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dal romanzo al romanzesco :

genere e modo nellopera di Calvino

Linda Pennings

alvino ci mette di fronte a questo paradosso dice Alberto Asor Rosa nella
sua storia del romanzo italiano il paradosso che il pi grande narratore
italiano della seconda met del Novecento non ha scritto romanzi . Eppure il critico assegna proprio a Italo Calvino un ruolo cruciale nella storia e nel futuro del
romanzo italiano, affermando che Se una notte dinverno un viaggiatore il nuovo romanzo, che Calvino escludeva che si potesse scrivere . 1 Nuovo romanzo, o
metaromanzo, antiromanzo, non-romanzo, postromanzo ? Lo scrittore stesso ha
parlato di un iperromanzo in cui voleva dare lessenza del romanzesco . 2
proprio in queste parole di Calvino, lessenza del romanzesco , che il paradosso segnalato da Asor Rosa potrebbe trovare una soluzione. Ma che cosa si intende
qui per romanzesco ? Calvino si riferisce con questo aggettivo al genere del romanzo tradizionale, oppure a qualcosa che trascende il genere romanzo ? In quanto
segue si vuole appunto riflettere sul significato del romanzo e del romanzesco nella
poetica di Calvino, ipotizzando che sia negli scritti teorici sia nella narrativa assuma unimportanza fondamentale la distinzione tra il concetto di genere letterario e
quello, pi aperto e pi mobile rispetto al genere, del cosiddetto modo.

1. Genere e modo
Laspetto che caratterizza forse maggiormente la poetica di Italo Calvino la sua sfiducia nelle convenzioni dei generi letterari. Infatti, Calvino ha pi volte dichiarato il
suo disinteresse in merito : Io guardo ai libri dice in una lettera ad Augusto Monti
del 1963 non ai romanzi ; dei generi letterari continuo a curarmi poco . 3 Non
mancano poi i riferimenti al bando imposto ai generi dallestetica di Benedetto Croce.
In unintervista del 1961 Calvino afferma : Non mi sono ancora lasciato prendere dalla
ventata che credo passeggera di riabilitazione dei generi letterari. In questo campo la
piazza pulita fatta da Croce resta una conquista definitiva . 4 E pertanto al codificatore
dei generi Gyrgy Lukcs, egli preferisce Bertolt Brecht, il fautore di generi spurii . 5
Ma se ben noto che lo scrittore non condivide con Lukcs la classicistica fede
nei generi , 6 altrettanto noto che egli ha sempre attribuito molta importanza al

1 A. Asor Rosa, La storia del romanzo italiano ? Naturalmente, una storia anomala, in Il romanzo, iii, a cura
di F. Moretti, Torino, Einaudi, 2002, pp. 302-303.
2 I. Calvino, Molteplicit (Lezioni americane, 1985), in Saggi 1945-1985, a cura di M. Barenghi, Milano, Mondadori, 1995, p. 730.
3 Idem, Lettera a Augusto Monti, 30 marzo 1963, in Lettere (1940-1985), a cura di L. Baranelli, Milano, Monda4 Idem, Quattro domande sul cinema italiano (1961), in Saggi, cit., p. 1920.
dori, 2000, p. 741.
5 Idem, Brecht (1956), in Saggi, cit., p. 1302.
6 Idem, Le sorti del romanzo (1956/7), in Saggi, cit., p. 1512.

rassegna europea di letteratura italiana 29-30 2007

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patrimonio delle forme letterarie e ai contenuti dellimmaginario collettivo. Considerando la letteratura come un lavoro interpersonale , una creazione collettiva ,
Calvino sostiene che larte nasce da altra arte, cos come la poesia nasce da altra
poesia : Questo sempre vero , afferma nella conversazione con Tullio Pericoli
del 1980, anche quando uno crede semplicemente di far parlare il proprio cuore, o
di imitare la natura, di fatto imita gi delle rappresentazioni, magari senza rendersene conto . 1
Partendo da questa premessa scontata, si potrebbe dire che se da una parte Calvino rifiuta il concetto di genere per le sue implicazioni di forme fisse e limiti imposti,
dallaltra parte non svaluta la continuit di forme e contenuti in combinazioni e
strutture sempre nuove e diverse. Il suo atteggiamento trova una rispondenza nelle
moderne teorie dei generi, in cui laccento cade non pi sulla stabilit dei generi ma
sulla loro variet e continua trasformazione, e non pi su una relazione di appartenenza univoca di un testo ad un genere ma come dice Paolo Bagni sulla pluralit di generi al lavoro nellopera . 2 Il carattere pluridimensionale attribuito oggi ai
generi, comporta anche un crescente interesse per il concetto di modo.
risaputo che nella teoria dei generi si impiega la nozione di modo lepico,
il tragico, il comico, il fiabesco, il pastorale, il romanzesco, il fantastico, il satirico
ecc. in una molteplicit di accezioni. Northrop Frye, nel suo famoso Anatomy
of Criticism riconduce i modi a forme archetipiche di natura mitico-antropologica ;
Alastair Fowler invece, negando la specificit letteraria di tali archetipi, considera
il modo come unastrazione derivata da un genere letterario. Per Robert Scholes
i modi formano un sistema ideale di tipi tematici atto a rappresentare tutta la finzione letteraria, mentre per Grard Genette essi si riferiscono esclusivamente alle
due situazioni enunciative del narrativo e del drammatico. Remo Ceserani, poi,
definisce i modi ampiamente come procedimenti retorico-formali, atteggiamenti
conoscitivi e aggregazioni tematiche [] storicamente disponibili nei serbatoi dellimmaginario . Pi specifica la distinzione proposta da Pieter De Meijer, tra modi
di tipo stilistico, di tipo enunciativo e di tipo semantico. 3
A prescindere dalle differenze sostanziali o accessorie tra le varie accezioni del
concetto, il modo costituisce, si pu dire, uno o pi elementi (tematici, stilistici,

1 Idem, Furti ad arte (conversazione con Tullio Pericoli) (1980), in Saggi, cit., pp. 1811-1812.
2 P. Bagni, Genere, Firenze, La Nuova Italia, 1997, p. 127. Cfr. anche, per esempio, J. M. Schaeffer, Che cos
un genere letterario, trad. it., Parma, Pratiche, 1992 e M. Ganeri, La teoria dei generi letterari dopo gli anni settanta : il superamento dellapproccio normativo, Allegoria , viii (1996), 23, pp. 25-35. Per gli sviluppi della moderna
teoria dei generi in Italia, cfr. il mio I generi letterari nella critica italiana del primo Novecento, Firenze, Franco
Cesati, 1999.
3 N. Frye, Anatomy of Criticism, Princeton, Princeton University Press, 1957 ; A. Fowler, Kinds of Literature,
Oxford, Clarendon Press, 1982 ; R. Scholes, Les modes de la fiction, in Thorie des genres, Paris, ditions du Seuil,
1986, pp. 77-88 ; G. Genette, Genres, types, modes, Potique , viii (1977), 32, pp. 389-421 (vedi anche Introduction
larchitexte, Paris, ditions du Seuil, 1979) ; R. Ceserani, Raccontare la letteratura, Torino, Bollati Boringhieri,
1990, p. 116 (vedi anche Idem, Guida allo studio della letteratura, Roma-Bari, Laterza, 1999, p. 134) ; P. De Meijer,
La questione dei generi, in La narrativa italiana dalle Origini ai giorni nostri, a cura di A. Asor Rosa, Torino, Einaudi, 1997, pp. 3-41 (anche in Letteratura italiana, iv, a cura di A. Asor Rosa, Torino, Einaudi, 1985, pp. 245-282). L.
Beiu-Paladi osserva giustamente che gli studiosi italiani parlano soprattutto di genere e sottogenere, mentre
(eccezion fatta per gli studi citati di Ceserani e di De Meijer) la categoria di modo, sembra, invece, essere evitata consapevolmente (Generi del romanzo italiano contemporaneo, Stockholm, Almquist & Wicksell, 1999, p. 26).

dal romanzo al romanzesco: genere e modo in calvino

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strutturali) che compongono un genere storico, distinguendosi da questo in quanto


non implica mai una completa forma esterna. I modi si possono considerare come
concetti a-storici, come osserva De Meijer (senza per questo negare le loro origini storiche), nel senso che possono manifestarsi in generi di epoche lontanissime
luna dallaltra . Ed proprio la trasferibilit del modo da un genere allaltro, a causare la continua trasformazione, variazione e innovazione allinterno del sistema
dei generi letterari. 1

2. Romanzo e romanzesco
Nelle varie considerazioni calviniane sul romanzo italiano la sua storia, le sue
condizioni contemporanee, le sue prospettive future il genere romanzo e il modo
romanzesco sono chiaramente distinguibili : il romanzo si presenta nella sua realt
e problematicit storica, mentre il romanzesco si muove liberamente attraverso i
tempi e i generi. Nella famosa risposta a uninchiesta radiofonica del 1953 Calvino
esprime un giudizio piuttosto severo sulla storia del romanzo italiano, affermando
la sua mancata fortuna . 2 Alessandro Manzoni era riuscito a scrivere un romanzo
modello , dice Calvino, ma il difetto di questo modello stava proprio nel temperamento poco romanzesco del suo autore.
Calvino riprende il famoso topos della critica italiana che mancherebbe allItalia
una tradizione del romanzo, o anzi che gli italiani sarebbero di natura negati per
il romanzo. 3 Tuttavia il significato attribuito a questo topos dipende proprio da
come si definisce la tradizione del romanzo : tant vero che Calvino cos continua : In Italia per scrivere romanzi allora come oggi una tradizione occorreva
rintracciarla [] sul piano di tuttintera la letteratura italiana (non dun genere o
duna scuola), che il suo romanzesco lha fuori dai romanzi . Non sarebbe dunque
Manzoni da considerarsi il vero capostipite del romanzo italiano. Per me conclude il padre ideale del nostro romanzo sarebbe stato uno che parrebbe lontano
pi dogni altro dalle risorse di quel genere : Giacomo Leopardi . Leopardi, pur
non avendo mai scritto un romanzo, per Calvino rappresenta per motivi che si
vedranno in seguito il padre ideale del romanzo, o per meglio dire, del romanzesco italiano.
Nella poetica calviniana i due concetti rappresentano non solo due fenomeni ma
spesso anche due valori letterari differenti. Si sa che per Calvino il romanzo negli
anni del secondo dopoguerra era diventato la grossa catena al piede che ci portia

1 De Meijer, La questione dei generi, cit., p. 254. Cfr. anche Fowler, Kinds of Literature, cit., p. 107 : Modal
terms never imply a complete external form. Modes have always an incomplete repertoire, a selection only of
the corresponding kinds features, and one from which overall external structure is absent . E ancora : The
mode, with its selection of constituents, is less dependent on external forms. It is as if the kind were limited
by its structural carapace, so that is reached the end of its evolutionary possibilities. But its mode equivalent
is more versatile, being able to enter into new commixtures and to continue in combination with kinds still
evolving (p. 167).
2 I. Calvino, Mancata fortuna del romanzo italiano (1953), in Saggi, cit., pp. 1507-1511.
3 Cfr. per una giustificazione storica del topos il saggio citato di Asor Rosa, che inizia appunto : LItalia
non la patria del romanzo. Il romanzo non nasce qui. E, anche quando lItalia arriva a conoscere una propria
fioritura romanzesca, si pu dire che non se ne costituisca mai una tradizione, nel senso lineare e grandioso
in cui ci avviene in quasi tutti gli altri Paesi moderni (p. 255).

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mo dietro . 1 Imperversava limperativo del romanzo realistico, consacrato come


lunico genere degno di testimoniare le vicende recenti della storia italiana ; imperativo cui a Calvino riusciva difficile conformarsi : Pi rompiscatole sono quelli che
teorizzano che il romanzo devessere cos e cos, che bisogna scrivere il romanzo
ecc. Vadano al diavolo ! Quante energie vengono perse in Italia per cercar di scrivere
il romanzo con tutte le regole, che potevano servire a darci cose pi modeste, con
men pretese, ma pi genuine : racconti, memorie, appunti, testimonianze, o comunque libri aperti, senza uno schema prefissato . 2
Effettivamente, secondo Calvino a quellepoca il romanzo di tipo ottocentesco
apparteneva irrimediabilmente al passato : Il romanzo dellOttocento ha avuto
uno sviluppo cos pieno, lussureggiante, vario, sostanzioso, che quel che ha fatto
basta per dieci secoli. Come pu venire in mente di aggiungergli qualcosa ? Coloro che vorrebbero che si scrivessero ancora romanzi ottocenteschi, fanno torto a
ci che dicono di amare . 3 Questo romanzo poteva tornare tuttal pi in forma
di parodia, come quella di Pasternak, che aveva soffiato in tutto il suo romanzo il
desiderio dun romanzo che non esiste pi . 4 Sulle sorti del romanzo Calvino in
questo periodo non lascia alcun dubbio, infatti, dicendo : Io auspico un tempo di
bei libri pieni dintelligenza nuova []. Ma non penso che saranno romanzi ; penso
che certi agili generi della letteratura settecentesca il saggio, il viaggio, lutopia, il
racconto filosofico o satirico, il dialogo, loperetta morale devono riprendere un
posto di protagonisti della letteratura . 5
E cos nei giudizi sui romanzi letti per la Einaudi lo scrittore spesso rimpiange la
scelta del romanzo per una materia che, non essendo romanzesca, avrebbe trovato
espressione adeguata in altri generi. A Valerio Bertini scrive : Quello che impedisce
al tuo libro di essere nuovo e interessante come dovrebbe essere, la struttura di
romanzo . 6 E a proposito di unopera di Marianna Astengo : Ma perch un romanzo ? Perch da tutto questo patrimonio desperienza deve essere ricavata una
finzione narrativa e non un vero e proprio libro di memorie ? 7 A Guido Morselli
poi : Il Suo libro si presenta gremito di fatti, di dati, di documentazione duna vita
reale, ed questa parte non-romanzesca, questo materiale accumulato dentro, che
mi faceva appunto rimpiangere che Lei non avesse scritto, che so ?, una divagazione
sul movimento operaio [], o una biografia, o un libro di ricordi e pensieri . 8 E in
una polemica sulla Storia di Elsa Morante, Calvino osserva : Ci che in questo libro
pi minteressa il ricorso al romanzesco che vorrei avesse molto pi sviluppo. Ma
a questo si sovrappone un altro aspetto, di rapsodia della letteratura italiana sulla
Seconda guerra mondiale . 9

1 I. Calvino, Lettera a Valerio Bertini, 7 marzo 1956, in I libri degli altri. Lettere 1947-1981, a cura di G. Tesio,
2 Idem, Lettera a Luigi Santucci, 24 agosto 1959, in Lettere, cit., p. 603.
Torino, Einaudi, 1991, p. 178.
3 I. Calvino, Risposte a 9 domande sul romanzo (1959), in Saggi, cit., p. 1521. Per linchiesta di Nuovi Argomenti cfr. M. C. Storini, Lesperienza problematica. Generi e scrittura nella narrativa italiana del Novecento, Ro4 I. Calvino, Pasternak e la rivoluzione (1958), in Saggi, cit., p. 1363.
ma, Carocci, 2005, pp. 13-26.
5 Idem, Le sorti del romanzo, cit., p. 1514. Cfr. anche Il midollo del leone (1955), in Saggi, cit, p. 18.
6 Idem, Lettera a Valerio Bertini, cit., p. 178.
7 Idem, Lettera a Gigliola Venturi, 20 gennaio 1959, in I libri degli altri, cit., p. 289.
8 Idem, Lettera a Guido Morselli, 5 ottobre 1965, in Lettere, cit., p. 887.
9 Idem, Un progetto di pubblico (1974), in Saggi, cit., p. 344. Cfr. anche la lettera a Elsa Morante del 6 agosto
1974 (in Lettere, cit., p. 1246).

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Viceversa, nellarticolo sullHilarotragoedia di Manganelli del 1965, Calvino constata a sua felice sorpresa che la forma in cui lautore ordina le sue invenzioni non
quella del romanzo ma quella del trattato . 1 Manganelli non soltanto si sottrae cos
allimperativo del romanzo, ma fa anche s che la materia del romanzo persone
cose luoghi attraverso limmaginazione pu restare racconto vero e proprio pur
presentandosi in una forma diversa da quella del romanzo.

3. Il romanz(esc)o calviniano
Anche se, come visto, il termine romanzo negli scritti di Calvino si riferisce spesso al romanzo inteso in senso comune, come genere letterario dotato di un certo
numero di caratteristiche tematiche e formali, le definizioni del romanzo che lo
scrittore formula esplicitamente fanno pensare piuttosto a un modo. Le connotazioni attribuite al romanzo, costituenti altrettanti criteri di giudizio, riguardano dei
contenuti globali che, pur essendo presentati come tipici del romanzo, si possono
ugualmente individuare in altri generi.
Quanto alla terminologia, generalmente parlando si pu dire che il genere indicato con la forma sostantivale e il modo con quella aggettivale, ma questuso risulta
tuttaltro che assoluto. Infatti, la distinzione tra genere e modo nel linguaggio di
Calvino corrisponde non sempre con quella tra i termini romanzo e romanzesco : laggettivo pu anche riferirsi al romanzo o a un insieme di romanzi, mentre
il sostantivo molte volte assume il significato del modo.
Le definizioni calviniane del romanzo, sparse per saggi e lettere, abbondano
soprattutto negli anni 50 e 60, quando i dibattiti su questo genere erano allordine
del giorno. Sono frequenti, anzitutto, le indicazioni di ci che il romanzo non pu
o non dovrebbe essere. Calvino esclude cos lespressione di sentimenti ( per noi
romanzo il contrario di lirica 2) ; laffermazione di idee ( la politica continua
a interessarmi, e cos la letteratura [], ma dal romanzo politico non mi aspetto
nulla 3) ; la denuncia sociale ( anche il romanzo di denuncia sui problemi sociali
ha i giorni contati 4) ; la descrizione di luoghi ( impervers[a] il regionalismo descrittivo, una piaga che ancor oggi funesta la nostra narrativa 5) ; lautobiografismo
memoriale ( per la narrazione memorialistico-saggistica [] vorrei rivendicare una
posizione dautonomia rispetto al romanzo 6).
Secondo lo scrittore i romanzi servono solo quando non possono essere che romanzi cio invenzioni dun mondo autonomo o dun nuovo ritmo di racconto che
esprima un nuovo contenuto ideale . 7 Ed ben noto qual per Calvino questo
contenuto ideale : Il vero tema dun romanzo dovr essere una definizione del nostro tempo [] ; dovr essere unimmagine che ci spieghi il nostro inserimento nel
mondo . 8 E ancora : Il romanzo non pu pi prescindere dinformarci su come

1 Idem, Notizia su Giorgio Manganelli (1965), in Saggi, cit., p. 1154.


2 Idem, Elio Vittorini, Il garofano rosso (1948), in Saggi, cit., p. 1262.
3 Idem, Lettera a Guido Morselli, cit., p. 887.
4 Idem, Dialogo di due scrittori in crisi (1961), in Saggi, cit., p. 88.
5 Idem, Mancata fortuna del romanzo italiano, cit., pp. 1510-1511.

6 Ivi, p. 1509.
7 Idem, Lettera a Gigliola Venturi, cit., p. 289.
8 Idem, Il midollo del leone, cit., p. 19.

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fatto il mondo ; deve e pu scoprire per il modo, i mille, i centomila nuovi modi in
cui si configura il nostro inserimento nel mondo, esprimere via via le nuove situazioni esistenziali . 1
Se dunque il vero romanzo vive nella dimensione della storia , esso anche
avventura umana nel tempo . 2 Lavventura chiaramente non quella passiva del
romanzo di educazione, priva di un rapporto dialettico tra luomo e lambiente :
Nei romanzi di educazione mi d sempre noia il fatto del protagonista che se ne sta
l come con un imbuto in testa, aspettando che gli altri e la vita gli versino dentro
esperienza e saggezza. Trovo che questo non dialettico. Un uomo modificato e
insieme modifica lambiente, impara e insegna al momento stesso, se no non un
uomo. E un romanzo in cui questo non avviene, non un romanzo . 3 Piuttosto
gli schemi del romanzo sono quelli dun rito diniziazione, dun addestramento
delle nostre emozioni e paure e dei nostri processi conoscitivi , 4 ossia le prove che
luomo attraversa e il modo in cui egli le supera . 5
Insomma, il romanzo-romanzo puro racconto, narrazione di avventure. da
questa visione ideale ossia calviniana del romanzo, appunto, che lautore, nellintervista citata sul romanzo italiano, sentenzia che una cosa sempre mancata al
romanzo italiano, che mi la pi cara nelle letterature straniere : lavventura . 6 Cos
Manzoni, pur avendo scritto un romanzo modello, era privo del gusto dellavventura ; inoltre fu un creatore di personaggi e dambienti [] sempre acutamente
descritti e commentati ma non destinati a diventare nuovi grandi miti moderni .
Al contrario, in Leopardi erano vive [] le grandi componenti del romanzo moderno, quelle che mancavano a Manzoni : la tensione avventurosa [], il bisogno di
dare nomi e volti di personaggi ai sentimenti e ai pensieri suoi e del secolo . 7
Sebbene il processo di rivalutazione di Manzoni individuabile negli scritti di Calvino sembri essere fondato proprio sullaspetto romanzesco dellopera, al di l
dellimpianto ideologico, 8 il suo entusiasmo non raggiunse mai quello per Ippolito

1 Idem, Dialogo di due scrittori in crisi, cit., p. 89.


2 Idem, Mancata fortuna del romanzo italiano, cit., p. 1509.
3 Idem, Lettera a Antonio Guerra, 15 maggio 1951, in I libri degli altri, cit., pp. 43-44.
4 Idem, Il romanzo come spettacolo (1970), in Saggi, cit., p. 273.
6 Idem, Mancata fortuna del romanzo italiano, cit., p. 1511.
5 Idem, Il midollo del leone, cit., p. 23.
7 Ivi, pp. 1507-1508. Il testo citato si trova in una nota a pi di pagina con la seguente avvertenza : Nel manoscritto, laccenno a Leopardi romanziere, che mi era stato suggerito dallamico Giulio Bollati, era sviluppato
in un passo che in seguito eliminai per non anticipare il tema dun saggio che Bollati aveva in mente di scrivere . Il confronto tra i due scrittori del romanticismo ripreso nellampia definizione dellepica moderna in
Natura e storia nel romanzo (1958), in cui lideologia manzoniana contrapposta alla libert leopardiana : Che
cosa ci trattiene dal porre pagine cos belle [il viaggio di Renzo verso lAdda] nel numero delle pi indicative
di questa epica moderna che stiamo ora cercando di definire ? Avevamo detto or ora che questo rapporto
delluomo con la natura e la storia contraddistinto dal fatto dessere libero, non ideologico, non come di
colui che vede nel mondo un disegno precostituito, trascendente o immanente che sia ; insomma devessere
un rapporto dinterrogazione. Non il cielo di Renzo Tramaglino dunque, ma quello del pastore errante nellAsia ; anche se Leopardi non pu essere definito un epico, e non ha mai scritto un romanzo. Oppure il cielo
di Cristoforo Colombo [] del Dialogo di Colombo e Gutierrez (Saggi, cit., p. 33).
8 In nota allinchiesta Calvino precisa infatti : Su Manzoni il giudizio che esprimevo a quel tempo ebbe
tempo di cambiare . Per una ricostruzione di questa riabilitazione, cfr. E. Bellini, Calvino e i classici italiani
(Calvino e Manzoni), in Studi di letteratura italiana in onore di Francesco Mattesini, a cura di E. Elli, G. Langella,
Milano, Vita e Pensiero, 2000, pp. 489-534.

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Nievo : lui che conosceva cosera avventura, e storia familiare, e grandezza e decadenza sociale, e vita umana . In effetti, con le Confessioni Nievo aveva scritto lunico romanzo italiano dellOttocento dotato dun fascino romanzesco paragonabile
a quello che si ritrova con tanta abbondanza nelle letterature straniere . 1 E cos
il romanzo per eccellenza della letteratura mondiale individuato in America di
Kaf ka, per essere avventura e solitudine dun individuo sperduto nella vastit del
mondo, verso una iniziazione e autocostruzione interiore . 2
Si tratta appunto dellavventura romanzesca che costituisce lelemento unificante delle opere da Calvino individuate come fondamentali nella sua formazione letteraria : il libro per bambini Pinocchio, che si presenta come un romanzo picaresco,
come pure lautobiografia di Cellini, 3 il poema cavalleresco di Ariosto, le novelle
di Boccaccio e via di seguito. Ma il romanzesco si trova ugualmente, come visto,
sparso nei primi novellieri e cronisti e comici fino al Porta e al Belli, e dai sommi
canzonieri fino al Leopardi . 4 chiaro che il romanzesco nellottica di Calvino non
strettamente legato al genere romanzo, nel senso che un vero romanzo richiede il
romanzesco, ma il romanzesco a sua volta non ha bisogno della forma del romanzo.
A questo punto si impone la domanda : in che misura la definizione calviniana
della materia tipica del romanzo corrisponde a ci che comunemente si intende per
modo romanzesco. Questo viene di solito identificato con una derivazione dal romance, cio nella definizione di Paolo Zanotti con una narrazione in prosa che
racconta fatti lontani dalla vita ordinaria, o perch meravigliosi o perch appartenenti a un universo sociale lontano da quello del lettore . 5 Al romance/romanzesco
si attribuiscono poi caratteri come la sequenza infinita di avventure di tipo fantastico e amoroso, i personaggi piatti divisi in buoni e cattivi, la realizzazione di sogni,
la qute che porta a una perfezione etica di tipo ideale, ecc. 6

1 Idem, Intervista di Maria Corti (1985), in Saggi, cit., p. 2920.


2 Ivi, p. 2921.
3 Alla letteratura italiana mancato il romanzo picaresco (forse solo la vita del Cellini potrebbe esser chiamata a riempire la casella ; oltre beninteso un eletto manipolo di novelle del Decamerone), e Pinocchio libro di
vagabondaggio e di fame, di locande malfrequentate e sbirri e forche, impone il clima e il ritmo dellavventura
picaresca italiana con unautorit e una nettezza come se questa dimensione fosse sempre esistita e dovesse
esistere sempre (Carlo Collodi, Pinocchio [1981], in Saggi, cit., pp. 801-802).
4 Idem, Mancata fortuna del romanzo italiano, cit., p. 1508. Cfr. anche la citata Notizia su Giorgio Manganelli, in
cui Calvino insiste sui vantaggi di una tradizione di prosa, come quella italiana, non legata al genere romanzo
ma sviluppatasi anche attraverso le carte dei cronisti e dei viaggiatori, le epistole, le ambascerie, gli exempla
dei predicatori e ogni altro genere di scrittura pratica (p. 1156).
5 P. Zanotti, Il modo romanzesco, Roma-Bari, Laterza, 1998, p. 7.
6 Cfr. anche la voce modo romanzesco, in R. Ceserani, Guida allo studio della letteratura, Roma-Bari, Laterza,
1999 : Una narrazione romanzesca ricca di colpi di scena e avventure, si muove in uno spazio senza percorsi
tracciati (una foresta, il mare, un luogo pieno di meraviglie, incantesimi, mostri, labirinti) : il personaggio che
vi si avventura si muove a caso e finisce sempre per arrivare in un luogo diverso da quello verso cui era diretto,
finisce sempre per non incontrare ci che cerca e per incontrare invece ci che non cerca. Temi frequenti del
romanzesco sono lavventura, la fantasticheria, lamore. Le sue origini storiche vanno rintracciate in epoca
medievale [] : generi tipici medievali in cui si attuato sono il romanzo cortese [], e il romanzo cavalleresco []. Tecnica tipica del romanzo di questo tipo lintreccio (o entrelacement) fra storie e vicende
e percorsi narrativi dei diversi personaggi ; formalmente aperto rimane del resto il percorso su cui si avvia il
personaggio romanzesco : le avventure in cui egli si impegna possono susseguirsi allinfinito. Lavventura per
lui non mai fine a se stessa, ma serve a migliorarlo spiritualmente, ad avvicinarlo a un ideale di perfezione
etica, quasi mistica (p. 563).

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Al novel in genere si assegnano, fin dalla classica distinzione formulata da Clara


Reeves nel 1785, non solo caratteri ma anche origini e sviluppi diversi, in quanto si
ricollega alla tradizione realistica della novella, la biografia, la storia, la lettera, il
diario, la cronaca ecc. Nel romanzo moderno si intrecciano in varia misura il modo
romanzesco e il modo che si pu chiamare realistico-mimetico. 1 Il romanzesco
calviniano chiaramente non si identifica con nessuno di questi due modi, ma piuttosto con un nucleo comune in cui si possono individuare come elementi essenziali,
secondo le parole di Alberto Asor Rosa, lindividualismo, lavventura e il destino :

Lindividualismo costituisce senza dubbio una delle componenti pi forti del romanzo. E,
con lindividualismo, il senso dellavventura e del destino, che in taluni casi sfocia nella ripresa vera e propria di un motivo medievale-romanzesco (in realt archetipico) come quello
della qute, con la differenza che ora, in et moderna, anche lobiettivo della ricerca sindividualizza, e non ci sono pi Santi Graal o fatate Angeliche da scovare, ma solo la realizzazione
del proprio bisogno individuale, economico, spirituale o sentimentale che sia. 2

Se questa tematica tipica del romanzo nelle sue forme pi varie, evidente che il
suo modo si presenta in varie combinazioni e gradazioni in numerosi altri generi,
come la fiaba, la novella, il genere picaresco, il conte philosophique, il racconto fantastico, la letteratura per linfanzia. I generi, non a caso, a cui Italo Calvino si ispirato
per la sua opera narrativa.
4. Calvino romanzesco
Se si vuole far coincidere il modo romanzesco, qui inteso nella sua forma pi elementare, con il tema fondamentale della poetica calviniana, cos come si manifesta
nelle sue riflessioni e opinioni letterarie, ma anche nella sua opera narrativa, si impone la domanda su cosa distingue il romanzesco dal fiabesco o dal fantastico, i
modi che sono stati proposti come tipici dellopera calviniana. 3 Si direbbe piuttosto
che il romanzesco cos come stato definito non aggiunge ma toglie qualcosa agli
altri modi attribuiti a Calvino.
Vari critici che, senza voler diminuire limportanza fondamentale della fiaba per
lopera di Calvino, si sono proposti di precisare i termini di questo rapporto, met

1 Ivi, pp. 561-562. Cfr. anche, oltre agli studi classici di Frye (Anatomy of Criticism, cit.) e di M. Bachtin (Estetica e romanzo, Torino, Einaudi, 1979), P. De Meijer, La prosa narrativa moderna, in La narrativa italiana dalle
Origini ai giorni nostri, cit., p. 220 ss. e G. Celati, Finzioni occidentali. Fabulazione, comicit e scrittura, Torino,
Einaudi, 1975.
2 Asor Rosa, La storia, cit., pp. 260-261. Cfr. anche, per esempio, G. Baldissone, Occhio al romanzo, in Ascesa e decadenza del romanzo moderno, a cura di G. Barberi Squarotti, Torino, Tirrenia Stampatori, 1994 : Le storie
romanzesche si staccano da quelle delle cronache e della storiografia, da quelle dellepica classica e da quelle
della mitologia, per narrare vicende singolari, private, in cui lindividuo anonimo, che pu per rappresentare
tutti gli uomini, si riconosce come protagonista. Non sono pi dei, eroi, imperatori a dominare il racconto,
ma lindividuo, con i suoi problemi e le sue passioni private, a diventarne protagonista (p. 113).
3 Il fantastico non un modo, o certi modi, del narrare di Calvino, ma il modo della sua scrittura, lo
schema trascendentale che informa, nella grande variet delle realizzazioni, tutta lopera (E. Gioanola,
Modalit del fantastico nellopera di Italo Calvino, in Italo Calvino. La letteratura, la scienza, la citt, a cura di G.
Bertone. Atti del Convegno nazionale di studi di Sanremo, Genova, Marietti, 1988, p. 20 ; anche in Nuova
Corrente xxxiv [1987], p. 100). Cfr. anche G. Nava, Calvino e il fantastico, Paragone Letteratura , n.s., xlii
(1991), 30, pp. 49-64.

dal romanzo al romanzesco: genere e modo in calvino

133

tono in rilievo da una parte gli aspetti della fiaba non o meno significativi per la sua
opera, e dallaltra la necessit di collocare la fiaba in tutta una serie di generi tradizionali assimilati da Calvino. Cos Mario Barenghi afferma :

Fra i modelli letterar a cui Calvino si di preferenza ispirato un posto preminente spetta
senza dubbio alla fiaba. Ma in questo, che costituisce non da oggi un luogo comune della
critica calviniana, si annidano tuttora (almeno, cos mi sembra) alcuni equivoci. Che cosa
significa il termine fiaba (o il fiabesco) applicato a Calvino ? Vediamo innanzi tutto che
cosa non significa. Non significa toni svagati o sognanti, fantasticherie evasive, compiacimento per larcaico-erudito, linfantile o il naf. Ma non significa nemmeno puro gusto del
meraviglioso, abbandono a un limpido e schietto gioco dellimmaginazione e tanto meno
esibizione di particolari favolosi o inverosimili. Per Calvino la fiaba conta essenzialmente
come archetipo del racconto davventura : cio come principio di riduzione della realt narrata a una serie di conflitti o di punti di attrito fra un individuo, portatore di una specifica
moralit, e una realt esterna (naturale e sociale) in cui tale moralit chiamata a cimentarsi
e ad inverarsi. 1

Barenghi sottolinea poi che la narrativa calviniana parte da un meditato e selettivo


recupero delle radici storiche del racconto davventura (la fiaba, il romanzo cavalleresco, lepopea comica del pcaro) . 2 Ugualmente Bruno Falcetto, indagando il
rapporto di Calvino con la fiaba, insiste sulla necessit di vedere quel rapporto in
una prospettiva pi ampia : Si vedr cos che laria di famiglia che si respira tra gli
scritti di Calvino e la fiaba si estende sebbene con accentuazioni diverse anche
ad altri generi : il poema cavalleresco, il romanzo picaresco e davventura, la novella, il conte philosophique. [] un interesse per il fiabesco, mirato e personale, che
ne mette in rilievo soprattutto alcuni elementi specifici [], per subito allargarsi a
forme affini o limitrofe . 3
Come puntualizza Falcetto, Calvino riscopre la tradizione preottocentesca come
una risposta al dilemma che si trov di fronte negli anni del suo esordio narrativo :
da una parte limperativo categorico del romanzo realistico-ottocentesco, dallaltra lesaurimento di questo stesso genere, che sembrava sempre meno adeguato
ad adattarsi alle problematiche del tempo. Questo processo di rifiuto del genere
romanzo e del recupero di elementi narrativi pi elementari, stato ricostruito in
modo dettagliato dallo scrittore stesso, com noto, in saggi, lettere e prefazioni, in
cui il romanzo con il suo fascino e le sue problematiche costituisce una preoccupazione costante, dai primi fino agli ultimi scritti.
Si potrebbe dire che in queste preoccupazioni lo scrittore si rende conto in modo
sempre pi chiaro e deciso che quello che gli interessa e che vorrebbe conservare
non tanto il genere romanzo quanto piuttosto la sua essenza romanzesca. Una
prima fase di questo processo si potrebbe individuare nella difficolt con cui cerca di
adeguarsi ad un genere che non sente come il pi adatto n ai tempi n al suo temperamento. Nella lettera che scrive nel 1946 a Silvio Micheli, questa lotta espressa
in modo evidente (quanto divertente) :

1 M. Barenghi, Come raccontare in una notte buia e tempestosa, Nuova Corrente , xxxiv (1987), 99, p. 169.
Cfr. dello stesso autore Il fiabesco nella narrativa di Calvino, in Inchiesta sulle fate. Italo Calvino e la fiaba, a cura di
2 Ivi, p. 172.
D. Frigessi, Bergamo, Lubrina, 1988, pp. 27-37.
3 B. Falcetto, Fiaba e tradizione letteraria, in Inchiesta sulle fate, cit., pp. 48-50.

134

linda pennings

So che tu rovesci tonnellate di romanzo ogni giorno, che scrivi romanzi con lintreccio, con
lincesto, romanzi gialli, rossi, turchini, romanzi con lacqua corrente calda e fredda. Questo mi fa crepare dinvidia perch io sono sempre l che me lo meno. Io speravo di fare un
librettino di raccontini, tutto bello pulito stringato, ma Pavese ha detto no, i racconti non si
vendono, bisogna che fai il romanzo. Ora io la necessit di fare un romanzo non la sento : io
scriverei racconti per tutta la vita. Racconti belli stringati, che come li cominci cos li porti a
fondo, li scrivi e li leggi senza tirare il fiato, pieni e perfetti come tante uova, che se gli togli
o gli aggiungi una parola tutto va in pezzi. Il romanzo invece ha sempre dei punti morti,
dei punti per attaccare un pezzo allaltro, dei personaggi che non senti. Ci vuole un altro
respiro per il romanzo, pi riposato, non trattenuto e a denti stretti come il mio. Io scrivo
mangiandomi le unghie. 1

La seconda fase, quella che vedrebbe la riscoperta del romanzesco al di l del romanzo realistico, emerge in Tre correnti del romanzo italiano doggi del 1959, laddove
lautore dichiara : Anchio sono tra gli scrittori che hanno preso le mosse dalla letteratura della Resistenza, ma quello a cui non ho voluto rinunciare stata la carica
epica e avventurosa []. Cos mi sono interessato del rapporto tra la fiaba e le pi
antiche forme di romanzo, come il romanzo cavalleresco del Medioevo e i grandi
poemi del nostro Rinascimento . 2 Anche se la riscoperta del romance preottocentesco non porta ovviamente a una ripresa letterale di tale genere, 3 lo scrittore tuttavia
si ispira proprio al suo modo romanzesco, tanto da concludere, nella nota del 1960
a I nostri antenati : insomma, avevo finito per prender gusto al romanzo, nel senso
pi tradizionale della parola . 4
Del romanzo tradizionale Calvino parla anche quando, nella terza fase, ha abbandonato la forma del romanzo per inserire il romanzesco in strutture frammentarie. 5 Mentre la lettera citata a Silvio Micheli si conclude con laffermazione che
non per mancanza di idee che il romanzo gli ripugna, giacch aveva idee per dieci
romanzi in testa , quasi mezzo secolo dopo i dieci romanzi si sono realizzati, sia
pure in miniatura. Cos Calvino in reazione allinterpretazione di Se una notte dinverno un viaggiatore da parte di Mario Lavagetto, gli scrive : Credo proprio che i suoi
sospetti siano fondati : cio che quello che ho scritto sia un romanzo []. Insomma
il romanzo ha vinto sulla sua dissoluzione. (Ma dov che ho detto che non volevo
scrivere un romanzo ?) (Tutto il libro un inno damore al romanzo : al romanzo
tradizionale !) . 6

1 I. Calvino, Lettera a Silvio Micheli, 8 novembre 1946, in Lettere, cit., p. 167.


2 Idem, Tre correnti del romanzo italiano doggi (1959), in Saggi, cit., pp. 73-74.
3 Cfr., per esempio, G. Guglielmi, I sentieri di Italo Calvino ( Nuova Corrente , xxxiv [1987], 100, pp. 329347), che insiste sul carattere parodico del Cavaliere inesistente, affermando che contenuto del romanzo era gi
divenuto il problema della sua forma .
4 I. Calvino, Nota (1960) a I nostri antenati, Milano, Garzanti, 1985, p. 405.
5 La distinzione di tre fasi nellopera calviniana corrisponde evidentemente a uno dei pi comuni modelli
proposti, quello cio, come osserva G. R. Cardona, che segmenta lopera in tre fasi cronologiche, il Calvino
degli inizi narrativi, quello delle allegorie degli antenati e quello delle storie che riflettono sulla loro stessa invenzione (Fiaba, racconto e romanzo, in Italo Calvino. Atti del Convegno Internazionale [Firenze 26-28 febbraio
1987], Milano, Garzanti, 1988, p. 188).
6 I. Calvino, Lettera a Mario Lavagetto, 11 gennaio 1980, in Lettere, cit., p. 1416.

dal romanzo al romanzesco: genere e modo in calvino

135

Che per Calvino il romanzo tradizionale equivalga, in questa fase, allessenza


del romanzesco, 1 risulta anche da Il romanzo come spettacolo del 1970, in cui lo scrittore prende spunto da una mostra dedicata a Charles Dickens per intervenire nella
polemica sulle sorti del romanzesco tra Carlo Cassola e Pietro Citati. Calvino
convinto sia della morte del romanzesco in senso tradizionale, sia della possibilit di
una sua futura reincarnazione. 2 Puntando lattenzione sui numerosi studi dedicati
in quegli anni alla struttura del racconto tradizionale, che permettono unanalisi
esaustiva di un romanzo classico proprio perch si tratta di una forma morta, lo
scrittore individua in questa situazione anche il germe di una sua rinascita : Il ragionamento [] si pu capovolgere : se ora conosciamo le regole del gioco romanzesco potremo costruire romanzi artificiali, nati in laboratorio, potremo giocare al
romanzo come si gioca a scacchi . 3
Se lesito pi letterale di tale gioco certamente costituito dalliperromanzo del
1979, esso ha dato i suoi frutti anche nelle altre opere di questo periodo, dalle Cosmicomiche al Castello dei destini incrociati e da Le citt invisibili a Palomar. Il ritorno, in
queste opere, alla forma breve, che Calvino tante volte ha dichiarato di prediligere,
da una parte implica un allontanamento dalla forma del romanzo, ma dallaltra la
ripropone attraverso il concetto di molteplicit. Si pu ancora una volta operare
un capovolgimento del discorso, dove Calvino constata che oggi la regola dello
scrivere breve viene confermata anche dai romanzi lunghi, che presentano una
struttura accumulativa, modulare, combinatoria . 4 Viceversa, le sue opere contrassegnate da una tale struttura si leggono non come raccolte di racconti ma piuttosto
come un radicale ridimensionamento del romanzo.
Effettivamente lo scrivere breve da Calvino inteso non tanto come una forma
breve, bens come un certo slancio , 5 come il piacere del ricominciare 6 e come
il senso delle potenzialit infinite . 7 Questa molteplicit, poi, connessa proprio al
romanzo, non solo nella lezione americana dedicata a questo valore letterario, ma
anche prima, come in unintervista del 1959 : le possibilit di lettura su piani multipli una caratteristica di tutti i grandi romanzi di tutte le epoche []. Ecco dunque
che giunto a questo punto mi pare di poter azzardare una nuova definizione di quel
che oggi (e perci sempre) il romanzo : unopera narrativa fruibile e significante
su molti piani che si intersecano . 8

1 Cfr. n. 2.
2 Se in questo momento sono portato ad associarmi a Citati nella riabilitazione del romanzesco e a
scommettere in una sua futura reincarnazione, non soltanto perch gli aspetti artigianali dellarte narrativa mhanno sempre interessato, ma anche perch mi pare che le ragioni interne della ricerca letteraria
finiranno per spingere su quella via (Il romanzo come spettacolo [1970], in Saggi, cit., p. 271).
3 Ivi, pp. 272-273.
4 Idem, Molteplicit, cit., p. 730. Cfr. A. Asor Rosa, Il romanzo : passato e futuro (2002), in Novecento primo,
secondo e terzo, Firenze, Sansoni, 2004 : la caratteristica fondamentale del romanzo secondo James la molteplicit. [] Non pu essere un caso, del resto, che nella lezione americana dedicata a questa specifica
valenza letteraria, Calvino abbia parlato fondamentalmente di romanzi e di romanzieri (p. 261).
5 I. Calvino, Nota a I nostri antenati, cit., p. 399.
6 Idem, Lettera a Michele Tondi, 30 agosto 1966, in Lettere, cit., p. 933 ; vedi anche, in appendice alle Lezioni
7 Idem, Molteplicit, cit., p. 730.
americane, Cominciare e finire, in Saggi, cit., p. 750.
8 Idem, Risposte a 9 domande sul romanzo, cit., p. 1524. U. Musarra-Schroeder, in Il labirinto e la rete. Percorsi
moderni e postmoderni nellopera di Italo Calvino, Roma, Bulzoni, 1996, parla di una nuova concezione della

136

linda pennings

Come afferma Simonetta Chessa Wright, delegittimare il linguaggio assoluto a


favore di un linguaggio plurale porta come conseguenza la decanonizzazione dei
grandi generi letterari a favore delle petites histoires . 1 Queste storie si trovano per
collegate in una struttura pi ampia, motivata dal tentativo di riordinare un reale
mutabile, lo sforzo di rinvenire una unit sfuggente , in modo da costituire (da Le
citt invisibili a Palomar) dei romanzi costruiti sul frammento . Pieter De Meijer,
analogamente, parla del romanzo-cornice di Calvino, in cui i testi sono riuniti
non solo da un narratore identico [], ma anche dallunit tematica [degli] eventi . 2
Si direbbe che anche questo aspetto strutturale non si riferisca tanto al genere
romanzo comunemente inteso, ma piuttosto al modo romanzesco non necessariamente legato alla forma del romanzo. Cos, nei Promessi sposi Calvino vede un
poliromanzo in cui vari romanzi si susseguono e sincrociano , 3 come pure il poema ariostesco ha la struttura policentrica e sincronica, le cui vicende si diramano
in ogni direzione e sintersecano e biforcano di continuo . 4 Ma tra i modelli esemplari di questa tradizione della proliferazione di storie luna dallaltra c anzitutto il folklore e la novellistica di tipo popolare, continuata sul piano letterario dal
Decameron, in cui la molteplicit infinita delle storie tramandate di bocca in bocca
resa attraverso una cornice, una storia in cui sinseriscono le altre storie . 5 A questa
struttura romanzesca direttamente ricollegato liperromanzo calviniano :

Negli ultimi miei libri, questo modello tradizionale si trasformato nellinvenzione di meccanismi generatori di storie che ho sentito il bisogno delaborare in disegni sempre pi complicati, ramificati, sfaccettati, avvicinandomi a unidea di iper-romanzo o romanzo elevato
allennesima potenza. Limpresa di cercare di scrivere romanzi apocrifi , cio che immagino
siano scritti da un autore che non sono io e che non esiste, lho portata fino in fondo nel mio
libro Se una notte dinverno un viaggiatore. 6

Nel suo saggio citato sulla storia del romanzo italiano, Alberto Asor Rosa osserva
che in questopera calviniana alla compatta linearit sequenziale, logica e cronologica, del romanzo tradizionale si sostituisce dunque una rete di corrispondenze e di analogie, un vero e proprio processo combinatorio ; in questo modo
il gioco dei rapporti tra la cornice e [] le novelle che vi sono contenute, salva
contemporaneamente le esigenze della narrativa breve, a cui Calvino era incline e
per disposizione naturale e per convinzione teorica, e le esigenze di una narrazione
lunga, complessa e articolata, con una sua trama ben evidente, che la caratteristica
perenne e irrinunciabile di qualsiasi struttura romanzesca che si rispetti . 7

funzione del romanzo delineatasi nei saggi calviniani degli anni Cinquanta : questa nuova concezione di
un romanzo, che non solamente supera lestetica del realismo ma che offre anche unalternativa al progetto
narrativo dei modernisti, implica una costruzione razionale di modelli conoscitivi, modelli che alla maniera di
griglie strutturali danno risalto agli innumerevoli modi in cui luomo pu muoversi nel mondo, insieme alla
messa in pratica di questi modelli (pp. 23-24).
1 S. Chessa Wright, La poetica neobarocca in Calvino, Ravenna, Longo, 1998, pp. 67, 84.
2 De Meijer, La prosa narrativa moderna, cit., pp. 218-219.
3 I. Calvino, I Promessi Sposi : il romanzo dei rapporti di forza (1973), in Saggi, cit., p. 334.
4 Idem, Ariosto : la struttura dell Orlando Furioso (1974), in Saggi, cit., p. 759.
6 Ibidem.
5 Idem, Il libro, i libri (1984), in Saggi, cit., p. 1856.
7 Asor Rosa, La storia, cit., pp. 304-305.

dal romanzo al romanzesco: genere e modo in calvino

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Ed interessante notare che il critico presenta Calvino proprio come il continuatore della storia anomala del romanzo italiano, in quanto egli chiude il cerchio con
il ritorno alla struttura tipica del Decameron, che aveva per gran parte determinato
la sfortuna della forma romanzo in Italia :

Cos, in un certo senso, Calvino, cercando di scrivere il romanzo che lui non aveva mai scritto, e che comunque secondo lui non si sarebbe pi potuto scrivere, chiude il cerchio e torna
alle origini, dimostrando tutta la forza, anche inconscia di una tradizione. Alla fine, voglio
dire, Calvino, per scrivere romanzi, scrive racconti che sono o possono sembrare novelle,
inserite in una cornice narrativa, che modernamente siamo abituati a definire ipertesto : la
vocazione narrativa italiana pi profonda riemerge, alleata alla modernit epistemologica
pi avanzata. [] Su questa versante, dunque, la storia del romanzo moderno italiano si
conclude con una costruzione che da una parte lo disfa e dallaltra, nuovamente, lo invera. 1

E cos il paradosso individuato da Asor Rosa nel caso di Calvino il pi grande narratore italiano della seconda met del Novecento non ha scritto romanzi si pu
estendere a tutta la storia del romanzo italiano. Se infatti lItalia non la patria del
romanzo e ha prodotto romanzi che non assomigliano affatto ai grandi romanzi
europei contemporanei , 2 anche vero, come lo stesso critico osserva in altra sede,
che il romanzesco nasce nella letteratura italiana prima del romanzo. Pi esattamente ancora : il romanzesco ha, nella storia letteraria italiana, una sua vita autonoma e indipendente rispetto al genere romanzo inteso in senso stretto . 3
Le opere di Calvino sono certamente diverse rispetto al romanzo normale, come sottolinea il critico. Il Sentiero pu essere considerato un romanzo, sia pure in
un senso molto particolare . Poi avrebbe dovuto essere un romanzo normale il
testo intitolato I giovani del Po : ma Calvino ne ha scritto soltanto i primi capitoli .
Ugualmente, secondo Asor Rosa non possono essere considerati romanzi nel senso stretto del termine i contes philosophiques dei Nostri antenati ; e neanche quel
bellissimo racconto lungo, che La giornata di uno scrutatore . 4 Prendendo come
criterio il romanzo tradizionale, bisogna senzaltro concludere che Calvino non ha
scritto romanzi .
Senonch, spostando la prospettiva dal genere al modo, per assumere come criterio quello che per Calvino era, fondamentalmente, il romanzo nel senso del romanzesco che voleva conservare e riabilitare, si potrebbe anche azzardare unaltra
conclusione. Asor Rosa caratterizza Calvino in un altro articolo del 2002 come uno
scrittore eminentemente non-romanzesco, e tuttavia appassionatissimo di romanzi . 5 Senza voler negare questa affermazione basata sul genere, si potrebbe forse
ugualmente dire, dal punto di vista del modo, che Calvino era non solo appassionatissimo di romanzi, ma anche scrittore eminentemente romanzesco.
Il genere e il modo potrebbero venir considerati come due forze inerenti al sistema dei generi letterari : quella del genere tende alla forma cristallizzata, mentre
quella del modo, tramite i suoi continui spostamenti attraverso i generi, tende alla
trasformazione, disgregazione, frammentazione delle forme cristallizzate. Se ve

1 Ivi, p. 305.
2 Ivi, pp. 255-256.
3 Idem, La narrativa italiana del Seicento, in La narrativa italiana dalle Origini ai giorni nostri, cit., p. 144.
4 Idem, La storia, cit., p. 303.

5 Idem, Il romanzo : passato e futuro, cit., p. 265.

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ro che come ha detto Giovanni Falaschi alla destrutturazione dei generi, operazione tipicamente novecentesca, Calvino ha dato un contributo formidabile , 1
anche vero che tra gli strumenti principali di tale destrutturazione cerano proprio
i modi tramandati dalla tradizione letteraria.

Universiteit van Amsterdam


1 G. Falaschi, in Italo Calvino, cit., p. 169.