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Filosofia Teoretica (2012/2013)

Terza prova
Andrea Glingani
Una prima differenza tra ricordo e ritenzione scaturisce dalla considerazione di quest'ultima come
parte non indipendente di un intero pi ampio, cio la percezione fenomenologicamente intesa.
Infatti la ritenzione non un atto di esperienza indipendente come lo sono il ricordo o la stessa
percezione, perch essa per propria essenza modificazione di qualcosa, ad esempio di un istante
temporale, ed solo in quanto parte dell'atto percettivo; la definiamo allora come coda di cometa
della percezione, ma questo ci porta ad individuare un'ulteriore differenza dal ricordo. Se la
ritenzione, in quanto essenzialmente vincolata alla percezione, appartiene al campo della presenza
intuitiva, dove cio noi vediamo l'appena passato nel presente, altrettanto non pu dirsi del ricordo:
il ricordo ricordo di aver un tempo esperito, presentificazione di ci che gi fu presente, ad un
tempo, nell'atto percettivo. La ritenzione in questo senso si identifica con la percezione in quanto
entrambe sono forme di coscienza originaria, dove la datit immediata, presentata e non resa
presente; solo nel ricordo primario in quanto facolt di estendere la puntualit della percezione si
nasconde la possibilit di costituire oggettualit durative, ma d'altra parte sar solo in virt del
ricordo secondario la possibilit di una datit di durata. Ora, proprio per questo carattere di
originariet, l'atto complessivo della percezione sottolinea l'immediatezza del legame tra soggetto e
oggetto, mentre nel ricordo secondario questo stesso legame viene alterato: ricordo ci che stato
dato in un presente che non pi, che appartiene ad un'esperienza chiusa. Ma il ricordo pur
sempre sensibile al presente, che punto di partenza necessario, perci propone una duplicit di ego
che la ritenzione non pu offrire: il ricordo pone un io memorato in connessione con l'io memorante
e ne misura la distanza di tempo intercorsa. Per questo motivo, infatti, ci che accade nel presente
pu conferire al ricordo un senso ogni volta diverso; il ricordo ci propone un fatto che non
indipendente dalla comprensione che ne abbiamo, perch la mia credenza o la mia prospettiva
rispetto a quello possono cambiare anche se non cambiato l'evento.
Il ricordo infatti esso stesso un flusso costante in cui ogni nuovo retroagisce sul vecchio, ed
costituito di momenti ritenzionali e protenzionali, come la percezione.
Se per intendessimo la percezione come una mera successione di impressioni originarie non
sarebbe possibile l'apprensione di un oggetto che dura, perch l' ora un concetto relativo e
rimanda a un passato. Sappiamo per che per cogliere la nozione di passato necessaria la presenza
di una coda ritenzionale, perch solo nella ritenzione il passato pu essere intuito; un oggetto che
estende la propria materia nell'arco temporale occupa una molteplicit di ora che si susseguono,
definendo ci che ora come contenuto dell'impressione originaria di volta in volta diverso,
eppure diciamo che ci che percepito lo stesso oggetto. Il fatto di percepire il medesimo oggetto
dovuto all'apprensione che, per essenza, appartiene alla ritenzione: l'oggetto rimane lo stesso sia
secondo materia che secondo il posto temporale assoluto, non viene modificato dall'apprensione nel
suo che cosa, dice Husserl, ma semplicemente con-saputo come presente con l'indice della
modificazione di appena passato. In una melodia ogni nota percepita singolarmente, non percepite
sono tutte le altre; ma poter parlare allora di melodia una cosa che va messa sul conto del
continuum di apprensioni che trapassano l'una nell'altra in direzione del momento ora, che si
costituisce come limite ideale ed rinnovato da continue nuove impressioni.
Ora, per giungere all'obbiettivit del tempo, dobbiamo passare dal coglimento di un oggetto che
dura a quello della durata e della successione; in sostanza, disporci sulla linea del prima e del poi
anzich su quella di presente, passato e futuro. Per adempire a questo compito, nota Husserl, gioca
un ruolo fondamentale il ricordo; se prima era necessario parlare di ritenzione per scoprire l'idea di

passato, adesso si aggiunge la necessit di ripetere quel passato. Con la ritenzione abbiamo la
percezione di uno dopo l'altro, sicch la coscienza di successione offerta originariamente; ma la
possibilit di replicarla un atto intuitivo che ha come oggetto l'intera durata passata. In pratica, se
prendiamo come esempio due rintocchi, nell'atto di ripetizione io non ho il ricordo del primo
rintocco e quello del secondo, ma il ricordo che il secondo viene dopo il primo. Cos apprendo non
soltanto che il momento ora retrocede in un continuo adombramento, come nella ritenzione, ma
anche che quello stesso momento ora appartiene ad un posto temporale che permane identico nel
continuo variare della mia prospettiva, che l' ora del tempo obiettivo fisso come un punto nello
spazio: vedo che qualcosa laggi rispetto a me che sono qui, anche se, nel tempo, mi
allontano continuamente da esso vedendolo sprofondare.
Dicendo che il tempo rigido, eppure il tempo fluisce allora Husserl intende proprio quanto
sopra; il tempo obiettivo qualcosa che possiamo esperire soltanto a partire dal nostro occupare
sempre e solo un posto sulla retta del tempo, il presente, che vale come campo di indicazione di una
struttura oggettiva.