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Storia Contemporanea H (Magistrale) 6 cfu, a.

a 2013/2014
Andrea Michael Chiarenza (matricola 0000775250)

IL RUOLO DEGLI PSICHIATRI NEL REGIME FASCISTA TRA MEDICINA SOCIALE E


DIFESA DELLA RAZZA

1. Introduzione: superare la riluttanza dello storico


Hanna Arendt nelle prime pagine dellopera fondamentale Le origini del totalitarismo descrive la difficolt
della storiografia nel tentare di spiegare la persecuzione antiebraica, in quanto elemento scatenante che ha
messo in moto lintera macchina infernale di un apparato di potere totalitario1. La lucidit che dovrebbe
guidare la ricerca storica rischia di infrangersi di fronte ad un evento di tale recrudescenza e la filosofa ebrea
perspicacemente osserva come in questo modo ogni tentativo di razionalizzazione e spiegazione possa
diventare ipotesi di lavoro inadeguatamente e frettolosamente abbozzate, capace di aiutarci a dimenticare
lintera faccenda, () pi che a comprendere il fenomeno2. Possiamo ragionevolmente applicare la
medesima osservazione anche per ci che riguarda la storiografia italiana nei confronti del ventennio
fascista. Infatti appare incomprensibile come siano state possibili le leggi del 1938 discriminatorie nei
confronti degli ebrei in un paese dove una questione ebraica praticamente non esisteva. In maniera ancor
pi estesa diventa difficile raccapezzare quei fatti e quei fenomeni che hanno fatto s che in poco pi di
quattro anni3 Mussolini diventasse capo del governo, determinando una rapidissima svolta autoritaria che ha
minato le basi democratiche del paese. La questione diventa ancor pi controversa se si prova ad indagare
ladesione al regime fascista da parte degli intellettuali e delllite culturale italiana. Il 21 aprile 1925 si tiene
il Convegno per le istituzioni fasciste di cultura che approda alla compilazione e pubblicazione del
Manifesto intellettuale del fascismo, redatto dal filosofo idealista Giovanni Gentile e che pu vantare tra i
firmatari personalit come Luigi Pirandello e Giuseppe Ungaretti. Se si confronta attentamente questo
manifesto con quello degli intellettuali antifascisti redatto da Benedetto Croce pochi mesi dopo, salta
immediatamente allocchio che il primo poteva contare sulle firme di tre personaggi importanti del panorama
psichiatrico come Enrico Morselli, Arturo Donaggio e Cesare Agostini, mentre nel secondo non pare
ravvisare il nome di nessuno psichiatra. Secondo alcuni storici e psichiatri che hanno deciso di affrontare il
difficile tema dello statuto della scienza psichiatrica negli anni del regime, possibile constatare unadesione

Hanna Arendt, Le origini del totalitarismo, Edizioni di Comunit, Torino 1999, p. 3


Ibidem.
3
In questo caso i riferimenti storici presi in considerazione sono la fondazione dei fasci di combattimento nel 1919 e la
marcia su Roma del 1922.
2

quasi unanime al governo di Mussolini dalla maggior parte della corporazione psichiatrica4. A tal proposito
sufficiente riprendere ci che riporta Peloso ne La guerra dentro: a seguito di un decreto legge del 28 agosto
1931 che ha obbligato pi di milleduecento docenti universitari a prestare giuramento al regime fascista, solo
una dozzina di persone rifiuta e tra queste non vi nemmeno uno psichiatra. Inoltre ladesione al regime
sembra anche avere un impatto sulla pratica psichiatrica, come testimonia il drastico aumento di ricoverati
negli ospedali psichiatrici negli anni del fascismo, passando da poco pi di sessantamila nel 1926, fino a oltre
i novantacinquemila del 19405. Senza dimenticare il dato inquietante per cui tutte le terapie violente da
shock furono messe a punto in paesi a regime fascista6.
A questo punto occorre domandarsi in che misura la psichiatria sia rimasta coinvolta in quel processo di
trasformazione ideologica, culturale, organizzativa ed istituzionale rappresentato dal fascismo italiano.
Linterrogativo assume unimportanza centrale se si tiene in mente che entro ladesione a quei valori di
marca fascista era in atto la mostruosa gestazione della politica antisemita del regime, che ha portato alla
pubblicazione del Manifesto degli scienziati razzisti nel 1938. Ci stato possibile in un paese che non
solo, come ricordato pocanzi, non conosceva de facto lantisemitismo, ma in cui anche il dibattito
scientifico ha quasi sempre rifiutato leugenica violenta della Germania nazista. Se gi in un quadro cos
complesso risulta difficile comprendere larruolamento degli psichiatri al regime fino alle sue estreme
conseguenze, bisogna anche tener presente lo statuto della scienza psichiatrica nel suo doppio mandato
scientifico e sociale. A questo riguardo utile seguire le riflessioni di Michel Foucault contenute nel corso al
Collge de France del 1976 intitolato Bisogna difendere la societ. Nel corso delle lezioni, Foucault osserva
come le scienze umane si collochino tra lorganizzazione del diritto e la meccanica delle coercizioni7,
configurando un codice della normalizzazione. Conseguentemente, trovandosi in questa zona grigia, le
scienze umane tendono sempre pi spesso ad invadere il territorio del diritto, in modo che le procedure
della normalizzazione colonizzino sempre di pi quelle della legge, determinando il funzionamento di una
societ di normalizzazione8. Ai fini della nostra ricerca ci significa che bisogna considerare la psichiatria,
essendo un tipo specifico di scienza umana, come un discorso in cui possono scambiarsi le leggi e le norme.
Il filosofo francese per argomenta come le norme sociali si producano entro una guerra delle razze, la quale
costituisce la trama ininterrotta della storia9. Per razza bisogna intendere in maniera pi estesa quella
particolare classe o, pi genericamente, gruppo umano, che si presenta come il titolare legittimo di una

In particolar modo qui mi riferisco a quanto affermato da Paolo Francesco Peloso e Ferruccio Giacanelli. Per un
maggior approfondimento: Paolo Francesco Peloso, La guerra dentro. La psichiatria italiana tra fascismo e resistenza
(1922-1945), Ombre Corte, Verona 2008; Ferruccio Giacanelli, Gli psichiatri e il regime. Ipotesi per una ricerca, in
"Rivista sperimentale di freniatria", n. 1, 2009
5
Mi permetto di rimandare alla tabella presente in: Dario Padovan, Biopolitica, razzismo e trattamento degli anormali
durante il fascismo, in Francesco Cassata e Massimo Moraglio (a cura di), Manicomio, societ e politica, BFS edizioni,
Pisa 2005 p. 75
6
Come rileva la suggestiva prefazione di Valeria Paola Babini al libro di Peloso La guerra dentro. In riferimento a
questo consultare: Paolo Francesco Peloso, La guerra dentro. La psichiatria italiana tra fascismo e resistenza (19221945), Ombre Corte, Verona 2008, p. 7
7
Michel Foucault, Bisogna difendere la societ, Feltrinelli, Milano 2009, p. 40
8
Ivi., pp. 40-41
9
Ivi., p. 57

norma che si vuole universale ed estendibile a tutta la societ. Da questo punto di vista si pu pensare lo
Stato come permanentemente attraversato da una guerra tra una sovra-razza, che si pone come la vera e la
sola, quella che detiene il potere ed titolare della norma, ed una sotto-razza, composta da quelli che
deviano rispetto a questa norma10. In questo modo secondo il filosofo francese possibile assistere ad un
razzismo di stato, di un razzismo che una societ esercita contro se stessa, contro i suoi propri elementi,
contro i suoi propri prodotti; di un razzismo interno, quello della purificazione permanente, che sar una
delle dimensioni fondamentali della normalizzazione sociale11. Se la societ attraversata da una lotta
permanente tra norme che aspirano ad estendersi a tutto il corpo sociale, comprendiamo a questo punto
limportanza cruciale del ruolo della psichiatria e delle scienze umane: non solo come saperi capaci di dare
consacrazione scientifica a norme gi in atto, ma anche in quanto discorsi sempre pronti ad invadere e a
scambiare le norme e le leggi, definendo e, di fatto, riconfigurando la normalizzazione sociale.
Questa lezione foucaultiana pu essere di grande aiuto nellimpostare uno studio circa la partecipazione degli
psichiatri alla politica fascista, considerando il regime come una forma culturalmente specifica di una pi
vasta guerra tra razze, in cui gli psichiatri giocano il ruolo cardinale di detentori di un discorso capace di
codificare la normalizzazione sociale. Questo il punto di vista adottato in questa sede, tentando di discutere
lattivit degli psichiatri durante il ventennio fascista come codificatori di norme, sempre in relazione con
altre istanze normative come le altre discipline scientifiche, oltre che le disposizioni giuridiche e lattivit
di agenzie governative. Disponendo di questi elementi vari ed eterogenei possibile avere un quadro
generico della funzione normalizzatrice, ma non esplicitamente politica, della psichiatria entro la cornice
delle norme sociali dellordinamento politico fascista. Ad ogni modo doveroso puntualizzare che in questo
modo non si vuole giustificare o ammorbidire in una sorta di storia della mentalit ladesione ad un regime
totalitario da parte della corporazione psichiatrica, anzi si vuole mettere in luce quegli elementi e quelle idee
apparentemente scientifiche e neutrali che sono stati lanticamera di un discorso violento e razzista come
quello rappresentato dal fascismo.

2. La profilassi sociale della pazzia: cultura e scienza negli anni prima del fascismo
Al momento della fondazione della Societ Italiana di Freniatria nel 1873, la psichiatria italiana
profondamente legata ad una cultura scientifica laica e positivista. Gli psichiatri di allora, desiderosi di
edificare una scienza fondata, pensavano che tutto ci che riguardasse la mente dovesse avere letimo fren,
pi adatto per connotare la dimensione biologica, piuttosto che psych, collegato allanima e allo spirito.
Sin dagli esordi infatti, la psichiatria italiana si sempre caratterizzata da unimpostazione organicistica
delle patologie mentali, considerato lunico modo certo per dare conferma scientifica alle scoperte
riguardanti la mente. La maggior influenza esercitata su questa impostazione eminentemente biologistica
rappresentata in particolar modo dalla teoria della degenerazione di Bndict Augustin Morel. La teoria
10
11

Ivi., p. 58
Corsivo mio. Ivi., p. 41

moreliana promuove essenzialmente lidea di uno stretto legame tra condizioni morali e condizioni fisiche
delluomo, per cui le anomalie organiche si trasmettono non solamente a partire da persone affette da
particolari condizioni organiche, ma anche da chi dedito al vizio. Inoltre, secondo lo psichiatra francese,
le patologie ereditate si modificano di generazione in generazione fino al decadimento finale, identificato con
lidiozia. Queste idee entrano presto nel dibattito scientifico italiano, dominato in quegli anni dal decano
del biologismo in psichiatria, Cesare Lombroso. Latavismo lombrosiano, indicando lorigine del
comportamento criminale nellappartenenza dellindividuo ad uno stadio evolutivo inferiore, si integra
perfettamente con il concetto di degenerazione, in quanto questultima vien considerata come la ragione
morbosa che impedisce il completo sviluppo delle possibilit biologiche, riportando, di conseguenza,
lindividuo ad uno stadio primitivo della scala evolutiva12.
Allepoca queste teorie finiscono per trovarsi spesso associate nella pubblicistica medica, contribuendo a
creare un clima scientifico assillato dallincubo del decadimento progressivo ed inesorabile della nazione,
a cui necessario opporsi tramite opportune misure igieniche e securitarie. A tal proposito Babini finemente
osserva come anche nella cultura italiana il concetto di degenerazione fu caratterizzato da una plasticit
descrittiva e definitoria che ne fece una chiave di lettura di molte e differenti problematiche sia mediche sia
sociali, di modo che anche per la degenerazione si pass da una formulazione ortodossa (), a definizioni
sempre pi ampie e generiche, evocative di situazioni in cui malattia, miseria psicologica e disagio sociale
finivano per mescolarsi13. Lurgenza di interventi tempestivi contro lanormale, in quanto portatore di
quella devianza dalla norma che proietta un ombra lunga su una umanit futura sempre pi minata dalla
malattia e dallimpotenza14, necessita sempre pi di una ricerca scientifica capace di interpretare le
dinamiche sociali nelle loro implicazioni biologiche. In questo modo lambito di studio inerente alla
degenerazione si sposta progressivamente dallindividuo (il singolo degenerato, cretino, pazzo, criminale)
alla societ (le folle, le masse, la citt), e dunque dal campo della medicina a quello della sociologia15,
inaugurando la corrente della medicina sociale, paradigma egemone che orienter per tantissimi anni la
ricerca psichiatrica in Italia.
Tuttavia, limporsi dellimpianto sociobiologico della medicina sociale provoca uno spostamento del
diritto penale verso un orientamento sempre pi securitario. Infatti in quegli anni era in atto un mutamento
dello scenario legislativo che diventava gradualmente sempre pi poliziesco, per cui non era pi centrale
garantire le libert individuali, ma la sicurezza dello Stato, considerato come un organismo vivente che
necessita, in quanto appunto organismo vivente, di misure di prevenzione, protezione, assistenza e difesa
contro i pericoli che la minacciano16. Di conseguenza, le misure penali dovevano agire unicamente sulla
12

Valeria Paola Babini, Maria Montessori e Gina Lombroso due risposte femminili al problema della degenerazione, in
(a cura di) Raffaella Simili, Scienza a due voci, Olschki, Firenze 2006, p. 186
13
Ibidem.
14
Ivi., p. 188
15
Ivi., p. 186
16
Alessandro Fontana, Dalla difesa sociale alla difesa della razza in Aa. V.v., Il sapere e la vergogna. Psichiatria,
scienza, cultura nelle leggi razziali del 1938, in Quaderni del centro di documentazione di Storia della Psichiatria, 2,
p. 27

criminalit in s, intesa non solo come ci che metteva in pericolo la societ, ma pi estesamente come
quelle condotte devianti che rischiavano di minacciare la coesione sociale. In sintesi ci che importava era
unicamente la pericolosit e, in sostanza, la fattualit del crimine17. In questo scenario legislativo
securitario si trova la legislazione italiana sui manicomi. Per far fronte al caos organizzativo ed al
sovraffollamento in cui si trovavano le istituzioni manicomiali, nel 1904 viene approvato il disegno di legge
Disposizione sui manicomi pubblici e privati, la prima legge italiana in materia di assistenza psichiatrica
manicomiale. Influenzata in buona parte dalle dottrine lombrosiane che avvicinavano condotte devianti e
malattie mentali alla criminalit, la legge stabiliva, quale criterio di obbligo di ricovero, la pericolosit
sociale e il pubblico scandalo. Inoltre il meccanismo di ingresso ed uscita era articolato, pi che su un
criterio terapeutico, su istanze che legavano il direttore del manicomio alla prassi giuridica. Infatti la legge
disponeva lammissione solamente con procedura giuridica, a sola eccezione dei casi durgenza per i quali
poteva procedere al ricovero lautorit locale di pubblica sicurezza, e le dimissioni dovevano essere
autorizzate con decreto del tribunale, alleggerendo la responsabilit alla categoria degli psichiatri. In unera
in cui a livello scientifico i contorni tra psichico e biologico erano sfumati, questo produsse di conseguenza il
mantenimento del trend dei continui ingressi in manicomio di ogni sorta di deviante, anche non
necessariamente affetti da disturbi psichiatrici. Accanto ai dementi e a chi soffriva di un serio ritardo
mentale, erano presenti anche persone con pellagra, tubercolosi, sifilide, oltre che alcolizzati e individui
colpiti dalla malaria, di modo che solo il 30 per cento delle persone ammesse soffrivano realmente di una
malattia mentale ed una percentuale ancor pi piccola rappresentava un reale pericolo18.
Stretta tra la necessit securitaria di una purificazione della societ dagli elementi disgenici e lesigenza di
fondarsi come disciplina scientifica autonoma con sbocchi applicativi, la ricerca psichiatrica si allinea
sempre pi nellimpostazione organicistica della medicina sociale. Questa impostazione porta a
considerare scientifici e positivi solo quegli studi che radicano il mondo mentale nel dato somatico, mentre
ci che si occupa della psiche nella sua purezza viene considerato appannaggio della filosofia o tuttal pi
della fede religiosa. In virt di questo, la comunit scientifica italiana fatica a recepire le nuove prospettive in
materia psicologica e psichiatrica sviluppatesi al di fuori dei confini nazionali, come la psicologia clinica di
Kraepelin e la psicoanalisi freudiana. Infatti, comune convinzione che la psicologia, il dialogo e lanalisi e
la correzione del comportamento, possono essere utili in sede di prevenzione delle malattie mentali; ma una
volta che la malattia presente, lunico rapporto possibile con il corpo da custodire in manicomio, o poi da
aggredire con le terapie biologiche19. Inoltre, pur essendoci un indirizzo piuttosto coerente ed unitario di
stampo biologistico, la psichiatria italiana si trova comunque in difficolt nel definire in maniera scientifica
come si articolano gli elementi corporei alla base dei processi mentali.

17

Ibidem.
Dati citati in: Andrea Piazzi, Luana Testa, Giovanni Del Missier, Mariopaolo Dario, Ester Stocco, The history of
Italian psychiatry during Fascism in History of Psychiatry, 3, 2011, p. 253
19
Paolo Francesco Peloso, La guerra dentro. La psichiatria italiana tra fascismo e resistenza (1922-1945), Ombre
Corte, Verona 2008, p. 37
18

La generale confusione sulla definizione dei rapporti tra il mentale e il biologico, contribuisce a determinare
in ambito scientifico una certa plasticit nella descrizione dei caratteri psichici e morfologici che definiscono
lindividualit di una persona. In questo modo la definizione del concetto di razza arriva a trovare ampio
spazio nella produzione scientifica, formulandosi a pi riprese anche a partire da categorie psichiatriche. A
partire da Lombroso, il quale afferma lobiettivit di quelle peculiarit morfologiche di ordine somatico e
delle caratteristiche psicologiche e comportamentali che, fissandosi al culmine di un lunga storia
naturale, determinano il carattere e la razza20; la cultura scientifica del tempo non ha dubbi circa la
spiccata differenza tra le razze e, soprattutto, dellesistenza di una oggettiva gerarchia tra esse.
precisamente in questi termini che la nozione di razza attraversa molte delle riflessioni degli psichiatri.
Innanzitutto, allinterno della sistematica clinica la razza elencata in genere fra le cause predisponenti
generali delle malattie mentali. Per cui nei manuali di psichiatria, come il lettissimo Tanzi-Lugaro o quello
di Cesare Agostini, possibile trovare formulazioni psichiatriche razzializzanti secondo cui le razze
superiori e pi incivilite tendono ad essere colpite dalla paralisi progressiva, mentre possibile osservare
i caratteri pi spiccati di isterismo fra i Negri21. Allinterno di questi manuali trovano spazio anche studi
in merito alla razza ebraica, attraverso una caratterizzazione medico-psichiatrica per cui gli ebrei
presentano una maggior tendenza alle affezioni nervose e psichiche, oltre che rare malattie nervose
degenerative infantili, dovute ad una disposizione di razza ribadita da troppi matrimoni tra consanguinei22.
Vengono sviluppati concetti razziali dagli psichiatri anche nella prospettiva di fondare scientificamente la
presunta superiorit della razza bianca. Enrico Morselli elabora proprio in questottica teorie psichiatricheantropologiche che legittimano il colonialismo europeo. Infatti convincimento dello psichiatra modenese
lesistenza di leggi antropologiche che () regolano la lotta fra razze, in cui la razza caucasoide o
leucodermica che dai tempi di Colombo ad oggi si diffusa in tutto il mondo la pi progressiva, per cui,
conseguentemente, le tendenze e le aspirazioni cos dette imperialistiche non sono altro che il prodotto di
una attivit etnica migratoria inscritta nella storia biologica ed evolutiva dell europeo23.
Le tematiche razziali unite ad una concezione organica della mente, avvalorano ulteriorimente le immagini
degenerazioniste di cui era intrisa la cultura scientifica e politica italiana, avvicinando la psichiatria
alleugenica di Galton. Inserendosi nel filone della medicina sociale, la psichiatria assunse il ruolo di
scienza al servizio di una profilassi sociale della pazzia, parte integrante e necessaria di qualsiasi progetto
eugenetico di rigenerazione biologica della nazione. Testimonianza di un simile orientamento lintervento
dellillustre psichiatra Enrico Morselli al I Congresso Internazionale di Eugenica del 1912 a Londra, evento
considerato come lingresso ufficiale delle tematiche eugeniche sul suolo italiano. Nel corso del suo
intervento, infatti, afferma la centralit metodologica ed epistemologica della psichiatria nei confronti
delleugenica, intesa soprattutto nel suo legame intrinseco con la dottrina delle razze. In opposizione ad
20

Ferruccio Giacanelli, Tracce e percorsi del razzismo nella psichiatria italiana della prima met del Novecento, in (a
cura di) Alberto Burgio, Nel nome della razza. Il razzismo nella storia dItalia 1870-1945, Il Mulino, Bologna 2000, p.
391
21
Ivi., 392
22
Ibidem.
23
Ivi., p. 393

una visione eugenista rigidamente ereditarista incapace di spiegare le cadenze ereditarie delle grandi
patologie mentali24, Morselli propone uneugenica della dottrina della profilassi della razza. Infatti la
psichiatria deve mettersi al servizio di riforme politico-sociali preventive ed educative che favoriscano il
movimento eugenico gi presente nel naturale meccanismo di selezione evolutiva di lotta etnarchica 25. In
questo modo possibile governare politicamente il corso dellEvoluzione umana, selezionando i tipi
meglio rispondenti al Metanthropos, idealtipo eugenetico di uomo prodotto dalla naturale estinzione delle
razze inferiori26. Il punto di vista di Morselli di uneugenica fondata su unidea di difesa della societ basata
principalmente su azioni profilattiche e di utilizzazione e razionalizzazione socioeconomica, in polemica con
gli approcci coercitivi e selettivi delleugenica anglosassone e tedesca, largamente condivisa dagli
scienziati italiani e rimarr per lungo tempo la posizione italiana ufficiale in merito, anche in epoca
fascista.
2.1 La prima guerra mondiale come laboratorio psichiatrico
Lavvento della prima guerra mondiale, attraverso la mobilitazione di massa e limpiego di un nuovo
apparato tecnologico e organizzativo da parte dellesercito, costringe la ricerca psichiatrica condotta
esclusivamente nei manicomi e nelle sedi universitarie in un terreno fino ad allora inedito. Secondo un
censimento eseguito da maggio a luglio nel 1916 da parte dellIspettorato di sanit militare, il numero dei
militari neuropatici nei soli corpi darmata superiore alle 20 mila unit27, mentre nel corso del conflitto si
stima lingresso di oltre 40 mila soldati negli ospedali psichiatrici28, obbligando gli psichiatri a gestire una
popolazione non indifferente di alienati. Inoltre negli anni precedenti linnescarsi della guerra mondiale, la
cura delle malattie mentali nellesercito era stata trattata come argomento secondario, cogliendo gli addetti
alla salute mentale impreparati rispetto alla natura delle patologie sorte durante la guerra. In questo modo, le
scienze psichiatriche e psicologiche, coinvolte anchesse nello sforzo organizzativo dettato dallimpresa
bellica, trovano nel conflitto un laboratorio dove sperimentare ed osservare su larga scala traumi e devianze
gi codificate dal dibattito scientifico.
Il conservatorismo della psichiatria italiana nel prediligere la ricerca di una dimensione fisiologica nella
causa delle malattie mentali, ha permesso inoltre una rivitalizzazione in ambito psichiatrico dei concetti di
degenerazione e rigenerazione, intesi come chiavi di lettura tramite cui studiare gli effetti del conflitto sulla
salute della popolazione. Infatti molti psichiatri leggono nei traumi di guerra i sintomi di unirreversibile
degenerazione della razza a cui necessario rispondere con leugenica. Uno di questi ad esempio lo
psichiatra socialista Ferdinando Cazzamalli, secondo cui se degenerati si nasce, comunque possibile lo

24

Francesco Cassata, Molti, sani e forti. Leugenetica in Italia, Bollati Boringhieri, Torino 2006, p. 36
Ibidem.
26
Ivi., p. 39
27
Dato citato in: Valeria Paola Babini, Liberi tutti. Manicomi e psichiatri in Italia: una storia del Novecento, Il Mulino,
Bologna 2009 p. 53
28
Come menzionato in: Andrea Piazzi, Luana Testa, Giovanni Del Missier, Mariopaolo Dario, Ester Stocco, The
history of Italian psychiatry during Fascism in History of Psychiatry, 3, 2011, p. 254
25

stesso diventare degenerogeni: in quanto lambiente, fattore sommo di tutti i fenomeni biologici29,
produce nellindividuo quella malattia capace di provocare la degenerazione della specie. Il problema,
secondo Cazzamalli, che la guerra modifica pesantemente lambiente, facendone una fucina di
traumatizzati, di sovraffaticati, di denutriti30. In un quadro simile diventa necessario riflettere sulle politiche
eugenetiche da realizzare nel dopoguerra, in quanto il conflitto trasforma i malati potenziali in malati attuali,
aumentando il numero di degeneratori. Dal punto di vista dello psichiatra socialista, per scongiurare la
minaccia biologica occorre un intervento eugenico di medicina sociale che educhi le masse alle unioni
sessuali31.
La psichiatra durante il conflitto trova anche un altro impiego: quello di affinare strumenti e tecniche di
selezione ed individuazione dei soldati, allo scopo di razionalizzare e massimizzare lefficienza dello sforzo
bellico. In primo luogo gli psichiatri vengono impiegati per individuare i simulatori di traumi di guerra e
per progettare test psicoattitudinali rivolti allesercito32. Tuttavia, il dilemma principale degli psichiatri la
gestione e utilizzazione degli elementi difettosi in guerra. Se alcuni propongono misure draconiane come
leliminazione o la deportazione nelle colonie33, la maggioranza degli psichiatri convinta piuttosto di una
riutilizzazione tayloristica degli anormali. Su questa linea favorevole in particolar modo lo psichiatra
Enrico Morselli, daccordo nellutilizzare in guerra i frenastenici miti ed obbedienti, in modo che dalla
compagnia di elementi psichicamente validi possano ricavare qualche suggestione pel lavoro in comune,
per la disciplina, magari pel coraggio34. Lutilizzo razionale delle risorse biologiche della nazione per
deve coinvolgere tutti i tarati, in modo che ad ogni grado della malattia corrisponda ad un particolar impiego
economico: ad esempio si ritiene che gli automatismi comportamentali degli imbecilli puri possano essere
utilizzati per quei lavori materiali per i quali bastano le braccia senza la partecipazione del pensiero35.
La prima guerra mondiale ha quindi avuto un ruolo fondamentale nel formulare nuove proposte politiche
finalizzate a contrastare il rischio di degenerazione della nazione. Le ansie di rigenerazione infatti hanno
messo in primo piano lesigenza di una efficiente organizzazione tecnica e razionale delle risorse biologiche,
mettendo in moto un apparato scientifico in cui gli psichiatri hanno avuto un ruolo di primo piano. In primo
luogo, elaborando strumenti e tecniche di valutazione e misurazione della psiche, come i test attitudinali e
formule diagnostiche in grado di individuare e misurare la gravit della malattia mentale. In secondo luogo,
riflettendo su possibili progetti eugenetici che si appoggiano principalmente su teorie biologiche distanti da
un approccio ereditarista radicale basato sulleliminazione dei degenerati. In questa prospettiva la
29

Francesco Cassata, Molti, sani e forti. Leugenetica in Italia, Bollati Boringhieri, Torino 2006, p. 58
Ibidem.
31
Ibidem.
32
Il caso ad esempio di padre Agostino Gemelli impegnato, durante il conflitto, nellelaborazione di test
psicoattitudinali per la selezione degli aviatori. Riferimento a: Ivi., p. 60
33
Ad esempio gli psichiatri Edmondo Trombetta e Giacomo Pighini sono favorevoli alla deportazione in apposite
Compagnie speciali di deportazione in colonia, mentre Placido Consiglio, convinto dellirreversibilit della
degenerazione, favorevole alla deportazione in colonie per i degenerati gravi e linternamento per gli psicopatici
pericolosi. Riferimenti: Ivi., pp. 64 e 69-71
34
Ivi., p. 66
35
Ivi., p. 67
30

promozione della salute fisica e mentale conferisce una funzione di primordine alle politiche educative
rivolte in particolar modo alle giovani generazioni, in grado di educare alla salute e di disciplinare le
condotte deviate anche in materia sessuale, allo scopo di prevenire quei vizi dai pericolosi effetti
degenerogeni. In questo quadro emerge una nuova dimensione dello Stato come manager delle risorse
biologiche collettive e come tutore dellintegrit sanitaria del corpo sociale, in cui medici e psichiatri sono
disposti ad offrire le proprie competenze di tecnici a sostegno dellefficienza economico-produttiva del
fattore uomo36. Questo avr leffetto di coinvolgere sempre pi la psichiatria nella macchina biopolitica
dello Stato, preparando il terreno per il suo arruolamento anche al servizio del governo fascista.

3. La psichiatria negli anni del regime: la cura della razza


Il 30 ottobre 1922 re Vittorio Emanuele III cede alle pressioni dei militanti fascisti che due giorni prima
avevano marciato su Roma, ed affida a Benito Mussolini lincarico di formare un nuovo governo con il
Partito Nazionale Fascista minoritario in parlamento. Lo psichiatra Giulio Cesare Ferrari pubblica poco dopo
un articolo intitolato La psicologia della Rivoluzione fascista, dove accoglie entusiasticamente il nuovo
ordinamento politico: la vittoria fascista stata la vittoria della nostra buona razza antica e nuova che non
ha ancora detto al mondo la sua ultima parola37. Infatti nei primissimi anni di governo il fascismo viene
accolto con fervore da parte di alcuni famosi esponenti della psichiatria e dellantropologia di allora, come
Giuseppe Sergi, Enrico Morselli, Cesare Ferrari e Agostino Gemelli, i quali salutano larrivo del duce come
colui che capace di concretizzare le tante sperate riforme eugeniche di salute ed igiene sociale, ricreando la
gloriosa razza latina. Ladesione al nuovo governo da parte dellestablishment psichiatrico per non si
realizza senza difficolt e turbolenze: dall11 al 14 ottobre 1923 si tiene a Siena il Congresso
dellAssociazione dei medici dei manicomi pubblici italiani in cui si pone il problema delladesione in massa
alla Corporazione nazionale sanitaria, a seguito dellabolizione dellalbo dei medici. Lalternativa
allingresso unanime nella corporazione fascista ladesione dei singoli medici associati ai sindacati medici
provinciali, comportando la dispersione dei medici che lavoravano nei manicomi e la perdita della
possibilit di influenzare le scelte di politica psichiatrica38. Nella primavera del 1924 il Bollettino
dellAssociazione dei medici dei manicomi pubblici italiani informa che, nonostante alcune resistenze, gli
psichiatri dellassociazione decidono di aderire ai sindacati fascisti. Inoltre anche la promulgazione nel 1923
della riforma Gentile, definita da Mussolini la pi fascista delle riforme, ha un notevole effetto sullo
statuto della psichiatria italiana in quegli anni. In primo luogo acuisce definitivamente la spaccatura tra
limpostazione psicologistica e quella tradizionalmente organicistica, togliendo linsegnamento di
psicologia dai corsi di laurea in medicina, lasciandola appannaggio esclusivo della filosofia. In secondo

36

Francesco Cassata, Molti, sani e forti. Leugenetica in Italia, Bollati Boringhieri, Torino 2006, p. 76
Corsivo mio, passaggio citato in: Ferruccio Giacanelli, Tracce e percorsi del razzismo nella psichiatria italiana della
prima met del Novecento, in (a cura di) Alberto Burgio, Nel nome della razza. Il razzismo nella storia dItalia 18701945, Il Mulino, Bologna 2000, p. 397
38
Luigi Benevelli, La psichiatria coloniale italiana negli anni dellImpero (1936-1941), Argo, Lecce 2010, p. 20
37

luogo unisce gli insegnamenti di neurologia e psichiatria in quello di Clinica delle malattie nervose e
mentali. In questo modo la psichiatria manicomiale e le conoscenze neuropatologiche sviluppatesi nei
laboratori e nelle cliniche universitarie vengono considerate come la medesima cosa, preservando intatta
quella confusione epistemologica ed istituzionale circa la natura dei disturbi mentali, riducendo la
conoscenza della malattia mentale nello studio scientifico delle sue cause39. Oltre al Manifesto degli
intellettuali fascisti accennato nellintroduzione, occorre anche considerare un altro evento politico di
cruciale importanza per comprendere appieno lallineamento della psichiatria al fascismo: lavvicinamento
della Chiesa allo Stato fascista. Accordato nel 1929 il mutuo riconoscimento tra Stato e Chiesa tramite la
sottoscrizione dei Patti Lateranensi, Papa Pio IX emana nel 1930 lenciclica Casti Connubii, in cui esprime
la condanna definitiva da parte della Chiesa di tutte le leggi eugenetiche negative come laborto, la
sterilizzazione, il certificato prematrimoniale e il birth control. La centralit della famiglia cristana
diventa il fulcro tramite cui pensare le politiche e le riforme del regime, inclusi i progetti di medicina sociale
che si pongono lobiettivo di salvaguardare la salute biopsicologica della famiglia, attraverso la promozione
e il rinforzo di un disciplinamento sessuale secondo i dettami della morale cristiana. Questo tipo di
orientamento era gi in linea con il Discorso dellAscensione proferito da Mussolini pochi anni prima, che
aveva inaugurato la svolta natalista della politica del regime.
evidente che, in uno Stato ben ordinato, la cura della salute fisica del popolo,
devessere al primo posto. () Bisogna quindi vigilare seriamente sul destino della razza,
bisogna curare la razza, a cominciare dalla maternit e dallinfanzia. () Se si
diminuisce, signori, non si fa lImpero, ma si diventa una colonia!40
Con queste parole Mussolini d il via al perseguimento da parte del governo fascista di una politica di
profilassi ed igiene basata sulla famiglia, in quanto matrice dove una tecnologia medico-politica di continuo
intervento e sorveglianza dellindividuo sin dallinfanzia, si articola in una cura della razza tramite la
promozione e la difesa di famiglie prolifiche composte da individui sani. Proprio in questo senso possibile
affermare che lanima della psichiatria italiana pi contaminata dal processo di trasformazione culturale e
ideologica rappresentato dal fascismo sia proprio la medicina sociale legata ai temi delligiene mentale e
della profilassi, mentre quella pi legata allistituzione manicomiale, al rapporto con la neurologia e con le
terapie somatiche rimasta sostanzialmente invariata. Infatti a partire dai primi anni di governo, la politica
assistenziale e sanitaria fascista si muove con una certa tempestivit, riorganizzando in breve tempo
lapparato burocratico ed organizzativo delle istituzioni mediche in tutto il paese e mettendo in campo una
efficiente rete di servizi. A livello di ideologia scientifica invece, il Discorso dellAscensione di Mussolini
conferisce legittimazione definitiva ad una politica fondata su basi eugeniche quantitative, interessata alla
tutela della maternit e alla prolificit delle famiglie piuttosto che agli interventi costrittivi tipici

39

Valeria Paola Babini, Liberi tutti. Manicomi e psichiatri in Italia: una storia del Novecento, Il Mulino, Bologna 2009
p. 66
40
Citazione presente in: Dario Padovan, Biopolitica, razzismo e trattamento degli anormali durante il fascismo, in (a
cura di) Francesco Cassata e Massimo Moraglio, Manicomio, societ e politica, BFS edizioni, Pisa 2005 p. 68

10

delleugenica nordica come quella tedesca o anglosassone. In questo modo si consacra un paradigma teorico
eugenetico che edificher larchitettura biopolitica dello Stato fascista, articolato in una tecnologia
dellindividuo che possa garantire la fecondit necessaria per garantire lespansione demografica della
nazione.
Lanima che meglio rappresenta un disciplinamento psichiatrico dellindividuo secondo leugenica
positiva di marca fascista sicuramente il medico psichiatra genovese Nicola Pende.

Infatti per

comprendere meglio la cultura psichiatrica negli anni del regime, conviene affrontare in primo luogo la
teoria biotipologica di Nicola Pende, in modo da poterne esaminare i risvolti antropotecnici
concretamente messi in atto nel corso del ventennio: dalle pratiche terapeutiche ed assistenziali, agli
interventi di selezione e schedatura utilizzati soprattutto nelle scuole, fino alle politiche razziali e coloniali.
3.1 La scienza dellortogenesi di Nicola Pende
Limportanza attribuita alla fecondit e alla prolificit, come variabili primarie alla base della teorizzazione e
delle scelte politiche eugenetiche miranti alla cura della razza, definisce un problema centrale per lo Stato
fascista: la qualit dei cittadini che lo compongono. Nicola Pende cerca di assolvere a questo compito
teorizzando la scienza dellortogenesi, o studio della biotipologia umana, proposta come tecnica per
individuare le caratteristiche biopsicologiche degli individui, in modo da definire ed individuare gli
interventi volti a fare del cittadino una cellula produttiva ingranata armonicamente e consensualmente nel
complesso cellulare unitario dello stato mussoliniano41. Appartenente alla scuola neocostituzionalista,
Pende innesta alla morfologia clinica del biotipo di Viola42 lo studio degli ormoni, definiti come le vere
fibre dellanima, in quanto nesso fondamentale fra la morfologia degli individui e la loro psicologia43. Se
la personalit individuale composta dallintegrazione di pi elementi sia corporei che mentali, il metodo
biotipologico ricerca i parametri neuro-umorali con cui definire i nessi tra corporeit e psichicit44. In
questo modo possibile pervenire al profilo biotipologico del soggetto, rappresentato geometricamente da
una piramide quadrangolare, avente per base il patrimonio ereditario individuale, famigliare e di razza, e
per lati gli aspetti fenomenici dellindividualit vivente morfologica, identificati come umorale-dinamico,
etico, affettivo-volitivo e intellettivo45. Lindividuo quindi una fabbrica corporea, la cui dinamica
strutturale determinata da quattro ordini fattoriali: i fattori ereditari dovuti alla razza; lazione dellambiente

41

Citazione presente in: Paolo Francesco Peloso, La guerra dentro. La psichiatria italiana tra fascismo e resistenza
(1922-1945), Ombre Corte, Verona 2008, p. 121
42
Sulla base della distinzione fra i rapporti antropometrici del tronco (indici del sistema della vita vegetativa) e quelli
degli arti (indici della vita di relazione), Giacinto Viola distingue due biotipi, considerati rispettivamente deviazioni in
eccesso e in difetto del uomo medio statisticamente determinato da Adolphe Qutelet: longitipo, in cui la lunghezza
degli arti prevale su quella del tronco; e il brachitipo, in cui lo sviluppo del tronco prevale su quello degli arti. Cfr:
Francesco Cassata, Molti, sani e forti. Leugenetica in Italia, Bollati Boringhieri, Torino 2006, p. 190
43
Ivi., p. 191
44
Ibidem.
45
Paolo Francesco Peloso, La guerra dentro. La psichiatria italiana tra fascismo e resistenza (1922-1945), Ombre
Corte, Verona 2008, p. 119

11

sociale durante tutto il periodo di formazione; i fattori umorali; e, infine, i fattori neuropsichici dominanti,
dati dai centri nervosi della vita di relazione e della vita vegetativa46.
Questa visione dellindividuo-fabbrica corporea, governata dal crocevia tra biologia e psicologa, tra corpo e
vita di relazione, permette una torsione della dottrina di Pende dalla medicina alla sociologia e, quindi, alla
politica. Infatti secondo la prospettiva pendiana il principio guida della politica deve essere individuato
nella biologia47. Il modello biotipologico propone infatti una teoria organicistica della societ, secondo cui
la collettivit stessa viene concepita come un corpo umano, dove il circolo nutritivo e il circolo
intellettivo dellorganismo sociale corrisponde allalleanza fra l aristocrazia intellettuale e l umile
classe dei lavoratori del braccio, che insieme creano quella catena neuro-ormonica che tiene uniti tutti gli
elementi cellulari del corpo statale48. In questa visione ogni individuo legato in una unit vitale con
lo Stato ed il deviante paragonabile alla cellula maligna dun tumore, che si sottrae alla necessit della vita
dinsieme del corpo umano, minacciandone la stabilit e la validit49. Con lavvento del fascismo la
biotipologia umana di Pende la giustificazione biologica perfetta del controllo totalitario dellindividualit
psicofisica richiesto dal regime. Non a caso nel 1926 il progetto di Pende trova una prima realizzazione
concreta nellIstituto Biotipologico Ortogenetico di Genova. Listituto viene dotato di un arsenale di
complessi strumenti capaci di valutare ogni aspetto anatomico, biologico e psicologico dellindividuo, in
modo da compilare una cartella biotipologica ortogenetica50 per ciascuna persona. Questa schedatura di
massa negli intenti di Pende finalizzata ad un monitoraggio capillare dello stato biopsichico della
popolazione, oltre che allindividuazione dei sintomi della devianza nel singolo individuo e alla loro
correzione51.
Dallattivit di valutazione e schedatura biotipologica dellIstituto scaturisce un ambiziosissimo progetto
biopolitico articolato attorno alle quattro dimensioni principali dello Stato fascista: il fanciullo, la donna, il
lavoratore e la razza. Infatti la scheda biotipologica in grado di indicare qual il tipo di educazione adatto
per il singolo durante le varie fasi della crescita, in modo da porre in atto formule igieniche e preventive in
vista di una corretta crescenza fisica e psichica 52. Ladozione del controllo biotipologico, inoltre, permette
anche di conoscere le attitudini e le predisposizioni dei lavoratori, orientandoli allimpiego pi confacente al
loro biotipo, rendendo al massimo produttiva la tecnica della moderna organizzazione scientifica del
lavoro53. Lultima gamma di applicazione della scienza biotipologica rappresentata, infine, dalla politica
razziale, articolata anche secondo una divisione di genere dei ruoli. Infatti, secondo Pende, il principale
problema politico-biologico della razza il declino delle nascite causato dal sistema industriale che ha
provocato un cambiamento nei costumi e nelle abitudini dalleffetto disgenico. Fra queste ladozione di certi
46

Francesco Cassata, Molti, sani e forti. Leugenetica in Italia, Bollati Boringhieri, Torino 2006, p. 191
Ivi., p. 192
48
Ibidem.
49
Ivi., p. 197
50
Ivi., p. 196
51
Ibidem.
52
Ivi., pp. 194-195
53
Ivi., p. 201
47

12

impieghi da parte di individui con una costituzione biotipologica non adatta. Questo ha avuto effetto in
particolar modo sulle donne che, allontanate dal ruolo materno, hanno iniziato a fare lavori non consoni per
loro, causando un indebolimento dell organismo materno dallesito sterilizzante. Per questo lo Stato
fascista deve porsi lobiettivo biopolitico della preparazione delle future madri, tramite unadeguata e
costante educazione biotipologica54. Tuttavia, lobiettivo ultimo della scienza ortogenetica la
conservazione dell unit spirituale della Nazione55 tramite la preservazione della grandezza della razza
mediterranea, in quanto costituita da stirpi fisiologicamente e psicologicamente diverse. In polemica con i
teorici della razza tedeschi, secondo lottica pendiana non esiste una razza uniforme, dato che la razza
composta dallinterazione fra diverse stirpi, definite da Pende come aggregati umani () biologico-sociali
o storico-biologici, e non soltanto etnici o antropologici56. Per questo una buona politica razziale deve
valorizzare la polivalenza etnica di una stessa nazione, a partire dallo studio dei vari biotipi, realizzando
unantropotecnica statale differenziata per i vari tipi di gente italica57.
Lindirizzo di Nicola Pende diventa, negli ultimi anni del regime, la linea ufficiale per la gestione del
razzismo di Stato, sfociando anche nella costruzione a partire dal 1938 dellIstituto Centrale di Bonifica
Umana, di Ortogenesi e di Terapia Naturista, in vista dellesposizione universale romana E42. Infatti
lelaborazione della politica razziale secondo limpostazione biotipologia da parte di Nicola Pende
finalizzata primariamente ad un eugenica famigliare o matrimoniale secondo una concezione della
postivit degli incroci, basata per sul principio degli italici con italici, in funzione antisemita e
discriminatoria verso le razze colonizzate, e, secondariamente, ad un eugenica ambientale che miri ad un
razzismo spiritualista, fondata sull ortogenesi postconcezionale e sulla bonifica costituzionale
dellindividuo, allo scopo di favorire un evoluzione emergente creatrice delluomo58.
3.2 Il cordone di sicurezza sanitario: la rete dei servizi di assistenza, terapia e diagnosi
Pochi anni prima dellavvento del regime mussoliniano, gli psichiatri avevano gi dimostrato pi volte
perplessit verso la legge sui manicomi del 1904. Infatti si ritiene che la follia danneggi la collettivit non
solo esclusivamente in termini di disturbo sociale, ma anche dal punto di vista di una contaminazione della
stirpe. Per questo diventa necessario intervenire tempestivamente ed in maniera continuativa sul malato di
mente in quanto tale, dato che, lasciato a piede libero, rischia di favorire la riproduzione di nuovi esseri
fortemente tarati liberi di inquinare il consorzio civile59. Conseguentemente, per frenare una inevitabile
degenerazione della razza dovuta allaumento dei folli, occorre dare pi importanza allintervento
preventivo extraospedaliero, perfettamente concorde con le posizioni di eugenica positiva adottate in sede
politica da Mussolini.
54

Ivi., p. 204
Ivi., pp. 194-195
56
Ivi., p. 204
57
Ivi., p. 207
58
Per ulteriori approfondimenti permetto di rimandare a: Ivi., pp. 208-210
59
M. Moraglio, Dentro e fuori il manicomio. Note sullassistenza sanitaria nellItalia tra le due guerre, in
Contemporanea, I, 2006, p. 21
55

13

Lesigenza di una riforma medica ed economica della salute mentale edificata su presupposti eugenici quali
la prevenzione extraospedaliera delle malattie mentali e lidentificazione delle tare nelle scuole, trova una
realizzazione pratica il 19 ottobre 1924 nella costituzione della Lega Italiana di Igiene e Profilassi Mentale
(LIPIM). Lorganico della LIPIM composto da tutti nomi noti della psichiatria e delleugenica di allora:
Giuio Cesare Ferrari, Ettore Levi, Eugenio Medea, Leonardo Bianchi, Eugenio Tanzi ed Enrico Morselli, e al
suo interno presente un comitato centrale rappresentato dai presidenti delle tredici sezioni regionali.
Allassemblea costituente viene presentato ed approvato un ambizioso e complesso programma preventivo di
medicina sociale che coinvolge oltre alle istituzioni mediche anche enti pubblici, scuole ed associazioni
private in una pervasiva attivit educativa e di propaganda sulle cause delle malattie mentali, sui danni
morali ed economici che da esse derivano allindividuo ed alla comunit, sulle provvidenze legislative e di
medicina preventiva, atte a correggere tali cause e ad evitare tali danni 60. La promozione della salute
mentale messa in atto dalla LIPIM si basa per soprattutto su una diagnostica e pratica della psichiatria
igienico-profilattica, tramite lo sviluppo di una rete di dispensari ad accesso libero e volontario che in
pochi anni si diffondono in ventisei province della penisola.
Lo scopo del dispensario lidentificazione di patologie mentali agli stadi precoci, in modo da impedire la
loro ricaduta cronica, effettuato anche tramite lutilizzo di un servizio di sorveglianza compiuto da
infermiere visitatrici che entrano nelle case e forniscono al sanitario gli elementi per lintervento medico.
In caso di necessit infatti, dopo la visita delle infermiere, lindividuo viene portato in un ambulatorio dove
riceve la visita di un medico, sempre a scopo preventivo prima di una reale manifestazione acuta della
malattia. Effettivamente la cura si riduce spesso al riposo o allinternamento, in alcuni casi svolta a domicilio
oppure in strutture di tipo ospedaliero, normalmente reparti annessi a ospedali o a luoghi di assistenza,
decentrati nella provincia per la cura di malattie a breve decorso e per lo smistamento degli infermi a pi
lungo decorso61. La ricerca di soggetti a rischio patologico avrebbe condotto anche verso i parenti dei
ricoverati in manicomio, che per affinit famigliari, avrebbero potuto essere portatori sani della malattia
mentale. Le nuove strutture per finiscono per accogliere prevalentemente psicopatici, ovvero individui
che stanno fra il sano ed il malato di mente62 tra cui psicodegenerati, epilettici, isterici e tossicomani.
Nonostante non si pone in questione il valore educativo e morale delle strutture extraospedaliere, oltre che
la loro azione di supporto nellassistenza psichiatrica, non ci sono prove statistiche a dimostrare che lazione
dei dispensari riducesse gli ingressi in manicomio, in quanto gli utenti psicopatici erano individui gi
dimessi dal manicomio. Infatti lefficacia del sistema dispensariale si misura pi in termini di utilit sociale
generica che non di diminuzione dei costi assistenziali, e la speranza che il nuovo apparato eugeneticoprofilattico si traduca in una consistente possibilit di risparmio economico si rivela ben presto illusoria.

60

Francesco Cassata, Molti, sani e forti. Leugenetica in Italia, Bollati Boringhieri, Torino 2006, pp. 125-126
M. Moraglio, Dentro e fuori il manicomio. Note sullassistenza sanitaria nellItalia tra le due guerre, in
Contemporanea, I, 2006, p. 27
62
Francesco Cassata, Molti, sani e forti. Leugenetica in Italia, Bollati Boringhieri, Torino 2006, p. 133
61

14

Per lazione di profilassi svolta dai dispensari solo un tassello del pi vasto progetto di medicina sociale
della LIPIM: infatti c anche la rete di selezione presente negli ambienti scolastici. Una relazione di
Eugenio Medea alla II Riunione Europea per lIgiene Mentale svoltasi a Roma nel 1933 elenca una notevole
diffusione di classi differenziali, scuole autonome, istituti medico-pedagogici, sparse per Roma, Milano,
Genova, Venezia e Trieste, coinvolgendo anche vari istituti e centri di ricerca autonomi come il caso
dellIstituto Biotipologico di Nicola Pende a Genova. Ledificazione di questi servizi fa parte dellimpresa di
profilassi della LIPIM per cui bisogna individuare ed identificare gli scolari con tare ereditarie, in modo da
introdurre una scuola differenziata per differenti intelligenze63. Secondo Leonardo Bianchi la Lega deve
impegnare la sua attivit di prevenzione anche a servizio di un progetto di riforma dellistruzione articolata
su una forma di medicalizzazione della scuola italiana, dove il medico scolastico deve avere il compito di
esaminare tutti gli scolari non solamente per quel che riguarda il fisico, ma anche per quel che riguarda la
psiche64.
Altra istituzione fondamentale nella realizzazione delle politiche eugeniche fasciste lOpera Nazionale
Maternit (ONMI), fondata nel 1925. Listituto mette in campo una serie di servizi atti a monitorare i
comportamenti di ragazzi ed adulti sulla base di criteri medici e morali, in modo mettere in atto una bonifica
attiva della razza65. Infatti, per assolvere il compito di difesa della razza, lONMI prepara un programma
preventivo di riduzione della mortalit infantile, delle malformazioni genetiche, oltre che della mortalit
materna e delle complicazioni legate al parto. Presidente dellistituto a partire dal 1926 Sante De Sanctis,
figura centrale della psichiatria dellepoca e gi membro attivo della LIPIM. Allo scopo di realizzare nella
maniera pi efficiente e razionale lopera di bonifica preventiva della razza italiana per De Sanctis
fondamentale lutilizzo di un metodo psicologico veloce ed efficace capace di selezionare fra i ricuperi e i
rifiuti, i difettosi e i degenerati irrecuperabili66. Questa selezione finalizzata ad emettere un giudizio
di educabilit, che tenga conto della possibilit di adattamento sociale e di produttivit degli invalidi della
mente67. In questo modo diventa possibile dirigere gli interventi e lassistenza fornita dallONMI solo a
quegli individui che () possono socialmente funzionare come elementi utili e produttivi per la nazione68,
anche in unottica di terapia del lavoro. Secondo De Sanctis questa forma di avviamento al lavoro non
solamente il pi serio e il pi economico strumento di correzione, di redenzione sociale dei nostri infelici
ragazzi69, ma pu anche essere economicamente vantaggiosa per la difesa della stirpe in quanto, mettendo
al lavoro gli inutili, massimizza al meglio lestrazione economica dalle risorse biologiche della nazione.

63

M. Moraglio, Dentro e fuori il manicomio. Note sullassistenza sanitaria nellItalia tra le due guerre, in
Contemporanea, I, 2006, p. 28
64
Ivi., p. 27
65
Dario Padovan, Biopolitica, razzismo e trattamento degli anormali durante il fascismo, in Francesco Cassata e
Massimo Moraglio (a cura di), Manicomio, societ e politica, BFS edizioni, Pisa 2005 p. 79
66
Francesco Cassata, Molti, sani e forti. Leugenetica in Italia, Bollati Boringhieri, Torino 2006, p. 137
67
Ibidem.
68
Ivi., pp. 137-138
69
Ivi., p. 138

15

Da quello che stato possibile osservare finora, lassistenza psichiatrica messa in campo dallo Stato fascista
si integra in un pi vasto progetto di igiene mentale, dove la riforma del manicomio, i dispensari psichiatrici
e le classi differenziali sono, in ultima analisi, tre aspetti di ununica politica eugenetica, finalizzata al
raggiungimento del massimo livello di razionalizzazione economica delle risorse biologiche della nazione.
Tuttavia, questo vasto progetto di miglioramento della stirpe italica che ha portato la psichiatria italiana a
sperimentare nuove possibilit di assistenza, dotandosi di nuovi istituti ed associazioni dal carattere
innovativo, negli anni risultato andare incontro ad un sostanziale fallimento. Infatti la rete di servizi a scopo
preventivo messa in campo non riesce comunque a diminuire il numero dei ricoverati, rendendo
indispensabile lospedale psichiatrico. Tanto vero che dal 1927 e per tutto il periodo fascista si assiste ad un
aumento vertiginoso degli assistiti in manicomio, fino alla punta massima dei quasi 96500 degenti del 1941,
rendendo necessaria la costruzione di 13 nuovi manicomi70. La motivazione di una tale numero di ingressi
risiede in parte in una mala gestione del meccanismo delle uscite, in quanto spesso la permanenza negli
istituti tendeva spesso a prolungarsi per continui ritardi nellaccettazione delle dimissioni degli internati.
Unaltra spiegazione risiede sicuramente nel fatto che questo tipo di ospedali non ha mai cessato di svolgere
una funzione segregativa e custodialistica, agendo come smaltitoio di tutti quei disgraziati che con le loro
stranezze compromettevano la quiete pubblica71. possibile ipotizzare verosimilmente che i maggiori
fornitori del manicomio fossero, oltre che altri manicomi sovraffollati, forze dellordine alle prese con
ubriachi recidivi, famiglie povere con anziani affetti da demenza senile, ecc72, per cui oltre il 60 per cento
dei pazienti ammessi negli ospedali psichiatrici costituita da individui affetti da alcoolismo, sifilide e
encefalopatia. La gestione dellistituto inoltre era responsabilit dellamministrazione provinciale, che spesso
poteva dimostrarsi non interessato ad investire soldi nel miglioramento delle cure. Il fallimento economico e
sanitario di una riforma della salute mentale basata sulla prevenzione corrispose conseguentemente ad un
consolidamento autoritario e poliziesco del controllo psichiatrico, sfociando nella promulgazione da parte del
guardasigilli Alfredo Rocco di un nuovo codice penale, basato sullestensione del concetto di pericolosit
sociale e della pratica dellinternamento manicomiale. Il Codice Rocco emanato nel 1930, oltre a
reintrodurre la pena di morte, obbliga liscrizione dei ricoverati in manicomio nel casellario giudiziario.
Improntato sullaffinamento degli strumenti repressivi, come il processo per direttissima in caso di flagranza,
il nuovo codice inasprisce le pene, basando il conferimento dellimputabilit sulla teoria del doppio
binario: pena per chi imputabile, misura di sicurezza in ospedale psichiatrico giudiziario per chi ha
commesso il delitto in stato di infermit mentale secondo la regola del vizio totale di mente73.
Un simile contesto costringe gli psichiatri a dover formulare provvedimenti rapidi ed efficienti, in maniera
tale da preferire soluzioni terapeutiche vicine allimpostazione della LIPIM, che li porta ad articolare una

70

M. Moraglio, Dentro e fuori il manicomio. Note sullassistenza sanitaria nellItalia tra le due guerre, in
Contemporanea, I, 2006, p. 31
71
Ivi, p. 32
72
Ibidem.
73
Paolo Francesco Peloso, La guerra dentro. La psichiatria italiana tra fascismo e resistenza (1922-1945), Ombre
Corte, Verona 2008, p. 45

16

forma assistenziale sulla base di una sorta di interventismo preventivo, piuttosto che concentrarsi sulla
ricerca eziologica delle malattie mentali. In questo modo, la necessit di far fronte medicalmente ad un
enorme numero di pazienti, unita ad una certa ideologia bellica per cui anche in psichiatria tutto impresa,
battaglia74, porta alla messa a punto di nuovi metodi risolutivi basati sullefficacia pratica e terapeutica. Il
profilo della cura psichiatrica in et fascista viene cos segnato da nuove e violente terapie somatiche, come
le terapie da shock che non agiscono sulle cause delle malattie, ma sul loro meccanismo. Le terapie di questo
tipo consistono in una repressione violenta dei sintomi del malato, provocando, a seconda della terapia
uilizzata, febbre, coma o le convulsioni. Oltre ad adottare terapie come lo shock insulinico e la
cardiazolterapia, lItalia fascista contribuisce anche alla messa a punto di nuovi metodi, come lo shock
acetilcolinico scoperto da Adamo Fiamberti nel 1937 e lelettroshock scoperto e perfezionato da Ugo Cerletti
nel 1939, destinato ad avere una immensa fortuna per almeno i successivi quarantanni a venire.
Al di l di queste osservazioni, i manicomi italiani in epoca fascista rimangono piuttosto isolati rispetto a ci
che succede attorno a loro, anche se occorre tenere presente alcuni episodi che testimoniano lutilizzo
dellospedale psichiatrico come strumento di repressione e controllo politico del territorio. Infatti, a fascismo
ormai affermato, era prassi comune che, alla vigilia delle visite del duce, venisse richiesto al manicomio di
ricoverare squilibrati con manie a sfondo politico75, in modo da evitare disordini: come successo a Genova
Quarto nel 1938 dove un provvedimento chiedeva di togliere dalla circolazione sessantadue persone capaci
di inscenare manifestazioni politiche inconsulte76. Inoltre non furono rari i ricoveri a sfondo politico, di cui
Giuseppe Massarenti77, Violet Gibson78 e Ida Dalser79 rappresentano solo i casi pi famosi, dato che molte
persone caddero vittime dell internamento politico tra cui: anarchici, comunisti, socialisti ma anche antiinterventisti e chi genericamente offendeva il regime o uno dei suoi simboli80.
3.3 La medicina delle stirpi: psichiatria e razzismo fascista
Com stato possibile osservare fino ad ora, la scienza psichiatrica negli anni del governo mussoliniano
stata messa al servizio di un vasto progetto eugenico di disciplinamento e controllo degli individui, in vista di
un miglioramento della razza. Pietra angolare di una simile tecnologia degli individui la definizione di
unideale razziale da utilizzare come modello nazional-patriottico a cui conformarsi progressivamente e
74

Valeria Paola Babini, Liberi tutti. Manicomi e psichiatri in Italia: una storia del Novecento, Il Mulino, Bologna 2009
p. 95
75
Paolo Francesco Peloso, La guerra dentro. La psichiatria italiana tra fascismo e resistenza (1922-1945), Ombre
Corte, Verona 2008, p. 46
76
Ibidem.
77
Socialista perseguitato politicamente ed internato in manicomio nel 1937. Cfr: Marco Rossi, Capaci di intendere e di
volere. La detenzione in manicomio degli oppositori al fascismo, Zeroincondotta, Milano 2014, p. 51
78
Donna inglese che aveva attentato alla vita di Mussolini nel 1926 ferendolo con una pistola, successivamene
riconosciuta mentalmente instabile e consegnata alle autorit britanniche che la internarono al St Andrew's Hospital a
Northampton per trentanni. Cfr: Ivi., p. 64
79
Moglie rinnegata da Mussolini, fatta segregare in manicomio per paura di dover render conto della sua bigamia. Cfr:
Ivi., pp. 64-65
80
Per un resoconto dettagliato ed appassionato delle detenzioni psichiatriche a scopo politico negli anni del fascismo,
consultare: Marco Rossi, Capaci di intendere e di volere. La detenzione in manicomio degli oppositori al fascismo,
Zeroincondotta, Milano 2014

17

diffusamente. Proprio per questo motivo, gli psichiatri e pi genericamente gli eugenisti del regime
simpegnano profusamente in ricerche e studi che mirano alla definizione del concetto di razza, che in
quegli anni compare ripetutamente ed in maniera pervasiva nella pubblicistica medico-specialistica. Tuttavia
occorre tener presente, come osservato in precedenza, che un discorso razzistico allinterno della psichiatria
italiana sempre stato presente, articolando a pi riprese e con strumenti scientifici diversi la dimostrazione
oggettiva" della superiorit del bianco sullextraeuropeo, legittimando appetiti imperialistici di conquista.
In un certo senso possibile affermare che lideologia psichiatrica durante il ventennio non ha fatto che
rimarcare le stesse stereotipizzazioni elaborate gi da tempo, se non entro la cornice di un rafforzamento
dellorgoglio nazionalistico tramite la definizione della superiorit di una presunta razza latina o italica.
Conseguentemente il razzismo fascista pu essere considerato semplicemente come un versione ancor pi
determinata e violenta del razzismo coloniale dellItalia liberale.
Detto questo, con lavvio dellimpresa coloniale nel 1936 e la campagna razziale pochi anni dopo, il
razzismo di stato fascista conosce un nuovo slancio. A tal proposito bisogna tener presente che se gi in
passato leffetto degenerativo degli incroci, con tarati o con etnie diverse, era un tema largamente frequentato
nella comunit scientifica, ad esempio da psichiatri come Nicola Pende e Enrico Morselli, questo tuttavia a
livello politico non si tradusse mai in una norma legislativa. Tanto vero che prima della proclamazione
dellImpero non cera mai stata una precisa presa di posizione in merito, in modo tale che tra il 1931 e il
1933 in Eritrea e Somalia era anche passata una norma che allargava la possibilit di acquisire la cittadinanza
anche a meticci figli di ignoti in possesso della cultura elementare italiana. La situazione cambia a partire
dalla conquista dellEtiopia e la successiva proclamazione nel 1936 dellAfrica Orientale Italiana (AOI). Con
la proclamazione dellImpero, lenfasi posta sulle differenze razziali cambia radicalmente prospettiva, con
una conseguente esasperazione di temi mixofobi legati al timore di un decadimento della razza italiana
provocato dallaumento di incroci con le popolazioni autoctone. Mussolini stesso raccomanda di tenere
separati bianchi e neri per evitare i terribili et non lontani effetti del meticcismo 81, caldeggiando misure di
polizia che impedissero il contatto, tranne per ragioni di lavoro, tra negri e bianchi82.
In questo modo, la questione del meticciato durante la breve vita delle colonie italiane dAfrica acquista una
posizione centrale nella legislazione e nella propaganda fascista, trascinando anche alcuni settori della
psichiatria italiana verso una deriva razzistica ancora pi feroce. Infatti, se gi la comunit psichiatrica ed
eugenica in et liberale aveva contribuito a fomentare un discorso contro leffetto disgenico dellunione
con razze inferiori, il meticcio nel periodo imperiale diventa licona negativa attorno cui costruire un nuovo
81

Luigi Benevelli, La psichiatria coloniale italiana negli anni dellImpero (1936-1941), Argo, Lecce 2010, p. 31
Infatti misure di questo genere non tardano ad arrivare: nel giugno 1936 viene emanato un decreto regio che
impedisce al meticcio di essere riconosciuto dal padre, proibendogli quindi di diventare cittadino italiano. Inoltre, a
partire dal 1937, vengono promulgate una serie di norme razziste quali: il divieto a italiani e sudditi di abitare negli
stessi quartieri; piani regolatori che prevedono una netta separazione tra quartieri indigeni e quartieri destinati ai coloni;
norme che proibiscono italiani e indigeni di usare gli stessi mezzi pubblici, nonch di frequentare gli stessi pubblici
esercizi e le stesse scuole; ed infine una legge che impedisce listruzione oltre la scuola elementare ai non-italiani. Cfr:
Paolo Francesco Peloso, La guerra dentro. La psichiatria italiana tra fascismo e resistenza (1922-1945), Ombre Corte,
Verona 2008
82

18

corso del razzismo fascista ancor pi violento, mettendo in moto una macchina propagandistica spietata.
Testimonianza di questo nuova produzione propagandistica a sfondo razziale la pubblicazione nel 1938
della rivista la Difesa della razza, diretta da Telesio Interlandi. Il giornale in questione diventa lorgano
ufficiale della frangia razzista pi violenta del partito fascista, ospitando innumerevoli articoli di natura
antisemita e xenofobi da parte di personalit accademiche e scienziati, in modo da dare una copertura
scientifica ed intellettuale alla questione della razza. In particolar viene pubblicato nel 1940 un numero
interamente dedicato alla questione del meticciato, contenente parecchi passaggi che fanno riferimento alla
tesi eugenetica del racial suicide provocato dal diffondersi dellibridismo, nonch larticolo dellantropologo
razzista Guido Landra, il quale suggerisce a tempo vengano individuati i meticci e siano presi i
provvedimenti necessari onde impedire che il sangue della vecchia Europa non ne resti irrimediabilmente
avvelenato83.
Un discorso razzistico, seppur con sfaccettature diverse, viene portato avanti anche da alcuni psichiatri ed
antropologi impegnati nei servizi sanitari nelle colonie. Il misero stato dei servizi igienici84 rendeva sentita la
necessit, da parte degli specialisti impegnati in quelle zone, di una miglior conoscenza nosografica dei
territori dellImpero, nellottica di un progetto di bonifica umana. Simili istanze portano molti medici e
psichiatri italiani a confrontarsi con la psichiatria coloniale, in unottica di antropologia criminale, allo scopo
di affinare gli strumenti per intervenire sulla fragile macchina dellindigeno in modo che il potenziamento
della razza proceda indisturbato anche nelle periferie dellImpero. Su questo versante si collocano le
ricerche di Tommaso Sarnelli in Tripolitania sul fenomeno del latah, una specie di sindrome psiconevrotica
diffusa tra i popoli primitivi caratterizzata da violenti atti motori o verbali in risposta a determinati stimoli.
La causa di questa patologia viene individuata in una predisposizione allisteria tipica delle razze
meridionali, che hanno un sistema nervoso molto eccitabile85. Lo studio di Sarnelli squisitamente di
ordine scientifico e legale, volto a comprendere la predisposizione dei soggetti indigeni a commettere reati e
il grado di attribuzione della colpa in individui appartenenti ad una popolazione indigena eccitabile,
suggestionabile, esaltata religiosamente e moralmente depressa come tutte le primitive popolazioni locali86.
Se il razzismo verso le persone di colore ha sempre fatto parte della storia italiana e delle sue imprese
coloniali, un discorso diverso merita lantisemitismo, che aveva precedenti esclusivamente in alcuni settori
della Chiesa. Allinizio del Novecento le comunit israelitiche erano sostanzialmente integrate in Italia e
buona parte delllite intellettuale erano ebrei, superando pregiudizi di razza e di religioni. Infatti la comunit
83

Francesco Cassata, La Difesa della razza. Politica, ideologia ed immagine del razzismo fascista, Einaudi, Torino
2008, pp. 203-204
84
In questo senso, nonostante si era tentato di rispondere allesigenza di un sistema di controllo igienico e profilattico
con listituzione nel 1936 del Corpo sanitario dellAfrica Italiana, lassistenza psichiatrica rimane quasi totalmente
esclusa dai servizi sanitari dellAOI. Infatti allinizio del 1939, dei 500 medici messi a disposizione dellAOI non
presente nessuno psichiatra e le uniche forme di assistenza psichiatrica sono il reparto psichiatrico operante
nellOspedale di Mogadiscio in Somalia, quello presente nellospedale coloniale Vittorio Emanuele III in Libia ed
infine il manicomio per libici costruito a Tripoli nel 1939. A questo proposito permetto di rimandare a: Luigi
Benevelli, La psichiatria coloniale italiana negli anni dellImpero (1936-1941), Argo, Lecce 2010, pp. 71-72
85
Ivi., p. 77
86
Ibidem.

19

ebraica aveva aderito quasi completamente alla vita della nazione, partecipando in maniera patriottica alla
prima guerra mondiale sui vari fronti. Al momento della nascita dello Stato fascista, non si poteva ignorare
che molti ebrei italiani erano stati in buona parte vicini alle posizioni interventiste, partecipando
attivamente alla prima guerra mondiale, ed effettivamente molti avevano aderito al movimento di Mussolini.
Allo stesso tempo non vanno ignorati alcuni fenomeni di antigiudaismo emersi sporadicamente in alcuni
ambienti cristiani, come il necrologio dello psichiatra francescano Agostino Gemelli, dove scrive a proposito
dellebreo morto Felice Momigliano: Ma se insieme con il Positivismo, il Socialismo, il Libero Pensiero, e
con il Momigliano morissero tutti i Giudei che continuano lopera dei Giudei che hanno crocifisso Nostro
Signore, non vero che al mondo si starebbe meglio?87. Anche allinterno della cultura scientifica e
psichiatrica erano presenti elaborazioni teoriche stereotipanti nei riguardi degli ebrei, come la
categorizzazione biologica e psichiatrica della razza ebraica presente nel manuale di psichiatria di Tanzi e
Lugaro per cui con la loro stessa presenza di etnia ben individuabile nel contesto di societ diverse
dimostrerebbero la tenacia dei caratteri ereditari e confermerebbero quindi la verit del concetto di
razza88. In aggiunta a questo bisogna tenere in considerazione la presenza di clich razziali nei confronti
degli ebrei anche nella produzione letteraria popolare come lEbreo di Verona e lOrfana del ghetto89. A
partire dagli anni Trenta lantisemitismo comincia ad uscire dalla sua incubazione culturale, sfociando in
alcuni episodi persecutori: come laccanimento nel 1929 per motivi razziali nei confronti di Ugo Del
Vecchio del direttore della filiale della Banca dItalia a Genova da parte di Mussolini e lallontanamento nel
1932 dellamante del duce Margherita Sarfatti dalla dirigenza prima del Popolo dItalia e poi di
Gerarchia. Per lantisemitismo ancora ben lontano dal rappresentare una linea ufficiale del regime,
come testimonia la condanna di Mussolini nei confronti del razzismo, definito una stupidaggine, oltre
allaffermazione per cui lantisemitismo non esiste in Italia90. In effetti dopo la presa di potere da parte di
Hitler, molti profughi ebrei vennero accolti in Italia, mentre la stampa e la pubblicistica scientifica anche in
materia eugenetica condannava linfondatezza del razzismo nazista. Dalla met degli anni Trenta per
cominciano ad uscire gradatamente sempre pi pubblicazioni antisemite da parte dellala pi francamente
razzista del regime, come quella di Giovanni Preziosi e, soprattutto, di Telesio Interlandi che dal 1935
comincia a far uscire i primi articoli sul Tevere dove pone sullo stesso piano antifascismo e sionismo.
Luso esplicito nella pubblicistica interlandiana della categoria di ebraizzazione, fomenta un discorso
razzistico nei confronti degli ebrei sempre pi violento, in maniera tale che chi ebreo, anche se fascista,
appartiene solo formalmente ai vincoli nazionali, mentre la non-adesione totale alla linea del regime

87

Paolo Francesco Peloso, La guerra dentro. La psichiatria italiana tra fascismo e resistenza (1922-1945), Ombre
Corte, Verona 2008, p. 147
88
Ibidem.
89
Permetto di rimandare allinteressante articolo di Gunzberg per una discussione sulle radici letterarie dellodio
antisemita in Italia: Lynn Gunzberg, Stranieri in casa: le radici letterarie delle leggi razziali in Aa. V.v., Il sapere e la
vergogna. Psichiatria, scienza, cultura nelle leggi razziali del 1938, in Quaderni del centro di documentazione di
Storia della Psichiatria, 2, pp. 48-70
90
Paolo Francesco Peloso, La guerra dentro. La psichiatria italiana tra fascismo e resistenza (1922-1945), Ombre
Corte, Verona 2008, p. 148

20

sintomatico della presenza di ebrei, mezzo ebrei o gente al servizio degli ebrei91. Il razzismo
radicalmente biologistico interlandiano negli anni successivi diventa la linea ufficiale del regime, come
testimonia liniziativa del giornalista di favorire il contatto tra Mussolini e Guido Landra, lantropologo che
da l a poco verr incaricato di costruire la campagna razziale fascista. In questo modo nel 1938 viene
approvata la legislazione antisemita ed esce il Manifesto della razza. Contemporaneamente viene fondata la
rivista, ricordata poco prima, la Difesa della Razza che negli anni a venire continuer ad accogliere al suo
interno pubblicazioni dal carattere razzista e antisemita.
Tra i collaboratori della rivista, lunica personalit a presentare in maniera organica e rigorosa una teoria
razzista antisemita vicino in qualche modo alle discipline psichiatriche Giovanni Marro. Nel 1939 aderisce
alla campagna razzista e antisemita del fascismo, scorgendovi il compimento ideale, sul piano politico, della
propria attivit di ricerca scientifica92, pubblicando negli anni successivi una serie di articoli dove affronta
la questione razziale entro una dimensione ecologica dellhabitat secondo un approccio da lui definito
antropo-geografico. A partire da questo, Marro propone una nuova scienza razziale che non si limita a
studi morfologici e zoologici, rifiutando una concezione materialistica della razza, ma che consideri i
fattori spirituali93. Per lantropologo infatti possibile distinguere nelluomo due elementi: uno fisicosomatico, comune a tutte le specie animali, che fatalmente soggiace sempre alle direttive plasmatrici
ambientali, laltro spirituale che indica la capacit di contrastare linfluenza ambientale, dipendente dal
livello di progresso raggiunto e dalle peculiarit etniche94. Secondo questa concezione, luomo civile
colui che in grado di agire sullambiente a proprio piacimento, mentre il primitivo strettamente vincolato
allhabitat in cui vive. A partire da questa concezione ambientalista della razza, Marro elabora una
filosofia della storia in cui gioca un ruolo centrale la distinzione tra civilt mediterranea e civilt semitica. In
questa prospettiva, la determinante razziale del semitismo dato dallo scarso attaccamento al luogo in cui
vive, per cui il semita non capace di stabilire relazioni di equilibrata interdipendenza col suolo95.
Inoltre, la costituzione mentale degenerativa dellEbreo determinata da un preconcetto di superiorit,
in virt del quale essi nutrono esagerato sentimento di se stessi e scarsa estimazione degli altri, che si
traduce nel luogo comune della doppiezza dellebreo: ladesione alla nazione nasconde universalit
sovranazionale e sete di dominio, mentre lintegrazione dissimula linfiltrazione contagiosa96. Per Marro il
concetto di degenerazione la categoria psichiatrica che meglio descrive la razza ebraica. Lantropologo,
infatti, interpreta lebraismo come una specifica forma di deviazione morale, pronta ad insediarsi in
qualsiasi compagine psichica quando vengano a far difetto, per speciali cause, le energie reattive insite nella
personalit, atte a respingerlo ed a precludergli lingresso e linsediamento nella medesima 97. Per questo

91

Francesco Cassata, La Difesa della razza. Politica, ideologia ed immagine del razzismo fascista, Einaudi, Torino
2008, pp. 30-31
92
Francesco Cassata, Molti, sani e forti. Leugenetica in Italia, Bollati Boringhieri, Torino 2006, p. 240
93
Ivi., pp. 239-240
94
Ivi., p. 241
95
Ibidem.
96
Ibidem.
97
Ivi., p. 244

21

bisogna evitare qualsiasi contatto con la razza ebraica: perch rischia di favorirne linfiltrazione nella
nostra razza italiana98.
Al di l della diffusione delle idee xenofobe ed antisemite del regime su organi di stampa come la Difesa
della razza e Razza e civilt, non fa riscontro un analogo interesse sulle riviste specializzate di psichiatria.
Solamente l Archivio di Neurologia, Psicologia e Psichiatria passata alla guida di padre Gemelli e la
Rivista di Psicologia di Mario Canella pubblicano articoli prolissi, ridondanti e pieni di pregiudizi razzisti
a orientamento biologista sullargomento. Anche Arturo Donaggio, presidente della Societ Italiana di
Psichiatria in quegli anni e lunico psichiatra firmatario del Manifesto della razza assieme a Nicola Pende,
prova a cimentarsi in una riflessione in ambito psichiatrico sul tema della razza, nella forma di una
elaborazione di una teoria razzista della romanit. Tuttavia i suoi lavori sembrano non suscitare interesse,
come testimoniato dal volume degli Atti del XXI congresso della Societ dove le sue farneticazioni cadono
nel deserto pi assoluto, non trovando pi eco nei lavori congressuali dei giorni successivi99. In una sola
altra occasione nel 1943 la pi importante rivista psichiatrica italiana, la Rivista sperimentale di freniatria
interviene sulla razza, argomentando il fallimento della correlazione morfopsicologica come fondamento
della razza100. Mettendo in luce la confusione che continua ad imperversare tra razza, etnia, stirpe, storia,
civilt, larticolo evidenzia la necessit scientifica di rivendicare il carattere individuale piuttosto che
razziale delle inclinazioni psicologiche, in opposizione a coloro che perseguono lideale di una razza nobile,
segnalando il definitivo tramonto delle tematiche razziali in ambito psichiatrico101.

Conclusioni
In questo lavoro si tentato di dar conto, in linea generale e senza avere la pretesa di poter esaurire la vastit
del fenomeno, dellaccettazione dellideologia fascista da parte degli psichiatri italiani, cercando sempre di
tener presente lo statuto scientifico ambiguo in cui opera la ricerca psichiatrica, in quanto sapere posto tra
un discorso supposto vero sul mondo mentale delluomo e norme che esigono di rispondere alle
problematiche poste dalla societ. In questo senso gli psichiatri hanno cercato soluzioni e rimedi, anche negli
anni precedenti al fascismo, alla problematica delle condotte devianti, che allepoca sembravano insolubili e,
proprio per questo, minacciose dellordinamento sociale, tramite sia pratiche segregative, che ponevano i
devianti in quarantena, sia attraverso nuovi interventi preventivi che agivano direttamente sugli individui
sani per reprimere linsorgenza di possibili disturbi. Anche nei confronti di neri ed ebrei la scienza
psichiatrica si posta in simili termini, formulando categorie e concetti che promuovessero lidea della loro
radicale diversit in termini di inferiorit biopsicologica, aprendo la strada a forme di razzismo. In altre
parole, il dovere terapeutico della medicina psichiatrica anche in et liberale coincideva essenzialmente con
98

Ibidem.
Paolo Francesco Peloso, La guerra dentro. La psichiatria italiana tra fascismo e resistenza (1922-1945), Ombre
Corte, Verona 2008, p. 150-151
100
Ivi., p. 159
101
Ivi., p. 159-160
99

22

la repressione dei sintomi, la cui definizione confusa appare nel crocevia tra comportamento non accettato
socialmente, anomalia anatomica irreversibile e disturbo mentale. Con lavvento del fascismo, non emerge
un quadro di netto soggiogamento della corporazione psichiatrica agli obiettivi del regime. Se di
fascistizzazione si pu parlare, non lo si pu riferire ad un netto cambio di rotta del programma scientifico
della ricerca psichiatrica che rimasto pi o meno invariato. In questo senso non si pu dire che
lideologia fascista abbia in qualche modo falsato o pervertito il nocciolo teorico-scientifico della
psichiatria in quegli anni: cio lidea di un forte radicamento del mondo mentale, espresso sia in termini
psichici che come comportamenti sociali, nel dato somatico. Piuttosto si dovrebbe parlare di cosa non ha
fatto la psichiatria in epoca fascista, ossia sperimentare nuove soluzioni nella definizione del disturbo
psichico, appoggiandosi a teorie psicanalitiche o fenomenologiche largamente osteggiate prima e durante il
fascismo. Allo stesso tempo per, possibile affermare che proprio in questo modo si esercitata linfluenza
del regime: neutralizzando definitivamente la specificit della terapia psichiatrica, lha appiattita a mero
strumento di disciplinamento dellindividuo, rinforzando di conseguenza gli aspetti costrittivi ed autoritari
gi presenti in nuce. Proprio allinterno di questa idea dellintervento psichiatrico come guerra preventiva
sulle devianze possibile intravedere su vari livelli i rapporti tra lattivit degli psichiatri e lordinamento
fascista. In primo luogo, lavvicinamento tra Stato fascista e Chiesa ha portato allintegrazione dei valori
cristiani in una pratica psichiatrica al servizio di un politica eugenica caratterizzata dalle campagne
demografiche e da un disciplinamento morale dellindividuo al fine di contrastare pratiche sessuali morbose
e altri vizi come lalcoolismo. Questo ha avuto anche leffetto di ribadire lopposizione ad uneugenica
violenta come quella nazista, rilanciando lassoluta necessit del perseguimento della salute mentale
attraverso interventi positivi e preventivi. In secondo luogo, il severo autoritarismo caratterizzante il
governo fascista ha comportato lacutizzazione degli aspetti autoritari e disciplinari gi presenti in
psichiatria. Infatti la necessit di agire tempestivamente sullanormale non solo ha permesso la messa a
punto di terapie di repressione dei sintomi come lelettroshock, ma ha impegnato la psichiatria in una vasta
rete di individuazione e catalogamento delle forme di devianze, in modo da snidare i morbi sul punto di
insorgere, mettendo a punto interventi e terapie adeguate e definendo il collocamento adatto dellindividuo
nel corpo dello Stato fascista. Questultimo aspetto conduce al terzo livello dellinfluenza fascista sulla
psichiatria, cio il perseguimento di un ordine perfetto della nazione come fattore determinante per un
potenziamento della razza. In epoca fascista giunge al punto massimo la coincidenza tra razza e nazione,
per cui la politica diventa una questione primariamente biologica. Riforme adeguate e massimizzazione
dellefficienza nellutilizzo delle risorse, tramite il collocamento opportuno degli individui nellordinamento
sociale, fondamentale nella partita del destino biologico della razza italiana. In questo scenario gli
psichiatri si adoperano sia per realizzare strumenti psicometrici di valutazione e gestione dellindividuo in
modo da controllare landamento di una persona in qualsiasi contesto (casa, scuola o lavoro), sia per
elaborare concetti per definire la specificit della razza latina, non solo per ribadirne la costitutiva
differenza rispetto ad altre razze, ma anche per indicare le tecniche opportune per un suo potenziamento.
Formulando i vari concetti di razza italiana, e sviluppando teorie come il Metanthropos di Morselli e le
23

varie ri-concettualizzazioni dellUomo Medio di Galton e Qutelet, i medici psichiatri hanno dato
consacrazione scientifica allideale di latinit propugnato dal regime fascista. Ci ha reso spendibile in
campo medico-psichiatrico quei valori metamorfici che secondo Furio Jesi caratterizzano la cultura di
destra: valori simbolici e culturali come Razza, Patria e Nazione, che prendono materiali molto
eterogenei dal passato per dar forza alla chiamata dei giorni a venire102. In questo modo fanno ingresso
nella storia naturale e biologica della razza italiana elaborata da psichiatri e antropologi, elementi culturali e
simbolici cari al fascismo, come testimoniano i tesi di Arturo Donaggio e Giovanni Marro. Questa
coincidenza tra storia e cammino biologico del popolo italiano acuisce lesigenza di una difesa della razza
da corpi estranei, permettendo la realizzazione della politica razziale del regime, fomentato in parte anche
dalle varie teorie della degenerazione riproposte dagli psichiatri. Concludendo, come evidenzia Giacanelli in
unintervista103, ancora oggi mancano ricerche che riescano a dare un panorama generale della scienza
psichiatrica durante il fascismo, sebbene sempre pi frequentemente gli studiosi propongono studi in merito.
In questa prospettiva, potrebbe essere auspicabile una ricerca che focalizzi, oltre alle pratiche e allo statuto
scientifico come si tentato in questa sede, sui materiali culturali prodotti in epoca fascista e, soprattutto,
come questi si sono inseriti nella ricerca e nelle pubblicazioni di medici e psichiatri, in modo da capire quali
elementi simbolici e culturali sono stati adoperati per dare un senso alle loro pratiche scientifiche.

102

Furio Jesi, Cultura di destra, Garzanti editore, Milano 1993, p. 12


In riferimento allintervista presente in: Ferruccio Giacanelli, Gli psichiatri e il regime. Ipotesi per una ricerca, in
"Rivista sperimentale di freniatria", n. 1, 2009
103

24

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26