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TRADURRE

LETTERATURA Susan Sontag


1.
Una corretta considerazione dellarte della traduzione letteraria comporta una rivendicazione
del valore della letteratura stessa.
Fini di una traduzione:
rifornire di materiali la letteratura intesa come piccola e prestigiosa attivit di
import-export;
incentivi mercantili;
ampliare la cerchia di lettori di un libro considerato importante (motivazione evangelica).
Si parte dallassunto, infatti, che certi libri siano migliori di altri, che il merito letterario
assuma forma piramidale, e che sia essenziale rendere accessibili al maggior numero di
persone le opere collocate in prossimit del vertice, traducendole ampiamente e
ritraducendole quanto pi possibile (libri considerati scritture: un sapere esoterico,
indispensabile o essenziale che, per definizione, sollecita la traduzione). Ovviamente, una
simile idea di letteratura presuppone che si riesca a raggiungere un consenso di massima sulle
opere considerate essenziali. Ma non comporta il convincimento che tale consenso sia fissato
nel tempo e non possa essere modificato.
Tradurre innanzitutto far meglio conoscere ci che merita di essere conosciuto meglio. In un
registro pi laico, inoltre, si ritiene che la traduzione apporti un beneficio anche al traduttore:
tradurre un prezioso esercizio cognitivo ed etico.
Secondo la nuova ottica, la traduzione sarebbe una ricerca di equivalenze. La vecchia visione,
al contrario, postulava che la traduzione implicasse delle scelte consapevoli. Perch simili
scelte potessero essere buone, o ottime, si presupponeva che il traduttore possedesse
conoscenze ampie e profonde. Il tradurre era dunque una professione esercitata da individui
che si facevano portatori di una certa cultura interiore. Anche le scelte che potrebbero
considerarsi meramente linguistiche implicano sempre parametri etici, al punto che lattivit
stessa del traduttore divenuta veicolo di valori quali lintegrit, la responsabilit, la fedelt,
laudacia, lumilt. La visione etica del compito del traduttore deriva dalla consapevolezza che
si tratta essenzialmente di un compito impossibile, se per esso si intende la capacit di farsi
carico di un testo scritto da un autore in una lingua, per consegnarlo, intatto, e senza perdite,
in unaltra.
La traduzione letteraria un ramo della letteratura: un compito tuttaltro che meccanico. Ma
ci che la rende unimpresa tanto complessa la variet di esigenze cui essa risponde:
esigenze che derivano dalla natura della letteratura in quanto forma di comunicazione;
il mandato a rendere note al pi ampio pubblico possibile le opere ritenute essenziali;
la difficolt di passare da una lingua allaltra;
la traducibilit, una caratteristica che emerge nel momento in cui ha inizio il ciclo delle
traduzioni, qualcosa di inerente allopera e del tutto estraneo alle intenzioni o alla
consapevolezza dellautore.
Il pi antico tema di discussione sulle traduzioni riguarda il ruolo dellaccuratezza e della
fedelt. Secondo San Gerolamo (ca 331-420), il tentativo di riprodurre fedelmente le parole e
le immagini di un autore ha come risultato inevitabile il sacrificio del significato e
delleleganza. Quello che leggiamo in traduzione, dichiara San Gerolamo, necessariamente
un impoverimento rispetto alloriginale. Egli cita come maestro Cicerone, il quale aveva

dichiarato che il miglior modo di tradurre consiste nel riproporre le stesse frasi e le loro
figure di parole e di idee con vocaboli consoni ai nostri usi .
3.
Si d spesso per scontato che il fine di una traduzione sia fare in modo che lopera suoni
come se fosse stata scritta nella lingua in cui la si traduce. Se poi si considera che la traduzione
unattivit non soltanto praticata in ogni nazione, ma vincolata a tradizioni nazionali, in
alcuni paesi le pressioni per cancellare quanto pi possibile i segni dellestraneit sono
maggiori che in altri.
La prima critica, e a tuttoggi forse quella definitiva, allidea propugnata da San Gerolamo
secondo cui il compito del traduttore consisterebbe nel ricreare completamente unopera in
modo che si armonizzi con lo spirito della nuova lingua venne formulata dal teologo
protestante tedesco Friedrich Schleiermacher (1778-1834) in un importante saggio scritto nel
1813, Sui diversi metodi del tradurre. Quando Schleiermacher sostiene che la perfetta
leggibilit non il primario criterio di giudizio per stabilire il valore di una traduzione, non si
riferisce a tutte le traduzioni, ma soltanto a quelle letterarie. Per Schleiermacher, la
traduzione che molto pi di un semplice servizio reso al commercio, o al mercato una
complessa necessit. Esiste un valore intrinseco nel far conoscere, superando una barriera
linguistica, un testo essenziale: un valore che deriva dalla possibilit di entrare in contatto con
lestraneit stessa. Per Schleiermacher, il testo letterario non mero senso. E, in primo luogo,
la lingua in cui scritto. E ogni individuo, cos come possiede una propria identit, possiede
una sola lingua. Quanto alla pratica concreta, Schleiermacher sostiene che il primo dovere di
un traduttore rimanere il pi vicino possibile al testo originale, nella piena consapevolezza
che il risultato si legger, appunto, come una traduzione.
Per Gerolamo, parlare unaltra lingua non significa essere una persona diversa. Per
Schleiermacher, invece, parlare unaltra lingua significa diventare inautentici. Egli non intende
certo negare che esista la capacit di parlare e scrivere in pi di una lingua. Ma presuppone
che ogni individuo abbia una lingua materna, e che la sua relazione con le altre lingue in cui
si pu parlare, o perfino scrivere poesia o filosofia, non sia una relazione del tutto organica.
Dal suo punto di vista, non che non si possano, ma che non si devono utilizzare due lingue in
ugual modo.

5.
Allinizio del XIX secolo, sembrava progressista sostenere la causa delle letterature nazionali e
della peculiarit delle lingue nazionali. Il prestigio dello stato-nazione nel XIX secolo fu
alimentato dalla consapevolezza di aver prodotto grandi scrittori nazionali, che in paesi
come la Polonia o lUngheria, ad esempio, furono in genere poeti. In effetti, lidea di nazione
assunse una connotazione particolarmente libertaria proprio in quei piccoli paesi europei che,
pur trovandosi ancora allinterno di un sistema imperiale, cominciavano ad acquistare
lidentit di stati-nazione.
Linteresse per lautenticit dellincarnazione linguistica della letteratura fu una delle risposte
a tali nuove idee, e diede origine a movimenti a sostegno delluso letterario dei dialetti, o delle
cosiddette lingue regionali. Una diversa risposta allidea di identit nazionale fu quella
formulata da Goethe, forse il primo a elaborare nella prima parte del XIX secolo, il progetto di
Letteratura mondiale (Weltliteratur). La sua idea di letteratura mondiale ricorda lidea
napoleonica degli Stati Uniti dEuropa, dal momento che per mondo Goethe intendeva
lEuropa e i paesi neo-europei, dove era gi in atto un intenso traffico letterario attraverso le
frontiere. Nella prospettiva di Goethe, la dignit e la specificit delle lingue nazionali sono del

tutto compatibili con lidea di una letteratura mondiale, ovvero con lidea di un pubblico
mondiale di lettori che legge i libri in traduzione.

6.
Una terza riflessione sul progetto e i doveri del traduttore compare nel saggio intitolato Il
compito del traduttore che Walter Benjamin pubblic nel 1923 come prefazione alla sua
traduzione dei Tableaux parisiens di Baudelaire. Nel rendere in tedesco il francese di
Baudelaire, afferma Benjamin, il traduttore non obbligato a far s che Baudelaire suoni come
se avesse scritto in tedesco. Al contrario, suo dovere conservare quella sensazione di
estraneit che il lettore tedesco potrebbe avvertire. La ragione per cui Benjamin preferisce
una traduzione che riveli tutta la propria estraneit molto diversa da quella avanzata da
Schleiermacher. Egli non desidera promuovere lautonomia e lintegrit delle singole lingue.
La sua una considerazione metafisica, che deriva da unidea della natura della lingua,
secondo la quale la lingua stessa a esigere gli sforzi del traduttore. Ogni lingua parte della
Lingua, che pi grande di ogni singola lingua. Ogni opera letteraria individuale parte della
Letteratura, che pi grande della letteratura scritta in ogni singola lingua.