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Paul BOURGET

LUSSO TRAGICO
1. A chi legge parecchi giornali - e chi fra voi che non abbia la
triste abitudine di perdere un'ora della sua mattina od un'altra ora
della sua serata ad andar cercando sulle colonne d'una mezza
dozzina di giornali le stessissime inesatte informazioni e gli stessi
appassionati sofismi e le medesime inique parzialit - non deve
essere ignoto il nome del signor Ettore Le Prieux e quello della sua
signora, che si son visti mille volte segnati sulle cronache
cosiddette mondane.
Molto giustamente essi figurano l'uno e l'altra nella prima fila di
quell'ordine di persone che si suol chiamare il mondo delle
notabilit parigine: lui, un veterano della cronaca dei boulevards e
delle appendici drammatiche: lei, bench sposa d'un semplice
giornalista, conosciuta come una signora alla moda che d grandi
pranzi annunziati nelle cronache dei giornali e che non perde
alcuna prima rappresentazione n un'apertura d'esposizione, n, in
una parola, una sola di quelle cerimonie nelle quali sfila
quell'indefinibile tutta Parigi sogno perenne dei provinciali e
degli stranieri. Questa tutta Parigi, per non punto la societ
parigina: gli elementi sono troppo complessi perch quella
eterogenea mistura possa mai, da vicino o da lontano, rappresentar
la nostra vera societ, anch'essa con le sue esclusioni, coi suoi
costumi e con la sua gerarchia.
La bella signora Le Prieux" - come essa ancora qualificata
malgrado i suoi quarant'anni suonati, - sarebbe certo una regina di
un tal mondo, se una tal potest regale si conferisse in base alla
frequenza delle menzioni nei rendiconti giornalistici d'una tal quasi
quotidiana parata. Si dice invece che con l'esser celebri si
misconosciuti dalla maggior parte delle persone: questo sembra un
paradosso ma la verit, sia per questa bizzarra celebrit parigina
di cui stiamo parlando, sia anche per chiunque altro.
Avete mai pur una volta pensato, ritrovando il nome della signora

Le Prieux nel bel mezzo del resoconto d'una festa mondana, o


quello del marito di lei messo come firma in fondo a un articolo, al
bel modo come dev'essere combinata, in mezzo al turbine della
vita, una coppia come quella costituita dai coniugi Le Prieux.
Se ci avvenuto, io scommetto che alcuna di queste visioni si
svolta dinanzi ai vostri occhi.
Voi immaginate certamente che lui sia modellato sul tipo
leggendario del marito boulevardier: un marito, cio, d'una
mediocre fedelt, amante pi o meno della bella vita, giocatore,
spadaccino, sempre pronto a far tardi la sera o dietro le quinte dei
teatri di secondo ordine o in qualche bisca.
Voi anche vedete lei, tagliata sul modello non meno leggendario
della parigina dei romanzi eleganti, vaporosa fino al limite
estremo, quando non civetta anche fino al limite estremo.
Voi potrete creder tutto di loro, all'infuori che il brillante
zingarismo, in cui vive quella coppia da loro formata, possa
associarsi legittimamente all'idea d'un focolare domestico e d'una
famiglia. Ragionando per in questa maniera - ed la sorte che
tocca a quasi tutti i ragionamenti che si formano sopra una base
ampia e generale - voi avete allo stesso tempo torto e ragione.
V'ingannate sulle persone, poich Ettore Le Prieux, nonostante che
sia giornalista, pur sempre il miglior marito che mai un burbero
borghese abbia potuto augurarsi per la propria figliola; e la signora
Le Prieux, sotto il punto di vista dell'onest, pur sempre la pi
irriprovevole di tutte le donne.
Voi siete nel vero solo nel principio, solo sulla mite probabilit di
seria felicit che, praticata in condizioni simili e in mezzo a un tal
centro, possa offrire una vita coniugale. La coppia Le Prieux
riposa, infatti, sopra un'anomalia, che bisogna ora spiegare, perch
possa esser compreso il dramma sentimentale di cui, tanto queste
prime riflessioni, quanto quelle che ora seguiranno, formano il
prologo lungo s ma ben anche necessario.
D'altronde raccontar la storia di questa coppia come voler dare
alla relazione d'un semplice aneddoto il suo giusto valore di sociale
insegnamento. La situazione reciproca della signora Le Prieux e di

suo marito non ha nulla a vedere con la professione alquanto


eccentrica di quest'ultimo. Supponete pure se volete che egli fosse
per esempio in mezzo alla industria e al commercio di Borsa, coi
sessanta o settantamila franchi all'anno che gli dovrebbero bastare
a quietare le sue gravi necessit di giornalista arrivato alla mta,
non per questo varierebbe la singolarit dei rapporti imperanti fra
lui e la sua donna.
Questa strana coppia la cui piaga divorante, come si vedr, quella
malattia tutta propria della societ presente, quella fatale, quella
passionata cura del lusso, non veramente eccezionale che solo
per alcune circostanze. Il desiderio di brillare fino all'estremo dei
propri mezzi, il bisogno di sorpassare tutti gli altri del proprio ceto,
la necessit di rendersi uguali sempre e in tutto, nella maniera di
vivere e nel contorno e nei piaceri, a coloro che ci stanno al di
sopra, forse altra cosa se non un particolar caso della nostra
democratica degenerazione?
Ad usar formule cos gravi si prova quasi scrupolo quando si tratti
di un'avventura abbastanza comune e di persone le quali, di per
loro stesse, si ritengono esseri semplici. Ma, riflettendoci bene, ci
accorgeremo che i pi vasti movimenti di costumi che la storia
registra, in fondo, non escono fuori dall'ambito delle pi semplici
cose: tutto non che una somma indefinitamente ripetuta di
minuscole abitudini individuali, allo stesso modo che un'immensa
marea altro non che la spinta in avanti di molti miliardi di
minuscole onde.
Al momento in cui ebbe il suo principio il dramma al quale ho
accennato e che ora mi accingo a raccontare, cio nel gennaio del
1897, i Le Prieux erano uniti in matrimonio gi da tredici anni;
poich Ettore - che allora si chiamava semplicemente Leprieux,
con l'ortografia da lui usata prima dell'epoca in cui divent un
personaggio mondano - aveva sposato la signorina Matilde Duret
nell'autunno del 1874.
Quel matrimonio fu celebrato in modestissime condizioni e tali che
non avrebbero mai fatto prevedere le future eleganze della signora

Le Prieux - dal cognome diviso in due parole. Avevano fatto un


breve cenno della cerimonia soltanto i due giornali nei quali lo
scrittore collaborava. E la descrizione di un tale annunzio era stata
cos voluta dallo stesso Ettore, desideroso di evitare qualsiasi
allusione al disastro ancora recente che aveva colpito il padre della
sua fidanzata. Tanti fatti poi della medesima specie sono da allora
avvenuti col passare del tempo!
Nessuno certamente ora si ricorda di quell'audace Armando Duret
che, il giorno avanti e il giorno dopo alla caduta dell'impero, prese
a lanciare una quantit di speculazioni vaste od arrischiate,
organizzando anche il famoso Credito dipartimentale e ostentando
un lusso che aveva quasi dell'insolenza, che fond una quantit di
giornali e fin sommerso sotto uno scandalo immenso, da cui fu
precipitato nella rovina e spinto infine al suicidio.
La vedova e la figliola di quello speculatore fallito avevano
appena, dopo la morte di lui, potuto raggranellare una rendita di
quattromila franchi, tanto da non essere costrette a morir di fame: e
con quel danaro una piccola quantit di mobilio che era sfuggita
alle unghie degli uscieri.
Ettore, da parte sua, per la collaborazione a cui ho di sopra
accennato, poteva contare sopra un guadagno annuo di cinquemila
lire. E il conto presto fatto: in uno dei due giornali egli occupava
il posto di cronista giudiziario, il quale gli fruttava uno stipendio
annuo di 2400 franchi: nell'altro giornale egli firmava una serie di
corrieri bisettimanali che, pagati a 25 lire l'uno, gli fruttavano alla
fine dell'anno altri duemilaseicento franchi.
Aveva anche tre tenutelle mantenute a mezzadria nel Bourbonnais,
che rappresentavano la parte meno aleatoria ma anche la pi magra
delle sue rendite: considerando un anno per l'altro, esse gli
fornivano circa 900 franchi di frutti. Queste cifre sono bastevoli a
far comprendere come la giovane coppia decidesse subito di far
vita comune con la madre. Tanto pi che le due donne riuscirono
facilmente a dimostrare allo scrittore, profondamente ignaro delle
faccende della vita materiale, che con quella combinazione di
famiglia unita si poteva raggiungere una grandissima economia.

La vedova Duret aveva anche insistito sulla necessit che


s'imponeva di non spendere sull'acquisto di nuovo mobilio. Ettore,
fino al giorno del suo matrimonio, aveva abitato una camera
ammobiliata in un albergo di via dei Martiri, in prossimit dei due
uffici di giornali ove egli collaborava.
- La mamma cos buona! ella mi ceder il suo salone per una
giornata di ricevimento... - aveva detto Matilde, mentre invece da
quella semplice frase egli avrebbe dovuto comprendere quale fosse
il concetto che dell'avvenire in comune la sua fidanzata s'era
formato nella mente.
Ma come il giovane scrittore, che non conosceva il valore di nulla,
poteva comprendere l'accordo dei caratteri che cos difficile?
Orfano di padre e di madre, non aveva avuto nessuno che avesse
potuto indicargli anticipatamente la parabola del suo avvenire
coniugale, insegnandogli anche come dai pi piccoli errori di
tattica commessi all'inizio del matrimonio sarebbero potute
derivare le pi gravi conseguenze.
Tutto aveva contribuito a far di lui il marito schiavo, come, anche
senza accorgersene, doveva poi rimanere per tutta la durata della
sua vita: tutto, ripeto; la stessa solitudine in cui era cresciuto, la sua
educazione, la forma del suo spirito e la forza della sua
educazione, fin anche la sua razza e l'indole ereditaria del suo
temperamento, che tanto pi forte quanto meno noi ci curiamo di
prenderne conoscenza.
Ho detto gi che Le Prieux - manteniamogli pure la seminobilt di
questo suo nome diviso in due parti - era oriundo del Bourbonnais.
Il solo nome, del resto, ne indica facilmente la provenienza. Nel
dialetto della Francia di mezzo, ancora al giorno d'oggi si chiama
prieux o samoneux il bel parlatore il quale si prende l'incarico
d'andar di porta in porta a far garbatamente gl'inviti per le feste
nuziali. Questa parte di messaggero campestre fu forse, nel
passato, sostenuta con particolare entusiasmo da qualcuno degli
antenati di Ettore? I modesti archivi di Chevagnes, dove Ettore
ebbe i suoi natali, non dicono nulla: essi attestano invece che i Le
Prieux sono conosciuti a Chevagnes da parecchie generazioni sotto

questo curioso nomignolo che poi diventato il loro regolare


cognome. Essi debbono realmente aver vissuto l da tempo
immemorabile, poich il loro discendente con la sua testa pi larga
che lunga, con la fisionomia quasi piatta terminante in un mento
assai rotondo, coi suoi capelli lisci che rimanevano castani
nonostante lo spolveramento argentino dell'et, con gli occhi scuri,
l'incollatura taurina, le spalle orizzontali, il torace ampio, la vita
corta e tutta la persona alquanto tozza, presentava il perfetto tipo
del contadino celta che, all'epoca dell'invasione di Cesare, abitava
quella parte di Francia.
L una razza autoctona, i cui tratti morali sono rimasti sempre
identici attraverso la storia: un'intelligenza alacre senza per il
sussidio d'una immaginazione accesa, una volont paziente ma
senza iniziativa - ci, per esempio, che gli scienziati moderni
sogliono chiamare lo spirito gregario" - l'idea di non voler mai
agire da soli e quasi anche il bisogno di essere guidati. Sembra che
possa essere un poco ardito il voler generalizzare tali forme
caratteristiche: pure gli annali dell'Alvenia e del Bourbonnais sono
l per provare la giustezza di tale generalizzazione. Per ci poi che
riguarda questa seconda provincia - e ne parliamo, dal momento
che noi stiamo qua discorrendo d'uno dei suoi pi umili figlioli - si
vede come l'elemento celtico abbia sicuramente impresso alla sua
storia una evidente unit. Durante la lunga durata del medioevo,
quando la locale indipendenza permetteva un pi libero sfogo alle
forme originali, che cosa di l uscito? Nessuno o pochi uomini
d'arme; nessuno o pochi uomini d'arte: proprio come se la razza
ripugnasse da quanto d'eccessivo necessario perch possa
formarsi un essere geniale. Invece innumerevoli uomini prudenti
ne sono usciti, e gente di legge o di chiesa.
Quando si ha in s tanto del proprio paese quanto Ettore Le Prieux
aveva del suo, le qualit e i difetti del paese di origine ricompaiono
sempre, anche quando si vive in mezzo a un ambiente e si esercita
una professione che, si suppone, siano diametralmente opposti a
questa influenza del suolo avito.
Rileggete ora una delle appendici drammatiche di Ettore Le Prieux

o uno dei suoi corrieri parigini e vi riconoscerete subito prudenza


di spirito e mitezza di idee, giudizio e timidezza, un'esattezza senza
slanci ed una saviezza tranquilla. Si tratta d'un ingegno che, troppo
presto, ha cessato d'osare; si tratta d'un carattere che, troppo presto,
s' sottomesso.
Per se questa ereditaria passivit dello spirito pu spiegare come
la direzione della famiglia di Ettore dovesse subito essere afferrata
da sua moglie, pure un problema ci si presenta, la cui soluzione
occorre sia fatta prima che pienamente si offra ai nostri occhi
questa superiorit presa dalla signora Le Prieux su tutte le azioni e
i fatti della vita di suo marito.
Perch mai costui, con la sua innata mancanza di spirito
d'iniziativa, in mezzo a tanto numero d'impiegati ufficiali e sicuri, a
stipendio fisso e con la prospettiva della pensione, che si offrono
innanzi alla vita d'ogni individuo pecorone dei nostri giorni, ha
scelto invece la carriera pi avventurosa, la pi feconda di casi
imprevisti, la meno conforme al prudente aire della nostra
borghesia? Ma anche in ci il nostro giovane amico, allorquando
appunto pareva dar prova e di audacia e di originalit, non aveva
invece dato prova se non di docilit all'influenza che subiva e di
poca fiducia nelle proprie forze.
Ed ecco come.
Il pi inatteso caso volle che il padre di Ettore, domiciliato a
Chevagnes nella sua qualit di medico, rinnovasse una antica
conoscenza al vicino stabilimento termale di Bourbon Laucy - che
assai prossimo e Chevagnes - con uno dei suoi antichi compagni
d'universit, dimorante vicino a Nohant e che prestava le sue cure a
Giorgio Sand. L'amico ritrovato fu invitato a passare qualche
giorno a Chevagnes e parl assai della sua illustre cliente davanti
al nostro Ettore, il quale allora stava compiendo il suo corso di
retorica al liceo di Moulins e, come tutti i giovani della sua et,
faceva anche dei cattivi versi. In seguito a quei discorsi, il
giovanetto appassionato ammiratore di Lelia e d'Indiana, mise in
atto la prima ed ultima arditezza della sua vita. Egli os scrivere
alla buona signora di Nohant un'epistola, nella quale domandava

all'illustre scrittrice qualche consiglio sopra alcune sue idee di


religione!
Con quell'ammirevole facilit di scrivere che la Sand conserv fino
all'ultimo e malgrado l'abbondanza dei suoi lavori, ella rispose allo
studente. Ella non dubitava certo che le quattro pagine di quella
sua lettera scritta con quel suo grande carattere rotondo e alquanto
rovesciato, come ella usava in quei suoi ultimi anni,
eserciterebbero la influenza pi funesta sull'avvenire di quel suo
improvvisato corrispondente.
Egli torn a scrivere e, fatto questa volta pi ardito, le mand dei
versi. La buon'amica di Alfredo de Musset s'intendeva di poesia
presso a poco come s'intendeva di politica: ma, per contrapposto,
sapeva a perfezione mettere insieme un romanzo: ed ella ne
prepar subito uno intorno al giovane verseggiatore provinciale,
unicamente perch questi era riuscito a coprire di strofe assai
mediocri una pittoresca leggenda locale. Ella lo vide come
l'inauguratore in Francia di quella poesia rusticana di cui aveva
sempre vagheggiato l'idea. Lo incoraggi quindi coi suoi elogi;
elogi imprudenti e dannosi, di cui purtroppo non sono avari tutti gli
artisti che hanno raggiunto la gloria.
Essi, fatalmente, non sanno misurare la portata del fascino che
esercitano sulla immaginazione dei principianti. Poi una breve
permanenza a Nohant, dove Ettore fu accolto con la pi spinta
cordialit, fin di far girare la testa, al giovanotto, che credette
sinceramente al suo avvenire di poeta.
Il risultato di tutto ci fu che, all'uscire dal liceo, Ettore, invece di
seguire il corso di medicina come desiderava suo padre, chiese di
seguire il corso di diritto: egli vedeva in questa ultima via
un'occasione a studi meno aridi e che meglio si accordavano coi
suoi desideri segreti.
In seguito, mortogli il padre, Ettore, rimasto orfano e libero della
sua fortuna poich aveva perduto la madre quando era ancora in
tenera et - cerc di realizzare quanto pi presto pot il capitale
della sua famiglia, modestissimo, del resto, come poteva esser
quello di un tranquillo esercente di Chevagnes. In quella prima

fuga di future speranze, le tre tenute, che dovevano poi in appresso


costituire la parte solida della sua possessione, non furono
sacrificate, solo perch egli fu nella impossibilit di annullare gli
affitti.
Egli abbandon anche gli studi di diritto che aveva cominciato a
Digione, e lo scolaro di Giorgio Sand and a Parigi per condurvi la
vita di candidato alla gloria della letteratura.
La partenza del ragazzo Le Prieux produsse realmente un grande
effetto in quell'angolo provinciale di Chevagnes dove il defunto
dottore contava tanti pretesi parenti, vale a dire altrettanti clienti
gratuiti quanti casali sono sparsi nella circostante campagna.
Ci avvenne nel 1865.
E la conseguenza fu quella che gi voi avrete immaginato: ancora
una volta Icaro consunse, al fuoco della realt, la cera delle sue ali
imprudenti.
Nel 1870 all'epoca della guerra, durante la quale Ettore fece
bravamente e semplicemente il suo dovere, egli aveva pubblicato a
sue spese due volumi di versi: Ramoscelli di ginestra o Sonetti
campestri oltre a un romanzo: Il rossignolo, dal nome che in
dialetto del Bourbonnais si suole dare ai bovi dal pelame rossiccio.
Tutta questa roba era affogata in quel colore di provincialismo
rusticano che gli scrittori sbarcati a Parigi non abbandonano, onde
mostrarsi sempre, in qualche modo, appartenenti al loro paese. Le
tre opere, in media, si erano vendute a un centinaio di copie.
Intanto per il nostro autore aveva imparato a sue spese tutto ci
che di brutale positivismo, d'implacabile vanit e di calcolo
ignobile si nasconde sotto le pompose dichiarazioni o sotto i
fantasiosi paradossi della bohme artistica.
Passando per ricco - e, per ragion di confronto, essendo realmente
ricco - in mezzo alle riunioni del Quartiere Latino e ai cenacoli di
Montmartre, dove naturalmente lo condussero le sue aspirazioni
letterarie, il provinciale dovette subito far conoscenza con le
numerose variet di quel sistematico sfruttamento che, in
linguaggio di caff, si nasconde sotto il nomignolo allegro e

famigliare di scapaccione.
Egli era stato l'amico compiacente il quale non riesce ad entrare in
un caff senza che non vi siano cinque o sei persone le quali
corrano ad assidersi intorno a lui per intavolare lunghe e alte
discussioni d'estetica; pronte ad allontanarsi poi, appena venuto il
momento di pagare il conto degli innumerevoli bicchieri di birra, i
cui piattini si alzano a pila uno sopra l'altro in monumentali
colonne; e il giorno appresso, appena pone la mano sopra alla
maniglia della bussola per entrare nello stesso caff, da quegli
stessi sottili esteti della vigilia si sente colpire con un non val
nulla" dedicato alla sua opera e alla sua persona e che gli entra
dentro al petto come una lama di pugnale a martirizzare il suo
amor proprio.
Le Prieux era stato anche lo sciocco che compra venticinque scudi
d'azioni d'una rivista destinata a difendere i giovani e che poi
ritrova nelle pagine di essa un articolo pieno di allusioni crudeli,
attraverso alle quali egli riconosce se stesso, ed ha cos il dolore
d'aver pagato il proprio massacro morale come un altro paga i suoi
elogi. Egli era stato anche - e non una volta sola, ma venti, ma
cinquanta volte - il Mecenate, prima commosso e poi intimidito,
che comincia con l'aprire la propria borsa ai letterati mendicanti di
professione e che poi, al primo rifiuto che si oppone, si scontra
nell'oltraggio canagliesco di coloro al cui ozio egli non vuol
cooperare... Ma a che scopo enumerare ora tutte queste cos
comuni e cos volgari miserie? E' una fortuna vera quando chi le
attraversa riesce ad uscirne senza pervertire la giustezza del
proprio senso sociale.
Fortunatamente, mentre Ettore vanamente e pretenziosamente si
sforzava di rendere quella poesia della terra nativa, che egli aveva
avuto il torto d'abbandonare, la forza della sua terra, ad insaputa di
lui, lavorava dentro le sue fibre. L'astuta prudenza, dei suoi avi
paesani gli faceva interpretare rettamente quelle strane esperienze:
ed egli, per la forza d'un oscuro ma irresistibile istinto di
conservazione, ne traeva una vista precisa delle condizioni, in
mezzo alle quali avrebbe dovuto condurre la sua vita e cercare

d'indovinare il mezzo pi sicuro per accomodarvisi dentro.


Sotto la tenda e sulla terra tedesca, dove fu condotto prigioniero,
egli aveva fatto molte serie riflessioni. Vedendosi giunto, senza
nessun pratico risultato, alla fine del suo piccolo capitale, egli
comprese che il suo sogno di gloria altro non era che una semplice
chimera.
Egli si cred romanziere e, conservando in s una segreta
compiacenza per i suoi scritti di giovent, accett di ritardare la
realizzazione del suo ideale. Egli si vedeva a venticinque anni,
senza titoli e senza protezioni, senza aver intrapreso una carriera
qualunque. E disse a s stesso che bisognava almeno utilizzare i
suoi primi sforzi, e che, mestiere per mestiere, la letteratura ne
valeva ben un altro, allorch fosse esercitata colle debite
disposizioni, cio lavoro assiduo ed esattezza, qualit che sono
necessarie in ogni professione. Dopo tutto, un gran giornale non
altro che un laboratorio commerciale il quale esige una data qualit
di lavoro positivo, eseguito regolarmente: Ettore risolvette di voler
esser un buon operaio di uno di quei laboratori, e mantenne la
parola.
La sua prima cura fu di profittare della dispersione forzata dei
gruppi letterari, dei quali pi o meno egli aveva fatto parte, per
isolarsi da quasi tutti i suoi antichi disegni. Poi ricordandosi di
essersi iscritto alle lezioni di diritto, egli ebbe il coraggio di
completarle per potersi poi presentare al tribunale e l giunto
cercare un posto di cronista giudiziario in qualche gran foglio alla
moda. Egli vi giunse merc l'opera di un suo antico compagno di
caff, il quale dopo aver ben bene ragionato era anch'egli entrato a
far parte della stampa.
L'esattezza con la quale egli prese a portare il suo manoscritto, la
precisione e la chiarezza nella seria esposizione dei fatti narrati, la
gaiezza del suo carattere lo fecero ben presto apprezzare
nell'ambiente di quel primo giornale.
Il redattore-capo parl di lui al proprietario del giornale - il quale
non era altri che Duret - con parole piene di sincera lode.
Costui ambiva circondarsi di buoni lavoratori e di bravi segretari,

che gli fossero collaboratori intelligenti nella fortuna politica


ch'egli contava formare sulla sua fortuna finanziaria. Perci volle
conoscere Le Prieux. Ed ecco come Ettore entr, essendo
giornalista di nessuna importanza ed appena stipendiato, nel
palazzo principesco che Duret possedeva allora in via Friedland.
Poco tempo dopo, lo speculatore si uccideva nelle tristi circostanze
gi note al lettore, cio in seguito alla completa rovina del Credit
Departemental.
La vedova e la figlia furono ben felici di trovare nella spaventosa
confusione di quella rovina, la devozione del modesto
collaboratore giudiziario, il quale offr loro i suoi servizi col
fervore di un'ammirazione passionale per la bella ed infelice
Matilde.
Il resto s'indovina facilmente: e l'intimit crescente, e la passione
del giovane, sul principio intimidito fino a non osare nemmeno di
nutrire la speranza di piacere, e la tenera riconoscenza delle due
donne, e la gioia quasi paurosa dell'innamorato avanti alla
prospettiva ad un tratto scoperta di una possibile unione, ed il
seguente idillio innocente e delizioso, il ricordo del quale faceva
battere il cuore dello scrittore, invecchiato dopo un quarto di
secolo, come s'egli fosse ancora il giornalista di ventinove anni che
sorvegliava il trasporto della sua roba e dei suoi libri
nell'appartamento della suocera, un appartamento molto triste, sul
cortile, in cima alla via Rocher, non osando ancor di credere alla
realt della sua felicit!
II.
Infatti il primo periodo di quella unione, per Ettore, completamente
ed assolutamente felice, dur circa sette anni. E fu in quel periodo
che si stabil la reputazione del giornalista, e durante il quale la
signora Le Prieux si form un concetto del lavoro di suo marito,
che doveva poi tristemente influire sul loro avvenire comune.
Matilde era una di quelle donne, la cui mancanza straordinaria
d'intelligenza ed il nobile volto offrono un tale contrasto che

sconcerta 1'osservatore senza ch'esse abbiano alcun bisogno di


dissimulare, soprattutto se quell'osservatore le ama.
Sua madre era oriunda di Aix in Provenza ed usciva da una buona
famiglia di l; suo padre era il figlio di un piccolo commerciante
del Nord. Quelle mescolanze di sangue tanto frequenti nelle
famiglie moderne, e a cui nessuno oggi pi bada, danno spesso il
risultato di una eredit di tendenze contraddittorie le quali si
paralizzano equilibrandosi.
Da quel padre Matilde aveva ereditato la tendenza al lusso, un
egoismo implacabile e quel fondo d'insensibilit che distingue i
giocatori d'ogni razza e specialmente quelli appartenenti alla
Borsa. Dalla famiglia di sua madre ella aveva preso l'ammirabile
tipo meridionale che, quando purissimo, assume la finezza e le
eleganze di un medaglione greco.
Ella aveva gli occhi profondi, ardenti, e scuri sopra una carnagione
di un bianco d'avorio. La fronte piccola e rotonda si ricongiungeva
al naso per mezzo di quella linea quasi dritta che d un aspetto
tanto nobile; e la sua testolina lasciava indovinare, sotto i folti
capelli neri, quella forma d'un ovale allungato dove si perpetua la
razza di quel pieghevole e minuto dolicocefalo bruno, lodato dagli
antropologi.
Ed aggiungete a tutto ci una fila di denti piccoli e belli fra due
labbra che sembravano tagliate con la forbice, talmente esse erano
ben delineate, - un mento diviso da una fossetta e solidalmente
formato, una linea di collo degna di una statuetta di Tanagra, la
nuca graziosamente rotonda, le spalle ed il seno di Diana, la vita
alquanto alta ma ben fatta, le mani e i piedi da bimbo, e quella
graziosa maniera d'incedere che le donne di Arles hanno reso
celebre.
Qualunque sia la posizione sociale in mezzo a cui la fortuna si
compiace di lanciare una creatura cos meravigliosamente dotata
dalla sovrana Bellezza, essa non ha che comparire per esercitare su
tutti, anche senza il lenocinio dell'acconciatura, un fascino
irresistibile. E per un anima gi incline per istinto all'abuso della
personalit, nulla v'ha di pi dannoso. L'eccesso della continua

ammirazione nelle donne che ne sono oggetto rapidamente abbatte


ogni capacit di giudizio. Avviene ad esse ci che avviene ai
principi troppo adulati ed agli artisti troppo glorificati.
Tali vittime del proprio successo finiscono col far del proprio Io
il centro del mondo con una ingenuit che allo stesso tempo
sciocca e feroce.
Questa autorit" aveva in Matilde la scusa che la natura le aveva
interamente negato lo spirito altruista; - facolt che, del resto,
molto meno comune di quel che si creda - il potere cio di
conoscere il cuore degli altri, di capirne le idee, d'afferrarne tutte le
gradazioni della sensibilit.
Dietro quella fiera e nobile maschera di antica dea si nascondeva
quella specie di sentimento animale che cos comune nella gente
del Mezzogiorno, e che si pu chiamare il pensiero di s stesso.
Matilde era stata commossa dalla devozione di Ettore, senza
scorgere il principio segreto, la nobile piet di quel poeta, tanto pi
poeta in azione, quanto meno lo era nell'arte.
Ella aveva trovato naturalissimo quel trionfo della propria bellezza
e, consentendo a divenire la signora Le Prieux, aveva veramente
creduto di far cosa gradita a sua madre, la quale, molto pi
ragionevole ed anche molto pi sensibile di lei, aveva insistito con
tutte le sue forze in pro di quell'unione.
La signora Duret era stata veramente toccata al cuore da quel
tesoro di abnegazione che ella aveva indovinato nell'innamorato di
sua figlia. Illuminata da una crudele esperienza, ella aveva
riconosciuto in Ettore tutte quelle qualit precisamente opposte a
quei difetti, che avevano spinto il marito di lei verso il precipizio
della catastrofe orrenda.
Ella aveva supplicato la figlia d'accogliere quel protettore sicuro, e
questa aveva risposto s, giustificando ai suoi occhi l'onest di
quell'unione nell'immolazione che faceva alla felicit della madre.
Nonostante che i guadagni del fidanzato fossero ben modesti, pur
la loro unione avrebbe portato la loro rendita da quattro a diecimila
franchi, quanto occorreva cio per prendere una cameriera di pi e
sollevare la buona mamma d'una gran parte delle cure di casa.

Al momento del suo matrimonio Matilde non aveva sospettato


affatto il dramma intimo che s'era gi svolto nello spirito
dell'aspirante poeta, divenuto un manovale della prosa, n i
desideri segreti che Ettore nutriva ancora traverso all'arduo lavoro
mercenario, per raggiungere la mta di una qualunque opera d'arte,
una raccolta di versi, un volume di novelle, un romanzo.
Nemmeno adesso ella ne sospettava alcunch. Dopo pi di
vent'anni di unione, durante i quali non erano avvenute altre scene,
all'infuori di quelle che formano la materia di questa narrazione,
Matilde si credeva sempre la sposa pi irriprovevole e pi fedele.
Ella s'inorgogliva d'aver formato la posizione di suo marito: il
che, in fondo, altro non significava se non l'obbligo di dover
mandare nel mese di gennaio quattro o cinque centinaia di carte da
visita. Ed ella sarebbe morta senza sospettare d'aver immolato il
pi raro ed il pi delicato dei cuori umani, alla pi egoistica e alla
pi meschina di tutte le vanit: quella cio di voler tenere il posto
di donna alla moda e d'esser citata nei resoconti dei giornali
mondani, di cui sopra ho parlato, coll'appellativo di la bella
signora Le Prieux. Forse voi non avrete pi la tentazione di
sorridere davanti a quest'appellativo, quando avremmo finito
questo studio e potrete sapere a quali reali miserie esso
corrisponda.
Bisogna ben dirlo: Ettore durante la prima fase del suo matrimonio
prese a godere, prima che a soffrire, di una tal vanit. cosa rara
assai che le tragedie di famiglia non abbiano per primitivi complici
coloro stessi che ne debbono essere i martiri. Sono i genitori, e i
mariti, e le madri, e le spose che cominciano a sviluppare nei loro
figli, o nel loro parenti, quei difetti di cui pi tardi saranno essi
stessi i primi a dolersi amaramente. ben vero che, sul principio,
tanti difetti non sembrano che grazie. La menzogna comincia
coll'astuzia, la civetteria col desiderio di piacere, l'ipocrisia, col
contegno e cos tutto il resto.
Durante i suoi primi anni di matrimonio, Ettore vide che ogni cosa
deliziosamente s'andava armonizzando nell'interno della casa sua e
intorno alla sua vita, in modo che la bellezza della sua giovane

sposa ne brillava pienamente. Come mai egli non avrebbe goduto


di moltiplicare allegramente le sue fatiche, anno per anno, mese
per mese, pur di moltiplicare i primi diecimila franchi di rendita
del suo lavoro?
Tanto di gioia gli causava il permettere a Matilde quelle piccole
raffinatezze che sono cos naturali in una creatura giovane e bella,
quanto di brutalit gli sarebbe parso a privarnela. Fra un cappello
da venticinque lire e un elegante cuffietta da tre napoleoni; fra un
abito da centocinquanta franchi, ed un modesto abbigliamento di
trecento; fra una giacchetta e un paio di scarpine prese belle e fatte,
ed un ricco mantello e un paio di stivalini d'un passabile tagliatore,
la differenza di materia e di forma immensa mentre quella del
costo cos piccina, o almeno tale doveva sembrare la differenza
ad un marito innamorato alla follia e per il quale le cifre del
dispendio coniugale erano cos compendiate: - Mille e duecento
lire di pi all'anno per la toilette, il che significava ventiquattro
articoli di pi all'anno a cinquanta lire l'uno, o anche quarantotto a
venticinque, vale a dire uno in pi alla settimana: e ci era un
nulla. Non era infatti passato pi di un anno dalla sua unione con
Matilde, che lo scrittore aveva aggiunto al suo lavoro due
corrispondenze settimanali a due grandi giornali della provincia.
I tea-gowns della signora Le Prieux erano quindi assicurati, senza
che ella minimamente si accorgesse di quell'aumento di spese. Ora
voi converrete che per i tea-gowns occorre necessariamente un
salotto in cui poterli mettere in mostra, e per il salotto occorre un
giorno" - quel giorno appunto di cui Matilde aveva tanto parlato
al suo fidanzato. Il giorno" a sua volta ha bisogno di un domestico
per aprir la porta, di fiori per adornare i vasi, di pasticcini per il the
o il cioccolato, e di lampade per illuminare l'ambiente. Una
quantit insomma di spese sulle quali Ettore si sarebbe ben
guardato di lesinare, tanto pi che egli era vittima di una strana
illusione retrospettiva.
Durante il tempo del suo fidanzamento, quando egli nel povero
appartamento di via Rocher ritrovava alcuno di quei mobili che
avevano figurato nel palazzo dello speculatore milionario, egli

aveva provato una specie di tenerezza vicina al rimorso e quel


rimorso ora continuava nel tempo del suo matrimonio. Gli pareva
che Matilde, sposandolo, gli sacrificasse interamente la possibilit
di riavere quelle splendide cose; gli pareva che quel passato
lussuoso desse alla giovane donna il diritto di godere d'una vita pi
ricca, pi elegante e pi conforme alle sue consuetudini primitive.
Un simile ipnotismo esercitavano su Matilde quei mobili e quei
gingilli, avanzi della sua passata esistenza, - un passato del resto
tanto recente che faceva a lei sembrar come un sogno quella caduta
gi dall'olimpo delle sontuosit.
Il miraggio della perduta ricchezza, vera malattia mentale della
gente precipitata in rovina, agiva in lui senza che ella se ne
accorgesse. E quella, senza che ella appunto lo sospettasse, doveva
essere l'idea, direttrice di tutte le sue azioni e di tutti i suoi pensieri,
e che a poco a poco l'avrebbe condotta a rea1izzar la parvenza, o
meglio una parodia di ci che sarebbe stata la sua vera esistenza, se
non fosse avvenuto il fallimento del padre.
Tutte le prime piccole soddisfazioni concesse a quella nostalgia del
passato si tradussero in piccole spese di casa le quali, l'una per
l'altra, rappresentarono per Ettore un nuovo dispendio d'oltre un
migliaio di lire all'anno. Quasi subito per l'occasione di
raddoppiare i suoi cespiti gli si offerse: un periodico illustrato gli
propose un compenso di cento lire alla settimana per una cronaca
da lui scritta e firmata con uno pseudonimo; ed egli scelse lo
pseudonimo di Clavaroche.
Il domestico ebbe allora una livrea; i fiori e i pasticcini del
giorno" di Matilde furon presi in un negozio di prim'ordine: le
lampade furono aumentate, e ricambiate le stoffe dei mobili; tutte
queste eleganze naturalmente dovevano far arrivare a un
indispensabile cambiamento di domicilio.
Dalla malinconica via Rocher i mobili tentatori, e i panneggiamenti
cattivi consiglieri, e i gingilli sovraccarichi di ricordanze,
emigrarono in una civettuola palazzina di via Viette, sulla spianata
Monceau. Un nuovo impegno - questa volta quotidiano, l'invio
cio di un centinaio di linee ogni sera a un giornale francese di

Pietroburgo - compens bene quell'aumento di fitto. - E che mai


sono cento linee di scritto, quando currenti calamo si tratta di
riassumere per lettori stranieri le piccole notizie che, naturalmente,
si annusano nell'aria di Parigi? Quindi n Ettore n sua moglie si
accorsero affatto di quel nuovo aggravamento di lavoro.
Due avvenimenti per molto seri impedirono, durante questo
periodo della sua vita, che la coppia Le Prieux si spingesse troppo
avanti per quella dispendiosa via della falsa mondanit parigina.
Uno fu la nascita di una bimba, a cui fu posta il nome di Regina,
rinnovando in lei quello della nonna Duret: l'altro fu appunto la
morte della signora Duret, che avvenne dopo gli spasimi d'una
malattia terribile - un cancro al seno.
Le lunghe permanenze in casa, primieramente imposte a Matilde,
dalla gravidanza e dal puerperio che fu alquanto penoso, quindi
dalla malattia di sua madre, e infine il lutto per la morte di essa,
non le permisero di allargare il cerchio delle sue conoscenze.
Queste allora non erano molto numerose. Usciti ambedue da
famiglie di provincia, n lei n suo marito avevano intorno quel
cerchio di conoscenze, che tanto nella minuta borghesia, quanto
nella pi alta aristocrazia costituito dalle affinit. Inoltre n
Ettore, nel povero inizio della sua vita letteraria, n il defunto
Duret, con la lussuosa esposizione della sua ricchezza tanto
rapidamente acquistata e anche tanto pi rapidamente perduta,
erano riusciti a crearne intorno una loro propria societ.
L'imprenditore d'affari non aveva avuto alle sue feste sfarzose che
invitati di occasione, i quali poi si dispersero collo sparir dei
milioni: a Parigi infatti son centinaia e centinaia di questi
semiparassiti che il pettegolezzo mondano riconosce col nome
enigmatico di boscards, i quali sono come un corteggio in
disponibilit al servizio di ogni fortuna la quale possa sopportare
pranzi da diciotto coperti, cacce, balli ricchi di doni, e palchi di
abbonamento all'Opera. Tali boscards di professione sono o grandi
signori pi o meno rovinati, in cerca di una partecipazione agli utili
altrui, o artisti intriganti alla caccia di un'ordinazione di busto o di
ritratto, o affaristi in abito e in panciotto bianco che annusano un

fruttuoso trameno, o anche stranieri di dubbiosa provenienza,


travestiti da gentlemen con una correttezza alquanto decorativa. A
questa serie di gente da aggiungere un lungo ordine di donne
compromesse a met, d'avventurieri di circolo, e infine di
praticissimi epicurei i quali in fondo si contentano solo di un buon
pranzo, di un sigaro prelibato, di vini fini o, quand' la stagione,
d'un bel colpo di fucile sopra una torma di fagiani, a cui non sono
state certo risparmiate le uova di formica.
Questo popolo di parassiti si divide in squadre diverse di pi o
meno fine qualit, a seconda del posto che nel mondo occupa la
ricca persona che si vuol boscarder.
La squadra che s'era raccolta intorno a quel lanciatore di emissioni
sospette, come era stato il Duret, non aveva potuto essere che di un
ordine affatto secondario.
La frase di quel medico, la quale diceva a un frequentatore di
buoni pranzi vittima dei suoi eccessi di ghiottoneria: - Voi non siete
affatto degno di aver la gola! - racchiude una intera filosofia
sociale.
Il carattere poco fine dei boscards, che costituivano la squadra
Duret, apparve manifesto coll'immediato abbandono avvenuto
dopo la rovina. E ci avrebbe dovuto per sempre disgustare
Matilde da quella parvenza di gente mondana, in mezzo a cui sono
condannati a vivere tutti coloro che, senza appartenere per nascita
o per parentela alla vera grande societ, vogliono esservi introdotti
ed a loro volta ricevere.
Ma invece era accaduto il contrario.
Lo sconforto di quell'abbandono era passato sulla giovanetta senza
recare alcun profitto alla giovane sposa. Ci avvenne perch la
vanit ripugna dall'esperienza, precisamente a cagione del difetto
che indica la stessa etimologia della parola: la radicale mancanza
di solidit e di verit, la voglia di produrre ad ogni costo un effetto,
quand'anche si sappia che tale effetto menzognero e che viene
esercitato sopra gente affatto spregevole.
Ecco perch le prove di cinica indifferenza che i frequentatori delle
feste di casa Duret avevano prodigato a lei ed a sua madre,

all'epoca del loro disastro, non impedirono affatto che la signora


Le Prieux, non appena maritata, volesse subordinare tutta la sua
vita alla ripresa della sua antica situazione. Ella non per altro, visse
che per invitare ed essere invitata, ricevere ed esser ricevuta.
Se suo padre all'epoca dei suoi milioni e delle sue magnificenze
non aveva ricevuto in casa sua che parassiti di un ordine inferiore,
si comprende bene come anche le persone, con le quali la moglie
del giornalista andava ricambiando quelle tanto costose cortesie,
non potessero essere, come oggi si suol dire, la crema della societ
pi fine.
Erano tre o quattro coppie di persone scelte fra quei colleghi di
Ettore, che avevano anch'essi il loro giorno di ricevimento. Erano
anche tre o quattro di quelle coppie, raccolte per mezzo delle
prime, nella classe dell'alto commercio parigino; poich dopo la
profonda modificazione, o per meglio dire la totale scomparsa di
quella borghesia, cos come ancora esisteva al principio del
secondo impero, coloro che si sono arricchiti per la via dei
commercio incontrano una immensa difficolt a crearsi un
ambiente, e tale difficolt spinge gli uni a stropicciarsi ai
politicanti, gli altri agli scrittori o agli artisti. V'erano anche alcune
mogli d'avvocati desiderose di assicurare ai propri mariti un
favorevole resoconto sopra qualche loro prossima perorazione.
C'erano anche... Ma l'enumerazione di queste comparse riuscirebbe
certo noiosa tanto quanto il frequentarne la compagnia.
Ciononostante quella gente rappresentava il salotto della palazzina
di via Viette, una riunione in mezzo a cui Matilde poteva recitar la
sua parte di mondana, una corte in mezzo a cui ella poteva
raccogliere l'omaggio alla sua bellezza, - vera, unica passione della
vita sua e che una imprevista circostanza doveva finalmente fare
svolgere in un quadro pi vasto.
Questa circostanza d'un genere del tutto professionale, e che
sembr non essere affatto gravida di conseguenze mondane, si
produsse durante l'anno 1883.
Il direttore d'un giornale di gran formato offr a Le Prieux il posto
di critico drammatico che l'istantanea morte del titolare aveva reso

vacante. Quantunque la critica teatrale non abbia pi la stessa


importanza di una volta, da quando il sommario resoconto
quotidiano ha quasi ovunque rimpiazzato la vecchia rivista del
luned - resa celebre gi, per non parlare che dei morti, da Gautier,
da San Victor, da Janin, da Weiss e da Sarcey -, pur nella famiglia
giornalistica nessun incarico meglio desiderato di questo, e ad
ogni posto vuoto concorrono una ventina almeno di candidati. Le
Prieux non ebbe nemmeno il fastidio di presentarsi al concorso, e il
sapiente calcolo che egli, entrando nel giornalismo aveva fatto e al
quale fino allora era rimasto fedele, si and interamente
realizzando.
Egli raccoglieva il frutto prodotto da quella qualit, che in ogni
mestiere assicura sempre il successo, la coscienza tecnica.
Allo stesso tempo che la costante apparizione del suo nome in
fondo ad articoli accuratamente scritti e pensati, lo rendeva a tutti
noto, egli andava acquistando per la sua accuratezza appunto, e per
la giusta moderazione dei suoi giudizi sulle persone e sulle cose, e
per l'esattezza anche dei documenti di cui corredava i suoi scritti,
quel potere misterioso che si chiama autorit.
Poche parole di schiarimento basteranno per coloro che conoscono
con quale incredibile leggerezza s'infarciscano di chiacchiere i
giornali moderni: Ettore non aveva mai parlato di un libro, senza
prima averlo almeno sfogliato.
Oltre a ci, malgrado l'evidente fortuna che lo seguiva, egli fin dal
principio aveva avuto il bene di non suscitare alcuna invidia.
Quell'oscura e implacabile passione che il malanno dell'esistenza
letteraria, ha generalmente la strana perspicacia d'attaccarsi pi alle
persone che ai loro successi. L'uomo di vero ingegno che cade, non
invidia la riuscita di un altro dallingegno mediocre, ma invece
quest'ultimo che anche nel suo trionfo pi ampio, invidia 1'altro nel
suo insuccesso.
Noi veramente non siamo gelosi di coloro - e non desideriamo far
loro del male - che dentro di noi pensiamo siano a noi inferiori. E
questa, sul principio della sua carriera, fu la forza di Le Prieux: n
letterariamente, n fisicamente, n socialmente egli invidi mai

alcuno. Gl'invidiosi invece contro di lui dovevano sorgere pi


tardi, dalle belle relazioni e dalle ricche toilettes della sua signora e
dal coup affittato a mese.
A farla breve l'entrata di Ettore nella critica drammatica, sarebbe
passata inosservata come la stessa sua persona, se egli non avesse
preso subito l'abitudine di farsi vedere alle prime rappresentazioni
in compagnia della sua giovane moglie, che, come abbiamo visto,
ben pochi dei suoi colleghi conoscevano.
La bellezza di Matilde, la quale allora contava appena ventotto
anni, era troppo sfolgorante per non essere immediatamente
osservata in mezzo a quellambiente delle grandi solennit
parigine, in cui i personaggi non si rinnovano quasi mai, e dove,
come diceva un tale: sono sempre gli stessi quelli che si fanno
uccidere.
Ella infatti, in mezzo a tutti quei volti uccisi veramente dalle
veglie, dagli abusi della vita nervosa, dal belletto e dal resto, ebbe
subito un immenso successo di curiosit.
Il servizio" al quale nel giornale suo marito era applicato non
portava con s il diritto a quei palchi e a quei prosceni cos adatti al
ricevimento delle conoscenze: ed ella pi tardi lo decise a farne
richiesta. I posti che si cedevano a Le Prieux per il Teatro
Francese, per il Vaudeville, per il Ginnasio, per le Variet, per
l'Odon - infine per tutti i teatri - non erano che semplici poltrone
di galleria; e tutti i binocoli della sala potevano liberamente
osservare quella bella testa dal tipo s fine e che, nei momenti di
riposo o assorbita dallo spettacolo teatrale, tanto
meravigliosamente sapeva mostrare la passione e l'intelligenza.
Matilde non sarebbe stata la donna che realmente era se non si
fosse avveduta, con tutte le fibre della sua intima essenza, di quel
suo trionfo, e non avesse pensato, prolungandolo, a renderlo pi
ampio.
E nemmeno Parigi sarebbe pi stata Parigi se tra i frequentatori
delle prime rappresentazioni, non si fosse trovato colui destinato ad
essere il Barnum di questo successo nascente. Questi Barnum
volontari mietono il loro grano nei campi di questa strana citt che

ha come la mana, la furia della moda, per tutto ci che riesce e che
brilla, fosse pure sol per un giorno, sopra il cielo iridato di quella
moda stessa. E ve ne sono per i libri e per i quadri, per i principi
stranieri e per gli esploratori, per le produzioni teatrali e per le
belle donne. Diciamo subito - affinch non possa sorgere equivoco
alcuno, o affinch almeno la signora Le Prieux non corra il rischio
di essere vittima di un ingiusto sospetto - diciamo subito che i
Barnum di questa ultima specie non sono altro, quasi sempre che
platonici patitos. Quasi tutti nutrono un pensiero interno che non
ha nulla a vedere con ci che i nostri padri chiamavano
allegramente la bagatella. Se essi vogliono trarre profitto dalla
generosit della persona che hanno in animo di lanciare, ci non
avviene che per ragioni di vanit e d'interesse. La corte che essi
fanno una corte assai discreta, paterna o fraterna, a seconda
dell'et.
Questa corte consiste nel dare pranzi in trattorie elegantissime
sotto la direzione della bella signora, dove ella s'incontra con altre
signore e con altri uomini che a lei piace di conoscere e che al
Barnum piace assai di pi di far conoscere a lei. Se costoro
arrivano fino a chiedere un appuntamento, ci per far la parte di
cavalier servente alla bella donna, e per farsi vedere in sua
compagnia in alcuno di quei ritrovi ove le eleganze di Parigi sono
passate in rivista; esposizioni d'arti o di fiori, ippodromo o
ricevimenti all'accademia, e qui una fila di eccetera che il lettore
pu da se stesso facilmente riempire.
Accade poi di solito, che non la protezione di un solo Barnum,
che la bella donna costretta a subire, ma di due, di tre, di quattro,
che si sorvegliano e s'ingelosiscono come se fossero tanti veri
innamorati, mentre invece non sono che freddi calcolatori o
inoffensivi e ridicoli snobs di quella specie cos particolare, da
valere essi soli la pena di uno schizzo. Ma non qui il momento
d'abbozzarlo.
Per caratterizzare agli occhi dei lettori, che conoscono le maschere
della commedia parigina, la specie a cui apparteneva il Barnum
della signora Le Prieux, baster dire il nome di un tal personaggio.

Egli altri non era che Cruc, il celebre collezionista, quell'abile


sessagenario, il quale, rovinato da pi d'una trentina di anni, ora
rifaceva le rendite della sua vita gioiosa comprando, vendendo o
scambiando in misteriosa maniera gli oggetti artistici del suo
museo che si rinnovavano perennemente. in questa qualit che
egli era stato uno dei primi a frequentare un tempo le sale del
palazzo Duret, ed sotto questa stessa qualit che egli fu anche
uno dei primi a dimenticare come l'affarista suicida, a cui egli
aveva fornito parecchie costose galanterie, avesse lasciato sole al
mondo una moglie e una figlia.
Avendo per ritrovato quella fanciulla, bella d'una bellezza
sovrana, gli ritorn la memoria del passato, tanto pi rapidamente
in quanto che ora Matilde era sposa d'uno dei giornalisti pi in
vista, e da quel momento Cruc incominci a prepararsi la rclame
per una grande vendita possibile. Del resto tutti si ricordano
com'egli riuscisse a mettere in esecuzione questo suo progetto, e
quale immenso successo egli ottenne.
Il vecchio mondano s'era fatto presentare alla signora Le Prieux,
ricordando a lei come egli l'avesse conosciuta quando non era pi
alta di cos.
E fu sotto gli auspici di quel sedicente vecchio amico della sua
famiglia - il quale le avrebbe fatto orrore se il desiderio di brillare
su tutto non avesse in lei soffocato ogni altro sentimento - che la
giovane donna aveva cominciato quel mestiere di grande notoriet
parigina, di cui occorre ancora per mezzo di cifre di riassumere il
bilancio. Forse l'eloquenza brutale di esse avr quella forza
d'insegnamento, che sarebbe indebolita da qualunque commento.
Nel 1897 dunque - poich questa l'epoca nella quale scoppi il
dramma familiare in mezzo al quale ci dovranno condurre questi
particolari preparatori - la passivit della famiglia Le Prieux era
pressappoco ripartita alla maniera seguente: - Ottomila franchi di
fitto, poich la piccola palazzina di via Viette era stata cambiata
con un grande appartamento di via General Foy, assai pi adatto ad
essere aperto ai ricevimenti; dodicimila franchi per il legno di
rimessa, il famoso coup tenuto a mesata, e che aveva gi fatto a

Le Prieux tanti nemici quanti erano i suoi colleghi costretti ad usar


la carozzella, quel coup aveva due attacchi di ricambio, il che era
assolutamente necessario, e per le visite del pomeriggio, e per le
uscite della sera; quattromila franchi per il personale di servizio, il
quale del resto non comprendeva che il pi stretto necessario: un
maestro di casa, una cameriera, una cuoca, una donna di faccende,
che aiutava anche nel basso servizio della cucina, un groom per
l'anticamera e per le piccole corse, e infine tutto il personale
straordinario che doveva servire per il giorno" della signora Le
Prieux o per le sue serate.
A ci si dovevano aggiungere dodicimila franchi per la toilette
della signora Lo Prieux e di sua figlia, duemila franchi di fiori, e
con queste nuove cifre arriviamo a trentaseimila franchi.
Bisognava infine contare una somma di cinquemila franchi per le
spese personali di Ettore il quale nonostante le sue vecchie
consuetudini di economia, era obbligato a prendere il legno al
ritorno dal teatro quando la moglie si trovava altrove, in qualche
ricevimento.
E oltre alle spese dell'abbigliamento di lui a cui Matilde teneva
assai, v'erano anche le infinite spese inerenti alla sua professione:
dalle piccole mance ai cocchieri e ai custodi teatrali, fino alle
ventine di franchi che egli doveva sottoscrivere quando alcuno dei
giornali dov'egli collaborava, per mezzo d'una lista di nomi, si
rivolgeva alla pubblica carit al fin di lenire un infortunio cittadino
qualunque. E con questo siamo arrivati a quarantaduemila franchi.
Se ora si consideri che la signora Le Prieux dava due grandi pranzi
al mese; che la sua cucina era finemente accurata; che v'erano per
ogni stagione tre o quattro grandi serate di musica e di prosa; che i
doni da lei fatti erano annoverati fra i pi ricchi nelle liste di una
decina di matrimoni riportate dalla cronaca mondana; e che, ci
nonostante, c'era da vivere per il resto del tempo e c'era da
rinnovare i mobili, ed esser pronti a far fronte all'imprevisto, alle
malattie, alle villeggiature o che so io; il lettore dovr convincersi
che, per tutto ci, altre mille e cinquecento lire al mese bastavano
appena, ed eccoci arrivati alla somma di sessantamila franchi -

quei sessantamila franchi all'anno che Ettore guadagnava e che


facevano dire di lui che era un uomo arrivato.
Poniamo adesso in cifre il lavoro del marito, insistendo per l'onore
della casta giornalistica - la quale , a volta a volta, o portata alle
stelle, o gettata nell'abisso - sull'integrit di questo laborioso
operaio della penna.
Le Prieux non aveva mai saputo che cosa volesse significare la
parola affare e non aveva mai toccato altro danaro se non quello
prodottogli dal suo lavoro. Egli aveva prima di tutto dodicimila
franchi l'anno, come critico teatrale per una media di tre articoli la
settimana, ossia di dodici articoli al mese. Aveva naturalmente
abbandonato la cronaca dei tribunali, ma era riuscito ad esser
nominato corrierista in un altro gran giornale dove era riuscito
anche ad ottenere un lauto compenso alla prosa sua: duecentocinquanta franchi ad articolo. Di tali articoli egli ne scriveva due
alla settimana cio otto al mese, e questo gli formava una nuova
rendita di ventiquattromila franchi all'anno. Altri settemila e
duecento franchi all'anno gli fruttavano, a centocinquanta franchi
l'uno, i quattro articoli mensili firmati Clavaroche, ch'egli forniva
al suo vecchio giornale illustrato, a cui era rimasto fedele e che,
come lui, era cresciuto in prosperit.
Ogni quindicina egli inviava anche una lettera a un giornale
dell'America del Sud; faceva inoltre la critica d'arte in un quinto
foglio, che gli rappresentava una media - compresi i resoconti del
Salone - di trentasei articoli all'anno, altri tre articoli cio al mese.
Finalmente una corrispondenza telegrafica quotidiana al pi
importante dei corrieri della provincia completava il bilancio dei
suoi incassi, che si equilibrava - o almeno egli lo credeva - presso a
poco coll'importo delle spese, permettendogli anche l' economia
d'una molto mediocre assicurazione.
Se il lettore ora vuol far la somma delle cifre che abbiamo qui
sopra citate, vedr come tutto questo lavoro rappresentasse una
media di sessanta articoli al mese, o per dir meglio di
settecentoventi articoli all'anno. Ed era questo appunto che la bella
signora Le Prieux chiamava: Aver fatto la propria situazione.

III.
E che cosa mai, intanto, di questa situazione andava pensando
l'antico allievo di Giorgio Sand, colui che nelle sue lettere la
scrittrice aveva chiamato il suo piccolo paesanotto, il poeta dei
campi solitari e delle paludi nebbiose? sbarcato a Parigi a cercarvi
la gloria d'un Mistral e cambiato invece, prima per la sua ereditaria
prudenza e poi a cagion del matrimonio, in una vivente manifattura
di prosa?...
La sua natura sprovvista di forti reattivit e paziente invece fino al
massimo grado della docilit, aveva forse subto il male contagioso
della donna sua, quella febbre di mondano amor proprio, la quale
impone che ognuno di noi debba paragonarsi a chi pi ricco e
che, sempre aggravando le proprie spese, complicando la propria
vita, vada a sacrificare pazzamente, alcune volte anche
tragicamente, l' essere al sembrare? O invece, nel suo fondo,
egli era rimasto il semplice paesano d'una volta, assistendo ai
trionfi cittadini della sua Matilde, da innamorato che si sacrifica
con piacere alla volont di colei che egli adora, riconoscente che
ella accolga benevolmente quel sacrificio? Oppure ancora, egli
aveva giudicato quella donna per quello che valeva ed ora si
trovava essere in quella infinita schiera di mariti rassegnati i quali
non tentano nemmeno di lottare contro la spinta delle circostanze,
contro quell'ingranaggio irresistibile dentro al quale si trovano
presi? Ben arguto sarebbe stato colui che avesse potuto rispondere
adeguatamente a questa domanda sull'essenza spirituale
dell'infaticabile articolista.
Il giovane provinciale del 1866, timido e leale, s'era, a poco a
poco, col passar degli anni, cambiato in un uomo sempre
sull'attenti, dalle maniere scostanti, di poche parole, delle quali poi
non si serviva se non per raccontare qualche aneddoto di vita
parigina sopra un tono - di moralista che ha tutto veduto e
conosciuto, in piena armonia insomma con ci che appariva di lui
nelle sue cronache letterarie, una specie di Desgenais dell'alta

borghesia.
Alquanto appesantito dall'et, ma sempre forte e vigoroso, per
quell'abitudine di star sulla sua" e a teatro e al passeggio e in
innumerevoli altri ritrovi serali, egli aveva assunto quell'aria
d'importanza quasi ufficiale che si potrebbe rassomigliare a quella
d'un antico prefetto. La traccia dei suoi lavori gravi ed inutili
traspariva dal suo colorito reso plumbeo dall'abuso delle notti
vegliate, e anche appariva dalle pieghe della fronte incorniciata da
capelli grigiastri tagliati corti severamente.
Ma quali pensieri mai si accendevano dietro a quella facies d'una
freddezza cos burocratica? Quella bocca cos spesso ironica sotto
ai mustacchi a spazzola non l'ha mai rivelato e non lo riveler mai.
Per chi avesse avuto il tempo e la volont di studiar l'espressione
dei volti - e chi mai che a Parigi possa avere l'una e l'altra cosa? Ettore Le Prieux non era la sola figura enigmatica di quella
famiglia. Da circa due anni - dall'epoca del nostro racconto, dal
1897 - gli assidui delle prime rappresentazioni, quando la
commedia era di quel genere a cui possano anche assistere le
giovanette - una di quelle commedie che si sogliono dire
matrimoniali, a base d'unione legale - gli assidui vedevano la
bella signora Le Prieux assisa nel suo palchetto in compagnia d'una
fanciulla fine e graziosa, abbigliata quasi come lei e che, di
lontano, era anche con lei d'una rassomiglianza di sorella, una
rassomiglianza di piccola Cenerentola. Ella era sua figlia, quella
Regina appunto la cui nascita era stata per costarle la vita.
Come la maggior parte dei figlioli nati da una madre che abbia
assai sofferto nella gravidanza, Regina aveva in s qualche cosa di
troppo delicato e quasi di troppo gracile che contrastava assai con
la bellezza opulenta di quella madre, la quale, ora sulla quarantina,
si trovava in possesso d'una maestosit veramente giunonica.
Regina aveva ventuno anni e non ne dimostrava che appena
diciotto. Era allo stesso tempo fresca e fragile, dalle spalle e dal
busto sottili come se vi mancasse qualche cosa per raggiungere il
pieno sviluppo fisico; il suo sguardo, pensieroso soverchiamente in
quel volto infantile, aveva una inquietante precocit d'espressione.

Dalla madre ella aveva preso la forma allungata della testa, il


profilo diritto, la regolarit delle linee: ma quel bel tipo di razza
pura in lei era come smorzato, come attenuato e sotto il nobile arco
dei sopraccigli, invece delle nere pupille meridionali della signora
Le Prieux, ella aveva la scurezza e la riflessione dello sguardo
paterno. Dal padre ella aveva anche ereditato il color castano dei
capelli e la bocca dalle labbra lievemente rigonfie agli angoli in
una piega d'una espressione di tristezza.
Mai, come in quel caso, era apparsa visibile la mescolanza di due
sangui. Ed era forse per quell'intima esitazione, per quel segreto
contrasto sorgenti da quella doppia eredit che lo sguardo della
signorina Le Prieux era cos singolarmente malinconico?
Ancora in et cos giovane aveva forse attraversato una di quelle
prove misteriose, aveva forse subto uno di quei sentimentali
disinganni che, soprattutto per non altro essere essi che un parto
della nostra immaginazione, intaccano assai profondamente
un'anima giovane? O ci era semplicemente per la stanchezza tutta
fisica, d'una fanciulla gi abbattuta dall'abuso della vita mondana?
Quando si parlava di lei a sua madre, domandandole, con qualche
premura notizie della salute della figliola, ella rispondeva sempre:
- un poco pallida, non vero?.,. il suo sviluppo alquanto lento:
ma fatta cos. Fin da quando era bambina non stata mai malata
due giorni di seguito... - E quando parlava con un'intonazione di
maggiore confidenza, aggiungeva anche: - Non perch sia mia
figlia ma essa una vera perfezione. Da quando l'ho avuta, non ho
mai dovuto rivolgerle una parola un poco pi alta d'una altra. Ella
non si merita che un solo rimprovero: quello d'essere troppo seria.
Ella non pare nemmeno giovane... Io, alla sua et, ero pazza di
gioia per il ballo... e ancora mi ci diverto... Ella ci va invece come
quando da bambina andava a imparar la sua lezione di scrittura. Si
direbbe che lo faccia come un dovere. Suo padre prima era cos.
Ora, invece, si pu ben dire che egli assai cambiato... E anche
Regina cambier... Per il momento per nessuna cosa la diverte.
una cosa veramente straordinaria!..,
E la bella signora Le Prieux aveva nello sguardo una specie di

stupore mescolato d'orgoglio. Nel raddrizzamento di quel busto,


racchiuso impeccabilmente dentro alle molle d'un corsetto tagliato
all'ultima moda, s'indovinava quel sentimento che ha la sposa e la
madre cosciente d'aver elevato il marito e la figlia all'altezza
sociale in cui si trovano con le sole sue forze, senza punto aver
avuto bisogno del loro aiuto. Se per caso Le Prieux si trovava
presente, quando sua moglie parlava cos di Regina, egli non
mancava mai di scrollar le spalle dicendo:
- Ma no, ma no.
E continuava con quel tono di indulgente rimprovero che un marito
assume quando pensa che sua moglie parla un po' troppo: e a un
tratto, con uno di quegli aneddoti che gli erano abituali, deviava il
discorso. A somiglianza, per, di tutti gli altri che amano di
raccontare, egli non ne possedeva che ben pochi, ed erano sempre
gli stessi che gli uscivano dalle labbra con lo stesso suono di voce,
col medesimo tempo, con gli stessi appoggi sulle stesse sillabe e
con gli effetti stessi.
Essi per erano diretti - sola debolezza di quell'uomo - contro quei
suoi confratelli che avevano avuto il torto di abbandonare il
giornale per il libro, e guadagnare, con questo, quanto egli era
ancora costretto a chiedere al giornale.
- Regina come me - egli diceva - si diverte in silenzio. Voi,
invece, vi divertite rumorosamente. Non v'ha altra differenza che
questa. Fortunatamente ella ha troppo spirito e assai buon senso,
per incapricciarsi di qualcuno degli odierni giovanotti, che han la
mania di recitar la parte di annoiati nei ritrovi allegri, dove han
fatto di tutto per poter essere ammessi... Io ho visto nascere questa
mania. Mi ricordo ancora che molto tempo fa, il romanziere
Giacomo Molan venne a casa mia, in via Viette, a implorarmi
perch gli facessi avere un invito al ballo in maschera che dava la
contessa Komow. Dovetti brigare assai, ma finalmente gliela
ottenni: quella buona contessa amava tanto la mia Matilde!... Il
caso volle che verso le undici, prima di andarmi io stesso a
mascherare, entrassi un momento all'ufficio del mio giornale, e...
indovinate un po' chi mai trovo, attorniato dallo stupore degli altri

redattori? Giacomo Molan, il mio romanziere, mascherato da orso,


con la grossa testa pendente a uso di cappuccio dietro le spalle,
fermo l in mezzo a cantaferare ai suoi poveri colleghi: - Non mi
riuscito in alcuna maniera a dir di no alla contessa,.. ella ha
insistito troppo... ah! che brutto mestiere mai quello che si fa
volendo frequentare il gran mondo!...
Quelle due frasi: Regina non abbastanza giovane... Regina si
diverte con seriet... riassumevano nella loro espressione
famigliare le centinaia di conversazioni che insieme avevano avuto
su quel soggetto i coniugi Le Prieux.
Quei discorsi d'un genere cos delicato e allo stesso tempo cos
grave - poich si trattava appunto del carattere e, per conseguenza,
delle probabilit di felicit o di sventura che attendevano al varco
quella loro unica figlia - aveva luogo ordinariamente nell'interno
del coup, al loro ritorno da una di quelle prime rappresentazioni a
cui essi non avevano potuto condurre la fanciulla.
Erano quelli i soli momenti in cui i due coniugi si trovassero
assolutamente soli, nonostante che essi fossero molto uniti o per lo
meno si credessero cos. E del resto fra le fatiche di societ per la
donna e quelle di tavolino per il marito, in quale altra ora
avrebbero essi potuto insieme discorrere lungamente e
intimamente?
La necessit che egli aveva, nella sua qualit di critico drammatico,
di rimanere all'ufficio del suo giornale fin dopo l'una del mattino
per gettar gi interamente, o finire l'articolo allorquando gli era
stato concesso di poterlo incominciare dopo aver assistito alla
prova generale, aveva portato di conseguenza la decisione della
separazione di letto.
Ettore aveva voluto poter tornare a casa senza turbare il sonno di
sua moglie quando essa era andata a letto prima del suo ritorno, e
viceversa aveva voluto non essere disturbato quando sua moglie e
sua figlia erano costrette per qualche ballo a far tardi fuori di casa.
Ettore non sarebbe riuscito a tener fronte a tutto il suo lavoro se
non dedicandovi l'intera sua mattinata. Sedutosi alle nove precise
dinanzi alla sua scrivania e proibito a chicchessia d'entrar nella sua

camera da studio, egli non ne usciva che al suonar di mezzogiorno,


dopo aver buttato gi la maggior parte del suo quotidiano lavoro.
Ci voleva proprio una circostanza eccezionale che lo spingesse ad
andare a bere il suo uovo e a sorbire il suo caff in compagnia della
moglie. Solitamente egli non la vedeva che alla colazione di
mezzod, proprio un momento, per ricambiar l'augurio della buona
giornata. E allora era l anche Regina: come v'era a pranzo
allorquando - e ci accadeva assai raramente - i coniugi Le Prieux
pranzavano in casa.
Nelle altre ore la mamma era tutta assorbita dalle sue visite, il
babbo dai suoi giri o dall'aumento del lavoro o dalla enorme
corrispondenza che gli si accumulava sulla scrivania. Poich egli,
ad imitazione di un altro famoso giornalista, aveva fatti tanti
collaboratori dei suoi corrispondenti: le lettere di costoro
diventavano sempre i temi dei suoi articoli.
La sera poi era dedicata alla societ e al teatro. Non v'ha, dunque,
da stupire se i discorsi pi gravi di questa coppia avvenissero
durante l'unico tte tte concesso a queste due vittime della vita
parigina, al ritorno dal teatro. Cos accadde che la prima scena del
dramma di famiglia, che ora mi accingo finalmente a raccontare, si
svolse tutta nell'interno d'un coup di rimessa fra l'androne d'un
teatro e la porta d'un uffizio di giornale.
Voi potete benissimo figurarvi la scena: intorno la nebbia acre
d'una notte di gennaio che le fiamme gialle del gas riescono appena
a sforacchiare qua e l; lungo i marciapiedi la corsa affrettata dei
passanti infreddoliti; la carrozza scivolante, quasi senza rumore,
sopra i rotanti cerchioni di caoutchout; il cocchiere fermo a guidar
con le mani agghiacciate e chiuse dentro i grossi guanti, la sua
rozza fumante che scuote senza resta il campanello appeso al
collare, nella gioia della presentita vicinanza della scuderia; dietro
ai cristalli resi opachi dalla nebbia si disegnano i profili di Matilde
e di Ettore. Ella con in capo un delizioso cappellino da teatro dalle
tinte assai tenere e il profilo giunonico uscente fuori dalla bianca
pelliccia di capra del Thibet, di cui foderato il suo mantello di
velluto colar rubino; egli con lo sparato candido della camicia dai

bottoni d'oro battuto e il panciotto bianco da clubman su cui s'apre


il pastrano foderato di lontra.
A vederli si sarebbe detto che quei due formassero una coppia di
perfetti oziosi, un uomo di mondo che la moglie, prima di rientrare
in casa, va ad accompagnare fino alla porta del circolo; e non era
invece che un semplice giornalista in via di provvedere a quel
costoso lusso approssimativo da cui s'era circondato, affaticandosi
a quell'ora cos tarda della notte a correggere bozze di stampa
ancora umide per la pressione del torchio.
Il loro passaggio attraverso Parigi in quel modo e in quell'ora era il
simbolo di tutta la loro vita.
Non ho ancor detto che la commedia a cui essi avevano proprio
allora assistito era stata data all'Odon, e che il giornale, sulle
colonne del quale Le Prieux faceva la critica drammatica, era
situato a un mezzanino di quella via La Grange Batliere che,
assieme con la via Croissant, si divide l'onore d'aver visto nascere
e morire tanti giornali.
La signora Le Prieux aveva senza dubbio calcolato la durata di
quel viaggio notturno, in rapporto alla conversazione ch'ella s'era
prefissa di tener con suo marito, poich non appena il coup si
trov fuori dall'ingombro della piazza ed il cavallo ebbe preso
liberamente il trotto ella chiese:
- Contate, amico mio, di rimanere molto a lungo al giornale?
- No... - rispose Ettore - ho scritto il mio articolo fin da stamane,
basandomi su quel gran principio che non si deve rimandare a
domani ci che si pu far oggi.... Dalla prova alla rappresentazione
nessuna cosa stata cambiata. Non avr quindi che una
mezz'oretta per parlare del successo ottenuto e per correggere le
bozze. Ma perch?
- Perch desideravo parlarvi a lungo e di una cosa assai seria. rispose Matilde.
Anche nell'intimit, ella era sempre la bella signora Le Prieux; il
tu famigliare e borghese da lei non era mai concesso che come
un favore, come una derogazione alla sua parte di dea.
- Se si tratta d'una sola mezz'oretta, v'attender nella carrozza...

- Attendermi?.. -. esclam Le Prieux - ma potr fare a meno di


corregger le stampe, ecco tutto. Ci penser quel buon Cartier.
Questo Cartier era il segretario di redazione e, poich doveva quel
posto all'influenza di Ettore, era da questi considerato come
persona a lui interamente devota. Egli esit per qualche istante;
quindi provando ingenuamente fino a qual punto una tale idea lo
tenesse preoccupato, si rivolse nuovamente alla moglie:
- Una cosa assai seria? Si tratterebbe forse di un matrimonio per
Regina?
- Precisamente - rispose la signora Le Prieux, quindi con una lieve
aria d'esitanza, come una vaga ombra d'inquietudine di cui Ettore
pi tardi doveva ricordarsi, aggiunse: - Che cos' che vi fa
domandare ci? Qualcuno vi ha forse avvertito?
- A me? - rispose - affatto! ma dal momento che tu mi parli in una
certa maniera... Di che cosa mai si pu trattare se non della felicit
di Regina? Tu le vuoi tanto bene ed hai ragione d'amarla cos. Ti
rassomiglia tanto...
E le strinse la mano con quella profonda tenerezza che si era
rivelata in quel momento e dalla lode che le tributava e da quel
subitaneo passaggio dal voi" al tu. Matilde per non aveva
bisogno di quelle piccole esplicazioni di tenerezza per imparare
che quell'uomo, il quale aveva tanta fedelt di cuore e tanta
instancabile devozione, era innamorato di lei come al primo
giorno. Fu commossa forse dal poter constatare ancora una volta
quell'alta sensibilit di suo marito? O forse anche quell'omaggio
cos spontaneo alle sue fini e preziose qualit di sposa e di madre,
qualit che ella aveva la convinzione di possedere, arriv a
vellicare un angoluccio nascosto del suo amor proprio? O forse
anche, presentendo qualche obbiezione all'idea che gi da tanti
mesi andava ravvolgendo sotto alla sua fronte stretta e dominatrice,
voleva annientarla ad un tratto? chi sa? il fatto che anche ella
strinse la mano di Ettore e, quasi condiscendente gli rispose
dandogli del tu.
- Io non ho che un merito; quello di non aver cessato mai d'essere
una donna come si deve... e vedo bene che tu me ne ricompensi

largamente... Ecco: - ella continu - Cruc venne la scorsa


settimana a parlarmi di questo progetto. Per tema di toglierti quella
libert di spirito che tanto necessaria al tuo genere di lavoro, io
non ho creduto di parlartene fino a che le cose non fossero arrivate
pi avanti. Oggi egli tornato, e questa volta nella maniera pi
ferma, mi ha domandato che cosa penseremmo del matrimonio di
Regina col giovane Faucherot...
- Edgardo Faucherot?... - esclam Le Prieux - Faucherot vorrebbe
sposare Regina?...
- E perch no? - chiese Matilde che cos' che ti stupisce di un tal
passo? Guarda bene che sono stati i Faucherot a muoversi per i
primi. Cruc non mi ha punto nascosto che, pur non essendo
venuto sotto la veste di ambasciatore ufficiale, egli per veniva da
messaggero ufficioso...
- Che cos' che mi stupisce? - rispose Ettore - ma... prima di tutto,
Faucherot non affatto libero. Hai forse dimenticato che proprio in
questo autunno sua madre si sfogava con te delle pazzie ch'egli
andava facendo intorno alla piccola Percy?.. Ella voleva perfino
che io m'incaricassi di farla scritturare in America onde separarla
da suo figlio... E poich so che Percy ancora alle Varits...
- Ci prova semplicemente - rispose la signora Le Prieux - che
egli se ne liberato completamente. Ed ha finito tutto, appunto
perch egli ama Regina... Oh! non dubitare, amico mio, anche io
ho preso le mie informazioni: la signora Faucherot ha esagerato
assai le cose: ci, del resto, naturale: ella vedova e non ha che
quel figlio. A lui ha fatto girar la testa la vanit di mettersi in
mostra con un'artista di moda. Non si tratta affatto d'uno di quei
legami che lasciano un segno nella vita e che possono dare
inquietudine ai genitori d'una ragazza.
- lo stesso: - rispose Ettore - io ti confesso che per colui al quale
noi concederemo la mano di Regina, avevo sognato altri ricordi di
giovent che non fossero le cenette con la piccola Percy... E poi
non v'ha solo la piccola Percy, ma v' anche la madre... Ci sono
voluti parecchi anni, mi pare, prima che tu ricevessi la signora
Faucherot... Ed ora la continui a vedere per tua bont, perch dopo

tutto, ella una brava signora e tu sei una persona eccellente. Ma


se ella diviene la suocera di Regina, allora sarai costretta ad avere
con lei dei rapporti di famiglia... tu che sei stata educata da gran
signora (cos almeno credeva il cronista parigino). E lei?... Io non
le rimprovero certo che ella abbia iniziato la sua vita come
venditrice nella casa Faucherot, prima d'essere innalzata al posto di
padrona... V'hanno venditrici che sono vere signore... Ma lei... Ho
tutto il diritto di dire che ella ha saputo mantenere un profumo di
bottega, a cui i milioni del defunto Faucherot padre non possono
levar nulla. Ha fatto levare le grandi lettere d'oro che io vedeva
risplendere sul davanzale del balcone in via della Banca, quando
altre volte passavo di l andando al giornale: Hardy, Faucherot
successore. - Seterie e velluti. Ma essa porta con se quelle lettere
dovunque impresse su tutta la sua persona... Ed rimasta quel che
era dietro il suo banco, una vera borghesuccia triviale fino
all'ultimo grado. Tale ella rimasta per le grandi sarte dove ora va
per le sue toilettes e al Bois, nella carrozza trascinata dalla sua
pariglia di diecimila franchi... E non ce ne ha fatto certamente
ignorare il prezzo, come anche non ci ha fatto ignorare quello delle
sue pietanze e dei vini che si servono in casa sua!... E quegli inviti
che, sulle prime, ella diffondeva in tutta Parigi alle grandi celebrit
che non conosceva, per potersi formare un salotto? E le sue
goffaggini non sono forse celebri?.. Come potrai sopportarle tu che
sei donna di mondo per eccellenza? Povera amica mia, con il tuo
tatto ed il tuo saper fare cos superiore, non arriverai certo a
trartene fuori.
La signora Le Prieux aveva lasciato parlar suo marito il quale,
come si vede, aveva un po' preso dalla sua professione l'abitudine
di parlare alla maniera come scriveva, a tratti ed a sbalzi. Se come
ho gi detto, e come tutta la sua vita dimostrava, a Matilde
mancava interamente quell'intelligenza del cuore altrui che sola fa
nascere la vera delicatezza, ella per possedeva quell'altra
intelligenza, tutta femminile, poich essa l'essenza stessa della
donna, e che consiste nel conoscere esattamente ci che Virgilio, il
pi delicato degli antichi poeti, chiamava gi sola viri molles

aditus et tempora noras.


Ella aveva avuto la sua idea non rompendo il filo del discorso a Le
Prieux. La grande obbiezione a un matrimonio che, come appariva,
ella aveva tanto sapientemente preparato non era gi quella
risultante dalla maggiore o minore distinzione della signora
Faucherot della Casa Hardy, Faucherot successore. - Seterie e
velluti. Lasciando correre la parlantina di suo marito, ella contava
ch'egli avrebbe finito col mostrare il fondo del suo pensiero: e ci
infatti avvenne: dopo un momento di silenzio e poich ella nulla
rispondeva, Le Prieux disse, concludendo:
- E poi io potr passare sul figlio, tu passerai sulla madre. Ma
bisogner pur sapere che cosa ne pensi Regina.
- Ah! - rispose la madre con un singolare accento dove era tutta
una mescolanza d'ironia e di curiosit. - Tu sai che cosa ne pensa
Regina?.. vero: ella ha in te una certa confidenza. Che cosa t'ha
detto?
Vi fu un nuovo momento di silenzio. La dominatrice, presa dal
desiderio di sapere se un altro passo fosse gi stato tentato presso
Ettore, aveva toccato quel cuore di sposo e di padre nel posto pi
sensibile e doloroso, un posto quasi sconosciuto a lui stesso.
Simile su tal punto a tutti gli uomini per i quali la timidezza risulta
non dalle circostanze ma dalla loro persona, al punto che la
natura stessa del loro sentire, Ettore si trovava assolutamente
sconcertato davanti alle nature cupe e taciturne com'era quella di
Regina. Nello sguardo di sua figlia fisso su di lui quante volte egli
non aveva osservato o piuttosto indovinato un mistero, pensieri e
sentimenti che aveva allo stesso tempo desiderio e paura di
conoscere, forse perch quei sentimenti e quei pensieri
corrispondevano a cose segrete del suo proprio cuore, che egli non
acconsentiva di confessare a s stesso?
S. Egli sapeva quel che pensava Regina, ma non voleva saperlo.
Egli sapeva che quella tristezza degli occhi di quella graziosa
fanciulla veniva da una profonda ed infinita compassione per lui,
per la sua esistenza di forzato della letteratura messo ai ferri - per
che cosa e per chi? -. Il rispondere ad una tale domanda sarebbe

stato il condannare qualcuno che egli amava con quella tenerezza


passionale che non giudica neppure di fronte all'evidenza; e ci che
gli rendeva ancora pi dolorosa l'incognita di quei pensieri e di
quei sentimenti di sua figlia era precisamente il timore che egli non
fosse il solo a sospettarne la natura. perci che quella frase di sua
moglie lo aveva fatto trasalire, onde rispose con un sorriso
contratto, provando di fingere una indifferenza che non era affatto
nel suo cuore.
- Che cosa mi ha detto?.. Ma... assolutamente nulla... Non creder
gi ch'ella apra il suo cuore con me pi che con te. D'altra parte
quando potrebbe ella farmi le sue confidenze?.. Non la vedo quasi
mai sola... Ma in mancanza di queste ho... - Un impaccio visibile
gli faceva cercar le parole. Egli ripet: - In mancanza delle sue
confidenze ho alcune impressioni e, poich ci troviamo su tale
discorso, ti dir che mi sembrato di osservare, che se ella guarda
qualcuno questi non certo Faucherot...
- E chi sarebbe dunque?!.. - interrog vivacemente la madre.
- Sarebbe suo cugino Huguenin - rispose Le Prieux, quasi
scusandosi della mancanza di confidenza che si nascondeva sotto
alla discrezione da lui mantenuta sopra ad un tale segreto: - Ti
ripeto che una vera ipotesi gratuita e che Regina non me ne ha
mai, mai parlato e Carlo neppure... Credi pure che te lo avrei
avvertito subito.
- Infatti - disse la signora Le Prieux, alzando per met le sue belle
spalle. - Era un'inclinazione da non incoraggiarsi. Tu sai se io sia
una buona parente - ella insist - e come abbia accolto Carlo
Huguenin, bench dopo tutto egli non sia che un cugino in secondo
grado e che io non abbia pi veduto da molti anni suo padre... Ma
Carlo possiede ben poco... non ha una posizione... Poich non
certo una posizione l'aver finito il corso di legge ed essersi fatto
iscrivere al Tribunale di Parigi. Se egli ora sposasse, per poter
mantenere sua moglie sarebbe costretto ad andarsi a stabilire con
suo padre in Provenza, a fare il vino, l'olio ed allevare i bachi da
seta... E francamente, sai tu figurarti Regina, in una casa di
campagna, laggi, sorvegliando le opere, e non pi teatri, non pi

visite, non pi balli? Capisco, capisco... Ella dice sempre di non


amare la societ... Anche mia madre lo diceva quand'era vivo il
mio povero babbo, ma allorch perdemmo ogni cosa tocc a me a
confortarla. Ora per non dobbiamo parlare di ci. Fortunatamente
Carlo non pensa a Regina, come Regina non pensa a Carlo.
Ritorniamo ai Faucherot. Che cosa bisogner rispondere a Cruc?
Ti dico subito che la questione della dote gi regolata. Non ho
nascosto nulla a quell'eccellente amico e a quella brava signora
Faucherot - la quale, ne convengo, ha il suo lato ridicolo, ma meno
di prima; ella ora si vien facendo - ed ha sempre avuto molto
cuore. Ha capito benissimo. Non si pu far tutto nella vita, suo
marito e lei hanno fatto i denari, noi le relazioni. Non certo colpa
tua se non abbiamo nulla da dare a Regina, amico mio; la colpa
del tuo mestiere. Lo sapevo quando ti ho sposato, ma mi son detta
di risparmiare a mia figlia quanto pi mi fosse possibile le angustie
che abbiamo sopportato noi... Ebbene... Eccoci giunti all'ufficio del
giornale... Non aver furia, correggi le tue bozze, aspetter quanto
vuoi.
La carrozza infatti aveva voltato l'angolo della via Drouot, mentre
la generosa Matilde accordava quel magnanimo permesso a suo
marito e gli faceva, con una grande condiscendenza, l'offerta di
starlo ad attendere una trentina di minuti in una vettura molto bene
imbottita e molto ben riscaldata. Perch questi, smontando dalla
carrozza, e salendo con le sue scarpe verniciate i gradini sudici
delle scale, si ricord ad un tratto degli occhi bruni di Regina e
della tristezza del loro sguardo?
Quale rapporto vi era dunque fra quello sguardo e le parole che
aveva pronunziato sua madre? Perch anche mentre il bravo
Cartier - come egli lo aveva chiamato - gli consegnava le sue
bozze, il giornalista vedeva distintamente invece dei fogli di carta
scarabocchiati, sui quali la sua penna tracciava macchinalmente i
segni cabalistici delle correzioni, perch vedeva egli il paesaggio di
Provenza, contemplato da lui una volta sola per dodici ore nel
mese di settembre, di passaggio, al ritorno da un congresso della
stampa, e la casa di campagna degli Huguenin riparata contro il

maestrale da una fila di cipressi, e le viti allineate le quali facevano


mostra, al di sopra della terra rossa, delle loro foglie frastagliate e
dell'opulenza dei loro pesanti grappoli d'uva di color violetto, ed un
recinto di rosai fioriti vicino a un bosco di ulivi argentei e gli scogli
che separano quel bosco dal Mediterraneo azzurro, cosparso di
bianche vele?.. Quale rapporto aveva quella visione col letterato il
quale andava ora scarabocchiando le poche linee che completavano
il suo articolo, con la mano fine e ben tenuta dove risplendevano
due belle pietre? Quella mano non aveva mai toccato un utensile
rustico, se non nella sua pi lontana infanzia. Era forse la nostalgia
della terra che assaliva nuovamente lo scrittore conosciuto? Era il
provinciale che riappariva nel parigino, dopo uno spazio di forse
pi di trent'anni?
Eppure egli presentiva che la felicit di quella figlia che gli
somigliava nell'anima, come gli somigliava negli occhi, stava
laggi lontano, molto lontano, molto lontano dai milioni di
Faucherot figlio, lontano da Parigi - lontano ancora da che cosa e
da chi?... Ma la visione era gi svanita. Ettore aveva raccolto i fogli
corretti delle sue bozze, li aveva dati a Cartier; aveva abbottonato
la sua pelliccia e sfiorando con la mano l'orlo del cappello,
freddamente, dignitosamente, come si addice ad uno dei principi
della critica, di fronte ai semplici cronisti i quali ad ora tarda
stavano l lavorando, egli aveva lasciato la sala di redazione, senza
ascoltare i discorsi che i piccoli giornalisti, salutati in quel modo,
stavano ora scambiando sul conto del loro superiore.
- Pap Le Prieux - disse uno - anche lui di coloro che portano il
cappello invitato sulla testa.
- E dire che all'et sua tu sarai forse tanto snob quanto lui - rispose
l'altro, ed aggiunse ridendo - ed anche... altrettanto scribacchino.
- Il fatto ch'egli cos vuoto! .. Il suo ultimo corriere era
abbastanza ridicolo!... c' da domandarsi come mai abbia potuto
riuscire un tipo di quella forza l!
- Il nuovo metodo per arrivare, di Ettore Le Prieux, un volume L.
3,50 - disse scherzando il bravo Cartier - Assioma: si sposa sul
principio una bella donna...

- Che intendete dire con ci? - domand l'altro.


- Ma... ci che intendete voi stesso - rispose Cartier, che intanto
aveva premuto un bottone di campanello e aveva interrotto la sua
staffilata per dire al ragazzo d'ufficio che era accorso: - Avvertite
l'impaginatore che Le Prieux una colonna e tre quarti... sto
rivedendo le bozze... le avrete fra dieci minuti... Noi che non
apparteniamo all'aristocrazia della stampa, se ne lasciassimo
sfuggir qualcuna...
E colui che doveva tutto a Ettore lo snob, a Ettore lo scribacchino,
a Ettore trattato da marito giunto alla mta traverso alla bellezza di
sua moglie, caric accuratamente ed accese la sua pipa di schiuma,
poi con la sua aria birichina di buon ragazzo si rimise sulle pagine
che Le Prieux aveva gi corrette, per pulirle degli ultimi refusi...
Era quella la maniera di pagare i debiti che aveva contratti col suo
protettore. Il segretario di redazione era sincero nelle sue
diffamazioni, e nella compiacenza che metteva nel rendere un tal
servizio al vecchio giornalista. Gli era riconoscente e lo invidiava
non gi per la posizione che occupava nel giornalismo, ma per la
vettura di rimessa e per le sue relazioni col gran mondo - volendo
rispettare il suo stile - e infine per essere il marito della bella
signora Le Prieux.
IV.
Il giorno seguente a quel colloquio, la seconda parte del quale era
stata la ripetizione della prima, con la sola differenza, che le
obiezioni di Ettore erano alla fine cadute una ad una, la graziosa e
delicata fanciulla che ne era stata l'oggetto senza saperlo, Regina
Le Prieux, si era come d'abitudine alzata di letto prima delle otto.
In famiglia era da tutti stabilito che non le fosse necessario molto
sonno. Ma veramente quando la giovanetta aveva passato la serata
fuori di casa e che si destava a quell'ora mattinale, si sentiva molto
sfinita e disfatta. Per non confessava mai la stanchezza che le
impallidiva il viso fresco, che cerchiava i begli occhi bruni, e
talvolta le conficcava alle tempia un dolore spasmodico. Poich, se

non avesse lasciato prender base a quella leggenda, avrebbe ella


potuto sorvegliare da se stessa, come faceva ogni mattina, i pi
minuti particolari nel gabinetto da lavoro di suo padre? Era lei che
con le sue mani fini e premurose metteva in ordine la carta da
lettere e le buste nel casellario sullo scrittoio di lui; era lei che
segnava sul calendario la data del giorno e il nome del mese, era
sempre lei che mutava le pennine ai portapenne, che verificava se
il block di cui il cronista si serviva per i suoi articoli, contenesse un
numero sufficiente di fogli da staccare. E mentre era intenta a
quelle cure minuziose un'emozione inesprimibile le alterava
talvolta il volto.
Quando quel pietoso suo compito era finito ella si fermava a
guardare lungamente un ritratto di suo padre confinato l dalla
signora Le Prieux, e che rappresentava lo scrittore giovanissimo
vestito da artista, ci che giustificava quell'esilio fuor del salotto di
ricevimento. Un compagno del quartiere Latino l'aveva dipinto in
camiciola rossa, con un fazzoletto di seta intorno al collo, i capelli
lunghi, e in atto di scrivere sulle ginocchia. Quell'abbozzo di
pittura aveva la buona qualit propria alle tele dipinte di getto: era
parlante, e dava veramente l'idea di quello che era stato il piccolo
contadino del Bourbonnais nei suoi primi anni di sincero fervore e
di entusiasmo; con la fronte luminosa e le pupille sfavillanti. Come
s'inteneriva Regina paragonando quella lontana immagine di suo
padre a quello stesso padre che andava a sedersi su quella poltrona,
davanti a quel tavolo preparato da lei, per dedicarsi ad un lavoro
che lAntigone premurosa poteva materialmente misurare dalla
rapidit con la quale diminuiva il volume del block!
Ella andava allora a prendere nella biblioteca del giornalista tre
volumi, legati con maggiore accuratezza degli altri, e che
contenevano le due raccolte di versi, ed il romanzo di Le Prieux, in
gran formato: quei Ramoscelli di ginestra, quei Sonetti campestri e
quel Rossignolo che la dolce fanciulla era proprio sola a leggere ed
ammirare.
Regina non era una bas-bleu e perci non poteva giudicare quei
deboli poemi e quel romanzo ben poco originale.

Ella li sfogliava con la passione parziale di un essere che ama: e


non conosceva nulla al mondo che le sembrasse pi bello - pi
bello e pi attraente. Poich se ella non possedeva un criterio
critico per discernere le insufficienze di quei primi saggi, i1 suo
cuore le faceva sentire, con la lucidit pi dolorosa, le mutilazioni
che il loro autore aveva, dovuto esercitare su se stesso per divenire
l'intra prenditore letterario che poi era divenuto. La silenziosa
creatura tanto semplice e cos poco esperta, per quale miracolo
d'affezione, aveva indovinato il dramma nascosto in quella vita di
artista sconfitto, che egli non diceva neppure a se stesso? Le
somiglianze di sensibilit fra un padre ed una figlia producono tali
fenomeni di doppia vista morale. Il padre presente i dispiaceri che
solamente minacciano sua figlia. La figlia compiange il padre per
le malinconie ch'egli subisce, senza volerle ammettere, ed
appunto perci che, durante quelle visite mattutine a quel
laboratorio di prosa, Regina stornava sempre gli occhi da un altro
ritratto, quello di sua madre, posto sullo scrittoio e che,
rappresentava veramente la bella signora Le Prieux in un
costume di principessa del Rinascimento che con un successo
meraviglioso aveva indossato in una festa. La grande fotografia
protetta da un vetro e racchiusa in una cornice d'argento cesellato
dominava la carta, le penne, il calamaio, la carta sugante, tutti
quegli umili utensili del lavoro paziente, il quale aveva potuto
pagare quel vestito e tanti altri. La giovanetta giudicava forse gi
sua madre, poich sembrava avesse orrore di quel ritratto, oppure
temeva di giudicarla, e simile a suo padre anche in ci, non voleva
confessarsi certe impressioni oscure e troppo penose che tuttavia
palpitavano e vivevano nel fondo del suo essere intimo?
Quella simpatia, il di cui legame nascosto univa cos strettamente
Ettore Le Prieux a sua figlia, doveva essere molto forte, poich allo
stesso modo ch'ella aveva indovinato il segreto di lui, egli senza
alcun indizio aveva indovinato il segreto di lei. Se in quel mattino
di gennaio, gli fosse stato possibile di seguirla attraverso la corsa
vertiginosa del suo pensiero, egli si sarebbe accertato di aver detto
la verit sull'inclinazione del Cuore di Regina, pronunciando il

nome di Carlo Huguenin nella conversazione del giorno innanzi.


Con questa differenza per, ch'egli credeva, come aveva detto a
Matilde, che la giovanetta semplicemente prediligesse suo cugino
piuttosto che amarlo. Quell'amore, come accade a vent'anni, era
nato da una reazione. Si comincia quasi sempre amando qualcuno
contro qualcun altro o contro qualche altra cosa. La compassione
che - Regina Le Prieux provava per suo padre, si cambiava in una
avversione istintiva, irresistibile e quasi animale verso l'ambiente
di cui il padre era la vittima. Troppo delicata e scrupolosa per
rendere sua madre responsabile di ci ch'ella considerava come un
vero disastro del destino, se la prendeva involontariamente con
tutto quel che la madre amava e ch'ella invece odiava. Non osando
condannarla nella sua persona ella la condannava nei suoi gusti.
E perci odiava, di quell'odio che non ragiona, Parigi, la societ,
gl'inviti a pranzo, i balli, le serate, le prime rappresentazioni, i
vestiti, il lusso, tutte quelle apparenze infine di cui purtroppo
conosceva il prezzo.
La visione della casa di campagna che, il giorno avanti, aveva cos
stranamente occupato l'immaginazione del giornalista mentre
correggeva le sue bozze, non lasciava pi Regina da quella
giornata del mese di settembre in cui le era apparso quell'angolo di
campagna meridionale. Ella si era veduta, col pensiero, in quella
casa tranquilla, vivendo di una vita semplice con qualcuno che
l'avrebbe amata sinceramente; e quel cugino Carlo, quel giovane
timido, molto provinciale, aveva trovato la via del suo cuore, per
mezzo della sua stessa goffaggine. Nell'innocente familiarit della
loro parentela ella si era compiaciuta di combattere in lui una certa
ambizione di un'esistenza pi brillante e che lo spingeva, allievo
molto notevole in altri tempi del suo collegio, oggi laureato alla
scuola di diritto, a fare la sua carriera al Tribunale di Parigi.
E di discorso in discorso, di consiglio in consiglio, il cugino e la
cugina avevano finito per invaghirsi l'uno dell'altro, presi da uno di
quei sentimenti che non hanno bisogno per comunicarsi e per
consolidarsi, n di dichiarazioni, n di promesse, - sentimento
composto di rispetto entusiasta dalla parte del giovane, e di pudore

fiducioso dalla parte della giovanetta, e che aveva invaso le due


anime, avvolgendole come in una stessa atmosfera, senza che per
vi fosse stata nessuna parola troppo decisa, nessuno sguardo troppo
ardente, nessuna stretta di mano troppo vibrante. E venuto il
momento della confessione definitiva, era loro sembrato che da
lungo tempo, anzi sempre, essi avessero detto d'amarsi, tanto eran
sicuri l'uno del cuore dell'altro.
Quell'inevitabile mandare all'aria la confessione dovuta alle
sapienti combinazioni di quei due Macchiavelli in gonnella, la
signora Le Prieux e la signora Faucherot e di quel terzo
Macchiavello in coda di rondine, l'astuto Cruc, era avvenuta
soltanto una settimana prima.
La cosa si era prodotta nelle condizioni quasi scherzose che
permetteva la fraterna ed amichevole famigliarit dei due cugini; e
ci era avvenuto in un gran ballo dato dal direttore di una Banca,
dove la signora Le Prieux aveva fatto invitare il giovane che da
qualche tempo era meno selvaggio. La madre accecata, come
spesso lo sono i genitori, dalle sue idee preconcette sul carattere
della figlia se ne era congratulata con lei la sera stessa, e Regina
appoggiandosi al braccio di suo cugino per andare al buffet dopo
una controdanza, gli aveva riferito quell'elogio materno.
- Allora - Carlo aveva ad un tratto domandato. credete che io non le
sia antipatico?..
- Non lo siete mai stato - Regina aveva risposto vivamente - ma ora
siete addirittura il preferito. Sar costretta ad implorare la vostra
protezione presso di lei, quando mi trover in qualche imbarazzo.
- Ed io ve l'accorder, cugina - aveva aggiunto il giovane,
sorridendo ed arrossendo. - E questo forse sarebbe il momento di
scrivere a mia madre per chiederle... ci che desidero tanto di
chiederle, e che poi non oso mai.
- Che cosa? - aveva domandato Regina con un sorriso sulle labbra
semiaperte e con un sussulto interno.
Ella aveva ritirato il braccio da lui, e si era fermata un istante come
per farsi vento. Quell'angolo della sala da ballo con il suo buffet
pronto, vicino al quale essi giungevano, non era affatto il posto

adatto per pronunziare certe parole solenni; la giovanetta aspettava


quelle parole. Per da soli a soli, la modestia di lei non le avrebbe
permesso di ascoltarle e Carlo non avrebbe avuto il coraggio di
proferirle, mentre l, coi nervi scossi dal dolce ritmo della musica,
protetti ed allo stesso tempo isolati in mezzo a quelle coppie di
vestiti chiari e di abiti neri, che sdrucciolavano, rivenivano,
giravano a pochi passi da loro, egli non aveva temuto di dirle:
- Ma non oser mai di farlo senza che me ne diate il permesso,
cugina mia!... Vorrei, dunque, chiedere a mia madre di scrivere ella
stessa alla vostra, per sapere se pu venire a Parigi a fare in
persona un certo passo... Infine, cugina mia, se vi pregassi di
cambiare questo vostro nome con un altro ed accettare di essere la
signora Huguenin, che rispondereste?...
Mentre Carlo parlava, Regina poteva osservare che anche lui
tremava alquanto. Un'emozione straordinaria si era impossessata di
lei e, con un fremito nella voce, ella aveva detto:
- Se mio padre e mia madre rispondono: s, io risponder come
loro... Risparmiatemi qualunque altra domanda - ella aveva
soggiunto, ed egli, con un accento soffocato, aveva proseguito:
- Scriver domani... Fra quattro giorni vostra madre ricever la
lettera della mia. Quanto mi sembreranno lunghi questi giorni!...
Eppure, cugina mia, sono due anni che io vi amo...
Siccome un'altra persona, che non era altri che il signor Cruc, si
avvicinava a loro, Regina era stata dispensata dal rispondere a
quella frase tanto dolce. Quanta riconoscenza provava per colui
che le aveva parlato in quel modo e per la delicatezza con la quale
egli era subito scomparso!
Le aveva risparmiato di rispondere, come era stato suo desiderio.
Egli aveva capito di quale turbamento fosse per lei il dover
ascoltare certe parole, che una fanciulla scrupolosa non dovrebbe
udire, senza ripeterle, come di dovere, alla madre.
Come le era riconoscente ancora per non essersi pi fatto vedere in
quei quattro giorni in via General Foy!... E bench Regina
prevedesse le obiezioni che avrebbe fatto la signora Le Prieux, non
dubitava punto che i suoi genitori non le avrebbero concesso la

libert di rispondere, secondo quello che le dettava il cuore, al


passo tentato dai genitori di Carlo. Come anche non dubitava che
essi non avrebbero fatto il passo che avrebbe segnato per lei il
principio di una vita nuova. Quella piccola febbre d'amore e di
speranza, dall'epoca di quella conversazione durante il ballo,
l'andava innalzando in un'aria pi pura, e, come facilmente si
comprende, non andava disgiunta da qualche altra contraddittoria
impressione. Ed erano appunto tali impressioni che, in quel
mattino di gennaio, rendevano la giovanetta cos nervosa avanti al
ritratto di suo padre, mentre come d'abitudine finiva di disporre il
tavolo per quel martire del lavoro.
Purtroppo capiva che, partita lei, la solitudine del giornalista
sarebbe stata completa, e siccome quello era il sesto giorno dal
ballo e che la lettera della signora Huguenin alla signora Le Prieux
doveva esser giunta:
- Povero e caro pap mio! - diceva a s stessa impiegando per
parlare di suo padre quel grazioso vezzeggiativo - faccio molto
male a desiderare di lasciarlo. Chi gli sistemer le carte com'egli
vuole, quando io non sar pi qui? La mamma non saprebbe farlo,
e poi non pu alzarsi al mattino cos per tempo. Con chi parler
egli dei suoi progetti? Chi lo incoragger a scrivere, almeno, il
libro sulla poesia del suo paese?
Questo era infatti uno dei progetti accarezzati dallo scrittore.
Quell'ambizione, cos umile, era l'ultimo suo sogno d'artista! Non
sperando di poter mai pi trovare il tempo da scrivere un'opera
d'immaginazione, n quell'elasticit interna necessaria ai versi ed al
romanzo, aveva cominciato a dedicarsi ad un lavoro minuzioso di
erudizione, il quale soddisfaceva, in pari tempo, il suo bisogno d'un
lavoro non mercenario, ed il suo antico gusto sempre persistente
per la letteratura del suo paese.
Egli si era proposto di scrivere uno studio sui poeti della sua
provincia: Giovanni Dupin, Pietro e Ninetta De Nesson, Enrico
Baude, Giovanni Robertet, Biagio De Vigenre, Stefano Bournier,
Claudio BilIard, Giovanni De Lingendes... Quei nomi ed altri
ancora, che non sono neppure conosciuti dai pi feroci bibliofili,

gli erano familiari, e per merito suo lo erano anche alla giovanetta
che di sua propria mano aveva trascritto tutti gli estratti di quegli
autori, destinati a figurare nel volume. Ella continuava il suo
monologo:
- Ma no, finir quel libro in casa nostra... verr per soggiornarvi,
nell'estate, quando non vi sono pi prime rappresentazioni, invece
di andare a quel benedetto Trouville che costa loro tanto caro. Gli
preparer una camera che dia sulla pineta e chi sa che in quel
luogo non gli torni l'ispirazione? - E lo vedeva seduto presso la
finestra aperta. Il rumore del vento nella pineta, misto al lontano
rumore delle onde sul greto ed al canto acuto delle cicale, riempiva
l'immenso spazio. Regina vedeva la mano di suo padre sul tavolo;
e la sua penna che tracciava alcune linee non finite, che erano
versi...
Poi un'altra immagine le si presentava.
- E la mamma come potr sopportare quell'esilio in campagna?... la fanciulla diceva a se stessa... - La condurremo a far visita ai
vicini. Organizzeremo qualche gita. Carlo tanto buono! Ha tante
trovate! Sapr certamente inventare qualche cosa per divertirla.
D'altra parte se pap scrive quel volume, gli frutter l'Accademia...
Questo desiderio del giornalista di poter indossare alla fine della
sua carriera le palme verdi dell'abito accademico e pronunciare
sotto alla cupola immortale il discorso di prammatica innanzi al
pubblico abituale di quelle solennit parigine era il solo dei
sentimenti comuni fra la signora Le Prieux e sua figlia. Questa in
una tale uniformit di pensieri sopra di tal punto, provava una
specie di segreta tranquillit al rimorso che la invadeva ogni volta
che era costretta a riconoscere l'egoismo di sua madre.
- Dio mio! - ella ancora si diceva - ce lo hanno detto tante volte:
basterebbe che Le Prieux volesse fare un libro e sarebbe subito
nominato. Laggi io o Carlo glielo faremmo far questo libro e
avremmo insieme anche quella povera cara Fanny...
La povera cara Fanny" era una vecchia zitellona, una tale Perrin
che aveva dato a Regina le sue prime lezioni di piano, e che era
rimasta unita a quella famiglia disimpegnando le funzioni quasi di

donna di compagnia e di accompagnatrice...


Per una modesta retribuzione, ella veniva l da Batignolles dove
abitava, una volta per accompagnare la giovanetta in qualche giro,
un'altra per tenerle compagnia nella solitudine del pranzo e della
serata, allorquando i genitori di lei erano invitati fuori o andavano
al teatro.
Quella buona e modesta creatura era la sola vera amica di Regina,
nonostante i sagaci sforzi di sua madre per imporle le eleganti
amicizie dei ritrovi aristocratici, dei catechismi select e delle
riunioni pi in vista. Regina comprendeva tutte queste nobili
intimit nell'incorreggibile senso di antipatia che ella provava per
tutto ci che era moda e lusso. Ed era anche per fuggir lontano da
quelle fatiche di mentita amicizia, che provava un gusto inaudito
all'idea di vivere laggi nella Provenza, fra gente che l'avrebbe
amata veramente. E vi voleva anche quella sfortunata Fanny,
quella vecchia zitella dei sobborghi parigini che ella in mezzo a
quel contorno di natura meridionale s'immaginava tutta felice,
sebbene d'una alquanto comica felicit e magari un pochino anche
disorientata.
Regina sorrideva innanzi a quel sogno, come la Pierina della favola
sorrideva alle speranze della sua tazza di latte, ed era cos presa
dentro alla visione di quell'avvenire che non intese entrare suo
padre. Questi si ferm l un sol minuto per contemplarla immersa
in quella immobilit di sogno, prima di venirle incontro.
Ella era veramente un'apparizione adorabile di grazia e di
giovent, in quel piccolo gabinetto di lavoratore, dalle mura
tappezzate di libri, e che una finestra, la quale dava sopra un cortile
interno; rischiarava in quel freddo mattino di gennaio, di una luce
giallastra, nebbiosa e quasi impoverita. Regina era gi vestita e
pettinata, i suoi capelli castani erano accomodati semplicemente,
portava i guanti per proteggere le mani ed il grembiule di seta
grigia, guarnito di spalline per proteggere il vestito; sembrava la
fata pi deliziosa che abbia mai dato alle piccole cure domestiche
l'incanto della poesia.
Nel sorprenderla cos graziosa, cos fine, attendendo per lui ad

occupazioni tanto modeste e con tanta premura silenziosa, come


quel padre non avrebbe nuovamente pensato alla conversazione del
giorno innanzi, in cui si era trattato di tutto l'avvenire di quella
squisita creatura? E nome mai non avrebbe ancora provato una
viva impressione di tristezza, quando la signora Le Prieux aveva
pronunciato il nome di Edgardo Faucherot? Era dunque quello il
marito ch'egli avrebbe dato a sua figlia? E gli venne una forte
tentazione d'interrogarla e di farle dire un no per mandar subito
all'aria quel progetto. Ma si ricord la promessa rinnovata il
mattino stesso al capezzale di sua moglie, presso la quale egli
aveva fatto la prima colazione - segno di qualche determinazione
molto grave, - in cui si era formalmente impegnato di non dire a
Regina nemmeno una parola. E mantenne ci che aveva promesso,
ma con una lieve transazione di coscienza; cosa veramente
eccezionale per un uomo come lui, di una lealt scrupolosa. La
giovanetta lo aveva finalmente veduto, e si avvicin a lui
tendendogli la fronte.
- Ebbene, mia piccola capinera - disse il padre impiegando quel
grazioso modo di chiamare la figliola, come un'espressione di
tenerezza paterna. - Eri fra le nuvole? A che cosa o a chi pensavi?
- Ma... a nulla, e a nessuno in particolare - disse Regina arrossendo
della sua piccola vergogna, e prosegu: - Come state stamani? Non
avete dovuto far troppo tardi ieri al giornale? Siete soddisfatto del
vostro articolo?
- Non molto malcontento, ma anche questa volta vi era un grosso
errore di stampa... Cartier si va guastando...
- Ah! - interruppe vivamente Regina - se potessi andare in ufficio e
correggere per voi le vostre bozze.
- Non ci mancherebbe altro - rispose allegramente il padre - ma io
sto perdendo il tempo in chiacchiere mentre oggi ho tanto lavoro
da fare - e mostrando un pacco di giornali che aveva sottomano,
disse: - Li ho trascorsi tutti, mentre mi stavo abbigliando. Ma non
vi ho trovato un soggetto adatto, eppure oggi mi tocca il solito
Clavaroche.
Poi scorgendo un pacco di lettere sul tavolo, il suo corriere del

mattino, egli prosegu:


- Fortunatamente ci sar qualche bravo corrispondente che verr in
mio aiuto... E tu, mia bella capinera, va dalla mamma che t'attende.
Deve comunicarti qualche cosa di serio... Non dire che te l'ho
detto... Ma rispondendole procura di sapere quello che vuoi. Non
domandarmi nulla... Ricordati solamente di quel bel motto di
Goethe che ti ho citato tanto spesso: Noi siamo liberi della nostra
prima azione. Non lo siamo per della seconda... A Chevagnes
diciamo ci con un detto molto pi semplice... Andiamo, dammi un
bacio, mia cara figlia...
Quantunque la dolce e silenziosa Regina abituata com'era a vivere
molto in se stessa e a rendere dolorosa con le proprie riflessioni la
sua sensibilit, non avesse quella leggerezza d'animo tanto naturale
alla sua et, disposta e facile alla speranza, come avrebbe potuto
ella resistere a non abbracciare suo padre con infinita gratitudine, e
come non avrebbe ella interpretato quale una promessa di felicit
quella trasparente allusione a una domanda di matrimonio? Senza
dubbio la lettera della madre di Carlo era giunta. I suoi genitori
avevano gi preso una risoluzione: ella sarebbe stata ora padrona
della risposta. E l'immaginazione le fece nuovamente sentire per un
istante il rumore del vento nella pineta ed il canto stridente delle
cicale; rivide la piccola casa di campagna nella sua atmosfera di
pace, da lei tanto desiderata, e si gett sul cuore di suo padre
dicendogli :
- Quanto siete buono, pap mio, quanto vi voglio bene!
- Sarebbe dunque vero ci che crede sua madre, che Regina sia
veramente disposta al matrimonio con Faucherot? - si domandava
Ettore, sedendo avanti al tavolo e cominciando a contare i fogli
destinati al suo corriere. - Come ha subito capito che si trattava di
un matrimonio, e poi una fanciulla troppo furba perch non abbia
indovinato di quale matrimonio si tratta, a meno che...
E il degno uomo appoggi la testa sulle mani, in attitudine di
meditazione profonda. Per la prima volta, da anni, egli rimaneva
cos avanti ai fogli preparati senza pensare affatto al suo lavoro.
Tuttavia egli non osava tradurre quell'a meno che... in tutta la

sua verit, n spiegare a s stesso l'idea espressa a sua moglie, nella


conversazione del giorno innanzi, e che quest'ultima aveva respinto
con un'ironia tanto disprezzante. La potenza dei caratteri forti sui
caratteri deboli si esercita nel dominio del pensiero, prima di
esercitarsi nel dominio della volont.
L'energia con la quale Matilde aveva protestato contro l'ipotesi di
un sentimento di Regina per Carlo Huguenin suggestionava Le
Prieux, e dubitando della sua intenzione egli mand un sospiro,
apr il calamaio e si mise a scrivere dicendo a se stesso:
- Non c' che una madre che possa conoscere i sentimenti della
propria figlia: aspettiamo che abbiano parlato insieme.
Mentre la carta scricchiolava sotto la sua penna lanciata finalmente
a tutta corsa, le due donne parlavano infatti, a pochi passi da lui,
nella camera da letto della signora Le Prieux, separata dal
gabinetto da lavoro di Ettore solamente dalla camera di riposo
anche pi piccola di quello studiolo letterario.
Quella penna infaticabile gli sarebbe certamente caduta dalle mani
per lo stupore, se ad un tratto si fossero aperte le mura sottili che li
dividevano ed egli avesse potuto sor prendere, nella sua crudele
verit, la conversazione che avveniva fra madre e figlia.
Questa, per la prima volta, dopo tanto tempo dall'epoca in cui
aveva cominciato a risvegliarsi in lei la compassione per la
schiavit di suo padre, era entrata nella camera della signora Le
Prieux, piena di fiducia, coll'anima aperta e con una tenerezza
fanciullesca dipinta negli occhi, pronta a piangere di gioia, e con la
confessione del suo amore sincero sulle labbra...
Quel primo slancio era stato subito, non sprezzato, ma quasi
arrestato al solo sguardo del despota domestico, da cui dipendeva
tutto l'avvenire del suo cuore.
Al momento in cui Regina entrava nella camera della madre,
questa era in letto coricata nuovamente, come faceva ogni giorno
per non alzarsi se non al mattino tardi, dopo il bagno, che ella
prendeva secondo le prescrizioni del medico.
Lo spirito di realismo particolare ai meridionali, cos positivi per
tutto ci che vogliono e che comprendono, le faceva osservare con

un grande rigore le pi minute precauzioni del regime che doveva


conservarle la salute, e con la salute la bellezza.
Mille particolarit testimoniavano in quella camera che il culto
della signora Le Prieux per la sua bellezza non riposava mai, sia
che si trovasse di fronte a se stessa, sia che ella recitasse la sua
solita parte, anche quando il suo pubblico si componeva solamente
del marito, della figlia e della cameriera. E per l'ora, che all'uscir
dal bagno ella impiegava al riposo, aveva una completa collezione
di vestaglie deliziose in foulard, in surah, in crespo della Cina, in
batista, secondo la stagione. Quella mattina ne indossava una di
bengalina color rosa vecchio. Un'acconciatura di merletto le
copriva i capelli, che la notte teneva lentamente intrecciati per
averne maggior cura, alcuni ricci artificiali le incorniciavano la
fronte: usava portar quei ricci che toglieva alla sera prima di
abbigliarsi, per risparmiare ai suoi capelli una doppia ondulazione.
La tonalit della camera, con i muri tappezzati di stoffa di seta
gialla a righe, alternativamente opache e lucide, con lo scuro colore
dei mobili di stile impero, col tappeto di un verde tenero, era stata
sapientemente combinata in altri tempi per armonizzare con la tinta
bruna della sua pelle alabastrina.
Ella teneva davanti a s sopra un piumino di seta gialla, nella
gradazione dei colori murali, un grande tavolo mobile dalle zampe
corte, che le serviva per posarvi la cartella della corrispondenza,
vicino alla scatola contenente i pi minuti oggetti in tartaruga per
la cura delle mani. Quando Regina entr per augurarle il buon
giorno, ella era occupata a spazzolare col lisciatoio le unghie,
lucide come lo smalto e tagliate sui lati.
Un simpatico e leggero odore d'ambra e di verbena era stato fatto
vaporizzare in quell'ambiente quasi freddo, nonostante la fiamma
che ardeva nel caminetto: ma le finestre, sulle quali la brina aveva
formato alcuni rameggiamenti fantastici, erano state aperte
igienicamente per una buona mezz'ora.
Cos sorpresa, in quell'occupazione, con quell'abbigliamento, in
quel lusso, e fra quei profumi, la bella signora Le Prieux" avrebbe
dato l'impressione di una inalterabile giovinezza, se le tracce

dell'et impresse malgrado tutte le cure sulle palpebre, intorno alle


tempie, nelle linee della bocca, e nelle pieghe del collo, non
avessero reso tragico quel volto coperto dalla cipria.
Tutto, fino il contrasto cercato fra quei vivi colori della camera e
quel pallore, faceva risaltare la durezza singolare dei suoi
lineamenti, rimasti belli, d'una bellezza quasi truce, e che
aumentava ancora lo splendore delle sue pupille. Ella le fiss
subito su Regina, mentre la bocca che sembrava imperiosamente
chiusa al silenzio, si apriva per scambiare le prime parole sul loro
sonno e la loro salute, poi prosegu:
- Mia cara figlia, ho bisogno che tu mi accordi tutta la tua
attenzione: io devo avere una conversazione con te, che della
maggiore importanza.
- Sono pronta ad ascoltarvi, mamma - rispose Regina. Ma la sua
calda speranza di pochi minuti prima si era gi cambiata, al
semplice suono di quella voce, in un timore che sua madre facesse
obbiezione al matrimonio col cugino; ella non dubitava neppure
che non si trattasse di quel matrimonio, ed il pensiero di dover
lottare per quell'amore le mise su quel grazioso volto
un'espressione di fierezza, mentre proseguiva: - Pap mi ha gi
avvertito...
- Ah! tuo padre mi ha prevenuta! disse la signora Le Prieux. Eppure mi aveva promesso che ti avrei parlato per la prima.
- Ma egli mi ha detto solamente che voi mi aspettavate! interruppe la giovanetta, arrossendo della sua pietosa bugia, la
quale per non persuase la madre che a met; e per investigar fino
al fondo il cuore di sua figlia, ebbe nuovamente quello sguardo
acuto col quale aveva interrogato suo marito nella carrozza,
quando gli aveva domandato:
- Tu sai quel che ne penso Regina?
Ella teneva nascosta nella cartella la lettera della signora Huguenin
giuntale il giorno innanzi, nella quale le domandava la mano di
Regina per Carlo. La signora Le Prieux credette suo dovere di non
parlar affatto di quella lettera a sua figlia: e ne avrebbe in seguito
parlato a suo marito, allorch il matrimonio con Faucherot fosse

stabilito. E si scusava di quel doppio silenzio, per l'incertezza che


vi era nel passo tentato dalla madre di Carlo. E soprattutto se ne
scusava, perch ella aveva la convinzione di rendere Regina felice.
Del resto poteva ella chiamarsi colpevole, se la felicit non poteva
concepirla in altro modo se non giudicando dalla sua stessa natura?
Ed era ella veramente colpevole se non consultava suo marito in
una decisione in cui i veri motivi non potevano e non dovevano
essere conosciuti da lui, considerandolo come un uomo chimerico
e debole, che lei, sua moglie, aveva dovuto proteggere? Quei veri
motivi li avrebbe ora detti a sua figlia, e tale franchezza era ai suoi
occhi una specie di compenso al silenzio ch'ella aveva voluto
serbare sulla lettera.
- Figlia mia - cominci dunque, dopo essersi assicurata che le
pupille di Regina rimanevano, come al solito impenetrabili sotto al
suo sguardo - bisogna che io ritorni indietro di parecchi anni col
pensiero: ed ora capirai il perch - quindi dopo una breve pausa
ella prosegu: - Quando sposai tuo padre, tu sai bene che non
eravamo ricchi, e sai pure il perch. Lo saremmo stati se tuo nonno
avesse agito come tanti affaristi d'oggigiorno, che dopo ogni
fallimento sono pi milionari di prima. Vedi bene che egli era un
uomo onestissimo, e dobbiamo a lui ed a tua nonna di poter tener
la fronte alta avanti alla societ. Nella nostra catastrofe non ci
siamo approfittati di un centesimo. Tuo padre ed io ci siamo
dunque sposati, avendo solo quel tanto che ci permetteva di non
morire di fame. S, ed abbiamo cominciato proprio cos prima di
arrivare a formarci la posizione che godiamo oggi nel mondo, noi,
e per conseguenza anche tu. Ah! ed giusto anche io ti dica che, da
molti anni, non ho avuto altra cura che questa, e tuo padre per
aiutarmi non ha davvero indietreggiato avanti a nessun lavoro...
Credi pure che non stata cosa tanto facile. La societ mal
prevenuta contro i letterati, e lo anche pi contro i giornalisti.
vero che molte volte sono prevenzioni meritate. Tuo padre stato
un uomo perfetto. Non ha scritto un solo articolo senza
rammentarsi ch'egli apparteneva alla buona societ. Debbo
aggiungere che ci hanno mostrato molta gratitudine. Ti dico tutte

queste cose, perch tu sia sempre riconoscente verso quel


pover'uomo che ha lavorato tanto!
Quella donna orgogliosa ed incosciente accompagn con un
sospiro e con un nuovo silenzio quell'elogio tributato al marito
lavoratore ch'ella aveva sfruttato e che continuava a sfruttare senza
piet.
Nell'ascoltar quell'esordio, Regina aveva provato quella strana
impressione di freddo al cuore, che ella conosceva troppo, per
doverla subire ogni volta che sua madre manifestava certi
sentimenti. Quell'oscuro malessere aumentava ancora pi la
solennit, che la signora Le Prieux sembrava voler dare a quel
discorso preparatorio. Quell'evocazione dei ricordi della sua vita a
che tendeva mai?
Regina per non volle lasciar senza risposta quell'appello alla
gratitudine figliale, perci disse:
- So quanto mio padre lavori, e quanta gratitudine io gli debba,
mamma! Vi assicuro che non sono un'ingrata... Ahim! mi pare
anche ch'egli s'affatichi troppo!...
Regina non aveva misurato la portata di quelle parole, che le erano
sfuggite involontariamente, perci ne fu sconcertata. E la fu ancor
maggiormente, nel vedere che sua madre ne prendeva argomento
per passare ad un'altra confidenza molto seria.
- Provo un'immensa gioia di vedere come mi capisci cos bene,
figlia mia - disse la madre - ed hai le stesse mie preoccupazioni per
quel poveruomo. proprio vero. Fatica troppo per l'et sua... Si
stanca... E faticherebbe anche di pi s'egli potesse sapere quello
che ora ti confider... Ma prima mi devi giurare, intendi bene, mi
devi giurare, che questo segreto che sto per confidarti morr con
noi...
- Mamma, ve lo prometto - rispose la giovanetta senza aggiungere
altro.
Ma se la signora Le Prieux l'avesse nuovamente guardata, col suo
sguardo scrutatore, si sarebbe avveduta che Regina tremava.
Perch tanti preamboli prima di domandarle quello ch'ella si
aspettava, e che sembravale cosa cos facile a dirsi? Tuo cugino

Carlo vuole sposarti, cosa debbo rispondergli?... E invece di


quella domanda ecco che cosa dovette ascoltare Regina:
- Questo segreto, figlia mia, che tuo padre ignora, che malgrado
il lavoro accanito da parte sua, ed i prodigi d'economia da parte
mia, non ci siamo potuti formare la posizione di cui ti parlavo poco
fa, senza che il nostro bilancio delle spese, non abbia superato da
ben dieci anni, ed ogni anno sempre pi, il bilancio delle nostre
riscossioni... Tu che conosci il nostro andamento, sai bene che
economizziamo su tutto, sulla tavola, allorch siamo soli, come sui
vestiti; e sai anche quanto io procuri di evitare le mode molto
eccentriche, appunto perch i nostri vestiti durino pi a lungo:
quante volte non li trasformiamo noi, rinnovandoli in casa per
maggior economia? Andiamo dai grandi sarti quando non se ne
pu fare a meno. Abbiamo una modistina, un negoziantuccio di
gioie. Non abbiamo cavalli. Quando si viaggia, tuo padre prende
sempre un permesso, e ci serviamo del suo titolo di giornalista per
ottenere negli alberghi le maggiori facilitazioni. Io non mi lagno
affatto di tutte queste cose, bench non sia stata punto educata a
dovermi occupare di tante miserie. Ma quello che mi addolora
oltremodo si che, con tante pene che mi son presa per lui,
ond'egli avesse, malgrado la sua professione, una situazione
sociale, e per te, perch come fanciulla tu avessi le relazioni che
devi avere, non sono potuta riuscire ad evitare quello di cui la mia
cara mamma mi aveva insegnato ad avere un grande orrore. Ed una
parola sola ti spiegher tutto, tutto, figlia mia: noi siamo pieni di
debiti.
- Debiti? - ripet Regina colpita nel pi vivo del cuore dalla frase
relativa alle spese fatte per lei. S, era proprio vero, nessuna spesa
era stata risparmiata sulla sua educazione, sui suoi divertimenti e
sulle sue acconciature. E non pens pi di domandarsi la ragione di
quella confidenza materna. Ella solamente sent quanto quella
donna l'avesse amata e la voce della delicata fanciulla si abbass
per rispondere: - Debiti? Avete fatto debiti e per causa mia? Ah!
mamma mia, quanto avete ragione di desiderare che pap lo ignori.
Ma, come potremo pagarli senza che egli aggravi il suo lavoro?

Dio mio! - ella aggiunse timidamente - ora che, come dite


giustamente, la nostra posizione formata, non si potrebbe
restringere?..
- Ed in che cosa? - interruppe la madre. - E perch? per perdere
nuovamente quello che ci costato tanta fatica acquistare?.. No,
figlia mia, tu non conosci la vita. Sai che a Parigi il restringersi
significa il suicidio sociale. Ho gi sperimentato una volta, all'et
tua, la facilit terribile con la quale il mondo abbandona i caduti.
Del resto non facciamo esagerazioni... Non si tratta che di qualche
ritardo. Dobbiamo ai nostri fornitori un quarantamila franchi e non
pi; questa somma potrebbe essere facilmente pagata, anche col
riposo di tuo padre, se...
- Se... - domand ansiosamente la giovanetta, e bench ella non si
permettesse di giudicare la madre, non poteva per impedirsi di
conoscerla, perci capiva al solo accento col quale il se era stato
pronunciato che quello era il punto essenziale del loro discorso. S,
lo aveva capito dall'accento, alterato in una maniera quasi
impercettibile, ma pur tuttavia alterato, dal cambiamento
dell'ordine d'idee ed anche dallo sguardo che, nel timore
d'incontrare una resistenza qualunque, si addolciva e diventava
quasi supplichevole.
Evidentemente quelle confidenze non erano state che una specie di
prefazione, ma... a che?.. Regina non poteva stabilire nessuna
relazione fra la vita modesta della casa di campagna provenzale, se
fosse divenuta la signora Huguenin, ed il pagamento dei
quarantamila franchi di debiti, somma enorme a parer suo. Ed il
cuore le batt fortemente quando ella, tutto ad un tratto, apprese il
commento della signora Le Prieux a quel terribile se.
- Dio mio! ma una cosa cos facile!... Ma se, essendo cos carina,
e di un'educazione cos fine, tu potessi trovare un bravo giovane,
ricco, enormemente ricco, il quale non si curasse della dote... Se tu
potessi maritarti cos bene! che consolazione per il tuo povero
pap! Ed io riceverei il premio dei sacrifici di tutta la mia vita. Che
cosa ho desiderato? Una cosa sola, te lo ripeto, ed che tu e tuo
padre aveste una vera posizione nel mondo. E tu l'avresti e per

sempre... Il resto si accomoderebbe facilmente... Si potrebbe allora


economizzare, pagare i debiti... e tuo padre riposarsi... Ma sicuro...
Quando una figlia unita ai genitori come lo sei tu con noi, si
possono accomodare tante cose... Avremmo le stesse relazioni...
Per esempio, se tu ricevessi ogni settimana, io potrei diminuire i
pranzi e le mie serate... poich le tue cortesie varrebbero per tutte e
due... Tu avresti possedimenti in provincia, nella Turenna, almeno
suppongo, non troppo lontano da Parigi. E noi, naturalmente,
passeremmo con te due mesi ogni anno. Pap potrebbe andare e
venire, continuando il suo lavoro e godendo al medesimo tempo di
quell'aria pura, e le nostre spese sarebbero cos molto alleviate...
un sogno non vero? Eppure vi sono alcuni sogni che possono
realizzarsi... Basterebbe che la graziosa Regina avesse incontrato
ad un ballo, in un pranzo, od anche in casa sua, un giovane, il quale
avesse potuto apprezzare che tesoro ella , un giovane che potesse
comprendere anche chi siamo noi, e al quale potremmo portare
quel che a lui manca, cio una vera apparenza sociale, e che a te
porterebbe ci che tuo padre ed io con tanto dispiacere non
possiamo dare...
- E questo giovane... voi lo conoscete? - domand Regina. - Ditemi
il suo nome, mamma, ve ne prego... egli ?...
- Questo giovane esiste realmente - rispose la madre - egli
Edgardo Faucherot.
- Edgardo Faucherot! - esclamo Regina. - Ah! ed per parlarmi
d'Edgardo Faucherot, che...
Ella non fin la frase; l'immagine di suo padre le si present
d'innanzi alla mente, ed anche il ricordo delle parole ch'egli le
aveva dette lasciandola, una mezz'ora prima, e la commozione che
aveva assaliti tutti e due: ella domand:
- E mio padre sa che Edgardo Faucherot vorrebbe sposarmi?
- Certamente - disse la madre.
- Ed approva questo matrimonio? prosegu Regina.
- E come vorresti ch'egli non l'approvasse?... - rispose la signora
Le Prieux, che aggiunse subito: - Eppure il poveretto non sa la
verit sui nostri interessi!

Le gote della giovanetta furono invase da un tal pallore, la sua


voce trad una tale scossa interna, che la donna implacabile ne
rimase colpita. La bella signora Le Prieux non era un mostro,
sebbene il suo prolungato sfruttamento del lavoro del marito a
profitto della sua vana passione di lusso, fosse quasi feroce, ed ora
fosse anche quasi feroce il suo modo di procedere per forzare sua
figlia ad un matrimonio crudelmente utilitario. Quella era
semplicemente una coscienza viziata dai germi della corruzione
che si respirano nell'atmosfera mondana - corruzione alla quale la
morale corrente bada appena, occupata com' unicamente dei falli
di galanteria. La signora Le Prieux si credeva una donna onesta, e
lo era secondo il senso ordinario della parola. Ma, in compenso, la
societ aveva completamente annientato in lei, per l'abuso
quotidiano delle transazioni, quella nobile virt della verit
intransigente, che non le avrebbe permesso di nascondere a suo
marito ed a sua figlia il passo tentato dalla signora Huguenin. Ma
quando si abituati, da anni, ad accogliere con gentilezza coloro
che si disprezzano, a fare i complimenti a coloro che si odiano,
come e perch si dovrebbe esitare, per un motivo che si giudica
utile al prossimo, di praticare quell'antica massima, che il fine
giustifica i mezzi? E quando; sempre da anni, si veduto
incessantemente dietro alle minime azioni della vita il danaro,
sempre il danaro, unicamente e costantemente rispettato, come e
perch non dovrebbe riguardarsi la fortuna come la condizione
suprema della felicit?
La societ insegna pure alle sensibilit volgari - e, non v' da
ingannarsi, qualunque vanit nasconde un lato grossolano e brutale
- questa triste verit, che cio: la necessit vince sempre, alla fine,
il sentimento, e che, particolarmente trattandosi di un matrimonio,
la pi sicura probabilit di buon accordo sta nell'associazione, non
dei cuori, ma degli interessi. Quindi bisogna tener conto a questa
madre, la quale tanto serenamente si preparava a sacrificar sua
figlia, dello scrupolo che la spinse a domandare alla giovane:
- Ma che cosa hai, Regina? Perch sei tanto pallida e commossa?...
- Non nulla, mamma; - rispose la ragazza - ero cos poco

preparata alla notizia che mi avete data... che sono rimasta


stupefatta; ecco...
- Rispondi con tutta franchezza - aggiunse la madre. - Non ami
alcuno? Se tu amassi qualcuno, sono tua madre ed avresti il dovere
di dirmelo... E se vi fosse un altro matrimonio che ti convenisse di
pi...
- Ma no, mamma... - interruppe Regina; e la sua voce divenne pi
ferma per dire: - Non vi potrebbe essere un altro matrimonio che
mi convenisse di pi... soltanto... - ella aggiunse con un sorriso
dove palpitava, malgrado se stessa, la ribellione della giovent e
che chiedeva ed implorava una dilazione al suo sacrificio, quella
dilazione della figlia di Jefte ritirata sulla montagna per piangervi il
suo addio alla vita, alle speranze, all'amore, - soltanto... vorrei che
mi concedeste qualche giorno, onde abituarmi alla prospettiva di
un cambiamento cos grande, e soprattutto al pensiero di
lasciarvi...Oggi marted. Vorreste accordarmi di attendere fino a
sabato per rispondere alla domanda del signor Faucherot?
Ella ebbe la forza di aggiungere:
- Io sono certa che sar un s ma - prosegu con accento solenne,
- voglio rispondere quel s dopo essermi consultata a fondo con la
mia coscienza.
- Ebbene, attenderemo fino a sabato - rispose la madre, la quale
avrebbe certamente preferito un'adesione immediata, che le avesse
permesso di metter subito in moto Cruc. E quella stessa larva di
rimorso, che l'aveva spinta ad interrogar sua figlia, le imped anche
di rifiutare alla sua vittima quella dilazione di pochi giorni. E nel
risponder con tanta condiscendenza, non le parve forse di aver
l'illusione di rispettare la libera volont di sua figlia?
Almeno cos disse a suo marito, allorch Regina usc dalla sua
camera, ed egli vi entr mostrando la preoccupazione che
l'invadeva; poich egli aveva spiato, malgrado il suo lavoro, la fine
di quel colloquio ed entrando aveva domandato ansiosamente:
- Ebbene?
- Ebbene... Regina rimasta tanto turbata... e tanto commossa... rispose la madre - molto turbata all'idea di lasciarci... Ed

naturalissimo. Molto commossa dal sentimento che rivela il passo


tentato da Edgardo...
Ella chiamava per nome il giovane Faucherot; poich lo
considerava gi come suo genero.
- Non ho voluto forzarla. Le ho accordato fino a sabato, per darmi
una risposta decisiva. Ma sar certamente un s me lo ha detto
ella stessa... Ah! amico mio, se sapessi come sono felice!...
V.
Mentre quella madre, che credeva di essersi totalmente sacrificata,
dava al marito in quei termini l'annunzio della intervista con la
figlia; che cosa faceva quest'altra pi lucida vittima, conoscitrice ahim! - delle ambizioni mondane di quella donna terribile? Il
lettore ha veduto come, fin da principio, le doppie rivelazioni che
Regina aveva dovuto subire in pieno sogno di felicit, l'avessero
quasi atterrita, e come fosse rimasta fremente di compassione
nell'apprender la triste situazione finanziaria nella quale erano
andati a piombar i suoi genitori. Ed ella aveva provato anche un
fremito di disillusione, una disillusione molto vicina alla
disperazione, quando la signora Le Prieux le aveva detto che suo
padre desiderava il matrimonio coi milioni di Faucherot figlio. Ed
il fremito di Regina si era rinnovato e l'aveva fatta piegare ed
esclamare: - Credo che sar un s - e non aveva che manifestato
ad alta voce il suo pensiero.
- Quella sollecita rinunzia a tutto ci che la giovanetta riteneva
come la sua sola felicit, non sembrer troppo originale se non a
quelli i quali abbiano dimenticato la loro giovent e come a
quell'et l'animo sia pronto agli slanci magnanimi. In qualunque
circostanza, Regina avrebbe avuto molta pena nel respingere un
appello come quello che sua madre aveva avuto l'abilit di
rivolgerle. La sua resistenza diventava impossibile dal momento
che suo padre pure le domandava lo stesso sacrificio; e, come il
lettore ben sa, era stato il supremo macchiavellismo della signora
Le Prieux che le aveva fatto credere una cosa simile.

Ci non pertanto si veduto come la dolce Ifigenia di questa


tragedia borghese, senza dare sull'istante un rifiuto, avesse
domandato una breve sosta. Perch? Perch ella, nellaccettare
l'idea d'immolarsi alla volont di suo padre e di sua madre, non
aveva potuto impedire di ricordarsi che sacrificherebbe allo stesso
tempo un'altra persona, e non voleva, non poteva, accettare di
compiere quella immolazione, senza aver prima lanciato contro
qualcuno, sotto un'altra forma, il grido della vera Ifigenia,
Il cielo non ha concesso ai giorni di questa sventurata
La felicit riservata al nostro destino.
Il nostro amore c'ingannava....
Questo pensiero non si era formato nella mente sua con la
precisione di un progetto. No. Mentre sua madre le parlava, ella
aveva solamente inteso sanguinare e scuotersi una parte del cuore,
quella in cui fioriva ed ingigantiva il sogno della sua vita a fianco
di Carlo. Ma la poverina non comprese tutta l'intera verit del
martirio, al quale la condannava l'amor filiale, se non quando si fu
ritirata, sola, nella sua stanza, aspettando - per una crudele ironia
del caso, quel giorno era marted, ed era il giorno di ricevimento
della signora Le Prieux, - di far toletta, per aiutare sua madre a
ricevere le comparse di quella commedia mondana, dov'ella
avrebbe recitata una parte di lacrime e di sangue.
La giovanetta, dopo aver chiuso a doppia chiave l'uscio della sua
cameretta, si assise a contemplarla, mentre le lacrime le
scendevano gravi sulle gote, senza proferire una parola od un
gemito.
Ella dava cos un addio alla povera Regina, poco felice, ma
sostenuta ancora dalla speranza, la quale da parecchi anni passava
le ore pi belle, quelle che poteva conquistar sul mondo, fra le
quattro mura di quella stretta cella, dove trovava il simbolo della
contraddizione sulla quale era basata tutta la vita sua.
Era una camera addobbata da una persona e abitata da un'altra.
La signora Le Prieux fin dalla prima infanzia di sua figlia aveva
voluto abituarla al lusso, come altre madri educano le loro figlie
alla economia. Quell'aberrazione apparente aveva una logica:

quella madre fin d'allora era ben decisa a scegliersi un genero


ricco, ella aveva quasi preparato Regina ai centomila franchi di
rendita che gi le prevedeva: tutto in quella stanza da letto di
Regina manifestava il romanzo materno; e le tappezzerie in
mussolina rosa a righe azzurre sopra un fondo pallidissimo che
coprivano le mura e le cortine di tela simile, e i mobili di lacca
bianca ornati della stessa stoffa, e i mille ninnoli in argento
cesellato che risplendevano sulla tavola della toletta.
Ma non era stata la madre, era stata Regina che aveva scelto le
fotografie sparse per tutta la camera, e che non palesavano davvero
la passione del lusso, ma solo la piet filiale ed il gusto per le
amicizie umili. Quei ritratti non erano quelli delle amiche eleganti
e ricche che le imponeva la madre, erano quelli dei nonni di
Chevagnes, ch'ella non aveva mai conosciuti; vi era anche quello
di suo padre, al principio della carriera; quello della madre, fatto
prima dei trionfi mondani e perci con un vestito molto semplice; e
sopra un solo cartone vi erano i ritratti dei cugini Huguenin, il
padre e la madre di Carlo, presi avanti alla porta della loro casa di
campagna; e Carlo stesso v'appariva in un angolo del gruppo.
In quel museo delle affezioni di Regina era anche una fotografia
della poco aristocratica Fanny Perrin, ma, al contrario, non v'era un
oggetto solo di cotillon, non uno di quei ricordi di feste da ballo,
che alla sua et si conservano tanto piacevolmente.
Nell'angolo della finestra era un piccolo scrittoio di noce antica,
con la sedia analoga, che la signora Le Prieux aveva voluto
conservare a guisa di preziosa anticaglia e che era appartenuto a
suo marito, quando era bambino.
Sopra i due ordini della mensola, che dominava il tavolo, si
vedevano i pochi libri prediletti di Regina; i tre volumi del padre,
naturalmente, e accanto ad essi i libri regalati a lei dal babbo, il
quale si era compiaciuto di coltivare in lei i sentimenti di
sensibilit tanto uniformi ai suoi; fra i libri classici si ammiravano
le tragedie di Racine, e fra i moderni, la Marie di Rizeux, le
Stances et Pomes e le Epreuves di Sully-Prudhommes le
Dernires paroles di Antony Deschamps. Pochi libri di religione

completavano l'ordine superiore della mensola e nella parte


sottostante erano allineati misteriosi volumi un poco alti, con le
date stampate semplicemente sul dorso. Quei volumi misteriosi
contenevano gli articoli del giornalista, che la ingenua idolatria di
Regina le aveva fatto ammirare maggiormente, e che ella stessa
aveva tagliati ed incollati su fogli, e fatti legar poi d'anno in anno.
In mezzo a tutte quelle povere cose - fotografie antiche, vecchi
mobili di provincia, libri antichi... - quando la sacrificata fanciulla
si trovava l sola, si sentiva veramente misera e abbandonata!
Con quella subitanea sottomissione, prodotta purtroppo
dall'argomento con cui sua madre aveva saputo commuoverla, in
quale inesprimibile abisso di cordoglio ella era andata a piombare
ad un tratto! Sola con s stessa, come mai arriv a sentirsi
nuovamente dominata da un dovere, ch'ella era incapace anche di
discutere? Quando per lunghi anni il principio costante delle sue
emozioni era stato una compassione, ogni giorno pi dolorosa, per
la schiavit sotto la quale era oppresso suo padre, come mai poteva
ella intravedere una probabilit qualunque di sollevare quella
schiavit e di respingerla?
Ed ora non era pi una probabilit, ma una certezza. Mentre sua
madre le parlava, la somma del debito, che le era stata da lei
rivelata, si era ad un tratto cambiata nel suo pensiero nella
riflessione dell'immenso lavoro che il giornalista avrebbe dovuto
intraprendere per pagarlo. Quante volte non aveva ella fatto quelle
stesse riflessioni, quando sua madre la conduceva dalla sarta o
dalla modista, e davanti a lei lungamente si ora dibattuto sulla
ordinazione di un vestito o di un cappellino, di cui si sarebbe
potuto fare tanto bene a meno?
Che cosa era ora quella somma, che per lei era stata sempre un
rimorso, in confronto dei quarantamila franchi confessati dalla
signora Le Prieux, e del numero veramente spaventevole di fogli
che suo padre avrebbe dovuto coprire di scritto per guadagnarli?
Nella solitudine della sua camera, Regina contava nuovamente
quei fogli, e restava tanto pi affranta in quanto che conosceva la
scrupolosa probit di suo padre. Ella sapeva che non appena egli

avesse appreso la verit, non avrebbe pi avuto pace finch non


avesse veduta la ricevuta dell'ultimo conto.
Ora dipendeva da lei che questo conto venisse saldato. Dove
avrebbe ella trovato la forza di esitare anche por un solo istante?
Agli indistruttibili ragionamenti che le aveva fatto sua madre, o
che le dimostravano nella futura ricchezza della sua casa un aiuto
quasi giornaliero per i suoi genitori, che cosa avrebbe potuto
rispondere? Nulla, o forse che il suo cuore era impegnato? Il
quesito era tutto basato dunque o sulla, felicit sua, o su quella dei
suoi genitori, e quando un'anima generosa di vent'anni si trova di
fronte ad un simile dilemma, non esita certo per la decisione.
Il rinunziare per ad una tale felicit non significa davvero l'aver
perduto il diritto di piangere e di compiangersi; ed erano appunto
le lacrime di quel suicidio che bagnavano le gote di Regina, nella
verginale celletta, dov'ella aveva avuto per compagni della sua
solitudine tanti dolci e felici sogni d'avvenire, e dove stava
rinchiusa non per discutere con se stessa, ma per soffrire... Ed ella,
pianse, e pianse silenziosamente, per un tempo che non avrebbe
saputo davvero misurare ma certo fino a un dato momento in cui le
si present alla mente un'idea che la fece ad un tratto balzare dalla
seggiola.
Le sue piccole mani delicate asciugarono le lacrime, e rialzando la
testa con un gesto risoluto disse ad alta voce:
- Se non ho il coraggio per me, come potr infonderne a Carlo?
La valorosa ragazza dimenticava ora completamente se stessa. La
piet e la compassione per gli altri erano l'istinto naturale di quella
graziosa e sensibile fanciulla, la quale, bench giovanissima, aveva
provato una immensa compassione, indovinando e dividendo le
tristezze segrete e silenziose di suo padre. Ella ora gi non si
preoccupava pi altro che di Carlo.
Si sentiva cos sinceramente amata da lui! Ed ella stessa lo riamava
con una tenerezza che non era che sacrificio! Quanto soffrirebbe
egli nel saperla divenuta la signora Faucherot: e per sopportar quel
dolore egli non conosceva le imperiose ragioni del suo dovere
filiale che l'avrebbero difesa, e che la difendevano fin dal primo

momento!
Regina prese la fotografia nella quale anch'egli era rappresentato
dietro al padre e alla madre in un angolo del gruppo. Bench quella
prova di dilettante, fatta da lei stessa nel suo viaggio in Provenza,
non fosse molto chiara, e che il giovane vi si perdesse nelle ombre
in distanza, la sua figura, i suoi capelli, lo sguardo, il sorriso e un
certo modo di tener la testa da un lato, che gli era molto famigliare,
lo rendevano ben riconoscibile.
Regina, in un'allucinazione svanita non appena comparsa, lo vide
cos come egli sarebbe stato allorquando si fosse ritirato vicino ai
suoi, col cuore straziato dalla malinconia, mentre ella sarebbe stata
la moglie d'un altro. E di quale altro poi! Quella evocazione fu per
lei cos dolorosa ch'ella pos la fotografia, e prese a camminar su e
gi nella sua stretta prigione, rimuginando quell'unico pensiero in
cui s'assorbivano tutte quante le forze vive dell'esser suo.
Come mai annunciargli la terribile novella, e che cosa dirgli mai?..
S, che dirgli? Eppure bisognava ch'ella stessa gli parlasse. Regina
era di una realt troppo scrupolosa per non comprender ci; dal
momento che accettava l'idea di sposare un altro uomo, dopo la
conversazione avuta insieme, ella doveva dare una spiegazione a
Carlo, e gliela doveva dare immediatamente. Non lo aveva forse
autorizzato di far fare un passo alla signora Huguenin, per il qual
passo appunto la sua disperazione ora stava aumentando? Aveva
una fiducia troppo grande in sua madre, per immaginare che questa
avesse potuto ricever la lettera della madre di Carlo e non dirle una
parola in proposito, per ci temeva ora che quella lettera fosse per
la strada - dopo pure averla tanto desiderata! Almeno se la signora
Huguenin avesse esitato, e la lettera non fosse ancora partita,
avrebbe ella potuto sperare di giungere in tempo per impedire di
scriverla, e risparmiare cos una umiliazione ai genitori di colui che
ella amava? Perci ora necessario di parlare subito. Era l che
tornava a battere il pensiero di Regina.
Parlargli, ma come? Quella conversazione dov'ella vedrebbe
soffrire il suo amico, e soffrire per cagione sua, le appariva
inevitabile ed impossibile allo stesso tempo. Quale scusa avrebbe

potuto trovare per giustificare un ritorno sulla parola data, ch'ella


stessa con la severit di coscienza sentimentale dei suoi venti anni,
avrebbe qualificato come azione mostruosa, se si fosse trattato di
una sua amica, senza pur conoscerne il reale motivo, e bisognava
in ogni modo che quel reale motivo fosse ignorato da tutti e
specialmente da Carlo?... Quand'anche una solenne promessa non
gliela avesse vietato, si rivoltavano in lei e il senso di piet
familiare e tutti i pudori dell'anima sua, al solo pensiero di metter
colui ch'ella amava in quel doloroso segreto di famiglia, nel
segreto martirio di suo padre, nella maniera di sentire di sua madre.
Ella continuava a non voler punto giudicare quella maniera di
sentire della signora Le Prieux, anche in quel triste momento, ma
non dubitava del modo come Carlo ne avrebbe giudicato.
Dio mio! se ella non avesse confessato ci - ed avrebbe veramente
preferito morire - come gli avrebbe spiegato la sua condotta, senza
che egli non la giudicasse assai severamente? Che cosa dirgli?..
Che aveva riflettuto e che non l'amava pi?
Dopo quel cos recente colloquio durante il ballo, e nel quale ella si
era aperta con tanta semplicit, Carlo non l'avrebbe certamente
creduta: e poi ella sentiva qualche cosa protestare contro quella
calunnia del suo cuore. La giovinezza non ha lo scrupoloso
disprezzo delle proprie emozioni, se non perch ne sente anche
l'orgoglio. E un tal legittimo orgoglio, un tal bisogno di mostrarsi
nella verit dei suoi sentimenti profondi, senza rivelarne
l'inconfessabile principio, fin, dopo una lunga e dolorosa
meditazione, con l'ispirare alla romantica fanciulla il pi ingenuo e
insieme il pi audace dei progetti, il meno ragionevole e anche il
pi commovente. Ecco: ella vedrebbe Carlo il pi presto possibile,
e lo vedrebbe da sola a solo; in quel colloquio si rivolgerebbe alla
sua stima, alla sua fede, al suo amore; gli chiederebbe di crederla,
di credere che ella non aveva mentito, non aveva cambiato, n
cangerebbe mai nella sua affezione per lui: e gli direbbe anche
ch'essi dovendo rinunziare al matrimonio sognato, per una sacra
insuperabile ragione ch'ella non poteva palesare; e lo
supplicherebbe che, se l'amava, non cercasse d'indagare; farebbe

appello alla fede ch'egli aveva in lei e Carlo comprenderebbe la


sofferenza di quell'appello e la sua sincerit.
Ella lo avrebbe ben compreso, se quell'appello fosse stato rivolto a
lei. La istantanea rottura di quel misterioso fidanzamento sarebbe
per ambedue un orribile momento: ma almeno ella, lasciandolo,
poteva esser sicura che Carlo non l'avrebbe disprezzata.
Una donna che ama, anche ingenua e lontana da ogni spirito
d'intrigo, com'era appunto la innocente e pura giovanetta, sempre
tentata di trovare una scusa ai mezzi che impiega per servire il suo
amore, se pur quei mezzi siano tortuosi come le menzogne dei
personaggi da commedia.
Regina non apparteneva ai numero di tali personaggi. Ella era una
di quelle simpatiche fanciulle della vecchia borghesia francese,
piene d'astuzia, ma anche di sincerit; ed aveva un tale orrore
innato della menzogna che, al momento di mettere in azione il suo
piano, rimase esitante d'innanzi ad una di quelle necessit di
esecuzione, che sembrer certo puerile alle adepte del femminismo
contemporaneo.
E la causa di tale esitazione fu questa: parlare in casa, da sola a
solo, col proprio cugino era impossibile. Egli stesso non avrebbe
mai domandato di esser ricevuto da Regina nell'assenza della
signora Le Prieux, e al solo pensiero che Carlo, molto
probabilmente, sarebbe venuto nel giorno di ricevimento, ch'ella
avrebbe dovuto vederlo, osservata da sua madre, senza potergli
parlare con tutta la franchezza dell'animo suo, ella si sentiva
mancare. Il tempo intanto passava.
Precisamente il mattino seguente, ella doveva andare,
accompagnata dalla fedele Fanny Perrin, in via Royale, ad uno dei
corsi alla moda, che la sua educazione elegante la costringeva a
seguire. Quando era bel tempo, soleva sovente fare una passeggiata
con la compagna prima del ritorno in casa. La prima idea di Regina
fu di dare un convegno al cugino, alle Tuileries od ai Campi Elisi
per l'indomani mattina. Essi si sarebbero incontrati per caso ed
avrebbero fatto pochi passi insieme.
Non sarebbe stata quella la prima volta che sarebbe accaduto un tal

fatto. E le sembrava certamente un mezzo molto semplice e molto


sicuro.
Ella and al suo scrittoio, prese un foglio di carta, poi al momento
d'intinger la penna nell'inchiostro, si ferm. Un altro pensiero le si
presentava alla mente; non erano n quella lettera che doveva
scrivere, n quel convegno che doveva fissare che la spaventavano
ad un tratto. Pi volte, la signora Le Prieux l'aveva incaricata di
prevenire Carlo con qualche biglietto; sia per un invito cambiato,
sia per offrirgli un posto nel loro palco al teatro, o d'altra parte ella
aveva tutto il diritto di pensare che, provocando quel convegno,
non obbediva che ad uno dei pi giusti motivi.
N era il pensiero di agire all'insaputa di sua madre che cos la
turbava. La giustizia interna con la quale, dopo una coraggiosa
risoluzione, la coscienza giudica di se stessa, le faceva stabilire
quasi un paragone fra quella mancanza di fiducia ed il sacrificio
ch'ella s'era imposto per quella madre. No. L'immagine che, in quel
primo momento, le impediva di scrivere il suo generoso ed
imprudente biglietto, era quella della signorina Perrin, buona ed
eccellente creatura, che sapeva essere cos scrupolosamente
attaccata al suo dovere. E Regina sapeva anche che Fanny riponeva
in lei una fiducia cieca e che non le sarebbe mai sorto il dubbio che
quell'incontro con Carlo sarebbe avvenuto per caso, n avrebbe
fatto nessuna obbiezione s'ella l'avesse lasciata alquanto indietro
per poter parlare col cugino, senza darle alcuna spiegazione.
Per la giovanetta l'idea d'ingannare quell'umile e discreta amica le
riusciva insopportabile... Ma poi... ma poi l'amore fu il pi forte e,
per la prima ed ultima volta nella sua vita, la delicata Regina si
abbandon alla pi lieve e anche alla pi degna di scusa delle
transazioni di coscienza
Ella disse a se stessa che avrebbe palesato a Fanny Perrin,
facendole la proposta di andare alle Tuileries, il convegno con
Carlo; se la vecchia signorina non avesse voluto acconsentire,
Regina avrebbe rinunciato di andarvi. E sarebbe sempre stata in
tempo di trovare un altro mezzo: s'ella avesse voluto esser sincera
con se stessa, si sarebbe confessata che non correva davvero il

rischio d essere esposta ad un nuovo sforzo d'immaginazione, era


troppo sicura che Fanny l'adorava e che non avrebbe saputo mai
trovato la forza di dirle di no. Perci si sent spinta a riprender la
penna ed a scriver finalmente il biglietto seguente:
Caro cugino,
Vi prego di trovarvi domani mattina, mercoled, fra le dieci
e mezzo e le undici sulla terrazza delle Tuileries che d dalla
parte della Senna, vicino alla Orangerie. Se non mi vedrete
giungere alle undici, ci vorr dire che un ostacolo mi avr
impedito di venire. Quando vi avr parlato, comprenderete
quale ragione potente ha ispirato un tale passo alla vostra
Dev.ma cugina
Regina Le Prieux.
Quand'ella ebbe scritto l'indirizzo, volle rileggere quelle righe tanto
fredde, nonostante che fossero state vergate da una mano cos
ardente ed aggiunse un poscritto che sottoline:
Vi prego anche di non venire oggi in via General Foy...
Poi, chiusa la lettera, volle ella stessa consegnarla al domestico che
stava preparando la tavola per la colazione e gli ordin d'andar
subito alla posta. Ci facendo, ella era alquanto pallida, poich
infatti quell'atto le sembrava cos esorbitante, da esser fuori da
tutto ci che ella sin allora aveva fatto o aveva pensato di fare.
Per, dal momento che ora ella lo compieva apertamente,
francamente, senza nascondersi, a rischio d'esser sorpresa da suo
padre o da sua madre, ella si diceva che correva un tal pericolo per
l'onore del suo sentimento. Ci bastava perch ella non ne avesse
vergogna, n paura.
Ed ora bisognava aspettare: ma la calma che l'aveva fatta agire,
ora, minuto per minuto, secondo per secondo, si sarebbe
consumata in quelle ventiquattrore che la separavano da quel
colloquio col cugino.
Dapprima, seduta a colazione, ella dovette subir gli sguardi di sua
madre e di suo padre - l'una trionfante e riconoscente, l'altro, in
un'attitudine che non poteva se non accrescere lo sconforto della
giovanetta, quasi intenerito, stupefatto, interrogatore...

Fortunatamente egli se ne and quasi subito, chiamato dall'obbligo


di una ripetizione generale alla quale doveva assistere.
- La quarta in una settimana... egli gemette, prendendo congedo
da sua moglie e da sua figlia.
Anche la signora Le Prieux scomparve per andarsi a preparare per
quel suo famoso giorno, quel marted al quale dovevano essere
subordinate l'esistenza sua e di suo marito e di sua figlia. Quella
fatica settimanale non era stata mai gradevole alla giovanetta, che
l'aveva accettata come una consuetudine col buon umore della sua
et: ed essendo religiosa, ella provava anche rimorso quando
pensava di trovar penosa una cosa cos leggera.
Questa volta lo sfilar delle visite doveva riuscirle e realmente le
riusc fisicamente insopportabile.
- Avr Carlo ricevuto il mio biglietto?.. si, se egli era in casa... Dio
mio! purch egli non venga oggi! E so l'ha ricevuto che cosa
penser di me?... purch non mi giudichi male!... Egli dovr
indovinare che si tratta di qualche cosa di grave... E se ci gli
facesse pena? io avrei dovuto spiegargli... ma lo potevo forse?,..
Non so nemmeno se vi riuscirei con le parole...
Cos ella andava parlando in se stessa, mentre con la premura
abituale andava eseguendo tutte quelle piccole incombenze che
erano riservate a lei, prima che suonassero quelle famose ore tre, in
cui i saloni si sarebbero riempiti di gente. Regina andava
esaminando i fiori dei vasi e le piante verdi e le carabattole dei
tavolini e il fuoco del caminetto. Sorvegliava la sala da pranzo
dove si stavano preparando i rinfreschi.
A fine d'ingrandire il suo appartamento di ricevimento, la signora
Le Prieux aveva immaginato di togliere l'usciale alle porte di
quest'ultima camera che, cos spalancate, formavano quasi come un
prolungamento del salone.
Quello cure per troppo materiali non bastavano a far tacere la
voce interna che ricordava alla giovanetta l'avvicinarsi del terribile
convegno e di tutte quelle chiacchiere che avrebbe dovuto
ascoltare, quando nella sala avrebbe affluito l'abituale folla dei
visitatori.

Quel giorno della moglie d'un semplice giornalista era pure


un'assai curiosa mostra di ci che la Parigi d'oggi: e la vista di
quelle tre sale, verso le cinque, provava che se alla signora Le
Prieux mancava l'intelligenza delle sensibilit, ella per aveva a un
supremo grado l'istinto sociale, quel dono particolare e indefinibile
di saper coltivar le relazioni. Quel successo, come tutti i successi,
era dovuto a una giusta visione delle cause.
Gli avvenimenti che erano succeduti alla rovina e al suicidio di suo
padre avevano rivelato a quel temperamento di meridionale, questa
prima e fondamentale verit: che il mondo non d nulla per nulla
ed aveva subito compreso ci che la posizione di suo marito le
permetteva di dare a quel mondo per il quale ella era pazza.
Ella aveva anche compreso quest'altra verit, che cio, a Parigi e ai
nostri giorni non v'ha un sol centro mondano, ma venti, ma trenta,
e che le famiglie come la sua, senza appoggio di parentele e senza
passato, debbono rassegnarsi a tenere una posizione alquanto
eccentrica, non spingendosi a fondo da nessuna parte e formandosi
intorno un cerchio speciale toccante tutti gli altri gruppi, senza mai
provare a voler essere assolutamente d'alcuno.
Infine ella aveva anche riconosciuto questa terza verit che, cio,
per le relazioni, avviene ci che avviene pel denaro. Possedere un
napoleone possedere venti pezzi da una lira: possedere cento lire
possedere - cinque napoleoni. Vi sono cio relazioni importanti
che ne comprendono altre dieci, altre venti, e relazioni di
second'ordine che non valgono che per loro stesse... La messa in
atto di questi pratici assiomi si vedeva subito dalla composizione
stessa di quel salotto, come appunto era in quel marted che a
Regina pareva non dovesse finir mai.
Sopra uno dei divani era seduta la duchessa di Coutay e sua figlia,
la giovane e bella contessa di Bec-Crespin. Ora ci non avveniva
forse perch la moglie del giornalista aveva trovato il mezzo, in
virt del primo di quei tre principi, di mettere a servizio della
vecchia e passionatamente caritatevole duchessa, l'influenza che
Ettore aveva e nel teatro e nella stampa? Cos, a mano a mano...
E perch in quello stesso marted assieme a quelle due

rappresentanti della pi pura aristocrazia, ella aveva la signora


Molan, la moglie del celebre romanziere e la signora Fauriel, la
moglie del non meno celebre pastellista? Ci avveniva perch, in
virt del secondo principio, ella non aveva mai commesso lo
sbaglio di romperla con un centro che, del resto, in fondo al cuore
ella chiamava magari coll'epiteto di zingaresco.
La signora Le Prieux si era sforzata a rendere dilettevole la sua
casa, facendone un ritrovo in cui gli appartenenti a una societ pi
stretta si potessero trovare a contatto, sopra un terreno neutro, con
il fiore dellarte e delle lettere.
E perch, sempre in quel marted, la contessa Mos assieme a sua
cugina la baronessa Andermatt si trovavano l sedute, esse che
possedevano, ciascuna per suo conto, tanti milioni quanti articoli
aveva scritti Ettore in un anno? Non per altro che perch le due
belle israelite erano particolarmente grate al giornalista d'avere, fin
dal principio della campagna antisemitica, assunto quella posizione
di liberale moderato che ora continuava a mantenere con un
disinteresse assoluto. Si comprende per consiglio di chi fosse ci
avvenuto... e voi vi vedete la perspicacia dell'allievo del vecchio
Cruc: le signore di Coutay e di Bec-Crespin valevano pi di dieci
relazioni della migliore societ; l'amicizia della signora Fauriel era
come avere un piede a terra in quelle due societ in cui viveva tutta
la giovane Parigi dell'arte e delle lettere; e la contessa Mos e la
baronessa Andermatt rappresentavano sicuramente numerosi inviti
in tutta l'alta societ d'Israele. Che cosa vi ha di meraviglioso nel
fatto che una casa, frequentata da tanti pezzi grossi, non si vuoti
mai e che, come appunto in quei marted, vi passino fra uomini e,
donne una quarantina di persone? Non era naturale che la creatrice
di un tal salotto guardasse con un senso d'orgoglio, alla luce delle
lampade elettriche, tutti quei sorrisi che sotto ai ricchi cappelli
allietavano quei volti freschi o sciupati? Ella sapeva s bene il
costo di quei cappelli, come anche ci che bisognava dire alle sue
visitatrici per spingerle al sorriso. Ella sapeva il valore d'ognuno di
quei vestiari e sapeva anche il modo di accarezzare ognuna di
quelle trenta vanit.

Una cosa per v'era che Matilde non conosceva: la fatica che
faceva Regina nel versare tante tazze di the o di cioccolato e
d'offrir tanti pasticcini a tutta quella gente indifferente. Ella non
conosceva anche quanto tutti quei discorsi oramai imparati a
memoria stancassero Regina. Questa, ad esempio, era oramai sazia
di ascoltar la duchessa quando esponeva il piano di una
cinquecentesima festa di beneficenza da lei organizzata.
La duchessa era una donna enorme, dai lineamenti da venditrice di
mercato, rossa in viso e altera di modi e che parlava ad alta voce,
rompendo ogni sua frase con un non pi che sarebbe stato
inesplicabile, se non si fosse attribuito in lei il fatto di aver troppo a
lungo questuato per i poveri.
- Questa volta ci occorrerebbe il Palazzo dell'Industria, per un paio
di giorni: non pi. Venti lire il biglietto d'ingresso e cinque lire la
visita ai diversi riparti: non pi... Di tali riparti ve ne sarebbero una
ventina: non pi. E in ognuno di essi, durante questi due giorni, per
una mezz'ora ciascuno, dovrebbero lavorare sotto agli occhi del
pubblico, proprio come lavorassero nel loro studio, o nel loro
gabinetto, tutte le celebrit di Parigi: non pi... Capite! A otto ore
per giorno, ci ci rappresenterebbe trentadue mezz'ore per i due
giorni. E noi domanderemo ai trenta e pi celebri scrittori... per i
poveri essi non si rifiuteranno... s, noi domanderemo loro di seder
avanti a un tavolino per trenta soli minuti: non pi... e di scrivere
tutto ci che vorranno; ai maestri di musica, di suonar tutto ci che
loro far comodo; agli artisti di disegnare tutto ci che a loro
piacer. I trenta pi celebri avvocati redigeranno una loro memoria
o parleranno su tutto ci che vorranno per una sola mezz'ora: non
pi. I medici condurranno i loro allievi, e terranno una conferenza
su quello che vorranno... Se faremo ci in maggio, all'epoca in cui
pi forte l'affluenza dei forestieri, potremmo contare su diecimila
ingressi: non pi. Ci ci darebbe duecentomila franchi per i nostri
piccoli scrofolosi: e poich ogni ingresso potrebbe avere in media
una visita a quattro dei nostri riparti, ci ci dar ancora altri
duecentomila franchi... Domandate al signor Le Prieux ci che
pensa della mia idea...

Regina era veramente affaticata di dover anche in quel giorno far le


mostre di prestare attenzione a uno dei fantastici progetti in cui era
diffusa tutta l'attivit dell'aristocratica signora, mentre la madre
sorrideva a certe frasi, dietro a cui la suscettibilit di sensitiva della
giovanetta scorgeva quell'ingenuo e mortificante concetto, che le
donne situate troppo in alto facilmente si formano delle celebrit
dell'arte.
Esse non scorgono in esse che altrettante bestie curiose da mettere
in mostra.
Cos una quantit di altre frasi parevano interessar prodigiosamente
la madre, a volerne giudicare dai cenni d'approvazione con cui ella
le accoglieva, che invece quasi riuscivano penose per la
suscettibile Regina. Ed erano quelle che si ricambiavano la signora
Mos e la signora Andermatt con la stessa ingenuit usata poc'anzi
dalla duchessa, senza punto sospettare - poich esse, del resto,
erano buone e generose - quale ironia rappresentasse in quel
centro, ove la eleganza era un vero sfarzo, la sciocchezza di certe
loro frasi alludenti alla cifra d'alcuna spesa.
- S - diceva la signora Andermatt, dopo aver raccontato i
particolari di un'amichevole separazione avvenuta in una coppia
che la toccava assai da vicino. - Salomone, mio marito, arrivato a
provare a Saki il marito della donna separata - ch'egli deve
condursi da vero gentleman. Sta bene che non vadano d'accordo,
ma ad Ester non si pu rimproverar nulla. Ella la madre dei suoi
due figli... Ed egli obbligato a far s ch'ella viva decorosamente...
Saki si convinto di ci... E sapete quanto gli passa?
- Ricco com', - interruppe la signora Mos - poich egli ha almeno
cinquanta milioni...
- Ebbene - continu la signora Andermatt - sessantamila franchi di
rendita, cinquemila lire al mese... Quanto ella prima spendeva in
biancherie. Come far per vivere?...
Sicuro, come avrebbe fatto per vivere la baronessa Ester Wismar?
Era ci che si domandavano con una inarrivabile seriet, e
visibilmente impietosite, quelle cinque persone che stavano
ascoltando una tale rivelazione sull'ammanco di cortesia che

mostrava il gran banchiere Saki Wismar.


Regina avrebbe certo trovato assai comico quel senso di
compassione, se una delle cinque persone che stavano ascoltando
non fosse stata la moglie di suo padre e se ella non avesse saputo
quello che gi sapeva su l'importo delle loro spese mensili... Ma
essa non ebbe il tempo di abbandonarsi ad alcuna penosa
riflessione, poich la colp una frase che la signora Molan, a cui si
era avvicinata per domandare se avesse voluto una seconda tazza
di the, rivolgeva alla sua intima amica, la signora Fauriel.
- Guarda, Lorenza, ecco la miopetta che arriva e la duchessa se
ne va con la contessa...
- Maria, Maria... tu ti vuoi fare sgridar da Regina - aveva risposto
la signora Fauriel - sai che ella ha un debole per la signora
Faucherot.
Infatti era la madre d'Edgardo che arrivava, la quale quasi per
giustificare la lieve canzonatura dell'arguta Lorenza Fauriel, si apr
un passaggio senza a nulla badare, traverso ai gruppi che empivano
del loro cicaleccio la sala, per arrivare fino al posto dov'era Regina.
L'abbracci e la povera giovanetta si intese come agghiacciar da
quel bacio.
Ella aveva troppa astuzia per non rendersi conto che la signora
Fauriel era rimasta alquanto contrariata ch'ella avesse inteso il
poco spiritoso epigramma dell'amica sua. E perch ci, se non
perch il progetto del suo matrimonio con Edgardo era gi
conosciuto e commentato? Inoltre la madre d'Edgardo esternava in
quella precipitosa tenerezza a suo riguardo una specie di presa di
possesso e quell'idea le faceva correr nelle vene il fremito d'una
gazzella presa negli artigli d'un leone - se pure permesso un tal
paragone, a riguardo di una persona cos poco leonina, come lo era
l'antica venditrice della casa HardyFaucherot, Seterie e Velluti.
La commerciante, per ben sei volte milionaria, era una donna di
statura piuttosto piccola, sui quarantacinque anni di et, rimasta
sottile e d'aspetto ancor giovanile. Esaminandola attentamente, ella
possedeva tutti i lineamenti che avrebbero dovuto far di lei una
signora elegante: piedi piccoli, mani affilate, una vita sottile, un

volto regolare, grandi occhi bruni e sopracciglia ben disegnate,


denti bianchi e regolarissimi. Ella era vestita all'ultima moda e la
volpe azzurra che portava al collo sarebbe stata degna d'una
principessa reale. Ma spiegate questo mistero: sopra tutta la sua
persona era come sparso un velo di una assoluta e irrimediabile
volgarit. Ella si poteva dire l'esatto contrapposto della duchessa,
tanto per l'andata quanto per tutto ci che le avrebbe dovuto dare
un aspetto non volgare. Durante quel secondo in cui esse
s'incontrarono sul limitare del salotto, si sarebbe potuto afferrare
quel contrasto di condizioni esteriori, solo paragonando la larga
vita della signora de Coutay e la sottile persona della signora
Faucherot, l'ammirabile pellicceria di questa e il vecchio ermellino
dell'altra ingiallito e passato di moda. Pure, anche in quel secondo,
tutti avrebbero saputo riconoscere, chi era la duchessa e chi la
borghese. Da che cosa? Dalla scioltezza della prima o dalla
freddezza della seconda?
A quella specie di bonomia imponente e a quella gaiezza dell'una o
alla troppo visibile arroganza dell'altra? Chi potr mai definire
questo insieme di piccole cose che distinguono la razza? Queste
piccole cose altro non sono, senza dubbio, se non la trasparenza di
segreti e imponderabili elementi nascosti nel pi profondo
dell'esser nostro, i quali ci vietano o ci comandano la nostra diversa
maniera di pensare.
Colei che la signora Molan aveva chiamato col grazioso
soprannome di miopetta dava una prova di ci, con le parole da
lei rivolte a Regina, dopo quella prima effusione di affetto.
- Non era forse la duchessa De Coutay che uscita adesso?... Ed io
che desideravo tanto di fare la sua conoscenza! Perch non me ne
avete prevenuta? una vera iettatura! Un intralcio di vetture mi ha
impedito di venir prima. Figuratevi: ho detto al mio cocchiere di
prendere per le vie secondarie... Non c' cosa pi noiosa d'una
pariglia da diecimila franchi: si sta sempre in timore per i cavalli...
oh! voi davvero avete ragione di non usare che cavalli d'affitto...
Cos se ne pu fare di strada!...
E la madre d'Edgardo continuava su quel tono, senza accorgersi

dell'aria di motteggio a cui le sue sciocche parole avevano fatto


piegar le labbra delle due parigine alle quali rivolgeva il discorso,
n della tristezza che quelle stesse sue sciocche parole avevano
fatto dilagar nelle pupille di colei ch'ella aveva scelto a sua futura
nuora.
Regina si prov allinterromperla..
- The, o cioccolato?.. Con questo freddo bisogna bere qualche cosa
di caldo
- Che cosa ha preso la duchessa? chiese la signora Faucherot.
E, dopo che Regina le ebbe risposto; ella aggiunse:
- Prender anch'io il the come lei... Ditemi, viene spesso a
vedervi?... Ah! se lo avessi saputo!... Ed io che era cos contenta
d'aver comperato quei cavalli dalla signora De Caudale... Lo
sapete?... sono i suoi: li aveva messi in vendita al Tattersall. M'ero
messa in capo d'averli a qualunque costo... E proprio oggi mi
hanno fatto venire cos in ritardo...
VI.
Il gentile e sottile Sully-Prudhomme, uno dei poeti che Ettore Le
Prieux aveva insegnato ad amare a sua figlia, ha scritto questa riga
di un cos alto significato sotto a tanta semplicit di parole:
...e le ore arrivano tutte...
formula profonda in cui racchiuso il doppio dolore dell'attesa:
quello della durata del tempo e quello della sua rapidit.
Regina aveva conosciuto il primo di questi supplizi durante le
lunghe ore di quel famoso marted e di tutto lo strascico che vi
tenne dietro. Assieme con la mamma aveva dovuto pranzar fuor di
casa e comparire in due ricevimenti. Tornata finalmente a casa sua
e libera di restar sola con se stessa, ella cominci a conoscere
l'altra sofferenza, quella di saper brevi e numerati i momenti che
ancora la separavano dal convegno fissato. Ancora dodici ore,
undici, dieci, nove... avrebbero suonato le undici del mattino ed
ella si sarebbe trovata di fronte a suo cugino.
Che cosa gli avrebbe detto? Coricata dentro al suo lettuccio, spenta

ogni luce, ella ascoltava il batter dell'orologio riempir la camera di


quella implacabile sonorit, che come l'invincibile passo del
tempo, e si sforzava di pronunciar nel pensiero quelle frasi che
l'indomani avrebbe dette in quel penoso convegno.
Pi ella ne cercava le parole e pi si trovava impotente a mettervi
tutto ci che voleva tutto il suo amore, ed era un addio - tutta la sua
fedelt, ed era una rottura - tutto il suo dolore, mentre il suo dovere
assoluto era quello di nascondere l'immane sacrificio! Dopo aver
molto pregato, si addorment, assai tardi d'un sonno febbrile dal
quale poi si risvegli pi calma.
La necessit d'agire, tendendole i nervi, le rese momentaneamente,
come accade, alquanto di forza. Voleva dare la sua solita occhiata
mattinale allo studio di suo padre, presto e in fretta, per non
doversi incontrare con lui. Tremava al solo pensiero di parlargli e
temeva di non esser padrona di s stessa e di tradirsi prima che
l'irreparabile fosse compiuto.
E infatti ella esegu cos rapidamente la sua quotidiana rivista che,
quando Le Prieux, alquanto prima del solito, and a sedersi alla
sua scrivania non ve la trov pi.
Oh! i malintesi di cuore fra un padre e sua figlia quando pure
ambedue non hanno l'un per l'altra che rispetto, devozione e
ammirazione! Lo scrittore s'era affrettato ad entrar nel suo studio
con la speranza di sorprendervi la figlia, come gli accadeva e di
provocare, senza averne l'aria, una spiegazione su quel matrimonio
con Faucherot che continuava a turbarlo. Il sovrano ascendente che
sua moglie esercitava su di lui gli aveva impedito il giorno avanti
di prendere in disparte Regina e d'interrogarla. Aveva pensato che
la giovanetta stessa avrebbe desiderato un tale colloquio, e fu per
lui un vero sconforto quando, entrando nel suo studio, vide il
tavolino da lavoro sistemato, la carta preparata, le penne messe in
ordine, il fuoco acceso, ma non pi la presenza della dolce fata che
aveva presieduto a tutti quei preparativi.
Egli pens:
- Perch Regina non ha voluto che noi parlassimo di questo
matrimonio?

Mentre quel padre si rivolgeva una domanda alla quale non sapeva
rispondere e non osava andar nulla a chiedere a sua figlia per
timore di causarle un dolore, Regina diceva a s stessa:
- Il babbo ora lavora tranquillamente. Egli contento. Se sapesse a
qual prezzo!... Facciamo ch'egli non lo sappia mai!
Ella certo era molto sincera dicendo cos. Pure quell'idea
dell'incoscienza paterna le riusciva cos penosa, che prov una
sensazione di straordinario sollievo, la prima dolce sensazione dopo il funesto colloquio della mattina antecedente - nel veder
comparire verso le nove e mezzo il volto cos brutto, ma anche cos
affezionato di Fanny Perrin.
La vecchia signorina era di figura grassa e tozza, con una testa,
assai grossa; le labbra prominenti e il naso schiacciato le davano
un'idea di fisionomia canina su cui per brillavano due occhi
azzurri d'una freschezza o d'una soavit deliziosa. Il suo pallido
colorito, ingiallito anche dal cattivo nutrimento, era reso anche pi
sciupato dallo scoloramento dei capelli rimasti biondi, ma d'un
biondo assai slavato.
Oltre a ci, Fanny da molti anni non indossava che gli abiti smessi
di qualche sua pi ricca protettrice ed i suoi vestiti erano cos
vistosi o ridicoli come quelli dei parenti poveri. La stoffa ne era.
insieme lussuosa e sciupata, il taglio ricercato e fuor di moda, le
guarnizioni complicate e insufficienti. Lo stesso era per i cappelli e
per le calzature.
Siccome per aveva spirito, una volta disse:
- Io veramente non avr di nuovo e di fatto appositamente per me
che la cassa da morto...
La miseria d'una tale esistenza era concentrata meno nelle
privazioni che nei doni. L'insolenza con la quale, per la maggior
parte delle volte, s fan dei doni a questo genere di persone, le
costringe spesso ad essere ingrate, per modo che esse provano una
riconoscenza infinita quando trovano un benefattore delicato, che
possono ringraziar sinceramente non solo colle labbra ma col
cuore.
Era questo il segreto dell'esaltata affezione, che la povera signorina

Perrill aveva votata a Regina. Bench non le appartenesse per


alcun grado di parentela, quell'affezione per le dava, per le cose
che interessavano la giovanetta, quel potere di doppia vista, solo
privilegio delle madri molto tenere. E quella stessa mattina ella ne
forn una prova commovente, poich non appena ebbe osservato il
pallore e gli occhi stanchi della sua giovane amica, invece
d'interrogarla sulla sua salute le domand:
- Che avete, Regina? Vi accaduto qualche cosa di grave, molto
grave. Non me lo negate. Lo so, lo sento...
- vero - rispose la giovanetta commossa fino alle lacrime per
quella intuizione della sua compagna di passeggio, ed aggiunse: Non m'interrogate. Ci che posso dirvi, ve lo dir... tanto pi che
mi aspetto da voi un servigio, un gran servigio. Ma voglio che
comprendiate bene che non mi offender se credete di non
dovermelo rendere.
- Sono tranquilla - disse la signorina Perrin. - La graziosa Regina
che cosa pu domandarmi, che non vada bene?
Poi, vedendo che la giovanetta taceva, prosegu con un accento
timidamente inquisitore, come chi vuol prevenire una confidenza
dolorosa e vorrebbe farsi perdonare la profetica previsione:
- Questa cosa grave, Regina, confessatelo, che vi si vuol
maritare!
- S, che mi si vuol maritare - rispose Regina quasi a bassa voce.
- E con una persona che voi non amate? - azzard di domandare
Fanny.
- S, con una persona che non amo - ripet Regina.
Ora Fanny tacque. Ella aveva da gran tempo indovinato il
sentimento di Regina per il cugino, senza farvi mai la pi piccola
allusione, e non avrebbe certamente osato di essere la prima a
parlarne.
Dal cauto suo Regina, gi si pentiva d'aver detto troppo. Prese la
mano della sua umile amica e con accento supplichevole disse:
- Mi sono espressa male, Fanny. Non crediate gi che alcuno mi
voglia forzare a questo matrimonio. Me ne stato parlato e sono io
che ho trovato ragionevole di non oppormivi. Ci d'altronde non ha

nulla a vedere con la domanda che debbo farvi. Ho bisogno... - e


mise in questa parola, che sottoline ripetendola, tutta l'energia
dolorosa di un appello supremo: - ho bisogno di parlare con una
persona per pochi minuti da sola a solo. Ho scritto a questa persona
di trovarsi sulla terrazza delle Tuileries, all'uscita dalla lezione... Se
mi dite che non mi volete accompagnare, non vi andr. In quanto
alla ragione che mi obbliga a questo passo, risparmiatemi
qualunque interrogazione in proposito, ve ne scongiuro, se mi
volete bene... Solamente siate sicura che vi stimo troppo per
associarvi ad alcunch di male.
- Cara Regina! - interruppe vivamente, la vecchia zitella - lo so - e
senza rispondere direttamente alla domanda della giovanetta
aggiunse: - andiamo, bisogna affrettarci. Saremo in ritardo per la
lezione... Fortunatamente questa mattina si cammina cos bene
Vi era, in quest'ultima frase accompagnata da uno sguardo
commosso, tutta la finezza femminile di cui capace una zitella di
cinquantacinque anni e che non vuol dire un s formale avanti a
una domanda troppo evidentemente legata ad una storia d'amore;
ma che cionondimeno dice s e si sente sbalordita di una
complicit!... Infatti, quando due ore pi tardi le due amiche,
allorch la lezione fu finita, si trovarono sul marciapiede della via
Reale, e che senza nessun'altra spiegazione fra loro, come di tacito
accordo, si diressero verso la piazza della Concordia ed il cancello
delle Tuileries, quella a cui batteva pi fortemente il cuore non era
Regina. Durante i cinque minuti che esse misero a percorrere
quella breve distanza, venti volte uno scrupolo fu sul punto di
impossessarsi di Fanny Perrin e di fargli dimenticare la sua
promessa: ma un solo sguardo dato a Regina e l'espressione
insieme di fervore e di sofferenza, a cui era atteggiato quel nobile
volto, fermavano ogni obiezione nella sua coscienza e sulle sue
labbra.
Cos, senza ricambiare una sola parola, le due donne arrivarono
sulla terrazza dell'Orangerie, dove scorsero con un'eguale
emozione, sebbene essa fosse di differente natura, la figura di
Carlo Huguenin che le attendeva: e quell'angolo della tanto poco

ideale Parigi, in quella mattina d'inverno fredda e nebbiosa, era


veramente un ambiente ideale per un addio, come quello incontro
al quale Regina si recava.
Sulla limpida piazza della Concordia le divinit marine delle due
grandi fontane si dirizzavano in un rivestimento di ghiaccio
brillante. L'obelisco fra esse sembrava color di rosa e l'arco di
trionfo, lontano, si annegava in una fredda vaporosit. Un sole
pallido saliva sul cielo senza nubi, su cui pareva disteso un gran
velo di gelo. Non una foglia sugli alberi.
Ai piedi della terrazza, nel bacino delle Tuileries, si, stendeva uno
strato di ghiaccio solcato in mille sensi dall'opera dei pattini; tre
giovanetti nel gran silenzio del giardino vuoto facevano risuonare,
su quel limpido specchio, le lame d'acciaio delle loro calzature. E
nel centro del bacino lo sgorgare dell'acqua emetteva una specie di
sordo singulto.
Tra i fusti affilati e robusti dei castagni giovani e vecchi, anche le
figure marmoree sembravano in quel giorno immobilizzate dal
freddo. In alcuni punti, fra i boschetti dei viali, alcune chiazze
d'acqua lucevano come frammenti di metallo spezzato e caduti
sopra il cupo strato della sabbia. Un immenso rumore, che era il
fremito dell'intera citt, avvolgeva la terrazza deserta.
Oltre le due donne ed il giovanotto che le stava attendendo, altri l
non v'era che una vecchia signora, una straniera, avvolta in una
pelliccia di martora, intenta a far correre appresso a una palla due
enormi cani dal lungo pelo fulvo, che abbaiavano selvaggiamente.
Oh! qual paesaggio di melanconici saluti! Ma Carlo Huguenin era
un innamorato, e per un innamorato che sa di essere amato non v'
altro paesaggio melanconico se non quello in cui manca l'oggetto
del suo amore.
Non appena aveva veduto comparir Regina sul marciapiede della
piazza, flessuosa e svelta nella Sua giacchetta d'astrakan, l'aria per
lui era diventata calda, il cielo velato si era empito di luce,
quell'orizzonte di rami nudi e di acque ghiacciate s'era adornato dei
giocondi colori della primavera. Egli vedeva avvicinarsi la sua
deliziosa fidanzata - era tanto tempo che si augurava di darle quel

nome, senza pure osar di sperarlo! - vedeva avvicinare colei che,


coi suoi consigli e la dolce e suadente influenza, aveva impedito
che egli si lasciasse accalappiare dalla fittizia vita parigina e aveva
riscaldato in lui l'amore del paese nativo e il senso d'una vita
semplice e vera.
Ella ben presto sarebbe sua moglie, ed egli la condurrebbe lontano,
laggi nella casa paterna, chiara in mezzo al nero dei cipressi: e
quel volto idolatrato la cui pallida mitezza alcune volte lo
tormentava, si sarebbe empito, colorito, indorato all'aria balsamica
del mezzogiorno.
Il giorno avanti, leggendo il biglietto di sua cugina Carlo aveva
avuto un movimento di sorpresa e d'inquietudine, ma non era
durato a lungo.
La sua natura possedeva uno dei simpatici caratteri propri dei
meridionali, quel carattere complesso e contraddittorio, in cui il
duro realismo pu essere implacabile - come abbiamo veduto nel1a
signora Le Prieux - e in cui anche la dolce sensibilit pu essere
tanto gentile - ed era questo il caso di Carlo.
L'erede degli Huguenin, di quei vecchi vignaioli provenzali cos
assolutamente e profondamente attaccati alla loro terra, possedeva
quella pazienza ottimista in cui entra la pigrizia di un clima troppo
dolce, ma entra un poco anche di quella euritmia di cui i
mediterranei, soprattutto i vecchi Elleni, avevano fatto una virt.
Egli aveva detto a se stesso:
- La cugina Matilde fa sorgere qualche difficolt, e la mia povera
Regina se la esagera...
E aveva teneramente sorriso all'idea delle immaginazioni infantili
che egli attribuiva alla sua fidanzata. Come avrebbe potuto
dubitare per un solo minuto del successo finale avendo per se,
prima e soprattutto, l'amore di Regina, poi la simpatia di Le Prieux,
di cui era sicuro, finalmente la parentela con la signora Le Prieux,
la quale non permetteva che le obiezioni di questa fossero gravi?
Carlo era un giovane di spirito, come lo indicava la distinzione
spontanea dei suoi modi, l'estrema delicatezza dei lineamenti, il
sorriso prudente delle labbra, la vivacit e la dolcezza degli occhi

neri, dei grandi occhi d'arabo, sopra un colorito bruno quasi


d'ambra, - tutti quei segni di un temperamento nervoso, d'una
delicatezza istintiva non impedivano per che nei quattro anni
ch'egli aveva trascorsi al quartiere Latino, non avesse serbato le
vedute di un provinciale nella visione di certe cose di Parigi. La
vera situazione dei suoi cugini Le Prieux, per esempio, gli sfuggiva
assolutamente. Certo li considerava come persone ricche,
dividendo la solita opinione borghese sui fantastici guadagni dei
giornalisti, senza d'altronde essersi mai domandato quale sarebbe o
non sarebbe stata la dote di Regina, n se ne avesse una.
Anche lui era figlio unico, e garantito di una vasta indipendenza, se
si fosse deciso a vivere nelle possessioni paterne, - in quella bella
terra di vigneti e di oliveti, distesa a poche leghe da Martignes,
sulle rive del golfo di Fos - non credendo che il danaro avrebbe
rappresentato una parte importante in quel matrimonio, come non
lo rappresentava nel suo cuore. Non aveva molto riflettuto sulle
anomalie che un giovane parigino avrebbe veduto nelle relazioni
mondane dei genitori di sua cugina. La societ - senz'altro - gli
rappresentava, come alla maggior parte dei giovani della sua casta,
qualche cosa d'indeterminato, d'indefinito, una specie di luogo
vago ove gli arrivisti di cui egli non faceva parte, si
abbandonavano a sapienti intrighi matrimoniali, o d'altro genere,
mentre i semplici, come lui, vi subivano fatiche terribili, frivole
insieme e necessarie, quando il caso voleva che essi vi avessero a
vivere in mezzo.
I coniugi Le Prieux erano per Carlo Huguenin gente di societ
come i suoi genitori erano proprietari di campagna, per una
conformazione originaria che egli ammetteva senza punto
caratterizzarne le condizioni o le cause, Era cos e bastava.
Con un tal genere d'idee nel cervello poteva egli pur sospettare le
realt, contro le quali fin dal giorno avanti Regina si era andata
dibattendo e i motivi dell'inattesa decisione che ella era venuta ora
a comunicargli? Povera e romantica Regina, che non sospettava
neppure lei quale mai interpretazione rischiava con quel suo passo
di sollevare nell'animo ignaro del giovanetto!..

Ma intanto si erano avvicinati.


Carlo - diciamolo ad onor suo - andava malamente balbettando
qualche parola destinata a dimostrare dinanzi all'amica di Fanny la
combinazione d'un incontro inatteso: ma Regina lo aveva subito
interrotto per risparmiargli quella piccola menzogna e per
risparmiare alla sua compagna l'equivoco d'una falsa situazione.
- Non dite ci, Carlo... la signorina Fanny sa che io vi ho chiesto di
venire qui... Ella ha molta stima di me e mi ama abbastanza per
comprendere che se ho voluto avere un convegno con voi, perch
non potevo pi farne a meno... Ella ha avuto fiducia in me. Non
vero, Fanny?
- E' vero... - rispose la Perrin, facendo cenno ai due giovani
d'avviarsi avanti di qualche passo. E l'umile vecchia zitella in quel
gesto che avrebbe potuto essere assai servile aveva messo tanta
seria commozione e tanta dignit anche, e l'accento con cui aveva
parlato Regina era stato cos solenne, che Carlo indovin ci che
non aveva saputo leggere fra le righe del biglietto.
Quell'appuntamento che, dopo il suo segreto fidanzamento, gli era
apparso cos maturale, era invece d'una eccezionale gravit. Il suo
nobile volto cess d'esprimere la tenera gaiezza di poco prima e
domand:
Ma che cosa accade, cugina mia? Mi sembrate cos turbata e
sconvolta... Avete detto che dovevate avere questo colloquio con
me, come se vi costasse una qualche pena... Pure la nostra ultima
conversazione e la lettera di mia madre...
- Vostra madre ha scritto? - interruppe Regina con una vivacit che
sconcert Carlo.
- E perch mi domandate ci in questa maniera? - egli rispose. Ah! Regina, avete dunque dimenticato tutto ci che ci siamo detti
l'altra sera e tutto quello che voi mi avete promesso di sperare?
Avete potuto dubitare che io non mantenessi la mia promessa, e
cos presto poi? La sera stessa io scrissi a mia madre ed ella mi ha
risposto a volta di posta con la gioia che le dava il pensiero d'aver
voi per sua figlia e con una tenerezza, vi assicuro, che voi ne sarete
commossa... Con lo stesso corriere partita la sua lettera diretta a

vostra madre: la quale deve averla ricevuta, al pi tardi luned...


Quando io ho avuto il vostro biglietto ho pensato che la signora Le
Prieux facesse qualche obiezione e che voleste rendermene
avvertito... Ma che cosa avete ora?
Mentre egli parlava, un pallore di morte aveva invaso le gote di
Regina: ella aveva provato un dolore di un'acutezza spasmodica
apprendendo, cos ad un tratto, che sua madre aveva gi ricevuto
quella lettera in cui le si chiedeva la sua mano. Ed ella non le
aveva detto nulla! Non l'aveva nemmeno voluta lasciar libera di
scegliere fra la felicit e il sacrificio! La durezza di cuore di sua
madre di cui senza mai confessarlo ella aveva sempre tanto
sofferto, una volta di pi appariva all'anima sua, con un aumento di
dolore per la constatazione della doppiezza di lei!
Tuttavia riusc a dominarsi, e cercando di sgusciar sopra a quella
dolorosa questione, ella rispose:
- Non mi sento troppo bene stamani... E sono rimasta assai turbata
quando mi avete parlato della signora Huguenin e della sua bont a
mio riguardo... - poi risoluta ed implorante allo stesso tempo, ella
continu: Sentite, Carlo... credete che io sia capace di mentire?
- Voi! - egli rispose ancora pi stupefatto - so bene di non avevi
mai inteso dire una sola parola che non fosse la stessa verit.
- Grazie - rispose Regina - ripetetemelo: ci mi fa tanto bene.
Ripetete che voi mi credete e mi crederete sempre...
- Credo... vi creder sempre... - ripet dolcemente il giovanetto,
fatto in quieto dalla visibile esaltazione di sua cugina - ma si pu
sapere perch...
- Perch? - ella interruppe - perch io ho bisogno di sentirmi
ripetere che voi mi credete. Senza di ci non avrei mai la forza di
parlarvi, come ora vi parlo... come ora vi debbo parlare - insist,
quasi strappandosi le parole dal pi profondo del cuore. - Sentite,
Carlo... se io vi ho dato questo appuntamento stamani, a rischio di
farmi malamente giudicare da voi, stato perch non ho voluto che
sapeste da altri una cosa che non vi far certo, credetelo, dolore
maggiore di quello che gi ha causato a me. Lasciatemi finire,
cugino - ella continu, poich vide un gesto che Carlo aveva fatto

per interromperla - io stessa ho voluto dirvi questa cosa per potervi


ripetere anche che, quando l'altra sera io vi diceva di dividere
pienamente i vostri sentimenti, io non mentiva... e non vi ho
ingannato... s, Carlo: portare il vostro nome, dedicarvi la mia vita,
essere vostra moglie, vivere laggi, con voi era e sarebbe sempre
per me la felicit pi completa... Vi prego di credermi...
E ripetendo per la quarta volta quell'invocazione, in cui si
riassumeva tutta l'anima sua, la sua voce si era fatta pi penetrante,
come se ella avesse sperato di comunicare al giovanetto che, fatto
pallido, la stava ascoltando, il fervore alla grande rinunzia, che ella
sentiva di possedere.
- E vi prego ancora di credermi, quando io vi dir che debbo
rinunziare a questa mia felicit per una ragione alla quale non
posso sottrarmi, che non posso nemmeno svelarvi e sulla quale voi
non dovete interrogarmi...
Mai, come allora, quel grazioso visino sempre tanto composto e
tanto chiuso dal delicato pudore dei suoi sentimenti, aveva lasciato
trasparire il fuoco ardente dei suoi intimi affetti. Mai quei dolci
occhi bruni erano stati rischiarati da una pi intensa fiamma e le
note soffocate, che passavano nel suo accento, accusavano la viva
emozione di quel cuore, di cui Carlo, traverso allo spessore della
pelliccia, indovinava i battiti, tanto il suo seno verginale si
sollevava in un palpito di tenerezza.
In tutt'altro momento Carlo avrebbe avuto compassione di quel
turbamento doloroso, ma egli stesso era in preda ad una sorpresa
troppo crudele e troppo violenta per commuoversi, e quando
Regina tacque, quella sorpresa scoppi in un grido di rivolta quasi
brutale:
- Non mi sembra possibile di avervi ben compreso. Vediamo - e
passandosi la mano sulla fronte, come per ritrovar la coscienza del
suo pensiero, esclam: - E pure vero. Non sogno, essendo desto;
Regina, siete qui vicino a me... e mi dite di non volermi pi
sposare?
- Non posso pi - interruppe la giovane con un fil di voce che il
cugino, trasportato com'era dal vortice della passione, intese

appena.
- E volete - prosegu Carlo - che io accetti questa vostra risoluzione
senza neppure provarmi di sapere com' che vi venuta, chi ve l'ha
ispirata e perch avete fatto questo cambiamento?
- Non ho cambiato - interruppe la giovane nuovamente.
- Mi dite che l'altra sera foste veramente sincera con me - continu
l'amante ferito, senza badare a quelle parole - e che oggi nutrite gli
stessi sentimenti... Se vero, che cosa c' allora? Che cosa
avvenuto? Non si toglie cos ad una persona tutta la gioia della
vita, tutta la speranza, senza che questa abbia il diritto di difendere
quella felicit e quella speranza... No, Regina, non possibile...
Perch voi abbiate tenuto un tale linguaggio con me, dopo la nostra
conversazione di mercoled, bisogna, ve lo ripeto ancora, che sia
accaduta qualche cosa, e qualche cosa di molto grave... Ma che?
Dio mio! Ma che cosa?... Vostro padre o vostra madre si
oppongono forse a questo matrimonio? No... dal momento che non
vi hanno detto d'aver ricevuto la lettera di mamma... A meno che,
voi non siate stata prima a parlarne con loro? Ve ne scongiuro,
Regina, questa la ragione?
- No - ella ebbe la forza di rispondere.
- Allora - insistette nuovamente il cugino se l'ostacolo non viene
dai vostri genitori, non pu certamente venire che da voi...
dunque un'idea che vi ha preso, e vi ha spinto a ritornare sopra alla
vostra decisione... Non pu essere altrimenti..
Se l'innocente Regina avesse avuto una qualche conoscenza del
cuore dell'uomo, ella avrebbe indovinato che quella frase rivelava
l'indietreggiare avanti ad un certo pensiero, e l'improvvisa
apparizione della gelosia:
- Ebbene - egli esclam supplichevole qualunque sia la vostra idea
ditemela, o Regina... Vi credo... Come credo che voi mi amiate
quanto io vi amo... Non si tratta solamente della mia felicit, ma
della felicit di ambedue... non la esponete cos per una chimera,
poich sono sicuro che non che una chimera la vostra. Ditemi la
ragione... La discuteremo insieme. Se un segreto, spero che mi
crediate capace d saperlo mantenere, giacch vi appartiene, e

quando mi avrete parlato, rimarrete stupita voi stessa che tutto si


possa dissipare come un cattivo sogno. Su via, anche voi abbiate
un poco di fiducia in me, parlate.
- Ah!. - gemette la giovane con un accento di sofferenza, che
questa volta colp il cuore di Carlo. - Se avessi potuto, non avrei
forse parlato subito?... Vi ho chiesto di credermi - prosegu Regina
congiungendo le mani tremanti. - Speravo che mi avreste creduto.
Ora ve lo chiedo nuovamente: credetemi, credete... che se son
venuta per dirvi che il nostro matrimonio impossibile, perch lo
veramente; e se non vi dico la ragione perch non posso dir di
pi... No ella ripet con una forza quasi selvaggia. Non posso!
Nelle conversazioni come questa, impegnate con tutta la forza
dell'anima, vi sono momenti in cui una delle due volont si
sostiene con un vigore talmente infrangibile che la discussione si
ferma ad un tratto. Quando Regina ebbe pronunziato quel suo
ultimo non posso Carlo si sent scoraggiato, e si trov davanti
all'inevitabile. I due giovani fecero alcuni passi in silenzio, Regina
sfinita dall'energia che aveva spiegata, Carlo turbato di urtarsi, per
la prima volta in vita sua, contro quell'impenetrabilit del cuore
della donna, la peggiore delle torture in amore. La guardava
provando certe emozioni che avrebbe giurato di non dover mai
provare vicino a lei, emozioni irritanti fino ad essere odiose. Il
giovane onesto e semplice non sapeva a quali irresistibili frenesie
trasporta lo slancio acuto della passione un'anima maschile
improvvisamente alienata da se stessa, per l'eccesso del dolore
impotente.
Egli la guardava, e le dolci pupille brune della giovanetta, l'ideale
nobilt del profilo, la grazia delle gote minute, le sottili linee della
bocca fremente con le labbra un poco rigonfie, la morbidezza dei
capelli castani, la delicata personcina, tutto quell'incanto di
giovinezza, che lo inteneriva abitualmente, ora sollevava in lui un
desiderio crudele di batterla, d'infrangerla; tanto l'invincibile
resistenza che emanava da lei, lo esasperava. Quale era la
misteriosa ragione di quella rottura, tanto potente da far ad un
tratto cambiare quella fragile creatura ch'egli aveva veduto qualche

sera avanti cos piena d'abbandono e tutta data a lui? Sul principio
aveva creduto trattarsi persino di un qualche scrupolo di religione.
Bench Regina fosse equilibrata e circospetta, e la piet non si
fosse mai esaltata in lei fino alla devozione, chi sa se ella non
avesse, nel fervore dei suoi quindici anni, fatto qualche voto, di cui
si fosse rammentata ad un tratto? Ma no. Non avrebbe allora
dovuto confessare una tale ragione, e quel terrore evidente... Carlo
continuava ad osservarla, quando lo spaventoso sospetto, che in un
lampo gli si era presentato alla mente e ch'egli aveva scacciato,
cominci ad assediarlo nuovamente: Se ella ne amasse un'altro?"
Sospetto insensato, poich ella aveva detto il contrario, e tutto in
lei manifestava la verit: le parole, la voce, lo sguardo; - sospetto
abominevole, poich se Regina avesse amato un altro, il suo
atteggiamento col cugino, l'altra sera e ora, sarebbe stata la pi
scellerata delle civetterie; e quando mai ella le aveva dato il diritto
di crederla anche solamente capace di un triste sentimento?
Ohim! i pensieri insensati e abominevoli sono quelli che per
istinto la gelosia ridesta in noi, e la funesta ebbrezza di tal
sentimento non ci permette di riconoscerne la falsit e l'ingiustizia.
Questa in Carlo Huguenin era la scusa per aver potuto, anche un
sol momento, malamente pensare dell'adorabile fanciulla, che su
quella terrazza camminava allora a suo fianco.
La ghiaia ghiacciata strideva sotto ai loro piedi. Il fischio dei
rimorchiatori arrivava fino a loro volando sulla riva della Senna,
che scorreva vicina e verde fra le muraglie di pietra, e al
giovanotto quei rumori non parevano diversi dal suono delle parole
che gli uscivano dalla bocca. Era egli veramente che parlava a
Regina? alla sua cara Regina che fino a quel momento aveva
circondato d'un amore pieno di rispetto, d'idolatria e di piet?
- Sta bene - disse Carlo - rispetter la vostra volont. Non cercher
di sapere la ragione che v'induce a spezzare il mio cuore. Vi
pertanto una domanda che ho il diritto di rivolgervi, ed alla quale
vostro dovere di rispondere... Ditemi che non vi riprendete la
parola datami, per sposare un altro... Ditemelo... e m'inchiner...
Lascer questa sera stessa Parigi e non sentirete mai pi parlare di

me.. Ma ditemelo. Voglio saperlo.


Vide che Regina si faceva pallida e tremava sempre di pi, ma
continuava a tacere; ed allora il suo delirio crebbe per quello che
indovinava in quel silenzio; e perci prosegu con un accento pi
aspro e pi duro:
- dunque vero, dal momento che non osate dirmi di no?
proprio vero?
- Non posso rispondere - mormor ella con una voce che sembrava
un soffio, tanto era soffocante l'emozione che provava.
- Non rispondere, sarebbe rispondere - esclam Carlo. - Dunque
sposate un altro!... - ed egli ripet ancora; - un'altro! - poi, tutto il
furore della gelosia gli scoppi negli occhi, e non misur pi le
parole; - Ma un'infamia ci che mi avete fatto! un abominio!
Meritavo forse di essere trattato cos? L'altra sera; quando vi ho
parlato, sarebbe stato tanto naturale di dirmi subito la verit! E
prima vi eravate avveduta che io vi amavo. Perch mi avete
lasciato credere che dividevate il mio sentimento? Perch or ora
avete provato di farmelo credere ancora?.. Ah? una cosa
abominevole! abominevole!
- Carlo! - interruppe la giovane supplicando. - Tacete, mi fate
troppo male... per piet... voi non sapete.. Avete promesso, di
credermi...
- Ah! - rispose. - Come volete che io vi creda ora?...
- Non mi credete pi? - domand Regina fermandosi, come se non
le fosse stato possibile di continuare a camminare.
- No - rispose il cugino bruscamente. Ma egli aveva appena
proferito quel terribile monosillabo, che gi si sentiva invadere dal
rimorso della sua bestemmia, constatando l'alterazione dei
lineamenti di Regina. Le palpebre della giovinetta batterono
nervosamente, la bocca si dischiuse cercando di respirare l'aria che
le veniva a mancare, si appoggi ad un albero per non cadere,
come se le cose le girassero d'intorno.
Carlo si avvicin per sostenerla, ma ella lo respinse con un gesto.
Il sangue era tornato ad affluirle sul volto. Aveva aperto
nuovamente gli occhi, e l'indignazione di veder la sua sincerit cosi

sconosciuta, appar nel suo bello sguardo ch'ella fiss sul cugino
con una strana energia.
Quindi, invece di parlare, volt bruscamente la spalle al giovane, e
si mise a correre come persona che fugge da una cosa
insopportabile, verso la signorina Perrin che stava a pochi passi da
loro, chiamandola con voce ferma;
- Fanny, Fanny, bisogna tornare in casa. Ne abbiamo appena il
tempo. Presto, presto!
Carlo non prov a parlarle e a trattenerla di pi, n a seguirla. Non
salut nemmeno le due donne. Regina e la signora Perrin avevano
gi svoltato l'angolo del fabbricato dell'Orangerie, ed egli stava
ancora vicino all'albero dove si era appoggiata la giovanetta, quasi
ipnotizzato dallo spavento di ci che era accaduto. Stava
ascoltando gli abbaiamenti dei due cani dal lungo pelo fulvo che
giocavano con la vecchia signora straniera, i quali si erano
allontanati verso l'altro angolo ed ora a grandi salti si avvicinavano
nuovamente... Egli guardava attraverso i rami spogliati i pattinatori
che andavano e venivano sul bacino ghiacciato, le statue grigie
profilanti le loro linee, la piazza della Concordia ondeggiante di
vetture, l'obelisco che innalzava la sua guglia rosea fra le fontane,
vicino agli Dei corazzati di ghiaccio risplendente, e la figurina
scura di Regina andarsene lontano lontano... Tutti quei minuti
particolari del luogo, nel quale si era svolta la scena di rottura fra
sua cugina e lui, erano veramente reali e veri!
La verit delle parole che avevano scambiate fra loro, si realizz
bruscamente nel suo spirito, - e soprattutto di quelle che egli aveva
pronunziate - ed allorch Regina scomparve completamente, egli
cadde sopra un banco gemendo:
- Infelice! ella non potr pi perdonarmi!
Carlo non dubitava gi pi di lei... Ed era molto peggio!
VII.
I rimorsi di Carlo Huguenin non lo ingannavano: la fuga di sua
cugina lontano da lui, in quel momento, non era una di quelle

discordie amorose e d'innamorati che al primo nuovo incontro,


faranno ritornare una pace deliziosa.
No, il sentimento sollevato in Regina per quella mancanza di
fiducia in lei era di quelli che precipitano un cuore giovane alle pi
estreme risoluzioni. l'incanto ed il pericolo delle sensibilit
ventenni, quando avviene il primo urto con la vita, che predispone
il loro intero naturale a risoluzioni intransigenti e troppo facilmente
irrevocabili. La stessa mancanza d'esperienza che d loro un tal
fervore verso l'Ideale le rende anche incapaci, in quello slancio di
felicit, di formarsi un quadro esatto delle prime disillusioni. Non
essendo ancora state abituate alle pi piccole prove, esse sognano
un assolutismo nelle emozioni che non di questo mondo, ed il
constatarlo le dispera. Il lettore si ricorder che Regina
incamminandosi a quel convegno con l'anima esaltata, anche
nell'angoscia che l'invadeva, spinta da quell'idea che, facendo
appello all'amore di suo cugino, avrebbe potuto compiere quello
che desiderava come un suo imperioso dovere di figlia, tacendo
pertanto la ragione di quella sua determinazione, non dubitava
punto di non essere creduta da lui. Il risultato di quel colloquio era
stato che Carlo aveva detto di non credere alle sue parole. E ad un
tratto le veniva tolta l'unica consolazione - ch'ella avrebbe potuto
avere nel suo mortale sacrificio.
Le sembrava allo stesso tempo di aver trovato in colui che ella
amava tanto, una persona da lei non conosciuta, e che le faceva
spavento. Quale sguardo d'odio non aveva sorpreso Regina negli
occhi di Carlo, che fremito di crudelt sulla bocca, che accento di
cattiveria nella sua voce! E ci che finiva col turbarla pi di quel
disinganno e di quel terrore, era quel riscuotersi d'indignazione
infrenabile al contatto d'una iniquit troppo dura. Quel fremito di
rivolta s'ingigantiva in lei, riflettendo all'accaduto, mentre
camminava al fianco della dolce Fanny Perrin, con un passo
sempre pi rapido e pi
+++
184

febbrile, un vero passo di fuga, per allontanarsi da quella terrazza


dov'ella aveva ascoltato quelle parole, l'ingiusta brutalit delle
quali risuonava ancora al suo orecchio. Quel no le era entrato ad
un tratto, come una freccia nel fondo del cuore, squarciandole la
piaga. Ella andava letteralmente allucinata dal dolore, non potendo
sopportare questo pensiero; Egli non mi crede pi" non vedendo
n le strade, n le persone che le passavano vicino, n la sua
compagna silenziosa che non osava interrogarla, e fu per lei come
il destarsi da un attacco di sonnambulismo allorch, giunte in via
Delaborde e sul punto di entrare in via General-Foy, la timida
Fanny si decise finalmente a parlarle.
- Non v'interrogo, Regina... Non ne ho il diritto; pertanto prima di
lasciarvi vorrei farvi due domande... Vi ho dato prova, non vero,
di quanto io vi ami e vi stimi?...
- Cara Fanny, - rispose la giovanetta, stringendo la mano della sua
amica con una riconoscenza, che incoraggi questa a continuare.
- Dal momento che lo sentite, dovete essere sicura, molto sicura,
che vi parlo nel vostro interesse, e per il meglio di ci che
185
ho capito. Anche prima di oggi avevo capito molte cose... La prima
domanda che mi dovete promettere di aspettare ancora, prima di
decidervi per questo matrimonio che vi si vuol far fare.. La
seconda... .
- La seconda? - interrog Regina.
- La seconda... - e la povera compagna di passeggio, si fece di
porpora per finire la sua frase - di non essere ingiusta con vostro
cugino...
Le due donne erano giunte davanti alla porta della casa dove
abitavano i Le Prieux, senza che Regina avesse dato una risposta
n all'una n all'altra delle preghiere della sua umile amica.
Quell'allusione a Carlo le aveva strappato un gesto che ella aveva
subito arrestato. Quando furono ambedue giunte sul pianerottolo
dell'appartamento, e prima di suonare, Regina disse con una voce

fremente per il turbamento interno:


- Perdonatemi, Fanny, so non vi ho risposto subito... Per la prima
delle due domande non posso promettervi nulla... Riguardo alla
seconda, non sapete quanto vi sbagliate sul conto mio, e su quello
di... - il nome di Carlo le stava sulle labbra tremanti ma non le fu
possibile di articolarlo. - No 186
insistette - non sono io l'ingiusta... - e ripet ancora - ...N on sono
io l'ingiusta... - quindi fece cenno alla sua confidente di non
continuare quel discorso, mentre premeva col dito il bottone del
campanello. - Grazie di quello che avete fatto per me... - e
l'abbracci al momento in cui la porta si apriva, dicendole a bassa
voce, ma con un tono che indicava una risoluzione molto ferma:
- Addio... bisogna lasciarmi... ci che sar per il meglio...
Un ultimo sguardo per rivolgere ancora un ringraziamento alla
grande affezione che le aveva dimostrato Fanny, ed una suprema
preghiera di abbandonarla al suo destino, e gi Regina era sparita
nell'anticamera. La porta era chiusa, e la povera Perrin cominciava
a discendere la sontuosa scala di quella casa, una scala silenziosa,
ricoperta di un tappeto rosso, con una balaustra in legno scolpito,
vetri, piante, ed un atmosfera tiepida riscaldata dai caloriferi, tutto
quello che poteva dare un'impressione di palazzo privato il quale
faceva parte del programma mondano di una bella signora Le
Prieux.
Tutte queste diverse sontuosit s'imponevano ordinariamente alla
maestra di piano
187
che subiva, a modo suo, il prestigio del lusso degli altri. Ma
preoccupata com'era in quel momento dalla scena di cui era stata
testimone, non pensava affatto di paragonare mentalmente la
fredda scala del suo quinto piano a Batignolles, coi soffici gradini

dove i suoi piedi si riposavano rispettosamente, anzi quasi con


venerazione. Ed andava mentalmente dicendo a se stessa:
- A chi avranno pensato di dare in isposa Regina? - E riandava ai
diversi giovani che frequentavano abitualmente il salotto Le Prieux
e ch'ella conosceva sia per i racconti della giovanetta, sia per aver
pi o meno compiuto la funzione di compagna di passeggio, e di
maestra, in quella societ. L'immagine per di Carlo si dipingeva
nel suo pensiero fra venti altre, e finiva, per anteporsi a tutte. Lo
rivedeva, come lo aveva veduto pochi momenti prima sulla
terrazza in riva al bacino, andare incontro a Regina, col volto
raggiante e commosso, gli occhi limpidi; poi alla fine del
colloquio, col profilo irritato, le pupille dure, il gesto minaccioso:
ed andava pensando:
- Divisi? quei due bei giovani fatti cos bene l'uno per l'altra? Egli
l'ama, ella lo ama... troppo evidente... Ah! se il signor Le Prieux
188
potesse solamente supporre i sentimenti di sua figlia! un uomo
tanto buono, lui... Farei male se gli dicessi la verit?..
E gi un vago progetto si abbozzava nell'immaginazione della
vecchia signorina, - tanto romantica, malgrado la sua bruttezza,
quanto avrebbe potuto esserlo Regina stessa - il progetto insensato
di prevenire il padre di lei. S, e s'ella fosse andata dal brav'uomo
per dirgli che, impedendo il matrimonio di Regina con Carlo
Huguenin, faceva l'infelicit della figlia, avrebbe ella tradita la
confidenza che le aveva fatto cos sinceramente la giovanetta?...
Prevenirlo?,.. Ma come e quando, affinch ci non avvenisse
troppo tardi? Tutte le donne, per quanto semplici siano, e poco
femminili, tutte hanno un'intuizione infallibile, quasi un istinto,
allorch trattasi di un'avventura amorosa. La signorina Perrin non
sapeva n il nome di Edgardo Faucherot, n le parole scambiate fra
Regina e sua madre, n il passo tentato dalla signora Huguenin.
Ella ignorava anche i dati segreti di quel dramma di famiglia, e le
combinazioni della signora Faucherot, e i debiti della signora Le

Prieux, e le intromissioni di Cruc.


Pertanto indovinava, fino al punto da
189
provarne un'ansiet quasi insopportabile, che non erano solamente
contati i giorni, ma le ore, i minuti... Ed era purtroppo vero: in
quello stesso momento, in cui ella stava ferma sul marciapiede,
osservando le finestre della casa Le Prieux, coi vetri a piccoli
quadri nello stile in uso all'epoca Luigi XVI, in quella stessa casa,
in una sala rischiarata da una di quelle finestre coperte da tendine
di seta e merletto, si stava per compiere un fatto quasi
irrimediabile; e quell'ambiente era quella stessa camera da letto in
stile impero, col tappeto di color verde tenero, le tappezzerie di
seta gialla, dove il giorno innanzi Regina era stata iniziata al
mistero di ci che costavano le apparenze nelle quali aveva
trascorso la sua giovanezza.
Appena chiusa la porta e prima di entrar nella camera sua per
levarsi il cappello e posar la giacchetta, la sventurata fanciulla
aveva domandato dove fosse sua madre.
Il groom aveva risposto:
- La signora in camera sua.
Ed ella vi si era diretta senz' altro.
La signora Le Prieux, vestita gi per la consueta uscita
pomeridiana - esse dovevano recarsi insieme a una delle tante
esposizioni
190
parigine - era seduta alla scrivania intenta a scriver qualche lettera.
Il suo vestiario era di una stoffa pesante, d'un colore grigio
argenteo, guarnito di velluto ricamato a grandi fiori e ornato di
chinchilla. Il perfetto accomodamento di quell'abbigliamento le
dava quasi un'aria d'uniforme e di parata, allo stesso tempo che
l'ordine e la complicazione degli oggetti allineati sulla scrivania

attestavano la quantit della corrispondenza e la necessit di una


donna che, in materia di saper vivere, non ha mai commesso il pi
leggiero errore.
Quante impressioni di dolorosa condoglianza quanti sensi di
commossa simpatia e quanti affettuosi complimenti" ella aveva
tracciato col suo grande carattere, pur cos banale nella sua
aristocratica altezza, sopra a fogli del formato e del colore imposto
dalla moda!
In fondo a quante risposte ad inviti ricevuti, ella aveva segnato
quella firma di Duret Le Prieux" da lei adottata ad imitazione
delle abitatrici del sobborgo San Germano, che amano unire la
propria nobilt a quella del marito!
Nel vedere sua madre cos, come l'aveva sempre conosciuta,
continuando ad osservare
191
le pratiche pi minute della costumanza mondana, col rigore
automatico di una macchina che sia caricata, e senza supporre
nulla delle catastrofi morali che si velli vano compiendo intorno a
lei, Regina prov nuovamente quell'impressione di freddo al cuore
che aveva provato tante volte - ma pi forte, poich ora conosceva
l'esistenza della lettera inviata dalla madre di Carlo... Che cosa era
quel brivido della sua sensibilit offesa, in confronto allo
spaventoso dolore da cui ancora si sentiva sconvolta, e che in
quella breve mezz'ora fra le Tuileries e via General Foy aveva
provocato in lei una vera crisi di delirio interno? Con qual altro
nome si sarebbe potuta chiamare quella frenesia di dolore che, in
quei trenta minuti, le aveva fatto abbracciar la folle risoluzione che Fanny Perrin aveva purtroppo indovinato - di finirla subito e
per sempre con quel crudele e ingiusto Carlo, e di porre fra loro
una barriera insormontabile? sempre l'ispirazione del capriccio o
della disperazione che d la spinta violenta alla volont, ed accade
tanto di frequente nella giovent, all'et in cui l'energia della
passione pi intensa ed intatta, e l'anima deva quando ad un

tratto si urta in certi


192
ostacoli. Ahim! e spesso, anche troppo spesso, ci accade e per
sempre. Una tal barriera insormontabile la cattiva sorte di Regina
aveva voluto ch'ella avesse levata innanzi a s. Bastava che invece
di attendere il sabato, come era stato convenuto, avesse accettato
subito il progetto di matrimonio con Edgardo Faucherot. Ci che
caratterizza l'azione ispirata dal capriccio, la rapidit con la quale
ci adoperiamo a metterla in esecuzione coll'energia che abbiamo
disponibile, come se si fosse sicuri di ritrovarla poi ai nostri ordini.
Pi tardi infatti, e passato il primo momento di sofferenze acute e
d'indignazione, Regina avrebbe potuto trovare la forza di
pronunziare la frase ch'ella allora disse subito alla madre? .
- Mamma, ho riflettuto alla nostra conversazione di ieri, e fin da
oggi posso darvi la mia risposta decisiva. Se il signor Edgardo
Faucherot chiede la mia mano di sposa l'accetter...
Parlando, ella aveva la voce irregolare e metallica, gli occhi le
brillavano di uno splendore doloroso ed il bruciore. delle sue gote
maggiormente rivelava la febbre interna che la invadeva. Tutti
quegli indizi, e di pi
193
la sollecitudine di quel voltafaccia in una risoluzione cos grave,
avrebbero dovuto illuminare la signora Le Prieux, tanto pi che
ella avrebbe dovuto travedere nella lettera della madre di Carlo il
romanzo dei due giovani. Ma, da una parte, ella era troppo
persuasa di assicurare la felicit di sua figlia, per sentire il pi
piccolo rimorso, e dall'altra aveva il senso troppo pratico per cercar
la cagione di un consenso che non sperava n pronto n facile.
Non era dunque maggior prudenza di profittar subito di quella
disposizione favorevole da qualunque parte venisse? E chi lo sa?
La contentezza di quella donna pazzamente mondana, all'idea del

successo sociale che le rappresentava quel matrimonio con


Faucherot, era tanto grande, che forse vi fu tanta inscoscienza
quanta poteva averne una creatura cos autoritaria, nel movimento
di commozione e di affezione col quale ella chiuse nelle sue
braccia Regina, dicendo:
- Ah! figlia mia! non mi aspettavo meno da te, e tengo molto a
dichiararlo ora che ti sei liberamente decisa, e che non rischio
d'influenzarti, non potevi far di pi per darmi una prova del tuo
affetto per me... e nulla
194
neppure che fosse pi ragionevole... Mi benedirai un giorno di
averti proposto un tal matrimonio. Non da oggi che ci penso,
sai?... Ma andiamo a dar la notizia a tuo padre. Quanto sar felice
il povero e caro uomo!
E prendendo Regina per la mano, la trascin fino allo stretto
gabinetto del giornalista, il quale proprio in quel momento finiva ed era mezzod - di mettere i numeri alle cartelle del suo terzo ed
ultimo articolo di quel mattino. La tensione del lavoro gli aveva
solcato la fronte di rughe, gonfiato ed arrossato gli occhi, ed
accentuato, ancora pi la piega della bocca. Per la pressione delle
mani sulle quali egli aveva appoggiato la testa per meditare, i
capelli si erano spettinati e sembravano pi grigi del solito.
Quel povero operaio della letteratura, sorpreso in quel momento,
dimostrava dieci anni di pi. Bench allora Regina fosse nello stato
di semi-insensibilit, il quale accompagna sempre il compimento
di talune risoluzioni che sono veri suicidi morali, quella visione
della vecchiaia anticipata di suo padre, la commosse nel pi vivo
del cuore, e ancor pi lo sguardo col quale il padre accolse
l'annunzio del suo prossimo fidanzamento. Ma
195
l'una e l'altra impressione la confermarono sempre pi nella Sua

funesta volont.
- Amico mio - disse la signora Le Prieux con quell'insieme di
solennit e di famigliarit che le era abituale - vi presento la futura
signora di Edgardo Faucherot - e ad un gesto di suo marito
insistette: - Ma... s: Regina mi ha dato ora la sua risposta. Accetta,
e dal momento ch'ella accetta, abbiamo pensato, anzi ella ha
pensato, che la cosa pi ragionevole di farlo subito sapere
all'eccellente amico che si incaricato di portare l'ambasciata...
Scrivo subito a Cruc.
- Regina accetta? - ripet lo scrittore, e nel pronunziar tali parole
con voce tremante d'emozione, egli guard Regina. Questa vide
negli occhi del pover'uomo quella espressione d'infinito stupore e
di compassione che aveva gi osservato il giorno innanzi, e che
l'aveva tanto turbata. Le era sembrato di leggervi il rimorso del
sacrificio richiesto, Ella volt gli occhi, ed il padre attribu
mentalmente quel visibile impaccio di sua figlia ad una specie di
vergogna. Non conoscendo nulla della conversazione che le due
donne avevano avuto insieme, come non avrebbe egli creduto che
Regina acconsentisse ad un matrimonio ricco,
196
semplicemente perch era un matrimonio ricco?
Qualche cosa lo fece protestar pertanto contro una ipotesi che
contrariava a tal punto tutte le sue idee su di lei. Poi, vedendo la
signora Le Prieux d'innanzi a s raggiante, ed emanar da lei
un'autorit tanto imperiosa, quell'uomo cos debole trov appena il
coraggio di rispondere:
- Ma, ella ben sicura di aver riflettuto abbastanza? Regina, non
desideri di esaminarti ancora?
- Mi sono gi abbastanza esaminata - disse Regina - ed ho
riflettuto,
- Non desideri davvero di attendere ancora qualche giorno? insistette il padre,
- Gliel'ho consigliato - disse la signora Le Prieux, la quale

prosegu poi rivolgendosi alla figlia; - Tuo padre ha ragione.


Saremmo ancora pi tranquilli se tu accettassi di attendere qualche
altro giorno.
La donna astuta era troppo sicura della risposta di Regina, la quale
scosse la testa e replic con fermezza;
- Per quale scopo? Non lo avete detto voi stessa, mamma? pi
presto sar e meglio sar.
197
Mai padre e figlia che si amano teneramente, scambiarono un
bacio pi freddo di quello col quale Ettore Le Prieux e Regina
suggellarono quella specie di patto, ordinariamente cos
commovente, quando una figlia informata di una domanda di
matrimonio risponde ai suoi genitori ch'ella acconsente. E mai
pasto di famiglia fatto in circostanze che debbono essere cos
felici, non fu pi taciturno, pi penoso, pi carico di malessere
indefinibile come quello che ebbe luogo in casa Le Prieux. Mai, da
quando egli andava trascinando il peso di tutte le sue ambizioni
calpestate, del suo ideale ingannato, del suo destino mancato, il
giornalista si era inteso l'anima pi pesante di quel giorno, dopo
quella mesta colazione, nel varcar la soglia della porta di casa,
davanti alla quale era ferma la carrozza della signora Le Prieux.
Il marito andava sempre a piedi od in carrozzella ad una delle
tante commissioni di festa di beneficenza, di cui le relazioni di sua
moglie lo facevano incessantemente membro o presidente. Quella
volta si trattava di una rappresentazione da organizzarsi per le
vittime del terremoto nelle isole Ioniche.
Ah! in alcuni momenti, e quei momenti
198
si moltiplicavano di mano in mano che la vita si andava inoltrando
- quanto lo sposo invidiato della bella signora Le Prieux" il
Cronista dai guadagni desiderati, quel servile manifattore di prosa

si trovava incapace di compiangere le altrui miserie fuorch le sue


tanto l'esistenza gli sembrava lamentevole e mal riuscita!
L'immagine della moglie e della figlia gli rendeva abitualmente
l'energia necessaria. In quel momento, nel pensare ad ambedue,
provava uno strano dolore. L'una, sua moglie, dopo quella
conversazione avuta all'uscir dal teatro, le era apparsa tanto poco
somigliante all'immagine ch'egli voleva formarsi di lei, e ch'egli
riusciva a farsene! Vi riusciva, ma simile in tal caso a tutti quelli
che amano e che non vogliono giudicare la persona amata, per uno
sforzo di cui, malgrado tutto, egli era ben cosciente.
Nel fondo del suo pensiero egli conservava un posto oscuro dove
non guardava mai. Nel silenzio, in quel posto, si accumulavano le
prove del feroce egoismo di Matilde, ch'egli non confessava a se
stesso, e che le suscettibilit della sua tenerezza registravano, a
dispetto di quell'accecamento sistematico.
199
Egli l'amava certamente, tanto passionatamente quanto in altri
tempi. Ai suoi occhi ella era sempre colei che aveva conosciuto
tanto infelice all' indomani della catastrofe paterna, l'orfana che
non gli era mai sembrato di aver in compenso ricolmato abbastanza
di benessere, di lusso, di eleganza e, per quanto aveva potuto,
anche di fasto.
Ma tutte le indulgenze, tutte le compiacenze di quella passione,
che vent'anni di matrimonio non erano riusciti a indebolire, non
impedivano che egli avesse crudelmente sofferto degli orribili
difetti morali della sua compagna, bench non volesse consentire a
riconoscerli. E per la prima volta dopo vent'anni quel
riconoscimento gli s'imponeva, poich per la prima volta un
sentimento uguale a quello ch'egli portava a sua moglie entrava in
lizza. Ci che il marito non aveva mai osato por suo conto, il padre
l'avrebbe osato per conto della figlia.
Che dico? Egli era gi sul punto di osarlo. Ettore non aveva mai
giudicato sua moglie: egli giudicava la madre di sua figlia.

Dal momento in cui ella aveva, pronunziato il nome d'Edgardo


Faucherot, Ettore invano si dibatteva contro questa indiscutibile
200
evidenza: no, una madre che amasse sua figlia non la maritava
cos! Ella non poteva accettare ad un tratto, e con un senso di gioia,
l'idea d'abbandonare una creatura come Regina, un vero fiore di
delicatezza e di piet, a un giovane mediocre come quel Faucherot,
volgare nella intelligenza e nella sensibilit, con la sola scusa
ch'egli era un uomo ricco.
Era vero per che la signora Le Prieux avrebbe potuto portare a
sua discolpa il consenso della stessa Regina. Ed era qui che il
padre si ribellava e s'imponeva al marito. Quantunque quel
consenso fosso certo, ed egli avesse inteso Regina pronunziar con
voce netta e ferma la frase fatale: Ho ben riflettuto la qual frase
escludeva ogni idea di sorpresa e di tirannia, pure in lui qualche
cosa protesta va invincibilmente.
Le relazioni di lui con sua figlia, fin dalla pi tenera infanzia di
ossa, erano state esattamente il contrario di quelle che l'univano a
sua moglie. Egli aveva sempre trovato Regina trasparente come
un'urna di cristallo. Pensando a lei egli non aveva mai provato
quell'impressione di segreta costrizione, che tanto spesso provava
quando era di fronte
201
all'altra. Il punto misterioso del carattere di sua figlia per lui era
limpidissimo.
In quei dolci e tristi occhi bruni egli aveva letto la compassione
per la sua esistenza di lavoratore, la conoscenza dei suoi notevoli
disinganni, il dolore delle sue sacrificate ambizioni d'artista, e
un'altra cosa ancora... Egli non avrebbe voluto leggere quest'altra
cosa, pure aveva dovuto leggere anche quella condanna
dell'egoismo materno.

Il padre non ammetteva che un cuore giovanetto, cos fine e cos


ardente, avesse di primo acchito accettato l'idea cos odiosa a
vent'anni, un brutale matrimonio di danaro, non giustificato dalla
apparenza di alcun romantico pretesto.
Dietro a quella sommissione di sua figlia egli travedeva un enigma
di cui gli sfuggivano i termini. Presentiva che sua moglie non le
aveva detto tutta la verit, che fra lei e Regina fossero corse parole
che egli non sapeva.
Un dramma clandestino si svolgeva intorno a lui, i cui elementi gli
sfuggivano, e tale impressione gli riusciva doppiamente penosa.
Prima di tutto vi si trovava, implicava la felicit futura della sua
Regina: poi, ammettendo
202
lo svolgersi di quel segreto dramma nella sua famiglia, era come
ammettere in sua moglie la doppiezza della sposa e la durezza
della madre.
Come dunque continuare a sostenere quel l'intima menzogna di
cui aveva bisogno il suo amore?
Ettore era uscito di casa, tormentato da questi pensieri, lungo il
marciapiedi di sinistra, verso la chiesa di S. Agostino, quando,
dalla via di Lisbona, vide una donna precipitarsi ad incontrarlo
quasi correndo, e con grande stupore riconobbe in lei la compagna
di passeggio di sua figlia: Fanny Perrin. La vecchia signorina, fin
da quando aveva lasciato Regina, era rimasta ferma in quel posto,
non decidendosi n a salire su nell'appartamento dove avrebbe
domandato del signor Le Prieux, n ad andarsene. Ella aveva
lasciato trascorrere i minuti, dimenticando l'ora della colazione, e
ci che era una distrazione ancora pi straordinaria, in una persona
cos puntuale e cos povera, l'ora della lezione di piano che doveva
dare ai Batignolles. Stava attendendo l'uscita di Le Prieux, senza
aver ancora potuto decidere ci che gli avrebbe detto.
203

Ma lo aspettava col cuore palpitante, la gola stretta, e quasi forzata


a quella azione da una forza estranea alla sua volont, e con un
grande rimorso di tradire, parlando, le confidenze di Regina, ma
comprendendo pure l'impossibilit di lasciar compiere il
matrimonio che questa le aveva annunziato. Voleva almeno che il
padre sapesse la verit. E come? In quali termini?
Per la povera Creatura che aveva trascorso la sua esistenza cos
tristemente calma, in mezzo a occupazioni tanto ristrette e regolate,
quelle poche ore contenevano pi avvenimenti di quelli che aveva
passato fino allora. Ella aveva accettato di accompagnare una sua
allieva ad un convegno. Era depositaria di un segreto dal quale
dipendeva il destino di quell'allieva, che amava fino al punto di
essersi decisa a quella transazione con la sua coscienza
professionale, ed ora si preparava a rivelare quel segreto! Ed i
lineamenti marcati del suo volto semplice si erano alterati per
l'emozione, al momento in cui ella si era accostata al padre di
Regina.
Le sue labbra grosse, da cui solitamente spirava quel sorriso di
comune amabilit di un essere inferiore esposto sempre ai
204
rabuffi, esprimevano in quel momento una vera angoscia: le parole
vi si affollavano quasi incoerenti in una mescolanza di frasi che
tradivano il parlare abituale del suo umile mestiere, e di
supplichevoli esclamazioni che svelavano la sua ansia interna e lo
scrupolo di mancare alla promessa fatta a Regina.
Ma. il suo appassionato desiderio di salvarla la spingeva a tutto.
- Signor Le Prieux - ella disse - scuserete la libert che mi
prendo... Ho assolutamente bisogno di parlarvi... Io sono una
poveretta, signor Le Prieux, e so che non avrei dovuto far questo
passo... - poi aggiunse quasi a prevenire ogni domanda: Non mi
interrompete, perch non potrei rispondervi... non lo dovrei. Non
dovrei nemmeno essere qui... Ma si tratta della signorina Regina,

che stata sempre tanto buona con me e che io amo tanto... C' una
cosa, signor Le Prieux, che bisogna che voi sappiate.. bisogna!... ella ripet. - Se Regina far quel matrimonio che voi le volete far
fare, ella ne morr di dolore, poich ella ama qualcuno... Non mi
domandate il nome - ella riprese con un nuovo cambiamento di
voce -non ve lo dir mai. Ma voi non dovete forzarla
205
a maritarsi oontro il suo cuore. Vi ripeto che ella ne morrebbe di
dolore... Oh! Dio mio! Ecco le signore... Forse esse mi vedranno...
Signor Le Prieux, vi prego, fate che Regina non sappia mai che io
vi ho parlato... mai... mai...
E lasciando il suo interlocutore letteralmente paralizzato di
sorpresa all'angolo del marciapiede, ella fugg senza voltarsi per la
via di Lisbona, come una persona che avesse allora commesso una
qualche abominevole azione. Ella aveva veduto mettersi in moto il
coup rimasto fin allora immobile innanzi al portone ed avanzar
nella sua direzione: e prima che il padre di Regina che a quella sua
frase: Ecco la signora si era rivoltato, fosse tornato interamente
padrone di se stesso, la vettura gli passava davanti.
Il cavallo procedeva al passo. Le Prieux vide che il coup era
vuoto e chiam il cocchiere che si ferm per rispondere alla sua
domanda:
- Le signore usciranno fra mezz'ora... La signora mi ha dato una
lettera da portare al signor Cruc.
- Io vado appunto da quella parte - disse Ettore che, piegandosi,
aveva veduto la lettera
206
nella cassetta anteriore. Apr lo sportello e prese la lettera, poi si
volse nuovamente al cocchiere: - Potete tornare indietro. Direte
alla signora che mi sono incaricato io stesso di consegnar la lettera.
Quelle due brevi scene, l'arrivo della signorina Perrin, il suo

discorso e la sua fuga da una parte: dall'altra l'arrivo della carrozza,


la sua fermata e la presa del biglietto destinato a Cruc erano state
cos rapide e s'erano succedute in una tale inattesa maniera, che a
Ettore Le Prieux poteva sembrare d'aver sognato se non si fosse
poi ritrovato fermo all'angolo formato dalla via General-Foy e
dalla via di Lisbona, con quella lettera di sua moglie stretta in una
mano.
Afferrandola, cos come aveva fatto, nella cassetta del coup e
dicendo ci che infatti aveva detto al cocchiere egli - uomo sempre
pIeno di riflessione - aveva obbedito al movimento pi impulsivo
ed anche pi irragionevole. Egli sapeva benissimo ci che
conteneva quella busta di cui andava guardando la soprascritta con
una specie d'inebetimento.
Al Signor Cruc
96 via La Boetie - (urgente)
207
Matilde s'era chi:l8a in camera insieme C011 lui, appena finita la
colazione, per scrivere quelle parole. Perch dunque ora aveva
intercettato la lettera? E perch con un passo 8011ocito aveva
peeso per la via di Lisbona e poi poI viale Maleshol'bes con la
speranza che Fanny Perrin l'avesse aspettato e che fosse quindi
110vamente comparsa per tornare a parlargli? E che cosa avrebbe
l)~'\tuto apprendergli, che egli gi non sapesse?
Le poche parole che ella aveva pronunziato corrispondevano
intimamente ai suoi propri sentimenti e il loro accento era stato
troppo evidentemente sincero, perch egli potesse sospettar della
verit. E il nome, che la vecchia zitella aveva dichiarato di non
poter svelare, era tanto difficile ad esser compreso da quel padre,
perch questi potesse aver bisogno d'un supplemento di
confidenza? Come se la signorina Fanny Perrin fosse arrivata fino
in fondo alla sua confessione, egli sapeva che l'uomo amato da
Regina altri non era che Carlo Huguenin.

Ma tutte le passioni si rassomigliano per questo carattere doppio e


contraddittorio: la certezza nell'intuizione e la smania frenetica
208
di ottener la prova positiva di ci, di cui pure non si ha alcun
dubbio.
Quando egli si fu ben convinto che 1'istitutrice non sarebbe pi
tornata, Ettore chiam una carrozzella, diede al vetturino un
indirizzo che non era quello di Cruc, n quello del posto ove si
riuniva il Comitato che egli avrebbe dovuto presiedere. Egli si
faceva invece condurre in via d'Arras, alla casa abitata da Carlo
Huguenin.
La lettera della signora Le Prieux era gi stata ridotta in cinquanta
pezzi, quasi con rabbia e il vento ne, aveva sparsi i brandelli
profumati sotto ai piedi dei passanti, sotto agli zoccoli dei cavalli,
fra la polvere del selciato, dietro la vettura in cui era seduto Ettore,
in preda alle pi violente emozioni che egli da anni avesse mai
provate.
- No - egli si diceva, mentre la carrozzella discendeva per il viale
Haussmann per proseguire verso la Senna per la via Auber, il viale
dell'Opera e la piazza del Carrosello - no, ella non si mariter
affatto suo malgrado: ella non sar mai la signora Faucherot. Non
lo voglio... non lo voglio...
E in quel sobbalzo di risolutezza, contro chi mai si tendevano le
pi intime resistenze
209
dell'esser suo? E il suo monologo interno continuava, in un'idea
appresso all'altra, con quella logica involontaria che scompiglia
ogni partito preso e alcune volte anche ogni nostro affetto. .
- Io lo sapevo che non sarebbe stato possibile che ella sposasse
quel Faucherot, se non per forza... Per forza?... ella dunque si
creduta forzata... Ma d chi o da che?... Noi l'abbiamo pur lasciata

libera di rispondere. Poco fa noi le abbiamo suggerito anche


d'aspettare - e ripetendo a se stesso quel menzognero pronome,
contro qual pensiero mai il padre cercava di difendersi? Ed
invece a una straniera che ella ha confessato tutta s stessa?... non
sa dunque che la sua felicit ci che forma ogni nostra cura e che
noi non viviamo che per lei?... pure io le avevo parlato, quando ella
ha dovuto recarsi dalla madre a parlar di questo matrimonio. Ed
ella mi ha compreso o almeno ha mostrato di comprendermi.
Ancora mi par di sentirla : Quanto siete buono e quanto vi amo!"
E poi?... perch questo silenzio e questa diffidenza?.. una cosa
inconcepibile... Forse ha creduto che la persona che la chiedeva in
isposa fosse Carlo, e, vedendo d'essersi ingannata, ella ha avuto un
210
accesso di dolore... chi sa?... di disperazione...Avr forse pensato
che suo cugino non l'amasse...
E allora prese anche a farsi qualche obbiezione.
- Ma veramente Carlo l'uomo che ella ama?... Ah! ora lo sapr..,
ma come? ... Avrei dovuto cercar piuttosto di rintracciare la
signorina Perrin, farla parlare, strappare il segreto di Regina... Che
cosa dir ora a questo giovanetto?.. E se Regina non lo amasse? e
se egli, da sua parte, non avesse mai pensato a sua cugina?.. In
ogni modo io non voglio che questo matrimonio si faccia. Non lo
voglio!
Al momento in cui Le Prieux si stava cos ripetendo, e questa volta
a voce alta, la carrozza passava per quella stretta e lunga via dei
Santi Padri, una delle rare arterie di Parigi che non abbia cambiato
da trent'anni fu or che nel punto ove tagliata dal viale San
Germano, Il lavoro di cui il giornalista ora sovraccarico non
permettendogli di far altro che quelle corse le quali riuscivano
strettamente utili, egli assai raramente si era recato da quelle parti
che erano associate a tutti i lontani ricordi del suo esodo da
Chevagnes a Parigi. A quell'epoca egli era disceso in una

211
piccola casina mobiliata in via delle Belle Arti - o ingenuit d'un
adolescente in cerca di gloria! - a cagion del nome della strada ed
anche di quello della casa che si chiamava albergo
Michelangelo.
Per qual segreta spinta della sua malata sensibilit, la vista del
quartiere ove egli aveva portato a passeggio le cadute ambizioni
della sua giovanezza, fece sorgere nel padre di Regina il bisogno
irresistibile di riveder quella via delle Belle Arti? E qual rapporto
vi era fra l'asilo dei suoi vent'anni e il passo che egli era sul punto
di fare per salvare da un detestabile matrimonio i venti anni di sua
figlia?
Vedendo ad un tratto le straordinarie difficolt di quel passo,
voleva egli prima ponderarne meglio le particolarit e prender
tempo per riflettere? Oppure, temendo, al suo ritorno in casa, di
dover sostenere una lotta formidabile, chiedeva ora un aumento di
energia al fantasma del Le Prieux di un tempo, appassionatamente
amante dell'ideale e dell'arte, e profondamente ed assolutamente
estraneo alle miserie delle transazioni sociali? O forse, cosa ancor
pi naturale, le emozioni provate in quelle quarantotto ore a
riguardo
212
di sua figlia, avevano finito col dare ad idee che egli da tanto
tempo rifiutava di confessare a se stesso, una certa forma acuta? ed
un morboso desiderio ora lo dominava, di constatare donde egli si
era mosso, dove egli voleva arrivare e da chi era spinto a ci?
E giunto alla via Jacob batt febbrilmente al vetro della sua
carrozza perch questa si fermasse, e invece di proseguire in
direzione della via di Arras, discese, pag il cocchiere e
s'incammin piedi verso la sua antica abitazione.
Ettore si trovava in uno di quegli speciali momenti, durante i quali
la somiglianza o piuttosto l'identit fra il nostro destino ed il

destino di coloro da cui siamo nati, o che sono nati da noi, risveglia
nel fondo del nostro essere un sentimento intenso e quasi invadente
della specie. Provando un dolore nelle stesse circostanze che ha
provato nostro padre, oppure vedendo un nostro figlio sul punto di
ricevere un colpo che noi stessi abbiamo avuto, la profonda unit
del sangue si rivela in noi, e ci turba stranamente il cuore,
Applicata al passato, a coloro dai quali abbiamo ereditato e virt e
debolezze, tale impressione si riduce a una specie di malinconia
213
quasi religiosa, che perdona tutti gli errori e ringrazia di tutti i
benefici.
Rivolta verso l'avvenire, verso coloro cui abbiamo trasmesso
quell'anima della famiglia, che in noi non che un passaggio, tale
impressione si trasforma in un profondo e pungente desiderio di
diminuire e risparmiar loro, se in nostro potere, lo angosce
ereditarie. Ci ci procura ore in descrivi bili nelle quali non
sappiamo se si tratti di noi, di nostro padre o della nostra creatura.
Ed cos che lungo i marciapiedi di quelle vecchie strade
parigine, davanti al prospetto, sempre medesimo, della sua
abitazione di studente, evocando le immagini della lontana
giovanezza, Ettore non avrebbe potuto dire se pensava a se stesso
od a sua figlia, tanto percepiva con una evidenza quasi
insospettabile l'analogia della sua sorte con quella che ora
aspettava Regina. Che cosa gli diceva la facciata di quell' albergo
Michelangelo" davanti alla quale egli stava ora immobile, se non
che in quel luogo, in altri tempi, in una delle camere di quella
povera casa mobiliata, - la seconda camera al terzo piano, contando
da destra - vi era stato un giovane di una sensibilit uguale a quella
di Regina,
214
capace, come lei, delle emozioni pi esaltate e

pi delicate?
A quel giovane non era stato possibile di mantenere contro la vita,
l'ideale dell'arte che era stato il romanzo della sua giovent, come
Regina, dal primo incontro, si trovava incapace di mantenere
l'ideale d'amore che era il romanzo dell'a giovanezza di lei. Quale
elemento di debolezza si nascondeva nella intimit delle loro
indoli, perch ambedue fossero tanto delicati nel loro modo di
sentire e tanto impotenti a poter modellar l'esistenza a seconda del
loro cuore? Ma quella debolezza era realmente in loro? Non
avevano dovuto lottare semplicemente contro una volont pi forte
della loro? No. Il giovane venuto da Chevagnes per conquistar la
gloria scrivendo capolavori, - sotto il tetto del misero albergo
Michelangelo" non era un debole. Era senza dubbio un ingenuo, il
quale non misurava la spaventosa distanza che lo separava dal suo
sogno, ma Ettore se ne rendeva conto dopo parecchi anni; egli era
anche un paziente, un accanito lavoratore, che avrebbe realizzato,
se non interamente, almeno in parte, quel sogno, se... E una figura
di donna appariva, una donna dagli
215
occhi neri che dardeggiavano di dispotismo, dalla bocca piena di
fierezza che aveva una piega implacabile di dominio, la cui
bellezza di dea comandava il rispetto. Era veramente lei che gli
aveva fatto fallire il suo destino? Era dunque lei che con la sua
imperiosa autorit costringeva Regina a piegare anche davanti al
suo desiderio ~ Quella doppia visione fu talmente dolorosa per
l'artista sconfitto, per il padre agitato, che la respinse con tutte le
forze del suo antico amore, sempre vivo, per quella donna cos
appassionatamente obbedita e servita da tanti anni; e dirigendosi
nuovamente nella via di Arras egli and ragionando:
- La colpa non della mia povera Matilde. Ha ella mai saputo che
io desiderava fare un'altra vita? Ed io le ho mai detto una parola su
ci? Ella ha un'anima cos sincera cos retta e cos pronta al
sacrificio! La poverina ha certamente creduto che tutto fosse per il

meglio, come crede che tutto sia per il meglio nel matrimonio con
Faucherot. La colpa del mio silenzio, della mia timidezza, che mi
hanno sempre impedito di farmi conoscere, anche con lei, nella
completa verit delle mie aspirazioni... Regina, anche
216
in ci mi somiglia... Nemmeno a me ha potuto dire che amava un
altro. Se avessi saputo quello che so ora, quando l'altra sera
abbiamo parlato con sua madre del progetto Faucherot! Ma non
sapevo nulla, se non per intuizione... Ah! bisogna che io ottenga un
qualche fatto positivo, una confessione... Matilde allora sar la
prima a non voler questo matrimonio pel quale provo un orrore
istintivo... Mio Dio! Purch Carlo sia in casa!... Ma proprio Carlo
ch'ella ama? Eh! come non potrebbe esser lui? Di tutti i giovani
che riceviamo il solo che lo meriti... Quanto sarebbero felici
laggi!...
Ettore, pronunziando tali parole, entrava nel giardino del
Lussemburgo; egli aveva trascorso la via delle Belle Arti, e le vie
della Senna e di Tournon, assorto nei suoi pensieri e lasciando che i
suoi passi seguissero macchinalmente la strada che in altri tempi
aveva seguito tanto spesso, allorch si sentiva in preda
all'incosciente nostalgia dei querceti di Chevagnes, e si recava ai
giardini del Lussemburgo per cercarvi la sensazione della natura,
ammirarvi gli alberi, e sognare. Oltrepass il cancello aperto,
vicino al museo, e si trov subito all'estremit di quel viale di
217
vecchi platani dove si vede il monumento del patetico e possente
Eugenio Dalacroix. Quei begli alberi, i suoi preferiti di un tempo,
innalzavano i loro enormi rami spogliati sul cielo ghiacciato di
quel pomeriggio. E come se al contatto di quei muti testimoni della
sua giovanezza, il poeta morto giovane si ridestasse in lui, il
giornalista cominci a pensare con un indicibile intenerimento alla

fuga ininterrotta del tempo, a quell'avvicendarsi delle stagioni


estive ed invernali, delle foglie e degli uomini. Alcuni versi di
Sainte Beuve da lunga tempo dimenticati, e di cui era stato
entusiasta, gli vennero nuovamente alla memoria e sulle labbra:
... Simonide l'ha detto, dopo l'antico Omero: Le generazioni,
nella loro fretta effimera,
Sono uguali, ahim! alle foglie dei boschi
Che inverdiscono un'ora, ed ingialliscono poi,
Il vento le rapisce, ed altre, freschissime.
Son pronte a rimpiazzarle, presto anch'esse morte.
Egli l'aveva recitata in quel posto, quell'elegia divina del pi
dimenticato fra i grandi lirici francesi, quando egli stesso era nel
fior della vita, in quell'et delle fresche speranze e dei raggianti
cominciamenti in cui ora si trovavano Regina e Carlo, et cos
breve,
218
speranze cos presto passate, e cominciamenti cos presto finiti!
Che almeno quei ragazzi avessero dovuto a lui di non perdere,
senza averne goduto, quel momento della loro giovent e del loro
amore! Poich era veramente Carlo l'uomo amato da Regina. Ora il
padre non ne aveva pi alcun dubbio. Si ricordava ancora una volta
lo sguardo del giovane fisso sulla figlia, l'agitazione di lei allorch
egli doveva venire in casa, e cento altre particolarit ch'egli aveva
riassunto in una sola parola quando aveva detto a sua moglie,
parlando dei rapporti dei due cugini: Ho le mie impressioni. A
quel ricordo, tutto il sangue gli afflu con un movimento pi
rapido, come se l'idea di quell'amore dei giovani, l'una per l'altro,
lo avesse riscaldato comunicandogli la sua fiamma. Riprese a
camminare nella direzione di via Arras, con passo divenuto
nuovamente pi vivace e sollecito, col cuore palpitante quando
domand al portiere se il signor Huguenin era in casa. Egli vi era.

L'emozione del padre aument ancora, mentre saliva la scala, tanto


che fu obbligato di fermarsi, prima di suonare, davanti alla porta
sulla quale era fissata da quattro chiodi la modesta carta di visita di
219
Carlo Huguenin, avvocato... Egli suon finalmente, intese alcuni
passi avvicinarsi alla porta che si apr. Vide apparire Carlo, il quale
riconoscendolo, si appoggi contro il muro, pallido, balbettante ed
oppresso, ci che per Ettore fu una confessione.
- Voi, signor Le Prieux... voi! Ah! quanto vi ringrazio di essere
venuto!... E pronunciando la parola grazie il giovane era ancora
oppresso dai pensieri che si succedevano in lui, dopo la crudele
conversazione con Regina. Passata la prima crisi di disperazione
che lo aveva gettato gemente sulla panchina della terrazza delle
Tuileries egli aveva ricuperata l'energia di quell'amore che si sa
diviso, malgrado qualunque difficolt. Egli si era rialzato dicendo:
- Io l'amo! ella mi ama! Non posso perderla cos!
Ed era precipitosamente tornato in via Arras quasi sperando di
trovarvi una lettera di lei. Speranza insensata che provava fino a
qual punto egli fosse, anche dopo il rifiuto, sicuro del cuore di sua
cugina! Non aveva per trovato nessun messaggio. E per questa
disillusione aveva pianto, solo, chiuso nel suo piccolo alloggio di
studente; quindi asciugando
220
coraggiosamente le lacrime, aveva cominciato a riflettere
domandandosi quale passo avrebbe potuto tentare.
Le passioni dei meridionali di pura razza, come era Carlo, sono
sempre accompagnate da una lucidit nell'ardore, che rammenta la
chiarezza bruciante dei loro orizzonti, ed anche l'eredit latina.
Carlo nel suo dolore aveva provato la necessit di veder chiaro, e si
era forzato nella presente situazione di trar fuori ci che era
indiscutibile. La prima cosa, la pi evidente, come il lettore ha

veduto, per quell'istinto di conservazione che posseggono le nostri


passioni, al pari delle creature, era che Regina l'amava. La seconda,
e non meno evidente, era che un ostacolo era sorto. Carlo poteva
comprendere anche che lo era da circa quarantotto ore.
Quell'ostacolo non esisteva, la sera in cui egli e la cugina si erano
tacitamente fidanzati. L'accesso quasi di follia, che duo ore prima
gli aveva strappato, sotto gli alberi delle Tuileries, l'insulto ingiusto
contro la sincerit di Regina, si era gi dissipato.
Credeva ch'ella fosse stata sincera impegnandosi e sincera anche
domandandogli, con quella sua supplicazione passionale, che non
221
cercasse d'indovinare la natura del misterioso impedimento davanti
al quale la giovane tremava di spavento. Questo era un terzo fatto
positivo. Ed un quarto era che si trattava di un matrimonio con un
altro. Carlo non dubitava punto che quel progetto di matrimonio
datasse da quegli ultimi giorni.
Senza di ci Regina al ballo non sarebbe stata con lui quella che
era stata. D'altra parte, che i genitori di lei fossero implicati
strettamente in quell'improvviso progetto di matrimonio, Carlo lo
deduceva da questo quinto fatto: la signora Le Prieux non aveva
parlato a Regina della lettera della signora Huguenin.
Sul momento, e trasportato dal furore della gelosia, non aveva
dato a quel particolare la sua vera importanza. Ora comprendeva il
silenzio della madre verso Regina; poich significava una volont
molto ben ponderata, di non mettere la giovane in condizione di
scegliere fra l'unione col cugino, e l'altra unione... con chi? e
presentata ed appoggiata da quali argomentazioni?
A questo punto l'immaginazione di Carlo si fermava. Egli si
rendeva conto che la signora Le Prieux aveva trovato il mezzo di
222
convincere Regina terrorizzandola. Non poteva indovinare le

ragioni appartenenti alla storia intima di quella famiglia di non


classs" (per servirei della parola felicemente trovata da uno dei
pi generosi storici della difficoltosa vita di Parigi). Durante quelle
prime ore di appassionata meditazione, egli aveva indefinitamente
girato e rigirato intorno a quell'enigma, ed era giunto solamente
riconoscete, in quel mistero, anche un altro mistero. Perch i
genitori di Regina non avevano almeno avuto la delicatezza di
dare, a lui, Carlo, una spiegazione, ora che per mezzo della lettera
di sua madre erano al giorno dei suoi sentimenti e delle sue
speranze?... Egli era a questo punto della sua impotente analisi,
allorch il suono .. del campanello tirato dal visitatore gli fece
balzar il cuore nel petto. Apr con la folle speranza, che gli
giungesse un messaggio di Regina. E il trovarsi davanti ad Ettore
Le Prieux gli strapp quel grazie" incomprensibile per il nuovo
venuto. Ma quello che fu purtroppo evidente pel padre, dopo il
discorso della signorina Perrin e le sue proprie riflessioni, fu il
fatto che doveva aver cagionato il turbamento in cui vedeva Carlo.
Quella manifestazione dell'amore del giovane per sua
223
figlia corrispondeva cos bene col suo segreto desiderio, ch'egli
ebbe nel tono della voce una grande indulgenza ed una immensa
tenerezza nel dirgli:
- Andiamo, Carlo, calmatevi. Fatevi coraggio. Non mi dovete
ringraziare. Compio semplicemente il mio dovere di padre. Dio
mio! in quale stato vi trovo!... Povero giovane!...
Infatti Carlo nello stupore di quelle parole e di
quell'attggiamento, cos inatteso per lui, aveva scoppiato in
singulti, gettandosi nelle braccia di Le Prieux e ripetendo queste
parole:
- Oh! s, grazie, cugino mio, grazie, quanto siete buono!... quanto
siete buono!...
Ettore si sent commosso nel pi profondo del cuore per
quell'esplosione di disperazione. Ma egli aveva un interesse troppo

essenziale di voler conoscere la verit sulle relazioni dei due


giovani, per non provarsi a volere strappare la confessione della
disperazione di Carlo.
Egli aveva trascinato Carlo fuori dell'anticamera, nel piccolo
gabinetto da studio, il quale serviva anche da salotto all'avvocato
senza cause, incerto ancora del luogo dove si sarebbe
definitivamente stabilito, asilo grazioso di sogni, dove Le Prieux
non era stato
224
che una volta, ma quella sola visita era bastata a conquistare la
simpatia dello scrittore verso il giovanetto: tanto quell'ambiente,
con la noce tarlata dei suoi mobili provinciali - con la scelta delle
stampe sulle pareti, rappresentanti tutte qualche bel monumento di
Arles, Nimes, o Aigues Mortes - col perfetto ordine dei libri, tutti
evidentemente letti e allineati nella biblioteca, e delle carte sul
tavolo; - e con l'orizzonte fatto dagli alberi del Lussemburgo, che si
vedevano dietro lo stretto balcone - emana va un'atmosfera di
giovanezza raccolta e romantica. Vi si respirava quasi un profumo
di poesia del territorio nativo conservata a Parigi, malgrado le
tentazioni contrarie.
Quella camera era l'immagine fedele del piccolo dramma morale
che si era svolto intorno a quel giovane, di viso fra la nostalgia
della sua Provenza e l'attrazione della vita parigina, ed era
quell'aspetto delle cose che lo circondavano che aveva risvegliato
un tempo in Ettore l'idea che Carlo fosse veramente per Regina il
marito desiderato.
Forse vi era il ricordo di quell'impressione gi lontana,
nell'insistenza affettuosa con la quale egli volle costringerlo a
rivelar l'intero segreto dei suoi sentimenti.
225
- No, non sono buono - replic Ettore - e, vi ripeto, che non

bisogna ringraziarmi, sono semplicemente un padre che fa il suo


dovere. Ma dovete anche voi fare il vostro, e rispondere al mio
passo con una assoluta sincerit. Vediamo, parlatomi col cuore
aperto e liberamente, ditemi tutto.
- Ma - rispose Carlo - che posso dirvi che non abbia gi detto alla
signora Le Prieux, ed a voi, la lettera di mia madre? Quando vi ho
veduto ho subito capito che venivate per ripetermi ci che ho gi
saputo da mia cugina, cio che questo matrimonio impossibile.
Dovevo, purtroppo, comprenderlo subito dal momento che non mi
avete avvertito appena ricevuta quella lettera... Eppure, signor Le
Prieux, vi giuro che avrei fatto qualunque cosa per render felice
Regina. Le avrei dedicato tutta la mia vita. Sono una persona che
valgo ben poco, ma quel poco che valgo lo avrei dato a lei senza
riserva, e mia madre, ne son sicuro, vi ha anche detto nella sua
lettera che ella e mio padre pensano come me.
Se la rivelazione del silenzio serbato dalla signora Le Prieux sul
passo della signora Huguenin aveva turbato Regina, che era pure
226
stata avvertita di quella domanda di matrimonio, quale impressione
dolorosa non doveva arrecare al cuore del padre che nulla
supponeva di una tale notizia? Egli intravide in un lampo di luce
tutta la verit. Ma, come era possibile che sua moglie fosse stata
cos poco franca con lui, e che poche sere avanti gli avesse risposto
in quel modo, se realmente quella lettera era stata spedita e
ricevuta? Ma, s; ora si spiegava il perch di quell'impercettibile
agitazione ch'ella aveva dimostrato nel domandargli: Hanno detto
qualche cosa anche a voi? D'altronde l'accento del giovane non
ammetteva alcun dubbio, ed il padre di Regina lo comprese cos
bene, che volse gli occhi affinch il suo interlocutore non potesse
leggervi il dolore che provava per quella scoperta.
Volle per interrogarlo, e gli rivolse una di quelle domande
suggestive, come si fa in alcune conversazioni, quando non si ha la
forza di manifestare interamente il proprio pensiero.

- Mi dite di essere stato avvertito da Regina che era sorta


un'improvvisa difficolt? Era ella dunque al corrente del passo
tentato da vostra madre?
- Ah! signor Le Prieux, - esclam il
227
giovane - ve ne supplico, non la giudicate male, e non mi giudicate
male... Mia cugina non ha nulla da rimproverarsi. Ve ne d la mia
parola d'onore. Non le avevo mai detto nulla dei miei sentimenti,
mai, fino alla settimana scorsa, vero, quando le ho domandato ci
che ella avrebbe risposto se mia madre avesse scritto ci che ha
scritto. Lo so. Non ho agito rettamente. Avrei dovuto per prima
cosa, rivolgermi a voi ed alla Signora Le Prieux. naturale per
che non abbia potuto vivere nell'incertezza, amandola quanto
l'amo, e che mi sia provato a conoscere almeno quello che ella ne
pensava.
- Ed ella vi ha autorizzato a farci scrivere la lettera? - domand il
padre.
- Ho capito che non me lo vietava.
Le Prieux arrest per un istante il suo interrogatorio dove ogni
parola proiettava una crudele luce sopra alcuni incidenti degli
ultimi giorni ed accresceva l'ombra di altri.
L'attitudine di Regina a suo riguardo, mentre egli si accingeva a
parlare con la signora Le Prieux, che poco prima gli era sembrata
una cosa cos incomprensibile, gli si chiariva ora dinanzi agli
occhi. Ella aveva creduto evidentemente che sua madre l'avesse
228
chiamata per parlarle della lettera della signora Huguenin.
La conversazione fra le due donne, invece, gli si rendeva ancora
pi enigmatica, per l'intelligenza che ora gli appariva esser passata
fra Regina ed il cugino. Come e perch aveva ella, in tali
condizioni, cambiato ad un tratto la sua volont? Regina dunque

aveva veduto Carlo in quell'intervallo, oppure gli aveva scritto? A


vendo dovuto scoprire in sua moglie una cos completa mancanza
di sincerit, Ettore trasal all'idea che sua figlia potesse accordare
segreti convegni, oppure tenere una corrispondenza clandestina.
Questo pensiero gli divenne talmente insopportabile che afferr
con violenza il braccio del giovane, esclamando:
- Carlo, non mi dite tutta la verit, e non sta bene... No, non mi
confessate tutto - insistette ancora. - Non m'interrompete...
Convenite di essere stato d'accordo con Regina per l'invio della
lettera di vostra madre? Ci significa che ella accettava quel
progetto di matrimonio con voi. Ne convenite? Convenite anche
che ella vi ha avvertito che quel progetto diventava impossibile?
Dunque ella vi ha parlato, oppure vi ha scritto. L'avete
229
veduta? Dove? Come? E volete farmi credere che non vi sia nul1a
da rimproverare n a voi n a lei?
- Ebbene... vi dir tutto - rispose il giovane con uno sforzo
sovrumano - per lei e per me. Almeno voi non sospetterete pi di
lei - continu con accento alterato, dove fremeva il rimorso
dell'ingiustizia commessa da lui stesso. - S, questa mattina ho
veduto mia cugina alle Tuileries con una terza persona. Vi d per
parola d'onore che stata questa la prima volta che abbiamo avuto
un convegno. E la prova della mia verit eccola. - Egli trasse fuori
dal portafoglio una lettera di Regina che lesse a Le Prieux. - Mia
cugina aveva desiderato parlarmi. Ora comprendo che lo ha fatto
per compassione, affinch io non apprendessi brutalmente da altri
il disastro della mia pi cara speranza. E quello che ci siamo detti
in quella intervista posso ripetervelo senza nessuna difficolt,
quando ci possa servire ad impedire che anche voi siate ingiusto
con lei.
Carlo cominci a raccontare alla rinfusa gli incidenti di quel
doloroso convegno della mattina: l'impressione che gli aveva
arrecato il biglietto di Regina, e il giunger di lei, e

230
come dal suo pallore egli avesse indovinato la gravit del passo
ch'ella stava per compiere: le parole che Regina aveva pronunziato
e quelle ch'egli aveva risposto; il suo furore di gelosia e tutto il
resto.
Il padre sta va ascoltando il racconto di quegli episodi semplici e
commoventi, tenendo in mano la lettera di sua figlia. Ne osservava
la calligrafia, riconoscendovi l'agitazione di lei, con una piet
appassionata per la dolce e delicata fanciulla che aveva tracciato
quei caratteri e riempito quel foglio in un momento di
disperazione. Egli si spiegava ora quella specie di lucentezza
febbrile degli occhi di lei al ritorno da quel crudele convegno e la
fermezza della voce con la quale aveva rifiutato la dilazione
offertale dai genitori, e si spiegava anche il passo della povera
Fanny Perrin, la quale era certamente stata la terza persona indicata
da Carlo, il testimonio innocente di quell'innocente convegno fra i
due cugini. E, in mezzo a quei pensieri, un punto rimaneva sempre
pi incomprensibile: quale era la ragione che aveva indotto Regina
ad accettare il matrimonio con Faucherot, mentre era libera della
scelta.?
Ahim! il padre sapeva purtroppo da qual
231
parte cercare la chiave di quell'enigma. Ma l'onore gli imponeva di
trovarla da solo.
Non doveva associare a quell'inchiesta - alla fine della quale
indovinava, suo malgrado, le poche scrupolose macchinazioni e la
parte equivoca che vi aveva recitato sua moglie, - colui, che fin da
quel momento egli considerava come suo genero? Non appena
finita la confessione del giovane, egli si era alzato, passeggiando in
lungo e in largo, in un silenzio che il giovane non osava turbare.
Bench anche Carlo trovasse inesplicabile l'atteggiamento di

Regina, constatando per quanto il padre fosse a lui favorevole col


suo tatto naturale, reso ancor pi delicato dall'amore, egli
comprendeva che bisognava rispettar quel silenzio... Il suo cuore
batt fortemente, allorch Le Prieux si ferm ad un tratto dinanzi a
lui, guardandolo lungamente, e gli disse con la solennit nel volto e
nel gesto di una persona che ha preso un partito, e che detta ad un
altro una decisione irrevocabile.
- Mi avete risposto da uomo onesto e lealmente, Carlo, ed io far
lo stesso... Voi amate Regina e la meritate... Ella vi ama, e non
dipender che da lei di diventare vostra moglie,
232
capite? Non dipender che da lei. vero che in questi ultimi giorni
stato trattato un altro matrimonio. Non posso per credere che
questo sia stato l'ostacolo al quale ha voluto alludere mia figlia. Ci
deve essere un malinteso che non arrivo a spiegarmi. Lo chiarir..
Vi ripeto ch'ella sar vostra moglie, quando vorr. Fin da oggi
avete il mio consenso. Poco fa ho creduto alla vostra parola
d'onore e ci mi d il diritto di esigere che me la diate nuovamente.
Esigo che mi promettiate di non provare a rivederla prima che io
ve ne abbia autorizzato... Vi una grande saggezza in quel vecchio
pregiudizio francese, e voi stesso lo state provando, il quale vuole
che i giovani non si maritino che con l'intromissione dei genitori.
Se aveste obbedito a tale pregiudizio, se in questi ultimi giorni
foste venuto da me prima di rivolgervi a lei, le avreste risparmiato
un'emozione affatto inutile e non l'avreste offesa in un modo forse
irreparabile. Regina di una sensibilit molto forte e profonda, ed
il vostro dubbio le avr arrecato un male orribile. Lasciate a me la
cura di lenire il suo dolore, e poich vi un altro malinteso da far
dissipare mi prover a dissiparlo... Ho dunque la vostra parola
d'onore
233

che non farete nulla, senza che io ve ne abbia dato il permesso.


- L'avete - rispose il giovane, che in uno slancio di riconoscenza
prese nelle sue le mani del suo interlocutore.
- E mi obbedirete in tutto?
- E vi obbedir in tutto; ah! signor Le Prieux, vi amavo gi tanto,
ma ora...
- Ora - interruppe il padre, il quale temeva visibilmente di
commuoversi, - comincerei e dal mantenere la vostra parola,
provandovi a scrivere una lettera a Regina, perch vi perdoni ci
che le avete detto questa mattina... Vi stupisce?... Ma ho il mio
piano... ho il mio piano... Andiamo... - prosegu con una specie di
tenera ironia, che gli uomini i quali si vanno invecchiando usano
volentieri verso i giovani sugli amori dei quali sorridono,
invidiandoli segretamente. - Debbo dettarvi questa lettera? Scrivete
tutto quello che vorrete. Io la consegner a mia figlia, senza
leggerla.. Siete contento?

VIII
Ho il mio piano..." e con questo parole ripetute per la terza volta
Ettore Le Prieux salut l'innamorato di Sua figlia, portando seco la
lettera ch'egli aveva fatto scrivere a Carlo, ed anche il biglietto di
Regina, dicendo:
- Ve lo restituir domani tenendovi al corrente di tutto. Por oggi
mi serve...
Bisogna credere che quel biglietto toccasse nel suo cuore una
corda molto profonda, poich Carlo Huguenin il quale and sul
balcone per vederlo partire, pot osservare ch'egli si inoltrava
nuovamente sotto gli alberi spogliati del Lussemburgo, col
foglietto di carta in mano. Camminava sillabando ad una ad una, le
parole di quel caro scritto, ingolfato nei pensieri che quella
contemplazione risvegliava in lui, al punto che non si avvide del
posto dov'era, altro che al momento di oltrepassare il cancello di

fronte alla via Soufflot. Aveva traversato l'intero giardino come


sognando. Riconobbe il marciapiede che in altri tempi egli aveva
passato tante volte, la stazione
235
d'omnibus, ed i negozi, alcuni dei qua1i cambiati ed altri no. Al
principio della sua carriera letteraria egli soleva leggere i giornali
in uno dei caff vicini all'Odon; vi si diresse senza rendersene
conto, come se nei momenti di grande sgomento interno i
movimenti in noi si effettuassero da loro stessi.
Per caso quel posto era rimasto sempre il medesimo. Ornato un
tempo da pittori che avevano In tal modo pagato il loro conto, esso
aveva nello sfondo quattro quadri: uno rappresentante Venere
nell'atto di uscir dalle acque; l'altro l'agonia di un cervo in una
landa; il terzo Pierrot che ammira ]a luna; il quarto una ragazza del
quartiere Latino; l'aria di bohme di quella taverna affumicata,
faceva minor contrasto col delicato romanzo di Regina e del
cugino che con le abitudini di alta ricercatezza nella toletta in cui la
bella signora Le Prieux faceva vivere Ettore. Ma per quest'ultimo
l'irradiazione della propria. giovanezza illuminava quel convegno
di studenti. Prese posto ad una tavola situata in un angolo libero in
quel momento, senza neppure osservare l'attenzione che destava
nei frequentatori dambo i sessi di quel caff, tutti negligentemente
vestiti, la presenza di
236
un uomo di cinquant'anni passati, elegante ed accurato come un
presidente di Consiglio d'amministrazione, col nastrino di cavaliere
della Legion d'onore all'occhiello e che chiedeva l'occorrente per
scrivere. Scrisse cos con mano rapida e risoluta, su quel foglio
d'occasione, una lettera di due pagine che fin con una firma
indecisa e quasi aggressiva. Era un biglietto per Cruc, ch'egli ebbe
cura di far subito recapitare da un fattorino.

necessario di dire che quelle poche linee, a nome suo e di sua


moglie, rompevano qualunque trattativa di matrimonio col
Faucherot? Toltosi il pensiero di questa prima parte del suo piano,
Ettore guard l'orologio, sapeva che tornando in via General Foy a
quell'ora non avrebbe trovato n la moglie, n la figlia. Pens,
com'era solito, d passare al giornale per parlar col redattore capo
riguardo alla cronaca dell'indomani. Ma la sola idea del pi piccolo
contatto con la sua vita quotidiana prima di aver affrontato le due
scene alle quali si andava preparando, gli era odiosa.
Il ricordo delle suo abitudini giovanili travers nuovamente il suo
pensiero:
237
- Perch non lavorerei qui come usavo fare in altri tempi?.
Preg il giovane di fornirgli la carta, una pennina nuova e di
riempire il calamaio; prendendo intanto uno dei giornali insudiciati
e trascinati ancora sul marmo di una tavola vicina cerc nei fatti
varii" se non trovasse un argomento per il suo articolo.
La sua attenzione fu richiamata dall'avventura abbastanza volgare
di una demimondaine, la quale muoveva lite al sarto per la cifra
fantastica a cui era stata quotata l'eleganza della signorina: 3750
lire per un vestito! Egli cominci a scrivere, con la stessa
risolutezza di poco prima, le riflessioni suscitate in lui da
quell'enorme prezzo del lusso.
Suonavano le sei ed egli scriveva ancora avanti al tavolo il
dodicesimo foglio. La cronaca dell'indomani era finita. La rilesse,
con singolare fierezza e malinconia. Per la prima volta, dopo tanti
anni, egli aveva scritto un brano di cui non aveva alcuna segreta
vergogna. Ed era perch lo aveva scritto per piacere a se stesso, e
non per dovere, cos come aveva sognato in altri tempi di scrivere
versi e romanzi, quando trent'anni prima veniva a parlare od a
scarabocchiare in quel modesto
238

caff. Quell'impressione che andava cos completamente d'accordo


col rimanente di quella giornata, avrebbe ancor pi rinforzato Le
Prieux nel suo desiderio di risparmiare alla figlia il dolore di un
destino sbagliato, se i suoi nervi non fossero stati tesi a quel punto
in cui tutto l'essere non che volont ed energia.
Anche la sovreccitazione di tutta la sua persona gli aveva reso il
tempo insopportabile, ed egli aveva procurato d'ingannarlo
scrivendo. Per uno di quei fenomeni dI automatismo professionale,
che sono propri di tutti i mestieri e che, fra parentesi, provano
quanto ci che ci d da vivere diventi realmente una seconda
natura, l'istinto in noi di una vera specie sociale, quella critica
contro il lusso e la Sua schiavit non aveva avuto altro risultato che
quello di far passare due ore al giornalista. Doveva agire su lui in
due modi: - prima per autosuggestione, come accade ai letterati
tanto facilmente attossicati dalle proprie frasi - poi per il ricordo
dei fatti e delle cifre alle quali aveva pensato.
- Le sei - disse a s stesso varcando la soglia del caff. - Trover
una carrozza davanti all'Odon. Alle sei e venti rientrer in
239
casa... Sar forse l'ora in cui esse tornano dalla passeggiata... Avr
il tempo di parlare a Regina prima del pranzo. La poverina non
deve trascorrere la giornata con quel gran dispiacere nel cuore.
Quanto sar felice di avere la lettera di Carlo! Fanny Perrin aveva
ragione. Se si fosse combinato l'altro matrimonio, mia figlia
sarebbe morta... Ma come vi si sar decisa?. Ecco ci che
finalmente sapr...
Egli ferm una carrozza vuota e vi sal.
La domanda che gli tornava sempre alla mente fin dal giorno
innanzi, ora riprendeva ad assediarlo:
- S - diceva egli - che cosa le avr detto Matilde per vincere la
resistenza di lei, che ella non ha voluto ripetere a Carlo? Quale sar

quella ragione misteriosa che la terrorizza cos? Ma sua madre


stessa perch tiene tanto a questo matrimonio con Faucherot?
Quella gente non ha a proprio vantaggio che il denaro... Il denaro!
Il denaro! No, Matilde non amante del denaro. Ella cos
generosa! Ma pur vero che nella vita tanto assurda che noi
meniamo, ne occorre tanto, quasi tanto quanto per l'esistenza di
quell'infelice sulla quale ho scritto l'arti
240
colo... Tremila e settecento lire un vestito!... Matilde non si
certamente mai permessa di tali pazzie, ma ha un bell'essere una
donna di casa impagabile ed accorta, i grandi sarti sono sempre i
grandi sarti, e da quando Regina frequenta la societ, le spese sono
duplicate.
Le Prieux, simile in quel punto a tutti i capi di casa, non sapeva
che pressappoco le particolarit delle spose di abbigliamento di sua
moglie e della figlia.
Per una invincibile associazione di idee egli domand
improvvisamente a s stesso:
- Quali potranno essere le spese esatte?
E ad un tratto, attraverso quel calcolo mentale, gli apparve avanti
allo spirito una ipotesi inattesa, che egli si prov di allontanare
invano:
- Dio mio, purch Matilde non sia stata trascinata a fare i debiti...
cosa che non avrebbe avuto coraggio di confessarmi? Purch ella
non abbia contratto qualche obbligo con la signora, Faucherot? E
purch questa non sia la ragione per cui vuole un tale matrimonio,
ed anche la ragione del consenso di Regina? No, sarebbe una cosa
troppo orribile... Ma non ... Non ...
241
Si potr facilmente osservare come quella specie di lavoro
incosciente che si andava compiendo in quello spirito sotto

l'influenza di sentimenti intensi, che poi la loro vita segreta e


profonda, avesse condotto quel marito, di natura cos poco
inquisitrice, vicino alla verit. Egli bruciava" come dicono cos
graziosamente i fanciulli che giuocano a mosca cieca. Quell'intuito
gli rendeva ancor pi dolorosa l'esecuzione del piano di cui aveva
parlato a Carlo, i1 quale si riduceva a questo: consegnare la lettera
del giovane a Regina e alla prima emozione di lei strapparle una
confessione e un consenso. Non rimarrebbe che vincere le
obiezioni della moglie. Ed perci che aveva voluto la lettera della
ragazza.
Anche dopo tanti indizi che l'accusavano, egli non dubitava, e non
voleva dubitare di Matilde; avanti ad una prova cos indiscutibile
come quella dell'inclinazione della loro figlia, ella non si sarebbe
ostinata certamente in un progetto di cui non aveva potuto supporre
la ferocia. La ragione misteriosa che Regina aveva rifiutato di
rivelare, si sarebbe riconosciuta essere un malinteso, come le aveva
detto lui stesso.
242
Bench Ettore procurasse d'imprimersi una tale idea nel1a mente
con tutta la forza del suo amore per la moglie, quell'uomo, cos
perspicace malgrado il suo cuore, non poteva arrivare a scacciare
un'altra idea che sembrava uscita dal pi fortuito loro
ravvicinamento: e quando egli introdusse nella serratura della porta
del suo appartamento la chiavetta d'oro - regalo della moglie, ci
s'intende - che portava alla catena dell'orologio come un elegante
ciondolo, quest'altra idea l'assedi di nuovo in un modo
singolarmente doloroso. Come gli sarebbe venuta senza di ci, in
quelle circostanze e in quel momento alla mente l'immagine d'uno
dei grandi editori parigini, veduto da pochi giorni ad una prima
rappresentazione? E il quale gli aveva detto:
- Io fondo una rivista. Le Prieux, perch non scrivete per me i
vostri ricordi? Mi darete poi il volume. Faremo un doppio affare..
acconsentite?

- I miei ricordi? - aveva risposto il giornalista - Ma non ho mai


avuto il tempo di vivere... Dove avrei trovato quello d'aver dei
ricordi?...
Perch su1 pianerottolo dell'appartamento, si rammentava egli
quella conversazione, se
243
non perch stava gi cercando il mezzo di aumentare ancora le
rendite di quell'anno?
Vedeva la possibilit di un nuovo impegno, dopo tanti altri? Quale
deficit pensava egli dunque di ricolmare? Tuttavia appena entrato
nell'anticamera, un incontro inaspettato venne a distoglierlo da
quei pensieri. Vide il soprabito ed il bastone di un visitatore posati
sul tavolo, e il groom, che faceva le veci di servitore d'anticamera,
rispose alla sua domanda, che il signor Cruc era in salotto con la
signora.
- E vi anche la signorina? - domand Le Prieux.
- La signorina nella sua stanza - rispose il ragazzo. - Non uscita
quest'oggi. Non sta bene...
Cruc in casa loro a quell'ora! senza alcun dubbio Matilde era
stata avvertita del domestico colpo di stato, col quale Ettore aveva
sostituito la sua lettera di rottura a quella di consenso ch'egli si era
preso l'incarico di portare; e in quali condizioni! La spiegazione fra
marito e moglie era resa inevitabile e doveva aver luogo all'istante.
Le Prieux non esit punto. Bisognava ch'egli, prima d'ogni altro,
vedesse Regina,
244
e che da quella parte avesse pieni poteri per agire. Perci disse al
groom:
.
- Non vale la pena di disturbar la signora. Non le dite nulla che
sono tornato. Ed and a bussare alla porta della camera di sua

figlia. Quel Chi ? pronunciato da una voce cos debole ch'egli


pot appena sentire, lo commosse fino alle lacrime, perch il padre
present il languore e la stanchezza di quella povera fanciulla, e lo
fu ancora pi allorch, aperta la porta della stanza, si trov in una
totale oscurit.
Con la scusa di essere minacciata da una forte nevralgia, Regina si
era coricata, colle imposte socchiuse, le tende abbassate, in quelle
tenebre volontarie in cui tutte le donne hanno l'istinto di
nascondersi; di seppellirsi, quando esse soffrono di una sofferenza
qualunque; come se anche la luce fosse in quel momento per loro
una delle brutalit della vita. E quando ella ebbe voltato la chiave
della lampada elettrica, sotto quella forte luce bianca che fa
risaltare pi crudamente i segni del volto, ella mostr al padre una
fisonomia talmente alterata dal dolore, che il poveretto ebbe quasi
paura, per un istante, dell'impressione di gioia che avrebbe provato
poi. Ma
245
si era gi appoggiata col gomito sui cuscini ricamati del lettuccio
come all'epoca in cui, bambina di dieci anni, egli veniva a
sorprenderla ed abbracciarla, prima di andare al teatro; e con una
grazia infantile e quella sollecitudine per gli altri; manifestazione
deliziosa, atteggiamento innato in quella natura tenera e delicata,
ella disse:
- Non bisogna preoccuparsi per me, caro babbo. Ho avuto freddo
nell'andare alla lezione... Col caldo del letto, guarir. E domani
mattina il giorno della vostra grande cronaca, potr alzarmi, per
prepararvi tutto come ho fatto sempre...
- Ti potrai riposare - e cavando di tasca i fogli che aveva
scarabocchiati sul tavolo del caff disse: - La mia cronaca pronta.
Il babbo non avr dunque pi bisogno di voi, signorina, e per una
volta agirete a vostro bell'agio... E poi - prosegu dopo un minuto
di silenzio, e con un'intonazione che si studiava di rendere faceta,
ma in cui palpitava il turbamento interno - e poi, una persona mi ha

consegnato una lettera per voi... - Egli apr allora il portafogli per
prendervi il biglietto di Carlo.
- Una persona? - rispose Regina
246
allorch ebbe nelle mani la busta; ma non appena riconosciuta la
calligrafia, un'onda di sangue le afflu al volto; cominci a tremare
con un movimento convulso ed agitato, mentre il padre l'andava
riconfortando.
- Leggi quella lettera, figlia mia adorata, non aver pi alcun
timore. Fidati di me... Se mi sono preso l'incarico di una tale
missione devi comprendere che Carlo mi ha detto tutto, e che
approvo tutto... Bisogna dissipare i malintesi, mia bella capinera,
leggi la tua lettera... e non parlare prima di averla letta. Ti amo
tanto, figlia mia, figlietta mia!... - E nuovamente ebbe quello
sforzo di allegria nell'indulgenza che vuol risparmiare l'emozione
eccessiva in un'anima troppo giovane, troppo sensibile... - Se non
leggi la tua lettera sar io che la legger ad alta voce.
Mentre Le Prieux parlava, un'onda di sangue aveva nuovamente
invaso la fronte e le gote di Regina, e colorito il collo delicato e
sottile che le usciva dalla batista morbida della camicia da notte,
avendo avvolto lato intorno alla nuca la lunga treccia disfatta. Le
maniche ondeggianti facevano vedere le braccia di lei alquanto
magre e bianche, colla, trasparenza delle vene delicatamente
azzurrine. La
247
coperta di seta trapuntata era appena sollevata dalla persona, che
appariva sottile e snella, troppo delicata quasi per la sua et, e il
padre che la guardava aprir la busta con le mani tremanti si sentiva
pi commosso ancora dalla visione della gracilit della sua
creatura.
Dinnanzi a lei provava quella specie di compassione senza pari

che rende un padre ed una madre gli schiavi appassionati delle pi


piccole volont di una fanciulla, la delicatezza della quale sembra
tanto esposta ad ogni colpo. Vorrebbero allora, a prezzo della
propria vita, risparmiarle la pi piccola sofferenza, il pi piccolo
urto. Lo spettacolo di un dispiacere inflitto a quell'organismo
debole un dolore quasi fisico che colpisce loro stessi nel punto
pi profondo. Ed prci che vedendo il volto di Regina nello
scorrere la lettera nella quale Carlo le domandava perdono, ad un
tratto disfarsi ed impallidire, chiudersi gli occhi, la testa caderle sul
cuscino e venir meno per impressione troppo forte, Le Prieux fu
colto da un indicibile spavento, che lo fece balzare ad afferrar la
figliola fra le braccia, a stringer le mani di lei e baciarla dicendole:
248
- Regina, ritorna in te... Regina, Regina, sono un brutale, un inetto!
Io che credeva di vederti felice, di vederti sorridente! Figlia mia!
Figlia mia!... Sorridimi!... La gioia ti ha fatto male... Ah! apri gli
occhi, mi sorridi... Grazie. Ma come hai potuto serbare un tale
segreto nel tuo povero cuore? L'altra mattina quando tua madre ti
ha parlato, perch non ci hai detto: Amo Carlo e Carlo m'ama!..
Finalmente ti senti meglio?... passato?.. Sorridimi ancora una
volta... Egli domanda la tua mano, sai? Lo sposerai; perch scuoti
la testa cos?
- Perch non lo sposer - rispose Regina e anche nel soffocamento
della voce disfatta dall'emozione, il padre riscontr quell'accento di
singolare fermezza che l'aveva tanto colpito, quando aveva
rifiutato 1a dilazione che le veniva offerta.
- Non lo sposerai? - ripet Ettore - Ma perch?.
- Perch ho riflettuto... - rispose Regina con voce pi sicura... - e
non credo che saremmo felici insieme.
- No, figliola mia - interruppe dolorosamente Le Prieux,
mettendole una mano sulle labbra - non cominciar nuovamente a
tentar

249
d'ingannarmi... Ora che io so tutto, non ti pi possibile... S, io so
della conversazione che avesti con lui al ballo, so ci che ti ha
detto tuo cugino e quello che tu gli hai risposto... E avresti tu
parlato in tal modo se non avessi prima riflettuto e se non avessi
creduto che tu saresti stata felice con lui e che tu lo avresti reso
felice?... Quando tu mi hai baciato prima di andar da tua madre,
ieri mattina, io ora so ci che tu pensavi. E vuoi ora che te lo
ripeta?.. Tu pensavi che tua madre ti avrebbe parlato di questo
progetto di matrimonio con Carlo e ne eri contenta, assai contenta.
Non lo puoi negare, lo allora lessi nei tuoi occhi, ma non avevo
ben compreso. Ora comprendo benissimo. Eppure in quel
momento tu avevi ben riflettuto, non vero?.. Poi so che hai scritto
a tuo cugino, ieri, e so anche che questa mattina vi siete veduti.
Non arrossire, amore mio, non tremare. Se tu potessi leggere nel
mio cuore, non altro vi troveresti se non il rimorso di non aver
saputo io leggere nel tuo... Ma ora per me il tuo cuore
trasparente. La ragione che ti vieta di sposare colui che tu ami,
questa ragione che Carlo ha implorato che tu gli palesassi e che
non hai voluto confessare, io anche la so.
250
Questa ragione siamo noi... la nostra situazione... Tu hai detto a
te stessa: - Sposando Edgardo Faucherot sar ricca, e mio padre
lavorer di meno... - Confessami ora che tu hai detto cos. Tu sei
come tua madre. Ti preoccupi di vedermi lavorar tanto... Ma se il
lavoro la mia vita... Sono un vecchio cavallo che trotter fino alla
fine, e se mi riposassi morirei... Ci che mi occorre non di scriver
meno; di poter dire a me stesso seduto avanti al tavolino: La mia
piccola capinera felice... Riguardo poi ai nostri debiti... Pronunciando quelle parole, per lui terribili, egli spiava la
fisionomia della figlia, poich se ella non avesse scattato negando,
ci significava che essi avevano realmente i debiti. Ella trasal, ma

di sorpresa, e senza osare di rispondere un no; il padre continu


immaginando, per convincere sua figlia, una di quelle furberie che
non saranno certo scritte nel libro dei peccati.
- Riguardo poi ai nostri debiti, non avr neppure bisogno di
aumentare il mio lavoro per pagarli. In questi ultimi tempi ho avuto
una richiesta di acquisto delle mie fattorie di Chevagnes... Erano
da parecchi anni ipotecate per il loro intero valore! Non mi
serviranno
251
pi ora che avr una campagna dove ritirarmi quando sar vecchio,
vicino a te, laggi in Provenza. Perch con un s che mi
risponderai, sposerai tuo cugino... Vediamo, se te lo faccio
domandar da tua madre?
- Ah! - gemette Regina. - La mamma non consentirebbe mai ad un
tale matrimonio.
- Ma se vi acconsentisse, ti ripeto, se te lo domandasse lei stessa?
Sarebbe un s o un no, allora, rispondi?
- Sarebbe un s - disse la giovanetta a voce cos bassa che quella
confessione del sentimento da lei provato verso il cugino e della
rinunzia all'immenso sacrificio le sfugg meno come una parola
che come un sospiro, e abbracciando il collo del padre nascose il
volto, arrossendo questa volta di pudore e di gioia allo stesso
tempo, sulla spalla dello scrittore invecchiato, quella spalla che era
un poco pi alta dell'altra a cagione dell'immenso lavoro.
Come quella stretta somigliava poco al freddo bacio del mattino, a
quello che aveva sigillato il consenso di Regina al matrimonio col
giovane Faucherot, quando il padre non era lungi dal credere al pi
triste calcolo di vanit nella figlia, e Regina al pi triste
252
accecamento del padre se non al pi egoistico abbandono! In quel
momento, stretti l'una nelle braccia dell'altro, gustavano

quell'assoluta comunione di due anime nella tenerezza felice, quell'assoluta fusione che l'amore colle sue gelosie ed i turbamenti
della sensualit, conosce tanto raramente, che l'amicizia anche
conosce raramente, ed la poesia della vita di famiglia, il premio
dei suoi penosi doveri borghesi, delle malinconie deprimenti e
delle sue ristrettezze e delle sue mediocrit. Un'apparizione facile
ad essere preveduta, - ma come mai Regina ed il padre vi
avrebbero potuto pensare? - strappava bruscamente ambedue
all'ineffabile dolcezza di quel perfetto accordo, e risvegliava nel
padre, un'energia ed una presenza di spirito, che non aveva mai
avute prima, e che non doveva aver mai pi, per suo proprio conto.
La signora Le Prieux era entrata nella camera. Ettore conosceva
troppo tutte le espressioni di quel bel volto altero, che aveva tanto
amato, e che amava tuttora, per ingannarsi un solo secondo,
soprattutto sapendo che Matilde aveva allora ricevuto Cruc.
Ella giungeva irritata fino all'indignazione. Che suo marito avesse
osato quello che aveva
253
osato, che avesse intercettata la lettera di lei, una lettera
pienamente combinata fra loro, per sostituirne un'altra, scritta da
lui con espressioni esattamente contrarie, era un'azione talmente
esorbitante, che ella poteva appena credervi!
Lo scoppio di quell'indignazione ora quasi sospeso dallo stupore.
Gi non attribuiva pi la responsabilit di quell'audacia ad Ettore.
Lo sguardo col quale avvolse subito la figlia manifestava che, nel
suo pensiero, ella considerava quest'ultima come la vera colpevole.
Ma la sua bocca piena di fierezza non ebbe il tempo d'interrogare
le sue due vittime, fino a quel giorno cos mute e cos
completamente docili al comando del suo egoismo.
Non aveva fatto due passi nella camera che Le Prieux si era
slanciato, con un'esaltazione ch'ella non aveva mai conosciuto in
lui su quella fisonomia, ordinariamente tanto calma; e le diceva
con una voce parimente dominatrice ed affettuosa, dove Matilde

sent, con sua maggior sorpresa, un'aria di autorit che non


ammetteva replica:
- Veniva ora a prenderti, Matilde, per condurti da questa nostra
figlia che non ha avuto fiducia in noi, non ha voluto capire che non
254
desideriamo che la sua felicit, e che se gli abbiamo parlato di quel
progetto di matrimonio con Faucherot, perch credevamo il suo
cuore libero... Ella mi confessa ora che non lo , che ama suo
cugino Carlo e che ne riamata!... E quell'altro fanciullone di
Carlo che non ha osato di venire a parlare a te ed a me, per dirci:
Io amo Regina!" Si pu avere un'idea di una sciocchezza
simile?... Se non avessi veduto Carlo oggi, se non avessi strappato
a lui prima, quindi a lei, una tale confessione, non avremmo saputo
nulla. Capisci... che ci avrebbe trattati in questo modo, a noi, suoi
genitori, e si sarebbe maritata contro suo genio?.. Andiamo,
Regina, bacia tua madre, e domandaci perdono ad ambedue, di
aver dubitato di noi, quando noi stessi, questa mattina ti abbiamo
supplicato di prendere ancora qualche altro giorno per riflettere
prima di rispondere. Vedi bene che noi volevano lasciarti libera,
che eri l'assoluta padrona della scelta... E' vero, Matilde?
- Regina sempre stata libera - rispose la madre, letteralmente
soffocata da ci che ascoltava. - E se veramente ella ama suo
cugino, non comprendo...
- Se ella ama suo cugino? - interruppe
255
il padre aggiungendo con forza particolare. cogli occhi fissi sugli
occhi di lei; - S ella ama Carlo e lo sposer.
Quindi vedendo che Matilde si accingeva a interromperlo:
- Per fortuna non abbiamo ancora risposto alla cugina Huguenin..
Poich Regina non sa che ci ha scritto per scrutare il nostro
pensiero. La povera signora una provinciale. Ha creduto di dover

usare tante precauzioni, e noi non avremmo mai potuto supporre


ch'ella ci scriveva d'accordo con suo figlio. Non vero, Matilde?
Abbiamo creduto che seguisse una sua idea! Ah! quanto avevi
ragione d'insistere per parlarne a Regina, e quanto sono stato
sciocco di averlo impedito! Ma ora il male riparato...
A quella menzione della lettera della madre di Carlo, il turbamento
della signora Le Prieux fu tale ch'ella non trov la forza di
replicare. Ettore sapeva l'esistenza di quella lettera e la sua
dissimulazione! Ma come? E le perdonava quella, finzione?
Faceva anche di pi: provava d'impedire che Regina non potesse
mai indovinarla! Nello stupore e nella confusione ognor pi
crescente, l signora Le Prieux non ebbe pi forza di resistere alla
256
mano di suo marito che l'attirava presso il letto di Regina,
continuando:
- E sai perch questa cattiva figlia ci nascondeva il suo
sentimento? Perch si faceva un dovere di diventare ricca, per me,
per evitarmi di aumentare il mio lavoro. La colpa tua, amica mia.
S, tua. Le ne hai dato l'esempio. Perch hai temuto di dirmi
quello che hai detto a lei, cio che avevamo qualche piccolo conto
da pagare? Tu pure temi che io debba lavorare troppo...
Confessalo. Ma che cosa ci al confronto di vedere infelice la
nostra cara figlia?.. Non me lo perdonerei mai...
Il povero operaio della penna pensava veramente a quello che
stava dicendo, oppure era una seconda menzogna, pi generosa
della prima, per finire di salvare il prestigio della madre agli occhi
di sua figlia, annientando cos l'obbiezione pi forte che Matilde
avesse potuto immaginare contro il matrimonio con Carlo?
L'amore ha tali accecamenti, ed ha anche tali delicatezze nella
lucidit, e tali indulgenze nella certezza. Qualunque fosse il motivo
al quale obbediva Ettore, le sue parole supponevano una preghiera
estrema rivolta alla generosit, che avrebbe commosso fino alle
lacrime un'altra persona che non

257
fosse stata Matilde. Ma l'orgoglio di quella donna era reso ancor
pi implacabile dalla strana depravazione di coscienza che le
faceva creder sempre, in qualunque circostanza, ch'ella avesse
operato per il bene e l'interesse della figlia e del marito. Ci ch'ella
intravide ad un tratto nel discorso di questi, fu che Regina aveva
mancato alla parola data.
Come mai la moglie abituata a vedere nello scrittore il marito pi
credulo ed indulgente, avrebbe potuto indovinare il lavoro
d'induzione e di diplomazia che lo aveva condotto a scoprire la
verit? La sua ribellione di madre contro quello che credeva il
tradimento di sua figlia, ebbe quell'ingenuit nella violenza che la
sola scusa di quelle anime rapaci. L'eccesso della loro violenza
sarebbe troppo inumano, se non fosse fino ad un certo punto,
ingenuo e irresponsabile. E poi, la bella signora Le Prieux
provava una spaventosa umiliazione nel vedersi colta in flagrante
delitto d'inganno, da un uomo che ella aveva sempre conosciuto
ipnotizzato d'idolatria davanti a lei. Vi era un conforto, in
quell'impressione penosa, nell'attitudine di alterigia indignata
ch'ella aveva il diritto di
258
assumere non solo di fronte ad un altro, ma anche davanti a lui.
L'istinto del suo feroce amor proprio s'impossess subito di quella
rivincita. Non appena Ettore ebbe cessato di parlare, Matilde ritir
la mano, e scostandosi dal letto della figlia disse:
- Ed io non perdoner mai a Regina di averti rivelato ci che
volevo nasconderti... Ebbene! s, vero. Volevo celarti alcuni
imbarazzi della nostra situazione. Ne avevo tutto il diritto, pi che
il diritto, il dovere... E' vero che avevo veduto e che vedo tuttora ed ella accentu queste parole - nel matrimonio con Edgardo
Faucherot la sistemazione pi saggia e pi conforme alla sua e alla

nostra posizione.. Eppure se ella avesse parlato con me, come ha


fatto con te - e la gelosia segreta che ella aveva sempre provato per
la preferenza che Regina dimostrava al padre, fremeva in queste
poche parole l'avrei lasciata decidersi in ci che ella crede essere il
suo sentimento... Non era necessario usare tanta doppiezza...
- Mamma! - supplic Regina, congiungendo le mani.
- Non ha davvero meritato che tu par
259
lassi in questi termini - disse il padre. Non mi ha detto nulla Sono
io che ho indovinato tutto...
- Ella ha fatto in modo che tu indovinassi - ripreso la madre - ed
anche peggio... Ti ripeto che non le perdoner mai una cosa
simile... D'altronde - ella aggiunse con grande amarezza - tu sei il
padre ed il capo di casa. Vuoi tu ch'ella, sposi il cugino? Lo
sposer, Andr a vivere in provincia, lontano da Parigi,
ristrettamente, borghesemente, in fondo al mondo. Ed allora sar
veramente infelice, e l'unica cosa che io abbia il diritto di esigere
da lei e da te che non veniate poi a lamentarvi con me di questa
disgrazia... Avr tentato tutto per impedirla...
Si diresse verso la porta, gettando alla figlia ed al marito quella
maledizione, pronunciata in nome di quel struggly, for high life
divenuto per lei una specie di dogma, una religione. Non volt
neppure la testa ad un secondo richiamo di Regina implorante
nuovamente:
- Mamma, non partite cos... lascia che io ti spieghi - e allorch la
signora Le Prieux chiuse la porta, la giovanetta si gett nelle
braccia del padre gemendo; - Ah! la
260
mamma non mi vuol pi bene! non mi ama pi!...
- Non dir mal una cosa simile, figlia mia! - esclam Le Prieux con
un accento di vera disperazione, non lo dir mai, e non lo pensar

mai... E' appunto perch tua madre ti ama molto, che ha avuto quel
movimento appassionato, riguardo al tuo matrimonio... ma passer.
Ora parler con lei. Le dar spiegazione di tutto. Si persuader. E
se non si persuade, vedi pure che in gran parte colpa tua. Ma s!
Tu mi somigli, povera Regina: non sai manifestarti. Tutto ci che
ha fatto tua madre in questa circostanza, ella lo ha fatto, come
sempre, per il nostro bene. Ha per noi l'ambizione, che avrebbe
voluto si fosse avuta per lei. Vedi, si pu chieder tutto ad una
persona, fuorch di cambiare il modo di apprezzare la vita. Era
nata una gran signora, e noi due siamo, in fondo in fondo,
contadini. Non siamo gente di qui. Ella non pu comprender ci...
E sopra tutto non le serbar rancore a cagione mia, come talvolta te
ne ho veduto tentata, figlia mia. Poco fa ti ho detto la verit. Pochi
articoli di pi o di meno da dover scrivere, che cosa importa?...
Lo so. Tu sogni sempre che io pubblichi
261
qualche volume, che mi accinga a comporre nuovamente versi, un
romanzo... Troppo tardi troppo tardi. Se anche fossi libero, se
avessi a mia disposizione tutto i1 tempo immaginabile, non potrei
pi... Ti ho fatto troppo comprendere che ci mi rattristava. E'
vero. In questi ultimi anni sono stato spesso triste. Ho avuto l'aria
di un uomo che ha fallito la via. Mi hai creduto troppo, cara
Regina, quand'io mi lamentavo. E sei stata tentata di darne la colpa
a tua madre. Non dir di no... Ma, guardami - e prendendo le mani
di Regina la forz di guardarlo, lealmente, fissamente, le pupille
nelle pupille e tutte le fierezze di un'anima generosa, nella quale la
coscienza di quello che ha voluto si esalta, rischiararono il volto di
quel grande innamorato. - Puoi leggermi nel fondo del cuore, figlia
mia. Sono sincero con te, come lo sarei davanti alla morte. No non
ho fallito la mia via. Quando, a vent'anni, ho desiderato di essere
un poeta, che cosa intendeva con questo? Di avere bei sogni e di
realizzarli. Ebbene... ho realizzato il pi bel sogno che si potesse
realizzare, poich ho sposato la donna che amavo, ed ella stata

felice per merito mio, ho te, figlia mia... La felicit di tua madre;
ecco la mia opera...
262
Quindi, come se avesse avuto paura della propria emozione e di
quello che aveva cominciato a dire su se stesso, scosse la testa, e
con un sorriso tremante, aggiunse in tono famigliare d'ironia
professionale:
- Non la mia opera intera. Non che il primo volume, vi il
secondo: la felicit tua... Aiutami a scrivervi: pronto per la
stampa. E poi dimmi, se in tutte le letterature, tu conosci molti
libri che valgano questi due volumi?
IX.
Sono ormai circa tre anni che quel secondo volume delle Opere
complete di Ettore Le Prieux - per continuare l'innocente e tecnica
facezia del vecchio operaio della letteratura - stato stampato sotto
la forma di pubblicazioni di matrimonio della signorina Regina
Maria-Teresa Le Prieux con il signor Carlo Fozio-Huguenin, e
sono circa due anni che la nascita di una bimba, battezzata sotto
l'invocazione di santa Matilde, venuta ad
263
invitare la madre di Regina a riconciliarsi con quella coppia
d'innamorati, dimoranti laggi in riva al mare color di zaffiro, sotto
il chiaro cielo del mezzogiorno, fra gli olivi ed i pini di Aleppo, fra
la povera Fanny Perrin ed i genitori Hugneuin, nella casa ereditaria
che un fitto bosco di cipressi antichi, dove odorano le rose, difende
dal maestrale.
Ma bisogna credere - ed ci che scusa la bella signora Le
Prieux - che quella intelligenza della sensibilit altrui, della quale
il marito e la figlia hanno tanto sofferto, costituisca realmente, in

alcune nature, un'infermit ribelle a qualunque esperienza. Bisogna


credere anche - ed la condanna di quel brillante e fittizio centro
mondano, di cui quella donna era l'incarnazione, - che
quell'esistenza col suo eccitamento per la vanit e l'ossessione del
lusso del vicino non solamente feconda di ridicolaggini. Finisce
col ridursi in un vizio di cuore, che s'inaridisce e s'appassisce,
come accade per il colorito pi splendido al regime quotidiano dei
pranzi in citt e delle uscite serali. La prova che la madre di
Regina ha mantenuto la sua parola.
264
Per una di quelle anomalie di coscienza che si debbono verificare,
rinunziando a spiegarle, ella non perdona alla figlia una felicit che
continua a considerare come una abominevole ingratitudine. In
quella specie di campagna sociale, intrapresa per con qui stare e
mantenere quello ch'ella chiama una posizione nel mondo ,
Matilde pensa a Regina coi sentimenti che prov Napoleone
quando vide i Sassoni girare sul campo di battaglia di Leipzig. Ma
ella non , come l'imperatore, di quelle volont che si arrendono, e
la, vedrete, se voi stesso siete schiavo delle servit sociali,
continuare a subirne sola le pi piccole esigenze, soddisfarne le pi
minute usanze, senza scopo, ora che non si tratta pi della
sistemazione di sua figlia, senza speranza, solo per l'onore.
Questa mattina il suo nome appariva nelle notizie mondane" di
diversi giornali dello snobismo fra lo donatrici in un matrimonio
come quello ch'ella avrebbe desiderato per Regina: Signore e
signora Ettore Le Prieux: Scatola in cristallo e oro... Ed appariva
ieri sotto la stessa rubrica ed allo stesso posto di quelle stesse
gazzette fra i convitati di un elegantissimo pranzo in casa della
signora
265
di Bonnivet nel suo bel palazzo di via d'Artois. La scala di legno

scolpito (una meraviglia) il salotto e la sala da pranzo (altra


meraviglia) adorni di fiori e di piante verdi, i servi incipriati in
livrea, secondo il costume francese...
Quello stesso nome l'avete veduto ieri l'altro, sempre negli stessi
giornali ed allo stesso posto, nel resoconto di un concerto dato a
beneficio di un'opera alla quale tanto s'interessa quell'eccellente
duchessa di Coutay, dopo la formula consueta: Si notavano nel
pubblico... E l'altra sera, se avete assistito alla prima
rappresentazione, al Teatro Francese, del dramma in versi di
Renato Vincy, di quell' Annibale discusso con tanta passione,
avrete veduto la stessa signora Le Prieux troneggiare nel palco di
destra che, da anni, concesso al celebre articolista. Seduta avanti,
con la giovane contessa Bec Crespin, maggiormente accomodata,
stretta, lucente e flessuosa, infine pi che mai la bella signora Le
Prieux.
E se il caso vi avesse permesso di ascoltare i discorsi che si
scambiavano, in un palco di faccia al suo, dai Molan e dai Fauriel
venuti per essere annoverati fra le
266
personalit parigine" avreste inteso giudicare da quella gente
artificiosa e astuta, per la bocca di due graziose donnine e da due
scaltri artisti, loro mariti, l'eroico lavoro di quella veterana del
battaglione sacro.
- La signora Le Prieux meravigliosa - diceva Lorenza Fauriel non l'ho mai veduta pi bella di questa sera, la signora di Bec
Crespin sembra che sia pi anziana di lei... In ogni modo vi sono
mariti molto fortunati: Quel Le Prieux volgare e senza talento!...
Sposa la Venere di Milo, ed una donna onesta che non ha mai
fatto parlare di s...
- E che sapr con ci trovare il modo di farlo entrare
all'Accademia - disse Maria Molan. - Non vero, Giacomo?
- Certamente- rispose il romanziere drammaturgo - l'altro giorno
mi ha fatto una quantit di domande sulle mie intenzioni, ma con

un'abilit che mi dimostra che egli vi pensa. Ed appunto perci


che ha pubblicato ora quella meschinit che chiama i suoi Ricordi.
Ci voleva almeno un volume perch il lavoro della sua energica
met avesse l'ombra dell'ombra di un pretesto. Ella capace di
trovargli una quindicina di voti
267
ed abbastanza. In ogni modo una brava signora, ed un peccato
che sia handicape in quel modo l.
- E' vero per ch'ella meravigliosamente bella - disse a sua volta
Fauriel - a meno che non sia un gemere destinato a piacere alle
clienti del gran mondo. - Ed egli col suo occhio di pittore andava
analizzando attraverso il binocolo la signora Le Prieux: - Che
forma di testa! Che attaccatura di collo! Che bella, linea di
sopraccigli! Come ben fatta!... A sessant'anni, a settanta, se non si
dar il belletto, sar ancora magnifica... nel sangue: anche sua
figlia era cos carina! Che cosa avvenuto di lei?...
- Ella sempre nel Mezzogiorno - rispose Lorenza Fauriel - sposa
al cuginetto che vedevamo qualche volta in casa loro, un
matrimonio assurdo e che ha procurato un immenso dispiacere alla
madre.
- Un capriccio che la scioccherella rimpianger molto.
Quest'autunno ella ha passato qualche giorno a Parigi. L'ho
incontrata, sempre molto carina. Ma si vede bene che non pi
vestita secondo il gusto della signora Le Prieux...
- Regina stata a Parigi qualche giorno?
268
Non mi avevi detto nulla! - esclam la signora Molan. - E non
venuta a vedermi! Ma ci non certamente gentile da parte sua.
- E neanche me venuta a salutare! disse la signora Fauriel. - Oh!
non davvero il cuore che in lei abbonda! Non sono neppure
sicura ch'ella ami sua madre. Se l'amasse, non si sarebbe forse

maritata qui, nella nostra societ?... E una madre come quella che
ha tanti meriti!
- La figlia sar stata invidiosa di lei concluse Giacomo Molan con
un'aria indifferente. Quello scrittore di tutte le imitazioni, quel tipo
completo dell' arrivista" e del profittante che, noi abbiamo
successivamente conosciuto noi suoi romanzi e nelle sue
commedie, naturalista prima, psicologo poi, preoccupato delle
mondanit e dell'erotismo, quindi delle questioni sociali, sembra
aver definitivamente adottato quel tono d'ironia superiore che
verifica tranquillamente l'infamia della natura umana. Egli non
stette ad insistere sulla sua osservazione, come se fosse stata cosa
solita; poi avendo guardato nuovamente nel palco della signora Le
Prieux disse:
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- Si sa infine a chi somiglia la piccina... Signore, badiamo: il
dramma deve essere molto bello in questo momento, poich vedo
quella bestia di Le Prieux che finge di essere altrove e di non
ascoltare...
Infatti, il marito della bella signora Le Prieux realmente
altrove; qualificato cos giustamente di bestia da uno dei maestri
della scuola dell'osservazione, lui stesso tanto magnanimo, delicato
ed indulgente per l'ingegno altrui! Egli parecchie centinaia di
chilometri lungi dal palco dove trionfa sua moglie, e da quello
dove si stanno scambiando quei discorsi fra quei due tristi mercanti
d'arte e le loro mogli, lontano molte leghe dalla scena dove gli
attori recitano senza anima, davanti ad un pubblico annoiato, i
versi cos sapientemente composti dal pi famoso dei fabbricatori
di rime del giorno d'oggi.
Il critico seduto, col pensiero, nel piccolo salotto della casa di
campagna, guardando il sorriso di Regina, che giunge fino a lui
attraverso lo spazio, cos dolce e cos tenero, un poco triste per la
loro separazione, ma tanto riconoscente! Quella visione basta
perch circoli nelle vene del vecchio giorna

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lista un'inesprimibile felicit tanto pi che ha verificato all'ingresso
di sua moglie nella sala, ch'ella ottiene sempre un gran successo di
bellezza, per la quale tanto avida. Gli occhi socchiusi, egli
dimentica le cronache innumerevoli che ha dovuto ancora
moltiplicare per pagare i debiti, - rimangono ora solo diciottomila
franchi da pagare - dimentica l'infinit di articoli... malevoli coi
quali stato accolto il suo modesto volume di Ricordi - dimentica
la poltrona sotto la cupola ed il calcolo dei voti accademici, al
quale Matilde si era nuovamente abbandonata nella carrozza che li
conduceva al teatro o dimentica le stanchezze davanti alla pagina
inutile e la nostalgia inguaribile dell'arte tradita. Egli dimentica
tutto, per assaporare la volutt profonda di sentire felici, ciascuna a
suo modo, le due sole creature ch'egli abbia mai amato, e di
sentirle rese felici da lui. No, egli non ha fallito la via. Ha avuto
ragione di dire alla figlia che ha realizzato il suo ideale. venuto a
Parigi, come diceva, per essere un poeta. E chi mai potrebbe
esserlo se non lui?...
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