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Mensile Anno II N.

3 GIUGNO-SETTEMBRE 2013

LOTTA
CONTINUA

ACHTUNG BANDITEN!
Gi nel 43 si potevano leggere negli angoli delle strade queste parole. Ora Achtung Terroristen! le leggiamo sui giornali, le
sentiamo alla televisione. Il Potere ha schierato tutto il suo apparato mediatico, politico e giudiziario contro qualsiasi forma di
dissenso, vuoi che sia la lotta contro il TAV, contro il MUOS o per il diritto alla casa. La storia ci ha insegnato che i Partigiani
banditi non lo erano, mentre nazisti e fascisti si. Cosa potr ancora insegnarci la storia?

INFORMAZIONE E POTERE IN VALSUSA


La costruzione mediatica del Nemico Pubblico
Nellestate che abbiamo alle spalle il Movimento
NoTav, si trovato a subire il fuoco incrociato che da
pi parti gli stato scagliato addosso. In queste larghe intese fatte dinvestigatori, magistrati, politici,
si sono distinti giornali e giornalisti di regime. Un
apparato che persegue il suo compito di supportare e
correre in sostegno al sistema quando si aprono crepe

e viene meno legemonia del pensiero dominante. Intervenendo laddove i movimenti sociali rompono i
meccanismi di normale funzionamento del sistema e
mettono in crisi i processi di mercificazione di persone e beni naturali.
Sgombriamo subito il campo da un atteggiamento
oggi dominante: qui non vogliamo invocare unetica

In questo numero:









Informazione e Potere in Valsusa


I miserabili
Lavorare col panico. Produrre nel polo del lusso ai tempi di Marchionne
Lo Stato si autoassolve
Le trame della Strategia della Tensione contro londata operaia degli anni 70.
Due nuovi saggi militanti. Il sangue politico e e a finestra c la morti
I costi della metropoli e le spese condominiali ...
Pelle per pelle (Reportage dal Bangladesh)
La repressione: Cos? Come si esercita? Che fare?
Crisi economica, politiche di repressione preventiva e strategie della paura
La tortura di Stato! Rompiamo il silenzio! Appello per la costruzione di una campagna nazionale contro la repressione e la tortura di Stato

giornalistica, oppure lideale della corretta informazione. Indignarsi per lazione di disinformazione dei
media dominanti significa non cogliere criticamente
la funzione che questi svolgono nel mantenimento e
nella riproduzione della situazione esistente.
Il nostro compito non pu che essere quello di contrastare, smontare, de-costruire contenuti e metodi degli
apparati della formazione della pubblica opinione,
metterne a nudo il loro ruolo specifico e costruire una
comunicazione-informazione di parte, dalla parte dei
bisogni dei movimenti e dei soggetti proletari.
Da questo punto di vista le vicende del movimento
NoTav valsusino sono un caso da manuale; qui diventa visibile come lazione informativa del sistema vada ben oltre la semplice disinformazione sugli
accadimenti, perseguendo lobiettivo della costruzione del nemico pubblico nei confronti di quei
movimenti sociali che minacciano la stabilit. Cos
nel biennio 68-69 compare il cinese, poi lecoterrorista, il black bloc, fino allattuale NoTavterrorista, le brigate NoTav dellultima inchiesta
(si fa per dire) de LEspresso.
Significativo un passaggio di unanalisi comparsa su
La Stampa del 21 settembre, lautore, che si firma
G. Ru: scrive a proposito delle vicende valsusine:
una spirale nota, gi sperimentata in passato, che
necessariamente conosce quattro stadi diversi: la
protesta si trasforma in violenza. Poi il salto verso
leversione e infine il terrorismo.
Qui viene diffusa unevidente interpretazione della storia, una filosofia della storia del destino dei
conflitti sociali che necessariamente attraversano
quattro stadi: protesta, violenza, eversione, terrorismo. lo stesso schema dentro cui viene confinata
la ricchezza dei conflitti degli anni 60 e 70 (oramai
per tutti gli anni di piombo), il modello che si vuole
inculcare nelle teste delle persone: attenzione che
le proteste portano necessariamente al terrorismo!
Superfluo ricordare che la comunicazione mira sempre a effetti pratici: la pragmatica della comunicazione. In questo caso lo scopo quello di passivizzare le spinte alla lotta, indurre ad accettare le regole
e la legalit che sono lo strumento per riprodurre
il sistema dello sfruttamento e del dominio di classe.
Per linformazione dominante il movimento NoTav
gi approdato allultimo stadio, quello del terrorismo. Luigi La Spina, in un articolo di prima pagina de La Stampa titolato Un salto di qualit
gi avvenuto scriveva: Quello che si temeva avvenuto. In un clima di crescente tensione, dopo che
dalle minacce, dalle intimidazioni, dagli scontri con
le forze dellordine, lestremismo No Tav passato
agli attentati contro la costruzione della nuova linea
ferroviaria Torino-Lione, ora le nuove BR cercano
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LOTTA CONTINUA - 2

Mensile Anno II N. 3 GIUGNO-SETTEMBRE 2013

Critica al sindacato

I MISERABILI!

Il Patto sulla Rappresentanza Sindacale sottoscritto unitariamente dalle tre confederazioni e Confindustria, un accordo vergognoso
che sposta ancora di pi i rapporti di forza tra lavoratori e padroni a favore di questi ultimi, imponendo a tutta la classe lavoratrice, un
modello di stampo fascista e da sistema di polizia.
Lobiettivo chiaro: eliminare qualunque possibilit di dissenso attraverso il controllo e limpedimento delle proteste e degli scioperi dei
lavoratori al fine di svilirne la combattivit e garantire cos al Capitale la perpetuazione della pace sociale di cui ha bisogno per continuare a valorizzarsi.
Se da un lato dunque questa manovra serve a eliminare il proletariato come soggetto politico, dallaltro non pu che mettere chiaramente in
evidenza che forse, sotto sotto, per padroni e burocrati sindacali qualche problema per la loro pace sociale inizia realmente ad esserci;
che la loro tranquillit sta cominciando ad essere turbata da qualche scintilla che, sperano, non dia fuoco allintera prateria. Quindi
meglio correre ai ripari perch in gioco c la stabilit del sistema democraticoil migliore involucro politico per la dittatura del capitale.
Per noi lavoratori una cosa sempre stata chiara: nessuna pace sociale possibile finch esisteranno i padroni e i loro servi!
Sono molti i fuochi che, in modo spontaneo e sparpagliato, si stanno accendendo nel tessuto metropolitano. I pompieri lasciamoli fare a chi
sempre stato contro i lavoratori e le masse popolari.
Il nostro compito soltanto uno: gettare benzina sul fuoco!
Il monopolio della rappresentanza
Finalmente, dopo anni di divisioni, di scioperi solitari e di contratti separati, CGIL CISL e UIL possono festeggiare la loro ritrovata e tanto sospirata unit
attraverso la firma dellaccordo sulla rappresentanza
sindacale, sottoscritto in tutta fretta, e senza consultare i lavoratori, con il presidente di Confindustria
Squinzi.
Dopo anni in cui il sindacato della Camusso e del
neo-segretario PD Epifani ha continuato falsamente
a spacciarsi per lultimo baluardo dei duri e puri
nella difesa intransigente dei diritti dei pi deboli (pantomima, cui hanno creduto soltanto i padroni perch i lavoratori hanno pagato duramente sulla
loro pelle lipocrisia asservita di questa confederazione) venendo per questo spesso tacciata di essere
un ostacolo al progresso e alle riforme per il bene del
paese, con la firma di questaccordo ha la possibilit di ripresentarsi al tavolo come il sindacato della
responsabilit nazionale che, insieme alle altre due
confederazioni, riuscita a cancellare dal proprio
patrimonio politico e culturale il concetto di lotta di
classe per diluirlo nellunit di interessi tra padroni e

(Segue da pagina 1)

INFORMAZIONE E POTERE IN VALSUSA


di dare una cornice pseudo ideologica [] al movimento di opposizione allopera.
In poche righe si condensa, in crescendo, una miscela
di termini terroristici che viene iniettata nella mente dei lettori: Intimidazioni, minacce, scontri,
attentati, estremismo, nuove Br a cui si associa
il movimento NoTav. A contrapporsi a questo lessico criminalizzante troviamo le forze dellordine,
unici termini positivi del periodo e non a caso. Un
maestro di libero giornalismo questo La Spina!
Scrive di attentati e li attribuisce al movimento
NoTav: sulla base di quali elementi? Parla di nuove
BR che non sono n nuove n tantomeno BR.
Per il mondo mediatico dominante la Valsusa oramai in mano alle bande autonome e anarchiche
che hanno stretto un patto di unit dazione (il
giornalista-investigatore Massimo Numa), i cui esiti
hanno portato agli attentati alle ditte che lavorano per
il Tav e, in questo modo, si aperta la strada allintervento del terrorismo storico, si veda il fantomatico documento delle altrettanto fantomatiche Brigate
Rosse. Insomma il ritorno della caccia alle streghe

LOTTA CONTINUA
ANNO II N. 3 GIU--SET. 2013
Autorizzazione del Tribunale di Torino
n. 13 del 10/3/2012
Direttore Responsabile: Michela Zucca
Stampa: La Grafica Nuova - via Somalia,
108/32, 10127 Torino
Sede di Torino
Redazione: c.so G. Cesare, 14/F, 10142 Torino
email: redazione.lc.to@gmail.com
tel: 011 19700210
cel.: 349 3960670
Sito web: www.lotta-continua.it
Chiuso il 29-09-2013 alle ore 23:59:59

lavoratori.
Che gioia! Che soddisfazione!
E c davvero di che essere orgogliosi visto che non
capita tutti i giorni ai sindacati di andare unitariamente cos damore e daccordo con la classe padronalealle spalle di chi lavora e ogni mese paga gli
stipendi di questi miserabili!
Quello che ci proponiamo ora non la sola spiegazione tecnica del Patto ma linterpretazione politica di
tutto ci che ha portato alla firma di questaccordo
della vergogna.
Anzitutto, il risultato cui puntavano le tre corporazioni di Camusso, Bonanni e Angeletti era di eliminare
politicamente tutto ci che non istituzionalizzato
e dunque addomesticabile, e questo per un motivo
preciso: perch organismi che hanno il compito, di
difendere i diritti dei lavoratori garantendo lintegrit del sistema democratico allinterno del perimetro
creato dalle leggi che sono a difesa dello Stato borghese, i sindacati non possono non vedere con estrema preoccupazione il fatto che la rabbia sociale stia
montando e i canali in cui si esprime questa rabbia
siano estranei alle forme rappresentative del sistema.
Quindi diventa necessario arginare tale pericolo

riportando lintera situazione sotto il pi totale controllo intensificando i meccanismi repressivi per ingabbiare il dissenso e la rabbia di chi lotta entro un
percorso sterile, che ne svilisce progressivamente la
carica e lentusiasmo, fino a spegnerli definitivamente nella pace sociale dellistituzionalizzazione: la
rassegnazione nellaccettare a capo chino le regole
dei padroni lunico elemento che i sindacati confederali si premurano di salvaguardare.
Il Patto sulla rappresentanza permette di ottenere
questo primo risultato poich esclude dai tavoli delle
trattative (rinnovi CCNL, accordi di categoria o di
secondo livello) chiunque non accetti e dunque non
abbia sottoscritto il Patto stesso. Quindi, in primis,
i sindacati di base, siccome espressione di una radicalit che sempre stata contro non solo alla classe
padronale ma anche agli stessi sindacati confederali;
un essere contro che ora sta portando a dei risultati.
E vivo, infatti, nella coscienza dei proletari lesempio della lotta radicale che i lavoratori immigrati della logistica stanno portando avanti contro i soprusi

di lontana memoria.
Non essendo riusciti a silenziare e azzerare il movimento si passa alle maniere forti, allequazione
NoTav = terrorismo. Supportati in questo da storici
accademici (Crainz, De Luna) che, in contrapposizione a Erri De Luca, si pronunciano su categorie
che storiche non sono (disperazione, speranza),
che si avventurano a criminalizzare e pontificare sul
sabotaggio alle cose. Forse hanno dimenticato che il
Movimento Operaio non nasce con pranzi di gala ma
da atti illegali, da blocchi stradali, occupazioni, sabotaggi alla produzione?

senso primario e non neutro, di chiari) con condivisibili e gi a criminalizzare il povero professore
schierato con il partito della fermezza ai tempi del
rapimento Moro.
Nel lessico anti-NoTav compare spesso lassociazione del movimento con pratiche mafiose, ecco, dobbiamo intenderlo come un lapsus? Non che questi
attentati siano opera di quei gruppi mafiosi da anni
radicati in Valsusa? Nel 95 Bardonecchia, primo
comune al Nord, fu sciolto per infiltrazioni mafiose.
Gli esempi per mostrare lopera di manipolazione dei
media dominanti potrebbero facilmente moltiplicarsi. Vogliamo concludere richiamando alla memoria
una montatura legata al Tav e stranamente passata nel
dimenticatoio. Ci riferiamo alloperazione messa in
campo dagli investigatori nella seconda met degli
anni 90, ai 12 attentati incendiari rivendicati dai misteriosi Lupi Grigi; sui giornali allora finirono gli
eco-terroristi.

Sostenuti in questo da filosofi della politica della portata di Cacciari che ci propina una lezione per cui
la democrazia non unassemblea permanente e
anche se il Tav unopera sbagliata ... ora dobbiamo realizzarla. Perch se unopera inutile? Lex
operaista Cacciari ci istruisce sul feticismo e il valore
sacro della democrazia borghese la cui degenerazione sotto gli occhi di tutti.
Loperazione di costruzione del Nemico Pubblico
NoTav sostenuta da un linguaggio adeguato.
Riattivando il linguaggio dellantiterrorismo degli
anni 70, coloro che sostengono lopposizione al
Tav (intellettuali, tecnici, esperti, scrittori, filosofi)
diventano fiancheggiatori; petardi e fuochi dartificio regolarmente in vendita sono sempre bombe
incendiarie. Chi scrive di aver partecipato alle manifestazioni del Movimento uno che rivendica;
lo scrittore Erri De Luca diventa il responsabile del
servizio dordine di Lotta Continua negli anni 70.
Lanciare pietre o petardi, tagliare le reti con le cesoie,
sono spacciati come atti di terrorismo.
Un giornale a diffusione nazionale, incurante del
ridicolo, dopo il documento dei due prigionieri che
hanno ricevuto una eco da loro insperata dagli scrivani del potere, ha titolato: I brigatisti mettono le mani
sulla questione NoTav. Sono professionisti della
scrittura che a fronte di un commento sui contenuti
del suddetto comunicato da parte di Rodot (deprecabili ma comprensibili), confondono il significato di comprensibili (pronunciato ovviamente nel

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Due compagni, Sole e Baleno, furono sbattuti in carcere e ci rimisero la vita. Fu poi riconosciuta la loro
estraneit ai fatti incriminati, degli oscuri (ma fino a
quanto?) Lupi Grigi non si saputo pi nulla, spariti!
Sono rimasti per gli uomini della Digos e gran parte
degli operatori mediatici di allora che continuano a
fare il loro mestiere. I fantasmi di allora sono ritornati di attualit e usati per costruire il nuovo nemico,
per mostrificare il movimento. La libera stampa
persegue gli obiettivi di sempre
Dopo lestate del sabotaggio, quale sar il prossimo salto di qualit? si chiede ipocritamente su
Repubblica, dando per scontata la risposta, il Griseri
che si fatto le ossa al Manifesto.
In una fase di criminalizzazione dei movimenti che
fanno opposizione reale nella societ, non possiamo
non interrogarci a fondo sulla nostra comunicazioneinformazione (ai tempi di Internet), bisogna superare
una tendenza diffusa che la considera come separata
dalla prassi, ad opera di un ceto separato dai movimenti reali.

3 - LOTTA CONTINUA
(Segue da pagina 2)

I MISERABILI
padronali; e prima di questi, quelli dei lavoratori Trenord e del San Raffaele!
Controllare e limitare qualunque opposizione interna
e sfiancare la combattivit delle avanguardie proletarie escludendo dai tavoli delle trattative chiunque
si oppone a questo patto fascista, il passaggio ineludibile per accaparrarsi il monopolio burocratico ed
accentratore della rappresentanza.
Unideologia per legittimare il Capitale
Il processo cui stiamo assistendo, iniziato col governo Monti e portato avanti da Letta, un adeguamento
della sovrastruttura ideologica (politica e sindacale)
ai mutamenti che la crisi finanziaria ha imposto alla
struttura economica.
Eliminazione della forza-lavoro (licenziamenti di

massa, cassa integrazione, mobilit); estensione del


precariato a un punto tale che diventa condizione desistenza e non solo di lavoro; distruzione di enormi
quantit di forze produttive (chiusure di stabilimenti
e di attivit economiche-finanziarie); nuove concentrazioni industriali con la conseguente spartizione
dei mercati per accaparrarsi nuove sfere dinfluenza:
queste sono alcune delle principali conseguenze cui
ha portato la crisi.
Il Capitale ha bisogno di ritrovare una legittimazione istituzionale alla sua fame inesauribile di profitto,
quindi diventa necessario un orientamento ideologico che cancelli dal tessuto culturale tutte quelle idee
che vedono nel Capitale stesso la causa degli sconvolgimenti politici, economici, sociali e umani cui
siamo giunti.
Lideologia dominante che si sta incuneando anche
nella coscienza di molti proletari (sfiancati oramai
da anni di stenti) come possibile soluzione al disastro, quella per cui non esistono pi le classi, quindi
degli interessi storicamente e necessariamente antagonistici tra padroni e lavoratori perch questi sono
interpretati come soggetti politicamente, economicamente e socialmente identici allinterno del processo
produttivo.
Di conseguenza simpone limperativo di collaborare
tutti insiemi per far progredire lazienda-Italia, rinunciando ai diritti fondamentali sul posto di lavoro a
vantaggio della classe padronale, poich questo il
prezzo da pagare per uscire dalla crisi secondo il piano di unit nazionale imposto dal mercato.
Il governo delle larghe intese PD-PDL rappresenta
ladeguamento politico a tale piano; il Patto sindacati-padroni quello delle politiche sindacali.
Un cappio intorno al collo!
Il Patto sulla rappresentanza nasce in questo contesto politico e si impone come sistema autoritario, burocratico e fascista di controllo sul lavoro in quanto
sindacati e padroni avranno carta bianca per imporre
dallalto la regolamentazione dei rapporti di lavoro,
il peggioramento delle condizioni lavorative e impedire ogni dissenso interno ed esterno alle confederazioni: un vero e proprio cappio intorno al collo dei
lavoratori.
Riportiamo solo alcuni degli articoli contenuti

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nellaccordo che, a nostro parere, meglio esprimono


il grado di precarizzazione dei diritti e della dignit
dei lavoratori a cui si giunti con la sottoscrizione di
questo patto interclassista.
Anzitutto colpita la capacit di autorganizzazione dei proletari e il loro diritto a scegliersi autonomamente da chi farsi rappresentare e questo per due
motivi: primo, potranno scegliersi i candidati RSU
soltanto tra quelli appartenenti alle organizzazioni
sindacali che hanno sottoscritto il Patto; secondo,
potranno sedere al tavolo delle trattative soltanto
quei sindacati che, oltre ad aver accettato il Patto
nella sua totalit, dimostrano anche di avere il 5% di
media semplice fra il dato associativo (percentuale
delle iscrizioni certificate) e il dato elettorale (percentuale voti ottenuti su voti espressi) nelle diverse
realt di lavoro.
Il calcolo della quota del 5% dovr essere effettuata sulle deleghe e certificato dallINPS ma, per poter avere il diritto a raccogliere le deleghe, bisogna
gi essere firmatari di altri contratti. Quindi, questo

meccanismo esclude in tutto e per tutto la rappresentativit dei sindacati di base sia nelle contrattazioni
di secondo livello, come in quelle per il rinnovo dei
CCNL. E davvero deprimente vedere come nelle assemblee di fabbrica le uniche criticit allaccordo sollevate dai funzionari sindacali siano soltanto quelli di
natura tecnica, legate ai tempi troppo dilatati perch
ottengano le certificazioni dallINPS. Le implicazioni politiche del Patto non sono nemmeno messe sul
tavolo di discussione e sottoposte al confronto collettivo dei lavoratori. In oltre viene da chiedersi come
far la FIOM a districarsi in questo labirinto di trabocchetti che essa stessa ha sottoscritto e festeggiato
come accordo storico, perch non firmataria degli
ultimi contratti nazionali di categoria e quindi non
ha il diritto alla certificazione delle deleghe, ma nel
frattempo firmataria di questo Patto attraverso la
CGILalle volte le ipocrisie gioca davvero dei brutti scherzi.
I delegati che cambiano appartenenza sindacale
decadono e sono sostituiti con i primi dei non eletti
nelle liste di vecchia appartenenza.
I CCNL, come gli accordi aziendali o quelli di categoria, per essere validi dovranno essere approvati
dalle organizzazioni sindacali che hanno un livello
di rappresentativit del 50% +1. La minoranza dovr in ogni caso accettare la piattaforma delle altre
organizzazioni, anche se non ne condivide in parte o
tutto il contenuto. E importante notare che con questo calcolo della rappresentanza, CISL e UIL sono
insieme maggioranza rispetto alla CGIL in quasi tutti i settori; forse solo la FIOM riuscirebbe ad essere
maggioranza: usiamo il condizionale perch per fare
questo deve certificare le deleghe e, dunque, firmare
i contratti che finora non ha sottoscritto.
Una volta sottoscritto da sindacati e padroni, il nuovo CCNL non dovr pi essere approvato dai lavoratori tramite referendum perch questo sar sostituito
da una consultazione le cui modalit saranno stabilite di volta in volta e categoria per categoria dalle
organizzazioni sindacali che certificheranno il tutto.
In fine larticolo pi vergognoso: i contratti firmati saranno efficaci ed esigibili per tutti i soggetti

sottoscrittori del Patto; ovvero i sindacati saranno


vincolati a impegnarsi nel darne piena applicazione
e a non promuovere iniziative di contrasto agli accordi definiti. Qualunque azione di lotta messa in
campo dai lavoratori per manifestare il loro dissenso
sar punita con delle sanzioni specifiche per ogni categoria e da definire in appositi accordi con le parti.
Il sistema di polizia del Patto arriva quindi ad intaccare profondamente il diritto di sciopero: quello
che si vuole ottenere un esercito di schiavi a cui
inculcare nella coscienza il fatto che sono i padroni
a dare il lavoro e quindi sono loro a dover dettare le
regole con il tramite di sindacati sempre pi vergognosamente asserviti alla logica del Capitale.
Per lunit del proletariato
Da tutto ci si pu vedere come il Patto sulla rappresentanza sia limposizione del modello FIAT a tutto
il mondo del lavoro; gli accordi-capestro voluti da
Marchionne con la complicit di FIM e UILM sono
serviti da esempio per avviare la pratica dellesclusione attraverso il ricatto: o accetti di sottoscrivere a
priori altrimenti sei escluso da i tavoli.
Ci chiediamo come la FIOM abbia potuto accettare
e stia difendendo un accordo del genere visto che, se
fosse entrato in vigore due anni fa, non avrebbe avuto
lagibilit politica per dimostrare il proprio dissenso
al piano Marchionne negli stabilimenti del gruppo
FIAT, e nemmeno la possibilit di avviare le procedure giudiziarie contro i licenziamenti degli operai
iscritti alla FIOM.
Se siamo arrivati a questo punto anche perch abbiamo delegato troppo e per troppo tempo!
Questo Patto sulla rappresentanza mostra per lennesima volta ai proletari che aspettarsi un miglioramento della vita e delle condizioni di lavoro dagli
organismi istituzionali pura follia, perch questi
organismi sono i prolungamenti dello Stato e quindi
funzionali solo a mantenere le attuali condizioni di
sfruttamento per la valorizzazione del Capitale.
In oltre la radicalit delle organizzazioni di base non
ha ancora raggiunto un livello tale per cui lunit dei
lavoratori riesca a porsi come soluzione realmente
alternativa al servilismo delle tre confederazioni; e
questo perch, in molti casi, le battaglie sono frammentate tra le varie sigle sindacali, anche se gli obiettivi sono comuni e, soprattutto, il soggetto lo stesso.
Ci che deve prevalere su tutto lunit del proletariato, per una lotta generalizzata e prolungata che
parta dai luoghi di lavoro ed investa prepotentemente
le ramificazioni del tessuto metropolitano.
Questo lobiettivo politico che pu servire da collante alle sigle del sindacalismo di base: la ricerca
dellunit deve essere intesa come momento di confronto sulla definizione degli obiettivi comuni, sulle
modalit di esercitare il conflitto, su come organizzare gli scioperi e come caratterizzare la presenza nei
cortei. Ricercare dunque lunit sui contenuti senza
dover rinunciare alla propria identit ed autonomia
ma per favorire collettivamente la crescita del proletariato come soggetto autonomo.
Anche noi compagni di Lotta Continua dobbiamo
fare la nostra parte cercando, con le nostre forze e le
nostre possibilit, di essere presenti alle mobilitazioni del sindacalismo di base per avviare una pratica di
confronto in cui la nostra parola dordine deve essere quella di lavorare per lunit del proletariato. In
sostanza si tratta di fare da tramite tra una realt e
laltra, portandovi il nostro indirizzo politico.
Padroni e sindacati stanno facendo di tutto per toglierci ogni spazio di agibilit politica, perch vogliono
che sia lidea stessa di conflitto ad essere estirpata!
Se continueranno a chiamare democrazia e legalit la violenza che quotidianamente riversano sui
lavoratori, allora la nostra legalit sar la violenza
organizzata ed illegale contro di loro!

LOTTA CONTINUA - 4

Mensile Anno II N. 3 GIUGNO-SETTEMBRE 2013

Osservatorio sulla Composizione di Classe

LAVORARE COL PANICO

Produrre nel polo del lusso ai tempi di Marchionne


Dopo anni di chiusura e di cassa integrazione la ex-Bertone di Grugliasco (TO) ha riaperto i cancelli e riavviato la produzione sotto le
insegne del Gruppo Fiat. Il marchio dello stabilimento quello della Maserati ma oramai i marchi non hanno pi i loro riferimenti storici
e territoriali, sono immagini prive dei solidi legami del passato. Oltrepassando i cancelli sembra non sia cambiato molto rispetto ai procedimenti del periodo fordista, se non per lassenza della comunit dei lavoratori e della soggettivit operaia, azzerata dalla competizione
interna ed esterna alla fabbrica e dal nuovo individualismo.
La razionalizzazione della produzione comporta un maggior controllo, gli spazi di autonomia sui posti di lavoro (gi estremamente limitati)
risultano annullati; la sottomissione ai tempi e alle regole deve essere completa. Il sindacato di fatto espulso dal luogo di produzione, al
pi lo si convoca quando ci sono accordi da firmare.
In questa fabbrica, dopo Pomigliano la seconda a essere ristrutturata nellera dopo Cristo di Marchionne, gli operai esprimono la consapevolezza che non stanno solo producendo automobili. In Maserati sono in corso altri procedimenti che non vengono mai detti in modo
esplicito. Qui si stanno selezionando i lavoratori che faranno funzionare il polo del lusso che unir il Mirafiori a Grugliasco. Qui si sta
educando alla docilit, allabitudine allinsicurezza verso il futuro, a lavorare con il panico.
a cura dellOsservatorio sulla Composizione di Classe
Osservatorio sulla Composizione di Classe (OCC):
dopo una lunga fermata e molte vicissitudini lo stabilimento di Grugliasco della ex-Bertone ha ripreso
la produzione sotto il comando della dirigenza Fiat.
Quale ristrutturazione ha subito la fabbrica?
Antonio: ha subito una ristrutturazione molto profonda; oggi produciamo due vetture, cambiano alcuni
particolari ma si lavora sulla stessa scocca. Praticamente la fabbrica tutta nuova, le linee della produzione sono state completamente rinnovate. Come
avrete letto sui giornali abbiamo avuto dei problemi
a causa di un temporale: dai tombini e dal tetto entrata nello stabilimento una tale quantit di acqua che
si allagato tutto, si sono bagnati i robot, insomma
un grosso casino che ha bloccato tutto.
OCC: come valutate l'organizzazione della produzione in Maserati, anche in riferimento alle vostre
passate esperienze produttive?
Gino: Credo che come operai nessuno abbia una
visione complessiva dell'organizzazione dello stabilimento, conosciamo la situazione particolare del
nostro posto di lavoro, cosa non funziona nel nostro
specifico. Nella ex-Bertone era tutta un'altra cosa, intanto c'era un sindacato, c'erano dei delegati, c'era un
collegamento fra operai, c'erano altri ritmi di lavoro.
Oggi non pi cos, dalla gerarchia di fabbrica arrivano solo ordini da eseguire, non si pu discutere
nulla. L'operaio un soldatino che deve obbedire, per
resto non deve sapere nulla. Ha dei compiti, delle regole, riceve delle consegne che, come dir, non sono
seguite prima di tutto dall'azienda quando ritiene non
siano convenienti.
Luigi: non c' comunicazione fra gli operai, non ci si
parla, raramente ci si conosce. Dentro ci sono operai
che arrivano da Mirafiori, dall'Itca, dall'ex-Bertone.
Ma non solo il fatto che non c' conoscenza, c'
qualcosa di pi, anche di preoccupante volendo. Mi
riferisco ai tempi di lavoro , all'organizzazione, al fatto che tutto debba essere fatto in fretta, insomma al
modo di lavorare. Vedo anche che fra gli operai non
c' voglia di parlare del lavoro, della fabbrica.

organizzazione operaia, non si esprime alcuna coscienza, non dico che non ci sia, credo che gli operai
capiscano la condizione che vivono, dico che non si
esprime in nessun modo una coscienza. Non esistono
gli operai come insieme, come noi, esistono tanti
io anche in lotta fra di loro.
Antonio: gli operai sono succubi, chi pi chi meno
hanno tutti problemi economici. Alle spalle c' stato
un lungo periodo di cassa integrazione, poi la crisi
ha colpito tutti e pur di lavorare siamo tutti costretti
ad accettare qualsiasi cosa. Fanno di tutto pur di poter fare qualche ora di straordinario, fermano il capo
e con insistenza gli chiedono: Stasera? Mi fai fare
due ore stasera? Non c' bisogno che il capo chieda,
sono gli operai che insistono. Io non farei comunque
gli straordinari; un giorno ho detto che sono contrario
a fare gli straordinari quando c' ancora troppa gente
che non lavora perch a casa in cassa integrazione,
il capo mi acchiappa e mi fa: Te li sei giocati per
sempre gli straordinari.
OCC: Gino prima diceva che non c' il sindacato in
fabbrica, non sono stati eletti i delegati?
Alberto: io vengo da Mirafiori, non so nemmeno se
c' un delegato, mi hanno detto che c' ma io non lo
conosco, non si mai presentato a noi operai; nessuno mi viene a chiedere se ci sono dei problemi. Per
quel che ne so qui alla Maserati, non hanno mandato
ex delegati della FIOM. Tesserati ce ne sono ma non
delegati o comunque operai con le palle. Credo che
le vicende di Pomigliano e i ricorsi della Fiom abbiano insegnato qualcosa alla dirigenza Fiat, qui hanno
chiamato iscritti Fiom ma li hanno selezionati, poi
magari qualcuno gli sar anche sfuggito.
OCC: poi tra l'altro qui la Fiom si espressa per il
si al referendum.

OCC: volete dire che non c' alcuna traccia di coscienza, di soggettivit degli operai?

Gino: non esiste il sindacato e se ne sente la mancanza. L'operaio da solo non in grado di affrontare
e contrapporsi al capo o al gestore, troppo debole
e sotto ricatto, si sente controllato e valutato. Sa che
dal suo comportamento dipender il suo futuro, la
possibilit di continuare a lavorare. Poi considerate
che quelli che sono qui a lavorare sono i pi sicuri per
l'azienda, non hanno certo tirato a sorte, hanno fatto
una selezione.
Io sono uno che legge, sinforma, studia ma non posso espormi, devo lavorare, ho una famiglia con dei
figli e allora mimpegno con i problemi ambientali,
l'inceneritore, il Tav. Vorrei avere la possibilit di
riprendere l'impegno sulla fabbrica, sul lavoro, su
questi temi qui che tutti hanno abbandonato ma che
sono primari per la vita delle persone. Quando si dice
che la democrazia te la lasci alle spalle quando passi i cancelli della fabbrica, in effetti, cos, che poi
la democrazia non la trovi da nessuna parte, ma in
fabbrica peggio. Se penso alle nostre condizioni,
c' da ridere amaramente quando Berlusconi chiede
l'agibilit politica, oramai le parole non contano
pi nulla.

Gino: per rendere l'idea si pu pensare alla situazione che c'era nelle vecchie fabbriche automobilistiche
con in pi il fatto che qui non c' nessun livello di

OCC: certo la condizione del lavoro odierno una


grande questione che va ripresa a partire dalle
trasformazioni che hanno prodotto la situazione

Gino: la fabbrica un posto dove si lavora e basta,


non un luogo dove si socializza perch costruita e
organizzata per produrre, per dividere non certo per
unire. L'operaio deve concentrarsi sulla macchina,
sul suo lavoro e basta, non ci sono altre possibilit.
Antonio: in fabbrica regna il fascismo, se provi ad
accennare a un discorso politico, cambiano discorso.
Anche i compagni quelli che hanno fatto gli scioperi,
i cortei stanno zitti, non intervengono non solidarizzano. Mi prendono poi da parte per dirmi Questa
una fabbrica nuova Antonio, qui non sei a Mirafiori... parla di calcio, di televisione, di quello che vuoi
ma non di politica. Questo il clima che c' alla
Maserati.

attuale, la flessibilit, la precariet, il nuovo mercato del lavoro, l'individualismo che avete sottolineato anche voi. Anche queste chiacchierate servono.
Torniamo alle condizioni di lavoro alla Maserati.
Antonio: voglio dire ancora una cosa sul sindacato.
Qui non c' il sindacato, la Fiom non c', il sindacato
giallo si nasconde, si mimetizzano; sono andato
da uno che mi hanno indicato come un delegato
Uilm, gli faccio: Sei un delegato? Volevo dirti...
e quello seccato: Ora non posso ascoltarti, ho da
fare, mi parli in mensa, per dirti cos' il sindacato
in Maserati.
Luigi: sulla situazione lavorativa il problema che
mancano gli operai per poter raggiungere gli obiettivi
della produzione, si lavora male, con il fiato corto, si
sta sempre a rincorrere. Poi per chi come me, stato
abituato a lavorare con i sistemi Bertone, i ritmi sono
alti. Mi sembra che ci siano settori della fabbrica che
non ce la fanno proprio. Mi sembra che non abbiano
ancora preso le misure di come si organizza il lavoro.
Antonio: io so che quando ci fermiamo ci dicono che
colpa del montaggio che non va avanti. Il mio capo
mi ha confidato che deve spingere la gente a lavorare
perch ha pochi lavoratori; ne ha richiesti, non glieli
hanno dati e gli hanno detto di aggiustarsi. Riceve
sempre sollecitazioni perch manca il materiale in linea, manca questo, manca quello. Lui cosa dice?: Io
la responsabilit la faccio ricadere su di voi.
Gino: siamo in una situazione che soprattutto di
frustrazione, a volte anche dincazzatura ma non potendo scaricarla verso l'alto, verso la direzione, viene
indirizzata verso gli altri operai, oppure la gente si
colpevolizza perch non riesce a stare dentro i ritmi
del lavoro.
Luigi: chi prova a contestare la produzione oppure
va in malattia o sinfortuna ha fallito la prova, se ne
torna in cassa integrazione e difficilmente sar richiamato. I pi fanno di tutto pur di non stare a casa,
come se fossero operai in prova, un piccolo infortunio non si denuncia.
Antonio: io ho visto un paio di contestazioni, in tutti
e due i casi i lavoratori sono ritornati in cassa integrazione. I tempi sono calcolati al secondo: un operaio
della logistica ha contestato che non ci stava dentro
con i tempi per portare i pezzi che servono alla linea.
Non ce la fai? Torna a casa a riposarti, chiamiamo
quelli che ce la fanno! Funziona cos. Non sono ammesse contestazioni ma nemmeno osservazioni che
potrebbero migliorare la produzione.
OCC: convinzione comune che il nuovo modo
di produrre richieda la collaborazione dei lavoratori e l'utilizzo dei loro suggerimenti per migliorare la
produttivit. Sentendo quel che dite si direbbe che
non sia proprio cosi.
Antonio: no, non esiste, qui non cos. Nel mio caso,
tanto per fare un esempio, per non fare troppi viaggi
in magazzino a prendere i pezzi da distribuire sulla
Segue a pagina 5

5 - LOTTA CONTINUA

Mensile Anno II N. 3 GIUGNO-SETTEMBRE 2013

Giustizia

LO STATO SI AUTOASSOLVE
Dopo tre mesi dalla sentenza che ha condannato solo
sei degli imputati del caso Cucchi, la terza Corte
DAssise di Roma ha depositato la sentenza.
La corte ha fatto proprie le conclusioni della commissione di periti che la corte stessa aveva nominato.
Infatti, i giudici hanno rigettato la tesi di parte civile
sulle violenze, dichiarando che il decesso di Stefano
non fu causato dalle violenze ma da sindrome da inanizione, malnutrizione.
La tesi della difesa viene smontata paragrafo dopo
paragrafo, i giudici non condividono le tesi della
morte per crisi cardiaca e inoltre affermano che la
morte non pu essere nemmeno stata causata dalle
lesioni vertebrali perch non ci sono prove scientifiche che la lesione abbia interessato le terminazioni
nervose.
Ma i giudici continuano scrivendo che ci sono delle incongruenze sullepisodio del pestaggio in cella,
si chiedono come mai gli agenti di custodia avendo
avuto la possibilit di portare Cucchi in un luogo
dove non si sa cosa sia successo, non lo abbiano pestato li, invece di farlo in cella, dove tutti potevano
sentire.
Come se non bastasse, hanno dichiarato lunico testimone, Samura Yaya, che aveva sentito tutto nelle
celle del tribunale, inattendibile. Secondo i giudici:
ha percepito soltanto un parlare concitato tra Cucchi
e gli agenti di Polizia Penitenziaria, un tramestio e il
pianto di Cucchi.
Questa quella che chiamano giustizia, una corte che
condivide la tesi di un collegio peritale nominato dalla corte stessa. Stato che difende lo Stato.
Tutto questo dopo lassoluzione per non aver commesso il fatto dei tre poliziotti che hanno arrestato
Cucchi in buona salute e che inspiegabilmente muore, con fratture ed ecchimosi su tutto il corpo tanto
da renderlo quasi irriconoscibile, dopo una settimana
nel reparto di medicina protetta dellospedale Pertini
di Roma.
(Segue da pagina 4)

LAVORARE COL PANICO


linea, caricavo pi materiale di quel che serviva per
l'immediato.
Conosco il mio lavoro; per esempio quando vado in
magazzino mi carico tutti i bulloni che mi servono per
le otto ore. Ci vado una volta sola e mi prendo quello
che mi serve per la giornata. Conosco a memoria tutti i numeri del materiale che mi servir, memorizzo
tutto. Per me come andare al supermercato, so che
mi serve 3 di questo, 5 di quell'altro, una scatoletta
di quelle viti... ho imparato bene il mio lavoro e mi
autogestivo cos mi prendevo anche del tempo per
una sigaretta o un caff. Ora questa organizzazione
del mio lavoro non mi pi consentita. Il gestore ha
ordinato agli operai di contare i pezzi e se ne portiamo di pi li dobbiamo riportare indietro. In pratica
dobbiamo sempre essere in movimento e non ci stiamo dentro con i tempi, non esiste il fatto di avvantaggiarsi. Si sempre al limite dei tempi e se gi uno
si soffia il naso ha gi perso il tempo e rischia di far
mancare i pezzi alla linea. Stanno facendo di tutto per
metterci l'uno contro l'altro, ci dobbiamo controllare
a vicenda, l'operaio del montaggio deve controllare
cosa fa quello della logistica e riferire al capo se c'
qualcosa che non va.
OCC: ma tu come ti spieghi questi ordini sui numeri di pezzi da portare di volta in volta? Che poi non
sono funzionali alla produttivit; qual la logica
secondo te? Ci sono problemi di sicurezza?
Antonio: la sicurezza non c'entra ma su questo dovremmo fare un discorso a parte; non lo so il perch,
non me lo spiego. Loro non vogliono scorte, le scorte
devono stare in magazzino, non in linea. Loro odiano
le scorte, una regola primaria della produzione in
Maserati. C' la guerra tra la logistica e chi monta
le vetture; farebbe comodo avere delle scorte invece di correre sempre in magazzino. Io devo lavorare

Stefano secondo la corte morto per un tragico errore sanitario, quindi condannati solo i medici che
hanno ignorato le sue richieste di farmaci, lhanno
reso incapace di provvedere a se stesso, non hanno
provveduto alla sua alimentazione e lo hanno lasciato
senza assistenza. Il fatto che chi per giuramento e per
lavoro non abbia provveduto alla sua assistenza e orrendo ma un dato di fatto, quello che non chiaro
come mai Stefano abbia avuto bisogno di un ricovero
e cosa centra il tragico errore sanitario con le fratture
delle vertebre lombari e sacrali e le ecchimosi che
aveva su tutto il corpo quando arrivato in ospedale.
Stessa sorte per Giuseppe Uva arrestato il tredici giugno 2008 e morto il giorno dopo in un reparto psichiatrico, con contusioni e lesioni in tutto il corpo e
con indosso un pannolino sporco di sangue, secondo la perizia fatta eseguire dalla famiglia si tratta di
abuso sessuale. Anche qui la stessa domanda: come
mai un uomo arrestato in stato di ebrezza ha avuto
bisogno di un ricovero in ospedale? Come mai stato sottoposto a un Trattamento sanitario obbligatorio,
con una probabile violazione dellarticolo 32 della
Costituzione? Perch le lesioni non sono state curate
e gli stato somministrato un farmaco che lo ha condotto alla morte?
Un altro tragico errore sanitario? Non solo, perch
sono troppe le volte che chi viene a contatto con le
cosiddette Forze dellordine quando ne esce vivo,
ne esce comunque ferito sia fisicamente sia nella dignit, ogni cittadino, qualsiasi reato abbia commesso
e rimane un essere umano prima di tutto e come tale
va trattato.
Lo abbiamo visto negli anni e lo vediamo tuttora nelle nostre piazze quanto il livello di repressione e violenza aumenti, nessun cittadino pi sicuro di fronte
a questi picchiatori travestiti da forze dellordine.
Non sono nuove le scene di gruppi di poliziotti che
picchiano uno studente, un operaio o un pensionato,
sempre con il panico perch gli altri lavorano con il
panico. Non si pu girare per la linea con la faccia
rilassata, non devi sorridere; nelle otto ore devi stare
sempre in panico, triste, in tensione. Uno che non sa
lavorare o che non ha malizia sempre in difficolt, nonostante lui lavori, nonostante ci metta anima e
cuore nel lavoro, sempre in difficolt.
OCC: Antonio prima diceva che ci sarebbero delle
osservazioni da fare sulla sicurezza; cosa mi dite?
Alberto: formalmente sembra tutto a posto, noi prendiamo visione delle norme e firmiamo delle carte; chi
si muove per l'officina deve viaggiare a norma, rispettare la segnaletica e tutto quanto previsto. Poi
succede che ti senti i capi gridare dietro che bisogna
muoversi, che arranchiamo, che non ci stiamo dentro
con i tempi. Allora vedi che la gente sotto pressione
non pu rispettare i limiti della velocit consentita.
Ci sincrocia, si rischia per non farsi urlare dietro dai
capi.
OCC: che differenze ci sono rispetto al modo di lavorare che c'era a Mirafiori?
Antonio: uhm, Mirafiori era l'America! Io riuscivo
ad autogestirmi il lavoro, a rispettare i miei compiti
e a prendermi del tempo per respirare, per fumare o
prendermi un caff. Quando c'era qualche cambiamento e non ce la facevo se il lavoro era tanto, contestavo i nuovi tempi, provocavo delle fermate. Veniva
il capo a controllare che non facessi il furbo, mi rivolgevo al delegato che chiamava quello dei tempi che
controllava, verificava.
In Maserati non esiste quello dei tempi. Il capo ti
dice: Devi fare da qui fino in fondo, ce la fanno
tutti, devi farcela anche tu e se vedi che il tuo collega in difficolt gli dai una mano, devi pensare
che qui siamo un gruppo, non puoi pensare di farti i cazzi tuoi. Non esiste poter pensare la linea
ferma, vado a prendermi un caff perch subito ti
trovano qualcosa da fare: Vieni che c' un camion
da scaricare, che poi non il mio lavoro, io qui non
ho un mio lavoro. A Mirafiori potevo dire che avevo
un mio lavoro. Se la linea si ferma, non colpa mia,

forti del loro agire in branco, in tanti contro uno. Non


nuova la sensazione di impotenza di fronte a questi
scherani sempre pi imbottiti e scudati.
Daltronde in un paese dove il reato di tortura non
esiste, dove le forze di repressione vengono sempre e
comunque tutelate dalle alte sfere, quando non sono
spinte dalle stesse ad alzare il tiro, non possiamo pretendere che esista un equilibrio tra chi manifesta o
compie un reato e chi forte della sicurezza di poter
fare qualsiasi cosa, la fa contando sulla perenne immunit di cui godono.
Immunit che fa si che anche quando come nel caso
Aldrovandi vengono ritenuti colpevoli di omicidio
colposo perch hanno ecceduto nelluso della forza,
la pena sia solo di tre anni e sei mesi, che non sconteranno, per loro solo qualche sanzione e forse il licenziamento.
Immunit che aumenta anche grazie al servilismo
dei media che con il loro linguaggio e le loro notizie
distorte fanno credere ai pi che questo sistema di
repressione violenta, di emarginazione dei diversi
sia lunico sistema per mantenere lordine, un ordine
che fa comodo solo allo Stato e ai suoi servi armati e
non. La paura e lignoranza dei cittadini sono le armi
con la quale lo Stato reprime ogni tentativo di rivolta.
Siamo di fronte ad un bivio o si continua a credere
che tutte le persone che entrano nelle caserme sane
cadono delle scale o che in atteggiamenti autolesionisti si provocano delle ferite, oppure che i compagni si
gettano dalle finestre per seguire un mozzicone di sigaretta e che i proiettili che uccidono altri compagni
sono proiettili deviati da un sasso, oppure cerchiamo di fare chiarezza su quello che sono i sistemi forti
che gestiscono le piazze e che hanno il potere di fare
ci che vogliono, cercando di fare luce su quei poteri
pi o meno occulti che hanno nelle forze dellordine il loro braccio armato e di repressione.
Sono troppi i morti per mano dello stato e se
lalternativa rassegnarsi a questo sistema noi non
ci stiamo, che questi servi dello stato in divisa e i
loro padroni sappiano che noi non ci arrendiamo,
la lotta continua in ogni forma e con ogni mezzo se
necessario.
un problema dellorganizzazione del lavoro, se lo
devono risolvere loro.
Alberto: aggiungo ancora una cosa su come passiamo il tempo in fabbrica. Facciamo due turni: dalle
6 alle 14 e poi dalle 14 alle 22; 4 minuti prima della
chiusura del turno si ferma la linea, non c' tempo per
fare la doccia. A parte che non ci sono gli armadietti
per tutti, siamo in troppi per avere un buco di spogliatoio. Se vieni alle porte vedi che, a differenza di
Mirafiori, qui la gente entra ed esce con la divisa perch non ha gli armadietti, perch la linea si ferma 4
minuti prima e come fai a cambiarti e fare la doccia?
Ma anche chi ha l'armadietto deve fare 2 chilometri
per andare a cambiarsi, il tempo di raggiungere lo
spogliatoio e si fanno le 22.30.
A noi di Mirafiori fanno contratti di tre mesi rinnovabili, in pratica siamo precari, interinali, non ci sentiamo fissi alla Maserati, siamo sempre di Mirafiori
in distaccamento, sotto ricatto perch al 31 dicembre
possono chiamare altri.
Luigi: il lavoro c', si lavora di corsa, escono macchine da riprendere perch in linea non si riesce a
completarle. Ora dovremo lavorare anche il sabato,
ma non saranno pagati come straordinario perch li
considerano dei recuperi. Ci sono state delle fermate
indipendenti da noi e ora li dobbiamo recuperare, lo
prevedono i nuovi contratti.
OCC: per concludere un'ultima considerazione;
per quel che avete detto alla Maserati non si creata quella comunit di fabbrica di cui si parla a
proposito del nuovo modo di produrre.
Gino: no, se ho capito cosa vuoi intendere. Loro vorrebbero che ci fosse un gruppo ma ci sono resistenze da parte degli operai perch ognuno pensa a se
stesso. Questo per vuol dire che non si crea nemmeno un'unit nostra, per i nostri interessi. Lavoriamo
come ti abbiamo detto e ci fanno sentire anche dei
privilegiati; come se ci indicassero sempre chi sta
peggio di noi, chi in cassa integrazione, chi non
ha lavoro.

LOTTA CONTINUA - 6

Mensile Anno II N. 3 GIUGNO-SETTEMBRE 2013

Laltra storia

LE TRAME DELLA STRATEGIA DELLA TENSIONE


CONTRO LONDATA OPERAIA DEGLI ANNI 70.
DUE NUOVI SAGGI MILITANTI
La produzione saggistica e storiografica sui conflitti degli anni 70 continua a mettere in circolo una merce che, nella maggior parte dei casi, non ci piace. Si tratta
perlopi di prodotti tossici, orientati a costruire l'immagine di un ciclo storico fatto di spinte irrazionali, di scontri fra bande, di opposti estremismi. Quel decennio
stato demonizzato, schiacciato dentro la vulgata degli anni di piombo. Si tratta di un'operazione tutt'altro che innocente: la posta in gioco quella di cancellare
dalla storia il conflitto come strumento per la liberazione e l'emancipazione, di occultare i contenuti di quel lungo ciclo di lotte, i fini a cui tendevano e le conquiste
ottenute da quei movimenti di massa e dai soggetti anticapitalistici.
L'obiettivo chiaro: avvelenare i pozzi del sogno della trasformazione sociale per far s che nessuno possa pi abbeverarsi. La verit che quei maledetti anni 70
sono ancora l'incubo delle classi al potere e degli intellettuali di corte, a maggior ragione nel tempo della profonda crisi in cui siamo immersi.
La strategia della tensione, finalizzata a instaurare un regime autoritario di tipo presidenzialista o un regime militare alla greca stata un elemento costitutivo dei
gruppi di potere di quegli anni. Solo la mobilitazione di massa, la forza della centralit operaia attorno a cui si sono coagulati larghi strati di studenti e proletari, ha
impedito che questo disegno fosse portato a compimento.
Le bombe del 12 dicembre in piazza Fontana sono state il punto pi avanzato di quella strategia che mirava a destabilizzare per stabilizzare
Quelle bombe e quei morti ci raccontano il lato oscuro del potere, di una classe politica, degli apparati dello Stato italiano. Ci raccontano la volont di
normalizzarecon il terrore i fermenti di una parte consistente della societ italiana che voleva un profondo cambiamento. Ci raccontano come la paura di perdere
il potere politico abbia consigliato la politica delle bombe [Luciano Lanza, Sul filo della memoria ].
Nel migliore dei casi la storiografia degli anni 70 si dibatte sul valore della verit dei tribunali, sulla verit giornalistica, sulla verit storica, sulla verit delle testimonianze o su quella romanzata.
Quella che non viene mai messa in campo in questi dibattiti la verit politica di quel decennio, quel tipo di verit che noi facciamo nostra, che il nostro punto di
vista sugli anni 70. La verit politica di quel lungo ciclo fatta di un conflitto radicale fra i nostri bisogni e desideri e i meccanismi di accumulazione di profitti del
sistema. Non si fa strada la verit politica di quegli anni perch non esistono soggetti politici forti portatori di un punto di vista anticapitalistico.
Accanto alla storiografia dominante, accademica, continua la ricerca, certo meno visibile, di compagni e compagne che portano avanti il lavoro della scrittura militante. Si tratta di una ricerca che sosteniamo e vogliamo far conoscere perch parte del nostro percorso di costruzione di un soggetto collettivo antagonista a questo
sistema.
Intendiamo qui segnalare due saggi usciti recentemente che scavano in due momenti che fanno parte delle trame della strategia della tensione.
IL SANGUE POLITICO. Storia di cinque anarchici e di un dossier scomparso scritto da Nicoletta Orlandi Posti per gli Editori Internazionali Riuniti (con
prefazione di Erri De Luca), ricostruisce lo strano incidente accorso a cinque anarchici del Sud. Si tratta di una vicenda che non conosciuta come meriterebbe.
Ha scritto Tonino Perna, cugino di uno dei compagni che ha perso la vita nella notte fra il 26 e il 27 settembre 1970: Se una strage, perch di strage si trattato,
di queste dimensioni si fosse registrata in altra parte dellItalia che conta ci sarebbero state inchieste, dossier e quantaltro, perch tutti i dati, immediatamente
disponibili, sul cosiddetto incidente non convincevano. E invece niente. Il silenzio sceso come una fossa comune dove sono state sepolte e cancellate le storie, i
documenti ed i terribili segreti che questi giovani portavano con s.
e' a finestra c' la morti. Pinelli: chi c'era quella notte, scritto da Gabriele Fuga e da Enrico Maltini per le edizioni Zero in Condotta, un breve saggio che
ricostruisce le presenze ,note e meno note, che si aggirano per la Questura di Milano la notte che Pinelli precipita dalla stanza del commissario Calabresi.
Enrico Maltini nel 1969 faceva parte del Circolo Ponte della Ghisolfa ed stato fra i componenti della Crocenera anarchica, struttura di controinformazione, difesa
e assistenza alle vittime politiche, che ebbe tra i suoi fondatori Giuseppe Pinelli.
Gabriele Fuga avvocato penalista del foro di Milano. stato attivo fin dagli anni 70 nella difesa di militanti di area libertaria ed extraparlamentare.

Recensione

IL SANGUE POLITICO

Storia di cinque anarchici e di un dossier scomparso


di Nicoletta Orlandi Posti. Prefazione di Erri De Luca.
(Lavis (TN), Editori Internazionali Riuniti, 2013, pp. 253, 16,90)
Italiani! Lauspicata svolta politica,
il lungamente atteso colpo di Stato ha
avuto luogo. La formula politica che
per un venticinquennio ci ha governato, ha portato lItalia sullorlo dello
sfacelo economico e morale, ha cessato di esistere.
Queste parole erano contenute nel proclama che i golpisti, capeggiati da Junio Valerio Borghese, il repubblichino
della X Mas, avrebbero dovuto leggere
se il tentativo di colpo di Stato dell8
dicembre 1970 fosse andato in porto.
Una ricostruzione dettagliata di quella notte, della preparazione, della rete
politico-militare, nazionale e internazionale (pensiamo alle unit della
VI flotta americana), che lo avrebbe
sostenuto, non mai stata fatta. Quel
che certo che il golpe Borghese
avrebbe dovuto scattare un anno prima,
in concomitanza con la strage di Piazza
Fontana e con gli stessi protagonisti di
quella strategia della tensione che ha
operato per lungo tempo nel tentativo
di bloccare lavanzata del pi poderoso
movimento di classe della storia della
Repubblica.
La vicenda dello strano incidente, in
cui sono rimasti vittime i cinque anarchici calabresi, ricostruita da Nicoletta

Orlandi Posti, si colloca in un quadro


politico-sociale vivo ed estremamente conflittuale. Ci troviamo nellanno
che segue il Sessantotto degli studenti
e il Sessantanove operaio: il secondo biennio rosso italiano. Di fronte a
questa insorgenza sociale che reclama
nuovi rapporti in fabbrica e nella societ agiscono e si contrappongono le trame del potere democristiano e dellimperialismo americano.
LItalia di quel tempo occupa una posizione geostrategica di primaria importanza nel conflitto che oppone URSS e
USA: paese a sovranit limitata, posto
al centro del Mediterraneo, si trova ai
confini con il blocco dellEst, a poca
distanza dai conflitti arabo-israeliani e
dalle pi ingenti riserve petrolifere del
pianeta. Si capisce come il territorio
italiano si trasformi, fin dallinizio della guerra fredda, in un teatro privilegiato di operazioni dei servizi segreti
statunitensi, sovietici e anche israeliani. NellItalia del dopoguerra si radicato il pi consistente Partito Comunista delloccidente capitalista; dalla fine
del 67 si sviluppato il pi solido e
duraturo movimento di classe europeo.
Le lotte di operai e studenti sono state
capaci di condurre una critica radicale

ai rapporti di sfruttamento e di praticare lotte avanzate per i bisogni operai e


proletari.
Il sangue politico ricostruisce una vicenda esemplare e riassuntiva di quel
passaggio storico. La colloca nelle
trame della controrivoluzione messe in atto dal nucleo pi reazionario
della DC e degli apparati dello Stato
con lutilizzo della manovalanza delle
squadre di Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale.
Lo strano incidente che toglie la vita
agli anarchici della Baracca ( dal nome
della villa di Reggio che divent un
centro di aggregazione di giovani
anarchici) si verifica nella notte fra il
26 e 27 settembre del 1970, in unora

incerta, lungo lautostrada del Sole, nei


pressi di Ferentino.
Gianni Aric, Angelo Casile, Annalise
Borth, Franco Scordo e Luigi Lo Celso sono diretti a Roma per incontrare
e consegnare allavvocato Di Giovanni
i risultati di una contro-inchiesta che
hanno condotto sul deragliamento del
treno del Sole nei pressi di Gioia
Tauro che caus il ferimento di decine
di viaggiatori e la morte di sei persone.
Il dossier costruito inoltre sul ruolo
dei fascisti nei moti di Reggio Calabria, sui loro viaggi nella Grecia dei
colonnelli, i collegamenti con la strategia della tensione.
Lincidente presenta fin da subito quegli elementi oscuri e contraddittori tipici di altri gravi eventi degli anni 70:
lincertezza della dinamica dei fatti, gli
orari, le testimonianze, la sparizione
di importanti elementi per ricostruire
laccaduto.
Ancora non erano stati identificati i
cadaveri, eppure, nel frattempo era
arrivata da Roma la polizia Politica.
Alle cinque giunse sul luogo dellincidente addirittura il capo della squadra, il dottor Provenza. Lo aspettarono
prima di rimuovere i corpi di Angelo,
Gianni, Franco, Luigi dallasfalto e
portare quelli della banda Valpreda
allobitorio di Ferentino. [Il sangue
politico].
Il dossier che si trovava sulla macchina
sparisce insieme alle agende personali
di due compagni: non sar pi ritrovato.
Il Bollettino di controinformazione
Segue a pagina 7

7 - LOTTA CONTINUA

Mensile Anno II N. 3 GIUGNO-SETTEMBRE 2013

Recensione

e a finestra c la morti
Pinelli: chi cera quella notte

di Gabriele Fuga ed Enrico Maltini


(Trucazzano (MI), Zero in Condotta, 2013, pp. 168, 10,00)
Il titolo di questo breve saggio tratto
dal Lamento per la morte di Giuseppe Pinelli che il cantastorie siciliano
Franco Trincale compone poco dopo la
morte di Pino.
I dubbi e gli interrogativi che gi erano espressi in quel lamento non sono
stati chiariti in anni dinchieste e dindagini. N potrebbero esserlo: la rete
dinteressi e di poteri che hanno gestito
quelle operazioni ha saputo custodire
bene le sue trame.
Il libro di Fuga e Maltini si pone linterrogativo di chi era realmente presente nelle stanze e nei corridoi della Questura milanese nei giorni in cui Pinelli
era trattenuto illegalmente e sottoposto
a condizioni di tortura psico-fisica.

Le testimonianze e i documenti raccolti dai due autori non possono dirsi


novit recenti e assolute. Una parte
importante di questo materiale, contenente elementi molto significativi,
emersa con la scoperta dellarchivio
non ufficiale, parallelo, dellUfficio
Affari Riservati (UAR). La scoperta
risale al 1996, avvenuta presso una
caserma di carabinieri sulla via Appia a
Roma; contiene la bellezza di 150.000
fascicoli del Ministero degli Interni,
segreti, non catalogati, sulloperato
dei servizi segreti. Gi lesistenza di
questo archivio indicativo del livello occulto delle trame degli anni 70;
non stupisce che in questo materiale
manchi la documentazione sugli eventi
pi rilevanti, tra cui la strage di Piazza

(Segue da pagina 6)

IL SANGUE POLITICO
Storia di cinque anarchici e di un dossier scomparso
democratica il 1 novembre 1970 fece
uscire un pezzo dal titolo Luttuose
coincidenze nel quale vennero resi
noti importanti particolari sul caso
venuti fuori dalla inchiesta dei compagni. (...)
Fu Lotta Continua a mettere in relazione le due stragi ( il deragliamento
del treno a Gioia Tauro e lincidente di
Ferentino). Parlando della disgrazia
di Ferentino rivel che Casile stava
conducendo indagini sulle attivit dei
fascisti in Calabria e aveva le prove
che il deragliamento della Freccia del
Sud era dovuto a un attentato. [Il
sangue politico].
Il libro di Nicoletta Orlandi Posti ha il
merito di situare questi eventi nel contesto storico del tempo, mettendo in relazione le trame della repressione con
lavanzare dei movimenti, collocando lassassinio dei cinque compagni
allinterno delle strategie dello Stato e
dei suoi apparati mossi dalla necessit
di arginare il flusso delle lotte.

In questo senso Il sangue politico si


discosta da molti saggi sui conflitti degli anni 70 che continuano a occupare
gli scaffali delle librerie, rifugge dalle
tentazioni fantapolitiche e complottistiche per affidarsi ad una seria ricerca
storica.
Il saggio ricompone un quadro fatto
di frammenti, di cronache, di testimonianze sparse e di documenti giudiziari. Opera una ricomposizione al termine della quale appare la figura negata
del colpo di Stato, tentato e ritentato
in quel biennio rosso per noi e golpista
per loro. Appare la sagoma rimossa da
tutte le versioni servili e ufficiali, senza la quale si pu sfumare facilmente
il coinvolgimento di settori dello Stato
nella strategia delle stragi. Alla fine
dellopera di occultamento ci pensa la
magistratura di allora a cancellare le
tracce: nessun colpevole negli innumerevoli processi trascinati per decenni
[dalla prefazione di Erri De Luca].

Fontana, lassassinio di Calabresi, la


strage di piazza della Loggia a Brescia.
Tutti eventi su cui evidentemente cera
molto da nascondere. proprio dallarchivio dell UAR che questo libro trae
gli elementi pi interessanti: nei giorni

immediatamente successivi alle bombe


del 12 dicembre, nella Questura milanese, oltre ai personaggi ben noti, si
aggirava una decina di persone la cui
presenza e identit sempre rimasta
nascosta.
Chi erano questi personaggi?
Erano funzionari, alcuni di alto livello,
dellUfficio Affari Riservati, spediti a
Milano dal Ministero dellInterno.
() si aggiravano per le stanze affumicate: il gi citato vice questore Silvano Russomanno giunto a Milano con
il collega DAgostino, il maresciallo
Ermanno Alduzzi e una squadra tecnica e informativa (?) di oltre una decina
di persone, guidata da tale Guglielmo
Carlucci, che diventer poi il vice di
DAmato: Dove materialmente fossero in quei giorni e durante gli interrogatori non lo sappiamo, ma le stanze
della Questura erano sempre quelle e
dovevano essere ben affollate. (Fuga
Maltini). Il funzionario di maggior
spicco, Russomanno, gi nella Repubblica di Sal, ader poi come volontario
a un battaglione nazista. Erano personaggi gerarchicamente superiori ai vari
Allegra e Calabresi.
Perch queste presenze romane
sono sempre state taciute? Igiudicichehannoindagato sulla morte

di Pinelli, Caizzi forse, ma DAmbrosio certamente, hanno interrogato tutti i dirigenti, i funzionari, gli agenti,
i giornalisti presenti nella Questura
milanese ma lomert stata assoluta,
nessuno ha fatto i nomi, o ha minimamente accennato alla presenza degli
uomini dellUAR, come nulla emerger poi nel processo Calabresi Baldelli.
Cosa cera e ancora c di tanto grave
da nascondere?
Questa omert pi rivelatrice di tanti indizi e ipotesi che sono state fatte
sui meccanismi che hanno governato
gli eventi di piazza Fontana e tutta la
strategia della tensione. Gli omertosi funzionari di Milano sono gli stessi che hanno testimoniato al processo
Calabresi-Baldelli-Lotta Continua.
Qual era la funzione dei ragazzi
dellUfficio Affari Riservati?
Con questo interrogativo giungiamo al
punto pi importante di questo saggio
su Pinelli. La pista anarchica stata
imposta da Roma; la testimonianza del
commissario di polizia Antonio Pagnozzi ha rilevato come vi fosse una
pista prefabbricata non a Milano allorch, da Roma, pervenne la comunicazione che era stato Valpreda a portare
la valigia con lesplosivo. E ancora
Carlucci, funzionario dellUAR: I
nomi di Pinelli e Valpreda erano stati
segnalati subito.
Come ha osservato Saverio Ferrari nella sua recensione al libro: Tutto era
stato deciso. Non era stata, questo s,
programmata la defenestrazione di Pinelli.
Il piano predisposto prima con le bombe del 25 aprile e sui treni nellestate
del 69 e poi con quelle del 12 dicembre si scontrato contro due ostacoli:
uno personale e uno collettivo. Pinelli
stato quel granello di sabbia che
ha inceppato il meccanismo, la sua intelligenza politica gli ha consentito di
resistere ai tranelli predisposti negli
interrogatori, pagando con la vita. Il
movimento di massa, lazione di controinformazione hanno fatto il resto.
Il libro di Fuga e Maltini scava in
modo puntuale su molti aspetti di quegli eventi, chiarendo i meccanismi di
funzionamento della rete della controrivoluzione messa in piedi dallo
Stato e dai suoi apparati. A questo proposito vogliamo sottolineare un altro
punto importante di condivisione nei
confronti dei due autori e di dissenso
verso chi adotta il concetto di servizi
deviati.
Dimentichiamoci che lUfficio Affari
Riservati sia stato, allora n mai, una
struttura deviata, concetto evidentemente privo di senso e tantomeno fu un
corpo separato, altro evidente non
senso. Gli Affari Riservati furono una
struttura coperta ma istituzionale
dello Stato italiano. I servizi segreti si
chiamano cos perch sono segreti ai
cittadini, non ai vertici e nessuno Stato al mondo consente ai suoi servizi di
deviare dai compiti cui sono delegati ( Fuga Maltini).
Le bombe del 69 mettono in campo un
meccanismo che si ripetuto pi volte.
Le trame della strategia della tensione
seguono sempre lo stesso modello che
vede una struttura chiaramente individuabile, con un cervello politico (il
potere democristiano e i suoi pi fedeli alleati), un centro organizzativo
(lUAR, il Sid), un braccio esecutivo
armato (i fascisti di Ordine Nuovo e
Avanguardia Nazionale).

LOTTA CONTINUA - 8

Mensile Anno II N. 3 GIUGNO-SETTEMBRE 2013

Nuove povert

I COSTI DELLE METROPOLI E LE SPESE CONDOMINIALI


Di Michela Zucca
Marghera. Il condominio Stella di
via Palladio 42 torna nuovamente al
centro dellattenzione, dopo le problematiche relative ai mancati pagamenti di spese condominiali da parte
di alcuni condomini. Lattesa messa a
norma dei due ascensori interni diventa
un piccolo caso, con luso in concreto
interdetto a chi non in regola con i
pagamenti condominiali. I palazzi sono
costruiti su dodici piani e sono abitati
in gran parte da anziani.
Brescia. Clementina abbandonata:
esplodono i debiti con A2A. Le palazzine erano dell'Inpdap, l'Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti
dell'amministrazione pubblica, che ha
gestito i circa 500 appartamenti fino
a quando, nel 2003, decide di vendere. Una parte degli immobili viene acquistata dalla Cassa dei Ragionieri e
oggi quasi disabitata. Un'altra, 242
appartamenti, offerta agli inquilini,
che comprano in massa perch i prezzi sono stracciati, il 30% in meno del
valore di mercato. Dal 2003 al 2010,
alla Clementina si accumulano debiti
per 670mila euro verso le ditte che erogano i diversi servizi. Dalle pulizie ai
giardinieri, dagli ascensori al riscaldamento, tanto che A2A a un certo punto
interrompe la fornitura. Ha un buco di
oltre 300mila euro.
Storie come queste, nei grandi quartieri metropolitani, sono allordine del
giorno: ogni mese vengono tagliate
centinaia di utenze, nella pi totale indifferenza dei vicini (che sono felici di
vedere finalmente puniti gli insolventi), del Comune, dei servizi sociali. E la
situazione peggiorer: perch il nuovo
regolamento condominiale, in vigore
da giugno, inasprisce le sanzioni contro i morosi e obbliga gli amministratori a denunciarli.
Londata massiccia di tagli alle utenze di gas, elettricit, acqua, evidenzia
limpossibilit dei mantenere strutture
costruite quando lenergia era a basso costo, nessuno si poneva dilemmi
ambientali e si pensava che il welfare
sarebbe sempre aumentato. Il problema dellinsostenibilit economica,
ambientale, sociale degli alveari degli
hinterland cittadini, sta esplodendo
con drammaticit sopita: ogni inverno,
aumentano le vittime di esplosioni dei
sistemi di riscaldamento improvvisati
da chi non pu permettersi di pagare
le forniture. Interi caseggiati non sono
puliti da anni, le riparazioni non si
fanno e gli impianti si fermano. Spazi estesi precipitano nel degrado. E
quel che peggio, non si ha il coraggio di dire che gran parte degli edifici
non sono pi sanabili: mantenerli costa
troppo. La spesa per gli ascensori, per
esempio, nei caseggiati popolari che
superano i dieci piani, difficilmente
potr essere mantenuta. Le scale, non
pulite da anni, si trasformano in facili
ricettacoli di attivit illecite. Cos come
box, cantine e solai. Lunica difesa che
le famiglie riescono ad intravedere
sono inferriate, cancellate e porte blindate. Lunica alternativa al degrado la
crescita della condivisione, della cooperazione e della solidariet fra vicini
si infranta da anni nella paura e nel
risentimento verso chi non paga.
Le spese per labitazione costituiscono
una delle voci principali del bilancio

familiare. Una famiglia spende in media 180 euro mensili per utenze (riscaldamento, gas, acqua, elettricit) e condominio, cui vanno aggiunti telefono,
nettezza urbana, altri servizi, laffitto o
le rate del mutuo. La quota di abitazioni in affitto, inferiore al 20%, pone lItalia a uno dei posti pi bassi dEuropa
(24,3% nellEU27 e 28,9% nellEU15)
anche per la quantit di abitazioni di
edilizia pubblica: 4% contro una media europea del 20%. Nel 2008 sono
risultate proprietarie dellabitazione in
cui vivono 16,9 milioni di famiglie residenti, il 68,5% del totale, mentre 4,
7 milioni, il 18,9%, sono in affitto; 3,1
milioni (12,6%) dispongono di unabitazione in usufrutto o a titolo gratuito.
Ma le spese di gestione dei grandi condomini urbani sono diventate un problema anche per i proprietari che non
hanno un mutuo in corso. Di solito, in
un contesto cittadino normale, le spese
di gestione di un appartamento medio
arrivano tranquillamente a situarsi fra
i 400 e i 500 euro mensili. E sono destinate ad aumentare. Con stipendi che
oscillano attorno ai 1.000 euro, ma non
sono pi sicuri perch il lavoro diventa
sempre pi precario, le spese non sono
pi sostenibili.
I conti non possono tornare; anche perch la ripresa e la crescita non decolleranno. Fin qui si creduto che ogni
innovazione che distrugge posti di lavoro in un settore ne crea molti altri in
campi diversi, spesso nuovi: il motore a vapore ha lasciato disoccupati gli
stallieri, ma ha fatto nascere lindustria
ferroviaria. E gli Stati Uniti, prima dello tsunami finanziario del 2008, erano
arrivati quasi alla piena occupazione
anche con unagricoltura ormai tutta
meccanizzata.
Ma ora la vecchia regola delleconomia classica secondo la quale in uneconomia in cui aumenta la produttivit
crescono anche i posti di lavoro non
vale pi. in atto quello che molti economisti chiamano un grande sdoppiamento: il lavoro digitale sostituisce
quello umano senza produrne, necessariamente, dellaltro.
Siamo arrivati alla fine dellera del
progresso: le innovazioni che hanno
originato la rivoluzione industriale e
lesplosione del benessere hanno avuto un impatto moltiplicatore sul mondo
del lavoro ben diverso da quello delleconomia digitale. E non sono ripetibili: la lampadina di Edison ha portato
allelettrificazione, agli ascensori, alle
lavatrici e a mille altre applicazioni
industriali e domestiche. Ma londa
finita con le grandi innovazioni della
met del secolo scorso: la televisione,
il trasporto aereo, le autostrade, laria
condizionata. Poi ci siamo fermati:
solo una volta nella storia si passa dai
10 chilometri allora di un cavallo ai
900 di un Boeing. I jet di oggi volano alla stessa velocit di quelli di oltre
mezzo secolo fa: rassegniamoci alla
fine delleffetto magico che linnovazione ha prodotto sulleconomia per
quasi 200 anni. Lillusione dello sviluppo infinito svanita nel nulla.
Perch, dice il trito adagio, la povert
diminuir grazie alla crescita (parola
ormai quasi magica): fateci lavorare,
dateci credito, gridano le grandi e piccole imprese, e ricominceremo ad assumere. Eppure, la delocalizzazione non
solo una "moda" ma una necessit,

se si vuol vendere a basso costo, e la


de-industrializzazione una realt consolidata anche se si continua ostinatamente ad affermare che il problema
in Italia il costo della manodopera. Il
fatto che dopo anni di aumento dei
posti di lavoro cominciata la fase della stagnazione. L'offerta di lavoro ha
continuato a lievitare senza incontrare
la sua domanda, generando una disoccupazione che non mai stata cos alta
in Italia e in Europa come negli ultimi
tempi. A gennaio 2013, secondo i dati
Istat, la percentuale dei "senza lavoro"
salita all'11,7%. Un anno fa, il tasso
di disoccupazione era al 9,6%. Anche
questo un trend che viene da lontano. Una disoccupazione che era scesa
attorno al 4% nei primi anni '60 e che
era salita fino a pi del 15% dopo il '95,
si era lentamente abbassata fino all'8%
nei primi anni del nuovo secolo: oggi
coinvolge 3 milioni di persone, con un
tasso del 38.7% tra i giovani (15-24
anni). Il reddito nazionale ha smesso
di aumentare, l'occupazione cala, la disoccupazione aumenta, e non si intravede una via di uscita.
Per decenni, ci hanno fatto credere che
la caratteristica principale del progresso tecnologico di essere inarrestabile.
Anche gli eventi catastrofici, come le
guerre, non riescono a frenarlo: anzi,
in realt, sono essi stessi occasioni di
progresso. Non solo: levoluzione infinita, e porta, anche attraverso canali
non percepibili ai pi, a un miglioramento continuo delle condizioni di
vita. Fornir una soluzione futura a ci
che al momento sembra irrisolvibile.
Qualsiasi limite negativo, irrazionale, perch va contro il progresso. Il
pericolo maggiore, lo spauracchio che
giustifica i costi dellinnovazione, il
timore di tornare indietro. Minaccia
che ancora oggi contrapposta a chi
pretenderebbe un diverso tipo di sviluppo.
La crescita, cio la creazione continua di beni, e il loro possesso, da parte
di una societ o di un popolo, la dimostrazione pratica e materiale dellavanzamento. La libert dimpresa la
condizione per cui tutto ci possa avvenire, il mercato e le sue richieste il
regolatore principale (se non lunico)
del rapporto fra classi, popoli, nazioni.
Ma la crescita non torner pi: quando
il famoso rapporto di Donella e Dennis
Meadows al Club di Roma nel 1972
rivel al mondo lesistenza di limiti
allo sviluppo, gli scienziati del Massachuettes Institute of Technology, notoriamente espressione della punta pi
avanzata della scienza internazionale
e non di gruppi ecoterroristi, furono
tacciati di millenarismo e di mancata
fede nel progresso. Trentanni dopo ripubblicarono il rapporto tarandolo secondo gli ultimi risultati emersi con i
sistemi di ricerca pi raffinata: il nostro
pianeta limitato, non pu sostenere
una crescita continua.
Soprattutto in Europa, specialmente
nelle aree metropolitane, in particolar
modo in quelle italiane, in cui quello
che viene chiamato capitale morale
stato sostituito dallideologia del
furbo da trentanni di berlusconismo,
rampantismo e yuppismo. Ideologia
che impedisce, anche dove si potrebbe, lautogestione per lo meno di quei
servizi eseguibili da chiunque senza
per forza dover passare per il mercato

ed essere acquistati. Per esempio, una


gran parte delle spese condominiali potrebbero essere abbattute se gli stessi
condomini si autogestissero le pulizie,
con un sistema turnario che ha permesso di affrontare problemi ben pi gravi
a comunit coese, come quelle alpine,
per millenni. Inoltre, riacquisendo un
minimo di quella capacit manuale che
stata disprezzata per decenni, non si
dovrebbe chiamare unimpresa per riparare un rubinetto. Invece, la triste
realt che gli unici che guadagnano
da questa situazione di crescente frammentazione sociale sono gli avvocati
che conducono le cause. Intanto, aumentano ogni anno gli omicidi per litigi condominiali.
In queste condizioni, chi pu cerca altre strade, e abbandona le metropoli.
Il Piemonte per esempio, ha perso un
milione di abitanti negli ultimi dieci
anni: e, se vero che una parte stata
sostituita dagli immigrati da paesi pi
sfortunati del nostro, adesso pare che
anche loro stiano cercando destinazioni pi redditizie di una nazione in cui il
30% della popolazione vive al di sotto
della soglia di povert e il 25% dei laureati scappa allestero. Di certo c che
lItalia potr dare sempre meno lavoro.
Mentre i ragazzi del Sud stanno ricominciando a partire per il Nord, in
atto un altro fenomeno silenzioso, di
cui non si parla e di cui si fa ancora fatica a misurare le dimensioni: chi ha lasciato una casa al paese (linurbamento
un fenomeno recente in Italia) torna
alleconomia di sussistenza. Non solo:
in questo panorama desolante, lunico settore che aumenta gli occupati
lagricoltura. Non basta: dagli anni 70
lItalia ha perso una superficie agricola
utilizzabile pari a Lombardia, Liguria
ed Emilia Romagna messa assieme.
Dalla seconda met degli anni 80, da
nazione esportatrice di beni agricoli
sia lavorati che grezzi, ha perso lautosufficienza alimentare. Quindi, lunica
crescita effettivamente realizzabile e
ipotizzabile con un minimo di realismo
la crescita nel settore agricolo.
Da sempre, in tempi di crisi, lagricoltura ha saputo assorbire il disagio. Il
territorio, trascurato e spopolato, potrebbe ridiventare fornitore di risorse
attraverso lautoproduzione, e creare le
premesse per una societ pi unita, pi
solidale e pi egualitaria, che potrebbe
magari anche resistere attivamente e
contrastare i processi dimpoverimento determinati dal capitale. Costruendo
spazi di libert condivisa.

9 - LOTTA CONTINUA

Mensile Anno II N. 3 GIUGNO-SETTEMBRE 2013

Reportage Internazionale

PELLE PER PELLE

Di Ugo Lucio Borga e


Loredana Taglieri
Lungo College Road, a due passi
dalluniversit di Dhaka, puoi salire su
uno dei 500 mila rickshaws che rotolano per la citt e immergerti nel traffico
che sciama verso il fiume, come un assordante affluente di ferro. necessaria quasi unora per percorrere i circa
3 chilometri di South North Road fino
a Sadarghat, il grande porto sul Buriganga. Allultimo incrocio, quando le
sirene delle grandi navi in partenza per
Chandpur e Barisal gi riempiono laria, volta a destra su Ashanullah Road
e non fermarti fino a quando gli occhi
iniziano a lacrimare, la gola a chiudersi,
lo stomaco a ribellarsi. Allora, proprio
al disopra dei tetti in lamiera e bamb
degli slum pi sovrappopolati del Bangladesh, puoi scorgere una nuvola di
corvi arrotolarsi in volo sulle sponde
di un lago, rosso e ribollente a causa
dellacido solforico. Ai piedi di alberi
nudi come ossa spezzate, centinaia di
sudari colmi di scarti animali sbuffano
miasmi irrespirabili. Benvenuto a Hazaribagh, regno delle Tanneries. Qui,

sostanze sono cancerogene, teratogene,


tossiche. Jamil, 10 anni, Abdul, 13, e il
piccolo Samdani lavorano fino a 14 ore
al giorno immersi in sostanze chimiche
che ne divorano i polmoni e ne piagano la pelle. Nessun contratto, nessun
genere di garanzia, nessun dispositivo
di protezione. Nessun padrone: lunica
cosa che questi lavoratori sanno, assai

lavoratori, delle organizzazioni umanitarie, che si limita a sostituire uomini


e macchine, nello stesso modo, quando
sono rotte. In una megalopoli come
Dhaka, 15 milioni di persone vivono
utilizzando lacqua di un fiume avvelenato, ma tentare di salvarlo pu essere pi pericoloso che immergersi nelle sue acque. Aminul Islam, attivista,

viene assassinato nellaprile 2012. Sul


suo corpo, evidenti segni di torture.
Certo che ho paura confessa Jamil
Sharif Ad oggi oltre 35 attivisti sono
stati uccisi o sono scomparsi per aver
tentato di sensibilizzare la popolazione, le proteste dei lavoratori vengono

Fatema, Muyin, Abdul e altre decine


di migliaia di persone lavorano, in una
condizione di semi schiavit, alla concia delle pelli e alla produzione di mangimi per animali, destinati allesportazione, utilizzando prodotti chimici
tossici per la salute e per lambiente.
Ogni giorno, circa 21.600 metri cubi di
liquami industriali vengono rovesciati
nel Buriganga e oltre 150 tonnellate
dinquinanti solidi finiscono sulle sue
rive. Linquinamento del Buriganga
causato per il 60 per cento dalle Tanneries, per il 30 da altre attivit governative, come i cantieri navali, e per il
10 per cento dagli abitanti della citt,
dice Jamil Sharif, attivista e fondatore
dellorganizzazione Buriganga River
Keeper. Non c pi traccia di vita nel
fiume: la situazione peggiora di anno
in anno. Il Buriganga ha dato vita a
Dhaka, e Dhaka lha ucciso. Secondo
il report Toxic Tanneries pubblicato
nel 2012 da Human Right Wacth, unico studio indipendente condotto fino
ad oggi, sostanze come cromo esavalente, mercurio, acido solforico, formaldeide, toluene, cadmio, acetato di
cromo sono responsabili della morte
del fiume e di migliaia di casi dintossicazione acuta, con conseguenze
spesso letali per i lavoratori e gli abitanti della zona, una delle aree urbane
pi inquinate del pianeta. impossibile quantificare le conseguenze sanitarie a lungo termine: molte di queste

bene, che per venti dollari al mese


qualcuno s comprato la loro vita.
Pelle per pelle. Tutti raccontano di cronici problemi intestinali, respiratori,
ulcere della pelle, scompensi cardiaci,
di ferite e mutilazioni subite durante
il lavoro, una condizione che Human
Right Wacth descrive come sistematica violazione dei diritti umani.
Ammassati in baracche di lamiera che
cuociono al sole, gli uomini, le donne e
i bambini di Hazaribagh esistono solo
in quanto primo elemento di un processo produttivo criminale, riconosciuto e
visibile eppure impermeabile a qualsiasi azione o reazione delle masse, dei

affogate nel sangue. I proprietari delle


Tanneries sono membri del governo,
e le multinazionali coinvolte in questo business da 400 milioni di dollari allanno si fanno pochi scrupoli.
Aziende italiane, tedesche, cinesi: impossibile avere accesso ai libri paga,
inutile fare domande. Ufficialmente,

questo immenso campo di sterminio,


responsabile di uno dei pi devastanti
danni ambientali del pianeta, non ha
mandanti. Le aziende straniere, destinatarie delle pelli dellHazaribagh, si
limitano a indicare lultimo fornitore
in possesso delle certificazioni richieste dal paese di appartenenza. Queste
persone non hanno nessuna idea di chi
sia il loro datore di lavoro. Di fatto, da
15 anni questo sistema illegale risulta
impossibile da scardinare, dice Jamil.
Siamo privi di dati e documenti. Gli
stessi lavoratori, vittime di avvelenamenti acuti e intossicazioni, non dispongono di cartelle cliniche o di una
documentazione che sia in grado di
certificare che i loro problemi di salute
sono connessi alluso di sostanze chimiche e tossiche. Non esiste una sanit
pubblica, in Bangladesh, e queste persone non sono in grado di rivolgersi a
strutture sanitarie qualificate. Nessuno
ha mai condotto studi sanitari nellHazaribagh, e quanto pubblicato nel report di HRW, incompleto. Il problema
ben pi vasto. Nel paese esistono solo
due concerie che rispondono, ufficialmente, ai requisiti ambientali richiesti.
Appartengono a colossi come Bata e
Apex. Nessuno in grado di stabilire
se una parte della produzione proveniente dalle tanneries illegali non sia
utilizzata anche da loro. Un sistema
perfetto. Nessuna documentazione,
nessun controllo. Nessuna prova. Dollari, a sacchi. Le multinazionali stabiliscono, qui e altrove, le regole del gioco.
Di fatto, i paesi in via di sviluppo sono
i pi ricattabili: sovrappopolazione, assenza di strutture, corruzione. Colpire
le multinazionali utilizzando strumenti

legali praticamente impossibile. Eppure i vertici di queste super aziende,


in grado di creare governi e dittature,
invischiate nei processi di genesi dei
conflitti e nel grande business della
ricostruzione, capaci di modificare
i processi produttivi del pianeta, sono
colpevoli di strage, violazione dei diritti delluomo, disastri ambientali. Al
pari dei pi famosi warlord e criminali
di guerra che la storia abbia generato, con una differenza: limpunibilit,
garantita dalla commistione finanza/
politica che governa il pianeta. Lottare
per salvare il Buriganga pu costare la
vita. Ma assistere alla sua distruzione
anche peggio. Lintero golfo del
Bengala, di cui il fiume affluente,
a rischio afferma Bobair Hossain,
giornalista residente sullisola di Saint
Martin. I siti industriali di Dhaka e
Chittagong sono responsabili di una
catastrofe ambientale che non ormai
pi circoscritta a quelle aree e i cui effetti non tarderanno a evidenziarsi. Ma
allora, sar troppo tardi.

LOTTA CONTINUA - 10

Mensile Anno II N. 3 GIUGNO-SETTEMBRE 2013

Ecos en el viento

LA REPRESSIONE: COS? COME SI ESERCITA? CHE FARE?


Documento di Red Roja per lIncontro Statale per la
solidariet contro tutte le forme di repressione, svolto l1 e 2 giugno 2013 a Madrid.
Traduzione a cura di Gorri da http://redroja.net
Non c repressione senza Stato, non c Stato senza repressione
Come si sa, la repressione si presenta frequentemente
con assoluta brutalit e in maniera totalmente cruda
per chi la subisce direttamente, per chi la vede, per
i famigliari, compagni e compagne Per questo, la
sua analisi e la preparazione pratica per affrontarla e
prevenirla sono assolutamente necessarie; richiedono
un grande sforzo da parte nostra, ma solo cos potremo comprenderla meglio e imparare a combatterla
con lobbiettivo di essere in grado di minimizzarne
gli effetti, evitarla o combatterla.
Il sistema socioeconomico che ci soggioga diviso
in classi, la classe che vive oppressa e quella che la
opprime, il cui conflitto permanente il motore della
Storia.
La repressione capitalista un insieme di metodi e
strumenti che simpiegano con un obiettivo: mantenere intatta la propriet borghese dei mezzi di produzione, assicurando la massima estrazione di plusvalore e garantire lintegrit della macchina statale
oppressiva, che garantisce il diritto della borghesia
allo sfruttamento; questo passa necessariamente attraverso levitare, con un mezzo o con laltro, lavanzata della classe oppressa verso la sua liberazione e
attraverso la soppressione di qualsiasi elemento che
non sia favorevole al potere borghese dominante.
Trasferita nella nostra realt, quella della militanza
rivoluzionaria, una realt che condividiamo anche
con sindacalisti, attivisti sociali e altri, la repressione
linsieme di aggressioni, proibizioni, ricatti, torture
e altri strumenti con i quali lo Stato spagnolo mantiene il dominio di una classe sullaltra; naturalmente, la
repressione esercitata con maggiore durezza contro
quei settori del popolo lavoratore che si sollevano e
si contrappongono alloppressione, proponendo un
contropotere mediante lorganizzazione del popolo
per il popolo.
Possiamo, nella nostra stessa citt, trovare un esempio di ci nel collettivo Bukaneros, una tifoseria
calcistica che riuscita a porsi nel cuore mediatico
della bestia esponendo, durante le partite dei serie A
striscioni e slogan a favore della lotta sociale e della coscienza operaia, rendendoli visibili a una grossa
parte della popolazione; per questo, pur trattandosi di
una tifoseria calcistica, i media li criminalizzano, lo
Stato li arresta ed esercita persino pressioni affinch
le persone che fanno parte di questa tifoseria siano
licenziate dai loro posti di lavoro.
Esempi da altri luoghi e a differenti livelli sono costituiti dai collettivi di persone colpite dalla repressione
perch propongono linee di azione diametralmente
opposte alla logica del dominio: il gruppo ecologista Eguzki, di Euskal Herria (N.d.T.: Paese Basco),
la sostanziale scomparsa del PCE(r), il processo che
ha portato alla fine del Partito delle Pantere Nere o
la criminalizzazione delle FARC-EP dentro e fuori
dalle frontiere legali della Colombia.
importante comprendere che la repressione, cos
necessaria al mantenimento del sistema, non possibile senza lo Stato. Alcuni rappresentanti degli ingranaggi del sistema, compresa la presunta sinistra
che ha concordato la Transizione (N.d.T.:periodo di
passaggio dalla dittatura franchista alla democrazia
nello Stato spagnolo), hanno tentato e tentano di diffondere la manipolazione secondo la quale lo Stato
non che un attore neutrale, senza interessi propri,
un agente che media fra tutti i gruppi della societ
e che obbedirebbe solo alla volont maggioritaria
della cittadinanza; persino il termine cittadinanza
un componente tossico che confonde le idee circa
il funzionamento storico delle societ, che assimila
loppressore alloppresso, la persona lavoratrice che,
dopo il licenziamento, deve vivere sotto un ponte
ad Amancio Ortega (N.d.T.: imprenditore spagnolo,
uomo pi ricco dEuropa e terzo nel mondo) o a Cristina Cifuentes (N.d.T.: esponente del PP, attualmente

prefetto di Madrid, sotto accusa per abusi nellutilizzo di unit speciali di polizia nella repressione dei
movimenti); tutto ci molto utile per i patti sociali
o i Patti di Stato.
Al contrario, lo Stato un organo di dominio di classe fondamentale per il mantenimento delle relazioni
di oppressione che sostengono il sistema capitalista;
lo Stato borghese , senza alcun dubbio, una dittatura permanente di una minoranza sulla maggioranza
lavoratrice, indipendente mente dalla forma che assume.

militanti erano morti e accettando quella giallorossa


ed il figlio politico di Franco come Capo di Stato;
oggi, integrato in Izquierda Unida, un partito puramente parlamentarista borghese, che non affronta minimamente il potere se questo ostacola il suo grande
obbiettivo: raccogliere voti e posti nelle istituzioni.
Un altro caso simile rappresentato dal percorso politico del Sinn Fin, in Irlanda, che passato dal fare
parte di un movimento di liberazione nazionale con
una componente di insorgenza a far parte del tessuto
dello Stato irlandese e di quello britannico.

Ideologia e repressione diretta: un vincolo al servizio delloppressione di classe

Contenere e schiacciare la lotta mediante la violenza


(fisica, culturale, psicologica, ecc.). Leliminazione
fisica o la distruzione morale o mentale dei militanti
rivoluzionari la maniera pi rapida e definitiva di
frenare una minaccia contro il potere costituito; lo
sterminio della Unin Patritica in Colombia, con
pi di tremila dirigenti e rappresentanti politici assassinati da diversi corpi paramilitari solo uno dei
tanti drammatici esempi che inondano di sangue la
lotta dei popoli e della classe lavoratrice.

La divisione funzionale classica fra apparato ideologico e apparato repressivo dello Stato utile, ma conviene tenere sempre a mente che esiste una relazione
decisiva tra lideologia dominante e la violenza repressiva e tenere conto della sua natura dinamica; la
totalit dello Stato in permanente azione repressiva, cambiano solo lintensit o le caratteristiche delle
fasi repressive (sia come quantit, sia come qualit
repressiva), che evolvono e si adattano secondo il
contesto e la lotta.
Lo Stato pi oppressore quello che non ha bisogno
di rendere esplicita la sua repressione e la repressione
che non si vede la pi efficace; la cosa migliore, per
la borghesia, mantenere il controllo sociale con grado minimo di violenza repressiva, per questo le forme di governo pi utili sono storicamente state i regimi costituzionali borghesi. Altre forme di Stato che
impiegano massicciamente la forza repressiva, quali
il fascismo o, le dittature militari, sono state adottate
solo come ultima risorsa dalle borghesie pi deboli
e recenti; la classe borghese pi antica e potente nei
suoi ambiti socioeconomici, come quella del Regno
Unito o degli USA, non ha finora mai avuto la necessit di ricorrere a tali misure. La necessit delluso
generalizzato della violenza repressiva da parte della
classe dominante rivela una diminuzione del controllo che essa esercita sulla societ.
essenziale interiorizzare che la repressione non
mai solo violenza; le forme della repressione possono essere rese invisibili o essere molto sottili: i micro
machismi sono una dimostrazione di repressione patriarcale contro le donne poco visibile e trasversale a
tutta la societ.
Strategie delloffensiva statale e appunti sul che
fare?
Bench i metodi storicamente utilizzati dalle classi
per mantenere il loro dominio siano innumerevoli,
nellunione inseparabile tra ideologia dominante e
violenza repressiva si possono trovare determinate
strategie generali:
Cancellare dalla memoria collettiva gli elementi che
non siano utili al potere; dalleliminazione delle feste popolari alla manipolazione storica nei centri di
studio, questa stata una strategia fondamentale del
potere costituito per strappare ai popoli la loro memoria di lotta, la loro connessione con le persone che
hanno combattuto in passato. Un popolo senza lingua un popolo senzanima e limperialismo lo sa
bene; questa la logica che ha mosso e muove, nello
Stato spagnolo, loffensiva contro lEuskera (N.d.T.:
lingua basca) o il tentativo di distruzione sistematica
del Gaelico irlandese da parte del potere britannico.
Meccanismi per captare, moderare e integrare nel
sistema aspirazioni e rivendicazioni popolari. Il passaggio di unorganizzazione o di un movimento dalla
lotta contro il sistema alla lotta dal sistema ha storicamente comportato il fatto di finire con il lavorare
per timide riforme di carattere sociale che, alla fine,
portano a giocare il ruolo di uno degli elementi che
sorreggono lordine costituito. Un esempio perfetto
di ci lo possiamo trovare nella traiettoria del PCE,
che ha continuato a ridurre il suo carattere rivoluzionario e di classe: dalle posizioni dellepoca di Jos
Daz e del Fronte Popolare passato attraverso la
resa della legalizzazione, tradendo la bandiera tricolore (N.d.T.: della Repubblica, abolita al termine
della Guerra Civile) per la quale tante e tanti dei suoi

La repressione esplicita e il livello di lotta popolare


sono in relazione diretta; come abbiamo detto, allo
Stato non interessa esercitare la violenza repressiva
in maniera generalizzata ma, al contrario, gli interessa che la sua repressione sia il pi sottile ed implicita
possibile, impiega la repressione aperta solo quando
vi si vede costretto.
La repressione ha il suo effetto, questo innegabile; pu efficacemente raggiungere il suo obiettivo di
frenare la legittima lotta del popolo lavoratore semplicemente attraverso la repressione diretta di alcune
persone chiave e la demoralizzazione delle altre.
Di fronte a questo, lorganizzazione una necessit
Solo lorganizzazione pu sostenere e dare continuit
alla lotta popolare, mantenere accesa la fiamma della ribellione indipendentemente dal carattere temporaneo delle esplosioni popolari; inoltre, essenziale
per sostenere e rimettere in piedi le persone colpite
dalla repressione: necessaria per trasformare la loro
rabbia impotente in volont rivoluzionaria, come una
rete di sicurezza impedisce che la militanza si spacchi e le permette di continuare a combattere.
Lorganizzazione permette alle persone di cambiare
mentalit, di passare dalla difensiva alloffensiva e, cosa pi importante, fornisce una risposta nata
dallanalisi collettiva al caos di domande senza risposta dellindividuo.
Anche la repressione, in questo caso la repressione
esplicita, soggetta alla dialettica; pur essendo il suo
obiettivo quello di schiacciare la resistenza, lesperienza di lotta che le persone e le organizzazioni traggono dalla repressione subita ha un grande valore:
non c sviluppo senza conflitto.
Nel contesto attuale indispensabile tenere conto
della natura dinamica della repressione e dellindiscutibile necessit delorganizzazione rivoluzionaria
per combattere e vincere il sistema capitalista e tutto
il suo armamentario oppressivo.
Il progressivo acuirsi della crisi economica sta portando a un aumento della conflittualit sociale e ad
una risposta conseguente della repressione (a tutti i
livelli) da parte dello Stato. Tuttavia, possiamo vedere che le esplosioni di rabbia popolare, sempre meno
moderate, non sono riuscite ad aumentare il grado di
organizzazione del popolo e mancano di continuit;
la costruzione del potere popolare, che rende possibile laccumulazione di forze, ancora agli inizi.
Il prevedibile inasprimento della lotta di classe e il
lento e progressivo indurirsi delle masse popolari (la
cui lotta strutturata da quella della classe operaia)
avranno il loro effetto, ma il movimento popolare
facilmente disperso e controllato dai meccanismi della repressione statale se manca di un coordinamento
efficace delle lotte locali e settoriali.
La pratica lunica prova della verit.
E lorganizzazione una condizione indispensabile
per la vittoria.

11 - LOTTA CONTINUA

Mensile Anno II N. 3 GIUGNO-SETTEMBRE 2013

Repressione

CRISI ECONOMICA, POLITICHE DI REPRESSIONE


PREVENTIVA E STRATEGIE DELLA PAURA
Siamo entrati nel sesto anno della pi
grande crisi economica del Capitalismo
dopo quella della fine degli anni 20 del
secolo scorso. Nonostante la frammentazione e la bassa intensit del conflitto,
gli istituti preposti al controllo sociale
del sistema non si sono risparmiati nel
condurre lazione repressiva a un livello decisamente alto. Sono oramai migliaia i provvedimenti disciplinari che
hanno colpito tutto lo spettro della protesta sociale. Una politica del bastone e
della paura che ha portato alle continue
denunce in Valsusa, contro chi lotta nei
territori per la difesa dei beni collettivi,
contro le discariche e gli inceneritori,
nei confronti degli studenti, nelle pratiche antisfratto. In questa lunga lista
spesso si dimentica di includere il costante e diffuso livello di azione intimidatoria e repressiva agito nei confronti
del mondo del lavoro. Anche qui lelenco molto lungo e comprende pi
della met delle denunce emesse dopo
i fatti di Genova. Dentro troviamo di
tutto: forestali, tramvieri, pastori sardi,
operai delle acciaierie, dellAlitalia, lavoratori di Termini Imerese, Cassino,
della Irisbus che hanno difeso il lavoro,
fino ad arrivare ai pi recenti provvedimenti che hanno colpito i picchetti ai
cancelli della logistica.

di questa caratteristica. Oggi il sistema


presenta il suo volto totalitario; consapevole della profondit della crisi e
del fatto di avere ben poco da offrire ai
proletari, si affida ai suoi strumenti pi
consolidati e fedeli: gli istituti preposti
alla repressione e al controllo sociale.
Nella situazione attuale le strategie repressive si orientano prima di tutto con
uno scopo di prevenzione del conflitto, se ne colpisce uno per intimidirne e
impaurirne cento. Pensiamo solamente
alluso disinvolto che procure e giornalisti fanno del terrorismo e dei terroristi per giustificare misure repressive
e criminalizzare lopposizione sociale.
Sinsinua nei cittadini lidea che dietro ogni oppositore ci sia un terrorista,
che una maggior presenza delle forze
dellordine sia garanzia di sicurezza
per militarizzare i territori.
Quando il connubio magistraturagiornalismo costruisce un modello di
nemico pubblico, quando un soggetto viene giudicato in base al criterio di
una sua (ovviamente presunta) pericolosit sociale ovvio che lintento
repressivo colpisce a monte, prima
di ogni ipotetica infrazione della legalit.
Su questo piano la nostra risposta stata fragile e frammentata, non ha colto

Se Marcuse aveva definito la democrazia borghese nei termini di tolleranza repressiva, per indicare un
sistema che tollera il dissenso fino
a che resta nel recinto delle sue regole
e norme, oggi siamo allesasperazione

la portata complessiva di questo alto


livello di azione repressiva. Una debolezza che non si spiega solamente con
la frantumazione dei conflitti e dei soggetti protagonisti; qui si paga anche il
prezzo della subalternit e della poca

chiarezza attorno ad un concetto come


quello della legalit, troppo spesso
fatto proprio in nome della lotta contro
il berlusconismo.
Troppo diffusa la confusione e la sovrapposizione fra i concetti di legalit e di giustizia, il punto di vista di

come Caselli: se non ha un nemico


a cosa serve? Che ne del suo status
e ruolo sociale, del suo essere primadonna osannata dai media? Un potere
che ha agito nel passaggio dalla prima alla seconda repubblica e consolidato, grazie alla nuova delega della

classe non ha mai confuso questi due


termini: la legalit borghese non ,
n potrebbe esserlo, giusta, non pu
realizzare il diritto allemancipazione
e alla liberazione da un sistema in cui
i soggetti sono cose. Nessun cambiamento importante mai avvenuto,
n potr mai avvenire rispettando alla
lettera le regole di un sistema sociale;
quando si rimane dentro i confini di
una data legalit storico-sociale non
si cambia nulla, non si va oltre. In questa confusione ci sta anche la paura di
riconoscere i 150 anni di storia anticapitalista del movimento operaio, le sue
conquiste realizzate con forme di lotta
dure e in contrapposizione alla legalit
del momento.
Naturale poi che questo disorientamento e pressapochismo politico (e teorico)
abbia ricadute sul ruolo che attribuito
alla magistratura.
Negli anni 70 la politica italiana ha
delegato alla magistratura il ruolo di
distruggere i movimenti sociali, i magistrati sono diventati i regolatori e i
controllori delle proteste e dei conflitti sociali. Hanno conquistato potere e
autonomia, forse anche questo spiega
laccanimento in Valsusa di personaggi

post-sinistra, nella lotta a Berlusconi.


Impossibile mettere in piedi un forte
contrasto contro la repressione senza
la chiarezza sulle funzioni che la magistratura, come istituzione, svolge nel
sistema. Costruire strumenti unitari di
contrapposizione allazione repressiva
vuol dire saper andare oltre il contrasto di singoli provvedimenti, cogliere
il senso complessivo delle strategie
repressive, individuarne gli strumenti
che si arricchiscono delle nuove tecnologie di controllo e di schedatura
dellopposizione.
LOsservatorio sulla repressione ha
lanciato una campagna per lamnistia
per i reati socio-politici e per labrogazione del Codice Rocco a partire
dai reati di devastazione e saccheggio.
C chi ritiene che promuovere lamnistia significhi scendere a patti col
nemico. Ci sembra che non si possa
liquidare in modo cos semplicistico il
problema, non stato cos per le amnistie politiche del 68 e del 70 che in
verit sono state le ultime. Vale la pena
ragionarci sopra e aprire un confronto.

Mensile Anno II N. 3 GIUGNO-SETTEMBRE 2013

LOTTA CONTINUA - 12

LA TORTURA DI STATO
ROMPIAMO IL SILENZIO
APPELLO PER LA COSTRUZIONE DI UNA CAMPAGNA NAZIONALE
CONTRO LA REPRESSIONE E LA TORTURA DI STATO
Il caso Triaca e la continuit della tortura negli apparati repressivi di Stato.
Lo scorso 18 giugno la Corte dappello di Perugia ha accolto listanza di revisione del processo che nel 1978 vide condannato per calunnia Enrico Triaca
dopo che questi, arrestato il 17 maggio dello stesso anno nel corso delle indagini sul caso Moro, denunci di aver subito torture fisiche e psicologiche
fin dalle prime ore che seguirono la sua cattura. Il prossimo 15 ottobre, dunque, saranno chiamati a testimoniare personaggi chiave che hanno ricostruito
o custodito le confidenze di Nicola Ciocia, alias Professor De Tormentis - capo della squadra di aguzzini alle dirette dipendenze del Ministero degli
Interni, istituita per estorcere confessioni ai militanti delle Br nel pieno della guerra civile che si combatteva in Italia alla fine degli anni 70. In calce
a queste brevi righe abbiamo selezionato una piccola bibliografia che vuole essere in grado, seppur sommariamente, di ricostruire la vicenda di Enrico
Triaca: lobiettivo che ci prefiggiamo , infatti, anche quello di riscostruire in maniera pubblica e collettiva una storia che stata volutamente sepolta
nel dimenticatoio della storia italiana per oltre 35 anni. Ciononostante, non solo la vicenda di Triaca in s a spingerci a scrivere e diffondere questo
appello. Crediamo infatti che oggi, nei giorni in cui si fa forte nella sinistra antagonista la discussione pubblica sullamnistia e sullintroduzione del
reato di tortura nel nostro ordinamento penale, sia doveroso non lasciare taciute le evidenti connessioni che legano la repressione di Stato odierna alla
sistematica opera di distruzione, nei decenni 70-80, dei tentativi rivoluzionari e di tutte le esperienze politiche che portarono a un livello senza precedenti lo scontro di classe nellItalia postbellica. Seppur con intensit differenti e direttamente proporzionali alle forze messe in campo dal movimento
di classe, lo Stato ha agito una strategia di annientamento delle forze politiche e sociali che hanno provato a invertire e sovvertire i rapporti di forza nel
nostro paese. Una strategia giocata senza esclusione di colpi, ricorrendo alla violenza politica e alla tortura, andando ben oltre i limiti consentiti dalle
leggi democratiche, con buona pace della litania che ci propinano da decenni sulla vittoria legale dello Stato nella guerra contro il terrorismo.
Il caso Triaca assume quindi una forte valenza simbolica, sineddotica: da un lato grimaldello per fare opera di memoria su quanto accaduto in Italia ai
militanti politici tra il 78 e l82, dallaltro spiraglio per aprire un dibattito storicizzante sulle lotte degli anni70, senza tab e rischi di astrazioni decontestualizzanti volte a perimetrarne la portata e screditare con sommario arbitrio le esperienze rivoluzionarie che ne furono avanguardie.

La campagna che immaginiamo: vademecum per le lotte di oggi.


Proprio unattenta analisi di questa linea di continuit nella repressione di Stato ci spinge oggi a prendere parola in questi termini, provando a inquadrare
il fenomeno delle torture in unottica differente, di classe, capace di discernere il singolo episodio di sadismo delle forze dellordine da un disegno pi
ampio, studiato, calibrato sulla preoccupazione che le lotte sociali e politiche sono oggi in grado di destare nelle articolazioni nazionali del capitale.
Testimone di questa nostra volont lobiettivo che vediamo alla fine del processo che si sta istruendo: non una cieca volont di risarcimento giudiziario
(nonostante lassoluzione di Triaca faccia parte del giusto risultato cui tende la campagna), ma una testimonianza politica che sia in grado di riportare
alla luce del dibattito nazionale lanalisi delle strategie di Stato in termini di repressione e controrivoluzione preventiva. Le stesse sospensioni di diritto
praticate nella caserma di Bolzaneto, nel 2001, sono figlie - siamo certi - di quella lunga e continua filiera repressiva che gli apparati di governo hanno
messo a punto per esercitare non solo una certosina bonifica dellinsorgenza rivoluzionaria e di classe ma anche per perfezionare un sadico strumento di
deterrenza preventiva. Con gli stessi scopi stata negli anni varata una serie di provvedimenti - dai braccetti della morte dellarticolo 90 della legge
sullordinamento penitenziario del 1975 (isolamento totale, divieto di corrispondenza, divieto di acquisto di libri e quotidiani), poi non rinnovato dalla
met degli anni 80, al regime di carcere duro (un solo colloquio al mese attraverso un vetro divisore, censura della corrispondenza, una sola ora
daria al giorno) previsto dallarticolo 41 bis della stessa legge e modificato nel 1992 - inizialmente diretti agli accusati per mafia e, in seguito, estesi ai
militanti politici e ad altri detenuti. Pensati in chiave deterrente e terroristica, oltre ad essere veri e propri strumenti di tortura raffinata, essi mirano ad
annientare (fisicamente e psicologicamente) i detenuti sottoposti a queste condizioni. Fare luce su ci che incombe sul nostro passato dunque il primo
passaggio per avere chiaro quale deve essere il parametro con cui decifrare lattuale stretta repressiva che i movimenti e le opzioni politiche antagoniste
stanno subendo. Assumono cos un senso ancor pi profondo e chiaro le dure condanne per la giornata di piazza a Roma lo scorso 15 ottobre 2011, cos
come crediamo siano legate alla stessa logica di repressione preventiva le numerose carte che giacciono sui tribunali chiamati a criminalizzare le lotte
per il diritto allabitare come le lotte contro lalta velocit, le battaglie sui luoghi di lavoro e quelle per la difesa dellistruzione pubblica. Liberare gli
anni 70, favorirne un dibattito squisitamente politico, storicizzare il ciclo di lotte per cui oggi ancora qualcuno paga nella solitudine di una cella, crediamo siano i risultati cui mirare insieme. Contestualizzare alloggi queste rotte di riflessione e legarle alle lotte contro il 41bis e lergastolo che molti
detenuti politici hanno lanciato nel corso degli anni sono gli obiettivi che si pone questa specifica campagna, nella convinzione che senza una presa di
coscienza collettiva su ci che sono state la repressione e la tortura di Stato nei decenni passati non si pu immaginare di affrontare con determinazione
e forza danimo le lotte che vogliamo costruire domani.

Verso ludienza del 15 ottobre. Che fare?


Il tempo galantuomo, e dopo 35 anni offre alla Corte dappello di Perugia la possibilit di revisionare il processo che nel 78 condann Enrico Triaca
a 1 anno e 4 mesi per calunnia. Ma il tempo tiranno, si sa anche questo, e ci lascia un margine molto ristretto per ottimizzare le energie di tutte e tutti
in questa campagna. Come primo step immaginavamo di poter sottoporre questo breve appello (i punti 1 e 2) a tutte le realt, strutture e singolarit che
vogliano impegnarsi in questa direzione; soggetti politici che condividano non solo la volont di fare luce sul caso Triaca ma anche, e soprattutto, la necessit di chiarire quali furono le strategie di Stato che hanno oliato una macchina repressiva ancora oggi in funzione. A partire dallinizio di settembre
(luned 2), una volta che ogni soggettivit avr diffuso queste coordinate tra le proprie reti di contatti nazionali e non, vorremmo che tutti coloro che
avranno sottoscritto lappello e abbiano aderito alla costruzione della campagna formalizzino questo impegno nella costituzione di un comitato di scopo
capace di tenere alta lattenzione politica e mediatica sullinizio del processo. Il futuro comitato, per il cui nome si pensava Comitato La tortura di
Stato! Rompiamo il silenzio!, si impegner a promuovere - attraverso lautonoma condotta dei singoli aderenti - azioni, campagne di sensibilizzazione,
interventi, segnalazioni e quantaltro sia utile allimplementare il dibattito in vista delludienza del 15 ottobre. Nella speranza e con lauspicio di poter
crescere giorno dopo giorno, firma dopo firma, valuteremo se dovessero esserci le forze per indire, nella giornata del 15 ottobre e a partire dalle ore 9,
un presidio sotto la Corte dappello di Perugia (Piazza Matteotti), in concomitanza con la prima (e forse pi importante) udienza del nuovo processo, in
cui verranno ascoltati i tre teste chiave (Nicola Rao, Matteo Indice e Salvatore Rino Genova. Per maggiore informazioni sui personaggi citati e il ruolo
che ricoprono nella vicenda di Enrico Triaca rimandiamo alla bibliografia che segue).
[La biografia la trovate su http://rompiamoilsilenzio.wix.com/home#!about/c4nz]

COMITATO LA TORTURA E DI STATO! ROMPIAMO IL SILENZIO!


Per adesioni/contatti: rompiamoilsilenzio@autistici.org