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Ges Cristo, unico salvatore del mondo

(Giacomo Biffi)

Premessa: ho accettato linvito a parlare di Ges Cristo perch Lui il cuore, il vertice, la
sintesi dellannuncio evangelico: questo non dobbiamo mai dimenticarlo.
Il Cristianesimo una persona: Cristo
Il Cristianesimo, in s, non una concezione della realt, non un codice di precetti, non una
liturgia. Non neppure uno slancio di solidariet umana, n una proposta di fraternit sociale.
Anzi, il Cristianesimo non neppure una religione. E un avvenimento, un fatto. Un fatto che si
compendia in una persona. Oggi si sente dire che in fondo tutte le religioni si equivalgono
perch ognuna ha qualcosa di buono. Probabilmente anche vero. Ma il Cristianesimo, con
questo, non centra. Perch il Cristianesimo non una religione, ma Cristo. Cio una persona.

Lidentikit di Cristo
Io ho puntato su di lui la mia vita, lunica vita che ho: e quindi sento il bisogno ogni tanto di
contemplarne il mistero, di rinfrescare lidentikit di Cristo. Molte volte sentiamo parlare di
Ges Cristo, ogni tanto sul giornale c qualcuno che fa qualche scoop su di lui, ogni tanto si
inventano e danno interpretazioni su che sia Ges Cristo, ma gli unici testi che ci parlano di
Cristo sono i vangeli. Perci o si sta ai Vangeli, oppure si rinuncia a parlare di Lui. Quindi, non
dir neanche una parola che non sia documentabile, a differenza di chi si inventa libri, film e
parole.

Che tipo era?


Prima domanda, la pi semplice: che tipo era questo Ges Cristo? Che uomo era? Questo il
Vangelo non lo precisa. E devo dire che un po mi secca, perch ho puntato la mia vita su di lui
e non so neppure di che colore fossero i suoi occhi. Era bello o brutto? Be, secondo me era
bello. C un episodio dellundicesimo capitolo del vangelo di Luca. Ges sta parlando alla folla.
Allimprovviso una donna, lanciando un grido di entusiasmo, dice: Beato il grembo che ti ha
portato e il seno che ti ha nutrito. Ecco, questo il primo panegirico di Cristo. Ed fatto in
termini molto corporei. Tant vero che poi Ges le rimprovera di trascurare la parola di Dio
per soffermarsi sulla Sua bellezza: Beati quelli che ascoltano al parola di Dio. Noi per
ringraziamo questa donna sconosciuta che ci ha permesso di rispondere alla nostra domanda
preliminare: Ges era davvero un belluomo.

I suoi occhi
E aveva anche due splendidi occhi. Lo sguardo di Ges colpiva chi lo incontrava. I Vangeli,
soprattutto quello di Marco, parlano spesso del suo sguardo: penetrante su Simone, che gli
viene presentato dal fratello; affettuoso sul giovane ricco, quello che poi se ne va perch lui gli

dice di lasciare tutto e seguirlo; di simpatia su Zaccheo, il capo dei pubblicani, gli esattori
delle imposte che rubavano (solo allora, per carit, non voglio dar giudizi), che lo guardava
stando appollaiato su un albero. E, ancora, di tristezza sullofferta dei ricchi, di sdegno su quel
che avveniva nel Tempio, di dolore per chi lo tradisce Insomma, il suo era uno sguardo che
parlava.
Aveva idee chiare
E che faceva capire come Ges avesse le idee chiare. Molto chiare. Quando parlava non diceva
mai: forse, secondo me, mi pare. E non aveva peli sulla lingua neanche con i potenti:
ricordate quando d della volpe al re Erode?

Uomo libero
Ma una delle cose pi belle di Ges che era un uomo libero. Anche dai suoi amici. Quando
san Pietro fa la sua professione di fede (ogni tanto ne azzeccava una anche san Pietro), Ges
gli fa un panegirico mai dedicato ad un uomo, tanto che san Pietro probabilmente si
ringalluzzisce, comincia a pensare in grande. Ma quando Ges gli annuncia che il suo destino
quello di esser mandato a morte, e Pietro, che gi si sente primo ministro del Regno di Dio,
lo prende per un braccio e lo rimprovera, Ges neanche lo guarda e lo tratta malissimo: Va
via da me, Satana, tu non pensi alle cose di Dio ma alle cose degli uomini. Niente male per un
amico, no?
Con i parenti, poi, certe volte era anche peggio. Quando Ges abbandona la sua casa, a
trentanni, loro lo considerano pazzo. Lo dice il Vangelo di Marco: Uscirono (i suoi parenti)
per andare a prenderlo, perch dicevano: uscito di s, fuori di testa. Poi, quando la gente
comincia ad andargli dietro, i parenti cercano di riavvicinarsi a Lui, perch capiscono che in
qualche modo sta acquistando potere. E allora chiamano Maria, per cercar di convincere Ges
a tornare da loro. E Lui? Capisce tutto, al volo, e fa finta di non riconoscere nemmeno sua
madre.

Ges amava
Ma non crediate che fosse un uomo troppo duro. Ges amava. Molto. Anzitutto, i bambini.
Sapeva capirli, dote che raramente noi adulti abbiamo: in genere, quando parliamo con loro,
sappiamo solo chiedere quanti anni abbiano, quale classe frequentano, Roba che a loro non
interessa niente. Lui, invece: Lasciate che vengono a me. Poi, gli amici. Aveva un forte senso
dellamicizia, Ges. Per esempio, era molto amico dei sui discepoli: e, tra questi, era
particolarmente legato a Pietro, Giovanni e Giacomo; e, ancora, tra questi soprattutto Giovanni
gli era pi amico. Insomma, anche lui aveva delle preferenze tra i suoi amici. Come giusto: gli
amici non sono tutti uguali. Poi, Ges amava il suo popolo. Si sentiva pienamente ebreo,
israelita. Tanto che il pensiero della distruzione di Gerusalemme lo fece addirittura piangere.

Attenzione ai particolari
Ma c unaltra cosa della personalit di Ges che mi ha sempre colpito: la sua attenzione ai
particolari. Ges stava molto attento alle piccole cose della vita, anche perch sapeva che
poteva farne delle parabole. Pensate a quella, quasi emiliana, del Regno di Dio che simile a
una donna di casa che prende un po di lievito e lo impasta con la farina finch tutta
fermentata. 0 a quellaltra dellamico seccatore che deve essere accontentato pur di potersene
liberare. Verissimo. Mi ricorda i nove anni in cui sono stato parroco a Legnano: cera una
donna che veniva a trovarmi ogni giorno, lamentandosi del marito. Ma cosa potevo fare, io?
Non potevo mica ammazzarglielo!
Un episodio: una lucciola
E ce ne sarebbero tanti altri, di episodi da ricordare. Nel capitolo settimo di Luca si racconta
che Ges a pranzo da un capo fariseo: a un certo punto viene dentro una di quelle donne che
non si sa come chiamarle Diciamo una lucciola. Questa donna si mette vicino a Lui e
comincia a fargli dei complimenti, lo profuma. Era una scena gravissima: come se ad un
pranzo parrocchiale, in cui il parroco di Granarolo invita il sindaco e il maresciallo dei
carabinieri, una di queste donne entrasse e si mettesse a fargli dei complimenti Eppure Ges
non si scompone. Anzi, la difende quasi con cavalleria.

Una figura umana eccezionale: soltanto questo?


Dal Vangelo, dunque, riconosciamo una figura umana eccezionale. Al punto che quando Ponzio
Pilato lo presenta alla gente dice: ecco luomo.
E invece io dico: ecco il punto. Ges era solo un uomo? Perch anche la maggior parte delle
persone che non credono lo considerano un grande uomo, da stimare. Ma una posizione
insostenibile, se guardiamo a quel che Ges Cristo stesso dice di s. Esempi? Si definisce
Figlio delluomo, che era il titolo usato nelle profezie di Daniele per indicare un personaggio
misterioso che sarebbe venuto dal cielo e avrebbe posto fine alla Storia. E con questo Ges
evoca la sua origine celeste e la sua definitivit. Poi, dice di essere pi grande di Davide: e
Davide era il re ideale, lideale della monarchia e della regalit per gli Ebrei.

pi che un uomo
Ma la cosa forse pi seria la dice nel discorso della Montagna. Beati i poveri e via dicendo,
ricordate? In quel discorso dice tra laltro: Avete udito che stato detto agli antichi: non
uccidere. lo, invece, vi dico. Pensateci bene: con questa frase Ges quasi corregge la
Rivelazione di Dio. E rivendica a s anche il potere di giudicare luomo. E chi pu farlo, se non
uno che si crede Dio?
E le altre cose che raccomanda? Chi d la vita per me la trover. Oh, dare la vita per uno
non mica uno scherzo. Una volta, in una visita pastorale, un bambino mi ha chiesto: Ma tu

saresti disposto a dare la vita per il Signore?. Io ci ho pensato su e gli ho risposto: Senti, io
sarei anche disposto a dare la vita per il Signore. Per mi seccherebbe parecchio. Che era un
tentativo di mettere insieme il dovere con la sincerit.
E ancora: Da da mangiare a tuo fratello perch in lui vedi Me. Se un mazziniano storico
dicesse: Aiutate i fratelli perch in essi dovete vedere Giuseppe Mazzini, direbbe una cosa
che non commuoverebbe nessuno, perch un uomo povero vivo molto pi importante di
Mazzini morto. Ma, Ges? Ges ripaga con la vita eterna. Lo dice anche san Marco, scrivendolo
nel suo Vangelo in maniera un po umoristica: Chi avr lasciato il padre e la madre, i campi e
la casa per me, avr il centuplo quaggi. Con le persecuzioni e la vita eterna. Come dire:
prima un po di botte, va bene. Ma, poi, la vita eterna.

Ges Dio
Perch il fatto che Ges sar pure stato un grande uomo, un uomo eccezionale. Ma
soprattutto Dio. veramente Dio. il Figlio di Dio. Non come lo siamo tutti noi, come lo sono
tutte le creature, come la farfalla della vispa Teresa (anche lei figlia di Dio): Lui il Figlio
proprio, lUnigenito.

Una parabola inverosimile


Negli ultimi giorni di vita Ges racconta una parabola, una delle pi inverosimili nella sua
struttura letteraria (a Ges non interessa raccontare una novella verista, ma trasmettere un
messaggio); la parabola dei vignaioli infedeli e omicidi, che occupavano il terreno del
padrone senza dargli niente in cambio. Allora il padrone manda alcuni servi a riscuotere. I
vignaioli li picchiano. Il padrone ne manda altri: ma i contadini li uccidono. E fin qui, secondo
me, un racconto un po esagerato: come facevano a pensare di uccidere cos la gente e
cavarsela senza problemi? Ma a questo punto la parabola diventa addirittura una cosa da
matti. Il padrone dice: Ah, ho un figlio unico, mander lui, perch avranno timore di mio
figlio. Ma chi quel padre che sapendo di avere in casa dei briganti arrischia il suo unico
figlio? E infatti i vignaioli decidono di uccidere anche lui, in modo da ereditare il patrimonio
del padrone (chiss in quale codice sta scritto che leredit passa agli assassini dellunico
erede!). Insomma, la parabola tutta sballata. Eppure si verificata alla lettera: infatti Ges
verr ucciso fuori dalla vigna, fuori dalle mura di Gerusalemme. Ed stato il Padre a
mandarlo.

Dinanzi a Lui non resta che inginocchiarsi


Mettete insieme tutte queste cose. Ne esce il ritratto di un uomo eccezionale. che dice di
essere Dio. Una provocazione! Ma noi dobbiamo raccogliere questa provocazione. Perch se
uno si presenta in questo modo, se dice di essere Dio, c poco da fare: o questo qui matto, e

allora non lo si pu stimare, oppure vero quel che dice. E allora bisogna inginocchiarsi. Non
basta mica dire: un grande uomo.
Lannuncio degli Apostoli e il nostro annuncio: Ges risorto! Ges vivo!
E infatti, che cosa sono andati a dire gli apostoli di Lui? Il nucleo del messaggio cristiano qual
? Una parola sola: risorto. Si risvegliato dalla morte. Gli apostoli sono andati in giro a dire
che Ges risorto ed ancora vivo. Oh, vivo oggi. Quando facevo scuola a Milano, allIstituto di
Pastorale, ho fatto una lezione sulla Risurrezione di Cristo. Finita la lezione, una signora si
avvicina e fa: Ma lei vuol proprio dire che Ges vivo?. S, signora: che il suo cuore batte
proprio come il suo e il mio. Ma allora bisogna proprio che vada a casa a dirlo a mio marito.
Brava, signora, provi ad andarlo a dire a suo marito . Il giorno dopo la signora torna da me e
mi dice: Sa, lho detto a mio marito. E lui?. Mi ha risposto: Ma va, avrai capito male.
Notate che quella era una catechista. Eppure era sconcertata. Io le faccio avere la registrazione
della lezione. Lei la fa sentire a suo marito.

Se cos, cambia tutto


E lui, alla fine, crolla: Ma se cosi, cambia tutto. Pensateci, e ditemi se non vero; se
quelluomo, bello, buono, eccezionale, davvero Dio, e se ancora tra noi, allora cambia
davvero tutto.

Identikit del Messia (Osservatore romano 2012)


Ci che primariamente colpisce nel magistero di Ges la straordinaria chiarezza di idee.
Tutto lucidamente enunciato senza ambiguit o tentennamenti. Le esitazioni, il rifugio nel
soggettivismo, le formule dubitative (forse, secondo me, mi parrebbe), cos frequenti
nel nostro dire, non si incontrano mai nei suoi discorsi, dai quali sono lontanissimi i vezzi, le
civetterie,lapparente arrendevolezza del pensiero debole. Ges manifesta anzi una
sicurezza che sarebbe persino irritante, se non fossimo contestualmente conquistati
dalloggettiva elevatezza e luminosit del suo insegnamento.

Pur nella grande variet degli argomenti toccati, non c frammentazione o incoerenza nella
visione di Cristo. Tutto raccolto e unificato attorno a due temi fondamentali sempre
ricorrenti: quello del Padre (un padre che sta allorigine di qualsivoglia esistenza) e quello del
Regno, traguardo di ogni tensione delle creature e del loro peregrinare nella storia. In lui per
non c nulla n del pensatore distratto, cos assorto nelle sue alte elucubrazioni da non
accorgersi nemmeno pi delle piccole cose, n del superuomo che disdegna di lasciarsi
impigliare negli accadimenti senza rilevanza e senza gloria. Al contrario: Ges si dimostra un
osservatore attento anzi interessato e compiaciuto della realt feriale nella quale
siamo tutti immersi.

Le cose pi umili vengono utilizzate nei suoi paragoni: i bicchieri e i piatti da lavare, la
lucerna e il lucerniere, il sale da usare in cucina, il bicchiere dacqua fresca, il vino vecchio che
pi buono, il vestito rattoppato, la pagliuzza e la trave, la cruna degli aghi, i danni provocati
dalle tarme e dalla ruggine, gli effimeri fiori del campo, le prime foglie del fico, larbusto di
senape, il seme che cade in terreni diversamente accoglienti e produttivi, la rete dei pescatori
che raccoglie al tempo stesso pesci commestibili e pesci da buttare, la pecora che si allontana
dal gregge e si perde. E questo un elenco che si potrebbe molto allungare.

Quanto s detto dovrebbe bastare a persuaderci che Ges non ha somiglianza alcuna con
lideologo che tutto preso dalle sue grandiose teorie non riesce pi a vedere e a prendere
in considerazione le vicissitudini spicciole della gente comune. E proprio questa sua
sensibilit per le piccole cose concrete e larte sua inimitabile di incastonarle nei ragionamenti
pi alti gli consentono di parlare a tutti, anche ai semplici, delle verit pi sublimi con la
mediazione di un linguaggio limpido e originale; un linguaggio che ci appare ben diverso da
quello di molti pensatori professionisti e di non pochi attori della scena politica.

Ges si dimostra poi sempre un uomo sovranamente libero. Nessuno riesce a distoglierlo dai
suoi intenti. libero di fronte a quelli del suo clan, i quali, dopo averlo preso per matto (cfr.
Marco, 3, 21), si immaginano di poter ricavare qualche vantaggio dal suo successo e dalla sua
notoriet e cercano di riprendere i rapporti (cfr. Marco, 3, 31-34).

libero di fronte ai capi del suo popolo e ai suoi avversari, che cercano di ostacolarlo nel suo
ministero, e ai quali risponde seccamente: Il Padre mio lavora sempre e anchio lavoro
(Giovanni, 5, 17). Egli riconosce e rispetta lautorit, ma non ha timori reverenziali nei
confronti delle persone che ne sono investite. Basti pensare alle invettive rivolte ai farisei e
agli scribi (cfr. Matteo, 23, 32). Ai sadducei, che ricoprivano le pi alte cariche sacerdotali, non
esita a manifestare il suo dissenso nei termini pi decisi: Voi vi ingannate, poich non
conoscete n le Scritture n la potenza di Dio (Matteo, 22, 29). Con il tetrarca di Galilea,
Erode, non fa proprio complimenti: Andate a dire a quella volpe... (cfr. Luca, 13, 32).

Del resto, la sua franchezza esplicitamente riconosciuta anche da quelli che gli sono ostili,
come i farisei e gli erodiani che una volta cos gli si rivolgono: Maestro, sappiamo che sei
veritiero e non ti curi di nessuno; infatti non guardi in faccia agli uomini, ma secondo verit
insegni la via di Dio (Marc o , 12, 14). Ges libero perfino dalla apparenza della virt; vale
a dire, non lo preoccupano affatto i giudizi malevoli e manifestamente infondati che la gente
pu formulare su di lui. Egli va avanti per la sua strada, anche a prezzo del deterioramento
della sua buona fama: venuto il Figlio delluomo, che mangia e beve, e dicono: Ecco un

mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori (Matteo, 11, 19). Si direbbe che
ritenga valido anche per s lammonimento che rivolge agli altri: Guai a voi quando tutti gli
uomini diranno bene di voi (cfr. Luca, 6, 26).

Sono eccezionali in Ges la solidit psicologica e il dominio di s. tranquillo e impavido nel


bel mezzo di una tempesta che rischia di rovesciargli la barca (cfr. Marco, 4, 35-41), cos come
con impressionante forza danimo affronta e quasi ipnotizza la folla inferocita di Nazaret che
si propone di ucciderlo: Tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; si levarono, lo
cacciarono fuori della citt e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro citt era
situata, per gettarlo gi dal precipizio. Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne and (Luca, 4,
28-30).

Non per un imperturbabile gentleman della societ vittoriana, che si fa un punto donore di
non lasciar trapelare allesterno le proprie emozioni. Al contrario, Ges non ha alcun ritegno a
mostrarsi sconvolto, come per esempio davanti alle lacrime di Maria, la sorella di Lazzaro:
Quando la vide piangere (...) si commosse profondamente; anzi si turb, precisa
levangelista (cfr. Giovanni, 11, 33). E al pensiero della morte dellamico, scoppi in pianto
anche lui; tanto che i presenti commentano: Vedi come lamava (cfr. Giovanni, 11, 35-36).
Contemplando dallalto Gerusalemme, alla prospettiva della sua distruzione non sa frenare le
lacrime: Quando fu vicino, alla vista della citt, pianse su di essa, dicendo: Se avessi
compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace (cfr. Luca, 10, 41-42).

Ma sa anche entusiasmarsi, lasciandosi contagiare dalla gioia dei discepoli, felici di aver
portato a termine la loro prima esperienza di evangelizzazione: I settantadue tornarono
pieni di gioia (...) In quello stesso istante Ges esult nello Spirito Santo e disse: Io ti rendo
lode, Padre, Signore del cielo e della terra (cfr. Luca, 10, 17-21).

Ges era dunque un uomo che sapeva piangere e sapeva stare allegro. Che sapesse piangere
esplicitamente documentato, come s visto; che sapesse anche stare lietamente in compagnia,
lo si deduce se non altro dal piacere con cui i pubblicani che erano di solito gaudenti e
bontemponi laccoglievano alla loro mensa. Quando aveva di fronte della gente affaticata ed
esausta, provvedeva fattivamente a sostentarla. Ma certo non doveva avere labitudine di
rovinare la serenit e la giocondit di un convito con riflessioni troppo malinconiche o con
richiami intempestivi alla fame nel mondo.

Leggiamo ora un famoso episodio della sua vita, secondo la narrazione di Matteo: Essendo
giunto Ges nella regione di Cesarea di Filippo, chiese ai suoi discepoli: La gente chi dice che
sia il Figlio delluomo?. Risposero: Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia o qualcuno dei

profeti. Disse loro: Voi chi dite che io sia?. Rispose Simon Pietro: Tu sei il Cristo, il Figlio del
Dio vivente. E Ges: Beato te, Simone figlio di Giona, perch n la carne n il sangue te
lhanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli (Matteo, 16, 13-17).

Come si vede, Ges stesso propone qui il problema di Cristo. Ed stimolante rilevare come
Ges sia interessato a un duplice tipo di investigazione: innanzitutto: La gente chi dice che io
sia? Quali sono su di me le opinioni del mondo? Poi: Voi chi dite che io sia? Voi che siete la mia
Chiesa, voi che vi esprimete ufficialmente per bocca di Pietro, che cosa dite agli uomini di me?

Ad ascoltare la gente non si raccoglie, a proposito di Cristo, una certezza, ma piuttosto una
molteplicit di opinioni. Passiamole un po in rassegna, facendone in qualche modo tre gruppi,
cos da semplificare il discorso.

Ges per molti un mito, che ha arricchito e adornato lesistenza, senza aver lui lesistenza;
qualcosa come Orfeo nellantico mondo greco e, pi modestamente, come Babbo Natale nel
moderno Occidente secolarizzato. Oppure un uomo leggendario che, proprio perch non
mai esistito, ha potuto essere rivestito a poco a poco dei caratteri della divinit. O, se si vuole,
unidea divina, una fede, uno slancio dello spirito, che ha assunto progressivamente nella
coscienza di una comunit di uomini sembianza e natura di uomo. Insomma, una grandezza
sovrumana, ma irreale.

Ges dicono altri un uomo, straordinariamente ma semplicemente uomo, che con il


suo fascino eccezionale, la sua intelligenza sublime, la sua meravigliosa personalit, ha
impresso un corso nuovo alla storia universale: in una parola, un genio. C chi dice: un genio
religioso, che, avendo intuito con chiarezza e intensit inarrivabili lultima verit delle cose, ha
scoperto la paternit di Dio, il culto in spirito e verit, la legge della carit. C chi dice: un
genio filosofico, che ha rivelato il valore della coscienza soggettiva e il primato del mondo
interiore su quello esteriore. C chi dice: un genio sociale, che ha affermato la sostanziale
uguaglianza tra gli uomini e ha esaltato la ricerca della giustizia. C chi dice: un genio politico,
che ha introdotto nella storia umana limpegno e lideale della liberazione da tutte le
prepotenze e da tutte le oppressioni esteriori. Insomma, una grandezza reale, ma non
sovrumana.

Ges dice una terza opinione un uomo certamente esistito, ma del quale non
possibile sapere niente di certo: i documenti in nostro possesso ci parlano tutti del Cristo che
stato oggetto della fede, dellamore, delladorazione della comunit primitiva, ma non ci
mettono in condizione di chiarire chi sia stato veramente in se stesso il Ges della storia.
Insomma, un enigma storico che non sar mai risolto.

C da notare che, in genere, i giudizi che circolano tra la gente sono intenzionalmente
positivi e benevoli: nessuno, o quasi nessuno, parla male di lui. Istituire la critica di queste
opinioni, mostrandone sia il bagliore di verit che c in ciascuna sia i suoi limiti e la sua
globale inconsistenza, un lavoro di analisi lungo, ma non difficile, e in altra sede anche
doveroso per il cristiano che vuol vivere la sua fede in modo intellettualmente maturo. Ma noi
non ce lo proponiamo, in questa che vuol essere una meditazione e si prefigge solo il
confronto tra le due posizioni (quella della gente e quella della Chiesa), per rilevare i due
diversi modi di accostare il mistero di Cristo e prendere consapevolezza della loro totale e
assoluta incompatibilit.

Questa riflessione vuol solo inquietare, fino a estinguere, se possibile, la coesistenza nel
nostro spirito di mondo e Chiesa, delle opinioni della gente e della conoscenza donataci dal
Padre, per crescere nella limpidit della fede e nella coerenza della vita.

Anche se molto diverse tra loro, le opinioni della gente hanno in comune il ritenere Ges di
Nazaret un caso classificabile: uno dei profeti. un mito? La storia piena di miti.
unidea che ha segnato la vicenda umana? Sarebbe paragonabile alla gnosi del mondo antico o
al marxismo del mondo moderno. Un genio religioso? Possiamo annoverarlo con Buddha, con
Mos, con Maometto. Un filosofo? Platone e Aristotele lo possono prendere in loro compagnia.
Un indagatore del sociale? Potrebbe stare con gli Enciclopedisti del XVIII secolo e con Marx.
Un agitatore? Come lui e pi efficaci di lui, ci sarebbero Spartaco, Masaniello, Bakunin. Un
liberatore? Mettiamolo con Simn Bolivar e con Giuseppe Garibaldi. Un uomo di cui non si pu
sapere nulla di certo? Se ne danno altri esempi: Omero, Pitagora, lo stesso Socrate sarebbero a
lui assimilabili.

Sembrerebbe di capire che lo sforzo inconscio della gente, pur manifestandosi in ipotesi
molto disparate e pur esprimendosi in giudizi solitamente benigni, sia quello di ridurre Ges
di Nazaret a qualcosa di gi contemplato, di risaputo, di normale: limportante metterlo in
qualche scompartimento previsto dalla esperienza umana; cos, quando sistemato in un
cassetto ed etichettato, non pi un caso unico e non pu turbare pi.

Se la caratteristica del parere della gente la pluralit delle opinioni, la connotazione della
risposta ecclesiale lunit. Non c pluralismo nella Chiesa a proposito di Ges Cristo: la
risposta di Pietro la risposta di tutti. Lidentit della convinzione di ciascuno di noi con la
fede di Pietro la pietra di paragone che giudica la legittimit dellappartenenza ecclesiale.
Chi altera questa fede non pu avere posto nella Chiesa. La comunit apostolica non conosce
su questo punto alcuna propensione allirenismo. Se qualcuno viene a voi e non porta questo

insegnamento, non ricevetelo in casa e non salutatelo (2 Giovanni, 10). Vi metto in guardia
dalle bestie in forma duomo, che non solo voi non dovete accogliere, ma, se possibile,
neppure incontrare. Solo dovete pregare per loro perch si convertano, il che difficile
(Ignazio, Agli Smirnesi IV, 1). Sono cani rabbiosi, che mordono di nascosto; voi dovete
guardarvi da costoro, che sono difficilmente curabili (Ignazio, Agli Efesini VII, 1).

E mentre le opinioni mondane su Ges di Nazaret tendono, come si visto, a renderlo


classificabile, la fede ecclesiale, che si esprime per bocca di Pietro, sottolinea la sua assoluta
unicit: Ges di Nazaret il Cristo, il figlio del Vivente, il figlio di Dio. Ges di Nazaret il:
un caso a s del tutto imparagonabile.

Come si potuto vedere, il nocciolo del problema cristologico sta proprio qui: Ges uno
dei... o il?; catalogabile o un caso a s? la sua comparsa nel mondo un fatto importante,
ma commisurabile con i nostri metri di giudizio, o un evento unico, decisivo, irripetibile?

Questa la questione. Essere cristiani significa avere capito che Ges il, che non ci sono
qualifiche adeguate a lui, che una singolarit assoluta. Ne viene come conseguenza
esistenziale che anche il nostro rapporto con lui non sopporta altre connotazioni che la
unicit. La nostra conoscenza di lui non pu essere quella che vale per le altre cose e le altre
persone, ma una luce che ci data dallalto: N la carne n il sangue te lhanno rivelato, ma
il Padre mio che sta nei cieli. Il riconoscimento della sua signoria non la conclusione di un
teorema, ma una docilit allo Spirito Santo: Nessuno pu dire: Ges Signore, se non nello
Spirito Santo (1 Corinzi, 12, 3). Il nostro amore per lui non pu tollerare confronti: Chi ama
il padre o la madre pi di me, non degno di me (Matteo, 10, 37). Il nostro puntare la vita per
lui non pu che essere totale, assoluto, definitivo, come nessuna militanza ragionevole che
sia: Chi avr perduto la sua vita per causa mia, la trover (Matteo, 10, 39).