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Gyrgy Lukcs*

* Pubblicato per la prima volta sulla The


London Review of Books del 20 febbraio
2003 con il titolo Kettles Boil, Classes
Struggle [Le teiere bollono, le classi
lottano]. Il testo una recensione del
libro di Gyrgy Lukcs A Defence of
History and Class Consciousness, London,
Verso, 2002.

Per cambiare il mondo bisogna far uso di una


strana forma di doppio pensiero. Perch
possa davvero agire, infatti, la mente deve
caparbiamente fissarsi su ci che reale, e
credere fermamente che il fatto di conoscere la
situazione cos com sia fonte di ogni saggezza
morale e politica. II solo problema che una simile conoscenza anche terribilmente difficile
da conseguire e forse, nella sua forma pi
completa, addirittura irraggiungibile. Quel
che difficile non tanto trovare soluzioni, ma
riuscire a cogliere il modo in cui stanno davvero
le cose in un particolare frammento del mondo.
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Se riesci a farlo, allora questo baster a


indicarti il genere di soluzioni di cui sei in cerca.
Le risposte insomma non sono la cosa pi
difficile da trovare. Il problema perci non
solo che esistono molte versioni di come stanno
le cose nel mondo in competizione fra loro fra
cui c anche la credenza postmoderna che le
cose nel mondo non stiano in nessun modo
particolare; il problema anche di capire che
per assoggettare le nostre menti al reale
necessaria unumilt e un oblio di se stessi che
ripugna non poco al nostro ego vociante e
importuno. un percorso privo di attrattive,
che disdegna le fantasticherie e per la mente
umana rappresenta una cronica forma di
disinganno. In definitiva solo il virtuoso in
grado di vedere le cose per quel che sono. Da
tale punto di vista non ha alcun senso esigere
la fine del capitalismo se davvero il sistema era
gi morto alcuni decenni fa e, semplicemente,
nessuno se ne era reso conto. In questo senso
molto generale, tutte le prescrizioni relative a
ci che bisogna fare implicano descrizioni di
come stanno le cose e i valori devono in
qualche modo essere legati ai fatti. Ma
nellistante stesso in cui alla mente viene
chiesto
di
essere
casta,
rigorosa
e
disinteressata, le viene chiesto anche di
rifiutare il reale in nome del possibile. La mente
deve riuscire ad armonizzare il modo indicativo
con il congiuntivo, sposando un freddo e
demistificante senso del presente a un
passionale e immaginifico slancio che lo superi.
La mente chiamata a essere a un tempo
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specchio e lampada, riflesso fedele del reale


che la circonda e luce che irradia su di esso e lo
trasforma. Perci gli stessi voli della fantasia
grazie ai quali possiamo tentare di cogliere la
situazione cos com sono essenziali per
immaginare unalternativa al reale; dobbiamo
essere turbati dinanzi allimmagine di un futuro
in cui uomini e donne si ammaleranno per
tentare di dominare gli altri, mentre le blandizie
del presente li troveranno impassibili e in preda
a un volgare sospetto. Se il romantico vuol far
s che il mondo si adegui al proprio desiderio e
il realista adatta la mente al mondo, il
rivoluzionario chiamato a fare al tempo
stesso entrambe le cose.
In questo senso la politica radicale ha bisogno
di un tipo di essere umano stranamente ibrido,
pi scettico e pi fiducioso a un tempo rispetto
alla media delle persone. Persone come queste
sono pi tristi nel loro modo di guardare al
passato e al presente rispetto alla maggior
parte dei conservatori, ma sono anche pi
aperte di gran parte dei riformisti liberali a un
futuro ricco di cambiamenti. Proprio perch ci
che non va nel presente di natura strutturale,
si tratter sempre di qualcosa che assai pi
profondo della semplice follia o bricconeria di
un individuo e questa la cattiva notizia; ma
per la stessa ragione in linea di principio lo si
potr cambiare e questa, dopotutto, la
buona notizia. Perci quando i radicali sono
accusati di essere dei Geremia dai liberali e
degli utopisti sognatori dai conservatori, allora
sono certi di avere imboccato pi o meno la
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strada giusta. Questa dualit sbuca fuori anche


nella teoria marxista, sotto forma di una
disputa su quanto potere si debba attribuire al
soggetto e quanto alloggetto. Ma dato che in
questo contesto soggetto significa masse
rivoluzionarie e con oggetto si intende qualcosa di simile alla storia o alla societ di classe,
il problema epistemologico diventa ipso facto
anche politico. In che misura il mutamento
dipende da noi, e quanto invece soggetto ai
vincoli di condizioni oggettive? Se spinta
alleccesso liniziativa individuale sfocia nel
volontarismo, mentre la forza tirannica del
reale si tramuta in determinismo; lunione di
queste due eresie nota come societ della
classe media, che in ambito politico crede nellautodeterminazione
mentre
in
quello
economico considera lindividuo una semplice
pedina soggetta alle forze del mercato. Le
dottrine
volontaristiche
del
capitalismo,
pertanto il solo limite il cielo, mai dire mai,
se provi puoi farcela sono un comodo
schermo utile a nascondere la verit del suo
determinismo visto che il soggetto umano
preda di forze economiche imprevedibili, che
sfuggono al controllo di chiunque. Quelle
dottrine, per, sono anche il riflesso di una fede
reale nella democrazia, per quanto sia difficile
conciliarla con lanarchia economica. Che dire
allora della versione marxista di questo
problema? Marx stesso, da giovane, tendeva a
parlare di soggetti umani della prassi, mentre
nelle opere della maturit preferiva parlare di
processi oggettivi simili a leggi. Alcuni dei suoi
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discepoli sostennero che si trattava soltanto di


modi diversi di pensare alla stessa cosa; altri
invece, fra cui soprattutto umanisti o hegelomarxisti come Jean-Paul Sartre, consideravano
proprio quel discorso sui processi simili a leggi
come una forma di alienazione. Nei suoi primi
scritti Antonio Gramsci sosteneva addirittura
che con il passare degli anni Marx era diventato
sempre pi immaturo, e proprio per questo
bisognava disfarsi del Capitale. Allo slogan
Torniamo al giovane Marx! lanciato dagli
umanisti presto rispose Recuperiamo il Marx di
mezzet!, divenuto il grido di battaglia di
Louis Althusser e dei suoi accoliti per i quali il
discorso giovanile di Marx sui soggetti umani
viventi era solo uno spiacevole lascito
hegeliano, e il pensiero veramente scientifico
era solo quello del Marx maturo. Per alcuni
apologeti borghesi dellepoca di Marx lessenza
dei soggetti umani era la loro libert, mentre i
processi storici oggettivi erano governati da
leggi inesorabili. Alcuni marxisti considerano
per problematica la prima parte di questa
argomentazione, dato che puzza un po di
lassez faire; in ogni caso era davvero difficile
mettere fuori gioco la libert e al tempo stesso
continuare a invocare il cambiamento sociale.
Lo stesso Marx a volte sembra quasi parlare da
determinista, mentre in altre occasioni non lo
affatto. Quanto al marxismo della Seconda
Internazionale, era rigidamente determinista e
riservava al soggetto un ruolo davvero
marginale: ma se il socialismo era un destino
gi scritto nelle leggi della storia, per quale
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ragione uomini e donne dovevano tentare di


raggiungerlo? Perch lottare per qualcosa che
sarebbe avvenuto comunque? E perch mai
bisognerebbe credere che linevitabile sia
anche desiderabile? Potrebbe benissimo darsi
che le cose stiano allopposto. Filosofi marxisti
come Kautsky e Plechanov non seppero mai
fornire una risposta davvero convincente a
questultima domanda, anche se alcuni loro
colleghi consci del fatto che una versione
positivista del marxismo non sarebbe stata in
grado di fornire alcun criterio etico in grado di
provare perch si dovesse preferire il
socialismo a ogni altro regime politico
tentarono di condire questo stenle storicismo
con un pizzico di etica kantiana. In ogni caso, il
problema della natura a prima vista superflua
del soggetto umano pu essere affrontato in
qualche modo: si dir allora che il socialismo
era davvero inevitabile, ma che di questa
inevitabilit faceva parte anche linsurrezione
della classe operaia. Il proletariato era costretto
a insorgere e a rovesciare un sistema divenuto
ormai
insopportabile,
dopo
aver
preso
coscienza del ruolo storico che gli era stato
assegnato. Con questa astuta soluzione il
determinismo storico era fin dallinizio un
fattore del libero comportamento degli attori
umani, proprio come la divina provvidenza che
non ci dispensa dal prendere le nostre decisioni
liberamente, pur agendo su di esse e mediante
esse. La mia liber, pertanto, non
unimbarazzante omissione nel piano predisposto da Dio per lintero pianeta dato che
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allorigine di questa libert c lo stesso Dio, il


quale ha gi calcolato tutte le mie azioni
liberamente scelte da qui alleternit. Perci lo
scorso venerd Dio non mi ha certo costretto a
travestirmi da cameriera e a farmi chiamare
Milly; ma poich onnisciente, sapeva che lavrei fatto e dunque poteva costruire i suoi
schemi cosmici avendo chiaro in mente Milly e
il fattaccio del venerd. Non c nulla che possa
fermare lavvento del regno di Dio, ma solo
perch il fatto che i cristiani operano affinch si
realizzi anchesso preordinato. Insomma, la
nozione di divina provvidenza decostruisce
lopposizione fra soggetto e oggetto, libert e
necessit. Nellera moderna, essa assume la
forma
dellAssoluto
hegeliano.
Questa
soluzione, per, non poteva certo garantire la
centralit e il protagonismo del soggetto, e da
questo punto di vista la situazione sarebbe
completamente cambiata soltanto con la rivoluzione bolscevica. Se infatti quel cataclisma
fu la rovina dello zar, segn anche il crollo del
materialismo meccanicista, secondo cui il
soggetto umano era semplice sintomo del
processo storico. La creazione del primo Stato
dei lavoratori ricord alla teoria marxista che
tanto aveva contribuito alla sua nascita quel
che ormai aveva quasi del tutto dimenticato:
che la vicenda umana scritta da uomini e
donne, non dalla storia. Nelle epoche
rivoluzionarie, la teoria marxista tende a far
ritorno con rinnovato vigore al tema della
coscienza; ma lo stesso avviene nei periodi di
reazione, durante i quali come in buona parte
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del marxismo occidentale le questioni


politiche rimaste insolute vengono sostituite da
problematiche
culturali
e
filosofiche.
Il
problema,
allora,

come
dar
voce
allimportanza del soggetto senza fare un
regalo agli idealisti borghesi, sin troppo lieti di
sentire che le ingiustizie possono essere sanate
da un pizzico di forza di volont in pi e che il
fatto di cambiare parere produce una
trasformazione pi profonda e radicata di una
semplice trasformazione nei rapporti di
propriet. Quel che la rivoluzione bolscevica
mise in luce fu dunque che la teoria marxista
aveva perso terreno rispetto alla pratica
socialista anche se non si pu dire che oggi
questo sia uno dei problemi politici pi urgenti
della sinistra. La sinistra di oggi, orfana delle
opportunit politiche di un Lenin o di un Lukcs,
si ormai abituata a zoppicare dietro alla teoria
quando questultima non ne prenda
addirittura il posto. Cos, dopo che nel 68 la
protesta radicale fu spazzata via dalle strade di
Parigi a rinfocolarla ci avrebbe pensato il
discorso o meglio il significante fluttuante.
Proprio per questo non affatto insolito che i
seguaci di Michel Foucault celebrino la forza
anarchica della follia e al tempo stesso votino
per i liberal-democratici e del resto si pu appoggiare con eguale entusiasmo un Tony Blair e
un Pierre Bourdieu. Nellera del bolscevismo, al
contrario, la teoria doveva a volte sudare sette
camicie per mostrarsi allaltezza di ci che
stava accadendo per le strade.

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Il soviet di Pietroburgo stracci e riscrisse le


teorie marxiste del potere politico, mentre la
rivolta bolscevica colp a morte quel tipo di
marxismo per il quale lagire umano era
soltanto una sorta di piacevole extra.
Da un punto di vista filosofico, Lenin era un
esponente
della
bizzarra
epistemologia
secondo cui le idee sono copie o riflessi di
oggetti reali. Da un punto di vista politico,
tuttavia, questo modello prevalentemente
passivo della mente non poteva certo dar conto
dei tumulti scoppiati nelle aziende agricole e
nelle fabbriche della Russia. La prassi leninista
supera la teoria, e per dar conto di quel che era
accaduto bisognava scambiare un filosofo
borghese con un altro filosofo borghese
rivolgendosi a Hegel piuttosto che a Kant e
recuperare unidea di coscienza come intervento attivo piuttosto che come riproduzione
esatta del reale. Cera bisogno insomma di una
riformulazione hegeliana del marxismo, in
grado di riscrivere la storia retrospettivamente
e fornire al bolscevismo, ormai a giochi fatti,
lepistemologia di cui era privo. Proprio per
questo lo Spirito del Mondo scelse il filosofo
ungherese Gyrgy Lukcs per realizzare questo
arduo compito. E Lukcs lo fece nel modo pi
ingegnoso possibile in Storia e coscienza di
classe (1923), vero pilastro intellettuale del
marxismo occidentale. Nessuna altra opera
della filosofia marxista ha esercitato un influsso
maggiore di questo libro, che fra laltro
reinventa la teoria dellalienazione del giovane
Marx in unepoca in cui gli scritti marxiani sul
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tema erano ancora ignoti. Per Lukcs proprio


lalienazione ci induce a dimenticare che
loggetto ha la sua origine nel lavoro del
soggetto;
la
storia
dellepistemologia
occidentale moderna assume un aspetto
diverso non appena ci rendiamo conto che il
suo oggetto innocente in realt una merce
deificata. Soltanto allora, a parere di Lukcs,
riusciamo a capire perch mai Immanuel Kant
costretto a postulare da un lato una misteriosa
libert individuale e dallaltro un oggetto impenetrabile, vincolato a leggi immutabili.
Lo iato esistente fra i due verr colmato dalla
dialettica. Storia e soggettivit, sostiene
Lukcs, non sono altro che polarit diverse di
un unico processo dialettico. Assumendo
laspetto di coscienza della classe operaia la
mente diventava una forza trasformatrice che
agiva nella realt, senza ridursi a un passivo
riflesso di questa. Loggettivit, pertanto, non
deve
essere
raggiunta
tramite
la
contemplazione disinteressata tipica delle
scienze della natura borghesi, se la verit
davvero il prodotto dellinterazione fra mente e
mondo
e
non
un
semplice
effetto
dellespulsione del soggetto dalloggetto, che in
tal modo pu essere osservato con maggior
precisione. Stando a questidea perversa di
scienza, infatti, il soggetto pu conoscere
loggetto nel miglior modo possibile soltanto
eclissandosi dal contesto dellindagine. Per
Lukcs, al contrario, la verit viene raggiunta
dalla classe operaia quando questultima
diviene consapevole di se stessa come
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soggetto universale della storia perch di


fatto una soggettivit universale si identifica
con loggettivit. Di conseguenza possiamo
riuscire a storicizzare la verit evitando il pericolo del relativismo: secondo Hegel, la verit
della storia lo Spirito del Mondo che giunge
allautocoscienza; per Lukcs, lautocoscienza
della classe operaia. Lo Zeitgeist si finalmente incarnato nei dannati della terra.
In breve, Lukcs ammetteva che esiste una
categoria in grado di mediare fra soggetto e
oggetto, vale a dire lautocoscienza. Nellatto di
conoscere
me
stesso,
infatti,
divento
simultaneamente soggetto e oggetto; questo
particolarissimo tipo di conoscenza contribuisce
a distruggere la dicotomia fra pensiero e
azione, o fatto e valore visto che conoscermi
significa anche alterare me stesso nellatto
stesso in cui mi conosco, e riuscire a cogliere la
verit della mia condizione significa anche
sapere di cosa avrei bisogno per poter essere
libero. Questo vuol dire forse che la teoria
marxista
non

nientaltro
che
lautocomprensone
storica
della
classe
operaia,
esattamente
come
lAssoluto
hegeliano non era altro che la riflessione della
storia su se stessa? Ma se le cose stanno
davvero cos cosa ce ne facciamo della
reiterata affermazione leninista secondo cui la
teoria
marxista
deve
essere
inculcata
dallesterno alla classe operaia? E che fine fa il
ruolo delllite rivoluzionaria? Inizialmente
accolta con favore, la grande opera di Lukcs
cre presto molti problemi ai custodi
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dellortodossia
marxista.
Ancora
pochi
professori come questi, pronti a sciorinarci le
loro teorie, e saremo perduti!, url Zinoviev in
occasione di un congresso del Partito
comunista. Sulla copertina di A Defence of
History and Class Consciousness c una foto
di Lukcs, che sembra una sorta di ibrido fra un
professore matto e un punk. Lautore stesso, a
dire il vero, avrebbe in seguito disconosciuto il
libro e in effetti la ritrattazione si confaceva a
questo abietto individuo come lottimismo a
Trotzkij. Quel che nessuno sa, tuttavia, che
Lukcs scrisse di proprio pugno una risposta
alle virulente critiche da cui fu investita la sua
opera; venuto alla luce di recente dagli archivi
del Partito comunista sovietico, quel testo viene
pubblicato oggi per la prima volta. Il principale
obiettivo che Lukcs si pone in questo testo
cos polemico e appassionato (nel quale accusa
persino uno dei suoi critici di morboso
fatalismo, un disturbo grave e potenzialmente
infettivo) dimostrare di avere tutte le carte in
regola per essere un bolscevico duro e puro. In
effetti aveva ottime ragioni per farlo, dal
momento che la Repubblica dei lavoratori di
Ungheria nata nel 1919 nella quale lui stesso
ebbe un ruolo attivo in qualit di commissario
politico era stata sgominata in parte a causa
della sua leadership terribilmente debole.
Proprio come il Paradiso perduto, lUlisse e
molti altri testi davvero notevoli, Storia e
coscienza di classe il frutto di una rivoluzione
raffazzonata. Lukcs non considera la propria
teoria della conoscenza storicistica incompaMateriale proietto da copyright

tibile con lidea di una teoria fondata e


inculcata nelle masse da unavanguardia
rivoluzionaria. Certo, i lavoratori possono
riuscire a capire di essere sfruttati ma difficile
che siano in grado di cogliere i pi piccoli
dettagli della teoria del plusvalore o del modo
di produzione asiatico soltanto perch si
sentono trattati male. Bisogna reagire al
materialismo meccanico, dunque: linsurrezione
unarte, un saper cogliere lattimo in modo
quasi intuitivo, e non un semplice stadio in un
qualche processo di sviluppo tristemente
prevedibile. Almeno in tale contesto, dunque, il
momento soggettivo assume un predominio
decisivo. Il tipo di marxismo determinista
contro cui Lukcs si scaglia particolarmente
evidente nella cosiddetta dialettica della
Natura, un vero modello di materialismo
metafisico che Engels deline a partire dal
positivismo del secolo XIX. Questa dottrina
stata riassunta in modo assai asciutto e duro
dalle parole (peraltro prive di intento satirico) di
un marxista che ho conosciuto: I bollitori
bollono, i cani agitano la coda e le classi
lottano. Lukcs, in effetti, si limita a un cenno
di
riverenza
nei
confronti
di
questo
fondamentale esempio di riduzionismo ma
molto pi entusiasmato dallidea che la nostra
conoscenza della Natura sempre mediata
socialmente. Questultima una tra le molte
tematiche che oppongono John Rees il quale
ha scritto unerudita e illuminante introduzione
al libro di Lukcs a Slavoj iek, cui dobbiamo
una provocatoria Postfazione al testo tipica del
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suo stile. In poche parole Rees cerca con


grande rigore di recuperare Lukcs a una certa
ortodossia marxista, mentre la verve molto pi
immaginifica di iek finisce per farne qualcosa
di molto pi simile a un esistenzialista che a un
materialista. Il Lukcs di iek in realt un
esotico miscuglio fra Jacques Lacan e Alan
Badiou,
un
pensatore
che
rompe
definitivamente i ponti con levoluzionismo per
abbracciare la contingenza radicale dellatto
rivoluzionario. Se Rees rischia di eliminare ogni
elemento di novit dal pensiero di Lukcs,
iek fa di lui un tipo molto pi simile a un
parigino dellavant-garde che a un comunista
ungherese.
Rees sin troppo preoccupato di ricondurre
Lukcs al diamat ovvero alla dialettica della
Natura , descrivendolo come un leninista
ortodosso ma senza analizzare con sufficiente
profondit la tensione esistente fra le teorie
della coscienza storicista e davanguardia.
Sembra perci approvare la decisione di
Lukcs, il quale gett senza rimpianti nella
pattumiera della storia i propri scritti premarxisti anche se di indubbio valore mentre la
verit che senza la possibilit di attingere a
fonti filosofiche non marxiste il marxismo
occidentale si sarebbe rivelato terribilmente pi
povero. Rees difende inoltre a spada tratta
lidea di Lukcs secondo cui la falsa coscienza
ha origine in definitiva dalla natura reificata e
feticistica della societ capitalista. Si tratta in
effetti di unargomentazione forte, vero e
proprio fondamento di un testo come Storia e
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coscienza di classe; ma Rees non si accorge


che essa nasconde anche un aspetto
riduzionista. Cos esistono forme ideologiche di
ogni genere che non hanno nulla a che fare con
la reificazione, tra cui quelle che non
riguardano la classe sociale. Rees, insomma,
diventa lui stesso preda di una reificazione
quando parla della dialettica sebbene nel
caso specifico questo non accade perch
vittima del feticismo delle merci. La tragica
ironia del percorso intellettuale di Lukcs che
lui stesso, da soggetto rivoluzionario quale era
in origine, divenne una colonna dello stalinismo
e dunque il sintomo di un processo storico
determinato. Da questo punto di vista, peraltro,
la sua vicenda personale identica a quella
intellettuale di Marx. Nato a Budapest nel 1885,
figlio di un noto finanziere ungherese e di una
madre discendente di una delle pi antiche e
ricche famiglie ebree dellEuropa orientale,
Lukcs non sembrava davvero tagliato per una
carriera da comunista. I suoi primi interessi
filosofici, sviluppati nella forma di una scrittura
cupa e tragica, vertevano sulletica e
lidealismo; il suo pensiero politico, invece, era
una forma di anticapitalismo romantico. Opere
come Anima e forma (1910) e Teoria del
romanzo (1916) sono il riflesso di un astratto,
utopico ripudio della civilt borghese; vi si
avvertono gli influssi di uno strano miscuglio in
cui
confluiscono
Hegel,
Kierkegaard,
Dostoevskij, Tolstoj, Georg Simmel e Max
Weber. La rivoluzione bolscevica indusse
Lukcs ad abbandonare progressivamente la
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metafisica tragica per approdare al materialismo storico; e il crollo dellancien rgime


ungherese, nel 1918, lo spinse fra le braccia del
Partito comunista ungherese di Bela Kun. Nel
1919, il giovane filosofo kierkegaardiano
divenne commissario politico per leducazione
e la cultura della disgraziata Repubblica
sovietica ungherese, promuovendo teatri aperti
ai lavoratori e lanciando una controversa
campagna di educazione sessuale che fece
conoscere ai ragazzi lidea di libero amore,
screditando la monogamia dei loro genitori. Il
comunismo avrebbe finalmente risolto le
tragiche antitesi fra essenza ed esistenza, fatto
e valore, soggettivo e oggettivo, individuo e
totalit che avevano funestato le sue prime
riflessioni. Larmoniosa totalit di poteri sociali
che il giovane Lukcs aveva scoperto nel
mondo dellantichit classica subiva cos un
mutamento di epoca, e ritornava in vita sotto
forma di futuro socialista. Il marxismo era
insomma il completamento della grande
eredit umanista borghese: proprio per questo
il Lukcs maturo si mostr favorevole al
Comintern ogniqualvolta fu indotto a stringere
unalleanza politica con lOccidente borghese
come nel periodo del Fronte popolare , mentre
lo osteggi ogniqualvolta tese ad abbandonare
questa politica di distensione come nel
periodo immediatamente precedente alla
seconda
guerra
mondiale,
quando
la
socialdemocrazia
venne
bollata
come
socialfascismo, in occasione del patto nazisovietico o sotto il peso della guerra fredda. In
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realt non fu Lukcs a zigzagare per adattarsi


alla politica sovietica, ma fu piuttosto
questultima a zigzagare attorno a lui. In un
certo senso il Lukcs della rivoluzione
ungherese si era limitato a tradurre in termini
concreti un conflitto metafisico fra il valore
spirituale autentico e la corruzione prodotta
dallesistenza temporale: il primo assunse le
sembianze del proletariato rivoluzionario,
mentre la seconda fu impersonata dalla societ
borghese. Ancora assolutista nel suo modo di
pensare, il Lukcs neofita marxista predicava
lintollerabilit di qualunque compromesso fra i
due e proprio per questo si era meritato il
rimprovero di Lenin, che lo accus di infantile
estremismo. Non molto tempo dopo la morte di
Lenin, tuttavia, Lukcs avrebbe cambiato il
proprio atteggiamento politico sostenendo
entusiasticamente la dottrina staliniana del
socialismo in un solo paese e scagliando
alcuni
nobili
anatemi
nei
confronti
dellavanguardia culturale rivoluzionaria in
nome di unestetica marxista assai pi classica.
Poich il tentativo di piegare il reale per
adattarlo ai suoi desideri era fallito tanto
nellambito della riflessione filosofica quanto in
quello della prassi rivoluzionaria, decise
stoicamente di adeguare i propri desideri a una
dura realt sovietica.
E tuttavia la devozione mostrata da Lukcs nei
confronti della cultura classica se non
addirittura della grande eredit umanistica
borghese costitu anche una tacita critica del
filisteismo staliniano. Dopo essere transitata
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dallantichit sino al futuro socialista, lidea di


totalit fin perci per trovare una sua
collocazione nel romanzo realista unico rifugio
concessole dal fallimento delle speranze
rivoluzionarie. Quanto alla fiamma dellutopia,
che appare qua e l capricciosamente in
Dostoevskij,
sembr
brillare
per
poco
nellUngheria insorta ma anchessa venne
subito spenta dal tragico declino del socialismo
trasformatosi in oppressione dello Stato. Era
venuto il momento di riscoprirla nellenorme
tradizione del realismo letterario europeo che
da Balzac e Scott giungeva sino a Tolstoj e
Thomas Mann. Perci individuo e totalit
organica, sentimento e ragione, reale e ideale
avrebbero finalmente trovato una loro conciliazione in Wawerleye ne Il rosso e il nero,
rinunciando definitivamente al tentativo di
raggiungere la sintesi nello Spirito del Mondo o
nella repubblica dei lavoratori. In definitiva il
realismo era solo un altro nome con cui
chiamare larte autentica, un modello in
confronto al quale tutto il movimento
modernista e decadente da Flaubert a Brecht
poteva solo risultare inferiore e perdente. Se un
simile atteggiamento era utile a creare un muro
di aristocratico disprezzo nei riguardi delle
immagini convenzionali di robusti aratori
sovietici si rivelava anche un modo per
scartare, considerandola robaccia, quasi tutta
la produzione letteraria da Zola sino a Joyce.
Cos Lukcs divenne un critico letterario, e fu
nei panni del critico che conquist grande
notoriet in Occidente come esponente di una
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venerabile
stirpe
di
pensatori
marxisti
occidentali, il cui interesse nei confronti della
cultura e della filosofa sembrava smussare gli
eccessi di un materialismo storico per il resto
alquanto rozzo e schematico almeno per il
raffinato gusto intellettuale occidentale. E in fin
dei conti c davvero un pizzico di ironia nel
fatto che la svolta verso il soggetto di Lukcs
come ci fa notare questo libro non sia stata
affatto un allontanamento dalla rivoluzione pi
cruenta ma abbia rappresentato, invece, un
decisivo passo in direzione di questultima.

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