscita pari al 15%.

Il

numero di imprese italiane che invia materie prime e componenti in regime di temporanea

esportazione, che vengono assoggettate a lavorazioni in conto terzi e reimportate in Italia, è in

crescita; la Serbia sta infatti assorbendo flussi di lavoro in uscita dalla Romania. Come in precedenza accennato, i prodotti realizzati in Serbia possono accedere al mercato russo

senza pagamento di dazi doganali. Specie chi opera nel settore calzaturiero o tessile e guarda alla Russia come mercato di sbocco deve scegliere se il certificato di origine “made in Italy”, che si consegue reimportando il semilavorato nel nostro paese e nazionalizzandolo, compensi - in termini

di maggiore prezzo di vendita - il costo del dazio applicato dalle dogane russe sui prodotti di origine

italiana.

Per maggiori informazioni: www.fcs.yu info@cromwell.it – att. dott. Claudio Tortorici

5 - PARTECIPARE ALLE PRIVATIZZAZIONI

Cenni introduttivi

Il processo di privatizzazione ha avuto inizio negli anni ’90; attualmente è regolato da una legge del 2001 in via di modifica al fine di renderla più snella ed efficace. Le imprese sono state divise in 3 gruppi:

1. le imprese di piccola/media dimensione operanti in settori considerati non strategici che possono essere vendute al migliore offerente;

2. le imprese statali di grande dimensione per la cui privatizzazione si ritiene opportuna la ricerca

di un partner internazionale;

3. le imprese statali di rilevante dimensione (una cinquantina) che operano in settori strategici e

che prima di essere privatizzate necessitano di affrontare un processo di ristrutturazione, che per

la maggiore parte è tuttora in corso di sviluppo;

Le privatizzazioni riguardano ad oggi pertanto le aziende del primo e del secondo gruppo e sono gestite dall’Agenzia delle privatizzazioni che si occupa della cessione delle quote (70% del capitale) delle aziende di proprietà del Fondo Azioni dello Stato, il rimanente 30% del capitale essendo di proprietà dei dipendenti.

Le aziende da privatizzare erano in partenza circa 8.000 di cui ad oggi ne sono state cedute solo circa 3000. I motivi del lento procedere delle privatizzazioni sono diversi. Si segnalano in particolare:

a. La dotazione di macchinari ed attrezzature tecnologicamente obsolete ed in cattivo stato di manutenzione – conseguenza dell’embargo degli anni ’90 – in gran parte da sostituire;

b. I dipendenti in eccesso rispetto alle esigenze produttive non sempre licenziabili;

c. La situazione debitoria non definita, a causa di una contabilità non sempre regolarmente tenuta. La due diligence non è infatti solitamente impegnativa per chi la esegue, sicchè l’acquirente assume rischi non determinabili a priori (la situazione potrebbe migliorare in caso di rinucia da parte delle Pubbliche amministrazioni ai propri crediti nei confronti delle società da privatizzare);

d. Le difficoltà ad acquisire il controllo totalitario, per la presenza in diversi casi, di un’azionariato

diffuso tra i dipendenti;

e. Le procedure di cessione non sempre trasparenti che favoriscono chi possiede informazioni non disponibili alla generalità degli offerenti. Gli investitori stranieri devono pagare l’intero prezzo entro un termine ristretto; gli investitori locali possono fruire di rateizzazioni del prezzo di acquisto fino a sei anni. Per le considerazioni su esposte, in diversi casi l’imprenditore interessato ad acquistare un’azienda in via di privatizzazione ha spesso convenienza ad attenderne il fallimento per acquistarla direttamente in fase di procedura concorsuale, evitando cosi i rischi connessi all’assunzione dei debiti pregressi e potendo contenere il numero di dipendenti di cui farsi carico.

Per maggiori informazioni: www.priv.yu info@cromwell.it – att.dott. Riccardo Federico Rocca

Procedura

Il processo di privatizzazione si compone di varie fasi, e può essere promosso dall’Agenzia per le privatizzazioni, dalla medesima azienda da privatizzare, dal Ministero per l’Economia o da terzi interessati all’acquisto. Sono previste due metodologie di privatizzazione:

• tender

• asta pubblica

La vendita per asta pubblica di solito viene adottata per le societa’ di dimensione medio/piccola, la vendita per tender per società di rilevante dimensione.

Per maggiori informazioni: www.priv.yu

Tender

Il Tender è un metodo per privatizzare fino al 70% del capitale di societa’ sotto il controllo statale che si realizza ricevendo offerte che sono state sottoposte in conformita’ a termini di vendita prestabiliti. Detto metodo si applica alla privatizzazione di societa’ di dimensione medio/grande per le quali si ritiene possibile/opportuno trovare/ricercare un partner strategico. La Commissione per i Tender è un organismo ad hoc che controlla questa particolare modalità di vendita delle azioni. Il ruolo fondamentale della Commissione è di tipo operativo nello svolgimento diretto di tutte le attività relative all’attuazione della gara per la vendita del capitale aziendale. La Commissione viene nominata per una o più aste pubbliche ed è composta da 5 membri, uno dei quali riveste il ruolo di Presidente. La procedura prevede che la Commissione sia assistita da dei consulenti (advisors). Il primo passo consiste pertanto nella selezione dei consulenti; successivamente si procede alla preparazione della documentazione; al pubblico annuncio dell’asta e all’invito ai potenziali buyer a presentare offerte per l’acquisto delle societa’ in base alle condizioni stabilite in precedenza. Gli interessati provvederanno all’acquisto della documentazione di gara; alla firma dell’accordo di confidenzialita’; alla visita della societa’; al pagamento della garanzia; alla formulazione dell’offerta. L’ultima fase consiste nell’apertura e nella valutazione delle offerte; nella selezione dell’acquirente; nella firma del contratto di compravendita. Mentre è in procedura di privatizzazione una societa’ non può cambiare la propria forma giuridica, aumentare o ridurre il proprio capitale, riorganizzarsi o ristrutturarsi, effettuare nuovi investimenti, contrarre debiti a lungo termine, alienare parte dei propri beni.

Per maggiori informazioni : www.priv.yu Info@cromwell.it : att. dott. Riccardo Federico Rocca

Asta pubblica

Il primo passo e’ la decisione dell’Agenzia per le privatizzazioni che la societa’ debba essere privatizzata col metodo dell’asta pubblica. Una volta attivato il processo, viene predisposto, a cura dell’Agenzia per le privatizzazioni, un documento informativo sul soggetto da privatizzare, che rappresenta l’invito pubblico ai potenziali acquirenti interessati a partecipare alla privatizzazione. L’invito pubblico include i seguenti dati ed informazioni: denominazione della societa’ da privatizzare, percentuale del suo patrimonio da privatizzare; dati finanziari della societa’, luogo e data dell’asta, modalita’ per l’acquisto dei documenti d’asta; descrizione della procedura; mezzi di pagamento; data della visita all’azienda; garanzie da prestare. I potenziali acquirenti possono ottenere informazione sulla societa’ ed i termini e le modalita’ di vendita dal prospetto; dall’invito a partecipare; acquistando i documenti di gara; visitando la societa’ e parlando col management. Tutti i dati e documenti inclusi nell’invito pubblico sono verificati dall’Agenzia pubblica. In particolare la valutazione del capitale della societa’ da vendere viene effettuata dalla societa’ in vendita con i seguenti metodi: valore di libro / DCF – valore di liquidazione. La procedura di vendita viene gestita dal Centro Aste dell’Agenzia per la privatizzazione. L’Agenzia verifica ed approva le domande di partecipazione all’asta (possono partecipare all’asta persone fisiche e giuridiche serbe e straniere); notifica la data di svolgimento dell’asta; definisce il prezzo di partenza; verifica le offerte al rialzo; aggiudica l’azienda; gestisce la fase delle firma del contratto di acquisto che ove sia stato assunto l’impegno ad effettuare degli investimenti, prevede il divieto di vendere le azioni fino a che detti investimenti non siano stati effettuati. In caso nessuno partecipi, si procede ad un nuovo invito entro 7 giorni. L’Agenzia deve notificare ai partecipanti il loro diritto a partecipare almeno due giorni prima dell’asta. Entro otto giorni dall’aggiudicazione, il Consiglio direttivo della societa’ privatizzata deve convocare l’assemblea generale per consentire al nuovo proprietario di adottare un nuovo statuto ed eleggere il proprio Consiglio direttivo.

Per maggiori informazioni : www.priv.yu info@cromwell.it – att. dott. Riccardo Federico Rocca

6 - PARTECIPAZIONE A GARE DI APPALTO

Normativa generale

Gli appalti di opere pubbliche sono disciplinati dalla legge che consente anche a ditte straniere di partecipare alle gare. In caso siano richieste specifiche qualificazioni, tutti i documenti relativi all’azienda italiana vanno verificati e legalizzati dall’Ambasciata serba in Italia. La legge che ha regolato la procedura di appalto pubblico ha anche istituito un Direttorato con funzioni di supervisione sulla gestione delle procedure di appalto, di determinazione dei criteri di aggiudicazione, e di gestione di un registro sugli enti appaltanti ed appaltatori. La procedura di appalto pubblico è obbligatoria - quando il costo dell’opera o del bene è di almeno

600.000 Dinari (circa 7.500 EURO al cambio attuale) - per gli enti che sono finanziati direttamente dal budget statale o da amministrazioni territoriali, per le persone giuridiche che dipendono o il cui consiglio direttivo è composto per almeno il 50% da soggetti nominati da enti o società sotto il controllo pubblico. Le procedure dell’appalto pubblico possono essere adottate anche da altri soggetti che non ne abbiano l’obbligo. La procedura dell’appalto inizia con il pubblico avviso che se il valore dell’appalto è superiore a 120 milioni di dinari (circa 1,5 milioni di Euro) per lavori di opere pubbliche e superiore a 6 milioni di dinari (circa 75.000 Euro) per l’acquisto di beni e servizi deve essere pubblicato oltre che in serbo anche in una lingua straniera (solitamente l’inglese). La procedura di appalto può essere :

a) aperta a tutti gli offerenti;

b) ristretta ai soggetti dei quali siano state preventivamente verificate le qualifiche in una fase di

preselezione mirante a formare short list;

c) a trattativa privata solamente se i tempi ristretti non consentono l’attivazione della procedura di

asta pubblica.

Per maggiori informazioni: www.ujn.sr.gov.yu Info@cromwell.it – att. Avv. Carlo Edoardo Rocca

Committente internazionale

Le organizzazioni internazionali quali la BERS (Banca Europea per la Ricostruzione e lo sviluppo, anche indicata con l’acronimo inglese EBRD o con l’acronimo francese BERD); la EAR (European Agency for Reconstruction con sede a Salonicco), la World Bank con il suo braccio operativo IFC, la UE con il programma CARDS, nonché diversi Governi nazionali in qualità di donors finanziano diverse opere infrastrutturali o programmi o progetti di sviluppo e riqualificazione dell’apparato economico e produttivo della Serbia. Le regole che disciplinano dette gare non sono però necessariamente standardizzate, ma presentano specificità stabilite nei singoli bandi di gara che vanno monitorati costantemente. Si segnala a tale proposito l’indirizzo del sito della Unione Europea che rappresenta una fonte informativa qualificata ed aggiornata .

Per maggiori informazioni: www.europa.eu.int/comm/europeaid info@cromwell.it – att. dott.ssa Sara Mascheroni

Concessioni

Il Governo può assegnare ad uno straniero la concessione per l’utilizzo di risorse naturali o di beni

di

uso collettivo (es. ricerca e sfruttamento di minerali, costruzione, manutenzione e sfruttamento

di

costruzioni idriche, costruzione manuntenzione e sfruttamento di strade, di infrastrutture

ferroviarie, di aeroporti,, di porti, di gasdotti, oleodotti, edifici sportivi, sfruttamento di fonti termali

per scopi sanitarie produttivi, ) per un periodo massimo di 30 anni.

La proposta di assegnazione della concessione va presentata al Governo dal Ministro competente

oppure dal comune sul cui territorio si trova l’oggetto della concessione.

La proposta di assegnazione della concessione va presentata al Governo dal Ministro competente

oppure dal comune sul cui territorio si trova l’oggetto della concessione. Sulla base del parere e delle osservazioni del Parlamento, il Governo predispone il documento di concessione che deve indicare in maniera dettagliata l’oggetto e la durata della concessione, le procedure di gara, i requisiti dei partecipanti e le garanzie richieste, le condizioni che il concessionario dovrà soddisfare in corso di gestione, i vincoli di carattere ambientali e sanitari

esistenti ed ogni altro elemento utile a regolare i diritti e gli obblighi delle terze parti interessate.

Il diritto di concessione viene assegnato nel corso di un’asta pubblica gestita dalla Commissione

sulle concessioni.

La gara è aperta a parità di condizioni ad investitori locali e stranieri. L’aggiudicatario ha tempo 60

giorni per costituire la società (una d.o.o. o un A.D) che gestirà la concessione.

E’ anche previsto il sistema del BOT (Built, operate, transfer), basato sulla costruzione o

ricostruzione e finanziamento dell’intero edificio, costruzione o impianto, utilizzo dello stesso e

ritorno alla proprietà della Repubblica di Serbia nei tempi previsti

Per maggiori informazioni: www.mpriv.sr.gov.yu; www.msaotel.sr.gov.yu info@cromwell.it – dott. Riccardo Federico Rocca

Regime fiscale

Il concessionario ha diritto all’esenzione quinquennale (tax holiday) da imposte dirette con

riferimento agli utili derivanti dall’investimento correlato alla valorizzazione di una concessione. Tale periodo decorre dal giorno di completamento dell’investimento.

Per maggiori informazioni: www.mpriv.sr.gov.yu; www.msaotel.sr.gov.yu info@cromwell.it – dott. Riccardo Federico Rocca

7 - FRUIRE DELLE AGEVOLAZIONI FINANZIARIE A FAVORE DEGLI IMPRENDITORI ITALIANI

Agevolazioni disponibili alla data del 1 ottobre 2005

Agevolazioni di fonte italiana ed internazionale

A seconda del settore di intervento e della dimensione dell’impresa, gli imprenditori italiani

possono fruire di taluni programmi agevolativi gestiti e promossi dal Governo Italiano, dalla Regione Lombardia, dall’Unione Europea, quali, ad esempio, finanziamenti a tassi agevolati per l’effettuazione di studi di fattibilità, contributi in conto capitale a valere sull’investimento, finanziamenti di parte dell’investimento.

In particolare si segnalano le seguenti opportunità:

• PMI operanti nel settore manifatturiero con sede in Lombardia: contributo a fondo perduto fino

a 100.000 EURO a valere sull’investimento effettuato in Serbia in base alla legge 35/96;

• Aziende con sede in tutto il territorio italiano : finanziamenti agevolati – Euribor + 1% - per investimenti produttivi a valere su di un Fondo di investimento del MAP gestito dalla SIMEST;

• Aziende con sede in tutto il territorio italiano: finanziamento dello studio di fattibilità connesso ad un investimento produttivo – con un max di 361.000 Euro;

• Aziende operanti nel settore della produzione di energia da fonti rinnovabili: possibilità di cedere

i certificati verdi relativi ad energia pulita prodotta nell’area balcanica al Governo italiano che opera a mezzo di uno specifico fondo gestito dalla World Bank;

Agevolazioni di fonte serba

La Repubblica Serba non prevede specifiche agevolazioni per gli investitori esteri che godono degli

stessi diritti degli investitori locali a condizione di reciprocità. La proprietà privata è tutelata dalla Costituzione, nonché dalla specifica Legge che disciplina gli investimenti esteri. L’art. 29 in particolare stabilisce il divieto di esproprio fatti salvi situazioni di rilevante interesse pubblico, nel quale caso il soggetto espropriato ha diritto al risarcimento al prezzo di mercato. Gli stranieri possono acquistare proprietà immobiliari sia nell’ambito di iniziative imprenditoriali,

sia per puro investimento. Detta legge, inoltre, attribuisce agli investitori stranieri una serie di diritti quali quello al rimpatrio

di capitali ed utili, di beni materiali ed immateriali, nonché la piena libertà di commercio.

Gli investitori stranieri godono di talune agevolazioni quali l’esenzione dal pagamento di dazi

doganali per macchinari o materiali destinati a contribuire alla realizzazione di impianti produttivi,

ed alcuni sgravi fiscali per l’assunzione di lavoratori.

Per maggiori informazioni : info@cromwell.it – att.dott. Roberto Zoppi

Montenegro

1 - ESPORTARE IN MONTENEGRO BENI E/O SERVIZI PRODOTTI IN ITALIA

Beni soggetti a vincoli

E’ richiesta una specifica licenza per l’importazione di armi, equipaggiamenti militari, oggetti d’antiquariato, metalli preziosi, rifiuti, lacche, gomme, resine, balsami, saponi vegetali, piante usate in profumeria, funghicidi.

Per maggiori dettagli : www.mzdravlja.cg.yu

Tutti gli altri beni sono liberamente esportabili senza formalita’particolari

L’importatore e’ soggetto al pagamento di dazi doganali e di IVA.

Normativa Doganale

Le tariffe doganali, in precedenza determinate dalla legge federale, sono oggi di competenza del

Governo del Montenegro. I dazi applicati variano dal 3% al 5% (fanno eccezione i dazi sulla frutta

di stagione che salgono al 20%).

L’attuale regime doganale prevede le seguenti forme di importazioni ed esportazioni: a) regime libero; b) secondo il valore dei beni e servizi; c) secondo le quantità dei beni e servizi; d) importazione ed esportazione temporanea. In previsione dell’adesione al WTO, sono state emanate una serie di norme finalizzate all’eliminazione di quote, alla riduzione delle licenze di importazione, ed alla eliminazione di

barriere non tariffarie. Non sono soggette a dazi le materie prime in temporanea importazione e le attrezzature introdotte nel Paese per dare esecuzione ad appalti e lavorazioni temporanee.

Il controllo doganale viene effettuato con un’ispezione sui beni, sulle modalità di trasporto,

sull’etichettatura, ed è fatto a campione, con la fotografia della merce e con qualunque altra pratica che ne consenta l’identificazione. Sono, inoltre, previsti controlli sul personale che accompagna il carico doganale all’interno del paese.

In considerazione delle diverse tariffe doganali applicate, l’interscambio tra Serbia e Montenegro

non è libero, ma è soggetto a controllo doganale. La normativa sulle zone franche è analoga a quella prevista per la Serbia. L’unica zona franca in Montenegro è i porto di Bar che però non e ancora operativa. L’altra zona in via di realizzazione si

trova a Kotor.

Per maggiori informazioni: www.ministarstvo-finansija.cg.yu info@cromwell.it : att. dott. Riccardo Federico Rocca

La tutela della proprietà intellettuale

I diritti di proprietà intellettuali sono regolati da una normativa specifica vigente a livello di Unione

di Serbia e Montenegro. In particolare sono protetti le licenze, i brevetti, i marchi, le indicazioni di

origine controllata, il copyright e diritti correlati.

L’Unione di Serbia e Montenegro e’ membro della Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale (WIPO), ha sottoscritto la Convenzione Internazionale sulla registrazione dei Marchi

di

Madrid ed il Trattato dell’Aia del 1934 sulla Registrazione Internazionale dei brevetti, il Trattato

di

Parigi del 1967 per la protezione della Proprietà industriale, il Trattato di Locarno sui Brevetti,

il Trattato di Lisbona del 1958 relativo alla tutela delle denominazioni di origine controllata. Peraltro, durante il governo di Milosevic tali trattati non erano rispettati, e solo nel 2004 sono state emanate nuove disposizioni che hanno rafforzato la tutela della proprietà intellettuale, anche per la pressione della comunità internazionale. Le discipline dei marchi e dei brevetti sono di conseguenza regolate da leggi armonizzate con le disposizioni vigenti nell’Unione Europea. L’istituzione che garantisce i detti diritti è l’Agenzia per la Proprietà Intellettuale, che ha sede a Belgrado. Per la registrazione di un marchio, l’autorita’ competente e’ l’Ufficio Federale dei brevetti, sempre con sede a Belgrado. Un marchio commerciale esiste dal momento della registrazione, anche se la sua validita’ ha efficacia retroattiva e decorre dal momento di presentazione della domanda. Il diritto al marchio decade per il mancato pagamento dei diritti di salvaguardia.

Il quadro normativo è rassicurante; non sempre peraltro, in casi di violazione, i Tribunali sono

sufficientemente efficaci nel rendere operative le suddette protezioni legali.

Per maggiori dettagli : www.yupat.sv.gov.yu info@cromwell.it – Avv. Carlo Edoardo Rocca

Regime IVA

Il regime IVA e’ stato introdotto a partire dal 2003. La normativa è uniforme a quella vigente in Unione Europea. E’ prevista una sola aliquota del 17% (aliquota normale) Sono esenti le assicurazioni, il trasporto passeggeri, il trasporto ferroviario, le cure mediche, l’istruzione, la ricerca scientifica ed i servizi sociali.

Per maggiori informazioni: www.ministarstvo-finansija.cg.yu info@cromwell.it : att. dott. Riccardo Federico Rocca

Costituzione di sedi di rappresentanza o di uffici commerciali

Un soggetto straniero può aprire un ufficio di rappresentanza in Montenegro che può avere una o

più sedi. L’ufficio di rappresentanza può iniziare ad operare successivamente alla registrazione nel registro tenuto presso il Ministero del Commercio. Alla richiesta di registrazione devono essere allegati i seguenti documenti:

• Certificato di registrazione in Italia in copia originale tradotta da interprete ufficiale;

• Programma di attività dell’ufficio;

• Dichiarazione di assunzione di responsabilità per gli obblighi contratti in Montenegro connessi all’attività dell’ufficio di rappresentanza;

• Atto di nomina del responsabile dell’Ufficio di rappresentanza;

• Permesso di residenza permanente o temporanea per i cittadini stranieri eventualmente preposti alla gestione dell’Ufficio.

• Indicazione sulla sede e sui dipendenti dell’ufficio.

L’Ufficio di rappresentanza non ha lo status di persona giuridica, può svolgere solamente le attività per il quale è stato registrato (che solitamente consistono nello studio del mercato, in attività preparatorie alla stipula di contratti, nella supervisione sulla esecuzione di contratti di cooperazione tecnica e/o commerciale) e deve richiedere l’esenzione da imposta. Entro il 31 marzo va depositato presso il Ministero la relazione sull’attività svolta l’anno precedente. Un ufficio di rappresentanza può anche essere costituito da più di un’impresa. In tale caso, è necessario depositare presso il Ministero del Commercio, unitamente ai documenti sopra indicati, anche il contratto in cui siano definiti i rapporti economici tra i soggetti titolari dell’ufficio.

Per maggiori dettagli: www.agencijacg.org; www.crps.cg.yu; www.pkcg.org info@cromwell.it – Att. Tijana Ljubicanovic

2 - AVVIARE UNATTIVITÀ PRODUTTIVA NEL SETTORE DELLINDUSTRIA, DEI SERVIZI O DELLAGRICOLTURA

Autorizzazione all’esercizio dell’attività

Gli investimenti esteri sono disciplinati dalla Legge in vigore dal 2 novembre 2000 (GU RCG n. 52/00). Promulgata allo scopo di facilitare la cooperazione economica internazionale e la diretta partecipazione di capitali stranieri nell’economia nazionale, essa riconosce all’investitore straniero la parità di trattamento con gli investitori locali a condizione di reciprocità. L’investitore straniero può essere persona giuridica straniera con sede all’estero; persona fisica straniera; cittadino locale che soggiorna all’estero da più di un anno; società con capitale straniero superiore al 25%; società costituita nel Montenegro da persone straniere. Dato che l’investitore straniero gode degli stessi diritti dell’imprenditore locale, può, pertanto, detenere la totalità del capitale sociale. Fanno eccezione:

A) alcuni settori quali la produzione ed il commercio di armi; B) le attività economiche svolte all’interno di aree di confine o di parchi nazionali; C) ulteriori specifiche fattispecie identificate di volta in volta dal legislatore. In tali casi l’investitore straniero non può detenere più del 49% del capitale sociale. Si rileva inoltre che l’acquisizione di quote superiori rispettivamente al 20% o al 50% del capitale sociale di un istituto bancario è soggetto al preventivo assenso della Banca Centrale.

Per ulteriori informazioni : www.agencijacg.org; www.pkcg.org info@cromwell.it : att. dott. Riccardo Federico Rocca

La registrazione dell’impresa

Le tipologie societarie previste dalla Legge sulle organizzazioni imprenditoriali, in vigore dal 2002, sono quattro:

• la società in nome collettivo (O.D.);

• la società in accomandita (K.D.);

• la società a responsabilità limitata ( D.O.O);

la società per azioni (A.D.) Akcionorsko drustvo L’esercizio di attività economica può essere svolto anche a livello di impresa individuale, la “preduzetnik”. L’impresa straniera può operare direttamente tramite una propria filiale (djelovi stranich drustava). Sono inoltre previste anche le società sotto il diretto controllo pubblico. La scelta della forma societaria maggiormente appropriata va effettuata alla luce di varie considerazioni che dovranno essere esaminate in dettaglio una volta completato il business plan. Le società di capitali d.o.o. e A.D. sono le più utilizzate. La disciplina delle A.D. è sostanzialmente armonizzata con le direttive societarie emanate dall’Unione Europea. La prima direttiva societaria è stata pienamente recepita (in particolare si richiamano gli obblighi di tenuta del Registro delle società a carico della P.A., le indicazioni in merito ai requisiti per la registrazione, alla trasparenza dei dati e dei documenti, la disciplina dei conflitti di interesse e la casistica relativa alle cause di nullità della società). La seconda direttiva trova applicazione con riferimento alle disposizioni relative ad un capitale sociale minimo, alle modalità per l’aumento di capitale, alla protezione degli azionisti e delle terze parti in caso di riduzione del capitale, all’acquisizione di azioni proprie. Le operazioni di fusione e scissione - previste dalla terza e della sesta direttiva - sono parimenti disciplinate, anche se la normativa vigente presenta alcune lacune. Anche la quarta, la settima e l’ottava direttiva sono state recepite, con l’obbligo di pubblicare un bilancio annuale redatto applicando i principi contabili internazionali, corredato dalla relazione di un revisore esterno da sottoporre all’approvazione dell’assemblea dei soci. Lo statuto ha ampia facoltà di stabilire le modalità di Corporate governance attribuendo i poteri ai diversi organi previsti dalla legge. La tutela degli azionisti di minoranza è elevata dal momento che non sono previsti limiti percentuali minimi per l’impugnazione delle delibere assembleari. La società per azioni può essere soggetta ad operazioni di scissione fusione o trasformazione in una s.r.l

Per maggiori informazioni: www.acencijacg.org; www.pkcg.org info@cromwell.it – att. dott. Riccardo Federico Rocca

Procedure di costituzione di una A.D.

Con riferimento ad aspetti più di dettaglio, si segnala che la A.D. deve essere costituita da almeno due soci, anche persone giuridiche. Successivamente alla costituzione, l’intero capitale sociale può peraltro essere acquisito da un socio unico. Il capitale sociale minimo è di 25.000 EURO , e i soci fondatori devono versare l’intero capitale in denaro. Possono essere emesse diverse categorie di azioni, con diversi diritti.

L’atto costitutivo deve contenere indicazioni relative all’ammontare del capitale sociale, al numero

di azioni emesse, e sottoscritte da ciascun socio fondatore, Le firme dei soci fondatori vanno

autenticate da un avvocato o da un funzionario della Pubblica amministrazione. A seguito della costituzione i soci fondatori dovranno aprire un conto corrente a loro intestato presso un Istituto bancario con sede in Montenegro dove depositare il capitale sociale. Entro sette giorni dal versamento del capitale dovrà tenersi l’assemblea generale dei soci per la nomina degli organi amministrativi e l’approvazione o modifica dello statuto. Copia dello statuto

e

l’elenco degli organi amministrativi verranno quindi presentati al Registro Centrale per ottenere

la

registrazione della società e vedersi riconosciuta la personalità giuridica. Il Registro centrale è

parte del Tribunale commerciale ha sede a Podgorica ed è l’unico autorizzato a ricevere le comunicazioni. I tribunali non hanno pertanto competenza in relazione al ricevimento di documenti

relativi alle società. Il registro centrale può peraltro autorizzare determinati tribunali a ricevere la documentazione e a trasmetterla. Tutte le informazioni sono pubbliche ed i registri possono essere consultati da chiunque ne abbia interesse.

La registrazione ha effetto costitutivo, dal momento che la società acquisisce personalità giuridica

dal momento della registrazione. La registrazione ha validità annuale e deve essere rinnovata ogni anno. In caso di mancata registrazione, la società perde l’autonomia patrimoniale, ed i soci diventano illimitatamente responsabili, come nelle società in nome collettivo.

Principi di gestione (la Corporate Governance) della A.D.

A livello di corporate governance, sono previsti i seguenti organi:

• l’Assemblea dei soci;

• il Consiglio di amministrazione (non è consentito attribuire il potere di amministrazione ad un amministratore unico);

• il Direttore generale (CEO) che viene nominato dal Consiglio di amministrazione al quale risponde del proprio operato.

• il Segretario.

La società deve nominare un revisore autorizzato indipendente che svolge il proprio incarico sulla

base di contratti di durata annuale.

Il

Consiglio di amministrazione è un organo collegiale che gestisce e rappresenta la società.

Il

Direttore generale deve dare esecuzione alle delibere del Consiglio di amministrazione.

Per maggiori informazioni: www.ministarstvo-finansija.cg.yu info@cromwell.it : att. dott. Riccardo Federico Rocca

Procedure di costituzione e Corporate Governance di una d.o.o ( drustvo sa ogranicenom odgovornoscu)

La disciplina giuridica della d.o.o si differenzia nettamente da quella della società per azioni e tale tipologia societaria si discosta non poco anche dalla nostra società a responsabilità limitata. In particolare, si segnala quanto segue: il capitale sociale minimo è di 1 Euro; la d.o.o. può essere costituita da un singolo socio ed il numero massimo di soci è 30; a livello di corporate governance, l’unico organo indispensabile è l’organo amministrativo, che può consistere di un amministratore unico. Non è necessario il Consiglio di amministrazione, e neppure è obbligatoria l’attribuzione di specifici poteri o competenze all’assemblea dei soci. I soci della società possono infatti stabilire un regolamento interno e decidere in relazione al medesimo. Le quote di partecipazione alle s.r.l. possono essere trasferite solo in conformità al regolamento della società. Una società a responsabilità limitata può trasformarsi in A.D. a condizione che ne soddisfi le condizioni in tema di capitale minimo e corporate governance. Si applicano anche alla società a responsabilità limitata il principio dell’efficacia costitutiva della registrazione e dell’obbligatorietà del rinnovo annuale della registrazione medesima.

Per maggiori informazioni: info@cromwell.it – att. dott.ssa Tijana Ljubicanovic

La disciplina fiscale dell’impresa

In linea generale, il Montenegro considera la tassazione quale elemento competitivo per attirare

investimenti dall’estero. Ne consegue che la tassazione non è particolarmente elevata, è anche prevista la possibilità di costituire società off-shore tassate al 5%, e, all’interno del porto di Bar, è

in via di costituzione una zona franca doganale.

A) Imposte dirette

Dal 1 gennaio 2005 l’imposta sul reddito delle società è pari al 9%. Gli investimenti fissi danno diritto a crediti di imposta fino a compensazione del 30% del complessivo debito fiscale. E’, inoltre, prevista l’esenzione triennale per chi investe in zone non sufficientemente sviluppate. La distribuzione di utili è soggetta a ritenuta alla fonte a titolo di imposta. Il Montenegro ha ereditato i Trattati contro la doppia imposizione stipulati dalla Federazione Jugoslava. Quello vigente con l’Italia prevede l’applicazione di ritenute massime sulla distribuzione di utili del 10%.

Società off-shore

E’ possibile costituire società off-shore con capitale minimo di 1000 US$ il cui reddito viene

tassato al 2,5%. Il Ministero competente per la registrazione è quello delle Finanze. Le off-shore companies possono svolgere attività di commercio internazionale, fornire servizi di consulenza,

amministrare imbarcazioni da diporto, svolgere servizi bancari ed assicurativi. Non pagano imposte

o dazi doganali sui beni utilizzati per le loro attività (comprese le autovetture). Le offhsore sono esenti dal pagamento di imposte sugli immobili utilizzati per la propria attività

Il reddito dei dipendenti delle off-shore è tassato nella misura del 5% ed i contributi previdenziali

sono ridotti al 6% e quelli sanitari al 4%.

B) Imposte indirette

Dal 1 aprile 2003 il Montenegro ha recepito la normativa IVA la cui disciplina è sostanzialmente

conforme a quella vigente in Italia essendo stata mutuata dalla direttiva Comunitaria.

Vi è una sola aliquota pari al 17%.

Un determinato numero di prodotti e servizi è escluso dall’obbligo di pagamento dell’imposta. Tra

i prodotti esentati si annoverano latte, pane, medicinali, libri e pubblicazioni,. Tra i servizi

l’agevolazione riguarda istruzione, cultura, servizi sociali, telefonia pubblica, servizi medici. Anche i servizi di affitto degli immobili, bancari ed assicurativi sono esentati dal pagamento.

C) Accise

Sono previste per le bevande alcoliche, il tabacco, i prodotti petroliferi

D) Dazi

I beni strumentali nuovi utilizzati direttamente dall’imprenditore italiano sono esenti da dazi.

Nell’ambito degli accordi previsti dal Patto di Stabilità, è in vigore un accordo tra i Paesi dell’area balcanica (Serbia e Montenegro, Bosnia ed Herzegovina, Macedonia, Croazia, Bulgaria, Romania

e Moldavia) che prevede la progressiva riduzione delle aliquote doganali fino ad arrivare ad

un’area di totale libero scambio. L’Italia è stata tra i promotori di tale accordo. Al momento restano

in vigore dazi su determinati prodotti, applicati peraltro in misura ridotta. La Serbia ed il

Montenegro vantano inoltre un accordo di libero scambio con la Russia che consente l’esportazione

di manufatti locali in detto paese in esenzione da dazi doganali.

Per maggiori informazioni: www.poreskauprava.vlada.cg.yu info@cromwell.it – att. dott. Riccardo Federico Rocca

La gestione del personale dipendente

La legge sul lavoro è stata adottata nel 2003 ed ha eliminato diverse rigidità che impedivano di fatto la possibilità di licenziamento e ponevano a carico del datore di lavoro oneri eccessivi. La nuova legge prevede due tipologie contrattuali: il lavoro a tempo determinato e a tempo indeterminato. Si è in presenza di lavoro a tempo determinato: quando le mansioni si svolgono in un periodo determinato e limitato (lavoro stagionale) che non può essere superiore a sei mesi; vi è necessità di sostituire un dipendente durante il servizio militare o in quanto impegnato in funzioni pubbliche. E’ prevista la possibilità di un periodo di prova della durata massima di tre mesi. La legge prevede la determinazione di un salario minimo. La retribuzione può essere calcolata su base oraria a provvigione o con un sistema misto. Sono previsti contratti collettivi di lavoro per particolari tipologie di dipendenti. Il rapporto di lavoro può oggi terminare per giusta causa o giustificato motivo; in assenza di tali motivazioni al lavoratore spetta un’indennità di licenziamento. La legge prevede che il cittadino straniero possa instaurare rapporti di lavoro se è in possesso del permesso di soggiorno temporaneo o a tempo indeterminato se è in possesso del permesso di lavoro.

Per maggiori informazioni : info@cromwell.it – att. dott. Claudio Tortorici

Oneri sociali

Gli oneri sociali a carico del datore di lavoro ammontano ai seguenti importi: 9,6 % per la previdenza, il 6% per la sanità e l’0,5% per l’indennità di disoccupazione; gli oneri a carico del lavoratore ammontano ai seguenti importi: previdenza 12%; assistenza sanitaria 7,5%; indennità di disoccupazione 0.5%. Le imposte sul reddito sul lavoro dipendente sono applicate con aliquote progressive con tre scaglioni del 15%, 19% e 23%.

Per maggiori informazioni : info@cromwell.it – att. dott. Claudio Tortorici

3 - INVESTIRE NEL SETTORE IMMOBILIARE (TERRENI E FABBRICATI)

Acquistare terreni agricoli e beni immobili

Un investitore italiano, sia persona fisica sia giuridica, può acquistare beni immobili, cosi come espressamente previsto dalla legge sugli investimenti esteri (art. 12). L’acquisto può essere effettuato direttamente o tramite una società di diritto montenegrino

appositamente costituita. I beni immobili possono essere acquistati sia nell’ambito dell’esercizio di attività di impresa, sia a pura finalità di investimento (es. per turismo). Nel 2004 è entrata in vigore una legge che prevede la corresponsione di indennizzi in denaro agli

ex-proprietari di beni immobili a suo tempo nazionalizzati

del nuovo proprietario. Tale provvedimento normativo migliora il quadro giuridico complessivo del settore immobiliare e diminuisce considerevolmente i rischi di possibili rivendiche di beni regolarmente acquistati che invece permangono in Serbia. Diversi alberghi sulla costa adriatica sono in via di privatizzazione col metodo dell’asta pubblica;

l’investitore, in aggiunta al costo di aggiudicazione, deve finanziare gli interventi di ristrutturazione, che spesso sono consistenti, e verificare l’esistenza di possibili vincoli di carattere ambientale, materia che sta assumendo un’importanza crescente nel paese . Alternativa alla privatizzazione di strutture esistenti sono le realizzazioni di nuove costruzioni. Nel corso dell’ultimo decennio, per stimolare la crescita dell’economia, le autorità hanno accordato autorizzazioni ad edificare con una certa liberalità, determinando pertanto, perlomeno in alcune aree del paese, un eccesso di offerta. Lo svolgimento di attività nel settore edilizio non presenta specifiche peculiarità.

I terreni edificabili possono venire acquistati anche da stranieri, e l’ammontare degli oneri di edificazioni vanno contrattati con le singole autorità municipali.

Vengono pertanto salvaguardati i diritti

Regime fiscale

Imposte indirette

Il trasferimento di diritti reali immobiliari è soggetto ad imposta in misura pari al 2% del valore di

mercato del bene; la misura della base imponibile va pertanto concordato con l’Amministrazione finanziaria competente. Imposta patrimoniale L’imposta patrimoniale si applica al valore di mercato del bene sulla base delle seguenti aliquote:

0,25% per case di privata abitazione, 0,50% per appartamenti di lusso; 0,20% su terreni agricoli, 0,20% per negozi/uffici; 0,10 % per immobili ad uso industriale. Imposte sul reddito Non sono previste modalità particolari di tassazioni dei redditi derivanti dall’esercizio di attività edilizia o dal godimento di beni immobili, che vengono pertanto assoggettate alla disciplina generale in materia di tassazione del reddito di impresa.

Per maggiori informazioni: info@cromwell.it – att. dott. Riccardo Federico Rocca

4 - IMPORTARE IN ITALIA BENI E/O SERVIZI PRODOTTI IN MONTENEGRO

Quadro normativo

Nell’ambito degli accordi assunti a seguito della stipula del Patto di stabilità, l’Unione Europea ha accordato al Montenegro un trattamento doganale preferenziale che ne esenta i prodotti praticamente da qualsiasi dazio in entrata con talune circoscritte eccezioni (vino, pesce fresco, carne di vitello, taluni prodotti tessili). Gli elevati standards igienico sanitari richiesti dall’Unione europea rappresentano peraltro forme di barriere non tariffarie per taluni prodotti alimentari. Per quanto attiene i prodotti tessili, va, innanzitutto, segnalato che il Montenegro non è paese membro del WTO e, di conseguenza, non si applica al medesimo la liberalizzazione delle quote prevista dal 1 gennaio 2005 a seguito dello scadere dell’accordo multifibre. Peraltro, la UE ha deciso di eliminare qualsiasi quota tuttora vigente per i prodotti del Montenegro ed il Montenegro a propria volta si è impegnata a liberalizzare gradualmente il proprio mercato interno per i prodotti tessili di origine comunitaria entro il 2008. Sulle esportazioni di beni, il Montenegro non applica oneri ad eccezioni di taluni prodotti quali rottami di ferro, che sono soggetti ad un dazio in uscita pari al 20%.

Per ulteriori informazioni: info@cromwell.it- att. dott. Riccardo Federico Rocca

5 - PARTECIPARE A PRIVATIZZAZIONI

Quadro normativo

La soluzione adottata dal Montenegro è consistita nell’assegnazione ai dipendenti gratuitamente

del 10% delle azioni con facoltà di acquistarne un ulteriore 30% a prezzo scontato del 15-20% sul valore attribuito; e nella attribuzione ai cittadini di voucher rappresentativi in sostanza del restante 60% del capitale delle società, che dai medesimi cittadini venivano di fatto trasferiti a 3 neo- costituiti Fondi di investimento.

Il Fondo di sviluppo veniva cosi ad acquisire il 36% del capitale delle società, il Fondo pensioni il

18% ed il Fondo di disoccupazione il 6%.

I Fondi devono vendere la loro quota entro 5 anni dalla ristrutturazione della società, con un

minimo del 20% ogni anno o tramite aste o sui mercati finanziari. Le società di minori dimensioni e di minore rilievo strategico sono già in buona parte in mano di privati investitori, sia locali sia stranieri. Ad oggi restano nel controllo dello Stato alcune tra le società di maggiore dimensione (le Telecom, la società elettrica, grandi alberghi, i gestori di infrastrutture logistiche) che sono ancora in fase di

ristrutturazione.

Per ulteriori informazioni: www.agencijacg.org; www.savjet.org info@cromwell.it - att. dott. Riccardo Federico Rocca

6 - PARTECIPARE A GARE DI APPALTO E ALLASSEGNAZIONE DI CONCESSIONI

Gare di appalto

La legge sugli appalti pubblici è entrata in vigore nel 2001, ma l’interpretazione delle disposizioni non è ancora del tutto chiara, e le procedure previste non sono ancora state del tutto implementate.

Committente internazionale

Le organizzazioni internazionali quali la BERS (Banca Europea per la Ricostruzione e lo sviluppo, anche indicata con l’acronimo inglese EBRD o con l’acronimo francese BERD); la EAR (European Agency for Reconstruction con sede a Salonicco), la World Bank con il suo braccio operativo IFC, la UE con il programma CARDS, nonché diversi Governi nazionali in qualità di donors finanziano diverse opere infrastrutturali o programmi o progetti di sviluppo e riqualificazione dell’apparato economico e produttivo della Serbia. Le regole che disciplinano dette gare non sono però necessariamente standardizzate, ma presentano specificità stabilite nei singoli bandi di gara che vanno monitorati costantemente. Si segnala a tale proposito l’indirizzo del sito della Unione Europea che rappresenta una fonte informativa qualificata ed aggiornata :

Per maggiori informazioni: www.europa.eu.int/comm/europeaid Info@cromwell.it – att. Tijana Ljubicanovic

Concessioni

Un investitore straniero può ottenere il diritto allo sfruttamento di risorse naturali o di beni di uso pubblico dalle competenti autorità statali sulla base di aste pubbliche, e la stipula di uno specifico contratto. Il Ministero del commercio deve approvare il contratto di concessione, di cui viene depositata copia presso il Ministero degli Affari Esteri. L’Agenzia del Patrimonio deve annotare nei registri catastali i diritti acquisiti dal concessionario. Anche le operazioni in regime di B.O.T. sono previste dalla legge, anche se tale strumento non trova a tutt’oggi sufficiente utilizzo.

Per maggiori informazioni: www.agencijacg.org; info@cromwell.it

7 - AGEVOLAZIONI A FAVORE DI IMPRENDITORI ITALIANI

Agevolazioni di fonte italiana ed internazionale

A seconda del settore di intervento e della dimensione dell’impresa, gli imprenditori italiani

possono fruire di taluni programmi agevolativi gestiti e promossi dal Governo Italiano, dalla

Regione Lombardia, dall’Unione Europea, quali, ad esempio, finanziamenti a tassi agevolati agevolati per l’effettuazione di studi di fattibilità, contributi in conto capitale a valere sull’investimento, finanziamenti di parte dell’investimento.

In particolare si segnalano le seguenti opportunità:

PMI operanti nel settore manifatturiero con sede in Lombardia: contributo a fondo perduto fino a 100.000 EURO a valere sull’investimento effettuato in Serbia in base alla legge 35/96;

Aziende con sede in tutto il territorio italiano : finanziamenti agevolati – Euribor + 1% - a valere

su di un Fondo di investimento del MAP gestito dalla SIMEST;

Aziende con sede in tutto il territorio italiano: finanziamento dello studio di fattibilità connesso ad

un investimento produttivo all’estero – con un max di 361.000 Euro;

Aziende operanti nel settore della produzione di energia da fonti rinnovabili

Agevolazioni di fonte montenegrina

La Repubblica del Montenegro non prevede specifiche agevolazioni per gli investitori esteri che godono degli stessi diritti degli investitori locali a condizione di reciprocità.

In particolare la proprietà privata è tutelata dalla Costituzione, nonché dalla specifica Legge che

disciplina gli investimenti esteri. L’art. 29 in particolare stabilisce il divieto di esproprio fatti salvi situazioni di rilevante interesse pubblico, nel quale caso il soggetto espropriato ha diritto al risarcimento al prezzo di mercato.

Gli stranieri possono acquistare proprietà immobiliari sia nell’ambito di iniziative imprenditoriali, sia per puro investimento.

Detta legge, inoltre, attribuisce agli investitori stranieri una serie di diritti quali quello al rimpatrio

di capitali ed utili, di beni materiali ed immateriali, nonché la piena libertà di commercio. Gli

investitori stranieri godono di talune agevolazioni quali l’esenzione dal pagamento di dazi doganali

per macchinari o materiali destinati a contribuire alla realizzazione di impianti produttivi, ed alcuni sgravi fiscali per l’assunzione di lavoratori. Il Montenegro ha adottato l’Euro nel 2002. Di conseguenza la Banca Centrale del Montenegro non dispone di alcuno strumento di politica monetaria, e non vi sono restrizioni o vincoli di natura valutaria. Qualsiasi società con partecipazione straniera può effettuare pagamenti esteri senza restrizioni in conformità con la legge federale, può detenere valuta estera come investimento importato o generato da transazioni con partner esteri, in un conto in valuta estera presso una banca autorizzata ed usarlo senza restrizioni

in conformità con il contratto di investimento o il documento o decisione istitutiva. Non sono

previsti limiti all’importazione o esportazione di capitali.

Per maggiori informazioni: info@cromwell.it - att. dott. Roberto Zoppi

DOCUMENTAZIONE

CONVENZIONE TRA LA REPUBBLICA ITALIANA E LA REPUBBLICA SOCIALISTA FEDERATIVA DELLA JUGOSLAVIA PER EVITARE LE DOPPIE IMPOSIZIONI SUL REDDITO E SUL PATRIMONIO

FIRMATA A BELGRADO IL 24 FEBBRAIO 1982. L. 18 dicembre 1984, n. 974. Pubblicata nella Gazz. Uff. 29 gennaio 1985, n. 24, S.O. Il Ministero degli affari esteri ha reso noto che lo scambio degli strumenti di ratifica della Convenzione qui allegata è avvenuto il 3 giugno 1985; di conseguenza la medesima Convenzione, a norma dell’art. 28 della stessa, è entrata in vigore il 3 luglio 1985 (vedi comunicato in Gazz. Uff. 20 giugno 1985, n. 144). Gli accordi stipulati fra Italia e Jugoslavia si applicano in linea generale, con le limitazioni derivanti dalla nuova situazione giuridico-territoriale, anche agli Stati che si sono separati dalla Jugoslavia e sono acceduti all’indipendenza.

TRADUZIONE NON UFFICIALE N.B. - Il testo facente fede è unicamente quello in lingua inglese.

La Repubblica italiana e la Repubblica socialista federativa di Jugoslavia, desiderose di concludere una Convenzione per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio, hanno convenuto quanto segue:

Articolo 1 - Soggetti La presente Convenzione si applica alle persone che sono residenti di uno o di entrambi gli Stati contraenti. Articolo 2 - Imposte considerate

1. La presente Convenzione si applica alle imposte sul reddito e sul patrimonio prelevate in uno

Stato contraente o in una suddivisione politica o amministrativa o in un suo ente locale, qualunque sia il sistema di prelevamento. La Convenzione si applica anche ai contributi prelevati in Iugoslavia, salvo che ai contributi per la sicurezza sociale.

2. Sono considerate imposte sul reddito e sul patrimonio le imposte prelevate sul reddito

complessivo, sul patrimonio complessivo, o su elementi del reddito o del patrimonio, comprese le imposte sugli utili derivanti dall’alienazione di beni mobili e immobili, le imposte

sull’ammontare

complessivo degli stipendi e dei salari corrisposti dalle imprese, nonché le imposte sui plusvalori. Ai fini della presente Convenzione, devono essere considerate come imposte anche i contributi al paragrafo 1 del presente articolo.

3.

Le imposte cui si applica la Convenzione sono, in particolare:

a)

in Jugoslavia:

1)

l’imposta e i contributi sul reddito delle organizzazioni di lavoro associato (the tax and

contributions on income of organizations of associated labour);

2) l’imposta e i contributi sul reddito personale derivanti dal lavoro subordinato (the tax and

contributions on personal income derived from dependent personal services);

3) l’imposta e i contributi sul reddito personale derivante dall’attività agricola (the tax and

contributions on personal income derived from agricultural activity);

4) l’imposta e i contributi sul reddito personale derivanti da attività indipendenti aventi o no

carattere economico (the tax and contributions on personal income derived from independent economic and non-economic activities);

5) l’imposta e i contributi sul reddito personale derivante da perfezionamenti di diritti di autore,

marchi di fabbrica e da perfezionamenti tecnici (the tax and contributions on personal income derived from copyrights, patents and technical improvements);

6) l’imposta sui redditi da capitale e da diritti patrimoniali (the tax on revenue from capital and

capital rights);

7)

l’imposta sul patrimonio (the tax on capital);

8)

l’imposta sul reddito complessivo dei cittadini (the tax on total revenue of citizens);

9)

l’imposta sugli utili delle persone straniere derivanti da investimenti in organizzazioni di

lavoro associato nazionali ai fini di un’attività in comune (the tax on profits of foreign persons derived from investments in a domestic organization of associated labour for the purposes of a joint venture); 10) l’imposta sugli utili delle persone straniere derivanti da attività di investimento (the tax on

profits of foreign persons derived from investment works); 11) l’imposta sui redditi delle persone straniere derivanti dall’attività di trasporto di passeggeri e merci (the tax on revenues of foreign persons derived from passenger and cargo transport); (qui di seguito indicate quali «imposta iugoslava»);

b)

in Italia:

1)

l’imposta sul reddito delle persone fisiche;

2)

l’imposta sul reddito delle persone giuridiche;

3)

l’imposta locale sui redditi;

ancorché riscosse mediante ritenuta alla fonte;

(qui di seguito indicate quali «imposta italiana»).

4. La Convenzione si applicherà anche alle imposte future di natura identica o sostanzialmente

analoga che verranno istituite dopo la firma della presente Convenzione in aggiunta o in sostituzione delle imposte esistenti. Le Autorità competenti degli Stati contraenti si comunicheranno le modifiche sostanziali apportate alle loro rispettive legislazioni fiscali. Articolo 3 - Definizioni generali

1. Ai fini della presente Convenzione:

a) il termine «Jugoslavia» designa il territorio della Repubblica socialista federativa di Jugoslavia,

ivi comprese le zone adiacenti al mare territoriale della Jugoslavia le quali, ai sensi della legislazione iugoslava ed in conformità dell’Accordo italo - iugoslavo per la delimitazione della piattaforma continentale fra i due Paesi, e successive modifiche, firmata a Roma l’8 gennaio 1968,

sono state e possono in futuro essere considerate come zone all’interno delle quali possono essere esercitati i diritti della Iugoslavia per quanto concerne il fondo, il sottosuolo marino e le loro risorse naturali;

b) il termine «Italia» designa la Repubblica italiana e comprende le zone al di fuori del mare

territoriale dell’Italia che, ai sensi della legislazione italiana concernente l’esplorazione e lo sfruttamento delle risorse naturali ed in conformità dell’Accordo italo - iugoslavo per la delimitazione della piattaforma continentale fra i due Paesi, e successive modifiche, firmata a Roma l’8 gennaio 1968, possono essere considerate come zone all’interno delle quali possono

essere esercitati i diritti dell’Italia per quanto concerne il fondo, il sottosuolo marino e le loro risorse naturali;

c) le espressioni «uno Stato contraente» e «l’altro Stato contraente» designano, come il contesto

richiede, la Iugoslavia o l’Italia;

d) il termine «nazionali» designa i cittadini e le altre persone fisiche che si trovano in tale posizione

in virtù della legislazione in vigore in ciascun Stato contraente;

e)

il termine «persona» designa:

i)

per quanto concerne la Jugoslavia, le persone fisiche e le persone giuridiche;

ii)

per quanto concerne l’Italia, le persone fisiche, le società ed ogni altra associazione di persone;

f)

il termine di «società» designa:

i)

per quanto concerne la Iugoslavia, le organizzazioni di lavoro associato (organization of

associated labour) e le altre persone giuridiche assoggettate ad imposizione;

ii) per quanto concerne l’Italia, qualsiasi persona giuridica o qualsiasi ente che è considerato

persona giuridica ai fini dell’imposizione;

g) le espressioni «impresa di uno Stato contraente» e «impresa dell’altro Stato contraente»

designano, per quanto concerne la Iugoslavia, le organizzazioni di lavoro associato ed altre

organizzazioni e comunità autogestite, i lavoratori che svolgono individualmente attività

indipendenti e le imprese con sede fuori dal territorio iugoslavo esercitate da un residente iugoslavo, e, per quanto concerne l’Italia, le imprese esercitate da un residente dell’Italia;

h) per «traffico internazionale» s’intende qualsiasi attività di trasporto effettuato per mezzo di

una nave o di un aeromobile da parte di un’impresa la cui sede di direzione effettiva è situata in

uno Stato contraente, ad eccezione del caso in cui il trasporto per nave o per aeromobile sia effettuato esclusivamente tra località situate nell’altro Stato contraente;

i) l’espressione «Autorità competente» designa:

i) per quanto concerne la Jugoslavia, il Segretario federale per le finanze o il suo rappresentante

autorizzato;

ii)

per quanto concerne l’Italia, il Ministero delle finanze.

2.

Per l’applicazione della presente Convenzione da parte di uno Stato contraente, le espressioni

non ivi definite hanno il significato ad esse attribuito dalla legislazione di detto Stato relativa alle imposte cui si applica la Convenzione. Articolo 4 - Domicilio fiscale

1. Ai fini della presente Convenzione, l’espressione «residente di uno Stato contraente» designa

ogni persona che, in virtù della legislazione di detto Stato, è assoggettata ad imposta nello stesso Stato, a motivo del suo domicilio, della sua residenza, della sede della sua direzione o di ogni altro

criterio di natura analoga.

2. Quando, in base alle disposizioni del paragrafo 1 del presente articolo, una persona fisica è

considerata residente di entrambi gli Stati contraenti, la sua situazione è determinata nel seguente modo:

a) detta persona è considerata residente dello Stato nel quale ha un’abitazione permanente.

Quando essa dispone di un’abitazione permanente in ciascuno degli Stati, è considerata residente

dello Stato nel quale le sue relazioni personali ed economiche sono più strette (centro degli interessi

vitali);

b)

se non si può determinare lo Stato nel quale detta persona ha il centro dei suoi interessi vitali, o

se

la medesima non ha un’abitazione permanente in alcuno degli Stati, essa è considerata residente

dello Stato in cui soggiorna abitualmente;

c)

se detta persona soggiorna abitualmente in entrambi gli Stati ovvero non soggiorna abitualmente

in

alcuno di essi, essa è considerata residente dello Stato del quale ha la nazionalità;

d)

se detta persona ha la nazionalità di entrambi gli Stati, o se non ha la nazionalità di alcuno di

essi, le Autorità competenti degli Stati contraenti risolvono la questione di comune accordo.

3. Quando in base alle disposizioni del paragrafo 1 del presente articolo, una persona diversa da

una persona fisica è considerata residente di entrambi gli Stati contraenti, si ritiene che essa è residente dello Stato in cui si trova la sede della sua direzione effettiva. Articolo 5 - Stabile organizzazione

1. Ai fini della presente Convenzione, l’espressione «stabile organizzazione» designa una sede fissa

di

affari in cui l’impresa esercita in tutto o in parte la sua attività.

2.

L’espressione «stabile organizzazione» comprende in particolare:

a)

una sede di direzione;

b)

una succursale;

c)

un ufficio;

d)

un’officina;

e)

un laboratorio;

f)

una miniera, una cava o altro luogo di estrazione di risorse naturali;

g)

un cantiere di costruzione o di montaggio la cui durata oltrepassa i dodici mesi.

3.

Non si considera che vi sia una «stabile organizzazione» se:

a)

si fa uso di un’installazione ai soli fini di deposito, di esposizione o di consegna di merci

appartenenti all’impresa;

b)

le merci appartenenti all’impresa sono immagazzinate ai soli fini di deposito, di esposizione o

di

consegna;

c)

le merci appartenenti all’impresa sono immagazzinate ai soli fini di trasformazione da parte di

un’altra impresa;

d) una sede fissa di affari è utilizzata ai soli fini di acquistare merci o di raccogliere informazioni

per l’impresa;

e) una sede fissa di affari è utilizzata, per l’impresa, ai soli fini della pubblicità di fornire informazioni, di ricerche scientifiche o di attività analoghe che abbiano carattere preparatorio o ausiliario.

4. Una persona che agisce in uno Stato contraente per conto di un’impresa dell’altro Stato

contraente - diversa da un agente che goda di uno status indipendente di cui al paragrafo 5 - è considerata « stabile organizzazione » nel primo Stato se dispone nello Stato stesso di poteri che

esercita abitualmente e che le permettano di concludere contratti a nome dell’impresa, salvo il caso

in

cui l’attività di detta persona sia limitata all’acquisto di merci per l’impresa.

5.

Non si considera che un’impresa di uno Stato contraente ha una stabile organizzazione nell’altro

Stato contraente per il solo fatto che essa vi esercita la propria attività per mezzo di un mediatore,

di un commissionario generale o di ogni altro intermediario che goda di uno status indipendente, a

condizione che dette persone agiscano nell’ambito della loro ordinaria attività.

6. Il fatto che una società residente di uno Stato contraente controlli o sia controllata da una società

residente dell’altro Stato (sia per mezzo di una stabile organizzazione oppure no) non costituisce di per sé motivo sufficiente per far considerare una qualsiasi delle dette società una stabile organizzazione dell’altra. Articolo 6 - Redditi immobiliari

1. I redditi che un residente di uno Stato contraente ritrae da beni immobili (compresi i redditi delle

attività agricole e forestali) situati nell’altro Stato contraente sono imponibili in detto altro Stato.

2. L’espressione «beni immobili» ha il significato che ad essa è attribuito dal diritto dello Stato

contraente in cui i beni stessi sono situati. Le navi e gli aeromobili non sono considerati beni immobili.

3. Le disposizioni del paragrafo 1 del presente articolo si applicano ai redditi derivanti dalla

utilizzazione diretta, dalla locazione o dall’affitto, nonché da ogni altra forma di utilizzazione di beni immobili.

4. Le disposizioni dei paragrafi 1 e 3 si applicano anche ai redditi derivanti da beni immobili di

un’impresa nonché ai redditi dei beni immobili utilizzati per l’esercizio di una professione indipendente. Articolo 7 - Utili delle imprese

1. Gli utili di un’impresa di uno Stato contraente sono imponibili soltanto in detto Stato, a meno

che l’impresa non svolga la sua attività nell’altro Stato contraente per mezzo di una stabile

organizzazione ivi situata. Se l’impresa svolge in tal modo la sua attività, gli utili dell’impresa sono imponibili nell’altro Stato ma soltanto nella misura in cui detti utili sono attribuibili alla stabile organizzazione.

2. Fatte salve le disposizioni del paragrafo 3 del presente articolo, quando un’impresa di uno Stato

contraente svolge la sua attività nell’altro Stato contraente per mezzo di una stabile organizzazione

ivi situata, in ciascuno Stato contraente vanno attribuiti a detta stabile organizzazione gli utili che

si ritiene sarebbero stati da essa conseguiti se si fosse trattato di un’impresa distinta e separata

svolgente attività identiche o analoghe e in piena indipendenza dall’impresa di cui essa costituisce

una stabile organizzazione.

3. Nella determinazione degli utili di una stabile organizzazione, sono ammesse in deduzione le

spese sostenute per gli scopi perseguiti dalla stessa stabile organizzazione, comprese le spese di

direzione e le spese generali di amministrazione, sia nello Stato in cui è situata la stabile organizzazione, sia altrove.

4. Gli utili da attribuire ad una stabile organizzazione sono determinati in base ai libri contabili

tenuti dalla stabile organizzazione. Qualora detti libri non costituiscano una base adeguata ai fini della determinazione degli utili della stabile organizzazione, gli utili stessi possono essere determinati in base al riparto degli utili complessivi dell’impresa fra le diverse parti di essa. Tuttavia, il metodo di riparto adottato dovrà essere tale che il risultato sia conforme ai principi contenuti nel presente articolo.

5. Nessun utile può essere attribuito ad una stabile organizzazione per il solo fatto che essa ha

acquistato merci per l’impresa.

6. Ai fini dei paragrafi precedenti gli utili da attribuire alla stabile organizzazione sono determinati

annualmente con lo stesso metodo, a meno che non esistano validi e sufficienti motivi per procedere diversamente.

7. Le disposizioni del presente articolo si applicano agli utili realizzati da un residente italiano in

Iugoslavia in relazione alla sua partecipazione in un’attività in comune con una impresa iugoslava.

8. Quando gli utili comprendono elementi di reddito considerati separatamente in altri articoli della

presente Convenzione, le disposizioni di tali articoli non vengono modificate da quelle del presente articolo. Articolo 8 - Navigazione marittima ed aerea

1. Gli utili derivanti dall’esercizio, in traffico internazionale, di navi o di aeromobili sono imponibili soltanto nello Stato contraente in cui è situata la sede della direzione effettiva dell’impresa.

2. Se la sede della direzione effettiva dell’impresa di navigazione marittima è situata a bordo della

nave, detta sede si considera situata nello Stato contraente in cui si trova il porto di

immatricolazione della nave, oppure in mancanza di un porto di immatricolazione, nello Stato contraente in cui è residente l’esercente della nave.

3. Le disposizioni del paragrafo 1 del presente articolo si applicano parimenti agli utili derivanti

dalla partecipazione a un fondo comune (pool), ad un esercizio in comune o ad un organismo internazionale di esercizio. Articolo 9 – Imprese associate

Allorché:

a) un’impresa di uno Stato contraente partecipa, direttamente o indirettamente, alla direzione, al

controllo o al capitale di una impresa dell’altro Stato contraente, o

b)

le medesime persone partecipano, direttamente o indirettamente, alla direzione, al controllo o

al

capitale di un’impresa di uno Stato contraente e di un’impresa dell’altro Stato contraente, e,

nell’uno e nell’altro caso, le due imprese, nelle loro relazioni commerciali o finanziarie, sono vincolate da condizioni accettate o imposte, diverse da quelle che sarebbero state convenute tra imprese indipendenti, gli utili che in mancanza di tali condizioni sarebbero stati realizzati da una

delle imprese, ma che a causa di dette condizioni non lo sono stati, possono essere inclusi negli utili

di questa impresa e tassati in conseguenza.

Articolo 10 - Dividendi

1. I dividendi pagati da una società residente di uno Stato contraente ad un residente dell’altro stato

contraente sono imponibili in detto altro Stato.

2. Tuttavia, tali dividendi possono essere tassati anche nello Stato contraente di cui la società che

paga i dividendi è residente ed in conformità alla legislazione di detto Stato, ma l’imposta così

applicata non può eccedere il 10 per cento dell’ammontare lordo dei dividendi. Le Autorità competenti degli Stati contraenti possono stabilire di comune accordo le modalità di

applicazione di tale limitazione.

Questo paragrafo non riguarda l’imposizione della società per gli utili con i quali sono stati pagati dividendi.

3. Ai fini del presente articolo, il termine «dividendi» designa i redditi derivanti da azioni o da altre

quote di partecipazione agli utili, ad eccezione dei crediti, nonché i redditi di altre quote sociali

assoggettati al medesimo regime fiscale dei redditi delle azioni secondo la legislazione fiscale dello Stato di cui è residente la società distributrice.

4. Le disposizioni dei paragrafi 1 e 2 del presente articolo non si applicano nel caso in cui il

beneficiario dei dividendi, residente di uno Stato contraente, eserciti nell’altro Stato contraente di cui è residente la società che paga i dividendi sia un’attività commerciale o industriale per mezzo

di una stabile organizzazione ivi situata, sia una professione indipendente mediante una base fissa

ivi situata, e la partecipazione generatrice dei dividendi si ricolleghi effettivamente ad esse. In tal caso, i dividendi sono imponibili in detto altro Stato contraente secondo la propria legislazione.

5. Qualora una società residente di uno Stato contraente ricavi utili o redditi dall’altro Stato

contraente, detto altro Stato non può applicare alcuna imposta sui dividendi pagati dalla società, a meno che tali dividendi siano pagati ad un residente di detto altro Stato o che la partecipazione generatrice dei dividendi si ricolleghi effettivamente ad una stabile organizzazione o a una base fissa situata in detto altro Stato, né prelevare alcuna imposta, a titolo di imposizione degli utili non distribuiti, sugli utili non distribuiti della società, anche se i dividendi pagati o gli utili non distribuiti costituiscano in tutto o in parte utili o redditi realizzati in detto altro Stato. Articolo 11 - Interessi

1. Gli interessi provenienti da uno Stato contraente e pagati ad un residente dell’altro Stato

contraente sono imponibili in detto altro Stato.

2. Tuttavia, gli interessi di cui al paragrafo 1 del presente articolo possono essere tassati anche nello

Stato dal quale essi provengono ed in conformità alla legislazione di detto Stato, ma l’imposta così

applicata non può eccedere il 10 per cento dell’ammontare lordo degli interessi. Le Autorità

competenti degli Stati contraenti regoleranno di comune accordo le modalità di applicazione di tale limitazione.

3. Ai fini del presente articolo il termine «interessi» designa i redditi dei titoli del debito pubblico

delle obbligazioni di prestiti, garantiti o non da ipoteca e portanti o meno una clausola di

partecipazione agli utili, e dei crediti di qualsiasi natura, nonché ogni altro provento assimilabile,

in base alla legislazione fiscale dello Stato da cui i redditi provengono, ai redditi di somme date in

prestito.

4. Le disposizioni dei paragrafi 1 e 2 del presente articolo non si applicano nel caso in cui il

beneficiario degli interessi, residente di uno Stato contraente, eserciti nell’altro Stato contraente, dal quale provengono gli interessi, sia un’attività commerciale o industriale per mezzo di una stabile organizzazione ivi situata, sia una professione indipendente mediante una base fissa ivi

situata, e il credito generatore degli interessi si ricolleghi effettivamente ad esse. In tal caso, gli interessi sono imponibili in detto altro Stato contraente secondo la propria legislazione.

5. Gli interessi si considerano provenienti da uno Stato contraente quando il debitore è lo Stato

stesso, una sua suddivisione politica o amministrativa, un suo ente locale o un residente di detto

Stato.

6. Nonostante le disposizioni del paragrafo 5 del presente articolo, gli interessi si considerano

provenienti dallo Stato contraente in cui il debitore degli interessi, sia esso residente o no di detto

Stato contraente, ha una stabile organizzazione o una base fissa per le cui necessità è stato contratto

il

debito sul quale sono pagati gli interessi e tali interessi sono a carico della stabile organizzazione

o

della base fissa.

7.

Se, in conseguenza di particolari relazioni esistenti tra debitore e beneficiario o tra ciascuno di

essi e terze persone, l’ammontare degli interessi pagati, tenuto conto del credito per il quale sono

stati pagati, eccede quello che sarebbe stato convenuto tra debitore e creditore in assenza di simili relazioni, le disposizioni del presente articolo si applicano soltanto a quest’ultimo ammontare. In tal caso, la parte eccedente dei pagamenti è imponibile in conformità della legislazione di ciascuno Stato contraente e tenuto conto delle altre disposizioni della presente Convenzione. Articolo 12 - Canoni

1. I canoni provenienti da uno Stato contraente e pagati ad un residente dell’altro Stato contraente

sono imponibili in detto altro Stato.

2. I canoni di cui al paragrafo 1 del presente articolo possono essere tassati anche nello Stato

contraente dal quale essi provengono ed in conformità alla legislazione di detto Stato, ma l’imposta così applicata non può eccedere il 10 per cento dell’ammontare lordo dei canoni. Le Autorità competenti degli Stati contraenti regoleranno di comune accordo le modalità di applicazione di tale limitazione.

3. Ai fini del presente articolo il termine «canoni» designa i compensi di qualsiasi natura corrisposti

per l’uso o la concessione in uso di un diritto di autore su opere letterarie, artistiche o scientifiche

(ivi comprese le pellicole cinematografiche e le pellicole o registrazioni per trasmissioni radiofoniche o televisive) di brevetti, marchi di fabbrica o di commercio, disegni e modelli, progetti, formule o processi segreti, nonché per l’uso o la concessione in uso di attrezzature industriali, commerciali o scientifiche e per informazioni concernenti esperienze di Carattere industriale, commerciale o scientifico. Le disposizioni dei paragrafi 1 e 2 del presente articolo non si applicano nel caso in cui il beneficiario dei canoni, residente di uno Stato contraente, eserciti nell’altro Stato contraente dal quale provengono i canoni, sia un’attività commerciale o industriale per mezzo di una stabile

organizzazione ivi situata, sia una professione indipendente mediante una base fissa ivi situata, ed i diritti o i beni generatori dei canoni si ricolleghino effettivamente ad esse. In tal caso, i canoni sono imponibili in detto altro Stato contraente secondo la propria legislazione. 5 contraente stesso, una sua suddivisione politica o amministrativa, un suo Ente locale o un residente di detto Stato contraente.

6. Nonostante le disposizioni del paragrafo 5 del presente articolo, i canoni si considerano

provenienti dallo Stato contraente in cui il debitore dei canoni, sia esso residente o no di detto Stato contraente, ha una stabile organizzazione o una base fissa per le cui necessità è stato contratto

l’obbligo al pagamento dei canoni, e tali canoni sono a carico della stabile organizzazione o della base fissa.

7.

Se, in conseguenza di particolari relazioni esistenti tra il debitore e il beneficiario o tra ciascuno

di

essi e terze persone, l’ammontare dei canoni pagati, tenuto conto della prestazione per la quale

sono pagati, eccede quello che sarebbe stato convenuto tra debitore e beneficiario in assenza di simili relazioni, le disposizioni del presente articolo si applicano soltanto a quest’ultimo ammontare. In tal caso, la parte eccedente dei pagamenti è imponibile in conformità della legislazione di ciascuno Stato contraente e tenuto conto delle altre disposizioni della presente Convenzione. Articolo 13 - Utili di capitale

1. Gli utili che un residente di uno Stato contraente ritrae dall’alienazione di beni immobili

nell’altro Stato contraente, sono imponibili in detto altro Stato.

2. Gli utili derivanti dall’alienazione di beni mobili facenti parte della proprietà aziendale di una

stabile organizzazione che un’impresa di uno Stato contraente ha nell’altro Stato contraente, ovvero

di beni mobili appartenenti ad una base fissa di cui dispone un residente di uno Stato contraente

nell’altro Stato contraente per l’esercizio di una professione indipendente, compresi gli utili

derivanti dall’alienazione di detta stabile organizzazione (da sola o con l’intera impresa) o di detta base fissa, sono imponibili in detto altro Stato.

3. Nonostante le disposizioni del paragrafo 2 del presente articolo, gli utili derivanti

dall’alienazione di navi o di aeromobili utilizzati in traffico internazionale ovvero di beni mobili

destinati all’esercizio di dette navi od aeromobili sono imponibili soltanto nello Stato contraente in cui è situata la sede della direzione effettiva dell’impresa.

4. Gli utili derivanti dall’alienazione di ogni altro bene diverso da quella menzionati ai paragrafi 1,

2 e 3 del presente articolo, sono imponibili soltanto nello Stato contraente di cui l’alienante è resi dente. Articolo 14 - Professioni indipendenti

1. I redditi che un residente di uno Stato contraente ritrae nell’esercizio di una libera professione o

da altre attività di carattere indipendente sono imponibili soltanto in detto Stato a meno che:

a) egli non disponga abitualmente nell’altro Stato contraente di una base fissa per l’esercizio della

sua attività, nel qual caso i redditi sono imponibili in detto altro Stato ma unicamente nella

misura in cui sono attribuibili a detta base fissa; o

b) egli non sia presente nell’altro Stato contraente per l’esercizio della sua attività per un periodo

o periodi che oltrepassano in totale 183 giorni nel corso dell’anno fiscale considerato, nel qual caso i redditi sono imponibili in detto altro Stato ma unicamente nella misura in cui sono

attribuibili alle attività esercitate in detto altro Stato.

2. L’espressione «libera professione» comprende in particolare le attività indipendenti di carattere

scientifico, letterario, artistico, educativo o pedagogico, nonché le attività indipendenti dei medici, avvocati, ingegneri, architetti, dentisti e contabili. Articolo 15 - Lavoro subordinato

1. Salve le disposizioni degli articoli 16, 17, 18, 19 e 20, i salari, gli stipendi e le altre

remunerazioni analoghe che un residente di uno Stato contraente riceve in corrispettivo di

un’attività dipendente sono imponibili soltanto in detto Stato, a meno che tale attività non venga svolta nell’altro Stato contraente. Se l’attività è quivi svolta, le remunerazioni percepite a tal titolo sono imponibili in questo altro Stato.

2. Nonostante le disposizioni del paragrafo 1 del presente articolo, le remunerazioni che un

residente di uno Stato contraente riceve in corrispettivo di un’attività dipendente svolta nell’altro Stato contraente sono imponibili soltanto nel primo Stato se:

a) il beneficiario soggiorna nell’altro Stato per un periodo o periodi che non oltrepassano in totale

183 giorni nel corso dell’anno fiscale considerato, e

b) le remunerazioni sono pagate da o per conto di una persona che non è residente dell’altro

Stato, e

c) l’onere delle remunerazioni non è sostenuto da una stabile organizzazione o da una base fissa

che la persona ha nell’altro Stato.

3. a) Gli stipendi, i salari e le altre remunerazioni analoghe, diverse dalle pensioni, pagate da uno

Stato contraente o da una sua suddivisione politica amministrativa o da un suo ente locale ad una persona fisica sono imponibili soltanto in questo Stato.

b) Gli stipendi, i salari e le altre remunerazioni analoghe, diverse dalle pensioni, pagate da uno

Stato contraente o da una sua suddivisione politica o amministrativa o da un suo ente locale ad una persona fisica sono imponibili soltanto nell’altro Stato contraente qualora i beneficiari, che esercitano un’attività lavorativa in detto altro Stato, siano residenti di questo Stato e:

i)

abbiano la nazionalità di detto Stato, e non quella del primo Stato contraente, o

ii)

non siano divenuti residenti di detto Stato al solo scopo di esercitarvi l’attività.

4.

Gli stipendi, i salari e le altre remunerazioni analoghe, diverse dalle pensioni, che una persona

fisica ritrae da un’attività lavorativa svolta nell’ambito di un’attività commerciale o industriale

esercitata da uno Stato contraente o da una sua suddivisione politica o amministrativa o da un suo ente locale, sono imponibili in conformità delle disposizioni dei paragrafi 1 e 2 del presente articolo. 5. Nonostante le precedenti disposizioni del presente articolo, le remunerazioni percepite in corrispettivo di un lavoro subordinato svolto a bordo di una nave o di un aeromobile in traffico internazionale sono imponibili nello Stato contraente nel quale è situata la sede della direzione

effettiva dell’impresa. Articolo 16 - Compensi ricevuti per incarichi svolti nell’ambito di consigli di amministrazione di esercizi in comune e gettoni di presenza.

1. Le partecipazioni agli utili, i gettoni di presenza e le altre retribuzioni analoghe che un residente

iugoslavo riceve in qualità di membro del consiglio di amministrazione o del consiglio sindacale

di

una società residente in Italia sono imponibili in Italia.

2.

Le partecipazioni agli utili e le altre retribuzioni analoghe che un residente italiano riceve in

qualità di membro di un consiglio di amministrazione di un esercizio in comune di una società residente in Jugoslavia sono imponibili in Jugoslavia. Articolo 17 - Artisti e sportivi

professionisti dello spettacolo, quali gli artisti di teatro, del cinema, della radio o della televisione,

i musicisti, gli sportivi ed altri, ritraggono dall’esercizio delle loro prestazioni personali in tale qualità sono imponibili nello Stato contraente in cui dette prestazioni sono esercitate.

2. Quando il reddito proveniente da prestazioni esercitate da un artista dello spettacolo o da uno

sportivo di cui al paragrafo 1 del presente articolo, è attribuito ad una persona diversa dall’artista

o

dallo sportivo medesimi, detto reddito può essere tassato, nonostante le disposizioni degli articoli

7,

14 e 15 della presente Convenzione, nello Stato contraente dove dette prestazioni sono esercitate.

3.

Nonostante le disposizioni dei paragrafi 1 e 2 del presente articolo, i redditi derivanti dalle

attività di cui al paragrafo 1 del presente articolo, esercitate nell’ambito di un programma di scambi culturali o sportivi svolto da entrambi gli Stati contraenti, sono esenti da imposta nello Stato contraente nel quale dette attività sono esercitate. Articolo 18 - Pensioni

1. Le pensioni e le altre remunerazioni analoghe, pagate ad un residente di uno Stato contraente in

relazione ad un cessato impiego, sono imponibili soltanto nello Stato contraente di cui è residente

il

beneficiario della pensione.

2.

a) Le pensioni corrisposte da uno Stato contraente o da una sua suddivisione politica o

amministrativa o da un suo ente locale, mediante prelevamento dal bilancio o da fondi speciali,

ad una persona fisica sono imponibili soltanto in questo Stato.

b) Tuttavia, tali pensioni sono imponibili soltanto nell’altro Stato contraente qualora il beneficiario sia un residente di questo Stato e ne abbia la nazionalità.

3. Le pensioni che una persona fisica ritrae da un’attività lavorativa svolta nell’ambito di un’attività

commerciale o industriale esercitata da uno degli Stati contraenti o da una sua suddivisione politica

o amministrativa o da un suo ente locale, sono imponibili soltanto nello Stato contraente di cui è residente la persona fisica. Articolo 19 - Studenti

1.

Le somme che uno studente o un’apprendista il quale è, o era immediatamente prima di recarsi

in

uno Stato contraente, residente dell’altro Stato contraente e che soggiorna nel primo Stato

contraente al solo scopo di compiervi i suoi studi o di attendere alla propria formazione professionale, riceve per sopperire alle spese di mantenimento, di istruzione o di formazione professionale, non sono imponibili in tale Stato, a condizione che tali somme provengano da

fonti

situate fuori di detto altro Stato.

2. Il reddito che uno studente o un’apprendista riceve in corrispettivo di un’attività svolta in uno

Stato contraente nel quale soggiorna al solo scopo di compiervi i suoi studi o di attendere alla propria formazione professionale non è imponibile in detto Stato, per il tempo ragionevolmente necessario per conseguire dette finalità, purché il reddito stesso non ecceda quanto richiesto ai fini del suo mantenimento, della sua educazione o della sua istruzione. Articolo 20 - Professori

1. Una persona fisica che soggiorna in uno Stato contraente per insegnare o condurre ricerche

presso una università, collegio od altro istituto d’insegnamento riconosciuto di detto Stato contraente, e che è, o era immediatamente prima di tale soggiorno, residente dell’altro Stato contraente, è esente da imposta nel detto primo Stato contraente per le remunerazioni ricevute per

tale insegnamento o ricerca per un periodo non superiore a due anni a partire dalla data della prima visita effettuata a tale scopo.

2. La disposizione del paragrafo 1 del presente articolo non si applica ai redditi di ricerca se questa

non è condotta nel pubblico interesse ma principalmente in quello privato di una o di più persone. Articolo 21 - Altri redditi

1. Gli elementi di reddito di un residente di uno Stato contraente, di qualsiasi provenienza, che non

sono espressamente menzionati negli articoli precedenti della presente Convenzione sono

imponibili soltanto in detto Stato.

2. Le disposizioni del paragrafo 1 del presente articolo non si applicano ai redditi, diversi da quelli

derivanti da beni immobili, qualora il beneficiario di detti redditi, residente di uno Stato contraente, eserciti nell’altro Stato contraente sia un’attività commerciale o industriale per mezzo di una stabile

organizzazione ivi situata, sia una professione indipendente mediante una base fissa ivi situata, ed

il diritto od il bene produttivo del reddito si ricolleghi effettivamente ad esse. In tal caso, il reddito

è imponibile in detto altro Stato contraente secondo la propria legislazione.

Articolo 22 - Patrimonio

1. Il patrimonio costituito da beni immobili, posseduto da un residente di uno Stato contraente e

situato nell’altro Stato contraente, è imponibile in detto altro Stato.

2. Il patrimonio costituito da beni mobili che fanno parte dell’attivo di una stabile organizzazione

che un’impresa di uno Stato contraente possiede nell’altro Stato contraente o da beni mobili appartenenti ad una base fissa di cui un residente di uno Stato contraente dispone nell’altro Stato contraente per l’esercizio di una professione indipendente è imponibile in detto altro Stato.

3. Le navi o gli aeromobili utilizzati nel traffico internazionale, come pure i beni mobili destinati

al loro esercizio, sono imponibili soltanto nello Stato contraente in cui si trova la sede della direzione effettiva dell’impresa.

4. Tutti gli altri elementi del patrimonio di un residente di uno Stato contraente sono imponibili

soltanto in detto Stato. Articolo 23 - Metodo per evitare la doppia imposizione

La doppia imposizione sarà eliminata come segue:

1. Per quanto concerne la Jugoslavia:

a) se un residente della Jugoslavia riceve i redditi o possiede un patrimonio che, in conformità delle

disposizioni della presente Convenzione sono imponibili in Italia, la Jugoslavia può, fatte salve le

disposizioni della lettera b) del paragrafo 3 del presente articolo, esentare da imposta detti redditi

o

detto patrimonio;

b)

se un residente della Jugoslavia riceve redditi che, in conformità delle disposizioni degli articoli

10, 11 e 12 della presente Convenzione, sono imponibili in Italia, la Jugoslavia può portare in

deduzione dall’imposta sul reddito di detto residente un ammontare pari all’imposta pagata in Italia. Tale deduzione, tuttavia, non potrà eccedere la frazione d’imposta, calcolata prima di operare la deduzione, corrispondente al reddito ricevuto dall’Italia.

2. Per quanto concerne l’Italia:

a) se un residente dell’Italia possiede elementi di reddito che sono imponibili in Jugoslavia, l’Italia,

nel calcolare le proprie imposte sul reddito, specificate nell’articolo 2 della presente Convenzione, può includere nella base imponibile di tali imposte detti elementi di reddito, a meno che espresse disposizioni della presente Convenzione non stabiliscano diversamente. In tal caso, l’Italia deve dedurre dalle imposte così calcolate l’imposta sui redditi pagata in Jugoslavia, ma l’ammontare della deduzione non può eccedere la quota d’imposta italiana attribuibile ai predetti elementi di reddito nella proporzione in cui gli stessi concorrono alla formazione del reddito complessivo;

b) tuttavia, nessuna deduzione sarà accordata ove l’elemento del reddito venga assoggettato in

Italia ad imposizione mediante ritenuta a titolo d’imposta su richiesta del beneficiario di detto reddito in base alla legislazione italiana.

3. Se, in conformità delle disposizioni della Convenzione, i redditi ricevuti o il patrimonio

posseduto da un residente di uno Stato contraente sono esenti da imposta in questo Stato, detto Stato può, ai fini del calcolo dell’ammontare dell’imposta sul restante reddito o patrimonio del

residente, applicare l’aliquota d’imposta che sarebbe stata applicabile se i redditi o il patrimonio non fossero stati esentati.

4. Se un residente dell’Italia riceve utili in Jugoslavia derivanti dalla sua partecipazione ad un

esercizio in comune con una impresa iugoslava l’Italia deve concedere a questo residente un credito d’imposta sull’imposta italiana relativa a tali utili, in conformità del paragrafo 2 del presente articolo, fino all’ammontare dell’imposta accertata, anche se la stessa non viene pagata ai sensi della legislazione iugoslava. L’ammontare del credito d’imposta non potrà, tuttavia, eccedere il 25 per cento. Articolo 24 - Non discriminazione

1. I nazionali di uno Stato contraente, residenti o non residenti di uno Stato contraente, non sono

assoggettati nell’altro Stato contraente ad alcuna imposizione od obbligo ad essa relativo, diversi o più onerosi di quelli cui sono o potranno essere assoggettati i nazionali di detto altro Stato che si trovino nella stessa situazione. Il presente paragrafo si applica altresì:

a) alle persone giuridiche costituite in conformità della legislazione in vigore in Jugoslavia;

b) alle persone giuridiche, società di persone ed associazioni costituite in conformità della

legislazione in vigore in Italia.

2. L’imposizione di una stabile organizzazione che un’impresa di uno Stato contraente ha nell’altro

Stato contraente non può essere in questo altro Stato meno favorevole dell’imposizione a carico delle imprese di detto altro Stato che svolgono la medesima attività. Tale disposizione non può essere interpretata nel senso che faccia obbligo ad uno Stato contraente

di accordare le deduzioni personali, le esenzioni e le deduzioni di imposta che esso accorda ai

propri residenti in relazione alla loro situazione o ai loro carichi di famiglia.

3. Fatta salva l’applicazione delle disposizioni dell’articolo 9, del paragrafo 7 dell’articolo 11 o del

paragrafo 7 dell’articolo 12 della presente Convenzione, gli interessi, i canoni e le altre spese pagati

da

un’impresa di uno Stato contraente ad un residente dell’altro Stato contraente sono deducibili,

ai

fini della determinazione degli utili imponibili di detta impresa, nelle stesse condizioni in cui

sarebbero deducibili se fossero pagati ad un residente del primo Stato. Allo stesso modo, i debiti di un’impresa di uno Stato contraente nei confronti di un residente

dell’altro Stato contraente sono deducibili, ai fini della determinazione del patrimonio imponibile

di detta impresa, nelle stesse condizioni in cui sarebbero deducibili se fossero stati contratti nei

confronti di un residente del primo Stato.

4. Le imprese di uno Stato contraente, il cui capitale è, in tutto o in parte, direttamente o

indirettamente, posseduto o controllato da uno o più residenti dell’altro Stato contraente, non sono assoggettate nel primo Stato contraente ad alcuna imposizione od obbligo ad essa relativo, diversi o più onerosi di quelli cui sono o potranno essere assoggettate le altre imprese della stessa natura del primo Stato.

5. Le disposizioni del presente articolo si applicano, nonostante le disposizioni dell’articolo 2 alle

imposte di ogni genere e denominazione. Articolo 25 - Procedura amichevole

1. Quando un residente di uno Stato contraente ritiene che le misure adottate da uno o da entrambi

gli Stati contraenti comportano o comporteranno per lui un’imposizione non conforme alle disposizioni della presente Convenzione, egli può indipendentemente dai ricorsi previsti dalla legislazione nazionale di detti Stati, sottoporre il caso all’Autorità competente dello Stato contraente di cui è residente. Il caso dovrà essere sottoposto entro i due anni che seguono la prima

notificazione della misura che comporta un’imposizione non conforme alla Convenzione.

2. L’Autorità competente, se il ricorso le appare fondato e se essa non è in grado di giungere ad una

soddisfacente soluzione, farà del suo meglio per regolare il caso per via di amichevole

composizione con l’Autorità competente dell’altro Stato contraente, al fine di evitare una tassazione non conforme alla Convenzione.

3. Le Autorità competenti degli Stati contraenti faranno del loro meglio per risolvere per via di

amichevole composizione le difficoltà o i dubbi inerenti all’interpretazione o all’applicazione della Convenzione.

4. Le Autorità competenti degli Stati contraenti potranno comunicare direttamente tra loro al fine

di pervenire ad un accordo come indicato nei paragrafi 1, 2 e 3 del presente articolo. Qualora venga

ritenuto che degli scambi verbali di opinione possano facilitare il raggiungimento di tale accordo, essi potranno aver luogo in seno ad una commissione formata da rappresentanti delle Autorità competenti degli Stati contraenti. Articolo 26 - Scambio di informazioni

1. Le Autorità competenti degli Stati contraenti si scambieranno le informazioni necessarie per

applicare le disposizioni della presente Convenzione e quelle delle leggi interne degli Stati

contraenti relative alle imposte previste dalla Convenzione, nonché per evitare le evasioni fiscali. Le informazioni così scambiate saranno tenute segrete, e non potranno essere comunicate a persone od autorità (ivi compresa l’autorità giudiziaria) diverse da quelle incaricate dell’accertamento o della riscossione delle imposte previste dalla presente Convenzione.

2. Le disposizioni del paragrafo 1 non possono in nessun caso essere interpretate nel senso di

imporre alle competenti Autorità di uno degli Stati contraenti l’obbligo:

a) di adottare provvedimenti amministrativi in deroga alla propria legislazione e alla propria prassi

amministrativa o a quelle dell’altro Stato contraente;

b) di fornire informazioni che non potrebbero essere ottenute in base alla propria legislazione o nel

quadro della propria normale prassi amministrativa o di quelle dell’altro Stato contraente;

c) di trasmettere informazioni che potrebbero rivelare un segreto commerciale, industriale o

ufficiale, o un processo commerciale, oppure informazioni la cui comunicazione sarebbe contraria all’ordine pubblico. Articolo 27 - Funzionari diplomatici e consolari

Le disposizioni della presente Convenzione non pregiudicano i privilegi fiscali di cui beneficiano i funzionari diplomatici o consolari in virtù delle regole generali del diritto internazionale o di accordi particolari. Articolo 28 - Entrata in vigore

1. La presente Convenzione sarà ratificata e gli strumenti di ratifica saranno scambiati a Roma.

2. La Convenzione entrerà in vigore il trentesimo giorno successivo alla data dello scambio degli

strumenti di ratifica e le sue disposizioni si applicheranno:

a) in Jugoslavia: relativamente alle imposte sul reddito ed alle imposte sul patrimonio, per ogni

anno fiscale che inizia il, o successivamente al, primo gennaio dell’anno solare successivo a quello dello scambio degli strumenti di ratifica;

b) in Italia: relativamente alle imposte sul reddito, per ogni periodo d’imposta che inizia il, o

successivamente al, primo gennaio dell’anno solare successivo a quello dello scambio degli strumenti di ratifica. Articolo 29 - Denuncia La presente Convenzione rimarrà in vigore indefinitamente ma ciascuno Stato contraente potrà,

entro il 30 giugno di ciascun anno solare a decorrere dal quinto anno successivo a quello dello scambio degli strumenti di ratifica, notificarne la cessazione all’altro Stato contraente, per via diplomatica, e, in tal caso, la Convenzione cesserà di avere effetto:

a) in Jugoslavia: relativamente alle imposte sul reddito ed alle imposte sul patrimonio, per ogni

anno fiscale che inizia il, o successivamente al, primo gennaio dell’anno solare successivo a quello

della denuncia; b) in Italia: relativamente alle imposte sul reddito, per ogni periodo d’imposta che inizia il, o successivamente al, primo gennaio dell’anno solare successivo a quello della denuncia. In fede di che i sottoscritti, debitamente autorizzati a farlo, hanno firmato la presente Convenzione. Fatta a Belgrado il 24 febbraio 1982 in duplice esemplare in lingua inglese, ambedue gli esemplari facenti egualmente fede. Per la Repubblica italiana: PIETRO CALAMIA Per la Repubblica socialista Federativa di Jugoslavia: PETAR KOSTIC’ Il Ministero degli affari esteri ha reso noto che lo scambio degli strumenti di ratifica della presente Convenzione è avvenuto il 3 giugno 1985; di conseguenza la medesima Convenzione, a norma del presente articolo, è entrata in vigore il 3 luglio 1985 (vedi comunicato in Gazz. Uff. 20 giugno 1985, n. 144).

PROTOCOLLO

All’atto della firma della Convenzione tra la Repubblica italiana e la Repubblica socialista

federativa di Jugoslavia per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio i sottoscritti, debitamente autorizzati a farlo, hanno concordato le seguenti disposizioni che formano parte integrante della Convenzione.

1. Ad articolo 2.

Se un’imposta sul patrimonio dovesse in futuro essere istituita in Italia, la Convenzione si applicherà anche a tale imposta.

2. Ad articolo 7, paragrafo 3.

Per «spese sostenute per gli scopi perseguiti dalla stabile organizzazione» si intendono le spese direttamente connesse con l’attività della stabile organizzazione.

3. Ad articolo 7, paragrafo 4.

Qualora si renda necessario, le Autorità competenti degli Stati contraenti faranno del loro meglio per pervenire ad un Accordo sul metodo di riparto degli utili dell’impresa.

4. Ad articolo 8.

In considerazione del fatto che la Jugoslavia, in conformità della propria legislazione fiscale repubblicana e provinciale, non ha assoggettato ad imposizione i trasportatori italiani di passeggeri

e merci dal 1° gennaio 1974 e fino all’entrata in vigore della presente Convenzione, l’Italia non può assoggettare ad imposizione i trasportatori iugoslavi di passeggeri e merci per lo stesso periodo di tempo.

5. Ad articolo 15.

a) Gli stipendi, i salari e le altre remunerazioni analoghe, diverse dalle pensioni, che una persona

fisica ritrae da un’attività lavorativa svolta in una rappresentanza economica comune (Joint economic representation) della Jugoslavia e nella Federazione turistica (Tourist Federation)

iugoslava, sono imponibili soltanto in Jugoslavia.

b) Gli stipendi, i salari e le altre remunerazioni analoghe, diverse dalle pensioni, che una persona

fisica ritrae da un’attività lavorativa svolta nell’Istituto italiano per il commercio estero (ICE) e nell’Ente italiano per il turismo (ENIT), sono imponibili in Italia.

6. Ad articolo 23.

a) L’imposta iugoslava sul patrimonio prelevata in conformità della Convenzione sarà portata in

deduzione dall’imposta sul patrimonio eventualmente introdotta in futuro in Italia secondo il metodo previsto in questo articolo.

b) Se la Jugoslavia dovesse in futuro modificare il metodo di esenzione utilizzato per eliminare la

doppia imposizione degli utili industriali e commerciali, i due Stati contraenti apriranno un negoziato per modificare le disposizioni del paragrafo 4 di questo articolo.

7. Ad articolo 25, paragrafo 1.

L’espressione «indipendentemente dai ricorsi previsti dalla legislazione nazionale» non significa che i termini prescrizionali previsti dalle legislazioni nazionali non debbono essere osservati; non si può proporre un reclamo ai sensi dell’articolo 25 se il contribuente non ha proposto le azioni previste dalle legislazioni nazionali al fine di impedire lo scadere dei termini prescrizionali. 8. Una persona residente di uno degli Stati contraenti che, nell’altro Stato contraente richieda l’applicazione delle agevolazioni relative alle imposte prelevate alla fonte stabilite dalla presente Convenzione, deve presentare la relativa necessaria documentazione richiesta dalla legislazione nazionale a detto altro Stato contraente. In fede di che i sottoscritti, debitamente autorizzati a farlo, hanno firmato il presente protocollo. Fatto a Belgrado il 24 febbraio 1982, in duplice esemplare in lingua inglese, ambedue gli esemplari facenti ugualmente fede. Per la Repubblica italiana: PIETRO CALAMIA Per la Repubblica socialista federativa di Jugoslavia: PETAR KOSTIC’

Prima Edizione

Ottobre 2005

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