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LETTERA DA ROMA 10 MAGGIO 1884

COMMENTO DI GIANNI GHIGLIONE


EDITO DA CIRCOSCRIZIONE SPECIALE PIEMONTE, VIA
M.AUSILIATRICE 32, TORINO.
INTRODUZIONE.
Nessuna delle grandi realt della vita umana
balzata dal puro pensiero:
tutte dal cuore e dal suo amore
(R. Guardini).
Nella primavera del 1884 Don Bosco a Roma assillato da
problemi finanziari relativi alla costosa costruzione della
chiesa del Sacro Cuore (vicina alla stazione Termini) e
impegnato ad ottenere per la sua Congregazione un
rassicurante stato giuridico. In questo periodo sembra
accentuarsi in Don Bosco la preoccupazione di dare stabilit
e unit alle sue opere e al tempo stesso di rafforzare lo
stile educativo tipico del sistema preventivo. Tutto questo
nella consapevolezza della crescente precariet del suo
stato di salute.
In questo contesto nasce la Lettera da Roma indirizzata ai
suoi carissimi figli in Ges Cristo, cio ai suoi giovani
di Valdocco e nello stesso tempo ai loro educatori.
Don Albera la definisce il commento pi autentico del
sistema preventivo e Piero Stella afferma che al di l dei
problemi redazionali (sui quali non ci soffermiamo) il suo
contenuto da considerare come uno dei pi ricchi documenti
pedagogici di Don Bosco.
Ripubblicandola in una forma agile, destinata (speriamo) ad
una larga diffusione, ci proponiamo unicamente di far
giungere a tanti (Genitori, Educatori, Cooperatori, Ex
allievi...) questo inno alla carit pedagogica di Don
Bosco, quasi un commento squisitamente educativo all'inno
di San Paolo (1 Cor 13).
come il suo testamento, scrive Don Aubry, e un testamento
va preso sul serio per realizzare quanto in esso
esplicitamente richiesto.
Negli Atti del Capitolo Superiore della Pia Societ
Salesiana (24 agosto 1920) appariva il testo della lettera
con una breve presentazione dello stesso Consigliere
Scolastico, Don Bartolomeo Fascie, che concludeva con un
augurio che di cuore formuliamo a chi legge: Ci dia il
Signore di leggerla con filiale e devota attenzione per
ricavarne quel frutto di vera carit che del sistema
preventivo anima e vita.

ATTUALIT DELLA LETTERA.


La crescita armonica di una persona condizionata
all'esperienza della paternit e della figliolanza,
dell'amare e dell'essere amati. In un recente passato
abbiamo assistito al rifiuto della paternit e di
conseguenza anche della figliolanza, alla morte del padre
annunciata da Freud: il padre politico, il padre culturale
(i professori), il padre biologico (i genitori), il padre
religioso (i preti), il padre capitalista (i padroni), il
Padre supremo (Dio) sono stati oggetto di dura contestazione
nel tentativo di esautorarne e vanificarne l'autorit.
Oggi assistiamo ad una riscoperta della figura paterna,

ad una diffusa esigenza della sua presenza, ad una richiesta


di paternit (di qui l'attualit della Lettera); si tratta
di un padre visto non pi come un personaggio da rimuovere,
ma figura centrale e necessaria alla crescita equilibrata
dei figli: un padre pi autorevole che autoritario, pi
vicino al modello che alla legge, pi amico e fratello che
capo famiglia.
Sotto questo profilo Don Bosco ha qualcosa da dire perch
ci che

costituisce l'originalit e la grandezza della sua figura


proprio la sua paternit. Lui che a due anni aveva sofferto
la perdita del padre, viene salutato dalla Chiesa Padre e
Maestro dei giovani; anzi non possibile pensare a lui e
al suo stile educativo senza ricordare la sua bont paterna.
E seppe essere vero padre per i suoi ragazzi coniugando un
amore tenero e forte, un acuto senso di responsabilit e una
dedizione senza limiti, una grande resistenza alle fatiche e
una profonda serenit, mista a gioia. Basta che siate
giovani perch io vi ami assai e questo amore raggiunge i
suoi ragazzi attraverso lo spirito di famiglia che regnava a
Valdocco e che trovava costantemente in Don Bosco l'ideatore
e il costruttore.
Raccomandava ai suoi Direttori: Pi che superiori siate
padri, fratelli ed amici.
In effetti di fronte agli adolescenti in difficolt che
incontrava, Don Bosco ha avuto un'intuizione fondamentale:
che non sarebbe riuscito nel suo compito di prete educatore
se non facendosi per loro, secondo tutta la ricchezza del
termine, un padre, se non adempiendo a loro riguardo, con
cuore di padre, i doveri paterni (procurare le cose
necessarie alla vita quali il cibo, il vestito, una casa,
l'istruzione, l'apprendimento di un mestiere, il gioco... e
pi ancora quell'affetto di cui tanti di quei giovani erano
stati privi).
Scrivendo da Roma, fin dalle prime righe, Don Bosco
manifesta il suo cuore di padre, che si rivolge ai
carissimi figlioli in Ges Cristo ai quali pensa sempre
perch li porta nel cuore (voi siete l'unico e il continuo
pensiero della mia mente), li ama teneramente e proprio per
questo sente il peso della lontananza, coltiva per loro un
sogno: vederli felici nel tempo e nell'eternit.
DUE PATERNIT.
Questo scritto e pi ancora la vita stessa di Don Bosco
rivelano qualcosa che va oltre ad una semplice bont umana:
Chiamatemi sempre padre e sar felice diceva, nella
convinzione che solo incarnando, agli occhi dei suoi
giovani, l'amore paterno li avrebbe condotti alla scoperta
di Colui dal quale ogni paternit nei cieli e sulla terra
prende nome (Ef.3,15).
J. Aubry scrive: Don Bosco mi appare cos: un prete
educatore il cui cuore s anima dei sentimenti e delle
dedizioni di un vero padre d famiglia della terra; ma anche
dei sentimenti stessi d Dio Padre. Siamo qui ad uno dei
punti pi precisi della figura anche spirituale di Don

Bosco, forse al nocciolo della sua santit personale come


pure della sua riuscita educativa. In Lui vita spirituale e
metodo educativo sono presi in un solo e medesimo movimento
del cuore e della vita. Se questa attiva paternit
autentica e piena solo imitando e prolungando la paternit
infinita di Dio, esige che l'educatore si mantenga a
contatto con questo Padre supremo, che conosca le usanze del
suo cuore infinitamente paterno e lasci il Cuore Divino
diffondere qualcosa di questo amore nel suo cuore per farne
traboccare i limiti. Non si padre in tutta verit se non
con Dio e come Lui. Esercitare l'autentica paternit
dunque unirsi a Dio, compiere il suo dovere provvidenziale
e nello stesso tempo impegnarsi nella via della santit.
Ne consegue che il messaggio spirituale pi tipico e
perennemente valido di Don Bosco alla Chiesa ricordare a
tutti quelli che esercitano una paternit, secondo la carne
o secondo lo spirito (Genitori, Insegnanti, Educatori,
Sacerdoti...), la ricchezza e lo splendore cristiano della
loro paternit e mostrare loro che essa include una
prossimit con Dio, un orientamento alla santit.
Don Bosco sembra far sue le due espressioni di Ges che

leggiamo nel Vangelo di Giovanni: Come il Padre ha amato


me, cos io ho amato voi (Gv 15,9) e Come il Padre ha
mandato me cos io mando voi (Gv 20,21).
L'amore ricevuto donato nella logica del dare la vita
(Fino l'ultimo mio respiro sar per i miei poveri giovani)
sulla scia di Dio Padre che Signore e da la vita.
L'eterna e invisibile paternit di Dio trova nella vita di
Don Bosco la possibilit di tradursi nella concretezza
dell'esistenza e di rivelarsi al mondo, specialmente ai
giovani, per la felicit di tanti.
Colui che ha dato il proprio Figlio, e in Lui la propria
vita, perch tutti avessero parte a questa vita, susciti
anche in noi la stessa carit apostolica, che ci spinga a
cercare la salvezza dei fratelli per servire Lui, sommo e
unico bene (dalla Messa di Don Bosco).

CARATTERI DELL'AMORE PATERNO.


Signore mostraci il Padre dice Filippo a Ges (Gv 14,8).
Chi vede me vede il Padre la risposta. Lui, il Figlio,
che ci rivela il volto e i lineamenti di quel Dio che
nessuno ha mai visto.
Non comprender mai Don Bosco chi non riesca a figurarselo
come un padre in mezzo ai figli. Don Bosco nella relazione
educativa non ha fatto altro che tentare di essere davanti
ai suoi giovani un padre ispirato alla paternit e alla
tenerezza di Dio.
Cogliamo alcune caratteristiche:
1. Un amore che fa il primo passo.
Non siamo noi che abbiamo amato Dio esclama San Giovanni,
Dio che ci ha amati per primo, ancora prima della
creazione del mondo precisa San Paolo (Ef 1,4). Il nostro
Dio il Dio del primo passo, che va in cerca della
pecorella smarrita, che esce di casa per abbracciare il
figlio che ritorna per non morire di miseria e di fame, che
nella pienezza del tempo prende l'iniziativa per dar vita al
sogno che da sempre accarezzava nel suo cuore: farci
diventare figli nel Figlio. vero che noi cerchiamo Dio, ma
molto pi vero che Lui sulle nostre tracce e cerca noi
di un amore che ci precede e ci supera.
L'amore paterno di Don Bosco appare anzi tutto con il segno
della prevenienza: Per carit, diceva, non aspettate che i
giovani vengano a voi. Andate voi da loro, fate voi il primo
passo. E per essere accolti, discendete dalla vostra
altezza. Mettetevi al loro livello, dalla loro parte.
Lui stesso, quando era fanciullo prima e poi nel seminario
di Chieri, aveva sofferto l'atteggiamento sostenuto di
alcuni preti. Quante volte, scrive avrei voluto
parlare, chiedere loro consiglio o scioglimento di dubbi e
ci non poteva; anzi accadendo che qualche superiore
passasse in mezzo ai seminaristi senza saperne la ragione,
ognuno fuggiva precipitoso a destra e a sinistra come da una
bestia nera. Ci accendeva sempre di pi il mio cuore di
essere presto prete per trattenermi in mezzo ai giovinetti,
per assisterli ed appagarli ad ogni occorrenza.

2. Un amore che sa farsi vicino.


Guardando a Ges che si fa uomo scopriamo fino a che punto
ha voluto essere vicino ad ogni persona, specie a quanti
fanno fatica. In Ges il Padre sopprime le distanze, supera
gli ostacoli e ci chiede di fare come Lui che fa sorgere il
sole sui buoni e sui cattivi e fa piovere sui giusti e sugli
ingiusti (Mt 5,45). Lui, il Padre, il buon samaritano che
si china a fasciare le ferite dell'umanit vittima degli
effetti mortali del peccato; Lui che si fatto come noi
per farci partecipi della sua vita e della sua gioia.
E Don Bosco ci ricorda che una delle leggi fondamentali
nell'educazione avvicinarsi ai giovani con simpatia senza
giudicarli subito n scandalizzarsi dei loro limiti ed
errori. L'accoglienza cordiale unita ad una volont di
comprensione e di amicizia la molla che apre i cuori alla
confidenza e all'affetto. Amate le cose che amano i
giovani; state sempre in mezzo a loro

(specie nel tempo del gioco e nello svago).


Essere accoglienti con tutti, saper scusare (Sono giovani
disse Don Bosco a Mamma Margherita, davanti all'orticello
devastato di Valdocco) e saper attendere; sono modalit
concrete per vi vere la vicinanza e trasmettere simpatia e
cordialit.
Il contrario espresso nella Lettera cos: i Superiori (=
Educatori) passeggiavano tra loro parlando senza badare cosa
facessero gli allievi; altri guardavano la ricreazione non
dandosi nessun pensiero dei giovani; altri sorvegliavano
alla lontana chi commetteva qualche mancanza; qualcuno poi
avvertiva, ma in atto minaccioso.
Come Ges, occorre avvicinarsi e mettersi con gioia a
camminare con loro (Lc 24,15).

3. Un amore dell'un per uno senza eccezioni


Il buon Pastore conosce le sue pecore... egli le chiama per
nome ed esse lo seguono perch conoscono la sua voce. Il
Padre conosce ed ama ciascuno dei suoi figli
individualmente, ha per ciascuno di loro un affetto unico,
personale. Quando nella Bibbia si parla di Dio che sceglie
(i Patriarchi, i Re, i Profeti... e di Ges che sceglie gli
Apostoli) non si tratta mai di una scelta casuale,
collettiva, anonima: sempre indirizzata ad una persona
precisa che ha un volto e un nome.
Dio, che conta il numero delle stelle e le chiama ciascuna
per nome ci ama uno a uno con grande tenerezza. Inoltre nel
suo cuore non ci sono barriere, preferenze, esclusioni:
tutti sono accolti nel suo abbraccio di Padre.
In Ges questa caratteristica dell'amore lampante: poveri
e ricchi, giusti e peccatori, sani e malati, uomini e donne,
piccoli e grandi... ricevono la notizia buona e gioiosa di
avere un Padre in cielo che ama tutti i suoi figli con
sfumature particolari.
Tale fu l'amore di Don Bosco: a Valdocco ciascuno dei suoi
cinque o seicento ragazzi si sapeva conosciuto per nome e
amato personalmente da lui, avendo ciascuno ricevuto un
sorriso, una parola cordiale, un consiglio al punto che
molti si credevano preferiti. Famoso rimasto l'episodio
di due ragazzi che erano arrivati alle mani per aggiudicarsi
l'affetto preferenziale di Don Bosco.
In occasione della festa dell'Immacolata o di Maria
Ausiliatrice per qualche anno Don Bosco aveva preso
l'abitudine di scrivere una o due righe di suo pugno ad ogni
giovane dell'Oratorio: una impresa che consumava un quaderno
intero. Le pagine poi venivano tagliate in tante
striscioline e consegnate personalmente all'interessato.
Qualcuno per era assente e nelle Camerette di Valdocco si
possono ancora oggi vedere i bigliettini rimasti, a
testimonianza di un Padre che passava le notti in bianco pur
di far giungere ad ognuno la sua vicinanza.
qui il grande miracolo educativo e forse la pi grande
lezione di Don Bosco educatore: avere saputo guardare e
trattare ogni giovane come un essere unico, redento da
Cristo, che ha la sua vocazione particolare e che bisogna
aiutare nella scoperta della sua personalit e del segreto
disegno di Dio sopra di lui. E tutto questo senza eccezione
di sorta.

4. Un amore positivo, che punta in alto.


Scorrendo le pagine del Vangelo, scopriamo un Ges che sa
dare fiducia alle persone che incontra, fin dal primo
contatto dell'accoglienza: cos stato per gli Apostoli,
per Zaccheo, per l'adultera, la Samaritana, il giovane
ricco, il paralitico.
La gioia e la novit della rivelazione del Padre diventa
ottimismo sulla forza del bene presente nel cuore delle
persone, specialmente dei semplici, dei piccoli, dei poveri.
D essi il Regno dei cieli, cio essi sono in grado di
accogliere il dono del Padre e di camminare verso di Lui. E
il piccolo granellino di senapa diventa pianta grande, un
pizzico di lievito in grado di fermentare tutta la pasta,
la luce va posta in alto per dare luce a

tutti, un po' di sale pu dar sapore al cibo....


Su questa fede si fonda l'ottimismo di Don Bosco, che sapeva
vedere e cercare in ogni giovane, anche nel meno fortunato,
un punto accessibile al bene facendo leva sul quale
spalancargli le porte di una vita dignitosa e sana. Come
sacerdote sapeva che per quel ragazzo che incontrava (come
per ogni altro ragazzo) Cristo era morto (cf I Cor 8,11) e
a lui non toccava altro compito che far emergere quel dono
di grazia gi presente, ma non ancora restituito alla
coscienza del soggetto.
Ma Don Bosco ottimista non fu ingenuo: era consapevole che
se il

bene all'opera nel mondo, lo


anche il male. Lontano
da una impostazione educativa alla Rosseau, seppe basare la
sua fiducia nella potenza di tre ricchezze che sostengono il
cammino dei figli verso il Padre: la Parola, il
Perdono, il Corpo di Ges. Per questo fu infaticabile
catechista, confessore, sacerdote. Il pi bel momento della
sua paternit, quello cui puntavano tutte le sue fatiche,
era di distribuire ai suoi ragazzi il Pane della Vita. Nel
condurli a Dio egli stesso camminava verso Dio e non cessava
di dire con loro e come loro: Padre nostro, che sei nei
cieli! Figli miei, tutti insieme andiamo verso Dio.
CONCLUSIONE.
Il messaggio supremo di Don Bosco quello di ricordare che
non c' nulla di pi grande in questo mondo che essere padre
o madre ed essere figlio, poich questo il fondo del
mistero di Dio stesso. Ognuno di noi chiamato a
congiungere in qualche modo nella sua vocazione questi due
atteggiamenti: un'anima di figlio davanti a Dio Padre e
un'anima di padre, con tenerezza, davanti ai figli che Dio
ci manda e ci affida.

AIUTIAMOCI A CAPIRE MEGLIO.


Accostiamo ora la Lettera, l'inno alla carit pedagogica
di Don Bosco, offrendo alcune sottolineature che ne
facilitino ed arricchiscano la lettura.
1.

Il cuore di un padre.

In tutta la Lettera, ma soprattutto nell'introduzione si


sente pulsare il cuore di Don Bosco:

Penso sempre a voi: voi siete l'unico e continuo


pensiero della mia mente.

Star lontano da voi per me causa di sofferenza.

Vi amo teneramente in Ges Cristo, miei carissimi


figlioli.

Uno solo il mio desiderio: vedervi felici nel tempo e


nell'eternit.

Vi parlo con la libert di un padre.


2.

La prima chiesa il cortile

Don Bosco sa che i ragazzi hanno bisogno di correre, e


giocare, ma anche di amicizia, ascolto, conforto e tutto
questo pu avvenire tra una corsa e l'altra, tra un tiro a
pallone e l'altro.
Per lui la ricreazione diventa luogo privilegiato di
incontro e di educazione.
Nella Lettera questo diventa il punto di osservazione
preferito, quasi un termometro infallibile della salute
fisica, morale e spirituale dei giovani.
Visualizziamo i due tempi:
Primo tempo.
Attorno al cortile c:
movimento, allegria, vita, cantare, ridere, gridare,
saltare, correre.
Un cortile cos animato produce tra educatori e giovani una
circolazione di cordialit e confidenza, schiettezza e
docilit, frutto di familiarit e affetto.
Secondo tempo.
Attorno al cortile c:
noia, spossatezza, musoneria, diffidenza, svogliatezza,
discorsi equivoci, pensieri sconfortanti, solitudine.
I superiori non erano pi lanima della ricreazione.
Di qui: freddezza nellaccostarsi ai sacramenti.

Trascuratezza nelle pratiche religiose.


L'educatore, nel pensiero di Don Bosco, una persona che ha
la possibilit di far da tramite o di bloccare l'incontro
del giovane con Dio. Ed soprattutto la sua ricchezza
umana, la sua bont e misericordia, i suoi interessi che
diventano elementi decisivi in un senso o nell'altro.
3. L'amorevolezza.
Cosa fare per questi giovani, come rianimarli al gioco, alla
voglia di vivere, al bene? Con la carit, la bont!.
NON BASTA! la novit che Don Bosco introduce e che permea
tutto il suo stile educativo, un'intuizione che informer
una parte della pedagogia e psicologia del nostro secolo.
Occorre che i giovani non solo siano amati, ma che essi
stessi conoscano di essere amati. L'amore va manifestato
con segni concreti e va tradotto su misura delle persone
amate.
Alcuni esempi: deve diventare presenza, comprensione e
accettazione nell'altro della sua diversit; amicizia e
fiducia, dolcezza, pazienza e non violenza; buon umore e
gioia (il piatto migliore in un pranzo quello della buona
cera); guida e animazione. Ecco l'amorevolezza. Alcuni
Educatori amano, ma non hanno amorevolezza.
Per Don Bosco essa anzitutto:


Familiarit: Senza familiarit non si dimostra
l'affetto e senza questa dimostrazione non vi pu essere
confidenza... Il maestro visto solo in cattedra maestro e
non pi, ma se va in ricreazione con i giovani diventa come
fratello.
Perch ci sia familiarit occorre:

Presenza: cio esserci: Lei non stava sempre in mezzo


ai giovani?... perch i suoi Salesiani non si fanno suoi
imitatori?... trascurando il meno perdono il pi e questo
"pi" sono le loro fatiche.
Di Don Bosco si legge: Era sempre in mezzo ai giovani. Si
accostava ora all'uno ora all'altro e l'interrogava per
conoscerne l'indole e i bisogni. Parlava in confidenza
all'orecchio, fermandosi a consolare o a far stare allegri
con qualche battuta i malinconici. Ai Direttori salesiani
scriver: Passa con i giovani tutto il tempo possibile.

Accoglienza: il sacramento salesiano, cio il segno


attraverso il quale comunichiamo comprensione, accettazione,
affetto, gioia... Sono contento che ci sei!. dire di s
alla vita del giovane, senza condizioni. Passa attraverso lo
sguardo, specchio del cuore. Accoglietevi l'un l'altro come
Cristo ha accolto voi (Rm 15, 7). Deponi pure ogni timore.
Tu sai che Don Bosco ti vuole bene; perci se ne fai di
piccole non ci bada, e se ne fai delle grosse ti perdona.

Fiducia, incoraggiamento: la persona del giovane cresce


e matura quando c' la fiducia da parte dell'educatore. In
ogni giovane c' un punto accessibile al bene... ed quindi
compito dell'educatore cercare questo punto, questa corda
sensibile del cuore e trarne profitto.

Amicizia: il segreto dell'educazione farsi amico il


giovane, guadagnarsi il suo cuore. Ai ragazzi di Lanzo Don
Bosco scrive: Siete tutti ladri, perch mi avete rubato il
cuore!. Chi sa di essere amato, ama e chi amato ottiene
tutto, specialmente dai giovani. Se manca questo ponte
affettivo difficile che passi qualcosa di profondo e di
valido. Se invece c', tutto possibile, anche fare delle
osservazioni, rimproverare.

Gioia, allegria: nasce lo spirito di famiglia dove si


sta bene e si respira un'atmosfera di affetto semplice, ma
cordiale. Domenico Savio, capolavoro dell'arte educativa di
Don Bosco, scrive ad un suo amico: Noi qui all'Oratorio
facciamo consistere la santit nello stare molto allegri e
oggi sotto il quadro del suo altare nella Basilica di Maria
Ausiliatrice di Torino c' la scritta: Santit gioia.

Chi non ha pace con Dio, non ha pace con s, non ha pace
con gli altri. La mancanza di pace con Dio la prima
causa del malumore.

4. La presenza di Maria Ausiliatrice.


Don Bosco, lungo tutto l'arco della sua vita, ha avuto una
devozione speciale e filiale verso la Madre di Ges,
invocata con il titolo di Ausiliatrice. Io ti dar una
maestra gli era stato promesso nel sogno dei nove anni.
Maria fu sempre la mia guida e Lei mi ha sempre aiutato e
continuer ad aiutarmi. Maria la fondatrice e sar la
sostenitrice delle nostre opere. Nella Lettera scrive:
Basta che un giovane entri in una casa salesiana, perch
la Vergine lo prenda subito sotto la sua protezione
speciale.
Cos la paternit di Dio si arricchisce della presenza di
una Madre. Lei, la Madre di Ges, l'immagine pi
commovente che ci sia stata donata dal Padre. Ha insegnato a
Don Bosco che il suo amore di padre e maestro dei giovani
doveva impregnarsi anche di tenerezza materna e che poteva
contare sempre sul suo aiuto.
Le sue feste all'Oratorio erano celebrate con grande
solennit, come raccomanda lo stesso Don Bosco in chiusura
della Lettera: La festa di Maria Ausiliatrice deve essere
preludio della festa eterna del Paradiso.
l, in Paradiso, dove Don Bosco ha dato appuntamento ai
suoi giovani e anche a noi: Vi aspetto tutti in Paradiso.
Arrivederci quindi l. Ad-Dio!

LETTERA DA ROMA.
Miei carissimi figliuoli in Ges Cristo,
vicino o lontano io penso sempre a voi. Un solo il mio
desiderio, quello d vedervi felici nel tempo e
nell'eternit. Questo pensiero, questo desiderio, mi
risolsero a scrivervi questa lettera. Sento, o cari miei,
il peso della mia lontananza da voi e il non vedervi e non
sentirvi mi cagiona pena, quale voi non potete immaginare.
Perci io avrei desiderato scrivere queste righe una
settimana fa, ma le continue occupazioni me lo impedirono.
Tuttavia bench pochi giorni manchino al mio ritorno, voglio
anticipare la mia venuta tra voi almeno per lettera, non
potendolo di persona. Sono le parole di chi vi ama
teneramente in Ges Cristo ed ha dovere di parlarvi con la
libert di un padre. E voi me lo permettete, non vero? E
mi presterete attenzione e metterete in pratica quello che
sono per dirvi.
L'Oratorio prima del 1870
Ho affermato che voi siete l'unico ed il continuo pensiero
della mia mente. Or dunque in una delle sere scorse io mi
ero ritirato in camera, e mentre mi disponeva per andare al
riposo, aveva incominciato a recitare le preghiere, che mi
insegn la mia buona mamma.
In quel momento non so bene se preso dal sonno o tratto fuor
di me da una distrazione, mi parve che mi si presentassero
innanzi due degli antichi giovani dell'Oratorio.
Uno di questi due mi si avvicin e salutandomi
affettuosamente, mi disse:

Oh Don Bosco! Mi conosce?

S che ti conosco risposi.

E si ricorda ancora di me? soggiunse l'uomo.

Di te e di tutti gli altri. Tu sei Valfr ed eri


nell'Oratorio prima del 1870.

Dica continu quell'uomo vuol vedere i giovani, che


erano nell'Oratorio ai miei tempi?

S, fammeli vedere io risposi ci mi cagioner


molto piacere.
Allora Valfr mi mostr i giovani tutti con le stesse
sembianze e con la statura e nell'et di quel tempo.
Mi pareva di essere nell'antico Oratorio nell'ora della
ricreazione. Era una scena tutta vita, tutta moto, tutta
allegria. Chi correva, chi saltava, chi faceva giocare. Qui
si gioca alla rana, l a barrarotta ed al pallone. In un
luogo era radunato un crocchio di giovani, che pendeva dal

labbro di un prete, il quale narrava una storiella. In un


altro luogo un chierico che in mezzo ad altri giovanetti
giocava all'asino vola ed ai mestieri. Si cantava, si rideva
da tutte le parti e dovunque chierici e preti, e intorno ad
essi i giovani che schiamazzavano allegramente. Si vedeva
che tra i giovani e i Superiori regnava la pi grande
cordialit e confidenza, io ero incantato a questo
spettacolo, e Valfr mi disse:

Veda, la famigliarit porta affetto e l'affetto per la


confidenza. Ci che apre i cuori, e i giovani palesano
tutto senza timore ai maestri, agli assistenti ed ai
Superiori. Diventano schietti in confessione e fuori di
confessione e si prestano docili a tutto ci che vuol
comandare colui dal quale sono certi di essere amati.
L'Oratorio nel 1884
In quell'istante si avvicin a me l'altro mio antico
allievo, che aveva la barba tutta bianca e mi disse:

Don Bosco, vuole adesso conoscere e vedere i giovani,


che attualmente sono nell'Oratorio? Costui era Buzzetti
Giuseppe.

Si risposi io! perch gi un mese che pi non

li vedo!
E me li addit: vidi l'Oratorio e tutti voi che facevate
ricreazione. Ma non udiva pi grida di gioia e cantici, non
pi vedeva quel moto, quella vita, come nella prima scena.
Negli atti e nel viso di molti giovani si leggeva una noia,
una spossatezza, una musoneria, una diffidenza, che faceva
pena al mio cuore. Vidi, vero, molti che correvano,
giocavano, si agitavano con beata spensieratezza, ma altri
non pochi io ne vedeva star soli, appoggiati ai pilastri in
preda a pensieri sconfortanti; altri su per le scale e nei
corridoi o sopra i

poggiuoli dalla parte del giardino per sottrarsi alla


ricreazione comune; altri passeggiare lentamente in gruppi
parlando sotto voce fra di loro, dando attorno occhiate
sospettose e maligne: talora sorridere ma con un sorriso
accompagnato da occhiate da fare non solamente sospettare ma
credere che San Luigi avrebbe arrossito se si fosse trovato
in compagnia di costoro; eziandio fra coloro che giocavano
ve ne erano alcuni cos svogliati, che facevano vedere
chiaramente, come non trovassero gusto nei divertimenti.

Ha visto i suoi giovani mi disse quell'antico


allievo,

Li vedo risposi sospirando.

Quanto sono differenti da quelli che eravamo noi una


volta! esclam quell'antico allievo.

Purtroppo! Quanta svogliatezza in questa ricreazione!

E di qui proviene la freddezza in tanti nell'accostarsi


ai santi Sacramenti, la trascuratezza nelle pratiche in
chiesa ed altrove; lo star mal volentieri in un luogo ove la
Divina Provvidenza li ricolma di ogni bene pel corpo, per
l'anima, per [intelletto. Di qui il non corrispondere che
molti fanno alla loro vocazione; di qui le ingratitudini
verso i Superiori; di qui i segretumi e le mormorazioni, con
tutte le altre deplorevoli conseguenze.

Amare non basta. Sappiano di essere amati...

Capisco, intendo risposi io. Ma come si possono


rianimare questi miei cari giovani, acciocch riprendano
l'antica vivacit, allegrezza ed espansione?

Con la carit!

Con la carit? Ma i miei giovani non sono amati


abbastanza? Tu lo sai se io l amo. Tu sai quanto per essi
ho sofferto e tollerato pel corso d ben quaranta anni, e
quanto tollero e soffro ancora adesso. Quanti stenti, quante
umiliazioni, quante opposizioni, quante persecuzioni, per
dare ad essi pane, casa, maestri e specialmente per
procurare la salute alle loro anime. Ho fatto quanto ho
saputo e potuto per coloro che formano l'affetto di tutta la
mia vita.

Non parlo di lei!

Di chi dunque? Di coloro che fanno le mie veci? Dei


direttori, prefetti, maestri, assistenti? Non vedi come sono
martiri dello studio e del lavoro? Come consumano i loro
anni giovanili per coloro, che ad essi affid la Divina
Provvidenza?

Vedo, conosco; ma ci non basta: ci manca il meglio.


Che cosa manca dunque?

Che i giovani non solo siano amati, ma che essi stessi


conoscano di essere amati.

Ma non hanno gli occhi in fronte? Non hanno il lume


dell'intelligenza? Non vedono che quanto si fa per essi
tutto per loro amore?

No, lo ripeto, ci non basta.

Che cosa ci vuole adunque?

Che essendo amati in quelle cose che loro piacciono,


col partecipare alle loro inclinazioni infantili, imparino a
vedere l'amore in quelle cose che naturalmente loro
piacciono poco; quali sono la disciplina, lo studio, la
mortificazione di se stessi; e queste cose imparino a far
con slancio ed amore.

Con loro, nel giuoco e nel tempo libero.


Spiegati meglio!

Osservi i giovani in ricreazione. Osservai e quindi


replicai.

E che cosa c' di speciale da vedere?

Sono tanti anni che va educando giovani e non capisce?


Guardi meglio. Dove sono i nostri Salesiani?
Osservai e vidi che ben pochi preti e chierici si
mescolavano tra i giovani e ancor pi pochi prendevano parte
ai loro divertimenti. I Superiori non erano pi l'anima
della ricreazione. La maggior parte di essi passeggiavano
tra di loro parlando, senza badare che cosa facessero gli
allievi; altri guardavano la ricreazione non dandosi nessun
pensiero dei giovani; altri sorvegliavano cos alla lontana
chi commettesse qualche mancanza; qualcuno poi avvertiva ma
in atto minaccioso e ci raramente. Vi era qualche Salesiano
che avrebbe desiderato di intromettersi in qualche gruppo d
giovani, ma vidi che questi giovani cercavano studiosamente
di allontanarsi dai maestri e Superiori.
Allora quel mio amico ripigli:

Negli antichi tempi dell'Oratorio lei non stava sempre


in mezzo ai giovani e specialmente in tempo di ricreazione?
Si ricorda quei belli anni? Era un tripudio di paradiso,
un'epoca che ricordiamo sempre con amore, perch l'affetto
era quello che ci serviva di regola, e noi per lei non
avevamo segreti.

Certamente! E allora tutto era gioia per me e nei


giovani uno slancio per avvicinarsi a me, per volermi
parlare, ed una viva ansia di udire i miei consigli e
metterli in pratica. Ora per vedi come le udienze continue
e gli affari moltiplicati e la mia sanit me lo impediscono.

Va bene. Ma se lei non pu, perch i suoi Salesiani non


si fanno suoi imitatori? Perch non insiste, non esige che
trattino i giovani come li trattava lei?

Io parlo, mi spolmono, ma purtroppo molti non si


sentono pi di far le fatiche di una volta.

E quindi trascurando il meno, perdono il pi e questo


pi sono le loro fatiche. Amino ci che piace ai giovani e i
giovani ameranno ci che piace ai Superiori. E a questo modo
sar facile la loro fatica. La causa del presente
cambiamento nell'Oratorio che un numero di giovani non ha
confidenza nei Superiori. Anticamente i cuori erano tutti
aperti ai Superiori, che i giovani amavano ed obbedivano
prontamente. Ma ora i Superiori sono considerati come
Superiori e non pi come padri, fratelli e amici; quindi
sono temuti e poco amati. Perci se si vuol fare un cuor

solo ed un'anima sola, per amore di Ges bisogna che si


rompa quella fatale barriera della diffidenza e sottentri a
questa la confidenza cordiale. Quindi l'obbedienza guidi
l'allievo come la madre guida il fanciullino; allora regner
nell'Oratorio la pace e l'allegrezza antica.

Come dunque fare per rompere questa barriera?

Famigliarit coi giovani specialmente in ricreazione.


Senza famigliarit non si dimostra l'affetto e senza questa
dimostrazione non vi pu essere confidenza. Chi vuole essere
amato bisogna che faccia vedere che ama. Ges Cristo si fece
piccolo coi piccoli e port le nostre infermit. Ecco il
maestro della famigliarit! Il maestro visto solo in
cattedra maestro e non pi, ma se va in ricreazione coi
giovani diventa come fratello.
Se uno visto solo predicare dal pulpito si dir che fa n
pi n meno che il proprio dovere, ma se dice una parola in
ricreazione, la parola di uno che ama. Quante conversioni
non cagionarono alcune sue parole fatte risuonare
all'improvviso all'orecchio di un giovane nel mentre che si
divertiva!
Chi amato ottiene tutto, specialmente dai giovani.
Chi sa di essere amato, ama, e chi amato ottiene

tutto, specialmente dai giovani. Questa confidenza mette una


corrente elettrica fra i giovani ed i Superiori. I cuori si
aprono e fanno conoscere i loro bisogni e palesano i loro
difetti. Questo amore fa sopportare ai Superiori le fatiche,
le noie, le ingratitudini, i disturbi, le mancanze, le
negligenze dei giovanetti. Ges Cristo non spezz la canna
gi fessa, n spense il lucignolo che fumigava. Ecco il
vostro modello.

Allora non si vedr pi chi lavorer per fine di vanagloria;


chi punir solamente per vendicare l'amor proprio offeso;
chi si ritirer dal campo della sorveglianza per gelosia di
una temuta preponderanza altrui; chi mormorer degli altri
volendo essere amato e stimato dai giovani, esclusi tutti
gli altri Superiori, guadagnando null'altro che disprezzo ed
ipocrite moine; chi si lasci rubare il cuore da una creatura
e per far la corte a questa trascuri tutti gli altri
giovanetti; chi per amore dei propri comodi tenga in non
cale il dovere strettissimo della sorveglianza; chi per un
vano rispetto umano si astenga dall'ammonire chi deve essere
ammonito.
Se ci sar questo vero amore, non si cercher altro che la
gloria di Dio e la salute delle anime. Quando illanguidisce
questo amore, allora che le cose non vanno pi bene.
Perch si vuol sostituire alla carit la freddezza di un
regolamento? Perch i Superiori si allontanano
dall'osservanza di quelle regole di educazione che Don Bosco
ha loro dettate?
Perch al sistema di prevenire con la vigilanza e
amorosamente i disordini, si va sostituendo a poco a poco il
sistema, meno pesante e pi spiccio per chi comanda, di
bandir leggi che se si sostengono coi castighi, accendono
odii e fruttano dispiaceri; se si trascura di farle
osservare, fruttano disprezzo per i Superiori a causa di
disordini gravissimi?

L'Educatore si faccia tutto a tutti.


E ci accade necessariamente se manca la famigliarit. Se
adunque si vuole che l'Oratorio ritorni all'antica felicit,
si rimetta in vigore l'antico sistema: il Superiore sia
tutto a tutti, pronto ad ascoltare sempre ogni dubbio o
lamentanza dei giovani, tutto occhio per sorvegliare
paternamente la loro condotta, tutto cuore per cercare il
bene spirituale e temporale di coloro che la Provvidenza gli
ha affidati.
Allora i cuori non saranno pi chiusi e non regneranno pi
certi segretumi che uccidono. Solo in caso di immoralit i
Superiori siano inesorabili. meglio correre pericolo di
scacciare dalla casa un innocente, che ritenere uno
scandaloso. Gli assistenti si facciano uno strettissimo
dovere di coscienza di riferire ai Superiori tutte quelle
cose le quali conoscano in qualunque modo essere offesa di
Dio. Allora io interrogai:


E quale il mezzo precipuo perch trionfi simile
famigliarit e simile amore e confidenza?

L'osservanza esatta delle regole della casa.

E null'altro?

Il piatto migliore in un pranzo quello della buona


cera.
Educarli ad una vita di fede.
Mentre cos il mio antico allievo finiva di parlare ed io
continuava ad osservare con vivo dispiacere quella
ricreazione, a poco a poco mi sentii oppresso da grande
stanchezza che andava ognora crescendo. Questa oppressione
giunse al punto che non potendo pi resistere mi scossi e
rinvenni.
Mi trovai in piedi vicino al letto. Le mie gambe erano cos
gonfie e mi facevano cos male che non potevo pi star
ritto. L'ora era tardissima, quindi me ne andai a letto
risoluto di scrivere ai miei figlioli queste righe.
Io desidero di non fare questi sogni che mi stancano troppo.
Nel giorno seguente mi sentiva rotto nella persona e non
vedeva l'ora di riposare la sera seguente. Ma ecco appena
fui in letto ricominciare il sogno. Avevo dinanzi il
cortile, i giovani che ora sono all'Oratorio,

e lo stesso antico allievo dell'Oratorio, io presi ad


interrogarlo:

Ci che mi dicesti io lo far sapere ai miei Salesiani;


ma ai giovani dell'Oratorio che cosa debbo dire?
Mi rispose:

Che essi riconoscano quanto i Superiori, i maestri, gli


assistenti fatichino e studino per loro amore, poich se non
fosse per il loro bene non si assoggetterebbero a tanti
sacrifici; che si ricordino essere l'umilt la fonte di ogni
tranquillit; che sappiano sopportare i difetti degli altri,
poich al mondo non si trova la perfezione, ma questa solo
in paradiso; che cessino dalle mormorazioni, poich queste

raffreddano i cuori; e soprattutto che procurino di vivere


nella santa grazia di Dio. Chi non ha pace con Dio, non ha
pace con s, e non ha pace con gli altri.

E tu mi dici adunque che vi sono fra i miei giovani di


quelli che non hanno la pace con Dio?

Questa la prima causa del malumore, fra le altre che


lei sa, alle quali deve porre rimedio, e che non fa d'uopo
che ora le dica. Infatti non diffida se non chi ha segreti
da custodire, se non chi teme che questi segreti vengano a
conoscersi, perch sa che gliene tornerebbe vergogna e
disgrazia. Nello stesso tempo se il cuore non ha la pace con
Dio, rimane angosciato, irrequieto, insofferente di
obbedienza, si irrita per nulla, gli sembra che ogni cosa
vada male, e perch esso non ha amore, giudica che i
Superiori non lo amino.

Eppure mio caro, non vedi quanta frequenza di


Confessioni e di Comunioni vi nell'Oratorio?

vero che grande la frequenza delle Confessioni, ma


ci che manca radicalmente in tanti giovanetti che si
confessano la stabilit nei proponimenti. Si confessano,
ma sempre le stesse mancanze, le stesse occasioni prossime,
le stesse abitudini cattive, le stesse disobbedienze, le
stesse trascuratezze nei doveri. Cos si va avanti per mesi
e mesi, e anche per anni e taluni perfino cos continuano
alla quinta Ginnasiale. Sono confessioni che valgono poco o
nulla; quindi non recano pace, e se un giovanetto fosse
chiamato in quello stato al tribunale di Dio sarebbe un
affare ben serio.

E di costoro ve n'ha molti all'Oratorio?

Pochi in confronto del gran numero di giovani che sono


nella casa. Osservi e me li additava.

io guardai e ad uno ad uno vidi quei giovani. Ma in


questi pochi io vidi cose che hanno profondamente
amareggiato il mio cuore. Non voglio metterle sulla carta,
ma quando sar di ritorno voglio esporle a ciascuno cui si
riferiscono. Qui vi dir soltanto che tempo di pregare e
di prendere ferme risoluzioni; proporre non colle parole, ma
coi fatti, e far vedere che i Comollo, i Savio Domenico, i
Besucco e i Siccardi vivono ancora tra noi.
In ultimo domandai a quel mio amico:

Hai null'altro da dirmi?

Predichi a tutti, grandi e piccoli, che si ricordino


sempre di Maria SS. Ausiliatrice. Che essa li ha qui
radunati per condurli via dai pericoli del mondo, perch si
amassero come fratelli, e perch dessero gloria a Dio e a
lei con la loro buona condotta; che la Madonna quella che
loro provvede pane e mezzi di studiare con infinite grazie e

portenti. Si ricordino che sono alla vigilia della festa


della loro SS. Madre e che con l'aiuto suo deve cadere
quella barriera di diffidenza che il demonio ha saputo
innalzare tra i giovani e Superiori e della quale sa
giovarsi per la rovina di certe anime.

E ci riusciremo a togliere questa barriera?

S certamente, purch grandi e piccoli siano pronti a


soffrire qualche mortificazione per amore di Maria e mettano
in pratica ci che io ho detto.
Intanto io continuava a guardare i miei giovanetti, e allo
spettacolo di coloro che vedeva avviati verso l'eterna
perdizione sentii tale stretta al cuore che mi svegliai.
Molte cose importantissime che io vidi desidererei ancora
narrarvi, ma il tempo e le convenienze non me lo permettono.
Ritornino i giorni dell'affetto e della confidenza.
Concludo: sapete che cosa desidera da voi questo povero
vecchio che per i suoi cari giovani ha consumata tutta la
vita? Niente altro fuorch, fatte le debite proporzioni,
ritornino i giorni felici dell'Oratorio primitivo. I giorni
dell'affetto e della confidenza cristiana tra i giovani e i
Superiori; i giorni dello spirito di accondiscendenza e di
sopportazione, per

amore di Ges Cristo, degli uni verso gli altri; i giorni


dei cuori aperti con tutta semplicit e candore, i giorni
della carit e della vera allegrezza per tutti. Ho bisogno
che mi consoliate dandomi la speranza e la promessa che voi
farete tutto ci che desidero per il bene delle anime
vostre.
Voi non conoscete abbastanza quale fortuna sia la vostra di
essere stati ricoverati nell'Oratorio. Innanzi a Dio vi
protesto: Basta che un giovane entri in una casa Salesiana,
perch la

Vergine SS. lo prenda subito sotto la sua protezione


speciale. Mettiamoci adunque tutti d'accordo. La carit di
quelli che comandano, la carit di quelli che debbono
ubbidire faccia regnare fra di noi lo spirito di S.
Francesco di Sales.
O miei cari figliuoli, si avvicina il tempo nel quale dovr
staccarmi da voi e partire per la mia eternit. {Nota del
segretario: A questo punto Don Bosco sospese di dettare; gli
occhi suoi si empirono di lagrime, non per rincrescimento ma
per ineffabile tenerezza che trapelava dal suo sguardo e dal
suono della sua voce: dopo qualche istante continu). Quindi
io bramo di lasciar voi, o preti, o chierici, o giovani
carissimi, per quella via del Signore nella quale Esso
stesso vi desidera.
A questo fine il Santo Padre, che io ho visto venerd 9
maggio, vi manda di tutto cuore la sua Benedizione. Il
giorno della festa di Maria Ausiliatrice mi trover con voi
innanzi all'effigie della nostra amorosissima Madre.
Voglio che questa gran festa si celebri con ogni solennit;
e Don Lazzero e Don Marchisio pensino a far si che stiano
allegri anche in refettorio. La festa di Maria Ausiliatrice
deve essere il preludio della festa eterna che dobbiamo
celebrare tutti insieme uniti un giorno in Paradiso.
Vostro aff.mo in Ges Cristo Sac. Giovanni Bosco
Roma, 10 maggio 1884.
DIVENTARE PADRI E MADRI.
Educatori non si nasce, ma si diventa a poco a poco,
attraverso un impegno costante e prolungato. Chi o deve
essere l'educatore lo dice Don Bosco nel Sistema Preventivo:
L'educatore un individuo consacrato al bene dei suoi
allievi, perci deve essere pronto ad affrontare ogni
disturbo, ogni fatica per conseguire il suo fine, che la
civile, naturale, scientifica educazione dei suoi allievi.
Lui, Don Bosco, fu consacrato al bene dei suoi giovani al
punto da diventare per loro un vero Padre, segno eloquente
ed immediatamente percepibile della Paternit di Dio.
La parola Padre evoca l'idea della famiglia: Dio Famiglia,
in Dio c' circolazione di vita ed cos abbondante che si
comunica a tutto ci che creato ed esiste. L'Oratorio era
una "vera famiglia", scrive don Lemoyne parlando di
Valdocco nel 1848. Quante volte nelle parole di Don Bosco,
nei suoi scritti ricorre la parola famiglia, spirito di
famiglia.

Nel 1869 invia una circolare a tutte le case per promuovere


lo spirito di famiglia, cio quel clima in cui ci si trova
bene, perch si respira un'atmosfera calda di affetto.
Questo stile educativo, improntato alla familiarit, a
relazioni amabili ed accoglienti indubbiamente la pi
preziosa intuizione ed eredit lasciata da Don Bosco a tutto
il mondo salesiano; quindi da custodire e vivere con
particolare cura.
Tuttavia il problema direttamente non questo: il clima
sempre effetto di relazioni costruite in un certo modo o in
un altro. Ne facciamo quotidianamente esperienza in famiglia
(genitori), nelle Comunit religiose (SDB-FMA), nei gruppi
(animatori), nelle squadre sportive (allenatori), nelle
classi scolastiche (insegnanti)...
Il problema vero si annida nel cuore di ciascuno di noi e
alla luce della Lettera lo potremmo indicare cos: diventare
Padri e Madri, acquisire nel nostro collocarci di fronte
alle persone la ricchezza di paternit che aveva Don Bosco,
riflesso di Dio Padre che ci ama con la tenerezza d una
Madre.
Diventare padri per seminare, l dove ci troviamo a vivere,
familiarit, confidenza, affetto, cordialit.
A te, genitore, insegnante, allenatore, obiettore che regali
ai ragazzi una fetta della tua vita,... tocca il

primo passo (e forse anche il secondo e il terzo) nel


costruire il clima nel gruppo, nella famiglia, nella
squadra... Don Bosco lo dice chiaramente: I Superiori non
erano pi l'anima della ricreazione, cio gli Educatori
devono essere i primi ad offrire familiarit, bont...
amorevolezza.
Come?
Le modalit attraverso le quali diventare Padri e Madri
sono tante quante ne sa inventare l'amore e oggi circolano
libri ricchi di spunti, utili per riflettere e per rubare
preziose

indicazioni educative. Una precisazione doverosa:


diventare padri e madri non si gioca sul versante del fare,
dell'agire ma dell'essere. Tocca cio le Corde pi profonde
della persona, ne cambia il cuore, le prospettive di vita e
di conseguenza gli atteggiamenti e i risultati operativi.
A partire dalla Lettera, offriamo alcune indicazioni di
percorso per diventare sempre pi capaci di costruire
famiglia, luogo in cui si cresce armoniosamente verso
l'acquisizione di una personalit adulta e matura.
1. Esserci.
Don Bosco usa spesso la parola assistenza che la
presenza costante e significativa ( = attiva e attenta)
nell'educare in mezzo ai ragazzi. Il Direttore (=
Educatore) deve essere tutto consacrato ai suoi educandi, n
mai assumersi impegni che lo allontanino dal suo ufficio,
anzi trovarsi sempre con i suoi allievi....
questa la penitenza salesiana, cio lo stare sempre con
i ragazzi offrendo loro un tempo qualitativamente ricco,
perch precedentemente pensato e preparato per loro. Il
trovarsi costantemente in mezzo a loro dice nei fatti che
loro a hanno rubato il cuore, che loro sono l'unico e
continuo pensiero nella nostra mente, che la mia gioia
stare con voi di Don Bosco sta diventando a poco a poco
verit anche per noi. Lui stava sempre in mezzo ai giovani
la testimonianza chiave del giovane Valfr.
La presenza salesiana deve essere accompagnata, arricchita
da due ingredienti fondamentali:
L'allegria: il piatto migliore in un pranzo quello
della buona cera. Don Bosco fin da giovane aveva
sperimentato la potenza che ha sui ragazzi la festa,
l'allegria (fond la Societ dell'allegria), e a Valdocco
l'aveva indicata come via alla santit. Sta allegro era
il suo augurio abituale, il demonio ha paura della gente
allegra. Anche le vocazioni nascono solo nella casa della
gioia: L'allegria decise alcuni a fermarsi in
Congregazione. Nel 1878 alle suore di Valdocco disse: Per
far del bene alle ragazze bisogna essere sempre allegre.
L'accoglienza: un momento importante, che pu decidere
il futuro di una persona. L'accoglienza l'abbraccio del
cuore verso chi si presenta o si incontra nei luoghi o
situazioni pi impensate. far passare all'altro il
messaggio: Sono contento che ci sei; quello che sei, che
fai, che hai, mi interessa e io sono qui per te!.

l'intensit di una stretta di mano, di un abbraccio, di un


sorriso, di uno sguardo a far passare ci che di pi vero
abbiamo nel cuore e il ragazzo coglie inesorabilmente come
ci collochiamo di fronte a lui.

2. Ascoltare.
Parlate poco voi; fate parlare i ragazzi consigliava Don
Bosco. Si dia agio agli allievi di esprimere liberamente i
loro pensieri.
Una delle pi belle fotografie di don Bosco quella che lo
ritrae circondato dai ragazzi che aspettano il loro turno
per confessarsi: il volto teso all'ascolto, gli occhi
socchiusi, l'espressione serenamente seria.
Il suo biografo annota: Nonostante le sue molte e gravi
occupazioni, era sempre pronto ad accogliere nella sua
camera, con cuore di padre, quei giovani che gli chiedevano
un 'udienza particolare... Lasciava a ciascuno piena libert
di fare domande, esporre difese, scuse... Li riceveva con lo
stesso rispetto con il quale

trattava i grandi signori. Li invitava a sedere sul sof,


stando egli seduto al tavolino e li ascoltava con la maggior
attenzione come se le cose da loro esposte fossero tutte
molto importanti....
Oggi la capacit di dialogo (parlare - ascoltare) il
problema cruciale in qualsiasi tipo di relazione. A parlare
sono tutti capaci, ma ad ascoltare? Una delle ragioni per
cui si ricorre sempre pi spesso allo psicologo proprio
questo: per essere

ascoltati occorre andare da uno, su appuntamento, e pagarlo


profumatamente per ogni ora... di ascolto! Ascoltare
abbracciare con il cuore chi ci sta di fronte, offrirgli
un grembo di accoglienza in cui riposare e riprendere le
forze.
L'ascolto, come ce l'ha insegnato Don Bosco, ha una
caratteristica: positivo, incoraggiante, punta a rimettere
in piedi il giovane, perch sappia camminare con le proprie
gambe. Nell'ascoltare, l'educatore coglie, oltre i problemi,
le difficolt, gli errori che vengono esposti, quelle
pagliuzze di positivit e di bene, quelle vie di uscita gi
presenti nel suo vissuto e che diventano il punto di forza
su cui puntare e da cui partire per un incoraggiamento...
coi piedi per terra. Saper incoraggiare, dopo aver
ascoltato, discusso, una delle pi preziose doti di un
educatore, perch il giovane ne ha un bisogno estremo per
superare le inevitabili paure della vita.
3.

Dare buon esempio.

Siate modelli a tutti... essere falsarighe pi con le opere


e l'esempio, che con i consigli ripeteva Don Bosco agli
educatori, convinto che la scuola del buon esempio la pi
efficace! Un pap che sa perdonare un collega di lavoro, un
animatore che continua il suo servizio nonostante un torto
ricevuto, un insegnante che non divide la classe tra
intelligenti e... asini ma segue tutti, specialmente chi fa
pi fatica... esempi che valgono pi di mille prediche sul
perdono... Fatevi modelli per le persone a voi affidate
ammonisce l'Apostolo Pietro.
Ricordo sempre un pap che per un'ora fece alla figlia una
predica sull'importanza dell'onest e la figlia sapeva che
pap in negozio aveva la bilancia truccata!
4.

Dimostrare l'amore.

Il messaggio centrale della Lettera che i giovani non


solo siano amati, ma che essi stessi conoscano di essere
amati.
Un affetto che non solo offerto, ma che il destinatario
coglie come tale, adatto a lui nel momento che sta vivendo.
Un affetto che non passa tanto attraverso le parole (Don
Bosco dichiara anche a voce o per iscritto il suo voler
bene...) quanto attraverso i fatti, i gesti (ne abbiamo
elencati alcuni: esserci, ascoltare...), capaci di
trasmettere questo messaggio: Ti voglio bene e la tua vita
mi interessa tantissimo; anzi quel che ami tu lo amo anch'io

come il gioco, gli hobbies, la musica, lo sport, la moda, la


TV....
soprattutto nel tempo libero, durante una gita, una
partita, una serata passata in pizzeria, guardando un film
che si possono conoscere meglio i ragazzi e farsi loro compagni, cio adulti che condividono i loro interessi e in
questa condivisione si guadagnano il loro cuore,
diventando amici sui quali si pu contare.
Amino ci che piace ai giovani, e i giovani ameranno ci
che piace ai Superiori. Questo mettersi al livello dei
ragazzi (fino ad arrivare al fischiare con Bartolomeo
Garelli) non una strategia ricattatoria, ma un vero,
profondo gesto d'amore: lui, prete, gioca, scherza, va in
vacanza con loro senza per questo sentirsi meno prete.
L'amicizia la chiave che apre il loro cuore: Chi sa di
essere amato, ama; e chi amato ottiene tutto, specialmente
dai giovani.
In questa fase indispensabile la pazienza perch
l'educatore messo alla prova per appurare se la sua vera
bont, robusta e sincera, oppure solo apparenza. Un padre
dimostra il proprio amore al figlio quando mette la sua vita
al servizio di quella del figlio, aiutandolo a diventare
adulto capace di affrontare il futuro con le proprie forze.

Don Bosco stato un vero padre per i suoi


ha saputo dare loro, con infiniti sacrifici,
sostentamento, una casa dove si respira aria
lavoro, una professione, un titolo di studio
da onesti cittadini; e ha saputo

ragazzi perch
il pane, il
di famiglia; il
con cui vivere

5. Dare il paradiso.
Ai suoi ragazzi: Voglio essere sacerdote sempre affermava
e per tutta la vita ha speso le energie migliori per cercare
la

gloria di Dio e la salute dell'anima.


La familiarit, cardine dell'educazione, per Don Bosco un
humus nel quale cresce e si sviluppa il senso di Dio, la
pratica gioiosa dei sacramenti. L dove assente c'
freddezza nell'accostarsi ai Sacramenti, trascuratezza
nelle pratiche di chiesa.
Don Bosco, nell'urna che contiene i suoi resti mortali,
vestito da sacerdote, quasi a ricordare ad ogni educatore
che si ispira al suo stile educativo lo scopo del suo
impegno: Vedervi felici nel tempo e nell'eternit...
perch vi amo teneramente in Ges Cristo e ho il dovere di
parlarvi con la libert di un padre.