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CONTROLLO
NON
DISTRUTTIVO
CON
ULTRASUONI, TEORIA ED APPARECCHIATURE.

CONTROLLO NON DISTRUTTIVO CON ULTRASUONI, TEORIA ED APPARECCHIATURE.

Teoria degli Ultrasuoni

PANAMETRICS

INDICE
1. ULTRASUONI ...................................................................................... 4
1.1. CONTROLLO NON DISTRUTTIVO CON ULTRASUONI ............................ 4
1.2. ONDE ED OSCILLAZIONI...................................................................... 5
1.3. TIPI DI ONDE ....................................................................................... 6
1.3.1. Onde longitudinali ..................................................................... 6
1.3.2. Onde trasversali........................................................................... 6
1.3.3. Onde superficiali........................................................................ 7
1.3.4. Onde di Lamb ............................................................................ 7
1.3.5. Onde laterali............................................................................... 8
1.4. GRANDEZZE CARATTERISTICHE ......................................................... 8
1.4.1. Ampiezza .................................................................................... 9
1.4.2. Periodo......................................................................................... 9
1.4.3. Frequenza................................................................................. 10
1.4.4. Lunghezza donda ................................................................... 10
1.5. VELOCIT DI PROPAGAZIONE ........................................................... 10
1.6. IMPEDENZA ACUSTICA ...................................................................... 11
1.7. PRESSIONE SONORA ........................................................................ 12
1.8. INTENSIT ACUSTICA ........................................................................ 13
2. PROPAGAZIONE .............................................................................. 13
2.1.
2.2.
2.3.
2.4.

FENOMENI RELATIVI ALLA PROPAGAZIONE DELLE ONDE SONORE ... 13


DIFFUSIONE ...................................................................................... 13
RIFLESSIONE E TRASMISSIONE ........................................................ 14
DECIBEL ........................................................................................... 15

3. OTTICA DEGLI ULTRASUONI ..................................................... 16


3.1.
3.2.
3.3.
3.4.
3.5.
3.6.
3.7.
3.8.
3.9.

OTTICA DEGLI ULTRASUONI ............................................................. 16


RIFRAZIONE ...................................................................................... 16
ANGOLI CRITICI ................................................................................ 19
DIFFRAZIONE .................................................................................... 20
INTERFERENZA ................................................................................. 21
ATTENUAZIONE ................................................................................ 22
DIVERGENZA DEL FASCIO ULTRASONORO ....................................... 22
DIFFUSIONE ...................................................................................... 23
ASSORBIMENTO ............................................................................... 23

4. GENERAZIONE DEGLI ULTRASUONI ....................................... 23


4.1. GENERAZIONE DEGLI ULTRASUONI .................................................. 24
4.2. EFFETTO PIEZOELETTRICO .............................................................. 24
2

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4.3. FERROELETTRICIT.......................................................................... 25
4.4. MAGNETOSTRIZIONE ........................................................................ 25
4.5. MATERIALI PER TRASDUTTORI ......................................................... 25
4.5.1. Quarzo....................................................................................... 25
4.5.2. Materiali ceramici .................................................................... 26
4.5.3. Solfato di litio............................................................................ 26
5. CAMPO ULTRASONORO ............................................................... 27
5.1. CAMPO ULTRASONORO .................................................................... 27
5.1.1. Campo vicino ........................................................................... 27
5.1.2. Campo lontano ........................................................................ 28
6. TRASDUTTORI.................................................................................. 30
6.1. TRASDUTTORI............................................................................. 30
6.2. TRASDUTTORI NORMALI ................................................................... 31
6.3. TRASDUTTORI ANGOLATI ................................................................. 31
7. APPARECCHIATURE ...................................................................... 34
7.1.
7.2.
7.3.
7.4.
7.5.
7.6.
7.7.

APPARECCHIATURE.......................................................................... 34
TUBO CATODICO .............................................................................. 36
GENERATORE DI TENSIONE A DENTI DI SEGA .................................. 37
GENERATORE DI IMPULSI ................................................................. 37
SINCRONIZZATORE........................................................................... 38
AMPLIFICATORE ............................................................................... 38
APPARECCHIATURE DIGITALI ........................................................... 39

8. RAPPRESENTAZIONE DEL SEGNALE ULTRASONORO....... 40


8.1.
8.2.
8.3.
8.4.
8.5.

ECOGRAMMA .................................................................................... 40
RAPPRESENTAZIONE DI TIPO A........................................................ 41
RAPPRESENTAZIONE DI TIPO B........................................................ 42
RAPPRESENTAZIONE DI TIPO C ....................................................... 43
2.8.5 TECNICA TOFD ..................................................................... 43

Teoria degli Ultrasuoni

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1. Ultrasuoni
1.1. Controllo non distruttivo con ultrasuoni
Il controllo non distruttivo con ultrasuoni si sviluppato in epoca
piuttosto recente, esso tuttavia ha gi un campo di applicazione
molto vasto e si prevede una sempre maggiore diffusione,
soprattutto dovuta al continuo miglioramento delle attuali
tecniche di controllo e all'introduzione dei potenti e veloci mezzi
informatici.
Il controllo ultrasonoro pu essere considerato universale; infatti
esso pu essere applicato in moltissimi campi, completamente
diversi tra loro. Basti pensare che le onde ultrasonore vengono
impiegate con ottimi risultati, oltre che nel campo metallurgico,
anche nel controllo di materiali lapidei (calcestruzzi, marmi, ...),
nel monitoraggio di monumenti antichi, nel controllo di pali
fondazione, ecc..
Gli ultrasuoni inoltre vengono egregiamente impiegati nel
controllo di spessori di ogni genere: come quello dei tubi di
oleodotti e metanodotti, delle placcature, degli intonaci di
affreschi antichi, del grasso sottocutaneo dei suini, ...
I principali vantaggi del metodo ultrasonoro sono:
- elevata sensibilit di controllo;
- risultato immediato;
- nessuna limitazione di spessore (si possono ispezionare
spessori di metallo dell'ordine dei metri);
- possibilit di individuare la posizione del difetto, cosa questa
molto utile nel caso delle saldature dove possibile
procedere ad una riparazione del giunto:
- ispezione da una sola superficie del pezzo;
- apparecchiature maneggevoli e poco ingombranti;
- costi di impianto e di esercizio ridotti;
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- nessun pericolo per l'operatore.


Con ci non si vuole affermare che il metodo ad ultrasuoni sia il
migliore in assoluto; infatti esistono limitazioni per quanto
riguarda la geometria del pezzo. Pezzi particolarmente complessi
dal punto di vista costruttivo (per esempio le palette delle turbine)
non si prestano al controllo ultrasonoro.
Inoltre richiesta una maggiore preparazione dell'operatore
rispetto agli altri controlli, questo perch un controllo ultrasonoro
non fornisce un documento obiettivo dell'indagine, al contrario di
una radiografia; l'interpretazione dei risultati quindi lasciata a
chi effettua il controllo che se ne assume quindi la piena
responsabilit.
Il principio del controllo con gli ultrasuoni basato sulla
propagazione di vibrazioni meccaniche ad alta frequenza
(0,5-30 MHz); esse hanno la propriet di propagarsi con facilit
nei mezzi solidi e di venire pi o meno riflesse se nel loro
percorso incontrano una discontinuit.

1.2. Onde ed oscillazioni


Il controllo con la tecnica ad ultrasuoni si basa su onde meccaniche;
queste, a differenza delle radiazioni elettromagnetiche, hanno bisogno di
un mezzo di propagazione; infatti unonda meccanica creata dallo
spostamento dalla posizione di riposo delle singole particelle che
costituiscono la materia. Tale perturbazione non rimane per circoscritta
ma si propaga in tutto il corpo e, se le condizioni al contorno lo
consentono, anche allinfuori di esso.
Landamento di questo tipo di fenomeni pu essere descritto in termini
matematici quasi sempre da funzioni sinusoidali; infatti le singole
particelle costituenti il corpo solido possono essere viste come delle masse
collegate a delle molle: la perturbazione fa si che la massa si sposti dalla
sua posizione di riposo instaurando cos il moto oscillatorio.

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1.3. Tipi di onde


Se pensiamo ad un altoparlante notiamo come la membrana, mossa dalla
bobina, urta le molecole daria immediatamente adiacenti ad essa, queste a
loro volta urtano altre molecole e cos via, fino a portare il suono ad un
eventuale ascoltatore, posto ad una certa distanza dallaltoparlante.

1.3.1. Onde longitudinali


Nel caso dellaltoparlante preso come esempio siamo in presenza di
onde longitudinali; infatti la direzione delloscillazione delle singole
particelle coincide con la direzione di propagazione dellonda. Le
onde longitudinali sono le uniche che si possono propagare nei
liquidi e negli aeriformi.

Fig. 16

Le particelle costituenti il materiale subiscono uno spostamento alterno dalla


posizione di riposo nello stesso senso in cui l'onda si propaga

1.3.2. Onde trasversali


Le onde trasversali sono caratterizzate dal fatto che le singole
particelle costituenti il materiale compiono oscillazioni pressoch
perpendicolari al verso di propagazione dellonda. Le Onde
trasversali si possono propagare solo nei mezzi solidi in quanto
questi sono in grado di reagire alla sollecitazione di taglio. Le onde
trasversali sono inoltre caratterizzate dal fatto di avere, a parit di
6

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mezzo di propagazione, una velocit alquanto minore delle onde


longitudinali; nel caso dell'acciaio la velocit circa la met.

Fig. 17

Le particelle del materiale si spostano dalla posizione di riposo in senso


perpendicolare rispetto alla direzione di propagazione dell'onda

1.3.3. Onde superficiali


Sulla superficie dei corpi possono instaurarsi le onde superficiali,
dette anche onde di Rayleigh. Queste interessano solo una piccola
porzione di materiale in prossimit della superficie per una
profondit pari a circa una lunghezza donda.
Esse ricordano in un certo senso le onde del mare, pur non essendo
queste onde elastiche. Onde simili alle onde di Rayleigh possono
esistere sulla superficie di separazione tra fase liquida e solida,
oppure sulla superficie di separazione di due fasi. La deformazione
introdotta da queste onde non sinusoidale e la trattazione
matematica alquanto complessa.

1.3.4. Onde di Lamb


Su corpi sottili, per esempio lamierini, si possono instaurare le onde
di Lamb, tale tipo di oscillazione interessa il corpo in tutto il suo
spessore; possiamo distinguere le onde di Lamb simmetriche e
asimmetriche.

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Fig. 18

Su lamierini sottili si possono instaurare onde di Lamb simmetriche (a) e


asimmetriche (b).

1.3.5. Onde laterali


Sono onde che si instaurano poco al di sotto della superficie del
pezzo; si hanno quando il fascio ultrasonoro penetra nel pezzo non
perpendicolarmente. Queste onde rivestono particolare importanza
nella tecnica di indagine TOFD (vedi 2.8.5)

1.4. Grandezze caratteristiche


Finora abbiamo trattato largomento dal punto di vista qualitativo;
esistono per ben determinate grandezze fisiche mediante le quali
possibile descrivere questo tipo di fenomeni in maniera rigorosa.

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1.4.1. Ampiezza
Lampiezza A dellonda il massimo spostamento che, rispetto la
posizione di riposo, subisce un punto qualunque dellonda stessa.

Fig. 19 Ampiezza di un'onda.

1.4.2. Periodo
Il periodo T di unonda il minimo intervallo di tempo impiegato
da un suo punto a riprendere la sua posizione iniziale

Fig. 20 Periodo di un'onda

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1.4.3. Frequenza
La frequenza f linverso del periodo, ovvero il numero di volte
che nellunit di tempo un punto dellonda riprende la sua posizione
iniziale.
f =

1
[Hz]
T

(2.1.1)

Ora possiamo definire gli ultrasuoni o onde ultrasonore; esse sono onde elastiche della
medesima natura delle onde sonore, solo che sono caratterizzate dal fatto di avere frequenze
superiori a 16 kHz, ovvero al di sopra del limite di udibilit da parte dellorecchio umano.
Le sonde ultrasonore normalmente impiegate per il controllo di materiali ferrosi impiegano
frequenze che vanno dai 2 Mhz ai 5 Mhz.

1.4.4. Lunghezza donda


Unaltra grandezza caratteristica delle onde la lunghezza donda ,
essa definita come la distanza tra due punti omologhi dellonda.

Fig. 21

La lunghezza d'onda delle onde ultrasonore nei materiali comunemente


indagati con ultrasuoni si aggira si qualche millimetro.

1.5. Velocit di propagazione

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La velocit c con la quale londa si propaga dipende dalle


caratteristiche fisiche del mezzo e dal tipo di onda.
In ogni caso, per tutti i tipi di onda sussiste una relazione tra
frequenza, lunghezza donda e velocit di propagazione:
(2.1.2)

c= f

Per i nostri scopi risulta comodo esprimere la frequenza in Mhz, la


lunghezza donda in mm e la velocit in km/s; infatti orientativamente
avremo sempre a che fare con frequenze che variano da 0.5 Mhz a
10 Mhz, il che significa una lunghezza donda nellacciaio sullordine di
qualche millimetro.
In appendice sono raccolte alcune velocit di propagazione delle
onde longitudinali e trasversali nei vari mezzi.

1.6. Impedenza acustica


Limpedenza acustica Z definita dal prodotto della densit del
mezzo in cui londa si propaga e la velocit con cui londa si muove
allinterno del mezzo stesso.
Z=c

[kg/m2s]

(2.1.3)

Questa grandezza da unidea della resistenza offerta dal materiale alla


propagazione degli ultrasuoni allinterno di esso.
Possiamo cos distinguere materiali duri al suono ovvero quei
materiali caratterizzati da alta impedenza acustica come ad esempio
lacciaio con Z = 45 106 kg/m2s e materiali dolci al suono come, per
esempio, lacqua che ha Z = 1,5 106 kg/m2s (vedi tab. 2.1.1).
Limpedenza acustica gioca un ruolo fondamentale nel caso del
passaggio delle onde ultrasonore da un corpo ad un altro, caratterizzato da
diversi valori di Z.
La tabella 2.1.1 riassume le principali caratteristiche acustiche di
alcuni materiali.

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Tab. 2.1.1
Densit
Materiale
[g/cm3]

Metalli
Alluminio
Acciaio
Ghisa
Rame
Zinco
Non metalli
Plexiglas
Porcellana
Teflon
Vetro
Liquidi
Acqua (20
C)
Glicerina
Olio (SAE 20)

Velocit onde Velocit onde


longitudinali
trasversali
[km/s]

[km/s]

Impedenza
acustica
Z = cl
[106 kg/s m2]

2,7
7,7
7,2
8,9
7,1

6,32
3,13
5,9
3,23
3,5 fino 5,6 2,2 fino 3,2
4,7
2,26
4,17
2,41

17
45
25 - 40
42
30

1,18
2,4
2,2
3,6

2,73
1,43
5,6 fino 6,2 3,5 fino 3,7
1,35
0,55
4,26
2,56

3,2
13
3,0
15

1,0

1,483

1,5

1,26
0,87

1,92
1,74

2,5
1,5

1.7. Pressione sonora


La pressione sonora da unidea della forza associata allonda
ultrasonora. Al passaggio dellonda sonora infatti abbiamo visto come le
particelle costituenti la materia vengono poste alternativamente in uno
stato di compressione e rarefazione; se potessimo disporre di un
microscopico manometro tale da poter essere inserito nel materiale,
noteremmo una variazione sinusoidale della pressione in pi ed in meno
rispetto la pressione di riferimento presa quando il materiale in quiete.
Per onde piane longitudinali e trasversali valida la seguente
relazione per la pressione sonora:
P=2Zfa

[N/m2]

dove:
Z = impedenza acustica del materiale [kg/m2s]
f = frequenza [Hz]
12

(2.1.4)

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a = massimo spostamento delle particelle dalla posizione di equilibrio


[m].

1.8. Intensit acustica


Lenergia associata allonda acustica ovvero il flusso di energia che
attraversa una sezione unitaria dipende dalla pressione sonora e
dallimpedenza acustica, pi precisamente si ha:
1 p2
J=
2 Z

[W/m2]

(2.1.5)

2. PROPAGAZIONE
2.1. Fenomeni relativi alla propagazione delle onde
sonore
Sia la propagazione delle onde ultrasonore allinterno del corpo che
il loro incontro con le superfici che lo delimitano, creano degli importanti
effetti che necessario conoscere bene per poter effettuare seriamente il
controllo ultrasonoro.

2.2. Diffusione
Quando unonda sonora incide una superficie scabra, accade che
londa viene dispersa in tutte le direzioni. La rugosit della superficie
viene definita in base alla lunghezza donda dellonda incidente. Cos, per
esempio, una parete molto scabra si comporta da diffusore per le radiazioni
luminose la cui lunghezza donda dellordine del micron ma si comporta
da specchio per le onde sonore che hanno lunghezza donda dellordine del
metro.

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2.3. Riflessione e trasmissione


Abbiamo gi accennato al fenomeno della riflessione considerando
la rugosit della superficie. La riflessione per si ha anche quando le onde
ultrasonore incontrano la superficie di separazione di due corpi la cui
impedenza acustica notevolmente diversa. Questo il caso che ci
interessa pi da vicino.
Consideriamo il caso pi semplice di onde piane che colpiscono
perpendicolarmente una superficie.

Fig. 22

Un'onda, di qualunque tipo essa sia, quando incontra la superficie di


separazione tra due materiali subisce il fenomeno della riflessione e della trasmissione.

In base alle pressioni acustiche possiamo definire i fattori di


trasmissione T e riflessione R; pi precisamente si ha:
T=

pt
pi

pr
pi

R=

(2.2.1)

tali fattori possono essere messi in relazione alle impedenze acustiche:


T=

2Z 2
Z 2 + Z1

R=

Z 2 Z1
Z 2 + Z1

14

(2.2.2)

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Consideriamo per esempio i fattori T ed R della superficie


acciaio-acqua; otteniamo cos i seguenti valori:
T = 0,065
R = -0,935
che espresso in percentuale significa che solo il 6,5% della pressione
acustica incidente viene trasmessa, mentre ben il -93,5% viene riflessa.
Il segno meno sta ad indicare che l'onda riflessa in opposizione di
fase rispetto l'onda incidente.
Nel caso opposto cio se si considera la superficie di separazione
acqua-acciaio si ha sempre applicando le (2.2.2):
T = 1,935
R = 0,935
Si pu notare come l'onda trasmessa sia il 193,5% dell'onda
incidente.

2.4. Decibel
La tecnica d'esame ad ultrasuoni si avvale per la misura
dell'amplificazione dei decibel (dB); per l'ampiezza della pressione sonora
p sussiste la relazione:
20 lg

p1
[dB ]
p2

Esprimendo in dB il caso, per esempio, della superficie di


separazione acqua-acciaio, si ha:
T = +5,74 dB (aumento dell'ampiezza dell'onda trasmessa di 5,74 dB
rispetto l'onda incidente)
R = -0,58 dB (decremento dell'onda riflessa di 0,58 dB rispetto l'onda
incidente).
Un aumento della pressione sonora superiore al 100% pu sembrare
a prima vista un paradosso, in contraddizione col principio di
conservazione dell'energia. Il controsenso per non sussiste; infatti
15

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l'energia associata ad un'onda sonora dipende si dal quadrato della


pressione sonora, ma anche inversamente proporzionale all'impedenza
acustica del materiale attraversato (1.5); il principio di conservazione
dellenergia non viene quindi contraddetto:
Ji = Jt + Jr
Se
consideriamo
infine
una
generica
superficie
di
separazionemetallo-aria, notiamo come in questo caso in entrambe le
situazioni (metallo-aria e aria-metallo) l'onda trasmessa praticamente
inesistente, ossia la superficie di separazione si comporta da specchio.

3. OTTICA DEGLI ULTRASUONI

3.1. Ottica degli ultrasuoni


Se unonda ultrasonora incide obliquamente una superficie con
langolo i rispetto la normale alla superficie, londa riflessa e quella
rifratta seguono le stesse leggi dellottica.

3.2. Rifrazione
Abbiamo gi avuto modo di vedere come la velocit delle onde non
la stessa nei diversi mezzi; in generale le onde che si propagano da un
mezzo ad un altro, a causa delle differenti velocit che esse hanno nei
mezzi stessi, subiscono un cambiamento della loro direzione di
propagazione. A questo fenomeno, che si verifica qualunque sia la natura
delle onde, viene chiamato rifrazione.
Langolo riflesso rs e quello rifratto rt dipendono dallangolo
incidente e dalle impedenze acustiche dei due materiali. Le leggi dellottica
per non bastano a descrivere completamente il fenomeno; infatti
presente il fenomeno della conversione donda, ossia unonda
longitudinale pu trasformarsi in una trasversale e viceversa.
16

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Esiste una relazione generale che lega la direzione dellonda riflessa


e trasmessa in funzione delle velocit di propagazione nei diversi materiali:
sen I
c
= I
sen II c II

(2.3.1)

dove I e II sono due generiche onde cui competono rispettivamente le


velocit cI e cII.

Fig. 23

L'onda riflessa longitudinale possiede un angolo che uguale a quello


dell'onda incidente, mentre l'angolo dell'onda rifratta trasversale ha un angolo minore
dell'onda rifratta longitudinale in quanto quest'ultima possiede una velocit di
propagazione maggiore.

Consideriamo per esempio unonda longitudinale incidente


(Fig. 23) con angolo di incidenza i e velocit c1 (nel mezzo 1), e londa
generica rifratta rt e velocit c2; quindi si ha:
sen i
c
= 1
sen rt c2

sen i
c
= 1
sen rt c 2

Per cui, se noto i si pu facilmente determinare rt:


17

(2.3.2)

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sen rt = sen i

c2
c1

(2.3.3)

Se le onde I e II incidenti e riflesse rimangono nello stesso materiale


e non si ha il fenomeno della conversione donda, si ha chiaramente
leguaglianza tra langolo incidente e quello riflesso:
sen i
=1
sen rs

(2.3.4)

quindi i = rs
Esempio:
supponiamo che il mezzo 1 sia acqua, il mezzo 2 alluminio e l'angolo di
incidenza i sia di 8 (fig. 24).
Dalla tab. 2.1.1 ricaviamo i dati che servono per la determinazione
degli angoli di rifrazione:
nell'acqua:
cl = 1,483 km/s
nell'alluminio:
cl = 6,32 km/s
ct = 3,13 km/s
quindi applicando la (2.3.2) una volta per le onde longitudinali e poi per
quelle trasversali si ha:

sen lrt = sen 8

6,32
1,483

=> l rt = 36,4

sen trt = sen 8

3,13
1,483

=> t rt = 17,1

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Fig. 24

Angoli di rifrazione nell'alluminio nel caso di un'onda longitudinale


incidente con un angolo di 8 sulla superficie di separazione acqua-alluminio.

Con queste considerazioni di carattere geometrico per, possibile


sapere qualcosa solo rispetto alla direzione delle onde, ma niente riguardo
alla pressione sonora; infatti, per ogni superficie di separazione tra due
materiali, la pressione sonora dellonda riflessa e rifratta ha dei massimi e
dei minimi che dipendono dallangolo di incidenza. peraltro utile sapere
i valori di questi angoli in quanto alla massima pressione sonora
corrisponde anche la massima risposta ottenibile con un apparecchio
ultrasuoni.

3.3. Angoli critici


In tutti i materiali le onde longitudinali hanno velocit di
propagazione maggiore rispetto le onde trasversali, ci significa che le
onde longitudinali rifratte avranno un angolo i sempre maggiore
dellangolo t delle onde trasversali rifratte.
Osservando la figura si pu notare come a partire da certi valori
dellangolo di incidenza i non esistono pi allinterno del secondo
materiale onde longitudinali rifratte.
Il primo angolo critico quellangolo a partire dal quale non si
hanno pi onde longitudinali nel secondo mezzo; il secondo angolo critico
quellangolo a partire dal quale le onde trasversali rifratte proseguono
lungo la superficie del pezzo.
chiaro come a partire dal secondo angolo critico si ha la totale
19

Teoria degli Ultrasuoni

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riflessione.
Se riprendiamo l'esempio precedente vediamo che il primo angolo
critico di 13,56, mentre il secondo di 29,2.
I diagrammi della fig. 25 a e b riportano le percentuali della
pressione sonora delle onde rifratte in funzione dell'angolo di incidenza. In
letteratura esistono diagrammi simili per tutti i materiali comunemente
usati.

Fig. 25

a) andamento della pressione sonora delle onde longitudinali rifratte


nell'alluminio; b) andamento della pressione sonora delle onde trasversali sempre
nell'alluminio. Per angoli di incidenza fino a 14 esistono anche onde trasversali rifratte,
ma la loro intensit minima.

3.4. Diffrazione
Finora abbiamo supposto che le onde incontrino delle superfici
molto grandi se rapportate alla lunghezza donda. Se invece londa sonora
incontra una discontinuit piccola, succede che essa procede
indisturbata, come se lostacolo, rappresentato dalla discontinuit, non
esistesse affatto.
Consideriamo per esempio unonda che colpisce normalmente una
parete piana che presenta una fenditura le cui dimensioni sono paragonabili
alla lunghezza donda. Dallaltra parte della fenditura si ha una
propagazione di onde sferiche, la fenditura si comporta quindi come un
centro di emissione di onde.
20

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Fig. 26

Una piccola (rispetto la lunghezza d'onda) fenditura si comporta come un


centro di emissione di onde.

3.5. Interferenza
Se due o pi onde si propagano nello stesso mezzo, lo spostamento
da esse prodotte in un punto risulta uguale alla somma vettoriale degli
spostamenti che le singole onde produrrebbero separatamente; tutti i
fenomeni di interferenza, che sono peraltro molto complessi, derivano da
casi di sovrapposizione di onde.
A noi basta sapere che in certi casi linterferenza pu essere
costruttiva, per esempio quando due onde, caratterizzate dalla stessa
ampiezza e periodo, si propagano nello stesso verso: londa risultante in
questo caso mantiene le stesse caratteristiche delle onde di partenza, tranne
lampiezza che risulta doppia di quella di ciascuna di esse.
Se le due onde componenti sono in opposizione di fase si verifica
che londa risultante ha ampiezza nulla; in questo caso si dice che
avvenuta una interferenza distruttiva.

21

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Sussistono evidentemente tutti i casi intermedi, in cui lampiezza


dellonda risultante avr valori diversi a seconda della fase delle onde di
partenza.
Questo fenomeno viene applicato nel caso della misura di spessore
con ultrasuoni.

3.6. Attenuazione
Lintensit delle onde sonore che si propagano in un qualunque
mezzo decresce man mano che le onde si allontanano dal punto in cui sono
generate.
Lattenuazione ha diverse origini: geometrica, dovuta alla
divergenza del fascio; diffusione ed assorbimento, che dipendono
essenzialmente dal materiale.

3.7. Divergenza del fascio ultrasonoro


Consideriamo una sorgente puntiforme che emette onde sferiche; ad
una certa distanza a possiamo notare come la pressione acustica sia
distribuita su una certa regione (fig. 27). Ad una distanza 2a la stessa
pressione acustica distribuita su unarea che quattro volte la precedente;
ci significa che lintensit ultrasonora decresce con il quadrato della
distanza.

22

Teoria degli Ultrasuoni

PANAMETRICS

Fig. 27

Al raddoppiare della distanza l'energia ultrasonora si distribuisce su una


superficie che quattro volte pi grande, quindi l'intensit, per unit di superficie, si
riduce ad un quarto.

3.8. Diffusione
La diffusione dovuta al fatto che il materiale non mai
completamente omogeneo; infatti se pensiamo ad un materiale metallico, i
bordi dei singoli grani, i confini tra le fasi e le inclusioni costituiscono
delle superfici che determinano fenomeni di riflessione, diffrazione e
rifrazione, tutto ci a scapito dellenergia ultrasonora che viene cos
dispersa.
Se il fascio di onde incontra nel suo percorso numerose superfici
disposte in modo periodicamente ordinato si ha la diffrazione coerente. Un
interessante applicazione di questo fenomeno la diffrazione dei raggi X o
la diffrazione neutronica nei reticoli cristallini che viene utilizzata per la
determinazione delle tensioni residue negli elementi strutturali.
In campo ultrasonoro pi diffusa la diffrazione incoerente dovuta
alla distribuzione disordinata delle superfici che la causa principale della
diffusione.
necessario tenere bene presente questi fenomeni quando si
conducono gli esami ultrasonori in quanto essi possono influire in maniera
determinante sullinterpretazione dei risultati finali.

3.9. Assorbimento
Lassorbimento consiste nella trasformazione dellenergia
ultrasonora in calore; dovuta principalmente alle caratteristiche fisiche
del materiale. Si pu ovviare a questo inconveniente aumentando la
potenza di emissione delle onde ultrasonore.

4. GENERAZIONE DEGLI ULTRASUONI

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Teoria degli Ultrasuoni

PANAMETRICS

4.1. Generazione degli ultrasuoni


Le onde ultrasonore vengono generate da trasduttori; questi sono
particolari materiali in grado di trasformare un tipo di energia in unaltra. I
trasduttori possono quindi funzionare sia da trasmettitori che da ricevitori.
Il principio di funzionamento dei trasduttori si pu basare su tre
fenomeni differenti: piezoelettricit, ferroelettricit e magnetostrizione.

4.2. Effetto piezoelettrico


Alcuni cristalli, come il quarzo, sono piezoelettrici; il fenomeno si
presenta quando il cristallo presenta uno o pi assi polari.
Estraendo dal cristallo mediante taglio una placchetta le cui facce
siano perpendicolari ad uno qualsiasi degli assi, si osserva che,
sottoponendo la placchetta ad uno sforzo di compressione o trazione, si
ottengono delle cariche elettriche di segno opposto sulle due facce
parallele. Inversamente, applicando una differenza di potenziale alle stesse
facce, la placchetta sottoposta ad uno sforzo di compressione o trazione,
a seconda della polarit della tensione applicata.
I trasduttori ultrasonori che possono essere ricavati da cristalli
piezoelettrici si distinguono in base al taglio, in quanto proprio il taglio
che conferisce le caratteristiche al trasduttore.
Si hanno cos trasduttori a taglio X quelli che hanno le facce
principali perpendicolari allasse X.
Applicando un campo elettrico lungo lasse X si ha una contrazione
della piastrina; invertendo il campo si ha invece una dilatazione, sempre
nello stesso verso. Se viene applicata una tensione alternata la piastrina si
mette a vibrare, producendo cos onde longitudinali. La massima ampiezza
delle oscillazioni si ha quando la frequenza della tensione pari alla
frequenza di risonanza del cristallo, questa dipende essenzialmente dallo
spessore del cristallo.
valido naturalmente anche il fenomeno inverso; infatti se delle
onde colpiscono il trasduttore, questo produce sulle sue due facce
principali una tensione alternata.
I trasduttori a taglio Y hanno le facce principali perpendicolari
allasse cristallografico Y.
In questo caso il trasduttore funziona come generatore di onde
trasversali. Tali onde si possono propagare nel pezzo in esame solo se
laccoppiamento trasduttore-pezzo abbastanza rigido, se laccoppiamento
fluido si instaurano nel materiale delle onde superficiali.
24

Teoria degli Ultrasuoni

PANAMETRICS

4.3. Ferroelettricit
Il fenomeno tipico di alcune sostanze ceramiche prepolarizzate
come il titanato di bario e lo zirconato di piombo.
I trasduttori ricavati da queste sostanze hanno un comportamento
simile ai materiali piezoelettrici, ovvero se sono sottoposti ad un campo
elettrico alternato vibrano di frequenza propria. Il fenomeno reversibile,
cos che questi trasduttori possono essere utilizzati sia come emettitori che
ricevitori.

4.4. Magnetostrizione
Un materiale ferromagnetico immerso in un campo magnetico si
deforma, se il campo magnetico variabile nel tempo anche la
deformazione del materiale risulta variabile, producendo cos degli effetti
simili ai materiali piezoelettrici o ferroelettrici.
In pratica questo fenomeno non viene applicato ai trasduttori
ultrasonori in quanto risulta laborioso e di difficile realizzazione se
confrontato con i materiali piezoelettrici.

4.5. Materiali per trasduttori


I materiali dai quali vengono ricavati i trasduttori possiedono altre
caratteristiche oltre ovviamente a quelle piezoelettriche; infatti ai
trasduttori oltre alla capacit di convertire segnali elettrici in oscillazioni
meccaniche e viceversa, si richiedono anche altre caratteristiche quali
resistenza allusura, stabilit alle diverse temperature, economicit, ecc.
Tutte queste caratteristiche non coesistono in un unico materiale
ecco quindi la necessit di usare materiali diversi a seconda dellimpiego a
cui sar prevalentemente destinato il trasduttore.
4.5.1. Quarzo

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PANAMETRICS

Il quarzo (SiO2) stato il primo materiale piezoelettrico ad essere


usato nei controlli ultrasonori; facilmente reperibile in natura ed i
trasduttori vengono ricavati semplicemente tagliando il cristallo con
le modalit viste precedentemente.
Esso possiede una buona resistenza allusura ed il materiale
chimicamente pi stabile; oggigiorno per non viene pi usato in
quanto, in confronto con gli altri materiali, esso un pessimo
generatore di energia ultrasonora.

4.5.2. Materiali ceramici


Questi sono materiali prodotti artificialmente mediante il processo di
sinterizzazione.
Le propriet piezoelettriche vengono conferite successivamente,
attraverso la polarizzazione del trasduttore. Questa operazione
consiste nel sottoporre il materiale a forti campi elettrici dopo averlo
portato ad una temperatura superiore al punto di Curie, in questo
modo i singoli cristalli costituenti il trasduttore si orientano tutti
nella stessa direzione.
Di questo tipo sono le seguenti sostanze:
- zirconato-titanato di piombo
- titanato di bario (BaTiO3)
- metaniobato di piombo (PbNbO6)
Questi sono ottimi generatori di energia ultrasonora e possiedono
una buona stabilit chimica.

4.5.3. Solfato di litio


Il solfato di litio (LiSO4) viene ottenuto dalla relativa soluzione, esso
il migliore ricevitore di energia ultrasonora, d'altro canto esso
molto fragile e solubile in acqua.
Nella tabella 2.4.1 data una panoramica riassuntiva delle
caratteristiche delle varie sostanze impiegate, come materiale
26

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PANAMETRICS

piezoelettrico, nella costruzione dei trasduttori:


Tab. 2.4.1
Materiale
quarzo
solfato di litio
titanati di
bario
metaniobiato
di piombo

Efficiente
trasmettitore
no
mediocre
si

Efficiente
ricevitore
mediocre
si
mediocre

Sensibilit
scarsa
buona
ottima

Potere
risolutore
ottimo
ottimo
mediocre

Caratteristiche
meccaniche
buone
sol. in acqua
fragile

si

mediocre

ottima

ottimo

buone

5. CAMPO ULTRASONORO

5.1. Campo ultrasonoro


La parte del materiale interessata dalla propagazione delle onde
ultrasonore chiamato campo ultrasonoro. Il particolare andamento del
campo determinato dal fatto che la sorgente degli ultrasuoni, il
trasduttore, possiede una certa superficie.
Secondo il principio di Huygens una superficie emettitrice di onde
sonore, pu essere vista come uninfinit di sorgenti puntiformi; questo
comporta complicati fenomeni di interferenza tra le varie onde elementari
le cui conseguenze saranno brevemente illustrate.

5.1.1. Campo vicino


Il primo tratto percorso dalle onde ultrasonore nel pezzo chiamata
zona vicina o di Fresnel. In questo tratto che si estende per una
lunghezza N pari a:
N =

D2 2
[mm]
4

(2.5.1)
27

Teoria degli Ultrasuoni

PANAMETRICS

essendo:
D:
la dimensione caratteristica del trasduttore espressa in
millimetri
(diametro nel caso di trasduttori circolari);
: lunghezza donda (mm).
Nellambito del controllo ultrasonoro dei materiali metallici la
lunghezza donda piccola (qualche millimetro) rispetto alle
dimensioni del trasduttore, quindi si pu trascurare il termine al
numeratore al quadrato.
La formula pi comunemente usata quindi la seguente:
N =

D2
4

[mm]

(2.5.2)

Per tutta la lunghezza N il campo prossimo ha un andamento


cilindrico il cui diametro corrisponde al diametro del trasduttore.
Allinterno di questo cilindro la pressione acustica presenta dei
massimi e dei minimi. Questo rappresenta uno svantaggio; infatti
una discontinuit che si trova in un punto del campo prossimo in cui
la pressione acustica minima, non darebbe nessuna onda riflessa
quindi la discontinuit stessa non risulta rilevabile.

Fig.28

Il campo sonoro per una lunghezza pari a N a partire dal trasduttore presenta
dei massimi e dei minimi molto accentuati.

5.1.2. Campo lontano

28

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PANAMETRICS

A partire dalla distanza N inizia il campo lontano detto anche Zona


di Fraunhofer. Landamento del campo ultrasonoro segue ora le
leggi viste precedentemente (vedi 2.3.7).
La forma del campo ultrasonoro dipende dal diametro del trasduttore
e dalla frequenza di prova.
Il semiangolo di apertura del cono che definisce la divergenza del
fascio ultrasonoro determinato dalla relazione
= 1.22

(2.5.3)

dove:
= lunghezza donda [mm]
D = diametro del trasduttore [mm]
Da questa formula si vede che si pu ottenere un fascio tanto pi
stretto quanto pi alta la frequenza di prova (piccolo ) e quanto
pi grande il diametro del trasduttore; inoltre la divergenza
maggiore, a parit di frequenza e diametro del trasduttore, per
materiali che hanno una velocit di propagazione pi alta.

Fig. 29

Il fascio ultrasonoro cilindrico (onde piane) per tutto il campo prossimo,


poi inizia a divergere (onde sferiche) con angolo costante.

29

Teoria degli Ultrasuoni

PANAMETRICS

Quella della figura una rappresentazione schematica


dellandamento del campo ultrasonoro, in quanto non tiene conto
della contemporanea presenza di pi tipi donda, per i nostri scopi
per tali approssimazioni non comportano problemi.

6. TRASDUTTORI

6.1. TRASDUTTORI
La placchetta di materiale piezoelettrico (a) rappresenta il cuore
della sonda; il complesso costituito infatti da pi parti: l'involucro (b)
solitamente metallico, che consente una corretta impugnatura da parte
dell'operatore e che porta la presa (e) per il cavo coassiale; un materiale
assorbente (c) che impedisce il propagarsi delle onde ultrasonore in
direzioni diverse da quella voluta; le connessioni elettriche della placchetta
(d) ed eventualmente una membrana protettiva di materiale plastico tra la
placchetta ed il pezzo in esame.

Fig. 30

Sonda normale. Con sonde di questo tipo le onde ultrasonore entrano nel
materiale perpendicolarmente rispetto la superficie.

30

Teoria degli Ultrasuoni

PANAMETRICS

Ci occuperemo prevalentemente di sonde per sistemi di esame a


contatto, essendo questo tipo di esame di gran lunga pi diffuso per il
controllo delle saldature.

6.2. Trasduttori normali


Sono cos chiamati quei trasduttori che emettono il fascio
ultrasonoro in direzione perpendicolare alla superficie di appoggio della
sonda (vedi fig. 30).
Le onde che proseguono nel pezzo in esame sono longitudinali;
infatti in questo caso, per poter trasmettere onde trasversali, necessario
un accoppiamento fisso tra sonda e pezzo.
Affinch la piastrina di materiale piezoelettrico possa emettere onde
ultrasonore, necessario applicare sulle superfici principali di essa una
tensione alternata. Il circuito elettrico pu chiudersi attraverso il pezzo in
esame se quest'ultimo un conduttore e se la piastrina poggia direttamente
sulla superficie del materiale in esame; frequentemente per il trasduttore
protetto da una membrana di materiale plastico isolante, quindi il circuito
elettrico deve per forza di cose chiudersi attraverso due conduttori.
Il sottile strato di plastica non ha solo il compito di evitare l'usura
del trasduttore, ma serve anche a migliorare le condizioni di
accoppiamento trasduttore pezzo; infatti le caratteristiche acustiche del
materiale plastico sono simili a quelle dei lubrificanti comunemente usati
come mezzo di accoppiamento, questo rende le condizioni di
accoppiamento trasduttore pezzo meno sensibile alla pressione esercitata.
Il materiale assorbente pu essere metallico o ceramico, in ogni caso
deve essere caratterizzato da un'elevata impedenza acustica, il materiale
assorbente ha anche il compito di smorzare le oscillazioni della piastrina
piezoelettrica e di creare al trasduttore un valido supporto meccanico.
I trasduttori normali possiedono spesso trasduttori circolari il cui
diametro varia tra i 5 e 25 millimetri.

6.3. Trasduttori angolati


I trasduttori angolati sono, per motivi che avremo modo di vedere in
seguito, quelle maggiormente impiegate nel controllo delle saldature.

31

Teoria degli Ultrasuoni

PANAMETRICS

Questo tipo di trasduttori caratterizzato dal fatto che le onde


ultrasonore (longitudinali) prodotte dal trasduttore penetrano nel pezzo in
direzione obliqua sotto forma di onde trasversali..
I fenomeni di rifrazione e conversione d'onda assumono qui grande
importanza.

a) cuneo in plexiglas;
b) trasduttore;
c) materiale assorbente;
d) presa per il cavo coassiale;
e) involucro

32

Teoria degli Ultrasuoni

PANAMETRICS

a) cuneo in plexiglas;
b) trasduttore;
c) materiale assorbente;
d) presa per il cavo coassiale;
Fig. 31

Le sonde angolate permettono di introdurre nel materiale in esame onde


trasversali (o anche superficiali) con ben determinati angoli.

Come si pu vedere dalla figura 31, il trasduttore fissato su un


supporto a forma di cuneo (a) che permette alle onde ultrasonore di
raggiungere in maniera obliqua la superficie del pezzo in esame; in questo
caso le onde ultrasonore penetrano nel pezzo con un angolo di rifrazione di
70, il valore dell'angolo deve essere sempre impresso in maniera ben
visibile sulla custodia della sonda.
Nel pezzo sono presenti quindi sia onde trasversali che onde
longitudinali; per non creare confusione nell'interpretazione dei segnali,
bisogna impedire il propagarsi nel pezzo delle onde longitudinali; per
questo motivo le onde ultrasonore sono inviate nel pezzo in esame con un
angolo di incidenza che compreso tra il primo ed il secondo angolo
critico. Non casuale quindi la scelta del materiale con il quale costruito
il cuneo; infatti la velocit di propagazione delle onde ultrasonore in esso
deve essere minore di quella del pezzo in esame, affinch l'angolo di
rifrazione delle onde trasversali sia maggiore dell'angolo di incidenza
delle onde longitudinali.

33

Teoria degli Ultrasuoni

PANAMETRICS

Per esami su acciaio (Vt = 3,2 km/s) vanno bene i cunei in Plexiglas
(Vl = 2,7 km/s).
La parte di energia riflessa dalla superficie del pezzo in esame che
torna alla sonda, pu ricadere sul trasduttore dopo una serie di riflessioni
all'interno della sonda stessa , questo determina l'apparire sullo schermo di
indicazioni subito dopo l'impulso iniziale (nelle sonde normali invece
l'indicazione della riflessione della superficie del pezzo praticamente
coincidente con l'impulso iniziale), determinando un incremento della zona
morta.
Per eliminare o quantomeno ridurre tale fenomeno si pu, oltre a
scegliere con cura il materiale assorbente, studiare accuratamente la forma
della sonda in modo da convogliare lontano le onde riflesse.
Esternamente alla sonda devono essere sempre impresse la
frequenza e angolo di rifrazione. Le sonde angolate si usano anche per la
generazione di onde superficiali.

7. APPARECCHIATURE
7.1. Apparecchiature
Le sonde ultrasonore sono collegate ad apparecchi che sono
essenzialmente dei generatori di impulsi elettrici ad alta frequenza , la
visualizzazione dei segnali avveniva nella maggior parte dei casi su
schermi a raggi catodici, recentemente il crescente diffondersi dei moderni
ed efficienti mezzi informatici, mette a disposizione dei tecnici nuove ed
interessanti metodologie di rappresentazione ed elaborazione dei segnali
provenienti dai trasduttori.

In ogni caso il principio di funzionamento di un apparecchio ad


ultrasuoni grossomodo quello schematizzato nei diagrammi a blocchi
delle figure 32 a per le apparecchiature analogiche e 32 b per le
apparecchiature digitali tipo EPOCH III modello 2300 della Panametrics:

34

Teoria degli Ultrasuoni

PANAMETRICS

a)
b)
c)
d)
e)
f)
1)
2)
3)
4)

Sincronizzatore e generatore a denti di sega;


Generatore di impulsi ad alta frequenza (2-10 Mhz);
Amplificatore;
Pezzo in esame;
Tubo a raggi catodici;
Filamento del tubo a raggi catodici;
Regolazione della profondit d'esame;
Potenza dell'impulso;
Frequenza;
Attenuazione.

Fig. 32 a - Schema di funzionamento di un apparecchio analogico ad ultrasuoni


ultrasuoni per la rappresentazione dellA-scan.

35

Teoria degli Ultrasuoni

PANAMETRICS

Fig. 32 b -

Schema di funzionamento di un apparecchio ad ultrasuoni ultrasuoni


digitale per la rappresentazione dellA-scan.

7.2. Tubo catodico


Il tubo catodico detto anche tubo a raggi catodici, costituito da un
tubo di vetro nel quale stato fatto il vuoto; la parte frontale, detta
schermo, rivestita dalla parte interna da speciali materiali che diventano
fluorescenti quando vengono colpiti dagli elettroni emessi da un filamento
posto dall'altra estremit del tubo. Il materiale fluorescente deve inoltre
garantire una ben determinata persistenza dell'immagine, ci per rendere
leggibili gli impulsi che appaiono sullo schermo; se la persistenza troppo
breve infatti l'operatore non ha il tempo necessario per valutare i segnali,
se troppo lungo invece si potrebbero avere sovrapposizioni di immagini
che renderebbero confusa la rappresentazione.
Gli elettroni prodotti dal filamento vengono accelerati e focalizzati
in modo da ottenere un fascio (o pennello) abbastanza sottile, tale fascio
subisce poi delle deflessioni orizzontali e verticali che producono sullo
schermo i ben noti segnali detti anche picchi o echi. I movimenti del
pennello elettronico sono generati da campi elettrici variabili che agiscono
mediante particolari organi detti placchette di deflessione.

36

Teoria degli Ultrasuoni

PANAMETRICS

7.3. Generatore di tensione a denti di sega


Il compito del generatore di tensione a denti di sega duplice. Il
primo quello di fornire alle placchette di deflessione orizzontale una
tensione variabile, crescente linearmente; in questo modo il fascio
elettronico costretto a spostarsi da sinistra verso destra sullo schermo, un
osservatore vedr dunque apparire sullo schermo una linea orizzontale
denominata linea di base o dei tempi.
Conoscendo la velocit di propagazione delle onde ultrasonore nel
pezzo in esame, la linea di base rappresenta la distanza percorsa delle
onde nel materiale; tanto vero che sullo schermo degli apparecchi
ultrasuoni sono normalmente riportate delle scale fisse tarate in millimetri.
Il secondo scopo del generatore a denti di sega quello di regolare la
tensione ai capi del filamento che emette gli elettroni; infatti quando il
pennello elettronico ha raggiunto l'estremit dello schermo, deve essere
interrotta l'emissione di elettroni in modo da consentire alle placchette di
deflessione orizzontale di ripristinare il campo elettrico iniziale senza per
lasciare traccia sullo schermo.
Distinguiamo cos il tempo operativo che quello in cui il fascio
elettronico genera un segnale visibile sullo schermo (questo il tempo di
investigazione delle onde ultrasonore all'interno del materiale), ed il tempo
di riposo, che il tempo durante il quale il pennello elettronico torna alla
posizione iniziale; durante questa seconda fase non viene generata sullo
schermo nessuna luminescenza, rimangono per visibili sullo schermo i
segnali dovuti alla persistenza dell'immagine prodotta durante il tempo
operativo.

7.4. Generatore di impulsi


Il generatore di impulsi quella parte dell'apparecchio ultrasuoni
direttamente collegato alla sonda (o alle sonde, nel caso si esegua il
controllo per trasparenza o con sonda doppia). Su comando del
sincronizzatore il generatore invia impulsi elettrici a determinata frequenza
e voltaggio alla sonda; la frequenza pu variare normalmente tra i 0.5 e i
10 Mhz, mentre l'ampiezza varia tra un centinaio di Volt vino a 1000 Volt.
Inoltre possibile regolare sia la durata dell'impulso che il suo
smorzamento; tali regolazioni vanno effettuate di volta in volta in base al
tipo di sonda e alla tecnica d'esame impiegati, inoltre da tenere bene
presente che questi parametri influiscono in maniera determinante su
37

Teoria degli Ultrasuoni

PANAMETRICS

alcune fondamentali propriet dell'apparecchio quali sensibilit e potere di


risoluzione.
Per sensibilit si intende l'attitudine del complesso sonda-apparecchio di rilevare piccole doscontinuit
e di rappresentarle sullo schermo sotto forma di segnali distinguibili; per potere risolutivo invece si
intende la capacit del complesso sonda-apparecchio di presentare sullo schermo due segnali distinti
provenienti da discontinuit poste a breve distanza tra di loro.

7.5. Sincronizzatore
Il sincronizzatore invia con una certa cadenza (regolabile) impulsi
elettrici sia al generatore di tensione a denti di sega che al generatore di
impulsi, coordinandone il funzionamento. E' il sincronizzatore che
determina la durata di investigazione delle onde sonore all'interno del
pezzo in esame.
Questa forse la regolazione pi comune che un operatore si trova a
dover effettuare durante un controllo con gli ultrasuoni; tramite il relativo
potenziometro infatti si seleziona sullo schermo la parte utile che si intende
esaminare all'interno del pezzo, evidenziando cos con maggior chiarezza i
segnali che si presentano.

7.6. Amplificatore
Il trasduttore, quando interessato dalle onde ultrasonore riflesse,
produce deboli segnali elettrici che possono variare tra 1 mV e 1V. Questi
segnali devono essere necessariamente amplificati prima di venire applicati
alle placchette di deflessione verticale del tubo a raggi catodici; in questo
modo sono visibili sullo schermo, sotto forma di picchi, i segnali che
rappresentano eventuali discontinuit o la parete di fondo del pezzo in
esame.
Come si pu vedere dallo schema a blocchi l'amplificatore
direttamente collegato al generatore di impulsi, questo fa si che sullo
schermo sia ben visibile l'impulso iniziale che preso come punto di
partenza della linea di base.
Bisogna per tenere presente che una eventuale discontinuit posta
immediatamente nelle vicinanze della sonda (subito sotto la superficie del
pezzo) produrrebbe un segnale che non in alcun modo visibile sullo
schermo; infatti l'impulso iniziale, provenendo direttamente dal generatore
di impulsi, ha un'ampiezza di parecchi Volt, quindi sicuramente superiore
al debole segnale proveniente dalla discontinuit.
38

Teoria degli Ultrasuoni

PANAMETRICS

La distanza all'interno del pezzo che non pu essere investigata si


chiama zona morta.
L'entit della zona morta influenzata anche dal fatto che il trasduttore, nel momento in cui attivo
come trasmettitore non pu per ovvie ragioni funzionare anche da ricevitore; quindi l'eventuale energia
ultrasonora riflessa non captata dal trasduttore. E' altres evidente coma la durata dell'impulso iniziale
agisca in maniera nefasta sulla lunghezza della zona morta: pi l'impulso iniziale lungo e pi aumenta
l'entit della zona morta.
Il problema non si pone se l'indagine viene effettuata con il metodo per trasparenza o con la sonda
doppia.

7.7. Apparecchiature digitali


La crescente evoluzione, negli ultimi anni, della microelettronica e dei
supporti informatici ad essa associata, hanno consentito la realizzazione di
apparecchiature sempre pi sofisticate, facili da usare e con prestazioni
ultrasonore sempre pi spinte.
Esse si caratterizzano, innanzitutto, dalle dimensioni sempre pi ridotte
grazie allimpiego di display digitali ad alta risoluzione i quali, oltre che la
normale rappresentazione della forma donda, hanno il compito di fornire
tutte le informazioni relative ai parametri di calibrazione e di misura.

39

Teoria degli Ultrasuoni

PANAMETRICS

Fig. 33 -

Rappresentazione su display elettroluminescente di apparecchiatura


digitale dellultima generazione.

Inoltre, la notevole quantit di memoria disponibile, permette la


memorizzazione, sotto forma di files, delle forme donda e dei relativi
parametri di calibrazione, le quali possono essere richiamate per una rapida
ricalibrazione dello strumento, oppure, consentire la realizzazione dei
rapporti di lavoro direttamente a computer, stando comodamente seduti in
ufficio.

8. RAPPRESENTAZIONE
ULTRASONORO
8.1. Ecogramma

40

DEL

SEGNALE

Teoria degli Ultrasuoni

PANAMETRICS

Il segnale riflesso da un riflettore presente nel pezzo pu essere


rappresentato essenzialmente in tre sistemi diversi. Tali sistemi di
rappresentazione vengono contraddistinti con le lettere A, B e C.
Esiste inoltre la tecnica TOFD che sta riscuotendo al giorno d'oggi
sempre maggiori consensi.

8.2. Rappresentazione di tipo A


E' fino al giorno d'oggi il sistema di rappresentazione pi usato. Il
difetto viene rappresentato sullo schermo del tubo catodico da un picco,
detto anche eco. La posizione del picco rispetto la linea orizzontale
proporzionale alla distanza percorsa dalle onde ultrasonore all'interno del
pezzo, mentre l'altezza del picco proporzionale all'intensit delle onde
ultrasonore riflesse.

Fig. 34 - Rappresentazione di tipo A. Sullo schermo appaiono i picchi dell'impulso


iniziale, dei difetti e della parete di fondo ad una distanza che proporzionale alla
profondit dei riflettori all'interno del pezzo.

L'apparecchio ultrasuoni provvede al filtraggio e al raddrizzamento


del segnale in modo da renderlo pi leggibile.

41

Teoria degli Ultrasuoni

PANAMETRICS

8.3. Rappresentazione di tipo B


Questo tipo di rappresentazione meno impiegato. La differenza
rispetto alla rappresentazione di tipo A (A-scan) che si ottiene una
visione bidimensionale, cio si ottiene un'immagine che rappresenta una
sezione del pezzo (fig. 34).

Fig. 35 - Rappresentazione B-scan. Questo genere di rappresentazione si presta bene


per controlli di serie automatizzati.

L'apparecchiatura usata presenta alcuni componenti in pi rispetto a


quella che viene impiegata con una rappresentazione di tipo A, questi
componenti hanno le seguenti funzioni:
- Regolare l'intensit dell'immagine in modo proporzionale
all'ampiezza del segnale riflesso;
- provvedere alla deflessione della traccia sullo schermo in
sincronismo con il movimento del trasduttore;
- garantire una sufficiente persistenza dell'immagine.

42

Teoria degli Ultrasuoni

PANAMETRICS

8.4. Rappresentazione di tipo C


Questo tipo di rappresentazione si presta particolarmente negli esami
con ultrasuoni che vengono eseguiti con sistemi automatici abbinati ad un
sistema di registrazione permanente, per esempio nel controllo delle
lamiere.
Le discontinuit vengono rappresentate come se fossero "l'ombra"
dei difetti presenti nel pezzo in esame.

Fig. 36 - Rappresentazione C-scan. Questo sistema completamente automatizzato,


viene usato prevalentemente con il metodo per immersione.

E' possibile quindi valutare l'estensione del difetto intesa come


larghezza e lunghezza ma nessun dato viene dato riguardo la profondit del
riflettore all'interno del pezzo.

8.5. 2.8.5 Tecnica TOFD


La tecnica TOFD (Time Of Flight Diffraction) si
sull'interazione dell'onda ultrasonora con i bordi delle discontinuit.

43

basa

Teoria degli Ultrasuoni

PANAMETRICS

Tali bordi si comportano come degli emettitori puntiformi di onde


che possono venire facilmente rilevate. In base al tempo di volo del
segnale possibile determinare l'estensione e la posizione in profondit dei
difetti.
La configurazione base della tecnica TOFD (fig. 36) consiste in una
coppia di sonde angolate; una trasmittente e una ricevente, mantenute
meccanicamente ad una prefissata distanza tra loro.

Fig. 37 - Tecnica TOFD. Questo procedimento si avvale di un computer per la


registrazione e la rappresentazione dei segnali.

Una rappresentazione schematica dei segnali tipici TOFD riportata in


fig. 38:

44

Teoria degli Ultrasuoni

PANAMETRICS

Fig. 38 - Segnali tipici della tecnica TOFD, essi sono caratterizzati dal fatto che le
onde ultrasonore presentano un'inversione di fase.

Il primo segnale l'onda laterale che viaggia proprio sotto la


superficie del pezzo in esame. In assenza di discontinuit, il secondo
segnale che arriva al ricevitore l'eco di fondo. Questi segnali, che
seguono rispettivamente il pi breve e il pi lungo percorso ultrasonoro,
vengono utilizzati come riferimento.
Se viene intercettata una discontinuit, i bordi di quest'ultima
emettono dei segnali generati per diffrazione, naturalmente il segnale
generato dal bordo superiore della discontinuit arriver prima di quello
generato dal bordo inferiore.
L'altezza della discontinuit pu essere dedotta dalla differenza dei
tempi di volo tra i due segnali diffratti. Analizzando i segnali, si nota
l'inversione di fase tra l'onda laterale e l'eco di fondo e tra i segnali relativi
ai bordi superiore e inferiore della discontinuit.
La tecnica TOFD si rivela adatta nel controllo delle giunzioni saldate
di testa, in particolare quelle eseguite al laser, i cui difetti tipici (porosit,
bolle ed eventuali cricche da ritiro), sono posizionati sicuramente in un
volume ristretto intorno ad un piano verticale.

45