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il melo

paesaggio
Melo in Italia
Giancarlo Bounous
Anna Luisa De Guarda

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Realizzazione editoriale: ART Servizi Editoriali S.r.l.
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state fornite dagli Autori di ciascun capitolo o reperite da
agenzie fotografiche.

paesaggio
Melo in Italia
Foto R. Angelini

Dal paesaggio naturale alla coltura


Il melo, nelle sue forme ancestrali, comparso sulla Terra molto
prima delluomo e solo pi tardi le loro vicende si sono intrecciate. Secondo i rilievi paleobotanici e archeologici, alla fine del
Terziario (10 milioni di anni a.C.) il genere Malus era distribuito in numerosi areali con forme simili a quelle selvatiche oggi
esistenti, quali Malus sieboldiana in Asia occidentale e M. docyniopsis in America settentrionale. Ancora oggi possibile rinvenire nelle foreste del Caucaso, dellAsia minore e centrale, nel
Kashmir, nel Pakistan e nella Cina settentrionale, specie selvatiche di melo a testimonianza dellampia diffusione, specialmente
in Oriente, di questa pomacea. Nella regione compresa tra Cina, Kazakhstan e Kyrgizistan, ancora oggi crescono esemplari
selvatici di M. sieversii, con alta affinit allanalisi del DNA, con
M. domestica, che caratterizzano i paesaggi di questa area.
Lungo la Via della seta, per secoli e forse per millenni via di comunicazione tra Europa e Asia, carovanieri e animali cibandosi
dei frutti di melo selvatico, permisero la diffusione della specie.
Lorigine di una grande diversit di meli dai frutti molto diversi
per dimensione, forma, colore e sapore, lasci i suoi segni nel
paesaggio, inteso come interazione armonica di elementi biotici,
abiotici e culturali. La selezione e il miglioramento continuarono
certamente nelle terre della mezzaluna fertile, tra i fiumi Tigri ed

Val Venosta
Nel paesaggio montano piemontese
questo melo solitario sottolinea la profonda
interazione uomo-territorio. I paesaggi rurali
tradizionali possono diventare protagonisti
di itinerari tematici

Foto G.L. Beccaro

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melo in Italia
Eufrate, dove era nata lagricoltura e dove il melo inizi a essere non solamente oggetto di raccolta, ma pianta coltivata in
promiscuit con ortive e altri fruttiferi. Il genere Malus ormai
scomparso dalla flora siberiana ma ritrovamenti fossili in Siberia
occidentale testimoniano della presenza di M. obensis risalenti
alla preistoria. Lungo il Danubio esistevano fin da 6500 anni a.C.
forme selvatiche di melo utilizzate da Illiri e Celti e coltivate nei
territori che oggi corrispondono allAustria. I Celti coltivavano
questa specie in foresta mentre i Druidi (antichi sacerdoti celtici)
consideravano il melo un albero sacro, come la quercia. In quasi
tutta Europa sono state ritrovate tracce della presenza di questa
Rosacea nei villaggi palafitticoli, a testimonianza delluso della
mela nellalimentazione in tempi preistorici e come componente
dei paesaggi di allora. In Svizzera, Austria, ma anche in Svezia,
sono stati rinvenuti frutti (tagliati in due e conservati, essiccati,
come provviste per linverno) di M. sylvestris mentre nei villaggi
palafitticoli di Emilia-Romagna, Lombardia, Francia (Savoia) sono stati ritrovati in abbondanza semi di melo che testimoniano
lesistenza di alberi o arbusti selvatici ma anche, in prossimit
delle abitazioni, di gruppi di piante coltivate.
Le funzioni dei frutteti e dei meli in particolare nelle diverse civilt
vanno ben oltre quelle meramente produttive. In Egitto, nel XII
sec. a.C., piante di melo, durante il regno del faraone Ramsete
II, abbellivano i giardini sul delta del Nilo, mentre Ramsete III offriva mele in gran quantit ai sacerdoti di Tebe per le loro offerte.
Nellantica capitale dellimpero Ittita, Hattusas, oggi Bogazkoy

Simbolismi della mela

Nelle leggende, nelle saghe e nei miti

la mela ha diversi simbolismi. Valenza


di prosperit e bellezza hanno i pomi
doro del giardino delle Esperidi che
Ercole, con la sua undicesima fatica,
sottrae al drago dalle cento teste,
cos come le mele addentate dagli dei
dellOlimpo per recuperare la giovent
e per non invecchiare. Frutto del male
la mela donata da Paride ad Afrodite,
che fa scoppiare la guerra di Troia,
mentre quella che Adamo ed Eva
mordono nonostante il divieto divino
e che causa la loro cacciata dallEden,
simboleggia la tentazione a trasgredire.
Espressione perfetta di desiderio
inappagato quella della mela dipinta
dalla poetessa Saffo: rosseggia alta
sul pi alto del ramo

Anche isolati i meli rendono pi piacevoli


i coltivi, specialmente nelle regioni
di piano, dove le loro chiome forniscono
la dimensione verticale al contesto

Foto M.G. Mellano

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paesaggio
(Turchia) conservata, nellarchivio di Stato, una legge Ittita del
1300 a.C. che ricorda la coltura del melo. In Palestina il melo era
conosciuto fin dallantichit e lo troviamo citato nella Bibbia dal
profeta Gioele (circa 400 a.C.): La vite secca, il fico appassito;
il melograno, la palma, il melo, tutti gli alberi della campagna
sono secchi; la gioia scomparsa tra i figli degli uomini (Gioele
I,12) e nel Cantico dei Cantici: Qual un melo tra gli alberi del
bosco tal lamico fra i giovani. Io desidero sedermi alla sua
ombra, il suo frutto dolce al mio palato (...) Sostentatemi con
mele, perch sono malata damore(cap. II, 3-5) e ancora: Chi
costei che sale dal deserto appoggiata allamico suo? Io ti ho
svegliata sotto il melo, dove tua madre ti ha partorito (cap. VIII,
5). Erodoto, storico greco del IV sec. a.C., ne descrive le tecniche di innesto, attestandone la coltura in Grecia. Gli autori latini
come Catone, Varrone, Columella, Plinio e Palladio sottolineano
la preferenza verso i meli tra gli alberi allora conosciuti e coltivati
nellimpero romano e citano variet, luoghi e cure a loro riservati.
Alcune variet dai nomi dei loro costitutori (mala Matiana di Gaio Mazio, mala Cestina della gens Cestia) sono riprodotte negli
affreschi di Pompei e di Ercolano. Proprio in quelli di Ercolano
sono riconoscibili mele Annurca, ancora oggi coltivate in Campania. Lespressione di Flacco (I sec. a.C.) ab ovo usque ad mala utilizzata oggi per indicare dallinizio alla fine, ad esempio
di un racconto, a quei tempi stava per dallantipasto alla frutta,
attestando che la mela era conosciuta e molto apprezzata, tanto
da essere sinonimo di frutta.

Meli secondo Mario Rigoni Stern

Ci sono luoghi tra le mie montagne,

dove crescono meli selvatici. Chiss


da dove sono venuti i semi che li hanno
fatti nascere (...) Questo alberello, alto
5 o 6 m, l a ridosso di uno scavo
della trincea che era la loro prima linea,
a mezza costa e ben esposto al sole.
cresciuto disordinato e arruffato
nella chioma, e il tronco, dove le vitelle
vanno a sfregarsi il collo e i fianchi
quando sono al pascolo, ha la corteccia
lucida e liscia. Ricordo che da ragazzo
(...) raccoglievamo quelle piccole mele
rosse e gialle per mangiarle al sole
sulle rocce

Mario Rigoni Stern, Arboreto salvatico

Foto G. Me

Foto G. Me

Nei giardini e nei castelli il melo spesso


potato in forme eleganti per appagare
il piacere estetico dellosservatore

Larte topiaria viene esaltata in questo melo foggiato ad aquila da esperti


giardinieri

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melo in Italia
Paesaggio addomesticato: dal giardino-frutteto
alla frutticoltura intensiva
Durante il primo periodo della dominazione Romana i fruttiferi vengono coltivati nellhortus, piccola propriet contadina, in uneconomia di autoconsumo, seguendo i canoni riportati nei numerosi
trattati, summa della cultura agronomica latina. Nel periodo successivo, nei giardini della villa urbana, gli alberi da frutto e anche
il melo, concorrono con le piante ornamentali per creare una sorta
di paradiso terrestre. Per contro, nei terreni declivi e meno produttivi, il bosco e il prato naturale danno luogo al saltus, dove reperire
frutti selvatici, legno, selvaggina e erba per il pascolo di ovini e
caprini. La decadenza che segue alla caduta dellImpero Romano
dOccidente, si manifesta in unagricoltura povera, autarchica, al
limite della sussistenza.
Scarso successo ebbe in et Carolingia il tentativo di rivitalizzare
lagricoltura con il Capitulare de Villis et Curtis del 795, contenente una lista di 73 erbe e 16 alberi che Carlo Magno voleva
venissero coltivati nei suoi possedimenti; a tal proposito raccomandava la scelta di meli a frutti dolci, profumati, acidi e di lunga
conservazione.
Fatta eccezione per la rivoluzione agricola islamica, che tanto ha
inciso sullagricoltura siciliana, nel resto della Penisola la frutticoltura medioevale ristretta agli orti dei monasteri o ai giardini
dei castelli fortificati, protetta dai danneggiamenti degli animali o
dalle incursioni di nemici. Nei giardini patrizi medioevali le piante
da frutto hanno anche un forte valore decorativo come si legge nel
De Vegetalibus di Albert le Grand (1206-1280): Esistono spazi per
i quali laspetto produttivo minimo. Creati per il piacere (...) sono
chiamati vergers (...). Ci vogliono alberi dolci, dai fiori profumati

Foto M.V. Bori

Meleto con nidi di cince (e particolare)


Meleto e siepi

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paesaggio
e dallombra piacevole: viti, peri, meli, melograni.... Esempio di
giardino-frutteto il viridarium o pomerium del colle Vaticano a
Roma, realizzato alla fine del Duecento, per volere del papa Nicol III, al secolo Giovanni Orsini, ricco di meli, fichi, peschi, peri
e noci. Anche nei giardini reali di Manfredonia il potere angioino,
erede della monarchia imperiale nellItalia del Sud, fa piantare susini, peri, ciliegi, aranci, avellani (dai lunghi frutti rossi), melograni,
peri moscatelli, meli del Mongibello. Gli alberi da frutto (meli, fichi,
peri, ciliegi, cotogni, susini, noci, noccioli) si trovano piantati, oltre
che nei giardini, ai bordi dei coltivi, nei brolii (orti alberati), nei prati
o nei campi e lungo i margini delle vigne per segnarne i confini.
Da questo momento si inizia a parlare di planterii o pomerii per
indicare i luoghi in cui i fruttiferi assumono un ruolo crescente. Le
tecniche agricole impiegate rimangono quelle conosciute nel periodo romano, riorganizzate nellOpus ruralium commodorum del
primo Trecento, dal giurista bolognese Pier de Crescenzi, vissuto
a lungo a Napoli alla corte angioina, e volgarizzate nel Trattato
dellagricoltura in 12 libri. I meli odorosi nel fiore, e grati allombra, sono adatti sia al giardino delle persone mezzane, sia a
quello dei re e degli altri ricchi signori.
Nei secoli dellUmanesimo prima e del Rinascimento poi, caratterizzati da un naturalismo basato su ragione, conoscenza e comprensione delle leggi che regolano la natura, la ricerca del bello
avviene attraverso lattento studio delle regole e delle forme che
sono alla base dellarmonia e della bellezza. Il giardino dei frutti
diventa parte di un giardino pi ampio e complesso. Accanto ai
fruttiferi tradizionali si introducono specie esotiche, sulla spinta
dellinteresse per il collezionismo botanico legato alla scoperta
di nuove terre e di nuovi continenti e, nei giardini allitaliana, sono
dobbligo le strutture coperte (orangerie) create per proteggere
nei rigidi inverni le entit provenienti dai climi caldi. Per il loro valore ornamentale sono gli agrumi a essere oggetto di attenzioni
particolari. Testimonianze dello splendore dei frutteti delle corti
medicee e delle ville ducali, ricchi di variet di pregio e condotti
con tecniche innovative, sono le opere di artisti e studiosi di quel
periodo storico. Con laumentare del carattere ornamentale e di
rappresentanza del giardino, il frutteto viene sempre pi frequentemente relegato in appositi spazi e nei grandi possedimenti esso
ha una degna collocazione sia per le funzioni produttive sia per
quelle estetiche e di loisir.
Per quanto concerne il paesaggio agrario lepoca delle opere di
bonifica e di irrigazione, delle sistemazioni dei terreni, necessarie per un loro pi razionale sfruttamento. Il paesaggio dunque si
estende e si apre verso nuovi orizzonti, verso le colline, spesso trasformate dalle sistemazioni prima a ciglioni e poi a terrazze, con i ripiani sostenuti da muri a secco, che facevano dire a Montaigne nel
suo giornale di viaggio in Italia del 1580-81 la beaut et lutilit de
la methode quils ont de cultiver les montagnes jusqu la cime.

Foto M. G. Mellano

Meli in filare lungo un canale irriguo


a ravvivare con la bianca fioritura
il paesaggio della pianura

Foto R. Angelini

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melo in Italia
Il rinnovamento culturale che investe lagricoltura dellEuropa del
Settecento si pu leggere, in Italia, soprattutto nelle ville e nelle
tenute di principi, nobili ed ecclesiastici che detengono in propriet gran parte delle terre. Il paesaggio agrario si riorganizza
in grandi aziende che impiegano capitali non pi solo per opere
di abbellimento e di fasto ma ai fini di un vero e proprio investimento produttivo. Nei poderi di Casa Savoia si adottano modelli
colturali e variet di fruttiferi presenti da tempo in Francia e si
fa tesoro degli insegnamenti di Jean Baptiste de la Quintinie,
giardiniere alla corte di Luigi XIV, contenuti in Instruction pour
les jardins fruitiers et potagers, pubblicato dal figlio e tradotto
in italiano nella Repubblica Veneta. Nella Toscana dei Granduchi di Lorena opere di bonifica ampliano le superfici coltivabili
dove vengono impiantati gelsi, olivi, viti, ma anche meli, susini,
peri per il commercio della frutta fresca e, come in altre realt,
sorgono Accademie Scientifiche e di Agricoltura che concorrono attivamente a diffondere listruzione tecnica e conoscenze
agronomiche innovative e avviano le prime sperimentazioni in
frutticoltura. Negli orti botanici si collezionano, si sperimentano
e si diffondono nuove specie e riguardo al melo, molte variet
di allora, sono giunte fino ai giorni nostri. Sorgono i primi vivai
nei quali vengono allevati nuovi fruttiferi, si stampano i primi cataloghi che illustrano gli assortimenti varietali e nei vivai stessi
vengono impartite nozioni di tecnica agronomica ai coltivatori.

Nel paesaggio alpino questi tetti in pietra,


segni della cultura materiale, vengono
incorniciati dai meli in fiore e dalle
montagne innevate della Valle dAosta

Meleti in Val di Non

Foto R. Angelini

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paesaggio
La frutticoltura resta, per, ancora per lo pi di tipo familiare e le
produzioni, spesso eccellenti, sono dovute pi alla rusticit delle
cultivar e allambiente quanto mai vocato che alle tecniche colturali.
Nella seconda met del 1800, con lunificazione dellItalia, il migliorare delle condizioni economiche e il progredire dei mezzi di
trasporto, la domanda di frutta cresce. Limpiego di macchine
operatrici, le nuove conoscenze scientifiche, la formazione di tecnici del settore, permettono di soddisfare le nuove richieste e inizia, anche se timidamente e relegata per il momento solo allAlta
Val dAdige (territorio dellImpero Austro Ungarico), la frutticoltura
su larga scala. La melicoltura di quegli anni per lo pi promiscua,
le piante vengono innestate su portinnesti franchi, molto vigorosi
(perch le piante devono superare i 50 anni di et) e vengono allevate a pieno vento. Lasciate sviluppare liberamente assumono
grandi dimensioni e contribuiscono a delineare il paesaggio unico
e particolare della melicoltura estensiva.
Anche negli orti e nei giardini delle ville padronali e dei castelli il
melo contribuisce ad abbellire lambiente e ad accrescere il prestigio di queste dimore. Qui prevalgono forme dallevamento elaborate da giardinieri esperti che modellano i meli secondo canoni
e formalismi geometrici, di gusto prettamente francese. Essi realizzano palmette, nelle numerose varianti quali Verrier, candelabro,
ventaglio, forma a U, oppure forme ancora pi complesse quali
Bouch Thomas e Lpage.

Foto R. Angelini

Melicoltura di montagna

Antichi manieri, come Castel Juval,


dominano la Val Venosta

Foto R. Angelini

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melo in Italia
La frutticoltura si espande e si sviluppa ulteriormente negli
anni successivi alla Seconda guerra mondiale quando ragioni
economiche e una maggiore serenit esistenziale permettono
ai consumatori di orientare le scelte alimentari non solamente
su beni di prima necessit quali pane e pasta. La dieta diviene pi varia e la frutta entra nellalimentazione quotidiana. La
mela, nello specifico, in quegli anni la frutta per eccellenza in
molte regioni, specialmente del Nord Italia. La melicoltura del
primo dopoguerra localizzata soprattutto nella Pianura Padana e sullArco Alpino; negli anni 50 il primato produttivo detenuto dallEmilia-Romagna, seguita dal Trentino-Alto Adige e
dal Veneto e, a distanza, da Campania e Piemonte. Lentamente,
per, nel ventennio successivo, la melicoltura si sposta verso le
regioni alpine e il Trentino-Alto Adige diventa la prima regione
melicola italiana, primato che detiene tuttora.
Per i mutamenti economici, sociali e tecnologici avvenuti, negli ultimi 50 anni si assistito a una straordinaria specializzazione della
melicoltura e questi mutamenti hanno contribuito allevoluzione
dei paesaggi agrari nei quali il melo protagonista. Sono state
introdotte nuove variet, spesso di provenienza statunitense, che
hanno sostituito quelle coltivate da secoli, e le innovazioni di tecnica colturale hanno riguardato tutto il processo produttivo. Le
forme di allevamento, piramide e vaso prima, in seguito palmetta,
sono state sostituite, negli anni pi recenti, da fuso e fusetto nelle
loro numerose varianti.

Foto R. Angelini

Nel dopoguerra il primato produttivo era


detenuto dallEmilia-Romagna dove oggi,
al contrario, insistono poche grandi realt
aziendali poich la melicoltura si spostata
verso le regioni alpine

Foto R. Angelini

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paesaggio
Lintroduzione di portinnesti nanizzanti, laffinamento delle tecniche di gestione del suolo, ladozione di sistemi di irrigazione a
goccia e di sistemi di difesa dalle avversit atmosferiche (in particolare le reti antigrandine), la meccanizzazione spinta di tutte le
operazioni colturali, hanno mutato la fisionomia dei meleti e con
essa quella dei paesaggi agrari. Si pensi ai cambiamenti di paesaggio da quando la melicoltura era estensiva, con piante di grossa taglia, sparse o consociate ad altre colture agrarie, a quella
intensiva di oggi, con filari ordinati, densit di impianto elevata,
piante di dimensioni contenute, forme di allevamento sempre pi
attente a ottimizzare linterazione genotipo-ambiente.

Turismo delle 4 L

Lambiente frutticolo offre piacere

e salute (leisure) oltre che paesaggio


(landscape). Il viaggiatore che si muove
con curiosit e interesse per scoprire
le produzioni del territorio , in generale,
disposto a imparare (learning), ed ecco
che le mele acquistate in loco sono
in grado di raccontare la loro storia,
di come sono prodotte (assistendo per
esempio alla potatura e alla raccolta)
e di come e quando devono essere
consumate per gustarle al meglio.
Il turista, che ama aprire finestre sui
suoi viaggi culturali con la ricerca
di giacimenti gastronomici,
numerosissimi nella nostra Penisola,
sa accettare anche qualche limite (limit)
nellottica di un turismo sostenibile.
Infatti le aree melicole, che in ogni
stagione dellanno offrono spunti di
interesse, si armonizzano con il turismo
lento, attento ai particolari, che si
sviluppa in sinergia con il territorio

Paesaggi di oggi
In ogni luogo in cui viviamo vi lo spunto ideale per elaborare tratti in forma paesistica, ossia per farne un paesaggio. Tra
le varie e molteplici esperienze ambientali che si traggono da
un luogo visitandolo, coltivandolo, abitandolo, vi anche quella paesaggistica, valenza in cui interagiscono differenti aspetti,
fattori, dimensioni.
Il concetto di paesaggio e del valore estetico dei luoghi viene
spesso lasciato alla cultura delle arti figurative, principalmente della pittura (e oggi anche della fotografia), come visione di
ambienti, ma nel tempo si caricato di molteplici significati. A
partire dagli inizi del XIX secolo comincia a maturare, accanto al concetto artistico, quello scientifico del paesaggio, o pi
propriamente quello storico-naturalistico ad opera principalmente di Alexander Von Humboldt. Per Humboldt il concetto di
paesaggio come teatro visivo consente di mediare la cultura
scientifico-naturalistica con quella pi propriamente umanistica,
in una visione olistica dei luoghi. Un paesaggio contiene e mo-

I paesaggi italiani mancano di wilderness


ma derivano da una simbiosi profonda
uomo-natura che si sedimentata nel tempo

Foto M.G. Mellano

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melo in Italia
stra la storia di un determinato territorio, la materializzazione
ambientale di una cultura, come ha espresso magistralmente
Emilio Sereni, storiografo del paesaggio culturale. Il paesaggio
italiano, secondo Sereni, non affatto un teatro statico di sfondo: segnato ovunque dalle continue metamorfosi e trasformazioni indotte dalle genti che lo hanno abitato e lo abitano: , in
altre parole, il luogo dove si incontrano la storia e la natura.
La millenaria attivit delluomo coltivatore ha pesantemente inciso
sul territorio italiano e infatti esso manca di wilderness ossia di
naturalit. La variet dei paesaggi esprime le diversit non solo
naturali delle varie aree geografiche, ma anche dei patrimoni colturali e culturali delle popolazioni, il saper fare, il modo di vivere
e di lavorare. Lintensit di lavoro, la fatica quotidiana hanno permesso di modellare la terra, di plasmare le colture, di adeguare
le condizioni di clima, orografia, pedologia allesigenza di trarre i
beni indispensabili per il sostentamento, per la vita di tutti i giorni.
Boriani definisce il contadino il primo architetto del paesaggio,
infatti solo la continua collaborazione tra uomo e natura, traducibile in una regolare aggiunta di lavoro allambiente abitato, pu
garantire riproducibilit e miglioramento della produzione agraria.
In molti di questi paesaggi addomesticati dalluomo si legge la
storia degli alberi da frutto (e il melo uno dei protagonisti) da
sempre considerati nel loro duplice aspetto di utile e bello e,
secondo Socrate, bello ci che adatto allo scopo.

Paesaggio e uomo

I paesaggi pi celebrati non sono

naturali ma derivano da una simbiosi


profonda uomo-natura e lItalia, sede
di molteplici civilt agricole (greca,
romana, araba, dei Benedettini,
dellet moderna, contemporanea)
e di eterogeneit regionali (per clima,
habitat, consuetudini e culture) ha
paesaggi agrari multiformi e ricchi
di biodiversit, sintesi di una storia
plurisecolare

il

paesaggio che affascina artisti


e letterati e che viene immortalato
nei diari di viaggio in Italia di
Montaigne o di Goethe, col significato
di sottolineare linscindibile connubio
che intercorre tra natura e lavoro
che gli uomini svolgono nellabitarla

Foto FEM-IASMA

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paesaggio
Levoluzione della melicoltura verso sistemi intensivi e specializzati ha determinato labbandono di vaste aree, soprattutto quelle
svantaggiate dal punto di vista orografico, un tempo destinate
a melicoltura estensiva. Questi mutamenti, determinati dai successi socio economici della frutticoltura industriale, hanno fatto
s che oggi in Europa, e nel nostro Paese nello specifico, si possano distinguere due melicolture che originano paesaggi agrari
profondamente diversi tra loro: sistemi estensivi, quasi scomparsi o sempre pi rari e confinati in aree marginali dove i venti del
cambiamento sono stati meno impetuosi, e sistemi intensivi, tipici
delle zone a frutticoltura ricca.
Entrambe queste frutticolture svolgono un ruolo fondamentale nella societ moderna. Lagricoltura oggi infatti non si limita a
produrre beni primari ma sempre pi spesso deve svolgere vari
ruoli, passare, secondo Segr, da agricoltura specializzata ad
agricoltura multifunzionale o pluriattiva, legata alla produzione di
nuovi servizi per la societ, come il mantenimento del paesaggio
e della cultura locale. Occorre pertanto che nel momento in cui i
paesaggi melicoli tradizionali stanno scomparendo per laffermarsi della monocoltura intensiva, vengano valorizzati i ruoli multifunzionali che anche questi agrosistemi svolgono.

Paesaggio tipico della melicoltura


estensiva: piante innestate su franco
e allevate a vaso che disegnano sul manto
erboso forme e geometrie che raccontano,
nellintreccio dei rami, il loro vissuto

Melicoltura intensiva in Val di Non

Foto R. Angelini

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melo in Italia
Melicoltura estensiva
Nelle aree a orografia meno favorevole, dove da secoli il territorio stato plasmato in modo da trarre dallambiente raccolti,
anche se non abbondanti, di qualit particolare, sono ancora
presenti cultivar antiche, dai frutti con sapori unici e inconfondibili. Qui da secoli, sistemazioni a terrazzi o gradoni precedevano gli impianti, ingegnose opere di canalizzazione, interventi
di sostegno murario e sentieri trasformavano il paesaggio nel
tempo e rendevano produttivi terreni impervi, conformando e
modellando sistematicamente il paesaggio naturale e dandogli
unimpronta inconfondibile. In questi sistemi gli alberi sono disposti in modo sparso nei prati oppure a filare, al limitare degli
appezzamenti, spesso in coltura promiscua con altre essenze
arboree o consociati con piante erbacee. La natura estensiva
caratterizza questi ecosistemi, ricchi di segni della cultura materiale, del saper fare, dellintimo legame tra coltura e territorio,
tra caratteristiche geologiche, agronomiche e climatiche dei luoghi. Questi paesaggi sono capaci di evocare le vicende umane,
il lavoro, la storia, le tradizioni, generazione dopo generazione.
Il melo spesso protagonista in questi paesaggi tradizionali: i
vecchi alberi contorti per le ingiurie del tempo, sparsi nei coltivi
o a gruppi di pochi esemplari portano frutti dal sapore unico
e inconfondibile. Si tratta di mele antiche che suscitano inte-

I vecchi meli a vaso in Valle dAosta,


espressione della frutticoltura estensiva,
stanno scomparendo soppiantati da nuovi
frutteti. Questo mutamento di indirizzo
colturale modifica profondamente il
paesaggio

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paesaggio
resse e fascinazione proprio per le loro peculiarit e originalit.
Nonostante le valenze paesaggistiche e lunicit e tipicit dei
raccolti, per esigenze economiche, le cultivar autoctone sono
state massicciamente sostituite da quelle commerciali. Molti dei
sistemi complessi e biologicamente diversificati, evoluti in connessione con le peculiarit dellambiente e attraverso lopera di
selezione compiuta dalluomo, o sono spariti del tutto o sono
ancora presenti in maniera sporadica, specialmente nei territori
collinari e di media montagna. La via migliore per evitare ulteriore perdita di biodiversit la sua salvaguardia attiva, che
consiste nellutilizzazione del germoplasma autoctono e nella
sua valorizzazione economica e paesaggistica, mettendone in
luce peculiarit biologiche e produttive e sottolineandone originalit e valenze estetiche. Ben lungi dal poter avere diffusione
competitiva con le altre variet coltivate intensivamente, queste cultivar antiche, a livello locale, hanno buone possibilit di
sviluppo e interessanti prospettive di integrazione di reddito se
inserite in comparti economici particolari, con il recupero di usi
tradizionali e lindividuazione di prodotti innovativi per mercati
di nicchia. Mettendo insieme molte tipicit possibile fare massa critica e consentire la sopravvivenza di aziende situate in
zone interne e marginali, a patto che esse sappiano trasformare
i punti di debolezza (frammentazione, estensivit, orografia) in
punti di forza (tipicit, salubrit, paesaggio).

Valore della tipicit

In diversi contesti montani sono

ormai numerosi gli itinerari della


biodiversit o le associazioni di
produttori delle mele antiche che
propongono ai consumatori frutti
con caratteri di genuinit, salubrit,
sapori e profumi non convenzionali.
Inoltre le caratteristiche nutraceutiche
e la capacit antiossidante dei frutti
di queste variet, che risultano
generalmente pi elevate rispetto alle
pi diffuse cultivar, sono un ulteriore
strumento di valorizzazione

Cristallizzazione dei meli provocata


dallirrigazione antibrina

Foto FEM-IASMA

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melo in Italia
Melicoltura intensiva
Come accennato, oggi la quasi totalit dei raccolti proviene da sistemi frutticoli intensivi, che caratterizzano la melicoltura da reddito e
originano paesaggi completamente diversi da quelli descritti in precedenza. In Italia la superficie a melo copre circa 70.000 ha con una
produzione annua di oltre 2 milioni di tonnellate. Lambiente geografico della melicoltura industriale caratterizzato da piante disposte
in lunghi filari, a formare una sequenza di linee rette, che creano un
paesaggio geometrico. Sebbene diversi rispetto ai paesaggi agrari di cinquanta anni fa e a quelli della melicoltura estensiva, questi
sistemi raccontano, in forme e modi diversi, cultura, storia, natura
e attivit umane. Nella relazione che intercorre tra paesaggi e vita
quotidiana, i meleti specializzati (paesaggi artificiali del XXI secolo)
soprattutto se situati in contesti ricchi di tradizioni, sono felicemente
inseriti nellinsieme di elementi naturali e antropici, coniugando in
modo equilibrato le esigenze di una frutticoltura di qualit ed economicamente vantaggiosa, con valenze estetiche di pregio.
Gli areali melicoli italiani pi significativi si trovano sullArco Alpino
dove, in una sequenza di vallate a orografia molto articolata e tormentata, i frutteti sono incorniciati dalle vette dalta quota. Il paesaggio qui esprime la sua bellezza in tutte e quattro le stagioni.
In primavera, tra le verdi distese di foglie, i fiori bianco-rosa sono
mossi dalla brezza che gioca tra i rami degli alberi nel momento
in cui la natura celebra uno dei suoi momenti pi esaltanti creando policromie luminose. In estate i frutteti, con le loro chiome,

Foto FEM-IASMA

Con lirrigazione antibrina per difendere


le piante dalle gelate primaverili tardive,
le chiome ricoperte di ghiaccio assumono
un aspetto di fantastica magia

Melicoltura trentina in inverno

Foto FEM-IASMA

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paesaggio
risaltano illuminati dal caldo sole; in tarda estate e in autunno la
tavolozza di esaltanti colori ravvivata dai puntiformi segni delle
mele dalle mille tonalit e sfumature dal giallo al rosso, dal verde
al grigio, a seconda della variet coltivata. In inverno le nere fisionomie degli alberi sono raddolcite dalle candide cromie delle
nebbie o dalla neve e si vengono a creare sensazioni di profonda
intimit con lambiente circostante.
Sui conoidi alluvionali, sui depositi glaciali trasportati a valle nel
corso dei millenni, i suoli, attraverso una lenta evoluzione delle
rocce, sono ricchi di microelementi, indispensabili alle funzioni
fisiologiche delle piante. Le valli alpine e le loro vallette laterali,
con differente fisionomia ed esposizione, sono in grado di offrire
ai frutteti riparo e buona esposizione. I terreni declivi, modellati in
forme sinuose che rendono il paesaggio particolarmente suggestivo, favoriscono lo sgrondo delle acque e lintercettazione della
radiazione luminosa, mentre lelevato numero di ore di insolazione
permette lottenimento di eccellenti raccolti. Lambiente montano migliora le qualit organolettiche delle mele che presentano
un giusto rapporto zuccheri/acidi, polpa croccante e succosa,
colorazione pi accentuata; la freschezza notturna riduce la respirazione che consuma i preziosi zuccheri elaborati attraverso
la fotosintesi durante il giorno. Lintensa radiazione luminosa e
gli sbalzi termici giorno/notte accentuano il sovraccolore della
buccia per la presenza di pigmenti colorati (antociani) delle mele rosse mentre la bassa umidit atmosferica riduce gli attacchi
dei parassiti e limita gli interventi di difesa fitosanitaria. Le mele
di montagna sono inoltre meno rugginose e pi intensamente
colorate di quelle di pianura, hanno polpa pi croccante e si
conservano meglio.
Le zone frutticole a elevata vocazione ambientale per il melo,
dove le favorevoli condizioni sopra descritte possono realizzarsi,
sono ormai rare in Europa. Gli attributi positivi e le specificit
di questi areali trovano riconoscimento nelle certificazioni che
premiano sia la qualit dei raccolti, sia le valenze paesaggistiche
dei luoghi di produzione.
Sullarco alpino le certificazioni sono state attribuite alle mele del
Piemonte, della Lombardia e del Trentino-Alto Adige.
La melicoltura industriale del Piemonte caratterizzata da una
buona base produttiva che, privilegiando le zone a spiccata vocazionalit e le imprese in grado di adattarsi alle mutevoli esigenze
dei consumatori, ha saputo rinnovare impianti e cultivar e aggiornare le tecniche colturali. La maggior concentrazione di meleti
localizzata nellareale pedemontano delle province di Cuneo e Torino, ambiente di elezione per la coltura. In provincia di Cuneo la
coltura modella lambiente della zona collinare saluzzese, in particolare nei comuni di Verzuolo, Barge, Bagnolo, Manta, Costigliole
e nella pianura adiacente da Revello, Lagnasco e Saluzzo fino a
Fossano, Busca e Cuneo. Particolarmente interessanti sono, dal

Cromie luminose in un meleto in fiore

A primavera, quando la natura celebra uno


dei suoi momenti pi esaltanti, la fioritura
dei meli si inserisce, a pieno titolo, in questa
coralit

Fiori di melo dalle delicate sfumature bianco


rosato

96

melo in Italia
punto di vista paesaggistico, i meleti della Valle Bronda, che comprende i comuni di Pagno, Castellar e Brondello, dove si coltivano
Golden Delicious, Red Delicious, Gala e Renetta del Canada. In
provincia di Torino gli areali migliori si trovano nel Pinerolese pedemontano e a Cavour dove, annualmente, si svolge Tuttomele,
rassegna regionale che esalta gli aspetti multifunzionali dellambiente e il binomio mela/territorio in chiave sinergica: paesaggio,
frutticoltura, enogastronomia, artigianato, prodotti locali, folklore,
cultura. Il territorio piemontese particolarmente vocato per le
mele rosse, come testimoniato dalle numerose variet locali che
qui si sono originate e dalla buona performance delle cultivar pi
recenti. La coltura si sviluppa tra i 250 e 800 m s.l.m., ai piedi della
catena alpina, nello scenario di rara bellezza del Monviso, dove
le mele che possono fregiarsi della denominazione mela rossa
di Cuneo, in protezione transitoria in attesa del riconoscimento
della Commissione Europea, appartengono ai gruppi varietali Red
Delicious, Gala, Fuji e Braeburn. Lareale comprende 58 comuni
della provincia di Cuneo e 20 comuni della provincia di Torino, per
una superficie di circa 1800 ha e una produzione media di 70.000
t/anno. La coltura del melo in Valtellina (SO) risale al Medioevo
quando i meli erano allevati principalmente per lautoconsumo.
Le prime associazioni di produttori presero avvio negli anni 20
del Novecento, a partire dalla zona di Ponte dove i vigneti vennero
convertiti a meleto per contrastare la crisi della viticoltura. Le variet allora pi diffuse erano Renetta del Canada, Rosa mantovana, Belfiore giallo e Calvilla bianca. I frutticoltori della provincia di
Sondrio hanno saputo rendere la montagna punto di forza dei loro
prodotti e si sono riuniti in Consorzio di Tutela Mele di Valtellina

Foto M.G. Mellano

Sullo sfondo imbiancato del Monviso,


ordinati filari di melo risaltano davanti
ai verdi pioppeti
Foto L. Folini, Fondazione Fojanini

A fine estate le mele rosse spiccano nello


scenario delle montagne valtellinesi
Foto G.L. Beccaro

Rosa mantovana

Melicoltura intensiva a Chiuro (SO) dove ambiente e coltura si fondono


mirabilmente

97

paesaggio
nel 1992. Le mele della Valle sono ottenute in produzione integrata
e commercializzate col marchio IGP Melav, in regime transitorio.
Del marchio possono fregiarsi le cultivar Red Delicious, Golden
Delicious, Gala, Fuji e Morgenduft (www.mela-vi.it). La Valtellina,
situata nel cuore delle Alpi Retiche, disposta da est a ovest, a
quote varianti dai 200 m del fondovalle ai 4000 m s.l.m. del Bernina
con unalternanza di paesaggi di grande fascino che attirano ogni
anno migliaia di turisti, e clima mite, per una vallata alpina. I meleti
rivestono i pendii e i conoidi alluvionali dai 200 fino ai 900 m di altitudine sul versante settentrionale e su quello esposto a sud, dove
le brezze di monte e di valle determinano una benevola alternanza
tra asciutto e bagnato e favoriscono unelevata escursione termica
tra giorno e notte. Le produzioni delle 3 cooperative di Ponte in Valtellina, di Villa di Tirano e dellAlta Valtellina, ammontano a 30.000
t/anno e interessano una superficie di circa 1000 ha distribuita su
1100 piccole imprese. Per i meleti della Valtellina in corso di realizzazione un catasto informatico per mettere in luce le caratteristiche dei meleti e permettere di verificare lattuazione del disciplinare
di produzione da parte dei soci delle cooperative.
La mela della Val di Non in Trentino stata la prima mela italiana
ad ottenere, nel 2003, il marchio DOP (Denominazione di Origine
Protetta). Le mele DOP Val di Non sono prodotte in unarea limitata nella parte nord-ovest della provincia di Trento, a unaltitudine
compresa tra 450 e 900 m s.l.m., dove le condizioni pedologiche
e climatiche sono estremamente favorevoli alla coltura. La tradizione melicola documentata da oltre 2000 anni e percorrendo

Foto R. Angelini

Giovane impianto in Trentino

Frutticoltura e viticoltura in Valtellina


sottolineano gli sforzi delluomo
nel modificare il paesaggio

Foto L. Folini, Fondazione Fojanini

98

melo in Italia
la valle si letteralmente circondati dai meleti impiantati ovunque
lambiente e lorografia lo consentono. A protezione dellambiente
i frutticoltori del Consorzio di Tutela, che commercializzano le loro mele col marchio Melinda, devono rispettare sia il disciplinare
di produzione della DOP, approvato dalla Comunit Europea, sia
il disciplinare Melinda. Le principali regole prevedono il rispetto
del frutteto come parte integrante dellecosistema, la coltivazione e difesa delle piante con metodi di produzione integrata, il
confezionamento manuale delle mele. Viene disciplinata anche
la qualit intrinseca dei frutti, per quanto riguarda contenuto zuccherino, acidit, durezza; sono stabiliti, inoltre, vincoli per quanto
riguarda la produzione/ha di mele e il numero massimo di piante/
ha che si possono mettere a dimora. Il marchio riservato alle
mele di categoria 1 A ed extra, e le principali cultivar sono Golden
Delicious, Red Delicious, Renetta del Canada.
La Val Venosta, uno dei luoghi pi tipici dellAlto Adige, si estende
fino alle pi alte vette delle Alpi orientali e, dal Passo Resia, degrada fino a Merano. Da oltre 50 anni una delle pi importanti
zone melicole altoatesine e la commercializzazione dei frutti interessa soprattutto la Germania. La zona di produzione inizia dai 500
m s.l.m. e, negli anni si estesa verso areali un tempo riservati a
campi e pascoli, fino a 1100 m s.l.m. Il microclima molto secco, la
presenza di sole per oltre 200 giorni/anno, laria frizzante, le ampie
escursioni termiche favoriscono raccolti di qualit che superano

Foto FEM-IASMA

Red Delicious
Foto aerea di Mondo Melinda, vetrina delle
mele della Val di Non

Foto R. Angelini

99

paesaggio
le 260.000 t/anno, per lo pi ottenuti secondo i principi della frutticoltura integrata e, in parte, biologica. Tutte le aziende sono di
piccole dimensioni e fanno capo a cooperative pi o meno grandi.
La variet principale la Golden Delicious, con un caratteristico
sovraccolore rosso; si coltivano inoltre Stark Delicious, Braeburn,
Jonagold, Idared, Gala, Elstar, Pinova. Le mele della Val Venosta
sono distribuite dal consorzio VI.P, Associazione Produttori Ortofrutticoli della Val Venosta, con il marchio della coccinella.
Il consorzio delle cooperative ortofrutticole dellAlto Adige, VOG
con sede a Terlano (BZ) (www.vog.it), la pi importante organizzazione europea per la commercializzazione delle mele (oltre
500.000 t/anno). Larea di coltura delle mele VOG, commercializzate in Italia col marchio Marlene, si trova nel cuore geografico
dellAlto Adige, su circa 200 km, lungo lAdige tra Salorno (BZ) e il
Burgraviato, e nellarea frutticola nei pressi di Bressanone. Queste
zone godono di condizioni climatiche ideali per ottenere raccolti di
qualit: circa 300 giorni di sole allanno e unalternarsi di correnti
di aria calda e fredda favoriscono la maturazione delle mele e il
raggiungimento di un aroma inconfondibile. I terreni, alluvionali,
leggeri o di medio impasto, con un modesto contenuto in argilla,
sono un altro pregio di questi ambienti. I paesaggi melicoli pi interessanti sono situati tra 200 e 1000 m s.l.m. dove lassortimento
varietale diversificato. Accanto alle mele classiche come Golden Delicious (35%), Stark Delicious (12%), Granny Smith (10%) e
Morgenduft (5%), sono in aumento nuove variet. Il rinnovamento

Foto R. Angelini

Stark Delicious
Panorama sui meleti della Val Venosta
da Castel Juval, con la splendida cornice
delle Alpi orientali

Foto R. Angelini

100

melo in Italia
degli impianti interessa 1/3 di tutta la superficie coltivata e comprende soprattutto Royal Gala, Braeburn, Cripps Pink (Pink Lady)
e Fuji. Del Consorzio fanno parte 21 cooperative ortofrutticole, per
un totale di 5600 aziende e 10.800 ha di superficie coltivata. Le
iniziative promozionali del Consorzio per rafforzare il legame tra
prodotto e paesaggio si concretizzano con degustazioni nei punti
vendita, attivit fieristiche, spot televisivi e inserti pubblicitari attraverso i media. Dal 2002 il Consorzio BioSdtirol raccoglie 120
frutticoltori che praticano lagricoltura biologica su 450 ha con una
produzione di 14.000 t/anno. Le principali variet coltivate in biologico sono Royal Gala, Braeburn e Pink Lady.
Sulla scia dellevoluzione della melicoltura del Nord, anche nelle
regioni Centro Meridionali si stanno evolvendo, anche se in numero limitato, sistemi melicoli intensivi che, in particolari ambienti, si
inseriscono armoniosamente nel paesaggio. il caso degli impianti
sorti in Val dAgri (Basilicata) o alle pendici dellEtna (Sicilia) dove il
melo diffuso con ottima risposta qualitativa. Per quanto riguarda
lAnnurca, cultivar tipica e tradizionale, fregiata del marchio IGP, la
coltura intensiva non permette lottenimento di frutti di qualit pari
a quelli ottenuti con metodi tradizionali.

Foto L. Di Marco

Meleto intensivo in Sicilia: nel momento


della raccolta gli accesi colori della Gala,
prodotta in coltura biologica, sono una
nota di richiamo per visitare le colline
Palermitane

Tutela
Il concetto che i patrimoni culturali siano da tutelare nellinteresse della comunit risale al periodo della Rivoluzione Francese
ma in Italia i primi provvedimenti indirizzati alla protezione dei
beni artistici (legge n. 1089) e alla protezione delle bellezze naturali (legge n. 1497) risalgono allanno 1939. Nel tempo, la tutela del patrimonio storico-culturale si evouta e non si indirizza
pi solo alle opere darte e agli edifici della cultura maggiore,
ma anche a quelli funzionali, testimonianze della vita quotidiana
di un tempo, del saper fare, dei segni della cultura materiale. Nel
1964 la Commissione Franceschini defin come bene culturale
ogni testimonianza materiale avente valore di civilt e si inizi
cos a pensare alla salvaguardia anche delle bellezze naturali
non comuni e alla difesa di elementi naturali a rischio di gravi
modificazioni (legge Galasso: n. 481 del 1985). La legge, oltre a
porre vincoli paesistico-ambientali, obbliga le Regioni a redigere
un Piano Paesistico relativo alle aree da salvaguardare. La Convenzione Europea del Paesaggio, firmata nel 2001 dagli Stati
Europei, definisce il paesaggio come porzione di territorio, cos
come viene percepita, il cui aspetto dovuto sia a fattori naturali
che antropici e alle loro interazioni. Essa fissa le linee guida della
gestione futura del paesaggio, attraverso lo schema di sviluppo
dello spazio europeo. In Italia il Decreto Urbani (2004) che
recepisce la Convenzione e che uniforma le leggi nazionali alla
nuova politica europea, affidando alle Comunit locali la buona
gestione dei paesaggi ordinari, gi compromessi dalluomo, e
non soltanto di quelli straordinari.

Foto L. Di Marco

Fioritura di Gala nellentroterra collinare


della Sicilia, in provincia di Palermo

101

paesaggio
A livello nazionale, ma anche locale, lattenzione per i temi legati al
paesaggio in aumento. La tutela dinamica che coinvolge tutto il
territorio, inteso come paesaggio e comunit che lo abita, ha funzioni non pi solo di salvaguardia dei beni ma anche del loro rilancio e valorizzazione a beneficio della collettivit. Di contro, come
afferma Scaramuzzi, per potere tutelare il paesaggio agrario bisognerebbe, prima di tutto, assicurare le condizioni indispensabili
per la sopravvivenza dellagricoltura e questo possibile solo se
allattivit primaria viene garantito un reddito adeguato.

Foto R. Angelini

Promozione e valorizzazione del melo nel paesaggio


I paesaggi culturali, e quelli del melo nello specifico, rivestono per la nostra societ un ruolo fondamentale per la qualit
della vita, che va valorizzato ad ampio spettro, a tutto campo. In chiave di lettura geografico-culturale, un paesaggio racconta, come testimonianza vivente, la storia della gente che in esso vive ed vissuta. In altri termini il territorio attua e svolge un processo di memorizzazione di se stesso in
una continua e incessante vicenda di deposizione di tracce e
di trasformazioni e, pertanto, nessun approccio al paesaggio pu avvenire se non anche in chiave storiografica. Per taluni suoi aspetti il paesaggio materializzazione ambientale
di una cultura e il tema rilevante della concezione del paesaggio culturale proprio il rapporto delluomo con il suo territorio.
Le iniziative di valorizzazione dei paesaggi culturali non devono per essere lasciate a iniziative isolate ma vanno strutturate
a sistema e sviluppate a rete, configurandosi come offerta com-

Frutteti in Val di Non (TN)

Alla frutticoltura sono oggi assegnati,


accanto ai ruoli produttivi tradizionali,
nuovi ruoli sociali come il mantenimento
delle strade camperecce per permettere
una fruizione dei meleti in chiave turistica

102

melo in Italia
plessiva di un territorio, promuovendo limmagine dellambiente
in forma sinergica, nel suo insieme di valori, in una logica di marketing territoriale. Solo cos gli sforzi profusi potranno incidere
sulleconomia e, in particolare, sul turismo locale. Promuovere
le mele antiche un modo di differenziare lofferta rispetto alle
produzioni standardizzate, industriali, omogenee per sapore,
forma e colore. Nel contempo, la promozione delle vecchie mele si allarga anche a quanto di materiale o immateriale presente nella zona: la coltura, in questi contesti, intimamente legata
alla cultura e alla tradizione.
Una melicoltura ecocompatibile, gestita con tecniche a basso
impatto ambientale, con modelli di comportamento in rapporto
sinergico con la natura, con la crescente consapevolezza delle
limitazioni delle risorse naturali, vale a dire dei fattori produttivi
(acqua, terra, energia...) e di quelli di benessere sociale, un
traguardo ambizioso per coniugare paesaggio e salute, qualit
dei raccolti e tradizioni. Molti consumatori hanno capito limportanza della gestione ecocompatibile dei sistemi frutticoli e
sono disposti ad attribuire un valore aggiunto a questi beni.
Nella societ postindustriale, nellansia di riannodare con la
natura un rapporto indebolito nel tempo, il turismo ecocompatibile andato progressivamente crescendo dimportanza.
Mentre negli anni 60-90 il turismo in campagna era componente trasversale di quello consumistico delle spiagge sovraffollate destate e delle localit sciistiche, oggi riveste un
peso crescente. Le zone rurali sono meta privilegiata di fasce

Paesaggio letterario

Il patrimonio paesaggistico italiano,

unico per variet e bellezza di


ambienti e vissuto, ha da sempre
rappresentato una fonte di ispirazione
per poeti e letterati, le cui opere sono,
talvolta, lunico retaggio di realt ormai
scomparse. Tra i numerosi esempi di
connubio tra arte, paesaggio e natura,
quelli, definiti oggi parchi letterari,
sono realt uniche e originali

Villa il Meleto di Guido Gozzano:

si tratta di una piacevole abitazione


immersa nella campagna canavesana,
in Piemonte, che rappresent per il
poeta Guido Gozzano (1883-1916)
sicuro rifugio negli anni della malattia
e fonte di ispirazione poetica. Il Parco
della Villa il Meleto una fusione di
caratteri tipici del mondo contadino
con il gusto romantico e borghese del
poeta. Accanto a forme vegetali, di
chiaro gusto esotico (palme, nespoli del
Giappone), trovano posto nel giardino
forme pi familiari come i meli, che
hanno dato il nome alla residenza. La
contemplazione del giardino, del suo
lago, delle sue piante e di se stesso
sono in grado di suscitare, allanimo
aperto e sensibile di Gozzano, parole
di stupore: ...sono stupito se guardo il
giardino...non mi sono sentito mai tanto
bambino...

Le bellezze naturali e culturali si intrecciano intimamente nel valorizzare


il territorio

103

paesaggio
sempre pi ampie di utenti, desiderosi di vivere la vacanza non
pi monotematica con lo spirito mordi e fuggi, ma come scoperta del territorio, delle sue risorse culturali, artistiche, naturalistiche, enogastronomiche, dei segni della cultura materiale,
dei modi di vivere della gente.
Accanto a ci va tenuta presente la crescente richiesta di beni
comprensivi di servizi aggiuntivi. Sempre pi frequentemente il
turista cerca, in un ambiente gradevole e il pi possibile integro,
oltre ai prodotti agricoli di qualit e ai relativi trasformati, i valori
storici e culturali a loro connessi, la recettivit alberghiera.
Le nuove tendenze indicano la ricerca crescente di beni in grado
di esprimere lessenza della zona di produzione, dimostrazione
del radicamento e dellidentit storica e culturale del prodotto.
Queste opportunit sono fortemente legate alla capacit di lavorare insieme su un territorio: al frutticoltore spetta lonere di offrire
prodotti di qualit ma anche di interagire con gli altri soggetti economici della filiera, in unampia sinergia tra operatori economici.
Lofferta di frutta di qualit, inclusi i pregi salutistici e nutraceutici, pu essere rafforzata dalla divulgazione delle tradizioni a
essa legate, dalla promozione di ecomusei e dalla realizzazione
di arboreti, di itinerari tematici.
Lattivit primaria pu dunque svolgere nella societ moderna, oltre che il tradizionale ruolo produttivo, un ruolo nel fornire
esternalit: servizi turistici, ricreativi, spazi e ambienti incontaminati, salubri e sicuri. Valorizzazione turistica, agrituristica e pae

Strade del gusto

Strada dei sapori della Piana Rotaliana

La Piana Rotaliana, a nord di Trento,


lunga 6 km e larga 3 km, un giardino,
dominato dal Monte di Mezzocorona,
nel cuore del Trentino, fatto di meleti,
della variet Red Delicious, e di vigneti.
Il percorso proposto permette di
scoprire, oltre ai prodotti tipici dellarea
e ai diversi punti di lavorazione
e degustazione, borghi suggestivi
e ricchi di belle architetture (castelli,
monasteri, chiese, conventi, musei),
a testimonianza della storia della zona

Strada della Mela e dei

sapori delle
Valli di Non e di Sole
Le Valli di Non e di Sole, che si
estendono nel Trentino
nord-occidentale, sono caratterizzate
da ampie distese di meleti, soprattutto
delle variet Dop Golden Delicious,
Stark Delicious, Renetta,
che con frutteti e vigneti formano
un paesaggio incantevole

Foto R. Angelini

Molti sentieri permettono di

attraversare variet incredibili di


paesaggi e ambienti con prodotti tipici
che vanno dalle mele, al vino, ai salumi
e, in quota, ai formaggi degli alpeggi.
Il territorio ricco di bellezze naturali
come il Rio Sass, vicino a Fondo, un
canyon che conduce al Lago Smeraldo,
ma anche di storia, come il Santuario
di S. Romedio a Sanzeno, insieme
di chiese e cappelle, costruite dopo
lXI secolo, in onore del santo che
ammaestr lorso

Santuario di S. Romedio a Sanzeno: un complesso di cinque chiesette


di varie epoche (sec. XII-XVI) collegate tra loro da scale

104

melo in Italia
saggistica, sono attivit consone alle aspettative delle giovani
generazioni che possono trovare nellagricoltura, intesa nella
sua multifunzionalit, opportunit di occupazione e di reddito.
Specialmente nelle zone interne, collinari o montane, solamente
il connubio tra valorizzazione del paesaggio e prodotti pu consentire la sopravvivenza delle imprese agricole.
La qualit dei paesaggi condiziona la qualit del turismo e, nelle
realt territoriali che lo hanno capito, lo sviluppo del turismo cresce parallelamente alla protezione dellambiente e dei paesaggi
culturali. Il turismo si sviluppa infatti dove il paesaggio gradevole, non banale, ricco di biodiversit, dove lofferta di servizi
e attivit ricreative e culturali vengono proposte durante tutto
larco dellanno e della settimana, secondo modelli di recettivit
diffusa, che includa percorsi attrezzati, luoghi da visitare, prodotti da consumare.
La valorizzazione dei paesaggi rurali in chiave agrituristica
unoccasione irripetibile di sviluppo sostenibile. In questa nuova dimensione del turismo le aree melicole sia estensive sia
intensive, se non verranno divorate dalla cementificazione e
dalla speculazione edilizia, hanno infatti molto da offrire ai visitatori.
Anche la riscoperta di cibi e sapori particolari ha un notevole valore e i prodotti tipici e di nicchia possono diventare documenti
di cultura e strumenti di reddito. Per questa ragione i giacimenti
gastronomici di cui il nostro paese ricchissimo vanno resi protagonisti di itinerari tematici, riproposti in momenti di riqualificazione della cucina, nei saloni del gusto, durante manifestazioni
artistiche e culturali, ora che sempre pi diffusa la tendenza da
parte di una nuova classe di consumatori, estranea ai consumi
di massa, a ritornare al prodotto tradizionale.
A questo scopo vengono realizzati gli atlanti dei prodotti tipici
che, attraverso una ricerca seria e approfondita di ricette codificate in quanto a caratteristiche specifiche, ingredienti, modalit
di esecuzione, testimoniano della ricchezza, della variet dei diversi modelli alimentari.
Il paesaggio dopo essersi manifestato nei suoi aspetti estetici
e ambientali, si materializza nei prodotti del territorio di cui
espressione. Nelle regioni ricche di cultura e di storia, le colture
agrarie sono radicate nel paesaggio e i prodotti che queste terre
generano sono frutto dellinterazione tra cultura, storia, ambiente, natura, paesaggio, preparazioni tipiche.
Lesempio pi significativo sicuramente quello del settore
vitivinicolo dove possibile trovare, lungo le strade del vino,
percorsi enogastronomici, cantine aperte, ristorazione di pregio, agriturismi, vini e sapori locali. Per quanto concerne il paesaggio del melo, la strada da percorrere per proporre iniziative
strutturate e appetibili lunga e gli esempi significativi sono
ancora pochi.

Promozione delle zone rurali

Esempi di promozione per potenziare

lappetibilit delle zone rurali,


nellottica della multifunzionalit
e di reciproca interazione,
sono le iniziative di Slow Food,
dellAssociazione Citt della Frutta
e le Strade delle Mele della Val di Non
in Trentino. Le strade del melo
permettono di assaporare il piacere
di camminare su sentieri tra i frutteti,
di paese in paese, attenti ai segni della
presenza delluomo e delle sue attivit

Nella melicoltura industriale i meli da fiore,


utilizzati per favorire limpollinazione
incrociata, ravvivano, con unulteriore nota
di colore, il paesaggio

105

paesaggio
Alla riscoperta delle vecchie cultivar di melo: itinerari
tematici e paesaggio locale
Le variet antiche, che producono frutti con tratti unici per forma,
colore e pregi organolettici, sono una risorsa importante in termini
di diversit genetica, ma anche di paesaggio. Quando si intende conservare in modo attivo lidentit culturale di un paesaggio,
anche la salvaguardia di una particolare variet rappresenta un
tassello per la valorizzazione a fini turistico-ambientali.
La tutela dei paesaggi frutticoli tradizionali di una regione significa anche salvaguardia e valorizzazione del suo germoplasma
frutticolo: limpoverimento del patrimonio genetico delle piante
da frutto si ripercuote in un degrado del patrimonio naturale e
nella perdita della paziente opera di selezione compiuta dalluomo. Numerosi Enti locali e Istituzioni, consci della situazione di
scomparsa o di alto rischio di estinzione dellampio germoplasma melicolo presente fino a met del Novecento, hanno attuato progetti per il recupero, la conservazione e la rivalutazione di
queste cultivar. In questa ottica, soprattutto dopo la Convenzione sulla biodiversit di Rio de Janeiro del 1992, sono stati attivati
programmi di ricerca volti al reperimento e alla salvaguardia della
variabilit genetica delle specie animali e vegetali, melo incluso.
In alcuni contesti sono sorti, soprattutto a cura degli enti pubblici
di vario livello, arboreti tematici e pomari, collezioni viventi della
diversit biologica di antiche cultivar di fruttiferi a disposizione
degli studiosi, ma anche luoghi di svago, riposo, educazione naturalistica. Arboreti e pomari sono spesso collegati con i servizi
offerti dai parchi naturali o nazionali e dalle associazioni naturalistiche che propongono un pacchettodi visite guidate, a fare
sistema sul territorio da promuovere. Accompagnati da personale esperto e qualificato, i visitatori imparano in veri e propri
laboratori didattici allaperto, oltre che a leggere il territorio nei
suoi aspetti geologici, botanici, agricoli e forestali, a riconoscere
le vecchie cultivar di fruttiferi.

Foto G.L. Beccaro

Ciocarina
Foto G.L. Beccaro

Regina

Foto G.L. Beccaro

Piemonte e Valle dAosta. Come accennato a proposito dei


sistemi intensivi, la maggiore concentrazione dei meleti in Piemonte localizzata nellareale pedemontano delle province di
Cuneo e Torino, ambiente di elezione per la coltura. La melicoltura piemontese, durante la sua evoluzione verso forme industriali, ha progressivamente escluso e relegato le vecchie
cultivar nelle zone marginali fino a metterne in pericolo la sopravvivenza. Negli ultimi decenni, tuttavia, la riscoperta di sapori particolari e del valore della biodiversit e dei paesaggi, ha
fatto s che siano ricomparse, in impianti di recente costituzione, variet quali Buras, Carla, Contessa, Dominici, Gamba Fina,
Grigia di Torriana, Magnana, Ronz e Renette, sopravvissute
ai venti del rinnovamento e salvaguardate attraverso un lungo
lavoro di esplorazione, descrizione e conservazione attuato da

Biru

106

melo in Italia
Universit, Regioni, Associazioni no profit. Il rinnovato interesse
per le variet di un tempo legato alla crescente richiesta di
prodotti tipici e alla presenza di circuiti di commercializzazione
in grado di veicolare questi frutti sui mercati locali. Tra le mele antiche che caratterizzano il paesaggio si segnalano quelle
riconosciute tra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali della Regione Piemonte. Bella di Barge, produttiva, ha frutti di qualit
che si conservano bene sia in fruttaio, sia in cella frigorifera.
Buras, mela di media pezzatura, dal peduncolo corto, con buccia leggermente ruvida e rugginosa, di colore giallo-verde, ha
polpa granulosa, croccante, di sapore dolce-acidulo con elevata capacit antiossidante ed adatta sia al consumo fresco, sia
alla cottura. Carla, vecchia variet italiana di origine discussa
(tra Liguria, Trentino o Calabria), regina delle mele croccanti per
Gallesio (1817), tra le mele pi saporite, con sapore di viola e
ananas per Molon (1901), fu tra le pi diffuse ed apprezzate
nellItalia del Nord fino agli anni 40 del Novecento. Contessa,
apprezzata per la polpa croccante e la serbevolezza, stata tra
le variet pi diffuse nel cuneese, soprattutto in Val Maira, fino
a met del Novecento. Queste mele sono adatte sia alla cottura
sia al consumo fresco. Dominici deriva il nome dal frutticoltore
presso il quale fu rinvenuto il semenzale, verso fine Ottocento;
variet diffusa in provincia di Torino, soprattutto nei comuni di
Cavour, Bricherasio, S. Secondo, Pinerolo e S. Pietro Val Lemina, poco sensibile a ticchiolatura e oidio. Le mele, richieste e
apprezzate dal mercato locale, si conservano bene e a lungo.
Gamba Fina, ha frutti di pezzatura media, di media serbevolezza, colore della buccia giallo-verde e sovraccolore rosso scuro,
esaltato nelle aree collinari pi soleggiate. Grigia di Torriana,
variet coltivata nella frazione Torriana di Barge (CN) e diffusa

La Renetta grigia di Torriana una delle


migliori variet tradizionali piemontesi
Fioritura del melo in Valle dAosta; sullo
sfondo il ghiacciaio della Grivola

107

paesaggio
soprattutto a Barge e Bagnolo, nel Cuneese, e a Cavour (TO),
considerata rustica ma non troppo longeva. A fine Ottocento
le produzioni erano esportate in Germania, Inghilterra e, addirittura, in Egitto. I frutti, dal caratteristico retrogusto amaretto,
sono serbevoli e ottimi sia tal quali, sia cotti in forno. Oggi, coltivata su circa 20 ha, ancora conosciuta e apprezzata. Magnana, coltivata in Piemonte da fine Ottocento e ancora diffusa
nel Cuneese, deriva il suo nome dalla localit dove stata ritrovata originariamente. Il frutto, a maturit, presenta ottime qualit organolettiche e serbevolezza (250 giorni). Ronz, cultivar
che risale a fine Ottocento assai diffusa in provincia di Torino,
specialmente nei comuni di Osasco, Garzigliana, Bricherasio,
S. Secondo e in tutto il Pinerolese. Ottima mela da tavola, resistente a manipolazioni, in fruttaio si conserva fino a maggio.
Poco suscettibile a ticchiolatura, si esprime al meglio su portinnesti deboli e di medio vigore. In Piemonte, come in Valle
dAosta, dove sono ancora diffusi vecchi esemplari produttivi,
il gruppo delle Renette (Grigia, Rossa e Verde) aveva una marcata importanza in passato. Secondo Gallesio, soprattutto la
Renetta Grigia Francese risultava ampiamente coltivata in Piemonte dove le mele vengono belle, grosse, squisite, quanto
a Parigi. Sempre Gallesio definisce le Renette le regine delle
mele carnose e aggiunge la polpa carnosa e acida..., ma se
giunge alla maturit diventa fina, gentile, butirrosa e saporita,
e non conserva del suo acido che quanto le necessario per
darvi un piccante. Nei frutteti valdostani le Renette sono allevate a vaso aperto, a tre o pi branche e questi alberi sono veri
e propri monumenti viventi che caratterizzano un paesaggio
tradizionale, purtroppo in via di estinzione.

Melo in fiore ricoprente un vecchio ricovero


per attrezzi

Lombardia. Il melo era ampiamente diffuso nelle zone collinari


dalla Brianza allOltrepo pavese, in piccoli appezzamenti o negli
orti familiari, e i frutti erano commercializzati sui mercati cittadini.
Tra le variet tipiche dellOltrepo pavese si ricordano: Travaglina,
Carlona, Musona, SantAnna, Pomellone o tra quelle diffuse ma
non di origine locale, Carla, Calvilla Rosa, Rambour Franc, Renetta Champagne, Lazzeruola, Wagener. La Pomme Cloche, bella
mela, molto acidula, ottima per la preparazione di dolci e, in
particolare, come ripieno di strudel e crostate per la sua resistenza alla cottura. Questo patrimonio varietale oggetto di studio e
di conservazione da parte di Regione e Universit.
Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi. Alcune variet tradizionali
sono oggetto di un progetto di catalogazione, studio e recupero.
La mela prussiana o Pom prusian o mela di Faller, dal nome della
localit nel comune di Sovramonte dove maggiormente coltivata, arrivata nelle vallate del Bellunese, importata dai lavoratori emigranti che, negli ultimi decenni dellOttocento, ritornavano

Nel magico silenzio che accompagna una


nevicata, questo melo testimonianza
evidente dellazione delluomo frutticoltore
sul paesaggio

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melo in Italia
nelle loro terre con le marze di questa cultivar molto diffusa in
Germania. Questa cultivar trova un clima ideale tra i 600 e i 900 m
s.l.m. La mela Rosetta, di piccola pezzatura, con buccia a fondo
giallo con sfumature rosate e aranciate, forma sferoidale, leggermente appiattita, acidula e succosa, di ottima conservazione,
molto buona cotta. Ferro Cesio tra le pi antiche variet coltivate (da almeno un secolo) nella Valbelluna e nel Feltrino (BI). Il colore di fondo verde con sfumature rossastre e lenticelle bianche
ben evidenti. Di forma sferoidale e di media pezzatura, ha polpa
compatta, bianco crema, poco succosa ma dolce.

Foto M.G. Mellano

Parco dei Monti Sibillini. Coltivata da sempre soprattutto nei comuni di Amandola e di Montefortino (AP), la mela Rosa purtroppo quasi estinta. Di pezzatura piccola e irregolare, ha peduncolo
corto, forma sferoidale leggermente appiattita e buccia di colore
verdognolo con sfumature che vanno dal rosa al rosso violaceo.
La polpa, soda e compatta, acidula, zuccherina e profumata.
La mela Rosa ricercata per la sua serbevolezza che permette di
raccoglierla allinizio di ottobre e consumarla ad aprile.

Melicoltura e paesaggio in Valle Bronda


(CN). Tra i meli in fiore si scorge il Castello
di Castellar

Toscana e Parco delle Alpi Apuane. Nel Casentino, dove la coltivazione del melo era diffusa e trovava favorevoli condizioni pedoclimatiche, sono state recuperate alcune variet da utilizzare
come frutta fresca, da cuocere, da essiccare o da fermentare,
come indicato nelle ricette della gastronomia casentinese. Tra le
variet censite quelle maggiormente presenti sono le mele del
gruppo Agretta, la mela Panaia, inserita nella farmacopea popolare, la Rigata e la Roggia. Nel Parco delle Alpi Apuane, nella Bassa
Lunigiana (LU) si coltiva la Rotella della Lunigiana che produce

Castel Coira a Sluderno (BZ) un maniero


del Duecento costruito dai vescovi della
citt svizzera di Coira, passato nel 1504 ai
Conti Trapp, che domina dallalto i frutteti
della Val Venosta

Foto R. Angelini

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paesaggio
frutti di pezzatura medio-piccola, di forma sferica, leggermente
appiattita, con polpa bianca, soda e di sapore dolce-acidulo. Alla
raccolta, nella seconda met di ottobre, le mele sono verdi con
striature rosse, mentre a maturazione, in pieno inverno, diventano
gialle con striature rosso intenso. Si possono consumare fresche
ma tradizionalmente sono usate come mele da cuocere e per la
preparazione di dolci. Casciana della Garfagnana antica variet,
simile alla mela Rotella ma di pezzatura maggiore e meno appiattita; lesposizione al sole accentua la colorazione della buccia
tendente al rosso di queste mele. Di sapore acidulo, con polpa
molto dura, si conserva bene per gran parte dellinverno.
Regioni Centro-meridionali. Oltre alla ben nota Limoncella, si
segnala la cultivar Gelata, sporadicamente coltivata in alcune
zone dellItalia centrale. La pianta produce frutti a polpa bianca, soda, di caratteristiche gustative che migliorano durante la
conservazione in fruttaio. La buccia, di colore giallo, non presenta rugginosit. Va poi menzionata la mela Annurca, tipica della
Campania e di altre regioni centro-meridionali, gi nota agli antichi, rappresentata nei dipinti rinvenuti a Ercolano e precedenti
leruzione del Vesuvio del 79 d.C. Citata quale Mela Orcula da
Plinio il Vecchio, perch coltivata nellagro dellOrco, ossia degli inferi, nei pressi di Pozzuoli, mantenne il nome di Orcola o
Annorcola, fino agli albori del XX secolo. I vecchi alberi, specie
quelli del Benventano, Salernitano e dellarea Flegrea, a ovest di
Napoli, hanno una spiccata valenza estetico-paesaggistica. Le
piante, allevate a vaso espanso, con ampie distanze dimpianto,
spiccano a mosaico nelle vallate. Le mele Annurca, dopo raccolta vengono poste a maturare o arrossare per un paio di mesi
in melai che ravvivano, prima di giallo e poi di rosso, i frutteti

Limoncella

Sfumature di colore in un melaio di Annurca

Foto C. Di Vaio

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melo in Italia
familiari. Al termine di questo periodo le mele hanno raggiunto
la colorazione rossa e il giusto equilibrio tra il dolce e lacidulo
che le distingue. Durante la permanenza nei melai, le Annurche
vengono ripetutamente rivoltate e selezionate. Se la stagione
calda, per evitare che possano danneggiarsi, si coprono con frasche di castagno e la sera sono innaffiate per evitare la disidratazione della polpa. Insignita del marchio IGP, una variet campana pregiata, coltivata anche sui terreni collinari nel Parco dei
Monti Picentini. Sulle pendici dellEtna, uno dei maggiori vulcani
attivi del mondo e il pi elevato dEuropa (3323 m s.l.m.), esiste
uninteressante produzione di vecchie variet di melo, spesso in
coltura biologica e quasi sempre sopra i 1300 m s.l.m. La variet Cola ha frutti di piccola pezzatura, di forma ellissoidale, con
buccia gialla ricoperta da numerose lenticelle. La polpa bianca, croccante, succosa, leggermente acidula. La raccolta va da
fine settembre ai primi di ottobre o oltre per i meleti pi in quota.
La mela Gelato Cola ha forma tronco-conica oblunga e, alla raccolta, colore verdeggiante che, col tempo, diventa paglierino. La
polpa zuccherina e aromatica. A Pedara (CT) vi la sede del
Consorzio Meletna (www.meletna.it).
In Sardegna, nonostante lattuale scarsa diffusione, il melo presente da tempi immemorabili. Tra le vecchie cultivar apprezzate
sui mercati locali, la Appio, di origine molto antica diffusa su
tutta lIsola. Produce frutti attraenti e di eccellenti qualit organolettiche. La variet Trempa Orrubia, a fioritura tardiva, produttiva
e i frutti, di media pezzatura, sono di colore giallo-rosa.

Foto C. Di Vaio

Frutteto di Annurca in provincia di Napoli

Vista panoramica di un comprensorio


melicolo dove le linee delle colture ne
costituiscono la trama

Foto M.G. Mellano

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