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Chi uccise JFK? Gli strani indizi su


'Poppy' Bush
Giulietto Chiesa divulga i risultati clamorosi di alcune
inchieste mai tradotte in Italia, che scoprono il ruolo della
famiglia Bush in alcuni passaggi dell'attentato a Kennedy

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Giulietto Chiesa
marted 20 agosto 2013 01:42
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Uscir a ottobre, negli Stati Uniti (come annuncia The Daily Caller, che
indica anche la casa editrice, Skyhorse Publishing), un libro con un
titolo provvisorio che potremmo tradurre cos: "L'uomo che uccise
Kennedy: Lyndon Johnson".
Di libri sull'argomento, dentro e fuori gli Stati Uniti, ne sono stati pubblicati centinaia. Non
tutti, per, avevano in copertina il nome di un autore come questo. Roger Stone oggi
non pi repubblicano come allora, quando, giovanissimo, fu aiutante di campo del
presidente Richard Nixon nel corso della campagna elettorale vittoriosa del 1972, al
termine della quale entr nell'Amministrazione presidenziale.
Le sue memorie, firmate insieme a Mike Colapietro, riguardano informazioni che egli
raccolse stando all'interno della squadra che port al potere Nixon, nove anni dopo
l'assassinio di Kennedy, che avvenne a Dallas, Texas, il 22 novembre 1963. Ma sono
ricordi esplosivi, nei quali anche Nixon coinvolto come uno dei partecipanti al complotto.
Per lo meno alle prime fasi dell'operazione, e poi alla sua copertura. Risulterebbe infatti stando alle dichiarazioni di Stone - che Jack Ruby (alias Jacob Leon Rubinstein), colui che
assassin Lee Harvey Oswald, poche ore dopo il suo rapidissimo arresto, aveva

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lavorato alle dipendenze di Nixon (allora deputato al Congresso) fin dal 1947.

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La stranezza, una delle tante, che Nixon assunse Jack Ruby su diretta
raccomandazione di Lyndon Johnson.
Dunque, prima circostanza: sia Johnson, sia Nixon, conoscevano colui che, molti anni
dopo, avrebbe chiuso la bocca, tra mille e una stranezza, all'unico "colpevole" ufficiale.
Tutto qui? Roger Stone vorrebbe far credere che l'assassinio di Kennedy fu progettato
con tanto anticipo? Per giunta da due uomini che, in quel momento, non potevano
immaginare che le loro carriere li portassero ad essere entrambi, uno dietro l'altro,
presidenti degli Stati Uniti d'America?
A quanto pare le cose che Stone ha scritto vanno oltre queste che, anche se provate,
non possono dire nulla sui fatti del 1963. Leggeremo il libro alla ricerca delle fonti.
Sarebbe stato - anticipa Stone - Lyndon Johnson in persona, a insistere perch il viaggio
di Kennedy a Dallas non venisse rinviato, nonostante le preoccupazioni dell'entourage
presidenziale circa un possibile attentato. Sarebbe stato Johnson, nella sua qualit di
vice-presidente, per esempio, a prendere la definitiva decisione circa il percorso del
corteo presidenziale nel centro di Dallas. E il democratico Lyndon Johnson avrebbe
favorito la successiva vittoria del repubblicano Richard Nixon in cambio
dell'impegno dello stesso Nixon di non rimettere in discussione, in nessun caso, il
risultato della "Commissione Warren", quella che concluse rapidamente e
perentoriamene l'indagine affermando che l'assassino era stato "un uomo solo", cio che
non era esistito nessun complotto.
Oswald, nel frattempo era gi stato liquidato (via Jack Ruby) e non pot mai chiarire ai
giudici il significato della frase - l'unica frase che fu raccolta dai cronisti mentre veniva
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giudici il significato della frase - l'unica frase che fu raccolta dai cronisti mentre veniva
arrestato - "io sono soltanto un capro espiatorio".
Fin qui le indiscrezioni sul libro di Stone: davvero poca cosa e tutta da dimostrare. E
inficiate (a mio avviso), a quanto pare, dalla tesi - che l'autore sembrerebbe condividere secondo cui Lee Harvey Oswald fu proprio lo sparatore unico di quella giornata.
Tesi che fa tanta acqua da molti pertugi.
Tant' che l'inchiesta successiva alla Commissione Warren, quella dello House
Committee on Assassinations, giunse alla conclusione che i cecchini furono almeno
due, distruggendo di fatto le risultanze precedenti. Moltissimi critici della versione ufficiale
hanno avanzato fondate ipotesi che i cecchini fossero parecchi di pi.
James Fetzer, autore di tre studi accuratissimi, parla di ben sei diverse canne da fuoco
impegnate in quei secondi, fatali per Kennedy e per l'America. E anche Fetzer ritiene che
Lyndon Johnson fu parte del complotto. Ma siamo nel campo di ricostruzioni complesse
che qui impossibile riferire nei dettagli.
Quindi tutto, come si dice, da prendere con le pinze. Ma qualche cosa, anzi molte, sul
ruolo di Lyndon Johnson nella vicenda, era gi emerso nel corso dell'inchiesta ed stato,
come vedremo tra poco, ribadito anni dopo. Va detto che le conclusioni della
Commissione Warren furono sottoposte, fin da subito (e negli anni successivi demolite,
anche ufficialmente), a pesanti critiche da decine di indagini private, da ricostruzioni
giornalistiche, da testimonianze che emersero successivamente, da documenti di
impressionante evidenza che non solo dimostrarono l'esistenza di un vasto complotto per
uccidere entrambi i fratelli Kennedy, ma indicarono i mandanti e gli esecutori.
Basti qui ricordare il film di Oliver Stone, JFK (1991), che fu realizzato sulla base
dell'inchiesta condotta dal giudice distrettuale di New Orleans, Jim Garrison, dalla quale
emerse gran parte di una trama delittuosa che aveva avuto i suoi autori nei vertici
supremi dello Stato americano e delle lobby petrolifere che volevano imprimere alla
politica americana una drastica virata imperiale.
Tra queste prove se ne aggiungono altre, molto bene documentate, del modo in cui si
giunse alla stessa nomina di Earl Warren alla testa della famosa Commissione.
Warren era allora a capo della Suprema Corte degli Stati Uniti
ed era considerato un onesto e incorruttibile funzionario.
Scelta apparentemente perfetta, dunque, data la gravit del
momento. La formazione della Commissione spettava all'ex
vice-presidente e in quel frangente presidente: appunto LBJ.
Ma Earl Warren non voleva quell'incarico e rifiut per ben due
volte la proposta di Johnson. Perch poi accett? Lo rivel

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Johnson in persona, involontariamente, in una conversazione


telefonica con Richard Russell, senatore, anche lui riluttante
ad accettare l'incarico di fare parte della Commissione. La
registrazione venne pubblicata per soltanto nel 1997
(Michael R. Beschloss, "Taking Charge: The Johnson White
House Tapes , 1963-1964", New York, Symon & Shuster,
pag 72) e merita di essere riprodotta per esteso.
Parla Lyndon Johnson: "Warren mi disse che non avrebbe accettato in nessun caso. Egli
venne qui e mi disse di no due volte. Allora io tirai fuori quello che Hoover (allora direttore
dell'FBI, ndr) mi aveva detto a proposito di un piccolo incidente a Mexico City.. Allora lui
cominci a piangere e disse: 'Non voglio crearle dei problemi. Far esattamente ogni cosa
lei mi dir di fare'".
A quale incidente si riferisse Johnson non dato sapere. Ma sar utile ricordare che John
Edgar Hoover fu l'inventore, si pu dire, dei fascicoli segreti con cui aveva spiato tutto e
tutti, all'epoca, a cominciare prima dalla famiglia Roosevelt, poi dalla famiglia Kennedy.
Quello che certo che Warren cap al volo l'allusione. Allusione che serv a prendere due
piccioni con una fava, cio a convincere anche Russell a non rifiutare la nomina. In altri
termini Johnson mise a capo della Commissione un uomo che si trovava sotto ricatto. E il
ricattatore era proprio il presidente Johnson! Il quale, guarda caso, inser nella
Commissione Warren anche uno dei pi accaniti nemici di John Kennedy: quell'Allen
Dulles, direttore della CIA fin dal 1953, che era stato l'organizzatore di due riusciti colpi di
stato in Guatemala e in Iran, e che era caduto in disgrazia dopo la fallita operazione della
Baia dei Porci che avrebbe dovuto liquidare la rivoluzione cubana di Fidel Castro. Ed qui,
ripescando negli archivi documenti su documenti (opera questa volta di Russ Baker, un
giornalista con i fiocchi, autore di un libro uscito negli USA nel 2009 e mai pubblicato in
italiano, "Family of Secrets", Bloomsbury Press) che entra in scena un terzo presidente
degli Stati Uniti. E vi entra come il principale sospetto dell' organizzazione dell'assassinio
di John Kennedy e di suo fratello Robert.
Anche nella ricostruzione di Russ Baker Lyndon Johnson c'entra, eccome! Ma questo
terzo presidente USA, anche lui repubblicano, ma giunto al vertice ben 15 anni dopo le
dimissioni di Richard Nixon, nel 1989, il maggiore indiziato. Stiamo parlando di George
Bush padre, che qui - seguendo Baker - chiameremo "Poppy" per distinguerlo da altri
membri della "famiglia" Bush.
Riprendiamo il filo del ragionamento. Allen
Dulles aveva il dente avvelenato, ma non era
l'unico.

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Anche il vice direttore della CIA, Charles


Cabell, era stato costretto alle dimissioni da
Kennedy. Il fratello di Cabell, Earle, nel 1962
era nientemeno che il sindaco di Dallas,
l'interfaccia locale dell'apparato messo in
moto per la visita presidenziale. Coincidenze.
Tra coloro che non potevano sopportare i
Kennedy c'era un grande amico di Dulles: il
senatore Prescott Bush, padre di Poppy, il
capostipite della famiglia che avrebbe governato l'America, sebbene con interruzioni, per
sedici anni. Quando Dulles mor, nel 1969, in un messaggio alla vedova, Prescott scrisse
queste parole, riferendosi ai Kennedy: Non li ho mai perdonati. Lo scrisse sei anni dopo
l'assassinio di Dallas e pochi mesi dopo l'assassinio di Robert Kennedy, di nuovo in
circostanze misteriose e di nuovo per mano di un killer isolato e fatto poi passare per
squilibrato.
Ma questo solo un piccolo dettaglio. Proprio in quella fase Poppy Bush entrava in
politica. Kennedy aveva vinto il suo primo mandato con un piccolo scarto. Nel 1964 ci
sarebbero state nuove elezioni. Babbo Prescott puntava a lanciare il figlio. Gli stati cruciali,
si sapeva, sarebbero stati due, Florida e Texas. La famiglia Bush scelse di mandare Poppy
in Texas. Pochi sanno che George Herbert Bush aveva aperto il suo quartiere generale
a Houston pochi mesi prima dell'attentato a Kennedy.

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Pochi sanno che, quando John Kennedy fu ucciso, il capo del partito repubblicano in
Texas era Poppy Bush. Pochi hanno ricordato che una delle ragioni che spinsero Kennedy
a andare a Dallas fu proprio determinata dalla necessit di fronteggiare la prevedibile
controffensiva repubblicana in quello stato. La famiglia Bush era molto ben connessa
sia con Wall Street, sia con i petrolieri texani. E John Kennedy arrivava in terra
nemica con due intenzioni provocatorie: quella della cancellazione della "oil depletion
allowance" - che significava un colpo molto serio ai profitti dei petrolieri texani - e con
l'esplicito sostegno dei diritti civili, tema assai male accolto in tutto il Sud americano.
La faccenda della "allowance", soprattutto, costituiva una minaccia grave. John Kennedy
aveva detto esplicitamente che avrebbe cancellato la bonanza del 27,5% concessa ai
petrolieri texani. I quali potevano detrarre dalle tasse quasi un terzo dei profitti per i
pozzi petroliferi che venivano esaurendosi.
Sufficiente per ucciderlo? Nessuno pu affermarlo, ma come movente non era niente
male. E poi c' la questione: dov'era George "Poppy" Bush mentre Kennedy cadeva
sotto i colpi dei fucili? Nessuno and a verificare, per anni, le stranezze davvero
ciclopiche di questa circostanza. Fino al 25 agosto 1988. Quel giorno, una settimana dopo
che George "Poppy" Bush aveva accettato la nomination a candidato presidenziale per il
Partito Repubblicano, apparve sul San Francisco Examiner un breve articolo, a firma
Miguel Acoca, che rivelava l'esistenza documentata di una telefonata che Bush aveva fatto

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in quelle ore. Vale anche qui la pena di citare le parole esatte:


Un individuo che stato identificato come George H. W. Bush ha chiamato l'ufficio
dell'FBI in Houston alcune ore dopo l'assassinio a Dallas del Presidente John F. Kennedy,
al fine di riferire che un giovane repubblicano di destra aveva parlato di 'uccidere il
presidente'.
In realt la strana telefonata fu fatta esattamente sette minuti dopo che Walter
Cronkite leggesse il dispaccio dell'Associated Press che annunciava la morte di JFK.

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L'FBI, con molta diligenza, aveva registrato anche l'indirizzo dell'autore della telefonata:
5525 Briar, Houston, Texas. Era l'indirizzo di colui che, nel 1988 era il vice-presidente
degli Stati Uniti d'America. Sempre l'FBI si era precipitata a interrogare il giovanotto
oggetto della denuncia di Poppy. Lo trov subito. Si chiamava James Milton Parrott. Ma
tutte le verifiche successive non condussero a nulla. Salvo una: che Parrott era un
militante del Partito Repubblicano, che aveva frequentato l'ufficio di Poppy a Houston. E
salvo un'altra: che l'agente FBI che raccolse la telefonata - tale Graham Kitchel - era
assai vicino al capo dell'FBI, J. Edgar Hoover e che suo fratello George Kitchel era un
vecchio amico di George H. W. Bush. Tutte coincidenze che, per, spiegano bene perch
quella telefonata fu cos tempestivamente e precisamente documentata. Questo vale per
l'allora. Ma quando, quindici anni dopo, Miguel Acoca si rivolge ai suoi uffici per avere
conferme, o smentite, ecco la sopresa: in un primo tempo il vice-presidente in carica e ora
ufficialmente candidato alla presidenza, nega di aver fatto quella telefonata. E poi un suo
aiutante afferma che il presidente "non ricorda" di avere fatto quella telefonata. Russ
Baker, con ragione, si stupisce: come possibile una tale dimenticanza? Se l'atto fu
innocente - e anzi potrebbe essere ben difeso come segno di responsabilit civica, di un
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innocente - e anzi potrebbe essere ben difeso come segno di responsabilit civica, di un
capo politico che, in nome della giustizia, che giunge ad accusare un membro del suo
stesso partito - perch nasconderlo?
Dunque restano valide le ipotesi peggiori: la telefonata, riesaminata retrospettivamente,
sembra dire che, in uno dei momenti pi delicati della storia americana, Poppy stava
cercando di dirottare l'attenzione dell'FBI verso un vicolo cieco per le indagini. Ma questo
il meno.
Il "pi" che la telefonata fu fatta, alle ore 1:45 pm del 22 novembre, dalla cittadina di
Tyler, qualche centinaia di miglia da Dallas, dove George H. W. Bush avrebbe dovuto
tenere una conferenza di fronte ai soci del Kiwani Club. In tal modo Poppy riesce a
infilare negli atti ufficiali dell'indagine sull'assassinio il fatto che egli non si
trovava a Dallas mentre esso avveniva. Lo fa tirando in causa, molto stranamente, un
suo indiretto collaboratore, che risulter del tutto estraneo all'assassinio: una
successione di atti, apparentemente sconnessi tra loro, che sembrano costruiti apposta,
per, per depistare eventuali curiosit. Pi che legittime, del resto, poich risulta che
Poppy era invece a Dallas la sera prima dell'assassinio; che dorm all'Hotel Sheraton,
e ripart solo la mattina successiva a bordo di un aereo privato che gli era stato messo a
disposizione da Joe Zeppa, presidente della American Association of Oil Drilling
Contractors (AAODC). Insomma la telefonata da Tyler appare essere stata concepita per
occultare la presenza di Poppy a Dallas mentre parlava - guarda caso - con i petrolieri
texani.
E fossero solo queste le "stranezze" - si ricordi: tutte emerse parecchi anni dopo quegli
eventi, a dimostrazione che i depistaggi furono molto efficaci - del comportamento di
Poppy!
Il 5 settembre 1976 - 13 anni dopo - George Bush
era a capo della CIA e ricevette una lettera, firmata
George de Mohrenschildt, dal cui testo appare che
il suo autore dispiaciuto di avere parlato, o forse
straparlato, di Lee Harvey Oswald. E chiede aiuto. Il
testo merita di essere riportato per esteso, poich
evidente che si tratta di un disperato tentativo di
ricatto. Niente meno? Uno sconosciuto, che si firma,
tenta di ricattare il direttore della CIA?
Pu essere - scriveva de Mohrenschildt - che lei
possa trovare una soluzione alla situazione disperata
in cui mi trovo. Mia moglie ed io siamo circondati da

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certi sorveglianti, i nostri telefoni sono sotto


controllo; siamo seguiti dovunque andiamo. Non so
se l'FBI sia coinvolto in ci, oppure se non vogliono accettare le mie proteste. Questa
situazione ci fa impazzire ..
Ho cercato di scrivere, stupidamente e senza successo, riguardo Lee H. Oswald e
presumo di avere irritato molta gente. Non lo so. Ma punire un vecchio quale io sono
ormai e mia moglie, in preda a una crisi di nervi, veramente troppo. Lei non potrebbe
fare qualche cosa per toglierci di dosso questa rete che ci circonda? Questa sar la mia
ultima richiesta di aiuto e poi non la disturber pi.
La lettera - che esordiva con un "Caro George" - fu filtrata dagli uffici della CIA che
ovviamente pensarono fosse un falso. Ma, per prudenza, chiesero al destinatario se, per
caso, conoscesse questo de Mohrenschildt. Negli archivi c' la risposta di Poppy, che dati gli errori di battitura - sembra essere stata dattiloscritta personalmente da lui:
Conosco questa persona De Mohrenschildt. L'ho incontrato (scrive men invece di met,
ndr) nei primi anni '40 (scrive 40'3, ndr). Era lo zio di un mio compagno di corso a
Andover... Successivamente riemerse quando Oswald spar sul vertice. Conosceva
Oswald prima dell'assassinio del Pres. Kennedy. Non ricordo il suo ruolo in tutta questa
faccenda.
Altra dimenticanza quasi impossibile. Anzi, per essere pi precisi: del tutto impossibile.
Perch George de Mohrenschildt era molto di pi che lo zio di un vecchio
compagno di studi: era stato un socio in affari di Poppy Bush. E il suo
interrogatorio era stato, seppure per una breve parentesi, uno dei momenti pi intriganti
dell'inchiesta sull'assassinio di JFK. In quel frangente era in corso una serie di inchieste
contro gli abusi della CIA, in specie negli assassini di capi di stato esteri. E, proprio in quei
mesi, e in relazione a quelle inchieste, si stava ripresentando l'ipotesi di riaprire anche
l'inchiesta sull'assassinio di Kennedy. Pensare che il capo della CIA fosse cos distratto in
materia fuori di ogni credibilit. Qui palese che George H. W. Bush sta mentendo.
Inoltre, quando Bush dice che colui che scopriremo essere stato un suo vecchio amico e
sodale "conosceva Oswald", mente per difetto. Poich non poteva non sapere che George
de Mohrenschildt, dal 1962 al 1963 (cio nell'ultimo anno prima dell'assassinio di
Kennedy), era stato aiuto, guida, maestro e confidente di Lee Harvey Oswald, lo
aveva aiutato a trovare lavoro, a cercare casa; lo aveva introdotto in diversi ambienti
sociali di Dallas; frequentava la sua casa, e le rispettive mogli si conoscevano molto bene.
Del resto, che si conoscessero bene lo dimostra la lettera di risposta che George H. W.
Bush manda all'altro George. Nella quale, cortesemente tranquillizzandolo, gli comunica di

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"non potere risolvere completamente" il suo problema.


Russ Baker (autore di questa documentata ricostruzione) commenta: Per una persona
che conosceva ci che de Mohrenschildt conosceva, una tale notazione dev'essere stata
terrificante.
Meno di sei mesi dopo George De Mohrenschildt si
uccideva con un colpo di fucile alla bocca.
Conclusione del medico: suicidio. L'ex moglie di de
Mohrenschildt, Jeanne (agente della CIA) in una
intervista al Fort Worth Star-Telegram dell'11
maggio 1978, disse che non riteneva credibile la tesi
del suicidio; aggiunse che Oswald era stato un
agente della CIA; che secondo lei non era lui
l'assassino di Kennedy. E, per quanto concerneva
se stessa, aggiunse: Pu darsi che raggiungano
anche me, ma non ho paura (.) E' tempo che
qualcuno dia un'occhiata a questa faccenda.
Infatti il Senato americano, il 17 settembre 1976,
dopo mesi di infuocate discussioni, aveva deciso di
riaprire l'inchiesta, seppure in una forma soft,
indiretta, costituendo l'House Select Committee on
Assassination (HSCA). Basta confrontare le date e
si vede che la lettera a Bush di George de
Mohrenschildt anticipa di qualche giorno la decisione
istitutiva dell'HSCA. Il rischio era altissimo che
George venisse richiamato a testimoniare. E nella
lettera egli fa un riferimento indiretto a questa
eventualit laddove parla di cose che egli avrebbe "scritto", o detto, a proposito di
Oswald, che "possono avere irritato parecchie persone". Ma George de
Mohrenschildt non aveva pubblicato nulla. Dunque la frase va letta invertendo i
termini: potrei dire cose che irriteranno parecchie persone.
Non aveva torto. Nelle settimane che precedettero la sua controversa morte, l'HSCA
aveva nominato un investigatore speciale per il suo interrogatorio, Gaeton Fonzi. Che
arriv tardi all'appuntamento.
E non fu l'unica morte improvvisa, tra coloro che avrebbero potuto essere nuovamente
interrogati, o interrogati per la prima volta. Ci fu un altro stretto amico di George de
Mohrenschildt a lasciarci la pelle. Si chiamava Paul Raigorodsky, fuoruscito di Russia

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molti anni prima e divenuto facoltoso petroliere texano, anima della comunit texana dei
fuorusciti russi, connesso con tutte le operazioni della CIA in America Latina, sostenitore
del Partito Repubblicano, uno dei padroni di Dallas. Il 22 novembre 1976, accett di farsi
intervistare da Michael Canfield sul tema dell'assassinio di JFK. Anche lui rientrava nel
novero dei possibili inquisiti, o testimoni informati degli eventi. Le sue risposte non furono
interessanti: "Ho detto tutto ci che sapevo alla Commissione Warren. Ma qual la
ragione del suo interesse per queste faccende?". Canfield rifer di avergli risposto cos:
"Oh, sono semplicemente curioso, ecco tutto". Raigorodsky replic: Ma lei non lo sa che
fu la curiosit a uccidere il gatto?
Raigorodsky fu trovato morto il 16 marzo 1977, prima di poter essere
interrogato dalla HSCA. Referto medico: cause naturali. Non fu la curiosit a uccidere
lui.
E ora, con l'aiuto di Russ Baker, tiriamo le conclusioni. Oswald dice di essere stato un
"capro espiatorio" e viene ucciso subito dopo da Jack Ruby. Come molti pedoni di ultimo
rango nella guerra tra servizi segreti, nota Baker, egli avrebbe potuto non conoscere
affatto per chi stava lavorando e perch. Sappiamo che fu condotto per mano in varie e
contradditorie avventure. Avrebbe potuto pensare di far parte di una cospirazione,
mentre in realt era guidato a prendere parte a un'altra, in cui sarebbe morto. Uno di
questi "guidatori" fu sicuramente George de Mohrenschildt, una specie di copia - ma
molto pi astuta e consapevole - di Oswald, anche lui agente della CIA, petroliere, ricco,
ma anche personalit a molte facce, tutte utili allo sviluppo di diversi disegni.
Lo scrittore Norman Mailer - un altro che non ha mai creduto alla storia dell'assassino
unico - nel suo "Oswald's Tale", gli dedic un ritratto esaustivo, di persona eclettica, che
amava rappresentarsi, ad un tempo, come di destra, di sinistra, come un moralista e un
immoralista, come un aristocratico e un nichilista, uno snob, un ateo, un repubblicano e
un ammiratore di Kennedy, un desegregazionista, un intimo dei petrolieri, un bohemien,
un socialistoide e, in pi, una volta all'anno, un apologeta del nazismo. Nel suo libretto
d'indirizzi trovarono il nome di George Bush, Poppy per gli amici, quando era a capo della
"Zapata Oil". Perfino i rapporti dei servizi segreti americani, negli anni delle sue intense
relazioni con i petrolieri di Dallas, lo consideravano personaggio equivoco, possibile doppio
e triplo agente. La guida ideale per preparare Lee Harvey Oswald a compiere qualche cosa
che avrebbe dovuto apparire come inesplicabile, frutto di uno squilibrato, ma forse frutto
di un attentato comunista, vuoi sovietico, vuoi cubano. Queste cose si decidono all'ultimo
momento, secondo convenienza. E, se le cose vanno per il verso storto, si liquida il
pedone. Ma per liquidare il pedone stupido ce ne vuole un altro, qualche volta meno
stupido, ma che non pu sottrarsi alla bisogna. Se parler si liquider anche il secondo

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pedone, al quale si lascia la speranza che possa sopravvivere.


Jack Ruby, spar, e sper. Solo dopo il suo processo si lasci sfuggire qualche cosa.
Leggete questo dialogo, con un giornalista, e traetene le conclusioni:
Ruby: Nulla di ci ch' accaduto emerso alla superficie. Il mondo non conoscer mai i
fatti veri che sono accaduti e i miei motivi. Le persone che avevano molto da guadagnare
avevano anche molti motivi per mettermi nella posizione in cui mi trovo, e costoro non
consentiranno mai a che il mondo conosca cosa accadde.
Giornalista: Questa gente si trova in posizione di potere, Jack?
Ruby: S (Si pu vedere qui la dichiarazione di Jack Ruby: www.youtube.com/watch?
v=Yv3o9vx3VNM, ndr).

Riassunto (con avvertenza, a chi volesse conoscere meglio le connessioni che qui sono
solo accennate, di accedere al sito familyofsecrets.com, che contiene tutta l'informazione
circa le fonti e anche gli updates emersi nel frattempo):

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1. Poppy Bush era in stretti rapporti d'interessi con la lobby petrolifera


texana, che voleva togliere di mezzo i Kennedy. Molti dei personaggi cruciali del
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network segreto in Texas, che era stato costituito da tempo e che entr in azione il
22 novembre 1963, erano suoi compagni di partito o ex soci in affari, suoi
personali o della famiglia Bush, a cominciare dal padre Prescott. Tra questi, tre
personaggi-chiave furono Neil Mallon (Republic National Bank); Allen Dulles, ex
capo della CIA; John Edgar Hoover (capo dell'FBI che lavorava in coppia con il
vice-presidente Lyndon Johnson). Di quest'ultimo gi s' parlato. Immediatamente
al di sotto, nel complotto, ci fu Jack Crichton, candidato anche lui del Partito
Repubblicano, che si prevedeva avrebbe corso in coppia con Poppy, che dava ordini
al Dipartimento di polizia di Dallas. L'autista che guidava il veicolo in testa al corteo
presidenziale si chiamava George L. Lumpkin, era vice capo della polizia di Dallas e
intimo amico di Crichton. Ma era anche membro della Army Intelligence Reserve
Unit. Al suo fianco era seduto George Whitmeyer, ufficiale dell'esercito e
comandante delle unit della Army intelligence Reserve di tutto l'est Texas, alle
dirette dipendenze di Jack Crichton. Whitmeyer non era sulla lista approvata dal
Servizio Segreto per guidare il corteo presidenziale. E si noti infine che George L.
Lumpkin fece fare una sola sosta al corteo, fermandosi ("per chiedere
un'informazione" (sic) a un agente della polizia stradale) proprio all'incrocio tra
Houston and Elm Streets, di fronte al Depository Building dove stava Oswald). Jack
Chricton era stato il fondatore, della "Dallas Civil Defense", un'organizzazione
ferocemente anticomunista, che il 1 aprile 1962 aveva installato un comando
clandestino sotto il patio del Museo di Scienze e Salute di Dallas. Il luogo da dove,
presumibilmente, fu guidata l'operazione 22 novembre 1963. Della "Dallas Civil
Defense" erano parte numerosi agenti della CIA e dell'FBI, oltre che della polizia
cittadina. Non risulta che la Commissione Warren o qualcuno degl'investigatori
dell'epoca abbia mai visitato questo sito.
2. Poppy Bush era a Dallas la sera del 21 novembre, e molto probabilmente
anche la mattina del 22. E cerc di occultare questa circostanza. Mentre
appare evidente che, con la telefonata da Tyler, cerc di crearsi un alibi.
3. Poppy Bush era amico personale di George de Mohrenschildt, ma cerc di
occultare anche questa circostanza.
4. Chrichton era anch'egli amico di George de Mohrenschildt, e entrambi
erano amici di D. Harold Byrd, proprietario della Texas School Book Depository,
l'edificio dal quale Oswald avrebbe sparato a Kennedy.
5. Harold Byrd propose al custode della Depository di assumere Oswald
poche settimane prima dell'attentato.

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6. Oswald fu presentato per l'assunzione da un amico di de Mohrenschildt,


che aveva legami di parentela con Allen Dulles.
Di tutto ci la Commissione Warren, in parte, sapeva, ma fece finta di non sapere e non
indag. Quel poco che se ne sa emerse anni, anzi decenni dopo, quando Poppy Bush
ritent la carta della presidenza e qualcuno, forse, cerc di fermarlo. In ogni caso Poppy
Bush fu presidente e suo figlio George ripet l'exploit del padre. E nessuna verit
emersa fino ad ora, nemmeno con Barack Obama, democratico e nero.
Il che conferma molte delle mie conclusioni, che coincidono esattamente con quelle di
Russ Baker. Tra queste una evidente: il Presidente degli Stati Uniti, chiunque egli
sia, ha meno potere personale di quanto si pensi. Il suo potere reale un derivato
delle lobby che lo hanno eletto. Nel caso dei Kennedy, essi furono eliminati perch la loro
lobby fu soverchiata da interessi troppo potenti. E perch entrambi, specie Robert, erano
prodotti anomali dell'establishment, non disinnescabili, pericolosi. Dunque non da
sconfiggere (come nel caso di Nixon), ma da uccidere. Nel caso dei Bush, la loro ascesa al
potere americano, fu (ed , perch il loro potere non affatto finito) nella potenza della
"famiglia" e dei suoi legami.
Un'altra conclusione evidente: il ricorso sistematico alla teoria del "lupo solitario"
che uccide. Valse per Lee H. Oswald vs. Jack Kennedy, valse per Sirhan B. Sirhan vs.
Robert Kennedy, valse per James E. Ray vs. Martin Luther King, valse per Osama bin
Laden vs. le Torri Gemelle e il mondo intero. Non importa se le risultanze, in seguito,
smentirono le versioni ufficiali, poich ci che conta, sempre, la prima versione che viene
offerta al grande pubblico. I media sono sempre stati, in tutti questi casi, complici della
"distrazione delle masse". E' attraverso di loro che si sempre cercato di seppellire nel
ridicolo tutti coloro che dissentivano, bollandoli con la qualifica dispregiativa di "teorici della
cospirazione". Marshall McLuhan diceva che solo i piccoli segreti vanno protetti. Per
quelli grandi sar sempre sufficiente l'incredulit della gente. Su questo fanno leva i
grandi media.
Il che ci porta a una conclusione semplice: bisogna cominciare a sottoporre i media a una
lotta senza quartiere.

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Gianluigi Auditore

Top Commentator

in tutto questo quel criminale impunito e intoccabile di murdock


continua a pompare disperatamente quella vergognosa serie-tv
propaganda dei Kennedy "versione governativa". prima su history
channel e ora su sky arte hd... del resto non pu essere fatto che della
stessa pasta dei bush, uno che gestisce il suo impero mediatico
oscurando canali di libera informazione come Current-italia,
manipolando una disinformazione di ultradestra, ordinando
l'ostruzionismo in stile quasi-mafioso/truffaldino alle disdette di
abbonamento... che schifo...
Rispondi Mi piace 23 marzo alle ore 8.51
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