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Monika Poettinger

AMINTORE FANFANI E LA TERZA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

Introduzione
Anche in questo caso la vita rimandava alla storia e dalla storia si voleva trarre la lezione per la vita..

Con il suo ultimo scritto inedito Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora? Fanfani sveste i panni
del politico per riprendere a guardare la realt con gli occhi dello storico. Nel 1992 torna dunque a quella
storia economica che lo aveva portato in cattedra nel 1936, quasi a ribadire che la visione storica che aveva
guidato la sua azione di governo fosse quanto di pi prezioso lasciare alle generazioni a venire.
Non ho fatto solo rievocazioni erudite, - scriveva Fanfani ai suoi studenti nel 1939 - n ho toccato problemi
che interessano soltanto pochi specialisti. Il cultore di studi storici e sociali trover qui accenni a molte delle
questioni attualmente pi dibattute 2. E cos dopo pi di cinque decenni nellinedito esordisce ancora: In
questa fine del XX secolo stiamo assistendo a straordinari sviluppi di una lunghissima storia multi
millenaria 3, sviluppi il cui significato Fanfani vuole rivelare da storico.
La storia economica di Fanfani, infatti, non materialisticamente determinata come quella di Marx, n
deve adeguarsi ad un ideale astratto come vorrebbe leconomia liberale, ma risponde alla volont degli
individui e da essi indirizzata. Fanfani storico, dunque, come ricerca nel passato i segni delloperare di
questa volont, cos la osserva nel suo evolversi presente per indirizzarne, da politico, lazione futura verso
il progresso economico e civile. In questo modo linedito oggi pubblicato viene a rappresentare la summa
del pensiero storico di Fanfani, ma anche il suo testamento politico.

Amintore Fanfani, Introduzione allo studio della storia economica, Milano, Giuffr, 1960, p. 6.
Amintore Fanfani, Introduzione allo studio della storia economica, Milano, Giuffr, 1939, p. V.
3
Amintore Fanfani, Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora?, inedito, 1992, p. 1.
2

Il senso della storia


Speciale importanza anche per la storiografia economica, come del resto per ogni specie di storiografia, assume la filosofia. Ad
essa lo storico mutua lumi in fatto di concezioni della realt e di possibilit di descriverla; in fatto di corso del passato, di possibilit
4
di testimoniarlo e di narrarlo; in fatto di metodo pi adeguato alla narrazione storiografica

Quando Fanfani assume linsegnamento della storia economica allUniversit Cattolica di Milano5, trova
una disciplina percorsa, a suo parere, da una profonda crisi6. Ci che stato prodotto dalla storiografia
economica italiana fino a quel momento gli appare peccare di occasionalismo, provincialismo, dilettantismo
e finanche carrierismo7. Il difetto principale - riassumer nella sua Introduzione allo studio della storia
economica8 - quello che forse fu causa di tutti i difetti sinora elencati, stato la mancanza di idee direttive,
di concezioni orientatrici. Non solo tali idee mancarono, ma di esse neppure si sent il bisogno 9. Era
necessaria, dunque, una profonda riflessione che portasse ad enunciare una nuova filosofia della storia in
grado di orientare gli studi a risultati di maggior rilievo e portata. Posizione che Fanfani non esita a
difendere dagli attacchi di Armando Sapori che a lui, filosofo geniale, avrebbe preferito pazienti operai
disposti a manovrare il piccone10. Si pu scrivere polemizza ironicamente Fanfani - che per ora di
filosofia gli storiografi non hanno bisogno; ma cos dicendo si afferma semplicemente che si ritiene inutile
avvicinarsi sapientemente ad una razionale filosofia, reputandosi sufficiente il procedere a lume di naso,
cio servendosi di una grossolana per non dir cattiva filosofia, la quale cos cacciata dalla porta rientra
tutta sbertucciata e contorta dalla finestra 11.
Una buona filosofia , dunque, fondamentale alla ricerca storica, particolarmente negli anni che, a seguito
della prima guerra mondiale e della crisi economica del 29, chiamano ad una fondamentale revisione delle
teorie economiche, ma non solo12. Il nostro tempo scrive Fanfani - tempo di crisi profonda, ma anche
tempo di rinnovamento. Lesperienza passata riconduce verso lunit, e rifarsi ad un problema di
conoscenza per risolvere una questione di metodo e di utilit della storiografia non pi segno di
inclinazione al vagabondaggio, ma di consapevolezza. 13 Non vagabonda Fanfani cercando di ridefinire
loggetto ed il metodo della sua disciplina, ma ripropone, per la storia economica, le questioni che
4

Amintore Fanfani, Introduzione allo studio della storia economica, Milano, Giuffr, 1960, p. 100.
Per una dettagliata ricostruzione della carriera accademica di Amintore Fanfani allUniversit Cattolica di Milano si
veda: Daniela Parisi, Lidea che genera il fatto e il fatto che si riverbera sullidea: la storia del pensiero economico
nella didatticadellUniversit Cattolica negli anni Venti e Trenta, Bollettino dellArchivio per la storia del movimento
sociale cattolico in Italia, anno XXXVI, 2001, pp. 246-251.
6
Per una compiuta analisi dellinsegnamento della storia economica nellUniversit Cattolica del Sacro Cuore di
Milano fino alla seconda guerra mondiale si veda: Alberto Cova, La Storia dei fatti economici in Universit Cattolica
dalle origini alla seconda guerra mondiale, Bollettino dellArchivio per la storia del movimento sociale cattolico in
Italia, anno XXXVI, 2001, pp. 252-262. Per il particolare contributo di Amintore Fanfani: Franca Assante, Il contributo
alla storia dei fatti economici di A. Mauri, A. Fanfani e M. Romani, Bollettino dellArchivio per la storia del movimento
sociale cattolico in Italia, anno XXXVI, 2001, pp. 185-217.
7
Amintore Fanfani, Introduzione allo studio della storia economica, Milano, Giuffr, 1960, pp. 60-62.
8
Amintore Fanfani, Introduzione allo studio della storia economica, Milano, Giuffr, 1939.
9
Amintore Fanfani, Introduzione allo studio della storia economica, Milano, Giuffr, 1960, pp. 63.
10
Amintore Fanfani, Introduzione allo studio della storia economica, Milano, Giuffr, 1960, p. 63.
11
Amintore Fanfani, Introduzione allo studio della storia economica, Milano, Giuffr, 1960, p. 100.
12
Sulla riflessione epistemologica nellambito della teoria e della storiografia economica nella prima met del
novecento si veda: Aurelio Macchioro, Lineamenti per una storia epistemologica delleconomia politica italiana 19001950, in Marco Enrico Luigi Guidi e Luca Michelini, Marginalismo e socialismo, in Annali G. G. Feltrinelli, XXXV, 1999,
Milano, Feltrinelli 2001, pp.511-595.
13
Amintore Fanfani, Introduzione allo studio della storia economica, Milano, Giuffr, 1960, p. 67.
5

affliggevano la produzione scientifica e con essa lintera cultura occidentale. LEuropa tutta andava allora
ripensando il fondamento filosofico delle scienze, quel positivismo, figlio dellilluminismo, che laveva
guidata al primato economico e politico. Una crisi che non era solo epistemologica, ma riguardava luomo
nella sua capacit di conoscere e di relazionarsi con laltro al di fuori di s. Edmund Husserl, nelle sue lezioni
praghesi del 1935, svelava chiaramente dietro la crisi della scienza europea la crisi della ragione e
dellumanit14. Luomo contemporaneo era frammentato in un mondo duale: sedotto da una parte in una
realt ideale irrevocabilmente determinata da leggi scientifiche dal valore assoluto, dallaltra immerso in un
mondo naturale la cui esperienza, tuttavia, generava una conoscenza viziata di soggettivit. Un dualismo
lacerante, fonte di angoscia esistenziale. La filosofia era ormai incapace di spiegare la conoscenza, come di
dare fondamento etico allazione umana: la cultura occidentale al suo tramonto15.
Fanfani pienamente consapevole del dilemma che il dualismo gnoseologico poneva soprattutto a chi,
come lui cultore della scienza economica ed allo stesso tempo storico economico, si trovava a studiare da
una parte positivistiche teorie e dallaltra la realt storica, senza alcuna apparente possibilit di riconciliare
le due discipline. Lilluminismo aveva infatti generato dottrine fondate sul presupposto che esista un
particolare ordine economico razionale naturale immanente16. Dottrine che Fanfani, dunque, definisce
naturalistiche in quanto fondate su leggi dalla valenza astorica ed universale come le scienze naturali. Ad
esse non poteva che corrispondere una storiografia ben precisa. Ai primi dellOttocento non si cerca pi,
come nel Seicento ed anche nel Settecento, nella storia la probabilit con cui sono di solito accaduti certi
fenomeni, allo scopo di regolarsi nel futuro. Ormai, nella certezza daver scoperto le leggi della vita
economica, alla storia economica si fa appello per sussidio didattico: le vicende del passato non hanno nulla
da insegnare, possono servire al massimo a fornire qualche esempio che chiarisca, a chi ne ha bisogno, la
portata ed il vigore delle leggi scoperte dal teorico 17. Ecco che il dilemma di Husserl emerge con
particolare drammaticit: quando la concezione fu perfezionata e si credette ciecamente allesistenza ed
allefficacia delle leggi economiche naturali, la storiografia apparve soltanto una comoda raccolta di esempi
del definitivo prevalere del ferreo ordine naturale. La storiografia economica, agli occhi del cultore di
scienza economica, sembr priva di valore conoscitivo. Come poteva lo storico Fanfani accettare
lancillarit, lirrilevanza della sua disciplina18? Aderendo a una simile concezione naturalistica della realt
economica scrive allora - si falsa la storia, gi prima di studiarla, credendo che essa non sia altro che il
risultato di forze meccaniche i cui punti di equilibrio sono numericamente molto limitati 19.
Daltra parte quanti prima dellilluminismo si erano occupati di economia e della sua storiografia avevano
sopravvalutato larbitrio umano20, ritenuto capace di imporre alla realt un suo ordine razionale riflesso21;
14

Edmund Husserl, La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale, Milano, Il Saggiatore, 1987.
Oswald Spengler, Il tramonto dellOccidente, Longanesi, Milano, 1981.
16
Amintore Fanfani, Introduzione allo studio della storia economica, Milano, Giuffr, 1960, p. 5 nota 8.
17
Amintore Fanfani, Introduzione allo studio della storia economica, Milano, Giuffr, 1960, pp.10-11.
18
La critica di Fanfani allilluminismo ed al naturalismo economico arriva alla feroce ironia: La mentalit del
Settecento illuminista non una mentalit storicistica; non la , quindi, neppure quella dei seguaci del naturalismo
economico. In fondo al loro ragionamento veuna concezione curiosa della storia, cos come in fondo essi hanno
avuto una concezione semplicistica della vita. Concepiscono la storia come una sequela di fatti buoni perch
razionalizzati da leggi ferree, e di fatti cattivi perch in contrasto con quelle leggi. In questa visione la storia
pensata come attuazione meccanica, immutabile, di date leggi di valore universale. Amintore Fanfani, Introduzione
allo studio della storia economica, Milano, Giuffr, 1960, p.11.
19
Amintore Fanfani, Introduzione allo studio della storia economica, Milano, Giuffr, 1960, p.11.
20
Sul volontarismo economico fino al mercantilismo in Fanfani si veda: Amintore Fanfani, Il problema economico.
Impostazione e soluzioni volontaristiche, Losanna, Edizioni dellUniversit Cattolica del Sacro Cuore, 1945, pp. 16-85.
21
Secondo una terminologia proposta nella introduzione alla citata Storia delle dottrine economiche, si chiamano
naturalistiche quelle dottrine fondate sul presupposto che esista un particolare ordine economico razionale naturale
15

e cos scrive Fanfani - la storia stata madrina del volontarismo economico, entro i quadri del quale
non concepibile una scienzaeconomica nel senso assoluto della parola 22. Da questa sterile opposizione
dialettica tra teorie economiche naturalistiche e volontaristiche si poteva e si doveva uscire solo attraverso
una rinnovata storiografia che avesse solide basi filosofiche, di modo che le interpretazioni tendenziose
della storia economica fatte a favore di una o laltra di queste dottrine non fossero pi possibili. La storia
economica avrebbe cos ritrovato il suo giusto ruolo: E se la storia mal fatta o mal interpretata in passato
ha sviato i teorici verso le estreme posizioni del volontarismo assoluto o del naturalismo pi supino, alla
storia bisogna ricorrere per risolvere la crisi attuale, come ogni crisi delle teorie economiche, affinch lo
studio paziente del passato, mostrandoci larbitrio ricostruttivo o quello interpretativo commesso dagli uni
e dagli altri, indichi la via della verit 23.
Da dove mutuare, tuttavia, una metodologia storiografica che riscattasse la storia economica dalla tirannia
della teoria, risolvendo allo stesso tempo il problema del dualismo gnoseologico?
Di metodo della ricerca economica si era gi ampiamente dibattuto nel Methodenstreit che, nella seconda
met dellOttocento, aveva visto le dottrine naturalistiche affrontare le aspre critiche della scuola storica
tedesca. Questa scuola, attraverso le prime opere di Roscher, Hildebrand, Knies e poi del suo pi
autorevole esponente, Gustav Schmoller, sublimava addirittura il ruolo della storiografia economica quale
fonte di nuove teorie economiche24. Scrive Fanfani: la storia fu concepita come il banco di prova di tutti gli
errori teorici e la fonte inesauribile di una esperienza dalla quale si sarebbe potuta avere la rivelazione delle
tendenze seguite dalluomo nellagire, e non delle leggi alla forza delle quali immutabilmente aveva
soggiaciuto 25. A cotanto intento, tuttavia, non corrisposero risultati storiografici apprezzabili: il
relativismo del quale era inficiata la reazione storicista al naturalismo economico se tarp le ali
alleconomista teorico, spinse lo storiografo su un sentiero contorto, che port allaneddotica 26. Mancava,
insomma, a questa storiografia la capacit di uscire dal particolare del fatto storico e divenire positiva fonte
di una teoria economica alternativa a quella naturalistica. La crisi del naturalismo economico concludeva
lapidariamente Fanfani - non pu essere superata gettandosi nel relativismo della scuola storica, pi o
meno rinnovata 27.
Ma se lo storicismo non poteva essere un fondamento adeguato della storia economica, non lo era
nemmeno la filosofia di Karl Marx, quel materialismo storico, definito da Fanfani originario, che era
rappresentato nel panorama italiano degli anni 30 da Corrado Barbagallo28. Questa metodologia della
ricerca storica, che attraverso la mediazione di Luigi Dal Pane riprendeva le tesi di Maffeo Pantaleoni,
immanente. Si chiamano volontaristiche le dottrine fondate sul presupposto che non esistendo un ordine
economico razionale naturale, sia necessario costruire un ordine economico razionale riflesso. Per recenti dottrine
neovolontaristiche si intendono quelle nelle quali si propugna la costruzione di un ordine economico razionale
riflesso, pur tenendo largo conto delle resistenze del mondo fisico, di quello sociale e della psicologia umana,
identificate soprattutto dai seguaci del naturalismo economico. Amintore Fanfani, Introduzione allo studio della
storia economica, Milano, Giuffr, 1960, p. 5 nota 8.
22
Amintore Fanfani, Introduzione allo studio della storia economica, Milano, Giuffr, 1960, p.88.
23
Amintore Fanfani, Introduzione allo studio della storia economica, Milano, Giuffr, 1960, p.89.
24
Amintore Fanfani, Introduzione allo studio della storia economica, Milano, Giuffr, 1960, p.30-33.
25
Amintore Fanfani, Introduzione allo studio della storia economica, Milano, Giuffr, 1960, pp. 65-66.
26
Amintore Fanfani, Introduzione allo studio della storia economica, Milano, Giuffr, 1960, p. 66.
27
Amintore Fanfani, Introduzione allo studio della storia economica, Milano, Giuffr, 1960, p. 66.
28
A proposito di Corrado Barbagallo e della linea storiografica della Nuova Rivista Storica, fondata nel 1917, si
vedano: Paolo Favilli, Marxismo e storia: saggio sull'innovazione storiografica in Italia (1945-1970), FrancoAngeli,
2006, pp. 202-205; e Antonio Casali, Storici italiani fra le due guerre: la Nuova rivista storica, 1917-1943, Guida Editori,
1980.

propugnava infatti lassoluta storicit del fatto economico e la avalutativit della storiografia. Proprio tale
mancanza di intento normativo contrastava irrimediabilmente con la volont di Fanfani di rifondare la
storia economica in base ad una sua precisa utilit che non poteva essere meramente compilativa o
cognitiva29. Il materialismo storico di questa scuola, scrive dunque Fanfani, economicizzava un potutta la
storiografia, pi che dare origine ad una storiografia economica vera e propria30 ed ancora chi non ne
trasse un grande vantaggio fu la vera e propria storiografia economica. Ad essa la nuova teoria non
riservava uno speciale compito, ora identificandola con la storiografia generale, ora facendola naufragare
nel sociologismo31. Come di sociologizzare la storiografia economica e schematizzare il processo
storico si erano macchiati tre storiografi quali Toniolo, Sombart e Weber, che pur indicano tre tappe della
storiografia del capitalismo e tre grandi impulsi che i nostri studi hanno ricevuto negli ultimi settanta
anni 32. Era inutile, insomma, ai fini dellutilit del discorso storico sostituire alla dittatura delle leggi
economiche naturalistiche i condizionamenti imposti al singolo dalla societ o dallo Zeitgeist.
Fanfani, in sintesi, rigetta sia le storiografie basate sullassunto di leggi economiche naturali universalmente
valide, sia quelle che affidano alla societ, pur rappresentata da uno spirito od ideale storicamente relativo,
il determinare lazione economica umana, senza per questo abbracciare il relativismo storicista che privava
la storia economica di valore normativo. Al materialismo storico, allidealismo crociano, al naturalismo
economico egli oppone allora un suo metodo storiografico, costruito a partire da una ben precisa
definizione di vita economica33, poich solo una concezione della vita economica, pi vicina che sia
possibile alla realt potr dirci se pu esservi posto per la storiografia economica, senza che i preconcetti la
sopravalutino o portino a trascurarla34.
Per Fanfani la vita economica consiste nel complesso delle azioni economiche. Lazione economica
lattivit che una persona, od un ente, svolge per soddisfare i suoi bisogni e quindi raggiungere i fini che si
proposto, adoperando i mezzi che la natura e il consorzio umano, al quale appartiene, gli offrono in misura
limitata 35. In apparenza una definizione mutuata semplicisticamente dalle teorie del naturalismo
29

Scrive Fanfani: La storiografia economica disciplina che ha fini conoscitivi, ma dai suoi progressi dipende
lorientamento di discipline quali ad esempio leconomia, che hanno o possono avere fini normativi. Attraverso la
teoria economica, e per lausilio che a questa d, la storiografia economica pu giovare al presente e al futuro
(Amintore Fanfani, Introduzione allo studio della storia economica, Milano, Giuffr, 1960, p.90). Una posizione la sua
che corrispondeva ad uno dei cardini fondativi dellUniversit Cattolica di Milano: leconomia come scienza che non
deve solo dare lumi ma anche frutti. Da questo principio conseguiva un legame indissolubile tra economia ed etica da
una parte e teoria economica e politica economica dallaltra. Al proposito si veda: Daniela Parisi, Lidea che genera il
fatto e il fatto che si riverbera sullidea: la storia del pensiero economico nella didatticadellUniversit Cattolica negli
anni Venti e Trenta, Bollettino dellArchivio per la storia del movimento sociale cattolico in Italia, anno XXXVI, 2001,
pp. 240-41.
30
Amintore Fanfani, Introduzione allo studio della storia economica, Milano, Giuffr, 1960, p.24.
31
Amintore Fanfani, Introduzione allo studio della storia economica, Milano, Giuffr, 1960, p.26. A questo proposito si
veda anche: Francesco di Battista, Storia economica e condizionamento sociale in Corrado Barbagallo, in Luigi de Rosa
(a cura di), Ricerche storiche ed economiche in memoria di Corrado Barbagallo, Napoli, ESI, 1970, vol. I, pp 37-115.
32
Amintore Fanfani, Introduzione allo studio della storia economica, Milano, Giuffr, 1960, p.34.
33
Volendo impostare il problema della natura e dellutilit della storiografia economica, mi sono trovato costretto a
trattare di storia della storiografia, ad esporre una concezione della vita e della storia economica, a spiegare come
questa concezione, logicamente, fornisca una particolare idea della natura, dellutilit, del metodo della storiografia
economica. Un punto questo, cruciale per la storiografia di Fanfani, come sottolinea anche Benedetto Croce
nellanalizzare e criticare la sua posizione: Benedetto Croce, Come si debba concepire la storiografia economica,
Rivista di storia economica, vol. 7-8, 1942-43, p. 97-99.
Amintore Fanfani, Introduzione allo studio della storia economica, Milano, Giuffr, 1939, p. V.
34
Amintore Fanfani, Introduzione allo studio della storia economica, Milano, Giuffr, 1960, p. 67.
35
Amintore Fanfani, Introduzione allo studio della storia economica, Milano, Giuffr, 1960, p. 67-8.

economico, dalla scuola neoclassica. Lionel Robbins, ad esempio, nel 1935 descrive sinteticamente
leconomia come la scienza che studia il comportamento umano nel rapporto tra fini e mezzi scarsi dagli usi
alternativi36. Grazie alleternit ed universalit del problema della scarsit conseguiva poi, naturalmente, il
valore astorico delle leggi delleconomia. La somiglianza tra la due definizioni, tuttavia, solo apparente.
Fanfani subito specifica: Lazione economica appare quindi il risultato di una scelta di fini e di una
razionale sistemazione di mezzi in vista del raggiungimento dei fini scelti, fatte dalluomo liberamente, ma
sottostando in vario modo a resistenze naturali, sociali e umane 37. Ecco che gi quel liberamente e
lelenco delle varie resistenze incontrate dalla libera espressione della volont umana nella scelta dei fini e
nella razionale sistemazione dei mezzi, mutano la semplice definizione di vita economica come poteva darla
qualsiasi studente di economia nel risultato di una profonda meditazione filosofica sulluomo e sulla storia.
Al centro della filosofia di Fanfani non infatti il problema universale e materiale della scarsit, ma luomo
che applica la sua volont alla determinazione dei fini della sua azione e la sua immaginazione alla scelta dei
mezzi da usare per realizzarli. Lelemento originario - scrive, infatti - la volont dagire in una data
direzione. Questa volont si manifesta al momento della scelta dei fini dellazione, persiste al momento
della scelta e delladeguamento dei mezzi 38. Il Ducunt fata volentem, nolentem trahunt39 che Spengler
mutua dallo stoicismo per descrivere la condizione delluomo occidentale quindi lontanissimo dalla
filosofia storica di Fanfani, tanto quanto il determinismo delle leggi economiche naturalistiche o del
materialismo storico. Come unica risposta possibile alla crisi della teoria e della storiografia economica
Fanfani invoca quel personalismo storico40 che trae origine da una ben solida filosofia, razionalmente
dimostrata, fondata da un non cristiano (Aristotele) e svolta logicamente da un Santo (Tomaso dAquino),
ma prescindendo da ogni argomento teologico. 41
La storia economica , allora, parte della scienza pratica, come definita appunto da Aristotele e San
Tommaso, che il regno dellazione umana, ed in particolare quella che studia le azioni umane dirette a
liberare luomo dai bisogni materiali. In questo senso una scienza della libert. Nel caso della volont,
precisa Fanfani - essa esiste libera in tutti, ma ciascun uomo gode di una libert variabile quantitativamente
e qualitativamente secondo le resistenze umane, sociali, naturali. Certamente un boscimano non pu
volere ci che pu volere un uomo del secolo XX vivente ad esempio a Roma; ci non significa che luno
o laltro non siano liberi, ma soltanto che concretamente diversa la loro libert, perch diverso lhic et
nunc di entrambi 42. Cos si esce finalmente dal dualismo di Husserl. Scrive Fanfani: Sia consentito
precisare preliminarmente scomodando Aristotele che lastratto non sta fuori ed accanto al concreto,
ma si attua nel concreto, cui immanente 43. Una soluzione al problema gnoseologico che se attira a
36

"Economics is a science which studies human behavior as a relationship between ends and scarce means which have
alternative uses." Lionel Robbins, An Essay on the Nature and Significance of Economic Science, London, MacMillan &
Co., 1932, p. 15.
37
Amintore Fanfani, Introduzione allo studio della storia economica, Milano, Giuffr, 1960, p. 68.
38
Amintore Fanfani, Introduzione allo studio della storia economica, Milano, Giuffr, 1960, p. 69.
39
A noi non data la libert di realizzare una cosa anzich laltra. Noi ci troviamo invece di fronte allalternativa di
fare il necessario o di non poter far nulla. Un compito posto dalla necessit storica sar in ogni caso realizzato: o col
concorso dei singoli o ad onta di essi. Ducunt fata volentem, nolentem trahunt. Oswald Spengler, Il tramonto
dellOccidente, Longanesi, Milano, 1981, p.1398.
40
Per una definizione di personalismo storico si veda Giancarlo Galeazzi, Personalismo, Milano, Editrice Bibliografica,
p. 21.
41
Amintore Fanfani, Introduzione allo studio della storia economica, Milano, Giuffr, 1960, pp. 73.
42
Amintore Fanfani, Introduzione allo studio della storia economica, Milano, Giuffr, 1960, pp. 73. Per analoghe
considerazioni nelle teorie economiche pi recenti si veda Amartya K. Sen, Etica ed economia, Roma-Bari, Laterza,
2003.
43
Amintore Fanfani, Introduzione allo studio della storia economica, Milano, Giuffr, 1960, pp. 73.

Fanfani il plauso, pur non privo di riserve, di Benedetto Croce44, provoca anche reazioni aspramente
critiche. Mazzola, ad esempio, vedeva nella filosofia di Fanfani un insanabile compromesso, poich il
processo storico viene a configurarsi come un processo la cui spiritualit condizionata da forze esteriori
con il risultato di precipitare lo storico in una situazione di compromesso fra latteggiamento scientifico e
quello filosofico45. Ma solo cos, secondo Fanfani, si evita lerrore dei volontaristi dun tempo e quello dei
naturalisti di ieri. Ma, ci che pi conta, si interpreta la realt tenendosi a contatto con essa, non
trascurando nessuna forza che in essa opera. Non si tratta di una soluzione mediana fra il naturalismo ed il
volontarismo, ma di qualche cosa di meglio: identificato il motore volontario dogni azione economica, si
proceduto alla identificazione degli attriti; lazione economica appare come un momento della lotta
delluomo contro la natura, lambiente, se stesso per realizzare i propri ideali. 46
Il processo storico, nella filosofia di Fanfani, dunque diretto dalla volont delluomo che perfeziona s
stesso, ponendo sempre nuovi fini allazione umana, mentre allo stesso tempo si libera da ogni tipo di
resistenza incontrata nel suo agire hic et nunc: Se la lotta delluomo contro le resistenze spiega il
dinamismo della vita, il perpetuo rinnovarsi di questa lotta non sintende se non si pensa allattrazione che
sulla volont umana esercita limmaginazione di nuovi fini dellazione economica. Le azioni economiche
non si compiono in virt delle resistenze, ma della scelta dei fini e della tensione della volont 47. La
determinazione dei fini si estrinseca storicamente nella cultura latu sensu ed economica in particolare,
mentre linfluenza delle resistenze e la scelta dei mezzi per vincerle nella tecnologia48. Perci loggetto di
studio della storia economica costituito dalla cultura economica dominante in ogni dato periodo storico,
quale rappresentazione dei fini posti dalla volont umana al suo agire; dalla tecnologia che incarna
limmaginazione delluomo nel concepire i mezzi adeguati a raggiungere i suoi ideali; ed infine
dallinfluenza che le resistenze umane, sociali e naturali esercitano sulla scelta dei mezzi e
limplementazione dei fini.
Solo alla luce di questa cornice interpretativa possibile raccogliere ad unit la vastissima opera
accademica di Fanfani, dagli scritti giovanili allultimo inedito. Piuttosto che artificiosamente suddividere le
sue indagini nei diversi campi della storia economica, della storia del pensiero economico, della storia della
cultura, giusto recuperarli alla completezza del pensiero filosofico la cui esplicazione tanto lo aveva
travagliato. Gli studi di storia del pensiero economico49 erano, infatti, volti a ricercare nella storia il
44

In un suo articolo per la Rivista di Storia Economica, Benedetto Croce, a proposito dell`Introduzione allo studio della
storia economica di Fanfani, afferma: molto pregevole, daltra parte, come critica della storia economica e di ogni
altra storia, naturalisticamente concepita, e con ci stesso negata come storia, la quale sempre spiritualit e
volont. Benedetto Croce, Come si debba concepire la storiografia economica, Rivista di storia economica, vol. 7-8,
1942-43, p. 98.
45
A. Mazzola, Recensione di Amintore Fanfani, Storia economica, Giornale degli economisti e Annali di economia,
1941, vol. III, n. 11-12, p. 722.
46
Amintore Fanfani, Introduzione allo studio della storia economica, Milano, Giuffr, 1960, p. 72.
47
Amintore Fanfani, Introduzione allo studio della storia economica, Milano, Giuffr, 1960, pp. 71-72.
48
Il rinnovarsi dellorientamento della vita economica pertanto legato al rinnovarsi della coltura(sic); da questo
rinnovamento quello dipende. Le resistenze non influiscono direttamente sullorientamento della vita economica; ma
sulla tecnica della medesima: quanto pi le resistenze sono mal note e mal dominabili, tanto pi la vita economica
tecnicamente sar rudimentale: quanto pi le resistenze saranno note e dominate, tanto pi la vita economica sar
tecnicamente progredita. Amintore Fanfani, Introduzione allo studio della storia economica, Milano, Giuffr, 1960,
pp. 71-72.
49
Dai primi saggi quali: I presupposti delle dottrine economiche presmithiane, Economia, anno XI, vol. 11, 1933, pp.
371-388; La sfortuna di Malthus in Italia, Rivista internazionale di Scienze Sociali, anno XLII, vol. 5, pp. 110-118; A
proposito di storia delle dottrine economiche, Economia, anno XIII, vol. 16, 1935, pp. 439-445; La dottrina
corporativa del Manoilesco, Rivista internazionale di Scienze Sociali, anno XLIV, vol. 7, pp. 75-82; alle monografie:

prevalere dei diversi ideali che indirizzavano lazione economica degli uomini, e quindi erano anchessi
storia economica. Proprio per sottolineare la distanza dagli studi tradizionali di storia del pensiero, non
per vezzo, Fanfani attribuisce alle diverse teorie economiche quelle denominazioni di volontarismo,
naturalismo e neo-volontarismo che si distaccano da quelle tradizionali di scuola classica, neoclassica ed
istituzionalista. Lintento di Fanfani, infatti, non tanto di fare una storia dellanalisi economica quanto una
storia delle idee, ovvero dei fini che luomo di volta in volta ha scelto per indirizzare la sua azione
economica. I numerosissimi studi storici50 di Fanfani, poi, classificabili come contributi di storia economica,
storia della tecnologia o della cultura, anchessi, inquadrati allinterno della sua filosofia storica, rivelano
una straordinaria unit di veduta. Attraverso di essi, infatti, Fanfani dipinge il quadro millenario
dellincontro tra resistenze e ideali in continuo dialettico mutamento. Come sintetizza efficacemente nella
Prolusione al suo insediamento alla cattedra dellUniversit di Roma del 1955: i fatti spirituali, intellettuali
e religiosi, che allorigine o nel corso di una certa civilt si sono manifestati, non hanno importanza per i
fatti economici e per il sistema economico solo come eventuali condizioni agevolatrici o ritardatrici, ma
assumono anche nei confronti dei fatti economici e del sistema economico la stessa funzione ed azione
ispiratrice e formatrice, che hanno assunto rispetto alle origini e allo sviluppo della cultura e della civilt51.
Da qui la necessit di quello studio comprensivo di storia dei fatti e delle idee cui Fanfani rimarr sempre
fedele.
Rimane da chiedersi se la storia economica, cos concepita, abbia una sua direzione, un suo fine ultimo.
Fanfani non ha dubbi: Il progresso economico ha un solo senso: la progressiva vittoria delluomo contro le
resistenze allazione economica 52, ed ancora: Progredisce luomo economicamente in quanto rende
sempre meno costosa la soddisfazione dei suoi bisogni, cio supera pi facilmente le resistenze. Dal punto
di vista economico la storia umana in gran parte si riduce alla storia della lotta delluomo contro le
resistenze che si oppongono al pi facile soddisfacimento dei suoi bisogni. Si pu anzi dire che attivit
economica non si avrebbe, ove non esistessero resistenze che rendono limitati i mezzi e quindi costoso il
Dal mercantilismo al liberismo, le ricerche di Richard Cantillon sulla ricchezza delle nazioni, Milano, Giuffr, 1936;
Storia delle dottrine economiche. Parte 1. Il volontarismo, Como, Tip. E. Cavalleri, 1938; Il naturalismo, Losanna,
Campo universitario italiano. Ufficio dispense, 1945; Il neovolontarismo economico statunitense, Milano-Messina, G.
Principato, 1946; Storia delle dottrine economiche, II. Il naturalismo, 2.ed, Milano-Messina, G. Principato, 1946. Per la
bibliografia pi aggiornata di Amintore Fanfani si rimanda a: Giovanni Michelagnoli, Amintore Fanfani, Dal
corporativismo al neovolontarismo statunitense, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2010, pp.223-236.
50
impossibile, nel breve spazio di una nota, rendere giustizia alla prolifica produzione di Amintore Fanfani in tema di
storia economica. Ci limitiamo a citare le monografie principali: Scisma e spirito capitalistico in Inghilterra, Milano, Arti
grafiche Rovida e Gadda, 1932; Le origini dello spirito capitalistico in Italia, Milano, Vita e Pensiero, 1933;
Cattolicesimo e protestantesimo nella formazione storica del capitalismo, Milano, Vita e Pensiero, 1934; Un mercante
del Trecento, Milano, Giuffr, 1935; Saggi di storia economica italiana, Milano, Vita e Pensiero, 1936; Appunti delle
lezioni di storia dellespansione coloniale europea, Milano, Biazzi, 1937; Introduzione allo studio della storia
economica: lezioni svolte nella 1. parte del Corso 1938-39, Milano, Giuffr, 1939; Indagini sulla rivoluzione dei prezzi,
Milano, Vita e Pensiero, 1940; Storia economica: dalla crisi dellimpero romano al principio del sec. XVIII, Milano,
Principato, 1940; Storia del lavoro in Italia dalla fine del sec. XV agli inizi del sec. XVIII, Milano, A. Giuffr, 1943; Storia
economica dItalia, Losanna, Ufficio dispense, 1944; Preparazione allattivit economica nei secc. XVI-XVI in Italia,
Varese- Milano, Istituto editoriale cisalpino, 1952; Vita economica italiana dallantichit al XVIII secolo, Roma,
Studium, 1954; Poemi omerici ed economia antica, Milano, Giuffr, 1960; Storia economica I. Antichit, Medioevo, Et
Moderna, Torino, UTET, 1961; Una pieve in Italia, Milano, Mondadori, 1964; Storia Economica II. Et Contemporanea,
Torino, UTET, 1970;. Per una bibliografia completa si veda: Giovanni Michelagnoli, Amintore Fanfani, Dal
corporativismo al neovolontarismo statunitense, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2010, pp.223-236.
51
Amintore Fanfani, Prolusione, Roma, 20 aprile 1955. Citato da Daniela Parisi, Lidea che genera il fatto e il fatto che
si riverbera sullidea: la storia del pensiero economico nella didatticadellUniversit Cattolica negli anni Venti e
Trenta, Bollettino dellArchivio per la storia del movimento sociale cattolico in Italia, anno XXXVI, 2001, pp. 248-49.
52
Amintore Fanfani, Introduzione allo studio della storia economica, Milano, Giuffr, 1960, p. 70.

soddisfacimento dei bisogni 53.. Nellambito della tecnologia dunque possibile prefigurare una finis
storiae o meglio finis oeconomiae. Sennonch, oltre i mezzi, levoluzione della storia anche determinata
dai fini generati dalla volont umana. Qui, tuttavia, lo storico pu solo identificare gli ideali economici,
volontaristico e naturalistico, che hanno indirizzato lazione economica del passato, questo il suo
compito. Scrive, infatti, Fanfani nella prolusione del 1955: l'uomo, operando secondo determinati fini,
razionalizza la propria vita; lo storico, che di ogni specifica razionalizzazione vuol determinare la natura e
l'origine, deve ricercare natura ed origine dei fini che orientano quella razionalizzazione54. Oltre ci
parlerebbe il politico ed il cristiano, non lo storico economico. I fini futuri dellazione economica, infatti,
aspettano di essere determinati attraverso lesercizio della volont umana e sono quindi oggetto di una
scelta sociale che richiede valutazioni non solo di razionalit e convenienza ma anche di moralit: campo
questo della politica. Oltre i fini economici, poi, oltre quella finis oeconomiae regalata dagli avanzamenti
tecnologici, prefigurabile un fine trascendentale alla storia umana, ma questa escatologia.
legittimo, tuttavia, ignorare le implicazioni teologiche e morali della filosofia della storia che Fanfani pone
alla base della sua metodologia della ricerca storica? Una critica gi avanzata da Benedetto Croce leggendo
lopera del giovane professore dellUniversit Cattolica. Nelle odierne controversie scrive Croce - si in
qualche modo affacciato altres il pensiero che oggetto proprio della storia economica, in quanto distinta da
quella etica, sia il ben essere umano. Ma si pu distinguere il ben essere dal ben viveree dal ben fare,
e pensarne lequilibrio come umanosenza pensarlo con ci stesso come equilibrio morale?55 Corrado
Barbagallo, a sua volta, nellaspra polemica che lo contrappone a Fanfani tra il 41 ed il 42, denuncia con
forza le radici cristiane del personalismo storico56. Del resto facilmente identificabile la precoce influenza
di Jacques Maritain sulla filosofia storica di Fanfani57. Negli anni 30, infatti, durante il lungo percorso di
ricerca di una propria storiografia, Fanfani rielabora, accanto alle concezioni neotomistiche di Padre
Gemelli58, proprio il contenuto delle opere giovanili di Maritain, di cui, non a caso, fu il primo recensore in
Italia. In Religione e Cultura, commentato da Fanfani sulla Rivista Internazionale di Scienze Sociali nel
193159, ed in Some Reflections on Culture and Liberty del 1933 il filosofo francese definiva gi cultura o
civilizzazione lo svolgersi della vita propriamente umana, costituita da una parte dallo sviluppo materiale
necessario e sufficiente a condurre una vita priva di stenti, dallaltra dallo sviluppo morale, ovvero dalle

53

Amintore Fanfani, Introduzione allo studio della storia economica, Milano, Giuffr, 1960, p. 71.
Amintore Fanfani, Recenti opinioni sullorigine delleconomia moderna, Economia e Storia, vol. 3, 1955, p. 264.
55
Benedetto Croce, Come si debba concepire la storiografia economica, Rivista di storia economica, vol. 7-8, 194243, p. 99.
56
Laspra polemica sulla metodologia della ricerca storica che oppose Amintore Fanfani e Corrado Barbagallo ebbe
inizio con la recensione di Barbagallo all Introduzione allo studio della storia economica di Fanfani sulla Nuova Rivista
Storica (Corrado Barbagallo, Neovolontarismo e storiografia economica, Nuova rivista storica, vol. 25, 1941, p. 145)
e continu con la replica di Fanfani (Amintore Fanfani, Neovolontarismo economico e storiografia economica. A
proposito di una identificazione di C. Barbagallo, Nuova rivista storica, vol. 25, 1941, p. 525-531) e la controreplica di
Barbagallo (Corrado Barbagallo, Neovolontarismo e storiografia economica, Nuova rivista storica, vol. 25, 1941, pp.
531-533). Nellannata successiva della rivista i due storici incrociano ancora le spade per un ultimo dibattito (Amintore
Fanfani, Ancora a proposito di neovolontarismo economico e di storiografia, Nuova rivista storica, vol. 26, 1942, pp.
90-94; Corrado Barbagallo, Risposta al prof. A. Fanfani, Nuova rivista storica, vol. 26, 1942, pp. 94-95).
57
Opposte le considerazioni, peraltro non argomentate, di Vincenzo La Russa, che, nella sua biografia di Fanfani, pur
ammette una precoce lettura di Maritain da parte di Fanfani.
Vincenzo La Russa, Amintore Fanfani, Soveria, Rubbettino, 2006, p. 32.
58
Al proposito si veda ad esempio: Amintore Fanfani, Le soluzioni tomistiche e latteggiamento degli uomini dei secoli
XIII e XIV di fronte ai problemi della ricchezza, Rivista Internazionale di Scienze Sociali, anno XXXIX, serie III,, vol. 2,
1931, pp. 217-221
59
Amintore Fanfani, Recensione a Jacques Maritain Religion et Culture, Rivista Internazionale di Scienze Sociali, anno
XXXIX, serie III, vol. 2, 1931, pp. 465-66.
54

10

attivit speculative ed artistiche60. Di qualche anno pi tardi la formulazione definitiva della sua filosofia
della storia61. Fanfani ripropone le categorie filosofiche e storiche di Maritain, applicandole al campo
delleconomia: la matrice volontaristica dellazione umana ed il confronto tra intelligenza e resistenze
storicamente relative; la definizione di cultura come risultato del sedimentarsi della volont comune di pi
uomini che impongono alla societ i propri ideali, cambiando quelli preesistenti; ed infine la visione di una
fine, raggiungibile grazie allo sviluppo tecnologico, che anche il fine della storia naturale del mondo.
Proprio sulla falsariga delle considerazioni di Maritain, Fanfani pu considerare questo fine un fine ultimo,
di pari valore in s al fine soprannaturale della storia che pur gli relativamente superiore, reclamando cos
la non trascendenza della sua analisi storica.
Fanfani, comunque, pur difendendo lindipendenza della sua metodologia storica da presupposti
escatologici, non esita a rivelare il suo debito intellettuale verso Maritain inviando sempre, a partire da
Cattolicesimo e protestantesimo nella formazione storica del capitalismo 62, le sue opere storiche al filosofo
francese. Si instaura cos un rapporto prima epistolare e poi personale che diventer amichevole e stretto
nel periodo in cui Maritain sar a Roma quale ambasciatore presso la Santa Sede. Ne testimoniano le
lettere ed i biglietti conservati allArchivio storico del Senato63. Vi si legge un Maritain commosso per la
dedica che accompagna Il neovolontarismo economico statunitense64, spedito da Fanfani nel 1946; ed
ancora il grande valore che il filosofo attribuisce agli scritti di Fanfani e la sua felicit, dopo aver ricevuto il
secondo volume di Storia delle Dottrine economiche65, nel constatare che lamico, nonostante tutte le
obbligazioni pratiche imposte dal momento storico, sia in grado di continuare la sua attivit scientifica66. Un
anno dopo i documenti svelano un Fanfani che, avendo letto i Principes dune politique humaniste, ha
mandato i suoi commenti e le sue osservazioni67; Maritain risponde con fervidi auguri per lopera
dellamico alla Costituente e per il suo paese e spera anche che i doveri politici gli lascino un podi libert,
poich di molte cose amerebbe parlare con lui. il 1947 e Fanfani ha oramai pienamente accolto la
necessit di un impegno politico in prima persona68 come logica conseguenza delle sue convinzioni
filosofiche, di una storia che parte della filosofia morale e non della metafisica69. Fanfani da storico che

60

Jacques Maritain, Some Reflections on Culture and Liberty, Chicago, University Press, 1933, p.2
Nella sue lezioni di filosofia della storia del 1955, Maritain descriver il triplice fine naturale della storia come
controllo della natura e conquista dellautonomia dai bisogni materiali da parte dellumanit; come sviluppo di attivit
spirituali; ed infine come manifestazione di tutte le potenzialit della natura umana. Levoluzione della storia verso
queste finalit, tramite il passaggio da una civilizzazione ad unaltra, sarebbe poi da ricercarsi, tomisticamente, nella
sintesi dialettica tra le permanenze del passato storico e le novit portate dalla volont delluomo, quel grado di
libert che ne costituisce il libero arbitrio. Volont che si traduceva a sua volta in azione confrontandosi
dialetticamente con lintelligenza, fino ad arrivare a formulare un giudizio pratico sulla bont dellazione stessa nellhic
et nunc. Jacques Maritain, On the philosophy of history, Scribner, 1957.
62
Amintore Fanfani, Cattolicesimo e protestantesimo nella formazione storica del capitalismo, Milano, Vita e Pensiero,
1934, 2. ed. rinnovata, 1944. Ultima edizione (a cura di Piero Roggi), Venezia, Marsilio, 2008.
63
Archivio del Senato della Repubblica (ASR), Fondo Fanfani, sezione II, serie 1, busta 3, corrispondenza con Jacques
Maritain.
64
Amintore Fanfani, Il neovolontarismo economico statunitense, Milano-Messina, Principato, 1946.
65
Amintore Fanfani, Storia delle dottrine economiche, II. Il naturalismo, 2. ed., Milano-Messina, Principato, 1946.
66
Lettera del 10 marzo 1946, ASR, Fondo Fanfani, sezione II, serie 1, busta 3, corrispondenza con Jacques Maritain.
67
Lettera del 9 Gennaio 1947, ASR, Fondo Fanfani, sezione II, serie 1, busta 3, corrispondenza con Jacques Maritain.
68
Al proposito si veda anche lanalisi che diquesto passaggio dalla storia alla politica fa Giovanni Michelagnoli:
Giovanni Michelagnoli, Amintore Fanfani, Dal corporativismo al neovolontarismo statunitense, Soveria Mannelli,
Rubbettino, 2010, pp.14-23.
69
Jacques Maritain, On the philosophy of history, Scribner, 1957, p. 37.
61

11

era si avvia, insomma, a diventare uno di quei riformatori sociali che allazione sui fini con dottrine e con
istituzioni - devono ricondurre i loro sforzi diretti a mutare i sistemi non ritenuti validi70.
Levoluzione della storia, come prefigurata da Maritain e da Fanfani, non essendo determinata da leggi di
natura, dalle condizioni materiali o da uno Zeitgeist, ma dalla volont degli uomini, li chiama, infatti, ad una
scelta attiva e consapevole dei fini e dei mezzi in ogni momento storico pi adeguati rispetto alle resistenze
umane, sociali e naturali. Se alcuni cambiamenti sono necessari al progresso naturale delluomo, la maniera
ed il modo in cui questi avvengono dipendono dalla volont e dalla libert delluomo. Le innovazioni
tecnologiche ne sono, per Maritain, un ottimo esempio: cambiamento necessario per liberare luomo dalla
schiavit del bisogno, possono per essere messe in opera in maniera da rendere schiavo lo stesso uomo
che sono chiamate a liberare. Solo quando le innovazioni siano dirette moralmente verso il benessere
dellumanit ed una accresciuta dignit delluomo, allora si raggiunge un grado di civilizzazione superiore71.
Indirizzare luso e la diffusione delle scoperte tecnologiche in modo da liberare luomo allora il compito
delle grandi figure dellumanit. Proprio questo compito si pone Fanfani nella sua lunga carriera politica e
ribadisce ancora nellinedito come ammonizione alle generazioni future: Incertezza di giudizi e
contrapposte previsioni non giustificano la rinunzia di tentare a raddrizzare le strutture invecchiate. Lo si
pu fare convergendo le novit sopraggiunte verso gli obbiettivi che gli uomini persistono a ritenere giusti:
intatta libert, ridotta fatica fisica, agevolazioni cerebrali, cultura adeguata, assetti idonei ad assecondare lo
sviluppo possibile, benessere generalizzato 72.

70

Laddove, infatti, lo storico identifica gli ideali del passato, tocca ai riformatori sociali agire sulla determinazione dei
fini dellazione economica futura. Scrive Fanfani: () i riformatori sociali allazione sui fini con dottrine e con
istituzioni - devono ricondurre i loro sforzi diretti a mutare i sistemi non ritenuti validi.
Amintore Fanfani, Recenti opinioni sullorigine delleconomia moderna, Economia e Storia, vol. 3, 1955, p. 264.
71
Jacques Maritain, On the philosophy of history, Scribner, 1957, pp. 25-26.
72
Amintore Fanfani, Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora?, inedito, 1992, p. 126.

12

Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora?


Per pericoli minori s potuto dire che una intesa tra partecipi alla vita delle aziende e tra cittadini partecipi alla vita di uno Stato
pu evitare gravi rallentamenti di sviluppo. Per ritorni di possibili minacce riguardanti tutto il mondo si deve ripetere che solo
unintensa partecipazione di tutti i popoli alla crescita dello sviluppo ed al rispetto della giustizia pu evitare conclusioni
73
apocalittiche

Linedito cui Fanfani affida le sue ultime considerazioni da storico riassume in s un decennio di studi,
testimoniato dai documenti conservati presso lArchivio del Senato della Repubblica74. Per buona parte
degli anni 80, infatti, Fanfani affronta gi i temi che saranno centrali nella sua trattazione della terza
rivoluzione industriale in numerosi discorsi, lezioni e appunti di programmazione politica. Tutte queste
carte le raccoglie, ordinandole secondo quelli che sarebbero diventati i diversi capitoli della sua ultima
opera, insieme a centinaia di articoli di riviste e giornali e minute nelle quali ama rappresentare schemi
logici e riassumere quanto va leggendo. Una mole documentaria che attraversa lintero decennio secondo
tematiche ben precise: le innovazioni tecnologiche della terza rivoluzione industriale, i loro effetti
sulloccupazione e sulle strutture economiche e sociali, il rapporto tra la mutata struttura economica e le
istituzioni economiche e politiche, i cambiamenti che diversi gradi di sviluppo avrebbero causato nei
rapporti internazionali.
Lo schema interpretativo nel quale inquadrare i dati raccolti rimane quello del suo personalismo storico.
Fanfani percepisce negli anni 80 una accelerazione dei mutamenti tecnologici, i mezzi tramite i quali
luomo deve progressivamente liberare s stesso dai bisogni materiali, quando invece i fini dellagire
economico, le idee e le istituzioni che governano leconomia, ancora rimangono quelli che hanno guidato
lEuropa dalla prima alla seconda rivoluzione industriale, inadeguati ad affrontare la terza. Il divergere tra
mezzi e fini, se non colmato da mutamenti nella teorizzazione economica e nellassetto istituzionale,
avrebbe potenzialmente portato ad effetti catastrofici: questo il significato del minaccioso punto
interrogativo che egli pone alla fine del titolo del suo inedito: Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali
ed ora? Il suo ultimo scritto dunque un monito rivolto s alla classe politica, ma soprattutto alle
generazioni future. Dalle loro volont dipendono i fini dellazione economica del futuro e quindi ladeguare
gli ideali ai mezzi in continuo e rapido mutamento, in modo da evitare sempre pi gravi conflitti sociali
allinterno dei paesi e politici e militari tra paesi.
In una lezione tenuta nel 198475, il cui testo conservato tra le carte dellinedito, Fanfani gi afferma: Da
tempo, in Italia ed in altri Paesi, cerco di richiamare lattenzione dei politici sulla grande importanza della
svolta degli anni 80. Per ci, considero benvenuta loccasione che oggi mi viene offerta di illustrare tale
tema ai giovani, poich proprio loro finiranno nei prossimi anni di essere i beneficiari delle novit pi valide.
Affinch ci avvenga i giovani doggi non debbono illudersi di poter restare indifferenti spettatori di ci che
sta accadendo. Lassenteismo insieme un tradimento della solidariet umana ed una rinunzia dei propri
diritti. Invece la partecipazione alla vita sociale consente la tutela di legittimi propri interessi, testimonia
sincera fraternit umana, ed al cristiano d modo di essere fecondo tralcio di una stessa vite. Ci troviamo a
vivere nella fase pi recente di una lunghissima storia plurimillenaria. Allinizio di essa luomo e la donna,
lasciando lEden per popolare il mondo, ricevettero dal Creatore il mandato di concorrere, col sudore della
fronte, a svelare limmenso miracolo della creazione, associando i propri talenti a quelli dei propri simili,
73

Amintore Fanfani, Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora?, inedito, 1992, p. 136.
ASR Sezione II, Serie 2, Fascicolo 37.
75
Amintore Fanfani, Lezione tenuta al convegno dei giovani 11/12/1984. ASR Sezione II, Serie 2, Fascicolo 37.
74

13

per utilizzare tutti i doni e le risorse della natura 76. Ancora: Diventa somma prudenza soffermarsi a
riflettere come pi che nei tempi della prima e seconda rivoluzione industriale appaiano gi strette
connessioni tra le innovazioni tecnologiche e la situazione dellordine interno ed internazionale. In primo
luogo appare ormai evidente che la necessaria conciliazione tra incessante progresso e permanente libert,
tra aumento della ricchezza e giusta distribuzione di essa, tra sviluppo territorialmente differenziato e pace
sicura richiede che allintroduzione delle nuove tecnologie saccompagni laggiornamento dei
comportamenti e delle istituzioni che presiedono alla convivenza interna ed alla coesistenza internazionale.
Le novit tecnologiche sono adottate quali strumenti di progresso. Ma perch il progresso oltre che
economico sia anche culturale e civile occorre che siano prevenuti tutti gli abusi delle novit: da parte di chi
gi si esercita ad utilizzare computer per vari reati; da parte di chi adotta le nuove macchine non curandosi
della conseguente disoccupazione; da parte di produttori di beni idonei a produrre pericolosissimi
inquinamenti 77.
Oltre a trarre da questa lezione lincipit del suo inedito78, Fanfani ne manterr il leitmotiv: descrivere nella
storia il dialettico interagire tra fini e mezzi dellazione economica nel superare le resistenze, per leggere
correttamente il presente ed indirizzare la volont umana verso ideali adeguati al mutare della tecnologia,
affinch lo sviluppo economico sia anche culturale e civile. Fanfani ritorna, insomma, storico soprattutto
per trasmettere ad altri la sua opera di riformatore sociale, un ultimo compito impostogli ancora, dopo il
lungo impegno politico in prima persona, da una storia economica che filosofia morale.
Da dove inizia il lungo percorso della storia economica del mondo affrescato da Fanfani? Da unimmagine
culturalmente emblematica, quella dei versetti 16-19 di Genesi: il Paradiso Terrestre che genera uomini
destinati a popolare il mondo con dolore nel parto e a svilupparlo col sudore della fronte nel lavoro;
pervenendo cos a scoprire ed utilizzare tutte le risorse del Creato 79. Questo il fine naturale della storia,
Maritain lo descrive con Genesi 1: 2880, ma anche la stigmatizzazione del problema economico. Come
ricorda Einaudi, infatti, citando anchegli Genesi: in perpetuo durer la legge per cui gli uomini sono
costretti a strappare col lavoro alla terra avara i beni di cui essa feconda81. Il mondo fisico e naturale
scrive allora Fanfani nella sua Storia Economica82 sempre oppone delle resistenze allo svolgimento della
76

Amintore Fanfani, Lezione tenuta al convegno dei giovani 11/12/1984, p. 1-2. ASR Sezione II, Serie 2, Fascicolo 37.
Amintore Fanfani, Lezione tenuta al convegno dei giovani 11/12/1984, p. 7-8. ASR Sezione II, Serie 2, Fascicolo 37.
78
In questa fine del XX secolo stiamo assistendo a straordinari sviluppi di una lunghissima storia multimillenaria.
Dell'inizio di essa la Bibbia informa ebrei e cristiani, raccontando che l'uomo e la donna, trasgredito il comandamento
ricevuto dal Creatore, furono estromessi dall'Eden e destinati a popolare il mondo con dolore nel parto" e "a
svilupparlo col sudore della fronte nel lavoro; pervenendo cos a scoprire ed utilizzare tutte le risorse del Creato.
Amintore Fanfani, Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora?, inedito, 1992, p. 1.
79
Amintore Fanfani, Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora?, inedito, 1992, p. 1.
80
What can we say concerning the natural end of the world? In my opinion, we may say that this natural end is
threefold. A first aspect of the natural end of world history is mastery over nature and the conquest of autonomy for
mankind. We read in Genesis, 1: 28: "And God blessed them, saying: Increase and multiply, and fill the earth, and
subdue it, and rule over the fishes of the sea, and the fowls of the air, and all living creatures that move upon the
earth." These words point to mastery over nature: subdue the earth. And we should never forget that there is such a
natural end for the history of the world. It is something temporal and terrestrial, and it is a real end or aim of the
world, and one even mentioned in the Bible. The philosopher may express the same thing in other words, if he reflects
on the nature of man as a rational agent immersed in animality. He may say that this end is man's conquest of
autonomy, his conquest of freedom in the sense of autonomy -- liberation from bondage and coercion exercised by
physical nature on this being who has an element of spirit in him, as well as liberation from enslavement by other
men. Jacques Maritain, On the philosophy of history, Scribner, 1957, p. 125.
81
Luigi Einaudi, Lezioni di politica sociale, RCS, 2010, p. 65.
82
Amintore Fanfani, Storia Economica, Milano-Messina, Principato, quattro edizioni, 1940 - 1956; poi Torino, Utet,
1961-1970.
77

14

vita economica. Distanze da luogo a luogo, presenza di fiumi o di montagne, latitudine, clima, geologia,
fauna e flora native, leggi fisiche che interferiscono sulla produzione, sulla trasformazione, sulla circolazione
dei beni, sono tutti fatti che contribuiscono a dare un attrito allattivit economica delluomo, e quindi a
orientarla e a limitarla83. Sono queste le resistenze naturali con le quali la volont degli uomini si deve
confrontare tramite limpegno individuale del singolo nello scoprire le doti conferitegli e le forze immesse
nell'ambiente naturale 84 e limpegno collettivo di consociazioni umane sempre pi articolate per ricavare
dalle risorse naturali tutti i frutti possibili 85. La volont, infatti, non si esplica solo attraverso azioni
economiche individuali, ma anche collettive86. Le prime innovazioni, dal fuoco alla ruota, dallasservimento
del vento alla conquista dellacqua, sono tanto il risultato delle azioni individuali quanto della formazione
sempre pi articolata della societ87. Per il progresso economico fu di ugual valore lingegno del singolo
applicato alla risoluzione di problemi pratici, quanto la costituzione collettiva di linguaggi, usi, costumi ed
ordinamenti politici88.
Se le azioni umane, per, possono volgersi sia al bene che al male89, anche le azioni economiche, individuali
o collettive, possono favorire il progresso umano oppure intralciarlo. In questo secondo caso esse si
trasformano in resistenze che Fanfani definisce sociali: Le azioni economiche dun individuo costituiscono,
almeno potenzialmente, una delle resistenze sociali allazione economica di tutti gli altri individui;
altrettanto pu dirsi delle azioni economiche collettive. Si d il caso che queste siano anzi creatrici di grandi
resistenze sociali, e questo accade tutte le volte in cui gli organi politici si dedicano allattuazione di un
ordine economico ragionevolmente immaginato, ma diverso da quello che si sarebbe costituito quale
conseguenza dellincontro delle sole azioni economiche individuali 90. Per superare le resistenze naturali ed
umane91, insomma, la volont oltre ad innovazioni tecnologiche configura anche particolari strutture sociali
che, tuttavia, si cristallizzano nel tempo trasformandosi in limitazioni alla libert umana derivanti dal fatto
che luomo vive in relazione con i suoi simili, appartiene ad un gruppo familiare, esercita unarte, membro
di una collettivit politicamente organizzata, crede in una data religione 92.
Il progresso, allora, il passaggio da uno stadio di civilizzazione ad uno successivo avviene proprio quando un
nuovo spirito, determina le azioni economiche prima di pochi grandi uomini, poi di tutti, fino a rovesciare
gli ideali precedenti, divenuti oramai resistenze93. questo il motore dello sviluppo, per Maritain94 ed anche
83

Amintore Fanfani, Storia Economica, Milano-Messina, Principato, 1956, p.85.


Amintore Fanfani, Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora?, inedito, 1992, p. 1.
85
Amintore Fanfani, Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora?, inedito, 1992, p. 1.
86
Il complesso delle azioni economiche individuali non basta a costituire la vita economica. Concorrono a
determinare questa anche le azioni economiche collettive, compiute concordemente da pi individui o da un ente
rappresentativo di una collettivit. Anche per queste azioni economiche vale quanto si detto per quelle individuali.
Sono dirette dai fini che si vogliono raggiungere, concorrono a determinarne lo svolgimento le resistenze, previste o
impreviste che siano. Amintore Fanfani, Introduzione allo studio della storia economica, Milano, Giuffr, 1960, p. 70.
87
Amintore Fanfani, Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora?, inedito, 1992, p. 2.
88
Amintore Fanfani, Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora?, inedito, 1992, pp. 1-10 .
89
Jacques Maritain, On the philosophy of history, Scribner, 1957, p.
90
Amintore Fanfani, Introduzione allo studio della storia economica, Milano, Giuffr, 1960, p. 69.
91
Fanfani definisce le resistenze umane come quelle che ciascun individuo, in quanto dotato di una peculiare
personalit, oppone alla propria azione, liberamente predisposta o coattivamente imposta.
Amintore Fanfani, Introduzione allo studio della storia economica, Milano, Giuffr, 1960, p. 68.
92
Amintore Fanfani, Introduzione allo studio della storia economica, Milano, Giuffr, 1960, p. 68.
93
Unaccurata analisi di questo aspetto del pensiero di Amintore Fanfani si trova in: Piero Roggi, Introduzione, in
Amintore Fanfani, Capitalismo, socialit, partecipazione (a cura di Piero Roggi), Venezia, Marsilio, pp. 9-26.
94
The main advances in human history -- insofar as they are not merely technical, but morally directed toward the
common good of mankind and a state of affairs more fitted to the dignity of man -- are acquired at the price not only
of blood and sweat, but of much love and self-sacrifice also. Yet, once the change in question has been obtained
84

15

per Fanfani: La lotta delluomo contro le resistenze sociali porta al susseguirsi delle trasformazioni sociali o
mediante lenta evoluzione o mediante rapide rivoluzioni, che conducono a variazioni di tecnica politica,
cio di ordinamenti. In questo campo della lotta contro le resistenze sociali si manifesta in tutto il suo
grande valore lazione dei piccoli gruppi di avanguardia, insofferenti del rispetto dellordine costituito solo
perch tradizionale, ed anelanti ad un ordine pi conforme al mutare delle situazioni95. Cos avvenne nel
passaggio dallImpero Romano in disfacimento alla societ medievale96, cos nel diffondersi del capitalismo
dal XV secolo fino alla prima rivoluzione industriale. Argomento, questultimo, che aveva costituito il
primissimo interesse di Fanfani, tra il 1931 ed il 1932, per la storia economica97 e che sarebbe confluito nei
volumi Scisma e spirito capitalistico in Inghilterra, Le origini dello spirito capitalistico in Italia, ed infine
Cattolicesimo e protestantesimo nella formazione storica del capitalismo98.
In Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora? Fanfani sottolinea ancora il passaggio tra ideali
economici pre-capitalistici e capitalistici99 come scontro tra le opposte visioni, luna individualista e laltra
socializzante, di Platone ed Aristotele100. Nei secoli XII-XIV scrive - le regole prevalenti che gli europei
erano invitati e tenuti a rispettare operando in campo economico derivavano dalla concezione cristiana
della vita. Tale concezione incoraggiava ciascun uomo a valorizzare i talenti ricevuti dal Creatore,
cooperando con i propri simili a svolgere nel migliore dei modi l'attivit diretta procurare beni per la
through the effort of a few men and the agony of the spirit in them, it becomes either institutionalized or integrated in
the collective consciousness -- in any case absorbed in the very fabric of this world, which is thus carried to a higher
level of human civilization but which still remains the world where both God and the devil have their parts.
Jacques Maritain, On the philosophy of history, Scribner, 1957, p.
95
Amintore Fanfani, Introduzione allo studio della storia economica, Milano, Giuffr, 1960, p. 71.
96
Sugli ideali economici dei romani si veda: Amintore Fanfani, Storia Economica, Milano-Messina, Principato, 1956, pp
19-23. Sugli ideali economici medievali si veda: Amintore Fanfani, Storia Economica, Milano-Messina, Principato, 1956,
pp 156-175.
97
Si vedano al proposito le lettere di Amintore Fanfani a Jacopo Mazzei, pubblicate in appendice al volume: Piero
Roggi (a cura di), Jacopo Mazzei. Etica, economia e politica economica, Firenze, Le Monnier, 2008, pp. 189-193.
98
Amintore Fanfani, Scisma e spirito capitalistico in Inghilterra, Milano, Arti grafiche Rovida e Gadda, 1932; Amintore
Fanfani, Le origini dello spirito capitalistico in Italia, Milano, Vita e Pensiero, 1933; Amintore Fanfani, Cattolicesimo e
protestantesimo nella formazione storica del capitalismo, Milano, Vita e Pensiero, 1934, 2. ed. rinnovata, 1944, ultima
edizione (a cura di Piero Roggi), Venezia, Marsilio, 2008.
99
Senza riprendere vecchie controversie sulle origini del capitalismo, non si pu dimenticare quale spinta ai grandi
mutamenti verificatisi tra il XVIII ed il XIX secolo venne dal diffondersi di un particolare spirito economico, detto poi
capitalistico, giustificato nel secolo XVI sul piano etico-religioso da alcune dottrine ed aspetti della Riforma, luterana
e calvinista, ma poi nutrito dalla crescente propensione a prestare attenzione pi alle quantit disponibili che alla
qualit dei risultati. Questa propensione divenne importante caratteristica di quello spirito di intrapresa che anim
sempre pi gli intraprendenti operatori, insofferenti delle ormai screditate strutture sociali prevalse in epoche
precedenti. In ogni stadio della storia umana quanti attendono a svolgere una pi o meno sistematica attivit
produttiva si sono comportati e continueranno a comportarsi in modi diversi, a seconda della idea che sono andati
facendosi circa le finalit della vita umana. A simile idea, consapevolmente o meno, finiscono per riferirsi specifici
comportamenti. Ed essi arrivano ad indicare il diverso grado di importanza attribuito alle forme di attivit dirette a
vari scopi, come ad esempio quello di procurare alloperatore quantit e qualit diverse di beni con sforzi sempre pi
ridotti ed accrescimento di utili conseguibili. Amintore Fanfani, Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed
ora?, inedito, 1992, p. 9.
100
In ogni stadio della storia umana quanti attendono a svolgere una pi o meno sistematica attivit produttiva si
comportano in modi diversi, a seconda della idea che hanno circa le finalit della vita umana. Da simili idee, finiscono
per derivare specifici comportamenti. Essi finiscono per indicare i diversi gradi di importanza attribuiti alle forme di
attivit dirette a vari scopi. Per tutti i comportamenti sinora affermatisi nei millenni la storia, memore anche di un
celebre contrasto polemico, tra Platone ed Aristotele , segnala due punti di differenziazione: uno prevalentemente
preoccupato di fare acquisire prevalenti vantaggi al promotore di attivit economica; l'altro diretto a conciliare il
vantaggio specifico del promotore con quello di coloro che con lui partecipano direttamente ed indirettamente
allattivit intrapresa. Il primo orientamento d gran peso a comportamenti individualistici, il secondo a criteri
socializzanti. Amintore Fanfani, Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora?, inedito, 1992, p. 8.

16

sussistenza ed il benessere di ciascuno e di tutti i membri delle diverse comunit, da quella familiare a
quelle di gruppo, a quella civica. In simile concezione l'iniziativa individuale era rispettata e considerata una
doverosa ed utile attivit. Ma l'esasperazione individualistica di essa era sospettata quale generatrice di
conseguenze idealmente e socialmente dirompenti 101. a partire dal 400 che qualcosa cambia:
lindividualismo e la ricerca del massimo utile al minimo costo divennero sempre pi comuni e socialmente
accettabili, senza riguardo per le conseguenze che le azioni economiche cos generate potevano avere su
occupazione e livello salariale. La diffusione di nuovi fini arriv persino ad essere normativamente tutelata
dalle autorit politiche, oppure, laddove ci non fosse possibile gener cambiamenti negli ordinamenti
politici e nelle istituzioni102. Ai nuovi ideali, quindi, non seguirono solo avanzamenti tecnologici e progresso
economico, la prima rivoluzione industriale103, ma anche acquisizioni culturali e innovazioni politiche
che culminarono tra il settimo e l'ottavo decennio del secolo XVIII nella dichiarazione di indipendenza
delle colonie inglesi dell'America settentrionale e nell'apertura in Francia degli Stati generali. Fatti tutti,
che intrecciati con scoperte scientifiche, realizzazioni tecnologiche, evoluzioni sociali, guerre - in particolar
modo quelle napoleoniche - concorsero in vario modo a produrre mutamenti propizi al prodursi con
efficacia innovatrice, tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX, di un'altra rivoluzione industriale 104.
Dalle macchine a vapore al petrolio, dallacqua allelettricit, Fanfani dipinge dunque liberismo e razionalit
economica che conquistano e sconvolgono i paesi occidentali, cambiando di volto a luoghi di lavoro e citt,
influenzando la distribuzione della ricchezza allinterno dei paesi e tra paesi, determinando le istituzioni
politiche, favorendo listruzione, garantendo allo stesso tempo sviluppo demografico ed economico. Non
racconta per, con Sombart e Weber, lemergere di uno spirito del capitalismo che va a determinare
leconomia, n il capitalismo di Marx, economia definita dal possesso dei fattori produttivi che produce una
sua propria struttura sociale ed un proprio apparato culturale. Dove sarebbe luomo in tutto questo? Dove
il suo libero arbitrio? Il sistema capitalista-democratico , invece, il risultato dellinterazione tra volont
umana, volta allideale del massimo rendimento al minimo costo, con le istituzioni sociali, lascito dei fini
economici medievali, e le resistenze naturali imposte nel presente alla tecnologia in mutamento.
Cos, scrive Fanfani: Gli impulsi impressi alla vita economica dalla prima rivoluzione industriale nel XVIII-XIX
secolo e dalla seconda nel XIX-XX secolo hanno finito per fare assumere caratteristiche particolari ai Paesi
compresi nell'area delle cosiddette democrazie capitalistiche. La prima di esse quella di sostenere un
sistema costruito da operatori convinti che l'attivit produttiva debba essere regolata in base al principio
del massimo rendimento al minimo costo. Quindi in conseguenza operando per scoprire ed utilizzare tutte
le forze della natura, delle persone e della societ che possono accrescere i vantaggi ottenibili con
l'applicazione di quel principio; opponendosi invece alle resistenze naturali, umane e sociali che potessero
ostacolarla. Questa impostazione, prevalendo, ha fatto ritenere, che per il progresso economico e per
quello civile, fosse utile sottoporre a prescelte forme di controllo vari aspetti dell'attivit umana. In
conseguenza riformando quelli che dovessero ostacolare la preferita razionalit economica, favorendo
invece quelli che potessero incoraggiarla. Proprio l'accettazione e l'esaltazione del principio del minimo
101

Amintore Fanfani, Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora?, inedito, 1992, pp. 8-9.
Amintore Fanfani, Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora?, inedito, 1992, pp. 10-11.
103
Per la verit, l'attributo di "industriale", riservato alla rivoluzione tecnologica iniziata nel Settecento, finiva col
circoscrivere il fenomeno al particolare settore produttivo. Tuttavia le innovazioni originariamente introdotte in alcuni
particolari campi del settore industriale, diffondendosi rapidamente, finirono per investire in gradi diversi ogni settore
della attivit economica, compreso quello agricolo, riper-cuotendosi addirittura sulla cultura e la politica. In
conclusione finendo per incidere sui modi ed i tempi di evoluzione dell'intera societ.
Amintore Fanfani, Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora?, inedito, 1992, pp. 10-11.
104
Amintore Fanfani, Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora?, inedito, 1992, p. 24.
102

17

mezzo e della libert di iniziativa, hanno portato il sistema capitalista-democratico ad opporsi a


comportamenti non rispettosi di quei principii, mortificatori della libert, ed anche rallentatori di possibili
progressi. Simile scelta di fondo ha portato il sistema a proteggere l'iniziativa dei privati, nel rispetto dei
diritti d'ogni persona e per vantaggio di tutti. Con tale scelta fondamentale sollecitando ad utilizzare i doni
della natura, le favorevoli possibilit offerte da ciascun ambiente, le perseveranti ricerche. Cos scoprendo
oltre che nuovi beni anche nuove energie naturali, personali e sociali ed aggiornando tecnologie utili per
altri avanzamenti. L'adozione dei ricordati orientamenti ha finito per favorire grandi progressi:
nell'utilizzazione delle forze naturali; nella razionalizzazione sistematica dell'ambiente; nell'organizzazione
di luoghi, sedi, metodi di lavoro; nel passaggio da aziende isolate a concentrazioni aziendali continuamente
ampliate, oltre i limiti politici dei mercati interni, verso orizzonti continentali. Le esigenze della concorrenza,
la prevenzione di rischi economici preannunciati da frizioni sociali, i costi delle ricerche tecnologiche sono
tutti, di volta in volta, risultati freni momentanei ad occasioni di progresso. Il che ha concorso ad inserire
fasi di crisi nell'insieme dell'apprezzata evoluzione economica 105.
Il sistema capitalista-democratico, cos definito, lungi dallessere un punto darrivo od un ideale a cui
tendere, solo un passaggio del sentiero che dallEden porta luomo a liberarsi dai bisogni materiali, alla
finis oeconomiae. Un passaggio che deve necessariamente essere superato e che presenta crescenti gradi di
difficolt, crisi economiche di variabile portata. Il sole delle novit ammonisce Fanfani - di tanto in
tanto offuscato dalle nubi degli allarmi 106. Le crisi del sistema capitalista-democratico, per, non sono
conseguenza dellimperfetto operare dei mercati rispetto alle leggi universali delle teorie naturalistiche, n
sono il sintomo dellimminente avvento di un nuovo ordine economico come il socialismo od il comunismo:
per superarle non basta il governo del mercato o cambiare leconomia in senso collettivista. Per Fanfani le
crisi economiche sono dovute alloperare delle resistenze: quelle sociali, fino al diciottesimo secolo
costituite dal portato istituzionale dei fini economici pre-capitalistici, e nel ventesimo sintomo
dellobsolescenza dei fini capitalistici stessi; e quelle naturali che, stimolando sempre pi gli avanzamenti
tecnologici della produzione, creano posizioni di monopolio, disoccupazione tecnologica, tensioni sociali e
divergenze di sviluppo tra paesi. Per superare questi ostacoli necessario adeguare i mezzi e, quando ci
fosse insufficiente, i fini dellagire economico.
Mezzi tecnologicamente sempre pi avanzati per liberare luomo dai bisogni materiali non sono, di fatto,
sufficienti di per s a garantire progresso economico e civile. Le azioni economiche per non volgersi al male,
causare cio regresso economico e civile, devono essere guidate da fini adeguati. Individualismo e
liberismo, rappresentati dalle teorie economiche naturalistiche, che pur avevano portato lumanit al
progresso della prima rivoluzione industriale, si dimostrano presto fini inadeguati allagire economico e
causa di crisi via via pi gravi. Levoluzione della societ progredente scrive Fanfani - prospett la
necessit di una sempre pi grande disponibilit di capitali e strumenti. Diveniva necessario che al
progresso economico, incentivato dallinteresse dei privati, corrispondesse un adeguato progresso sociale
agevolato dalle pubbliche cure. Sia il tradizionale volontariato di ispirazione cristiana, che quello
mutualistico di Fourier ed Owen di ispirazione socialista avevano ormai un chiaro consistente bisogno di
non rinviabili integrazioni e di adeguate moderazioni da parte di istituzioni e regolamenti pubblici, affinch
la rivoluzione tecnologica delleconomia, generata anche dai progressi scientifici, riuscisse ad essere

105
106

Amintore Fanfani, Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora?, inedito, 1992, pp.45-46.
ASR Sezione II, Serie 2, Fascicolo 37, dattiloscritto sciolto, pp. 6-7.

18

accompagnata da unadeguata evoluzione di organi ed istituzioni agevolatrici di una equilibrata, giusta,


democratica convivenza umana. 107
Gi a fine 800 la nascita dello stato sociale ed il paternalismo della classe imprenditoriale mostrarono i
propri limiti. Al volgere del secolo, infatti, laffermazione dellideale economico del massimo rendimento al
minimo costo porta ancora a straordinari avanzamenti tecnologici ed organizzativi: vengono sfruttate
nuove fonti di energia e nuovi modi di diffonderla, petrolio e reti elettriche nazionali; la produzione in serie
di stampo fordista rovescia sui mercati i nuovi beni di consumo di massa, dalle biciclette alle macchine da
cucire, dai tessuti sintetici ai prodotti editoriali. A questi risultati positivi, tuttavia, corrispondono
conseguenze negative altrettanto gravi: la prima guerra mondiale e la crisi economica del 29. Ecco che
dunque, scrive Fanfani: In pieno svolgimento della seconda rivoluzione industriale, l'insoddisfazione, per
come venivano ad essere affrontate le difficolt del prevalente sistema democratico-capitalistico, sugger a
teorici ed a politici vari progetti. Da met degli anni 20 a met degli anni 40 prevalsero tre modelli per
superare la crisi del capitalismo, entro certi limiti ammessa anche dai ceti democratici dell'Occidente. Il
primo modello sebbe nell'Europa occidentale e negli USA, promuovendo iniziative di riforme sociali,
compatibili col sistema democratico -capitalista. Col secondo modello promosso da Mussolini ed Hitler,
rispettivamente in Italia e in Germania, si tent di trasformare il preesistente sistema democraticocapitalista, adottando forme dittatoriali, non classiste n collettivizzanti. Il terzo modello ispirandosi a Marx
fu avviato in Russia da Lenin quale sistema dittatoriale-collettivista a programmazione economica
centralizzata 108.
Nessuna di queste possibili cure,farmacologica la prima, chirurgiche le seconde, riusc, per, a guarire la
malattia di fondo della societ occidentale. La prima via port solo ad attenuare le condizioni di instabilit,
a trascinare nel tempo il necessario adeguamento degli ideali. Il giudizio sulla capacit della seconda via a
risolvere i problemi connessi alla crisi del capitalismo-democratico constata, poi, Fanfani - l'ha gi dato la
storia a met del 1945, con le note conclusioni sia sul piano bellico che su quello politico, e con la
demolizione totale delle strutture imposte da Mussolini e da Hitler 109. Limitare le libert politiche,
ponendo lo Stato ad unico garante dei diritti dei lavoratori si rivel, insomma, una scelta fallimentare, tanto
quanto il sistema dittatoriale-collettivista che non consent di realizzare tutti i progressi produttivi che le
innovazioni tecnologiche, grazie alla libert, stavano assicurando ai paesi di capitalismo democratico 110.
Al finire della seconda guerra mondiale i fini economici che avevano portato due rivoluzioni industriali ma
anche due guerre mondiali erano, dunque, ancora gli stessi. Nel 1943, al corso che lUniversit Cattolica del
Sacro Cuore di Milano dedica ai problemi del lavoro, Fanfani ribadiva: La cura ottocentesca della politica
sociale, e quella novecentesca delle rivoluzioni hanno avuto indubbia efficacia; ma hanno curato un male,
che scomparendo nelle forme tradizionali, si riproduceva in forme nuove. () La nostra questione sociale
consiste ancora in un conflitto latente tra chi non ha e chi ha. Tuttavia il motivo del conflitto non pi
direttamente il possesso di certe dosi di beni ma direttamente qualche cosa daltro e solo indirettamente
anche quello. Persiste, anche se latente, un attrito tra chi non ha e chi ha, ma si pone in modo nuovo, non
aspirandosi da parte dei meno abbienti a materialistiche conquiste economico-monetarie, ma reclamandosi
una situazione economica migliore come a mezzo indispensabile per raggiungere la prima affermazione
della propria personalit. Altra novit sta nel fatto che della questione sociale non si desidera la tradizionale
soluzione consistente nel trasferimento totale o parziale dei beni dalle mani dei capitalisti a quelle dei
107

Amintore Fanfani, Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora?, inedito, 1992, p. 34.
Amintore Fanfani, Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora?, inedito, 1992, p. 53.
109
Amintore Fanfani, Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora?, inedito, 1992, p. 54.
110
Amintore Fanfani, Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora?, inedito, 1992, p. 54.
108

19

proletari; ma si desidera una soluzione integrale cio un ordinamento politico-economico in cui ognuno
possa divenire quello per cui ha qualit ed attitudini, nonostante il deficiente possesso personale di beni
economici. 111
Leconomia guidata dai principi delle teorie naturalistiche, insomma, se liberava sempre pi luomo dai
bisogni materiali, ne impediva allo stesso tempo il progresso morale e civile, creando un conflitto insanabile
tra libert economica e libert di perseguire la realizzazione di s stessi. Luomo doggi continuava la
lezione di Fanfani - si giudica minorato quando non ha il necessario per vivere decorosamente, anche se
appartiene a categorie di non abbienti; quando non ha una completa copertura dei rischi prevedibili ed
imprevedibili; quando non sicuro di poter seguire la propria via; quando non sicuro di poter fare tutta
quella strada che le sue doti gli consentono: E poich molti uomini hanno coscienza di essere per ci
ingiustamente minorati, oggi ci si ripresenta un grave problema sociale. Anche Luigi Einaudi, in esilio in
Svizzera con Fanfani, assume nelle sue Lezioni di politica sociale posizioni analoghe. Lidea nostra
afferma Einaudi - dovrebbe essere unaltra, ossia che il minimo di esistenza non sia un punto darrivo ma di
partenza; una assicurazione data a tutti gli uomini perch tutti possano sviluppare le loro attitudini. C del
vero in quel che si dice che molte invenzioni non prendono corpo, che molti progetti non si attuano perch
i pi degli uomini sono costretti a una vita dura che assorbe tutte le loro forze e la loro intelligenza. Se un
minimo di punto di partenza consentisse ai giovani di poter continuare a studiare, a fare ricerche, ad
inventare, a trovare la propria vita senza dover fin da troppo giovani lavorare nelle fabbriche, verrebbero
fuori studiosi e inventori che oggi non ne hanno la possibilit. A questo ideale dobbiamo tendere112.
La soluzione del problema sociale evocata da Fanfani e Einaudi non consiste dunque nella mera
redistribuzione delle risorse, gi tentata con il New Deal113, ma in istituzioni sociali che garantiscano al
singolo la possibilit di sviluppare le sue potenzialit, la sua capacit di accedere alle risorse che gli
necessitano, assicurandolo allo stesso tempo contro i rischi114. Tutto ci, aggiunge per emblematicamente
Fanfani, non avrebbe significato se poi i singoli individui non adeguassero i propri fini economici,
temperando il proprio individualismo per mettersi al servizio della societ. Fanfani concludeva nel 43: C
quasi tutto da fare per garantire ad ognuno i mezzi economici che in qualsiasi caso lo rendano libero di
perseguire la propria personale vocazione: C quasi tutto da fare per garantire che ogni persona, per il
bene proprio e la potenza della societ, raggiunga il posto al quale lo destinano le sue doti,
indipendentemente dalla disponibilit di mezzi. Una questione sociale, pertanto, in questi suoi nuovi
aspetti non pu essere risolta prescindendo dagli enti che presiedono alla vita della societ: come si
potuto sostenere per il passato quando la questione si presentava nei soli o prevalenti termini puramente
economici. Chiesa, Stato, Enti minori, Famiglia, hanno una ben definita missione educativa, stimolatrice,
integratrice, difensiva da assolversi scrupolosamente, mentre lindividuo, ricco o povero, ha il dovere di
volere una soluzione rapida, pacifica ed equa della nuova questione sociale, mettendosi a disposizione della
societ, affrontando i sacrifici necessari, rinunziando aglillegittimi privilegi o alle irraggiungibili pericolose
aspirazioni.115

111

ASR Sezione II, Serie 2, Fascicolo 37, Il nostro problema sociale, Osservatore Romano, 30 Maggio 1943.
Luigi Einaudi, Lezioni di politica sociale, RCS, 2010, p. 65.
113
Amintore Fanfani, Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora?, inedito, 1992, p. 52.
114
Le conclusioni di Einaudi e di Fanfani prefigurano molte delle riflessioni che sono oggi di Amartya Sen. Si veda ad
esempio: Amartya K. Sen, Commodities and Capabilities, North Holland, Amsterdam, 1985.
115
ASR Sezione II, Serie 2, Fascicolo 37, Il nostro problema sociale, Osservatore Romano, 30 Maggio 1943.
112

20

La visione di Maritain, di un uomo fatto per vivere in societ e di una societ fatta per luomo116, si
trasforma in Fanfani nellidea di un uomo che opera nelleconomia per liberarsi dai bisogni materiali,
secondo ideali tali che, per, la stessa economia garantisca il progresso non solo economico ma umano
degli individui. Non vi pu essere opposizione tra il fine economico e la dignit umana, pena guerre e crisi
economiche.
Lavvento della terza rivoluzione industriale che Fanfani segue per tutti gli anni 80 con maniacale
attenzione su giornali specializzati, quotidiani, fiere tecnologiche e convegni, rende ancora pi urgente la
necessit di adeguare mezzi e fini dellagire economico. Questo tapis roulant fornito dalla scienza, per
consentire al progresso tecnologico di conseguire continuamente nuovi obiettivi sta s divenendo mirabile
ausiliare di una velocissima marcia verso incredibili modificazioni delle strutture economiche, sociali e
politiche 117, ma non mancano le ombre: disoccupazione tecnologica, eccesso di concorrenza, divari di
sviluppo, monopoli ed oligopoli in campo energetico, concentrazione dei mezzi di informazione nelle mani
di pochi. Lenergia nucleare, la microelettronica, la robotica ed i nuovi strumenti di comunicazione, come
ogni altro tipo di capitale non sono n buoni n cattivi per s118, ma possono avere effetti positivi o negativi
a seconda delluso che ne viene fatto. Ecco che, secondo Fanfani, mantenere liberismo ed individualismo
come guida alle azioni economiche tramite questi mezzi porterebbe ad effetti negativi maggiori dei possibili
effetti positivi. I fini dellagire economico creatisi a partire dal 400, alla fine del 900 sono oramai divenuti
delle resistenze sociali; perch la terza rivoluzione industriale costituisca un ulteriore passo in avanti sul
sentiero del progresso umano devono dunque subire una trasformazione, cos come le istituzioni che ne
rappresentano la sedimentazione nel tempo. Alla base di questa trasformazione il concetto di
partecipazione: partecipazione degli operai allazione produttiva in azienda, partecipazione dei cittadini alla
vita sociale e politica del proprio paese, partecipazione di tutti i paesi alle decisioni che riguardano
questioni di valenza mondiale come inquinamento, risorse energetiche e sviluppo economico. Questo senza
che, tuttavia, allorigine di questo cambiamento di ideali vi sia un giudizio morale basato su un fine
escatologico della storia. La storia economica di Fanfani ha un suo proprio fine, la finis oeconomiae, ed in
base alla capacit di avvicinare questo fine vanno valutati moralmente fini e mezzi dellazione economica
umana. Il passaggio da individualismo e liberismo alla partecipazione ha un suo valore morale positivo
proprio in quanto necessario a continuare il progresso umano, quando il mantenimento dei vecchi ideali
porterebbe,invece, inevitabilmente ad un regresso economico e civile. Alla fine del millennio dunque
arrivato il tempo nel quale la diffusione di principi solidaristici non pi un portato religioso, come nel
medioevo, ma frutto di un calcolo di interesse, ne dipende, infatti, il futuro progresso economico umano119.
Il primo ambito nel quale la necessit di cambiare i fini appare imperativa quello microeconomico
dellazienda. Qui la robotica e la microelettronica portano alcuni dei mutamenti pi straordinari della terza
rivoluzione industriale in termini di risparmio della fatica umana e quindi di aumento della produttivit. A
tutto ci si accompagna per il problema della disoccupazione tecnologica, ovvero della perdita massiccia
di posti di lavoro a bassa specializzazione a favore di una nuova occupazione di pi alto livello. Proprio la
differenza di qualifica tra i posti di lavoro perduti e creati pu portare ad una disoccupazione di lungo
periodo e quindi disordini sociali. Scrive Fanfani in un appunto per linedito: Importantissima categoria
116

Jacques Maritain, I diritti delluomo e la legge naturale, Milano, Vita e Pensiero, 1977, 18-21.
Amintore Fanfani, Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora?, inedito, 1992, p. 62.
118
Al proposito si vedano le considerazioni delleconomista Dasgupta sulluso delle diverse tipologie di capitale: Partha
Dasgupta, The economics of social capital, working paper, 2005, p.16.
119
Della profonda riflessione di Fanfani sul problema dellaltruismo e dellegoismo nella societ futura generata dai
cambiamenti tecnologici testimoniano molti degli articoli da lui raccolti per la stesura dellinedito. In particolare:
Nicola Matteucci, Verso una societ di altruisti o di egoismi mascherati?, Il Mulino, n. 291, anno XXXIII, gen-feb 1984.
117

21

degli effetti temuti delle novit tecnologiche, quella che riguarda loccupazione. Questo rischio ha sempre
accompagnato le innovazioni tecnologiche: ne sanno qualche cosa gli studiosi del contrasto tra il XVIII ed il
XIX secolo circa gli effetti sociali della prima rivoluzione industriale. In questa terza avviata a fine del nostro
secolo il problema torna a proporsi in modo concreto, e il profilarsi di esso richiede una attenta politica
corredata da precisi programmi e da opportune intese triangolari tra Governo, imprenditori e lavoratori. Si
tratta di ampliare modi di partecipazione, pi volte previste dalla Costituzione italiana120. Una visione
questa largamente condivisa, seppur poco applicata121. La partecipazione invocata da Fanfani per limitare
gli effetti negativi di una massiccia sostituzione di lavoro con capitale, ha tuttavia anche un altro scopo non
meno importante. Cambia, infatti, la composizione della forza lavoro allinterno delle aziende: il minor
numero di addetti ha qualifiche sempre pi elevate. Questo capitale umano deve essere, secondo Fanfani,
valorizzato da una crescente partecipazione: Le novit tecnologiche possono ridurre l'importanza del
homo faber, ma aprono nuovi spazi alla partecipazione del homo sapiens anche alla vita aziendale 122.
Laddove tale partecipazione non venisse favorita, ma si mantenessero strutture organizzative gerarchiche,
aumenterebbero lassenteismo e la scarsa motivazione del personale con conseguente diminuzione della
produttivit e dei profitti. Sar dunque interesse delle aziende stesse passare ad un diverso modello
organizzativo che preveda una maggiore partecipazione dei propri lavoratori ai processi decisionali. Fanfani
prefigura, in questo caso, i cambiamenti manageriali che diverranno tipici delle imprese ad alto tasso di
innovazione nei distretti industriali come la Silicon Valley.
Anche a livello settoriale i cambiamenti tecnologici della terza rivoluzione industriale costringono, secondo
Fanfani, aziende e stati a cambiare le proprie strategie in senso partecipativo per evitare costi eccessivi le
une e conflitti destabilizzanti i secondi. La fortissima ondata innovativa, originata dal Giappone durante i
primi anni 80, infatti, trova i paesi del continente europeo e gli Stati Uniti in forte ritardo. Il Giappone ha
assunto se non il primato economico, sicuramente il primato innovativo a livello mondiale. Addirittura
costruisce impianti produttivi non solo nelle sue colonie di antica data, ma in Inghilterra e Stati Uniti;
autolimita le proprie esportazioni di automobili verso i paesi europei per tutti gli anni 90; diffonde le
proprie tecnologie tramite apposite istituzioni finanziate dallo Stato. Il benevolo atteggiamento di Tokyo e
la sua volont di rendere gli altri paesi, pi arretrati, partecipi del suo sviluppo, costituiscono un ottimo
esempio di come a livello interstatale un atteggiamento di concorrenza non abbia senso: il governo
Giapponese collabora con gli altri stati e le imprese giapponesi investono allestero non per un qualche
imperativo morale o una qualche velleit umanitaria, ma perch ritengono, in questo modo, di tutelare
meglio i propri interessi. In Europa daltra parte le aziende che hanno cumulato un gap tecnologico non
possono superarlo individualmente. necessario, anche in questo caso, abbandonare un modello di
concorrenza perfetta e sostituirlo con un modello di sviluppo nel quale linnovazione diventi un processo
partecipativo. Linnovazione addirittura come processo sociale, scriveva Giuseppe de Rita in quegli

120

ASR Sezione II, Serie 2, Fascicolo 37, foglio sciolto n. 73 (1985).


Scriveva ad esempio Massimo Fichera nel 1986 riguardo ai cambiamenti occupazionali seguiti alle innovazioni
tecnologiche: Si pone semmai un problema politico, in riferimento ai sistemi distruzione ed ai contenuti didattici da
offrire ai giovani, che oggi studiano e che domani dovranno trovare collocazione in un mondo del lavoro rispondente
alogiche molto diverse da quelle degli ultimi decenni. Si pone anche un problema, che innanzitutto politico e poi
aziendale, di riconversione professionale della forza lavoro espulsa, o prossima allespulsione, dai processi di
ristrutturazione. In questi casi si pu prefigurare anche un intervento per cos dire preventivo. In molti paesi, ad
esempio, sono state lanciate capillari campagne di educazione permanente e di alfabetizzazione o specializzazione
informatica che coinvolgono vaste aree di forza lavoro ancora stabilmente occupata. Massimo Fichera, Informatica e
societ dellinformazione domani, in Desire Olivetti (a cura di), Roberto Olivetti, Quaderni della Fondazione Adriano
Olivetti, 2003, p.35
122
Amintore Fanfani, Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora?, inedito, 1992, p. 120.
121

22

anni123: Non si capirebbe la societ italiana doggi se non si capisse che il grosso del processo di
innovazione si attua oggi sul mercato dei fattori produttivi e sul modo in cui le singole imprese produttrici
(di beni e servizi) si approvvigionano dei fattori stessi. Il carattere complesso e non deterministico di tale
mercato forse la novit socioeconomica principale di questi ultimi anni; ed anche una novit culturale
importante, in quanto nega nei fatti la tendenza tradizionale ad imputare linnovazione soltanto
allinfluenza deterministica di fattori singoli (magari la scienza e la tecnologia); e riafferma sempre nei fatti
il peso della cultura combinatoria nel processo dinnovazione 124. Linnovazione, insomma, cuore della
crescita economica, si crea tramite progetti e complessi programmi di cooperazione che coinvolgono
imprese di uno stesso settore, allinterno di uno stesso paese o anche in paesi diversi. Per la verit scrive
Fanfani - tentativi sono stati fatti da parte dei singoli Stati, in special modo nel settore dell'energia nucleare,
oltre che delle comunicazioni e della robotica. Ma non si avvertito tempestivamente che lavvenuto
passaggio dalla seconda ad una specifica terza rivoluzione industriale richiedeva unitariet nello sforzo
comune. Il che avrebbe evitato danni di disordinato protagonismo, avrebbe promosso atti innovativi
strettamente coordinati, appropriatamente finanziati, e sottoposti ad una stessa disciplina in molti settori.
Intese attuate dalla CEE avrebbero recato grandi vantaggi; e USA e Giappone, protagonisti extraeuropei
delle grandi innovazioni, avrebbero potuto conseguire ulteriori vantaggi apportati dal concorso dei Paesi
della Comunit europea 125. Mantenere nei settori pi innovativi una incomunicabilit concorrenziale tra le
imprese e tra gli Stati causa oramai inevitabilmente la perdita degli stessi ed il caso della Olivetti e dei
personal computer n solo lesempio pi eclatante126.
Un ultimo esempio di come il passaggio a fini economici solidaristici sia dettato a fine millennio da un
semplice calcolo costi-benefici quello delle politiche nucleari. Questa nuova fonte di energia, grande
risorsa generata dalleconomia di guerra, se da una parte diminuisce il rischio di conflitti che da economici
divengono militari, come era stato per il carbone e per lacciaio tra otto e novecento e per il petrolio nel
Kuwait127, dallaltra crea rischi ambientali e costituisce con le relative centrali pericolosi obbiettivi per
attacchi terroristici128. Sia le problematiche ambientali che il potenziale bellico delle testate nucleari
esistenti richiedono forme di decisione e governo sovrastatali ed aperte a tutti i popoli. A problemi
generali occorrono convergenze generali, - scrive Fanfani - alle soluzioni di problemi essenziali per la vita e
la prosperit di vaste collettivit, fino ai limiti dell'intero globo, occorrono decisioni consapevoli dell'insieme
delle questioni ed impegni non suscettibili di umorali correzioni pretestuose o presuntuose129. Di queste
istanze Fanfani si fa personalmente portavoce, durante la sua carriera politica, in discorsi pronunciati,
durante il suo mandato di Presidente dellAssemblea delle Nazioni Unite tra 1965 e 1966130, al palazzo di
vetro ed a Ginevra131. In questo senso da intendersi anche il suo lungo impegno nella politica internazionale

123

Giuseppe de Rita, Linnovazione come processo sociale, in Desire Olivetti (a cura di), Roberto Olivetti, Quaderni
della Fondazione Adriano Olivetti, 2003, pp. 17-27.
124
Giuseppe de Rita, Linnovazione come processo sociale, in Desire Olivetti (a cura di), Roberto Olivetti, Quaderni
della Fondazione Adriano Olivetti, 2003, p.20.
125
Amintore Fanfani, Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora?, inedito, 1992, p. 97.
126
Mario Pirani, Tre occasioni perdute, in Desire Olivetti (a cura di), Roberto Olivetti, Quaderni della Fondazione
Adriano Olivetti, 2003, pp. 68-76.
127
Amintore Fanfani, Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora?, inedito, 1992, p. 65.
128
Amintore Fanfani, Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora?, inedito, 1992, p. 120.
129
Amintore Fanfani, Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora?, inedito, 1992, p. 77-78.
130
Amintore Fanfani, Un anno alle Nazioni Unite 1965-1966, Viviani, Roma, 1996.
131
Amintore Fanfani, Discorso all'ONU del 25 maggio 1965 ed a Ginevra del 29 luglio 1965, riprodotti in Amintore
Fanfani, Riflessioni sui dialoghi per la pace (1955-1986), Cinque Lune, Roma, 1986, pp. 31-51; Egidio Ortona, Anni
d'America ('67-'76), Bologna, 1989, pag. 257.

23

a favore del disarmo nucleare, dallintervento decisivo per risolvere la crisi di Cuba132 fino al colloquio del
1987 con Gorbaciov nel quale il nuovo capo del partito comunista sovietico non esit a convenire con chi
scrive che, per evitare la contemporanea reciproca distruzione, le due massime potenze mondiali
interrompendo la guerra fredda e recedendo dalle sfide nucleari contraddittorie degli accordi di Yalta
dovevano dedicarsi con gli altri popoli a dissotterrare tutti i talenti resi disponibili dal Creatore, usandoli
invece per lequilibrato sviluppo di tutti i Paesi e per la sicura pace del Mondo 133. Il disperdere risorse,
infatti, per un continuo riarmo, invece che per stimolare lo sviluppo delle aree arretrate del pianeta
avrebbe creato conseguenze alla lunga ancora pi costose, come terrorismo e guerre neo-colonialiste. E'
doloroso constatare scrive Fanfani - che il metodo politico sinora adottato per usufruire di una pace
incerta ha richiesto alti costi economici, con ci generando nuove insidie sociali. D'altro canto il metodo
economico sinora adottato per conseguire la quantit di ricchezza necessaria allo sviluppo, alla socialit,
alla difesa non sempre riuscito a far coprire senza rischi i costi sopportati per avere almeno una pace non
rassicurante. Anche tenendo presente questa spinta dei costi a sopravanzare i ricavi alcuni studiosi
preavvertirono che il mondo si avviava alla interruzione della fase di sviluppo 134.
Ecco che, dunque, con lestendersi degli effetti della terza rivoluzione industriale, si potr ancora avere
progresso economico, ovvero valorizzare ogni talento individuale e dissotterrare tutti i talenti tuttora
esistenti in seno alla natura, unicamente se sar aperta la partecipazione di tutti i popoli, ed in seno ad
essi di tutti i cittadini, a bene identificare i diritti d'ogni persona e di ogni comunit. Il cambiamento nei fini
dellagire economico umano, gi in atto in molti settori economici ed a livello sia micro che
macroeconomico, deve per essere sostenuto per superare le resistenze sociali costituite dalle teorie
naturalistiche e dalle istituzioni, gli usi e le costumanze sociali che hanno generato, affinch le azioni
economiche siano guidate per il futuro non da abusi anarcoidi della libert ma da un impegno
solidaristico comune135. In conclusione scrive Fanfani - per accrescere il beneficio delle novit in arrivo e
per attenuarne i possibili danni bisogna che cresca limpegno di ognuno, la partecipazione di tutti a
utilizzazioni appropriate e infine la disponibilit a considerare massimo dei doveri quello di ritenersi ed
essere attivi convogliatori dei nuovi strumenti verso il maggiore bene per tutti 136.

132

Amintore Fanfani, Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora?, inedito, 1992, p. 80.
Amintore Fanfani, Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora?, inedito, 1992, pp. 81-82.
134
Amintore Fanfani, Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora?, inedito, 1992, p. 126.
135
Amintore Fanfani, Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora?, inedito, 1992, p. 76.
136
ASR Sezione II, Serie 2, Fascicolo 37, foglio sciolto n. 73 (1985).
133

24

Conclusioni
The philosophy of history has an impact on our action. In my opinion, many mistakes we are now making in social and political life
proceed from the fact that, while we have (let us hope) many true principles, we do not always know how to apply them
intelligently. Applying them intelligently depends to a great extent on a genuine philosophy of history. If we are lacking this, we run
a great risk of applying good principles wrongly -- a misfortune, I would say, not only for us, but for our good principles as well. For
instance, we run the risk of slavishly imitating the past, or of thinking, on the contrary, that everything in the past is finished and
137
has to be done away with.

Amintore Fanfani attraversa il secolo breve138 per intero, ne vive i conflitti, le crisi economiche e soprattutto
la perdita di fiducia nellidea di progresso, guida e luce del mondo occidentale in due rivoluzioni industriali.
Lo sviluppo economico che sembrava dovesse inarrestabilmente trasportare lumanit verso un nuovo
Eden, senza pi fatica fisica, carenze alimentari, conflitti sociali, si rivela, invece, un sentiero accidentato
senza una direzione prestabilita. Libera o controllata dallo Stato, corporativa o individualista, fine o mezzo
dellazione politica, leconomia incapace di mantenere quanto promesso. Le divergenze economiche tra
paesi si approfondiscono, come i conflitti sociali al loro interno. Sviluppo economico e ricchezza,
irraggiungibili per la maggior parte della popolazione mondiale, sono sempre pi costosi da mantenere
anche nei paesi sviluppati. Impotenza forse la sensazione che pi di ogni altra rappresenta il comune
sentire alla fine del millennio. La ragione di questa impotenza scrive Hobsbawm - non sta solo nella
profondit e complessit delle crisi mondiali, ma anche nel fallimento apparente di tutti i programmi,
vecchi e nuovi, per gestire o migliorare la condizione del genere umano.139
Fanfani, da filosofo ancor pi che da storico economico, riesce a scorgere dietro questa impotenza il
persistere e resistere di un portato culturale che ancora quello delle teorie economiche neoclassiche e
liberiste e del materialismo storico. Teorie che rendono luomo impotente di fronte allimmutabile e divino
operare di leggi economiche universali o passivo oggetto della dittatura delle condizioni materiali della
produzione. Di fronte ad un uomo che ha perso il controllo del suo agire economico, quello di Fanfani un
grido di ribellione che risuona per tutto il secolo breve, dalle prime opere di storiografia degli anni 30 fino
allinedito del 1992. Con lenfasi del predicatore di un nuovo umanesimo, Fanfani richiama luomo ad
esercitare la sua volont nellindirizzare le proprie azioni economiche ed a riappropriarsi della
responsabilit del progresso economico di tutta lumanit. Non esita, nemmeno, Fanfani a contarsi tra quei
pochi uomini che per primi riconoscono in s stessi un nuovo spirito e secondo esso muovono per
rovesciare le teorie precedenti, ormai inutili e dannose. Porta la sua filosofia, la sua storia, la sua economia,
il suo uomo nuovo al governo del paese.
In Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora? Fanfani non cerca, allora, solo lesplicarsi della
volont delluomo, i fini del suo agire economico, i mezzi a questo scopo immaginati, per i millenni che
separano la cacciata dal paradiso terrestre al presente, ma rivendica anche cinquanta anni di impegno
personale nel trasformare in senso solidaristico e partecipativo liberismo ed individualismo, fini ormai
obsoleti. Ricorda, allora, in primis il suo operare nella Costituente perch nel neonato Stato Italiano la
partecipazione dei cittadini e dei lavoratori al processo decisionale politico ed aziendale, fosse caposaldo
della carta costituzionale140. Ricorda lattivit politica sulla scena internazionale, anche come Presidente
137

Jacques Maritain, On the philosophy of history, Scribner, 1957, p. 17.


Eric J. Hobsbawm, Il Secolo breve - 1914-1991: l'era dei grandi cataclismi, Rizzoli, 2007.
139
Eric J. Hobsbawm, Il Secolo breve - 1914-1991: l'era dei grandi cataclismi, Rizzoli, 2007, p. 650
140
Amintore Fanfani, Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora?, inedito, 1992, p. 103-104.
138

25

dellAssemblea delle Nazioni Unite, in favore di soluzioni partecipative ai problemi di rilevanza mondiale
come inquinamento, disarmo ed energia nucleare141. Ricorda gli sforzi, quali listituzione dellEnel nel
1962142, per indirizzare leconomia Italiana secondo il principio di economicit, ovvero la capacit di
coniugare la massimizzazione del profitto con obiettivi di solidariet sociale in un dialogo permanente fra
manager e politici143. Ricorda, infine, limpegno in favore di una cooperazione a livello europeo per
stimolare linnovazione industriale nei settori pi avanzati144.
Certo, tanto rimarrebbe da fare, tanto, forse, da rifare. Fanfani non esita ad assumersi la responsabilit
delle scelte compiute: Del bene e del male che gli Sati moderni hanno concorso a produrre sono
corresponsabili i partiti, che in ciascuno di essi hanno operato. In conseguenza delle correzioni da apportare
ai sistemi oggi in crisi non possono non essere promotori anche i partiti che in ciascun paese operano. Ma
potranno farlo senza essi stessi aggiornarsi in idee, strutture, in azioni, se vero - come certamente vero
che le idee sinora da ciascuno di essi diffuse, le strutture di cui si sono serviti, le azioni svolte hanno
certamente concorso o almeno non sono riusciti ad impedire - al manifestarsi della crisi in cui i sistemi si
dibattono?145.
Se i mezzi scelti, tuttavia, possono non avere gli esiti sperati, per proseguire sul sentiero del progresso
economico e civile, verso la libert dai bisogni materiali, alla partecipazione di tutti gli uomini alla scelta di
nuove idee economiche non c alternativa. Le stesse nuove scoperte tecnologiche, i nuovi mezzi di
informazione, permettendo una capillare diffusione della conoscenza e delle notizie, chiamano gli uomini
ad esercitare la propria volont in modo consapevole. La strada aperta scrive Fanfani- per passare dalla
valorizzazione progressiva delle scoperte fatte e di quelle ancora possibili, a modifiche di vecchi vincoli che
ci impediscono, accedendo invece ad aggiornamenti che le nuove conquiste rendono possibili. Cittadini e
consociazioni di essi, che perseguono tali obiettivi devono far proprio il primario dovere di dedicarsi ad
individuare e modificare le strutture e le istituzioni che limitando di fatto la libert e l'uguaglianza dei
cittadini, come enuncia lart. 3 della Costituzione italiana, potrebbero impedire l'effettiva partecipazione di
tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Si tratta di facilitare ad ogni
cittadino di svolgere, secondo le proprie possibilit e la propria scelta, una attivit che concorra al
progresso materiale o spirituale della societ. ()Tutti, ma specie gli articoli tra l1 e il 5, l11 e quelli da 35
a 47, formulati nel 1947 per definire la Repubblica Italiana democratica, parlamentare, partecipativa,
costituiscono la bussola indicatrice di nuove conquiste di libert, di giustizia, di progresso e di pace146.
Un grido di ribellione, quello di Fanfani, dunque, che anche un grido di speranza contro limpotenza ed il
nichilismo del novecento. Gli uomini hanno la possibilit e la responsabilit di scegliere nuovi fini allazione
economica, affinch gli straordinari mezzi risultati dalla terza rivoluzione industriale generino non solo
sviluppo economico ma anche progresso umano e civile.

141

Amintore Fanfani, Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora?, inedito, 1992, p. 76-83.
Amintore Fanfani, Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora?, inedito, 1992, p. 44.
143
A proposito dellistituzione dellEnel e di tutta la politica incentrata sulle Partecipazioni Statali si veda: Franco
Amatori, Fanfani, le Partecipazioni Statali e la nazionalizzazione dellenergia elettrica, working paper, 2009.
144
Amintore Fanfani, Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora?, inedito, 1992, p. 97.
145
Amintore Fanfani, Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora?, inedito, 1992, p. 150.
146
Amintore Fanfani, Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora?, inedito, 1992, p. 103-104.
142

26