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NORA MOLL

Sapienza Universit di Roma

Marinai ignoti, perduti (e nascosti).


Il Mediterraneo di Vincenzo Consolo,
Jean-Claude Izzo e Waciny Larej

Hommes perdus dautres ports,


qui portez avec vous la conscience du monde
Louis Brauquier
O Mediterraneo, doce, sem mistrico, classico, um
mar par bater
De incontro a esplanadas olhadas de jardins prximos
por esttuas brancas!
Alvaro de Campos/Fernando Pessoa 1

Narrare il Mediterraneo, e rappresentarlo in forma saggistica, significa da


sempre intrecciare una pluralit di voci e mettere in armonia sonorit provenienti da aree culturali diverse, da civilt che si sono mescolate nel corso dei secoli
sviluppando unimmagine di s aperta, ibrida, fluida. La frontiera liquida del
mare racchiuso da tre continenti, lEuropa, lAfrica e lAsia, uno spazio-dimezzo che allo stesso tempo unisce, mette in comunicazione, armonizza i contrasti, e divide, diventa barriera invalicabile, cimitero di speranze e di vite
umane. Se a partire dalla prospettiva della longue dure in riferimento allarea
mediterranea prevale lidea di un dinamismo culturale portatore di innovazione

1
Il dolce e classico Mediterraneo privo di mestieri, fatto apposta per sciabordare / contro terrazze guardate da statue bianche in giardini contingui! (da Ode marittima, tr. it. di
A. Tabucchi).

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e di originalit, di una traduzione tra le culture senza la quale la stessa civilt


europea sarebbe privata delle sue fondamenta, uno sguardo rapido sulla realt
attuale di questo grande lago fa venire lo sconforto: tra linquinamento e la tratta di migranti sans papiers, tra il deturpamento delle coste e il decadimento
delle antiche citt portuali, dal Mediterraneo provengono ora molte dissonanze,
con punte acute di disperazione spesso soffocate nel mare, forse pi grande,
della comunicazione di massa. Che per lo pi impegnata ad abbozzare maldestramente e furbescamente, a sua volta, una narrazione del Mediterraneo allinsegna del grande e ben sfruttabile tema dello scontro tra le civilt.
Fortunatamente, nella parola letteraria si scoprono ancora oggi innumerevoli
aspetti che disegnano un Mediterraneo diverso e ben pi complesso da quello
veicolato dalla cultura di massa. In molti autori del XX e del XXI secolo provenienti da quella rete interletteraria tricontinentale 2, il discorso su questa grande regione terracquea viene condotto su due binari: coniugando la dimensione
storica con la rappresentazione narrativa del presente, essi volgono lo sguardo
sul mare che cancella ogni traccia del passato e al contempo traducono il peso
del territorio retrostante, sul quale sono inscritte, pietrificate, le manifestazioni
di secoli e millenni di storia. Dallapocalisse culturale di Stefano DArrigo alla
desolazione estraniante ma fascinosa di Albert Camus e alla sensualit carnale di
Jean Giono, per fare solo alcuni esempi, i risultati di quelle che sono delle vere e
proprie poetiche mediterranee sono diversi e sfaccettati; sempre complessi e non
facilmente riassumibili in un discorso logico, cartesiano e binario, dialettico
magari ma unidirezionale. Del resto, come insegna douard Glissant, dalla sua
prospettiva caraibica, le poetiche fondate sulla diversit sono portatrici di imprevedibilit, inerente al processo di creolizzazione, di mescolanze che procedono
liberamente per vie mai percorse prima, che ci costringono ad abbandonare tali
schemi logici, favorendo piuttosto un pensiero polifonico, contrappuntistico3.
Confrontandosi con questo mare interno, fenici, greci, siriani, egizi, romani,
arabi e molte altre civilt e tanti popoli ancora, hanno sviluppato la capacit di
definire s stessi, nel confronto con gli altri, nello scambio di conquiste materiali e scientifiche, di merci e di beni, nel disegno di cartine nautiche come rappresentazioni del proprio mondo, e della propria cosmovisin 4. Tali espressioni

2
Tale espressione stata usata da A. GNISCI in La rete interletteraria mediterranea,
saggio compreso in D. DURISIN, A. GNISCI (a cura di), Il Mediterraneo. Una rete interletteraria, Roma, Bulzoni, 2000, pp. 29-40.
3
Dello scrittore martinicano E. GLISSANT si veda in particolare Introduction une potique du divers, Paris, Gallimard, 1996; tr. it. (a cura di F. Neri), Poetica del diverso, Roma,
Meltemi, 1998.
4
dobbligo citare a questo proposito P. MATVEJEVIC, Il Mediterraneo. Un nuovo breviario, Milano, Garzanti, 1993, e in particolare il cap. II, Carte, pp. 139-198, dedicato ai peripli marini e alle cartine nautiche.

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materiali della cultura mediterranea non sono, tuttavia, mai state disgiunte dallo
sforzo di narrare la propria comunit, abbracciando a partire dal contesto ristretto della singola Heimat quello pi grande della regione dappartenenza. Nella
pi importante e fertile di tali foundational fictions, lOdissea, vi infatti lo
sforzo, collettivo ed epico, di trasformare lo spazio concreto attraversato dal suo
protagonista in uno immaginario, mitico, uno sforzo che allo stesso tempo
mitopoietico e mitologico 5. In altre parole, il secondo poema omerico (ma lo
stesso vale anche per il primo, lIliade) allo stesso tempo un motore creatore
di miti e di figure mitiche (la maga Circe, Calipso, lo stesso Odisseo, Polifemo e
molti altri ancora), e un grande contenitore di miti, religiosi ed eziologici, gi
esistenti, una sorta di archivio che permette di salvare un patrimonio mitologico
e di consegnarlo alle future generazioni 6. Una creazione mitica, poetica e narrativa di uno spazio, reale e immaginario, che ha conosciuto una immensa fortuna
di rielaborazioni e di riscritture dentro e fuori dal suo contesto di provenienza,
parallelamente alla persistenza dellepos odissaico nella cultura orale mediterranea: infatti, sappiamo che ancora oggi circolano narrazioni epiche popolari che
hanno come protagonista degli Odissei, pur portando nomi diversi7.
Se nellIliade Odisseo era figura di guerriero (pur umanamente controvoglia,
dapprincipio troppo attaccato alla sua famiglia e ai suoi beni per accettare la sottomissione ad una superiore ragion di Stato o ad una astratta volont divina),
ma anche di sapiente artefice (vedi il suo ruolo di artifex del piano per la conquista di Troia), nellOdissea egli si trasforma in viaggiatore, in marinaio (pur
mantenendo come dote essenziale la phronesis): diventa Capitano Ulisse, per

5
Recenti tentativi pseudoscientifici di trasferire lambientazione di una ipotetica reale
odissea nel Mar Baltico, portano il segno di una doppia assurdit: lattaccamento ad un presunto statuto di realt del poema, e la negazione dellevidenza della sua location greco-mediterranea: faccio soprattutto riferimento al libro di F. VINCI, Omero nel Baltico, Roma, Fratelli
Palombi Ed., 19982. La mediterraneit del poema omerico stata, peraltro, ben riconosciuta
da chi lo ha riattualizzato a partire da contesti culturali distanti come quello caraibico: vedi ad
esempio il poema di D. WALCOTT, Omeros (tr. it. di A. Molesini, Omeros, Milano, Adelphi,
2003), e il romanzo Los pasos perdidos di A. CARPENTIER (tr. it. di A. Morino, I passi perduti,
Palermo, Sellerio 1995).
6
A proposito di questo concetto mi permetto di rinviare al mio libro Ulisse tra due mari.
Le riscritture novecentesche dellOdissea nel Mediterraneo e nei Caraibi, Isernia, Cosmo
Iannone 2006, e nello specifico alle pp 14-19; foundational fiction unespressione usata da
HOMI K. BHABA in Nation and Narration, London/NewYork, Routledge, 1993, p. 5; tr. it.
Nazione e Narrazione, Roma, Meltemi, 1997.
7
Vedi la testimonianza diretta di uno dei riscrittori italiani dellOdissea, lo scrittore,
recentemente scomparso, Luigi Malerba: nel breve Post Scriptum al suo romanzo Itaca per
sempre, egli fa infatti riferimento alla performance di un cantastorie greco incontrato
sullIsola di Corf, un incontro che fece da importante stimolo alla composizione del suo
romanzo. Cfr. L. MALERBA, Itaca per sempre, Milano, Mondadori, 1997, p. 183-185.

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dirla con Alberto Savinio 8, che non solo ha il desiderio di ritornare alla sua
Itaca, ma anche la responsabilit di riportare a casa i suoi compagni. Odisseo,
cos come ci stato tramandato nel secondo poema omerico, anzi larchetipo
della figura del marinaio se per marinaio intendiamo luomo di mare (ted.
Seemann) senza distinzione di sorta tra gradi e gerarchie una figura che tanto
successo ha conosciuto nella letteratura europea e mondiale, dove tale archetipo
per affiancato da quello orientale di Sindbad9. Da Coleridge a Conrad, da
Melville a Coloane, da Baudelaire a London, i marinai sono figure di uomini
che appartengono al mare, che definiscono la propria identit a partire da e
attraverso di esso. Uomini che vivono ai margini del consorzio umano, e che
proprio in virt di tale liminarit sociale mettono in comunicazione comunit
differenti dal punto di vista etnico e geografico-spaziale. Il marinaio, per via
della sua precariet sociale, inoltre in contatto con i veri e propri emarginati,
come la delinquenza portuale e le prostitute. La sua proverbiale infedelt, gi
odissaica, contrapposta alla tensione psicologica verso un punto fermo, una
famiglia, una Penelope che lo attende; una oscillazione che fonte di inquietudine, infelicit, di conflitti. Il suo essere sempre in viaggio, o tra un viaggio e
laltro, la sua erranza marina-terrestre, ne fa del resto il prototipo dellansia
profondamente umana verso la conoscenza: una conoscenza del mondo di cui
egli portatore e narratore10 e una conoscenza della complessa variet umana
che passa attraverso lesperienza del mare, della sua bellezza e dei suoi pericoli.
Come ricorda Eric Leed nel suo magistrale studio sulla letteratura del viaggio, il
concetto di esperienza e quello di erranza sono profondamente connessi, se solo
prestiamo attenzione alletimologia del termine tedesco Erfahrung (esperienza
autentica, diretta, tratta dal vissuto), derivato dallantico tedesco irfaran (viaggiare, errare)11. Una parola alla quale si ricollega per etimologicamente anche
la forma verbale tedesca (sich) irren (sbagliare), cos come del resto vi una
assonanza significativa e parentela derivativa tra litaliano errore ed errare/er-

8
Mi riferisco ovviamente allomonima pice saviniana, del 1925, ripubblicata da
Adelphi nel 1989.
9
Vedi a questo proposito la voce Marinaio di C. SPILA, per il Dizionario dei temi letterari, a cura di R. CESERANI, M. DOMINICHELLI, P. FASANO, Milano, UTET, 2007, pp. 14221429. Una originale sovrapposizione tra il mito di Ulisse e quello di Sindbad stata attuata da
Stefano Benni e Paolo Fresu in Sagrademari. La storia di Odisseo Sinbad perduto in mare (il
testo di questo lavoro letterario-musicale in lingua sarda consultabile allindirizzo www.stefanobenni.it/inediti/sagrademari.html).
10
Come stato giustamente osservato da Cristiano Spila con riferimento a Walter
Benjamin, il marinaio uno dei principali maestri del racconto (cfr. C. SPILA, Marinaio,
cit., p. 1423).
11
Cfr. E. LEED, La mente del viaggiatore: dallOdissea al turismo di massa, Bologna, Il
Mulino, 1992, p. 14.

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ranza, il che ci ricorda che lesperienza anche sempre (considerata oltre che di
fatto) foriera di errori; e nel caso del marinaio la sovrabbondanza di esperienza
porta quasi inevitabilmente verso le zone oscure della illegalit, della immoralit, della malattia, e infine anche della morte (affrontata con ogni nuova partenza, se vero che nellimmaginario popolare partire equivale a morire).
Pur constatando la grande fertilit letteraria del modello umano del marinaio
che in ambito mediterraneo ricollega in una circolarit ermeneutica la letteratura, e la cultura, contemporanea con quella antica non lo si pu e si deve
definire tout court come un tema letterario12. Piuttosto, esistono diversi complessi tematici che si irradiano a partire da tale figura e prototipo umano, senza
escludere per che, in rari casi, essa diventi il modus principale con cui tali
complessi tematici si manifestano: e solo in quel caso si pu parlare a ragione
del tema del marinaio. Tra i complessi tematici, a cui in parte ho gi accennato, si annoverano lavventura, il viaggio, leros, ladulterio, il ritorno, il superamento di limiti (interiori) e di sfide (esterne), la libert, la vita come navigatio
e come intrigo conflittuale di esperienze. Come stato giustamente ribadito da
Mario Domenichelli, lo stesso Odisseo (omerico e ultraomerico) non propriamente un tema, bens un personaggio letterario nel quale si accentra una serie di
temi, parzialmente coincidenti con quelli appena menzionati, laddove la nozione
di tema, secondo lo studioso, richiederebbe sempre un grado maggiore di astrazione13. Sottolineando altres laspetto dinamico del tema, Domenichelli si
oppone, infatti, sia a definizioni come quella di Cesare Segre, che lo limitano
allidea di unit di significato stereotipe ricorrenti in un testo o gruppo di
testi, sia alla tentazione, a tuttoggi alquanto diffusa, di assegnare il tema
esclusivamente alla dimensione del contenuto, separandolo dagli aspetti formali
e introducendo implicitamente un giudizio di valore negativo sullopportunit di
studiare il materiale di riempimento, o Stoff, di un testo, sia sul piano sincronico che su quello diacronico14. Il suo dinamismo caleidoscopico ne farebbe
12

Difatti, o meglio paradossalmente, mentre Spila, nella sua voce del DTL sopra citata,
non usa mai la dizione tema in riferimento ai suoi marinai, essa risulta pur sempre come
uno dei temi schedati dai curatori del Dizionario. Non credo infatti che nel caso di Moby Dick
di Melville n in quello della Ballata del vecchio Marinaio di Coleridge, per indicare solo
due testi esemplari, si possa ragionevolmente sostenere che si tratti di opere in cui venga sviluppato il tema del marinaio. Piuttosto, i temi in essi trattati sono quelli della ribellione metafisica (Melville) e della vita come perpetua erranza, vista come redenzione (Coleridge), come
lo stesso Spila sostiene. N, credo, un attento studioso di tematologia come Mario Domenichelli sarebbe del resto daccordo nel creare una tale, facile, equazione.
13
Vedi M. DOMENICHELLI, I temi e la letteratura europea, in M. DOMENICHELLI, P. FASANO, M. LAVAGETTO, N. MERLA (a cura di), Letture e riflessioni critiche, vol. I degli Studi di Letterature Comparate in onore di Remo Ceserani, Roma, Vecchiarelli editore, 2003, pp. 125-143.
14
Cfr. ivi, p. 131. La citazione da Segre tratta dal suo Avviamento allanalisi del testo
letterario, Torino, Einaudi 1985, p. 348. Per una presentazione critica della storia della tema-

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invece una forma formante che estetizza lesperienza del mondo, un interfaccia tra esperienza ed esperienza estetica, tra vita e letteratura15. Allimportanza, paragonata da Domenichelli a quella ricoperta dal tema o dal Leitmotiv
musicali, che esso assume allinterno del singolo testo letterario, si aggiunge
inoltre come importante plus-valore, sul quale si concentrano gli studi comparatistici, il suo ruolo esercitato a livello diacronico e intertestuale, sottolineando
che temi, topoi, articolazioni di motivo sono marche di identit e di appartenenza dellopera, che concorrono a formare la tradizione e lidentit della
trib16. Il tema letterario, insomma, non sarebbe altro che una forma dellesperienza dallimportanza strutturale e strutturante per il singolo testo e,
aggiungerei, fondamentale per la comprensione dellopera complessiva e della
poetica di un autore ma anche una via maestra per accedere alla comprensione
delle costanti culturali e delle specificit identitarie di una collettivit o di una
civilt (quella europea, nel caso analizzato da Domenichelli). La tematologia,
potremmo quindi riassumere, nella sua rivisitazione critica e nella strenua difesa
dei suoi assunti teorico-metodologici, si profila quindi come una possibile
modulazione sia dellimagologia letteraria che della geocritica annoverata
dalla comparatistica francese tra le aree di ricerca pi innovative emerse in anni
recenti17 oltre che come nesso e ponte tra la comparatistica letteraria e gli studi
culturali, di pi recente sviluppo e dalla metodologia spesso assai incerta.
Daltronde, si dir, chiunque abbia una pur vaga conoscenza dellopera di
E.R. Curtius, Europische Literatur und lateinisches Mittelalter (1948)18, non

tologia a partire dalla Stoffgeschichte di stampo positivista e della discussione delle principali
correnti internazionali emerse pi recentemente vedi il fondamentale contributo di A.
TROCCHI, Temi e miti letterari, in A. GNISCI (a cura di), Letteratura comparata, Milano,
Bruno Mondadori, 2001, pp. 63-86.
15
Cfr. M. DOMENICHELLI, art. cit., p. 132.
16
Ivi, p. 133.
17
La gocritique est ensemble une thorie et une mthodologie innovante qui permet
ltude des reprsentations esthtiques des espaces humains. Elle sonde en particulier le lien
entre le rfrent et ses reprsentations. La gocritique repose sur trois prmisses thoriques
distinctes mais complmentaires: la spatio-temporalit, la transgressivit et la rfrentialit,
cfr. B. WESTPHAL, Gocritique, in La Recherche en Littrature gnrale et compare en
France en 2007. Bilan et perspectives, tudes runies par A. TOMICHE et K. ZIEGER, Valenciennes, Presses Universitaires de Valenciennes, 2007, pp. 325-345. Per approfondimenti teorico-metodologici vedi inoltre B. WESTPHAL, Pour une approche gocritique des textes:
esquissse, in La Gocritique mode demploi, d. B. WESTPHAL, Limoges, Presses Universitaires de Limoges, 2000, d. 9-39; lo stesso articolo stato ripreso nella Bibliothque comparatiste, www.vox-poetica.org
Per larea mediterranea, si veda inoltre Le Lieu et son mythe. Une gocriqtique mditerranenne, d. B. WESTPHAL, Limoges, Presses Universitaires de Limoges, 2002.
18
Tr. it. Letteratura europea e Medio Evo Latino, Firenze, La Nuova Italia, 1992.

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sar poi tanto stupito dallidea che la tematologia possa essere usata come chiave metodologica degli studi europei. Difatti, gi in Curtius lo studio dei temi, o
meglio dei topoi letterari posto allinsegna della comprensione e della canonizzazione della modernit letteraria europea, ricollegata alle sue radici tardolatine esaltate nel loro ruolo di trait dunion tra antichit greco-latina e modernit. Tuttavia, a questa e a tante altre creazioni ingegnose e mirabilmente erudite
del mito monoculturale della letteratura europea19 andrebbe giustapposta per
correzione e non per contrapposizione lidea di una base interculturale della
stessa letteratura europea, data dal confronto e dalla mescolanza di culture/civilt diverse, dalla traduzione e dalladattamento di generi, forme, temi,
stili provenienti anche dal suo esterno, dalla compenetrazione dellimmaginario
culturale occidentale con quello orientale, dallidea che la stessa antichit greca
affondi le sue radici nella (non) lontana Africa, oltre che in Asia20. Usare quindi
la tematologia come strumento per lo studio dellinterculturalit mediterranea
nonch per il collegamento geocritico e interculturale del Mediterraneo con
altre aree culturali come quella dei Caraibi sembra una delle possibili vie percorribili al fine di evitare lo slittamento della pur evidente e molto praticata
europeit degli studi letterari verso un eurocentrismo che, con altrettanta evidenza, sembrerebbe ormai necessario superare 21. In questo testo, la triangolazione italo-franco-algerina della ripresa della figura letteraria del marinaio posta
appunto sotto tale insegna, ma viene usata anche con lobiettivo, di derivazione
imagologica e geocritica, di mostrare le diverse modulazioni di un discorso dallinterno e sul Mediterraneo che si incrocia con la rielaborazione della figura del
marinaio mediterraneo, nonch con quello di creare una, pur ristretta, esemplificazione delle forme formanti che essa pu assumere. I marinai che appaiono
nelle opere di Jean-Claude Izzo, di Vincenzo Consolo e di Waciny Larej occupano, difatti, una posizione tematico-formale dallimportanza via via decrescente, dal tema letterario vero e proprio (Izzo), al Leitmotiv coniugato con un uso
originale dellekphrasis (Consolo), al semplice motivo (Larej), dalla ricorrenza
meno estensiva e solo debolmente strutturante. Quello che stato, inoltre, un
importante stimolo, per cos dire immaginativo, nel trattare questo argomento,
era lidea che cos come il marinaio, nella realt mediterranea (ma non solo)

19
Per lanalisi critica e lesemplificazione antologica di tale concetto si veda il fondamentale contributo di F. SINOPOLI, Il mito della letteratura europea, Roma, Meltemi, 1999.
20
Faccio riferimento al libro di M. B ERNAL , Atena nera, Milano, Pratiche, 1997.
Notevole anche il libro di S. MARCONI, Reti mediterrane. Le censurate matrici afro-mediorientali della nostra civilt, Roma, Gamberetti, 2003.
21
Intorno alla necessit etica di superare leurocentrismo, non solo sul piano degli studi
letterari, sono state indicate diverse vie da A. GNISCI in Via della Decolonizzazione europea,
Isernia, Cosmo Iannone, 2004, in Mondializzare la mente. Via della Decolonizzazione europea n. 3, Isernia, Cosmo Iannone, 2006 e in Decolonizzare lItalia, Roma, Bulzoni, 2007.

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ed sempre stata una figura capace di mettere in contatto e di tradurre culture


diverse, il tema, Leitmotiv e motivo del marinaio permette un interessante confronto tra opere peraltro molto differenti, sebbene prodotte nello stesso arco di
tempo, ma suscettibili di apparire sotto una luce nuova allinterno di tale intreccio comparatistico-ermeneutico.
Il romanzo che rappresenta la prima fascia dellintreccio-treccia intitolato Les
marins perdus, e fu pubblicato in Francia nel 1997 22. Il suo autore, il marsigliese di
origini italiane Jean-Claude Izzo, prematuramente scomparso nel 2000, si era imposto gi precedentemente allattenzione del pubblico francese con la trilogia noir Casino totale, Chourmo e Solea, ambientata come il resto della sua opera a Marsiglia23.
Lamore per la sua citt che traspare anche in Marinai perduti attraverso una lunga
serie di descrizioni del suo porto e delle sue vie, delle indicazioni particolareggiate su
locali e bistrot e i piatti tipici che vi vengono serviti nonch per la cultura mediterranea in generale, sono due punti focali dellopera di Izzo, dei suoi veri e propri
miti personali24. Dalle prime pagine di Marinai perduti, locchio del narratore si sofferma sulla sua bellezza, collegata con un momento significativo della giovent di
uno dei marinai protagonisti del romanzo, nonch con aspetti che sfumano nel mito,
capace di far sentire la suo eco attraverso secoli e millenni, frammento di un immaginario culturale che viene rinnovato costantemente nellimmaginario del singolo:
Anche a Diamantis piaceva quella citt. Laveva amata fin dalla prima volta che vi era
sbarcato. Aveva appena ventanni allora. Era mozzo a bordo dellEcuador, un vecchio cargo
arrugginito che non si avventurava mai al largo di Gibilterra. Quel giorno se lo ricordava
benissimo. LEcuador aveva doppiato larcipelago del Riou. Poi, superate le isole del Frioul,
linsenatura gli si era spalancata di fronte. Quasi una linea netta di luce rosata che separava
lazzurro del cielo dallazzurro del mare. Ne era rimasto come abbagliato. Marsiglia, aveva
pensato allora, una donna che si offre a chi arriva dal mare. Laveva perfino annotato sul
giornale di bordo. Senza sapere che stava citando il mito fondatore della citt: la leggenda di
Gyptis, principessa ligure che si diede a Protis, marinaio focese, la notte in cui questi entr
nel porto. Da allora Diamantis aveva perso il conto degli scali25.

Il mito fondatore marsigliese di Gyptis e Protis, insieme alla descrizione del


porto con immagini sensuali e una metafora erotica, rappresenta un importante
22

Per Flammarion, Paris. La traduzione italiana (della quale purtroppo non si segnala
lautore) apparsa nel 2001 per e/o, Roma, sotto il titolo Marinai perduti.
23
Lopera di Izzo disponibile in traduzione presso la stessa casa editrice romana.
24
Per la comprensione della poetica dellautore marsigliese, fortemente influenzata dallopera del poeta-marinaio marsigliese L. Brauquier, rimando soprattutto alla raccolta di tredici brevi scritti (ai quali si aggiunge un testo tratto dalla raccolta di racconti Vivere stanca,
Roma, e/o, 2007) intitolata Aglio, menta e basilico. Marsiglia, il noir e il Mediterraneo,
Roma, e/o, 2006. Da segnalare anche il ben informato articolo di L. SULIS, Jean-Claude
Izzo, in Pulp libri, n. 65, gennaio/febbraio 2007, pp. 61-65.
25
Cfr, J.-C. Izzo, Marinai perduti, cit., p. 11.

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nucleo immaginativo e semantico per il romanzo di Izzo, a partire dal quale si


dipana tutta la sua trama nelle sue singole fasce narrative: larrivo del marinaio,
la donna che gli si dona, la bellezza del mare e del porto. Tuttavia, la poesia e la
valenza erotica dellepisodio mitico e dellimmagine della citt sono rilegate al
passato, alla giovinezza del marinaio greco Diamantis, dopo anni nuovamente
approdato con la nave sulla quale secondo al porto di Marsiglia, per non
ripartire pi. Difatti, la rappresentazione dello stesso porto, questa volta visto da
terra e non dal mare, con cui si apre il romanzo, contrasta decisamente con i
colori, il tempo atmosferico e la metaforicit del passo appena citato:
Marsiglia quel mattino aveva colori da mare del Nord. [] Il cielo minacciava tempesta
e, in lontananza, le isole del Frioul non erano che una macchia scura. A stento si distingueva
lorizzonte. Proprio un giorno senza futuro, pens Diamantis. Attraccati, relegati laggi, in
fondo ai sei chilometri della diga del Largo. Lontani da tutto. Senza niente da fare. E senza
un soldo. Ad aspettare lipotetico acquirente di quel sfottuto cargo 26.

Diamantis, insieme al capitano libanese Abdul Aziz e un marinaio semplice,


il giovane turco Nedim, sono degli uomini di mare costretti allimmobilit, spinti dalla difficile situazione legale della loro nave, lAldbaran (bloccata dal tribunale a garanzia dei debiti contratti dallarmatore) in una trappola, una empasse che allo stesso tempo economica e psicologica. Infatti, nellimpossibilit di
abbandonare la nave, sulla quale continuano a vivere consumando gli avanzi
delle loro provviste, nella difficolt di trovare un altro impiego e nel rifiuto di
accettare lindennizzo offertogli dal tribunale (come aveva fatto il resto della
variopinta ciurma, dileguatasi dopo pochi giorni dallattracco della nave), si traduce la situazione esistenziale in cui versano tutti e tre i personaggi. Una situazione di stallo, di vuoto (Non abbiamo pi il mare di mezzo. E di colpo scopriamo il vuoto, p. 15), che li conduce alla rielaborazione del proprio passato,
ai ricordi che lentamente essi si cominciano a scambiare, e che sono incentrati
principalmente sulla loro scelta di diventare marinai, come anche sulle donne
protagoniste della loro vita, durante i loro viaggi (le prostitute e le altre donne
dei porti) come durante le brevi permanenze a casa (le fidanzate e le mogli,
madri dei loro figli). Se la loro esistenza di marinai posta allinsegna di un
destino al quale non possono sfuggire, della scelta di una libert alla quale non
vogliono rinunciare (In mare, e soltanto l, si sentiva libero. In mare non si sentiva n vivo n morto. Solo altrove. Un altrove in cui riusciva a trovare qualche
buona ragione per essere se stesso. E gli bastava, p. 14), tale destino allo
stesso tempo la condanna ad una instabilit nei rapporti damore, arrivati in tutti
i tre gli uomini a un momento di svolta: mentre Abdul Aziz sta per essere lascia-

26

Ivi, p. 9.

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to dalla moglie, che pur amandolo soffre troppo per via delle lunghe assenze del
marito, Nedim prende coscienza della impossibilit di costruirsi unesistenza
con la giovane fidanzata, di rispondere alle attese della sua famiglia di scegliere
un lavoro da sedentario. Diamantis, invece, separato da anni dalla moglie da cui
ha avuto un figlio, ora alla ricerca di un suo grande amore giovanile, una
donna di origine marocchina conosciuta a Marsiglia ventanni prima, da lui
abbandonata in circostanze oscure, a causa di un intrico di paure e di incapacit
che nel corso della narrazione riceve man mano delle delucidazioni.
Infatti, la ricerca del suo antico amore da parte di Diamantis costituisce il
motore del racconto nonch lanello di congiunzione tra le varie vicende che si
dispiegano intorno ai singoli personaggi. Nedim si innamora di Lalla, una bella
entraneuse conosciuta in un locale del quartiere portuale, la quale accompagnata da una quarantenne che si rivela essere Amina, la donna ricercata da
Diamantis. Tirato dentro un inganno dalle due donne e dai proprietari del locale
per il quale lavorano, Nedim chiede aiuto a Diamantis che entra cos in contatto
con lentourage malavitoso delle due donne, assistendo infine alluccisione di
Amina da parte del suo compagno, un capo mafioso che laveva costretta a
lavorare per lui. In un intrico noir, gestito alla perfezione da Izzo, esperto del
genere, si narra infine anche la morte tragica di Nedim per mano di Abdul, larresto di questi e il salvataggio di Lalla, che in realt la figlia che Amina aveva
avuto da Diamantis dopo essere stata da lui abbandonata. Diamantis, invece,
trova in ultimo rifugio presso una donna marsigliese, una Calipso che gli offre il
suo amore materno, e che si prende cura anche della giovane Lalla.
Questultimo rimando ad una figura femminile di memoria omerica non
solo di tipo associativo. Diamantis, infatti, collocato volutamente nellorbita
degli ulissidi, ed egli stesso cosciente di essere un erede del mitico navigatore
del Mediterraneo, cos come suo padre, marinaio anche lui, si era identificato
con questi. La sua passione per lOdissea, che Diamantis legge al figlio durante
i periodi a terra, si inscrive in un profondo amore per il Mediterraneo, fonte di
continue riflessioni che egli annota sul suo diario di bordo. Diamantis colloca se
stesso in quella narrazione continua che il poema omerico, tentando di leggervi il significato della propria esistenza e il proprio futuro:
[] In effetti lOdissea non ha mai smesso di essere raccontata, da una taverna allaltra,
di bar in bar: e Ulisse sempre fra noi. La sua eterna giovinezza nelle storie che continuiamo a raccontarci anche oggi se abbiamo ancora un avvenire nel Mediterraneo di sicuro
l. [] I porti del Mediterraneo sono delle strade. Strade per mare e per terra. Collegate.
Strade e citt. Grandi, piccole. Si tengono tutte per mano. Il Cairo e Marsiglia, Genova e
Beirut, Istanbul e Tangeri, Tunisi e Napoli, Barcellona e Alessandria, Palermo e
Ritrov infine il pensiero che lo assillava, e le parole per esprimerlo.
In realt ci vuole una motivazione personale per navigare sul Mediterraneo27.
27

98

Ivi, p. 238.

Marinai ignoti, perduti (e nascosti)

Per Diamantis, lOdissea non tuttavia lunica fonte per la re-interpretazione e la riflessione sul Mediterraneo. Come emerge da una serie di luoghi testuali, egli un personaggio intellettualmente complesso ed autoriflessivo, un portavoce dei pensieri e delle ricerche dello stesso Izzo sullargomento. Molte delle
osservazioni di Diamantis sul suo mare sono di natura colta, e vanno ben al di l
della narrazione delle proprie storie (pur presenti, come quelle intorno alle tempeste e ai naufragi vissuti durante la sua ventennale vita in mare), o della ripetizione ossessiva delle vicende odissaiche, cos come di natura erudita la sua
passione per gli antichi peripli marini. Per di pi, Izzo traduce nel suo personaggio principale la propria conoscenza degli scritti di Fernand Braudel e di
Predrag Matvejevic, due studiosi menzionati esplicitamente dallautore in una
postilla al suo romanzo. Di chiara ispirazione matvejeviciana sono, infatti, passaggi come il seguente:
Diamantis rinunci a rituffarsi nelle sue carte nautiche. Le riordin accuratamente. Ma
prese ancora un appunto: Il Mediterraneo non solo geografia. Non solo storia. Ma pi
di una semplice appartenenza28.

Sia per la sua natura odissaica che per le sue riflessioni e passioni colte,
Diamantis un uomo profondamente mediterraneo, che come marinaio ha del
resto rinunciato a navigare su altri mari, scegliendo di lavorare su delle vecchie
imbarcazioni, inadatte ad essere utilizzate per il commercio navale delloceano.
Diversamente da lui, Abdul Aziz, il capitano dellAldbaran, pervaso da aspirazioni diverse, ovvero da quella ultra-omerica di prendere altri mari, di misurarsi con il pi vasto Oceano, con laltrove immenso e imprevedibile, come
emerge dalle parole con cui egli interrompe il discorso, prima citato, di Diamantis sul Mediterraneo:
Io per me, s, per me, il Mediterraneo il mare Per me il mare bello solo pi in
l. Una volta passata Gibilterra. Loceano
E qual la sua motivazione personale? domand Lalla a Diamantis.
Trovare me stesso, credo.
Pensava a una frase di suo padre. Tutto ambivalente nellanimo delluomo diceva.
Ma i duplici valori cercano di ritrovarsi in un luogo in cui i contrari facciano un tuttuno.
O, pi esattamente, riunire in me stesso tutto ci. Ci si perde a non sapere chi siamo.
Loceano lo interruppe Abdul alzando la voce.
Non sapeva bene cosa dire. Voleva soltanto riprendere il ruolo di protagonista. Porca
miseria! Che era? Lanarchia? Era lui il comandante della nave.. E ne aveva comandate tante
28
Ivi, p. 116. Il corrispettivo testuale si trova in P. MATVEJEVIC, Il Mediterraneo. Nuovo
Breviario, cit., p. 18. Altri riferimenti pi o meno diretti ad idee ricorrenti negli scritti di
Matvejevic sono alle pp. 122 (LAtlantico o il Pacifico sono dei mari di distanza. Il
Mediterraneo un mare di prossimit. LAdriatico dintimit) e alle pp. 214 (in cui si d lelenco delle parole greche per definire il mare).

99

Nora Moll
altre. Avevano il dovere di ascoltarlo! Voleva raccontare il mare. Quello vero. Lavventura.
Non quella pietosa del povero Ulisse imbrigliato nei fili che il Mediterraneo, brutta troia di
un ragno, tesseva intorno agli uomini. Era Penelope, quella troia di un ragno. Gli aveva annodato un filo alla caviglia a quel poveraccio. Il filo che alla fine lavrebbe riportato a casa.
Nelle braccia di Circe, nel letto di Calipso, Ulisse era legato a Penelope. Al suo tran tran
familiare. Alla vita domestica. Il mare partoriva delle donne ragno. Delle Penelopi. Delle
Penelopi e delle Cphe.
Loceano, lavventura.
Solo altrove il mare bello ripet alzando la voce 29.

Il desiderio del capitano dellAldbaran di andare oltre, di recidere i legami


fisici con il suo mare e quelli sentimentali con la sua Penelope, equivale alla
tensione autodistruttiva di cancellare parte della propria identit, ricercata invece da Diamantis nel mar Mediterraneo. Una necessit, quella di Diamantis, che
egli riesce a sintetizzare davanti alla giovane Lalla, con delle parole che irritano
profondamente Abdul, spinto invece a perdersi e a cancellare il proprio passato
per via della grande delusione ricevuta dalla moglie e dallincapacit di uscire
fuori dal circolo vizioso della sua erranza in mare. Sono entrambi dei marinai
perduti come lo anche il giovane Nedim che diventa addirittura vittima
della momentanea violenza (auto)distruttiva da parte di Abdul ma ognuno in
modo diverso: Abdul, nella sua cieca disperazione e con lomicidio da lui commesso si immette nel vicolo cieco dellillegalit e viene incarcerato, mentre
Diamantis giunge attraverso un malinconico ripiegamento sul proprio passato e
su una storia amorosa rimasta aperta, nonch attraverso le sue riflessioni sul suo
mare, ad una presa di coscienza dei propri errori e dei propri limiti, salvando
infine se stesso, anche grazie allaiuto (ancora una volta, e molto allinsegna del
suo mitico antenato) di una donna. Un aiuto e unapertura verso un possibile
futuro che, per, porta i connotati mediterranei della citt nella quale, questa
volta volutamente, Diamantis si perduto, gustandone i profumi e i sapori e
registrando i suoi tanti colori, le sue tante variet umane che vi si mescolano in
un movimento sensuale e creativo, in un caos mondo pieno di luce e di musica30. Marsiglia diviene cos una sorta di specchio e riassunto urbano di quella
cultura del mare che Diamantis (e con lui lautore di Marinai perduti) ama
profondamente, diviene unutopia realizzabile una volta che si trovati accesso
al suo linguaggio segreto, che si diventa esperti delle lingue che i suoi abitanti

29

Ivi, p. 238.
Marinai perduti ricchissimo di riferimenti musicali, tra cui le canzoni del cantautore
italiano Gianmaria Testa. Le musiche di Testa accompagnano anche la pice teatrale intitolata
Rien signaler (una finestra sul Mediterraneo), libero adattamento dello stesso romanzo di
Izzo da parte di S. Gandolfo e F. Beccacini, il cui debutto sotto la regia di S. Gandolfo ha
avuto luogo dal 24 al 26 luglio 2008 a Borgio Verezzi.
30

100

Marinai ignoti, perduti (e nascosti)

vi parlano. Il discorso di Izzo, in apparenza tanto aderente al presente della cultura mediterranea (e non privo di denunce rivolte al suo degrado, come emerge
dalle vicende legate ai pignoramenti di navi, e alla speculazione illecita da parte
delle compagnie di assicurazioni tramite delle messe in scena di naufragi), in
realt usa il passato (storico e mitico) di quella cultura come pietra di paragone
da tenere sempre in mente (Il mare, continu Diamantis, non lo si scopre mai
da soli, e non lo si vede solo con i propri occhi. Lo si guarda come altri lo hanno
visto, attraverso immagini e racconti che ci hanno tramandato, p. 36), trovando
cos unapertura verso il futuro. Il tema del marinaio un tipo umano capace di
ridisegnare il mondo (p. 32) attraverso la conoscenza/esperienza del mare e
della vita riceve cos, al di l delle sue variazioni relative ai singoli personaggi
protagonisti del romanzo e nei suoi risvolti noir, un significato pi profondo,
ossia quello di unutopia tratta dal presente vissuto con piena adesione e con lidea momentanea ma illuminante che tutto possibile31.
Alleterno presente di Izzo, con le sue diramazioni verso il futuro e il passato, fa da contrappunto lo scavo nel passato attuato da Vincenzo Consolo, autore
dai timbri ben diversi, pi vicini alla polifonia della musica barocca, alla quale
lautore siciliano si avvicina anche per lidea di conferire la stessa importanza a
stili e linguaggi diversi (oltre quello narrativo, quello giuridico, quello saggistico-documentario, nonch la traduzione verbale di quello figurativo), gestiti con
abile tecnica di incastro e con rimandi impliciti a temi e motivi comuni. Nel suo
romanzo Il sorriso dellignoto marinaio, del 1976 32, Consolo alterna la narrazione vera e propria degli eventi legati alle rivolte di contadini e braccianti contro il potere dei feudatari, scatenatesi contemporaneamente allarrivo dei garibaldini nel 1860, nonch quella di due scene che vedono al centro il barone
Mandralisca e lavvocato Giovanni Interdonato, entrambi favorevoli alla rivoluzione dal basso che aveva avuto un suo lontano preludio nei Vespri siciliani, a

31

Lebbrezza stessa della luce non fa che esaltare lo spirito di contemplazione. Lho
scoperto a casa mia, a Marsiglia. Vicino alla baia des Singes, ben oltre il porticciolo di Les
Goude, allestremit orientale della citt. Ore e ore a guardar passare nello stretto di Les
Croisettes le barche di ritorno dalla pesca. qui, e in nessun altro posto, che queste mi sembrano, mi sembreranno sempre, la pi belle. Ore e ore ad attendere quel momento, pi magico di qualsiasi altro, in cui un cargo entrer nella luce del sole al tramonto sul mare e vi
scomparir per una frazione di secondo. Il tempo di credere che tutto possibile; cfr. J.-C.
IZZO, Il Mediterraneo e le sue felicit possibili, in Id., Aglio, menta e basilico, cit.,
pp. 17-18.
32
Lultima edizione di questo romanzo del 2004, per Milano, Oscar Mondadori. A questa edizione si rimanda sia per le citazioni che seguono, sia per la bibliografia critica alle pp.
XIV-XVII, a cui si aggiunga un rimando al ricco volume collettaneo di I. ROMERO PINTOR
(ed.), Vincenzo Consolo: punto de unin entre Sicilia y Espana. Los treinta anos de Il sorriso
dellignoto marinaio, Valencia, Universidad de Valencia, 2007.

101

Nora Moll

documenti politici e giuridici relativi agli stessi eventi, autentici o manipolati


dallo stesso Consolo, a passaggi tratti da uno studio di malacologia, e infine alle
trascrizioni di graffiti che i prigionieri politici, autori dei moti contadini, avevano lasciato inscritti sui muri del loro carcere sotterraneo.
Ma pi che approfondire la natura delle soluzioni linguistico-stilistiche de Il
sorriso dellignoto marinaio, la cui struttura a chiocciola riflette, come stato
sottolineato da Cesare Segre, la tensione irrisolta dei rapporti sociali sulla quale
incentrata la riscrittura di questo episodio della storia siciliana da parte di
Consolo, vorrei focalizzare lattenzione sul Leitmotiv dellignoto marinaio da
cui questa attraversata33. Intanto, lidentificazione delluomo del Ritratto di
Antonello da Messina realmente acquistato dal barone Enrico Pirajno di
Mandralisca di Cefal da uno speziale dellisola di Lipari e a tuttoggi conservato nel Museo Mandralisca della localit siciliana con un marinaio, non
affatto senza importanza per lo scrittore, come emerge da un suo recente scritto 34. Come commento alle vicende storiche da lui riscritte con un intricato patchwork di testi stilisticamente e linguisticamente molto eterogenei, Consolo
sceglie quindi un elemento extratestuale, unopera figurativa realmente esistente
e in quanto tale rimando alla valenza sovra- e metastorica dellarte. La scelta di
ritrarre con le sue parole il famoso dipinto, piegandone il significato verso
uninterpretazione che non pu pi prescindere dallidea che luomo raffigurato
sia un marinaio, quindi di fondamentale importanza per la comprensione del
testo nel suo insieme. Limmagine del marinaio consoliano viene cos ad occupare, come direbbe Lea Ritter Santini, lo spazio intermedio fra valore iconico e
valore verbale, perdendo cos la sua innocenza e la sua univocit visiva a
favore di una accrescimento semantico e la trasformazione in una nuova figura
dellimmaginario 35.
Ma vediamo come lo scrittore siciliano descrive il dipinto di Antonello, nel
momento in cui il barone toglie il panno che lo copre, per mostrare il suo nuovo
acquisto agli invitati:
Apparve la figura dun uomo a mezzo busto. Da un fondo verde cupo, notturno, di lunga
notte di paura e incomprensione, balzava avanti il viso luminoso. Un indumento scuro stacca33

Vedi il fondamentale saggio di C. SEGRE, intitolato appunto La costruzione a chiocciola nel Sorriso dellignoto marinaio di Vincenzo Consolo, gi prefazione alledizione
einaudiana dello stesso romanzo del 1987, e ora raccolto in ID., La polifonia nella letteratura
del Novecento, Torino, Einaudi, 1991, pp. 71-86.
34
Mi riferisco al contributo di V. CONSOLO a I. ROMERO PINTOR (ed.), op. cit., dal titolo
Antonello da Messina, pp. 51-61. Riprendendo una sua polemica con Roberto Longhi
intorno alla questione dellidentit del personaggio ritrattato da Antonello da Messina,
Consolo sposa lipotesi che si tratti di Giovanni Rizo di Lipari, un notabile dellisola di cui
non si escludono interessi marinari (p. 57).
35
Cfr. L. RITTER SANTINI, Ritratti con le parole, Bologna, Il Mulino, 1994, pp. 9-10.

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Marinai ignoti, perduti (e nascosti)


va il chiaro del forte collo dal busto e un copricapo a calotta, del colore del vestito, tagliava a
mezzo la fronte. Luomo era in quella giusta et in cui la ragione, uscita salva dal naufragio
della giovinezza, s fatta lama dacciaio, che diverr sempre pi lucida e tagliente nelluso
ininterrotto. Lombra sul volto di una barba di due giorni faceva risaltare gli zigomi larghi, la
perfetta, snella linea del naso terminante a punta, le labbra, lo sguardo. Le piccole, nere pupille scrutavano dagli angoli degli occhi e le labbra appena si stendevano in un sorriso. Tutta lespressione di quel volto era fissata, per sempre, nellincrespatura sottile, mobile, fuggevole
dellironia, velo sublime daspro pudore con cui gli esseri intelligenti coprono la piet. Al di
qua del lieve sorriso, quel volto sarebbe caduto nella distensione pesante della seriet e della
cupezza, sullorlo dellastratta assenza per dolore, al di l, si sarebbe scomposto, deformato
nella risata aperta, sarcastica, impietosa o nella meccanica liberatrice risata comune a tutti gli
uomini.
Il personaggio fissava tutti negli occhi, in qualsiasi parte essi si trovavano, con i suoi
occhi piccoli e puntuti, sorrideva a ognuno di loro, ironicamente, e ognuno si sent come a
disagio36.

Fin dalle prime battute della descrizione ekphrastica, il volto delluomo raffigurato viene letto allinsegna di una vivida e luminosa intelligenza; una
luce che si staglia da un fondo cupo, associato alla notte di paura e incomprensione che gli fa da contesto e contrasto. La metafora del naufragio in relazione
alla giovinezza, dalla quale luomo ormai uscito, costituisce lunico collegamento allusivo con la sua (presunta) professione, che passa invece in secondo
piano rispetto alla interpretazione della espressione del suo sorriso. Un sorriso
ironico, appena accennato, che mette in comunicazione occhi e labbra, il principale tratto distintivo di quel volto, un tratto del quale si sottolinea per la sfuggevolezza, la precariet, ma anche la singolarit e il disagio che suscita nellosservatore. Tra dolore e piet, tra sarcasmo e risata aperta e folle, lironia del
marinaio come una freccia lanciata fuori dal dipinto, e fa di lui losservatore di
chi osserva, trasforma loggetto del quadro in soggetto, in personaggio, come
lo stesso narratore sottolinea. Del resto, tutti gli astanti percepiscono la presenza
del marinaio come presenza materiale di un personaggio che li segue con lo
sguardo; il marinaio diventa cos protagonista della scena da salotto, tant
vero che essa, e insieme il primo capitolo, si conclude con le seguenti battute:
Barone, a chi sorride quello l []. Ai pazzi allegri come voi e come me, agli imbecilli! rispose il Mandralisca37.

La presenza del marinaio del dipinto, venuto anchesso dal mare, nel suo
presumibile percorso da una Messina, gi di forte connessione storica, cancellata dai terremoti, a Lipari, isola-regno desistenza, di mito, a Cefal approdo

36
37

Cfr. V. Consolo, Il Sorriso dellignoto marinaio, cit., p. 25.


Ivi, p. 23.

103

Nora Moll

nella storia e nella cultura38, rafforzata da quella di un personaggio che nella


fabula del romanzo consoliano ricopre un ruolo di primo piano. Si tratta dellavvocato Interdonato, il quale nel primo capitolo appare nei panni di un (presunto)
marinaio, che il barone Mandralisca incontra sulla nave che lo riporta a Cefal.
Mentre gli spiega la natura e lorigine della malattia di un cavatore di pietra
pomice, che viaggia insieme a loro, il misterioso marinaio mostra al barone il
suo volto dal sorriso ambiguo, un volto che questi ricollega subito a unimmagine vista gi altrove, e che nello svelamento del quadro, successivo allepisodio
di questo incontro, gli sarebbe nuovamente apparso:
Il Mandralisca si trov di fronte un uomo con uno strano sorriso sulle labbra. Un sorriso
ironico, pungente e nello stesso tempo amaro, di uno che molto sa e molto ha visto, sa del
presente e intuisce del futuro; di uno che si difende dal dolore della conoscenza e da un moto
continuo di piet. E gli occhi aveva piccoli e puntuti, sotto larco nero delle sopracciglia. Due
pieghe gli solcarono il viso duro, agli angoli della bocca, come a chiudere e ancora accentuare quel sorriso. Luomo era vestito da marinaio, con la milza di panno in testa, la casacca e i
pantaloni a sacco, ma in guardandolo, colui mostravasi uno strano marinaio: non aveva il
sonnolento distacco, n la sorda stranianza delluomo vivente sopra il mare, ma la vivace
attenzione di uno vivuto sempre sulla terra, in mezzo agli uomini e a le vicende loro. E,
avvertitasi in colui, la grande dignit di un signore 39.

Sono pi che evidenti le corrispondenze lessicali tra la descrizione del dipinto e quella del personaggio in carne e ossa, le quali si concentrano nella natura, ironica, del sorriso, nella forma degli occhi (piccoli e puntuti), e nel vestiario, che nel ritratto delluomo a mezzobusto non pienamente visibile, mentre
viene associato esplicitamente allabbigliamento tradizionale di un marinaio nel
caso del personaggio incontrato sulla nave. Ma anche in questo caso, la caratterizzazione di questi carica di unambiguit che va ben oltre quella del sorriso:
bench vestito da marinaio, il personaggio non possiede la stranianza delluomo vivente sopra il mare, ovvero quel distacco psicologico (caratteristico in
chi vive quasi sempre lontano dal consorzio umano) dalle vicende della terra,
dalle dolorose complicanze della storia, di cui egli sembra invece ben cosciente,
osservatore interno e partecipe. La somiglianza tra lInterdonato rivoluzionario e uomo di contatto tra altri cospiratori fuggiti allestero, che si era dovuto
travestire da marinaio per ritornare in Sicilia, nonch fidanzato della figlia dello
speziale di Lipari che aveva venduto il quadro al barone Mandralisca e il
marinaio antonelliano, del resto sostenuta da una teoria, da un gioco delle
somiglianze, tratto costitutivo, secondo Leonardo Sciascia della sicilitudine,

38
Cfr. la postfazione dello stesso Consolo alla riedizione del suo romanzo, Nota dellautore ventanni dopo, ivi, pp. 169-170.
39
Ivi, p. 8.

104

Marinai ignoti, perduti (e nascosti)

come emerge dallepigrafe (tratta dallOrdine delle somiglianze) posta da


Consolo in apertura del romanzo: Il giuoco delle somiglianze in Sicilia uno
scandaglio delicato e sensibilissimo, uno strumento di conoscenza. [] I ritratti
di Antonello somigliano; sono lidea stessa, larch, della somiglianza [] A
chi somiglia lignoto del Museo Mandralisca?.
Sostenuta da tale teoria, il volto dellignoto e quello del presunto marinaio,
richiamandosi a vicenda, divengono un ben visibile filo rosso che attraversa
tutto il romanzo. Dopo aver constatato addirittura lidenticit dei due volti
(Quelle due facce, la viva e la dipinta, erano identiche: la stessa coloritura
oliva della pelle, gli stessi occhi acuti e scrutatori, lo stesso naso terminante a
punta e soprattutto, lo stesso sorriso, ironico e pungente, p. 44), e dopo aver
ricevuto delle delucidazioni intorno alle idee e azioni rivoluzionarie dellInterdonato, il barone Mandralisca continua ad associare entrambi i personaggi
durante i momenti chiave dellevolversi delle vicende politiche e rivoluzionarie,
di cui egli sarebbe stato osservatore esterno. Un gioco, il suo, che di fatto
uno strumento di conoscenza, in quanto egli sposa con convinzione crescente
gli ideali dello stesso Interdonato, provando man mano disgusto per le proprie
occupazioni di collezionista e studioso di lumache e di antiquaria. Come se
avesse ricevuto un importante stimolo da quel sorriso ironico, nel barone avviene unevoluzione interiore che lo porta verso delle riflessioni sugli eventi storici
contemporanei, nonch sulla stessa natura della storia in quanto racconto di singole vicende selezionate e a noi tramandate. Difatti, egli giunge a giudicare la
scrittura storica lopera di illuminati e di privilegiati e in quanto tale una vera e
propria impostura su coloro che invece partecipano attivamente a quelle
vicende, senza avere le possibilit materiali ed intellettuali di narrare la propria
storia, preservandola da ogni distorsione successiva40. Non solo, allinterno di
tale riflessione (auto)critica intorno alla propria casta di intellettuali, nobili in
questo caso ed illuminati, la quale sfocia nellunica possibile azione fattiva del
barone, ossia in quella di destinare i suoi beni ad una scuola e ad un museo, egli
arriva anche a rileggere lo sguardo e il sorriso ironico del misterioso personaggio del quadro, dando maggiore rilievo al suo distacco, lontananza [], daristocrazia, dovuta a nascita, a ricchezza, a cultura o al potere che viene da una
carica (p. 117); e ancora: di fronte alla trascrizione, da parte del barone, dei
graffiti carcerari degli autori della violenta sommossa di Alcal de li Fusi, quel
sorriso sembra volgersi addirittura in greve, sardonico, maligno (p. 120).
Perci, proprio per via della natura sempre pi sociale ed etica di tale interpretazione, agli occhi del barone lignoto marinaio sembra riassumere nel suo volto
quelli di numerosi esponenti delle classi elevate e degli intellettuali ed artisti del
luogo: dal pittore al vescovo al ministro al direttore della polizia, fin allo stesso

40

Vedi a questo proposito: ivi, pp. 112-113.

105

Nora Moll

Mandralisca, colpevoli, anche nel caso di una concordia ideologica con la povera gente, di un senso di superiorit e di distacco.
Il volto dellIgnoto, da immagine figurativa, e passando per quella verbale,
diventa quindi un importante Leitmotiv del romanzo, nonch metafora del
distacco ironico ed illuminato, preso in prestito dalleterna distanza del marinaio, caratteristico dei ceti superiori e degli intellettuali, destinati a rimanere
separati dal popolo e da chi si oppone alla stessa divisione in classi, nonch al
concetto di propriet (La propriet, Interdonato, la pi grossa, mostruosa, divoratrice lumaca che sempre s aggirata strisciando per il mondo, p. 118). Un
Leitmotiv marino che, nella sua valenza di forma dellesperienza, di unesperienza direi spiccatamente etica e sociale, affiancato da uno prettamente terrestre, collegato fin dapprincipio alla figura del barone, pi che a quella dellInterdonato, che con la sua capacit di fare comunque da ponte tra i rivoltosi e il
nuovo establishment politico, nonch con quella di agire concretamente in loro
favore (salvando loro la vita con il decreto sullamnistia), conserva la sua qualit marinaresca dellambiguit sociale, ma anche dellazione concreta. Si tratta
del Leitmotiv metaforico della chiocciola, che dapprima viene collegata alloccupazione privilegiata del barone, ossia allo studio e alla schedatura delle lumache terrestri e fluviali di quella regione siciliana. Da metafora della mente illuminata dello studioso nobile, e sotto influenza di figure affini quali la spirale e il
labirinto (nella loro lettura calviniana ed antropologica) 41, la chiocciola rivela
poi, nel corso della narrazione, la sua natura sia centrifuga che centripeta, e
viene via via associata a forze contrapposte come la vita e la morte, la libert e
le costrizioni/prigioni, la creativit e lossessione infertile. Infatti, di fronte agli
eventi di Alcal de li Fusi, il barone decide di abbandonare i suoi studi, schiacciato dallidea che le sue lumache possano simboleggiare tutto ci a cui egli,
ormai, cerca di opporsi razionalmente, scegliendo la strada (centrifuga) della
vita e della libert, malgrado egli non riesca a volgere quella maturazione interiore in vera azione:
E son peggiori de corvi e de sciacalli, le lumache, le creature belle, ermafrodite: temono
il sole, distruggono i vivai e le colture, si nutrono financo di liquami, decomposizioni, umori
cadaverici, sinsinuano in carcasse, ne spolpano le ossa, ricercano ne teschi le cervella, il
bulbo acquoso nellorbita dellocchio e non per caso i Romani le mangiavan ne pasti funerar 42.

41

Questa planimetria metaforica verticalizzavo poi con un simbolo offertomi dal malacologo Mandralisca, quello della conchiglia, del suo movimento a spirale (archetipo biologico e origine di percezione, conoscenza e costruzione, com nella Spirale delle calviniane
Cosmicomiche; arcaico segno centrifugo e centripeto di monocentrico labirinto, com in
Kernyi e in Eliade), cfr. Nota dellautore ventanni dopo, ivi, p. 170.
42
Ivi, p. 115.

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Marinai ignoti, perduti (e nascosti)

Al di l del fascino barocco esercitato da passi come questo veri e propri


risultati della natura strutturalmente e linguisticamente formante attribuibile non
solo al tema ma anche al Leitmotiv va quindi sottolineato che la narrazione da
parte di Consolo della Sicilia e con essa del suo Mediterraneo fortemente
improntato sulla dialettica tra metafore marine, e marinare, e quelle terrestri, le
quali si sviluppano come veri e propri Leitmotive che attraversano tutto il romanzo. Espressione del contrasto tra la cancellazione della storia nel breve mare43
che bagna lisola, e lingiustizia sociale, costante storica, connessa allimpossibilit di intaccare radicalmente i poteri secolari che vi sono radicati, tali forme formanti dellesperienza chiamano in causa i nessi tra storia e attualit, tra il passato
e il presente, permettendo altres delle riflessioni sul ruolo dellintellettuale nel
passato e su quello che egli occupa oggi, sulle sue capacit di osservare e di giudicare gli eventi politici e sociali, con lieve sorriso ironico, e sulla sua incapacit di
intervenire, di agire, di prendere radicalmente posizione. Una dialettica irrisolta e
produttrice di ambiguit, quella consoliana, che si trasferisce sul piano stilistico e
narrativo nella rappresentazione ekphrastica di luminosi quadri di mare e di porti,
concentrati nella prima parte del romanzo, alla quale si oppone nel cap. VIII la
lunga descrizione della buia prigione sotterranea a forma di chiocciola, o spirale,
dove i rivoltosi di Alcal erano stati a lungo detenuti. Unambiguit che sembra
tradursi definitivamente in sconfitta, nella rassegnata sovrapposizione delle due
metafore, quando il barone esclama infine: Ho capito: lumaca, lumaca anche
quel sorriso (p. 118). Ambiguit mai risolta, per, visto che dal centro del quadro
di Antonello da Messina, il sorriso del marinaio, rivolto per un attimo verso se
stesso e avviluppatosi in un mortale movimento centripeto, pu nuovamente
riprendere la sua forza centripeta, ironica ma vitale, liberatoria.
Arriviamo alla terza intrecciatura della nostra treccia marinaresca e mediterranea
mediante la narrazione da parte di Consolo (amante di antefatti e di appendici) di un
episodio che, a sua insaputa, costituisce lantefatto del romanzo di Waciny Larej:
E lui [Cervantes], il pellegrino dItalia, il soldato di Lepanto, lo schiavo di Algeri, aveva
frequentato la Sicilia. Sera imbarcato a Messina con lInvincibile Armada, nella citt dello
Stretto aveva curato le sue ferite, aveva soggiornato a Palermo, a Trapani (nella novella El
amante liberal evocata questa citt); nei bagni dAlgeri diveniva compagno di pena dellavventuroso poeta siciliano Antonio Veneziano. Nella spianata delle moschee, doverano i
bagni, i due udivano attraverso le grate la filastrocca che i bambini della casbah crudelmente
cantavano nella franca lingua dei porti mediterranei:
Non rescatar, non fugir
Don Juan no venir
Ac morir 44.
43
Cfr. ID., Lo spazio in letteratura, in ID., Di qua dal faro, Milano, Mondadori, 2001,
p. 263.
44
Cfr. ID., La retta e la spirale, in ID., Di qua dal faro, cit., p. 259.

107

Nora Moll

Nellaffacciarsi sulla grande agor del mare di mezzo, echeggiante della lingua franca dei marinai e degli abitanti dei porti, gli scrittori provenienti dai
diversi angoli di questo mare ascoltano e ri-narrano storie come questa, una storia vera che appartiene al comune patrimonio culturale e letterario di questa
regione, e che, nel diventare parte dellimmaginario personale di un autore,
viene rinnovata e re-immessa in quello di una comunit pi ampia, sopranazionale ed interculturale. Nella sua triangolazione spagnolo-italo-algerina, lavventurosa vita dello scrittore Miguel de Cervantes, qui ripresa molto sinteticamente dal punto di vista siciliano, mentre, a partire dal suo versante algerino,
essa viene rielaborata in modo diverso da Waciny Larej, in Don Chisciotte ad
Algeri 45. Il romanzo, una attualizzazione delle mitiche vicende intorno allo
scrittore spagnolo, incentrato sul viaggio ad Algeri che Vsquez de Cervantes
de Almera, lontano discendente di Miguel de Cervantes, intraprende con lobiettivo di ripercorrere le tracce del suo famoso avo. In tutto somigliante a Don
Chisciotte, la famosa creatura letteraria di Cervantes, Vsquez de Cervantes si
presenta al signor Hsissen, funzionario del Ministero della Cultura, dove si
occupa delle relazioni (pressoch inesistenti) ispano-algerine. Al termine di un
folle viaggio che lo ha portato da Valladolid e Madrid a Napoli, Palermo e
Genova e poi a Marsiglia, per poi imbarcarsi su una vecchia nave da commercio
carica di zucchero da canna per giungere ad Algeri, lo spagnolo chiede a
Hsissen di condurlo ai luoghi in cui il suo avo era vissuto per cinque anni come
prigioniero. Lobiettivo del moderno Don Chisciotte, di professione giornalista,
quella di ripetere lavventuroso viaggio di Cervantes senza passare per le
solite vie, [] in modo da riuscire a comprendere le sue sensazioni, le sue
paure, e scrivere qualcosa sulle citt che aveva amato e in cui aveva vissuto46.
Fondamentale in ci da lui considerato larrivo dal mare, la registrazione delle
sensazioni che il capitano Cervantes, il quale aveva partecipato come soldato
di marina alla battaglia di Lepanto, aveva provate durante la misteriosa cattura
della sua nave da parte dei corsari:
Per tornare al viaggio, mi interessava vedere il punto in cui Miguel e il fratello Rodrigo
furono catturati. Quando il capitano me lo indic provai strane sensazioni. Mi parve persino
di sentire le urla, subito inghiottite dal mare, dei passeggeri della sfortunata imbarcazione. Mi
rendevo conto che il mare in grado di conservare misteriose ombre, mentre la terra cancella
tutto 47.

45
Il romanzo, dal titolo originale Harisata al zhilal. Don Kishot fi l-jazair, stato tradotto nel 1999 da W. Dahmash, per la piccola e meritevole casa editrice Mesogea di Messina.
Non sono segnalati la data e il luogo delledizione originale.
46
Ivi, p. 29.
47
Ivi, p. 31.

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Marinai ignoti, perduti (e nascosti)

Difatti, la perlustrazione di Algeri, e in particolare dei luoghi in cui si era


trovato Cervantes secoli prima, intrapresa dai due uomini, una conferma dellidea che la terra cancelli tutto. Algeri, la citt un tempo tanto amata da
Hsissen, assomiglia ormai ad un labirinto dalle mille paure e vie senza uscita,
costellato da ombre minacciose che controllano ogni loro movimento, nellimpresa rischiosa e folle, anchessa, di percorrerla per motivi di turismo, per di
pi culturale. La grotta di Cervantes, un tempo luogo di culto e di attrazione per
i visitatori della citt, ora decaduta a mondezzaio, la targa commemorativa
dello scrittore conservata in una discarica, dove Hsissen e Don Chisciotte scoprono dei traffici illeciti e mafiosi intorno ai beni culturali del paese, da anni
misteriosamente scomparsi.
Condotta in prima persona dal punto di vista di Hsissen, la narrazione delle
sue giornate trascorse con Don Chisciotte alla scoperta dei tesori spagnoli di
Algeri fin dapprincipio offuscata dalle violenti rappresaglie che egli dovette
subire a causa della sua amicizia con il misterioso erede di Cervantes. Nel
primo capitolo del romanzo (corredato come tutti gli altri con un breve riassunto
del suo contenuto, ad imitazione del romanzo cervantino), Hsissen si presenta
come caduto in una profonda solitudine, dopo essere stato licenziato e poi crudelmente mutilato (i misteriosi terroristi da lui denominati figli di cane gli
hanno amputato la lingua e il pene); una solitudine alleviata solo dalla scrittura,
che tuttavia non pu impedirgli di formulare il desiderio di suicidarsi:
Con la lingua mozzata e il pene reciso, credo di non aver altra scelta che accogliere linvito delle onde, di questazzurra immensit, che tutte le sere mi ricordano lisolamento e la
solitudine in cui mi trovo e la paura, profonda e palese, in cui vivo. Non mi rimane altro che
gettarmi in questo mare che guarda il mio silenzio48.

Nelle pagine che seguono, e in cui si inizia il racconto retrospettivo delle


vicende che lo hanno condotto verso tale terribile destino, Hsissen attribuisce
molta importanza alla sua profonda passione per la Spagna, che ne fa un personaggio speculare rispetto a Don Chisciotte, lalter ego algerino del discendente
di Cervantes. Difatti, Hsissen, discendente di un morisco di Granada, un
bibliotecario che nei tempi bui della reconquista era stato cacciato dalla sua
Spagna. Da sempre, egli sogna laltra sponda mediterranea, un sogno alimentato dalla nonna che abita con lui e che si ricostruita in casa una piccola
Granada, circondandosi di fiori di Cassia (fiore-simbolo di Carmen) importati
secoli prima quando il loro avo ne port con s i semi. Laffinit tra lalgerino
Hsissen e lo spagnolo Don Chisciotte, entrambi profondamente segnati dalla
discendenza da un avo mitizzato, la quale porta i tratti distintivi di unalterit da

48

Ivi, p. 15.

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Nora Moll

loro introiettata a tal punto da divenire delle personalit di irregolari che per
tutta la loro vita hanno guardato altrove, sostenuta da una sorta di teoria della
parentela, che trova il suo corrispettivo nella teoria consoliana della somiglianza. Laddove, in Consolo, la somiglianza con il marinaio ritrattato portava
alla circoscrizione di un tipo umano, quello dellintellettuale distaccato, del
nobile illuminato, osservatore ironico degli eventi storici, in Larej la parentela
con degli avi famosi e mitizzati conduce, oltre a creare una somiglianza, consoliana, tra i due personaggi principali, alla sovrapposizione del destino del personaggio contemporaneo con quello dellavo, ad una ripetizione costrittiva della
storia e delle vicende singolari che ne sono stati tramandati, in famiglia (nel
caso dellavo di Hsissen) o nei racconti autobiografici e biografici (nel caso di
Miguel de Cervantes).
Intanto, e prima ancora di compiere il destino del proprio avo, inseguito da
Hsissen con la passione per la lingua spagnola e da Don Chisciotte con il viaggio intrapreso per seguire le orme di Cervantes, e nellincrociarsi dei loro sguardi tra Spagna ed Algeria, i due tracciano una riscrittura della stessa citt di
Algeri: dal suo interno, il degrado della magnifica citt senza senso, uccello
libero; meretrice amata (p. 14) registrato dal disilluso Hsissen, mentre Don
Chisciotte ne esalta e riscopre le bellezze nascoste, ritrovandovi nonostante i
tanti paradossi con cui egli si scontra durante la sua ricerca dei luoghi cervantini
il suo luogo ideale (Il sole di questa citt insopportabile. Il mare era agitato
oggi. Il porto quasi deserto. Mi sento leggero come una piuma di pavone variopinta. Assaporo la gioia di vivere. Godo lirripetibile occasione della vita. Ci
data una volta sola, p. 135). Una idealizzazione, la sua, che nasce dal continuo
confronto con il passato, dalla speranza di farlo rinascere insieme alla sua personale ripetizione delle vicende che avevano visto Cervantes prigioniero ad
Algeri. Quando, contemporaneamente al licenziamento e al crescendo di minacce di cui interessato Hsissen, Don Chisciotte viene infine arrestato e incarcerato, egli si ritrova in una situazione da lui, forse inconsciamente, prevista e ricercata. Diversamente che nel caso del suo alter ego algerino, il compiersi del suo
destino parentelare lo conduce non verso la disperazione suicida, bens verso
la piena realizzazione del suo progetto di vita, ossia una vicinanza inaspettata e
suggestiva con il mitico avo.
Cambia, infatti, il punto di vista della narrazione nel momento in cui Don
Chisciotte viene arrestato, e tutto il cap. V costruito in forma di taccuino, nel
quale egli trascrive le sue esperienze fatte fin dalla partenza da Almera, in
Spagna, rifacendosi volutamente alla commedia El trato de Argel (del 1580), in
cui Cervantes tradusse i suoi anni algerini nella messa in scena barocca delle
vicende di diversi cristiani catturati dai mori. Nelle pagine del taccuino del
moderno Don Chisciotte emerge quindi con insistenza il motivo della nave,
mezzo con cui sia lui che il suo avo sono giunti ad Algeri, entrambi in circostanze misteriose, entrambi condotti o traviati da marinai e corsari, che qui si profi-

110

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lano come i responsabili materiali delle vicende ispano-algerine dei due personaggi, custodi di segreti difficilmente comprensibili dagli uomini di terra.
Apparso gi precedentemente nel romanzo, la figura del marinaio/corsaro, traduttore di personaggi di varia provenienza verso esperienze inattese e luoghi
sconosciuti, si configura quindi come un importante motivo che rafforza il legame parentelare e di somiglianza non solo con Cervantes, ma anche con altri
scrittori ed avventurieri che subirono la stessa sua sorte49. I marinai in Larej,
autori della secolare translatio mediterranea non solo di beni ma anche di personaggi di varia provenienza, tradotti da una riva allaltra, deviati dai luoghi di
destinazione, catturati e trattenuti in porti sconosciuti che echeggiano di lingue
diverse, sono del resto descritti come i protettori dei misteri del mare, come i
custodi dei segreti che esso cela ai naviganti per caso, e che loro possono
rivelare quando decidono. Cos, alla vista del luogo in cui fu catturato Cervantes
il 26 settembre 1575, il moderno Don Chisciotte, durante il tragitto che lo porta
verso Algeri, posto dallo stesso capitano della nave davanti ad un segreto
indecifrabile, mai rivelato in letteratura o in storia, ma custodito ancora dal
mare che bagna gli scogli coperti, come da secoli, dai gabbiani:

Il punto questo. Vedi i gabbiani, Sono sempre qui, destate e dinverno. qui che i
corsari hanno assalito la nave El Sol e catturato Cervantes.
[]
Sai capitano? Ho avuto una visione, ho visto la cattura di Cervantes e dei suoi compagni! Avverto la sua presenza, avverto il silenzio e il tremore causato dalla paura.
Guardo le onde e vedo il fascino dellavventura e dello smarrimento e sento, oltre il
loro infrangersi sulle rocce, le urla delle donne cadute preda dei giannizzeri del mare!
Il capitano aveva guardato i flutti che lambivano lo scafo, poi si era fregato le mani e
come uno che la sa lunga aveva detto:
Amico mio, io sono un marinaio e i marinai conoscono il mare. Cervantes doveva
sapere i rischi che correva. Mi chiedo piuttosto come sia stato possibile farsi sorprendere in un tratto ben conosciuto. C qualcosa di misterioso in tutto questo. Qualcosa
di non detto, forse per paura, forse per amore.
lestro dello scrittore geniale infatuato del mare!
Questo non spiega il mistero. Mah! La questione troppo complicata! Entriamo, fa
molto freddo 50.

Del resto, il marinaio come figura di scambio, di custode e di traduttore


esperto dei segreti del mare e con essi delle dimensioni pi profonde della vita
49

Durante la visita della discarica da parte di Hsissen e Don Chisciotte, il suo direttore,
interrogato sulle vicende algerine di Cervantes, narra il caso parallelo del pota francese
Jean-Franois Rgnard, catturato anchegli dai corsari e imprigionato ad Algeri nel 1679,
circa un secolo dopo lo scrittore spagnolo, nonch di altri avventurieri che subirono la stessa
sorte (vedi ivi., pp. 65-69).
50
Ivi, pp. 138-139.

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Nora Moll

delluomo (come la paura e lamore, a cui allude il capitano), nellambito del


Mediterraneo allo stesso tempo figura di traduttore tra le diverse culture che si
affacciano su questo mare interno, e fin dal secolo in cui visse Cervantes, il
XVI, inventore e propagatore di una lingua transculturale che unisce in s le lingue parlate in tutti i suoi porti: la lingua franca. Fortemente improntata sullo spagnolo (come risulta anche dal testo che poco avanti abbiamo visto citato in
Consolo), sullarabo e sul turco in una prima fase ossia in quella di poco successiva allinsediamento, nel 1510, di corsari turchi guidati dal pirata Khair Ed-Din
Barbarossa ad Algeri che per diversi decenni divenne il pi temuto covo di pirati
del Mediterraneo la lingua franca riflesse nel suo lessico il contatto e lo scontro
continui tra i corsari musulmani e gli spagnoli che nello stesso secolo avevano
occupato molte parti della costa maghrebina. Mescolatosi, ancora nel corso del
sec. XVI, in misura crescente con litaliano (nella sua variante veneta e genovese,
soprattutto), e con il francese, la lingua franca (da vero e proprio pidgin dai tratti
linguistici autonomi e stabili) divenne durante i secoli seguenti il dialetto parlato,
fino ad oggi, ad Algeri e a Malta, noto a partire dalla fine del secolo XIX (insieme
alla colonizzazione francese del Maghreb) come sabir, e sempre di pi assimilato alle singole varianti arabe nazionali nonch alle lingue coloniali51.
Per tornare al romanzo di Larej, la soluzione dellarcano cervantino custodito dal mare, non appare molto lontana dalla ipotesi del capitano della nave sulla
quale viaggia il moderno Don Chisciotte: una delle cause della cattura e della
lunga permanenza ad Algeri potrebbe essere stato lamore per una donna, la
Zoraide di cui Cervantes parla in diversi luoghi, una giovane mora, prigioniera degli stessi corsari che avevano catturato lo scrittore spagnolo. Unesperienza, quella amorosa, che si riavvera nuovamente nel discendente di Cervantes,
quando egli conosce durante gli interrogatori da parte dei suoi carcerieri una traduttrice algerina che gli viene affiancata, una donna che gli rievoca la Zoraide
cervantina e che da lui amata come il suo avo aveva forse amato la giovane
mora: da lontano, nellammirazione estasiata della diversit, della bellezza esotica e irraggiungibile, e nella sua associazione con il mito algerino della
Guardiana delle ombre, un mito appreso da Hsissen e da entrambi ripensato e
ri-sognato nei termini della speranza per un futuro migliore della citt.
Ripartendo da Algeri, ancora una volta per mare (chi entra in Algeria per
mare viene espulso per mare, p. 179), Don Chisciotte porter con s questo suo
segreto insieme a quello di Cervantes, concludendo:

51
Per la storia e le caratteristiche della lingua franca e del sabir, vedi G. V. ERNST, M-D.
GLEBGEN, CH. SCHMIDT, W. SCHWEICKARD (Hrsg.), Romanische Sprachgeschichte. Ein internationales Handbuch zur Geschichte der romanischen Sprachen / Histoire linguistique de la
Romania. Manuel international dhistoire linguistique de la Romania, Berlin/New York,
Mouton/de Gruyer Verl., 2003, pp. 1100-1105.

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Ormai questa narrazione non riguarda pi Cervantes ma me stesso e la storia degli abitanti di questa citt che come unisola, per alcuni versi grande come una stella, per altri piccola
come la cruna di un ago52.

Nel suo passaggio da tema a Leitmotiv e a motivo, la figura del marinaio nei
tre autori mediterranei presi in esame riceve delle modulazioni diverse, rivolte
nel caso di Izzo maggiormente verso i suoi aspetti esistenziali e mitici, di derivazione omerica, in Consolo verso quelli metaforici, a cui lo scrittore giunge
tramite lo sfruttamento della tecnica ekphrastica e lapplicazione della teoria
siciliana della somiglianza, e in Larej verso lincarnazione dellidea di uno
scambio tra le culture, e di quella di una sovrapposizione metonimica tra il
marinaio e il mare. In tutti e tre gli autori, un importante fattore che incide sulle
diverse modulazioni della stessa figura letteraria rappresentato dallincrocio
tra il tempo presente con quello storico, un incrocio sul quale incidono in varia
misura le narrazioni mitologiche e letterarie del Mediterraneo e che in tutti i casi
caratterizzato da aperture utopistiche e visioni del futuro che si nutrono di una
rivisitazione meditata del passato: in Consolo il passato illustra il presente
(tramite una vera e propria illustrazione figurativa), mentre in Izzo e Larej il
presente memoria attiva, vivida del passato, di cui esso offre una interpretazione nuova. Oltre ad essere quindi crocevia delle diverse dimensioni temporali, il
marinaio diviene la chiave di lettura non solo dello spazio e della cultura del
Mediterraneo, ma anche stimolo verso linterpretazione originale del proprio
senso di appartenenza a tale spazio e a tale cultura, la quale nel caso di Izzo e di
Larej si manifesta principalmente nella riscrittura dello spazio urbano della citt
portuale in cui gli stessi autori vivono, mentre in Consolo volta maggiormente
verso la rielaborazione di problematiche storico-identitarie che caratterizzano la
sua Heimat insulare, la Sicilia. Attraverso la ripresa variamente modulata della
figura del marinaio, la narrazione della cultura e della storia mediterranea vede
quindi negli autori provenienti da diverse aree della grande regione mediterranea, lintroduzione di una pluralit di aspetti nuovi che, a partire dallelaborazione di problematiche connesse alla patria pi ristretta, interessano un comune
e pi vasto discorso identitario ed interculturale. Un intreccio ancora una volta
marino e condotto nel grande spazio della letteratura tra la coscienza di appartenere ad un microcosmo che non pu non aprirsi al macrocosmo della pluralit
di mari, di oceani e di continenti con cui in relazione, come potremmo dire
parafrasando Vincenzo Consolo:
Lo spazio nella letteratura vasto quanto il mondo, varca a volte i confini stessi del
mondo. Diventa infinito. Dobbiamo allora giocoforza navigare per il breve mare, il

52

Cfr. W. LAREJ, op. cit., p. 179.

113

Nora Moll
Mediterraneo, muoverci per una esigua terra, lItalia, dei quali abbiamo maggiore cognizione,
con la consapevolezza tuttavia che questo mare e questa terra non sono separati da oceani e
continenti, che con essi hanno relazioni, ad essi e da essi danno e ricevono esperienza e conoscenza53.

E allora, a partire dallidea del Mediterraneo come complesso incrocio di


mondi e come ponte verso mondi remoti ma ad esso collegati, viene voglia di
partire con moto odissaico, dantesco, verso loceano e la vastit di altri mari.
Per interrogarsi, magari, sui marinai di Fernando Pessoa e di Jos Saramago,
che a sorpresa aprono lo spazio letterario non tanto verso geografie reali quanto
verso quelle puramente immaginarie, introducendo delle note esistenziali nel
trattamento di tale figura, che stupiscono per la loro delicatezza e per laspirazione alla scoperta di verit profondamente umane: lesperienza dellesilio
come cifra della vita umana e lamore come il suo estremo ideale e utopia54. Ma
conviene, per questa volta, calare le vele e non superare le Colonne di Ercole.

53

Cfr. V. CONSOLO, Lo spazio in letteratura, cit., p, 263.


Faccio riferimento alla pice di F. PESSOA, Il marinaio. Dramma statico in un atto, tr.
it. di A. Tabucchi, Torino, Einaudi, 1996, alla famosa Ode marittima (in Poesie di lvaro
de Campos, tr. it. di A. Tabucchi, Milano, Adelphi, 1993) al racconto lungo di J. SARAMAGO,
Il racconto dellisola sconosciuta, tr. it. di P. Colle e R. Desti, Torino, Einaudi, 2003.
54

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