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Radhe Shyam

Un libro su Babaji Herakhan Baba


La via del cuore
Titolo originale dell'opera :
"I'm Harmony"
Tradotto in italiano da Fabio Pacini
Progetto grafico e copertina Laura Arcari
Pubblicazione a cura di Kaylash editore
Foto di copertina di Babaji Jaipur 1976 di Lisetta Carmi per gentile
concessione
Prima edizione americana a cura di the Spanish Creek press - Crestone Colorado
Nessuna parte di questo libro pu essere riprodotta eccetto brevi brani o
citazioni senza l'autorizzazione scritta dell'Herachandi Samaj Italiano
Casella postale, 50 - 72014 Cisternino (Brindisi) - Italia

PREFAZIONE
Paramahansa Yogananda chiamava Babaji lo 'Yoghi-Cristo dell'India
moderna'. Nelle funzioni devozionali di Herakhan, Babaji viene descritto
come 'Guru Supremo, Signore di Misericordia, Re dei Saggi e Signore
dell'Universo'.
Questo libro parla di Babaji, una grande manifestazione del Divino che,
fin dai primordi dell'umanit, appare in un corpo fisico per aiutare gli
esseri umani a comprendere, sperimentare e realizzare il Divino. La
tradizione vuole che Babaji si manifesti di tempo in tempo in luoghi
remoti - in special modo quando il genere umano si trova ad affrontare
trasformazioni profonde e grandi sfide, potenzialmente in grado di
purificare la coscienza dell'intero pianeta - e, tramite l'esempio e
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l'insegnamento, influenzi un gruppo ristretto di persone, ispirandole a


trasmettere il messaggio e a sospingere l'umanit sul sentiero che
conduce alla riunione cosciente con la fonte divina di tutta la Creazione.
Il Suo insegnamento non settario e appoggia tutte le religioni che
sollecitano la gente a vivere in Armonia con il Divino. Il praticante di
una (qualsiasi delle grandi religioni mondiali pu trarre ispirazione dalla
vita e dagli insegnamenti di Babaji, che erano basati sulle antiche verit
eterne, riadattate ai problemi dei nostri giorni.
Oggi, 'vivere' il Divino sembra un'impresa impossibile; gli uomini non
credono che si possa avere una relazione personale e diretta con
quell'Energia Cosciente che chiamiamo Dio, ma, a meno di non voler
screditare totalmente le esperienze di santi e veggenti di ogni tempo e
fede, penso che si possa essere ragionevolmente convinti del fatto che
diverse persone hanno incontrato, visto o altrimenti sperimentato il
Divino in una delle sue forme.
Nelle regioni dell'Himalaia su Babaji esiste una mitologia che si perde
nella notte dei tempi, ma l'Occidente ne venuto a conoscenza solo nel
1946, quando Paramahansa Yogananda, nel suo famoso Autobiografia di
uno Yoghi, narro degli incontri, avvenuti in un arco di tempo che va dal
1861 al 1920, fra il Mahavatar Babaji, Lahiri Mahasaya, Sri Yukteswar
Giri e lo stesso Yogananda. In India sono in vendita alcuni libri che
raccontano della manifestazione di Babaji come Herakhan Baba fra il
1890 e il 1922, e ora altri se ne sono aggiunti sulla manifestazione pi
recente di Babaji, quella incontrata da migliaia di persone fra il giugno
1970 e il 14 febbraio 1984.
Quello che vi accingete a leggere ora riassume brevemente questa lunga
storia e mette a fuoco le esperienze di alcune delle migliaia di persone
che sono entrare in contatto con l'ultima manifestazione di Babaji.
comunque necessario precisare che uomini e donne di tutto il mondo
continuano a incontrarLo nei modi pi svariati. Esperienze simili a
quelle che descrivo nel proseguo del volume non sono affatto limitate
all'india o alla particolare manifestazione fisica di Babaji deceduta il 14
febbraio 1984.
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Babaji un essere spirituale che serve da costante collegamento fra il


Divino Senza Forma e la creazione fisica, fra Dio e l'umanit. Si fatto
riconoscere come una manifestazione di Shiva (uno degli aspetti del
divino secondo l'antica tradizione vedica indiana, il Rinunciante, il
Consolatore, il pi grande dei Maestri). Sono noti diversi episodi (alcuni
dei quali riportati in questo libro) che attestano la Sua capacit di creare
a piacimento molti corpi, sia sul piano astrale che su quello fisico. In
un'occasione, a un devoto che aveva avuto prove tangibili della Sua
presenza simultanea in tre luoghi dell'India molto distanti fra loro,
Babaji disse di potersi muovere contemporaneamente in otto corpi.
Alcune delle persone che hanno incontrato Babaji in una delle Sue forme
sono giunte alla conclusione che sulla Terra agiscono sempre cinque
diverse manifestazioni di Shiva (nel frontespizio visibile la
riproduzione di una classica immagine dei cinque volti del Dio Shiva).
Di solito, due possono essere trovate in Nepal, una nella forma di un
'vecchio' e l'altra nella forma di un 'giovane', una terza spesso
assimilabile a Herakhan Baba, un'altra ancora vagabonda per l'India,
mentre l'ultima sempre presente sul piano astrale, in spirito. Fra le
genti del Kumaon diffusa la credenza che tutte queste forme possano
andare e venire a loro piacimento.
Dotato di attributi divini, Babaji appare in corpo fisico per benedire e
insegnare. Esistono molte testimonianze di quelli che potremmo definire
i 'miracoli' di Babaji, ma anche non volendo prestar fede a tali
esperienze, il Suo rimane il ritratto di un uomo fuori dal comune, dotato
di inusuali poteri, che viveva al solo scopo di servire e insegnare, in
perfetta coerenza con le profezie che avevano preceduto la Sua
comparsa.
Babaji, comunque, non fece mai della Sua divinit una questione
importante. Il discepolo che la riconosceva era facilitato
nell'assimilazione dell'insegnamento, ma tutti gli onesti ricercatori della
Verit erano benvenuti al Suo cospetto. Babaji poteva essere visto in
molti ruoli diversi... come Shiva, Guru Supremo, Purificatore, Amico,
Bambino Divino, Madre Divina, Padre Divino, Yoghi Supremo,
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Guaritore, Immortale. In realt, Egli tutte queste cose assieme, perch


in lui ognuno pu trovare quello che cerca. Per noi che Lo abbiamo
incontrato era lo specchio perfetto, quello nel quale potevamo 'vederci' e
che usavamo per imparare a conoscerci e per cercare di correggere i
nostri difetti. Nei panni del Grande Maestro spirituale, era in grado di
offrire un programma coesivo alle centinaia di persone che venivano nel
Suo ashram e contemporaneamente di intrattenere con ciascuna di esse
un rapporto intimo e diretto.
A Babaji interessava soprattutto l'anima delle persone, il loro spirito - la
parte dell'uomo che pi_ vicina all'uomo e ne porta la scintilla. Egli
partiva dal presupposto che il creatore e la creazione sono una e la stessa
cosa, e considerava la seconda come una manifestazione diretta del
primo. Dei e demoni, uomini e animali, piante e rocce sono tutti
'fabbricati' con i mattoni della medesima Energia Creativa. Il Divino in
riposo Energia non formata, caotica; quando si mette in movimento,
l'Energia Cosciente si combina, obbedendo a Leggi Divine, per formare
le microscopiche particelle subatomiche che a loro volta si combinano
per costituire gli atomi e le cellule che, continuando a mescolarsi ed
aggregarsi in infiniti modi e per miliardi di anni, hanno finito per creare
l'universo cos come lo vediamo oggi. Tutte le forme, dunque, sono
soltanto aspetti diversi del Divino che sperimenta Se Stesso attraverso la
frammentazione del processo creativo.
Babaji diceva che le miriadi di forme funzionano meglio quando sono in
armonia con il Divino e fra di loro e, poich il tempo lo richiedeva e la
via era stata preparata, ha esteso il messaggio del Cristo 'ama il prossimo
tuo come te stesso' a una ricerca di armonia con la Creazione nel suo
complesso. Tutte le forme create, animate e non animate sono talmente
correlate fra di loro che non si pu danneggiarne una senza mettere a
repentaglio anche le altre. L'interrelazione e cos stretta che l'azione
benefica offerta a una singola creatura ha conseguenze positive
sull'intero universo. I nostri pensieri, le nostre emozioni, le nostre stesse
vibrazioni hanno una precisa influenza su tutti gli elementi che
compongono la Creazione.
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Incontrando Babaji si aveva un'opportunit di verificare di persona la


veridicit di queste affermazioni. La Sua Presenza trasformava ed
innalzava l'atmosfera dei luoghi che visitava, consentendo alle persone
di sperimentare attimi di vivificante consapevolezza interiore e una pi_
profonda armonia con gli altri e con la vita. Babaji sembrava
letteralmente 'vibrare' di amore con un'intensit armonica che elevava i
presenti a uno stato di beatitudine spirituale. Comprendere la
fondamentale unit e il bisogno di armonia insiti nella Creazione rende
gli uomini pi consapevoli delle grandi responsabilit che hanno nei
confronti del pianeta sul quale vivono e dell'universo che si estende oltre
i limiti della sua atmosfera.
Babaji cerca di riportare l'umanit alla consapevolezza della sua
fondamentale unit con il Divino e con tutte le forme create che
popolano l'universo. Le Sue parole e le Sue azioni richiamano
l'attenzione di tutti sul bisogno di trovare un'armonia fra i vari elementi
della Creazione. L'attuale dispregio per la natura, ha ammonito, porter a
una reazione catastrofica, le cui conseguenze, per, potrebbero venir
mitigate dalla disciplina e dalla consapevolezza degli uomini che
agiscono in armonia con le leggi Divine.
Babaji non venuto a 'sponsorizzare' una particolare religione (e ha
sempre sostenuto che tutte le religioni conducono a Dio), ma a praticare
e insegnare un modo di vivere: il Sanatan Dharma (dal sanscrito: Eterna
Via, Legge, Verit). La Creazione si manifesta, sussiste e si evolve in
accordo al Sanatan Dharma. Quando l'uomo si discosta dalle leggi della
Vita, causa degli squilibri nell'armonioso operare dell'Universo. Babaji
torna di epoca in epoca sulla Terra per aiutare l'umanit a ritrovare
l'equilibrio del Sanatan Dharma. Nel corso della Sua ultima
manifestazione ha dimostrato con l'esempio che vivere rispettando i
principi di Verit, Semplicit e Amore contribuisce a formare nei singoli
individui e nelle societ quello stato di serenit interiore dal quale solo
possono nascere la pace mondiale e la giustizia.
I grandi Maestri spirituali che si sono succeduti nel corso della civilt
umana hanno indicato ciascuno cammini diversi, ma egualmente validi,
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ponendo l'accento su quello di cui gli uomini del loro tempo avevano
maggiormente bisogno per progredire sulla Via della realizzazione di
Dio. Ognuno di questi sentieri stato percorso con successo da persone
che hanno conseguito la realizzazione suprema e ha prodotto grandi santi
che hanno dato prova delle verit in essi contenute.
La cosa veramente importante scegliere e praticare la via spirituale che
uno sente pi congeniale alla sua natura. Vagabondare senza una
direzione precisa, assaggiando i frutti di questa o quella filosofia, non
produce risultati duraturi. La disciplina della mente e del corpo un
elemento essenziale dell'insegnamento di Babaji. Senza disciplina e duro
lavoro non possibile conseguire alcun risultato.
Per gli uomini dei nostri giorni, affascinati dal richiamo di molti piaceri,
seguire un sentiero di disciplina non facile. Nella Bhagavad Gita, uno
scritto divinamente ispirato dell'India antica, la mente e i sensi vengono
descritti come un cocchio trainato da dodici cavalli focosi. Se l'auriga
(l'anima individuale) non riesce a domarli, destinato a una corsa
selvaggia attraverso la vita, mentre quando in grado di controllarli
raggiunge un grande potere e la capacit di agire con estrema rapidit. Il
fattore pi importante della vita di un uomo , senza ombra di dubbio,
costituito dalla religione o dalla filosofia di vita che egli decide di
adottare, ma se rimane sterile o non produce effetti concreti anche il pi
nobile degli ideali diventa inutile. Oltre a favorire il processo di crescita
interiore delle persone, Babaji mostrava un grande interesse per quello
che ciascuno di noi faceva nella sua vita. Da noi si aspettava - e ancora si
aspetta - delle azioni benefiche eseguite in armonia con la volont divina
e l'insieme della Creazione.
Gli uomini hanno la tendenza a diventare simili a coloro che scelgono
come modelli e che frequentano. Per questo, come la maggior parte dei
Maestri, Babaji raccomandava ai Suoi devoti di 'andare dai saggi per
imparare'. Nel Katha Upanishad, un altro antico testo sacro dell'India,
del saggio viene data la seguente definizione:

"Il buono una cosa, il piacevole un'altra. Entrambi, pur differendo nei
loro fini, sollecitano all'azione. Benedetti sono coloro che scelgono il
buono; quelli che scelgono il piacevole falliscono l'obbiettivo.
"Il buono e il piacevole coesistono nell'uomo. Il saggio, avendoli
esaminati, sa distinguerli uno dall'altro e preferisce il buono al piacevole;
lo sciocco, spinto dai desideri della carne, preferisce il piacevole al
buono."
Babaji insegnava tramite l'esempio personale, guidando le persone nelle
esperienze delle quali maggiormente avevano bisogno per evolversi.
Faceva letteralmente vedere come fosse possibile vivere in armonia con
il Divino e la Creazione. Metteva i devoti in situazioni che, sia pur per
un breve periodo, davano loro l'opportunit di sperimentare
concretamente il Divino. Dalla gente voleva solo una cosa: dei risultati
tangibili anche quando il lavoro di purificazione e di crescita era ancora
in corso. Un giorno, in uno dei Suoi pochi discorsi pubblici, lanci
questo ammonimento: "Voi, scimmie e orsi! Agitare la coda non basta!
Dovete fare qualcosa di concreto, qualcosa di utile! Babaji dice che
dovete lavorare duro e praticare [l'insegnamento]... prima, trovate
l'ispirazione in voi stessi, poi ispirate gli altri con il messaggio del karma
(azione, lavoro)." Spesso, Babaji invitava i devoti a trascorrere un certo
periodo di tempo in uno dei Suoi ashram in India, dove veniva seguita
una disciplina monastica e si praticava una vita di purezza e
concentrazione, in armonia con la Natura e il Divino, per poi tornare a
servire nel mondo di tutti i giorni, rispondendo ai bisogni del proprio
paese e creando degli ashram che fossero 'come isole nel mare del
materialismo'.
L'esistenza e l'insegnamento di Babaji si basano su un punto di vista
diametralmente opposto al 'si vive solo una volta' di noi occidentali. Egli
parte dal presupposto che l'anima dell'uomo, come la Sua fonte e meta,
sia eterna e che l'essenza e le esperienze (acquisite in milioni di vite in
forme diverse) di un'anima si trasmettano in un continuum di rinascite.
Ogni vita in forma umana rappresenta per l'anima un'opportunit e una
sfida a procedere lungo il cammino che la condurr alla riunificazione
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con il Divino dal quale proviene e dal quale si staccata per


sperimentare se stessa e i piaceri della vita materiale. Il problema sorge
quando, a causa della mediazione degli organi di senso, cominciamo
erroneamente a identificarci con un corpo individuale, dimenticando
l'Anima Suprema di cui siamo parte. In realt, durante ogni secondo
delle nostre vite possiamo scegliere se avvicinarci al Divino o
abbandonarci all'incurante caparbiet dell'ignoranza.
Nel corso della Sua esistenza terrena e nell'insegnare, Babaji fece uso di
poteri che noi definiremmo 'miracolosi', sottolineando per, come del
resto altri Maestri, che tali poteri sono alla portata di tutti coloro che
riescono a disciplinare la mente e a percorrere il sentiero che conduce
all'unit con il Divino. Quelli che chiamiamo 'miracoli' sono il risultato
di un pensare, un lavorare e un vivere in armonia con l'Energia Creativa
dell'Universo. Babaji, ad esempio, conosceva in anticipo - ancora prima
di vederle o di aver loro parlato - le persone che stavano per arrivare a
Herakhan e sapeva intuitivamente di quali esperienze avrebbero avuto
bisogno durante la loro permanenza nell'ashram. Se 'sentiva' che non
erano pronte a restare, poteva farle mandare via ancor prima che
mettessero piede nella valle, ma quando accoglieva qualcuno era in
grado di guarirlo da qualsiasi tipo di malattia e di guidarlo, passo dopo
passo, lungo il cammino spirituale a lui pi indicato. Alcuni dei Suoi
devoti sono stati testimoni della Sua capacit di abbandonare il corpo a
piacimento.
Il Suo messaggio non settario e abbraccia tutte le confessioni religiose
e tutte le inclinazioni filosofiche. Ind, mussulmani, cristiani, sikh, parsi,
agnostici, animisti, atei e altri ancora vennero in Sua presenza per
imparare, perch il Suo insegnamento e le Sue azioni esprimono
l'essenza di ogni religione e possono arricchire ed espandere la
conoscenza spirituale, la saggezza e l'esperienza che si ricavano dal
praticarle. Krishna, Mos, Ges e Maometto furono concordi nel
sostenere che i loro seguaci si riconoscono dal modo in cui vivono - dal
modo in cui mettono in pratica la fede che professano. Quando Gli
venne chiesto quale fosse il comandamento pi importante, Ges
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rispose: "... che tu ami il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, tutta la
tua mente e tutta la forza tua: questo il primo comandamento. E il
secondo che tu ami il prossimo tuo come te stesso." Gli insegnamenti
di Babaji, pi che sull'adorazione del Divino in questa o quella forma, si
concentrano sul vivere in armonia con il Divino, amando la Creazione
tutta come il proprio s. Egli avrebbe certamente condiviso la seguente
affermazione, attribuita al Suo vecchio amico Nimkaroli Baba: "
meglio vedere Dio in ogni cosa che cercare di immaginarseLo."
Dopo aver trasmesso il Suo Messaggio con la forza dell'esempio e
dell'esperienza diretta, Babaji se n' andato, costringendo i devoti a
interiorizzare gli insegnamenti e a mettere in pratica i principi di Verit,
Semplicit e Amore, invece di seguire ciecamente, come tante pecore, il
fascino della Sua meravigliosa Presenza.
Questo libro una raccolta di esperienze, una specie di biografia di
Babaji basata sulle storie e i ricordi di persone della cui veridicit non ho
motivo di dubitare.
In realt, nessun essere umano e nessun libro sarebbero in grado di
catturare con le parole l'essenza della Sua natura: il Divino manifestato
va al di l delle limitate capacit di comprensione della mente umana.
Tuttavia, mi auguro che troverete piacevole la lettura di questo libro, che
parla di Babaji cos come io e altri Lo abbiamo conosciuto. Egli non
venuto per fondare una nuova religione o per stabilire un 'nuovo Dio',
bens per ricordare all'umanit l'armonia del vivere che essa ha scordato.
Sia che consideriate Babaji una manifestazione del Divino oppure
semplicemente un personaggio inusuale e stimolante, la Sua vita e il Suo
messaggio (che sono sempre stati una e la stessa cosa) hanno molto da
offrire all'uomo di questa era di grandi cambiamenti e di grandi
potenzialit evolutive.

INVITO ALL'AVVENTURA - CAPITOLO 1


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"Il Messaggero della Rivoluzione arrivato!" La rivoluzione di cui


Babaji ha diffusamente parlato una rivoluzione di gioia, la pi elevata
realizzazione di un'esistenza, fonte di equilibrio e di pace per tutti coloro
che vi prendono parte. un messaggio di trasformazione per l'umanit,
un livello superiore di evoluzione, sia per i singoli individui che per la
societ, un modo di fare della Terra un Eden nel quale ciascun elemento
della Creazione nutre e sostiene tutti gli altri.
Babaji venuto per indicare e insegnare agli uomini come vivere questo
tempo di difficili cambiamenti che al loro interno nascondono grandi
potenziali di crescita. Le Sue profezie e i Suoi moniti non vanno letti
come maledizione divine volte a punire un mondo malvagio; basta dare
un'occhiata a giornali e riviste, piene delle grida di allarme di scienziati,
osservatori politici, filosofi e gente comune per capire che le nostre
societ e persino le basi stesse della vita sul pianeta corrono un grave
pericolo.
In poco pi di un secolo, gli uomini sono riusciti a mettere a repentaglio
l'ecosistema vecchio di miliardi di anni nel quale, per millenni, si sono
succeduti i processi di civilizzazione dei popoli. Abbiamo creato armi
talmente terribili da rendere agghiacciante la sola ipotesi di essere un
giorno costretti a usarle e adesso cerchiamo disperatamente di risalire la
corrente sviluppando dei metodi per controllarne e proibirne l'uso.
Abbiamo stabilito dei metodi di produzione e distribuzione del cibo e dei
manufatti industriali che devastano la Terra in una supposta ricerca di
benessere, mentre in realt non fanno che avvelenare l'aria che
respiriamo, l'acqua che beviamo e i campi nei quali coltiviamo di che
nutrirci.
Il nostro stile di vita attuale suicida, sia per il genere umano che per
tutte le altre forme di vita che popolano il pianeta! A meno che non
vengano immediatamente prese delle misure drastiche e responsabili, il
risultato dei nostri abusi contro la natura e la vita
umana sar una reazione di rigetto che potrebbe porre fine
all'esperimento dell'uomo sulla Terra. Shri Babaji insegna che il Divino e
la Sua Creazione sono Uno. La Creazione una grande manifestazione
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del Divino, destinata a svilupparsi armoniosamente e disciplinatamente


in accordo al Piano Divino. Secondo la tradizione del Sanatan Dharma,
che Babaji tramanda, tale Piano ha lo scopo di consentire all'Energia
Cosciente di sperimentarsi in un'infinita variet di modi, grazie alla quasi
infinita variet di 'veicoli' e mezzi che ha a disposizione. Gli esseri
umani, che sono dotati di notevole intelligenza e di un elevato grado di
abilit manuale, possono lavorare in armonia con il Piano Divino
oppure, grazie al libero arbitrio, opporvisi, sia consciamente che per
ignoranza. Babaji ci ha dimostrato che creando disarmonia e squilibrio
nell'ambiente che ci circonda, creiamo disarmonia e squilibrio nelle
nostre vite, nella societ, nel mondo e persino nell'universo che si
estende al di l di questo mondo. un fatto che possiamo constatare in
qualsiasi momento a tutti i livelli del vivere: basta guardarsi attorno.
Noi uomini abbiamo cervelli pi grossi di quelli che avevano i dinosauri,
ma questo non ci rende invulnerabili al pericolo di un'estinzione
provocata dalla stupidit o dall'incapacit di reagire in modo adeguato ai
problemi che abbiamo di fronte. Con la Sua vita e il Suo insegnamento,
Babaji ha voluto provare che degli individui disposti a impegnarsi nel
lavoro con concentrazione e purezza possono controbilanciare le forze
autodistruttive oggi presenti in seno all'umanit e perfino condurla verso
una nuova Era di Verit in una societ armonizzata al Piano Divino della
Creazione.
Babaji ripeteva continuamente ai Suoi devoti: "SIATE CONSAPEVOLI!
STATE ATTENTI!", e a volte li costringeva a brusche e non sempre
indolori prese di coscienza di loro stessi e della realt. La routine
quotidiana adottata negli ashram molto diversa da quella delle nostre
normali giornate, e questo in parte voluto per spezzare lo schema di
abitudini che ci impedisce di osservare oggettivamente il nostro stile di
vita e il modo in cui interagiamo con l'ambiente.
Guardiamoci attorno. Guardiamo quel che stiamo facendo alla nostra
vecchia madre Terra.
Centotrentacinque anni or sono, il Governo degli Stati Uniti fece
pressione su capo Seathl (Seattle) e la sua trib di nativi-americani allo
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scopo di acquistare i territori del Puget Sound, dove loro vivevano e


cacciavano: due milioni di acri e uno stile di vita in cambio di 150.000
dollari e di una 'riserva' entro la quale il Governo degli Stati Uniti si
impegnava a mantenere la trib. Capo Seattle rispose con un discorso
che dipinge con graffiante efficacia la societ urbana degli Stati Uniti nel
1850 e delinea un pauroso ritratto del nostro paese e del resto del mondo
come lo vediamo oggi nel 1980. La sua risposta costituisce una delle pi
alte espressioni di consapevolezza ambientale mai fatte da un uomo.
"Il Grande Capo ci manda a dire che desidera comprare la nostra terra. Il
Grande Capo ci manda anche parole di amicizia e di buona volont, e
questo gentile da parte sua, visto che ha ben poco bisogno della nostra
amicizia. Prenderemo in considerazione la proposta perch sappiamo
che, se non vendiamo la terra, l'uomo bianco potrebbe prendersela con il
fucile.
"Come si possono comprare o vendere il cielo e il calore della terra? Per
noi un'idea strana. Se non possediamo la freschezza dell'aria e lo
scintillio dell'acqua, come possiamo acquistarli?
"I morti dell'uomo bianco dimenticano la terra dove sono nati quando
vanno a camminare fra le stelle. I nostri morti non dimenticano mai
questa magnifica terra, perch essa parte dell'uomo rosso. Noi siamo
parte della terra ed essa parte di noi. I fiori profumati sono le nostre
sorelle; il cervo, il cavallo, la grande aquila... questi sono i nostri fratelli.
Le creste rocciose, gli umori dei prati, il calore dei pony e l'uomo...
appartengono tutti alla medesima famiglia.
"Cos, quando il Grande Capo a Washington manda a dire che vuole
comprare la nostra terra, chiede molto. Il Grande Capo manda a dire
anche che ci far riservare un posto dove potremo vivere comodamente
fra di noi. Egli sar nostro padre e noi i suoi figli. Prenderemo in
considerazione la vostra offerta. Ma non sar facile, perch questa terra
ci sacra. Qui e ora faccio di questa la prima condizione... che non ci
venga negato il privilegio di recarci a visitare, indisturbati, le tombe
degli antenati, degli amici e dei figli.
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"L'acqua scintillante che scorre nei fiumi e nei torrenti non semplice
acqua, ma il sangue dei nostri antenati. Se vi vendiamo la terra, dovete
ricordare che sacra, dovete insegnare ai vostri figli che sacra e che
ogni pallido riflesso nell'acqua limpida dei suoi laghi racconta gli eventi
e le memorie della vita della mia gente. Il mormorio dell'acqua la voce
del padre di mio padre.
"I fiumi sono nostri fratelli; essi spengono la nostra sete. I fiumi
trasportano le nostre canoe e nutrono i nostri bambini. Se vi vendiamo la
nostra terra, dovete ricordare e insegnare ai vostri figli che i fiumi sono
nostri fratelli... e vostri; dovete quindi trattare i fiumi con la gentilezza
che avreste per un fratello.
"L'uomo rosso sempre fuggito davanti all'uomo bianco, come la
mutevole bruma dei monti fugge davanti al bagliore del sole. Ma le
ceneri dei nostri padri sono sacre. Le loro tombe sono suolo consacrato e
allo stesso modo ci sono sacri queste colline, questi alberi, questa
porzione di terra. "Noi sappiamo che l'uomo bianco non capisce il nostro
modo di sentire. Per lui un pezzo di terra uguale all'altro, perch egli
uno straniero che viene nella notte e prende dalla terra quello di cui ha
bisogno. La terra non suo fratello, ma il suo nemico e, dopo averla
conquistata, la abbandona.
"L'uomo bianco si lascia dietro le tombe dei suoi padri e non se ne cura.
Ruba la terra ai suoi figli e non se ne cura. La tomba del padre e il diritto
di nascita del figlio vengono dimenticati. Egli tratta sua madre, la terra, e
suo fratello, il cielo, alla stregua di cose da comprare, saccheggiare e
vendere, come pecore e perline luccicanti. La sua fame divora la terra e
la rende un deserto. Io non so. Il nostro modo di sentire diverso dal
vostro. La vista delle vostre citt ferisce gli occhi dell'uomo rosso. Ma,
forse, l'uomo rosso un selvaggio e non capisce.
"Nelle citt dell'uomo bianco non c' un posto tranquillo, un posto dove
ascoltare le foglie che si schiudono in primavera o il frinire delle ali di
un insetto.
"Ma, forse, perch sono un selvaggio e non capisco.
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"Il frastuono delle vostre citt ferisce le nostre orecchie. Cosa rimane
della vita di un uomo se non pu ascoltare il richiamo solitario del
succiacapre o le discussioni notturne delle rane attorno a uno stagno? Io
sono un uomo rosso e non capisco.
"Gli indiani preferiscono il soffice sospiro del vento sulla superficie
dello stagno e l'odore di quel vento, lavato dalla pioggia di mezzogiorno
o profumato dalla resina dei pini.
"Per l'uomo rosso l'aria preziosa, perch tutte le cose dividono il
medesimo respiro; l'animale, l'albero, l'uomo... dividono tutti lo stesso
respiro. L'uomo bianco non sembra fare caso all'aria che respira. Come
l'uomo che agonizza, non si accorge del proprio fetore.
"Ma se vi vendiamo la nostra terra, dovete ricordare che per noi l'aria
preziosa, che lo spirito dell'aria lo stesso della vita che essa sostiene. Il
vento che ha dato a mio nonno il primo respiro ha raccolto anche il suo
ultimo sospiro.
"E se vi vendiamo la nostra terra, dovete mantenerla separata e sacra, un
posto dove persino l'uomo bianco possa assaporare la brezza addolcita
dalla fragranza dei fiori.
"Prenderemo in considerazione la vostra proposta di acquistare la nostra
terra. Se decideremo di accettarla, io porr un'altra condizione: l'uomo
bianco deve trattare gli animali di questa terra come fratelli. Io sono un
selvaggio e non capisco nessun altro modo di vivere. Ho visto i bufali
marcire a migliaia nelle praterie, uccisi dall'uomo bianco che passava sul
treno. Io sono un selvaggio e non capisco come il cavallo di ferro
fumante possa essere pi importante del bufalo che noi uccidiamo solo
per sopravvivere.
"Cos' l'uomo senza gli animali? Se tutti gli animali sparissero, l'uomo
morrebbe di una grande solitudine dello spirito. Perch tutto quello che
accade agli animali presto accade all'uomo. Tutte le cose sono collegate.
"Dovete insegnare ai vostri bambini che il terreno sul quale camminano
formato dalle ceneri dei vostri nonni. Affinch rispettino la terra, dite
loro che ricca delle vite della vostra gente. Insegnate ai vostri bambini
quel che noi abbiamo insegnato ai nostri, che la terra nostra madre.
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Quel che avviene alla terra, avviene ai figli della terra. Se gli uomini
sputano sulla terra, sputano su loro stessi.
"Questo noi sappiamo: non la terra che appartiene all'uomo, ma l'uomo
alla terra. Questo sappiamo.
"Tutte le cose sono collegate, come il sangue che unisce i membri di una
stessa famiglia. Tutte le cose sono collegate. Quel che avviene alla terra,
avviene ai figli della terra. L'uomo non tesse la trama della vita, ne
semplicemente uno dei fili. Qualsiasi cosa fa alla tela, la fa a se stesso.
"Ma noi prenderemo in considerazione l'offerta di andare nella riserva
che avete pronta per la mia gente. Vivremo separati e in pace. Ha poco
importanza dove trascorreremo i giorni che ci restano: non sono molti. I
nostri figli hanno visto i loro padri umiliati nella sconfitta. I nostri
guerrieri hanno conosciuto la vergogna, e da dopo la sconfitta
trascorrono le giornate nella pigrizia, ubriacandosi. Ancora qualche ora,
ancora qualche inverno e nessuno dei bambini delle grandi trib, che un
tempo abitavano questa vasta terra e che ora si aggirano in piccole bande
fra i boschi, sar lasciato a piangere sulle tombe di una gente una volta
potente e piena di speranza come la vostra. "Ma perch dovrei
addolorarmi per la scomparsa della mia gente? Le trib sono fatte di
individui, e non sono di loro migliori. Gli uomini vengono e vanno,
come onde del mare. l'ordine della Natura. Perfino l'uomo bianco, che
ha parlato e camminato a fianco del suo Dio come un amico, non pu
essere esentato da questo destino. Potremmo essere fratelli, dopotutto.
Staremo a vedere.
"Una cosa sappiamo, che forse un giorno l'uomo bianco scoprir... il
nostro Dio lo stesso Dio. Ora voi pensate di possederlo, come volete
possedere la nostra terra, ma non potete. Egli il Dio degli uomini, e la
sua compassione uguale per l'uomo rosso e per l'uomo bianco. Questa
terra gli preziosa e offendere la terra significa mancare di rispetto al
suo Creatore.
"Anche i bianchi passeranno; forse prima di tutte le altre trib.
Contamina il tuo letto e una notte soffocherai nei tuoi stessi rifiuti.
15

"Ma nel vostro perire, scintillerete vivamente, infiammati dalla forza del
Dio che vi ha portati qui e, per qualche speciale motivo, vi ha dato
dominio su questa terra e sull'uomo rosso. Un destino che ci misterioso
perch noi non comprendiamo tutti i bufali uccisi, i cavalli selvaggi
domati, gli angoli segreti delle foreste pieni dell'odore di molti uomini e
il profilo delle fertili colline deturpato dai fili parlanti.
"Dov' il boschetto? Sparito.
"Dov' l'aquila? Sparita.
"La fine della vita l'inizio della sopravvivenza.
"Cos prenderemo in considerazione la vostra offerta di comprare la
nostra terra. Se acconsentiremo, sar solo per assicurarci la riserva che
promettete. L, forse, potremo finire di vivere i nostri brevi giorni come
desideriamo. Quando l'ultimo uomo rosso se ne sar andato dalla faccia
della terra, quando la sua memoria fra gli uomini bianchi sar diventata
un mito, queste rive brulicheranno degli invisibili morti della mia trib.
Loro amano questa terra come un neonato ama il battito del cuore della
madre.
"L'uomo bianco non sar mai solo. Fate che sia giusto e gentile nel
trattare la mia gente, perch i morti non sono privi di potere.
"Morte, ho detto? La morte non esiste. Solo un cambiamento di mondi!
"Se vi venderemo la nostra terra, amatela come noi l'abbiamo amata.
Curatela come noi l'abbiamo curata. Conservate nella mente il ricordo di
questa terra, cos com', quando la prendete.
"E con tutta la vostra forza, con tutta la vostra mente, con tutto il vostro
cuore, preservatela per i vostri bambini e amatela... come Dio ama noi.
Una cosa noi sappiamo: il nostro Dio lo stesso Dio. Questa terra Gli
preziosa."
Sono passati centotrentacinque anni e le nostre societ 'civili' non sono
ancora riuscite a imparare il rispetto della natura dalle cosiddette
popolazioni primitive, anzi, persino oggi continuiamo a distruggere
queste genti e le loro culture ovunque nel mondo. Nella loro inarrestabile
corsa ad avere sempre pi e pi belle cose, le societ occidentali stanno
16

esaurendo le risorse naturali e creano rifiuti, tossici e nucleari, a un ritmo


che rende il loro smaltimento praticamente impossibile. I rifiuti si
accumulano e, letteralmente, ci avvelenano. Inoltre, ingaggiamo guerre
commerciali per avere l'esclusiva di vendita di tutte queste 'belle cose' a
paesi che forse nemmeno ne hanno bisogno o le vogliono.
Non credo di sbagliare quando affermo che le pi elevate voci di spesa
nel budget degli Stati Uniti siano oggi le spese militari, che servono a
difendere questo stile di vita, e le spese sanitarie necessarie a guarire
dalle malattie fisiche e mentali che questo stesso stile di vita causa:
malattie generate da un'alimentazione sbagliata e da pericolosi eccessi di
autoindulgenza come il fumare, il bere e l'abuso di sesso e droghe, ai
quali si aggiungono le tensioni psicologiche che tale modo di vivere
comporta. Sommiamo a tutto questo, il costo del lavoro di polizia, di
repressione, di mantenimento e di riabilitazione delle persone che non
riescono ad adattarsi al sistema, le spese 'sociali' degli enormi problemi
ancora da affrontare e raggiungeremo cifre che superano largamente il
budget dell'apparato militare. Inoltre, come se questo non fosse gi
abbastanza ironico o folle, il resto del mondo si affanna caparbiamente,
esaurendo risorse e distruggendo culture, ad imitare il nostro modello di
sviluppo! Siamo come un branco di lemming lanciati verso il baratro
dell'autodistruzione.
Babaji ci ha indicato un modo di vivere pi semplice, pi in armonia con
il resto della creazione, rispettoso di tutte le forme viventi... comprese
quelle che noi consideriamo inanimate come le rocce, le piante, l'acqua.
Ci ha fatto capire che meglio avere pochi bisogni personali; prendere
solo quello che strettamente necessario, e prenderlo senza distruggere
l'ecosistema; non sprecare niente.
La gente portava o spediva molti regali a Babaji. In giro c'era sempre un
mucchio di carta da imballaggio. Babaji apriva ogni pacco con paziente
attenzione, in modo da poter recuperare la carta, mettendo da parte i
nastri usati per legarli, e poi consegnava il tutto a Raghuvir, Kharku o a
chiunque altro in quel periodo mandava avanti lo spaccio dell'ashram.
17

Tutto quello che arrivava nelle mani di Babaji veniva usato il pi


possibile e poi riciclato.
Come Shiva, Dio del Cambiamento, Babaji non esit a intervenire sul
territorio e a migliorare l'abitabilit dell'ashram di Herakhan. Fra il 1970
e il 1980, attorno all'incantevole tempio del secolo scorso, sono sorti
diversi edifici adibiti a dormitorio, magazzini e cucine. Nell'estate del
1983, inaugurando il Company Bagh (una distesa di campi coltivabili) e
il Moksha Dham Dhuni (un luogo di adorazione), Babaji si congratul
con coloro che avevano lavorato a quel progetto, ricavando dal letto
sassoso del fiume un lussureggiante giardino. "Voi avete conquistato la
natura e creato un magnifico giardino."
Babaji prendeva dalla terra quel che bastava a mantenere un tenore di
vita ispirato alla semplicit, ma lo prendeva con attenzione e rispetto,
senza devastare la natura o lasciarsi dietro deserti privi di vita.
Le societ occidentali... Stati Uniti d'America in testa... sono delle
incorreggibili sprecone. Sprechiamo elettricit e altre forme di energia.
Sprechiamo acqua. Abbiamo messo in piedi un'intera industria basata
sulla filosofia dell'usa e getta. Consumiamo le gi ridotte risorse
petrolifere e usiamo grandi quantit di energia per produrre oggetti di
plastica che verranno usati una sola volta, ma che per dissolversi
nell'ambiente impiegheranno un tempo equivalente all'incirca a quello
della storia scritta dell'umanit! Creiamo montagne di immondizia con
materiali quali carta, metallo, vetro e persino rifiuti umani, che
potrebbero venir riciclati e ridistribuiti a costo minore che non
ricavandoli dalle materie prime.
Il Rocky Mountain Institute di Snowmass, Colorado, un'organizzazione
preposta alla conservazione di energia, acqua e altre risorse, ha calcolato
che l'enorme debito pubblico degli Stati Uniti potrebbe venir pagato in
dieci, dodici anni semplicemente risparmiando sulle spese di produzione
dell'energia elettrica. Se solo le lampadine che usiamo attualmente
venissero rimpiazzate da quelle, alimentate a energia solare, che
consumano da un terzo a met di meno, eviteremmo anche di dover
costruire nuove centrali elettriche (nucleari e non). Inoltre, una riduzione
18

della domanda delle sempre pi scarse risorse naturali servirebbe ad


alleggerire la tensione politica internazionale. In molti campi, ormai,
disponiamo dei mezzi tecnici per fare un uso efficiente ed attento delle
nostre limitate riserve energetiche, ma siamo talmente irrigiditi nelle
nostre abitudini da non essere nemmeno in grado di adottare i pi
semplici metodi di protezione dell'ambiente in cui viviamo. Se non
corriamo ai ripari, mettendo in atto il pi presto possibile una seria
politica di riciclaggio e di preservazione delle risorse, finiremo col
'soffocare nei nostri rifiuti', come diceva capo Seattle, e ci ritroveremo
privi di molte comodit che oggi diamo per scontate.
Babaji vuole che impariamo a considerare tutte le cose create come
espressioni dell'Energia Divina e a beneficiarne in armonia con la natura.
Vivendo nel modo da Lui indicato, inquinamento e distruzione
dell'ambiente verrebbero grandemente ridotti, alleviando le sofferenze di
tutti gli esseri senzienti che popolano il pianeta.
Babaji ripeteva spesso di essere venuto per 'restaurare lo spirito
umanitario', per riportare in voga il rispetto per l'uomo e i sistemi sociali
nei quali egli vive. Gli esseri umani sono le creature pi simili al Divino
ed soltanto in una forma umana che l'anima pu realizzare la sua
unione con il Tutto. Sebbene i processi di purificazione e di crescita
spirituale siano personali e diversi da individuo a individuo, come
diverse sono le esperienze che facciamo, le societ che creiamo hanno
una grande influenza sull'istruzione, la crescita e il benessere dei singoli.
Oggi, in gran parte del mondo, tre, persino quattro, generazioni di una
famiglia abitano assieme nella stessa casa. Fino a una cinquantina di
anni or sono, questo era fondamentalmente vero anche in Occidente. Poi,
in nome del progresso, con la comparsa dell'assistenza sociale e di mezzi
di trasporto relativamente economici, grazie al sistema di assunzione
della forza lavoro e al costo ragionevole (allora) degli alloggi,
l'istituzione della famiglia ha cominciato a sfaldarsi. A causa di queste
politiche, adesso siamo liberi di viaggiare per tutto il paese per tutto il
mondo - inseguendo le migliori opportunit di lavoro che ci si
19

presentano. Questa accresciuta mobilit ha anche dei lati positivi, ma ha


certamente contribuito ad aumentare la nostra inquietudine.
L'indebolimento dei vincoli familiari inoltre, almeno in parte,
responsabile del crollo dei costumi sociali che ha caratterizzato gli anni
'60 e '70, segnati dall'introduzione
dell'uso 'ricreativo' delle droghe e da un approccio sempre pi casuale e
commerciale alla sessualit. Ora ci ritroviamo privi dei valori morali e
delle tradizioni che i nostri anziani, pi ricchi di esperienza e spesso
anche di saggezza, un tempo seguivano. Abbiamo idolatrato la
giovinezza e denigrato l'esperienza e la saggezza che accompagnano la
vecchiaia, aprendo la via, sia a livello individuale che collettivo, a una
licenza che supera i limiti della libert e del buon senso, e oggi mietiamo
un raccolto fatto di malattie, di tensioni sociali, di sofferenza, di abuso di
droga, di AIDS (come se l'esplosione della blenorragia e della sifilide
non fossero stati monito sufficiente alla prudenza), di
commercializzazione del sesso e, nelle nostre citt, di guerra di bande
che fanno apparire la Mafia un'organizzazione civilizzata. Tolleriamo
livelli di crudelt e di ingiustizia, nei confronti di singoli e nazioni, che
molte volte in passato avrebbero turbato le nostre coscienze al punto da
spingerci a impugnare le armi. Il mondo come lo abbiamo plasmato
negli ultimi cinquant'anni della nostra storia, eppure abbiamo l'ipocrisia
di rattristarci quando vediamo che i bambini assumono e amplificano i
nostri vizi segreti e le nostre abitudini distruttive.
Babaji ha voluto ricordarci l'antico ammonimento delle scritture: "Il
buono una cosa, il piacevole un'altra... Il saggio preferisce il buono al
piacevole; lo sciocco, spinto dai desideri della carne, preferisce il
piacevole al buono."
In questa epoca di cieca ricerca del piacere, incuranti dei danni che
arrechiamo a noi stessi e al mondo, abbiamo bisogno di ricordare i
benefici e le meno frenetiche gioie che derivano dalla ricerca del 'buono'.
Equilibrio interiore e disciplina, sviluppate attraverso una consapevole
riflessione sulle esperienze che la vita ci presenta, sono gli strumenti
necessari per imparare a scegliere intelligentemente fra 'piacevole' e
20

'buono' nell'immediatezza del momento. Uno che 'sballa' con le droghe,


che si riempie di alcool o che si lascia ipnotizzare dal miraggio di
effimeri piaceri, non in grado di prendere decisioni coscienti e
bilanciate, non progredisce nella vita, non riesce a godere la pienezza
dell'esistere e rimane all'oscuro delle reali potenzialit del suo essere.
Babaji ci diceva spesso di 'andare dal saggio per imparare'. Sebbene il
passare degli anni non costituisca di per s garanzia di saggezza, pi
probabile che a darci i migliori consigli su come affrontare i problemi
del vivere siano i nostri nonni e non l'ultimo cantante-ragazzino,
l'ultimo attore di grido o il campione sportivo pi in forma del momento.
Dobbiamo scegliere i nostri modelli guida con estrema attenzione, la
stessa che dovremmo porre nell'edificare il sistema sociale nel quale
cresceranno i nostri bambini. Solo che se non cominciamo a prenderci
cura da subito dell'ambiente che ci circonda, ai figli dei nostri figli non
rester nulla di cui vivere. Come osservava capo Seattle: "... ruba la terra
ai suoi figli e non se ne cura."
A noi piace chiamare questi che viviamo i 'tempi moderni'.
Probabilmente anche i greci di Alessandro il Grande, i romani sotto i
Cesari, i re normanni, Pietro il Grande e certamente i vittoriani inglesi, si
riferivano alle epoche di cui erano i protagonisti come 'tempi moderni'.
Secondo Babaji e la millenaria saggezza dei veda, quello che stiamo
attraversando il Kali Yuga, l'Et Oscura. Viviamo in un periodo durante
il quale l'umanit pratica il materialismo pi sfrenato e persegue gli
effimeri piaceri dei sensi, dimentica dell'origine divina dell'Uomo e della
Creazione che lo sostiene. Viviamo in
un periodo nel quale prevale l'ignoranza e, in questa situazione, tutto
dipende dalle nostre inclinazioni e dal punto di vista che assumiamo nei
confronti dell'esistenza.
Mentre la gente aspira a possedere un sempre maggior numero di beni di
consumo e cerca incessantemente nuovi modi di divertirsi e nuove fonti
di eccitazione, il pianeta si sovrappopola. E pi gente che vuole pi cose
significa disastro ecologico. Ogni settimana, noi abbattiamo o bruciamo
centomila acri di boschi e, ormai da decenni, abbiamo preso l'abitudine
21

di arare terreni scarsamente produttivi e di asfaltare le pi fertili delle


nostre pianure per trasformarle in citt puzzolenti, di inquinare laghi e
ruscelli che hanno gi perso la limpidezza di una volta e di ammorbare
l'aria con fumi tossici e cancerogeni. Allo scopo di 'vivere meglio'
distruggiamo le basi di sostentamento della vita stessa. I filtri purificatori
predisposti dalla Natura... terra, aria e acqua... sono talmente impregnati
di veleni della societ moderna da non essere pi in condizione di
funzionare come dovrebbero. Da ogni parte, la natura rigurgita dei rifiuti
degli uomini.
Ovviamente, prevedibilmente, questo andazzo fonte di crescenti
tensioni fra gli individui e fra le nazioni. Le nostre economie vengono
alimentate da una sovrapproduzione di manufatti industriali che, nella
maggior parte dei casi, devono venir pesantemente pubblicizzati per
essere venduti. Quando ne compriamo, consumiamo e gettiamo via
abbastanza da mandare avanti le industrie, ci rimproverano perch non
risparmiamo a sufficienza per costruire nuove industrie destinate a
produrre un'altra montagna di 'belle cose'. E quando non riusciamo a
vendere tutti i nostri prodotti sul nostro mercato, ci indigniamo con quei
paesi che si rifiutano di comprarli per permettere alla nostra economia di
filare a tutto vapore.
Nel corso di questo processo, molte persone vengono calpestate, messe
da parte o comunque espulse dall'orda galoppante. Nel mondo ci sono
centinaia di milioni di individui privi di lavoro e di mezzi per condurre
un'esistenza dignitosa. Sia loro che gli altri, quelli che viaggiano in
'corsia di sorpasso', temono, di solito in modo inconscio, difficolt e
generici pericoli esterni. Per metterla con le parole di capo Seattle,
vedono la Terra come un nemico, gli altri esseri umani come degli
avversari con i quali competere e trovano che la vita sia 'dura'.
Fortunatamente, non tutti portano il fardello di simili filosofie. Molti
considerano la Terra un posto meraviglioso per vivere, lavorare,
sperimentare e crescere. Dipende dai punti di vista. Le nostre menti, i
nostri pensieri hanno un grande potere: modellano il nostro approccio
alla vita, i nostri successi, le nostre relazioni con gli altri.
22

Se fossimo coscienti del fatto... o almeno se lo accettassimo come ipotesi


di lavoro... che la creazione Uno, che tutte le creature, senzienti e
insenzienti, sono interconnesse e hanno origini e destini comuni, allora
potremmo imparare a vivere e a lavorare in armonia con il Divino e la
Sua Legge, e cresceremmo in forza e saggezza. Se rispettassimo tutte le
cose create e trattassimo il prossimo e le altre creature viventi con amore
e attenzione, coscienti degli aiuti e dei pericoli che ce ne potrebbero
venire, allora liberarsi dalla tensione della paura sarebbe facile.
possibile affrontare il mondo senza fare uso di droghe e senza ricorrere
alla violenza; possibile vivere con il proprio partner senza ostilit e
senza ricorrere a tattiche difensive. Se, come Babaji raccomanda,
riuscissimo a concentrarci di pi sul servire gli altri, invece di pensare
esclusivamente al nostro tornaconto personale, otterremmo quel distacco
che eliminerebbe alla radice le cause delle sofferenze che affliggono le
nostre vite. Se, per esempio, realizzassimo che per vivere non abbiamo
bisogno di una casa sconfinata e di tre macchine nel garage, ci
libereremmo dalla tensione generata dal tentativo di conseguire tali
obiettivi e dall'invidia che di solito nutriamo nei confronti di chi li
raggiunge prima di noi. Alla fine, saremmo addirittura in grado di
sperimentare la pace interiore di una gioia pi duratura e rilasciare le
forze latenti della nostra creativit.
Pensate a come viviamo. Mangiamo 'schifezze' e continuiamo a farlo pur
sapendo che danneggiano la salute. Compriamo cose inutili e le teniamo
in casa, senza usarle, per mesi e anni, ammucchiando cumuli di
spazzatura in seno a Madre Terra. Con un po' di attenzione e di
consapevolezza in pi, potremmo vivere con maggiore semplicit,
facilmente, risparmiando denaro e sollevando l'ambiente dal problema di
digerire miliardi di tonnellate di rifiuti non degradabili.
Vivere in consapevole semplicit non significa vivere nella noia o
impoverirsi. Al contrario, significa trovare pi tempo per apprezzare la
vita nelle sue profondit e per sviluppare i propri talenti personali. Un
tempo, gli abitanti delle citt tenevano in grande considerazione i
contadini che producevano il cibo per tutti, vivendo in comunione con la
23

natura. Oggi, invece, insegniamo... quasi incitiamo... gli agricoltori a


utilizzare prodotti chimici che avvelenano la terra e l'acqua, come se
acqua e terra fossero beni da usare e gettare via. Una vita semplice,
vissuta in armonia con il Divino e la Sua Creazione, ha un equilibrio e
un significato che mancano alle esistenze frenetiche dei nostri giorni,
dominate dalla ricerca del piacere e del profitto. Vivere semplicemente
non ha mai impedito alle persone di raggiungere alti livelli di comfort, e
perfino di ricchezza e di potere. Una vita vissuta in armonia e
comunione con il Divino realizza il proprio scopo in se stessa.
Anche se viveva in India e aveva fondato un ashram, Babaji non
enfatizzava in modo particolare una religione o la religiosit in generale.
Si poneva al di sopra delle religioni e invitava coloro che Lo visitavano a
'seguire la religione del cuore'. Pi e pi volte, ha detto "Tutte le
religioni sono egualmente buone e conducono alla medesima meta," e
ancora, ripetendo quello che era diventato un po' il Suo motto: "L'unica
religione L'umanitarismo." Nel corso della Sua missione, non ha mai
cercato di esportare le credenze religiose dell'India nel resto del mondo:
quello che predicava era un modo di vivere... un modo di vivere che
esalta il servizio umanitario e tende a migliorare la qualit di vita della
gente, collaborando in un sempre pi intimo contatto con la Fonte
Divina di tutta la Creazione.
Nell'ashram di Herakhan, Babaji ha dimostrato con l'esempio che questo
era possibile. "Il nuovo mondo comincia qui!" diceva a quelli che
venivano. "Mentre siete nell'ashram, seguite le regole e imparate la
disciplina. Poi, dovunque andate, insegnate questa disciplina agli altri."
La disciplina del vivere in armonia con la Natura, dello stare in uno stato
di costante attenzione e di consapevolezza, pronti ad approfittare delle
lezioni, delle sfide e delle opportunit di crescita che scaturiscono dal
nostro tran-tran quotidiano: dal servire gli altri per amore del Divino... la
pi alta forma di adorazione. Mentre, ispirati dalla Sua Presenza,
imparavamo ad amarlo, Baba ci guidava alla realizzazione che un vero
devoto del Signore ama e rispetta tutte le cose create: gli altri esseri
umani, la terra, gli animali, i fiori, l'acqua...
24

Quello che Lui indicava era un obbiettivo razionale e pratico, in grado di


rendere felici le persone che lo praticano, un modo di vivere che in teoria
potrebbe essere adottato anche su basi puramente secolari, ma che in
realt molto difficile da conseguire senza il sostegno di una qualche
forma di fede.
Certo, nel mondo di oggi, incentrato sul calcolo di perdite e guadagni, e
dedito alla ricerca di sempre nuovi piaceri, svolgere questo tipo di
pratica non facile; proprio per questo motivo Babaji consigliava di
recarsi periodicamente in un ashram, in un monastero o comunque in un
luogo di ritiro, dove l'atmosfera pi favorevole a diverse
sperimentazioni del vivere. Questi soggiorni consentono di acquisire un
crescente distacco dalla frenesia e dai miraggi del mondo, una
significativa riduzione della paura e della diffidenza, e un'apertura verso
nuove esperienze di apprendimento, che, nel loro insieme, aiutano ad
affrontare meglio le bufere dell'esistenza, a diminuire la dipendenza
dagli altri nella ricerca della felicit e del successo, e ad esprimere un
amore libero da pregiudizi e attaccamenti. C'era, e ancora c' molto buon
senso nell'antico costume indiano di dividere la vita di una persona in tre
periodi. I primi venti, venticinque anni venivano spesi nello studio,
praticando la castit (brahmachari) e apprendendo un mestiere
nell'ambito della tradizione della famiglia o della comunit. Nei secoli
scorsi, capitava spesso che i giovani venissero mandati a studiare negli
ashram di maestri dotti o di saggi, dove potevano istruirsi nell'ambito di
un'istituzione spirituale a carattere familiare.
Lo stadio successivo era quello del capofamiglia - o del guerriero,
dell'uomo di governo, del sacerdote. Durante questo periodo, la gente si
sposava, dava alla luce e allevava i bambini, sperimentava piaceri e
ambizioni mondane, affrontando le sfide, le difficolt e le soddisfazioni
che derivavano dall'applicazione pratica di quanto aveva appreso a
scuola. Trattando con persone e culture diverse, facendo prosperare gli
affari ed educando, con l'esempio e la parola, i figli, il capofamiglia
approfondiva la sua conoscenza della vita e del Divino.
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Poi, con i figli a loro volta sposati e gi ben avviati nella professione
prescelta, i genitori erano pronti a entrare nel terzo stadio della vita,
durante il quale si concentravano sul rapporto con il Divino,
distaccandosi gradualmente dagli affari della famiglia e dalla ricerca di
fama e ricchezza. Di solito, andavano ad abitare in qualche ashram dove
con maggiore facilit potevano occuparsi delle faccende dello spirito e
servire il prossimo.
Per coloro che si sentivano ispirati e avevano bastante coraggio e forza,
c'era, inoltre, un quarto stadio, quello della 'rinuncia', che comportava
l'abbandono di ogni sostegno delle comunit nelle quali erano fino ad
allora vissuti. Queste persone erravano per le strade e le foreste
dell'India, spostandosi di luogo in luogo (la tradizione voleva che un
sadhu non si soffermasse pi di tre giorni nello stesso posto), vivendo
delle carit delle persone che li avvicinavano per imparare dalla loro
saggezza o chiedere consiglio riguardo alle questioni spirituali.
Di recente, alcuni segni fanno sperare che le societ occidentali abbiano
cominciato a pentirsi degli eccessi compiuti nel corso degli ultimi trenta,
quaranta anni. La ricerca del benessere non ci ha resi pi felici, pacifici o
sicuri, n come individui, n come nazioni e se la rivoluzione sessuale ha
spazzato via i silenzi, le reticenze e le ipocrisie dell'epoca vittoriana, ha
anche portato nelle nostre camere da letto e nelle nostre vite, grazie alla
TV e al cinema, un sesso magnificato, commercializzato e
disumanizzato. Spinte da questi modelli, le donne spendono ogni anno
miliardi di dollari in cosmetici, chirurgia estetica e vestiti che coprono
sempre di meno ed espongono sempre di pi, salvo poi domandarsi
perch gli uomini continuano a trattarle come oggetti sessuali dopo quasi
vent'anni di lotte femministe. Esperienze sessuali sempre pi estreme e
diffusione delle droghe hanno riportato a uno stato endemico malattie
quasi debellate come blenorragia e sifilide e, mentre l'AIDS minaccia di
diventare la 'peste' del ventunesimo secolo, i giovani, vedendo gli
anziani che vagano alla deriva e con la prospettiva di un futuro incerto,
vanno a caccia di sensazioni forti per sfuggire alla noia e all'inquietudine
delle loro futili esistenze.
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Negli ultimi anni, per, persone di tutte le et, hanno iniziato a reagire e
si sono messe in cerca di nuove motivazioni di vita e di nuovi modelli di
societ, riscoprendo attivit e valori dimenticati. in atto un positivo e
cosciente rafforzamento dei legami familiari. Gli yuppy trascorrono pi
a tempo a casa con i loro figli e le imprese a carattere familiare
aumentano di numero pi rapidamente di tutte le altre forme di societ
imprenditoriali. Individui, organizzazioni e governi stanno finalmente
tentando di fare qualcosa per risolvere il vergognoso problema dei senza
casa. La gente si decisa ad espellere violenza e pornografia da schermi
televisivi e librerie, e lotta per liberare i propri quartieri dalla morsa della
droga.
Dappertutto nella societ cresce l'interesse per l'etica morale, le
responsabilit collettive e le opere di beneficenza e di servizio. Abbiamo
iniziato a pretendere dai nostri leader politici degli standard morali
elevati e non soltanto la squallida compravendita di favori da parte dei
potentati economici alla quale ci eravamo abituati. Possiamo persino
cominciare ad insistere affinch il mondo degli affari, il Big Business,
operi con una maggiore consapevolezza del bisogno di sincerit e
armonia nel trattare con dipendenti, collaboratori e clienti, e, soprattutto,
con il pianeta che tutti ci sostenta. Molte piccole imprese si stanno gi
espandendo sulle basi di un rapporto di onest e verit con i clienti, e ci
sono ora 'compagnie di investimento sociale' che uniscono gli investitori
intenzionati a usare le loro quote azionarie per spingere le grandi
corporation ad affrontare in modo nuovo i problemi economici ed
ambientali delle nostre societ. I difensori dell'ambiente, come
Greenpeace e organizzazioni similari, sono sempre pi attivi e le loro
iniziative incontrano un crescente sostegno in ogni parte del mondo.
Genitori consapevoli ed amorevoli, sicuri di loro stessi, possono
incoraggiare i figli ad allargare le conoscenze apprese sui banchi di
scuola, ad aprirsi a nuove esperienze e a prendersi cura di tutti gli esseri
che vivono attorno a loro. Se da piccoli imparassimo a trattare il
prossimo con la stessa attenzione e rispetto che vorremmo per noi stessi,
27

il nostro ego diventerebbe meno esigente e meno dominante,


permettendoci di scoprire
la gioia che si sperimenta nell'aiutare chi si trova in stato di bisogno. Il
servizio umanitario permette di conseguire un livello di soddisfazione
interiore pi profondo e durevole di quello che si ottiene perseguendo il
successo personale.
Bill Moyers e Michael Josephson, discutendo di morale ed etica
americane nel programma di Bill Moyers, Il Mondo delle Idee,
trasmesso dal Public Broadcasting System, sono giunti alla conclusione
che l'essenza dell'etica consiste nell'amare il prossimo. Michael
Josephson, un avvocato che insegna etica ad altri avvocati, giornalisti,
uomini di affari e politici, fa questa interessante osservazione: "... so
soltanto che, quando faccio la cosa giusta, mi sento meglio. I momenti di
maggiore elevazione non mi vengono dall'aver concluso un buon affare
o vinto una causa importante, bens quando so di aver fatto qualcosa di
significativo, qualcosa che influisce positivamente sulla vita degli altri ."
Nel corso di questo processo di maturazione e di crescita personale, ogni
individuo si trover costretto ad affrontare dei periodi difficili e delle
crisi interiori. Non bisogna scoraggiarsi: sono cose inevitabili e per certi
versi persino necessarie, la 'materia' che si deve studiare nel secondo
stadio dell'esistenza umana, durante il quale si cerca di mettere in pratica
quanto imparato da ragazzi in fatto di lavoro e morale. A dispetto della
grande pressione dei media, che propongono a ritmo sfrenato schiere di
cantanti, attori, campioni sportivi, i primi modelli di un bambino
rimangono i familiari e i vicini di casa. Noi adulti siamo responsabili del
mondo che abbiamo creato e che tramanderemo al futuro. Se
accettassimo questa responsabilit e agissimo di conseguenza, con la
necessaria consapevolezza, non sarebbe troppo tardi per cambiare rotta.
Quando ero ragazzino, si vendeva moltissimo un libro dal titolo La Vita
Comincia a Quaranta. Ormai da diversi decenni, le societ occidentali
hanno fatto della giovinezza un idolo, al punto che una larga fetta della
popolazione convinta che la parte migliore della vita finisca a
trent'anni e trascorre cos i successivi quattro o cinque lustri impegnata
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in una disperata battaglia contro il tempo per continuare a sembrare


giovane. Una filosofia che pompa decine e decine di miliardi di dollari
nelle casse dell'Occidente industrializzato. Nessuno ricorda pi i versi,
un tempo popolari, della poesia di Robert Browning, dal titolo 'Rabbi
Ben Ezra', che recita cos: "Invecchia con me, il meglio ancora a
venire, la fine della vita per la quale il principio fu creato... "
E in questa epoca c' un gran bisogno di sperare che il meglio sia ancora
a venire... abbiamo attraversato periodi di gravi difficolt e di paura, e ci
aspettano altre decisioni difficili, altri bruschi cambiamenti. Sebbene la
distensione fra i blocchi abbia considerevolmente ridotto la tensione
internazionale, nel mondo persistono molti focolai di guerra che
alimentano l'odio che in un attimo potrebbe portare alla distruzione
totale della razza umana. Sebbene oggi ci sia una maggiore
consapevolezza della necessit di ripulire il pianeta... compreso lo spazio
esterno, con il suo cimitero orbitante di satelliti fuori uso... non siamo
ancora riusciti ad adottare le semplici, urgentissime misure atte a
proteggere quel che del pianeta rimasto tuttora intatto e incontaminato.
Sebbene un sempre crescente numero di individui, organizzazioni e
governi abbia dimostrato un maggiore interesse per lo stato di salute
della gente, coinvolgendosi attivamente nelle molte iniziative di
carattere sociale ed assistenziale che si sono sviluppate un po'
dappertutto, siamo ancora vergognosamente lontani dall'obbiettivo di
garantire una casa, un po' di cibo e una vita dignitosa a tutta la
popolazione mondiale.
Gli uomini imparano invecchiando... o almeno, hanno questa capacit.
Noi sorridiamo quando guardiamo un bambino che impara, ripetendo la
stessa esperienza decine e decine di volte, i comportamenti che
costituiscono le basi minime della sopravvivenza: come nutrirsi,
comunicare, vestirsi e via dicendo. siamo convinti di essere arrivati alla
perfezione della maturit e non siamo coscienti del fatto che ogni istante
un processo di apprendimento nel quale 'il meglio sempre a venire... '
Gli anni della pensione... l'equivalente del terzo stadio della vita secondo
la tradizione dell'India... potrebbero realmente diventare gli 'anni dorati'
29

che tutti sognamo. Forti dell'esperienza e della saggezza accumulate


durante le 'battaglie' dello sviluppo interiore liberi dalle responsabilit
dei figli, ormai autonomi, potremmo gentilmente staccarci dai nostri cari
e, approfittando del molto tempo libero, praticare un bene pi elevato al
servizio del prossimo e di tutte le creature.
La scelta fra il voler continuare a controllare i propri figli e gli eventi
della propria vita, e il dedicarsi alla ricerca di una sempre pi profonda
comunione con il Divino e la Sua Creazione. Questo il senso della vita
umana, il lavoro per il quale siamo stati preparati, il momento per
focalizzarsi sulla crescita spirituale.
Edmond Bordeaux Szekely, nel suo delizioso libretto Creative Work,
Karma Yoga, scrive: "Invece di pensare alla vecchiaia come al momento
in cui smetteremo finalmente di lavorare, dovremmo aspettarla in
trepidante anticipazione come il periodo durante il quale, giunti al
massimo del nostro sviluppo, potremo spiegare le ali della percezione
fino a intuire la nobilt del lavoro creativo. In altre parole, una
concezione del lavoro indivisibile dalla vita, una vita che si realizza nella
gioia del lavoro creativo. Oggi guardiamo all'et della pensione come
all'anticamera della morte, invece dovremmo considerarla l'inizio di un
futuro ricco di eccitanti avventure e di esperienze che ci condurranno a
una pi Gioiosa e profonda dimensione del vivere."
Se Michael Josephson ha ragione - e l'ha di certo - i momenti pi elevati
della vita di una persona sono quelli nei quali si riesce a fare qualcosa di
importante e di significativo, qualcosa che influisce positivamente sulla
vita degli altri. La gente che va in pensione ha molto tempo libero da
impegnare in servizi che possono essere di vitale importanza per altre
persone: tempo per cucinare i pasti a un vicino malato, per aiutare i
bambini del palazzo negli studi, per pulire la casa di uno che non in
grado di farlo. Potremmo persino 'adottare' un parco o una strada e
tenerli sempre in ordine per il beneficio di tutta la comunit.
Ci sono degli affermati uomini di affari che dedicano qualche ora ogni
settimana per consigliare chi si trova agli inizi della sua attivit
professionale. Jimmy e Rosalyn Carter hanno partecipato a diversi
30

progetti di 'Habitat for Humanity', un'organizzazione che fornisce un


tetto a chi ne ha bisogno. Che modo stupendo di rinnovare un quartiere,
di dare aiuto pratico alle famiglie in difficolt, di nobilitare le nostre
esistenze! Ci sono dozzine, centinaia di modi nei quali ognuno di noi
potrebbe mettere a frutto le sue qualit e dare una mano a chi ha
bisogno. Pensate alla gioia di 'elevarsi' cos ogni giorno!
Babaji ci sollecitava ad aiutare il prossimo, a sviluppare il nostro senso
umanitario attraverso la pratica del servizio disinteressato. "La cosa
migliore che uno pu fare lavorare, coltivare buoni pensieri e dedicare
la propria vita al servizio dell'umanit."
Questo Karma Yoga. Servendo, mentre assaporiamo la gioia e
l'elevazione che derivano dall'aiutare gli altri, aiutiamo grandemente
anche noi stessi, sia da un punto di vista spirituale, che materiale. "In
questa epoca" diceva Babaji, "il Karma Yoga la via pi efficace per
raggiungere l'illuminazione e l'unione con il Divino."
Spesso, Babaji ci faceva notare che la forza sta nell'unione. Nessuno di
noi, per quanto ricco o dotato, sarebbe in grado di risolvere da solo i
problemi del mondo e nemmeno quelli del suo vicinato. Esistono molte
organizzazioni - a livello locale, nazionale e internazionale - che si
impegnano praticamente nel lavoro di assistenza. Ma i problemi causati
dalla povert, dalla droga, dall'infuriare delle guerre, delle carestie e dei
cataclismi naturali, sono enormi. C' un estremo bisogno di persone
amorevoli e di denaro, e i pensionati hanno, forse pi di altre categorie,
talenti, saggezza, pazienza e tempo da dedicare a coloro che soffrono.
Aiutando gli altri, aiutiamo noi stessi. Quando uno pratica il Karma
Yoga, il servizio disinteressato, osservava Babaji, ha un sano appetito,
digerisce bene e dorme bene: ci si sente pieni di energia, utili, felici.
Tutte cose che aiutano a mantenersi in buona salute, conservando
interesse nella vita. E se - grazie alle esperienze del vivere e alla tensione
verso l'autoconoscenza - si raggiunge un certo livello di distacco,
possibile praticare il karma yoga costantemente, con devozione reale,
senza stress, senza arrabbiature, senza farsi venire l'ulcera.
31

Di lavoro da fare ce n' in abbondanza, pi di quello che qualsiasi


individuo o qualsiasi organizzazione potrebbe portare a termine nell'arco
di una vita umana. Eseguitelo nel modo pi amorevolmente efficace che
potete. Date l'esempio. Altri vi imiteranno e un giorno quelli che oggi
sono aiutati aiuteranno a loro volta.
Anche i malati e i paralitici possono contribuire: curando loro stessi,
curano il mondo. Molti maestri spirituali - e ora anche molti scienziati sostengono che pensieri ed azioni hanno effetti che vanno al di l dei
limiti ristretti delle nostre vite individuali. Il santo tibetano Milarepa, un
buddista, ha meditato, pregato e vissuto per beneficiare tutti gli esseri
senzienti. Come lui, altri santi e maestri del passato e dei nostri giorni
sono riusciti a trasformare le zone dove risiedevano, grazie al potere
delle loro vibrazioni spirituali e vivendo in accordo con le Leggi Divine.
Nel 1977, Itzhak Bentov ha scritto e documentato gli effetti della
meditazione di gruppo nel suo bel libro dal titolo Stalking the Wild
Pendulum; Maharishi Mahesh Yoghi, il maestro della Meditazione
Trascendentale, e Swami Rama del Himalayan Institute lavorano da
tempo con gruppi di meditazione, facendo ricerche sugli effetti positivi
che potrebbero essere ottenuti se soltanto l'uno per cento della
popolazione mondiale si impegnasse a meditare sul bene comune.
Coloro che non hanno fisicamente la forza di adoperarsi in favore del
prossimo, possono riunirsi (oppure stare a casa loro, ma in comunione
spirituale) per pregare, meditare, ripetere mantra di guarigione o
semplicemente per pensare in modo armonioso e positivo, beneficiando
cos l'intero universo. Persone giovani e vecchie, disposte ad aiutare e
lavorare, possono organizzare gruppi di assistenza in ogni quartiere,
incontrandosi per inviare vibrazioni positive nell'universo e per
intervenire praticamente nelle comunit in cui vivono.
Vi sono mille maniere di contribuire al risanamento di questo nostro
confuso e travagliato pianeta, ma nulla verr concluso perdendosi in
interminabili discussioni oppure evitando i lavori sgradevoli. Babaji non
si stancava mai di ripetere questo ammonimento: "Parlate di meno,
lavorate di pi." Solo un amorevole azione di servizio pu ripulire e
32

migliorare il mondo. Se realizziamo e sperimentiamo la fondamentale


unit dell'universo creato, allora i problemi della popolazione che vive
agli antipodi della nostra citt, saranno anche i nostri problemi. Solo a
quel punto, assieme a Babaji, saremo in grado di dire: "Se voi siete in
pace, io sono in pace. Se voi siete turbati, Io sono turbato. Se voi avete
problemi, io ho problemi."
Vivere in armonia con il Divino e la Sua Creazione non facile.
Serviranno anni di sperimentazioni, anni di ricerca di soluzioni nuove,
diverse da quelle cementate nel nostro sistema di abitudini per
'rivoluzionare' lo stile di vita degli uomini sulla Terra. Forse questa
generazione non riuscir a giungere vittoriosa al traguardo. Ma il
semplice fatto di porsi questo obbiettivo e di lavorare sinceramente per
conseguirlo cambier le nostre vite, i nostri valori, le nostre scelte e
perfino il nostro modo di fare la spesa e di mangiare, per non parlare,
poi, del nostro modo di pensare. E, se un numero sempre crescente di
individui si muover nella medesima direzione, le nostre citt, i nostri
paesi, il mondo - l'intera Creazione verranno trasformati.
Siamo in ritardo, molto in ritardo, ma forse non tanto da non poter
compiere una radicale modificazione delle nostre abitudini personali e
sociali, delle nostre relazioni private e del nostro rapporto con la Terra e
il Divino. Babaji insegnava valori umani e mete razionali intrinsecamente legate al concetto di Dio, ma libere da dispute religiose
e di 'religiosit' - che, se perseguite con successo, potrebbero curare i
mali della nostra epoca e spingere l'umanit a un livello di evoluzione
superiore.
Tutti noi abbiamo sperimentato almeno una volta dolore fisico o
emotivo, sconforto, malattia: anche se il nostro organismo capace di
funzionare con una o pi parti danneggiate - o perfino mancanti sappiamo perfettamente che un semplice taglio, una ferita, una
bruciatura o una qualsiasi malattia possono farci stare molto male, fino a
provocare la morte del corpo. Non possiamo negare che, quando i vari
organi operano in modo disarmonico, il corpo umano non riesce a
funzionare al massimo del suo potenziale.
33

La stessa cosa avviene nella Creazione, nell'intero universo manifesto.


La Creazione nella sua totalit cos vasta da poter assorbire enormi
quantit di dolore e di disarmonia, ma se anche uno solo dei suoi
elementi non viene messo in condizione di operare in armonia con il suo
scopo, l'intero sistema lontano dalla perfezione dalla quale proviene e
alla quale destinato.
Gli esseri umani - questi elementi vibranti, intelligenti e a loro volta
creativi della Creazione - possono influire considerevolmente
sull'equilibrio, la pace, la gioia, l'armonia e l'unit della Creazione. Tutti
i pensieri, tutte le azioni non sono altro che impulsi vibratori che si
propagano nello spazio esterno e contribuiscono a determinare il corso
degli eventi universali. Se vogliamo modificare e migliorare l'ambiente
nel quale viviamo, dobbiamo cambiare e migliorare prima di tutto noi
stessi e proiettare all'esterno gli impulsi curativi che provengono dai
pensieri e dalle azioni positive. Babaji diceva: "Dovete impegnarvi al
massimo nel vostro lavoro, perch in questo modo collaborerete al
lavoro universale. Dovete essere sempre pronti a contribuire al Lavoro
universale."
Nei decenni a venire l'umanit dovr fare del risanamento del pianeta e
delle disordinate societ che lo abitano, una priorit assoluta. Se non
saremo capaci di assumere le necessarie misure correttive, lasceremo in
eredit ai nostri figli un inferno dove dieci miliardi di individui
lotteranno fra di loro per sopravvivere in un mondo avvelenato e ipersfruttato. Se guardiamo alle sfide che ci attendono da un punto di vista
equilibrato, pacifico, amorevole e lungimirante, vivere questi tempi pu
essere una grande, meravigliosa avventura, con gli esseri umani - veri,
piccoli creatori, come il Dio a immagine e somiglianza del quale, sono
stati fatti - impegnati a dar forma a un destino migliore per le
generazioni che verranno.
Nel 1970, Babaji tornato nel suo minuscolo ashram a Herakhan, ai
piedi dell'Himalaia, e con l'esempio diretto ha insegnato agli uomini a
vivere in armonia fra di loro, con la Creazione e il Suo Creatore. Babaji
34

ha trasformato il villaggio di Herakhan in un piccolo Eden, dove, in


un'Era di Verit, rinato il nuovo mondo.

Incontriamo Herakhan Baba


CAPITOLO 2
Margaret mi venne a prendere a New Delhi il 21 febbraio 1980 e,
sebbene io avessi un appuntamento non ancora confermato e da me
richiesto con il Ministro indiano degli Affari Esteri, si mostr
irremovibile nella sua decisione di ripartire il mattino seguente per
raggiungere Babaji a Vrindavan. Cos, presa in affitto una macchina con
autista, il giorno seguente mi ritrovai a viaggiare alla volta di quell'antica
citt dell'India Centrale dove Babaji aveva fondato un tempio e un
ashram.
Trascorremmo due ore e mezzo sulle assolate pianure dell'India, a
contendere la strada alla 'storia' dei mezzi di trasporto usati dall'uomo in
migliaia di anni di civilizzazione... macchine, camion puzzolenti,
autobus affollati fino all'inverosimile, carri a due ruote trainati da cavalli
e a quattro ruote, pi pesanti, trainati di solito da una coppia di buoi,
cammelli, un paio di elefanti da carico, e naturalmente centinaia e
centinaia di persone a piedi e in bicicletta, impegnate a trasportare
bambini, fascine di legna, contenitori per l'acqua. Uno spettacolo
affascinante (reso ancora pi agevole dal nostro ritmo di marcia,
ovviamente lentissimo), ma non molto diverso da quello che aveva gi
avuto modo di osservare negli altri paesi del Terzo Mondo che avevo
visitato nel corso della mia appena conclusa carriera nel Dipartimento di
Stato, con base a Washington D.C.
Quel che invece mi risultava inusuale - e che pertanto mi incuriosiva era l'aspetto pacifico di Margaret, fasciata da un casto sari e in procinto
di accompagnarmi ad incontrare Babaji. Negli Stati Uniti, Margaret
faceva l'avvocato, insegnava legge, ed era una dinamo di energia diretta
a risolvere i problemi di tutti quelli che entravano nella sua sfera di
35

influenza. In india, per l'intera durata del tragitto, si accontent di


starsene tranquilla, ripetendo silenziosamente un mantra con l'aiuto di
una mala (l'equivalente del nostro rosario) e aprendo bocca solo per
illustrarmi, laconicamente, qualche scorcio particolarmente suggestivo
del paesaggio che ci sfilava attorno. Era chiaro che le sette settimane
trascorse alla presenza di Babaji avevano profondamente modificato il
suo approccio alla vita.
Appena entrammo nelle strette vie di Vrindavan, l'antica citt teatro
dell'infanzia del Dio Krishna, restammo bloccati dal traffico. Poi,
lentissimamente, il nostro abile autista riusc ad aprirsi un varco in quel
fiume di gente, rickshaw, carri e carretti, altre macchine, scooter, mucche
e maiali in libert, e a condurci fino alla tortuosa viuzza dove sorge
l'ashram di Babaji. Parcheggiata la macchina in una piazzetta, Margaret
mi guid verso un portone di legno decorato.
Lasciate le scarpe assieme a centinaia di altre paia accanto al muro e
attraversata una soglia di marmo, mi trovai all'interno dell'ashram. Il
tempio, che occupa due terzi della base dell'edificio, era stracolmo. Una
folla, che stimai all'incirca di quattrocento persone sedute a gambe
incrociate sul pavimento, cantava ondeggiando ritmicamente,
accompagnata da un armonium, un paio di percussioni e moltissimi
cimbali. Margaret e io ci accodammo alla lunga fila di persone in attesa
di arrivare davanti a Babaji, che, seduto su una pedana in posizione
yoghica, salutava e benediceva i devoti, accettando doni che
immediatamente ridistribuiva in un incessante via vai di ghirlande di
fiori, dolci e frutta. Anch'io avevo un regalo per Babaji: un medaglione
d'oro a forma di cuore che avevo acquistato per trecento dollari a Parigi,
ai quali andavano aggiunti gli altri cento che ero stato costretto a pagare
di dogana all'aeroporto di Bombay. Margaret, invece, portava dei
pendagli metallici, ugualmente cuoriformi, che toccandosi nel vento
emettevano una dolce melodia di suoni.
Impiegammo forse un quarto d'ora a giungere di fronte a Babaji e, man
mano che ci avvicinavamo, io mi accorsi che la gente si inginocchiava,
Gli toccava i piedi e Gli porgeva l'offerta, ricevendo a volte il tocco
36

benedicente della Sua mano. Quando venne il mio turno, provai un po' di
imbarazzo all'idea di inginocchiarmi toccando il pavimento con la
fronte, ma comunque lo feci e poi Lo guardai. Babaji sembrava pi
vecchio - aveva l'aspetto di un uomo da poco entrato nella trentina - e
pi 'in carne' rispetto a quello visto nelle fotografie che mi erano state
mostrate. I Suoi occhi neri mi fissarono intensamente mentre Gli
porgevo l'astuccio con dentro il medaglione e la catenina. Babaji prese
l'astuccio, lo osserv con aria perplessa e me lo ridiede affinch lo
aprissi. Io esegui l'operazione, ma, quando ebbe di nuovo in mano il, per
me, prezioso medaglione, Lui - evidentemente molto meno
impressionato - lo degn appena di un'occhiata casuale e lo pass subito
al devoto alla Sua sinistra, che metteva da parte i regali che non
venivano immediatamente riciclati.
Mi alzai per andarmene, ma Babaji mi fece cenno di sistemarmi alla Sua
destra, vicino alla pedana. Io sedetti a gambe incrociate sul pavimento e,
per una decina di minuti, non feci altro che guardarlo. Un attimo, era l
che riceveva i devoti con la mano sollevata in gesto benedicente, per un
altro, aveva un sorriso, una risata, un breve scambio di battute in hindi,
ma, una frazione di secondo dopo, potevi vederlo lanciare, con un
sorriso diabolico, mele, arance e manciate di dolci alle donne e ai
bambini sorridenti delle prime file. Attorno, dovunque, c'era un costante
vortice di rumorosa attivit e al tempo stesso un'atmosfera pacifica e
serena. Ricordai i tanti 'piccoli miracoli' occorsimi durante la tratta
europea del mio viaggio e, ridacchiando fra me, pensai: "E questo
dovrebbe essere Dio in Terra??'
Dopo qualche minuto, il devoto indiano dagli spropositati baffoni, che
accatastava ordinatamente le offerte su un angolo della pedana, mi venne
vicino e disse che Babaji lo aveva incaricato di accompagnarmi da un
certo 'Swamiji' che avrebbe potuto rispondere alle mie domande in
inglese. Speculando sulla possibilit che Babaji fosse veramente capace
di leggere nella mente delle persone, come sosteneva Margaret, seguii il
mio interlocutore attraverso l'affollatissimo tempio fino all'angolo dove
Swami Fakiranand, il devoto settantenne che curava l'amministrazione
37

dell'ashram di Herakhan, esponeva e vendeva delle pubblicazioni su


Babaji in hindi e in inglese. Mi sedetti l accanto e cominciammo a
parlare. Lo Swami ebbe appena tempo di dirmi che Babaji era una delle
manifestazioni di Shiva profetizzate in qualche libro delle Sacre
Scritture, che venne chiamato via per una riunione. Io rimasi in
quell'angolo, il pi lontano dal palco, testimone di uno spettacolo che mi
faceva sentire straniero come mai mi era capitato nei miei anni di
servizio all'estero.
All'improvviso vidi che Babaji chiamava qualcuno con la mano e,
quando l'uomo che mi stava davanti mi inform che quel qualcuno ero
io, rifeci il percorso inverso seguito da quattrocento sguardi che non
contribuirono a rendermi particolarmente rilassato. Mentre mi
inginocchiavo, Babaji apr una scatola di cartone e mi mise nella mano
destra due grossi dolci al latte, che mangiai seduto ai Suoi piedi. Ora il
Suo viso aveva un'espressione gentile, molto amorevole, la pi
amorevole che avessi mai visto in vita mia: l'energia di amore che
irradiava dalla Sua persona era quasi palpabile. Poi di colpo Baba si
mosse, si pieg in avanti, si appoggi pesantemente, con entrambe le
mani alla mia schiena per tirarsi in piedi e, dopo un istante, si allontan
con un agile guizzo, sparendo nel varco che la gente apriva al Suo
passaggio. Era ora di mangiare.
Margaret e i suoi amici americani ed europei vennero a dirmi che
accogliendomi in quel modo Babaji mi aveva onorato e che ero stato
benedetto. Naturalmente io non avevo la minima idea di come Babaji
trattasse i devoti, ma non potevo non ammettere che di rado mi era
capitato di sperimentare una simile sensazione di benessere, sia fisico
che mentale. A dispetto della confusione causata dall'inserimento in una
cultura che mi era del tutto estranea, ebbi l'improvvisa certezza che era
stata la Sua Volont ad attirarmi l e che ero arrivato al momento giusto.
Consumammo il pasto seduti sul pavimento, sempre a gambe incrociate,
un centinaio alla volta perch non c'era posto per tutti. I piatti erano
formati da larghe foglie cucite assieme con dei fili d'erba. Quando venne
dato il segnale, dai secchi fumanti dei devoti addetti al servizio si
38

rovesciarono mestoli di riso e lenticchie, chapati (pane non levitato cotto


su una piastra rovente) e dolci, il tutto seguito da un t all'indiana,
l'onnipresente ciai bollito assieme alle spezie con il latte. In precedenza,
il cibo era stato offerto a Babaji per il rituale della benedizione. Mi
spiegarono che tutto quello che passa dalle mani di Babaji prima di
arrivare alla nostra bocca viene considerato prasad, cibo benedetto e non
va mai gettato via. Non c'erano posate e bisognava mangiare usando solo
la destra. A un certo punto, tornati nella sala del tempio, Babaji si ferm
davanti a me a mi chiese come mi chiamavo.
Nel primo pomeriggio, in attesa del darshan delle sei (il darshan il
periodo che un santo trascorre in presenza dei suoi devoti, trasmettendo
energia positiva e conoscenza) e dell'arati serale (cerimonia devozionale
cantata), c'erano un paio di ore di riposo e di libert. Margaret e io ne
approfittammo per portare i bagagli all'ostello dove ci avevano
consigliato di andare a stare. Non era molto lontano dal tempio e, dopo
un breve riposo e una doccia, uscimmo per le strade della citt.
Vrindavan consacrata a Shri Krishna, la grande incarnazione di Vishnu,
il protagonista del poema epico indiano Mahabharata, che qui crebbe,
circondato dalle amorevoli attenzioni della comunit di pastori dove era
stato portato per sfuggire alle persecuzioni di un re indiano emulo di
Erode. La tradizione delle Scritture colloca questi eventi in un'epoca di
quasi cinquemila anni precedente alla nascita del Cristo e alcune recenti
scoperte archeologiche sembrano confermare questa datazione.
Comunque sia, la citt antica, solcata da un dedalo di viuzze strette e
tortuose, sicuramente pi adatte al passo lento di pellegrini e visitatori
che alla vita tumultuosa, commercialmente aggressiva, dell'India urbana
di oggi. Vrindavan famosa per il suo latte e praticamente dovunque si
trovano piccoli negozi che ne vendono in gran quantit, soprattutto
trasformato in un yogurt, lassi (yogurt frullato con l'aggiunta di ghiaccio
e spezie rinfrescanti), panna e dolci vari. Anche il ciai, il t alle spezie,
era buonissimo e noi comprammo dei dolci da portare a Babaji quella
sera. Fuori da ognuno dei molti templi, venditori ambulanti esponevano
magnifiche collane di fiori a una rupia - o gi di l - a pezzo e i passanti
39

le compravano a tutto spiano per offrirle all'immagine del Divino da loro


venerata. Le strade brulicavano di umanit, di gente indaffarata e di
perdigiorno, di rickshaw e di biciclette; le macchine scarseggiavano,
nettamente sovrastate dalle mucche e da intere famiglie di maiali in
libert. Quando il sole cominci ad abbassarsi sull'orizzonte, nel cielo si
lev un coro di campane e di canti, e nell'aria si spanse l'inebriante
profumo degli incensi che venivano accesi in ogni tempio e in ogni casa
della citt.
Il tempio di Babaji si riemp di nuovo e di nuovo centinaia di persone si
misero in coda per toccare con riverenza i piedi del Maestro, portando
piccoli doni simbolici al canto ritmato del mantra Om Namah Shivay.
Quella sera, dopo l'arati, Babaji raccolse la ghirlanda di fiori che gli
avevo appena deposto sulle ginocchia e, mentre mi inginocchiavo, me la
mise al collo. Di ritorno al mio posto, mi soffermai a parlare con un
devoto indiano in una zona d'ombra dietro alla pedana, sulla sinistra. A
un certo punto mi capit di lanciare un'occhiata in direzione di Babaji: in
quello stesso istante, lo vidi che si girava a guardarmi e, prima che
avessi persino il tempo di abbozzare un sorriso, c'era un arancia in volo
oltre una colonna e sopra le mani protese di molti devoti... un lancio
all'indietro obliquo, che richiedeva una torsione innaturale del polso,
eseguito in assoluta scioltezza con la mano sinistra. Mi centr proprio in
mezzo al petto, quasi a voler dire: "Chi altri se non Dio pu lanciare
cos?" Quando mi ripresi dalla sorpresa, Babaji si era gi fatto una bella
risata ed era tornato ad occuparsi dei devoti che Gli sfilavano davanti.
Per due giorni, Margaret e io vagammo presi dall'eccitazione e dalla
gioia: eravamo con Babaji! Al mattino, per essere al tempio prima delle
cinque, in orario per il primo rituale della giornata, ci dovevamo alzare
alle tre e mezzo, ma poi era bello cantare tutti assieme, assaporando
l'amore che fluiva da Babaji e dai Suoi devoti. Quella sera facemmo
conoscenza di persone provenienti da ogni parte dell'India, dell'Europa e
del Nord America, e restammo affascinati dai racconti delle loro
esperienze con Babaji.
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Dopo due giorni, dovetti tornare a Delhi per incontrarmi con il Ministro
degli Affari Esteri. Margaret mi accompagn e, appena concluso il
colloquio, ripartimmo alla volta di Vrindavan. Arrivammo a destinazione
a tarda sera; il tempio, scarsamente illuminato, era quasi vuoto. Per un
attimo ebbi paura che Babaji si fosse gi messo in viaggio per Bombay,
poi Lui apparve fra le ombre del tempio e, tramite un interprete, ci disse
di unirci a Swamiji e alla maggioranza dei devoti occidentali, che quella
notte partivano per Herakhan.
Viaggiammo tutta la notte su un treno a scartamento ridotto e il mattino
seguente ci ritrovammo alla stazione di Haldwani, l'ultima citt di
pianura ai piedi delle colline himalayane. Rickshaw a pedali ci
trasportarono, due alla volta con i bagagli dietro, attraverso un intrico di
stradine molto trafficate fino al negozio di Trilok Singh, titolare di un
commercio di vegetali e granaglie, e grande devoto di Babaji, che
fungeva da punto di raccolta prima dell'ultima tappa del viaggio di
avvicinamento a Herakhan. Una jeep port Swamiji, noi e altre due
persone fin dove arrivava la strada che costeggiava il greto di un fiume,
in un posto che i locali chiamavano 'Dam'.
Mentre superavamo i larghi tornanti che seguivano il profilo delle
colline, io non potei fare a meno di ammirare la straordinaria bellezza
del paesaggio naturale. Sui fianchi boscosi della valle - c'erano molti
pini - nei punti meglio esposti, famiglie di contadini avevano ricavato,
nel corso degli anni, larghe terrazze di terreno coltivabile, che in quella
stagione esplodevano del verde del mais, del grano e degli ortaggi. Sul
margine di un campo a pochi metri dal sentiero, sorgevano delle graziose
casette di pietra con i tetti di metallo rosso, e poco lontano, davanti a una
baracca adibita a stalla e fienile, sonnecchiavano una coppia di mucche e
dei bufali. In alto nel cielo, i lenti cerchi delle aquile; una famiglia di
scimmie fugg sugli alberi al passaggio della jeep. In basso, in un letto
cosparso di grandi macigni, scorrevano i due o tre bracci nei quali
quasi sempre diviso un fiume che, da luglio a settembre, durante il
monsone, si trasforma in una furia ruggente che blocca la pi agevole
via di accesso a Herakhan.
41

Verso la met degli anni '70, il Governo dell'India decise di sbarrare


l'imboccatura della valle con una diga [in inglese, diga si dice 'dam'; da
qui il nome del posto; N.d.T.], imbrigliando il fiume che scorre ai piedi
dell'ashram per rifornire d'acqua le citt e le grandi fattorie della pianura.
Della strada che venne costruita per trasportare il materiale necessario,
beneficiarono soprattutto gli abitanti delle montagne, che videro
considerevolmente facilitati i loro viaggi di commercio da e per
Haldwani, mentre il progetto della diga, anche se a ogni stagione
arrivavano squadre di operai e a dispetto di un discorso ufficiale
dell'allora primo ministro, Indira Gandhi, non si mai concretizzato.
Con colpevole ritardo, infatti, ingegneri e geologi hanno constatato che
le pareti delle colline sono troppo friabili e troppo soggette a
smottamenti per sostenere l'immane spinta di una diga; in ogni caso, i
fanghi del monsone avrebbero riempito e reso inutilizzabile il bacino
idrico nel giro di dieci, quindici anni. Tali iniziative hanno se non altro
avuto il merito di creare posti di lavoro per i residenti della zona e di
portare gli autobus fino all'imboccatura della valle, e adesso al 'Dam' ci
sono due affollati esercizi commerciali che rifocillano i passanti in attesa
delle non frequenti corse degli autobus.
Per raggiungere l'ashram di Herakhan da quel punto, bisognava risalire il
corso del fiume per altre tre o quattro miglia. Alcuni uomini del villaggio
trasportarono i nostri bagagli per dieci rupie (quasi un dollaro al cambio
dell'epoca), prezzo decretato da Babaji, sia per garantire loro un giusto
guadagno, che per proteggere gli sprovveduti occidentali dal rischio di
pagare troppo, dal momento che ai nostri occhi una cifra anche venti
volte superiore sarebbe sembrata ridicola rispetto alla fatica del lavoro.
Durante le tre ore di marcia, contai la bellezza di ventun guadi del fiume,
ma per fortuna l'acqua non arrivava mai oltre il ginocchio. Mentre
camminavamo, incontrammo residenti della valle diretti alla stazione
degli autobus, e quando il sentiero si avvicinava alle case sulle colline, i
bambini uscivano e ci salutavano gridando: "Bhole Baba ki Jai!"
(Vittoria al Semplice Padre!), uno dei molti nomi con cui conosciuto
42

Babaji. Malgrado l'enorme distanza culturale che mi separava da quella


gente, ebbi la sensazione di essere tornato a casa.
In vista dell'ashram, al centro del letto del fiume, un quarto di miglio a
valle del villaggio, c' un isolotto roccioso sul quale cresce un grande
albero. Le leggende raccontano che in tempi remotissimi la montagna
che sovrasta quel punto del fiume fosse il Kailash, la residenza del Dio
Shiva, e che ai piedi di quell'albero scendesse a bagnarsi la Sua Divina
Consorte, Sati. Babaji ha ribattezzato il fiume Gotama Ganga,
confermando, con la Sua Presenza, la millenaria tradizione che vuole
consacrati a Shiva tanto il monte quanto la grotta che si apre ai suoi
piedi.
Qui, per eoni, il grande Dio ha vissuto e praticato il tapas (speciali
pratiche meditative) per il beneficio di tutta l'umanit. Sul punto pi alto
dell'isolotto Babaji ha fatto installare una statua di Hanuman - il Dio a
forma di scimmia incarnatosi per servire Rama e la Sua sposa, Sita - che
ha il duplice compito di accogliere i pellegrini e proteggere l'accesso alla
valle.
Quando le passai davanti, gi confuso dal numero di divinit e di santi di
cui mi avevano parlato, chiesi in quale posizione dovevo mettere questo
nuovo Dio dal volto di scimmie. Mi venne spiegato (come in seguito
ebbi modo di constatare di persona) che, a dispetto delle centinaia di
divinit maschili e femminili, di demoni e di figure mitologiche presenti
nelle filosofia religiosa dell'India, "Dio Uno, e non possibile che sia
due."
Il moltiplicarsi delle immagini dipende solo dal bisogno umano di
personificare l'Unico Dio Senza Forma allo scopo di rendere pi evidenti
i vari aspetti delle tre forze fondamentali che soggiacciono al
funzionamento armonico dell'universo: creazione, conservazione e
distruzione (o purificazione). Ciascuno libero di adorare la forma o le
forme del Divino verso le quali si sente maggiormente attratto e alle
quali
desidera assomigliare. Come testimoniamo le esperienze di molti santi
indiani, Dio si manifesta ai devoti sinceri con l'aspetto che questi ultimi
43

si aspettano di incontrare. Hanuman, famoso per la sua grande forza e


l'incondizionata devozione a Ram, una delle divinit pi venerate
dell'India, prediletta anche da Babaji e dai Suoi devoti.
La nostra camminata nella valle si concluse con l'ascesa di una scalinata,
formata da 108 ripidi gradini, che conduce dal livello del fiume al
tempio dell'ashram. (A dir il vero ora i gradini sono diventati un po' di
pi, ma in origine erano 108, un numero esotericamente significativo).
In cima alle scale, un basso edificio ospita l'ufficio dell'ashram, la
piccola camera di Swami Fakiranand e, affacciata sul lato opposto, la
stanzetta dove Babaji dormiva e riceveva i visitatori. Esattamente di
fronte alla Sua finestra sorge un millenario, immenso albero di pipal,
attorno al quale stata una costruita una terrazza con al centro un dhuni
(buca per il fuoco), dove ogni mattina all'alba Babaji celebrava
l'antichissimo rituale vedico del fuoco. La terrazza, ombreggiata dalla
chioma del pipal, guarda il letto del fiume e il villaggio di Herakhan.
Margaret ed io restammo nell'ashram dieci giorni, vivendo con molta
semplicit, come vogliono le regole stabilite da Babaji. Sveglia alle
quattro del mattino, bagno nel fiume - con temperature che superavano
di poco lo zero - poi un'ora da dedicare alla meditazione e una veloce
tazza di ciai bollente prima dell'arati, che coincideva con il levar del
sole. L'ashram non serviva la colazione. L'idea era che un buon pasto a
met giornata potesse bastare, ma Babaji faceva preparare anche la cena
e distribuiva con una certa frequenza frutta, noci e dolci, creando
numerose occasioni per organizzare delle feste - chiamate 'tea party' durante le quali tutti avevano modo di saziarsi. Per i devoti occidentali,
abituati a fare una robusta colazione la mattina, gli sgangherati 'caff' del
villaggio facevano trovare cereali, latte, formaggio e biscotti, oltre
ovviamente l'immancabile ciai. Poi, si andava al lavoro.
Shri Babaji insegnava che il lavoro disinteressato, privo di motivazioni
egoistiche e offerto al Divino come un servizio di cui beneficia tutta la
Creazione, la pi alta forma di adorazione. Un'azione che risponde a
tali caratteristiche purifica la mente del devoto, trasforma le negativit e
aiuta a procedere sul cammino della crescita spirituale. Questo il
44

concetto di Karma Yoga. A Herakhan si tenevano due sessioni di lavoro


al giorno, al mattino e al pomeriggio. In quel periodo, lo sforzo
collettivo dei residenti dell'ashram erano volti all'allargamento di un
ampio terrapieno sulla riva destra del Gotama Ganga, dove sorgevano sei
piccoli templi, quattro finiti e due in costruzione. Uomini e donne
lavoravano assieme, attaccando con pale e picconi il fianco scosceso del
monte. La terra smossa e i macigni venivano portati via per mezzo di
rudimentali carriole e, per lo pi, con grandi 'piatti' metallici che i
lavoratori indiani sono bravissimi a trasportare in equilibrio sulla testa.
'Spostare la montagna' muniti solo di quei pochi attrezzi appariva sulle
prime un'impresa impossibile, ma i progressi erano visibili, se non
giorno dopo giorno, certamente settimana dopo settimana. La pazienza
era una virt che Babaji insegnava a sviluppare con l'esperienza diretta.
Verso mezzogiorno, ci si fermava e, dopo essersi rinfrescati nel fiume,
sedevamo al sole sulla terrazza di cemento adiacente alla cucina per
mangiare. Seguiva una mezz'ora di riposo, poi si lavorava fin quasi al
tramonto allora facevamo un altro bagno per presentarci puliti all'arati
della sera. Finiti i canti gli addetti alla cucina servivano la cena che
consisteva generalmente negli avanzi del prasad di mezzogiorno ai quali
a volte venivano aggiunte delle verdure cucinate sul momento. La regola
dell'ashram richiedeva buio e silenzio alle dieci ma spesso le
conversazioni spirituali proseguivano fino ai limiti consentiti dalla
stanchezza.
Margaret si affacci nella mia casa... e nella mia vita... nell'ottobre del
1978 poco dopo l'improvvisa morte causata dalla puntura di un'ape di
mia moglie Jackie. A quell'epoca, Margaret insegnava Meditazione
Trascendentale ed era in cerca di un posto dove abitare, mentre io facevo
parte della commissione del dipartimento di Stato incaricata di appaltare
i lavori di costruzione della nuova ambasciata degli Stati Uniti a Mosca
e, a causa delle mie frequenti assenze, avevo bisogno di qualcuno che si
prendesse cura della casa e del gatto.
Rientrato alla base dopo mesi di frenetici spostamenti attorno al Natale
del 1978 trovai la compagnia di Margaret talmente affascinante che le
45

chiesi di sposarmi. Lei non disse s ma rimase a vivere in casa mia e ben
presto salt fuori che al pari di Jackie e me anche Margaret aveva letto
Autobiografia di uno Yoghi di Paramahansa Yogananda, restando
particolarmente colpita dalla figura e dalle storie concernenti il
Mahavatar Babaji. Di conseguenza nell'estate del 1979 quando apprese
della presenza di Babaji a Herakhan decise immediatamente di partire
assieme a Leonard Orr e a un gruppetto di praticanti di 'rebirthing' che
avevano stabilito di recarsi in India nel gennaio dell'anno successivo. Io
stavo per andare in pensione e avevo in mente di fondare un'agenzia di
consulenza internazionale. Alla fine, contribuii a rendere possibile il
viaggio di Margaret e ci demmo appuntamento a febbraio a Londra
prima tappa del viaggio esplorativo che avrebbe dovuto portarmi in
Israele.
A Londra per invece di Margaret di ritorno dall'india trovai una sua
lettera nella quale mi comunicava che ormai tutto quello che desiderava
nella vita era di restare ai piedi di Babaji, e tante grazie per tutto. Dopo
una notte di ponderose riflessioni estesi il mio biglietto aereo da Tel Aviv
a New Delhi e telegrafai per chiedere di venir ricevuto dal Ministro degli
Affari Esteri indiano. Fu grazie a queste circostanze che giunsi da Babaji
con breve anticipo rispetto alla data che con capricornino senso della
programmazione avevo precedentemente fissato.
A New Delhi, Vrindavan e durante i dieci giorni trascorsi a Herakhan
cercai di convincere Margaret a tornare negli Stati Uniti per sposarmi ma
lei era irremovibile nel suo desiderio di restare con Babaji mentre io ero
ancora convinto di voler diventare un consulente internazionale. Alla
fine al termine di un breve travaglio decisi di fare i bagagli: Margaret mi
accompagn a Delhi per vedermi partire ma si rifiut ostinatamente di
salire sull'aereo con me.
Arrivato a casa a Washington mi lanciai subito nell'impresa di stendere
un rapporto del viaggio per i potenziali clienti futuri ma non mi venne
fuori niente. Per giorni, non feci che sedere nello studio a spremermi le
meningi solo per scoprire che non ero in grado di concentrarmi su
niente: una situazione di stallo che mi sbalordiva.
46

Avevo preso l'abitudine di leggere la traduzione inglese delle preghiere


che si cantavano a Herakhan e ogni volta che lo facevo mi ritrovavo con
gli occhi lucidi e in preda a una confusione spaventosa. Non capivo cosa
mi stesse succedendo ed ero molto preoccupato. Poi all'improvviso dopo
una settimana di passione la penna prese a volare e nel giro di dieci
giorni stesi una convincente relazione che affidai immediatamente alla
posta spedendone una copia a tutti quelli che pensavo potessero essere
interessati. Anche in seguito concludendo per obbligo contrattuale un
lavoro per il mio vecchio ufficio andai soggetto allo stesso fenomeno:
prima il nulla pi totale poi di colpo un fiotto creativo.
Mentre ero cos affaccendato ricevetti una telefonata dall'india. Margaret
mi informava che appena tornato a Herakhan Babaji le aveva chiesto:
"Perch il tuo amico se n' andato senza il Mio permesso?" e qualche
giorno dopo l'aveva mandata via dall'ashram (per la terza volta in tre
mesi) dicendole di tornarsene a casa. Ma lei sentiva che la sua casa era
dovunque Lui fosse quindi si trasfer in un altro dei suoi ashram.
Io mi sentivo cos turbato cos incompleto nella mia relazione sia con
Margaret che con Babaji che a soli sei mesi dal mio ritorno dall'India mi
ritrovai di nuovo a bordo di un aereo con destinazione New Delhi e
Herakhan.
Quando arrivai in cima ai 108 gradini, Margaret stava sbattendo un
tappeto davanti alla stanza di Swamiji e quasi svenne dalla sorpresa.
Dopo essersi ripresa mi disse che Babaji stava dando il darshan al
tempio e che prima di tutto dovevo andare a salutarlo.
Shri Babaji era seduto sulla piccola piattaforma di cemento addossata
alla parete centrale della kirtan-hall, una sala aperta sul lato rivolto verso
il tempio a base ottagonale nel quale viene venerata la statua in marmo
del Vecchio Herakhan Baba. Stava parlando con un indiano e dopo
averGli toccato rapidamente i piedi io mi misi a sedere. Finita la
conversazione Babaji si gir e chiese: "Perch sei partito senza il Mio
permesso?" (Appresi in seguito che nell'ashram vigeva la consuetudine
di chiarire la propria situazione con Babaji immediatamente dopo ogni
arrivo e prima di ogni partenza). Risposi che ero dovuto tornare in
47

America per lavorare sul mio nuovo progetto e Gli spiegai le difficolt
che avevo incontrato confessandoGli anche il motivo che mi aveva
spinto a venire. Babaji ascolt senza fare commenti e dopo qualche
minuto si alz per accompagnarmi ai piedi della scale che conducevano
al primo piano del dormitorio principale dove mi assegn una stanza.
Quando ridiscesi i residenti dell'ashram stavano prendendo posto per il
pranzo. Margaret si mosse per sistemarsi lontana da me ma Babaji chiese
alle persone che ci dividevano di spostarsi e ci fece sedere vicini. Poi mi
disse: "Puoi averla in camera con te se vuoi," e si allontan. Margaret era
sconvolta e infastidita (nell'ashram uomini e donne dormono
rigorosamente separati) ma prima che avesse il tempo di raccomandarmi
di non azzardarmi a desiderare nulla del genere Babaji ripiomb nelle
vicinanze e disse: "Se vuoi, puoi sposarla" per poi sparire
definitivamente nella stanzetta dove assaggiava frugalmente qualche
boccone del cibo che Gli veniva offerto.
Margaret era indignata ma non al punto da non riconoscere che in caso
estremo avrebbe dovuto arrendersi al volere del Maestro. Alla fine
dichiar che avrebbe fatto tutto quel che Lui le ordinava ma subito dopo
avendo astutamente notato che Baba aveva lasciato la faccenda alla mia
discrezione inizi una formidabile campagna di dissuasione volta ad
assicurarsi che rinunciassi ad usare ora e sempre la mia opzione.
Babaji continu a giocare cos con noi per settimane. Occupavamo due
camere vicine nel dormitorio e mangiavamo lavoravamo e andavamo a
parlare sempre rigorosamente assieme.
Una volta davanti ai templi sull'altra sponda del fiume mentre ci
inginocchiavamo ai Suoi piedi Babaji prese le nostre due mani destre fra
le Sue le strinse forte e ridendo esclam: "Siete sposati! Siete sposati!"
Poi se la fil immediatamente lasciandoci in preda a mille dubbi sulla
seriet di quel che aveva detto. Sapevamo che Babaji insegnava
mettendo le persone in situazioni che le costringevano ad affrontare i
loro problemi e i loro desideri ma non si poteva nemmeno negare
l'eventualit che Lui volesse veramente che ci sposassimo. Iniziammo a
domandarGli se quel matrimonio era la Sua volont oppure
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l'esaudimento di un mio desiderio e Babaji si divert dicendo a Margaret


che s era un mio desiderio mentre con me si rifiut di fare qualsiasi
commento sull'intera vicenda.
Dopo qualche giorno di quella solfa convenni con Margaret che non
avevo nessun interesse a sposare una donna che non ne voleva sapere di
me e andai da Babaji per dirGlielo. Mi inginocchiai, Gli toccai i piedi,
ma prima che potessi parlare Baba schizz via lasciandomi con un
palmo di naso. Perplesso tornai da Margaret e poich dal quel momento
in poi le battutine sul matrimonio cessarono pensammo di aver superato
la prova: il giochino era finito. Nel caso Babaji avesse fatto qualche
ulteriore accenno al matrimonio avrei dovuto rispondere che non avevo
intenzione di sposarmi.
Fin dall'inizio della mia permanenza nell'ashram avevo contratto una
forma di diarrea che mi aveva indebolito e Babaji mi aveva ordinato di
riposare e di stare attento a quel che mangiavo. Circa una settimana dopo
il mio arrivo mentre dormicchiavo in camera verso le undici del mattino
venni svegliato dai rintocchi della campane che accoglievano Babaji di
ritorno dal cantiere dei lavori sul greto del fiume. Dalla finestra mi
giunse l'eco della Sua musicale risata e mi sentii spinto ad andare da Lui.
Lo trovai seduto sul muretto fuori dalla porta della Sua camera con
attorno una ventina di devoti fra i quali c'era anche Margaret. Feci la
solita prostrazione e Babaji mi chiese: ''Allora cos'hai da dire?" Ancora
intontito dal sonno non avevo niente da dire ma le mie labbra
articolarono queste parole: "Noi vogliamo soltanto fare la Tua volont
Baba." Al che Lui replic: "La Mia volont che vi sposiate." E ci spos
seduta stante senza ulteriori indugi spedendoci al tempio per le
prostrazioni di rito e producendo persino gli anelli votivi e le istruzioni
per il banchetto ben augurante che avremmo dovuto offrire il giorno
successivo!
L'indomani prima di mangiare feci la mundan... mi rasai a zero la testa
capelli e baffi in un colpo solo una pratica che Babaji raccomandava per
guarire dalle malattie per sbloccare le resistenze dei devoti
(simboleggiate dall'attaccamento al proprio aspetto esteriore) o
49

semplicemente come simbolo di resa alla volont del Guru. E nel mio
caso furono sicuramente motivazioni di quest'ultima categoria quelle che
mi spinsero a richiedere i servigi di Moti Bhagwan, il barbiere
dell'ashram.
Nel tardo pomeriggio, quando Margaret e io scendemmo nel giardino
dove si stavano svolgendo dei lavori di bonifica del terreno Babaji
teneramente ci fece sedere in un punto da dove potevamo godere il
magnifico panorama della valle. Qualche giorno prima aveva
ribattezzato Margaret 'Sita Rami'. Nella mitologia indiana Rama la
prima grande incarnazione di Dio in forma umana e Sita la sua consorte
perfetta nella sua devozione per il Dio-marito viene ancor oggi
considerata modello ideale di femminilit dalle ragazze dell'India rurale.
Nel nome Sita Rami sono combinate le qualit maschili e femminili del
Divino. Babaji mi chiese se avevo ancora qualche desiderio e ridendo io
risposi che adesso che avevo una nuova moglie e la testa rasata mi
sarebbe piaciuto avere anche un nuovo nome. Senza pensarci su
nemmeno una frazione di secondo Babaji mi chiam Radhe Shyam (o
Radheyshyam) e un devoto presente alla scena mi spieg che Shyam
uno dei molti nomi del Dio Krishna mentre Radha quello della sua pi
devota seguace femminile; nelle immagini tradizionali Krishna e Radha
vengono sempre raffigurati assieme. Babaji ci aveva dato due nomi di
potere che indicavano la polarit delle energie nelle quali il Divino si
manifesta.
Dopo il matrimonio ci trattenemmo a Herakhan ancora per una settimana
durante la quale Babaji ci riemp di benedizioni fino a stordirci. Ci
sembrava di essere in paradiso. Eravamo fatti l'uno per l'altra. Gli dei
sorridevano alle nostre nozze, perfino gli uccelli della valle sembravano
partecipare alla nostra gioia. Babaji non aveva mai visto una coppia
meglio assortita e noi cominciammo a credere che questo matrimonio
fosse una cosa molto seria.
Ai primi di maggio, Babaji ci risped negli Stati Uniti. Noi chiedemmo
subito quando saremmo potuti tornare, e Lui ci incaric di raccogliere il
denaro necessario a costruire altri tre templi sulla riva destra del fiume:
50

trecento, quattrocentomila rupie, l'equivalente di 50.000 dollari


dell'epoca. Dopo aver procurato il denaro, 'se volevamo' saremmo potuti
tornare.
Al momento di lasciare l'ashram, Babaji ci disse che i nostri nomi,
ripetuti assieme... Sita Ram, Radhe Shyam... formavano un mantra.
Mentre scendevamo i '108 gradini' ci salut con queste parole: "Siate
felici, figli miei!"
Negli Stati Uniti, per coincidenza o intervento della Provvidenza, tutto
fil liscio come l'olio. Riuscimmo a vendere molto bene la casa in un
periodo di depressione del mercato, con i tassi dei mutui che scesero dal
18 all'11 per cento in coincidenza dell'atto notarile, per poi risalire subito
ai livelli consueti. Di conseguenza, a meno di quattro mesi dal nostro
ritorno, eravamo in grado di spedire 50.000 dollari a Babaji e, dopo altre
quattro settimane impiegate a liberarci di quel che restava delle nostre
propriet e a rinunciare definitivamente al mio tentativo di entrare nel
giro delle consulenze internazionali, cominciammo i preparativi per
tornare a Herakhan.
L'incontro con Babaji aveva radicalmente trasformato le nostre vite. Le
nostre menti erano concentrate sul Divino e in noi cresceva il desiderio
di servire l'umanit e
la Creazione nel suo insieme. Religione e spiritualit erano diventati il
nostro pane quotidiano, l'esperienza di ogni istante la concretezza
dell'immediato. Sentivamo il richiamo di amore di Babaji e avevamo
nostalgia della gioia e della saggezza che avevamo respirato praticando i
Suoi insegnamenti in Sua presenza. Avevamo molto da imparare e
volevamo che Lui fosse il nostro Guru e noi i Suoi discepoli. Cos nel
tardo dicembre del 1980 appena l'ambasciata ci concesse i visti necessari
ripartimmo alla volta dell'india per sedere ai piedi del Maestro.

Precedenti manifestazioni di Babaji


51

CAPITOLO 3

ALCUNE ESPERIENZE DEL LIGNAGGIO Dl YOGANANDA


Sulle manifestazioni precedenti di Babaji esistono credenze tradizionali
e resoconti scritti. La tradizione risale alla preistoria, i resoconti scritti
alla seconda met del diciannovesimo secolo... o al primo periodo
dell'era cristiana a seconda di come si voglia interpretare un determinato
passo delle Sacre Scritture.
Milioni di persone in tutto il mondo hanno letto la storia del Mahavatar
Babaji cos come la racconta Yogananda nel suo splendido libro
Autobiografia di uno Yoghi pubblicato negli Stati Uniti d'America nel
1946. Il guru del guru di Yogananda, Lahiri Mahasaya inizi a parlare di
Babaji verso il 1860 e nel 1894 uno dei suoi discepoli Shri Yukteswar guru di Yogananda - scrisse un libro ispirato da Babaji che conteneva
alcune informazioni concernenti lo Stesso Babaji.
Riportando quanto appreso dalle conversazioni avute con Babaji da
Lahiri Mahasaya, Shri Yukteswar e lui stesso, Yogananda afferma che fu
il Mahavatar Babaji ad iniziare allo yoga oltre che Lahiri Mahasaya il
grande maestro shivaita, Shankar (788 - 820 D.C.) e il santo poeta Kabir
(1440 - 1518). Sia nel corso di questa che delle altre manifestazioni
nessuno mai riuscito a scoprire notizie personali su Babaji come data
di nascita famiglia di provenienza, ecc.
Per quel che ci dato sapere, il primo contatto fra Babaji e il lignaggio
spirituale di Yogananda avvenne nell'autunno del 1861, quando Shyam
Charan Lahiri aveva trentatr anni e lavorava nel Dipartimento di
Ingegneria Militare del British Raj indiano: un uomo sposato con una
famiglia da mantenere.

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In quel periodo inaspettatamente ricevette un telegramma della sede


centrale che lo trasferiva dall'ufficio di Danapur, vicino Benares, a quello
di Ranikhet, distretto di
Almora, nel cuore delle colline del Kumaon in una zona che oggi e
compresa nello stato dell'Uttar Pradesh.
Dopo trenta giorni di viaggio a piedi e in calesse, Lahiri si stabil nel suo
nuovo posto di lavoro. I suoi compiti gli lasciavano molto tempo libero,
e lui prese l'abitudine di fare lunghe passeggiate nei boschi che
circondavano la citt. L'area del Kumaon fin dalle epoche pi_ remote
stata dimora di alcuni fra i pi grandi santi dell'India, e il giovane
impiegato aveva un ardente desiderio di incontrarne qualcuno.
Un pomeriggio, mentre si trovava sul Monte Dronaghiri, ud una voce
distante che chiamava il suo nome. La segu e si trov davanti a un
giovane sorridente che lo port in una grotta. Sul pavimento c'erano
delle coperte e dei recipienti per l'acqua e il giovane chiese se li
riconosceva. Poi, parlando in inglese, aggiunse che a quanto pare il
telegramma aveva funzionato e quando lo sconcertato Lahiri gli chiese
cosa volesse dire, rispose che si riferiva al telegramma che lo aveva
trasferito all'ufficio di Ranikhet. Era stato lui a far venire quell'idea a un
suo superiore. Quando una persona uno con tutta l'umanit, pu
lavorare attraverso la mente di ogni individuo.
Dal momento che Lahiri sembrava sempre pi confuso, il giovane gli
diede un leggero colpetto sulla fronte e immediatamente Lahiri cambi
stato di coscienza. Ebbe una chiara visione delle sue vite passate,
riconobbe Babaji, la grotta, le coperte, i recipienti per l'acqua, e gli
tornarono alla mente gli anni trascorsi in quella grotta nella sua vita
passata.
Quella stessa notte, Charan Lahiri venne iniziato al Kriya Yoga in un
palazzo fantastico, creato da Babaji per esaudire un suo desiderio
karmico di una vita lontana, perch impossibile completare il proprio
viaggio spirituale senza aver prima soddisfatto tutti i desideri. Quando
l'iniziazione fin, il palazzo si dissolse nell'aria ma Babaji e i discepoli
che lo accompagnavano rimasero ancora con Lahiri sul Monte
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Dronaghiri, e in sette giorni l'umile impiegato statale raggiunse, in uno


stato di ininterrotta beatitudine, la conoscenza del S.
L'ottavo giorno, Lahiri si gett ai piedi di Babaji e lo supplic di
permettergli di seguirLo nell'incontaminata bellezza del Himalaia, ma
Babaji gli disse che il suo compito era di tornare a casa e di
impersonificare il modello ideale del capofamiglia e yoghi. Le persone
come lui appesantite dai problemi del lavoro e della famiglia, sarebbero
state ispirate dal suo esempio.
All'uomo di famiglia non sono precluse le pi_ alte realizzazioni dello
spirito: se uno ha fede pu raggiungere l'illuminazione in qualsiasi
situazione.
Il mattino seguente, mentre Lahiri si inginocchiava per ricevere la Sua
benedizione, Babaji gli disse che sarebbero rimasti sempre assieme: in
qualsiasi momento Lo avesse chiamato Lui sarebbe apparso.
Lahiri torno al suo ufficio a Ranikhet e dopo pochi giorni arriv una
lettera che lo rimand a Danapur sostenendo che il suo trasferimento
precedente era stato causato da un errore burocratico. Durante il viaggio
di ritorno, si ferm a Moradabad, a casa di amici, ed era talmente
eccitato da non sapersi trattenere dal raccontare quel che gli era
accaduto. Gli amici non gli credettero e Lahiri dichiar
entusiasticamente che Babaji
sarebbe apparso dal nulla provando che non aveva mentito. Gli amici
pretesero una dimostrazione immediata e, dopo essersi chiuso in una
camera priva di finestre, Lahiri entr in meditazione e chiam Babaji.
Subito nella stanza si materializz la figura luminosa del Mahavatar.
Babaji rimprover aspramente Lahiri dicendogli che non avrebbe dovuto
chiamarlo per motivi cos futili. La verit non per l'ironica curiosit
degli scettici; viene raggiunta solo da chi riesce a sconfiggere
l'ignoranza. Alla fine Babaji acconsent a mostrarsi ai suoi amici ma
specific che da quel momento in poi sarebbe venuto solo se avesse
avuto veramente bisogno di Lui e non tutte le volte che lo chiamava.
La porta venne aperta e Lahiri si gust lo sbalordimento degli amici.
Uno rise, dicendo che doveva trattarsi di un caso di ipnotismo collettivo
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perch era impossibile che quell'uomo fosse entrato senza che loro lo
vedessero. Sorridendo Babaji lo invit a toccare la solida carne del Suo
corpo e quando l'altro si convinse della realt di quello che stava
accadendo tutti si prostrarono. Babaji chiese se c'era del halva (un dolce
a base di semola) e chiacchier amabilmente con loro mentre aspettava
che Gli venisse portato. Poi dopo averne mangiato un boccone benedisse
ciascuno dei presenti e spar in un lampo di luce.
Lahiri Mahasaya divent un grande santo e un maestro di altissima
realizzazione spirituale al quale testimonianze attendibili attribuiscono
molti miracoli. La capacit di ridare la vita ai morti, di guarire i ciechi,
di apparire simultaneamente in due luoghi diversi e lontani fra loro.
Inoltre il giorno successivo alla sua morte si present con il corpo fisico
a casa di tre devoti che abitavano in tre differenti localit dell'india.
Dopo l'iniziazione, Lahiri Mahasaya continu a incontrare Babaji a volte
in circostanze del tutto impreviste. Uno di questi episodi illustra un
punto che ricorre costantemente nelle manifestazioni di Babaji. Durante
un khumba-mela ad Allahabad, Lahiri scorse all'improvviso Babaji
inginocchiato davanti a un sadhu (monaco errante riconoscibile dai
lunghissimi capelli). Sbalordito Gli chiese cosa stesse facendo e Babaji
rispose che era venuto per lavare i piedi di quell'anziano rinunciante e
che poi gli avrebbe lavato anche le pentole: un modo di praticare la virt
dell'umilt.
Shri Yukteswar, il Guru di Yogananda fu uno dei principali discepoli di
Lahiri Mahasaya. Anche lui dotato di grandi siddhi, incontr Babaji tre
volte nel corso della vita e in una di queste ricevette l'incarico di
scrivere un libro che mettesse in evidenza i punti di contatto fra le
scritture cristiane e quelle indiane, poich secondo Babaji era venuto il
momento di fondere le grandi correnti dell'Oriente e dell'Occidente in
una giusta via di mezzo fra spiritualit e azione. L'India aveva molto da
imparare dallo sviluppo materiale dell'Occidente e molto da insegnare
per quel che riguardava un approccio scientifico alle verit dello yoga.
Inoltre, sono sempre parole di Babaji, in Occidente vivevano molti santi
inconsapevoli che aspettavano solo di essere risvegliati.
55

Il lavoro di Yuktesvar diede alla luce un bellissimo libro, La scienza


sacra.
Il discepolo pi dotato e amato di Shri Yuktesvar fu Paramahansa
Yogananda. Prima ancora della sua nascita, Babaji promise a Yukteswar
che gli avrebbe mandato un discepolo da istruire allo scopo di seminare
la conoscenza dello yoga in Occidente, e nel 1920, quando Yogananda
era in procinto di partire per l'America, Babaji apparve in risposta alle
sue preghiere confermando e benedicendo la missione che Egli stesso lo
aveva ispirato a compiere.
I RIFERIMENTI DELLE SCRITTURE
A proposito delle manifestazioni di Babaji in forma umana esistono
comunque riferimenti di gran lunga precedenti a quelli sopra indicati. Ci
sono almeno due libri di profezie religiose... uno antico e uno
relativamente recente... che parlano di una manifestazione di Babaji
durante l'incarnazione di Krishna fra la fine del Dwapara Yuga e l'inizio
del Kali Yuga (L'et del Ferro, un'epoca di conflitti, lotte e oscurit). Il
primo lo Shiva Purana, un compendio della conoscenza che veniva
tramandato di maestro in discepolo per via esclusivamente orale e che si
presume sia stato codificato nel modo arrivato fino ai giorni nostri
attorno al quarto o quinto secolo dopo Cristo. Nel brano qui riportato
viene descritta una delle molte manifestazioni di Shiva sulla Terra.
"Nel ventottesimo eone del Dwapara vedr la luce... Krishna... come
l'ultimo dei figli di Vasudeva.
"Allora anch'io [Shiva] nascer nel corpo di un brahmacarin e nell'anima
di uno yoghin grazie ai poteri della Maya Yoghica e per il beneficio dei
mondi.
"Vedendo un cadavere dimenticato nel campo crematorio, lo penetrer
guarendolo da tutte le malattie grazie alla Maya Yoghica... Poi mi
stabilir nella divina grotta sul Monte Meru assieme a Te [Brahma] e a
Vishnu. A quel tempo Brahma sar noto come Lakulin.
56

"Di quell'incarnazione e del santo centro dei siddha rimarr memoria


sino alla fine dei mondi".
un fatto storicamente provato che in India sia esistito un grande
personaggio religioso che rispondeva al nome di Lakulish (una variante
di Lakulin: colui che porta il bastone) e la tradizione vuole che sia
vissuto nell'epoca di Krishna. Lakulish si stabil a Kayavarohan,
nell'attuale Gujarat, una localit che si dice sia stata fondata da Maharshi
Vishwamitra come centro di insegnamento religioso nell'ancora
precedente epoca di Rama. Lakulish ritenuto il fondatore e l'impulso
ispiratore dello shivaismo Pashupatmat, l'uomo che ha stabilito i dodici
'jyotirlingam' (speciali forme falliche che simboleggiano l'energia
creativa di Shiva) in altrettante localit dell'India. L'organizzazione
spirituale che cresciuta attorno a questi centri di potere rimasta in vita
per oltre un millennio e i lingam e i templi che li ospitano sono ancor
oggi oggetto di venerazione e meta di pellegrinaggi. Herakhan Baba
aveva l'abitudine di camminare portando un pesante bastone, e il Meru
un altro nome del Kailash la montagna dove Shiva ha trascorso centinaia
di migliaia di anni immerso nella meditazione del suo tapas. Nel 1980,
quando visit Kayavarohan, Babaji venne accolto come Lakukish e
adorato come una manifestazione di Shiva.
Il frammento qui riportato dello Shiva Purana risale a un periodo di poco
successivo alla comparsa di Lakulish e con le conoscenze che abbiamo
impossibile determinare con certezza se la profezia facesse realmente
parte dell'antica tradizione orale shivaita oppure se sia stata aggiunta in
seguito per esaltare la corrente Pashupatamat fondata dal santo. In
entrambi i casi, sia, cio, che Lakulish rappresenti la prima
manifestazione in forma umana di Babaji oppure no, i Suoi devoti
indiani sono convinti che Egli sia apparso sul palcoscenico della
commedia umana (e non necessariamente con un solo corpo) gi alla
fine del Dwapara Yuga al tempo di Krishna.
Il libro pi recente al quale accennavo prima lo Shrisadashiv
Charitamrit, una raccolta di versi di ispirazione divina che l'autore Shri
57

Vishnu Datt Shastri fece pubblicare nel 1959. Nel primo capitolo
contenuto il resoconto di una conversazione occorsa fra il mitico saggio
Narada e gli dei, tutti concordi sulla necessit di inviare sulla terra un
essere in grado di aiutare e guidare l'umanit. Raggiunta la conclusione
che l'unico adatto a tale compito fosse Samba Sadashiv (una forma
sottile di Shiva che si ritiene influisca nel processo creativo sin
dall'inizio dei tempi), Narada e gli dei si recarono al cospetto del Dio
Supremo e Lo pregarono di liberare il mondo dalla sofferenza. Samba
Sadashiv rispose con queste parole:
"Verr nel mondo molto presto. Durante il Treta Yuga verr con Rama
come brahmacari e purificher il mondo della non-conoscenza. Nel
Dwapara Yuga dar conoscenza a quelli che apriranno il loro cuore.
Allora Vishnu entrer in me con la forma di un cigno e le genti del
Kumaon cominceranno a chiamarmi Paramahansa [Cigno Supremo
simbolo di conoscenza] e Brahmacari [yoghi che pratica la castit]".
Vishnu Datt Shastri convinto che questa profezia si riferisca a Babaji,
la manifestazione del Dio Senza Forma (il Verbo del Vangelo di
Giovanni) legata in apparizioni sia antiche che recenti alla regione del
Kumaon, dove molto conosciuto con il nome di Brahmacari Baba.
Lo Shrisadashiv Charitamrit parla anche di altre manifestazioni di
Babaji. Il quinto e sesto capitolo trattano dell'incarnazione di Rama che
Shiva rivolgendosi a Vishnu glorifica con queste parole: "Il mio cuore
sempre pieno della gloria di Ram. Ram incarnazione di devozione
presente in ogni cosa.
Pi avanti si parla della venuta di Samba Sadashiv sulla terra all'epoca di
Krishna del suo incontro con Krishna bambino e di come da adulto
Krishna avesse preso ad adorare il Divino proprio nella forma di Shiva.
In un paio di occasioni nel corso della Sua ultima manifestazione Shri
Babaji dichiar di essere stato uno dei maestri di Ges Cristo nel periodo
che questi trascorse in India fra i dodici e trent'anni durante il buco
cronologico dei Vangeli che ha sempre sollecitato l'interesse e la
curiosit di storici e fedeli. Inoltre, come gi stato detto, si ritiene che
Egli abbia iniziato allo yoga sia Shri Shankar che il grande poeta Kabir.
58

Sembra anche che in un'occasione diversa Babaji abbia detto di essere


vissuto in tibet fra l'undicesimo e il dodicesimo secolo nella forma del
grande santo tibetano Milarepa.
UN SOGNO CONFERMATO
Esistono due o tre fonti diverse che parlano di una manifestazione di
Babaji in Tibet avvenuta all'incirca seicento anni or sono. Nei primi anni
'70, Swami Fakirananda, l'amministratore dell'ashram di Herakhan, ha
riportato nel suo diario la seguente esperienza:
"Nel 1972, Babaji mi diede un ritratto di una Sua manifestazione fisica
che, a sentir Lui, risaliva a molto tempo addietro. In questo disegno,
Babaji era rappresentato con quattro braccia... come spesso vengono
raffigurate le immagini tradizionali di Dio. In una mano reggeva una
conchiglia, nella seconda un trishu (tridente), nella terza un Kamandalu
(recipiente per l'acqua), nella quarta un chakra (simbolo dei centri
spirituali). [I classici attributi di Shiva, N.d.A.]. Per un motivo o per
l'altro, io dimenticai sempre di chiedere quando e dove fosse stato fatto
quel ritratto.
"Pi tardi, nell'ottobre di quello stesso anno, durante le festivit di
Novaratri, nel mio villaggio natio, a Dhanyan, vicino ad Almora nello
stato dell'Uttar Pradesh, venne celebrato uno Yaghia in onore di Shri
Jagadamba, una delle molte forme della Madre Divina. A presiedere le
cerimonie fu lo stesso Babaji.
"Nella quarta notte di Novaratri, l'undici ottobre, alle tre del mattino,
sognai che mi trovavo in Tibet in compagnia di un gruppo di lama.
Avevo con me il ritratto di Babaji con quattro braccia e nel sogno lo
mostravo a tutti i presenti, chiedendo se sapevano darmi notizie sulla sua
origine.
"Poi incontrai... un monaco che rispondeva al nome di Jaukshu Lama, il
quale dichiar di essere l'autore di quel dipinto, eseguito all'incirca
seicento anni prima in Tibet. A quel tempo, Herakhan Baba aveva
assunto il corpo divino di un lama ed era ben conosciuto come Lama
59

Baba. Jaukshu Lama, dopo essersi dichiarato un suo ardente devoto, mi


raccont, sempre nel sogno, questa storia:
Ero molto devoto a Shiva e il mio unico, pi grande desiderio era di
venir benedetto dal Suo darshan. Continuavo a tormentare il mio
maestro con richieste in tal senso, senza nemmeno sospettare che Lui e il
Signore Shiva fossero una e la stessa persona.
Era inverno e, siccome faceva molto freddo, pregai il mio maestro di
indossare almeno una chola (specie di tunica portata dai sadhu), ma lui
non ne volle sapere e continu a coprirsi con un semplice pezzo di
stoffa. Animato da un'incrollabile determinazione, insistetti
caparbiamente e alla fine lui si arrese, dandomi il permesso di
confezionarGli una chola.
Sopraffatto dalla gioia, corsi a comprare la stoffa necessaria, ma quella
sera, al momento di tagliarla, mi resi conto che mi ero scordato di
prendere le misure del maestro e, siccome volevo mettermi subito al
lavoro, corsi verso la Sua capanna.
Sulla porta c'era una stuoia e, prima di entrare, diedi una sbirciatina
attraverso gli interstizi delle canne... quel che vidi mi sbalord. Al centro
della capanna, immerso in profonda meditazione, sedeva Shiva in
Persona... nelle Sue quattro mani, teneva la conchiglia, il trishu, il
kamandalu e il chakra. Mi pizzicai, per essere sicuro di non sognare.
Non riuscivo a credere ai miei occhi. Poi ebbi paura che il Signore
pensasse che Lo stessi spiando e tornai di corsa nella mia capanna. Ora
avevo la certezza che il Maestro (Babaji) fosse un'incarnazione di Shiva.
Puoi immaginare l'immensa felicit che provai al pensiero di aver
vissuto con Shiva, sia pure senza rendermene conto, per tutti quegli anni.
Il giorno seguente, avevo pronta per Lui una chola con quattro maniche,
ma, quando Gliela portai, il Maestro and su tutte le furie. "Cos' questa
roba?" grid. "Credi forse che io sia un mago? Oppure vuoi prenderti
gioco di me?" Io Gli raccontai quel che avevo visto quella notte e,
dolcemente, Lui rispose: "Il tuo desiderio era cos forte che ho dovuto
soddisfarlo."
60

"Jaukshu Lama fin il suo racconto con le parole: 'Fu allora che feci il
ritratto che tu hai visto.'
"In seguito, sempre nel 1973 - mentre Babaji era a Herakhan - un gruppo
di cinque o sei lama venne a ricevere il Suo darshan. Babaji convers
con loro in tibetano e disse di essere stato un lama in Tibet. Era la prima
volta che faceva riferimento a un fatto del genere e alla fine i lama lo
salutarono al grido: 'Lama Baha ki Jai! ' (Vittoria al Padre Lama! )
"Questa circostanza stata confermata anche da un famoso santo
contemporaneo, Gangotri Baba, noto anche con il nome di Swami
Akhananda, il quale, obbedendo a un ordine di Bhagwan Herakhan, vive
da eremita nel Himalaya da pi di cinquant'anni, un arco di tempo che
copre il periodo intercorso dalla scomparsa di Bhagwan Herakhan,
avvenuta nel 1922.
"Quando Gangotri Baba venne a Vrindavan nel febbraio del 1973, ebbi
con lui un satsang (discussione religiosa) e, fra le altre cose, mi disse che
Jaukshu Lama, lui stesso ed io eravamo stati tutti devoti di Babaji nella
forma di Lama Baba in Tibet, e che eravamo Suoi discepoli da molte
vite... "
STORIE SUL VECCHIO HERAKHAN BABA
La manifestazione di Babaji a cavallo fra il diciannovesimo e il
ventesimo secolo ben documentata. Oltre alla testimonianza di persone
ancora viventi, esistono diversi libri (per lo pi in hindi) che raccolgono
episodi e aneddoti riguardanti la vita e le gesta di quello che, per
comodit, i devoti dell'ultimo Babaji chiamano il 'Vecchio Herakhan
Baba'. Mahendra Baba e Baba Hari Das hanno scritto che Babaji si
manifestato nella regione del Kumaon attorno al 1890, in un villaggio
senza nome fra le colline a Est di Naini Tal. Per diversi giorni di seguito,
gli abitanti di quel villaggio videro apparire una brillante luce bianca
sulla sommit di una vicina altura. La luce restava visibile per un certo
periodo di tempo, poi spariva. La gente interpret quel fenomeno come
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un segno divino e un giorno, prima dell'orario consueto dell'apparizione,


molti si radunarono sulla collina per cantare dei bhajan (canti
devozionali). La luce misteriosa arriv e da essa emerse un bellissimo
giovane di aspetto divino. I semplici montanari lo implorarono di
scendere nel loro villaggio e il giovane acconsent, stabilendosi nella
casa di una guardia forestale, Shri Dhansingh. Dhansingh, per timore che
se ne andasse, prese l'abitudine di chiuderlo a chiave nella sua capanna
quando usciva per recarsi al lavoro, ma un giorno i suoi compaesani non
seppero resistere alla curiosit e ruppero il lucchetto. Con loro grande
sorpresa, trovarono la capanna vuota: Babaji se n'era andato.
Non molto tempo dopo quegli eventi, Babaji comparve nel villaggio di
Herakhan (pi vicino a Naini Tal dell'altro), sulle rive del Gotama Ganga
(un corso d'acqua che a valle, dalle parti di Haldwani, viene chiamato
Fiume Gola), dove si trattenne per un certo periodo di tempo e dove
torn frequentemente nel corso dei Suoi pellegrinaggi nell'India
Settentrionale e attraverso le montagne del Himalaia. Per questo motivo,
Gli venne attribuito - fra gli altri - il nome di Herakhan Baba. Verso il
1895, Babaji disegn e partecip alla costruzione di un tempio a base
ottagonale, cosa piuttosto rara nell'architettura religiosa indiana. L'opera
venne portata a termine usando pietre squadrate, ricavate da un tipo di
roccia che non si trova nelle vicinanze di Herakhan. Stando ai resoconti
degli anziani, che lo avevano sentito raccontare dai loro genitori, Babaji
port gli operai in un determinato punto della montagna e segn con del
gesso alcuni grandi massi. Le pietre estratte da quei massi si rivelarono
di natura completamente diversa da quella originaria.
Babaji era conosciuto non solo nel Kumaon, ma anche nell'intera regione
himalayana, che era solito percorrere a piedi accompagnato da piccoli
gruppi di devoti. I Suoi miracoli e il Suo 'normale' stile di vita erano
inusuali perfino in quelle zone dove la presenza di santi dotati di poteri
soprannaturali era a quei tempi piuttosto frequente. Le Sue abitudini
erano quantomeno stravaganti: si dice, infatti, che non abbia mai
mangiato cereali e solo occasionalmente, su insistenza dei devoti, latte e
frutta. Shri Shiromani Pathak, di Sheetlakhet nel distretto di Almora,
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dove sorge il Siddhashram, rimase con Babaji per un periodo di sei mesi
e non lo vide mai assumere n cibo, n acqua. Inoltre, non sono riportate
testimonianze di persone che, recandosi da Lui durante la notte, Lo
abbiano trovato addormentato.
"Un giorno di febbraio, alcuni santi che avevano sentito parlare di Shri
Munindra Baba [uno dei nomi di Herakhan Baba] vennero a incontrarlo.
Mentre conversavano con Lui, il discorso cadde su un particolare frutto,
chiamato kephal. Un montanaro del posto osserv che nella loro zona,
fra le colline, quel frutto si poteva trovare solo fra maggio e giugno, mai
in inverno, e nelle menti dei presenti si form il desiderio di mangiare
dei kephal. A un certo punto, rispondendo ai loro pensieri inespressi,
Babaji si allontan di qualche decina di metri e, quando ritorn, portava,
preso non si sa da dove, un ramo colmo di frutti di kephal, che, dopo
aver benedetto, distribu."
Ogni giorno, Babaji celebrava lo yaghia o havan, cerimonia del fuoco
durante la quale alle fiamme, simbolicamente considerate la 'bocca' di
Dio, vengono offerti prodotti della munificenza della Natura. Quando il
ghi (burro chiarificato), che brucia molto bene, non era disponibile,
Babaji era solito usare l'acqua. Una volta, nella citt di Ranikhet, il figlio
di un certo Shri Ram Datt raccont al preside della sua scuola, un
cristiano, di aver visto Babaji compiere quel prodigio e l'uomo,
incuriosito, decise di andare a investigare. Il mattino seguente, Babaji
celebr la cerimonia del fuoco sul tetto della casa di un devoto, e tutte le
volte che vers l'acqua sulla legna, si alzarono fiammate di otto, dieci
metri. Ovviamente, quel preside divent Suo ardente devoto.
Babaji diede dimostrazione dei Suoi poteri anche sedendo per ore, a
volte addirittura giorni, in mezzo a quattro fuochi costantemente
alimentati, col viso rivolto verso il sole. Ancor oggi, a Herakhan vi sono
alcuni anziani che raccontano ai loro nipotini di aver visto Babaji restare
incredibilmente immobile in mezzo all'insopportabile calore dei quattro
fal ravvicinati. Riguardo a questa forma di austerit, di tapas, Giridhari
Lal Mishra scrive: "Non si mai visto un altro santo, un'altra
incarnazione dotata di un pi completo ed evidente controllo dei cinque
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fuochi (i quattro di legna pi il sole) che non Munindra Bhagwan.


Meravigliosa, invero, la Sua tapasya dei cinque fuochi; la prova del
fatto che Egli una manifestazione di Sadashiv.
Shri Moti Singh, che ha quasi cent'anni e vive nei pressi di Devguru,
descrisse con parole toccanti la tapasya del fuoco eseguita da Prabbu (il
Signore). In pi di un'occasione, da bambino, Moti Singh venne
accompagnato dalla madre ad assistere alla tapasya dei cinque fuochi
compiuta dal Signore. [Questo il suo racconto; n.d.t.]
"Un giorno, in piena estate, dopo aver raccolto fasci di legna e sterco di
vacca essiccato, Shri Babaji li dispose in quattro mucchi non molto
distanti fra loro e si sedette nel mezzo. A un certo punto, in virt dei
Suoi poteri yoghici, le cataste presero fuoco da sole. Babaji era coperto
soltanto da un velo di cotone e le fiamme divampavano, alimentate via
via che tendevano a scemare, ma Lui rimase seduto senza mai muoversi
per diversi giorni.
"I presenti avevano sempre paura che si ustionasse o che venisse ucciso
dal calore del fuoco e una volta, convinto che Babaji fosse bruciato vivo,
io scoppiai in lacrime.
"Quando usciva dalle fiamme, il corpo del grande yoghi scintillava come
il sole; era quasi impossibile guardarlo. E la stoffa che lo ricopriva era
intrisa d'acqua.
"In un'altra occasione, sedette in mezzo ai quattro fuochi per 45 giorni
ininterrottamente, e ne usc solo a causa delle fervide implorazioni dei
devoti.
"Meraviglioso il Signore, e illimitati sono i poteri del Suo Yoga.
"Shri Jwaladatt Joshi era un grande devoto di Shri Babaji e ricopriva una
posizione di rilievo al servizio del rajah di Gwalior, un uomo pio e
devoto che ricercava la compagnia dei santi.
"Un giorno, Shri Jwaladatt descrisse alla corte riunita, i lila divini di
Babaji, e nel re si svilupp un forte di desiderio di avere il Suo darshan,
ma poich Shri Bhagwan non aveva una residenza fissa ed era sempre in
64

giro, Jwaladattji non fu in grado di combinare l'incontro fra Babaji e il


re.
"Qualche tempo dopo, per, Shri Babaji si present inaspettatamente a
casa di Jwaladatt, che, felice di vederlo, mand subito un messaggio al
re.
"Il re si rec a casa del suo ministro e invit Babaji a palazzo.
Commosso dalla purezza dei suoi sentimenti, Babaji acconsent e quella
sera trasform la vita di tutti i membri della corte con il potere del Suo
darshan.
"Quando Babaji se ne and, il re si volt verso la sua consorte e le chiese
quanti anni pensava che avesse Shri Munindra e la regina rispose che
non ne dimostrava meno di ottanta. Il re rimase sbalordito e confess
che, per tutto quel tempo, aveva visto Babaji nella forma di un fanciullo
undicenne.''
"Un'estate, mentre Shri Munindra Bhagwan si trovava nel Khurpatal
Ashram a Nainital, venne avvicinato da un giovane e istruito
rappresentate della comunit del posto. Costui aveva ascoltato i racconti
dei Suoi lila divini da molte persone e aveva saputo che sul Suo corpo
erano visibili le cicatrici delle ferite da Lui riportate durante la battaglia
di Kurukshetra, descritta nel poema epico Mahabharata.
Per una ragione che nemmeno lui stesso poteva spiegare, il nostro si era
convinto che Shri Babaji fosse la reincarnazione di Ashvattama (uno dei
guerrieri che combatt e mor a Kurukshetra) e che portasse sempre il
cappello per nascondere la cicatrice che gli era rimasta sulla testa.
"Il giovane arriv nell'ashram pensando a queste cose e, subito dopo
avergli dato il benvenuto, Babaji annunci che sarebbe andato a fare un
bagno perch aveva caldo. Il nostro amico, che cercava proprio un modo
di osservare Babaji senza cappello, si offr immediatamente di andare a
prendere due secchi d'acqua, ma Babaji rispose che preferiva fare il
bagno direttamente nel lago e gli chiese se aveva voglia di
accompagnarlo. Vedendo il momento della verit che si avvicinava, il
giovanotto annu con aria raggiante e, una volta giunto al lago con
65

Babaji, Lo aiut a svestirsi, Gli rovesci devotamente diversi secchi


d'acqua sul capo e infine, dopo averLo asciugato, Gli porse perizoma,
tunica e cappello. L'intera operazione aveva richiesto all'incirca una
mezz'ora, ma lui si ricord di controllare la cicatrice solo quando Babaji
era nuovamente vestito e prov una forte delusione.
"Allora, sorridendo con grande amore, Babaji gli disse: Quando uno
incontra una grande anima, deve avere fede, compassione e amore; se in
cuor suo albergano dei dubbi, deve pregare il Signore che li rimuova.
Infatti, solo la Grazia di Dio che permette di riconoscere la grandezza
di un santo. Soltanto un santo pu mettere alla prova un altro santo... un
santo oppure una persona dal cuore semplice, priva di ego. Com'
possibile che una persona ordinaria, che non conosce nemmeno se
stessa, metta alla prova un santo? I santi sono espressioni dirette di Dio e
volerne mettere alla prova uno come voler mettere alla prova Dio."
Yoghi Jalendar Nath, che appartiene a una famiglia che da tre
generazioni devota di Babaji, mi ha narrato alcuni episodi del singolare
rapporto che intercorreva fra suo nonno, Shri Birshan Singh Gusain, e
Babaji. Yoghiji sent raccontare queste storie da sua nonna e da uno zio
novantenne che all'epoca era bambino, ma i fatti qui riferiti sono ben
noti nella zona di residenza della sua famiglia.
Vicino al villaggio di Barracina, nel distretto di Almora, stato dell'Uttar
Pradesh, sorge un famoso tempio, lo Shakteshwar Mahadev Temple, che
si dice abbia pi di tremila anni. Ogni volta che visitava quel luogo di
culto, Babaji celebrava una cerimonia del fuoco in un antichissimo dhuni
accanto al quale era stata costruita una capanna con una parete aperta,
dove la gente poteva avvicinarLo per ricevere la Sua benedizione.
Birshan Singh Gusain incontr Babaji intorno al 1890, quando aveva
circa sessantacinque anni, ed era un vedovo con molti figli, ormai quasi
tutti indipendenti. Babaji gli consigli di prender moglie un'altra volta e
l'anziano montanaro riusc a combinare un matrimonio con una donna di
trent'anni, che, subito dopo la cerimonia, dichiar di non voler avere
nulla a che fare con un marito cos vecchio e si rifiut di lasciare la casa
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paterna. Birshan Singh si rec diverse volte dal suocero per farle
cambiare idea, ma venne sempre trattato con estrema rudezza e a un
certo punto, stanco di quella faccenda, decise di lasciar perdere tutto e si
mise a seguire Babaji nei Suoi pellegrinaggi attraverso l'Himalaya.
Birshan Singh viaggi con Babaji per sette anni, toccando Nepal, Tibet e
Cina, ma un bel giorno, mentre erano ad Haldwani, Babaji gli disse che
per lui era giunto il momento di tornare a casa e di mettere al mondo dei
bambini. Il vecchio protest che aveva gi provato a far funzionare il
matrimonio e che era sempre stato mandato via a male parole e
beffeggiato, ma Babaji ribatt che doveva tentare ancora. Birshan
impieg cinque giorni per raggiungere a piedi il suo villaggio natio e,
appena arriv, gli amici gli raccontarono che da tre giorni sua moglie si
era messa a pulire il corredo: tutto lasciava supporre che adesso fosse
disposta a seguire il marito nella sua nuova casa. Birshan ricevette la pi
calorosa delle accoglienze dalla famiglia della sposa e fu felice di
prenderla a vivere con s. Quando comp la gi rispettabile et di
settantacinque anni, la loro unione venne benedetta da una bambina, alla
quale seguirono, in rapida successione, due maschi (il primo era il padre
del nostro Yoghiji) e sua moglie, che divenne anch'essa molto devota a
Babaji, ebbe fin dall'inizio la convinzione che quei figli fossero un dono
del Signore.
Pur gravato dalla responsabilit della nuova famiglia, il vecchio Birshan
continu a trascorrere molto del suo tempo con Babaji, servendoLo
quando veniva allo Shakteswar Mahadev Temple e accompagnandoLo in
qualcuno dei Suoi viaggi, ma un'estate, dopo aver arato e seminato i
campi, Birshan non riusc a tornare in tempo per irrigare la giovani
piantine, condannando le sue messi a una sicura rovina. I vicini, fieri dei
loro campi rigogliosi, cominciarono a mormorare: "Vediamo cosa
mangeranno i bambini di Birshan questo inverno... "
Poco dopo, Babaji arriv allo Shakteshwar Temple e, cogliendo al volo
la situazione, chiese a Birshan cosa andavano dicendo in giro di lui i
vicini. Birshan cerc di eludere la domanda, ma Babaji insistette e alla
fine il vecchio Gli raccont che erano sicuri che quell'inverno la sua
67

famiglia avrebbe sofferto la fame perch lui aveva perso tempo dietro a
Babaji invece di curare i suoi campi.
Babaji gli disse di non preoccuparsi e continu a parlare del pi e del
meno. Mentre chiacchieravano, il cielo si rannuvol e ben presto sulla
valle scoppi un violento acquazzone. Babaji comment che era una
'bella pioggia' e, dopo una mezz'ora, quando cominci a spiovere, sped
Birshan nei campi per controllare la situazione. Con suo enorme stupore,
l'anziano contadino trov i campi dei vicini perfettamente asciutti e due
palmi d'acqua nel suo!
Alla stagione della mietitura, la famiglia di Birshan raccolse riso in
quantit molte volte superiore al normale, cos tanto da bastare per due
anni.
Un giorno, Birshan Singh rimase vittima di un drammatico incidente:
cadde da grande altezza, si ruppe la schiena e rimase al suolo privo di
conoscenza, perdendo sangue da molte ferite. Alcuni compaesani lo
trasportarono a casa, dove tutti lo dettero per morente, se non addirittura
gi morto. Sua moglie, disperata, cominci a piangere e a lamentarsi.
Per tutta la notte, Birshan giacque esanime sul letto, senza riprendere
conoscenza e senza muovere un muscolo. La moglie, in preda
all'angoscia, croll addormentata su una stuoia nella stanza, ma si
svegli di soprassalto alle tre del mattino e, obbedendo a un improvviso
impulso, and ad aprire la porta d'ingresso. In piedi sulla soglia c'era
Babaji. La povera donna scoppi in lacrime e, fra i singhiozzi, Gli
raccont quel che era successo, dicendo che temeva che suo marito fosse
condannato a morire.
Fattosi condurre al capezzale di Birshan, Babaji le disse di non
preoccuparsi e la mand nei campi a cercare una speciale erba, con la
quale fece una pasta che applic sulle fratture del vecchio devoto. Poi,
passata qualche ora, lo sollev in posizione seduta. Birshan Singh riprese
conoscenza mentre veniva mosso. Apr gli occhi e, deliziato alla vista
del Maestro, si alz e Gli fece pranam senza accusare alcun dolore. Poi,
68

chiedendo cosa fosse successo, disse alla moglie di portare del latte
fresco per Babaji.
Babaji rispose che non aveva tempo di prendere nulla, perch era venuto
apposta da Jaganath, dove doveva celebrare il solito yaghia del mattino.
La gente Lo aspettava e non poteva fare altro che rimettersi subito in
cammino (Jaganath dista diciotto chilometri dallo Shakteswar Temple,
troppi per arrivare in orario per una cerimonia che si svolge al levar del
sole). Nel frattempo, la moglie di Birshan era tornata dalla cucina con un
piatto sul quale aveva disposto farina, riso, zucchero e altri prodotti che
tradizionalmente si offrono ai santi nel Kumaon. Per dovere di ospitalit,
Babaji prese un po' di tutto, lo mise nella borsa da viaggio e, mentre la
moglie di Birshan si affrettava verso la stalla per prendere il latte, disse
che doveva veramente andare, ma che prima si sarebbe fermato un
attimo al tempio. Birshan Singh Gli fece pranam e Babaji si allontan.
La moglie di Birshan, che tornava di corsa con il latte, Lo vide mentre
attraversava il campo in direzione del tempio, a circa duecento metri di
distanza. Per un momento lo perse di vista, ma sent suonare la
conchiglia e le campane. Quando giunse al tempio, trov il lingam
bagnato, ma di Babaji non c'era traccia, n l, n nei dintorni.
Il dottor Hem Chand Joshi era uno studioso noto per la sua capacit di
leggere, scrivere e parlare ben cinquantadue lingue. Grande devoto di
Babaji, raccolse numerosi episodi della vita di Herakhan Baba con l'idea
di ricavarne un libro, ma il suo lavoro venne interrotto dalla morte e il
manoscritto, messo da parte in attesa del ritorno del Maestro, venne
trovato e fatto pubblicare da sua moglie, su consiglio del Babaji attuale
dopo il 1970. Quella che segue una storia tratta da quel libro.
"Il genero del dott. Joshi, Shri G.N. Joshi, mor di tubercolosi dopo tre o
quattro anni di sofferenze, lasciandosi dietro la giovane moglie. Il dolore
della famiglia fu enorme e per molto tempo la casa risuon dei pianti
disperati di parenti e amici. In accordo alla tradizione, le spoglie del
defunto vennero trasportate all'aperto ed esposte sotto un albero di
limone.
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"Gli abitanti del villaggio si unirono al lutto dei familiari e aiutarono a


preparare il corteo funebre diretto al campo di cremazione. Mentre al
cadavere di Joshi veniva offerto l'ultimo lavacro rituale, Babaji apparve
improvvisamente sulla scena.
"Vedendolo, la madre di Joshi si gett ai Suoi piedi. 'Signore' preg, 'Tu
che sei venuto a me nel tempo del mio dolore, concedimi, ti scongiuro, il
dono della Tua grazia: fa' rivivere mio figlio. Sono in grande pena per la
mia giovane nuora. Come potr sopportare il dolore di questa terribile
perdita e affrontare da sola i perigli dell'esistenza? Io ho altri tre figli, ma
il mio cuore piange per questa sfortunata ventiquattrenne. Ti prego,
Signore, Ti prego... '
"Il Signore sorrise e disse: 'Non preoccuparti, tuo figlio star bene.'
"I presenti si guardarono l'un l'altro e cominciarono a mormorare, perch
cosa si pu fare di fronte a un cadavere se non piangere e lamentarsi?
Cosa voleva dire quel Baba?
"Diventato di colpo serissimo, Babaji spezz un ramo dell'albero di
limone e prese a passarlo sulla salma, ripetendo la procedura che si
osserva nell'applicare la tecnica di guarigione della jhara. Dopo circa un
minuto, si volt verso la madre angosciata e disse: 'Non temere, sembra
che il calore torni nel corpo.' E, un minuto pi tardi, aggiunse: 'Posso
sentire il cuore che ricomincia a battere.'
"La folla era sbalordita: cosa cercava di fare Bhagwan Herakhan? Joshiji
era morto da diverse ore e nessuno poteva riportarlo in vita. Le
dichiarazioni di Babaji parevano il frutto della mente di un folle.
"Un po' pi tardi, Babaji chiese se fosse possibile avere del latte materno
e immediatamente Gliene venne portata una tazza. Babaji lo introdusse,
un cucchiaino alla volta, nella gola del morto, poi, delicatamente, gli apr
gli occhi.
"Quasi tutti gli abitanti del villaggio avevano sentito dire che Babaji era
considerato un'incarnazione di Dio, ma in quel momento, con Shri G.N.
Joshi che si guardava attorno con aria sorpresa, ne ebbero la prova.
Babaji ordin che Joshi fosse portato in casa, ma la superstizione
70

difficile da vincere e la gente ebbe paura di venir posseduta dallo spirito


maligno che evidentemente animava il cadavere.
"Babaji sorrise di nuovo e disse: 'Non abbiate paura, quest'uomo vivo,
non morto come pensate. Portatelo dentro. Non vi accadr nulla di male.'
"Shri G.N. Joshi venne deposto sul suo letto e cominci un lento ma
costante recupero. Accett un altro po' di latte e anche qualche boccone
di cibo solido.
"Babaji riprese il Suo viaggio e, quando torn nel villaggio, otto giorni
pi tardi, fece trasportare Joshi sulle sponde del Ramganga, un fiume
che scorreva nelle vicinanze. Babaji si bagn per primo, poi ordin ai
familiari del malato di immergerlo nella corrente. Finita l'abluzione,
Joshi venne riportato a riva e Babaji lo fece sdraiare sullo stomaco,
gettandogli addosso una coperta.
"Pass mezz'ora e Joshiji inizio a vomitare dal naso una gran quantit di
acqua sporca e puzzolente.
"A quel punto il Signore si alz, chiam Joshi per nome e, ell'incredulit
generale, questi si tir in piedi e segu Babaji fino a casa sua sulle
colline, camminando senza difficolt per due miglia e mezzo.
"Questo accadde nel 1910 o 1911, e Shri G.N. Joshi visse felicemente
per altri quarant'anni, fin verso il 1950.
Ci sono numerose testimonianze che provano l'assoluto controllo che
Shri Babaji aveva sulla morte. Dell'episodio sotto riportato esistono
quattro versioni leggermente diverse fra loro; io ho scelto quella scritta
da Shri Giridhari Lal Mishra.
"Una volta, mentre Herakhan Baba si recava in pellegrinaggio a
Badrinath, Jivanchand Joshi, il Suo unico compagno di viaggio, venne
colto da un attacco di colera fulminante. Nel giro di pochi minuti, scosso
da violentissimi conati di vomito e in preda a una terribile dissenteria,
giunse in punto di morte.
"Babaji, compassionevole come sempre, disse: 'Dal momento che
nessuno pianger la Mia scomparsa, prender su di Me la tua malattia.'
71

Il devoto si ristabil immediatamente, ma il colera cominci ad agire su


Babaji. 'Dopo che avr lasciato il corpo' disse al devoto affranto, 'da' alle
fiamme la mia forma priva di vita e spargi le ceneri nel Gange.' Pochi
istanti dopo, esal l'ultimo respiro e il povero Jivanchand, distrutto dal
dolore, esegu un sommario rito funebre e riprese la via di casa.
"Quando finalmente arriv ad Almora, i familiari lo informarono che
Babaji era in citt da parecchi giorni, ospite di un altro devoto. Sicuro
che si trattasse di uno sbaglio, Jivanchand and a controllare e rimase
sbalordito nel vedere Babaji seduto in mezzo alla gente. Il povero
Jivanchand si rifiut di credere all'evidenza, finch non ebbe toccato con
mano il corpo caldo, innegabilmente reale, di Babaji e lo shock di
quell'esperienza lo rese pazzo per circa sei mesi."
Shri Mahendra Baba trascorse molti anni cercando Babaji e, poco prima
di trovarLo, incontr un vecchio che rispondeva al nome di Shiromani
Pathak e abitava nel piccolo villaggio di Sheetlakhet, nei pressi di
Almora, nello stato dell'Uttar Pradesh. Shiromani aveva conosciuto il
'Vecchio Herakhan Baba' (che aveva lasciato il corpo pi di venticinque
anni prima dell'episodio di cui ci occupiamo) e in Suo onore aveva
aiutato a costruire lo Siddhashram, un incantevole eremitaggio che sorge
nelle vicinanze del paese. Fra Mahendra Baba e il vecchio nacque
un'istintiva simpatia e i due trascorsero tutta la notte a parlare. Tuttavia,
ogni volta che Mahendra chiedeva di Babaji, Shiromani scoppiava a
piangere e fu solo con grande pazienza che alla fine Mahendra riusc a
cavargli fuori la storia che qui riporto:
"Un'ora prima di morire, mio zio, adagiato sul letto, cominci dire:
Guardate com' bello! OffriteGli un seggio, qualcosa su cui sedere.
AdorateLo''. Molti dei presenti pensarono che delirasse, ma in realt Shri
Sadashiv lo liberava concedendogli una visione della Sua gloriosa
presenza. Da quel giorno, Shiromani svilupp un forte desiderio di
vedere il Signore Supremo, desiderio che ben presto divenne una vera e
propria ossessione che lui non sapeva come soddisfare.
72

Un giorno, inaspettatamente, una folla di duecento, duecentocinquanta


persone si avvicin a casa sua trasportando alcuni palanchini. In uno di
questi, devotamente scortato da ricchi e rispettati dignitari locali, sedeva
un grande saggio compassionevole. Indossava soltanto una tunica e un
cappello, e il Suo sorriso amorevole irradiava grazia su tutte le cose e le
creature attorno. All'epoca, Shiromanji soffriva di una brutta infezione a
un piede, ma appena sent la notizia dell'arrivo di Bhagwan si affrett
verso il corteo con il cuore colmo di un'incomprensibile trepidazione.
Sfortunatamente, scivol sui gradini delle scale e una scheggia di legno
penetr nella ferita, procurandogli un dolore cos forte da farlo svenire. I
Suoi familiari e la gente che guardava si spaventarono moltissimo, ma
Shiromanji, la testa posata sul grembo del Maestro misericordioso, era
immerso in una trance pi profonda di quella dei grandi Brahm Rishi e
sperimentava una deliziosa sensazione di pace.
"Dopo aver riposato per qualche ora, Shri Maharaj e il Suo seguito, che
nel frattempo era salito di altre sei, settecento unit, riprese il cammino.
"Quando Maharaj viaggiava, non esistevano programmi prestabiliti.
Arrivava in un posto e come per incanto, senza che nessuno l'avesse
chiamata, si radunava una gran folla. Apprendendo la notizia del Suo
arrivo, nessuno riusciva a rimanere a casa. Maharaj non rispondeva alle
domande della gente, ma in Sua Presenza tutti sperimentavano una
grande pace.
"Fra le moltitudini che accorrevano per vederLo, c'erano studiosi di
sanscrito, ministri, riformatori sociali, re e nababbi, ma questo Grande
Essere si concedeva in eguale misura a tutti, emanando l'imperturbabile
tranquillit che derivava dalla Sua perfetta realizzazione del Brahman.
"Sempre dolce di aspetto, gli occhi colmi di compassione e
l'atteggiamento benevolo, aveva un corpo slanciato e i gesti spontanei
del bambino; indossava solo kurta (tunica) e topa (un particolare tipo di
copricapo)... e la Sua bellezza era una soprannaturale fonte di attrazione
per la gente. Mangiava pochissimo, ma beveva molto latte... Quando
apriva le mani, i devoti che Gli stavano accanto si sentivano stordire
dalla divina fragranza che si diffondeva dal Suo palmo. I Suoi capelli
73

non crescevano. Non dormiva mai. Shiromanji visse con lui per sei mesi
di fila e non Lo vide dormire mai... Se qualcuno voleva vestirlo, si
lasciava vestire, ma non chiedeva vestiti e, anche se erano disponibili,
non li usava. I devoti Gli portavano in dono abiti costosi, monete d'oro e
altri oggetti preziosi, ma Lui nemmeno li guardava. A volte, per divertire
la gente, giocava con le cose per qualche minuto, poi, come appunto
potrebbe fare un bambino, se ne stancava e le lasciava da parte senza
dare istruzioni sul loro uso finale: chiunque era libero di prenderle. Per
Lui, un sasso o un gioiello erano la stessa cosa. Per Lui, amico o nemico,
ammiratore o detrattore, santo o peccatore, tutti erano egualmente degni
della Sua grazia e della Sua compassione.
"[Shiromani] mi raccont molti episodi stupendi, a proposito dei molti
miracoli compiuti da Bhagwan, ai quali lui aveva personalmente assistito
e, quando io, che sono scettico per natura, mi mostravo dubbioso, si
metteva a giurare su tutto quello che aveva, sulla sua fede e sulla testa
sua e dei figli, dicendo che ogni parola che gli usciva di bocca
corrispondeva a verit.
"Dopo qualche tempo, per, anche se nel mio cuore non c'era abbastanza
fede, mi sentii quasi costretto a credere a questi accadimenti miracolosi.
Parlavamo per ore, e io, che pur non avevo una particolare inclinazione
per le preghiere, la ripetizione di versi sacri e le discussioni religiose, ero
affascinato dai suoi discorsi! Mi attiravano irresistibilmente. I racconti di
Shiromani implicavano che Shri Bhagwan Herakhan fosse Ishwara in
Persona, la straordinaria manifestazione del Signore Supremo...
''Shiromani giurava di aver visto morti che venivano resuscitati,
ignoranti che di colpo iniziavano a parlare come letterati eruditi, coppie
sterili che mettevano al mondo figli, poveri che di punto in bianco si
ritrovavano in possesso di grandi ricchezze. I devoti in cerca delle
realizzazioni divine vedevano istantaneamente esauditi tutti i loro
desideri e conquistavano il mondo dei fenomeni occulti... Coloro che
cercavano la salvezza, non solo indiani, ma anche monaci tibetani ed
europei, ottenevano l'illuminazione semplicemente prendendo rifugio ai
piedi di loto del Signore. Persone di vedute diverse, appartenenti a
74

diverse classi sociali e grandi devoti venivano riempiti di speranza dalla


forza senza paura della Sua protezione. Era questo che Shiromani voleva
assolutamente farmi capire, questo che continuava a ripetere sotto
giuramento in uno stato di grande esaltazione mistica."
Shri Babaji cominci a prepararsi ad abbandonare il piano fisico
dell'esistenza attorno al 1921. Gangotri Baba, che in seguito divent un
famoso santo, aveva all'epoca una cinquantina d'anni ed era appena
andato in pensione dopo aver concluso la sua carriera di insegnante.
Passando per Haldwani di ritorno da un pellegrinaggio al Monte Kailash
in Tibet, Gangotri Baba incontr Sombhari Baba (un altro grande siddha
yoghi) e da lui apprese che Babaji si trovava nel suo ashram di Kathgaria
e voleva vederlo.
Gangotri Baba si rec immediatamente a Kathgaria (una localit di
campagna a tre miglia da Haldwani) e Herakhan Baba gli disse che
presto avrebbe lasciato il mondo materiale per proseguire il Suo lavoro
sul piano astrale. Gangotri Baba doveva continuare la Sua opera e andare
a stabilirsi fra le montagne dell'Himalaya, vicino al paese di Gangotri (fu
appunto dopo la sua permanenza in quel luogo che divenne noto con il
nome di Gangotri Baba). Inoltre, Babaji gli raccomand di prendersi
particolarmente cura del dott. Hem Chand Joshi, il linguista, e di sua
moglie, Durga Devi. Poi, prima di congedarlo, gli diede una mala di tulsi
(un rosario fatto con un tipo particolare di legno) avvolta nella sua
custodia di stoffa e disse: "La riprender al mio ritorno."
Nell'autunno del 1922, Herakhan Baba and di nuovo in Tibet e, sulla
via del ritorno, si ferm nella citt di Ashlot, al confine fra l'India e il
Nepal, dove fu ospite del rajah locale. Al momento della Sua partenza, il
re volle aiutare a trasportare il palanchino, ma dopo poche miglia Babaji
lo convinse a tornare indietro e prosegu il viaggio assieme a un gruppo
ristretto di devoti.
Quando la comitiva raggiunse la confluenza dei fiumi Kali e Gori, Shri
Babaji smont e, annunciando che sarebbe ritornato per il beneficio di
tutti gli esseri, si inoltr nell'acqua, in quel punto particolarmente
75

impetuosa e profonda. Giunto al centro della corrente, si sedette in


posizione yoghica e svan in un lampo di luce.
Predizioni e preparazione del ritorno di Babaji:
Mahendra Baba e Vishnu Datt Mishra
CAPITOLO 4
MAHENDRA BABA INCONTRA BABAJI
Nel periodo fra il 1922 e il 1970, durante gli anni dell'assenza fisica di
Shri Babaji, un grande siddha yoghi inizi a parlare di Lui alla gente,
annunciando e preparando il Suo ritorno.
L'uomo, che in seguito divenne famoso con il nome di Mahendra Baba o
Mahendra Maharaj, nacque il 4 marzo 1908 nella casa del nonno
materno a Manika, un villaggio vicino a Mithila, nello Stato del Bihar,
dove trascorse tutta la sua infanzia.
Nella tradizione dell'India, Mithila anche il luogo di nascita di Sita, la
consorte del Dio Ram, ma il nonno di Mahendra era un ardente devoto di
Durga (uno degli aspetti della Madre Divina, Creatrice e Sostentatrice
dei mondi). Mahendra apparteneva a una famiglia benestante ed istruita,
frequent regolarmente la scuola e a casa ricevette lezioni private di
sanscrito, che impar alla perfezione, e di molte altre lingue, fra le quali
ovviamente l'inglese.
Il nonno era uno studioso di sanscrito e di astrologia, e aveva una
profonda conoscenza degli antichi rituali vedici di adorazione. In una
stanza, separata dal corpo della casa, eseguiva in pace le sue puja (rituali
di adorazione) e leggeva parecchie volte al giorno l'antico testo sanscrito
del Durga Saptshati ('Settanta Versi in Lode della Dea Durga'), abitudine
che trasmise al giovane Mahendra.
Le esperienze di Mahendra con Babaji iniziarono molto presto. Da
bambino una visione di Babaji e di Durga lo guar da una malattia
76

mortale e il giorno del suo quinto compleanno, mentre andava a


comprare dei dolci, ricevette dei canditi in regalo da uno sconosciuto nel
quale in seguito riconobbe Babaji. Molti anni pi tardi, ancora in una
pasticceria dove si era recato a comprare dei dolci per festeggiare
l'appena conseguito diploma di scuola superiore, Mahendra si vide
insistentemente fissato da un anziano, altissimo rinunciante. Ritirato il
suo pacco di dolci, Mahendra, com' consuetudine in India, ne offr
qualcuno al monaco, che rifiut, dicendo invece che voleva venire a casa
sua. Per quanto sorpreso, Mahendra acconsent e per sei giorni e sei notti
ricevette da lui importanti insegnamenti sullo yoga. Poi il vecchio se ne
and per non ritornare mai pi e Mahendra rimase nel villaggio a porsi
domande su quel misterioso personaggio, del quale sapeva soltanto che
'veniva dall'Himalaya'. Abitualmente in India ci si rivolge a sadhu e
monaci con l'appellativo 'Baba' o 'Maharaj', quindi nel corso delle loro
conversazioni Mahendra non aveva avuto bisogno di chiedergli come si
chiamava.
Mahendra raccont ai suoi devoti che fin dalla fanciullezza aveva avuto
un intenso desiderio di recarsi a Vrindavan e di meditare su Krishna, per
il quale nutriva un grande amore spirituale. Un giorno, quando era
ancora molto giovane, chiese a sua madre il permesso di recarsi nella
citt di Krishna in 'cerca di Dio' e lei, spaventata dall'idea di perdere il
figlio, scoppi a piangere, implorandolo di aspettare almeno di aver
finito gli studi, in modo da poter avere gli strumenti atti a portarlo a una
pi profonda comprensione della spiritualit.
Mahendra frequent l'universit a Patna, nel Bihar, e a un amico di
Bombay confid di aver nuovamente incontrato il suo anziano maestro.
In una fredda giornata di dicembre, Mahendra usc a passeggio per le
strade della citt assieme a un gruppetto di compagni di corso. A un certo
punto, s'imbatterono in un mahatma (grande anima) e, colpiti dal suo
aspetto, si misero a seguirlo. Il monaco scese in riva al Gange, si spogli
e, inoltratosi nell'acqua, raggiunse un isolotto sabbioso in mezzo alla
corrente, dove sedette in posizione yoga. Nel giro di pochi minuti, l'aria
cominci a riscaldarsi in modo cos intenso da costringere Mahendra e i
77

suoi amici a togliersi gli abiti invernali. Il santo sopport la loro curiosit
ancora per qualche istante, poi grid: "Non mettete mai alla prova i
poteri di uno yoghi!", e i giovani, temendo la sua collera, corsero via.
Mahendra complet la sua educazione formale con una laurea in
filosofia presso la Bhagalpur University in Bihar, raggiungendo un alto
grado di istruzione, come testimoniano i suoi scritti, talmente pieni di
citazioni sanscrite e di richiami alle Scritture da renderne difficoltosa la
traduzione e persino la lettura. In quel periodo, Mahendra Maharaj si
avvicin al movimento politico del Mahatma Gandhi e visit diverse
citt per attivit connesse a questo lavoro.
La svolta decisiva della sua vita avvenne nel 1928. Un giorno, mentre
era fuori a passeggiare, decise di non tornare a casa e di andare a
Benares. Cos, semplicemente continu a camminare... per oltre
duecento miglia! Giunto nella citt sacra a moltitudini di indiani, visse
per un po' nel tempio di Kashi Vishwanath e quindi si mise ad insegnare.
Nel frattempo, la sua famiglia, che non aveva mai smesso di cercarlo,
scopr dove abitava e suo nonno gli invi del denaro e una lettera nella
quale diceva che presto sarebbe venuto a trovarLo. Sentendo questo,
Mahendra utilizz i soldi per trasferirsi a Vrindavan e, una volta l,
'cadde ai piedi della Madre Radhaji'.
Successivamente, in cerca di un posto dove stabilirsi per compiere una
lunga sadhana (pratica spirituale), prese residenza a Lohban, un villaggio
a met strada fraVrindavan e Mathura, dove rimase per quasi vent'anni.
In quell'arco di tempo, Mahendra viaggi molto e trascorse lunghi
periodi nel Gujarat, nei pressi di Ambaji, una cittadina nel distretto di
Datta che la tradizione vuole associata alla Dea Amba, un altro aspetto
della Madre Divina. Non torn mai in Bihar per visitare i suoi familiari.
Mentre si trovava a Lohban, Mahendra organizz frequenti sessioni di
jap (ripetizione di un nome di Dio), di canti devozionali e di letture di
testi sacri, come il Ramayana. La sua fama si sparse e molte persone
vennero a vederlo per godere degli influssi benefici della sua presenza.
Ancor oggi, la gente di Lohban lo ricorda con venerazione e, nel 1984,
su un terreno di propriet del comune, stata iniziata la costruzione di
78

un tempio e di un piccolo ashram dedicati a Mahendra Maharaj e a Shri


Heriakhandi Baba.
Anche vivendo nelle vicinanze di luoghi tradizionalmente associati a
Radha e Krishna, Mahendra continu a coltivare il desiderio di scoprire
l'identit dell'anziano rinunciante che aveva incontrato da bambino e che
ormai considerava il suo Guru. Nel corso degli anni, attravers molte
volte l'Himalaya a piedi - viaggiando fra India, Nepal e Tibet - in cerca
del santo che lo aveva iniziato alle conoscenze dello yoga. Si dice che
Mahendra Baba non abbia mai elemosinato cibo o denaro e che, sebbene
la gente si sentisse spesso spinta a provvedere alle sue necessit, sia
rimasto diverse volte senza mangiare per giorni. Aveva l'abitudine di
trascorrere lunghi periodi in meditazione, durante i quali digiunava, ma
anche in condizioni normali si vestiva con poco ed era parco nel nutrirsi
e nel parlare. La severa austerit delle sue pratiche ascetiche lo rese
famoso e, quando alle crescenti schiere dei suoi devoti si un il Raj di
Datta, rifiut con insistenza le sostanziose vivande che questi, temendo
per la sua salute, continuava ad inviargli dal palazzo.
Gli anni passavano, ma a dispetto delle sue ardenti preghiere Mahendra
Maharaj non riusciva a sapere nulla del suo Guru. Poi un giorno, nel
1949, mentre si trovava nel tempio di Ambaji, ebbe una visione di
Durga, che gli disse di recarsi nel distretto di Almora, in Uttar Pradesh.
Le sue peregrinazioni in quella regione costituiscono la parte principale
del bel libro Anupam Kripa.
Nei primi mesi d'estate di quello stesso anno, Mahendra arriv ad
Almora e prese alloggio in un tempio della citt, ma dopo tre giorni di
infruttuose ricerche divenne irrequieto e s'incammin alla volta di Kosi,
un villaggio cinque miglia a Nord del villaggio. Il mattino seguente,
prosegu fino al vicino tempio di Surya e quella sera uno del posto si
offr di accompagnarlo ancora ad un altro tempio, pi in alto fra le
montagne. Partirono al calar della sera e ben presto il sentiero si strinse,
inerpicandosi pericolosamente a strapiombo sul corso di un fiume.
Mahendra era stanco e affamato, ma fermarsi sarebbe equivalso a
perdere la strada. Dopo altre due ore di marcia, la sua guida si ferm e,
79

spiegatogli come proseguire, devi verso le luci lontane di una casa,


dicendo che aveva il figlio malato e non poteva andare oltre. Mahendra
continu a salire e giunse in uno sperduto paesetto dove venne bloccato
da una torma di cani ringhianti. Muovendosi avrebbe rischiato di
provocare un attacco, quindi non gli rest che chiamare aiuto. Si mise a
gridare a squarciagola una serie di nomi di Dio e una donna che si
trovava nel tempio lo sent. L'uomo che venne mandato a soccorrerlo gli
offr cibo e ospitalit, ma Mahendra chiese solo di essere accompagnato
a destinazione e verso mezzanotte arriv finalmente al tempio di Shiva
Bolenath a Shatrudra. L nei pressi scorreva un torrente e dopo aver
bevuto Mahendra non ebbe pi n fame, n sete. Vinto dalla stanchezza,
si addorment sotto gli archi del portico, ma ben presto venne svegliato
dal sacerdote del tempio che, in preda a una grande agitazione, gli disse:
"Maharaj, ditemi subito cosa desiderate da mangiare, ma ditemelo in
fretta, perch il Signore in persona apparso per dirmi di provvedere ai
bisogni del monaco affamato che era giunto al tempio!" Mahendra
protest che desiderava solo essere lasciato in pace e il sacerdote,
vedendolo cos stanco, si rese conto che aveva prima di tutto bisogno di
dormire. Mentre si allontanava, per, incespic in un involto che prima
non aveva notato e, apertolo, vide che dentro c'era della farina.
Considerandolo un segno divino, insistette per preparare vegetali e
chapati (pane non lievitato cotto sulla piastra), e gliene serv in gran
quantit. In quel modo, girovagando di luogo in luogo per undici giorni,
Mahendra Baba raggiunse Shitlakhet e incontr Shiromani Pathak, il
quale, dopo una notte di animate conversazioni spirituali, lo convinse ad
andare al Siddhashram, che sorgeva appena a mezzo miglio a valle del
villaggio.
"Arrivai all'ashram assieme al sacerdote del tempio. Il posto cos bello
che neppure un poeta sarebbe in grado di descriverlo. Nel terreno
dell'ashram sono racchiusi l'ostello per i viandanti e i pellegrini, il
tempio dedicato alla Dea Laxmi, accanto al quale scorre un ruscelletto
perenne, e l'eremitaggio vero e proprio. Sul punto pi alto stata
costruita una capanna di paglia e fango dalla quale si pu ammirare lo
80

splendido panorama dei picchi innevati del Nandakot, Badrinarayan,


Nilkanth e altri ancora.
"A una certa distanza dalla capanna, crescono due alberi di deodar,
battezzati con i nomi di 'Nar' e 'Narayan'. Normalmente, la capanna, che
contiene soltanto le immagini di Shri Maharaj, il [Suo] rosario, i testi
delle sacre scritture e altri oggetti sacri, non viene usata da nessuno, ma
il sacerdote apr senza indugi il lucchetto e disse che potevo restare l.
"Io lanciai un'occhiata all'interno e... caddi in ginocchio, toccando il
pavimento con la fronte. La mia mente entr in uno stato di esaltazione.
Cosa stava succedendo! Quelle fotografie erano tutte del mio Gurudeva,
che tanti anni prima mi aveva fatto Suo iniziandomi alla yoga!"
Istantaneamente, Mahendra Maharaj venne travolto da un'ondata di
dubbi, paure e conflitti. Esplosioni di gioia si succedevano a momenti di
confusione terrificante. Quella notte si addorment dopo aver deciso che
l'indomani avrebbe iniziato a digiunare, ma la Dea Madre gli apparve in
sogno e disse: "Fratello, ho fame." Mahendra si svegli con il viso rigato
di lacrime e offr all'immagine della Dea cibo e dolci che poi, in parte,
mangi. Il suo livello di concentrazione era talmente basso che non
riusciva nemmeno a fare la jap o a meditare. Era precipitato in uno stato
di confusione interiore che si protrasse per tre giorni.
"Mi chiedevo: Che senso ha continuare a vivere in questo modo? Pur
dopo avermi incontrato, Egli mi ignora e io non posso andare avanti
senza di Lui. O mente, mente mia, dimenticalo una volta per tutte e
immergiti nella ricerca dei piaceri mondani oppure, grazie al potere della
tua forza animica, fa' che il mio capo riposi sui piedi dell'Amato!
"Alla fine decisi che se Shri Maharaj non fosse intervenuto per estirpare
i miei dubbi dall'indomani avrei digiunato fino alla morte...
"A causa del freddo quel mattino mi lavai pi tardi del solito, poi recitai
le mie preghiere, feci la jap, lessi dei brani delle scritture e meditai.
Finiti gli esercizi devozionali, misi il catenaccio alla porta e chiusi
accuratamente le persiane della piccola finestra munita di sbarre. Non
potendo immaginare che la Grazia del Signore sarebbe scesa cos presto
su di me, avevo intenzione di dormire...
81

"Nello Shri Bhagwat avevo letto la storia di Dhruva e inoltre conoscevo


le vite di molti santi moderni, come Narasingh Mehta e altri. Tutti i
grandi saggi avevano raggiunto la salvezza dopo aver superato, con
devozione ed energia, difficili prove. Io ero privo di esperienza e di
devozione; non avevo fede o amore e non mi aspettavo certo di
incontrare il Signore... anche se sapevo che un giorno la Sua Grazia
sarebbe scesa su di me, perch altrimenti Lui non avrebbe avuto motivo
di chiamarmi in quel Suo santo tempio. Ero sicuro che la Sua Grazia si
sarebbe riversata su di me, ma, dopo aver pensato cos per un po', presi
ugualmente sonno perch il mio amore per Lui non era abbastanza forte
da impedirmi di dormire. Non avevo voglia di mangiare o di bere e
nemmeno di fare pratiche devozionali o di leggere le scritture, cos alla
fine mi stesi sul letto.
"Senza pensare, mentre mi sistemavo la coperta, lanciai un'occhiata in
direzione della porta e...vidi Shri Bhagwan! Era l, in piedi, e io non
avevo la minima idea di come e quando fosse entrato. A causa della
mancanza di spazio, della subitaneit dell'apparizione, della mia
travolgente venerazione e della mia debolezza mentale, non ebbi la forza
di alzarmi; riuscii appena a tirarmi a sedere e posai le mie deboli mani di
peccatore sui Suoi santi piedi. Non sarei stato capace di spiccicar parola
nemmeno se avessi voluto.
"Poi in me sorse il desiderio di contemplare il Suo viso simile al loto e
alzai gli occhi. Lui mi fiss amorevolmente per qualche minuto,
facendomi Suo con la Sua Grazia. Io, dimentico di tutto quel che mi
circondava, ero conscio soltanto del nettare della Sua inebriante presenza
divina. Solo in quel momento realizzai la mia completa fusione con
Lui... un vero stato di unit con il Signore Shiva.
"Spezzando la mia trance, Shri Bhagwan chiese: 'Cosa vuoi, Baba?' La
dolcezza della Sua voce era indescrivibile. In occasioni simili, santi
come Valmiki, Vaidvyas e altri pensarono che la risposta migliore fosse
il silenzio, pertanto non aprii bocca e nell'alone della Sua generosa,
compassionevole Presenza divenni un essere completo. Nel chiamare
questo piccolo orfano sotto la Sua protezione che non conosce paura, Lui
82

provava la stessa gioia che prova una mucca gonfia di latte alla vista del
suo gracile, vacillante vitellino! La bellezza del Suo corpo venerato, la
Sua fragranza, la delicatezza della Sua pelle e la Sua gentilezza
andavano al di l di tutto quel che avevo visto e conoscevo. Poi,
mettendomi le mani sul capo, chiese di nuovo: 'Baba, cosa vuoi?'
"Sentendo la Sua forma simile al loto profferire queste parole,
affascinato dai Suoi piedi di loto, provai nel cuore lo stesso sentimento
che prova un figlio accorgendosi che il suo regale padre, mosso a
compassione dalla sua condizione miseranda, pronto a sacrificare tutto
pur di liberarlo dalla sofferenza. Allo stesso modo, Shri Bhagwan era
pronto ad aiutarmi, rovesciando su di me la gloria di tutti i poteri
mondani e soprannaturali. Shri Bhagwan, Sambasadashiv, Signore dei
Tre Mondi e di tutte le creature viventi, mi elargiva il dono della
salvezza!
"Ero colmo di gioia estatica! Apparire al Suo bambino a quel modo!
Esaudire il mio desiderio con la Sua Grazia! In preda a una grande
felicit e a una perfetta letizia, le mani premute sui Suoi santi piedi, a
voce bassa, risposi: 'La Tua benedizione.' Gli occhi del Signore si
riempirono di lacrime di compassione e il Suo forte cuore si sciolse.
Pos entrambe le mani sul mio capo e, dicendo, 'Questa via stata
chiusa, Baba,' spar." Mahendra, sconvolto, impieg parecchio tempo a
calmarsi, poi usc sulla veranda e si guard attorno nella speranza di
vedere di nuovo il Signore Shiva. Quando vide il sacerdote del tempio,
lo preg di andare a chiamare Shiromani e di dirgli di portare delle
provviste, ma non appena quello stato di esaltazione scem venne
aggredito dai dubbi.
"... C'erano molte ragioni che mi spingevano a dubitare. Prima di tutto, la
mia inclinazione naturale e, secondariamente, il fatto che Maharaj era
apparso senza il cappello e la tunica che era solito portare, vestito solo di
un corto pezzo di stoffa vivacemente colorato. Al tempo stesso, per,
quasi inconsciamente, ricordavo la Sua compassione, la Sua potenza e
venivo di nuovo investito dalla gioia della Sua Presenza.
83

"Quando arriv Shiromani, seguito a una certa distanza dal sacerdote


carico di provviste, gli chiesi subito che genere di abiti indossava di
solito Shri Baba. Con voce grave, Shiromani mi spieg che Bhagwan
non aveva preferenze. Abitualmente, Gli offrivano kurta e topa
(camicione e cappello), ma lui lo aveva visto anche in giacca e turbante;
in definitiva, si poteva dire che, per un breve periodo di tempo, Shri
Prabhu usava tutto quello che Gli veniva donato. Spesso, comunque,
portava un doti (lungo rettangolo di stoffa) annodato su una spalla.
"A quelle parole, i miei dubbi svanirono. Indicai il lato della capanna dal
quale Shri Bhagwan era 'uscito' e chiesi: 'Shiromanji, c' mai stata una
porta in questa parete?' Lui, sbalordito, cadde ai miei piedi. "Mi hai forse
ingannato? Sei tu stesso Shri Herakhan Baba? Bhagwan in grado di
apparire con qualsiasi aspetto, indossando le pi diverse forme fisiche
come un bambino potrebbe divertirsi ad indossare tante maschere. Lui...
Dio!' E, vinto dall'emozione scoppi in singhiozzi.
"Quando smise di piangere, Shiromanji mi prese per mano e, portatomi
vicino al muro, mi mostr la cornice di una vecchia porta che affiorava
in alcuni punti sotto il sottile strato di intonaco. Shri Maharaj aveva
costruito la capanna con la porta in quel punto, ma in seguito uno dei
devoti l'aveva fatta murare, aprendone un'altra dove gli era sembrato pi
funzionale averla. A me questo bast: il mio desiderio era stato esaudito
e in cuor mio sapevo che, se anche fossi morto in quel preciso momento,
avevo ottenuto la Grazia della Sua benedizione e la pace del mondo...
"Per cinque o sei giorni non ebbi voglia di fare nulla, poi desiderai
fortemente che tutto il mondo udisse il messaggio compassionevole del
Signore Shiva, il solo in grado di salvare l'umanit nei tempi oscuri della
civilizzazione. Sondai minuziosamente il mio cuore, per vedere se dietro
quella motivazione non si celasse qualche brama segreta di grandezza e
fama personale, ma continuare su questo argomento inutile, perch, per
Grazia del Signore, quel desiderio era morto per sempre in me. Aspiravo
al bene generale di tutti gli uomini, in special modo di quelli che mi
consideravano un maestro spirituale... sebbene io avessi ripetutamente
spiegato che non mi era possibile aiutarli in alcun modo e che tutto quel
84

che accade altro non che il Lila di Bhagwan (attivit, gioco di Dio). Io
ero soltanto il Suo messaggero e sentivo di dover diffondere la lieta
novella della Sua benedetta Presenza nel mondo. Cos sia!"
Quando lasci Siddhashram, Mahendra Maharaj si rec subito - per la
prima di molte visite future a Herakhan, e trascorse una settimana nella
caverna dove, un tempo, aveva vissuto il 'Vecchio Herakhan Baba'. Nel
bel mezzo della quarta notte, venne svegliato da un suono battente che si
ripet due o tre volte. Si riaddorment, ma il fenomeno si ripet,
facendolo saltare fuori dal letto in preda al panico. Aveva dormito da
solo nel cuore della jungla, ma nemmeno l aveva provato una paura
simile. Comunque, sostenuto dal ricordo delle sue recenti esperienze,
Mahendra pens che qualunque cosa il Signore mandasse doveva essere
per forza buona e, 'non per fede o per terrore, ma solo per passare il
tempo', si mise a recitare le preghiere. All'improvviso, perse coscienza di
s e in questo stato compose degli inni in onore di Shri Munindra (uno
dei nomi del Divino). Ripetere quei versi gli dava una grande gioia, ma
si accorse che, dopo averli cantati per un po', tendeva a dimenticarli. Alla
fine, si disse che, se erano veramente ispirati dal Signore, gli sarebbero
sicuramente tornati in mente il mattino dopo, mentre se erano farina del
suo misero sacco tanto valeva che li dimenticasse subito, e, rasserenato,
riprese placidamente a dormire.
Alle otto del mattino del giorno seguente, il maestro del villaggio, che
aveva preso l'abitudine di portargli del latte, pass dalla grotta e lo
svegli dicendo: "Mi avete dato l'impressione di essere una persona
istruita: tenete questo pezzo di carta e questa matita nel caso vi venisse
voglia di scrivere qualcosa."
Prima di toccare il latte, Mahendra sedette su una roccia sul letto del
fiume, di fronte all'imboccatura della grotta e, mormorata a fior di labbra
una preghiera, prese a scrivere i versi che aveva composto durante la
notte. "Aaah... ogni singola parola mi parve risplendere di luce propria!
In preda a una violenta gioia, con mano tremante, scrissi i mantra
illuminati che mi venivano suggeriti. Alla fine, rendendo lode a Dio per
la sua sconfinata grazia, bevvi il latte che mi era stato portato in dono.''
85

Per quattro giorni, Mahendra Maharaj rimase nella grotta componendo


senza sforzo invocazioni poetiche e preghiere (alcune contenenti
generici insegnamenti spirituali, altre che illustravano il significato di
bellissimi versi sanscriti di difficile comprensione), ma poi cominci a
pensare che per tutta la vita si era sforzato di rinunciare alla ricchezza,
alla fama e alle belle donne, e ora che, per volont divina, gli veniva
dato il potere di scrivere, lui provava gioia nell'approfittarne. Capendo
che quella grazia miracolosa era una prova dello spirito, Mahendra
stracci tutte le composizioni che non erano state ispirate direttamente
dal Divino e lasci Herakhan.
Shri Manherlal K. Gora di Bombay afferma che, dopo quelle esperienze
a Herakhan, Mahendra Baba arriv da lui ancora incapace di discernere
chiaramente fra illusione e realt. In cerca di consiglio, Mahendra and
da Ramana Maharshi a Tiru Vana Malai, nei pressi di Madras, e Shri
Vora ci riferisce che il grande santo lo rassicur: Herakhan Baba era
importante, reale e lui (Mahendra) poteva stare tranquillo.
Mahendra Baba scrisse a molti amici e conoscenti, diffondendo il
messaggio di Dio con rinnovata energia. Fra le altre cose, compose gli
inni religiosi che, assieme ad altri canti tradizionali, formano l'arati in
uso a Herakhan (l'arati una cerimonia di adorazione che viene celebrata
ogni mattina e ogni sera), visit i diversi templi ed ashram fondati dal
'Vecchio Herakhan Baba" e, provvedendo alla manutenzione di quelli
rovinati dall'incuria, promosse l'unit fra i Suoi vecchi devoti e quelli
nuovi che avevano appreso della Sua esistenza da Mahendra stesso..
ALCUNE ESPERIENZE CON BABA
Come sappiamo, Mahendra Baba si stabil a Vrindavan spinto dalla sua
grande devozione per Krishna. Un giorno, mentre faceva il bagno nel
Gange, sent nostalgia di quella citt e decise di tornarvi
immediatamente.
86

"Mentre mi bagnavo, recitai il mantra datomi dal Guru e rivolsi una


preghiera al Signore Compassionevole di Herakhan: 'Signore, Tu sei
Ishwara, il Rifugio di
tutta la Creazione, il Suo guardiano incarnato, il sempre Esistente,
compassionevole Signore. Si dice che il supremo fulgore della Tua
Forma, o
Signore, sia la forma completa di Dio: o immutevole Dio, non c'
nessuno che Ti eguagli nell'intero universo! Concedimi, quindi, una Tua
visione a Vrindavan
nella forma di Shri Krishna.'
"Dopo aver formulato questa preghiera, la dimenticai. Non c' dubbio
alcuno che il Signore, Shri Manmunindra Herakhan Baba e il Grande
Amante, il felice Signore Shyam di Vrindavan siano Una e la Stessa
Persona "
Di ritorno a Vrindavan, un mattino Mahendra giunse in un luogo che la
tradizione popolare associava a Krishna. In quel momento, sotto a un
grande banyan, era in corso una rappresentazione animata delle
Scritture, con degli attori che recitavano le parti di Krishna e Radha.
Mahendra ricord il desiderio che aveva espresso prima di venire l e
preg che venisse esaudito. Istantaneamente. 'vide' il fiume Yamuna che
scorreva accanto all'albero di banyan. In piedi fra le grosse radici, c'era
Shri Krishna: aveva la forma di un meraviglioso fanciullo dal sorriso
gentile, che lo guard di sottecchi suonando armoniosamente il flauto,
come Pan. "Quando il mio sguardo raggiunse i Suoi occhi, li vidi cos
brillanti che dimenticai ogni cosa e divenni come un pesce immerso in
un oceano di amore... reso incosciente dalla gioia!" Quando riprese
contatto con quanto lo circondava, dopo quella che gli era parsa
un'eternit, si accorse che sotto il banyan era ancora in corso la
medesima rappresentazione, con i medesimi attori e il medesimo
pubblico. Colmo di felicit e di stupore, non pot trattenersi dal lodare il
Signore esclamando: "Il Grande Guru Shri Heriakhandi Bhagwan e
Krishna sono Una e la Stessa Persona! Shri Krishna con tunica e
cappello che mi appare nella forma di Herakhan Baba!"
87

Il 1957 fu un anno molto importante per Mahendra Maharaj e tutti i


devoti di Shri Babaji. Mahendra Maharaj aveva preso l'abitudine di
visitare l'ashram di Kathgaria, a tre miglia da Haldwani, dove si
tratteneva anche per lunghi periodi. Il 24 febbraio 1957, una domenica,
era in programma l'installazione di una statua (murti) di Shri Babaji. I
rituali iniziarono tre o quattro giorni prima e vennero seguiti da migliaia
di persone, molte delle quali avevano dovuto percorrere grandi distanze
per venire. Malgrado la gran folla, non furono necessarie particolari
misure di sicurezza e tutti gli oggetti smarriti... persino alcuni gioielli...
vennero restituiti ai legittimi proprietari.
Nella notte di sabato, una moltitudine di persone - che comprendeva
santi, saggi, uomini di scienza, filosofi e gente comune provenienti da
ogni parte dell'India - si radun per ascoltare la lettura del Ramayana e
partecipare con i kirtan (canti devozionali) alla vigilia di preghiera,
'caricando cos l'atmosfera in attesa dell'installazione della murti, che
avrebbe avuto luogo il mattino seguente. Mahendra Baba, i due fratelli
Mishra, Vishnu Datt e Giridhari, e un sarto di nome Ram Chandra erano
chiusi nella stanza dove si trovava la murti, parlando di argomenti
religiosi mentre confezionavano dei vestiti per la statua. Verso le undici,
al culmine dei canti, alcune donne sedute ai piedi di un banyan videro
una forma luminosa spostarsi nell'aria a breve distanza dal suolo. Sulle
prime si spaventarono, poi, quando la luce assunse sembianze umane,
esplosero in alte esclamazioni di meraviglia e le loro grida richiamarono
l'attenzione di tutti. Mentre la folla elettrizzata ammirava quell'insolito
spettacolo, un uomo irruppe nella stanza dove si trovavano Mahendra e
gli altri e annunci: " arrivato Shri Herakhan Baba! Shri Herakhan
Baba qui!" I quattro si precipitarono fuori e, assieme al resto della
gente, guardarono sbalorditi le Luce divina entrare nella camera della
murti e sparire.
88

"La Luce era sospesa a tre, quattro metri dalla gente e l rimase per un
lungo periodo, muovendosi in linea retta per circa 40 metri a breve
distanza dal suolo.
"Tutti videro quella Luce miracolosa, la cui natura viene spiegata nei
testi di qualsiasi tradizione religiosa. Nel grande mantra vedico in onore
della Dea Gayatri, il termine 'Bharg' significa infatti 'luce', e nel Nuovo
Testamento si menziona una Luce che non diversa da quella della
quale si parla nelle scritture dell'India, nel Buddismo, nell'Islam, nel
Jainismo e cos via. Ma un simile avvenimento, verificatosi in pubblico
di fronte a migliaia di persone, rimane eccezionalmente raro anche
volendo consultare gli annali storici di tutte le popolazioni del mondo."
Alcuni dei presenti dichiarano di aver distinto all'interno di quella luce la
forma del 'Vecchio Herakhan Baba' in kurta e topa, Vishnu Datt Shastriji,
che se la vide sfilare a tre metri di distanza, sostiene di avervi
riconosciuto la forma giovane di Shri Babaji, mentre Shri Laxmi
Narayan Mittal di Gwalior dice che la Luce era troppo forte, troppo
abbagliante per poterla fissare a lungo.
Pi tardi quello stesso anno, Mahendra Maharaj scrisse l'Anupam Kripa,
un libro che contiene il resoconto delle apparizioni di Shri Babaji, di cui
lui e altri erano stati testimoni. Nel 1958, Mahendra compose un'altra
raccolta di versi, il Divya Kathamrit, concepito, come molti testi
puranici, nella forma di una discussione fra gli dei, durante la quale,
oltre a precetti spirituali di carattere generale, vengono formulate precise
profezie a proposito della venuta e delle attivit future di Shri Babaji.
Sempre nel 1958, dal momento che trascorreva sempre pi tempo a
Vrindavan, Mahendra Baba convinse i suoi devoti della necessit di
fondare un ashram in citt. Vennero raccolte circa 55.000 rupie, (in
prevalenza fra i devoti di Bombay) e, con quei soldi, si procedette
all'acquisto di un lotto di terreno sul quale venne costruito il primo piano
dell'ashram attuale. Mahendra aveva in mente anche il disegno di un
tempio in marmo bianco da innalzare all'interno dell'ashram, ma non lo
vide realizzato nel corso della sua vita. Fu lui, per, non appena le prime
camere furono completate, a trasportare nell'ashram, dove oggi ancora
89

visibile, la murti del 'Vecchio Herakhan Baba' installata a Kathgaria nel


1957.
GLI INSEGNAMENTI Dl MAHENDRA BABA
Per molti versi, gli insegnamenti di Mahendra hanno anticipato il
messaggio di Shri Babaji, con il quale hanno profonde ed evidenti
connessioni. Mahendra mise in evidenza l'essenziale unit della
Creazione e la necessit che fra i vari elementi che la compongono si
instaurasse un'armoniosa collaborazione. Il brano che segue tratto da
un libretto intitolato Precetti e Benedizioni:
"Il corpo umano e l'infinito Brahman sono identici nella loro struttura di
base.
I materiali che li formano sono gli stessi e la somiglianza non si limita
solo al corpo
fisico, formato dai cinque elementi, ma anche a quello astrale e
causale...
"Se una qualsiasi delle parti del nostro corpo funziona male,
sperimentiamo
dolore e di conseguenza desiderio [di porre fine al dolore, n.d.t].
Questo prova che,
se una qualsiasi parte dell'universo viene danneggiata, gli effetti... che
se ne sia
consapevoli o meno... si ripercuotono nell'intero Brahman, influendo
sul corso naturale
degli eventi. Come gli accadimenti delle nostre brevi
esistenze sono influenzati dai fattori ereditari, cos i passaggi della vita
dell'universo vengono determinati da una catena di cause ed effetti. Il
coordinamento degli organi di senso essenziale per il corretto
funzionamento del nostro corpo, e lo stesso vale per l'universo e gli
elementi che compongono la Creazione." Mahendra Baba sostiene che la
natura del 'Jivatma' (l'anima individuale) e quella del 'Parmatma' (l'anima
90

universale o Brahman) sono "del tutto identiche, stati manifesti del


medesimo Essere, cos come a una stessa persona appartengono sia le
limitate conoscenze dell'infanzia che l'esperienza dell'et matura."
"Sia nell'individuo che nella societ, la collaborazione armonica fra le
parti beneficia il tutto. Se il letterato assegnasse all'armonia il posto
predominante nelle sue creazioni, se l'uomo politico e l'amministratore si
conformassero a un modo di pensare armonioso, se infine l'insegnante
spirituale - consapevole della fondamentale verit di tutti i sentieri
spirituali e filosofici predicasse una religione di armonia in ogni parte
del mondo, allora sicuramente le tendenze demoniache e maligne
verrebbero bandite dalla nostra societ.
"Dovremmo iniziare a ricercare questa armonia del benessere
generalizzato anche nelle nostre case, per esempio imparando a
considerare i membri della nostra famiglia come parti del nostro stesso
corpo. Dovremmo provare, nei confronti dei familiari, il medesimo
senso di affinit che abbiamo per i diversi organi del nostro corpo, e, il
disagio che sperimentiamo quando la nostra mente turbata, dovrebbe
eguagliare quello che ci arreca il loro dolore.
"Raggiunto tale stato di consapevolezza, possiamo iniziare a servire la
fratellanza universale nel suo complesso. L'egoismo ci tiene separati gli
uni dagli altri, ma in realt siano tutti figli dei medesimi genitori.
Abitiamo la stessa terra, desideriamo le stesse cose e veneriamo lo stesso
Dio."
Nel ripetere gli insegnamenti ricevuti dal Signore Shiva, Mahendra
Maharaj sollecitava le persone a seguire un sentiero basato sui principi
di Verit, Semplicit e Amore (Satya, Saralta, Prem) e illustra il concetto
di Verit nel modo che segue: "Tutto quel che la mente pensa, la bocca
dice e il corpo fa." Qui sotto, riportato un altro brano tratto da Precetti
e Benedizioni.
"In tutti i testi religiosi del mondo, la Verit viene tenuta in altissima
venerazione perch in essa contenuta la pi eccellente delle armonie.
Quello che la mente pensa, dovrebbe essere visto dall'occhio, udito
dall'orecchio e detto dalla bocca: in breve, una sintonia perfetta fra
91

pensiero, parola e azione. Quando questi elementi collaborano


armoniosamente, facile stabilirsi in modo durevole nel Buono."
Condurre una vita semplice e naturale aiuta a sviluppare quella
'semplicit' che necessaria a percorrere questo sentiero. Essere semplici
significa avere una chiara coscienza del - e un distacco (non un rifiuto)
dal - materialismo oggi imperante nel mondo. Questo modo di praticare
la Verit agevola la realizzazione di quella semplicit dove, per forza di
cose, non possono esistere brama, lussuria, collera, dolore, ostinazione e
sentimenti di separazione. Per raggiungere la Semplicit, si dovrebbe
adottare una povert volontaria, che non comprende la rinuncia
all'azione o alla ricchezza (spesso, anzi, compagna di coloro che
praticano Verit, Semplicit e Amore), ma piuttosto una riduzione dei
bisogni personali che uno ritiene indispensabili per il suo vivere.
La base della devozione l'amore. Secondo le sacre scritture dell'India,
l'amore fisico e l'attrazione sessuale sono emozioni passeggere, destinate
a scomparire nel tempo, ma quando questo tipo d'amore, questo
desiderio passionale vengono rivolti a Dio, diventano devozione.
Mahendra Baba insegnava a sostenere la Verit con la forza di volont,
la Semplicit con i poteri fisici del corpo e l'Amore con i sentimenti del
cuore. Praticando Semplicit, Verit e Amore si ottiene il controllo dei
pensieri, delle azioni e dei sentimenti. Usando in modo armonioso il
potere cos acquisito, con tolleranza e nel ricordo costante del nome di
Dio, si possono raggiungere le pi alte vette della conoscenza del S.
Percorrendo questo Sentiero ci si pu sentire realizzati, felici e utili
anche nel marasma del mondo dei nostri giorni.
VISHNU DATT E GIRIDHARI LAL MISHRA
I fratelli Mishra, Vishnu Datt e Giridhari Lal, originari della regione di
Alwar, nel Rajasthan attuale, appartenevano a una famiglia che si
tramandava di generazione in generazione il titolo di raj guru (guru del
re), carica che Vishnu Datt ha ricoperto per molti anni. Vishnu Datt
92

uno 'shastri' - uno studioso che ha conseguito la laurea in sanscrito


presso l'Universit di Benares e all'epoca dei fatti qui raccontati
insegnava hindi e sanscrito nella scuola superiore di Rajgarh, Distretto di
Alwar, Rajasthan. Il fratello minore, Giridhari Lal, era invece un
rispettato giudice dello Stato.
Nel 1951, quando i due fratelli avevano rispettivamente 45 e 37 anni,
Mahendra Baba pass per Bandikui, la cittadina dove Giridhari Lal
esercitava la sua professione, e i due si conobbero. Quello stesso giorno,
Vishnu Datt, che abitava nei pressi di Rajgarh, ebbe l'impulso di andare a
trovare il fratello e, grazie a lui, incontr Mahendra alla stazione
ferroviaria di Bandikui. Mentre il treno sul quale era salito iniziava a
muoversi, il santo guard i due fratelli e disse che sarebbe tornato
quando loro due avrebbero abitato nella stessa citt. Un mese dopo,
Giridhari Lal venne trasferito d'ufficio a Rajgarh e Mahendra Baba prese
a recarsi regolarmente nella loro casa.
Vishnu Datt (noto fra i devoti di Babaji come 'Shastriji') era dotato di
una memoria eccezionale, che gli consentiva di tenere a mente lunghi
brani delle scritture, sia in hindi che in sanscrito, e spesso Mahendra gli
chiedeva di declamare qualche verso del Ramayan o del Durga Saptsati.
Poi un giorno, nel 1954, gli disse "Tu racconti cos bene... perch non
provi a scrivere qualcosa di tuo ?''
Il pomeriggio seguente, Mahendra e Giridhari Lal andarono a bagnarsi
nel fiume che scorreva fuori dal paese e, quando Shastriji, rimasto a
casa, si rovesci addosso il primo secchio del suo bagno, pronunci
spontaneamente uno sloka (verso religioso)
originale, che trascrisse su un foglio appena fin di lavarsi. Al suo
ritorno, Mahendra Baba, messo al corrente dell'accaduto, gio,
esclamando che un regalo di 10.000 rupie non avrebbe potuto renderlo
pi felice. Poi spieg a Shastriji che quello sloka e il potere di comporlo
erano la prova che la Madre Divina gli aveva dato una grande
benedizione.
Il giorno dopo, durante una pausa delle lezioni nella scuola dove
insegnava, Shastriji scrisse con straordinaria facilit, quasi
93

automaticamente, diversi sloka e quella sera, quando Mahendra li lesse,


si mise a saltare per l'eccitazione, benedicendolo ripetutamente con il
tocco della sua mano. Da allora, Shastriji, che non aveva mai pensato di
abbracciare la carriera letteraria, ha il dono di scrivere e improvvisare
discorsi su qualsiasi argomento non appena lo desidera.
Il mattino seguente, salendo sull'autobus che doveva portarlo a
Vrindavan, Mahendra Baba lo benedisse di nuovo e gli conferm che
poteva scrivere tutto quello che voleva. Confortato da un cos autorevole
parere, Shastriji diede alla luce il suo primo libro, il Sadguru Stuti
Kusmanjali, una raccolta di preghiere e versi in lode di Shri Babaji. La
stesura di quell'opera, scritta in sanscrito e poi tradotta in hindi
conservandone la metrica, richiese appena otto giorni e venne accolta
con meraviglia perfino da Giridhari Lal, che non riusciva a capire come
suo fratello avesse potuto comporre versi talmente belli in cos poco
tempo. Alla fine, su suo consiglio, Shastriji decise di far vedere il
manoscritto a Mahendra Maharaj e l'indomani i due fratelli partirono alla
volta di Vrindavan.
Arrivati a destinazione, trovarono Mahendra che meditava vicino a un
piccolo stagno e si sedettero di fronte a lui senza disturbarlo. Dopo due o
tre minuti, Mahendra Baba apr gli occhi e chiese cosa gli avevano
portato. Shastriji gli fece vedere il manoscritto e Mahendra lo preg di
leggerglielo seduta stante. Shastriji cominci a recitare i suoi versi e
and avanti fin quasi alle tre di pomeriggio, quando Mahendra lo
interruppe, scusandosi per non aver offerto loro nulla da mangiare.
Purtroppo, era giorno di chiusura dei negozi in quella parte di Vrindavan
e anche procurarsi un t era impossibile. "Be'... " borbott, stringendosi
nelle spalle, "tu continua a leggere, ci occuperemo del cibo pi tardi."
Shastriji riprese la lettura e, una ventina di minuti dopo, arriv una
giovane ragazza che lasci fra di loro un vassoio con del t e dei dolci, e,
senza aprir bocca, se ne and.
Alla fine, Mahendra disse che Shastriji scriveva molto bene in sanscrito,
ma che i suoi versi hindi non avevano ancora raggiunto il livello di
quelli dei grandi poeti come Tulsidas e Kabir. Un giorno sarebbe
94

successo, ma per il momento era meglio che si limitasse a scrivere in


sanscrito.
Sei settimane pi tardi, Mahendra fece pervenire a Shastriji un
messaggio, pregandolo di assentarsi dal lavoro e di venire subito a
Vrindavan. Shastriji trov Mahendra Baha in una stanzetta della casa di
Shyamji, sopra un negozietto di dolci. Su una parete c'era una foto del
'Vecchio Herakhan Baba' e Shastriji, che ne vedeva una per la prima
volta, la salut con rispetto, spiegando a Mahendra che aveva gi
incontrato quel personaggio in alcuni dei suoi sogni. Nel 1940, nel
tempio della sua casa, dedicato a Laxman, Shastriji aveva avuto un
sogno - visione di Babaji nella stessa forma che era ritratta in quella foto
e una voce fuori campo gli aveva detto: "Lui [Babaji] pu darti tutto."
A quel punto, Mahendra Maharaj disse che per Shastriji era giunto il
momento di scrivere le opere meravigliose che avrebbero eguagliato
quelle dei grandi poeti del passato. Shastriji si prostern ai suoi piedi e
gli chiese di ispirarlo nel suo lavoro, ma Mahendra replic che lui non
era in grado di impartire quel genere di benedizioni e, presa la ghirlanda
di fiori di gelsomino che pendeva dalla fotografia di Babaji, gliela diede
con queste parole: "Tua figlia un'incarnazione di Saraswati (Dea della
Conoscenza e dell'ispirazione artistica). Mettile al collo questa ghirlanda
e lei ti aiuter a capire come procedere." (All'epoca, la bambina aveva
appena compiuto i quattro anni.)
Rientrato a Rajgarh, Shastriji venne accolto dai familiari curiosi di
sapere per quale motivo Mahendra lo aveva mandato a chiamare con
tanta urgenza. Fra gli altri, c'era anche la bambina indicata dal santo e
Shastriji le mise subito la ghirlanda di fiori al collo. Allora la piccola gli
sfil di tasca la penna e, trovato un quaderno, inizi a scarabocchiare
come fanno, appunto, i bambini. Se la bimba scarabocchiava su dieci
fogli, Shastriji componeva dieci fogli di versi, e cos via, anche due o pi
volte al giorno.
Il libro che Shastriji aveva, in modo cos insolito, iniziato, era lo
Shrisadashiv Charitmarit, un'accurata cronaca dei Lila di Babaji che
comprende il resoconto delle discussioni mitologiche intercorse fra gli
95

dei e la cronaca delle Sue apparizioni ai tempi di Rama e Krishna, nella


forma del 'Vecchio Herakhan Baba' e in quella attuale. Durante la stesura
di quella che era destinata a diventare l'opera pi importante di Shastriji,
Mahendra prese l'abitudine di passare a trovarlo circa ogni dieci giorni
per controllare come progrediva il suo lavoro.
Una sera, mentre gli recitava i versi composti dopo la sua ultima visita,
Shastriji arriv a un passo nel quale veniva descritta la Madre Divina e,
man mano che le parole si staccavano dalle sue labbra, Mahendra
assumeva l'aspetto della Madre! Alla fine, dove prima era stata seduta la
forma massiccia del santo, c'era la Madre, con il suo splendido sari
rosso, il grande punto di kum kum vermiglio in mezzo alla fronte, il
tradizionale gioiello al naso... una forma meravigliosa, squisitamente
adornata. Shastriji era terrorizzato, ma si accorse di non poter smettere di
parlare e continu a recitare i suoi versi per altri venticinque minuti arrivando sull'orlo del crollo nervoso - poi, mentre l'eco delle sue parole
si spegneva, al posto della Madre Divina riapparve la tranquillizzante,
familiare figura di Mahendra Baba che si lisciava la barba. Vedendo che
Shastriji era fradicio di sudore, Mahendra gli diede una manata sulla
coscia e, sogghignando, esclam: "Non dirmi che ti sei spaventato per
Cos poco?"
Il giorno seguente, Shastriji si rec, assieme a Mahendra e ai familiari, a
un tempio di Hanuman che sorgeva a qualche chilometro da Rajgarh.
Giunti l, Mahendra lo fece sedere vicino a s e cant per tre volte un
inno di lode ad Hanuman. Quando ebbe finito, Shastriji vide la statua di
Hanuman che si animava e si espandeva immensamente. Il suo terrore fu
tale che perse conoscenza. Mahendra aspett che si riprendesse, poi lo
port a un famoso, antichissimo tempio di Shiva della zona, dove, dopo
essersi lavati, celebrarono il consueto rituale di adorazione al lingam
simbolo della Divinit.
e vedr esauditi tutti i suoi desideri. L celebrer grandi yaghia
[cerimonie del fuoco] e l persone di tutto il mondo avranno il mio
darshan. Io Stesso spiegher loro in quale modo adorare il Dio Shiva.
Dar agli uomini il pi grande dei mantra - Om Namah Shivay - e andr
96

di casa in casa dicendo a tutti di ripeterlo." Nel quarto capitolo dello


stesso libro sono raccolti gli insegnamenti impartiti da Babaji ai santi e
ai saggi che, nelle visioni di Shastriji, si radunavano in Sua presenza.
Molti di questi insegnamenti vertono sulla ripetizione costante del nome
del Signore. In un brano, a Babaji vengono fatte dire queste parole:
"Si pu realizzare l'Anima Universale - l'Anima degli uomini e della
Natura solo con l'aiuto del Nome di Dio. Non c' differenza fra il Nome
e la Forma. Praticando la ripetizione del Nome del Signore, il devoto
diventa il Nome Stesso... il Nome del Signore. La Sua forma diventa uno
con quella di colui che recita il Nome: il Nome Dio. Per raggiungere il
Fine Ultimo, l'Assoluto, la pratica migliore la ripetizione del Nome di
Dio."
"Il Signore Stesso prende residenza nel cuore di chi recita il Suo Nome."
"Mescolando la pratica di Verit, Semplicit e Amore con la ripetizione
del Nome del Signore si ottiene una 'prelibata pietanza' e il Signore
felice. La migliore, pi facile pratica spirituale (sadhana) del mondo
consiste nel nama jap (ripetizione del nome). RecitandoLo con fede si
ottiene la felicit ultima. Recitare il Nome del Signore con ogni respiro
il modo pi giusto di lavorare: crea un'atmosfera divina.
"Tutte le ricchezze materiali, tutti gli attaccamenti sono transitori; l'unica
cosa permanente la Parola del Signore. Svegliatevi e dimenticate le
vostre preoccupazioni ! "
In un altro passaggio dello stesso capitolo, Shri Sambasadashiv parla
cos: "Io Stesso recito sempre il Nome del Signore e per questo sono
felice. Solo coloro che ripetono il Nome del Signore a ogni respiro sono
veri karma yoghi. Senza il nome del Signore non vi conoscenza. Voi
parlate di continuo, ma non ripetete il nome del Signore."
"Abbiate fede! Recitare il Nome del Signore non il primo, bens
l'ultimo stadio della pratica spirituale."
"Quando i leoni entrano nella foresta, gli altri animali fuggono al loro
cospetto: allo stesso modo, tutti pensieri maligni svaniscono di fronte al
Nome del Signore. Recitare il Nome del Signore vi far arrivare in
compagnia di uomini buoni e di santi. Benedetti sono coloro che
97

prendono rifugio nel Nome del Signore. Simili devoti risiedono per
sempre nel Mio Cuore." Pi avanti, a proposito delle attivit ed
aspirazioni di coloro che cercano la realizzazione di Dio, scritto:
"Senza conoscenza, il karma [attivit, lavoro] inutile. Senza devozione
e amore, il karma inutile. Il semplice karma porta alla miseria. Karma,
jap e conoscenza assieme portano semplicit e gioia. Un buon carattere e
il distacco sono necessari alla realizzazione del Divino.
"Nel ventre materno, voi fate voto di non attaccarvi a nulla, ma appena
ne
uscite rimanete invischiati nel velo di Maya. Abbandonate gli
attaccamenti! Tutte
le cose di questo mondo compreso il desiderio della liberazione - sono
ostacoli ai
quali vi aggrappate. Se volete la pace divina, lasciate da parte i karma
dell'ignoranza."
LA DIPARTITA Dl MAHENDRA MAHARAJ
Mentre Vishnu Datt Mishra lavorava sullo Shrisadashiv Charitamrit, suo
fratello Giridhari Lala - che aveva a sua volta avuto delle visioni del
'Vecchio Herakhan Baba' - raccolse diversi aneddoti concernenti la Sua
vita e li pubblic in un libro intitolato Bhagwan Shri Heriakhandi Wale
Baba. Sulla base delle loro ricerche e grazie a quanto avevano intuito
durante le loro visioni, sia Mahendra Baba che i fratelli Mishra erano
giunti alla conclusione che il 'Vecchio Herakhan Baba', il Babaji del
quale parlano Yogananda e Yukteswar e l'imminente, profetizzata venuta
di Herakhan Babaji nella sua manifestazione pi recente, altro non erano
che forme diverse della medesima Entit, il Signore Shiva.
Dopo le sue esperienze a Siddhashram, per pi di vent'anni, Mahendra
Maharaj diffuse fra la gente la notizia dell'esistenza di Babaji, un fra
loro i gruppi di devoti e si prese cura degli ashram. Inoltre, allo scopo di
98

accelerare il ritorno di Babaji sul piano fisico, compose i canti


devozionali ancor oggi in uso nei centri di Babaji in tutto il mondo.
Mahendra comp anche molti 'miracoli', ma volle sempre che il merito
fosse attribuito alla grazia di Shri Babaji e non ai suoi poteri spirituali.
Con la sua benedizione, persone prive di istruzione acquisirono
inspiegabili doti oratorie e letterarie; Vishnu Datt Mishra divenne
famoso per i suoi poemi religiosi e le sue profezie; devoti morenti
vennero guariti; gente poverissima ammasso grandi ricchezze; coppie
sterili diedero alla luce molti bambini.
Per tutto questo tempo, Mahendra continu instancabilmente ad
annunciare il ritorno di Babaji, dicendo che sarebbe avvenuto presto (ci
sono persone che giurano di avergli sentito indicare con precisione la
data del 1970. Nell'estate del 1969, Mahendra, che aveva sempre goduto
di ottima salute, si ammal e per sottrarsi alla terribile afa delle pianure
lasci Vrindavan in compagnia di due devoti. Dopo una breve tappa ad
Haldwani, giunse ad Almora, dove si trattenne per dodici giorni,
rimettendosi subito in forze. Al termine di questo breve periodo di
ossigenazione, ridiscese ad Haldwani e si stabil in casa di un devoto,
Mistrilal.
Mentre si trovava l, esattamente l'11 giugno, Giridhari Lal Mishra ebbe
un attacco di cuore e mor nella sua casa in Rajasthan. Shastriji scrisse
immediatamente a Mahendra per metterlo al corrente del tragico
avvenimento, ma la lettera impieg ben dodici giorni ad arrivare ad
Haldwani e quando Mahendra la lesse comment che, ora che il suo
miglior discepolo se n'era andato, non aveva senso che lui restasse
ancora.
Comunque, mand un devoto a Rajgarh per trasmettere le sue
condoglianze alla famiglia e quella sera stessa, verso le otto, cadde
gravemente malato. Mezz'ora pi tardi, i medici, chiamati d'urgenza a
casa di Misrilal, non poterono far altro che constatare l'avvenuto
decesso: Mahendra Maharaj aveva lasciato il corpo.
I devoti decisero di celebrare il rituale di cremazione a Vrindavan e,
inviati dei telegrammi a Bombay, Gwalior e in tutto Gujarat, caricarono
99

le spoglie mortali del loro amato guru su un camion e lo trasportarono


alla citt di Krishna. Il feretro, deposto su dei blocchi di ghiaccio e
coperto di ghirlande di fiori, venne esposto per l'ultima volta alle
dimostrazioni di rispetto degli abitanti della sua Vrindavan e verso
mezzogiorno venne offerto al fuoco purificatore sulle rive del fiume
Yamuna. Mentre le prime fiamme divampavano alte nel cielo, la mano
destra di Mahendra si sollev a benedire le moltitudini dei devoti
piangenti.
Babaji ritorna a Herakhan - CAPITOLO 5

Ram Singh Sammal cominci a insegnare nella scuola di Okhaldunga


nel 1956. Nato nel 1937 nel villaggio di
Himatpur-Lachampur, sulla via che congiunge Okhaldunga ad
Haldwani, Ram Singh faceva parte di una famiglia originaria del Punjab
che si era trasferita nel Kumaon in epoca precedente all'occupazione
inglese (1815).
Legati da sempre alla terra, i Sammal sono proprietari della fattoria pi
grande della zona e ancora oggi, la domenica e quando la scuola chiude,
Ram Singh lavora nei campi di riso ricavati sui fianchi delle colline. Sua
madre aveva fama di essere una chiaroveggente e la gente veniva a
trovarla anche da molto lontano per ricevere i suoi consigli e la sua
guida. Donna di grande devozione, era legata da sentimenti di profondo
rispetto a Nantin Baba, un noto e riverito santo della zona.
Da bambino, Ram Singh aveva sentito raccontare le storie prodigiose del
'Vecchio Herakhan Baba' e, ancora in giovane et, aveva sviluppato un
forte desiderio di avere il Suo darshan. Desiderio che nel 1955 venne
rafforzato dall'incontro con Mahendra Baba, che da allora prese
l'abitudine di fermarsi a casa sua ogni volta che arrivava in paese.
Nel 1962, una notte, Ram Singh si svegli di soprassalto dopo aver
sognato il 'Vecchio Herakhan Baba' che gli diceva: "Devi fare la mia
100

murti." Il mattino seguente, Ram Singh raccont il sogno alla madre, ma


lei non vi attribu particolare importanza, limitandosi a commentare
positivamente il fatto che avesse avuto il darshan di Babaji. La notte
successiva alla stessa ora, il sogno si ripet, identico in tutti i particolari,
e suo madre cominci a pensare che ci fosse sotto qualcosa. Quando il
sogno si ripet per la terza volta di seguito, sia Ram Singh che sua madre
decisero che quella murti andava sicuramente fatta.
La sera successiva, mentre recitava le sue consuete preghiere, Ram
Singh si concentr sul lato 'pratico' del fare una murti. Non avendo
nessuna esperienza di scultura, non sapeva da che parte cominciare ed
era un po' preoccupato. Immediatamente, scivol in uno stato
meditativo, 'vide' alcuni strumenti adatti allo scopo e, dopo averne fatto
dei disegni, and da un fabbro perch glieli fabbricasse. Quando furono
pronti, Ram Singh aspett la prima domenica e, assieme a un gruppetto
dei suoi studenti, si rec fra le montagne in cerca di un tipo speciale di
argilla.
Il materiale cos recuperato venne bagnato e impastato in un blocco dal
quale l'improvvisato artista contava, scavando e modellando, di ricavare
una statua di diciotto, venti pollici (circa sessanta centimetri, n.d.t.) di
altezza. Ram Singh tracci le linee che tratteggiavano la testa, il busto, le
gambe e cos via, ma poi si aren. Mentre era l che fissava con aria
sconsolata la pila di argilla informe, l'altro maestro della scuola pass da
casa sua per dirgli che Nantin Baba era ad Haldwani e voleva che lui
andasse a prenderlo per portarlo a Okhaldunga. Quasi con sollievo, Ram
Singh mise via l'argilla (coprendola con degli stracci bagnati affinch
non si indurisse) e, approfittando di una settimana di vacanze
scolastiche, part subito alla volta di Haldwani.
Ram Singh rimase con Nantin Baba tre giorni, scaldandosi nel calore
della sua solare presenza, poi i due tornarono assieme a Okhaldunga e il
santo rinunciante si trattenne per nove giorni in casa del suo devoto.
All'inizio, Ram Singh aveva deciso di non dirgli dei sogni di Babaji e
della murti, ma a un certo punto si sent spinto a confidarsi e Nantin
101

Baba, dopo aver dato un'occhiata a quel che aveva fatto fino a quel
momento, lo incoraggi a continuare perch 'era un buon progetto'.
Il mattino del nono giorno dopo il loro arrivo, Nantin chiese di essere
portato al tempio di Suria Devi, che sorge a poche miglia da Okhaldunga
in un punto dove la foresta molto fitta. All'ultimo momento, sette altre
persone decisero di accompagnarli, attratti dall'idea di farsi quella che, di
solito, era una piacevole camminata. Arrivarono al tempio nel tardo
pomeriggio e vi trovarono Suria Devi Baba, l'anziano rinunciante che,
fra un pellegrinaggio e l'altro, si prende cura del posto. A causa della sua
presenza o forse per un altro motivo, Nantin non volle passare la notte al
tempio e la comitiva riprese la marcia.
Nella jungla la vegetazione impedisce il passaggio della luce e ben
presto fu troppo buio per proseguire. Quando arrivarono in una radura
nella quale cresceva un grande albero secolare, Nantin Baba si ferm e si
sedette, appoggiando la schiena al tronco. I suoi compagni, che avevano
molta paura degli animali selvatici, si misero subito a raccogliere della
legna per accendere un fuoco in modo da tenerli lontani. Mentre calava
la notte, Nantin Baba disse a Ram Singh di andare a prendere dell'acqua
al ruscello che si sentiva scorrere nelle vicinanze, ma proprio in quel
momento dal folto della foresta giunsero i tonfi e i fruscii di 'qualcosa di
grosso' che si muoveva. Nantin gli racco mand di stare attento alle tigri
e il povero Ram Singh, pi terrorizzato che mai, cerc di svegliare un
amico che si era gi addormentato per avere un compagno in quella
pericolosa missione. Irritato, Nantin Baba gli intim di non disturbare la
gente che riposava e Ram Singh, chiamando a raccolta tutto il suo
coraggio, si inoltr fra gli alberi. Dopo aver percorso una ventina di
metri, venne raggiunto da un altro membro del gruppo, mandato da
Nantin apposta per scortarlo. Assieme, i due uomini attinsero l'acqua e
tornarono sani e salvi al bivacco accanto al fuoco, dove il Baba cucin
del kitchori (una specie di risotto con lenticchie o verdure) per tutti.
Erano nel bel mezzo di una placida digestione quando una tigre balz fra
di loro, spaventandoli a morte. Alcuni impugnarono delle pietre per
scacciarla, ma Nantin Baba, l'unico che aveva mantenuto la calma,
102

ordin loro di restare seduti e di non muoversi. La tigre si avvicin al


santo, si accovacci ai suoi piedi e, posata la grande testa sulle zampe
anteriori, rimase a fissarlo per circa cinque minuti. Poi si rialz e,
lentamente, si allontan. Ripresisi dalla terribile paura, Ram Singh e
compagni sperimentarono per il resto della notte uno straordinario senso
di beatitudine.
Il giorno seguente, Nantin Baba rimand Ram Singh ad Okhaldunga,
dicendogli che doveva concentrarsi anima e corpo per completare la
murti. Purtroppo, arrivato a casa, il buon maestro trov il blocco di
argilla indurito dalla mancanza d'acqua e fu costretto a ricominciare tutto
dal principio.
Mentre lavorava con la nuova argilla, Ram Singh si mise a parlare con
Babaji come se fosse stato effettivamente presente nella stanza,
dicendoGli che non sapeva in che modo modellare le Sue mani, i Suoi
piedi e i lineamenti del Suo viso, come dare l'impressione di una kurta
sul Suo corpo e cos via. Aggiunse anche che aveva sentito dire che Lui
aveva sul capo la cicatrice di una ferita riportata nel corso della guerra
del Mahabharata e chiese il Suo aiuto per proseguire.
Alle due e mezzo di quella notte e per ventidue notti di fila, Babaji gli
apparve in sogno per spiegarGli il lavoro che doveva eseguire il giorno
dopo. Di solito, Babaji sedeva nella posizione del loto e invitava Ram
Singh a osservarLo bene, a studiare il modo in cui piegava le gambe e a
misurare la lunghezza delle Sua membra. Appena sveglio, Ram Singh
prendeva nota di quanto aveva visto e procedeva a modellare l'argilla in
accordo alle istruzioni ricevute. Quando arriv il momento di plasmare
la testa della murti, Ram Singh sogn Babaji che si piegava verso di lui e
gli diceva di scostarGli i capelli per localizzare e misurare la famosa
cicatrice (misurava circa sei centimetri). Cos, in modo piuttosto
singolare, la murti venne finita in soli ventitr giorni.
Qualche tempo dopo, quando Nantin Baba arriv a Okhaldunga e vide la
statua, esclam che neppure un vero scultore avrebbe saputo fare meglio.
Come l'altra volta, il santo rimase a casa di Ram Singh per nove giorni e
gli abitanti del villaggio costruirono una capanna di pietra col tetto di
103

paglia per ospitare la murti. Nantin celebr le cerimonie vediche di


installazione della murti e insegn a Ram Singh l'esatta procedura della
puja (rituale di adorazione) che avrebbe dovuto officiare
quotidianamente.
Prima che Nantin se ne andasse, Ram Singh gli chiese se nel corso di
quella vita gli sarebbe stata concessa la grazia di vedere Babaji nella Sua
forma fisica e si sent rispondere che tutte le forme sono una e la stessa
cosa: come nel seme gi presente il
fiore, cos Dio presente in tutte le cose. Poi, per, aggiunse che Ram
Singh avrebbe avuto il darshan di Babaji nel corpo.
La notizia della murti di Ram Singh si sparse e la gente della zona
cominci a venire a vederla. Uno di Herakhan offr persino una cifra per
averla, ma Ram Singh disse che non voleva separarsene e, quando l'altro
insistette, acconsent a farne una simile, leggermente pi grande, per il
tempio di Herakhan. Dal momento che aveva acquisito una certa pratica
impieg meno tempo a finirla, ma non riusc mai a consegnarla, perch
l'argilla cominci a creparsi e la murti si ruppe in tre pezzi. Il maestro
rimase dispiaciuto, ma quella notte sogn Babaji che lo fissava con
espressione severa, dicendo: "Hai intenzione di fare il mercante di
murti?"
Ram Singh cap la lezione e da quel giorno segu scrupolosamente le
istruzioni ricevute da Nantin Baba che gli aveva raccomandato di tener
chiusa la capanna e non esporre la murti al pubblico, ma di continuare a
venerarla da solo. Un giorno, molta gente sarebbe venuta, da tutta l'India
e anche dall'estero per vederla. Solo allora la capanna avrebbe potuto
essere aperta. Shri Babaji avrebbe visitato la sua fattoria e lui avrebbe
avuto molte occasioni di toccarlo e servirLo.
RAM SINGH E L'UOMO PI VECCHIO DELLA CREAZIONE
Alcune settimane dopo i fatti che abbiamo raccontato, Ram Singh,
camminando nella foresta, s'imbatt in un bellissimo ragazzo che
104

dimostrava dodici o tredici anni, seduto in meditazione con gli occhi


chiusi. Quando Ram Singh, incuriosito, si avvicin, il ragazzino apr gli
occhi e sorrise. Affascinato dalla sua bellezza, Ram Singh esclam: "Tu
sembri il Dio Supremo in forma umana!"
Ram Singh riferisce che da quel giorno - siamo a cavallo fra il 1961 e il
1962 - il ragazzo si stabil nell'area e nessuno riusc a scoprire chi fosse
o a trovare qualcuno che lo conoscesse da prima. Viveva solo, senza
fermarsi a lungo in un posto in particolare, dormendo nei fienili delle
fattorie o nei terreni comuni dei vari villaggi. Si spostava con una certa
frequenza, organizzando e officiando cerimonie del fuoco un po'
dappertutto e spesso lo si poteva trovare immobile, immerso in un
profondo stato meditativo. In sua presenza tutti sperimentavano un forte
senso di beatitudine.
Ram Singh e gli altri residenti della zona che accompagnarono il
misterioso giovane nei suoi numerosi pellegrinaggi fra le montagne
possono testimoniare della sua popolarit nella regione. Ci sono persone
che ricordano ancora una sua visita a Herakhan, dove sost nel tempio
costruito dal 'Vecchio Herakhan Baba'.
Una volta, durante una conversazione a proposito di questo straordinario
ragazzo, Nantin Baba disse che chi ha conseguito il perfetto controllo
della propria postura fisica, del mangiare e del bere un Grande
Realizzato. Le persone normali, persino un santo 'non particolarmente
sviluppato', non sarebbero state in grado di farlo. "Lo credi un
ragazzino?" chiese Nantin con un enigmatico sorriso. "Beh, sappi che
l'uomo pi vecchio della Creazione!"
Nel periodo a cavallo fra il 1968 e 1969, il ragazzo misterioso si
present a un facoltoso banchiere di Almora e gli chiese una donazione
di 100.000 rupie per costruire un ashram a Herakhan. Ovviamente, la
richiesta venne subito respinta, ma la fama del personaggio continu a
crescere. Il proprietario di un albergo di Haldwani s'imbatt in lui per
caso nella foresta e rimase talmente colpito dalla suo fascino e dalla sua
purezza che lo segu per diversi giorni senza fare ritorno a casa. Sempre
in quel periodo, il giovane... che ora dimostrava circa vent'anni... venne
105

visto con una certa frequenza per le strade di Haldwani. Shri Trilok
Singh, titolare di un commercio di prodotti agricoli al l'ingrosso, ebbe
modo di incontrarlo in due occasioni. La prima volta, il giovane
rinunciante entr nel suo ufficio [due stanze affacciate su una piazzetta
del bazar vecchio della citt; n.d.t.] e, dopo esserci rimasto seduto per
qualche minuto, se ne and senza aprir bocca. La seconda, si present
direttamente a casa di Shri Trilok Singh, dov'era in corso una cerimonia
religiosa, e si un al canto dell'Hanuman Chalisa, un inno di lode ad
Hanuman, il Dio dal volto di scimmia famoso per la sua grande
devozione per Sita e Rama, che viene tradizionalmente considerato una
manifestazione di Shiva.
Durante il monsone del 1969 (la stagione delle piogge dura
generalmente da giugno a settembre), Suria Devi Baba il rinunciante che
abitava nel tempio di Suria Devi - contrasse una malattia dalla quale non
sembrava riuscire a riprendersi. Dopo qualche settimana, il giovane
sconosciuto si present al tempio e vi rimase per diversi mesi,
prendendosi amorevolmente cura del vecchio monaco malato. Oltre a
tenere pulito il tempio, a cucinare i suoi pasti e a lavare i suoi vestiti, il
giovane andava nella foresta in cerca di erbe medicinali con le quali, poi,
preparava delle pozioni per il Baba. Suria Devi Baba si riprese e,
convinto di avere a che fare con un 'vagabondo' in cerca di un posto
dove vivere e ricevere istruzione spirituale, decise di prenderlo con s
come discepolo. Dopo qualche mese, il 'discepolo' espresse il desiderio
di andare a Herakhan e l'anziano rinunciante che in seguito raccont di
aver avuto per un attimo il sospetto che in lui ci fosse qualcosa di
'veramente speciale' - gli accord il permesso di partire.
Stando a quel che risulta dalle mie indagini, sembrerebbe che da Suria
Devi il giovane sadhu scese nel villaggio di Kalichora (vicino a
Katghodam, a monte di Haldwani) dove si trattenne per quasi tre mesi,
abitando in un tempio che in passato era stato frequentato dal 'Vecchio
Herakhan Baba' e da molti altri santi. Una notte, vennero dei ladri e
uccisero il vecchio rinunciante che viveva l da molto. Un abitante del
villaggio, temendo per l'incolumit del ragazzo, lo tenne in casa sua e
106

assieme all'ospite organizz nove giorni di cerimonie del fuoco. La


stessa persona (non sono stato in grado di identificarlo e di parlargli) ha
inoltre dichiarato di aver accompagnato il giovane a Herakhan attorno al
giugno del 1970.
IL RITORNO Dl BABAJI
Non si mai riusciti a scoprire l'identit della persona che per prima
trov Babaji a Herakhan all'inizio della Sua pi recente missione di
insegnamento e, alla luce di quanto si visto in seguito, possibile che
tutte le diverse versioni, sebbene apparentemente in contrasto fra di loro,
siano vere. Babaji, infatti, era perfettamente in grado di manifestarsi in
due luoghi nello stesso momento. Le molte persone, incluso il
sottoscritto, che hanno cercato di verificare i fatti salienti legati al Suo
ritorno, hanno ottenuto solo di confondersi ancora di pi. Un nepalese
che ha investigato la faccenda per mesi giunto alla conclusione che la
prima apparizione di Babaji sia avvenuta sulla cime del monte Kailash
(Il Kurmanchal o Kumaon Kailash, che sorge di fronte all'ashram di
Herakhan) e che, qualche giorno dopo, il prete del tempo sia andato a
prenderLo e lo abbia condotto nella grotta ai piedi del monte.
Un'altra storia largamente pubblicizzata quella di Chandramani, un
uomo che vive a poche miglia da Herakhan in una casa alle pendici del
Monte Siddheshwar. In una notte di giugno, verso le tre del mattino,
Chandramani sogn che suo padre, morto da venticinque anni, gli diceva
che Herakhan Baba era riapparso in un corpo fisico e si trovava nella
grotta di Herakhan. Chandramani si svegli di soprassalto e si mise in
cammino senza perdere tempo, ma al suo arrivo nella grotta trov un
vecchio dalla gran barba candida avvolto in un pezzo di stoffa bianca.
Appena lo vide, il vecchio disse "Bambino mio, devi andare subito a
casa tua e non tornare qui prima di tre giorni." Chandramani and s a
casa, ma solo per prendere del latte e tornare di corsa alla grotta, dove
stavolta, con suo enorme stupore, incontr un giovane sui vent'anni con
107

barba e capelli lunghi, e grandi baffi. Il giovane bevve qualche sorso di


latte e chiese a Chandramani di non raccontare a nessuno quel che aveva
visto. Chandramani torn alla grotta per due giorni, ma la trov sempre
vuota. Quando s'imbatt di nuovo in quel personaggio misterioso, nel
tempio di Herakhan, erano passate alcune settimane e stranamente il
giovane non aveva alcuna traccia di barba o baffi sul viso.
Shri Shyam Lal Gaur, un direttore di banca originario di Jaipur,
Rajasthan, che vanta anche una laurea in medicina ayurvedica, ci ha
raccontato che il 23 giugno 1970 diverse centinaia di devoti di Mahendra
Baba si riunirono nell'ashram di Kathgaria per celebrare l'anniversario
della dipartita del santo e che in seguito un gruppo di circa duecento
persone sal fino a Herakhan con l'intento di trascorrevi un paio di
giorni.
La notte del 25 o del 26, i molti devoti che erano rimasti svegli per
meditare o cantare bhajan al tempio, furono testimoni di un insolito
spettacolo. Verso mezzanotte, sulla cima del Kailash apparve una grande
sfera di luce bianca che, dopo essere rimasta immobile per qualche
tempo, scese lentamente (superando l'impercorribile, scosceso versante
della montagna che si affaccia sul fiume) verso valle e si ferm a lungo
sopra la sacra grotta di Herakhan. Poi la luce si mosse in direzione
dell'isolotto roccioso in mezzo al letto del fiume, dove la tradizione
vuole fosse solita bagnarsi Sati, la consorte di Shiva. In quel punto, dalla
sfera di luce bianca emerse una sfera di luce blu e le due luci presero a
spostarsi restando vicine, fondendosi e separandosi in una specie di
'danza' luminosa fra l'isolotto e la grotta. Il fenomeno and avanti fino
alle quattro del mattino e venne visto da decine di persone sedute attorno
al tempio sulla sponda opposta del fiume, poi la luce svan. Pi tardi,
Babaji disse al dottor Gaur che, se fossero rimasti ancora un paio di
giorni, avrebbero potuto incontrarLo nella Sua nuova forma fisica.
Dhan Singh, un settantenne che mandava avanti un ciai shop (punto di
ristoro nel quale spesso vengono venduti anche generi di prima
necessit) nel villaggio di Herakhan, aveva l'abitudine di recarsi ogni
mattina al tempio per offrire dell'acqua al 'lingam' (simbolo fallico di
108

Shiva). Un pomeriggio, verso la fine di giugno, la guardia forestale di


stanza nel villaggio pass dal negozio e gli disse che al tempio era
arrivato un giovane sadhu che aveva l'aspetto di un 'Mahatma', di una
'Grande Anima'.
Il mattino seguente, al momento di andare ad offrire acqua al lingam,
Dhan Singh prese con s anche una manciata di foglie di t, del latte e
dello zucchero, e, giunto alla capanna prospiciente il tempio (fatta
costruire dal 'Vecchio Herakhan Baba'), prepar un 'ciai' per il giovane
sadhu, dando il via a una pratica quotidiana che continu, ogni volta che
Babaji era all'ashram, per quasi due anni. Secondo Dhan Singh, durante
il loro primo incontro Babaji sfoggiava una corta barbetta nera della
quale due giorni dopo sul suo viso non v'era pi traccia.
I PRIMI GIORNI A HERAKHAN
Fra i pochi abitanti del villaggio che in quel periodo scesero al tempio
per incontrare Babaji, vi era Shri Danesh Pant, un impiegato del
Dipartimento Forestale che gestiva l'ufficio di Herakhan. All'et di
quindici anni, Pantji aveva perso una gamba a causa di una ferita
incancrenita, ma era egualmente riuscito a completare gli studi e, grazie
alla sua forza di volont, alla sua prontezza di spirito e con l'aiuto di Dio,
aveva costretto il Dipartimento Forestale dell'Uttar Pradesh a
considerarlo fisicamente idoneo per il lavoro d'ufficio. Comunque, per
'premiarlo' della sua cocciuta insistenza, i suoi superiori lo avevano
distaccato all'ufficio di Herakhan, un posto che nessuno voleva per via
della mancanza di strade, di elettricit e di tutte quelle normali comodit
alle quali la gente di citt non sapeva pi rinunciare. Quando arriv per
la prima volta a Herakhan nell'ottobre del 1969, Pantji dovette percorrere
con le stampelle le quasi nove miglia dell'impervio sentiero che
attraversa le montagne da Okhaldunga.
Il suo incontro con Babaji avvenne nel vecchio dhuni accanto al tempio.
All'epoca, Babaji si vestita solo con un perizoma e aveva con s alcuni
109

libri: la Bhagavad Gita, un libro di Mahendra Maharaj e una copia dello


Shrisadashiv Charitamrit di Vishnu Datt Shastri. Babaji diede
quest'ultimo libro a Pantji e gli disse che era un uomo fortunato: era stato
chiamato a Herakhan per essere testimone dei 'lila' divini del ritorno di
Herakhan Baba.
Pantji si mise a sfogliarlo e, imbattutosi nelle fotografie del 'Vecchio
Herakhan Baba', rimase colpito dalla straordinaria somiglianza che c'era
fra i due uomini. Di pi, 'sent' che erano la stessa persona. A quel
tempo, Pantji non sapeva meditare, ma sedendo di fronte a Babaji,
scivol spontaneamente in uno stato di coscienza diverso. Con l'occhio
della mente, vide Babaji che spiccava il volo e si un a Lui. Assieme,
volarono sulla cima del Kailash, dove Pantji ebbe una visione di Babaji
seduto in grembo a Shiva. Quando riprese contatto con la 'realt', era di
nuovo al dhuni e Babaji lo fissava intensamente con un lieve sorriso che
gli aleggiava sulle labbra. Pantji non parl con nessuno... specialmente
con Babaji... della sua visione, ma pi tardi quel giorno venne avvicinato
da un abitante del villaggio mandato da Babaji a chiedergli se era vero
che aveva avuto il 'darshan' del Signore Shiva.
Un'altra volta, Babaji diede a Pantji un pezzo di 'charas' (forma locale
dell'hashish, un allucinogeno ricavato dalle foglie della canapa indiana
che la gente delle montagne usa come noi potremmo usare il vino) e gli
prepar un 'chillum' (speciale pipa di terracotta) con una mistura di
charas e tabacco. Dopo aver fumato, Pantji cominci a vedere Babaji
dappertutto. Se guardava qualcuno, vedeva Babaji; se chiudeva gli occhi,
vedeva quelli di Babaji che lo fissavano. Era cosciente di avere di fronte
un'altra persona, ma subito a quell'impressione si sovrapponeva la
consapevolezza che c'era solo Babaji, ovunque e in ogni cosa. Perfino le
pietre del fiume lo guardavano con gli occhi di Babaji! Dopo tre giorni
di quella storia, Pantji cominci a temere per il suo equilibrio mentale,
and da Babaji e Gli disse che aveva paura di essere impazzito. Babaji
gli chiese cosa c'era che non andava e, quando seppe dei fenomeni che
tormentavano il Suo devoto, lo rassicur, dicendo che non era pazzo e
110

che tutto sarebbe finito bene. Poi gli batt la mano sulla spalla e Pantji
torn 'normale'.
Pantji afferma che, nelle Sue prime settimane di permanenza a Herakhan
Babaji non mangi mai. Beveva grandi quantit di ciai, ma nessuno lo
vedeva alzarsi per andare a urinare e, in accordo alla tradizione
himalayana, fumava molto charas... un'abitudine che mantenne fin
quando sal sul Kailash nel periodo di Novaratri e che, poi, sembr
abbandonare completamente.
Un abitante di Herakhan racconta che nel giugno o luglio di quell'anno
(la gente delle colline adotta un calendario lunare diverso da quello
solare ufficialmente in uso in India e di solito non si cura molto n
dell'uno, n dell'altro) and con Babaji e altri due o tre amici a un tempio
abbandonato sul monte Siddheshwar, che sorge a poche miglia
dall'ashram risalendo il corso del fiume.
Arrivati al tempio di Shiva, lo aprirono e, dopo averlo ripulito, sedettero
a cantare degli inni religiosi, ma a un certo punto uno degli uomini inizi
a lamentarsi per la fame, dicendo che erano trentasei ore che non
mangiava e che non sapeva quanto avrebbe potuto resistere. Subito,
Babaji tir fuori della pannocchie di granturco non si sa bene dove se le
fosse procurate e le arrost sulle braci, distribuendone in abbondanza a
tutti. Visto che ormai era troppo tardi per tornare indietro (il
Siddheshwar ha fama di essere una montagna molto pericolosa), venne
deciso di fermarsi per la notte e, mentre calava la sera, gli uomini
ripresero a cantare nello spiazzo davanti al tempio. Quando si fece buio,
si scaten un violento temporale e, pur sentendo la pioggia che
scrosciava con forza sulla vegetazione circostante, il nostro gruppo
venne raggiunto solo da qualche rado gocciolone. Verso le tre di notte,
Babaji ordin a tutti di andare a dormire, perch l'indomani avrebbero
dovuto rimettersi in cammino di buon'ora, e gli uomini si coricarono
attorno al fuoco, a eccezione di uno, che rimase seduto per fare un po' di
jap. A un certo punto, costui si accorse che Babaji stava riattizzando il
fuoco e, volendo risparmiarGli quel lavoro, chiam un amico per dirgli
di aiutarLo. L'amico stupito, ribatt che non sapeva di che diavolo stesse
111

parlando, dal momento che Babaji era sdraiato vicino a lui e dormiva. I
due si misero in allarme e, dopo qualche minuto di attenta osservazione,
si convinsero che c'erano due Babaji presenti sul posto: uno che
alimentava il fuoco e l'altro che dormiva placidamente avvolto nella Sua
coperta!
Un giorno di giugno, due altri amici incontrarono Babaji in una viuzza
del villaggio e si trattennero a chiacchierare con Lui. Pi tardi, riferendo
a una terza persona di quel colloquio, rimasero sbalorditi nel constatare
che, mentre uno di loro aveva visto Babaji come un vecchio dalla lunga
barba bianca, l'altro era sicuro di aver parlato con un giovane imberbe
che non aveva nemmeno un pelo sul viso.
RAM SINGH INCONTRA BABAJI
Il 10 luglio Ram Singh part da Okhaldunga diretto a un villaggio oltre il
fiume dopo Herakhan per comprare una mucca. Quando arriv a
Herakhan, la gente radunata nel 'ciai shop' gli disse che al tempio c'era
un giovane sadhu che non mangiava e non beveva mai. Incuriosito, Ram
Singh acquist un pacchetto di incenso, scese al tempio e vide che il
sadhu altri non era che il 'suo' Babaji, il ragazzino che si aggirava fra le
montagne della zona da quasi otto anni. Ram Singh si prostr davanti a
Lui e Babaji lo accolse con un sorriso... e un 'chillum'! Dal momento che
la scuola del suo villaggio era stata chiusa, Ram Singh, ora disoccupato,
pot restare con Babaji quasi ininterrottamente per nove mesi,
trattenendosi tre o quattro giorni a Herakhan per poi correre a
Okhaldunga ad occuparsi, per qualche ora, degli affari della famiglia. In
quel periodo, Ram Singh godette di una straordinaria intimit con
Babaji: i due scherzavano assieme, dormivano vicini sulla stessa stuoia
e, anche se Babaji restava sempre il Maestro, con lui si comportava
come se fossero 'grandi amici'.
Un giorno, Babaji condusse un gruppo di persone, fra le quali Ram
Singh, in cima al Siddheshwar e ritorno. Quando furono di nuovo a
112

Herakhan, Ram Singh, esausto dopo la lunga camminata, and a


sdraiarsi nella capanna che fungeva da dormitorio per fumarsi una
sigaretta e riposare. Mentre era l, sent Babaji che urlava dalle parti del
tempio, ricoprendo di insulti alcuni abitanti del villaggio. Ram Singh,
che non aveva mai visto Babaji arrabbiato, si allarm e, gettata via la
sigaretta, corse a vedere cosa succedeva. Arrivato al Suo cospetto, fece
pranam e lo preg di perdonare quelle persone, qualsiasi cosa avessero
fatto. Babaji, in tono assolutamente normale, gli disse di sedersi e
guardare, poi riprese i Suoi urlacci all'indirizzo dei malcapitati paesani,
accusandoli di aver rubato nel tempio... il tamburo era sparito e tutta una
serie di oggetti lasciati dal 'Vecchio Herakhan Baba' avevano fatto la
stessa fine. Avrebbe ammazzato quei ladri maledetti! Li avrebbe
annegati nel fiume! Era furibondo e accenn a calmarsi solo quando gli
imputati ammisero la loro colpa e, gettatisi ai Suoi piedi, implorarono
perdono.
Qualche tempo dopo, Babaji disse che c'era bisogno di un cancello
all'inizio del giardino del tempio. Ram Singh e altri del villaggio si
offrirono volontari e, dopo che Ram Singh ebbe raccolto la piccola
somma necessaria a coprire il costo dei lavori,
Babaji scelse le pietre angolari nel greto del fiume, dando il via alla
costruzione di quel lo che oggi conosciuto come l'Hanuman Gate (a
causa delle due statue di Hanuman che, in data successiva, sono state
poste a 'guardia' del cancello).
Una volta, durante le Sue prime settimane a Herakhan, Babaji disse a
Ram Singh che quell'anno sarebbero state spese 152.000 rupie nella
costruzione dell'ashram. Quando si venne a sapere in giro, la gente rise.
Quel ragazzino non aveva nemmeno i soldi per comprarsi un bicchiere
di latte e parlava di somme che loro non avrebbero mai visto neppure
mettendo assieme i guadagni di tutta una vita! Ridicolo!
Ma Babaji insisteva, spiegando a Ram Singh che un giorno Herakhan
Vishwa Mahadham sarebbe diventato il pi importante centro di
pellegrinaggio del mondo, perch qui tutte le religioni erano egualmente
benvenute e rispettate, mentre altrove esistevano soltanto santuari sacri a
113

una religione sola. Molta gente sarebbe venuta da ogni parte del mondo,
dall'America, dalla Germania, dall'Africa... Ram Singh annuiva e diceva:
"S, s... certo, certo...", ma in cuor suo non credeva a quelle sconcertanti
affermazioni.
Babaji parlava raramente e Ram Singh, che era solito trascorrere delle
ore con Lui in assoluto silenzio, racconta che nei Suoi discorsi non vi era
mai stato nulla di 'infantile', neppure quando era arrivato la prima volta
con la forma di un ragazzino dodicenne. Un giorno, rompendo uno di
questi Suoi profondi silenzi, Babaji, sommessamente, disse: "Nel 1984
lascer questo posto." Ram Singh, sorpreso, non fece commenti e, solo
dopo che Babaji ebbe ripetuto quella frase due volte, mormor: "Tu sei il
Maestro e puoi fare quel che meglio desideri." Succedeva spesso che la
gente capisse solo con molto ritardo il reale significato delle parole di
Babaji. Alcuni abitanti del villaggio che avevano iniziato a prendere nota
dei fatti straordinari che si verificavano in presenza di questo giovane
sadhu, notarono che in un paio di occasioni egli aveva distribuito frutta e
vegetali fuori stagione, come usava fare il 'Vecchio Herakhan Baba', e
una sparuta minoranza di persone cominci a prendere seriamente in
considerazione l'ipotesi che Lui fosse proprio la reincarnazione di
Herakhan Baba. Dhan Singh mi ha raccontato di essersi convinto della
Sua identit perch Mahendra Baba aveva detto che sarebbe venuto
'presto' e anche perch questo Baba e il 'Vecchio Herakhan Baba', che lui
aveva avuto modo di vedere da giovane, si assomigliavano moltissimo.
Dhan Singh non ricevette alcuna conferma sotto forma di un 'miracolo' o
di qualche altro evento fuori dalla norma, ma ogni volta che incontrava
Babaji il suo cuore si gonfiava di un'inspiegabile, sconosciuta
commozione.
Cos, pian piano, quasi in sordina, la voce del ritorno di Babaji inizi a
diffondersi.
SULLA CIMA DEL KAILASH
114

Il primo giorno del Novaratri autunnale - celebrazione in onore della


Madre Divina che quell'anno cadeva ai primi di ottobre, Babaji decise di
salire in vetta al Monte Kailash. Mentre si preparava a partire, Ram
Singh, che fungeva da 'amministratore' dell'ashram (nel senso che si
occupava degli approvvigionamenti e, quando ce n'era bisogno,
organizzava i lavori di costruzione), era combattuto fra il desiderio di
accompagnarlo e il senso del dovere che lo spingeva a rimanere. Babaji
gli disse che poteva fare quel che preferiva, ma che, se restava, avrebbe
dovuto lavorare e preparare due volte al giorno il prasad (cibo benedetto)
da offrire al tempio. Ram Singh decise di restare, ma poi, quando Babaji
si trattenne sulla montagna pi a lungo del previsto, sal spesso a
trovarlo, andando e tornando in giornata.
Quell'anno il monsone era durato pi del solito e all'inizio sulla cima del
Kailash piovve e fece freddo, ma almeno venti persone rimasero con
Babaji durante l'intero periodo della sua permanenza lass, che secondo
una versione fu di quarantacinque giorni, secondo un'altra di quarantotto.
A quel punto, la notizia della Sua presenza aveva raggiunto Haldwani e
Naini Tal, e molta gente venne a Herakhan per vederLo. Nei nove giorni
di Novaratri, dopo essersi gi sobbarcate la fatica della dura marcia di
avvicinamento al villaggio, centinaia di persone compirono la non facile
ascensione della montagna, solo per avere il Suo darshan.
Dhan Singh si ferm sul Kailash per molti giorni di seguito e, a sentir
lui, Shri Babaji non mangi praticamente nulla... solo i piccoli bocconi
che la gente insisteva a offrirGli per benedire il cibo che era stato
preparato. Se qualcuno portava una cesta di frutta, Babaji la tagliava e la
faceva distribuire fra tutti i presenti.
Anche Dinesh Pant sal, malgrado le stampelle, sul Kailash e Babaji fu
molto felice di vederlo. Gli parl (durante tutto quel periodo, a eccezione
di un paio di discorsi pubblici, Babaji mantenne il silenzio che Gli era
abituale), gli sorrise e gli diede un pezzo di charas. Poi, quando Pantji
intraprese la per lui difficilissima discesa, si port sul ciglio dello
scosceso pendio e rimase a lungo a guardarlo.
115

Un giorno dopo il Novaratri, Ram Singh lasci l'ashram e and sulla


montagna, portandosi dietro armonium e macchina fotografica. Dopo
aver cantato assieme agli altri accompagnandosi con l'armonium, prese
la macchina e si avvicin a Babaji che sedeva in meditazione con gli
occhi chiusi. Quando Lui si accorse della sua presenza, chiese il
permesso di farGli una foto e Baba acconsent. Per quel che si sa, Ram
Singh scatt la prima fotografia di Babaji in questa manifestazione.
In quell'occasione, Babaji disse a Ram Singh di invitare tutti gli abitanti
della zona a un incontro sul Kailash. Vennero a centinaia e si sentirono
dire che la ripetizione costante del mantra Om Namah Shivay il modo
pi facile, pi sicuro e pi rapido di raggiungere la salvezza nel Kali
Yuga, l'Era Oscura.
BABAJI NELLA GROTTA Dl HERAKHAN
Shri Babaji scese dal Kailash verso la met di novembre, presenzi a un
banchetto in Suo onore nell'ashram di Herakhan, poi, riattraversato il
fiume, prese dimora nella grotta ai piedi della montagna, dove il
'Vecchio Herakhan Baba', Mahendra Maharaj e, si dice, lo Stesso Shiva,
avevano meditato e vissuto. Babaji rimase nella grotta per tre mesi,
continuando ad alimentarsi a forza di t e di porzioni minime di cibo.
Mentre gli altri andavano e venivano, Ram Singh e Chandramani
trascorsero molto tempo con Babaji nella grotta. Chandramani afferm
di aver dormito spesso al Suo fianco, dividendo la Sua coperta, e che
Babaji lo copriva e lo curava con affetto materno.
Ram Singh racconta invece che la mattina svegliava Babaji cantando
l'inno che i sacerdoti usano per 'svegliare' le murti nei templi di Shiva
dopo la chiusura notturna; e Babaji, avvoltolato al calduccio nella
coperta, si tirava a sedere dando il darshan a tutti i presenti.
Sempre pi gente veniva a Herakhan per ricevere una Sua parola di
conforto o anche soltanto per vederLo; spesso, davanti all'imboccatura
della grotta si formava una lunga fila e i devoti cantavano e danzavano
116

rapiti da un'ineffabile sensazione di gioia. Dinesh Pant, che dalla finestra


del suo ufficio nel villaggio dominava il letto del fiume e la grotta,
divent realmente 'testimone dei lila divini del ritorno di Herakhan Baba'
e mi ha raccontato che i canti andarono avanti giorno e notte per
settimane intere.
I DEVOTI Dl MAHENDRA BABA INCONTRANO BABAJI
Molte persone furono chiamate e Herakhan in modo decisamente
inusuale e la storia del dott. Gaur, il banchiere di Jaipur, in questo
senso esemplare. Dopo il mahasamadhi (dipartita cosciente dal corpo) di
Mahendra Maharaj, Shri Gaur aveva detto ai familiari che dovevano
pregare per il ritorno di Babaji ogni volta che pronunciavano il nome di
Dio. Il 30 novembre 1970, con pi di un anno di quella pratica alle
spalle, l'intera famiglia si svegli in preda alla netta sensazione che il
tanto atteso evento fosse, se non addirittura gi avvenuto, certo
imminente.
Di comune accordo, decisero di digiunare fin quando Babaji non avesse
dato loro un segno in tal senso e quella sera stessa, quando i due figli pi
giovani del dott. Gaur si recarono nella stanza della 'puja' per leggere un
brano del Divya Kathamrit di Mahendra Maharaj, qualcosa avvenne.
Prima di aprire il libro, i due fratelli fecero l'abituale invocazione a
Babaji e, non appena cominciarono a leggere, dalla foto del 'Vecchio
Herakhan Baba' posta sull'altare si sprigion una luce grande quanto la
fotografia stessa. I ragazzi si misero a gridare per richiamare l'attenzione
degli adulti e, mentre questi accorrevano, la luce si stacc dalla
fotografia e si espanse fino a raggiungere le dimensioni di un quadrato di
trenta centimetri di lato. Poi, sotto gli sguardi increduli di una decina di
membri della famiglia, si spost avanti e indietro per qualche secondo e
spar nel libro che i ragazzi avevano iniziato a leggere.
Messo al corrente di quello straordinario evento, il dott. Gaur si convinse
che Babaji fosse riapparso da qualche parte in forma umana e il giorno
117

successivo sped un resoconto dell'accaduto ad amici e devoti, scrivendo


anche a Herakhan per sapere se vi fossero notizie del ritorno di
Herakhan Baba. A rispondere, fu Babaji in persona e, ben presto,
esattamente il 3 gennaio 1971, l'intera famiglia Gaur ebbe il Suo darshan
a Herakhan.
Shri Ramesh Chandra Sharma, assistente maestro nella scuola di
Lohban, dove Mahendra Maharaj aveva trascorso vent'anni della sua
vita, soffr molto per la scomparsa del suo amato guru Mahendra, finch
una notte sogn il corpo inanimato di Mahendra che si tramutava
nell'attuale Babaji, seduto davanti alla grotta di Herakhan. Shri Sharma
raccont il suo sogno al pujari (sacerdote) del tempio, che minimizz la
faccenda dandovi scarsa importanza, ma solo per tornare a cercarlo il
giorno seguente sventolando una lettera. Un devoto aveva scritto da
Herakhan annunciando che Babaji era riapparso nella sacra grotta ai
piedi del Monte Kailash! Com' facile immaginare, Ramesh Chandra
part immediatamente per il Kumaon.
"... arrivammo di domenica, verso le sette di sera. Lui era l, sul terzo
gradino, seduto in siddasan [una speciale posizione yoga; n.d.t.], proprio
come nel mio sogno, quando l'avevo visto resuscitare dai morti. Anche i
vestiti erano gli stessi...
"Il viaggio era stato molto faticoso e, dopo aver bevuto del t, mi
addormentai pacificamente fra i massi che circondavano il mio giaciglio.
Bhagwan Babaji ci aveva chiesto di fare il bagno del mattino fra le due e
mezzo e le tre. Faceva un freddo terribile e l'acqua del fiume era gelida,
ma ebbi il coraggio di tuffarmi e alla fine l'esperienza mi piacque. Mi
unii ai canti devozionali e pian piano dal villaggio cominciarono ad
arrivare grandi gruppi di devoti per il darshan.
"Babaji si affacci alla grotta poco prima delle nove e, vedendo il Suo
nuovo corpo, il Suo aspetto giovanile, venni aggredito dai dubbi e
cominciai a pensare molto seriamente che quel sadhu non fosse
Herakhan Baba. Confidai le mie paure a uno dei devoti presenti, dicendo
che tutti quelli fra di noi che avevano un grande desiderio di incontrare il
118

Sadguru avrebbero sicuramente creduto alla riapparizione di Babaji,


mentre era chiaro come il sole che quel ragazzino non poteva essere il
nostro Bhagwan. Nel contempo, nel segreto del mio cuore, Lo pregai di
darmi una prova della Sua vera identit, affinch potessi credere.
"Mentre pensavo quelle cose, Babaji mi fece cenno di avvicinarmi. Io
andai da Lui, mi inchinai e rimasi in attesa a mani giunte. 'Figlio' mi
chiese, 'che libri ti sei portato dietro?'
"Risposi che nella bisaccia avevo una copia del Divya Kathamrit di
Mahendra Maharaj e un libretto di canti devozionali. Baba scosse la testa
e, quando ripet la domanda, ricordai che avevo anche un libricino sul
quale mio padre aveva scritto alcuni versi in onore del Signore Supremo.
Baba annu e mi disse di portarGlielo. Quando tornai con il libricino, lo
prese e, senza mai guardarlo, sfogli velocemente le pagine, fermandosi
all'improvviso con il dito su una certa riga di una certa pagina. Baba
sorrideva beato, cosciente del fatto che avevo seguito con estrema
attenzione i Suoi gesti e che sapevo che non aveva mai abbassato gli
occhi sul libro. Mi chinai a guardare e, vergate dall'inconfondibile grafia
di mio padre, lessi queste parole: 'Cuor mio, tu hai dimenticato; il tuo
Sadguru Shiva in Persona.'
"Caddi ai Suoi piedi, folgorato dalla consapevolezza di essere stato
accolto nella Sua cerchia, e tutti i miei dubbi svanirono istantaneamente
di fronte a quella prova della Sua Perfetta Onniscienza."
BABAJI A VRINDAVAN
All'inizio, molte persone chiedevano a Babaji da dove fosse venuto e
Dhan Singh sostiene che Lui rispondeva a ognuno in modo diverso. Una
volta veniva da Katmandu, l'altra da Almora, da qui, da l... alla fine,
confrontato con tutte queste risposte contrastanti, Egli disse che era un
sadhu e che la casa di un sadhu il mondo. "Quando comprate una
spada, cosa guardate prima, la lama o il fodero? Non prestate attenzione
all'aspetto esteriore delle cose, ma al loro contenuto."
119

Anche durante le pi fredde giornate invernali, Babaji portava soltanto il


perizoma e uno scialle di cotone che gli copriva il torace. Faceva il
bagno alle tre del mattino e alle volte restava immerso perfino un'ora
nelle gelide acque del fiume. Durante una di quelle abluzioni,
Chandramani giur di aver visto una luce irradiarsi nell'acqua attorno al
Suo corpo.
Nel gennaio 1971, Shri Sher Singh, la guardia forestale di stanza a
Herakhan, organizz una notte di recitazione cantata del Ramayan e
diverse centinaia di persone si radunarono sul greto del fiume di fronte
alla grotta. Nel bel mezzo dei canti si mise a piovere, ma fra lo stupore
generale nessuno sent freddo e il fuoco rituale non si spense. Ancora
oggi, Dinesh Pant afferma che quella fu la pi meravigliosa recitazione
del Ramayan alla quale lui abbia mai avuto la fortuna di assistere in vita
sua.
Pi tardi quello stesso mese, a Herakhan arriv un folto gruppo di 'gente
delle pianure'. Fra di loro, vi erano alcuni membri del comitato che
gestiva l'ashram fondato da Mahendra Maharaj a Vrindavan, venuti a
controllare se il giovane sadhu di cui tanto si parlava fosse veramente il
Babaji che aspettavano, Quello del quale Mahendra aveva profetizzato
l'imminente manifestazione. Dopo essere rimasti due o tre giorni a
Herakhan, si convinsero di avere a che fare con un 'essere speciale' e lo
invitarono a scendere con loro a Vrindavan, dove i numerosi devoti di
Mahendra Maharaj avrebbero potuto incontrarLo con maggiore facilit..
Prima di partire da Herakhan, Babaji invi il sacerdote del tempio di
Vrindavan, che si trovava fra i visitatori, a Rajgarh con l'incarico di far
venire a Vrindavan anche Vishnu Datt Mishra. Bankelal Pathak, questo
era il nome dell'uomo, port il messaggio a Shastriji a Rajgarh e
aggiunse che Babaji parlava spesso di lui, dicendo che il 'Suo Shastri'
viveva in Rajasthan.
Cos, nei primi giorni di febbraio, con un seguito di una cinquantina di
persone, Babaji super le colline e raggiunse Haldwani, dove una gran
folla si radun alla stazione per vederLo salire sul treno della notte che
Lo avrebbe portato a Vrindavan.
120

Babaji si fa riconoscere - CAPITOLO 6


RICONOSCIMENTO A VRINDAVAN
Dopo la morte del fratello, avvenuta nel giugno del 1969, Vishnu Datt
Mishra cadde vittima di una profonda tristezza, al punto da non riuscire
nemmeno a recarsi all'ashram di Vrindavan, dove lui e Giridhari Lal
avevano trascorso molto tempo con Mahendra Maharaj.
Tuttavia, quando Bankelal Pathak, il pujari di quel tempio, venne a dirgli
che Babaji aveva specificamente chiesto di incontrarlo a Vrindavan,
Shastriji si mise in viaggio e arriv all'ashram nel pomeriggio del 22
febbraio 1971, portandosi dietro un pesante fardello di scetticismo e
dubbi. Come molti altri devoti di Mahendra Baba, era giunto alla
conclusione che quel giovane sadhu fosse un impostore, un ben
addestrato ragazzino nepalese che mirava ad usurpare il titolo di
"Vecchio Herakhan Baba" e a mettere le mani sulle propriet di
Mahendra Baba per poi venderle e dividere il ricavato con i suoi
complici.
A quei tempi, l'intero ashram (un lotto urbano che misurava all'incirca
venti metri di lato) era circondato da un muro, con due file di stanze,
grandi e piccole, che si affacciavano su uno spiazzo aperto. Shastriji
entr e vide una settantina di devoti che sedevano di fronte a Babaji
cantando "Om Namah Shivay". Quasi tutti i principali devoti di
Mahendra facevano parte del gruppo. Shastriji fece pranam a Babaji
come atto di cortesia e sedette ai Suoi piedi in attesa.
Passati cinque minuti, Babaji si alz, dicendo al suo attendente
dell'epoca, Pirji Bhatt, nativo di Bandikui, di far accomodare Shastriji
nella stanza dove Mahendra Baba era solito sedersi. Non appena i tre si
ritrovarono all'interno della cameretta, Babaji chiese a Pirji di lasciarli e
chiuse la porta.
121

Ora, bisogna sapere che, prima di lasciare il corpo, Mahendra Baba


aveva trasmesso a Shastriji un mantra e in quell'occasione gli aveva
detto:
"Io ti nomino Acharia (Maestro) dell'Ordine Heriakhandi. Quando ho
costruito questo ashram, cedendo alle insistenze di tuo fratello e degli
altri devoti, ho commesso un errore, perch so che un giorno qui
abiteranno solo gli asini. Per questo motivo, ti insegno un mantra che ti
dar tre poteri.
"Primo, se mai l'Ordine fosse in pericolo, usando questo mantra sarai in
grado di salvarlo.
"Secondo, se mai la continuit della tradizione fosse minacciata da
problemi finanziari, questo mantra ti aiuter a trovare i soldi necessari.
"Terzo, qualsiasi sadhu potrebbe presentarsi qui in kurta e topi (lo
speciale cappello portato dal 'Vecchio Herakhan Baba') e affermare di
essere Herakhan Baba, ma tu dovrai accettare come tale solo chi ti
ripeter questo mantra."
La porta si chiuse e subito Shastriji ud il suono del mantra echeggiare
da un capo all'altro della stanza, cos forte da dargli l'impressione che gli
trapanasse il cervello Immediatamente, Shastriji cadde sul pavimento e
si prostern ai piedi di Shri Babaji, ringraziandoLo per aver realizzato il
desiderio di Mahendra Baba. Allora Babaji riapr la porta e Shastriji usc,
gridando: "Heriakhandi Bhagwan ki jai! (Gloria al Signore di
Herakhan!) Paramguru Shri Mahendra Maharaj ki jai! (Vittoria al Guru
supremo di Mahendra Maharaj!).
E allora, come se avessero atteso solo quel segnale, quasi tutti si
precipitarono a fare pranam a Babaji.

Shri Ambalal Inamdar, fondatore e proprietario di una scuola privata a


Bombay, e il suo intimo amico Shri Manherlal K. Vora, l'editore che
aveva pubblicato tutti i libri di Mahendra Baba, erano due devoti
'anziani' dell'ordine di Mahendra e fecero parte del gruppo a cui
122

l'Associazione del tempio di Vrindavan chiese di emettere un giudizio


sul giovane Babaji. In passato, Shri Inamdar si era occupato di
organizzare l'acquisto del terreno su cui sorgeva l'ashram.
Mahendra Maharaj aveva detto a Inamdar che un giorno se ne sarebbe
andato e che dopo la sua dipartita sarebbe riapparso Herakhan Baba, ma
Inamdar era molto dubbioso al riguardo: non riusciva a credere che un
morto potesse tornare in vita. Ogni volta che Mahendra Baba gli parlava
di questioni 'difficili' come questa, lo scettico Inamdar si limitava ad
accantonarle senza attribuire loro particolare importanza.
Quando Shri Inamdar e Shri Vora entrarono nel tempio di Vrindavan,
Babaji venne portato all'aperto e fatto sedere su un tavolo di legno
coperto da una stoffa. I due amici si trovarono davanti un giovinetto
magro con i capelli ramati intrecciati alla maniera dei rinuncianti, che
indossava solo uno scialle di lana grezza tessuta a mano. E c'era fuoco
nei suoi occhi! Il figlio di Voraji, Arun, scatt le due prime fotografie a
colori di Shri Babaji i di cui si abbia conoscenza.
Inamdar si vide confermato nel suo sospetto di avere a che fare con un
impostore, concluse che i membri dell'associazione che gestiva il tempio
di Vrindavan stessero tentando di impadronirsi della propriet per
venderla e svilupp una profonda avversione per il giovane baba.
Malgrado questo, per educazione, Gli si avvicin, seguito dalla moglie, e
fece pranam. Babaji benedisse con forza la donna, si mosse e la tocc,
dandole del prasad. L'equanimit di quel gesto indusse Inamdar a
pensare che forse Babaji fosse "qualcosa di speciale", ma non bast a
sciogliere del tutto i suoi dubbi. Lui e Voraji lasciarono Vrindavan senza
aver raggiunto la certezza sull'identit del ragazzo e Inamdar smise di
preoccuparsi della questione.
VIAGGI NELL'INDIA CENTRALE
Molti di coloro che vennero a Vrindavan in quel periodo accettarono
Shri Babaji come Quello indicato da Mahendra Maharaj nei suoi
123

insegnamenti e per il cui ritorno tanto avevano pregato. Dopo averLo


riconosciuto, Lo implorarono di recarsi a visitare le loro citt e le loro
case, e, cedendo alle loro suppliche, Babaji viaggi attraverso l'India
Centrale per pi di sei mesi. Dovunque andasse, ogni giorno, eseguiva
l'antica cerimonia vedica del fuoco, nota come havan o yaghia, e sempre
la Sua presenza era accompagnata da grandi banchetti nei quali venivano
sfamate centinaia, spesso migliaia di persone.
In aprile, Babaji, accompagnato da un numeroso seguito, part da
Vrindavan alla volta della casa di Vishnu Datt Shastri a Rajgarh, nel
distretto di Alwar, in Rajasthan, a Sud Est di Delhi. Da l, il gruppo
procedette per Bharatpur, dove si trattenne per tre giorni, ospite di Shiv
Charan Lal Gupta, impiegato presso il dipartimento ferroviario della
citt.
Shiv Charan aveva un fratello pi giovane che aveva appena compiuto i
sedici anni e rispondeva al nome di Vijay. Il primo giorno, Babaji, che
all'epoca aveva l'aspetto fisico di un diciottenne, chiese a Vijay se lui
fosse il fratello di Shiv Charan e, mentre il ragazzo Gli stava davanti
imbarazzato, gli gett una manciata di vibhuti negli occhi. Vijay, che fin
da bambino aveva dimostrato di possedere un carattere collerico, and
su tutte le furie, ma il giorno dopo, Babaji, non contento, gli fece lo
stesso scherzo, ridendo allegramente mentre il malcapitato Vijay, con gli
occhi che bruciavano, piangeva di dolore e di rabbia.
Il mattino del terzo giorno, quando Babaji sarebbe dovuto partire per
Bandikui, nella casa si cre un'atmosfera di bellezza e di pace, ma via
via che l'ora dell'addio si avvicinava, la gente si fece sempre pi
melanconica e triste.
Alla stazione ferroviaria, mentre Babaji saliva sorridendo sul treno
diretto a Bandikui, piansero tutti... compreso Vijay, che il mattino
successivo molto presto, dopo aver trascorso una notte agitata e insonne,
si mise in viaggio per raggiungerLo a Bandikui: non sarebbe stato in
grado di sopportare l'agonia della separazione da Shri Babaji per un
secondo di pi. Una volta l, divenne quasi subito l'attendente di Babaji e
124

rimase con Lui in quel ruolo per quasi tre anni finch sua madre non
implor Babaji di rimandarglielo a casa.
I devoti a Bandikui avevano preparato con grande cura la visita di Shri
Babaji, distribuendo fra l'altro, non solo in citt ma anche in tutto il
distretto un volantino nel quale si preannunciavano grandi distruzioni e
ingenti perdite di vite umane in un futuro non lontano. "Come un
contadino diserba i campi per salvare il raccolto dalla rovina, cos Dio
ripulir dalle erbacce le sue messi di esseri viventi; l'incapacit degli
uomini di vivere una vita basata sui principi di verit, semplicit e amore
sar la causa di una distruzione totale. Il Santo di Herakhan
l'incarnazione di Shiva. Shiva onnipresente nelle Sue molte forme.
Siate benedetti dalla devozione e godete della Sua vista." Il mattino del
primo giorno di Babaji a Bandikui ci fu una grande parata di benvenuto.
In tutta la citt la gente cantava "Om Namah Shivay" annunciando a
gran voce l'arrivo del Maharaj e gridando altri slogan in onore di
Herakhan Baba.
La trionfale processione accompagn Babaji ad una casa situata a circa
due km. dalla citt, dove avrebbe soggiornato durante il periodo della
Sua permanenza, ma nel corso del pomeriggio, le stesse persone che Lo
avevano cos calorosamente accolto iniziarono a porsi delle domande.
Un piccolo incidente innesc una catena di dubbi e di ostilit che
sfociarono in un tumulto. Un rispettato santo della zona si avvicin alla
residenza di Babaji con una sigaretta accesa in mano, ma poich fumare
attorno a Babaji era proibito venne fermato da uno dei devoti. Infuriato,
l'uomo chiese ad alta voce per quale motivo si mostrasse tanto rispetto
ad un santo e non a un altro. Poi si sedette fuori dalla casa e si mise ad
attizzare focolai di discordia fra la gente. Ben presto la folla si divise in
due fazioni e dopo non molto qualcuno cominci a tirare pietre. Babaji
sedeva sulla veranda davanti alla Sua stanza, circondato dai devoti che
erano rimasti con Lui in attesa della sera. Stavano seduti l mentre le
pietre volavano e bench molti avessero paura nessuno venne colpito.
Gli aggressori temevano i poteri che si attribuivano a Babaji e quindi
rimasero fuori dal perimetro del giardino a scagliare i loro proiettili.
125

C'erano centinaia, forse migliaia di persone che gettavano sassi, e


Shastriji giura che durante quel lungo assedio vennero lanciate almeno
una tonnellata di pietre. Poi la folla tagli la linea elettrica e la casa
cadde nell'oscurit; le pietre continuavano a volare, ma gli unici feriti si
contarono fra le fila degli stessi assalitori. Quella notte, nella camera di
Babaji venne trovato un grande serpente. A introdurvelo, attraverso il
foro di drenaggio dell'acqua nel muro esterno, era stato il giardiniere del
posto, istigato dalle persone che cercavano di mettere alla prova Babaji.
Il Signore Shiva viene solitamente ritratto con uno o pi serpenti attorno
al collo, a mo' di ghirlanda o di collana, come simbolo della sua assenza
di paura e della sua saggezza. Essi pensavano che se Babaji era
veramente la manifestazione di Shiva non avrebbe avuto paura; se al
contrario era un imbroglione, sarebbe uscito scappando spaventato
assieme ai Suoi devoti fra le risate di scherno degli astanti. Babaji e
Shastriji erano nella camera per meditare, e fu Babaji a
vedere per primo il serpente. Di solito, quando Babaji si ritirava nella
sua stanza per meditare, la porta rimaneva chiusa finch non aveva
finito. Babaji disse a Shastriji che non avrebbe aperto la porta, ma lo
invit a salire sul letto. Shastriji disse che non osava sedersi sul letto,
allo stesso livello del Signore e aggiunse che se il serpente lo avesse
morso era pronto a morire ai Suoi piedi. Babaji non mostrava alcun
timore per s, ma sembrava preoccupato per Shastriji, quasi temesse di
vederlo morire di paura. Per molte ore rimase immobile sul letto
fissando il serpente, mentre Shastriji sedeva sul pavimento cantando
"Om Namah Shivay" come non aveva mai cantato prima in vita sua, con
il serpente l, a pochi centimetri, arrotolato in mezzo alla stanza.
Quando Babaji concluse la Sua meditazione, si alz e apr la porta. Il
giardiniere e i suoi amici, che aspettavano fuori pronti a ridere, notarono
sconcertati che Babaji non manifestava alcun segno di panico. Allora il
giardiniere si introdusse nella stanza, trov il suo serpente vivo e, dopo
aver recitato alcuni mantra, lo prese, lo mise in un grosso cesto e se lo
port via. Il mattino successivo, al termine del loro bagno, i devoti
videro il santo che aveva causato tutti quei problemi... era stata la sua
126

sigaretta a scatenare il tafferuglio... che piangeva ai piedi di Babaji.


Babaji rideva dolcemente e disse ai Suoi devoti di accompagnarlo a fare
un bagno.
Da quel momento in poi, il santo pentito danz mattina e sera al ritmo
dei kirtan.
Qualche ora dopo quei fatti, arriv il giardiniere, trasportando con molti
lamenti il corpo esanime del figlio di sei anni. Alcuni sostengono che il
bambino fosse morto, secondo altri era solo paralizzato; dappertutto
c'era rumore, grida di dolore e confusione. Quando il piccolo venne
depositato di fronte a Babaji, Egli sussurr a Shastriji che il giardiniere
era un uomo malvagio, ma che il bambino doveva essere salvato. Il
giardiniere confess fra le lacrime di aver introdotto il serpente nella
camera di Babaji e aggiunse che, mentre aspettava di vedere i risultati
del suo bel gesto, a casa, suo figlio era caduto in quello stato. Poi,
quando aveva sentito dire dalla gente che Babaji era veramente il
Signore Shiva, aveva provato un enorme dispiacere per quello che aveva
fatto. Il giardiniere scongiur Bhagwan (il Signore) di avere piet di suo
figlio e Babaji, sorridendo, replic che quello era il debito karmico che
doveva pagare per le sue azioni. Ma, dopo un paio di minuti, prese della
vibhuti dal focolare e ne mise un po' nella bocca del bambino, che in
pochi secondi fu di nuovo in piedi sulle sue gambe.
A questi eventi aveva assistito una gran folla, attratta in strada dai
lamenti del giardiniere che trasportava il corpo del figlio, e in molti
corsero da Babaji per supplicare il Suo perdono, diffondendo in tutto il
distretto la notizia dell'accaduto.
Migliaia di persone vennero allora da Babaji, a piedi, in macchina, in
autobus e in treno. Dignitari e gente comune, recando offerte di frutta,
dolci, riso, ghi e molte altre prelibatezze. Si celebr con gran pompa uno
yaghia di nove giorni e tutti i presenti vennero sfamati. A festeggiamenti
conclusi, le provviste avanzate vennero cucinate e distribuite fra i poveri.
Da Bandikui, Shri Babaji prosegu per Jaipur, ospite del Dott. Gaur e di
altri devoti di Mahendra Baba ai quali si erano aggiunti ammiratori di
pi recente acquisizione. In ogni localit c'era un invito per quella
127

successiva, e in questo modo Babaji e il Suo gruppo visitarono molti


paesi e citt negli stati del Rajasthan e
del Gujarat, sostando una volta a Delhi e diverse volte a Vrindavan.
Durante quel periodo, Egli fece il lavoro preparatorio per la costruzione
di un tempio di marmo nell'area non ancora sviluppata dell'ashram di
Mahendra Maharaj a Vrindavan.
Ovunque Babaji andasse, celebrava l'antica cerimonia vedica del fuoco e
dava da mangiare a tutti quelli che venivano a vederLo. Per il 'giovane
sadhu' che era apparso a Herakhan soltanto un anno prima senza soldi n
tasche per contenerli fu un viaggio trionfale.
ALL'ASHRAM DI KATHGARIA
Nel tardo agosto del 1971, Babaji e il Suo seguito andarono da Delhi
all'ashram di Kathgaria, a pochi chilometri da Haldwani. Questo ashram
era stato fondato dal 'Vecchio Herakhan Baba' e usato poi anche da
Mahendra Maharaj. Quando vi arriv, Babaji diede subito il via ai
preparativi per la celebrazione di uno yaghia.
A quei tempi, l'ashram di Kathgaria, con i suoi venticinque acri di terra,
era il pi esteso di tutti gli ashram di Herakhan Baba. Un funzionario
statale aveva messo gli occhi su quel grande appezzamento di terreno
non costruito e aveva quindi interesse a che l'ashram rimanesse vuoto.
Vedendo che il giovane Babaji vi entrava assieme a una cinquantina di
devoti, l'uomo and in agitazione e cominci a sparlare di Lui, dividendo
la citt. Defin Babaji ladro, rapinatore, impostore e inoltr un reclamo
presso la polizia, protestando per la presenza di 'elementi antisociali'
nell'ashram. I poliziotti si recarono diverse volte all'ashram, ma Babaji
non prest loro alcuna attenzione. La notizia di quegli eventi si sparse
rapidamente e prima decine, poi centinaia di persone accorsero a vedere
Babaji. Apparentemente, la maggior parte di quelli che Lo incontrarono
si fecero l'opinione che fosse un tipo 'molto speciale' se non addirittura
128

'super-umano', mentre il resto della popolazione rimase fedele alla teoria


degli 'elementi antisociali' e cos la tensione crebbe.
Fra coloro che andarono da Babaji in quel periodo, c'era Shri Trilok
Singh, un commerciante di cereali di Haldwani. Nel 1960, agli inizi della
sua carriera, Trilok Singh si trovava ricoverato in ospedale per
un'operazione alla tiroide. La notte precedente l'intervento, gli era
apparso il 'Vecchio Herakhan Baba', che, dopo avergli messo una
medicina in bocca, era sparito senza proferir parola. Trilok Singh era un
uomo che onorava e venerava Dio sia nella sua casa che nel suo lavoro.
All'epoca dei fatti che stiamo descrivendo, sedeva nel consiglio di
amministrazione di molti templi ed era presidente dell'associazione che
gestiva la propriet del suo defunto maestro. Trilok Singh aveva sentito
parlare del ritorno di Shri Babaji a Herakhan, ma non era andato a
vederlo. Quando Shri Babaji aveva lasciato la valle di Herakhan per
partire alla volta di Vrindavan, Trilok Singh si era recato alla stazione
ferroviaria per darGli un'occhiata, ma era arrivato tardi.
Il giorno in cui si rec all'ashram di Kathgaria, c'era una gran folla che
aspettava di vedere Babaji... cos tanta che Babaji si era seduto in una
stanza con due porte, di modo
che la gente potesse entrare da una parte, fare pranam e uscire dall'altra
senza creare intasamenti. Trilok Singh si mise in coda, fece pranam e si
alz per andarsene, ma Babaji gli fece silenziosamente cenno di sedersi
ai Suoi piedi. Da allora, per pi di dodici anni, durante le sue frequenti
visite a Herakhan e sempre quando Babaji viaggiava, Trilok Singh
sedette ai Suoi piedi pronto a servirLo per quanto gli era possibile.
Ram Prakash Bhasin, un altro commerciante di cereali di Haldwani, non
era un 'cacciatore di santi' e non si era mai inchinato di fronte a nessuno,
nemmeno quando Shri Nantin Baba era venuto a casa sua. Nel settembre
del 1971, Ram Prakash fu fra coloro che andarono all'ashram di
Kathgaria spinti dalla curiosit e, con suo grande stupore, si ritrov a
fare un pranam completo (corpo steso a terra con le mani congiunte
sopra la testa) di fronte a Babaji. Il giovane baba gli piacque e torn a
visitarLo di verse volte. Un pomeriggio, mentre Babaji andava a fare il
129

bagno circondato dai Suoi devoti, Ram Prakash pos casualmente lo


sguardo sui Suoi piedi e vide che, per uno o due passi, prima che Babaji
ricominciasse a camminare normalmente, essi rimasero staccati dal
suolo.
Poich la polizia di Haldwani non aveva agito con la decisione e la
rapidit da lui auspicate, il funzionario statale port le sue rimostranze al
quartier generale dell'amministrazione di distretto a Nainital, e il
magistrato distrettuale di quella citt incaric il suo sottoposto di
Haldwani di aprire un'inchiesta ufficiale sulla faccenda.
Vijay Gupta, il ragazzo di Bharatpur che all'epoca dei fatti era al servizio
di Babaji, racconta che la commissione di inchiesta arriv all'ashram nel
tardo pomeriggio di un sabato di settembre, mentre Babaji era in
meditazione e lui passeggiava nel giardino. Da una jeep che si era
fermata fuori dai cancelli, scesero diversi poliziotti, seguiti dal SubMagistrato Distrettuale (SMD), dal Sovrintendente Distrettuale di
Polizia e dal 'tehsildar' locale, una combinazione fra un ufficiale del
catasto e un esattore delle tasse. I poliziotti assunsero il controllo della
porta della camera di Babaji, allontanarono i devoti e chiesero a Vijay il
permesso di entrare nella stanza per interrogare Babaji. Vijay li
accompagn all'interno e li fece sedere su una stuoia ai piedi del letto sul
quale Babaji stava meditando. Quando Babaji riapr gli occhi, il SMD si
present e disse che era l per svolgere delle indagini su un caso. Poi,
con estrema gentilezza, aggiunse: "La prego di non pensare che io voglia
insultarla, ma molta gente mi ha chiesto di scoprire chi lei sia
veramente." Babaji rimase silenzioso; a quei tempi parlava pochissimo.
Allora, in tono pi incisivo, il SMD chiese: "Lei Herakhan Baba?" e
Babaji rispose: "S." Il SMD ribatt che, dal momento che non
esistevano prove, era difficile credergli e Babaji rispose: "Il tempo lo
dir." Il SMD replic che non aveva tempo per aspettare e che Babaji
avrebbe dovuto fornire una dichiarazione. Babaji disse che l'avrebbe
fatto. Il SMD chiese se volesse rilasciarla subito oppure in tribunale e
Babaji rispose: "In tribunale." Il SMD fiss l'udienza per le dieci di
130

luned mattina, ma Babaji disse che si sarebbe recato in tribunale il


giorno seguente, che era domenica. Il SMD
obbiett che la domenica il tribunale era chiuso, ma Babaji insistette
sulla sua posizione. Alla fine, confuso e frustrato dalla quieta forza di
quel giovane dall'aspetto tanto singolare, il SMD acconsent, previa
approvazione dei suoi superiori, a tenere un'udienza domenicale. Poi
lasci sette poliziotti a 'garantire la sicurezza' nell'ashram e se ne and.
Il mattino seguente, Babaji disse che tutti dovevano recarsi al tribunale e
i devoti decisero di ingaggiare una banda musicale e di andare ad
Haldwani in processione. Alle dieci, un gran numero di persone
intraprese la marcia di quattro chilometri che li avrebbe portati ad
Haldwani; Babaji venne fatto salire su una jeep scoperta e la gente
marci verso la citt al suono della banda.
Raggiunsero il tribunale intorno alle dodici e mezzo e vi trovarono
radunata una folla di migliaia di persone. C'era polizia dappertutto e le
porte del tribunale erano chiuse. Babaji venne fatto entrare nell'aula
assieme a due o tre avvocati e a Padma Datt Pant, l'editore di un piccolo
settimanale, il Sandesh Sagar, poi le porte vennero richiuse per tener
fuori la gente.
Il SMD scese dal suo banco per accogliere Babaji e Lo fece giurare sulla
Bhagavad Gita. Sbrigate le formalit di rito, Gli disse che non sapeva
ancora chi Lui fosse veramente, ma che pregava di non dover prendere
una decisione della quale poi pentirsi per il resto della sua vita. Ripet
che non aveva intenzione di mancarGli di rispetto, ma che la gente
voleva sapere se Lui era Herakhan Baba. Babaji rispose: "S."
Il SMD chiese: "Qual la sua et?" e Babaji disse che a quella domanda
avrebbe risposto il giorno dopo. Il SMD insistette perch rispondesse
subito, ma Babaji ripet che avrebbe risposto l'indomani. Irritato, il SMD
disse: "Le concedo quindici minuti; se non risponde, sar costretto a
intraprendere un'azione legale." Babaji replic: "Faccia come crede; io
risponder domani." E gli volt le spalle."
Il SMD non sapeva che pesci pigliare. Fece portare un bicchiere d'acqua
per Babaji e, quando questi lo rifiut, ne bevve due per vincere il
131

nervosismo. Alla fine, osserv che il 'Maharaj', disturbato dalla folla,


non poteva venir interrogato quel giorno ma che luned avrebbe
sicuramente risposto alle domande. L'udienza venne aggiornata e Babaji
e i suoi devoti pi intimi fecero ritorno all'ashram.
Dopo aver fatto il bagno e meditato, Babaji volle mettere alla prova il
coraggio di Vijay, che di quell'episodio ci ha lasciato il seguente
resoconto:
"Babaji mi disse: 'Vijay, oggi ce la siamo cavata, ma domani come
faremo? Scappiamo!'
"Io ero sbalordito! Non mi sarei mai aspettato che Baba mi parlasse a
quel modo! Congiunsi le mani e dissi: 'Maharaj, giunto il momento di
mostrare la verit a tutti.'
"Lui replic: 'Chi sono io per mostrare qualcosa a qualcuno? Se tu vuoi
finire in galera, per me va bene. Cos', hai troppo da lavorare qui?' "Io
ero sempre pi sorpreso. Pensai che per me fosse arrivato il tempo delle
prove, ma non mi sentivo all'altezza della situazione e chiesi: 'Baba,
come farai a scappare? Ci sono poliziotti dappertutto.'
"Lui rispose che non dovevo preoccuparmi, che sarebbe fuggito in
montagna e io dissi che ero d'accordo, ma... 'Baba, cosa sar di tutti i
devoti che si sono radunati qui da ogni parte per vederTi?' e Lui mi disse
di scoprire cosa pensavano della faccenda.
"Erano le undici di notte e io corsi in giro a raccontare quello che Baba
aveva detto. Allora tutti vennero con me nella Sua camera e Lo
pregarono di fare un miracolo, perch altrimenti le cose si sarebbero
messe male. In precedenza, ogni volta che erano sorte delle difficolt,
Baba le aveva facilmente risolte.
"Nel vedere l'angoscia della Sua gente, Babaji si commosse
profondamente e disse: 'Perch vi disperate? Se nel mondo esiste un
pericolo, Baba il Pericolo dei pericoli. Nel Nord India ci sono molti
devoti di Baba che, se ne ricevessero l'ordine, sarebbero pronti a
divorare vive queste persone. Nessun potere su questa terra pu
toccarMi. Quando una Grande Anima si incarna, insorgono sempre delle
resistenze. Om shanti (pace), shanti, shanti. Andate a riposare.'
132

"I devoti lodarono il Signore e andarono a letto. Io dormii vicino a Baba,


ma trascorsi una notte agitata, chiedendomi di continuo cosa sarebbe
stato di noi se Baba ci avesse abbandonati." Il mattino seguente, Babaji
torn in tribunale con la jeep. La folla era ancora pi numerosa del
giorno precedente. Nell'aria c'era molta eccitazione, e tutti si aspettavano
che quel giorno saltasse fuori la verit su questo strano baba. Stavolta il
magistrato arriv dopo Babaji e, espletato il rito del giuramento,
l'interrogatorio ebbe inizio. Quanto segue una traduzione ufficiosa
degli atti del tribunale:
"Quanti anni ha?"
"Centotrenta."
"Da quanti anni lei un santo?"
"Di preciso non so, ma fin dai tempi della dominazione inglese."
"Dove nato?"
"A Herakhan, (nel distretto di) Nainital."
"Quanto tempo rimasto assieme a suo padre e a sua madre?"
"Non ci sono stato mai."
"Chi si preso cura di lei?"
"Un santo. "
"Come si chiama questo santo?"
"Siddha Bhairav Baba mi ha allevato dai sei ai dieci anni, e in seguito mi
ha insegnato le pratiche spirituali."
"Dov' oggi Bhairav Baba?"
" sparito."
"Lei ricorda i suoi genitori?"
"No."
"Qualcuno le ha mai chiesto di svelare il mistero che circonda Bhairav
Baba?"
"No."
"Quando ha raggiunto l'attuale livello spirituale?"
"A dieci anni."
"E dove ha abitato dopo di allora?"
"A Herakhan, nel distretto di Nainital."
133

"Era con qualcuno?"


"Ero solo."
"Per quanto tempo ha vissuto l?"
"Uno o due anni."
"E dopo, dove andato?"
"A Vasuka, Ranibhag."
"Quanto tempo vi rimasto?"
"Otto anni, ma venivo spesso in visita a Herakhan."
" mai andato al tempio di Gora a Surya Devi?"
"S."
"Quando?"
"Un anno fa. "
"Ha mai studiato in qualche scuola?"
"No."
"Quali scritture indiane conosce?"
"Conosco tutti i Veda."
"... quanti Veda ci sono?"
"quattro Veda. Rig Ved, Sama Ved, Gon Ved, Athar Ved."
"Ha mai letto uno di questi Veda?"
"No."
"Allora come fa a conoscere tutti i Veda?"
"Sombhari Baba, Bhairav Baba, Mohan Baba. Sono rimasto dieci anni
con Sombhari Baba nel villaggio di Padampur; contemporaneamente
andavo e venivo da Mohan Baba; e ho avuto satsang con Bhairav Baba
per dieci anni."
"Da chi ha imparato il suo yoga e le sue pratiche spirituali?"
"Da Bhairav Baba."
"Cosa ha imparato nel suo yoga e nelle sue pratiche spirituali?" "Le
pratiche saririk e il controllo della mente."
"Quando si recato al tempio di Surya Devi, vi ha trovato qualche
santo?"
"S. "
"Come si chiamava?"
134

"Non lo so."
"Quanto tempo ha trascorso con lui?"
"Due o tre mesi."
"Il baba era malato?"
"S . "
"Chi lo ha curato?"
"Non lo so."
"In qualche occasione, lei mai venuto ad Haldwani per prendergli delle
medicine?"
"No."
" mai venuto qualche dottore da Haldwani?"
"S. "
"Come si chiama?"
"Non lo so."
"Dove si trova il suo ambulatorio?"
"Non lo so."
"Se questo dottore fosse chiamato qui, saprebbe riconoscerlo?" "S. "
"Quante volte andato al suo ambulatorio per prendere delle medicine?"
"Non ci sono andato."
"Ha mai sentito nominare Baba Mahendra Nath?"
"S. "
"Lo ha incontrato?"
"No."
"Quando arrivato ad Haldwani?"
"Il 28 agosto."
"E prima di quella data dov'era?"
"A Indrapuri, Delhi."
"Dove a Indrapuri?"
"Con un 'gruppo di satsang' di Herakhan."
"Quando ha avuto inizio questo gruppo?"
"Quest'anno. "
"Chi lo ha iniziato?"
"I bhakta (devoti) di l."
135

"E prima di allora lei dove si trovava?"


"Al Sambasadashiv Kunj, a Vrindavan."
"Per quanto tempo?"
"Tutto il mese di Magha." (gennaio-febbraio).
"E prima ancora?"
"All'ashram di Katmandu, in Nepal."
"Quanto tempo vi rimasto?"
"Venti anni. "
"E prima dov'era?"
"A Shiker nel distretto di Almora."
" mai stato a Fatepur?"
"NO. . . " "Qual la superficie totale dell'ashram di Kathgaria?"
"Cinquantacinque beedhas." (Un beedha equivale a circa mezzo acro, a
seconda delle zone).
"Come l'ha ottenuto?"
"Da uno dei commissari inglesi."
"Quando venne donato?"
"Durante il governo inglese."
"Lei capisce e parla l'inglese?"
"Lo capisco, ma non lo parlo."
"In che anno venne donato il terreno?"
"Non ricordo."
"A chi venne dato quel terreno?"
"Venne dato a Me."
"Fu il Commissario a venire da lei o lei ad andare da lui?"
"Il Commissario venne a trovarMi a Kathgaria."
"Per quale motivo?"
"Veniva a farmi visita di frequente. "
"Perch le ha dato quel terreno?"
"Per l'ashram."
"Quanta terra le ha dato?"
"Quarantacinque beedha. I rimanenti dieci vennero donati dagli abitanti
del posto."
136

"Incontr il Commissario inglese a Herakhan?"


"No."
"Quanti anni fa venuto ad Haldwani?"
"Sono venuto qui due anni fa, ma senza passare da Kathgaria. " "E dopo
dove andato?"
"A Herakhan e sul Kailash."
"Da dove proveniva?"
"Dal Nepal."
"Prima di allora, quando era venuto a Kathgaria?"
"Quaranta anni fa. "
"Sa per caso se a quel tempo era presente qualche devoto?"
"Non da quelle parti."
"Fino a quando durato il dominio inglese sull'India?"
"Fino al 1947."
"Dove nato?"
"A Herakhan."
"E da Herakhan dov' andato?"
"Dopo i trent'anni, avevo l'abitudine di andare e venire da Herakhan."
"Ha cambiato la sua forma?"
"S."
"Quando e in che modo la sua forma era diversa da quella attuale?"
"Sessant'anni fa ero un po' grasso. "
"A quei tempi aveva i capelli?"
"S, avevo i capelli e portavo un topi. "
"Ha costruito dei templi?"
"Ho costruito un tempio a Shiva a Herakhan."
"Qualcuno dei devoti che erano con lei quarant'anni fa ancora presente
oggi?"
"S. Govind Valabh Pant vive ancora a Kathgaria. La moglie del Dott.
Hem Chand (Joshi), che abita a Nainital, andava e veniva. Il pujari di
Herakhan, Shri
Paramanandji, fa ancora il pujari nel (villaggio di) Krishna Nand Gram,
nel distretto di Nainital. "
137

"C' ancora qualcuno dei suoi vecchi devoti nella citt di Haldwani?"
"Shri Anand Singh."
"Chi l'amministratore della terra a Kathgaria e da quando?"
"La terra da quarant'anni nelle mani di Shri Govardhan."
"L'associazione venne costituita con il suo permesso?"
"No, venne formata pi tardi."
"Risponde a verit che lei Herakhan Baba?"
"S, sono Herakhan Baba."
"Non un discepolo di Herakhan Baba?"
"No."
"Alcune persone sospettano che lei non sia Herakhan Baba."
"Questo lo credono loro. La gente che pensa che io non sia Herakhan
Baba si sbaglia."
" vero che lei Herakhan Baba?"
"S. "
Babaji firm la Sua deposizione come 'Shri Yoghi Raj 108 Baba
Herakhan", ma sembra che il Sub-Magistrato distrettuale abbia fatto in
modo di omettere dagli atti la sentenza e la sua firma; o almeno, sulla
trascrizione che mi venne tradotta non vi era traccia di entrambi. Vijay
Gupta racconta che la decisione del magistrato fu favorevole a Babaji e
che la corte credette che Lui fosse veramente Herakhan Baba, invitando
coloro che erano di parere contrario a produrre prove in tal senso.
Secondo altri, la corte trov pi comodo evitare qualsiasi
pronunciamento.
Gli oppositori e gli increduli erano ancora molti. Fra le loro fila vi era
Shri Padma Datt Pant, l'editore del Sandesh Sagar, che, commentando
l'esito del processo sull'edizione del 20 settembre 1971, scrisse quanto
segue:
"... Quel giorno l'aula era stracolma e tutti aspettavano che Babaji
facesse qualche miracolo per rimuovere ogni dubbio dalle loro menti.
Invece, non avvenne nulla. Babaji si limit semplicemente a rispondere
alle domande che Gli venivano poste. Nella Sua testimonianza non c'era
nulla di disonesto o di falso.
138

Ma la gente sospettava ancora che Babaji fosse un ragazzo delle


montagne circondato da persone di indole cattiva e che i suoi seguaci
stessero cercando di approfittare della buona fede del popolino." Simili
pensieri albergavano anche nella mente dell'editore.
Il giorno successivo, il signor Sharma di Jaipur arriv ad Haldwani e
chiese all'editore di accompagnarlo all'ashram di Kathgaria per passare
qualche ora con Babaji. Il signor Sharma voleva che il giornale desse un
resoconto corretto della deposizione di Babaji in tribunale, smentendo le
voci che volevano Babaji arrestato dalla polizia, ecc., e a tale scopo
aveva portato con s altri due giornalisti.
Il mattino seguente, l'editore si rec all'ashram di Kathgaria mentre
Babaji riposava e vi trov anche gli altri due giornalisti che aspettavano
di essere ricevuti. Mezz'ora dopo, quando incontrarono Babaji, Gli
dissero che, a causa dei fatti accaduti in tribunale, le menti e i cuori degli
uomini di indole religiosa erano pieni di turbamento. La gente stava
sviluppando un atteggiamento di indifferenza verso la religione e quel
che era avvenuto in aula costituiva un insulto nei confronti di Herakhan
Baba. Una cosa soprattutto assillava le menti di tutti: se lui era
veramente il Vecchio Herakhan Baba, famoso per i suoi miracoli, perch
non aveva impedito che la situazione andasse avanti fino a quel punto?
Perch aveva lasciato che l'episodio del tribunale si trasformasse in un
dramma? I giornalisti posero molte altre domande di quel tenore, ma
Babaji, con semplicit, rispose: 'Le cose sono sempre avvenute cos.
Tutto dipende dalla fede.'
Shri Pant mi raccont che la fiducia che allora nutriva in quel giovane
sadhu era talmente scarsa da indurlo a porGli molte domande della cui
assurdit si era reso conto solo pi tardi. Una delle sue provocazioni fu:
"Ma lei un vero baba dotato del potere di punire quelli che gli si
oppongono?" E Babaji rispose: "Chi sono io per punire quegli uomini?
Sar il loro stesso karma a punirli." Pantaji insisteva sul 'dramma' che a
parer suo Babaji aveva creato in tribunale e alla fine, scoccandogli
un'occhiata rabbiosa, Babaji replic: "Tu chi sei? Perch sei venuto qui?
Sei tu che vuoi fare un dramma attorno al nome di Herakhan Baba e al
139

dharma hindu!" A quelle parole, Pantaji ebbe un'esperienza che mut


radicalmente la sua opinione su Babaji. Dapprima, not fra i Suoi
capelli, vicino all'orecchio, una specie di 'ombra' che si allarg fino a
inghiottire il Suo volto. Per un attimo, l'intera faccia di Babaji spar
dietro quello che sembrava un protoplasma. Sulla superficie di questo
schermo, di questo protoplasma, apparve uno 'schizzo' del corpo di
Babaji, come disegnato su un muro. Poi il disegno si svilupp in due
facce di Babaji, di colore rosato, poste una sull'altra, con gli occhi ridotti
a due fessure. Spaventato da quello spettacolo, Pantaji si guard attorno
per capire cosa poteva averlo provocato e, quando riport lo sguardo su
Babaji, Lo vide 'seduto' trenta centimetri al di sopra del letto con del
fumo che gli usciva dal corpo; il Suo capo era circondato da un alone di
luce scintillante. Poi dal terzo occhio di Babaji scatur un raggio di luce
che si pos su Pantaji, il quale, incapace di reggere l'intensit della
pressione, croll al suolo implorando Babaji di fermarsi. "Oh, Baba!
Basta! Basta! Basta!" Babaji premette la mano sulla sua testa, ma
Pantaji, impazzito di paura, la respinse e si precipit fuori dalla stanza.
Mentre si guardava attorno in cerca di un ricksho per tornare ad
Haldwani, venne raggiunto dagli altri due giornalisti. Pantaji chiese se
avessero visto qualcosa di strano, ma dalle loro risposte cap che non si
erano accorti di nulla e, quando altre persone gli domandarono cosa
fosse successo, rimase silenzioso.
Quella notte, al momento di andare a letto dopo la cena, Pantaji chiuse
gli occhi e cerc di dormire, lasciando la luce accesa in attesa dell'arrivo
della moglie. A un certo punto, entr Babaji... in carne e ossa, secondo
l'editore... e si mise a sedere sul suo letto. Pantaji balz in piedi per
darGli il benvenuto, ma nella camera non c'era nessuno. Questo
fenomeno si ripet diverse volte. Quando sua moglie lo raggiunse e
seppe quel che stava accadendo, comment che era quanto doveva
aspettarsi per essersi fatto scherno di Babaji. Il mattino successivo,
Pantaji torn all'ashram di Kathgaria e, scorgendo Babaji da lontano, si
prostr a terra per offrirGli il suo pranam prima di rientrare ad Haldwani.
Da allora, Pantaji si ritenne un devoto, ma non riusc a liberarsi
140

completamente dai suoi dubbi a proposito della reale identit di Babaji.


Sapeva che la gente Lo considerava una manifestazione del Signore
Shiva, ma sapeva anche di non avere mai avuto una particolare
devozione per Shiva e di non aver fatto nessuna tapasya (pratica
spirituale): perch mai Shiva avrebbe dovuto dare proprio a lui un simile
segno? Forse, pensava, Babaji era un maestro tantrico che, irritato dalla
sua insolenza, aveva usato i Suoi poteri per ipnotizzarlo. Accarezz
anche l'idea che Babaji fosse veramente un essere divino, ma non ne fu
convinto finch non lo sent dire, mesi dopo, da Shri Nantin Baba.
UNA CONNESSIONE CON IL VECCHIO HERAKHAN BABA
Da Kathgaria, Shri Babaji fece ritorno a Herakhan e, dopo qualche
giorno, ricevette la visita di Jaman Singh, un contadino del vicino
villaggio di Udhwan. L'uomo parl a Babaji dei suoi problemi personali,
che ruotavano attorno alla sua povert. Era proprietario di un
appezzamento di terreno molto piccolo e doveva fare molta strada per
procurarsi l'acqua necessaria all'irrigazione e al bestiame.
Babaji indic la prima ansa del fiume a valle di Herakhan e disse: "La
mia terra giace intoccata. Puoi prenderla e coltivarla."
Quella fu una grande sorpresa per tutti. Il Babaji che avevano conosciuto
non aveva mai acquistato o ricevuto in regalo dei terreni nella valle. Su
istruzione di Babaji, Jaman Singh si rec al tribunale di Nainital dove, al
termine di una lunga ricerca, vennero rinvenuti i documenti che
dimostravano che quel campo apparteneva al 'Vecchio Herakhan Baba'.
Alla fine, Jaman Singh torn nella valle del Gautama Ganga con un
nuovo documento che gli dava diritto, una volta pagato Babaji, di
coltivare i lotti n. 1421/1422, per complessivi tre acri, assegnati al
'Vecchio Herakhan Baba' nel 1922.
Verso la fine del 1971, Babaji si rec ad Haldwani, dove per tre giorni
venne ospitato nella casa di Ram Prakash Bhasin. Durante quell'intero
141

periodo, lasci la stanza che Gli avevano messo a disposizione solo per
il bagno, che faceva assistito da membri
della famiglia. In tre giorni, non mangi nemmeno di che nutrire un
bambino: piccoli pezzi di patata o di frutta e pochi sorsi di latte o di
spremuta, dando l'impressione di farlo pi per benedire il cibo che Gli
veniva offerto che per reale bisogno di sfamarsi. Inoltre, sembrava privo
dei normali stimoli corporali e parlava rarissimamente. A quei tempi, la
gente non aveva l'abitudine di toccarLo o di spalmarGli olii profumati
sulla pelle (come avvenne in seguito), eppure il Suo corpo emanava una
fragranza squisita.
Quando la famiglia Bhasin and in pellegrinaggio a Herakhan in
dicembre, trov Babaji seduto all'interno di una capanna di pietre e
fango che aveva uno spazio di un metro fra la sommit dei muri e il tetto
di frasche e paglia. Sebbene la temperatura fosse alquanto rigida,
soprattutto la notte, Babaji indossava solo una kurta di cotone leggero.
Anche l, non mangiava quasi nulla e non si appartava mai per
soddisfare i suoi bisogni corporali. Per la gran parte del tempo, sedeva in
profonda meditazione nella capanna, sia a occhi chiusi che aperti,
restando in perfetta posizione meditativa, con la schiena ben diritta, per
tutta la notte. Di tanto in tanto, portava i devoti a camminare fra le
montagne o lungo il fiume. Parlava di rado, ma quando lo faceva, le Sue
parole erano piene di significato.
NANTIN BABA RICONOSCE BABAJI
Il 12 gennaio del 1972, Shri Nantin Baba arriv ad Haldwani e disse ai
suoi seguaci che voleva andare al tempio di Surya Devi per incontrare
Babaji in occasione della festivit di Sankranti, il 14 gennaio, quando si
celebra l'inizio del ritorno del sole nell'emisfero settentrionale. Il giorno
dopo, alla vigilia della partenza per Surya Devi, parlando con alcuni
giornalisti del posto, Nantin Baba disse che Herakhan Baba aveva
raccolto in S l'intera Energia Cosmica ed era apparso nel mondo per
142

dare Luce. Ora che molte persone Lo avevano visto, era venuto
finalmente anche il suo turno.
Shri Nantin Baba raggiunse il tempio di Surya Devi diverse ore prima di
Shri Babaji. Quando Babaji entr nel recinto del tempio, era quasi sera, e
tutti i presenti Lo accolsero con alte grida di benvenuto. Babaji pass
accanto a Nantin Baba senza degnarlo di un'occhiata e questi rimase
seduto, dandoGli la schiena mentre giocherellava con dei fiori. I due
baba continuarono quel gioco per parecchio tempo e i loro devoti,
perplessi, non fecero molti tentativi di affrettare l'incontro. Babaji disse
ai Suoi di dar da mangiare all'ospite e Nantin Baba accett il cibo che gli
veniva offerto. Pi tardi quella notte, dopo la cena, Pantaji, l'editore del
Sandesh Sagar, chiese a Nantin Baba quando pensava di recarsi in
presenza di Herakhan Baba, e l'anziano rinunciante rispose: "Mi
piacerebbe farlo, solo che non so dov'."
Pantaji scrisse nel suo giornale che, dopo essere stato condotto per mano
davanti a Babaji, Shri Nantin Baba fece delle offerte ai Suoi piedi e Li
decor con una ghirlanda di fiori. I due santi non si scambiarono
neppure mezza parola, ma tutti ebbero l'impressione che comunicassero
in uno stato di profonda meditazione. Successivamente, rispondendo alla
domanda di una donna, Nantin Baba dichiar di aver visto Babaji come
un uomo molto, molto vecchio. Quelli che gli stavano attorno
scoppiarono a ridere e dissero: "Il vecchio sei tu! Babaji ha l'aspetto di
un ragazzino!" Le cronache narrano che Nantin Baba abbia risposto nel
modo che segue: "Io non sono che un bambino e Babaji un vecchio.
Egli l'Immortale Controllore dell'Universo." Poi aggiunse che nel giro
di qualche anno Babaji avrebbe lasciato il mondo per riapparire nella
forma di un bambino di cinque anni.
RITORNA UNA MALA DEL VECCHIO HERAKHAN BABA
Un giorno, nei primi mesi del 1972, mentre Babaji era di nuovo
nell'ashram di Vrindavan, arriv un uomo molto vecchio con i vestiti
143

tutti stracciati. La vedova del Dott. Hem Chand Joshi, Durga Devi, si
trovava sul posto e, appena lo vide, si prostern ai suoi piedi. Era
Gangotri Baba, che, ubbidendo a un'ispirazione, aveva lasciato
l'Himalaya per avere il darshan di Shri Babaji. Qualcuno corse a
chiamare Swami Fakiranand, l'amministratore dell'ashram, il quale
accolse Gangotri Baba con il dovuto rispetto e, dopo avergli offerto un
posto dove sedere, torn nella stanza che usava come ufficio. In quella,
Shri Babaji usc dalla Sua camera e, dopo aver sussurrato a Swamiji che
avevano ricevuto la visita di un grande santo himalayano, gli ordin di
fargli pranam. Swamiji obbed e, sempre su istruzione di Babaji, gli
port un bicchiere di latte e della frutta. Poi Babaji and a sedersi sul suo
trono e quel pomeriggio Lui e Gangotri Baba non si parlarono.
Il mattino seguente, Gangotri Baba torn al tempio. Trascorsi alcuni
minuti, Babaji chiam Swami Fakirananda e disse: "Fatti ridare la mia
mala da Gangotri Baba." Pensando che il giorno precedente Babaji
avesse dato una mala al santo dell'Himalaya, Swamiji gli si avvicin e
disse. "Babaji rivuole la Sua mala." Gangotri Baba sorrise e raccont a
Swamiji la storia della mala che gli era stata consegnata dal 'Vecchio
Herakhan Baba', spiegando che l'aveva portata con s nella sua originale
custodia di cotone e che era pronto ad andare al posto dove dormiva per
prenderla. Informato di questo, Babaji rispose che poteva aspettare fino
al darshan del pomeriggio.
Pi tardi quel pomeriggio, Gangotri Baba fece ritorno all'ashram e disse
che la mala non era stata toccata da quando Herakhan Baba gliela aveva
data nel 1922. "Ora, dopo quasi cinquant'anni, la restituisco a Babaji,
Cui essa appartiene."
Swamiji la port a Shri Babaji, notando che la custodia era sporca e lisa
e che il filo della mala, indebolito dall'usura del tempo, riusciva a
malapena a tenere assieme i semi. Dopo due o tre giorni, Babaji la fece
montare su un nuovo filo, la tenne per un po' e infine la regal a un
devoto.

144

INAMDAR E VORA FANNO PRANAM


Nell'agosto del 1972, Shri Ambalal Inamdar scopr di essere affetto da
un'inesplicabile perdita di concentrazione sul lavoro; dovunque andasse,
qualsiasi cosa facesse, udiva una voce interiore che gli diceva: "Va' a
Vrindavan." Turbato da questo fenomeno, si confid con il suo amico
Maherlal K. Vora, che gli consigli di partire subito per Vrindavan,
perch soltanto l, a suo parere, avrebbe potuto risolvere quel mistero.
Inamdar, che era un uomo di azione, prese il primo treno per Vrindavan
e, giunto in citt, s'imbatt in un uomo che aveva conosciuto ad Ambaji,
dove entrambi si erano spesso recati per incontrare Mahendra Maharaj.
Inamdar gli chiese come andavano le cose all'ashram e l'uomo,
trattenendo a stento la gioia, rispose che i lavori di costruzione del
tempio procedevano esattamente come predisposto da Mahendra Baba.
Inamdar, che oltre ad aver raccolto i fondi necessari all'acquisto del
terreno aveva anche aiutato a disegnare il progetto del futuro tempio,
ammise che in quel periodo andava esageratamente fiero di quel che
aveva fatto, al punto da considerare l'ashram qualcosa di suo. Quando,
entrandovi, si vide davanti il tempio quasi finito, il suo ego si sgonfi:
tutto era come lo aveva voluto Mahendra Maharaj e nella sua vecchia
stanzetta c'erano ancora le sue fotografie. Allora Inamdar si avvicin al
punto dove sedeva Babaji e, dopo averlo salutato congiungendo le mani,
si sistem fra gli altri devoti.
Qualche minuto pi tardi, Babaji si ritir nella Sua stanza e gli fece
cenno di raggiungerLo. Rimasto solo con Lui, Inamdar Gli pose la stessa
domanda che aveva rivolto a tutti i santi che aveva incontrato: "Maharaj,
perch quando un devoto fa un passo verso Dio, arriva Mahamaya (la
Grande Illusione) e lo spinge due passi indietro?" La risposta di Babaji
fu: "Inamdar, perch crei delle differenze fra Dio e la Creazione di Dio?"
Inamdar era sbalordito. Dagli altri santi... per lo pi vecchi e saggi...
aveva ricevuto molte risposte diverse. Quella era una domanda
tradizionale alla quale c'erano dei modi tradizionali di rispondere, ma
quello del 'giovane' Babaji andava diritto al nocciolo del problema ed era
145

il migliore che avesse mai letto o sentito: la Creazione nella sua


interezza era Dio manifestato.
Inamdar rimase in silenzio per alcuni minuti, riflettendo sotto lo sguardo
gentile di Babaji, poi si alzo e torn dagli altri. Bisogna sapere che
Inamdar soffriva da tempo di un mal di schiena che gli impediva di
restare a lungo seduto a gambe incrociate, ma all'improvviso il dolore lo
lasci, dandogli l'impressione di essere privo di peso. Inamdar sedette
sulle mani in una postura tantrica e in quel momento si verific una cosa
che desiderava da anni: si sent invadere dalla sensazione di pace che
permette a kundalini di salire lungo la spina dorsale. Mentre si godeva
quel meraviglioso stato di benessere, Babaji usc dalla Sua stanza
camminando verso di lui, e Inamdar scoppi in un pianto dirotto,
versando un fiume di lacrime che lavarono il suo ego e i suoi peccati.
Quando Inamdar torn a Bombay e incontr il suo amico Vora, gli disse
di non stupirsi se un giorno lo avesse visto fare pranam a Babaji.
Colpito, il signor Vora and a trovare Shri Babaji nel villaggio di Ambaji
e Gli strapp la promessa di visitare Bombay. Nel novembre del 1972,
Voraji e Inamdar si recarono a prendere Babaji a Gwalior e Lo
accompagnarono a Bombay. Durante il volo, Inamdar sedette accanto a
Babaji e a un certo punto gli sembr di udire "Om Namah Shivay" nel
rombo dei motori. Incredulo e sconcertato, fece uno sforzo per
concentrarsi sul rumore dei motori, ma nelle sue orecchie continuava a
risuonare "Om Namah
Shivay". Per distrarsi, inizi a leggere una rivista, ma alla fine non resse
pi e, voltatosi verso Babaji, Gli chiese se era veramente Herakhan
Baba. Babaji si limit a sorridere. Allora Inamdar Gli domand se aveva
preso il corpo di un altro oppure se ne aveva materializzato uno nuovo e
Babaji, indicando la rivista, gli disse di continuare a leggere. Inamdar
balz in piedi e ribatt che l'aveva gi letta e che ora voleva ricevere la
Luce; se Baba aveva piacere di rispondere, bene, in caso contrario,
sarebbe andato a sedersi da un'altra parte.
Babaji gli fece cenno di tornare al suo posto e disse: " possibile
innestare un albero sul tronco di un altro, vero?" Inamdar pens che, se
146

gli alberi erano compatibili, la cosa era senz'altro possibile e, come se gli
avesse letto nella mente, Babaji gli pos una mano sul ginocchio
dicendo: "Solo determinati alberi possono venir innestati in un certo
tronco... non funzionerebbe con tutti." E, dopo una pausa, aggiunse: "In
questo mondo, in questo Yuga (Era) possibile trasportare l'elettricit da
un luogo all'altro e persino immagazzinarla. Queste cose accadono nella
stessa maniera."
A Bombay, Babaji venne ospitato nella casa di Manherlal K. Vora, dove
anche Mahendra Maharaj aveva soggiornato quando aveva avuto
bisogno di pace e tranquillit per risolvere i suoi problemi e i suoi dubbi.
I Vora, che avevano ormai accettato Babaji come Herakhan Baba e
Mahavatar, erano ovviamente incuriositi dal loro inusuale ospite, che
aveva ancora l'abitudine di mangiare pochissimo, piccoli morsi di frutta
o di verdura che, messi assieme, in una giornata non avrebbero riempito
nemmeno un cucchiaio da tavola. A dispetto della ridotta assunzione di
cibo, Babaji disponeva di scorte illimitate di energia. Saliva al terzo
piano della loro casa volando sui gradini 'come una scimmia' e, nei dieci
giorni della Sua permanenza, non us mai il gabinetto. Passava molto
tempo seduto in meditazione, parlava raramente, ma emanava pace e
amore. Partecip ai nove giorni di yaghia scanditi dalle cerimonie del
fuoco e dalle letture di testi sacri, e molta gente venne a prendere il Suo
darshan... vecchi devoti di Mahendra Baba, ma anche un numero
considerevole di nuovi devoti.
I LAL INCONTRANO BABAJI IN DUE FORME DIVERSE
Vimla Lal lesse la autobiografia di Yogananda nei primi mesi del 1960 e,
pur restando particolarmente affascinata dalla figura del Mahavatar
Babaji, non si sent di discuterne con il marito, scienziato e medico di
grande successo che dirigeva un laboratorio di patologia a New Delhi ed
era ben conosciuto nei circoli scientifici di India e America, convinta che
147

lui avesse una mente forse troppo razionale per aprirsi a racconti di guru
miracolosi e di devozione struggente.
A forza di leggere e rileggere i capitoli che parlavano di Babaji sul libro
di Yogananda, Vimla Lal credette alla Sua esistenza e si convinse che, se
fosse riuscita ad arrivare al Monte Dronaghiri, dove Lahiri Mahasaya
aveva ricevuto l'iniziazione al Kriya Yoga, avrebbe potuto incontrarLo
anche lei. Il problema era: come andarci?
Nel 1966, il Dott. Lal chiese a Vimla se le sarebbe piaciuto fargli
compagnia durante un congresso medico a Nainital e, vedendo balenare
la tanto desiderata occasione, lei rispose che lo avrebbe seguito
volentieri, a patto che, dopo il congresso, lui la accompagnasse a
Ranikhet, la cittadina cinquanta miglia a Nord di Nainital dove il
Mahavatar Babaji aveva attirato Lahiri Mahasaya.
Una volta a Ranikhet, mentre il Dott. Lal giocava a golf, Vimla
trascorreva le sue giornate leggendo le storie di Babaji, pregando e
chiedendo in giro dove fosse il Monte Dronaghiri, cosa che nessuno
sembrava per in grado di dirle. Il momento del ritorno a Delhi si
avvicinava e Vimla cominci ad agitarsi. Per un'intera notte, preg e
pianse, pensando che, dal momento che aveva reso possibile quel
viaggio, Dio dovesse avere per forza qualche piano su di lei... non
poteva essere tanto crudele da farla rientrare a Delhi senza aver visto
Babaji!
Il mattino seguente, tornando in albergo al termine della solita partita a
golf, il Dott. Lal le chiese cosa avesse fatto e lei rispose che aveva letto
tutto il giorno, ma che adesso i suoi occhi erano stanchi: sarebbe stato
cos gentile da leggerle ancora un capitolo. Il Dott. Lal acconsent e
Vimla gli porse il libro di Yogananda aperto sul passo che narrava
l'episodio del palazzo incantato a Dronaghiri. Leggendolo, lui si
incurios e decise che, visto che si trovavano nella zona, valeva la pena
di indagare su quei fenomeni... per verificare se esistessero veramente
dei grandi yoghi immortali. Cos, salirono in macchina e si misero alla
ricerca del Monte Dronaghiri.
148

Dopo molte difficolt, riuscirono a ottenere le informazioni giuste e


imboccarono una strada tortuosa che si snodava sui fianchi delle colline.
All'improvviso, nelle vicinanze dell'ultimo villaggio che avevano
attraversato, videro due sadhu in piedi sulla sponda del fiume
Gangeshwar. Il pi anziano, che Vimla pens subito fosse Babaji, si
piazz in mezzo alla strada e cerc di bloccare la macchina. Mentre il
dottore lo superava, Vimla gli grid in tono eccitato di fermarsi. "Babaji
venuto!"
Brontolando che ormai sua moglie era ossessionata da questo Babaji e
Lo vedeva dappertutto, il Dott. Lal accost l'automobile al ciglio della
strada. La signora Lal smont, torn correndo verso l'uomo e, dopo
avergli fatto pranam, gli chiese se fosse Babaji. Lui rispose di s, la
bened e disse che non tutti potevano vederLo, ma che la sua grande
devozione e la sua fede Lo avevano costretto ad apparirle. Poi si offr di
mostrarle la strada che conduceva al tempio sul Monte Dronaghiri.
La signora Lal fece salire i due sadhu sul sedile posteriore della
macchina e suo marito, in inglese, bofonchi che non gli piaceva dare
passaggi ai barboni di villaggio. Babaji scoppi a ridere.
All'epoca di questi fatti, la strada che conduceva al Monte Dronaghiri
non era ancora finita. I Lal avanzarono fin che fu possibile, poi
tornarono indietro fino a un villaggio dove presero in affitto una jeep,
pi adatta al terreno accidentato che dovevano affrontare. Alla fine,
giunti ai piedi del monte, tutti smontarono e Babaji indic loro il tempio,
allora abbandonato, che era stato costruito in onore della Madre Divina.
Senza perdere altro tempo, il Dott. Lal scavalc il muro di quattro piedi
che impediva l'accesso al sentiero e affront la salita con la macchina
fotografica a tracolla.
La signora Lal, rimasta indietro con Babaji e l'altro sadhu, prov un
moto di irritazione per il marito che l'aveva lasciata l alle prese con il
non facile compito di arrampicarsi su un muro in sari. Leggendole nella
mente, Babaji le disse di non preoccuparsi: il muro non costituiva un
problema. Poi la prese per mano e, a tutt'oggi, Vimla non in grado di
dire se passarono attraverso al muro, lo scavalcarono oppure ci volarono
149

sopra; fatto sta che a un certo punto si ritrovarono dall'altra parte senza
nessuno sforzo cosciente da parte sua.
Quando raggiunsero il tempio, Babaji disse alla signora Lal di fare una
puja, il tradizionale rito di adorazione praticato in India. Ma lei non
aveva con s il necessario e, intuendo il suo imbarazzo, Babaji aggiunse
che aveva saputo del suo arrivo e che tutto era gi pronto. Vimla entr
nel tempio e, disposti su un piatto, vide dei fiori, dell'incenso, un pezzo
di stoffa, un'offerta di cibo e la lampada dell'arati. Malgrado tutto questo,
Vimla esit ancora perch non conosceva l'esatta procedura da seguire
per compie re la puja alla Madre Divina e allora, mettendosi al suo
fianco, Babaji la guid passo dopo passo nel complesso rituale vedico.
Conclusa la puja, uscirono dal tempio, passando sotto a una grossa
campana che la signora Lal, a causa della sua bassa statura, non era in
grado di raggiungere. Poich in India la tradizione vuole che si suoni
sempre una campana entrando e uscendo da un tempio, Vimla pens: "Se
fossi pi alta, riuscirei a suonarla." Contemporaneamente, Babaji disse:
"Ce la puoi fare! Suonala!" La signora Lal allung la mano verso la
campana e cominci a suonarla, rendendosi conto che i suoi piedi non
toccavano pi il pavimento. Dopo qualche secondo, Babaji disse: "Torna
gi adesso; tardi e voi avete molta strada da fare."
Nuovamente a contatto con il terreno, Vimla Lal si prostern per
toccarGli i piedi e chiese: "Baba, quando potr rivederTi?" E Lui
rispose: "Bambina mia, mi vedrai tutte le volte che verrai qui con fede e
devozione."
Il Dott. Lal, che era stato tutto il tempo a scattare fotografie, li raggiunse
e si un alla moglie in un altro, rispettoso inchino, ma... quando
rialzarono la testa, Babaji era sparito. A quel punto, anche il Dott. Lal si
rese conto che quel vecchio sadhu non poteva essere una persona
qualunque e, pur non avendo la certezza di aver incontrato 'l'Immortale
Babaji', non si sent nemmeno di poterlo escludere categoricamente.
Gli anni passarono e, nel 1974, i Lal sentirono dire che un Avatar di
Shiva si era manifestato nella forma di Shri Herakhan Wale Baba, pi
semplicemente noto come Babaji. Il Dott. Lal non prest molta fede a
150

quella notizia finch un amico di Amritsar non gli rifer di aver letto su
un libro sacro una profezia sulla manifestazione di Shiva come Herakhan
Baba: questo Babaji avrebbe potuto benissimo essere lo stesso Babaji
che avevano incontrato a Dronaghiri. Cos, quando appresero che Babaji
si trovava a Mathura, a poco pi di due ore di macchina da Delhi, i Lal
partirono per incontrarLo.
Il Babaji che si trovarono davanti era molto diverso dal vecchio in cui si
erano imbattuti a Dronaghiri. Questo baba dimostrava all'incirca
vent'anni e scoppiava di salute e di forza. Non assomigliava nemmeno
alle tradizionali immagini di Shiva, ma sembrava felice di vederli.
I Lal trascorsero qualche giorno con Babaji a Mathura, poi, dal momento
che l c'era troppa folla e troppa confusione per avvicinarlo con un
minimo di riservatezza e di tranquillit, lo seguirono a Vrindavan. Il
Dott. Lal continuava a sollecitare la moglie a chiedere a Babaji se li
conosceva, ma fu solo al quarto o quinto giorno della loro permanenza a
Vrindavan che i due coniugi ebbero la fortuna di trovarLo circondato
solo da poche persone. Vimla Lal fece pranam e chiese: "Baba, sei mai
stato a Dronaghiri?" "E tu?" rispose Lui. "Non lo sai?" ribatt lei, e Baba
disse: "Certo che lo so." Poi si volt verso il Dott. Lal e chiese: "Quando
ci tornerete?" Vimla, per, insistette: "Baba, quando ci tornerai Tu?" E
Babaji rispose: "Bambina mia, ogni volta che tu verrai con fede e
devozione, io sar l."
Quella risposta prov alla signora Lal che questo Babaji e l'anziano
sadhu della montagna erano la stessa persona, ma suo marito non aveva
sentito le parole del vecchio sulla montagna, e allora, rivolgendosi a lui,
Babaji disse: "Dottore, l'ultima volta che siete andati a Dronaghiri, sono
rimasto con voi tre ore; adesso che siete venuti qui, star con voi per tre
giorni." Quell'affermazione convinse il Dott. Lal, anche perch nessuno
sapeva che fosse un medico. Inoltre, dopo aver fatto un breve calcolo
assieme alla moglie, si rese conto che avevano effettivamente passato tre
ore con il 'vecchio Baba' sul Monte Dronaghiri. Il Dott. Lal tocc i piedi
di Shri Babaji e, da quel momento in poi, finch ebbe vita, fu un Suo
ardente devoto.
151

Qualche tempo dopo, quando i Lal avevano imparato a conoscere meglio


Babaji, Lo accompagnarono in macchina da Vrindavan a Delhi. A un
certo punto, durante il tragitto, alla signora Lal venne in mente di
chiederGli chi fosse l'uomo che avevano incontrato in Sua compagnia a
Dronaghiri e Babaji rispose che era Mahendra Baba, aggiungendo che
Mahendra era sempre con Lui - in Lui.
Verso la fine del 1975, Shri Babaji intraprese il viaggio fra l'ashram di
Chilianola e Haldwani assieme ai signori Lal e alla sorella di Vimla,
Kanta Sharma. Mentre si avvicinavano al villaggio di Garam Pani,
Babaji indic un punto oltre il ciglio della strada, in direzione del letto
del fiume, e disse che l sotto c'era una grotta in cui Lui aveva meditato
per pi di cento anni. "Ma come, Baba! Cento anni?!" esclam il Dott.
Lal e Babaji rispose: Ti sorprende? Credi forse che io non sia cos
vecchio?
Poi gli ordin di fermare la macchina e disse a Vimla di scendere verso il
fiume e di controllare se ci fosse un albero di pipal con sopra soltanto
tredici foglie. A quel pensiero, Vimla si mise a ridere, ma alla fine lei e
suo marito iniziarono la discesa, arrivando quasi subito nelle vicinanze
di due primitivi tempietti costruiti su un parapetto che si affacciava sul
fiume. In uno dei templi c'era una lampada a olio che bruciava, una
murti coperta con uno scialle di lana e un fiore. Tutto era in uno stato di
avanzato decadimento. Vimla tolse la stoffa che copriva la murti e,
vedendo che era una statua del 'Vecchio Herakhan Baba', cap per quale
motivo Babaji li aveva mandati l. Poco distante, c'era una grotta, vicino
alla quale cresceva un albero di pipal quasi interamente seppellito da una
frana. Dalla massa di terra sporgeva solo un ramo con... tredici foglie!
Quando tornarono alla macchina, Babaji li accolse con questo
commento: "Ora ho la certezza che voi non mi crederete mai a meno che
non vediate le cose con i vostri occhi."
Vimla Gli chiese se avesse meditato in quel luogo nella forma di Shiva e
sua sorella volle sapere se Shiva fosse adi (la Forma originale e
primigenia di Dio), ma Babaji rispose: "No, Shiva anadi." (esistente da
152

un Tempo senza inizio). Poi, dopo una pausa, aggiunse che, pur avendo
l'aspetto di un giovane, nessuno poteva immaginare quanto fosse
vecchio. "Non fidatevi delle apparenze."
SHRI SHRI SITARAM DAS ONKARNATHJI INCONTRA BABAJI
Esistono numerosissime testimonianze sulla divinit di Shri Babaji.
Quando i Suoi devoti si radunano in occasione di qualche festivit
religiosa, si scambiano racconti di aneddoti ed esperienze che
comprendono non solo gli inizi della Sua missione, ma anche gli ultimi
istanti della Sua permanenza fisica sulla terra. A dispetto delle 'cortine
fumogene' dietro le quali Egli amava nascondersi, molte persone hanno
colto per un breve attimo qualche aspetto della Sua essenza divina.
Indiani e occidentali, giovani e vecchi, uomini e donne, santi e peccatori
possono tutti testimoniare di aver sperimentato, all'improvviso o in
modo comunque inusuale, la realt di Babaji come Dio.
Nel febbraio del 1981, dopo aver completato uno yaghia di nove giorni a
Bombay, Shri Babaji, accompagnato da un gruppo ristretto di devoti,
part in aereo alla volta di Calcutta per rispondere a un'urgente chiamata
di Shri Sib Narayan Nandi. 'Nandi Baba', cos era chiamato Shri Nandi,
non desiderava soltanto che Shri Babaji benedicesse la sua casa, la sua
famiglia e i devoti di Calcutta, ma anche che desse il Suo darshan a Shri
Shri Sitaram Das Onkarnathji, il guru a cui la sua famiglia era legata da
moltissimi anni. Shri Shri Onkarnathji aveva pi di novant'anni e veniva
considerato un grande santo. Aveva compiuto molti miracoli e contava
decine, forse centinaia di migliaia di devoti, sia indiani che occidentali,
oltre a diversi ashram (fra quarantacinque e sessanta), dislocati nei
principali luoghi sacri dell'India.
Il giorno successivo all'arrivo di Shri Babaji a Calcutta, venne
approntato un grande salone affinch tutti potessero incontrarLo. Shri
Shri Onkarnathji venne portato in spalla da uno dei suoi devoti fino alla
porta del salone e a quel punto tutti i presenti ammutolirono, curiosi di
153

vedere cosa sarebbe accaduto quando il famoso santo novantenne si


fosse trovato davanti al giovane Babaji. Shri Shri Onkarnathji scese dalle
spalle del suo devoto sulla soglia della sala e, sia pure con molta
difficolt, avanz nel corridoio lasciato libero dalla folla fino alla pedana
sulla quale sedeva Babaji. Una volta l, fece pranam, sdraiando si
completamente al suolo prima di rialzarsi in una posizione seduta dalla
quale, rifiutando di accomodarsi sulla pedana, con le mani giunte e il
viso rigato di lacrime, disse a Shri Babaji di aver completato il lavoro
che Lui gli aveva affidato. Poi, alzatosi faticosamente in piedi, si volt
verso la gente e annunci: "Shri Shri Babaji Dio e io sono un Suo
servitore. Egli Akhan Parambrahma Onkar Bhagwan (Il Dio Eterno,
Supremo e Assoluto [privo di forma], Creatore di tutte le cose). Io Lo ho
visto come il Signore Krishna." (Krishna era la forma di Dio che il santo
adorava). E prosegu dicendo che, nei suoi insegnamenti, parlava dello
stesso Kriya Yoga che Babaji aveva trasmesso a Lahiri Mahasaya.
Nell'estate del 1982, Shri Shri Onkarnathji si ammal e venne ricoverato
in ospedale, cadendo in un coma di sei mesi dal quale usciva molto di
rado. Nandi Baba mand una serie di messaggi urgenti a Babaji,
pregandolo di volare a Calcutta per dare al vecchio santo un ultimo
darshan, e Babaji rispose che sarebbe venuto. Programm il viaggio per
ottobre, ma poi lo annull. Alla fine, proveniente da Delhi, atterr a
Calcutta il 6 dicembre 1982 e, ricevuto da Nandi Baba all'aeroporto,
venne immediatamente condotto all'appartamento dove Onkarnathji era
ricoverato. Shri Shri Onkarnathji, uscito dal coma, era pienamente
cosciente e ricevette con gratitudine il darshan di Shri Babaji, accettando
dalle Sue mani tre foglie di tulsi e un bicchiere di spremuta. Poche ore
pi tardi, il grande santo lasci il corpo.

Babaji chiama a raccolta la sua gente

154

CAPITOLO 7

In diverse occasioni, conversando con piccoli gruppi di devoti o nei Suoi


discorsi pubblici, Shri Babaji ha affermato di non aver mai chiamato o
chiesto a qualcuno di venire da Lui e, sebbene sia vero che, nella Sua
forma fisica, Egli non ha mai fatto nulla del genere, la stragrande
maggioranza delle persone possono testimoniare di essere arrivate in Sua
presenza in virt di una serie di circostanze e di coincidenze decisamente
inusuali, che in alcuni casi non esiterei a definire addirittura 'miracolose'.
Quelli che seguono sono alcuni aneddoti che, meglio di qualsiasi
spiegazione teorica, danno un'idea del modo in cui la gente veniva
attirata ai Suoi piedi.
UN AVVOCATO INCONTRA IL CASO DELLA SUA VITA
Hem Chand Batt un avvocato che vive a Nainital, la citt dove ha sede
il Tribunale di Distretto che ha giurisdizione anche sul villaggio di
Herakhan. D'inverno, quando all'altitudine di Nainital fa freddo e nevica,
il tribunale si trasferisce nel clima pi temperato di Haldwani.
Approfittando dei dieci, dodici giorni di vacanza che cadono attorno alle
feste di Natale e Capodanno, Shri Bhatt aveva preso l'abitudine di
portare la famiglia in qualche localit delle pianure e, in occasione delle
festivit a cavallo fra il 1971 e 1972, decise di andare a Varanasi
(Benares) e Sarnath... non tanto con lo spirito del pellegrino, visto che
non era un uomo particolarmente attratto dalla religione, bens perch li
considerava luoghi di interesse storico da visitare. Ma sua moglie,
Savitri, aveva sentito dire che in quello stesso periodo Herakhan Baba
avrebbe celebrato uno yaghia al tempio di Surya Devi e, incuriosita dalla
figura di Babaji, prefer restare ad Haldwani per avere modo di
155

parteciparvi, tenendo con s la figlia minore, Shruti, che aveva da poco


compiuto i sei anni. Cos, Bhattji si mise in viaggio con la figlia
maggiore e l'ultimo nato della famiglia, un maschietto ancora molto
piccolo, ma, rientrato a casa al termine della vacanza, scopr che Shruti
non c'era. Sua moglie gli spieg che Babaji aveva insistito per portarla
con S a Herakhan e, quando lui, un po' contrariato le chiese se la
bambina avesse dei vestiti di ricambio e del denaro, rispose che non
aveva avuto materialmente il tempo di farlo. Di conseguenza, due o tre
giorni dopo, di domenica, apprendendo che un gruppo di persone doveva
recarsi a Herakhan con il camion di Amar Singh, Bhattji infil in una
borsa un pacco di vestiti per Shruti e si aggreg alla comitiva con
l'intenzione di riportarsi immediatamente a casa la figlia.
Appena arriv a Herakhan, la bambina gli corse incontro raggiante di
felicit raccontandogli che quella mattina Babaji le aveva detto che quel
giorno sarebbe venuto il suo pap. Bhattji incontr Babaji e, pur non
riconoscendo in Lui i tratti della divinit, si sent fortemente attratto
dalla Sua persona. Pi tardi quella sera, Babaji gli chiese quanto
intendeva fermarsi e Bhattji rispose che non credeva nei santi o nei baba
e che era venuto solo a riprendersi la figlia. Babaji lo inform che
l'indomani era in programma un'ascensione del Monte Kailash alla quale
Shruti era ansiosa di partecipare e Bhattji disse che, in quel caso, sarebbe
rimasto ancora un giorno. A quel punto, Babaji lo invit a unirsi al
gruppo e l'avvocato accett, precisando per che lo faceva per il piacere
della compagnia e non per fede.
Durante la salita, Babaji mand avanti il resto della gente e si mise a
camminare a fianco di Bhattji, ponendogli molte domande, anche di
carattere personale. Bhattji rispose con sincerit, ma non ricambi
l'interesse e si guard bene dall'avviare una conversazione per primo.
Sul Kailash, da met strada in poi, impossibile trovare dell'acqua, e
quando raggiunse la sommit del monte Bhattji, avendo una sete
tremenda, rimase stupito nel constatare che Babaji vi aveva gi fatto
portare il necessario per dissetare e sfamare tutti. Dopo essersi rifocillati
e riposati, i pellegrini presero la via del ritorno, e di nuovo Babaji si
156

intrattenne con l'avvocato di Nainital, chiacchierando con lui fino a quasi


due chilometri dall'ashram, quando acceler il passo e lo lasci solo.
Bhattji, esausto, si avvicin al tempio pensando che, se avesse potuto
avere qualche roti (pane non lievitato, cotto sulle braci) e una zuppa di
patate e rafani, avrebbe dormito come un sasso, e in quella lo
chiamarono per avvisarlo che era pronto da mangiare. Il men era...
zuppa di patate e rafani, e roti!
Dopo la faticosa ascensione, Bhattji era talmente stanco che decise di
rimanere anche marted, sempre, come racconta, "... non per fede, ma
perch avevo bisogno di riprendere le forze." La bellezza di Herakhan e
la presenza di Babaji lo incantavano al punto da togliergli ogni voglia di
partire, ma il giorno successivo, mercoled, lui e sua figlia fecero ritorno
ad Haldwani.
Qualche settimana pi tardi, Bhattji scese da Nainital ad Haldwani per
trascorrere la serata di sabato con gli amici. Era al secondo o terzo
bicchiere di whisky, quando qualcuno nel bazar lo inform che Babaji si
trovava nella casa di Amar Singh. Bhattji non sapeva dove vivesse Amar
Singh e non aveva nessuna intenzione cosciente di andare a trovare
Babaji, ma, vedendo passare un conoscente a bordo di uno scooter, lo
ferm e, senza sapere bene come o perch, chiese di essere
accompagnato da Babaji. L'avvocato aveva sentito dire che nell'ashram
di Herakhan Babaji non permetteva nemmeno di bere il t e che
mandava via chiunque Gli si presentasse davanti sotto l'influsso
dell'alcool, ma quando si prostr ai Suoi piedi, Babaji lo invit a restare,
offrendogli addirittura di dormire nella Sua camera.
Il giorno successivo, Babaji partiva per l'ashram di Dhanyan e Bhattji,
che invece doveva tornare a Nainital, Gli chiese casualmente se poteva
venire con il Suo seguito fino a Bhowali, dove c'era il bivio per Nainital.
Babaji acconsent senza pensarci due volte e lo fece salire sulla
macchina nella quale avrebbe viaggiato anche Lui. A Bhowali, Bhattji si
rese conto di non avere nessuna voglia di scendere e, quando espresse il
desiderio di proseguire, Babaji disse che non c'erano problemi.
157

Superato il villaggio di Almora, arrivarono alla localit dalla quale ha


inizio il sentiero di quattro miglia che conduce a Dhanyan e l Babaji
divise il gruppo, mandando avanti il grosso della gente e annunciando
che Lui e poche altre persone, fra le quali anche Bhattji, avrebbero
proseguito alla volta di Jageshwar, dove sorge un complesso di
antichissimi templi, per giungere l'indomani a Dhanyan.
Era ancora inverno. Le notti di Jageshwar possono essere piuttosto rigide
e nessuno aveva portato con s dei maglioni di lana o delle coperte.
Quando raggiunsero Jageshwar, era quasi buio e faceva molto freddo. I
pochi negozi che si affacciavano sulla via principale del piccolissimo
villaggio erano tutti chiusi, e Bhattji cominci a preoccuparsi: come
avrebbero fatto a trovare qualcosa da mangiare e un posto caldo dove
dormire? All'improvviso, sulla strada apparve un autobus dal quale scese
un sadhu che si avvicin immediatamente a Babaji, offrendo a Lui e ai
Suoi devoti ospitalit per la notte. Nel giro di mezz'ora, mentre sul fuoco
cuoceva una cena abbondante e gustosa, per ogni membro della comitiva
venne allestito un comodo letto.
Il giorno seguente, lasciarono Jageshwar e, giunti al bivio per Dhanyan,
ancora una volta Bhattji chiese e ottenne da Babaji il permesso di
proseguire il viaggio. La marcia ebbe inizio e, come sul Kailash, Babaji
mand avanti gli altri per restare solo con Bhattji, appoggiandosi alla sua
spalla mentre attraversavano lentamente la foresta. Bhattji apr il suo
cuore e parl molto; a un certo punto, interrompendolo bruscamente,
Babaji gli chiese perch non fosse venuto prima da Lui. Senza riflettere,
Bhattji gli fece notare che Lo conosceva da pochissimo tempo: come
avrebbe potuto venire prima Babaji gli fece ripetere quell'affermazione
e, da quel momento in poi, tutte le volte che erano soli, continu a
trattarlo da amico. Perfino quando Shri Bhatt si convinse del fatto che
Babaji era veramente un avatar di Shiva e fosse di conseguenza pronto a
tributarGli il dovuto rispetto, ogni volta che rimanevano soli Babaji si
comportava pi come un amico che come il suo Guru Divino.
Nel corso degli anni, durante le frequenti visite al frutteto di meli che
Bhattji aveva nei dintorni di Bhowali, Babaji gli chiedeva spesso di
158

accompagnarlo nelle Sue passeggiate. In pi di un'occasione, lo


condusse in un campo di piselli al centro del quale vi era una grossa
pietra; Babaji sedeva sulla pietra e gli faceva raccogliere dei piselli che
poi mangiava, dicendo che Gli piacevano moltissimo. Una volta, per,
invit Bhattji a sedere sul sasso e fu Egli Stesso ad andare in giro per il
campo a raccogliere piselli per lo sbalordito avvocato.
LA RESA DI UN DIPLOMATICO
Fra il 1971 e il 1972, da Babaji cominciarono ad arrivare i primi devoti
stranieri di altre religioni. Il primo di cui si abbia conoscenza un
diplomatico del Ghana, W.W.K. Vanderpuye.
Il signor Vanderpuye inizi la ricerca di Dio appena entrato nell'et
matura. Lesse molti libri di carattere spirituale, fra i quali Autobiografia
di uno Yoghi di Yogananda e rimase affascinato dal misticismo orientale:
il suo pi grande desiderio era andare in India e trovare un 'Maestro'. Nel
1971, a quarantacinque anni, dopo aver a lungo servito la diplomazia del
suo paese, gli venne assegnata la posizione di Vice Alto Commissario
(equivalente al nostro Vice Ambasciatore, n.d.t.) presso l'Ambasciata del
Ghana a New Delhi. L, impar le tecniche di meditazione e divenne
amico di un indiano che gli fece conoscere molte persone interessate alla
spiritualit e molti santi. Voleva a tutti i costi la 'liberazione' e a ogni
santo che incontrava chiedeva cosa avrebbe dovuto fare per raggiungere
quell'obbiettivo. Quando ne parl con la venerabile Ananda Moi Ma, Lei
gli fece capire che la sua liberazione avrebbe avuto luogo dopo l'incontro
con il suo guru.
A circa un anno di distanza dal giorno del suo arrivo in India, il signor
Vanderpuye and in pellegrinaggio a Vrindavan, dove incontr
Nimkaroli Baba, dal quale ricevette una gran quantit di doni e il nome
di Buthnath, Re degli Spiriti. Di ritorno dal darshan di Nimkaroli Baba,
pass casualmente di fronte all'ashram di Babaji e, incuriosito, chiese
informazioni a un gruppo di persone che sostavano nei paraggi. Quando
159

si sent rispondere che era l'ashram di un 'santo ritornato', pens


immediatamente che potesse trattarsi di Babaji e, avutane conferma,
entr. Era Guru Purnima, il giorno in cui i discepoli onorano i loro
maestri e Babaji sedeva sulla Sua asan (pedana rialzata), ma, appena
vide Buthnath, si alz per andargli vicino e lo fiss a lungo negli occhi.
In seguito, Buthnath venne a sapere che in lui Babaji aveva riconosciuto
un'anima antica e le stava dando il benvenuto. Baba, comunque, torn
sul Suo asan e Buthnath lo segu. Poi, dopo essersi presentato, Gli disse
che voleva la liberazione. Babaji rispose che, se fosse tornato spesso a
Vrindavan, l'avrebbe ottenuta perch Lui gli avrebbe insegnato a
meditare, aggiungendo che aveva intenzione di chiamare tutti i Suoi
vecchi devoti da ogni parte del mondo e che presto molti stranieri
sarebbero venuti a trovarLo.
Quando Buthnath fece ritorno a Delhi, scopr di non poter pi seguire il
suo vecchio stile di vita. Dopo aver cominciato a meditare era gi stato
costretto a smettere di fumare: una mattina si era svegliato e si era
accorto di non averne pi il desiderio, quindi, pur essendo un fumatore
accanito, aveva smesso. Ora, di colpo, rinunci anche alle donne, ai
liquori e divenne vegetariano, meravigliando non solo chi lo conosceva,
ma soprattutto s stesso! Quasi senza rendersene conto, inizi a passare
sempre pi tempo concentrato 'all'interno', in meditazione e
contemplazione.
Negli anni successivi, si rec spesso a trovare Babaji a Vrindavan
(durante il primo periodo della Sua apparizione Babaji aveva l'abitudine
di trascorrere diversi mesi di seguito in quella citt) e in altre localit, e
ogni volta che Lo incontrava accadevano quelli che lui oggi definisce dei
'piccoli miracoli'.
In un'occasione, mentre si trovava con Babaji ad Ambaji nel Gujarat, si
ritir nella sua stanza per leggere la Vita Divina di Shri Aurobindo,
quando all'improvviso avvert una vibrazione molto intensa e sent una
voce che diceva: "Dio reale ed pi vicino di quanto pensi." Buthnath
rifer quell'esperienza a Babaji e ne ricevette il seguente commento: "S,
Dio reale ed pi vicino di quanto pensi. Se lo dimentichiamo anche
160

solo per un minuto, siamo perduti. Dobbiamo cercare di non


dimenticarci mai di Dio."
Un'altra volta, dopo che era stato promosso al rango di Alto
Commissario in Pakistan, Buthnath and in India per incontrare Babaji,
portandosi dietro la sua governante. Tornata in Ghana, la donna and a
consultare una spiritista per risolvere una questione personale. La
chiaroveggente cadde in uno stato di trance e si mise a descrivere
Herakhan, dicendole poi che la 'persona' che aveva conosciuto a
Vrindavan era un'incarnazione di Dio.
TARA DEVI E GORA DEVI
Mary Opplinger, che Babaji e i suoi devoti chiamavano Tara Devi,
incontr Babaji a met febbraio del 1972 nell'ashram di Kathgaria. Mary
era una signora americana, nata e cresciuta a Baltimora, nel Maryland,
che era venuta in India negli anni '50 assieme al marito, uno svizzero che
gestiva un programma di aiuti umanitari sponsorizzato da alcune nazioni
europee fra le quali la sua. Babaji la invit subito ad andare con Lui a
Vrindavan, dove era diretto, e Mary lo segu, riconoscendo in quel
giovane baba lo stesso potere che aveva attratto i discepoli del Cristo al
loro Maestro. Divenne un'ardente devota di Babaji e, da quel momento
in poi, fino al giorno della sua morte, avvenuta nel luglio del 1982, fu un
grande esempio di karma yoghini, forte e assieme dolce, sempre pronta
ad aiutare e servire chi le stava accanto.
Un mese dopo il suo primo incontro con Babaji, Tara Devi si rec a
farGli visita a Herakhan. In quell'occasione, Babaji le disse che presto
sarebbe andato ad Almora (dove lei e suo marito vivevano) e le chiese di
radunare tutti i suoi amici, perch fra di loro c'era una persona che era
stata con Lui nelle vite passate. Quando torn ad Almora, Tara Devi
chiam a raccolta gli amici, per lo pi giovani occidentali, e li invit a
un incontro con Babaji.
161

Fra quelle persone, vi era una giovane italiana venuta in Oriente alla
ricerca di una guida spirituale. Aveva viaggiato in India e Nepal senza
avere un'idea ben precisa di quel che voleva, ma era attratta
dall'Himalaya e, assieme ad alcuni amici, si era stabilita ad Almora con
l'intenzione di soggiornarvi a lungo. Un giorno, consultando l'I Ching, il
famoso oracolo cinese, a proposito del suo desiderio di trovare un guru,
ottenne una risposta propizia e l'indomani, grazie all'iniziativa di Tara
Devi, incontr Babaji. Quando Tara Devi le aveva detto che Babaji stava
cercando un suo vecchio discepolo, aveva sentito di poter essere quella
persona e, in seguito, Babaji le conferm tale circostanza, aggiungendo
che nella sua vita passata aveva vissuto proprio ad Almora. Babaji la
chiam Gora Devi, uno dei molti nomi della consorte di Shiva.
Gora Devi ha ricostruito il suo primo incontro con Babaji con queste
parole:
"Automaticamente, mi sedetti ai Suoi piedi. Nella mia mente, Gli posi
tutte le domande che mi avevano tormentato in quegli anni e sentii che
ricevevano risposta. Per la prima volta in vita mia, avevo incontrato
qualcuno che aveva interiorizzato la verit e la saggezza. In silenzio, Lo
pregai di farmi partecipe della Sua conoscenza, di aiutarmi a trovare la
Verit. Alla fine, quando mi alzai per salutarLo, una voce interiore
all'improvviso disse: 'Ci rivedremo.'
"Quella notte feci un sogno. Babaji camminava in una foresta buia con
pochi discepoli. In mano aveva un bastone. Emerse dall'oscurit del
bosco avvolto di luce e disse: 'S, sar il tuo guru.' 'Cosa mi insegnerai'
chiesi io, e Lui rispose: 'Ti insegner a lavare bene i piatti.'
"Lavare i piatti un simbolo dei lavori umili. Prima di venire in India,
vivevo in una comune in Italia e a nessuno, me inclusa, piaceva lavare i
piatti. Infatti,
arrivata all'ashram di Babaji, fui costretta a lavare piatti per pi di due
anni."
UN VENDITORE DI T IMPARA UN MESTIERE PI ELEVATO
162

Jaimal apprese la notizia della ricomparsa di Herakhan Baba nel 1971 da


un gruppo di compaesani che gli parlarono in termini favorevoli di
Babaji. Jaimal abitava nel villaggio di Lamachur e si guadagnava da
vivere vendendo t ai proprietari di ristoranti della zona. Era un uomo di
37 anni orientato verso la spiritualit, che aveva letto a fondo la
Bhagavad Gita e il Ramayana e che sentiva la sua religione con tanta
intensit da piangere per il desiderio di vedere Dio. Conosceva bene le
storie che riguardavano il 'Vecchio Herakhan Baba' e parlava spesso con
Sat Chiv e gli altri devoti di Babaji del suo villaggio.
All'improvviso, nel 1972, nella mente di Jaimal sorsero dei dubbi sulla
reale identit di Babaji. A causa della confusione che si era creata attorno
a Herakhan Baba, Jaimal cominci a pensare che Babaji potesse essere
un agente della C.I.A., mandato a seminare disordine e discordia fra la
gente. Nel corso di quell'anno, progett diverse volte di andare a
vederLo di persona, ma, per un motivo o per l'altro, non riusc mai a
farlo.
Poi, nel settembre del 1973, si sparse la voce che Babaji avrebbe visitato
un tempio situato a un chilometro e mezzo dal posto dove lui viveva. Il
tempio, abbandonato da moltissimi anni, era in pessime condizioni,
invaso dalle erbacce e pieno di sporcizia
dappertutto. I devoti di Babaji indirono una riunione per ripulirlo in
previsione della visita del Guru e Jaimal si sent spinto ad aiutarli.
Assieme agli altri, lavor duramente per quasi una settimana, liberando
prima l'area esterna per poi passare agli interni. Non era rimasta
nemmeno una stanza in grado di accogliere gli ospiti e, poich non
riuscirono a trovare un falegname, Jaimal si occup anche di sostituire le
tavole marce e di aggiustare porte e finestre. Il mattino del 28 ottobre,
Jaimal fin di dipingere l'interno del tempio e, usando la vernice, scrisse
sui muri una frase in onore di Babaji: "Shri Shri 1008 Bhagwan
Herakhan Baba ki jai!" Molte persone si irritarono per questo, ma
nessuno ebbe il coraggio di dirglielo.
163

Shri Babaji arriv nel tardo pomeriggio di quello stesso giorno,


accompagnato da un largo seguito di devoti, e, dopo aver fatto il bagno,
si sedette all'aperto per dar modo alla gente di vederLo. Mentre faceva il
tradizionale pranam, Jaimal si accorse che non riusciva a mettere bene a
fuoco il viso di Babaji e il mattino seguente, ancora sconcertato da
quell'esperienza, scopr invece che era capace di mettere a fuoco soltanto
Lui.
Incuriosito e affascinato da quei fenomeni, Jaimal sent di dover andare a
Herakhan. Poich era molto timido e balbettava, mand un amico a
chiedere il permesso, ma Babaji volle interpellarlo direttamente e gli
chiese cosa volesse fare a Herakhan. "Con la Tua benedizione, Baba,
posso fare tutto!" rispose Jaimal, ispirato e Babaji disse: "S, puoi
venire." Ma, appena lasciato il tempio, il sospetto che Babaji fosse un
agente antigovernativo si ripresent nella mente di Jaimal, che pertanto
decise di andare a Herakhan e osservare le attivit di Babaji per un paio
d'anni... magari tre o anche di pi, se fosse stato necessario!
Quando Babaji fece ritorno a Herakhan, Jaimal si un al Suo seguito. Un
camion di Trilok Singh li port a Khera, sull'altra sponda del fiume
rispetto ad Haldwani e da l proseguirono a piedi attraverso le colline per
la via di Okhaldunga. Jaimal arriv a Herakhan prima di Babaji e, colto
da un inspiegabile, fortissimo tremore, scese al fiume per un'abluzione
rituale. Non appena il resto del gruppo raggiunse l'ashram, Babaji fece
chiamare Jaimal, gli disse di procurarsi pala e piccone, e gli diede
l'incarico di portare tutti sulla riva del fiume, dove avrebbero dovuto
creare uno spiazzo dal quale accedere facilmente all'acqua. Il timido
Jaimal part alla volta del fiume da solo, e allora Babaji ordin alle
persone che Gli stavano attorno di andare con lui e aiutarlo. Quando
Jaimal si affacci sulla sommit delle scale che scendono al fiume,
Babaji lo aspettava e, dopo essersi messo dietro di lui, lo tocc sulla
spalla destra, spingendo delicatamente un dito sotto la scapola, come per
attivare un 'punto di pressione'. "Mi piacerebbe vedere qui molta gente,
ma la gente non vuole venire" disse Babaji in tono sommesso, iniziando
a scendere i gradini con Jaimal che Lo seguiva in preda alla netta
164

sensazione che Babaji conoscesse esattamente ogni moto del suo cuore.
Giunto in fondo alle scale, Jaimal lo super e Gli tocc i piedi,
decidendo che da quel momento in poi non avrebbe fatto nulla senza
prima ottenere il Suo consenso.
Due o tre giorni pi tardi, mentre erano radunati per il darshan all'interno
della capanna che sorgeva vicino al tempio, Jaimal vide un fascio di luce
abbagliante uscire dall'orecchio destro di Babaji e propagarsi in linea
retta verso occidente. Convinto che
fosse una manifestazione del potere distruttivo di Shiva impegnato a
combattere le forze del male, Jaimal pens: "Baba, perch Ti carichi di
tutti questi problemi? Se dessi a me il Tuo potere, farei il lavoro al posto
Tuo." E, alzatosi, mosse quattro o cinque passi nella sua direzione, ma
Babaji si gir verso di lui e grid: "Perch vieni qui? Vattene a dormire!"
Jaimal visse ininterrottamente nell'ashram di Herakhan, con l'eccezione
di un periodo di quasi un anno a cavallo fra il 1974 e il 1975, e Babaji gli
insegn molte cose utili alla sopravvivenza fra le montagne: quali delle
piante selvatiche erano commestibili e quali medicinali, come piantare
alberi, verdure e cos via. Jaimal abbandon le sue paranoie sulla
possibile appartenenza di Babaji alla CIA e Lo speriment come il
Potere Supremo incarnato in forma umana. Fedele alla parola data,
grazie alla benedizione e agli insegnamenti di Babaji, Jaimal si occup
di tantissime cose a Herakhan, servendo instancabilmente Babaji e i Suoi
ospiti anno dopo anno, dalle prime ore del mattino fino a tarda sera.
UNA STELLA DEL CINEMA INCONTRA BABAJI
Dopo aver incontrato Babaji assieme ai suoi familiari nella casa dei Vora
a Bombay nel 1972, Shila Devi ebbe una serie di frequenti, accese
discussioni a proposito di Shri Babaji con il cognato. Lei era convinta
che Babaji avesse come minimo duemila anni e Shammi la prendeva in
giro dicendo che era un'idea ridicola. Fra la met degli anni '50 e la fine
degli anni '60, Shammi Kapoor era stato uno degli attori pi famosi del
165

ricco panorama cinematografico indiano, impersonificando la figura


dell'eroe romantico e dominatore sia sulla scena che fuori. Aveva sposato
e avuto due figli dall'attrice pi popolare del momento e, quattro anni
dopo la sua morte, avvenuta nel 1964 a causa di un fulminante attacco di
vaiolo, si era risposato con la sorella di Shila, Neela. Shammiji ricorda il
disgusto con cui ascoltava i continui discorsi della cognata a proposito di
Babaji e della religione, predicozzi che lui spesso interrompeva
gridando: "L'uomo andato sulla luna e tu sei ancora qui a giocare con i
grani del tuo rosario e a fare jap!"
Nel 1974, quando seguiva Babaji gi da due anni, Neela chiese al marito
di venire a conoscere il suo Maestro, che proprio in quei giorni si
trovava di passaggio a Bombay, e lui, sia pure brontolando, acconsent...
solo per farle piacere. Alla fine, salt fuori che, proprio nel giorno in cui
Babaji era atteso a casa del padre di sua moglie, Shammiji doveva girare
alcune scene importanti di un film, ma promise ugualmente che avrebbe
chiesto al regista il permesso di andarsene alle quattro del pomeriggio,
lasciando che fosse questa risposta a decidere del suo incontro con
Babaji.
Quando arriv sul set, Shammiji avanz la sua richiesta al regista e
questi si mise a urlare come un matto, dicendo che aveva un'intera
'costellazione di stelle' in attesa per quella giornata di riprese e che
Shammiji non poteva andare da nessuna parte. L'unica possibilit,
aggiunse, era che sua suocera, in coma da sei mesi, scegliesse proprio
quel giorno per morire, perch in quel caso sarebbe stato obbligato a
sospendere la lavorazione del film per tributarle le rituali onoranze
funebri. L'attore gli rispose di stare calmo, che l'aveva chiesto solo per
onorare una promessa fatta alla moglie e che il suo 'no' gli stava
benissimo.
La troupe gir per tutta la mattina, consum un rapido pranzo sul posto e
gi alle due tutti erano di nuovo al lavoro. Poi, alle tre e mezzo, il regista
ricevette una telefonata urgente e, tornato sul set, si avvicin a Shammiji
con aria bellicosa. "Bene, mia suocera appena morta... dopo sei mesi di
166

coma! Per oggi le riprese sono finite! Puoi andare a vedere il tuo
maledetto baba!"
Cos Shammiji corse in macchina alla casa del Colonnello e, quando si
trov davanti Babaji, scopr di essere terribilmente nervoso. Dopo aver
fatto pranam al giovane baba, si ritir nell'angolo pi lontano del salone,
nascondendosi persino dietro una tenda per osservare Babaji attraverso
le lenti telescopiche della sua macchina fotografica. Ogni volta che
metteva a fuoco l'obbiettivo sul viso di Babaji, si vedeva lanciare delle
penetranti occhiate ai raggi X. In una delle foto che Shammiji scatt quel
giorno, sulla fronte di Babaji chiaramente visibile un Om.
UN SACERDOTE DUBBIOSO RICEVE UNA SCOSSA
Din Dayal, noto anche come Mahantji, era il primo sacerdote (mahant)
di un importante tempio dedicato al Dio Hanuman, che sorge al centro di
New Delhi, a pochi passi da Connaught Place. La tradizione vuole che
quel tempio sia vecchio di 2500 anni e che anche Krishna lo abbia
visitato per avere il 'darshan di Hanuman'. Da 32 generazioni e pi di
ottocento anni, un membro della famiglia di Dan Dayal era chiamato ad
occupare la prestigiosa posizione di 'mahant' in seno alla comunit del
tempio.
Nel 1971, la figlia sposata di Mahantji, che viveva a Jaipur, cerc di
convincere il padre a incontrare Babaji, che in quel periodo si trovava di
passaggio nella capitale. Il giorno stabilito, Mahantji fece il bagno rituale
e si vest di tutto punto, pronto a recarsi nella casa dove soggiornava
Babaji, ma l'arrivo di un vecchio amico con l'annuncio che lui e altri
avevano organizzato una cena in suo onore, mand all'aria i suoi piani.
Mahantji prefer andare alla cena e dimentic Babaji.
Tre anni dopo, un conoscente di Mahantji, un pilota dell'aviazione
militare in pensione che rispondeva al nome di Srivastava, inizi a dirgli
con insistenza che doveva incontrare Babaji e alla fine, cedendo alle sue
167

pressioni, Mahantji si rec assieme a lui nella casa di un altro devoto di


Delhi dove Babaji si trovava in quel periodo.
Mahantji si tenne in fondo al grande tendone e osserv attentamente
Babaji. Vedendolo cos bello, sorridente e giovane, pens che fosse un
altro di quei baba che, dopo aver ben tosato il loro gregge, portano i
soldi in Europa o in America e finiscono con lo sposare qualche ragazza
occidentale. Ma la gente Gli faceva pranam con grande devozione e,
dopo un po', anche Mahantji si avvicin alla pedana sulla quale sedeva
Babaji. Pieno di sospetto, si inginocchi per toccarGli i piedi e ricevette
una forte scossa, come se avesse posato la mano su un filo elettrico
scoperto. Sbalordito, fece un balzo all'indietro e fiss Babaji con gli
occhi sbarrati. Poi prov di nuovo, con fare esitante... e il fenomeno si
ripet. Mahantji si accovacci sui talloni e, guardandoLo, preg con
sincerit nel suo cuore. "Baba, perdonami per aver sospettato di Te.
Lasciami toccare i Tuoi santi piedi." Al terzo tentativo, non ci fu nessuna
scossa, solo un senso di accettazione e di pace.
LA MESSA A FUOCO DI UNA FOTOGRAFA
Lisetta Carmi una italiana che, dopo aver studiato per anni il
pianoforte, rinunci alla carriera concertistica per sottrarsi alla solitudine
di una vita che non la soddisfaceva, diventando una fotografa e una freelance reporter. Ben conosciuta per la sensibilit artistica dei suoi lavori,
ha vinto un premio europeo con una serie di ritratti di Ezra Pound negli
ultimi anni della sua vita, ma ora amministra il secondo ashram di Babaji
nell'Occidente, che sorge nei pressi del paese di Cisternino, nel tacco
dello 'stivale' italiano. Quello che segue il resoconto del suo arrivo da
Babaji:
"Sono nata in una famiglia ebrea. I miei genitori, pur non essendo
praticanti, credevano in Dio, in special modo mia madre, che aveva un
profondo rapporto con il Divino ed era sicura di essere stata in India
durante la sua vita passata. Mio padre aveva una grande fede, ma non
168

credeva in nessuno dei dogmi delle religioni stabilite. Com' ovvio, la


loro educazione mi influenz e, fin dall'infanzia, mi dedicai alla ricerca
di Dio e della verit.
"Nel 1974, intrapresi un viaggio in India e, a bordo di un volo fra
Katmandu e Delhi, incontrai una ragazza italiana. Era Gora Devi. Ci
mettemmo a parlare, e lei mi raccont molte cose su Babaji. In realt,
non parlammo d'altro: era Babaji e solo Babaji. Arrivate a Delhi,
passammo assieme ancora quattro giorni, poi io tornai in Italia e Gora
Devi da Babaji.
"Due anni pi tardi, Gora Devi ebbe una visione che mi riguardava. In
quel periodo, Babaji l'aveva mandata a meditare nella jungla a Dinapuri
(una localit nei paraggi di Almora, n.d.t.) e, dopo tre mesi, lei mi 'vide'
mentre Babaji mi chiamava. Menzion l'episodio in una lettera e, appena
la ricevetti, io partii per l'India.
"Gora Devi mi aveva dato un recapito ad Almora, ma al mio arrivo
scoprii che la persona che doveva guidarmi da lei era partita per Delhi.
Lasciai quella casa senza sapere dove andare e mi imbattei in un'anziana
signora occidentale. Era Tara Devi. Le chiesi se sapesse dove avrei
potuto trovare Gora Devi e lei mi diede tutte le indicazioni necessarie
per raggiungerla. Tara Devi voleva portarmi a Delhi, dove Babaji
soggiornava in quei giorni, ma io rifiutai, dicendo: "No, sono venuta per
Gora Devi."
"Per dodici giorni, abitai con Gora Devi nella jungla. Lei mi parl
ancora di Babaji e mi aiut a familiarizzarmi con lo stile di vita e le
tradizioni dell'India. In quel periodo, meditammo molto assieme. Poi, il
dodicesimo giorno, arriv un messaggio di Babaji: avrei dovuto
incontrarLo il 12 marzo a Jaipur.
"Sentendo la Sua chiamata, mi misi immediatamente in viaggio.
Portandomi dietro il bagaglio, camminai fino ad Almora e da l presi un
autobus per Delhi e poi un altro ancora per Jaipur, giungendo infine alla
casa della famiglia Jain, dove era atteso Babaji.

169

"Appena entrata, vidi appesi alle pareti lunghi festoni di foglie ed ebbi
l'impressione di essere trasportata indietro di duemila anni, ai tempi della
venuta del Cristo in Palestina.
"Quando finalmente mi ritrovai faccia a faccia con Babaji, sentii
intensamente la divinit del Suo essere. 'Sono Lisetta' dissi, e Lui rispose
subito: 'Sei Janki Rani.' L'amore di Babaji era molto forte ed ebbi la
sensazione di essere stata attesa.
"Dopo un po', mentre ero seduta, mi si avvicin un indiano che disse:
'Babaji mi ha mandato da te, devi indicarmi il cammino per arrivare a
Dio.' Spontaneamente, risposi: 'Dio amore.' L'uomo torn a riferire a
Babaji, e Lui parve soddisfatto della mia risposta.
"Poi mi venne chiesto di fare un discorso. Per qualche minuto fui in
grado di riflettere su quel che dicevo, ma alla fine non feci che esprimere
pensieri e sentimenti cos come mi passavano per la testa. Dissi a tutti i
presenti che erano fortunati a poter godere della presenza di Babaji ogni
volta che volevano, mentre gli stranieri come me dovevano sobbarcarsi
lunghi viaggi per avere il Suo darshan...
"Per me, il sentiero che conduceva a Babaji fu facile; nessun dubbio
concernente la Sua divinit entr mai nella mia mente. Dal primo istante,
riconobbi Dio in Lui."
UN AMERICANO INCONTRA BABAJI NEL SUO FRUTTETO
Fin da bambino, Michael Reynolds aveva avuto la sensazione che ci
fosse 'qualcuno' che lo proteggeva. Dopo aver conseguito il diploma di
scuola superiore, Michael avvi una piccola fattoria nello stato di
Washington per realizzare il suo sogno di 'vivere dalla terra'. A diciotto o
diciannove anni, lesse Autobiografia di uno Yoghi, di Yogananda e si
apr a un genere completamente diverso di esperienze religiose. La sua
vita sub un cambiamento sostanziale che lo spinse, fra le altre cose, a
diventare vegetariano.
170

Nel 1974, quando Michael aveva vent'anni, cominci ad avere delle


visioni di Babaji nella forma del 'Vecchio Herakhan Baba', con tanto di
baffi e aria severa. Michael Lo accett come guru, ma non aveva idea di
chi potesse essere.
Agli inizi di ottobre del 1976, mentre Michael era nel suo frutteto,
Babaji gli apparve improvvisamente e disse "Vieni!" Michael fiss il
Suo volto, vagamente conscio della parte inferiore del Suo corpo, che
era ricoperta alla maniera indiana. La voce era stata molto chiara, ma lui
non avrebbe saputo dire se si fosse trattato di un fenomeno interiore o se
anche altri sarebbero stati in grado di udirla. Avrebbe voluto andare dal
suo guru, ma, poich Babaji spar senza aggiungere nulla, non aveva la
minima idea di dove cercarLo. Alcuni giorni dopo, Michael compr una
rivista e si mise a sfogliarla distrattamente. A quei tempi, non leggeva
mai la pubblicit dei giornali, ma stavolta si sent attratto da un avviso
che riguardava un viaggio di trekking in Nepal nel quale era compresa
anche la partecipazione a un kumbha mela in India. Avendo letto sul
libro di Yogananda che il kumbha mela era un grande raduno di santi,
yoghi, devoti e cercatori della verit, Michael si convinse che vi avrebbe
trovato il suo guru. Quando la sua ragazza torn a casa, le annunci che
sarebbero partiti per l'India. Lei era pi interessata al trekking in Nepal
che al kumbha mela, ma accett di aiutarlo nella sua ricerca spirituale. Il
giorno seguente, Michael ipotec il camion della fattoria e compr due
biglietti aerei per l'India. Non si prese nemmeno la briga di mettersi in
contatto con l'agenzia che organizzava il viaggio e di conseguenza al
momento di partire, oltre a non sapere chi fosse quel guru o dove
trovarlo, era all'oscuro perfino del nome della localit nella quale si
sarebbe tenuto il kumbha mela.
Era novembre e, prima di proseguire alla volta all'India, Michael volle
fermarsi per tre settimane alle Hawaii, un posto che aveva sempre
desiderato visitare e nel quale, anni dopo, si stabil, gettando le
fondamenta del primo ashram di Babaji fuori dall'India. L'aereo li
scaric a New Delhi nel cuore della notte e, non appena in albergo,
Michael, troppo eccitato per dormire, usc a passeggio nelle strade della
171

citt, che gli sembrarono inspiegabilmente familiari, dandogli la


sensazione di 'essere tornato a casa'.
Il mattino dopo, appresero che il kumbha mela si svolgeva ad Allahabad,
ma anche che sarebbe stato impossibile andarci direttamente da Delhi
perch i treni erano stracolmi. (Secondo le stime dei giornali, durante le
tre settimane di celebrazioni, il terreno di quel mela venne visitato da un
numero variante fra i tredici e i venti milioni di individui. Per
raggiungere la loro destinazione, sarebbero stati costretti a fare un lungo
giro: con un treno fino a Lucknow, poi con un altro fino a Benares, da
dove avrebbero potuto prendere uno dei molti autobus che facevano
servizio per Allahabad. A Benares, depositarono tutto il loro bagaglio, a
eccezione dei soldi e del necessario per dormire, e andarono al kumbha
mela come pellegrini. Inoltre, Michael, che aveva letto i racconti di
grandi austerit (tapasya), fece voto di non mangiare o bere finch non
avesse trovato il suo guru.
Arrivarono ad Allahabad nel tardo pomeriggio e iniziarono subito a
camminare a passo spedito nell'enorme tendopoli che viene eretta sulle
rive sabbiose del Gange appositamente per quelle occasioni, ma del guru
di Michael non vi era traccia. Al calar delle tenebre, scostarono il telo di
una tenda e si trovarono in compagnia di un gruppo di occidentali e del
loro guru... che per non era quello delle visioni di Michael.
Il giorno dopo, Michael pass di tenda in tenda e di capanna in capanna,
cercando il suo guru fra migliaia di yoghi e di santi, e fra la ancora pi
numerosa folla dei pellegrini. Incontr molti personaggi di straordinaria
bellezza, ma con nessuno di loro avvert quella speciale scintilla che
caratterizza il rapporto guru-discepolo. Faceva un gran caldo e Michael
aveva una sete terribile, ma la sua ostinazione nel voler rispettare il voto
preso a Benares gli consent di tirare avanti fino al tramonto.
Il secondo giorno fu una ripetizione del primo, ravvivato solo
dall'incontro con un vecchio santo per il quale Michael prov tanto
rispetto da sentirsi spinto a offrirgli il primo pranam della sua vita. Il
santo lo bened e sembr volergli dire di essere paziente nella sua
ricerca, cosa che lo lasci decisamente rincuorato.
172

Quella sera, Michael trov la sua ragazza nella tenda dell'ISKON (il
movimento degli Hare Krishna), intenta a parlare con un altro americano
che sosteneva di essere appena stato con il Babaji descritto da
Yogananda nella sua autobiografia, eventualit che Michael si rifiut
persino di prendere in considerazione, assumendo un atteggiamento
talmente scortese e incredulo da indurre il suo connazionale ad
andarsene. Quella notte, per, non riusc a dormire e, sia pur senza
stabilire una connessione cosciente fra il Babaji di Yogananda e il guru
delle sue visioni, pass lunghe ore sveglio a domandarsi cosa potesse
esserci di vero nei racconti di quell'uomo.
Il terzo giorno, sempre impegnato nel suo digiuno, Michael setacci di
nuovo il gigantesco accampamento, aumentando il raggio d'azione e
l'accuratezza della sua ricerca. La sua ragazza, attirata dalla prospettiva
del trekking in Nepal, stava diventando irrequieta e, verso l'una, Michael
decise che, dopo essere tornato a prenderla alla tenda dell'ISKON,
sarebbero partiti. Era deluso, ma al tempo stesso distaccato. Si sentiva
completamente vuoto.
Si misero in cammino alla volta della stazione ferroviaria, ma, giunti
sulla strada che portava al centro del terreno del mela, Michael ebbe
l'impulso di fare ancora un tentativo, l'ultimo, e la sua ragazza lo
accontent. Andarono avanti fra quel mare di folla, guardando in posti
dove lui era gi stato, quando all'improvviso il fiume di gente si apr e, a
cinque sei metri da loro, videro l'americano che diceva di essere stato
con Babaji. Questa volta Michael prov un'emozione molto intensa e
corse ad abbracciarlo. L'uomo gli disse che sentiva di doverlo portare da
Babaji e che era tornato indietro apposta per trovarlo. Se gli avessero
lasciato il tempo di bagnarsi nel Gange, li avrebbe accompagnati da Lui.
Andarono assieme ad Allahabad, nella casa dove avrebbe soggiornato
Shri Babaji, ma scoprirono che non era ancora arrivato. Michael, il suo
nuovo amico americano e il padrone di casa, l'ex-pilota da guerra S.P.
Srivastava, si misero a parlare nel giardino di fronte alla stanza della
puja, e a un certo punto, in modo del tutto casuale, Srivastava apr una
persiana della finestra. Lanciando un'occhiata all'interno, Michael
173

riconobbe in una fotografia il guru della visione che aveva avuto nel
frutteto. Non potevano esserci dubbi: si trattava della stessa persona,
persino i vestiti erano gli stessi.
Dopo quella scoperta, Michael decise che non si sarebbe pi mosso di l
senza prima incontrare Babaji. Trascorse la notte battendo i denti dal
freddo perch aveva dimenticato il sacco a pelo nella camera della sua
guida americana e, il mattino seguente, con la convinzione di aver
portato a termine la sua missione, ruppe il digiuno, anche se, per vedere
Babaji, fu costretto ad attendere ancora un altro giorno.
Babaji arriv di mattina, entr nel giardino e si diresse subito verso il
grande tendone che era stato allestito per i darshan. Giunto a sei, sette
metri da Michael, si ferm e, sollevando la mano in gesto benedicente,
disse: "You come." (letteralmente: "Tu,
vieni." n.d.t.) Michael, pensando che volesse dirgli: "You have come at
last," (letteralmente: "Finalmente sei venuto." n.d.t.), rispose: "S, Baba,
sono venuto." Poi lo segu all'interno del tendone e si sedette con la
certezza che la sua ricerca fosse conclusa.
A quei tempi, Michael portava i capelli lunghi e ne era piuttosto
orgoglioso. Dopo pochi minuti, Babaji gli fece cenno di avvicinarsi e gli
disse di fare la mundan, ovverosia di rasarsi a zero. Sapendo che gli
ordini del guru vanno eseguiti senza discutere, Michael usc e si fece
rasare, tornando poi sotto il tendone dove, assieme agli altri devoti, cant
inni devozionali e mantra per tutta la notte.
Michael e la sua ragazza restarono con Babaji ad Allahabad per tre o
quattro giorni, poi Babaji disse che potevano andare a Herakhan. Ma
prima loro dovevano recuperare i bagagli a Benares e, siccome in quei
giorni milioni di pellegrini lasciavano Allahabad, autobus e treni erano
stracolmi. Mentre si guardavano attorno in cerca di un qualsiasi mezzo
di trasporto, nella testa di Michael inizi a risuonare, dando il via a un
fenomeno destinato a durare tre giorni, Un concerto di musiche celestiali
nel quale veniva incessantemente ripetuto il mantra Om Namah Shivay.
Il primo tentativo di partire fall e quella notte furono costretti a fare
ritorno alla casa di Srivastava, ma il giorno successivo, mentre
174

camminavano in una via della citt, uno sconosciuto si avvicin a


Michael (che ora conosciamo con il nome di Hiraman), gli tocc i piedi
e, presolo per mano, lo condusse attraverso un dedalo di stradine fino a
un autobus sul quale c'erano due posti liberi. Sbigottiti, lui e la sua
ragazza si sedettero, chiedendo dove andava quell'autobus. La risposta
non poteva che essere una: a Benares, naturalmente!
UN DEVOTO MUSULMANO VIENE A FARE VISITA A BABAJI
Nel 1978, Shri Babaji si trattenne per diversi giorni nell'appartamento di
Shammi Kapoor a Bombay per presiedere a una serie di yaghia
propiziatori organizzati dai devoti di quella citt. Due o tre giorni dopo il
Suo arrivo, verso le sei del pomeriggio, al termine della cerimonia della
chandan, quando Babaji si era da poco ritirato nella Sua camera, uno dei
domestici si avvicin a Sheila Devi e le disse che c'era un uomo che le
voleva parlare. Lei lo segu sul pianerottolo e si trov davanti uno
sconosciuto alto e magro che portava sulle spalle uno zaino. Aveva il
naso aquilino, occhi taglienti e 'famelici', e sembrava esausto, come uno
che torna da un lungo viaggio.
Quando Sheila gli chiese se poteva fare qualcosa per lui, l'uomo disse
che voleva avere il darshan di Shri Babaji: immediatamente. Lei rispose
che era impossibile; Babaji si era appena chiuso nella Sua stanza e non
ne sarebbe uscito prima delle otto. Poi, impietosita dall'evidente
stanchezza di quello strano visitatore, lo invit a entrare per offrirgli
qualcosa di fresco da bere. Lo sconosciuto rifiut, dicendo che non
mangiava da giorni e che non avrebbe n mangiato, n bevuto finch
non avesse avuto il darshan di Babaji. Allora Sheila gli chiese da dove
veniva e come aveva fatto a sapere che Babaji era li, e lui spieg che era
musulmano e che veniva dalla Mecca; anzi, sosteneva di aver
gi avuto il darshan di Shri Babaji alla Mecca. Di tanto in tanto,
raccont, a qualche anno di distanza l'una dall'altra, sulle montagne
intorno alla Mecca si tengono delle riunioni a cui partecipano i leader
175

dell'Islam... riunioni molto segrete. Lui aveva avuto la fortuna di


intervenire a una di queste riunioni e vi aveva incontrato Babaji. Non
sapeva chi fosse Babaji, ma, immaginando che fosse indiano, era venuto
in India per cercarLo.
A Delhi gli avevano detto che Babaji viveva a Herakhan, ma, quando era
andato a Herakhan, aveva appreso che avrebbe potuto trovarLo a
Bombay. (In seguito, per, Sheila ebbe modo di appurare che a
Herakhan nessuno ricordava di aver visto un uomo corrispondente alla
sua descrizione). Inoltre, aggiunse di aver percorso tutte quelle distanze
viaggiando sempre a piedi.
Parlando con Sheila, lo sconosciuto non fece nemmeno il gesto di
togliersi lo zaino e, non appena lei inizi a insistere per dargli qualcosa
da mangiare... un frutto, un biscotto o almeno un bicchier d'acqua...
oppose il pi categorico dei rifiuti, dicendo che si era organizzato
diversamente e sarebbe rimasto ad aspettare fuori fino alle otto.
Quando Shri Babaji usc dalla Sua stanza, Sheila Devi Gli rifer che una
persona era venuta a cercarLo, ma che non aveva voluto lasciare il
nome. Babaji le disse di correre subito a chiamarlo perch quell'uomo
era un vecchio devoto. Sheila obbed e, dopo che ebbe fatto accomodare
lo sconosciuto, Babaji si intrattenne in conversazione con lui per pi di
mezz'ora. Sheila era a mezzo metro da loro e vedeva le loro labbra che si
muovevano, ma non riusc a sentire nulla di quello che si dissero.
(Sembra che anche altre persone siano state, sia pur raramente, testimoni
di questo stesso fenomeno.) Poi, quando fece presente a Babaji che il
Suo ospite aveva rifiutato di mangiare e di bere prima di incontrarLo,
Babaji... che di solito si premurava sempre di nutrire i visitatori... si
limit a sorridere, dicendo che non aveva importanza.
Per tre giorni, ogni sera e ogni mattina, il devoto musulmano si present
a casa di Shammiji per avere il darshan di Shri Babaji. Dopo averGli
fatto pranam in silenzio, si ritirava in un angolo della stanza e vi
rimaneva per tutta la durata del darshan senza rivolgere la parola a
nessuno. Non mangi mai a casa di Shammiji e pi tardi uno dei
giardinieri rifer che dormiva sul marciapiede fuori dal condominio e che
176

faceva la doccia con il tubo di gomma usato per innaffiare i fiori. In


seguito, Sheila cerc diverse volte di indurre Babaji a dire qualcosa su
quel Suo misterioso devoto, ma Lui si girava dall'altra parte senza
rispondere.
Comunque, dopo l'apparizione di quell'uomo al primo yaghia, Babaji
parl spesso della Mecca e dello shivalingam che esiste in quella
localit, dicendo di esservi stato parecchie volte. Coincidenza volle che
sul numero della rivista Illustrated Weekly of India in edicola in quel
periodo vi fosse un lungo servizio sulla Mecca, corredato da numerose
fotografie, che Babaji fece vedere agli altri visitatori, dimostrando una
grande dimestichezza col posto e indicando, fra le altre cose, la localit
nella quale si tenevano le riunioni segrete.
A tutt'oggi, nessuno all'interno del circolo dei devoti di Babaji, ha idea di
chi fosse quell'uomo, da dove venisse o dove sia andato.

ESPERIENZE DI UNA CASALINGA TEDESCA


Pinti, una casalinga che aveva da poco compiuto i quarant'anni, incontr
Babaji nel 1978. Questa la sua storia:
"La mia familiarit con lo yoga risale ai tempi della mia infanzia. I miei
genitori erano discepoli di Paramahansa Yogananda e i miei fratelli e io
seguivamo le loro orme.
"A diciotto anni andai in California, nel centro della Self Realization
Fellowship fondato da Yogananda, e vi rimasi per otto anni. Durante
quel periodo ebbi frequenti visioni di Yogananda e una di Babaji, della
quale mi rimasto un ricordo molto nitido.
"Accadde mentre attraversavo un momento difficile a causa dei problemi
interni dell'ashram ed ero molto rattristata. In meditazione, pregai
Paramahansa Yogananda di aiutarmi a raggiungere una chiara
comprensione della situazione... quando all'improvviso ebbi una visione
di Babaji. Mi apparve in un corpo di luce e sollev la mano per
177

benedirmi. Colma di venerazione, mi inchinai mentalmente di fronte a


Lui e, nel giro di pochi giorni, i miei problemi scomparvero come se non
fossero mai esistiti. Ovviamente, mi domandai per quale motivo ad
apparirmi fosse stato Babaji e non Yogananda, con il quale avevo un
rapporto molto pi stretto e, dopo lunghe riflessioni, compresi che era
stato Babaji a guidarmi in tutti quegli anni.
"Quando vidi la fotografia di Babaji sul libro Babadshi, pubblicato in
Germania nel 1978, sperimentai lo stesso senso di venerazione che
avevo provato durante la mia visione di vent'anni prima e, dopo averlo
letto, in me sorse il desiderio di incontrare Babaji di persona.
"Poco prima di partire per l'India, mentre meditavo, mi sentii trasportare
in un'altra dimensione. Era come se il mondo intorno a me fosse stato
cancellato e, davanti al mio sguardo interiore, in quel vuoto, prendessero
lentamente forma i piedi di un giovane uomo e il lembo inferiore della
stoffa bianca che portava allacciata attorno alla vita. Le vibrazioni che
accompagnarono questo fenomeno furono cos intense da riempirmi di
un'inesprimibile commozione. Pi tardi, quando incontrai la forma fisica
di Babaji in India, guardando i Suoi piedi riconobbi quelli che avevo
visto nella mia visione.
"Poi, sull'aereo, ebbi un'altra visione. Vidi Babaji e Yogananda divisi a
met in senso longitudinale che pian piano si univano fino a diventare un
unico essere.
"Dopo il mio arrivo a Delhi, mi recai a Vrindavan, dove trovai Babaji in
un tempio... quando posai per la prima volta gli occhi su di Lui, ero
seduta fra gli altri devoti che cantavano Om Namah Shivay. Babaji
avanz fra la gente e prese posto su una poltrona meravigliosamente
decorata con dei fiori gialli. Fece vagare lo sguardo sulla folla e mi not
immediatamente, la nuova arrivata straniera del Suo gregge. Io lo
osservai con attenzione, guardando come benediceva i devoti che Gli si
inchinavano davanti e come distribuiva fra di loro il prasad.
"All'improvviso, mi accorsi che, in piedi vicino alla poltrona di Babaji,
c'era un Suo doppio che sembrava fatto di una sostanza pi sottile e dal
quale emanava un esile fascio di luce bluastra. La luce era diretta verso
178

di me e, quando mi colp, ebbi la sensazione che mi toccasse il cuore.


Non trovo le parole per descrivere le emozioni che provai durante e dopo
quell'evento."

UNA SVEDESE VIENE TRASPORTATA A HERAKHAN


Gunnel Minett una giovane svedese che ha incontrato Babaji agli inizi
del 1980, mentre completava i suoi studi di psicologia. Ha scritto un
piccolo libro, intitolato Babaji: Shri Herakhan Wale Baba, dal quale sono
stati tratti i seguenti passaggi:
"La prima volta che sentii parlare di Babaji fu durante una notte d'estate
del 1979 nella Svezia settentrionale. Ero seduta su una roccia in riva al
mare assieme a un gruppo di amici e, mentre ci godevamo il tramonto,
uno dei presenti raccont le sue esperienze con questo grande
personaggio in India. Io, per, assorbita com'ero dalle bellezze naturali
del posto, prestai ben poca attenzione a quelle parole.
"Il secondo contatto... di quel primo non era rimasta quasi traccia nella
mia mente... avvenne quando mi capit fra le mani una raccolta di
riflessioni su Babaji scritte da Leonard Orr (un devoto di Babaji ideatore
del Rebirthing, una tecnica di
respirazione che serve a rilasciare le tensioni fisiche e psicologiche del
corpo), delle cui teorie mi interessavo in quel periodo. Cominciai la
lettura e nelle prime pagine trovai scritto che, semplicemente leggendo
quel libro, uno aveva gi stabilito una relazione con Babaji. In molti
casi, spiegava l'autore, a confermare la veridicit di quell'affermazione
sarebbero intervenuti fenomeni pi intensi, tipo visioni e/o
manifestazioni. Io mi spaventai un po' ed ebbi la sensazione che dietro di
me ci fosse qualcuno che osservava tutto quel che facevo, come se il Dio
di cui mi avevano parlato da bambina fosse diventato improvvisamente
reale...
179

"Nel tempo che impiegai a finire il libro, mi ero formata l'immagine di


un vecchio saggio con la barba bianca che tutto sapeva e capiva, e in me
prese corpo una strana curiosit nei riguardi del personaggio. Pensai che
mi sarebbe piaciuto incontrarlo, ma in modo vago, senza una vera
intenzione di concretizzare quel mio desiderio. Non sapevo nulla
dell'India e non nutrivo alcun interesse per le filosofie orientali. Per me
l'India era soltanto uno dei tanti paesi del terzo mondo afflitti da una
terribile povert, un posto che non valeva certo la pena visitare. Ero
favorevole allo stile di vita occidentale e la mia massima ambizione
consisteva nell'andare in America per approfondire i miei studi di
psicoterapia moderna.
"Dopo aver concluso la lettura di quel libretto, nella mia vita non
accadde nulla di particolarmente significativo... a eccezione del fatto che
non riuscivo a dimenticarmi completamente di Babaji. Poi, un paio di
mesi pi tardi, vidi di nuovo lo stesso libro in un'altra edizione, pi
professionale della precedente, che sulla copertina recava la fotografia di
un giovane uomo di straordinaria, esotica bellezza. L'impatto con quella
fotografia mi paralizz, al punto che impiegai parecchi secondi a
realizzare che era Babaji. Non sono in grado di spiegare perch ne rimasi
cos affascinata, ma sta di fatto che non riuscivo pi a staccare gli occhi
da quel volto. Babaji era completamente diverso da come me lo era
immaginato, per il punto non era questo: avevo la sensazione che nella
fotografia ci fosse un potere che mi attirava.
"Quando alla fine mi costrinsi a distogliere lo sguardo, mi trovai in preda
a un incomprensibile malumore e, dopo averci pensato su per qualche
minuto, mi resi conto che il mio turbamento aveva un'origine molto
semplice: avevo deciso di andare in India per vederlo ed ero arrabbiata a
causa degli inconvenienti che me ne sarebbero derivati, non ultimo un
totale stravolgimento dei miei ben delineati progetti futuri...
"Poi arriv il momento di scrivere a Shri Babaji per chiedergli il
permesso di andare a Herakhan e il mio conflitto interiore si accentu.
Non ero sicura di voler veramente partire, ma, poich scrivere una lettera
non equivale a compiere una scelta definitiva, mi risolsi a farlo. Presi
180

carta e penna, ma... cosa scrivere? Come ci si doveva rivolgere a uno che
apparentemente era in grado di vedere e sentire tutto, e che veniva
considerato Dio in forma umana? Alla fine, con mano tremante, buttai
gi quattro parole, attanagliata dalla paura di esprimermi in modo
inadeguato e offensivo: non ero una persona religiosa e non avevo la
minima idea sul come parlare a Dio.
"Quando portai a termine la mia fatica, andai a letto contenta di essere
riuscita a fare almeno quello e, dal momento che avevo sonno, mi
addormentai quasi subito. Poi mi svegliai di soprassalto con la netta
sensazione di non essere pi sola. Pensai immediatamente a Babaji, a
tutte quelle storie di visioni... e venni presa dal panico. A spaventarmi
non era tanto la possibilit che Babaji mi apparisse, quanto la prospettiva
che questo accadesse sul serio. Se lui fosse apparso, avrebbe significato
che stavo avendo le allucinazioni e che probabilmente ero impazzita. Mi
si rizzarono i capelli e cominciai a battere i denti. Ero sull'orlo del terrore
totale. Mi tirai le coperte sopra la testa e cercai di pensare a qualcosa di
razionale da fare, quando improvvisamente mi riaddormentai, come se
qualcuno avesse aperto una porta che dava su un altro mondo. Ero
cosciente di dormire e di aver ricominciato a sognare. Nel sogno, Babaji
era in piedi nella mia stanza, ma io ero calma e potevo guardarlo senza
provare alcuna paura. Lui venne a sedersi sul letto e mi fiss a lungo
negli occhi, come per sapere esattamente cosa mi succedeva dentro. Il
fatto che fosse solo un sogno mi tranquillizzava, quindi non entrai in
agitazione.
"Caddi in un sonno pi profondo, poi mi svegliai di nuovo. Era ancora
notte o molto presto la mattina. La luce era debole, consentiva appena di
distinguere il profilo del paesaggio che mi circondava. Alla mia sinistra
ardeva un fuoco. Potevo sentire l'odore del fumo e il crepitio delle
fiamme. Pi che vedere, percepivo la presenza di altre persone sedute
attorno al fuoco. Dal lato opposto, mi giungeva un suono di acqua che
scorreva e, in lontananza, scorsi il baluginio di un riflesso. Avevo
l'impressione di trovarmi su una roccia ai piedi della quale scorreva
181

dell'acqua. Distinguevo anche una tenda o comunque un pezzo di


luccicante stoffa argentata e ne dedussi che ero vicina a una costruzione.
"'Allora non soltanto un sogno' dissi con calma a me stessa,
rendendomi conto che nei sogni era impossibile vedere le cose con tanta
chiarezza, ma in quello stesso momento la paura mi contrasse lo stomaco
e mi risvegliai a casa nel mio letto.
"Che significato aveva quel che mi era successo? Ero totalmente
confusa. Dopo un po' di tempo, riuscii a convincermi che era stato un
semplice sogno... o almeno ci riuscii quel tanto che bastava per
riprendere a dormire. Ma i sogni tornarono, vividi e realistici, a
proposito di Babaji e dell'India, e mi perseguitarono per il resto della
notte. Il mattino seguente, ero all'apice della confusione e avevo una
gran paura di aver perduto il mio equilibrio mentale. Alla fine, pur
sapendo che era una forma di auto-inganno, catalogai l'incidente come
una sorta di sogno particolarmente intenso.
"Non ricevetti mai una risposta scritta da Shri Babaji, ma partii lo stesso.
Una volta in India, andai a Vrindavan, la citt natale di Krishna, perch
era l che Babaji stava in quel periodo...
"Poi arriv il momento... ormai importantissimo... di vedere Babaji per
la prima volta. Ero nel suo ashram, seduta in mezzo a un folto gruppo di
devoti, quando, dopo una lunga attesa, lui usc dalla sua stanza.
L'agitazione interiore che mi aggred pu essere descritta solo come un
terremoto psichico. Tutto quel che ricordo di quell'esperienza sono le
parole che mi ripetei costantemente in quegli attimi: ' vero... Dio."
Sentivo di sapere e capire tutto, ma se mi avessero chiesto cosa capivo
non sarei stata in grado di rispondere. Visto che mi consideravo atea, non
ero nemmeno in grado di spiegare cosa significasse per me il suo essere
Dio, ma la certezza di essere seduta ai piedi di Dio in forma umana
rimase.
"Potrei aggiungere che lo sperimentai come un essere completamente
diverso da tutti quelli che avevo incontrato fino a quel giorno. Lo sentivo
'completo', come se tutta l'energia che emanava avesse una forma
perfettamente ovale. Le persone comuni, decisi, erano prive di una
182

forma ben definita e adattavano la loro alla situazione in cui si


trovavano. Erano cose alle quali non avevo mai pensato in precedenza e
che mi affiorarono nella mente cos... come per rivelazione. Superato il
primo impatto emotivo, mi accorsi che Babaji era identico a come lo
avevo visto nei miei sogni, anche in certi piccoli particolari che non si
potevano notare dalle fotografie.
"A dispetto della mia determinazione di non speculare sul significato dei
miei strani sogni, provai l'improvviso bisogno di ricevere da lui un segno
di conferma e cercai di catturare discretamente il suo sguardo. Avevo
troppa paura per alzarmi e chiederglielo direttamente. Poi, quando capii
che, per non sembrare sgarbata,
avrei dovuto avvicinarlo, non trovai il coraggio di alzare gli occhi sul
suo viso nemmeno una volta.
"Il giorno seguente, per, al momento di ripetere la stessa scena, ebbi
l'ardire di scoccargli una breve occhiata e lui si volt subito verso di me,
fissandomi intensamente mentre annuiva con espressione di infinito
amore. Venni scossa da un altro terremoto psichico e tornai al mio posto
con gli occhi colmi di lacrime. Gradualmente, realizzai che, per la prima
volta in vita mia, avevo la sensazione di essere stata riconosciuta nella
mia interezza di essere umano e mi sentii travolgere dal dolore.
"Quando rientrai in albergo, iniziai a piangere e piansi per ore senza
riuscire a fermarmi. Piangevo per tutti gli eventi dolorosi che si erano
verificati nel corso della mia esistenza. Poi, dopo essermi calmata, si
manifestarono diverse reazioni fisiche, come se fossi stata troppo a
lungo esposta a una grande forza naturale: non ero in grado di mangiare,
di dormire e nemmeno di rilassarmi. Alla fine, mi feci venire la febbre e
fui costretta a stare lontana dall'ashram. Recuperai un minimo di
'normalit corporea' solo tre ore dopo essere salita sul treno che da
Vrindavan mi avrebbe riportato a New Delhi...
"Il mio secondo incontro con Babaji si svolse in maniera completamente
diversa...
"[Babaji] era completamente diverso. Tanto per cominciare, rimasi
profondamente impressionata dalla sconfinata pace e dalla bellezza di
183

Herakhan. Feci fatica a credere che sulla terra potesse esistere un luogo
cos paradisiaco e ebbi immediatamente il desiderio di restarci per
sempre, solo a godere del fatto di essere viva e a trascorrervi in pace il
resto dei miei giorni.
"Mentre salivamo i 108 gradini che conducono all'ashram, fummo
raggiunti da un indiano che ci disse di sbrigarci perch Babaji voleva
vederci subito. Al pensiero di rivederlo, io sperimentai un po' della mia
antica paura, ma non ebbi il tempo materiale di preoccuparmene pi che
tanto. Contagiata dalla fretta dell'uomo, non mi rest che mollare i
bagagli e corrergli dietro. Fummo fatti entrare in una stanza piena di
gente in mezzo alla quale c'era Babaji. L'indiano che ci aveva
accompagnati ci sospinse gentilmente in avanti, facendoci cenno di
salutare Shri Babaji con il tradizionale inchino. Eseguimmo l'operazione
uno dopo l'altro, e Babaji diede a ciascuno di noi delle caramelle,
dicendoci di considerare l'ashram la nostra casa. Il tutto era durato meno
di un minuto...
"Circa mezz'ora dopo, quando avevamo gi disfatto i bagagli ed eravamo
tornati a sederci sui gradini fuori dalla stanza del nostro ospite, venni
folgorata da una scoperta: conoscevo quel posto. Era lo stesso che avevo
visto 'svegliandomi' nel bel mezzo del mio strano sogno. Anche se il
fuoco era spento e non c'era nessuno, fui in grado di localizzare il punto
esatto in cui mi trovavo quella notte. Nei giorni successivi, ricevetti poi
un'ulteriore conferma della realt dei miei sogni, perch quello il posto
in cui, ogni mattina prima dell'alba, Babaji celebra la cerimonia del
fuoco...
"... Ancora oggi, non sento di poter veramente spiegare cosa mi abbia
spinto a intraprendere quella straordinaria serie di viaggi e neppure di
aver compreso il reale significato delle cose che mi sono accadute
durante quel periodo. Era come se, fin dal giorno in cui vidi la prima
foto di Babaji, una parte di me di cui sino a quel momento avevo
ignorato l'esistenza avesse assunto il controllo della situazione
prendendo decisioni al posto mio.
184

"Che questo sia accaduto non mi spaventa pi. Adesso ho piena fiducia
nella mia sanit di mente e continuo a sentire la presenza di Shri Babaji.
Sono ancora lontana dalla comprensione di Dio... ma posso descriverlo,
e per me Shri Babaji rappresenta Dio. Attraverso di lui, ho imparato
qualcosa sull'amore illimitato, sperimentando stati di pace e di felicit
che prima avrei creduto impossibile raggiungere. Ho imparato a
conoscermi meglio, a piacermi di pi e a farmi piacere di pi gli altri,
avvicinandomi al significato dell'unione con il tutto.
"Per tutto questo, io sono riconoscente e questo tutto quello che posso
dire.
"Bhole Baba ki Jai!" (Vittoria al Semplice Padre! )
Alcuni Lila di Babaji
CAPITOLO 8
Lila un termine che, in sanscrito e in hindi, indica l'attivit o il 'gioco'
del Divino nel corso delle Sue manifestazioni in forma fisica all'interno
dell'universo creato. Viene di solito usato per descrivere gli straordinari,
umanamente inesplicabili comportamenti di Dio, ma non soltanto quelli;
dopotutto, la stessa apparizione di Dio in forma umana in seno alla
Creazione da considerarsi, in s e per s, un lila.
LA SORPRESA DI SHAMMI KAPOOR.
Shammi Kapoor, il noto attore cinematografico, aveva avuto, al suo
primo incontro con Babaji, un'esperienza decisamente forte e inusuale,
ma, orgogliosamente fiero della sua razionalit, non si sent subito
disposto ad 'abbandonarsi' alla Sua guida. Sua moglie e i suoi figli
avrebbero voluto invitare Babaji a visitare la loro casa e Shammiji su
questo non aveva niente da obiettare. Ma la tradizione esigeva che
185

l'invito venisse porto dalla famiglia al completo, il che avrebbe


comportato recarsi da Babaji la domenica per poterLo avere come ospite
il luned, e su questo punto Shammiji non volle sentir ragioni. L'attore
aveva un ritmo di lavoro molto intenso e, dal momento che la domenica
era il suo unico giorno libero, rivendic il diritto di godersi in santa pace
il consueto pranzo domenicale, innaffiato dall'immancabile birra e
seguito dalla solita, lunga pennichella nell'aria condizionata della sua
camera. Shammiji ricorda di aver detto alla moglie Neela: "Babaji pi
che benvenuto; pu avere la mia casa e il mio denaro, ma io non verr a
invitarLo. Voglio restare qui a gustarmi la mia birra, il mio pranzo e il
mio riposino." E cos la famiglia and da Babaji e lui rimase nel suo
appartamento a bere e mangiare.
Mentre Shammiji si preparava a infilarsi nel suo comodo lettone, Neela e
i suoi figli si inchinavano di fronte a Babaji per chiederGli di benedire la
loro casa con la Sua presenza. "Dov' tuo marito?" chiese
immediatamente Babaji a Neela, e lei, che si vergognava di rispondere
che era a casa a sbronzarsi di birra, balbett che Shammiji non stava
tanto bene e non se l'era sentita di uscire.
In quello stesso momento, Shammiji si stiracchiava beato fra le lenzuola
in procinto di chiudere gli occhi... quando all'improvviso vide apparire
Babaji ai piedi del letto! Con una risata, Babaji esclam: "Oho! E cos
stai male, eh? Tu sei rimasto a casa per rimpinzarti di cibo e di birra!"
Poi, con un balzo, si spost a destra del letto e, continuando a ridacchiare
e a schernire Shammiji, cominci a saltare da tutte le parti, mentre il
malcapitato attore giaceva paralizzato in un bagno di sudore, senza
sapere a che santo votarsi per fermare quel Baba.
Pi tardi, quando Neela rientr dopo il darshan del pomeriggio, entr
nella camera del marito per svegliarlo, ma lo trov seduto in mezzo al
letto che tremava sudando come una fontana. Visibilmente scosso,
Shammiji rifer alla moglie quel che era successo e il giorno dopo,
quando Babaji venne a trovarli, ripet il racconto anche a Lui,
ricevendone in risposta un'occhiata ammiccante e una risata.
186

UNA STORIA DI IMPRONTE


Din Dayal, il 'Mahantji' del tempio di Hanuman situato vicino a
Connaught Place nel centro di Delhi, and con Babaji e un gruppo di
devoti a visitare Madhuban, un villaggio nel distretto di Mathura dove
sorge un ashram di Babaji all'interno del quale si trova, a detta di Babaji,
il dhuni (speciale buca per le cerimonie del fuoco) pi vecchio del
mondo. Dopo aver concesso il Suo darshan ai presenti, Babaji diede
disposizioni affinch quelli che erano venuti assieme a Lui da Vrindavan
avessero la precedenza nei turni per il pranzo. Malgrado questo, gli
abitanti di Madhuban si affrettarono a occupare tutti i posti disponibili e
il gruppo che aveva viaggiato con Babaji non trov nemmeno un
centimetro quadrato per sedersi. Passarono s e no un paio di minuti, e
nel cielo, altrimenti limpidissimo, apparve una piccola nuvola nera dalla
quale, pochi istanti dopo, si scaric una pioggia battente che in un
battibaleno trasform la zona dove si mangiava in un pantano melmoso.
Gli abitanti del villaggio si precipitarono nelle loro case in cerca di
rifugio, ma l'acquazzone dur poco e, non appena la pioggia cess,
Babaji salt gi dalla sua pedana (che era coperta da una tenda).
Ridendo come un matto, si mise a correre avanti e indietro nel fango.
Mahantji lo segu da vicino e, quando Babaji riprese il Suo posto a
gambe incrociate sulla pedana, si rese conto che il suo doti (pezzo di
stoffa che viene ripiegato e indossato a mo' di pantalone) e i suoi piedi
erano completamente inzaccherati di fango. Immediatamente, Mahantji
si volt verso Babaji, pensando che fosse necessario lavarGli i piedi e
portarGli un lunghi (pezzo di stoffa che gli uomini si allacciano attorno
alla vita a mo' di gonna) pulito, ma, con suo grande stupore, si accorse
che il lunghi di Babaji era ancora immacolato e l'unico piede
visibile perfettamente pulito. Shri Babaji colse lo sguardo sbalordito di
Mahantji e, sorridendo, nascose il piede fra le candide pieghe del lunghi.

187

Un giorno, 'Motu' Banerji, un devoto di Allahabad che a quei tempi


aveva quindici anni, camminava dietro a Babaji in mezzo a un gruppo di
devoti. Mentre attraversavano una zona sabbiosa sulle rive del fiume a
Herakhan, Motu si mise a guardare distrattamente le impronte che
restavano nella sabbia e, a un certo punto, con comprensibile stupore,
not che i piedi di Babaji non ne lasciavano alcuna.
Una sera, a distanza di anni da quell'episodio, Ram Dass, si aggreg a un
gruppo di persone che seguivano Babaji attraverso il letto del fiume.
Casualmente, pos gli occhi sulle impronte che Babaji lasciava nella
sabbia e gli venne l'impulso di ricalcarle con i suoi piedi. Si concentr a
tal punto in questa specie di gioco da andare quasi a sbattere contro
Babaji che dopo essersi fermato, si era voltato e lo fissava. Sotto lo
sguardo attonito di Ram Dass Babaji sollev lentamente un piede dalla
sabbia e, nella fioca luce serale, Ram Dass vide che la Sua impronta
riluceva.
BABAJI LEGGE LA MENTE
Ram Dass, un americano che da bambino suonava il violino nei concerti,
ebbe un'affascinante dimostrazione della capacit di Babaji di leggere i
pensieri della gente. Una sera, pochi giorni dopo il suo arrivo a
Herakhan, finito l'arati, Ram Dass si mise in piedi accanto all'asan di
Shri Babaji, che nel frattempo aveva chiesto ad Har Govinda di suonare
il flauto, cosa che lui faceva con grande naturalezza e bravura. Mentre
Har Govinda smetteva di suonare, Ram Dass si scopr a desiderare di
aver portato con s il violino, in modo da poter suonare per Babaji. Non
ebbe nemmeno il tempo di completare quel pensiero, che Babaji si volt
dalla sua parte e, mimando un uomo che imbraccia un violino, ammicc
sorridente prima di tornare a occuparsi della scena che si svolgeva
davanti ai Suoi occhi.
188

Un giorno, mentre Babaji scorreva la posta arrivata per Lui e gli altri
residenti dell'ashram, sollev una lettera e, mostrandola a Sheila Devi,
chiese: "Questa per chi ?" Sheila riconobbe la scrittura di sua madre e
rispose che era per lei. Con espressione intenta, Babaji si rigir
lentamente la busta fra le mani, poi, senza aprirla, gliela diede e pass a
quella successiva. Sheila si port la lettera in camera per leggerla con
calma prima di coricarsi per il sonnellino pomeridiano. La lettera era
scritta in lingua Gujrati e in quel periodo Sheila era l'unica persona
presente all'ashram in grado di capirla.
Pi tardi nel pomeriggio, quando incontr di nuovo Babaji, Lui si mise
subito a parlare di quella lettera, dimostrando di conoscerne il contenuto
fin nei minimi dettagli, e, di fronte alla sorpresa di Sheila, disse che era
in grado di farlo ogni volta che voleva. Dopo essere tornata a Bombay,
Sheila lesse un libro su Shri Aurobindo nel quale si diceva che anche il
grande santo di Pondicherry usava spesso quel potere.
Gora Devi, una devota italiana, in grado di fornire molte testimonianze
in tal senso poich per molti anni stata la persona incaricata di sbrigare
la corrispondenza di Babaji con l'estero. Quando Babaji le consegnava le
lettere che Gli mandavano gli stranieri, lei se le portava in camera e le
leggeva, scrivendo poche parole di nota su ogni busta per ricordarsi la
natura della richiesta in esse contenuta. Successivamente, tornava da
Babaji e Gli leggeva queste note, aspettando il Suo consiglio sul modo di
formulare le varie risposte. Di solito, questa operazione aveva luogo
durante il darshan, e non di rado Shri Babaji le faceva notare come lei,
nelle sue note, avesse trascurato dei passaggi importanti di una certa
lettera, citandole parola per parola le frasi che Gli sembravano pi degne
di interesse.
A circa un anno di distanza dal suo primo incontro con Shri Babaji,
Vimla Lal sogn che Babaji veniva a trovarla nella sua casa di New
Delhi. Nel sogno, particolarmente chiaro e nitido, Babaji si affacciava
alla porta del salotto nel quale Vimla era seduta e le chiedeva dell'acqua.
Consapevole del fatto che Babaji beveva solo da bicchieri di acciaio
inossidabile puliti con le ceneri del fuoco sacro, Vimla si alz dal divano
189

e and a cercarne uno in cucina. Quando si rese conto che non ne aveva,
prese una tazza di porcellana e, sempre nel sogno, si chiese con cosa
avrebbe potuto lavarla. Alla fine, in mancanza di meglio, us un
detersivo in polvere e, dopo aver riempito la tazza con acqua di
rubinetto, torn nel salotto. Babaji diede un'occhiata alla tazza e, pur
facendo una smorfia di dispiacere, bevve. Il sogno era stato talmente
realistico che Vimla ne parl con il marito (ma solo con lui) e, dopo
averne discusso per qualche minuto, i due coniugi uscirono a comprare
un intero servizio di bicchieri in acciaio, in modo da essere pronti a
ricevere Babaji il giorno che Questi fosse venuto ospite nella loro casa.
Una settimana pi tardi, i Lal andarono a Herakhan e, quando si
avvicinarono a Shri Babaji per farGli pranam, lui guard il Dott. Lal e,
'arrabbiandosi', disse: "Che razza di donna mai questa se non
nemmeno capace di offrire un bicchiere d'acqua al suo guru?"
Ci sono molti devoti che possono riferire i commenti di Babaji sui sogni
nei quali Lui era in qualche modo coinvolto. Interrogato in proposito,
Babaji disse frequentemente che i sogni erano doni di Dio.
TRASFORMAZIONI FISICHE
Babaji era in grado di cambiare forma fisica a Suo piacimento. Vi sono
parecchie persone che hanno visto il Suo volto trasformarsi... in quello
del Cristo, di divinit indiane o di altri noti santi... nel giro di pochi
minuti mentre sedevano ai Suoi piedi.
Durante le festivit natalizie del 1983, un devoto italiano scatt, nell'arco
di cinque minuti, quattro fotografie di Babaji in piedi accanto a quattro
uomini diversi, di altezza variabile fra il metro e sessantotto e il metro e
ottanta. In ogni fotografia, Babaji sembra alto esattamente come la
persona che Gli era vicina.
Alcuni anni prima, all'ashram era arrivato un medico americano alto un
metro e novantasette e tutti rimasero impressionati dalla sua statura. Un
giorno, Major Bhupindra Sharma e un altro devoto si misero a cercare
190

Babaji e, arrivati in cima alle scale dell'ashram, Lo videro mentre


parlava con il dottore sul letto del fiume. Babaji era lontano e l'ashram si
trova a trenta metri sul livello del fiume, ma anche da quella distanza
Bhupindra e il suo amico notarono che, per guardare in faccia il Suo
interlocutore, Babaji era costretto ad inclinare all'indietro la testa. I due
devoti scesero di corsa le scale e si avvicinarono, restando sbalorditi nel
constatare che, quando raggiunsero Babaji, Questi chiacchierava con il
medico americano fissandolo dritto negli occhi, come se fra loro due non
vi fosse alcuna differenza di statura.
Analoghi fenomeni si verificavano anche sul peso di Babaji. Una volta,
Sita Rami e io andammo a Delhi per comprare una bilancia da usare
nell'ambulatorio medico allestito presso l'ashram. Quando tornammo a
Herakhan, ci imbattemmo in Babaji, che volle subito vedere cosa
portavamo in quella scatola. Noi tirammo fuori la bilancia e Babaji vi
sal sopra, facendo fermare l'ago sui settantacinque chili.
In un'altra occasione, mentre Babaji era ospite del Raja di Bhavnagar, un
vecchio devoto, noto con il nome di 'Guard Sahib', Gli chiese di recarsi
in visita alla casa del figlio. Babaji accett e, quando arriv in macchina,
Guard Sahib Gli corse incontro per darGli il benvenuto. In India, vige
l'usanza di dare il benvenuto a un ospite particolarmente importante
trasportandolo di peso oltre la soglia e come padrone di casa, Guard
Sahib, sebbene fosse molto anziano, insistette per rispettare la tradizione.
Alla fine, dopo aver inutilmente cercato di convincerlo che non era il
caso, Babaji (che all'epoca pesava circa sessantacinque chili) si
arrampic sulle spalle del vecchio come una scimmia, facendosi portare
fin oltre la porta d'ingresso, distante una quindicina di metri. In seguito,
Guard Sahib raccont che Babaji gli era parso leggero come un
bambino.
Questo genere di esperienza stata condivisa da molte altre persone. A
volte, mentre mi inchinavo davanti a Lui, Babaji usava scherzosamente
la mia schiena come un gradino per mezzo del quale scendere dal muro
vicino alla Sua stanza e spesso io me ne accorgevo solo a manovra
ultimata, quando me Lo ritrovavo a fianco dopo essermi rialzato, anche
191

se fino a quel momento ero stato convinto che Lui avesse voluto
semplicemente mettere alla prova la mia robustezza premendomi la
schiena con un piede.
BABAJI GUARISCE UNA DONNA
Esistono numerose testimonianze delle guarigioni inusuali, se non
addirittura miracolose, operate da Babaji. Bhupindra Sharma, un
capitano dell'esercito indiano che all'epoca dei fatti aveva una quarantina
d'anni, mi ha raccontato questo lila connesso alla malattia di sua moglie.
"Sono nato in una famiglia di forti tradizioni religiose. I miei genitori
praticavano quotidianamente gli antichi rituali vedici, cantavano inni
devozionali e avevano l'abitudine di offrire ospitalit a tutti i monaci
erranti che si avvicinavano alla nostra casa. Per quel che mi riguarda, ho
sempre creduto nell'esistenza di Dio, ma in forma astratta... finch, nel
1976, mia moglie non si ammal." In quell'anno, Shakuntala, la moglie
di Bhupindra, si sottopose a un'operazione di rimozione della cistifellea.
Sebbene i medici e il chirurgo fossero fra i migliori di Delhi, insorsero
complicazioni e, nell'arco di soli venti giorni, Shakuntala si trov a
lottare con la morte.
"Mia madre e mia zia, grandi devote di Babaji, ci avevano parlato spesso
di Lui, ma senza riuscire a incrinare il mio scetticismo. Quando le
condizioni di mia moglie si aggravarono, le due donne cominciarono a
pregare con tanta intensit che, a un certo punto, Babaji invit mia
madre a recarsi da Lui a Herakhan. Lei vi rimase a lungo, ma la salute di
mia moglie non accennava a migliorare.
"Alla fine, si rese necessario operare di nuovo. L'intervento dur quattro
ore e mezzo... Il suo ventre era pieno di pus perch, nel frattempo, era
sopraggiunta una peritonite. Come se questo non bastasse, mia moglie
soffriva di itterizia, aveva la febbre molta alta e dimagriva a vista
d'occhio. Gli antibiotici non avevano effetto, e ben presto i medici
192

furono costretti a sospendere anche gli analgesici per timore che la


uccidessero.
"Mentre io la assistevo in ospedale sperando per il meglio, mia madre e
sua sorella assediavano Babaji senza darGli un attimo di respiro. Un
giorno, Lui esclam: 'Ma cosa volete da me? Il mio sangue? Mi chiedete
di guarire questa donna: avete almeno scoperto se ha fede in Me?'
"Noi glielo chiedemmo e lei rispose: 'No, non ho nessuna fede in Lui.'
"'In cosa credi allora?'
"'Credo molto nella fede che voi avete per Babaji."' Shakuntala aveva
perso met del suo peso, scendendo a poco pi di trenta chili, uno
scheletro rivestito di pelle. I dottori pensavano che bisognasse ricorrere a
un terzo intervento, ma avevano paura che il suo cuore non reggesse
l'anestesia. Dopo molte ricerche infruttuose, venne trovato un chirurgo,
dotato di molta fiducia nelle proprie capacit e di altrettanta fede nella
Divina Provvidenza, disposto a operare in un certo giorno di settembre.
La madre del capitano Sharma chiese a Babaji se era il caso di andare
avanti con l'intervento, e Lui rispose: "Non subito." Dietro Sue
istruzioni, la data venne spostata due volte e alla fine l'operazione ebbe
luogo il 17 dicembre. Dur sette ore e quaranta minuti e, come risultato,
il fegato di Shakuntala smise di produrre la bile.
"A quel punto, alcuni dei miei parenti scrissero a mia madre a Herakhan,
pregandola di dire a Babaji che, se non voleva curare mia moglie, poteva
almeno farla finita con lei... rapidamente: noi che la assistevamo non
sopportavamo pi di vederla soffrire.
"Leggendo questa lettera, mia madre si mise a piangere. Accorgendosi
del suo
dolore, Babaji le domand cosa fosse successo e, quando lei Glielo
disse, le ordin di tornare immediatamente a Delhi. Mia madre rifiut di
partire e Lui la rimprover con queste parole: 'Cosa penser la gente?
Tua nuora sta per morire e, invece di precipitarti al suo capezzale, tu
passi il tempo con il Tuo baba!' La replica di mia madre fu molto secca:
'Di quel che pensa la gente non mi importa niente. Quel che mi importa
molto, invece, sapere se Tu hai intenzione di fare qualcosa per lei.'
193

"Senza un attimo di esitazione, Babaji le disse di fare subito la mundan


(di rasarsi a zero i capelli) e, dopo averci riflettuto per qualche secondo,
mia madre ribatt: 'Babaji, un anno fa qualcuno ti fece notare che io non
avevo mai fatto la mundan, e tu rispondesti che per me non era
necessario.
Ora che ho passato un anno con Te sono forse diventata cos sporca e
impura da averne bisogno?'
"Babaji si limit a sorridere e comment: 'Non tutto quel che si fa deve
tornare necessariamente a nostro vantaggio.' Lei cap al volo e scese al
fiume, dove Gora Devi le ras il capo. Quando si ripresent davanti a
Babaji, Lui le diede il suo cappello ed esclam: 'Perch non vuoi
credere? Tua nuora guarir. Di' ai dottori di smettere di somministrarle
medicinali.'
"Il mattino seguente, a Delhi, il medico curante di mia moglie,
ovviamente all'oscuro di quanto era accaduto a Herakhan, decise
all'improvviso di sospendere tutte le cure e, da quel giorno in poi, lei
cominci a migliorare." Seguendo i consigli di Babaji, il capitano
Sharma inizi a mettere ogni sera nel tempio di casa una bottiglia piena
di acqua, che il giorno dopo sua zia, Vimla Lal, portava in ospedale e
faceva bere a Shakuntala. Nel corso della notte, il liquido in essa
contenuto si trasformava, diventando simile, per colore e consistenza,
alla bile che l'organismo della malata aveva cessato di produrre.
"Una mattina, fui costretto ad allontanarmi dall'ospedale di buon'ora,
lasciando mia moglie, che giaceva nel letto stordita dagli antidolorifici,
alle cure di un'infermiera. Pochi istanti dopo che me n'ero andato,
apparve Babaji. 'Lei chi ?' chiese l'infermiera, allarmata, balzando in
piedi, e Lui rispose: 'Non sono un cattivo soggetto. Fatti da parte!'
"Babaji si avvicin al letto e, tendendo la mano stretta a pugno, mosse
per sette volte il braccio attorno al corpo di mia moglie. Quando
l'infermiera, riavutasi dallo shock, fece per chiederGli se fosse Babaji,
Lui scomparve.

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"In seguito, la prima volta che tornai a Herakhan, Gli chiesi se era stato
in ospedale da mia moglie e Babaji, pur senza negare il fatto, rispose:
'Perch non lo domandi a Swamiji? Forse c' andato lui.'
"Circa un anno dopo... nel corso di una conversazione con un altro
devoto, Babaji ammise di essersi recato a far visita a mia moglie ." A un
mese di distanza dall'apparizione di Babaji nella sua camera d'ospedale,
Shakuntala era completamente ristabilita.

BABAJI GUARISCE UN BAMBINO


Nel 1976, Vivek, l'unico figlio maschio di Hem Chand Bhatt, l'avvocato
di Nainital, aveva sei anni e frequentava la seconda elementare presso il
St. Joseph College nella citt dove era nato. Verso la fine di novembre, il
bambino accus uno stato febbrile, ma, poich era periodo di esami e
Bhattji pensava si trattasse di una normale infreddatura, gli diede
un'aspirina e lo mand ugualmente a scuola. Un paio di giorni dopo, la
febbre sal di colpo e, visto che Vivek non era in grado di frequentare le
lezioni, la famiglia lo trasfer nella loro casa di Haldwani, convinta che il
clima pi mite delle pianure gli avrebbe giovato. Ben presto, per,
furono costretti a portarlo in ospedale e le analisi rivelarono che soffriva
di una febbre tifoidea complicata dalla presenza di parassiti intestinali.
Sottoposto a una cura intensiva contro il tifo, Vivek si riprese e, nel giro
di dieci giorni, ormai sfebbrato, pot tornare a casa. Al momento di
dimetterlo, i medici dissero ai genitori di riportare il bambino
all'ospedale tre settimane dopo per una visita di controllo.
Il 24 dicembre, come d'abitudine, Bhattji and a Herakhan, lasciando
alla moglie l'incarico di portare Vivek in ospedale per la visita e
pregandola di ricordare al dottore la presenza dei parassiti intestinali. Il
bambino venne trovato in buona salute e, oltre alle pillole contro i vermi,
da prendersi consecutivamente in due giorni, gli furono prescritti
soltanto dei ricostituenti.
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Dopo la somministrazione della seconda dose di antiparassitario, nelle


feci di Vivek apparvero delle tracce di sangue che, nel giro di
pochissimo tempo, si trasformarono in una vera e propria emorragia. Il
bambino venne trasportato d'urgenza all'ospedale, ma, a dispetto di tutti i
loro sforzi, i medici non riuscirono a fermare l'emorragia. Lo stomaco e
il ventre di Vivek erano attraversati da fortissime fitte di dolore che gli
impedivano di dormire per pi di cinque minuti di seguito, riducendo a
meno di un'ora i suoi periodi di riposo nell'arco di una giornata.
Quell'anno, Bhattji rimase a Herakhan pi a lungo del solito,
prolungando la sua visita fino al 9 gennaio, giorno in cui Babaji lasci la
valle per celebrare uno yaghia di nove giorni nella fattoria di Khanna
Mataji, nei pressi di Haldwani. Giunto in citt, Babaji sost brevemente
nella casa di Amar Singh e fu l che, da sua madre, Bhattji apprese la
notizia della grave malattia che aveva colpito Vivek. Sconvolto,
l'avvocato si precipit al capezzale del figlio.
Le condizioni del bambino continuavano a peggiorare e alla fine, dopo
un difficile consulto, i medici dovettero ammettere la loro impotenza, ma
consigliarono Bhattji di portare Vivek a Delhi, dove forse avrebbe avuto
qualche possibilit di essere salvato, anche se, da parte loro, dubitavano
che avesse la forza di sopravvivere al viaggio.
Bhattji si diede da fare per trovare un taxi, ma sua moglie e sua madre
dissero che prima bisognava far vedere Vivek a Babaji. Andarono alla
fattoria di Khanna Mataji e, appena arrivarono Babaji rimprover
l'avvocato per la sua mancanza di fede.
Allo yaghia partecipava anche S.K. Lal, il famoso medico di Delhi, che,
dopo aver visitato il bambino, diagnostic una lacerazione intestinale,
stendendo una prescrizione
che comprendeva pi di dodici medicinali diversi. Tutti gli strumenti con
i quali tali medicine sarebbero state somministrate andavano
accuratamente sterilizzati prima dell'uso. Nel frattempo, attorno a Vivek
si era radunata una piccola folla e l'opinione generale era che non vi
fosse pi nulla da fare: la morte era vicina, ormai era solo questione di
ore.
196

A quel punto, si fece avanti Tikaram, un abitante del villaggio, il quale


afferm di conoscere delle erbe che, con la grazia di Shri Babaji,
avrebbero potuto salvare il bambino. Babaji disse a Bhattji di dare subito
le erbe a Vivek, lasciando perdere i medicinali prescritti dal Dott. Lal.
Immediatamente, Tikaram and in un campo nelle vicinanze della casa,
colse le radici di certe piante e, dopo averle lavate in un canale di
irrigazione, le maciull su una pietra, versando il succo cos ricavato in
una brocca. Bhattji ne fece bere un bicchiere al bambino e, seguendo le
istruzioni di Babaji, lo riport a casa.
Durante la notte, Vivek continu a soffrire atrocemente, al punto che suo
padre cominci a pensare che, se la morte avesse posto fine alla sua
agonia, sarebbe stata una benedizione. In casa nessuno poteva dormire e,
alle tre e mezzo del mattino, la madre di Bhattji chiese al figlio di
tornare da Babaji per implorarLo di intervenire. Bhattji and alla fattoria
dei Khanna in motorino, spieg la situazione a Babaji e Lo preg di
venire a vedere il bambino. Babaji rispose che non aveva ancora fatto il
bagno e che sarebbe venuto pi tardi. Poi diede a Bhattji un petalo di
rosa e gli disse di far bere a Vivek una goccia del suo succo.
Bhattji rientr a casa alle quattro e mezzo e trov Vivek profondamente
addormentato... per la prima volta da pi di due settimane. La goccia di
succo di rosa gli venne introdotta nelle labbra senza svegliarlo e, alle
nove e mezzo, quando arriv Babaji, il bambino dormiva ancora. Babaji
se lo fece portare davanti e disse che sarebbe guarito senza problemi.
L'emorragia e i dolori erano cessati, ma Babaji raccomand ai Bhatt di
continuare a somministrargli il rimedio a base di radici di Tikaram. In
capo a cinque giorni, Vivek si era perfettamente ristabilito.
Due settimane dopo, la famiglia al completo and a Herakhan, dove
trovarono uno dei medici che aveva avuto in cura il bambino all'ospedale
di Haldwani. Nel vederselo davanti tutto arzillo, l'uomo non nascose il
suo stupore, spiegando a Bhattji che l'intestino di Vivek, indebolito dalla
febbre tifoidea, non aveva retto alle pillole contro i vermi e si era
lacerato: solo la fede e un miracolo avevano potuto salvarlo.
197

BABAJI CURA IL DIABETE DI SHAMMI KAPOOR


Come dimostra la lettura del Libro di Giobbe nella Bibbia, spesso la fede
di una persona viene messa alla prova, non solo per il bene del devoto in
questione, ma anche per quello di coloro che assistono agli eventi; a
volte, pi grande la fede, pi grande la prova.
Nella primavera del 1975, Shri Babaji tenne un grande yaghia nel letto
del fiume a Herakhan per celebrare l'inaugurazione della 'Bombay
House', il primo grande edificio
residenziale sorto nell'ashram, con al piano terra un ampio salone
sormontato da otto camere singole. Shammi Kapoor, ormai noto con il
nome di Mahatmaji (Grande Anima), arriv da Bombay per partecipare
alla cerimonia.
Da qualche tempo, Mahatmaji non si sentiva bene e, alla vigilia del
viaggio, era andato a farsi alcune analisi. Il suo medico curante, uno dei
migliori di Bombay, aveva riscontrato un livello pericolosamente alto di
zuccheri nel sangue e gli aveva ordinato di seguire una dieta molto
rigida: niente dolci, niente liquori, niente carboidrati.
Non appena Mahatmaji si trov in presenza di Shri Babaji, Questi si
inform della sua salute. Mahatmaji disse che gli avevano trovato il
diabete e prescritto una dieta speciale. Per tutta risposta, Babaji gli diede
una scatola di dolci da un chilo.
"Babaji, questo per me veleno!" esclam Mahatmaji, sbalordito, e
Babaji ribatt che doveva mangiarli tutti... da solo! Come se questo non
bastasse, in occasione del loro prossimo incontro, pi avanti nella
giornata, Mahatmaji si vide consegnare una seconda scatola di dolci,
seguita dalla raccomandazione di mangiare il normale cibo dell'ashram,
a base di riso, patate e pane: un'intera collezione di carboidrati.
Dopo tre giorni di quella dieta, Mahatmaji si ammal, sviluppando una
febbre molto alta che lo indebol al punto da impedirgli di lasciare la sua
stanza nella 'Bombay House'. Al secondo giorno di letto, le sue
condizioni peggiorarono, facendolo scivolare dentro e fuori uno stato di
198

coma che il giorno successivo si aggrav ulteriormente, diventando


costante.
All'ashram erano tutti molto preoccupati. La cura che Babaji aveva
escogitato per Mahatmaji consisteva nel somministrargli ogni poche ore
un cucchiaio di acqua nella quale era stato bollito del sunf (anice dolce).
Babaji non and mai a controllare di persona il malato, ma segu
costantemente l'evolversi della situazione grazie soprattutto ai regolari
bollettini medici che Gli portava Neela, la moglie di Shammiji. Tutti gli
riferirono che l'attore peggiorava, ma, quando una cognata si lasci
prendere dal panico e cominci a dire che bisognava farlo ricoverare in
ospedale, Neela rispose che lei e il marito avevano piena fede in Babaji e
che Shammi non doveva essere mosso senza Suo ordine.
La sera precedente all'ultimo yaghia, Babaji diede istruzione affinch il
mattino dopo Shammiji venisse lavato con una spugna e portato nella
Sua stanza per la chandan e la cerimonia del fuoco che Lui celebrava
ogni giorno all'alba sul terrazzo sotto all'albero di pipal. Shammiji era
uscito dal coma e non aveva pi la febbre, ma era troppo debole per
camminare da solo, e quindi venne deciso che tre o quattro persone
sarebbero andate ad aiutarlo.
Shammiji e Neela vennero svegliati alle tre di notte, ma, poich l'attore
insisteva per fare un bagno completo, si rese necessario trasportarlo nel
campo di Khurak Singh, dove, dopo averlo fatto sedere su una sedia, gli
venne rovesciato addosso un secchio d'acqua. Alla fine, asciugato e
rivestito, venne sorretto fino alla camera di Babaji.
Babaji lo fece accomodare ai piedi del Suo letto e gli chiese come si
sentiva. Poi, gentilmente e amorevolmente, gli applic sulla fronte la
rinfrescante chandan (pasta di sandalo) gialla e se lo tenne vicino mentre
ripeteva la stessa operazione con gli altri devoti. Quando tutti ebbero
ricevuto il chandan, Babaji si trasfer sul terrazzo, dove celebr la
cerimonia del fuoco con Mahatmaji seduto al Suo fianco. Poi, mentre la
gente si allontanava, lo trattenne ancora a chiacchierare, dicendogli, fra
le altre cose, che quel giorno avrebbe dovuto partecipare allo yaghia sul
letto del fiume. Mahatmaji obbiett che gli sarebbe piaciuto moltissimo,
199

ma che era impossibile perch non aveva nemmeno la forza di reggersi


in piedi. Babaji rispose: "Tl porter con Me. Adesso va' a riposare."
Durante la cerimonia del fuoco, Shri Babaji aveva lanciato frequenti
occhiate verso il cielo, dove, senza che nessuno se ne fosse accorto, si
stavano radunando densi nuvoloni grigi. Mahatmaji ebbe appena il
tempo di raggiungere la 'Bombay House' che scoppi il temporale. La
pioggia cadde incessantemente per due ore, causando una piena
improvvisa che travolse le decine di tende che erano state erette sul letto
del fiume per ospitare le centinaia di persone convenute a Herakhan per
le celebrazioni.
La gente, consapevole del pericolo, aveva trovato rifugio nell'ashram,
ma l'impeto della corrente spazz via buona parte delle provviste di cibo
e dei materiali che avrebbero dovuto servire per lo yaghia e il bandara
[grande banchetto che viene tradizionalmente offerto dopo una
cerimonia religiosa, n.d.t.], risparmiando solo la buca del fuoco sacro,
scavata in un punto lievemente rialzato del letto del fiume. (Nel
pomeriggio, una squadra di volontari scese la valle e quasi tutto venne
recuperato, compresi portafogli, orologi e gioielli: si dice che nessuno
abbia lamentato la perdita di qualche oggetto personale) .
Mentre un gruppo di devoti cantava l'arati riunito attorno al tempio, gli
altri presero dai magazzini dell'ashram altre provviste e le portarono sul
greto del fiume. Finito l'arati, quando Babaji si avvi, assieme a
Mahatmaji, verso il luogo predisposto per la cerimonia del fuoco, le nubi
si squarciarono e fece capolino il sole.
La cerimonia del fuoco and avanti per due ore e Mahatmaji rimase
seduto a gambe incrociate per tutto il tempo, partecipando alle offerte
rituali. A un certo punto, si mise a piovere di nuovo e tutti si bagnarono,
ma il fuoco non si spense e, non appena Babaji riprese a lanciare lunghe
occhiate verso l'alto, torn fuori il sole.
Dopo lo yaghia, Shri Babaji e Mahatmaji si incamminarono lentamente
verso i '108 gradini' che conducono all'ashram. Giunto ai piedi della
lunga scalinata, Mahatmaji, che a causa della sua mole non era in grado
di salire in meno di un quarto d'ora fermandosi due o tre volte per
200

riprendere fiato, disse a Babaji di andare avanti perch lui sarebbe


venuto su con calma. "Ti porter con Me" replic Babaji e, presolo per
mano, lo condusse in cima nel giro di un minuto, come avrebbe potuto
fare, impegnandosi, un uomo giovane in buone condizioni fisiche.
Il giorno successivo, mentre Mahatmaji si accingeva a ripartire per
Bombay assieme ai suoi familiari, Babaji gli disse di sottoporsi a una
nuova serie di esami e di informarlo dei risultati. Shammi Kapoor segu
il consiglio e i suoi medici non poterono che constatare l'assoluta
normalit dei livelli di zucchero nel suo sangue.
Da quel giorno, Shammiji ha ripreso a mangiare e a bere come prima e
non ha mai avuto ricadute.

BABAJI RISUSCITA UN UOMO


Quando il canadese John Smith arriv per la prima volta a Herakhan nel
1977, Shri Babaji lo mand a vivere assieme a Prem Baba nella grotta
dall'altra parte del fiume. Prem Baba, un sadhu settantenne dotato di un
fisico eccezionalmente robusto, era famoso per essere un gran fumatore
di charas (la forma locale dell'hashish) e John un ragazzo di ventitr anni
che 'aveva provato tutto nella vita' - cerc di imitarlo. Ma John non
reggeva bene la charas: era sempre 'stonato' e in breve tempo il suo
organismo debilitato svilupp una malattia dalla quale, per quanti
tentativi facesse, non riusciva a guarire. Immediatamente, Babaji nomin
John Smith 'dottore' dell'ashram e fece costruire nei paraggi della grotta
una capanna di paglia dicendo che era un 'ospedale'. John trascorreva le
sue giornate l, distribuendo compresse di aspirina a tutti quelli che si
presentavano, indipendentemente dai sintomi accusati.
A un certo punto, a Prem Baba venne una brutta infezione a una gamba.
Nell'arco di due giorni, l'arto si gonfi enormemente e il dolore si fece
insostenibile. Babaji disse a John di incidere la ferita per far uscire il
201

pus, consigliandogli di sistemare il paziente su un tavolo del 'ristorante'


che si trovava davanti alla grotta, dopodich si allontan, lasciando a
John il compito di allestire la sua 'camera operatoria'.
Quando tutto fu pronto, Prem Baba sal docilmente sul tavolo e il
nervosissimo John, dopo aver sterilizzato un coltello ben affilato,
esamin la sua gamba in cerca del punto migliore per intervenire.
Credendo di averlo trovato, l'improvvisato chirurgo affond la lama, ma
Prem Baba ebbe uno scarto e svenne per il dolore, cadendo a testa in gi
su una pietra. Ormai terrorizzato, John si precipit in suo soccorso e
cerc disperatamente di rianimarlo, ma i suoi tentativi fallirono.
Appoggi l'orecchio sul suo torace e, non sentendo pi il cuore, si mise a
chiamare aiuto con tutto il fiato che aveva in corpo.
Fortunatamente, nelle vicinanze c'era un medico di Delhi arrivato
nell'ashram il giorno prima. Con calma professionale, l'uomo si
inginocchi accanto alla forma esanime di Prem Baba e gli cerc il
polso, confermando che il cuore aveva smesso di battere. Sconvolto, il
povero John si mise a correre avanti e indietro piangendo istericamente,
ma il medico gli grid di piantarla e, iniziando a praticare il massaggio
cardiaco a Prem Baba, gli ordin di sollevargli le gambe in modo da
facilitare la circolazione.
Rendendosi conto che la situazione precipitava, Hukam Singh - un altro
ospite dell'ashram che aveva assistito alla scena - ebbe la presenza di
spirito di andare a cercare Babaji per avvisarlo di quel che era successo.
Babaji, che nel frattempo era tornato all'ashram e stava parlando con
Swamiji, apprese la notizia senza battere ciglio. Si alz in piedi molto
lentamente e, senza nessuna fretta, attravers di nuovo il fiume,
continuando a chiacchierare del pi e del meno con Swamiji. Arrivato
sul posto, ignor completamente il dramma che si svolgeva attorno al
corpo esanime di Prem Baba e si mise invece a ispezionare il tetto di
frasche del 'ristorante', rovesciando un torrente di rimproveri
sull'esterrefatto John, reo di aver usato il tipo sbagliato di liane per
legare fra
loro i rami che componevano la struttura di sostegno.
202

Hukam Singh che nella vita di tutti i giorni era un fotografo di fama
internazionale - si trattenne per un paio di minuti, poi non resse pi e, a
mani giunte, implor Babaji di fare qualcosa.
Apparentemente rabbonito, Babaji ordin a John di andare al negozio di
Chandan Singh a prendere del ghi (burro depurato), aggiungendo che se
lo avesse usato per frizionare la testa di Prem Baba, tutto sarebbe andato
bene. Il giovane canadese part come un razzo, attraversando e
riattraversando il letto del fiume in meno di dieci minuti, ma quando
torn con il ghi Babaji se n'era gi andato.
Nel frattempo, Prem Baba aveva cominciato a perdere i fluidi vitali e un
liquido biancastro gli scendeva dalla bocca, dal naso, dalle orecchie e
dagli occhi. Ci nonostante, John fece quello che Babaji aveva detto e,
dopo circa cinque minuti di frenetici frizionamenti a base di ghi, il
vecchio sadhu si rizz a sedere di scatto, dicendo che voleva un chillum
(una speciale pipa di terracotta). Hurak Singh, l'inglese che gestiva il
ristorante, press una mistura di tabacco e charas nel chillum e, dopo
averlo acceso, glielo pass.
Dopo aver aspirato una lunga boccata, Prem Baba parve riprendersi e
cominci a ricoprire di insulti il sempre pi sbigottito John. "Ma come?"
gridava furibondo, "ero finalmente 'libero', la mia anima era fuori dal
corpo e osservava la scena senza il minimo coinvolgimento; mi sentivo
leggero, felice, in pace col mondo intero... ma poi arrivato Babaji e, a
causa dei tuoi piagnistei, mi ha costretto a tornare nel corpo! Stupido
imbecille, perch ti sei intromesso?!" Al culmine della collera, l'anziano
rinunciante colp John con un pugno e, trascinato dallo slancio si
rovesci a terra.
Prem Baba dorm per tre giorni di fila, svegliandosi solo per bere un po'
di latte ogni tanto, poi, la mattina del quarto giorno, si alz e riprese a
lavorare.
BABAJI MANDA UN REGALO A OKLAHOMA
203

Nel 1980, durante un viaggio in India, Carol Parish-Harra, insegnante


spirituale e predicatrice, fondatrice della comunit di Sparrowhawk,
vicino a Tahlequah, nell'Oklahoma, ebbe un breve incontro con Babaji e,
a proposito della sua connessione con Lui, ci ha raccontato una storia
interessante.
Carol aveva sempre sentito di avere un particolare legame con i pavoni e
con la simbologia ad essi collegata. Addirittura trent'anni prima, aveva
cominciato a visualizzare un pavone quando meditava e a causa di
questa sua predilezione aveva raccolto, nel corso dei suoi viaggi, una
vasta collezione di oggetti a forma di pavone, ricavati dai materiali pi
svariati.
Nel 1981, dopo l'insediamento della comunit nei 382 acri della fattoria
di Sparrowhawk, una famiglia di confinanti trov un pavone che
passeggiava nel cortile davanti alla loro casa. Vennero fatte delle
ricerche per stabilire a chi appartenesse il bellissimo uccello, ma
sembrava che in quella zona nessuno avesse mai posseduto dei pavoni.
Alla fine, visto che a Sparrowhawk c'era molto spazio, decisero di
costruire un
aviario in cima a una piccola altura e il pavone venne adottato dalla
comunit.
All'incirca nello stesso periodo, un amico di Carol, nativo di Cincinnati,
and a Herakhan per incontrare Babaji e rimase nell'ashram per un mese.
Subito dopo essere tornato, chiam Carol per raccontarle com'era andato
il viaggio e, al momento di salutarla, in tono casuale, aggiunse: "A
proposito, Babaji vorrebbe sapere se hai ricevuto il pavone che ti ha
mandato."

ACQUA MIRACOLOSA
Nell'ottobre del 1981, durante uno yatra (pellegrinaggio spirituale) Shri
Babaji condusse un gruppo di devoti a Benares (la Kashi delle antiche
204

scritture, Varanasi sulle mappe dell'India moderna), la citt sacra al Dio


Shiva, dove milioni di fedeli vengono a purificarsi dei loro peccati e ad
attendere serenamente la morte.
Dopo aver eseguito il rituale bagno nelle acque benedette del Gange,
Babaji e gli altri devoti affittarono una barca e scesero il fiume, andando
ad attraccare nei pressi del famoso tempio di Kashi Vishwanath
Bhagwan. Come sempre, la folla era numerosissima e fu solo con
notevole difficolt che i vari componenti della compagnia di Babaji
riuscirono ad avvicinarsi al santuario interno dove era custodito lo
shivalinga (simbolo dell'energia creativa di Shiva).
Quando arriv il suo turno, Vishnu Dutt Mishra entr nel santuario
interno assieme a Shri Babu Ram Gupta - per il quale, su ordine di
Babaji, avrebbe dovuto celebrare una speciale puja - e si inchin davanti
al lingam, tenendo fra le mani i fiori per le offerte. Poich per eseguire
correttamente la puja c'era bisogno anche dell'acqua, chiese ai preti del
tempio se per favore potevano dargliene un bicchiere, ma si sent
rispondere che in quella zona del tempio non c'era modo di procurarsi
dell'acqua e che ciascuno doveva portarsi la sua. Sicuro che i sacerdoti
tenessero un secchio a portata di mano, Shastriji insistette, facendo
notare che con tutta quella gente andare a prendere dell'acqua e tornare
sarebbe stato impossibile, e stavolta il rifiuto venne pronunciato in tono
seccato. Incapace di crederci veramente, Shastriji chiese per la terza
volta e alla fine, arrabbiandosi, i sacerdoti gli dissero di piantarla: l'acqua
non c'era e basta.
Senza nascondere la loro delusione, Shastriji e Guptaji sedettero di
fronte al linga per eseguire la puja. Recitando gli opportuni mantra,
Shastriji offr i fiori, poi procedette a recitare il mantra che si
accompagna all'offerta dell'acqua e all'improvviso dal nulla sgorg un
getto d'acqua che cadde sul lingam. Al fenomeno, che si prolung per
due o tre minuti, assistettero le persone presenti all'interno del santuario
e quelle che premevano contro la porta in attesa di entrare. Come si pu
facilmente immaginare, ci fu un grande scompiglio. Qualcuno grid al
miracolo, e la gente che non vedeva si mise a spingere per capire cosa
205

stava succedendo. Shastriji e Guptaji, che erano in prima fila,


rischiarono di essere travolti e vennero portati in salvo solo dal deciso
intervento di alcuni inservienti, che li sottrassero all'attenzione generale
facendoli uscire da una porticina secondaria.
Nel frattempo, la notizia si era sparsa e tutti i pellegrini ne restarono
grandemente impressionati e commossi. Nessuno, per, avrebbe potuto
immaginare che la fonte di quell'evento soprannaturale era presente sul
posto. Durante il parapiglia, Shri Babaji era rimasto in disparte in un
angolo del cortile, come se nulla avesse a che fare con l'accaduto.

Babaji insegna: i concetti di Guru e di Sanatan Dharma


CAPITOLO 9
BABAJI NELLE VESTI DI GURU
Considerato dai Suoi fedeli come Dio, in forma sia manifesta che
immanifesta, Shiva ha il potere di apparire su qualsiasi livello di
esistenza, a volte in modo registrabile dagli organi di senso dell'uomo,
ma pi spesso in stati dell'essere che, invece, sfuggono alla percezione
normale. Fra le innumerevoli forme che Gli vengono attribuite, vi sono
quella di Nataraj, lo Shiva danzante che schiaccia l'ego e simboleggia il
ritmo degli universi, e quella di Yoghi o Guru Supremo. Babaji,
Herakhan Baba, considerato una manifestazione di Shiva che, da tempi
remoti, torna ad apparire in forma umana per guidare l'umanit sul
sentiero dell'armonia universale e della realizzazione del S Superiore.
Alcune persone ipotizzano che Babaji abbia conseguito (migliaia di anni
or sono, dopo un incalcolabile numero di rinascite, lo stato di unione con
il Divino e si sia quindi impegnato a tornare in forma umana per
diffondere gli insegnamenti sacri ma la maggioranza dei Suoi devoti
crede che Egli sia una manifestazione diretta di Dio, un'entit spirituale
206

che, come il Cristo, era Uno con Dio gi al tempo della Creazione, e
molte dichiarazioni di Babaji sembrano sostenere quest'ultima tesi.
In ogni caso, quali che siano le Sue origini, in entrambe le
manifestazioni delle quali abbiamo riscontri storici (quella degli anni '70
e '80 e quella precedente, avvenuta fra il 1890 e 1922 come Herakhan
Baba), Shri Babaji ha evidenziato ed esemplificato le tradizionali
caratteristiche del guru. Egli un maestro di altissima conoscenza e
saggezza, che ha sempre insegnato gli stessi grandi principi di verit, ma
adattandoli ai tempi in cui viveva e al livello delle persone che aveva
davanti momento per momento, in perfetta sintonia con le loro
realizzazioni, bisogni e aspirazioni. Nel far questo, Babaji ha dimostrato
di possedere straordinari poteri spirituali e, come la figura del guru
nella pi pura tradizione indiana, non ha mai cercato di attirare su di S
l'attenzione della gente. Giungere ai Suoi ashram e in Sua presenza era
sempre difficile e se qualcuno veniva senza fede... per deridere, mettere
alla prova o vedere cosa c'era da guadagnare... Lui si nascondeva,
recitando la parte del giovane montanaro illetterato con tanta abilit da
far s che molti se ne andassero convinti che fosse proprio cos.
Nel 1976, da Babaji arriv un'americana piena di dubbi e di sospetti su
di Lui e su tutta la storia che Gli ruotava attorno. A un certo punto, agli
inizi di quella che sarebbe stata una permanenza di otto mesi, Babaji le
disse:
"Se vieni con il dubbio, ti dar ogni ragione per dubitare. Se vieni con il
sospetto, ti dar ogni ragione per essere sospettosa. Ma se vieni in cerca
di amore,
ti mostrer pi amore di quanto tu abbia mai conosciuto'."
A coloro che venivano per arrendersi, Babaji dava tutto.
Babaji insegnava continuamente. La Sua stessa vita 'mortale' fu un
insegnamento, poich Lui viveva quello che insegnava. Durante i primi
anni della Sua missione, parlava molto di rado. A volte capitava che, in
un'intera giornata, dicesse al massimo quattro o cinque frasi essenziali,
ma in seguito, pur tenendo pochissimi discorsi pubblici, inizi a
conversare con piccoli gruppi di devoti in modo quasi normale. La
207

principale attivit di Babaji, quella nella quale era costantemente


impegnato, consisteva nel mostrare alla gente, con l'esempio, una
maniera diversa di vivere.
Quando una giovane devota italiana, che successivamente assunse il
nome di Gora Devi, arriv per la prima volta all'ashram di Herakhan
nell'aprile del 1972, Babaji smise per un attimo di dipingere le colonne
del tempio per darle il benvenuto, e quando, agli inizi del 1973, lei
divenne una residente stabile dell'ashram, Babaji la assegn ai lavori di
cucina e di pulizia, trascorrendo personalmente ore in cucina per
mostrarle come andava preparato il cibo, che poi, Lui stesso provvedeva
a distribuire. Babaji ha mostrato alla gente il modo migliore di tagliare la
legna per le esigenze dell'ashram e la maniera pi efficace e meno
faticosa di smuovere o spezzare i grandi macigni che si trovavano lungo
il letto del fiume per usarli come materiale da costruzione. Con
l'esempio diretto, Egli ha mostrato a tutti come combinare adorazione
del Divino e azione, e come trasformare il lavoro in un'offerta.
Nell'ottobre del 1983, rispondendo al benvenuto di Shri Babaji, C.P.N.
Singh, l'allora Governatore dello stato indiano dell'Uttar Pradesh, fece le
seguenti riflessioni:
"Dai Suoi insegnamenti, dal Suo lavoro e dalla Sua pratica nella vita
quotidiana, possibile capire che Egli non si limita ad elargire
benedizioni. Ogni
istante delle sue giornate un'evidente esemplificazione delle Sue
parole. Non vi
alcuna differenza fra quello che dice e quello che fa."
Babaji insisteva su un punto: quelli che stavano con Lui dovevano
compiere dei progressi spirituali. Dopo aver deciso, di solito con
un'occhiata, il problema sul quale un certo devoto aveva bisogno di
intervenire, Babaji metteva in scena (proprio come un regista di teatro o
di cinema) una serie di situazioni che lo avrebbero costretto a
confrontarsi con le sue resistenze e le sue limitazioni. Il primo approccio
avveniva di solito a livello sottile... talmente sottile che a volte la
persona interessata se ne rendeva
208

conto in ritardo... ma poi, se la lezione non veniva recepita,


l'insegnamento era ripetuto con maggiore intensit, diventando ovvio,
impossibile da ignorare: poteva anche essere causa di dolore fisico o di
angoscia mentale. Se nemmeno quello bastava, per il devoto
recalcitrante o particolarmente cocciuto c'erano in serbo inesauribili
scorte di esperienze sempre pi dure... proprio come nella vita normale
fuori dagli ashram, solo con un ritmo molto pi accelerato.
Alcuni piangevano autocommiserandosi, altri piangevano sentendosi
frustrati per l'incapacit di far fronte alle proprie debolezze, altri ancora
se la prendevano con Babaji o sfogavano la rabbia sugli amici, ma alla
fine, quando rabbia e dolore svanivano e l'insegnamento era compreso,
l'amore che si celava dietro l'apparente severit del Guru diventava
evidente, e le persone cercavano di modificare gli atteggiamenti che
erano all'origine dei problemi. Non appena una lezione veniva digerita,
era subito pronta quella successiva. Shri Babaji portava sempre i Suoi
devoti al limite delle loro capacit, ma non lo superava mai, come se
sapesse misteriosamente fino a che punto poteva spingersi con ciascuno.
Alcuni sembravano 'fallire' la prova, ma la sensazione generale che si
ricavava dalle loro esperienze era che avessero 'gettato la spugna' troppo
presto. Se avessero tenuto duro ancora un po', ce l'avrebbero senz'altro
fatta. Normalmente, quando lo sviluppo di qualcuno si stabilizzava o se
era necessario del tempo per assimilare gli insegnamenti ricevuti, le
persone lasciavano l'ashram... sia di loro spontanea iniziativa, seguendo
l'intuizione interiore, sia per ordine di Babaji. Spesso, coloro che se ne
andavano o erano mandati via, tornavano in un secondo tempo, con il
permesso di Babaji, per cominciare un altro ciclo di lezioni. Il vero Guru
mette costantemente alla prova i Suoi discepoli, anche su questioni che
loro possono illudersi di aver gi superato.
In qualche rara occasione, Babaji ha ammesso di aver esaudito i desideri
pi tenaci di alcuni dei devoti, ma di solito preferiva far capire alle
persone che quei desideri avrebbero danneggiato la loro evoluzione
spirituale, salvo poi soddisfarli comunque, se vedeva che non esistevano
altre vie d'uscita. Babaji, fedele al Suo ruolo di Shiva, il-facile-da209

compiacere, colui-che-esaudisce-tutti-i-desideri, non imponeva mai nulla


a nessuno... nemmeno di credere in Lui o nella 'bont'. Ogni essere
umano deve farsi carico delle proprie scelte e responsabilit.
Shri Babaji non dava quasi mai istruzioni precise. Era difficilissimo che
dicesse a qualcuno cosa fare e come farlo. Generalmente, assegnava un
compito in termini molto vaghi e poi lasciava che le persone si
arrangiassero, limitandosi a incitarle ad agire. Il Suo era un classico
sistema di apprendimento attraverso l'esperienza: o nuoti o anneghi.
Sovente, se un devoto tornava per avere dei chiarimenti, Babaji si
divertiva a confondergli ancora di pi le idee dandogli nel giro di pochi
minuti tre o quattro consigli contrastanti. Il compito era stato assegnato:
ora spettava alla persona trovare il modo pi intelligente ed efficiente di
portarlo a termine, usando tutti i mezzi che aveva a disposizione. In una
'scuola' basata sull'esperienza individuale, fornire le risposte in anticipo
sarebbe stato barare al gioco.
Alla fine, era facile capire come si era andati. Un lavoro ben fatto veniva
ricompensato con un sorriso, un tocco benedicente, un dono (prasad) di
qualsiasi natura o con una parola di lode. Le esecuzioni scadenti
potevano invece dare il via a manifestazioni di rabbia, di frustrazione o
di incredulit di fronte alla grandezza della nostra stupidit, quando non
arrivavamo addirittura a meritarci uno scappellotto o, persino, una
bastonata. Babaji si aspettava... meglio, esigeva... che i Suoi devoti
imparassero presto a prendere decisioni in modo completamente
autonomo. Dio ha dotato gli uomini del libero arbitrio e Babaji lasciava
intendere che scegliere al posto nostro non rientrava nelle Sue
prerogative... e nemmeno nei Suoi poteri. In questo particolare aspetto,
la volont di Dio non superiore a quella dell'uomo.
Allo scopo di aiutare i devoti a conseguire la 'liberazione', Shri Babaji
era disposto a interpretare qualsiasi ruolo: poteva essere
indifferentemente il maestro gentile, l'istruttore feroce, il miglior amico,
il guru e il Signore Supremo. Sebbene si riporta che in un'occasione
abbia detto: "Io non sono il guru di nessuno, sono il Guru dei guru,"
Babaji recit la parte del guru tradizionale con alcune persone e fu un
210

maestro di vita per tutti coloro che giunsero alla Sua presenza.
All'interno dell'antichissima tradizione spirituale dell'India, faceva notare
Babaji, "senza Guru, non c' Conoscenza." Le persone che vanno da un
maestro in cerca di conoscenza devono essere pronte ad abbandonarsi
totalmente al Guru, allo stesso modo in cui uno si deve abbandonare
totalmente a Dio per realizzare il S Superiore. proprio la necessit di
tale resa interiore e la completa fiducia nel guru che essa richiede, a
rendere estremamente delicato e importante, per entrambe le parti in
causa, lo stabilirsi di una corretta relazione guru discepolo. Nelle
letteratura induista e buddista... ma, a dir il vero, nella letteratura di tutte
le religioni... esistono molte storie che narrano delle enormi difficolt
superate dai discepoli impegnati in questo processo di abbandono
interiore. Una delle pi conosciute , senza dubbio, la vita del grande
santo tibetano Milarepa: un impressionante esempio di devozione e di
servizio al Guru.
Il resoconto di una conversazione svoltasi fra Shri Babaji e un ardente
devoto occidentale illustra con molta chiarezza alcuni degli elementi che
caratterizzano la tradizionale relazione guru discepolo alla quale, in certi
casi, Babaji si conformava. Il devoto in questione, che aveva l'incarico di
celebrare gli antichi rituali vedici nel tempio principale di Herakhan,
avvicin Babaji per chiedergli se, mentre era in patria avrebbe potuto
presentare una domanda per un visto a lungo termine all'ambasciata
indiana, infatti il giovane aveva intenzione di vendere tutte le sue
propriet e di donare il ricavato a Babaji. Inoltre, poich di recente un
altro devoto di Babaji si era offerto di iniziarlo allo yoga, voleva sapere
se avrebbe fatto bene ad accettare tale iniziazione.
Babaji rispose che era liberissimo di ricevere l'iniziazione, ma che poi
sarebbe dovuto tornare al suo paese e restarci.
"Vieni mandato via" spieg in tono dolce e al tempo stesso
inflessibile,
"perch hai perso la fede. Se tu fossi un vero devoto, avresti una fede
incrollabile e
211

una mente stabile. Come pensi che un uomo che non nemmeno uno
yoghi possa
iniziarti allo yoga? Questo non mi piace.
"Assegnandoti la cura del tempio, ti ho accettato come devoto e ai
devoti io
do lo Abhaya Dhan... la benedizione della Mia protezione, grazie alla
quale tu sarai sempre al sicuro e che dovrebbe renderti senza paura. Io
sono personalmente
responsabile di te e della tua liberazione! Se avrai bisogno di
un'iniziazione, te la dar. Perch dubiti e cerchi altrove?"
L'occidentale ammise di essere stato motivato dall'avidit spirituale e
Babaji continu :
"Temi forse di non ricevere abbastanza da me? La tua fede deve
diventare immensa, come il Monte Meru. Se anche il Sole e la Luna
deviassero dal loro corso celeste, la fede del devoto non deve vacillare. Il
vero devoto deve essere pronto a dare la vita per Dio e dovr avere fede
fino al suo ultimo respiro. Non lasciarti turbare dalle false dottrine! Tu
sei costantemente sotto la Mia protezione." Sebbene a volte i devoti
pensassero di essere capitati 'nelle grinfie' di un insegnante molto duro,
Babaji aveva la mano leggera, anche se abitudini mentali e
condizionamenti esterni non si modificano da un giorno all'altro, e le
situazioni necessarie a rompere gli schemi acquisiti erano spesso
dolorose sul piano emotivo e molto impegnative su quello fisico. In
un'occasione, Babaji disse:
"Il sentiero che conduce alla realizzazione di Dio molto difficile da
percorrere. Sono pochi quelli che lo seguiranno fino in fondo. difficile
come camminare sulla lama di un rasoio. La grazia del guru tutto.
Senza guru, non vi conoscenza."
E come Guru Supremo, in un'altra circostanza, Egli parl cos: "Sono
venuto per liberare tutti. Sono venuto per dare Luce."

212

ALCUNE ESPERIENZE DI APPRENDIMENTO


Se fosse possibile stilare una graduatoria dei maestri spirituali cos come
si fa con i normali insegnanti che operano nel nostro sistema educativo,
Shri Babaji sarebbe senza dubbio un professore universitario di altissimo
livello. Quando sentiva che una persona era pronta ad affrontare un certo
problema, si metteva al lavoro animato da un amore totale... senza
fermarsi prima di aver posto il devoto nella condizione migliore per
affrontare la verit, riconoscerla e reagire ad essa in modo da ampliare il
suo stato di coscienza. Per raggiungere tale scopo, Babaji era disposto a
fare letteralmente qualsiasi cosa, ma al tempo stesso agiva con distacco
assoluto, restando indifferente di fronte alle varie reazioni di paura,
collera o repulsione dei suoi devoti. Era l per aiutare e lo faceva
veramente, anche quando doveva essere spietato, anche a costo di
rovinare la Sua immagine di Guru amorevole e buono.
Un giorno, Babaji disse a Ram Dass di costruire un ghat sulla riva del
fiume, in modo da rendere pi facile accedere all'acqua per bagnarsi.
Ram Dass chiese il permesso di impiegare la forza lavoro dei karma
yoghi nell'impresa e Babaji diede il Suo bene stare, aggiungendo per
che il ghat doveva essere completato in un giorno. Tutti gli uomini
lavorarono duramente per l'intera giornata, trasportando e piazzando i
grandi
massi necessari a formare la solida gradinata che degradava verso il
fiume, ma non riuscirono a finire il ghat. Poco prima dell'imbrunire,
mentre faceva il bagno circondato da quattro o cinque dei suoi aiutanti,
Babaji chiese a che punto erano i lavori e Ram Dass, che era fra i
privilegiati chiamati a partecipare a quel rituale, non pot fare altro che
rispondere che non era ancora terminato.
"Posso avere ancora un giorno, Baba?"
Babaji gli lanci un'occhiata penetrante e disse: "Okay, hai un altro
giorno... ma solo uno."
Il mattino successivo, la squadra riprese a lavorare di buona lena. Ram
Dass saltava da una parte all'altra portando i carichi pi pesanti e
213

tenendo di buon umore i compagni con grandi spruzzate d'acqua e


discorsi sull'importanza del karma yoga. Il suo fu un esempio
trascinante, ma alle cinque per finire il ghat mancavano ancora delle
pietre e per lui era arrivato il momento di andare ad assistere Babaji
durante il Suo bagno. Comunque, allontanandosi, valut... o forse
sarebbe meglio dire sper... che tutto fosse completato entro il tramonto.
Una ventina di minuti pi tardi, nella stanza da bagno di Babaji arriv
anche Rajendra Kumar Sharma, un fotografo che seguiva Babaji dal
1971. Rajendra aveva dato una mano a costruire il ghat e Babaji gli
chiese: "Allora, il ghat finito?"
Ram Dass preg che dicesse quasi o qualcosa del genere, ma Rajendra
rispose semplicemente: "No, Baba, non ancora."
Babaji si gir verso Ram Dass e, con fredda determinazione, inizi a
ricoprirlo di insulti, accusandolo di colpe che entrambi sapevano lui non
aveva mai commesso. Ram Dass aveva un ego piuttosto robusto e
nell'ashram si era fatto la fama di quello che lavora sodo e scatta sempre
per obbedire agli ordini di Babaji, e di conseguenza gli bruci
particolarmente sentirsi apostrofare con un gelido: "Come puoi diventare
un guru del karma yoga se non dimostri alcuna attenzione per il lavoro
che fai?"
Ram Dass sapeva che Babaji non aveva nessuna voglia di ascoltare
scuse o giustificazioni, quindi sub passivamente, davanti agli amici,
un'ondata di rimproveri che si faceva di secondo in secondo pi beffarda
e sprezzante. Il senso di essere trattato ingiustamente crebbe e si
intensific, lacrime di frustrazione gli bagnarono gli occhi, ma lui tenne
duro, soffocando coraggiosamente l'impulso di difendersi. Alla fine,
Babaji, continuando a maltrattarlo, gli ordin di preparare l'acqua per il
bagno. Da quando aveva cominciato a fare pi freddo alla sera, per fare
il bagno a Babaji veniva usato un secchio di acqua fredda al quale
all'ultimo momento veniva aggiunto un thermos di acqua bollente, in
modo da ottenere una miscela della temperatura giusta. Il secchio
conteneva l'esatta quantit d'acqua necessaria a svolgere il bagno rituale,
214

acqua che doveva essere tenuta pulitissima: non si poteva nemmeno


immergerci un dito dentro per controllare la temperatura.
Non appena tutto fu pronto, Babaji entr nell'angolo della doccia e Ram
Dass si chin, affondando la lota (un recipiente di metallo a bocca larga)
nel secchio per prepararsi a versarla sul Suo corpo. In quel momento,
per, gli improperi di Babaji superarono ogni limite e lui non riusc pi a
controllarsi. Le lacrime gli rigarono le guance e... caddero nella lota che
aveva in mano!
Orripilato e sconvolto, Ram Dass si rese conto di aver contaminato
l'acqua per il bagno del Suo Guru, ma se avesse gettato via quella lota
l'acqua non sarebbe bastata a completare il bagno. Paralizzato
dall'indecisione, si frug febbrilmente il cervello in cerca di qualcosa di
intelligente da fare, finch Babaji, spazientito, gli diede uno scappellotto
in testa. "Sbrigati con quell'acqua!"
Ram Dass esit ancora, ma Babaji gli ordin di muoversi e lui fu
costretto a obbedire. Per rispetto, vers quell'acqua 'impura' sui Suoi
piedi e, mentre lo faceva, la sua mente venne invasa dai ricordi di tante
storie di discepoli che avevano lavato i piedi dei loro maestri con lacrime
di devozione e di amore. Quando realizz che, per certi versi, era quello
che stava accadendo anche a lui, speriment un forte senso di liberazione
e sent che tutto andava bene. In quello stesso istante, sollev lo sguardo
e vide Babaji che gli sorrideva raggiante con gli occhi che sprizzavano
scintille.
Eventi di questo genere fanno tornare in mente un famoso episodio
riportato nell'autobiografia di Yogananda, quello nel quale si racconta di
come il Mahavatar Babaji, seduto assieme ai suoi discepoli attorno a un
fuoco, abbia improvvisamente afferrato un ramo che bruciava e colpito
leggermente sulla spalla uno dei devoti con un tizzone ardente,
causandogli una dolorosa ustione. Quando Lahiri Mahasaya, che era
presente alla scena, protest per quella che gli era sembrata un'inutile
crudelt, Babaji si volt verso di lui e gli chiese se avrebbe preferito
vederlo morire fra le fiamme, come sarebbe stato predestinato dal karma
accumulato nelle sue vite passate. Poi pos la Sua mano ristoratrice sulla
215

scottatura e spieg al discepolo che era stato appena liberato da una fine
dolorosa. Grazie all'intercessione di Babaji, quella piccola bruciatura
aveva compensato i suoi debiti karmici.

Da Shri Babaji arrivavano persone di tutti i tipi, animate da motivazioni


anche molto diverse. Alcuni venivano per adorare una manifestazione di
Dio; altri per curiosit; altri ancora in cerca di ricchezza, salute, per
avere figli o veder esaudito uno specifico desiderio; c'erano quelli che
volevano ricevere i Suoi insegnamenti, la Sua guida e il Suo sostegno,
ma la maggioranza era mossa da tutta una gamma di ragioni differenti.
Venivano da ogni parte del mondo, portandosi dietro retaggi culturali e
bagagli karmici di ogni genere. Indiani di alta casta e 'intoccabili';
pensionati e giovani in procinto di intraprendere una carriera; malati e
guaritori; tossicodipendenti e alcoolizzati assieme a gente che aveva
smesso di drogarsi e di bere; nevrotici e 'pazzi' a fianco a psichiatri e
psicologi. Babaji prendeva rapidamente le 'misure' dei nuovi arrivati e si
metteva a lavorare su di loro al livello e con la velocit pi adatti allo
stato evolutivo di ciascuno. Trattava tutti con cortesia, pazienza e amore,
esaudendo spesso i desideri espressi con fede e devozione a Dio. A
coloro che venivano per ricevere insegnamenti spirituali, Shri Babaji, il
Guru Supremo, dava pratiche rigorose, ponendo ogni singolo individuo
di fronte alle paure inconsce e alle tendenze sottili che lo privavano del
coraggio e della chiarezza mentale necessari a percorrere con successo
l'arduo cammino della Realizzazione Interiore.
Shivani (la Dott.ssa Shdema Goodman), una psicologa nativa dello stato
di Israele che esercita la professione nel New Jersey, si rec spesso a
visitare Babaji in India durante gli ultimi cinque anni della Sua missione
e ha raccolto le sue esperienze in un libro dal quale tratto questo brano:
"In occasione del mio terzo viaggio a Herakhan, venni messa alla prova
con una certa severit. Babaji, Shastriji e Tuli, una ragazza tedesca,
216

camminavano lungo il fiume e all'improvviso Babaji mi chiam con un


cenno della mano. Io li raggiunsi e continuammo a scendere il greto del
fiume. Di recente c'era stata una piena e la corrente era piuttosto forte.
Arrivammo in un punto dove alcuni massi creavano una piccola rapida e
Babaji ordin a me e Tuli di andare sull'altra sponda. Ora, io sapevo che
attraversare con l'acqua cos alta era pericoloso e capii subito che era una
prova. Babaji voleva vedere quanta fiducia ero disposta a concederGli.
Dopo un attimo di esitazione, giunsi a un compromesso con me stessa e
decisi di fare un tentativo: se mi accorgevo che era troppo difficile, sarei
tornata indietro. Lanciai un'occhiata interrogativa a Babaji e chiesi: 'Sei
sicuro che vada bene?'
"Tuli mi strinse forte la mano e disse: 'Coraggio, Shivani, ripetiamo Om
Namah Shivay e ce la faremo.'
"Cos, recitando il mantra, ci inoltrammo nel fiume, ma, a un certo
punto, la presa di Tuli si trasform in una morsa e mi conficc il
cerchietto d'oro della fede nel dito. Io gridai dal dolore e mi liberai con
uno strattone. Un secondo dopo, Tuli venne spazzata via dalla corrente e
io rimasi l come una stupida, chiedendomi cosa fare. Mi girai verso
Babaji e contemporaneamente Lo sentii urlare: 'Alzati, Tuli! Rimettiti in
piedi!' Forse avrei dovuto cercare di aiutarla, ma non osavo muovermi
perch ero sicura che avrei fatto la sua stessa fine, quindi mi limitai a
ripetere l'incitamento di Babaji. Quando guardai di nuovo nella Sua
direzione, Lui impugnava una pietra e mirava nella mia direzione. "VAI!'
grid con voce terribile e io mi misi subito ad arrancare nel fiume con
l'acqua alla cintola. Con Babaji non si poteva mai sapere... sarebbe stato
capace di tirarmelo veramente quel sasso! Meglio andare sul sicuro.
"Dopo pochi passi, venni quasi travolta dall'impeto della corrente. In
preda al panico, mi aggrappai disperatamente all'unica cosa che avevo a
disposizione... il mantra Om Namah Shivay. Superai quel punto per puro
miracolo e appena mi resi conto che ero rimasta in piedi mi girai a
guardare cosa stava succedendo a Tuli. Immediatamente, persi
l'equilibrio e rischiai di cadere un'altra volta. Ripetendo con feroce
determinazione il mantra, mi rimisi in equilibrio e allora capii: se
217

recitavo Om Namah Shivay e mi concentravo molto, tutto andava bene,


ma se la mente divagava anche solo per un secondo... erano guai!
"Quando alla fine guadagnai la riva, per prima cosa mi controllai i piedi,
convinta di trovarli seriamente danneggiati. Invece, sebbene fossi scalza,
vidi con stupore che mi ero fatta soltanto due piccole escoriazioni. Pian
piano ripresi a pensare in modo normale e subito mi ricordai di Babaji e
della pietra. Andai su
tutte le furie e presi a inveire contro di Lui. Pantaji, un americano che
viveva in India, aveva visto tutto e mi venne vicino.
"'Sai cosa ha fatto... ' borbottai io, ansimante, '... ma chi si crede di
essere... minacciarmi con un sasso... non sono un cane, io! Domani me
ne vado. Questo troppo. Ne ho abbastanza.'
"Pantaji cerc di rabbonirmi. 'Probabilmente questo il pi alto
insegnamento che hai ricevuto finora e forse non ce ne saranno altri cos.
Credimi, sono anni che frequento i guru e so come lavorano. Non
mollare proprio adesso.'
"lo non volevo mollare, ma ero ferita nell'orgoglio. Almeno, mi
sembrava di aver diritto di essere ferita nell'orgoglio. Come avrei
spiegato quella faccenda ai miei familiari e amici? Dovevo accettare
supinamente di essere trattata a quel modo? Dove finiscono fede e
annullamento dell'ego e dove comincia l'imbecillit vera e propria? A un
certo punto bisognava tirare una linea da qualche parte.
"E se mi avesse dato uno schiaffo? Ecco, il mio limite era quello. Non
avrei mai tollerato di essere presa a schiaffi. Se mi avesse picchiata, me
ne sarei andata.
"Dopo aver cos ragionato, riattraversai il fiume in un punto
relativamente tranquillo e anche l rischiai due volte di fare un bel
capitombolo. Non appena tornai nell'ashram, incontrai Tuli. Non si era
fatta male, ma quando si era imbattuta in Babaji si era presa una bella
scarica di ceffoni. La mia mente and in tilt. Il prossimo test era vicino.
No, a me non lo far, pensai. In fin dei conti non ero caduta. Io ce
l'avevo fatta.
218

"Tuli confess che, vedendomi sana e salva sull'altra sponda, aveva


provato una fitta di gelosia e io mi sentii completamente solidale con lei.
Stavo molto meglio e decisi di dimenticare l'intero incidente. Qualche
minuto pi tardi, vedendo Babaji che passava, mi avvicinai per salutarLo
e... Wham!
"Mi ritrovai con mezza faccia in fiamme e realizzai che mi aveva colpita
sulla guancia sinistra. Scioccata, lo fissai senza sapere come reagire e
Lui grid: 'Ti ho salvato la vita! Stavi annegando!' Poi gir sui tacchi e
se ne and.
"Adesso, ogni volta che penso a questo episodio mi vengono le lacrime
agli occhi. Ho capito la lezione e Gli sono grata di avermela impartita,
ma allora la cosa non fu tanto semplice. Ero furiosa. Schiaffeggiandomi
davanti a tutta quella gente mi aveva umiliata. Il dolore fisico non
c'entrava... anzi, sebbene l'impatto e il rumore fossero stati decisamente
forti, non avevo quasi sentito dolore. Strano!
"Per non sapevo cosa fare. Andai nella mia camera e, dopo aver
riflettuto, arrivai alla conclusione di aspettare che succedesse quel che
doveva succedere. Mi misi a piangere, sentendomi infantile e confusa,
ma in fondo non mi importava veramente. Per qualche incomprensibile
ragione, una parte di me era deliziata. Mi aveva dato uno schiaffone,
punto e a capo. Non era niente di particolare. Malgrado questo,
propendevo ancora per la partenza... anche perch me ne sarei dovuta
andare lo stesso dal momento che i cinque giorni del mio permesso
erano passati. Forse era meglio dormirci sopra e vedere cosa avrebbe
portato il nuovo giorno.
"Il mattino seguente mi presentai davanti a Babaji e gli chiesi se
potevo
restare altri cinque giorni.
"'Ti picchier ogni giorno' rispose Lui e io chiusi gli occhi, cercando di
capire
se ero disposta a permettere che quello accadesse, poi dissi: 'Se serve per
condurmi all'illuminazione, okay, altrimenti no.'
"Babaji mi fiss e disse: 'Resta.'
219

"Naturalmente, non venni mai pi picchiata."


Nan Singh un giovane inglese che nel 1977, durante il suo viaggio di
avvicinamento all'Australia, dove ora risiede, si ferm per diversi mesi
nell'ashram di Herakhan. Babaji lo mise a lavorare assieme a un indiano
che aveva all'incirca la sua stessa et: venti, venticinque anni. Dopo un
paio di giorni, i due ragazzi scoprirono di non piacersi; pi lavoravano
assieme e pi la loro antipatia reciproca aumentava. Entrambi fecero
presente a Babaji le ragioni della loro infelicit e chiesero di essere
separati, ma Lui non batt ciglio e continu a farli lavorare assieme.
Nella stagione secca che precede il monsone, inizi a mandarli a fare
rifornimento del fogliame di un particolare albero che in quel periodo
dell'anno costituivano l'unica fonte di sostentamento per le mucche
dell'ashram. Bisognava risalire il fiume per due o tre chilometri,
arrampicarsi fino quasi alla cima di questi alberi, anche a sette, otto
metri dal suolo, e staccare i ramoscelli pi alti, dove crescevano i
germogli pi teneri. I nostri due amici portarono a termine il compito
con discreto successo, a parte un piccolo dettaglio... quello che saliva, al
momento di buttare gi i rami, faceva in modo di colpire il compagno
che aspettava di sotto. Alle fine, arrivarono al punto di insultarsi
apertamente mentre lavoravano, e la situazione, anzich migliorare,
peggior ancora.
Passarono le settimane e per Nan Singh venne il tempo di preparare le
valigie. Doveva lasciare Herakhan e proseguire per la tappa finale del
suo viaggio, l'Australia. Alcuni giorni prima della sua partenza, Babaji
assegn ai nostri due amici un lavoro non molto esaltante. Sul ripido
pendio della collina fuori dall'ashram, c'era una buca puzzolente dove
per mesi tutti i residenti avevano gettato le loro immondizie e Babaji
voleva che i rifiuti fossero spostati in un altro punto, una settantina di
metri pi avanti. Nan Singh e il suo partner iniziarono a darsi da fare,
aggiungendo al disgusto che gi provavano l'uno per l'altro anche un
certo schifo per i carichi maleodoranti che erano costretti a trasportare,
ma, un paio d'ore dopo, scoprirono che, a forza di muovere immondizia
220

esteriore, avevano rimosso anche le loro immondizie 'psicologiche'.


Senza rendersene conto, senza compiere alcuno sforzo cosciente per
rimuovere l'antipatia che provavano l'uno per l'altro, l'ostilit che li
aveva divisi era svanita: conclusero la loro fatica in un clima armonioso,
guardandosi con rispetto e perfino con amore.
Tre giorni pi tardi, quando Nan Singh lasci l'ashram, si abbracciarono
come fratelli, accomunati da un sentimento di affetto che ebbero
occasione di rivivere nel 1979, durante la seconda visita di Nan Singh a
Herakhan.
BABAJI E IL SANATAN DHARMA, LA LEGGE ETERNA
Quando Babaji si manifesta in forma umana, ha un compito preciso da
svolgere... diffondere gli insegnamenti atti a condurre l'umanit verso
nuovi livelli di consapevolezza e nuove avventure spirituali. Alle
persone che in diversi momenti della Sua missione Gli chiesero per
quale motivo avesse scelto di manifestarSi in un corpo, Babaji diede
risposte apparentemente diverse, ma essenzialmente identiche. "Sono
venuto per liberarvi tutti. Sono venuto per dare Luce. Sono venuto per
restaurare il Sanatan Dharma."
Con gli insegnamenti e soprattutto con l'esempio diretto, Egli cercava di
aiutare i ricercatori sinceri a realizzare e sperimentare la loro
fondamentale unit con il Divino, la Sua Volont e la Creazione tutta.
Per realizzare Dio, bisogna prima liberarsi dalla rete di desideri, ansie,
alti e bassi emotivi e paure nelle quali siamo costantemente imprigionati.
Tutti coloro che Lo hanno sperimentato, e di recente anche psicologi e
fisici di fama, sono giunti alla conclusione che l'ostacolo da battere, la
radice di tutti gli attaccamenti, la mente, modellata dalle societ
imperfette nelle quali viviamo, che ad ogni istante condiziona, per
mezzo dei meccanismi della memoria, il nostro modo di rispondere a
quel che ci accade attorno. Per cominciare a spezzare questa rete
'illusoria', quello che i saggi hanno definito il velo di Maya, necessario
221

essere sempre consapevoli dell'origine divina dell'uomo. Solo cos,


infatti, sar possibile conquistare l'equilibrio interiore e il distacco
necessari per operare ai livelli di coscienza superiori, dove vivere
diventa una costante avventura creativa che si svolge in perfetta sintonia
con l'Energia Cosmica, regolata nel suo manifestarsi da un'Eterna Legge
Universale: il Sanatan Dharma.
Noi uomini abbiamo chiamato santi, filosofi o geni gli individui che nel
corso della Storia hanno realizzato questo stato di coscienza, ma Babaji,
come tutti i Grandi Maestri, afferma che la realizzazione suprema alla
portata di tutti coloro che la vogliano con concentrazione totale: quando
un numero sufficiente di persone si sar stabilizzato in tale stato di
coscienza... o avranno perlomeno iniziato a lottare per raggiungerlo...
comincer una Nuova Era e l'umanit nel suo complesso compir un
balzo evolutivo. Allora la gente vivr in armonia con la natura e con tutti
gli aspetti della Creazione e smetter di lottare, ognuno per conto suo e
in preda a un desolante senso di solitudine, contro quello che ora viene
percepito come un mondo 'inumano' e crudele.
Babaji ha ripetuto spesso di essere venuto per 'far rivivere il Sanatan
Dharma' e in un'occasione specifica ha parlato del Sanatan Dharma in
questi termini:
"Il Sanatan Dharma la Legge universale, eterna, senza principio e
senza fine.
Nessuno sa quando ha cominciato ad operare e nessuno sa quando
smetter di farlo...
"Il Sanatan Dharma il re di tutte le religioni. All'inizio della
Creazione era
l'unica [Via] e alla fine della Creazione sar l'unica [Via]. Il Sanatan
Dharma
come un oceano; gli altri Dharma [cammini spirituali] sono come
fiumi... a un
certo punto confluiranno tutti nell'oceano del Sanatan Dharma e
perderanno la
loro esistenza separata."
222

Babaji ha spiegato che il Sanatan Dharma la legge intrinseca a tutte le


cose, quella che guida il processo creativo per il mezzo del quale la
Creazione si espande e viene conservata, consentendo la crescita e lo
sviluppo della vita in tutte le sue miriadi di forme. In pratica, il Sanatan
Dharma governa tutte le attivit che si svolgono nell'universo materiale.
Le leggi della fisica e della chimica fanno parte del Sanatan Dharma,
come anche la legge del karma: "Cos come semini, raccogli."
Le verit contenute nei Veda e negli altri testi sacri dell'India hanno
molti punti in comune con i pi recenti sviluppi della ricerca scientifica.
La teoria del Big Bang, nata dalla scoperta che l'universo si espande e un
giorno, prevedibilmente, imploder, si adatta perfettamente al concetto
di un fenomeno creativo innescato da un piccolo movimento all'interno
dell'Energia primordiale, quella che gli antichi saggi definivano Dio
Senza Forma. All'inizio della Creazione, la vibrazione della sillaba sacra
OM o AUM stata la scintilla che ha innescato il processo di
rimescolamento e aggregazione dell'Energia Cosciente durante il quale
particelle di materia si sono combinate in modo via via sempre pi
complesso, fino a formare l'universo come lo conosciamo oggi,
apparentemente immutabile, ma in realt soggetto a una continua
evoluzione controllata dagli eterni principi del Sanatan Dharma.
L'unica differenza che la scienza non in grado di spiegare 'cosa' abbia
prodotto il Big Bang, mentre le religioni non hanno problemi nel farlo.
Fin dai tempi pi remoti, nei Veda, il Dio precedente alla Creazione
viene descritto come privo di forma e di attributi umani, senza principio
e senza fine. Forse il termine pi adatto a definirLo Energia Cosciente.
A un certo punto, questa Energia Cosciente, animata dal desiderio di
esprimersi e sperimentarsi in un'infinita variet di manifestazioni e di
forme, prova l'impulso di dar vita al processo creativo di aggregazione
della materia. Tutto quello che esiste... dalla pi vasta delle galassie alla
pi microscopica delle particelle... deriva dall'Energia Divina
primordiale, riceve una forma dal Movimento Creativo e si evolve in
armonia con le Leggi che lo regolano. Gli universi vengono creati,
223

conservati e infine riassorbiti dall'Energia Cosciente del Divino in cicli


che possono prolungarsi per decine di migliaia di miliardi di anni. Poi si
verifica un periodo di quiete (che dura forse per un identico lasso di
tempo) e il ciclo creativo ricomincia, per sempre, all'infinito.
Tutte le creature senzienti, ma anche quelle insenzienti, come ad
esempio le rocce, subiscono un costante processo di trasformazione. Le
montagne vengono erose dagli agenti atmosferici; gli alberi e le piante
spuntano da piccolissimi semi, crescono, raggiungono il massimo
sviluppo e poi decadono, marcendo sul terreno per essere di alimento ai
loro simili; e identico destino tocca agli animali, uomo compreso, che
nascono, maturano e muoiono.
Gli esseri umani sono considerati la forma di vita pi elevata. Babaji
diceva che perfino gli dei - forme di energia sottile aspirano a conseguire
un'esistenza umana, perch solo in un involucro umano che l'anima
pu progredire in saggezza e conoscenza spirituale. Gli esseri umani
sono gli unici che hanno il potere di trasformarsi ed evolvere perch,
oltre ad avere un corpo in grado di sperimentare la sofferenza, hanno
anche l'intelligenza necessaria a comprendere le cause della sofferenza.
Non un caso,
infatti, che nella Bibbia sia scritto che gli uomini sono fatti "a immagine
e somiglianza di Dio", le uniche creature della Terra capaci di realizzare
la loro fondamentale unit con il Divino.
Tutte le grandi religioni orientali credono che l'anima non muoia assieme
al corpo, perch l'anima un'entit sottile, simile in questo agli dei,
espressione diretta del Divino. L'anima l'impulso divino nell'uomo, il
Testimone della vita, e, come Dio Stesso, immortale. Quando il corpo
muore, l'anima raccoglie i frutti, sia buoni che cattivi, delle sue azioni
umane, si immerge nella sue origini divine e infine ritorna,
reincarnandosi, in un'altra forma materiale. All'interno di un ciclo
creativo completo, un'anima pu affrontare milioni e milioni di rinascite,
sia in forma umana che non umana. Alcuni sostengono che l'anima di un
uomo non si reincarna mai in forme di vita inferiore, ma sembra che vi
siano delle eccezioni a questa regola. In ogni caso, l'anima costretta a
224

tornare sui piani fisici dell'esistenza fino a quando continua a essere


soggetta alla legge del karma, fino a quando continua a essere coinvolta
nel circolo vizioso del desiderio e delle azioni volte a soddisfarlo. Solo
nel momento in cui l'anima riconosce, realizza e sperimenta la sua
essenziale unit con il Divino - e la conseguente futilit di qualsiasi
desiderio umano - essa acquisisce il potere di sottrarsi all'interminabile
ciclo di morte e rinascita. Solo in quell'attimo, con alle spalle un numero
infinito di vite, completamente libera da desideri e priva di legami
karmici, l'anima pu fondersi in Dio e concludere il suo lunghissimo
viaggio di ricerca.
Il Sanatan Dharma la Legge che governa gli universi creati. Quando
una persona opera in armonia con tale Legge, la sua vita diventa un
processo di crescita e di arricchimento. Muovendosi all'interno dei binari
tracciati dalle leggi universali, le anime avanzate hanno la possibilit di
compiere quelli che noi - a causa della nostra incapacit di comprendere
le dinamiche degli eventi naturali - chiamiamo 'miracoli' o di essere delle
guide per coloro che annaspano faticosamente lungo il cammino.
Quando la Legge viene infranta, per ignoranza o deliberatamente, si
scopre che il mondo pu diventare un luogo dove vivere molto difficile
e doloroso. Due aspetti dell'esistere diametralmente opposti - uno che
produce 'miracoli' e pensieri di illuminazione, l'altro che crea sofferenza
e dolore ma che, visti nel loro insieme, sono soltanto la manifestazione
della perfetta legge del karma: cos come semini, raccoglierai. I frutti
delle azioni compiute in una vita vengono di solito raccolti nell'arco
della stessa esistenza, ma possono anche determinare il corso delle
rinascite future.
Una volta, mentre Babaji sedeva assieme ai devoti nel giardino del
tempio di Herakhan, un uomo commise una grave mancanza. Babaji
and su tutte le furie e lo picchi. Pi tardi, dopo che si fu calmato, Shila
chiese il permesso di porGli una domanda difficile. Babaji glielo accord
e Shila disse: "Baba, tu sei il Signore Compassionevole. Perch hai
trattato cos duramente quell'uomo? Perch non lo hai perdonato? Non
dovresti arrabbiarti tanto."
225

"Il perdono se n' andato sull'Himalaya!" replic Babaji. "Non si


possono perdonare certi errori."
"Tu sei il Maestro del Perdono" insistette lei. "Se non ci perdoni Tu, chi
lo far? Noi sbagliamo continuamente."
"Io sono costretto ad obbedire alle Leggi" disse Babaji e Shila non riusc
a nascondere la sua sorpresa.
"Tu sei quello che crea le Leggi. Come puoi esserne limitato?"
Babaji le punt addosso uno sguardo penetrante e disse: "Questo deve
essere compreso molto chiaramente: nessuno al di sopra della Legge!"
E in altre occasioni, parlando con altre persone, lanci delle occhiate
ammiccanti in direzione di Shila ogni volta che diceva: "La Legge
superiore a tutto; nemmeno io sono al di sopra della Legge."
Il Sanatan Dharma la Legge Eterna che dirige e controlla tutte le
interrelazioni che avvengono in natura, la base dell'evoluzione e della
conservazione degli universi fisici, il 'lubrificante' che incoraggia e rende
fluidamente armoniose le infinite combinazioni fra i vari elementi che
compongono la Creazione.
Il contributo umano al processo creativo di espansione del mondo fisico
dipende essenzialmente dalla mente. Pensiero, comprensione, pratica
spirituale e filosofia di vita non potrebbero esistere senza la mente. Il
pensiero ha un potere creativo... con la mente possiamo concepire una
nuova casa, un nuovo macchinario, un nuovo sistema produttivo, un
nuovo modo di sperimentare il mondo e di relazionarsi ad esso. Prova ne
sia il fatto che, molto spesso, persone, testimoni dello stesso evento, o di
eventi similari ma avvenuti in luoghi diversi, hanno impressioni a volte
anche molto discordanti dell'accaduto a causa dei loro diversi schemi
mentali, dei vari modi che hanno di affrontare la vita.
La mente un generatore, o quantomeno un trasformatore di energia. Le
onde pensiero sono un'energia scientificamente quantificabile. Alcuni
individui sono dotati della capacit di comunicare telepaticamente o di
'leggere nel pensiero'. I nostri pensieri sono un'energia che si propaga
nell'universo e ogni movimento di energia, ogni azione ha dei ben precisi
effetti. I pensieri dei miliardi di esseri umani che popolano il pianeta
226

Terra hanno effetti molto concreti sullo svolgersi degli eventi quotidiani
e sulla direzione che prenderanno quelli futuri. Babaji ha ripetuto pi
volte in modo estremamente chiaro che i nostri pensieri e le nostre azioni
si riflettono sull'intero universo. In un'occasione disse: "In questo
momento, a essere in pericolo non soltanto l'umanit, ma anche tutti gli
esseri senzienti e insenzienti dell'universo." Pensieri e azioni hanno
effetti che vanno ben al di l delle limitate sfere di influenza dei nostri
corpi fisici.
Consapevoli dell'importanza della mente, le genti dell'india hanno
studiato per millenni (almeno da prima dell'invasione ariana, che si
ritiene anteriore al 2000 a.c.) modi e tecniche per arrivare a controllarla.
In una maniera o nell'altra, ogni essere umano deve imparare a
disciplinare, concentrare e controllare la mente. Una mente frammentata
e confusa non sar mai in grado di compiere progressi di alcun genere.
Lo scienziato di genio concentra la mente sulla sua ricerca, il grande
musicista sulla sua musica: chi vuole 'realizzare Dio' deve possedere la
stessa determinazione di pensiero. Babaji diceva: "Tutto viene dalla
mente ed creato dalla mente. Il controllo della mente la pratica
essenziale."
Pi e pi volte, in molti modi diversi, Babaji ci ha ricordato la
fondamentale impermanenza del creato. Tutte le cose create sono
soggette a un costante processo di trasformazione. L'unica realt
permanente il Divino.
"Il mondo transitorio, il nome di Dio la vera realt. In questo mondo
tutto deperibile, transitorio' impermanente...
"Il fatto che il mondo intero transitorio: perch lasciate che nelle
vostre menti alberghi la confusione? Dovete avere un solo obiettivo, un
solo scopo... servire tutte le creature viventi dell'universo."
E lo scopo pu essere solo uno perch Dio la realt immanente a tutte
le cose. Tutta la Creazione costruita con i mattoni dell'Energia Divina.
Possiamo dire che Dio , letteralmente, la sostanza di tutto ci che esiste.
Coloro che adorano il Divino dovrebbero adorarLo e rispettarLo in tutte
227

le Sue infinite forme. Gli esseri umani dovrebbero servire, proteggere e


vivere in armonia con ogni elemento dell'universo creato, inclusi,
naturalmente, i loro simili. Quando si sent chiedere dove si poteva
trovare Dio, Babaji rispose: "Dio ovunque, nell'acqua, nel cielo... Dio
dentro di te."
Gli insegnamenti di tutte le religioni mondiali comprendono i principi
essenziali del Sanatan Dharma, anzi il valore delle varie religioni deriva
proprio dall'intuizione che ciascuno dei loro fondatori ebbe delle verit
del Sanatan Dharma. Le diverse tecniche spirituali che ogni religione
offre ai suoi praticanti sono state messe alla prova nel corso del tempo, e
ciascuna di esse ha prodotto santi dotati di grande saggezza e potere. Ma
se vero che la mente umana uno strumento straordinario, anche
vero che limitata. Noi non siamo in grado di comprendere l'infinito; i
nostri linguaggi non sono in grado di esprimere cosa si prova
sperimentando il Divino; gli infiniti aspetti di Dio non possono essere
conosciuti da una mente umana nel corso di una vita. Di conseguenza,
non possibile formulare e diffondere una dottrina che contenga, in
modo compiuto, la complessit di Dio e del Sanatan Dharma. Da questo
deriva che nessuna delle religioni mondiali, grandi o piccole che siano,
possiede la verit assoluta, una specie di 'esclusiva', su Dio e il Sanatan
Dharma: la piena comprensione mentale delle dinamiche inerenti del
Divino appare al di fuori della portata di qualsiasi anima incarnata.
Inoltre, bisogna tenere conto del fatto che le grandi religioni
'istituzionalizzate' hanno, nel corso dei secoli, accumulato dogmi, mezzi
espressivi e problemi di organizzazione che non furono mai presi in
considerazione dai loro fondatori. Alcune delle decisioni prese dai leader
delle religioni di massa, oggi presenti sul pianeta, hanno aperto nuove
aree di Verit, altre sembrano limitare e appesantire la chiarezza della
visione dei fondatori. Ma, a dispetto di limitazioni e problemi, possiamo
constatare che ogni religione ha condotto schiere di avventurosi
praticanti a vette spirituali e realizzazioni interiori del massimo valore.
Il caos e la confusione che regnano a livello politico, economico e
religioso nel
228

mondo sono l a dimostrare che vi urgente bisogno di rivedere i nostri


concetti di civilizzazione. Presi dalla foga di creare un 'coraggioso
mondo nuovo', abbiamo abbandonato e dimenticato alcuni dei principi
base del vivere civile. Babaji diceva di essere venuto per restaurare il
Sanatan Dharma in seno all'umanit. Non ha mai cercato di formare un
nuovo sistema di dottrine e sollecitava le persone a seguire la religione
che sentivano nei loro cuori. L'obiettivo della Sua vita e dei Suoi
insegnamenti era far s che la gente cercasse di scoprire le leggi
intrinseche e le verit universali, imparasse a metterle in pratica e infine
sperimentasse la pace, l'armonia e l'avventura creativa di una vita vissuta
in sintonia con la Via Eterna.
L'insegnamento di Babaji:
Verit, Semplicit, Amore e unit
CAPITOLO 10
IL MESSAGGIO CENTRALE - VERIT, SEMPLICIT E AMORE
David Barry, un giovane americano che lavora nell'industria
cinematografica, visit pi volte Babaji fra il 1977 e il 1981. David
viaggiava sempre con la cinepresa e alla fine si trov fra le mani diversi
metri di pellicola che riprendevano Babaji nell'ashram, nei villaggi
circostanti, in viaggio. Un giorno, Babaji gli sugger di ricavarne un film
o una video cassetta e David chiese che titolo avrebbe dovuto dare a quel
documentario, aggiungendo che, forse, sarebbe stato opportuno
specificare meglio il messaggio che si voleva inviare allo spettatore.
Per tutta risposta, Babaji guard diritto nell'obiettivo e disse: "Prem,
saralata, Satya", che significa "Amore, Semplicit, Verit."
lo stesso messaggio che Mahendra Maharaj aveva ricevuto dal Signore
Shiva per preparare il ritorno di Shri Babaji in forma umana.
Nell'esporre gli insegnamenti, Mahendra Baba spieg che per Verit si
229

intendeva ci che la mente pensa, la bocca dice e il corpo fa; in altre


parole, uno stato di totale armonia interiore. Semplicit significa
condurre un'esistenza semplice e naturale, basata sul distacco dal mondo
materialistico e sulla chiara consapevolezza della Verit, senza
necessariamente privarsi delle cose che servono a condurre una vita
dignitosa o rinunciare a un ruolo attivo nella societ. E l'Amore viene
descritto come la base della devozione per il Divino in tutte le Sue
forme.
Vivere una vita incentrata sui principi di Verit, Semplicit e Amore
richiede - e contribuisce a sviluppare - un forte senso di unit e di
armonia con la Creazione e il suo Creatore. Tale risultato pu essere
conseguito solo partendo da se stessi. Questa la fondamentale Verit
che Babaji venuto a manifestare, insegnare e far sperimentare a
chi Lo cercava. Una persona capace di pensare, parlare e agire in
armonia con la legge Eterna ha trovato e vive la Verit.
Ancor prima di riassumere la direzione dell'ashram di Herakhan nel
1970, Babaji si aggirava nella regione del Kumaon, esemplificando con i
Suoi comportamenti l'essenza di questa grande Verit e quando la gente
cominci ad arrivare, attirata dalla Sua Presenza, dovette adattarsi a stili
di vita concepiti allo scopo di raggiungere quell'obiettivo. La semplicit
non mancava di certo! Per diversi anni, l'ashram rimase privo di strutture
residenziali. I devoti dormivano sotto le stelle e, quando pioveva, si
affollavano nelle case del villaggio o nelle capanne dove veniva servito
il t. Ci si lavava nel fiume e si mangiava sempre lo stesso cibo, ma
nessuno si lamentava, anzi, le persone si sentivano benedette e, dopo
essere andate via, facevano di tutto per tornare. Anche oggi, con i suoi
dormitori di sassi e cemento e l'elettricit, l'ashram di Herakhan rimane
un posto difficile da raggiungere e scomodo da abitare, ma la presenza di
Verit, Semplicit e Amore che lo pervade, continua a esercitare un
irresistibile fascino su individui di ogni nazionalit, classe sociale e fede
religiosa.

230

POTETE CONOSCERMI SOLO ATTRAVERSO L'AMORE


Pur essendo un Dio di Amore, Shri Babaji parlava molto raramente
dell'amore. In confronto allo spazio dato al jap yoga e al karma yoga, sui
cambiamenti del mondo e le profezie, i discorsi che vertono sul tema
dell'amore sono pochissimi. Eppure l'Amore la forza che stimola lo
sviluppo spirituale e il fine ultimo della ricerca. Grazie all'Amore, le
persone vengono spinte ad agire in modo significativo e pregnante,
ovverosia a praticare il karma yoga, che, come dice Babaji, perfeziona
l'amore. La Jap, la ripetizione costante di un nome di Dio o di un mantra,
aiuta a purificare la mente e l'impulso dominante, di una mente libera da
impurit, l'amore. Tutto l'insegnamento di Babaji, ogni Sua azione in
forma umana, non sono altro che l'espressione di un amore che mira a
portare il devoto alla perfezione dell'amore. Coerente col Suo desiderio
di vedere un mondo popolato da 'gente pratica e concreta', Babaji
insegnava a fare cose che stimolassero la crescita dell'amore,
raffinandolo attraverso la ripetizione costante delle esperienze fino a
renderlo la sola motivazione di qualsiasi attivit umana. Poich Babaji
vedeva la Creazione come Uno... tutte le cose create sono la
manifestazione visibile dell'Energia Divina... nei Suoi insegnamenti non
faceva alcuna, o pochissima, distinzione fra l'amore degli esseri umani
per Dio e l'amore per le forme create.
L'amore che Babaji esemplificava non aveva nulla di romantico o
sensuale e non era nemmeno 'facilone', nel senso di accettazione passiva
di quello che Gli si presentava davanti. Al contrario, il Suo amore era
limpido, razionale, distaccato e Gli consentiva con identica facilit di
picchiare o benedire un devoto, a seconda di quello di cui la persona
aveva pi bisogno in quel momento. L'amore del quale Babaji era
espressione pi vicino al sentimento che lega una madre a suo figlio
che non a quello che esiste fra due amanti. Sovente, in India e altrove, il
Divino viene adorato nella Sua forma femminile e molti devoti di Babaji
vedevano in Lui una Madre. Esiste persino una versione dell'arati
dedicata alla Madre e in pi di un'occasione Babaji stato onorato come
231

una Divinit Femminile. Quando se n' andato dopo aver portato a


termine la Sua missione, Babaji ha lasciato dietro di s
'Herakhandeshwari Mata (la Madre Divina di Herakhan)', la Sua Shakti
o Consorte, l'Energia di Amore di Dio, parlandone in un modo che
ricorda le parole del Cristo sulla guida protettiva dello Spirito Santo.
L'intera 'esistenza umana' di Shri Babaji stata un esempio di servizio
amorevole. Quando Gora Devi arriv a Herakhan, Babaji le disse:
"Babaji significa servire tutta le gente." Egli trascorreva ogni momento
della Sue giornate, ventiquattro ore su ventiquattro, al servizio dei
devoti... e non solo di quelli fisicamente presenti nell'ashram. Era
paziente, in grado di adattarsi al ritmo delle persone che aveva davanti,
ma in qualsiasi momento poteva irrompere in una situazione stagnante e
energizzarla con metodi anche drastici. Dava costantemente... oggetti
materiali, benedizioni spirituali, indispensabili conoscenze e, quando
parlava di amore e di servizio, lo faceva sia da un punto di vista
prettamente umano che dalle irraggiungibili vette della Saggezza Divina.
Come molti maestri spirituali, Shri Babaji ha usato frasi del tipo "Dio
amore" o "Amore Dio", volendo, forse, farci capire che anche il Dio
Senza Forma, Assoluto, Completo in Se Stesso, viene energizzato
dall'Amore. L'Amore l'energia per mezzo della quale Dio crea,
conserva e vivifica l'Universo. Con le sue onde di vibrazioni pulsanti,
l'Amore provvede anche ad attivare, proteggere e purificare la relazione
che si svolge fra Dio nelle Sue innumerevoli forme e le anime
individuali che aspirano alla riunione con il Divino lottando entro i limiti
dei corpi nei quali si sono incarnate.
Babaji vedeva l'amore come un vincolo, un canale di comunicazione fra
Dio e gli esseri umani. "Potrete conoscerMi solo attraverso l'amore...
Amore Divino, amore per Dio, amore privo di motivazioni egoistiche."
L'Amore anche la forza unificante che lega fra di loro gli uomini.
"Vivete qui amandovi gli uni con gli altri, come membri di una stessa
famiglia. Abbandonate gelosia e invidia. Poich voi tutti siete uno,
vivete in pace. Se voi siete in pace, io sono in pace; se voi avete
problemi, Io ho problemi."
232

Nel corso della Sua missione, Babaji si fatto carico dei problemi di
molta gente. Alcuni ricevevano immediati benefici semplicemente
parlandoGli, ma Lui era sempre pronto a tirar fuori dai guai una persona
con doni, consigli o incaricando un altro devoto di vedere cosa poteva
essere fatto per aiutarla. La Sua disponibilit nei confronti del prossimo
sembrava illimitata.
Una volta, Babaji disse: "Non voglio che parliate di Verit, Semplicit e
Amore; voglio che la viviate." Egli stesso, invece di affrontare
direttamente il tema dell'amore, preferiva parlare dei modi di esprimerlo,
usando spesso termini diversi da 'amore'. In una sera di ottobre del 1983,
durante la Sua ultima visita all'ashram che sorge nei pressi del villaggio
di Manda nel Gujarat meridionale, Shri Babaji fece un discorso
incentrato sull'umanitarismo.
"Auguro a tutti, in questo paese e nel mondo intero, ogni bene possibile.
Oggigiorno l'umanitarismo morto e gli esseri umani sono diventati
come animali. Io voglio far rinascere l'umanitarismo nell'animo degli
uomini. A causa della mancanza di umanit, oggi le persone vivono nella
tensione e nella paura. Io voglio che tutti siano liberi da questo stato.
"I saggi del tempi antichi avevano concepito un mantra che suonava
cos:
'Sarve Bhavantu Sukhina
Sarve Santu Niraamayaa
Sarve Bhadraani Pashyantu
Maa Kashahid Dhukhbag Bhavet.'
(Possano tutte le creature essere felici
Possano tutte le creature essere libere alla malattia
Possano tutte le creature realizzare il buono
Possano tutte le creature essere libere dalla miseria.)
"Ma in tutte le epoche storiche, con la scusa di portare pace e felicit,
sono state combattute soltanto guerre... come quelle del Ramayana e del
233

Mahabharata. l'unico risultato che si pu ottenere da una guerra il


dolore di milioni di donne e di bambini.
"Io voglio portare felicit a tutte le creature viventi cambiando il cuore
di ogni singolo individuo. Solo cos il sogno dei saggi che formularono
quel mantra potr avverarsi. Esiste soltanto una via per raggiungere tale
scopo: il Karma Yoga. Soltanto il Karma Yoga pu dare soddisfazione e
far fruttare positivamente le nostre azioni. In questo modo la felicit
fluir automaticamente nel cuore degli uomini. Quindi, voi tutti dovete
lavorare duramente e seguire il sentiero del Karma Yoga."
In diverse occasioni, Shri Babaji si rifer all'amore col termine 'dharma' il dovere o la responsabilit morale che ogni persona ha nei confronti di
Dio e dell'umanit nel suo complesso. "Voi siete soldati di Herakhan.
Fate il vostro dovere con fede e devozione. Per essere realmente di
servizio agli altri, dovete rimuovere odio e gelosia dai vostri cuori. Voi
tutti dovete salire la montagna della vittoria."
La gelosia - che era il tratto prevalente fra coloro che si contendevano le
Sue attenzioni e volevano avere parte del Suo potere o autorit era uno
dei bersagli preferiti dei discorsi di Babaji. Gelosia e amore sono
incompatibili.
"Dovete lavorare duramente per elevare l'umanit e sradicare orgoglio,
gelosia e odio. Oggi l'umanit in grande pericolo e non vi persona o
ricchezza che possa ritenersi al sicuro. Questo non il problema di una
sola nazione, ma dell'intero universo...
"Unitevi in amore ed innalzatevi! Oggi, dovete fare voto di sacrificare
tutto pur di raggiungere l'unit fra di voi. Liberate i vostri cuori dagli
attaccamenti e siate pronti a saltare fra le fiamme e i marosi della vita in
nome della giustizia. Se necessario, dovete essere preparati a bruciare
nel fuoco per affermare il bene collettivo e la giustizia."
Per proiettare il Suo amore in modi atti a far progredire i devoti sul
cammino spirituale, Shri Babaji si prestava a qualsiasi 'gioco' ed era
disposto a indossare qualsiasi 'maschera'. I Suoi pensieri diventano
parole che si traducevano immediatamente in azioni che, grazie al
234

perfetto distacco col quale erano eseguite, Gli consentivano di


intervenire in ogni situazione nel modo pi appropriato. A volte,
gratificava una persona per una realizzazione apparentemente
insignificante con grandi dimostrazioni di gioia e di affetto, oppure,
quando erano sufficienti, anche solo con un sorriso e un tocco
benedicente. I progressi di un altro potevano invece passare 'inosservati'
per giorni e giorni, finch all'improvviso, magari dopo aver superato una
prova di una certa difficolt, il premio arrivava sotto forma di particolari
attenzioni e pi profondi insegnamenti.
Con altrettanta facilit, attingendo alla medesima sorgente di amore
distaccato, Babaji dispensava, oltre ai riconoscimenti, anche le
punizioni. Quando qualcuno si impigriva o veniva bloccato
dall'attaccamento e dalla paura, Shri Babaji poteva ignorarlo totalmente
per settimane, rimproverarlo con asprezza in mezzo ad evidenti
manifestazioni di 'rabbia', perfino affibbiargli un sonoro ceffone oppure,
ma solo molto di rado e in casi particolarmente gravi, impugnare il Suo
bastone e somministrargli una bella battuta. (A questo proposito, pu
essere interessante notare che, sebbene il bastone venisse usato con
notevole energia, tutte le persone assoggettate a tale trattamento hanno
dichiarato che i colpi di Babaji non facevano veramente male e che il
dolore durava poco, come se Lui sapesse esattamente dove colpire per
creare il massimo effetto psicologico con il minimo danno fisico).
Superato lo shock, la maggioranza dei devoti sottoposti a queste forme
di disapprovazione trovavano con molta rapidit la via d'uscita dalle crisi
personali che avevano attirato sulle loro teste la 'collera divina' e si
rendevano conto dell'amore che si celava dietro l'apparente durezza del
Guru, ma per alcuni questo riconoscimento era immediato. Ricordo una
giovane insegnante tedesca che non pot fare a meno di sorridere mentre
Babaji la subissava di insulti e la cacciava in malo modo dall'ashram
accusandola di aver infranto le regole. Anche se il Suo viso era contratto
in una maschera di furia quando le affibbi una pacca sulla schiena che
risuon attraverso tutta la sala delle preghiere, lei vide solo amore nei
Suoi occhi e non prov n paura, n dolore.
235

QUELLO CHE DESIDERO PER VOI TUTTI L'UNITA


Shri Babaji parlava spesso dell'unit. Imparare a praticare il Karma Yoga
assieme agli altri era parte essenziale del Suo insegnamento e
dell'esperienza quotidiana di coloro che si recavano a Herakhan.
Lavorare in modo unitario, armonioso ed efficiente un'espressione
concreta dell'amore.
Babaji ha detto molte volte che tutte le cose create sono Uno: l'intero
complesso della Creazione una manifestazione di Dio, non soltanto un
numero infinito di manifestazioni di Dio. Quando osserviamo un
alveare, vediamo un sistema integrato nel quale ogni ape svolge il suo
particolare ruolo senza per questo cessare di far parte della famiglia che
lo abita. Quando guardiamo i nostri corpi, vediamo dita, mani, piedi,
braccia, gambe e siamo consapevoli dell'esistenza di molti importanti
organi interni, ma questo non ci impedisce di identificarci con la nostra
completezza di essere umani. Eppure, quando guardiamo l'umanit,
siamo capaci di vedere soltanto una massa di individui separati.
Le societ nelle quali viviamo incoraggiano la gente a concentrarsi
esclusivamente sulle proprie realizzazioni individuali, invece Shri Babaji
ci ha sempre sollecitati a vivere e lavorare per il bene generale,
sviluppando al massimo i nostri talenti personali per usarli
coscientemente a beneficio di tutta una Creazione che, armonizzata,
funziona meglio.
"Dovete dimenticare il concetto di nazionalit: qui siamo uno. Questa
una famiglia universale. Non coltivate idee di separazione; rifiutate i
sentimenti di estraneit. Servite tutti con la mente, il corpo, l'intelligenza
e la ricchezza.
"Il progresso di Vishwa Mahadham [il pi grande luogo dell'universo...
nome che Babaji aveva dato alla zona di Herakhan] il progresso del
mondo. Quando lavorate e imparate qui, aiutate il mondo. Fate di
236

Vishwa Mahadham un luogo di perfezione. Lavorate come un'unit; qui


non ci sono caste o credo; qui non esistono differenze.
"Sono venuto per aiutarvi a realizzare l'unit oltre la divisione. Non mi
riferisco al genere di unit di cui parlano nei partiti politici, ma a
un'unit mai realizzata prima, un'unit che si ottiene attraverso la
comprensione reciproca, senza fare ricorso alla forza, alle bombe, alle
armi. Voi tutti dovete cercare quell'unit.
"Costruir una fonte dove il leone e la capra berranno assieme. Quello
che desidero per voi l'unit e la consapevolezza che siamo tutti uno e lo
stesso."
Babaji ci faceva spesso notare come gli esseri umani, a causa di un
errato concetto dell'individualit, si identifichino con i loro corpi fisici e
i loro schemi mentali, dimenticando la loro essenza divina e la loro
fondamentale unit con il complesso della Creazione. L'anima
disincarnata consapevole di tale unit, ma, al momento di assumere un
corpo fisico, cade nell'inganno delle percezioni sensoriali e si identifica
totalmente con esso. Invece di usare la forma come uno strumento per
mezzo del quale servire il mondo ed esprimere la propria divinit,
l'anima rimane prigioniera dell'errore e contribuisce a creare quello stato
di confusione che lega gli uomini all'interminabile ciclo di rinascita e
morte.
Quando l'entit individuale sperimenta il Divino e realizza la
fondamentale unit della Creazione, riconosce tutti gli esseri come parti
di essa e pu finalmente liberarsi dalle impressioni di separazione,
competitivit, paura e ostilit, lasciando l'amore e la compassione quali
unici impulsi motivanti della sua esistenza.
"... dobbiamo cancellare dalle nostre menti il senso di 'Io' e 'mio'. Voi
dovete avanzare come soldati, pronti a compiere il vostro dovere con
coraggio. Gli uomini si lasciano frenare dall'attaccamento a parenti ed
amici. Se voi tutti fate parte
dell'intero universo, come pu esserci spazio per 'io' e 'mio'? Dobbiamo
unirci in una famiglia universale e procedere in unit. Solo cos il mondo
237

potr essere beneficiato. Questo non il problema di un singolo


individuo, ma della totalit dell'universo. Ogni persona deve coltivare le
sue qualit umanitarie. Questa l'unica via che conduce al successo.
"... L'umanit non verr innalzata per mezzo di conferenze e discorsi,
bens grazie allo spirito umanitario che noi dobbiamo risvegliare in ogni
singolo individuo. Dobbiamo rimuovere le differenze che ci dividono
dagli altri e lavorare nel mondo in unit, altrimenti il disordine che si sta
diffondendo sul pianeta crescer ancora e non sar possibile fermarlo.
"C' solo un modo per salvare l'umanit: cambiare i cuori della gente.
Shri Mahaprabhuji impiegher tutto il Suo potere spirituale per
raggiungere tale
obiettivo, ma ogni uomo e ogni donna dovr fare del suo meglio per
aiutare a progredire in questo senso. Fintanto che non si verificher un
cambiamento di cuore, l'umanit sar in grande pericolo."
Sotto l'attenta, energetica direzione di Shri Babaji, l'ashram di Herakhan
era un cantiere in costante attivit. La gente portava a termine progetti
utili e imparava a lavorare assieme senza badare a differenze di
nazionalit, credo o colore di pelle. Lavorando in questo modo, le
persone imparavano a conoscersi e crescevano spiritualmente. Molti di
coloro che venivano restavano impressionati dal senso di pace, di unit e
di alacre attivismo che regnavano nell'ashram.
Uno di questi, A.K. Das, un funzionario governativo che ricopriva la
carica di Commissario della regione del Kumaon, invitato a fare un
discorso dopo l'arati della sera, fra le altre cose disse:
"Siamo tutti molto colpiti nel vedere che persone provenienti da paesi
cos lontani hanno inviato offerte per migliaia di rupie e si riuniscono
qui, ai piedi di loto del Signore, senza distinzioni di casta, razza o fede.
Non abbiamo mai assistito a un simile raduno in qualche altro posto."
Babaji ha trattato ripetutamente il tema dell'unit, affrontandolo in molti
modi diversi.
"Pensate alla Terra come a una Madre. Questa Terra una. Non
dividetevi credendo di appartenere a paesi diversi. Apparteniamo tutti
238

alla stessa Terra. Procedete tenendo in mente questo. Guardate al futuro


con una visione di bene per il mondo intero, non limitata a una sola
nazione.
"Ognuno di voi deve fare un voto... che siamo tutti uno e dobbiamo
vivere in unit. Dovete rimuovere differenze e distinzioni dai vostri
cuori. Deve esserci una maggiore enfasi sull'unit. Dobbiamo porre fine
a tutte le divergenze di opinione e a ogni altro tipo di differenziazioni.
Dobbiamo procedere tenendo in mente i problemi che verranno creati
dalle grandi crisi future.
"C' un grande potere nell'unione. Affinch possiate condurre una vita di
pace e felicit, fra di voi ci deve essere unit e amore."
UN'ESPERIENZA Dl LAVORO UNITARIO
Major Bhupindra Sharma, 'Bhupi' per gli amici, mi ha raccontato la
storia di uno dei primi progetti di Karma Yoga avvenuti a Herakhan - la
costruzione del grande muraglione di pietra vicino alla grotta, un'opera
che misura circa cinque metri in altezza e dieci in lunghezza.
All'inizio dei nove giorni di celebrazione della madre Divina a
Herakhan, Babaji diede a Bhupi l'incarico di organizzare e
supervisionare la costruzione del muro, che doveva essere completata
per la fine delle festivit, mettendogli a disposizione una squadra
composta da tre o quattro uomini di mezza et e quattro o cinque donne.
Durante il primo giorno di lavoro, il gruppo cos formato riusc a
spingere, far rotolare e piazzare in sede solo cinque dei grossi macigni
che dovevano costituire la base del muro e nel secondo, con l'aggiunta di
altre quattro paia di braccia, arriv quasi a finire la prima fila. Babaji
fece un giro di ispezione verso le cinque del pomeriggio e, in tono un po'
acido, comment che di quel passo il muraglione non si sarebbe fatto
mai.
Il terzo giorno, grazie al crescente numero di persone che giungevano
all'ashram, la squadra aument ancora, ma non quanto bastava a
239

imprimere una decisiva accelerazione dei lavori e a mezzogiorno Bhupi


and nell'area sottostante alla camera dove Babaji consumava il Suo
pranzo per esprimerGli le sue perplessit. Quando i Suoi attendenti
cercarono di mandarlo via, dicendo che nessuno poteva interrompere
Babaji mentre mangiava o parlarGli immediatamente dopo, Bhupi
insistette, affermando il suo diritto a stare l ad aspettare che Lui
scendesse. Nacque un'accesa discussione e a un certo punto, disturbato
da quel vociare, Babaji si affacci sulla balconata e chiese cosa stesse
succedendo. Bhupi rispose che i lavori procedevano a rilento, che aveva
bisogno di pi gente, in particolar modo uomini, e propose che si
lavorasse dall'alba al tramonto, saltando perfino l'arati della mattina e
quello della sera. Babaji approv il cambiamento di orario e promise che
avrebbe mandato altre persone ad aiutare. Quel pomeriggio, con i
rinforzi freschi e tutti che si impegnavano di pi, venne portata a termine
la seconda fila di pietroni, ma erano gi passati tre dei nove giorni e il
muro era appena al quindici per cento del suo sviluppo.
Via via che arrivavano i pellegrini, per, la forza lavoro cresceva e alla
fine Major Sharma ebbe ai suoi ordini un ministro del Governo Centrale
di Delhi e un generale dell'esercito indiano, nonch un totale di
cinquanta, sessanta persone. Grazie allo stimolo costituito dalle frequenti
visite di Babaji, il muraglione si alz a vista d'occhio e, in virt degli
sforzi congiunti di tutta quella gente, giovani e anziani, uomini e donne,
ricchi e poveri, venne completato in tempo utile e con un'ottima qualit
di esecuzione.
Quell'esperienza di Karma Yoga benefici molte persone a molti livelli.
Tutti coloro che parteciparono alla costruzione del muro impararono a
lavorare assieme come un'unit e si resero conto di essere in grado di
sopportare la fatica molto meglio di quanto avessero sempre pensato.
Alcuni realizzarono la semplice ma ignorata verit che Shri Babaji viene
a diffondere nel mondo: quando sei sicuro di sapere quale sia il tuo
compito, il tuo dovere, il tuo Dharma, non lasciarti scoraggiare dalle
dimensioni
240

dell'impresa e dal peso delle responsabilit; comincia a lavorare con


quello che hai a disposizione e, se il tuo lavoro sar buono, altri verranno
ad aiutare.
INSEGNAMENTI SULLO SPIRITO UMANITARIO
Il 25 dicembre 1983, di fronte a circa centocinquanta stranieri e
altrettanti indiani riuniti a Herakhan per celebrare il Natale, A.K. Das
parl di nuovo del senso di unit nella diversit che lui aveva riscontrato
nell'ashram.
"Il messaggio di Cristo era di amare tutti senza provare gelosia o odio
nei confronti di nessuno. Babaji insegna le stesse cose...
"... io ho una fede enorme in Babaji, soprattutto perch qui vedo
realizzato il Suo messaggio umanitario. Molti amici stranieri sono giunti
da ogni parte del mondo. Ci sono grandi differenze fra i nostri stili di
vita e le nostre credenze religiose, ma qui si avverte qualcosa di unico...
qualcosa che spinge le persone a venire anche da molto lontano. Questo
grande raduno dimostra che tutti noi, indipendentemente da dove siamo
nati e viviamo, apparteniamo a una medesima sorgente: l'umanit.
Dovremmo amarci l'un l'altro; dovremmo arricchirci delle nostre
esperienze reciproche e scambiarci punti di vista sulle nostre fedi
religiose.
"In questo giorno di buon auspicio, preghiamo affinch Cristo... e
Baba... ci benedicano e ci diano il coraggio mentale necessario a
compiere il nostro lavoro in modo corretto, con onest e dedizione." Shri
Babaji ripeteva spesso che, per conseguire la pace universale, era
necessario creare un mondo fatto di individui coraggiosi e uniti, pronti a
lavorare duramente per servire l'umanit.
"Il nostro scopo principale la pace universale. Come fare per
conseguirlo? Dobbiamo eliminare la disumanit che esiste nei nostri
cuori. Ci deve essere una sola casta e un solo credo... l'umanit. Siate
umani!
241

"L'unica religione l'umanit. Fra di noi ci devono essere tolleranza e


perdono. nostro dovere dare l'esempio in questo senso. Tutti devono
diventare 'umani'. Tutti devono essere coraggiosi e affrontare con
ardimento le prove della vita. Salvate voi stessi e gli altri dalla mancanza
di legge che regna nel mondo. Le persone che non hanno coraggio sono
come morte. Noi vogliamo salvare le vittime delle atrocit e sollevarle
dai loro problemi. Noi dobbiamo portare la pace nel mondo intero, non
soltanto in una nazione: il nostro obiettivo la pace universale.
"Dovete fare voto di andare di casa in casa, di villaggio in villaggio e
aiutare chi nel bisogno. Dovete sradicare l'inazione che sta
distruggendo l'uomo. Inazione e pigrizia sono i maggiori ostacoli sul
progresso spirituale dell'umanit. Se imparate le giusta azione, potrete
fare qualsiasi cosa! L'azione mahayoga... lo yoga pi elevato. Dovete
progredire attraverso l'azione... L'uomo fatto per agire."
Il 23 settembre del 1983, una coppia di afro-americani di Milwaukee nel
Wisconsin si rispos con i rituali vedici alla presenza di Shri Babaji.
Durante il darshan che segu la cerimonia, Babaji parl ancora di
umanit, unit e impegno nel lavoro.
"... ora ci concentreremo su faccende che non riguardano solo questo
matrimonio, bens il mondo intero. Oggi il mondo si trova nel caos. Le
persone soffrono di tre tipi di mali - fisici, mentali, spirituali - e vi un
solo modo per curarli: sradicare la disumanit e rimpiazzarla con
l'umanit. Vi ho gi detto molte volte che non voglio differenze di casta,
credo o razza. Se esiste una sola Umanit, come possono esserci
differenze di credo o di casta? una cosa irreale.
"Io penso che sia andata cos: alcuni individui astuti si sono inventati
queste differenze per dividere la gente e poterla controllare. Hanno
creato le caste per dividere e governare. Le differenze hanno avuto
origine da motivazioni egoistiche. Nel mondo ci sono persone che,
quando vedono bruciare la casa di un altro, sono contente. C' della
gente che vorrebbe vivere nel lusso a spese del lavoro e delle fatiche
degli altri. Esiste un solo Dio e tutti sono stati creati a Sua immagine e
somiglianza. E per questo che dobbiamo ristabilire il senso umanitario.
242

"Voglio instillare il coraggio nel genere umano. Voglio una creazione di


gente coraggiosa... Solo chi ha coraggio riuscir a sopravvivere in questi
tempi di crisi...
"Voglio una creazione dove non vi siano dipendenze di alcun tipo. Tutti
devono essere in grado di stare in piedi da soli. Se gli uomini lavorassero
duro, i problemi del mondo verrebbero risolti. Fintanto che vi sar
pigrizia nel mondo, la gente non potr essere felice... Il materialismo si
espande come una grande tempesta e noi dobbiamo affrontarlo." Un
mese pi tardi, rispondendo al benvenuto di Shri Babaji, C.P.N. Singh, il
Governatore dell'Uttar Pradesh, fece le seguenti riflessioni:
"... in questo luogo, grazie all'apparizione di Shankar Swayambhu [Dio
nella forma dell'Autogenerato Signore Shiva], le differenze hanno
cessato di esistere. Ind e mussulmani, tedeschi e italiani, ricchi e
poveri... siamo venuti tutti ai sacri piedi del Signore.
"... Dai Suoi piedi di loto nasce e si diffonde nel mondo un automatico
processo di purificazione dalle degenerazioni dell'umanit. In virt di
questo semplice fatto, questa terra dimenticata sta rifiorendo a nuova
vita.
"Il lavoro nel quale siamo impegnati qui serve a fare dell'Uomo un vero
essere umano. Oggi gli uomini sono diventati degli animali!"
Per favorire l'unit fra coloro che sono pronti a lavorare assieme al
'servizio dell'Universo', Shri Babaji consigliava alla gente di
organizzarsi.
"Il messaggio deve diffondersi nel mondo alla velocit della luce.
Dovete essere veloci!
"Dobbiamo fondare molte istituzioni e diffondere il messaggio creando
dei comitati." Babaji ha personalmente stimolato la creazione di
associazioni e comitati per amministrare i Suoi ashram e ha autorizzato
la nascita del Heriakhandi Samaj, un'associazione legalmente
riconosciuta (il termine 'Samaj' in hindi significa 'societ') che
attualmente opera, attraverso organizzazioni similari, in Europa, Nord
America, Africa, Asia e Australia. Rivolgendosi all'assemblea annuale
243

del Samaj nell'aprile del 1983, Shri Babaji sugger a Vishnu Dutt
Shastriji queste parole:
"Lo scopo fondamentale del Samaj servire l'umanit. Il servizio
all'umanit il pi grande servizio che si possa offrire a Dio. Il nostro
motto : 'il lavoro adorazione'. Il dovere di coloro che fanno parte del
Samaj aiutare chi nel bisogno indicando il cammino, inspirando le
persone a vincere la letargia che causa dell'inazione nel mondo,
ispirandole a lavorare. Per questo, io voglio prima sradicare la pigrizia
che in voi. In questo Yuga, l'unico modo di ottenere delle
siddhi [poteri spirituali] e di diventare veramente forti il Karma,
l'Azione...
"Tutte le volte che nel mondo sono stati ottenuti dei progressi, stato
grazie al duro lavoro degli uomini che vivevano in quella particolare
epoca. Il nostro
compito, oggi, deve essere quello di andare dappertutto, di casa in
casa, per
diffondere la giustizia e portare ogni individuo sul sentiero del karma,
dando istruzioni ed essendo noi stessi di esempio. Potremo prosperare
solo attraverso
l'azione. Dobbiamo lavorare fino all'ultimo respiro."
Per dare una guida al Heriakhandi Samaj, Babaji pose all'attenzione
generale la figura e l'esempio di Shri Trilok Singh, un residente di
Haldwani che ricopre la carica di presidente del Samaj dall'anno della
sua fondazione nel 1979. Babaji chiamava Trilok Singh, Muniraj, Re dei
Saggi, e disse a molti dei devoti occidentali che lui era il loro guru. In
occasioni differenti e in un arco di tempo di parecchi anni, Babaji rivel
che Muniraj una manifestazione di Dio nella forma di Dattatreya,
Grande Maestro del Sanatan Dharma, che nella mitologia indiana viene
raffigurato come la sintesi della trinit Brahma, Vishnu, Shiva. Una
volta, parlando a un gruppo ristretto di persone, Babaji disse: "Il lavoro
di Muniraj comincer quando Io me ne andr."

244

INSEGNAMENTI SUL SERVIZIO


Shri Babaji considerava il servizio all'umanit la pi elevata delle
possibili attivit umane, superiore ai rituali di adorazione, e la mancanza
di senso di servizio un grave handicap nella vita. Tutti quelli che
venivano a Herakhan venivano esortati a servire l'umanit. Lavorare per
gli altri, diceva spesso Babaji, non solo un modo di essere utili alla
societ, ma anche di acquisire molto rapidamente i meriti necessari al
vero progresso spirituale. Il bisogno di un altro non mai indegno
dell'attenzione di un vero servitore.
"Il mondo ha bisogno di duro lavoro e azioni costruttive, quindi dovete
impegnarvi anima e corpo nel vostro lavoro. Non ricadete indietro e
avanzate. Ogni progresso che farete sar di beneficio al mondo nel suo
complesso.
"Compiere il proprio dovere la realizzazione pi alta, superiore a
qualsiasi altro tipo di pratica spirituale o di austerit...
"Impegnarsi nel lavoro il primo dovere di tutti, ricchi e poveri, giovani
e vecchi, uomini e donne. Non esitate a compiere il pi umile dei servizi,
se necessario. Quando un uomo importante pronto a compiere qualsiasi
genere di servizio... anche il pi umile... stabilisce un esempio.
"Lavorando duramente, un uomo pu stabilire la pace in se stesso e nel
posto in cui vive. Se tutti lavorano diligentemente e con amore, la pace
regner nel mondo intero."
In India, la condizione degli spazzini - quelli che scopano strade e
marciapiedi, e lavano latrine e gabinetti uno dei pi bassi nella scala
economica e nella gerarchia sociale. Sebbene il concetto di 'intoccabilit'
sia stato proibito dalla legge, in alcune zone del paese la discriminazione
ancora molto diffusa e rimane un grave problema da risolvere.
Nimkaroli Baba, un famoso santo del Kumaon che ha lasciato il corpo
nel 1973, conosceva il Vecchio Herakhan Baba e parlava spesso di Lui.
Durante le Sue peregrinazioni fra le colline di quella regione negli anni
'60, Babaji trascorse diversi mesi nell'ashram di Nimkaroli Baba,
245

servendo tutti e svolgendo anche le mansioni di spazzino. In ogni


momento della Sua esistenza sul piano fisico, Babaji visse con coerenza
i Suoi insegnamenti.
A proposito del 'nuovo' Babaji apparso nel 1970 a Herakhan, Nimkaroli
Baba, imitando in questo molti altri santi, parl del 'nuovo' Babaji
apparso a Herakhan nel 1970 in modo diverso a seconda delle persone
che aveva davanti. A molti disse che il nuovo Herakhan Baba era un
impostore. (Nessun maestro che ha stabilito una relazione gurudiscepolo con una persona incoraggerebbe mai la sua curiosit per altri
insegnanti spirituali, e questo vale soprattutto per noi occidentali, che
abbiamo una mente particolarmente instabile). Ma io ricordo
distintamente un devoto di Babaji che mi raccont che era stato proprio
Nimkaroli Baba a mandarlo a Herakhan, dicendo che Babaji era una
manifestazione di Dio nella forma di Shiva e che non sarebbe rimasta a
lungo sulla Terra. "Va' e serviLo."
Babaji sollecitava continuamente i devoti a unirsi e organizzarsi per
poter servire meglio, ma questo non significa che uno debba sedersi e
aspettare che siano gli altri a cominciare: bisogna mettersi a lavorare con
quello che si ha e il nostro esempio sar di ispirazione a tutti.
"Voi dovreste essere pieni di umanit. Le genti di tutte le nazionalit
dovrebbero unirsi fra di loro come fratelli. Voglio che siate tutti felici,
sani, in grado di apprezzare le gioie della vita...
"... diffondete la luce della giustizia nei cuori degli altri. Lasciate che il
seme di amore umano e di umanit che in voi fiorisca e fruttifichi. I
gruppi organizzati
hanno pi forza dei singoli individui...
"Rimuovete odio e gelosia dai vostri cuori. Sono le stesse cose scritte
nella Bibbia e ripetute dal Cristo. Dove regnano odio e gelosia, non vi
pu essere religione. Se ci fosse stata umanit nella gente, non sarebbe
stato necessario costruire le bombe atomiche e gli armamenti sarebbero
stati abbandonati da millenni."
246

"Sono contrario alla non-violenza che rende gli esseri umani dei
vigliacchi. Combattete per la verit! "
In questa epoca (Kali Yuga), quando indifferenza e disumanit sono cos
diffuse fra la gente, Shri Babaji era contrario all'idea di porgere l'altra
guancia a coloro che aggrediscono e sfruttano i loro confratelli. Lui
stesso non era contrario a usare la mano o il bastone sui devoti che non
volevano sentir ragione e non rispondevano alla gentilezza, e non
avrebbe saputo che farsene dei codardi o di quelli che accettano di essere
maltrattati per poi alzare alte grida per lamentarsi dell'ingiustizia di cui
sono vittime.
"La teoria della non violenza ha rovinato le menti delle persone e la ha
private del coraggio. Io sono per la lotta... bisogna lottare contro il male
e il crimine in ogni parte del mondo! Essi non possono pi venir
tollerati!"
"Voglio estirpare la non violenza che attualmente prevale nel mondo,
perch essa causa di apatia e pigrizia. Questa non violenza ha fatto
diventare il sangue degli uomini come acqua. Questa attitudine verso la
non-violenza riduce le capacit di discriminazione fra bene e male. Tutti
dovrebbero condurre una vita basata sull'ardimento e sul coraggio. Un
uomo senza coraggio come se fosse morto. Una vita priva di coraggio
non vita.
"Oggigiorno nel mondo vengono commesse molte atrocit. Nessuno ha
avuto il coraggio di opporsi e invece dovrebbero farlo tutti. Dovete avere
una
determinazione incrollabile ed essere coerenti al vostri principi di verit.
Siate costanti nell'agire e coltivate il senso del dovere."
Imparare ad opporsi alla disumanit e al male pu anche diventare un
importante processo di crescita per coloro che servono la giustizia. Non
sempre facile capire quando opporsi, quando resistere e quali mezzi
usare in una certa situazione. Il coraggio uno se lo costruisce proprio nei
momenti difficili, imparando a cercare e accettare il sostegno del Divino.
Per capire quando e come agire necessario mettersi costantemente alla
247

prova: la paura non viene eliminata da un singolo atto di coraggio. Una


volta, Shri Babaji sugger a Shastriji, parola per parola, il breve discorso
qui riportato:
"La non violenza sta contaminando il mondo. La non violenza in quanto
tale dovrebbe essere rimossa dal mondo. I colpevoli devono essere
puniti; per poter
vivere sicuri necessario fare ricorso alla forza. Babaji creer alcune
persone
violente affinch gli altri crescano in discriminazione e saggezza, e
imparino a prendere decisioni."
Sebbene molti fra i santi e i saggi abbiano praticato e insegnato la nonviolenza, i pi famosi non-violenti di questo secolo sono senza dubbio il
Mahatma Ghandi e
Martin Luther King, jr. La loro non-violenza era fatta di attivit e
disciplina e, grazie al coraggio di moltissime persone, divenne un'arma
potentissima, in grado di sconfiggere la forza coloniale dell'impero
inglese e spazzare via i secoli di discriminazione razziale, dominio e
sfruttamento subiti dagli afro-americani negli Stati Uniti d'America. La
rivoluzione dei filippini contro Ferdinando Marcos cresciuta e si
'fatta le ossa' affrontando, disarmata, a rischio di molte vite, la guardia
personale del dittatore. Nella non violenza di questa gente non c' traccia
di debolezza o di pusillanimit; ci voluto un enorme coraggio per tener
testa alle baionette dell'esercito inglese, all'establishment americano e ai
battaglioni di Marcos. Queste forme di lotta non-violenta sono costate
centinaia di vite e, oltre a cambiare il volto dei paesi nei quali si sono
svolte, hanno influenzato il resto dell'umanit, gettando le basi per le
spettacolari, generalmente non violente, rivoluzioni avvenuti nei paesi
dell'ex blocco sovietico e in Cina nel 1989.
Ma negli ultimi venti, trent'anni, la 'non-violenza' stata spesso una
scusa per non assumerci le nostre responsabilit, per distogliere lo
sguardo di fronte alle atrocit che saltano fuori dagli schermi televisivi e
dalle prime pagine dei giornali, per attraversare la strada quando davanti
a noi uno sconosciuto viene aggredito, derubato o stuprato. I governi
248

praticano il genocidio, i grandi potentati economici distruggono coloro


che ostacolano i loro interessi, i terroristi coinvolgono persone innocenti
nei loro giochi di guerra, il crimine organizzato mantiene il suo potere
con la violenza e la paura. Disumanit e violenza sono presenti a ogni
livello, nei singoli individui come nella politica internazionale, ma in
nome di una non-violenza che sovente nasconde indifferenza e paura noi non rispondiamo come dovremmo, mancando di quel fondamentale
senso di unit con il complesso della Creazione che alla base degli
insegnamenti di Shri Babaji. Oggi, gli atti umanitari compiuti in modo
veramente disinteressato, senza recondite motivazioni egoistiche, sono
talmente rari che finiscono subito per diventare notizie!
"Io voglio fare delle persone che vengono qui dei veri cittadini. Non so
che farmene di questa non-violenza. La gente predica la non violenza e il
sangue degli uomini diventa acqua. Voglio risvegliare il vero senso
dell'umanit. Non facile ottenere un corpo umano, quindi vivete le
vostre vite con coraggio. Gli uomini devono avere un grande coraggio...
"
"Voglio una creazione di gente ardita e coraggiosa, gente che non
conosca la paura. Voglio persone dotate di un forte spirito rivoluzionario
che sappiano lottare per la Verit. Voglio sradicare la filosofia della nonviolenza che ha preso piede nel mondo; questa enfasi sulla non-violenza
ha avuto come conseguenza un aumento
dell'ingiustizia e delle atrocit. Non voglio un mondo nel quale i diritti
umani
vengono calpestati come accade oggi sulla Terra. Questa pratica della
non violenza ha condotto la gente all'ignoranza e non alla conoscenza. A
causa di questo tipo di non-violenza, l'uomo stato privato dei suoi
diritti e ha paura della sua ombra.
Voglio che nel mondo si diffonda una creazione fatta di gente
coraggiosa."
Naturalmente, Shri Babaji non era favorevole all'uso eccessivo o
sconsiderato della violenza. "Desidero che vi sia armonia nell'universo.
Il mio progetto un progetto d'amore... voglio che il leone e la capra
249

possano bere assieme dalla stessa fonte." Per coloro che sono
sinceramente non violenti nel pensiero e nell'azione, una volta disse: "Il
concetto di violenza dovrebbe essere compreso cos: coloro che non
sono violenti non dovrebbero partecipare in alcun modo alla violenza."
Per coloro che invece non hanno il coraggio o la forza per rimanere
completamente al di fuori della violenza, il messaggio invece questo:
"Io sono contrario alla non violenza che fa degli uomini dei vigliacchi.
Combattete per la verit! Per affrontare la vita, necessario avere, ogni
giorno, un grande coraggio."
DOVETE ASPIRARE ALL'ARMONIA IN TUTTO QUELLO CHE
FATE
Insegnando e vivendo nella consapevolezza che l'intero universo altro
non che un'unica manifestazione integrata dell'Energia Divina, Shri
Babaji sapeva che la Creazione deve ( richiesto dalle leggi universali)
operare in modo armonioso. Ogni volta che un elemento, anche
piccolissimo, della Creazione entra in disarmonia con la perfezione del
'ruolo' per lui concepito all'interno dello schema generale, l'intero
universo ne viene disturbato. Pensieri, azioni e avvenimenti naturali
hanno effetti vibrazionali che vanno ben al di l del luogo fisico nel
quale si manifestano, un po' come le onde concentriche che si formano
gettando un sasso nell'acqua. Ovviamente, le azioni di un singolo
individuo hanno un impatto molto limitato sull'immensit dell'universo,
ma i miliardi di pensieri e azioni che 'partono' ogni secondo dalla Terra
influiscono in modo molto sostanziale e concreto sul modellarsi degli
eventi futuri.
L'uomo ha cominciato ad accorgersi che l'incosciente egoismo dello stile
di vita che ha fin qui condotto sta avvelenando l'atmosfera, l'aria che
respiriamo, l'acqua che beviamo e che usiamo per irrigare i campi e
allevare gli animali, la terra stessa sulla quale camminiamo. Se non
svilupperemo in tempi rapidi un senso di rispetto e di protezione per
250

'Madre Terra' e 'Padre Cielo', l'avvelenamento arriver a livelli letali per


molte delle forme di vita che abitano il pianeta. Nel caso non si riuscisse
a prendere i provvedimenti atti a fermare l'inquinamento, ci sono seri
dubbi sulle possibilit che l'umanit stessa possa sopravvivere.
E l'inquinamento delle menti altrettanto - se non addirittura pi pericoloso di quello ambientale. Se non saremo capaci di tenere sotto
controllo gelosia, invidia, odio e mancanza di rispetto generalizzata per
le altre creature, se falliremo nel tentativo di sviluppare un senso di
amore, di compassione e di unit nei confronti di tutti gli esseri viventi,
rischiamo di farci spazzare via dalla faccia della Terra molto prima di
quanto previsto dall'orologio biologico della specie Homo Sapiens. I
nostri atteggiamenti, i nostri pensieri, i nostri discorsi e le nostre azioni
hanno profondi effetti sulla qualit della vita nell'universo. Le vite
vissute sulla base dei principi di Verit, Semplicit e Amore insegnati da
Shri Babaji contribuiscono invece a guarire i mali del mondo e a
diffondere armonia nell'universo.
Shri Babaji sollecitava le persone che venivano da Lui a trovare la pace
interiore, l'equilibrio e l'armonia a tutti i livelli dell'esistenza... partendo
da loro stessi, dalle loro
famiglie e dalle loro comunit per arrivare alle citt, alle nazioni e al
mondo intero. Solo allora potremo avere pace e sicurezza, sia come
individui che collettivamente. Ogni volta che diamo spazio alla
disarmonia nelle nostre vite - a paura, gelosia, avidit, lussuria e odio,
tutte emozioni che nascono dall'attaccamento all'io creiamo attorno a noi
degli evidenti effetti negativi, sperimentando di persona che il mondo
pu diventare un posto molto brutto dove vivere. Tutti coloro che,
attraverso l'autoanalisi e l'autoconoscenza, riusciranno a sfuggire al
mortale abbraccio dei cinque grandi 'nemici dello yoga', vivranno felici,
vibrando in sintonia con l'intero universo. E l'universo li sosterr.
Babaji lavorava costantemente, con l'esempio e la parola, per riportare
l'umanit sul sentiero perduto che la condurr alla realizzazione della sua
speciale relazione con il Divino e della sua fondamentale unit con tutte
le creature viventi. In un'occasione, Egli disse:
251

"Se voi siete in pace, io sono in pace; se voi siete preoccupati, io sono
preoccupato; se voi avete dei problemi, io ho dei problemi.
"Ci saranno sempre colline e montagne da superare lungo il cammino
che porta a Dio. Non fatevi turbare dalla montagna che frana bloccando
il sentiero: la montagna ha il dovere di franare, il soldato di liberare la
strada dai macigni.
"Dovete cercare l'armonia in tutto quello che fate. Io sono armonia.
Grazie per il vostro amore."
L'insegnamento di Babaji: Jap e Karma Yoga
CAPITOLO 11
LA PRATICA DEL JAP
Shri Babaji diede il Suo primo insegnamento pubblico sulla cima del
Kailash, la montagna che sorge di fronte al tempio costruito dal 'vecchio'
Herakhan Baba. Nel novembre del 1970, Babaji chiam a raduno sul
Kailash le genti dei villaggi della valle, nonch gli abitanti di Haldwani e
Nainital, e centinaia di persone risposero all'appello compiendo la
difficile ascensione. Il messaggio che ricevettero fu di ripetere
costantemente il mantra 'Om Namah Shivay', che si pu tradurre con 'mi
inchino a Shiva', oppure 'mi arrendo a, prendo rifugio in, Shiva [la
divinit interiore].' un'affermazione di resa a Dio; un voto di porre
sempre Dio al primo posto nella propria vita; l'impegno a percorrere il
sentiero che conduce alla realizzazione del Divino.
Questo mantra molto antico ed cos intimamente connesso a Shiva da
venire considerato uno dei Suoi nomi. Shri Babaji lo usava come firma.
Il mantra pu essere cantato su diverse melodie nella forma del kirtan,
oppure ripetuto, silenziosamente o a voce alta, facendo scorrere fra le
dita i grani di una mala, alla maniera del rosario dei cattolici e dei
mussulmani. Ma forse la pratica pi efficace consiste nel farselo danzare
252

nella mente ogni volta che si intraprendono delle attivit di routine,


come ad esempio guidare la macchina, fare le pulizie di casa, strappare
le erbacce nel giardino o spaccare la legna. A causa del suo uso come
uno dei nomi di Shiva, rientra nella categoria del nama jap (o nama jap),
che significa 'ripetizione del nome'.
Lo scopo del nama jap consiste nel tenere la mente concentrata sul
Divino. Grazie alla frequente ripetizione del mantra, la mente si
focalizza sempre di pi sul Divino, evitando l'insorgere dell'inutile
chiacchierio interiore nel quale siamo costantemente impegnati. Che
importanza ha la battuta con la quale avremmo potuto replicare alla
frecciata ricevuta durante il party dell'altra sera, oppure quanto a lungo
ricordiamo i nostri sogni mentre andiamo al lavoro? La verit che, per
la stragrande maggioranza del tempo, noi passiamo le nostre giornate
indulgendo in pensieri privi di qualsiasi valore, se non addirittura
negativi.
Nella Bhagavad Gita, il Signore Krishna dice ad Arjuna: "... tu devi
ricordarMi costantemente e compiere il tuo dovere. Se la tua mente e il
tuo cuore sono sempre rivolte verso di Me, allora tu verrai a Me. Non
dubitare mai di questo'." Il profeta Isaia, invece, parla del potere della
concentrazione sul Divino in questi termini: "Tu terrai nella pace perfetta
l'uomo la cui mente riposa in Te, perch egli in Te ha riposto la sua
fiducia"
Babaji insegnava la pratica del jap a tutti coloro che arrivavano in Sua
presenza. Quando Gora Devi venne a vivere nell'ashram, chiese a Babaji
di darle una pratica spirituale e Lui le disse di ripetere costantemente Om
Namah Shivay, di consumare un solo pasto al giorno e di non bere t,
assegnandole dei lavori manuali - spazzare l'ashram e lavare le pentole
della cucina - che le permettevano di concentrarsi sul mantra durante
tutto l'arco della giornata. Gora dice che, durante i primi quattro anni
della sua permanenza a Herakhan, us il mantra dalle dodici alle venti
ore al giorno. Poi Babaji le assegn un altro tipo di sadhana (pratica
spirituale).
253

Quello del nama jap era un soggetto ricorrente nelle conversazioni


private e nei discorsi pubblici di Shri Babaji, uno dei punti cardine del
Suo insegnamento. Ripetendo il mantra, il devoto pu compiere uno
sforzo decisivo per 'voltare pagina' e iniziare un drastico cambiamento
del proprio stile di vita. In condizioni normali, le nostre menti tendono a
'sparpagliarsi' un po' dappertutto; qualsiasi cosa vediamo, ogni pensiero
che formuliamo cattura la nostra attenzione mentale per un certo periodo
di tempo. In realt, non sarebbe sbagliato dire che, invece di essere
padrone della sua mente, l'uomo ne prigioniero.
Il nama jap uno strumento per mezzo del quale ognuno di noi pu
iniziare a domare ed eventualmente a controllare l'incessante dialogo
interiore. Praticare il nama jap un importante passo in avanti sul
cammino della disciplina mentale. Sembra facile, ma per la maggioranza
della gente non lo affatto. In presenza di Babaji, era relativamente
semplice stare seduti per un'ora cantando o ripetendo silenziosamente il
mantra, ma se Lui non c'era, la mia mente partiva per la tangente e si
metteva a pensare al lavoro, alla famiglia o qualsiasi altra 'cosa' prima
che il quinto grano della mala fosse passato fra le mie dita! Babaji, che
nel diciannovesimo secolo aveva insegnato a molte persone il Kriya
yoga, ponendo un forte accento sulla meditazione, diceva che al giorno
d'oggi nessuno in grado di meditare con l'intensit dei saggi del passato
e quindi, nella Sua manifestazione pi recente, ha consigliato una tecnica
di concentrazione pi semplice... la ripetizione di uno dei nomi di Dio.
Ma all'inizio anche la nama jap difficile per le nostre irrequiete menti
occidentali.
Dopo aver raggiunto, grazie alla pratica del nama jap, il controllo della
mente, allo yoghi si schiudono realizzazioni ancora pi significative.
Nelle preghiere che vengono cantate all'alba e al tramonto di fronte al
tempio, contenuta un'affermazione, in linea
con la tradizione del Sanatan Dharma, che suona cos: "Bevendo il
nettare del Nome di Dio, si conquista la santa, eterna dimora di Dio." Se
una persona ripete costantemente un mantra, dopo la morte si ritiene che
la sua anima raggiunga la 'dimora di Dio'.
254

Ma il nama jap pu dare anche risultati pi immediati e pi facilmente


registrabili. La persona che si concentra su una determinata forma di
Dio, assume gradualmente gli attributi ad essa inerenti. In India, ad
esempio, se uno aspira a diventare forte fisicamente e molto devoto del
Signore, si concentrer sull'aspetto di Hanuman, che viene venerato in
virt della sua straordinaria potenza muscolare e della sua profondissima
devozione per il signore Rama e la Sua consorte, Sita; chi invece
desidera la ricchezza, si concentrer sulla forma di Lakshmi, la dea della
ricchezza, della bellezza e dell'armonia. Ripetendo il mantra Om Namah
Shivay e visualizzando la forma di Shri Babaji, si avvia un lento
processo di identificazione che porter il praticante ad assumere alcune
della Sue qualit e a progredire con maggiore rapidit sul sentiero della
realizzazione del S Superiore. un fenomeno che avviene anche nella
vita di tutti i giorni, in special modo fra gli adolescenti, che sovente
parlano, si vestono e si atteggiano come i loro idoli. Noi uomini abbiamo
la tendenza ad assomigliare a coloro che ammiriamo e questo dovrebbe
esserci di incoraggiamento per il futuro: forse, prima di lasciare il corpo,
le nostre anime riusciranno ad avvicinarsi a uno stato di coscienza simile
a quello nel quale Shri Babaji trascorreva ogni secondo della Sua
esistenza.
Il nama jap, quindi, oltre a far uscire la mente dal circolo vizioso dei
pensieri, aiuta a indirizzarla verso il Divino. Iniziare a ripetere
quotidianamente un nome di Dio... quello con il quale ci si sente
maggiormente in sintonia... costituisce un GRANDE passo in avanti, un
evento che consente di cambiare radicalmente la propria percezione
della vita. Babaji sollecitava tutti a praticare costantemente il nama jap
con affermazioni come queste:
"Il Nome del Signore come nettare divino: ripetetelo di continuo." "In
questa Epoca Oscura (Kali Yuga), l'uomo nasce con la mente gi debole
e
instabile. Per questo motivo, nessuno pi in grado di praticare la
vera
255

meditazione, ma tutti possono cantare o ripetere il Nome del Signore che


la loro religione insegna." "Cantate sempre il Nome del Signore.
Cantando il mantra,
diffonderete le sue vibrazioni nell'ambiente che vi circonda e allora
'mediterete' per voi stessi e per gli altri."
Babaji Stesso trascorreva molto tempo ripetendo un mantra o assorto in
profonda meditazione. Per diversi anni, visse in una capanna aperta e
tutti quelli che si svegliavano durante la notte Lo vedevano sempre
seduto in posa meditativa.
Shila Devi passava, ogni anno, molti mesi nell'ashram di Herakhan,
servendo Babaji, oppure sedendo in Sua presenza, e ha confermato che
nelle Sue conversazioni con i devoti Baba attribuiva una grande
importanza al nama jap. Una volta le disse che era una pratica molto
potente, l'unica in grado di portare una persona 'attraverso l'oceano della
vita'. Quando la ripetizione del mantra diventa un fatto automatico,
segno che le cose vanno bene. Se uno si addormenta e si sveglia con la
mente concentrata sul mantra, ha raggiunto uno stato spirituale molto
elevato. In pi di un'occasione, Shri Babaji ha affermato che l'uso
costante del mantra porta all'unione con la forma di Dio che viene
invocata. Sebbene sia possibile raggiungere uno stato nel quale la
ripetizione del mantra avviene a livello subconscio, all'inizio della
pratica importante essere consapevoli anche del suono delle parole e
del loro significato. A Herakhan, molti devoti avevano l'abitudine di
sedere in presenza di Babaji ripetendo silenziosamente un mantra o pi
spesso cantando tutti assieme Om Namah Shivay.
Il Dott. V.P. Tiwari (Mahant Baba) stato testimone di un episodio che
pu aiutarci a comprendere i meccanismi mentali che vengono toccati
dalla ripetizione del
mantra. Nel corso di una delle visite di Shri Babaji all'ashram di
Vrindavan, un folto
gruppo di devoti si radun davanti al Suo trono e inizi a cantare Om
Namah Shivay.
256

Dopo una decina di minuti, senza alcun preavviso, Babaji fece cessare il
kirtan e ordin
a tutti di andare a bere il t. Il Dott. Tiwari, conscio del fatto che a
Herakhan l'uso del
t era proibito, non capiva il senso di quel che era successo e, vedendo la
sua espressione perplessa, Baba gli disse: "Come vuoi che possano
concentrarsi sul mantra quando
muoiono dalla voglia di andare a bersi il loro primo t della giornata?"
Nel 1980, Babaji chiese a Vishnu Dutt Shastri di aggiungere un capitolo
al suo libro sacro, lo Shri Sadashiv Charitamrit, allo scopo di raccontare
gli eventi e gli insegnamenti che avevano caratterizzato la Sua pi
recente manifestazione. Quelli che seguono sono dei versi ricavati da
una traduzione approssimativa di tale capitolo - per la precisione il nono
- nei quali Shastriji fa dire a Babaji queste parole:
"L'unico modo per avere successo nel controllo della mente consiste
nell'adorazione di Dio e nella ripetizione costante del Suo Nome. Nel
Nome di Dio racchiuso un potere insondabile. Tenendolo sempre nella
mente, il viandante in grado di superare qualsiasi ostacolo che si
presenta lungo il Sentiero.
"Quando il Nome del Signore con il Suo supremo potere entra nel cuore
di un uomo, comincia a pervaderlo di gioia. Ricordando il Suo Nome, il
devoto invita il Signore a prendere residenza nel suo cuore e raccoglie
immediatamente i frutti di tutti i suoi sforzi.
"Il piccolo s dell'uomo inizia allora a fondersi con il S Divino, e il
Signore, nella Sua infinita misericordia, lo libera dalla paura. Il ricordo
costante del Signore trasforma il s individuale nel S Supremo...
attraverso il ricordo costante di Dio, il s diventa uno con Lui."
In uno dei discorsi tenuti nel novembre del 1983, Shri Babaji dice:
" della massima importanza che la ripetizione del Nome di Dio cresca
giorno dopo giorno. In questo modo le vostre menti e i vostri cuori
verranno purificati; solo allora potrete trovare Dio in voi.
257

"La mente pu essere purificata soltanto attraverso la jap. Questa


l'unica
medicina per i mali della mente. Se la vostra mente e il vostro cuore
sono impuri, come fa Dio a prendere residenza nei vostri cuori? L'acqua
che lava il cuore il
Nome di Dio. Insegnate a tutti a ripetete il Nome di Dio... dovunque."
Una volta, parlando con Gora Devi, Shri Babaji afferm: "La ripetizione
del Nome il pi potente metodo di purificazione della mente. Serve a
liberare la mente da tutti i pensieri inutili, perch, in ultima analisi, la
meditazione un processo di purificazione e la ripetizione del mantra
il primo gradino di qualsiasi pratica di meditazione."
La ripetizione dei Nomi di Dio era parte essenziale degli insegnamenti di
Shri Babaji, eppure capitato pochissime volte che a qualcuno venisse
consigliato di cessare ogni altra attivit per concentrarsi totalmente sulla
jap e sulla meditazione da seduti. A questo proposito, una volta disse:
"Non voglio gente pigra. Il jap non deve prendere il posto del karma
[azione]. Ripetizione del Nome e lavoro vanno svolti assieme. Dovete
essere attivi nel
lavoro per Dio, come Re Janaka che govern il regno tenendo sempre il
mantra nella mente. Arjuna combatt a Kurukshetra ricordando
costantemente il nome di Dio.
"Non voglio che la jap diventi un pretesto per diventare pigri. Fate jap
mentre lavorate e siate liberi! Il nome di Dio non deve assomigliare
all'acqua melmosa di uno stagno, bens a quella frizzante e zampillante
di una sorgente. Lavorate e siate Luce! Ripetete il Nome di Dio. Con
mente concentrata, ripetete sempre il Nome di Dio."
L'INSEGNAMENTO DEL KARMA YOGA - SERVIZIO IN
ARMONIA CON IL DIVINO.
Shri Babaji parl del jap yoga nel suo primo discorso pubblico, ma nel
corso degli anni si occup con maggiore frequenza e accenti pi marcati
258

del karma yoga. Per karma yoga si intende qualsiasi attivit priva di
motivazioni egoistiche che viene svolta in armonia con il Creatore e la
totalit della Creazione. l'azione che si compie come espressione del
proprio dharma (dovere) nel mondo. Tutte le persone, politici,
governanti, madri, scrittori, contadini, artisti, medici, operai, ecc., hanno
un loro dovere da compiere. Quando questo dovere viene compiuto allo
scopo di aiutare la Creazione a funzionare armoniosamente, per esempio
contribuendo al benessere delle nostre famiglie e delle comunit nelle
quali viviamo, e viene svolto in sintonia con la Volont Divina invece
che per motivi egoistici o per interesse personale, allora forse potremo
dire di praticare il karma yoga. Ovviamente, le azioni dettate da odio,
gelosia, avidit, lussuria, vendetta e simili, anche pi sottili, stati mentali
non possono in alcun modo costituire esempi di karma yoga.
La routine quotidiana di Babaji durante i quattordici anni della Sua
missione a Herakhan fu uno straordinario, elevatissimo esempio di
pratica costante del Karma Yoga. La regola dell'ashram era incentrata sul
karma yoga e nei Suoi discorsi il termine karma yoga ricorreva con tanta
frequenza da spingere Babaji, pochi giorni prima della
fine del 1983, a pronunciare queste parole: "Shri Mahaprabhuji [Babaji
stesso, n.d.t.] dice: 'Non faccio che dirvi di lavorare duramente. A furia
di ripetere sempre la stessa cosa, la testa mi scotta!"' Come Shri Krishna
nella Bhagavad Gita, Babaji sosteneva che la vita umana
un'opportunit di progresso spirituale dell'anima e che pi facile
avanzare sul sentiero spirituale attraverso l'azione che attraverso la
rinuncia: rinunciare completamente all'azione fisicamente impossibile.
"Voi siete venuti al mondo per lavorare. Dovete sempre essere ansiosi di
lavorare. Le persone pigre sono come morte. Voi siete venuti al mondo
per vivere, non per morire."
"... questa Terra un campo del karma. Tutti devono essere attivi e
lavorare. I grandi del passato hanno prosperato grazie al Karma Yoga.
Anche oggi, a prosperare sono le persone che svolgono diligentemente il
loro lavoro... solo grazie al karma yoga possibile progredire...
259

"Fintanto che non esalate l'ultimo respiro, non abbandonate il karma


yoga. L'inazione morte: per questo motivo, dovete continuare a
lavorare, avanzare e progredire."
"Desidero intensamente che tutti siano coraggiosi, attivi e che lavorino
con impegno. Non scoraggiatevi mai! Poich vi stata data questa
nascita, dovete mirare alla realizzazione. E per avere successo, bisogna
lavorare duramente. Per affrontare il mondo bisogna avere una grande
forza d'animo. Diventate coraggiosi e mostrate il sentiero del coraggio
agli altri."
Shri Babaji definiva il karma yoga come il pi importante atto di
religione. I rituali di adorazione occupavano una posizione secondaria
nella pratica spirituale che Babaji consigliava ai Suoi devoti. La frase 'Il
lavoro adorazione' ricorreva spesso sulle Sue labbra.
"Continuate a lavorare ripetendo il Nome di Dio. Voi non potete
nemmeno concepire il valore della pratica del karma congiunta alla
ripetizione del Nome di Dio.
"La mente dell'uomo molto veloce, pi veloce del vento. Grazie al
lavoro eseguito ripetendo il Nome di Dio, la mente viene ripulita e
diventa impermeabile ai pensieri inutili e alle negativit. Per elevare gli
uomini, per il progresso dell'Umanit nel suo insieme, il karma una
grande sadhana."
"Dico tutte queste cose per servire l'umanit. Lavorare, avere buoni
pensieri e dedicare la propria vita all'umanit la cosa migliore. In
questa epoca per progredire spiritualmente necessario solo praticare il
Karma Yoga e servire. Tutti devono diffondere questo messaggio."
"In ogni epoca, la gente ha raggiunto la salvezza grazie a diversi tipi di
azioni e di sadhana: in questa epoca si pu conseguire la liberazione solo
lavorando duramente. Voglio uomini realisti, pratici; i veri uomini sono
soltanto coloro che
vivono in sintonia con questa epoca. Non dobbiamo prendere in
considerazione religioni o caste, ma badare solo a lavorare duramente... I
problemi che affliggono questa epoca possono essere risolti con il karma
260

yoga. Voi dovete diventare pionieri di questa epoca e cercare la Verit.


Dovete abbracciare l'avventura e risvegliare la Verit che dorme in voi.
Questo vero Yoga."
In India, da almeno due millenni vengono praticati diversi tipi di yoga.
Babaji ha ripetuto molte volte che il karma yoga quello pi adatto ai
tempi che stiamo
vivendo e alle esigenze di questa Era.
"Prima vi ho detto che esistono molti tipi di yoga, ma il karma yoga di
suprema importanza. Il karma yoga deve venire sempre al primo posto,
poi si potranno aggiungere altri tipi di yoga."
"Il karma yoga la pi elevata pratica religiosa di questi tempi e vi
porter alla liberazione. Le scritture affermano che alla fine di ogni Yuga
solo il karma yoga
in grado di aiutare l'umanit."
"Solo attraverso la pratica del karma yoga sar possibile trasformare
questa Era. Tutti gli altri tipi di yoga sono inefficaci. Ogni volta che si
verifica un cambiamento epocale, il karma yoga si manifesta nel
progresso scientifico e in tutte le innovazioni che sono frutto dell'attivit
umana."
LA PIGRIZIA UN GRAVE PERICOLO
Oltre a vedere il lavoro - il karma yoga - come una benedizione, Shri
Babaji considerava la sua assenza nella vita di un uomo, qualcosa di pi
di un'occasione mancata per progredire sul cammino spirituale. La
pigrizia dannosa, un pericolo per l'anima dei singoli individui e per la
societ. "La pigrizia non deve avere posto nelle vostre vite. La pigrizia
il punto debole dell'uomo. Il giorno in cui gli uomini cominceranno a
lavorare duramente, nel mondo non mancher nulla. L'uomo deve vivere
e migliorarsi lavorando. Il lavoro la pi alta forma di adorazione:
grazie al lavoro potrete evolvere a tutti i livelli."
261

Sebbene apprezzasse la tecnologia moderna ed esprimesse un grande


rispetto per la dedizione degli scienziati e degli ingegneri che
producevano tutte quelle meraviglie, Babaji era preoccupato per gli
effetti che l'applicazione delle stesse potevano avere sull'umanit.
"La scienza ha fatto grandi progressi nel mondo. Il lavoro che prima
dovevano fare mille uomini, ora pu essere fatto in pochi minuti da un
bulldozer. Ma questo
rende mille persone disoccupate e inutili. Mentre la disoccupazione
cresce nel
mondo, la gente perde la pace mentale: questo avviene perch gli uomini
hanno smesso di lavorare. A causa dell'inazione, malattia e dolore sono
in aumento
ovunque nel mondo.
"Voglio che voi acquisiate l'energia delle macchine e lavoriate come
macchine! Per certi versi, osservando correttamente la situazione, la
scienza indebolisce gli esseri umani. Come potete mettere alla prova le
vostre qualit e i
vostri talenti se non avete occasione di usarli? Prendete ad esempio un
soldato: come potr dimostrare la sua forza e il suo valore, se per
combattere usa una macchina?
"Dobbiamo seguire un sentiero che ci renda forti, in modo da non essere
pi dipendenti dalle macchine. Ma come fare? C' solo un modo:
diventare attivi e lavorare duramente... Tutti devono avanzare nella
pratica del karma yoga. Questa l'eterna, immutabile via. Ogni cosa tutte le conoscenze e tutte le scoperte scientifiche - sono state conseguite
grazie al karma, al duro lavoro."
"Tutti coloro che sono attivi e lavorano duramente nel sentiero del karma
yoga non avranno problemi in questo mondo. Abbandonare il karma e
impigrirsi il pi grande problema, la pi grande infelicit e il pi
grande pericolo che potete essere costretti ad affrontare nel corso delle
vostre vite."
"Sin dai tempi del Signore Rama e del Signore Krishna, sono apparse
molte scritture e in tutte viene insegnata la grandezza del karma yoga.
262

Cristo era un karma yoghi e il profeta Maometto seguiva il sentiero del


karma yoga. Tutti i Grandi che sono venuti sulla Terra sono avanzati
grazie al karma yoga... Solo il karma yoga in grado di trasformare il
mondo. L'inazione la causa di tutti i problemi e di tutte le sofferenze...
"Nel nome del Signore Rama, il karma yoga d risultati immediati."
KARMA YOGA E CRESCITA SPIRITUALE
Shri Babaji concepiva il karma yoga come lavoro svolto per servire gli
altri; servendo tutti gli esseri viventi e lavorando in armonia con le leggi
che regolano il funzionamento dell'universo, i singoli possono progredire
spiritualmente.
"Questo lavoro [Babaji si riferiva ai lavori di scavo di un intero fianco
della montagna che sovrasta la grotta: riportando la terra smossa, venne
creata una spianata che aveva le dimensioni di un campo di calcio] non
serve a un solo scopo. Questo lavoro vi accompagner dovunque
andrete; anche quando lascerete il corpo per andare nell'altro mondo,
questo lavoro vi seguir e voi ne sarete beneficiati. Qualunque tipo di
giardino facciate qui, qualunque tipo di seme seminiate qui, lo troverete
anche di l.
"Questo un lavoro spirituale, non materiale. Non n il Mio lavoro, n
il vostro: questo il lavoro dell'intero universo.
"Capite?
" buono che trascorriate il maggior tempo possibile facendo questo
lavoro: vi sar di beneficio in futuro. Pi tempo e pi energia metterete
qui, pi benefici avrete. La vostra salute migliorer. Avrete una buona
digestione e godrete di un sonno profondo. La vostra mente ne sar
purificata...
"Guardate la formica. Guardate com' piccola e quanto sono grandi i
carichi che porta. Non lasciatevi abbattere, non perdete coraggio! Se
vogliamo, possiamo
263

spazzare via tutta la montagna... se lo vogliamo veramente, se abbiamo


la volont. Non scoraggiatevi. Quando perdete il coraggio, siete come
morti. Non scoraggiatevi. Noi possiamo muovere le montagne!
"Yoga essere coraggiosi. Lasciarsi abbattere e scoraggiarsi non
yoga."
"Compite il vostro dovere! Non siate pigri. Questa un'Era di Azione!
Svolgete il vostro karma yoga. Mostrate al mondo azioni perfette.
Servire l'umanit servizio e adorazione a Dio."
"A Babaji piacciono gli esseri umani. Tutti dovrebbero fare lavoro
umanitario... Le persone che seguiranno questa pratica tenendo sempre a
mente i principi umanitari si guadagneranno l'amore di tutti,
sopravviveranno a questa [imminente] distruzione e saranno felici.
Ognuno di voi deve infondere lo spirito umanitario in coloro che ne sono
privi.
"Ma cosa si intende per principi umanitari e umanit? Babaji dice che
non bisogna odiare nessuno, che non si deve abbandonare nessuno, che
si deve cercare di essere d'aiuto agli altri e che si deve provare ad amare
tutti."
Un giorno Babaji chiam Ila, un devoto di Bombay, e gli disse di venire
a sedersi vicino a Lui, sul muretto del terrazzo davanti alla Sua camera,
da dove si poteva vedere la parte posteriore dell'ashram. Per rispetto, Ila
si sedette ai Suoi piedi e lasci vagare lo sguardo attorno. In quei giorni,
si stava costruendo una nuova serie di stanze che andavano sotto il nome
di 'International Guest House' e la forza lavoro era costituita da una
mescolanza di valligiani stipendiati e di devoti. Erano presenti molti
stranieri... specialmente italiani e tedeschi... e alcuni degli indiani che
risiedevano nell'ashram. All'improvviso, Babaji si mise a parlare:
"Sto facendo tutto questo karma yoga, ma che bisogno ho io del karma
yoga? Mi vedi mai starmene da una parte con le mani in mano? Uno
dovrebbe sempre essere impegnato in qualcosa. A me non piace
l'akarmanyata [inazione o pigrizia].
264

"Guarda gli stranieri: con che impegno lavorano! Mi viene voglia di


lasciare tutto nelle loro mani e andare via. Sto dando Chilianola ai
militari. Gli indiani
non credono nel lavoro: si limitano a parlare. Dovrebbero prendere
esempio dagli stranieri."
Babaji a volte esagerava per dare pi efficacia alle Sue parole, ma fra i
devoti c'erano e vi sono molte persone - indiani e stranieri che avevano e
hanno la tendenza a lavorare meno di quanto parlano. Gli stranieri
venivano in prevalenza da paesi nei quali esisteva gi una forte etica del
lavoro e quelli che non praticavano il karma yoga erano mandati via
molto presto. Con ogni mezzo possibile, dando l'esempio e insegnando,
ma anche gratificando e punendo, Babaji cercava di instillare nei Suoi
discepoli l'urgenza di 'parlare meno, lavorare di pi'.
"Vi ho detto molte volte che dovete sempre mettere il dovere prima delle
vostre esigenze personali. Dobbiamo avere tutti uno scopo... sacrificare
le nostre vite per il bene dell'umanit. Dobbiamo vivere per l'umanit e
morire per l'umanit. Dobbiamo offrire le nostre vite per il benessere e la
sicurezza della societ nella quale viviamo. Questo deve essere il nostro
obiettivo principale, il nostro bhajan [inno]. Questo il nostro bhajan, il
nostro kirtan, la nostra ripetizione del Nome. Dobbiamo procedere
tenendo sempre questo nelle nostre menti."
"Il Karma un'inevitabile legge di causa ed effetto, in virt della quale
tutti gli esseri raccolgono i frutti delle loro azioni e dei loro pensieri.
Ges si riferiva a questo quando disse: ' Cos come semini, raccoglierai.'
La legge del Karma superiore a tutto. Per annullarne gli effetti, bisogna
portare la mente in quello stato di silenzio e di Vuoto oltre il quale
diventa possibile conoscere Dio...
Altrimenti, fintanto che ha respiro, l'uomo crea del karma. Non
possibile restare senza agire, nemmeno per un secondo. Quindi, imparate
il modo di dedicare ogni
vostra azione al Signore".

265

Nell'aprile del 1973, quando Gora Devi venne a risiedere stabilmente


nell'ashram di Herakhan, Shri Babaji le disse: "Adesso servirai Shiva per
dodici anni; trascorsi dodici anni, comincerai a realizzare qualcosa
spiritualmente." Il karma yoga non soltanto una casuale azione di
servizio: un modo di vivere. Sebbene, come diceva spesso Babaji, la
sua pratica produca immediati e visibili risultati, nella maggioranza dei
casi necessario un periodo di apprendistato piuttosto lungo prima per
di spezzare i meccanismi acquisiti e le forme pensiero che spingono gli
uomini a lavorare solo per fini personali. Il karma yoga richiede una
forte concentrazione sul Divino e una pratica costante. Stabilizzarsi nel
karma yoga non cosa che si pu fare in un giorno. Quando il karma
yoghi riesce a domare il suo ego, gli si aprono nuove vette spirituali da
scalare e nuovi ostacoli da sormontare. Nella tradizione vedica, il
periodo necessario a una persona normale per diventare uno yoghi di
dodici anni.
"Tutti coloro che vengono qui devono essere preparati a svolgere
qualsiasi tipo di lavoro, In questa Era, il lavoro purifica ed la pratica
spirituale pi efficace."
"Dovete avere pi coraggio e pi entusiasmo. Voglio che il lavoro venga
portato a termine in tempo, con puntualit. Non c' bisogno di pi
lavoro, ma di lavoro fatto con concentrazione, efficienza e rapidit. Tutti
qui devono lavorare come se stessero lavorando per loro stessi. Voglio
che tutti siano attivi e lavorino duramente. Essere attivi e lavorare con
impegno l'unico modo che avete di infondere una nuova linfa vitale nei
vostri paesi."
AVANZATE CON CORAGGIO!
Babaji mise l'accento sull'importanza del coraggio nella pratica del
karma yoga, facendo notare che le azioni coraggiose servono a
sviluppare e rinforzare il coraggio personale di chi le compie.
"Dovete lavorare con coraggio. Il karma yoga far di voi dei leoni; vi
dar forza in questa vita.
266

"Non deludete Babaji. Non abbiate paura della morte, e nemmeno della
tempesta di acqua e fuoco. La vita stessa fatta di acqua e fuoco. Invece
di cercare di fermarla, diventate come leoni!"
"In qualsiasi condizione o posizione vi troviate, andate sempre avanti.
Avanzate! Avanzate! Progredite con coraggio!"
Per sua natura, l'uomo ha bisogno di stabilit e sicurezza. Le persone
cercano di raggiungere stabilit e sicurezza attraverso la famiglia, la
ricchezza materiale o costruendosi belle case robuste, e per i loro paesi
scelgono governi che garantiscano tali obiettivi su scala pi vasta. Shri
Babaji, che guarda alla Creazione nel suo complesso, vede tutte le cose
create sottoposte a un continuo processo di trasformazione. Le piante
nascono da un seme, si sviluppano, maturano, danno frutti e poi
muoiono, marcendo sul terreno. Gli edifici vanno in decadenza e
crollano. Grandi imperi e grandi fortune sono costruite, perdute e
dissipate nel corso degli anni. L'uomo cresce, diventa forte, invecchia e
muore. Perfino le pi alte montagne vengono erose dagli elementi e si
trasformano in colline. Dal Suo punto di vista, la Creazione transitoria:
viene creata, conservata - in uno stato di cambiamento costante per
miliardi di anni e infine si dissolve per tornare in essere a tempo debito.
Pur senza disapprovare in alcun modo il bisogno di pace, semplice
benessere e stabilit dell'uomo, Shri Babaji diceva che la vera sicurezza
pu essere conquistata solo con il karma yoga.
"Il mondo transitorio. Potete trovare stabilit solo sul sentiero del
karma yoga. Soltanto l'azione pu portare l'uomo a Dio e dargli la
liberazione. La legge del karma cos profonda che non esistono parole
in grado di descriverla. Il giorno nel quale sulla Terra non ci sar pi
karma, sar il giorno della sua dissoluzione [pralaya].
"Voi tutti, uomini di coraggio, continuate a lavorare! Solo attraverso il
karma possibile cambiare il mondo. Non vi sono altri modi.
"Oggi il mondo gioca col fuoco. Dobbiamo essere pronti ad affrontare le
fiamme, le acque e grandi tempeste senza esserne scossi. Dobbiamo
andare oltre la speranza della vita e la paura della morte: solo allora
267

saremo in condizione di beneficiare il mondo. Dobbiamo portare nella


luce il sentiero del karma. In questo momento il mondo avvolto da una
profonda oscurit. La Rivoluzione [Mahakranti] che si allarga nel mondo
potr essere controllata soltanto dal karma." A giudicare dalle esperienze
che ci faceva vivere, Shri Babaji sembrava volerci dimostrare che la vera
stabilit e la vera sicurezza sono una realizzazione interiore: tutto ci che
esteriore e materiale soggetto a trasformarsi e a decadere. Il Suo
concetto di stabilit identico all'equilibrio del quale hanno parlato Shri
Krishna e molti altri maestri spirituali: sollevandosi al di sopra dei
desideri, senza subirne il controllo o la spinta, restando imperturbabili di
fronte alle esperienze di piacere e dolore che si presentano nel corso
della vita, diventando osservatori distaccati e 'testimoni' degli
accadimenti nei quali siamo coinvolti, possibile raggiungere uno stato
di inamovibile equilibrio. Quando c' equilibrio, la Verit pu operare
liberamente negli individui e 'pensiero, parola e azione sono in armonia'.
Quando rabbia, odio, avidit, lussuria, confusione o paura turbano
questo equilibrio, la Verit fugge via e la mancanza di armonia interiore
ci impedisce di avere chiarezza, forza e convinzione nel nostro modo di
agire. Chi pratica costantemente il karma yoga sviluppa una stabilit
interiore che gli consente di affrontare senza esitazioni e turbamenti le
tempeste della vita.
Nell'estate del 1983, Babaji mi mand a lavorare nell'ufficio dell'ashram,
dove avevo gi servito in precedenza, e nel giro di un paio di mesi, via
via che il 'resto del personale' partiva, mi ritrovai a dirigere tutta la
baracca. Ho trascorso la mia carriera professionale facendo lavoro
d'ufficio e mi piace abbastanza. Migliorai l'organizzazione, allungando
l'orario di apertura al pubblico (l'ufficio gestiva anche una piccola
biblioteca e la diffusione di materiale su Babaji), e presto fui costretto a
reclutare degli aiutanti per far fronte a tutte le esigenze della gente.
Babaji faceva una capatina nell'ufficio tre o quattro volte la settimana e
di solito erano momenti pieni di una pace profonda e intensa, ma ci
furono anche situazioni molto pi esplosive. Capitava che Baba entrasse
268

all'improvviso, come un refolo di vento, e cominciasse a rimproverarmi


aspramente per degli aspetti del lavoro che, secondo Lui, non
funzionavano a dovere. Dal momento che per la maggior parte del tempo
Babaji era la personificazione dell'Amore e noi lo amavamo tantissimo,
coloro che si trovavano a essere oggetto della Sua apparente collera ne
erano annientati. La prima volta si reagisce quasi sempre con il panico e
i sensi di colpa. Ma quelli che osservavano senza essere coinvolti
vedevano chiaramente che la rabbia di Babaji era una maschera, un
metodo di insegnamento, un modo di creare uno shock per costringere la
persona a uscire dagli automatismi mentali di reazione e risposta. Poteva
coprire di insulti un devoto, perfino picchiarlo, e un secondo dopo
guardarne un altro con un'espressione di amore che scioglieva il cuore.
Baba non era mai motivato dalla rabbia e, quando lo si capiva, la fine
della paura era solo questione di tempo: presto o tardi, a forza di ripetere
continuamente la stessa, dolorosa lezione, uno impara a controllare le
emozioni.
All'inizio, io incassavo senza battere ciglio, ma dentro avevo una buona
dose di ira inespressa nei confronti di Babaji. Perch mi saltava addosso
a quel modo, pensavo, quando sapeva benissimo che mi impegnavo al
massimo? Pi aumentavano risentimento e senso di incomprensione, pi
Babaji criticava il mio modo di organizzare l'ufficio, finch a un certo
punto, stanco delle scottature, imparai a reagire con ragionevole calma,
accettando semplicemente di risolvere la questione che Lui, con tanta
gentilezza, poneva alla mia attenzione... e di farlo rapidamente.
La mia ultima lezione, su questo punto, la ricevetti durante le settimana
precedente al Natale del 1983. Baba aveva assegnato a Lok Nath e al
sottoscritto l'organizzazione dei preparativi per le grandi celebrazioni
che si sarebbero svolte nell'ashram in quei giorni, ricordandoci
espressamente che bisognava che alla base dei '108 gradini' ci fosse
sempre qualcuno pronto ad accogliere i pellegrini, far compilare agli
stranieri i moduli di registrazione da inviare alla polizia e assegnare a
tutti un posto dove dormire nell'ashram. Noi trovammo dei volontari fra
i devoti, stabilimmo dei turni e la cosa funzion abbastanza bene.
269

Il 17 dicembre, per, alle sei di sera, quando ormai era buio, gli addetti
al servizio di 'accoglienza' decisero che non sarebbe venuto pi nessuno
e abbandonarono la posizione. Come sempre accade in questi casi,
quindici minuti dopo il camion di Amar Singh scaric sul greto del
fiume un gruppo di diciotto italiani. I nuovi arrivati salirono la scalinata
e trovarono Babaji che sedeva sulla panchina del terrazzo davanti al
cancello dell'ashram. Fatti i rituali pranam di saluto, Filippo chiese dove
dovevano andare per dormire e Babaji si mise a chiamare a gran voce i
nomi di Radhe Shyam e Lok Nath. Qualcuno piomb correndo
nell'ufficio e ci disse di sbrigarci: Babaji ci voleva e sembrava
arrabbiato.
Lok Nath pi giovane e pi svelto di me, cos, quando giunsi sul posto,
il poverino era gi in una stato di 'scortificazione' avanzata. Babaji
sapeva come annichilire l'ego delle persone e, non appena mi vide,
attacc con me. Nemmeno la misericordiosa traduzione di Om Shanti
riusc ad attenuare la sferzante ferocia dei Suoi rimproveri, che,
opportunamente edulcorati, suonavano pressappoco cos: "Allora non sei
proprio capace di combinare niente! Ti ho detto per filo e per segno cosa
bisognava fare e, quando arrivata questa gente, non c'era nessuno che
aspettava! Dove li mettiamo adesso? Perch non riesci a occuparti
neppure delle cose pi semplici?"
Dopo uno o due secondi di panico totale, una voce nella mia mente
grid: "Stai calmo! Questa una prova!", e pensai che in fondo il
sistema aveva funzionato sorprendentemente bene fino a quel momento
e che voleva dire che l'indomani, dalle sei in poi, avremmo dovuto
ricordarci di far stazionare un paio d'uomini nella baracca per il t,
presso la quale si fermavano i camion.
In quello stesso momento, Babaji tacque, il Suo viso furibondo si
illumin di un caldo sorriso di approvazione e inizi a cantare ripetendo:
"Bhude Radhe Shyam, budhe Radhe Shyam... " In hindi, il termine
'bhude' indica generalmente qualcosa di vecchio o di stagionato, ma in
alcune circostanze pu significare anche 'uno che sta imparando o ha
imparato'." Baba aveva letto nella mia mente e si congratulava perch
270

avevo raggiunto un nuovo livello di equilibrio... stabilit sotto il fuoco


del nemico! Era contento perch ero riuscito a far fronte alla Sua 'collera'
senza impaurirmi e senza perdere la mia capacit di ragionare. questa
qualit - praticata naturalmente a livelli molto pi elevati - che consente
ai karma yoghi di reagire con calma, rapidit, intelligenza e distacco
anche nelle situazioni di emergenza. E solo praticando costantemente per
molti anni il karma yoga che possibile conquistare il coraggio,
l'assenza di paura e la stabilit mentale necessarie per vivere in questa
epoca di cambiamento e di distruzione.
IL KARMA YOGA COME PRATICA QUOTIDIANA Dl VITA
Shri Babaji diceva spesso che Gli piacevano le persone dotate di senso
pratico e, in pi di un'occasione, ha sottolineato la grande 'praticit' del
karma yoga.
"Qualsiasi desiderio materiale pu essere soddisfatto dal karma yoga... Il
karma
yoga lo Yoga Supremo. Il Signore Rama e il Signore Krishna
insegnavano il
karma yoga e lo praticavano con molto successo...
"Il karma yoga l'unico tipo di yoga in grado di fornire risultati
immediati. Cominciate a fare una cosa di mattina e, gi a sera, potete
vederla davanti a voi come in una fotografia. I semi piantati la mattina, a
sera cominciano a germogliare. I contadini, invece, raccolgono i frutti
del loro karma yoga appena dopo sei mesi.
"Agire un fatto naturale; nessuno pu fare a meno di agire. Noi
dobbiamo compiere azioni che siano di beneficio agli altri... non solo
altri, ma alla Creazione nel suo insieme.
"Milioni di pecore non servono a niente. Un singolo essere umano che
lavora duramente in grado di salvare il mondo. Dobbiamo lavorare
duramente e insegnare alle generazioni future a fare altrettanto. Tutti gli
altri tipi di yoga vengono dopo il karma yoga, perch il mondo basato
271

sul karma. Quindi, praticate il karma yoga e progredite. Oggi c' molta
vigliaccheria nella gente. Per questo, noi dobbiamo essere coraggiosi e
avere spirito di avventura."
"Se vi impegnate nel compiere buone azioni e andate avanti a farlo,
dormirete sonni profondi, avrete un sano appetito e la vostra mente non
verr disturbata da pensieri negativi. Quando un uomo rimane inattivo,
la sua mente sempre tesa a criticare gli altri. Il karma - l'azione -
l'unico rimedio in grado di sconfiggere il male." Verso la fine del
diciannovesimo secolo, il Mahavatar Babaji pose una particolare enfasi
sul kriya yoga. In un discorso del 1983, Babaji parl del Kriya yoga e
del karma yoga in questi termini:
"Il fatto che la routine di lavoro che svolgete ogni giorno dalla mattina
alla sera il vero kriya yoga... L'insieme del lavoro che viene iniziato la
mattina e finito la sera vero kriya Yoga... Non c' nulla come il kriya
yoga. Nel mondo non esiste niente che non sia kriya yoga. La perfezione
nel lavoro il vero kriya yoga.
"Ogni singola azione, compreso il mangiare e il bere, kriya yoga. Il
processo digestivo che avviene nel vostro stomaco kriya. Il processo di
mettere assieme due o pi cose kriya yoga...
"Solo il kriya porta pace, felicit e ogni genere di benefici alla gente.
Fare buone azioni kriya yoga. Anche l'adorazione kriya yoga; adorare
una qualsiasi divinit kriya yoga.
"Tutti devono servire l'umanit. Questo kriya yoga. I tempi e il mondo
nei quali viviamo richiedono questo da voi."
Il karma yoga pu essere applicato a tutti i tipi di arti e di scienze, a ogni
talento che gli uomini sono riusciti a sviluppare. Babaji non sapeva che
farsene della gente che lasciava le cose a met o dimenticava di
completare con la necessaria cura un lavoro quasi finito. La vita ci viene
data per progredire attraverso l'esperienza e noi abbiamo il dovere di
usarla sviluppando al massimo i nostri talenti e le nostre qualit. Quanto
riteneva concluso il periodo di addestramento, Babaji rimandava i
272

giovani ai loro paesi di origine, in modo che potessero trovare il loro


posto nel mondo e condurre delle vite
'utili', beneficiando l'insieme della Creazione al massimo del potenziale
consentito dai loro differenti livelli di evoluzione. Da noi, voleva solo
che imparassimo e crescessimo.
Babaji raccomandava sempre di stare all'erta, di essere consapevoli di
quello che accade intorno in ogni momento. Durante gli ultimi anni del
Suo ministero, si faceva spesso accompagnare nelle Sue due passeggiate
'rituali' attraverso il giardino dell'ashram - per il breve tragitto che
separava la Sua stanza dal tempio - da un gruppetto di uomini (in genere
devoti occidentali), che avevano il compito di camminarGli attorno
gridando: "Hoshyar! Savadan! Shri Shri Mahaprabhuji pedar rahe hai!"
[Attenzione! State in guardia! Il Signore Supremo qui!]
Un cerimoniale nato probabilmente dal desiderio di alcuni Suoi devoti di
onorarLo mentre si accingeva a benedire tutti con il Suo darshan, che
Babaji, con il Suo acutissimo senso dell'umorismo... e anche del
ridicolo... poteva in qualsiasi momento trasformare in un'opportunit di
insegnamento per tutti. Una sera, all'imbrunire, mentre attraversava il
giardino diretto verso il tempio in compagnia di sette od otto robusti
giovanotti che gridavano "Attenzione! State in guardia!", Babaji salt
improvvisamente dentro una delle aiuole che stavano costeggiando e,
sollevato il bastone, men una rapida serie di violenti fendenti fra le
foglie di un cespuglio. Colte alla sprovvista, le 'guardie del corpo' Lo
seguirono per capire cosa succedeva e rimasero stupiti e un po'
preoccupati nel vedere fra l'erba la forma priva di vita di un serpente
molto velenoso. Nel frattempo, Babaji era gi ripartito verso il tempio e
l'occhiata vagamente ironica che lanci nella loro direzione mentre si
allontanava sembrava voler dire che gridare agli altri di stare attenti non
bastava.
TENETE SEMPRE GLI OCCHI BEN APERTI! SIATE SEMPRE
CONSAPEVOLI DI QUELLO CHE ACCADE ATTORNO A VOI!

273

TRASFORMARE LA NATURA CON IL KARMA YOGA


Il karma e il jap yoga, usati assieme, sono degli ottimi strumenti di
trasformazione. Il primo compito che Babaji doveva affrontare con
quelli che venivano a Herakhan consisteva nel modificare i loro schemi
mentali e aiutarli a spostare il fuoco della loro attenzione sul Divino.
Usando quei due 'strumenti' nel corso degli anni, Baba ha prodotto
stupefacenti cambiamenti sia nelle anime dei devoti che nella geografia
della valle.
Nel 1981, Babaji diede il via alla bonifica di una larga porzione del greto
del fiume che era leggermente rialzata rispetto al resto e che si trovava al
riparo di un'ansa. Quando il monsone era debole, era risparmiata dalla
furia dell'acqua e per il resto dell'anno restava all'asciutto. Sollecitata
dalla costante presenza di Babaji, la gente cominci a estrarre i sassi
dalla sabbia in un'area di circa quattro acri per poi accatastarli ai margini
del campo. I macigni pi grossi venivano scavati fuori e fatti rotolare per
mezzo di pesanti leve di ferro dagli uomini in migliori condizioni
fisiche, mentre donne, anziani e ragazzi si occupavano dei sassi di
dimensioni normali e dei moltissimi ciottoli depositati nel corso dei
secoli dalla corrente, mettendoli in cesti di vimini che poi provvedevano
a svuotare sulla pila di rocce che si andavano accumulando lungo due
lati del rettangolo. Tutti, mentre lavoravano, ripetevano un mantra.
Dopo qualche settimana, i mucchi di pietre che circondavano la striscia
di sabbia cominciarono ad assomigliare a un muro, a un terrapieno di
protezione contro le inondazioni del monsone. Ai primi di luglio, quando
mia moglie ed io partimmo per il Nepal con la speranza di ottenere dei
visti permanenti per l'India, il cantiere dei lavori, visto dall'alto delle
colline, faceva impressione, ma al nostro ritorno a Herakhan dopo il
monsone trovammo ancora gente che si affaccendava attorno al
terrapieno e nel campo: la corrente aveva spezzato gli argini in molti
punti e offerto ai volonterosi karma yoghi una nuova 'messe' di sassi e
sassolini da togliere di mezzo.
274

Nel 1982, le pietre che formavano il terrapieno furono mosse di nuovo e


utilizzate per costruire, nello stesso punto, un muro vero e proprio, alto
due metri e spesso altrettanto, con alla base due file di pesanti macigni.
Gorhari, il giovane sacerdote dei nove templi, aggiog il toro
dell'ashram e ar il campo per seminarvi dei cereali in inverno e
primavera.
Durante la primavera e l'estate dell'anno successivo, altri devoti
seminarono fiori e piantarono alberi nei giardini ai piedi dei '108
gradini', e Babaji diresse personalmente i difficili lavori di costruzione di
una grande piattaforma di cemento destinata a proteggere tutta quella
zona, compreso il nuovo campo, dall'impeto del fiume in piena. Nello
stesso periodo, al centro di questo giardino venne edificata anche una
piccola struttura muraria attorno a un vecchio dhuni (speciale buca nella
quale viene custodito il fuoco sacro e vengono svolte delle cerimonie
vediche).
Tutto questo... la bonifica del terreno, l'innalzamento del muro, l'aratura
e la semina del campo cos ricavato, la costruzione del nuovo dhuni...
venne portato a termine nell'arco di tre anni, senza l'ausilio di alcun
macchinario, da centinaia e centinaia di volontari di tutte le nazionalit
che lavorarono ripetendo un numero incalcolabile di mantra.
Nell'agosto del 1983, Shri Babaji inaugur il Moksha Dham Dhuni e il
nuovo 'Company Garden' in mezzo ai colori sgargianti dei fiori che il
clima caldo umido del monsone aveva gi provveduto a far crescere
abbondanti e rigogliosi. In quell'occasione, fece un discorso del quale
qui sotto riporto alcuni passaggi.
"Nel nome del Signore Rama, i saggi di questa Era hanno dato prova di
sapersi
sacrificare e hanno costruito questo posto. In nome del Signore Rama,
come un
tempo era 'Pramodavan', il meraviglioso giardino di Rama ad Ayodhya,
cos oggi
questo il meraviglioso giardino di Shiva. Il suo nome 'Nandan Van'.
Questa
275

manifestazione divina, questo giardino, non di tipo ordinario: stato


edificato
dal sudore e dal sangue di tutti i devoti. per questo che cos
meraviglioso...
"Vi ho detto molte volte che avrei portato il cielo sulla terra, e oggi siete
tutti
testimoni di questo fatto. In nome del Signore Rama, avevo detto molte
volte ad
Har'Govind che avrei portato qui la Svizzera e la Svezia. In nome del
Signore
Rama, guardate com' bello il verde delle piante che crescono qui
attorno. Il posto
che potete vedere qui oggi il frutto delle austerit di quelli che sono
venuti prima di voi.
"In nome del Signore Rama, quello che c' qui oggi il risultato del
vostro duro lavoro e della vostra sadhana... la vostra risposta alla sfida
che vi ha lanciato la Natura. Voi avete conquistato la Natura e creato un
meraviglioso giardino.
"Dal momento che il Karma Yoga una pratica cos elevata, perch non
la adottate tutti ?"
Le profezie di Babaji
CAPITOLO 12
PROFEZIE SULLA RIVOLUZIONE E SULLA DISTRUZIONE
Shri Babaji sostiene che La Creazione 'Uno', che tutte le cose sono
composte dalla medesima energia e sostanza e che pertanto dovrebbero
operare in armonia con le leggi della Creazione. Le forme insenzienti ed
inerti, nonch le entit viventi non umane della terra, lasciate ai loro
meccanismi, sembrano in grado di funzionare in accordo con le Leggi
della Natura; viceversa, gli esseri umani, dotati di menti attive e
276

indipendenti, e di libero arbitrio, incontrano maggiori difficolt nel


sottomettersi a qualsiasi autorit che viene percepita come 'esterna', al di
fuori di se stessi. Babaji ha lanciato un forte monito, mostrandoci quel
che potrebbe succedere nel mondo se il genere umano non riuscir a
onorare i principi del Sanatan Dharma o le Leggi della Natura.
Pensieri e azioni producono inevitabilmente dei risultati: quel che si
semina, si raccoglie, e quello che stato seminato nel mondo negli scorsi
decenni sta producendo un'abbondante messe di frutti negativi. Babaji
parlava della necessit di una 'Rivoluzione' planetaria (usando il termine
sanscrito Mahakranti, che significa 'grande sconvolgimento', 'grande
rivoluzione') per impedire all'umanit di continuare la sua corsa verso la
distruzione.
Durante tutto il Suo ministero, e particolarmente nella seconda e ultima
fase, Babaji ha profetizzato guerre, catastrofi naturali e rivoluzioni per
gli anni '80, e costellato molti dei suoi discorsi con riferimenti e accenni
ai tempi futuri. Alcune di queste osservazioni sembravano in apparenza
destinate ad essere intese alla lettera, altre in senso figurato o metaforico.
Alcuni degli accadimenti profetizzati si sono svolti come Babaji aveva
previsto, molti non si sono ancora verificati e molti forse non si
verificheranno mai o non si verificheranno nei tempi indicati. Gli eventi
passati sono registrati nell'universo e possono essere scorti o ricordati da
santi e veggenti, mentre gli eventi futuri, soggetti al libero arbitrio
dell'uomo, non possono essere premonizzati con assoluta precisione
nemmeno dal Divino. Babaji non faceva che spronarci a essere vigili e a
lavorare duramente per cambiare il corso degli eventi umani e naturali.
La Sua intera missione aveva lo scopo di mostrare alla gente di questa
epoca materialista che possibile concentrarsi totalmente sul Divino e
vivere in armonia con le Sue leggi e il complesso della Creazione,
spezzando cos gli schemi di comportamento disarmonico che
producono i disastrosi effetti che sono oggi sotto gli occhi di tutti.
Sebbene non l'abbia mai detto esplicitamente, analizzando i Suoi
discorsi in retrospettiva, risulta chiaro che, quando usava il termine
'Mahakranti', Babaji si riferiva a due tipi di 'Rivoluzione'. Mi sembra,
277

infatti, che Babaji abbia predetto, considerandolo probabile se non


addirittura necessario, un violento sovvertimento a livello materiale,
risultato inevitabile del karma negativo che gli esseri umani stanno
sempre pi rapidamente accumulando su loro stessi e sul mondo. L'altra
Rivoluzione, invece - quella che Lui Stesso ha promosso, guidato e
sostenuto una rivoluzione spirituale.
"Terribili calamit e guerre si avvicinano nel mondo. Dopo molte
distruzioni, si
arriver a nuova Era di Bont. Io Stesso sono venuto per preparare il
nuovo regno."
Di sicuro, all'epoca del Suo primo viaggio da Herakhan a Vrindavan nei
primi mesi del 1971, Shri Babaji doveva aver gi parlato dell'imminente
distruzione, perch il volantino distribuito a Bandikui prima della Sua
visita in aprile metteva in guardia la gente contro questo pericolo e
annunciava grandi perdite di vite umane'.
Il successivo rapporto scritto sulle profezie di Babaji di cui ho trovato
traccia risale al resoconto del dottor V.V.S. Rao a proposito degli eventi
che si verificarono il 15 marzo del 1976, nel corso di una Sua visita a
Jaipur. Il mattino di quel giorno, in una stanza della casa di Shri Jain
dove Babaji avrebbe dato il darshan, vennero approntati due pedane
decorate. Shri Babaji arriv alle nove e, dopo aver preso posto sul Suo
sedile, ordin al signor Jain di sistemarsi sull'altro e gli fece mettere al
collo una ghirlanda di fiori. Poi entr in meditazione e, quasi subito, il
padrone di casa cadde in uno stato di trance, iniziando lentamente a
parlare.
Il signor Jain diede voce alle predizioni di Babaji in modo abbastanza
dettagliato. Disse che l'ingiustizia, l'iniquit e la violenza che gi allora
prevalevano nel mondo sarebbero aumentate ancora, che tutti gli 'esseri
viventi' avrebbero dovuto affrontare tempi difficili e che la situazione nel
mondo avrebbe continuato a peggiorare. Con il 1979 avrebbe avuto
inizio un periodo spaventoso, contrassegnato da dieci anni di distruzioni
su larga scala, finch, nel 1989, sarebbe rimasto in vita solo un quarto
dell'attuale popolazione mondiale.
278

Durante questa immane distruzione, ogni persona avrebbe dovuto


adorare Dio secondo la sua religione. Nelle famiglie dove Dio veniva
onorato con canti e preghiere, non ci sarebbero stati grandi problemi,
dove invece questo non avveniva si sarebbero verificate crudeli
distruzioni. Il signor Jain disse anche che qualche anno dopo la
catastrofe, con la popolazione mondiale ormai drasticamente ridotta,
sarebbe cominciato un Satya Yuga (Et di Verit).
Il padrone di casa smise di parlare alle nove e venticinque, Babaji riapr
gli occhi e subito a entrambi venne celebrata una puja. Il signor Jain
appariva esausto. Nel luglio del 1979, Babaji in persona tenne due brevi
discorsi relativi alle profezie per gli anni '80 e uno dei presenti cerc di
riassumere quel che veniva detto. Il 26 luglio, Baba afferm:
"Per uscire dal caos attuale si dovr passare attraverso una sanguinosa
rivoluzione. La pace torner solo dopo che questa avr raggiunto il suo
apice.
"Nel periodo successivo alla rivoluzione - che sar totale; nessuna
nazione, piccola o grande che sia, verr risparmiata - di alcuni stati non
rester pi traccia. In altri, verr risparmiato solo il tre, cinque per cento
della popolazione.
"La distruzione avverr per mezzo di terremoti, alluvioni, incidenti,
collisioni e guerre. Gli elementi distruttivi, che finora Babaji teneva sotto
controllo, sono stati lasciati liberi di compiere la massima rovina.
"Coloro che pregano Dio nella forma da loro prescelta non saranno
toccati." Due giorni dopo, Shri Babaji parl di nuovo della rivoluzione.
"Oggi gli uomini soffrono e sono tremendamente infelici. Infelicit e
dolore non sono privilegio esclusivo dei poveri, ma toccano anche i
ricchi. Tutti soffrono a causa delle difficolt, del dolore e dell'infelicit.
"In tutti i paesi, chi governa occupato a tutelare la propria posizione e
ignora completamente i bisogni della popolazione. Questi governanti
ingannano la gente. Dovunque regna l'insicurezza pi totale; non vi sono
certezze di alcun genere, n per le persone, n per i beni materiali. Nuovi
governanti vengono istruiti e si preparano a prendere il posto di quelli
279

corrotti. Essi ristabiliranno la giustizia e l'ordine, e porteranno la pace


nel mondo.
"Attualmente, l'umanit dominata dagli influssi demoniaci. Gli uomini
si combattono l'un l'altro e si annienteranno a vicenda. In un primo
momento, ci sar la distruzione, quindi si avr una pausa e poi prevarr
la pace. Alcuni paesi verranno completamente spazzati via.
"L'unico mezzo di salvaguardia e protezione contro la distruzione sar la
preghiera. Dimenticate passato e futuro; abolite ogni altro pensiero;
pregate con totale concentrazione di mente e di spirito e abbiate assoluta
fiducia in Dio. Cantate Om Namah Shivay e potrete sfidare la morte. Se
pregate con purezza di cuore e di mente, con grande fede e totale
concentrazione, nessun influsso maligno sar in grado di raggiungervi."
Dopo queste tre profezie del 1976 e 1979, la maggior parte dei discorsi
di Shri Babaji sulla 'Mahakranti' non fecero che ampliare e commentare
quanto era gi stato detto in precedenza.
"Il problema riguarda l'intero universo... Non il problema di una sola
casta o di una particolare ideologia, bens di tutti gli esseri viventi della
Creazione. il problema delle 8.400.000 specie di esseri senzienti. Nel
nome del Signore Rama, non soltanto il problema di tutti gli esseri
senzienti, ma anche di quelli insenzienti. Il compito che ho davanti di
far s che il leone e la capra bevano dalla stessa fonte."
LE CAUSE DELLA RIVOLUZIONE
In qualche occasione, Babaji parl anche della 'necessit' di questa
grande distruzione e delle ragioni per le quali deve verificarsi.
"Voglio che ci siano uomini coraggiosi su questa terra e voglio una terra
libera dalla violenza e dall'ozio. Alcuni elementi stanno distruggendo la
Creazione, ma
essi stessi saranno distrutti.
"Il coraggio necessario. Sradicher la pigrizia e creer un mondo di
esseri intelligenti e coraggiosi."
280

Ovviamente, fra devoti ci chiedevamo se le parole di Baba sulla


Mahakranti andassero interpretate alla lettera oppure in senso figurato.
Ci sar realmente una distruzione cos terribile o quella di Babaji voleva
essere soltanto una minaccia, simile a quella di un padre che richiama
all'ordine i figli facendo balenare lo spettro di pesantissime punizioni? E
se avesse realmente visto delle grandi calamit nel nostro prossimo
futuro, le date da Lui indicate vanno considerate definitive? Dopotutto,
chi in grado di abbracciare passato presente e futuro con un'occhiata
pu avere una concezione del tempo diversa dalla nostra, ed gi
accaduto che alcune profezie di Babaji si siano avverate in 'ritardo'.
Di certo vi che alcune indicazioni lasciavano pensare che le profezie di
Babaji - e non necessariamente i loro tempi di realizzazione - andassero
prese alla lettera.
"Siate forti quando la Mahakranti sar alle porte. Ormai nessuno in
grado di fermare il fuoco che sta per divampare nel mondo. Le campane
della Mahakranti
stanno gi suonando."
"Il fatto che un grande 'fuoco' di colpe e sofferenze arde su tutto il
pianeta. Ogni essere vivente si muove e opera attraverso questo 'fuoco'.
La gente si persa d'animo; tutti vedono la Morte danzare davanti ai
propri occhi; un'esperienza alla quale non sfugge nessuno.
"In questo momento, non solo l'umanit a essere in pericolo, ma anche
tutti gli esseri senzienti e insenzienti dell'universo. Io devo salvare
l'intera Creazione,
non soltanto gli esseri umani. Come si pu fare? (Lunga pausa.) quasi
impossibile. Le calamit che stanno per abbattersi sul mondo sono
inevitabili. Solo coloro che sono determinati ad agire rettamente e sono
fermamente devoti a Dio
potranno sopravvivere a questa distruzione."
Oggi, gli scienziati sono i primi a lanciare il grido di allarme: l'uomo sta
mettendo in pericolo l'esistenza della vita sul pianeta. Oltre a prevedere
terremoti catastrofici causati dallo slittamento delle piattaforme
continentali e da un possibile spostamento dell'asse terrestre, ci hanno
281

seppelliti sotto montagne di dati che dimostrano che l'aria che


respiriamo, l'acqua che beviamo e la terra dove cresce il nostro cibo sono
giorno dopo giorno sempre pi inquinate.
Stiamo progressivamente distruggendo le forme di vita, sia vegetali che
animali, che sino ad oggi sono riuscite a purificare l'atmosfera le grandi
foreste equatoriali e il plancton nelle acque dolci e negli oceani. La
devastazione che operiamo sui suoli per
soddisfare i nostri fuggevoli e sempre crescenti desideri e per liberarci
dei rifiuti che produciamo hanno facilmente prevedibili e grandissime
conseguenze sull'esistenza del genere umano.
Se non cambiamo radicalmente il nostro modo di vivere, gran parte
dell'umanit pu morire di avvelenamento. Per non parlare, poi, della
possibilit che gli uomini spariscano completamente dalla faccia della
terra, se, quanto prima, non si provveder a rivoluzionare il modo di
relazionarsi fra i singoli individui e le nazioni.
Il numero di Newsweek del 22 gennaio 1990 riporta una serie di
riflessioni sulla distruzione dell'equilibrato ecosistema mondiale da parte
dell'uomo. Una di queste dice:
"Oggi siamo cinque miliardi, il doppio rispetto al 1950; nel 2040 saremo
dieci
miliardi. Entro dieci anni, 23 citt avranno pi di dieci milioni di abitanti
ciascuna. Questa esplosione demografica , da sola, la pi grave
minaccia alla
salute del pianeta: Il crescente bisogno di cibo e combustibili provocano
deforestazione e desertificazione dei terreni, il sovraffollamento inquina
l'aria e
l'acqua, e le megalopoli diventano incubatrici di malattie... "
Se gli esseri umani non riusciranno a correggere questo stile di vita
autodistruttivo, sar la Natura stessa a dover fare qualcosa per renderci
inoffensivi. Senza tema di esagerare, possiamo affermare che in questo
momento il genere umano entrato nella lista delle specie animali in via
di estinzione, esattamente come stato milioni di anni fa per i dinosauri.
282

Per quanti ritengono che presto o tardi la scienza svilupper un'arma


definitiva in grado di proteggere il loro paese dal rischio
dell'annientamento bellico, ecco come Babaji si espresso in proposito:
"Le nazioni che credono che le nuove armi di recente invenzione
possano
salvarle, abbandonino pure quest'idea, poich non sar cos.
Tutti sanno cosa sta succedendo in questo momento ( 1983) in Iran:
nessuno
aveva mai udito prima il nome di Khomeini, e all'improvviso lui si
preso tutto
quello che ha voluto."
"Le fiamme della rivoluzione si stanno espandendo nel mondo. Non c'
potere
in grado di fermare il fuoco e di ridurne il calore. Le superpotenze come
la Russia e l'America non riusciranno ad affrontare il 'fuoco' neppure con
le loro nuove armi. Niente di quello che hanno inventato sar di una
qualche utilit. Tutto pu essere distrutto."
Sembra che l'umanit non abbia altra via di scampo all'infuori di una:
dobbiamo imparare a vivere in reciproco accordo e in armonia con
l'Ordine Divino della Creazione. Gli individui, i gruppi, i governi e gli
organismi internazionali hanno finalmente cominciato a rendersi conto
dell'assoluta necessit di ripensare i termini del nostro sistema di
sviluppo, e stanno faticosamente tentando di porre qualche piccolo e
tardivo rimedio alla situazione.
Noi possiamo essere di aiuto a questo processo stando all'erta, coscienti
del modo in cui i nostri pensieri e le nostre azioni influenzano e
condizionano gli altri elementi della Creazione.

POSSIBILE RIDURRE I DANNI?

283

Nel settembre 1981, qualcuno chiese a Shri Babaji in quale maniera i


Suoi devoti potevano aiutare gli altri durante questa fase di
trasformazione totale. La risposta fu che dovevano diffondere nel mondo
la notizia della Sua presenza e dei Suoi insegnamenti: il loro dovere
principale consisteva nel far conoscere a tutti il Suo messaggio. Coloro
che erano stati sensibilizzati e stavano in guardia, avevano la possibilit
di sviluppare coraggio, audacia, fede, distacco, amore per il Divino e
rispetto per la Sua Creazione, nonch quella disponibilit nell'aiutare e
servire il prossimo che sono requisiti necessari e basilari sia per
scongiurare le enormi devastazioni della Mahakranti che per
sopravvivere e progredire dopo di essa.
Babaji diceva che i santi appaiono sulla Terra a seconda delle esigenze
del momento e della situazione, e, attualmente, in tutto il pianeta ci sono
molti 'uomini di Dio' proprio perch c' un grande bisogno di loro.
La sera dell'otto gennaio 1984, Shri Babaji sugger ad Amar Singh,
parola per parola, un discorso che spiega in quale modo Baba 'diriger' la
Grande Rivoluzione.
"Babaji porter a compimento la Sua opera inviando un Suo devoto in
ogni luogo, infondendolo della Sua Energia e, attraverso di Lui divenuto uno strumento della Volont Divina - porter beneficio
all'intera zona. In questo modo, la Terra verr salvata.
"... Egli piazza i Suoi delegati dovunque e per loro mezzo compie il Suo
lavoro senza andare di Persona da nessuna parte.
"In apparenza, al tempo della battaglia del Mahabharata, si svolse una
guerra fra le famiglie di due fratelli, una guerra fra cugini; in realt, la
battaglia venne combattuta fra Giustizia e Ingiustizia (Dharma e
Adharma). Allora, Dio prese la forma di Krishna e salv il mondo.
Divenne l'auriga di Arjuna. Sembrava soltanto Colui che guidava il
carro, ma in realt dirigeva l'intero combattimento e ispirava i
combattenti (su entrambi i fronti, n.d.a.).
Allo stesso modo, Shri Mahaprabhuji infonde di Energia i Suoi discepoli
e, prendendo residenza nel cuore di quelli che ha scelto, li ispira a
lavorare per il bene del mondo.
284

"Questi discepoli possono essere paragonati ad Arjuna. In realt, Baba


che compie ogni cosa, facendo dei discepoli gli strumenti con i quali
beneficer il
mondo intero."
Se l'umanit sar tanto cieca e folle da lasciare che avvenga una violenta
ed estesa Mahakranti, in un 'mondo capovolto', dove 'nulla sar come
prima', ovvio che i sopravvissuti avranno bisogno di sviluppare al
massimo i loro talenti e lavorare duramente per fondare una societ e
una forma di cultura pi elevate.
"Sopravviveranno soltanto coloro che nel cuore hanno l'avventura e che
per sposa hanno la Verit. Dovete andare avanti con coraggio e con
spirito di
avventura, tenendo sempre a mente il vostro dovere... Agire la vera via,
e solo in essa troverete felicit e pace."
"Dovunque siate, preparatevi ad affrontare la Rivoluzione. Qualsiasi
professione esercitiate, prendete parte alla Rivoluzione... Solo chi
disposto a morire, a morire in qualsiasi momento, potr partecipare. Solo
i coraggiosi e gli audaci, pronti a morire per la giustizia, potranno
prendere parte alla Rivoluzione."
"Questo non tempo di dormire. Svegliate le vostre famiglie, i vostri
amici e i vostri paesi! Svegliatevi!... Tutti voi, uomini e donne della
Terra, dovete essere Vivi e vigili, non inerti come dei morti. Lavorate
quanto pi potete, non siate letargici. Dovete diventare energetici e
potenti, e stimolare gli altri a fare altrettanto."
LA RIVOLUZIONE SPIRITUALE
Continuamente, sparsi fra i discorsi e le riflessioni a proposito dei grandi
sconvolgimenti che si verificheranno a livello fisico e materiale nel
mondo, nelle parole di Babaji erano presenti accenni e commenti sulla
rivoluzione spirituale che Egli venuto a iniziare e guidare. In una
circostanza, Babaji sugger a Vishnu Dutt Shastriji le seguenti parole:
285

"Fino a oggi, molte incarnazioni del Signore hanno portato la pace nel
mondo attraverso la violenza e la guerra. Shri Babaji sta ora preparando i
vostri cuori alla prossima rivoluzione, in modo che possiate affrontarla
con calma. Egli non si affida a un particolare esercito. Ogni essere
umano fa parte del Suo 'esercito' e Lui affronter le bombe atomiche e i
cannoni con il potere della Parola di Dio. Da una parte, certe nazioni
sono occupate a costruire armi e strumenti di guerra, dall'altra, Babaji li
neutralizza facendo invocare il Nome di Dio e inducendo un
cambiamento spirituale nella gente.
"Agli occhi di Dio, nessuno grande e nessuno piccolo. La coscienza
che risiede nel cuore di ognuno il Suo riflesso. In breve tempo, Egli
distrugger gli elementi negativi e in tal modo trasformer la
Rivoluzione in pace." Sempre ispirato da Shri Babaji, Shastriji ha parlato
della Sua missione in questi
termini:
"Babaji venuto per cambiare il mondo, ma non attraverso la lotta e le
armi. Babaji trasforma cambiando i cuori delle persone con un metodo
molto semplice: la ripetizione del Sacro Nome di Dio. Le vibrazioni del
Nome trasformeranno il
mondo. Si arriver alla comprensione universale - un'unica nazione,
una sola
famiglia. Questo l'intento di Babaji e presto diventer realt.
"Sono state fabbricate armi potentissime, in grado di distruggere
l'umanit e gran parte della Terra. Ma di fronte a noi siede una
protezione ancora pi grande, che ci ha fornito strumenti di protezione
pi potenti della bomba atomica. Coloro che sono animati dal desiderio
di uccidere verranno distrutti. Dovete concentrarvi sul Nome di Dio e
sulle istruzioni che Babaji vi ha dato. Ripetete 'Om Namah
Shivay' e le Sue benedizioni saranno con voi."
Shri Babaji ha posto l'accento sull'esigenza di una radicale
trasformazione spirituale che ha lo scopo di creare un mondo nel quale la
pace possa fiorire sia nei singoli individui che nella societ. L'alternativa
a questa pace la violenza, il 'fuoco'.
286

"Oggi nel mondo da una parte divampa il fuoco, dall'altra scorre il


nettare. Dovete scegliere: o il fuoco o il nettare. Sta a voi, mentre le
fiamme divampano allargandosi, salvare voi stessi e gli altri. Occorre
essere vigilanti.
"In questo momento, c' gente che si getta nel fuoco a causa
dell'ignoranza. Dobbiamo salvare queste persone e potremo farlo solo se
avremo grande coraggio. Dovremmo infondere tale coraggio anche negli
altri, perch senza di esso nulla pu essere compiuto. Il coraggio la
cosa pi importante. Shri Mahaprabhuji vi ha detto molte volte di
svegliarvi. Svegliatevi e svegliate gli altri! Controllate le vostre menti e
siate fermamente determinati.
"Tutti devono essere pronti ad affrontare questa Rivoluzione... Siano
giovani o vecchi, famosi o sconosciuti, aventi un lavoro o disoccupati,
tutti devono partecipare. Salvare il mondo e prendere parte alla
Rivoluzione la vostra devozione, il vostro amore, il vostro yoga. A
coloro che sono sinceramente devoti a Babaji, le fiamme del fuoco
sembreranno fresche. Affrontate il fuoco e si tramuter in ghiaccio.
Questo richiede controllo mentale e ferma determinazione.
"Tutti devono considerarsi dei soldati ed essere attivi. Tutti dovranno
affrontare il fuoco.
"Con la gente che va avanti in questo modo, ognuno per la sua strada e
in conflitto con gli altri, sembra che il tempo della grande crisi sia molto
vicino. Il mondo deve essere cambiato dalle radici. Oh, figli miei!
Giovani del mondo! Siate audaci e coraggiosi e preparatevi ad affrontare
la vita cos come viene, poich fino a quando nel mondo non si
verificheranno cambiamenti radicali, non potranno esserci
miglioramenti...
"Dovete essere forti e fare fronte alle difficolt che stanno per arrivare.
O giovani, rimuovete ogni differenza dalle vostre menti e unitevi in una
grande catena! Dobbiamo fare il bene del mondo intero ed evitare il
male. Chiamate a raccolta tutto il vostro coraggio e abbandonate la paura
della morte, perch solo in questo modo potrete vivere con ardimento e
speranza. Dimenticate perdite o profitti, siate indifferenti a elogi e
287

insulti: andate avanti! Dovrete passare attraverso il fuoco ardente; solo


allora questo mondo potr essere salvato."
"C' un solo modo per salvare l'umanit: cambiare i cuori di tutti. Shri
Mahaprabhuji si dedicher a tale compito con tutto il Suo potere
spirituale, ma ogni uomo e ogni donna deve fare del suo meglio per
raggiungere questo obiettivo. Fintanto che non si verificher un
cambiamento dei cuori, l'umanit sar in grande pericolo." "Sebbene
Shri Babaji avesse chiaramente spiegato che tali trasformazioni
dovevano aver luogo in ogni individuo, che le decisioni, le lotte la stessa
Rivoluzione - erano movimenti interiori della mente e del cuore delle
singole persone, il riflesso e le 'prove' di questi cambiamenti interiori
possono essere visti nel modo in cui interagiamo con il resto della
Creazione e particolarmente con 'Madre Terra' e con gli altri esseri
umani.
Babaji ci esortava spesso a lavorare 'come una cosa sola', in armonia gli
uni con gli altri, portando a termine grandi imprese comuni.
"Svegliatevi! Sorgete! Tutti devono prendere una ferma risoluzione.
Uomini e donne di ogni parte del mondo devono unirsi e partecipare. In
altre epoche, solo
gli uomini prendevano parte a rivoluzioni e guerre, ma adesso vengono
avanti
anche le donne, quindi necessario che partecipino a questa
Rivoluzione. Occorre stabilire contatti in ogni parte del mondo e unirsi."
"Dovete camminare insieme e creare un grande organismo
internazionale pi grande di tutti quelli formati dall'uomo nel corso della
sua storia. Non voglio che finiate in rovina o siate annientati. Sta per
verificarsi un grande
sconvolgimento, quale non si mai visto prima nel mondo. I cuori di
coloro che ne leggeranno o ne sentiranno parlare si scioglieranno come
neve al sole. Questa un'era di grande distruzione; non c' mai stato un
tempo che fosse paragonabile a
questo. La rivoluzione non durer nemmeno dei minuti, solo pochi
secondi. I paesi che hanno inventato gli strumenti di distruzione
288

finiranno a loro volta distrutti; che non credano di essere al sicuro. Solo
chi ha posto tutto se stesso ai piedi del Signore al sicuro... "
QUALCHE OSSERVAZIONE SUL DOPO-RIVOLUZIONE
Nella primavera del 1982, andai da Shri Babaji e Gli chiesi di essere
guidato nella comprensione delle Sue profezie. Lui rispose che avrei
dovuto parlarne con Vishnu Dutt Shastriji e, quando lo feci, Shastriji,
consultando il quaderno di appunti che teneva su questo argomento, mi
forn una serie di informazioni che collimano con i brani dei discorsi
sopraccitati. A titolo personale, aggiunse inoltre che gli sconvolgimenti
sarebbero durati fino a tutto il 1988, quando avrebbe avuto inizio il
periodo di 'bonaccia' di cui Baba aveva parlato, e che poi si sarebbe
diffusa la pace.
Domandai a Shastriji di fare qualche previsione su quel che sarebbe
successo dopo la 'Rivoluzione' e lui disse che, con l'eliminazione degli
elementi pi infidi, avidi e violenti, nell'umanit sarebbero rimasti gli
individui che, superando le prove e le sfide della Mahakranti, avevano
raggiunto un livello spirituale pi elevato. Tali persone sarebbero vissute
in una societ nella quale i pensieri d'amore e le azioni compassionevoli
non sarebbero state soffocate da vibrazioni di avidit, paura, odio,
lussuria e dagli attaccamenti ai desideri della natura inferiore. In questa
situazione, l'evoluzione spirituale sarebbe stata pi facile e un numero
sempre maggiore di persone sarebbe stato in grado di elevarsi al livello
sinora raggiunto solo da pochi spiriti evoluti, acquistando di
conseguenza il potere di guarire, di leggere nel pensiero, di trasmutarsi
fisicamente, di bilocarsi, di materializzare oggetti, di sapere tutto e cos
via. Le persone rimaste sarebbero state dei 'normali' esseri umani, capaci
di fare scelte 'giuste' o 'sbagliate', ma l'atmosfera culturale e sociale nella
quale avrebbero operato sarebbe stata incentrata sullo sviluppo spirituale
dei singoli individui, e non pi sul soddisfacimento dei desideri
materiali.
289

Inoltre, sempre secondo Shastriji, attorno al 1990 (Babaji non aveva


fornito date precise), cessate le guerre, sarebbe apparso - o sarebbe stato
riconosciuto un avatar, un essere poliedrico, esperto in ogni campo dello
scibile umano, uno spirito elevatissimo che avrebbe governato il mondo.
In accordo alla tradizione delle sacre scritture e alla mitologia, questo
avatar regger l'intera terra come un unico stato, riportando pace,
armonia, giustizia e felicit a tutte le genti e a un livello che sfugge alle
nostre attuali capacit di comprensione. Come re Janaka, avrebbe
governato con la mente concentrata su Dio e sul compito che gli era
stato assegnato. Il commercio e l'industria sarebbero stati organizzati su
basi cooperative; gli uomini sarebbero stati liberi di sviluppare
pienamente le loro facolt spirituali, intellettive e creative, e incoraggiati
a farlo.
Shastriji mi disse anche che Shri Babaji sarebbe tornato sotto spoglie
umane (la Sua dipartita durante gli anni '80 era stata anticipata) in un
tempo non meglio precisato ma vicino, e sarebbe stato un consigliere
spirituale per il mondo. Shri Babaji accenn molto di rado all'Era di
Verit (Satyayuga) che far seguito al Grande Sconvolgimento, perch si
preoccupava prima di tutto della Sua missione di insegnamento, ma a
Mahendra Baba, a Shastriji e a pochi altri rivel che sarebbe stato
presente in forma fisica per inaugurare l'Et dell'Oro.
Nei Suoi discorsi pubblici, Babaji fece riferimento ai tempi futuri solo
una volta, nell'agosto del 1983, esprimendosi in questi termini:
"La natura e gli elementi sono ora in nostro favore. Tutte le volte che
affronterete una sfida, la vincerete. Gi adesso si possono udire i
suoni della
vittoria.
"Il regno che sta per venire sar un regno spirituale. La morale sar
molto
elevata. A ogni incrocio, verranno appese delle campane e se qualcuno si
trovasse nei guai, potr suonarle e avere giustizia.
"Io sradicher la paura dal mondo. Dar a tutti la grazia di non
conoscere pi
290

la paura. Fermer l'uso delle armi. La campagna di disarmo subir un


grande
impulso. I governanti del mondo oggi ne parlano soltanto, ma io vi
far vedere il
disarmo in pratica... Nel Nome del Signore, avanzate!"
LA RIVOLUZIONE VISTA COME PURIFICAZIONE - UNA FORZA
DI CAMBIAMENTO E CRESCITA
Shri Babaji parlava spesso del Suo desiderio di creare un mondo di gente
dotata di senso pratico, persone intelligenti, razionali, spiritualmente
evolute, che non si lasciano limitare dalla natura inferiore. Il concetto
che aveva della 'Rivoluzione' e dei cambiamenti questa che avrebbe
causato era 'pratico' e razionale.
Sebbene la Mahakranti non abbia avuto luogo negli anni '80, come
Babaji aveva predetto, non occorre essere dei veggenti o dei grandi
intellettuali per capire in quale direzione la sete di guadagno materiale e
il desiderio di ricchezza, nonch le politiche nazionali che su di essi si
basano, stiano portando l'umanit. Gli armamenti non sono stati costruiti
per essere lasciati arrugginire e perfino all'interno delle principali
alleanze
e nel Terzo Mondo dei paesi non-allineati le forze della competizione e
le spinte antiunitarie potrebbero esplodere in una Mahakranti in qualsiasi
momento. Sono ormai decenni che il mondo politico ed economico non
fa che seminare competitivit, brama di potere, gelosia, odio e
disarmonia, inquinando e distruggendo progressivamente il pianeta. Le
nostre societ sono basate su un sempre crescente desiderio di possedere
oggetti materiali e le nostre economie prosperano creando
continuamente nuovi, spesso inutili, bisogni fra la gente, innescando un
processo destinato a non avere mai fine. Fino a un recentissimo passato,
governi, grandi gruppi industriali e perfino privati cittadini avevano
dimostrato un ben scarso interesse nei confronti della 'Madre Terra' e del
291

delicato equilibrio del suo ecosistema. L'inesorabile ricerca del 'pi' e del
'meglio' conduce inevitabilmente all'avidit, all'invidia, alla
competizione, all'odio, all'aggressione, all'inquinamento e alla
distruzione del pianeta e della sua atmosfera.
Quando questo si verifica su scala mondiale, il risultato una
Mahakranti. Presto o tardi, la gran massa degli esseri umani, gli
oppressi, gli sfruttati, i perseguitati e le vittime innocenti delle guerre, sia
militari che economiche, imporr l'alt al sistema che ha creato e sostiene
tutto questo male, questa sofferenza, questa ingiustizia. Oppure
oppressori e sfruttatori si vedranno sfuggire di mano le forze aggressive
e disgreganti che loro stessi avevano attivato. Questo gi accaduto
nell'Europa dell'Est e in altre parti del mondo. In qualsiasi maniera la si
voglia vedere, Shri Babaji, come Signore del Cambiamento o della
Distruzione, era consapevole del fatto che l'attuale sistema
inevitabilmente destinato a crollare per avviare gli ormai necessari
cambiamenti.
Se tali cambiamenti avverranno in modo violento, come Babaji aveva
predetto, i sopravvissuti saranno per forza costretti a sviluppare le
qualit che Lui Stesso indicava come indispensabili per lo sviluppo
spirituale degli individui. I beni materiali sui quali l'attuale societ si
fonda saranno, in gran parte, distrutti, quindi la gente non avr pi 'cose'
da comprare e alle quali attaccarsi. Produrre il cibo, rifornirsi d'acqua,
organizzare i trasporti, le comunicazioni, il commercio e l'industria
richieder un grado di unit e di cooperazione mai conosciuto prima. Se
gli uomini non impareranno a vivere con coraggio e a collaborare in uno
spirito di Verit, Semplicit e Amore, probabile che non riusciranno a
sopravvivere.
Nella Mahakranti sono presenti tutti gli elementi dell'insegnamento di
Shri Babaji. Dio ha dato all'umanit un'infinit di lezioni sul modo
migliore per vivere in felice armonia su questa terra. Se noi rifiutiamo di
seguirle e di imparare dalle esperienze che il Divino ci offre, verremo
messi in una 'situazione di apprendimento' pi dura, e se perfino a quel
punto insistessimo a non capire, assaggeremmo il bastone. Ecco, la
292

Mahakranti potrebbe essere vista come un bastone, brandito da Dio, su


un mondo che non presta la dovuta attenzione ai Suoi insegnamenti e
all'inesorabile operare della legge del Karma su base planetaria.
Nell'agosto del 1983, parlando con un giornalista americano, Shri Babaji
disse:
"Il mio messaggio giunger fino in fondo agli abissi del mare e sulla
cima delle
pi alte montagne. Tutte le armi moderne, convenzionali e atomiche,
sono
inefficaci contro il messaggio e il potere di Mahaprabhuji. Il messaggio
uscito da una grotta dell'Himalaya si ora diffuso in tutto il mondo." Un
mese dopo, parl di nuovo della 'diffusione' del Suo Messaggio in questi
termini:
"Il fatto che la nostra radiocomunicazione debole. Il segnale si ode
fievolmente. La 'radio' deve trasmettere in moltissimi luoghi e questo
difficile; le 'radio' non funzionano al massimo delle loro potenzialit
perch oggi le notizie devono raggiungere tutto l'universo. La
trasmissione riguarda ogni singolo essere della Creazione, ognuna delle
8.400.000 specie esistenti. A causa del fatto che le onde radio devono
raggiungere ogni pi remoto angolo dell'universo, la ricezione un po'
debole.
"Non soltanto l'Uomo ad essere in pericolo, ma anche ciascuna delle
8.400.000 specie, e il segnale della radio deve raggiungerle tutte una per
una.
"Per oggi la trasmissione termina qui.
"Sabka kalyan ho! Che tutti gli esseri siano liberati!" Nella Sua
tenerezza, nel Suo amore per gli uomini, Babaji - che aveva predetto la
Mahakranti fisica partendo, per quel che dato di capire, dalla
consapevolezza che essa sarebbe stata l'inevitabile risultato del karma
negativo accumulato dall'umanit - ci ha lasciato intuire che esiste
ancora una possibilit di evitare o allontanare il destino che ci attende.
293

Nel Suo ultimo discorso pubblico di fronte ai devoti, a Herakhan, Shri


Babaji disse:
"Tutto quello che hanno acquisito i pi grandi saggi, santi, yoghi e
rinuncianti vissuti su questo pianeta, stato acquisito attraverso il duro
lavoro e il karma yoga. Per mezzo del Karma Yoga sono stati in grado di
trasformare la stessa Natura. Di conseguenza, nella vita non dovete mai
abbattervi e ricordate sempre che neppure Dio pu ottenere quello che
voi potete ottenere lavorando duramente. Grazie al Karma Yoga
perfino possibile cambiare il corso degli eventi deciso da Dio."
"Il Messaggero della Rivoluzione giunto!"

Babaji indica una via verso la realizzazione di Dio


CAPITOLO 13
LA MISSIONE DI BABAJI
Stando a quello che Mahendra Maharaj scriveva pi di dieci anni prima
del ritorno di Shri Babaji nell'ashram di Herakhan nel 1970, Babaji gli
parl della Sua missione, in quest'ultima manifestazione, nei termini che
seguono:
"... Ho deciso di scendere nel mondo degli uomini - di andare da ogni
persona e rimuovere i suoi legami con la sofferenza. Devo insegnare agli
uomini un modo di praticare il distacco anche [quando] sono
completamente immersi nella vita di tutti i giorni."
"Il lavoro principale consiste nel cambiare i cuori, perch solo cos tutte
le creature viventi potranno conseguire la felicit. La parte pi
importante del mio lavoro sar la trasformazione dei cuori e delle menti
degli uomini'."
Le azioni e gli insegnamenti orali di Babaji nel corso dei tredici anni
della Sua missione conferiscono validit a questa profezia. Il Suo
esempio e gli insegnamenti sulla jap e karma yoga, sull'adorazione e
294

sulla disciplina sono stati dei mezzi atti a sviluppare nel cuore degli
uomini l'amore e quel senso di unit e di armonia che deriva dal servire
tutte le creature viventi. Percorrendo il sentiero da Lui indicato,
possibile trasformare, elevandole, le caratteristiche basilari del genere
umano. Nei singoli individui, i cambiamenti di cuore e mente avvengono
attraverso un lento, ma costante, processo di crescita in grado di invertire
i preesistenti schemi di azione e pensiero. Grazie a una pratica continua
e prolungata nel tempo, una persona riesce a sviluppare uno spirito o un
carattere che le consentono di rispondere agli eventi spontaneamente, in
armonia con la Volont Divina e la Creazione nel suo complesso. Allo
scopo di favorire l'insorgere di tale attitudine, Babaji consigliava di
condurre una vita disciplinata.
"Oggigiorno tutti si sentono insicuri. Io voglio elevare il carattere
dell'uomo al punto da permettere a persone diverse fra loro come un
leone e una capra di vivere assieme senza gelosia e senza odio... solo con
amore.
"Accendete la Luce in voi stessi, quindi accendetela negli altri... uno alla
volta. Come la lampada arde consumando olio, cos questa Luce
consumer ozio, pigrizia e avidit.
"Il vostro compito diffondere il Mio messaggio e portare la gente a
essere umana, elevandola dal livello animale...
"Come diffondiamo la luce in una stanza accendendo con una candela
tutte le altre, cos dobbiamo diffondere l'amore di cuore in cuore."
Vishnu Dutt Shastriji un giorno disse: "Due sono i tratti che Babaji
detesta nelle persone: l'agire come pecore, seguendo ciecamente gli altri,
e la falsit e la scaltrezza." Caratteristiche, queste, che si oppongono alla
Verit che Babaji e Mahendra Baba insegnavano ed esemplificavano. E,
proprio attraverso Shastriji, Shri Babaji ha ricordato due antichi mantra
che offrono un rimedio contro questi mali. "Colui che ha controllo di se
stesso, avr successo nella vita." Controllando noi stessi, potremo vivere
una vita di realizzazione e trovare la via che conduce a Dio. In che
modo? "Svegliatevi! Sorgete! Andate dai saggi e imparate da loro."
295

NULLA PU ESSERE CONSEGUITO SENZA DISCIPLINA.


Babaji poneva una grande enfasi sull'autocontrollo e la disciplina.
"Dovete avere perfetto controllo di voi stessi e una ferma
determinazione.
Non dovete lasciarvi scuotere nella vostra determinazione, neppure al
tempo della totale dissoluzione del mondo. Una persona dotata di una
determinazione
incrollabile in grado di cambiare il mondo."
"Nulla pu essere conseguito senza disciplina. Dovete avere la forte
disciplina di un soldato. Siate soldati di Dio e agite con coraggio e
disciplina."
Disciplina e coraggio sono ingredienti essenziali a questo processo di
evoluzione, perch il Sentiero molto difficile da percorrere. Nella vita
moderna, vi sono pi incentivi ad abbandonarlo che a seguirlo. Una
volta, parlando a proposito della forza necessaria per compiere questo
viaggio, Babaji disse:
"... dovete prendere la risoluzione di essere industriosi e coraggiosi.
Coloro che sono forti come il ferro potranno prosperare. Ma diventare
forti non significa diventare duri e senza cuore; diventare forti significa
andare al di l del piacere e del dolore, al di l del caldo e del freddo."
La forza che Babaji cercava di ispirare nei nostri cuori la stessa che
viene valorizzata in tutte le antiche scritture una disponibilit ad
affrontare la Verit, una disciplina interiore, una forza di volont che non
si lascia fuorviare da offerte di piacere, minacce di dolore, desideri o
paure. Per praticare e costruire questa particolare forza, Babaji
consigliava ai suoi devoti di "imparare a non fare progetti e fantasie
riguardo al futuro. Dimenticate il passato e le vecchie abitudini. Imparate
a concentrare le vostre menti esclusivamente sul Divino... qui e ora."
Sebbene Babaji abbia spesso aiutato le persone a soddisfare i loro
desideri materiali, quello che insegnava con l'esempio, nei Suoi discorsi,
nella routine quotidiana dell'ashram e nelle Sue interazioni con i devoti,
296

erano la disciplina e la 'purificazione', intesa come un rafforzamento del


corpo, del cuore e della mente. Il corpo veniva disciplinato e irrobustito
svegliandosi molto presto la mattina, imparando a sopportare il freddo
dei bagni nel fiume d'inverno e il caldo del lavoro fisico, sotto il sole
cocente, durante l'estate, controllando fame, sete e desideri grazie al
superamento della paura del dolore e dell'attaccamento al piacere. La
mente veniva soggiogata attraverso la preghiera, il canto, la jap, la
meditazione e, quando un devoto si 'bloccava' a causa di paure, desideri
o compiacenze, veniva aiutato per mezzo di esperienze che
sconvolgevano il suo normale processo di pensiero razionale. Il cuore
veniva purificato con l'adorazione, il servizio al prossimo, la devozione e
l'amore per Dio in tutte le Sue forme, con una particolare predilezione
per la manifestazione vivente del Divino che Babaji Stesso
rappresentava.
TROPPI DESIDERI
Gli insegnamenti di Babaji sono in linea con quelli trasmessi dalle
antiche scritture dell'India, ma adattati alle esigenze e ai problemi
dell'uomo moderno.
"In questa Epoca non possibile rinunciare al mondo. Oggi, l'unica
pratica di rinuncia consiste nell'offrire il proprio lavoro e le proprie
azioni a Dio. Se volete raggiungere Dio, siate pronti a dedicare tutto a
Dio."
Babaji faceva capire questa importantissima lezione, in modi diversi a
seconda delle persone. Shdema Goodman, la psicologa americana,
nativa dello Stato di Israele, che all'ashram era nota con il nome di
Shivani, ha narrato il seguente episodio:
"Fu... nel corso del mio secondo viaggio a Herakhan che all'improvviso
cominciai a pensare che ero una pazza a stare in quel posto, cos lontana
da casa, da mio marito, da mio figlio, dal mio lavoro, dal mio stile di
297

vita, etc. Mi trovavo in mezzo a una jungla infestata di serpenti, con


parassiti nelle feci e insetti che
trascorrevano le loro notti cercando continuamente di pungermi. In pi,
faceva un caldo infernale. Ero una masochista o cosa? Che senso aveva
sopportare tutti quei
disagi? Alla fine, decisi di affrontare Babaji e chiederGli
specificatamente cosa fosse in grado di insegnarmi, pensando fra me
che, se fossi riuscita a imparare a smaterializzarmi e poi
rimaterializzarmi in un altro posto, sarebbe valsa la pensa di restare.
"Chiamai a raccolta il mio coraggio - mi avevano detto che era meglio
non chiedere mai niente a Babaji, perch Lui sapeva esattamente di cosa
avevo bisogno e me lo avrebbe dato a tempo debito - e, dopo essermi
recata alla Sua presenza,
chiesi: 'Cosa puoi insegnarmi? Imparer a teletrasportarmi da un luogo
all'altro?'
"Babaji mi guard e rispose: 'Posso insegnarti e essere silenziosa e ad
obbedire ai miei ordini. Tu parli troppo e a me non piace la gente che
parla troppo... puoi partire domani.'
"Cos, il giorno dopo, mi apprestai a partire. Una parte di me era
contenta, ma l'altra molto triste. Preparai i bagagli e, quando fui pronta,
salutai tutti e andai a
sedermi sulle scale in attesa che arrivasse il mio cavallo. Mentre
aspettavo, chiusi gli occhi e cercai di capire dove avevo sbagliato. Nella
mia mente, posi la
domanda direttamente a Babaji: 'Dove ho sbagliato? Cosa ho fatto di
male? Mi sono limitata a chiedere se potevi insegnarmi il teletrasporto.'
"A un certo punto, nella mia testa una voce disse: 'Hai troppi desideri.'
Aha! Era quello, dunque! Okay, pensai, sono pronta a rinunciare a tutti i
miei desideri. Mi concentrai interiormente per essere sicura della mia
sincerit e, quando incontrai qua e l dei desideri ai quali non mi sentivo
di rinunciare, cominciai a ripetere silenziosamente che a questo punto
ero davvero disponibile ad abbandonare tutto. Per dare pi forza al mio
proposito, lo ripetei anche a voce alta, aggiungendoci il mio nome: 'Io,
298

Shdema, Shivani, sono ora disposta (mi rilassai in quella sensazione di


abbandono, cercando di sciogliere le resistenze che avvertivo nel mio
corpo) a rinunciare a tutti miei desideri.' Sentii che ero sincera. Aprii gli
occhi e vidi Babaji in piedi accanto a me.
'Puoi restare' mi disse con un sorriso e, prendendo i miei bagagli, li
riport nella mia camera."
NON SPRECATE NULLA
A Babaji le chiacchiere oziose non piacevano pi dell'ozio in tutte le sue
altre forme. "Parlate di meno, lavorate di pi" era uno dei suoi motti
ricorrenti, e in occasioni diverse ripet spesso: "Parlate meno possibile.
Non sprecate il vostro tempo. Siate sempre concentrati sul nome di Dio."
Babaji era contrario agli sprechi di qualsiasi genere. "Concentrate la
vostra energia e conservatela. Non sprecatela; usatela solo quando ne
avete bisogno."
Babaji si prodig per convincere le autorit locali ad elettrificare la valle
di Herakhan e nel 1983, quando finalmente nell'ashram arriv
l'elettricit, fece installare lungo le scale e in altri punti di difficile
passaggio delle lampade che restavano accese tutta la notte per
consentire alla gente di spostarsi senza rischiare di cadere. Conclusa la
cerimonia del fuoco che teneva tutte le mattine prima dell'alba di fronte
alla Sua camera, Babaji aveva l'abitudine di sedersi sul muretto che
delimitava il terrazzo, in un punto dal quale poteva godere di un'ampia
visuale dell'ashram e, quando la luce del nuovo giorno diventava
abbastanza forte, gridava a quelli che passavano di spegnere le luci. Se
trovava un rubinetto dell'acqua aperto, andava su tutte le furie e
rimproverava aspramente le persone che si facevano servire troppo cibo
e poi lo gettavano via. Shri Babaji odiava lo spreco in ogni forma e
manifestazione.
Un'altra cosa che Lui considerava un grave spreco era il fare uso di
droghe. "Le droghe sono dannose e non hanno alcuna utilit nella pratica
299

spirituale." Una sera, rivolgendosi in particolare ai devoti italiani


presenti nell'ashram, ma parlando a tutti, fece il seguente discorso:
"Non usate droghe intossicanti, ma imparate dalla purezza e dalla
devozione di Gora Devi. Che senso ha che veniate fin qui, cos lontani
dalle vostre case, per poi perdervi nelle droghe? L'uso delle droghe
severamente proibito; chi le assume, deve andarsene, perch prendendo
le droghe non si progredisce e si rimane sempre gli stessi."
Gli esseri umani imparano di pi attraverso le sofferenze, sia fisiche che
emotive, di quanto non imparino dal piacere e dal successo. Noi diamo il
meglio di noi stessi quando ci troviamo di fronte agli ostacoli e alle
difficolt, ma, se il sistema nervoso e il cervello sono intorpiditi
dall'alcool e dalle droghe, superare le prove della vita diventa un'impresa
impossibile e si tende ad eludere i problemi, anzich affrontarli e
risolverli. Chi fa uso di droghe ha poca o nessuna disciplina. Una volta,
concludendo una delle sue frequenti esortazioni contro l'uso della droga,
Shri Babaji disse:
"Tutti, qui, devono essere dei soldati di Herakhan. Fate il vostro dovere
per amore del dovere. Siate pronti a compiere dei sacrifici. Non abbiate
timore dei flutti e delle fiamme della vita. Siate all'erta e preparatevi a
fronteggiare i cambiamenti... il tempo venuto! Capite? Siate
all'erta!"
Pur essendosi sempre dichiarato contrario alle droghe e a dispetto del
fatto che le regole dell'ashram, da Lui Stesso dettate, proibissero
l'acquisto, la vendita, il possesso e l'uso di qualsiasi genere di sostanza
intossicante (compresi alcolici e sigarette, n.d.t.), Babaji ogni tanto
comprava dai montanari della zona qualche pezzo di charas, l'hascisc del
posto, e lo distribuiva a quelli che avevano voglia di fumarlo. Come
Shiva, Babaji soddisfaceva tutti i desideri dei Suoi devoti, ma al tempo
stesso, come Sadguru [Maestro di Verit], aveva il compito di rendere
consapevoli le persone dei loro problemi e delle loro mancanze,
aiutandole a confrontarsi con la Verit. Ovviamente, questo
comportamento disorientava la gente e molti non capivano quale fosse la
ragione dell'apparente ambiguit di Babaji.
300

Una volta, durante uno dei Suoi pellegrinaggi in giro per l'india,
approfittando di un breve momento di calma, Shri Babaji chiam nella
Sua camera due devoti stranieri che facevano uso di charas e, servendosi
di un interprete, parl loro come un padre ai propri figli. Cominci
dicendo che nel corso della vita avrebbero dovuto fronteggiare molte
tentazioni e che un vero uomo si riconosce solo dal modo in cui sa
riconoscere ed evitare le tentazioni, poi chiese se fumassero la charas e
quelli risposero: "S, ogni tanto la fumiamo." Allora Babaji disse che era
un'abitudine molto nociva e raccomand loro di non indulgervi,
aggiungendo che si aspettava che smettessero. I due giovani annuirono e
dissero che avevano capito, ma quel pomeriggio si ritrovarono davanti
alla camera di Baba a discutere di quello strano colloquio e, convinti di
aver frainteso il senso del discorso, chiesero all'interprete di spiegare
quel che era stato detto. Quando questi ebbe ripetuto le esatte parole di
Babaji, loro dissero che era uno dei Suoi soliti lila: "Lui si dichiara
contrario alla charas, ma poi ce la d lo stesso."
Quella sera, al termine del darshan, Babaji richiam i due occidentali e
disse loro che voleva che nessuno assumesse sostanze stupefacenti di
alcun tipo. "Non mi piacciono i tossicodipendenti. Voi non dovete
prendere le droghe, nemmeno se fossi io a darvele." L'interprete rispose
che i due giovani erano confusi, dal momento che Lui Stesso, in passato,
aveva dato a loro e ad altri della charas, al che Babaji replic che era una
prova. "Anche se lo ve la do, voi non dovete usarla."
Il giorno successivo, Babaji present loro mezzo chilo di charas e disse:
"Fumatevela." E quelli la presero e la fumarono.
Un altro atto che Babaji considerava un terribile spreco era il suicidio.
Togliersi intenzionalmente la vita per paura di fronteggiare il proprio
destino un errore molto grave, perch secondo la tradizione del
Sanatan Dharma le rinascite in forma umana vengono concesse
raramente e al solo scopo di favorire l'evoluzione dell'anima. Inizio e
fine di ciascuna di esse sono nelle mani di Dio. Portare a fine prematura
la propria vita equivale a sfidare Dio e a gettare al vento un'opportunit
301

di imparare ed evolversi. Questo, ovviamente, non significa che non


bisogna rischiare la vita per salvare un'altra persona - Babaji Stesso ci
esortava ad 'andare oltre la paura della morte e la speranza della vita'
piuttosto, troncare un'esistenza per paura o mancanza di coraggio, un
atto che il Divino aborrisce.
TRASFORMARE IL CUORE ATTRAVERSO LE ESPERIENZE DEL
VIVERE
Babaji faceva vivere a ogni singolo individuo le esperienze di cui aveva
bisogno per risolvere i suoi problemi e sviluppare una disciplina
interiore. Quando nell'ashram capitavano tre o quattro persone di
temperamento collerico, era facile che venissero messe a lavorare
assieme e lasciate libere di 'scannarsi' l'un l'altra fintanto che non
imparavano a controllarsi; se per caso fallivano, Babaji faceva
assaggiare loro la Sua rabbia... oppure, lezione ancora pi amara, quella
che loro stessi provavano nei Suoi confronti sentendosi vittime di
un'ingiustizia. A quelli che erano incontrollabilmente attratti dalle
droghe, dall'alcool, dal sesso, dal denaro e cos via, Babaji di solito
riservava due tipi di trattamento: o li lasciava liberi di indulgere nei loro
vizi fino a stimolare una spontanea reazione di rigetto o li poneva in
situazioni nelle quali erano impossibilitati a soddisfare i loro impulsi e
dovevano, per forza di cose, imparare a controllarli.
Vestendo i panni dello Psicologo Divino, Shri Babaji affrontava uno per
uno difetti e fragilit dei suoi devoti, portandoli alla luce in modo tale da
renderli lampanti anche al pi cocciuto degli uomini. Con applicazione
intensiva e costante, Baba era impegnato nel difficilissimo compito di
mettere le persone di fronte a se stesse, in modo che potessero liberarsi
dalle false immagini e dalle inutili limitazioni che si proiettavano
addosso in ogni istante della loro esistenza. Come aveva detto a
Mahendra Baba, Egli venuto fra di noi per recidere i "legami con la
sofferenza", che sono gli attaccamenti e i desideri, causa prima di tutte le
302

pene, le preoccupazioni e i mali che affliggono gli uomini. Babaji


aiutava chiunque andasse da Lui ad elevarsi al di sopra dei desideri e
delle paure che ci limitano, impedendoci di realizzare quello stato di
libert, pace e gioia che l'umanit destinata a raggiungere e godere.
Babaji fece tutto questo e lo fece a caro prezzo. Il Suo costante impegno
nel servire gli altri logorava non poco il Suo corpo fisico. In diverse
circostanze, si capito che Lui era in grado di assorbire il karma
negativo dei devoti. A volte, per il bene degli stessi, era costretto a fare
cose che Gli attiravano addosso critiche o sospetti, ma non si
preoccupava mai di giustificare le Sue azioni o di difendere la Sua
reputazione. Quando si trovava in situazioni che avrebbero infuriato o
disgustato anche il pi mite degli uomini, riusciva sempre a mantenere
un'equanimit perfetta. Per la salvezza dei Suoi devoti, in un mondo
dove il livello morale e spirituale della gente sceso molto in basso, Egli
accettava di calarsi nel turbine delle attivit e delle emozioni umane per
fungere da specchio alle persone in cerca della Verit. Alcuni ritengono
che questa 'discesa' sia costata a Babaji alcune siddhi [poteri spirituali],
altri invece sostengono che abbia accorciato la Sua permanenza in un
corpo fisico, ma, qualsiasi sia stato il prezzo che ha dovuto pagare, Shri
Babaji non si mai risparmiato nel servire gli altri, cos come non
'risparmiava' quelli che cercavano sinceramente la Sua guida nel
percorrere il cammino della realizzazione del Divino.
"Questa" disse in un'occasione, " pi delle altre un'Era di grande
distruzione.
L'uomo diventato schiavo della sua natura inferiore. Io non appartengo
a nessuna religione, ma rispetto tutte le religioni. Il mio scopo elevare
tutto il genere
umano. Il s superiore delle persone deve essere sviluppato e i legami
con la natura inferiore distrutti. Verranno distrutti in tutti i paesi del
mondo cambiando i cuori
degli uomini. Capite?
"Ora che avete capito, dovete vivere in Verit, Semplicit e Amore, e
portare questo messaggio con voi nel mondo."
303

SUL SESSO E SUL MATRIMONIO


Dal momento che l'attaccamento ai piaceri del sesso cos forte e cos
difficile da controllare per la maggioranza delle persone, esso era spesso
al centro degli insegnamenti di Shri Babaji... non tanto nei Suoi discorsi,
quanto piuttosto nelle esperienze in cui guidava i devoti che, come
qualsiasi altro spaccato di umanit, erano frequentemente coinvolti in
fantasie, desideri e attivit sessuali di vario tipo. Una volta, in una delle
sue rare affermazioni pubbliche a proposito del sesso, disse:
"Nel Kali Yuga [l'Epoca Oscura che stiamo vivendo], quasi nessuno ha
la forza di rimanere casto. Sebbene questa sia la condizione migliore, il
matrimonio preferibile a tante relazioni disordinate. Un'unione di
amore fra un uomo e una donna pu portare pace ed essere d'aiuto nella
pratica spirituale."
Vishnu Dutt Shastriji, parlando per Babaji poco prima di un matrimonio
a Herakhan, ha detto: "Il matrimonio ha grande importanza nella vita di
una persona. una relazione che pu durare per secoli. Nel matrimonio,
due anime che provengono da luoghi diversi si uniscono per mezzo di
un'ispirazione interiore." Il matrimonio offre l'opportunit di sviluppare
il senso del dovere, l'unit, l'armonia e il servizio che sono gli elementi
essenziali dell'umanitarismo predicato da Shri Babaji. In una coppia
possibile lavorare sui propri desideri sessuali, avere e crescere uno o due
bambini e vivere assieme con affetto e intimit, aiutandosi
vicendevolmente a sviluppare senso creativo e spiritualit, e a recidere i
legami con la natura inferiore.
Naturalmente, il matrimonio pu essere anche una 'trappola', un modo
per cadere ancora di pi dentro al desiderio sessuale e all'attaccamento, e
forse per questo che Babaji (e San Paolo) consideravano la castit
come la migliore condizione per un ricercatore della Verit. In ogni caso,
almeno a partire dal 1861, anno dell'iniziazione di Lahiri Mahasaya al
Kriya Yoga, e per tutta la durata della Sua ultima manifestazione, Shri
304

Babaji ha dato l'impressione di mirare i Suoi insegnamenti sui


'capofamiglia' - uomini e donne che hanno figli e responsabilit di
lavoro. Lahiri Mahasaya ebbe molti figli da mantenere, ma questo non
gli imped di diventare un grandissimo santo, dotato di straordinari
siddhi, anche se bisogna aggiungere che, dopo la sua iniziazione, pratic
la castit all'interno del matrimonio.
In completo accordo con gli insegnamenti delle antiche tradizioni
vediche, Babaji incoraggiava le persone a sposarsi, avere figli,
provvedere per il loro futuro e contemporaneamente, nel corso di questo
processo, chiedeva loro di imparare a distaccarsi dal sesso e da tutti gli
altri desideri che impediscono di sperimentare il Divino nella Sua
Totalit. All'interno della tradizione del Sanatan Dharma, sono narrati
numerosi episodi dai quali sembrerebbe che valga di pi la realizzazione
conseguita da un uomo di mondo, indaffarato nella cura della famiglia e
degli affari, che non quella del rinunciante che ha padroneggiato
attaccamenti e desideri in una grotta dell'Himalaya, lontano dalle
tentazioni del mondo materiale. Gli antichi rishi (grandi maestri
spirituali) erano spesso sposati e avevano figli. Uomini e donne di
coraggio hanno dimostrato con la perfezione delle loro vite la validit di
entrambi i sentieri, che restano comunque molto difficili da percorrere e
richiedono una forte disciplina interiore.
Un giorno, Gora Devi chiese a Babaji informazioni sulle pratiche
tantriche che teorizzano l'uso del sesso per acquisire il distacco dal
desiderio, e Lui rispose che rappresentavano solo delle basse tentazioni:
l'attaccamento al sesso, sotto qualsiasi nome o forma, costituisce un
grave impedimento sul cammino dell'illuminazione. E in effetti, bisogna
riconoscere che rimanere concentrati sul Divino mentre si fa l'amore con
uno splendido partner dell'opposto sesso non tanto facile...
In ogni caso, se qualcuno non era pronto alla castit e aveva ancora dei
desideri sessuali da soddisfare prima di esserlo, Babaji lo guidava
attraverso delle esperienze che potessero soddisfarli. Dalla mia inchiesta,
risulta chiaramente che in alcune circostanze Babaji ha sollecitato,
305

quando non addirittura preteso, che un determinato devoto soddisfacesse


per una certa misura i suoi desideri pi radicati prima di provare a
praticare una qualche forma di distacco da essi.
Una volta, qualcuno fece a Babaji questa domanda: "Come posso far
combinare l'amore per la mia ragazza e la mia devozione a Dio ?" e si
sent rispondere cos: "Prima concentrati sull'amore per la tua ragazza e
poi, quando lo avrai soddisfatto, vieni a Dio."
Le antiche scritture dell'india non sono 'sessiste'; descrivono il Dio
Assoluto come un essere senza forma e senza sesso e, all'interno del loro
articolato pantheon, gli aspetti femminili della Divinit sono altrettanto
importanti e potenti di quelli maschili. Come ho gi avuto modo di
sottolineare in precedenza, l'aspetto femminile di Dio (o di una delle
molte divinit), rappresenta la Forza Creativa del Dio Stesso, senza la
quale l'aspetto maschile rimane inerte e inutilizzato. La Madre Divina
viene adorata in molte forme diverse a seconda del filone culturale e
della tradizione alla quale appartengono i suoi seguaci e le donne che
appaiono negli episodi narrati dai libri sacri ricevono un trattamento che
non in alcun modo inferiore a quello degli uomini.
Le donne che venivano all'ashram di Herakhan dall'Occidente
dell'emancipazione femminile restavano spesso sconvolte dallo stile di
vita che le loro consorelle conducono nelle campagne dell'Uttar Pradesh.
Molte di loro trovavano ridicolo e discriminatorio il fatto che le regole
dell'ashram imponessero alle donne di indossare il sari (un abito che,
portato nel modo giusto, pu essere molto elegante) e soprattutto di
tenersi lontane dalla cucina, dai templi e dai santi (Babaji compreso)
durante il periodo delle mestruazioni. All'inizio, alcune occidentali,
ignorando l'antica saggezza di queste prescrizioni culturali (che servono
anche a concedere tre o quattro giorni di riposo al mese al duro lavoro
delle donne), consideravano l'ashram una comunit sessista, governata
dal maschilismo degli uomini. Quando una volta una giovane americana
chiese a Shri Babaji quale fosse la differenza fra gli uomini e le donne, si
sent rispondere cos: "Non c' nessuna differenza!" Poi Baba procedette
a spiegare che uomini e donne hanno al loro interno energie sia maschili
306

che femminili e che, pur diversi nella forma, non sono in alcun modo
superiori o inferiori rispetto all'altro sesso. Entrambi sono creati dello
stesso 'materiale' o energia divina, entrambi ospitano un'anima che uno
con Dio ed entrambi svolgono un compito essenziale per lo sviluppo
della societ e della civilizzazione, contribuendo al perpetuarsi della vita
sul pianeta.
Sebbene Babaji fosse in grado di leggere nella mente delle persone, non
ha mai cercato di manipolarle. Il Suo compito era di condurre i devoti in
una certa situazione, ma poi erano loro a dover imparare la lezione sulla
propria pelle. Anche se le regole dell'ashram prevedevano la castit,
Babaji spinse molti individui ad affrontare le esperienze sessuali delle
quali avevano bisogno, nella speranza che, dopo aver soddisfatto i loro
desideri, potessero finalmente capire che i piaceri del sesso sono
fuggevoli, impermanenti e, in ultima analisi, non degni del tenace
attaccamento con il quale vengono generalmente perseguiti. Quasi tutti
quelli che, in un modo o nell'altro, si sono trovati coinvolti in uno di
questi lila sessuali, hanno realizzato che Shri Babaji stava cercando di
portarli oltre il desiderio del sesso (ma anche semplicemente di
disciplinarlo, usandolo solo per la procreazione e come espressione
dell'amore in seno al matrimonio) e di liberarli dalla parte pi grossolana
di un attaccamento che costituisce un pericoloso ostacolo sul cammino
della realizzazione spirituale.
Una volta, Babaji mand un giovane, non molto portato alla castit, in
un viaggio di affari in Tailandia. Al suo ritorno, il devoto raggiunse
Babaji a Vrindavan, dove era in corso una festa religiosa, ma quando si
sent invitare a Herakhan, rispose, fra mille imbarazzi e vergogne, che
prima sarebbe dovuto andare a Delhi perch, durante la sua permanenza
a Bangkok, aveva contratto una 'malattia sociale'. Al che Babaji scoppi
in una fragorosa risata e disse: "Mi piacciono i tuoi problemi! Invece di
andare a Delhi, vieni con me a Herakhan e starai bene." Con qualche
preoccupazione, il giovane segu Baba a Herakhan e l, dopo qualche
giorno, tutti i sintomi della malattia scomparvero. Era stato gettato in
un'esperienza che desiderava, l'aveva vissuta, uscendone con qual che
307

prevedibile 'problemino', e aveva imparato una salutare lezione, che gli


consent di proseguire la sua vita con maggiore consapevolezza.
Babaji continuava a stuzzicare e sospingere i devoti che si affidavano
alla Sua guida. Gli yoghi (rinuncianti che aspirano a realizzare Dio nel
corso della loro vita) stranieri incontravano notevoli difficolt a superare
l'attaccamento alla sessualit. Alcuni di loro, sposati da Babaji,
continuavano ad essere soggetti a forti pressioni nella loro vita
matrimoniale anche mentre si impegnavano al massimo nella loro
pratica spirituale. Il matrimonio la condizione naturale per le persone
che vogliono vivere nel mondo, ma non per gli yoghi, i quali, per
tradizione, rinunciano a tutti gli attaccamenti e i desideri al momento
dell'iniziazione.
Una volta, un mese dopo aver sposato uno yoghi con una yoghini, Babaji
chiam la coppia nella sua camera e, in tono di dolce rimprovero, ordin
loro di smettere di vivere assieme. "Io sono venuto nel mondo per
distribuire nettare divino, ma la gente sceglie sempre il veleno." E
quando la sposa, sbalordita, Gli fece notare che era stato Lui Stesso a
unirli in matrimonio, Baba rispose: "S, ma quella era una prova!"
In un'altra occasione, Shri Babaji disse: "Se volete Dio, dovete essere
pronti a dedicare tutto a Dio", e per uno yoghi o una yoghini questa
un'irrinunciabile condizione preliminare. La persona che aspira all'unit
con Dio deve lasciarsi dietro qualsiasi desiderio personale nato dall'ego e
dedicare tutto a Dio, servendoLo attraverso le Sue creature. Il desiderio
di ricchezza, sesso, successo e perfino il desiderio dell'illuminazione
servono solo a distogliere il ricercatore dal suo obiettivo: i desideri, in
tutte le loro forme e variet, non sono altro che blocchi sul sentiero della
realizzazione del Divino.
Nel corso di una discussione spirituale, qualcuno pose a Vishnu Dutt
Shastriji una domanda sulla rinuncia. "Ho sentito dire che Shiva viene
considerato il Dio facile da compiacere, ma anche quello pi difficile da
realizzare. Qual la sua opinione in proposito ?"
Shastriji rispose cos:
"Il Signore Shiva davvero colui che si compiace facilmente con i Suoi
308

devoti, ma al tempo stesso esige che quelli che vogliono realizzarLo


rinuncino a tutto. Il Signore Shiva il rinunciante perfetto e coloro che
Lo scelgono come Maestro devono diventare come Lui.
"Rinunciare a tutto non facile, perch non significa soltanto rinunciare
alle cose materiali, bens rinunciare all'ego e al senso dell'io in ogni
singola azione che si compie."
Un giorno, sul terrazzo di fronte alla Sua camera, Babaji cant a Gora
Devi una canzone delle montagne le cui parole dicono: "Ti ho dato il
sentiero pi elevato... il sentiero dello Yoga. Non guardarti dietro, non
guardarti attorno, non guardare a quello che uomini e donne fanno
assieme, perch quella la strada che conduce all'inferno."
Shri Babaji era molto preoccupato per la crescente tendenza a
considerare il sesso una forma di 'ricreazione' e una ragione di vita, fino
a farlo diventare una travolgente ossessione che impedisce alle persone
di essere realmente di aiuto alla societ nella quale vivono. Nelle ultime
settimane della Sua missione, parlando ai Suoi assistenti nella quiete
della Sua stanza, Babaji disse pi volte che in particolare gli occidentali
dovevano imparare a controllare le loro pulsioni sessuali e in
un'occasione, rivolgendosi a Gora Devi nel pungente dialetto delle
montagne e riferendosi all'umanit nel suo complesso, fece un
commento carico di amarezza: "Sono tutti dei fornicatori! Non sono
capaci di fare altro che quello!"
LA VITA Dl ASHRAM COME STIMOLO AL CAMBIAMENTO E
ALLA CRESCITA
Le regole e lo stile di vita che si osservano nell'ashram di Herakhan
erano state ideate da Babaji allo scopo di aiutare le persone a spezzare i
vecchi schemi mentali e, concentrandosi il pi possibile sul Divino, a
crearne di nuovi che favorissero l'insorgere di quell'autodisciplina senza
la quale impossibile realizzare Dio o anche solo condurre un'esistenza
in armonia con i Suoi insegnamenti. Vivere permanentemente in un
309

ashram, per, non da tutti e anche Babaji, come Krishna nella


Bhagavad Gita, diceva che solo una persona su un milione ne
veramente capace. certamente vero, invece, che lo stile di vita e le
regole di un ashram possono fornire un sostegno e un valido spunto a
coloro che, sebbene impegnati a compiere il proprio dovere nel mondo e
nella societ, sentono il bisogno di focalizzare con sempre maggiore
intensit i loro pensieri e le loro azioni sul Divino. Un ashram costituisce
un ottimo luogo di 'ritiro' per le persone che hanno deciso di imprimere
una svolta in senso 'spirituale' alle loro vite.
Nell'ashram di Herakhan bisogna alzarsi molto presto la mattina, fare un
bagno nel fiume e indossare degli abiti puliti prima della cerimonia
dell'arati, che si tiene all'alba. Se qualcuno desidera meditare o praticare
delle asana di hatha yoga, deve farlo prima dell'arati. Babaji diceva che il
periodo migliore della meditazione quello che fra le due e le quattro
del mattino. Alzarsi presto serve a combattere inerzia e pigrizia, mentre
le 'modalit del bagno' e il semplice vestiario richiesto dalla vita di
ashram aiutano le persone a raggiungere quella semplicit che Babaji
avrebbe voluto veder rispecchiata nelle vite di tutti i Suoi devoti. Dopo
l'arati, coloro che sentono la necessit di rifocillarsi possono consumare
una veloce colazione nel villaggio e poi tutti cominciano a svolgere il
loro karma yoga, aiutando a preparare il pasto di mezzogiorno in cucina,
sbrigando le pratiche amministrative nell'ufficio o partecipando ai grandi
progetti di lavoro collettivo in corso nell'ashram che ai tempi di Babaji
potevano essere: scavare il fianco di un'intera collina per creare il
giardino di fronte ai nove templi; bonificare il
letto del fiume per ricavarne dei campi coltivabili; costruire un nuovo
edificio per ospitare i pellegrini e cos via. Tutti le iniziative, comunque,
erano sempre volte a migliorare le condizioni di vita dell'ashram e dei
villaggi circostanti, e andavano compiute cercando di ripetere
continuamente il mantra prescelto nel silenzio delle nostre menti.
Verso mezzogiorno, il lavoro viene interrotto per dar modo alla gente di
rinfrescarsi prima di riunirsi per il pasto vegetariano precedentemente
offerto al Divino in una speciale cerimonia che si tiene nel tempio. Il
310

cibo viene servito su un piatto di acciaio o di foglie cucite assieme e non


vi sono limiti alla quantit che uno pu mangiarne, a patto che nulla
venga gettato via. Babaji non sopportava di veder sprecare anche la pi
piccola quantit di riso. Alla fine, i piatti di foglie venivano buttati in un
punto dove potevano essere mangiati dalle mucche e quelli di acciaio,
lavati, e immediatamente restituiti da coloro che li avevano usati. Dopo
mangiato, vi un periodo di riposo (che durante i mesi caldi dell'estate
pu prolungarsi fino alle due e mezzo, tre) al termine del quale si
riprende a lavorare, e molti ne approfittano per bagnarsi di nuovo (senza
patire troppo il freddo d'inverno... ) in previsione dell'arati della sera e
per lavarsi i vestiti, che poi vengono messi ad asciugare al sole fra le
rocce.
La sessione pomeridiana di lavoro generalmente si prolunga sin quasi al
tramonto, quando tutti si rinfrescano e si cambiano per partecipare
all'arati, ma se necessario si va avanti con la luce artificiale anche fino
a tarda sera. L'arati in s durava circa sessanta minuti e, poco prima che
finisse, Babaji veniva a sedersi nella kirtan-hall, restando fra la gente per
una o due ore, consigliando i canti sacri da eseguire, facendo a volte qual
che breve discorso, dando l'opportunit ai valligiani e agli stranieri di
eseguire le loro canzoni tradizionali, chiamando qualcuno a parlare in
pubblico, e sempre distribuendo a tutti, con speciale riguardo per i
bambini, piccole offerte di frutta e dolci. A volte, mentre noi cantavamo,
Babaji si intratteneva in conversazione privata con uno o pi devoti, ed
erano momenti di informale allegria, ma anche di grandissima intensit
spirituale, perch in presenza del Divino nella forma di Shri Babaji,
molti avevano esperienze spontanee di risveglio e vivevano fenomeni di
straordinaria potenza e profondit. Quando Baba si alzava per ritirarsi
nei Suoi quartieri, coloro che desideravano augurarGli personalmente la
buonanotte e ricevere l'ultima benedizione della giornata Lo seguivano
fino alla porta, poi tutti andavano a coricarsi, magari attardandosi ancora
un po' per contemplare la volta stellata del cielo - e allora poteva capitare
di vedere delle strane luci muoversi sul Monte Kailash o per scambiare
quattro chiacchiere rilassate prima di dormire.
311

La disciplina che si osserva nella vita di ashram serve a sviluppare quelle


qualit che, secondo Babaji, sono indispensabili per progredire sul
cammino spirituale e la pratica del karma yoga, unita alla ripetizione
silenziosa del mantra, era il fulcro delle nostre giornate a Herakhan.
Lavoravamo per il benessere generale e non per scopi egoistici o
desiderio di arricchimento personale, e il jap e le molte ore trascorse alla
presenza di Shri Babaji aiutavano a tenere la mente concentrata sul
Divino, risultato, questo, favorito anche dalla scrupolosa pulizia (oltre a
lavarci due volte giorno, dovevamo pulire quotidianamente le nostre
camere, dove spesso Babaji capitava nei momenti pi impensati), dalla
semplicit dello stile di vita e dalla castit che tutti dovevano osservare
mentre risiedevano all'ashram. Vivere seguendo queste regole
trasformava l'energia delle persone, e l'ashram acquistava un potere e
una vibrazione molto particolari, nettamente percepibili da coloro che vi
arrivavano dall'esterno. Un giorno, al darshan del mattino, Babaji parl
dell'ashram in questi termini:
"Siete venuti qui per il vostro progresso spirituale, quindi cercate di
progredire
facendo bhajan, meditazione, kirtan e servizio.
"Le pacifiche vibrazioni di Herakhan devono essere conservate. Non
disturbate le pacifiche vibrazioni dell'ashram con comportamenti
sbagliati.
Mahaprabhuji molto severo a questo proposito. Coloro i quali
disturbano la pace dell'ashram, devono andarsene.
"Coloro che vengono a Herakhan devono cooperare al mantenimento
dell'armonia nell'ashram. Devono partecipare all'arati e a tutte le
attivit."
Babaji vision e sostenne la costruzione di diversi ashram in India e
incoraggi i devoti occidentali che tornavano nei loro paesi a fare
altrettanto. Una volta, nel gennaio del 1984, disse: "Nel prossimo futuro,
voi costruirete ashram e centri in tutto il mondo e, grazie alla pratica del
karma yoga, sarete in grado di creare la stessa vibrazione dovunque
andrete." In un'altra occasione, parl degli ashram in questo modo:
312

"Come nel mare ci sono le isole, costruite degli ashram nell'oceano del
mondo materiale." E ancora: "In questo ashram e negli ashram all'estero,
la cosa principale la disciplina. La vita che conducete nei vostri paesi
deve essere uguale a quella che conducete a Herakhan."
Gli ashram servono sia a coloro che aspirano a concentrarsi totalmente
su Dio e a condurre una vita di servizio monacale, sia a coloro che
sentono il bisogno di respirare quell'atmosfera per periodi pi o meno
lunghi allo scopo di rigenerarsi nella mente e nel corpo, e di trovare
l'equilibrio, la pace interiore e il coraggio necessari ad affrontare la dura
realt del mondo senza perdere il contatto con il Divino. In India, gli
ashram sono stati utilizzati in questa maniera per migliaia di anni - come
luoghi di insegnamento per i giovani e di ritiro per gli adulti assillati
dalle responsabilit della famiglia, ma anche come eremitaggi per gli
anziani che, dopo aver avviato alla vita i figli, decidevano di concludere
le loro esistenze focalizzandosi esclusivamente su Dio.
DISTACCO E RINUNCIA
In un modo o nell'altro, Shri Babaji non faceva che insegnare alla gente
il distacco dalle cose materiali e dagli oggetti del desiderio. Questo non
significa che non si possono acquistare o possedere beni materiali, bens,
pi semplicemente, che non si spinti dal desiderio di acquisire e
ritenere un particolare oggetto o una certa esperienza.
Tutti gli oggetti sono 'transitori' e tutte le esperienze fuggevoli; non
possono venir mantenuti in eterno e assicurati contro qualsiasi
cambiamento o perdita. Essere attaccati a queste cose, farsi governare
dal desiderio di possederle, limita la libert umana e rende la gente
competitiva, avida, timorosa o gelosa degli altri, costantemente attiva nel
proteggere 'ci che suo' e nell'accumularne di pi. Secondo la filosofia
di Shri Babaji, la vera libert comincia quando una persona si libera
dall'attaccamento e dal desiderio per gli oggetti dei sensi: allora si
raggiunge un equilibrio che non pu essere intaccato dal piacere o dal
313

dolore, dal successo o dal fallimento. Non vi nulla da ricercare e nulla


da difendere. In tale condizione, possibile servire liberamente il
prossimo e trovare soddisfazione, felicit e salvezza nel corso di una
vita, magari per scoprire che, partendo da questo pacifico equilibrio
interiore, si possono ottenere ricchezza, grandi talenti e 'potere'.
Non tutti sono in grado di conseguire questo stato di coscienza e non vi
dubbio che le societ nelle quali viviamo siano costruite su principi
opposti a quelli che ho appena enunciato, ma, anche soltanto, essere
consapevoli dei meccanismi del desiderio e mettere il distacco in cima
alla lista dei nostri obbiettivi, aiuta a condurre delle esistenze pi
bilanciate e serene.
A meno che uno non sia animato dall'incrollabile volont di 'illuminarsi
adesso', non dannoso sperimentare piaceri e dolori, oppure esaudire i
propri desideri, a patto, naturalmente, che questo avvenga in modo
equilibrato, senza cadere vittime di attaccamenti o irrefrenabili bisogni.
Una sera, Babaji disse:
"Forse avete sentito parlare di Shirdi Maulana. Egli visse in India
durante il periodo del governo mussulmano e attualmente gira un po'
dappertutto, spostandosi di luogo in luogo per aiutare l'umanit. Oggi
qui e parla attraverso Shri Mahaprabhuji.
"Egli dice che 'io' e 'mio' hanno messo un velo sui cuori degli uomini,
che sono diventati egocentrici ed egoisti. Come vi pu essere pace
quando le menti sono piene di egoismo? Chi tanto nobile oggi nel
mondo da sacrificare la propria vita per il servizio universale e
l'amore? La degenerazione arrivata a un tale punto che oggi la gente,
pur di ottenere quello che desidera, pronta a uccidere.
"Voi dovete cercare di distruggere la corruzione e stabilire la vera Legge
nel mondo."
In un'altra occasione, Shri Babaji parl cos: "Tutti devono considerare il
loro paese un paradiso e rimuovere il senso di 'io' e 'mio' dalla mente.
Concentrate i vostri sforzi nel servire il vostro paese e l'umanit." Baba
era costantemente impegnato nel tentativo di spostare l'attenzione dei
Suoi devoti dalla ricerca dei piaceri personali al servizio disinteressato
314

nei confronti dell'umanit. Concentrarsi in modo eccessivo sulla


soddisfazione personale e sul guadagno, serve soltanto ad accrescere
competitivit, avidit, gelosia e rabbia, e rinforza l'ego e gli attaccamenti
al mondo materiale... tutte caratteristiche che, per dirla con le parole dei
saggi autori delle antiche scritture, sono 'i grandi nemici dello yoga
[unione]'.
Quando una persona riesce a vedere oltre se stessa e a focalizzarsi sul
servizio, agisce e pensa in un modo che indebolisce i suoi tratti negativi
e accresce la sua capacit di amare, avviandola cos sul sentiero che
conduce alla pace interiore, all'armonia e all'unit con l'universo nel suo
complesso, le sole qualit che possono assistere l'anima nel suo viaggio
di auto-realizzazione.
"Non c' spazio per la paura: la gente deve lavorare nel mondo senza
paura. Maharshi Markandeya diceva che dobbiamo essere privi di paura.
Quando un uomo non ha paura, nessuno pu tenergli testa in battaglia...
sia nelle battaglie della vita materiale, che in quelle della vita spirituale:
egli esce vittorioso da tutte le battaglie della vita.
"Ora Babaji mette in evidenza un altro punto: l'assoluta necessit di
eliminare il senso di 'io' e 'mio' dalle nostre menti. Dovete marciare
come soldati e compiere il vostro dovere con coraggio. L'uomo si lascia
sconfiggere dall'attaccamento ad amici e parenti, ma se apparteniamo
tutti allo stesso universo, come vi pu essere spazio per 'io' e 'mio'?
Dobbiamo unirci in un'unica famiglia universale e marciare in unit.
Solo cos il mondo verr beneficiato. Questo non il problema di un
singolo individuo, ma dell'intero universo. Vero uomo solo colui che
pratica l'umanitarismo. Ogni uomo deve coltivare la sua umanit: questo
l'unico modo di avere successo nella vita."
Gora Devi afferma che in pi di un'occasione Shri Babaji le disse che la
rinuncia era 'l'unica possibilit' per le persone che vogliono percorrere il
cammino spirituale, perch il successo in questo campo dipende dalla
forza che si acquisisce attraverso la rinuncia. Baba incoraggiava i Suoi
devoti (soprattutto quelli che dimostravano uno speciale interesse per la
315

crescita spirituale) a rinunciare a tutti gli attaccamenti al mondo


materiale, anche quando dovevano continuare a vivere e a lavorare in
esso. Una volta, rivolgendosi a Gora, disse: "Il tuo corpo un giorno
morir e verr ridotto in cenere: come puoi esservi attaccata?"
Durante il 1983, Shri Babaji mi fece lavorare con particolare intensit
sul distacco, (Non soltanto io: in quel periodo fummo in molti a ricevere
lezioni in tal senso, forse perch stavamo progredendo sul cammino
spirituale e Baba voleva prepararci alla Sua dipartita fisica), ma io
incontravo notevoli difficolt a far combaciare la mia ricerca di 'distacco'
con il mio senso del dovere nei confronti di mia moglie, della mia
famiglia, degli amici, dell'ashram, della societ nel suo complesso e
dell'universo.
Nello stesso periodo, Sita Rami (Margaret) si convinse che Babaji,
attraverso alcune esperienze e le ispirazioni delle sua guida interiore,
voleva spingerla ad abbandonare l'ashram di Herakhan e a servire la
Madre Divina altrove.
Alla fine, dopo molta confusione, decise di partire per gli Stati Uniti, ma,
al termine di un breve e fallimentare tentativo di raccogliere del denaro
per un progetto che le sarebbe piaciuto sostenere, fece ritorno a
Herakhan. Babaji la accolse con un rabbioso e sprezzante: "Donna senza
speranza!", ma poi le mise al collo una ghirlanda di fiori e le rivolse uno
sguardo colmo d'amore.
In giugno, per, lei ricominci a sentire che Babaji la spingeva a lasciare
l'ashram e una mattina, di buon'ora, se ne and senza chiedere il Suo
permesso. Quasi subito, venne aggredita dai dubbi di aver sbagliato e, in
preda all'incertezza, rimase in India senza sapere bene cosa fare, con la
paura di tornare a Herakhan per affrontare la probabile furia di Babaji.
Sita Rami e io tenemmo occupato il servizio postale indiano con i nostri
tentativi di incoraggiarci vicendevolmente, ma tutte le volte che io
chiedevo a Babaji se potevo andare a trovarla, Lui rispondeva che sarei
dovuto partire senza il Suo permesso, e una volta mi fece capire che, se
me ne fossi andato, non sarei potuto tornare a Herakhan. Io, che assieme
a Sita Rami ed altri, ero stato iniziato allo yoga nel lignaggio spirituale
316

di Babaji nel novembre del 1982, mi consideravo ben avviato su quel


sentiero, ma, sottoposto a quella prova, vacillavo fra il desiderio di stare
con mia moglie e quello di progredire spiritualmente. Comunque, ci
sentivamo entrambi a disagio, in uno stato d'animo molto diverso da
quello con il quale eravamo tornati a Herakhan il primo gennaio del
1981 o avevamo avidamente accettato la Sua iniziazione nel novembre
del 1982.
Una sera d'agosto, dopo aver ben riflettuto, andai da Babaji durante il
darshan e formulai tre domande sul distacco. Qual la definizione di
distacco? A cosa serve o a cosa conduce? E, quando uno non ce l'ha,
come fa a praticarlo? Baba, che si era appena ripreso da un violento
accesso di tosse, mi disse di chiederlo il giorno dopo, e io tornai al mio
posto. Qualche minuto dopo, Vishnu Dutt Shastriji usc dalla camera di
Swamiji e si prostr di fronte a Babaji. Non appena Shastriji ebbe
assunto la sua solita posizione a fianco del trono di Baba, Questi mi
chiam e mi disse di porre le mie domande a Shastriji. Io lo feci e lui
rispose che il distacco sapere che il mondo illusione. A me la cosa
non diceva molto, e la mia confusione e il mio disappunto aumentarono.
Improvvisamente, Shri Babaji si pieg in avanti e intervenne nella
conversazione, spiegando che esistevano diversi tipi di distacco
(vairagya). Ad esempio, anche gli uomini che inventarono la bomba
atomica erano 'distaccati', perch si concentrarono esclusivamente su
quel problema, dimenticando tutto il resto. Il fattore pi importante,
aggiunse, focalizzare completamente la propria attenzione su un
singolo obiettivo, qualunque esso sia, e dimenticare tutto il resto. Questa
la rinuncia che conduce alla realizzazione di Dio.
Shri Babaji disse poi che avere un solo scopo 'vairagya' e che io ero
'liberato' e 'molto distaccato'. Io non mi sentivo n liberato, n distaccato,
ma toccai i Suoi piedi e mi voltai per tornare a sedermi. Babaji,
consapevole del fatto che non avevo capito, mi richiam indietro e ripet
che qualsiasi decisione una persona prenda, qualsiasi obiettivo si ponga,
deve perseguirlo con grande fede e incrollabile determinazione,
concentrandosi esclusivamente su di esso. Rasarsi la testa o indossare
317

una veste arancione non basta a conquistare il distacco. Uno deve avere
grande fede, grande forza di volont e concentrazione totale. A quel
punto, convinto che la conversazione fosse finita, io Gli toccai di nuovo i
piedi e tornai al mio posto.
Dopo qualche istante, per, Shastriji mi disse di alzarmi e riprese a
parlare, raccontando che Shukadeva aveva posto le stesse tre domande a
suo padre, Vyasa, e che questi gli aveva consigliato di andarlo a chiedere
a Re Janaka. Shukadeva fece come gli era stato detto e, sentite le sue
domande, Re Janaka rispose che avrebbe dovuto girare attorno alla citt
portando un vaso colmo di latte fino all'orlo, dando ordine a due delle
sue guardie di seguirlo con le spade sguainate, pronte a tagliargli la testa
se ne avesse rovesciato anche solo una goccia.
Shukadeva part per il suo viaggio con il vaso di latte e diverse ore dopo,
quando torn alla presenza del re e si sent chiedere cosa avesse visto
della citt, rispose che non era stato in grado di guardarsi attorno,
perch, attanagliato dalla paura della morte, aveva pensato solo a non
rovesciare il latte. Soddisfatto, Re Janaka gli spieg che avrebbe dovuto
perseguire i suoi scopi con la stessa, totale concentrazione e che,
praticando cos, avrebbe conseguito il perfetto distacco da tutte le cose
della vita.
Io ringraziai Shastriji e di nuovo, con gratitudine, toccai i piedi di
Babaji, che, interrompendo un'altra conversazione, mi chiese: "Com'era
la terza domanda?" Era: "Come si fa a praticare il distacco quando non
lo si ha ?"dissi io e, quando Shastriji rispose: "Dhire, dhire [piano,
piano]", mi misi a ridere. Allora Shri Babaji mi punt contro il dito e
specific. "Con totale concentrazione, grande fede e grande
determinazione, focalizzati sul tuo obiettivo fino a perdere di vista tutto
il resto! Poi avrai distacco."
Mi ero finalmente fatto un'idea abbastanza precisa della 'rinuncia' e del
'distacco' che Babaji ci sollecitava a praticare, ma la comprensione
mentale di un concetto appena l'inizio dell'apprendimento. Le
esperienze che ci portano a realizzare il vero distacco continuano
318

all'infinito, come infiniti sembrano essere i nostri attaccamenti alle


illusioni del mondo materiale.
IO VOGLIO IL BENE DELL'INTERO UNIVERSO
I concetti spirituali che Shri Babaji sottoponeva all'attenzione dei Suoi
devoti vertevano principalmente sul modo di vivere e agire nell'universo
creato senza diventarne 'prigionieri'. Sia pur onorando gli antichi rituali
vedici di adorazione, dei quali ha consigliato la pratica persino ad alcuni
devoti occidentali, Babaji mirava soprattutto a sviluppare la spiritualit
di tutte le persone con le quali entrava in contatto. Il Suo scopo era di
portarci a realizzare il distacco, la purezza e il senso di unit con il
Divino necessari a condurre una vita ispirata dall'amore e dal desiderio
di servire tutte le creature viventi. Era questo che Lui chiamava 'senso
umanitario' o 'umanitarismo'.
Coltivando le nostre qualit umane, progrediamo sul cammino spirituale,
e Babaji raccomandava questa pratica a tutti quelli che Lo avvicinavano.
Anche se non si pronti alla 'rinunciare a tutto' per realizzare Dio in una
vita, assumere un punto di vista umanitario sull'esistenza ed esercitare un
certo autocontrollo sui desideri mondani sempre di aiuto, anche sul
piano materiale, perch serve a conseguire pace interiore, serenit in
seno alla famiglia e con amici e vicini, soddisfazione nel proprio lavoro,
buona costituzione e salute, gratificazioni materiali: in parole povere,
aiuta a realizzare quella felicit alla quale tutti aspiriamo.
Alla fine, anche senza esercitare uno sforzo cosciente in tal senso, si
tende ad avvicinarsi e ad approfondire il contatto con quell'amorevole
forza creativa che noi chiamiamo 'Volont Divina'. L'intero universo
creato altro non che una manifestazione di Dio e, quando una persona
in armonia con il resto della Creazione, ha pace, armonia e felicit
dentro e attorno a s.
Babaji diceva:
319

"Tutti i grandi santi e leader spirituali che sono apparsi sulla Terra hanno
cercato di creare la pace mondiale e di unire l'umanit in un'unica
famiglia. Gelosia e odio hanno portato gli uomini alla rovina. Questi due
vizi non devono avere spazio nelle vostre vite." E in seguito, Vishnu Datt
Shastriji si dilung sull'argomento in questi termini:
"Quando il Supremo si manifesta e fa la Sua comparsa sul palcoscenico
della vita, le navi di tutte le grandi religioni mondiali gonfiano le vele al
vento causato dalla Sua venuta. Libri scritti migliaia di anni fa
dimostrano in modo inequivocabile che Dio si manifesta per portare
beneficio a devoti che appartengono a tutte le tradizioni religiose e, cos
facendo, unifica i differenti cammini spirituali e li rende uno."
Il 1 gennaio del 1984, pochi giorni prima di lasciare il corpo fisico,
Shri Babaji
concluse il Suo discorso augurale con queste parole:
"JAI VISHWA! In India c' uno slogan che recita: 'Jai Hind!" Significa:
'Vittoria [oppure onore] all'India!' Ma io voglio il benessere dell'intero
universo, quindi ho inventato un nuovo slogan: JAI VISHWA! [vittoria,
oppure onore,
all'universo!]"
Noi onoriamo l'Universo quando rispettiamo e viviamo in consapevole
armonia con le sue leggi e il Creatore. Acquisendo un minimo di autodisciplina e quell'equilibrio interiore che deriva da un certo distacco
dalla frenetica eccitazione del 'mondo reale', potremo gradualmente
sviluppare, attraverso il processo di apprendimento legato all'esperienza,
nuovi schemi di pensiero e di azione, in grado di porci in armonia con il
complesso della Creazione.
"Dovete aspirare all'armonia in tutto quello che fate."
Babaji parla della religione e del significato di Herakhan
CAPITOLO 14
ALCUNI CONCETTI BASE SULLA RELIGIONE
320

Un devoto di New Delhi che incontr Shri Babaji all'inizio del 1970 ha
fatto questo resoconto della loro prima, brevissima conversazione:
"Che cosa la verit?" chiesi, e Babaji rispose:
"La voce del tuo atma [anima. s o coscienza]."
"Quale religione bisogna seguire?"
"L'umanitarismo: questa il vero dharma [religione, legge, dovere]."
Questa la pi semplice definizione possibile del messaggio di Shri
Babaji sulla religione. Se tutte le cose create si manifestano dalla
medesima 'sostanza', dall'Energia dell'Assoluto, l'Anima Priva di Forma,
allora tutte le cose in realt sono Uno e le varie parti di quell'Uno
dovrebbero vivere e funzionare in armonia le une con le altre. Per un
essere umano, la religione in senso lato - l'espressione della fede
nell'Assoluto e la sua Creazione - non pu che manifestarsi attraverso
pensieri, parole e azioni di stampo umanitario. Shri Babaji riassumeva il
concetto di 'umanitarismo' in questi termini: "La Creazione vasta e vi
sono molte dottrine. Aderite a un principio... quello di Verit, Semplicit
e Amore. Vivete in Verit, Semplicit e Amore e praticate il Karma
Yoga."
Babaji dimostr in molte maniere diverse la fondamentale
impermanenza di tutte le cose create. Movimento, attivit e
cambiamento sono alcune delle immutabili leggi dell'universo.
L'infelicit umana, il dolore, la rabbia e l'odio sono generati
dall'attaccamento a persone e situazioni, nonch dallo sforzo costante di
stabilizzare, controllare e trattenere le cose alle quali siamo attaccati. In
un universo nel quale tutto transitorio, soggetto a un ininterrotto
processo di trasformazione, gli esseri umani cercano sempre di 'nuotare
contro corrente', aggrappandosi a cose che, per loro stessa natura, non
sono permanenti.
Babaji ripeteva spesso un antico detto: "Pinda kacha, shabda sacha." "Il
corpo perituro, la Parola eterna." E in altre occasioni, elaborando
questo punto, disse: IL fatto che... tutto in questo mondo ...
transitorio. Non ha una propria 'realt'. Ci che veramente reale
321

procedere sul Sentiero della Verit, cercare la compagnia dei santi e


servire gli uomini."
"Dovete avanzare lasciandovi dietro la paura della morte e la speranza
della vita. Non dovete avere paura del fuoco e dell'acqua. Se ce ne fosse
bisogno, dovete gettarvi nell'oceano; quando verr il tempo, dovrete
essere pronti a saltare nelle
fiamme. per questo che dovete essere
inamovibili come il Monte Meru."
Ma il fatto che il corpo sia 'deperibile' non significa che uno debba
disprezzarlo. Babaji non mancava mai di ricordarci che ottenere una
nascita umana non facile e che le persone dovrebbero usare questa
opportunit per progredire spiritualmente. necessario fare del proprio
meglio per mantenere il corpo pulito e in buona salute.
"Voi dovete progredire prendendovi cura della vostra salute. Potrete
avere successo solo se vi prenderete cura della vostra salute. Il fatto : se
non siete in salute, come potrete fare la vostra opera di servizio?
Prendersi cura delle propria salute importante come ogni altro dovere
della vita. il dovere nei confronti del vostro corpo. Se il vostro corpo
non funziona, come farete ad agire e a progredire?"
"Shri Mahaprabhuji vuole rendere ben chiaro a tutti che la pulizia una
cosa molto elevata. Il senso della pulizia vicino al senso del divino.
Shri
Mahaprabhuji dice che Dio risiede solo nella pulizia. Se in voi vi sono
delle impurit, come pensate che Dio possa risiedere nei vostri cuori?
Praticare la pulizia una delle attivit pi importanti nella vita di chi
vuole realizzare Dio...
"Coloro che vivono a Herakhan in special modo i fachiri di Herakhan
devono essere molto puliti. Devono fare il bagno tutti i giorni, lavarsi i
vestiti e osservare pulizia e ordine dovunque si trovino. Le cose devono
essere tenute al loro posto. La pulizia il primo passo sulla strada che
conduce a Dio."
Uno dei concetti base del Sanatan Dharma che l'anima individuale sia
una parte dell'Anima Suprema (il Dio Senza Forma) che si manifesta
nell'universo creato. Quando si incarna in un corpo fisico nel corso di
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una delle sue molte vite, l'anima individuale (jivatma) si identifica con la
forma fisica che assume e dimentica la sua fondamentale Unit con
l'Anima Suprema. L'anima la vera forza che sostiene il corpo umano;
Colui Che Sperimenta, quella scintilla del Divino che si stacca
dall'Anima Senza Forma per sperimentarsi in innumerevoli maniere. La
forma umana come il vestito dell'anima, che lo getta via quando muore
e torna a indossarne uno diverso ogni volta che si reincarna. L'anima
immortale; il corpo mortale. L'anima individuale mantiene una
conoscenza generale delle esperienze che ha avuto nelle vite passate e
l'accumularsi di queste 'memorie cognitive' quello che modella le
reazioni della persona alle esperienze del momento che vive. Ogni
esperienza del vivere ci offre un'opportunit di progredire verso la nostra
natura superiore oppure di scendere verso quella inferiore. Le scelte
spettano a noi e saranno pesantemente influenzate - ma non
inesorabilmente determinate - dalle esperienze e dalla saggezza
accumulate dall'anima nel corso delle vite precedenti. Questo concetto di
reincarnazione era implicitamente compreso da tutti coloro che venivano
a Herakhan e Shri Babaji, anche senza mai discuterne nei dettagli, vi
accennava con una certa frequenza nei Suoi discorsi.
"Il ritmo tale che coloro che sono nati devono morire e coloro che sono
morti devono nascere. "
"Voi siete tutti rishi dell'antichit, residenti di questo luogo divino. Voi
non
sapete chi siete; non conoscete la vostra grandezza... alla pari di
Hanuman [uno dei personaggi epici del Ramayana] che, inconsapevole
della sua stessa grandezza, ebbe bisogno che gliela ricordassero."
Vivendo nell'illusione della permanenza e della 'realt' dell'universo
fisico, pieni di attaccamenti per gli oggetti dei sensi, dai quali derivano
desiderio, piacere e sofferenza, gli esseri umani sono prigionieri di un
interminabile ciclo di morte e rinascita, al quale si sottraggono solo le
persone che, libere da desideri e distaccate dagli oggetti sensoriali,
riescono a essere costantemente consapevoli della presenza di Dio in
loro stesse e nell'universo. Quando una persona ha il controllo della
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mente e dei sensi, si apre ad esperienze del Divino che possono condurre
la sua anima alla vera unit con Dio... l'anima individuale si fonde
coscientemente con l'Anima Suprema. Ma questa non una verit che si
pu conoscere mentalmente: deve essere sperimentata pi e pi volte,
rinforzata dalla pratica costante di molte vite, fino ad esplicarsi
naturalmente nell'esistenza di una persona.
In diverse occasioni, Babaji fece recitare a Vishnu Dutt Shastriji un
mantra vedico che suona cos:
"Solo coloro che per molte vite svolgono una severa sadhana possono
raggiungere la pi alta dimora del Signore [vale a dire, la liberazione
dal ciclo di
morte e rinascita che si consegue 'riunendosi' a Dio]."
La sadhana (pratica spirituale) insegnata da Shri Babaji includeva, pur
non essendone in alcun modo dominata, la celebrazione di alcuni rituali
di adorazione. Baba considerava i rituali dei validi strumenti di
preparazione dei cuori per il viaggio di Auto Realizzazione, ma non un
fine di per se stesso. A un certo punto, durante la mia prima visita a
Herakhan, mentre mi cimentavo nella non facile impresa di imparare i
canti che compongono l'arati, chiesi perch dovevamo cantare ogni
mattina e ogni sera, e Sita Rami, che aveva gi svolto indagini in
proposito, disse che qualcuno le aveva raccontato di aver sentito Babaji
rispondere alla stessa domanda in questo modo: "io non ho alcun
bisogno dell'adorazione; il beneficio tutto di chi adora." E se il devoto
non porta lo spirito di adorazione e servizio fuori dal tempio e in ogni
momento della sua giornata lavorativa, allora il beneficio non potr mai
essere completo. "Il lavoro adorazione."
Un giorno, al termine di un lungo viaggio, da Babaji arriv un vecchio
discepolo. Fatto pranam, l'uomo inizi a spiegare nei dettagli come
svolgeva i rituali di adorazione a casa sua e Gli chiese delle precisazioni
sul modo in cui avrebbe dovuto continuare a compierli, facendo un
grande sfoggio verbale della sua bravura e della sua devozione. A un
certo punto, aggrottando la fronte, Babaji interruppe il flusso ininterrotto
324

di parole con un secco: "Ma cosa stai dicendo? Fai del tuo cuore un
tempio!"
Shri Babaji faceva capire a tutti che Lui, in quanto manifestazione del
Divino, non aveva bisogno di essere adorato: il Divino completo in se
stesso. Le religioni formalizzate, con i loro rituali, i loro sistemi di
credenze, le loro divinit e i miti che le circondano, costituiscono un
aiuto vitale e una guida per l'umanit, ma l'esistenza e l'attivit di Dio
nella Creazione non dipendono in alcun modo dall'adorazione e dalla
fede degli uomini. Le nostre limitate menti umane non sono in grado di
comprendere o esprimere l'Infinito. Tutte le religioni contengono una
parte della Verit e offrono ai loro praticanti un percorribile e collaudato
sentiero per raggiungere e sperimentare Dio; tutte le religioni hanno
prodotto santi e maestri di comprovata realizzazione, ma nessuna
possiede tutta la Verit, perch il Divino pu essere sperimentato in un
infinito numero di maniere, come infinito il numero di coloro che Lo
cercano. A causa delle limitazioni del linguaggio e della variet delle
esperienze spirituali, i rituali e le tecniche di adorazione prescritte da
ciascuna religione saranno in grado di condurre il ricercatore della verit
solo fino a un certo punto del cammino: gli ultimi passi che lo separano
dall'unione completa con Dio non sono riportati su alcuna carta e
vengono 'disegnati' di volta in volta a seconda dei casi.
Babaji viveva in un ashram in India, seguendo le regole basilari della
tradizione vedica, ma non cercava mai di imporre i rituali vedici a
persone di altre religioni. Se qualcuno chiedeva di impararli, veniva
indirizzato a delle persone che erano in grado di insegnarglieli, ma
capitato anche che Babaji rispondesse a delle domande specifiche. In
un'occasione, parlando di se stesso, disse: "Sono venuto per guidare
l'umanit su un sentiero pi elevato. Non appartengo a nessuna religione
e rispetto tutte le religioni. Io voglio elevare tutta l'umanit."
Shri Babaji non amava il proselitismo religioso in alcuna forma,
indipendentemente da chi cercava di convertire chi. "Seguite la religione
che nei vostri cuori." Babaji predicava il Sanatan Dharma, che non
una religione, bens un modo di vivere. Quando una persona vive in
325

armonia con il Divino e la Creazione nel suo complesso, libera di


scegliere la religione e i rituali con i quali si sente maggiormente in
sintonia.
Le guerre di religione in Medio Oriente e Irlanda del Nord sono terribili
esempi di quello che pu accadere quando gli uomini fanno della loro
forma di culto un immutabile dogma, un'ossessione che impedisce loro
di riconoscere la Verit contenuta nelle religioni dei loro nemici. Babaji
diceva spesso che dove c' odio, non c' religione. In realt, quelle
guerre hanno ben poco a che fare con la spiritualit e la religione, che
sono usate solo come copertura a brutali lotte di potere e di predominio
di un popolo su un altro. Difendere il diritto di praticare la propria
religione naturale e comprensibile, costringere il prossimo ad adeguarsi
con la forza a un determinato sistema di credenze invece un'azione
detestabile, che dovrebbe essere additata al ludibrio del mondo.
L'antico rituale vedico al quale Babaji partecip attivamente attraverso
tutta la Sua missione fu la cerimonia del fuoco... lo havan o yaghia. Una
devota racconta di aver sentito Babaji che diceva: "Se volete adorare
Dio, adorate il fuoco."
Durante uno yaghia celebrato alla vigilia di Natale del 1983, Shri Babaji
interruppe la cerimonia per dare modo a un altro devoto occidentale di
sedersi attorno al fuoco e approfitt di quella pausa per spiegare, in
poche parole, il significato dello yaghia.
"Lo yaghia quella cosa che porta la pioggia, che a sua volta fa crescere
il grano. La Creazione stessa ha origine dallo yaghia. [In un altro
discorso, aveva affermato che gli esseri umani primordiali eseguivano
cerimonie del fuoco e 'ampliavano' la creazione, mettendo al mondo i
figli e sviluppando artigianato, agricoltura, societ, cultura ecc.] Lo
havan corrisponde alla vera forma degli dei: tutto quello che offriamo
durante uno yaghia raggiunge direttamente gli dei che sono invocati.
"Celebrando lo yaghia, si ottengono felicit e tutti i piaceri della vita;
coloro che vi partecipano hanno pensieri positivi e provano amore gli
uni per gli altri. Il fumo che si leva dallo yaghia distrugge i germi
326

dannosi nell'atmosfera e favorisce la crescita dei batteri utili alla vita.


Questo porta abbondanza e prosperit al mondo." La cerimonia del
fuoco fornisce inoltre agli uomini un palcoscenico sul quale
simbolizzare il loro ruolo nella conservazione, nell'ampliamento e nella
perpetuazione della Creazione. Come il Divino si offre in sacrificio per
manifestare la Creazione, cos i partecipanti allo yaghia restituiscono,
con gratitudine, un po' della ricchezza che viene loro elargita dalla Terra.
Il fuoco, adorato come una forma del Divino sin dalla pi remota
antichit, trasforma le offerte e porta la loro essenza alle divinit
invocate recitando i mantra prescritti. In questo modo, gli uomini
acquistano il senso di essere parte del ciclo creativo.
Uno dei nomi con i quali erano conosciute le prime popolazioni vediche
era "le genti del Sacrificio". Sacrificio che non doveva cessare con la
fine della cerimonia, ma che andava portato con s attraverso ogni
momento della giornata, dando testimonianza di quello spirito di servizio
e di abnegazione che Babaji amava e che probabilmente lo spinse a
dichiarare di essere venuto per ristabilire la cerimonia dello yaghia in
seno alla societ moderna e nelle pratiche religiose.
Quale che sia la forma di adorazione che viene usata durante il processo
di preparazione al quale l'anima individuale si sottopone per riunirsi con
il Dio Assoluto Privo di Forma, le esperienze dei santi e dei saggi che ci
hanno preceduto dimostra che di solito si passa dalla Forma al Privo di
Forma. molto pi facile concentrarsi su una forma di Dio che non
lanciarsi alla ricerca del Dio Privo di Forma e di Attributi. Grazie
all'adorazione e alla devozione per una determinata forma del Divino
(rappresentata da una statua, un ritratto, una fotografia o da un guru in
carne ed ossa), possibile prepararsi all'esperienza del Dio Privo di
Forma 'al di l del nome e della forma'. Quando la persona comprende e
sperimenta qualcosa dell'Uno Privo di Forma, i rituali di adorazione
perdono molto del loro significato nella sua vita. Quando si diventa
coscienti della presenza di Dio dentro di s e in tutto ci che ci circonda,
l'adorazione di una Forma e i rituali ad essa connessi perdono il loro
fascino iniziale. Tradizionalmente, gli yoghi non praticano rituali di
327

adorazione, a meno che questo non serva da esempio per gli altri.
Sebbene sedesse immobile come una murti (statua di una divinit)
quando Gli veniva offerto l'arati, Shri Babaji non celebr mai l'arati, a
eccezione di una o due volte in onore della
Madre Divina. Invece, apparentemente per sviluppare lo spirito di
devozione nelle persone, pratic quotidianamente lo yaghia per tutti i
quattordici anni della Sua missione sulla Terra e, in speciali circostanze,
arriv persino a celebrarne due o tre in un giorno.
IL DIVINO ASSUME UNA FORMA UMANA PER AIUTARE
L'UMANIT
Un giorno, in totale armonia con gli insegnamenti delle antiche scritture,
Vishnu Dutt Shastriji parl in questi termini delle molte manifestazioni
di Dio in forma umana e dell'unit delle religioni:
"Sin dal tempo della Creazione, Dio sempre venuto a controllare e
proteggere il Suo giardino universale. Cos, di tanto in tanto, Egli appare
per estirpare le erbacce e guidare i devoti e tutte le persone di indole
buona sul giusto
cammino."
"Ogni volta che il mondo si trova ad affrontare gravi problemi, il
Signore assume una forma umana e viene ad esaudire i bisogni e i
desideri del genere umano. Ad ogni modo, quando il Signore prende
forma umana, pochi Lo riconoscono. Questo accaduto con Rama e
Krishna, con Cristo e Maometto. Soltanto coloro ai quali il Signore
decide di rivelarSi realizzano che Lui qualcosa di pi di un normale
essere umano. Il Signore mette il dubbio nelle menti e nei cuori delle
persone, e noi dobbiamo pregare di ricevere la saggezza necessaria per
conoscerLo.
"Senza la benedizione di Babaji, uno pu vedere solo il Suo gioco a
livello umano, come fu per le gopi con Krishna [le gopi erano le
328

pastorelle che accudivano il bestiame nel villaggio in cui Krishna visse


da bambino].
"Ogni volta che Dio si incarna in forma umana, non sorgono questioni di
razza o di credo... Questo un segno inconfutabile della presenza di Dio:
quando viene sulla Terra, unisce tutte le religioni del mondo in una sola
religione."
La vigilia di Natale del 1981, Shri Babaji incaric Shastriji di trasmettere
il Suo messaggio augurale a tutti coloro che erano giunti a Herakhan per
partecipare alle celebrazioni.
"Il messaggio [di Baba, n.d.t.] per voi tutti che la cosa pi importante
al mondo l'umanitarismo o lo spirito umanitario. Per questo dovremmo
essere pronti a rinunciare a tutte le nostre comodit. Non pensate a voi
stessi e alle vostre comodit, bens pensate agli altri. Questo un grande
principio umanitario.
"In ogni citt esiste una piazza centrale verso la quale confluiscono tutte
le strade che la attraversano. Allo stesso modo, tutte le religioni
confluiscono verso il medesimo punto: Dio. Per questo motivo, qualsiasi
sia la religione che seguite, alla fine raggiungerete Dio.'' Non c'era quasi
nulla di nuovo nei concetti spirituali che Shri Babaji esponeva. Anzi,
molto probabile che le Sue parole possano essere ritrovate, pari pari, nei
testi sacri di parecchie tradizioni religiose, ma Lui ha rielaborato le
antiche verit per gli uomini di questa epoca, enunciandole in un
linguaggio a noi comprensibile, adatto a risolvere i problemi che ci
troviamo a dover affrontare nelle nostre vite.
Per chiarire questo punto, ricorriamo ancora una volta alla saggezza di
Shastriji: "Il Suo principio servire l'umanit senza aspettative di
ricompensa... Baba ci insegna a dividere egualmente con tutti quello che
possediamo. Tutto quello che fa parte della Creazione del Signore non
appartiene a una persona sola, ma alla famiglia umana nel suo
complesso.
"Baba non predica una nuova religione. Egli venuto per ristabilire la
religione che esisteva al tempo della Creazione... il Sanatan Dharma, la
329

Religione Eterna. Egli venuto soltanto per predicare il Sanatan


Dharma."
BABAJI VISTO COME MANIFESTAZIONE DEL DIVINO
Per i Suoi devoti, Shri Babaji un aspetto del Dio Privo di Forma una
manifestazione fisica, umana, del Dio assoluto. Le antiche scritture e i
commentari religiosi dell'india descrivono il processo della Creazione
come la progressiva discesa dell'Anima Suprema, sottile e priva di
forma, attraverso le illimitate, mutevoli, occasionalmente visibili forme
di Dio, nelle forme pi grossolane e limitate dell'uomo, degli animali e
delle altre creature senzienti, fino alle forme ancora pi grossolane, quasi
inerti, del mondo minerale. Pi grossolana la forma, pi limitata la
sua consapevolezza della Coscienza Universale, e maggiori sono le sue
limitazioni. Gli esseri umani che si trovano a met di questa scala hanno la possibilit di spezzare l'involucro di ignoranza dal quale sono
avvolti, ma solo dopo grandi sforzi, con il distacco e con l'ausilio della
Grazia Divina. Nella tradizione shivaita, la prima 'forma' assunta dal Dio
Assoluto fu quella di Ishwara. Da Ishwara discese quella maggiormente
identificabile di Sambasadashiv, che simboleggia l'Eterno Shiva unito
alla Sua controparte femminile, la Madre Divina Amba. Tutti questi
nomi, e molti altri ancora, vennero attribuiti a Shri Babaji da Mahendra
Baba quando questi compose il servizio devozionale che adottiamo
nell'ashram di Herakhan. La gente si rivolgeva spesso a Babaji
chiamandolo con uno di questi nomi e occasionalmente, alle persone che
Gli chiedevano Chi fosse, Lui Stesso rispondeva usandone uno.
A volte recitava la parte di 'Babaji' o del 'Bhole Baba' (Padre Semplice),
un semplice, allegro pacioccone amico di tutti, in altre veniva adorato
come Heriakandeshwari Ma (l'aspetto femminile, l'Energia o Shakti del
Signore di Herakhan), e molti lo sperimentavano prevalentemente come
una forma della Madre Divina. In circostanze diverse, invece, poteva
essere Bhagwan Herakhan (il Signore di Herakhan) e, in qualche rara
330

occasione, fece riferimento a Se Stesso come il 'Mahavatar Babaji'. Uno


dei canti che intonavamo in Sua presenza contiene i 108 nomi di Shiva,
quasi una 'lista' dei differenti aspetti e attributi che possono essere
assunti dall'Unico, Supremo Dio.
Ma forse le pi rilevanti e 'azzeccate' descrizioni della manifestazione di
Shri Babaji che sono giunte in nostro possesso rimangono quelle da Lui
Stesso enunciate in due dei Suoi discorsi pubblici.
"Io sono il Bhole Baba. Non sono nessuno e nulla. Sono solo uno
specchio nel quale potete vedervi riflessi."
"Io sono come il fuoco. Non state troppo lontani, altrimenti non
riceverete abbastanza calore. Ma non venite troppo vicini, altrimenti
rischiate di bruciarvi. Imparate la giusta distanza.
"Il Mio nome Maha Prabhuji [il Grande Signore]."
Parlando sia in pubblico che in privato, Babaji si definiva
frequentemente con il termine 'Mahaprabhuji'. E visse la Sua 'vita' in
assoluta coerenza con questo concetto.
Persone istruite e scettici, uomini ricchi di esperienza e di senso pratico
riconobbero in Lui una manifestazione di Dio. Il Governatore dell'Uttar
Pradesh, C.P.N. Singh, che nei suoi ottanta e rotti anni di vita aveva
frequentato i pi grandi santi dell'india, a proposito di Babaji disse:
"Non vi sono dubbi sulla Sua incarnazione, che particolarmente
significativa in quanto si pone l'obiettivo di penetrare nella coscienza
profonda dell'uomo e di risvegliarlo. Senza la Sua incarnazione, questo
non sarebbe stato possibile. Dio si incarna solo quando la gente non
pi capace di compiere gli atti virtuosi richiesti dalla Verit Assoluta...
"Con questo scopo soltanto Egli doveva venire: per manifestare l'Ideale.
Ha preso una forma umana per guidare le persone verso l'Ideale da Lui
stesso indicato, non con le parole, ma con i fatti. Non limitandosi a
parlarne, ma vivendolo in ogni momento delle Sue giornate."
E una volta, riferendosi a 'Mahaprabhuji', Babaji si espresse cos:
"Seduto qui a Herakhan, Mahaprabhuji ha controllo su ogni particella
della Creazione grazie al potere del Suo semplice desiderio, di ogni Suo
331

pensiero... Mahaprabhuji ha il controllo degli elementi e del mondo


spirituale, per non parlare di quello degli uomini. Egli il Creatore, il
Conservatore e il Distruttore del mondo. Neppure un filo d'erba potrebbe
crescere se Lui non lo volesse. Si incarnato in un corpo umano per il
bene dell'umanit. Il Suo solo desiderio che sia possibile la liberazione
di tutto il mondo. Egli far tutto quello che in Suo
potere per realizzare la liberazione del mondo intero."
Vi sono numerose indicazioni del fatto che, in alcune delle Sue
manifestazioni precedenti, Shri Babaji abbia usato il Suo corpo fisico per
compiere diversi 'miracoli'. Il 'Vecchio Herakhan Baba', per esempio, era
capace di sedere per ore in mezzo alle fiamme e vi sono state persone
che hanno giurato di averLo visto morire e di averLo cremato, solo per
ritrovarlo vivo e vegeto il giorno dopo, intento a impartire insegnamenti
agli abitanti di un villaggio vicino. I miracoli di Shri Babaji nella Sua
ultima manifestazione furono molto meno spettacolari. Anni prima della
Sua comparsa a Herakhan, Mahendra Maharaj aveva gi scritto che
Babaji sarebbe venuto per mostrare agli esseri
umani come vivere in armonia con il Divino, restando distaccati anche
nel trambusto della vita di tutti i giorni e infatti Lui condusse una vita in
molte cose simile a quella di una persona normale, dando testimonianza
di quello che si pu realizzare nel mondo quando ci si allinea alla
Volont di Dio. La maggioranza dei miracoli che Lui comp sono alla
portata di ogni essere umano dotato della necessaria devozione e di una
grande capacit di concentrazione.
In alcune, rare occasioni, Shri Babaji mise in evidenza l'umanit del Suo
corpo fisico (non del suo Atman o della Sua Anima). Un giorno
d'inverno del 1976, chiam Shila (che all'epoca 'giocava' a fare il dottore
nell'ashram) e le chiese di portarGli le sue medicine, perch aveva la
febbre. Convinta che stesse scherzando, lei si mise a ridere, ma Baba
sollev una mano e le chiese di sentirGli il polso. Sempre pensando che
volesse prenderla in giro, Shila rifiut. "Come posso sentirTI il polso?
Tu sei Dio!" Al che Babaji rispose: "Questo un corpo umano e deve
passare attraverso il suo karma." Poi insistette per prendere le giuste
332

pillole e pi tardi quel giorno annunci che i Suoi dolori erano cessati e
che il Suo polso era tornato normale. Nel corso degli anni, Shila Lo
'cur' tre o quattro volte per dei raffreddori o delle forme febbrili, ma
anche altri devoti vennero chiamati a somministrarGli delle medicine o
ad esprimere una diagnosi sui Suoi disturbi.
Babaji era come uno specchio. Se arrivavano dei bambini allegri, pieni
di voglia di divertirsi, poteva farseli salire in grembo e trascorrere un
intero darshan a giocare con loro. Se invece venivano piangendo,
capitava di frequente che si mettesse a imitarli, prendendoli in giro
finch non cambiavano umore oppure, esausti, non cadevano
addormentati fra le Sue braccia. Baba rideva e scherzava con i devoti
che aspiravano ad avere quel genere di rapporto con Lui, ma sapeva
anche essere molto serio e molto sobrio con quelli riflessivi o... pedanti.
A volte, era capace di esibirsi in grandi scoppi di rabbia con una persona
incollerita e, subito dopo, di voltarsi con un sorriso amorevole verso chi
in quello stesso momento stava provando un'intensa devozione nei Suoi
confronti.
Un giorno d'estate del 1981, Babaji guid un ristretto gruppo di devoti a
un tempio di Shiva che sorgeva sul versante del Monte Kailash opposto
a quello che si poteva ammirare dall'ashram. Dopo mangiato, si sistem
su un muretto per dare modo agli abitanti dei villaggi vicini di vederLo e
di parlarGli. Rimase l per circa un'ora, durante la quale trov anche il
tempo di far scattare a un devoto munito di polaroid una serie di
fotografie con degli occidentali seduti ai Suoi piedi, e quando le foto
furono fatte circolare, molti si stupirono nel constatare che la Sua
espressione variava a seconda della persona che appariva con Lui
nell'istantanea: se questi sorrideva, Baba aveva un sorriso abbagliante
sul viso, se invece il devoto era serio o pensoso, Baba indossava la
'maschera' che meglio si adattava al suo umore del momento. Questo
'gioco dello specchio' creava non poca confusione fra coloro che
cercavano di analizzare il 'fenomeno' Babaji e di comprenderlo in
termini razionali.
333

Nel gennaio del 1983, parlando con Gora Devi nella quiete dei Suoi
quartieri, Shri Babaji disse:
"io non sono niente. Bhole Baba nulla. Solo la Volont [Adesh Volont
Divina] .
"Nel mondo intero... in tutto l'universo... solo la Volont , e solo la
Volont lavorer d'ora in poi. Nessun Baba, nessun Baba, solo la
Volont.
"Io non piango mai perch nulla di questo mondo riesce pi a toccarMi.
La gente che va e viene, nasce e muore senza alcun genere di
attaccamenti, in Me.
"Ma chi si chiede della Mia pena?"
HERAKHAN: UN LUOGO SPECIALE
Per due volte negli ultimi due secoli, Shri Babaji apparso nelle
vicinanze del piccolo villaggio di Herakhan e ne ha fatto il Suo 'quartier
generale', fermandovisi abbastanza a lungo da meritarsi - fra gli altri anche il nome di 'Herakhan Baba'. Nel corso degli anni, durante la Sua
ultima manifestazione, Babaji fece frequenti riferimenti a 'Herakhan
Vishwa Mahadham' Herakhan, il Pi Grande Luogo dell'Universo. E non
lo diceva tanto per dire: Lui considerava veramente Herakhan il luogo
pi sacro della Terra e lo trattava con il dovuto rispetto.
In diverse occasioni, parl del 'Kurmanchal Kailash', che si erge sulla
sponda opposta del fiume rispetto all'ashram, come del Kailash
originale. (Attualmente, il Monte Kailash, che nella tradizione induista
considerato la dimora di Shiva ed da millenni meta di milioni di
pellegrini, si trova in Tibet). Babaji spieg che quando le catene
montuose si innalzarono dal mare, prima che la creazione delle terre
emerse venisse completata, il Kailash del Kumaon era la residenza del
Signore Shiva. Per migliaia e migliaia di anni, accompagnato dagli dei
minori che Lo servivano come cortigiani, Shiva pratic la Sua tapas
334

(pratica spirituale) sulla cima di quella montagna per il beneficio


dell'umanit. L'atmosfera sacrale che si respira a Herakhan il risultato
delle Sue austerit.
"Non dovete pensare che la Creazione sia sempre stata come la vedete
adesso. Si sono verificate molte trasformazioni radicali." Quando gli
insediamenti umani iniziarono ad avvicinarsi alla zona, il Signore Shiva
e la Sua 'corte' divina si trasferirono sul Monte Kailash tibetano. Babaji
disse che era tornato a Herakhan e nelle colline del Kumaon per riportare
in vita quell'antico luogo sacro. Herakhan Vishwa Mahadham aveva
ripreso a essere la dimora degli dei. In uno dei Suoi discorsi, Babaji
disse:
"Tutti gli esseri celestiali - gli dei e le dee - sono presenti qui. Vanno e
vengono, e si bagnano nelle acque del Gotama Ganga. Molte divinit
hanno scelto questo posto come loro dimora stabile e non desiderano pi
lasciarlo."
"Siete tutti benedetti per il semplice fatto di essere venuti in questo
grande centro di pellegrinaggio, alla Corte dell'attuale Kailash
Mahadham. Qui, possono vivere e vivono solo persone molto fortunate.
Come volete che la gente sfortunata possa vivere qui? Nemmeno le
ombre di quelli che hanno delle impurit possono avvicinarsi a questo
posto, poich questo un centro sacro e divino. Qui possono risiedere
solo gli esseri celestiali."
A Herakhan possibile vedere e sentire i deva (dei). Molte persone
hanno dichiarato di aver visto - assieme ad altri - delle luci biancobluastre muoversi di notte lungo il Monte Kailash e sul letto del Gotama
Ganga e tutti concordano nell'affermare che non si trattava di fenomeni
'naturali'. In qualche rara occasione, queste tenui forme di luce fluttuante
si avvicinavano agli osservatori, ma, anche se dopo il 1978 anno in cui la
popolazione dell'ashram cominci a crescere in quantit esponenziale le
apparizioni sembrarono diradarsi, gli avvistamenti sono continuati fino
ai giorni nostri.
Prem Lal, una sofisticata e colta devota di New Delhi, racconta di essere
stata svegliata, in una notte di maggio del 1975, da un coro di profonde
335

voci maschili che cantavano 'Om Namah Shivay'. Sulle prime, non volle
credere alle proprie orecchie e, per essere sicura di non sognare, si alz
dal letto e, quando si affacci alla porta della camera, si sent avvolgere
da quel canto, che sembrava provenire dagli alberi, dal torrente, dal
fiume... era dappertutto e ovunque. Si tapp le orecchie con le mani,
sperando che quell'allucinazione cessasse, ma appena le stacc, l'Om
Namah Shivay era l, chiarissimo. Allora cerc di convincersi che si
stava immaginando tutto e torn a letto, coprendosi la testa con il
lenzuolo. Fintanto che il sonno non la vinse, continu a sentire le voci
che cantavano e il mattino seguente, ripensando a quello strano episodio,
ricord che tempo prima Babaji, durante una conversazione con un
gruppo di devoti, aveva detto: "Se ascoltate bene, potrete sentire i rishi e
i santi che cantano Om Namah Shivay".
In circostanze diverse, sia in privato che in pubblico, Shri Babaji parl di
Herakhan come di un luogo straordinario.
"Coloro che ricevono il darshan di questo posto avranno esauditi tutti i
loro desideri." "Coloro che vivono qui per un certo periodo di tempo
acquistano
automaticamente molti poteri yoghici." "Chi vive qui per un certo
periodo di tempo diventa un vero yoghi." "Se dicessimo che questo
posto il paradiso in terra, non sarebbe un'esagerazione."
Shri Babaji era molto attento nel selezionare le persone che arrivavano a
Herakhan. Molte persone scrivevano per chiederGli il permesso di
venire: normalmente la risposta era positiva, ma in alcuni casi la
richiesta veniva respinta. La maggior par te della gente, per, arrivava
senza preavviso e anche in questo caso l'accoglienza era generalmente
positiva, ma qualche volta Babaji stesso and incontro a dei gruppi di
visitatori sul greto del fiume per invitarli - senza fare troppi complimenti
e prima che avessero avuto il tempo di aprir bocca - a girare sui tacchi e
andarsene. Babaji non aveva l'abitudine di fornire spiegazioni del Suo
comportamento, ma dai Suoi discorsi pubblici possibile farsi un'idea
dei Suoi metodi di valutazione delle persone.
336

"Quando il karma negativo di un individuo giunge al termine, egli si


sente naturalmente attirato dai posti sacri e della compagnia degli uomini
pii."
"Possono venire qui solo le persone che sono a una svolta della loro vita,
quando l'energia spirituale aumenta. Possono venire qui solo le persone i
cui peccati sono stati distrutti. Il Signore Rama dice che in questo luogo
possono venire solo le persone che hanno fatto grandi austerit nelle vite
passate."
Babaji fece dire a Shastriji che: "Coloro che vengono dall'Occidente
sono stati dei santi nelle vite precedenti e sono nati in societ
tecnologicamente avanzate per esaudire i loro desideri karmici, ma poi,
quando il loro karma sta per essere soddisfatto, si sentono attirati da Shri
Babaji."
Nell'agosto del 1983, Shri Babaji disse: "Qui si sta creando un nuovo
mondo. La nuova Creazione comincia qui. Quelli che vedete qui sono gli
inizi del nuovo mondo. A Herakhan il vecchio mondo stato distrutto. Io
vi insegno questo: IL NUOVO MONDO COMINCIA DA QUI! Voglio
che siate felici e in pace."
Sebbene Shri Babaji fosse senza ombra di dubbio il manager dell'ashram
di Herakhan, non si comport mai come se Gli appartenesse. Diverse
volte, nel corso dei Suoi quotidiani giri di ispezione, disse a chi lo
accompagnava che l'ashram era di tutti e noi sorridevamo perch questi
'tutti' si facevano in quattro per obbedire ai Suoi ordini, ma Babaji non
parlava tanto per parlare: un giorno, mentre venivano completati gli
ultimi edifici, ci lasci, affidando l'ashram alle cure dei Suoi devoti.
"Questo ashram vi appartiene. Mentre siete qui, imparate le regole e
seguite la disciplina, poi, dovunque andiate, insegnate la stessa disciplina
agli altri.
Diventate forti e aiutate gli altri a fare lo stesso. Siate attenti, state
all'erta e preparatevi ad affrontare la vita nei tempi che verranno."
"Herakhan Vishwa Mahadham non propriet di una sola persona, ma
appartiene a tutta l'umanit. I progressi compiuti a Herakhan Vishwa
337

Mahadham beneficiano l'intero universo. Voi siete fortunati a essere a


Herakhan, perch perfino gli dei aspirano a venire qui."
"A Herakhan, nessuno confinato a una sola forma di apprendimento o
di devozione. Qui tutti hanno diritto alla loro forma di devozione a Dio."
"Ci sono molti posti sacri che sono dedicati a una particolare religione.
Sono esistiti ed esistono molti templi, molte chiese e molti centri di
pellegrinaggio, ma questo l'unico centro di pellegrinaggio universale.
questo che conferisce a
questo Posto il suo grande significato."
Oltre alla celebrazione delle principali festivit religiose del calendario
ind e del Natale, la comunit dei Sikh in seno alla famiglia dei devoti di
Shri Babaji organizzava a Herakhan quarantotto ore di lettura continuata
del loro testo sacro, il Guru Grant Sahib. Al termine di una di queste
recitazioni, Shastriji disse:
"Quando avvenimenti come questo hanno luogo in un posto sacro, lo
caricano di energia divina e, come le acque del Gange, sono di beneficio
al mondo intero. Ogni volta che viene svolta la recitazione di un testo
sacro, le vibrazioni
attraversano i tre mondi... la terra, l'atmosfera e i cieli."
IL MOKSHA DHAM DHUNI, SANTUARIO DI LIBERAZIONE
Durante la Sua permanenza a Herakhan, Shri Babaji fece costruire nove
piccoli templi consacrati ad altrettante divinit ind dalla parte della
grotta e parl a diverse
persone del progetto di erigerne altri tre - un tempio Sikh, una chiesa
cristiana e una moschea mussulmana. Ce n'era bisogno per rendere pi
evidente il carattere universale di Vishwa Mahadham. Babaji, per, se ne
and prima di poter avviare la realizzazione di questo progetto,
lasciandolo in eredit ai Suoi devoti.
338

L'ultimo santuario che Shri Babaji edific a Herakhan fu il Moksha


Dham Dhuni, che si trova ai piedi dei '108 gradini', affacciato sui campi
strappati al letto del fiume da tre anni di intensivo karma yoga di
centinaia e centinaia di persone. Quando quel lavoro era quasi ultimato,
Shri Babaji costru con le Sue mani un dhuni (buca per il fuoco sacro),
attorno al quale alz una struttura di legno e paglia che, durante la
stagione dei monsoni del 1983, venne sostituita da un pi solido
fabbricato in pietra e cemento. Il Moksha Dham Dhuni venne inaugurato
il 17 agosto di quello stesso anno con una grande cerimonia del fuoco.
La sera del 16 agosto, dopo l'arati, Babaji fece questo discorso:
"Il dhuni qui sotto ha una coscienza vivente. In nome del Signore Rama,
in
esso sempre presente la Luce Divina...
"Questo dhuni una delle meraviglie del mondo!
"Esistono molti tipi di dhuni, come ad esempio quelli dei Parsi, ma in
nessun
altro posto si pu trovare un dhuni a otto lati. Gli otto lati sono un
simbolo delle
otto braccia di Jagadamba, la Madre Universale. In nome del Signore
Rama,
fintanto che la Creazione verr mantenuta, il dhuni sar l con la sua
coscienza
vivente. A questo dhuni stata concessa una grazia... tutti quelli che
verranno per ricevere il suo darshan, per meditare o per celebrare la puja
saranno guariti dai loro mali fisici, mentali e spirituali."
Un altro nome che Babaji diede a questo dhuni 'Maha Shakti Dhuni'.
'Maha' significa 'grande', mentre il termine 'shakti' pu essere tradotto in
molti modi che si adattano al dhuni. Letteralmente, significa 'Energia' o
'Potere'. Il dhuni una grande sorgente di Energia Divina, ma in
sanscrito, la parola 'shakti' viene usata anche per descrivere l'aspetto
femminile di Dio e degli dei. Come ho gi detto in precedenza, ogni
divinit del pantheon induista ha la sua controparte femminile, che
rappresenta, appunto, l'energia, l'aspetto creativo e dinamico di quella
339

particolare forma di Dio. L'aspetto maschile indica la qualit di quel Dio


allo stato puro, l'aspetto femminile o shakti quella stessa qualit inserita
nel dinamismo della Creazione. Quindi, il 'Maha Shakti Dhuni' un
simbolo della forza dinamica di Babaji in seno al Creato. La Shakti
viene adorata nella forma della Madre Divina (Jagadamba) - l'aspetto
amorevole, curativo, creativo, nutritivo, sostentativo, protettivo e dolce
del Divino.
Shri Babaji disse a molte persone che, quando Lui se ne sarebbe andato,
avrebbe lasciato Heriakandeshwari ma per dare ai Suoi devoti la guida, il
conforto, il sostegno e l'energia necessari a continuare il Suo lavoro. La
Madre Divina di Herakhan viene venerata in questo dhuni con la
celebrazione di uno speciale arati e la buca per il fuoco sacro a otto lati
viene accudita come se fosse la Sua forma vivente. Molti di coloro che
vengono a meditare nel dhuni sentono con grande intensit la Sua
presenza e alcuni raccontano di aver avuto il Suo darshan nelle loro
visioni.
Una volta, quando l'ashram si svuot per partecipare alle celebrazioni in
onore della Madre Divina in un altro posto, Ram Dass, rimasto solo nel
dhuni, concentr le sue pratiche di adorazione su di Lei. Una sera,
mentre stava cantando l'arati alla Madre, ebbe l'esperienza di una pura
luce bianca - alta come un uomo, ma priva di caratteristiche distinguibili
a eccezione di otto braccia allargate - che si innalzava dal fuoco e, dopo
essere rimasta immobile per qualche secondo, lo avvolgeva in un
'ottuplice' abbraccio che lo lasci in uno stato di estasi. La Madre Divina
risiede l, in quel dhuni, per tutti coloro che La cercano con fede,
determinazione e devozione.
In un discorso tenuto durante i lavori di rifinitura della struttura che
sorge attorno al dhuni, Babaji disse:
"Le porte e le finestre dell'edificio che ospita il dhuni e la nuova,
santa asan
[sedile simbolicamente riservato al Divino] sono state lasciate aperte.
Questo vuole significare che il santuario aperto a tutti,
indipendentemente da chi sono e da
340

dove vengono. di fondamentale importanza che quelli che vengono


qui per
ricevere dei benefici spirituali abbiano il darshan del dhuni.
"Sebbene sia stato ricostruito di recente, questo dhuni non nuovo, bens
antichissimo. Oltre a farlo con le Sue stesse mani, Mahaprabhuji ha
visionato e diretto ogni dettaglio dei lavori."
"... Mahaprabhuji ha concesso una grazia a questo posto: chiunque verr
qui per bere l'acqua del Ram Dhara [la sorgente che si trova sotto
all'edificio del dhuni], per avere il darshan del dhuni, prenderne la
vibhuti [ceneri del fuoco sacro] e compiere
delle pratiche spirituali, avr la garanzia di raggiungere la liberazione...
Questo quello che Mahaprabhuji dice. Questo il motivo per il quale
[il dhuni, n.d.t.] stato chiamato 'Moksha Dham' - Santuario della
Liberazione. una manifestazione del Signore Rama e un centro di
pellegrinaggio. la porta di accesso al Signore."
HERAKHAN: UN MODELLO Dl UNIT CON IL DIVINO
Herakhan, il centro dell'universo nel senso che Shri Babaji voleva dare a
queste parole, un posto straordinario per diverse ragioni. Babaji ci ha
lasciato capire che stato un luogo sacro fin dai tempi pi remoti, forse
per milioni di anni... un punto di focalizzazione dell'Energia Divina nel
mondo, la localit nella quale una forma fisica di Shiva ha compiuto, per
millenni, le Sue pratiche spirituali a beneficio di tutta l'umanit,
contribuendo all'evoluzione della specie umana come la conosciamo
oggi. La presenza dell'Energia di Shiva ha attratto nell'area altre divinit
minori, i rishi dell'antichit e un sorprendente numero di santi e di saggi.
Babaji sentiva costantemente la presenza di altre forme del Divino nella
valle di Herakhan. In pi di un'occasione, disse che si bagnavano nel
fiume, danzavano sui fianchi delle montagne, sul greto del Gotama
Ganga e, a volte, parlavano attraverso di Lui. Molti devoti, sia indiani
che occidentali, entrarono in contatto in modi diversi, ma che ebbero su
341

di loro un impatto estremamente 'reale' con queste forme di energia


sottile dei mondi invisibili durante la loro permanenza a Herakhan.
Forse, per, la vera grandezza e unicit di Herakhan sta nel suo essere un
centro spirituale aperto a persone di qualsiasi religione e tradizione
spirituale. Babaji non tent mai di 'convertire' la gente, bens di
risvegliare ogni singolo individuo alla Coscienza Divina e all'armonia
universale. Uomini e donne, anziani e bambini di diversissima estrazione
sociale, filosofica e spirituale si ritrovarono riuniti ai piedi di un altro
'uomo', che era animato dall'unico scopo di portare tutti a sperimentare la
fondamentale unit della Creazione e il senso di bellezza, armonia,
beatitudine e potere che pu generarsi quando conduciamo delle vite
basate sui principi di Verit, Semplicit e Amore per tutte le cose create.
Forse, Herakhan un luogo tanto 'speciale' perch Shri Babaji ha voluto
fame un modello per la Nuova Era e per il Nuovo Mondo che Lui era
venuto a ispirare e modellare. La Rivoluzione che Lui era venuto a
guidare e favorire stava prendendo forma nel piccolo ashram di un
piccolo villaggio annidato fra le prime montagne dell'Himalaya indiano,
mentre fuori dalla valle si addensavano minacciose le 'tempeste di fuoco
e acqua' che ci aspettano nel nostro futuro. Babaji dimostr
concretamente a coloro che venivano nell'ashram che era possibile
vivere in modo attivo, utile e creativo, in armonia con la natura e con gli
altri esseri umani, e persino diffondere vibrazioni di armonia e di pace
nell'intero universo. "UN NUOVO MONDO SI STA CREANDO QUI...
IL NUOVO MONDO COMINCIA QUI!"
Per tredici anni e mezzo, Babaji profuse tutta la Sua Energia nel
tentativo di indicare alla gente uno stile di vita pi elevato, pacifico,
creativo e amorevole e trasform Herakhan nel Suo laboratorio. Negli
ultimi anni, e con urgenza ancora maggiore nelle ultime settimane della
Sua missione, Babaji sollecit i Suoi devoti a tornare nei loro paesi di
origine per fondare degli ashram ispirati al modello di Herakhan.
Sembrava che, in virt di qualche magico potere, Babaji avesse fatto di
questo antico luogo sacro un Eden del Nuovo Mondo.
342

Mahasamadhi
CAPITOLO 15
ALCUNI SEGNI DELLA PARTENZA
Il lila - la 'commedia' - della manifestazione di Shri Babaji ebbe un finale
a sorpresa. Credo che quasi tutti per amore, desiderio di stare con Baba o
dipendenza dalla Sua forma fisica - avessimo accettato senza porci
troppe domande le previsioni di Shastriji, secondo il quale Babaji
sarebbe rimasto con noi fino al 1988; molti, inoltre, sembravano dare per
scontato che, al momento di andarsene, Babaji si sarebbe
'smaterializzato' in una palla di luce, come il 'Vecchio Herakhan Baba', e
circolava persino una voce che voleva che, 'smaterializzandosi', Lui
avrebbe portato con s undici devoti.
Il Babaji che noi avevamo conosciuto gioc a migliaia dei Suoi devoti lo
stesso trucco che il 'Vecchio Herakhan Baba' aveva giocato al giovane
che aveva avuto il desiderio di cercare, sulla Sua testa, le cicatrici della
battaglia di Kurukshetra: ci diede ampie opportunit di accorgerci di
quel che stava per accadere, ma quasi nessuno cap o si fece trovare
preparato dal Suo Mahasamadhi.
Dopo la Sua dipartita, diverse affermazioni fatte dallo Stesso Babaji e da
altri santi, nonch le esperienze di alcuni devoti assunsero un nuovo
significato e resero evidente il fatto che la Sua partenza era avvenuta in
base a un piano stabilito molto tempo prima, che Lui ci aveva s lasciato
intuire, ma velandolo con la Sua maya.
Nel 1972, Shri Nantin Baba, affermando che Herakhan Babaji era una
manifestazione di Shiva, disse anche che Lui era venuto con uno scopo
ben preciso e che 'sarebbe scomparso dopo qualche anno' per poi
riapparire di nuovo.
Nel febbraio del 1973, Shri Gangotri Baba conferm la predizione di
Nantin Baba, aggiungendo che Shri Babaji sarebbe scomparso entro
343

sette od otto anni, a meno che non fosse arrivato un grande devoto, per
amore del quale Lui avrebbe potuto estendere
di qualche anno la Sua permanenza. Fu soltanto dopo la Sua sparizione
che venimmo a sapere che, nel 1970 aveva detto al maestro Ram Singh
di Okhaldunga che sarebbe andato via nel 1984. Dall'inizio del 1984,
infatti, Ram Singh, che da alcuni anni veniva a Herakhan con intervalli
di tre o anche sei mesi, inizi a visitare settimanalmente l'ashram per
avere il darshan di Shri Babaji.
Gora Devi incontr Babaji nel febbraio del 1972 e, quando nel 1973 si
stabil nell'ashram di Herakhan, Babaji le disse che Lo avrebbe servito
per dodici anni. Gora era convinta che, dopo quel periodo, l'avrebbe
mandata via e mai, neppure per un momento, pens che invece sarebbe
stato Lui ad andarsene.
Un giorno, nel 1980, durante un pellegrinaggio in compagnia di un
gruppo di devoti, Babaji rimase solo nella Sua camera assieme a Hem
Chand Batt e, mentre chiacchieravano del pi e del meno, gli disse che
avrebbe lasciato Herakhan nel 1984. Pensando che avesse intenzione di
partire per un periodo di ritiro nel Himalaya come usava fare il 'Vecchio
Herakhan Baba', Shri Batt Gli chiese quando sarebbe tornato e si sent
rispondere che questo sarebbe avvenuto soltanto se un devoto della
grandezza di Mahendra Baba fosse stato in grado di richiamarLo
indietro.
UNA MALATTIA NEL 1983
L'otto giugno del 1983, Babaji cadde gravemente ammalato,
sviluppando i sintomi di un raffreddore estivo che si trasform in una
brutta congestione. Aveva un aspetto dolorante ed era evidente che
soffriva nel corpo. Una mattina, il darshan cominci molto pi tardi del
solito e, recandosi nei Suoi appartamenti, i devoti trovarono Babaji su
una sedia piazzata sulla soglia dello spogliatoio fuori dal bagno. Era
avvolto in una coperta e stava talmente male da far fatica persino a stare
344

seduto, per cui tutti si limitarono a farGli un rapido pranam, toccandogli


i piedi e lasciando l accanto i doni tradizionali senza pretendere che,
come d'abitudine, Lui si muovesse per aprirli.
La gente si radun di fronte alla Sua camera e cant dolcemente dei
kirtan; alcuni, nel vedere il Suo dolore, piansero. Una volta, durante il
decorso della malattia, Ram Dass sorprese Babaji mentre prendeva a
testate il muro, come un uomo che cerca di non pensare al male.
In quello stesso periodo, erano in corso i preparativi del viaggio che
avrebbe dovuto portare Babaji all'ashram di Chilianola per dare il
darshan al Governatore dell'Uttar Pradesh e inaugurare il nuovo portale.
Quando il Governatore apprese della malattia di Babaji, mand da
Nainital (la capitale estiva) il suo dottore per curarLo. Un giovane
medico tedesco che in quel periodo stava all'ashram aveva stabilito che
Babaji soffriva di una forma acuta di congestione e Gli aveva prescritto
degli antibiotici.
Il dottore del Governatore conferm quella diagnosi, ma dimezz la
quantit di pillole che Baba doveva prendere, dicendo che gli indiani non
erano abituati agli alti dosaggi di antibiotici che invece andavano bene
per gli occidentali. Inoltre, raccomand a Babaji di stare a riposo per
cinque o sei giorni e di cancellare il viaggio a
Chilianola, in programma per l'indomani. Baba rispose che avrebbe fatto
cos e il medico, soddisfatto, ripart alla volta di Nainital senza sapere
che, mentre stava ancora scendendo i '108 gradini', Babaji aveva gi
mandato un devoto all'ufficio per telefonare ad Amar Singh e assicurarsi
che, il mattino seguente di buon'ora, uno dei suoi camion venisse a
Herakhan per trasportare lo Stesso Babaji e il Suo seguito ad Haldwani,
prima tappa del viaggio alla volta di Chilianola.
Contemporaneamente, sempre l'otto di giugno, due gruppi di devoti
reduci da una visita a Herakhan stavano tornando a casa a bordo di due
automobili. Su una, viaggiavano Shri 'Nandi Baba' Sib Narayan Nandi di
Calcutta - e alcuni componenti della sua famiglia. A un certo punto, a Est
di Benares, nei pressi di un ponte, la macchina usc di strada a causa di
un guasto ai freni e precipit in un fosso profondo circa sei metri,
345

facendo tre giri su se stessa prima di fermarsi. Appena si resero conto di


quel che stava succedendo, i passeggeri iniziarono a gridare chiamando
Babaji e sentirono una voce che diceva: "Non abbiate paura! [Daro
Math!]" L'automobile and completamente distrutta, ma Nandi Baba e i
suoi familiari riportarono solo lievi ferite.
L'altra macchina, diretta a Delhi, prese una buca a forte velocit e
cappott. Tutti quelli che si trovavano a bordo vennero catapultati fuori,
a eccezione di Shri Manherlal K. Vora, l'allora settantenne devoto di
Bombay, che venne estratto dal veicolo rovesciato con uno strappo
muscolare alla schiena. L'unico a restare ferito assieme a lui fu Arun
Vora, che riport un piccolo taglio all'anulare della mano destra.
Alcuni giorni dopo, quando la notizia degli incidenti raggiunse
Herakhan, Shri Babaji disse che era intervenuto sul karma delle persone
che si trovavano su quelle macchine, salvandole da conseguenze ben pi
gravi e, per qualche devoto in particolare, perfino dalla morte. Ma
qualcuno doveva raccogliere il frutto del loro karma e, come loro Guru,
Lui lo aveva preso su di S. Dopo aver saputo degli incidenti, Babaji
assunse del cibo, rompendo un digiuno che durava da tre giorni, e le sue
condizioni di salute migliorarono notevolmente. Il mattino seguente,
part per Chilianola come stabilito e vi rimase per tre giorni,
modificando di pochissimo la Sua abituale, pesantissima routine
quotidiana. Il 16 di quello stesso mese, quando torn a Herakhan, ogni
traccia della malattia era definitivamente scomparsa.
ALTRI SEGNI
Per un anno o gi di l, prima di quella malattia, nel corso delle Sue
abituali chiacchierate con i devoti, Shri Babaji, aveva detto in pi di
un'occasione che era stanco di quel corpo e che voleva lasciarlo,
annunciando prima che met del lavoro era compiuto, poi, pochi mesi
dopo, che ora trequarti del lavoro era stato compiuto. Il Suo corpo si
appesant e cominci a salire i '108 gradini' con fatica, a volte
346

appoggiandosi pesantemente su chi Gli era accanto come se avesse


difficolt di respirazione.
Sul finire della primavera del 1983, mentre Maria Elena Martinez e le
sue figlie, Debbie e Laura Herring, si trovavano a Herakhan, Maria
Elena venne a sapere che
Babaji aveva detto di essere stanco del Suo corpo e di volerlo lasciare
presto, ma che sarebbe rimasto ancora altri sei mesi 'per amore dei Suoi
devoti'.
Durante il monsone di quello stesso anno, nel rivolgersi alle persone
quando invitava qualcuno a fare un discorso in pubblico durante il
darshan, Babaji inizi a usare il verbo 'rona - piangere' al posto di
'parlare'.
Un giorno di agosto, prima che il Gotama Ganga si ingrossasse tanto da
impedire i Suoi abituali bagni pomeridiani, che avvenivano dopo la
conclusione del karma yoga collettivo, Babaji, rimasto solo con Ram
Dass mentre si lavava, si volt e disse: "Fra sei mesi andr in samadhi."
Poi, pochi minuti pi tardi, aggiunse: "Star in samadhi per sei mesi."
Ram Dass mi rifer l'episodio con una certa preoccupazione e ricordo
che calcolammo che sei mesi ci avrebbero portati a un certo giorno di
febbraio del 1984. Comunque, io gli dissi che Shastriji... per ordine di
Babaji Stesso... mi aveva messo al corrente delle profezie e che secondo
lui non c'erano dubbi sul fatto che Baba sarebbe rimasto con noi fino al
1988.
Quell'affermazione di Babaji non aveva senso per me, ma continu a
tormentarmi per circa un mese, dopodich la dimenticai completamente.
In seguito, Ram Dass mi disse di essere giunto alla conclusione che
Babaji, chiaramente malato, aveva deciso di salire sulla cima del Monte
Kailash e di entrare in samadhi per sei mesi allo scopo di rimetterSi in
salute.
A monsone gi iniziato, uno degli ultimi giorni di agosto, dall'italia
arrivarono alcuni devoti con il lay-out del calendario di Babaji per il
1984: avevano portato dieci o dodici foto a colori e due o tre in bianco e
nero, e volevano i Suoi consigli e la Sua approvazione prima di darlo
347

alle stampe. Noi eravamo abituati a calendari composti da belle foto a


colori di Baba, ma quella volta Lui richiese espressamente che fossero
pubblicate solo foto in bianco e nero - stampando cos anche quelle a
colori - e per di pi su sfondo nero! Inoltre, alcuni notarono che, per il
mese di marzo, aveva scelto una foto di Herakhan, l'unica del gruppo
nella quale non appariva la Sua forma. A noi sembrava un calendario
piuttosto cupo... finch il mese di febbraio non lo rese perfetto per un
anno di lutto.
Nel febbraio del 1983, Shri Babaji aveva chiesto a Yogendra Madhavlal,
presidente del comitato di gestione dell'ashram di Vapi, in Gujarat, di
costruire un tempio nella Fattoria Manda, una localit a breve distanza
da Vapi, e di installarvi delle statue in metallo di Mahakali, Kal Bhairav
e Ganesh, in modo da farle trovare pronte per la cerimonia di
inaugurazione, che Lui Stesso avrebbe celebrato durante il festival di
Novaratri (nove notti dedicate all'adorazione della madre Divina) in
ottobre.
Durante il monsone costruire molto difficile perch tutta la zona si
trasforma in un pantano e da Herakhan partirono lettere preoccupate per
sapere se i lavori sarebbero finiti in tempo. I devoti di Bombay risposero
sempre in modo affermativo, sebbene, oltre al tempio, ci fossero da
innalzare anche delle stanze per i visitatori e, con l'aiuto di Babaji, che
mise il comitato dell'ashram sotto pressione, l'impresa venne portata a
termine entro la data prevista, prolungandosi, per gli ultimi ritocchi al
tempio e alle camere, fino ai giorni immediatamente successivi al Suo
arrivo all'ashram, che venne 'benedetto' da forti piogge fuori stagione.
Babaji si mostr molto contento del lavoro compiuto e fu un Novaratri
felice, soprattutto perch nessuno sapeva o poteva immaginare che
quella era destinata a restare l'ultima visita del Maestro a Vapi.
Pi tardi, in novembre, Shri Babaji, accompagnato da un numeroso
seguito, lasci Herakhan per recarsi a una celebrazione (cerimonie del
fuoco, lettura di testi sacri e darshan) che si sarebbe tenuta a Jadar,
sempre in Gujarat, nelle dimora dello scomparso 'Pujari Baba' di allora,
Prahalad M. Vyas. Di solito, Babaji percorreva la valle del fiume in
348

groppa a un cavallo, ma quel giorno, al momento della partenza


dall'ashram, gli animali erano in ritardo, e allora si avvi a piedi,
circondato sia da quelli che avrebbero proseguito il viaggio con Lui, sia
da quelli che invece sarebbero rimasti. Dopo qualche minuto di marcia,
Shri Babaji si mise a cantare e volle insegnarci una nuova canzone,
intonandola per Ram Dass che poi doveva ripeterla. Le parole, molto
semplici, recitavano cos: "Sita Ram, Sita Ram bol pyaare; Radhe
Shyam, Radhe Shyam bol pyaare," e significano pressappoco: "Cantate
meravigliosamente (amorevolmente, dolcemente, teneramente ecc.) Sita
Ram [Il Signore Rama congiunto alla Sua Consorte, Sita]" e "Cantate
meravigliosamente (... ecc.) Radhe Shyam [Il signore Krishna congiunto
alla Sua devota favorita, Radha].
Quando Ram Dass ebbe imparato la canzone nel modo giusto, Babaji
mont sul cavallo che nel frattempo Gli avevano portato, e risped
indietro i devoti che dovevano badare all'ashram durante la Sua assenza.
Nel corso del viaggio a Jadar, Babaji volle che tutti i Suoi gana
(attendenti) imparassero quel bhajan e nei mesi di dicembre, gennaio e
febbraio lo fece cantare nell'ashram con una certa frequenza, spesso
accennando di persona le prime strofe quando io mi avvicinavo per
farGli pranam. Molti pensavano che Baba mi stesse prendendo in giro
per via di Sita Rami, che allora si trovava negli Stati Uniti, e fu soltanto
dopo il Suo Mahasamadhi che noi occidentali scoprimmo che la
tradizione indiana prescrive di cantare il nome di Ram quando si
accompagna un cadavere alla cremazione.
Durante quell'inverno, inoltre, parlando in pubblico, Babaji disse diverse
volte: "Il Mio corpo qui, ma io sto andando all'estero," e non pochi di
noi si sentirono elettrizzati all'idea di vederLo viaggiare in Europa e
Nord America.
Con l'arrivo dell'autunno, quando le serate si fecero pi fresche, Babaji
inizi a lavarsi nel Suo bagno, vicino alla cameretta nella quale viveva e
dormiva, accudito da un gruppo di residenti dell'ashram ai quali si
aggiungevano di volta in volta alcuni devoti di passaggio. Di solito,
Babaji scambiava due parole con qualcuno, oppure lasciava che le nostre
349

menti si acquietassero nel silenzio imposto dalla divinit della Sua


presenza, ma sempre pi spesso negli ultimi tempi faceva accendere la
radio o suonare una cassetta di musica devozionale... e si immergeva
profondamente nella meditazione.
Anche se le prime copie dello Shrisadashiv Charitamrit, il libro sacro
che Vishnu Dutt Shastriji aveva scritto su Babaji, includendo nel nono
capitolo la storia del 'nostro' Babaji, erano state approntate per la
celebrazione di Guru Purnima (la luna piena dedicata al Guru) nel luglio
del 1983, fu soltanto a dicembre che i lavori di stampa e rilegatura
vennero completati. Appena il pesante volume divenne disponibile
all'ashram, Babaji ne consigli l'acquisto a tutti... perfino a coloro che
non sapevano leggere l'hindi... autografando molte copie con la sua
'firma', un Om Namah Shivay vergato in caratteri sanscriti. In
quell'occasione, vedendo riportati su carta il 'lila' della Sua divina
esistenza, un paio di devoti si chiesero se per caso questa non stesse per
finire.
Nello stesso periodo, sotto l'occhio sinistro della statua di marmo del
'Vecchio Herakhan Baba', che Babaji aveva fatto installare nel tempio
costruito proprio dal 'Vecchio Herakhan Baba', apparve una 'lacrima'. Per
diversi mesi - i due precedenti al Mahasamadhi e quello successivo questa gocciolina, che pure veniva asciugata due volte al giorno dopo il
tradizionale bagno della murti, rimase chiaramente visibile, poi il
fenomeno cess.
Durante l'inverno 1983-84, Shri Babaji soffr quasi costantemente di una
brutta tosse e le persone addette al Suo servizio hanno riferito che spesso
andava nel gabinetto per vomitare una sostanza nerastra. Sebbene
malato, non si lasci infiacchire nello spirito e continu a seguire la
disciplina dell'ashram. Man Singh, che lo serviva da pi di dieci anni,
continu a svegliarLo fra le 3:30 e le 4:00 del mattino per aiutarLo a
lavarsi e per preparare la cerimonia della chandan - che Babaji applicava
alla fronte dei devoti nella Sua cameretta - assistendoLo anche durante
lo yaghia che avrebbe officiato subito dopo sul terrazzo sotto il grande
albero di pipal. Quella routine venne mantenuta fino a tre giorni dalla
350

fine, indipendentemente dalle Sue condizioni di salute e, a parte


quell'ostinato raffreddore, nessuno avrebbe potuto sospettare la gravit
della situazione. Nel corso di quei mesi e soprattutto in occasione del
Natale, molte persone nuove vennero a Herakhan per incontrare Babaji e
restarono profondamente impressionate dalla Sua bellezza e dalla forza
della Sua presenza.
Forse, un altro 'avvertimento' ci venne da Babaji stesso, che la sera del
24 dicembre, lasciando il grande tendone dove si era appena conclusa la
tradizionale rappresentazione della Nativit che attirava sempre una gran
folla di spettatori dai villaggi della valle, disse queste parole:
"Manca soltanto mezz'ora allo scoccare della mezzanotte. Non alzatevi,
non
disturbate il ritmo di questo sacro momento.
"In India c' un proverbio nel quale l'eroe della storia dice alla sua
compagna:
'Gran parte della commedia finita; poco rimasto, e anche quel poco
sta per
finire. Ti prego, non disturbare il ritmo della musica per il poco tempo
che ancora
rimane.'
"Quindi, per favore, state seduti e continuate a cantare kirtan e bhajan
fino
alla mezzanotte. Tutti i kirtan, i bhajan e le preghiere che offrirete
oggi, saranno
udite dal Cristo. Cantate i kirtan, cantate 'Alleluia!"'
BABAJI DESCRIVE LA CERIMONIA DELLA SUA SEPOLTURA
L'otto gennaio 1984 cadeva il mio cinquantaseiesimo compleanno, e io
chiesi e ottenni il permesso di celebrare una puja a Babaji durante il
darshan della sera. Aiutato
351

da molti amici occidentali e indiani, bruciai dell'incenso e, dopo aver


lavato i Suoi piedi, applicai pasta di sandalo, polvere di kum kum e fiori
alle Sue dita, mettendoGli al collo una mala di legno di sandalo, una
ghirlanda di fiori e il cordino sacro per poi offrirGli un miscuglio di
frutta, sia fresca che secca, e dolci. Alla fine, avvolgemmo la Sua figura
di luce, descrivendo ampi cerchi nell'aria con la tradizionale lampada
alimentata dal burro chiarificato, e ci beammo della pace che cal su di
noi come risultato della nostra adorazione.
A volte, quando veniva onorato con una puja, Shri Babaji restava
immobile come una statua, ma a Herakhan capitava abbastanza di
frequente che partecipasse attivamente alla cerimonia, aiutando
l'impacciato officiante a sgarbugliare il cordino sacro, oppure
nascondendo un piede sotto di S in modo da dimezzare il tempo delle
abluzioni. Poteva succedere anche che, con un luccichio negli occhi e un
largo sorriso sul volto, mettesse a posto qualche ingrediente della puja
lasciato in disordine forse per mettere alla prova la nostra capacit di
controllare la confusione, o pi probabilmente per ricordarci che nei
rituali di adorazione la precisione della forma meno importante
dell'amore, della devozione e della purezza di cuore degli officianti.
Quella sera, conclusa la puja, mentre il cibo benedetto veniva distribuito
fra i presenti, Babaji chiam Amar Singh e gli sugger, praticamente
frase per frase, il discorso sopra riportato a proposito del modo in cui Lui
avrebbe portato avanti il Suo lavoro servendosi dei devoti. Il discorso
venne preceduto da una serie di commenti che riguardavano la mia
persona, durante i quali, fra le altre cose, Babaji afferm in tono
scherzoso che sarebbe stato in grado di farmi tornare un bambino di
nove anni. La sera successiva, il gioco riprese e Babaji annunci
pubblicamente che non avrebbe avuto problemi nemmeno a farmi
diventare un vecchio di 159 anni. La conversazione che ne segu non
venne registrata e la ricostruzione che ne fornisco frutto dei ricordi
miei e di altre tre o quattro persone.
A un certo punto, ridendo, Babaji disse che io sarei morto a Herakhan e
che il mio cadavere sarebbe stato bruciato. Poi s'interruppe e aggiunse:
352

"No, Radhe Shyam cristiano, quindi verr sepolto qui." E prosegu


dicendo che il mio corpo sarebbe rimasto esposto per tre giorni su dei
blocchi di ghiaccio, in modo da consentire alla gente di avere l'ultimo
darshan, successivamente calato in una fossa, spalmato di olii profumati,
coperto di male, fiori, incensi, frutta secca, e infine seppellito da un
miscuglio di terra e sale. In seguito, sopra alla tomba sarebbe stata
edificata una cappella con dentro una statua del 'Vecchio Radhe Shyam',
e Naghini, la devota americana che aveva decorato l'ashram con
bellissimi dipinti delle varie divinit, ricevette l'incarico di farmi dei
ritratti e di disegnare la struttura architettonica della cappella.
All'epoca dei fatti qui riportati, pensai che Babaji avesse esagerato un
po', ma comunque settimane pi tardi divenne chiaro che aveva
semplicemente usato il mio nome per descrivere quel che sarebbe
avvenuto al Suo corpo. Infatti, tutto quel che Lui aveva detto sarebbe
stato fatto a me dopo morto, fu fatto a Lui, ed significativo notare che
le decisioni sul rituale da seguire vennero prese da persone che non
erano presenti quella sera nella kirtan hall.

L'ULTIMO VIAGGIO Dl BABAJI


Verso la fine di gennaio, Babaji fece il suo ultimo viaggio, lasciando
Herakhan assieme a un gruppo dei Suoi attendenti per recarsi in visita a
C.P.N. Singh, il Governatore dell'Uttar Pradesh, che da molto tempo Lo
pregava di onorarlo recandosi alla sua dimora. Babaji soggiorn per tre
giorni nel palazzo del Governatore a Lucknow, godendosi le bellezze del
giardino e in particolar modo un gazebo a base quadrata sostenuto da
dodici colonne di marmo. Una volta, mentre sedeva l, disse al dottor
Rao che quella costruzione Gli piaceva molto e, a febbraio, il dottor Rao
la us come modello per il tempio del samadhi che venne eretto sopra la
Sua tomba.
353

Da Lucknow, Babaji prosegu alla volta di Allahabad, dove, ormai da


mesi, la famiglia Banerji aveva avviato la costruzione di un tempio
dedicato a Kali Ma - la forma della Madre Divina che adoravano
giornalmente dalla bellezza di 108 anni e di alcune camere che sarebbero
dovute servire per ospitare Babaji e il Suo seguito, nonch per preparare
da mangiare ai sempre numerosissimi pellegrini che accorrevano per
avere il Suo darshan ogni volta che Lui arrivava l. Quando Baba giunse
a Lucknow, i lavori ad Allahabad non erano ancora terminati e di
conseguenza Lui disse che non vi sarebbe andato, ma i Banerji, appresa
la notizia, raddoppiarono il numero dei muratori e Lo implorarono di
venire a inaugurare il tempio e a 'dare vita' alla murti. Alla fine, cedendo
alle loro preghiere, Babaji acconsent e naturalmente i lavori di
costruzione vennero ultimati in tempo.
Mentre scrivevo queste pagine, ho appreso che Shastriji vedeva con un
certo nervosismo le inaugurazioni di quei due templi di Kali Ma a
Manda e ad Allahabad. Kali simboleggia il Tempo, lo Spazio, la Morte le limitazioni dell'Universo Creato, gli 'ultimi' aspetti dell'esistenza fisica
prima che la Creazione venga riassorbita nel Dio Senza Forma e
Shastriji pensava che non fosse 'buono' che Babaji mettesse tutta questa
enfasi su quel particolare aspetto del Divino. Ne aveva anche parlato con
lo Stesso Babaji, ma si era sentito rispondere che 'non c'era niente di cui
preoccuparsi' e quindi, accantonati quei suoi strani presentimenti, Lo
aveva assistito come al solito nel corso di entrambe le cerimonie.
Il giorno dell'inaugurazione ad Allahabad, quando le porte del tempio
vennero aperte, i devoti videro Babaji seduto sul piedistallo sul quale pi
tardi sarebbe stata installata la murti di Kali. Baba aveva uno scialle di
cotone attorno alla testa che Gli dava un aspetto molto femminile. A
quella vista, Prem Lal, una devota di Delhi che Lo aveva sempre adorato
come la Madre Divina, scoppi in lacrime, in parte perch appariva
molto stanco, in parte perch sul Suo viso c'era un'espressione remota e
distante che le diede la sensazione che stesse per andarsene. Udendo i
suoi singhiozzi, Babaji si scosse e la allontan con un robusto spintone:
354

capitava molto di rado che permettesse a qualcuno di piangere in Sua


presenza.
Durante la cerimonia, Babaji carezz amorevolmente la murti di Kali e
le sussurr all'orecchio il mantra segreto che l'avrebbe resa 'vivente'. Poi,
appena il rituale venne completato, si alz e, senza dire una parola, si
avvi verso la macchina che Lo aspettava
di fronte alla porta di ingresso della casa. Prem Lal si mosse dopo di Lui,
camminando lentamente, ma siccome attravers l'edificio invece di
girarci attorno, arriv sulla scena in tempo per vederLo partire. Baba si
volt nella sua direzione e ora la pelle del Suo viso era soffusa di luce:
non Lo aveva mai visto cos luminoso. I Suoi occhi emanavano amore, e
lei se ne sent avvolgere e riempire. Poi, mentre la macchina partiva,
Babaji mise la testa fuori dal finestrino e le grid: "Sii felice! Sii felice!"
Quella fu l'ultima volta che Prem Lo vide prima di venire a Herakhan
per la Sua sepoltura.
Sulla via del ritorno, Shri Babaji si ferm a visitare la dimora di Shri
Saubhagya Chandra e Shri Himatlal Parikh a Kanpur, un importante
centro manifatturiero dell'Uttar Pradesh sud-occidentale e sia l, che nel
corso delle altre soste che fece lungo il tragitto fino ad Haldwani,
consigli alla gente di procurarsi delle pistole, perch: "Adesso la
Mahakranti alle porte".
Quando arriv a Herakhan, parlando con l'amministratore dell'ashram,
Swami Fakiranand, Babaji disse: "Ho officiato la cerimonia [ad
Allahabad] perch pi tardi sarebbe stato impossibile."
BABAJI PREPARA LA SUA DIPARTITA
Il quattro di febbraio, giunsero a Herakhan Anton e Marlise Waelti, una
coppia di svizzeri ai quali Babaji aveva dato i nomi di Jaman Singh e
Janki. Il mattino successivo, al darshan, donarono a Babaji venti di
ciascuna delle sedici pi belle fotografie che Gli avevano scattato nel
corso della loro precedente visita e io, che li seguivo nella fila, ricevetti
l'incarico di selezionarle, tirando fuori una copia di ogni foto. Babaji
355

pass il pacco a Gora Devi, dicendole di raccoglierle in un album che


avrebbe dovuto consegnare al Governatore 'quando sarebbe venuto', e
poi mand Gayatridevi (Stacey McCulloch) a prendere una copia di tutte
le Sue foto che c'erano nell'ufficio per aggiungerle alla collezione. Gora
non capiva per quale motivo le avesse chiesto di fare una cosa simile, dal
momento che Lui avrebbe potuto benissimo consegnare quel regalo al
Governatore di persona, ma pi tardi port le fotografie nel Suo
spogliatoio, dove per le dimentic. Quel pomeriggio, entrando nello
spogliatoio per fare il bagno, Babaji trov il pacco di foto e rimprover
Gora per la sua disattenzione, ripetendole che doveva portarle in camera,
raccoglierle in un album e darle al Governatore.
Pochi giorni dopo essere tornato a Herakhan, Shri Babaji aveva inviato
una lettera a Makhan Singh Baba, il sacerdote che si occupava del
tempio di Madhuban, un piccolo villaggio situato nel distretto di
Mathura, nello stato dell'Uttar Pradesh, dove, all'epoca di Mahendra
Baba, erano stati ritrovati, scavando nel terreno, un dhuni e alcuni
utensili per l'adorazione corrosi dall'azione del tempo. Secondo Babaji,
quel dhuni era vecchio di decine di migliaia di anni - il pi antico sito
per le cerimonie del fuoco esistente al mondo. Nella lettera, Babaji
chiedeva a Makhan Singh di venire a Herakhan il prima possibile e,
quando questi arriv, il nove febbraio, gli rivel, raccomandandogli di
non fame parola con nessuno, che la mattina del quattordici avrebbe
lasciato il corpo.
All'incirca nello stesso periodo, parlando con Giuseppe D'Alessio - un
italiano al quale Babaji aveva dato i nomi di Kali e Shani Maharaj,
nominandolo 'Re degli Italiani' (in quei giorni quanto mai numerosi
nell'ashram) - Babaji disse: "Figlio, giunto il momento di tenere la
schiena diritta e di andare avanti. Per il tuo stesso bene, per il bene del
mondo intero e per il bene di tutti, necessario tenere la schiena diritta.
Il tempo arrivato!"
LA MALATTIA FINALE
356

Il darshan del mattino del 10 febbraio 1984 cominci molto in ritardo e,


invece di aspettare in fila davanti alla porta chiusa di Babaji, io andai a
lavorare nell'ufficio. Il darshan inizi attorno alle dieci e la gente trov
Baba seduto in poltrona sulla terrazza con addosso maglioni, scialli e
coperte di lana. Ben presto, nell'ashram si sparse la voce che Baba non
stava bene e, verso le dieci e mezzo, quando scesi nei Suoi quartieri per
darGli il buongiorno, rimasi sorpreso dal gonfiore e della pesantezza del
suo viso, che appariva segnato dalla malattia. Scioccamente, Gli chiesi
come si sentiva e, con un largo sorriso e una mano sul cuore, Lui rispose
in hindi: "La mia salute stata divorata." Mentre Gora traduceva, io
pensai che Baba esagerasse un pochino e, poich non sapevo come
mettere assieme quel sorriso e quelle parole, mi limitai a sorridere di
rimando e tornai all'ufficio.
Anche altre persone Gli posero la stessa domanda e a molti, portandosi
una mano sul lato sinistro del petto, Lui diceva: "Ho mille coltelli nel
cuore," e poi, spostando la mano al centro del torace, in corrispondenza
del chakra del cuore, aggiungeva "E in questo cuore ci sono un milione
di coltelli." Secondo la tradizione del Sanatan Dharma, un vero guru
prende letteralmente su di se il karma dei suoi discepoli e, nel corso dei
tredici anni della Sua missione, Shri Babaji si era caricato di un
tremendo peso karmico.
Pi tardi, quella mattina, Babaji attravers lentamente la parte superiore
dell'ashram e, dopo quello sforzo, fu costretto a sedersi per riposare. Nel
pomeriggio, usc di nuovo dai Suoi quartieri e si sistem su una panca in
cima ai '108 gradini', ma anche stavolta non scese al fiume per recarsi al
dhuni o alla grotta sotto ai nove templi.
A sera, venne come d'abitudine nella kirtan-hall dopo l'arati e le Sue
condizioni sembravano leggermente migliorate. Era meno pimpante del
solito, ma parl con la gente, rise e inton perfino qualche canzone. A un
certo punto, durante il darshan, mi fece cenno di avvicinarmi e,
chiamando Gora per la traduzione, mi disse che il 19 febbraio, di ritorno
da Delhi - dove mi sarei recato per incontrare Shri N.D. Tiwari, l'allora
357

Ministro dell'industria, un uomo originario del Kumaon che aveva


conosciuto Babaji avrei dovuto pernottare ad Haldwani da Amar Singh,
in modo da poter presenziare in Sua vece al matrimonio di uno dei figli
di Muniraji, che era in programma per il 20. Sia io che Gora non
capimmo per quale motivo Babaji avesse deciso di non partecipare a un
evento di tale importanza, dal momento che spesso in passato era andato
ad Haldwani al
solo scopo di celebrare qualche funzione religiosa in casa di Muniraji.
Baba non sembrava cos malato da non potersi riprendere nel giro di otto
giorni, ma, come a tanti in quei giorni, n a me, n a lei venne in mente
di chiederGli perch.
Il mattino del 11 febbraio, Babaji si alz regolarmente alle quattro per la
cerimonia della chandan. Quel giorno, solo otto persone avevano avuto il
permesso di parteciparvi e, quando tutto fu finito, Baba le sped al
Moksha Dham dhuni per l'arati, dicendo che adesso il dhuni era
diventato il Mahashakti dhuni (il dhuni della Grande Energia Divina):
non rappresentava soltanto la Madre Universale (Jagadamba dalle otto
braccia), ma anche l'unione di Shiva e Shakti (il principio maschile e
femminile della Creazione).
Pi tardi, al darshan - che cominci con meno ritardo del giorno
precedente Babaji annunci la morte di Andropov, l'allora presidente
dell'Unione Sovietica, e chiese di rispettare un minuto di silenzio in sua
memoria. Qualcuno Gli diede un libro fotografico che documentava la
distruzione causata dalla bomba atomica a Hiroshima e un'altra persona
Gli offr delle arance avvolte in una carta del mondo. Lui trascorse
diversi minuti a sfogliare il libro e a guardare la carta con espressione
triste e pensosa.
Fu probabilmente quella mattina che Baba fece la sua ultima passeggiata
attraverso l'ashram. Accompagnato da due o tre membri del personale
indiano dell'ashram, si rec a casa di Baij Singh Sammal, il proprietario
di un terreno che confinava con l'ashram. All'epoca, Shri Baij Singh
aveva 83 o 84 anni e, dopo aver conosciuto il 'Vecchio Herakhan Baba'
da giovane, aveva venerato 'questo' Babaji nella sua vecchiaia. Di
358

frequente, Baba si fermava da lui per una tazza di t e una chiacchierata


e, dopo aver incoraggiato i suoi figli ad aprire un piccolo esercizio
commerciale, aveva aiutato Prem Singh, il maggiore dei fratelli, a
sposare le prime delle sue sette figlie.
Quel giorno, Shri Babaji salut Baij Singh con un: "Come stai,
vecchio?" e, quando questi rispose che non si sentiva molto bene, si
volt verso i suoi figli per dire: "Vostro padre anziano e voi dovreste
prendervi cura di lui." Fece una pausa e, con un sorriso, aggiunse: "Se
non avete voglia di accudirlo, prendete un bastone e picchiatelo a morte,
cos almeno non soffrir a causa della vostra indifferenza." Poi,
rivolgendosi di nuovo a Baij Singh, disse: "Sei malato? Forse morirai e,
quando questo avverr, io potrei non essere qui [Babaji aveva promesso
ai devoti di Bombay che avrebbe visitato la loro citt ai primi di marzo],
quindi lascia che pianga per te adesso." E, dopo essersi lamentato con
l'aria addolorata di chi ha perso un parente, prese congedo dal suo
vecchio vicino.
Babaji trascorse il resto della giornata nei Suoi quartieri, dentro e fuori la
camera, su e gi dal letto, sul terrazzo e, nel pomeriggio, chiam i Suoi
gana (gli attendenti di Shiva) - Gora Devi, Har Govind, Kali, Ram Dass,
Khurak Singh, Lok Nath e Raghuvir a partecipare al Suo solito bagno,
anche se quel giorno si limit a lavarsi il viso e le mani. Nell'ora che
rimasero in Sua presenza, scambi qualche parola con loro, ma rimase
per lo pi in silenzio. A sera, diede il darshan benedicendo tutti i presenti
e parlando affabilmente con la gente, ma si vedeva che era stanco e si
ritir per la notte un po' prima del normale.
Il 12 febbraio non venne tenuta la cerimonia della chandan. Khurak si
rec nella camera di Babaji alle cinque del mattino e sedette con Lui in
silenzio. Altri gana lo raggiunsero e rimasero con Baba fino al darshan,
che inizi con un'ora di ritardo e dur solo trenta minuti. Quel giorno era
il compleanno di Gayatri Devi e lei aveva un gran desiderio di offrire
una puja a Babaji.
Quando Gli chiese se avrebbe potuto farlo quella sera dopo l'arati nella
kirtan hall, Lui ebbe una breve esitazione, poi annu.
359

LE CURE
Dopo il darshan del mattino, da Haldwani arrivarono un medico e un
colonnello dell'esercito indiano. Babaji si lasci visitare dal medico e,
mentre questi lo auscultava, si mise a chiacchierare con il militare, che
Gli confess di aver desiderato per molto tempo un'occasione di parlare
a quattr'occhi con Lui. Cos, con il dottore che si affaccendava attorno al
Suo corpo, Babaji discusse di questioni spirituali con il colonnello,
dicendogli, fra le altre cose, queste parole: "Ora sul mondo si abbatter
la distruzione, perch la gente non fa altro che pensare all'io e mio. Tutti
vogliono essere GRANDI, e nessuno vuole pi sedersi per terra."
Al termine della breve visita, il medico disse a molti di noi che Babaji
soffriva di polmonite, ma che Gli aveva dato le medicine adatte al caso e
nel giro di due o tre giorni sarebbe guarito. "Non preoccupatevi!"
Le persone che servivano Babaji raccontano che Lui ridacchi quando
Lo implorarono di prendere le medicine per la polmonite e la bronchite.
Alla fine, comunque, inghiott un paio di pillole, lamentandosi del fatto
che non riusciva a respirare, a riempirsi bene i polmoni d'aria.
Quel pomeriggio, i Suoi attendenti rimasero costantemente con Lui. Di
tanto in tanto, Baba faceva una smorfia e si lasciava sfuggire un gemito,
ma per il resto convers normalmente con i gana, mettendosi persino a
cantare per loro. A un certo punto, chiese a Khurak di tenergLi premuto
sul cuore una riproduzione in ottone dello Shri Yantra (gli yantra sono
figure geometriche che riflettono la struttura sottile dei centri eterici del
corpo umano) e inizi a cantare i poemi d'amore di Mirabai, la grande
devota di Krishna. Mirabai era una regina del sedicesimo secolo che
abbandon trono e famiglia per devozione al Divino, da lei venerato
nella forma di Krishna. I suoi poemi sono ancora molto popolari in India
e Babaji volle che Gora li traducesse per gli altri, che non conoscevano
l'hindi.
360

Forse fu proprio durante quel pomeriggio che, lavandosi le mani nel


bagno mentre Ram Dass, solo al Suo fianco, si chiedeva quali fossero le
ragioni della Sua sofferenza, Babaji smise improvvisamente di
lamentarsi e, raddrizzata la schiena, si avvicin al suo viso, esibendosi in
una plateale strizzata d'occhio, per poi tornare a piegarsi e a gemere
quando si tratt di rientrare nel vestibolo dove aspettavano gli altri. Era
difficile capire quanto seriamente andava presa la Sua malattia.
Quel giorno - e anche quello successivo - diverse persone cominciarono
a discutere sulla possibilit che Baba stesse per 'lasciare il corpo', ma,
pensando alla 'data della partenza' prevista da Shastriji per il 1988 e
ricordando la rapidit con la quale aveva superato la malattia del giugno
scorso, decisero di non essere pessimisti e si misero ad attendere l'inizio
della guarigione. E, mentre noi aspettavamo, Babaji diceva a Gora Devi:
"Il Mio cuore spezzato, ferito da migliaia di coltelli. Il Mio corpo ha
migliaia di ferite e nessuno qui per curarMi. Perch, oh!, perch? Il
sole, la luna e le stelle sono dentro di Me e io porto il fardello dell'intero
universo."
Shri Babaji non si present in kirtan-hall per il darshan serale. Quando si
cap che non sarebbe venuto, sull'asan vennero messi un paio dei Suoi
sandali di legno, ai quali Gayatri Devi, assieme ad altri, pot offrire la
puja che Lui le aveva promesso. Quella di adorare il Guru o Dio
attraverso un paio di sandali in India una tradizione millenaria, che
risale perlomeno al tempo di Ram, da quando Bharat, suo fratello
minore, govern il regno in suo nome mettendo i suoi sandali sul trono,
mentre lo stesso Ram, Sita e l'altro fratello di Ram, Lakshman,
scontavano i quattordici anni di esilio nella foresta.
Verso la fine dell'arati, giunse voce che Babaji voleva vedere alcuni dei
Suoi gana, e questi si precipitarono nella Sua camera. Baba si contorceva
dal dolore sul letto e di nuovo chiese che usassero lo Shri Yantra per
alleviare la Sua sofferenza.
Quando venne il suo turno, Ram Dass inizi a 'massaggiare' il Suo corpo
con la piccola piastra di ottone sulla quale era impresso il disegno dello
Shri Yantra. Babaji si gir sullo stomaco e, dopo che Ram Dass Gli ebbe
361

passato lo yantra sulle gambe e la schiena, indic la base della spina


dorsale e gli disse di tenerlo premuto su quel punto. Ram Dass esegu
l'operazione chino sul letto, reggendo la piastrina metallica con entrambe
le mani, e si mise a ripetere mentalmente un mantra di guarigione. Pian
piano, gli spasmi nervosi che contraevano il corpo di Babaji si
acquietarono e il ritmo del Suo respiro rallent. Dopo qualche istante,
sempre tenendo lo yantra, Ram Dass entr in sincronia con la Sua
respirazione e, mentre questa diventava ancora pi lenta e pi profonda,
respir assieme a Lui per un paio di minuti.
Con gli occhi chiusi e la mente concentrata sul mantra, Ram Dass
cominci ad avere delle sensazioni interiori: prima si sent leggero, poi
avvert una forte corrente ascensionale. Sotto le palpebre chiuse, la
direzione del suo sguardo cambi, abbandonando la posizione che Baba
occupava sul letto per puntarsi verso l'alto, dove 'vide' uno spazio nero.
In questo 'spazio nero' apparvero delle minuscole particelle di luce, come
una foschia luminescente in una notte molto oscura. Cominciarono a
muoversi alla periferia del suo campo visivo, poi all'improvviso si
coagularono nel centro. La sensazione di essere preso in una forte
corrente ascensionale si accentu e di colpo, come sullo schermo di un
cinema, da quel 'nulla' sbucarono e volarono nella sua direzione i
disegni, perfettamente realistici, di una serie di yantra. Lui ne ricorda
sette, tutti diversi l'uno dall'altro, ma gli sembra che fossero nove. Uno
rimase in 'vista' abbastanza a lungo da imprimersi nella sua memoria in
ogni minimo dettaglio, poi, in una frazione di secondo, 'esplose' come se
qualcuno avesse mandato in mille pezzi uno specchio con una
martellata.
Ram Dass ebbe l'impressione di venir 'sparato' in quello spazio nero,
finch a un certo punto vide una purissima luce bianca dai contorni
sfumati. Qualcosa dentro di lui pens: "Questa la liberazione!" E,
subito dopo: "Questo il modo in cui l'anima lascia il corpo." In quello
stesso momento, Ram Dass riapr gli occhi e si ritrov con lo yantra fra
le mani, chino sul corpo di Babaji. Anche mentre giaceva malato nel
letto, il Signore continuava a trasmettere insegnamenti e a dare amore.
362

L'ULTIMO DARSHAN
La mattina del 13, la cerimonia della chandan, lo yaghia e il darshan
vennero cancellati, e i devoti si recarono quietamente al lavoro per
lasciar riposare Babaji. I Suoi attendenti si recarono da Lui e sedettero in
silenzio ai piedi del letto pronti ad aiutare in caso di bisogno.
Quando arriv la persona addetta alle pulizie della Sua cameretta, Babaji
decise di trasferirsi nello 'Shish Mahal', la stanza con due pareti a
specchio dove era solito ricevere gli ospiti. La distanza fra i due luoghi
di circa quindici metri, e Babaji li percorse con estrema lentezza,
appoggiandosi pesantemente su Har Govind e Kali, il volto ingrigito dal
dolore. Mentre era l, raccolse il libro di Hiroshima e, sfogliandolo,
mormor: "Ho mangiato troppe malattie e adesso sono costretto a
mangiare la Mia."
Poi, poco prima di mezzogiorno, lasci di nuovo il letto e si affacci alla
porta della Sua camera. Compiendo visibilmente un grande sforzo,
chiam a raccolta la Sue energia e disse ai presenti che sarebbe andato
nella kirtan-hall per dare il darshan: tutti dovevano essere avvisati. I Suoi
attendenti protestarono, Lo pregarono di risparmiare le forze, di non
affaticarsi salendo le scale, ma Lui insistette e, gettando un braccio al
collo di Makhan Singh Baba, si trascin su per i gradini fino al primo
pianerottolo e oltre la seconda rampa che conduceva al livello del
giardino del tempio.
Caso volle che in quel momento io mi trovassi a passare di l e quindi mi
accodai al gruppo, seguendolo nella kirtan-hall. Tutte le volte che
passava davanti al tempio, Babaji si fermava un attimo sulla soglia per
contemplare la murti del 'Vecchio Herakhan Baba', ma quel giorno tir
diritto verso la Sua asan e, sia pur pesantemente e con una certa lentezza,
riusc ad arrampicarvisi, assumendo la posizione del mezzo loto.
Appresa la notizia della Sua presenza, i devoti si misero in fila per fare
pranam e Lui ebbe una parola o un gesto benedicente per ciascuno.
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Mentre io mi inginocchiavo ai Suoi piedi, inizi a cantare "Budhe Radhe


Shyam, Budhe Radhe Shyam" e per qualche attimo alcuni di noi
pensarono che Baba avesse superato il peggio e si stesse riprendendo.
Dieci minuti pi tardi, per, quando tutti avevano avuto modo di
salutarlo e si erano seduti, cantando sommessamente 'Om Namah
Shivay', Babaji chiam Gora Devi al Suo fianco e, dopo averle fatto fare
una pila di cuscini sul lato destro dell'asan, vi si appoggi con evidente
fatica. Aveva delle difficolt di respirazione e gemeva a ogni respiro.
GuardarLo faceva male al cuore.
Dopo un paio di minuti, Babaji chiese: "Dov' il Colonnello Sharma?"
Durante il
servizio nell'esercito, 'Bhupi' aveva raggiunto il grado di maggiore ed era
stato automaticamente promosso colonnello al momento di andare in
pensione. Purtroppo, poco prima del congedo, aveva iniziato a
'trastullarsi' con la morfina e, senza pi il sostegno della disciplina
militare, era diventato rapidamente un tossicomane. Per quattro anni,
aveva vissuto come un reietto, perdendo il nuovo posto di lavoro che
aveva trovato e vagabondando per le strade di Delhi, finch un giorno,
nell'ottobre del 1983, sua zia e alcuni amici svizzeri lo avevano riportato
a Herakhan. Per liberarlo dalla sua orribile dipendenza, Babaji aveva
adottato con lui una terapia d'urto che per poco non lo aveva ucciso, ma
il periodo pi buio era passato e negli ultimi mesi Bhupi, completamente
rigenerato, aveva cominciato a riacquistare energia e peso. All'inizio,
durante i primi giorni di Karma Yoga, Bhupi, che ai suoi tempi era stato
componente di spicco della squadra sportiva dell'esercito, concorrente al
concorso di Mr. India, lo stesso uomo che aveva spostato enormi
macigni per costruire il ponte sul fiume vicino al lato della grotta, aveva
trovato a stento la forza di lanciare sassolini dentro a un cesto di vimini
posto a un metro di distanza da lui.
Gi a Natale, per, Bhupi si era 'redento' agli occhi di Babaji e degli altri
devoti, e adesso era coinvolto nella realizzazione di vari progetti in ogni
settore della vita dell'ashram. In febbraio, aveva assunto la gestione
dell'ambulatorio dell'ashram, nella parte pi lontana della propriet, dove
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la notizia dell'arrivo di Baba nella kirtan-hall non era ancora arrivata.


Quando lui e l'infermiera occidentale ebbero fatto pranam, Babaji lo
chiam e gli chiese a che punto erano i lavori di costruzione dei grandi
argini di sassi che avrebbero dovuto proteggere la grotta e i nove templi
dalla furia del fiume durante i monsoni. Bhupi, che in aggiunta agli altri
incarichi era anche responsabile del karma yoga, fu costretto a
rispondere che non era ancora finito e Baba ebbe una breve esplosione di
collera. "Dannazione, bisogna proprio che io muoia prima che tu lo
finisca?" Bhupi rispose che era un progetto impegnativo e che la gente
stava lavorando bene, ma che ci sarebbero voluti ancora due o tre giorni
prima che fosse completato. Pi sommessamente, ma con enfasi e
preoccupazione, Babaji disse: "Il lavoro deve continuare."
A quel punto, Om Shanti, una donna che traduceva per Babaji e passava
tutto il suo tempo a servirLo, Lo preg di tornare in camera per riposare
e il suo consiglio venne accettato. Babaji scese lentamente dall'asan e,
sempre appoggiandosi a Makhan Singh Baba e sempre senza fermarsi al
tempio, lasci la kirtan-hall. Bhupi e Amar Singh, che Lo seguivano,
notarono che la murti sembrava 'priva di vita' e si chiesero ad alta voce
se Lui non stesse per andarsene.
Nel pomeriggio, Baba si alz diverse volte dal letto e usc sul terrazzo
fra i suoi attendenti. In una di queste occasioni, fece disporre tutti gli
uomini in un cerchio e si mise nel mezzo, dicendo loro di alzare le
braccia per toccarLo. Alcuni di coloro che parteciparono a quell'evento
ebbero la sensazione che, tanto per cambiare, invece di riempirli di
energia divina, fosse Baba ad avere bisogno della loro forza.
A sera, le Sue condizioni si erano aggravate al punto che si ritenne
opportuno celebrare l'arati senza gli otto, dieci minuti di violenti
scampanii e senza i rauchi squilli della conchiglia che tradizionalmente
accompagnano l'offerta della luce. Babaji doveva
assolutamente riposare. Com' facile intuire, l'arati si svolse in
un'atmosfera alquanto mesta. Tutti erano molto preoccupati a causa
dell'evidente sofferenza di Baba, ma pochissimi pensavano che Lui
avesse scelto di lasciare il corpo in quel momento.
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Pi tardi, Babaji fece venire Swami Fakiranand al Suo capezzale e gli


disse: "Io ho indicato la Via; chiama subito il Governatore." Swamiji
dice di averGli domandato: "Allora stai per lasciarci?", ma Baba non
rispose.
Shri Trilok Singh, Muniraji, era arrivato a Herakhan nel pomeriggio e
quella notte rimase accanto a Babaji assieme a Ramesh Bhatt e Gorhari,
il giovane sacerdote del tempio. Anzich diminuire, i dolori
aumentavano e a un certo punto Amar Singh salt sul suo camion e,
avanzando a furia di scossoni sul greto del fiume, and a prendere un
dottore ad Haldwani. Quando torn a Herakhan, era quasi mezzanotte e
il medico, dopo aver visitato Babaji, disse che non si trattava di
polmonite, bens di problemi cardiaci: il rimedio pi efficace che aveva
con s era la morfina. Venne fatta un'iniezione e il medico disse che, se
Babaji avesse osservato il pi completo riposo per due o tre giorni, si
sarebbe ristabilito. Il dottore si trattenne ancora per un'ora al capezzale
del paziente, poi Amar Singh lo riaccompagn ad Haldwani. Babaji, che
aveva ancora gravi difficolt di respirazione, chiese Gli fosse portato
dell'ossigeno, ma l'ashram ne era sprovvisto.
IL GIORNO Dl SAN VALENTINO
Quando arriv la mattina del 14 febbraio, Babaji giaceva sul letto senza
quasi parlare o muoversi. Chiese un paio di volte di essere tirato su a
sedere e vomit una sostanza nerastra. Aveva la gola bloccata dal muco e
questo rendeva sempre pi laborioso il processo della respirazione.
Verso le sette, quando qualcuno inizi, con titubanza, a suonare le
campane per l'arati, venne subito bloccato da Om Shanti che, lasciata la
stanza di Baba, corse al tempio per raccomandare a tutti di non fare
alcun rumore. Babaji stava bene, spieg, ma aveva bisogno di riposare.
Cos, celebrammo un altro arati dai toni molto sommessi e, dopo aver
fatto colazione, ci recammo ognuno al nostro lavoro.
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Attorno alle nove e un quarto, nella stanzetta di Babaji erano presenti sei
persone. Khurak Singh, che si era seduto nella kirtan-hall per evitare di
sovraffollare un ambiente che a suo parere era gi troppo congestionato,
sent un fortissimo impulso ad andare da Lui e si precipit verso il Suo
terrazzo.
Quasi contemporaneamente, in un periodo compreso fra le nove e un
quarto e le nove e venticinque, Shri Babaji sussurr: "tirateMi su,
metteteMi a sedere." Ramesh Bhatt e Gorhari, che si trovavano alla testa
del letto, Lo aiutarono a sollevarsi e, dopo un mezzo colpo di tosse,
boccheggiando in cerca di aria, Shri Babaji esal un lungo sospiro e si
afflosci inerte fra le loro braccia. Mentre Lo adagiavano di nuovo sul
materasso, dagli occhi di Ramesh iniziarono a cadere copiose le lacrime
e, quando Gorhari gli chiese perch stesso piangendo, lui singhiozz:
"Baba se n' andato!"
Mantenendo fino all'ultimo il Suo inconfondibile senso dell'umorismo,
agendo in preda a terribili dolori, Shri Babaji, venuto nel mondo per
cambiare i cuori di tutta l'umanit, lasciava il Suo corpo fisico a causa di
un arresto cardiaco nel giorno di San Valentino... nel giorno in cui questo
santo cristiano viene ricordato inviando messaggi di amore a coloro che
si amano. Babaji, portata a termine la Sua missione, offr in sacrificio il
Suo ultimo 'possesso' per diffondere un Messaggio di Amore nel mondo.

Gli avvenimenti successivi


CAPITOLO 16
IL MAHASAMADHI COME ELEMENTO DEGLI INSEGNAMENTI
Dl BABAJI
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Molti anni prima di fare la Sua comparsa a Herakhan, Shri Babaji


apparve a Mahendra Maharaj e gli annunci la Sua venuta, illustrandogli
gli scopi che si prefiggeva di raggiungere in quella manifestazione
futura. Mahendra pubblic le sue profezie negli anni '50 e Babaji venne
nella forma e nei tempi da lui indicati, visse concretamente il Suo
messaggio, fece in modo che i devoti sperimentassero la verit del Suo
insegnamento, ne parl pubblicamente durante gli ultimi anni della Sua
missione. Infine, dopo aver dato l'incarico di diffondere il messaggio nel
mondo, se ne and.
C'erano persone che pensavano che Babaji fosse pazzo, altre che Lo
consideravano un furbo ragazzotto nepalese che, approfittando di una
vetusta tradizione, si era guadagnato un confortevole tenore di vita
prendendo in giro un mucchio di gente, altre ancora - a dir il vero poche
- che lo vedevano come un 'siddha' molto avanzato, un giovane che
aveva ottenuto dei poteri e li usava per insegnare e per impressionare i
suoi seguaci, magari perdendo un po' il controllo della situazione durante
il processo. In realt, la vita di Shri Babaji stata contraddistinta da una
paziente tenacia, da una coerenza, da una forza, da una chiarezza e una
determinazione che si sono riflesse nel Suo messaggio all'umanit
attraverso i tredici anni e mezzo del Suo ministero. Egli era l'esempio
vivente del Suo insegnamento, perch fu capace di servire
disinteressatamente tutti quelli che Lo cercarono, operando in armonia
con il Divino e con la Creazione nel suo complesso. Dimostr nei fatti
che era possibile vivere una vita di azione e di amore nel mondo, e
restare al tempo stesso distaccati da oggetti, persone, desideri e paure,
dando prova di possedere, senza compiacersene o esibirli, conoscenze e
poteri che andavano ben al di l di quelli di noi comuni mortali. Si rivel
soltanto a coloro
che erano aperti e pronti a quell'esperienza, ma per la maggior parte del
tempo 'nascose' la Sua divinit dietro al velo illusorio della Sua maya,
come tutti i 'Grandi' hanno fatto e devono fare, se vogliono trasformare
ed elevare gli uomini e non soltanto conquistare un largo seguito
mettendo in mostra qualche miracolo.
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Mentre era nella forma che noi abbiamo conosciuto come 'Babaji', i
devoti Lo subissavano con tutti i loro problemi, le loro paure e le loro
speranze. Con grande pazienza, Lui guid ognuno di noi attraverso varie
crisi di apprendimento, conducendoci, passo dopo passo, sul Sentiero
della conoscenza del S. E quanto lenti, noiosi, tendenziosi, impacciati e
boriosi eravamo! Come Babaji Stesso comment una volta, rivolgendosi
a un devoto che Gli stava accanto nella kirtan-hall: "Vishnu si preso
tutti i migliori; guarda cosa mi rimane!" Lentamente, applicando
un'infinita variet di metodi a seconda dei mutevoli bisogni delle
persone, Babaji cerc di trasmettere l'essenza del Suo messaggio a
coloro che rimasero con Lui. In quasi quattordici anni, ebbe modo di
piantare moltissimi semi, ma quando se ne and il 'raccolto' era ancora
terribilmente esiguo. Ogni volta che ci trovavamo a dover prendere una
decisione nelle nostre vite, piccola o grande che fosse, correvamo da Lui
e Gli chiedevamo di dirci cosa fare.
Ma Babaji era venuto per insegnare all'umanit come vivere, non a
rendere la persone dipendenti... dalla Sua Persona o da qualsiasi altra
cosa. Ecco come parl a Mahendra Maharaj: "Devo insegnare [agli
esseri umani] come rimanere distaccati anche [mentre] sono
completamente [immersi] nella vita di tutti i giorni." Per tredici anni e
mezzo, ci ha dato tutti gli insegnamenti dei quali potevamo avere
bisogno, ma aspirava a far s che imparassimo ad assimilare le lezioni
della vita da soli, trovando in noi stessi la forza di crescere attraverso la
pratica e le esperienze quotidiane. I Suoi discorsi sono pieni di passaggi
che indicano chiaramente il Suo desiderio di avere a che fare con
persone in grado di agire e di vivere senza dipendere dalla Sua forma
fisica.
"Vi ho gi detto... che voglio gente attiva, capace di lavorare duramente.
Non voglio vivere in un mondo dominato dall'inazione... "
"Dovrete fare qualcosa di concreto e di utile. Babaji dice che dovete
lavorare sodo e mettere in pratica le cose... Prima, trovate ispirazione in
voi stessi; poi ispirate gli altri con questo messaggio di azione."
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"Tutti devono usare il loro buon senso; fate il vostro dovere senza
aspettare che qualcuno ve lo indichi. Fare il proprio dovere la pi alta
forma di adorazione, il pi grande servizio, la pi elevata devozione e
austerit."
"Non necessario che corriate avanti e indietro fra qui e i vostri paesi.
Dovete impegnarvi nel vostro lavoro e nel far questo collaborerete al
lavoro universale.
Dovete essere pronti a collaborare al bene universale. Andate, e restate
nei vostri paesi! Non mi piacciono le persone che vanno in giro come
cani randagi. Se
andate da qualche parte, andateci con uno scopo. Qualsiasi cosa fate,
fatela con uno scopo positivo. Usate il tempo che sprechereste per
andare e venire a e da
Herakhan per fare del bene a un altro essere umano... a qualunque
essere vivente!"
Il Mahasamadhi - distacco cosciente dell'anima dal corpo di Babaji
stato un insegnamento. Privati della Sua forma fisica, senza la guida di
una voce umana, i devoti
sono ora costretti a concentrarsi sui Suoi insegnamenti e a cercarLo
'dentro' - nelle
profondit del cuore, perch soltanto l Dio pu essere trovato. Il Suo
metodo di insegnamento era estremamente 'pratico', come del resto tutto
quello che ha fatto nel corso del Suo ministero: se uno ascoltava le Sue
parole oppure osservava le Sue azioni, poteva sicuramente imparare
molto sulla vita e sui suoi scopi, ma soltanto applicando
concretamente l'insegnamento, sforzandosi di praticarlo nella vita di tutti
i giorni, era
possibile realizzare la pienezza di quello che Lui era venuto a dare. Il
Suo corpo fisico, al
quale tutti continuamente si rivolgevano, non era altro che un prodotto
della Sua
Maya, del potere della Sua Illusione, come qualsiasi altra forma creata
nell'universo. In
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diverse occasioni, toccandosi, Babaji diceva: "Questo corpo solo


polvere," oppure: "Il
corpo perituro, il Verbo immortale." Baba lasci il Suo veicolo fisico
per far s che i
devoti si concentrassero esclusivamente sulla ricerca della Verit e per
consentire alle
persone che non potevano accettare l'idea di un Maestro vivente di
avvicinarsi al Suo
insegnamento senza questo blocco.
Ma la Sua dipartita mise l'accento anche su un altro importante aspetto
del Suo
messaggio. Sebbene avesse predetto sconvolgimenti politici e sociali su
scala planetaria, e sollecitato la gente a partecipare attivamente alla
'Rivoluzione', Shri Babaji non
aspir mai al potere politico - come alcuni temevano o speravano
avrebbe fatto. Il Suo
era un insegnamento pratico, facilmente comprensibile agli uomini di
questa epoca, ma
anche profondamente spirituale, un incoraggiamento a coltivare le
migliori qualit animiche che sono presenti in ognuno di noi.
La tradizione del Sanatan Dharma vuole che il Guru conduca i suoi
discepoli alla
realizzazione di Dio: possibile trovare il Dio Assoluto, Senza Forma,
attraverso uno dei
molti aspetti che Egli riveste per rendersi accessibile agli uomini. Shri
Babaji recit la
parte del Guru e di Dio, poi, quando questi ruoli non furono pi
necessari, quando la
Forma divenne un ostacolo alla realizzazione del Senza Forma, mise fine
alla 'commedia'.
Ma il 'Lila' della Sua vita non fu semplicemente una questione di
'recitazione':
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Babaji visse nella forma umana che aveva assunto e, per dimostrare che
era possibile,
speriment e super fame, sete, rabbia, piacere, dolore, malattia,
successi, apparenti
sconfitte, adulazioni... in breve, tutta la gamma di gioie e di sofferenze
che costituiscono il pane quotidiano dell'esistenza di ogni singolo
individuo. Anche la stoica assenza
di paura con la quale affront una morte dolorosa fu un insegnamento.
Perfino Babaji
fu costretto a pagare un prezzo per aver assunto una forma umana. And
incontro al
Suo destino con totale accettazione e amore, ma come Ram, Krishna,
Budda, Cristo,
Maometto e Altri, anche Lui dovette sottostare al Karma del Suo corpo
umano.
I SEGNI DELLA DIPARTITA
La mattina dell'11 febbraio, svegliandosi nella sua casa a Bruxelles, la
capitale del Belgio, Nicole DeClerck raccont al marito e ai figli il
sogno che aveva fatto quella notte. "Ho incontrato Babaji. Lo sentivo
con molta intensit e, a un certo punto, in inglese, Lui mi ha detto:
'Adesso ho bisogno di stare solo. Torner indietro. Lascer questo
mondo." Nicole trascorse il giorno di San Valentino in famiglia e a un
certo punto cominci a sentirsi cos male da arrivare a dire al marito una
frase che fino a quel momento non aveva mai neppure pensato: "Ormai
desidero soltanto una cosa: di stare sempre con Babaji.&quo