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VERSIONE 124

Germanico bello confecto multis de causis Caesar statuit sibi Rhenum esse
transeundum. Quarum illa fuit iustissima quod, cum videret Germanos tam
facile impelli ut in Galliam venirent, suis quoque rebus eos timere voluit, cum
intellegerent et posse et audere populi Romani exercitum Rhenum transire.
Accessit etiam quod illa pars equitatus Usipetum et Tenctherorum, quam supra
commemoravi praedandi frumentandique causa Mosam transisse neque
proelio interfuisse, post fugam suorum se trans Rhenum in fines Sugambrorum
receperat seque cum his coniunxerat. Ad quos cum Caesar nuntios misisset,
qui postularent eos, qui sibi Galliaeque bellum intulissent, sibi dederent,
responderunt: populi Romani imperium Rhenum finire; si se invito Germanos in
Galliam transire non aequum existimaret, cur sui quicquam esse imperii aut
potestatis trans Rhenum postularet?

Terminata la guerra germanica, per molti motivi Cesare stabilì di dover passare
il Reno. Di esse questa fu la più importante, che vedendo che i Germani così
facilmente erano spinti a venire in Gallia, volle che essi temessero anche per i
loro beni, comprendendo che l’esercito del popolo romano e poteva e osava
passare il Reno.Si aggiunse anche che quella parte della cavalleria di Usipeti e
Tenteri, che prima ricordai aver passato il Reno per far preda e
vettovagliamento, non aveva partecipato allo scontro, dopo la fuga dei loro si
era ritirata oltre il Reno nei territori dei Sugambri e si era unita con essi.
Avendo Cesare mandati ambasciatori presso di loro per chiedere che gli
consegnassero quelli, che avevano dichiarato guerra a lui ed alla Gallia,
risposero: (che) il Reno delimitava il potere del popolo romano; se pensava che
non era giusto che i Germani passassero in Gallia, lui contrario, perché
pretendeva ci fosse qualcosa di potere suo e di autorità oltre il Reno?

VERSIONE 133

Vercingetorix tot continuis incommodis Vellaunoduni, Cenabi, Novioduni


acceptis suos ad concilium convocat. Docet longe alia ratione esse bellum
gerendum atque antea gestum sit; omnibus modis huic rei studendum, ut
pabulatione et commeatu Romani prohibeantur. Id esse facile, quod equitatu
ipsi abundent et quod anni tempore subleventur. Pabulum secari non posse;
necessario dispersos hostes ex aedificiis petere; hos omnes cotidie ab
equitibus deleri posse. Praeterea salutis causa rei familiaris commoda
neglegenda; vicos atque aedificia incendi oportere hoc spatio obvia quoque
versus, quo pabulandi causa adire posse videantur. Harum ipsis rerum copiam
suppetere, quod quorum in finibus bellum geratur, eorum opibus
subleventur;Romanos aut inopiam non laturos aut magno cum periculo longius
a castris processuros; neque interesse ipsosne interficiant impedimentisne
exuant, quibus amissis bellum geri non possit.

Vercingetorige, ricevuti tanti continui insuccessi a Vellaunoduno, a Cenabo, a


Novioduno, chiama i suoi ad un’assemblea.
Dichiara che bisogna fare la guerra assolutamente con un’altra strategia di
quanto sia stato fatto prima; in tutti i modi bisogna impegnarsi in questa cosa,
per impedire i Romani da pascolo e vettovagliamento. Ciò è facile, perché essi
abbondano di cavalleria e sono aiutati dal periodo dell’anno.
Non si può tagliare il foraggio; necessariamente i nemici dispersi lo cercano
dalle abitazioni; tutti questi quotidianamente possono esser annientati.
Inoltre per la salvezza bisogna trascurare i vantaggi del bene famigliare;
occorre che siano incendiati villaggi ed abitazioni accessibili in questo spazio in
ogni direzione, dove sembri si possa andare per foraggiare. La disponibilità di
queste cose viene assicurata ad essi, perché sono aiutati dai mezzi di coloro
nei cui territori si faccia la guerra; i Romani o non sopporteranno la mancanza o
con grande pericolo s’allontaneranno dagli accampamenti; ad essi non
interessa se ucciderli o spogliarli dei carriaggi, perduti i quali, non si può fare la
guerra.

VERSIONE 134

Postero die concilio convocato consolatus cohortatusque est, ne se admodum


animo demitterent neve perturbarentur incommodo. Non virtute neque in acie
vicisse Romanos, sed artificio quodam et scientia oppugnationis, cuius rei
fuerint ipsi imperiti. Errare, si qui in bello omnes secundos rerum proventus
exspectent. Sibi numquam placuisse Avaricum defendi, cuius rei testes ipsos
haberet, sed factum imprudentia Biturigum et nimia obsequentia reliquorum,
uti hoc incommodum acciperetur. Id tamen se celeriter maioribus commodis
sanaturum. Nam quae ab reliquis Gallis civitates dissentirent, has sua diligentia
adiuncturum atque unum consilium totius Galliae effecturum, cuius consensui
ne orbis quidem terrarum possit obsistere; idque se prope iam effectum
habere. Interea aequum esse ab iis communis salutis causa impetrari, ut castra
munire instituerent, quo facilius repentinos hostium impetus sustinere possent.
(SUL LIBRO E’ IMPETUS SUSTINERENT)

Il giorno dopo, convocata l’assemblea, confortò e rincuorò di non abbattersi


troppo nello spirito e di non turbarsi per la disgrazia. (Diceva che) i Romani non
avevano vinto col valore ed in campo aperto, ma con un’astuzia e con la
tecnica dell’assedio, di cui essi erano stati sprovvisti. Sbagliavano, se alcuni
aspettassero in guerra come favorevoli tutti gli avvenimenti delle cose. A lui
non era mai piaciuto che si difendesse Avarico, della cui cosa aveva loro stessi
come testimoni, ma era accaduto per la stoltezza dei Biturigi ed il troppa
accondiscendenza degli altri, perché fosse ricevuta questa perdita. Lui tuttavia
avrebbe rimediato con maggiori vantaggi. Infatti le nazioni che dissentivano
dagli altri Galli, queste con la sua premura le avrebbe alleate ed avrebbe
realizzato un unico piano di tutta la Gallia, al cui assenso neppure il mondo
intero potrebbe resistere; egli lo riteneva quasi già realizzato. Intanto era
giusto chiedere a loro per la salvezza comune, di decidere di fortificare gli
accampamenti, per sostenere più facilmente gli improvvisi attacchi dei nemici.
(NON SO COME CAMBIARE LA TRADUZIONE  )
VERSIONE 135

Consecutus id quod animo proposuerat, Caesar receptui cani iussit legionique


decimae, quacum erat, continuo signa constituit. Ac reliquarum legionum
milites non exaudito sono tubae, quod satis magna valles intercedebat, tamen
ab tribunis militum legatisque, ut erat a Caesare praeceptum, retinebantur.
Sed elati spe celeris victoriae et hostium fuga et superiorum temporum
secundis proeliis nihil adeo arduum sibi esse existimaverunt quod non virtute
consequi possent, neque finem prius sequendi fecerunt quam muro oppidi
portisque appropinquarunt. Tum vero ex omnibus urbis partibus orto clamore,
qui longius aberant repentino tumultu perterriti, cum hostem intra portas esse
existimarent, sese ex oppido eiecerunt. Matres familiae de muro vestem
argentumque iactabant et pectore nudo prominentes passis manibus
obtestabantur Romanos, ut sibi parcerent neu, sicut Avarici fecissent, ne a
mulieribus quidem atque infantibus abstinerent: nonnullae de muris per manus
demissae sese militibus tradebant.

Raggiunto lo scopo, Cesare fece suonare la ritirata, e subito la X legione, con la


quale si trovava, arrestò le insegne. I soldati delle altre legioni, sebbene non
avessero udito il suono della tromba, perché si trovavano al di là di una vallata
piuttosto ampia, venivano tuttavia trattenuti, secondo gli ordini di Cesare, dai
tribuni dei soldati e dai legati. Ma i soldati, esaltati dalla speranza di una rapida
vittoria, dalla vista dei nemici in fuga, dal ricordo delle precedenti vittorie,
pensavano che nessuna impresa fosse per loro tanto ardua da non poterla
compiere con il loro coraggio, e non si fermarono prima di aver raggiunto le
mura e le porte della città. Allora si levarono grida da ogni parte della città,
tanto che chi si trovava più lontano, atterrito dall'improvviso tumulto,
pensando che i nemici avessero varcato le porte, si precipitò fuori dalla città.
Le madri di famiglia gettavano dalle mura stoffe e argento e, scoprendosi il
petto e protendendo le mani aperte, supplicavano i Romani di risparmiarle e di
non fare come ad Avarico, dove avevano ucciso anche le donne e i bambini;
alcune, calandosi dal muro con l'aiuto delle mani, si consegnavano ai soldati.