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Carl Gustav Jung

Septem Sermones ad Mortuos


I Sette sermoni ai morti
Scritti da Basilide di Alessandria
La citt in cui loriente tocca loccidente

Sermone I
I morti erano di ritorno da Gerusalemme, dove non avevano trovato ci che cercavano. Mi pregarono di
lasciarli entrare e implorarono il mio verbo, e cos iniziai il mio insegnamento: Ascoltate: io inizio dal nulla.
Il nulla uguale alla pienezza. Nellinfinito il pieno come il vuoto. Il nulla vuoto e pieno. Potreste dire
altrettanto bene qualche altra cosa del nulla, per esempio che bianco e nero o che non o che . Una cosa
infinita ed eterna non ha alcuna qualit poich ha tutte le qualit.
Noi chiamiamo il nulla o la pienezza il PLEROMA. In esso sa il pensiero che lessere cessano, poich leterno
e infinito non possiede qualit. In esso non c essere, perch allora sarebbe distinto dal pleroma, e
possederebbe qualit che lo distinguerebbero come un che di diverso dal pleroma.
Nel pleroma c nulla e tutto. Non giova riflettere sul pleroma, perch ci significherebbe autodissolversi.
La CREATURA non nel pleroma ma in se stessa. Il pleroma inizio e fine della creatura. La pervade come
la luce del sole pervade laria dovunque. Bench il pleroma pervada interamente, pure la creatura non ha
parte in questo, come un corpo completamente trasparente non diventa ne chiaro ne scuro per via della luce
che lo pervade. Noi siamo per il pleroma stesso, poich siamo una parte delleterno e infinito. Ma non ne
siamo parte, perch siamo infinitamente lontani dal pleroma, non spazialmente o temporalmente ma
ESSENZIALMENTE, in quanto siamo distinti dal pleroma nella nostra essenza di creatura, confinata nel
tempo e nello spazio.
Ma poich siamo parti del pleroma, il pleroma anche in noi. Infinito, eterno e intero il pleroma anche nel
punto pi piccolo, poich piccolo e grande sono qualit in esso contenute. Esso il nulla che dovunque
intero e continuo. Solo figurativamente quindi io parlo della creatura come parte del pleroma, perch in
effetti il pleroma non diviso in nessuna parte, essendo il nulla. Noi siamo anche lintero pleroma perch,
figurativamente, il pleroma il punto pi piccolo (immaginato soltanto, non esistente) in noi e lillimitato
firmamento intorno a noi. Ma perch mai parliamo allora del pleroma, dal momento che esso tutto e nulla?
Ne parlo per avere un qualsiasi punto dinzio, e per liberarvi dallillusione che in qualche luogo, fuori o
dentro, vi sia un qualcosa di fermo o in qualche modo di stabilito fin dallinizio. Ogni cosa cosiddetta fissa e
certa soltanto relativa. Soltanto ci che soggetto a mutare fisso e certo.
Ci che mutevole per la creatura, quindi essa lunica cosa fissa e certa; perch ha delle qualit, ed anzi
qualit essa stessa.
E a questo punto domandiamoci: come fu originata la creatura? Le creature hanno origine, ma non la
creatura, perch essa la qualit del pleroma stesso, cos come la non- creazione, la morte eterna. In ogni
tempo e luogo c creatura, in ogni tempo e luogo c morte. Il pleroma ha tutto, distinzione e indistinzione.
La distinzione la creatura. Essa distinta. La distinzione la sua essenza, e perci essa distingue. Di
conseguenza luomo distingue perch la sua natura la distinzione. Perci egli distingue anche le qualit del
pleroma che non esistono. Le distingue fuori dalla sua natura. Quindi luomo deve parlare delle qualit del
pleroma che non esstono.
A che serve parlarne, direte? Hai detto tu stesso che vana cosa ragionare sul pleroma!
Vi ho detto questo per liberarvi dallillusione che si possa riflettere sul pleroma. Quando noi distinguiamo le
qualit del pleroma parliamo in base alla nostra distinzione e a proposito della nostra distinzione, ma non
diciamo nulla circa il pleroma. Della nostra distinzione, per, necessario parlare, affinch possiamo
distinguere a sufficienza noi stessi. La nostra natura distinzione. Se non siamo fedeli a questa natura non
distinguiamo abbastanza noi stessi. Perci dobbiamo fare distinzioni delle qualit.
Sermone II
Nella notte i morti stavano lungo i muri e gridavano: Vogliamo sapere di Dio. Dov Dio? Dio morto?
Dio non morto, egli vive come sempre. Dio creatura, perch qualcosa di definito e quindi distinto dal
pleroma. Dio qualit del pleroma, e tutto ci che ho detto della creatura vale anche per lui.

Egli tuttavia distinto dalla creatura perch molto pi indefinito e indeterminabile di lei. E meno distinto
della creatura perch la base del suo essere pienezza effettiva. Solo nella misura in cui definito e distinto
egli creatura, e in questa misura la manifestazione della pienezza effettiva del pleroma.
Tutto ci che noi non distinguiamo cade nel pleroma e si annulla col suo opposto. Perci, se non
distinguiamo Dio, la pienezza effettiva estinta in noi.
Dio anche il pleroma stesso, cos come ogni pi piccolo punto nel creato e nellincreato il pleroma stesso.
Il vuoto effettivo la natura del demonio. Dio e demonio sono le prime manifestazioni del nulla che
chiamiamo pleroma. E indifferente se il pleroma o non , poich si annulla in ogni cosa. Non cos la
creatura. Nella misura in cui Dio e demonio sono creature, non si eliminano lun laltro, ma stanno luno
contro laltro come opposti effettivi. Non abbiamo bisogno di provare la loro esistenza, basta il fatto che
dobbiamo sempre parlarne. Anche se entrambi non fossero, la creatura tornerebbe sempre a distinguerli dal
pleroma partendo dalla sua natura di distinzione.
Tutto ci che la distinzione estrae dal pleroma una coppia di opposti. Perci a Dio appartiene sempre anche
il demonio.
Questa inseparabilit cos intima e, come avete appreso, cos indissolubile anche nella nostra vita come lo
il pleroma stesso. Ci deriva dal fatto che entrambi sono vicinissimi al pleroma, nel quale tutti gli opposti si
annullano e unificano.
Dio e il demonio sono distinti mediante pieno e vuoto, generazione e distruzione.
LEFFETTIVIT comune a entrambi. Leffettivit li unisce. Quindi leffettivit al di sopra di loro ed un
Dio sopra Dio, poich nel suo effetto unisce pienezza e vuotezza. Questo un Dio che voi non avete
conosciuto, perch gli uomini lo hanno dimenticato. Noi lo chiamiamo col nome suo ABRAXAS. Esso pi
indistinto ancora di Dio e del demonio. Per distinguere Dio da lui, chiamiamo Dio Helios o sole.
Abraxas effetto. Niente gli sta opposto se non lineffettivo; perci la sua natura effettiva si dispiega
liberamente. Linefettivo non , e non resiste. Abraxas sta al di sopra del sole e al d sopra del demonio. E
probabilit improbabile, realt irreale. Se il pleroma avesse un essere, Abraxas sarebbe la sua manifestazione.
E leffettivo stesso, non un effetto particolare, ma effetto in generale.
E realt irreale perch non ha effetto definito.
E anche creatura perch distinto dal pleroma.
Il sole ha un effetto definito, e cos pure iI demonio. E quindi ci appaiono molto pi effettivi di Abraxas che
indefinito.
E forza, durata, mutamento.
A questo punto i morti fecero un grande tumulto, perch erano cristiani.
Sermone III
Come brume sorgenti da una palude i morti si accostarono e implorarono: parlaci ancora del Dio supremo.
Abraxas il Dio duro a conoscere. Il suo potere il pi grande perch luomo non lo vede. Del sole egli vede il
summum bonum, del demonio linfimum malum; ma di Abraxas la VITA, indefinita sotto tutti gli aspetti, che
la madre del bene e del male.
Pi esile e debole appare la vita rispetto al summum bonum; perci anche difficile concepire che Abraxas
trascenda in potenza perfino il sole, che la fonte radiosa di ogni forza vitale.
Abraxas il sole, e al tempo stesso la gola eternamente succhiante del vuoto, di ci che sminuisce e smembra,
del demonio.
Duplice il potere di Abraxas. Ma voi non lo vedete, perch ai vostri occhi gli opposti in conflitto di questo
potere si annullano.
Ci che il Dio sole dice vita.
Ci che il demonio dice morte.
Ma Abraxas pronuncia la parola santificata e maledetta che vita e morte insieme. Abraxas genera verit e
menzogna, bene e male, luce e tenebra, nella stessa parola e nello stesso atto. Perci Abraxas terribile.

E splendido come il leone nellattimo in cui abbatte la preda. E bello come un giorno di primavera.
Si, il grande Pan in persona e anche il piccolo. E Priapo.
E il mostro del mondo sotterraneo, un polipo dalle mille braccia, nodo intricato di serpenti alati, frenesia.
E lermafrodito del primissimo inizio.
E il signore dei rospi e delle rane che vivono nellacqua e calpestano la terra, che cantano in coro a
mezzogiorno e a mezzanotte.
E la pienezza che si unisce col vuoto.
E il santo accoppiamento,
E lamore e il suo assassinio,
E il santo e il suo traditore,
E la luce pi splendente del giorno e la notte pi oscura della follia,
Vederlo significa cecit,
Conoscerlo malattia,
Adorarlo morte,
Temerlo saggezza,
Non resistergli redenzione.
Dio dimora dietro il sole, il demonio dietro la notte.
Ci che Dio genera dalla luce, il demonio lo spinge nella notte. Ma Abraxas il mondo, il suo divenire e il suo
passare. Su ogni dono del Dio sole il demonio getta la sua maledizione.
Ogni cosa che chiedete supplicando al Dio sole genera un atto del demonio.
Ogni cosa che create col Dio sole da al demonio il potere di agire.
Questo il terribile Abraxas.
E la creatura pi possente, e in lui la creatura ha timore d se stessa.
E lopposizione manifesta della creatura al pleroma e al nulla.
E lorrore che il figlio prova per la madre.
E lamore che la madre prova verso il figlio.
E la gioia della terra e la crudelt del cielo.
Di fronte al suo volto luomo impietrisce.
Di fronte a lui non c domanda ne risposta.
E la vita della creatura.
E loperazione della distinzione.
E lamore delluomo.
E la voce delluomo.
E lapparenza e lombra delluomo.
E la realt illusoria.
Allora i morti ulularono e si infuriarono, perch essi erano imperfetti.
Sermone IV
I morti invasero il luogo mormorando e dissero: Parlaci degli dei e dei demoni, maledetto!
Il Dio sole il massimo bene, il demonio lopposto, perci voi avete due dei. Ma ci sono molte cose alte e
buone e molti grandi mali, e tra questi vi sono due dei-demoni; uno QUELLO CHE BRUCIA, laltro
QUELLO CHE CRESCE.
Quello che brucia EROS, in forma di fiamma. La fiamma da luce consumandosi. Quello che cresce
lALBERO DELLA VITA. Esso germoglia ammassando nel crescere materia vivente.
Eros sinfiamma e muore, invece lAlbero della Vita cresce lento e costante per tempi incommensurabili.
Buono e male si uniscono nella fiamma.
Buono e male si uniscono nella crescita dellalbero.
Nella loro divinit vita e amore sono opposti.

Incommensurabile come la moltitudine delle stelle il numero degli dei e dei demoni.
Ogni stella un Dio, e ogni spazio che una stella riempe un demonio. Ma la vuotezza e
pienezza del tutto il pleroma.
Leffettivit del tutto Abraxas, al quale sta opposto soltanto lirreale.
Quattro il numero degli dei principali, come quattro il numero delle misure del mondo.
Uno linizio, il Dio sole.
Due Eros, perch unisce due insieme e si estende in splendore.
Tr lAlbero della Vita, perch colma spazio con forme corporee.
Quattro il demonio, perch apre tutto ci che chiuso. Tutto ci che ha forma e corpo, egli lo dissolve; il
distruttore nel quale ogni cosa diventa nulla.
Me beato, a cui stato dato di conoscere la molteplicit e diversit degli dei. Guai a voi, che sostituite questa
irriducibile molteplicit con lunico Dio. Cos facendo provocate il tormento causato dallincomprensione, e
mutilate la creatura, la cui natura e il suo scopo la distinzione. Come potete essere fedeli alla vostra natura
se cercate di mutare i molti in uno? Ci che voi fate degli dei fatto a voi. Diventate tutti uguali e perci la
vostra natura
mutilata.
Luguaglianza prevarrebbe non per volere di Dio ma per volere delluomo, perch gli dei sono molti mentre
gli uomini sono pochi. Gli dei sono potenti e sopportano la loro
molteplicit, perch al pari delle stelle dimorano in solitudine, divisi luno dallaltro da immense distanze. Ma
gli uomini sono deboli e non sopportano la loro molteplicit, perci dimorano insieme e abbisognano di
comunanza per poter reggere alla loro particolarit. A scopo di redenzione io vi insegno la verit respinta, a
causa della quale io sono stato respinto.
La molteplicit degli dei corrisponde alla molteplicit degli uomini.
Innumerevoli dei attendono di diventare uomini. Innumerevoli dei sono stati uomini. Luomo partecipa alla
natura degli dei, proviene dagli dei e va verso Dio.
Come non giova riflettere sul pleroma, cos non giova adorare la molteplicit degli dei. Meno di ogni cosa
giova adorare il primo Dio, la pienezza effettiva e il summum bonum. Con la nostra preghiera non possiamo
aggiungervi nulla ne cavarne nulla, perch il vuoto effettivo inghiotte tutto. Gli dei splendenti formano il
mondo celeste. Esso molteplice e si espande cresce allinfinito. Il Dio sole il Signore supremo di questo
mondo.
Gli dei tenebrosi formano il mondo terreno. Sono semplici e diminuiscono e rimpiccioliscono allinfinito. Il
demonio linfimo signore del mondo terreno, lo spirito lunare, satellite della terra, pi piccolo, pi freddo e
pi morto della terra.
Non c differenza tra il potere degli dei celesti e quello degli dei terrestri. Gli dei celesti diventano sempre pi
grandi, gli dei terrestri sempre pi piccoli. Incommensurabile il movimento degli uni e degli altri.
Sermone V
I morti urlarono in tono di derisione: Insegnaci, folle, la tua dottrina sulla Chiesa e sulla santa comunione.
Il mondo degli dei si manifesta nella spiritualit e nella sessualit.
Gli dei celesti compaiono nella spiritualit, quelli terrestri nella sessualit.
La spiritualit concepisce e abbraccia. Essa femmina e perci la chiamaia MATER COELESTIS, madre
celeste.
La sessualit genera e crea. Essa maschile, e perci la chiamano PHALLOS, il padre terrestre,
La sessualit delluomo pi terrestre, la sessualit della donna pi spirituale.
La spiritualit delluomo pi celeste, procede verso il pi grande.
La spiritualit della donna pi terrestre, procede verso il pi piccolo.
Menzognera e diabolica la spiritualit delluomo che procede verso il pi piccolo.
Menzognera e diabolica la spiritualit della donna che procede verso il pi grande.

Ognuna deve procedere verso il proprio luogo.


Uomo e donna diventano demoni luno per laltra quando non dividono le loro strade
spirituali, perch la natura della creatura la distinzione.
La sessualit delluomo va verso il terrestre, la sessualit della donna verso lo spirituale.
Uomo e donna diventano demoni luno per laltra se non distinguono la loro sessualit.
Luomo deve imparare a conoscere il pi piccolo, la donna il pi grande.
Luomo deve distinguersi sia dalla spiritualit che dalla sessualit. Deve chiamare la spiritualit Madre e
porla tra il cielo e la terra. Deve chiamare la sessualit Phallos e porlo tra s e la terra, perch la Madre e il
Phallos sono demoni sovrumani e manifestazioni del mondo degli di. Essi sono pi effettivi per noi che non
gli dei, poich sono similissimi alla nostra natura. Se non vi distinguete dalla sessualit e dalla spiritualit, e
non le considerate come una natura al di sopra di voi e intorno a voi, diventate loro preda come qualit del
pleroma. Spiritualit e sessualit non sono vostre qualit, non sono cose che possedete e contenete: esse
posseggono e contengono voi, perch sono demoni potenti, manifestazioni degli dei, e quindi cose che vanno
al di l di voi, esistenti per se stesse. Nessun uomo ha una spiritualit di per s, o una sessualit di per s, ma
sta sotto la legge della spiritualit e della sessualit. Perci nessuno sfugge a questi demoni. Dovete
considerarli demoni, e un compito e pericolo comune, un fardello comune che la vita ha posto sulle vostre
spalle.
Quindi la vita per voi anche un compito e un pericolo comune, come lo sono gli dei, e primo fra tutti il
terribile Abraxas.
Luomo debole, perci la comunione indispensabile. Se la vostra comunione non sotto il segno della
Madre, allora sotto il segno del Phallos. Nessuna comunione sofferenza e malattia. La comunione in ogni
cosa smembramento e dissoluzione.
La distinzione porta allunicit. Lunicit opposta alla comunione. Ma, data la debolezza delluomo a petto
degli di e dei demoni e della loro legge invincibile, la comunione necessaria. Perci ci devessere tanta
comunione quanta necessaria, non a causa delluomo ma a causa degli dei. Gli dei vi forzano alla
comunione. E quanto pi vi forzano, tanto pi occorre comunione, pi male.
Nella comunione ogni uomo si sottometta agli altri, di modo che la comunione sia mantenuta, perch voi ne
avete bisogno.
Nellunicit luomo singolo devessere superiore agli altri, di modo che ogni uomo appartenga a se stesso ed
eviti la schiavit.
Nella comunione ci devessere continenza, nellunicit ci devessere prodigalit.
La comunione la profondit, lunicit laltezza.
La giusta misura nella comunione purifica e preserva.
La giusta misura nellunicit purifica e aggiunge.
La comunione ci da il calore.
Lunicit ci da la luce.
Sermone VI
II demone della sessualit si accosta alla nostra anima come una serpe. E per met anima umana e significa
desiderio di pensiero. Il demone della spiritualit scende nella nostra anima come luccello bianco. E per
met anima umana e significa pensiero di desiderio. La serpe unanima terrena, per met demoniaca, uno
spirito, e simile agli spiriti dei morti. Al pari di questi si aggira fra le cose della terra, facendocele temere o
facendo s che eccitino la nostra bramosia. La serpe ha una natura femminile e cerca sempre la compagnia
dei morti legati allincantesimo della terra, quelli che non hanno trovato la via per passare al di l, allunicit.
La serpe una meretrice e fornica col diavolo e con gli spiriti malvagi, un tiranno nefasto e uno spirito
tormentatore, che sempre seduce alla comunione pi malvagia. Luccello bianco unanima semi-celeste
delluomo. Esso dimora presso la Madre e discende di quando in quando. Luccello maschile ed pensiero
effettivo. E casto e solitario, messaggero della Madre. Vola alto sulla terra. Ispira unicit. Porta conoscenza

dai lontani che vennero prima e sono perfetti. Porta la nostra parola in alto, alla Madre. Questa intercede,
ammonisce, ma non ha alcun potere contro gli dei. E un vaso del sole. La serpe scende e paralizza con
lastuzia il demone fallico, oppure lo pungola. Porta alla luce i pensieri astutissimi del terrestre, che strisciano
per ogni crepa e aderiscono dovunque succhiando con bramosia. La serpe, certo, non lo vuole, eppure deve
esserci utile. Essa sfugge alla nostra presa, mostrandoci cos la va che con la nostra intelligenza umana non
troveremmo. I morti gettarono occhiate sdegnose e dissero: Cessa di parlare di di e demoni e anime. Al fin
fine questo ci era noto da tempo.
Sermone VII
Ma quando la notte scese i morti tornarono ad accostarsi con gesti lamentosi e dissero: C una cosa ancora
che abbiamo dimenticato di discutere. Parlaci delluomo. Luomo una porta attraverso la quale, dal mondo
esterno degli dei, dei demoni e delle anime, voi passate nel mondo interiore; dal mondo grande al pi piccolo.
Piccolo luomo, una nullit, voi lo avete gi alle spalle e vi trovate una volta ancora nello spazio senza fine,
nellinfinit pi piccola o pi intima. A incommensurabile distanza c una singola stella allo zenith. Questa
il Dio singolo di questo singolo uomo, il suo mondo, il suo pleroma. la sua divinit. In questo mondo luomo
Abraxas, che genera o ingoia il suo mondo. Questa stella Dio e la meta delluomo. E il suo Dio singolo che
lo guida. In lui luomo giunge al riposo, verso di lui procede il lungo viaggio dellanima dopo la morte, in lui
brilla come luce tutto ci che luomo riporta dal mondo pi grande. Questo il solo Dio che luomo deve
pregare. La preghiera accresce la luce della stella, getta un ponte sopra la morte, prepara la vita per il mondo
pi piccolo, e lenisce i desideri senza speranza del mondo pi grande. Quando il mondo pi grande si
raffredda, la stella risplende. Nulla c tra luomo e il suo singolo Dio, per quanto luomo possa distogliere gli
occhi dallo spettacolo fiammeggiante di Abraxas. Qui luomo, l il Dio. Qui debolezza e nullit, l potere
eternamente creativo. Qui nullaltro che tenebra e vapore glaciale, L il sole e nientaltro che sole. A questo
punto i morti si fecero silenziosi e ascesero come il fumo sopra il fuoco del pastore che nella notte custodiva il
suo gregge.
ANAGRAMMA:
NAHTRIHECCUNDE
GAHINNEVERAHTUNIN
ZEHGESSURKLACH
ZUNNUS.

Nota
Jung fece pubblicare privatamente i Septem Sermones ad Mortuos (Sette sermoni ai
morti) in forma di opuscolo. Il libretto non fu mai in vendita in libreria. Furono scritti negli anni 1913 -1917.
Il libretto contiene cenni e anticipazioni metaforiche di pensieri che assunsero peso successivamente
nellopera scientifica di Jung, specie per quanto concerne la natura antitetica dello spirito, della vita e delle
asserzioni psicologiche. A spingere Jung verso gli gnostici fu il loro modo di pensare per paradossi. Perci
Jung si identific qui con lo scrittore gnostico Basilide (inizio del II secolo d.C.) e assunse perfino parte della
sua terminologia: per esempio. Dio inteso come ABRAXAS. Fu un deliberato gioco mistificatorio. Jung
acconsent alla pubblicazione dei Sette Sermoni nelle sue Memorie solo dopo molte esitazioni e per amore
di onest. Non rivel mai la chiave dellanagramma che conclude lopera.