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Stati Uniti. Cosa c' dietro alla vittoria repubblicana?

di Carlo Rossi
http://chiarodiluna-karl.blogspot.it/2014/11/stati-uniti-cosa-c-e-dietro-alla.html
Sul Corriere della Sera del 6 novembre 2014 Serena Danna racconta un
aspetto dell' evoluzione del costume USA che non va sottovalutato: la
normalit diventata cool.
"...il new normal quasi un prodotto degli hipster degli anni 00, ma con
una differenza non da poco: mentre quelli rubavano dalle sottoculture le idee
e gli stili pi elitari e superficiali per affermare disperatamente una diversit
apparente, i normali del nuovo millennio recuperano dal passato valori e
principi: la famiglia (contro lindividualismo dellegocentrico hipster), il cibo
sano ma laico (contro la dittatura del bio), limpegno politico (contro il
cinismo del tutto-fa-schifo) e la fine dellambiguit sessuale come cifra
stilistica (contro gli eunuchi con la barba in fondo pi maschilisti di un
idraulico bresciano degli anni Cinquanta). Ancora una volta, viene in mente
un cantante italiano, Lucio Dalla, che in Disperato Erotico Stomp dichiarava
quaranta anni fa limpresa eccezionale, dammi retta, essere normale....
Si tratta della tessera non trascurabile di un mosaico idoneo a rappresentare
la societ americana che si espressa nel recente voto mid-term. Ma gli
elettori, votando o non votando, hanno manifestato soprattutto un chiaro
malcontento per la situazione economica e il degrado sociale ed educativo. Il
pesante deterioramento della situazione internazionale ha fatto il resto.
La politica economica di Obama ha lasciato irrisolti i problemi dell' economia
statunitense, indebolita strutturalmente sul lato dell' offerta dal deficit di
competitivit e dal fallimento delle principali agenzie educative. Tale deficit
stato colmato solo parzialmente con software e automazione. Cos la
partecipazione alla forza lavoro (occupati o attivamente in cerca di lavoro)
resta molto al di sotto del livello pre-crisi. A ci si aggiunga che i nuovi posti
di lavoro sono di solito di bassa qualit e mal retribuiti, creati nei settori dell'
assistenza sanitaria e agli anziani, del commercio e della ristorazione.
http://www.repubblica.it/economia/2014/02/09/news/eurobarometro_9_febbrai
o_2014-78130196/
Restano perfettamente attuali le considerazioni espresse su La Repubblica del
9 febbraio 2014 da Maurizio Ricci:
"Se si scava nei dati, si scopre che la storia americana non molto pi allegra
di quella europea: il tasso di disoccupazione, negli Usa, cala perch sempre
pi gente rinuncia a cercare un lavoro. Il totale di persone che lavorano o
cercano attivamente lavoro (in gergo, la forza lavoro) rimasto pi o meno

uguale in Europa, negli ultimi anni. Ma drammaticamente crollato negli Stati


Uniti, dove sempre pi gente, esaurito il tempo in cui pu fruire del sussidio
di disoccupazione, rinuncia cercare un lavoro che non riesce a trovare: dal
2010 ad oggi, il tasso di partecipazione americano alla forza lavoro
diminuito di oltre il 3 per cento. Parallelamente, e per motivi del tutto
statistici, diminuito anche il tasso di disoccupazione, visto che i disoccupati
si chiamano fuori dalla forza lavoro. Se Eurolandia avesse sperimentato una
caduta della partecipazione alla forza lavoro di dimensioni simile a quella
americana, il tasso di disoccupazione europeo non sarebbe del 12 per cento,
ma del 9,5 per cento. Finanche inferiore a quello che era prima della crisi del
debito europeo. Nella giusta prospettiva, la distanza fra i due tassi di
disoccupazione circa la met di quello che dicono i numeri ad una prima
lettura".
Importante dunque, ma non determinante, il fallimento della politica estera
di Obama. Il mondo di oggi non pi sicuro, bens molto pi pericoloso. Gli
americani lo sanno per, come sempre, hanno votato assillati dai problemi
economici e sociali del loro grande paese.
Agli europei e agli italiani in particolare i media hanno somministrato una
narrazione della situazione degli USA e dei risultati economici della
presidenza Obama di solito edulcorata, apologetica, spesso priva di cenni ai
nodi irrisolti della crisi. Perch? In qualche caso si trattato di giornalisti,
opinionisti e analisti "catturati" dalla grande impresa non competitiva e dalla
grande speculazione, vere, sole beneficiarie dell' approccio monetario alla
crisi. Ma lo scarto tra narrazione e realt si spiega in larga misura con il
tradizionale fenomeno della militanza ideologica, che produce una
informazione segnata dalla propaganda.
Karl Popper il 31 maggio 1970 in una lettera "confidenziale" a Lord Coleraine
scrisse:
"Per motivi a me del tutto ignoti, la propaganda di sinistra ha ottenuto una
vittoria in quasi tutti i Paesi occidentali che pu essere definita solo come
completa. Sembra che essi si siano accaparrato il monopolio nel controllo di
tutti i "mass-media" (la loro orribile terminologia). Come ci possa essere
accaduto non so... Il vero problema che nessuno sembra essersi reso conto
di ci che accaduto: quale tipo di vittoria sia stata conseguita dalla sinistra;
neppure gli stessi vincitori ritengono, o si rendono conto, che, per quanto
riguarda i mezzi di propaganda, essi sono gi diventati la "Classe dirigente""
(Karl POPPER, Dopo La societ aperta, 2009, p. 386).
Questa propaganda egemone della sinistra, diventata "liberal", ha portato
Obama al ripetuto successo, ma oggi non riesce pi a coprirne il fallimento.
Gli Stati Uniti voltano pagina, forse per sempre.

http://data.bls.gov/timeseries/LNS11300000