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PER

U N A NUOVA

STORIA

COSTITUZIONALE

SOCIALE

o d i classi, prendendo le mosse da concetti che si collegavano d i r e t t a mente al particolare m o m e n t o storico dei singoli studiosi e dai q u a l i
perci costoro n o n potevano prescindere, anche se potevano applicarli
alle epoche pi antiche solo mediante una progressiva generalizzazione.
M a la societ burocratico-industriale del presente ^' n o n pu pi fare
uso dello specifico concetto d i classe ottocentesco, per n o n parlare p o i
del concetto d i ceto. Perci sembra tanto pi necessario comprendere
le antiche societ per ceti i n base ai loro p r i n c i p i c o s t r u t t i v i peculiari,
poich solo i n t a l modo esse possono rivelare le radici storiche della
situazione contemporanea.

'^ Cfr. H . S c H E L S K Y , Die Jugend in der industriellen


Arbeitslosigkeit,
in Arbeitslosigkeit und Berufsnot der Jugend,

Gesellschaft und die


Koln 1952, pp. 273 ss.

L'EPOCA DELLE

IDEOLOGIE

INIZIO E FINE

N e l febbraio del 1798 erano r i u n i t i , nella sala bianca del Castello


d i Berlino, i ceti della Marca d i Brandeburgo per rendere omaggio,
secondo una tradizione secolare, al nuovo re Federico G u g l i e l m o i i i .
A l l ' i m p r o v v i s o fece i l suo ingresso i n quella societ ben pettinata
e incipriata dalle u n i f o r m i sgargianti, u n uomo i n semplice abito
cittadino, con un'enorme fascia t r i c o l o r e intorno alla v i t a . E r a l'inviato
della repubblica francese, e si trattava d i u n uomo che t u t t i i presenti
conoscevano, anche per le sue idee: l'Abb Sieys, che n e l 1789 aveva
pubblicato lo scritto sul terzo stato, u n o dei pi i m p o r t a n t i scritti p r o grammatici della rivoluzione, nel quale egli aveva proclamato questo
terzo stato la vera nazione e aveva negato i l d i r i t t o d i esistenza ai p r i vilegiati. Si pu comprendere che l'apparizione d i quest'uomo venisse
accolta dai c o n v e n u t i con u n diffuso m o r m o r i o . uno d i costoro che ci
lia edotti della scena: Friedrich L u d w i g v o n der M a r w i t z , che deve
avere colto i n Sieys, addirittura fisicamente, la personificazione d i u n
mondo opposto al suo. E g l i dice che si trattava d i u n u o m o con u n
viso da canaglia e con i capelli n e r i (cio non i n c i p r i a t i ) . M a r w i t z era
uno dei pi appassionati e spiritualmente pi significativi rappresentanti d i u n sistema per ceti che si trovava i n lotta c o n t r o i l despotismo
dello Stato assoluto e della r i v o l u z i o n e . Per questa ragione egli combatt anche c o n t r o le riforme prussiane del decennio successivo, e i n
p r i m o luogo c o n t r o Hardenberg; la sua difesa era r i v o l t a , come egli
dice nei suoi s c r i t t i , contro i teorici senza patria , c o n t r o g l i ideol o g h i e i filosofanti .
Certamente anche questo signore v o n der M a r w i t z aveva i suoi
'ideologhi'; egli conosceva benissimo l'opera a l u i congeniale d i M o n tesquieu e d i B u r k e , e p o i gi gi fino a Fichte e ad E r n s t M o r i t z A r n d t ;
H e i n r i c h von K l e i s t agi i n suo favore sul piano p u b b l i c i s t i c o ; e i memor i a l i che f u r o n o p u b b l i c a t i nel corso della lotta contro H a n d e n b e r g erano

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P E R U N A NUOVA

STORIA C O S T I T U Z I O N A L E E S O C I A L E

redatti da Adam Miiller, proprio un teorico senza patria nel senso


inteso da Marwitz, definito da l u i stesso come un compagno falso e
menzognero, e da altri esattamente come un ideologo . Marwitz
aveva preso i l termine ma sarebbe meglio dire l'insulto di 'ideologo', nei primi anni del diciannovesimo secolo, dall'uomo nel quale
scorgeva l'ultima personificazione di tutto ci che aveva di pi odioso,
cio dell'antico despotismo assolutistico e di quello nuovo rivoluzionario: da Napoleone Bonaparte. Infatti fu Napoleone a coniare i l termine 'ideologo' e 'ideologia' nel senso in cui stato poi usato, nonostante le mutevolissime sfumature, nel xix secolo. Entrambi questi
uomini per, Marwitz e Napoleone, generali, politici, uomini d'azione,
erano uniti nel rifiuto di questi ideologhi.
Ma perch ideologhi? Alla fine del x v i i i secolo e agli inizi del
successivo si costitu a Parigi una scuola di filosofi, rappresentata da
Cabanis e Destutt de Tracy, che intraprese i l tentativo di trasformare
le antiche sciences morales et politiques in ultima analisi dunque
ancora l'antico schema di fondo dell'etica e della politica aristotelicoscolastica - in una nuova science idologique , che doveva essere,
come diceva Tracy, una scienza come le altre, nel senso cio del nuovo
tipo di scienza affermatosi nel corso dell'ultimo secolo e fondato sulle
scienze naturali. Da questo tentativo di una fondazione dal nuovo delle
scienze sociali presero avvio in seguito le strade battute da Saint-Simon
nella direzione della phisique sociale e da Auguste Comte,
suo discepolo, nella direzione della 'sociologia'.
Bisogna ora chiedersi che cosa significhi propriamente in tale
contesto i l concetto di 'idea', che viene ripreso nel termine ideologia. La parola 'idea' ha assunto, a partire dalla prima met del x v i i
secolo nella lingua francese, e poi quasi subito anche nelle altre lingue
europee, i l significato generale di pensiero, concezione, concetto, principio regolativo dell'azione, e sopra tutto di contenuto della conoscenza. Dietro a ci sta manifestamente la nuova filosofia contemporanea
della conoscenza, che si riferiva ad una realt almeno originariamente
meccanico-matematica. I n questo senso i l passo decisivo stato compiuto da Cartesio: con lui i l contrasto teorico-conoscitivo fra soggetto conoscente e mondo esterno, inteso in senso meccanico-matematico, diventa un principio ontologico, metafisico. Esistono solo due
sostanze: i l mondo corporeo in espansione e i l pensiero, la res extensa
e la res cogitans, l'essere e la conoscenza. Le idee non sono pi,

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come per l'antichit, modelli originari dell'essere, ma i l contenuto della


conoscenza: tutto ci che stato pensato , come dice Cartesio.
questo concetto per cos dire francese di idea che da allora in poi
sopravvive e che viene sottinteso anche nel termine "ideologia'; le
idee come contenuto della conoscenza, in contrapposizione ad un
'essere' inteso nel senso di sempre, ad una realt. A questo punto sorse
la questione se queste due sostanze fossero deducibili l'una dall'altra;
a seconda della risposta, se cio fossero le idee a determinare l'essere o
l'essere a determinare le idee, nacquero i filosofemi idealistici e materialistici, cos tipici di quest'epoca. Karl Marx pot dire, alla fine di
questo periodo, che per Hegel i l processo del pensiero, che egli tramuta in un soggetto autonomo sotto i l nome di idea, i l demiurgo del
reale, che costituito solo dalla sua apparenza esterna; per me al contrario l'ideale non nient'altro che i l materiale trasposto e tradotto
nella testa dell'uomo . Queste d'altra parte sono le uniche due possibilit esistenti, una volta che si siano distinti in tal guisa essere e
conoscenza. I n ci si riscontra ancora l'antico influsso della contrapposizione originaria, teorizzata dai Greci, fra spirito (anima) e corpo: essa
trasforma una concezione sviluppata sul modello dell'uomo nel principio
fondamentale del cosmo, della natura. Solo che spirito o anima non si
limitano pi a reggere semplicemente i corpi, ma i l rapporto stesso
esistente fra loro a divenire problematico.
Per Cartesio esistevano, secondo l'antica tradizione scolasticoagostiniana, le idee innate, proprie di ogni uomo. Intorno a questo
concetto di idea ruota i l pensiero critico-conoscitivo e psicologico dei
successivi centocinquanta anni. Locke ha ricondotto l'idea alla percezione, interna ed esterna; e Condillac ha limitato la sua origine alla
percezione esterna. Egli riduce la sua dottrina dell'idea ad una psicologia meccanicistica del pensiero, ad un sensualismo.
Successori diretti e discepoli di Condillac furono gli ideologhi
Cabanis e de Tracy, che volevano costruire la loro nuova science
idologique come una psico-fisiologia , come essi dissero, cio come
una dottrina di 'etica e politica' di 'uomo e societ' si potrebbe
dire in senso moderno che doveva riposare sui fondamenti sopra
descritti. A l giovane Henri Beyle (Stendhal) questa dottrina apparve
come la panacea per la ragione , in virt della quale non sarebbe
stato pi possibile nessun errore intorno all'origine e al fine dell'uomo
e di conseguenza ogni metafisica sarebbe stata accantonata d'un colpo.

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COSTITUZIONALE

SOCIALE

N e l 1796, i l D i r e t t o r i o della repubblica francese aveva proclamato


questa d o t t r i n a filosofica d e l l ' "ideologia' quasi filosofia francese d i
Stato; neir I n s t i t u t national f u creato u n settore apposito per
r analisi d e i sentimenti e delle idee . N e l D i r e t t o r i o convivevano
per a quel tempo gruppi d i giacobini radicali e d i ' l i b e r a l i ' ma
l'espressione i n parte anacronistica moderati; f u la paura d i questi
liberali d i u n r i t o r n o della terreur che l i spinse a richiamare i l generale Bonaparte d a l l ' E g i t t o e ad o r d i r e con l u i quella congiura che p o i
condusse al 18 Brumaio e alla conquista del potere da parte d i Napoleone. A l l a l o r o testa si trovavano per l'appunto l ' a l l o r a membro del
D i r e t t o r i o Sieys e l'ideologo Cabanis.
N o n appena giunto al potere, Napoleone ma o r m a i lo si pu
chiamare d i t t a t o r e si diede da fare per mettere i n disparte coloro
che l'avevano aiutato. Defin metafisica la proposta elaborata da
Sieys d i una nuova costituzione, e lanci t u t t o i l suo odio contro g l i
ideologhi, che criticavano la sua d i t t a t u r a . Per la verit la loro dottrina era assai vicina alle sue stesse convinzioni d i f o n d o , ma egli non
ne poteva far uso dal momento che mirava alla riconciliazione con la
Chiesa al fine d i rafforzare i l fondamento del suo potere. Cosi si spiega
la sua aspra prevenzione e la sua dichiarazione che questi ideologhi
sarebbero e ci significa qualcosa d i estremamente b r u t t o nel l i n guaggio d i Napoleone dei metafisici , chercheurs d'ides , cercatori d i idee: questi meschini studiosi ardivano immischiarsi nel suo
governo. D a questo scontro e d a l l ' i n t e r o atteggiamento d i fondo d i
Napoleone i n t o r n o al quale possediamo una relazione dettagliata
nelle memorie d e l fratello Luciano i l termine " i d e o l o g i a ' si diffuso
i n pochi anni i n Europa, nel significato dispregiativo d i teoria avulsa
dalla realt. Napoleone si gloriava, ancora dopo la sua caduta, d i essere
stato l u i a conferire a quel termine la pi ampia diffusione.
A b b i a m o v i s t o come, p o c h i anni dopo, uno Junker
prussiano,
Friedrich v o n der M a r w i t z , impiega i n modo del t u t t o normale i l termine ideologo e, non a caso, anche quello d i 'filosofante'. I l significato d i tale termine f u condizionato i n modo decisivo e durevole dal
contrasto degli ideologhi con Bonaparte, i n occasione d e l quale si produsse, i n una maniera fino allora sconosciuta, uno scontro fra l'azione
politica che vorrebbe condizionare l'intera realt d i " u o m o e societ',
ed i l pensiero d i una cerchia d i i n t e l l e t t u a l i che v o g l i o n o sviluppare,
nella l o r o scienza, i l programma d i un'azione, senza per esserne com-

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DELLE

IDEOLOGIE

INIZIO

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partecipi responsabili. Nella societ francese del x v i i i secolo si form


per la p r i m a v o l t a uno strato d i i n t e l l e t t u a l i che, diversamente dai
chierici e dagli u m a n i s t i delle epoche precedenti, n o n erano al servizio
d i nessun potere, ma intendevano stare a s. Nella figura d i Napoleone
invece si condensava la sfera opposta dello Stato della conduzione
della guerra e della politica al servizio della quale doveva essere
ridotta l'intera v i t a interna, la societ e anche la scienza. A coloro che
guardavano al passato, l'epoca d a l 1789 al 1818, con i suoi p r o f o n d i
mutamenti d i regime e costituzionali, appariva come u n accadimento
superficiale, e la societ invece, la societ dei c i t t a d i n i dello Stato,
come l'elemento durevole, realmente decisivo, propriamente reale, i n
quanto portatore della ragione. Questa societ, e i l suo rapporto con
l o Stato, ci balza incontro i n t u t t e le ideologie e i p r o g r a m m i politici
pi i m p o r t a n t i , i n quelli l i b e r a l i , socialisti e conservatori. La societ
diventa q u i una forza pseudometafisica, una realt d i p r i m ' o r d i n e .
L a societ produce una 'ideologia', oppure appare come la realizzazione d i un'idea .
Da Napoleone i n p o i , ideologia servi ad indicare qualsiasi teoria
politica, e i n particolare una teoria incidente nella sfera del governo
e dell'azione, i n grado cio d i eccitare la resistenza nei c o n f r o n t i del
politico impegnato nella sua azione: questo senso o r i g i n a r i o del termine si m a n t e n u t o , nonostante t u t t i i mutamenti d i significato, fino
ad oggi. Ideologia i n p r i m o l u o g o quella teoria, i n campo politico,
sociale, economico, che non giova al politico i n azione; ideologo
chiunque non sia p r o n t o a sacrificare le sue concezioni teoriche all'opportunit dettata dalla situazione p o l i t i c a del m o m e n t o .
Anche negli Stati totalitari d o t a t i d i una sola ideologia stabile
rintracciabile questa f r a t t u r a , cosicch si combatte c o n t r o le deviazioni,
contro i deviazionisti che non sanno adattare abbastanza rapidamente
la loro ideologia ai diversi i m p i e g h i t a t t i c i . Si tratta d i u n accentuato
contrasto fra teoria e prassi, che certo comunque presente anche i n
circostanze diverse. Tale frattura n o n sussiste solo nei c o n f r o n t i dell'ideologia avversaria, ma anche a l l ' i n t e r n o della p r o p r i a , fra l'ideologo
e i l politico. I n f a t t i , dal p u n t o d i vista della scienza, o g n i dottrina
determinata politicamente, influenzata da precisi interessi, appare come
mera ideologia non-scientifica. I l concetto acquista u n significato d i verso, a seconda che venga impiegato dal politico o d a l teorico.

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E SOCIALE

I l termine ideologia per, com' noto e su ci mi intratterr


solo brevemente , ha subito nel corso del xix secolo un mutamento
profondo. Oggi esso ha molteplici significati, come tutte le parole che
vengono contemporaneamente impiegate nella scienza e nella vita quotidiana, nella pubblicistica e nel linguaggio di ogni giorno. I l termine
ha avuto uno dei mutamenti pi ricchi di conseguenze con Karl Marx
nel che d'altra parte manifesta la connessione di quest'ultimo con
l'antica filosofia francese e con gli ideologhi gi nello scritto giovanile che reca il titolo Die deutsche Ideologie, e sopra tutto con i l
marxismo. I l concetto marxista di ideologia presuppone un tipo particolare di relazione fra essere e conoscenza: per i l marxismo l'ideologia
il riflesso di una realt sociale, e perci l'espressione di interessi precisi. Questo concetto marxista di ideologia viene spesso impiegato, in
forma popolare e rozza, anche da non-marxisti, dal momento che si
presta in modo eccellente alla svalutazione di ogni ideologia avversaria. Esso costitu per anche i l punto di partenza di un importante
processo scientifico, dell'origine cio della dottrina della ideologicit del
pensiero, della sociologia della conoscenza, che giunse fino ad occuparsi della questione se i l diverso concetto di realt, al quale queste
ideologie vengono commisurate, non sia esso stesso determinato in
modo ideologico.
Ma cos fin per attestarsi un concetto di ideologia molto generale
e del tutto vago, come ad esempio quando si parla di fondamenti
ideologici e sociologici di questo o di quel fenomeno. In tal caso ci
si intende riferire ai suoi fondamenti spirituali e sociali e si impiega,
per abbellire i l discorso, un terminus technicus particolarmente risonante. Naturalmente anche dietro questo uso linguistico si cela una
precisa concezione formatasi in base ai dati di cui si parlato
del rapporto fra spirito e societ, fra idea e realt.
Fin d'ora per dovrebbe essere chiaro che, quando si parla di
ideologia, andrebbe prima precisato che cosa si vuole con ci intendere;
il discorso cio va fondato su un tema determinato, su una determinata problematica.
D'ora innanzi si parler di 'ideologia' con riferimento a quei
fenomeni storici, concreti, del tutto determinati, che di preferenza
vengono indicati in tal modo. Si parlato di un fascio di idee storiche, che sono poi cresciute insieme fino a costituire un insieme unitario
pi o meno solido al suo interno , a proposito di fenomeni come il

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liberalismo, i l conservatorismo, i l socialismo, o anche i nazionalismi,


ad essi collegati in mille maniere. Da un punto di vista tipico-ideale
queste ideologie possono essere caratterizzate approssimativamente nel
modo seguente: esse vogliono, per la loro stessa origine, essere scienza
e lo sono anche, in misura rilevante. Esse badano per anche a fondarsi
su leggi irrevocabili, proprie sia del mondo economico, che dello sviluppo storico, e in tal modo tendono a trasformarsi in concezione del
mondo, metafisica, non solo nel senso di Napoleone. Infine esse sono
programmi politici, talora propri di partiti politici avvisi per l'azione.
I l numero delle ideologie si accresce poi in modo straordinario per il
fatto che esse possono incrociarsi e legarsi fra loro nei modi pi diversi.
Le ideologie di questo tipo sorgono dalla fine del xviii secolo fino
alla met del xix, e sopravvivono fino ai giorni nostri, anche se palesemente vanno perdendo sempre pi forza. Esse hanno dunque una collocazione storica ben precisa, in quanto sono sorte da premesse concrete. Ci si pu quindi legittimamente chiedere se la loro debolezza
attuale, facilmente verificabile, non sia collegata con i l venire meno di
quelle premesse dalle quali originariamente sono sorte. I n questo senso,
io ritengo si possa parlare di un' epoca delle ideologie , anche se naturalmente con ci non voglio dire che questo periodo, corrispondente
allo scoppio del mondo moderno, possa venire caratterizzato solo dall'apparite delle ideologie. Come si detto, queste ideologie di tipo
particolare hanno struttura diversa; esse contengono massime scientifiche, affermazioni corrette intorno a condizioni di fatto, o che si vorrebbe fossero tali, constatazioni di fatti reali e presunti. Esse contengono interpretazioni metafisiche, valutazioni sentimentali, esigenze politiche. Ci che per riesce a conferire unit interna a questo fascio di
elementi cos diversi un elemento utopico, una vera e propria 'fede
storica' che sempre presente, in misura pi o meno accentuata, in
tutte le ideologie. Ci stato posto in luce da Karl Mannheim nel
suo libro Ideologie und Utopie e da questo punto fermo dovremo
anche noi prendere le mosse, per cercare di definire la collocazione
storica precisa delle ideologie.
Mannheim definisce come utopico un orientamento trascendente
la realt che, trasferendosi nell'azione, sconvolge in tutto o in parte
l'ordine esistenziale presente . Si tratta dunque per lui dell'apparire
di utopie di tipo particolare ve ne sono infatti di diversissime :
si tratta dell'utopia 'chiliastica' o, come si potrebbe pi concretamente

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dire, 'da et finale', insomma di un fenomeno determinato, legato alla


cristianit occidentale e all'Europa antica. Mannheim ha indicato la
figura d i Thomas Mnzer come paradigma di questo chiliasma religioso,
che, secondo k i i , apparso per la prima volta solo in tale occasione.
Poi egli si volge all'analisi della coscienza utopica nelle moderne
ideologie liberali, conservatrici e socialiste. L' idea umanitario-liberale riprende anche i l termine 'idea', che Mannheim in questo contesto definisce l'utopia orientata verso i l futuro e comprendente tutto
quanto l'essere. L'utopia si collega, in questa idea umanitario-liberale,
con l'idea di progresso, di progresso della ragione. Qui chiaramente
lo sconvolgimento finale si attenua in un progresso senza fine, e l'adempimento pieno delle cose si trasferisce in un futuro lontano, invisibile.
L'idea conservatrice nata in primo luogo come contraccolpo a
quella progressivo-liberale. Perci, secondo Mannheim, per Hegel (che
per ha ricevuto anche interpretazioni diverse) i l presente l'et finale
della storia, di quella storia che, per Hegel, era progresso nella consapevolezza della libert, la cui idea per pu essere riconosciuta solo
alla fine. E nei romantici, nelle varie scuole storiche, questa idea
appare i n qualche modo affondata nella realt storica, nel popolo, nello
Stato, nel diritto, nella lingua. Tuttavia v i sono in questo pensiero
conservatore e credo di poterlo dimostrare anche delle altre
componenti, e in particolare una mera contrapposizione all'idea di
progresso: l'idea di dechno, di decadenza; e le idee di progresso e di
declino si intrecciano e si combattono a vicenda, nel corso del x i x
secolo, in successione ininterrotta. Infatti tutto ci che ai liberali appare
come progresso viene inteso, nel pensiero conservatore, come declino,
quasi come atomizzazione della societ. E un uomo come De Maistre,
uno dei primi filosofi della restaurazione, ha potuto dire; le genre
humain retrograde , l'umanit va indietro, decade. Si potrebbe trovare
qui i n ultima analisi l'inizio della strada che conduce fino alle utopie
negative del tempo presente, alla previsione di un quadro drammatico
del futuro, come conclusione dello sviluppo umano e della storia.
Non per niente Charles Baudelaire, che cos importante per questa
concezione, fu influenzato ampiamente da De Maistre. Anche questa
concezione dunque appartiene ancora, come forma tarda, all' 'epoca
delle ideologie'.
E infine i l socialismo, che deriva dall'idea di progresso ed
legato ad essa, ma che attende l'inizio dell'et finale gi dalla fine,

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prossima, dell'epoca capitalistico-borghese: e ci sia nel socialismo


utopico come ad esempio nel Nouveau Christianisme di SaintSimon che nel socialismo scientifico, cio anche nel marxismo.
Entrambe le tendenze socialismo utopico e scientifico contengono in s tanto scienza che utopia. I l marxismo anzi si presenta
proprio come i l tipo ideale di ideologia, bench esso come noto intendesse essere non Litopia ma scienza. Si potrebbe obbiettare che Marx
rovesci la dialettica idealistica di Hegel dalla testa sui piedi, che cio
egli si rifer precipuamente alla realt. Ma a questo proposito va detto
che i l tipo di questa realt sociale, di questa essenza sociale, era gi
determinato a priori, in grandissima misura, in senso ideologico. Infatti
come realt sociale compare qui la societ economica separata dallo
Stato, chiamata anche semplicemente l'economia, com'essa si era
venuta formando nello Stato assoluto. Ci che distingue i l socialismo
scientifico da quello utopico la sua fede nella storia.
La sociologia piti recente ha imparato a far ricorso, in modo sempre nuovo, alla ricerca empirica, al materiale diretto, concreto. La stessa
cosa vale per lo storico: egli deve rifarsi sempre di nuovo a queste condizioni concrete; se si confrontano dei fenomeni spirituali e questo
i l problema di fronte al quale ci si trova qui con la realt, in tal
caso bisogna cercare di cogliere quest'ultima in modo diretto. Non si
pu lavorare semplicemente con realt elaborate e fissate ideologicamente, come ad esempio i l feudalesimo e la borghesia, se si mira
ad un risultato scientifico. Se invece si opera in tal modo, i l risultato
a cui si giunge non pu essere che quello che si era presupposto, dal
momento che questa presunta realt esisteva gi a priori in senso
ideologico.
Va ora detto che Mannheim riconduce l'utopia, ed in particolare
l'utopia liberale e la sua dottrina delle idee, esclusivamente a materiale
francese e tedesco. L'Inghilterra e in generale i l mondo anglosassone
non vengono da l u i mai nominati. D i fatto le ideologie in senso pienamente compiuto sono sostanzialmente un fenomeno continentale, una
manifestazione del mondo burocratico-industriale, precisando ancora che
sul continente l'accento posto essenzialmente sul burocratico.
Sarebbe per certamente errato non scorgere per niente nel mondo
anglosassone i l problema dell'ideologia. Esso si presenta in modo
diverso. I n primo luogo le ideologie non sono, come sul continente,
legate in ugual maniera ai partiti e ai loro programmi: qui infatti regna

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o ha regnato i n modo preminente u n o t t i m i s m o liberale fondato sul


progresso, ed inteso essenzialmente come convinzione sociale generale.
I n p o l i t i c a , la lotta fra i due p a r t i t i che v i a via si fronteggiano, ma
anche all'interno dei singoli p a r t i t i fra le l o r o c o r r e n t i , verte i n t o r n o
al problema l i m i t a t o del ricorso al compromesso o d i u n radicalismo
pi accentuato. Anche l'elemento utopico assume rilevanza m i n o r e nelle
ideologie politiche. Ci dipende dal fatto che si venuta instaurando
m o l t o presto una relativa tolleranza; che esisteva ed esiste ancora u n
ampio strato d i non c o n f o r m i s t i , d i sette e d i denominazioni; che infine
l'elemento utopico chiliastico rimasto l i m i t a t o alla sfera religiosa e
n o n pu perci essere trasfuso nella politica secolarizzata.
T u t t a v i a bisogna compiere un accenno a fenomeni come la d o t trina d e l l ' armonia degli interessi p r i v a t i una tesi deistica che
ha profondamente i n f l u i t o sulla nascente economia politica, n e l l ' I n g h i l terra del x v i i i secolo , come l ' u t i l i t a r i s m o d i Bentham e l'evoluzionismo del tipo d i H e r b e r t Spencer: tutte c o r r e n t i che hanno avuto
grande influenza nel m o n d o anglosassone, per p o i agire d i riflesso
anche sulle ideologie c o n t i n e n t a l i . A tal p r o p o s i t o bisogna per ricordare che H e r b e r t Spencer nella sua autobiografa ha definito la fede
nella insuperabilit della ragione come la superstizione dei filosofi .
I d e o l o g h i i n senso continentale possono esistere solo i n una situazione
storica determinata, e sono necessariamente v i n c o l a t i a questa.
I l presupposto d i f o n d o la frattura f r a ideologia e p o l i t i c a
"politica realistica' come si disse preferibilmente a partire dalla met
del secolo scorso , f r a ideologhi e p o l i t i c i pratici. Questo contrasto n o n pu non apparire nella sua pienezza i n u n tempo i n c u i le
forme tradizionali sono scosse, ma non se ne sono ancora trovate d i
nuove. L'epoca delle ideologie inizia con i l declino dell'antica E u r o p a ,
con l o scoppio del m o n d o moderno. N o n f u per solo questa scossa,
cio l o scoppio r i v o l u z i o n a r i o , a produrre effetti i n tale direzione, ma
sopra t u t t o u n concetto d i politica che si andava preparando da lungo
tempo politica non pi come attivit comprensiva d i t u t t i g l i affari
p u b b l i c i , ma come tecnica della conquista e del mantenimento del
potere, come un'attivit r e t t a dalla ragion d i stato; politica cio nel
senso indicato per p r i m o d a l Machiavelli. A d essa si riferiva N a p o leone allorch nel 1808 ad E r f u r t disse a G o e t h e che i l fato la p o l i tica , cosicch non appariva pi possibile u n dramma fondato sul f a t o ,
come nell'antichit: che era l'argomento i n t o r n o al quale essi stavano

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parlando. Questo tipo d i p o l i t i c a presuppone lo Stato moderno, sovrano,


svincolato, nella sua sfera particolare, dai p o t e r i universali, e i n p r i m o
luogo dalla Chiesa; la politica q u i essenzialmente attivit d i p o l i t i c a
esterna ed i n t e r n a , nel senso dell'autoconservazione dello Stato verso
l'esterno e del suo sovrano a l l ' i n t e r n o . Perci la politica interna, o
polizia prendendo i l termine nel suo significato antico a l u n g o
si identificata con l'amministrazione interna, finch l'apparire dei part i t i p o l i t i c i n o n ha fatto sorgere la politica d i p a r t i t o . Quest'ultima e
l'ideologia sono rimaste a l u n g o , e sono t u t t o r a , i n stretta connessione
fra l o r o , m a sono entrate spesso anche i n c o n f l i t t o .
Bisognerebbe decidersi a seguire i l m u t a m e n t o d i significato del
termine p o l i t i c a dal suo senso aristotelico-platonico, come ordinamento complessivo della polis, attraverso i l concetto scolastico della
' p o l i t i c a o r d i n a t a ' , che caratterizza tanto la Chiesa che lo Stato, cio
l'intero duaHsmo del mondo cristiano, fino al t e r m i n e 'polizia' d e r i vato da q u e l l o : u n termine che indica dapprima l ' i n t e r o ordine i n t e r n o
e i n seguito l'apparato d i potere atto a garantire q u e s t ' u l t i m o , e del
quale g l i ideologhi cos facilmente si occupano quando scendono i n
lotta contro i p o l i t i c i : come l o stesso conservatore v o n der M a r w i t z ,
che i l p r i n c i p e Hardenberg, u n p o l i t i c o pur et simple , fece r i n c h i u dere nella fortezza d i Spandau.
N o n q u i possibile tralasciare d i compiere una breve indagine
intorno al concetto antico d i p o l i t i c a , che f u elaborato dai Greci e p r o dusse influssi fino nel pieno d e l x v i i i secolo. L a p o l i t i c a , q u i intesa
come scienza, come parte della filosofia, rappresenta una dottrina complessiva della polis, accanto all'economica, i n quanto dottrina della
casa, e all'etica, i n quanto d o t t r i n a dell'uomo singolo. I n modo analogo
costruita la filosofia teoretica della fisica: tutte le successive fasi d i
questo pensiero, d i questa d o t t r i n a del cosmo sono governate da u n
principio u n i t a r i o del d o m i n i o , del nous nel cosmo, della psiche nell'organismo, della ragione sopra g l i i s t i n t i d e l l ' u o m o , del signore d i
casa nella casa, dell'uomo p o l i t i c o nella polis. E questo pensiero e
orientato aWagathn,
al summum
bonum,
a ci che D i l t h e y ha
definito i l monoteismo metafisico degli antichi . Esso ha la sua catc
goria centrale, nel pensiero sopra l'uomo e la societ, nei concetti d i
aret, d i virtus, d i virt.
Questo pensiero, che sopravvisse fin nel x v i i i secolo, era certamente, nel senso d i M a n n h e i m , trascendente l'essere , irreale , c

228

PER

UNA NUOVA

STORIA COSTITUZIONALE E SOCIALE

quindi anche ideologico. Ma io temo che un concetto di ideologia tanto


ampio conduca pi in l del necessario. Ci dipende dal fatto che una
tale impostazione presuppone un essere distinto dal dover essere, una
realt che non esisteva affatto in tal maniera prima dell'epoca delle
ideologie. Erich Auerbach ha illustrato nel suo libro Mimesis. Dargestellte Wirklkhkeit in der abendlndischen
Literatur i l principio,
valido dall'antichit in poi, della successione degli stili, o, per dirla in
termini moderni, la trasfigurazione della realt in una rappresentazione
eroico-esaltante o satirico-comica. Questo contrasto stato alla fine
superato soltanto dal realismo moderno; e questo esattamente i l momento nel quale vengono formulate le ideologie. Di una poesia i l cui
oggetto era costituito o dall'eroe e dalle virt oppure dal buffone e dal
vizio, i l lettore sapeva benissimo che non si trattava della sua realt,
della sua realt sociale, ma della rappresentazione del suo mondo
come doveva essere o non essere , delle sue virt e dei suoi vizi.
E solo al realismo storico del xix secolo poteva capitare di prendere
quei due modi di rappresentazione per un riflesso della realt e di
costruire di conseguenza una successione cronologica di periodi di fulgore e di declino.
manifestamente privo di senso applicare i l nostro concetto di
ideologia all'intero mondo della poesia antica. Esattamente la stessa
cosa vera naturalmente per un libro come la Politica di Aristotele
che rimasto per duemila anni un libro fondamentale del pensiero
politico, bench non fosse, o forse proprio perch non era, n ideologia
n realt; e lo stesso vale per una storiografia rivolta agli exempla,
alle virt e ai vizi. Si potrebbe perci parlare di un' epoca preideologica .
Propria del pensiero antico , com' stato gi detto, quella dottrina comprensiva della polis che racchiude in s Stato e societ nel
senso moderno, cosicch Tommaso d'Aquino e ancora nel xvii secolo
Surez possono dire: Societas civihs sive res publica sive populus .
Lo Stato dell'et moderna per sviluppa i l concetto specifico di una
societ separata dallo Stato: si tratta di un elemento essenziale che
diventa fondamentale per le ideologie, ma anche naturalmente per le
nuove scienze sociali, allora nascenti. Lo Stato assoluto concentra il
potere statale nelle sue mani: tanto che Luigi xiv potr scrivere nell'istruzione per i l nipote: i l re rappresenta, all'interno dello Stato, la
nazione, mentre l'uomo privato rappresenta solo un individuo singolo.

L'EPOCA D E L L E

IDEOLOGIE INIZIO E F I N E

229

di fronte al re . Portato alle estreme conseguenze, ci significa l'accantonamento dei pouvoirs intermdiares,
delle autonomie locali e dei
ceti, risultanti da quelle. In Francia non si giunti tanto lontano prima
della rivoluzione francese, ma lo svuotamento dei pouvoirs intermdiaires ha potuto trasformare anche l i l terzo stato delle citt regie
nel tiers-tat delle masse, dei cittadini e dei contadini, che nel 1789
si proclamarono nazione.
Ma la massima di Luigi xiv mostra che si poteva contrapporre al
potere statale, concentrato nel re e nel suo apparato di potere, l'individuo privato. I l pensiero politico dell'epoca successiva influenzato
in maniera molto pesante dal problema di come sia possibile costruire
un'unit politica su degli individui. Fra questi individui esistenti nello
Stato sussistono svariate relazioni che ormai possono essere indicate
nel loro complesso come la 'societ', in quanto separata dallo Stato.
Paul Joachimsen ha descritto questo fenomeno come una societ che
si seppe liberare dallo Stato ; essa compare nei suoi inizi alle corti
del Rinascimento italiano e, pienamente sviluppata, nella Francia di
Luigi X I V , dove si forma una societ superiore alle divisioni per ceto
che ha i suoi punti d'incontro nei salons e che comprende l'alta nobilt
e la grossa borghesia parigina, com' stata descritta da Erich Auerbach
e Werner Krauss. E questa 'buona' societ manifestamente U modello
sul quale cominci a costruirsi un concetto di societ sempre pi allargato, e gi non-politico. I n altre parole: Stato e societ, in senso moderno, cominciano a contrapporsi l'uno all'altra.
Per i l nostro contesto ora importante notare che intorno al 1750
si attesta, nell'ambito di questa societ, un gruppo particolare, che si
definisce come socit des gens de lettres . Fu con Voltaire e con la
cerchia degli Enciclopedisti che si perfezion questa frattura come
stato mostrato da Fritz Schalk nelle sue indagini sull'origine dell'autocoscienza dello scrittore in Francia. I l primo fu d'Alembert a fondare,
nel suo Essai sur la socit des gens de lettres, questa autocoscienza del
letterato e del pubblicista che ormai vive della sua penna, e vuole essere
indipendente, e che in uno Stato assoluto vuole prendere autonomamente posizione su questioni di pohtica, e insomma rappresenta lo
'spirito', lo spirito del tempo, lo spirito del mondo o del popolo.
chiaro che tutto ci rappresent uno dei presupposti decisivi per i l
sorgere di ideologhi ed ideologie e della loro peculiare frattura nei
confronti della politica. Contemporaneamente questo processo storico

230

PER

UNA NUOVA

STORIA

COSTITUZIONALE

SOCIALE

determin quella situazione che gli ideologhi cercano di padroneggiare


quando operano con concetti come quello di Stato, di societ, di
nazione, di classe e cos via.
Bisognerebbe ora mostrare come il contenuto concreto delle ideologie stato determinato da questa situazione: si tratta per di un
tema imponente che riguarda contemporaneamente anche l'apparire
delle moderne scienze sociali e storiche. M i devo contentare di un paio
di considerazioni sintetiche. Non possibile paragonare lo Stato assoluto europeo con despotismi, esteriormente analoghi, di altre epoche
e di altri paesi. La sua idea della sovranit non ha mai distrutto ex
fundamento l'antica concezione giuridica europea che vedeva i l diritto
situato al di sopra di sovrano e popolo, n ha potuto distruggere in via
di principio gli antichi corpi rappresentativi, ma solo in parte paralizzarli. Perci, insieme e contro lo Stato assoluto, la sua sovranit, la sua
ragion di Stato, la sua politica, nel senso nuovo del termine, sorge e
si sviluppa il moderno diritto naturale profano. Quest'ultimo , in base
al suo contenuto di fatto, in primo luogo un diritto dei ceti, e si trasforma poi, sopra tutto nel xviil secolo, in un diritto dei cittadini dello
Stato, in un diritto dei cttoyens. Nello Stato assoluto sorge una
societ dei cittadini che alla fine si dichiara nazione: libert e uguaglianza, uguaglianza di diritto, sono i suoi principi fondamentali. In ci
sopravvive un'antica eredit europea, solo che ora si tratta della libert
nei confronti dello Stato nel suo nuovo significato e dell'uguaglianza
di diritto all'interno dell'intera societ dei cittadini e non pi, come
prima, nell'ambito delle piccole associazioni autonome e locali.
In stretta connessione con il diritto naturale moderno si colloca
l'interpretazione storica di questi processi. I n Francia, intorno al 1575,
Francesco Hotman ha descritto, nella sua Francogallia, la contrapposizione fra ceti nobiliari e monarchia assoluta come una lotta fra la
libert germanica dei conquistatori franchi e la sudditanza dei Galloromani. Intorno a questa tesi, che non pu essere evidentemente qui
illustrata a fondo, si polemizzato appassionatamente in una letteratura ricchissima, nel corso del xvii e xviii secolo. Montesquieu stesso
partecip in modo sostanziale a questa polemica, finch poi Sieys nel
1789 proclam nazione i l tiers-tat dei contadini e dei cittadini, cio
dei Gallo-romani, ed afferm che si doveva ricacciare la nobilt francese dal momento che essa si richiamava alle sue origini germaniche proprio nelle foreste originarie di Germania. Ci era noto

L'EPOCA

DELLE

IDEOLOGIE INIZIO E F I N E

231

a quella illustre societ riunita nella Sala Bianca del castello di Berlino,
quando Sieys vi fece i l suo ingresso.
Questa polemica opera mediante la contrapposizione delle due
classi, dei dominanti e dei dominati. Contemporaneamente essa per
anche una contrapposizione di razze, intendendo i l termine nel senso
antico o anche in quello ancora parzialmente valido nell'Europa occidentale come una non meglio definita comunit di discendenza.
La terminologia qui sviluppata, della classe, con tutto quel che essa
aveva ereditato dal mondo della signoria del declinante xviii secolo,
venne poi ripresa da Saint-Simon, da Guizot e da Thierry nella nascente
sociologia e nella storia. I l conte Gobineau ha propugnato la sua dottrina della razza in connessione diretta con Boulainvilliers, il principale
difensore della tesi della libert germanica della nobilt francese.
In breve, sembra che le ideologie relative alle classi e alle razze possano
essere precisate nel modo migliore ponendosi da questa prospettiva.
Cos ad esempio, i l concetto di classe dominante, tradotto nella situazione del X I X secolo, continua a produrre effetti di portata straordinaria.
In contrapposizione ad esso le correnti conservatrici, reazionarie e
romantiche sviluppano un'ideologia dei ceti. In un primo momento
poteva sembrare che si fosse mantenuta una situazione di tipo antico,
da lungo tempo superata in occidente, o che comunque si dovesse ritornare ad essa, sopra tutto in Germania. Ad uno sguardo pi ravvicinato
risulta per che queste ideologie conservatrici hanno in comune con le
loro avversarie il nuovo concetto di cittadino dello Stato e di societ
dei cittadini, che ormai gi stanno al di qua del salto intervenuto. E ci
non pi fonte di meraviglia, quando si sa che l'assolutismo illuminato, sopra tutto nelle sue grandi codificazioni giuridiche, conosceva
gi, almeno in abbozzo, i l concetto di cittadino dello Stato. Ora per
questa societ moderna, che era separata dallo Stato, doveva, secondo
il pensiero degli ideologhi conservatori, dividersi in ceti: ceti che,
come disse nel 1804 il loro primo storiografo tedesco, Hllmann, dovevano essere privati della loro medievalit . Ma l'eliminazione di
questa medievalit provoca proprio la distruzione dell'antico sistema
per ceti e conduce alla societ dei cittadini dello Stato. I ceti sono ora,
esattamente come le classi, articolazioni di una societ moderna che,
prima del xviii secolo, non era esistita, in questo senso. Cos, per tutto il
XIX ed i l XX secolo, si svolge, nella scienza e nelle ideologie, la discussione intorno al tema ceti o classi , mentre queste costruzioni noto-

232

PER

UNA NUOVA

STORIA

COSTITUZIONALE

SOCIALE

riamente divenivano sempre meno rintracciabili nella realt. L o stesso


problema dovrebbe essere discusso per i concetti d i nazione e d i popolo
che i n ogni caso hanno acquistato quella f o r m a , che ha p o i determinato
i l nazionalismo del x i x secolo, solo a p a r t i r e da questa situazione d i
Stato e societ, d i classe e ceto e cosi v i a .
L e ideologie hanno i n o l t r e la pretesa d i essere scienza, e l o sono,
almeno nel momento della loro formazione, i n misura m o l t o rilevante.
U n o dei loro presupposti la scienza moderna, com' sorta a partire
d a l XVI e x v i i secolo. Anche questo certamente u n problema m o l t o
complesso. I l processo inizia con la nascita delle scienze n a t u r a l i meccanico-matematiche: ad esse fanno seguito, nel x v i i i secolo, la biologia
con i l suo concetto, d i tipo del t u t t o n u o v o , d i organismo , la
psicologia e le scienze sociali; infine, sostanzialmente a partire d a l l ' I l l u m i n i s m o e decisamente come contraccolpo ad esso, i l moderno pensiero
storico. Queste scienze d i nuovo tipo sono come K a r l Jaspers ha
ampiamente dimostrato fondamentalmente incompiute, esse sono
aperte, non chiuse, i n chiara contrapposizione con i l tipo d i scienza e
d i filosofia elaborato d a i Greci e radicato nell'idea d i cosmo. Ci fa
sorgere fin dall'inizio u n rapporto d i opposizione nei c o n f r o n t i delle
ideologie che d i v o l t a i n volta utilizzano u n o stadio scientifico condizionato dal tempo e vorrebbero mantenersi ferme ad esso. E queste
scienze determinano i n o l t r e manifestamente anche i l concetto d i realt,
che viene contrapposto alle idee e alle ideologie. Reale solo ci che
p u essere compreso con i metodi d i queste scienze. M a la successione
cronologica d i c u i h o appena detto , cio l'apparizione graduale
delle singole scienze, comporta una conseguenza peculiare. L e scienze
pi recenti, nate d o p o , lavorano da p r i n c i p i o con i m o d e l l i concettuali
p r o p r i d i quelle della fase precedente: cosi la biologia con m o d e l l i meccanicistici, le scienze sociali e la storia con m o d e l l i biologici. Ci a sua
v o l t a i n rapporto con una tendenza che si gi p o t u t o i n d i v i d u a r e
nelle ideologie, col dato d i fatto cio che esse tentano d i abbozzare u n
q u a d r o completo della realt, che v o g l i o n o elaborare una concezione
del mondo. P r o p r i o u n quadro del mondo d i questo t i p o , i n s chiuso,
aveva prodotto la filosofia greca, comprendendo i n s anche la scienza,
con la sua idea d i cosmo. Questo modello d i pensiero produce ancora
s o l i d i effetti, tanto che i grandi sistemi d e l x v i i secolo, da Cartesio a
L e i b n i z , perseguono l o stesso tentativo con g l i strumenti della nuova
scienza. Poich tale pensiero sistematico n o n poteva reggere a lungo,

L'EPOCA

DELLE

IDEOLOGIE INIZIO

FINE

233

si cerc d i spiegare ancora i n senso metafisico le singole scienze, deducendo e facendo determinare i l i v e l l i pi a l t i da quelli i n f e r i o r i . I n f i n e ,
singole categorie d i f o n d o vennero elevate ad essenze pseudometafisiche: predicati p r o p r i d i D i o , come l'onnipotenza e i l carattere d i persona, vennero applicati ad esse, la societ o la storia vennero i n tese come onnicomprensive e obbligatorie. Societ, nazione, p o p o l o ,
classe acquistarono cosi u n carattere personale, una volante generale,
si proclam l'esistenza d i u n o spirito del p o p o l o e d i pi s p i r i t i d i
p o p o l o , d i una coscienza d i classe i n senso oggettivo.
Questo pensiero i n c o n t r a difficolt p a r t i c o l a r i presso i conservatori
e sopra t u t t o presso g l i ideologhi cristiani: esso i n f a t t i contraddice al
l o r o atteggiamento d i f o n d o . M a essi sanno superare questa difficolt,
ci che mostra la l o r o ineluttabile dipendenza dalla nuova situazione.
U n u o m o come D e M a i s t r e ha i n t r o d o t t o , f r a D i o e la societ, i l
tempo, del quale egli dice che premier m i n i s t r e de D i e u dans le
dpartement de ce monde ; e per questo p r i m o ministro vale evidentemente ci che a l t r i m e n t i non corrisponde alle sue concezioni p o l i tiche i l principio le r o i rgne, mais i l ne gouverne pas , ci a
dire che con l'aiuto d i questo tempo e con la crescita i n esso si pu
a t t r i b u i r e alla societ quella posizione o n n i p o t e n t e che non invece
possibile se si parte dal presupposto d i una provvidenza d i D i o , agente
direttamente. I n stretta connessione con ci, sorge u n modo d i esprimersi ideologico e p o h t i c o , che gode d i ampia diffusione: i n particolare si attesta la stabile contrapposizione fra ci che cresciuto storicamente e ci che stato creato. D i certo, la costituzione inglese
'cresciuta' storicamente. Q u a n t e teste siano state tagHate nella T o w e r
sul c e p p o mai del t u t t o asciutto, finch questa 'crescita' abbia p o t u t o
compiersi attraverso i secoli, mediante g r a n d i decisioni storiche, sta
scritto su una pagina diversa della storia. Le costituzioni francesi invece,
per via della situazione esistente, dovettero essere 'create'. M a i l ricorso
a questa contrapposizione comporta i l r i c h i a m o ad u n antico concetto
teologico; i l contrasto cio fra creare e facere,
fra la creazione del
Creatore e i l fare d e l l ' u o m o : u n modo d i d i r e che, ancora una volta
i n m o d o assai caratteristico, si afferma p r o p r i o nel momento i n c u i sorgono le ideologie. D e v o q u i richiamare che fin verso i l 1760 solo D i o
valeva come creatore, m e n t r e da allora i n p o i sono sorti migliaia d i
u o m i n i 'creatori': t u t t e queste cose vengono recepite nelle ideologie,
dove a lungo producono effetti.

234

PER

UNA NUOVA

STORIA

COSTITUZIONALE

E SOCIALE

I l momento metafisico, derivante dall'antica scolastica, strettamente legato, nella storia europea, alla concezione cristiana della storia.
Mannheim ha fatto richiamo, nella sua analisi, alla figura di Thomas
Mnzer: da lui possibile risalire il percorso fino a Gioacchino da
Fiore e alla cerchia degli Spirituali del x i i i e xiv secolo. Si arriva cos,
ancora una volta, molto indietro. I nessi che da qui conducono non
solo a Miinzer ma all'Illuminismo e all'Idealismo tedesco, sono oggi
in sostanza ormai scoperti. Ma non si tratta solo dell'albero genealogico delle utopie finalistiche: ci infatti non sarebbe sufficiente. Piuttosto
si tratta invece principalmente di una crisi del quadro cristiano della
storia. Fino a quel momento all'incirca attorno al 1200 storia
sacra e storia profana, bench separate, erano connesse l'una all'altra.
L'ultima delle monarchie universali, quella romana, che era nata nello
stesso tempo in cui si svolgeva l'azione redentrice di Cristo, doveva
durare fino alla fine dei giorni. Ma poi Gioacchino nel x i i secolo fece
seguire al regno del Padre, della Legge, dell'Antico Testamento, e al
Regno del Figlio, della Grazia, del Nuovo Testamento, un Terzo regno
dello Spirito Santo, un regno del Monachesimo come situazione finale.
Con ci viene proposta, fondandosi sull'Apocalisse, una tesi che gi
Agostino aveva dichiarato una ridicula fabula. In realt esiste una
crisi del quadro storico che riconoscibile da molteplici fatti: viene
meno i l quadro storico tradizionale della historia mundi; esso resta
confinato fino al x v i l i secolo in aridi libri di scuola; nella storiografia
penetra una gran quantit di materiale popolare favolistico; infine con
l'Umanesimo sorge una storiografia pragmatica che si occupa delle singole epoche e popoli ed strettamente legata al nuovo concetto di
politica.
In tutti i secoli successivi non pi stata scritta nessuna storia
universale cristiana. La Geschichtsbibel di Sebastian Frank l'opera
di uno Spirituale. Dall'antica Scolastica fino al xvii secolo la storia
resta separata dalle Universit e dall'organizzazione educativa centrale della Chiesa. Solo nel 1681, dopo mezzo millennio, Bossuet,
il vescovo di corte di Luigi xiv, ha intrapreso, nel suo Discours sur
l'histoire universelle, il tentativo di scrivere una storia universale cristiana come opera d'insieme. Ma suo intento di connettere direttamente fra loro storia profana e storia sacra in modo ben diverso da
prima, al fine di descrivere il progresso del Cristianesimo nel mondo;
perci egli interrompe la sua narrazione con Carlo Magno, poich

L'EPOCA

D E L L E IDEOLOGIE INIZIO E F I N E

235

nell'epoca successiva questo tentativo non avrebbe piti potuto essere


proseguito. A Bossuet per si collega la nuova filosofia della storia
che va da Voltaire fino ad Hegel , la quale compi il tentativo di dare
un senso profano alla storia profana. In tal modo balza in primo piano
il concetto di fondo spiritualistico, cio l'inizio di un'et finale in questo
mondo. Appare manifesto che dietro questi mutamenti del quadro storico europeo stanno i momenti decisivi della stessa storia europea.
Si tratta in primo luogo del rapporto, decisivo per l'Europa, anche in
questo come per molti altri aspetti, fra Chiesa e ordine terreno. La contrapposizione delle due sfere dopo le grandi contese dell'alto medioevo
rende privo di valore i l quadro storico tradizionale. Alla Chiesa, giunta
temporaneamente alla posizione di comando anche in campo politico,
si contrappone il modello spiritualistico proposto da Gioacchino da
Fiore: una Chiesa dello spirito. Questa contrapposizione di Chiesa e
mondo , secondo me, anche il primo punto di partenza del processo,
peculiare dell'Europa, di una progressiva modernizzazione, secolarizzazione, o come si voglia comunque chiamare tale fenomeno. Si traila
ancora una volta di un problema estremamente complesso. Bisognerebbe
porre in relazione fra loro Stato e sistema di Stati, la loro politica, il
diritto naturale profano. Ma neppure la questione relativa all'origine
e ai fondamenti della secolarizzazione pu venire compresa solo in base
alla creazione di sfere terrene autonome, bens indispensabile iare
ricorso anche allo sviluppo ecclesiastico-religioso interno. A partire dalla
crisi della Chiesa nell'alto medioevo compaiono delle correnti ladiiali,
come gli Spirituali e i Razionalisti, che rapidamente si trovano alleale
almeno verso l'esterno. Entrambe minacciano i l quadro dell'uomo ere
ditato dal Cristianesimo antico, secondo i l quale l'uomo, dopo il pe(
cato originale, vive nell' 'et del ferro', in un 'diritto naturale lelalvo'
e gli necessaria la redenzione.
La filosofia della storia prende dalla teologia della storia il mo
mento metafisico, l'approccio ad un'interpretazione globale del mondo
sociale-storico; al posto della redenzione divina essa per sima la
ragione, la ragione e i l suo progresso, la ragione dello Stato razionale
e in seguito della societ razionale, e ancor pi quella delle scioiv/e
naturali meccanico-matematiche, il cui progredire verso i propri (ini
concreti era determinabile empiricamente e perci poteva servire benissimo da modello del progresso nella storia. Quest'ultimo divciila la

236

PER

UNA NUOVA

STORIA

COSTITUZIONALE

SOCIALE

forza traente della storia, come progresso dello spirito umano per Condorcet, come progresso nella coscienza della libert dello spirito
del mondo per Hegel. Lessing, in riferimento diretto a Gioacchino da
Fiore, fa seguire alle due et dell'Antico e del Nuovo Testamento, una
terza et della ragione. Turgot costruisce, in primo luogo per la storia
delle scienze naturali, al posto dei tre regni del Padre, del Figlio e dello
Spirito Santo, una legge del progresso, articolata in tre stadi: dalla
ragione, attraverso la metafisica, fino alla scienza positiva. Auguste
Comte addirittura eleva questo decorso a legge della storia. In Karl
Marx la storia scorre attraverso le tre fasi della societ originaria priva
di classi, della societ per classi e della societ priva di classi del futuro,
nella quale lo Stato deve scomparire. I n tutto ci presente una fede
nell'assoluta capacit di perfezionamento dell'uomo mediante i l progresso della ragione, dell'idea, o mediante la dialettica della societ.
Perci l'Illuminismo dovette combattere i l dogma cristiano del peccato
originale e sviluppare una dottrina della bont naturelle dell'uomo
(Rousseau). Perci nel xviii secolo compare il problema della teodicea
e di conseguenza quello della contrapposizione che si manterr a
lungo anche nel xix secolo fra ottimismo e pessimismo. Nelle ideologie conservatrici, restaurative e romantiche compate, in contrasto
all'idea di progresso, quella di decadenza, e in contrasto alla perfettibilit dell'uomo, una tesi esagerata della sua piena corruttibilit.
Secondo Joseph De Maistre, l'uomo ha bisogno del dominio di una
lite di castigatori ; per Charles Bonald l'uomo cattivo per natura, e diventa buono solo grazie alla societ. In tal modo Bonald
aderisce al concetto di societ del suo tempo e, insieme a Saint-Simon,
diventa uno dei presupposti della filosofia della storia, in quanto
sociologia , com' stata poi realizzata da Auguste Comte.
Tutte queste dottrine credono di possedere una conoscenza integrale della totalit della realt storico-sociale. Essi perci fanno della
storia qualcosa di assoluto, di obbligatorio, avente il proprio corso predeterminato in base ad una legge. Perci pu essere previsto anche
il suo necessario passaggio ad uno stadio finale, e anzi proprio nella
conoscenza di questa necessit consiste la libert umana.
La 'rispondenza ad una legge' della storia proprio un derivato
mondanizzato della fede cristiana, allo stesso modo come nel contrasto
fra essere e conoscenza, fra idea e realt, continua ad agire l'altro fat-

L'EPOCA

DELLE

IDEOLOGIE

INIZIO

FINE

237

tote capitale della storia dello spirito europeo: la metafisica greca, e


la sua idea di natura. Solo che ora distrutto il punto di partenza
originario, dal momento che si cerca di raggiungere lo scopo con l'aiuto
della ragione, ci che significa, in questo contesto, con l'aiuto delle
scienze naturali. Queste ultime per, per via della loro limpidezza e
particolarit, non sono in grado di giungere a ci senza uscire dall'ambito del loro interesse diretto e senza perci venire assolutizzate.
In tal modo societ e storia, natura e storia divengono forze pseudometafisiche. Storicismo e razionalismo, sia esso di impronta idealistica
o materialistica, sono strettamente legati fra loro in questo destino.
L'origine del mutamento utopico nelle ideologie va ricercato
nella nascita di uno spiritualismo secolarizzato nel pensiero storico.
Gi Heinrich Leo, lo storico conservatore che oper ad Halle, ha sviluppato nel 1833, nella sua Naturlehre des States, il tipo della 'ideocrazia', con il quale egli palesemente si rifa al concetto francese di
ide. I n modo caratteristico, come ideocrazia gli appare il potere di
Savonarola e di Thomas Mnzer, entrambi Spirituali di primo piano,
poi quello di Robespierre e, se fosse giunta a successo, la dottrina di
Saint-Simon.
Spero di avere provato, con questi richiami, che le ideologie, in
quanto fenomeni storici concreti, come io ho tentato di caratterizzarle,
appartengono alla formazione del mondo moderno, e come quest'ultimo
affondano le loro radici nella storia europea. Se io parlo di storia
europea, e non piti della storia in generale, con ci intendo gi porre
in evidenza un presupposto essenziale di tutte le ideologie.
In quel che si detto intorno alla loro origine, sono gi implicite
molte cose relative al problema della loro fine, che si presenta sostanzialmente in questi termini: quali dei presupposti che hanno fatto sorgere le ideologie sussistono ancora oggi?
Ormai diventato un luogo comune parlare del declino delle
ideologie. Gi quarant'anni fa Karl Mannheim ha parlato di ci nella
prima edizione di Ideologie und Utopie e di fatto nel mondo europeo
non esiste ormai pili nessuno di quei partiti dotati di una concezione
del mondo che ancora solo pochi decenni fa si contrapponevano in
un contrasto apparentemente insostenibile e che in ultima analisi hanno
condotto alla nascita delle dittature. D'altra parte ancor oggi rintracciabile dovunque l'influsso delle ideologie: Gtz Briefs ha raccolto nel

238
suo

PER

libro Zwischen

UNA NUOVA

Kapitalismus

STORIA C O S T I T U Z I O N A L E E S O C I A L E

und Syndikalismus

una

quantit di

materiale interessantissimo a questo proposito. Ancor p i imponente


l'influsso svolto dalle ideologie al di fuori del contesto della cultura
occidentale. Qui esse non solo sono spesso mantenute in vita mediante
la coazione dei sistemi politici: esse si offrono altres come surrogato
dei comportamenti religiosi e spirituali di tipo antico, scossi dal primo
apparire delle forme di esistenza industriali. Le forze contrarie che
conducono al superamento delle ideologie non sono ancora giunte,
col, a piena formazione.
Bisogna ancora considerare brevemente i momenti della trasformazione in corso. Le ideologie, come sappiamo, vogliono essere scienza,
ma allo stesso tempo vogliono essere ancora concezione del mondo e
programma politico. Ci comporta che i risultati scientifici ai quali le
diverse ideologie sono giunte vengono in certa misura pietrificati.
La ricerca scientifica invece, a causa della sua fondamentale incompiutezza, va continuamente avanti; in tal modo si apre fra ideologia e
scienza un abisso che diventa sempre pi profondo e che alla fine conduce, in modo progressivo, alla rinuncia di momenti ideologici anche
da parte di appartenenti a gruppi legati all'ideologia.
La sociologia della conoscenza, nella quale si perfezionata la
dottrina delle ideologie, ha essa stessa contribuito in modo molto
accentuato a distruggere le ideologie tradizionali. I l momento 'da et
finale' delle ideologie ha collegato fra loro e favorito lo sviluppo di
solide forze fideistiche. Si spesso parlato, a questo proposito, di un
surrogato religioso. Certo le Chiese non sono rimaste del tutto inviolate
dalle ideologie ed hanno raggiunto con esse qualche compromesso.
D i ci ho gi parlato. Ma in complesso le ideologie, insieme alle chiese
e alle confessioni, si sono scontrate con forze che non poterono essere
superate, neppure negU Stati totalitari, che pure poterono spiegare tutto
i l peso del loro apparato di polizia a favore della loro ideologia e
contro le chiese; questo fatto contribu certamente a scuotere le ideologie stesse, soprattutto quando la fede nella storia di queste ultime
cominci a divenire problematica.
Le ideologie contenevano numerose prognosi del futuro, nelle
quali era previsto un decorso obbligatorio della storia a venire. Ma da
allora sono passati pi di cento anni e le cose per lo pi non si sono
svolte come allora si era previsto.

L'EPOCA

D E L L E IDEOLOGIE INZIO E F I N E

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Sono esistite una quantit di ideologie in concorrenza e in lotta


fra loro. I partiti politici che conquistarono i l potere giunsero a ci o
in collegamento con altri partiti nel qual caso dovettero rinLinciare
alla loro ideologia particolare e giungere a un compromesso oppure
in virt di forme totalitarie, che cercarono di strappare con la forza i l
potere all'ideologia. Bisognerebbe qui, mi pare, richiamare un fenomeno tipico nel declino delle ideologie, cio l'apparizione del 'concetto di mito' nel x i x secolo: del mito in senso post-illuministico,
romantico, che comportava l'interpretazione degU antichi miti autentici,
sulla base di una concezione gi post-illuministica, orientata all'irrazionale, e del tentativo dopo che era apparso chiaro che le ideologie
non potevano reggere in base ai loro fondamenti scientifici di dichiarare mito i loro elementi irrazionali e, in tal modo, di riuscire a
conservarle oppure di trasformarle consapevolmente in strumenti di
potere. Si tratta di un tema molto complesso, ma si potrebbe illustrare
molto chiaramente questo apparire del concetto di mito, facendo riferimento alla figura di Georges Sorel e alle sue Reflexions sur la violence,
dove si tratta del mito della lotta di classe in contrapposizione alla
sua ideologia. Molto sta dunque a indicare che l'epoca delle ideologie
volge verso la fine. Ma significherebbe ricadere nel modo peggiore
proprio nell'ideologia credere che con la fine delle ideologie debba
spuntare l'et dell'oro, ritenendo che la caduta nell'ideologia sia stata,
nella storia, i l peccato originale, del quale appunto le ideologie si servono tanto volentieri.
Con ci non ci si deve nascondere che il crollo delle ideologie reca
in s dei pericoli, che cio, se esse vanno in pezzi a causa del venir
meno del loro elemento utopico, pu essere minacciato anche i l loro
contenuto concreto. Infatti queste ideologie concrete contenevano assai
pi di elementi puramente utopici e ideologici, ed affrontavano problemi che ancor oggi rimangono aperti. Se si elimina l'utopica armonia
degli interessi privati, rimangono per in vita le leggi dell'economia di
mercato. Allo stesso modo, se non si crede pi nello Stato del futuro,
resta per i l problema della sicurezza sociale nella societ industriale.
E se non si considera pi la storia come obbligatoria e dotata di una
forza pseudo-metafisica, tuttavia permane la storicit dell'uomo e della
societ, e torna a sorgere la domanda: che cosa sopravvive della genuina tradizione storica, oppure, come si potrebbe dire meglio, della
vera continuit?