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ELEMENTI DI BIODIVERSIT

DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO


(BIODIVERSITY IN THE VESUVIUS NATIONAL PARK)
Editors: Orfeo Picariello, Nicola di Fusco, Maurizio Fraissinet

Ente Parco
Nazionale del Vesuvio

COMUNIT EUROPEA
Fondo Europeo
di Sviluppo Regionale

- Studi e Ricerche del Parco Nazionale del Vesuvio -

Fondo Europeo
di Sviluppo Regionale

Ente Parco Nazionale del Vesuvio


Piazza Municipio, 8
I-80040 - San Sebastiano al Vesuvio (Napoli)

CITAZIONI

BIBLIOGRAFICHE CONSIGLIATE

Citazione generale dellopera:


Picariello O., Di Fusco N. & Fraissinet M. (eds.), 2000 - Elementi di biodiversit del Parco
Nazionale del Vesuvio. Napoli: Ente Parco Nazionale del Vesuvio, pp. XVI + 269.
Citazione di un capitolo:
Nazzaro R. & La Valva V., 2000 - Le orchidee del Somma-Vesuvio, pp. 79-97. In: Picariello O.,
Di Fusco N. & Fraissinet M. (eds.), Elementi di biodiversit del Parco Nazionale del Vesuvio.
Napoli: Ente Parco Nazionale del Vesuvio.

ISBN 88-87925-01-1
2000 - Ente Parco Nazionale del Vesuvio, Napoli

English version revised by


Mark Walters
Progetto grafico, impaginazione e copertina
Alessandra Darsena (Borghini & Stocchetti, Cercola, Napoli)
in copertina: La Valle del Gigante foto di M. Fraissinet

ELEMENTI DI BIODIVERSIT
DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO
(BIODIVERSITY IN THE VESUVIUS NATIONAL PARK)
Orfeo Picariello, Nicola di Fusco, Maurizio Fraissinet
Editors

EDITORS
ORFEO PICARIELLO
Dipartimento di Zoologia
Universit degli Studi di Napoli Federico II
Via Mezzocannone, 8 - I-80134 Napoli
E-mail: picariel@unina.it
NICOLA DI FUSCO
Ministero delle Politiche Agricole e Forestali
Coordinamento Provinciale Corpo Forestale dello Stato
Via Arena, 56 - I-81100 Caserta
MAURIZIO FRAISSINET
Parco Nazionale del Vesuvio
Piazza Municipio, 8 - I-80040
San Sebastiano al Vesuvio (Napoli)

Gli editors ringraziano il dottor Nicola Maio per il prezioso supporto


tecnico e scientifico che ha reso possibile la realizzazione di questopera.

AUTORI DEI TESTI


Antonio Pietro Ariani
Dipartimento di Zoologia
Universit degli Studi di Napoli Federico II
Via Mezzocannone, 8 - I-80134 Napoli
E-mail: ariani@unina.it
Gennaro Aprea
Dipartimento di Biologia Evolutiva e Comparata
Universit degli Studi di Napoli Federico II
Via Mezzocannone, 8 - I-80134 Napoli
E-mail: odierna@dgbm.unina.it
Grazia Aprile
Dipartimento di Arboricoltura, Botanica
e Patologia vegetale
Universit degli Studi di Napoli Federico II
Via Universit, 100 - I-80055 Portici (Napoli)
E-mail: mazzolen@unina.it
Pietro Battaglini
Dipartimento di Zoologia
Universit degli Studi di Napoli Federico II
Via Mezzocannone, 8 - I-80134 Napoli
E-mail: battagli@unina.it
Lello Capano
Piazzale Olimpo, 2 - I-80055
Portici (Napoli)
Paola Conti
Parco Nazionale del Vesuvio
Piazza Municipio, 8 - I-80040
San Sebastiano al Vesuvio (Napoli)
Giampiera DAmora
Dipartimento di Zoologia
Universit degli Studi di Napoli Federico II
Via Mezzocannone, 8 - I-80134 Napoli
Nicola di Fusco
Ministero delle Politiche Agricole e Forestali
Coordinamento Provinciale
del Corpo Forestale dello Stato
Via Arena, 56 - I-81100 Caserta
Assunta Esposito
Dipartimento di Scienze della Vita
Seconda Universit di Napoli
Via Vivaldi, 43 - I-81100 Caserta
Maurizio Fraissinet
Parco Nazionale del Vesuvio
Piazza Municipio, 8 - I-80040
San Sebastiano al Vesuvio (Napoli)
Fabio M. Guarino
Dipartimento di Biologia Evolutiva e Comparata
Universit degli Studi di Napoli Federico II
Via Mezzocannone, 8 - I-80134 Napoli
E-mail: guarino@dgbm.unina.it
Vincenzo La Valva
Dipartimento di Scienze Ambientali
Facolt di Scienze Ambientali
Seconda Universit di Napoli
Via Vivaldi, 43 - I-81100 Caserta
E-mail: vincenzo.lavalva@unina2.it
Teresa Maiello
Via del Giordano, 10 - I-00144 Roma
E-mail: volped@tiscalinet.it

Nicola Maio
Dipartimento di Zoologia
Universit degli Studi di Napoli Federico II
Via Mezzocannone, 8 - I-80134 Napoli
Giovanni Mastrobuoni
Dipartimento di Zoologia
Universit degli Studi di Napoli Federico II
Via Mezzocannone, 8 - I-80134 Napoli
Stefano Mazzoleni
Dipartimento di Arboricoltura, Botanica
e Patologia vegetale
Universit degli Studi di Napoli Federico II
Via Universit, 100 - I-80055 Portici (Napoli)
E-mail: mazzolen@unina.it
Roberto Nazzaro
Dipartimento di Biologia vegetale
Universit degli Studi di Napoli Federico II
Via Foria, 223 - I-80139 Napoli
E-mail: nazzaro@unina.it
Renata Palmieri
Associazione Naturalistica ARION
Viale delle Mimose, Torre orientale, 1 - I-81030
Castelvolturno (Caserta)
E-mail: arionarion@libero.it
Orfeo Picariello
Dipartimento di Zoologia
Universit degli Studi di Napoli Federico II
Via Mezzocannone, 8 - I-80134 Napoli
E-mail: picariel@unina.it
Massimo Ricciardi
Dipartimento di Arboricoltura, Botanica
e Patologia vegetale
Universit degli Studi di Napoli Federico II
Via Universit, 100 - I-80055 Portici (Napoli)
E-mail: masricci@unina.it
Danilo Russo
School of Biological Sciences
University of Bristol
Woodland Road, BS8 1UG
Bristol - Gran Bretagna
Ottavio Soppelsa
Dipartimento di Zoologia
Universit degli Studi di Napoli Federico II
Via Mezzocannone, 8 - I-80134 Napoli
E-mail: soppelsa@unina.it
Salvatore Vicidomini
Via Velardi, 10 - I-84014
Nocera Inferiore (Salerno)
Umberto Violante
Dipartimento di Biologia vegetale
Universit degli Studi di Napoli Federico II
Via Foria, 223 - I-80139 Napoli
Guido Volpe
Associazione Naturalistica ARION
Viale delle Mimose, Torre orientale, 1 - I-81030
Castelvolturno (Caserta)
E-mail: arionarion@libero.it

VII

INDICE
p. IX

PREFAZIONE
Willer Bordon - Ministro dellAmbiente

p. XI

PRESENTAZIONE
Aldo Cosentino - Servizio Conservazione della Natura - Ministero dellAmbiente

p. XIII

INTRODUZIONE
Maurizio Fraissinet - Presidente Parco Nazionale Vesuvio

CHECK-LIST DEI MACROMICETI DEL SOMMA-VESUVIO


Nicola di Fusco, Umberto Violante, Lello Capano

27

LICHENI E BRIOFITE DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO


Massimo Ricciardi, Grazia Aprile, Assunta Esposito

51

LA FLORA E LA VEGETAZIONE DEL SOMMA-VESUVIO


Massimo Ricciardi, Stefano Mazzoleni, Vincenzo La Valva

67

ASPETTI FORESTALI DEL SOMMA-VESUVIO


Nicola di Fusco

79

LE ORCHIDEE DEL SOMMA-VESUVIO


Roberto Nazzaro, Vincenzo La Valva

99

LA MESOPEDOFAUNA DEL VESUVIO


Pietro Battaglini, Ottavio Soppelsa

107

NEMATODI ASSOCIATI A MUSCHI E LICHENI DEL VESUVIO


Teresa Maiello

115

LEPIDOTTERI DIURNI (HESPERIOIDEA, PAPILIONOIDEA)


DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO
Guido Volpe, Renata Palmieri, Antonio Pietro Ariani

131

APOIDEA E FORMICIDAE (HYMENOPTERA: INSECTA)


DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO ED AREE LIMITROFE
Salvatore Vicidomini

139

LERPETOFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO


Nicola Maio, Fabio M. Guarino, Giampiera DAmora, Orfeo Picariello

171

LAVIFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO


Maurizio Fraissinet, Paola Conti

215

LA TERIOFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO


ED AREE LIMITROFE
Nicola Maio, Gennaro Aprea, Giampiera DAmora, Orfeo Picariello

243

LA CHIROTTEROFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO


Danilo Russo, Giovanni Mastrobuoni

263

NOTE ECOLOGICHE: ASPETTI TERMO-PLUVIOMETRICI DEL


SOMMA-VESUVIO
Nicola di Fusco

IX

PREFAZIONE

L istituzione di un vasto sistema di Parchi naturali sul territorio nazionale va assumendo


sempre pi un ruolo importante per lo sviluppo del nostro paese. Sviluppo che, per, non va
inteso solo come semplice miglioramento delle condizioni economiche della popolazione, ma
nella sua accezione pi ampia, oltre al benessere materiale di tipo economico, peraltro contemplato, contempli anche quello, altrettanto importante, del godimento di una qualit della
vita degna di tal nome, fatta di passeggiate, di scenari paesaggistici belli, di momenti di interiorit a contatto con la natura, a beneficio di ognuno di noi.
Oggi un ulteriore elemento di misurazione dello sviluppo di un popolo nella sua capacit di tramandare alle generazioni future le bellezze e gli spazi ereditati dalle generazioni
precedenti.
La biodiversit senzaltro un valore che va tramandato sia in termini di godimento delle
bellezze della natura, sia in termini di parametro essenziale, al pari dellacqua, dellossigeno,
ecc., per il mantenimento della vita sulla terra.
I Parchi nazionali hanno il compito istituzionale di conservare la biodiversit. Per conservarla occorre in primo luogo conoscerla.
La conoscenza naturalistica in Italia non sempre stata tenuta nel giusto conto e, pertanto, ci si aspetta dai Parchi una ulteriore spinta per la promozione della cultura e della conoscenza naturalistica del territorio. Presupposto, questo, che garantisce anche una maggiore consapevolezza della necessit di operare politiche di conservazione della natura.
Mi sembra che liniziativa del Parco nazionale del Vesuvio segua questa linea. Il libro
gradevole ed ampio negli aspetti contenutistici. Ci fa conoscere un insieme di esseri viventi
che condividono, insieme alluomo, lo spazio intorno al vulcano.
Mi fa piacere anche constatare che una tale iniziativa, nella sua complessit e nella sua bellezza di risultati, il frutto dellinteressamento di pi istituzioni: oltre lEnte Parco Nazionale del Vesuvio, che ha curato materialmente la stesura dei testi e la stampa del volume, sono
intervenuti il Servizio Conservazione della Natura del Ministero dellAmbiente e la Commissione Europea, che hanno contribuito economicamente e istituzionalmente alla riuscita
dellopera.
Ancora una volta il vulcano pi famoso del mondo ha esercitato il suo incredibile fascino ed ha attratto su di s linteresse di tutti noi.
Willer Bordon
Ministro dellAmbiente

XI

PRESENTAZIONE

Il Ministero dellAmbiente attraverso le strutture del Servizio Conservazione Natura assume oggi grande valenza quale punto di riferimento per le politiche di tutela e salvaguardia
della biodiversit su tutto il territorio nazionale.
In particolare lo studio e la ricerca sulla biodiversit sono due facce di una stessa medaglia
in un Paese come il nostro che si presenta fra i pi ricchi e variegati, per tale aspetto, nel panorama europeo.
Un ruolo di primaria rilevanza istituzionale svolge in questo campo il sistema nazionale
delle Aree protette che nellultimo decennio, a decorrere dalla legge quadro sulle aree protette del 1991, ha visto listituzione di nuovi Enti Parco ed il consolidamento dei vecchi Parchi
storici nazionali; si passati quindi da 5 a oltre 20 Parchi nazionali ed il legislatore con nuove
disposizioni normative ne ha previsto lulteriore incremento.
Lattuale sistema delle aree protette comprende oltre ai Parchi nazionali, cento parchi
regionali e 250 riserve naturali statali e regionali che costituiscono il polmone verde del Paese
nonch un costante e vigile laboratorio di scienze naturali a cielo aperto per lo sviluppo e lindividuazione di nuove forme di conservazione e gestione della biodiversit.
Certamente questo deve offrire al Paese lopportunit di crescere e migliorare la sensibilit ambientale e la conoscenza pi approfondita e partecipativa della natura.
Questo spirito propositivo e divulgativo delle tematiche sulla biodiversit hanno stimolato lEnte Parco Nazionale del Vesuvio a realizzare in collaborazione con il Servizio Conservazione Natura, anche con lutilizzo di fondi dellUnione Europea, un testo sulla biodiversit
dellarea protetta.
La lettura del libro evidenzia la presenza di un piccolo scrigno pieno di gemme preziose,
infatti su un area Parco di ridotte dimensioni quale quella del Parco del Vesuvio si rinvengono cos tante e variegate forme di vita da far brillare gli occhi, da far crescere lentusiasmo e la voglia di operare sul territorio per conservare questi inestimabili tesori per le generazioni che verranno.
Il libro il frutto della collaborazione di numerosi studiosi campani che hanno voluto mettere a disposizione i risultati inediti delle loro ricerche naturalistiche nel territorio del Parco.
La stesura del libro stata coordinata dalla fattiva ed intensa collaborazione del professore Picariello e del colonnello Di Fusco componenti del Consiglio direttivo dellEnte Parco
nonch del professore Fraissinet, attuale Presidente.
Il libro sulla biodiversit del Parco Nazionale del Vesuvio offre anche spunti di notevole
rilevanza: per la prima volta sono stati descritti con rigoroso criterio scientifico i principali
aspetti naturalistici di questo piccolo angolo di paradiso e si fornito un utile strumento di
lavoro per chi opera nel settore delleducazione ambientale.
Certamente il libro potr costituire un punto di riferimento per future ricerche sulla biodiversit allinterno del Parco.
Sento quindi la necessit di ringraziare vivamente il Ministro dellAmbiente che sta operando nel migliore dei modi per la promozione e divulgazione del sistema delle aree protette
nazionali, i funzionari dellUnione Europea per la concessione del contributo economico, i
collaboratori del Servizio Conservazione Natura che hanno seguito levolversi del lavoro dal
punto di vista amministrativo, gli autori ed i coordinatori che hanno realizzato materialmente il libro.
Un particolare e sentito ringraziamento deve andare a tutti coloro che nella Zona Vesuviana lavorano per lEnte Parco per conservare e tramandare alle future generazioni la biodiversit che vive e pulsa intorno al Vulcano pi famoso del mondo.
Aldo Cosentino
Servizio Conservazione della Natura - Ministero dellAmbiente

XIII

INTRODUZIONE
L a parola biodiversit divenuta, di recente, di attualit. Allindomani del summit di Rio
L
de Janeiro, in cui si fece notare alla collettivit mondiale che la conservazione della biodiversit del pianeta aveva lo stesso valore strategico della conservazione dellacqua e dellaria per
la sopravvivenza della nostra specie, il concetto di biodiversit entrato nel novero di quelli
che occorre tenere presente da un punto di vista culturale, economico e gestionale.
Esistono diverse scale con cui prendere in considerazione la biodiversit: si va da quella
intraspecifica, che tratta la diversit genetica esistente tra gli individui di una stessa specie, a
quella, pi ampia, che prende in considerazione, invece, linsieme delle specie che vivono in un
determinato territorio, pi o meno ampio. A queste si possono associare alcuni indici, rilevabili matematicamente, quali ad esempio, il famoso indice H di Shannon tanto utilizzato
dagli ornitologi, che misura il grado di biodiversit di una comunit di specie allinterno di una
singola classe.
Senza la grande diversit di forme di vita di questo pianeta, luomo non si sarebbe evoluto e non potrebbe continuare a sopravvivere. Sulla scorta di questo progetto internazionale, i
governi di tutto il mondo e per essi, in particolare i Parchi naturali, sono chiamati a tutelare
questo inestimabile patrimonio, fatto di tante forme di vita diverse tra loro, ma accomunate
dalla unicit dei meccanismi biologici.
Per conservare la biodiversit occorre in primo luogo conoscerla e controllarla nel tempo.
Per questo fine lEnte Parco Nazionale del Vesuvio ha ottenuto dalla Comunit Europea, per
il tramite del Servizio Conservazione della Natura, un contributo per la stampa di un volume
che illustrasse la biodiversit del Parco.
Per la stesura del libro lEnte Parco si avvalso dei maggiori esperti di storia naturale del
Vesuvio, alcuni dei quali presenti allinterno dello stesso Consiglio Direttivo. Per essi, e per il
Parco, stata anche loccasione per fare il punto della situazione, ed eventualmente aggiornarla, allindomani dellistituzione dellarea protetta. Come noto, infatti, il complesso vulcanico del Somma-Vesuvio da sempre uno dei vulcani pi studiati al mondo, non solo per
quanto attiene gli aspetti strettamente vulcanologici, per i quali ha rappresentato e rappresenta la culla di questa disciplina, ma anche per gli aspetti naturalistici correlati, basti pensare che
lo studio dei processi di colonizzazione delle rocce laviche da parte della vegetazione iniziato sul Vesuvio, uno dei pochi vulcani al mondo dove, gi nel secolo scorso, era possibile datare con precisione le diverse colate laviche.
Nel libro sono stati trattati i principali aspetti botanici e zoologici della biodiversit del
Parco, affiancando ad essi alcuni approfondimenti che riguardano alcuni taxa particolarmente
interessanti del territorio del Parco, quali i funghi, le orchidee, le farfalle, le api, i chirotteri, ecc.
Il libro completato dalla trattazione degli aspetti climatici del territorio del Parco.
Si realizzata, a mio avviso, unopera importante che mette un punto fermo sulla biodiversit di un territorio vulcanico, che senza retorica pu essere considerato uno scrigno di tesori biologici di inestimabile valore, impreziosito dal caratteristico ambiente vulcanico e dalla
cornice storica e antropologica che ne fa un unicum straordinario per lintero pianeta.
A tutti gli Autori va quindi il mio ringraziamento per aver voluto mettere gratuitamente
a disposizione del Parco le loro competenze ed i risultati delle loro ricerche naturalistiche.
Non posso chiudere questa introduzione senza lespressione di un sentito ringraziamento
a coloro che hanno voluto la realizzazione di questa opera: lon. Willer Bordon, Ministro dellAmbiente, e il dr. Aldo Cosentino, Direttore Generale del Servizio Consevazione della
Natura, sotto la cui gestione il sistema dei Parchi sta assumendo connotazioni sempre pi
robuste su scala europea.
Maurizio Fraissinet
Presidente Ente Parco Nazionale del Vesuvio

XIV

XV

PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO


zona 1: di rilevante valore naturalistico, paesaggistico e culturale con limitato o inesistente
grado di antropizzazione
zona 2: di valore naturalistico, paesaggistico e
culturale con maggior grado di antropizzazione

ELEMENTI DI BIODIVERSIT
DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO
(BIODIVERSITY IN THE VESUVIUS NATIONAL PARK)

Boletus aereus
foto di L. Capano
Archivio fotografico Parco Nazionale del Vesuvio

O. PICARIELLO, N. DI FUSCO & M. FRAISSINET ( EDS .), 2000


ELEMENTI DI BIODIVERSIT DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO (pp. 3-25)

CHECK-LIST DEI MACROMICETI DEL SOMMA-VESUVIO


CHECK-LIST OF MACROMYCETES ON THE SOMMA-VESUVIUS VOLCANIC COMPLEX
Nicola di Fusco1, Umberto Violante2, Lello Capano3
1 Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, Coordinamento Provinciale del Corpo Forestale dello Stato. Via Arena, 56, I-81100 Caserta
2 Dipartimento di Biologia vegetale, Universit di Napoli Federico II. Via Foria, 223, I-80139 Napoli
3 Piazzale Olimpo, 2, I-80055 Portici (Napoli)

RIASSUNTO

SUMMARY

N
Nel corso di una ricerca decennale sulla flora micologica del Somma-Vesuvio sono state
censite 249 specie di macromiceti. Molte specie sono state segnalate per la prima volta per
larea del Somma-Vesuvio. Viene riportato anche un elenco di 113 specie fungine determinate da Capano (1999a).

D
During ten years of research into the mycological
flora of the Somma-Vesuvius volcanic complex, 249
species of macromycetes were censused, many of which
had never previously been reported in the area. We also
report a list of 113 fungal species drawn up by Capano
(1999a).

PAROLE
KEY

CHIAVE:

Vesuvio, funghi, macromiceti, check-list, micologia

WORDS: Vesuvius,

fungi, macromycetes, check-list, mycology

NICOLA DI FUSCO, UMBERTO VIOLANTE, LELLO CAPANO

INTRODUZIONE

II primi studi sui macromiceti dellarea vesuviana sono stati svolti da Pasquale (1869)
e Comes (1878); questi eminenti botanici partenopei effettuarono sporadiche ricerche
solo in alcune stazioni. Si reso necessario quindi compiere una serie di ricerche di campo
ed in laboratorio al fine di stilare una check-list aggiornata dei macromiceti dellintero
complesso Somma-Vesuvio.

METODOLOGIE DI RICERCA

La ricerca micologica oggetto del presente lavoro iniziata nel 1988 ed stata svolta
effettuando frequenti escursioni in vari periodi dellanno sulle diverse fasce vegetazionali
del territorio; i funghi sono stati raccolti e classificati presso il Dipartimento di Biologia
vegetale dellUniversit di Napoli Federico II. Nei casi dubbi si proceduto allesame
microscopico delle spore e di altri elementi come basidi, opportunamente colorati se
necessario. Per la classificazione delle specie e laggiornamento della relativa nomenclatura ci si avvalsi di numerosi testi tra cui: Bresadola (1927-1933), Ceruti (1948), Berteaux (1966), Romagnesi (1967), Cetto (1976-1983), Moser (1980), Goidanich & Govi
(1982), Julich (1989).
Molti esemplari sono stati fotografati in vivo ed alcuni conservati in exiccata presso il
suddetto Dipartimento.
I risultati preliminari di tale lavoro sono gi stati pubblicati (Violante et al., 1994).

ELENCO DEI MACROMICETI VESUVIANI

In Tabella 1 riportato lelenco di 249 specie raccolte nel territorio del complesso
Somma-Vesuvio. Le specie contrassegnate con il simbolo
sono state segnalate anche
da altri autori.
Di ciascuna entit micologica vengono riportate le caratteristiche tossicologiche e di
commestibilit.
In Tabella 2 vengono riportate altre 113 specie di macromiceti segnalati da Capano
(1999a) nel periodo 1994-1998.
TABELLA 1
BASIDIOMYCETES
HETEROBASYSIOMYCETES
AURICULARIACEAE

Auricularia auricula judae (Bull.: St. Amans) Wettst.

TREMELLACEAE
Tremiscus helvelloides (D.C.: Pers.) Donk.
DACRYOMYCETACEAE
Calocera viscosa (Pers.: Fr.) Fr. 1827

APHYLLOPHORALES
THELEPHORACEAE

LEGENDA

Hydnellum concrescens (Pers.: Schw.) Pank.


Hydnellum niger (Fr.: Fr.) Karst.
Hydnellum scrobiculatum (Fr.: Secr.) Karst.
Thelephora palmata (Scop.) Fr.

CHECK-LIST DEI MACROMICETI DEL SOMMA-VESUVIO

TABELLA 1
HYDNACEAE
Hydnum repandum L.: Fr.
Hydnum rufescens Fr.
Sarcodon amarescens (Qul.)
Trametes hirsuta (Wulf.: Fr.) Pilat.
AURISCALPIACEAE
Auriscalpium vulgare S.F. Gray
HYMENOCHAETACEAE
Coltricia perennis (L.: Fr.) Murr.
Inonotus dryadeus (Pers.: Fr.) Murr.
Inonotus hispidus (Bull.: Fr.) Karst.
FISTULINACEAE
Fistulina hepatica (Schaeff.) Fr.
POLYPORACEAE
Albatrellus confluens (Alb. & Schw. ex Fr.) Kotl. & Pouz. 1957
Albatrellus ovinus (Schaeff. ex Fr.) Kotl. & Pouz. 1957
Chondrostereum purpureum (Pers.: Fr.) Pouzar
Fomes fomentarius (L.: Fr.) Fr.
Fomitopsis pinicola (Sw.: Fr.) Karst.
Funalia gallica (Fr.) Boud. & Sing.
Grifola frondosa (Dicks. ex Fr.) S.F. Gray 1821
Heterobasidion annosum Fr.
Meripilus giganteus (Pers.: Fr.) Karst.
Phaeolus schweinitzii (Fr.) Pat.
Polyporus brumalis (Pers.: Fr.)
Polyporus melanopus (Pers.) Fr. 1821
Polyporus tuberaster (Pers) Fr.
Polyporus varius (Pers) Fr. 1821
Trametes versicolor (L.: Fr.) Pilat
GANODERMATACEAE
Ganoderma applanatum (Pers) Pat.
Ganoderma lucidum (Fr.) Karst.
CORTICIACEAE
Merulius tremellosus Fr.
Stereum hirsutum (Willd.: Fr.) S.F. Gray 1821
Stereum rugosum (Pers.: Fr.) Fr. 1838

LEGENDA

ELENCO SISTEMATICO DEI MACROMICETI EPIGEI


DEL SOMMA-VESUVIO

NICOLA DI FUSCO, UMBERTO VIOLANTE, LELLO CAPANO

TABELLA 1
CLAVARIACEAE
Ramaria aurea (Schaeff.: Fr.) Qul. 1888
Ramaria flaccida (Fr.) Bourdot
Ramaria formosa (Fr.) Qul. 1888
Ramaria gracilis (Fr.) Qul.
Ramaria pallida (Schaeff.: Schulzer) Ricken 1920
Ramaria stricta (Fr.) Qul.
CANTHARELLACEAE
Cantharellus cibarius Fr.
Cantharellus crispus (Pers.: Fr.) Fr.
Cantharellus infundibuliformis (Scop.) Fr. 1838

Boletus aereus
foto di L. Capano
Archivio fotografico Parco Nazionale del Vesuvio

BOLETALES
BOLETACEAE

Boletus aereus Bull.: Fr.


Boletus aestivalis (Paul.) Fr.
Boletus edulis Bull.: Fr.
Boletus erythropus Pers.
Boletus impolitus Fr.
Boletus luridus Schaeff.: Fr.
Boletus rhodopurpureus Smotl.
Boletus satanas Lenz.
Boletus splendidus Mart.
Boletinus cavipes (Opat.) Kalch.
Gyroporus castaneus (Bull.: Fr.) Qul.
Gyroporus cyanescens (Bull.: Fr.) Qul.
Suillus bovinus (L.: Fr.) Kuntz.
Suillus bellini (Inz.) Watl.
Suillus collinitus (Fr.) Kuntz
Suillus granulatus (L.: Fr.) Kuntz
Suillus luteus (L.: Fr.) S.F. Gray.
Krombholziella lepida (Bouch.) Aless.
Xerocomus badius (Fr.: Fr.) Gilb.
Xerocomus chrysentheron (Bull.) Qul.
Xerocomus subtomentosus (L.: Fr.) Qul.
Xerocomus piperatus Bull. ex Fr.
Xerocomus pulverulentus (Opat.) Gilb.
Xerocomus spadiceus (Fr.) Qul.
Chalciporus amarellus (Qul.) Bat
Tylopilus felleus (Bull.: Fr.) Karst.

PAXILLACEAE
Paxillus involutus (Batsch.: Fr.) Fr.
GOMPHIDIACEAE
Gomphidius roseus (L.: Fr.) Fr.
LEGENDA

ELENCO

SISTEMATICO DEI MACROMICETI EPIGEI


DEL SOMMA-VESUVIO

CHECK-LIST DEI MACROMICETI DEL SOMMA-VESUVIO

TABELLA 1
RUSSULACEAE
Lactarius acerrimus Britz.
Lactarius aedematopus (Scop.) Fr
Lactarius aspideus (Fr.: Fr.)
Lactarius basidiosanguineus Kuhn & Romagn.
Lactarius camphoratus (Bull.: Fr.)
Lactarius controversus (Pers.: Fr.)
Lactarius deliciosus (L.: Fr.) S.F. Gray
Lactarius fuliginosus (Fr.)
Lactarius lignyotus Fr.
Lactarius piperatus (Scop.: Fr.) S.F. Gray
Lactarius resimus (Fr.: Fr.) ss. str.
Lactarius trivialis Fr.
Lactarius vellereus (Fr.) Fr.
Lactarius vinosus Qul.
Russula acrifolia Romagn.
Russula albonigra Krombh.
Russula consobrina Fr.
Russula cyanoxantha (Schaeff.) Fr.
Russula delica Fr.
Russula emetica (Schaeff.: Fr.) Pers.
Russula foetens (Pers.: Fr.) Fr.
Russula furcata ss. str. Bres.
Russula grisea (Pers.) Fr. (1838)
Russula integra (L.) Fr.
Russula nigricans (Bull.) Fr.
Russula pectinatoides Peck. ss. Singer
Russula puellaris Fr.
Russula queletii Fr.
Russula sardonia Fr.
Russula sororia (Fr.) Rommel
Russula torulosa Bres.
Russula transiens (Sing.) Romagn.
Russula violeipes Qul
Russula virescens (Schaeff.) Fr.
Russula xerampelina (Schaeff.) Fr.

Russula acrifolia
foto di L. Capano
Archivio fotografico Parco Nazionale del Vesuvio

HIGROPHORACEAE
Hygrocibe parvulus (Peck.) Murr.
Hygrophorus dichrous Kuhn. & Romagn.
Hygrophorus hypothejus (Fr.) Fr.
Hygrophorus miniatus (Fr.) Fr.
Hygrophorus poetarum Heim

LEGENDA

ELENCO SISTEMATICO DEI MACROMICETI EPIGEI


DEL SOMMA-VESUVIO

NICOLA DI FUSCO, UMBERTO VIOLANTE, LELLO CAPANO

TABELLA 1
TRICHOLOMATACEAE
Armillaria mellea (Vahl.: Fr.) Kummer
Catathelasma imperiale (Qul.) Sing.
Clitocybe amara (Alb. & Schw.: Fr.) Kummer
Clitocybe cerussata (Fr.) Kummer
Clitocybe conglobata (Vitt.) Bres.
Clitocybe dealbata (Sow.: Fr.) Karst.
Clitocybe metachroa (Fr.) Kummer
Clitocybe phyllophila (Pers.: Fr.) Kummer
Clitocybe sinopica (Fr.: Fr.) Kummer
Clitocybe vibecina (Fr.) Qul.
Clitocybula lacerata (Scop.: Lasch.) Mtz.
Gerronema albidum (Fr.) Sing.
Laccaria amethyistea (Bull.) Murr.
Laccaria laccata (Scop.: Fr.) Berk. & Br. (1883)
Lepista gilva (Pers.: Fr.) Roze
Lepista nuda (Bull.: Fr.) Cke
Lepista paneola (Fr.) Karst.
Lyophyllum loricatum (Fr.) Kuhner
Melanoleuca vulgaris (Pat.) Pat
Pseudoclitocybe cyathiformis (Bull.: Fr.) Sing.
Richenella fibula (Bull.: Fr.) Raith.
Tricholoma columbetta (Fr.) Kummer
Tricholoma imbricatum (Fr.: Fr.) Kummer
Tricholoma saponaceum (Fr.) Kummer
Tricholoma sejunctum (Sow.: Fr.) Kummer
Tricholoma sulphureum (Bull.: Fr.) Kummer
Tricholoma terreum (Schaeff.) Kummer
Tricholoma virgatum (Fr.: Fr.) Kummer
Tricholomopsis rutilans (Fr.) Schaeff.
MARASMIACEAE
Collybia longipes (Bull.) Mos.
Collybia dryophila (Bull.: Fr.) Kummer
Collybia velutipes (Curt.: Fr.) Sing.
Micromphale brassicolens (Romagn.) Ort.
Micromphale perforans (Hofm.:Fr.) Sing.
Marasmius androsaceus (L.: Fr.) Fr.
Marasmius bulliardii Qul.
Marasmius oreades (Bolt.: Fr.) Fr.
Mycena alcalina (Fr.: Fr.) Kummer (auct.)
Mycena aurantiomarginata (Fr.) Qul.
Mycena epipterygia (Scop.: Fr.) S.F. Gray
Mycena inclinata (Fr.) Qul. 3
Mycena polygramma (Bull.: Fr.) S.F. Gray
Mycena pura (Pers.: Fr.) Kummer
LEGENDA

ELENCO

SISTEMATICO DEI MACROMICETI EPIGEI


DEL SOMMA-VESUVIO

CHECK-LIST DEI MACROMICETI DEL SOMMA-VESUVIO

TABELLA 1
MARASMIACEAE
Mycena sanguinolenta (Alb. & Schw.: Fr.) Kummer
Strobilurus tenacellus (Pers.: Fr.)
ENTOLOMATACEAE
Entoloma hirtipes (Schum.: Fr.) Mos.
Entoloma lividoalbum (Kuhn. & Romagn.) Kubich.
Entoloma nidorosum (Fr.) Qul.
Entoloma rhodopolium (Fr.) Kummer
Nolanea pascua (Pers.: Fr.) Kummer
PLUTEACEAE
Pluteus murinus Fr. (1835)
Volvariella volvacea (Bull.: Fr.) Sing.
AGARICACEAE
Agaricus arvensis Schaeff.
Agaricus campestris L.: Fr.
Agaricus langei (Moller & Schulz.) Sing.
Cystoderma superbum Huijsman
Macrolepiota excoriata (Sch.: Fr.) Wasser
Macrolepiota procera (Scop.: Fr.) Sing.
AMANITACEAE
Amanita caesarea (Scop.: Fr.) Pers.
Amanita citrina (Schaeff: Fr.) S.F. Gray
Amanita gemmata (Fr.) Bertil. (auct.)
Amanita ovoidea (Bull.: Fr.) Link.
Amanita pantherina (D.C.: Fr.) Krombh.
Amanita phalloides (Vaill.: Fr.) Link.
Amanita strobiliformis Vitt.
Amanita vaginata (Bull.: Fr.) Vitt.
Amanita verna (Bull.: Fr.) Vitt. (1826)
Amanita virosa (Fr.) Bert.
BOLBITACEAE
Agrocybe aegerita (Paul.) Sing.
Agrocybe praecox (Pers.: Fr.) Fayod
STROPHARIACEAE
Hypholoma fasciculare (Huds.: Fr.) Karst.
Paneolus campanulatus (Bull.: Fr.) Qul.
Psilocybe bullacea (Bull.: Fr.) Kummer (1871)
Stropharia semiglobata (Batsch.) Qul.

LEGENDA

ELENCO SISTEMATICO DEI MACROMICETI EPIGEI


DEL SOMMA-VESUVIO

10

Armillaria mellea
foto L. Capano
Archivio fotografico Parco Nazionale del Vesuvio

NICOLA DI FUSCO, UMBERTO VIOLANTE, LELLO CAPANO

CHECK-LIST DEI MACROMICETI DEL SOMMA-VESUVIO

11

Boletus aereus e Amanita pantherina


foto di L. Capano
Archivio fotografico Parco Nazionale del Vesuvio

Agaricus langei
foto di L. Capano
Archivio fotografico Parco Nazionale del Vesuvio

12

NICOLA DI FUSCO, UMBERTO VIOLANTE, LELLO CAPANO

TABELLA 1
COPRINACEAE
Coprinus atramentarius (Bull.: Fr.) Fr.
Coprinus disseminatus (Pers.: Fr.) S.F. Gray
Coprinus filamentifer Kuhn.
Coprinus micaceus (Bull.: Fr.) Fr.
Psathyrella candolleana (Fr.: Fr.) M.re
Psathyrella sarcocephala (Fr.: Fr.) Sing.
CORTINARIACEAE
Cortinarius anomalus (Fr.) Fr.
Cortinarius brunneus (Pers.: Fr.) Fr.
Cortinarius bulliardii (Pers.: Fr.) Fr.
Cortinarius gentilis (Fr.) Fr.
Cortinarius limonius (Fr.) Fr.
Cortinarius mucosus (Bull.) Fr.
Cortinarius salor Fr.
Cortinarius semisanguineus Fr.
Cortinarius speciosissimus Kuhn. & Romagn.
Hebeloma crustuliniforme
Hebeloma longicaudum (Fr.) ss. L.Ge.
Hebeloma subsaponaceum Karst.
Hebeloma testaceum (Batsch.: Fr.) Qul.
Hebeloma versipelle (Fr.) Gill.
Inocybe atripes Atk.
Inocybe cookei Bres.
Inocybe fastigiata (Schaeff.) Qul.
Inocybe lutescens Velen.
Inocybe nitidiuscula (Britz.) Sacc.
Inocybe patouillardii Bres.
Inocybe rimosa (Bull.: Fr.) Kummer
Inocybe sambucina (Fr.) Qul.
Inocybe umbrina Fr.
Rozites caperatus (Pers.: Fr.) Karst.
CREPIDOTACEAE
Crepidotus mollis (Sch.: Fr.) Kummer
Tubaria furfuracea (Pers.: Fr.) Gill.

GASTEROMYCETES
ASTRACEAE

Astraeus hygrometricus (Pers.) Morgan

GEASTRACEAE
Geastrum triplex Jungh.

LEGENDA

ELENCO

SISTEMATICO DEI MACROMICETI EPIGEI


DEL SOMMA-VESUVIO

CHECK-LIST DEI MACROMICETI DEL SOMMA-VESUVIO

13

TABELLA 1
LYCOPERDACEAE

Bovista plumbea Pers.


Calvatia utriformis (Bull.: Pers.) Jaap
Lycoperdon echinatum Pers.: Pers.
Lycoperdon perlatum Pers.: Pers.
Lycoperdon pyriforme Schaeff.: Pers.
Lycoperdon umbrinum Pers.: Pers.

SCLERODERMATACEAE
Scleroderma citrinum Pers.
Scleroderma geastrum Fr.
Scleroderma verrucosum (Bull.: Pers.) Pers.
NIDULARIACEAE
Crucibulum laeve Kambly
Cyathus olla (Batsch.: Pers.) Pers.
Cyathus striatus (Hudson.: Pers.) Pers.
PHALLACEAE
Phallus impudicus L.: Pers.
CLATRACEAE
Clathrus ruber Pers.

ASCOMYCETES
HELVELLACEAE

Giromitra infula (Sch.: Pers.) Qul.


Helvella crispa Scop.: Fr.
Helvella elastica Bull.: St. Amans

MORCHELLACEAE
Disciotis venosa (Pers.) Boud.
Mitrophora semilibera (D.C.: Fr.) Lev.
Morchella conica Pers.
Morchella conica var. deliciosa Fr.
Morchella elata Fr.
Morchella esculenta Pers. ex St. Amans
PEZIZACEAE
Acetabula vulgaris Fuck.
Peziza vesciculosa Bull.: Fr.
Sarcosphaera macrocalyx (Reiss.) Aucrow
GEOGLOSSACEAE
Spathularia flavida Pers.: Fr.
PYRONEMATACEAE
Otidea onotica (Pers.) Fuck.
LEGENDA

ELENCO SISTEMATICO DEI MACROMICETI EPIGEI


DEL SOMMA-VESUVIO

14

Clathrus ruber
foto di L. Capano
Archivio fotografico Parco Nazionale del Vesuvio

NICOLA DI FUSCO, UMBERTO VIOLANTE, LELLO CAPANO

CHECK-LIST DEI MACROMICETI DEL SOMMA-VESUVIO

15

Coprinus disseminatus
foto di L. Capano
Archivio fotografico Parco Nazionale del Vesuvio

16

NICOLA DI FUSCO, UMBERTO VIOLANTE, LELLO CAPANO

TABELLA 2
BASIDIOMYCETES
HETEROBASYSIOMYCETES
AURICULARIACEAE
Auricularia mesenterica (Dicks.: S.F. Gray) Pers.
TREMELLACEAE
Tremella mesenterica Retz.: Hook.

APHYLLOPHORALES
THELEPHORACEAE

Hydnellum aurantiacum (Batsch.: Fr.) Karst.

HYMENOCHAETACEAE
Phellinus torulosus (Pers.: Pers.) B. & G.
PLEUROTACEAE
Schizzophyllum commune Fr.: Fr.
POLYPORACEAE
Polyporus badius (Pers.: S.F. Gray) Schw.
Polyporus leucomelas Fr.
CLAVULINACEAE
Clavulina cinerea (Bull. Fr.) Schroet.
Clavulina rugosa (Fr.) Schroet.
CANTHARELLACEAE
Cantharellus cornucopioides L.

BOLETALES
BOLETACEAE

Aureoboletus gentilis Qul.


Xerocomus armeniacus (Qul.) Qul.
Xerocomus rubellus (Kromb.) Qul.

RUSSULACEAE
Lactarius atlanticus Bon.
Lactarius atlanticus var strigiper Bon.
Lactarius chrysorrheus (Fr.: Fr.) Fr.
Lactarius intermedius (Fr.) Cooke
Russula amoena Qul.
Russula amoenicolor Romagn.
Russula cessans Pers.
Russula chloroides Krombh.
Russula densifolia Gill.
Russula fragilis (Pers.: Fr.) Fr.
Russula luterosella (Briz.)
LEGENDA

ELENCO

DI ALTRE

113

SPECIE DI MACROMICETI EPIGEI


RINVENUTI SUL VESUVIO DA CAPANO

CHECK-LIST DEI MACROMICETI DEL SOMMA-VESUVIO

17

TABELLA 2
RUSSULACEAE

Russula maculata Qul.


Russula parazurea Schaeff.
Russula pectinata (Bull.) Fr.
Russula risigallina (Batsch) Saccardo.

AGAROMYCETIDAE
HIGROPHORACEAE

Hygrocybe conica (Sch.: Fr.) Kummer


Hygrocybe crocea (Britz.) Sing.
Hygrocybe nigrescens (Qul.) Kuhn. ss. auct. pp.
Hygrophorus cossus (Sow.) Fr.

TRICHOLOMATACEAE

Clitocybe costata K. & R.


Clitocybe geotropa (Bull.: Fr.) Qul.
Clitocybe gibba (Pers.: Fr.) Kummer
Clitocybe phaeoptalma (Pers.) Huyper
Clitocybe inornata (Sow.: Fr.) Gill.
Clitocybe nebularis (Batsch.: Fr.) Kummer
Clitocybe odora (Bull.: Fr.) Kummer
Clitocybe prunulus (Scop.: Fr.) Qul.
Laccaria laccata (Scop.: Fr.) Bk. & Br.
Laccaria laccata var. moelleri Sing.
Laccaria laccata var. proxima (Boud.) Maire
Lepista inversa (Scop.) Pat.
Leucopaxillus tricolor (Pk.) Kuhn.
Lyophyllum decastes (Fr.: Fr.) Sing.
Lyophyllum infumatum (Bres.) Kuhn.
Tricholoma acerbum (Bull.: Fr.) Qul.
Tricholoma album (Sch.: Fr.) Kummer
Tricholoma aurantium (Sch.: Fr.) Rick.
Tricholoma caligatum (Viv.) Rick.
Tricholoma equestre (L.) Qul.
Tricholoma focale (Fr.) Rick.
Tricholoma pessundatum (Fr.) Qul.
Tricholoma portentosum (Fr.) Qul.
Tricholoma pseudoalbum Bon
Tricholoma saponaceum (Fr.) Kummer
Tricholoma scalpturatum (Fr.) Qul.
Tricholoma squarrulosum Bres.
Tricholoma sulphurescens (Bres.)
Tricholoma ustale (Fr.: Fr.) Kummer
Tricholoma ustaloides Romagn.

PLEUROTACEAE
Panus conchatus (Bull.: Fr.) Fr.

LEGENDA

ELENCO DI ALTRE 113 SPECIE DI MACROMICETI EPIGEI


RINVENUTI SUL VESUVIO DA CAPANO

18

Hydnellum aurantiacum
foto di L. Capano
Archivio fotografico Parco Nazionale del Vesuvio

NICOLA DI FUSCO, UMBERTO VIOLANTE, LELLO CAPANO

CHECK-LIST DEI MACROMICETI DEL SOMMA-VESUVIO

19

Tricholoma caligatum
foto di L. Capano
Archivio fotografico Parco Nazionale del Vesuvio

Tricholoma equestre
foto di L. Capano
Archivio fotografico Parco Nazionale del Vesuvio

20

NICOLA DI FUSCO, UMBERTO VIOLANTE, LELLO CAPANO

TABELLA 2
MARASMIACEAE

ENTOLOMATACEAE

Collybia butyracea (Bull.: Fr.) Qul.


Collybia butyracea var. azema (Fr.: Fr.) Qul.
Mycena seynii Qul.
Mycena strobilicola Favre & Huhner

Entoloma clipeatum (L.) Kummer


Rhodocybe truncata (Qul.) Bon.

PLUTEACEAE
Pluteus cervinus (Sch.) Kummer
Volvaria glojocephala (Fr.: Fr.) Sing.
Volvaria parvula (Weinm.) Speg.
AGARICACEAE

AMANITACEAE

Amanita citrina var. alba Price


Amanita flavescens (Gilb. & Lund.) Contu 1988
Amanita muscaria (L.: Fr.) Hook
Amanita phalloides var. alba (Vitt.) Gilb.
Amanita rubescens Pers.: Fr.

BOLBITACEAE

Agrocybe decussata (Fr.) Mos.

STROPHARIACEAE

Hypholoma fasciculare (Huds.: Fr.) Kumm.


Hypholoma epixantum (Fr.) Kumm.

COPRINACEAE

Coprinus domesticus Ss. Metrod.


Psathyrella subatrata (Batsch.) Gill.

CORTINARIACEAE

Cortinarius infractus (Pers.: Fr.) Fr.


Cortinarius torvus (Bull.: Fr.) Fr.
Cortinarius trivialis Lge.
Galerina marginata (Batsch.) Kumm.
Gymnopilus penetrans (Fr.) Kumm.
Gymnopilus sapineus (Fr.) Mre.

LEGENDA

ELENCO

DI ALTRE

113

SPECIE DI MACROMICETI EPIGEI


RINVENUTI SUL VESUVIO DA CAPANO

Agaricus haemorrhoidarius Schulz.


Agaricus impudicus (Ra) Pilat
Agaricus lanipes (Moell.: Schaeff.) Hlavacek
Agaricus romagnesi Wasser
Agaricus sylvaticus Fr.
Agaricus sylvicola (Vitt.) Sacc.
Cystoderma amianthinum (Scop.) K. & M.
Cystoderma terrei (Bk. & Br.) Harmaja
Lepiota clypeolearia (Bull.: Fr.) Kuhm.
Lepiota cristata (Bolt.: Fr.) Kuhm.

CHECK-LIST DEI MACROMICETI DEL SOMMA-VESUVIO

21

TABELLA 2
CORTINARIACEAE
Gymnopilus spectabilis (Fr.) Sing.
Hebeloma mesopheum (Pers.) Qul.
Hebeloma sinapizans (Paul.) Gill.
Inocybe dulcamara (Pers.) Kumm.
Inocybe geophylla (Sow.: Fr.) Kumm.
Inocybe geophylla var. lilacina (Peck.) Gillet
Inocybe jurana Pat
Inocybe laeta Sing.
Inocybe praetervisa Qul.
GEASTRACEAE
Geaster sessile (Sow.) Pouz.
LYCOPERDACEAE
Lycoperdon saccatum Schm.

ASCOMYCETES
HELVELLACEAE

Helvella lacunosa Afz.: Fr.

MORCHELLACEAE
Morchella conica var. deliciosa Fr.
LEOTIACEAE
Leotia lubrica (Scop.: Fr.) Pers.
PYRONEMATACEAE
Otidea umbrina (Pers.) Bres.

LEGENDA

ELENCO DI ALTRE 113 SPECIE DI MACROMICETI EPIGEI


RINVENUTI SUL VESUVIO DA CAPANO

22

NICOLA DI FUSCO, UMBERTO VIOLANTE, LELLO CAPANO

CHECK-LIST DEI MACROMICETI DEL SOMMA-VESUVIO

23

Volvaria parvula
(a sinistra giovane corpo fruttifero)
foto di L. Capano
Archivio fotografico Parco Nazionale del Vesuvio

24

CONSIDERAZIONI FINALI

NICOLA DI FUSCO, UMBERTO VIOLANTE, LELLO CAPANO

IIl lavoro di ricerca, durato oltre dieci anni, aggiorna i dati pubblicati da Violante (et
al., 1994) apportando nuovi contributi alla conoscenza micologica del Somma-Vesuvio.
Le 249 specie censite appartengono a 42 Famiglie. Ai Basidiomiceti appartengono
235 specie, mentre agli Ascomiceti 14 specie. Le Famiglie con maggiore numero di specie sono le Russulaceae (35), Tricholomataceae (29), Boletaceae (26), Cortinariaceae (24)
tra i Basidiomiceti; le Morchellaceae (6) tra gli Ascomiceti.
Le altre 113 specie censite da Capano elevano a 362 il numero totale dei macromiceti epigei finora censiti allinterno del Parco Nazionale del Vesuvio. Questo alto valore di
biodiversit micologica del Vesuvio un patrimonio biologico da esplorare allo scopo di
conoscere in maggiore dettaglio i rapporti tra ambiente e cicli vitali fungini.
Lintero territorio del parco caratterizzato da temperature non molto diversificate sui
versanti e alle varie quote altimetriche; tale clima mediterraneo favorisce la diffusione dei
macromiceti, sia in numero di specie che in densit di popolazioni.
I numerosi fenomeni eruttivi succedutisi nel tempo fino al 1944 hanno mutato la
struttura morfologica e le caratteristiche dei suoli vesuviani, condizionando le cenosi
vegetali ivi presenti e le specie fungine sia saprofite che micorriziche.
Larea vesuviana, molto antropizzata e limitrofa ai centri costieri e alle pianure Acerrana, Nolana e Nocerino-Sarnese, stata assoggettata ad un intenso prelievo di macromiceti. Nel passato la raccolta dei funghi non era regolamentata e la riserva forestale Tirone-Alto Vesuvio era accessibile liberamente. Numerosi raccoglitori arrecavano danno alla
flora micologica estirpando i corpi fruttiferi e distruggendo le specie non ritenute eduli;
le spore non erano diffuse nellambiente in quanto i funghi venivano trasportati in buste
di polietilene.
Nel 1987 la riserva forestale veniva recintata, tabellata e sottoposta a vigilanza da parte
del Corpo Forestale dello Stato; laccesso consentito solo per motivi di studio e per
escursioni naturalistiche (art. 2 del D.M. 29 marzo 1972). Nella riserva forestale il leccio
sta sostituendo gradualmente i numerosi boschi di conifere impiantate e riprodottesi nel
tempo, la foresta quindi tende a stabilizzarsi verso un climax a lecceta mediterranea. In
questo lasso di tempo si riscontrato un significativo incremento della densit delle
popolazioni fungine, favorito anche dalle migliorate condizioni ambientali dei boschi
vesuviani.
Il Parco Nazionale del Vesuvio ha regolamentato il prelievo dei macromiceti: nella
zona 1, a tutela integrale, non possibile raccogliere funghi epigei se non per motivi di
ricerca; nelle restanti aree vige un apposito regolamento redatto dal Consiglio Direttivo
dellEnte Parco.
La Legge Quadro Nazionale 352/93 ha fornito una serie di regole per la gestione del
patrimonio micologico italiano, demandando alle regioni il compito di emettere regolamenti adatti alle esigenze locali. Purtroppo, sino ad oggi, la proposta di legge sostenuta
nella nostra regione dal Gruppo Micologico Campano non ha trovato ancora attuazione.
Si auspica che la Regione Campania promulghi al pi presto un'apposita legge regionale allo scopo di regolamentare il prelievo dei funghi, dettando chiare e semplici regole, come ad esempio il limite massimo di raccolta, i giorni in cui vietata la raccolta,
lobbligo di mantenere i funghi in cesti di vimini al fine di favorire la dispersione delle
spore, norme queste che tendono, tra laltro, anche ad evitare la rarefazione delle specie
fungine.
Ad integrazione della legge quadro nazionale stato poi pubblicato il D.P.R. 376/95
che, regolando la disciplina della raccolta e della commercializzazione dei funghi epigei
freschi e conservati, ha portato il numero delle specie di funghi freschi spontanei e coltivati che possono essere commercializzati a circa una cinquantina.

CHECK-LIST DEI MACROMICETI DEL SOMMA-VESUVIO

25

BERTEAUX A., 1966 Les cortinaires. Parigi: Lechevalier.


BRESADOLA G., 1927-1933 Iconographia mycologica. Voll. 1-33. Milano: Societ Botanica Italiana.
CAPANO L., 1999a I funghi del Vesuvio. Censimento parziale dei macromiceti dal 1994 al 1998 (dattiloscritto).
CAPANO L., 1999b I funghi in citt: Napoli e provincia. I funghi dove...quando. Edinatura, Milano, 6 (56): 30-35.
CERUTI A., 1948 Fungi analytice delineati. Vol. 1. Torino: Chiantore Editore.
CETTO B., 1976-1983 I funghi dal vero. Voll. 1-7. Trento: Arti Grafiche Saturnia.
COMES O., 1878 - Funghi napolitani. Ann. R. Scuola sup. Agr., Portici, 1: 1-142.
GOIDANICH G. & GOVI G., 1982 Funghi e ambiente. Bologna: Edagricole.
JULICH W., 1989 Guida alla determinazione dei funghi. Trento: Arti Grafiche Saturnia.
MOSER M., 1980 Guida alla determinazione dei funghi. Trento: Arti Grafiche Saturnia.
PASQUALE G. A., 1869 Flora vesuviana o catalogo ragionato delle piante del Vesuvio confrontate con quelle
dellisola di Capri e di altri luoghi circostanti. Atti Acc. Sc. fis. mat., Napoli, 4 (6): 1-142.
ROMAGNESI H., 1967 Les russules dEurope et dAfrique du Nord. Parigi: Bordas.
VIOLANTE U., ROCA E., SORIENTE S., 1994 Flora micologica campana. 5. I macromiceti del complesso
vulcanico Somma-Vesuvio. Micologia italiana, 23 (3): 49-60.

BIBLIOGRAFIA

Il lichene Stereocaulon vesuvianum,


primo colonizzatore delle rocce laviche
foto di M. Fraissinet

O. PICARIELLO, N. DI FUSCO & M. FRAISSINET ( EDS .), 2000


ELEMENTI DI BIODIVERSIT DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO (pp.27-49)

27

LICHENI E BRIOFITE DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO


LICHENS AND BRYOPHYTES OF THE VESUVIUS NATIONAL PARK
Massimo Ricciardi1, Grazia Aprile1, Assunta Esposito2
1 Dipartimento di Arboricoltura, Botanica e Patologia vegetale, Universit di Napoli Federico II. Via Universit, 100, I-80055, Portici (Napoli).

E-mail: masricci@unina.it
2 Dipartimento di Scienze della Vita, Seconda Universit di Napoli. Via Vivaldi, 43, I-81100 Caserta

RIASSUNTO

SUMMARY

U
Un importante ruolo nella colonizzazione dei substrati primitivi svolto dai Licheni e
dalle Briofite. Vengono illustrati i lineamenti essenziali delle cenosi in cui questi organismi
vegetali svolgono il loro ruolo di piante pioniere con particolare riferimento agli ambienti
ed ai substrati pi diffusi nellarea vesuviana. Sono infine presentati gli elenchi floristici,
desunti dalla letteratura, dei Licheni e delle Briofite (Epatiche e Muschi) del SommaVesuvio.

LLichens and bryophytes play an important role in


the colonisation of primitive substrates. The environments featuring such pioneer plant organisms are
described, with particular attention focused on the
more common substrates in the Vesuvian area. A list of
the bryophytes and lichens found on the Somma-Vesuvius complex is then presented, as compiled from the
existing scientific literature.

PAROLE
KEY

CHIAVE:

WORDS:

Italia meridionale, Vesuvio, Licheni, Briofite,


vegetazione pioniera.

Southern Italy, Vesuvius, lichens, bryophytes,


pioneer communities.

28

INTRODUZIONE

MASSIMO RICCIARDI, GRAZIA APRILE, ASSUNTA ESPOSITO

LLe prime fasi della colonizzazione degli ambienti primitivi e dei substrati rocciosi
poco o nulla alterati delle aree vulcaniche, e quindi anche di quelli del Somma-Vesuvio,
sono opera di organismi vegetali poco evoluti tra i quali prevalgono i licheni e le briofite.
Alle briofite appartengono due tipi di organismi: i muschi e le epatiche, dei quali i
primi sono certamente pi noti delle seconde. Queste entit, di ridotte dimensioni e semplicemente organizzate, sono poco appariscenti e sicuramente meno note delle altre piante dei vulcani dove per esse, pi che altrove, assumono una grande importanza naturalistica e biologica per la funzione che esse riescono a svolgere.

LICHENI E BRIOFITE
NEGLI AMBIENTI PRIMITIVI

I LICHENI E I MUSCHI DEI DIVERSI


AMBIENTI DEL SOMMA-VESUVIO

In un ambiente primitivo come quello vulcanico e quindi anche sul Somma-Vesuvio


i licheni rappresentano i primi organismi vegetali capaci di insediarsi sulla nuda roccia e
di contribuire alle prime fasi di disgregazione del substrato favorendone le ulteriori trasformazioni affinch su di esso possano attecchire piante pi esigenti.
Analogo ruolo di primi colonizzatori dei substrati rocciosi ancora poco evoluti svolto dalle briofite. Tuttavia, a differenza dei licheni, le briofite si insediano su superfici rocciose dove da pi tempo sia la decomposizione della roccia stessa che laccumulo di detrito portato dal vento hanno consentito la formazione di una sottile strato di suolo sulla
quale questi organismi possono ancorarsi con i loro esili rizoidi.
Le briofite, inoltre, assumono un importante ruolo anche nella colonizzazione dei
substrati incoerenti come ceneri e lapilli. Le briofite ed in particolare i muschi possono,
infatti, al pari di alcune piante vascolari, sviluppare un folto apparato rizoidale capace di
stabilizzare questi suoli estremamente mobili.
Per questa loro caratteristica, i licheni e le briofite rientrano nella categoria delle
cosiddette specie pioniere in quanto rappresentano le forme di vita che caratterizzano
gli stadi iniziali della colonizzazione dellambiente da parte degli esseri viventi.
Questo comporta, da parte di entrambi questi tipi di organismi, una elevatissima
capacit di resistere alle pi avverse condizioni di vita. Da ci deriva anche la loro possibilit di non scomparire anche quando nell'ambiente si eleva il tasso di inquinamento. In
questo caso per essi, pur riuscendo a sopravvivere o a non scomparire del tutto, di norma
si riducono come numero di specie mentre quelli che rimangono subiscono quasi tutti
alterazioni molto evidenti nel loro aspetto o nel loro metabolismo. Di qui la possibilit di
impiegare di questi organismi come bioindicatori, capaci di rivelare la presenza nellambiente, e soprattutto nellatmosfera, di sostanze inquinanti sia in ambiente urbano
che in ambiente rurale.
I licheni e le briofite possono inoltre comportarsi come bioaccumulatori concentrano nelle loro cellule o in alcune parti di esse tutto quello che presente nellaria per un
periodo lunghissimo a causa della loro notevole longevit. questa una ulteriore ragione
per la quale essi possono essere sfruttati come vere e proprie centraline naturali di monitoraggio della qualit dellambiente.

LLa composizione della flora lichenica e di quella briofitica risente in maniera significativa del tipo di ambiente e le differenze che si rilevano sono per lo pi correlate al tipo
di substrato al punto che spesso anche in spazi alquanto ristretti si osservano variazioni
di un certo rilievo.
Per consentire di cogliere al meglio questo fenomeno e dare al tempo stesso unidea
pi precisa sulla distribuzione dei licheni e dei muschi sul Somma-Vesuvio, lattenzione
verr rivolta ad ambienti diversi, privilegiando i tipi di substrato pi diffusi e pi ricchi di
licheni e di briofite e cio: le lave scoriacee, quelle a corda nonch muri e altri manufatti

LICHENI E BRIOFITE DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

29

per le specie sassicole; le cortecce delle conifere e delle latifoglie per le specie corticole;
il suolo per le specie terricole.
Sulle lave delle eruzioni pi recenti (1906, 1929, 1944) e sulle scorie laviche sparse sul
suolo prevalgono i licheni di tipo fruticuloso. Tra di essi predomina nettamente lo Stereocaulon vesuvianum Pers. che ricopre quasi completamente la superficie delle colate con un
feltro grigiastro costituito da tante minuscole ramificazioni cosparse di minute granulazioni. Meno frequenti, ma non di rado ben rappresentati, sono sia le specie a tallo crostoso come Trapelia mooreana (Carrol) P. James e Candelariella aurella (Hoffm.) Zahlbr.
colorate rispettivamente di giallo chiaro e di verdastro.
Le briofite colonizzano questi ambienti in tempi relativamente pi lunghi rispetto ai
licheni. Tuttavia la frequenza e il numero di specie che qui ritroviamo aumenta sensibilmente con laumentare dellet delle lave. Sulle lave delle eruzioni pi recenti prevalgono
le specie sassicole come Grimmia pulvinata (Hedw.) Sm., Tortula muralis Hedw. e diverse specie appartenenti al genere Didymodon e Weissia. Sulle colate pi antiche, dove sono
pi frequenti le piccole concavit con accumulo di terreno, si sviluppano tappeti di specie
terricole come Funaria hygrometrica Hedw., Barbula convoluta Hedw., Weissia controversa
Hedw. e il caratteristico Bryum argenteum Hedw. dallaspetto simile ad una piccola cordicella di colore bianco. Nelle anfrattuosit delle rocce, dove si realizzano condizioni
microambientali pi umide e ombrose, si ritrovano di frequente anche alcune epatiche
tallose come Lunularia cruciata (L.) Lindb. e Radula complanata (L.) Dumort.

LAVE SCORIACEE

A causa della loro maggiore compattezza, su questi tipi di substrato si insediano in


maggior misura i licheni a tallo foglioso o crostoso e quindi in entrambi i casi sempre
abbastanza strettamente aderente alla superficie della roccia
Fra questi frequentissima, soprattutto sulle lave del 1858, Parmelia conspersa (Ach.)
Ach. a tallo foglioso di colore verde-oliva scuro; ben rappresentate sono in questa zona,
ma anche altrove sulle pietre laviche, diverse specie crostose con fruttificazioni nerastre
ma a talli diversamente colorati che vanno dal grigio brunastro di Lecidea fuscoatra (L.)
Ach. al giallo verdastro di Lecanora atrosulphurea (Wahlenb.) Ach. Sulle lave del 1858 si
ritrova anche Sarcogyne clavus (DC.) Krempelh. dal tallo poco appariscente ma capace di
penetrare allinterno della roccia.
Sulle lave compatte il numero di briofite si riduce a pochissime specie, esclusivamente sassicole, come Grimmia pulvinata (Hedw.) Sm. e Tortula muralis Hedw. Questi
muschi possono essere facilmente riconosciuti per il loro caratteristico aspetto a cuscinetto e per la presenza di un consistente feltro di peli biancastri, adattamenti morfologici
che consentono loro di poter sopravvivere alle condizioni di forte aridit caratteristiche di
questi ambienti.

LAVE COMPATTE E LAVE A CORDA

Nelle pinete dellarea vesuviana i licheni che si insediano sulla corteccia dei pini sono
alquanto rari. In questi boschi le specie licheniche tendono piuttosto a preferire come
substrato la superficie del suolo dove comune soprattutto Cladonia rangiformis Hoffm.,
costituita da una miriade di minuscoli rami verticali pi volte divisi in due. Questi vanno
a formare spesso cuscini irti di punte che possono estendersi anche per alcuni decimetri.
Sui massi e sugli altri substrati rocciosi sparsi sono rappresentate in varia misura altre
specie del genere Cladonia.
In questi boschi, anche le briofite, come i licheni, si insediano pi frequentemente sul
terreno dove, localmente, si sviluppano estesi e folti tappeti di Scleropodium purum
(Hedw.) Limpr. Un habitat caratteristico quello della base degli alberi ricoperta quasi

PINETE E PIANTE ISOLATE DI PINO

30

MASSIMO RICCIARDI, GRAZIA APRILE, ASSUNTA ESPOSITO

esclusivamente dal muschio cosmopolita Hypnum cupressiforme Hedw. Sulla corteccia dei
pini sono del tutto assenti le specie tipicamente epifite. I substrati rocciosi, disseminati
nel sottobosco delle pinete, costituiscono, in assoluto, lambiente pi caratteristico per lo
sviluppo delle briofite, grazie alla ridotta competizione con le piante vascolari e la lettiera. Questi substrati possono spesso presentarsi interamente ricoperti di muschi tra i quali
i pi frequenti sono: Hypnum cupressiforme Hedw., Rhynchostegium confertum (Dicks.)
Bruch et al., Scorpiurum circinatum (Brid.) M. Fleisch. et Loeskee. Non sono inoltre rare
alcune epatiche a tallo fortemente aderente al substrato come Radula complanata (L.)
Dumort.
BOSCHI E PIANTE ISOLATE DI LATIFOGLIE

Colonie del lichene Parmelia conspersa


sulle lave a corda
foto di M. Fraissinet

Sulla corteccia delle latifoglie i licheni sono molto abbondanti; il tronco ed i rami di
questo tipo di piante non di rado ricoperto quasi completamente dai talli lichenici (per
lo pi crostosi) che, sebbene poco appariscenti, si sviluppano strettamente contigui luno
allaltro o addirittura si sovrappongono tra di loro.
Queste specie corticole sono inoltre molto numerose e di difficile riconoscimento per
la loro notevole uniformit di aspetto. In questa sede ci sembrato pertanto sufficiente
indicare quelle pi comuni o comunque maggiormente rappresentate sugli alberi e sugli
arbusti presenti nellarea vesuviana indicando il tipo di pianta su cui si incontrano pi frequentemente.
Sui tronchi e sui rami delle robinie (Robinia pseudacacia L.) si trovano soprattutto
Caloplaca luteoalba (Turner) Th. Fr., Lecanora pallida (Schreber) Rabenh. e Pertusaria leucostoma (Bernh.) Massal. dal tallo crostoso poco appariscente. Sulle roverelle (Quercus
pubescens Willd.) dominano Ramalina fastigiata (Pers.) Ach., Ramalina farinacea (L.)
Ach. costituite da ciuffi pendenti di elementi appiattiti di colore verde grigiastro chiaro,
cui si aggiunge spesso Parmotrema chinense (Osbeck) Hale et Ahti, a tallo foglioso di colore grigio chiaro a lobi arrotondati. La corteccia degli esemplari di noce comune (Juglans
regia L.) sparsi nei coltivi sono ricoperti da Parmelia borreri (Sm.) Turner e da Opegrapha
varia Pers.
Sulle numerose specie di fruttiferi coltivati nellarea vesuviana (albicocchi, peschi,
meli, susini, ecc.) le specie pi rappresentate sono Lecidella elaeochroma (Ach.) Haszel.,
Candelariella xanthostygma (Ach.) Lettau, entrambe a tallo giallastro, ma di aspetto crostoso nella prima e sotto forma di granulazioni sparse nella seconda. Frequente su questi
alberi anche Parmelia soredians Nyl., a tallo foglioso verde chiaro. Su piante legnose varie
vivono poi Hyperphyscia adglutinata Flrke e Physconia distorta (With.) Laundon,
entrambe a tallo foglioso grigiastro a lobi pi sottili delle Parmelie. A queste due specie
non di rado si aggiunge Pertusaria albescens (Huds.) M. Choisy et Werner, a tallo crostoso biancastro o grigio, spesso fessurato e ricoperto da granulazioni biancastre. I rami di
molti arbusti sono ricoperti da Evernia prunastri (L.) Ach. che si presenta in ciuffi pendenti costituiti da sottili lacinie nastriformi.
Nelle formazioni a latifoglie presente una notevole ricchezza e variabilit di
microambienti che consentono uno sviluppo di comunit briofitiche molto rigogliose.
Esse si insediano su differenti substrati come il suolo, le rocce o la corteccia degli alberi. Sul terreno le briofite sono scarsamente rappresentate per la presenza di una spessa lettiera che occupa gran parte del suolo. Le specie pi frequenti sono Brachythecium rutabulum (Hedw.) Bruch et al., B. velutinum (Hedw.) Bruch et al. e Hypnum cupressiforme
Hedw. specie forestali tipiche dei terreni umidi e ricchi di humus. Uno degli aspetti pi
interessanti rilevabili allinterno dei boschi dato dalle comunit sassicole che a causa
della ridotta competizione con le piante superiori, tendono a formare, su questo tipo di

LICHENI E BRIOFITE DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

31

substrato, dei popolamenti quasi puri. Le specie pi frequenti sono: Ctenidium molluscum
(Hedw.) Mitt., Homalothecium sericeum (Hedw.) Bruch et al., sulle rocce poste nei luoghi
pi umidi e ombrosi, diverse specie appartenenti al genere Grimmia, Tortula e Orthotrichum su quelle soleggiate.
Anche la corteccia degli alberi, ed in modo particolare quelle degli alberi pi vecchi,
costituisce un habitat preferenziale per le briofite. Le specie pi comuni che possiamo
ritrovare alla base degli alberi sono Hypnum cupressiforme Hedw., Scorpiurum circinatum
(Brid.) M. Fleisch. et Loeskee, Rhynchostegium confertum (Dicks.) Bruch et al. e Rhynchostegiella tenella (Dicks.) Limpr. Nelle parti alte del tronco si ritrovano con maggiore
frequenza le specie esclusivamente epifite come Leptodon smithii (Hedw.) Weber et D.
Mohr, dal caratteristico aspetto a piccolo gomitolo, Zygodon rupestris Schimp. ex Lorentz,
varie specie appartenenti al genere Orthotricum ed epatiche di piccolissime dimensioni
come Frullania dilatata (L.) Dumort. e Metzgeria furcata Raddi. Queste specie non mancano anche quando le piante si presentano isolate nei coltivi o negli ambienti antropizzati.

Numerose specie di licheni


ricoprono le rocce laviche
foto di M. Fraissinet

Oltre che sulla superficie del suolo nei boschi, i muschi, ancor pi dei licheni, colonizzano il terreno negli arbusteti e nelle aree scoperte anche in ambienti fortemente
antropizzati come i margini delle strade e dei sentieri. Le specie che vivono in questi
ambienti sono prevalentemente a ciclo annuale e possono essere notate soprattutto nel
periodo invernale-primaverile. In questi ambienti si ritrovano varie specie appartenenti al
genere Barbula, Didymodon, Bryum e Pottia, queste ultime di dimensioni che a volte non
superano i pochi millimetri. Un ruolo importante viene svolto dai muschi nella colonizzazione dei terreni scoperti interessati da incendi recenti. Su questi suoli frequente la
presenza di Funaria hygrometrica Hedw., un muschio che, dopo appena pochi mesi dallincendio, riesce a sviluppare estesi tappeti e ad assicurare, quindi, la rapida ricostituzione di una copertura vegetale (Esposito et al., 1999).

SUOLI DELLE AREE SCOPERTE

Cos come sulla corteccia delle latifoglie e forse ancor pi che su questo tipo di substrato, i licheni sono estremamente comuni e presenti con un notevole numero di specie
su ogni tipo di costruzione come pareti di edifici, muri di separazione e di contenimento, tetti di tegole, lastricati, ecc. soprattutto quando la manutenzione delle superfici di tali
opere non sia eccessivamente accurata.
Ulteriore punto di contato con i licheni delle cortecce il tipo di tallo che predomina nei licheni che si insediano sui manufatti e sulle opere murarie. Su queste ultime la
maggioranza delle specie presenti sono di tipo crostoso e hanno tallo poco consistente e
semipolveroso Non mancano, comunque, entit fogliose. Tra queste vanno innanzi tutto
ricordate la Xanthoria parietina (L.) Th. Fr. e la Lecanora muralis (Schreber) Rabenh., dai
talli fogliosi arancione cupo la prima e verde chiaro piuttosto pulverulento la seconda. Le
numerose specie crostose, su questi substrati, appartengono in prevalenza ai generi Caloplaca, Buellia, Verrucaria e Pertusaria.
Numerosi sono anche i muschi che, su questi substrati artificiali, trovano condizioni
di vita ottimali. Le specie prevalenti sono generalmente di piccole dimensioni ma riuniti
in folte colonie a formare estesi cuscinetti come nel caso delle specie appartenenti al genere Grimmia e Tortula, o tappeti come le varie entit appartenenti ai generi Bryum e
Barbula. Nei siti pi umidi possibile anche lo sviluppo di estese colonie di epatiche tra
le quali la specie pi comunemente ritrovata Lunularia cruciata (L.) Lindb. sul cui tallo
aderente strettamente al substrato si possono facilmente osservare i caratteristici organi a
scodelletta atti alla riproduzione vegetativa.

MURI ED ALTRI MANUFATTI

32

LA FLORA LICHENICA E BRIOFITICA


DEL SOMMA-VESUVIO

ELENCO FLORISTICO DEI LICHENI


DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

MASSIMO RICCIARDI, GRAZIA APRILE, ASSUNTA ESPOSITO

LLe prime notizie riguardanti i licheni del Somma-Vesuvio si trovano in alcuni contributi ormai antichi di Pasquale (1869), Licopoli (1873) e Jatta (1889-90; 1909-11) mentre notizie pi recenti sono riportate da Aprile (1980).
In base a questultimo lavoro stato redatto lelenco appresso riportato. In esso sono censite 148 entit per ciascuna delle quali vengono indicati lautore o gli autori dei ritrovamenti sul Somma-Vesuvio e la natura del substrato quando questo viene indicato.
Per quel che riguarda le briofite, i primi contributi a carattere floristico per larea vesuviana risalgono anchessi al secolo scorso e sono sempre opera di Pasquale (1869) e Licopoli (1873). Le accurate esplorazioni ed erborizzazioni condotte da questi due autori sono
testimoniate dalla ricca collezione di campioni derbario conservati presso il Dipartimento di Biologia Vegetale dellUniversit di Napoli. Notizie pi recenti sono riportate in una
brevissima nota di Maini (1963) sulle crittogame delle fumarole del Vesuvio. Un breve
elenco di muschi vesuviani stato pubblicato da Maiello (1967). Da diversi anni tali studi
sono stati da noi ripresi ma sono ancora in fase di elaborazione. Qui di seguito riportato lelenco floristico delle briofite (23 epatiche e 100 muschi) del Somma-Vesuvio redatto in base ai dati della letteratura. Per ciascuna entit viene indicato lautore o gli autori
dei ritrovamenti, la localit e il tipo di substrato se specificato.
Per la nomenclatura delle entit ci si attenuti alle recenti vedute di Nimis (1993).
Non si tenuto pertanto conto della nomenclatura seguita dagli Autori delle precedenti
segnalazioni.
Acarospora fuscata (Nyl.) Arnold
Aprile, 1980 (Ritrovata esclusivamente sui muri di un pozzo tra i vigneti ad Est della
Cappella Vecchia (Torre del Greco), m 150)
Acarospora trachitica Jatta
Jatta, 1889-90 (sulle trachiti: Torre del Greco); Jatta, 1909 (sulle trachiti presso Torre
del Greco)
Acarospora umbilicata Bagl.
Aprile, 1980 (muri a secco presso Cappella Vecchia (Torre del Greco) m 150);
Licopoli, 1873 (Tironi di S. Vito, Cappuccini della Torre)
Anaptychia ciliaris (L.) Krber
Pasquale, 1869 (Portici, Torre del Greco); Licopoli, 1873 (S. Vito, Torre del Greco su
rocce antiche e compatte); Jatta, 1889-90 (sui tronchi)
Arthonia cinnabarina (Garov.) Oxner
Jatta, 1889-90 (sui tronchi)
Arthonia endlicheri (Garov.) Oxner
Jatta, 1889-90 (sulle rocce vulcaniche)
Aspicilia cinerea (L.) Krber
Jatta, 1889-90 (sulle rocce)
Bacidia arnoldiana Krber
Licopoli, 1873 (rara)

LICHENI E BRIOFITE DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

33

Bacidia laurocerasi (Duby) Zahlbr.


Jatta, 1889-90 (sulle cortecce)
Bilimbia lignaria (Ach.) Massal.
Jatta, 1889-90 (sulle rocce)
Buellia canescens (Dicks.) DN.
Jatta, 1889-90 (sui tronchi)
Buellia dispersa Massal.
Jatta, 1889-90 (sulle rocce vulcaniche); Aprile 1980 (rocce e muri presso Cappella
Vecchia (Torre del Greco), m 150)
Buellia spuria (Schaer.) Anzi
Jatta, 1889-90 (sulle rocce)
Buellia stygmatea Krber (=Buellia punctata (Hoffm.) Massal.)
Jatta, 1889-90 (sui tronchi: Portici)
Caloplaca arenaria (Pers.) Mll. Arg.
Licopoli, 1873 (Camaldoli della Torre, Calastro, S. Vito, Piano delle Ginestre);
Jatta, 1889-90 (sulle rocce)
Caloplaca citrina (Hoffm.) Fr.
Pasquale, 1869 (sulle cortecce dei pini da pinoli)
Caloplaca ferruginea (Huds.) Fr.
Jatta, 1889-90 (sulle rocce)
Caloplaca herbidella (Hue) Magnusson
Jatta, 1889-90 (sui tronchi e tra i muschi)
Caloplaca interfulgens (Nyl.) Steiner
Aprile, 1980 (muri del pozzo di Sorgente Chianatelle, m 734)
Caloplaca luteoalba (Turner) Th. Fr.
Licopoli, 1873 (Piano delle Ginestre); Jatta, 1889-90 (sulle cortecce); sulle Robinie ai
bordi dello Stradello Demaniale, m 650; muri del pozzo di Sorgente Chianatelle, m 743;
Aprile, 1980 (cortecce degli alberi dei coltivi del versante Sud, m 150).
Candelariella aurella (Hoffm.) Zahlbr.
Aprile, 1980 (Sulle scorie delle lave del 1858, m 450, muri del pozzo Chianatelle, m 750 e altrove)
Candelariella vitellina (Hoffm.) Mll. Arg.
Licopoli, 1873 (Piano delle Ginestre e altrove); Jatta, 1889-90 (sulle rocce e sui tronchi)
Candelariella xanthostygma (Ach.) Lettau
Aprile, 1980 (sulle cortecce di albicocco nei coltivi del versante Sud presso Cappella
Vecchia, m 150; Bocche del 1760, m 300)
Catapyrenium cinereum (Pers.) Krber
Licopoli, 1873 (M. Somma, sulla sabbia, poco diffusa)

LICHENI
DEL PARCO NAZIONALE DEL

VESUVIO

34

LICHENI
DEL PARCO NAZIONALE DEL

VESUVIO

MASSIMO RICCIARDI, GRAZIA APRILE, ASSUNTA ESPOSITO

Catapyrenium squamulosum (Ach.) O. Breuss


Jatta, 1889-90 (sul terreno)
Catillaria chalibeia (Borrer) Massal.
Licopoli, 1873 (Atrio del Cavallo, Ottaviano sopra roccia antica leucitofirica, S. Vito, rara
anche ai Cappuccini della Torre); Jatta, 1889-90 (sulle rocce)
Chaenotheca furfuracea (L.) Tibell
Jatta, 1889-90 (sui rami secchi)
Cladonia convoluta (Lam.) Anders
Licopoli, 1871 (rara sulle lave); Jatta, 1889-90 (sul terreno)
Cladonia fimbriata (L.) Fr.
Jatta, 1889-90 (sul terreno)
Cladonia foliacea (Huds.) Willd.
Jatta, 1889-90 (sul terreno tra i muschi)
Cladonia furcata (Huds.) Schrad.
Aprile, 1980 (lave del 1858, m 500); Licopoli, 1873 (lave attigue alle selve del M. Somma
e della Vetrana); Jatta, 1889-90 (sul terreno tra i muschi)
Cladonia macilenta Hoffm.
Jatta, 1889-90 (sul terreno, nelle cavit delle rocce e negli incavi dei tronchi)
Cladonia pyxidata (L.) Hoffm.
Aprile, 1980 (rocce umide delle pinete del versante Sud, m 100-700); Jatta, 1889-90 (sul terreno)
Cladonia ramulosa (With.) Laundon
Aprile, 1980 (massi vulcanici, Bocche del 1760)
Cladonia rangiformis Hoffm.
Aprile, 1980 (pinete e boscaglie del versante Sud, m 150-600);
Jatta, 1889-90 (sul terreno)
Collema flaccidum (Ach.) Ach.
Licopoli, 1871 (sulla lava antica ombreggiata e umida);
Jatta, 1889-90 (sui tronchi e sulle rocce)
Collema tenax (Sw.) Ach.
Licopoli, 1873 (lungo le vie umide della zona inferiore); Jatta, 1889-90 (sul terreno)
Dermatocarpon leptophyllum (Ach.) G. Lange
Licopoli, 1873 (presso Torre del Greco, scarso sul M. Somma)
Diploschistes actinostomus (Ach.) Zahlbr.
Licopoli, 1873 (S. Vito)
Diploschistes ocellatus (Vill.) Norman
Pasquale, 1869 (via di S. Vito)

LICHENI E BRIOFITE DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

35

Diploschistes scruposus (Schreber) Norman


Muri a secco e rocce nelle pinete ai margini di Via Leopardi (m 150), Aprile, 1980 (intorno alle bocche del 1760, m 300); Licopoli, 1873 (presso Brancaccio sopra le lave del 1861)
Evernia prunastri (L.) Ach.
Aprile, 1980 (Comune nelle siepi e sui frutici)
Fuscidea cyatoides (Ach.) K. Wirt et Wezda
Jatta, 1889-90 (sulle rocce)
Haematomma ochroleucon (Necker) Laundon var. ochroleucon
Jatta, 1889-90 (sulle pietre vulcaniche)
Hyperphyscia adglutinata Flrke
Aprile, 1980 (sui tronchi nei coltivi del versante Sud)
Lecanactis dilleniana (Ach.) Krber
Jatta, 1889-90 (sulle rocce)
Lecania rabenhorstii (Hepp) Arn.
Licopoli, 1873 (Massa di Somma sopra i muri fabbricati con vecchie lave, frequente sul
tufo vulcanico presso Torre del Greco); Jatta, 1889-90 (sulle rocce)
Lecanora albescens (Hoffm.) Branth. et Rostr.
Aprile, 1980 (sui muri del pozzo di Sorgente Chianatelle, m 750; muri lungo le strade
presso Cappella Vecchia, m 150)
Lecanora atrosulphurea (Wahlenb.) Ach.
Aprile, 1980 (lave del 1858, m 400)
Lecanora campestris (Schaerer) Hue
Aprile, 1980 (nei giardini presso Cappella Orefici, m 150); Licopoli, 1873 (sopra Pugliano); Jatta, 1889-90 (sulle rocce)
Lecanora cenisia Ach.
Licopoli, 1873 (Tironi di S. Vito)
Lecanora chlarotera Nyl.
Aprile, 1980 (stradello Demaniale presso lOsservatorio Vesuviano, m 650, coltivi della
zona Cappella Nuova, m 160)
Lecanora dispersa (Pers.) Sommerf.
Aprile, 1980 (comune sui muri e sulle rocce presso Cappella Vecchia, m 150)
Lecanora handelii Steiner
Aprile, 1980 (muri di contenimento lungo la strada vesuviana, m 450)
Lecanora horiza (Ach.) Lindsay
Aprile, 1980 (cortecce di noce nei coltivi a S. Maria La Bruna, Cappella Nuova, m 150)
Lecanora marginata (Schaerer) Hertel et Rambold
Aprile, 1980 (Cappella Orefici, m 150)

LICHENI
DEL PARCO NAZIONALE DEL

VESUVIO

36

LICHENI
DEL PARCO NAZIONALE DEL

VESUVIO

MASSIMO RICCIARDI, GRAZIA APRILE, ASSUNTA ESPOSITO

Lecanora muralis (Schreber) Rabenh. var. subcartilaginea Poelt


Aprile, 1980 (frequente sui muri: Stradello Demaniale presso lOsservatorio Vesuviano,
m 650, muri delle abitazioni e di altri manufatti presso Cappella Vecchia (Torre del
Greco), m 150)
Lecanora muralis (Schreber.) Rabenh. s. l.
Licopoli, 1873 (Fortino Calastro a Torre del Greco); Jatta, 1889-90 (sulle rocce)
Lecanora pallida (Schreber) Rabenh.
Aprile, 1980 (sulle Robinie ai bordi dello Stradello Demaniale presso lOsservatorio
Vesuviano, m 650)
Lecanora pulicaris (Pers.) Ach.
Jatta, 1889-90 (sulle cortecce)
Lecanora subcarnea (Liljeblad) Ach.
Jatta, 1889-90 (sulle rocce vulcaniche)
Lecanora subfusca (L.) Ach. em. Hue
Licopoli, 1873 (frequente dovunque); Jatta, 1889-90 (sui tronchi degli olivi)
Lecanora valesiaca (Mll. Arg.) Stizenb.
Aprile, 1980 (muri presso la Sorgente Chianatelle, m 735)
Lecidea carnea Krber
Jatta, 1889-90 (sui tronchi degli arbusti: Portici)
Lecidea confluens (G. H. Weber) Ach.
Aprile, 1980 (Bocche del 1760, m 300)
Lecidea exigua Chaub.
Licopoli, 1873 (su lave antiche presso S. Vito)
Lecidea fuscoatra (L.) Ach.
Lave del 1858, m 450-500); Licopoli, 1871; Jatta, 1889-90 (sulle rocce vulcaniche)
Lecidea lurida Ach.
Jatta, 1889-90 (sul terreno)
Lecidella anomaloides (Massal.) Hertel et Kilias
Jatta, 1889-90 (sulle rocce)
Lecidella elaeochroma (Ach.) Haszel.
Aprile, 1980 (sulla corteccia degli alberi nei coltivi e nelle zone incolte dalla base alle zone
pi elevate; Stradello Demaniale presso 1Osservatorio Vesuviano, m 650); Licopoli, 1873
(frequente e diffusa dappertutto); Jatta, 1889-90 (sulle cortecce)
Leprocaulon microscopicum (Vill.) D. Hawksw.
Jatta, 1889-90 (sul terreno e sulle rupi vulcaniche)
Leptogium cyanescens (Rabenh.) Krber
Licopoli, 1873 (sulla sabbia compatta e umida, S. Vito)
Lobaria scrobiculata (Scop.) DC.
Jatta, 1889-90 (sui tronchi coperti di muschi)

LICHENI E BRIOFITE DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

37

Lobaria virens (With.) Laundon


Jatta, 1889-90 (sul terreno)
Micarea prasina Fr. (=Catillaria prasina (Fr.) Th. Fr.)
Jatta, 1889-90 (sui tronchi)
Mycobilimbia hypnorum (Libert.) Kalb et Haf.
Jatta, 1889-90 (sul terreno)
Mycobilimbia lobulata (Sommerf.) Haf.
Jatta, 1889-90 (sulle rocce)
Nephroma resupinatum (L.) Ach.
Pasquale, 1869 (M. Somma, Canteroni); Jatta, 1889-90 (sul terreno tra i muschi)
Ochrolechia parella (L.) Massal.
Aprile, 1980 (muri a secco a Nord delle bocche del 1760, m 300 e altrove su scorie laviche del versante Sud); Licopoli, 1873 (sopra Pugliano e presso Resina oggi Ercolano)
Ochrolechia tartarea (L.) Massal.
Jatta, 1889-90 (sulle rocce).
Opegrapha atra Pers.
Licopoli, 1873 (rara nella zona inferiore su lava antica); Jatta, 1889-90 (sulle cortecce)
Opegrapha rufescens Pers.
Jatta, 1889-90 (sulle cortecce)
Opegrapha rupestris Pers.
Licopoli, 1873 (Camaldoli, su lave antiche di aspetto tufaceo e sul tufo)
Opegrapha varia Pers.
Aprile, 1980 (sui tronchi di Juglans regia nei coltivi presso la Masseria S. Giorgio, Cappella Nuova, m 150)
Opegrapha vulgata Ach.
Jatta, 1889-90 (sulle cortecce)
Orphniospora moriopsis (Massal.) Th. Fr.
Aprile, 1980 (sui substrati rocciosi presso le abitazioni e nei coltivi presso Cappella
Vecchia (Torre del Greco), m 150)
Parmelia acetabulum (Necker) Duby
Jatta, 1889-90 (sui tronchi)
Parmelia borreri (Sm.) Turner
Aprile, 1980 (sulla corteccia degli alberi di noce nei coltivi a sud di Cappella Nuova,
m 150)
Parmelia caperata (L.) Ach.
Pasquale, 1869 (sulle lave e sui tronchi degli ulivi); Licopoli, 1873 (S. Vito sulle rocce
antiche); Jatta, 1889-90 (sui tronchi)

LICHENI
DEL PARCO NAZIONALE DEL

VESUVIO

38

LICHENI
DEL PARCO NAZIONALE DEL

VESUVIO

MASSIMO RICCIARDI, GRAZIA APRILE, ASSUNTA ESPOSITO

Parmelia conspersa (Ach.) Ach.


Aprile, 1980 (comunissima sulle lave specie quelle del 1858, m 250-600);
Jatta, 1889-90 (sulle rocce)
Parmelia delisei (Duby) Nyl.
Aprile, 1980 (muri a secco a Nord delle bocche del 1760, m 300)
Parmelia pulla Ach.
Aprile, 1980 (sulle lave del 1858, m 450); Licopoli, 1873 (Cappuccini della Torre);
Jatta, 1889-90 (sulle rocce)
Parmelia quercina (Willd.) Vainio
Pasquale, 1869 (Portici sui tronchi degli olivi); Jatta, 1889-90 (sui tronchi)
Parmelia saxatilis (L.) Ach.
Jatta, 1889-90 (comune sulle rocce e sui tronchi)
Parmelia soredians Nyl.
Aprile, 1980 (sui pali di sostegno e sulle cortecce degli albicocchi a Cappella Vecchia
(Torre del Greco), m 150)
Parmotrema chinense (Osbeck) Hale et Ahti
Pasquale, 1869 (sui tronchi); Jatta, 1889-90 (sui tronchi); Aprile, 1980 (sui tronchi
di Quercus pubescens al Vallone della Profica presso Terzigno, m 250)
Peltigera canina (L.) Willd.
Jatta, 1889-90 (sul terreno)
Pertusaria albescens (Huds.) M. Choisy et Werner
Aprile, 1980 (sui tronchi di specie legnose diverse nelle pinete del versante Sud)
Pertusaria hymenea (Ach.) Schaerer
Licopoli, 1873 (S. Vito, rara); Jatta, 1889-90 (sui tronchi)
Pertusaria lactea (L.) Arnold
Pasquale, 1869 (S. Vito e altrove, comunissima)
Pertusaria leucostoma (Bernh.) Massal.
Aprile, 1980 (sulle Robinie ai bordi dello Stradello Demaniale ad Est dellOsservatorio
Vesuviano, m 650)
Pertusaria ocellata (Wallr.) Krber s.l.
Aprile, 1980 (muri di contenimento sulla strada vesuviana, m 450)
Pertusaria pertusa auct.
Aprile, 1980 (sulla corteccia di latifoglie nelle boscaglie del versante Sud)
Pertusaria pertusa auct. var. rupestris (DC.) Dalla Torre et Sarnth.
Pasquale, 1869 (M. Somma)
Pertusaria rupicola (Fr.) Harm.
Jatta, 1889-90 (sulle rocce vulcaniche)

LICHENI E BRIOFITE DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

39

Phaeophyscia orbicularis (Necker) Moberg


Jatta, 1889-90 (sui tronchi)
Phlyctis agalaea (Ach.) Flotow
Jatta, 1889-90 (sulle cortecce)
Physcia adscendens (Fr.) H. Olivier
Aprile, 1980 (comune su diversi substrati nella fascia basale)
Physcia caesia Frnrohr var. caesia
Pasquale, 1869 (sui tronchi degli olivi: Portici)
Physcia stellaris (L.) Nyl. em. Harm.
Pasquale, 1869 (sui tronchi degli olivi: Portici); Licopoli, 1873 (rara sulle vecchie lave di S. Vito)
Physcia tenella (Scop.) DC.
Pasquale, 1869; Jatta, 1889-90 (comune sui tronchi e sui frutici)
Physconia distorta (With.) Laundon
Aprile, 1980 (sulle querce nelle siepi presso Cappella Vecchia, m 150; al Vallone della
Profica sopra Terzigno, m 250); Jatta, 1889-90 (sui tronchi)
Physconia grisea (Lam.) Poelt subsp. grisea
Jatta, 1889-90 (sui tronchi)
Platismatia glauca (L.) W. Culb. et C. Culb.
Pasquale, 1869 (ad olearum truncos: Regi Parchi)
Porpidia albocaerulescens ( Jacq.) Hertel et Knop
Aprile, 1980 (lave del 1858, m 500, M. Somma, Stradello Demaniale, m 700)
Porpidia macrocarpa (DC.) Hertel et Schwab
Licopoli, 1873 (frequente su ogni tipo di rocce)
Protoparmelia badia (Hoffm.) Haf.
Jatta, 1889-90 (sulle rocce basaltiche)
Ramalina farinacea (L.) Ach.
Aprile, 1980 (Vallone della Profica sopra Terzigno sulle cortecce di Quercus pubescens,
m 250); Pasquale, 1869 (Portici, sui tronchi degli ulivi)
Ramalina fastigiata (Pers.) Ach.
Aprile, 1980 (Vallone della Profica, sulle cortecce di Quercus pubescens, m 250)
Ramalina pollinaria (Westr.) Ach.
Jatta, 1889-90 (sui tronchi: Portici)
Rhizocarpon petraeum (Wulfen) Massal.
Jatta, 1889-90 (sulle rocce)
Rinodina caesiella (Flrke) Krber
Jatta, 1889-90 (sulle rocce vulcaniche)

LICHENI
DEL PARCO NAZIONALE DEL

VESUVIO

40

LICHENI
DEL PARCO NAZIONALE DEL

VESUVIO

MASSIMO RICCIARDI, GRAZIA APRILE, ASSUNTA ESPOSITO

Rinodina exigua (Ach.) Gray


Licopoli, 1873 (rara sulle lave antiche e recenti)
Rinodina lecanorina Massal.
Jatta, 1889-90 (sulle rocce)
Rinodina turfacea (Wahlenb.) Krber
Jatta, 1889-90 (sulle rocce)
Sarcogyne clavus (DC.) Krempelh.
Aprile, 1980 (Lave del 1858, m 400)
Sarcogyne regularis Krber
Licopoli, 1873 (Camaldoli della Torre sopra scorie dure e di aspetto polveroso);
Jatta, 1889-90 (sulle rocce)
Scoliciosporum umbrinum (Ach.) Arnold
Aprile, 1980 (Stradello Demaniale, M. Somma, m 750); Jatta, 1889-90 (sulle rocce)
Solorina saccata (L.) Ach.
Pasquale, 1869 (M. Somma)
Sphinctrina tubiformis Massal. var. epielachista Bagl. et Car.
Licopoli, 1873 (rarissima su lave recenti alla Cercola, meno rara su quelle di Calastro e
dei Cappuccini della Torre)
Squamarina lentigera (G. H. Weber) Poelt
Jatta, 1889-90 (sul terreno con i muschi)
Stereocaulon condensatum Hoffm.
Licopoli, 1873 (lave del 1861 ed Atrio del Cavallo); Jatta, 1889-90 (sulle rocce
vulcaniche)
Stereocaulon vesuvianum Pers.
Aprile, 1980 (ampiamente diffuso soprattutto sulle lave recenti); Pasquale, 1869 (sulle
lave recenti); Licopoli, 1873 (abbondante dappertutto sulle scorie antiche e recenti);
Jatta, 1889-90 (sulle rocce vulcaniche).
Tephromela armeniaca (DC.) Hertel et Rambold
Aprile, 1980 (Lave del 1858, m 500)
Tephromela atra (Huds.) Haf. s. l.
Licopoli, 1873 (Branchini a S. Vito su lave antiche)
Thrombium epigaeum (Ach.) Wallr.
Jatta, 1889-90 (sul terreno)
Toninia aromatica (Sm.) Massal.
Licopoli, 1873 (sopra Pugliano sulla lava del 1851 e su altre pi antiche presso Torre
del Greco); Jatta, 1889-90 (sulle rocce e sui tufi)
Toninia cinereovirens (Schaerer) Massal.
Pasquale, 1869 (sui sassi ricoperti di terra)

LICHENI E BRIOFITE DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

41

Toninia diffracta (Massal.) Zahlbr.


Licopoli, 1873 (M. Somma, lave e sabbie vulcaniche); Jatta, 1889-90 (sulle rocce e sul terreno)

LICHENI

Toninia sedifolia (Scop.) Timdal


Licopoli, 1873 (M. Somma, lave e sabbie vulcaniche); Jatta, 1889-90 (ad terram muscosam)
Toninia tristis (Th. Fr.) Th. Fr. s. l.
Jatta, 1889-90 (sul terreno)
Trapelia mooreana (Carroll) P. James
Aprile, 1980 (scorie laviche, Cappella Orefici, m 150 e altrove sul versante Sud)
Verrucaria apatela (Massal.) Trevisan
Aprile, 1980 (M. Somma, sorgente Chianatelle: sui muri, m 750)
Verrucaria muralis Ach.
Aprile, 1980 (sui muri di contenimento lungo la strada vesuviana, m 450); Licopoli, 1873
(sulle lave della contrada Scognamiglio); Jatta, 1889-90 (sulle rocce e sui tufi)
Verrucaria nigrescens Pers.
Jatta, 1889-90 (sulle rocce e sui muri)
Verrucaria tectorum (Massal.) Krber
Aprile, 1980 (M. Somma, sorgente Chianatelle: sui muri, m 750)
Verrucaria viridula (Schaerer) Ach.
Licopoli, 1873 (Scognamiglio sopra Torre del Greco su lava antica e compatta);
Jatta, 1889-90 (sui muri e sui tufi: Torre del Greco)
Xanthoria parietina (L.) Th. Fr.
Aprile, 1980 (dovunque sui muri e sui tetti oltre che sulle cortecce specialmente nei
coltivi); Licopoli, 1873; Jatta, 1889-90 (dovunque)
Per la nomenclatura delle entit ci si attenuti alle recenti vedute di Cortini Pedrotti (1992) per i muschi e Aleffi & Schumacker (1995) per le epatiche. Non stata pertanto
riportata la nomenclatura seguita dagli Autori delle precedenti segnalazioni
Anthoceros punctatus L.
Pasquale, 1869 (boschi del M. Somma)
Cololejeunea minutissima (Sm.) Schiffn.
Pasquale, 1869 (tronchi degli alberi, Regi Parchi di Portici)
Conocephalum conicum (L.) Underw.
Pasquale, 1869 (rarissima, Ercolano)
Corsinia coriandrina (Spreng.) Lindb.
Pasquale, 1869 (comune e abbondante); Licopoli, 1873 (Pugliano, Cappuccini
della Torre, Torre del Greco)
Fossombronia pusilla (L.) Nees
Pasquale, 1869 (M. Somma)

ELENCO FLORISTICO DELLE BRIOFITE


DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

EPATICHE

42

EPATICHE
VESUVIO

DEL PARCO NAZIONALE DEL

MASSIMO RICCIARDI, GRAZIA APRILE, ASSUNTA ESPOSITO

Frullania dilatata (L.) Dumort.


Pasquale, 1869 (tronchi degli alberi)
Frullania tamarisci (L.) Dumort.
Pasquale, 1869 (sui tronchi di leccio, Parco di Portici e Favorita); Licopoli, 1873
(Selva della Vetrana, su rocce ombreggiate)
Lophocolea bidentata (L.) Dumort.
Pasquale, 1869 (Ercolano)
Lunularia cruciata (L.) Lindb.
Pasquale, 1869 (comunissima sul terreno e sulle rocce); Licopoli, 1873 (diffusa dappertutto nelle bassure)
Mannia androgyna (L.) A. Evans
Pasquale, 1869; Licopoli, 1873 (sui massi nelle selve e macerie antiche)
Marchantia polymorpha L.
Maini, 1963 (nei pressi delle fumarole lungo la parete interna di S-E del cratere)
Metzgeria furcata Raddi
Pasquale, 1869 (sui tronchi di leccio, Parco di Portici)
Oxymitra incrassata (Brot.) Sergio et Sim Sim
Pasquale, 1869; Licopoli, 1873 (su vecchie lave)
Preissia quadrata (Scop.) Nees
Pasquale, 1869 (Torre del Greco)
Radula complanata (L.) Dumort.
Pasquale, 1869 (Boschi del M. Somma); Licopoli, 1873 (su lave antiche)
Reboulia hemisphaerica Raddi
Pasquale, 1869 (comune nelle selve); Licopoli, 1873 (diffusa nelle basse pendici,
Punta Nasone su rocce esposte a nord)
Riccia ciliata Hoffm.
Pasquale, 1869 (Granatello, Torre del Greco)
Riccia ciliifera Link ex Lindenb.
Pasquale, 1869 (comune sul terreno, Portici, Torre del Greco)
Riccia lamellosa Raddi
Pasquale, 1869 (Pugliano, Granatello, Marina e Tironcelli di Torre del Greco)
Scapania compacta (Roth.) Dumort.
Pasquale, 1869 (M. Somma); Licopoli, 1873 (Selvetta della Vetrana, Ottaviano,
su rocce antiche in siti ombreggiati)
Sphaerocarpos michelii Bellardi
Pasquale, 1869 (Reale Parco di Portici); Licopoli, 1873 (Portici, S. Vito)

LICHENI E BRIOFITE DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

43

Phaeoceros laevis (L.) Prosk.


Pasquale, 1869; Licopoli, 1871 (Torre del Greco, Ottaviano, S. Vito)

EPATICHE
DEL PARCO NAZIONALE DEL

VESUVIO

Targionia hypophylla L.
Pasquale, 1869 (comune sulle rocce); Licopoli, 1873 (su lave antiche, su ceneri e detrito)
Aloina aloides (Schultz) Kindb.
Pasquale, 1869 (in muris); Licopoli, 1873 (Ottaviano, Cercola)
Aloina rigida (Hedw.) Limpr.
Licopoli, 1873 (sulle lave antiche e sui muri)
Anomobryum julaceum (P. Gaertn. et al.) Schimp.
Pasquale, 1869 (sulle rocce e sulle lave)
Barbula convoluta Hedw.
Pasquale, 1869 (frequente sul terreno e sulla sabbia); Maiello, 1967 (Strada Matrone)
Barbula convoluta Hedw. var. commutata ( Jur.) Husn.
Pasquale, 1869
Barbula unguiculata Hedw.
Pasquale, 1869
Bartramia ithyphylla Brid.
Licopoli, 1873 (Sopra Pugliano, Somma, Ottaviano, S. Vito)
Bartramia pomiformis Schwaegr.
Licopoli, 1873 (comunissima)
Bartramia stricta Brid.
Pasquale, 1869 (S. Vito, Torre del Greco, M. Somma)
Brachythecium albicans (Hedw.) Bruch. et al.
Maiello, 1967 (piazzale a quota 1000)
Trattasi di specie a distribuzione subboreale la cui presenza sul territorio vesuviano
andrebbe ulteriormente indagata in quanto rappresenterebbe la prima segnalazione per la
regione Campania.
Brachythecium rutabulum (Hedw.) Bruch et al.
Pasquale, 1869 (sui suoli ombreggiati, Regi Parchi); Licopoli, 1873
Brachythecium velutinum (Hedw.) Bruch et al.
Pasquale, 1869 (rocce vulcaniche e tronchi, Regi Parchi)
Bryum argenteum Hedw.
Pasquale, 1869 (abbondante sul suolo nudo); Licopoli, 1873 (Monticelli, sulle scorie
e sulla sabbia); Maiello, 1967 (Valle del Gigante)
Bryum bicolor Dicks.
Pasquale, 1869; Licopoli, 1873 (Camaldoli della Torre, Tironi di S. Vito)

MUSCHI
DEL PARCO NAZIONALE DEL

VESUVIO

44

DEL PARCO NAZIONALE DEL

MUSCHI
VESUVIO

MASSIMO RICCIARDI, GRAZIA APRILE, ASSUNTA ESPOSITO

Bryum caespiticium Hedw.


Pasquale, 1869 (abbondante sul terreno e sulle rocce)
Bryum canariense Brid. var. provinciale (H. Phil.) Husn.
Maini, 1963 (nei pressi delle fumarole lungo la parete interna S-E del cratere)
Bryum capillare Hedw.
Pasquale, 1869 (Portici, Canteroni, Somma, ec.); Licopoli, 1873 (S. Vito, rara);
Maiello, 1967 (Valle del Gigante, stazione inf. seggiovia, baracche su Strada Matrone)
Bryum erythrocarpum Schwgr.
Maiello, 1967 (inizio Strada Matrone)
Entit appartenente ad un complesso estremamente polimorfo costituito da 9 specie,
delle quali solo due presenti in Campania. Ulteriori ricerche sarebbero quindi necessarie
per confermare la presenza di questa specie sul Vesuvio.
Bryum mildeanum Jur.
Maiello, 1967 (piazzale a quota 1000, stazione inf. seggiovia, Bosco Tirone)
Si tratta di una specie suboceanica molto rara sul territorio italiano. La presenza nellarea
vesuviana risulta dubbia e meriterebbe ulteriori approfondimenti in quanto rappresenta la
prima segnalazione per la regione Campania.
Bryum torquescens Bruch et Schimp.
Pasquale, 1869 (comune e abbondante presso Somma, Ottaviano, Tironi)
Coscinodon cribrosus (Hedw.) Spruce
Pasquale, 1869 (al ciglione presso la punta del Nasone); Licopoli, 1873
(negli atri su lave antiche)
Cryphaea heteromalla (Hedw.) D. Mohr
Pasquale, 1869 (sui tronchi degli alberi M. Somma)
Ctenidium molluscum (Hedw.) Mitt.
Pasquale, 1869 (Reale Parco di Portici, boschi di Somma)
Dicranella varia (Hedw.) Schimp.
Pasquale, 1869 (Torre del Greco); Licopoli, 1873 (Torre del Greco, Piana del Mauro)
Dicranoweisia cirrata (Hedw.) Lindb. ex Milde
Licopoli, 1873 (Resina, rara)
Dicranum tauricum Sapjegin
Licopoli, 1873 (In vicinanza dei coltivi, rara)
Didymodon acutus (Brid.) K. Saito
Licopoli, 1873 (Branchini presso Schiappe)
Didymodon fallax (Hedw.) R. H. Zander
Pasquale, 1869; Licopoli, 1873 (S. Sebastiano, Ottaviano, S. Vito)
Didymodon insulanus (De Not.) M.O. Hill
Maiello, 1967 (Colle Umberto, strada prov. Ercolano)

LICHENI E BRIOFITE DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

45

Didymodon tophaceus (Brid.) Lisa


Maiello, 1967 (bordo cratere, Strada Matrone, Bosco Tirone)
Didymodon vinealis (Brid.) R. H. Zander
Pasquale, 1869 (comune nella regione vesuviana); Licopoli, 1873 (Cappuccini della Torre,
Fosso di Faraone); Maiello, 1967 (Atrio del Cavallo)
Ditrichum subulatum Hampe
Maini, 1963 (nei pressi delle fumarole lungo la parete interna S-E del cratere)
Encalypta streptocarpa Hedw.
Pasquale, 1869 (via dell'Osservatorio a S. Vito); Licopoli, 1873 (S. Vito)
Encalypta vulgaris Hedw.
Pasquale, 1869 (rarissima)
Epipterygium tozeri (Grev.) Lindb.
Licopoli, 1873
Eurhynchium praelongum (Hedw.) Bruch. et al. var. stockesii (Turner) Dixon
Pasquale, 1869 (Somma, Regi Parchi); Licopoli, 1873 (Cercola, S. Vito, su lave antiche
giacenti su terreno umifero)
Eurhynchium pulchellum (Hedw.) Jenn.
Licopoli, 1873 (selve di Ottaviano, su rocce antiche)
Eurhynchium striatum (Hedw.) Schimp.
Pasquale, 1869 (Canteroni, Somma); Licopoli, 1873 (Selvetta della Vetrana, su lava antica)
Fabronia pusilla Raddi
Pasquale, 1869 (sui tronchi di leccio, Reale Parco di Portici)
Fissidens bryoides Hedw.
Pasquale, 1869 (sui sassi e sul terreno ombreggiati, rara)
Fissidens dubius P. Beauv.
Pasquale, 1869 (sui sassi e sulle lave, S. Vito, Regi Parchi di Portici)
Fissidens exilis Hedw.
Licopoli, 1873 (Branchini, rara)
Fissidens taxifolius Hedw.
Pasquale, 1869 (Canteroni, Somma); Licopoli, 1871 (Piano delle Ginestre, nelle anfrattuosit delle scorie e su cenere umida e ombreggiata)
Funaria hygrometrica Hedw.
Pasquale, 1869 (ampiamente diffusa su tutto il Vesuvio); Licopoli, 1873 (Branchini,
Monticelli, su lave e ceneri); Maiello, 1967 (inizio Strada Matrone)
Funaria muhlenbergii Turner
Pasquale, 1869 (ampiamente diffusa su tutto il Vesuvio, Torre del Greco e Ottaviano),
Licopoli, 1873 (frequente nella zona media)

MUSCHI
DEL PARCO NAZIONALE DEL

VESUVIO

46

DEL PARCO NAZIONALE DEL

MUSCHI
VESUVIO

MASSIMO RICCIARDI, GRAZIA APRILE, ASSUNTA ESPOSITO

Grimmia anodon Bruch et Schimp.


Licopoli, 1873 (Contrada Donna)
Grimmia elongata Kaulf
Licopoli, 1873 (Tironi di S. Vito)
Grimmia funalis (Schwaegr.) Bruch et Schimp.
Maiello, 1967 (strada prov. Ercolano)
Specie subartico-alpina poco frequente sui rilievi dellItalia centro-settentrionale. La
segnalazione per il territorio vesuviano risulta pertanto dubbia e meriterevole di ulteriori
approfondimenti in quanto rappresenterebbe la prima segnalazione sia per la Campania
che per lItalia meridionale.
Grimmia laevigata (Brid.) Brid.
Pasquale, 1869 (Torre del Greco); Licopoli, 1873 (Cappuccini della Torre e S. Vito)
Grimmia orbicularis Bruch ex Wilson
Maiello, 1967 (Colle Umberto, Eremo, strada prov. Ercolano)
Grimmia pulvinata (Hedw.) Sm.
Pasquale, 1869 (sulle lave antiche, tra Mauro e Pompei); Licopoli, 1873 (Somma, su lave
antiche); Maiello, 1967 (stazione inf. seggiovia)
Grimmia tergestina Tomm. ex Bruch et al.
Pasquale, 1869 (M. Somma); Licopoli, 1873 (Atrio del Cavallo, Tironi di S. Vito)
Gyroweisia reflexa (Brid.) Schimp.
Licopoli, 1873 (Monticelli, molto diffusa)
Habrodon perpusillus (De Not.) Lindb.
Pasquale, 1869 (sui tronchi, Camaldoli)
Homalothecium sericeum (Hedw.) Bruch et al.
Pasquale, 1869 (sui sassi e sui tronchi, Mauro, Somma); Licopoli, 1871 (Fosso di Faraone)
Hypnum cupressiforme Hedw.
Pasquale, 1869 (alla base dei tronchi, abbondante); Licopoli, 1873 (Somma, presso
la Vetrana); Maiello, 1967 (Colle Umberto, baracche su Strada Matrone)
Leucodon sciuroides (Hedw.) Schwagr.
Pasquale, 1869
Leptobryum pyriforme (Hedw.) Wilson
Maini, 1963 (nei pressi delle fumarole lungo la parete interna S-E del cratere)
Leptodon smithii (Hedw.) Weber et D. Mohr
Pasquale, 1869 (sui tronchi di leccio, Regi Parchi di Portici e Barra)
Orthotrichum diaphanum Brid.
Pasquale, 1869 (sui tronchi di querce, Mauro); Maiello, 1967 (baracche su Strada Matrone)
Orthotrichum urnigerum Myrin
Pasquale, 1869 (sui tronchi, rara)

LICHENI E BRIOFITE DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

Philonotis fontana (Hedw.) Brid.


Licopoli, 1873 (S. Vito, rara)
Philonotis marchica (Hedw.) Brid.
Pasquale, 1869 (Ottaviano a Campitello e parte superiore del M. Somma)
Philonotis rigida Brid.
Licopoli, 1873 (frequente nelle basse pendici)
Physcomitrium pyriforme (Hedw.) Brid.
Pasquale, 1869 (Reale Parco di Portici)
Plagiomnium undulatum (Hedw.) T. J. Kop
Licopoli, 1873 (luoghi umidi delle basse pendici)
Pleuridium acuminatum Lindb.
Pasquale, 1869 (Tironcelli, Reale Parco di Portici alloliveto)
Pleurochaete squarrosa (Brid.) Lindb.
Pasquale, 1869 (sopra Pugliano)
Pogonatum aloides (Hedw.) Beauvais
Pasquale, 1869 (M. Somma); Licopoli, 1871 (Tironi di S. Vito, rara)
Pohlia elongata Hedw.
Licopoli, 1871 (Cercola, Fosso del Faraone, Atrio del Cavallo, Somma)
Pohlia melanodon (Brid.) A. J. Shaw
Pasquale, 1869 (nelle vallecole del M. Somma, rarissima); Licopoli, 1873
(Monticelli, rara)
Polytrichum longisetum Sw. ex Brid.
Licopoli, 1873
Pottia bryoides (Dicks.) Mitt.
Pasquale, 1869 (Granatello)
Pottia recta (With.) Mitt.
Pasquale, 1869 (Tironcelli di Torre del Greco, Granatello)
Pottia starkeana (Hedw.) Mull. Hal.
Pasquale, 1869 (Granatello presso la villa di Portici)
Pseudocrossidium hornschuchianum (Schultz) R. H. Zander
Maiello, 1967 (bordo cratere)
Pseudocrossidium revolutum ( Brisd.) R. H. Zander
Pasquale, 1869
Pterigynandrum filiforme Hedw.
Pasquale, 1869 (sui tronchi di leccio Real Parco di Portici)

47

MUSCHI
DEL PARCO NAZIONALE DEL

VESUVIO

48

DEL PARCO NAZIONALE DEL

MUSCHI
VESUVIO

MASSIMO RICCIARDI, GRAZIA APRILE, ASSUNTA ESPOSITO

Pterogonium gracile (Hedw.) Sm.


Pasquale, 1869 (sui tronchi e sul terreno dei boschi, Mauro, Reale Parco di Portici
e Favorita)
Rhizomnium punctatum (Hedw.) T. J. Kop
Pasquale, 1869 (Ottaviano a Campitello)
Rhynchostegiella tenella (Dicks.) Limpr.
Pasquale, 1869 (Reale Parchi di Portici)
Rhynchostegium confertum (Dicks.) Bruch et al.
Pasquale, 1869 (Reale Parco di Portici)
Rhynchostegium megapolitanum (Weber et D. Mohr)
Maiello, 1967 (stazione inf. seggiovia)
Scleropodium purum (Hedw.) Limpr.
Pasquale, 1869 (Reale Parco di Portici); Licopoli, 1871 (Tironi di S. Vito)
Scleropodium touretii (Brid.) C. F. Koch
Pasquale, 1869 (via dellOsservatorio, Reale Parco di Portici); Maiello, 1967 (Strada Matrone)
Scorpiurum circinatum (Brid.) M. Fleisch. et Loeskee
Pasquale, 1869 (Reale Parco di Portici, e della Favorita)
Seligeria pusilla (Hedw.) Bruch et al.
Pasquale, 1869 (sul terreno su tutto il Vesuvio)
Thamnobryum alopecurum (Hedw.) Gangulee
Pasquale, 1869 (M. Somma, rarissima)
Timmiella anomala (Bruch et Schimp.) Limpr.
Pasquale, 1869 (Torre del Greco, Ercolano)
Tortula canescens Mont.
Pasquale, 1869 (Torre del Greco)
Tortula cuneifolia (Dicks.) Turner
Pasquale, 1869 (sul terreno e sui tronchi)
Tortula laevipila var. laevipila (Brid.) Schwagr.
Pasquale, 1869
Tortula laevipila (Brid.) Schwagr. var. laevipiliformis (De Not.) Limpr.
Pasquale, 1869 (sui sassi e sui tronchi, Reale Parco di Portici e Torre del Greco)
Tortula marginata (Bruch et Schimp.) Spruce
Pasquale, 1869 (sui muri nei campi e sulle sabbie vulcaniche)
Tortula muralis Hedw.
Pasquale, 1869 (sui muri e sui sassi, abbondante); Licopoli, 1873 (Ottaviano, su rocce
laviche antiche entro le selve)

LICHENI E BRIOFITE DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

49

Tortula ruralis (Hedw.) P. Gaertn. et al.


Pasquale, 1869 (sui sassi dei muri a secco ai Cappuccini di Torre del Greco, rara)

MUSCHI
DEL PARCO NAZIONALE DEL

Trematodon longicollis Michx.


stato raccolto ai margini di alcune fumarole presenti lungo le pareti interne del cratere
da La Valva. I campioni di tale raccolta (26-10-1975) sono custoditi presso lerbario del
Dipartimento di Biologia vegetale dellUniversit di Napoli Federico II.
La presenza di questa specie riveste un notevole significato fitogeografico. In tutto il bacino del Mediterraneo essa stata, finora, ritrovata solo in tre localit: nellisola di Ischia,
nel cratere della Solfatara ai Campi Flegrei e a Creta. Essa si insedia in stazioni con condizioni microambientali caldo-umide quali appunto, quelle che si rinvengono in prossimit delle bocche delle fumarole.
Per quanto riguarda le stazioni del cratere del Vesuvio, va precisato che, allo stato attuale, non siamo in grado di riconfermare la presenza di questo muschio poich le aree interessate sono state profondamente modificate e rese inaccessibili dalle recenti frane.
Weissia brachycarpa (Nees et Hornsch.) Jur.
Pasquale, 1869 (lungo i sentieri)
Weissia controversa Hedw.
Pasquale, 1869 (Torre del Greco) Licopoli, 1873 (Camaldoli della Torre, Cercola,
Monticelli, frequente sulle lave antiche e recenti)
Zygodon rupestris Schimp. ex Lorentz
Pasquale, 1869 (sui tronchi di leccio, Real Parco di Portici, al bosco del Mauro)

ALEFFI M. & SCHUMACKER R., 1995 Check-list and red-list of the liverworts (Marchantiophyta) and
hornworts Anthocerotophyta) of Italy. Flora Mediterranea, 5: 73-161.
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BIBLIOGRAFIA

VESUVIO

Ginestre e pini di rimboschimento


lungo il versante meridionale del Gran Cono
foto di M. Ricciardi

O. PICARIELLO, N. DI FUSCO & M. FRAISSINET ( EDS .), 2000


ELEMENTI DI BIODIVERSIT DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO (pp. 51-65)

51

LA FLORA E LA VEGETAZIONE DEL SOMMA-VESUVIO


THE FLORA AND VEGETATION OF THE SOMMA-VESUVIUS VOLCANIC COMPLEX
Massimo Ricciardi1, Stefano Mazzoleni1, Vincenzo La Valva2
1 Dipartimento di Arboricoltura, Botanica e Patologia vegetale. Universit di Napoli Federico II. Via Universit, 100, I-80055 Portici (Napoli).

E-mail: masricci@unina.it
2 Dipartimento di Scienze Ambientali, Facolt di Scienze Ambientali, Seconda Universit di Napoli. Via Vivaldi, 43, I-81100 Caserta.

E-mail: vincenzo.la valva@unina2.it

RIASSUNTO

SUMMARY

Q
Questo capitolo illustra i lineamenti essenziali della flora e della vegetazione del
Somma-Vesuvio. Informazioni sulla flora vesuviana si trovano gi nelle opere degli autori
dellantichit classica e testimonianze in proposito ci provengono anche dalle pitture e dai
resti di piante dissepolti negli edifici sotterrati dalleruzione del 79 d.C. ( Jashemski, 1979;
Ricciardi & Aprile, 1982). Dopo le notizie dovute ai prelinneani Imperato (1599) e Colonna (1616), informazioni pi esaurienti sulla flora vesuviana si trovano nellopera di Michele Tenore (1811-38; 1830) e soprattutto nei due dettagliati contributi pubblicati da Pasquale (1840, 1869) mentre Licopoli (1873) riferisce delle crittogame che crescono sulle lave
vesuviane.
Conoscenze aggiornate sul popolamento floristico del Somma-Vesuvio figurano in una
recente pubblicazione dovuta a Ricciardi et al., (1986). Questi autori hanno accertato la presenza di 610 entit mentre non sono state pi ritrovate 293 specie riportate in passata da
altri studiosi. Questo impoverimento della flora vesuviana riconducibile allaccentuarsi
dellantropizzazione verificatasi soprattutto negli ultimi decenni. Tra le piante del SommaVesuvio abbondano le specie annuali, seguite dalle piante erbacee perenni, dagli alberi e
dagli arbusti. Notevole lincidenza delle specie mediterranee e di quelle ad ampia distribuzione mentre solo 18 sono le specie endemiche pi o meno rare il cui basso numero va
forse ricondotto alla recente origine di questo complesso vulcanico.
Lassenza di manifestazioni dopo leruzione del 1944 ha determinato nellarea un rapido e massiccio intensificarsi dellantropizzazione anche a quote relativamente elevate.
Infatti, mentre in basso si verificato un notevole aumento dellurbanizzazione, alle quote
medio-alte sono stati effettuati rimboschimenti non sempre coerenti con lambiente vulcanico. Da tali fenomeni si sono salvati, sia pure in ridotta misura, solo i lapilli e le ceneri delle
pendici del Gran Cono Vesuviano, gran parte delle lave del 1944 e alcuni tratti delle colate del 1906 e del 1858 dove sono presenti interessanti aspetti di vegetazione primitiva.
In queste situazioni dominano i licheni, primi colonizzatori dellambiente, tra i quali
frequentissimo lo Stereocaulon vesuvianum Pers. mentre rarissime sono le fanerogame.
Sui substrati incoerenti del cono prevalgono piccoli arbusti, in particolare Rumex
scutatus L., Artemisia variabilis Ten., Scrophularia canina L. subsp. bicolor (Sm.) W. Greuter,
Silene vulgaris (Moench) Garcke subsp. angustifolia mentre lHelichrysum litoreum Guss. e il
Centranthus ruber (L.) DC., insieme al Cytisus scoparius (L.) Link., abbondano l dove
aumenta la pietrosit. Notevole un po dovunque la frequenza delle ginestre, in particolare Spartium junceum L. e Genista aetnensis (Biv.) DC., la quale, introdotta per imboschimento, si diffusa in maniera anomala divenendo infestante.
Le pendici meridionali del Vesuvio tra i 150 e i 1000 m s.l.m. sono state per ampi tratti rimboschite con pini (soprattutto Pinus pinea L. e Pinus halepensis Miller) e Cytisus
scoparius (L.) Link, oltre che con piantagioni di Robinia pseudacacia L. e Genista aetnensis
(Biv.) DC., non troppo coerenti con lambiente in quanto estranee alla vegetazione autoctona.

There is a long history of botanical survey on this


T
volcano. The oldest reports of the flora are from the
Roman period. Also, many wall paintings preserved in
houses buried by volcanic ash at Pompeii, Herculaneum
and Oplontis have shown easily recognised representations of plant species ( Jashemski, 1979). The discovery
of carbonised plant remains buried during the AD 79
eruption has also given some information on the flora
at that time (Ricciardi & Aprile 1982). There were few
pre-Linnean floristic works related to the Vesuvian area
and the first descriptions of the flora of Vesuvius can be
found in the Flora Neapolitana (1811-38) and Sylloge
(1831) of the great Neapolitan botanist M. Tenore. A
few years later Pasquale (1840, 1869) published two
detailed Floras of Vesuvius while Licopoli (1873) reported
on the cryptogams of the lavic soils of this volcano.
Recently Ricciardi et al. (1986) published a new
account of the flora of the Somma-Vesuvius complex.
They found 610 species, but 293 that had been
recorded by previous authors were not rediscovered.
This loss of species probably reflects the extensive
human disturbance in the last 50 years. Annual plants
predominate in the flora, followed by herbaceous
perennials, trees and bushes. The flora is also dominated by Mediterranean and widely-distributed species.
Only 18 endemic species were found, perhaps
reflecting the recent origin of this volcanic complex.
The lack of activity since the 1944 eruption coincided with a period of rapid expansion of the towns surrounding Naples. Even at higher altitudes there is substantial human disturbance from agriculture, tourism
and far too extensive and low-yielding forestry plantations. Very few areas have been left to develop naturally and most of the vegetation patterns on the older substrates are largely man-made. This is not the case,
however, on the slopes of the crater and on the surfaces

52

covered by lava and lapilli from the 1944 eruption and


a few areas with 1858 and 1906 substrates whose inaccessibility and/or unsuitability for any practical and
economic use have limited human influence.
The lava surfaces are mostly covered by lichens
with dominant Stereocaulon vesuvianum Pers. and subdominant Candelariella xanthostigma (Pers.) Lett. Mosses and chiefly annual phanerogams are found only
where some soil deposition occurs in small depressions.
The looser soils of the upper part of the cone are
much more variable than the lava surfaces because of
varying proportions of ash, sand, lapilli and large stones
between different areas. Two main vegetation types are
evident. The first is dominated by Rumex scutatus L.
and represents the areas with coarse lapilli substrates.
The second consists of co-dominant dwarf shrubs
of Artemisia variabilis Ten., Scrophularia canina L.
subsp. bicolor (Sm.) W. Greuter, Silene vulgaris (Moench) Garcke subsp. angustifolia Hayek and corresponds
to areas with finer fractions and sand. As the stability of
the soils increases, these plants are replaced by Cytisus
scoparius (L.) Link, Helichrysum litoreum Guss. and
Centranthus ruber (L.) DC.
At lower altitudes the southern slopes and the valleys of Vesuvius have been largely afforested with Pinus
pinea L., with planting also of Robinia pseudacacia L.,
Genista aetnensis (Biv.) DC. and Cytisus scoparius (L.)
Link. The northern slopes of Monte Somma have
extensive plant stands of Castanea sativa Miller below
900 m a.s.l., and above this there is a mixed broadleaved forest of Ostrya carpinifolia Scop., Fraxinus ornus L.
and Acer obtusatum Waldst. et Kit. subsp. neapolitanum
(Ten.) Pax with a few individuals of Betula pendula
Roth. On the steep southern cliffs of Monte Somma
Quercus ilex L. is common, whereas Cytisus scoparius
(L.) Link and Spartium junceum L. colonize the lower
slopes of both Somma and Vesuvius. These slopes at
lower altitudes have supported arable crops, vineyards
and orchards since ancient times because of the high
fertility of the volcanic soils. At present, these soil surfaces are affected by a considerable increase in the vegetation of abandoned fields, roadsides and disturbed
areas, reflecting a greater degree of human disturbance.

MASSIMO RICCIARDI, STEFANO MAZZOLENI, VINCENZO LA VALVA

Le pendici settentrionali del Monte Somma sono occupate da vasti castagneti che sono
pi diffusi al disotto dei 900 m mentre, pi in alto, si afferma un bosco misto di latifoglie
decidue con Ostrya carpinifolia Scop., Fraxinus ornus L. e Acer obtusatum Waldst. et Kit.
subsp. neapolitanum (Ten.) Pax. Verso la vetta, da ricordare la presenza di alcuni nuclei
relitti di Betula pendula Roth., pianta non troppo frequente a queste latitudini. Sulle ripide
pareti meridionali del Monte Somma piuttosto comune Quercus ilex L. mentre, negli spazi
aperti a tutte le altitudini, si insediano cespuglieti di Cytisus scoparius (L.) Link e Spartium
junceum L.
Sui tratti pi bassi delle falde del Somma-Vesuvio fin da tempi remoti stata praticata lagricoltura intensiva, soprattutto vigneti, frutteti e orti. Queste coltivazioni sono andate incontro ad un progressivo abbandono, cedendo il passo ad una urbanizzazione caotica e
irrazionale che ha determinato un notevole incremento di forme di vegetazione a basso
grado di naturalit, tipiche dei coltivi abbandonati, delle zone ruderali e di tutti gli ambienti sottoposti ad un elevato grado di disturbo.

PAROLE
KEY

CHIAVE: Vesuvio,

WORDS: Vesuvius,

flora, vegetazione, Italia meridionale

flora, vegetation, Southern Italy

LA FLORA E LA VEGETAZIONE DEL SOMMA VESUVIO

53

IIl paesaggio botanico del Somma-Vesuvio per effetto dellattivit vulcanica, ha subi-

PREMESSA

to, nel corso dei secoli, continue variazioni che hanno interessato sia il numero ed il tipo
delle piante che lo hanno popolato sia laspetto dei boschi, delle macchie e di tutti gli altri
tipi di vegetazione che, nel tempo, lo hanno rivestito. Cos, ad epoche nelle quali i boschi
di latifoglie erano ampiamente diffusi dalla base fino alle vette dellintero complesso, si
sono alternati periodi nei quali quasi tutta larea vesuviana si presentava con la fisionomia
di un desolato deserto per le coltri di sabbie vulcaniche e di lapilli e per i fiumi di pietra delle colate laviche che ricoprivano il vulcano dalle sue cime fino alla base.
Queste alterne vicende del popolamento vegetale vesuviano, hanno perfino fatto s
che durante i pi lunghi periodi di inattivit, che coincisero con i momenti in cui maggiore fu lo sviluppo della vegetazione boschiva, le genti giungessero addirittura a dimenticare la natura vulcanica di questo monte.
Ai fenomeni naturali, che hanno modificato pi volte e in modo molto incisivo il paesaggio sia nella morfologia che nella copertura vegetale, si sono poi sovrapposti, nel corso
dei secoli, gli interventi delluomo sotto forma soprattutto di pratiche agricole e di rimboschimenti. Queste attivit, insieme allurbanizzazione hanno, in tempi pi recenti,
variato notevolmente il paesaggio vesuviano.

LLe pi antiche informazioni su quella che fu in passato la flora vesuviana ci sono fornite dalle raffigurazioni di piante rappresentate nei dipinti, nei mosaici e nelle sculture
dissepolti nelle aree archeologiche poste ai piedi del vulcano, insieme ai resti degli insediamenti umani che vennero sotterrati dalla famosa eruzione del 79 d.C. Altra testimonianza del tutto particolare, legata allo stesso catastrofico evento e alla quale stato possibile attingere informazioni sulle piante di quel tempo, rappresentata dal gran numero
di resti di vegetali, per lo pi carbonizzati, che sono stati anchessi riportati alla luce insieme alle citt e alle ville distrutte. Lesame di questi reperti ha consentito ad alcuni Autori (Meyer, 1980; Ricciardi e Aprile, 1982) di fornire una serie di indicazioni sulla presenza di un certo numero di piante nellarea vesuviana nel I secolo d. C.
Le pi antiche notizie bibliografiche sulle piante del Vesuvio si possono trovare in non
pochi di quei documenti che ci hanno tramandata la storia degli eventi che, allombra di
questo vulcano, si sono susseguiti, a partire dagli albori della civilt greco-romana, attraverso il Medioevo e fino al secolo XVII. Gi nellopera di autori latini, quali Plinio e
Columella, figurano infatti riferimenti, anche se sporadici, alle piante vesuviane.
Citazioni floristiche meno vaghe per il Vesuvio, riguardanti peraltro sempre pochissime piante, risalgono ai botanici napoletani prelinneani Ferrante Imperato (l599) e Fabio
Colonna (1616). I primi ragguagli di una certa consistenza sulla flora del complesso
Somma-Vesuvio sono, invece, quelli che il fondatore della scuola floristica napoletana
Michele Tenore riporta nella sua monumentale Flora Napolitana (1811-38), nella Sylloge
(1831, 1833, 1835, 1842) e nel resoconto delle escursioni da lui effettuate nellanno 1825
nei dintorni di Napoli (Tenore, 1832). La vicinanza allAteneo napoletano ha fatto s che
numerosi botanici dellOttocento erborizzassero sul Vesuvio. Il solo Pasquale, per, pubblica nel 1840 e nel 1869 due contributi molto dettagliati sulla flora vesuviana il secondo
dei quali rappresenta in effetti un rifacimento del primo con molte dettagliate precisazioni e anche non poche rettifiche di errori.
Altre citazioni floristiche sono dovute a Licopoli (1873), che rivolge il suo interesse
solo alle Crittogame, mentre Baccarini (1881) si limita a riportare uno scarno elenco di
specie chiaramente ripreso dai lavori di Pasquale (1840, 1869) e che a questi praticamente nulla aggiunge. Ben poco di nuovo apportano alla conoscenza della flora del Vesuvio i

STORIA DELLESPLORAZIONE BOTANICA

54

Valeriana rossa (Centranthus ruber)


foto di M. Fraissinet

Atrio del Cavallo:


pineta e vegetazione pioniera delle lave
foto di M. Ricciardi

MASSIMO RICCIARDI, STEFANO MAZZOLENI, VINCENZO LA VALVA

LA FLORA E LA VEGETAZIONE DEL SOMMA VESUVIO

55

contributi parziali di Comes (1887) e di Martelli e Tanfani (1892), mentre Migliorato


(1896, 1897) pubblica alcune nuove segnalazioni di piante per larea riprendendole per
quasi integralmente da un elenco e da alcune annotazioni manoscritte che lo stesso
Pasquale aveva apposto in calce ad una copia della sua Flora Vesuviana. A partire dal l897
e fino agli anni 80, gli studi sulla flora della zona sono stati quasi del tutto abbandonati.
Un certo numero di citazioni floristiche si ritrovano peraltro in due sintetici lavori di
De Rosa (1906, 1907), in una breve nota del tedesco Mayer (1903) e negli studi a carattere vegetazionale di Agostini (l952, 1959, 1975) e di Ricciardi (1972).

Oggi si dispone di conoscenze aggiornate sulla flora del Somma-Vesuvio grazie a una
O
recente indagine condotta da Ricciardi et al. (1986) rivolta, allanalisi della flora autoctona. In tale opera vengono pertanto censite solo le piante sicuramente spontanee e quelle
ormai palesemente naturalizzate nellarea vesuviana. Pertanto non vengono prese in considerazione le numerose specie esotiche presenti nei parchi e nei giardini tanto frequenti
in tutta la zona. Per quel che attiene alle piante di interesse agrario, di esse vengono citate solo incidentalmente quelle che pi di frequente vengono coltivate nei campi e negli
orti vesuviani (Tabella 1). Considerando, oltre alle piante effettivamente ritrovate da questi autori, anche tutte le citazioni desumibili dalla letteratura floristica vesuviana, si arriva ad un totale di 906 entit. Di queste, oltre 100 vengono segnalate per la prima volta
per il Vesuvio mentre non sono state invece pi rinvenute nella zona poco meno di 300
entit riportate in passato da altri Autori. Si pu quindi ritenere che la flora accertata sul
Vesuvio sia costituita, al momento, da circa 610 entit.
Questo sensibile impoverimento della flora vesuviana, se la si paragona a quella di cui,
alla fine del secolo scorso, riferisce Pasquale (1869) senzaltro riconducibile allaccentuarsi dellantropizzazione che, sebbene fin da tempi molto remoti abbia interessato estesi tratti di questo territorio, proprio negli ultimi decenni ha toccato livelli mai raggiunti
in passato.
Le specie non pi ritrovate di recente e quasi certamente scomparse sono, non di rado,
piante legate ad ambienti particolari e quindi proprio a quelli che la mano delluomo ha
completamente cancellato dallarea vesuviana. Rientrano infatti tra di esse specie tipiche
dei pratelli umidi subcostieri come Ophioglossum lusitanicum L., Allium chamaemoly L.,
Juncus capitatus Weigel, Romulea sp. pl. Analoga considerazione vale per Medicago marina L., Crypsis aculeata (L.) Aiton, Crypsis schoenoides (L.) Lam., Echinophora spinosa L.,
ed Eryngium maritimum L., proprie degli arenili, mentre irreperibili si sono rivelate anche
alcune specie dei boschi e delle rupi come Mercurialis perennis L. e Sanicula europaea L.
ed alcune specie di Saxifraga indicate da Pasquale (1869) per il Monte Somma. Le nuove
acquisizioni, a loro volta, sono costituite per lo pi da entit banali mentre pochi sono gli
elementi di un certo interesse floristico o fitogeografico.
La maggior parte delle specie che compongono la flora del Somma-Vesuvio costituita da specie annuali (Terofite) che superano il 40% dellintera flora; numerose (28%)
sono anche le erbacee perenni (Emicriptofite) mentre piuttosto ridotta la percentuale
(14%) delle entit arbustive ed arboree (Fanerofite). In generale, il popolamento vegetale del vulcano anche caratterizzata da un elevato numero di specie proprie dellarea
mediterranea. Queste, infatti raggiungono, nel loro insieme, le 256 unit costituendo pi
del 42% dellintera flora. Tra di esse prevalgono, in numero di 137, quelle la cui diffusione interessa anche regioni alquanto interne (Eurimediterranee) contro le 108 appartenenti alla categoria di quelle pi strettamente legate alle zone pi calde e aride (Stenomediterranee) mentre appena 11 sono le Mediterraneo-Montane. Non trascurabile

LA FLORA VESUVIANA ATTUALE

Elicriso (Helichrysum litoreum)


foto di M. Fraissinet

56

MASSIMO RICCIARDI, STEFANO MAZZOLENI, VINCENZO LA VALVA

TABELLA 1

PIANTE

DI INTERESSE AGRARIO PI DIFFUSE


NELLAREA VESUVIANA

NOME SCIENTIFICO

NOME ITALIANO

Allium cepa L.

cipolla

Allium sativum L.

aglio

Brassica oleracea L.

cavolo

Brassica rapa L.

broccolo, rapa

Capsicum annuum L.

peperone

Citrus deliciosa Ten.

mandarino

Citrus limon (L.) Burm fil.

limone

Citrus paradisii Macfayden

pompelmo

Citrus sinensis (L.) Osbeck

arancio

Corylus avellana L.

nocciolo dEuropa

Eryobotrya japonica (Thunb.) Lindley

nespolo del Giappone

Ficus carica L.

fico

Foeniculum vulgare Miller

finocchio

Juglans regia L.

noce

Lactuca sativa L.

lattuga

Lupinus albus L.

lupino

Lycopersicon esculentum Miller

pomodoro

Malus domestica Borkh.

melo

Morus alba L.

gelso bianco

Morus nigra L.

gelso rosso, gelso moro

Olea europaea L.

olivo

Phaseolus vulgaris L.

fagiolo - fagiolino

Pisum sativum L.

pisello

Prunus armeniaca L.

albicocco

Prunus avium L.

ciliegio

Prunus domestica L.

susino, prugno

Prunus dulcis (Miller) D. A. Webb

mandorlo

Prunus persica (L.) Batsch

pesco

Pyrus communis L.

pero

Raphanus sativus L.

ravanello

Solanum melongena L.

melanzana

Solanum tuberosum L.

patata

Vicia faba L.

fava

Vitis vinifera L.

vite

anche il numero delle piante il cui areale interessa, con maggiore o minore estensione, i
continenti europeo e asiatico e che sono 112. Poco rappresentati, infine, i contingenti
delle specie nordiche (Boreali) e dellEuropa occidentale (Atlantiche) che non raggiungono, nel loro insieme, il 10% dellintera flora, fatto questo comunque prevedibile in questo settore della penisola italiana. Altri gruppi piuttosto numerosi sono quelli delle specie diffuse in quasi tutte le parti del globo (Cosmopolite) e delle specie esotiche, sia col-

LA FLORA E LA VEGETAZIONE DEL SOMMA VESUVIO

57

TABELLA 2
SPECIE

DISTRIBUZIONE

Acer obtusatum Waldst. et Kit. ex Willd.


subsp. neapolitanum (Ten.) Pax

Dal Lazio alla Calabria

Alnus cordata (Loisel.) Loisel.

Appennino meridionale dal Napoletano


alla Sila, Maiella

Antirrhinum siculum Miller

Sicilia, Calabria Meridionale,


Napoletano, Roma

Artemisia variabilis Ten.

Napoletano, Basilicata Occidentale, Calabria, Messinese

Astragalus glycyphyllos L. var. setiger Guss.

Napoletano, Basilicata

Centaurea deusta Ten.

DallEmilia alla Calabria

Digitalis micrantha Roth

DallAppennino Settentrionale allAspromonte

Helichrysum litoreum Guss.

Napoletano

Linaria purpurea (L.) Miller

Italia penisulare, Sicilia ed alcune isole tirreniche

Micromeria graeca (L.) Bentham ex Reichenb. subsp. fruticulosa (Bertol.) Guinea

Vesuvio, Penisola Sorrentina, Capri,


Sicilia e isole siciliane

Phleum ambiguum Ten.

Liguria, Italia penisulare

Sesleria nitida Ten.

Appennino dal Piceno al Pollino, Etna,


Madonie

Silene giraldii Guss.

Vesuvio, Capri, Ischia, Fiume Liscia (SS)

Verbascum rotundifolium Ten.


subsp. rotundifolium

Vesuvio, Capri, Penisola Sorrentina,


M. Accellica (SA), Madonie

PIANTE ENDEMICHE ITALIANE


PRESENTI SUL SOMMA-VESUVIO

tivate che avventizie, che ammontano rispettivamente a 135 e 58. Questo dato si spiega
per lelevata incidenza, nei paesi vesuviani, di zone a forte impatto antropico, in particolare aree agricole ed urbanizzate.
Poche sono su questo vulcano le piante endemiche e cio le specie diffuse su territori
di limitata estensione nei quali la loro presenza indice di una buona qualit dellambiente (Tabella 2). Lunica specie veramente rara rinvenuta sul Vesuvio la Silene giraldii
Guss. Al contrario, notevole la diffusione, in tutta larea vesuviana, di quella flora sinantropica, che tipica dei coltivi abbandonati, degli incolti, delle aree ruderali e dei bordi
delle strade. Le specie di questi ambienti, per lo pi erbacee annuali, sono diverse centinaia e questo elevato numero comporta limpossibilit di elencarle in questa sede. Informazioni pi dettagliate ed esaurienti in proposito potranno comunque essere assunte dalla
letteratura specializzata sullargomento ed in particolare dalla Flora del Somma-Vesuvio di
Ricciardi et al. (1986).
Negli ambienti meno disturbati, la flora composta da piante diverse a seconda del
tipo di substrato e del grado di evoluzione del suolo.
Sulla superficie delle scorie delle colate laviche pi recenti, frequentissimo lo Stereocaulon vesuvianum Pers., lichene caratteristico delle rocce vulcaniche, che ricopre con un
compatto feltro grigio e che, sebbene prenda il nome dal Vesuvio, ampiamente diffuso
nelle zone fredde e temperate di tutta la Terra. Molto meno frequenti altri licheni come

58

Vegetazione pioniera sulle pendici del Gran Cono


Foto di M. Ricciardi

Betulla (Betula pendula)


foto di M. Fraissinet

MASSIMO RICCIARDI, STEFANO MAZZOLENI, VINCENZO LA VALVA

LA FLORA E LA VEGETAZIONE DEL SOMMA VESUVIO

59

Parmelia conspersa (Ehrh.) Ach. e Candelariella xanthostygma (Pers.) Lett. mentre del
tutto trascurabile la presenza di fanerogame.
Nelle zone prive di coperture arboree, dove spesso ancora affiorano le lave eruttate
negli ultimi due secoli, tra le spaccature delle rocce, nelle sacche di terreno, tra le fessure
delle lave a corda e sui massi porosi e frastagliati delle scorie superficiali, la flora piuttosto ricca. Molto frequenti sono lArtemisia variabilis Ten., il Centranthus ruber DC. e
lHelichrysum litoreum Guss., accompagnati da un ricco corteggio di graminacee, asteracee, leguminose e di specie erbacee annuali appartenenti ad altre famiglie e a fioritura per
lo pi primaverile.
Nella flora vesuviana un posto di rilievo occupato dalle ginestre che imprimono una
fisionomia del tutto particolare allambiente, soprattutto per le note di colore che esse
conferiscono alle pendici del vulcano nel corso della loro fioritura. Di queste leguminose
arbustive le pi diffuse sono la ginestra comune (Spartium junceum L.), la odorata ginestra celebrata da Leopardi, e la ginestra dei carbonai (Cytisus scoparius (L.) Link) la cui
massima concentrazione si ha in corrispondenza del vasto declivio detto appunto Piano
delle Ginestre che si distende, sulle pendici sud-occidentali del Vesuvio, tra i 500 e i 600
m di quota.
Unaltra pianta che, soprattutto sui versanti meridionali, imprime al paesaggio botanico del Vesuvio la sua fisionomia tanto particolare certamente il pino domestico o pino
da pinoli (Pinus pinea L.). Da questa conifera infatti costituito quasi esclusivamente lo
strato arboreo delle estese pinete diffuse in maggioranza tra i 150 e i 1000 m di quota.
Questa essenza, intorno al 1850, stata introdotta in maniera massiccia sul Vesuvio,
dove era peraltro sporadicamente presente gi prima. Al riguardo anche Pasquale (1869)
sottolinea come, nel secolo scorso, essa sia stata diffusa dalluomo a scopo di coltivazione. Pi rari, ma anchessi ben rappresentati in questi boschi, sono il pino dAleppo (Pinus
halepensis Miller) e il pino marittimo (Pinus pinaster Aiton). Tutti questi pini riescono a
vegetare bene anche sullo strato di ceneri e lapilli che ricopre le colate laviche. da questa particolarit che trae sicuramente la sua origine il termine dialettale lave con il quale,
ancora oggi, vengono indicate appunto le pinete. Il sottobosco di queste formazioni, per
la povert del substrato e la lettiera di aghi di pino che si decompone lentamente e produce poco humus, estremamente povero con una presenza quasi esclusiva della ginestra
dei carbonai (Cytisus scoparius (L.) Link) e della ginestra comune (Spartium junceum L.).
In alcuni tratti del Colle Umberto, sorto tra il 1895 e il 1899, per il rimboschimento,
insieme al pino domestico (Pinus pinea L.), stato utilizzato anche il pino nero (Pinus
nigra Arnold). A queste due specie di pino, nelle zone pi umide, si aggiunge spesso lontano napoletano (Alnus cordata (Loisel.) Loisel.).
Altri sono i tipi di piante presenti nelle boscaglie che ricoprono le pendici settentrionali del Monte Somma dove il microclima pi umido e fresco e il substrato pi evoluto e fertile. Qui lalbero pi frequente il castagno (Castanea sativa Miller), che abbonda soprattutto nella fascia meno elevata. Mano a mano che la quota aumenta, diventano
invece pi frequenti la roverella, (Quercus pubescens Willd.), il carpino nero (Ostrya carpinifolia Scop.) e lorniello (Fraxinus ornus L.). Nel sottobosco di queste formazioni si
intrecciano Coronilla emerus L., Cytisus villosus Pourret, Crataegus monogyna Jacq. e numerose altre specie arbustive e erbacee. A queste piante ed a quelle arboree in particolare,
mescolata, piuttosto abbondante, la Robinia pseudacacia L. proveniente da zone rimboschite alla base del Gran Cono. Sempre nel sottobosco e anche nelle radure, crescono
abbondanti ledera (Hedera helix L.), Festuca drymeja Mert. et Koch, insieme a individui
pi rari di Orchis maculata L. e Lilium bulbiferum L. subsp. croceum (Chaix) Baker dai
grandi fiori arancione.

Ginestra (Spartium junceum)


foto di M. Fraissinet

60

MASSIMO RICCIARDI, STEFANO MAZZOLENI, VINCENZO LA VALVA

In queste zone possibile osservare alcuni degli aspetti botanici meno noti che il
Vesuvio offre. Si tratta di un certo numero di piante del tutto assenti altrove sul vulcano
quali il Sorbus graeca (Spach) Kotschy, la Cephalanthera rubra (L.) L. C. Rich. e soprattutto la betulla Betula pendula Roth., specie assai sporadica se non addirittura rara nel
meridione dItalia che, sul Vesuvio, testimonianza relitta dei boschi mesofili che ricoprirono le pendici del vulcano in un periodo in cui il clima era pi umido e fresco di quello attuale.
A partire dalla base del Gran Cono Vesuviano, nuclei pi o meno numerosi di robinie (Robinia pseudacacia L.) crescono misti a Cytisus scoparius (L.) Link e Genista aetnensis (Biv.) DC. alle quali si accompagna un ridotto corteggio di specie, in una flora che si
impoverisce sempre pi collaumentare dellaltitudine.
Un cenno particolare merita la presenza sul Vesuvio della Genista aetnensis DC. e del
Senecio aethnensis Jan ex DC., entrambi specie endemiche della Sicilia. Di queste la prima
stata volutamente introdotta sul Vesuvio intorno al 1906 (Agostini, 1959) per rimboschimento mentre, insieme ai suoi semi, sempre secondo Agostini (l.c.), sarebbero pervenuti sul Vesuvio anche quelli del Senecio. La ginestra dellEtna, tra laltro, ha rivelato particolari capacit di adattamento; questo grosso arbusto si infatti diffuso su aree sempre
pi vaste fino a divenire quasi infestante senza che si sia raggiunto lo scopo di ottenere
un efficace rimboschimento.
Dai 1000 metri di quota, lungo le pendici del Gran Cono che culminano con il cratere del 1944, il numero delle specie diventa sempre pi esiguo. Sul terreno molto acclive crescono infatti quasi esclusivamente Rumex scutatus L. (anchesso introdotto accidentalmente dalla Sicilia insieme alla ginestra dellEtna), Silene vulgaris (Moench) Garcke
subsp. angustifolia Hayek, Artemisia variabilis Ten., Rumex angiocarpus Murb. e Scrophularia canina L. subsp. bicolor (Sm.) W. Greuter. Queste piante sono poi quasi le sole che
popolano anche le pareti a picco dellinterno del cratere del 1944.

ASPETTI DELLA VEGETAZIONE


DEL SOMMA-VESUVIO

SSe del paesaggio botanico del Vesuvio si analizzano le caratteristiche della vegetazione, balza subito agli occhi la considerevole incidenza di vaste aree agricole e la notevole
diffusione di consorzi, in gran parte boschivi, poco o nulla naturali in quanto frutto di
unazione pi o meno incisiva della mano delluomo. Le aree caratterizzate da aspetti
vegetazionali a elevato grado di naturalit si rinvengono quasi esclusivamente alle quote
pi elevate, sulle piroclastiti e sulle lave pi recenti ed anche sui versanti interni del
Somma.
Un primo esempio di vegetazione naturale quello rappresentato dai consorzi pionieri costituiti quasi unicamente da Licheni tra i quali, come gi detto, prevale nettamente lo Stereocaulon vesuvianum Pers. Da queste formazioni primitive sono ricoperte le
lave pi recenti in particolare quelle del l944. Uno degli aspetti pi rappresentativi di tali
popolamenti si ritrova sulla colata che, dopo aver attraversato tutta la Valle dellInferno,
scendendo a valle raggiunse labitato di S. Sebastiano al Vesuvio.
I Licheni, costituiti dalla simbiosi di unalga con un fungo, innescando le prime fasi
di degradazione della roccia, avviano, sui grossi blocchi porosi delle lave, la formazione di
un suolo adatto a piante pi esigenti e a vegetazioni pi evolute.
Altri aspetti di vegetazione, anchessi pionieri, ma di piante vascolari, sono stati studiati da Mazzoleni & Ricciardi (1993). Essi interessano le coltri di materiali piroclastici
incoerenti, cio sabbie e lapilli, presenti sulle pendici del Gran Cono Vesuviano e in poche
altre aree ai piedi di esso. Rispetto alle lave colonizzate dai Licheni, si tratta di formazioni pi evolute nelle quali il dinamismo molto attivo e diversificato come attestano le dif-

LA FLORA E LA VEGETAZIONE DEL SOMMA VESUVIO

61

ferenze nella composizione floristica e nella struttura di queste formazioni a seconda della
granulometria e del grado di consolidamento del substrato. Nelle zone a maggiore pendenza e dove i detriti di medie dimensioni (da 0.5 a 3 cm) provocano un continuo movimento franoso in superficie, presente un consorzio pioniero rado che ricopre il terreno
in maniera irregolare e molto discontinua con dominanza di Rumex scutatus L. Tale popolamento sostituito, dove il substrato relativamente pi stabile e maggiore la presenza di sabbia, da formazioni con prevalenza di Artemisia variabilis Ten. e Scrophularia canina L. subsp. bicolor (Sm.) W. Greuter. Dove invece sono presenti rocce affioranti ed il
suolo meno profondo, ma a tessitura fine, aumenta la dominanza di Rumex angiocarpus
Murb. e Silene vulgaris (Moench) Garcke subsp. angustifolia Hayek.
Di queste piante va detto che si tratta di cespugli di taglia assai ridotta capaci di
sopravvivere in questo ambiente ostile anche grazie ad un apparato radicale specializzato
che ne permette ladattamento sia allaccentuata pendenza, sia allestrema permeabilit
del suolo che determinano un molto rapido allontanamento delle acque piovane dagli
orizzonti superficiali del suolo.
Nel tempo, queste formazioni pioniere tendono a stabilizzare il substrato e vengono a
loro volta sostituite da arbusti di maggiori dimensioni spesso provenienti da cespuglieti
presenti a quote meno elevate. Ad esempio, alla base dei versanti del Gran Cono Vesuviano volti a occidente, dove la pendenza minore, su pendici ancora discretamente pietrose e franose, si afferma uno stadio di vegetazione a Cytisus scoparius (L.) Link.
Un altro tipo di cespuglieti a leguminose arbustive caratteristico delle effusioni laviche meno recenti (1929-1906) ma ancora in buona parte affioranti. Si tratta di uno stadio leggermente pi evoluto dove una maggiore disponibilit di substrato determina una
composizione floristica pi ricca. In corrispondenza delle rocce laviche pi superficiali,
diminuiscono le ginestre e diventano pi abbondanti Helichrysum litoreum Guss., Centranthus ruber (L.) DC., Artemisia variabilis Ten. e, nelle radure sabbiose pi pianeggianti, si affermano numerose specie erbacee che fioriscono precocemente tra il tardo inverno e linizio della primavera.
Un tipo di vegetazione relativamente pi evoluto si rinviene sulle lave eruttate tra la
prima met dellOttocento e il 1906, molte delle quali fiancheggiano le due strade carrozzabili che, partendo da Ercolano, Torre del Greco e Boscotrecase, portano verso il cratere. In tali ambienti, dove maggiore il grado di disgregazione delle rocce laviche e quindi il suolo pi favorevole alla vita delle piante, aumenta la copertura da parte delle fanerogame, soprattutto piccoli cespugli e piante erbacee perenni.
Passando alla vegetazione boschiva si gi detto, che molte sono oggi sul SommaVesuvio le formazioni di origine non naturale. Tra queste un posto preminente occupato dai rimboschimenti a Conifere e dalle pinete a Pinus pinea L., dei versanti meridionali dove venivano tradizionalmente praticate la raccolta dei coni per lutilizzazione dei
pinoli, i tagli di ripulitura per fare fascine nonch, sia pure limitatamente alle pinete di
propriet privata, i tagli colturali di sfollo. Queste pratiche hanno contribuito ad abbassare drasticamente in questi boschi il gi ridottissimo grado di naturalit dovuto all'impianto artificiale. Il recente abbandono di tali pratiche di sfruttamento ha fatto s che,
nelle stazioni meno disturbate, pi fresche ed a substrato pi evoluto e profondo, iniziasse a subentrare, sempre pi abbondante, il leccio (Quercus ilex L.) che, in alcune punti,
gi riuscito a sostituire in buona parte i pini. Questi boschi tendono cos ad assumere una
fisionomia ed una struttura pi coerente allambiente naturale come sta accadendo, ad
esempio, alle spalle dellOsservatorio Vesuviano e in alcuni tratti lungo lo stradello demaniale Alto Vesuvio.
Un altro tipo di ricoprimento vegetale, ancor pi manifestamente prodotto dalla

62

MASSIMO RICCIARDI, STEFANO MAZZOLENI, VINCENZO LA VALVA

mano delluomo, rappresentato dagli estesi rimboschimenti a robinia (Robinia pseudacacia L.), e ginestre. Si tratta di complessi relativamente stabili ma di ridotto valore
ambientale in quanto sembra difficile una loro ulteriore evoluzione verso tipi di vegetazione pi naturali. Esempi di questo tipo sono localizzati su aree piuttosto vaste tra il
bivio per lex Seggiovia e lattacco del sentiero pedonale per il cratere.
Infine, tra i boschi meglio strutturati e floristicamente pi ricchi, vanno citati quelli
dei versanti del Monte Somma volti a settentrione. Su queste pendici e nei profondi valloni che le solcano, si ha una maggiore diffusione di formazioni boschive dalto fusto rappresentate, alle quote meno elevate, da boschi di castagno (Castanea sativa Miller) quasi
puri. Anche questi ultimi, come le pinete dei versanti meridionali, possono essere assimilati a delle vere e proprie coltivazioni, essendo stato questo albero favorito dalluomo per
la sua utilit. Solo ad altitudini maggiori, nei boschi e nelle boscaglie del M. Somma, sono
meglio ravvisabili i lineamenti di alcuni popolamenti vegetali naturali. A partire dai 400
metri di quota, infatti, lo strato arboreo di queste formazioni, si arricchisce di un discreto contingente di elementi tipici dei boschi di caducifoglie del nostro Appennino, quali
la roverella (Quercus pubescens Willd.), lacero napoletano (Acer obtusatum Waldst. et Kit.
ex Willd. subsp. neapolitanum (Ten.) Pax), lorniello (Fraxinus ornus L.) ed il carpino nero
(Ostrya carpinifolia Scop.).
Un ultimo aspetto da ricordare quello dei nuclei di leccio (Quercus ilex L.) che si
insediano sulle pareti verticali del M. Somma esposte a meridione in corrispondenza dellAtrio del Cavallo.

IL PAESAGGIO AGRARIO

Tipico vigneto sulle pendici


meridionali del Vesuvio
foto di M. Ricciardi

FFin da tempi assai remoti, sui tratti pi bassi delle falde del Vesuvio, stata diffusamente praticata quasi ogni forma di agricoltura.
Le testimonianze di questo antico sfruttamento del territorio sono del tutto particolari in quanto sono rappresentate da una serie di elementi a dir poco esclusivi. Questi sono
rappresentati in primo luogo delle citazioni degli autori latini che trattarono del lavoro
dei campi. Da ricordare il riferimento di Columella nelle Rerum rusticarum (12.10.1) a
una variet di cipolla detta Pompeiana mentre di una variet di uva, chiamata anchessa
Pompeiana parla Plinio nella Naturalis Historia (14.38). Anche le pitture, i mosaici e le
sculture di Pompei, Ercolano, Stabia e Oplonti ci mostrano aspetti del paesaggio agricolo vesuviano e i frutti che esso produceva. Un Vesuvio ricoperto alla base di vigneti raffigurato in un affresco proveniente dalla Casa del Centenario a Pompei e oggi nel Museo
Nazionale di Napoli. Innumerevoli sono poi i dipinti di cesti e di vasi di frutta e le decorazioni a festoni di spighe di grano e grappoli duva tornati alla luce insieme agli edifici
sepolti dalleruzione del 79 d.C.
Della realt agricola vesuviana di quel tempo sono attestati ancor pi tangibile gli
impianti degli orti e dei frutteti che ci sono stati restituiti dagli scavi archeologici
( Jashemski, 1979) ed i resti carbonizzati di 15 piante di interesse agrario identificate da
Mayer (1980).
Di certo i coltivi conferivano al territorio vesuviano una fisionomia molto particolare;
la grande fertilit del suolo vulcanico e la mitezza del clima nel periodo invernale hanno
sempre favorito tipi di colture pregiate, in particolare alberi da frutta, ortaggi e fiori. Tra
i primi sempre stata la vite (Vitis vinifera L.) ad occupare il posto pi importante, seguita dallalbicocco (Prunus armeniaca L.) e poi, limitatamente ai versanti a settentrione, dal
ciliegio (Prunus avium L.), dal nocciolo (Corylus avellana L.) e dagli agrumi che sono praticamente diffusi dovunque. Pi numerose le colture erbacee che si succedevano nel corso
delle stagioni, compresa quella invernale, quando, in zone pure assai vicine, i rigori dei

LA FLORA E LA VEGETAZIONE DEL SOMMA VESUVIO

63

mesi freddi ostacolano pressoch ogni tipo di attivit agricola.


Quasi dappertutto nellarea vigeva un ordinamento colturale rigidamente determinato dalla numerosit del nucleo familiare del coltivatore. Erano infatti i componenti la
famiglia di questultimo sia che fosse proprietario, colono o affittuario (la mezzadria non
era praticata), che fornivano tutta la notevole quantit di manodopera che era indispensabile in quanto tutte le lavorazioni, anche quelle delle principali colture, venivano eseguite integralmente a mano fino alla raccolta che avveniva nei periodi indicati nella
Tabella 3.
TABELLA 3
COLTURA

EPOCA DI RACCOLTA

piselli

dicembre, marzo-aprile

finocchi

febbraio-marzo

fave

marzo-aprile

fagiolini

aprile e ottobre

pomodorini

giugno-luglio

broccoli

da novembre ad aprile

cavoli

da novembre ad aprile

Lilium bulbiferum subsp. croceum,


dai grandi fiori arancione
foto di M. Ricciardi

PIANTE DI INTERESSE AGRARIO PI DIFFUSE


NELLAREA VESUVIANA

Negli ultimi decenni lo spazio riservato alle coltivazioni si andato sempre pi riducendo sulle pendici del vulcano; a questo fenomeno ha contribuito, accanto al continuo
espandersi delledilizia, il sempre crescente abbandono della pratica agricola. Solo la floricoltura, in particolare la coltivazione del garofano, si sottrae, sia pure in parte, a questa
sorte per lelevato reddito che assicura restando pertanto quasi lunica forma di agricoltura ancora praticata. Le serre, infatti, si estendono su superfici non trascurabili non solo
nelle zone ancora a vocazione agricola ma anche allinterno di aree ormai completamente urbanizzate.
chiaro che la flora e la vegetazione del Somma-Vesuvio sono la risultante sia della
modesta elevazione raggiunta da questo complesso (m 1281) che dei periodici rimaneggiamenti dovuti allattivit eruttiva. Un ruolo non indifferente ha inoltre avuto la notevole degradazione ambientale, di origine essenzialmente antropica, che si verificata negli
ultimi 150 anni e che ha interessato in maggior misura i versanti meridionali ed occidentali soprattutto dalla costa fino a circa 200 m di quota. In questa fascia, infatti, a seconda
della esposizione e della pendenza e con digitazioni verso lalto irregolarmente articolate,
si estende unampia zona allinterno della quale lagricoltura cede sempre pi il posto a
centri urbanizzati che sarebbe meglio definire caotici agglomerati di edifici, molti dei
quali sorti abusivamente.

LLe particolarit del popolamento vegetale del Somma-Vesuvio, cos come pi in alto
illustrate, evidenziano come, nelle scelte gestionali, bisogner modulare gli interventi a
seconda delle diverse realt ambientali. Per i boschi di latifoglie del Monte Somma, ad
esempio, i criteri silvicolturali da seguire dovranno tenere conto della conversione da
ceduo in alto fusto di queste formazioni.
Nel caso delle pinete a Pinus halepensis Miller, Pinus pinaster Aiton e Pinus nigra
Arnold non si dovr interferire con la naturale successione verso tipi di vegetazione a
latifoglie a leccio dominante successione che gi in atto in alcune aree meno disturbate.

GESTIONE E TUTELA

64

MASSIMO RICCIARDI, STEFANO MAZZOLENI, VINCENZO LA VALVA

Nel caso del pino domestico, si potr invece anche valutare lopportunit di consentire ancora, sia pure in maniera controllata, la tradizionale raccolta dei pinoli.
Tenuto conto del valore paesaggistico unico che, sul Somma-Vesuvio, rivestono i
popolamenti pionieri delle lave e dei materiali incoerenti, si ritiene che essi vadano tutelati tenendo conto della loro naturalit e dinamicit. In questo senso, ad esempio, gli
interventi di riforestazione sulla colata lavica del 1944 sono da considerarsi non solo
incompatibili con la natura di questo tipo di vegetazione ma anche in contrasto con laspetto proprio di tale ambiente primitivo. In tali aree sarebbe pertanto opportuno intervenire rimuovendo le giovani piante impropriamente messe a dimora nei recenti rimboschimenti.
Tenuto conto delle caratteristiche del popolamento vegetale vesuviano, lEnte Parco
Nazionale del Vesuvio, nellattuazione delle finalit per le quali stato istituito, tra cui
rientra la salvaguardia delle formazioni vegetali, potr conseguire questo suo scopo articolando gli interventi di gestione in modo da tutelare e favorire i naturali processi evolutivi della vegetazione del Somma-Vesuvio.

LA FLORA E LA VEGETAZIONE DEL SOMMA VESUVIO

65

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Bosco ceduo di castagno


alle pendici del Monte Somma
foto di M. Fraissinet

O. PICARIELLO, N. DI FUSCO & M. FRAISSINET ( EDS .), 2000


ELEMENTI DI BIODIVERSIT DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO (pp. 67-77)

67

ASPETTI FORESTALI DEL SOMMA-VESUVIO


FORESTRY ISSUES OF SOMMA-VESUVIUS
Nicola di Fusco
Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, Coordinamento Provinciale Corpo Forestale dello Stato. Via Arena, 56, I-81100 Caserta

RIASSUNTO

SUMMARY

IIn questo lavoro vengono analizzate le principali caratteristiche dei popolamenti forestali del Somma-Vesuvio. Lattenzione viene rivolta soprattutto alle formazioni la cui origine dovuta agli interventi di imboschimento effettuati a partire dal 1906. Vengono inoltre
descritte tutte le opere di sistemazione idraulico-forestali effettuate dall800 ad oggi e i
principali aspetti delle cenosi arbustive ed arboree attualmente esistenti nelle aree in cui
sono state eseguite operazioni di imboschimento e rimboschimento. Si accenna infine
anche alle tecniche di impianto seguite e alle principali specie forestali presenti sul territorio del Parco.

T
This study analyses the main characteristics of the
forest populations on Somma-Vesuvius. We focus on
the plant communities which originate from afforestation conducted since 1906. All the hydraulic works carried out since the 19th century are also described, as are
the main aspects of currently existing shrub and tree
communities in areas where afforestation and reafforestation have taken place. Finally, the planting techniques used and the main forest species found within the
parks boundaries are described.

PAROLE
KEY

CHIAVE: Vesuvio;

WORDS: Vesuvius,

foreste; Pinus; ginestra; rimboschimenti

forests, Pinus, Genista, afforestation

68

INTRODUZIONE

NICOLA DI FUSCO

LLa flora del Somma-Vesuvio, stata censita alcuni anni fa da Ricciardi (et al., 1986);
alcuni aspetti della sua vegetazione pioniera sono stato descritti da Agostini (1952) e
Mazzoleni & Ricciardi (1993). Cos come accade su tutti i vulcani attivi, i popolamenti
vegetali sono condizionati soprattutto dalle caratteristiche del substrato che, in questi
ambienti, costituito da colate laviche di varia et, non di rado recenti, e da materiali
piroclastici quali lapilli, ceneri e pozzolane (De Lorenzo, 1937). Da tale matrice si sono
originati suoli sciolti e incoerenti, ad elevata permeabilit, spesso quasi del tutto privi di
humus ma ricchi di silice e soprattutto di potassio, elemento questultimo che conferisce
al terreno quella fertilit di cui le popolazioni vesuviane si sono sempre giovate per le coltivazioni agrarie soprattutto nella fascia meno elevata (Di Fusco & Di Caterina, 1998).
Lo spessore dei suoli lungo le pendici vesuviane, variabile in quanto spesso affiorano colate laviche. Tale caratteristica, insieme alla diversa esposizione dei versanti del sistema Somma-Vesuvio non solo ha determinato la distribuzione della vegetazione spontanea ma ha condizionato anche gli interventi di gestione del patrimonio boschivo fin dagli
inizi del 1900, momento in cui, essendone stata finalmente compresa limportanza, sono
state effettuate sulle pendici del vulcano le prime importanti opere di sistemazione idraulico-forestale. Molte delle specie che compongono la vegetazione forestale del SommaVesuvio sono state introdotte sul vulcano dalluomo in tempi pi o meno recenti. questo il caso delle due entit pi frequenti e precisamente del pino domestico e del castagno che, essendo di introduzione pi antica, formano oggi dei boschi discretamente strutturati. Questa buona conformazione fa s che molti attribuiscano loro una importanza
ambientale fin troppo elevata rispetto al valore che essi effettivamente rivestono. Nella
loro valutazione bisogna infatti tenere conto della loro origine antropica e delle alterazioni causate dallo sfruttamento a cui sono stati sempre sottoposti. Non mancano peraltro
sul Vesuvio esempi di vegetazione arborea di maggior rilevanza in quanto a grado di naturalit. Essi purtroppo non sono molto diffusi e si possono identificare con alcuni frammenti di boschi misti di latifoglie decidue localizzati in corrispondenza della fascia pi
elevata dei versanti settentrionali del Monte Somma.
Fatto sicuramente positivo sotto il profilo della qualit della vegetazione arborea del
Vesuvio il diffondersi del leccio. Questo fenomeno si sta verificando soprattutto sui versanti meridionali intorno ai 500-600 m di quota ed particolarmente evidente nei pressi dellOsservatorio Vesuviano e lungo la pista di servizio forestale.
A condizionare laspetto delle formazioni boschive vesuviane, oltre allazione delluomo, hanno contribuito gli effetti delle diverse eruzioni. Dopo tali eventi si avuta, di
norma, una lenta ricostituzione del manto boschivo che, fino ai primi anni di questo secolo, si rigenerava in maniera quasi del tutto naturale mentre, a partire da tale periodo,
stato maggiormente influenzato, nel suo riformarsi, da specifici interventi di riforestazione.
Per quel che riguarda gli eventi che hanno influito sul paesaggio e sullambiente vesuviano in questultimo secolo non si pu fare a meno di sottolineare il ruolo giocato dalluomo. Questi, oltre ad estendere sempre pi lesercizio dellattivit agricola giungendo
fino agli estremi limiti della convenienza economica, ha ulteriormente stravolto estesi
tratti di territorio con costruzioni e strade inutili e a rischio. Se si pensa che sulla zona
vesuviana gravitano attualmente non meno di seicentomila abitanti con insediamenti che
giungono fino a quote di 300-500 m, appare evidente, oltre al grave pericolo che
incombe sulla popolazione vesuviana, anche quale possa essere lentit del degrado ambientale.

ASPETTI FORESTALI DEL SOMMA-VESUVIO

69

C
Con laumento della popolazione nellarea vesuviana ci si resi finalmente conto, allinizio del ventesimo secolo, della necessit di porre in sicurezza le pendici pi acclivi e
quindi pi pericolose mediante interventi di sistemazione idraulico-forestale. I primi
interventi a carattere sistematorio vennero realizzati nella prima met dell800 dai comuni interessati senza alcun coordinamento tecnico; i lavori erano finalizzati essenzialmente alla regimentazione delle acque. Tali acque in primavera e ancor pi autunno, periodi
di massima piovosit, trascinavano a valle nei centri abitati materiali incoerenti costituiti
da detriti, lapilli e terreno. Le acque hanno spesso provocato allagamenti dei centri abitati e procurato notevoli danni alle colture agricole.
Gi il governo borbonico dimostr lintenzione di voler provvedere alla bonifica montana dei Monti Somma e Vesuvio con lapposita legge del 11 maggio 1855. I lavori, sebbene progettati, non furono per realizzati a causa dei travagli politici seguiti allannessione al Regno dItalia.
Successivamente, con le leggi 25 giugno 1888, 18 giugno 1899 e 22 marzo 1900,
anche il governo del Regno dItalia pianific la sistemazione idraulica dei valloni del
Somma e del Vesuvio. Questi per hanno continuato a provocare periodici allagamenti ai
sottostanti paesi circumvesuviani che si sono ripetuti con notevole frequenza, in particolare in questultimo trentennio. Le alluvioni hanno inoltre provocato interramenti ed
occlusioni di sentieri e strade anche di importante comunicazione. Allinizio del ventesimo secolo, a seguito dei suddetti provvedimenti legislativi, vennero realizzate traverse di
trattenuta di materiali incoerenti (lapilli e scorie laviche), vasche di decantazione, di
assorbimento, di colmata e piccoli argini in muratura a secco o in terra lungo le aste torrentizie. In tale fase gli imboschimenti ebbero ovviamente poco spazio.
A seguito delleruzione del 1906, i cui primi fenomeni precursori si ebbero la mattina del 4 aprile, con una spaccatura a sud del monte, mentre nelle ore pomeridiane dello stesso
giorno incominci il franamento del cono e dal cratere si inizi il lancio, a notevole distanza, dei
lapilli... (Lacava, 1914), le pendici dei Monti Somma e Vesuvio furono oggetto di

interventi idraulico-forestali sulla base della legge 19 luglio 1906 n. 390. In conseguenza della stessa violenta eruzione furono emanate pure le leggi 30 giugno 1909 n.
407, 13 aprile 1911 n. 311 e 26 giugno 1913 n. 764, provvedimenti legislativi di carattere eccezionale che stanziarono cospicue risorse statali a favore del territorio vesuviano danneggiato.
I fondi erogati furono destinati alla sistemazione idraulico-forestale mediante la
costruzione di sentieri a girapoggio, di graticciate vive o morte, di fascinate, di briglie in
legname (tronchi) ed in muratura a secco e soprattutto opere di imboschimento. La maggior parte dei materiali impiegati proveniva dalla stessa zona.
A causa della prima guerra mondiale, gli interventi vennero sospesi nel 1914 e, circa
un decennio dopo, lintero perimetro dei monti Somma e Vesuvio venne classificato comprensorio di bonifica di prima categoria ai sensi e per effetto della prima vera legge forestale, definita anche legge Serpieri (R.D. n. 3267 del 30 dicembre 1923) e successivamente per la legge n. 215 del 13 febbraio 1933. In forza di tale ultimo provvedimento i
lavori di natura esclusivamente estensiva proseguirono con ottimi risultati fino al 1943,
interessando spesso luoghi impervi e di difficile accesso.
I lavori di bonifica montana furono sospesi nuovamente a causa della seconda guerra
mondiale.

SISTEMAZIONI IDRAULICO-FORESTALI

70

Boschi misti sul Vesuvio in autunno


foto di M. Fraissinet

Pineta a Pinus pinaster


nella Riserva Tirone-Alto Vesuvio
foto di N. Di Fusco

NICOLA DI FUSCO

ASPETTI FORESTALI DEL SOMMA-VESUVIO

71

I lavori di sistemazione ripresero dal 1948 al 1953 con finanziamenti di modesta


entit. Ulteriori limitati interventi ebbero luogo a seguito della istituzione dei cantieri
scuola di cui alla legge n. 264 del 29 aprile 1949 con fondi del Ministero del Lavoro e
della Massima Occupazione e in modo saltuario con i fondi dellAzienda di Stato per le
Foreste Demaniali (A.S.F.D.).
I lavori di sistemazione idraulico-forestale sul Vesuvio ricevettero un nuovo e lusinghiero impulso con la legge 646 del 10 agosto 1950 che istituiva la Cassa per le opere
straordinarie nellItalia Meridionale (Cassa per il Mezzogiorno).
Il 29 marzo 1972 con Decreto Ministeriale la Foresta Demaniale Tirone-Alto Vesuvio venne classificata come Riserva Forestale di Protezione. La superficie complessiva, di
circa 1005 ettari, comprende quasi del tutto lintero cono vulcanico del Vesuvio. La riserva situata nei territori dei Comuni di Ercolano, Torre del Greco, Trecase, Boscotrecase,
Ottaviano e Terzigno. Alla tutela e gestione dellarea protetta provvede lex A.S.F.D.,
mentre lEnte Parco Nazionale del Vesuvio gestisce il resto del comprensorio, in virt
della legge n. 394 del 6 dicembre 1991.

Entrando dal tratto terminale di via Cifelli, a confine tra i comuni di Trecase ad
ovest e Boscotrecase ad est (alcuni decenni addietro i due territori facevano parte dello
stesso comune di Boscotrecase), si varca lingresso (chiamato dai locali la Catena)
della Riserva Forestale di Protezione. Risalendo lungo la strada asfaltata costruita negli
anni trenta e denominata allepoca autostrada del Vesuvio, si giunge alla localit Tirone dove, ad una formazione pura di pino domestico, ne segue una pi estesa di pino
domestico e pino marittimo consociati, impiantati nel biennio 1912-1913 che si protende sino a quota 650.
Da detta quota fino a 800 m ha inizio la localit Cognoletto caratterizzata da una
consociazione mista di pino domestico, pino marittimo, robinia, ginestra comune e ginestra dellEtna. Limpianto di queste ultime tre essenze stato effettuato essenzialmente al
fine di consolidare i costoni piroclastici pi acclivi e instabili.
La ginestra dellEtna, specie arbustiva molto rustica e poco esigente, riuscita a
rivestire quasi interamente il versante raggiungendo quota 850 con trasgressioni fino a
quota 1000.
Da questultima quota fino al cratere la pendice pressoch nuda ma, in questi ultimi anni, si sta osservando una colonizzazione a chiazze delle zone pi acclivi. Tra gli anni
Settanta ed Ottanta sono state effettuate alcune semine di ginestra dellEtna sul Vesuvio.
Larea ricadente in comune di Ottaviano che confina a Sud-Est con la localit
Cognoletto di Boscotrecase denominata Cognole. Tale zona, fino a quota 800,
ricoperta da un folto robinieto e ginestreto misto, impiantato nel 1964. La parte superiore, sino al cratere, stata oggetto di semine di ginestre, attecchite sino a quota 1000.
La fascia centro-meridionale della Riserva ubicata in comune di Torre del Greco e
comprende le localit Petraro, Fossobianco, Casermette e Piano delle Ginestre. In questa
zona predominano formazioni miste di leccio, pino domestico, pino marittimo e robinia,
con sottobosco arbustivo costituito da ginestra comune e ginestra dei carbonai. Sono
inoltre presenti, sia pure in maniera discontinua, lontano napoletano e la roverella, oltre
a pochissimi esemplari di castagno di piccole dimensioni e scarsamente sviluppati a causa
della scarsa profondit e dellaridit dei suoli.
Da quota 650 a 900 predomina unampia fascia di robinia consociata a ginestra: in
questarea sono stati impiantati nel decennio 1965-1975 pini dAleppo e pini neri alle
quote pi alte.

Vallone con boschi misti sul Monte Somma


foto di M. Fraissinet

I BOSCHI DELLA FORESTA


PROTEZIONE TIRONE-ALTO VESUVIO

DI

72

NICOLA DI FUSCO

La fascia pi elevata della Riserva, che si spinge fino allorlo craterico, denominata
Alto-Vesuvio. Il suolo qui costituito prevalentemente da piroclastiti incoerenti ed
ricoperto in modo discontinuo da un ridotto numero di essenze spontanee oltre alle quali
di tanto in tanto si notano colonie sparse di ginestra dellEtna e di altre ginestre sino a
quota 1000.
La zona ad ovest, ricadente nel comune di Ercolano, comprende le localit Piano delle
Ginestre, Eremo, Casa Matrone, Vetrana, Colle Umberto, Colle Margherita, Atrio del
Cavallo, Valle del Gigante ed Alto-Vesuvio.
Una pineta a pino domestico e pino marittimo, spesso consociati, a volte coetanei,
presente nelle localit Casa Matrone e Vetrana. Questo impianto risale al decennio 19401950: va tenuto presente che i lavori di imboschimento vennero effettuati attenendosi ai
criteri vigenti a quel tempo, che prevedevano limpianto di specie arboree anche in terreni molto primitivi come i letti di lava. Ci comport innumerevoli difficolt legate proprio allambiente pedologico particolarmente inospitale, come lassenza di terreno e la
notevole aridit, tanto che spesso fu necessario trasportare in spalla con apposite ceste il
terriccio sul posto dellimpianto. Le giovani piantine di pino e di leccio indigene impiegate provenivano da piccoli vivai provvisori realizzati sul posto in localit Casermette e
Casa Bianca.
Sul Colle Umberto e sul Colle Margherita sono presenti formazioni di pino domestico nella zona occidentale e di pino nero nella parte centrale in prossimit del confine
del comune di Torre del Greco.
Nei pressi dellAtrio del Cavallo, ai margini della colata lavica del 1944 e della Valle
dellInferno, sono diffusi ginestreti e robinieti frammisti a pini mediterranei. In dette
localit si rinvengono isolati esemplari di betulla che resistono alle proibitive condizioni
ambientali che caratterizzano tutta larea. Questo settore dellAlto-Vesuvio ricoperto da
ginestra dellEtna fino a quota 1020 circa; anche la residuale zona superiore presenta isolate formazioni di ginestra dellEtna nella fascia pi meridionale posta sul versante nord.
La zona pressoch priva di vegetazione della Riserva in prossimit dellorlo craterico,
tra quota 1020 e 1281, colonizzata da formazioni di piante erbacee che ricoprono il terreno in maniera discontinua a causa del tipo particolare di suolo, delle condizioni microclimatiche e dellacclivit delle pendici. Tale area occupa una superficie di circa 80 ettari.
Il versante orientale, ricadente nei comuni di Boscotrecase ed Ottaviano, ricoperto
essenzialmente da conifere; una limitata superficie ricoperta da una pineta adulta a pino
domestico e pino marittimo, ricadente in comune di Terzigno, stata acquistata dal
Corpo Forestale dello Stato alcuni decenni addietro.

CONSIDERAZIONI SULLA TECNICA


DI IMPIANTO

L
Lopera del Corpo Forestale dello Stato nellarea vesuviana dal 1912, epoca di acquisizione della Foresta demaniale, ad oggi stata indubbiamente condizionata dalla necessit di adottare particolari tecniche colturali a causa del tipo di ambiente in cui si operava.
Oltre alle difficolt dovute alla semplice apertura, in un suolo estremamente incoerente, delle buche per la messa a dimora delle piantine di 1 o 2 anni provenienti da vivai
del posto, non riuscita sempre agevole la stessa semina dei pinoli dei pini con il sistema
a spaglio, cio semina manuale, su piccole aree di terreno disponibile previa lavorazione andante, o in piccoli solchi su strisce. I terreni sciolti e incoerenti hanno poi rappresentato un ostacolo nei confronti della piantagione con cavicchio dei semi di robinia e
delle ginestre. Solo dagli anni 50 in poi gli interventi si sono ispirati a nuove tecniche silvicolturali che descriviamo brevemente:

ASPETTI FORESTALI DEL SOMMA-VESUVIO

73

semine di ginestra comune e ginestra dei carbonai alle quote meno elevate e di ginestra dellEtna a quelle pi alte e inospitali, allo scopo di favorire linsediamento e la successiva colonizzazione di specie erbacee ed arbustive;
messa a dimora di robinia, specie tipicamente colonizzatrice, ma soprattutto consolidatrice delle pendici;
semine o messa a dimora di semenzali di diverse specie di pini;
semine di ghiande di leccio tra i pini, per tentare di favorire la sostituzione dei boschi
di conifere naturalizzate con formazioni a latifoglie autoctone in armonia con il contesto
ambientale.
SPECIE ARBOREE PI RAPPRESENTATIVE
DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO
Questa specie ha trovato ottime condizioni di diffusione e sviluppo sul versante nord
del Monte Somma e condizioni discrete nelle vallette fresche con terreni profondi situate sul versante sud-est del Vesuvio.
Sin dagli anni 40 il fungo Cyphonectria parasitica, agente della fitopatia nota con il nome
di cancro della corteccia del castagno ha distrutto molti castagneti dellarea sommana.
Per fortuna il diffondersi della forma ipovirulenta del patogeno e le frequenti ceduazioni
hanno permesso di superare la fase acuta di questa fitopatia. Oggi infatti sembra che i
cedui castanili e i castagneti da frutto vesuviani non soffrano quasi pi nessun danno a
causa del cancro della corteccia. Qualche tentativo di introduzione del castagno nella
Riserva Tirone-Alto Vesuvio non ha sortito buoni risultati, in quanto, degli individui
messi a dimora, sono sopravvissuti sporadici esemplari dal portamento cespuglioso.

castagno
Castanea sativa Miller

I tentativi effettuati dopo il 1910 di utilizzare questa specie per rimboschimento sul
Vesuvio non hanno sortito risultati sempre positivi. Lontano napoletano stato introdotto in modo affrettato nelle piccole aree vuote tra le conifere gi adulte e non risulta
essere stato effettuato alcun impianto monofitico.
La vegetazione arborea dominante ha condizionato tale specie. Una prova sperimentale,
effettuata su terreno gi colonizzato da ginestra e robinia alla localit Colle Umberto, ha
dato ottimi risultati specialmente su terreni freschi e profondi.

ontano napoletano
Alnus cordata (Loisel.) Loisel.

Largamente impiegato mediante semina e con messa a dimora di esemplari di due


anni allevati in fitocella ha dato ottimi risultati fino a quota 750.
Nella localit Piano delle Ginestre, lungo la pista di servizio forestale, sono frequenti formazioni di leccio omogenee con molti esemplari dal diametro superiore ai 30 cm. La fruttificazione quasi sempre abbondante e favorisce indubbiamente l'espansione di questa
importante quercia sempreverde.
Un aspetto particolarmente significativo la facilit naturale con la quale riesce a diffondersi naturalmente tra i pini anche allinterno di pinete piuttosto fitte.

leccio
Quercus ilex L.

una frugale leguminosa arborea molto diffusa sia sui versanti del Somma che su
quelli del Vesuvio. Originaria del Nord America, stata utilizzata come specie arborea
pioniera, colonizzatrice, con notevoli capacit di adattamento, con una certa attitudine a
migliorare i terreni privi di sostanza organica e soprattutto a consolidare quelli sciolti e
franosi delle pendici pi scoscese. Le piantagioni di semenzali di un anno sono riuscite a
consolidare talvolta intere scarpate franose, fino a quota 1000. Dove altre specie arboree
stentano a svilupparsi e a diffondersi, la robinia vi riesce egregiamente. Attualmente, in
diverse zone, questa pianta inizia a creare problemi di invadenza eccessiva a danno di lecci e pini.

robinia
Robinia pseudoacacia L.

74

Mosaico di popolamenti forestali sul versante


costiero del Vesuvio
foto di M. Fraissinet

Ginestreto a ginestra dellEtna (Genista aetnensis)


nella Valle dellInferno
foto di M. Fraissinet

Rametto di leccio (Quercus ilex) con ghianda


foto di M. di Fraissinet

NICOLA DI FUSCO

ASPETTI FORESTALI DEL SOMMA-VESUVIO

75

Ontano napoletano (Alnus cordata)


foto di M. Fraissinet

76

NICOLA DI FUSCO

pino domestico
Pinus pinea L.

Questa conifera stata ampiamente utilizzata in tutto il complesso Somma-Vesuvio


ed stata favorita in modo particolare dal Tirone allAlto Vesuvio, fino a quota 800. Il
pino domestico stato impiegato sia da solo che in consociazione con pino marittimo o
pinastro e, nelle aree pi aride, con il pino dAleppo. Questa specie molto frequente
anche nei terreni privati nella fascia inferiore compresa tra i 150 e i 300 m di quota, dove
viene coltivato per la produzione di pinoli ed altrettanto diffuso nei parchi e giardini.
Per la sua utilizzazione nel rimboschimento, al fine di ridurre i costi, si sperimentata la
semina in sostituzione della piantagione con semenzali. Al riguardo stato anche accertato come la messa a dimora per semina diretta in autunno sia preferibile a quella primaverile in quanto le giovani piantine nate ai primi tepori di aprile sono molto vulnerabili
allaridit dei mesi primaverili ed estivi, che spesso compromette la riuscita dellimpianto.

pino marittimo
Pinus pinaster Aiton

Come pi volte riferito, questa specie legnosa stata impiegata in consociazione con
il pino domestico. Specie frugale e associabile ad altre essenze, la sua diffusione ha interessato vaste aree in tutta la fascia in cui si trova il pino domestico, ossia dai 250 ai 900 m.
Il pino marittimo presenta un maggiore grado di rinnovazione naturale rispetto al pino
domestico a seguito di incendio boschivo radente.

pino dAleppo
Pinus halepensis Miller

Specie forestale estremamente frugale e resistente ai lunghi periodi di siccit, impiegata in via sperimentale lungo la fascia meridionale della Riserva ed ai margini assolati
delle pinete di pino domestico e marittimo. I risultati non hanno deluso le aspettative.

pino nero
Pinus nigra Arnold

Impiegato a scopo sperimentale in localit Colle Umberto ed aree limitrofe, tra le


quote 600 e 800. La maggior parte degli individui presenti sfuggiti sia agli incendi che
alle aggressioni della dannosissima processionaria del pino, si presenta rigogliosa con
ottimo portamento.

ginestre
Spartium junceum L.
Genista aetnensis (Biv.) DC.
Cytisus scoparius (L.) Link

Le ginestre sono gli arbusti pi largamente diffusi sul Vesuvio, capaci di colonizzare i
suoli pi inospitali. Esse si riproducono e si diffondono con estrema facilit, anche dove
esiste una minima disponibilit di suolo. Le ginestre riescono ad impiantarsi anche in aree
pressoch desertiche, favorendo successivamente il graduale insediamento di piante meno
rustiche e pi esigenti. Da sempre le ginestre hanno rappresentato lelemento iconografico del paesaggio vesuviano, tant che anche il Leopardi, nella primavera del 1836,
dedic alla ginestra il suo testamento spirituale.

ASPETTI FORESTALI DEL SOMMA-VESUVIO

77

Si ringraziano i professori M. Ricciardi, S. Mazzoleni e O. Picariello per la revisione


critica del manoscritto.

RINGRAZIAMENTI

AGOSTINI R., 1952 Aspetti pedologici e fitosociologici dei Monti Somma e Vesuvio nei confronti della loro
sistemazione idraulico-forestale. Italia forestale e montana, 8 (1): 22-33.
DE LORENZO G., 1937 Geologia dellItalia Meridionale. Napoli: Politecnica.
DI F USCO N. & DI CATERINA E., 1998 Il Vesuvio - Guida ambientale. Napoli: Electa.
LACAVA, P., 1914 Sistemazione idraulico-forestali del Somma-Vesuvio (dattiloscritto).
MAZZOLENI S. & RICCIARDI M., 1993 Primary succession on the cone of Vesuvius, pp. 101-112.
In: Miles J. & Walton D. H. W. (eds.), Primary succession on land. Oxford: Blackwell Scientific Publications Ltd.
RICCIARDI M., APRILE G. G., LA VALVA V. & CAPUTO G., 1986 La flora del Somma-Vesuvio
Boll. Soc. Natur. Napoli, 95: 3-121.

BIBLIOGRAFIA

Dactylorhiza saccifera
foto di R. Nazzaro

O. PICARIELLO, N. DI FUSCO & M. FRAISSINET ( EDS .), 2000


ELEMENTI DI BIODIVERSIT DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO (pp. 79-97)

79

LE ORCHIDEE DEL SOMMA-VESUVIO


THE ORCHIDS OF SOMMA-VESUVIO
Roberto Nazzaro1, Vincenzo La Valva2
1 Dipartimento di Biologia vegetale Universit degli Studi di Napoli Federico II. Via Foria, 223, I-80139 Napoli. E-mail: nazzaro@unina.it
2 Dipartimento di Scienze Ambientali, Facolt di Scienze Ambientali, Seconda Universit di Napoli. Via Vivaldi, 43, I-81100 Caserta.

E-mail: vincenzo.lavalva@unina2.it

RIASSUNTO

SUMMARY

SSul Vesuvio sono attualmente presenti 17 specie appartenenti alla famiglia delle Orchidaceae. Lultimo contributo floristico sullarea ha segnalato 15 entit, la cui presenza viene
qui confermata. A tale elenco vanno, quindi, aggiunte altre due specie, una delle quali nuova
per larea, laltra gi segnalata alla fine del XIX secolo.

Te have found 17 species belonging to the family of


W
Orchidaceae on Vesuvius. The last contribution to the
areas flora recorded 15 species, whose presence is now
confirmed. Two more species should be added to the
list, one of which is new for the area, while the other
was already recorded at the end of the 19th century.

PAROLE
KEY

CHIAVE:

Vesuvio, Orchidaceae, Italia meridionale

WORDS: Vesuvius,

Orchidaceae, Southern Italy

80

INTRODUZIONE

ROBERTO NAZZARO, VINCENZO LA VALVA

LLe orchidee sono piante a fiore appartenenti alla classe delle Liliopsida (Monocotiledoni). Secondo la gran parte degli studiosi la differenziazione di questa famiglia sarebbe
avvenuta recentemente (2-3 milioni di anni fa, contro i circa 100 milioni di anni delle
prime Liliopsida). Esse vengono ritenute ancor oggi in intensa attivit evolutiva.
Il numero di specie di orchidee conosciute per la flora mondiale di circa 25.000,
distribuite quasi esclusivamente nella fascia intertropicale. In Italia, paese europeo con il pi
alto numero di specie appartenenti a questa famiglia, se ne contano poco pi di un centinaio.
Le orchidee sono attualmente oggetto di numerosi studi volti a conoscere la loro
distribuzione sul territorio (Nazzaro et al., 1991-1992; 1995) e a chiarire i rapporti evolutivi tra i vari generi (Pridgeon et al., 1997; Cozzolino et al., 1998).
La prima segnalazione di unorchidea (Orchis italica) per il Vesuvio risale al XVII
secolo (Colonna, 1616). Numerosi furono i contributi durante il XIX secolo (Tenore,
1831; Pasquale, 1869; Baccarini, 1881; Comes, 1887; Migliorato, 1896; 1897). Durante
questi studi floristici nellarea del Parco Nazionale del Vesuvio furono censite 18 entit.
Nellultimo studio floristico pubblicato per larea vesuviana (Ricciardi et al., 1986)
vengono segnalate 15 orchidee, 3 delle quali nuove per larea. In tale contributo viene evidenziato come le trasformazioni di alcuni habitat vesuviani, causati dalla pressione antropica subita dal territorio negli ultimi decenni, abbiano verosimilmente provocato la scomparsa delle entit in precedenza segnalate e non pi ritrovate. Solo di recente sono state
rinvenute altre due entit (Ricciardi, com. pers.), pertanto le orchidacee oggi presenti nel
territorio del Parco ammontano a 17 entit.

MORFOLOGIA

Le orchidee non presentano radici molto sviluppate. Gran parte dei generi che vivono nelle regioni temperate (Anacamptis, Barlia, Dactylorhiza, Gennaria, Neotinea, Ophrys,
Orchis, Platanthera, Serapias, Spiranthes) presentano radici (di solito 2) ingrossate, pi o
meno globose ed ovoidi, dette rizotuberi. Altri generi (Cephalanthera, Epipactis, Listera)
hanno fusti sotterranei (rizoma) da cui si dipartono le radici.
Tutte le orchidee italiane hanno un fusto non ramificato terminante con una infiorescenza pi o meno ricca. Le foglie possono essere riunite alla base del fusto (rosetta basale) o distribuite lungo questo (foglie cauline).
Ogni fiore dellinfiorescenza accompagnato da una brattea, piccola foglia modificata che copre il fiore in boccio.
Nel fiore delle orchidee, come in quello delle altre Liliopsida, non possibile distinguere il calice dalla corolla, in quanto tutti i pezzi del perigonio sono simili tra loro (tepali). I sei tepali sono divisi in due gruppi (verticilli) di tre. Nel verticillo pi esterno si
distinguono due tepali laterali ed uno mediano, che spesso curvato in avanti e a volte
insieme a quelli laterali contribuisce a formare un casco.
Il verticillo interno presenta anchesso due tepali laterali e uno mediano. I tepali laterali interni sono generalmente diversi per forma e/o grandezza da quelli esterni. Il tepalo mediano interno (labello) si distingue da tutti gli altri per le modificazioni, a volta
molto vistose, di dimensione o forma o colorazione.
Il labello, pur essendo il superiore tra i tepali interni, nella maggioranza dei generi di
orchidee nostrane collocato inferiormente per la torsione di 180 subita dallovario o dal
peduncolo fiorale durante lo sviluppo del fiore. Tale fenomeno detto resupinazione.
In molti generi presente lo sprone, un prolungamento posteriore del labello a forma
di cilindro o sacco nel quale si pu raccoglie una sostanza zuccherina, il nettare. In alcuni generi il labello presenta una strozzatura mediana che permette di distinguere una
parte basale (ipochilo) da una apicale (epichilo).

LE ORCHIDEE DEL SOMMA VESUVIO

81

Nel genere Ophrys il labello presenta lo specchio, area sempre glabra, dalla forma e
colorazione variabili.
Il fiore delle orchidee sempre ermafrodita, cio dotato di androceo e gineceo. Landroceo ridotto ad un solo stame; fa eccezione tra le orchidee italiane solo la scarpetta
di Venere (Cypripedium calceolus L.) che ne possiede due.
Il polline, prodotto in notevole quantit, riunito in due piccole masse (pollinodi). In
genere ogni pollinodio si collega tramite un peduncolo (caudicola) con un disco basale
adesivo (retinacolo) che permette a tutta la struttura di aderire al corpo dellinsetto impollinatore.
La parte basale del gineceo data dallovario, situato inferiormente al punto di inserzione dei tepali; esso, nei generi nei quali avviene la resupinazione, mostra gli effetti della
torsione, presentandosi contorto.
Lo stilo e gli stimmi sono saldati con lo stame in ununica struttura, il ginostemio, che
in alcuni generi si pu prolungare in modo evidente nel becco o rostro. Alla base del ginostemio presente un cavit dotata di superficie appiccicosa a cui aderiscono i pollinodi
trasportati dagli insetti.
Le orchidee sono generalmente impollinate dagli insetti (impollinazione entomofila),
che vengono attratti da segnali visivi, olfattivi o dalla presenza del nettare, rari sono i casi
di autoimpollinazione.
Le colorazioni e i disegni del labello attirano e guidano linsetto verso la fauce dello
sprone, che si apre alla base del labello, subito sotto il ginostemio. Spesso lo stimolo visivo associato a quello olfattivo, dovuto alla emissione di forti profumi. Linsetto si posa
sul labello e spinge il capo nella fauce dello sprone per succhiare il nettare.
Durante la suzione del nettare linsetto urta contro i retinacoli, che gli si appiccicano
al capo insieme a tutta la struttura staminale. Mentre visita il fiore successivo, raccogliendo i nuovi pollinodi, quelli precedentemente raccolti rimangono appiccicati al ginostemio.
In Ophrys la forma del labello e il disegno dello specchio di ciascuna specie imitano
laddome della femmina dellinsetto impollinatore. A questi stimoli visivi se ne associano
anche di olfattivi, venendo prodotti dei feromoni con odore simile a quello della femmina. Il maschio, credendo di avere avvistato un esemplare del sesso opposto, si posa sul
labello nel tentativo di accoppiarsi; in tal modo gli restano appiccicati addosso i pollinodi, che verranno trasportati su un altro fiore della stessa specie durante il successivo
infruttuoso tentativo di accoppiamento.
Alla impollinazione segue la fecondazione, con la successiva trasformazione dellovario in frutto, una capsula che contiene alcune migliaia di semi.
I semi delle orchidee, piccolissimi, sono privi di sostanze di riserva. Lembrione, quindi, non dispone di riserve energetiche da spendere per laccrescimento, n ancora in
grado di procurarsene mediante la fotosintesi; ci condiziona il suo sviluppo, che pu
avvenire solo nel caso vi sia un apporto esterno di energia. A ci provvede un fungo con
cui si instaura una stretta cooperazione a livello delle radici (simbiosi micorrizica). Lorchidea, in tal modo, riceve le sostanze organiche di cui carente durante le prime fasi
dello sviluppo dellembrione. Successivamente essa acquista la capacit di fotosintetizzare, per cui non dipende pi dalla simbiosi per sopravvivere.
Alcuni generi (Limodorum, Neottia, ecc.), non sviluppando un efficiente meccanismo
fotosintetico, rimangono per tutta la vita dipendenti dal fungo per il reperimento delle
sostanze organiche.

RIPRODUZIONE

82

ROBERTO NAZZARO, VINCENZO LA VALVA

IBRIDAZIONE

Tra le orchidee molto frequente il fenomeno della ibridazione, cio la nascita di


individui aventi genitori appartenenti a specie diverse o, in rari casi, a generi diversi.
Si ritiene che nelle orchidee libridazione sia una delle principali vie per la differenziazione di nuove specie (Ehrendorfer, 1980).
Se risulta abbastanza facile riconoscere un individuo ibrido, in quanto esso ha caratteri morfologici non perfettamente sovrapponibili con alcuna specie nota, tuttavia pi
difficoltoso identificare le specie parentali. Tale informazione pu essere ricavata da unattenta comparazione tra la morfologia dellibrido e quella delle specie che sembrano avere
un aspetto simile.
Recentemente si cominciato a descrivere i nuovi ibridi mettendo in evidenza, oltre
alle affinit morfologiche tra questi individui e le specie parentali, anche le affinit biochimiche, in particolare per alcuni enzimi (Rossi et al., 1992; 1995). Indagini sul DNA di
individui ibridi gi descritti in passato hanno permesso di accertare non solo lesattezza
delle deduzioni circa le specie parentali, ma anche, relativamente agli individui recentemente ritrovati in natura, la paternit e la maternit (Caputo et al., 1997).

CHECK-LIST DELLE ORCHIDEE


DEL PARCO

LLe schede di seguito riportate descrivono le orchidee che possibile incontrare nellarea del Parco Nazionale del Vesuvio.
Per quanto riguarda linquadramento tassonomico dei generi Anacamptis e Orchis sono
state seguite le recenti vedute di Bateman et al. (1997) che prendono in considerazione,
oltre alle somiglianze morfologiche, principalmente le affinit genetiche tra le varie
entit. Tali vedute sono state confermate dalle ricerche sul DNA plastidiale di Cozzolino
et al. (1998) e sul DNA nucleare di Aceto et al. (1999).
Vengono di seguito forniti gli eventuali sinonimi, letimologia dellepiteto specifico,
lhabitat tipico, le aree di diffusione mondiali e italiane. Relativamente al Parco Nazionale del Vesuvio sono indicate le quote (in metri s.l.m.) a cui lentit presente e il periodo
di fioritura. Viene, quindi, brevemente descritta la morfologia di ogni specie. Ciascuna
scheda termina con un elenco delle precedenti segnalazioni e, ove se ne ravvisi la necessit, annotazioni sulla entit trattata.

Specie
Sinonimi

Etimologia

Habitat
Areale
Distr. italiana

Anacamptis coriophora (L.) R.M. Bateman, Pridgeon et M.W. Chase


subsp. fragrans (Pollini) R.M. Bateman, Pridgeon et M.W. Chase
Orchis coriophora L. var. fragrans (Pollini) Boiss.;
Orchis coriophora L. subsp. fragrans (Pollini) Sudre;
O. fragrans Pollini; O. polliniana Sprengel
La specie distinta in due sottospecie, la subsp. coriophora ha odore
sgradevole, da cui corio (puzzolente) e fero (porto), mentre la sottospecie pi frequente nel meridione dItalia ha fiori profumati, ecco
perch lepiteto latino fragrans (profumato)
Prati aridi, garighe, cespuglieti, chiarie nei boschi; in pieno sole
Coste mediterranee e Portogallo
Presente a sud della Pianura padana

LE ORCHIDEE DEL SOMMA VESUVIO

VESUVIO
Altitudine
Fioritura
Morfologia

Precedenti
segnalazioni
Specie
Sinonimi

83

intorno ai 400 m
aprile-maggio
Pianta alta 10-30 cm. Foglie lineari-lanceolate, con apice acuto,
ripiegate a doccia lungo la nervatura centrale, le superiori abbraccianti lo scapo. Infiorescenza cilindrica a completo sviluppo, densa,
composta da 20-30 fiori emananti un gradevole odore di vaniglia.
Brattee lanceolate, ad apice acuto, generalmente lunghe come lovario o poco pi, verdastre con lievi sfumature rosa, percorse da una
nervatura centrale. Tepali conniventi in un casco appuntito a forma
di becco, gli esterni saldati, tranne nella parte apicale, e di colore
variabile dal verdognolo al rosso porpora; tepali interni racchiusi
allinterno del casco. Labello riflesso in direzione dello scapo, trilobo,
rosso violaceo o verdastro sfumato di porpora, con la parte centrale
pi chiara e dotata di punteggiature o di ununica grande macchia;
lobo mediano sensibilmente pi lungo dei laterali. Sprone di forma
conica, curvato verso il basso, lungo quanto lovario o poco meno.
Ricciardi et al., 1986, sub Orchis coriophora var. fragrans.

Anacamptis morio (L.) R.M. Bateman, Pridgeon et M.W. Chase


Orchis morio L. subsp. morio

Etimologia

Lepiteto specifico deriverebbe secondo alcuni dal latino morio


(buffone), in riferimento allampia variabilit del colore dei fiori,
secondo altri dallitaliano morione (cappuccio) per laspetto del casco

Habitat

Pascoli, garighe, cespuglieti, chiarie nei boschi; quasi sempre in


pieno sole

Areale
Distr. italiana
VESUVIO
Altitudine
Fioritura
Morfologia

Tutta Europa, Medio Oriente e coste mediterranee dellAfrica


Presente in tutte le regioni italiane
300-400 m
marzo-maggio
Pianta alta 10-35 cm. Foglie di forma pi o meno lanceolata, le
inferiori in rosetta basale, le superiori abbraccianti lo scapo, questultimo a volte rosso violaceo nella met superiore. Fiori in numero molto variabile riuniti in una infiorescenza solitamente densa.
Brattee lanceolate, lunghe allincirca quanto lovario, percorse da
diverse nervature. Tepali esterni da bianchi a viola purpurei con evidenti striature longitudinali verdastre, quasi sempre lassamente
conniventi, ovato-oblunghi e con apice ottuso; tepali interni concolori con gli esterni, pi stretti e pi corti di questi. Labello pi largo
che lungo, crenulato ai margini, trilobo, pi o meno ripiegato longitudinalmente in basso, concolore agli altri tepali con zona centrale solitamente pi chiara e caratterizzata dalla presenza di macchie
scure. Sprone cilindrico, appiattito e appena ingrossato nella parte
apicale, poco pi breve o uguale allovario, rivolto in alto od orizzontalmente.

Anacamptis morio
foto di R. Nazzaro

84

ROBERTO NAZZARO, VINCENZO LA VALVA

Precedenti
segnalazioni
Note

Specie

Ricciardi et al., 1986, sub O. morio subsp. morio


Anche gli individui pi gracili, con infiorescenza lassa, fiori pi chiari e sprone subeguale o maggiore dellovario, un tempo attribuiti ad
O. morio L. subsp. picta (Loisel.) Arcangeli, devono essere collocati in questa entit. Allinterno del popolamento del Vesuvio, infatti, possibile incontrare tutte le forme intermedie tra le due entit.
Tale osservazione supportata anche dalle indagini di biologia
molecolare condotte da Rossi et al. (1992), che dimostrano, limitatamente alle popolazioni italiane, lassenza di differenze a livello
genetico tra individui morfologicamente attribuibili a ciascuna
delle due presunte entit.
Anacamptis papilionacea L.

Sinonimi

Orchis papilionacea L.; Orchis papilionacea L. var. rubra ( Jacq.) Reichenb.; O. papilionacea L. subsp. rubra ( Jacq.) Arcangeli; O. rubra Jacq.

Etimologia

La disposizione dei tepali ricorda le ali di una farfalla, da cui lepiteto specifico di origine latina papilio (farfalla)

Habitat

Prati, garighe; in pieno sole o a mezzombra

Areale Dalla Turchia asiatica al Portogallo e alle coste occidentali nord africane
Distr. italiana Presente in tutte le regioni italiane
VESUVIO
Altitudine
Fioritura
Morfologia

200-1000 m
aprile-maggio
Pianta alta 10-40 cm. Foglie lineari-lanceolate o lanceolate, acute,
le inferiori riunite in rosetta basale, le superiori di dimensioni progressivamente minori e abbraccianti lo scapo che soffuso di viola
per buona parte della sua lunghezza. Infiorescenza ovata o cilindrica, moderatamente densa, composta da 4-20 fiori. Brattee ovatolanceolate, ad apice acuto, in genere lievemente pi lunghe dellovario, solitamente di colore rosa porporino con nervature longitudinali pi scure. Tepali esterni ovato-lanceolati, pi o meno conniventi a formare un lasso casco, da rosa violacei a rosso porporini,
con nervature longitudinali pi scure; tepali interni conniventi, di
dimensioni minori rispetto agli esterni. Labello intero, allargato
nella parte apicale, molto spesso concavo, caratterizzato da una
colorazione uniforme che va dal bianco rosato al rosa violetto o, talvolta, con la parte basale pi chiara. Sprone conico, curvato verso il
basso, pi breve dellovario.

Precedenti Tenore, 1831; Pasquale, 1869, sub Orchis rubra;


segnalazioni Ricciardi et al., 1986, sub Orchis papilionacea
Note

Per lentit ibrida Orchis xgennarii Reichenb. fil., vedi lapposito


paragrafo a fine tabella.

LE ORCHIDEE DEL SOMMA VESUVIO

Specie
Sinonimi
Etimologia
Habitat

85

Cephalanthera longifolia (L.) Fritsch


Cephalanthera ensifolia L. C. M. Richard ; C. xiphophyllum Reichenb.; Serapias helleborine L. var. longifolia L.; S. longifolia Scop.
Dal latino longa (lunga) e folia (foglia) in riferimento alla lunghezza delle foglie
Boschi e prati, preferibilmente a mezza ombra

Areale DallAsia centrale fino al Portogallo e alle coste mediterranee dellAfrica


Distr. italiana Presente in tutte le regioni italiane
VESUVIO
Altitudine
Fioritura
Morfologia

400-500 m
aprile-maggio
Pianta alta 15-70 cm. Foglie basali ridotte ad una guaina, le rimanenti distribuite lungo tutto lo scapo, generalmente oltre sei volte
pi lunghe che larghe, acuminate, ripiegate lungo la nervatura centrale. Infiorescenza lassa, comprendente fino a circa 20 fiori bianchi. Brattee, ad eccezione di quella inferiore, sensibilmente pi
brevi dellovario. Tepali di solito appena conniventi: gli esterni lanceolati e acuti, gli interni di dimensioni lievemente minori, di forma
ellittica e ad apice ottuso. Labello concavo, sensibilmente minore
rispetto agli altri tepali, con ipochilo a forma di sacchetto ed epichilo pi o meno cuoriforme, con la parte interna giallo-paglierina
caratterizzata da creste longitudinali giallo-aranciate.

Precedenti Pasquale, 1869, sub Cephalanthera ensifolia;


segnalazioni Baccarini, 1881, sub C. ensifolia; Ricciardi et al., 1986
Specie
Sinonimi
Etimologia
Habitat
Areale
Distr. italiana
VESUVIO
Altitudine
Fioritura
Morfologia

Cephalanthera rubra (L.) L. C. M. Richard


Serapias rubra L.
Dal latino rubra (rossa) per il colore dei fiori
Boschi e cespuglieti; a mezza ombra o allombra
Diffusa dallIran al Portogallo e sulle coste mediterranee dellAfrica
Presente in tutte le regioni italiane

attorno ai 1000 m
maggio
Pianta alta 20-60 cm. Scapo pubescente e superiormente soffuso di
rosa porporino. Foglie basali ridotte ad una guaina, le rimanenti da
lineari-lanceolate a lanceolate, acute, distribuite lungo tutto lo
scapo. Infiorescenza lassa, solitamente composta da non pi di 12
fiori. Brattee pi lunghe dellovario, le inferiori superanti i fiori.
Tepali lanceolati, ad apice acuto, rosei o roseo porporini con parte
basale notevolmente pi chiara, gli esterni spesso appena conniventi

86

ROBERTO NAZZARO, VINCENZO LA VALVA

o, talvolta, patenti, gli interni di dimensioni lievemente minori. Labello lungo come i tepali esterni, diviso in un ipochilo gozzuto, di colorazione biancastra e un epichilo ad apice acuto, biancastro con bordi
roseo porporini e dotato di creste giallastre nella parte centrale.
Precedenti
segnalazioni Pasquale, 1869; Baccarini, 1881; Ricciardi, 1972; Ricciardi et al., 1986
Specie

Dactylorhiza romana (Sebastiani) So

Sinonimi

Dactylorhiza sambucina (L.) So subsp. pseudosambucina (Ten.)


Sundermann; D. sulphurea (Link) Franco subsp. pseudosambucina
(Ten.) Franco; D. sulphurea (Link) Franco subsp. sulphurea; Orchis
mediterranea Klinge, nom. ill., subsp. mediterranea; O. mediterranea
Klinge, nom. ill., subsp. pseudosambucina (Ten.) Klinge;O. pseudosambucina Ten.; O. pseudosambucina Ten. var. rubra; O. romana
Sebastiani; O. sulphurea Sprengel

Etimologia

Il primo ritrovamento di questa entit avvenuto nei pressi di Roma,


da qui lepiteto specifico

Anacamptis papilionacea
foto di C. Bifulco

Habitat
Areale
Distr. italiana
VESUVIO
Altitudine
Fioritura
Morfologia

Prati, cespuglieti, boschi; in pieno sole o a mezza ombra


Mediterraneo centrale e orientale
La sua distribuzione esclude la Sicilia, la Sardegna e le aree a nord
della Liguria e dellAppennino tosco-emiliano
150-200 m
marzo-aprile
Pianta alta 20-30 cm. Foglie distribuite lungo lo scapo, lineari lanceolate o lanceolate, di dimensioni decrescenti procedendo verso
lalto. Infiorescenza subcilindrica, da lassa a moderatamente densa,
formata da fiori gialli o rosso-porporini con parte basale del labello giallastra, pi raramente bianchi. Brattee lanceolate, pi lunghe
dellovario, quelle inferiori di solito superanti i fiori. Tepali esterni
da ovati a ovato-lanceolati, i laterali di solito eretti, il mediano
diretto anteriormente e connivente con i tepali interni. Labello trilobo, con lobo mediano sovente crenulato. Sprone cilindrico, curvato verso lalto, di lunghezza maggiore rispetto allovario.

Precedenti Pasquale, 1869, sub Orchis pseudosambucina e sub O. pseudosambucina


segnalazioni var. rubra; Baccarini, 1881, sub O. pseudosambucina; Ricciardi et al., 1986
Specie

Cephalanthera longifolia
foto di R. Nazzaro

Dactylorhiza saccifera (Brongn.) So

Sinonimi

Dactylorhiza gervasiana (Tod.) H. Baumann et Knkele ; Orchis


gervasiana Tod.; O. macrostachys Tineo; O. maculata L. subsp.
macrostachys (Tineo) Hayek; O. maculata L. subsp. saccifera (Brongn.) So; O. saccifera Brongn.

Etimologia

Dal latino saccus (sacco) e fero (porto) per la forma saccata dello sprone

Habitat

Prati, cespuglieti, boschi; in pieno sole o allombra

LE ORCHIDEE DEL SOMMA VESUVIO

Areale
Distr. italiana
VESUVIO
Altitudine
Fioritura
Morfologia

87

Alture del mediterraneo centrale e orientale


Dalla Toscana alla Sicilia
500-1000 m
maggio-giugno
Pianta alta 20-80 cm. Scapo foglioso per tutta la sua lunghezza.
Foglie di solito con evidenti macchie brune e con parte basale
abbracciante lo scapo, le inferiori ovato-ellittiche e ottuse, le superiori lanceolate, acute e di dimensioni decrescenti verso lalto. Infiorescenza densa, cilindrica, molto lunga, composta da fiori rosei con
strie porporine sul labello e, a volte, sui tepali. Brattee lanceolate o
lineari lanceolate, notevolmente pi lunghe dellovario, di solito
superanti i fiori. Tepali esterni lanceolati, i laterali generalmente
patenti, il mediano curvato sugli interni che sono pi piccoli degli
esterni e conniventi a formare un casco. Labello trilobo, pi largo
che lungo, con lobo mediano pi stretto e generalmente di lunghezza maggiore rispetto ai laterali. Sprone sacciforme, grosso, di
solito lievemente pi breve dellovario.

Precedenti Pasquale, 1869, sub Orchis maculata; Baccarini, 1881, sub O. maculata;
segnalazioni Comes, 1887, sub O. maculata; Migliorato, 1896; Ricciardi, 1972, sub
O. maculata; Ricciardi et al., 1986.
Note

Specie
Sinonimi
Etimologia

Habitat

A tale entit devono essere sicuramente attribuite anche le segnalazioni di D. maculata L., tipica delle regioni europee settentrionali e
delle Alpi. Del gruppo di D. maculata solo D. saccifera presente nel
meridione dItalia.
Epipactis helleborine (L.) Crantz subsp. helleborine
Epipactis latifolia (L.) All.; Helleborine latifolia (L.) Moench;
H. viridans Samp.; Serapias helleborine L. var. latifolia L.
Per la somiglianza delle foglie di questa specie con quelle del veratro bianco (Veratrum album L.), il cui nome latino era helleborus
(elleboro)
Boschi di latifoglie; a mezzombra o allombra

Areale DallEuropa fino allHimalaya. In via di diffusione anche nellarea


nord-est degli U.S.A.
Distr. italiana Presente in tutte le regioni italiane
VESUVIO
Altitudine
Fioritura
Morfologia

100-1100 m
giugno-luglio
Pianta alta 30-100 cm, con scapo pubescente in special modo nella
parte apicale. Foglie basali ridotte a guaine; foglie cauline avvolgenti lo scapo e disposte lungo una linea spiralata, le inferiori di
forma ovato-ellittica, le altre gradualmente pi strette e lunghe procedendo verso lalto. Infiorescenza discretamente lassa a completo
sviluppo, comprendente fino a 30 fiori peduncolati disposti quasi
sempre unilateralmente. Brattee di forma lanceolata, di dimensioni
maggiori verso la base dellinfiorescenza, dove quasi sempre sono

Dactylorhiza saccifera
foto di R. Nazzaro

88

ROBERTO NAZZARO, VINCENZO LA VALVA

maggiori verso la base dell'infiorescenza, dove quasi sempre sono


pi lunghe dei fiori. Tepali esterni all'incirca ovato-lanceolati, pi o
meno patenti, pubescenti sulla faccia esterna, generalmente verdastri con sfumature rosee; tepali interni ovali, lievemente pi larghi
degli esterni, in genere di colore verdastro con sfumature rosa violacee oppure rosa con sfumature verdastre. Labello pi breve dei
tepali, generalmente di colore variabile da bianco verdastro a verde
rosato, con ipochilo bruno a forma di coppa ed epichilo cuoriforme,
fornito di due piccole prominenze basali lisce o quasi.
Precedenti Pasquale, 1869, sub Epipactis latifolia;
segnalazioni Baccarini, 1881, sub E. latifolia; Ricciardi et al., 1986
Specie

Limodorum abortivum (L.) Swartz

Sinonimi

Centrosis abortiva (L.) Swartz; Ionorchis abortiva (L.) G. Beck;


Orchis abortiva L.

Etimologia

Dal latino abortivus (abortivo), in riferimento alle foglie non sviluppate

Habitat
Areale
Distr. italiana
VESUVIO
Altitudine
Fioritura
Morfologia

Cespuglieti e boschi di latifoglie; mezzombra


Dal bacino del Mediterraneo alle coste del Portogallo
Presente in tutte le regioni italiane
100-600 m
aprile-maggio
Pianta alta 20-80 cm, di colore violetto. Foglie assenti, sostituite
lungo lo scapo da squame. Infiorescenza solitamente lassa, allungata, formata da 5-20 fiori che spesso non si aprono del tutto anche a
completa maturit. Brattee ovato-lanceolate, in genere pi o meno
uguali allovario o di lunghezza lievemente superiore. Tepali laterali esterni oblungo lanceolati, patenti, il mediano appena pi largo,
curvato in avanti; tepali interni lineari lanceolati, pi brevi degli
esterni. Labello stretto nella parte basale, bruscamente dilatato in
quella anteriore, con apice curvato inferiormente, bordi rialzati e
zona centrale biancastra percorsa da strie violacee. Sprone lungo
quanto lovario o poco meno, sottile, rivolto verso il basso.

Precedenti Pasquale, 1869; Baccarini, 1881; Ricciardi et al., 1986


segnalazioni
Specie

Neotinea maculata (Desf.) Stearn

Sinonimi

Aceras densiflora (Brot.) Boiss.; Aceras intacta Reichenb. fil.; Neotinea


intacta (Link) Reichenb. fil.; Orchis atlantica Willd.; O. intacta Link; O.
secundiflora Bertol.; Satyrium maculatum Desf.; Tinaea cylindracea Biv.

Etimologia

Per le macchie presenti sulle foglie a questa entit stato attribuito lepiteto specifico di origine latina maculatus (macchiato)

Habitat

Prati aridi, garighe, cespuglieti, boschi di latifoglie, pinete;


in pieno sole o allombra

LE ORCHIDEE DEL SOMMA VESUVIO

Areale
Distr. italiana
VESUVIO
Altitudine
Fioritura
Morfologia

89

Dallarea mediterranea al Portogallo, con alcune stazioni isolate in


Inghilterra e Irlanda
Presente in tutte le regioni italiane, ma pi abbondante nellarea
orientale
200-500 m
aprile-maggio
Pianta alta 10-30 cm. Foglie di solito caratterizzate da macchie
brune o porporino-violacee, le basali ovato-lanceolate od ovate e
formanti una rosetta, le altre progressivamente pi strette e abbraccianti lo scapo. Infiorescenza cilindrica, breve e densa, multiflora.
Brattee lanceolate, di colore biancastro, pi brevi rispetto all'ovario.
Tepali uniti a formare un casco, gli esterni separati nella porzione
apicale, ovato-lanceolati, acuti, di colore bianco o rosato con bordi
e venature porporine; tepali interni pi sottili e di lunghezza lievemente minore rispetto agli esterni. Labello trilobo, da bianco a rosa
chiaro, con area porporina solitamente limitata alla parte basale;
lobi laterali molto sottili, il mediano pi grosso e solitamente diviso in due lobuli. Sprone lungo al massimo 1/4 dellovario.

Precedenti Ricciardi et al., 1986, sub Neotinea intacta


segnalazioni
Specie
Sinonimi
Etimologia
Habitat
Areale
Distr. italiana
VESUVIO
Altitudine
Fioritura
Morfologia

Ophrys bombyliflora Link


Ophrys canaliculata Viv.; O. distoma Biv.-Bern.; O. hiulca Mauri;
O. tabanifera Willd.
La forma e il disegno del labello simile agli insetti del genere
Bombylius ha suggerito il binomio specifico bombyli e flora (fiore)
Prati, pascoli aridi
Coste occidentali del Mediterraneo
Diffusa in Liguria, a sud della Pianura padana e sulle isole
intorno ai 100 m
marzo-aprile
Pianta alta 5-15 cm. Foglie inferiori ovato-lanceolate, formanti una
rosetta basale, le superiori avvolgenti lo scapo. Infiorescenza lassa,
formata al massimo da 4-5 fiori. Brattee ovato-lanceolate, di lunghezza minore rispetto all'ovario. Tepali esterni verdi, di forma
ovata e ad apice ottuso; tepali interni di forma triangolare, lunghi al
massimo 1/3 rispetto agli esterni, pubescenti, di colore verdastro o
verde giallastro tranne nella parte inferiore che bruna. Labello
bruno, trilobo, con lobi laterali formanti due gibbosit fittamente
pubescenti e lobo mediano convesso, con margini laterali fortemente ripiegati in basso, pubescente allapice e fornito di appendice apicale verde diretta posteriormente; specchio plumbeo. Ginostemio fornito di becco molto breve e ad apice ottuso.

Precedenti La presenza di questa entit risulta nuova per larea vesuviana.


segnalazioni

90

ROBERTO NAZZARO, VINCENZO LA VALVA

Specie

Ophrys sphegodes Miller subsp. sphegodes

Sinonimi

Ophrys aranifera Hudson; O. jeanpertii Camus; O. litigiosa Camus;


O. macedonica Fleischm.; O. sphegodes Miller subsp. epirotica (Renz)
Glz et Reinhard; O. sphegodes Miller subsp. hebes Kalopissis;
O. sphegodes Miller subsp. litigiosa (Camus) Becherer; O. sphegodes
Miller subsp. tommasinii (Vis.) So; O. tommasinii Vis.

Etimologia

La somiglianza del labello con laddome di una vespa in greco


sphekos (vespa), ha suggerito lepiteto specifico di questa entit

Habitat
Areale
Distr. italiana
VESUVIO
Altitudine
Fioritura
Morfologia

Ophrys sphegodes
foto di R. Nazzaro

Prati, garighe, cespuglieti, boschi; in pieno sole o a mezzombra


Dalla Turchia asiatica fino alla Spagna, a nord fino in Inghilterra
Presente su tutto il territorio italiano
intorno ai 200 m
marzo-aprile
Pianta alta 25-50 cm. Foglie inferiori di solito oblungo-lanceolate,
disposte in rosetta basale, le superiori abbraccianti lo scapo. Infiorescenza lassa, con 4-12 fiori. Brattee lanceolate, da pi lunghe a subeguali allovario procedendo dalla base allapice dell'infiorescenza.
Tepali esterni ovato-oblunghi, ottusi, di colore verdastro, gli interni
solitamente pi scuri, lunghi da 1/2 a 3/4 degli esterni, con apice
troncato, margine increspato e pi intensamente colorato. Labello
ovato, intero o raramente trilobo, convesso, bruno, vellutato, con
protuberanze basali e appendice apicale piccolissime o, pi spesso,
mancanti; specchio solitamente plumbeo, in genere a forma di H,
delimitato da un margine biancastro. Becco del ginostemio breve.

Precedenti Pasquale, 1869, sub Ophrys aranifera;


segnalazioni Baccarini, 1881, sub O. aranifera; Ricciardi et al., 1986
Specie

Serapias cordigera L.

Etimologia

Lepichilo cuoriforme ha suggerito per questa specie il nome latino


cordi (a cuore) e gero (porto)

Habitat

Substrati umidi di prati, garighe, cespuglieti, chiarie nei boschi; in


pieno sole o a mezzombra

Areale
Distr. italiana

Coste mediterranee e Portogallo


Presente in tutta Italia, ad eccezione del Veneto, Trentino e Piemonte

VESUVIO
Altitudine
Fioritura
Morfologia

300-500 m
aprile-maggio
Pianta alta 20-50 cm, con scapo arrossato nella parte apicale. Foglie
inferiori generalmente lineari-lanceolate, acute, percorse da scanalature longitudinali e spesso dotate di macchie scure basali; foglie
superiori abbraccianti lo scapo. Infiorescenza densa, formata da
3-10 fiori. Brattee ovato-lanceolate, da rosa grigiastre a porporine,
solcate longitudinalmente da venature pi scure, di lunghezza mag-

LE ORCHIDEE DEL SOMMA VESUVIO

91

giore rispetto allovario e, alla base dellinfiorescenza, superanti l'intero fiore. Tepali conniventi a formare un casco, gli esterni saldati
nella parte basale, ovato-lanceolati, acuminati e concolori alle brattee, gli interni molto pi sottili e lievemente pi brevi degli esterni,
dilatati alla base e acuminati. Labello di grandi dimensioni, con
ipochilo molto scuro, nascosto dal casco tepalico e portante alla
base due callosit divergenti anteriormente e con epichilo cuoriforme, lungo circa il doppio dellipochilo e perpendicolare a questo,
rosso porporino, con margine ondulato e fitti peli sia alla base che
nella parte centrale.
Precedenti Pasquale, 1869; Baccarini, 1881; Ricciardi et al., 1986
segnalazioni
Specie
Sinonimi

Etimologia
Habitat
Areale
Distr. italiana
VESUVIO
Altitudine
Fioritura
Morfologia

Precedenti
segnalazioni
Specie

Serapias lingua L.
Serapias columnae (Reichenb. fil.) Lojac.; S. elongata Tod.; S. excavata Schlechter; S. laxiflora Chaub. var. columnae Reichenb. fil.; S. oxyglottis Willd.; S. parviflora Parl. subsp. columnae (Reichenb. fil.) So;
S. todari Tineo
Dal latino lingua (lingua), in riferimento alla forma dellepichilo
Prati umidi, garighe, chiarie nei boschi. In piena luce o a mezzombra
Coste mediterranee
Manca in Piemonte, Lombardia e Trentino
Neotinea maculata

intorno ai 100 m
marzo-aprile
Pianta alta 10-30 cm. Foglie lineari-lanceolate, con apice acuto,
percorse da scanalature longitudinali, le superiori man mano di
dimensioni minori e abbraccianti lo scapo. Infiorescenza lassa,
composta da 2-6 fiori. Brattee ovato-lanceolate, ad apice acuto,
lunghe allincirca quanto il fiore o poco pi, da rosee a rosso porporine, percorse longitudinalmente da nervature pi scure. Tepali
uniti a formare un casco allungato, gli esterni ovato-lanceolati, ad
apice acuto e concolori alle brattee, gli interni allargati nella parte
basale, di lunghezza minore e molto pi sottili rispetto agli esterni.
Labello dotato nella zona basale di una singola callosit solitamente molto scura, lucida, a volte con un solco centrale appena accennato; ipochilo quasi completamente nascosto dal casco tepalico e
con margine porpora scuro; epichilo lanceolato od ovato-lanceolato, molto pi lungo dellipochilo, di solito rosa porporino con la
parte centrale pi chiara.
Baccarini, 1881
Serapias vomeracea (Burm. fil.) Briq.

Sinonimi

Helleborine longipetala Ten., Orchis vomeracea Burm. fil.; Serapias hirsuta


Lapeyr.; S. longipetala (Ten.) Pollini; S. pseudocordigera Moric

Etimologia

Dal latino vomer (vomere), per lepichilo che ricorda il vomere dellaratro.

foto di R. Nazzaro

92

ROBERTO NAZZARO, VINCENZO LA VALVA

Habitat
Areale
Distr. italiana
VESUVIO
Altitudine
Fioritura
Morfologia

Prati, garighe, cespuglieti; in pieno sole o a mezzombra


Coste del bacino del Mediterraneo
Presente su tutto il territorio italiano ad esclusione della Sardegna
intorno ai 400 m
maggio-giugno
Pianta alta 20-50 cm con scapo violaceo. Foglie lineari-lanceolate,
ad apice acuto, ripiegate lungo la nervatura centrale, canalicolate, le
superiori abbraccianti lo scapo. Infiorescenza lassa a maturit, comprendente 4-10 fiori. Brattee lanceolate, acute, di lunghezza superiore rispetto all'intero fiore, di solito rosa violacee e percorse longitudinalmente da striature pi scure. Tepali conniventi a formare
un casco, gli esterni lanceolati, acuti, dello stesso colore delle brattee, gli interni lunghi quanto gli esterni, molto sottili, con base
allargata. Labello lungo circa 1,5 volte i tepali esterni, presentante
alla base due callosit chiare e divergenti; ipochilo nascosto dal
casco tepalico e con margini molto scuri; epichilo di forma pi o
meno lanceolata, di colore rosso bruno, a volte pi chiaro al centro,
dotato di una fitta peluria, perpendicolare allipochilo o ripiegato al
di sotto di questo.

Precedenti Tenore, 1831, sub Serapias longipetala; Migliorato, 1896,


segnalazioni sub Helleborine longipetala; Ricciardi et al., 1986.
Specie

Spiranthes spiralis (L.) Chevall.

Sinonimi

Neottia autumnalis Ten.; Ophrys spiralis L.; Spiranthes autumnalis


(Balb.) L. C. M. Richard

Etimologia

I fiori lungo linfiorescenza hanno un andamento a spirale, da cui


lepiteto specifico di origine greca speira (a spirale)

Habitat
Areale
Distr. italiana
VESUVIO
Altitudine
Fioritura
Morfologia

Prati e pinete; in pieno sole o a mezzombra


Dalle coste del bacino del mediterraneo fino alla Svezia
Presente su tutto il territorio italiano
100-500 m
settembre-ottobre
Pianta alta 10-30 cm. Foglie di solito ovate, ad apice acuto, riunite a
formare una rosetta basale situata lateralmente allo scapo, che porta solo
alcune squame. Infiorescenza densa, formata da numerosi piccoli fiori
bianco verdastri disposti lungo una spirale sullasse che pubescente.
Brattee di forma ovato-lanceolata, acute, con superficie interna
pubescente, lunghe pi o meno quanto lovario. Tepali esterni lanceolati, forniti di tre striature longitudinali verdastre, i laterali pi o
meno patenti, il mediano connivente con gli interni, questi ultimi
di forma simile e dimensioni lievemente minori degli esterni.
Labello obovato, bianco con la zona centrale verdastra o giallastra,
con parte marginale ondulata e frangiata.

Precedenti Tenore, 1831, sub Neottia autumnalis; Migliorato, 1896;


segnalazioni Ricciardi et al., 1986

LE ORCHIDEE DEL SOMMA VESUVIO

93

Sul Vesuvio stato ritrovato anche librido tra Anacamptis papilionacea e A. morio. Gli
individui nati dalla ibridazione sono stati chiamati Orchis xgennarii Reichenb. fil. e presentano caratteristiche morfologiche intermedie tra le due specie genitrici. Il nome attribuito a tale ibrido rispecchiava linquadramento tassonomico delle due specie parentali
nel genere Orchis; attualmente esse sono comprese nel genere Anacamptis, ci impone
una nuova collocazione tassonomica dellibrido in oggetto.
Anacamptis xgennarii (Reichenb. fil.) Nazzaro et La Valva, comb. nov.
Basionimo: Orchis xgennarii Reichenb. fil., Icon. Fl. Germ. 14: 172 (1851)
Tale ibrido stato gi segnalato nellarea vesuviana da Ricciardi et al. (1986),
sub Orchis xgennarii
La popolazione di questo ibrido presente sul Vesuvio stata recentemente oggetto
di studi biomolecolari con i quali si dimostrato che, relativamente a questa localit,
la frequenza con la quale A. morio fornisce la linea materna tre volte superiore rispetto a A. papilionacea (Aceto et al., 1999).

Ophrys holoserica (Burm. fil.) W. Greuter s. l.


Tenore, 1832, sub Ophrys arachnites
Serapias parviflora Parl.
Migliorato, 1897
Orchis italica Poiret
Colonna, 1616, sub Orchis anthropophora oreades
Orchis provincialis Balbis ex Lam. et DC.
Pasquale, 1869; Baccarini, 1881
Platanthera bifolia (L.) L. C. M. Richard
Pasquale, 1869

SPECIE PRECEDENTEMENTE SEGNALATE


E NON PI RITROVATE PER IL VESUVIO

94

Spiranthes spiralis
foto di R. Nazzaro

ROBERTO NAZZARO, VINCENZO LA VALVA

LE ORCHIDEE DEL SOMMA VESUVIO

95

Anacamptis xgennarii
foto di R. Nazzaro

96

CONCLUSIONI

ROBERTO NAZZARO, VINCENZO LA VALVA

II taxa di orchidee presenti allinterno dellarea del Parco Nazionale del Vesuvio sono
complessivamente 17. Di questi, 16 erano stati precedentemente gi segnalati, mentre
nuova per larea Ophrys bombyliflora. Tra le diciassette entit presenti compresa anche
Serapias lingua, indicata come scomparsa nellultimo contributo floristico pubblicato per
larea (Ricciardi et al., 1986). Rispetto alle 21 entit segnalate nei precedenti contributi (il
primo dei quali risale al XVII secolo) risultano scomparse 5 entit. La diminuzione del
numero di taxa significativa, superando di poco il 20%. Tale diminuzione testimonia il
notevole degrado ambientale subito da questarea che ha portato alla scomparsa di
ambienti particolari.

LE ORCHIDEE DEL SOMMA VESUVIO

97

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BIBLIOGRAFIA

Versante sud del cratere


foto di S. Viglietti

O. PICARIELLO, N. DI FUSCO & M. FRAISSINET ( EDS .), 2000


ELEMENTI DI BIODIVERSIT DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO (pp. 99-105

99

LA MESOPEDOFAUNA DEL VESUVIO


THE SOIL FAUNA OF VESUVIUS
Pietro Battaglini, Ottavio Soppelsa
Dipartimento di Zoologia, Universit degli Studi di Napoli Federico II. Via Mezzocannone, 8, I-80134 Napoli. E-mail: battagli@unina.it

RIASSUNTO

SUMMARY

Gli Autori hanno studiato la pedofauna presente lungo i versanti Nord, Sud, Est del
G
Vesuvio. I prelievi sono stati effettuati in stazioni scelte ad intervalli di 100 m, partendo da
800 m s.l.m. sino alla sommit del cratere. I valori di densit e struttura della mesopedofauna vengono correlati ai dati microambientali e pedologici.

T
The soil fauna was studied on the northern,
southern and eastern slopes of Vesuvius. Samples were
taken from sites at altitude intervals of 100 m, starting
from 800 m a.s.l. up to the summit of the crater. The
density and structure of the soil fauna are correlated
with microenvironmental and pedological data.

PAROLE
KEY

CHIAVE: pedofauna,

WORDS:

suolo vulcanico, Vesuvio

soil fauna, volcanic soils, Vesuvius

100

INTRODUZIONE

PIETRO BATTAGLINI, OTTAVIO SOPPELSA

Lambiente ipogeo, ovvero il dominio sotterraneo lhabitat delle specie viventi sotto
L
la superficie del suolo; come composizione abiotica e biotica uno degli ecosistemi pi
interessanti e caratterizzanti delle condizioni generali della biosfera. Risulta inoltre strettamente correlato alle condizioni di esistenza (specialmente alimentari) delluomo.
La porzione superficiale della litosfera utilizzata dagli esseri viventi chiamata terreno, o suolo: la maggiore attivit biotica si svolge in una porzione corrispondente, alle
nostre latitudini, solo ai primi 30 cm, detta edaphon, per cui gli organismi viventi in tale
zona costituiscono la fauna edafica o pedofauna (Cremaschi & Rodolfi, 1991).
Il suolo sede di unintensa attivit ecologica, per le continue interrelazioni tra la
componente mineralogica e quella biotica (Torrent, 1995); la sua origine dinamica pu
essere identificata con la seguente formula tratta da Battaglini (1979):
suolo = f (roccia madre x clima x morfologia x attivit biologica)
tempo
questa formula mette in evidenza che il suolo funzione diretta dei fattori che lo hanno
determinato.
Secondo Khnelt (1961) il suolo si divide in: orizzonte A (il pi ricco sia da un punto
di vista floristico che faunistico) divisibile negli strati L, F, H; orizzonte B divisibile negli
strati B0 e B1; e orizzonte C che la roccia madre (suolo minerale).
Nellambito dellorizzonte A lo strato L (Litter) si identifica con la lettiera vegetale;
lo strato F (Fermentation) costituito da materiali vegetali decomposti dai funghi; lo
strato H (Humus) caratterizzato da materiale organico decomposto.
Il suolo composto da particelle solide di differente forma e dimensioni, nei cui spazi
si formano dei pori attraverso cui il suolo scambia acqua ed aria con lambiente, i movimenti di questi consentono inoltre al calore ed ai nutrienti di fluire. Il numero ed il diametro dei pori sono in diretta relazione con il contenuto in materia organica del suolo, la
tessitura e la struttura.
La temperatura del suolo, pur essendo strettamente legata a quella esterna, in un
certo modo costante per cui vengono a stabilirsi condizioni climatiche che favoriscono la
vita endogena.
Il pH, dipendente dalla roccia madre, modificato da processi biogeochimici, pertanto molto variabile anche in zone ristrette, ed senzaltro un fattore limitante.
Sappiamo che il numero degli organismi presenti nel suolo straordinariamente elevato: quanto pi piccole sono le loro dimensioni, tanto maggiore il loro numero, di conseguenza la loro funzione pi specifica e la loro influenza sulle propriet del suolo pi
importante (Donker et al., 1994).
Il ruolo degli invertebrati del suolo quello di preparare la degradazione dei detriti
mediante una fittissima frammentazione della materia organica morta (Franz, 1962).
Questo lavoro svolto da una biomassa piccola e con un metabolismo singolarmente basso.
Da precedenti studi (Battaglini & Lucini, 1982) sappiamo che i phyla predominanti
nella pedofauna di suoli di origine vulcanica, sono Nematodi ed Artropodi.
Gli Artropodi costituiscono sicuramente il phylum principale, la cui abbondanza
dipende dalle caratteristiche del suolo, unite allumidit e temperature ottimali e alla presenza di notevoli risorse trofiche. La loro abbondanza in genere inversamente proporzionale alle loro dimensioni.
I due taxa che sicuramente pi degli altri sono rappresentativi della pedofauna in suoli
di origine vulcanica sono Acari e Collemboli.

LA MESOPEDOFAUNA DEL VESUVIO

101

Tra gli Acari gli Oribatidi costituiscono uno dei gruppi pi numerosi del suolo sia per
numero di specie che per quantit di individui.
I Collemboli sono abitatori essenzialmente della lettiera, preferiscono superfici umide
sebbene alcune specie si muovano attivamente in luoghi asciutti anche di giorno, e rappresentano circa il 32% degli Artropodi totali della pedofauna forestale, con una densit
che oscilla dai 10.000 ai 100.000 individui per metro cubo.

P
Precedenti nostre ricerche sulla pedofauna hanno messo in evidenza che i suoli di origine vulcanica ospitano zoocenosi quantitativamente molto alte (Battaglini & Lucini,
1983). La densit per cm3 di alcuni taxa come ad esempio gli Acari di gran lunga maggiore rispetto a tutti i dati riportati in letteratura per altri tipi di terreni.
Come zona di studio sono stati scelti solo i versanti N, S, E del Vesuvio, il versante
W molto ripido non possiede ampie aree provviste di suoli umici. Le stazioni di prelievo
sono state localizzate al di sopra della isoipsa 800 m s.l.m., poich proprio al di sopra
di tale isoipsa che si hanno suoli veramente vulcanici. La descrizione delle stazioni
riportata in un precedente lavoro (Battaglini et al., 1973a, 1973b). Fra i vari criteri di scelta delle stazioni si preferito il criterio altimetrico che d possibilit di valutare le variazioni dovute a caratteri microambientali e pedologici diversi. I prelievi sono cominciati a
quota 800 m e distanziati altimetricamente di 100 m luno dallaltro fino a giungere alla
quota di 1100 m.
La tecnica adoperata per il prelievo il carotaggio manuale, tipico degli studi sulla pedofauna; la successiva estrazione avviene in laboratorio tramite imbuti modificati (Battaglini, 1967).
Le analisi delle propriet pedologiche dei suoli delle varie stazioni si sono basate
essenzialmente sui dati di granulometria, porosit, umidit e pH, in quanto parametri pi
significativi per la interdipendenza pedofauna-suolo.

AREA DI STUDIO E TECNICHE


DI RACCOLTA

II prelievi della pedofauna hanno messo in luce che, eccetto le stazioni a 800 m, dove
sono presenti gli strati L, F, H, nelle altre vi un solo tipo di strato del suolo: il tipo B0/B1
mancano cio gli strati L, F, H tipici di suoli molto umici. Ne scaturisce che la pedofauna del Vesuvio presenta, come ci si aspettava, un basso livello di biodiversit. Gli individui prelevati, infatti, sono stati in totale 1212 che, se come valore assoluto basso, relativamente al tipo di suolo, abbastanza alto.
La mesopedofauna formata da 8 taxa di cui 9 appartengono al phylum degli Artropodi ed 1 al phylum dei Nematodi. Degli Artropodi l87% formato da Acari, il 9,5% da
Collemboli, lo 0,6% da Nematodi ed il restante 2,5% da alcuni ordini di Artropodi Unirami. Per quanto concerne gli Acari circa il 30% e costituito da Oribatidi; per i Collemboli circa il 55% formato da Entomobriomorfi.
La distribuzione della pedofauna nei 3 versanti cos ripartita: 42,6% nel versante N,
29,5% nel versante S, 27,8% nel versante E. Tra i quattro taxa fondamentali, gli Oribatidi sono sempre i pi abbondanti, seguono gli Acari sensu lato, i Collemboli e tutti gli altri.
Tali proporzioni sono costanti in tutti i versanti. In Tabella 1 sono riportati i valori di
abbondanza percentuale dei taxa componenti la pedofauna divisi per altitudine e per versante. Come si pu notare le stazioni poste a 800 e 900 m sono quelle a maggiore densit di popolazione, con una notevole diversit di taxa, mentre a 1000 m e ancor di pi a
1100 m la pedofauna si dirada e solo alcuni taxa sono rappresentati: Acari, Oribatidi e
solo eccezionalmente Collemboli Entomobriomorfi.

RISULTATI

102

PIETRO BATTAGLINI, OTTAVIO SOPPELSA

TABELLA 1
Versante Nord
800
Nematodi
Acari
Collemboli

(sensu lato)
Oribatidi
Simfipleoni
Poduromorfi
Entomobriomorfi

Embiotteri
Imenotteri
Psocotteri
Coleotteri

stazioni (m s.l.m.)
1000
900

50,0
42,3

44,1
45,5

71,0
21,9

5,1
1,3

1,4

3,9

2,1
5,5

0,6
2,6

1100
64,3
35,7

1,3
1,4

Versante Sud

Nematodi
Acari
Collemboli

(sensu lato)
Oribatidi
Simfipleoni
Poduromorfi
Entomobriomorfi

Embiotteri
Imenotteri
Psocotteri
Coleotteri

800
5,7
48,8
33,0
1,1
8,0
1,1
2,3

stazioni (m s.l.m.)
1000
900
0,6
62,2
45,0
26,7
22,8
0,6
11,1
8,2
20,0
1,7

1100
68,9
26,7
4,4

1,1

Versante Est
800
Nematodi
Acari
Collemboli

ABBONDANZA PERCENTUALE DELLA PEDOFAUNA NELLE


STAZIONI DI STUDIO SUI VARI VERSANTI DEL VESUVIO

Embiotteri
Imenotteri
Psocotteri
Coleotteri

(sensu lato)
Oribatidi
Simfipleoni
Poduromorfi
Entomobriomorfi

83,1
14,9
2,0

stazioni (m s.l.m.)
1000
900
0,8
45,5
63,8
34,1
20,5
2,4
12,5

13,6
6,8

1100
65,2
25,8
4,5
4,5

LA MESOPEDOFAUNA DEL VESUVIO

103

Scorie laviche e lapilli


sul margine esterno del cratere
foto di E. Trematerra

104

DISCUSSIONE E CONCLUSIONI

PIETRO BATTAGLINI, OTTAVIO SOPPELSA

Da quanto premesso deriva che lattenzione va rivolta sui rapporti che intercorrono
D
tra pedofauna e ambiente per esaminare quali fattori ecologici giocano un ruolo limitante o predominante sulla esistenza dei vari taxa della pedofauna. Si possono confrontare i
valori percentuali massimi e minimi di densit con i caratteri pedologici.
Per gli Acari e i Collemboli i valori massimi si hanno nelle stazioni a 800 e 900 m,
ove si rileva alta granulometria (granuli maggiori di 5660 ) che permette lareazione
migliore, una temperatura pi costante e una umidit relativamente alta; i Collemboli, infatti, hanno bisogno di umidit per sopravvivere perch dotati di sottile esoscheletro.
Gli Oribatidi sono presenti con valori pi o meno costanti in tutte le stazioni dei vari
versanti: sono infatti presenti anche a 1100 m; la corazza che li avvolge, infatti, permette loro di sopravvivere anche a bassissimi tassi di umidit.
I valori minimi si hanno quando i granuli sono pi piccoli, cio di diametro minore
di 2000 e umidit molto bassa.
Il suolo esaminato presenta una struttura chimico-fisica con caratteri cos marcati da
provocare una decisa selezione della pedofauna ivi presente. Innanzi tutto si potuta
notare una rarefazione della pedofauna con laumento dellaltitudine fino a raggiungere
valori minimi alla sommit; quindi sarebbe laltitudine il fattore limitante, tuttavia studi
effettuati su montagne a 1000 e 1200 m (Dolomiti) hanno messo in evidenza una grande quantit di Acari e Collemboli a tali quote.
La scarsit della pedofauna, come densit specifica di taxa sarebbe direttamente legata alla pedologia e non allaltitudine. A conferma di ci sarebbe il dato dellassenza degli
strati L, F, H in tutte le stazioni superiori a 800 m.
Si pu osservare che Acari e Collemboli pur avendo bisogno di una grande umidit si
sono adattati a vivere in un suolo che non si presenta molto umido e che gli Acari e i Collemboli preferiscono suoli a granuli grossi e infine gli Oribatidi sono il taxon che meglio
si adatta a condizioni non ottimali di sopravvivenza.
Daltro canto possibile notare che lazione colonizzatrice della pedofauna ha seguito vie particolari di penetrazione. Infatti dai risultati ottenuti si arguisce che il Monte
Somma, frenando i venti settentrionali ha creato condizioni tali da agevolare linsediamento della pedofauna nel versante Nord.
Concludendo si pu dire che i gruppi preponderanti della pedofauna del Vesuvio
mostrano fattori limite diversi per i diversi taxa. Infatti lumidit gioca un ruolo per i Collemboli e Acari, mentre per gli Oribatidi solo la porosit. Tuttavia la presenza, anche se
scarsa sulla cima del Vesuvio in un suolo polverulento e senza umidit, mette in luce la
grande plasticit evolutiva della pedofauna con una caratterizzazione ben evidente di
peculiari valenze ecologiche per ogni singolo taxon.

LA MESOPEDOFAUNA DEL VESUVIO

105

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BIBLIOGRAFIA

Mononchus stomabarratus Maiello, 1967


Nematode descritto su materiale del Vesuvio
A: femmina in toto ( x 400)
B: estremit anteriore ( )
C: estremit posteriore ( )

O. PICARIELLO, N. DI FUSCO & M. FRAISSINET ( EDS .), 2000


ELEMENTI DI BIODIVERSIT DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO (pp. 107-113)

107

NEMATODI ASSOCIATI A MUSCHI E LICHENI DEL VESUVIO


NEMATODES ASSOCIATED WITH MOSSES AND LICHENS ON VESUVIUS
Teresa Maiello
Via del Giordano, 10, I-00144 Roma. E-mail: volped@tiscalinet.it

RIASSUNTO

SUMMARY

IIn base ai risultati di una ricerca svolta nel 1966, si riportano 20 specie di Nematodi
associati a muschi e licheni viventi nelle aree non antropizzate del Parco Nazionale del
Vesuvio. Di tali specie si indica la distribuzione nellarea presa in esame, in rapporto ai parametri ecologici pi significativi. Mononchus stomabarratus Maiello, 1967, Teratocephalus
minutus Maiello, 1967 e Plectus incertus Maiello, 1967 sono taxa descritti su materiale del
Vesuvio.

BBased on the results of a research carried out in


1966, 20 species of bryoedaphic nematodes living in
wild areas of the Vesuvius National Park (Campania,
Southern Italy) are reported. Their distribution on the
volcanic complex is presented in relation to the most
relevant ecological parameters. Mononchus stomabarratus Maiello, 1967, Teratocephalus minutus Maiello, 1967
and Plectus incertus Maiello, 1967, are taxa described on
samples from Vesuvius.

PAROLE CHIAVE: Vesuvio, Nematodi, fauna brioedafica, caratteristiche ecologiche.


KEY WORDS: Vesuvius, Nematoda, bryoedaphic fauna, ecological characteristics.

108

TERESA MAIELLO

II Nematodi liberi sono organismi presenti in tutti gli ambienti biologici, compresi
taluni particolarmente ostili in cui varie specie trovano tuttavia condizioni favorevoli al
loro insediamento (Meyl, 1953; Goodey, 1963). il caso di quelle forme che, grazie
soprattutto allassociazione con organismi vegetali pionieri, riescono a colonizzare gli
ambienti vulcanici a substrato lavico o lapillico, non ancora alterati dallintervento
umano. Queste singolari caratteristiche degli animali in oggetto sugger a suo tempo uno
studio della nematofauna muscicola e lichenofila del Vesuvio, nellambito delle ricerche
faunistiche promosse dallIstituto e Museo di Zoologia dellUniversit di Napoli sotto la
direzione del Prof. Mario Salfi (Maiello, 1967).
Furono prese in esame 22 stazioni situate, a diverse altitudini, lungo la strada carrozzabile di Ercolano e la Strada Matrone, allepoca percorribile in auto fin quasi alla vetta
(Tab. 1). Nellarco di un anno (1966), vi furono prelevati 94 campioni nei quali furono
individuate 18 specie di muschi citati in Tabella 2 con la denominazione attuale ed un
lichene (cfr. Ricciardi et al., in questo volume). Lo studio, in parte anche di carattere
quantitativo, di questo materiale, rivel la presenza di 20 specie di Nematodi tra cui
dominanti: Plectus parietinus Bastian, 1865; Tylenchus davaini (Filipjev, 1934) e Paratripyla intermedia Brzeski, 1964 tre delle quali (Mononchus stomabarratus Maiello, 1967,
Teratocephalus minutus Maiello, 1967 e Plectus incertus Maiello, 1967) nuove per la Scienza (Tab. 3).
Questi risultati mettono sufficientemente in risalto la spiccata individualit del popolamento nematologico vesuviano e il notevole livello di biodiversit che lo contraddistingue. appena il caso di rilevare che, a distanza di trentanni ed in assenza di importanti
alterazioni antropogenetiche, i dati faunistici qui presentati possono risultare particolarmente utili per un eventuale futuro monitoraggio dello stato di salute dellambiente nel
Parco Nazionale del Vesuvio.

NEMATODI ASSOCIATI A MUSCHI E LICHENI DEL VESUVIO

109

C
B
A

Plectus incertus Maiello, 1967


Nematode descritto su materiale del Vesuvio
A: estremit anteriore ( )
B: estremit posteriore ( )
C: femmina in toto (x 240)

110

TERESA MAIELLO

B
C

Teratocephalus minutus Maiello, 1967


Nematode descritto su materiale del Vesuvio
A: estremit anteriore ( )
B: femmina in toto (x 240)
C: estremit posteriore ( )

NEMATODI ASSOCIATI A MUSCHI E LICHENI DEL VESUVIO

111

TABELLA 1
STAZ. ALT. DATA

LOCALIT, SUBSTRATO

1000 05-02-1966 Piazzale a quota 1000,


lapilli

BRIOFITE NEMATODI
2, 4, 6

7, 8, 9,18

940 05-02-1966 Valle del Gigante, lave

3, 4

7, 8, 9

885 05-02-1966 Valle del Gigante, humus,


lave

3, 4

7, 8, 13, 14, 16, 20

831 05-02-1966 Baracche Matrone,


roccia vulcanica,
substrati vegetali

4, 14, 15

1, 4, 5, 6, 8, 10, 11, 12, 13,


14, 17, 18, 19, 20

831 27-02-1966 Strada seggiovia,


humus, lave

4, 6

1, 2, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 15, 17,
19

800 24-02-1966 Atrio del Cavallo,


humus, lave

4, 9, 18

2, 4, 6, 7, 8, 9, 11, 16, 20

754 27-02-1966 Stazione seggiovia,


humus, lave

13, 17

1, 4, 6, 8, 11, 18, 19, 7, 20

737 05-04-1966 Colle Umberto, lave

3, 7

5, 6, 7, 8, 11, 18, 19

695 05-04-1966 Colle Umberto, lave

14

1, 3, 4, 6, 7, 8, 11, 12, 15,


17, 18, 19

680 05-04-1966 Colle Umberto, humus

12, 14

1, 2, 3, 4, 6, 7, 8, 9, 11,
12, 13, 15, 16, 18, 20

680 05-04-1966 Colle Umberto, lave

12

6, 8, 18

580 05-04-1966 Eremo, lave

12

1, 6, 7, 8, 10, 12, 16, 19

492 05-04-1966 Incrocio strada forestale


con provinciale Ercolano,
humus, lave

8, 18

1, 2, 3, 4, 6, 7, 8, 9, 10,
12, 14, 16, 18, 19, 20

415 01-07-1966 strada provinciale Ercolano, humus, lave

7, 12

1, 3, 13, 18, 19

326 01-07-1966 Sotto i Troni, humus, lave

3, 11

1, 6, 7, 8, 18

3, 8, 16

7, 8, 9

1186 25-04-1966 margine del cratere,


lave, lapilli

630 05-04-1966 Stazione forestale Trecase, 8


humus, lave

525 25-04-1966 Strada Matrone, humus,


lave

415 25-04-1966 Bosco Tirone, humus, lave 6, 8

339 04-05-1966 Strada Matrone,


humus, lave

6, 14, 18

2, 3, 7, 10, 12, 17, 19

240 01-07-1966 Strada prov. Ercolano,


humus, lave

18

2, 3, 4, 6, 7, 18, 20

261 04-05-1966 Casa Cacaglia, humus, lave 5, 10

1, 8

6, 18
1, 2, 4, 7, 8, 9, 10, 17
2, 3, 4, 6, 8, 12, 14, 18, 20

4, 8, 11, 13, 14, 17, 18,


19, 20

Stazioni vesuviane di raccolta


delle Briofite(cfr. Tab. 2)
e relativi Nematodi infeudati (cfr. Tab. 3);
(il lichene Stereocaulon vesuvianum Pers.
si deve intendere presente in ogni stazione).
ALT.: altitudine espressa in m s.l.m.

112

TERESA MAIELLO

TABELLA 2

ELENCO

DELLE SPECIE DI

BRIOFITE

PRESENTI NELLE STAZIONI

(cfr. Ricciardi et al., in questo volume)

1.

Barbula convoluta Hedw.

2.

Brachythecium albicans (Hedw.) Bruch. et al.

3.

Bryum argenteum Hedw.

4.

Bryum capillare Hedw.

5.

Bryum erythrocarpum Schwgr.

6.

Bryum mildeanum Jur.

7.

Didymodon insulanus (De Not.) M.O. Hill

8.

Didymodon tophaceus (Brid.) Lisa

9.

Didymodon vinealis (Brid.) R. H. Zander

10.

Funaria hygrometrica Hedw.

11.

Grimmia funalis (Schwaegr.) Bruch et Schimp.

12.

Grimmia orbicularis Bruch ex Wilson

13.

Grimmia pulvinata (Hedw.) Sm.

14.

Hypnum cupressiforme Hedw.

15.

Orthotricum diaphanum Brid.

16.

Pseudocrossidium hornschuchianum (Schultz) R. H. Zander

17.

Rhynchostegium megapolitanum (Weber et D. Mohr)

18.

Scleropodium touretii (Brid.) L. F. Koch

TABELLA 3

ELENCO

DELLE SPECIE DI

NEMATODI

MUSCICOLI

E LICHENOFILI DEL

VESUVIO

1.

Eudorylaimus carteri Andrssy, 1959

2.

Eudorylaimus vulvopapillatus Andrssy, 1959

3.

Monhystera vulgaris De Man, 1880

4.

Mononchus papillatus Bastian, 1865

5.

Mononchus stomabarratus Maiello, 1967

6.

Paratripyla intermedia Brzeski, 1964

7.

Plectus granulosus Bastian, 1865

8.

Plectus parietinus Bastian, 1865

9.

Plectus parvus Bastian, 1865

10.

Plectus incertus Maiello, 1967

11.

Prionchulus muscorum Wu e Hoeppli, 1929

12.

Rhabditis producta Oerley, 1880

13.

Teratocephalus minutus Maiello, 1967

14.

Teratocephalus terrestris De Man, 1876

15.

Tobrilus gracilis Andrssy, 1959

16.

Tripyla setifera Btschli, 1873

17.

Tylenchorhynchus dubius Filipjev, 1936

18.

Tylenchus davaini (Filipjev, 1934)

19.

Tylenchus filiformis (Andrssy, 1954)

20.

Wilsonema auriculatum Cobb, 1913

NEMATODI ASSOCIATI A MUSCHI E LICHENI DEL VESUVIO

113

GOODEY T., 1963 Soil and freshwater nematodes. London: Methuen & Co.
MAIELLO T., 1967 Contributo allo studio dei Nematodi brioedafici e lichenofili del Vesuvio.
Annuar. Ist. Mus. Zool. Univ. Napoli, 18 (4): 1-50.
MEYL A. H., 1953 Beitrage zur Kenntnis der Nematofauna vulkanisch erhitzter Biotope. I: Die terricolen
Nematoden in Bereich von Fumarolen auf der Insles Ischia. Z. Morph. u. Oekol. Tiere, 42: 67-116.

BIBLIOGRAFIA

Charaxes jasius
foto ARION
Archivio fotografico Parco Nazionale del Vesuvio

O. PICARIELLO, N. DI FUSCO & M. FRAISSINET ( EDS .), 2000


ELEMENTI DI BIODIVERSIT DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO (pp. 115-129)

115

LEPIDOTTERI DIURNI (HESPERIOIDEA, PAPILIONOIDEA)


DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO
DIURNAL LEPIDOPTERA (HESPERIOIDEA, PAPILIONOIDEA) FROM THE VESUVIUS NATIONAL PARK
Guido Volpe1, Renata Palmieri1, Antonio Pietro Ariani2
1 Associazione Naturalistica ARION. Viale delle Mimose, Torre Orientale, 1, I-81030 Castelvolturno (Caserta).

E-mail: arionarion@libero.it
2 Dipartimento di Zoologia, Universit di Napoli Federico II. Via Mezzocannone, 8, I-80134 Napoli. E-mail: ariani@unina.it

RIASSUNTO

SUMMARY

U
Uno studio pluriennale (1967-1999) dei Lepidotteri del Parco Nazionale del Vesuvio
ha permesso di rilevarvi la presenza di 44 specie di Hesperioidea e Papilionoidea. Una di
esse: Hesperia comma (L., 1758) non risulta precedentemente citata di localit campane. La
lepidotterofauna diurna del complesso vulcanico del Somma-Vesuvio appare alquanto differenziata rispetto a quella dei vicini massicci montuosi di natura sedimentaria, in conseguenza delle diverse caratteristiche climatiche e/o litologiche.

A
As a result of a long-term field study (1967-1999),
44 species of Lepidoptera Hesperioidea and Papilionoidea are reported from the Vesuvius National Park
(Campania, Southern Italy). Among them, Hesperia
comma (L., 1758) was not previously recorded from this
region. The volcanic complex of Somma-Vesuvius
shows a somewhat different fauna with respect to the
nearby sedimentary mountains, because of different climatic and/or lithological characteristics.

PAROLE
KEY

CHIAVE:

Lepidotteri, Vesuvio, Campania, periodi di volo,


distribuzione altitudinale, piante alimentari.

WORDS: Lepidoptera, Vesuvius,

Campania, flight periods,


altitudinal range, food plants.

116

INTRODUZIONE

noto

GUIDO VOLPE, RENATA PALMIERI, ANTONIO PIETRO ARIANI

come gli ambienti montani offrano, generalmente, prospettive interessanti


allindagine lepidotterologica. Con il variare dellaltitudine e delle caratteristiche del terreno variano, infatti, in modo considerevole i popolamenti vegetali dai cui singoli componenti dipendono in misura spesso strettissima le diverse specie di Lepidotteri per esigenze di alimentazione allo stadio larvale. Ci spiega come nellambito delle ricerche sulla
lepidotterofauna di una determinata area geografica una maggiore attenzione sia rivolta
allo studio di colli, montagne e massicci montani. Ad esempio, per quanto concerne lItalia meridionale, hanno formato oggetto di osservazioni particolari dal punto di vista lepidotterologico lAspromonte (O. G. Costa, 1832-1836, 1839b; Stauder, 1915b, 1916; Zangheri, 1963), il Faito e il massiccio silano del Cocuzzo (Stauder, 1914, 1915a), il Pollino
(Gallo & Della Bruna, 1974; Parenzan, 1975), le piccole Dolomiti lucane (Parenzan, 1975).
In ambito campano, e per quanto concerne i Ropaloceri, le maggiori conoscenze faunistiche sono rimaste a lungo limitate alla fascia di Penisola Sorrentina che si estende trasversalmente tra Amalfi e Castellammare, includendo il gi citato Monte Faito ed i monti
Cerreto e S. Angelo (Cirillo, 1787; O. G. Costa, 1832-1836; Stauder, 1915a, 1917, 1923,
1924; Worm-Hansen, 1930, 1935, 1939; Verity, 1931; Zangheri, 1963; Sichel, 1964).
Scarse e sporadiche erano, infatti, le notizie relative ad altre localit, tra cui ricordiamo:
Napoli e dintorni (principalmente il colle dei Camaldoli), i Lagni presso Caivano, Piedimonte dAlife, il Matese e la piana di Capua (O. G. Costa, 1832-1836); le campagne,
che da Resina alla base del Vesuvio frappongonsi (O. G. Costa, 1839a); il Partenio (A.
Costa, 1858); Monte Ruazzo (Caserta) e Vitulano alle falde del Camposauro (Turati,
1911); ancora il Matese (Hartig, 1947); Ischia (Nabdyl, 1957).
Negli anni Settanta furono avviate, per iniziativa dellIstituto di Zoologia dellUniversit di Napoli e con la partecipazione di uno degli autori (A. P. A.), ricerche sistematiche sui Lepidotteri dei due massicci del Terminio (Albero, 1977) e del Taburno (Fiorito, 1979), mentre Prola et al. (1978) incrementavano ulteriormente le conoscenze relative al Matese (Letino) e fornivano le prime informazioni sulla lepidotterofauna degli
Alburni (S. Angelo a Fasanella). Contributi pi recenti si devono a Parenzan (1980: Torre
del Greco, falde del Vesuvio), Balletto e Toso (1982: dune di Paestum), DAntonio &
Fimiani (1988: Vivara), Kudrna & Leigheb (1988: Faito, Ischia e Vivara), Jutzeler et al.,
1997 (Faito), Volpe & Palmieri (1998) e Jutzeler et al. (1999: distribuzione in Campania
del genere Hipparchia), Volpe e Palmieri (1999: Campi Flegrei).
Le conoscenze sulla lepidotterofauna diurna dellarea vesuviana risultavano, fino ad
oggi, estremamente esigue basandosi, oltre che su segnalazioni riportate nei citati lavori
di O. G. Costa (1839a: Pontia brassicae = Pieris brassicae; Vanessa cardui; Lycaena boetica =
Lampides boeticus) e di Parenzan (1980: Pieris mannii e Iolana iolas), su reperti inediti,
peraltro relativi a specie quasi tutte comuni: Papilio machaon e Iphiclides podalirius (Torre
del Greco, Osservatorio), Lampides boeticus (Torre del Greco, falde del Vesuvio), Callophrys rubi, Glaucopsyche alexis ed Aricia agestis (Torre del Greco: Parenzan, com. pers.),
nonch Pieris rapae, Colias crocea, Vanessa atalanta e Polyommatus icarus (Torre Annunziata, luglio 1973: legit Ariani). Il presente studio muove dallesigenza di rendere noti, sia
pure in forma sintetica, i risultati acquisiti nel corso di una lunga frequentazione dellarea
che oggi costituisce, opportunamente, un Parco Nazionale, il solo realizzabile su un vulcano attivo in tutta lEuropa continentale.

LEPIDOTTERI DIURNI (HESPERIOIDEA, PAPILIONOIDEA) DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

117

La raccolta e lo studio dei Lepidotteri del Vesuvio hanno avuto inizio nel 1967, quinL

EPOCA E MODALIT DI STUDIO

di ben prima della costituzione dellomonimo Parco Nazionale, e si sono protratti fino al
1999. Negli ultimi tempi, in conseguenza dei vincoli imposti allarea in esame, gli esemplari raccolti sono stati per la maggior parte rimessi in libert dopo lidentificazione. Il
materiale (legit Volpe) depositato nella Collezione Volpe e presso il Dipartimento di
Zoologia, Universit di Napoli Federico II.
Il classico trattato del Verity (1940-1953) ed i manuali di Higgins & Riley (1975) e
Manley & Allcard (1970) sono serviti di base per la determinazione delle specie e la
conoscenza della relativa geonemia. La nomenclatura seguita , come la successione dei
taxa, quella adottata da Balletto e Cassulo (1995).

LLa vegetazione pioniera del Vesuvio costituita in maniera pressoch esclusiva da Stereocaulon vesuvianum, un lichene che ricopre con un fitto feltro grigio le colate laviche pi
recenti.
Sulle sabbie e lapilli, presenti sulle pendici del Gran Cono Vesuviano e poche altre
aree ai piedi di esso, si rinvengono cespugli di Artemisia variabilis, Scrophularia canina,
Silene vulgaris e Rumex scutata, capaci di sopravvivere in questo ambiente ostile grazie ad
un apparato radicale specializzato. Sulle effusioni laviche meno recenti vegetano i cespuglieti di leguminose arbustive quali la ginestra comune, la ginestra dei carbonai e la ginestra dellEtna, che caratterizzano lambiente vesuviano con le loro stupende fioriture. La
ginestra dellEtna ha rivelato particolari capacit di adattamento, diffondendosi su vaste
aree del Parco. Sulle rocce laviche affioranti sono presenti Helichrysum litoreum, la valeriana rossa (Centranthus ruber) e, nelle radure sabbiose, specie erbacee a fioritura precoce. Su queste formazioni vivono numerose specie di Lepidotteri come Colias crocea,
Anthocharis cardamines, Polyommatus icarus e Lasiommata megera.
Il popolamento vegetale del versante settentrionale del Monte Somma caratterizzato da formazioni di caducifoglie ad alto fusto, rappresentate dai castagneti, sia da frutto che cedui, e da boschi misti di roverella, acero napoletano e carpino nero, tipici dellAppennino, misti alle essenze della macchia mediterranea che prospera alle stesse
quote anche sul versante meridionale. In questi ambienti vivono: Papilio machaon, Lampides boeticus, Iolana iolas, Charaxes jasius, Maniola jurtina, Pyronia cecilia e Hipparchia
statilinus.
Il versante meridionale del Vesuvio, tra i 150 e gli 800 m s.l.m., caratterizzato da
estesi boschi a pino domestico, ai cui margini facile incontrare Callophrys rubi, Melitaea athalia, Melitaea didyma, Coenonympha pamphilus e Pararge aegeria. Nelle stazioni
pi fresche e a substrato adeguatamente profondo subentra il leccio, che in alcune zone
sostituisce quasi del tutto i pini: troviamo qui Satyrium ilicis e Hipparchia fagi.
Allinterno del Parco trovano posto aree coltivate costituite da vigneti, frutteti ed
orti. Numerose sono anche le colture erbacee, che si succedono nel corso delle stagioni.
Le farfalle che vivono ai margini di queste zone sono: Iphiclides podalirius, Colias crocea,
varie Pieris, Aporia crataegi, Polygonia egea e Vanessa atalanta.

ASPETTI VEGETAZIONALI SALIENTI


DEL SOMMA-VESUVIO
E LEPIDOTTEROFAUNA CORRELATA

118

LE SPECIE RINVENUTE

GUIDO VOLPE, RENATA PALMIERI, ANTONIO PIETRO ARIANI

SSi enumerano qui di seguito le specie di cui stata rilevata la presenza nellarea del
Parco. Le indicazioni relative ad habitat e piante alimentari si intendono riferite allarea
in oggetto. Nel caso di specie polifaghe (come nella maggior parte dei casi), viene citata
solo la specie nutrice principale presente sul Somma-Vesuvio (cfr. Ricciardi et al., 1986).

HESPERIOIDEA
Famiglia HESPERIIDAE

Spialia sertorius (Hoffmannsegg, 1804)


Presente nel Parco a varie altitudini con due generazioni annue, la prima in maggiogiugno, la seconda in luglio-agosto.
Habitat: pendici sassose assolate.
Piante alimentari: Rosaceae (Sanguisorba minor).
Hesperia comma (L., 1758)
Presente, ma rara, con una sola generazione annua in luglio e agosto. Riscontrata intorno agli 800 m s.l.m.
Habitat: luoghi erbosi e margini di strade.
Piante alimentari: Poaceae (Lolium perenne) e Fabaceae.

Hesperia comma
foto Arion
Archivio fotografico Parco Nazionale del Vesuvio

Ochlodes venatus (Bremer & Grey, 1853)


Specie diffusa con due generazioni annue (maggio-luglio e agosto-settembre) fino a
quota 1000 m; rara a quote pi elevate.
Habitat: boschi e prati.
Piante alimentari: Poaceae (Dactylis glomerata).
Gegenes pumilio (Offmannsegg, 1804)
Osservata per la prima volta nel Parco nel 1998, in prossimit di arbusti di Colutea arborescens. Ha due generazioni annue, in giugno-luglio e in ottobre.
Habitat: prati e radure.
Piante alimentari: Fabaceae (Lotus corniculatus) e Poaceae.

PAPILIONOIDEA
Famiglia PAPILIONIDAE

Papilio machaon L., 1758


Molto frequente, con due generazioni annue in maggio-giugno e luglio-agosto. Riscontrato fino a quota 1000 m.
Habitat: luoghi antropizzati e ambienti rurali.
Piante alimentari: Apiaceae (Foeniculum vulgare).
Iphiclides podalirius (L., 1758)
Ha due generazioni annue ben differenziate, in maggio-giugno e in agosto. Diffuso fino
a quota 600 m, ma mai abbondante.
Habitat: coltivi.
Piante alimentari: Rosaceae (Malus communis).

LEPIDOTTERI DIURNI (HESPERIOIDEA, PAPILIONOIDEA) DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

119

Aporia crataegi (L., 1758)


La pieride del biancospino sfarfalla in ununica generazione, a giugno. Nel Parco si rinviene non oltre i 400 m di quota.
Habitat: boscaglie miste e pinete.
Pianta alimentare: Crataegus monogyna.

Famiglia PIERIDAE

Pieris brassicae (L., 1758)


Presenta tre generazioni annue, o anche di pi se le condizioni meteorologiche permangono favorevoli. Nel Parco la cavolaia maggiore si riscontra particolarmente nella fascia
pedemontana confinante con le coltivazioni.
Habitat: prati aridi e lave.
Piante alimentari: Brassicaceae (Brassica fruticulosa).
Pieris edusa (Fabricius, 1777)
Presenta nel Parco due generazioni annue, in giugno e in agosto. Gli individui della prima
generazione hanno macchie scure di dimensioni ridotte.
Habitat: muri, ruderi e luoghi sassosi.
Piante alimentari: Resedaceae (Reseda alba).
Pieris mannii (Mayer, 1851)
Frequente fino a quota 1000 m, con due (o pi, in condizioni meteorologiche favorevoli)
generazioni annue.
Habitat: coltivi, incolti e margini di strade.
Piante alimentari: Brassicaceae (Diplotaxix tenuifolia).
Pieris napi (L., 1758)
Sfarfalla gradualmente nel corso delle due o tre generazioni annue. Frequente fino a 800 m,
pur non essendo mai abbondante.
Habitat: luoghi erbosi, aridi e bordi delle strade.
Piante alimentari: Brassicaceae (Raphanus raphanistrum).

Iphiclides podalirius
foto Arion
Archivio fotografico Parco Nazionale del Vesuvio

Pieris rapae (L., 1758)


Frequente e diffusa in tutto il territorio del Parco con elevato numero di generazioni
annue, la cavolaia minore abbonda alle quote pi basse, in prossimit dei campi coltivati.
Habitat: luoghi erbosi e bordi di sentieri.
Piante alimentari: Brassicaceae (Rapistrum rugosum).
Euchloe ausonia (Hbner, 1804)
Presenta generalmente due generazioni annue, ma in condizioni climatiche avverse pu
vivere allo stadio di bruco per periodi maggiori di un anno. E tra le prime farfalle a comparire nel Parco, assieme ad Anthocharis cardamines.
Habitat: incolti e ambienti ruderali.
Piante alimentari: Brassicaceae (Sinapis alba subsp. alba).
Anthocharis cardamines (L., 1758)
Presenta ununica generazione annua da marzo a maggio, in relazione alla quota.
Nel Parco tra le prime farfalle a comparire, in discreto numero, alla fine dellinverno.
Habitat: coltivi e ambienti antropizzati.
Piante alimentari: Brassicaceae (Cardamine hirsuta).

Aporia crataegi
foto Arion
Archivio fotografico Parco Nazionale del Vesuvio

120

Famiglia PIERIDAE

GUIDO VOLPE, RENATA PALMIERI, ANTONIO PIETRO ARIANI

Colias crocea (Geoffroy, 1785)


Specie nota per le sue capacit migratorie, appare estremamente diffusa nel Parco: se si
esclude la zona pi elevata del cratere, la si riscontra dappertutto. Presenta di solito due
o tre generazioni annue, ma pu averne fino a cinque.
Habitat: prati, radure e spiazzi erbosi.
Piante alimentari: Fabaceae (Trifolium pratense).
Gonepteryx cleopatra (L., 1767)
Specie presente solo occasionalmente sul Somma-Vesuvio, essendo monofaga con pianta
alimentare riscontrata solo nelle adiacenze del Parco. La cleopatra sverna da adulto:
esemplari ibernanti si possono perci osservare anche nelle belle giornate di febbraio.
Habitat: boschi sempreverdi.
Pianta alimentare: Rhamnus alaternus.
Gonepteryx rhamni (L., 1758)
Per la cedronella vale quanto si detto per G. cleopatra.
Leptidea sinapis (L., 1758)
Sfarfalla da aprile ad agosto con due o tre generazioni. Riscontrata fino a quota 1000 m.
Habitat: coltivi abbandonati.
Piante alimentari: Fabaceae (Lathyrus aphaca).

Famiglia LYCAENIDAE

Lycaena phlaeas (L., 1761)


Presenta due o tre generazionio annue, in rapporto alle condizioni climatiche. Nel Parco
si rinviene tra i 200 e gli 800 m.
Habitat: incolti e ambienti ruderali.
Piante alimentari: Polygonaceae (Rumex pulcher subsp. pulcher).
Satyrium ilicis (Esper, 1779)
Ha una sola generazione annua in maggio-giugno. Nel Parco la specie strettamente
localizzata nelle aree in cui vegeta la sua pianta nutrice.
Habitat: boschi e macchie.
Pianta alimentare: Quercus ilex.
Callophrys rubi (L., 1758)
Molto frequente a tutte le quote, ha una sola generazione che inizia a marzo e prosegue
con sfarfallamenti graduali fino a giugno; occasionalmente, ne presenta una seconda in
relazione allaltitudine.
Habitat: macchioni, siepi e boscaglie.
Piante alimentari: Cistaceae, Rosaceae (Rubus ulmifolius), Fabaceae.
Leptotes pirithous (L., 1767)
Specie diffusa fino a 800 m di quota, con due generazioni annue, in aprile-maggio e in
luglio-settembre.
Habitat: coltivi abbandonati.
Piante alimentari: Fabaceae (Medicago sativa subsp. sativa).

LEPIDOTTERI DIURNI (HESPERIOIDEA, PAPILIONOIDEA) DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

121

Lampides boeticus (L., 1767)


Presenta due generazioni annue (in maggio-giugno e in agosto), la seconda delle quali pi
abbondante. La sua distribuzione nel Parco risulta molto simile a quella della specie precedente.
Habitat: macchie e fruticeti.
Piante alimentari: Fabaceae (Colutea arborescens).
Cupido minimus (Fuessli, 1775)
Generalmente ha una sola generazione annua, ma pu averne una seconda in agostosettembre in presenza di condizioni meteorologiche favorevoli. Nel Parco vive su tutti i
versanti, mostrando di preferire le quote intermedie.
Habitat: pinete rade e luoghi erbosi.
Piante alimentari: Fabaceae (Anthyllis vulneraria).
Celastrina argiolus (L., 1758)
Presenta tre generazioni annue, la prima delle quali la pi abbondante. Si rinviene in
gran numero nelle zone cespugliose, sia in pianura che oltre i 1000 m.
Habitat: lave, sabbie vulcaniche, boscaglie.
Piante alimentari: Fabaceae (Spartium junceum), Rosaceae, Cistaceae.
Glaucopsyche alexis (Poda, 1761)
Si rinviene ovunque fino a 1000 m di quota, con una sola generazione che sfarfalla da
maggio a luglio.
Habitat: terreni sabbiosi e margini di strade.
Piante alimentari: Fabaceae (Medicago lupulina).
Iolana iolas (Ochsenheimer, 1816)
Riscontrata in maggio da 300 a 600 m di quota.
Habitat: macchie e fruticeti.
Pianta alimentare: Colutea arborescens.
Aricia agestis ([Denis & Schiffermller], 1775).
Nel Parco d luogo generalmente a due generazioni, raramente tre per anno, da aprile ad agosto.
Habitat: terreni sabbiosi e rocce nude.
Piante alimentari: Geraniaceae (Erodium cicutarium).
Polyommatus icarus (Rottemburg, 1775)
Specie estremamente diffusa, la pi comune tra i Licenidi presenti nel Parco, con tre
generazioni da aprile ad ottobre.
Habitat: lave, sabbie vulcaniche, boscaglie.
Piante alimentari: Fabaceae (Spartium junceum).

Inachis io (L., 1758)


Rara, con una sola generazione annua alla fine di giugno, e adulto svernante. Riscontrata fino a 500 m.
Habitat: bordi delle strade.
Piante alimentari: Urticaceae (Urtica dioica).

Famiglia NYMPHALIDAE

122

Leptidea sinapis
foto Arion
Archivio fotografico Parco Nazionale del Vesuvio

Gonepteryx rhamni
foto Arion
Archivio fotografico Parco Nazionale del Vesuvio

GUIDO VOLPE, RENATA PALMIERI, ANTONIO PIETRO ARIANI

LEPIDOTTERI DIURNI (HESPERIOIDEA, PAPILIONOIDEA) DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

123

Lycaena phlaeas
foto Arion
Archivio fotografico Parco Nazionale del Vesuvio

Callophrys rubi
foto Arion
Archivio fotografico Parco Nazionale del Vesuvio

Colias crocea
foto Arion
Archivio fotografico Parco Nazionale del Vesuvio

124

Famiglia NYMPHALIDAE

GUIDO VOLPE, RENATA PALMIERI, ANTONIO PIETRO ARIANI

Vanessa atalanta (L., 1758)


Specie migratrice, presente soprattutto nella fascia pedemontana ai margini delle zone
abitate. Sverna allo stadio di adulto, per cui facile vederla volare nelle tiepide giornate
invernali.
Habitat: bordi delle strade.
Piante alimentari: Urticaceae (Urtica dioica).
Vanessa cardui (L., 1758)
Specie migratrice come la precedente, si rinviene da quota 300 a 700 m, con discreta frequenza. Anzich presentare due o tre generazioni annue, come di regola altrove, nel Parco
d luogo ad un solo lungo sfarfallamento in giugno, al quale occasionalmente ne seguono altri sporadici.
Habitat: siepi, ambienti ruderali e margini di strade.
Piante alimentari: Urticaceae, Asteraceae (Carduus pycnocephalus subsp. pycnocephalus).
Polygonia egea (Cramer, 1775)
Ha due generazioni annue, in giugno-luglio e in agosto-settembre. Gli adulti della seconda generazione volano poco e vanno in diapausa (prima estiva, poi invernale), il che permette di osservarne qualcuno in volo in pieno inverno, nelle giornate soleggiate e calde.
frequente nelle zone pi antropizzate del Parco, ove abbonda la parietaria.
Habitat: muri e ruderi.
Piante alimentari: Urticaceae (Parietaria officinalis), Saxifragaceae.
Melitaea athalia (Rottemburg, 1775)
Comune e diffusa nel Parco, specialmente da 400 a 800 m di quota: facile osservarla sui
fiori di rovo in giugno. Ha due generazioni annue, che possono ridursi a una sola in caso
di condizioni meteorologiche sfavorevoli.
Habitat: incolti, margini di strade e viottoli.
Piante alimentari: Plantaginaceae (Plantago major subsp. major).
Melitaea didyma (Esper, 1779)
Comune e diffusa da 600 a 700 m, con due generazioni annue in giugno e in agosto ed
eccezionalmente con una terza generazione.
Habitat: ambienti ruderali e margini di strade.
Piante alimentari: Plantaginaceae (Plantago lanceolata).
Charaxes jasius (L., 1766)
Nel Parco il giasone raro, rinvenendosi solo nelle aree in cui vegeta il corbezzolo.
La specie, tra le pi splendide della lepidotterofauna diurna italiana, ha due generazioni
annue, in giugno ed agosto. Fortunatamente per la sua protezione difficile da catturare,
richiedendo di solito limpiego di particolari esche.
Habitat: boschi e cespuglieti.
Pianta alimentare: Arbutus unedo.
Limenitis reducta Staudinger, 1901
Ha due generazioni annue, o tre se la situazione climatica lo consente. Rara nel Parco,
appare insediata pressoch esclusivamente nei boschi misti di Ottaviano.
Habitat: boscaglie miste.
Piante alimentari: Caprifoliaceae (Lonicera caprifolium).

LEPIDOTTERI DIURNI (HESPERIOIDEA, PAPILIONOIDEA) DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

125

Hipparchia fagi (Scopoli, 1763)


Ha una sola generazione annua tra luglio e agosto. Satiride tra i pi grandi della fauna
italiana, frequenta sia il versante sommano che quello vesuviano del Parco, ove non raro
vederlo sostare, pi o meno mimetizzato, sul lato in ombra del tronco di grandi alberi.
Habitat: boscaglie e pinete.
Piante alimentari: Poaceae (Brachipodium pinnatum).
Hipparchia statilinus (Hufnagel, 1766)
Ha una sola generazione tra agosto e settembre. Frequenta principalmente il versante
sommano del Parco.
Habitat: pendici sassose assolate.
Piante alimentari: Poaceae (Bromus erectus).
Maniola jurtina (L., 1758)
Ha due generazioni che si protraggono dalla fine di maggio a tutto luglio. Nel Parco
appare diffusa ed abbondante soprattutto a quota 500-600 m.
Habitat: luoghi erbosi rupestri.
Piante alimentari: Poaceae (Festuca circummediterranea).
Pyronia cecilia Vallantin, 1894
Nel Parco ha una sola generazione in giugno-luglio e si presenta localizzata intorno ai
600 m.
Habitat: boschi e boscaglie di latifoglie.
Piante alimentari: Poaceae (Festuca drymeja).
Coenonympha pamphilus (L., 1758)
Vive in quasi tutti gli ambienti del Parco, pur non essendo mai abbondante. Ha una sola
generazione annua, raramente due.
Habitat: radure e incolti.
Piante alimentari: Poaceae (Anthoxanthum odoratum).
Pararge aegeria (L., 1758)
Presente in tutte le zone a bosco misto, ha due generazioni tra aprile e settembre.
Habitat: boscaglie.
Piante alimentari: Poaceae (Poa annua).
Lasiommata megera (L., 1767)
Ha tre generazioni annue, da giugno a settembre, ma in condizioni meteorologiche particolarmente favorevoli pu averne fino a cinque. Comune e diffusa ovunque nel Parco.
Habitat: rocce laviche e boscaglie.
Piante alimentari: Poaceae (Poa nemoralis).

Famiglia SATYRIDAE

126

Charaxes jasius
foto Arion
Archivio fotografico Parco Nazionale del Vesuvio

Limenitis reducta
foto Arion
Archivio fotografico Parco Nazionale del Vesuvio

GUIDO VOLPE, RENATA PALMIERI, ANTONIO PIETRO ARIANI

LEPIDOTTERI DIURNI (HESPERIOIDEA, PAPILIONOIDEA) DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

127

Hipparchia fagi
foto Arion
Archivio fotografico Parco Nazionale del Vesuvio

Lasiommata megera
foto Arion
Archivio fotografico Parco Nazionale del Vesuvio

128

GUIDO VOLPE, RENATA PALMIERI, ANTONIO PIETRO ARIANI

DISCUSSIONE

LLe caratteristiche del popolamento in Lepidotteri diurni del complesso SommaVesuvio e le relative differenze rispetto ad altri massicci montuosi della Campania,
appaiono abbastanza nettamente correlate ad almeno tre fattori, a loro volta ed in varia
misura condizionanti le caratteristiche della flora e della vegetazione: la posizione geografica e le sue implicazioni a livello climatico; laltezza; le caratteristiche litologiche. Per
quanto attiene al primo fattore, la breve distanza dalla costa lelemento che determina
un clima eminentemente mediterraneo, con conseguente rigoglioso sviluppo della macchia. Ci spiega la presenza di specie quali Lampides boeticus (ubiquitaria termofila), Pyronia cecilia (a geonemia S-europeo-anatolico-maghrebina) e soprattutto Charaxes jasius (a
geonemia W-mediterraneo-transadriatica), elemento di spicco in comune con il Faito
(Stauder, 1914), Amalfi (Worm-Hansen, 1935), Vivara (DAntonio & Fimiani, 1988) e
i Campi Flegrei (Volpe & Palmieri, 1999). Il clima mite, associato a unaltitudine massima relativamente modesta (1281m), sembra essere per converso responsabile dellassenza, sul Somma-Vesuvio, di Papilionidi del genere Parnassius Latreille, presenti invece con
P. mnemosyne (L., 1758) sui pi elevati e continentali massicci del Matese (Prola et al.,
1978) e del Taburno (versante W, 1220 m: Fiorito, 1979). Il carattere vulcanico, a costituzione petrografica prevalentemente tefritica o tefroleucitica, differenzia infine nettamente il Somma-Vesuvio dagli altri rilievi campani, tutti di natura sedimentaria ad ossatura calcarea o calcareo-dolomitica. A quanto sopra sembra imputabile la mancanza, nellarea del Parco, di reperti relativi a specie tipicamente legate ai substrati calcarei, quali i
licenidi Polyommatus bellargus (Rottemburg, 1775) presente invece sul Faito (Stauder,
1914), ad Amalfi (Worm-Hansen, 1930), sul Terminio (Piani di Verteglia, 1170 m: Albero, 1977) e sugli Alburni (Prola et al., 1978), e Polyommatus coridon (Poda, 1761), segnalato per le falde del Camposauro (Turati, 1911), il Faito (Stauder, 1923, 1924) e il Matese (Hartig, 1947). da notare che connotazioni analoghe rispetto al Vesuvio presenta la
lepidotterofauna diurna dei Campi Flegrei (Volpe & Palmieri, 1999).
Le specie di Hesperioidea e Papilionoidea di cui pu considerarsi accertata la presenza in Campania sono circa 115 (da un inventario del Parenzan, com. pers.; lindeterminatezza del numero deriva principalmente dalla discussa sistematica del genere Hipparchia). Tra tali specie non era finora compresa Hesperia comma, che figura invece tra quelle riscontrate sul Vesuvio (nonch altrove in Campania: G. Volpe, reperti inediti) e deve
pertanto considerarsi nuova per la regione.

RINGRAZIAMENTI

Ringraziamo il Prof. Paolo Parenzan (Istituto di Entomologia Agraria, Universit di


Palermo) per averci cortesemente comunicato dati inediti tratti da un suo lavoro in fase
di avanzata preparazione di catalogazione dei Lepidotteri della Campania.

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LEPIDOTTERI DIURNI (HESPERIOIDEA, PAPILIONOIDEA) DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

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Valeriana rossa (Centranthus ruber)


sulla roccia vulcanica
foto di S. Viglietti

O. PICARIELLO, N. DI FUSCO & M. FRAISSINET ( EDS .), 2000


ELEMENTI DI BIODIVERSIT DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO (pp.131-137)

131

APOIDEA E FORMICIDAE (HYMENOPTERA: INSECTA) DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO


ED AREE LIMITROFE
APOIDEA AND FORMICIDAE (HYMENOPTERA: INSECTA) FROM THE VESUVIUS NATIONAL PARK
AND NEIGHBOURING AREAS
Salvatore Vicidomini
Via Velardi, 10, I-84014 Nocera Inferiore (Salerno)

RIASSUNTO

SUMMARY

N
Nel presente lavoro sono state riunite tutte le segnalazioni faunistiche bibliografiche
relative agli Hymenoptera Apoidea e Formicidae del Parco Nazionale del Vesuvio ed aree
limitrofe. Sono stati riportati numerosi generi. Apoidea: Amegilla, Ammobates, Andrena,
Anthidiellum, Anthophora, Apis, Bombus, Ceratina, Cerceris, Chalicodoma, Coelioxys, Colletes,
Eucera, Habropoda, Halictus, Hylaeus, Lasioglossum, Megachile, Melecta, Nomiodes, Osmia,
Panurgus, Rhodanthidium, Sphecodes, Spilomena, Tachysphex, Tetralonia, Thyreus, Xylocopa.
Fomicidae: Aphaenogaster, Camponotus, Cardiocondyla, Crematogaster, Formica, Hypoponera,
Lasius, Leptothorax, Linepithema, Liometopum, Messor, Myrmercina, Pheidole, Plagiolepis,
Solenopsis, Tapinoma, Temnothorax, Tetramorium, Trichoscapa.

This work gathers together all the reported obserT


vations on Apoidea and Formicidae (Hymenoptera) in
the Vesuvius National Park and neighbouring areas.
Many genera have been reported. Apoidea: Amegilla, Ammobates, Andrena, Anthidiellum, Anthophora, Apis,
Bombus, Ceratina, Cerceris, Chalicodoma, Coelioxys, Colletes, Eucera, Habropoda, Halictus, Hylaeus, Lasioglossum,
Megachile, Melecta, Nomiodes, Osmia, Panurgus, Rhodanthidium, Sphecodes, Spilomena, Tachysphex, Tetralonia, Thyreus, Xylocopa. Formicidae: Aphaenogaster,
Camponotus, Cardiocondyla, Crematogaster, Formica,
Hypoponera, Lasius, Leptothorax, Linepithema, Liometopum, Messor, Myrmercina, Pheidole, Plagiolepis, Solenopsis, Tapinoma, Temnothorax, Tetramorium, Trichoscapa.

PAROLE
KEY

CHIAVE: Vesuvio,

WORDS: Vesuvius,

Apoidea, Formicidae, Hymenoptera, Insecta

Apoidea, Formicidae, Hymenoptera, Insecta

132

SALVATORE VICIDOMINI

CENNI STORICI

Gli Imenotteri sono uno dei pi importanti ed interessanti gruppi di Insetti non solo per
G
quanto riguarda la loro classificazione ma anche dal punto di vista ecologico ed etologico; essi offrono infatti una vasta gamma di comportamenti sociali che sono oggetto di
numerose indagini etologiche. Tuttaltro che trascurabile inoltre il loro ruolo economico svolto in qualit di impollinatori di numerose colture agrarie e di parassitoidi per
il bio-controllo degli insetti nocivi alle colture stesse (Free, 1993; La Salle & Gauld,
1993; Crozier & Pamilo, 1996; Gauld & Bolton, 1996; Matheson et al., 1996; Choe &
Crespi, 1997). A tuttoggi rarissime sono le ricerche faunistiche pubblicate riguardanti
gli Imenotteri della Campania.
Dopo il fondamentale lavoro di Achille Costa sugli Imenotteri del Regno di Napoli
(Costa, 1858-1872) nessun entomologo ha pubblicato ricerche faunistiche su questordine di insetti, ad eccezione di sporadiche segnalazioni fino agli anni 70 (cfr.: Vicidomini,
1999, 2000). Dagli anni 70 in poi Ermenegildo Tremblay e Rosa Priore hanno coordinato un importante lavoro di determinazione di tutti gli esemplari della collezione di
Apoidei del Dipartimento di Entomologia e Zoologia Agraria Filippo Silvestri dellUniversit di Napoli Federico II (Portici), affidando lintera collezione ai migliori specialisti
europei e pubblicando successivamente una serie di articoli sui vari gruppi di Apoidei
(e.g.: Priore, 1977; Scaramella et al., 1983). In tal modo si ottenuto un quadro preliminare dellapifauna dellarea vesuviana. Le segnalazioni riguardanti gli Sfecidi risultano
ancora pi scarse rispetto gli altri Apoidei (Costa, 1858-1872, 1867; Beaumont, 1936,
1959; Dollfuss, 1986).
I Formicidi italiani hanno ricevuto notevole attenzione da parte degli entomologi
durante gli ultimi 150 anni. Un discreto numero di pubblicazioni prodotte dagli eminenti mirmecologi C. Emery, W. Goetsch e F. Santschi includono dati sulla mirmecofauna
campana. A partire dagli anni 60 C. Baroni-Urbani ha compiuto una serie di studi faunistici ed ecologici sulle formiche del Mediterraneo ed ha pubblicato lautorevole catalogo delle specie italiane di Formicidi (Baroni-Urbani, 1971). Dagli anni 70 ai nostri giorni i Formicidi della Campania hanno ricevuto una scarsissima e sporadica attenzione
(Vicidomini, 2000).
In questo contributo sono state prese in considerazione solo la superfamiglia Apoidea
e la famiglia Formicidae.

METODI

L
Lelenco delle specie organizzato in famiglie secondo linquadramento tassonomico
proposto da alcuni autorevoli testi (Apoidei: Pagliano, 1993, 1994; Roig-Alsina &
Michener, 1993; Formicidi: Baroni-Urbani, 1971) con le specie ordinate alfabeticamente
allinterno di ogni famiglia di appartenenza. Le sinonimie sono state ricavate dagli autori precedentemente citati e si fa riferimento solo allelenco delle specie organizzato in
famiglie, non ad altri ranghi tassonomici.
Lelenco delle specie e dei relativi siti di raccolta sono stati ricavati da Vicidomini
(1999) per gli Apoidei, Sfecidi esclusi, da Baroni-Urbani (1971) per i Formicidi; per gli
Sfecidi le citazioni bibliografiche vengono invece espressamente riportate per ogni specie.

APOIDEA E FORMICIDAE (HYMENOPTERA: INSECTA) DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO ED AREE LIMITROFE

133

APOIDEA
FAMIGLIA

Genere

Specie

Siti di raccolta

ANDRENIDAE
Andrena Fabricius, 1775 A. agilissima (Scopoli, 1770)
A. bicolor Fabricius, 1775
A. bisulcata Morawitz, 1878
A. cinerea Brull, 1832
A. creberrima Prez, 1895
A. dorsata (Kirby, 1802)
A. flavipes Panzer, 1799
A. fulvitarsis Brull, 1832
A. fuscosa Erichson, 1835
A. hesperia Smith, 1853
A. nigroaenea (Kirby, 1802)
A. ovatula (Kirby, 1802)
A. schmiedeknechti Magretti, 1883
A. spreta Prez, 1895
A. tibialis (Kirby, 1802)
A. vulpecula Kriechbaumer, 1873
A. wilkella (Kirby, 1802)
Panurgus Panzer, 1806 P. calcaratus (Scopoli, 1763)

Portici
Portici
Saviano
Portici
Portici
Portici
Portici, Saviano
Portici
Portici, Torre del Greco
Portici
Portici
Portici
Portici
Portici
Portici
Portici
Portici
Portici

APIDAE
Amegilla Friese, 1897 A. albigena (Lepeletier, 1841)
A. garrula (Rossi, 1790)
A. savigny (Lepeletier, 1841)

Portici
Portici
Portici

Ammobates Latreille, 1809 A. punctatus (Fabricius, 1804)

Portici

Anthophora Latreille, 1803 A. acervorum (L., 1758)


A. aestivalis (Panzer, 1801)
A. bimaculata (Panzer, 1798)
A. crinipes Smith, 1854
A. mucida Gribodo, 1873
A. retusa (L., 1758)

Portici
Portici
Portici
Monte Nuovo, Portici
Portici
Portici

Apis L., 1758 A. mellifera L., 1758

ubiquitaria

Bombus Latreille, 1802 B. humilis Illiger, 1806


B. lapidarius (L., 1758)
B. pascuorum (Scopoli, 1763)
B. pratorum (L., 1761)
B. ruderatus (Fabricius, 1775)
B. sylvarum (L., 1761)
B. terrestris (L., 1758)

Portici
Portici, Resina
Portici
Portici
Vesuvio, Portici
Portici
Portici, Resina, Torre del Greco

Ceratina Latreille, 1802 C. cucurbitina (Rossi, 1792)

Boscoreale, Boscotrecase,
Cicciano, Portici, S. Anastasia,
Torre Annunziata,
Torre del Greco

C. cyanea (Kirby, 1802)

Mugnano, Portici, S. Anastasia,


Torre Annunziata

C. dentiventris Gerstaecker, 1869

Portici

Eucera Scopoli, 1770 E. caspica Morawitz, 1873


E. nigrifacies Lepeletier, 1841
E. nigriscens Prez, 1879
Habropoda Smith, 1854 H. tarsata (Spinola, 1838)

Portici
Portici
Portici
Portici

ELENCO

DEGLI IMENOTTERI APOIDEA

134

SALVATORE VICIDOMINI

APOIDEA
FAMIGLIA

Genere

Specie

Siti di raccolta

Melecta Latreille, 1802 M. albifrons (Foerster, 1771)


M. italica Radoszkowski, 1876
M. punctata (Fabricius, 1775)

Portici
Portici, Resina
Vesuvio

APIDAE

Tetralonia Spinola, 1838 T. dentata (Klug, 1835)


Thyreus Panzer, 1806 T. ramosus (Lepeletier, 1841)
Xylocopa Latreille, 1802 X. valga Gerstaecker, 1872
X. violacea (L., 1758)

Portici
Portici
Palma C., S. Gennaro, Portici
Vesuvio, Portici,
Somma Vesuviana

COLLETIDAE
Colletes Latreille, 1802 C. dimidiatus Brull, 1840
C. succinctus (L., 1758)

Portici
Portici

Hylaeus Fabricius, 1793 H. bifasciatus ( Jurine, 1807)


H. gibbus Saunders, 1850
H. punctatus (Brull, 1832)
Anthophora Latreille, 1803 H. signatus (Panzer, 1798)
H. tyrolensis Foerster, 1871
H. variegatus (Fabricius, 1798)

Portici
Portici
Portici
Portici
Portici
Portici

HALICTIIDAE
Halictus Latreille, 1804 H. asperulus Prez, 1895
H. fulvipes (Klug, 1817)
H. scabiosae (Rossi, 1790)

Portici
Portici
Portici

Lasioglossum Curtis, 1833 L. bimaculatum (Dours, 1872)


L. brevicorne (Schenck, 1868)
L. discum (Smith, 1853)
L. griseolum (Morawitz, 1872)
L. interruptum (Panzer, 1798)
L. laticeps (Schenck, 1868)
L. lativentre (Schneck, 1853)
L. leucozonium (Schranck, 1871)
L. limbellum (Morawitz, 1876)
L. malachurum (Kirby, 1802)

Portici
Portici
Portici
Portici
Portici
Portici
Portici
Portici

L. planulum (Prez, 1903)


L. punctatissimum (Schenck, 1853)
L. sexnotatum (Kirby, 1802)
L. villosulum (Kirby, 1802)

Portici, Torre Annunziata,


Castellammare di Stabia
Portici
Portici
Portici
Portici

Nomiodes Schenck, 1867 N. facilis (Smith, 1853)

Portici

Sphecodes Latreille, 1804 S. gibbus (L., 1758)


S. monilicornis (Kirby, 1802)

Portici
Portici, Torre del Greco

MEGACHILIDAE

ELENCO

DEGLI IMENOTTERI APOIDEA

Anthidiellum Cockerell, 1904 A. strigatum (Panzer, 1805)

Portici

Chalicodoma Lepeletier, 1841 C. parietina (Geoffroy, 1785)

Portici

Coelioxys Latreille, 1809 C. afra Lepeletier, 1841

Portici

Megachile Latreille, 1802 M. melanopyga (Costa, 1863)

Portici

APOIDEA E FORMICIDAE (HYMENOPTERA: INSECTA) DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO ED AREE LIMITROFE

135

APOIDEA
FAMIGLIA

Genere

Specie

Siti di raccolta

MEGACHILIDAE
Osmia Panzer, 1806 O. cornuta (Latreille, 1805)
O. fulviventris (Panzer, 1798)
Rhodanthidium Isensee, 1927 R. septemdentatum (Latreille, 1809)

Portici
Portici
Portici

SPHECIDAE
Cerceris Latreille, 1802 C. arenaria (L., 1758)
C. sabulosa (Panzer, 1799)
Spilomena Shuckard, 1838 S. mocsaryi Kohl, 1898
Tachysphex Kohl, 1883 T. coriaceus (Costa, 1867)

FAMIGLIA

Genere

Vesuvio (Costa, 1858-1872)


Monte Nuovo (Beaumont, 1959)
Portici (Dollfuss, 1986)
Portici (Costa, 1867,
Beaumont, 1936)

Specie

Siti di raccolta

Aphaenogaster Mayr, 1853

A. campana Emery, 1878

Camponotus Mayr, 1861

C. aethiops (Latreille, 1798)


C. lateralis (Olivier, 1791)
C. piceus (Leach, 1825)
C. truncatus (Spinola, 1808)
C. vagus (Scopoli, 1763)

Pompei, Portici, Vesuvio


Monte Nuovo
Portici
Portici
Portici
Pompei, Portici
Portici

Cardiocondyla Emery, 1869

C. elegans Emery, 1869

Portici

Cremastogaster Lund, 1831

C. scutellaris (Olivier, 1791)

Portici

F. cinerea Mayr, 1853


F. cunicularia Latreille, 1798
F. fusca L., 1758
F. gagates Latreille, 1798

Pompei
Pompei, Portici
Portici
Portici

H. eduardi (Forel, 1894)

Portici

L. alienus (Frster, 1850)


L. emarginatus (Olivier, 1791)
L. niger (L., 1758)

Pompei, Portici
Portici
Portici

Leptothorax Mayr, 1855

L. exilis Emery, 1869


L. flavicornis Emery, 1870
L. racovitzai Bondroit, 1918

Bellavista, Portici
Portici
Portici

Linepithema Mayr, 1866

L. humilis (Mayr, 1868)

Liometopum Mayr, 1861

L. microcephalum (Panzer, 1798)

Bellavista, Portici, Resina,


S. Giorgio, Torre Annunziata,
Torre del Greco
Pompei, Portici

M. meridionalis (Andr, 1882)


M. minor (Andr, 1881)
M. structor (Latreille, 1798)

Portici
Pompei, Portici
Pompei, Portici

Myrmecina Curtis, 1829

M. graminicola (Latreille, 1802)

Portici

Myrmica Latreille, 1804

M. sabuleti Meinert, 1861


M. scabrynodis Nylander, 1846

Portici, Vesuvio
Valle di San Rocco

Pheidole Westwood, 1841

P. pallidula (Nylander, 1848)

Portici, Vesuvio

ELENCO

DEGLI IMENOTTERI APOIDEA

ELENCO

DEGLI IMENOTTERI FORMICIDAE

FORMICIDAE

Formica L., 1758

Hypoponera Santschi, 1938


Lasius Fabricius, 1804

Messor Forel, 1890

136

SALVATORE VICIDOMINI

FAMIGLIA

Genere

Specie

Siti di raccolta

P. pallescens Forel, 1888


P. pygmea (Latreille, 1798)

Portici
Portici

FORMICIDAE
Plagiolepis Mayr, 1861

Solenopsis Westwood, 1841 S. fugax (Latreille, 1798)

ELENCO

DEGLI IMENOTTERI FORMICIDAE

DISCUSSIONE

Portici

Tapinoma Frster, 1850 T. erraticum (Latreille, 1798)

Portici

Temnothorax Mayr, 1861 T. recedens (Nylander, 1856)

Portici

Tetramorium Mayr, 1855 T. caespitum (L., 1758)


T. semilaeve Andr, 1881

Portici
Portici

Trichoscapa Emery, 1869 T. membranifera (Emery, 1869)

Portici

IIn base alle informazioni bibliografiche disponibili si evince subito una notevole
carenza di dati faunistici riguardanti gli Apoidei del Parco Nazionale del Vesuvio e zone
limitrofe, sia rispetto allintero territorio nazionale che campano, poich non risultano
segnalate numerosissime specie ed un discreto numero di generi, n alcuna specie della
famiglia Melittidi (Pagliano, 1990, 1994; Vicidomini, 1999). Gli Sfecidi sono certamente il gruppo in cui la carenza di dati faunistici pi evidente in quanto a fronte di oltre
40 generi segnalati per la Campania solo tre sono segnalati nell'area vesuviana (Pagliano,
1990; Vicidomini, in preparazione). Anche per i Formicidi i taxa elencati per larea vesuviana denotano una notevole sottostima rispetto alla mirmecofauna italiana e campana
(Vicidomini, 2000). Le specie raccolte sul Vesuvio o in siti strettamente interni al Parco
Nazionale sono le seguenti: Anthophora crinipes, Aphaenogaster campana, Bombus ruderatus, Cerceris arenaria, Cerceris sabulosa, Melecta punctata, Myrmica sabuleti, Pheidole pallidula, Xylocopa violacea.
Appare evidente quindi, da un lato la carenza di dati bibliografici riguardanti il popolamento imenotterologico della Campania e dellarea vesuviana e dallaltro la necessit di
un incremento delle conoscenze a riguardo in modo tale da ottenere una visione pi realistica delleffettivo patrimonio della entomofauna dellItalia meridionale, certamente sottostimata. Lincremento dei dati imenotterologici pu essere conseguito tramite tre linee:
a) proseguire il programma di restauro e revisione delle collezioni entomologiche del
Museo di Zoologia di Napoli, analogamente a quanto stato fatto per il Dipartimento di
Entomologia e Zoologia di Portici (Scaramella et al., 1983);
b) avviare ricerche faunistiche sul territorio da realizzare in collaborazione con i parchi
nazionali e regionali della Campania;
c) recuperare e riunire i dati faunistici relativi alla Campania contenuti in altri musei ed
istituti universitari italiani.
Nel Dipartimento di Entomologia e Zoologia agraria di Portici si proceduto solo
alla determinazione degli Apoidei non Sfecidi, ma restano ancora da classificare Formicidi e Sfecidi.

APOIDEA E FORMICIDAE (HYMENOPTERA: INSECTA) DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO ED AREE LIMITROFE

137

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BIBLIOGRAFIA

Rospo smeraldino (Bufo viridis)


foto di N. Maio

O. PICARIELLO, N. DI FUSCO & M. FRAISSINET ( EDS .), 2000


ELEMENTI DI BIODIVERSIT DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO (139-169)

139

LERPETOFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO


HERPETOFAUNA OF THE VESUVIUS NATIONAL PARK
Nicola Maio1, Fabio M. Guarino2, Giampiera DAmora1, Orfeo Picariello1
1 Dipartimento di Zoologia, Universit degli Studi di Napoli Federico II. Via Mezzocannone, 8, I-80134 Napoli. E-mail: picariel@unina.it
2 Dipartimento di Biologia Evolutiva e Comparata, Universit degli Studi di Napoli Federico II. Via Mezzocannone, 8, I-80134 Napoli.

E-mail: guarino@dgbm.unina.it

RIASSUNTO

SUMMARY

N
Nel corso degli anni 1998-99 sono state condotte indagini faunistiche di campo sulle
popolazioni di anfibi e rettili del Parco Nazionale del Vesuvio. Il monitoraggio degli anfibi
stato effettuato rilevando i siti di riproduzione nellarea del Parco. Il monitoraggio dei rettili stato effettuato mediante escursioni periodiche lungo i principali sentieri e stradelli
vesuviani. Sono stati esplorati vari siti campione per ogni fascia altitudinale, coprendo
anche le diverse tipologie vegetazionali presenti nellarea. Mediante contemporanee ricerche archivistiche, bibliografiche e museologiche stata delineata la storia dei popolamenti
erpetologici vesuviani allo scopo di effettuare confronti con i dati faunistici attuali. Nel presente lavoro si riportano i dati preliminari delle ricerche svolte.
Nellarea del Parco sono state da noi rilevate direttamente due specie di Anfibi (Bufo
viridis, Rana esculenta) ed otto specie di Rettili (Tarentola mauritanica, Hemidactylus turcicus, Podarcis sicula, Chalcides ocellatus, Coluber viridiflavus, Elaphe longissima, Elaphe quatuorlineata, Vipera aspis). Salamandrina terdigitata, Triturus italicus, Bufo bufo, Rana dalmatina, Rana italica, Hyla intermedia tra gli Anfibi, e Lacerta bilineata, Podarcis muralis, Anguis
fragilis, Natrix natrix tra i Rettili, sono state segnalate prima del 1990, ma non pi confermate nellarea del Parco. La presenza di Bufo bufo considerata accidentale.
Nonostante si sia impoverita di specie rispetto al passato, lerpetofauna del Vesuvio
riveste una grande importanza soprattutto per i rettili che negli ambienti naturali del Parco
trovano condizioni ideali per riprodursi. Il Vesuvio rappresenta quindi unarea fondamentale per la conservazione dei rettili della Campania. Per quanto riguarda gli anfibi, degna di
nota la diffusione del B. viridis, scarsamente rilevato in altre aree della Campania.

During the years 1998-99 field surveys were conD


ducted on amphibian and reptile populations in the
Vesuvius National Park. Amphibians were monitored
through examination of breeding sites in the park. Reptiles were monitored by means of periodic field trips
along the main footpaths and tracks in the area. We
explored a number of sample sites at different elevations, and covering the various vegetation types found
in the area. We searched archives, scientific literature
and museum collections, and traced the history of the
herpetofauna on Vesuvius so as to make comparisons
with current field data.
In the park area, we observed two amphibian species (Bufo viridis, Rana esculenta) and eight species of
reptiles (Tarentola mauritanica, Hemidactylus turcicus,
Podarcis sicula, Chalcides ocellatus, Coluber viridiflavus,
Elaphe longissima, Elaphe quatuorlineata, Vipera aspis).
The following amphibians: Salamandrina terdigitata, Triturus italicus, Bufo bufo, Rana dalmatina, Rana
italica, Hyla intermedia, and reptiles: Lacerta bilineata,
Podarcis muralis, Anguis fragilis, Natrix natrix were
recorded before 1990, but their occurrence is no longer
confirmed in the park area. The presence of Bufo bufo is
sporadic.
Despite the depletion of species compared to the
past, the herpetofauna of Vesuvius is important especially for reptiles which find ideal breeding conditions
in the natural habitats of the park. Vesuvius is thus a
fundamental area for conservation of reptiles in Campania. Among amphibians, it is worth noting the abundance of B. viridis, scarce elsewhere in Campania.

PAROLE
KEY

CHIAVE:

Anfibi, Rettili, Bufo viridis, Vesuvio, check-list.

WORDS: Amphibians,

Reptiles, Bufo viridis, Vesuvius, check-list.

140

INTRODUZIONE

NICOLA MAIO, FABIO M. GUARINO, GIAMPIERA DAMORA, ORFEO PICARIELLO

IIl complesso vulcanico Monte Somma-Vesuvio, Parco Nazionale e Riserva mondiale


della Biosfera, si estende per 8482 ettari e presenta un popolamento faunistico di grande
interesse, nonostante la collocazione in unarea densamente antropizzata.
Le prime ricerche sulla erpetofauna del Vesuvio risalgono al Lacpde che nel 1788
descrisse la salamandrina dagli occhiali su di un esemplare vesuviano e ad Achille Costa
che comp periodiche perlustrazioni dal 1839 sul territorio vesuviano per effettuarvi censimenti faunistici. Lo zoologo dellUniversit di Napoli pubblic un articolo sullerpetofauna presente sul Vesuvio dopo leruzione del 1855 (Costa, 1855). Scarsi sono i resoconti
erpetologici pubblicati dai naturalisti che hanno esplorato il vulcano nel corso del Novecento. Nel 1964 il famoso erpetologo Eugenio Kramer, direttore del Museo di Storia
Naturale di Basilea, effettu una spedizione scientifica sul Vesuvio e Monte Somma, catturando diversi esemplari di rettili, tra cui le vipere che furono oggetto di una pubblicazione (Kramer, 1970). Negli anni Settanta i naturalisti Domenico Capolongo e Luciano
Dinardo hanno effettuato numerose escursioni censendo tra laltro lerpetofauna del vulcano (Dinardo, 1989b, 1990). Capolongo ha donato gli esemplari raccolti sul Vesuvio al
Museo Zoologico de La Specola dellUniversit di Firenze.
La fauna del Vesuvio il frutto di cicliche ricolonizzazioni del territorio successive agli
effetti distruttivi delle maggiori eruzioni del passato. Le specie animali tipiche di ambienti
montani provengono dalle aree appenniniche circostanti quali i Monti di Lauro, i Monti Lattari e la catena del Partenio; la fauna planiziale ha avuto origine dalle pianure Nolana e Sarnese-Nocerino (Fritz et al., 1993; Picariello et al., 1993a, 1993b; Picariello & Laudadio, 1998).
Mentre nelle vicine zone limitrofe la fauna si drammaticamente rarefatta nella
seconda met del Novecento a causa delle trasformazioni del territorio, sul Vesuvio esistono a tuttoggi piccoli appezzamenti agricoli a conduzione familiare mescolati a macchia mediterranea e boschi misti che, determinando un mosaico ambientale, favoriscono
un elevato grado di biodiversit. Lesasperata e crescente antropizzazione, nonch il
degrado delle zone circostanti ha determinato nellultimo trentennio lisolamento del
Vesuvio che, in tal modo, ha assunto un ruolo biogeografico di isola, cio di territorio
dove gli scambi genici tra popolazioni animali sono limitati. Pertanto, la fauna vesuviana
ha acquisito lo stesso valore conservazionistico di una fauna insulare.
Gli Anfibi ed i Rettili rivestono unimportanza fondamentale sul Vesuvio in quanto considerati utili indicatori dello stato di degrado del territorio. Il monitoraggio di tali vertebrati
potr consentire di valutare con precisione la qualit dellambiente naturale del Parco e di
testare lefficacia delle future politiche di recupero e valorizzazione territoriale.
Nel presente lavoro sono riportati i dati faunistici relativi agli Anfibi e Rettili rinvenuti nellarea del Parco Nazionale del Vesuvio. Tale ricerca rientra in un pi ampio
progetto di monitoraggio e studio della biodiversit del Vesuvio, promosso dallEnte
Parco.

METODOLOGIE DI RICERCA

II dati sono stati raccolti seguendo tre diverse metodologie di ricerca. stata innanzitutto intrapresa unindagine storica archivistica e bibliografica al fine di tracciare un quadro esaustivo della bibliografia erpetologica vesuviana; successivamente stata condotta
unaccurata indagine zoologica museologica. Parallelamente stato condotto uno studio
di campo effettuando numerose missioni in tutte le aree sia del Parco che circostanti
(circa 210 km quadrati), al fine di raccogliere dati faunistici aggiornati e soprattutto di
effettuare un confronto con i dati bibliografici e museali.
Molti atlanti erpetologici separano i dati antecedenti al 1980, considerati storici, dai
successivi, considerati attuali (cfr. Mazzotti et al., 1999). Nel nostro caso abbiamo scelto

LERPETOFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

141

di separare le segnalazioni antecedenti al 1990 da quelle successive, considerando che le


profonde alterazioni del territorio vesuviano negli anni 80 hanno causato la scomparsa di
alcune specie.
La distribuzione delle specie pi comuni stata rappresentata utilizzando la scala
UTM 1:50.000 con maglie di 1 km (Figure 1, 2, 3, 4). Nelle figure sono stati tracciati i
confini delle zone 1 e 2 del Parco. Le stazioni di rilevamento faunistico sono elencate in
Tabella 1. I rilevamenti della stessa specie lungo transetti che includono pi quadranti
UTM sono considerati in Tabella 1 come ununica stazione per quadrante.
Per quanto concerne la tassonomia erpetologica si fatto generalmente riferimento ad
Amori et al. (1993), opera di riferimento anche per la redazione dellatlante erpetologico
nazionale della Societas Herpetologica Italica (1996).

TABELLA 1
COD. COMUNE

ALT.

AMB.

a1

S. Sebastiano al Vesuvio

225-300

coltivi ed incolti

a2

S. Sebastiano al Vesuvio

300

incolti

b1

Massa di Somma

215

incolti

c1

Pollena Trocchia

260

U, A

c2

Pollena Trocchia

530-580

c3

Pollena Trocchia

734

c4

Pollena Trocchia

200-330

d1

S. Anastasia

270

U, A

d2

S. Anastasia

200

rudere ai margini di abitazioni, in


mezzo a incolti

d3

S. Anastasia

100-350

F, A

bosco misto a Quercus ilex e coltivi

d4

S. Anastasia

340

d5

S. Anastasia

360

F, A

bosco misto a C. sativa e C. avellana,


coltivi

d6

S. Anastasia

370

U, F

sorgenti, bosco misto a C. sativa e C.


avellana

F
F, U
F

DESCRIZIONE DEL SITO

pozza temporanea ai margini di cave e


capannoni
bosco misti con predominanza di
Castanea sativa
sorgente in bosco misto a C. sativa
bosco misto
baracca in muratura, in mezzo a coltivi, sorgente e peschere in bosco misto
a Corylus avellana e C. sativa

bosco misto ad Alnus cordata, Acer neapolitanum, pteridofite e muschi

d7

S. Anastasia

160

ruderi tra coltivi

d8

S. Anastasia

130

coltivi

d9

S. Anastasia

110

coltivi

d10

S. Anastasia

123

pozze temporanee nei pressi


di un lagno

STAZIONI

DI RILEVAMENTO DELLERPETOFAUNA

COD.: codice attribuito alla stazione di rilevamento che per motivi conservazionistici stata
omessa; ALT.: altitudine, espressa in metri s.l.m.;
nel caso di transetti stato riportato un intervallo altitudinale. AMB.: ambienti, suddivisi in
forestali (F), umidi (U), di alta quota (V), antropici (A). Diverse stazioni allinterno di habitat
omogenei sono state raggruppate in ununica
riga, anche se ricadenti in quadranti differenti.

142

NICOLA MAIO, FABIO M. GUARINO, GIAMPIERA DAMORA, ORFEO PICARIELLO

TABELLA 1
COD. COMUNE

STAZIONI

DI RILEVAMENTO DELLERPETOFAUNA

COD.: codice attribuito alla stazione di rilevamento che per motivi conservazionistici stata
omessa; ALT.: altitudine, espressa in metri s.l.m.;
nel caso di transetti stato riportato un intervallo altitudinale. AMB.: ambienti, suddivisi in
forestali (F), umidi (U), di alta quota (V), antropici (A). Diverse stazioni allinterno di habitat
omogenei sono state raggruppate in ununica
riga, anche se ricadenti in quadranti differenti.

ALT.

AMB.

DESCRIZIONE DEL SITO

200

vecchia cava

e1-e2 Somma Vesuviana

200-230

rudere ai margini di coltivi (2 stazioni)

e3

Somma Vesuviana

280

U, A

vasche artificiali utilizzate


per piscicoltura

e4

Somma Vesuviana

268

rudere in mezzo a incolti

e5

Somma Vesuviana

500

bosco misto ad Alnus cordata, C. sativa,


Quercus ilex

e6

Somma Vesuviana

830

bosco misto ad A. cordata


e A. neapolitanum

e7

Somma Vesuviana

1030

bosco misto a C. sativa e


Betula pendula

e8

Somma Vesuviana

220-320

bosco misto

e9

Somma Vesuviana

150

coltivi

e10

Somma Vesuviana

120

coltivi

e11

Somma Vesuviana

111

coltivi

f1

Ottaviano

220

rudere

f2

Ottaviano

225-250

f3

Ottaviano

280

rudere in coltivi ai margini di bosco


misto a C. sativa e Robinia pseudoacacia

f4

Ottaviano

290

rudere

f5

Ottaviano

400

pineta, bosco misto a C. sativa


e C. avellana

f6

Ottaviano

750

rudere nei pressi di ginestreto

f7-f9 Ottaviano

130-580

stradello tra coltivi e boschi misti


(3 stazioni)

f10

Ottaviano

650-1000

arbusti, ginestre e acacie

f11

Ottaviano

475

bosco misto

g1

S. Giuseppe Vesuviano

150-210

coltivi

h1

Terzigno

66

U, A

stagno artificiale, pozze e abbeveratoi

h2

Terzigno

75

U, A

pozza temporanea

h3-h4 Terzigno

100-170

U, A

coltivi con peschere (2 stazioni)

Terzigno

300

U, A

pozza temporanea allinterno


di una cava

d11

h5

S. Anastasia

U, A

pozze temporanee in cave

LERPETOFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

143

TABELLA 1
COD. COMUNE

ALT.

AMB.

DESCRIZIONE DEL SITO

Terzigno

72

edificio in muratura tra coltivi

h7-h8 Terzigno

50-60

ruderi tra coltivi (2 stazioni)

Terzigno

160-190

cava di pietra

h10-h13 Terzigno

90-180

coltivi (4 stazioni)

130-230

cave

h6

h9

j1

Boscotrecase

k1

Boscoreale

m1

80

U, A

vasca allinterno di area verde


abbandonata

Trecase

550

macchia mediterranea, pinete


a Pinus maritimus

m2

Trecase

700

macchia mediterranea con


Genista aetnesis

m3

Trecase

70-440

strada asfaltata in pineta

n1

Pompei

20

ruderi in tufo

n2-n3 Pompei

15-38

ruderi tra coltivi (2 stazioni)

p1

Torre del Greco

35

F, A

p2

Torre del Greco

40

rudere tra coltivi

p3-p4 Torre del Greco

350-680

strada sterrata (2 stazioni)

p5-p9 Torre del Greco

70-250

incolti e coltivi (5 stazioni)

p10

Torre del Greco

15

F, A

macchia mediterranea e incolti

p11

Torre del Greco

80

F, A

strada asfaltata, macchia, incolti

p12

Torre del Greco

60

F, A

strada asfaltata, macchia, incolti

p13

Torre del Greco

110

F, A

strada asfaltata, macchia, incolti

p14

Torre del Greco

208

rudere tra coltivi

p15

Torre del Greco

50

centro abitato

q1

Ercolano

U, A

pozza allagata

q2-q10 Ercolano

150-750

strada provinciale del Vesuvio


(9 stazioni)

q11

Ercolano

1244

roccia lavica senza vegetazione

r1-r2

Portici

20

A, F

mura (2 stazioni)

r3

Portici

70

A, F

coltivi, mura di cinta in pietra lavica

macchia mediterranea e incolti

STAZIONI

DI RILEVAMENTO DELLERPETOFAUNA

COD.: codice attribuito alla stazione di rilevamento che per motivi conservazionistici stata
omessa; ALT.: altitudine, espressa in metri s.l.m.;
nel caso di transetti stato riportato un intervallo altitudinale. AMB.: ambienti, suddivisi in
forestali (F), umidi (U), di alta quota (V), antropici (A). Diverse stazioni allinterno di habitat
omogenei sono state raggruppate in ununica
riga, anche se ricadenti in quadranti differenti.

144

NICOLA MAIO, FABIO M. GUARINO, GIAMPIERA DAMORA, ORFEO PICARIELLO

RICERCA ARCHIVISTICA E BIBLIOGRAFICA

Manoscritti e documenti inediti sono stati consultati nelle biblioteche delle seguenti
istituzioni napoletane: Dipartimento di Zoologia, Dipartimento di Biologia Evolutiva e
Comparata, Accademia delle Scienze Matematiche e Fisiche, Accademia Pontaniana,
Stazione Zoologica Anton Dohrn, Emeroteca Tucci, Club Alpino Italiano. Sono stati
consultati anche i fondi conservati nelle seguenti istituzioni: Archivio di Stato, archivio
del Museo Zoologico, Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III, Biblioteca Universitaria, Archivio Storico dellUniversit di Napoli. stato infine consultato il database
erpetologico informatizzato della Societas Herpetologica Italica. Tale ricerca ha completato
un precedente lavoro che forniva un provvisorio quadro sintetico delle informazioni
bibliografiche (Picariello et al., 1999).

RICERCA MUSEOLOGICA

Le ricerche museali sono state eseguite esaminando tutti i cataloghi delle collezioni
erpetologiche conservate presso le seguenti istituzioni: Museo Zoologico, Sezione di
Zoologia del Centro Musei delle Scienze Naturali dellUniversit di Napoli Federico II,
Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, Museo Zoologico de La Specola dellUniversit di Firenze, Museo Civico di Storia Naturale di Milano, Museo di Storia
Naturale di Basilea, Museo di Storia Naturale e del Territorio dellUniversit di Pisa,
Museo del Dipartimento di Entomologia e Zoologia Agraria dellUniversit Federico II
in Portici, Museo Naturalistico degli Alburni di Corleto Monforte, Antiquarium Nazionale di Boscoreale. Sono state esaminate anche le seguenti raccolte erpetologiche: collezione Domenico Capolongo, collezione del Corpo Forestale dello Stato di Trecase, collezione Paolo Annunziata, collezione Luciano Dinardo, collezione Orfeo Picariello.
Tutti i quadranti UTM di 1 km2 nei confini del Parco sono stati monitorati almeno una
volta nel corso della presente ricerca.

RICERCA DI CAMPO

Il rilevamento diretto degli anfibi stato effettuato monitorando i siti di riproduzione di questi vertebrati nellarea del Parco. Durante lo studio sono state visitate sorgenti,
pozze temporanee o artificiali situate in discariche o in cave (abbandonate o ancora attive), fontane, canali e pozzi di irrigazione, abbeveratoi. Le visite ai siti, cominciate nellottobre del 1998, sono state concentrate soprattutto da febbraio a giugno dellanno successivo, periodo che corrisponde alla stagione riproduttiva della maggior parte degli anfibi della nostra regione (Caputo et al., 1992; Caputo et al., 1993; Caputo & Guarino,
1993; Guarino et al., 1993; Picariello et al., 1993a; Picariello & Laudadio, 1998).
Il rilevamento diretto dei rettili stato effettuato mediante escursioni periodiche,
soprattutto da aprile ad ottobre del 1999, lungo i principali sentieri e stradelli vesuviani.
Sono stati esplorati vari siti campione per ogni tipologia vegetazionale presente nellarea e per differenti fasce altitudinali. Per ogni stazione di rilevamento stata descritta
la vegetazione ed il tipo di biotopo. La categorizzazione dei biotopi seguita la stessa di
quella utilizzata da altri autori in recenti studi di faunistica erpetologica e prevede la suddivisione degli ambienti in: forestali (F), umidi (U), di alta quota (V), antropici (A)
(Mazzotti et al., 1999). Sono stati inoltre registrati alcuni parametri microclimatici, quali
temperatura dellaria, temperatura dellacqua e umidit relativa. Per la flora del Parco si
invece fatto riferimento a Ricciardi et al. (1986).
Si sempre provveduto allidentificazione delle specie previa cattura, a mano o (nel
caso degli anfibi) con retini telescopici, adottando tutte le precauzioni necessarie a minimizzare il disturbo agli animali. Successivamente allidentificazione e ad alcune annotazioni riguardanti la taglia, lo stadio, il sesso e la condizione riproduttiva, tutti gli animali
sono stati rilasciati nello stesso luogo di cattura. Anche gli individui occasionalmente trovati morti nelle stazioni di rilevamento sono stati da noi utilizzati per il monitoraggio

LERPETOFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

145

erpetologico: i resti delle carcasse sono stati recuperati e conservati in alcol 70%.
Nella ricerca faunistica di campo sono state incluse le segnalazioni raccolte dagli autori durante occasionali escursioni nellarea del Parco nel corso degli anni 1991-1997.
Non stato possibile compiere missioni notturne alla ricerca di anfibi e rettili a causa
dellespresso divieto del Corpo Forestale dello Stato per scopi di sicurezza. Per questo
motivo non abbiamo potuto registrare i canti damore degli anfibi e segnalare la presenza notturna di Gecconidi e di giovani Colubridi.
Nellarea del Parco sono state da noi rilevate direttamente due specie di Anfibi (Bufo
N

RISULTATI
CLASSE AMPHIBIA

viridis, Rana esculenta). La presenza di altre sei specie (Salamandrina terdigitata, Triturus
italicus, Bufo bufo, Rana dalmatina, Rana italica, Hyla intermedia) nota solo attraverso
dati bibliografici e museologici.
SPECIE SEGNALATE PRIMA DEL 1990
E NON CONFERMATE

Questa piccola salamandra endemica degli Appennini stata descritta come specie
nuova per la scienza (Salamandra ter-digitata) per la prima volta dallo zoologo francese Lacpde esaminando un esemplare morto proveniente proprio dal Vesuvio (Lanza,
1988). Il Lacpde (1788, 1825), infatti, afferma testualmente:
Noi abbiamo identificato una nuova specie di salamandra, sinora mai descritta da nessun
autore, che risulta facilmente distinguibile dalle altre specie mediante diversi caratteri diagnostici. A differenza delle altre specie di salamandre lunica che possiede costole ben visibili sul
dorso; i suoi arti anteriori sono provvisti solo di tre dita mentre i posteriori ne hanno quattro; la
testa appiattita e arrotondata; la coda sottile, pi lunga della testa e del tronco e lanimale la
arrotola facilmente. Al Conte di Mailli, Marchese di Nesle, va il merito di aver trovato un individuo di questa nuova specie di salamandra sul cratere del Vesuvio, nei pressi delle lave ardenti
vomitate da questo vulcano. Il vulcano un sito insolito per una salamandra, ma questo ritrovamento confermerebbe la tesi secondo cui le salamandre sarebbero dotate del potere di resistere
alle fiamme: noi invece riteniamo che alcune circostanze particolari hanno trascinato lindividuo
ritrovato dal Marchese di Nesle nei pressi delle lave del Vesuvio; lardore delle fiamme avrebbe
sicuramente bruciato la salamandra a tre dita se essa non fosse stata catturata prima di essere bruciata dalla lava. Nonostante ci, la prolungata esposizione al calore ha prodotto minor danno a
questa salamandra rispetto a tutte le altre specie di quadrupedi ovipari che vivono nelle zone torride. Il Marchese di Nesle ci ha reso omaggio di questa salamandra a tre dita che egli stesso ha
raccolto sul Vesuvio e noi cogliamo questa occasione per testimoniargli la nostra riconoscenza per
i servizi che egli rende quotidianamente alla storia naturale. Lindividuo portato dallItalia da
questo illustre appassionato di un colore bruno fum con tracce di rosso sulla testa, sui piedi,
sulla coda e sulle parti inferiori del corpo. Lesemplare si disseccato al tal punto che si possono
contare facilmente le vertebre e le costole sotto pelle [...].

G. Negri nellestate del 1902 rinvenne due esemplari nei ciuffi di muschi acquatici dei boschi di Quisisana, Castellammare di Stabia, (Patroni, 1903), uno dei quali
ancora oggi conservato nel Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino (Elter,
1981; Gavetti & Andreone, 1993).
Nel corso della nostra ricerca non abbiamo riscontrato la presenza di tale specie nel
Parco, non essendo state rilevate uova, n larve, n individui adulti nei pochi luoghi
umidi potenzialmente idonei, come ad esempio le sorgenti ed i valloni del Monte
Somma. Vale la pena ricordare che la salamandrina stata segnalata in anni recenti in
zone circostanti (Vallone delle Ferriere, Amalfi, Monti Lattari) (Caputo et al., 1986;
Caputo & Guarino, 1992).

Salamandrina terdigitata
(Lacpde, 1788)
salamandrina dagli occhiali
Caudata, Salamandridae

146

NICOLA MAIO, FABIO M. GUARINO, GIAMPIERA DAMORA, ORFEO PICARIELLO

Triturus italicus (Peracca, 1898)


tritone italico
Caudata, Salamandridae

stato osservato da Dinardo (1990) nel lagno di S. Maria del Pozzo, in localit Masseria Allocca (Somma Vesuviana) il 28 marzo 1978 a quota 72 m. Lo stesso autore ha
osservato esemplari di tritone italico anche nei canali intorno alla vasca di Starza della
Regina (Somma Vesuviana) fino agli anni 80. Nel museo del Dipartimento di Entomologia e Zoologia di Agraria di Portici conservato un esemplare prelevato l11 novembre 1936 a Schito, frazione di Castellammare di Stabia.
Nel corso delle nostre recenti ricerche in tutto il territorio del Parco non sono state
rilevate ovature, larve, neometamorfosati, n individui adulti.

Bufo bufo (L., 1758)


rospo comune
Anura, Bufonidae

Ricciardi (com. pers.) osserv diversi esemplari di questa specie nel 1948 sui Camaldoli di Torre del Greco e nelle aree limitrofe. Dinardo (1990) lo considerava diffuso sul
Vesuvio, nelle zone di vegetazione pioniera e nei boschi: a titolo di esempio si riporta la
sua segnalazione di campo del 24 ottobre 1978 nel Vallone di Castello (Somma Vesuviana), a quota 650 m. Alcuni naturalisti hanno segnalato la presenza del rospo comune
sul Somma-Vesuvio (Fraissinet, 1990; Ricciardi et al., 1996; Di Fusco & Di Caterina,
1998; Ardito, 1998, 1999).
Nel luglio 1995 Moschetti (com. pers.) ne ha osservato un esemplare schiacciato su
di una strada interna del Parco Gussone di Portici. Un esemplare adulto stato osservato nel Comune di Ercolano, una sera dottobre 1997 (G. Muriello, com. pers.)
Nel corso delle nostre recenti ricerche in tutto il territorio del Parco non sono state
rilevate ovature, girini, neometamorfosati e neppure individui adulti.

Rana dalmatina Bonaparte, 1837


rana agile
Anura, Ranidae

stata osservata da Dinardo (1990) il 15 aprile 1978 nel Vallone del Cancherone
(Somma Vesuviana), a 420 m, dove sino agli anni 80 esisteva una sorgente che alimentava uno stagno, nel quale furono anche osservati Hyla intermedia e Bufo viridis. Nel mese
di aprile 1999 lo stagno risultava scomparso a causa del prosciugamento della sorgente:
non sono state quindi rilevate tracce della presenza di nessuna delle tre specie.

Rana italica Dubois, 1987


rana appenninica
Anura, Ranidae

Era presente negli anni settanta nei Valloni di Castello, del Cancherone e del Murello: in questultima stazione stata segnalata il 20 giugno 1978 a quota 150 m. (Dinardo,
1990). Nel corso dei nostri recenti sopralluoghi nei Valloni del Monte Somma, oltre che
in diverse altre localit del Parco, non stata rilevata la presenza di detta specie.

Hyla intermedia Boulenger, 1882


raganella
Anura, Hylidae

stata segnalata nei pressi delle sorgenti dellOlivella il 28 aprile 1975 e in localit Fossa
della Neve, a 350 m, il 28 marzo 1978 (Dinardo, 1990).

SPECIE MONITORATE DAL 1990 IN POI


Bufo viridis Laurenti, 1768
rospo smeraldino
Anura, Bufonidae

Sin dagli anni 70 la presenza del rospo smeraldino stata documentata sul versante
settentrionale del Monte Somma, come ad esempio a Somma Vesuviana nel 1978 e nel
1980 (Dinardo, 1990) (cfr. Tab. 2). DAniello & Masucci (1998) riportano un sito riproduttivo ubicato nel Comune di S. Gennaro Vesuviano, nei pressi dei confini del Parco.
Attualmente lo stagno stato recintato con un muro in calcestruzzo, per cui i rospi
non possono raggiungere il sito per riprodursi.
Il rospo smeraldino attualmente diffuso nei versanti orientale, settentrionale ed
occidentale del Somma-Vesuvio. Numerosi siti riproduttivi sono stati osservati durante
la primavera del 1999 nei comuni di Terzigno, Ottaviano, Somma Vesuviana e Pollena
Trocchia. Attualmente non ci risulta presente sul versante meridionale (Fig. 1).

LERPETOFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

147

Questa specie stata rinvenuta in numerose stazioni esclusivamente nellambito


della fascia vegetazionale della macchia mediterranea dai 60 ai 300 m (cfr. Tab. 2). B.
viridis frequenta zone umide di limitata estensione, quali cisterne scoperte e pozze temporanee in aree agricole, stagni sul fondo di cave, canaloni ed occasionalmente lo si pu
ritrovare anche in aree lontane dai siti riproduttivi. Per questa specie la stazione pi elevata da noi accertata nellarea vesuviana la stazione h5 (Tab. 2) di Terzigno situata a
circa 300 m; la pi bassa risulta essere la stazione h1 sempre di Terzigno, a 66 m. Allo
stato attuale delle nostre ricerche il comune di Terzigno risultata larea con il maggior
numero di siti riproduttivi (sei) e quindi con la maggiore densit di popolazione della
Campania.
Nellarea studiata il rospo smeraldino mostra una breve fase di attivit riproduttiva, tra
la seconda met di marzo ed i primi di aprile. Numerosi individui migrano per raggiun-

Rospo smeraldino (Bufo viridis)


maschio a sinistra, femmina a destra
Foto di N. Maio

TABELLA 2
ST.

DATA

STADIO OSSERVAZIONI E NOTE

1914

1 es. Pompei, Collezione scolastica RMZ, n 965 Cat. RMZ

05-08-1978

1 es. presso la Masseria S. Sossio, Somma Vesuviana,


80 m (Dinardo, 1990)

05-08-1980

1 es. presso la Masseria S. Sossio, Somma Vesuviana,


80 m (Dinardo, 1990)

1990

1 es. campagne di Terzigno, collezione P. Annunziata

1997

agosto 1998

1 es. nelle campagne di Terzigno (P. Annunziata, com. pers.)

h2

09-04-1999

molte uova in pozza

h4

09-04-1999

h5

09-04-1999

c1

15-04-1999

U, A

e3

29-04-1999

G, A

girini; 6 es. morti nei pressi delle vasche

h1

29-04-1999

girini in diversi stadi di sviluppo

f2

30-04-1999

girini in varie pozze in prosciugamento

h1

21-05-1999

G, J

h3

21-05-1999

f2

23-07-1999

2 es. sotto resti di legname nella pozza temporanea


prosciugata

h1

23-07-1999

numerosi es. nella fossa grande in via di prosciugamento

h4

23-07-1999

N, A

,5

d10

07-04-2000

U, A

(in vocalizzazione) 1

d11

07-04-2000

U, G, A siti riproduttivi, S. Gennaro Vesuviano


(DAniello & Masucci, 1998)
Rana verde (Rana esculenta)
Foto di O. Picariello

morte con uova in ovidutto

U, G, A uova; girini; 1
e3

morta con uova in ovidutto

oss. in pozza temporanea di cui 2 in accoppiamento

girini in diversi stadi di sviluppo, molti prossimi


alla metamorfosi, ed 1

U, G, A 2

in una peschera

,6

BUFO

, 2 neometamorfosati
, 2 ovature

morte, numerose ovature e girini

VIRIDIS:
DATI FAUNISTICI STORICI E DI CAMPO

St.: stazione di studio; S: dato storico (bibliografico o museale) antecedente al 1990; V: dato
proveniente da varie fonti rilevato a partire dal
1990; RMZ: Real Museo Zoologico
dellUniversit degli Studi di Napoli;
Cat.: Catalogo; es.: esemplare; oss.: osservato/i;
A: adulto; U: uova; G: girino;
N: neometamorfosato; J: giovane.

148

NICOLA MAIO, FABIO M. GUARINO, GIAMPIERA DAMORA, ORFEO PICARIELLO

FIGURA 1

Figura 1
Distribuzione nellarea vesuviana
del rospo smeraldino (Bufo viridis).
Sulla cartina mostrato il reticolato UTM
con maglie di un chilometro.
In grigio scuro indicata la zona 1,
in grigio chiaro la zona 2 del Parco.
: osservazioni dal 1990 in poi
: osservazioni precedenti il 1990
gere lacqua dove ogni femmina depone alcune migliaia di uova in lunghi cordoni gelatinosi. Il rinvenimento in data 9 aprile 1999, in una pozza temporanea nella stazione h5
(Terzigno) di ovature e di girini privi di arti ci ha permesso di far risalire la data delle
prime deposizioni alla seconda met di marzo.
Come si verifica in altre regioni italiane le popolazioni vesuviane di B. viridis concentrano lo sforzo riproduttivo in pochi giorni, in concomitanza con i primi sensibili rialzi
della temperatura ambientale e le prime abbondanti piogge primaverili, quando si formano le pozze. Molte femmine muoiono durante il periodo riproduttivo mentre quelle
che sopravvivono abbandonano precocemente il sito a differenza dei maschi che vi si trattengono pi a lungo.
Lo sviluppo dei girini di norma breve: infatti gi a met maggio (cio a distanza di
circa due mesi dalla deposizione) si osservano i primi neometamorfosati, che abbandonano subito la pozza per rifugiarsi nella macchia circostante. Il 21 maggio 1999 ad es. alcuni neometamorfosati e numerosissimi girini in diversi stadi di sviluppo sono stati osservati nella stazione h1; nella stessa pozza, a fine luglio, erano gi tutti metamorfosati.
Se i tempi di sviluppo tendono a prolungarsi (cfr. stazione f2 in Tab. 1) la maggior
parte dei girini muore dal momento che le pozze temporanee in cui si trovano vanno
incontro a prosciugamento nei mesi estivi.
Rana esculenta complex L. 1758
rana verde minore (Anura, Ranidae)

La presenza di rane verdi nellarea vesuviana testimoniata da osservazioni effettuate negli anni 1980-81 nel Vallone del Murello (Somma Vesuviana) e in localit Fossa

LERPETOFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

149

della Neve (Ottaviano) (Dinardo, com. pers.). La sua presenza nellAgro Nocerino-Sarnese documentata dai girini conservati nel museo del Dipartimento di Entomologia e
Zoologia di Agraria di Portici, prelevati a Poggiomarino il 29 giugno 1908.
Attualmente la specie stata rinvenuta in sole tre stazioni: una pozza allagata, a livello del mare, alimentata da sorgenti sotterranee, nella stazione q1 (Tab. 1) di Ercolano
(2/3/1999 e 22/6/1999); una vasca artificiale nel Comune di Boscoreale (stazione k1) sita
a 80 m (1/4/1999) e una pozza nella stazione h5 nel comune di Terzigno a 300 m
(12/7/1998). Si tratta in tutti i casi di esemplari alloctoni introdotti: negli scavi di Ercolano sono stati immessi dal personale insieme ai rospi negli anni 80. Mentre i rospi sono
scomparsi, le rane si sono riprodotte ed acclimatate. Negli anni precedenti tale specie non
era mai stata segnalata nei tre suddetti siti.
Nella stazione di Ercolano la riproduzione ha luogo precocemente (marzo), forse a
causa dellelevata temperatura dellacqua (sino a 28C); in altre aree della Campania invece le rane verdi si riproducono di norma tra maggio e giugno. Le femmine di una stessa
popolazione di Rana esculenta complex possono mostrare una riproduzione bifasica, cio
possono deporre due volte nellarco di una stagione riproduttiva, con un breve periodo di
stasi dellattivit riproduttiva tra la prima e seconda ondata deposizionale. (Rastogi et al.,
1983). Negli scavi di Ercolano i primi neometamorfosati sono stati osservati alla fine di
giugno del 1999, insieme a maschi adulti in canto e numerosi girini in diversi stadi di sviluppo.

Nel Parco Nazionale del Vesuvio sono state da noi rilevate direttamente otto specie di
Rettili (Tarentola mauritanica, Hemidactylus turcicus, Chalcides ocellatus, Podarcis sicula,
Coluber viridiflavus, Elaphe longissima, Elaphe quatuorlineata, Vipera aspis). Altre quattro
specie (Lacerta bilineata, Podarcis muralis, Anguis fragilis, Natrix natrix) risultano note
solo in letteratura.

CLASSE REPTILIA

SPECIE SEGNALATE PRIMA DEL 1990


E NON CONFERMATE

Un esemplare di ramarro catturato a Portici prima del 1940 conservato nel Museo
del Dipartimento di Entomologia e Zoologia Agraria di Portici. Un altro esemplare catturato a Castellammare di Stabia nel luglio 1914, conservato nel Museo Zoologico dellUniversit di Napoli. La specie stata in anni recenti segnalata nellarea vesuviana
(Cecio, 1983; Fraissinet, 1990; Di Fusco & Di Caterina, 1998; Ardito, 1998, 1999).
Nonostante sia stato ricercato nei pressi di tutti gli ambienti umidi del Parco, come ad es.
i valloni del Monte Somma, non stato mai rinvenuto.

Lacerta bilineata Daudin, 1802


ramarro
Squamata, Lacertidae

Dinardo (1989b) ne segnala la presenza per il Vallone del Sacramento (S. Anastasia)
il 20 luglio 1978 a 382 m. La specie stata anche segnalata da Fraissinet (1990), Ricciardi
et al. (1996), e Di Fusco & Di Caterina (1998).

Podarcis muralis (Laurenti 1768)


lucertola muraiola
Squamata, Lacertidae

La presenza di questa specie stata riportata genericamente per il Somma-Vesuvio da


Fraissinet (1990) e da Ardito (1998, 1999).

Anguis fragilis Linnaeus., 1758


orbettino (Squamata, Anguidae)

Un esemplare di questa specie stato osservato nel Lagno del Cavone, nei pressi di
S. Maria del Pozzo (Somma Vesuviana) il 28 giugno 1977 a 350 m (Dinardo, 1989b).

Natrix natrix (L., 1758)


biscia dal collare (Squamata, Colubridae)

150

NICOLA MAIO, FABIO M. GUARINO, GIAMPIERA DAMORA, ORFEO PICARIELLO

SPECIE MONITORATE DAL 1990 IN POI


Tarentola mauritanica (Linnaeus 1758)
tarantola muraiola, geco comune
Squamata, Gekkonidae

Geco comune (Tarentola mauritanica)


Foto di N. Maio

Tale specie ampiamente diffusa nellarea vesuviana, soprattutto nei centri abitati e
nelle aree agricole. stata rilevata prevalentemente nelle ore diurne in 18 stazioni (cfr.
Tab. 3) con un minimo altitudinale di 20 ed un massimo di 360 m. (Fig. 2). Gli ambienti in cui la tarantola muraiola stata osservata con maggiore frequenza sono: muretti a
secco, tetti delle case, fessure di abitazioni e ruderi. Nel periodo della ricerca sul campo
non abbiamo avuto la possibilit di raccogliere dati sullattivit riproduttiva delle popolazioni vesuviane della tarantola muraiola, ma studi condotti su altre popolazioni dellItalia
meridionale hanno evidenziato che tale specie pu deporre due volte lanno tra aprile e
giugno (Angelini et al., 1983; Picariello et al. 1989). Abbiamo inoltre osservato nelle
borre di strigiformi da noi raccolte la presenza di ossa attribuibili a Gecconidi di media
taglia.
Segnalazioni storiche di T. mauritanica per larea vesuviana risalgono alla prima met
dell800 con un esemplare di Pompei, conservato nel Museo Zoologico de La Specola
dellUniversit di Firenze e da sette esemplari presi a Portici, conservati nel Museo del
Dipartimento di Entomologia e Zoologia di Portici. Dinardo (1989b) ne riporta la presenza a Somma Vesuviana nel 1978 (cfr. Tab. 3).

FIGURA 2

Figura 2
Distribuzione nellarea vesuviana
del geco comune (Tarentola mauritanica).
Sulla cartina mostrato il reticolato UTM
con maglie di un chilometro.
In grigio scuro indicata la zona 1,
in grigio chiaro la zona 2 del Parco.
: osservazioni dal 1990 in poi
: osservazioni precedenti il 1990

LERPETOFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

151

un geco di dimensioni pi piccole (lunghezza totale massima: 11 cm) rispetto alla


tarantola muraiola (fino a 15 cm) dalla quale si differenzia anche per avere gli organi adesivi delle dita costituiti da due serie di lamelle, mentre nella tarantola muraiola sono costituiti da ununica serie. Nellarea vesuviana il geco verrucoso stato rinvenuto in tre stazioni, distribuite in un intervallo altitudinale compreso tra 20 e 270 metri sul livello del
mare (stazione d1 il 15 aprile 1999, stazione h6 il 18 giugno 1999 e stazione h4 il 23
luglio 1999). A Portici segnalato da un esemplare in alcol preso il 10 maggio 1938, conservato nel Museo del Dipartimento di Entomologia e Zoologia Agraria di Portici. Gli
ambienti frequentati dallemidattilo nellarea del Parco sono pressoch gli stessi di quelli
della tarantola muraiola: muri a secco, ruderi di manufatti in tufo giallo e piperno, tronchi marcescenti.

Hemidactylus turcicus (Linnaeus 1758)


geco verrucoso
Squamata, Gekkonidae

TABELLA 3
ST.

DATA

STADIO OSSERVAZIONI E NOTE

sett. 1850

1 es., Pompei, n.13160, Collezione Rettili MZF

prima del 1940

7 es. Portici, Collezione Vertebrati MZP

30-05-1978

vari es. su ruderi, localit Cupa della Fontana,


Somma Vesuviana, 260 m (Dinardo, 1989b)

1990-1991

vari es., Parco Gussone, Portici


(Moschetti & Walters, 1992)

1992

resti in borre di A. noctua, Castello, Parco Gussone, Portici


(Moschetti & Mancini, 1993)

1997

n1

18-12-1997

1 es.

1998

1 es., Terzigno, (collezione P. Annunziata)

d1

15-04-1999

A, J

q2

25-04-1999

2 es.

p2

06-05-1999

1 es.

r1

12-05-1999

1 es.

r3

12-05-1999

A, J

h3

21-05-1999

3 es.

f4

29-05-1999

5 es.

d2

11-06-1999

1 es. su muro

d7

25-11-1999

1 es. su muro

e2

18-06-1999

1 es.

h6

18-06-1999

1 es. morto

h8

18-06-1999

A, J

1 es.

n2

14-07-1999

1 es.

r3

20-07-1999

vari es.

p7

26-11-1999

1 es. mummificato

Geco verrucoso (Hemidactylus turcicus)


Foto di N. Maio

, Caserma Corpo Forestale dello Stato di Trecase

5 es. sotto tegole

vari es.

TARENTOLA

MAURITANICA:

DATI FAUNISTICI STORICI E DI CAMPO

St.: stazione di studio; S: dato storico (bibliografico o museale) antecedente al 1990; V: dato
proveniente da varie fonti rilevato a partire dal
1990; MZF: Museo Zoologico de La Specola
dellUniversit degli Studi di Firenze;
MZP: Museo del Dipartimento di Entomologia e Zoologia Agraria dellUniversit degli
Studi di Napoli Federico II, Portici;
es.: esemplare; A: adulto; J: giovane.

152

Podarcis sicula (Rafinesque, 1810)


lucertola campestre
Squamata, Lacertidae

NICOLA MAIO, FABIO M. GUARINO, GIAMPIERA DAMORA, ORFEO PICARIELLO

indubbiamente il rettile pi diffuso e comune nellarea del Parco. Le prime informazioni sulla sua presenza risalgono al 1850 con un esemplare di Pompei conservato nel
Museo Zoologico de La Specola dellUniversit di Firenze e da due esemplari di
Boscotrecase del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino. Capolongo (com.
pers.) e Dinardo (1989a, 1989b) lhanno segnalata negli anni Settanta e Ottanta in
numerosi siti (cfr. Tab. 4). Da noi stata rinvenuta in tutti i tipi di ambienti e in tutte le
stazioni, dal livello del mare fino ai bordi del cratere (1244 m) (cfr. Fig. 3). La schiusa
delle uova nellarea vesuviana avviene per lo pi in agosto perch in settembre sono stati
trovati numerosi neonati, lunghi circa 7 cm.
Questa specie si caratterizza per il polimorfismo delle livree: nelle aree sommitali, prive
di vegetazione arborea, predominano esemplari melanotici, cio con livree grigie o marroni.
TABELLA 4
ST.

PODARCIS

SICULA:

DATI FAUNISTICI STORICI E DI CAMPO

ST.: stazione di studio; S: dato storico (bibliografico o museale) antecedente al 1990; V: dato
proveniente da varie fonti rilevato a partire
dal 1990; MRT: Museo Regionale di Scienze
Naturali di Torino; MZF: Museo Zoologico
de La Specola dellUniversit degli Studi
di Firenze; MNB: Museo di storia naturale di
Basilea; es.: esemplare; A: adulto; J: giovane.

DATA

STADIO OSSERVAZIONI E NOTE

sett. 1850

1 es., Pompei, n.13160, Collezione Rettili MZF

fine 800

2 es., Pompei, n cat. R0096 (698), MRT

1885

2 es., Boscotrecase, n cat. R0077 (4116), MRT

27-04-1964

4 es., sulla lava del Vesuvio, 1200 m, collezione E. Kramer,


MNB (n cat. 15832-15835)

giugno 1964

1 es., Castellammare di Stabia, collezione E. Kramer,


MNB (n cat. 16626)

07-10-1972

1 es., Ercolano, 600 m, ruderi, (D. Capolongo legit)

07-10-1972

1 es., Boscotrecase, 500 m, ruderi, (D. Capolongo legit)

07-10-1972

1 es., Terzigno, 600 m, ruderi, (D. Capolongo legit)

07-10-1972

1 es., S. Giuseppe Vesuviano, 600 m, ruderi,


(D. Capolongo legit)

07-10-1972

1 es., Ottaviano, 500 m, ruderi, (D. Capolongo legit)

07-10-1972

1 es., Somma Vesuviana, 600 m, ruderi,


(D. Capolongo legit)

anni 80

, Ercolano, 600 m, giardino (V. Caputo legit)

25-08-1985

, Pompei, 50 m, ruderi, (V. Caputo legit)

25-08-1985

, Vesuvio, n. 1608 e 1610, MRT, collezione V. Caputo

1990-91

Parco Gussone, Portici, (Moschetti & Walters, 1992)

1992

Resti in borre di A. noctua, Parco Gussone, Portici,


(Moschetti & Mancini, 1993)

10-06-1992

1 es., Terzigno, 80 m, giardino

10-06-1992

1 es., Somma Vesuviana, 200 m, arbusti

LERPETOFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

153

TABELLA 4
ST.

DATA

STADIO OSSERVAZIONI E NOTE

1997

1 es., Somma Vesuviana, 200 m, arbusti

1998

18-12-1997

1 es. Terzigno, (collezione privata)

n1

20-02-1998

vari es.

m2

20-02-1998

vari es.

m3

27-08-1998

vari es.

d6

25-10-1998

A, J

vari es.

p11

26-10-1998

vari es.

p12

26-10-1998

vari es.

p13

26-10-1998

vari es.

d5

06-02-1999

vari es.

f4

06-02-1999

A, J

vari es.

f7

06-02-1999

A, J

vari es.

f8

06-02-1999

A, J

vari es.

f9

06-02-1999

A, J

vari es.

f10

06-02-1999

A, J

vari es.

g1

01-04-1999

vari es.

k1

09-04-1999

vari es.

h5

09-04-1999

vari es.

h10

09-04-1999

vari es.

h11

09-04-1999

vari es.

h12

09-04-1999

vari es.

h13

09-04-1999

vari es.

j1

09-04-1999

A, J

vari es.

h2

09-04-1999

A, J

vari es.

f5

09-04-1999

vari es.

e4

09-04-1999

vari es.

Caserma Forestale di Trecase

e8

15-04-1999

vari es.

c1

15-04-1999

vari es.

PODARCIS

SICULA:

DATI FAUNISTICI STORICI E DI CAMPO

ST.: stazione di studio;


es.: esemplare; A: adulto; J: giovane.

154

NICOLA MAIO, FABIO M. GUARINO, GIAMPIERA DAMORA, ORFEO PICARIELLO

TABELLA 4

Gngilo (Chalcides ocellatus)


Foto di F. M. Guarino

PODARCIS

SICULA:

DATI FAUNISTICI STORICI E DI CAMPO

ST.: stazione di studio;


es.: esemplare; A: adulto; J: giovane.

ST.

DATA

c2

15-04-1999

A, J

vari es. nelle campagne circostanti il sentiero

c3

15-04-1999

A, J

vari es.

c4

15-04-1999

vari es.

d1

15-04-1999

A, J

d6

15-04-1999

a1

25-04-1999

A, J

vari es.

a2

25-04-1999

A, J

vari es.

b1

25-04-1999

A, J

vari es.

n2

25-04-1999

vari es.

p1

25-04-1999

vari es.

p3

25-04-1999

A, J

vari es.

p4

25-04-1999

A, J

vari es.

p5

25-04-1999

A, J

vari es.

p6

25-04-1999

vari es.

p7

25-04-1999

vari es.

p8

25-04-1999

vari es.

p9

25-04-1999

vari es.

d3

29-04-1999

A, J

vari es.

d4

29-04-1999

vari es.

f2

30-04-1999

A, J

vari es.

p2

06-05-1999

vari es.

r1

12-05-1999

vari es.

r2

12-05-1999

vari es.

r3

12-05-1999

vari es.

h1

21-05-1999

vari es.

h2

21-05-1999

vari es.

p1

21-05-1999

A, J

vari es.

f1

29-05-1999

vari es.

f6

29-05-1999

A, J

vari es.

STADIO OSSERVAZIONI E NOTE

sotto tegole

1 es.

LERPETOFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

155

TABELLA 4
ST.

DATA

f11

29-05-1999

vari es.

p10

29-05-1999

vari es.

p11

29-05-1999

vari es.

p12

29-05-1999

vari es.

p13

29-05-1999

vari es.

d8

29-05-1999

vari es.

d9

29-05-1999

vari es.

e9

29-05-1999

vari es.

e10

29-05-1999

vari es.

e11

29-05-1999

vari es.

e5

03-06-1999

A, J

vari es.

e6

03-06-1999

A, J

vari es.

e7

03-06-1999

vari es.

d2

11-06-1999

1 es.

h6

18-06-1999

1 es.

h7

18-06-1999

1i es.

h8

18-06-1999

1 es.

h9

18-06-1999

vari es.

p2

22-06-1999

vari es.

e1

09-07-1999

vari es.

n2

14-07-1999

5 es.

h4

23-07-1999

1 es. morto

q1

24-07-1999

vari es.

q2

24-07-1999

vari es.

q3

24-07-1999

vari es.

q4

24-07-1999

vari es.

q5

24-07-1999

vari es.

q6

24-07-1999

vari es.

DATI FAUNISTICI STORICI E DI CAMPO

q7

24-07-1999

vari es.

ST.: stazione di studio;


es.: esemplare; A: adulto; J: giovane.

STADIO OSSERVAZIONI E NOTE

Lucertola campestre (Podarcis sicula)


Foto di N. Maio

Giovane biacco (Coluber viridiflavus)


Foto di F. M. Guarino

PODARCIS

SICULA:

156

NICOLA MAIO, FABIO M. GUARINO, GIAMPIERA DAMORA, ORFEO PICARIELLO

TABELLA 4
ST.

PODARCIS

SICULA:

DATI FAUNISTICI STORICI E DI CAMPO

ST.: stazione di studio;


es.: esemplare; A: adulto; J: giovane.

DATA

STADIO OSSERVAZIONI E NOTE

q8

24-07-1999

vari es.

q9

24-07-1999

vari es.

q10

24-07-1999

vari es.

q11

24-07-1999

vari es.

f4

09-10-1999

vari es.

d7

25-11-1999

vari es.

p14

30-12-1999

1 es.

p15

30-12-1999

1 es.

FIGURA 3

Figura 3
Distribuzione nellarea vesuviana
della lucertola campestre (Podarcis sicula).
Sulla cartina mostrato il reticolato UTM
con maglie di un chilometro.
In grigio scuro indicata la zona 1,
in grigio chiaro la zona 2 del Parco.
: osservazioni dal 1990 in poi
: osservazioni precedenti il 1990

LERPETOFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

157

un sauro dal corpo tozzo e dalle zampe corte, la cui colorazione dorsale marrone
con caratteristici ocelli bianchi bordati di nero. Eccezionalmente pu raggiungere i 30 cm
di lunghezza, di cui circa la met spettano alla coda, tozza ma pi sottile rispetto al corpo.
La prima segnalazione del gngilo per larea vesuviana rappresentata da un esemplare tassidermizzato conservato nel Museo Zoologico di Napoli catturato da N. Tiberi
nel 1863 nellex Regio Bosco inferiore di Portici, nel viale cosiddetto della Regina. Da
questa data in poi, lanimale fu oggetto di interesse da parte di numerosi studiosi ed un
gran numero di esemplari furono prelevati e donati a diversi zoologi e musei italiani.
Monticelli riporta: [...] questo Scincoide stato di poi rinvenuto a pi riprese anche dal Prof.

Chalcides ocellatus (Forsskl, 1775)


gngilo
Squamata, Scincidae

Berlese della R. Scuola superiore di Agricoltura in Portici che ne possiede esemplari nella collezione zoologica della Scuola e ne ha inviate al Dr. Peracca di Torino. Anche il Museo dei Vertebrati
italiani in Firenze ne possiede esemplari raccolti in detta localit (Monticelli, 1902). [...] Finora
ne sono stati raccolti allincirca una trentina di esemplari dal giorno che ne ho avuto notizia, or sono
non molti anni, ne ho ricevuto di giovani ed adulti, e tra questi anche di femmine pregne che hanno
partorito in cattivit (Monticelli, 1914).

Ancora oggi, infatti, diversi musei italiani conservano complessivamente 16 esemplari catturati a Portici, oltre ai tre del Museo Zoologico di Napoli e precisamente: quattro
individui adulti, forse catturati dal Berlese, sono conservati nel Museo del Dipartimento
di Entomologia e Zoologia Agraria di Portici (Scaramella, 1985), due esemplari catturati nel 1868, donati da Peracca, si conservano nel Museo Regionale di Scienze Naturali di
Torino ed altri 7 esemplari con data 14 maggio 1891, donati da Monticelli e da Peracca, si
trovano nel Museo Zoologico de La Specola dellUniversit di Firenze. La specie, come
testimonia lo stesso Monticelli, si era dunque acclimatata: questanno [Berlese] ne ha avuti
parecchi esemplari, fra i quali una femmina gravida, ci che prova che il Gongylus ocellatus normalmente vive e si riproduce nellex R. Bosco di Portici (Monticelli, 1914). Tale affermazione avva-

lorata dai due neonati del luglio 1914 conservati in alcool nel Museo Zoologico di Napoli.
Nel corso di un secolo il gngilo si espanse dal parco inferiore (ex Bosco di Mascabruno, oggi Parco Urbano), al bosco superiore (oggi Parco Gussone). Monticelli (1914)
afferma: [...] ho potuto constatare, da esemplari arrecatimi o da me fatti ivi catturare, che anche
in altre localit del detto ex R. Bosco, non solo di quello inferiore (e precisamente nellagrumeto
che trovasi a ridosso del loggiato di destra della spianata del Granatello), ma anche di quello superiore, sono diventati endemici i Gongili. Pertanto nel Bosco superiore (ora Parco Gussone) questi
sono stati finora rinvenuti solo in quella parte estrema a destra del detto bosco, che trovasi allaltezza di Pugliano, dove havvi una depressione del suolo (Piano della vaccheria) ora adibita ad uso
di Orto didattico e sperimentale.

Forse per il prelievo eccessivo o forse per cause naturali, la specie ha avuto un rapido
declino nella seconda met di questo secolo. Moschetti & Walters (1992) affermano che
durante i numerosi rilevamenti faunistici condotti dal 1987 al 1991 il gngilo non stato
mai rinvenuto; Lanza & Corti (1993) affermano che da ritenersi estinto a Portici. Successivamente, per, questa specie stata segnalata nel Parco Gussone di Portici (cfr. stazione r3). Un individuo adulto, infatti, stato rinvenuto morto su di una strada allinterno di tale parco nel luglio del 1993. Nellestate dellanno successivo stato rinvenuto un
secondo individuo maschio adulto nella stessa stazione (Caputo et al., 1997).
Numerose ricerche condotte dagli autori nel 1998-99, durante il periodo di massima
attivit della specie (da maggio, stagione degli accoppiamenti, a luglio, periodo delle
nascite) hanno dato sinora esito negativo.
certamente il serpente pi diffuso nellarea vesuviana. Da noi stato segnalato in
nove stazioni, distribuite dai 70 m fino a 600 m (cfr. Tab. 5).
Altre segnalazioni antecedenti agli anni 90 provengono da reperti museali: quattro

Coluber viridiflavus (Lacpde, 1789)


biacco
Squamata, Colubridae

158

NICOLA MAIO, FABIO M. GUARINO, GIAMPIERA DAMORA, ORFEO PICARIELLO

esemplari catturati a Portici tra il 1925 e il 1940 sono conservati nel Museo del Dipartimento di Entomologia e Zoologia Agraria di Portici; due esemplari sono stati raccolti a S. Sebastiano al Vesuvio ed Ercolano da Capolongo nel 1972-73. Altri tre
esemplari sono stati ritrovati morti nel 1981 a Somma Vesuviana, S. Anastasia e nella
Valle dellInferno da Dinardo (1989a).
Nellarea vesuviana il biacco frequenta quasi tutti gli habitat, anche quelli antropizzati come aree agricole ed aree verdi urbane. Gli esemplari osservati nellarea del
Parco presentano tutti una colorazione dorsale nero brillante e quindi appartengono
alla sottospecie carbonarius.
Elaphe longissima (Laurenti, 1768)
saettone, colubro di Esculapio
Squamata, Colubridae

Il saettone stato da noi rinvenuto in due stazioni: il 20 giugno 1997 stato catturato un esemplare nei pressi della Strada Matrone di Trecase (Lenk, com. pers.). Un
secondo esemplare stato rinvenuto morto nella stazione d6 nel Comune di S. Anastasia, il 25 ottobre 1998. E. Kramer cattur un maschio adulto di saettone il 14 aprile 1964 sul Monte Somma a 500 m. Altre segnalazioni di E. longissima antecedenti a
quelle degli autori, risalgono rispettivamente al 21 e 27 ottobre 1972, e si riferiscono
ad una femmina e ad un maschio adulti rinvenuti sul Vesuvio nelle zone a macchia
mediterranea ai margini della pineta di S. Sebastiano al Vesuvio, conservati nella collezione D. Capolongo presso il Museo Zoologico di Firenze. Nel 1998 un esemplare stato fotografato ad Ercolano allinterno della Riserva Forestale Tirone-Alto
Vesuvio e Vallo Diano (Fraissinet, com. pers.).
I pochi dati riportati in letteratura sul saettone per larea studiata sono molto contrastanti in quanto Fraissinet (1990) ne considera dubbia la presenza, mentre Ardito
(1998, 1999) lo riporta genericamente presente nel Parco.

Elaphe quatuorlineata (Lacpde, 1789)


cervone
Squamata, Colubridae

Nel comprensorio vesuviano tale specie molto rara e localizzata: al momento,


infatti, disponiamo di ununica segnalazione relativa a un giovane esemplare maschio,
catturato nel gennaio 1998 e conservato in alcol nella Caserma Forestale di Trecase.
Un esemplare di cervone catturato a Portici nel maggio 1928, conservato nel Museo
del Dipartimento di Entomologia e Zoologia Agraria di Portici, rappresenta la prima
segnalazione storica di questa specie per il Vesuvio. Pi di recente, Dinardo (1989b)
riporta il rinvenimento di un esemplare morto nel Vallone del Cancherone il 15 giugno 1977 a 480 m (il reperto conservato in alcol stato poi donato al Museo Zoologico di Napoli) e di un altro esemplare sui Cognoli di Giacca (Massa di Somma) il 6
agosto 1982.

Vipera aspis (Linnaeus, 1758)


vipera comune
Squamata, Viperidae

Tale specie presente in tutta larea vesuviana dove stata segnalata in sei diversi
siti ricadenti in un intervallo altitudinale compreso tra 100 e 380 m, da noi stata rinvenuta nella stazione d6 di S. Anastasia e lungo la Strada Matrone di Trecase (cfr. Tab.
6 e Fig. 4).
Nel comprensorio vesuviano la vipera frequenta gli ambienti pi vari ma sembra
prediligere quelli forestali. La maggior parte degli esemplari esaminati di un colore
tendenzialmente marrone bruno sul dorso con una serie di bande trasversali scure sia
unite che alternate. Sono inoltre stati rinvenuti anche esemplari melanotici. degna
di nota la segnalazione di un maschio adulto di circa 80 cm, catturato nelle campagne
di Ercolano, che rappresenta una delle maggiori lunghezze sinora accertate per questa
specie.

LERPETOFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

159

TABELLA 5
ST.

DATA

prima del 1940

14-04-1964

2 es., Vesuvio, 700 m, collezione E. Kramer, MNB


(n. cat. 15760-15761)

27-04-1964

2 es., Vesuvio, 800 m, collezione E. Kramer, MNB


(n. cat. 15762-15763)

07-10-1972

1 di 104 cm, S. Sebastiano al Vesuvio, 500 m, pineta


(collezione Capolongo, MZF)

25-08-1973

1 di 60 cm, Ercolano, Osservatorio vesuviano 600 m,


pineta (collezione Capolongo, MZF)

15-05-1976

oss. nel Vallone del Murello, Somma Vesuviana, 450 m


(Dinardo, 1989a)

maggio 1981

1 es. (collezione L. Dinardo), S. Anastasia

18-05-1981

15-10-1991

1 es. Boscotrecase, 500 m, collezione Picariello n 1530,


(O. Picariello legit)

1991

1 es. oss., Parco Gussone, Portici,


(Moschetti & Walters, 1992)

1994

1 es. Terzigno, collezione P. Annunziata

1995

Strada Matrone presso Caserma Forestale (foto Di Fusco)

1996

1 es. Terzigno, collezione P. Annunziata

1997

2 es. Terzigno, collezione P. Annunziata

1997

2 esuvie, conservate presso la Caserma forestale di Trecase

1997

1998

2 esuvie, Terzigno, collezione P. Annunziata

aprile 1998

1 es. (collezione privata), Parco Gussone, Portici

febbraio 1999

1 es. catturato in una scuola di Ponticelli

09-06-1999

n3

07-04-1999

1 es., in un giardino di abitazione privata (Eboli, com. pers.)

c2

15-04-1999

2 es. in cespugli

h1

21-05-1999

1 es. schiacciato sulla strada che porta ad una cava

f4

01-06-1999

1 esuvia in fessura di muro

m1

01-06-1999

A, J

p4

01-06-1999

A, J

1 es.

r3

20-07-1999

2 esuvie

f4

09-10-1999

1 esuvia e 1 es.

STADIO OSSERVAZIONI E NOTE


A, J

3 A, 1 J, Portici, collezione Vertebrati MZP

(collezione L. Dinardo), Valle dellInferno, Ottaviano

Colubro di Esculapio (Elaphe longissima)


Foto di L. Capano

Caserma forestale di Trecase

Caserma forestale di Trecase

e1

in accoppiamento

COLUBER

VIRIDIFLAVUS:

DATI FAUNISTICI STORICI E DI CAMPO

St.: stazione di studio; S: dato storico (bibliografico o museale) antecedente al 1990; V: dato
proveniente da varie fonti rilevato a partire dal
1990; MZP: Museo del Dipartimento di Entomologia e Zoologia Agraria dellUniversit
degli Studi di Napoli Federico II, Portici;
MZF: Museo Zoologico de La Specola dellUniversit degli Studi di Firenze;
MNB: Museo di Storia Naturale di Basilea;
es.: esemplare; oss.: osservato/i;
A: adulto; J: giovane.

160

NICOLA MAIO, FABIO M. GUARINO, GIAMPIERA DAMORA, ORFEO PICARIELLO

FIGURA 4

Figura 4
Distribuzione nellarea vesuviana
della vipera comune (Vipera aspis).
Sulla cartina mostrato il reticolato UTM
con maglie di un chilometro.
In grigio scuro indicata la zona 1,
in grigio chiaro la zona 2 del Parco.
: osservazioni dal 1990 in poi
: osservazioni precedenti il 1990

DISCUSSIONE
ANFIBI

C
Confrontando i dati bibliografici e museologici con i risultati delle nostre ricerche di
campo si evince che il numero di specie di Anfibi dellarea vesuviana era maggiore nel
passato. Tenendo in considerazione linfondatezza delle segnalazioni di due specie (S. terdigitata e R. italica) nella seconda met del Novecento almeno quattro specie di Anfibi,
T. italicus, B. bufo, R. dalmatina e H. intermedia, si sono probabilmente estinte sul Vesuvio. Le cause di tale scomparsa sono molteplici e legate innanzitutto allurbanizzazione
dellarea pedemontana, allinaridimento del territorio e alla sistematica distruzione dei
principali siti riproduttivi.
Il complesso Somma-Vesuvio da sempre povero di risorse idriche superficiali per cui
ovvio che poche specie di anfibi sono presenti rispetto alle circostanti aree appenniniche, ma la rarefazione degli anfibi del Parco essenzialmente un fenomeno recente e
ancora in atto. Nel corso della nostra ricerca di campo sui siti riproduttivi di anfibi,
durante tutto lanno 1999, abbiamo perlustrato con cadenza bisettimanale molti valloni
sia dellarea sommana che costiera. Nonostante le abbondanti e prolungate precipitazioni verificatesi nel corso della primavera del 1999, lacqua di ruscellamento non mai
ristagnata nelle piccole pozze sul fondo dei valloni, anche a quote relativamente basse,
impedendo di fatto la riproduzione degli anfibi in tali siti.
Le piccole zone umide che costellano i pendii vesuviani vengono alimentate solo dalla

LERPETOFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

161

TABELLA 6
ST.

DATA

STADIO OSSERVAZIONI E NOTE

1920

1 es., Vesuvio, n 50080 Cat. RMZ, Collezione Fauna


Napoletana

14-04-1964

2 , Monte Somma, 500 m, coll. E. Kramer, MNB


(n cat. 15725-15726) (Kramer, 1970)

1964

8 es., Vesuvio, 500 m, coll. E. Kramer, MNB


(n cat. 15764-15771) (Kramer, 1970)

1970

vari es., Vesuvio, riportata come: Vipera sp. (Kramer, 1970)

04-06-1972

1 es., LT= 54 cm, Torre del Greco, baracche forestali, macchia mediterranea e pineta, 600 m (D. Capolongo legit)

15-06-1972

1 es., Terzigno, 500 m, macchia mediterranea presso pineta


(D. Capolongo legit)

10-10-1972

1 , LT= 49 cm, Ercolano, Osservatorio vesuviano, macchia


mediterranea e pineta (D. Capolongo legit)

25-03-1973

1 es., sorgenti dellOlivella, Vallone del Sacramento, S. Anastasia, collezione L. Dinardo, 382 m (Dinardo, 1989a)

16-06-1982

1 es., Terzigno, LT=23 cm, collezione P. Annunziata

1997

1 , Terzigno, LT=56,5 cm, LAC=44 cm, SV=153, SC=36,


collezione P. Annunziata

1997

1 , Terzigno, LT=21,1 cm, LAC=17,2 cm, SV=147,


SC=32, collezione P. Annunziata

inizio anni 90

V. a. hugyi, 1 , campagne di Ercolano, conservato nella


Caserma Forestale di Trecase, LAC=69 cm, LT=79,5 cm,
SV=145, SC=39

d6

25-10-1998

1 , trovato morto appeso ad un ramo, LT=56 cm,


LC=8,2 cm, SD=21, SV=143, SC=41

m1

24-05-1999

A, J

2 es. catturati da personale del Corpo Forestale dello Stato


nei pressi della caserma di Trecase

falda superficiale: le portate dipendono quindi dallandamento delle precipitazioni,


dalle fluttuazioni termiche e dalluso del territorio. Non esistono studi idrogeologici
sulle falde superficiali del Vesuvio; da un analogo studio sulla contigua area SarneseNocerina si evince che dagli anni Settanta in corso un marcato cambiamento nel
regime pluviometrico e termico, caratterizzato da precipitazioni intense e di breve
durata, intervallate da periodi aridi sempre pi lunghi (cfr. Mazzarella et al., 2000).
Tale andamento determina una diminuzione della circolazione idrica nella falda
superficiale, recentemente osservato anche in tutta larea mediterranea (Mazzarella,
1999). Laccertata diminuzione dei giorni di pioggia, che stata confermata anche
per larea vesuviana, potrebbe aver pesantemente contribuito alla rarefazione delle
piccole aree umide. Riteniamo che uno studio idrogeologico approfondito sia necessario non solo per avere unulteriore conferma delle cause che hanno modificato la
fauna vesuviana, ma soprattutto per prevenire dissesti idrogeologici che si sono verificati in tempi recenti nel Sarnese e che potrebbero ripetersi anche sul Vesuvio.
Numerosi smottamenti recenti hanno inoltre alterato notevolmente la morfologia di
tali valloni.

VIPERA

ASPIS:

DATI FAUNISTICI STORICI E DI CAMPO

St.: stazione di studio; S: dato storico (bibliografico o museale) antecedente al 1990; V: dato
proveniente da varie fonti rilevato a partire dal
1990; RMZ: Real Museo Zoologico dellUniversit degli Studi di Napoli; MNB: Museo di
Storia Naturale di Basilea; Cat.: Catalogo; es.:
esemplare; A: adulto; J: giovane; LT: lunghezza
totale; LAC: lunghezza apice muso-cloaca; LC:
lunghezza coda; SD: numero squame dorsali;
SV: numero squame ventrali;
SC: numero squame caudali.

162

NICOLA MAIO, FABIO M. GUARINO, GIAMPIERA DAMORA, ORFEO PICARIELLO

Luso del suolo influenza profondamente la falda superficiale: i terrazzamenti a fini


agricoli, le cave, le discariche, gli abusivismi edilizi, lincremento esponenziale della viabilit automobilistica, labbandono delle colture agricole tradizionali contribuiscono a
modificare la falda, favorendo linaridimento del territorio.
La scomparsa di R. dalmatina e di H. intermedia, un tempo presenti presso le pozze
sul fondo dei valloni vesuviani e sommani, potrebbe essere quindi attribuita al loro recente inaridimento e alterazione.
In passato gli agricoltori costruivano e mantenevano in esercizio complessi sistemi di
raccolta delle acque piovane. Le numerose vasche utilizzate dai contadini per irrigare, le
cosiddette peschere, sono state massivamente distrutte negli anni recenti in quanto lagricoltura di sussistenza si trasformata in frutticoltura specializzata: i tipici orti vesuviani oggi sono solo un ricordo in quanto gli ortaggi vengono coltivati in pianura. Nei
moderni frutteti, inoltre, si adoperano insetticidi e diserbanti che contribuiscono alla
rarefazione sia degli anfibi che dei rettili nellintero territorio vesuviano.
Le zone agricole vicine ai centri vesuviani si sono di recente trasformate in nuovi
quartieri popolari; anche in questi ambiti le peschere ed i canali di irrigazione sono stati
demoliti o inglobati nei nuovi agglomerati urbani. Le peschere che ancora oggi si trovano in terreni agricoli sono state cementificate, coperte da chiusure ermetiche, oppure
abbandonate e colmate. Questi piccoli depositi temporanei di acqua erano da sempre il
luogo di elezione per la riproduzione degli Anfibi e costituivano un importante elemento di diversificazione ecologica, cio microambienti umidi fondamentali nellambito di un
mosaico territoriale. Riteniamo che la distruzione di questi siti abbia determinato lestinzione di T. italicus, un tempo diffuso in questi piccoli ambienti.
Anche B. bufo risulta ormai quasi scomparso in quanto le uniche due recenti segnalazioni nel Parco si riferiscono a singoli individui quasi sicuramente erratici, provenienti da
lontane aree riproduttive. noto infatti che il rospo compie lunghe migrazioni (anche
oltre 3 km) dai siti riproduttivi alle aree di foraggiamento (Sinsch, 1990). Gli individui
segnalati potrebbero essere giunti sia dalla pianura Nolana che dallAgro Nocerino-Sarnese,
dove sono presenti anche se in fortissima diminuzione a causa delluso indiscriminato di
diserbanti ed insetticidi. Durante la nostra ricerca non abbiamo riscontrato siti riproduttivi allinterno del Parco. Alcuni autori (Fraissinet, 1990; Ricciardi et al., 1996; Di Fusco
& Di Caterina, 1998; Ardito, 1998, 1999) erroneamente lo riportano presente in tutto il
territorio del Parco.
Le discariche in esercizio sino allistituzione del Parco, la trasformazione dei lagni in
strade, fogne o sversatoi di ogni sorta di rifiuti solidi o liquidi e liperbolica urbanizzazione hanno ulteriormente ridotto le possibilit di sopravvivenza delle specie strettamente legate ad ambienti non antropizzati, mentre daltro canto sono sopravvissute le specie
opportuniste quali B. viridis. Tale specie riveste una grande importanza per lerpetofauna
del Vesuvio in quanto a tuttoggi presente con numerose popolazioni vitali che si riproducono nel Parco sfruttando qualsiasi riserva idrica sia naturale che artificiale. I numerosi siti riproduttivi rilevati a Terzigno sono situati allinterno di cave, che quindi rivestono
un ruolo fondamentale per la sopravvivenza di questa specie. La creazione da parte delluomo di piccoli invasi utilizzati per il fabbisogno idrico delle cave, ha inconsapevolmente favorito la presenza del rospo smeraldino nel Parco.
Le popolazioni di Rana esculenta da noi segnalate sono frutto di immissioni da parte
di privati: abbiamo infatti raccolto testimonianze che confermano lintroduzione di questa specie in piccoli invasi artificiali dove si acclimatata. La rana verde un anfibio che
spesso viene immesso, soprattutto per scopi alimentari, in aree in cui precedentemente
non era presente ma potenzialmente idonee alla sua sopravvivenza (Picariello, 1993).

LERPETOFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

163

R. esculenta era comunque presente nellagro Nocerino-Sarnese gi allinizio del


Novecento, come testimoniano gli esemplari di girini di tale specie conservati nel
museo di Entomologia e Zoologia Agraria di Portici, prelevati a Poggiomarino e
lantica tradizione di utilizzare le rane per scopi culinari.
Un discorso a parte meritano le specie di Anfibi (R. italica e S. tergiditata) che
riteniamo non siano mai state presenti nel comprensorio vesuviano. La rana appenninica un Anuro che vive esclusivamente in ruscelli appenninici perenni, facile da
confondere, anche per gli specialisti, con R. dalmatina.
Un interesse particolare riveste la storia tassonomica della salamandrina. Alcuni
zoologi napoletani avevano studiato questanfibio prima del Lacpde. Ferrante
Imperato (1599) descrisse per la prima volta la specie nella sua Historia Naturale e
ne conserv anche lesemplare nelle collezioni del suo museo naturalistico privato,
sito a Napoli nei pressi di via Monteoliveto, uno dei pi antichi del mondo. Tale
descrizione non purtroppo valida dal punto di vista nomenclaturale, in quanto
lImperato non us il binomio linneano, ma resta comunque unimportante testimonianza dellantica tradizione di studi erpetologici della scuola zoologica partenopea.
Successivamente anche Giosu Sangiovanni ed Oronzio Gabriele Costa si occuparono dello status tassonomico di questa specie. Costa (1839) infatti riporta
testualmente: Son gi molti anni dacch il Sig. Sangiovanni trovata aveva questa Salamandra in diversi luoghi della Provincia di Salerno, e preparata ne aveva una esatta e compiuta
descrizione. Avvedutosi per che Lacpde sotto il nome di Salamandra tridactyla aveva gi
descritta la stessa specie, sopra un individuo secco ed alterato dallazione del calore delle lave
volcaniche, si arrest dal pubblicarla: e pi ancora lo intrattenne di poi la notizia pervenutagli di essere stata gi descritta da Savi. In fine simbatt nellarticolo Salamandra di Ferrante
Imperato, e riconobbe nella seconda specie da questo naturalista s chiaramente adombrata la
medesima Salamandra perspicillata del Savi, e la tridattila di Lacpde. [...] Grazie alla chiarezza delle frasi diagnostiche del Linneo, riconobbi ben tosto che la variet della Salamandra terrestris conveniva collindividuo [da me] trovato in Aspromonte [...]. Se non ch convenendo ritenersi come specie distinta, e non come semplice variet, sar convenevole assegnarle il nome del suo primo descrittore, e dirsi perci Salamandra Imperati, siccome opina il
sullodato Signor Sangiovanni.

La prima descrizione valida ai fini nomenclaturali quella del Lacpde. Riteniamo che la provenienza vesuviana dellesemplare non sia attendibile, in quanto
non pu essere stato rinvenuto sul cratere del Vesuvio, n tanto meno sulle lave
ardenti, come riportato dal Marchese di Nesle. Lo stesso Lacpde dubita della provenienza dellanimale oltre che di altre affermazioni del nobile, sia pur con il dovuto rispetto ad un esponente di rango cos elevato; piuttosto sembra probabile che tale
esemplare possa essere stato trovato in zone dove ancora oggi presente, come i
Monti Lattari, il Faito o la Penisola Sorrentina (Caputo et al., 1986).
Anche per i Rettili, il confronto tra i dati bibliografici e museologici e quelli da noi
raccolti direttamente sul campo denota un impoverimento in anni recenti del numero di
specie presenti nellarea del Parco. In particolare, allo stato attuale non risulterebbero pi
presenti: L. bilineata e N. natrix, mentre risultano segnalazioni dubbie per P. muralis e A.
fragilis.
evidente che la massiccia antropizzazione dellarea vesuviana, con conseguente
distruzione degli habitat naturali, ha inciso negativamente sulle comunit rettiliane ivi
presenti. Il mancato rinvenimento nellarea vesuviana di N. natrix da mettere in relazione con la distruzione dei microambienti umidi ricordati per gli anfibi e con lassenza
delle sue prede abituali, cio le rane.

RETTILI

164

NICOLA MAIO, FABIO M. GUARINO, GIAMPIERA DAMORA, ORFEO PICARIELLO

La rarefazione del numero di specie di rettili, rispetto al passato, presenti nellarea


vesuviana pu essere attribuita anche ad altre cause. Tra queste, lerronea identificazione
di esemplari di P. sicula dalla particolare ornamentazione dorsale potrebbe essere stata la
causa della segnalazione in passato di P. muralis e per gli anni 90 di L. bilineata per larea
vesuviana (Dinardo, 1989b; Fraissinet, 1990; Ricciardi et al., 1996; Di Fusco & Di Caterina, 1998; Ardito, 1998, 1999). Gli autori hanno attivamente ricercato, ma senza successo, P. muralis e L. bilineata nei loro habitat preferenziali, collinari e submontani (aree
sommitali, Valle dellInferno, valloni del Monte Somma, cave abbandonate, radure erbose ai margini dei boschi, stazioni poco soleggiate, rocce fessurate, ecc.). Il ramarro era
comunque presente a Portici ed a Castellammare di Stabia allinizio del secolo. interessante ricordare che le popolazioni italiane del ramarro sono state recentemente ascritte alla specie Lacerta bilineata (Amann et al., 1999).
La lucertola muraiola in altre zone della Campania vive soprattutto al di sopra dei
700 m e in aree scarsamente antropizzate, risentendo della competizione della pi aggressiva ed euriecia P. sicula che sul Vesuvio ha colonizzato i pi svariati ambienti (Caputo &
Guarino, 1992).
Fortemente dubbiosa anche la segnalazione di A. fragilis (Fraissinet, 1990; Ardito
1998, 1999), che solitamente si rinviene in ambienti forestali mesofili, dove attivo
soprattutto al crepuscolo. noto peraltro che la diffusione di questa specie diminuisce
progressivamente nella penisola italiana secondo un cline nord-sud (Caputo & Guarino,
1992).
Per quanto attiene le specie di rettili da noi rilevate, la maggior parte di esse (ad eccezione di C. ocellatus ed E. quatuorlineata) mostra popolazioni consistenti.
La presenza nelle borre di barbagianni e di civetta di ossa attribuibili a gecconidi di
media taglia suggerisce che T. mauritanica ed H. turcicus hanno una diffusione pi ampia
di quella emersa dal rilevamento diretto e possono essere persino predati, sia pur non frequentemente, da alcuni Strigiformi. Va anche considerato che le abitudini prevalentemente notturne dellemidattilo rendono questo rettile pi elusivo e pi difficilmente
osservabile di giorno rispetto ad altri sauri.
Un altro rettile predato dagli Strigiformi P. sicula, che ampiamente diffusa in tutti
gli ambienti vesuviani.
Sebbene rinvenuto in poche stazioni, fonti indirette suggeriscono che E. longissima
molto pi diffusa nellarea studiata. Le popolazioni di E. longissima dellItalia meridionale rivestono un particolare interesse sistematico, perch risultano cos differenziate che
alcuni autori hanno proposto di separarle come specie distinta, Elaphe lineata, sulla base
di unanalisi multivariata dei caratteri morfologici, dellelettroforesi delle proteine plasmatiche e dello studio del DNA fingerprinting (Lenk & Joger, 1994; Lenk & Wster, 1999).
Le popolazioni vesuviane di V. aspis mostrano caratteri della morfologia esterna (lepidosi, numero di vertebre) e osteologici di entrambe le sottospecie italiane: francisciredi e
hugyi. V. a. francisciredi, caratterizzata dorsalmente da barre scure trasversali alternate,
presente nel tratto settentrionale del cono del vulcano; V. a. hugyi, caratterizzata da bande
scure dorsali irregolarmente romboidali, unite o indipendenti, distribuita nel tratto
meridionale del cono del vulcano. Larea vesuviana appare pertanto una zona di separazione zoogeografica del gruppo aspis in Italia centro meridionale (Zuffi, submitted). Una
vipera di circa 80 cm, conservata presso il presidio forestale del C.T.A. di Trecase, costituisce a tuttoggi il record di lunghezza della specie: da questo semplice dato si pu evincere che il mosaico ambientale vesuviano costituisce un ambiente ideale per la sopravvivenza di entrambe le sottospecie di V. aspis che appare minacciata in gran parte della
Campania.

LERPETOFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

165

E. quatuorlineata sembra assai raro sul Vesuvio, dove viene anche intensamente
cacciato.
Il gngilo rappresenta uno dei casi meglio documentati di acclimatazione di rettile in
Italia. Monticelli (1902) afferma testualmente: La presenza del Gongylus nel R. Bosco di Portici si spiega facilmente, considerando le condizioni di questo bosco creato artificialmente da Carlo
III, intorno al 1736, sulle lave del Granatello e con importazione di alberi e di terra di ogni parte,
ammettendo che degli individui possano essere stati trasportati insieme a terra degli alberi di agrumi fatta venire dalla Sicilia. Successivamente Monticelli (1914) aggiunge che forse alcuni
individui vi furono immessi volutamente: , difatti, tradizione tramandata, che alcuni vecchi
del personale di custodia del Bosco tuttora ripetono per dare una spiegazione del fatto, che, cio, al
tempo dei primi Borboni di Napoli fossero state importate le cosiddette Lacerte palermitane o siciliane nel Bosco per bellezza. Questa seconda ipotesi ci sembra, per, assai meno attendibile.

Nel corso del primo secolo di acclimatazione il gngilo si riprodotto con continuit
colonizzando anche altre aree dellex bosco Reale. Nella seconda met del Novecento la
popolazione ha subito una drastica riduzione numerica. Le cause di tale rarefazione sono
a tuttoggi sconosciute. Sulla base delle interviste ai tecnici della Facolt di Agraria si
appurato che dalla seconda met del Novecento nei campi sperimentali dei vari Dipartimenti sono stati immessi notevoli quantitativi di pesticidi e anticrittogamici per ricerche
applicate. Sicuramente questi prodotti non hanno favorito la entomofauna di cui si nutrono i Sauri dei due boschi. La rarefazione ha probabilmente coinvolto anche le altre specie insettivore, come ad es. P. sicula, le cui numerose popolazioni limitrofe possono aver
ricolonizzato i boschi in questione. Sulla base delle nostre ricerche dobbiamo ritenere il
gngilo in fortissima rarefazione.
Lesemplare conservato nel Museo Zoologico di Napoli appartiene alla sottospecie C. o.
tiligugu (Gmelin, 1789), dato che conferma lorigine di questi animali dalla Sicilia. interessante ricordare che il gngilo un rettile viviparo: gli scambi tra la madre e gli embrioni avvengono per mezzo di una placenta allantoidea; al termine della gestazione la femmina partorisce di solito sei piccoli (Angelini & Ghiara, 1991).
Un serio problema che sovente si incontra nel censimento di popolazioni naturali
autoctone in una determinata area riguarda lintroduzione di specie non pi presenti o
mai esistite nellarea in questione (specie alloctone). Le segnalazioni di Testudo hermanni
sono generiche per la Provincia di Napoli e non danno informazioni sullo stato di salute
delle popolazioni di tale specie nel comprensorio vesuviano. probabile che anche nellarea del Parco, come in altre zone della Campania, individui alloctoni di T. hermanni
siano sfuggiti alla cattivit o siano stati deliberatamente abbandonati in natura. Di sicuro T. hermanni era presente nellarea vesuviana prima delleruzione pliniana, come testimoniano alcuni reperti di scheletri di tale specie custoditi presso lAntiquarium Nazionale di Boscoreale. Non possibile, per, stabilire lorigine di tali esemplari sulla base del
semplice ritrovamento entro giardini di ville rustiche vesuviane, perch esiste sempre la
possibilit che le testuggini siano arrivate a Pompei per scopi commerciali. Situazioni
analoghe si presentano anche per altre specie di testuggini terrestri, solitamente allevate,
come ad esempio Testudo marginata. Un esemplare adulto di tale specie stato fotografato l8 settembre 1999 nei pressi dei Cognoli di Trocchia, a 920 m s.l.m., nel ginestreto.
Sicuramente, tale individuo sfuggito alla cattivit oppure stato rilasciato intenzionalmente poich tale specie, allo stato attuale, presente solo in Grecia e in Sardegna. Va
ricordato che le popolazioni autoctone di testuggini terrestri hanno subito nellultimo
cinquantennio un drastico calo, soprattutto nelle regioni dellItalia meridionale (Frisenda, 1988). Il commercio e la detenzione di queste specie, incluse nellelenco CITES degli
animali protetti, sono vietati.
Nellarea vesuviana molte specie di rettili sono spesso vittima delle superstizioni, del

166

Vipera comune (Vipera aspis)


Foto di N. Maio

NICOLA MAIO, FABIO M. GUARINO, GIAMPIERA DAMORA, ORFEO PICARIELLO

pregiudizio e dellignoranza, poich ritenuti pericolosi per luomo. Ad esempio, il morso


della tarantola muraiola viene spesso ed erroneamente ritenuto velenoso mentre in realt
del tutto innocuo. Come in altre regioni italiane, tale erronea convinzione deriverebbe
in parte dal nome scientifico di questa specie che rievoca quello del ragno Lycosa tarentola, il cui morso debolmente velenoso, in parte dallaspetto non attraente di questo rettile, in quanto il suo corpo ricoperto di squame tubercolate. Durante la nostra ricerca
sul campo, inoltre, abbiamo avuto modo di constatare che esemplari di specie diverse di
serpenti vengono crudelmente ammazzati ed appesi agli alberi quasi ad esorcizzare la
paura atavica per questi rettili. Nel caso del biacco, probabilmente, le cause della erronea
convinzione che trattasi di una specie pericolosa risiede nel suo colore nero, nella sua
indole aggressiva, e nel fatto che pu raggiungere anche i 2 metri di lunghezza totale. In
realt, lunico serpente velenoso presente nel comprensorio vesuviano la vipera. Sebbene da non sottovalutare la pericolosit del morso della vipera per la salute delluomo, non
si giustificano le campagne antivipera e lelevato numero di uccisioni che vengono perpetrate nei comuni vesuviani ai danni di questo serpente come di tanti altri. Non mai
superfluo ricordare che la vipera vive in ambienti scarsamente o nientaffatto antropizzati, di indole schiva e tende a scappare quando sente avvicinare luomo; morde solo se
inavvertitamente calpestata o molestata. Inoltre, poich la specie si nutre prevalentemente di micromammiferi, contribuisce a mantenere il controllo delle popolazioni di roditori di piccola taglia e insettivori. Infondate sono infine le dicerie secondo cui il Corpo
Forestale dello Stato introduca vipere sul Vesuvio.

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

Nonostante si sia impoverita di specie rispetto al passato, lerpetofauna del Vesuvio


N
riveste una grande importanza soprattutto per i rettili che negli ambienti naturali del
Parco trovano condizioni ideali per riprodursi. V. aspis ad esempio presente nel Parco
con entrambe le sottospecie: il Vesuvio rappresenta quindi unarea fondamentale per la
conservazione dei rettili della Campania. Per quanto riguarda gli anfibi riveste particolare importanza la diffusione del B. viridis, meno diffuso in altre aree della Campania. Per
favorire la riproduzione e la sopravvivenza di tale specie lEnte Parco ha avviato la realizzazione di nuovi stagni artificiali temporanei in modo da creare microhabitat favorevoli
al mantenimento di popolazioni vitali non solo di questa specie ma di intere comunit
animali e vegetali. La realizzazione di stagni artificiali per favorire la riproduzione del
rospo smeraldino gi stata condotta con successo in altre regioni italiane (Bressi, 1996;
Bressi & Dolce, 1997; Bressi & Stoch, 1999).

RINGRAZIAMENTI

Desideriamo ringraziare per la disinteressata e preziosa collaborazione: E. Aloj Totaro (Univ. del Sannio, Benevento); P. Annunziata (ASL Terzigno); G. Aprea (Dip. Biologia evolutiva e comparata Univ. Napoli Federico II); M. Avino (Arcicaccia, Ottaviano);
R. Barile (Napoli); C. Bifulco (Ente Parco Nazionale del Vesuvio); V. Botte (Sez. Zoologia, Centro Musei, Univ. Napoli Federico II); D. Capolongo e A. Capolongo (Roccaraionola, Napoli); V. Caputo (Univ. di Ancona); C. Corti (Univ. Firenze); N. Di Fusco
(Corpo Forestale dello Stato Caserta); L. Dinardo (Napoli); E. Eboli (Dip. Zoologia,
Univ. Napoli Federico II); S. Filosa (Centro Musei di Scienze Naturali, Univ. Napoli
Federico II); M. Fraissinet (Ente Parco Nazionale del Vesuvio); E. Gavetti (Museo
Regionale di Scienze Naturali Torino); G. Luongo (Dip. Geofisica e Vulcanologia, Univ.

LERPETOFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

167

Napoli Federico II); N. Matacchione e L. Tibietti (Ercolano); L. Menegazzi (Ente Parco


Nazionale del Vesuvio); G. Moschetti (Dip. Microbiologia Agraria Univ. Napoli Federico II); E. Nota (Ente Parco Nazionale del Vesuvio); A. Piciocchi (CAI Napoli); M. Pizza
(Arcicaccia, Ottaviano); M. Podest (Museo Civico di Storia Naturale, Milano); P. Raia
(Ente Parco Nazionale del Vesuvio); G. Romano (Ente Parco Nazionale del Vesuvio); A.
Russo (CTA Parco Vesuvio); S. Scebba (Gruppo Inanellamento Limicoli); B. Spinosa, E.
Tremblay e G. Viggiani (Dip. Entomologia e zoologia agraria, Univ. Napoli Federico II,
Portici); S. Vicidomini (Nocera Inf.); M. Visone (Arcicaccia, Ottaviano). Ringraziamo
infine il Parco Nazionale del Vesuvio, il Coordinamento Territoriale per lAmbiente
(CTA) presso il Parco del Vesuvio ed il Corpo Forestale dello Stato per la collaborazione
allo svolgimento delle ricerche.

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Barbagianni (Tyto alba)


foto M. Fraissinet

O. PICARIELLO, N. DI FUSCO & M. FRAISSINET ( EDS .), 2000


ELEMENTI DI BIODIVERSIT DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO (pp. 171-213)

171

LAVIFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO


THE BIRDS OF THE VESUVIUS NATIONAL PARK
Maurizio Fraissinet, Paola Conti
Parco Nazionale del Vesuvio. Piazza Municipio, 8, I-80040 S. Sebastiano al Vesuvio (Napoli)

RIASSUNTO

SUMMARY

V
Viene presentata la check-list commentata delle specie di uccelli presenti nel territorio
del Parco nazionale del Vesuvio e delle aree contigue. Sono state censite 138 specie, di cui
62 nidificanti, alle quali si potrebbero aggiungere altre 8 specie la cui nidificazione non
certa. Il numero di specie nidificanti interessante, considerato il territorio piuttosto limitato (circa 10.000 ettari), con parte della superficie, per di pi, costituita da rocce laviche.
Lanalisi zoogeografica delle specie nidificanti ha messo in evidenza che la categoria pi
rappresentata quella paleartica. Tra le nidificazioni pi interessanti da citare: 3-4 coppie
di Poiana, una-due coppie di Falco pecchiaiolo, due coppie di Sparviere, tornato a nidificare in seguito alla istituzione del Parco, 5 coppie di Gheppio e una di Pellegrino.

AA check list is presented with comments on the bird


species found in the Vesuvius National Park and its neighbouring areas. 138 species (62 breeding) have been
censused in the park, with a further 8 possible breeding
species awaiting confirmation. Being the extension of
this area, almost small (nearly 10.000 hectares), and
considered that most of it is made out of lavic rocks, the
number of species breeding within is particularly interesting. Zoogeographic analysis of the breeding species
has shown that the largest category consists of palaearctic birds. As regards raptors, current data show the presence of 3-4 breeding pairs of Buzzard, one-two pairs of
Honey buzzard, two pairs of Sparrowhawk (breeding
here since the Park was established), 5 pairs of Kestrel
and one pair of Peregrine falcon.

PAROLE
KEY

CHIAVE:

Vesuvio, Uccelli, check-list, Campania

WORDS: Vesuvius,

Aves, check-list, Campania

172

BREVE STORIA
DELLA ORNITOLOGIA VESUVIANA

AREA DI STUDIO

MAURIZIO FRAISSINET, PAOLA CONTI

La fauna vesuviana, e di conseguenza lavifauna, non mai stata oggetto di specifiL


che ricerche faunistiche nel passato. Mentre diversi botanici del XVIII e XIX secolo
hanno descritto la flora delle pendici vulcaniche, tra gli zoologi solo Oronzio Gabriele
Costa ha fornito, agli inizi dell800, qualche generica indicazione sulla fauna vesuviana,
segnalando in particolare il Gufo comune, lo Sparviere, lAstore e il Picchio verde
(Fraissinet, 1985a).
Con la crescita dellattenzione e dellinteresse nei confronti dellistituzione del Parco
del Vesuvio aumentato linteresse per lavifauna vesuviana.
La relazione tenuta nel 1983 dal prof. Cecio, in collaborazione con Fraissinet, al Convegno-Mostra Istituzione del Parco naturale Vesuvio-Monte Somma, organizzata a
Napoli dallAmministrazione provinciale, dalla Regione Campania, dal C.N.R. (Progetto
Finalizzato Geodinamica) e dallOsservatorio Vesuviano, descrisse in via preliminare la
fauna vesuviana, con riferimento quindi anche allavifauna (Cecio, 1983). I primi risultati delle ricerche in campo sugli uccelli del territorio vesuviano e sommese, che consistevano soprattutto in unanalisi ambientale della fauna autoctona, furono pubblicati in occasione di un successivo convegno finalizzato allistituzione del Parco (Fraissinet, 1985b).
Nel frattempo, in Campania furono pubblicati lAtlante degli uccelli nidificanti e
svernanti in provincia di Napoli (Fraissinet & Caputo, 1984; Fraissinet, 1985c; Fraissinet,
1986) e lAtlante degli uccelli nidificanti in Campania (Fraissinet & Kalby, 1989). Furono intensificate anche le attivit di inanellamento e le missioni faunistiche di campo; fu
intrapresa anche unindagine sullavifauna del Parco Gussone di Portici e di Santa Maria
a Castello in comune di Somma Vesuviana (Fraissinet & Milone, 1992).
A seguito di ulteriori campagne faunistiche fu pubblicata la prima lista dei vertebrati
del Somma-Vesuvio, comprendente anche lavifauna (Fraissinet, 1989; Fraissinet, 1990).
La lista degli uccelli comprendeva 78 specie, di cui 24 nidificanti (18 certe e 6 probabili), che salirono a 26 (20 certe e 6 probabili) in una successiva pubblicazione (Fraissinet,
1992). Anche altri ornitologi napoletani hanno effettuato interessanti ricerche nellarea in
questione, pubblicando uno studio avifaunistico del Parco Gussone di Portici (Moschetti & Walters, 1992), e un elenco di avvistamenti ornitologici insoliti e interessanti in area
vesuviana (Moschetti et al., 1992).
Pi recentemente Paolo Annunziata ha pubblicato nel 1994 un testo sugli uccelli del
Parco, segnalando 119 specie, di cui 26 accidentali, o di rara comparsa durante le migrazioni.
Il Parco Nazionale del Vesuvio, istituito nel giugno del 1995, ha dato nuovo impulso
alle ricerche faunistiche, finanziando una borsa di studio sul monitoraggio dei vertebrati,
avviando il Progetto Atlante degli uccelli nidificanti e svernanti del Parco, organizzando
alcune spedizioni di inanellamento scientifico nelle stagioni invernali e primaverili in
localit Mauro nel Comune di Terzigno.
Un capitolo del libro sulle riserve della biosfera del MAB-UNESCO, dedicato alla
fauna dei Parchi nazionali del Vesuvio e del Cilento e Vallo di Diano, riporta i risultati di
ulteriori ricerche sulla fauna ornitica dellarea (Picariello et al., 1999).
Recenti indagini di campo ci hanno permesso di acquisire nuovi dati ornitologici; la
check-list che qui viene pubblicata si riferisce alle osservazioni in campo effettuate nel
corso degli ultimi trenta anni, nonch ai dati riportati in letteratura, riguardanti il territorio del Parco Nazionale del Vesuvio (8.482 ettari) e delle sue aree contigue.

L
Larea oggetto della presente ricerca ornitologica comprende i territori dei 13 comuni
del Parco (Boscoreale, Terzigno, San Giuseppe Vesuviano, Ottaviano, Somma Vesuviana,
SantAnastasia, Pollena Trocchia, Massa di Somma, San Sebastiano al Vesuvio, Ercola-

LAVIFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

173

no, Torre del Greco, Trecase, Boscotrecase), nonch i territori comunali di Portici (con il
Parco Gussone) e di Cercola, che pur non rientrando nella Comunit del Parco, fanno
parte delle aree contigue. Per il Parco Gussone di Portici stata avanzata la richiesta di
inclusione nel territorio del Parco. Si esclusa dalla ricerca larea delle vasche situate a
valle dei comuni di Somma Vesuviana, Ottaviano e San Giuseppe Vesuviano, che per la
diversa condizione ambientale e la lontananza dal territorio del Parco, assumono un interesse ornitologico diverso dal contesto in esame.
Il Somma-Vesuvio presenta un popolamento avifaunistico di grande interesse in
quanto tale complesso vulcanico collocato vicino alla costa ed lunico monte situato
tra la Pianura Nolana e lAgro Sarnese-Nocerino. La vicinanza alla costa favorisce la sosta
di specie migratrici che, provenendo dal mare, individuano nella sagoma del vulcano un
importante punto di riferimento in prossimit della costa ed il luogo ove potersi riposare
dopo un lungo viaggio che li ha visti attraversare, in un volo non-stop, il Mediterraneo.
La rigogliosa macchia mediterranea ed i boschi vesuviani sono luoghi ideali per recuperare le energie spese nel faticoso volo migratorio; la vegetazione mediterranea, infatti,
in primavera ricca di fioriture, e quindi di insetti, mentre in autunno maturano numerosi frutti, ricchi di sostanze energetiche necessarie per il volo migratorio di ritorno verso
i quartieri di svernamento africani.
Il complesso vulcanico costituito da due montagne con differenti caratteristiche
ambientali. In un territorio di superficie alquanto ristretta, presente un mosaico di
ambienti costituito da diversi habitat di modesta estensione ma strettamente associati:
foreste, suoli lavici colonizzati da piante pioniere, aree agricole coltivate prevalentemente
a frutteti e a vigneti, centri urbani, giardini e parchi pubblici, piccole vasche di raccolta
delle acque meteoriche. Il Vesuvio presenta prevalentemente una vegetazione di tipo
mediterraneo, mentre il Monte Somma caratterizzato da boschi mesofili. Sul primo
prevale unavifauna tipica dei biotopi mediterranei, con la presenza, in periodo invernale,
di numerose specie svernanti; sul secondo, caratterizzato da boschi tipici dellAppennino
meridionale, prevale lavifauna tipica di questi habitat.

LLa nomenclatura e la sistematica sono in accordo con la recente check-list degli uccelli italiani (Brichetti & Massa, 1998).
Per le categorie fenologiche si sono usate le definizioni proposte da Fasola & Brichetti
(1984), adattandole alle peculiarit del territorio vesuviano.
Sedentaria specie o popolazione legata per tutto il corso dellanno a un determinato territorio, all'interno del quale si svolge lintero ciclo riproduttivo; gli erratismi
stagionali di breve portata si verificano generalmente in autunno-inverno, a seguito di
particolari situazioni climatiche.
Migratrice specie o popolazione che compie annualmente spostamenti dalle
aree di nidificazione verso i quartieri di svernamento. Una specie considerata migratrice per un determinato territorio quando vi transita senza nidificare o svernare.
Nidificante specie o popolazione che porta regolarmente a termine il ciclo
riproduttivo in un determinato territorio. Tale termine viene abbinato ad altri (per es.,
sedentaria) insufficienti a indicare la nidificazione. Le specie migratrici nidificanti sono
denominate estive.
Svernante specie o popolazione migratrice che trascorre linverno o buona parte
di esso in un determinato territorio, ripartendo in primavera verso le aree di nidificazione.
Accidentale specie che viene osservata sporadicamente in una determinata
zona, in genere con singoli individui o, comunque, in numero limitato di esemplari.

FENOLOGIA

174

MAURIZIO FRAISSINET, PAOLA CONTI

Essendo il territorio in esame di ridotta estensione e inserito allinterno di un comprensorio pi ampio, caratterizzato da differenti tipologie ambientali, stata inserita anche la voce
Visitatrice, indicando con tale termine quelle specie che, nidificando o svernando in altri siti
della provincia di Napoli, visitano regolarmente il territorio del Parco per alimentarsi.
Nella check-list vengono adottate le seguenti abbreviazioni delle categorie fenologiche:
B = Nidificante (breeding); viene sempre indicato anche se la specie sedentaria;
S = Sedentaria; viene, in genere, abbinato a B (SB);
M = Migratrice; le specie migratrici nidificanti (estive) sono indicate con
M reg., B;
W = Svernante (wintering); le specie la cui presenza nel periodo invernale non
costante vengono indicate come W irr.;
Visit. = Visitatrice;
Acc. = Accidentale;
reg. = regolare; viene normalmente abbinato solo a M;
irr. = irregolare; viene abbinato a tutti i simboli;
par. = parziale; viene abbinato a SB per indicare specie con popolazioni sedentarie e migratrici, e a W per indicare che lo svernamento riguarda solo una parte della
popolazione migratrice;
? = indica dati dubbi.
La sequenza delle abbreviazioni segue lordine di importanza fenologica per la specie.
Nella check-list vengono riportati in maiuscoletto il nome dellordine (finale -ES) e della
famiglia (finale -DAE).

GAVIIFORMES
GAVIIDAE

Strolaga minore Gavia stellata (Pontoppidan 1763)


Acc.
Cannaviello nel 1898 riporta luccisione di un
esemplare lungo la costa di Portici (Scebba, 1993).

CICONIFORMES
ARDEIDAE
Tarabusino Ixobrychus minutus (L., 1766)
M reg.
Larea vesuviana posta, probabilmente, su di
una rotta migratoria che, nel passato, utilizzava le vasche di raccolta delle acque della piana
vesuviana per la sosta. A questo si aggiunga la
vicinanza con il fiume Sarno. Regolarmente,
durante la migrazione primaverile, si osservano individui lungo la costa.
Nitticora Nycticorax nycticorax (L., 1758)
M reg.
Valgono le considerazioni fatte per la specie precedente. Da segnalare losservazione di un gruppo di 15 adulti in sorvolo sul Parco Gussone il
10 aprile 1990 (Moschetti & Walters, 1992).
B- Nidificante; S- Sedentaria; M- Migratrice; W- Svernante; Visit.- Visitatrice;
Acc.- Accidentale; reg.- regolare; irr.- irregolare; par.- parziale; ?- indica dati dubbi.

LAVIFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

175

CICONIFORMES
ARDEIDAE

Garzetta Egretta garzetta (L., 1766)


M reg.
Valgono le considerazioni fatte per le specie
precedenti. Da segnalare losservazione di 10
individui posati sui lecci del Parco Gussone il
20 marzo 1991, riportata da Moschetti &
Walters (1992).
Airone cenerino Ardea cinerea L., 1758
M reg.
Valgono le considerazioni fatte per le specie
precedenti. Individui singoli, o in piccoli
gruppi, possono posarsi sul litorale vesuviano
nel periodo migratorio. Un esemplare stato
avvistato il 17 aprile 1991, al tramonto, al
parco Gussone mentre emetteva il suo roco
gracchiare (Moschetti & Walters, 1992).
CICONIDAE
Cicogna bianca Ciconia ciconia (L., 1758)
M reg.
La foce e il corso planiziario del fiume Sarno
costituiscono un elemento di attrattiva per la
sosta di Cicogne bianche in migrazione
autunnale. Ogni anno, infatti, piccoli gruppi
si fermano nella zona della foce a riposare e
rifocillarsi prima dellultimo volo per lAfrica.
In questo periodo alcuni individui vengono
osservati anche intorno le pendici del vulcano,
soprattutto nelle zone interne, l dove si conservano vasche per la raccolta delle acque.

ACCIPITRIFORMES
ACCIPITRIDAE

Falco pecchiaiolo Pernis apivorus (L., 1758)


M reg.
Specie di comparsa regolare durante la migra- B
zione, soprattutto quella primaverile. Nella
tarda primavera del 2000 sono stati ripetutamente osservati da diversi ornitologi alcuni
individui in atteggiamento tipico dellattivit
riproduttiva, cosa che ha fatto ritenere con
molta probabilit la nidificazione di una o due
coppie.
M reg.
Nibbio reale Milvus milvus (L., 1758)
Di comparsa rara ma regolare durante la
migrazione, sebbene con un numero limitato
di individui.
B- Nidificante; S- Sedentaria; M- Migratrice; W- Svernante; Visit.- Visitatrice;
Acc.- Accidentale; reg.- regolare; irr.- irregolare; par.- parziale; ?- indica dati dubbi.

176

MAURIZIO FRAISSINET, PAOLA CONTI

ACCIPITRIFORMES
ACCIPITRIDAE

Falco di palude Circus aeruginosus (L., 1758)


M reg.
Specie di comparsa regolare durante le migrazioni, soprattutto quella primaverile.
Albanella reale Circus cyaneus (L., 1766)
M reg.
Specie di comparsa regolare durante le migra- W irr.
zioni, soprattutto in periodo primaverile.
Osservata in periodo invernale, nel gennaio
del 2000, in volo sulla Valle dellInferno.
M irr.
Albanella pallida Circus macrourus (Gmelin, 1770)
Specie di comparsa irregolare in Campania
durante le migrazioni. Annunziata (1994) la
cita quale specie avvistata raramente nel territorio del Parco durante le migrazioni.
Albanella minore Circus pygargus (L., 1758)
M reg.
Di comparsa regolare durante le migrazioni,
soprattutto in periodo primaverile.
Astore Accipiter gentilis (L., 1758)
M irr.
Di comparsa irregolare nel periodo autunnale.
Talvolta giovani esemplari in erratismo invernale arrivano a frequentare le foreste del parco.
Un giovane stato ucciso nel 1997 allinterno
della Riserva Naturale Tirone-Alto Vesuvio.
Sparviere Accipiter nisus (L., 1758)
SB
Sedentaria e nidificante con una coppia insediata- M reg.
si nella primavera del 1998 in un bosco del Parco
ai confini tra San Giuseppe Vesuviano e Terzigno.
La coppia ha portato allinvolo tre piccoli. La nidificazione sembrerebbe essersi ripetuta anche nella
primavera del 1999. La coppia rimasta nel territorio del Parco anche nel periodo invernale. Una
seconda coppia si insediata nella primavera del
2000 sul versante costiero, nella Riserva Naturale
Tirone-Alto Vesuvio. La specie nidificava nel passato, ma si calcola che si fosse estinta come tale da
circa 25 anni. Il ritorno della specie stato visto
quindi come un momento particolarmente edificante per il Parco. Durante la migrazione, soprattutto quella autunnale, allorquando i giovani si
spostano erratici, si hanno regolari osservazioni di
esemplari nel Parco.
Poiana Buteo buteo (L., 1758)
SB
La specie, probabilmente nel corso degli anni M reg.
90 passata dallo status di migratrice regolare
B- Nidificante; S- Sedentaria; M- Migratrice; W- Svernante; Visit.- Visitatrice;
Acc.- Accidentale; reg.- regolare; irr.- irregolare; par.- parziale; ?- indica dati dubbi.

LAVIFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

177

ACCIPITRIFORMES
ACCIPITRIDAE

a quello di sedentaria nidificante. Ci pu essere


attribuito sia alla tendenza allincremento della
specie in ambito nazionale, sia alla maggiore protezione di cui gode il territorio dal punto di vista
naturalistico, in seguito alla istituzione del Parco.
Del resto, successivamente alla istituzione dellarea
protetta, le coppie nidificanti sono passate da una a
due, per poi divenire tre nel corso della primavera
del 1999, e forse addirittura quattro nella stagione
riproduttiva del 2000. Le coppie si sono divise
quasi equamente il territorio del Parco: una occupa
il versante costiero, da San Sebastiano al Vesuvio ai
territori comunali di Trecase, Boscotrecase e
Boscoreale; unaltra occupa il versante sommese da
Massa di Somma a Ottaviano, e unaltra, o altre
due, infine, sono insediate tra San Giuseppe Vesuviano e Terzigno. Si sono visti individui cacciare i
Conigli selvatici e le Ghiandaie. Durante la migrazione, sia quella primaverile che autunnale,
comune il transito di individui, per lo pi singoli,
ma a volte anche in piccoli gruppi.
Aquila minore Hieraaetus pennatus (Gmelin, 1788)
Acc.
Sergio Scebba riporta il recupero di un individuo nella zona di Ottaviano nella primavera
del 1988 da parte di guardie dellENPA
(Scebba,1993).
Aquila del Bonelli Hieraaetus fasciatus (Vieillot 1822)
Acc.
Cannaviello nel 1898 riporta luccisione di un
maschio a Torre del Greco (Scebba, 1993).

FALCONIFORMES
FALCONIDAE

Grillaio Falco naumanni Fleischer, 1818


M irr.
Viene segnalato come raro migratore primaverile da Annunziata (1994).
Gheppio Falco tinnunculus L., 1758
SB
Si calcola che nella primavera del 2000 abbia- M reg.
no nidificato nel Parco quattro, forse cinque,
coppie. E probabile, infatti, che nella zona del
Carcavone le coppie nidificanti siano due. La
specie abita vari ambienti del Parco, e si spinge a sorvolare anche i centri abitati. Un individuo stato osservato il 15 maggio 1990
anche nel Parco Gussone.
B- Nidificante; S- Sedentaria; M- Migratrice; W- Svernante; Visit.- Visitatrice;
Acc.- Accidentale; reg.- regolare; irr.- irregolare; par.- parziale; ?- indica dati dubbi.

178

Pulli di Sparviere (Accipiter nisus)


foto di P. Annunziata
Archivio fotografico Parco Nazionale del Vesuvio

Gheppio (Falco tinnunculus)


foto di P. Annunziata
Archivio fotografico Parco Nazionale del Vesuvio

MAURIZIO FRAISSINET, PAOLA CONTI

LAVIFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

179

FALCONIFORMES
FALCONIDAE

Smeriglio Falco columbarius L., 1758


M irr.
Viene segnalato di passaggio raro e sporadico
durante la migrazione primaverile e autunnale
da Annunziata (1994).
Lodolaio Falco subbuteo L., 1758
M reg.
Raro, ma regolare, nel doppio passo migratorio.
Pellegrino Falco peregrinus Tunstall, 1771
SB
Nel Parco nota una coppia sedentaria nidi- M reg.
ficante. Il nido ubicato sul Monte Somma.
Una prima segnalazione documentata di presenza nel periodo riproduttivo si avuta il 30
giugno del 1992, allorquando una coppia
stata osservata a caccia sulle falesie del Monte
Somma (Moschetti et al., 1992). La nidificazione documentata anche per gli ultimi anni
e nella primavera del 1999 si registrato linvolo di due piccoli. La coppia viene osservata
anche nel periodo invernale, periodo durante
il quale gli animali si spingono anche nei centri abitati intorno al Parco per cacciare i
Colombi. Nei periodi migratori si osservano
individui di passo, mentre la coppia sedentaria scende a cacciare gli uccelli migratori
anche lungo il litorale vesuviano. Suggestiva
losservazione compiuta una mattina del giugno 1999, sulle pareti esterne del Gran Cono,
di un adulto e due giovani che, emettendo
stridii acuti, sorvolavano rapidissimi e a bassissima quota le rocce laviche.

GALLIFORMES

PHASIANIDAE
Quaglia Coturnix Coturnix (L., 1758)
M reg.
Migratrice regolare di doppio passo. LEnte B?
Parco organizza apposite campagne antibracconaggio con il Corpo Forestale dello Stato in
coincidenza con il transito primaverile delle
Quaglie. A seguito dei numerosi sequestri di
strumenti e reti, le primavere del 1998, 1999 e
2000 sono risultate alquanto tranquille per la
specie nel territorio del Parco. Canti di maschi
sono stati ascoltati nelle primavere inoltrate
degli anni 1998, 1999 e 2000 nelle aree coltivate sia della parte bassa del versante costiero,
che di quello interno. La tranquillit di cui
B- Nidificante; S- Sedentaria; M- Migratrice; W- Svernante; Visit.- Visitatrice;
Acc.- Accidentale; reg.- regolare; irr.- irregolare; par.- parziale; ?- indica dati dubbi.

180

MAURIZIO FRAISSINET, PAOLA CONTI

GALLIFORMES

PHASIANIDAE
gode la specie nel Parco, unita alla presenza di
maschi in canto anche in primavera inoltrata e
in estate, fa presupporre una probabile nidificazione della specie nel Parco. Si dovranno
intensificare le ricerche per appurare la certezza della nidificazione.

GRUIFORMES
RALLIDAE

Porciglione Rallus aquaticus L., 1758


Acc.
segnalato da Annunziata (1994) come raro
durante le migrazioni. Non da escludere che
qualche individuo possa transitare occasionalmente, nel periodo migratorio, nelle vasche di
raccolta dacqua poste nella piana a nord del
Monte Somma.
Re di quaglie Crex crex (L., 1758)
Acc.
segnalato da Annunziata (1994) come raro
durante le migrazioni. Non da escludere che
qualche individuo possa transitare occasionalmente, nel periodo migratorio.
Gallinella dacqua Gallinula chloropus (L., 1758)
Acc.
segnalata da Annunziata (1994) come rara
durante le migrazioni. Non da escludere che
qualche individuo possa transitare occasionalmente, nel periodo migratorio, nelle vasche di
raccolta dacqua poste nella piana a nord del
Monte Somma.
GRUIDAE
M reg.
Gru Grus grus (L., 1758)
Transita regolarmente durante la migrazione
primaverile sul versante costiero del Parco.
Interessante losservazione di 81 esemplari in
volo la mattina del 27 febbraio 2000 sulle campagne di Boscoreale e Terzigno.

CHARADRIIFORMES
CHARADRIIDAE

Pavoncella Vanellus vanellus (L., 1758)


M irr.
Lassenza di ambienti idonei nel territorio del
Parco e nelle aree contigue, ne fa una visitatrice irregolare nei periodi migratori, soprattutto
in quelli autunnali.
B- Nidificante; S- Sedentaria; M- Migratrice; W- Svernante; Visit.- Visitatrice;
Acc.- Accidentale; reg.- regolare; irr.- irregolare; par.- parziale; ?- indica dati dubbi.

LAVIFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

181

CHARADRIIFORMES
SCOLOPACIDAE

Beccaccino Gallinago gallinago (L., 1758)


M reg.
Regolare, ma in numero limitato di esemplari,
nella migrazione della tarda estate.
Beccaccia Scolopax rusticola L., 1758
M reg.
Transita regolarmente nel passo autunnale W
(soprattutto a novembre) e in quello tardo invernale (soprattutto a febbraio). Una discreta popolazione si ferma anche a svernare. Nel corso di
uno studio condotto nel mese di gennaio del
1999 dai proff. Charles Fadat e Silvio Span,
emerso che nel Parco risiede una discreta popolazione svernante (12 individui involati lungo il
sentiero della Valle dellInferno nel gennaio del
1999, e altri osservati a Ottaviano e nella Riserva
Tirone-Alto Vesuvio), che per deve spostarsi
allimbrunire fuori dal Parco per alimentarsi nelle
piane sottostanti. questo un momento nevralgico per la specie, perch attesa dai cacciatori
fuori dai confini del Parco. Si rende necessario,
pertanto, pianificare unattivit di conservazione
anche al di fuori dei confini dellarea protetta, e
soprattutto lungo i corridoi faunistici. Un individuo stato osservato il 15 novembre 1991 nel
Parco Gussone (Moschetti & Walters, 1992).
LARIDAE
M reg.
Gabbiano comune Larus ridibundus L., 1766
Regolare, ma in numero limitato di esemplari, W
nella migrazione della tarda estate.
Gabbiano reale Larus cachinnans Pallas, 1811
SB?
Transita regolarmente durante le migrazioni, e M reg.
si trattiene anche per tutto il periodo invernale lungo il litorale vesuviano. Si osserva anche
nelle zone interne e sulle pendici del vulcano
alla ricerca di cibo. Sorvola e frequenta i centri urbani costieri. Nella primavera del 1999
sono state osservate 2 coppie in atteggiamento che faceva sospettare la possibile nidificazione sul tetto della Reggia di Portici.

COLUMBIFORMES
COLUMBIDAE

Colombo Columba livia var. domestica Gmelin, 1789


SB
La forma domestica presente in tutti i centri
abitati e nelle frazioni poste sulle pendici.
B- Nidificante; S- Sedentaria; M- Migratrice; W- Svernante; Visit.- Visitatrice;
Acc.- Accidentale; reg.- regolare; irr.- irregolare; par.- parziale; ?- indica dati dubbi.

182

MAURIZIO FRAISSINET, PAOLA CONTI

COLUMBIFORMES
COLUMBIDAE

Si raggruppa in piccoli stormi e si allontana


poco dai centri abitati e dai coltivi. Sono stati
osservati tentativi di predazione, in alcuni casi
anche riusciti, da parte di Gheppi, Pellegrini e
Poiane che li inseguono nei cieli delle aree
urbane. Non raggiunge densit e concentrazioni particolarmente elevate.
Colombaccio Columba palumbus L., 1758
SB
Sul finire degli anni 90 era considerato solo M reg.
specie migratrice regolare (Fraissinet, 1992).
Annunziata (1994) riferisce di alcune coppie
nidificanti nel Parco, ma anche di una estrema
rarit della specie. Oggi il Colombaccio relativamente comune nelle foreste del Parco, sia in
periodo riproduttivo che invernale, periodo in
cui possibile osservarlo anche in piccoli gruppi di 4-5 individui. Nidifica nei boschi di
latifoglie, sia del Monte Somma, che del Vesuvio. Nei periodi del passaggio migratorio il
Parco interessato anche dal transito degli
individui in migrazione, soprattutto lungo i
corridoi faunistici. Un individuo stato osservato il 15 novembre 1991 nel Parco Gussone
(Moschetti & Walters, 1992).
Tortora dal collare orientale Streptopelia decaocto (Frivaldszky, 1838)
SB
Ha iniziato a nidificare nellarea del Parco
Gussone dalla primavera del 2000 (Moschetti,
in verbis). Non cerano segnalazioni precedenti. Mai segnalata finora nel territorio del Parco
nazionale.
Tortora Streptopelia turtur (L., 1758)
M reg.
Transita in primavera nel Parco e lungo la costa B
(due individui osservati nel maggio del 1991 nel
Parco Gussone). Una popolazione di discreta
entit si ferma a nidificare nelle zone boschive
del Parco, siano esse di latifoglie che di conifere. Individui intenti a raccogliere pezzi di stoffa
sono stati osservati nella pineta di Terzigno.

CUCULIFORMES
CUCULIDAE

Cuculo dal ciuffo Clamator glandarius (L., 1758)


Acc.
Segnalato come specie rara, avvistata durante
il passo migratorio da Annunziata (1994),
B- Nidificante; S- Sedentaria; M- Migratrice; W- Svernante; Visit.- Visitatrice;
Acc.- Accidentale; reg.- regolare; irr.- irregolare; par.- parziale; ?- indica dati dubbi.

LAVIFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

183

CUCULIFORMES
CUCULIDAE

senza specificare per la localit e la data. La


specie, del resto, considerata migratrice irregolare per la Campania (Scebba, 1993).
Cuculo Cuculus canorus L., 1758
M reg.
Specie comune come nidificante in tutte le aree B
boschive del Parco, in particolare sul versante
sommese. Nella primavera del 1999 stato
fotografato un pulcino in un nido, apparentemente di Merlo, lungo la cosiddetta Via Traversa, sentiero che conduce da Ercolano a
Somma Vesuviana, attraversando trasversalmente i boschi del Monte Somma, una zona in
cui la specie particolarmente abbondante.

STRIGIFORMES

TYTONIDAE
SB
Barbagianni Tyto alba (Scopoli, 1769)
Specie relativamente comune nel Parco. Nidi- M reg.
fica ai margini dei centri abitati, nelle vecchie W par.
abitazioni e nei ruderi. LEnte Parco ha organizzato unapposita campagna di sensibilizzazione per la salvaguardia della specie. Nidifica
anche nel Parco Gussone a Portici (Moschetti & Walters, 1992). In questa localit sono
state raccolte e analizzate 147 borre, che
hanno messo in evidenza una dieta basata
essenzialmente su roditori e uccelli, e in misura minore insettivori, pipistrelli e insetti. Di
recente sono state rinvenute numerose borre
nel Castello Mediceo, ad Ottaviano, e si sta
procedendo allanalisi dei contenuti. Durante
le migrazioni, e in inverno, si aggiungono altri
individui alla popolazione residente nel Parco.
STRIGIDAE
SB
Assiolo Otus scops (L., 1758)
Distribuito e comune sullintero territorio del M reg.
Parco, dove pu essere considerato ancora W par.
comune. Qualche individuo si ferma anche a
svernare, come testimoniato, del resto, dallosservazione fatta il 22 gennaio 1999 nella
Riserva Tirone-Alto Vesuvio. Nidifica nelle
aree agricole, nelle zone boschive e nei centri
B- Nidificante; S- Sedentaria; M- Migratrice; W- Svernante; Visit.- Visitatrice;
Acc.- Accidentale; reg.- regolare; irr.- irregolare; par.- parziale; ?- indica dati dubbi.

184

MAURIZIO FRAISSINET, PAOLA CONTI

STRIGIFORMES
STRIGIDAE

abitati, allinterno degli stessi edifici. Un nido


con due pulcini stato rinvenuto nella parete
esterna di in una casa di San Giuseppe Vesuviano nel 1988 (Fraissinet & Milone, 1992).
Individui in migrazione transitano nel territorio del Parco nei periodi del doppio passo.
Nella stagione riproduttiva 1990 si sono stimate tre coppie nidificanti nel parco Gussone
(Moschetti & Walters, 1992).
Civetta Athene noctua (Scopoli, 1769)
SB
Comune. Nidifica soprattutto nelle aree agricole M reg.
e nei centri abitati. Spesso vittima di incidenti W par.
dovuti a impatto con automobili, o con vetri di
abitazioni. Sono stati individuati quattro siti
riproduttivi nel Parco Gussone (Moschetti &
Walters, 1992). Nel periodo delle migrazioni
transitano individui in erratismo; lo stesso
dovrebbe avvenire nella stagione invernale.
Allocco Strix aluco L., 1758
S?
Gi sul finire degli anni 80 veniva riportata
come dubbiosa la sua presenza nel territorio
del Parco (Fraissinet, 1992). Oggi si in possesso di prove (penne) che testimoniano la
presenza della specie nel territorio del Parco,
anche se non siamo ancora in grado di dire,
per, se questa sia sedentaria e nidificante. Se
lo , potrebbe essere rara e localizzata, sebbene non manchino gli ambienti idonei. Necessitano quindi studi approfonditi e specifici per
lindividuazione delle eventuali coppie nidificanti nel Parco.
Gufo comune Asio otus (L., 1758)
M reg.
Osservato con una certa regolarit nel perio- W?
do del passo autunnale (Dinardo, inizio anni
90). Annunziata (1994) lo cita anche come
nidificante, non riportando, per, il luogo e la
data dellosservazione. Al momento, quindi,
la specie pu essere considerata solo come
migratrice regolare. Resta dubbiosa, invece, la
possibilit dello svernamento e della nidificazione, per le quali occorreranno prove certe.
Gufo di palude Asio flammeus (Pontoppidan, 1763)
M irr.
una specie migratrice regolare per la Campania; qualche individuo viene osservato nel periodo del doppio passo anche nel territorio vesuviano e sommese, ma non con regolarit.
B- Nidificante; S- Sedentaria; M- Migratrice; W- Svernante; Visit.- Visitatrice;
Acc.- Accidentale; reg.- regolare; irr.- irregolare; par.- parziale; ?- indica dati dubbi.

LAVIFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

185

CAPRIMULGIFORMES
CAPRIMULGIDAE

Succiacapre Caprimulgus europaeus L., 1758


M reg.
Specie di transito regolare durante le migra- B?
zioni in Campania. Pi frequente in quella primaverile. Una situazione del tutto in linea con
lo status della specie nel territorio regionale si
verifica anche nel Parco. La probabilit di
nidificazione data dal fatto che stato ascoltato il verso nella zona delle Montagnelle, a
Torre del Greco, al tramonto del 27 maggio
1997, e che si sono avute osservazioni in periodo riproduttivo nella valle dellInferno (Raia,
com. pers.). La specie particolarmente elusiva e difficile da individuare, e nel passato
avrebbe comunque nidificato nellarea vesuviana (Annunziata, 1994). La sua presenza quale
nidificante nel territorio del Parco va ulteriormente verificata.

APODIFORMES
APODIDAE

Rondone Apus apus (L., 1758)


Visit.
Visitatrice estiva. comune nei cieli del M reg.
Parco da aprile a fine agosto. Sorvola il terri- B?
torio vesuviano e sommese alla continua
ricerca di insetti, intensificando le visite verso
il tramonto. segnalata la nidificazione per la
citt di Portici (Moschetti & Walters, 1992),
da verificare la nidificazione nei centri abitati
dei comuni del Parco. A questo proposito sono
da seguire con attenzione gli individui che si
osservano regolarmente nei Centri Storici di
Pollena Trocchia e Somma Vesuviana.
M reg.
Rondone maggiore Apus melba (L., 1758)
Visitatrice estiva. Piccoli gruppi vengono ad Visit.
alimentarsi nei cieli del Parco. Pi frequente
durante le migrazioni.

CORACIIFORMES
MEROPIDAE

Gruccione Merops apiaster L., 1758


M reg.
Comune durante le migrazioni primaverile e B irr.
autunnale. Osservazioni si sono avute sul Vallone
del Fico, a Terzigno, sopra la circonvallazione
B- Nidificante; S- Sedentaria; M- Migratrice; W- Svernante; Visit.- Visitatrice;
Acc.- Accidentale; reg.- regolare; irr.- irregolare; par.- parziale; ?- indica dati dubbi.

186

Beccaccia (Scolopax rusticola)


foto di P. Annunziata
Archivio fotografico Parco Nazionale del Vesuvio

Barbagianni (Tyto alba)


foto di M. Fraissinet

MAURIZIO FRAISSINET, PAOLA CONTI

LAVIFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

187

Pullus di Assiolo (Otus scops)


foto di P. Annunziata
Archivio fotografico Parco Nazionale del Vesuvio

188

MAURIZIO FRAISSINET, PAOLA CONTI

CORACIIFORMES
MEROPIDAE

di Somma Vesuviana, e nel Parco Gussone.


Annunziata (1994) ne segnala la nidificazione
in una cava nel 1992. Il fenomeno probabilmente non si pi ripetuto negli ultimi anni.
tipica del Gruccione una certa irregolarit e
instabilit nella scelta dei siti riproduttivi.
UPUPIDAE
M reg.
Upupa Upupa epops L., 1758
Comune durante la migrazione primaverile, B
meno frequente in quella autunnale. In primavera una migratrice precoce, transitando
gi a marzo, per poi cessare la migrazione nel
corso del mese di aprile. Nidifica in molte
zone del Parco: sia in coltivi alberati che in
aree boschive. Nel corso degli anni 90 ha
fatto registrare un sensibile incremento nel
numero di coppie nidificanti.

PICIFORMES
PICIDAE

Torcicollo Jynx torquilla L., 1758


SB
Residente e nidificante, ma anche svernante W par.
parziale e migratore. Porta a termine regolar- M reg.
mente due covate. Annunziata (com. per.)
segnala covate di quattro e due nidiacei per una
coppia nidificante nei pressi della Strada Provinciale Zabatta. Probabilmente pi frequente nel Parco durante lo svernamento.
SB
Picchio verde Picus viridis L., 1758
Rinvenuto un individuo svernante sul Monte
Somma nellinverno 1999-2000. Rinvenuto in
periodo riproduttivo, sempre sul Monte Somma,
nella primavera del 2000. Non segnalato in precedenza. probabile quindi che ci si trovi di
fronte a un processo di colonizzazione recente,
probabilmente favorito dalla protezione accordata dallEnte Parco nonch dallincremento e
dalla maturazione delle superfici forestali.
Picchio rosso maggiore Picoides major (L., 1758)
SB
Residente comune e alquanto diffuso nelle
foreste del Parco. Nel corso degli anni 90 ha
fatto registrare un incremento nel numero di
coppie e nellareale, dovuto, probabilmente,
allaumento della superficie di boschi di
latifoglie, a discapito delle pinete. Nel Parco
Gussone sono stimate 4 coppie nidificanti
(Moschetti & Walters, 1992).
B- Nidificante; S- Sedentaria; M- Migratrice; W- Svernante; Visit.- Visitatrice;
Acc.- Accidentale; reg.- regolare; irr.- irregolare; par.- parziale; ?- indica dati dubbi.

LAVIFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

189

PASSERIFORMES
ALAUDIDAE

Calandrella Calandrella brachydactyla (Leisler, 1814)


M irr.
La limitata estensione degli ambienti idonei
ne fa una migratrice irregolare e rara. riportata solo da Annunziata (1994).
Tottavilla Lulla arborea (L., 1758)
M reg.
Annunziata (1994) la segnala nel doppio passaggio migratorio, sebbene in numero molto
limitato. Successivamente si sono avute altre
segnalazioni.
Allodola Alauda arvensis (L., 1758)
M reg.
Migratrice e svernante regolare. La limitata W
estensione degli ambienti idonei non le consente, per, una presenza numericamente rilevante.
HIRUNDINIIDAE
Topino Riparia riparia (L., 1758)
Raro migratore primaverile.

M reg.

Rondine Hirundo rustica L., 1758


M reg.
Migratrice regolare e comune in primavera ed B?
estate in tutto il territorio del Parco. Annunziata (1994) segnala ancora qualche sporadica
nidificazione, ma con un preoccupante calo
numerico, causato dalla scomparsa dei luoghi
idonei alla nidificazione. Negli ultimi anni
non sono pervenute al Parco segnalazioni di
nidificazioni.
Balestruccio Delichon urbica (L., 1758)
M reg.
Migratore regolare, pi frequente nel periodo B?
primaverile. Molti individui visitano il Parco a
caccia di prede durante il periodo riproduttivo.
Annunziata (1994) segnala per il passato diverse colonie nei centri abitati dellarea orientale
del Parco. La presenza attuale estremamente
limitata e ridotta, al punto che va verificata la
sua permanenza come specie nidificante.
MOTACILLIDAE
Calandro Anthus campestris ((L., 1758)
M reg.
Migratore regolare. Nella primavera ed estate del B
1991 e 1992, Moschetti, Walters & Rocco
(1992) hanno osservato individui nella zona dei
pendii lavici compresi tra gli 850 e i 1050 m s.l.m
B- Nidificante; S- Sedentaria; M- Migratrice; W- Svernante; Visit.- Visitatrice;
Acc.- Accidentale; reg.- regolare; irr.- irregolare; par.- parziale; ?- indica dati dubbi.

190

MAURIZIO FRAISSINET, PAOLA CONTI

PASSERIFORMES

MOTACILLIDAE
caratterizzati dalla presenza delle piante pioniere. Nel corso dei rilevamenti per lAtlante
ornitologico del Parco si avuto modo di confermare la presenza di alcune coppie nidificanti nelle zone sommitali del Parco.
Prispolone Anthus trivialis (L., 1758)
M reg.
Migratrice regolare, ma rara, osservabile
soprattutto durante il passo primaverile.
Pispola Anthus pratensis (L., 1758)
M reg.
Transita regolarmente, anche se poco comu- W
ne, durante i periodi migratori. Negli ambienti idonei qualche individuo si ferma a svernare.
Cutrettola Motacilla flava L., 1758
M reg.
Transita regolarmente durante le migrazioni,
sebbene in numero limitato. Annunziata
(1994) segnala di aver osservato prevalentemente la sottospecie cinereocapilla.
Ballerina gialla Motacilla cinerea Tunstall, 1771
M reg.
Comune durante le migrazioni e in inverno. In W
questa stagione stata osservata anche a quote
medio-alte sul versante sommese. Annunziata
(1994) segnala qualche caso di nidificazione,
senza, per specificare, le localit. probabile
comunque che si tratti di aree esterne al Parco.
Ballerina bianca Motacilla alba L., 1758
M reg.
Comune durante le migrazioni ed in inverno, W
soprattutto nei territori posti alle quote pi SB
basse e nei centri abitati. Annunziata (1994)
segnala per il passato alcuni casi di nidificazione, senza specificare, per, le localit. Nel corso
della primavera del 2000 lo stesso Annunziata
(in verbis) ha fotografato un nido nelle campagne di Terzigno.

TROGLODYTIDAE
Scricciolo Troglodytes troglodytes (L., 1758)
SB
Residente e nidificante comune nel Parco.
Lareale riproduttivo ampio e interessa
diverse aree caratterizzate dalla presenza di
vegetazione boschiva. Nidifica anche nel
Parco Gussone (Moschetti & Walters, 1992).
B- Nidificante; S- Sedentaria; M- Migratrice; W- Svernante; Visit.- Visitatrice;
Acc.- Accidentale; reg.- regolare; irr.- irregolare; par.- parziale; ?- indica dati dubbi.

LAVIFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

191

TROGLODYTIDAE
Sono stati inanellati individui sia nel Parco
Gussone che nella zona di Santa Maria a
Castello, in Somma Vesuviana (Fraissinet &
Milone, 1992).

PRUNELLIDAE
Passera scopaiola Prunella modularis (L., 1758)
M reg.
Comune in tutto il territorio del Parco, ad W
eccezione delle zone edificate, nel periodo
delle migrazioni autunnali e primaverili e in
inverno. Analoghe considerazioni vanno fatte
anche per il Parco Gussone (Moschetti e
Walters, 1992). Tra Parco Gussone, Santa
Maria a Castello(Fraissinet e Milone, 1992) e
Mauro sono stati inanellati complessivamente
40 individui.
Sordone Prunella collaris (Scopoli 1769)
M reg.
Abbondante in inverno sulle pendici del Gran W
Cono. Stormi di centinaia di individui, anche
confidenti nei confronti delluomo, sorvolano
o stazionano sulle pareti laviche ricoperte
dalla vegetazione pioniera. Una prima segnalazione era stata fornita da Giancarlo
Moschetti nel 1998, ma non si descriveva
labbondanza di individui fatta registrare nel
corso degli ultimi inverni.

TURDIDAE
M reg.
Pettirosso Erithacus rubecula (L., 1758)
Specie comune in tutto il territorio del Parco W
nel periodo invernale e durante le migrazioni. SB
Diviene, invece, pi localizzata nel periodo
riproduttivo, si rinviene infatti nella Riserva
Tirone-Alto Vesuvio, nei boschi della via Traversa, che collega Ercolano a Santa Maria a
Castello, nel Vallone Profica, a San Giuseppe
Vesuviano, nel Vallone del Fico a Trezigno e
nei castagneti del Monte Somma. Nel Parco
Gussone solo svernante (Moschetti & Walters, 1992). risultata una delle specie pi
inanellate nelle campagne di inanellamento
invernali di Santa Maria a Castello, Parco
Gussone e Mauro: 68 esemplari.
B- Nidificante; S- Sedentaria; M- Migratrice; W- Svernante; Visit.- Visitatrice;
Acc.- Accidentale; reg.- regolare; irr.- irregolare; par.- parziale; ?- indica dati dubbi.

192

MAURIZIO FRAISSINET, PAOLA CONTI

PASSERIFORMES
TURDIDAE

Usignolo Luscinia megarhynchos Brehm, 1831


M reg.
Specie comune sia durante il passaggio migra- B
torio, soprattutto quello primaverile, che nel
periodo riproduttivo. In questo periodo abbastanza comune in alcune localit boschive del
Parco, sia mesofile che xerofile. La Riserva
Tirone-Alto Vesuvio, i boschi lungo la Via Traversa, sul Monte Somma, la zona dellOsservatorio, i valloni Profica e Mazzamei, le sorgenti
dellOlivella, sono le localit in cui ha fatto
registrare le maggiori densit di maschi in
canto nel periodo riproduttivo. Nel Parco Gussone solo specie migratrice regolare
(Moschetti & Walters, 1992).
Codirosso spazzacamino Phoenicurus ochruros (S. G. Gmelin, 1774)
M reg.
Compare regolarmente durante i periodi W
migratori, e una consistente popolazione, for- B
mata per lo pi da femmine e giovani, si
ferma anche a svernare. Nidifica nella zona
dei pendii lavici, colonizzati dalle piante pioniere, e in una quota altimetrica compresa tra
gli 850 e i 1050 m s.l.m. migratrice regolare e svernante anche nel Parco Gussone
(Moschetti & Walters, 1992).
Codirosso Phoenicurus phoenicurus (L., 1758)
M reg.
Specie comune durante i periodi migratori. Pi
frequente durante la migrazione primaverile.
Analoghe considerazioni valgono anche per il
Parco Gussone (Moschetti & Walters, 1992).
M reg.
Stiaccino Saxicola rubetra (L., 1758)
Specie comune durante i periodi migratori.
Pi frequente durante la migrazione primaverile. Analoghe considerazioni valgono anche
per il Parco Gussone (Moschetti & Walters,
1992).
Saltimpalo Saxicola torquata L., 1766
M reg.
Specie poco comune nel Parco. Le osserva- W
zioni si riferiscono, in genere, a pochi indivi- B
dui, e sono alquanto localizzate. pi frequente in inverno. Moschetti, Walters &
Rocco (1992) hanno osservato pi maschi in
atteggiamento da riproduzione (trasporto di
imbeccata, canto territoriale alla fine del mese
di giugno), in diverse situazioni ambientali,
ad esclusione delle falesie rocciose. Va detto
B- Nidificante; S- Sedentaria; M- Migratrice; W- Svernante; Visit.- Visitatrice;
Acc.- Accidentale; reg.- regolare; irr.- irregolare; par.- parziale; ?- indica dati dubbi.

LAVIFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

193

PASSERIFORMES
TURDIDAE

che nel Parco si avuto, negli ultimi anni, un


incremento della superficie forestale, a discapito delle aree aperte, con la conseguente perdita, per la specie, di alcuni ambienti idonei
alla riproduzione. Annunziata (1994) lo
segnala in forte calo e nidificante nelle zone
pianeggianti ad est e sud-est del complesso
vulcanico. Attualmente alcune coppie si
riproducono nelle aree prative sommitali del
Monte Somma, e nelle zone agricole, anche
alberate, poste alle quote pi basse. probabile la nidificazione anche nel parco Gussone
(Moschetti & Walters, 1992).
Culbianco Oenanthe oenanthe (L., 1758)
M reg.
Specie comune durante le migrazioni, in par- B
ticolare in quella primaverile. Il 5 luglio del
1991 Moschetti, Walters e Rocco (1992)
hanno osservato una coppia in atteggiamento
di allarme vicino ad una cavit della roccia
lavica, in un contesto ambientale idoneo per la
specie, rappresentato dai pendii lavici, ricoperti da vegetazione pioniera, in una quota altimetrica compresa tra gli 850 e i 1050 m s.l.m.
Successivamente ci sono state altre segnalazioni di nidificazioni nel Parco, sempre nella zona
su indicata. Nella primavera del 2000 si sono
rinvenute altre coppie nidificanti in altre localit del Parco, poste anche a quote pi basse.
Nel Parco Gussone una specie migratrice
primaverile (Moschetti & Walters, 1992).
Monachella Oenanthe hispanica (L., 1758)
M reg.
Migratrice primaverile regolare, ma poco B
comune. Si rinviene sia nelle aree coltivate, tra
i frutteti, che sulle rocce laviche intorno a
quota 1000 m s.l.m. Nella primavera del
2000, Moschetti, nel corso di rilevamenti per
lAtlante ornitologico del Parco, ha rinvenuto
due coppie nidificanti nel Cratere.
Codirossone Monticola saxatilis (L., 1766)
M reg.
Annunziata (1994) la cita come specie rara B
durante il periodo migratorio. Moschetti,
Walters & Rocco (1992) hanno osservato,
invece, coppie in atteggiamento territoriale
nelle primavere del 1989 e 1992, sui pendii
lavici del Vesuvio posti tra gli 850 e i 1050 m.
Coppie e individui isolati di Codirossone
B- Nidificante; S- Sedentaria; M- Migratrice; W- Svernante; Visit.- Visitatrice;
Acc.- Accidentale; reg.- regolare; irr.- irregolare; par.- parziale; ?- indica dati dubbi.

194

Picchio rosso maggiore (Picoides major)


foto di P. Annunziata
Archivio fotografico Parco Nazionale del Vesuvio

Pettirosso (Erithacus rubecula)


foto di P. Annunziata
Archivio fotografico Parco Nazionale del Vesuvio

MAURIZIO FRAISSINET, PAOLA CONTI

LAVIFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

195

PASSERIFORMES
TURDIDAE

sono stati osservati negli anni scorsi anche sui


Cognoli del Monte Somma. Non si sono avute
osservazioni in questi luoghi nella stagione
riproduttiva del 1999. Si di nuovo osservata
invece una coppia in riproduzione nel Cratere.
Passero solitario Monticola solitarius (L., 1758)
SB
Specie comune in varie localit del Parco, in par- M reg.
ticolare nei centri abitati di Ottaviano e Terzi- W
gno, in alcune cave della zona di Terzigno, e nella
parte alta del Parco, in una fascia altimetrica
compresa tra gli 800 e i 1050 m s.l.m., tra le rocce
laviche. Una coppia, nel 1999 e nel 2000, ha
nidificato allinterno del Cratere. probabile che
la specie abbia fatto registrare un incremento
numerico negli ultimi anni, in quanto Fraissinet
la riportava ancora come migratrice irregolare nel
1992, Annunziata (1994) la segnalava come
nidificante rara, e Moschetti, Walters & Rocco
lhanno osservata una sola volta, nella primavera
del 1992, sul versante costiero del Vesuvio.
specie svernante nel Parco Gussone (Moschetti
& Walters, 1992).
Merlo Turdus merula L., 1758
SB
Specie comune in tutto il territorio del Parco e M reg.
nel Parco Gussone. Nidifica anche allinterno W
dei centri abitati. Porta a termine regolarmente due covate, a volte una terza. una preda
abituale della Volpe (Vulpes vulpes). Inanellati
due esemplari a Santa Maria a Castello
(Somma Vesuviana), 17 al Parco Gussone
(Fraissinet e Milone, 1992) e 19 al Mauro.
Cesena Turdus pilaris L., 1758
M reg.
Annuziata (1994) afferma che questa specie W
viene raramente osservata nel Parco: i pochi
individui sono stati avvistati durante la migrazione, in particolare tra la fine dell'autunno e
l'inizio dell'inverno. Particolarmente abbondante risultata invece nella stagione invernale 1999 - 2000, con ripetute osservazioni di
stormi in varie localit del Parco, pi frequenti sulle pendici del Monte Somma.
Tordo bottaccio Turdus philomelos Brehm, 1831
M reg.
Transita in discreto numero soprattutto nella W?
migrazione autunnale. Viene citato da pi
Autori come specie anche svernante; al
momento, per, non si hanno elementi validi
per confermare tale fenologia. Si hanno infatti poche osservazioni di individui isolati e
molto localizzati. Nel Parco Gussone stata
segnalata come specie migratrice primaverile
e autunnale (Moschetti & Walters, 1992).
B- Nidificante; S- Sedentaria; M- Migratrice; W- Svernante; Visit.- Visitatrice;
Acc.- Accidentale; reg.- regolare; irr.- irregolare; par.- parziale; ?- indica dati dubbi.

Merlo (Turdus merula), maschio adulto


foto di P. Annunziata
Archivio fotografico Parco Nazionale del Vesuvio

196

MAURIZIO FRAISSINET, PAOLA CONTI

PASSERIFORMES
TURDIDAE

Tordo sassello Turdus iliacus L., 1766


M reg.
segnalato come specie di doppio passo da W?
Annunziata (1994), sebbene con una maggiore frequenza nella migrazione autunnale.
Viene citato anche come specie svernante
negli inverni pi rigidi.
Tordela Turdus viscivorus (L., 1758)
M reg.
Osservata sia durante la migrazione primave- B
rile che autunnale, pur essendo pi frequente
in questa stagione. Annunziata (1994) riporta
la nidificazione della specie fino a circa venti
anni fa. Nel corso dei rilevamenti per lAtlante ornitologico del Parco sono state rinvenute
due localit in cui la specie nidifica: una sul
Monte Somma e unaltra sul versante costiero
del Vesuvio. Il ritorno alla riproduzione della
specie nel Parco potrebbe essere attribuito
allaumento della superficie forestale avutosi
in questi anni nel Parco. Moschetti & Waters
(1992) lhanno osservata in primavera nel
Parco Gussone.

SYLVIIDAE
SB
Usignolo di fiume Cettia cetti (Temminck, 1820)
Residente nidificante alquanto localizzato. In
precedenza Moschetti, Walters & Rocco
(1992) avevano osservato due soli maschi in
canto sul versante costiero del Vesuvio, in una
zona a macchia mediterranea e boscaglia, compresa tra i 400 e gli 800 m s.l.m. Annunziata
(1994) lo considera invece specie rara durante
il periodo migratorio. Evidentemente si riferisce alle zone interne del complesso vulcanico
dove, effettivamente, non sembra essere comune. probabile che la specie sia aumentata nel
corso degli ultimi anni. Fraissinet, infatti, non
lo riporta nella check-list pubblicata nel 1992
(Fraissinet, 1992). Moschetti & Walters
(1992) lo riportavano come migratore irregolare nel Parco Gussone, di recente Moschetti lo
ha rinvenuto come nidificante.
Beccamoschino Cisticola juncidis (Refinesque, 1810)
SB
Comune nelle zone basse del Somma-Vesuvio, in particolare nei centri abitati e nei
B- Nidificante; S- Sedentaria; M- Migratrice; W- Svernante; Visit.- Visitatrice;
Acc.- Accidentale; reg.- regolare; irr.- irregolare; par.- parziale; ?- indica dati dubbi.

LAVIFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

197

PASSERIFORMES
SYLVIIDAE

coltivi. Il suo canto pu essere udito quindi


nelle aree di svincolo stradale, nelle periferie
urbane, nei frutteti, o addirittura nei centri
cittadini, come accaduto nella centralissima
Piazza Capasso di San Sebastiano al Vesuvio
nel febbraio del 1998. Di recente segnalato
come nidificante anche nellarea del Bosco
Gussone (Moschetti, in verbis).
M irr.
Forapaglie Acrocephalus scoenobaenus (L., 1758)
Segnalato come specie migratrice regolare da
Fraissinet (1992). Nel corso di questi ultimi
anni le osservazioni, per lo pi primaverili, si
sono rarefatte.
Canapino maggiore Hippolais icterina (Vieillot, 1817)
M reg.
Specie molto frequente in Campania durante B
la migrazione primaverile. In questo periodo
comune anche nel Parco. Migratrice anche
autunnale, ma in numero decisamente inferiore.
M reg.
Canapino Hippolais polyglotta (Vieillot, 1817)
Di passo regolare, pi frequente in quello primaverile. Annunziata (1994) segnala anche
osservazioni in periodo riproduttivo allinterno di frutteti. Moschetti, Walters & Rocco
(1992) hanno osservato due maschi in canto,
rispettivamente il 29 maggio e il 30 giugno
1992, su alberi di Robinia pseudoacacia, in una
fascia di territorio del Parco compresa tra i
400 e gli 800 m, e almeno una quindicina di
maschi in canto nella primavera successiva: il
24 giugno 1993. La presenza quale specie
nidificante si intensificata nel corso della
primavera del 2000, sebbene lareale si mostri
comunque frammentato e alquanto localizzato.
Magnanina Sylvia undata (Boddaert, 1783)
M reg.
Riportata come rara durante le migrazioni da B
Annunziata (1994) e migratrice irregolare da
Fraissinet (1992). Viene osservata per la
prima volta in atteggiamenti che fanno ritenere la possibile nidificazione da Moschetti,
Walters & Rocco (1992) il 5 luglio 1991. Sei
maschi effettuavano un canto territoriale in
una zona arida, sul versante vesuviano, in una
quota compresa tra gli 850 e i 1050 m s.l.m.
B- Nidificante; S- Sedentaria; M- Migratrice; W- Svernante; Visit.- Visitatrice;
Acc.- Accidentale; reg.- regolare; irr.- irregolare; par.- parziale; ?- indica dati dubbi.

198

MAURIZIO FRAISSINET, PAOLA CONTI

PASSERIFORMES
SYLVIIDAE

Nel giugno del 1992 sono stati osservati 2


maschi in canto territoriale, nel 1993 3 esemplari. La specie stata osservata in periodo
riproduttivo anche in questi ultimi anni
(inclusa la primavera del 2000).
Sterpazzola di Sardegna Sylvia conspicillata Temminck, 1820
M irr.
Riportata dal solo Annunziata (1994) come
specie rara avvistata durante le migrazioni.
Sterpazzolina Sylvia cantillans (Pallas, 1764)
M reg.
Migratrice comune nel periodo primaverile. B
Poche coppie si riproducono nel Parco in aree
poste ai margini dei boschi e nei frutteti.
Occhiocotto Sylvia melanocephala (Gmelin, 1789)
SB
Si riproduce negli ambienti idonei, caratteriz- M reg.
zati da vegetazione cespugliata e arbustiva di
tipo xerico, radure soleggiate ai margini delle
aree boschive, coltivi con presenza di cespugli
e arbusti, posti in posizione assolata. Frequente anche in inverno, con osservazioni anche a
quote superiori ai 600 m s.l.m.. Moschetti &
Walters (1992) stimano la presenza di cinque
coppie nidificanti nel Parco Gussone. Tre
esemplari, infine, sono stati inanellati, nella
stagione invernale, a Santa Maria a Castello,
uno al Parco Gussone (Fraissinet & Milone,
1992) e uno al Mauro.
Sterpazzola Sylvia communis Latham, 1787
M reg.
Specie comune durante la migrazione primave- B
rile, meno frequente in quella autunnale. Nidifica, con poche coppie, sia ai margini dei boschi
umidi, nei valloni del Monte Somma (ad esempio il Vallone Profica), sia tra gli arbusti di ginestra che colonizzano i suoli lavici aridi delle
pareti del Gran Cono, sul Vesuvio. Qualche
coppia si riproduce anche ai margini dei frutteti o dei vigneti.
Migratrice regolare, soprattutto primaverile, nel
Parco Gussone (Moschetti & Walters, 1992).
Beccafico Sylvia borin (Boddaert, 1783)
M reg.
Migratrice regolare di doppio passo. Transita in
gran numero sia in primavera che in autunno. In
questultima stagione, in particolare, si trattiene
soprattutto nelle zone coltivate e nei vigneti.
B- Nidificante; S- Sedentaria; M- Migratrice; W- Svernante; Visit.- Visitatrice;
Acc.- Accidentale; reg.- regolare; irr.- irregolare; par.- parziale; ?- indica dati dubbi.

LAVIFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

199

PASSERIFORMES
SYLVIIDAE

SB
Capinera Sylvia atricapilla (L., 1758 )
Specie particolarmente comune nel Parco. Si M reg.
riproduce dal livello del mare ( frequente anche W
nel Parco Gussone) ai 1000 metri di quota. Frequenta diversi ambienti: boschi, arbusti, giardini, coltivi. Il Parco visitato anche da popolazioni in transito migratorio, o che vi si trattengono per trascorrervi linverno. Inanellati, complessivamente, pi di una decina di esemplari
svernanti tra Santa Maria a Castello, Parco
Gussone (Fraissinet & Milone, 1992) e Mauro.
Lu bianco Phylloscopus bonelli (Vieillot, 1819)
M irr.
Di comparsa rara e irregolare nel periodo
della migrazione primaverile.
Lu verde Phylloscopus sibilatrix (Bechstein, 1793)
M reg.
Specie migratrice regolare, pi frequente nel
periodo primaverile. Ascoltati i maschi in
canto nella lecceta del Parco Gussone fino agli
inizi di maggio (Moschetti & Walters, 1992).
Lu piccolo Phylloscopus collybita (Vieillot, 1817)
M reg.
Comune durante le migrazioni e in inverno. In W
questultima stagione frequenta soprattutto le SB
zone a bassa quota, siano essi coltivi alberati,
giardini, parchi urbani, o macchia mediterranea.
Nel periodo riproduttivo si spinge a quote superiori: coppie nidificanti sono state rinvenute nei
castagneti e nei boschi misti del Monte Somma,
nel Vallone Profica, a San Giuseppe Vesuviano e
nella Riserva Naturale Tirone-Alto Vesuvio. Il
Lu piccolo specie svernante nel Parco Gussone (Moschetti & Walters, 1992).
Lu grosso Phylloscopus trochilus (L., 1758)
M reg.
Specie migratrice di doppio passo, pi frequente in quello primaverile.
Regolo Regulus regulus (L., 1758)
M reg.
Osservato regolarmente durante la migrazione W
autunnale e in inverno, soprattutto a quote basse,
nei giardini e parchi urbani, nei coltivi e nella
macchia mediterranea. Svernante anche nel
Parco Gussone (Moschetti & Walters, 1992).
Fiorrancino Regulus ignicapillus (Temminck, 1820)
M reg.
Fraissinet (1992) lo riporta come specie W
migratrice regolare, svernante e probabilmen- SB
te nidificante. La nidificazione stata accerta
in questi ultimi anni nei castagneti del Monte
B- Nidificante; S- Sedentaria; M- Migratrice; W- Svernante; Visit.- Visitatrice;
Acc.- Accidentale; reg.- regolare; irr.- irregolare; par.- parziale; ?- indica dati dubbi.

200

MAURIZIO FRAISSINET, PAOLA CONTI

PASSERIFORMES
SYLVIIDAE

Somma, nei boschi misti del vallone Mazzamei, a San Giuseppe Vesuviano, e nella lecceta della Riserva Naturale Tirone-Alto Vesuvio. Nidifica anche nel parco Gussone
(Moschetti & Walters, 1992). Nel periodo
invernale la specie diviene pi erratica.
Numerose osservazioni si hanno nelle zone
poste a quote pi basse, in particolare nei
giardini e nei parchi urbani. Inanellati 4
esemplari in periodo invernale nel Parco Gussone (Fraissinet & Milone, 1992).
MUSICAPIDAE
Pigliamosche Muscicapa striata (Pallas, 1764)
M reg.
Comune durante la migrazione primaverile, B
meno facile da osservare in quella tardo
estivo-autunnale. Comune nel Parco anche
come nidificante, localizzato per lo pi nelle
zone alberate con radure, giardini e frutteti.
Nidificazioni sono state accertate nel Vallone
Profica, a San Giuseppe Vesuviano, nei giardini delle ville di Via De Nicola e via Vesuvio,
a Torre del Greco e a Ercolano, lungo la strada provinciale, oltre i 400 m s.l.m., nei noccioleti di Ottaviano. Nidifica anche nel Parco
Gussone, a Portici.
Balia dal collare Ficedula albicollis (Temminck, 1815)
M reg.
Comune durante la migrazione primaverile.
Degna di attenzione losservazione di un
esemplare il 24 maggio 1999 nel Vallone Profica. Migratrice primaverile anche nel Parco
Gussone (Moschetti & Walters, 1992).
Balia nera Ficedula hypoleuca (Pallas, 1764)
M reg.
Comune durante la migrazione primaverile.
Migratrice primaverile anche nel Parco Gussone (Moschetti & Walters, 1992).
AEGITHALIDAE
Codibugnolo Aegithalos caudatus (L., 1758)
SB
La nidificazione stata accertata solo di recente. M reg.
In precedenza, infatti, Annuziata (1994) lo citava W
solo quale specie di passo e svernante. Nel corso di
questi ultimi anni, invece, stata rinvenuta come
specie comune e ben distribuita sia nel periodo
riproduttivo che in quello dello svernamento.
Osservati involi di 2, 3 e 4 piccoli per coppia.
B- Nidificante; S- Sedentaria; M- Migratrice; W- Svernante; Visit.- Visitatrice;
Acc.- Accidentale; reg.- regolare; irr.- irregolare; par.- parziale; ?- indica dati dubbi.

LAVIFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

201

PASSERIFORMES
PARIDAE

Acc.
Cincia dal ciuffo Parus cristatus L., 1758
Riportata come specie di raro avvistamento
nel periodo migratorio da Annunziata (1994).
Scebba (1993) cita un abbattimento avvenuto
a SantAnastasia nel marzo del 1891.
Cincia mora Parus ater L., 1758
SB
Una piccola popolazione localizzata nella
Riserva Naturale Tirone-Alto Vesuvio. Altri
nuclei potrebbero essere ubicati sui versanti
nord - orientali del Vesuvio e nella pineta di Terzigno. Nel corso della stagione riproduttiva del
2000, per, non si sono avuti contatti con la specie, che probabilmente sta andando incontro a
una fase di forte rarefazione, in virt forse anche
del fatto che la pineta della Riserva Naturale sta
contraendosi a vantaggio della lecceta.
Cinciarella Parus caeruleus L., 1758
SB
distribuita in maniera omogenea nel territorio del Parco, prediligendo, ovviamente, le
superfici forestali e i coltivi alberati adiacenti
le aree boschive. Non frequenta, invece, le
zone pi elevate del Parco, oltre i 900 metri,
per lassenza di ambienti idonei. Sedentaria
nidificante anche per il Parco Gussone
(Moschetti e Walters, 1992). Inanellati 15
esemplari nel Parco Gussone in periodo
invernale (Fraissinet & Milone, 1992).
Cinciallegra Parus major L., 1758
SB
Valgono le stesse considerazioni espresse per
la specie precedente. Va solo segnalato che la
Cinciallegra pi frequente nelle zone di
bassa quota e nelle aree coltivate. Sedentaria
nidificante anche per il Parco Gussone
(Moschetti & Walters, 1992). Inanellati 15
esemplari nel Parco Gussone ed uno a Santa
Maria a Castello in periodo invernale (Fraissinet e Milone, 1992), altri 4 esemplari inanellati, successivamente, in localit Mauro.
SITTIDAE
Picchio muratore Sitta europaea L., 1758
SB
Mai segnalato per il passato, nel corso della
stagione riproduttiva 1999 si accertata la
presenza di una piccola popolazione nei
boschi del Monte Somma. Al momento si a
conoscenza di nuclei nidificanti nel Vallone
Profica e nei boschi misti del versante massese e anastasiano del Somma.
B- Nidificante; S- Sedentaria; M- Migratrice; W- Svernante; Visit.- Visitatrice;
Acc.- Accidentale; reg.- regolare; irr.- irregolare; par.- parziale; ?- indica dati dubbi.

202

Occhiocotto (Sylvia melanocephala)


foto di M. Fraissinet

Cincia mora (Parus ater)


foto di P. Annunziata
Archivio fotografico Parco Nazionale del Vesuvio

MAURIZIO FRAISSINET, PAOLA CONTI

LAVIFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

203

PASSERIFORMES
CERTHIIDAE
Rampichino Certhia brachydactyla Brehm, 1820
SB
Sedentario nidificante poco comune nel Parco.
Rinvenuto nidificante solo in alcuni boschi
misti maturi, con predominanza di leccio,
situati nella Riserva Naturale Tirone-Alto
Vesuvio, nel Vallone Profica, sul Monte
Somma e in poche altre localit. Sedentario
nidificante comune, invece, nel Parco Gussone
(Moschetti & Walters, 1992). Nel Parco Gussone sono stati inanellati sei esemplari in
periodo invernale (Fraissinet & Milone, 1992).
REMIZIDAE
M irr.
Pendolino Remiz pendulinus (L., 1758)
Viene citata come specie migratrice rara da
Annunziata (1994).
ORIOLIDAE
Rigogolo Oriolus oriolus (L., 1758)
M reg.
Transita regolarmente durante le migrazioni B?
primaverile e autunnale. una specie su cui
occorrer, comunque, prestare maggiore
attenzione nel periodo riproduttivo, perch
le abitudini elusive della stessa e la presenza
nel Parco di ambienti idonei alimentano una
qualche speranza di trovarla, un giorno, nidificante nel Parco. Analoghe considerazioni
fanno Moschetti & Walters (1992) per il Parco
Gussone, dove arrivano a ipotizzarne una possibile nidificazione. Successive campagne di
rilevamento condotte per lAtlante ornitologico
del Parco hanno per escluso tale possibilit.
LANIDAE
Averla piccola Lanius collurio L., 1758
M reg.
Nidificante poco comune, localizzata nelle aree B
aperte e soleggiate, siano esse incolti o aree
agricole, spesso adiacenti ad aree boschive.
Nidificante nel Parco Gussone.
Averla capirossa Lanius senator L., 1758
M reg.
Migratrice regolare, pi frequente nel periodo
riproduttivo. Moschetti & Walters (1992) la
consideravano possibile nidificante per il
Parco Gussone, ma recenti campagne di rilevamento condotte per lAtlante ornitologico
del Parco hanno escluso tale possibilit.
B- Nidificante; S- Sedentaria; M- Migratrice; W- Svernante; Visit.- Visitatrice;
Acc.- Accidentale; reg.- regolare; irr.- irregolare; par.- parziale; ?- indica dati dubbi.

204

MAURIZIO FRAISSINET, PAOLA CONTI

PASSERIFORMES
CORVIDAE
Ghiandaia Garrulus glandarius (L., 1758)
SB
Sedentaria e nidificante in tutti gli ambienti
boschivi del Parco, anche quelli pi degradati
o in stadi giovanili, che per vengono utilizzati quasi esclusivamente per fini alimentari.
preda abituale della volpe e degli accipitriformi presenti nel Parco.
Taccola Corvus monedula L., 1758
Visit.
Nel coro degli anni 90 una piccola popola- SB
zione nidificante si insediata nellarea occupata dal Parco Gussone, dalla reggia Borbonica, nonch dai giardini e dalle strutture
architettoniche delle ville del Miglio dOro.
Pertanto pu accadere di rinvenire esemplari
della specie intenti ad alimentarsi nelle zone
agricole del Parco. Ci spiega la doppia
dizione: visitatrice occasionale nel territorio
del Parco, residente nidificante nellarea del
Bosco Gussone.
Cornacchia grigia Corvus corone cornix L., 1758
Visit.
Nel corso degli anni 90 la specie ha fatto SB
registrare un processo espansivo in Provincia
di Napoli, in seguito al quale ha colonizzato,
con una piccola popolazione, la fascia costiera
vesuviana, insediandosi, in particolare, nellarea costituita dal Parco Gussone, la Reggia
Borbonica e le Ville del Miglio dOro. Alcuni
esemplari visitano le zone agricole del Parco
per alimentarsi. Ci spiega la doppia dizione:
visitatrice occasionale nel territorio del Parco,
residente nidificante nellarea del Bosco Gussone.
Corvo imperiale Corvus corax L., 1758
SB
Una piccola popolazione si riproduce sulle
falesie di roccia lavica nelle zone pi in quota
del Parco: oltre i 1.000 metri s.l.m.. Negli
ultimi anni, per, la specie ha fatto registrare
un calo preoccupante, e nelle primavere del
1999 e del 2000 stata accertata la riproduzione di una sola coppia, sebbene siano segnalate da osservatori locali altre due coppie.
B- Nidificante; S- Sedentaria; M- Migratrice; W- Svernante; Visit.- Visitatrice;
Acc.- Accidentale; reg.- regolare; irr.- irregolare; par.- parziale; ?- indica dati dubbi.

LAVIFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

205

PASSERIFORMES
STURNIIDAE
Storno Sturnus vulgaris L., 1758
W
Nelle prime ore del mattino stormi della specie si dirigono verso le aree agricole del Parco
per alimentarsi. Nel tardo pomeriggio si spostano, invece, verso i dormitori notturni posti
nella citt di Napoli. Considerazioni analoghe
vengono espresse da Moschetti & Walters
(1992) per il Parco Gussone.
PASSERIDAE
Passera dItalia Passer italiae (Vieillot, 1817)
SB
Comune soprattutto nei territori urbanizzati
ed agricoli del Parco. Si spinge anche a quota
1.000 metri s.l.m. per le strutture antropiche
poste nel piazzale di sosta prima dellascesa al
Gran Cono. Sedentaria e nidificante anche
nelle aree aperte e urbanizzate del Parco Gussone (Moschetti & Walters, 1992).
Passera mattugia Passer montanus (L., 1758)
SB
Meno frequente della specie precedente, ma
ugualmente distribuita nelle zone pedemontane
coltivate e nei centri abitati, in prossimit di aree
verdi e coltivi. Frequente nel parco Gussone
(Moschetti & Walters, 1992). Inanellati 2
esemplari in periodo invernale nel Parco Gussone (Fraissinet e Milone, 1992) e 30 esemplari
complessivamente in localit Mauro.
Passera lagia Petronia petronia (L., 1766)
M irr.
Annunziata (1994) riporta che un tempo nidificava sulle falesie rocciose del Somma-Vesuvio, e che oggi, invece, divenuta solo specie
di rara apparizione con soggetti erratici.
Fringuello alpino Montifringilla nivalis (L., 1766)
Acc.
Un esemplare osservato l8 gennaio 2000 sulle
pendici esterne del Cratere insieme ai Sordoni. Il Cratere era innevato.
FRINGILLIIDAE
Fringuello Fringilla coelebs L., 1758
SB
Comune in tutto il territorio del Parco. Nidi- M reg.
fica anche tra i ginestreti: sia in quelli posti a W
quota 1.000, alla base del Gran Cono,
B- Nidificante; S- Sedentaria; M- Migratrice; W- Svernante; Visit.- Visitatrice;
Acc.- Accidentale; reg.- regolare; irr.- irregolare; par.- parziale; ?- indica dati dubbi.

206

MAURIZIO FRAISSINET, PAOLA CONTI

PASSERIFORMES
FRINGILLIIDAE
sia in quelli della Valle dellInferno. Comune
anche nel Parco Gussone (Moschetti & Walters, 1992). Alle popolazioni sedentarie si
aggiungono, nel corso dellanno, individui
migratori o svernanti. Inanellati 3 esemplari in
periodo invernale nel Parco Gussone (Fraissinet & Milone, 1992).

Ghiandaia (Garrulus glandarius)


foto di P. Annunziata
Archivio fotografico Parco Nazionale del Vesuvio

M reg.
Peppola Fringilla montifringilla L., 1758
Considerata migratrice regolare, di doppio
passo, da Annunziata (1994) e osservata in
migrazione primaverile da Moschetti & Walters (1992) al Parco Gussone.
Verzellino Serinus serinus (L., 1766)
SB
Specie molto comune nelle aree agricole e nelle
zone verdi dei centri abitati. Altrettanto comune nel bosco mediterraneo della Riserva Naturale Tirone-Alto Vesuvio. Meno frequente nei
boschi mesofili del Monte Somma, dove
stata osservata solo alle quote pi basse e in
punti assolati e caldi. Rara nelle zone alte, sebbene xeriche e assolate, del territorio del Parco.
Comune nel Parco Gussone (Moschetti &
Walters, 1992). Inanellati 4 esemplari nel
Parco Gussone (Fraissinet & Milone, 1992).
Verdone Carduelis chloris (L., 1758)
SB
Comune in diversi ambienti del Parco, in par- M reg.
ticolare nelle aree agricole, nei giardini dei W
centri abitati, nei tratti pi caldi e assolati delle
zone boschive. Raro, o del tutto assente, nelle
zone poste a quote pi alte. Comune anche nel
Parco Gussone (Moschetti & Walters, 1992).

Cardellino (Carduelis carduelis)


foto di M. Fraissinet

Cardellino Carduelis carduelis (L., 1758)


SB
Non molto comune, localizzato soprattutto M reg.
nelle zone aperte con presenza di arbusti e W
cespugli. Presente anche nelle aree coltivate.
LEnte Parco ha operato numerose reintroduzioni di esemplari sequestrati dal Corpo Forestale dello Stato a bracconieri; ciascun esemplare stato inanellato con anelli dellIstituto
Nazionale per la Fauna Selvatica. Considerata
in precedenza solo visitatrice da Moschetti &
Walters nel Parco Gussone (1992), la specie
stata rinvenuta anche nidificante nella primavera del 2000, nel corso dei rilevamenti per lAtlante ornitologico del Parco.
B- Nidificante; S- Sedentaria; M- Migratrice; W- Svernante; Visit.- Visitatrice;
Acc.- Accidentale; reg.- regolare; irr.- irregolare; par.- parziale; ?- indica dati dubbi.

LAVIFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

207

PASSERIFORMES
FRINGILLIIDAE
Lucarino Carduelis spinus (L., 1758)
M reg.
Transita nel periodo migratorio autunnale in W
piccoli stormi, che possono anche trattenersi
per qualche giorno nel Parco. Qualche esemplare, invece, si sofferma per pi tempo nella
stagione invernale associandosi in piccoli
gruppi, sia monospecifici che composti da
diverse specie di fringillidi. Moschetti &
Walters (1992) lo considerano visitatore occasionale per il Parco Gussone.
Fanello Carduelis cannabina (L., 1758)
M reg.
Transita regolarmente nel territorio del Parco W
nei periodi migratori. Annunziata (1994) B?
segnala nidificazioni sul Monte Somma. Nel
corso dei rilevamenti per lAtlante ornitologico del Parco non ne stata accertata la nidificazione. Piccoli stormi frequentano le aree
coltivate pedemontane nel periodo invernale.
Svernante nel Parco Gussone (Moschetti &
Walters, 1992).
Crociere Loxia curvirostra L., 1758
M irr.
La specie nota per manifestare periodiche B irr.
invasioni nei periodi migratori e invernali. Ci
dovrebbe essere accaduto nel Parco nellinverno del 1990 (Scebba, 1993). Nella stagione
riproduttiva del 1991 qualche coppia deve
essersi trattenuta a nidificare nella pineta di
Terzigno, come testimoniato da Annunziata
(1994) e da alcuni inanellamenti di giovani
riportati da Scebba (1993).
Ciuffolotto Pyrrhula pyrrhula (L., 1758)
W irr.
Annunziata (1994) ne segnala la presenza
invernale nel Parco durante gli inverni pi
rigidi. Riscontrato lo svernamento anche nellinverno 1999/2000.
Frosone Coccothraustes coccothraustes (L., 1758)
M irr.
Segnalato come specie di doppio passo da
Annunziata (1994) e come migratore irregolare da Fraissinet (1992). La specie manifesta
una certa irregolarit nella migrazione, con
annate in cui si osserva in maniera anche frequente, e altre in cui, invece, sembra scomparsa (Scebba, 1993). Il fenomeno sembra verificarsi anche nel Parco Nazionale del Vesuvio.
B- Nidificante; S- Sedentaria; M- Migratrice; W- Svernante; Visit.- Visitatrice;
Acc.- Accidentale; reg.- regolare; irr.- irregolare; par.- parziale; ?- indica dati dubbi.

Corvo imperiale (Corvus corax)


foto di M. Fraissinet

208

MAURIZIO FRAISSINET, PAOLA CONTI

PASSERIFORMES
EMBERIZIDAE
Zigolo giallo Emberiza citrinella L., 1758
M irr.
Segnalato come specie rara durante il flusso
migratorio da Annunziata (1994).
Zigolo nero Emberiza cirlus L., 1766
SB
Comune nel Parco. Pi frequente nei territori aperti e assolati. probabile che la specie
sia in una fase di incremento nel Parco, in
quanto, per il passato, stata citata come rara
migratrice, anche se regolare (Frassinet, 1992;
Annuziata, 1994).
M reg.
Zigolo muciatto Emberiza cia L., 1766
Transita regolarmente nei periodi migratori B
(Annunziata, 1994). Moschetti, Walters &
Rocco (1992) hanno osservato un maschio con
imbeccata in atteggiamento di allarme, e un
maschio con imbeccata vicino ad un ciuffo di
erba, il 30 giugno 1992, sui pendii lavici, in una
quota compresa tra gli 850 e i 1050 m. Rinvenuto successivamente nidificante nella primavera del 2000 nella zona del Gran Cono.
Migliarino di palude Emberiza schoeniclus (L., 1758)
Acc.
Annunziata (1994) la cita come specie avvistata raramente durante le migrazioni, senza
per fornire ulteriori elementi. Lassenza nel
Parco di ambienti idonei fa presupporre che
debba trattarsi di presenze accidentali.
Strillozzo Miliaria calandra (L., 1758)
M irr.
Citata da Annunziata (1994). Le osservazioni devono riferirsi, probabilmente, alle zone
agricole pedemontane del versante orientale,
dove potrebbe trovare ancora habitat idonei.

B- Nidificante; S- Sedentaria; M- Migratrice; W- Svernante; Visit.- Visitatrice;


Acc.- Accidentale; reg.- regolare; irr.- irregolare; par.- parziale; ?- indica dati dubbi.

LAVIFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

209

Dallelenco si ritenuto opportuno escludere, per vari motivi, le seguenti specie:


D

SPECIE ESCLUSE

Fagiano Phasianus colchicus L., 1758


stata introdotta a pi riprese, a scopo venatorio, nel
corso degli anni 70. La mancanza di ambienti idonei ne
ha impedito linsediamento stabile, e ne ha causato la
rapida estinzione.
Merlo acquaiolo Cinclus cinclus (L., 1758)
Viene riportata come specie avvistata raramente durante il passo migratorio da Annunziata (1994). La mancanza di informazioni pi dettagliate e lassenza di habitat idonei alla specie non ci consentono di prendere in
considerazione tale segnalazione.
Sterpazzola nana Sylvia nana (Hemprich & Ehren, 1833)
Viene riportata come specie avvistata raramente durante il passo migratorio da Annunziata (1994). In considerazione del fatto che la specie accidentale per lItalia,
con una sola segnalazione riferita alle Pelagie (Sicilia)
nel 1988 (Brichetti & Massa, 1998), ed in assenza di
riferimenti pi precisi, oltre che dellomologazione dellapposito comitato nazionale, si ritenuto di non prendere in considerazione tale specie.
Basettino Panurus biarmicus (L., 1758)
Viene riportata come specie avvistata raramente durante il passo migratorio da Annunziata (1994). La mancanza di informazioni pi dettagliate e lassenza di habitat idonei alla specie non consentono di prendere in considerazione tale segnalazione.
Cincia bigia Parus palustris L., 1758
Viene riportata come specie avvistata raramente durante il passo migratorio da Annunziata (1994). La mancanza di informazioni pi dettagliate e lassenza di habitat idonei alla specie non consentono di prendere in considerazione tale segnalazione.

IIl Somma-Vesuvio unarea importante per il flusso migratorio e per lo svernamento


dellavifauna. Si ritenuto, quindi, di riportare le riprese finora note degli uccelli inanellati per larea vesuviana. Tali dati sono riportati dal lavoro di Scebba (1993) sugli uccelli
della Campania.
I dati tratti sono invece inediti per il Pettirosso con anello sloveno ripreso il 26 febbraio del 2000 nel corso di una campagna di inanellamento in localit Mauro, nel comune di Terzigno.

RIPRESE UCCELLI INANELLATI

210

MAURIZIO FRAISSINET, PAOLA CONTI

RIPRESE DI UCCELLI INANELLATI


Nittcora Pullus inanellato a Lomnice, Hrade, Cecoslovacchia
(49.05N 14.43E) il 10-07-1966 ripreso a Torre del Greco
(40.47N 14.22E) il 26-09-1966
Quaglia Maschio adulto inanellato a Lucca (43.51N 10.31E) il 7-06-1939
ripreso a Torre del Greco (40.47N 14.23E) il 19-09-1939
maschio adulto inanellato a Livorno (43.32N 10.20E) il 10-05-1947
ripreso sul Vesuvio (40.49N 14.26E) il 01-10-1947
maschio adulto inanellato a Molassana (GE) (44.27N 08.59E)
il 01-05-1948 ripreso sul Vesuvio (40.49N 14.26E) il 12-09-1948
maschio adulto inanellato a Bologna (44.30N 11.21E)
il 04-05-1948 ripreso a Cercola (40.51N 14.21E) il 13-11-1948
maschio adulto inanellato a Genova (44.05N 09.00E) il 13-05-1948
ripreso a Torre del Greco (40.47N 14.23E) il 18-09-1948
maschio adulto inanellato a Livorno (43.32N 10.20E) il 13-05-1949
ripreso a San Sebastiano al Vesuvio (40.51N 14.22E) il 20-09-1949
maschio adulto inanellato a Livorno (43.32N 10.20E) il 27-05-1949
ripreso a Trecase (40.46N 14.26E) il 09-09-1949
maschio adulto inanellato a Rieti (42.23N 12.53E) il 31-05-1949
ripreso a Torre del Greco (40.47N 14.23E) il 07-09-1949
maschio adulto inanellato a Tortona (AL) (44.53N 08.54E)
il 08-05-1950 ripreso a Terzigno (40.48N 14.29E) il 30-09-1950
maschio adulto inanellato a Genova (44.05N 09.00E) il 01-06-1950
ripreso a San Sebastiano al Vesuvio (40.51N 14.22E) il 16-09-1950
maschio adulto inanellato a Castel dArio (MN) (45.11N 10.59E)
il 21-04-1951 ripreso a Boscotrecase (40.46N 14.28E) il 18.10.1951
maschio adulto inanellato a Pistoia (43.55N 10.54E) il 26-05-1951
ripreso a Torre del Greco (40.47N 14.23E) il 27-08-1951
maschio adulto inanellato a Genova (44.05N 09.00E) il 04-05-1952
ripreso a Somma Vesuviana (40.52N 14.26E) nellautunno del 1952
maschio adulto inanellato a Lucca (43.51N 10.31E) il 30-04-1953
ripreso a Cercola (40.51N 14.21E) il 29-08-1953
maschio adulto inanellato a Livorno (43.32N 10.20E) il 10-05-1953
ripreso nella zona vesuviana (40.45N 14.25E) il 04-10-1953
maschio adulto inanellato ad Alessandria (44.54N 08.37E)
il 19.05.1953 ripreso a Somma Vesuviana (40.52N 14.26E)
il 24.08.1953
maschio adulto inanellato a Rieti (42.23N 12.53E) il 19.05.1953
ripreso a Somma Vesuviana (40.52N 14.26E) il 21.08.1953

LAVIFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

211

RIPRESE DI UCCELLI INANELLATI


Quaglia due maschi adulti inanellati a Rieti (42.23N 12.53E) il 19.05.1953
ripresi a Somma Vesuviana (40.52N 14.26E) il 21.08.1953
maschio adulto inanellato a Massa (44.01N 10.09E) il 22.05.1953
ripreso a San Sebastiano al Vesuvio (40.51N 14.22E) il 14.09.1953
maschio adulto inanellato a El Haouaria (Capo Bon - Tunisia)
(37.04N 11.01E) il 03-04-1955 ripreso a Trecase (40.46N 14.26E)
il 02-05-1955
Tottavilla Adulto inanellato a Budaors (Ungheria) (47.26N 18.59E)
il 03-05-1955 ripreso a Torre del Greco (40.47N 14.23E)
il 17-02-1956
Pispola Adulto inanellato a Lunzjata Vallej (Gozo - Malta) (36.02N
14.14E) il 26-02-1977 ripreso a Torre del Greco (40.47N 14.23E)
il 01-11-1978
Pettirosso Giovane inanellato allisola di Vivara (NA) (40.45N 13.58E)
il 05-11-1985 ripreso a Boscotrecase (40.46N 14.28E)
il 08-12-1985
giovane del primo anno (et 5 del codice Euring) preso in Localit
Mauro (Terzigno) (40.48N 1430E) il 26 febbraio 2000 con anello
sloveno
Tordo sassello Adulto inanellato a Christianso (Bornholm - Danimarca)
(55.19N 15.12E) il 18-04-1986 ripreso a Somma Vesuviana
(40.52N 14.26E) il 20-10-1986
Capinera Giovane maschio inanellato a I. Helgoland (Germania)
(54.11N 07.55E) il 03-10-1959 ripreso a SantAnastasia
(40.50N 14.15E) il 23-11-1959
Lu grosso Adulto inanellato a Capri (NA) (40.33N 14.15E) il 14-05-1964
ripreso a San Giuseppe Vesuviano (40.50N 14.31E) il 25-09-1965
Balia dal collare Pullus inanellato a Ludwigsburg (Wurten - Germania)
(48.54N 09.12E) il 13-06-1952 ripreso a Pollena Trocchia
(40.51N 14.23E) il 10-08-1952
Lucarino Maschio inanellato a Sarisap (Annavolgy - Ungheria)
(47.42N 17.40E) il 15-12-1975 ripreso a Torre del Greco
(40.47N 14.23E) il 01-12-1975
Fanello Adulto preso a Pugliole (Chiaravalle - AN) (43.37N 13.32E)
il 08-04-1932 ripreso sul Vesuvio (lato di Torre del Greco)
(40.47N 14.23E) il 02-11-1933

212

COMMENTI CONCLUSIVI

MAURIZIO FRAISSINET, PAOLA CONTI

LLe 138 specie riportate rappresentano il numero pi alto di entit finora segnalate sul
Somma-Vesuvio; analoghe considerazioni vanno fatte per le specie nidificanti, che
ammontano a 62, comprese quelle che si riproducono irregolarmente nel Parco, pi altre
8 la cui nidificazione dovr essere ulteriormente accertata. Una tale ricchezza di informazioni dovuta alle numerose missioni di studio effettuate in seguito allistituzione del
Parco nazionale. In alcuni casi, laumento delle specie va attribuito anche allazione di
conservazione della natura svolta dallEnte: il caso, ad esempio, del ritorno alla nidificazione dello Sparviere; in altri casi, invece, alcune specie, come Poiana, Gheppio,
Colombaccio e Upupa, hanno fatto registrare sensibili aumenti popolazionistici.
Lanalisi delle categorie corologiche delle 62 specie nidificanti nel Parco Nazionale del
Vesuvio (incluse quindi quelle nidificanti in maniera irregolare ed escluse quelle di cui
non si ha ancora certezza), evidenziata in Figura 1, mostra una distribuzione sostanzialmente simile a quella dellavifauna nidificante su scala nazionale (Brichetti & Gariboldi,
1997). Lunica differenza consiste nella percentuale della categoria paleartico-orientale
che raggiunge un valore circa doppio rispetto alla percentuale nazionale, fenomeno, del
resto, osservato anche per lavifauna della vicina citt di Napoli (Fraissinet, 1995).
Per quanto attiene le riprese si osserva soprattutto un alto numero di Quaglie, specie
oggetto nel passato di una forte pressione venatoria. Molte delle riprese si riferiscono a
individui inanellati in Italia. Le riprese di esemplari inanellati allestero vengono essenzialmente da paesi dellEuropa orientale, fenomeno tipico della Regione Campania che, com
noto, interessata da rotte migratorie prevalentemente orientate in direzione NE-SW.

FIGURA 1

Figura 1
Categorie corologiche degli uccelli nidificanti
nel Parco Nazionale del Vesuvio

LAVIFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

213

In tanti hanno contribuito ad arricchire le conoscenze ornitologiche del Parco Nazionale del Vesuvio. In particolare sentiamo di dover ringraziare Paolo Annunziata, Francesco Ausiello, Carlo Bifulco, Stefano Carlino, Vincenzo Cavaliere, Giovanni De Falco,
Ettore Di Caterina, Giorgio Eutropio, Roberto Guglielmi, Luigi Guido, Serafino
Madonna, Nicola Maio, Gino Menegazzi, Giancarlo Moschetti, Emilio Musella, Francesco Petretti, Orfeo Picariello, Stefano Piciocchi, Pasquale Raia e Mark Walters.

RINGRAZIAMENTI

ANNUNZIATA P., 1994 Uccelli del Parco del Vesuvio. Castellammare di Stabia (Napoli): Tipografia Somma.
BRICHETTI P. & MASSA B., 1998 Check-list degli uccelli italiani aggiornata a tutto il 1997.
Riv. it. Orn., 68: 129-152.
BRICHETTI P. & GARIBOLDI A., 1997 Manuale pratico di Ornitologia. Bologna: Edagricole.
CECIO A., 1983 Prime osservazioni sulla fauna vesuviana e considerazioni critiche. Atti del Convegno Mostra
per il Parco Nazionale del Vesuvio, Napoli: 90-92.
DINARDO L., 1995 Gufo comune. Summana, 31: 27-28.
FASOLA M. & BRICHETTI P., 1984 Proposte per una terminologia ornitologica. Avocetta, 8: 119-125.
FRAISSINET M., 1985a Il Monte Somma ieri e oggi. Quaderni vesuviani, 6-7: 50-52
FRAISSINET M., 1985b Atlante degli uccelli nidificanti e svernanti in provincia di Napoli (II parte).
Gli Uccelli dItalia, 10: 139-142.
FRAISSINET M., 1985c La fauna di tipo suburbano del Somma-Vesuvio. Quaderni vesuviani, 4: 65-67.
FRAISSINET M., 1986 Atlante degli uccelli nidificanti e svernanti in provincia di Napoli (III parte).
Gli Uccelli dItalia, 11: 51-56.
FRAISSINET M., 1989 La fauna vertebrata del complesso vulcanico Somma-Vesuvio (1 parte).
Quaderni vesuviani, 15: 21-24.
FRAISSINET M. & CAPUTO E., 1984 Atlante degli uccelli nidificanti e svernanti in provincia di Napoli.
Gli Uccelli dItalia, 9: 57-75, 135-150.
FRAISSINET M. & KALBY M., 1989 Atlante degli uccelli nidificanti in Campania. Monografia n.1 dellASOIM,
Napoli: Regione Campania.
FRAISSINET M., 1990 La fauna vertebrata del complesso vulcanico Somma-Vesuvio (2 parte).
Quaderni vesuviani, 16: 25-29.
FRAISSINET M., 1992 La fauna vertebrata del Somma-Vesuvio. Quaderni vesuviani, 20: 21-26.
FRAISSINET M. & MILONE M., 1992 Migrazione e inanellamento degli uccelli in Campania. Monografia n.2
dellASOIM, Napoli: Regione Campania.
FRAISSINET M., 1995 Atlante degli uccelli nidificanti e svernanti nella citt di Napoli. Napoli: Electa Napoli.
PICARIELLO O., FRAISSINET M. & MAIO N., 1999 Gli animali selvatici del Parco Nazionale del Vesuvio e del
Cilento-Vallo di Diano; pp. 339-382. In: Lucarelli F. (ed.), La rete MAB nel Mediterraneo. Parchi
Nazionali del Cilento Vallo di Diano e del Vesuvio. Il ruolo dellUNESCO. Napoli: Studio Idea.
MAIO N., 1999 Relazione dellattivit svolta e dei risultati conseguiti nel 2 e 3 trimestre 1999 (aprile e
settembre). Borsa di studio dellEnte Parco nazionale del Vesuvio sul monitoraggio zoologico (dattiloscritto).
MOSCHETTI G. & WALTERS M., 1992 Il Parco Gussone di Portici (Napoli) e la sua avifauna.
Gli Uccelli dItalia, 17: 16-26.
MOSCHETTI G., WALTERS M. & ROCCO M., 1992 Osservazioni inedite sul complesso vulcanico
Somma-Vesuvio, Napoli. Gli Uccelli dItalia, 17: 42-43.
SCEBBA S., 1993 Gli Uccelli della Campania. Napoli: Edizioni Esselibri.

BIBLIOGRAFIA

Lepre (Lepus europaeus)


foto di P. Annunziata
Archivio fotografico Parco Nazionale del Vesuvio

O. PICARIELLO, N. DI FUSCO & M. FRAISSINET ( EDS .), 2000


ELEMENTI DI BIODIVERSIT DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO (pp. 215-245)

215

LA TERIOFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO ED AREE LIMITROFE


MAMMALS OF VESUVIUS NATIONAL PARK AND ADJACENT AREAS
Nicola Maio1, Gennaro Aprea2, Giampiera DAmora1, Orfeo Picariello1
1 Dipartimento di Zoologia, Universit degli Studi di Napoli Federico II. Via Mezzocannone, 8, I-80134 Napoli. E-mail: picariel@unina.it
2 Dipartimento di Biologia Evolutiva e Comparata, Universit degli Studi di Napoli Federico II. Via Mezzocannone, 8, I-80134 Napoli.

E-mail: odierna@dgbm.unina.it

RIASSUNTO

SUMMARY

N
Nel corso degli anni 1998-99 sono state condotte indagini di campo sui Mammiferi del
Parco Nazionale del Vesuvio. I monitoraggi sono stati effettuati tramite losservazione
diretta, il rilevamento di vari segni di presenza ed il rinvenimento di esemplari morti.
Mediante contemporanee ricerche di archivio, bibliografiche e museologiche stata
delineata la storia della teriofauna vesuviana allo scopo di effettuare confronti con le specie
della fauna attuale. Nel presente lavoro si riportano i dati preliminari delle ricerche svolte.
Nellarea del Parco sono state rilevate 17 specie di Mammiferi (Erinaceus europaeus,
Suncus etruscus, Crocidura suaveolens, Talpa romana, Eliomys quercinus, Myoxus glis, Muscardinus avellanarius, Microtus savii, Rattus rattus, Rattus norvegicus, Mus domesticus, Apodemus
sylvaticus, Oryctolagus cuniculus, Lepus europaeus, Vulpes vulpes, Martes foina, Mustela nivalis).
I Chirotteri non sono stati presi in considerazione perch trattati nel capitolo successivo.
Diverse specie di Insettivori (Sorex samniticus, Sorex araneus, Sorex minutus, Neomys
fodiens, Crocidura russula, Talpa europaea); Roditori (Sciurus vulgaris, Arvicola terrestris);
Lagomorfi (Lepus corsicanus, Lepus capensis) e Carnivori (Canis lupus, Meles meles, Lutra
lutra, Mustela putorius, Felis s. silvestris) sono state segnalate in letteratura, ma non pi confermate nellarea del Parco.
Nonostante si sia impoverita di specie rispetto al passato, la teriofauna del Vesuvio riveste una grande importanza soprattutto per gli Insettivori e Roditori che costituiscono la
risorsa fondamentale dei predatori. Il Vesuvio rappresenta quindi unarea fondamentale per
la conservazione di questi micromammiferi.

During 1998-99 field surveys were carried out on


D
the mammals of the Vesuvius National Park. Monitoring was carried out by direct observation, detection of
various tracks and finding of dead specimens. By searching archives, the literature and museum collections,
the history of Vesuvian mammals was used to make
comparisons with the current fauna. This study reports
preliminary conclusions from our research.
Seventeen mammalian species were recorded in the
park area: (Erinaceus europaeus, Suncus etruscus, Crocidura suaveolens, Talpa romana, Eliomys quercinus, Myoxus
glis, Muscardinus avellanarius, Microtus savii, Rattus rattus, Rattus norvegicus, Mus domesticus, Apodemus sylvaticus, Oryctolagus cuniculus, Lepus europaeus, Vulpes vulpes,
Martes foina, Mustela nivalis).
Bats will be dealt with in the next chapter.
Various species of insectivores (Sorex samniticus,
Sorex araneus, Sorex minutus, Neomys fodiens, Crocidura
russula, Talpa europaea), rodents (Sciurus vulgaris, Arvicola terrestris), lagomorphs (Lepus corsicanus, Lepus
capensis) and carnivores (Canis lupus, Meles meles, Lutra
lutra, Mustela putorius, Felis s. silvestris) are reported in
the literature, but are no longer confirmed as being
found within the park area.
Despite the depletion of species compared to the
past, the mammalian fauna of Vesuvius is of great
importance especially for the abundance of insectivores
and rodents which are an essential resource for predators. Vesuvius is thus a fundamental area for conservation of such micromammals.

PAROLE

KEY

CHIAVE:

WORDS:

Mammiferi, Vesuvio, Insettivori, Roditori, Lagomorfi,


Carnivori, check-list.

Mammals, Vesuvius, insectivores, rodents, lagomorphs,


carnivores, check-list.

216

INTRODUZIONE

METODOLOGIE DI RICERCA

NICOLA MAIO, GENNARO APREA, GIAMPIERA DAMORA, ORFEO PICARIELLO

LLe limitate conoscenze faunistiche sulla teriofauna del Vesuvio risalgono ad Oronzio
Gabriele Costa, che comp periodiche perlustrazioni dal 1838 al 1848 sul territorio vesuviano per effettuarvi censimenti faunistici. Lo scienziato, con il figlio Achille, pubblic
numerosi dati sullentomofauna ma pochi sui vertebrati (O. G. Costa, 1839a, 1839b, A.
Costa, 1839, 1857). Scarsi inoltre sono i resoconti pubblicati dai numerosi naturalisti che
hanno esplorato il vulcano nel corso degli ultimi due secoli.
Nel decennio 1970-1980 il naturalista napoletano Luciano Dinardo ha effettuato
numerose missioni sul Somma-Vesuvio raccogliendo una notevole mole di dati teriologici che costituiscono lunica fonte scientifica di informazioni riguardanti la distribuzione
della fauna omeoterma dal dopoguerra ad oggi. I numerosi resoconti faunistici pubblicati da dilettanti o da giornalisti non zoologi hanno descritto la teriofauna vesuviana senza
il supporto di ricerche faunistiche originali sul campo: le checklist pubblicate risultano
quindi parziali, o addirittura contengono dati erronei.
La nostra ricerca si basa su missioni di campo effettuate nel corso degli anni 19981999 finalizzate al monitoraggio di tutti i mammiferi attualmente presenti sul territorio
vesuviano. I dati cos acquisiti ci hanno permesso di effettuare considerazioni critiche tra
le specie della fauna storica, quella presente nel parco nel dopoguerra e lattuale. Il territorio vesuviano ha infatti subito nella seconda met di questo secolo una massiccia urbanizzazione che ha condizionato i suoi attuali aspetti naturalistici (Amori et al., 1984).
Nel presente lavoro si riportano i dati preliminari delle ricerche ancora in corso. Tali
ricerche rientrano in un pi ampio progetto di monitoraggio e studio della biodiversit
del Vesuvio, promosso dallEnte Parco. I Chirotteri non sono stati presi in considerazione perch oggetto di uno specifico lavoro (cfr. Russo & Mastrobuoni, presente volume).

II dati sono stati raccolti seguendo tre diverse metodologie di ricerca. stata innanzitutto intrapresa unindagine archivistica e bibliografica al fine di tracciare un quadro esaustivo della letteratura teriologica vesuviana; successivamente stata condotta unaccurata
indagine zoologica museologica. Parallelamente stato condotto uno studio di campo
effettuando numerose missioni in tutte le aree sia del Parco che circostanti (circa 210 km
quadrati), al fine di raccogliere dati faunistici aggiornati e soprattutto di effettuare un
confronto con i dati bibliografici e museologici.
La distribuzione delle specie pi comuni stata rappresentata utilizzando la scala
UTM 1:50.000 con maglie di 1 km. Le stazioni di rilevamento sono elencate in Tabella 1.
I rilevamenti della stessa specie lungo transetti che includono pi quadranti UTM sono
stati considerati come ununica stazione per quadrante.
Per quanto concerne gli aspetti tassonomici si fatto generalmente riferimento a Wilson & Reeder (1993) per la nomenclatura, ed alla checklist dei vertebrati italiani per la
sistematica ufficiale dei mammiferi italiani (Amori et al., 1993).

RICERCA ARCHIVISTICA E BIBLIOGRAFICA

Manoscritti e documenti inediti sono stati consultati nelle biblioteche delle seguenti
istituzioni napoletane: Dipartimento di Zoologia; Dipartimento di Biologia Evolutiva e
Comparata; Club Alpino Italiano; Accademia delle Scienze Matematiche e Fisiche;
Accademia Pontaniana; Stazione Zoologica Anton Dohrn; Emeroteca Tucci. Sono
stati consultati anche i fondi conservati nelle seguenti istituzioni: Archivio di Stato; archivio del Museo Zoologico; Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III; Biblioteca Universitaria; Archivio Storico dellUniversit di Napoli. Tale ricerca ha completato i primi
risultati raccolti in un precedente lavoro che fornisce un provvisorio quadro sintetico delle
informazioni bibliografiche (Picariello et al., 1999).

LA TERIOFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO ED AREE LIMITROFE

217

Le ricerche museali sono state eseguite esaminando le collezioni teriologiche conservate presso le seguenti istituzioni: Museo Zoologico (Sezione di Zoologia del Centro
Musei delle Scienze Naturali dellUniversit di Napoli Federico II); Museo Regionale
di Scienze Naturali di Torino; Museo Zoologico de La Specola dellUniversit di Firenze; Museo Civico di Storia Naturale di Milano; Museo di Storia Naturale e del Territorio dellUniversit di Pisa; Museo del Dipartimento di Entomologia e Zoologia Agraria
dellUniversit degli Studi di Napoli Federico II (Scaramella et al., 1985); Museo Naturalistico degli Alburni di Corleto Monforte; Antiquarium di Boscoreale. Sono state esaminate anche le seguenti raccolte teriologiche: collezione craniologica Domenico Capolongo, collezione Paolo Annunziata, collezione Luciano Dinardo.

RICERCA MUSEOLOGICA

Per quanto riguarda il monitoraggio dei Mammiferi si proceduto ad unaccurata


selezione preliminare di tutti i siti di rilevamento, scelti sulla base dellidoneit ambientale ad ospitare determinate specie di mammiferi. Le localit censite sono state visitate in
tutti le stagioni con cadenza settimanale al fine di analizzare in dettaglio la distribuzione
di tutte le specie nei confini del Parco e nelle aree limitrofe. Nel corso degli anni 199899 sono stati monitorati circa 50 siti (Tab. 1) selezionati per fasce altitudinali, cercando
di coprire le varie tipologie vegetazionali presenti nellarea del parco (pinete, boschi misti
di latifoglie decidue con Ostrya carpinifolia, Fraxinus ornus e Acer obtusatum neapolitanum,
boschi a Castanea sativa, macchia mediterranea arbustiva, coltivi, parchi e giardini) e
soprattutto discariche e cave abbandonate o ancora in attivit. Per la flora e la vegetazione del Parco si fatto riferimento a Ricciardi et al. (presente volume).
Nella maggioranza dei casi ci si limitati allosservazione diretta e al rilevamento di
animali trovati morti nelle stazioni, allanalisi delle tracce ed alla fotografia; solo in alcune occasioni sono state effettuate catture temporanee, su autorizzazione del Corpo forestale dello Stato e dellEnte Parco. Gli animali catturati sono stati comunque trattenuti
solo per il tempo necessario alla corretta identificazione delle specie ed immediatamente
liberati. In presenza di esemplari morti si provveduto a conservare la carcassa in alcool
a 70%. Se i reperti erano in avanzato stato di decomposizione sono stati fotografati per
documentare il ritrovamento ed stato recuperato soltanto il cranio. Nel presente lavoro
sono state incluse anche le segnalazioni raccolte dagli autori durante occasionali ricognizioni nellarea del Parco nel biennio 1995-1997.
La presenza dei micromammiferi (Insettivori e Roditori) sul campo stata rilevata sia
con metodi diretti che indiretti. Tra i metodi diretti ci si avvalsi di osservazioni e raccolta di carcasse. Il metodo indiretto maggiormente utilizzato nella presente ricerca,
stata lanalisi delle borre di Strigiformi. Si intende per borra il rigetto contenente i residui non digeriti, cio ossa, piume, peli, squame di rettili, cuticole di Artropodi, gusci di
Molluschi, ecc. Esiste unampia letteratura sui censimenti dei micromammiferi tramite le
borre di Strigiformi (Chaline et al., 1974; Contoli, 1980, 1984, 1988a, 1988b). Il barbagianni (Tyto alba) esercita una predazione generica verso tutte le specie di micromammiferi presenti sul territorio per cui lanalisi delle sue borre rappresenta un ottimo metodo
dindagine per effettuare un accurato censimento faunistico dei micromammiferi presenti nellarea con il vantaggio di non effettuare ulteriori prelievi cruenti sulle popolazioni.
Anche le borre di civetta (Athene noctua) talvolta possono essere daiuto nellindagine faunistica. Le variazioni stagionali nella dieta degli Strigiformi possono essere superate analizzando un campione cospicuo di borre prelevate in ogni stagione (Nappi, 1999).
Laspetto tipico della borra, il luogo di rinvenimento e losservazione diretta del rapace rendono possibile assegnarla con un buon margine di sicurezza ad un determinato predatore. Le borre di barbagianni sono cilindriche o ellissoidali e ricoperte da un muco

INDAGINE DI CAMPO

218

NICOLA MAIO, GENNARO APREA, GIAMPIERA DAMORA, ORFEO PICARIELLO

nerastro che essiccandosi forma una crosta sottile, mentre le borre di civetta sono piccole, grigiastre e con evidente presenza di cuticole di Artropodi (Brown et al., 1989; Mikkola, 1983; Geroudet, 1984; Chiavetta, 1988). Casolari abbandonati e basi di pareti rocciose sono i principali luoghi dove possibile rinvenire borre di Strigiformi nellarea del
Parco (Nappi, 1999).
Lanalisi in laboratorio dei rigurgiti viene effettuata aprendo gli stessi con delle pinzette, a secco, oppure ammorbidendoli in acqua quando troppo duri; si estraggono quindi i crani nella maniera pi scrupolosa possibile in modo da recuperarne i pezzi pi piccoli e il conteggio viene effettuato considerando le emiarcate mascellari o mandibolari pi
rappresentate numericamente. Malgrado i crani cos ottenuti non siano quasi mai integri,
conservano i denti e altri caratteri che, osservati al microscopio, consentono di giungere
alla determinazione della specie o quantomeno del genere. Il metodo usato nel presente
lavoro essenzialmente in accordo con quello suggerito da Contoli (1980).
Per quanto riguarda la diagnosi specifica dei micromammiferi si fatto riferimento a
Toschi, (1959), Toschi (1965), Richter (1970), Chaline et al. (1974), Graf et al. (1979),
Amori et al. (1984), Yalden & Morris (1990). Una piccola collezione di crani e pelli conservata presso il Dipartimento di Zoologia di Napoli ci servita come confronto.
Il monitoraggio diretto dei Lagomorfi stato effettuato mediante missioni periodiche, soprattutto nei mesi da febbraio ad ottobre, lungo i principali sentieri e stradelli che
da ciascun comune vesuviano conducono al Monte Somma e al Vesuvio e mediante interviste a cacciatori della zona. Nel presente lavoro sono stati presi in considerazione anche
i dati provenienti dallesame esterno delle feci in quanto, anche se riconducibili solo ai
generi Lepus ed Oryctolagus, nel Parco tali generi appartengono esclusivamente alle specie Lepus europaeus ed Oryctolagus cuniculus. La diagnosi specifica di L. europaeus stata
effettuata su pellicce e crani di diversi esemplari rinvenuti morti nellarea del Parco (Palacios, 1996).
Anche per i Mustelidi ci si basati sulla morfologia e posizione delle feci, essendo
animali difficili da osservare direttamente di giorno: nel Parco del Vesuvio infatti sono
presenti solo Martes foina e Mustela nivalis. Non stato possibile compiere missioni notturne e trappolamenti a causa dellespresso divieto del Corpo Forestale dello Stato.
Per la diagnosi specifica dei reperti dei Mustelidi esaminati ci si avvalsi di Toschi
(1965) e di esemplari di riferimento conservati presso il Museo Zoologico di Napoli.
TABELLA 1
COD.
a1

STAZIONI

DI RILEVAMENTO DEI

MAMMIFERI

Diverse stazioni allinterno di habitat omogenei


sono state raggruppate in ununica riga, anche
se ricadenti in quadranti differenti.
COD.: codice attribuito alla stazione di rilevamento
che per motivi conservazionistici stata omessa.
ALT.: altitudine espressa in m s.l.m.; nel caso di
transetti stato riportato un intervallo altitudinale.

COMUNE
S. Sebastiano al Vesuvio

ALT.

DESCRIZIONE DEL SITO

160

strada nei pressi del mercato

c1

Pollena Trocchia

100

strada rotabile ad alta percorrenza,


circondata da aree con coltivi arborei

c2

Pollena Trocchia

700

sentiero in bosco misto

d1

S. Anastasia

124

rudere in mezzo a coltivi

d2

S. Anastasia

d3

S. Anastasia

250

baracca in muratura, in mezzo a coltivi, sorgente


e peschere in bosco misto a Corylus avellana e
Castanea sativa

d4

S. Anastasia

200

rudere ai margini di abitazioni, in mezzo a incolti

d5

S. Anastasia

130

a 100 m presso svincolo SS 268 per S. Anastasia

d6

S. Anastasia

380

baracca in muratura, sorgente, coltivi e bosco misto


a C. avellana e C. sativa

100-350 bosco misto a Quercus ilex e coltivi

LA TERIOFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO ED AREE LIMITROFE

219

TABELLA 1
COD. COMUNE

ALT.

DESCRIZIONE DEL SITO

d7

S. Anastasia

106

rudere tra coltivi

e1

Somma Vesuviana

140

a 500 m dallo svincolo di


Pomigliano dArco-Somma Vesuviana

e2

Somma Vesuviana

150

svincolo per Somma Vesuviana

e3

Somma Vesuviana

160

a 100 m presso svincolo per Somma Vesuviana

e4

Somma Vesuviana

120

strada asfaltata ad alta percorrenza, in dir. Angri

e5

Somma Vesuviana

160

strada asfaltata

e6

Somma Vesuviana

230

rudere ai margini di coltivi

e7

Somma Vesuviana

115

antico monastero e strada asfaltata


circondata da coltivi

e8

Somma Vesuviana

109

antico casale circondato da coltivi

e9

Somma Vesuviana

85

rudere tra coltivi

e10

Somma Vesuviana

68

rudere tra coltivi

e11

Somma Vesuviana

70

campi coltivati, al confine con Pomigliano

e12

Somma Vesuviana

260

campi di pascolo per cavalli

f1

Ottaviano

160

strada nei pressi delluscita di Ottaviano

f2

Ottaviano

280

rudere in coltivi ai margini di bosco misto


a C. sativa e Robinia pseudoacacia

f3

Ottaviano

275

rudere in bosco misto antropizzato ad Alnus cordata,


R. pseudoacacia e alberi da frutta

f4

Ottaviano

300-600 bosco misto antropizzato a C. sativa

f5

Ottaviano

f6

Ottaviano

750-800 rudere nei pressi di ginestreto

450

pineta, bosco misto a C. sativa e C. avellana

f7-f8

Ottaviano

130-580 stradello tra coltivi e boschi misti

f9

Ottaviano

980

Valle dellInferno

h1

Terzigno

100

coltivi con peschere

h2

Terzigno

55

antico rudere, parzialmente abitato,


circondato da coltivi

h3

Terzigno

42

antico rudere, nei pressi dellantica strada


carrozzabile per Ottaviano

h4

Terzigno

360

m1

Trecase

70-440

m2

Trecase

700-850 strada sterrata in pineta

n1

Pompei

38

rudere

p1

Torre del Greco

40

rudere tra coltivi

p2

Torre del Greco

120

coltivi nei pressi di una masseria abitata

q1

Ercolano

340

strada asfaltata

q2

Ercolano

500

strada asfaltata

q3

Ercolano

210

strada asfaltata

r1

Portici

70

coltivi, mura di cinta in pietra lavica

r2

Portici

20

parco urbano

saliente tra due valloni, bosco misto


strada asfaltata in pineta

STAZIONI

DI RILEVAMENTO DEI

MAMMIFERI

Diverse stazioni allinterno di habitat omogenei


sono state raggruppate in ununica riga, anche se
ricadenti in quadranti differenti
COD.: codice attribuito alla stazione di rilevamento che per motivi conservazionistici stata
omessa.
ALT.: altitudine espressa in m s.l.m.; nel caso di
transetti stato riportato un intervallo altitudinale.

220

RISULTATI

NICOLA MAIO, GENNARO APREA, GIAMPIERA DAMORA, ORFEO PICARIELLO

N
Nel Parco e nelle aree limitrofe sono state rilevate sia con metodi diretti che indiretti quattro
specie di Insettivori (Erinaceus europaeus, Suncus etruscus, Crocidura suaveolens, Talpa romana), otto
specie di Roditori (Eliomys quercinus, Myoxus glis, Muscardinus avellanarius, Microtus savii, Rattus
rattus, Rattus norvegicus, Mus domesticus, Apodemus sylvaticus), due di Lagomorfi (Oryctolagus cuniculus, Lepus europaeus) e tre di Carnivori (Vulpes vulpes, Martes foina, Mustela nivalis). Di seguito
sono riportati tutti i dati, sia storici che recenti, relativi alle specie monitorate nellarea di studio e la
loro distribuzione (cfr. Figg. 1-8). Nel presente contributo viene anche riportata la segnalazione
della presenza negli ultimi due secoli di altre 15 specie (Sorex samniticus, Sorex araneus, Sorex minutus, Neomys fodiens, Crocidura russula, Talpa europaea, Sciurus vulgaris, Arvicola terrestris, Lepus corsicanus, Lepus capensis, Canis lupus, Meles meles, Lutra lutra, Mustela putorius, Felis silvestris silvestris)
nota solo attraverso dati bibliografici e museologici e non confermata dalle recenti indagini di campo.

SPECIE RILEVATE NELLAREA DI STUDIO


Erinaceus europaeus L., 1758,
riccio europeo occidentale
Insectivora, Erinaceidae

Alcuni autori a partire dagli anni 70 hanno segnalato la presenza del riccio sul
Somma-Vesuvio (Fraissinet, 1990; Dinardo, 1991b; Moschetti & Walters, 1992;
Di Fusco & Di Caterina, 1998).
Nel corso delle nostre recenti ricerche il riccio risultato presente in tutto il territorio
del Parco dal livello del mare sino a 700 m (cfr. Tab. 2). Anche sul Somma-Vesuvio il riccio
frequenta prevalentemente il bosco misto, ai margini di aree agricole. Lo si osserva di frequente schiacciato sulle strade pedemontane.

Suncus etruscus (Savi, 1822)


mustiolo
Insectivora, Soricidae

Il mustiolo presente in tutto il territorio del Parco essendo stato rinvenuto sia nel
versante tirrenico a livello del mare, sia nel versante settentrionale fino a 300 m s.l.m. S.
etruscus preda abituale di Tyto alba e nelle sue borre sono stati rinvenuti i resti in diverse stazioni del Parco: un apposito studio condotto sullalimentazione del barbagianni

TABELLA 2
ST.

ERINACEUS

EUROPAUES:

DATI FAUNISTICI STORICI E DI CAMPO

ST.: stazione di studio;


S: dato bibliografico, museale o proveniente
da varie fonti; oss.: osservato/i; es.: esemplare;
A: adulto; J: giovane.

DATA

STADIO OSSERVAZIONI E NOTE

1971

oss. in loc. masseria Allocca, Somma Vesuviana


(Dinardo, 1991b)

15-06-1982

oss. in loc. Starza della Regina, Somma Vesuviana, 120 m


(Dinardo, 1991b)

1990-91

1 es. oss., Parco Gussone, Portici


(Moschetti & Walters, 1992)

8-10-1995

1 es. Terzigno (foto P. Annunziata)

primavera 1997

1 es. oss. in via Marittima, Ercolano, 30 m


(G. Muriello, com. pers.)

febbraio 1998

1 es. oss., sentiero che porta alla lava del 1944, Ercolano
(S. Mastrullo, com. pers.)

estate 1998

1 es. Terzigno (foto P. Annunziata)

d4

29-04-1999

1 es. schiacciato su strada sterrata

e7

29-04-1999

1 es. schiacciato su strada nei pressi del Museo Contadino

25-05-1999

1 femore, via Traversa ponte del Sambuco,


Somma Vesuviana, 700 m (M. Fraissinet legit)

LA TERIOFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO ED AREE LIMITROFE

221

negli anni 1991-92, ne ha rivelato la presenza nel Parco Gussone di Portici (Moschetti &
Walters, 1992; Moschetti et al., 1995; Viglietti, 1998). Nello stesso sito resti di mustiolo
sono stati rinvenuti anche in borre di A. noctua nel 1992 (Moschetti & Mancini, 1993)
ed un esemplare morto nellaprile 1993 (Moschetti, com. pers.). Anche il nostro studio
sulla distribuzione di questa specie di insettivoro stato condotto prevalentemente
mediante lanalisi delle borre degli strigiformi, in base alle quali risultato presente nelle
stazioni di Torre del Greco e nelle stazioni di Ottaviano. La sua presenza a Somma Vesuviana testimoniata da un esemplare della collezione L. Dinardo, conservato in alcool,
rinvenuto morto presso la Masseria Starza della Regina il 28 maggio 1982 (Dinardo, 1991c).
S. etruscus nellarea vesuviana vive soprattutto in aree antropizzate caratterizzate da
bosco misto antropizzato ad ontani, acacie e alberi da frutta.
Anche questa specie presente in tutto il territorio del Parco essendo stata rilevata nelle
stesse stazioni di S. etruscus dal livello del mare fino a 300 m. Resti di C. suaveolens sono stati
rinvenuti in borre di Tyto alba nel Parco Gussone di Portici negli anni 1991-92 (Moschetti & Walters, 1992; Moschetti et al., 1995; Viglietti, 1998) e nel corso della nostra ricerca
nelle stazioni di Torre del Greco e di Ottaviano. A Somma Vesuviana stata osservata in
Masseria del Duca, a 95 m, il 18 giugno 1982 (Dinardo, 1991c).
La crocidura minore nellarea vesuviana vive negli stessi ambienti di S. etruscus.
Cavazza (1913) riporta il rinvenimento di esemplari di C. russula a Scafati (Salerno)
nel 1913, ma recenti studi hanno dimostrato che gli esemplari in questione appartengono alla specie C. leucodon (Nappi, 1998).

Crocidura suaveolens (Pallas, 1811)


crocidura minore
Insectivora, Soricidae

La prima segnalazione di talpa romana per larea vesuviana risale al 1935 ed rappresentata da due esemplari rinvenuti a Portici e conservati nelle collezioni del Museo del
Dipartimento di Entomologia e Zoologia Agraria di Portici; la sua presenza in questa
localit confermata sino al 1982 nel Parco Gussone di Portici (Moschetti, com. pers.).
In letteratura la talpa nel Parco riportata da Dinardo (1991b) nel 1981, da Fraissinet
(1990) e da Di Fusco & Di Caterina (1998).
La specie stata da noi rinvenuta in otto stazioni dai 40 m ai 300 m, nei comuni di
Torre del Greco, S. Anastasia, Somma Vesuviana, Ottaviano e Terzigno (cfr. Tab. 3). La
talpa romana presente nei pianori di altura, come ad es. la Valle dellInferno, nei boschi
misti, nei prati e nei coltivi del Monte Somma (cfr. Fig. 1).

Talpa romana Thomas, 1902


talpa romana
Insectivora, Talpidae

Sulla base delle nostre ricerche sul campo e dai dati disponibili in letteratura si evince che il topo quercino un animale comune nel territorio del Parco. Risulta presente nei
comuni di Cercola, Pollena Trocchia, S. Anastasia, Somma Vesuviana, Ottaviano, S. Giuseppe Vesuviano, Terzigno (Pavan & Mazzoldi, 1983); stato osservato in localit Masseria Allocca (Somma Vesuviana) (Dinardo, 1990a); ad Ottaviano sui noccioleti (Fraissinet, 1990); nei boschi meno degradati delle pendici settentrionali del Monte Somma
(Ricciardi et al., 1996) e nei coltivi e noccioleti del Vesuvio (Di Fusco & Di Caterina,
1998; Ardito, 1998). Preferisce i muretti a secco e le siepi nei pressi di coltivi alberati,
noccioleti e boschi misti, dove si nutre preferenzialmente di frutta, nocciole e ghiande,
non disdegnando gli insetti (Toschi, 1965). Per queste sue abitudini eco-alimentari si
spinge sino alla sommit dei boschi misti del Somma-Vesuvio. Grazie alle sue ridotte
dimensioni e alle sue abitudini crepuscolari e notturne, rientra nella nicchia trofica del
barbagianni ed quindi facile rinvenire suoi resti ossei (crani e denti) nelle borre di questi strigiformi. Sulla base di tali ricerche sono stati rinvenuti resti di questa specie in
diverse stazioni del parco (cfr. Fig. 2, Tab. 4).

Eliomys quercinus (L., 1766)


topo quercino
Rodentia, Gliridae

222

NICOLA MAIO, GENNARO APREA, GIAMPIERA DAMORA, ORFEO PICARIELLO

FIGURA 1

Figura 1
Distribuzione nellarea vesuviana
della talpa romana (Talpa romana).
Sulla cartina mostrato il reticolato UTM
con maglie di un chilometro.
In grigio scuro indicata la zona 1,
in grigio chiaro la zona 2 del Parco.
: osservazioni dal 1990 in poi
: osservazioni precedenti il 1990
Myoxus glis (L., 1766)
ghiro
Rodentia, Gliridae

Risulta presente nei comuni di S. Anastasia, Somma Vesuviana, Ottaviano, S. Giuseppe Vesuviano, Terzigno, Boscotrecase, Ercolano, Torre del Greco (Pavan & Mazzoldi, 1983; Fraissinet, 1990; Ricciardi et al., 1996; Di Fusco & Di Caterina, 1998; Ardito,
1998). Lunica segnalazione di ghiro per Portici risale al 5 ottobre 1939 ed rappresentata da un esemplare conservato del Museo del Dipartimento di Entomologia e Zoologia Agraria di Portici. Il ghiro stato anche segnalato nel Vallone di Castello a 950 m, il
15 luglio 1975 e nei boschi di betulle, ontani e castagni del Vallone del Murello, fino a
800-900 m nella primavera del 1976 (Dinardo, 1990a). Nel corso della nostra ricerca
stato rinvenuto un esemplare adulto in letargo nel comune di S. Anastasia il 28 febbraio
1999, e sono stati rinvenuti il 20 settembre 1999 alcuni esemplari morti ad Ottaviano.
Il ghiro viene spesso cacciato di notte con laiuto di potenti torce. A tuttoggi resta
viva nei paesi vesuviani lantica tradizione culinaria risalente allepoca romana, come
testimoniano i ritrovamenti dei gliraria nelle ville rustiche di Pompei e altri paesi vesuviani.

Muscardinus avellanarius (L., 1758)


moscardino
Rodentia, Gliridae

Il moscardino un piccolo gliride di colore arancio che predilige i noccioleti, da cui il


nome e in misura minore frutteti e castagneti. Dinardo (1990a) lo ha osservato nellestate del 1972 nelle campagne del Monte Somma, vicino alle abitazioni, nei boschi cedui di
castagno, nella vegetazione arbustiva e il 30 giugno 1976 nel Vallone del Murello a 350 m
(Somma Vesuviana). Altri autori lo riportano presente nei noccioleti e nei boschi meno

LA TERIOFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO ED AREE LIMITROFE

223

TABELLA 3
ST.

DATA

STADIO OSSERVAZIONI E NOTE

22-05-1935

1 es. in alcol, MEZAP. Il cartellino riporta: Talpa sp.,


Ponte a mare (Portici), n cat. 23

anni 40

21-04-1981

oss. in localit masseria del Duca di Salza, Somma Vesuviana,


65 m (Dinardo, 1991b)

maggio 1981

oss. in masseria Allocca, Somma Vesuviana (Dinardo, 1991b)

1982

1991

1998

sett. 1998

in alcol, MEZAP. Il cartellino riporta: Talpa sp., Portici.

varie tane osservate nei campi coltivati del Parco Gussone


di Portici (Moschetti, com. pers.)
A

1 es. ucciso da una donnola, Terzigno (P. Annunziata,


com. pers.)
varie tane, piano delle Ginestre, Ercolano e Torre del Greco
(Di Fusco & Di Caterina, 1998)

1 es., Terzigno (foto P. Annunziata)

e12

20-01-1999

varie tane in campi di pascolo per cavalli

d3

15-04-1999

varie tane su sentiero in campi coltivati

p1

06-05-1999

1 cranio ritrovato in borre di Strigiformi

29-05-1999

2 crani ritrovati in borre di Strigiformi

d4

01-06-1999

1 cranio, in borre di Strigiformi

e9

14-10-1999

tane, nel frutteto intorna una vecchia masseria abbandonata

e11

10-12-1999

moltissime tane, in campi coltivati

p2

30-12-1999

tane, in campi coltivati

TALPA

ROMANA:

DATI FAUNISTICI STORICI E DI CAMPO

ST.: stazione di studio; S: dato bibliografico,


museale o proveniente da varie fonti;
MEZAP: coll. Vertebrati del Museo del Dipartimento di Entomologia e Zoologia Agraria
dellUniversit degli Studi di Napoli Federico II,
Portici; es.: esemplare; coll.: collezione;
oss.: osservato/i; A: adulto.

degradati del Somma e nei coltivi mediterranei del versante vesuviano (Ricciardi et
al., 1996; Di Fusco & Di Caterina, 1998; Ardito, 1998). Come il topo quercino
anche il moscardino viene predato da Strigiformi e risulta presente in diverse stazioni del comprensorio del parco (Portici, S. Anastasia, Ottaviano) sulla base di analisi delle borre.
M. savii sicuramente larvicola pi comune in Italia meridionale, dove frequenta
principalmente campi incolti o coltivati, margini e radure di boschi e boschi non troppo
fitti, dove si nutre prevalentemente di tuberi, radici, semi, germogli e cortecce (Toschi,
1965). Tali ambienti sono presenti in tutto il territorio del Parco dove la specie sembra
essere comune, tanto da costituire una delle prede di elezione degli Strigiformi. Dinardo
(1991a) lo riporta per il versante settentrionale del Monte Somma e nella pianura sottostante, in dirupi, valloni, canali e ambienti antropizzati (cfr. Fig. 3, Tab. 5).

Microtus savii (de Slys Longchamps, 1838)


arvicola del Savi
Rodentia, Microtidae

Specie erratica, ha invaso lEuropa nel XVIII secolo provenendo dallAsia centrale.
Frequenta preferibilmente i piani bassi degli edifici, le fogne e cantine, localit umide,
canali e fossi dove si nutre di tutto ci che incontra essendo onnivoro e vorace (Toschi,
1965). La scarsit dei ritrovamenti nelle borre rispetto al ratto nero imputabile alleco-

Rattus norvegicus (Berkenhout, 1769)


ratto delle chiaviche
Rodentia, Muridae

224

NICOLA MAIO, GENNARO APREA, GIAMPIERA DAMORA, ORFEO PICARIELLO

FIGURA 2

Figura 2
Distribuzione nellarea vesuviana
del topo quercino (Eliomys quercinus).
Sulla cartina mostrato il reticolato UTM
con maglie di un chilometro.
In grigio scuro indicata la zona 1,
in grigio chiaro la zona 2 del Parco.
: osservazioni dal 1990 in poi
: osservazioni precedenti il 1990
etologia di questa specie, pi adattata alla vita notturna, elusiva e scaltra dellaltra, dotata
di vista, udito e fiuto sviluppatissimi. Il ratto di fogna inoltre predilige ambienti fortemente urbanizzati dove gli strigiformi, suoi predatori occasionali, non sono molto presenti. La specie presente in tutti i centri abitati del Parco (cfr. Tab. 6).
Rattus rattus (L., 1758)
ratto nero
Rodentia, Muridae

Nel comprensorio del Parco specie comune: nel corso delle nostre ricerche ne abbiamo
rinvenuto numerosi crani nelle borre di strigiformi. Frequenta case, masserie e depositi agricoli e lo si incontra anche nei noccioleti, pinete, querceti e campi coltivati, terreno di caccia
ideale per gli strigiformi (cfr. Tab. 7). Dinardo (1990b) lo ha osservato in vecchie masserie
nelle zone comprese tra S. Anastasia e Somma Vesuviana, negli anni 70 e 80 (cfr. Fig. 4)

Mus domesticus Schwarz & Schwarz, 1943


topolino delle case
Rodentia, Muridae

un roditore molto comune nel territorio del parco: frequenta sia case abbandonate
che abitate, sia campagne e, soprattutto nella buona stagione, i margini dei boschi e la
macchia. Le prime segnalazioni risalgono agli anni 30 con un esemplare di Portici, conservato nelle collezioni del Museo del Dipartimento di Entomologia e Zoologia Agraria
di Portici. Dinardo (1990b) lo riporta a Somma Vesuviana nel 1980. Nel corso delle
nostre ricerche stato rinvenuto in molti comuni del Parco (cfr. Fig. 5, Tab. 8).

Apodemus sylvaticus (L., 1758)


topo selvatico (Rodentia, Muridae)

Insieme con M. savii si pu ritenere il roditore pi comune in tutto il territorio del


parco essendo la seconda specie pi rappresentata nelle borre di T. alba e A. noctua. Gli

LA TERIOFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO ED AREE LIMITROFE

225

TABELLA 4
ST.

DATA

1976 - 1977

STADIO OSSERVAZIONI E NOTE

14-06-1981

1990

giu.-ott. 1991

resti in borre di Tyto alba, Parco Gussone, Portici,


(Moschetti & Walters, 1992)

1991

resti in borre di T. alba, Parco Gussone, Portici,


(Moschetti et al., 1995)

autunno 1991

2 es. in borre di T. alba, Parco Gussone, Portici


(Viglietti, 1998)

giugno 1993

1 es. schiacciato, Parco Gussone, Portici


(Moschetti, com. pers.)

estate 1998

1 es. Terzigno (foto P. Annunziata)

e5

09-04-1999

1 es. schiacciato sulla strada

Somma Vesuviana, Cercola, Ottaviano, Pollena Trocchia,


S. Anastasia, S. Giuseppe Vesuviano, Terzigno
(Pavan & Mazzoldi, 1983)
A

masseria Allocca, Somma Vesuviana, 65m


(Dinardo, 1990a)
Ottaviano, sui noccioleti (Fraissinet, 1990)

h1

21-05-1999

morta in un sentiero nelle campagne

p1

06-05-1999

1 es. in borre di Strigiformi

f3

29-05-1999

13 es. in borre di Strigiformi

ELIOMYS

QUERCINUS:

DATI FAUNISTICI STORICI E DI CAMPO

ST.: stazione di studio; S: dato bibliografico,


museale o proveniente da varie fonti;
es.: esemplare; coll.: collezione;
oss.: osservato/i; A: adulto.

ambienti frequentati nel parco gli stessi delle altre aree della Campania: boschi, parchi e
coltivi fino a oltre mille metri di quota. Le prime segnalazioni risalgono gli anni 70.
DErrico & Di Maio (1974) lo riportano a Portici e Dinardo (1989, 1990b) lo riporta a
Somma Vesuviana e a S. Anastasia sul finire degli anni 80.
Nel corso delle nostre ricerche stato rinvenuto in quasi tutti i comuni del Parco (cfr. Tab. 9).
Il coniglio selvatico oggi presente nel Parco con una popolazione localizzata soprattutto sul versante orientale del Vesuvio, in particolare nellarea di Terzigno e di Trecase:
dalle interviste a coltivatori del posto risulta, infatti, che si alimenti nelle campagne
pedemontane e si ripari nelle pinete in alta montagna. Anche Di Fusco & Di Caterina
(1998) ne riportano la presenza sul Vesuvio. Negli anni 40-60 veniva cacciato con certezza anche in tutto il versante tirrenico del Vesuvio, dalle pinete di Torre del Greco sino
ad Ercolano, dove oggi sembra estinto (Ricciardi et al., 1996). Fraissinet (1990) lo considera estinto negli anni 70; Ardito (1998) sostiene che dopo lestinzione la specie stata
oggetto di nuovi ripopolamenti a scopo venatorio.

Oryctolagus cuniculus, (L., 1758)


coniglio selvatico
Lagomorpha, Leporidae

Secondo Ricciardi (com. pers.) negli anni 40 le lepri europee sono state introdotte
nella Valle dellInferno, dove si organizzavano squadre di caccia al pelo col furetto. Negli
anni 70-80 la lepre europea stata segnalata nella Valle del Gigante sino a 850 m, nei
valloni e Cognoli di Levante situati sul versante orientale dell Monte Somma e nei Valloni del Sacramento, del Cancherone e di Castello sul versante settentrionale (Dinardo,
1992a). Attualmente la specie presente soprattutto nella zona 1 a riserva integrale del
Parco. stata da noi rinvenuta lungo la strada Matrone e nei sentieri collaterali, nel Piano

Lepus europeus Pallas, 1778


lepre europea
Lagomorpha, Leporidae

226

NICOLA MAIO, GENNARO APREA, GIAMPIERA DAMORA, ORFEO PICARIELLO

FIGURA 3

Figura 3
Distribuzione nellarea vesuviana
dellarvicola del Savi (Microtus savii).
Sulla cartina mostrato il reticolato UTM
con maglie di un chilometro.
In grigio scuro indicata la zona 1,
in grigio chiaro la zona 2 del Parco.
: osservazioni dal 1990 in poi
: osservazioni precedenti il 1990
delle Ginestre, nella Valle dellInferno e nella Valle del Gigante, dove vive nel ginestreto e nei
boschi di acacia, fino ai 980 m dei Cognoli di Ottaviano (cfr. Fig. 6, Tab. 10).
Vulpes vulpes (L., 1758)
volpe
Carnivora, Canidae

Volpe catturata e in seguito


liberata nel Parco Nazionale del Vesuvio
foto di N. Maio

Le prime segnalazioni pubblicate riguardanti la presenza della volpe nel Parco risalgono agli anni 70 (Dinardo, 1989, 1992b). Tale autore la riporta presente nel Vallone del
Cancherone e di Castello, nella Valle del Gigante, nella Valle delle Ginestre e nella Riserva Tirone-Alto Vesuvio. Anche Pavan & Mazzoldi (1983) hanno riportato nel 1977 la
volpe presente in quasi tutti i comuni del Parco (S. Anastasia, Somma Vesuviana, Ottaviano, S. Giuseppe Vesuviano, Terzigno, Boscotrecase, Torre del Greco, Ercolano e Portici).
La nostra ricerca di campo ha confermato la presenza di questo carnivoro in tutti gli
habitat del territorio vesuviano e delle aree limitrofe, dai boschi misti alle pinete e agli
arbusteti, fino ai 980 m della Valle dellInferno, dove preda pure la lepre europea. Essendo una specie onnivora ed opportunista, la si ritrova anche in ambienti antropizzati, come
le aree agricole del parco e i centri urbani vesuviani, ove si alimenta spesso di rifiuti.
Numerose carcasse sono state rinvenute sulle strade vesuviane a scorrimento veloce (cfr.
Fig. 7, Tab. 11). La volpe, manifestando una spiccata plasticit ecologica, adegua la propria dieta sulla base del tipo di ambiente frequentato e della disponibilit locale e stagionale delle risorse trofiche. Nel Parco si nutre, oltre che delle abituali prede selvatiche
come lepri e conigli selvatici, che rinviene nelle aree poco antropizzate, come la Riserva
Forestale Tirone-Alto Vesuvio, ma anche di animali domestici, in particolare di animali
da cortile, come testimoniano le numerose catture in prossimit di pollai. Essendo dive-

LA TERIOFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO ED AREE LIMITROFE

227

TABELLA 5
ST.

DATA

STADIO OSSERVAZIONI E NOTE

15-06-1977

resti in borre, Cupa Fontana, Somma Vesuviana, 350 m s.l.m.


(Dinardo, 1991a)

1990 - 1991

resti in borre di Tyto alba, Parco Gussone, Portici,


(Moschetti & Walters, 1992; Moschetti & Mancini, 1993)

estate 1991

43 es. in borre di T. alba, Parco Gussone, Portici,


(Viglietti, 1998)

giu.-ott. 1991

resti in borre di T. alba, Parco Gussone, Portici,


(Moschetti & Walters, 1992; Moschetti et al., 1995)

autunno 1991

25 es. in borre di T. alba, Parco Gussone, Portici


(Viglietti, 1998)

gennaio 1992

88 es. in borre di T. alba, Parco Gussone, Portici


(Viglietti, 1998)

primavera 1992

29 es. in borre di T. alba, Parco Gussone, Portici


(Viglietti, 1998)

h1

21-05-1999

1 es. morto in una antica vasca di muratura

p1

06-05-1999

46 es. in borre di Strigiformi

f3

29-05-1999

277 es. in borre di Strigiformi

d4

01-06-1999

43 es. borre di Strigiformi

f2

01-06-1999

2 es. in borre di Strigiformi

d4

11-06-1999

264 es. borre di Strigiformi

h2

18-06-1999

3 es. in borre di Strigiformi

h3

18-06-1999

1 es. in borre di Strigiformi

p1

22-06-1999

140 es. in borre di Strigiformi

e7

09-07-1999

2 es. in borre di Strigiformi

e8

09-07-1999

1 es. in borre di Strigiformi

n1

14-07-1999

79 es. in frammenti di borre di Strigiformi

e9

14-10-1999

4 mandibole in un vecchio posatoio di Strigiformi

Faina (Martes foina)


foto di S. Viglietti

MICROTUS

SAVII:

DATI FAUNISTICI STORICI E DI CAMPO

ST.: stazione di studio; S: dato bibliografico,


museale o proveniente da varie fonti;
es.: esemplare; A: adulto

nuta praticamente onnivora si trova spesso in ambienti molto antropizzati, come le campagne
nei dintorni del Vesuvio e nei centri urbani vesuviani, ove si alimenta anche di rifiuti.
Diffusa dalle campagne del Monte Somma fino alle quote pi alte del Vesuvio, stata
segnalata a Somma Vesuviana nei pressi della Masseria la Starza della Regina dal 1980
al 1988 (Dinardo, 1989, 1993b). Ardito (1998, 1999) la considera, invece rara. Dati
recenti sulla presenza di questo mustelide nel parco provengono da un esemplare catturato a Terzigno nel 1990, successivamente tassidermizzato, e da una foto di un individuo
adulto rimasto intrappolato in un pollaio di Terzigno nel 1998 (Annunziata, com. pers.).
Feci chiaramente riconducibili al genere Martes sono state rinvenute in dieci stazioni nei comuni di: Pollena Trocchia, S. Anastasia, Ottaviano, Terzigno ed Ercolano, dai
160 m di Terzigno fino ad altitudini di 980 m sui Cognoli di Ottaviano (cfr. Fig. 8, Tab. 12).

Martes foina (Erxleben, 1777)


faina
Carnivora, Mustelidae

228

NICOLA MAIO, GENNARO APREA, GIAMPIERA DAMORA, ORFEO PICARIELLO

TABELLA 6

RATTUS

NORVEGICUS:

DATI FAUNISTICI STORICI E DI CAMPO

ST.: stazione di studio; S: dato bibliografico,


museale o proveniente da varie fonti;
es.: esemplare; A: adulto

ST.

DATA

1971 - 1975

STADIO OSSERVAZIONI E NOTE


A

oss. in lagni della zona bassa del Monte Somma


(Dinardo, 1990b)

15-05-1980

vari es. oss. nel C.se Micio, Lagno dei Leoni,


Somma Vesuviana, (Dinardo, 1990b)

1990-1991

vari es. in borre di Tyto alba, Parco Gussone di Portici


(Moschetti & Walters, 1992)

1991 - 1992

vari es. in borre di T. alba, Parco Gussone di Portici


(Viglietti, 1998)

q1

25-04-1999

1 es. schiacciato

p1

22-06-1999

2 es. in borre di Strigiformi

e2

09-07-1999

1 es. schiacciato

n1

14-07-1999

1 cranio

r2

20-07-1999

1 es. trovato morto

a1

22-11-1999

1 es. schiacciato su strada

e8

10-12-1999

1 es. oss.

q3

14-12-1999

1 es. morto su strada

ST.

DATA

primavera 1976
prim-estate 1982

vari es. oss. in molte masserie di S. Anastasia e


Somma Vesuviana (Dinardo, 1990b)

06-04-1980

Lagno dello Spirito Santo, Somma Vesuviana, 95 m


(Dinardo, 1990b)

1990-1991

vari es. in borre di Tyto alba, Parco Gussone di Portici


(Moschetti & Walters, 1992)

1991-1992

vari es. in borre di T. alba, Parco Gussone di Portici


(Viglietti, 1998)

aprile 1992

1 es. morto, Parco Gussone, Portici (G. Moschetti, com. pers.)

p1

06-05-1999

10 es. in borre di Strigiformi

f3

29-05-1999

14 es. in borre di Strigiformi

d4

11-06-1999

4 es. in borre di Strigiformi

p1

22-06-1999

18 es. in borre di Strigiformi

n1

14-07-1999

1 cranio trovato in frammenti di borre di Strigiformi

TABELLA 7

RATTUS

RATTUS:

DATI FAUNISTICI STORICI E DI CAMPO

ST.: stazione di studio; S: dato bibliografico,


museale o proveniente da varie fonti;
es.: esemplare; oss.: osservato; A: adulto.

STADIO OSSERVAZIONI E NOTE

LA TERIOFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO ED AREE LIMITROFE

229

FIGURA 4

Figura 4
Distribuzione nellarea vesuviana
del ratto nero (Rattus rattus).
Sulla cartina mostrato il reticolato UTM
con maglie di un chilometro.
In grigio scuro indicata la zona 1,
in grigio chiaro la zona 2 del Parco.
: osservazioni dal 1990 in poi
: osservazioni precedenti il 1990

In assenza di dati di campo e di segnalazioni bibliografiche di altre specie appartenenti al genere Martes, ipotizziamo che le tracce da noi rinvenute appartengano con
molta probabilit a M. foina. Sulla base di tali rinvenimenti possiamo considerare la faina
diffusa in tutto il territorio vesuviano. Essa, infatti, frequenta sia habitat aperti come
arbusteti e incolti, sia forestali come boschi misti e pinete, sia aree rurali antropizzate,
come testimoniano le feci rinvenute sui sentieri, nei pressi di cavit e cunicoli tra rocce
laviche e allinterno di ruderi.
I dati storici disponibili in letteratura segnalano la presenza della donnola sul Monte
Somma tra la fine degli anni 70 e linizio degli anni 80 (Dinardo, 1989, 1993a). Sul
Vesuvio riportata da Cecio (1983), Fraissinet (1990), Ricciardi et al. (1996), Di Fusco
& Di Caterina (1998). Ardito (1998, 1999) la considera rara. In base ai dati raccolti dalla
nostra ricerca possibile affermare che M. nivalis presente nel versante settentrionale
ed orientale del Parco dai 200 m ai 300 m, nei comuni di Somma Vesuviana, Ottaviano
e Terzigno (cfr. Tab. 13).
La notevole versatilit ecologica le permette di colonizzare nel Parco pressoch tutti
gli ambienti agricoli e forestali, soprattutto del Monte Somma, come confermano le feci
attribuibili a questa specie, rinvenute in coltivi ed allinterno di ruderi.

Mustela nivalis L., 1766


donnola
Carnivora, Mustelidae

230

NICOLA MAIO, GENNARO APREA, GIAMPIERA DAMORA, ORFEO PICARIELLO

FIGURA 5

Figura 5
Distribuzione nellarea vesuviana
del topolino delle case (Mus domesticus).
Sulla cartina mostrato il reticolato UTM
con maglie di un chilometro.
In grigio scuro indicata la zona 1,
in grigio chiaro la zona 2 del Parco.
: osservazioni dal 1990 in poi
: osservazioni precedenti il 1990

SPECIE SEGNALATE DA ALTRI AUTORI


MA NON CONFERMATE

Grazie ai reperti conservati nellAntiquarium di Boscoreale possibile tracciare un


quadro dei mammiferi presenti sul Vesuvio prima delleruzione del 79 d.C., ma oggi
estinti. Tra gli ungulati era presente il cervo (Cervus elaphus), il capriolo (Capreolus capreolus) e il cinghiale (Sus scrofa). Tra i Roditori interessante sottolineare la presenza dellistrice (Histrix cristata).
Si ipotizza che gli Ungulati fossero ancora presenti sul Vesuvio nel tardo Medioevo,
in quanto Carlo I dAngi istitu una riserva di caccia nellagosto 1275 in una foresta
situata sul versante sud-orientale del vulcano, denominata Sylva mala. Tale riserva fu
recintata per sottrarla alluso degli abitanti del luogo; da allora il bosco fu ribattezzato
Nemus regale, che ha dato origine al toponimo di Boscoreale.

Sorex samniticus Altobello, 1926


toporagno appenninico
Insectivora, Soricidae

Dinardo (1991c) possiede nella sua collezione vesuviana un esemplare conservato in


alcool ritrovato nel Vallone di Castello a 580 m (Somma Vesuviana) il 5 luglio 1979. A
tuttoggi non sono stati pi ritrovati toporagni appenninici allinterno del Parco.

Sorex araneus L., 1758


toporagno comune
Insectivora, Soricidae

Le uniche segnalazioni di questa specie riguardano esemplari osservati, sia morti che
vivi, presso le masserie Allocca, Starza della Regina, del Duca e nei Valloni del Cancherone (Somma Vesuviana) e delle sorgenti dellOlivella (S. Anastasia) negli anni 1978-81
da Dinardo (1991c).

LA TERIOFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO ED AREE LIMITROFE

231

TABELLA 8
ST.

DATA

31-03-1922

1 es., Portici, coll. Vertebrati MEZAP. Riportato come:


Mus musculus

24-10-1938

1 es., Portici, Bibl. Istituto, coll. Vertebrati MEZAP

15-05-1980

localit Masseria Allocca, Somma Vesuviana, 75 m


(Dinardo, 1990b)

1991

Resti in borre di Tyto alba, Parco Gussone, Portici


(Moschetti et al., 1995)

estate 1991

6 es. in borre di T. alba, Parco Gussone, Portici, (Viglietti, 1998)

giu.-ott. 1991

resti in borre di Strigiformi, Parco Gussone, Portici (Moschetti & Walters, 1992)

autunno 1991

11 es. in borre di T. alba, Parco Gussone, Portici (Viglietti, 1998)

inv. 1991-92

15 es. in borre di T. alba, Parco Gussone, Portici (Viglietti, 1998)

primav. 1992

1 es. in borre di T. alba, Parco Gussone, Portici (Viglietti, 1998)

giugno 1999

3 es. trovati morti, (Moschetti com. pers.)

p1

06-05-1999

7 es. in borre di Strigiformi

f3

29-05-1999

1 es. ritrovato in borre di Strigiformi

d4

01-06-1999

4 es. in borre di Strigiformi

f2

01-06-1999

1 es. in borre di Strigiformi

d4

11-06-1999

8 es. in borre di Strigiformi

h3

18-06-1999

1 es. in borre di Strigiformi

p1

22-06-1999

54 es. in borre di Strigiformi

e7

09-07-1999

3 es. in borre di Strigiformi

n1

14-07-1999

7 es. in frammenti di borre di Strigiformi

STADIO OSSERVAZIONI E NOTE

Borre di barbagianni (Tyto alba)


foto di N. Maio

MUS DOMESTICUS:
DATI FAUNISTICI STORICI E DI CAMPO

ST.: stazione di studio; S: dato bibliografico,


museale o proveniente da varie fonti; es.: esemplare; MEZAP: Museo del Dipartimento di
Entomologia e Zoologia Agraria dellUniversit
degli Studi di Napoli Federico II, Portici;
oss.: osservato; A: adulto

Lunica segnalazione per questa specie nel Somma-Vesuvio riportata da Fraissinet


(1990) come presenza da verificare. Nel Parco non sono stati da noi rinvenuti esemplari
di S. minutus.

Sorex minutus L., 1766


toporagno pigmeo (Insectivora, Soricidae)

Anche per questa specie lunica citazione quella di Dinardo (1991c) che ha osservato alcuni esemplari nel 1980 in prossimit dei canali e delle pozze in localit Masseria
Castagnola (Somma Vesuviana) e nel Lagno dei Leoni (Somma Vesuviana) il 5/6/1983.

Neomys fodiens (Pennant, 1771)


toporagno dacqua (Insectivora, Soricidae)

Lunica segnalazione per questa specie nel Somma-Vesuvio riportata da Fraissinet


(1990) come presenza da verificare. Nel Parco non sono stati da noi rinvenuti esemplari
di crocidura rossastra.

Crocidura russula (Hermann, 1780)


crocidura rossastra (Insectivora, Soricidae)

Lunica segnalazione per questa specie nel Somma-Vesuvio riportata da Cecio (1983).
Nel Parco non sono stati da noi rinvenuti esemplari di T. europaea.

Talpa europaea L., 1758


talpa europea (Insectivora, Talpidae)

232

NICOLA MAIO, GENNARO APREA, GIAMPIERA DAMORA, ORFEO PICARIELLO

TABELLA 9
ST.

DATA

19-11-1974

vari es. portano danni su agrumi, Parco Gussone, Portici,


(DErrico & Di Maio, 1974)

20-09-1974

Vallone del Cancherone, Somma Vesuviana, 750 m


(Dinardo, 1990b)

20-09-1980

Vallone del Cancherone, Somma Vesuviana, 750 m


(Dinardo, 1990b)

1985-1989

1 es. in alcool, Parco Gussone, Portici, n 13958,


Coll. Mammiferi, MZF

24-04-1989

vari es. nei pressi delle sorgenti dellOlivella, S. Anastasia


(Dinardo, 1989)

1991-1992

vari es. in borre di Tyto alba, Parco Gussone di Portici


(Viglietti, 1998)

p1

06-05-1999

33 es. in borre di Strigiformi

SYLVATICUS:

f3

29-05-1999

148 es. in borre di Strigiformi

DATI FAUNISTICI STORICI E DI CAMPO

f2

01-06-1999

13 es. in borre di Strigiformi

d4

01-06-1999

6 es. in borre di Strigiformi

p1

22-06-1999

60 es. in borre di Strigiformi

n1

14-07-1999

7 es. in borre di Strigiformi

APODEMUS

ST.: stazione di studio; S: dato bibliografico,


museale o proveniente da varie fonti;
MZF: Museo zoologico de La Specola
Universit di Firenze;
es.: esemplare; A: adulto.

STADIO OSSERVAZIONI E NOTE

Sciurus vulgaris L., 1758


scoiattolo
Rodentia, Sciuridae

La presenza dello scoiattolo nellarea vesuviana nell800 testimoniata da Oronzio


Gabriele Costa (1839a) che lo riporta come variet nera di Sciurus alpinus per Somma
Vesuviana.
Nel corso delle nostre recenti ricerche in tutto il territorio del Parco non stata rilevata alcuna traccia dellanimale. Anche Di Fusco & Di Caterina (1998) lo riportano
estinto sul Vesuvio.

Arvicola terrestris (L., 1758)


arvicola terrestre
Rodentia, Microtidae

Gli unici dati su questa specie risalgono alle segnalazioni di mandibole e resti vari rinvenuti in borre da Dinardo presso il Lagno dei Leoni il 18 maggio 1975 (75 m) e nel
Fosso del Cancherone (Somma Vesuviana) nellottobre 1977 (Dinardo, 1991a). Nonostante che laspetto generale del cranio sia simile a quello di Microtus savii, le sue maggiori dimensioni lo rendono difficilmente confondibile e quindi possiamo escludere un
errore di identificazione da parte di Dinardo. Lassenza di resti di arvicola nelle borre da
noi raccolte ci fa ritenere che questo taxon sia divenuto molto raro se non addirittura
estinto nellarea del parco.

Lepus corsicanus de Winton, 1898


lepre italica
Lagomorpha, Leporidae

Sembra che nel diciannovesimo secolo esistesse una popolazione autoctona di L. corsicanus sul Vesuvio: infatti, lunica segnalazione di lepre nana ci viene dalla testimonianza di un anziano cacciatore di Ottaviano, che ricorda la presenza sul Monte Somma
di lepri di piccola taglia con la testa scura, sino agli anni 20 (M. Avino, com. pers.). A
tuttoggi questa sembra essere lunica segnalazione di lepre italica.

Lepus capensis L., 1758


Lagomorpha, Leporidae

Fraissinet (1990) sostiene che questa specie sia stata introdotta a scopo venatorio nellarea del Somma-Vesuvio.

LA TERIOFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO ED AREE LIMITROFE

233

FIGURA 6

Figura 6
Distribuzione nellarea vesuviana
della lepre europea (Lepus europaeus).
Sulla cartina mostrato il reticolato UTM
con maglie di un chilometro.
In grigio scuro indicata la zona 1,
in grigio chiaro la zona 2 del Parco.
: osservazioni dal 1990 in poi
: osservazioni precedenti il 1990

TABELLA 10
ST.

DATA

20-04-1979

Valle del Gigante, 850 m (Dinardo, 1992a)

1980-89

Valle dellInferno, valloni e Cognoli di Levante del versante Sud


del Monte Somma e Valloni del Sacramento, del Cancherone e
di Castello del versante Nord (Dinardo, 1992a)

m1

20-02-1998

genn. 1999

f6

18-01-1999

f9

19-01-1999

m2

22-01-1999

h1

09-04-1999

f6

29-05-1999

genn. 1999

STADIO OSSERVAZIONI E NOTE

feci, stradello Caserma Forestale di Trecase


A

1 trovato morto (pelle e cranio conservati), Ercolano, peso


fresco: 3,5 kg
feci, Stradello di Ottaviano, Valle dellInferno

feci; 1 es.
feci

1 es. trovato morto in una vasca in avanzato stato di decomposizione

LEPUS

feci

ST.: stazione di studio; S: dato bibliografico,


museale o proveniente da varie fonti;
es.: esemplare; A: adulto.

3 es., Ottaviano (P. Annunziata, com. pers.)

EUROPAEUS:

DATI FAUNISTICI STORICI E DI CAMPO

234

NICOLA MAIO, GENNARO APREA, GIAMPIERA DAMORA, ORFEO PICARIELLO

FIGURA 7

Giovane esemplare di volpe (Vulpes vulpes)


foto di M. Fraissinet

Figura 7
Distribuzione nellarea vesuviana
della volpe (Vulpes vulpes).
Sulla cartina mostrato il reticolato UTM
con maglie di un chilometro.
In grigio scuro indicata la zona 1,
in grigio chiaro la zona 2 del Parco.
: osservazioni dal 1990 in poi
: osservazioni precedenti il 1990

Canis lupus L., 1758


lupo
Carnivora, Canidae

Anche per questa specie esistono solo segnalazioni storiche. Il lupo era, infatti, sicuramente presente nellarea vesuviana sino agli anni 20, come testimonia luccisione di un
esemplare, avvenuta sul Vesuvio, da parte di Michele Paduano, un famoso cacciatore della
zona: la carcassa dellanimale fu successivamente portata a Torre del Greco e messa in
mostra a pagamento (Ricciardi, com. pers.). Anche un articolo del Corriere della Sera del
7 febbraio 1924 riporta che il lupo si vede spesso in febbraio sul Vesuvio, segnalazione
ritenuta attendibile da Altobello (1924). Non esistono altre segnalazioni per questa specie.

Meles meles (L., 1758)


tasso
Carnivora, Mustelidae

I vecchi contadini e boscaioli vesuviani ne ricordano la presenza fino agli anni 40


lungo le pendici del Monte Somma, in prossimit di vigneti e coltivi. Di Fusco & Di
Caterina (1998) e Ardito (1998, 1999) ne considerano la presenza dubbia. Dalle nostre
indagini di campo M. meles non risulta attualmente presente nel Parco.

Lutra lutra (L., 1758)


lontra
Carnivora, Mustelidae

Di questa specie esistono solo segnalazioni per lAgro Sarnese, area limitrofa del Parco.
La lontra era, infatti, presente con certezza nel fiume Sarno e nelle aree umide circostanti
nei primi anni del XX secolo, come testimonia lesemplare naturalizzato del Museo Zoologico di Napoli, acquistato il 25 ottobre 1911 da Francesco Saverio Monticelli e registrato sul Catalogo nella Collezione della Fauna Generale. Nel 1960 la lontra fu segnalata
nuovamente a Poggiomarino, sempre nei pressi del fiume Sarno (Cagnolaro et al., 1975).

LA TERIOFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO ED AREE LIMITROFE

235

TABELLA 11
ST.

DATA

STADIO OSSERVAZIONI E NOTE

1970

1 es., Valle delle Ginestre (Dinardo, 1989; 1992b)

28-04-1973

1 es., Valle del Gigante, 850 m, (Dinardo, 1989; 1992b)

1973

1 es., Foresta del Tirone (Dinardo, 1989; 1992b)

1974-78

1 es., Valloni del Cancherone e di Castello, Somma Vesuviana


(Dinardo, 1989; 1992b)

16-03-1976

1 es. morto, Monte Somma, 820 m, (Dinardo, 1992b)

1976-77

S. Anastasia, Somma Vesuviana, Ottaviano, S. Giuseppe Vesuviano, Terzigno, Boscotrecase, Torre del Greco, Ercolano,
(Pavan & Mazzoldi, 1983)

1990-91

Parco Gussone, Portici (Moschetti & Walters, 1992)

1997

1 es. Boscotrecase (foto P. Annunziata)

m2

20-02-1998

impronte su sabbia, Strada Matrone

q2

20-02-1998

feci, Stradello di Ercolano

f4

20-02-1998

feci, Stradello di Ottaviano

f4

13-03-1998

feci, Stradello di Ottaviano

d3

27-08-1998

feci

d6

27-08-1998

feci

h4

07-01-1999

1 catturato da un privato nel suo pollaio nel comune di


Ercolano, rilasciato l8/1/1999 tra il Vallone di Cola e il Vallone di Profica, Terzigno. LTC: 61 cm,
LCo: 30 cm, HG: 27 cm, peso: 3,4 kg

c1

19-01-1999

1 es. schiacciato sulla S.S. 268

e5

19-01-1999

1 es. schiacciato sulla S.S. 268

e3

18-06-1999

1 es. schiacciato sulla S.S. 268

e1

23-07-1999

f1

17-08-1999

1 es. schiacciato sulla S.S. 268

f9

19-01-1999

feci su roccia, Valle dellInferno, Cognoli di Ottaviano

f6

29-05-1999

feci sullo Stradello di Ottaviano

26-10-1999

d1

25-11-1999

d5

10-12-1999

1 es. schiacciato su strada SS. 268

e4

10-12-1999

1 es. schiacciato su strada SS. 268

Lepre europea (Lepus europaeus)


foto di P. Annunziata
Archivio fotografico Parco Nazionale del Vesuvio

trovato morto sulla S.S. 268

1 trovato ancora vivo investito sulla strada in via Bosco,


Somma Vesuviana, morto durante il trasporto al Parco (Fraissinet, com. pers.)
tana in magnolia nel cortile di un rudere

e9

10-12-1999

numerose tane nelle cantine e feci in soffitta di una masseria

e11

10-12-1999

feci

d7

12-12-1999

feci

VULPES

VULPES:

DATI FAUNISTICI STORICI E DI CAMPO

ST.: stazione di studio; S: dato bibliografico,


museale o proveniente da varie fonti; es.: esemplare; oss.: osservato; A: adulto; J: giovane;
LTC: lunghezza testa- corpo; LCo: lunghezza
coda; HG: altezza al garrese.

236

NICOLA MAIO, GENNARO APREA, GIAMPIERA DAMORA, ORFEO PICARIELLO

FIGURA 8
43

44

45

46

47

48

25

49

50

51

52

53

54

55

56

57

58

59
25

Somma Vesuviana

SantAnastasia

24

24

Pollena Trocchia

23

23

Ottaviano

Massa di Somma
22

San Sebastiano al Vesuvio

San Giuseppe
Vesuviano

MONTE SOMMA

22
21

21

San Giorgio a Cremano


20

20

VESUVIO

NAPOLI

19

19

Terzigno

Portici

18

18
17

17

Ercolano

16

16

Torre del Greco


15

15

Figura 8
Distribuzione nellarea vesuviana
della faina (Martes foina).
Sulla cartina mostrato il reticolato UTM
con maglie di un chilometro.
In grigio scuro indicata la zona 1,
in grigio chiaro la zona 2 del Parco.
: osservazioni dal 1990 in poi
: osservazioni precedenti il 1990

Boscotrecase

14

14

Boscoreale

Trecase

13

13

Torre Annunziata

12

12

Pompei

11
43

44

45

46

47

48

49

50

51

52

53

54

55

56

11
57

58

59

A partire dagli anni 60 la forte antropizzazione e linquinamento hanno snaturato


tutti gli ambienti umidi tipici delle sorgenti del fiume Sarno, causando lestinzione della
residua popolazione.
Mustela putorius L., 1758
puzzola
Carnivora, Mustelidae

Soltanto Pavan & Mazzoldi (1983) riportano la presenza della puzzola alla fine degli
anni 70 nei comuni di S. Anastasia, Somma Vesuviana, Ottaviano, S. Giuseppe Vesuviano, Terzigno e Torre del Greco. La nostra ricerca non ha rilevato segni della presenza
attuale di M. putorius nellarea del Parco.

Felis s. silvestris Schereber, 1775


gatto selvatico europeo
Carnivora, Felidae

Secondo Pavan & Mazzoldi (1983) sarebbe stato presente nei comuni di Ottaviano e
S. Giuseppe Vesuviano fino agli anni 70. Al pari della precedente specie non la riteniamo attualmente presente nellarea del parco. Anche Di Fusco & Di Caterina (1998), lo
considerano estinto.

LA TERIOFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO ED AREE LIMITROFE

237

TABELLA 12
ST.

DATA

16-05-1980
giugno 1986
maggio 1988

oss. nei pressi della Masseria Starza della Regina


(Somma Vesuviana), 120 m (Dinardo, 1993b)

1990

1 es. naturalizzato, Terzigno (coll. P. Annunziata)

q2

20-02-1998

feci su muro in pineta

f4

20-02-1998

feci

f4

13-03-1998

feci

sett. 1998

d6

25-10-1998

feci

d3

27-08-1998

feci

15-01-1999

feci, Cognoli di Trocchia, sotto ceppaia (C. Bifulco, legit)

f9

19-01-1999

feci

f3

06-02-1999

feci

c2

15-04-1999

feci

h3

18-06-1999

feci ritrovate al secondo piano di un vecchio rudere

e6

10-12-1999

feci

10-12-1999

feci

e9

10-12-1999

feci

e11

12-12-1999

feci

STADIO OSSERVAZIONI E NOTE

1 es. Terzigno, (foto P. Annunziata)

MARTES FOINA:
DATI FAUNISTICI STORICI E DI CAMPO

ST.: stazione di studio; S: dato bibliografico,


museale o proveniente da varie fonti;
es.: esemplare; oss.: osservato; A: adulto.

TABELLA 13
ST.

DATA

STADIO OSSERVAZIONI E NOTE

1976

un cucciolo nelle piccole fessure laviche del Monte Somma


(Dinardo, 1993a)

1981

oss. nelle fessure laviche della Valle dellInferno, (Dinardo,


1993a)

10-04-1983

oss. nel Vallone del Murello (Somma Vesuviana), 750 m


(Dinardo, 1993a)

1991

e12

20-01-1999

feci

f3

06-02-1999

feci

e10

09-07-1999

feci

f3

17-08-1999

feci

in alcool, Terzigno (coll. P. Annunziata)

MUSTELA NIVALIS:
DATI FAUNISTICI STORICI E DI CAMPO

ST.: stazione di studio; S: dato bibliografico,


museale o proveniente da varie fonti; es.: esemplare;
oss.: osservato; A: adulto; J: giovane.

238

DISCUSSIONE

NICOLA MAIO, GENNARO APREA, GIAMPIERA DAMORA, ORFEO PICARIELLO

Prima delleruzione pliniana il paesaggio del Vesuvio era molto diverso dallattuale:
P
due fiumi, ad esempio, scorrevano lungo le sue pendici tra foreste mediterranee, che costituivano gli habitat ideali per cervi, caprioli, lupi e cinghiali (Vastarelli, 1911). Leruzione
ha cancellato i corsi dacqua e distrutto le foreste e probabilmente listituzione di riserve
reali in epoca angiona e aragonese sul Vesuvio era finalizzata alla conservazione delle
superstiti popolazioni di Ungulati a scopi venatori. I Borboni istituirono nel diciottesimo
secolo due tipi di riserve di caccia: le riserve naturali, come quella del Quisisana (Castellammare di Stabia) e le riserve artificiali, come quella dei boschi della Reggia di Portici e La Favorita di Ercolano dove venivano immessi animali alloctoni come orsi, cervi
fagiani e pavoni per scopi venatori (Rosati, 1870).
Le profonde trasformazioni forestali determinate da numerosi rimboschimenti a
pinete e ginestreti alloctoni, a partire dalla seconda met dellOttocento, hanno provocato negative ripercussioni sulla teriofauna vesuviana (cfr. Di Fusco, presente volume).
Il numero di specie di Mammiferi dellarea vesuviana desunte da dati bibliografici e
museologici era maggiore nel passato rispetto ai taxa osservati nel corso del presente studio di campo. Tenendo in considerazione linfondatezza delle segnalazioni di alcune specie (T. europea, C. russula, L. capensis, M. putorius, F. s. silvestris) nella seconda met del
Novecento almeno dieci specie di Mammiferi (S. samniticus, S. araneus, S. minutus, N.
fodiens, S. vulgaris, A. terrestris, L. corsicanus, C. lupus, M. meles, L. lutra) si sono probabilmente estinte sul Vesuvio e nelle aree limitrofe. Nelle mappe di distribuzione delle specie rilevate attualmente nellarea di studio, in accordo con analoghe ricerche condotte sullerpetofauna (Maio et al., presente volume) e sulle condizioni termo-igrometriche del
Vesuvio, abbiamo scelto di separare le segnalazioni antecedenti al 1990 da quelle successive, ritenendo che le profonde alterazioni del territorio vesuviano negli anni Ottanta
abbiano causato la scomparsa di molte specie.
Le cause di tale scomparsa sono molteplici e legate innanzitutto allurbanizzazione
dellarea pedemontana, allinaridimento del territorio e alla sistematica distruzione degli
habitat di elezione delle specie. Il Somma-Vesuvio oggi un territorio essenzialmente
arido per cui ovvio che, rispetto alle circostanti aree appenniniche, sono presenti un
numero minore di specie: le piccole zone umide che permettevano la sopravvivenza degli
Insettivori legati a tali ambienti sono oggi diminuite. La presenza storica di S. samniticus,
S. araneus, S. minutus, N. fodiens e A. terrestris sul Somma confermerebbe che nel passato
sul Vesuvio vi erano ambienti umidi come nei vicini Appennini, oppure potrebbe trattarsi di introduzioni accidentali.
Il mutato uso del suolo, i terrazzamenti a fini agricoli, le cave, le discariche, gli abusi
edilizi, lincremento esponenziale della viabilit automobilistica, labbandono delle colture agricole tradizionali hanno contribuito a ridurre le popolazioni di mammiferi dai territori del Parco. Lagricoltura di sussistenza si trasformata in frutticoltura specializzata:
nei moderni frutteti si adoperano pesticidi e diserbanti che contribuiscono alla rarefazione sia degli invertebrati che dei micromammiferi loro predatori.
Quasi tutti i Mammiferi sono notturni ma non stato possibile effettuare missioni di
notte con faro, finalizzate al censimento diretto delle specie, per espresso divieto del
Corpo Forestale; le sole ricognizioni diurne e analisi indirette non ci permettono di tracciare un quadro esaustivo sia delle specie che della consistenza delle relative popolazioni.
Alcune specie, segnalate in bibliografia per larea vesuviana, sono sicuramente frutto di
erronee determinazioni ovvero di errate conoscenze biogeografiche: C. russula, infatti,
una delle specie erroneamente segnalate in quanto in Italia la Pianura Padana considerata il limite meridionale del suo areale; T. europaea presente in Italia settentrionale e
cntrale sino al Lazio; L. capensis vive solo in Africa e Medio Oriente. La specie presente

LA TERIOFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO ED AREE LIMITROFE

239

in Sardegna, denominata L. capensis mediterraneus in Amori et al. (1993) stata inclusa


nella specie L. granatensis (Wilson & Reeder, 1993).
Tra gli Insettivori la validit di S. minutus e S. samniticus come specie distinte da S. araneus stata confermata solo negli anni 80: per questo motivo non risultano in letteratura segnalazioni storiche di tali specie.
Tra i Roditori lo scoiattolo era presente sul Somma nel XIX secolo con una popolazione a pelo scuro, ancora oggi vivente in Abruzzo e Calabria. Le cause dellestinzione di
S. vulgaris in quasi tutta la Campania rimangono ancora sconosciute. Verosimilmente i
massicci disboscamenti, cos come la pressione venatoria e lantropizzazione del territorio, hanno contribuito ad estinguerlo dalla nostra regione.
Gli antichi Romani allevavano ghiri, moscardini e quercini in apposite anfore, denominate gliraria, che sono state rinvenute in vari siti archeologici dellarea vesuviana; un
glirarium esposto nellAntiquarium di Boscoreale. Da tempo immemorabile nei paesi
vesuviani quindi i Gliridi vengono cacciati e mangiati per la bont delle loro carni. In
alcuni centri esistito per il passato un piccolo commercio di Gliridi procurati da cacciatori specializzati. Attualmente nei comuni vesuviani sopravvive ancora oggi questa tradizione. Non abbiamo potuto eseguire stime di densit delle popolazioni vesuviane di M.
glis, anche perch questa specie non rientra nellalimentazione degli Strigiformi per la sua
taglia. La scarsit dei dati di campo del ghiro dovuta principalmente al fatto che tale
animale rientra solo occasionalmente nella nicchia trofica del barbagianni a causa delle
sue maggiori dimensioni e perch preferisce ambienti boschivi pi fitti, anche se non
disdegna vigneti, noccioleti e castagneti.
M. avellanarius risulta probabilmente sottostimato nel Parco per difetto di ricerca:
dallanalisi delle borre, infatti, nel solo sito di Ottaviano sono stati raccolti in un unico
campionamento i crani di 39 esemplari di moscardino.
A. terrestris frequenta di norma ambienti piuttosto umidi, come fossi e canali anche
irrigui, rive di fiumi, stagni, paludi e radure umide nei boschi e rientra pure nella nicchia
trofica degli Strigiformi. Anche se fino agli anni Settanta stata rinvenuta da Dinardo in
borre dellarea vesuviana, nel corso delle nostre indagini sui micromammiferi del parco
abbiamo analizzato pi di mille borre di cinque stazioni senza mai rinvenire nemmeno
un esemplare di arvicola terrestre. Questi dati ci inducono a ritenere che tale specie, se
non scomparsa, quantomeno rarissima per il Vesuvio; gli ambienti in cui vive, infatti,
sono attualmente scarsi in questarea.
Dallanalisi delle borre di Strigiformi e dalle nostre numerose osservazioni di campo
M. savii risulta sicuramente il roditore pi comune nel territorio del parco essendo presente in tutta larea di studio; esso infatti la preda delezione di T. alba e A. noctua, come
dimostrato ad esempio dal rinvenimento di 277 esemplari in borre rinvenute ad Ottaviano. Non sappiamo nulla sulla densit di popolazione di questa specie che va incontro a
fluttuazioni numeriche cicliche: se tale densit dovesse ulteriormente incrementarsi
potrebbe produrre danni alle colture agricole.
R. rattus legato agli ambienti rurali ed antropizzati ove non presente il ratto delle
chiaviche. In Italia meridionale presente la sottospecie alexandrinus che si ritiene essere una forma pi selvatica e meno antropofila. R. norvegicus preferisce invece cantine o
discariche, comune nel centro delle citt e raramente viene predato dagli Strigiformi. I
ratti possono essere vettori di diverse malattie infettive come ad esempio la leishmaniosi,
la leptospirosi e la rabbia: sussiste quindi il rischio, se non si effettuano controlli periodici, che questi animali possano essere potenziali serbatoi di infezioni in unarea che gi rappresenta uno degli epicentri principali di diffusione di queste malattie in Campania.
I paesi vesuviani non sono dotati infatti di sistemi fognari completi e soprattutto di un

240

NICOLA MAIO, GENNARO APREA, GIAMPIERA DAMORA, ORFEO PICARIELLO

sistema efficiente di smaltimento dei rifiuti, con discariche abusive ancora presenti sul
territorio.
Anche M. domesticus una specie legata da millenni agli ambienti di origine antropica, conducendo una vita selvatica solo nelle regioni dove il clima mite. Nelle zone urbane soppiantato dal genere Rattus.
A. sylvaticus ampiamente diffuso nel territorio del parco come dimostrano i numerosi ritrovamenti nelle borre di Strigiformi. Non essendo stato possibile effettuare trappolamenti, non abbiamo dati certi sulla presenza nel Parco di A. flavicollis, specie probabilmente presente in quanto frequente in altre zone limitrofe; sono inoltre noti numerosi casi di simpatria tra le due specie.
In Italia centromeridionale, sulla base delle specie di Insettivori e Roditori rinvenute
in borre, possibile effettuare una suddivisione tra diete appenniniche e diete costiere di
T. alba (Contoli, 1981). I siti di raccolta di borre dellarea vesuviana, in base al livello
quantitativo e qualitativo di alcune componenti della dieta del barbagianni, possono essere considerati costieri in quanto in essi si osserva, rispetto alle stazioni appenniniche, una
maggiore abbondanza di Crocidurini, nonch di R. rattus e M. domesticus: tali specie,
infatti, nelle aree interne della penisola italiana, sono scarse o assenti perch conducono
un regime di vita strettamente commensale. Tali siti sono caratterizzati inoltre dallassenza dei generi Sorex e Clethrionomys, entit particolarmente mesofile e positivamente
correlate alla boscosit del territorio (Lovari et al., 1976; Amori et al., 1984; Contoli,
1986). In tutte le stazioni vesuviane le prede dominanti risultano essere Microtus savii e
Apodemus sp.
Non abbiamo dati sufficienti per stimare la densit di popolazione di O. cuniculus, n
possibile stabilire lo status conservazionistico di tale specie, in quanto le ricerche teriologiche nellarea vesuviana sono ancora in una fase preliminare e necessitano di missioni
notturne. Con certezza possibile affermare che il coniglio selvatico non attualmente
oggetto di caccia, come lo era sino agli anni Sessanta (Ricciardi, com. pers.) n risulta
essere mai stato introdotto da alcuna associazione venatoria, quindi la popolazione attuale autoctona.
Sulla base delle nostre conoscenze non possibile azzardare unipotesi sulle cause dellestinzione di L. corsicanus: non sappiamo, infatti se sia stato il risultato di una eccessiva
pressione venatoria negli anni immediatamente successivi alla prima guerra mondiale,
come sembra probabile, o se le frequenti immissioni effettuate nel corso di questo secolo
della lepre europea abbiano prodotto la rarefazione della specie autoctona (Picariello et
al., 1999).
Lattuale presenza di L. europaeus dovuta alle numerose immissioni a scopo venatorio della specie. Le introduzioni di animali alloctoni risalgono al 1825, anno in cui fu istituita la riserva artificiale di caccia della Favorita di Ercolano: ogni anno, il 3 novembre,
infatti, in occasione della festa di S. Uberto, venivano comprati e liberati lepri, caprioli,
cinghiali, orsi e numerose specie di uccelli (Rosati, 1870). Le introduzioni di lepri alloctone sono poi riprese nel XX secolo e continuate ininterrottamente dagli anni 40 fino ai
nostri giorni. A tuttoggi vengono costantemente immesse femmine gravide, sia legalmente, nelle zone di ripopolamento e cattura della fauna selvatica (Z.R.C.) confinanti
con il Parco, sia illegalmente allinterno del territorio. Allo stato attuale non abbiamo dati
che ci permettono di asserire con certezza lacclimatazione della specie, in quanto la
costante introduzione di nuovi individui manterrebbe inalterata la densit di popolazio-

LA TERIOFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO ED AREE LIMITROFE

241

ne. Per avere un quadro certo sulla biologia di questo lagomorfo nellarea vesuviana saranno necessarie ulteriori ed apposite ricerche.
Il lupo era sicuramente presente nel territorio vesuviano fino agli anni successivi alla
prima guerra mondiale. La sua scomparsa da attribuirsi alla distruzione degli antichi
boschi autoctoni, nonch alle apposite battute di caccia. Il lupo, infatti, a causa della rarefazione delle sue prede naturali, come avviene ancora oggi in molte regioni, attaccava il
bestiame domestico spingendo gli allevatori, molti dei quali reduci di guerra ed esperti
nelluso del moschetto, a dargli la caccia. Anche nellarea vesuviana comparve cos la figura caratteristica del luparo, abile cacciatore notturno, specializzato nelluccisione di lupi,
che portavano in giro lanimale ammazzato per i paesi vesuviani, allo scopo di lucrare
ricompense.
La volpe, dopo la scomparsa del lupo, diventata sul Somma-Vesuvio il predatore al
vertice della piramide trofica insieme alla faina ed ai rapaci. Questo canide assai frequente nel territorio del parco e lascia abbondanti segni di presenza nei diversi ambienti.
Le volpi possono essere vettori di malattie infettive come lechinococcosi e la rabbia
il cui fronte epidemiologico sembra in espansione dalle aree dellex Yugoslavia, zone oggi
frequentate dai cacciatori italiani e dai loro cani. Essendo un animale che frequenta sia
ambienti forestali che antropizzati, la volpe pu rappresentare un potenziale vettore di
patologie legate ad entrambe le tipologie ambientali. Anche la leishmaniosi una patologia che interessa volpi e ratti. In base a indagini svolte dallIstituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno e dallA.S.L. di Torre del Greco larea vesuviana uno dei
principali focolai di tale infezione in Campania: la leishmaniosi stata infatti riscontrata
in oltre il 20% degli animali esaminati nellarea vesuviana. Anche se non esistono dati sufficienti, ipotizzabile che pure le volpi possano essere possibili serbatoi silvestri di tale infezione.
Nel Parco del Vesuvio la faina, come la volpe, un predatore che frequenta spesso pollai e conigliere: pertanto considerato dai locali un animale dannoso e per tale ragione
viene spesso abbattuto. Dallanalisi degli escrementi possibile affermare solo che essi
appartengono al genere Martes. In base alle osservazioni di esemplari da parte di naturalisti e degli autori e dallesame di segnalazioni bibliografiche ipotizziamo che le tracce da
noi rinvenute appartengano a M. foina. Sulla base di tali rinvenimenti possiamo considerare la faina presente in tutto il territorio vesuviano.
La donnola diffusa in tutti gli ambienti del Monte Somma, come confermano i
numerosi ritrovamenti di feci attribuibili a questa specie. Anche se attiva durante il giorno, un animale difficile da osservare dato che il suo riparo pu essere costituito da una
qualsiasi fessura o piccola cavit fra le rocce laviche, siepi, muretti a secco, legnaie o edifici abbandonati: per tale ragione il monitoraggio di questa specie si basato soprattutto
sullesame morfologico delle feci.
Il tasso sicuramente estinto sul Vesuvio ma sarebbe stato presente fino agli anni 40:
i vecchi cacciatori locali lo ricordano col nome dialettale di melogna.
Le segnalazioni relative a M. putorius e F. silvestris nellarea vesuviana derivano da
schede compilate da personale non specializzato. Tali dati non risultano attendibili in
quanto non esiste alcuna segnalazione, n storica n attuale, sulla presenza di tali specie
nel Parco. La puzzola, inoltre, frequenta esclusivamente aree poco antropizzate e nei pressi di corsi dacqua o bacini idrici, habitat che non sono rappresentati sul Vesuvio. Anche
il gatto selvatico sopravvive solo in foreste con basso impatto antropico (Ragni et al. 1996;
Bizzarri et al. 1999, Sangiuliano, 1999).

242

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

NICOLA MAIO, GENNARO APREA, GIAMPIERA DAMORA, ORFEO PICARIELLO

RRoditori e Insettivori rappresentano anche nellarea vesuviana le specie pi comuni tra


i Mammiferi come numero di taxa (50% circa), anche se non rivestono un elevato valore
conservazionistico, perch non minacciati di estinzione. Essi costituiscono la risorsa fondamentale sia diretta che indiretta dei predatori. Lo studio delle cenosi a micromammiferi riveste unimportanza altres significativa perch consente di acquisire le informazioni ecologiche necessarie ad una corretta gestione del patrimonio naturalistico di unarea
come il Parco Nazionale del Vesuvio; studiando la dinamica di popolazione dei micromammiferi, infatti, si possono acquisire precise informazioni sulle caratteristiche biotiche
e microclimatiche di una stazione. Lo studio dei micromammiferi si dimostra effettivamente dausilio e di complemento ad altre indagini condotte su differenti gruppi animali: auspicabile, quindi che anche questi piccoli vertebrati siano oggetto di apposite ricerche faunistiche ed ecologiche e soprattutto vengano maggiormente considerati negli studi
di pianificazione ambientale in un Parco nazionale, come il Vesuvio.
Roditori, Lagomorfi e soprattutto Carnivori possono essere vettori di malattie infettive trasmissibili, per cui necessario monitorare periodicamente le popolazioni vesuviane. Sarebbe opportuno quindi che il Parco Nazionale si dotasse di un piano sanitario
in collaborazione con gli enti sanitari locali, allo scopo di realizzare una efficace zooprofilassi.
La lepre italica autoctona dellItalia centro-meridionale, L. corsicanus, estintasi sul
Vesuvio ai primi del Novecento, teoricamente potrebbe essere reintrodotta; tale progetto,
per, dovrebbe essere preceduto da ricerche finalizzate a stabilire se gli esemplari alloctoni di L. europaeus si siano effettivamente acclimatati. Non pensabile reintrodurre Ungulati come il capriolo che necessita di territori pi vasti e meno antropizzati, adeguati
assetti forestali e di predatori in grado di controllarne le popolazioni, oppure Roditori
quali listrice che non in grado di scavare le sue tipiche tane, lunghe pi di dieci metri,
nelle lave compatte o nei substrati vulcanici mobili e incoerenti ( Lovari, com. pers.).

LA TERIOFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO ED AREE LIMITROFE

243

Desideriamo ringraziare per la disinteressata e preziosa collaborazione: P. Agnelli


(Museo Zoologico, Firenze); E. Aloj Totaro (Univ. del Sannio, Benevento); P. Annunziata (A.S.L. Terzigno); M. Avino (Arcicaccia, Ottaviano); C. Bifulco (Ente Parco
Nazionale del Vesuvio); C. Borrelli (Dip. Microbiologia Agraria Univ. Napoli Federico
II); V. Botte (Sez. Zoologia, Centro Musei, Univ. Napoli Federico II); R. Casapulla (Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, Portici); D. Capolongo e A. Capolongo (Roccaraionola, Napoli); V. Caputo (Univ. di Ancona); C. Corti (Univ. di Firenze); D. Cristofari (Dip. Zoologia, Napoli); N. Di Fusco (Corpo Forestale dello Stato,
Caserta); L. Dinardo (Napoli); E. Eboli (Dip. Zoologia, Univ. Napoli Federico II); S.
Filosa (Centro Musei delle Scienze Naturali, Univ. Napoli Federico II); F. Finelli
(Distretto 85, A.S.L. NA 5, Torre del Greco); M. Fraissinet (Ente Parco Nazionale del
Vesuvio); E. Gavetti (Museo Regionale di Scienze Naturali, Torino); F. M. Guarino
(Dip. Biologia evolutiva e comparata Univ. Napoli Federico II); G. Luongo (Dip. Geofisica e Vulcanologia, Univ. Napoli Federico II); S. Mastrullo (Portici); N. Matacchione e
L. Tibietti (Ercolano); L. Menegazzi (Ente Parco Nazionale del Vesuvio); G. Moschetti
(Dip. Microbiologia Agraria Univ. Napoli Federico II); E. Nota (Ente Parco Nazionale
del Vesuvio); A. Piciocchi (CAI, Napoli); M. Pizza (Arcicaccia, Ottaviano); M. Podest
(Museo Civico di Storia Naturale, Milano); P. Raia (Ente Parco Nazionale del Vesuvio);
G. Romano (Ente Parco Nazionale del Vesuvio); A. Sangiuliano (Dip. Zoologia, Napoli); S. Scebba (Gruppo Inanellamento Limicoli); S. Vicidomini (Nocera Inferiore); S.
Viglietti (Ceppaloni, BN); M. Visone (Arcicaccia, Ottaviano).

RINGRAZIAMENTI

244

BIBLIOGRAFIA

NICOLA MAIO, GENNARO APREA, GIAMPIERA DAMORA, ORFEO PICARIELLO

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LA TERIOFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO ED AREE LIMITROFE

245

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Giovane pipistrello albolimbato (Pipistrellus kuhlii)


Foto di D. Scaravelli

O. PICARIELLO, N. DI FUSCO & M. FRAISSINET ( EDS .), 2000


ELEMENTI DI BIODIVERSIT DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO (pp. 247-261)

247

LA CHIROTTEROFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO


THE BAT FAUNA OF THE VESUVIUS NATIONAL PARK
Danilo Russo1, Giovanni Mastrobuoni2
1 School of Biological Sciences, University of Bristol. Woodland Road, BS8 1UG, Bristol - United Kingdom
2 Dipartimento di Zoologia, Universit degli Studi di Napoli Federico II. Via Mezzocannone, 8, I-80134 Napoli

RIASSUNTO

SUMMARY

IIn questo lavoro presentiamo un primo quadro della chirotterofauna del Parco Nazionale del Vesuvio. A tal fine sono state condotte ricerche bibliografiche relative agli ultimi
due secoli, integrate da alcune informazioni museologiche e preliminari indagini di campo
basate sul monitoraggio ultracustico. Nel corso di queste ultime, effettuate da giugno a settembre 1999, si fatto ricorso al metodo dellespansione temporale dei segnali ultrasonori
emessi dai chirotteri. Le registrazioni venivano effettuate da punti di ascolto, durante transetti percorsi a piedi o da unautovettura che si spostava a bassa velocit.
Lidentificazione specifica, quando possibile, stata ottenuta confrontando i segnali con
un ampio database relativo ai chirotteri campani. Per larea di studio si dispone unicamente di antiche segnalazioni per i seguenti taxa: Rhinolophus ferrumequinum, R. euryale,
Miniopterus schreibersii, Myotis myotis, Eptesicus serotinus, Plecotus auritus/austriacus.
I dati raccolti sul campo hanno evidenziato una prevalenza di specie antropofile nella
composizione della chirotterofauna. Possiamo, al momento, essere certi dellattuale presenza dei seguenti taxa: Rhinolophus hipposideros, Myotis emarginatus, Pipistrellus kuhlii, P. pipistrellus (specie criptica corrispondente al fonotipo 45 kHz), Hypsugo savii e Tadarida teniotis. Questultima specie non era mai stata segnalata in precedenza nell'area vesuviana. Si
discutono, infine, le relazioni tra la composizione della chirotterofauna e le influenze antropiche sul territorio vesuviano, nonch gli interventi possibili per la conservazione di questa
importante componente faunistica.

T
This study represents the first systematic attempt
to provide a checklist of the Vesuvius National Park bat
fauna. We conducted a literature search covering the
past two centuries, supplemented by information from
museums and preliminary field surveys based on ultrasound monitoring.
During field work conducted from June to September 1999, we recorded time-expanded echolocation
and social calls emitted by foraging bats. Recordings
were made at selected sites, during transects travelled
on foot or from a car moving at low speed. When possible, species identification was achieved by comparing
the recorded signals with those of an extensive database of bats from Campania. For the study area, only
historical records are available for the following species:
Rhinolophus ferrumequinum, R. euryale, Miniopterus schreibersii, Myotis myotis, Eptesicus serotinus, Plecotus auritus/austriacus. Our field data showed a dominance of
house-dwelling species in the bat community.
At present, we can be sure of the current occurrence of the following species: Rhinolophus hipposideros,
Myotis emarginatus, Pipistrellus kuhlii, P. pipistrellus
(cryptic species corresponding to the phonic type 45
kHz), Hypsugo savii and Tadarida teniotis. The last species had never been observed previously in the Vesuvian
territory.
Lastly, we discuss the relationship between bat
community structure and human pressure on the Vesuvius natural habitats, and suggest some possible conservation measures for this important mammal group.

PAROLE
KEY

CHIAVE: Chirotteri,

WORDS: Bats,

Mammiferi, Vesuvio, Italia meridionale.

mammals, Vesuvius, Southern Italy.

248

INTRODUZIONE

DANILO RUSSO, GIOVANNI MASTROBUONI

II chirotteri, comunemente noti come pipistrelli, rappresentano un miracolo evolutivo.


Si tratta, anzitutto, degli unici mammiferi capaci di un volo attivo. Buona parte di essi
i microchirotteri, cui appartengono tutte le specie europee utilizza un sofisticato meccanismo per orientarsi nel volo e per la percezione delle prede, lecolocazione, basato sulla
produzione di impulsi ultrasonori. Contrariamente a quanto si potrebbe predire in base
alla loro dimensione corporea spesso minuta, i chirotteri hanno vita lunga e partoriscono
un numero esiguo di piccoli (1, pi raramente 2 in un anno). Sono inoltre dotati di comportamento spesso pi complesso di quanto si possa ritenere: si pensi, ad esempio, ai
fenomeni di altruismo osservati (anche tra individui non imparentati) nel ben noto vampiro Desmodus rotundus, in cui un individuo che non abbia avuto la fortuna di nutrirsi
potr ricevere del cibo rigurgitato da un cospecifico (Wilkinson, 1990); oppure alla sorprendente capacit che le madri hanno di riconoscere i loro piccoli in aggregazioni talora fatte di migliaia di coetanei, apparentemente identici.
Oltre ad essere caratterizzato da numerosi aspetti biologici di grande fascino, lordine
Chiroptera presenta una straordinaria ricchezza in specie: vi appartengono, infatti, quasi
1000 delle 4200 specie di mammiferi viventi (Findley, 1993).
La chirotterofauna italiana viene tipicamente considerata come composta da 30 specie (Lanza, 1959; Lanza & Finotello, 1985; Amori et al. 1993), corrispondenti al 31.3%
delle specie di mammiferi presenti nel nostro paese. Ventisette di queste entit sono state
classificate con status endangered o vulnerable in un contesto europeo (Stebbings, 1988).
Va osservato che una di esse, Rhinolophus blasii, si teme possa essere addirittura estinta; e di unaltra, Myotis dasycneme, si conosce ununica segnalazione, relativa a Trento e
risalente al 1881 (Lanza, 1959).
Ultima acquisizione rappresentata dalla scoperta, nel nostro Paese, di entrambe le
specie criptiche di Pipistrellus pipistrellus (Russo & Jones, 1999a), di cui discuteremo avanti.
LItalia, dunque, presenta unelevata biodiversit dei popolamenti di chirotteri, che
includono notevoli emergenze conservazionistiche. Le aree protette possono svolgere un
ruolo basilare nella conservazione di questo patrimonio naturalistico, purch si attivino
nellincoraggiare e sostenere studi sui chirotteri prioritariamente finalizzati alla definizione di programmi di protezione.

LO STATO DI CONOSCENZA
DEI CHIROTTERI CAMPANI

LLa Campania si estende per circa 13.595 km2. Buona parte degli habitat tipici
dellItalia meridionale vi sono rappresentati. Purtroppo il territorio campano e la ricca
biodiversit che esso ospita sono minacciati da una popolazione in crescente aumento
(circa 5.800.000 abitanti nel 1996), dallinquinamento e da una distruzione e frammentazione degli habitat di dimensioni preoccupanti. Tale situazione rischia di colpire anzitutto le componenti biocenotiche maggiormente sensibili, tra cui possiamo senza dubbio
includere buona parte dei chirotteri presenti in Campania. Questi mammiferi sono inoltre minacciati da fattori quali la vasta diffusione di pesticidi, il disturbo, la distruzione o
lalterazione dei rifugi (roosts), luso di sostanze tossiche nel trattamento antiparassitario
del legno allinterno degli edifici utilizzati come rifugio e la persecuzione diretta alimentata da sciocche ed infondate superstizioni.
La conoscenza dei chirotteri campani tuttora incompleta per diversi aspetti concernenti sia lecologia che la distribuzione delle specie. Nello scorso secolo, studiosi illustri
quali O. G. Costa e F. S. Monticelli si interessarono di chirotteri della Campania e di altre
aree del Sud Italia, pubblicando diversi lavori su questi mammiferi (cfr. ad es. Costa,
1839, in cui si fornisce un primo elenco delle specie campane; Monticelli, 1886a, 1886b,
1896).

LA CHIROTTEROFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

249

Nel corso di questo secolo, Gulino & Dal Piaz (1939) e Lanza (1959) hanno fornito
un quadro tuttora fondamentale della distribuzione dei chirotteri nelle diverse regioni
dItalia. A partire dagli anni 70, D. Capolongo si interessato della faunistica dei chirotteri troglofili e pi in generale degli organismi cavernicoli (cfr. ad es. Capolongo et al.
1974; Capolongo, 1989; Capolongo & Caputo, 1990); Vernier (1982, 1983, 1988) ha
pubblicato osservazioni sui chirotteri di alcuni sistemi ipogei carsici campani.
Dal 1995 uno degli autori del presente contributo (DR) ha intrapreso ricerche faunistiche, ecologiche e comportamentali sui chirotteri campani. Una prima indagine port
al reperimento di 14 specie (Russo & Picariello, 1998). Uno studio successivo (Russo &
Mancini, 1999) ha preso in esame il territorio molisano ed il versante campano del Matese. Dal 1997 la ricerca ulteriormente progredita, in collaborazione con lUniversit di
Bristol, focalizzandosi, oltre che sul completamento del quadro distributivo, anche sulluso dellhabitat e su numerosi aspetti bioacustici finalizzati alla identificazione specifica ed
allo studio dellecologia del foraggiamento e del comportamento sociale.
Le metodiche impiegate includono ispezioni dei rifugi, catture con mist-nets, monitoraggio bioacustico mediante espansione temporale e radio-tracking.
Siamo al momento certi dellattuale presenza in Campania di almeno 17 specie, ossia
di Rhinolophus ferrumequinum, R. hipposideros, R. euryale, Myotis myotis, M. blythii, M.
capaccinii, M. emarginatus, M. daubentonii, Eptesicus serotinus, Pipistrellus pipistrellus (specie criptiche corrispondenti ai fonotipi 45 kHz e 55 kHz), P. kuhlii, Hypsugo savii, Plecotus austriacus, Miniopterus schreibersii, Nyctalus noctula, Tadarida teniotis. Inoltre del raro
Myotis bechsteinii abbiamo reperito alcuni crani (non databili con accuratezza) in cavit
carsiche; di M. nattereri esistono due segnalazioni (Vernier, 1983; Russo & Mancini,
1999), relative al reperimento di crani, ed una di Zava et al. (1996) per il Parco del Cilento, mentre Barbastella barbastellus riportato esclusivamente da una antica osservazione
(cfr Gulino & Dal Piaz, 1939). P. auritus stato segnalato solo da Sbordoni (1963). Per
dovere di completezza segnaliamo anche losservazione di Nyctalus lasiopterus condotta da
Zava et al. (1996) mediante bat detector in eterodina (Fornasari, in litteris). Tale segnalazione, stante la soggettivit e lincertezza del metodo delleterodina, nonch loggettiva
rarit del taxon in questione, richiede a nostro avviso conferma.
Tra le aree campane, quella vesuviana purtroppo una delle meno studiate, in tempi
T
recenti, dal punto di vista chirotterologico. La quasi totalit delle informazioni bibliografiche disponibili, delle quali un quadro sintetico stato fornito da Picariello et al. (1999),
risale al secolo scorso. Si tratta di unarea relativamente vasta, nella quale alcuni fenomeni di degrado tipici del territorio campano (si pensi allabusivismo edilizio, alla messa in
opera di cave e di discariche non autorizzate) si sono manifestati con particolare aggressivit. Se lantropizzazione ha potuto esercitare un impatto negativo su diverse specie
segnalate storicamente, pu essere stata daltro canto sopportata da taxa strettamente
antropofili, di cui parleremo, caratterizzati da alta valenza ecologica, capacit di sfruttare
edifici anche di fattura moderna quale rifugio e plasticit trofica.
Il presente lavoro non ha alcuna presunzione di riuscire a presentare un quadro, seppure incompleto, dei chirotteri del Vesuvio. La descrizione che segue integra linformazione bibliografica disponibile con osservazioni condotte nel 1999 mediante rilevamento
ultracustico.
Lobiettivo principale porre una base preliminare per ulteriori indagini che dovranno essere incoraggiate e sostenute affinch lEnte Parco possa effettivamente dotarsi di un
piano efficace di conservazione della chirotterofauna vesuviana.

LO STATO DI CONOSCENZA
DEI CHIROTTERI DELLAREA VESUVIANA

250

MATERIALI E METODI

DANILO RUSSO, GIOVANNI MASTROBUONI

A
Ai fini dellindagine bibliografica, abbiamo preso in esame la letteratura disponibile
relativa agli ultimi due secoli.
La ricerca di campo stata condotta da giugno a settembre 1999. I rilevamenti sono
stati effettuati da punti di ascolto, durante transetti percorsi a piedi o da unautovettura
che si spostava a bassa velocit, sostando ogni volta che la presenza di chirotteri veniva
rivelata da un bat detector S25 (Ultra Sound Advice, Londra) utilizzato in divisione di
frequenza. Due secondi delle emissioni ultracustiche venivano espansi temporalmente
(x10) utilizzando un PUSP (Portable Ultra Sound Processor, Ultra Sound Advice, Londra) a cui i segnali erano inviati attraverso luscita HF dellS25, e registrati con un walkman professionale Sony WM D6C su cassette Sony metal XR da 90 m. Le registrazioni
sono state esaminate per lidentificazione utilizzando il software BatSound e confrontandole con un ampio database ultracustico relativo alla chirotterofauna campana. Ci preme
sottolineare che in ambienti ricchi di specie, quali quelli campani, il metodo ultracustico
conduce ad identificazioni di sufficiente precisione solo in alcuni casi, mentre in diversi
altri (si pensi, ad esempio, ai chirotteri del genere Myotis) la determinazione certa ed
oggettiva al livello specifico , al momento, impossibile. Funzioni discriminanti basate
sullanalisi multivariata (Vaughan et al., 1997a) e sullimpiego di neural network (Parsons
& Jones, 1999) possono migliorare la probabilit di identificazione corretta e quantificare il livello di attendibilit della diagnosi. Il nostro gruppo di ricerca sta cercando di definire metodologie simili per i chirotteri dellItalia meridionale; relativamente al presente
lavoro, nella nostra analisi siamo stati assolutamente prudenti, trascurando ogni segnale
di difficile o dubbia interpretazione e limitandoci ai casi in cui eravamo assolutamente
certi dellidentit dei chirotteri rilevati. Un valido aiuto, nella discriminazione tra Pipistrellus pipistrellus e P. kuhlii, risultato dal metodo di identificazione dei social calls messo
a punto da Russo & Jones (1999b).

RISULTATI

D
Di seguito forniamo una descrizione delle specie osservate e/o riportate in letteratura
per larea vesuviana, con indicazione delle localit e, quando possibile, degli ambienti a cui
le segnalazioni si riferiscono. I caratteri morfologici salienti, salvo laddove diversamente
specificato, seguono le descrizioni di Lanza (1959) e Schober & Grimmberger (1997).

FAMIGLIA RHINOLOPHIDAE
Rhinolophus ferrumequinum (Schreber, 1774)
ferro di cavallo maggiore

Il ferro di cavallo maggiore presenta una struttura caratteristica intorno alle narici,
comune a tutti i Rinolofidi, detta foglia nasale, di morfologia complessa ed utile ai fini
diagnostici. Lavambraccio di R. ferrumequinum misura 51-61 mm ed il peso di una ventina di grammi.
Gli impulsi ultrasonori dei Rinolofidi vengono emessi attraverso le narici e sono
opportunamente concentrati e direzionati dalla foglia nasale. Essi sono costituiti da una
componente a frequenza costante lunga qualche decina di ms, preceduta e seguita da due
brevi porzioni a frequenza modulata (Fig. 1). Nei R. ferrumequinum della Campania si
riscontra energia massima in genere intorno ad 80-82 kHz (Russo, dati inediti).
Come gli altri Rinolofidi, il ferro di cavallo maggiore riconosce ed intercetta le prede
primariamente grazie alle variazioni di intensit e frequenza (effetto Doppler) che le ali
di queste, muovendosi, producono sulleco (cfr. ad es. Neuweiler, 1989).

LA CHIROTTEROFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

251

Una tipica modalit di caccia di questa specie il perch-feeding: il Rinolofide attende


di scorgere la preda restando appeso ad un ramo; appena la intercetta, prende il volo, la
cattura e torna ad un posatoio per consumarla ( Jones & Rayner, 1989; Duverg, 1996).
Le prede possono anche essere catturate in volo.
R. ferrumequinum, minacciato in un contesto europeo (Stebbings, 1988), frequente
in Campania (Russo & Picariello, 1998), ove si rifugia in cavit naturali ed artificiali nonch edifici.
Durante il nostro monitoraggio bioacustico nel Parco Nazionale del Vesuvio non
abbiamo rilevato Rinolofidi probabilmente perch i loro segnali, ad alta frequenza, sono
deboli e quindi difficilmente rilevabili a meno che lanimale non sia sufficientemente
prossimo al rilevatore. Tuttavia, in considerazione della diffusione di questa specie in territorio campano, riteniamo praticamente certa la sua attuale presenza nellarea vesuviana
le cui formazioni boschive a latifoglie offrono buone potenzialit per lalimentazione del
ferro di cavallo maggiore. Monticelli (1886a) ne segnala numerosi svernanti nel teatro
sepolto di Ercolano.

Ferro di cavallo minore (Rhinolophus hipposideros)


Nella foto ben evidente la foglia nasale
Foto di G. Bulfoni

Questo Rinolofide si distingue dal precedente per la diversa morfologia della foglia
nasale e per la taglia nettamente minore: lavambraccio misura 34-42 mm ed il peso in
genere di 4-6 g.
I segnali di ecolocazione (Fig. 1) studiati in Campania hanno frequenza di picco compresa nel range 107-114 kHz (Russo, dati inediti).
La specie, frequente in Campania per classificata come minacciata a livello europeo (Stebbings, 1988) si rifugia in cavit naturali, artificiali e negli edifici; non di rado
negli hibernacula presente con pochi individui isolati o associati con R. ferrumequinum
(Russo & Picariello, 1998). Recenti osservazioni per larea vesuviana si riferiscono proprio ad individui isolati svernanti in cavit (Picariello, com. pers.). Monticelli (1886a) ne
segnala un individuo reperito nel teatro sepolto di Ercolano, mentre nella collezione
teriologica del Museo de La Specola dellUniversit di Firenze presente un esemplare maschio in alcol (n cat. 3915, ex n119 Coll. Lanza, acquisito dal museo fiorentino sul
finire degli anni 50) recante lindicazione grotta vesuviana n3 (Agnelli, in litteris).

Rhinolophus hipposideros (Bechstein, 1800)


ferro di cavallo minore

il meno conosciuto dei tre Rinolofidi presenti in Campania. Di taglia intermedia


rispetto alle due precedenti specie (negli esemplari campani adulti finora esaminati la lunghezza dellavambraccio ed il peso sono compresi rispettivamente tra 45-49 mm e 9-15 g),
lo si distingue agevolmente da queste per la morfologia della foglia nasale. Il processo
connettente superiore della sella, che nella foto si nota sporgere dalla foglia nasale,
appuntito e pi lungo rispetto a quello inferiore; tale carattere diagnostico per la specie.
I segnali di ecolocazione (Fig. 1) relativi alla popolazione campana hanno frequenza di
picco variabile dai 100 ai 104 kHz (Russo, dati inediti).
Strettamente troglofilo, R. euryale utilizza come rifugio sia cavit naturali che artificiali.
In Campania risulta assai meno frequente di R. ferrumequinum e R. hipposideros, e
riteniamo che il suo status sia pi precario, probabilmente anche in relazione alla sua
stretta troglofilia che lo rende meno versatile nella selezione dei rifugi. A livello europeo
classificato come vulnerabile (Stebbings, 1988).
Per larea vesuviana, risulta segnalato solo da Monticelli (1886a) che lo osserv in
gennaio nel teatro sepolto di Ercolano. La sua attuale presenza nel Parco del Vesuvio
richiede conferma.

Rhinolophus euryale (Blasius, 1853)


ferro di cavallo mediterraneo

Ferro di cavallo mediterraneo (Rhinolophus euryale)


Foto di G. Jones

252

DANILO RUSSO, GIOVANNI MASTROBUONI

FIGURA 1

Figura 1
Tipici segnali FM/CF/FM di Rinolofidi campani.
R.f.= Rhinolophus ferrumequinum;
R.e.= R. euryale;
R.h.= R. hipposideros.
Di norma la sola componente armonica I evidente
(come nel caso dei segnali R.e., R.h.); in R.f. la
registrazione stata effettuata a breve distanza dal
chirottero, per cui si nota anche la componente
fondamentale (a frequenza pi bassa) dellimpulso.

FAMIGLIA VESPERTILIONIDAE
Miniopterus schreibersii (Kuhl, 1819)
miniottero

Il miniottero un chirottero troglofilo diffuso su un areale vastissimo, dalla Penisola


Iberica alla Nuova Guinea. Grande volatore, dotato di ali lunghe e strette che gli consentono di raggiungere alte velocit, ed un migratore capace di spostarsi per diverse centinaia di chilometri. Spesso forma colonie numerose, con migliaia di esemplari aggregati
in densi clusters. Lavambraccio misura 45-48 mm ed il peso di 9-16 g.
A differenza degli altri chirotteri europei in cui lo sperma ricevuto nel corso dellaccoppiamento resta vitale ma quiescente nellutero per il periodo di ibernazione per poi
fecondare lovocita solo al termine di questo il miniottero presenta il fenomeno della
diapausa embrionale. In questultimo, la fecondazione avviene subito, ma lo sviluppo
embrionale bloccato allo stadio di blastocisti dunque piuttosto precocemente e lannidamento dellembrione nella parete uterina interviene dopo il letargo (cfr. ad es. Mori
& Uchida, 1980; Altringham, 1996).
I segnali di ecolocazione del miniottero (Fig. 2a) durano qualche ms ed hanno struttura cosiddetta FM-CF, cio sono costituiti da una componente modulata in frequenza
(FM) seguita da una parte terminale con frequenza quasi costante, questultima contenente la massima energia (pari a 51.3-62.5 kHz nelle popolazioni campana e pugliese;
Russo, dati inediti).
Il miniottero ha status di vulnerabilit a livello europeo (Stebbings, 1988).
In Campania se ne conoscono diverse colonie in cavit carsiche ed artificiali. Per larea vesuviana Monticelli (1886a) lo definisce abbondante in novembre nel teatro sepolto
di Ercolano, da cui nel successivo gennaio risultava assente, per cui, conclude lAutore:
probabilmente i Miniopteri erano emigrati. Due esemplari raccolti da Monticelli ad
Ercolano, un maschio ed una femmina (n cat. 7048, 7049), sono conservati nella collezione de La Specola, Universit di Firenze.

LA CHIROTTEROFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

253

FIGURA 2

Figura 2
Segnali di ecolocazione di Miniopterus schreibersii (a),
Pipistrellus pipistrellus tipo fonico 45 kHz (b),
Tadarida teniotis (d).
In (c) rappresentato un social call di P. pipistrellus
tipo fonico 45 kHz.
Questo Vespertilionide , tra i Myotis presenti in territorio europeo, quello di taglia
maggiore (lavambraccio misura 50-68 mm, ed il peso compreso tra i 28 e i 40 g).
La sua distinzione dalla specie gemella Myotis blythii (Tomes, 1857) pu dirsi certa solo
se condotta su base biochimica, sebbene la craniometria, le misure dellavambraccio e dellaltezza del padiglione auricolare, e la presenza (in M. blythii) o lassenza (in M. myotis)
di una macchia bianca sul capo possano consentire una diagnosi specifica con buona probabilit corretta (Arlettaz, 1995; Arlettaz et al., 1997). Specie troglofila (in Campania
stata finora reperita solo in cavit carsiche) ed antropofila, M. myotis caccia specialmente
in aree spoglie di vegetazione, dove questo chirottero prende contatto col suolo per ghermire le prede. I segnali di ecolocazione, com tipico del genere Myotis, sono del tipo FM,
ossia coprono unampia gamma di frequenze in un tempo di pochi ms, senza alcuna porzione in cui la frequenza si mantenga pi o meno costante (CF).
Per larea vesuviana ne esiste una sola segnalazione, relativa ad una settimana dopo
leruzione del 1843 (La Cava, 1843). In essa la specie figura come Vespertilio murinus,
nome spesso usato dagli zoologi italiani del passato per indicare il vespertilio maggiore,
ma che in realt corrisponde ad un altro chirottero, assai raro in Italia (Lanza, 1959).

Myotis myotis (Borkhausen, 1797)


vespertilio maggiore

Si tratta di un Vespertilionide di media taglia (la lunghezza dellavambraccio


36.0-43.5 mm, mentre il peso generalmente varia da 7 a 11 g negli esemplari italiani) il
cui nome deriva dallevidente smarginatura del bordo esterno del padiglione auricolare. Il
manto, di aspetto lanoso, superficialmente rossastro sul dorso (ove i peli sono tipicamente tricolori) e pi chiaro ventralmente. Caccia tipicamente nelle aree boschive ed
anche sullacqua. capace di catturare prede poggiate al substrato (rami, suolo). Troglofilo ed antropofilo, in Campania e Molise sono stati recentemente osservati rifugi estivi,
perlopi in edifici: nel Beneventano abbiamo reperito una colonia riproduttiva in una
cavit artificiale, mentre nellOasi WWF di San Silvestro (Caserta) abbiamo osservato,
nella stagione calda, maschi isolati rifugiatisi nel casino borbonico ed infine in Molise

Myotis emarginatus (Geoffroy, 1806)


vespertilio smarginato

254

DANILO RUSSO, GIOVANNI MASTROBUONI

Mancini e Russo (dati inediti) hanno reperito nel 1999 una colonia riproduttiva di oltre
100 esemplari in un vecchio edificio. Nel Parco Nazionale del Vesuvio Maio et al. (1999)
hanno osservato una piccola colonia riproduttiva di vespertilio smarginato nel comune di
Ottaviano. I nuovi ritrovamenti suggeriscono che la specie sia, in Campania, pi frequente di quanto inizialmente ritenuto.
Eptesicus serotinus (Schreber, 1774)
serotino

Il serotino un Vespertilionide di grande taglia (lavambraccio misura 48-57 mm, ed


il peso compreso tra i 14 ed i 35 g) dotato di orecchie brevi, quasi triangolari e nere
come il muso, pelo marrone scuro sul dorso, bruno-giallo sul ventre, ali tozze di colore
bruno-nerastro e coda sporgente dalluropatagio con 1-2 vertebre.
Specie per lo pi antropofila sebbene possa rifugiarsi anche in cavit naturali ed artificiali, come osservato anche in Campania e Puglia (Russo & Picariello, 1998; Russo, dati
inediti) il serotino produce dei segnali FM-CF con massima energia a 24-33 kHz
(Russo, dati inediti relativi a soggetti registrati in Romagna, Puglia e Sardegna).
Caccia spesso presso coltivi, margini di bosco, vegetazione riparia, luci stradali.
La specie stata segnalata per il Vesuvio dal solo La Cava (1843), che ne riporta la
presenza dopo leruzione del 1843.

Pipistrellus kuhlii (Kuhl, 1819)


pipistrello albolimbato

un piccolo Vespertilionide del peso di 5-10 g con una lunghezza dellavambraccio


di 31-37 mm.
Lesame della dentatura ne consente una distinzione certa dal congenere P. pipistrellus
(lincisivo superiore interno in P. kuhlii appare monocuspidato, bicuspidato in P. pipistrellus;
il premolare superiore anteriore spesso non visibile in P. kuhlii, mentre lo si scorge in P. pipistrellus guardando i denti dallesterno) rispetto al quale presenta in genere taglia leggermente maggiore, padiglioni auricolari marroni e, spesso, una fascia chiara decorrente lungo il
margine alare posteriore (talora, per, assai esigua) da cui il nome comune di albolimbato.
P. kuhlii produce segnali di ecolocazione del tipo FM-CF (Fig. 3), con parte terminale, e dunque massima energia, in genere a frequenze di 35-40 kHz (Schnitzler et al., 1987;
Ahln, 1990; Barataud, 1996). Talora i segnali di ecolocazione possono presentare valori
della frequenza di massima intensit sovrapponibili a quelli del fonotipo 45 kHz di Pipistrellus pipistrellus, ed in tali casi lesame dei segnali sociali emessi dai pipistrelli per la difesa del sito di foraggiamento risulta importante ai fini diagnostici (Russo & Jones, 1999b).
P. kuhlii si alimenta molto spesso presso le luci stradali (Haffner & Stutz, 1985-1986),
ove pare tragga vantaggio dal cacciare in gruppo (Barak & Yom-Tov, 1989).
Abbondante in Italia, il pipistrello albolimbato il chirottero pi frequente nel capoluogo campano (sin dai tempi di Monticelli che, nel 1886, scriveva: In citt, a Napoliil
Vesperugo kuhli il pi comune di tutti) come nellintera regione (Russo et al., 1999), ivi
incluso il territorio del Parco del Vesuvio, dove lo abbiamo rilevato praticamente in tutti
gli habitat rappresentati e con forti densit nei centri abitati.
In essi P. kuhlii si concentra soprattutto presso i lampioni, ove lelevato successo di
caccia testimoniato dai numerosissimi feeding buzzes (Griffin, et al., 1960), ossia delle
caratteristiche sequenze di segnali ultrasonori testimonianti la cattura di una preda
(Fig. 3).
Un esemplare albino, conservato in alcol, proveniente da Somma Vesuviana presente nella collezione del Museo Zoologico di Napoli (Picariello et al., 1999).

Giovane pipistrello albolimbato (Pipistrellus kuhlii)


Foto di D. Scaravelli

Pipistrellus pipistrellus (Schreber, 1774)


pipistrello nano

Si tratta del chirottero a pi ampia distribuzione nel territorio europeo, nonch anche
del pi abbondante in molte aree dellEuropa centrale e settentrionale. il pi piccolo
rappresentante della chirotterofauna europea, con un peso che si aggira generalmente

LA CHIROTTEROFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

255

FIGURA 3

Figura 3
Sequenza di ecolocazione del tipo feeding buzz
in Pipistrellus kuhlii.
Si noti come lintervallo temporale tra successivi
impulsi si abbrevi progressivamente fino al punto
(C) corrispondente alla cattura della preda
intorno a 4-6 g ed una lunghezza di avambraccio di 27-34,6 mm. Fino a poco tempo fa
si riteneva che il pipistrello nano rappresentasse ununica specie. Si tratta, in realt, di
unentit costituita da due specie criptiche ed i primi indizi di ci sono stati forniti da
studi sul suo comportamento di ecolocazione.
Anche questo chirottero, come laffine P. kuhlii, produce impulsi di ecolocazione FMCF (Fig. 2b). Zingg (1990) verific che in Svizzera il pipistrello nano emette segnali con
frequenza di massima intensit di 44-46 kHz oppure 50 kHz. Lautore ipotizz che a
queste due modalit di emissione corrispondessero due comportamenti di foraggiamento distinti.
In altre regioni europee erano stati osservati pipistrelli nani che emettevano segnali
di frequenza di picco intorno a 49 kHz oppure superiore a 50 kHz (Ahln, 1981; Miller & Degn, 1981; Weid & Von Helversen, 1987). Jones & van Parjis (1993) dimostrarono che in Gran Bretagna coesistono due varianti di questo taxon, luna detta fonotipo o tipo fonico 45 kHz con emissione a frequenza di picco intorno a 46 kHz, laltra con segnali intorno a 55 kHz (da cui il nome di tipo fonico 55 kHz). I due tipi fonici non si associano nei rifugi e presentano piccole ma significative differenze morfologiche ( Jones & van Parijs, 1993; Barlow et al., 1997): in particolare, il 55 kHz tende ad
essere di taglia minore, con pelo pi chiaro ed uniforme e cute facciale anche pi chiara; il 45 kHz, in genere leggermente pi grande, ha pelo bicolore e faccia pi scura
( Jones, com. pers.).
Studi sui segnali sociali emessi dai maschi durante la stagione degli accoppiamenti
(songflights) e da entrambi i sessi nelle aree di foraggiamento (social calls) hanno mostrato che queste emissioni vocali presentano struttura diversa a seconda del tipo fonico
(Barlow & Jones, 1997a) ed hanno valenza comunicativa solo tra individui del medesimo fonotipo (Barlow & Jones, 1997b). Anche la dieta e luso dellhabitat sono diversi tra
pipistrelli 45 kHz e 55 kHz (Barlow, 1997; Vaughan et al., 1997b).
La prova conclusiva che i due tipi fonici sono in realt specie criptiche venuta dallo
studio del DNA mitocondriale (Barratt et al., 1997).
Russo & Jones (1999a) hanno dimostrato su base bioacustica che entrambe le specie
sono presenti in Italia ed in Campania se ne verificata la simpatria.
Nellarea vesuviana abbiamo registrato tipiche emissioni, corredate dei caratteristici

256

DANILO RUSSO, GIOVANNI MASTROBUONI

social call (Barlow & Jones, 1997a), della sola specie criptica 45 kHz (Fig. 2b, c) - quella
che, in base ad una recentissima proposta nomenclaturale ( Jones & Barratt, 1999), conserva il nome P. pipistrellus, mentre laltra assume quello di P. pygmaeus Leach, 1825 in
osservanza della norma tassonomica del sinonimo pi prossimo.
Nel Parco P. pipistrellus meno frequente di P. kuhlii. Lo abbiamo rilevato in caccia
intorno alle luci della caserma del C.F.S. di Trecase, ai margini di aree boscate (nelle prossimit dellOsservatorio Vesuviano) ed a Ottaviano, nel centro abitato come in alcuni
giardini della periferia. Monticelli (1886a) di questa specie riferisce: Io lho trovata
abbondante a Pompei. Il Museo zoologico de La Specola dellUniversit di Firenze possiede in collezione un esemplare maschio in alcol di P. pipistrellus raccolto dal Monticelli
a Pompei il 26-8-1883 (n catalogo 5114, ex n37 Collezione Italiana Giglioli).
Hypsugo savii Bonaparte, 1837
pipistrello di Savi

Questa specie, dedicata allo zoologo pisano Paolo Savi, stata a lungo denominata
Pipistrellus savii. Horcek & Hank (1986), evidenziando i caratteri intermedi tra il suddetto genere ed Eptesicus, lhanno attribuita ad un genere a s, Hypsugo.
Lavambraccio misura 30-36.5 mm ed il peso compreso tra i 5 ed i 10 g. Lapice della
coda sporge di 2-5 mm ed il trago tipicamente tozzo e con bordo esterno assai convesso. In ambienti di volo aperti la specie produce segnali di ecolocazione lunghi allincirca
una decina di ms, spesso completamente CF (Russo, oss. pers.) e con frequenza di massima energia in genere di circa 33-35 kHz (Ahln, 1981).
H. savii discretamente frequente in Campania, ove mostra una significativa tendenza alla sinantropia nella scelta dei rifugi come nella selezione degli ambienti di
foraggiamento.
Piuttosto frequente anche nella citt di Napoli nellestate 1999, ad es., una colonia
di questa specie si insediata in un chiostro del museo di San Martino (Russo, dati inediti) manifesta una certa tendenza ad alimentarsi presso le luci stradali, comportamento che abbiamo ripetutamente osservato negli abitati del territorio vesuviano. Abbiamo
rilevato il pipistrello di Savi nei comuni di Torre del Greco, Trecase, San Sebastiano al
Vesuvio. Monticelli (1886a) lo segnal a Portici.

Plecotus sp. Geoffroy, 1818


orecchione

In Europa esistono due specie ascritte al genere Plecotus: lorecchione (Plecotus auritus
L., 1758) e lorecchione meridionale (Plecotus austriacus Fischer, 1829). Si tratta di specie
criptiche, assai simili sul piano morfologico, che risultano simpatriche in Italia. I seguenti caratteri sono discriminanti: larghezza del trago, lunghezza del pollice e della sua
unghia, dentatura, morfologia del baculum, cio dellosso penieno (Topal, 1958; Lanza,
1959; Swift, 1998). Inoltre P. austriacus presenta una mascherina facciale pi scura e generalmente manto tendente al grigiastro, mentre questultimo bruno in P. auritus, sia pure
con molta variabilit.
Entrambe le specie sono caratterizzate dalla presenza di grandi padiglioni auricolari,
o pinnae, di lunghezza pari ad almeno 25 mm (Stebbings, 1986), che vengono ripiegati
allindietro a corna dariete dallanimale quando in stato di omeotermia allinterno del
roost, e quasi totalmente distesi longitudinalmente lungo il corpo dietro gli avambracci dal
soggetto torpido (Swift, 1998).
Sebbene questultima postura possa avere il ruolo di limitare la perdita di calore corporeo, Speakman (1988) ha evidenziato che lerezione delle pinnae non correlata con la
temperatura corporea (o con la temperatura corporea sottratta della temperatura ambientale). Lautore ritiene che la postura delle orecchie tipica del torpore non sia mantenuta

LA CHIROTTEROFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

257

nello stato di omeotermia solo perch incompatibile con comportamenti, come la toelettatura, che necessitano del movimento degli avambracci.
Le grandi orecchie servono ai Plecotus per aumentare la sensibilit alle basse frequenze (Coles et al., 1989) e quindi percepire passivamente (ossia in assenza di ecolocazione)
i rumori prodotti dal movimento delle prede, spesso rappresentate da lepidotteri Nottidi sensibili alle frequenze degli impulsi di ecolocazione (Anderson & Racey, 1991; Rydell
et al., 1995; Waters & Jones, 1996). Inoltre, siccome gli orecchioni producono deboli
impulsi ultracustici (gli zoologi anglofoni chiamano questi animali whispering bats, ossia
pipistrelli sussurratori) per apparire acusticamente meno cospicui ai lepidotteri timpanati di cui si nutrono, le grandi pinne servono anche a raccogliere lappena percettibile eco
che ne risulta. Le prede vengono ghermite mentre sono posate sulla vegetazione oppure,
meno spesso, catturate in volo (cfr. per es. Swift, 1998).
In Campania Plecotus appare infrequente ed i pochi esemplari che abbiamo potuto
finora esaminare appartengono alla specie austriacus. Sbordoni (1963) segnala per il
Cilento P. auritus, determinato sulla base di caratteri craniometrici.
Per il Vesuvio esiste una segnalazione di Costa (1839) riferita a P. auritus, ma non possiamo dire a quale specie di orecchione lAutore si riferisse perch solo nel 1959-60
P. austriacus stato distinto come specie a s (Lanza, 1959; Bauer, 1960).
Durante la nostra indagine abbiamo registrato segnali riconducibili probabilmente al
genere Plecotus nelle aree di pineta di Trecase e presso Colle Umberto, sebbene riteniamo
prudente attendere losservazione diretta di esemplari per ottenere una definitiva conferma ed unadeguata diagnosi al livello specifico.
FAMIGLIA MOLOSSIDAE
lunico rappresentante europeo di questa famiglia, un taxon di microchirotteri che
comprende 13 generi ed 89 specie a corologia essenzialmente tropicale (Altringham, 1996).
Si tratta di un chirottero di grossa mole (lunghezza dellavambraccio: 57-65 mm,
peso: 2550 g), peculiare per la coda tipicamente libera da buona parte dalluropatagio e
per laspetto cinomorfo del muso che gli ha valso il nome comune.
Vola rapidamente e frequenta ambienti di foraggiamento aperti, emettendo segnali di
ecolocazione (Fig. 2d) di frequenza quasi costante (9-15 kHz), con durata ed intervallo
tra due impulsi successivi lunghi (rispettivamente circa 15 ms e 740 ms). Rydell & Arlettaz (1994) hanno ipotizzato che le frequenze dei segnali di ecolocazione, basse tanto da
rendere udibile la presenza del molosso senza alcun rivelatore ultrasonoro, rappresentino
un adattamento evolutosi per evitare che lepidotteri e neurotteri timpanati, prede frequenti di Tadarida e sensibili a suoni di maggiore frequenza, possano percepire la presenza del predatore sfuggendogli.
In passato T. teniotis stato ritenuto non frequente in Italia (Lanza, 1959), ma le
osservazioni recenti suggeriscono il contrario. In Campania specie piuttosto comune e
dotata di ampia versatilit ecologica, frequentando anche ambienti fortemente antropizzati come le aree metropolitane (Russo & Mastrobuoni, 1998).
Nel territorio del Parco Nazionale del Vesuvio abbiamo ripetutamente rilevato il
molosso, in giugno e settembre 1999, in volo di foraggiamento nei territori comunali di
Trecase ed Ottaviano, al di sopra della volta di boschi di latifoglie e di conifere come pure
presso coltivi, alla periferia dei centri abitati, ed in corrispondenza del margine settentrionale del cono vulcanico (Valle del Gigante).

Tadarida teniotis Rafinesque, 1814


molosso del Cestoni

258

Orecchione meridionale (Plecotus austriacus)


I padiglioni auricolari sono parzialmente ripiegati
a corna dariete
Foto di O. Picariello

Molosso di Cestoni (Tadarida teniotis)


Si noti la coda libera dalluropatagio
(membrana caudale)
Foto di M. Mucedda

DANILO RUSSO, GIOVANNI MASTROBUONI

LA CHIROTTEROFAUNA DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

259

L
Lelenco faunistico compilato sulla base della conoscenza storica della chirotterofau-

DISCUSSIONE E CONCLUSIONI

na vesuviana e dei nuovi dati raccolti sul campo consta complessivamente di 12 specie.
Siamo, con molta probabilit, di fronte ad una sottostima del reale livello di biodiversit della comunit di chirotteri dellarea legata al fatto che la conoscenza di questo comparto faunistico ancora in una fase assolutamente preliminare.
Dallesame della composizione in specie finora rilevata e delle stime di abbondanza
operabili appare evidente una preponderanza di taxa antropofili, chiaramente legata alla
forte antropizzazione delle pendici del complesso Vesuvio-Somma.
Linquinamento luminoso, tipico di strade e centri abitati, pu aver favorito le specie
capaci di cacciare presso le luci stradali (Pipistrellus spp., H. savii): queste ultime concentrano alte densit di insetti aumentando significativamente il successo di cattura dei chirotteri (cfr. ad es. Rydell 1992, Blake et al. 1994).
I pochi troglofili presenti nellelenco risultano da segnalazioni storiche e sono stati
rilevati in cavit artificiali: ci riferiamo, in particolare, a quelli riportati da Monticelli
(1886a) per il teatro sepolto di Ercolano. Di fatto, i taxa cavernicoli tendono a selezionare spesso, tra le cavit naturali, quelle di origine carsica, evidentemente assenti nella nostra
area. Un altro limite per linsediamento di alcune specie di chirotteri in particolare quelle fitofile rappresentato dalla diffusione nellarea di boschi artificiali di conifere. Questi
alberi presentano raramente cavit adatte ad essere utilizzate come rifugio dai chirotteri.
Il nostro lavoro preliminare, oltre a confermare gli antropofili storicamente noti per il
Vesuvio, ha evidenziato la presenza di T. teniotis, piuttosto frequente nellarea.
Limportanza dei chirotteri nel panorama della biodiversit italiana impone lo svolgimento di ulteriori, approfondite indagini su questi mammiferi nellarea vesuviana nonch
la realizzazione di interventi di conservazione efficaci, ad esempio opere di miglioramento ambientale, quali la messa in posto di bat boxes soprattutto nei boschi di conifere, cos
da incrementare la disponibilit di rifugi e la creazione di un catasto dei principali roosts di chirotteri che possa consentirne una effettiva ed adeguata protezione.

Desideriamo ringraziare Maurizio Fraissinet, presidente del Parco Nazionale del


Vesuvio ed Eugenia Aloj Totaro, ordinario di ecologia dellUniversit del Sannio (Benevento) per aver incoraggiato la stesura del presente lavoro; Orfeo Picariello per la revisione critica del testo; Paolo Agnelli (Museo Zoologico de La Specola, Universit di
Firenze) per aver fornito le informazioni sui chirotteri vesuviani conservati a Firenze.
Siamo inoltre grati a Giulio Bulfoni, Gareth Jones, Mauro Mucedda, Orfeo Picariello e Dino Scaravelli per aver messo a disposizione la documentazione fotografica.

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Il lichene Stereocaulon vesuvianum sulle lave innevate


foto di N. Di Fusco

O. PICARIELLO, N. DI FUSCO & M. FRAISSINET ( EDS .), 2000 ELEMENTI DI BIODIVERSIT DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO (pp. 263-269)

263

NOTE ECOLOGICHE: ASPETTI TERMO-PLUVIOMETRICI DEL SOMMA-VESUVIO


ECOLOGICAL REMARKS: TEMPERATURE AND RAINFALL RECORDS FROM THE SOMMA-VESUVIUS COMPLEX
Nicola di Fusco
Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, Coordinamento Provinciale Corpo Forestale dello Stato. Via Arena, 56, I-81100 Caserta

RIASSUNTO

SUMMARY

Vengono riportati alcuni rilievi climatici desunti dalla stazione meteorologica situata
V
presso la Stazione Forestale di Trecase, sul versante meridionale del Vesuvio. Vengono inoltre riportati i dati termo-pluviometrici registrati dalla stazione meteorologica dellOsservatorio Vesuviano, sul versante occidentale del Vesuvio. Ulteriori dati climatici relativi alle
stazioni di Pompei, Torre del Greco e Portici sono stati desunti dallatlante climatologico
di Walter & Lieth (1960).

CClimate data are reported from the meteorological


station situated at the Trecase Forest Station on the
southern slopes of Vesuvius. Temperature and rainfall
data recorded at the meteorological station of the Vesuvian Observatory, on the volcanos western slopes, are
also reported. Further climate data on Pompei, Torre
del Greco and Portici were obtained from the climate
atlas by Walter & Lieth (1960).

PAROLE
KEY

CHIAVE: Vesuvio,

WORDS: Vesuvius,

climatologia, Italia meridionale, meteorologia

climatology, Southern Italy, meteorology

264

INTRODUZIONE

NICOLA DI FUSCO

IIl Somma-Vesuvio caratterizzato da un clima mediterraneo temperato, con inverni


miti e accentuata e prolungata siccit nella stagione estiva (Mennella, 1967-1972). Le
stazioni meteorologiche dellarea vesuviana sono scarse e la loro gestione affidata a
diversi enti territoriali: i dati spesso sono lacunosi e talvolta non risultano di facile acquisizione (Di Fusco & Di Caterina, 1998).
In questa breve nota si pubblicano alcuni rilievi climatici desunti dalla stazione metereologica ubicata presso la Stazione Forestale di Trecase (Na), situata a 355 m s.l.m. sul
versante meridionale del Vesuvio (Fig. 1; Tab. 4); i dati si riferiscono al biennio 19931994. Vengono inoltre riportati i dati termo-pluviometrici registrati dalla stazione meteorologica dellOsservatorio Vesuviano ubicata a 612 m in comune di Ercolano, sul versante occidentale del Vesuvio, ottenuti consultando gli annuari del Servizio Idrografico del
Ministero dei Lavori Pubblici (Fig. 2; Tabb. 1-3).
Ulteriori dati climatici relativi alle stazioni di Pompei (25 m), Torre del Greco (73 m)
e Portici (82 m) sono stati desunti dallatlante climatologico di Walter & Lieth (1960). I
valori riportati per la stazione di Pompei sono la media di un decennio di osservazioni,
per Portici sono il risultato di un media trentennale; i dati termici di Torre del Greco sono
riferiti ad una media di 28 anni, mentre i dati pluviometrici si riferiscono ad una media
di 63 anni (Figure 3, 4, 5).

METODOLOGIE DI RICERCA

II valori termici e pluviometrici sono stati tabulati e rappresentati mediante diagrammi secondo Walter & Lieth (1960). Larea con triangolini proporzionale al periodo di
aridit estiva. Larea in nero proporzionale alla piovosit e quindi allumidit invernale
FIGURA 1

TRECASE
Stazione Forestale
355 m s.l.m.
Rilievi termo-pluviometrici relativi
al biennio 1993/1994.

ASPETTI TERMOPLUVIOMETRICI DEL SOMMA-VESUVIO

265

FIGURA 2

ERCOLANO
Osservatorio Vesuviano
612 m s.l.m.
Rilievi termo-pluviometrici relativi
agli anni 1961/1970.
Il tratteggio obliquo indica periodi con
temperature minime inferiori a 0C.

FIGURA 3

POMPEI
25 m s.l.m.
Rilievi termo-pluviometrici relativi
ad un decennio di osservazione.

266

NICOLA DI FUSCO

FIGURA 4

Il Gran Cono innevato


foto di M. Fraissinet

TORRE DEL GRECO


73 m s.l.m.
Dati termici relativi ad un periodo
di 63 anni di osservazione.
I dati pluviometrici sono invece relativi
ad un periodo di 28 anni.

FIGURA 5

PORTICI
82 m s.l.m.
Rilievi termo-pluviometrici relativi
ad un trentennio di osservazione.
Il tratteggio obliquo indica periodi con
temperature minime inferiori a 0C.

ASPETTI TERMOPLUVIOMETRICI DEL SOMMA-VESUVIO

267

in quanto rappresenta quantit di pioggia superiori ai 100 mm: al di sopra di tale valore
la scala della piovosit, a destra dei diagrammi, ridotta di un fattore 10.

I valori termici registrati nella stazione meteo dellOsservatorio Vesuviano nei periodi 1924-1932 e 1961-1970 sono riportati in Tabella 1.
Per le precipitazioni, i valori medi stagionali riferiti ai periodi 1921-1930 e 1961-1970
sono riportati in Tabella 2.
In Tabella 3 sono riportati i valori medi mensili delle temperature e precipitazioni
della stazione meteo dellOsservatorio Vesuviano, ubicata nel territorio del Comune di
Ercolano per il periodo 1961-1970. Come si pu osservare dal diagramma pluviotermico
in Fig. 2 il periodo di aridit si instaura sistematicamente in giugno-luglio, mentre il
periodo di massima umidit si verifica prevalentemente nei mesi di novembre-dicembre.
In Tabella 4 sono riportate le medie mensili delle temperature e precipitazioni registrate a Trecase nel biennio 1993-1994.

RISULTATI

TABELLA 1
TEMPERATURA
media annua
media del mese pi freddo (gennaio)
media mese pi caldo (agosto)
media minima annua
minima assoluta
escursione termica media annua

1924-1932 (C)

1961-1970 (C)

13,7
5,0
22,0
-4,0
-8,0
18

13,4
6,1
21,4
-5,2
-9,2
17,4

P(mm) 1921-1930

P(mm) 1961-1970

324
208
73
319
924

375,2
218,9
100,6
314,6
1009,3
96

Valori termici misurati nella stazione


meteo dellOsservatorio Vesuviano nei
periodi 1924-1932 e 1961-1970, desunti
dagli annuari del Servizio Idrografico
dello Stato.

TABELLA 2
STAGIONI
inverno
primavera
estate
autunno
Totale
Numero medio di giorni piovosi

S
S ulla base dei dati sopra esposti, la Riserva forestale Tirone-Alto Vesuvio, ricadente
nella pi vasta area a protezione integrale del Parco Nazionale del Vesuvio, presenta un
andamento climatico tipicamente mediterraneo (Mennella, 1967-1972).
Lungo le pendici del complesso vulcanico il clima varia secondo un cline, dal piano
basale dove esso simile a quello della pianura circostante, alla vetta dove il clima assimilabile a quello pedemontano caratterizzato da maggiore piovosit e minore aridit estiva.
Dal confronto dei diagrammi pluviotermici secondo Walter & Lieth (1960) si pu
osservare come le localit situate sul versante meridionale del Vesuvio risultino pi aride in
estate e meno piovose in autunno-inverno. Le localit del versante occidentale come Portici
ed Ercolano risultano invece caratterizzate da una maggiore piovosit e relativa minore
aridit.

Precipitazioni medie stagionali registrate


nella stazione meteo dellOsservatorio
Vesuviano nei periodi 1921-1930 e 19611970.

DISCUSSIONE

268

NICOLA DI FUSCO

TABELLA 3
MESE

OSSERVATORIO VESUVIANO
Medie mensili delle temperature
e precipitazioni nel decennio 1961-1970.
Valori medi delle temperature mensili
massime (Tmax), minime (Tmin),
medie (Tmed), dellescursione media (esc.),
della piovosit P e dei giorni piovosi

Gennaio
Febbraio
Marzo
Aprile
Maggio
Giugno
Luglio
Agosto
Settembre
Ottobre
Novembre
Dicembre
media annua
estate

Tmax (C) Tmin (C) Tmed (C)

8,8
9,2
11,2
14,8
18,6
21,9
24,6
24,8
22,2
18,2
14.1
10,0
16,5
23,8

3,5
3,3
4,6
8,0
11,2
15,3
17,8
18,1
15,7
12,4
8.6
4,9
10,3
17,0

6,1
6,2
7,9
11,4
14,9
18,6
21,2
21,4
18,9
15,3
11.3
7,4
13,4
20,4

esc.(C)
5,3
5,9
6,6
6,8
7,4
6,6
6,8
6,7
6.5
5,8
5.5
5,1
6,2
6,7

P(mm)
118,9
88,3
93,4
65,9
59,6
41,5
20,1
39,0
81,7
92,9
140.0
168,0
1009,3
33,5

gg. piovosi
10
9
9
8
6
5
3
4
7
9
12
14
96
4

Il complesso Somma-Vesuvio, localizzato sul versante tirrenico, interessato da frequenti perturbazioni occidentali di origine atlantica che investono direttamente i rilievi
vulcanici determinando una maggiore umidit ambientale. La piovosit nella stazione
dellOsservatorio Vesuviano raggiunge i 1000 mm annui con valori massimi nei mesi di
novembre-gennaio e minimi in luglio; nelle aree sommitali laridit estiva molto ridotta.
Il mese pi piovoso dicembre, mentre quello pi arido luglio.
Quasi ogni anno la neve compare sul cono fino a quota 800 tra dicembre e gennaio,
con una persistenza che supera anche una settimana. Pi raramente si verificano nevicate primaverili destinate a rapido discioglimento. In media i giorni piovosi sono circa 90.
TABELLA 4
MESE

TRECASE
Medie mensili delle temperature
e precipitazioni nel biennio 1993-1994.
Valori medi delle temperature mensili
massime (Tmax), minime (Tmin),
medie (Tmed), dellescursione media (esc.),
della piovosit P e dei giorni piovosi

Gennaio
Febbraio
Marzo
Aprile
Maggio
Giugno
Luglio
Agosto
Settembre
Ottobre
Novembre
Dicembre
media annua
estate

Tmax (C) Tmin (C) Tmed (C)

12,5
12,3
15,3
16,7
21,0
27,0
29,7
32,0
26,3
23,1
15,6
12,8
20,3
29,5

7,1
5,9
7,5
9,1
12,2
17,2
19,5
21,5
17,5
15,0
10,0
7,0
12,4
19,4

9,8
9,1
11,3
12,7
16,6
21,7
24,5
26,7
21,9
19,0
12,9
9,9
16,3
24,3

esc.(C)
5,4
6,4
7,8
7,6
8,7
9,7
10,2
10,5
8,8
8,1
5,6
5,8
7,9
10,1

P(mm)

gg. piovosi

112,4
58,8
52,5
59,6
75,2
29,6
7,4
0
67,2
71,0
84,5
112,0
730,2
12,3

18
6
4
12
14
7
3
0
10
9
15
15
104
3

Dallanalisi della recente bibliografia climatologica appare evidente e preoccupante


una tendenza alla diminuzione delle precipitazioni e allaumento delle temperature
(Mazzarella & Palumbo, 1992; Mazzarella et al., 1999). Le precipitazioni inoltre tendono a concentrarsi in periodi ristretti dellanno: si assiste ad una tendenza a lunghi periodi piovosi che scaricano sul territorio decine di centimetri di acqua in pochi giorni

ASPETTI TERMOPLUVIOMETRICI DEL SOMMA-VESUVIO

269

(Mazzarella, 1999). Questi eventi calamitosi potrebbero scatenare dei processi franosi
lungo i versanti meno stabili, con disastrose conseguenze nei centri abitati circumvesuviani, come gi avvenuto sui monti di Sarno e di recente sul Partenio (Mazzarella et al.,
2000).
Sulle pendici del Somma-Vesuvio anche le piccole variazioni climatiche favoriscono
linstaurarsi di un mosaico diversificato di aree fitoclimatiche, come peraltro puntualizza
Agostini (1952), secondo cui le variazioni delle condizioni ecologiche che si vengono a
realizzare lungo i fianchi del vulcano, in funzione dellaltitudine, sono tali da determinare una differenziazione nella distribuzione altimetrica dei vari consorzi.

Si ringraziano i professori G. Luongo, A. Mazzarella e O. Picariello per la revisione


critica del manoscritto.

RINGRAZIAMENTI

AGOSTINI R., 1952 Aspetti pedologici e fitosociologici dei Monti Somma e Vesuvio nei confronti della loro
sistemazione idraulico-forestale. Italia forestale e montana, 8 (1): 22-33.
DI F USCO N. & DI CATERINA E., 1998 Il Vesuvio. Guida ambientale. Napoli: Electa.
MAZZARELLA A. & PALUMBO A., 1992 Rainfall fluctuations over Italy and their association with solar
activity. Theor. Appl. Climat., 45: 201-207.
MAZZARELLA A., 1999 Multifractal dynamic rainfall processes in Italy. Theor. Appl. Climat., 63: 73-78.
MAZZARELLA A., TRANFAGLIA G. & DI DONNA G., 1999 Il contributo della geometria frattale alla stima del
deficit risolutivo di una rete di pluviometri e del rischio di piogge intense. Boll. Geofis., 22: 61-71.
MAZZARELLA A., MARTONE M. & TRANFAGLIA G., 2000 Il recente evento alluvionale del 4-5 maggio 1998
nel Sarnese e il deficit risolutivo della rete pluviometrica. Quad. Geol. appl., 7: 1-9.
MENNELLA C., 1967-1972 Il clima dItalia nelle sue caratteristiche e variet e quale fattore dinamico del paesaggio,
voll.1-3. Napoli: E.D.A.R.T, Tipografia Fratelli Conte.
RICCIARDI M., APRILE G. G., LA VALVA V. & CAPUTO G., 1986 La flora del Somma-Vesuvio.
Boll. Soc. Natur. Napoli, 95: 3-121.
WALTER H. & LIETH H., 1960 Klimadiagramm weltatlas. Jena: Fischer Verlag.

BIBLIOGRAFIA

Fotolito e stampa
SAMA Quarto (Napoli)
luglio 2000