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3 Dicembre 1999

Bla Bartk - Quartetto per archi n. 1 op. 7

Diario e proclama: i Quartetti per archi di Bla Bartk

I sei Quartetti per archi di Bla Bartk occupano una posizione predominante non solo
nell'opera del loro autore ma anche nella produzione quartettistica contemporanea e
possono essere considerati un'espressione fra le pi alte e compiute della musica del nostro
secolo per quanto riguarda la ricerca linguistica, l'invenzione formale e la sensibilit
timbrica. Al pari degli ultimi Quartetti di Beethoven, essi si presentano come un ciclo
organico e hanno una funzione riepilogatrice di tutta una serie di esperienze stilistiche. Ma
a differenza degli ultimi cinque di Beethoven, che circoscrivono un periodo limitato
seppure di fondamentale importanza nella produzione del loro autore (ci che
comunemente va sotto il nome di tardo stile), i Quartetti di Bartk abbracciano quasi
l'intera carriera del compositore e ne accompagnano lo sviluppo lungo il cammino verso la
sempre pi piena, matura realizzazione della sua personalit; con una pregnanza e una
densit che hanno pochi riscontri nel panorama della musica contemporanea e non hanno
mai cessato per questo di esercitare sugli esecutori e sugli ascoltatori un sottile fascino
d'attualit. In questi lavori Bartk condensa all'estremo, come in una sorta di diario
segreto, la propria ricerca compositiva: nell'essenzialit della scrittura di quella che fu da
sempre considerata la pi pura e nobile delle forme strumentali classiche egli rispecchia
tutte le ansie e le aspirazioni di un'intima, e sia pure a tratti problematica, necessit
creativa, confrontandola con le tendenze del proprio tempo e proclamandola in una
concezione musicale interamente nuova.
Tra il primo e l'ultimo dei sei Quartetti intercorrono trent'anni: dal 1909 al 1939. Sono date
significative, giacch segnano momenti fondamentali tanto nell'evoluzione stilistica di

Bartk quanto nelle vicende della sua vita: rispettivamente la svolta dopo un periodo di
crisi, che si attua proprio con la chiarificazione del Primo Quartetto, e la decisione di
abbandonare l'Ungheria per motivi politici e di trasferirsi negli Stati Uniti (il Sesto
Quartetto l'ultima opera scritta da Bartk in patria). Non a caso in uno scritto pubblicato
sulla "Revue Musicale" nel 1921, Zoltn Kodly, che di Bartk era stato il punto di
riferimento negli anni pi acuti della crisi (una crisi di identit provocata dalla difficolt di
armonizzare la tradizione colta con le nuove istanze di una musica nazionale e
autenticamente popolare), riconosceva nel Primo Quartetto il superamento di un dramma
interiormente vissuto: una specie di "ritorno alla vita" di un'anima approdata alla foce del
nulla.
Bartk trov la via di uscita da questo tunnel ripercorrendo a ritroso la strada che
conduceva alle fonti originali della musica popolare contadina non solo ungherese, ma
anche slovacca, rumena, balcanica (pi tardi addirittura araba); da queste raccolte, e dagli
studi compiuti su di esse, dapprima con l'aiuto di Kodly poi da solo, Bartk pervenne a
una nuova consapevolezza nell'impiego di questo materiale nella musica d'arte, che
modific anche la sua visione generale della tradizione romantica e tardo romantica. Il suo
mondo artistico si arricch cos di nuovi contenuti, in duplice senso: le strutture melodiche,
ritmiche e modali della musica popolare, riprodotte nella realt concreta e originale della
loro natura, si contrapposero alla densit cromatica e alla intensificazione espressionista
della musica occidentale e del suo complesso linguistico-formale, per trovare poi una
integrazione sul piano della pi avanzata modernit. Il ciclo dei Quartetti rappresenta le
tappe di questa integrazione: come se Bart6k ne distillasse via via gli elementi in un
processo di riduzione alla pura essenza dei loro valori. E ci incise indelebilmente non
soltanto sull'architettura formale e sulla scrittura contrappuntistica, ma anche sul
linguaggio e sulle scelte timbriche in generale. L'uso di tutte le risorse esecutive degli
strumenti (alternanza di staccato, legato e pizzicato, di vibrato e non vibrato anche sulla
stessa nota, glissandi, tremoli sul ponticello, colpi col legno) percorre fino in fondo la via
dell'esplorazione del rumore e della creazione del suono, mettendola sullo stesso piano
dell'invenzione melodica, armonica e ritmica.
La straordinaria variet di atteggiamenti e di segni, tra echi struggenti e improvvise
impennate, reminiscenze nostalgia le e fantastiche accensioni della materia, incursioni
nell'ignoto e ritorni mai regressivi al passato, in una cifra che resta sempre riconoscibile e
tagliente: tutto ci fa dei Quartetti di Bartk un capitolo esaltante e irrinunciabile nella
storia della musica del Novecento. Il fatto che i suoi Quartetti siano divenuti col tempo
possesso stabile del repertorio accanto ai capolavori dei grandi maestri, sta a dimostrare
che anche nel nostro secolo l'impegno compositivo pi radicale non escluso dalla misura
dei classici, ove le aspirazioni riposino sul dominio assoluto della forma e della
comunicazione, nell'equilibrio e nella fantasia delle possibilit realizzative della creazione e
nel costante affinamento dell'anima e dell'intelligenza.

Bla Bartk
Quartetto per archi n. 1 op. 7
Lento - attacca:

Poco a poco accelerando all'Allegretto - Introduzione, Allegro attaca


Allegro vivace

Quartetto per archi n. 1 op. 7 (1908-1909)

Quasi a riepilogo di tutto il periodo delle esperienze giovanili, dalla fase romantica e tardo
romantica alle prime scoperte della musica moderna con Debussy e del canto popolare, il
Quartetto op. 7, iniziato nel 1908 e terminato il 27 gennaio 1909, un'opera
programmatica. I tre tempi in cui si svolge (Lento - Allegretto - Allegro vivace) hanno
caratteri diversi, che corrispondono a tre momenti diversi di un processo non solo di
chiarificazione ma anche di liberazione. Il primo Lento a sua volta tripartito: al tessuto
polifonico, contrappuntistico, disteso e insieme compatto della prima parte (che ritorna
con carattere di maggior sospensione e attesa nella ripresa) si contrappone nella sezione
centrale un lirismo fortemente espressivo, appassionato, armonicamente assai ricercato; a
met strada fra l'astrazione dei movimenti lenti degli ultimi Quartetti di Beethoven e
l'ansia cromatica di Wagner. La polifonia dell'ultimo Beethoven, riflessa nel maestro
sommo della scrittura contrappuntistica, cio Sebastian Bach, il trampolino da cui Bartk
muove per costruire quel contrappunto germinale fondato sul lento svolgersi di cellule
musicali che costituir uno dei contrassegni principali del suo stile. Da questo punto di
vista il lento fugato con cui inizia il Quartetto op. 7 il punto di partenza di un cammino
che trent'anni dopo si estinguer nella dolente mestizia del Sesto Quartetto.
L'Allegretto che segue ha la funzione di un Allegro di sonata, come se il primo tempo fosse
stato solo un'introduzione; ma il suo carattere quello di uno Scherzo con le movenze di
un valzer, alquanto ironico nella presentazione del tema sull'ostinato del primo violino.
La crescente animazione di questo movimento si modera a poco a poco fino a diluirsi nel
passaggio al terzo tempo (Introduzione: Allegro meno vivo - Molto Adagio), da cui
esplode il conclusivo Allegro vivace. Esso ispirato chiaramente al folclore ungherese,
come attestato dalla base pentatonica della struttura melodica e dalle figurazioni
ritmiche insistite su suoni ribattuti, in una articolazione metrica che esce dagli schemi
convenzionali delle unit di misura simmetriche. Ed proprio la presenza di queste
microstrutture melodiche e ritmiche a liberare una fortissima carica di energia, risolvendo
la tensione dei movimenti precedenti, gravata di angosce e dubbi, in una gioiosa
affermazione di slancio vitale, di segno autenticamente positivo.
Due aspetti di natura compositiva, che diverranno quasi una costante nell'arte di Bartk,
sono da sottolineare gi in questo Primo Quartetto: la tendenza alla forma ciclica, con
nessi profondi anche se spesso tenuti piuttosto nascosti, e la predilezione per una sorta di
concezione monotematica, estesa all'intera architettura formale; anche questa sovente
mascherata da una fitta rete di relazioni lontane, e intesa pi come risultato di
un'elaborazione compositiva, volta a ridurre all'essenza gli elementi costitutivi, che come
punto di partenza prefissato. La sintesi a cui Bartk perviene non una categoria a priori,
ma il risultato di un lento e travagliato processo di analisi, interiormente significante, che
impegna nel proprio linguaggio musi-cale, in modo diretto, tutto se stesso.

Quartetto Arditti
Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Stagione di musica da camera 1999-2000