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Via Caravaggio n°78.

(Il delitto della Napoli perbene)

Sui giornali, finisce sempre la sua parte peggiore. Quella che quando parla alza la voce. Quella che
non rispetta niente e nessuno. Quella che uccide in pieno centro, e in pieno giorno. Quella che tutti
conoscono o, almeno, così dicono. Ma c'è anche un'altra Napoli. Quella tranquilla, quella che alla
mattina esce presto per lavorare. La Napoli onesta e perbene, che di confidenza ne dà poca o quasi
per niente. Una sera, nel lontano 1975, la morte è passata di là. Nella Napoli tranquilla e medio -
borghese. La morte è passata di là e si è portata via tre persone: Mimmo, Gemma e Angela. Mimmo
e Angela sono padre e figlia. Lui è un uomo di mezza età, lei una ragazza di diciannove anni.
Gemma è la seconda moglie di Mimmo: Angela ha perso la madre quand'era piccola e questo l'ha
portata a crescere più in fretta delle sue coetanee. A meno di vent'anni lavora, ha un fidanzato col
quale parla di matrimonio e talvolta aiuta economicamente il padre, con qualche piccolo prestito.
Mimmo infatti è un rapprensentante di olii ed ha qualche problema di lavoro... ma niente di grave,
niente di preoccupante. Gemma, la seconda moglie, lavora anche lei ed ha qualche piccola
proprietà. La famiglia poi, vive in un bell'appartamento, in una zona tranquilla. Tutto a posto,
dunque. O almeno, così sembra. Una famiglia come tante, quella dei Santangelo. Padre, madre,
figlia e il cagnolino Dick. Coi vicini, qualche cenno di saluto, qualche chiacchiera ma niente di più.
La famiglia Santangelo è silenziosa e riservata. Così quieta e tranquilla che passano nove giorni
prima che se ne noti l'assenza. Nessuno esce più da quell'appartamento, nessuno risponde più al
telefono dal 20 Ottobre 1975 e nemmeno Gemma, che pure esce regolarmente per lavorare ed
incontrare il fidanzato, si vede più in giro. Mario, il nipote della signora Gemma, è preoccupato. Se
la zia avesse deciso di partire, certamente avrebbe avvisato i nipoti ai quali è affezionata. No, la
partenza è da escludere: dev'essere successo qualcosa. Mario va dalla polizia e spiega la situazione:
gli agenti gli danno retta e poco dopo sono lì che suonano il campanello, inutilmente però. Perchè
nessuno viene ad aprire. Insomma, non resta che chiamare i Vigili del Fuoco: loro finalmente
buttano giù la porta ed entrano. Sì, ma...lì per lì non vedono niente. Tutte le luci sono spente, la
corrente è stata staccata: cosa che farebbe una prudente famiglia qualunque, prima di partire per un
viaggio. Ma da quella casa, Mimmo, Gemma e Angela non si sono mossi. Sono ancora tutti lì.
Mimmo e Gemma giacciono nella vasca da bagno, col loro cane. Tutti e tre sgozzati. Angela invece
è avvolta in un piumone, nella camera da letto dei genitori. Morta, anche lei, accoltellata. È una
strage. Uno spettacolo orribile, che non si può dimenticare. Come non si possono dimenticare le
strisce di sangue prodotte dal trascinamento dei corpi dei coniugi nel bagno, le macchie di sangue in
camera da letto, in salotto, in cucina, su un cuscino. E poi, l'impronta insanguinata sull'interruttore
della luce, le dita intrise di sangue stampate sul davanzale e quell'impronta di scarpa, nel sangue
delle vittime. Per il resto, l'appartamento è in ordine. Non è stato razziato. La tavola in cucina è
ancora apparecchiata: tonno, frittata di maccheroni, panini. La tavola è apparecchiata per due:
Angela non cena perchè, come dirà il medico che quel 20 Ottobre l'aveva visitata, non si sente bene.
Una famiglia come tante, che si appresta a mettersi a tavola ma che all'improvviso riceve la visita
d'un parente o d'un conoscente: perchè è di questo che si tratta, d'una visita, visto che non ci sono
assolutamente segni d'effrazione, visto che Mimmo- al suo assassino- ha offerto da bere e anche
delle sigarette. Già, i mozziconi. Quelli, oggi, sarebbero importanti dato che dalla saliva si ricava il
DNA. Ma non dimentichiamolo, siamo nella Napoli perbene del 1975 e la tecnologia forense deve
ancora compiere importanti scoperte. C'è poi un'impronta di piede, che calza una scarpa 42, ma
certo non dice molto. Le impronte digitali invece, quelle sì che potrebbero dire qualcosa e ce ne
sono in abbondanza... ma l'assassino non è stupido: ha messo i guanti prima di fracassare la testa di
Domenico con un corpo contundente, tagliarli la gola con un coltello, sgozzare la signora Gemma
con lo stesso coltello e poi, finire a pugnalate anche la povera Angela. Pure il cagnolino, che
potrebbe mettersi ad abbaiare pericolosamente, non ha scampo. Una strage. Terribile. Inspiegabile.
Chi ha ucciso Mimmo, Gemma e Angela? La polizia inizia ad indagare quando, in tutt'altra zona
della città, viene ritrovata l'auto di Domenico Santangelo. È una Fulvia, alla cui guida- quella sera
maledetta- un testimone crede d'aver visto Domenico, nipote di Angela e fratello del solerte
Mario, colui che aveva dato l'allarme. Sì, ma Domenico è diverso. Viene descritto come uno
scapestrato, uno spendaccione: vive con una ballerina brasiliana e gli piace la bella vita. E si sa, per
fare la bella vita servono soldi: quelli che Domenico avrebbe chiesto alla zia e, ottenuto un rifiuto,
avrebbe ucciso tutta la famiglia. Sì, dev'essere andata proprio così. E Domenico viene
frettolosamente rinviato a giudizio anche se gli indizi sono pochi e pure -decisamente- fragili. La
Fulvia, tanto per cominciare, è un auto piccolina e bassa: Domenico è un ragazzone e, se pure ci
fosse entrato, sarebbe stato impossibile vederne il viso, come invece afferma il testimone. Poi,
l'impronta di scarpa nel sangue è un 42 mentre Domenico, da ragazzone qual è, calza un 45. E
ancora, quella sera Domenico era al cinema, a guardare Amici Miei, ed una delle maschere dice di
ricordarselo. Ma c'è fretta. E c'è fame di giustizia. Domenico viene condannato all'ergastolo ma non
si perde d'animo, così come il fratello Mario- avvocato- che lo difende e smonta con pazienza e
perizia accuse ed indizi contro Domenico. Che in secondo processo viene assolto per insufficienza
di prove e poi, finalmente, per non aver commesso il fatto. Non è stato lui. Non è stato il nipote. Ma
allora, chi è stato? Si prova a scavare ma non si trova nulla di concreto. È gente semplice e
perbene. Gente semplice e riservata. Fino a un certo punto, però. Perchè Angela, qualcosa si era
lasciato sfuggire. "Morirò scannata", aveva detto al suo capo che l'aveva vista preoccupata. Morirò
scannata, diceva Angela, che dunque non era tranquilla. E non era tranquilla neanche la signora
Gemma quando aveva spiegato al nipote Mario di aver affittato un capanno di sua proprietà ad un
misterioso ingegnere, che poi era sparito, senza pagare e lasciando tutta la sua roba lì dentro. Non ti
preoccupare, aveva detto Mario alla zia. Basta svuotare il capanno disfandosi della roba e poi
richiuderlo cambiando serratura. Cosa c'era nel capanno? Cos'hanno visto, Mimmo, Gemma ed
Angela? Cosa sapevano, davvero? Forse, in quel capanno c'era depositata anche tutta la verità. Che
probabilmente, non conosceremo mai.