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LA TEORIA PSINERGICA

A cura dell’Istituto di Ricerca Interiore


NOTA INTRODUTTIVA
È oramai assodato che nella psiche umana, accanto alla coscienza
di superficie ne esiste anche una profonda, oscura perché
inconscia, delle cui dimensioni ancora non si conoscono i confini.
L’uomo però è un prodotto della natura: se in esso troviamo una
parte per noi visibile o consapevole e un’altra invisibile, che sfugge
all’ordinaria coscienza o percezione, allo stesso modo nel mondo
nel quale egli si è evoluto dobbiamo trovare una parte per noi
visibile e una invisibile.
Ciò che trascende la ragione, trascende l’uomo razionale, ma
sappiamo già come l’uomo razionale non sia tutto l’uomo: se l’uomo
si estende oltre la sua consapevolezza razionale, anche la realtà
supera questo mondo che la nostra ragione conosce e percepisce.
La ragione e quello che la ...supera, sono in realtà la stessa cosa
che si manifesta in piani diversi.
La Terra e l’uomo sono entrambi soggetti in evoluzione. Questa
parte invisibile del mondo e dell’uomo è quella che da quando
abbiamo sviluppato la consapevolezza viene relegata nella sfera
dei credo. A parte che sarebbe da chiedersi come mai davanti alle
notizie “brutte”, del tipo: “non esiste il mondo invisibile”, siamo
propensi a crederci, mentre davanti alle notizie “belle”: “esiste”, ci
diciamo che è un cullarci nell’illusione (atteggiamento alquanto
psicopatologico), l’atteggiamento che abbiamo conseguentemente
adottato così si esprime: “credo che ci sia”, oppure, dal lato
opposto: “non credo che esista”. Difficilmente, però, ci rendiamo
conto che dire “credo”, come dire “non credo”, significa
essenzialmente dire la stessa cosa: “non so”. “Credo”, oppure “non
credo”, proprio perché non so: se sapessi mi esprimerei in entrambi
i casi in modo certamente diverso. La cosa più saggia da fare,
allora, anziché lottare fra i due schieramenti (cosa che non risolve il
problema) sembra essere quella di ricercare: “credo (o non credo),
quindi non so, e pertanto ricerco, con lo scopo di arrivare, in
qualche modo, a sapere”.
È assurdo dire che i misteri non possono essere nemmeno
affrontati: essi sono una parte costitutiva di noi stessi, e dentro di
noi, pertanto, esiste la soluzione, e lì dobbiamo effettuare la ricerca.
È in questa ricerca che noi intendiamo applicarci.
Quella che cercheremo di trovare è l'esistenza di uno spazio reale
ma non ordinario che sottostà a tutti i fenomeni viventi, denominato
per le sue caratteristiche spazio archetipale, il quale risulta essere
superiore alle dimensioni ordinarie di spazio e di tempo. Inteso non
già come un’estensione illimitata (cosa che probabilmente non
avrebbe significato reale) dello spazio e del tempo, ma come la
realtà che pervade, trascende e allo stesso tempo comprende tutto,
e del quale lo spazio-tempo non è che una particolare espressione.
Al concetto di spazio archetipale è legata un nuovo tipo di energia
dimensionalmente indipendente dallo spazio ordinario sede dei
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fenomeni da noi osservati, che chiamiamo psinergia.

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I PARTE

“DIFFONDERE
IL BUON MESSAGGIO”:
PSICOFISIOLOGIA INTEGRATA
PREMESSA
Psicologia significa: scienza dell'anima. Da Wundt in poi, si è
cercato di rendere questa scienza bene accetta al resto della
comunità scientifica, anche, si potrebbe dire, a costo di tradirla nella
sua essenza. Infatti, dei due termini di cui il suo nome si compone,
ben poco è rimasto del primo (psiche = anima), a vantaggio
dell'altro, perché evidentemente considerati fra loro antitetici.
Tutti i tentativi di rendere obiettiva la scienza psicologica,
sezionando le percezioni, riducendo le sensazioni e analizzandone i
processi, non possono che girare attorno al vero problema, che
rimane l'uomo nella sua totalità e con la sua complessità:...l'insieme
è più della somma delle parti.
Eppure non è così; scienza e anima non sono in opposizione: le
leggi che le regolano risultano essere le stesse. Ma per poterle
studiare dobbiamo saper affrontare anche la parte anima della
psicologia, dando alla realtà che ci circonda una nuova
dimensione, dando a noi stessi un nuovo modo di concepirla (che
poi è lo stesso che senza sapere usiamo tutti i giorni). Allora
vedremo che non solo riusciremo a fare ammettere a pieno titolo
l'anima nel novero della ricerca scientifica, ma che quest'ultima
dovrà ora adeguarsi alla nuova realtà, rovesciando i parametri che
hanno finora imperato: la psicologia, come portatrice di una visione
più completa della realtà - tale da abbracciare non soltanto le forme
fisico-chimiche e i fenomeni a queste collegati, ma anche la parte
psichica del mondo: la vita, la coscienza e la consapevolezza -
dovrà essere la scienza precorritrice e trascinare sulla stessa via
tutte le altre.
In realtà, l'insieme è esattamente la somma delle parti, purché si
considerino tutte le parti.
Noi siamo convinti che questa è la strada che si apre all'orizzonte
con la scoperta della conoscenza psinergica. Essa non è che ai
suoi albori, e il presente testo non vuole essere niente di più che un
primo tentativo di ricavarne proposte scientifiche in campo
psicologico e terapeutico.
L'intento è che servano da base per un ulteriore approfondimento
nella via sopra descritta; la speranza è che da questo studio non
esca che bene (e in fondo è ciò che ci interessa di più) verso
chiunque vi si applichi.

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1. LA PERCEZIONE
Da quando la consapevolezza dell'uomo ha chiuso i canali (cioè da
tempo immemorabile), egli cerca di ristabilire il contatto con lo
spazio archetipale. Di questa antica ricerca, e della lotta fra la scelta
del bene o del male, ci rimane traccia nei Miti, che usano un
linguaggio bensì razionale, ma raccontano usando immagini proprie
dell'intuito.
Dal nostro punto di vista, la conoscenza psinergica sembra in grado
di dare una risposta a questa esigenza, attraverso un'esperienza
che, pur essendo di tipo psinergico, si basa su spiegazioni logico-
razionali, facendo appello anch'essa all'intuito che tutti, in nuce,
possediamo. È l'esperienza che denominiamo dilatazione del
presente, la quale è sintetizzabile nell’esempio dello forzo di
comprensione totale integrata che il grafologo compie
nell'analizzare una scrittura. Egli infatti estende la sua attenzione, il
suo presente, al foglio nella sua interezza, cosa che per colui che lo
ha scritto rappresenta invece un processo spazio-temporale.
Questo esercizio mostra come il presente possa essere dilatato a
dismisura, rivelandosi pertanto una grandezza che dipende
unicamente dalla nostra coscienza. Sono solo i nostri limiti e la
mancanza di esercizio che non ci consentono di farlo. Si può
dedurne che alcune forme possono risultare visibili soltanto
dilatando il presente, determinando l'esigenza di una percezione
occulta, diversa da quella ordinaria.
Ma dove nascono questi nostri limiti? Essi sono nei sensi fisici. Ad
una percezione ordinaria mediata dai sensi, valutativa, che si
trasforma nel pensiero logico-deduttivo perché imperniata nei
processi fisiologici di spazio-tempo, che opera utilizzando l'energia
che definiamo acquisitiva, il grafologo nel suddetto modo allenato
gradualmente si sposta da una relazione valutativa ad una
percezione im-mediata, olistica, che è base del pensiero intuitivo,
il lampo che non sottostà allo spazio né al tempo, incontrandosi, si
potrebbe dire, psinergicamente con quanto sta esaminando,
direttamente nello spazio archetipale.
Per cercare di rendere più chiaro quanto avviene in questi due tipi
di percezione, lo visualizzeremo con il seguente espediente grafico,
avvertendo che si tratta solo di una rappresentazione che si svolge
in un numero di dimensioni minori di quanto non avvenga nella
realtà.
Riportiamo nel foglio su cui stiamo leggendo un oggetto osservato e
un soggetto osservatore, semplificandoli nel seguente modo:

figura 1 - Oggetto e soggetto.


Questi due elementi del nostro fenomeno sono ...logicamente
distanti tra loro, e distinti: uno osserva l'altro. Essi comunicano tra
loro attraverso lo spazio-tempo che li separa (la doppia freccia).
Poiché tale osservazione viene svolta per mezzo dei sensi di
percezione, essa viene sempre limitata dalla loro efficienza e dalla
loro struttura: i sensi non sono in grado di seguire uno stimolo con
continuità, e inviano quindi al cervello una sequenza
necessariamente frammentaria di dati, espressa da tempo in
psicofisica dalla legge di Weber. Esiste inoltre il problema,
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probabilmente insolubile se affrontato restando nell’ottica scientifica
basata sul paradigma della casualità, di come gli stimoli di tipo
elettrico che giungono al cervello si trasformino nelle varie
sensazioni che noi proviamo. È un tipo di approccio che può
guidarci solo fino ad un certo punto, ma che dovremmo cercare di
superare se vogliamo veramente sforzarci di capire da dove
arrivano queste sensazioni; come facciamo cioè (è esperienza
interiore quotidiana di ciascuno di noi, anche se non trasmittibile,
proprio perché non di carattere spazio-temporale) a entrare in
comunicazione vera con l'oggetto che osserviamo.
Per poter fare questo, dobbiamo lasciare lo spazio ordinario. Per
rappresentarlo graficamente, ridisegniamo i due cerchi precedenti
posti sul foglio di carta (o sullo schermo del computer), e fingiamo di
disegnare anche quest'ultimo, che rappresenta appunto lo spazio-
tempo, come lo vedessimo in prospettiva:

figura 2 - Percezione mediata.

Quanto già detto circa la percezione im-mediata, esprime l'esigenza


di rappresentare uno spazio attraverso il quale avvenga una
comunicazione fra oggetto e soggetto, diverso da quello ordinario di
spazio-tempo. Costruiamo allora questo spazio extra-foglio, o extra-
schermo, unendo i due cerchi mediante una forma torica che si
innalza (cioè lo abbandona) sullo stesso:

figura 3 - Percezione im-mediata.


Questo rappresenta l’attivazione della percezione psinergica, che la
teoria ci consente di concepire come un legame di tipo vibrazionale.
Lo spazio archetipale viene così rappresentato dal toro, che unisce
soggetto ed oggetto in uno spazio non ordinario: ecco il canale, il
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ponte ricostruito!
Se osserviamo la figura con attenzione, possiamo notare come ciò
che abbiamo prima definito soggetto ed oggetto, in quest'ultima
realtà non sono altro che due sezioni della stessa figura
geometrica, causate dall'intersezione del foglio con il toro, con ciò
significando che nello spazio archetipale non esiste separatività, ma
unitarietà, e che in quella realtà soggetto ed oggetto si trovano fusi,
creando una comunicazione (anzi una comunione) non mediata
dai sensi, ma, appunto, im-mediata. La separatività è pertanto solo
una conseguenza della percezione mediata e del conseguente
pensiero obiettivo concreto; nello spazio archetipale la percezione
im-mediata, che è in realtà identificazione fra soggetto ed oggetto,
crea il pensiero intuitivo che li unisce, tale da permettere la
comunione, una conoscenza intima , diretta, tra di essi, che non
necessita del dato, e quindi di una esposizione razionale, o logico-
deduttiva, legata allo spazio-tempo.
È esperienza accessibile a tutti quella di risentire in benessere o, al
contrario, in malessere, dal tipo di rapporto che possiamo avere con
un’altra persona. Esiste questa percezione non causata dai sensi
ordinari, che ci fa stare bene o male vicino ad essa, oppure anche
al solo pensarla, creandone o subendone la presenza: è una
percezione che porta con sé delle opportunità che spesso ci
sfuggono, ma che sono invece molto importanti da cogliere.
Chi non è allenato ad innescare un rapporto di attenzione all’altro,
di comunione, si protegge, si isola o si allontana e, quando esso si
riveli disarmonico, crea una barriera, un ostacolo, rendendolo così
evidente e dando ancora più forza al problema. Anziché far questo,
si dovrebbe volontariamente mettersi in una condizione di apertura,
di accettazione, senza cioè pararglisi di fronte o girargli le spalle,
non lottando, ma mettendosi in un ascolto privo di connotazioni
critiche e di interferenze: condividerlo è l’unico modo per vincerlo e
guarirlo. Ciò mette per così dire a nudo la disarmonia esistente, che
trova origine nell’altro, ma rispondenza in noi stessi - che pertanto
non ne siamo immuni - permettendo la liberazione dagli ostacoli che
su entrambi influivano nel rapporto. Se non è ascoltata in questo
senso l’altra persona si vede confermata nel suo problema, e vi si
attacca di più, incrementando la disarmonia.
Immaginiamo solo le ripercussioni possibili a livello sociale, quando
un numero anche modesto di persone fossero sensibili, nei loro
rapporti umani, a questo tipo extra-sensoriale di percezione! Come
non ricordare a questo punto le parole di Paolo: "Dio è Luce; se noi
camminiamo nella Luce come Egli è nella Luce, abbiamo
comunione gli uni con gli altri."
Proprio il porre l'accento invece sulla separatività concorre a
formare tutta quella serie di sintomi che possiamo far ricadere sotto
il nome di alienazione: lontani dalla vera coscienza di sé.
Essere in sintonia con la percezione im-mediata significa per l'uomo
vivere la propria dimensione pienamente, integrato con la propria
coscienza. La situazione opposta di alienazione è dovuta invece ad
una psiche dis-integrata, basata sulla frammentarietà, quindi sulla
falsità e illusorietà delle apparenze spazio-temporali.

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2. ENERGIA ACQUISITIVA E PSINERGIA
Qualsiasi lavoro cerchiamo di ottenere o misurare, lo esprimiamo
per mezzo di una certa quantità di energia. Spesso, però, non ci
rendiamo conto che questo dovrebbe valere anche per noi stessi,
visto che siamo parte integrante del medesimo universo che in tal
modo vogliamo misurare. Ad esempio, io che in questo momento
(presente per me - passato per il lettore) sto scrivendo, e voi che in
questo momento (futuro per me - presente per il lettore ogni volta)
state leggendo, consumiamo così facendo energia. Siamo ben
consci di ciò, solo se pensiamo all’affaticamento (esaurimento) che
questo comporta, con una conseguente necessità di ricarica.
Queste energie psichiche pensiamo ora di poterle, nella loro
relazione, rendere consapevoli. Occorre però sfondare una barriera
per riuscire a farlo, che potremmo definire appunto la barriera della
consapevolezza, per superare la quale noi riteniamo di aver
saputo trovare la strada.
Questo è il cammino che la conoscenza psinergica ha iniziato,
facendo intravedere le energie psichiche che quotidianamente
usiamo nell’essere al mondo, e permettendo di distinguere fra due
tipi di energia diversamente implicate in questo scopo. Ecco la
nascita della nuova psicologia che qui prende inizio.
Grazie alla ricerca psinergica sappiamo come le due energie, quella
acquisitiva e quella psinergica, si comportano e funzionano
nell'uomo. Possiamo distinguere la differenza (e l'importanza di
essa) fra le due capacità di vedere il mondo, che fino ad oggi veniva
trascurata, se non ignorata.
Possiamo così tentare di descriverle:
Il flusso di quella che possiamo chiamare energia vitale si manifesta
in due nuovi aspetti di Energia:
L’energia acquisitiva che è associabile alla percezione valutativa
dei sensi come viene studiata in psicofisica, e che consiste in una
energia reale connessa con lo spazio ordinario in cui ha sede il
fenomeno. Tale energia è anche legata all’aspetto entropico e
termodinamico della manifestazione.
La psinergia è un nuovo tipo di energia ed è strettamente legata
alla percezione olistica della forma, legata all’aspetto finalistico o
sintropico della manifestazione).
Quest’ultima grandezza è indipendente dallo spazio ordinario sede
del fenomeno ed è essa che suggerisce l’idea del concetto astratto
di spazio reale non ordinario a cui è stato dato il nome di spazio
archetipale.
Si potrebbe liberamente interpretare la teoria descrivendo l’uomo
come un essere composto di due lati, intendendo i tali non come i
noti lati destra/sinistra - oppure -superiore/inferiore - o, ancora,
-anteriore/posteriore - o, volendo, -esterno/interno -, ma invece
come -esteriore/interiore - nel significato psichico dei due termini,
secondo cui l’esteriore risulta legato all’aspetto razionale e
consapevole, e quello interiore ad un aspetto, mai finora indagato,
del sentire, visto come complemento e completamento dell’altro,
anzi, con una storia più lunga dell’altro, che risulterebbe una
recente acquisizione evolutiva.
Vediamo come, a proposito di quanto avviene nella ripetizione di
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una esperienza, possiamo circostanziare le due energie vitali:
Si riscontrano due tempi: in un primo tempo, il soggetto tende ad
associare a quanto gli accade il flusso di energia acquisitiva. In
questa fase viene impiegata molta energia associata alla
dimensione spazio-temporale.
Successivamente, attraverso la ripetizione, trasferisce lentamente
l'esperienza sul piano psinergico, nella dimensione archetipale.
Si crea così un segnale psinergico sempre più stabile che consente
il riconoscimento automatico (superconscio) della forma
dell'esperienza senza dover ricorrere al confronto acquisitivo.
Viene in questo modo memorizzata l'esperienza in forme
psinergiche finché, una volta raggiunta la stabilità assoluta, si
trasforma in una cosiddetta dote acquisita.
Abbiamo così trovato che esistono due livelli di percezione che
operano sempre insieme, ciascuno nel proprio dominio. Al primo
livello appartiene il flusso di energia acquisitiva, che è una energia
reale e che ha sede nello spazio ordinario. Attraverso di essa le
esperienze possono essere misurate, analizzate, trasferite su
supporti materiali e descritte in linguaggio razionale in modo tale da
permettere la comunicazione. L'energia acquisitiva è alla base della
cultura e della scienza sperimentale, perché permette la ripetizione
oggettiva dell'esperimento nel senso che può essere compiuto da
soggetti diversi in momenti diversi.
Al secondo livello appartiene la psinergia. Da quanto abbiamo
potuto vedere, attraverso la sintesi psinergica si opera il
riconoscimento immediato delle forme. Attraverso essa
riconduciamo l'attivazione della capacità intuitiva (che appare come
una trasmutazione della attività di pensiero relativa al
riconoscimento di concetti, associazione di idee). La conoscenza
psinergica distingue chiaramente i due modi di percepire, favorendo
un nuovo approccio scientifico allo studio dei fenomeni psichici.
Possiamo così, grazie a ciò renderci conto della diversità fra la
capacità valutativa di fronte a determinati fenomeni, e la
conseguente azione di processo logico ad essa collegata, e la
capacità istantanea di riconoscere, di comprendere, di fronte a
fenomeni di altro tipo. Possiamo vedere come la seconda divenga
col tempo un prodotto della ripetizione della prima. Prenderemo
dunque come regola questa idea: discrimineremo l'energia
acquisitiva da quella psinergica sulla base della capacità valutativa.
I fenomeni valutabili in processi spazio-temporali appartengono al
dominio dell'energia acquisitiva; i fenomeni istantanei appartengono
al dominio dell'energia psinergica.
Per quanto fosse trascurata o ignorata, la differenza fra le due
capacità risulta essere fondamentale in funzione della vera
comprensione dell'uomo e del mondo.
Fra le altre cose, la suddetta visione suggerisce anche l’esistenza di
due economie, dato che la parola significa “le regole della casa”, e
visto che adesso abbiamo ....due case da regolare. Molti aspetti
anche di natura psicologia, come più avanti mostreremo, possono
andare valutati in modo diverso, a seconda che ricadano sotto il
dominio di una o dell’altra forma percettiva.
L’economia inerente all’energia acquisitiva, nella quale “viene
impiegata molta energia”, è di tipo utilitaristico. È cioè limitata, si
consuma e perciò induce ad un accaparramento personale a
scapito degli altri.
La contabilità a partita doppia, a due colonne di dare e avere,
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riguarda esclusivamente l’economia dell’energia acquisitiva. Quella
che riguarda la psinergia appartiene ad una dimensione che non è
limitata spazialmente e temporalmente: questa energia, in realtà, è
una, indivisibile e, perciò, individualmente incatturabile e, al tempo
stesso, totalmente utilizzabile.
Si vedrà con un esempio l’importanza di questa distinzione: la
gelosia di un amore o di un sentimento, appartenenti alla sfera dello
spazio archetipale (psinergia), non è altro che un malinteso. Dare
per ottenere in cambio qualcosa significa muoversi con la logica e
all’interno dell’energia acquisitiva: se così faremo, ad essa
rimarremo legati; dare senza chiedere la paga, ci mette invece in
sintonia con la psinergia e ci ripaga senza possibilità di errore,
perché sono le leggi stesse di natura che lo garantiscono.

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3. IL PERCORSO EVOLUTIVO
La già menzionata progressione fra un segnale instabile inserito
nello spazio-tempo ed un segnale altamente stabilizzato come è
quello psinergico, porta alla distinzione fra due funzioni psichiche
che vengono chiamate comunemente ragione e istinto. E potrebbe
portare anche a considerare il secondo come una maturazione, uno
sviluppo della prima: non è forse più sicuro, più “saggio” l’istinto,
rispetto alla ragione, così altalenante, incerta e a volte
controproducente?
La suddetta interpretazione, però, causa alcune perplessità.
Comunemente, infatti, associamo la ragione all'essere umano e
l'istinto all'animale, cosa che così otterrebbe una maggiore
evoluzione del secondo rispetto al primo. Infatti, se l'istinto segue
nella progressione la ragione, appare come un suo prodotto, il
risultato della sua azione, quindi il fine più evoluto di quella. È ben
vero che l'istinto che guida l'animale è pressoché infallibile, mentre
dei continui errori umani stiamo quotidianamente subendo le
conseguenze, ma mostreremo come questo non sia dovuto ad un
minor avanzamento evolutivo dell'uomo rispetto all'animale, ma
esattamente all'opposto.
Per fare questo, cosa che chiarirà ancora meglio la portata della
scoperta psinergica, possiamo notare come quanto più andiamo
indietro (nel senso della complessità associata all'evoluzione) nelle
specie, tanto più esse rispondono univocamente all'istinto che le
guida, che è bensì sempre più infallibile, ma anche sempre più
dispotico: non esiste scelta, ma soltanto obbedienza, o meglio,
allineamento spontaneo alle sue sanzioni. Questa univocità (d'altra
parte l'infallibilità è inversamente proporzionale alla libertà di scelta)
rende l'animale una entità collettiva, cioè non individuale: non ci è
possibile definirlo individuo nel significato più completo del termine.
Per non contraddire il già descritto assioma sulla maggiore
evoluzione del segnale psinergico rispetto a quello acquisitivo,
dovremmo concludere che l'istinto collettivo è destinato a
soppiantare l'individualità, oltre a quanto già detto sulla maggiore
evoluzione dell’animale rispetto a quella dell’uomo. Resta però il
fatto (oltre al comune sentire) che l'uomo ha in sé la capacità di
vincere gli istinti, superandoli con la ragione, cosa che appare
smentire la precedente affermazione. Se vogliamo dare d'altronde
credito all'ipotesi che la conoscenza è un fattore di avanzamento
rispetto alla non-conoscenza (cosa che abbiamo tutta l'intenzione di
fare), e che la conoscenza vera non può che essere consapevole,
secondo lo schema:
coscienza: capacità di sentire (= animale)
consapevolezza: capacità di sapere (= uomo),
oltre al fatto che la consapevolezza non può che essere individuale,
ne dobbiamo dedurre che l'uomo è superiore, per evoluzione,
all'animale, e che la ragione compare dopo l'istinto, e non
viceversa.
È a questo punto che, inserendo un nuovo concetto, riusciremo a
conciliare queste apparenti contraddizioni; facciamo allora entrare
in gioco il concetto di influsso. Forme psinergiche simili, secondo la
nostra ricerca, si attraggono in seguito ad un fenomeno di
risonanza psinergica, creando una comunicazione, una
trasmissione di dati e conoscenza fra di esse, tali da giustificare
teoricamente l’esistenza di detto concetto.
Quando parliamo di istinto negli animali siamo costretti a farlo
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dicendo: ne sono guidati. D'altra parte, esso produce un risultato di
tipo collettivo, confessando così la sua incapacità individuale. In
altre parole, gli animali sono soggetti ad un influsso esterno,
indotto, che li guida: questo è l'istinto. Essi rispondono, perché
sono coscienti, alle sue sollecitazioni; ma non sono consapevoli: si
allineano ad esso spontaneamente.
La non valutazione che l'animale fa del suggerimento istintivo pone
quest'ultimo nello spazio archetipale: è proprio quel segnale
altamente stabilizzato (infallibile) che lo guida dall'esterno.
Dove collocare allora, evolutivamente, la capacità maturata
dall'uomo, ottenuta grazie alla già descritta ripetizione, anch'essa
non valutativa? Facciamo un esempio di cosa intendiamo: imparare
a leggere è costato a tutti, inizialmente, un certo sforzo di
collegamento, di memorizzazione, di derivazione, ecc.; col tempo,
però, quello sforzo scompare, e noi riusciamo immediatamente a
interpretare un segno della scrittura, senza ...por tempo in mezzo.
Certamente questa capacità non risponde, pur essendo un segnale
di tipo psinergico, alla descrizione dell'istinto che abbiamo appena
data; e contemporaneamente appare come un passo avanti rispetto
alla capacità acquisitiva basata sui processi temporali. Dobbiamo
perciò ipotizzare tre tempi, o fasi, che qui descriviamo:
I° fase ISTINTO funzione non valutativa
II° fase RAGIONE funzione valutativa
III° fase INTUITO funzione non valutativa
la cui progressione simbolizza un ipotetico percorso evolutivo,
secondo il ragionamento sviluppato.
Il valore dello schema appare nella sua vera portata se lo
completiamo inserendo le tre funzioni psichiche descritte nelle
rispettive dimensioni (fig.4).

I^ fase ISTINTO spazio archetipale

RAGIONE
II^ fase Spazio-tempo ordinario

INTUITO
III^ fase

figura 4 - Le funzioni psichiche

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Esaminando in particolare il significato che acquista qui la freccia
verso il basso, notiamo come questa possa identificare il tipo di
influsso. Nella prima fase, quella dell'istinto, la freccia proviene
dall'esterno (dall'alto), ad indicare una influenza, una guida esterna
per le azioni che l'istinto suggerisce. Quindi:
Istinto = psinergia altamente stabile, indotta.
Possiamo con ogni probabilità assegnare questa fase al livello
evolutivo animale, dove non si manifesta scelta autonoma
individuale. Negli animali l'acquisizione arriva solo fino al punto in
cui non agirebbe contro l'istinto: non può essere indipendente da
esso.
Nel regno animale troviamo, in verità, una grandissima varietà di
specie, a diversi livelli di evoluzione. Quelli che, dotati dello
strumento fisico necessario (il cervello), sono stati a lungo in
familiarità con l'uomo, possiamo ben dire che cominciano a
ragionare. Sembra che la vicinanza con quest'ultimo li abbia portati,
diremmo per induzione, ossia per influsso da parte nostra (ed ecco
entrare ancora in gioco la risonanza psinergica), a sviluppare
questa ulteriore funzione.
Seguendo ancora la freccia, dopo la prima fase, scopriamo così la
seconda, colla quale si entra nello spazio-tempo ordinario. Come
conseguenza di ciò, ci viene da dire, nasce una diversa forma di
coscienza, legata ai processi valutativi che necessitano di spazio-
tempo per potersi sviluppare: la logica, ossia la ragione:
Ragione = energia acquisitiva endogena.
In questo livello riconosciamo senza ombra di dubbio l'uomo: la
freccia, infatti, fino al centro del cerchio è ancora di carattere
esterno; dal centro in poi comincia a rivolgersi verso l'esterno. Ecco
l'uomo combattuto fra l'istinto e la ragione, con la conseguente
capacità di scelta. La vittoria della ragione sull'istinto chiude il
canale con quest'ultimo, e di conseguenza con lo spazio
archetipale.
L'autonomia viene ottenuta a scapito del contatto con l'al-di-là-
spazio archetipale: solo ciò che è rivestito di spazio-tempo, cioè di
logica e razionalità, viene considerato reale e forma la base della
cultura. Ma dietro a questa realtà agisce pur sempre (è questo che
è stato scoperto) la psinergia, anche se formalmente rifiutata: il lato
interiore. Per sua costituzione l'uomo è un ponte, un canale fra la
dimensione spazio-temporale e la dimensione archetipale. Il grande
valore di questo insegnamento consiste nel renderglielo noto,
permettendogli di continuare il suo percorso seguendo la freccia.
Intuito = psinergia stabile, autogena.
Riuscire ad entrare consapevolmente nello spazio archetipale
sembra essere il futuro che come uomini ci aspetta, svelando quello
che finora è stato il mistero di ciò che c'è dietro la realtà. Dovremo
ricostruire i canali con questa dimensione; non però gli stessi del
passato, ma quelli nuovi lungo il percorso che la freccia indica verso
l'esterno.
Questo può significare che agiremo verso gli altri con le capacità
psichiche qui ottenute, maturando ciò che definiamo spinta al bene.
Come nelle precedenti due fasi abbiamo assegnato agli animali
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quella condotta dall'istinto tipico della specie, e all'uomo quella
sorretta dalla ragione individuale, dobbiamo qui fare lo stesso per
un'entità, che chiameremo angelo, già giunta consapevolmente a
questo livello. È l'angelo che guida dall'esterno l'animale mediante
ciò che in quest'ultimo diviene istinto. Angelo significa: messaggero;
colui che porta, trasmette, conoscenza.
Possiamo fare quindi un parallelo fra l'induzione, l'influsso che
l'uomo esercita sugli animali, e quello che opera l'angelo sugli
stessi:
angelo = influsso esclusivamente psinergico, che si traduce
nell'istinto,
uomo = influsso acquisitivo/psinergico, con forte prevalenza del
primo.
Ecco che adesso abbiamo chiara una visione evolutiva d'insieme,
che si presenta come una catena formata da tanti anelli, dove quelli
più forti (più progrediti) sostengono i meno evoluti, prendendoli
dapprima per mano (mediante l'influsso dell'istinto), fino a quando
non saranno in grado di connettere da soli le loro esperienze con lo
spazio archetipale, esperienze che dovranno a loro volta maturare
in capacità di aiutare nuove entità vergini.
In campo sociale, cioè nel rapporto con i suoi simili, l’uomo più
consapevole non ignora che la sua azione influenza tutte le entità
con cui entra in contatto nello spazio-tempo ordinario, divenendo
per lui sempre più naturale porre attenzione all’altro. La risonanza
psinergica che si genera ha il doppio effetto di rendere sempre più
stabile la propria spinta al bene e contemporaneamente esercitare
un influsso benefico con le altre entità con cui entra in prossimità
nello spazio-tempo.
In campo istituzionale, l’educazione e la scuola rappresentano il
veicolo della cultura. Qui troviamo il maestro (l’insegnante, ma
anche i libri) che, in possesso della conoscenza, la impartisce ai
suoi allievi. Egli è il depositario della conoscenza, non loro. La
conoscenza che questi ultimi devono acquisire è quella del
maestro. Stormi di cosiddetti scienziati si formano in questo modo:
essi non sono abituati che ad apprendere e a dipendere.
Questa istituzione è importantissima e fondamentale, visto che,
come si vedrà, le qualità psichiche non si trovano nel DNA, ma
devono essere sviluppate con la disciplina (più l’evoluzione fra le
specie avanza, e più i piccoli devono essere seguiti dai genitori per
un tempo maggiore). Un’altra disciplina, tuttavia, va affiancata per
l’uomo, che non richiede (anzi che esclude) maestri: la capacità di
ascoltare il maestro interiore, che è quello che, in incognito, agisce
anche nella fase acquisitiva. Va portato fuori dall’ignoranza,
divenendo meta consapevole. La sua conoscenza è quella che
giace nella profondità e che ci illumina per mezzo dell’intuizione.
In fondo, tutti gli studenti del mondo sono in fila ad acquisire le
intuizioni che altri hanno avuto. Ad un certo punto diviene
necessario scoprire la propria intuizione; solo allora il giro si
completa, riscoprendo anche la profondità di quanto già da altri
sperimentato.

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4. L’IO E IL SÉ
Qualsiasi comportamento umano contiene in sé due stati, che così
distinguiamo:
lo stato manifestato, che altro non è che l’effetto del
comportamento; ad esempio per una persona che scrive la traccia
grafica già scritta;
lo stato potenziale, che è l'intenzione di metterlo in atto, nell’e-
sempio suddetto precedente l'atto grafico.
Colui che scrive ha già in sé l'intenzione di tracciare la linea, ed è
questo che dà a quest'ultima un significato, al suo apparire grafico
come stato manifestato, passibile di trasmettere psinergia. A partire
da questa concezione, possiamo stabilire che qualsiasi azione
intelligente produce degli effetti perché contiene in se stessa un
aspetto invisibile, che ne è però la base e le dà scopo.
Quale può essere il significato del termine: dis-integrato? La
conoscenza psinergica si appella ad una corrispondenza che è alla
base del concetto di simmetria fra stato potenziale e stato
manifestato: nell'agire umano l'energia psinergica degrada in una
forma. Il piano delle energie psichiche, lo spazio archetipale, è la
sede degli stimoli che si tramutano, come risposte, in azioni nello
spazio ordinario: ecco l'uomo-elemento vivente di connessione fra
le due dimensioni.
Il collegamento fra lo spazio archetipale e quello ordinario è lo stato
che dovrebbe essere normale per l'uomo; che lo rende sano,
perché ogni sua parte svolge la funzione che le è propria. È, allora,
un uomo integrato, cioè correttamente unito fra la sua parte
psinergica e quella fisica.
Può accadere, invece, che la mancanza di consapevolezza dello
spazio archetipale, e delle funzioni che colà si svolgono, causi un
distacco, una intersezione con lo stesso. Fra l'energia psinergica e
il suo manifestarsi del principio di corrispondenza, si frappone una
barriera di dati sensoriali (energia acquisitiva), che impedisce la
corretta relazione fra i primi due elementi. Questa intersezione, a
causa della oramai cronica incapacità di accedere alla percezione
im-mediata, non rappresenta un caso raro, ma diremmo anzi quasi
universale nell'uomo d'oggi.
Se ritorniamo all'esempio dei due dischetti che descrivono i due
livelli di percezione, possiamo considerare come ciò significhi la
presenza, nella nostra coscienza, di due distinte capacità
percettive. Dal punto di vista della consapevolezza, la presenza di
due persone: una cosciente dell'energia acquisitiva, che
razionalizza e vive nello spazio-tempo ordinario e tramite questo
comunica con il mondo esterno; e una che dovrebbe dirigere
l'azione e percepire i segnali del mondo ordinario dal piano dello
spazio archetipale, intuitivamente, con una visione finalistica degli
stessi. Chiameremo questi due aspetti di ogni essere umano:
- Sé = l'uomo intuitivo presente,
- io = l'uomo razionale deduttivo.
Nell'interruzione del collegamento fra lo spazio archetipale e lo
spazio ordinario sopra descritta, che cattura l'attenzione nel livello
di energia acquisitiva, abbiamo l'io che invade il dominio del Sé,
causando la dis-integrazione mentale che stiamo analizzando. Per
poter operare fino al piano ordinario, il Sé si serve degli strumenti di
coscienza (istinto, ragione, intuito) già noti. Essa deve, tuttavia,
mettere a fuoco il proprio sguardo in quella dimensione, per riuscire
15
a coglierne le informazioni utili. Ciò avviene attraverso un suo
inserimento (tramite le suddette funzioni psichiche) nello spazio-
tempo ordinario, che però ne limita la capacità. È costretta cioè ad
usare una lente che viene messa a fuoco ordinariamente nel
presente e nel prossimo, entro i quali ordinariamente pensiamo
limitata la nostra presenza. Proprio questa messa a fuoco è quanto
comunemente si definisce attenzione. Questa però, con la
dilatazione del presente e con la risonanza psinergica, può riuscire
ad ampliarsi, cogliendo aspetti più vasti e informazioni più
complesse, che ordinariamente si perdono. È un modo, risulterà
evidente, di avvicinare ragione ed intuito, aumentando la
consapevolezza nella direzione di quest’ultimo. Se ciò non viene
fatto, si rimane succubi della limitazione spazio-temporale.
Il voler continuare a sguazzare nella palude di pensieri razionali che
formano la cultura, le abitudini, i meccanismi (anche psicologici), il
rifiutare aprioristicamente tutto ciò che appare come non razionale,
crea questo ostacolo fra Sé ed io, con la conseguenza di fare
ammalare l'uomo, all'interno del quale le funzioni corrette vengono
sostituite da altre fittizie, non rispondenti al vero lavoro che sono
deputate a fare: questa è in ultima analisi la malattia. L'uomo
razionale contemporaneo, perciò, è per sua stessa struttura
interiore malato, e nessun tipo di conoscenza culturale che non
superi il rapporto spazio-tempo può essere in grado di guarirlo.
Occorre spostare la mira, smettere di guardare alle cose per voler
conoscere di più: questo aspetto è ormai obsoleto; occorre
guardare all'interiorità dell'uomo: allora conosceremo veramente
anche le cose.
Quando l’uomo viene assorbito totalmente dal desiderio di fare
sempre nuove esperienze, se queste non producono l’accresci-
mento del potenziale psinergico risultano inutili, ed hanno come
conseguenza, oltre a ciò che chiamiamo inflazionismo acquisitivo a
livello individuale, anche un drammatico silenzio tra uomini, che
sono fisicamente vicini, ma totalmente isolati sul piano psinergico.
Questo può determinare la sensazione di solitudine (che noi
possiamo definire come mancanza di comunione - o di amore), così
diffusa al giorno d’oggi, e ora ne comprendiamo meglio la causa, in
cui la relazione viene vissuta esclusivamente al livello esteriore-
obiettivo.
L'uomo non è limitato ai suoi bordi fisici, dato che psichicamente,
psinergicamente, è in comunione con l'esterno, ciò che, quindi,
risiede oltre quei bordi. Il suo io gli suggerisce un’attenzione rivolta
alla sua parte fisica, ma solo come frutto della limitata
consapevolezza dovuta alla percezione mediata; le istanze del Sé
lo spingono oltre se stesso, per allargare i propri confini verso
l'esterno.
L'interno/esterno si può allora concepire in due modi diversi:
fisicamente: come fra corpo e ambiente, o fra corpo e società, ecc.;
psichicamente (nel nostro significato): come fra ciò con cui si è
giunti ad essere in comunione e tutto il resto.
È evidente che quest'ultimo è un confine mobile, che ci si prefigge
di allargare sempre più con il progressivo ampliamento della
consapevolezza e dell’attenzione verso lo spazio archetipale.
Ciò implica sforzo e quindi dolore, e nell'io vi ci opponiamo
rintanandoci nel passato, nell'infantile contatto epidermico (con la
madre e con la madre-natura = specie). È questo che è patologico
16
e che va superato, per diventare pienamente adulti.
Abbiamo detto: ampliamento della consapevolezza e
dell’attenzione; quindi non è la coscienza individuale che viene
sacrificata alla comunione, ma la coscienza di separazione
dall'altro, ottenendo l'allargamento della concezione di sé.
Il Sé non è limitato spazio-temporalmente come l'io, da ciò
derivando che l'individualità a quel livello, pur persistendo, non
risulta separata coscientemente con altri Sé individuali, essendo
con gli stessi in comunione; anche se questa comunione
ordinariamente non supera la barriera di consapevolezza dell'io.
In fondo, per noi la natura non è altro che quella parte di realtà che
cade nell’insieme di fenomeni e leggi che li regolano che
appartengono allo spazio-tempo ordinario e che tentiamo di
conoscere attraverso le leggi fisiche. L’istinto ha lo scopo di far
sopravvivere le specie nella natura; l'io quello di permetterci di
comprenderla e di dominarla (fino ad un certo punto); il Sé si
prefigge di superarla (integrarla), per condurci consapevolmente nel
mondo sopra-naturale che chiamiamo spazio archetipale.
Se è vero che esistono queste due dimensioni, lo spazio-tempo
ordinario e lo spazio archetipale; se è inoltre vero che l'uomo è, in
quanto tale, capace di mettere in comunicazione queste stesse
dimensioni; e se è ancora vero che egli lo fa vivendo in questo
mondo fisico, allora dobbiamo trovare nell'uomo medesimo la realtà
che svolge queste funzioni, giacché di uno strumento fisico si ha
comunque bisogno se vogliamo agire nella dimensione fisica. Il
canale che unisce le due dimensioni deve per forza avere una sua
parte costituente nella dimensione spazio-temporale fisica, che è
l’organismo umano.
Penetrando nelle conseguenze della conoscenza pisinergica si
giunge alla definizione di fisico come al luogo dello spazio-tempo.
Ne deriva che soma è quella parte di noi legata a questa
dimensione. Nel nostro corpo, perciò, si riassume quanto
l'evoluzione, nel tempo, ha lasciato come impronta fossile del
nostro passato. Siccome noi abbiamo riassunto quest'ultimo in tre
fasi diverse che si sono succedute, ecco che dovremmo trovarne
una traccia in tre diverse parti del nostro corpo eredi di quelle fasi,
che individuiamo in tre sistemi organici che fungono da canali
psinergici principali fra le due dimensioni, essendo le tre fasi in
esame caratterizzate proprio dal diverso rapporto fra le due
dimensioni. Accostiamo intuizione e ragione in questa ricerca.
Dobbiamo pertanto trovare:
il canale psinergico attraverso cui l'impulso dirige la specie per
mezzo dell'istinto;
il canale psinergico attraverso cui l'io si esprime nell'individuo con la
ragione;
il canale psinergico attraverso cui il Sé propone il nostro futuro,
sviluppando l'intuito e preparando, per mezzo dell'esperienza, la
maturazione dell' angelo che è in noi.
Per i primi due canali è necessario un sistema che abbia a che fare
con il rapporto con l'esterno, dei quali il primo sia di tipo centripeto e
il secondo di tipo centrifugo (fig.4: direzione verso il centro della
sfera spazio-temporale = centripeto, dal centro verso l'esterno =
centrifugo); per il terzo occorre invece qualcosa di più intimo, che
17
riguardi lo sviluppo dell'interiorità in se stessa, più che in rapporto
obiettivo con l'esterno.
Il sistema organico che sovrintende ai nostri rapporti con l'esterno è
il sistema nervoso, che possiamo dividere infatti in due sottosistemi:
il vegetativo e il cerebro-spinale. I centri di gravità dei due sono
rispettivamente il plesso solare e il cervello. Nel plesso solare, a
giustificare la funzione che gli stiamo attribuendo, troviamo il punto
di alimentazione prenatale, cioè riferito al momento vitale a totale
dipendenza dall'esterno; mentre nel cervello troviamo tutte quelle
funzioni (linguaggio, ecc.) capaci di permettere la comunicazione tra
l'io e il mondo; è la sede della consapevolezza, attualmente non in
contatto ordinariamente consapevole con lo spazio archetipale.
Il sistema organico onnipresente nell'organismo, ma che ha
unicamente un rapporto fra Sé e organismo, ossia del tutto
interiore, senza passare per la consapevolezza, è per noi quello
della circolazione sanguigna, il centro della quale è il cuore, organo
posto al centro del corpo, protetto dall'esterno dalla gabbia toracica,
in posizione tale da suggerirci: "io ho a che fare solo con questo
organismo" e "non toccatemi!". A conforto della nostra tesi, culture
più antiche della nostra, e quindi meno razionali e più istintive,
collegate parzialmente ancora con la conoscenza proveniente dallo
spazio archetipale, assegnavano analoga funzione a quest'organo.
Sottolineiamo il fatto che la sopravvivenza dell'organismo viene
garantita dal concorso di due fattori:
a) il mantenimento di un ambiente interno stabile nel tempo,
b) ottenuto grazie all'adattamento esterno ai mutamenti ambientali.
Il primo fattore è assegnabile all'attività del sangue, al quale noi
attribuiamo la funzione di conoscenza originaria, che è attualmente
inconscia, ma identica a se stessa da sempre, cioè l'intuito;
il secondo fattore è assegnabile all'attività nervosa, collegata con le
funzioni di istinto e ragione che in qualche modo ci relazionano con
il mondo circostante.
Ecco individuati pertanto i possibili tre canali psinergici, che
brevemente potremo chiamare: plesso solare, cervello e cuore:

figura 5 - I canali psinergici psichici.


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Accettando il nostro assunto, risulta evidente come accanto
all'organo fisico che svolge un'azione strettamente organica, esiste
l'organo-canale psinergico, che è un organo di conoscenza. Così il
cervello fisico correla gli stimoli di tipo elettrico; ma è l'organo-
canale psinergico che li trasforma nelle sensazioni (non vi sono
immagini fisiche nel cervello);
per quanto riguarda il plesso solare, possiamo far testimoniare
quelle particolari persone (medium, sensitivi, ecc.) che se ne
servono come mezzo di comunicazione con l'al-di-là. E' comunque
esperienza abbastanza comune a chi indossa indumenti di cotone o
altro tessuto a contatto con la pelle, ritrovarsi nell'ombelico filamenti
di detto tessuto avvolti a spirale: prova di una corrente ordinatrice
diretta verso l'interno del corpo. Quest'ultima osservazione
nasconde importanti insegnamenti:a) a volte l'abitudine cela dei veri
tesori di conoscenza dietro le piccole cose della vita; b)
l'osservazione degli esseri viventi è veritiera se possiamo eseguirla
mentre sono in vita, anziché quando sono oramai cadaveri;
per andare al cuore, la frequenza del battito cardiaco risulta, da
alcune ricerche effettuate, essere in armonia con il moto del
sistema solare e le sue energie, cosa che si può anche descrivere
come la capacità di parlare, di comunicare con l'universo: questa
capacità esula del tutto dalla funzione di semplice pompa che
l'organo fisico deve effettuare.
Se volessimo ora vedere i suddetti organi-canali psinergici
nell'ordine del loro sviluppo nelle tre fasi evolutive, dovremmo dire:

figura 6 - L’evoluzione dei canali psinergici psichici.

Nella conoscenza psinergica postuliamo l’esistenza del cosiddetto


neutralizzante. Esso è la parte che rimane celata ad uno sguardo
consapevole solo della dimensione ordinaria, ma che permette alle
dualità in essa presenti di esistere armonizzandole al livello dello
spazio archetipale. Quando due soggetti, o comunque fenomeni al
livello spazio-temporale si mettono tra loro (consapevolmente o
meno) in relazione, da questo “accoppiamento” nasce sempre un
terzo elemento nello spazio archetipale, che è quello che fa sì che
fra i tre soggetti vi sia un bilancio energetico in equilibrio. Essi
costituiscono in un certo senso un’unità; non esiste infatti una
gerarchia predeterminata: ogni coppia di due concorre a definire il
terzo. Se il primo e il secondo sono reali, il terzo rappresenta quella
relazione astratta che esprime il legame con lo stato potenziale
19
(non manifesto) ad essi associabile. Grazie all’idea del
neutralizzante, possiamo cominciare a cogliere in noi il concetto che
riuscire ad intravedere una relazione di comunione significa trovare
accesso ad una dimensione nella quale la relazione stessa non è
più ristretta ad un mero scambio di informazione tra i due, ma si
arricchisce nell’incanalare una terza entità, quella del Sé, capace di
stabilire e stabilizzare l’armonia. Parole come “Quando due di voi si
uniranno nel mio nome (del Sé), io (il Sé) sarò in mezzo a loro” ci
danno conforto e sprone nel ricercare questo tipo di relazione.
Così anche il cuore, nel nostro equilibrio individuale, armonizza le
tendenze egoistiche (dell'io) proiettandoci verso l'esterno, verso gli
altri. A questo livello, che abbiamo definito di comunione, il
linguaggio attuale dovrà essere sostituito da uno di tipo telepatico,
non essendo più adatto quello ordinario basato sulla comunicazione
logico/razionale.
Per completare l'argomento, dobbiamo fare i conti con la
preminenza che nel corso dell'evoluzione il cervello ha sviluppato
rispetto agli altri sistemi dell'organismo. Anche ad una visione
esteriore, infatti, possiamo considerare l'organismo umano
suddiviso in due grandi sistemi:
- il sistema della testa, per la sfera cognitiva, o della conoscenza;
- il sistema del tronco e degli arti, per la sfera vegetativa.
Il sistema nervoso vegetativo è collegato con la testa, pur avendo il
suo centro nel plesso solare. Anche il cuore sta con ogni probabilità
inserendo nel cervello le sue funzioni, in particolare nell'emisfero
cerebrale destro, sede com'è noto delle facoltà di tipo intuitivo, non
ancora pienamente sviluppate, ma anzi, con alte prospettive di
sviluppo.
Nel corso dell'evoluzione, ad un certo punto l'inserimento
dell'essere che sarà uomo nei bordi spazio-temporali dovette
esprimere l'esigenza di collegare tra di loro tutte le componenti
psichiche, e questo si operò nel cervello.
Le energie che penetravano (e che penetrano) attraverso il plesso
solare, crearono così nella testa la loro controparte cerebrale, con
la quale sono in relazione: è questo il cervello rettiliano e limbico,
che presiede alle funzioni vegetative e pulsioni istintive.
La parte più recente del cervello, il neo-pallio, propria dei mammiferi
superiori, si può suddividere in vari modi:
- anteriore/posteriore: le aree frontali sono caratteristiche dell'uomo,
e sono quelle che sembrano assicurare le capacità critiche. Le
associamo pertanto all'energia acquisitiva e all'apprendimento
razionale;
- destro/sinistro: l'emisfero sinistro rappresenta l'elaborazione della
corrente psinergica centrifuga, ed è perciò razionale, logico e
analitico;
l'emisfero destro invece è intuitivo, analogico e sintetico. È questo
che dovrà svilupparsi nel futuro, portando le ragioni del cuore. Qui
la corrente psinergica deve saper entrare in comunione attraverso
lo spazio archetipale con l'esterno. Recenti ricerche hanno scoperto
come fra il cuore e il cervello vi siano delle cellule che permettono
una trasmissione di dati a livello elettromagnetico: una ulteriore
conferma della correttezza della strada che stiamo percorrendo.
Si può altrimenti dire che le funzioni vegetative divengono man
mano più coscienti e si trasferiscono nella testa, sede cognitiva. Ne
è per noi una prova la tendenza che abbiamo di far rappresentare
20
tutta la persona dalla sola testa, come ad esempio nei documenti di
riconoscimento, dove è questa parte del corpo che viene raffigurata.
Sono, d'altro canto, quasi esclusivamente interessi di tipo istintivo
che ci fanno spingere lo sguardo verso il sistema del tronco.
In un certo senso, per agganciarci al nostro linguaggio, il corpo ci
può suggerire delle informazioni e delle intuizioni non spiegabili con
un semplice sguardo esteriore allo stesso.

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5. IL BENE E IL MALE
L’aspetto etico è sempre stato escluso dalle considerazioni
scientifiche, perché ritenuto non pertinente. La scienza deve essere
obiettiva, e non può arrestarsi - si dice - di fronte a problematiche di
carattere non strettamente logico-sperimentali. Le conseguenze,
però, nel bene ma anche nel male, sono state comunque scaricate
sull’umanità, che ne ha goduto e ne ha sofferto.
La concezione del mondo che deriva dalla conoscenza psinergica
risulta molto diversa dalla precedente: esso viene visto con una
nuova profondità, detta spazio archetipale, e non è più vissuto
nell’appiattimento spazio-temporale. In questa visione, l’etica non
risulta più esclusa, ma entra anzi a far parte a pieno titolo della
scienza che deve studiare la natura nella sua totalità (integralità).
La già vista figura n.4 può farci trarre delle conclusioni. Se la
direzione dell’evoluzione è quella che abbiamo indicata con la
freccia, possiamo dedurne che tutto quanto è concorde con la
stessa risulta essere a favore dello sviluppo, in armonia con il
percorso evolutivo e pertanto un bene; analogamente, tutto ciò che
la contrasta lo possiamo considerare un male.
Per l’animale, quindi, è bene rispondere alle sollecitazioni
dell’istinto, per quanto la sostanziale mancanza di scelta impedisca
di parlare di bene e di male nel suo caso. Per l’uomo è bene
mantenere l’equilibrio fra gli impulsi dell’istinto e la scelta individuale
(questo suggerisce la figura, con le due metà della freccia: verso il
centro, centripeta, la prima metà; e verso l’esterno, centrifuga, la
seconda). La qual cosa non significa che devono avere
quantitativamente la stessa importanza o intensità, ma che l’una
non deve prevalere opprimendo (reprimendo) l’altra. L’uomo deve
pertanto sviluppare la sua libertà di scelta, come base per il suo
sviluppo futuro. Per l’angelo, infine, il bene è volgere la sua azione
interamente dall’interno verso l’esterno, senza alcuna
considerazione preliminare per se stesso; anche in questo caso
sembrerebbe non esserci necessità di scelta, almeno nella
direzione: volta comunque unicamente verso gli altri.
Da quanto detto, risulta come il campo del bene e del male sia un
problema specificatamente umano, che l’uomo perciò deve
cominciare ad affrontare e risolvere in prima persona, senza
aspettare un aiuto esterno che probabilmente, nell’economia
psinergica della natura, non può arrivargli (se non da direzioni
estranee alla catena evolutiva strettamente intesa, che qui non
possiamo considerare).
Il risultato dell’inserzione della freccia evolutiva nella sfera spazio-
temporale sembra essere duplice:
a) la nascita della consapevolezza nell’uomo;
b) la conseguente possibilità di scegliere individualmente.
Agire in contrasto con queste due prerogative grazie alla libertà di
scelta, o a causa di una attenuazione della presa di coscienza,
rappresenterebbe quindi, per l’uomo, il male.

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centripeta

sfera spazio-temporale
centrifuga

figura 7 - direzione centripeta e centrifuga della freccia dell'influsso

Potrebbe esservi una interpretazione particolare della dinamica


energetica, che consideri, dal punto di vista psinergico, la
provenienza dal regno dei cieli, ossia dall’al di là-spazio archetipale,
di una fonte di vita, la quale, giunta sulla terra, ossia nel piano
ordinario, vi venga crocifissa, il Golgotha essendo rappresentato
dalla sfera spazio-temporale della figura n. 4.
La stessa figura mostra una uscita da questa sfera, per ritornare
allo spazio archetipale attraverso il proseguimento del percorso
evolutivo: è questa perciò una vera e propria resurrezione. Detto
racconto, in definitiva, rappresenta una descrizione del cammino di
sviluppo umano, i sentieri del quale ciascuno di noi sta già
calcando: il fatto di conoscerlo anticipatamente ci può permettere di
ricavarne il massimo beneficio nel minor tempo possibile.

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6. IL VIVENTE
Lo studio del comportamento umano integrato con la conoscenza
dello spazio archetipale, ha portato alla constatazione che l’atto
psinergico dell’uomo produce forme nello spazio ordinario che sono
regolate dalle leggi note studiate dalla fisica. Ciò ci permette di
estendere questo principio a tutte le forme esistenti, in quanto
regolate dalle medesime leggi. Pertanto possiamo ricavarne una
legge generale: le forme dello spazio ordinario sono dovute ad
azioni psinergiche provenienti dallo spazio archetipale, e
poiché in questo spazio agiscono forme intelligenti, concludiamo
che le leggi di natura celano l’opera intenzionale di entità capaci di
agire al livello del fenomeno osservato. Ciò che ai nostri occhi si
mostra distintamente come vita, coscienza, consapevolezza, in
essenza altro non è che manifestazione di intelligenza in livelli
evolutivi diversi.
Esiste una tendenza di tipo antropocentrico a considerare l'uomo e
ciò che lo riguarda come se non facesse parte del resto
dell'universo; un grande merito della conoscenza psinergica è
quello di pensare che le leggi che governano l'uno sono
esattamente le stesse che reggono l'altro. In questa tendenza
antropocentrica riconosciamo senza fatica un ostacolo culturale
frapposto dall'io per impedire il contatto della coscienza con lo
spazio archetipale, e cioè con il Sé.
Ma la conoscenza psinergica va ancora oltre, calcolando le
modalità con cui la psinergia agisce nel piano ordinario: il che
rappresenta una legge dello spazio archetipale. Si tratta del quanto
psinergico, ossia del valore-base minimo con cui riusciamo a
vedere gli effetti della psinergia applicata nello spazio-tempo. Essa,
in altri termini, si esprime in pacchetti energetici costanti: per
passare di ottava - da 1 a 2 - un flusso psinergico assume il valore
matematico di 0.618…, il cui sviluppo sul piano, come si sa, è la
spirale.
Non sfuggirà a molti che questo numero non è affatto nuovo; anzi,
rappresenta un valore noto fin dall'antichità, anche se, in certo
senso, è sempre stato circondato da un alone di mistero, non
sapendo bene spiegarne l'origine: l’analisi di praticamente tutti gli
antichi monumenti dell’antichità, fino alle costruzioni sacre del
medio evo. È la cosiddetta sezione aurea, e rappresenta un
rapporto fra due misure dall'effetto estetico considerato perfetto. La
ricerca, poi, l'ha ritrovato in natura, come misura-base nei processi
di crescita di innumerevoli specie viventi. Viene da pensare che
fosse proprio questo il valore che gli era attribuito nell'antichità, e
che perciò venisse riprodotto ad imitazione delle leggi della natura
legate alla vita, in manufatti o in simboli di quelle epoche.
La spirale è la figura che nel suo sviluppo mostra una applicazione
continua della sezione aurea.
Tutto questo ci consente di provare a considerare il quanto
psinergico come una unità dello spazio archetipale capace di
vitalizzare la materia. Possiamo avanzare l'ipotesi che a
distinguere la materia organica da quella inorganica (o a fare
diventare organica quest'ultima) sia, prima di tutti i processi chimici,
l'azione psinergica sulla stessa, che possiamo allora a buon diritto
definire: materia animata.
Se volessimo stabilire, con uno sguardo esteriore, qual è il limite fra
l'organico e l'inorganico, ci troveremmo in grande difficoltà.
Secondo l'analisi scientifica, il rapporto fra un ente vivente e
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l'ambiente si estrinseca per mezzo di un triplice scambio: di
materia, di energia e di informazione. Schematizziamolo così:

materia
ente vivente
energia

informazione

Questa triplicità, però, non è esaustiva per lo stesso motivo già


ricordato per il quale la scienza considera estraneo alla sua analisi
l'aspetto etico. Essa cioè tiene inesplorata una parte
importantissima, che è l'unica che darebbe la certezza che l'ente in
questione è davvero vivente: scambio di materia, energia ed
informazione potrebbero avvenire, ad esempio, anche nel rapporto
con un elaboratore…
L'elemento mancante è quello dello scambio im-mediato o di
comunione: lo scambio psinergico d'amore. Non potendo essere
catalogato finora nell'ambito scientifico, esso è stato preda di
chiunque in maniera incontrollata, e il suo valore (che invece è, qui
appare chiaro, decisivo) trascurato, se non ridicolizzato. Lo scambio
del vivente (lo sappiamo intuitivamente, ma lo escludiamo
razionalmente) è tale perché contiene amore-psinergia:

materia
ente vivente
amore energia

informazione

È però un valore che non è attribuibile attraverso una analisi solo


esteriore del fenomeno.
Volendo trovare una descrizione generalmente valida basata
sull'osservazione ordinaria, si può dire che il sistema più sicuro per
sapere dove c'è la vita, è ...la morte. Infatti, quando un organismo
muore siamo certi che, prima, viveva. E cosa succede alla morte?
Tutti gli organismi viventi, alla morte sono soggetti ad un unico,
inesorabile destino: la decomposizione. La quale altro non è che il
ripristino del dominio delle energie fisiche, terrestri, su quelle vitali
che hanno cessato di manifestarsi.
Ogni cellula vivente appare in realtà come un canale psinergico
pervaso da una certa quantità di carica vitale, all'esaurirsi della
quale cessa la sua esistenza in quanto tale: è quella che
comunemente chiamiamo vita. Negli organismi più semplici questa
carica è minima; nei più complessi aumenta sempre più, fino a farsi
strumento del Sé e dell'io nei processi di coscienza.
Il secondo principio della termodinamica dimostra come nella
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materia dell'universo aumenti sempre più, col trascorrere del tempo,
l'entropia, cioè il disordine. Constatiamo invece come la materia
animata come tale proceda nel verso opposto. Ora, alla luce della
ricerca psinergica, questo aspetto può essere affrontato, dato che
abbiamo visto come l'energia che organizza la materia
vitalizzandola non appartiene allo spazio-tempo ordinario, la cui
energia agisce soltanto quando quella non opera più, provocando
allora la decomposizione, ossia l'azione che aumenta l'entropia.
Diviene infatti possibile pensare come dietro l'espressione vitale
agisca proprio la forza antagonista dell'entropia, capace di creare
ordine.
In verità, da qualsiasi forma, in quanto tale, emana una carica
psinergica, un messaggio che subliminalmente colpisce la nostra
coscienza. La differenza fra materia vitalizzata e materia inerte
risiede nell’influsso vitale: come vi sono corpi che emettono la luce
e altri che soltanto la riflettono, così vi sono forme che riflettono
psinergia e forme che la generano, ossia, più precisamente, che le
permettono di farsi attraversare da essa, per la quale
rappresentano un canale. Questi sono i canali psinergici, sia a
livello cellulare che a livello dell’intero organismo.
Fino a quando l’influsso agisce nella forma, la materia ci appare
dotata di vitalità propria e capace di scambiare amore, di intensità e
qualità direttamente proporzionale alla complessità evolutiva
dell'influsso; con la diminuzione di questo principio vitale viene
raggiunto il momento in cui la materia si vede privata dell’influsso
interno, per essere, si potrebbe dire, consegnata a più evolute
entità capaci di governare il mondo più vasto, che danno
quell’influsso cosmico che abbiamo detto essere diffuso ovunque e
che tutto sorregge, facendo così ricadere la materia stessa nel
processo generale di decomposizione, ossia nel processo entropico
che da questo influsso cosmico è regolato.

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7. COSCIENZA E CONSAPEVOLEZZA
Di fronte agli orizzonti che la nostra ricerca promette di aprire,
l’atteggiamento del ricercatore si va caricando sempre più di umiltà.
Se è vero, da un lato, che riusciamo grazie ad essa a penetrare in
campi di indagine mai conosciuti dal punto di vista scientifico, è
vero altresì che questo porta con sé la consapevolezza di un oltre
che supera la capacità del linguaggio scientifico stesso.
La scienza psinergica può aiutare chi vuole accostarsi anche a
questa ricerca (e anzi proprio in ciò troviamo forse la sua maggiore
applicazione), ma avverte al tempo stesso che si tratta di
esperienze interiori: mostra il cammino, ma non può obiettivizzarlo,
essendo esso per definizione soggettivo. Così ora, se ci accingiamo
ad analizzare il significato della parola coscienza, dobbiamo tenere
questo ben presente. Si potrà dare una definizione del termine, che
avrà però valore soltanto nell’ambito che ci riguarda e in cui lo
considereremo: non pretendiamo di definire la coscienza
nell’accezione più vasta e generale (cosa impossibile a farsi in
forma comunicativa, giacché ogni parola che useremmo sarebbe a
sua volta da definire), ma solo come una componente dei fenomeni
che stiamo studiando, usando la coscienza medesima per poterlo
fare. Sarebbe altrimenti come voler scrivere sopra la stessa penna
con cui stiamo scrivendo...
Potremmo definire la psinergia come l’ultimo concetto, nel senso
che con essa usciamo dal dominio concettuale, per entrare in uno
spazio (e a questo punto anche questo termine non sembra più
pienamente adatto) per accedere al quale si devono superare i
concetti. Per noi spiegare e comprendere la psinergia non può non
essere che un processo acquisitivo, la qual cosa rappresenta
proprio il cammino opposto a quello che vogliamo percorrere, cioè il
raggiungimento con la coscienza dello spazio archetipale.
In questo senso, il concetto di psinergia si auto-distrugge,
traducendosi così in un potere di vera creazione, non più
dipendente dal già creato (stato manifestato).
Se l’energia psinergica, diversamente da quella che trova origine
nello spazio-tempo, non è un aggregato di dati che si susseguono,
qualsiasi processo essendole estraneo, ne deduciamo che essa
contiene in sé tutto il tempo contemporaneamente, cosa che
traduciamo con la parola presente. Appare così come nello spazio
archetipale ogni istante contenga in sé la storia di tutto il fenomeno
di cui fa parte; possiamo fare corrispondere la psinergia ad una
presa di coscienza, poiché nasce da una aggregazione di dati che
vengono tenuti presenti contemporaneamente: la somma di tutti i
dati del passato si moltiplica con il dato del presente e si realizza
una nuova sintesi, presente, di tutti questi dati. Non è possibile,
perciò, separare a questo livello il passato dal presente, in quanto
tutto è presente contemporaneamente. Nello spazio ordinario, al
contrario, i fenomeni naturali si svolgono in processi spazio-
temporali.
Uno di questi fenomeni, interiore all'uomo, è la memoria. Dire che la
memoria è legata al tempo appare cosa talmente banale da non
meritare alcuna considerazione; ma la teoria psinergica ci permette
di dare un nuovo valore a questa semplice constatazione. Sembra
opportuno, indagando sulla memoria da questo punto di vista,
chiederci del perché così facilmente siamo portati a dimenticare,
piuttosto del come facciamo a ricordare. Il fatto di doverci sforzare
per ricordare le cose è talmente abituale per noi, che non ci
poniamo la domanda del perché avvenga in questo modo. Ci
27
sembra ...naturale che sia così.
La causa risiede nel fatto che la nostra consapevolezza ha sede,
come abbiamo visto, nell'io, il quale è legato al canale psinergico
cerebrale, non in contatto diretto, ma mediato, con lo spazio
archetipale, dove il tempo come processo non esiste, dato che lì
tutto è presente.
Quando ricordiamo qualcosa consapevolmente, significa che
riusciamo ad attingere dal Sé, il quale, dallo spazio archetipale, lo
partecipa all'io. Questa partecipazione avviene tramite una presa di
coscienza, cioè attivando la consapevolezza, cosa che tramuta il
ricordo in processo logico-razionale. Talvolta il Sé riesce, invece, ad
esprimersi direttamente, ed il ricordo appare allora come un lampo
intuitivo, privo di qualsiasi legame con la ragione.
Quest'ultimo caso lo possiamo trovare nella comune esperienza del
ricordo affiorato istantaneamente in casi di emergenza: la forte
concentrazione sul problema provoca una instabilità dell’io, che si
fonda sulla molteplicità dei segnali provenienti dalla realtà
circostante, in modo tale da fargli, per così dire, mollare la presa,
dando così spazio al Sé che può allora intervenire direttamente,
portando la risposta ad emergere (da cui la parola emergenza) alla
consapevolezza. Oppure, all'opposto, grazie ad una calma totale
dei nostri nervi, da permetterci la disconnessione con la percezione
mediata del mondo ordinario. Questo secondo caso lo troviamo
quando ricorre il famoso senno di poi: quando cioè, riesaminando
una situazione già vissuta, magari durante la giornata, e non
affrontata in maniera soddisfacente a causa della tensione nervosa,
la calma con cui la riviviamo ci porta, dallo spazio archetipale,
l'intuizione con la risposta; il più delle volte, ahimé, oramai
inutilizzabile.
Si tratta di una situazione nella quale può essere molto utile avere
dimestichezza con l'esperienza di dilatazione del presente. Essere
allenati a vedere dietro alla realtà obiettiva anche il segnale
psinergico che nasconde, può infatti permetterci di attingere dallo
spazio archetipale le informazioni che colà esistono. L'accesso allo
spazio archetipale non può avvenire attraverso realtà illusorie quali
il passato e il futuro: la via che conduce ad esso è quella del
presente, cioè della dilatazione del presente.
L'essere dipendenti dai processi spazio-temporali con la
consapevolezza, causa distonia con la nostra coscienza, la quale
invece, in quanto tale, non dovrebbe dipendere dal fattore tempo.
Gran parte dei disagi psico-fisici risulterebbero evitati se si
riuscissero a superare i condizionamenti cui siamo sottoposti. È
evidente come i condizionamenti siano legati al tempo, e più
precisamente al passato: abitudini, educazione, paure, ecc..
In realtà, comunemente noi viviamo nel passato, cioè non viviamo
nel presente. Questo perché per noi quasi non esiste distinzione fra
coscienza e memoria. Abbiamo coscienza di noi stessi quasi
esclusivamente perché abbiamo memoria della nostra storia: se la
perdessimo, ecco che la nostra identità e la coscienza come
solitamente la intendiamo entrerebbero subito in crisi.
Appare invece verosimile come la coscienza dovrebbe essere più
importante della memoria, e come questa, una volta trasferitasi
nello spazio archetipale divenga una dote capace di guidarci
indipendentemente dal ricordo della particolare esperienza che ci
ha permesso di acquisirla. Ciascuno di noi sa scrivere: abbiamo
formato la dote di sapere scrivere; ben difficilmente, però,
ricordiamo tutti gli sforzi, tutti i passaggi acquisitivi che ci hanno
permesso, molti anni fa, di ottenere detta facoltà. E se anche ce ne
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ricordassimo, non è tramite questo ricordo che ora scriviamo. La
memoria, si potrebbe dire, una volta trasferita l’esperienza nello
spazio archetipale, perde il suo scopo: lì si unifica con la coscienza.
La coscienza pura, al di sopra della memoria, non è un processo,
non ha bisogno di spazio-tempo: essa è un eterno presente. Noi
non viviamo il presente, comunemente esso ci sfugge. Siamo
sempre tra passato e futuro, perché nello spazio ordinario non può
che essere così. La vera realtà, però, è quella del presente: una
riflessione in merito non può che darci questa risposta.
Esiste tutta una serie di fenomeni psichici legati alla coscienza, dei
quali il più comune (tanto comune quanto misterioso) è il sonno,
che possiamo genericamente definire con la frase: caduta di
consapevolezza. È il crollo della coscienza come espressione del
canale psinergico cerebrale.
Qualsiasi energia che appartenga allo spazio ordinario è del tipo
definito dalla ricerca psinergica come utilitaristico, e come tale
inevitabilmente consuma risorse e produce scorie, per cui risulta
molto dispendioso, lo abbiamo detto all'inizio, mantenere la propria
consapevolezza al livello di energia acquisitiva. Detta
consapevolezza nell'uomo si esprime come io: colui che vede,
tramite la percezione mediata, il mondo circostante.
Mentre nei due canali psinergici del plesso solare e del cuore
abbiamo stabilito di vedere la corrente psinergica scorrere in
direzione univoca, centripeta nel primo e centrifuga nel secondo
caso, nel canale psinergico cerebrale la corrente si svolge nelle due
direzioni: verso l'interno, ed è quella più propriamente psinergica, e
verso l'esterno. Quest'ultima è dovuta alla interferenza dell'io, a
causa della quale diventa l'energia acquisitiva dello spazio
ordinario, essendo l'io totalmente immerso in questa dimensione.
All'interno del suddetto canale psinergico sorgono così la
percezione mediata e i processi valutativi atti a conoscere la
materia come risulta ai nostri sensi durante il funzionamento dell'io.
Effettivamente, non esiste nessuno capace di restare sveglio ad
esempio per una settimana di seguito: ciò significa che c'è un limite
energetico superato il quale avviene un esaurimento. È il grande
dispendio di energia acquisitiva che porta a questo, e quando ciò
accade l'io, che mediante essa percepisce, viene a mancare.
Ricordiamo però che abbiamo distinto fra io ed Sé: quando il primo
cessa di agire perché esaurito, il Sé, nello spazio archetipale (dove
non essendoci tempo non può esservi nemmeno la stanchezza),
continua comunque la sua esistenza. L'io è legato al soma, al fisico
e quindi al terrestre (o terreno), ma non lo è il Sé. L'uomo pertanto,
quale essere cosciente (e con esso tutti gli esseri coscienti) non è
completamente terrestre: non può resistere anzi a lungo sulla Terra,
senza allontanarsi di tanto in tanto per prendere una boccata di
...psinergia.
Quando la carica energetica che chiamiamo veglia si esaurisce, la
nostra memoria, legata all'io consapevole, viene a mancare, e
cadiamo in ciò che chiamiamo sonno. Forse esiste un varco ai
ricordi, che al risveglio si trasformano in quella forma di memoria
che definiamo sogni, come messaggi del Sé che desidera guidarci,
ma degradati al livello spazio-temporale, e perciò da interpretare;
ma attenzione, intuitivamente, non razionalmente o
meccanicisticamente.
La moderna ricerca ha iniziato a studiare un particolare tipo di
coscienza, definito ipnagogico. È quello stato che dura pochi istanti,
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che precede subitamente il sonno o che subitamente lo segue. È
uno stato psichico durante il quale si è appurato che si possiedono
facoltà particolari, non riscontrabili nella normale coscienza di
veglia. Risulta ora facile per noi trovare la spiegazione: in questi
istanti la coscienza si sta, per così dire, trasferendo dallo spazio
ordinario allo spazio archetipale, mentre siamo ancora in possesso
di parte almeno della consapevolezza. In questo modo possiamo
riuscire a rendere parzialmente consapevole la percezione im-
mediata propria del Sé.
Assimilati questi concetti, l’intuizione ci spinge ad ampliare l’idea di
catena evolutiva così come l’abbiamo impostata all’inizio.
Ecco che allora possiamo pensare che vi siano azioni che in
precedenza abbiamo attribuito a quelli che abbiamo chiamato
angeli, di diverse gradualità: più semplici, con il compito di dare solo
l'influsso vitale a livello cellulare (ciò che noi definiamo influsso
biologico), e più complesse, da cui verrebbe l'influsso di coscienza
che dà forma all'istinto (che definiamo influsso psicologico) che
possiamo affidare ad angeli superiori (o arci-angeli = arcangeli).
Lo stesso tipo di ampliamento della scala evolutiva lo possiamo
trovare anche dal lato meno progredito della catena, stabilendo che
prima del livello animale (coscienza), vi sia un livello più semplice,
che riceva solo l'influsso vitale (biologico). Questa specie in realtà
noi la conosciamo, essendo rappresentata dai vegetali.
La presa di coscienza, ossia la consapevolezza della totalità
dell’insieme è la chiave per comunicare con un insieme ancora
maggiore. È in questo momento, usando l’esempio da noi adottato,
che la freccia dell’influsso inizia a rivolgersi centrifugamente.
Una conseguenza di quanto abbiamo fin qui detto può sembrare, a
tutta prima, rivoluzionaria, ma risponde invece appieno alla nostra
quotidiana esperienza, se solo osservata spregiudicatamente: la
morte non ha nulla a che vedere con la malattia. Certo, quest'ultima
può affrettarla, ma la causa prima, comunque, è in realtà il venir
meno della carica psinergica vitale. Questa distinzione è importante
per discriminare fra due tipi di malattia: oltre a quella causata da un
disturbo della nostra componente cosciente, che abbiamo già visto,
possiamo adesso considerare anche quella dovuta ad un disturbo
del vivente. In questo caso abbiamo tutte le malattie che agiscono a
livello cellulare, potremmo dire a livello di influsso angelico, malattie
che in genere vengono affrontate dalle difese dell'organismo,
indipendentemente da una nostra azione terapeutica cosciente e
consapevole. Sono queste ultime quelle capaci di causare la morte,
contrariamente alle altre.
Resta però il fatto che il termine della vita giunge quando si
esaurisce la carica vitale, che viene dallo spazio archetipale. Finché
si continua a cercare la soluzione del mistero della vita restando
nello spazio-tempo ordinario, cioè nel fisico, ogni tentativo, alla luce
di quanto mostra la scienza psinergica, è destinato a fallire.
Dal punto di vista della coscienza, possiamo fare un parallelo con
quanto abbiamo già visto esaminando il sonno e la veglia; come il
sonno non è altro che la caduta di consapevolezza dell'io, con la
coscienza che si trasferisce al Sé, così la morte riguarda il venir
meno a livello cellulare della carica vitale che animava il corpo, e
perciò anche la parte fisica dei canali psinergici, per cui il Sé si
trova incapace di agire sul piano fisico. Nello spazio archetipale non
esiste il tempo come razionalmente lo intendiamo, e quindi non ha
molto senso esprimersi in termini di cessazione di qualcosa.
30
Riguardo la definizione di materia animata, possiamo allora
prevedere la fine di ciò che rappresenta il primo termine, dato che la
materia appartiene allo spazio ordinario, ma non altrettanto
possiamo fare riguardo ciò che rappresenta il secondo, che
proviene dallo spazio archetipale: l'animato muore; ciò che lo anima
no.

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8. EREDITARIETA’ E GENIO
Cercando la diversità fra ciò che è vivente e ciò che è inerte,
abbiamo già avuto modo di esaminare la morte, intesa come
momento di confine fra i due stati. Esiste però, come ben sappiamo,
anche l'altro confine, cioè la nascita.
Possiamo fare, assistendo ad una nascita, un'affermazione analoga
a quella già fatta di fronte alla morte: quando qualcosa nasce,
possiamo con certezza dire che è vivente. Alla nascita, però, non
troviamo la separazione fra vivente e inerte come nella morte,
poiché essa avviene esclusivamente fra vivente e vivente. Questo è
quello che possiamo osservare.
Nella sua ricerca, lo scienziato moderno si spinge sempre più nel
particolare, riguardo la conoscenza dell'espressione della vita. Egli
ritiene che, così facendo, un giorno riuscirà a risolverne il mistero.
La conoscenza ottenuta dalla scienza psinergica, però, sembra
negare che sia questa la strada corretta, perché essa non si
allontana dalla dimensione spazio-temporale, e non si avvicina
perciò allo spazio archetipale, fonte dell’influsso vitale.
Infatti, la ricerca attuale non riesce a rendere vivo ciò che non lo è:
questa sarebbe la prova di una vera conoscenza e di una vera
padronanza di ciò che significa vivente. Ma questo (fortunatamente)
è un traguardo ancora lontano, per il quale l'aspetto etico è di
fondamentale importanza.
Come si trasmette, allora, la vita, alla nascita? In realtà, la vita non
si trasmette nel momento in cui noi assegniamo esattamente il
termine nascita, ma in quello di concepimento; semplifichiamo però
il problema, non curando questa differenza. La vita si trasmette
grazie ad uno strumento specifico, che è il seme. È esso che
innesca tutta una serie di fenomeni biologici che danno luogo ad
una nuova forma vitalizzata. Nel seme troviamo il codice genetico,
come deposito di tutte le esperienze della specie. È questo, in
realtà, quello che viene trasmesso con il seme, e non la vitalità in se
stessa. Infatti, l'emissione del seme non coincide mai con la morte,
come avverrebbe se vi fosse il passaggio da una vita ad un'altra.
Con l'emissione del seme, però, vi è un collasso della
consapevolezza, perché in quel momento la parte cosciente cede
posto alla parte biologica, meramente vivente, che prende il
sopravvento.
Il codice genetico è in definitiva una forma della memoria, vivente
perché capace di vitalizzare secondo le linee energetiche di questa
forma. Sia vitalità che memoria, come visto, sono aspetti collegati
allo spazio delle archetipale, e il codice genetico, in effetti, non può
che esserne uno strumento, dato che rappresenta in un unico
presente tutto un processo evolutivo; anche la sua forma a spirale
mostra detto collegamento.
Proviamo allora ad esprimerlo con altre parole: la memoria di tutte
le esperienze di vita di una specie, conservata secondo le sue leggi
nello spazio archetipale, si trasmette a ciascun membro della
stessa attraverso uno strumento fisico: il codice genetico, che
raccoglie il materiale per la costruzione somatica degli individui di
quella specie; individui vitalizzati non dal codice genetico
medesimo, ma dai canali psinergici biologici e psichici, che si sono
comunque sviluppati secondo quelle linee. Esso assicura la
continuità fisica fra i vari membri della specie, ed ha perciò un
compito di tipo somatico. Il corpo infatti è uno strumento sempre più
complesso man mano che avanziamo nella scala evolutiva, anche
se sempre comunque di tipo utilitaristico.
Appare essenziale che questa memoria somatica rimanga capace
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di condurre lo sviluppo del corpo e delle cellule nella loro originale
armonia. Disfunzioni di questa armonia comportano conseguenze
anomale di varia portata, fra cui la prima che viene in mente,
nonostante questo sia un campo ancora tutto da verificare, è quella
di uno sviluppo neoplasico. Legare questo effetto indesiderato alla
corretta capacità di lettura armonica dell’influsso vitale (di cui
pensiamo di conoscere il valore-base), è un contributo che la
ricerca psinergica può portare in questo campo. E una ricerca
potrebbe anche trovare un modo di intervenire per riequilibrare
l’influsso energetico alterato.
Ogni specie vivente, pertanto, possiede un suo proprio
comportamento, che discende da due cause: il codice genetico,
relativamente all'ereditarietà del passato; l'istinto, quale influsso di
guida di fronte a situazioni nuove (che sono quelle che consentono
il progresso). Col tempo, il secondo si deposita nel primo, agendo
sul comportamento non più direttamente, ma attraverso
l'ereditarietà genetica. Sempre, comunque, psinergicamente.
Sembra proprio, in definitiva, che il trascorrere degli eventi nello
spazio-tempo lasci una sorta di registrazione nello spazio armonico,
che, quando si riferisce a fenomeni dei quali siamo consapevoli,
formano quello che definiamo comunemente memoria .
La registrazione degli atti suggeriti dall'istinto negli animali col
tempo si trasforma nell'ereditarietà; la registrazione degli atti
consapevoli dell'uomo col tempo forma l'intuito.
La conservazione e l'arricchimento del codice genetico è il bene
massimo per una specie; ciò che la contraddistingue e la
caratterizza. Perciò, il comportamento tende a questo risultato:
salvaguardare la specie, prima di tutto. Ne consegue che, al livello
della specie, la legge imperante è quella del più forte, o di
selezione naturale; di chi cioè è in grado di mantenere e trasmettere
meglio questa ereditarietà. Ciò vale in misura totale per gli animali,
che sono guidati dall'influsso indotto.
La stessa cosa, però, non può dirsi per l'uomo. Esiste una odiosa
tendenza, che possiamo porre sullo stesso livello del tentativo di
rendere obiettiva l'anima, mirante ad attribuire le sensazioni, i moti
dell'animo umano, ad una scientifica biochimica del cervello, dopo
aver constatato la presenza di una certa sostanza cerebrale in
concomitanza del sentimento cui si vuole abbinare. Ma rendere
questi due elementi sullo stesso piano, equivale, con un esempio, a
voler attribuire al pedale dell'acceleratore in un'automobile la
volontà di aumentare la velocità. È chiaro che se noi leghiamo il
pedale bloccandolo a tavoletta, l'auto continuerà ad accelerare, ma
la volontà è soltanto nostra. Lo stesso dicasi per gli enzimi
cerebrali: se noi iniettiamo una certa sostanza otteniamo una
reazione; ma è come aver legato il pedale dell'acceleratore. Per lo
stesso principio trovato per i canali psinergici, l'animo umano, se
vuole esprimersi al livello fisico, deve usare strumenti fisici; e questi
sono le sostanze biochimiche. Ma non possiamo dedurne che esse
siano la causa di ciò che l'animo umano prova.
L'uomo ha da tempo bandito, nelle sue leggi di convivenza, quella
del più forte, con ciò distinguendosi dagli animali. A cosa è dovuto
questo? È semplice per noi trovare la risposta: basta riferirci alla
figura n.4: l'uomo non è guidato dall'istinto proprio della specie, ma
dall'io, e in lui esiste una tendenza che contrasta quella istintiva: da
ciò nasce l'etica della convivenza umana.
Il corpo dell'uomo, sviluppatosi secondo le proprie linee evolutive,
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non può che soggiacere alle leggi della specie; ma la psiche umana
ci mostra qui una sua indipendenza da esse. L'uomo non risponde
più alle imposizioni dell'istinto, perché egli è sempre più guidato
dall'io. Un semplice esperimento lo può evidenziare: se noi
mettiamo un topolino inserito in una certa situazione da laboratorio,
e osserviamo il suo comportamento, possiamo senz'altro annotare
sul nostro taccuino "come si comportano i topi" in quella data
situazione. Proviamo ora a pensare di fare lo stesso con un essere
umano: possiamo fare la medesima annotazione? Sappiamo bene
di no: possiamo dire che Mario si è comportato così, ma certamente
Antonio si comporterebbe diversamente.
Come uomini, noi andiamo sempre più individualizzandoci, e questo
fatto comincia a prendere il sopravvento anche a livello fisico. È
proprio nel sangue, dove noi abbiamo posto la sede del nostro
futuro sviluppo attraverso l'intuizione, che lo possiamo notare in
tutta evidenza: dapprima lo si divideva in gruppi; poi in sottogruppi;
ora sembra che non basti più, e in caso di necessità viene sempre
più consigliata l'autotrasfusione. Il Sé, contrastando l'istinto della
specie inizia ad influenzare, attraverso il canale psinergico del
cuore, anche l'intero organismo. D'altronde, l'ereditarietà genetica
non può spiegare la psiche umana: i figli ad esempio di grandi
musicisti dovrebbero avere in sé stessi le doti dei genitori, e così
via. Questo però non corrisponde alla realtà come la conosciamo.
Nell'uomo è il Sé la fonte della differenza individuale, quella che
chiamiamo genio, in contrapposizione con l'ereditarietà. Il genio
non si trasmette geneticamente come l'ereditarietà: di fronte ad un
individuo geniale non dobbiamo guardare ai suoi progenitori per
carpirne il segreto. Dobbiamo guardare altrove: allo spazio
archetipale.
Spesso una malintesa concezione di sé ci impedisce di accettare
una proposta di continuità della nostra identità oltre lo spazio-
tempo, perché identificandoci con l’io abbiamo l’idea che la fine
dell’esistenza fisica coincida con la fine dell’esistenza tout-court. In
realtà, è abbastanza facile mostrare come questa supposta
continuità di identità non corrisponda al vero: né dal punto di vista
fisico, poiché sappiamo come a livello atomico e cellulare esiste
piuttosto una continua modificazione, né dal punto di vista psichico,
per il quale basta osservare la diversità di mentalità, desideri,
pensieri, opinioni, attività, ecc. che esiste fra, ad esempio, un
bambino ed un vecchio, anche quando essi sono la stessa persona
in periodi diversi della sua vita. Pensandoci bene, soltanto l’idea
invece di un qualcosa di più profondo sia del fisico che dello
psichico può giustificare la concezione di continuità, che superi
quelle che appaiono solo apparenze esteriori. Altrimenti, per
assurdo, sembra quasi come se qualcuno che ha fatto l’abitudine
ad una malattia, non volesse guarire, perché oramai in essa egli
riconosce se stesso.
Dentro ciascuno di noi, quindi, esiste questo contrasto, che già
abbiamo visto nel corso della presente esposizione, fra genio e
istinto, e noi sappiamo ora quale è la scelta giusta; è la stessa che
l'intuito ha da molto tempo suggerito, e che ora si riveste di una
spiegazione logica: è la scelta del bene (v/ capitolo relativo). Questa
scelta privilegia il Sé/genio all'istinto/ereditarietà, e, possiamo dirlo
altrimenti, privilegia l'anima al corpo.
È lì che l'evoluzione mostra di andare: per noi non deve avere più
valore la legge del più forte, ma al contrario quella che attiene ai
valori etici, a scapito di quelli genetici . È ciò che chiamiamo la
legge del sacrificio. La qual cosa non significa affermare il
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sacrificio volontario e fine a sé stesso, ma semplicemente che,
essendo nell'uomo spesso in antitesi i valori biologico-fisici con
quelli psico-etici, la scelta, quando deve farsi, deve tendere verso
questi ultimi.
Le due parole: sacrificio e sacerdote hanno l’identico significato di
agire al livello del sacro. Inaugurandosi nell’uomo una forma
interiore di coscienza, il sacerdote perde la sua funzione, che è al
livello sociale-collettivo, di natuta culturale-indotta, a favore di
un’azione di tipo esclusivamente individuale: il sacrificio appunto,
prodotto di una determinazione interiore.
Le conseguenze di quanto esposto in questo capitolo sono
moltissime. Quelle di tipo strettamente scientifico ci permettono
finalmente di spiegare perché il comportamento umano sia così
diverso da quello animale: non è più possibile studiare tutta
l'evoluzione soltanto in termini filogenetici o ontogenetici; occorre
aggiungere una nuova disciplina, cambiando il significato di alcuni
termini. Si potranno avere, per esempio, le seguenti tre discipline:
a) morfogenesi: studio dei mutamenti limitati ad una esistenza:
b) filogenesi: studio dei mutamenti evolutivi somatici e biologici
della specie;
c) ontogenesi: studio dell'evoluzione della psiche, distinta, e anzi
opposta, a quella somatica, portante all'espressione dell'individuo.
Il cambiamento maggiore, però, speriamo sia di tipo pratico; dando
una spiegazione consapevole al comportamento etico dell'uomo,
proiettato verso il suo prossimo, come conseguenza della vera
conoscenza di sé.

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9. LA RELAZIONE SESSUALE:
INDIVIDUAZIONE E SEPARAZIONE
È incredibile quante correlazioni ci possa suggerire e quante
considerazioni ci possa ispirare l’osservazione della nostra figura
n.4. Possiamo, ad esempio, guardarla questa volta in modo da
scindere la sua struttura in due componenti che, effettivamente, pur
interagendo fra loro, mantengono una certa indipendenza
funzionale: i due cerchi concentrici che rappresentano la distinzione
in piani diversi della realtà, da una parte, e la freccia evolutiva che li
attraversa entrambi, dall’altra.
Queste due componenti differiscono per un comportamento fra loro
diverso:
1. la freccia, che si mantiene immutata nella sua direzione e verso,
senza tornare sui suoi passi (andamento costante);
2. l’ambito nella quale essa si muove, cioè le due dimensioni, che,
nel senso in cui sono attraversati dalla freccia, variano passando
alternativamente dallo spazio archetipale allo spazio-tempo
ordinario, per poi ritornare nello spazio archetipale (andamento
alternante).
Questi due diversi comportamenti ci suggeriscono l’esistenza di due
distinti processi, che possiamo far nascere dall’interazione fra la
freccia e le dimensioni che essa attraversa.
Il primo processo è quello che definiamo di individuazione; è un
processo energetico che viene simbolicamente rappresentato dalla
freccia, e che leghiamo perciò alla continuità. Si può dire che le
energie cosmiche (relative allo spazio archetipale) vengono
metabolizzate dall’essere in evoluzione, e man mano che questi
avanza si manifestano ai vari livelli, riempiendovi, per così dire,
come fosse un contenitore inizialmente vuoto, l’interiorità; dandogli
con ciò la possibilità di concepire (contenere).
Questo contenitore riceve dall’alto le energie, che salgono così fino
all’orlo: ecco il nostro aspetto centripeto; ad un certo punto queste
tracimano, riversandosi all’esterno: ed ecco l’aspetto centrifugo. Il
passaggio da centripeto a centrifugo, tuttavia, può avvenire solo se
le energie cosmiche continuano ad affluire: la freccia evolutiva
perciò, che le rappresenta, prosegue nella sua direzione e verso,
senza, in sé, modificare questo suo andamento costante, che non si
può alterare od arrestare.
Il riversarsi verso l’esterno, la generosità, è insita in queste energie;
solo una loro perturbazione da parte dell’io, che ponendosi in
alternativa dialettica con l’esterno ne blocca il flusso, causa
l’utilitarismo del mors tua, vita mea.
Il processo di individuazione è la direzione dell’influsso, e lo
osserviamo ovunque in natura: nel regno vegetale esso si spegne,
cessa, per così dire, ben prima di giungere all’orlo, per cui
l'individuazione come processo si arresta al livello delle varie specie
e non giunge a quello di individuo, con carattere quasi
esclusivamente esteriore. Ne risulta una differenza non significativa
fra i singoli individui, tanto che non possiamo neanche così
pienamente definirli: la differenza è puramente esteriore, nel
numero, nella quantità, ma non interiore. È ben vero che perfino
all’interno dei microrganismi possiamo notare differenze di
comportamento, ma queste sono dovute unicamente ad una
reazione ad impulsi esterni, e non provengono da una scelta
interiore individuale contrapposta, o comunque indipendente dalla
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natura circostante, e non sono perciò definibili come azioni
consapevoli.
Nel regno animale, invece, il processo è più avanzato, e la capacità
di sentire porta una maggiore differenza che ci appare come
proveniente dall’interno di ogni singolo individuo. Anche qui però
non usiamo volentieri questo termine: infatti abbiamo già visto come
il comportamento animale non separi ancora bene le singole
reazioni agli stimoli dell’ambiente; non ci appare tuttavia più come
qualcosa cui chi lo compie è del tutto indifferente: c’è sentire, c’è
partecipazione. C’è il concepire figli (anche se li chiamiamo cuccioli,
o piccoli). È però un concepire ancora molto più esteriore che
interiore, che si esprime ancora solo al livello di sopravvivenza
(legge del più forte).
Anche la nostra evoluzione umana mostra lo stesso percorso: prima
di giungere al bordo del recipiente per riversarsi all’esterno,
l’energia cosmica deve riempirlo. Ad ogni nascita ricapitoliamo tutta
la nostra storia esteriore: filogenetica. Il piccolo dell’uomo, il
bambino, si distingue dal cucciolo proprio perché ad un certo punto
del suo sviluppo comincia a dire: io! ( e: no!). Inizia cioè a concepire
ad un livello diverso da quello puramente fisico-biologico. Inizia ad
interiorizzare anche il livello psichico: che non è altro che il
passaggio da coscienza a consapevolezza, caratteristica dell'uomo.
Questo passaggio è affiancato, almeno se lo osserviamo da fuori,
dal secondo processo che stiamo analizzando, che possiamo
definire di separazione. È un processo che riguarda l’ambito nel
quale l’energia svolge il suo lavoro, e che perciò leghiamo
all'alternanza. Parlando dell’individuazione ci siamo riferiti
unicamente alla freccia evolutiva e al suo percorso; qui invece
dobbiamo metterla in relazione con le dimensioni che attraversa.
Relazioni che producono conseguenze diverse, a causa della
reciproca interazione.
Il processo di individuazione appare accompagnato da una
crescente specializzazione: abbiamo già visto la distinzione
dapprima semplicemente in specie distinte, poi sempre più
accentuata fino alla comparsa dell’individuo: contraddistinto sia
fisicamente che psichicamente da ogni altro. Questa distinzione
verticale è accompagnata da una divisione orizzontale: nelle specie
meno evolute è assai frequente la propagazione a-sessuata,
androgina, che però quando ci avviciniamo a quelle evolute, più
complesse, vede regnare incontrastata la separazione sessuata.
Questo processo assume la massima forza nell’uomo, nel quale
troviamo una separazione somatica, cioè i due sessi funzionali alla
concezione fisica e alla procreazione di ....involucri adatti
all’espressione del Sé, che quando qui si manifesta deve assumere
a sua volta una ulteriore divisione, una separazione psichica,
coincidente con la consapevolezza dell’io che in tal modo si trova
separato dallo spazio archetipale sede del Sé stesso; io, per mezzo
del quale impariamo a concepire mentalmente.
Nell’andamento costante la direzione della freccia evolutiva di
individuazione va sempre crescendo, accompagnato per un tratto a
quello alternante di separazione che, però, da un certo momento in
poi inizia a decrescere.
Dovunque noi giriamo lo sguardo troviamo nella natura questi due
processi, quello di individuazione e quello di separazione, che
accompagnano lo sviluppo evolutivo, tanto che troviamo difficoltà
anche a considerarli separatamente, talmente siamo abituati a
37
vederli sempre agire, in quello che il mondo ci mostra, nella stessa
direzione. È proprio questo modo di vedere, proprio dell’io e del
conseguente appiattimento spazio-temporale, che fa nascere quella
visione incapace di discriminare la causa dall’effetto, la psinergia
proveniente dallo spazio archetipale dalla sua manifestazione al
livello fisico, visione cui possiamo attribuire l’idea materialistica della
vita.
I due processi di individuazione e di separazione, invece, non sono
destinati a coincidere in eterno.
Abbiamo già visto che il passaggio evolutivo dallo spazio
archetipale allo spazio-tempo ordinario porta con sé un
accrescimento della complessità; ebbene, il ritorno della freccia allo
spazio archetipale recupera la semplicità originaria, caratteristica di
quella dimensione.
Ad un certo punto, perciò, il processo di individuazione e quello di
separazione vedono le loro strade dividersi. In altre parole, per
poter continuare a percorrere il suo cammino la freccia deve
ritornare dalla separatività (complessità) caratteristica dello spazio-
tempo alla unità (semplicità) dello spazio archetipale. Per poter
proseguire, il processo di individuazione deve svolgersi da solo,
abbandonando quello di separazione.
L’individuo dunque è quello che ha in sé la possibilità di
espressione (mediata o im-mediata) del Sé. Questa espressione
viene sovente distorta dall’io, ma non consiste in ciò l’idea di
individuo; essa sta piuttosto nella capacità evolutiva (filogenetica
e/o ontogenetica) di divenire strumento del Sé lungo il sentiero del
processo di individuazione, anche e soprattutto a prescindere da
quello di separazione, per mezzo quindi di un influsso autogeno.
L’allontanamento fra i due processi può agevolare l’allargamento
della consapevolezza al Sé (e questa sarebbe l’ulteriore
individuazione: portare a divenire consapevole ciò che ancora non
lo è); l’io però vi si oppone, per mezzo della già citata visione
materialistica.
Possiamo semplificare il concetto dicendo che:
SEPARAZIONE. Il condizionamento ambientale dello spazio-tempo,
ci impedisce il ritorno evolutivo allo spazio archetipale per
recuperare la semplicità (unità) originaria;
INDIVIDUAZIONE. Rendendoci autonomi rispetto all’influsso
esterno e all’ambiente, ci manifestiamo individualmente nello spazio
archetipale.
Nel suo primo percorso come influsso esterno nello spazio
archetipale, nella I° fase evolutiva, la corrente psinergica applicata
alla concezione è la libido, funzione generativa che permette alla
vita animale di pro-creare. Per permettere l’espressione psinergica
al livello mentale, il processo di individuazione insieme a quello di
separazione ci accompagna successivamente nello spazio-tempo
ordinario (II° fase). Qui nasce, come conseguenza, l’io, capace di
farci prendere coscienza di noi stessi, dote acquisita che non può
essere perduta senza tradire la direzione dell’evoluzione. Alla II°
fase dovrebbe seguire la III°, nella quale l’io, esaurito il suo attuale
compito, dovrebbe integrarsi con il Sé, per parteciparlo della sua
conquista. Ma questo viene ostacolato, impedendo il passaggio
mentale dalla pro-creazione alla creazione.
C’è un’arma potente in mano all’io, che ha paura di quel passo, e
un alleato. È evidente come per le specie animali che sono
soggette alla selezione naturale con lo scopo di provvedere
38
strumenti atti alla sopravvivenza, sia di fondamentale importanza e
scopo precipuo il poter disporre degli strumenti idonei, e l’indurre ad
un comportamento a ciò finalizzato. L’influsso esterno che li dirige
perciò è a questo funzionale, e si esprime con l’istinto sessuale.
Esso agisce anche nella parte istintiva dell’uomo, dove svolge, è
superfluo ricordarlo, la stessa insostituibile funzione. Nell’uomo,
però, a questa funzione se ne aggiunge un’altra. La nostalgia per la
perdita del contatto con lo spazio archetipale, che è come una ferita
che sanguina più o meno evidente nell’interiorità di ciascuno di noi;
la spinta irresistibile che ne è una conseguenza, verso il
superamento delle divisioni dovute al processo di separazione, si
alleano, in un certo senso, con l’incapacità di superare la barriera
della consapevolezza creata dalla paura propria dell’io, escludendo
l’anima da questa ricerca; che sarebbe invece la sola parte
dell’uomo deputata ad agire in questa direzione (che è quella
dell’individuazione). Si cerca così nell’immanente ciò che può
appartenere solo al trascendente (l’al-di-là/spazio archetipale), che
viene pertanto inevitabilmente sostituito da qualcos’altro.
La spensieratezza degli animali che appaiono felici e liberi nei loro
comportamenti sessuali viene travisata, e questo travisamento
viene istituito come regola da esportare all’uomo. Gli animali però, a
questo punto dobbiamo sottolinearlo, non hanno ancora rotto i ponti
con lo spazio archetipale; anzi, l’istinto proviene proprio da lì, e lì
essi trovano la sorgente del loro modo di essere e di sentire:
direttamente dal contatto con l’al-di là, perciò, e non dal contatto
con l’altro attraverso l’accoppiamento sessuale, come l’uomo nel
suo travisare crede di vedere.
Questa disperata ricerca acuisce nella mente dell’uomo tutto ciò
che è correlato con la sessualità, che va a sommarsi all’istinto
libidico di base. Che ciò sia in antagonismo con le semplici leggi
naturali è facilmente dimostrabile: il praticare la sessualità senza
tenere oramai più conto dei periodi favorevoli, contrariamente a
quanto invece avviene negli animali (se escludiamo quelli la cui
familiarità con l’uomo ha quasi indotto la perdita di questa direzione
istintiva); il proclamare la libertà sessuale come rispetto dell’impulso
naturale, e contemporaneamente inventare tutti gli artifici perché le
stesse leggi non possano, poi, seguire il loro altrettanto naturale
corso, e altro ancora.
Conseguenza di questo accentrarsi dell’attenzione sull’aspetto
sessuale è lo strumento di cui l’io si serve: la passionalità, che
spesso l’astuzia dello stesso io spaccia come una via capace di
liberarci di lui. Quando la passionalità supera il livello di equilibrio,
assume i connotati di un vero e proprio inflazionismo acquisitivo,
con la conseguente fissazione dell’attenzione. Può accadere cioè
che questa particolare esperienza venga ripetuta solo come atto
fisico, senza che produca la forma psinergica stabile nello spazio
archetipale, che le toglierebbe la funzione acquisitiva e quindi la
necessità di ripetizione. L’attenzione rimane così fissata in essa,
creando un blocco psinergico. Il blocco psinergico può provocare un
ostacolo alle relazioni (anziché promuoverle, tradendo l’aspettativa
di fondo), sia con gli altri, rimanendo al livello fisico e non potendo
penetrare in profondità, non unendo anima ad anima, che è la vera
richiesta, la vera aspirazione iniziale (la comunione); sia con se
stessi, con la propria anima, non riuscendo ad aggirare l’ostacolo
del rapporto dialettico.
Che la passionalità così intesa sia di natura patologica risulta
evidente se la consideriamo per ciò che è, ossia una interferenza
dell’io in una funzione, quella istintiva, dalla quale egli dovrebbe
essere escluso. Durante l’atto procreativo infatti la consapevolezza
39
subisce un crollo, sostituita da una conseguente forma di delirio. La
memoria di quest’ultimo provoca la fissazione nell’io, impedendo
all’attenzione di vivere il qui ed ora (dilatazione del presente). Da
qui nasce la passionalità, che di fatto impedisce il proseguimento
del cammino del momento evolutivo verso il Sé, mantenendo al
livello ordinario spazio-temporale aspettative artificiose, provenienti
dall’io anziché dal dominio legittimo, che è quello dell’istinto della
specie.
In questo modo non si può uscire dal processo di separazione,
ostacolando l’evoluzione di quello di individuazione. D’altra parte, è
già stato detto da qualcuno che il pensiero appare come
un’incongruenza nello svolgersi del processo evolutivo. Prima del
suo apparire, tutto sembra concorrere alla conservazione della
specie, per mezzo della sottomissione alle leggi naturali. Esso, in
effetti, è invece l’unica funzione capace di contrastare queste
ultime, e perciò di mettere in crisi la difesa della specie. Non
possiamo considerarlo come l’ultimo prodotto dell’evoluzione, il più
avanzato, giacché si mostra indipendente e persino opposto ad
essa: sarebbe un prodotto contro-producente, e quindi un’anomalia
nella perfezione del processo evolutivo. In realtà, sembra provenire
da un’altra direzione, capace anche di contrastare quella evolutiva
della specie.
Esaudire i desideri provenienti dalla passionalità porta comunque
come inevitabile conseguenza il rafforzamento della natura
biologica, regno dove agisce il processo di separazione: che è la
natura mortale. L’aspirazione verso le istanze del Sé, per contro,
porta ad uno spostamento verso il processo di individuazione,
regno del vivente.
Si può dire che il Sé partecipi al processo di individuazione
attraverso una continua aggregazione di dati acquisitivi, come la
teoria psinergica suggerisce. Per lo stesso motivo, esso non
partecipa direttamente del processo di separazione, che appartiene,
per quanto riguarda l’uomo, all’io.
Noi perciò siamo ordinariamente consapevoli solo della
separazione, anche se le istanze del Sé (che la ignora) ci spingono
verso la riunione.
Dobbiamo però supporre che il fatto di prendere un corpo fisico e
sessuato, non possa essere indifferente al Sé, che acquisisce così
un aspetto parziale delle esperienze, mentre la sua struttura non
tollererebbe questa divisione, questa ....amputazione. Una
particolare esercitazione eseguibile sull’elemento neutralizzante
mostra come non sia possibile sottrarre una parte da un intero
senza provocare una reazione conseguente ad una tensione che
nasce nel suo interno. Si crea quindi questa tensione nel Sé, che
spinge verso l’unità, la completezza, verso la parte mancante.
Nell’attrazione fra individui appartenenti ai due sessi, troviamo così
ben tre componenti fra loro interagenti, e fino ad un certo punto
indipendenti:
la libido, provocata dall’istinto di sopravvivenza,
la passionalità, causata dalla fissazione mentale,
la tensione psinergica, come spinta intuitiva all’unità.
C'è da stupirsi che ciò provochi tanti tumulti interiori?
Il problema maggiore da risolvere riguarda la capacità di
discriminare fra tutte queste componenti: quasi sempre facciamo un
bel minestrone, mischiandole insieme, mentre, conoscendole,
40
scopriamo come esse agiscano in piani, in momenti e in percentuali
diverse fra di loro.
Veramente ricaviamo l’impressione che le grandi conquiste
dell’intelligenza siano ancora ben poca cosa di fronte all’ultima
grande frontiera da conquistare. Le istanze del Sé spingono così
coloro che ne risentono qualche lontana eco a mettersi in viaggio: il
turismo religioso, che porta in India, nel Tibet, in Cina, in Siberia, o
dove altro ancora? Lo stesso stimolo conduce alla conquista di
nuovi mondi e delle stelle! Oppure, se è più primitivo, può essere
alla base di chi si tuffa nella sessualità o comunque nella ricerca di
una soddisfazione in qualcosa che si trova fuori di noi, senza mai
venirne appagato, ma crogiolandosi di continuo nell’insoddisfa-
zione. Non è fuori di noi veramente che quelle istanze ci vogliono
spingere: è dentro di noi; dovremmo diventare psiconauti, ed
esplorare il mondo della nostra anima, per trovare la pace e
conciliarla con la profondità del sentire.
Le tre componenti che stanno alla base di ogni attrazione fra
persone di sesso diverso non sono però indiscriminatamente
conciliabili fra loro. Dobbiamo scegliere fra il processo di
individuazione e quello di separazione, perché oggi è quanto
l’evoluzione chiede.
Mentre la libido è legata all’istinto, ed è destinata a condividerne la
curva evolutiva, senza causare quindi particolari problemi,
possiamo scorgere antagonismo tra gli scopi e le dinamiche della
passionalità e della tensione psinergica.
Fondamentalmente la passionalità è un inganno, e fa parte della
grande illusione dell’io. Usualmente non accettiamo di vederla nella
sua cruda verità, ma amiamo rivestirla di attributi che non le si
addicono: diciamo che è obbedienza all’istinto, ma abbiamo visto
che non viene da esso giustificata; la colleghiamo con l’estetica e
con l’arte (un bel corpo femminile, ad esempio), ma non realizziamo
che quando ne siamo presi, del lato artistico non ci importa proprio
un bel niente. Il vero scopo è la salvaguardia dell’io, a scapito di
tutto e costi quel che costi, dimostrato dal fatto che è solo questo il
risultato che in questo modo si ottiene.
Lo sforzo per uscire da questa situazione viene tacciato, da chi non
si accinge a farlo, di essere una specie di abdicazione nei confronti
di un impulso che tutti abbiamo dentro: la sessualità appunto, che
verrebbe sacrificata come fosse una rinuncia a vantaggio di
qualcos’altro. Se fosse davvero tutto qui, forse allora non ne
varrebbe la pena. In realtà, non si tratta affatto di rinunciare alla
sessualità, che ha una sua funzione essenziale, e che è parte
costitutiva della nostra struttura psichica (al livello istintivo), ma solo
di ri-dimensionarla, cioè di riportarla alle sue vere dimensioni.
Nessuno può stabilire astrattamente quale sia il confine fra un suo
uso proprio e sano e quello malato, per il semplice motivo che esso
è individuale e variabile all’interno dello stesso individuo, che deve
trovare il proprio equilibrio interiore; il confine infatti coincide con il
punto sulla freccia in cui ci troviamo, e che chiamiamo momento
evolutivo. La vera attività sessuale deve allora essere la ricerca
personale di questo equilibrio, volta a conseguire la prosecuzione
del processo di individuazione verso la III° fase evolutiva.
Il concepire idee è infatti il risultato dell’azione del Sé, e saper
rispondere alla tensione psinergica è il modo per accordarci con le
sue istanze. Esercitarci a sentire queste ultime, che si può anche
descrivere come la capacità di entrare con la consapevolezza
41
liberata nella nostra interiorità, porta a spostare in maniera
equilibrata il punto del momento evolutivo verso lo spazio
archetipale, rendendoci sempre meno dipendenti dalla passionalità
e allontanandoci dal processo di separazione.
Mediante il processo di individuazione, tutte le esperienze di un
singolo Sé concorrono a formare quell'unità irripetibile che
chiamiamo uomo: ciascuno di noi è unico (e perciò insostituibile), e
porta - la teoria della psinergia lo mostra - con sé la sommatoria di
tutte le sue esperienze. Questa sommatoria viene partecipata all'io
nel grado in cui questi è in grado di accedervi, mediante intuizioni,
sogni o quella che viene chiamata la voce della coscienza.

42
10. LA TERZA FASE
Vincere la morte è lo scopo principale che medicina, biologia, e in
genere la scienza si sono date nella loro secolare ricerca. La morte,
vista come il massimo nemico, può essere vinta però soltanto se
conosciamo qual è il suo campo d'azione. La sola strada che
l'attuale ricerca può concepire è circoscritta alla parte biologica
dell'esistenza, ed esclude quindi quella psichica, cosciente e
consapevole. Si lavora infatti sulla conservazione del seme o sulla
manipolazione genetica, tendendo al massimo a condizionare la
nascita di una nuova forma vitale (anche consapevole), ma non al
prolungamento nel tempo della coscienza già esistente.
Che vittoria è mai questa? Confondendo la vita con la materia
vitalizzata e la coscienza con gli strumenti di cui essa si serve, noi,
in quanto esseri coscienti, continueremo comunque a morire. È una
vittoria astratta e illusoria quella così ottenuta, come astratta e
illusoria è la scienza che la può concepire.
Dal nostro punto di vista, diverso è il significato della morte e
diversa la strada per vincerla. Noi ci concentriamo sul lato della
coscienza più che su quello della forma biologica, e quindi la
osserviamo ontogeneticamente (nel senso che gli abbiamo dato),
scoprendo che in realtà, lo abbiamo già detto, la morte non esiste.
Nel nostro approccio al problema osserviamo come si instauri una
tendenza, già di fatto iniziata, divergente fra destino somatico
(conservazione della specie) e destino psichico (affermazione del
Sé). Il dare cioè la prevalenza alla legge del sacrificio rispetto a
quella del più forte ci sta portando a privilegiare la componente
psichica a scapito di quella fisica.
Se portiamo questa tendenza fino alle sue estreme conseguenze,
essa non può che suggerirci che un lontano giorno l'evoluzione del
corpo cesserà, coincidendo col momento di massimo sviluppo
psichico, quando cioè il processo di separazione ha lasciato posto
al solo processo di individuazione. È questo il momento in cui
evolutivamente conquisteremo lo spazio archetipale.
Il rapporto fra energia acquisitiva e psinergia nei due mondi, quello
fisico e quello psichico, non è simmetrico, poiché la psinergia
sembra vantare una sorta di primogenitura nei confronti dell'energia
acquisitiva. Cosicché dove agisce quest'ultima, la ritroviamo
sempre inestricabilmente connessa con la prima; mentre
idealmente la psinergia può agire in modo indipendente nei
confronti dell'energia acquisitiva.
La psinergia, di per sé sufficiente nel superiore spazio archetipale,
si dimostra incapace di agire direttamente nella coscienza che si
trova inserita nello spazio-tempo ordinario, e lo fa quindi per mezzo
dell'intermediazione dell'energia acquisitiva, la quale le partecipa,
con la ripetizione, le proprie esperienze. La coscienza tuttavia
rimane una grandezza appartenente soprattutto allo spazio
archetipale, e a quest'ultimo tende a ritornare arricchita con le
esperienze acquisite nello spazio ordinario.
È pertanto solo l'evoluzione ontogenetica, riguardando la sfera della
coscienza, quella destinata ad accompagnarci per tutto il nostro
percorso evolutivo. Il parallelismo fra le grandezze del mondo fisico
e quelle del mondo psichico ricavate dalla teoria psinergica:
- mondo fisico: forza x spostamento = energia
- mondo psichico: intenzione x azione = psinergia,
pur riferendosi al momento attuale in cui è inestricabile la
connessione tra i due mondi, sembra prefigurare la citata
43
possibilità.
Ma come potrà effettivamente avvenire questo? Ancora una volta lo
possiamo descrivere riferendoci alla nostra figura n.4, e
particolarmente osservando lo spostamento del momento evolutivo
che stiamo vivendo lungo il percorso che la freccia segue all'interno
della sfera raffigurante lo spazio-tempo ordinario. Dal momento in
cui la freccia inizia a rivolgersi centrifugamente, ha inizio la lotta fra
istinto e io per l'affermarsi di quest'ultimo; dal momento in cui l'io è
sufficientemente forte, il Sé comincia a usare la consapevolezza per
chiedere, tramite il cuore e l'intuito, di prendere in mano la direzione
di quella esistenza, sforzandosi di vincere l'opposizione dell'io e
pretendendo la scelta dello sviluppo del processo di individuazione
a scapito di quello di separazione.
Abbiamo già identificato le qualità delle istanze del Sé, come tutto
ciò che ci spinge verso gli altri e verso il disinteresse. Man mano
che nell'io riusciamo ad accettare queste istanze e a conformarvici,
il momento evolutivo si sposta lungo la freccia, avvicinandosi allo
spazio archetipale. Va da sé che questo spostamento non può
essere ottenuto coercitivamente, o solo in seguito a decisioni di tipo
razionale. Questo implicherebbe repressione nei confronti dell'io, e
porterebbe fatalmente con sé l'insorgere di disfunzioni psichiche:
esclusivamente l'aspirazione suggerita dal Sé (che nell'uomo
moderno può essere attivata tramite una conoscenza delle sue
dinamiche) può ottenere questo scopo, dandoci la sensibilità
indispensabile al suo conseguimento.
È fatale pertanto che ad un certo punto il momento evolutivo arrivi a
lambire il confine fra spazio-tempo e spazio archetipale, quando il
Sé, attraverso il canale psinergico del cuore diventerà consapevole
alla nostra coscienza. Sarà allora maturato l'angelo che è in noi,
come lo abbiamo definito, facendoci diventare Sé non più legati alla
terrestrità, ma appartenenti allo spazio archetipale. Finalmente
sapremo usare il ricostruito canale psinergico, capace di metterci in
contatto con quella dimensione, che si presenta veramente come la
vera casa dell'uomo, districando nella nostra coscienza la
connessione fra le energie appartenenti ai due mondi.
Contrariamente alla fase indotta di evoluzione, nella attuale fase
autonoma prima di diventare generali i nuovi adattamenti devono
essere preceduti da un numero sufficiente di casi individuali. Se
osserviamo il nostro attuale rapporto con l'habitat terrestre, ci
rendiamo conto di come i regolatori di adattamento ai mutamenti
ambientali esterni non siano più in grado di agire efficacemente:
stanno infatti aumentando vertiginosamente i casi di patologie
allergiche, soprattutto fra le nuove generazioni. Un sempre
crescente numero di individui della specie umana comincia a
sentire il bisogno di un ambiente diverso, e il loro corpo non riesce
più a inserirsi armoniosamente, ecologicamente, in quello attuale.
La parte psinergica di ciascuno di noi sta cioè mutando quella fisica,
aumentandone il tasso vibratorio; quando questo sarà attivo in un
grande numero di persone, sembra logico dedurne che si renderà
necessaria la conquista di un ambiente più adatto.
Infatti, perché mai limitare la manifestazione della vita all'attuale
ambiente terrestre? È evidente che se noi consideriamo vita
l'aspetto materiale che essa assume sulla Terra in seguito alla
vitalizzazione delle forme terrestri, potremo trovarla solo sulla Terra.
E così infatti accade oggi. Ora, però, supponiamo almeno che la
vita si manifesti nello spazio-tempo, ma l'energia (anzi, la psinergia)
che la anima provenga dallo spazio archetipale, per cui non è detto
che quella stessa energia non possa manifestarsi in forme diverse
44
in ambienti diversi.
Anche se non necessariamente questo dovrà riguardare totalmente
l'umanità: il racconto storico/biblico del diluvio universale sembra ci
mostri, d'altra parte, come simili fenomeni siano ricorrenti nel lungo
percorso evolutivo. Chi non sarà in grado di seguire la parte più
evoluta nella Nuova Terra, dominio dello spazio archetipale, sarà
considerato da questi ultimi come perduto.
Possiamo avere un'eco della conoscenza proveniente dallo spazio
archetipale rifacendoci alle antiche civiltà che, sia pure non
consapevolmente se non a livello sacerdotale (i saggi), traevano da
esso ispirazione negli ultimi tempi storici in cui era possibile ancora
un contatto; e particolarmente alla civiltà che sembra esserne la più
diretta erede: quella Egizia. La meraviglia infinita che ispira ciò che
la nostra mente razionale riesce a scorgere grazie alle ricerche
psinergiche a quella stessa civiltà applicate, ci può dare un barlume
della saggezza insita in quella dimensione. Come l'astrofisica cerca
il rapporto profondo con noi stessi riscoprendo dalle zone più
lontane dell'universo quanto avvenne nei primi istanti della nostra
evoluzione fisica, così la ricerca psinergica applicata alla civiltà
Egizia può aiutarci a ri-trovare questo stesso rapporto nei confronti
dell'evoluzione psichica, ponendoci in contatto con lo spazio
archetipale, attraverso il più lontano passato della civiltà, con il
futuro che ci aspetta, al ritorno cioè consapevole nello spazio
archetipale.
Sarà questa per noi la terza fase evolutiva, nella quale con ogni
evidenza svilupperemo l'ulteriore funzione psichica conseguente al
pieno controllo delle forme dello spazio archetipale: la vitalizzazione
della materia. Possiamo chiamare questa funzione con il nome di
creazione, coincidendo con un uso e un controllo consapevole di
quello che la ricerca psinergica definisce stato potenziale.
Possiamo provare ad immaginarci quel nuovo modo di esistere, se
teniamo presente che la comunione soppianterà la comunicazione,
essendo superata la dialettica interno/esterno. L'aspetto interiore di
ciascuno sarà allora alla luce del sole.
Sembra di poter dire che si tratta di passare da una fase nella quale
comanda l’io, sottomessa alla separatività, alla temporalità della
sfera fisica, alla sua legge del più forte e dell’accaparramento delle
risorse perché soggette a consumarsi; elementi che rendono
inevitabilmente dominanti il timore e il sospetto, ad una
successiva fase guidata ed ispirata dalle istanze del Sé, dove le
leggi precedenti vengono sostituite dalla consapevolezza nella
comunione con tutto l’universo e dalla conseguente partecipazione
di ciascun individuo a tutto quanto esiste; aspetti che sostituiscono
gli elementi dominanti precedentemente nel loro esatto opposto, e
cioè nell’amore e nella fiducia. Probabilmente solo in questo
modo si potrà avere quella giustizia conseguente ad una condotta
equa di vita, che ora, concependola come categoria di pensiero, si
cerca fuori, obiettivamente, senza pertanto mai raggiungerla.
Mi risulta difficile, come personalità che vive nella dimensione fisica,
immaginare la vita nella terza fase, dato che ogni giudizio che
modello viene deformato dalla attuale consapevolezza dell’io.
Credo però che in profondità il Sé si faccia sentire, e l’aspirazione
verso qualcosa di migliore e superiore rappresenti proprio questa
tensione, che penso abbia da sempre spinto l’uomo verso quel
qualcosa di indefinibile ma insopprimibile, per esprimere il quale la
razionalità si è sempre dimostrata povera e inadeguata. Forse tutte
le forme di coscienza, ciascuna al proprio livello, presenti
45
nell’universo sono spinte nel loro agire da questo tipo di
aspirazione.
La nostra attuale percezione mediata dei sensi se ci riferiamo come
esempio emblematico alla vista, è capace di vedere solo la luce
riflessa . Noi vediamo gli oggetti esterni obiettivamente, solo perché
ci riflettono una certa vibrazione visiva: se tutto fosse trasparente,
se tutto cioè fosse luce e niente riuscisse a rifletterla, noi non
vedremmo nulla. Saremmo circondati dalla luce, i nostri occhi
funzionerebbero, ma noi saremmo come ciechi. La parola luce, in
realtà etimologicamente significa infatti luce riflessa, e anche il
nostro pensiero obiettivo, conseguente alla percezione mediata,
risulta essere un pensiero riflesso (razionalità = riflessione).
La parola significante luce diretta, radiante è Dio. Solo la
percezione im-mediata, grazie ad una percezione diretta, può
vedere questa luce, in alternativa a quella indiretta, riflessa, più
propriamente detta luce, ottenuta tramite il sistema nervoso,
esattamente definibile col termine di luci-fero : portatore di luce
riflessa.
È curioso notare come quello che abbiamo appena detto ottenga un
perfetto riscontro, seppure velatamente, nel racconto dell'antico
libro della saggezza, la Bibbia, come pure, con altre immagini, nei
testi sacri di altre civiltà.
Il frutto maturato a seguito dell'evoluzione può essere paragonato al
momento evolutivo, il punto cioè, in cui stiamo transitando nel
nostro percorso di sviluppo.
Così, quando Lucifero = sistema nervoso suggerì di mangiare il
frutto della conoscenza del bene e del male, cioè di prendere
consapevolezza di noi stessi inaugurando la lotta fra istinto e io,
disobbedendo al dettame divino, cioè arrogandoci la capacità di
scelta autonoma (e sappiamo come sia restio l'uomo attuale a
obbedire ad imposizioni esterne),
fummo cacciati dal paradiso terrestre = spazio archetipale,
ritrovandoci nudi nel deserto del mondo, cioè scoprendo la nostra
dimensione fisica spazio-temporale, nella quale possiamo entrare in
contatto con gli altri esclusivamente per mezzo della comunicazione
mediata.
Il frutto proibito così raffigura il momento evolutivo all'entrata nello
spazio-tempo ordinario; ma nella Bibbia si parla anche di un altro
frutto: quello dell'albero della vita, che fu nascosto all'uomo. Esso
rappresenta le capacità ottenibili quando il momento evolutivo si
avvicinerà all'uscita dello spazio-tempo, per entrare nello spazio
archetipale: alla funzione psichica quindi conseguente al pensiero
diretto, im-mediato, dovuto alla capacità di vedere la vera luce, di
vedere Dio .

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CONCLUSIONE
Sarà oramai chiara al lettore la principale conclusione di quanto
abbiamo fin qui studiato. La scienza dell'anima, cioè la psicologia,
dovrà un po' alla volta trascinare sulla sua strada tutte le altre
scienze: lo studio della natura non potrà più essere considerato
esaurito da un esame esteriore dei fenomeni e dei soggetti; si
dovrà tenere sempre conto del lato complementare con cui
quell'aspetto va integrato. E si dovrà anche dare la giusta rilevanza
a questo lato: quella preminente delle cause, rispetto a quella degli
effetti (per causa/effetto non intendiamo un processo spazio-
temporale, ma uno stimolo dallo spazio archetipale al quale
corrisponde una risposta nel piano ordinario, che operano
sincronicamente).
Da parte nostra salutiamo con entusiasmo questo risultato:
l'appiattimento spazio-temporale della cultura ha già prodotto
abbastanza guai per non suscitare alcun rimpianto. Dobbiamo infatti
ringraziare il materialismo ed il sostanzialismo se l'uomo d'oggi va
perdendo l'orientamento di fronte ai fatti e ai problemi della vita; se
egli non sa più dare l'importanza che merita alla vita stessa -
neanche alla propria; se i principi alti che l'umanità migliore ha
seguito e segue contano sempre meno sostenitori; se la paura ha
inquinato la gioia di vivere; se l'utilitarismo ha soppiantato il
disinteresse.
Tutto questo accade, a parer nostro, perché si è perso di vista
l'aspetto complementare ricordato, che è quello principale per
l'anima umana: l'aspetto sacro della vita. Sacro significa intangibile
- che non si può toccare, ossia, per noi, che non è materiale.
Permetteteci allora di affiancare la parola sacro allo spazio
archetipale.
Il nostro interesse e il nostro entusiasmo tuttavia non sono
meramente culturali e accademici: noi siamo convinti che la strada
obbligata per uscire dal tunnel in cui si è infilata la scienza moderna
e con essa l'uomo nella sua attuale forma di oscurata (o appiattita)
coscienza, debba passare attraverso la reintegrazione con la
propria interiorità. Cosa che può aiutare a superare un certo
atteggiamento, spesso inconsapevole, di subire la vita, anziché di
viverla..
Dobbiamo prefiggerci di condizionare il nostro destino, anziché
esserne condizionati: per farlo è indispensabile la conoscenza delle
leggi che regolano il vivente, biologicamente e psichicamente, in
modo da saper dare una motivata valutazione etica degli eventi.
Noi non potremo mai, stanti i nostri umani limiti, controllare gli
eventi di oggi, né tanto meno quelli di domani; la sola cosa che
possiamo fare per garantirci un futuro sicuro, è quella di coltivare la
capacità di controllare noi stessi, qualsiasi evento sopravvenga.
In altre parole, possiamo semplificare il tutto suggerendo di evitare
la frase: "mi è successo questo", come se fosse piovuto dal cielo,
sostituendola con: "me lo sono procurato". Secondo la
psicofisiologia integrata, il dolore è dovuto allo sforzo d'imposizione
all'io da parte del Sé di riequilibrare le conseguenze delle azioni che
egli compie (lo si vedrà nella II parte). È pertanto un segnale con
funzione positiva. L'atteggiamento di rifiuto verso il dolore,
considerato come qualcosa senza scopo e da combattere, è
sicuramente suggerito dall'io; sarebbe invece opportuno un
atteggiamento diverso, di ricerca delle cause, che sono il vero
47
nemico da sconfiggere e che quasi certamente discendono da
nostri comportamenti.
Non è sempre agevole localizzarle, abituati come siamo a dare la
colpa a qualcosa o a qualcun altro: i virus, l'ambiante, i genitori,
ecc. Soprattutto quando a soffrire sono i bambini, la causa può
ritrovarsi solo ontogeneticamente (nel suo significato psinergico).
Ma non è sempre indispensabile risalire alla causa prima: le
esperienze psinergiche quali la dilatazione del presente sono molto
utili anche da questo punto di vista.
Nel bambino, comunque, l'atteggiamento verso il dolore non è lo
stesso dell'adulto: egli sta ricapitolando una fase che lo vede più a
contatto con lo spazio archetipale, e può trovare sollievo più
facilmente in esso, ritirandovisi; quando ciò viene fatto in modo
eccessivo possiamo riscontrare patologie di tipo autistico. È nota la
capacità di soggetti autistici di saper fare senza difficoltà delle cose
(di conto, di associazioni, ecc.) che paiono impossibili nelle persone
normali; è la saggezza (da non confondere con l’intelligenza) dello
spazio archetipale che infonde loro queste capacità, cosa che ci
può dare un’indicazione di quanto si possa ottenere da quella
dimensione. Nell'adulto di oggi questo contatto può avvenire
soltanto consapevolmente, cosa che lo configura non più come la
ricerca di un rifugio, ma bensì come una promozione evolutiva.
Purtroppo non siamo ancora allenati a farlo; lo studio qui presentato
può rappresentare un primo passo in questa direzione e in questa
ricerca.
Ricerca che ha l’obiettivo di aprire il cuore, cioè di trovare l’accesso
a quel vaso che contiene il sacro sangue, custodito in una località
segreta, accessibile a tutti, ma inviolabile a chi voglia conquistarlo
con la violenza e senza adeguare la propria condotta di vita.
Di fronte alle ricerche oggi di moda, che sono di tipo
storico/culturale con più o meno manifesti propositi rivoluzionari
sulla sua interpretazione, noi riteniamo di essere veramente, nel
senso più profondo e perciò più vero, dal momento in cui riusciamo
a trovare la via che porta al canale psinergico del cuore, i veri
Cavalieri del Graal.

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49
II PARTE

“GUARIRE LE INFERMITÀ ”:
PROGRAMMA DI
INTEGRAZIONE PSICHICA
MANUALE DI CONDUZIONE
PREMESSA
Ci proponiamo ora di approfondire l'aspetto della guarigione, che è
quello specifico che questo lavoro si prefigge, come applicazione
della conoscenza psinergica.
Abbiamo già accennato al significato più ampio che noi diamo alla
parola malattia (fino a comprendere praticamente tutti noi). Da ciò
deriva un'applicazione più generale (e quindi meno specifica) della
terapia, processo teso ad ottenere la salute.
La parola salute deve, per essere veramente tale, coinvolgere tutto
l'essere umano. Già il termine "salvo" (dal quale essa deriva)
implica più sfere di competenza:
salvo come integro/integrità, con ripercussioni di significato morali;
salvo come salvato/salvezza, con implicazioni religiose;
salvo come salute/sanità, connesso con un buon funzionamento
fisiologico.
Potremmo dedurne che il nostro lavoro si propone di ottenere in
questo arco di competenze il miglior funzionamento possibile, cosa
che, in una parola sola, significa per noi ben-essere.
La vera guarigione, in realtà, attiene più specificamente al raggiunto
superamento di qualsiasi interferenza fra le funzioni psichiche, cosa
forse non raggiungibile, o raggiungibile solo in casi davvero
eccezionali, al giorno d'oggi.
Per l'oggi, ci accontenteremo quindi, di proporre uno stato di ben-
essere, dando al termine il significato onnicomprensivo di tutte le
funzioni psichiche ed organiche che abbiamo studiato.
In questo senso, non siamo in competizione con la scienza medica,
che si prefigge di agire in sfere più specifiche e superficiali, che
possono non interferire con la nostra azione.

50
1. LA MALATTIA
Per conoscere in profondità la natura della malattia (cosa
strettamente legata allo scopo che la stessa mostrerà di avere), è
necessaria una conoscenza che consideri l’uomo in tutte le sue
componenti, ossia l’uomo integrato. Una conoscenza completa
dell’uomo dipende essenzialmente da due fattori:
1. il contemplare tutte e tre le funzioni psichiche che in esso
convivono:
a) l’istinto come dominio della specie,
b) la ragione come dominio dell’io,
c) l’intuito come dominio del Sé.
2. il vedere i tre aspetti suddetti con ottica dinamica, ossia dando
valore a ciascuno nel rapporto con gli altri a seconda:
della fase evolutiva che l’umanità in generale sta attraversando,
e il momento evolutivo che l’individuo in esame particolarmente sta
vivendo.
Come regola generale possiamo dire che subentra uno stato di
malattia allorquando le funzioni formanti la personalità (specie, io e
Sé) non si svolgono regolarmente in rapporto al momento evolutivo,
o quando una di esse invade il dominio proprio (legittimato dal
momento evolutivo) di altre. Questa definizione di malattia ci
consente fra l’altro di superare quella concezione incerta e
nebulosa di salute, che non discrimina fra patologia vera e propria e
una media della cosiddetta normalità; la quale non può così intesa
che identificarsi con la mediocrità.
In particolare, l’io deve il suo nome al fatto di vedere se stesso
prima di tutto il resto dell’universo, ponendosi così al suo centro; e
questo lo fa anche nei confronti di specie e Sé, con le quali instaura
un rapporto di tipo dialettico/mediato, che gli è il più consono. Di
solito è proprio l’io colui che invade il dominio altrui, come si può
evincere anche dall’osservazione che gli animali (soprattutto quelli
meno evoluti, cioè più lontani dall’uomo, che sono privi dell’io), se
lasciati sotto la guida dell’istinto praticamente non si ammalano.
Quando l’io si intromette nelle funzioni proprie della specie, la
conseguenza è una patologia di tipo prevalentemente biologico;
quando invece egli interferisce con il Sé, abbiamo patologie di tipo
prevalentemente psichico, che sono le malattie tipiche della
nostra fase evolutiva, nella quale il Sé dovrebbe iniziare a regolare
l’esistenza dell’individuo, come unica via verso la terza fase.
“Io sono presente a me stesso” e “sono fuori di me”, sono frasi
ricorrenti che celano, neanche tanto nascostamente, un rapporto
fra due all’interno dello stesso individuo. Il modo ... normale di
pensare ed esprimersi psichicamente è dovuto alla contemporanea
presenza delle funzioni psichiche di ragione ed intuito: quando
viene a mancare una delle due si altera la nostra consueta capacità
di coscienza e consapevolezza, provocando il delirio.
Sembra che il mantenimento dell’ambiente interno stabile sia
indispensabile alla suddetta presenza, dato che questa ne risulta
alterata in caso di variazione, particolarmente della temperatura.
Possiamo pensare alla febbre come ad un intervento terapeutico
nell’organismo, laddove il Sé agisce prevaricando il suo normale
dominio, e alterando quindi anche le condizioni del sangue che da
essa dipendono, provocando il delirio conseguente.
Il mantenimento dell’ambiente interno stabile, infatti, non è
51
funzionale alla capacità mentale del Sé in sé, ma alla sua corretta
(normale) capacità di controllo una volta inserito, tramite il sangue,
nell’organismo durante lo stato di veglia; sangue che irrora anche il
sistema nervoso.
La febbre appare come un intervento di tipo angelico nelle malattie
che noi definiamo biologiche. Una volta ottenuto lo scopo, la
temperatura ritorna normale, e con essa lo stato di coscienza e
consapevolezza.
Nelle malattie di origine psichica, invece, il problema non è a livello
cellulare o biologico, ma a livello dell’io, e la conseguente
alterazione della normale capacità di pensiero è dovuta al fatto che
il Sé ha abbandonato l’io, che ne ha usurpato il posto. Quando
questo avviene in maniera accentuata provoca il già visto effetto di
delirio. Qui diventa necessario un intervento terapeutico, perché
altrimenti la malattia rischia di non venire affrontata. Il solo
intervento dall’esterno, però, risulta terapeuticamente inutile: non si
tratta infatti, come per la febbre, di una direzione dal sangue al
sistema nervoso che causa l’allontanamento fra Sé ed io, ma al
contrario dal sistema nervoso al sangue. La guarigione qui avverrà
se l’azione saprà coinvolgere il Sé.
Possiamo schematicamente rappresentarci il tutto nel modo
seguente:
SALUTE
io (sistema nervoso)

Sé (sangue)

MALATTIE BIOLOGICHE
alterazione dei Sé febbre
canali psinergici biologici

io

MALATTIE PSICHICHE
io alterazione dei malattie nervose
canali psinergici psichici

Il fatto è, ricordiamolo, che l’uomo razionale contemporaneo è per


sua stessa struttura interiore malato. Nell’interruzione del
collegamento fra lo spazio archetipale e lo spazio-tempo ordinario,
che cattura l’attenzione nel livello di energia acquisitiva, abbiamo
l’io che invade il dominio del Sé, causando la malattia psichica che
chiamiamo dis-integrazione mentale.
È esattamente questo ciò che dobbiamo superare nelle intenzioni
che questo Programma si prefigge; ed è esattamente per questo
che esso potrà realizzarsi unicamente con una maggiore
maturazione evolutiva ed un ampliamento di coscienza, che
diventano quindi oggetto di azione terapeutica.
Quanta differenza rispetto alla visione tradizionale di malattia e al
processo terapeutico, secondo cui il male è sempre dovuto a
qualcosa di esterno a noi, che si prende la colpa di ciò che ci
affligge: i virus, l’ambiente, i genitori, il lavoro, ecc. E cosa facciamo
52
allora? Andiamo dall’esperto, il medico, chiedendogli di guarirci; nei
suoi confronti noi siamo dei pazienti: termine che sottolinea
opportunamente la nostra condizione di passività completa.
In altre parole, la malattia diviene un incidente che ci è capitato, con
il quale non abbiamo alcuna relazione personale, se non il disturbo
che ci causa e del quale vogliamo liberarci al più presto.
Proseguendo, il medico fa la sua diagnosi, dando un nome alla
malattia, e comunicandocelo spaccia questa azione come l’inizio
del suo intervento guaritore. Ebbene, è proprio questo battezzare il
male invece che lo rinforza nella nostra consapevolezza, che lo fa
crescere, ed instaurare, da soggetto così autorizzato, un rapporto
con noi. Non è raro, intervistando i pazienti, riscontrare come
abbiano memorizzato il nome della loro malattia, anche se
formulato con termini difficili e per loro astrusi.
Noi pensiamo invece che la malattia sia parte di un processo
evolutivo, un richiamo del Sé per aiutarci a riprendere la giusta
direzione nelle nostre azioni. Essa è allora un messaggio a noi
diretto, col quale ci dobbiamo confrontare in prima persona, se
vogliamo veramente guarire.
La cultura e la scienza ordinarie sono impotenti a questo scopo,
perché sono succubi esse stesse della situazione che va, invece,
superata. Aggiungiamo che il Programma non si rivolge soltanto a
chi è malato nel senso comune del termine, ma all’uomo razionale
contemporaneo. Per contro, esso può essere particolarmente utile a
quelli che si considerano già malati, trattandosi delle persone più
deboli, e spesso più sensibili, che risentono per prime di situazioni
diffuse e generali, la cui malattia può intendersi perciò come una
denuncia, un campanello d’allarme dato anche agli altri. L’essere
conscio di questo può già dare psicologicamente un aiuto a chi
soffre, che altrimenti potrebbe rifiutare l’idea che la malattia
accomuni praticamente tutti gli uomini d’oggi, che egli vede, dal suo
io, come sani o normali, desideroso di raggiungere il loro stesso
stato di salute, credendo di trovare in ciò la soluzione ai suoi
problemi.
Dobbiamo tuttavia stare sempre attenti a non passare dalla padella
della dis-integrazione mentale alla brace della disgregazione della
personalità. Il porre l’accento sull’antagonismo fra io e Sé quando
quest’ultimo aspetto non è (fatalmente) ancora forte, non deve
portare ad una concezione frammentaria della psiche. Tutto
sommato, l’io coincide con la consapevolezza: ed è proprio questo
lo strumento che dobbiamo espandere fino a congiungerlo con il
Sé. Lo possiamo considerare come una lente che mette a fuoco la
coscienza nello spazio-tempo ordinario. La freccia evolutiva segue
un percorso diritto, deciso e continuo; non è spezzata in avanti e
indietro: la consapevolezza perciò deve tendere a ricongiungersi
con la coscienza del Sé, proseguendo lungo quella strada che ha
fatto a suo tempo nascere l’io. Espandere la sfera della
consapevolezza può somigliare, con un’immagine, allo sviluppo da
crisalide a farfalla: c’è una scorza, un involucro da rompere che fa
resistenza, ma è pur sempre un processo naturale; e se
distruggiamo la crisalide finiamo con il distruggere anche la farfalla.
Il Programma deve essere svolto dal soggetto, dall’individuo su se
stesso. È quindi un Programma gratuito, dato che non si possono
pagare che con la propria vita (modificandola) i dolori dovuti ad una
situazione da correggere. L’aiuto esterno è utile nella prima fase,
che definiremmo culturale, con la quale si prende contatto con le
idee della conoscenza psinergica, che entrano nella coscienza
come semi da fecondare. Cosa che si può fare poi, però, soltanto
individualmente, nella propria interiorità. In questa prima fase, come
53
vedremo, è utile svolgere un lavoro di gruppo, in modo da iniziare a
mettere in essere le dinamiche di relazione: i componenti di un
gruppo, infatti, usualmente si bilanciano a vicenda nella loro
difficoltà di approccio ad una esposizione culturale, necessaria
all’inizio. Questo bilanciamento consente a ciascuno di accettare
con beneficio d’inventario quella parte dell’esposizione che non si
confà alla propria struttura mentale, ma che si vede accettata senza
difficoltà dal collega (e quindi di pari grado) a fianco; accettare
questa parte gli rende possibile lo sviluppo di quella che gli è invece
congeniale, e che può, a questo punto, essere utilizzata dall’altro
partecipante, senza la quale sarebbe egli ora a trovarsi in difficoltà.
La relazione comincerà poi, di conseguenza, ad interiorizzarsi,
permettendo il lavoro reale che ciascuno deve eseguire dentro di
sé.

54
2. LA TERAPIA
Il termine terapia porta con sé il significato del culto degli Dei; è
l’arte della mediazione, del contatto con l’al-di-là, della relazione,
cioè, fra dimensione spazio-temporale e dimensione archetipale.
Relazione e religione sono, praticamente, la stessa parola, la prima
rappresentando un rapporto di tipo esteriore (con gli altri), e la
seconda di tipo interiore (con noi stessi). L’uomo moderno
fondamentalmente malato ha un rapporto dialettico non solo con gli
altri, ma anche con se stesso. Per guarire, deve ricostruire un
rapporto autentico (comunione) in entrambe le direzioni: i problemi
relativi al rapporto con gli altri celano problemi di rapporto con noi
stessi, e viceversa.
LE ALTRE TERAPIE. Certamente non per vena polemica, ma per
amore verso la nostra ricerca e soprattutto per compassione con chi
soffre, ci permettiamo di accennare criticamente al alcune forme di
terapie in voga, che consideriamo insufficienti a ristabilire da sole
l’integrità psichica dei cosiddetti pazienti.
È molto bello il lavoro di gruppo, e può essere anche efficace e
utile, purché siamo consapevoli dei suoi limiti oggettivi. Esso non
può mai sostituirsi, né di per sé indurre, alla presa di coscienza
interiore, dato che le dinamiche al suo interno restano comunque
sul piano ordinario, trattandosi pur sempre in prevalenza di
comunicazioni mediate. È opportuno sfruttarlo nella fase culturale
della terapia, come spinta verso la scoperta dell’interiorità (esame
delle reazioni che suscita); scoperta però da fare individualmente e
direttamente.
Il gruppo, tuttavia, visto con la conoscenza ricavata dalle nostre
ricerche, porta in sé un valore aggiunto da non sottovalutare. La
scoperta dell’elemento neutralizzante ci consente di vedere le
dinamiche che si instaurano nel suo interno con la fiducia di chi sa
che le disarmonie fra i vari componenti vengono in ogni istante
elaborate e trasmutate in armonia. Per accedere alla conoscenza
psinergica perciò è opportuno utilizzare il lavoro di gruppo, onde
superare eventuali resistenze più o meno culturali che ne
ostacolerebbero lo sviluppo. La logica culturale/razionale perde
infatti, quando ci si trova nel gruppo, la sua consueta veste
egemonica e di sopraffazione nei confronti del sentire intuitivo, che
la affianca e più facilmente la illumina, grazie al potere di
comunione di cui è dotato.
Usiamo definire di contatto tutta una serie di terapie manuali
impiegate contro disagi di origine psichica. Se consideriamo che il
punto critico delle tre fasi evolutive sembra proprio essere quello di
svolta, posto idealmente a metà strada, quando l’influsso deve
rivolgersi da esterno (centripeto) a interno (centrifugo), e che questo
è il momento del salto da un livello ad un altro, dal noto all’ignoto,
mentre prima era l’istinto a prendersi le responsabilità delle scelte,
divenendo da allora la guida autonoma, dell’io, non potendo contare
che sulla nostra consapevolezza, questo momento essendo
caratterizzato dal superamento di un limite, per entrare in un altro
maggiore, è logico che esso sia, ontogeneticamente e
filogeneticamente, un problema per il Sé. Vi è di sicuro uno sforzo
da fare, che come tale implica dolore, e contemporaneamente
nostalgia per la perduta età d’oro. Preoccupazione e nostalgia che
portano seco una situazione di disagio psichico di disadattamento
alla nuova situazione. È questo disagio che il tipo di terapie che
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stiamo esaminando affronta con massaggi, manipolazioni, ecc.
La nostalgia verso l’età in cui non c’erano problemi, nel nostro
ricordo viene così associata al limite, al confine superato, e anche
biologicamente rimanda al contatto epidermico (la pelle rappresenta
per la consapevolezza il nostro bordo, il nostro confine) con la
madre, figura rappresentativa della madre-natura che ci dà vita e ci
nutre: da qui l’esigenza del contatto fisico. Ad ogni nascita, infatti,
l’individuo subisce un processo di ricapitolazione, riscontrabile
anche dall’osservazione dello sviluppo del feto umano fino alla
nascita. Anche dopo la nascita (nuova fase) si ricapitola il periodo di
dipendenza esterna, e solo più tardi si inizia (o prosegue) un lavoro
originale, con il genio acquisito. Con questo tipo di terapia, allora, si
cerca sollievo nel tornare indietro, all’età d’oro, con le conseguenze
che conosciamo. Nasce quindi la necessità di trovare un approccio
che eviti questo rischio. Il vero contatto con gli altri di cui ora
abbiamo bisogno è quello di tipo psinergico, che va oltre la
comunicazione per entrare in comunione. È questo il vero ripristino
di ciò che abbiamo perduto e di cui sentiamo la mancanza,
ottenibile solo avanzando, e non certo retrocedendo. La ricerca
dell’equilibrio fra il bisogno del contatto fisico che ancora sussiste
(come eredità che viene dal passato) e le necessità evolutive di
sublimarlo nella comunione (come anticipo e accelerazione del
futuro, e cioè del bene) è la vera ricerca del benessere.
Altro discorso, anche se appartenente sempre alla famiglia delle
terapie di contatto, riguarda la pranoterapia. Questa forma di cura
agisce sul campo energetico umano, cioè sulle energie dei canali
psinergici psichici e biologici. Essa opera sia istintivamente che
intuitivamente: a livello istintivo quando automaticamente portiamo
la mano sopra una parte del corpo che duole; a livello intuitivo
invece tramite l’intervento dell’operatore pranoterapeuta che, più o
meno consapevolmente e scientificamente, riesce a ristabilire
(come l’agopuntura del resto) un equilibrio energetico laddove
questo si era alterato, provocando la malattia.
È un tipo di cura valido, più sottile e quindi più profondo e duraturo
dell’approccio medico tradizionale, che affronta il male solo nel suo
ultimo manifestarsi fisico.
L’imposizione delle mani può agevolare perciò una relazione
psinergica fra individui, probabilmente soprattutto al livello dei canali
psinergici biologici (cellulare), per curare le malattie appartenenti a
questo stesso livello. Al livello dei canali psinergici psichici, più
profondi e rappresentanti l’individuo nella sua integrità, la distanza
spazio-temporale, secondo la conoscenza psinergica non
dovrebbe essere determinante: l’azione terapeutica può in questi
casi effettuarsi anche a distanza.
Anche alla pranoterapia deve però, è oramai evidente per noi,
accompagnarsi una fase di responsabilizzazione individuale.
D’altra parte, la mancata conoscenza della teoria psinergica ci
spinge a continuare a delimitare gli eventi della vita solo sul piano
ordinario (appiattimento spazio-temporale), cosa che non può che
provocare una tensione energetica che viene sovente affrontata con
la pratica dello sfogo. Lo sfogo, in questi casi, se può contribuire a
migliorare le contingenti conseguenze di una tensione
insopportabile, causa però anche altri problemi: oltre ad essere
distruttivo (anche biologicamente), continua a mantenere tutta la
dinamica al livello di energia fisica, rafforzando ancora di più questo
aspetto: è il classico serpente che si morde la coda.
Se ristabiliamo l’equilibrio fra energia acquisitiva e psinergia
56
eliminiamo il problema, dato che se non accumuliamo più energia
fisica non è più necessario lo sfogo.
Le esperienze proposte dal Programma che andiamo sviluppando
danno un contributo alla risoluzione di questi problemi, che vengono
così, per di più, affrontati consapevolmente.
LA NOSTRA TERAPIA. La difficoltà o la mancanza del rapporto con
gli altri e con noi stessi è la causa della dis-integrazione mentale:
nasce, in ultima analisi, ancora una volta dall’interferire dell’io con il
Sé, come conseguenza dell’inserimento della nostra
consapevolezza nello spazio-tempo ordinario; nasce, in ultima
analisi, dall’essere al mondo. Come effetto del nostro essere al
mondo, a seconda della fase e del momento evolutivi che stiamo
attraversando, interagiamo in maniera diversa con la realtà in cui
siamo inseriti. Attribuendo intenzionalità alle forme e ai fenomeni
dello spazio-tempo (intenzionalità a monte degli stessi), possiamo
vedere come lo scopo di questo stare al mondo sia quello di farci
avanzare nel percorso della freccia evolutiva, di spingere verso il
confine con lo spazio archetipale il momento evolutivo in cui siamo
singolarmente giunti.
L’interazione con la realtà pertanto deve mirare a questo: se con
l’azione consapevole dell’io ci armonizziamo con le istanze e le
aspirazioni del Sé, il dolore perde il suo scopo. L’interazione con la
realtà avviene attraverso ciò che denominiamo la presa di
coscienza, che consiste in un ciclo continuo che parte dalla
percezione dell’ambiente che ci circonda, per arrivare ad un tipo
conseguente di azione, con lo scopo di ottenere l’arricchimento di
una parte della nostra personalità.
livello precezione rapporto con la azione
realtà conseguente
im-mediata
specie impulso reazione
indotta
mediata comunicazione
io azione
consapevole dialettica
im-mediata
Sé comunione creazione
endogena

livello espressione evento vissuto evento nuovo


specie sopravvivenza ereditarietà influsso indotto
io intelligenza memoria acquisizione
Sé saggezza genio intuito

Abbiamo così la possibilità di ricavare due nuovi concetti, o meglio


abbiamo più chiara la loro differenza, dei quali sottolineiamo
brevemente il significato:
intelligenza: frutto dell’espressione dell’io e dell’azione ragionata
conseguente all’apprendimento (acquisizione);
saggezza: frutto dell’espressione del Sé e della creatività intuitiva
im-mediata.
Il malato psichico (come si vedrà) può essere intelligente, ma non
può chiamarsi saggio.
Esiste ovviamente anche la percezione interiore, di come viviamo
interiormente la relazione con l'ambiente. A questo punto, è
importante saper riconoscere il punto in cui siamo con il nostro
momento evolutivo: fare ciò vuol dire avere una base di partenza
57
valida per il processo terapeutico. Essere inseriti in una situazione
che ci spinge a vivere come fossimo in un dato momento evolutivo
(ad es. esigente un comportamento adulto), mentre il momento
evolutivo che non abbiamo superato è diverso (ad es. una richiesta
tipica infantile), equivale alla intrusione dell'io nel dominio del Sé.
Per iniziare a trovare finalmente uno sbocco pratico a tutto quanto
abbiamo fin qui detto, dobbiamo scendere, in un certo senso, dal
livello generale terapeutico per accedere ad una sua suddivisione;
dobbiamo cioè distinguere tra cura e guarigione.
Curare significa agire al livello dello spazio-tempo ordinario;
affrontare la manifestazione della malattia nei suoi sintomi. Nel suo
significato interiore curare significa porre le basi per una presa di
coscienza (interiore e dell'ambiente) capace di aumentare
l’espres-sione della saggezza (α ).
Guarire, invece, significa porre le basi per l’eliminazione delle
cause del dolore, che abbiamo detto essere una possibilità di ri-
volgere le nostre azioni verso le istanze del Sé. Nell’applicazione
del suo significato interiore abbiamo due percorsi paralleli da
seguire:
1. divenire consapevoli di quali sono le istanze del Sé (β );
2. allargare la consapevolezza in modo da sentire le sue
aspirazioni (γ ).
Entrambi i percorsi mirano a conformarci volontariamente nelle
nostre azioni a quanto il Sé ci suggerisce.
Da parte sua, la cura può anche essere prescritta dall’esterno,
mentre l’iniziativa e la costanza delle azioni funzionali alla
guarigione devono essere interiori.

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3. LA CURA: SENTIERO VERSO LA SAGGEZZA
Per esaurire i confronti : la malattia non attiene tanto al corpo
umano, ma piuttosto all’essere umano. Purtroppo, nelle università le
facoltà di medicina insegnano solo la conoscenza (per lo più basata
sullo studio di cadaveri) del corpo umano. Qui la malattia trova solo
la sua ....fine, ma essa nasce (e qui dobbiamo perciò agire se
vogliamo la guarigione) nell’essere umano: una cosa totalmente
ignota ai medici, come lo è il suo ...fine!
Nel corso della sua storia, l’uso delle funzioni e capacità psichiche
ha portato l’uomo a dare la prevalenza ad un’espressione piuttosto
che all’altra della sua consapevolezza, in maniera alterna.
Quando ha prevalso l’espressione dell’intelligenza sulla saggezza,
egli ha privilegiato la scienza;
quando invece è stata la saggezza a prevalere sull’intelligenza,
ecco che è stata la religione a dominare.
Scienza ed intelligenza discendono dalla visione obiettiva dell’io,
che vuole tutto conquistare e perciò conoscere tramite il suo
linguaggio e le sue capacità, analizzando i fenomeni: possiamo dire
che la sua azione è relativa a tutto ciò che divide (= di tipo,
etimologicamente parlando, diabolico).
La religione, da parte sua, deriva invece la sua visione dalla
coscienza del Sé, che partecipa di quanto lo circonda senza
opporvisi, soggettivamente, sintetizzando pertanto i fenomeni: la
sua azione può dirsi relativa a tutto ciò che unisce (= di tipo
simbolico).
Nel mondo moderno l’espressione dell’intelligenza ha quasi del tutto
annichilito quella della saggezza.
L’alternarsi fra scienza e religione, tuttavia, è stato reso possibile
dall’esistenza di una disciplina intermedia, o meglio mediatrice fra le
due; in realtà, l’anima di ogni uomo è divisa fra scienza e religione.
Questa divisione è un disagio apportatore di squilibrio e bisognoso
di qualcosa capace di rendere armonioso l’insieme, che lo riequilibri
portando salute in luogo del disagio. La disciplina capace di
ottenere questo, di fare da neutralizzante fra scienza e religione,
nella quale troviamo l’equilibrio fra l’espressione dell’intelligenza e
quella della saggezza, è l’arte, ponte di passaggio fra le due.
L’azione artistica la possiamo descrivere come tutto ciò che è
relativo allo scambio, al passaggio (= di tipo metabolico): la forma
artistica ha la proprietà di afferrare l’intelligenza e di spingerla verso
la saggezza. È la chiave di accesso alla saggezza.
La spirale mnemonica si svolge continuamente, e non può bloccarsi
in un solo istante. Ciascun istante di vita è perciò unico, irripetibile e
lascia il segno; per questo è importante viverlo nel modo più
completo e consapevole. In fondo, questa è la spiegazione del
grande valore del qui ed ora già sottolineato anche da alcune
correnti psicologiche. Qui ed ora che può essere pienamente
sperimentato se impariamo a vivere il presente, contrariamente a
quanto l’inseri-mento della nostra coscienza nello spazio-tempo ci
porti a fare.
Talvolta, quando questa dinamica subisce una grave
compromissione, il processo acquisitivo ne risente: può accadere
che la ripetizione di una particolare esperienza rimanga per così
dire impigliata nello spazio-tempo senza creare nello spazio
archetipale la corrispondente forma psinergica stabile, capace di
togliere importanza e funzione all’atto acquisitivo oramai esaurito. È
il caso delle fissazioni in determinate idee, movimenti corporei, ecc.,
59
che, sostituendosi al messaggio acquisitivo implicito, creano una
sorta di inflazionismo acquisitivo instaurando i cosiddetti
condizionamenti, che si sostituiscono al giudizio interiore del
soggetto. In questo modo si blocca la fluidità e la continuità della
spirale psinergica. Questa è la seconda causa di malattia psichica,
accanto alla già esaminata alienazione mentale.
Nel ciclo continuo della presa di coscienza, qualche cosa si
inceppa, e l’esperienza rimane nello spazio-tempo ordinario. Un
esempio classico è la fissazione sulla parte del corpo che ci
provoca dolore. È spesso riscontrabile infatti che il dolore e la
malattia, per lo stesso principio dell’impronta fossile, si manifestano
in qualche modo nel corpo, che in questo caso assume il ruolo di
dare forma alla alterata relazione fra soma e psiche, fra io e Sé.
Solo dal Sé si può sbloccare e liberare la spirale mnemonica: il Sé,
non soggetto alla malattia, possiede in sé l’energia guaritrice.
Quando affermiamo che attraverso i canali psinergici circolano
energie (di diverso tipo) entriamo nel campo di espressione
energetico, nel quale troviamo la definizione di campo. Per campo
energetico noi vogliamo intendere la portata di relazione del flusso:
pensare ad una persona, un’amica, ad esempio, significa mettersi
in relazione con essa, e questa relazione si carica di energia che ci
mette davvero in comunicazione. Il campo energetico della mia
psiche entra in contatto con il suo; la mia presenza si fa sentire a
lei, e la sua a me. Sta in questo scambio l’essenza delle relazioni.
In esso gioca un ruolo molto importante il tipo di energia implicato.
Un individuo che fosse capace di entrare sempre e
consapevolmente in comunione con gli altri, emetterebbe soltanto
psinergia di tipo armonico, utilizzando il canale psinergico del cuore.
Tutti trarrebbero vantaggio da lui, ed egli sarebbe comunque difeso
anche da energie disarmoniche. Queste si creano perché nella
nostra anima ordinariamente si affianca (e talvolta prevale)
all’energia che proviene dal cuore, quella che proviene dal canale
psinergico cerebrale, e questa può muoversi nella direzione
contraria a quella che conduce allo spazio archetipale e alla
comunione, divenendo così disarmonica. Tutti i problemi di
relazione si possono esaminare sotto questo aspetto, e ora
possiamo cominciare ad agire in modo risolutivo, comprendendone
bene la dinamica. “Porgere l’altra guancia” significa, da questo
punto di vista, non cadere nel gioco che mantiene costantemente al
livello spazio-temporale le energie, come succede se rispondiamo
con energie disarmoniche ad energie disarmoniche a noi (o ad altri)
dirette. Mantenere invece inalterato il nostro campo energetico, fino
addirittura a ricevere queste energie, assorbendole e quindi
armonizzandole: non rispondendo con le stesse armi, è il vero
mezzo di difesa, che può arrivare anche a togliere motivazione a chi
quelle energie aveva inviato. Le avremo allora integrate,
restaurando il campo energetico (=salute) nostro e dell’altro. Un
ampliamento della consapevolezza alla percezione della presenza,
non dipende più dalla distanza spazio-temporale, ma se è di
carattere psinergico diventa indipendente da essa (v/ risonanza
psinergica). In quel momento io sono con e in quella persona, a
prescindere dal luogo e dal tempo (rispetto ad essa) in cui mi trovo.
La dilatazione del presente (o della presenza) diventa così la
capacità di rendere percepibile alla nostra coscienza questo stesso
scambio, dandoci la possibilità di gestirlo in maniera consapevole.
Saper integrare questa percezione significa non risentire più dei
condizionamenti spazio-temporali cui era abbinato il ricordo. Alcune
relazioni sono fondamentali per il nostro equilibrio psichico,
soprattutto fintantoché la nostra attenzione è rivolta tutta, o quasi,
60
verso l’esperienza spazio-temporale. Quando queste si guastano
(cosa che può benissimo avvenire anche nell’infanzia, o anche
prima), possono fissarsi ed evolvere verso una malattia e/o un
dolore. Saper portare l’attenzione alla realtà spazio-temporale
collegata al dolore attivando la dilatazione del presente può
permetterci, se ben diretti, di accordarci con lo stesso Sé, liberando
il meccanismo acquisitivo che si era inceppato, e facendo risalire
alla memoria la sua origine, portando alla consapevolezza la vera
realtà, non più distorta dall’io. La parola ri-cordo rimanda al cuore-
canale psinergico (= al Sé): tutto ciò che è armonioso, cioè con-
corde non dà difficoltà, contrariamente a ciò che è dis-corde.
Discordia può significare per noi allora incapacità a ricordare: ecco
il legame con la rimozione.
A questo punto diventa importante saper gestire questo ricordo che
si mostrò tanto traumatico: solo se lo sapremo questa volta
affrontare, vincendo il guardiano della soglia che lo rappresenta
simbolicamente, saremo guariti. Abbiamo visto come sia in pratica il
Sé a permetterci di superare questo problema: se arriveremo a
questo punto con una coscienza più forte nei suoi confronti,
certamente ne risulteremo vincitori. Soprattutto se consideriamo
che il presente non è comunque più quello nel quale nacque il
trauma, ed è pertanto da aspettarsi in ogni modo una diversa
reazione.
Può risultare utile in queste evenienze inserire nella serie di
abitudini qualche esperienza che serva a forzarne la ripetitività, non
affrontando le stesse direttamente (cosa che potrebbe rivelarsi
controproducente), ma a sostituirle: una novità. Novità tuttavia che
non deve diventare ulteriore abitudine condizionante, ma che sia
carica di psinergia e che rafforzi quindi il Sé. L’attività creativa
ideale in questi casi può essere proprio il coltivare qualche forma di
espressione artistica.
Passare nel ciclo continuo della presa di coscienza al livello che
porta all’espressione della saggezza significa, in sintesi, diminuire la
funzione di guida alle nostre azioni da parte dell’io, per trasferirla
progressivamente al Sé. Essendo proprio l’io la causa dei disagi di
cui trattasi, l’intelligenza in sé non è in grado di garantire una
funzione salvifica nei loro confronti, appiattendosi al livello spazio-
temporale, mentre ciò può essere certo nei riguardi dell’espressione
della saggezza, la cui fonte è il Sé.
Essendo il livello di cura il primo approccio terapeutico prescrivibile
al soggetto, che non è ovviamente ancora in grado di prendere
l’iniziativa nei confronti del suo disagio, lo definiremo:
livello di trattamento α
Passare col momento evolutivo allo spazio archetipale (come
sembra prefigurare il percorso che ci attende) presume essere già
passati attraverso il centro dello spazio-tempo ordinario. Non si può
saltare, evitare questo passaggio, per andare direttamente alla III
fase evolutiva.
Per stare bene nel piano ordinario, è necessaria la buona
connessione fra le due dimensioni: saremo allora ben centrati
psicologicamente. Essere troppo sensibili alle istanze del Sé, o
temere alcune esperienze, può provocare un tentativo inconscio di
sconnessione, o di fuga; il passaggio evolutivo alla III fase deve
essere, per significare un reale avanzamento, una scelta
consapevole, accompagnata oltre che dall’aspirazione di rispondere
al Sé anche da una chiara volontà di conformarcisi. Qui prende
sempre più valore la guarigione intesa come fatto di coscienza;
61
lasciare in sospeso determinate piccole o grandi azioni, o pulsioni, o
aspirazioni, non libera l’energia ad esse legata, impedendone l’uso
voluto o dovuto. Le esperienze vanno vissute compiutamente,
oppure, per scelta consapevole, evitate (anche questa, in fondo è
un’azione compiuta), purché non rimosse o bloccate. Non può
esservi qualcosa di ....fatto a metà, nello spazio archetipale,
integrale per definizione.
Nel prosieguo terapeutico il soggetto dovrà iniziare a prendersi
sempre più carico di se stesso, passando ai livelli terapeutici
successivi, attinenti più propriamente al percorso idoneo a portare
alla guarigione.

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4. GUARIGIONE: CRESCE LA CONSAPEVOLEZZA
Lo scopo della terapia non deve limitarsi, l’abbiamo già visto, alla
possibilità di sopravvivere alla malattia, ma deve essere, se vuole
arrivare ad un risultato definitivo, quello di maturare evolutivamente.
Sappiamo già come entrare in comunione sia un’esperienza che
ciascuno può far nascere esclusivamente in se stesso, e che non
può essere ...comunicata ad altri: se dallo spazio archetipale essa
permette un rapporto senza barriere, quando la consideriamo dallo
spazio-tempo (cioè con l’intelligenza) come stiamo facendo ora, la
strada è preclusa; al massimo ne ricaviamo un’esposizione di tipo
concettuale ed astratto. È una via che ciascuno può ritrovare
soltanto se inizia a ri-volgersi verso se stesso, verso la propria
interiorità. Soltanto nel momento in cui avrà appreso a percorrerla
consapevolmente si accorgerà che essa sbocca verso l’esterno,
visto non più con gli occhi separatistici della percezione ordinaria,
ma, appunto, che permette la comunione con quello stesso livello di
quanto vogliamo così osservare.
Come quanto io metabolizzo biologicamente non può essere di
sostegno fisico ad un’altra persona, così la metabolizzazione
psichica delle esperienze psinergiche la devo eseguire nella mia
interiorità, e nessun altro lo può fare per me.
Dobbiamo, allora, iniziare ad entrare nella nostra psiche partendo
dall’ordinaria consapevolezza dell’io.
L’io, in quanto proveniente dalla sua opposizione al mondo
(all’esterno), non dà credito alle leggi che regolano la vita istintiva
(coscienza) e metabolica (biologica) di una loro origine extra-
individuale, o extra-io. Parimenti dicesi per le istanze del Sé, che
egli tende a vedere come suoi riflessi (invertendo così di fatto la
reale situazione).
Riacquistare la salute e progredire evolutivamente significa perciò
superare questo atteggiamento; cosa che presuppone la
conoscenza delle sue dinamiche. Senza rendercene conto, nel
nostro abituale modo di stare al mondo, di conoscerlo e di
percepirlo, usiamo entrambe le forme di energia psichica, e l’idea
che ci facciamo di esso deriva dalla loro collaborazione
(connessione). Se venisse a mancare una delle due otterremmo
una alterazione di coscienza e una incapacità a funzionare
normalmente a livello psichico e fisico, nell’ordinaria esistenza di
veglia. È come se ciascuno di noi fosse dotato di due antenne, delle
quali una servisse a valutare l’aspetto che potremmo definire
quantitativo della realtà, ponendosi in alternativa critica e dialettica
con la stessa, e l’altra a comprenderne l’aspetto qualitativo, per
mezzo di una simbiosi intuitiva per la quale la descrizione e il
ragionamento risultano superflui, superati e inadeguati.
Il problema nasce dal tipo di connessione fra le due energie
all’interno della nostra consapevolezza, la quale tende a negare
l’esistenza della parte psinergica qualitativa, spacciando se stessa
(e ciò che essa percepisce) come l’unica realtà, mentre siamo in
grado ora di sostenere che la verità è proprio il contrario di ciò,
vantando la parte psinergica una primogenitura nei confronti di
quella acquisitiva, che in fondo non ne è che un riflesso con la
funzione di permetterne l’espressione nel livello spazio-temporale.
Il termine esperienza rappresenta per noi la versione interiore di
esperimento. La dilatazione del presente è l’esperienza tipica del
ricercatore psinergico.
Il mondo così come ci appare è totalmente condizionato dalla
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nostra ordinaria percezione mediata: essa utilizza i sensi, i quali
hanno dei tempi ...tecnici di reazione e funzionamento. I messaggi
che trasmettono non sono cioè fedeli alla realtà, ma vengono
decodificati dal nostro io a seguito del meccanismo cerebrale che
regola la percezione. Il risultato di tale decodificazione è ciò che
comunemente riteniamo la vera realtà, a rappresentare la certezza
su cui usiamo poggiare ogni cosa.
Fintantoché restiamo nel canale psinergico cerebrale non possiamo
uscire dalla percezione mediata che ci suggerisce questo tipo di
realtà. Osservare però qualsiasi cosa, non è una mera operazione
passiva: c’è sempre una interazione, una partecipazione, qualcosa
di nostro in gioco. Questo qualcosa di nostro il cervello non lo può
cogliere; solo il canale psinergico del cuore può farlo. Si tratta infatti
di andare oltre la comunicazione, per entrare in comunione con
l’oggetto osservato, attraverso la percezione im-mediata.
Da parte sua, il cuore è in contatto diretto con lo spazio archetipale.
Per lui non esistono i limiti spazio-temporali propri dei sensi
collegati con il cervello.
La percezione mediata è funzionale alle esigenze dell’io: il Sé ne
viene quasi escluso. La consapevolezza di veglia ne è il risultato;
ma sappiamo come l’uomo non sia un essere del tutto terrestre: è
proprio l’esigenza dell’altro uomo che va ora appagata, se vogliamo
uscire dai problemi psichici caratteristici della nostra fase evolutiva.
Non si tratta affatto di rinnegare l’uomo terrestre, che è una parte di
noi, ma al contrario di partire da esso per essere uomo nel senso
più completo, integrato in ogni sua parte.
Non è solo il bambino che si rifugia nello spazio archetipale di fronte
a situazioni per lui spaventose: anche gli adulti, sia pure con
maggiori difficoltà, lo fanno. Ma non solo per sfuggire; anche in altre
circostanze per le quali, momentaneamente o per periodi più lunghi,
ci si estranea dalla realtà, in verità si effettua una dilatazione del
presente, nella quale la nostra attenzione viene totalmente
assorbita. Effettivamente, non si tratta di estraniarsi dalla realtà, ma
di immergersi di più in essa, cogliendovi una serie di aspetti che
prima, fatalmente, ci sfuggivano.
L’approccio della ricerca psinergica, con la comprensione di quanto
effettivamente avviene nei due livelli percettivi e di pensiero,
consente una spiegazione scientifica del fenomeno e soprattutto un
suo uso consapevole. I successivi livelli di trattamento servono
proprio per agevolare l’accesso alla dilatazione del presente.
La prima cosa da fare dunque è distinguere fra:
istinto e necessità biologiche contrapposti all’io, da una parte;
intuito contrapposto alla ragione e conoscenza proprie, dall’altra,
in modo di imparare ad attribuire le nostre azioni alle effettive
funzioni che le producono.
In questo modo riusciremo a discriminare le due percezioni
(mediata e im-mediata) e ad individuare le istanze del Sé, cosa che
contraddistingue il:
livello di trattamento β.
È un livello in parte ancora culturale, ottenuto per mezzo
dell’espressione dell’intelligenza più che della saggezza, che può
essere coltivato attraverso lo studio della teoria psinergica, anche
frequentando seminari a ciò predisposti.
ESPERIENZE IN GRUPPO. Sono programmabili incontri di
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gruppo. La definizione di terapia di gruppo così come viene
comunemente intesa può dare adito ad interpretazioni che abbiamo
già visto come illusorie rispetto ai benefici effettivamente ottenibili.
Se noi ci poniamo in un gruppo con l’aspettativa che le dinamiche
che in esso si instaurano e le reazioni che quelle in noi causano
esauriscano il lavoro che c’è da fare, in realtà non facciamo altro
che assumere un atteggiamento di attesa, paragonabile alla
passività di iniziativa (anche se non di azione) propria di chi è
ancora soggetto all’influsso esterno.
Il gruppo, in questo caso, diventa sostitutivo della nostra interiorità,
che andrebbe invece scoperta, sentita e vivacizzata
autonomamente.
Come tutto quanto si presenta sostitutivo in tal senso il rischio è,
oltre al fatto di non sviluppare l’interiorità che sola può portare alla
vera guarigione, di creare una dipendenza. In effetti, tutto quello
che assumiamo (sia fisicamente - come cibo -, che psichicamente)
che si mostra capace in qualche modo di sostituirsi ad una nostra
autonoma deliberazione interiore, crea inevitabilmente una
dipendenza nei suoi confronti, diventando l’appiglio a cui ci
aggrappiamo, incapaci di sostenerci da soli, e non promuovendo la
guarigione così come noi la intendiamo (cosa faticosa per ottenere
la quale tutti abbiamo bisogno di lavorare, ma che, proprio per
questo, possiamo preferire di evitare).
Il consiglio, però, non può di sicuro essere, evidentemente, quello di
dire: è meglio soffrire e morire da soli piuttosto che chiedere aiuto:
questo, oltre che stupido, mostrerebbe soltanto che ci sono
problemi ancora più grossi da affrontare; bensì di instaurare una
forma di approccio con gli altri (nel nostro caso con un gruppo, se
creiamo questa forma), che, grazie a quanto qui stiamo imparando,
riesca a dare l’aiuto necessario senza illudere o peggiorare la
situazione.
Quando più persone si riuniscono, sia pure al semplice livello di
comunicazione, concorrono a costituire nello spazio archetipale una
energia psinergica armonizzante delle singole espressioni.
Creiamo, in altre parole, una specie di nuova identità di gruppo
capace, se colta, di stabilire un rapporto di relazione costruttiva e di
correggere i singoli punti di contrasto ed ostacolo, sia interiori che
con gli altri.
In questo caso, abbiamo veramente la possibilità di ricavare risultati
idonei alla guarigione. Il problema nasce dalla capacità di cogliere
questo messaggio che psinergicamente vive all’interno del gruppo.
Occorre, nel rapportarci in tale situazione, mantenere sveglia
l’attenzione alla propria interiorità, tesi a dare armonia (ed esempio
comprensione) anziché a reagire istintivamente, che è sempre una
forma di difesa e perciò di separazione dall’altro.
È essenziale che il gruppo comprenda tutti i presenti, e che tutti i
presenti si sentano uniti nel gruppo, senza livelli di tipo gerarchico o
di diverso ruolo al suo interno: se vi è un estraneo (sia che così si
percepisca lui, o che tale sia considerato dagli altri) si pone fuori dal
gruppo, e ne disturba l’armonia interferendo con la detta forma
psinergica armonizzante.
La ricerca dell’armonia è fondamentale, perché così facendo si
attinge allo spazio archetipale, che in tal modo si manifesta
nell’interiorità (il Sé diviene intelligibile all’io). Si potrebbe
cominciare un incontro mettendosi tutti seduti in cerchio, dandoci
reciprocamente le mani, chiudendo gli occhi, e restando per alcuni
minuti in silenzio. Quanto importante può essere il silenzio nel
comunicare con il suo linguaggio non razionale, ma energetico, o,
meglio, psinergetico!
65
Questi incontri possono così rappresentare per molti la prima
possibilità di contatto con l’invisibile spazio archetipale, specie se
abbinati agli incontri (seminari) didattici per l’io, e quindi per la
consapevolezza. Potremmo dire che possono riuscire ad
armonizzare i rapporti di relazione-religione, attraverso cui deve per
forza passare il cammino della guarigione.
Che cosa raccontarsi durante questi incontri? Forse la cosa migliore
è di non prevederlo; certo, arrivare a parlarsi reciprocamente dei
propri problemi (senza aspettative verso l’ottenimento di una
soluzione, ma semplicemente parlarne), sarebbe già un
incoraggiante risultato. Le risposte vengono dall’interiorità, dal Sé:
l’importante è sviluppare l’abilità di sentirle. Presumibilmente esse
non saranno (o non saranno solo) razionali, ma avranno la facoltà
di agire silenziosamente, convertendo il nostro comportamento. A
lungo termine, rivedendo il cammino percorso (e anche per questo
è consigliata l’esperienza di soggettivazione che esamineremo più
avanti), potremo renderci conto degli effettivi progressi compiuti.
LA RELAZIONE TERAPEUTICA. Oltre alla tipologia di incontri di
Gruppo fra uguali, annotiamo anche quella terapeuta-paziene, con
gli stessi rischi da evitare (dipendenza), e con gli stessi limiti da
superare (il significato interiore della malattia) se impostata
scorrettamente.
Nella prima parte di questo lavoro abbiamo parlato della solitudine
come di un silenzio percettivo causato da mancanza di scambio
psinergico in risonanza. Gli possiamo perciò contrapporre la
vicinanza non in centimetri, per quanto abbiamo già spiegato, ma
come capacità di presenza percettiva. La sconnessione fra le due
dimensioni che caratterizza i moderni disagi può venire superata da
una siffatta vicinanza? Esperienze di sedute terapeutiche condotte
in questa direzione dimostrano di sì: se si mettono in relazione due
individui, dei quali uno sia correttamente connesso (o centrato), e
sia, per formazione tecnica o conoscenza innata sia pure
inconsapevole, in grado di integrare la sconnessione dell’altro, ciò
induce in quest’ultimo una presa di coscienza capace di ricondurlo
ad una maggiore centratura. Possiamo dire che in una relazione
dove uno dei partecipanti sappia entrare in comunione con l’altro (o
con gli altri), questo stesso evento non lascia l’altro indifferente, ma
induce anche in lui un evento analogo. Sciogliendo così in misura
maggiore o minore l’eventuale disagio di fissazione o di dis-
integrazione, causato appunto da scorretta connessione fra le
dimensioni spazio-temporale e spazio archetipale.
Ne consegue che un buon terapeuta può benissimo essere un
individuo che ha sviluppato detta facoltà, pur senza averla mai
volontariamente o consapevolmente coltivata (e senza essere in
possesso di alcun diploma), e al tempo stesso si spiega l’azione
miracolosamente terapeutica di grandi entità che si sono affacciate
nella storia dell’uomo. La pratica e la conoscenza medica sono
assai utili, ma soprattutto per saper gestire le conseguenze
dell’azione terapeutica, e non tanto per questa in se stessa.
Il successivo livello su cui dobbiamo concentrarci, è quello che
risulta essere decisivo.
Qui dobbiamo far maturare quanto abbiamo acquisito al livello β,
utilizzando l’intuito; prende pieno valore perciò la esclusiva capacità
individuale di agire.
Lo scopo che ora ci proponiamo è di utilizzare la conoscenza delle
istanze del Sé per allargare la nostra coscienza imparando a
sentire le sue aspirazioni (che sono le nostre: della nostra
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interiorità). Le sedute sul lettino dello psicanalista, sulla poltrona di
una conferenza o sulle pagine di un libro non superano proprio
quello che c’è da superare: il rapporto dialettico prevalente, che
deve essere sostituito da uno diretto, interiore, consapevolmente
voluto.
La scienza esteriore opera nel laboratorio, dove esegue i suoi
esperimenti; il laboratorio, l’athanor della psicofisiologia integrata
non può essere che l’anima umana, e gli esperimenti diventano ben
determinate esperienze che nell’interno dell’anima umana si
svolgono. Esse possono essere iniziate già parallelamente al livello
α, come allenamento ai livelli successivi.
Essenzialmente, le esperienze proposte sono due, da svolgere in
stato ipnagogico:
oggettivazione (di ciò che è soggettivo),
soggettivazione (di ciò che è oggettivo).
Analizziamo le suddette esperienze, esaminandone gli scopi e le
motivazioni; per la descrizione pratica e alcuni esempi operativi
vedasi l’apposita Appendice di questa Parte.
LO STATO IPNAGOGICO. Lo stato ipnagogico è quella particolare
forma di coscienza che si ha allorquando la nostra consapevolezza
di veglia sta per nascere o per cadere. Ciò si realizza naturalmente
in due momenti: l’attimo prima di addormentarsi, e l’attimo subito
dopo il risveglio. Questi sono i momenti in cui dobbiamo esercitarci
ad eseguire le esperienze proposte.
Infatti, lo stato ipnagogico rappresenta il momento in cui possiamo
imparare a prendere in mano le leve che dirigono la nostra
esistenza e che ci consentono di scardinare la barriera della
consapevolezza, finché non si riuscirà a portare quest’ultima
sempre più oltre la soglia che ordinariamente la separa dallo stato
di sonno, cominciando così a costruire il ponte che attraversi il
canale psinergico. La coscienza non viene mai meno, nemmeno
durante il sonno: è solo la memoria che, al risveglio, viene a
mancare come consapevolezza.
Eseguire le esperienze in stato ipnagogico porta un po’ alla volta a
prolungarne la vita, allargando la soglia verso lo spazio archetipale,
e permettendo ai primi spiragli di luce di entrare. Con l’esercizio (e
anche con tecniche che possono essere sperimentate durante il
lavoro di gruppo), sarà possibile estendere tale stato anche alla vita
quotidiana, ottenendo una dilatazione del presente in ogni istante, e
riuscendo così a cogliere una sempre maggiore gamma di
informazioni dalla realtà, entrando in comunione con essa. La
meditazione, in fondo, è un altro modo di definire e ottenere questo
stato particolare.
In questo modo, abbiamo la possibilità di iniziare a vedere il mondo
e i nostri comportamenti all’interno del ciclo della presa di
coscienza, valutandone gli eventi non più dal punto di vista dell’io,
ma da quello del Sé. Sarà il Sé stesso allora che comincerà a
dirigerli, inaugurando una nuova stagione nella quale, con la
sensibilità che ne deriva, potremo prendere in mano il corso della
nostra vita, primo passo verso l’ampliamento della consapevolezza,
la dilatazione del presente, che porta con sé la possibilità della
libertà.
Finché infatti agendo nell’io contrastiamo le istanze del Sé, ne
consegue una sudditanza al dolore, tentativo naturale di ripristinare
l’equilibrio fra le due dimensioni, tendente a ri-portarci sotto la sua
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guida. Vediamo così come la tanto vanagloriosamente adoperata
frase “Io faccio quello che voglio”, porti invece ad ottenere l’esatto
contrario della libertà. È un falso storico ed evolutivo l’affermazione
che la libertà è un diritto acquisito con la nascita. Ciò può essere
vero soltanto in quanto consideriamo la parte anima di noi stessi e
in quanto riusciamo a vivere secondo le sue leggi (che sono le sole
capaci di portarci oltre la morte). La libertà è dunque una conquista
assai faticosa; il premio che spetta a chi conduce gli eventi della
propria vita manifestando non tanto l’arbitrio dell’io, ma la
responsabilità nei rapporti con se stesso e con gli altri,
conformandosi quindi con le spinte provenienti dal Sé, che per sua
natura è in comunione col resto del mondo.
Le esperienze ipnagogiche col tempo aiutano a mettere ordine
nell’esistenza, assegnando tra l’altro il giusto tempo a sonno e
veglia. E anche il giusto valore, contribuendo a superare il problema
così diffuso (proprio per carenza di questo tipo di consapevolezza)
dell’insonnia.
Sottrarre la nostra coscienza dalle conseguenze dell’intrusione
dell’io nel dominio del Sé, che definiamo alienazione, non significa
affatto estraniarsi dalla vita ordinaria. Al contrario, vivere in modo
scorretto per la nostra struttura psico-somatica il rapporto fra le due
dimensioni di spazio-tempo e spazio archetipale porta ad un
impulso di fuga dal primo, che viene ottenuta (in mancanza della
conoscenza psinergica) tramite sostanze esterne capaci di
...indurre tale stato: tabacco, alcool, droghe, ecc., sostanze che
sono strumento, è facile vedere, di ostacolo all’evoluzione.
Abbiamo un’esperienza-tipo per ciascuno dei due momenti
ipnagogici:
addormentamento = soggettivazione,
risveglio = oggettivazione.
Le prenderemo in esame entrambe per una descrizione generale e
per spiegare di cosa si tratti. Oltre al valore che le esperienze
intrinsecamente possiedono, risulta essere di fondamentale
importanza la costante e ordinata ripetizione delle stesse, cosa che
ci è noto costituire un mezzo di comunicazione con lo spazio
archetipale e con il Sé.
L’esperienza di soggettivazione. In fondo è il buon vecchio
esame di coscienza, applicato scientificamente. La nostra
consapevolezza ci porta a vedere noi stessi in alterità con gli altri e
con le cose. È la conseguenza della percezione mediata dell’io. L’io
arriva a concepire se stesso proprio in quanto altro da tutto il resto
che lo circonda: è la dialettica dei suoi rapporti, delle sue relazioni,
che lo rinforza. “Io” è essenzialmente un pensiero razionale, una
costruzione dell’io.
Da un punto di vista evolutivo ciò è stato molto utile, perché ne ha
appunto permesso la nascita, e rappresenta il passo avanti che
l’uomo ha compiuto rispetto alle altre specie viventi.
Questo processo ora, come la psicofisiologia integrata bene spiega,
deve essere superato dall’affermazione del Sé, che ne è impedita
proprio dall’io usurpatore che teme (infondatamente) per la sua
esistenza.
Per superare l’io, perciò, è necessario vedere noi stessi dal di fuori:
non come l’io ci vede di solito, ma, per cominciare almeno, come ci
vedono gli altri. Questo è quanto abbiamo chiamato
soggettivazione.
Non consiste in nient’altro che nell’esame del nostro
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comportamento visto dal di fuori, cosa che porta necessariamente
con sé una componente etica. Si esaminano tutti i fatti del giorno
cercando di vedere e di vivere ciò che le persone con le quali siamo
stati in contatto hanno visto e vissuto come conseguenza del nostro
comportamento. Una obiezione facilmente precedibile è quella che
dice: non è possibile vederci come gli altri, perché noi metteremo
sempre noi e le nostre idee davanti al nostro sguardo. Bene, questo
è esattamente il motivo per cui l’esercizio va svolto in stato
ipnagogico: qui è più facile uscire dal nostro io per entrare in un
territorio neutro. Non siamo però troppo esigenti con noi stessi:
accontentiamoci di quello che sappiamo fare all’inizio, e col tempo
ci accorgeremo che miglioreremo molto, fino ad accorgerci
consapevolmente che questo esercizio ci aiuta anche ad aumentare
la presenza in noi stessi durante tutta la giornata.
L’incomunicabilità è la conseguenza della comunicazione: occorre
andare oltre, verso la comunione. Saper entrare in se stessi è la
chiave per una vera relazione con gli altri.
L’esperienza di oggettivazione. È la tanto predicata (e spesso
abusata) concentrazione, rivista alla luce della scienza psinergica.
La percezione mediata da cui discende la consapevolezza dell’io si
appoggia agli oggetti esteriori. Dando loro valore, considerandoli
anzi come l’unica realtà, trae da essi la certezza e la sicurezza in se
stessa; se togliessimo questa certezza il dubbio e il disorientamento
pervaderebbero la nostra vita.
La teoria psinergica ci mostra come la vera realtà sia molto diversa,
fino a suggerirci che il mondo così percepito è praticamente
un’apparenza. D’altra parte, anche la psicologia classica chiama
realista ingenuo chi presta fede soltanto alle sanzioni dei sensi.
Questa è una fragilità costitutiva che non può durare per sempre
senza mostrare qualche crepa.
In verità, la realtà esterna è dovuta alla nostra percezione interiore:
lì essa nasce, si forma e rimane. Per iniziare ad avere una
percezione autentica, dobbiamo trovare il nesso fra l’esterno
(l’oggetto) e l’interno (noi stessi). Ecco che così si formerà poco a
poco il ponte capace di farci attraversare il canale psinergico.
Dobbiamo, in altre parole, giungere a possedere i nostri pensieri (le
nostre percezioni) trovando sicurezza in essi stessi, anziché negli
oggetti esterni, che dimentichiamo essere un loro prodotto; tenerli
fermi nella mente con la consapevolezza che sono un’immagine
mentale, fino a riuscire ad osservarli, financo ad ammirarli; fino a
che saranno loro, da lì (dallo spazio archetipale) a darci
informazioni su se stessi.
L’esperienza dunque consiste nell’allenarci a mantenere la nostra
attenzione in contatto stabile con l’oggetto che abbiamo deciso di
utilizzare, senza che niente possa distrarci (o divertire) da tale
decisione. Perciò chiamiamo questa esperienza di oggettivazione.
Le esperienze psinergiche rappresentano il vero lavoro guaritore
del trattamento terapeutico. Esse formano il
livello di trattamento γ .
Grazie all’aumentare e all’allargare della consapevolezza che
possono instaurare, ci mettono in grado di sentire all’unisono con il
Sé, facendo diventare veramente nostre le sue aspirazioni. Il nostro
comportamento globale ne subirà allora l’influenza, orientandoci
correttamente lungo la direzione della freccia evolutiva.
Alcune conseguenze sono immaginabili (la guarigione); altre
probabilmente non ancora (presa di coscienza del proprio momento
evolutivo, e conseguente possibilità di ulteriore progresso).
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Avremo allora saputo dare pienezza al significato che la parola
terapia porta velatamente con sé.
Facciamo un riassunto di tutto questo capitolo e dei livelli di
trattamento di cui abbiamo parlato:
INDICE TERAPEUTICO
I° - CURA
Livello α : aumentare l’espressione della saggezza;
(Prescrizione)
- dilatazione del presente: integrazione consapevole con la
percezione della presenza.
- applicazione in forme di espressione artistica.

II° - GUARIGIONE
Livello β : distinguere le due energie psichiche (intelligenza)
(Lavoro comunitario)
- seminari:
- incontri di gruppo,
- sedute terapeutiche.
Livello γ : sentire le istanze del Sé (saggezza)
(Lavoro individuale)
- esperienze psinergiche ipnagogiche: oggettivazione
soggettivazione.
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APPENDICE
Diamo qui di seguito una traccia da seguire per eseguire i due
esercizi ipnagogici.
L’ESPERIENZA DI SOGGETTIVAZIONE.
Esercizio-base.
coricarsi in posizione possibilmente comoda, con una temperatura
piacevole;
per sconnettere il sistema nervoso, rilassare il corpo in ogni
muscolo;
possiamo immaginare che la memoria, come tutte le forme
psinergiche, abbia una forma a spirale, con un capo unito
all’organismo fisico e l’altro che sia inoltra nello spazio archetipale.
È consigliabile allora iniziare a ricordare dal capo di cui siamo più
consapevoli, l’ultimo a formarsi e più vicino: cioè dai fatti più recenti.
Pertanto è preferibile vedere i fatti del giorno a partire dagli ultimi, a
ritroso, fino alla mattina precedente (indipendenza dal fattore
tempo);
quando questo esercizio sarà abbastanza sicuro (il tempo per
arrivarci è del tutto soggettivo), si potranno visualizzare periodi più
lunghi di tempo; ad esempio, a fine anno si potranno valutare i fatti
salienti dell’anno trascorso;
l’esame dei fatti quotidiani ci aiuta a dare la valutazione etica del
nostro rapporto con gli altri; quello dei periodi più lunghi della
concatenazione degli eventi;
quando una scena si svolge davanti alla nostra mente, è molto
importante riviverla empaticamente, non come l’abbiamo vissuta
noi, nel nostro io, ma dal di fuori; per esempio, come potrebbe
averla vista e vissuta la persona con cui stavamo parlando;
ricordiamo che questo, probabilmente impraticabile durante la
veglia senza un esercizio e una tecnica sviluppati, diventa possibile
in stato ipnagogico, dove il Sé (priva di barriere dialettiche) è più
accessibile alla nostra coscienza;
si consiglia di tenere un diario, cioè un semplice foglio di carta con
le date del mese, dove l’indomani mattina faremo una crocetta in
corrispondenza del giorno nel quale siamo riusciti ad eseguire
l’esperienza. Ciò servirà per renderci conto dei nostri progressi e
per creare la già accennata importanza della ripetizione;
questa esperienza si prefigge di farci giudicare gli eventi
dell’esistenza dal punto di vista del Sé.
Varianti
In caso di malessere: quando siamo presi dal dolore, per allentare
la morsa, dopo esserci rilassati:
pensare che il dolore è limitato al corpo, inserito nello spazio-tempo
ordinario, mentre il Sé, nello spazio archetipale, non ne viene
afferrato;
dedurne che, identificandoci con l’io nella nostra abituale
consapevolezza, risentiamo del dolore;
così facendo, ci opponiamo allo stesso, dandogli ancora più forza,
perché rimaniamo al suo stesso livello;
occorre invece lasciare stare il malessere qual’è, senza opporvisi.
Considerarlo qualcosa di estraneo che vive indipendentemente da
noi; in questo modo ci identifichiamo con la coscienza del Sé
disinnescando il potere del dolore.
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In caso di discordie:
sentirci strumento del Sé, che è il solo ad avere l’autorità per
guidare la nostra esistenza:
il Sé è in comunione con tutto, e di tutto partecipa;
è il Sé che ci ispira la conoscenza del lato sgradevole di noi stessi,
che ci è ri-cordato dalla persona con cui non andiamo d’accordo;
se c’è qualcuno da correggere, perciò, dobbiamo prima di tutto
guardare a noi stessi;
se siamo capaci di superare l’antipatia allora ne otterremo un
progresso interiore individuale.
Esperienza da ripetere periodicamente:
il Sole che vediamo sembra essere, per il fatto di percepirlo, luce
riflessa;
il Sole però non è facilmente visibile: i nostri occhi non ne
sostengono a lungo la vista. Quindi esso nasconde qualcosa che
supera la percezione ordinaria;
immaginiamo il vero Sole radiante, invisibile agli occhi adatti alla
percezione mediata, ma visibile agli occhi dell’anima;
vedere con gli occhi dell’anima la luce radiante che parte dal centro
del Sole e giunge al cuore;
questa luce radiante invisibile è quella che anima il battito del nostro
cuore.

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L’ESPERIENZA DI OGGETTIVAZIONE
Esercizio-base
è auspicabile svegliarsi in posizione comoda. Dopo aver eseguito
per qualche tempo l’esperienza di soggettivazione, ciò dovrebbe
realizzarsi spontaneamente;
non aprire gli occhi, restare totalmente rilassati, e richiamare alla
mente l’oggetto su cui concentrarsi;
la scelta dell’oggetto è libera, e dipende dall’indole di ciascuno.
Tuttavia possiamo dare qualche consiglio: l’oggetto deve essere di
natura semplice ed essenziale. Non è l’oggetto il protagonista
dell’esercizio, ma l’esercizio in se stesso;
eliminare dalla mente qualsiasi pensiero che non abbia attinenza
con l’oggetto: tutta la mente deve essere occupata da esso. Non
deve esserci sforzo fisico in questo: non stringere le labbra,
strabuzzare gli occhi, chiudere i pugni o mordersi la lingua. Lo
sforzo deve essere mentale: psinergico;
esaminare l’oggetto da molteplici punti di vista, e tenerlo in mente
per almeno cinque minuti;
quando questo risultato sarà raggiunto abbastanza frequentemente,
provare, alla fine del periodo, a rilasciare l’attenzione, ma senza
riempire il vuoto con altri pensieri. Devono essere essi a presentarsi
al nostro io, il quale non ci deve mettere niente di suo, ma restare
tranquillo. Non che questo sia facilmente raggiungibile, ma non
bisogna scoraggiarsi: è solo la meta da raggiungere. Se succederà,
significherà che il Sé comincia a parlare alla nostra
consapevolezza;
anche qui si consiglia di tenere, come per l’esperienza già vista, un
diario da compilare contestualmente a quella;
questa esperienza col tempo può permettere al Sé (che grazie
all’esperienza di soggettivazione sappiamo come la pensa) di
iniziare conseguentemente a dirigere gli eventi della nostra
esistenza.
Varianti
Dopo qualche tempo, si può provare a cambiare tipo di oggetto su
cui concentrarci:
appena svegli, richiamare alla mente l’oggetto, che deve presentare
una immagine vivida e vivente;
esso però non deve essere tale da stimolare le reazioni istintive
dell’organismo: ciò porterebbe il nostro io verso l’istinto anziché
verso l’intuito, che è lo scopo che perseguiamo.
In caso di preparazione di un discorso, di un testo, o anche di
considerazioni intorno ad un argomento:
richiamare alla mente l’oggetto dell’argomento, e provare a
enunciarlo senza fretta, quasi come fosse esso stesso a parlarci;
è opportuno eseguire questo esercizio con carta e penna a portata
di mano, e prendere appunti sulle idee sopraggiunte non appena
terminata la concentrazione.
Per allargare consapevolmente il bordo-confine che ci separa da
ciò con cui si è giunti ad essere in comunione:
ricordare che il corpo è il dominio della specie;
immaginarlo come una guaina, nella quale la nostra anima si
inserisce fino in fondo;
identificarsi con l’anima, che si sente a suo agio nella guaina, nella
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quale si può muovere a piacere;
l’anima-psiche è autonoma nei confronti della guaina-corpo;
successivamente (magari in un’altra esperienza), sentire il confine
della propria pelle, il bordo del corpo nel quale, come anima, siamo
calzati;
immaginarci la superficie di questa pelle, fino ad averla presente
nella mente, in forma completa;
sentire la pelle così immaginata come qualcosa di separato e
indipendente da noi, nella quale vigono le leggi angeliche della
specie;
la pelle, il corpo, è il frutto dell’evoluzione del genere umano,
dell’ereditarietà: essa accomuna tutti gli uomini.
Esperienza da ripetere periodicamente
sentirsi completamente immersi nel colore rosso;
improvvisamente, sentirsi completamente immersi nel colore
azzurro;
alternare queste sensazioni parecchie volte, fino ad esperimentare
una sorta di sintesi delle stesse;
considerare come questa sintesi possiede la stessa forza di
saggezza capace di farci guidare dal Sé, armonizzatrice delle
apparenti diversità dialettiche.

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GLOSSARIO
DI PSICOFISIOLOGIA INTEGRATA
Nota: Il segno (*) rimanda alla voce, presente nel glossario.
A
AL-DI-LA - In opposizione al fisico *, può indicare il luogo dello
spazio archetipale *.
ALIENAZIONE - Stato di dis-integrazione * psichica, che
considera vero l'esterno, l'oggetto.
ANGELO - Entità appartenente allo spazio archetipale *, con
livello di coscienza * evolutivamente successiva a quella dell'uomo
*.
Fonte dell'istinto * negli animali *.
ANIMALI - Specie che ricevono dagli arcangeli * l'influsso *
psichico.
ARCANGELO - Entità appartenente allo spazio archetipale *, con
livello di coscienza * evolutivamente successiva a quella dell'angelo
*.
Fonte dell'istinto * negli animali
ARCHETIPO - Carica psinergica * sintropica
ARTE - Prodotto proprio del genio *.
ATTENZIONE - La messa a fuoco nello spazio-tempo * della
coscienza * del Sé
AUTO-CENSURA - Il favorire o l'inibire alcune azioni, da parte
dell'io * e dell'istinto * insieme, dovute al momento evolutivo *.
AUTOGENO - Concepito e proveniente dall'interno psichico
dell'individuo *.
B
BENE - Spinta psinergica * in accordo con la freccia evolutiva di
fig. 4:
varia a seconda della fase evolutiva * considerata.
BIOLOGICO - Relativo alla parte vivente * non cosciente *.
C
CANALE PSINERGICO - Può essere biologico * o psichico *.
Il c. p. biologico, è il punto di comunicazione che mantiene in
contatto l'influsso * psinergico che vitalizza una forma spazio-
temporale.
Il c. p. psichico è il punto di comunicazione che mantiene in contatto
l'influsso * psinergico cosciente * fra spazio archetipale * e spazio-
tempo ordinario *.
Nell'uomo * troviamo tre c. p. psichici principali:
- il plesso solare, legato all'istinto * ;
- il cervello, legato alla ragione * ;
- il cuore, legato all'intuito * .
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CELLULA - Canale psinergico biologico *.
CENTRIFUGO - Influsso * di energia psichica endogena *.
CENTRIPETO - Influsso * di energia psichica indotta *.
CERVELLO PSICHICO - Canale psinergico psichico* a corrente sia
centrifuga* che centripeta*. Centro del sistema nervoso cerebro-
spinale *. E' la sede della consapevolezza *, organo della ragione *
e della comunicazione *.
CODICE GENETICO - Deposito dell'ereditarietà* della specie:
memoria delle linee psinergiche* di vitalizzazione, e quindi
strumento dello spazio archetipale *.
Detto deposito si trasmette a ciascun individuo * della specie e ne
contiene le caratteristiche somatiche *.
COMPORTAMENTO - Insieme di azioni caratteristiche della
specie, che discende da due cause:
- il codice genetico *;
- l'istinto *.
COMUNICAZIONE -Scambio di informazioni fra Sé *, attraverso la
percezione mediata *, con un linguaggio logico *.
COMUNIONE -Condivisione di informazioni fra Sé *, attraverso la
percezione im-mediata *, con un linguaggio di tipo telepatico e
analogico.
Esperienza reale ma interiore, e perciò non trasmettibile.
CONDIZIONAMENTO - Disagio psichico dovuto alla
consapevolezza * incentrata sulla memoria * anziché sulla
coscienza *.
CONSAPEVOLEZZA -Capacità di sapere. Propria dell'uomo *, in
quanto possiede un io *, nel quale essa ha sede.
E' la parte di coscienza * di cui ci si rende conto.
COSCIENZA - Capacità di sentire. Propria delle specie che
possiedono le funzioni psichiche *.
Al di sopra dello spazio-tempo ordinario *.
CULTURA - Sistema di conoscenza che deriva unicamente dalla
ragione * e dalla percezione mediata *.
CUORE PSICHICO - Canale psinergico psichico * a corrente
centrifuga *, centro del sistema circolatorio *.
E' l'organo dell'intuito * e della comunione *.
D
DECISIONE - Impulso * rapportato ad una certa quantità di
psinergia *, da parte di un individuo *.
Una sua manifestazione è rappresentata dai fenomeni spazio-
temporali *.
DECOMPOSIZIONE - Fenomeno di ripristino delle leggi relative
allo spazio-tempo ordinario * su quelle viventi * che, alla morte *,
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hanno cessato di manifestarsi.
DELIRIO - Mancanza della contemporanea presenza a livello
psichico di coscienza* e consapevolezza *.
DILATAZIONE DEL PRESENTE - Esperienza conseguente alla
estensione dell'attenzione, che riesce a racchiudere in un presente
ciò che nello spazio-tempo ordinario * si svolge in un processo *.
DIMENSIONE - La realtà si divide in due dimensioni:
- lo spazio-tempo ordinario *,
- lo spazio archetipale *.
DIS-INTEGRAZIONE - Stato psichico * conseguente alla
alienazione * dovuta alla percezione mediata *, che attribuisce
unica verità alle apparenze dello spazio-tempo ordinario *.
DOLORE - Sentire biologico * dovuto allo sforzo di ripristino della
giusta direzione della freccia evolutiva *, imposto dal Sé * all'io *.
DOTE ACQUISITA - Esperienza o memoria * trasferitasi mediante
la ripetizione nello spazio archetipale * da dove, essendo divenuta
un segnale stabile, dirige le azioni dell'individuo *.
E
ENDOGENO - Proveniente dall'interno psichico * dell'individuo *.
ENERGIA ACQUISITIVA - Energia legata alla percezione mediata
* dei sensi, connessa con lo spazio-tempo ordinario *, sede del
fenomeno osservato. E' legata all'aspetto entropico della
manifestazione.
EREDITARIETA' - Deposito nel codice genetico * delle azioni
istintive * caratteristiche di una specie.
EQUILIBRIO - Mantenimento di armonia psichica fra stimoli
opposti quali l'autocontrollo e la passionalità *.
L'equilibrio non viene ottenuto misurando le qualità dei suddetti
stimoli, ma garantendo che nessuno dei due prevalga sull'altro.
Detto equilibrio, perciò, è caratterizzato da un valore soggettivo e
variabile.
ETICA - La scienza del bene * e del male *.
F
FASE EVOLUTIVA - Ciascun passaggio ontogenetico * di sviluppo
della specie .
Ci sono tre fasi evolutive, legate allo sviluppo dell'istinto *: 1° fase,
allo sviluppo della ragione *: 2° fase, allo sviluppo dell'intuito *: 3°
fase.
FILOGENESI - Studio dei mutamenti evolutivi somatici * e biologici
* della specie.
FISICO - Il luogo dello spazio-tempo ordinario *
FISICA - Scienza che studia le leggi fisiche, o azioni psinergiche *
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applicate allo spazio-tempo ordinario *.
FORME PSINERGICHE - La memorizzazione di segnali sempre
più stabili, nello spazio archetipale *, sia come conseguenza di
ripetizioni di azioni indotte * che di azioni autogene *.
Nel primo caso forma l'ereditarietà *, nel secondo il genio *.
FUNZIONI PSICHICHE - Le varie modalità con cui la psiche * si
manifesta. Esse sono: l'istinto *, la ragione * e l'intuito *.
G
GENIO - La differenza cognitiva che caratterizza ciascun
individuo*.
E' di natura psichica e depositata nel Sé *.
I
IDENTIFICAZIONE - Comunione *, relazione intima fra Sé * che si
relazionano nello spazio archetipale *.
Opposto alla separatività *.
IM-MEDIATA -Forma di percezione * non sottomessa allo spazio
né al tempo, e perciò ottenuta direttamente, senza la mediazione
dei sensi. Percezione olistica *.
INDIVIDUO - Propriamente è appartenente ad una specie * nella
quale prevale la ragione * sull'istinto* ed ha in sé la possibilità di
espressione del Sé *. E' l'uomo *.
Comunemente: appartenente ad una qualsiasi specie.
INDOTTO - Provenienza psichica esterna all'individuo *.
SPAZIO ARCHETIPALE - Spazio reale ma non ordinario, sede dei
fenomeni psichici. Detto spazio risulta indipendente dalle
dimensioni * di tempo e di spazio ordinari.
INFLUSSO - La freccia di fig.4. Indica la provenienza dell'energia
psichica (psinergica * o acquisitiva *).
Può essere: indotta *, endogena * o autogena *.
INTEGRALE - Visione della natura * e sopra-natura *, che
comprende lo spazio archetipale * oltre allo spazio-tempo ordinario
*.
INTEGRAZIONE - Stato di sintonia con la dimensione * relativa
allo spazio archetipale *, attraverso una percezione im-mediata * di
se stessi.
INTELLIGENZA - Frutto dell’espressione dell’io* e dell’azione
ragionata, conseguente all’apprendimento (acquisizione ∗).
INTUITO - Spinta autogena * all'azione, di carattere im-mediato *.
Funzione psichica * propria dell'angelo *, e in fase di sviluppo
nell'uomo *.
IO - L'uomo * razionale ∗ deduttivo.
La persona * che nello spazio-tempo ordinario * percepisce
mediatamente * per mezzo della ragione *.
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ISTINTO - Spinta psinergica * all'azione indotta * e altamente
stabile.
Funzione psichica * propria degli animali *.
IPNAGOGICO - Stato di coscienza* che precede o segue
subitamente il sonno *. Essendo in questo stato in una fase di
trasferimento della coscienza * dallo spazio-tempo ordinario * allo
spazio archetipale * (o viceversa), è più facile entrare in contatto
con il
Sé *.
L
LEGGE DEL PIU' FORTE - Principio di conservazione somatica *
e comportamentale *.
Propria delle specie a fase evolutiva * indotta *.
LEGGE DEL SACRIFICIO - Propria dell'individuo *, di natura
psichica *.
E' consigliata dal Sé * attraverso il canale psinergico psichico * del
cuore *.
LIBERTA' - Prerogativa umana, che gli permette la scelta fra il
bene * e il male *.
Il futuro dell'uomo * dipende dall'uso che ne farà.
LOGICO - Processo * di pensiero razionale * (v/ ragione).
M
MALATTIA BIOLOGICA - Disturbo del vivente * a livello cellulare .
Può provocare la morte *, anche se non ne è la causa prima.
MALATTIA PSICHICA - Disturbo del cosciente *. Conseguenza
della consapevolezza * dell'uomo * incentrata unicamente sulla
coscienza * dell'io *, causa di alienazione *.
MALE - Spinta psinergica * in contrasto con la freccia evolutiva *
di fig.4.
Varia a seconda della fase evolutiva * considerata.
MEDIATA - Forma di percezione * conseguente ad una
consapevolezza * soltanto dello spazio-tempo ordinario *. E'
ottenuta dai sensi e legata alla ragione *. Percezione valutativa *.
MEMORIA - Processo * interiore all'uomo *.
Proviene dallo spazio archetipale * quale partecipazione alla
consapevolezza * delle forme psinergiche * (v/ psinergia).
MOMENTO EVOLUTIVO - La posizione sulla freccia evolutiva *.
MORFOGENESI - Studio dei mutamenti relativi ad una vita di un
individuo *.
MORTE - Il venir meno della carica psinergica * vivente *.
Non è causata dalla malattia *.
N
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NATURA - Insieme di fenomeni appartenenti allo spazio-tempo
ordinario *, e delle leggi che li regolano.
O
OGGETTIVAZIONE - Esperienza ipnagogica* da eseguire al
risveglio.
OLISTICO - Relativo all'applicazione della psinergia *.
ONTOGENESI - Studio dell'evoluzione della psiche *, portante
all'espressione dell'individuo *.
ORGANISMO - L'insieme dei sistemi organici * del corpo o soma*.
P
PASSIONALITA' - In quanto tale, risulta come spinta ostacolatrice
della direzione della freccia evolutiva *(v/ fig.4), perché opposta al
controllo necessario allo sviluppo delle prerogative psichiche *
dell'uomo *.
Ciò che si deve auspicare è l'equilibrio * fra la passionalità e
l'autocontrollo.
PERCEZIONE - Capacità di comunicare con altre individualità *.
Può essere mediata * o im-mediata *.
PERSONA - Ciascuna parte psichica di cui si compone un
individuo *.
PLESSO SOLARE PSICHICO - Canale psinergico psichico * con
corrente centripeta *, centro del sistema nervoso vegetativo *. E'
l'organo dell'istinto *.
PREROGATIVE PSICHICHE - Possibilità dell'uomo *, ottenute
grazie al passaggio evolutivo dallo spazio archetipale * allo spazio-
tempo ordinario *.
Esse sono: la nascita della consapevolezza *; la libertà *.
PRESA DI COSCIENZA - Ciclo continuo di interazione con la
realtà, che parte dalla percezione ∗ per arrivare all’azione, onde
ottenere lo sviluppo di espressione di una persona *.
PROCESSO - Qualsiasi fenomeno che si svolge nello spazio-
tempo ordinario * in quanto composto da una sequenza spazio-
temporale.
PROCESSO DI INDIVIDUAZIONE - Processo* energetico che
tende verso la interiorizzazione delle funzioni psichiche ∗.
PROCESSO DI SEPARAZIONE - Processo* energetico che tende
verso la distinzione delle funzioni psichiche ∗ all’interno dei vari
individui *.
PSICHE - La parte del vivente cosciente * che discende dallo
spazio archetipale *.
PSICOFISIOLOGIA - Scienza integrata * che studia le relazioni fra
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la parte soma * e la parte psiche * dell'uomo *.
PSICOLOGIA - Scienza dell'anima, ossia che studia l'interiorità
dell'uomo *, ponendo in relazione Sé *, io * e istinto *.
PSICOSOMATICA - Scienza che studia le interazioni fra il soma *
e la psiche *.
PSINERGIA - Tipo di energia psichica indipendente dalla
dimensione di spazio-tempo ordinario *, legata alla percezione im-
mediata* (od olistica *) della forma.
PUNTO DI SVOLTA - Momento critico dell'evoluzione. Passaggio
dalla fase centripeta * della freccia evolutiva *, alla fase centrifuga *.
Q
QUANTO PSINERGICO - Valore-base minimo costante (0,618...),
con cui la psinergia * agisce nelle forme dello spazio-tempo
ordinario *,
vitalizzandole *.
Misura base di molti processi * di crescita biologica *.
R
RAGIONE - Spinta all'azione, mediata * dai sensi ed endogena *.
Funzione psichica * propria dell'uomo *.
RELAZIONE - Rapporto di tipo esteriore (con gli altri).
RELIGIONE - Rapporto di tipo interiore (con noi stessi).
S
SAGGEZZA - Frutto dell’espressione del Sé* e della creatività
intuitiva* im-mediata *.
SE’ - L'uomo * intuitivo * presente.
La persona * che dallo spazio archetipale * percepisce im-
mediatamente * per mezzo dell'intuito *.
Non è sottomessa al tempo né allo spazio.
SEME - Strumento di sviluppo del vivente * all'atto del
concepimento.
Non trasmette la vita, ma solo il codice genetico *.
SENSO - Strumento organico * della percezione mediata *. E'
legato al canale psinergico psichico * del cervello *.
SEPARATIVITA' - Distinzione fra oggetto e soggetto. Propria dello
spazio-tempo ordinario *. Opposta alla identificazione *.
SISTEMA CIRCOLATORIO - Sistema organico che sovrintende
unicamente ai rapporti fra Sé * e organismo.
Il suo centro è il cuore *.
SISTEMA NERVOSO - Sistema organico che sovrintende ai
rapporti con l'esterno. Si divide in:
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- vegetativo, il cui centro è il plesso solare *;
- cerebro-spinale, il cui centro è il cervello *.
SOGGETTIVAZIONE - Esperienza ipnagogica* da eseguire
all’addormentamento.
SOGNO - Messaggio che il Sé * riesce a rendere parzialmente
consapevole *. Va interpretato intuitivamente *.
SOMA - La parte del vivente * che appartiene allo spazio-tempo
ordinario *.
SONNO - Caduta di consapevolezza *.
SOPRA-NATURA - L'insieme delle leggi che riguardano lo spazio
archetipale *.
SPAZIO-TEMPO ORDINARIO - Spazio sede dei fenomeni che
ricadono sotto la nostra capacità di percezione mediata *. Ciò di cui
siamo consapevoli *.
SPECIE - L'insieme di individui * affini, soggetti allo stesso influsso
evolutivo *; guidati perciò dall' istinto *.
STIMOLO-RISPOSTA - Relazione che provoca le azioni umane e
non umane.
Lo stimolo proviene dallo spazio archetipale *;
la risposta avviene nello spazio-tempo ordinario *.
U
UOMO - Individuo * proprio della seconda fase evolutiva *, nella
quale vi è lotta fra l'istinto * e la ragione *, e in cui si sta affermando
il Sé * che prefigura lo sviluppo della terza fase evolutiva *.
V
VALUTATIVO - Relativo ai processi * di energia acquisitiva *.
VEGLIA - Durata della consapevolezza *. Ha durata limitata,
consumando energia acquisitiva * soggetta ad esaurimento.
VEGETALI - Specie * che ricevono solo l'influsso * biologico *.
VIVENTE - La carica vitale che agisce dallo spazio archetipale *,
in quanti psinergici *, provocando i fenomeni biologici *.

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