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ANTONIO

RA.FF AELLO MENGS

RIFLESSIONI

SOPRA L'ECCELLENZA

DI CORREGGIO

Si riportano le Riflessioni dei Mengs che, meno circonstanziate delle Memorie ", pure contengono un giudizio meglio articolato e concluso sull'opera del
Correggio,
'
Da sottolineare il forte impegno, -tanto
metodologicamente valido, - di li~
berare iZ Correggio dalla solitudine storica in cui 10 aveva relegato il Vasari; ed
ancora Ia limitazione, tanto discretamente introdotta, dell'opera di Correggio nei
.confronti di quella di Raffaello: il primo, pittore dei corpi, e per tutto dispiegato, senisa sottintesi, nell'opera; il secondo pittore dell'anima, e come tale pittore profondamente
allusivo, cio ricco di significa ti, che scaoalcano Ia Tesa visi.bile. Ma il punto centrale dell'interpretazione deZ Mengs
nel ribadito recuperoch'egli scorge nell'opera correggesca, degli aspetti pi intimi e segreti della elassicit greca:

La maggior difficolt deU'Arte; che e ,l'imitazionedella sempIice


verit, essendo stata vinta da alcuni abili Professori, come Masaccio,
Giovanni Bellino, e Andrea Mantegna, i quali trovarono iI modo di
esprimere i differenti piani, a: scorci, cio l'avanti-indietro; quelli, 'che
vennero dopo, come Leonardo da Vinci, Pietro Perugino, Ghirlandaio,
e Fra BartoIommeo da San Marco, trovarono meno ostacoIi: i due
primi per aggiungere una certa grazia, iI terzo un poco pi d'intelli-'
genza nella composizione, e l'ultimo una maest, e un artifizio nel
chiaroscuro, e ne' 'panneggiamenti fin allora ignoto. Ma siccome niuna
cosa in questo Mondo s'inventa, e si, perfeziona nel medesimo tempo,
non poterono i sopraddetti Artisti conseguir queUa facilit, ch' e il
contrassegno sicuro di possedere Ia perfezione dell'Arte, alla quaIe per'vennero dopo in differenti gradi Michelangelo, Tiziano, Giorgione, e
'iI divin ,RaffadIo, che in s solo riun tutto iI merito, che i suoi predecessori aveanpossedutoin parti separate, e ridusse Ia Pittura aI maggior grado di perfezione sotto apparenza di facilit.Fu .grand' onore

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all'umanit, che un tale ingegno cons' viIi strumenti, quali sono semplici terre stemprate, e distese sopra una superficie piana, sappia imitare tutte Ie opere dei Creatore, e gli affetti, e le passioni degli uomini.
Ma bench Ia Pittura fosse giunta a grado s eminente per le terribili forme di Michelangelo, per i veri tuoni de' colori di Tiziano,
e per Ia perfetta espressione di Raffaello, e grazia naturale, le mancava tuttavia qualche cosa, cio un complesso di diverse eccellenze ,
che e l'estremo delI'umana perfezione. Questo complesso e in Correggio, il quale al grandioso, e al vero un una certa eleganza, che
odiernamente port il nome di Gusto, il quale significa il proprio, e
determinato carattere delIe cose, escludendo tutte le parti indifferenti,
come insipide, ed inutili.
Correggio fu il primo, che dipinse col fine di dilettar Ia vista e
l'animo degli Spettatori, e diresse tutte le parti delIa Pittura a questo
fine. Siccorne per ogni Pittore procura nelle sue Opere contentare s
stesso, e vi ritrae il suo spirito, si pu congetturare, che Correggio
fosse d'una sensibilit molto .delicata, d'un cuore assai tenero e amoroso, e d'un contraggenio deciso per le cose aspre, e dure; cosicch
se gli altri aveano dipinto per soddisfare illoro intendimento, ei lavorava per soddisfazione del suo cuore, e secondo le proprie sensazioni;
onde riusc in tutto il Pittor delIe Grazie. Niuno n prima, n dopo
giunto a maneggiar meglio di lui i pennelli; ma soprattutto e riuscito
. insuperabile nella intelligenza del chiaroscuro, e in dar rilievo alle
cose, avendo trovato felicemente il giusto mezzo tra 10 stile forte o
tetro, e l'aggradevole o debole; tra 10 spazioso, che facilmente degenera in piatto e poco rilevato, e quelIo, che ristringe troppo i lumi, e
d in minuzie. Niuno finalmente seppe al pari di lui unir le ombre, e
i lumi; n intese Ia degradazione di questi, e i lor riflessi nelle ombre
senza affettazione, poich le impiegava come se i corpi fossero specchi.
Le invenzioni di Correggio sono ingegnose, e belle, espesso poetiche, e le sue composizioni fondate sempre nella verit, e nel buon effetto del chiaroscuro ; cosicch dalle prime linee incomincia va a introdurlo con i colori, pensando non solamente alla imitazione della
verit, ma alla distribuzione di tutte le parti, che doveano entrare nelIe
sue Opere. A questo fine credo io, ch'egli facesse i suoi studj coloriti,
tenendo per mira priscipale l'apparenza, che fa un Quadro a prima
vista, poich le altre parti delIa Pittura possono bens convincere, ma
.-non gi persuadere delIa bont delI'Opera quando non piace. Pare,
ch' ei non si curasse molto di certe regole tanto accreditate nelIe odierne
Scuole, bench osservasse puntualmente tutto quello, che spetta alla
'contrapposizione, e ai contrasto delIe figure, e de' loro membri; cosic-

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ch sembra, che Ia continua variet fosse Ia sua regola fondamentale,


da lui osservata non solo in questa, e in altra parte, ma in tutte.
In quanto ai contrasto, e alIa variet delIe direzioni de' membri si
vede dalIe sue Opere pi perfette, che, semprechpoteva, gli dava ad
essi membri un poco di scorcio, e rare volte li faceva paralIeli alIa
superficie; il che d un movimento maraviglioso a tutte le sue composizioni. Bisogna per confessare, che tal volta (sebben di rado) per
ricercare con troppa brama Ia variet delle situazioni, particolarmente
quella delIe mani, dava in una certa affettazione di grazia, che non
sembra naturale; difetto, in cui giammai incorse RaffaelIo.
Alcuni' hanno tacciato Correggio di poca esattezza nel Disegno j
taccia falsa, rigorosamente parlando. E bens vero, ch' egli non iscelse
gli oggetti di forme cos semplici, come gli Antichi, n muscoli cosi
risentiti, come Michelangelo, n fece pompa d'intelligenza dell'Ignudo,
come Ia Scuola Fiorentina. Fuor di questo egli disegnava correttissimamente gli oggetti, che avea scelti da rappresentare, n in veruna
delIe sue Opere originali si trova cosa da poterlo riprendere di scorrezione. Baster soprattutto per eterna sua gloria, che i Caracci, e particolarmente Annibale, e Lodovico, formarono il loro stile di Disegno
su quelIo di Correggio, come si puvedere in tutte le loro Opere, che
fecero prima di venire a Roma.
Pare, che Correggio considerasse tutte le forme della N atura, che
non fossero alterate dall'artefizio, come se fossero composte di linee
curve, concave, o convesse, e che variassero soltanto nella loro gr~f!..:dezza, o proporzione; perloch fuggiva tutto quello, che era angolo,
e in conseguenza le minuzie, e le seccaggini, nelle quali ordinariamente
cadevano i Pittori delle Scuole anteriori. Fuggendo 'egli dunque le linee
rette sceglieva in quasi tutti i casi le curve a destra e a sinistra, come
fa Ia lettera S; e con cio credeva dar maggior grazia,avendo senza dubbio osservato, che Ia differenza tra 10 stile secco, e il belIissimo dell'Antico consiste principalmente, che i contorni, e le forme di quello
si compongono di linee rette, e di alcune curve, e convesse, mentre nel
secondo e solamente variet di curve: n cio facevano gli Antichi pe,r
capriccio, o per predilezione di gusto, ma per imitazione precisa delIa
verit, e per intelligenza delI'Anatomia, e della struttura dei corpo
umano, dove l'obbliquit de' muscoli, e Ia variet delIa loro posizione sopra Ia tortuosit delIe ossa forma quelIa alternativa di curve :
e siccome i corpi carnosi, e muscolosi hanno sempre pi forme convesse, e queste pi grandi delIe concave, all'incontro i gracili hanno
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Il Mengs si riferisce evidentemente ai Vasari.

rninor convessit, e concavit maggiore; perciCorreggio .preferiva iI


cammino di mezzo, senza pertanto appartarsidaI vero. ".
Non e faciIe il determinare' se l'intelligenza deI Chiaroscuro, e Ia
imitazione della verit i~ questa parte conducessero Correggio alla
cognizione delle forme, e de' contorni, e deI loro interno ; o se per
altro cammino, e collo .studio di questa principal parte delIa Pittura
conseguisse quella perfezione, che si ammira nelle sue Opere. E certo,
che dopoRaffaello niuno intese megIio di lui Ia Prospettiva, Ia quale
tanto' contribuisce ai disegno dei Nudo, e che niuno;' se non e Michelangelo, seppe ai pari di Correggio la scienzadelle forme, e Ia costru-.
zione della figuraumana. E cos inseparabile iI Chiaroscuro dai Disegno, che l'uno senza l'altro nOR pu essere perfetto;' poich il Disegno privo di Chiaroscuro non pu rappresentare che una specie di
,sezione parallela .alla superficie, sopra cui si dipinge, n giunger mai
ad esprimere Ia vera forma' della cosa. Correggio seppe unire queste
due qualit con tanta perfezione,' che veggonsi combinate nelle sue
Opere come nella Natura; e pare impossibile, che abbia potuto apprender questo s egregiamente senza avere studiato molto il Rilievo, ela
Scultura, .poich Ia puni verit senza i surriferiti studi non basta 'per
apprendere umi cosa s difficile; e perci Michelangelo modellava prima in terra, o in cera quelle figure, che avea a dipingere, come egli
stesso riferisce in una Lettera ai Varchi: n prima di lui vi fu Pittore, che ardisse d'usare gli scorcj, e'I' entrare, e l'uscire de' rnuscoli,
e delle forme dal centro alla circonferenza, come gli uso. Onde se il
modellare insegn al Buonarroti quello stile, che e proprio suo, non
sar strano, che I'intelligenza de' bei contorni, e dello stile grandioso
di Correggioprovenga dalla stessa origine, ~ioe dallo studio dei Ri..;
lievo, e dai' modellare le figure, sapendosi gi ch'egli esercit Ia Plastica.
.
Oltre di quella parte dei Chiaroscuro, che spetta alla espressione
delle forme, Correggio fu superiore
tutti gli altri Pittori anche nel
Chiaroscuro .generale, cioe nella disposizione de' lumi e delle ombre,
poich quella stessa degradazione, che usava in una parte, o in una
figura, usava anche in un Quadro intero, .distribuendo in tal maniera
i lumi, che il primo e un solo, e 10 stesso il secando, e 'gli altri; cos
e delle sue ombre, tu~te variate, ma ora in forza, ora in grandezza, e
molte volte solamente per Ia qualit de' colori, di cui si compongono,
Maneggiava le opposizioni con isoavit, n metteva mai i maggiori
chiari in contrapposizione de'maggiori .scuri senza frammezzarvi qualche cosa, che ne togliesse l'asprezza, o collocandovi a lato qualche ombra maggiore.. Oltre di questo egli considero, che tutti i corpi sono di

T AV. VI.

Sposalizio di Santa

Caterina.

apoli, Galleria di Capodimonte.

tal natura, che non ritengono tutti i raggi delIa luce che ricevono, e
che ne disperdono, o riflettono -Ia maggior parte per tutti i lati secondo
Ia figura delIa superficie ; per Ia qualragione necessariamente debbono
confondersi le piccole ombre, che sono nella massa de' corpi illuminati.
. Intendeva Correggio a maraviglia Ia Prospettiva aerea dei chiaroscuro,e de' colori, ma senza l'affettazione di alcuni Pittori modernissimi; n solamente intendeva 'Ia degradazione delle tinte, ma avea in
oltre osservato, che se' nella Natura le ombre perdono Ia loro forza,
nelle distanze molto pi Ia perdono i lumi; e che le piccole cose sono
le prime a confondersi : donde infer, che i contorni s'illanguidiscono,
e si perdono a pochissima distanza, terminando in puri punti gli ultimi
estremi de' corpi, i quali non si possono perfettamente vedere. In quanto
ai colori ei sapeva molto bene quelli, che perde varro pi o meno delIa
loro attivit nell'ambiente intermedio. Insomma ei possedeva perfettamente quell'arte, con cui Ia Pittura sa ingannare i sensi e, dilettarli
soavemente.
Il suo Colorito e bellissimo, macomparisce anche meglio di quelIo
che e per Ia degradazione perfetta delle tinte, e per quel modo gustoso, amoroso, e impastato di dipingere; il che aggiunge a' suoi colori semplici un certo lucido, che in solo Correggio si trova; cosicch
nelle sue' Opere non si pu decidere se sia pi eccellente o l'intelligenza delle forme, o il colorito, o il chiaroscuro, o Ia maniera di stendere i colori; poich chi considera bene tutto cio, trova ch'egli era
ugualmente Maestro in tutte queste parti, e che in tutte avea fatte le
'pi, profonde riflessioni. Che improbo studio non si richiede per possedere s difficilArte, e per forrnarsi un abito di oprare con tanta eccellenza!
E certo, che chi possiede con perfezione maggior numero di parti
della Pittura, vi riesce il pi eccellente, ed e anche certo, che Raffaello,
e Correggio sono per questa ragione i due Pittori pi grandi; e questi
spezialmente giunse alconseguimento di .esprimere in un sol punto ,
tutti gli effetti apparenti, e gradevoli della Natura. E vero, che Tiziano lu s gran Maestro nel Colorito, che per le sue tinte merita il
primo luogo in questa parte; ma non possed quella perfetta degradazione, che esprime le pi. delicate e quasi insensibili forme; il che
contribuisce molto alla imitazione della verit, e talvolta pi che il
Colorito stesso; e perci vediamo, che malte Opere di Correggio fatte
a fresco con un tuonodi tinte basso e pallido, pure innamorano, trasportarrdo chi le mira dalla idea dei finto a quelIa della verit; che e'
iI fine primario, che si deve pr,oporre ogni Pittore.
Correggio fu il primo, che fece entrare i panneggiamenti .nella idea
della composizione, s per l'effetto deI chiaroscuro, dei colore, e del-

l'armonia, come per Ia direzione, e peI contrasto. Pose meno cura a


ciascuna piega parti colare che nelle masse de' panni; onde apr una
nuova strada per disporre bene le drapperie nelIe Opere grandi; e in
questo fu poi imitato assai bene da Lanfranco, e da alcuni altri pi,
o meno.
10 ho detto, che Correggio possed unitamente quelle varie parti
della Pittura, delIe quali ciascheduna da per s ha fatto illustre un
Pittore ; come Ia verit, e Ia grazia di RaffaelIo, il ridente di Leonardo, l'impasto di Giorgione, e il colorito di Tiziano: confesso per,
che nel parti colare di ciascheduna di queste cose egli fu meno eccellente di essi. Seppe per riunirle tutte come sono nelIa N atura, e temperar quelIe, che sono molto violente colIa sua indole modesta e soave,
e combinarle col suo intendimento filosofico; cosicch quanto gli altri
seppero esprimere separatamente, tanto ei volle vedere unito, e 10
consegu.
Ma per quanto grande io consideri Correggio, noI credo per maggiore di Raffaello; poich sebbene le di lui Pitture sieno pi eguali
nell'esecuzione, e pi squisite, contuttoci egli non possed in s alto
grado d'eccellenza, come Raffaello, l'espressione degli affetti dell'animo,
che e realmente. cio, che d Ia maggior nobilt alla Pittura, e Ia uguaglia alI'Eloquenza, e alIa Poesia nelIa impressione, che queste fanno
nelI'animo degli uomini. Raffaello dunque dipingeva con pi eccellenzagli effetti delI'anima, e Correggio gli effetti de' corpi. Mirando
un Quadro di RaffaelIo si sente pi di quelIo, che si vede; e in uno di
Correggio veggon pi gli occhi di quel, che non comprende l'intendimento, e i sensi restano sospesi, e incantato il cuore. Correggio final. mente sembra il Pittor delIe Grazie.
Se RaffaelIo e alquanto superiore a Correggio, questi 10 e molto
pi a tutti gli altri venuti dopo. Fino a lui Ia Pittura sempre crebbe;
egli 1:,\comp; fu il meriggio delI' Arte: da quel punto e andata sempre declinando, n sappiamo come poterla ristabilire, e molto me no
riaccrescerla, se pur non sorga qualche grand'Ingegno,
che sappia
unire Ie belIezze delI' Antico, quelle di Raffaello.. di Correggio, e di
Tiziano colIa verit della Natura.
Le notizie, che abbiamo della Vita deI grande e grazioso Correggio, sono molto poche, confuse, e contradditorie; n i Letterati, n i
Pittori, che hanno scritto Vite degli Artisti, gli han fatta quelIa giustizia, che merita va, mentre egli era degno, che qualcuno si prendesse
Ia cura d'informarsi bene delIe circostanze di un Uomo, cui Ia nobiI
Arte della Pittura deve tanto. Questa negligenza non solo e un'ingiustizia alIa sua memoria, ma una gran perdita per noi altri, perch non

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v' cosa, che tanto stimoli gl'ingegni ad operar bene, quanto Ia storia
de' fatti degli Uomini grandi; espesso per questo mezzo i vizi delI'amor proprio, e dell'ambizione mutano natura, e si convertono in
virt. Perci mi e parso conveniente l'esaminare alIa meglio che ho
potuto questo fenomeno di Storia Pittorica, per rimediare inqualche
maniera alI'ingiustizia di chi ha obbliato Correggio, scrivendo con troppa prolissit Ie Vite d'infiniti altri Pittori, de' quali niuna istruzione,
niuna utilit, niun diletto pu risultarci.
E molto utile, che gli uomini vivano nelI'inganno di credere, che
il me rito sia l'origine dell'onore, e delIa fortuna: in questa maniera
s'impegnano a conseguirIo. Gli accidenti per sono quelli, che ordinariamente decidono della sorte degli uomini; e Ia stessa virt in diversi tempi, e luoghi produce diversi effetti. Antonio AlIegri nacque
in un troppo piccol paese, e fu inclinato per suo talento, e per suo
natural genio alI'amore, e aI desiderio di sapere, e contrario al fasto,
e alIa vanit: non dovette perci prodursi aI gran Mondo; e se vi si
fosse prodotto, Ia sua modestia gli avrebbe impedito di far fortuna
dove vale pi l'intrigo che iI merito.
Le sue Opere ci provano, che finch visse procuro sempre perfezionarsi, poich in ciascuna si nota qualche suo avanzamento. Questa
brama di sempre studiare e sola di coloro, che sono dotati di quella
felice umilt, colIa quale conoscono quanto loro manca di sapere.
Avendo egli sempre dipinto cose graziose, e scelto sempre quelIo, che
era pi grazioso, si pu inferire, ch'egli fosse di temperamento moderato, di genio studioso, modesto, tenero, amoroso,
filosofico; e questo capitale conduce poco alIa fortuna, purch gli accidenti non ve 10
strascinino quasi per forza. Per Ia stessa ragione dovea esser poco noto
ai Potenti, e ai Cortigiani, e per conseguenza obbliato dai soggetti,
che lodano solamente gli Artisti, che fanno molto romore, o che possono loro fruttar decoro, o provento. Correggio studioso, e applicato
nel suo ritiro, vivendo in una piccola Corte, non poteva esser oggetto
della Storia di tali Autori. A cio si aggiunge, che essendo egli nato
dopo gli uomini grandi, che ilIustrarono il suo Secolo, e Ia sua Professione, dovea esser riguardato come un Pittor giovane, e Discepolo
di coloro, che godevano Ia maggior riputazione, non potendo esser
noto che in et di trent'anni, allorquando Tiziano ne avea settantasette, e RaffaelIo era morto. Insomma Correggio era il pi giovane
. tra' grandi Pittori, che nel pi florido tempo d'Italia s'erano resi famosi. La distanza di pi di due secoli e mezzo scorsi d'allora in qua
ci fa parere, che fiorissero tutti nello stesso tempo.

La ritiratezza, in cui, come ho detto, visse Correggio, e l'incuria


degliScrittori delle Vite, saranno state causa, che Va iari fosse male
inforrnato delle circostanze di quella di Correggio, e degli altri Pittori Lombardi. A me piace pi questa causa, che l'invidia, che molti
gli attribuiscono. II certo si e, che anche nelle cose pi indifferenti
spettanti a Correggio, come sono gli assunti, e le descrizioni de'. Quadri, Vasari parIa con equivoco, n dice il vero, come si vede nella relazione che fa di quelli, che Correggio dipinse peI Duca di Mantova,
e in altre occasioni. Quando Vasari. dice, che Correggio ha pi merito
nella esecuzione che nel disegno, io credo, che non voglia intendere che
.disegnasse male, ma che per un effetto di amorproprio pensasse, che
egli disegnava, meglio, e gli accorda qualche vantaggio nel dipingere.
La Scuola Toscana difficilmente concede a niun'altra, che disegni aI
par di lei; e perci credo, che Vasari -volesse -dir solamente, che Correggio non disegnava s bene come Michelangelo, l'Eroe delIa sua Patria. Ci si ~onferma da quello, che'lo stesso Vasari dice confessando,
che i Disegni di Correggio sono fatti con buona maniera, bellezza, ed
'esecuxione di Maestro. Lo stesso Strico si ristringe a lodar quasi solamente l'eccellenza, eon cui Correggio dipinse i capelli, ed e bene
strano, ehe a fronte di tante cose mirabili non trovasse che questa
sola da lodare. E anche singolare, che Vasari, e molti altri attribuiseano a un puro dono di Natura I'eccelIenza di Correggio nell'Arte.
Questo e un errore ben grossolano, pereh sebbene l'ingegno possa'
molto, niuno che rifletta potr persuadersi, ehe basti senza un grande
studio per formare un Pittore cos sublime, come Correggio, il quale
in et di trent'anni s'era fatto uno stile nuovo, il pi squisito, che
siasi mai conosciuto.
MicheIangelo, ch'ebbe s grande ingegno, non trasse daI suo pro. prio fondo Ia sua. Arte, n con quelIo solo avrebbe trovata Ia strada
di uscir da' limiti di quelIo stile secco, e servile, ehe fin alloraregnava
inItalia ; e, senza .un grande studio, n senza l'osservazione delIe Statue
antiche non sarebbe stato forse che uguale a un DonatelIo,. e a un
Ghiberti. RaffaelIo stesso ci ha lasciate nelIe sue Opere le tracce de'
suoi 'studi : e 'senz le lezioni di Fra Bartolomeo, e ia vista delIe Opere
di Michelangelo, e delIe cose antiche,' non goderemmo oggi le sue maravigliose Pitture. Conchiudo dunque, che Correggio studi le Opere,
e le massime degli Antichi, e demigliori Maestri per giungere 'ad essere queI prodigioso Pittore, che fu.
.
Ho detto il mio parere su i motivi, per i quali non abbiamo una'
fedele, e circostanziata storia delIa Vita di Correggio. Ho detto -quello,
che io ne sapeva, aggiungendovi le congetture, che mi sono sembrate

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Ie pi probabili. Ho descritto le sue Opere coll'esattezza, che permette:


la brevit di questo Scritto; ed vho esaminato il grado di merito di
.questo grand'Uomo in tutte le parti delIa Pittura. Non mi resta ora
altro da dire se non che Correggio e l'ApelIe de' Pittori moderni, poieh aI pari di quelIo egli ha posseduta Ia somma grazia dell'Arte,
colIe sue singolari Opere ci ha insegnata 'la perfezione, che dobbiamo
cercare nell'esecuzione della Pittura fin dovesi possa effettivamente
giungere; e finalmente quando si debba dare per compita un' Opera ..

(Opere,

11,

1782)