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GUIDO GIGLIONI

MUCCHE PAZZE, DESIDERIO SESSUALE E ISPIRAZIONE POETICA. L’ANATOMIA DELL’ESTRO DI ANTONIO VALLISNERI

Nell’introdurre il seguente studio sul concetto vallisneriano di irritazio- ne, si potrebbe cominciare dicendo (e abusando un po’ di una facile meta- fora) che, tra la seconda meta` del Seicento e la seconda meta` del Settecen- to, i nervi degli organismi animali si erano fatti particolarmente tesi. Thomas Willis, Giovanni Alfonso Borelli, Lorenzo Bellini, Giorgio Baglivi, Albrecht von Haller (per citare solo alcune delle principali autorita` dell’e- poca), in molti furono coloro che, in un modo o nell’altro, decisero di de- dicarsi con fervore a studi concernenti la natura del sistema nervoso. Si tratto` semplicemente della scoperta del ruolo centrale dei nervi? Non pro- prio, se e` vero che di nervi e delle loro funzioni nei processi cognitivi, mo- tori ed emotivi si era gia` parlato da lungo tempo. Che cosa accadde, allora, che, per cosı` dire, fece apparire tutti cosı` irritabili ed eccitabili? Potremmo chiamare in causa il rapido mutamento della qualita` delle condizioni di vi- ta. In questo senso, sarebbe allora forse piu` appropriato servirsi della vene- rabile categoria medica dei sei non-naturali, vale a dire, i sei fattori che si riteneva influenzassero la vita dell’uomo e che richiedevano da esso un con- trollo costante affinche´ non si trasformassero in agenti patogeni (aria, cibo e bevande, esercizio fisico, rapporto sonno e veglia, abitudini sessuali e vita emotiva). Da questo punto di vista, come vedremo nel corso di questo sag- gio, Vallisneri dedico` particolare attenzione ai fattori ambientali come sor- gente di tensione nervosa. Paradossalmente, ma e` un paradosso solo in apparenza, fu proprio la centralita` del modello della macchina del vivente a rendere anatomisti e fi- losofi attenti alla percezione del corpo come una struttura irritabile e ner- vosa perche´, se e` vero che era stato Francis Glisson a scrivere un intero trattato sull’irritabilita` delle fibre nel 1677, la ripresa di Glisson avviene pe- ro` solo molto tardi nel Settecento e attraverso percorsi tortuosi e poco fre- quentati; di irritabilita` parlano piuttosto i cosiddetti iatromeccanici, i quali

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seguono una via ben diversa da quella proposta da Glisson, per il quale tut-

te le fibre corporee sono intrinsecamente irritabili perche´ e` la materia in

quanto tale ad aver la capacita` di sentire, vale a dire di percepire cio` che e` altro da se´ e di rispondere di conseguenza. Del resto, Glisson non aveva scritto di cervello, bensı` delle zone del corpo che si usavano chiamare gli ipocondri – fegato, milza, basso ventre e intestini –, mentre tutto l’affaire dei nervi tesi ed eccitabili si gioca proprio a partire dal cervello, inteso co- me la sede dell’autocoscienza e del movimento, emanante conoscenza e im- pulsi meccanici tramite un complesso apparato corporeo. 1 Una volta inserito in un tale contesto, il caso di Vallisneri mi sembra

particolarmente interessante: il linguaggio dell’irritazione e` pervasivo, pero`

le

teorizzazioni su irritabilita` e sensibilita` sono alquanto contenute, direi an-

zi

volutamente lasciate nell’ombra. In questo studio distinguero` dunque di

proposito tra irritazione e irritabilita`. L’irritazione e` un dato, un fatto ben noto sin dai tempi di Galeno, che nessuno, iatromeccanico o animista che fosse, avrebbe messo in discussione. Parlare di irritabilita` presupponeva in- vece maggiori ipoteche metafisiche, in base alle quali si ipotizzava l’esisten-

za di una reattivita` vitale che agiva indipendentemente dal sistema nervoso centrale e che non poteva essere ricondotta a mero riflesso meccanico. 2 Come avremo modo di notare nel corso di questo saggio, i riferimenti

al fenomeno dell’irritazione nervosa ricorrono numerosi in vari trattati di

Vallisneri, dove viene sempre descritto come il risultato di un progressivo

accrescimento di tensione all’interno della struttura del vivente. Servendosi

di un linguaggio assai espressivo, Vallisneri non manca occasione di fornire

vivide descrizioni della «macchina sconcertata»: fermenti clandestini e ve-

nefici che si elaborano nelle miniere occulte del corpo, sali roditori che pre- valgono sulle linfe dolci e balsamiche che irrorano il sangue, sughi agri che

si scaricano negli ipocondri. Il risultato dello ‘sconcerto’ e` che le fibre ven-

1 L’opera di Glisson in questione e` Tractatus de ventriculo et intestinis. Cui praemittitur alius, De partibus continentibus in genere, et in specie de iis abdominis, Londini, Typis E. F., Prostat Ve- nalis apud Henricum Brome, 1677. Su Glisson si veda: W. PAGEL, Harvey and Glisson on Irrita- bility, with a Note on Van Helmont, «Bulletin of the History of Medicine», XLI, 1967, pp. 497- 514; G. GIGLIONI, The ‘Hylozoistic’ Foundations of Francis Glisson’s Anatomical Research, in Reli- gio Medici. Medicine and Religion in Seventeenth-Century England, ed. by O. Grell and A. Cunnin- gham, Aldershot, Scolar Press, 1996, pp. 115-135; ID., Francis Glisson’s Notion of Confoederatio Naturae in the Context of Hylozoistic Corpuscularianism, «Revue d’Histoire des Sciences», LV, 2002, pp. 239-262; K. HARTBECKE, Metaphysik und Naturphilosophie im 17. Jahrhundert. Francis Glissons Substanztheorie in ihrem ideengeschichtlichen Kontext, Tu¨bingen, Niemeyer, 2006.

2 Da questo punto di vista, e` ancora fondamentale l’articolo O. TEMKIN, The Classical Roots of Glisson’s Doctrine of Irritation, «Bulletin of the History of Medicine», XXXVIII, 1964, pp. 297-328.

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gono punte e irritate e i nervi s’increspano. La sede ultima dello sconcerto

va cercata nella «glandulosa famiglia» degli ipocondri. La rottura dell’equi-

librio delle varie proporzioni di moto e quiete, su cui si regge la vita del- l’organismo, puo` dipendere da processi che interessano i fluidi (digestione)

o i solidi (allentamento della tensione delle fibre). In entrambi i casi, la con- seguenza e` sempre il ristagno degli umori e l’impaludamento dei sieri agri. Come fase finale dello sconcerto meccanico, si viene a creare un accumulo

di tensione nervosa:

S’aggiunge essere in questa sorta (diro` cosı`) di macchine sconcertate una certa tensione sempre troppo rigida, o un certo stiramento sempre troppo teso delle fu- nicelle nervose, le quali ad ogni urto, o stimolo benche´ leggiero facilmente si risen- tono, viziosamente ondeggiano, e s’increspano, e si convellono, d’onde poi nasco- no quegl’interni tremori, palpitazioni, vomiti, strangolamenti de’ vasi, espressioni violente de’ sughi ancor crudi, dolori, passioni e simili, che gli tormentano. 3

La mia analisi della nozione vallisneriana di irritazione prende le mosse da

un breve scritto contenuto nella raccolta di saggi Esperienze ed osservazioni

intorno all’origine, sviluppo e costumi di vari insetti (1713), dal titolo Ragio- namento di Volano della Colonia Crostolia intorno all’estro de’ poeti e de’ naturali filosofi. 4 Il Volano di cui nel titolo e` il nome in codice – da «pa- store arcade» – di Antonio Vallisneri membro dell’Arcadia, da lui chiamata «la nostra famosa Pastorale Repubblica». 5 Vallisneri, seguendo il «modo, con cui adesso la nostra Arcadia cerca ed isvela con man piu` ferma le piu` astruse e le piu` rare faccende della Natura», si propone di esporre, «con pastorale semplicita`», la «nascita», i «costumi» e la «struttura mirabi- le» dell’insetto estro. 6 Il modello e` certamente il pastiche letterario di Gian Mario Crescimbeni – Arcadia, appunto, pubblicata nel 1708 – dove una se- zione era infatti dedicata agli studi di storia naturale di Giorgio Baglivi, in arte «Epidauro». L’opera di Crescimbeni rappresentava per Vallisneri un

3 A. VALLISNERI, Consulti medici, a cura di B. Gemelli, Firenze, Olschki, 2006, p. 71.

4 Il titolo nella sua interezza e`: ID., Ragionamento di Volano della Colonia Crostolia, nel quale, dopo aver accennato cosa sia l’estro de’ poeti medicamente inteso, passa a descrivere quello

de’ naturali filosofi, cioe` la finora occulta nascita, le mutazioni, la notomia ed i costumi dell’estro degli armenti, in ID., Esperienze ed osservazioni intorno all’origine, sviluppi e costumi di vari in-

setti

, 1800. Onomasticon, a cura di Anna Maria Giorgetti Vichi, Roma, Arcadia, p. 262. Vallisneri viene citato da Giovan Mario Crescimbeni, il fondatore e «custode generale» dell’accademia, nella sua Arcadia (Roma, Per Antonio de’ Rossi alla Piazza di Ceri, 1708), p. 188.

cit., p. 150. Cfr. Gli Arcadi dal 1690 al

5

,

Padova, Nella Stamperia del Seminario, Gio. Manfre`, 1713, pp. 115-154.

ID., Ragionamento intorno all’estro de’ poeti

6 ID., Ragionamento intorno all’estro de’ poeti

,

cit., p. 135.

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modello letterario, in base al quale si poteva unire «muliebre curiosita`» e «serieta` filosofica», letteratura e anatomia, immaginazione artistica e imma- ginazione scientifica. 7

1. FISIOLOGIA DELLESTRO POETICO

Nell’introduzione, Volano/Vallisneri informa il lettore che accennera` prima all’estro dei poeti «medicamente inteso» per poi procedere all’analisi dell’estro degli armenti. Volano/Vallisneri si presenta come un pastore di

mezz’eta`, dai tratti poco socievoli, «fra pastori il pastor piu` salvatico», «nu- do d’armi e d’amori, senza lira e senza la solita melodia de’ versi, ma con prose facili e disadorne». Accenna al «malinconico genio» e riecheggia al- lusivamente il contrasto tra Eraclito e Democrito, paragonandosi al secon- do dei due quando dice di volersi appartare in solitudine per poter condur-

con maggior agio gli amati studi di filosofia naturale – e forse, potremmo aggiungere noi, presentandosi come un pazzo (Democrito) che disquisisce

re

di

furori bovini ed estasi poetiche; oppure ancora, se volessimo aggiornare

la

questione al Settecento, come un sofferente di nervi tesi che disquisisce

sulla natura dei nervi. 8 La decisione di appartarsi per dedicarsi ad osservazioni naturali e di scrivere in prosa invece che in versi, precisa pero` subito Volano/Vallisneri,

non implica alcuna ostilita` preconcetta nei confronti della poesia. Anzi, l’e- legante e arguta captatio benevolentiae presenta la parola denotante l’ogget-

to relativo all’indagine – l’estro, appunto – come un termine tecnico del lin-

guaggio medico-scientifico, di cui i poeti si sono appropriati per definire i

loro stati di invasamento poetico. I poeti, dunque, parlano d’estro in senso figurato; i filosofi naturali in senso proprio e reale:

`

E ben pero` vero, ch’essi lo prendono metaforico, io naturale: essi l’intendono per lo piu` d’una cosa ideale, io d’una vera: molti d’essi non troppo ben capiscono cio` che ella sia, io il naturale veggo, tocco, e descrivo. 9

7 Sul modello di sociabilita` poetico-mondana rappresentativo dell’Arcadia romana e l’im- portanza della presenza femminile nel contesto culturale arcadico, si veda M.P. DONATO, Acca- demie romane. Una storia sociale (1671-1824), Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2000, pp. 67-76, ed E. GRAZIOSI, Arcadia femminile: presenze e modelli, «Filologia e Critica», XVIII, 1992, pp. 321-358. Ringrazio Maria Pia Donato per aver letto e discusso con me una prima ste- sura di questo saggio.

cit., p. 151: «imitando il savio

, Democrito operante nel Silenzio, e nella ritiratezza de’ Boschi agli Abderiti vicini».

8

A. VALLISNERI, Ragionamento intorno all’estro de’ poeti

9 Ivi, pp. 117-119.

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L’ANATOMIA DELL’ESTRO DI ANTONIO VALLISNERI

Dietro all’intero discorso dai toni sottilmente ironici non e` difficile scorgere

la critica che Vallisneri intende rivolgere alla nozione di creativita` artistica

come furor poetico:

`

E l’Estro, secondo i poeti, un certo furore, che gli agita e rapisce come fuora di loro stessi, sforzandogli a cantare cose pellegrine e rare, e infino superanti l’umana natura. 10

Con un notevole sfoggio di erudizione, Vallisneri accenna a piu` riprese alle fonti classiche sull’argomento: Platone e Aristotele, naturalmente, ma an- che Cicerone, i traduttori e commentatori rinascimentali, i poeti Omero, Oppiano, Virgilio, Dante, Luigi Pulci, Lodovico Martelli, Antonfrancesco

Grazzini; e poi le fonti bibliche e mitologiche, quindi la storia di Io, riferita

da Plinio, trasformata in mucca e resa «smaniosa e furibonda» dal continuo

assillo di una Furia inviata dalla gelosa Giunone in forma d’estro. 11 Infine,

Vallisneri non puo` fare a meno di ricordare coloro che piu` recentemente sono intervenuti sulla questione, il gia` citato Crescimbeni e Ludovico An- tonio Muratori. In particolare, Vallisneri rimanda al saggio di Muratori Della perfetta poesia italiana (1706), dove l’estro poetico viene definito come «una certa

gagliarda ispirazione». Muratori esclude che si tratti di un furore di origine divina e, contro i poeti barocchi a lui contemporanei, che «si spacciano francamente come ripieni di Dio», riconduce l’ispirazione ad una questione

di tecnica artigianale e di controllo dell’irritabilita` nervosa. «Con pace degli

antichi e de’ moderni poeti», scrive Muratori, «io ben concedo che non possa divenirsi gran poeta senza un tal furore, ma all’incontro nego nascere tal furore da cagion soprannaturale; anzi tengo esser egli naturalissima co- sa, e potersi in qualche guisa conseguir con arte». 12 L’estro poetico, inteso come una facolta` naturale, si identifica con la fantasia: «dico, altro non es- sere l’estro o furor poetico, se non questa gagliarda agitazione, da cui oc-

cupata la fantasia immagina cose non volgari, strane e maravigliose su qua-

10 Ibid.

11 Ivi, pp. 122-125. Il verso citato da Vallisneri – Feroce s`ı, che par ch’abbia l’Assillo (p. 12) – e` tratto dalla Guerra de’ mostri (1584) di Antonfrancesco Grazzini, e non Guerini, come indicato da Vallisneri.

12 L.A. MURATORI, Della perfetta poesia italiana, in Opere, a cura di G. Falco e F. Forti, Mi-

lano-Napoli, Ricciardi, 1964, I, pp. 93-94. Si veda la lettera di Vallisneri a Muratori del 15 set- tembre 1713, in A. VALLISNERI, Epistolario (1711-1713), II, a cura di D. Generali, Milano, Angeli, 1998, p. 368. Muratori risponde definendo l’operetta sull’estro dei buoi «gustosa sı` per la mate-

ria, come per lo stile» (ID., Epistolario

,

II, cit., p. 391, nota 6).

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lunque oggetto le vien proposto, ove piu`, ove meno». Andando piu` al fon- do della questione, Muratori si chiede quindi che cosa in particolare causi il movimento della fantasia. Escludendo la «divina virtu`» e limitandosi di nuovo solo alle «naturali cagioni», Muratori distingue tra due aspetti della questione: il corpo e l’anima.

Per parte del corpo si agita gagliardamente la fantasia o dal soverchio cibo e piu` dal soverchio vino, o dalle febbri, o dalle frenesie o da altre malattie e spezial- mente dalla malinconia, che da’ Peripatetici e` stimata la principal cagione del furor poetico. Allora o dormendo noi, o vegliando, proviamo un violento moto nelle in- terne immagini della fantasia, come tutto giorno si vede negli ubbriachi ed ipocon- driaci, e ne’ febbricitanti e ne’ frenetici. Per parte dell’anima s’agita forte la fanta- sia dalle violente passioni, come dolore, sdegno, amore, e simili. 13

Si segnala qui di nuovo l’importanza del ruolo dei sei non-naturali. L’ispi- razione poetica ha a che fare con il buon uso degli elementi che governano la profilassi della mente e del corpo, come le caratteristiche ambientali, il cibo, il vino, il sesso. Se il concetto di «interna agitazione» tramite sollecitazione dell’imma- ginazione e` cruciale per comprendere la teoria dell’estro poetico di Mura- tori, non meno significativa e` l’enfasi sull’empatia (il rivivere gli affetti) e la comunicazione del piacere estetico. Proprio perche´ l’ispirazione poetica non e` una forma di possessione inconscia o rapimento mistico, ma il risul- tato di un uso sapiente e controllato dei poteri allucinatori dell’immagina- zione, l’instaurazione di un legame con il pubblico o il lettore diventa un aspetto fondamentale della produzione poetica. Le componenti retoriche e comunicative prevalgono su quelle solipsistiche del genio inteso come pu- ra spontaneita` e interiorita`. Il grande poeta e` in grado di diffondere conta- gio estetico ed emotivo tramite un uso sorvegliato della parola.

Eccovi come alla fantasia d’un poeta, commossa con arte da un affetto, appa- riscono le cose diverse da quel che sono; e come queste immagini, che sono bensı` direttamente false all’intelletto, ma son vere o almen verisimili alla fantasia, impri- mono poi vivamente in chi legge, o ascolta, l’oggetto dipinto con sı` vivi e sensibili colori. Cosı` dal furor poetico s’accresce maesta`, si da` novita` a quell’azione e si ca- giona diletto e maraviglia negli ascoltanti; laddove narrando la cosa, come natural- mente e veramente accade e colle parole proprie, senza furor poetico, niuno stu- pore e poca dilettazione si cagionerebbe dentro di noi. 14

13 L.A. MURATORI, Della perfetta poesia italiana, cit., pp. 94-95.

14 Ivi, pp. 96-97.

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L’ANATOMIA DELL’ESTRO DI ANTONIO VALLISNERI

Se con Muratori Vallisneri condivide l’estetica dell’immaginazione co- me tecnica di controllo dell’immaginario (l’«agitazione regolata»), da Cre- scimbeni trae il modello espressivo del pastiche letterario-scientifico. Come Crescimbeni in Arcadia, anche Vallisneri inserisce la sua disamina entro una cornice narrativa. Dice infatti di aver trovato «un logoro manoscritto d’un antico pastore». Fin da subito, grazie a questo espediente letterario, l’autore puo` allora scindere ulteriormente la propria personalita`: a Vola- no/Vallisneri il naturalista, si aggiunge un poeta, l’antico pastore autore del manoscritto. Questi fornisce un’interpretazione medica dell’ispirazione poetica, mentre Volano/Vallisneri propone una caratterizzazione letteraria dell’anatomia dell’insetto. Cosı` facendo, possiamo dire che i due aspetti della questione – il referente (l’insetto) e la sua trasformazione metaforica (il furor poetico) – vengono inglobati in uno stesso progetto di naturalizza- zione della poesia, il quale progetto, senza la mediazione retorica (l’Arca- dia, i pastori, il mito, il manoscritto trovato per caso) sarebbe apparso cer- tamente troppo radicale, e diciamo anche troppo grossolano. In ultima analisi, se la spiegazione del furor e` di tipo medico-anatomico, non c’e` da sorprendersi allora che l’ispirazione poetica diventi un’alterazio- ne morbosa del sistema nervoso.

Scrisse dunque il buon vecchio, che si gloriava anch’esso d’essere seguace d’A-

pollo, Sive lyrae cantus, medicas seu disceret artes, 15

non essere l’estro poetico medicamente spiegato, che una forte, ma regolata agita- zion degli spiriti, fattasi o per un’interna fermentazione, o bollimento de’ nostri flui- di posti in un estraordinario moto da qualche cagione non naturale (medicamente intesa), o dalla fantasia, che fa violenza agli organi, de’ quali l’anima si serve per for- mare le idee, increspandosi e movendosi con tanta, e sı` strana forza le fibre, che ven- gono spremuti e commossi con maniere pellegrine e insolite tutti gli spiriti, che sono destinati alle operazioni della suddetta: onde allora i Poeti formano anche idee ma- ravigliose e rare, riscaldandosi l’immaginativa, e tirandogli a forza come fuora di loro stessi: di maniera che qualche volta in persone deboli, o di pasta troppo dolce, o troppo lungamente affaticate, tanto s’infiamma col tempo e si preverte dallo stato suo placido e naturale, che si viziano affatto le fibre del loro cervello, e si fan pazzi. 16

La causa e` dunque un sommovimento degli spiriti determinato da tre pos- sibili fattori: una fermentazione interna agli stessi spiriti, o un ribollimento

15 C. CLAUDIANUS, De tertio consulatu Honorii Augusti, VII, 63. L’originale ha herbas in luogo di artes («sive lyrae cantus medicas seu disceret herbas»).

16 A. VALLISNERI, Ragionamento intorno all’estro de’ poeti

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,

cit., pp. 119-120.

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degli umori causato da un qualche fattore esogeno, o la stessa immagina- zione che increspa e, per cosı` dire, spreme le fibre del cervello al punto

da alterare la natura degli spiriti. In ogni caso, l’ispirazione e` uno stato

di

reattivita` innaturale che interessa le fibre nervose. La si potrebbe defini-

re

un caso di eccessiva irritazione delle fibre. Le fibre sono indubbiamente un elemento importante del quadro cli-

nico-estetico. Di nuovo, non si tratta solo di una metafora. Ci sono buoni

poeti di fibra robusta, e cattivi poeti di fibra debole. Il cattivo poeta, scrive il ‘buon vecchio’, «non ha una naturale saldezza di cerebrali fibre, restan- do in quegli entusiasmi, o empiti violenti troppo sforzate, e qualche volta perpetuamente viziate». Al contrario, «quando i poeti sono di soda tem- pera, o da un forte e retto giudizio regolati, con quella insolita violenza degli spiriti e con quel gagliardo increspamento di fibre producono idee cosı` nobili e sopra il vulgo degli uomini inalzate, che creano il mirabile in chi gli ascolta». 17 L’argomentazione estetico-anatomica fin qui condotta da Volano/Val- lisneri ci spinge allora a domandarci se la poesia non sia per Vallisneri uno stato determinato da una precisa condizione biologica, e non solo una con- dizione biologica innaturale o al limite della naturalezza, ma addirittura uno stato che rasenta la follia. Vallisneri procede con garbo e ironia, ma l’equazione poesia-pazzia e` comunque presto fatta: «essere qualche volta

la poesia una bella e gentile disposizione alla pazzia». 18 Non c’e` dubbio

che il distacco ironico del letterato arcade agevola la transizione da un li- vello all’altro della discussione, senza dimenticare, poi, che travestirsi da pastore fornisce ulteriore liberta` espressiva. Questo in definitiva il senso dello scartafaccio del pastore: i poeti sono tendenzialmente pazzi, ma i cat- tivi poeti, in particolare, cedono all’increspamento delle fibre e partorisco- no «idee torbide e bruttamente stravolte». I buoni poeti, invece, sono co-

loro che, dotati di una sana tempra cerebrale, riescono a dominare a proprio vantaggio «que’ principi attivi», i quali, abbandonati a se stessi sen-

za controllo, provocano lo sconcerto della macchina nervosa. In questo

senso, rassicura Volano/Vallisneri, le teorie del ‘sincero pastore’ non sono

in fondo diverse da quelle di Crescimbeni e Muratori, e anzi dell’«intera

famiglia de’ sottilissimi Peripatetici». Il punto fondamentale che accomuna tutti questi vari autori e` l’accento posto sul controllo della facolta` immagi- nativa, ad evitare che diventi troppo ‘estrosa’ e sregolata. Ma vi e` un altro

17 Ivi, p. 120.

18 Ibid.

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L’ANATOMIA DELL’ESTRO DI ANTONIO VALLISNERI

lato dell’‘estrosita`’ che, agli occhi di Vallisneri, richiede controllo e discipli- na: l’estro sessuale.

2. LE «MEDICHE E SOZZE CANTILENE»: ESTRO COME CLITORIDE

Per quanto all’interno della finzione arcadico-bucolica si presenti come pastore solitario, poco incline alle buone maniere e all’etichetta dei socie- voli conversari, Vallisneri sente comunque la necessita` di giustificare la na- tura ‘bassa’ del soggetto del suo Ragionamento – l’anatomia dell’estro. 19 Il fatto e` che nel corso della sua analisi del processo di ‘metaforizzazione’ re- lativo all’estro – da insetto a furore poetico; meglio: da puntura di insetto a pungolo e assillo creativo – Vallisneri accenna anche, quasi en passant, ad un grado metaforico intermedio nel suddetto processo, vale a dire, lo sti- molo sessuale, l’estro femminile, o ancor piu` concretamente la clitoride:

Un tal nome d’Estro viene anche metaforicamente appropriato da alcuni ana- tomici a certo ordigno che le femmine hanno in quella parte, che piu` d’ogni altra tengon celata, come Tommaso Bartoli avvisa, anzi ogni stimolo libidinoso viene proverbialmente espresso per estro, di maniera che lo stesso Galeno di questa pa- rola anch’egli in simili occasioni si serve. 20

Nel Saggio d’istoria medica e naturale, Vallisneri si sofferma abbastanza a lungo sul tema dedicando una corposa voce al termine ‘Clitoride’, organo definito come «una delle sedi principali de’ venerei femminili diletti, che dolcemente solleticata aestrum excitat et furorem auget», «particella» «delle lascive donne diletto e delle caste tormento», «consistendo in quella parte il diletto maggiore». La teoria dell’estro come clitoride ripropone la ben nota dottrina anatomica dell’organo genitale femminile come analogo e comple- mentare all’organo genitale maschile. In alcuni casi, tuttavia, l’estro/clitori- de puo` raggiungere delle dimensioni tali da annullare ogni differenza ana-

19 Ivi, p. 150.

, chiamano pur Estro metaforicamente un certo ordigno, detto Clitoride, che le femmine hanno in

quella parte, che piu` d’ogni altra tengono celata, e che qualche volta furiose le rende: quindi e`, che Tommaso Bartolini (lib. 1. Anot. cap. 34) scrive, chiamarsi estro ogni stimolo libidinoso» (in

, veda K. PARK, The Discovery of the Clitoris, in The Body in Parts. Fantasies of Corporeality in Early Modern Europe, a cura di D. Hillman e C. Mazzio, New York, Routledge, 1997, pp. 171- 193. Ringrazio Monica Azzolini per aver richiamato la mia attenzione su questo lavoro e per le sue osservazioni sul tema.

Venezia, S. Coleti, 1733, III, pp. 372-373). Sul concetto di clitoride, si

ID., Opere fisico-mediche

Vallisneri scrive: «Alcuni Anatomici

20 Ivi, p. 122. Nel Saggio d’istoria medica e naturale

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tomica tra apparato genitale maschile e femminile. In circostanze del gene- re, le connotazioni sessuali dell’estro si traducono in disordine morale e pe- ricolosita` sociale:

`

[La clitoride] E posta sopra la parte superiore di quel luogo, che le savie don- ne tanto tengono celato. La sua figura e grandezza ordinaria e` come l’ugola, ma alle volte cosı` mostruosamente cresce, che emula il membro dell’uomo, di cui si veggano le storie appresso Panarolo, Platero, Plazine, Rodio, Tulpio, Graafio, etc. Essendosi fatto questo vizio naturale troppo famigliar nell’Egitto, facendo l’uf- fizio da uomo colle vergini anche le donne, fu ordinato per legge che a tutte le fanciulle appena nate si dasse sopra la clitoride un botton di fuoco, per impedirne l’accrescimento. Volesse il cielo, aggiugne esclamando il Bartolini, che tale opera- zione fosse ancora in uso, imperocche´ cosı` in quella parte gastigate, non sarebbono certe giovinette cosı` petulanti e lussuriose. 21

Questa «pendola soverchia carne», prosegue Vallisneri, e` all’origine dell’er- rata diagnosi secondo cui «chi non e` pratico di simile anatomia» scambia per ermafroditi o «uomini mostruosi» individui che sono donne a tutti gli effetti, come dimostra l’esempio di una «villanella creduta maschio» nel Polesine, «che i genitori suoi mandavano da uomo vestita». Va notato co- me anche in questo caso un certo tono boccaccesco accompagni la scrittura vallisneriana. Prosegue infatti il racconto:

Giunta a una certa eta` si faceva fare la barba, che dall’uso continuo le cresce- va, come a un uomo, ma dormendo con un giovane, e seco usando da donna, re- sto`, stupente, ne´ mai tal cosa pensante, ingravidata; cresceva il ventre, e tal qual era scoprivasi, onde portatosi dal parroco, gli confesso` il suo delitto. Venne questi da me, per sentire s’era ermafrodito, o come andava questa bizzarra faccenda, a cui risposi, che facesse visitare a un perito chirurgo, per osservare se quella parte, che credevano il corno, con cui cozzano gli uomini colle donne, fosse forata, e se per quella orinasse, o il seme spandesse; che se tale era, poteva chiamarsi ermafro- dito, se imperforata, era la clitoride allungata, ed esser vera donna. Si trovo` senza foro, laonde donna la dichiarai, e fu dal suo drudo, ridente il popolo, sposata, e con nera barba sul volto vestita da donna, e vive ancora, mutato avendo genio e mestiere. 22

, Iatrologia morum (1652) di Domenico Panarolo (m. 1657), medico romano e professore di me- dicina alla Sapienza di Roma, al De mulierum partibus generationi dicatis (1586) di Felix Plater (1536-1614), medico di Basilea, alle Observationum medicinalium centuriae tres (1657) di Johann Rhode (1587-1659), medico danese ma attivo a Padova, alle Observationes medicae (1641) di Ni- colaas Tulp (1593-1674), al De mulierum organis generationi inservientibus (1641) di Reinier de Graaf (1641-1673).

cit., pp. 389-390. Cfr. G. BOCCACCIO,

cit., p. 389. Vallisneri si riferisce alla

21

A. VALLISNERI, Saggio d’istoria medica e naturale

22 A. VALLISNERI, Saggio d’istoria medica e naturale

,

— 294 —

L’ANATOMIA DELL’ESTRO DI ANTONIO VALLISNERI

L’estro o clitoride, quando troppo sviluppato, inclina pericolosamente la donna verso comportamenti lesbici, donne che Vallisneri, nella stessa voce, definisce «basse tribadi» e «indegne fricatrici».

Fuora dell’ordine della natura cresce nelle adulte alle volte di lunghezza la me- ta` di un dito, alle volte di un lungo dito, e Platero nel lib. 3. delle sue osservazioni asserisce, che in certa donna era della grossezza e lunghezza di un collo d’oca. Un mio amico mi attesta di averne veduta una in Roma al membro dell’uomo similis- sima, una delle quali era pure in Venezia, che colle giovinette scaltramente si sol- lazzava, di cosı` impura laidezza dotata, che cogli uomini donna, colle donne uomo si dimostrava. 23

Nel Saggio d’istoria medica e naturale, l’atteggiamento di Vallisneri oscilla tra il moralistico e il beffardo. Nel trattato sull’anatomia dell’estro, ad al- lontanare ogni sospetto di crassa curiosita`, Vallisneri procede con la con- sueta ironia, questa volta a mo’ di fasulla autocensura ed ingenuo stupore rivolto al Crescimbeni: «Perdonatemi, supplico a voi, o casto Alfesibeo, se turbo l’innocenza delle vostre orecchie con queste mediche e sozze canti- lene»; ma e` bene, aggiunge subito Volano/Vallisneri, che Alfesibeo/Cre- scimbeni conosca tutta la verita` riguardo all’estro e a quanti pericoli vadano soggette le pastorelle poetesse:

Peggio sarebbe, e piu` dispiacente alla vostra saviezza, se udiste dire, come altre volte e` accaduto, che una delle nostre pastorelle, divenuta poetessa ed amante, fosse attaccata in uno stesso tempo da tanti estri, troppo, ahi troppo formidabili e feroci! Qual bestia delle nostre selve sarebbe piu` indomabile d’u- na femmina morsicata dall’estro suo, punta da questo de’ poeti e ferita da quel d’amore? 24

L’immagine della dama «morsicata» da tre tipi di estro, sorta di compendio emblematico dei tre livelli linguistico-concettuali (l’insetto, il tarlo creativo e il pungolo sessuale), cela a malapena una certa tendenza misogina ravvi- sabile dietro al contesto giocoso e umoristico dell’intero brano. E certa- mente la storia di Io, presentata come «smaniosa e furibonda», aggiunge al Ragionamento ulteriori elementi dissacratori.

Il Decameron, a cura di C.S. Singleton, Bari, Laterza, 1955, I, p. 127: «non avendo mai davanti saputo con che corno gli uomini cozzano». Nei Consulti medici, cit., p. 52, Vallisneri cita un altro luogo di Boccaccio: «attaccar l’uncino alla cristianella di Dio» (G. BOCCACCIO, Il Decameron, cit., I, p. 337).

23 A. VALLISNERI, Saggio d’istoria medica e naturale

24 ID., Ragionamento intorno all’estro de’ poeti

,

, p. 389. cit., p. 122.

— 295 —

GUIDO GIGLIONI

Diventa allora estremamente interessante esaminare il tipo di rapporto istituito da Vallisneri tra l’estro inteso come l’organo della sessualita` femmi- nile e la costituzione nervosa delle donne. In modo abbastanza sorprenden- te, tuttavia, Vallisneri non sembra associare il «mal di nervi» delle dame ad alcuna forma di distorsione del desiderio sessuale o sviamenti dell’immagi- nazione. Fin dai tempi di Ippocrate, dice Vallisneri, e` risaputo quanto «sie- no difficili, oscuri e ribelli» i mali delle donne, soprattutto quando questi abbiano origine dall’utero, l’ippocratica sorgente di seicento mali (sexcenta- rum aerumnarum fons). 25 Eppure, nel soffermarsi ad analizzare la natura

dell’isteria, Vallisneri non stabilisce alcun nesso rilevante tra sessualita` (il

`

pungolo dell’estro) e i sintomi fisici dell’isteria. E vero che cio` non dovrebbe poi stupire piu` di tanto se pensiamo che l’isteria e` riguardata da Vallisneri (in questo non diversamente dal resto dalla comunita` scientifica dell’epoca) come un disturbo fisico che interessa specifici organi del corpo femminile, primi fra tutti l’utero e le ovaie, e, in secondo luogo, se pensiamo che accen- ni a comportamenti sessuali sregolati delle donne, in un contesto diverso da quello ironico o letterario, sarebbero stati alquanto offensivi, tanto piu` che, nel caso dei consulti medici, Vallisneri ha principalmente a che fare con no- bildonne e non villanelle. La descrizione e` dunque anatomica, ma priva di riferimenti al sesso. Si veda il seguente esempio, relativo ai disturbi uterini di una dama:

[l’utero] comincio` a sentire piu` d’ogn’altra gli effetti di que’ mordaci silvestri sali, e in conseguenza la vagina, le lacune del Graaf e tutti gli altri ordigni destinati alla grand’opera, ne provarono, e provano la loro tirannide, dal che la savia donna e` stata, ed e`, nolente la sua bonta` e modestia, barbaramente tormentata. 26

Da accenni sparsi nel corso della diagnosi – «del molesto solletico la ribelle perseveranza», gli «strani effetti», tanto piu` strani visto che non sembrano avere nulla a che fare con alcuna gravidanza – possiamo arguire la natura del «barbaro» tormento, che arriva a «turbarle la chiarezza della sua bella mente senza un’immaginabile sua colpa». Il male della dama e` dunque «un errore, o voglia dire un peccato della natura, violentata dalla dura necessita` degli umori salsi, non suo». 27 La situazione e` analoga in un altro consulto. I disturbi isterici di una nobildonna, apparentemente senza alcuna causa or-

25 ID., Consulti medici, cit., p. 78.

26 Ivi, p. 103. Si veda anche ID., Istoria della generazione dell’uomo e degli animali

,

27 ID., Consulti medici, cit., p. 103.

Opere fisico-mediche

Venezia, Appresso Sebastiano Coleti, 1733, II, p. 225.

— 296 —

, in ID.,

L’ANATOMIA DELL’ESTRO DI ANTONIO VALLISNERI

ganica o materia peccante, hanno indotto altri medici ad ipotizzare la pre- senza di uno «scirroso tumoretto, situato nella vagina dell’utero». Vallisneri inclina piuttosto ad ipotizzare l’intasamento nelle «glandule interne negl’i- pocondri e nel mesenterio», o in «que’ nascosti ordigni destinati alla gran- de opera della generazione, o allo sviluppo del feto, pieni di glandule ve- scicolari e linfatiche». L’esame post-mortem, continua Vallisneri, gli ha spesso rivelato che in casi analoghi di isteria tali organi si presentano «stra- namente viziati», cosa che ha invece «rarissime volte osservato» nelle «fe- mine de’ bruti». Il fatto sorprendente che donne all’apparenza del tutto sa- ne possano andare soggette ai «morsi» dei ciclici attacchi isterici dipende per Vallisneri semplicemente dal fatto che il sistema degli organi addetti alla generazione sembra essere relativamente indipendente dalla circolazio- ne del sangue:

Essendo tutti questi ordigni e glandule extra orbem sanguinis, come dice un

dottissimo Inglese, puo` la donna vivere nel resto sana; e solamente, quando questi sughi ad una certa quantita` accumulati, stagnanti, e nel sapore del loro ristagno adulterati, e mutati sboccano, e le vicine membrane e le funicelle nervose irritando

e pugnendo, spasmodiche contrazioni e mille altri passaggieri sconcerti cagionano,

i quali di poi si sedano, sfumandosi finalmente, addolcendosi e la loro energetica

forza perdendosi: ne´ ritornano a sboccare, ne´ ad esercitare la loro ferocia, finattan- toche´ in ogni tanto, quasi determinato tempo non tornino ad accumularsi, a impa- ludarsi, e inagrirsi, e ad aprire, come per forza le chiuse vie, facendo i soliti dolo- rosissimi effetti. 28

Cio` che per ragioni di convenienza e decoro e` assente nel referto clinico delle opere piu` propriamente mediche, puo` invece essere accennato con garbo, grazie alla finzione letteraria, nel Ragionamento sulla natura dell’e- stro. Qui Vallisneri presenta il suo discorso come «rustico, ma sincero». 29 Il riferimento al desiderio sessuale, inappropriato nel contesto dei consulti medici rivolti a nobildonne, si trasforma invece in un elemento essenziale del gioco arcadico nel Ragionamento. Diventa allora cruciale intendere il meccanismo fisiologico che connette le sregolatezze del desiderio ai moti spasmodici dei nervi. Come vedremo, l’anatomia del desiderio sessuale pas- sa attraverso la spiegazione fisiologica dell’irritazione.

28 Ivi, p. 137.

29 ID., Ragionamento intorno all’estro de’ poeti

,

— 297 —

cit., p. 135.

GUIDO GIGLIONI

3. ANATOMIA DELLESTRO: SPIRITI, FIBRE E SUGO NERVOSO

Se il manoscritto dell’«antico pastore» racchiude un esame delle cause mediche dell’ispirazione poetica, il ‘ragionamento’ di Volano/Vallisneri contiene invece l’anatomia dell’insetto. Il passaggio – non brusco perche´

mediato, come si e` gia` detto, da tutta una serie di miti, riferimenti letterari

e derivazioni etimologiche – provoca nell’immaginazione del lettore come

una sorta di ritorno alla realta` che ha quasi del comico. Fin qui ci e` stato detto che l’estro e` un’antica nozione estetica e che e` anche una forma di metonimia poetico-anatomica per esprimere le componenti fisiche della passione d’amore, un amore che, manifestandosi nei suoi aspetti di piu` cie- ca eroticita`, arriva a ghermire le sprovvedute pastorelle nel divertito saggio arcadico. All’origine, pero`, l’estro era ed e` semplicemente un insetto – «al-

quanto maggior d’un moscione, noioso molto a’ buoi». 30 Come dire che, in fondo, tutto si riduce alla fine ad una varieta` di tafani o, piu` vallisnieramen- te parlando, tutto si riduce alla fine ad un verme. Ma nei piani di Vallisneri

la reductio ad insectum assolve ad un compito che non e` solo poetico e con-

gegnato in funzione anti-barocca, contro le teorie tardo-rinascimentali del genio come forza interiore e pura spontaneita`. Nel XVII secolo, gli elogi di mosche e moscerini si caricano di precise valenze epistemologiche, filoso- fiche e perfino teologiche: la realta` apparentemente piu` umile, le «minutez- ze», l’infinitamente piccolo delle strutture organiche, rivelano l’ordine e la provvidenza del creato. Si comincia dalle «minute» strade, proclama Val-

lisneri al termine del suo resoconto anatomico, per ascendere ai misteri piu` alti della «nostra gran Madre Natura». Al di la` dell’apparente diversita`

e complesssita`, Dio ha prodotto tutto «con idee semplici, immutabili, pu-

`

re». E solo abbassandosi alle realta` «piu` piccole e piu` sprezzate» che si puo`

arrivare alle «certe chete leggi». 31 La tradizione – storica e poetica – e` piena di riferimenti all’estro, ma nessuno, dice Vallisneri, si e` dato la pena di studiare l’animale, la sua «in- dole e genio» e di spiegarne i terribili effetti sugli armenti, una potenza tale da porre in fuga «non solamente le vacche, e i pigri buoi ma qualsivoglia piu` atroce toro». 32 Una cosa «non mai da’ nostri vecchi pastori ne´ osserva- ta, ne´ intesa» e`

30 Ivi, p. 122.

31 Ivi, p. 151. Si veda anche ID., Saggio d’istoria medica e naturale

setto»).

32 ID., Ragionamento intorno all’estro de’ poeti

,

— 298 —

cit., p. 123.

,

cit., p. 414 (s.v. «In-

L’ANATOMIA DELL’ESTRO DI ANTONIO VALLISNERI

essere l’assillo, o l’estro una rara spezie di mosca armata nel fondo del ventre d’un acutissimo pungiglione, con cui fora e trapana il cuoio a gli armenti, e depone den- tro il buco fatto un uovo accompagnato da un agro e potentissimo sugo, che irrita con intollerabili spasimi i nervi, che tessono il medesimo, e lo guasta e lo corrompe in maniera, che finattantoche´ vi dimora il nato verme, mai piu` non rammargina. 33

L’osservazione al microscopio mette in luce che il temibile aculeo dell’estro

si compone di tre parti principali: un canale al centro con funzione di ovi-

dotto e ai lati due trapani seghettati, «armati come di piccoli coltelletti»

che, una volta penetrati nella pelle dell’animale, «feriscono e squarciano»:

onde Voi v’accorgete adesso, come quell’aculeo nell’introdursi e nel moversi, che debbe fare, alzandosi, abbassandosi ed allargandosi, ecciti intollerabili spasimi. Imperocche´ e` necessario che si lacerino le fibre e i nervi tutti, che tesson la pelle:

il che non puo` farsi senza un atroce dolore. 34

La causa meccanica dello «squarcio delle fibre e de’ nervi» non basta pero`

a spiegare la reazione apparentemente spropositata dei bovini. Alla rescis-

sione dei nervi causata dal pungiglione seghettato si aggiunge «una spezie

di mordacissimo veleno, che rabbiosamente irrita, ammorba, e per cosı` di-

re, abbrucia quelle dilicatissime fila de’ tronchi nervi, acciocche´ s’increspi- no e si ritirino, e non possano piu` riunirsi, e saldar la ferita». Il «mordacis- simo sugo» causa quindi una serie di fermentazioni, analoghe alle reazioni chimiche scatenate da «spirito di zolfo o di vitriuolo irritante». 35

Se dunque l’anatomia dell’estro pone in luce la complessa struttura del- l’insetto, la meccanica del pungiglione e la chimica del veleno, la reazione scomposta della mucca rivela invece la reattivita` dell’organismo vivente. Del resto, gia` gli antichi poeti, come ricordato da Vallisneri, si servirono dell’estro, il volante animaletto, per esprimere situazioni di instabilita` emo- tiva causate da «un’ insolita e molesta agitazione degli spiriti». 36 La doman- da da porsi diventa allora: se la reazione dell’organismo e` cosı` importante,

in che modo Vallisneri spiega le varie forme di reattivita` che gli esseri vi-

venti manifestano in natura? Detto altrimenti: qual e` in generale la visione

`

vallisneriana del sistema nervoso? E il quadro di riferimento meccanicistico

o vitalistico, se ha un senso porre la questione in termini cosı` grossolana- mente contrapposti?

33 Ivi, p. 129.

34 Ivi, p. 146.

35 Ivi, pp. 146-147.

36 Ivi, p. 123.

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GUIDO GIGLIONI

Vallisneri non ha scritto uno specifico trattato di fisiologia animale. Non mancano pero` osservazioni al proposito sparse in tutta la sua opera ed e` quindi possibile ricostruire quello che si potrebbe caratterizzare come un modello vallisneriano di fisiologia. La «mirabile macchina» del corpo umano consta di parti solide e flui- de. Per spiegare il moto all’interno della macchina corporea, Vallisneri si richiama alla nozione borelliana di ‘moto oscillatorio’. Secondo Giovanni Alfonso Borelli, il sangue sarebbe dotato di un moto oscillatorio conse- guente ad una reazione chimica provocata dall’aria inspirata. I moderni, continua Vallisneri, «appropriano questo moto oscillatorio anche alle fibre carnose delle glandule e delle altri parti del nostro corpo, come ad una macchina oltremirabile, in cui sempre i solidi co’ fluidi devono avere la do- vuta proporzione, dandosi mano gli uni cogli altri per regolare e perpetuare i lor moti». 37 Vallisneri fa riferimento anche ad una sostanza contenuta nel- l’aria («quel non so che di volatile») che assottiglia e depura il sangue. 38 Se la salute consiste nell’equilibrio tra fluidi e solidi, la malattia sara` dunque uno «sconcerto» della «naturale armonia», come si e` gia` accennato in apertura di saggio. Per il mantenimento e il ristabilimento della salute sono di cruciale importanza la qualita` dei fluidi e il «vigore energetico» del- le fibre. In particolare, per quanto riguarda le fibre, la salute del corpo sembra dipendere dal mantenimento di una condizione di equilibrio fra due stati opposti – maggior irrigidimento e tensione da un lato, maggior elasticita` e pieghevolezza dall’altro: 39

e` dunque necessario per vivere, e per sano vivere, che i detti fluidi si facciano piu`

scorrevoli e piu` pronti all’ubbidienza delle fibre, o che le fibre si facciano piu` ro-

buste e piu` attive per ismovergli: laonde per questo ottenere, puo` il medico servirsi di due modi, uno di attemperare, addolcire, sciogliere quel fluido, che non iscorre,

o che lento scorre, l’altro di corroborare la fibra in maniera, che volente nolente, il

fluido sia sforzato ad uscire di quell’alveolo, o interstizio, o canale intasato, o ri-

stretto, o compresso, che gl’impediva, o ritardava il suo corso. 40

, «Peristaltico moto». In uno dei Consulti medici (p. 249), Vallisneri accenna ai «medici mecca- nici» che chiamano «oscillazioni» i moti delle fibre.

cit., pp. 424-425. Si veda anche ivi, p. 432, s.v.

37

ID., Saggio d’istoria medica e naturale

38 ID., Consulti medici, cit., p. 122; lettera di Vallisneri a Lorenzo Patarol da datare prima

del 29 giugno 1712, in ID., Epistolario

, in ID., Opere fisico-

mediche

40 Ivi, p. 467. Sul possibile ruolo del caffe`, dell’oppio e della cioccolata nel provocare lo sconcerto dell’equilibrio tra solidi e fluidi o nel ristabilire l’equilibrio perduto, si veda ID., Saggio

d’istoria medica e naturale

cit., pp. 381 e 388 (riferimento anche agli spiriti ‘predatori’ di Fran-

, cis Bacon); ID., Consulti medici, cit., pp. 94-95 (con riferimenti a Bacon e Thomas Willis).

,

cit., II, p. 174.

39 ID., Dell’uso e dell’abuso delle bevande e bagnature calde o fredde

,

cit., II, p. 492.

— 300 —

L’ANATOMIA DELL’ESTRO DI ANTONIO VALLISNERI

Il primo metodo opera piu` lentamente e con maggior delicatezza; il se-

condo procede per terapia d’urto, inducendo le fibre a contrarsi con forza.

In entrambi i casi, la «corroborazione delle fibre» sembra essere l’obiettivo

principale nel processo di ristabilimento della salute, visto che le parti ner- vose, membranose e tendinose altro non sono che «tele o intrecciamenti finissimi delle fibre de’ nervi». 41 Gli elementi costitutivi della fisiologia vallisneriana sono dunque prin- cipalmente i solidi, i fluidi e il movimento. Per solidi Vallisneri intende gli

organi, ma soprattutto le fibre di cui essi sono composti; per fluidi, gli umori, ma in particolare il sangue; per movimento, spinte meccaniche e reazioni chimiche. Il sangue e` caratterizzato da due movimenti principali, l’uno di natura meccanica, «locale e circolatorio», l’altro di natura chimica, «agitativo e intestino» – il primo causato dalla tensione delle fibre, l’altro

da un fermento. 42 Ai fini del mantenimento della salute si richiede non solo

la conservazione del rapporto dei detti movimenti all’interno del corpo, ma anche la conservazione della proporzione degli elementi componenti il san- gue e gli altri umori, tanto in termini chimici (sali, zolfi e linfe) quanto in termini meccanici (figura e mole). Questo perche´ le particelle del sangue, una volta che la proporzione dei suoi elementi si e` alterata, non riescono a passare dalle arterie nelle vene con la consueta facilita` e finiscono col rista-

gnare negli interstizi. Piu` in particolare, l’equilibrio interno al fluido si rom-

pe

quando gli zolfi e i sali prevalgono sull’olio balsamico oleoso. 43 Da que-

sto

punto di vista, la digestione ha un ruolo centrale nel mantenere la salute

del corpo, provvedendo al continuo ristabilimento della corretta quantita`

di

sostanze chimiche. 44 «Nel mio sistema», spiega Vallisneri, «la bile e`

un

mestruo necessario per la preparazione del chilo, triturando ulterior-

mente il medesimo, quando discende nel duodeno, e servendo ancora per precipitare, o far separare il puro dall’impuro, cioe` il chymo dalle fec- ce». 45 A sua volta, il corretto funzionamento degli organi deputati alla di- gestione dipende dal tono delle fibre e dall’azione di un fermento. 46 Nella fisiologia del corpo umano, i sali assolvono alla funzione di sollecitare la reattivita` nervosa, come fanno i pungiglioni degli insetti al livello delle ma-

41 ID., Dell’uso e dell’abuso delle bevande e bagnature calde o fredde

42 ID., Consulti medici, cit., pp. 337-338.

43 Ivi, pp. 288 e 312.

44 La digestione, scrive Vallisneri, «e` la base della nostra sanita`», ivi, p. 163.

45 Ivi, p. 230.

46 Ivi, pp. 287-288.

,

cit., p. 494.

— 301 —

GUIDO GIGLIONI

crostrutture e in situazioni patogene. I disturbi nel corpo, scrive Vallisneri usando una metafora a lui piuttosto cara, cominciano quando i sali sguai- nano le loro spade («snudano le loro punte»). 47 Considerando dunque la salute dell’organismo umano dal punto di vi- sta della «meccanica de’ nostri solidi e de’ nostri fluidi», Vallisneri ravvisa nell’ostruzione una delle cause principali del dissesto dell’equilibrio tra fluidi e solidi. Egli distingue tra ostruzione «secca» (causata da «particelle tartaree, lapidose o renose»), «umida» (causata da «materie lente, grosse e mucillaginose») e «miste». Distingue quindi quattro principali aree suscet- tibili di ostruzione: i capillari delle arterie, le sottili radici delle vene, i canali escretori delle ghiandole e i pori laterali delle tuniche arteriali. In quest’ul- timo caso, in particolare, succhi e fermenti filtrano attraverso le dette po- rosita` dei vasi e si vanno a depositare «nelle cavita`, o loculi delle ghiandole, dentro le quali si fanno ristagni di diverse sorti d’umori». 48 La rottura del- l’equilibrio tra fluidi e solidi causa il ristagno nelle ghiandole. Questo a sua volta diventa fonte di ulteriori irritazioni. Se volessimo riassumere la complessa posizione di Vallisneri, potrem- mo dire che il ristagno dei fluidi per cause chimiche e` la ragione principale delle malattie nella fisiologia vallisneriana. Piu` specificamente, la causa ul- tima sembra ogni volta ridursi ad un’alterazione chimica degli umori deri- vante da un malfunzionamento della digestione. 49 Vi sono pero` anche delle situazioni in cui Vallisneri ipotizza che sia una specifica causa meccanica, vale a dire, la «flaccidita` e lassezza delle fibre», a rallentare il corso dei flui- di, com’e` il caso della tisi dovuta a debolezza dei tessuti polmonari. 50 Sem- brerebbe allora stabilirsi una sorta di andamento circolare nella spiegazio- ne. In generale, il ristagno dei fluidi causa l’irritazione delle fibre e, di conseguenza, la loro possibile contrazione o allentamento; tuttavia, in alcu-

`

ni casi e` la stessa perdita di tono delle fibre a causare il ristagno dei fluidi. E

dunque legittimo chiedersi a quale causa spetti la precedenza: la tensione

delle fibre, o l’alterazione chimica; il cervello (e i nervi) o gli ipocondri

`

(e gli umori)? E la reazione chimica ad essere occasionata dal ristagno di materia accumulatasi nelle ghiandole per un difetto di filtrazione, o e` il meccanismo di filtrazione ad essere impedito dalla mutata qualita` della so-

47 Ivi, p. 321.

48 Ivi, p. 230.

49 Ivi, pp. 20-21, 38, 48, 268, 281, 311-312.

50 Ivi, p. 267: «una flaccidita` e fiacchezza delle fibre de’ medesimi [i polmoni], che non ab- biano tutto il loro dovuto tuono od energetica forza, per far che presto seguano i liquidi il pro- prio corso, rendendosi in tal foggia tardigradi».

— 302 —

L’ANATOMIA DELL’ESTRO DI ANTONIO VALLISNERI

stanza oggetto di filtrazione? Domanda che e` senza dubbio cruciale, e dalla risposta ad essa data dipende la soluzione vallisneriana alla questione della natura (meccanica o vitale) dell’irritazione nervosa.

4. IL «MAL DI NERVI»

Nel trattato dedicato all’antichissima questione se sia meglio bere caldo o freddo, Vallisneri si chiede come sia possibile che a volte la reattivita` delle fibre (il loro «increspamento») possa venir stimolata da rimedi tanto caldi che freddi. La risposta getta ulteriore luce sulla natura dei meccanismi neu- ro-fisiologici. Caldo e freddo hanno entrambi il potere di stimolare le fibre al movimento in quanto essi fanno leva sull’attivazione di diverse proprieta` fisiologiche. In entrambi i casi, la fibra si corrobora, nel caso del freddo in conseguenza di un’improvvisa contrazione, nel caso del caldo in conse- guenza del suo venir ‘morsa’ dall’elevata temperatura. Piu` precisamente:

Succede cio` dal freddissimo, il perche´ ferma il liquido nervoso e linfatico nella parte, che si ritira, come in se stessa, e si fa per accidente piu` forte e piu` energetica; e lo stesso dal caldissimo addiviene, conciossiacche´ mordendo la fibra, fa, che con- corra copia maggiore di liquido alla medesima, d’onde si gonfia, e anch’essa allora piu` robusta e piu` attiva diventa. Al contrario il tiepido non fa bene ne´ l’uno ne´ l’altro, ma solletica solo dolcemente la medesima, promove, ma non risolve, e piut- tosto fa rilasciarla, che tesa renderla, onde puo` solamente in certi casi, de’ quali abbiamo gia` fatto parola, giovamento apportare. Puo` anche giovare il caldissimo, imperocche´ in uno stesso tempo, ch’egli e` cagione, che molti spiriti alla parte dol- cemente irritata concorrino, dissipa l’umido soverchio, e la linfa gelatinosa, e le inutili moccicaie, che in quella annidavano, e imbarazzata e come legata e stupida la tenevano. 51

Una volta che i fluidi ristagnano, qualunque sia la causa antecedente, i sali e zolfi si fanno piu` caustici e corrosivi e cominciano a pungere ed irritare le fibre. Lo sconcerto della macchina si traduce a questo punto in «mal di nervi»:

S’aggiunge essere in questa sorta (diro` cosı`) di macchine sconcertate una certa tensione sempre troppo rigida, o un certo stiramento sempre troppo teso delle fu- nicelle nervose, le quali ad ogni urto o stimolo benche´ leggiero facilmente si risen- tono, viziosamente ondeggiano e s’increspano e si convellono, d’onde poi nascono

51 ID., Dell’uso e dell’abuso delle bevande e bagnature calde o fredde

— 303 —

,

cit., p. 493.

GUIDO GIGLIONI

quegl’interni tremori, palpitazioni, vomiti, strangolamenti de’ vasi, espressioni vio- lente de’ sughi ancor crudi, dolori, passioni, e simili, che gli tormentano. 52

Il comportamento delle fibre in reazione a rimedi freddi e caldi spiega per analogia anche il loro comportamento nei disturbi mentali e neurolo- gici. L’«astrusa cagione» proposta da Vallisneri per spiegare l’attacco apo- plettico con conseguente paralisi e` una «fortissima convulsione» dei nervi che contorce e danneggia la loro «fibrosa o fistolare struttura», al punto da impedire il corso della «linfa spiritosa» o «liquido nervoso». L’«increspa- tura» dei nervi dipende da un violento moto di contrazione delle meningi, piu` in particolare della dura madre, la quale – e qui Vallisneri fa sua l’ipo- tesi di Antonio Pacchioni 53 – «ha tanto di forza e d’uso per conservare e moderare i moti di questa macchina». Le meningi, nel ritrarsi con violenza verso l’interno del cranio, provocano lo «strangolamento» delle «fistolette o cannellini midollari de’ nervi», stretti nei fori dell’osso del cranio. Di qui svenimenti, paralisi e, a volte, perfino morte. 54 Accanto al trattato sul bere caldo e freddo, i Consulti medici di Valli- sneri rappresentano un’altra importante fonte a cui attingere per abbozzare i lineamenti di una teoria vallisnierana del sistema nervoso. I casi esaminati sono di varia natura e in ognuno d’essi Vallisneri sottolinea l’individualita` di ogni caso particolare. Eppure, nonostante l’attenzione venga rivolta alle peculiarita` delle singole storie, emerge un modello esplicativo unitario. Co- me si e` gia` avuto modo di vedere nel precedente paragrafo, un tipo di spie- gazione sembra ricorrere piu` di altri: il sottile e precario equilibrio su cui si basa il normale espletamento delle funzioni vitali e` di solito interrotto da un’alterazione nella chimica dei fluidi originatasi nella fase della digestione, fase critica, come si e` gia` avuto modo di notare, per la produzione e il man- tenimento della vita. La causa principale di una tale alterazione e` il rista- gnare di fluidi nelle ghiandole deputate alle funzioni di filtrazione e secre- zione. Tale ristagno provoca un’accresciuta causticita` nei sali e zolfi circolanti nel sangue. Il flusso sanguigno diventa allora una fonte di irritanti chimici che prendono a pungere e mordere le fibre nervose. Il risultato fi- nale in questa serie di reazioni a catena e` l’increspamento dei nervi e la con-

52 ID., Consulti medici, cit., p. 71.

53 Ivi, pp. 12-13. La tesi che i parossismi epilettici e altre forme innaturali di contrazione

nervosa derivino dalle contrazioni delle meningi si trova gia` esposta in T. WILLIS, Cerebri ana-

tome, in ID., Opera omnia

cit.,

p. 479. Sull’apoplessia, si veda anche ID., Saggio d’istoria medica e naturale

,

Amstelaedami, Apud Henricum Wetstenium, 1682, II, p. 32.

54 A. VALLISNERI, Dell’uso e dell’abuso delle bevande e bagnature calde o fredde

,

cit., p. 372.

,

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L’ANATOMIA DELL’ESTRO DI ANTONIO VALLISNERI

trazione delle meningi. La domanda fondamentale torna tuttavia a ripre- sentarsi: e` l’origine dei disturbi da ricondurre ad un’alterazione chimica dei normali processi digestivi con sede negli ipocondri o e` piuttosto una reazione meccanica che tramite le diramazioni nervose interessa in primo luogo il cervello? La questione e` affrontata apertamente da Vallisneri in uno dei consulti riguardante il caso di un giovin signore affetto da turbe ipocondriache. Qui Vallisneri si chiede se la causa sia da ricercare nel «cervello offeso» o negli «ipocondri viziati». 55 Il dubbio e` del resto piu` che legittimo. Se pensiamo a William Harvey, Jan Baptiste van Helmont e Francis Glisson, tra i primi a scrivere di irritabilita` in senso moderno (vale a dire come una forma di con- trattilita` indipendente dal sistema nervoso centrale), e` lo stomaco piu` che il

cervello a costituire un centro di irritabilita` nervosa. Anzi, la teoria dell’ir- ritabilita`, nella forma messa a punto da Glisson, nasce come alternativa al modello del sistema nervoso con centro nel cervello. Per Glisson, si da` una forma di reattivita` motoria e percettiva che non fa riferimento alla sensibi- lita` nervosa. In Vallisneri, la questione si carica di un significato tutto spe- ciale. Gli ipocondri continuano a giocare un ruolo cruciale, inseriti ancora in un contesto generale di tipo moderatamente umoralistico. Ora, cosa sia- no precisamente gli ipocondri e dove essi siano localizzati anatomicamente,

e` questione non facile da risolvere, come non lo e` del resto per altri autori

dell’epoca. Gli ipocondri corrispondono ad un’area approssimativamente localizzata nel basso ventre, nelle due parti laterali delle cavita` addominali, contententi il fegato, lo stomaco, il pancreas, la milza, il colon e le anse del- l’intestino tenue. Il fatto stesso di essere un’entita` collettiva e plurale – gli ipocondri – rende una tale struttura anatomica ancor piu` elusiva. In ogni caso, il costante riferimento agli ipocondri ci fa comprendere meglio in che senso per Vallisneri la complessa sintomatologia relativa a disturbi apo- plettici, ipocondriaci, isterici sia da ricondurre a fenomeni di cattiva dige-

stione. 56 Nel caso dei sintomi del gia` menzionato giovin signore ipocon- draico – vale a dire «oppressioni di cuore», «occupazioni di mente con

fantasmi torbidi e fastidiosi», «timori panici», «tremori e moti spasmodici,

o convulsioncelle», «polluzioni notturne», «ma per lo piu` un semplice e va-

no irritamento alle parti» – essi derivano da un’originaria disfunzione ga- stro-intestinale in virtu` della quale non si producono piu` fermenti nello sto-

55 ID., Consulti medici, cit., p. 48.

56 Si veda MALPIGHI, Carteggio Marchetti, II, cord., 357, Biblioteca dell’Universita` di Pisa:

«Gli umori e li sali acidi generati ne gl’ipocondri, turbando la prima cozione e la precipitazione de gli escrementi, costituiscono un affetto ipocondriaco».

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maco, l’equilibrio tra sali e le linfe balsamiche si rompe, i vasi si otturano per l’accumulo di materie crude e viscose, la circolazione del sangue muta

di velocita` e frequenza e, infine, nervi e membrane si tendono e si increspa-

`

no. E come dire che il «mal di nervi» e` un prodotto di cattiva digestione,

che ansie e depressioni sono la conseguenza di mancate fermentazioni (e che i cattivi poeti, se volessimo per un momento tornare al punto da cui

si era partiti, sono tali perche´ digeriscono male). Analogamente, il consulto

relativo ad una dama sofferente di disturbi ipocondriaco-isterici pone in

evidenza, secondo Vallisneri, come la causa del male risieda nel cattivo fun- zionamento dello stomaco, tant’e` vero che, ogniqualvolta la dama vomita,

le «si rasserena la mente», rendendosi allora «piu` lucidi, piu` puri gli spiriti

dominatori». 57 D’altro lato – e cio` sembrerebbe riconfermare la presenza nel modello esplicativo vallisneriano di una certa oscillazione tra tensione (meccanica) e fermentazione (chimica) – il caso di una gentildonna sofferente di mal di stomaco, in cui non pare esserci traccia di alcuna materia peccante «o per secesso, o per vomito, o per alcun altro canale, o colatoio del corpo», inclina Vallisneri a pensare che il disturbo riguardi unicamente i nervi, ri- solvendosi in una mera convulsione delle «funicelle nervose». La natura puramente nervosa del disturbo accentua pero` per Vallisneri la difficolta`

della diagnosi e della cura (citando Ippocrate, difficiliores sunt morbi ner- vorum quam venarum). Quando si tratta di nervi, occorre infatti trovare l’a- gente irritante. «Il difficile si e`», osserva Vallisneri, «trovar il sito, dove an- nidi quel sugo agro e rodente, che in certo tempo quasi determinato, sbocca da’ suoi alveoli e morde e punge con tanta rabbia le membrane e i nervi, che gli sforza a incresparsi, e a spasmodiche contrazioni convellersi, ora in un luogo, ora nell’altro del basso ventre, ed anche pure alle volte in tutto il medesimo, conforme i rami delli stessi in varie parti si allungano, e

si distendono». Va notato che, nel cercare una possibile mediazione tra la spiegazione

tramite digestione e spiegazione tramite tensione delle fibre, Vallisneri riget-

ta apertamente la soluzione basata sul ruolo delle facolta` mentali e delle

operazioni dell’anima. La difficolta` e` accresciuta dal fatto che, come si e` gia` avuto modo di dire parlando della sessualita` delle donne, Vallisneri non istituisce alcun possibile nesso tra malfunzionamento degli organi geni- tali, disturbo della sessualita` e disordine dell’immaginazione. Ora, se in ge- nerale il turbamento delle facolta` mentali deriva da cattiva digestione, le

57 A. VALLISNERI, Consulti medici, cit., p. 102.

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L’ANATOMIA DELL’ESTRO DI ANTONIO VALLISNERI

passioni e l’immaginazione avranno inevitabilmente un ruolo secondario

`

nell’innescare il processo di irritazione delle fibre e di tensione nervosa. E vero che Vallisnieri in piu` di un’occasione riconosce l’importanza dei sei non-naturali (clima, nutrizione, passioni, sesso, sogni e esercizio fisico), ma proprio perche´ immaginazione e passioni vengono qualificati quasi esclusivamente come uno dei suddetti non-naturali, cio` significa che imma- ginazione e passioni rientrano piu` in una questione di igiene che di eziologia

patogena. 58 Cio` risulta quanto mai evidente nel modo in cui Vallisneri de-

scrive il passaggio dall’alterazione corporea al disordine dell’immaginazione:

i morsi dei sali irritano i nervi del plesso mesenterico, i quali inducono le membrane ad incresparsi e i vasi a contrarsi, i quali a loro volta rallentano

la circolazione del sangue. La «remora del sangue» si comunica quindi al-

l’anima in forma di «molestia e oppressione»:

L’anima allora o la fantasia confusa forma idoli torbidi, e neri, si spaventa, e teme, sı` perche´ gli spiriti non hanno tutta quella chiara limpidita`, che a loro si de- ve; sı` perche´ non distinguendo occupata dal sonno tutta la cagione del male, e sen- tendo in confuso l’oppressione di quell’organo, ch’e` uno de’ principali della sua macchina, s’idea maggiori pericoli, ingrandisce gli effetti, e si finge stravaganze precipitose. Cosı` anche fuora de’ moti spasmodici fa sogni tetri e lugubri, per lo terrore altre volte impressosi con meditazioni cupe, e funeste, e per gli spiriti non chiari e volatili, che non ponno formare in quelle tenebre, che idee simili a loro, cioe` turbate e sconvolte. 59

`

E

sulla base di quadri diagnostici del genere che possiamo caratterizzare la

posizione di Vallisneri rispetto all’immaginazione come tendenzialmente

materialistica. L’alterazione delle facolta` mentali dipende fondamentalmen-

te da un’alterazione dei sali e degli zolfi. Si puo` anzi dire che l’anatomo-pa-

tologia del sistema nervoso presupponga in Vallisneri una chimica dell’im-

maginazione piuttosto che una psicologia delle facolta` dell’anima in grado

di giustificare delle possibili tecniche di controllo della stessa immaginazio-

ne. Il che non sarebbe in fondo assai diverso dal noto principio medico ga- lenico secondo cui i mores dell’anima dipendono dai temperamenti del cor- po, se non fosse che in Vallisneri i naturali scambi di energia e conoscenza, che nel modello medico galenico tradizionale (su base in gran parte umo- rale) avvengono tra la mente e il corpo, si sono in Vallisneri irrigiditi in un moto unidirezionale (meccanicamente di causa ed effetto) dal corpo alla

58 Ivi, p. 119: «per cagione de’ cibi, dell’aria, delle passioni d’animo, o delle altre cose che noi medici chiamiamo non naturali». Si veda anche ivi, pp. 121 e 158.

59 Ivi, pp. 51-52.

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GUIDO GIGLIONI

mente. Anche nel caso dell’isteria, «i fantasmi tetri e funesti» che tormen-

tano la mente delle malate derivano da cause organiche, vale a dire, il «san- gue sconcertato», le parti solide, ora troppo irritate, ora troppo snervate,

gli

spiriti agitati e lesioni all’utero o alle ovaie. Come si e` gia` avuto modo

di

dire, il disturbo e` dovuto alla «dura necessita` degli umori salsi», e

non ad uno sfrenamento delle passioni. 60 In particolare, l’otturazione del-

l’utero, che e` «un cribro, od uno scolo, per cui non solamente esce a suo

tempo il soverchio, ma anche il peccante», e` causa di molti mali per le don- ne. 61 Sono quelli che potremmo definire i contraccolpi corporei della fun- zione rappresentativa e mimetica dell’immaginazione che Vallisneri non sembra tenere in gran conto. Il potere che ha l’immaginazione di fornire una rappresentazione simbolica in forma corporea del male che affligge il paziente gode di scarsa considerazione nella diagnostica vallisneriana.

Al pari del cibo e dell’aria, l’immaginazione e` uno dei fattori esterni (le «ca-

gioni esterne») che influenzano la salute di un organismo inserito in un am- biente naturale, una determinata societa`, un determinato orizzonte geogra- fico. Di nuovo, la questione dell’immaginazione appartiene al campo dell’igiene e della profilassi (il dominio della non-natura, nel linguaggio del- la medicina tradizionale) piu` che a quello delle cause delle malattie (ovvero,

il dominio del contro-natura). Una conseguenza non secondaria di un tale restringimento del ruolo dell’immaginazione e` poi la riconferma della tesi che il processo irritativo e` un meccanismo patogeno che trae origine dall’e- sterno piu` che dall’interno. Questo fatto diventa ancor piu` evidente se pen- siamo che per Vallisneri una fonte ragguardevole di irritazioni proviene dalla presenza di organismi viventi all’interno di altri viventi. Alcuni esempi tratti dalla diagnostica vallisneriana possono contribuire a chiarire la complessa relazione tra «cagioni esterne», immaginazione e ir- ritazione. Nell’esaminare il caso di una «nobilissima e spiritosissima dama d’anni 22 incirca», affetta da una serie di disturbi che in senso moderno fanno pensare ad un episodio di depressione con possibili sintomi isterici, Vallisneri pone ancora una volta l’accento sulle «cagioni esterne» (sembra si alluda all’ambiente familiare e alle condizioni malsane dell’aria), le quali «cagioni esterne», non potendosi eliminare, fomentano e rafforzano il ma- le. L’aria inspirata e le passioni dell’anima, in particolare, creano un «cir- colo vizioso» dal quale la paziente non sembra in grado di liberarsi. Di con- seguenza, anche i rimedi suggeriti per curare il disturbo, a parte i farmaci,

60 Ivi, pp. 90 e 102-103.

61 Ivi, p. 178.

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L’ANATOMIA DELL’ESTRO DI ANTONIO VALLISNERI

sono di natura igienica e preventiva: «Fugga l’aria grave di nebbie, e torbi- da e ventosa», consiglia Vallisneri ai medici che hanno in cura la dama.

«Faccia moderato esercizio, sollevi l’animo con nobili e allegri divertimenti,

ne´ si occupi in noiose cure, in pensar molto e in tormentare lo spirito». 62 Si

tratta, in altre parole, di distrarre la mente e l’immaginazione piu` che coin- volgerle in un serio esercizio introspettivo teso ad un possibile controllo

delle immagini morbose.

Si consideri, per fare un altro esempio, un fenomeno in un certo senso

di dettaglio, ma assai significativo per quel che riguarda l’atteggiamento di

Vallisneri nei confronti del ruolo dell’immaginazione, desiderio sessuale e irritazione nell’economia vitale del corpo: le polluzioni notturne. Anche

in questo caso, Vallisneri sembra escludere o minimizzare il ruolo dell’im-

maginazione nel provocare l’eiaculazione di seme maschile durante il son- no. Tra i vari sintomi di cui soffre il giovin signore di cui si e` parlato pre- cedentemente, ci sono anche le polluzioni notturne: la causa prossima, ancora una volta, e` l’«increspamento de’ nervi»; la causa remota, l’alterata chimica dei fluidi negli ipocondri. Le polluzioni notturne, definite da Val- lisneri come «vano irritamento spasmodico delle parti seminali senza espressione di cos’alcuna», dipendono da fattori puramente meccanici che appartengono alla semplice dinamica dei nervi, le loro «interne convul- sioncelle» («lo sboccamento del seme non puo` farsi, se non s’increspano i nervi e non si stringono quelle vescichette, come piccole celle conservatrici del medesimo»), da fattori accidentali che possono scatenare reazioni ina- spettate (i nervi che controllano gli ipocondri «possono esser nel sonno punti e irritati») e da puri meccanismi omeostatici miranti a mantenere l’e- quilibrio del rapporto tra fluidi e solidi («perche´ vi e` copia e acrimonia maggiore di seme, onde questi in quel tempo e` piu` fluido, piu` salso, piu` mordace, e in consequente piu` facile all’uscita»). Come «scrissero i savi vecchi» – aggiunge Vallinseri richiamando Ippo- crate con un leggero tocco d’ironia – coitus est brevis epilepsia. Veniamo cosı` riportati alla metafora dell’assillo come agente patogeno, pungolo ses- suale e tarlo creativo. In tutti e tre i casi, ci troviamo in situazioni morbose o al limite delle ‘normali’ condizioni di salute. «Veggiamo ne’ confermati epileptici», scrive Vallisneri paragonando il sofferente di polluzioni nottur- ne al malato di nervi, «che ne’ loro moti spasmodici stravaganti e furiosi, scappano non solamente da’ loro riserbatoi e canali gli escrementi, ma il seme, e cio` perche´ in quegli e` maggiore e piu` feroce l’increspamento de’

62 Ivi, pp. 121-127.

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nervi». In ogni caso, dal novero delle cause (e non sono poche: oltre alla meccanica dei nervi e la causticita` del seme, il cibo e i vini ingeriti, e perfino «la depravazione della nostra volonta`»), Vallisneri esclude l’immaginazio- ne, proprio l’immaginazione che, fin dai tempi di Galeno, era stata tradi- zionalmente associata ai casi di polluzione notturna. Nella voce ‘Polluzione’ contenuta nel Saggio d’istoria medica e naturale, Vallisneri giudica la causa riferita da «alcuni savi uomini», vale a dire la «forza d’immaginazione e di sogno», come «troppo ristretta». 63 In un altro consulto medico, Vallisneri esamina il caso di un «generoso Signore» incapace di eiaculare nel corso dell’atto sessuale, ma soggetto tut- tavia a polluzioni notturne («Uscita del seme nell’atto del coito impedita che esce poi liberamente in sogno»). Le cause addotte sono, ancora una volta, di natura chimica e meccanica: seme troppo dolce e non sufficiente- mente irritante, la rilassatezza delle fibre e l’«insensibilita`» delle membrane e fibre dell’organo. La descrizione di Vallisneri tradisce l’ammirato sguardo dello scienziato di fronte al miracolo di ingegneria meccanica sotteso all’e- rezione del pene e all’eiaculazione dello sperma:

Mi pare adunque probabile, che il seme del generoso Signore non sia abba- stanza dotato di que’ sali volatili e irritativi, che debbono stuccicare la parte e ri- svegliarla alla grand’opra, facendo che bolla, che spunti, che dolcemente punga, e per cosı` dire, morda le membrane, che lo rinchiudono; dal che ne segue, non poter queste incresparsi e costrignersi abbastanza, per ispruzzarlo fuor fuora, non con- correndo a quella parte spiriti sufficienti, che bastino per far abbreviare i nervi e le fibre destinate all’espulsione del seme, essendo anche forse queste naturalmente troppo deboli o semistrutte.

Eppure di notte l’organo sembra funzionare normalmente. Per spiegare «un cosı` astruso fenomeno», Vallisneri insiste allora con piu` decisione sulle cause meccaniche. Anzi, ogniqualvolta l’inserzione del desiderio sessuale o del disordine immaginativo sembra minacciare la coerenza del quadro con- cettuale, la meccanica e il sistema dei nervi tesi incentrato nel cervello pre- valgono perfino sulla chimica (e i processi fermentativi localizzati negli ipo- condri):

Puo` anche essere, che i forellini, pe’ quali scappa, spremuto, come da spongia, il maschil seme, sieno troppo angusti, onde solamente la notte, quando nel sonno si concentra il calore, vengano rarefatti e dilatati, riscaldandosi in quel tempo an- che la seminal materia, bollendo e assottigliandosi, e percio` in quella esca contrap-

63 Ivi, pp. 151-158; ID., Saggio d’istoria medica e naturale

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,

cit., p. 441.

L’ANATOMIA DELL’ESTRO DI ANTONIO VALLISNERI

ponendosi allora egualmente al contrasforzo de’ muscoli elevatori e alle parti irri- gidite del membro; cio` che non segue nella vigilia, quando il calore e` diffuso egual- mente nell’esterne, che nell’interne parti, o piu` nell’esterne agitate, e forse perche´ il membro e` piu` rigido, che nel sonno.

Poi, finalmente, Vallisneri sembra ammettere che forse anche la sensibilita` e la «dilicatezza» dei nervi possano giocare un qualche ruolo:

Aggiugnevo che puo` esser anche, non darsi nel detto Signore una certa dilica- tezza e sensazione squisita delle membrane, delle fibre e delle papille nervose, che sono soggetto del diletto e del senso nella glande, e ne’margini della corona, dal che derivi, non concorrere alle parti tanta copia degli spiriti, che sono necessari per terminar la grand’opra, e tanto piu` per non esser mai state le parti usate nel tempo, che erano piu` tenere e facili ad esercitar un tal uso. 64

Accanto alle cause puramente meccaniche, Vallisneri avanza dunque l’ipo- tesi di un’assenza o debolezza di sensibilita` nell’organo. Tuttavia, nonostan- te l’accenno alla sensibilita` della parte come possibile variabile da prendere in considerazione nella definizione del quadro clinico, Vallisneri non sem- bra azzardare in alcun modo l’ipotesi di un nesso tra le facolta` mentali e le reazioni corporee (nesso che e` invece postulato e, direi, abbozzato nel mo- dello cartesiano, ed illustrato con dovizia di particolari nella neurologia wil- lisiana). La sensibilita` di cui parla Vallisneri e` di tipo puramente meccani- co. La reticenza con cui egli ne parla e` comprensibile dato il referente in ultima analisi galileiano (via Malpighi e Borelli) dell’espistemologia vallisne- riana. 65 Nella Istoria della generazione dell’uomo e degli animali, Vallisneri ricorda che, nonostante le insistenze di Leibniz, egli non avesse mai avuto il «coraggio» di scrivere dell’anima, accontentandosi «di sapere quel poco, che palpo e veggo». 66 Nella stessa opera, sostiene che cio` che possiamo congetturare con una certa probabilita` riguardo al cervello – la sua struttu- ra e le sue funzioni – e` che in quest’organo si producan «certi sughi desti- nati a dare il moto a tutta la macchina». Chi volesse arguire di piu`, continua

64 ID., Consulti medici, cit., pp. 396-397.

65 Su questo punto specifico, mi permetto di rimandare al saggio G. GIGLIONI, The Ma- chines of the Body and the Operations of the Soul in Marcello Malpighi’s Anatomy, in Marcello Mal- pighi. Anatomist and Physician, edited by D. Bertoloni Meli, Firenze, Olschki, 1997, pp. 149-174.

, sibile dimensione di autocensura delle prese di distanza di Vallisneri dalla metafisica leibniziana nell’Istoria della generazione cfr. pero` D. GENERALI, Il «Giornale de’ Letterati d’Italia» e la cultura veneta del primo Settecento, «Rivista di storia della filosofia», vol. XXXIX, II, 1984, pp. 254-259 e ID., Storia e storiografia della scienza, in F. ANDRIETTI – D. GENERALI, Storia e storiografia della scienza. Il caso della sistematica, Milano, Angeli, 2002, pp. 70-75.

cit., p. 197. Sulla pos-

66

A. VALLISNERI, Istoria della generazione dell’uomo e degli animali

— 311 —

GUIDO GIGLIONI

Vallisneri, «e’ mi rassembra simile a coloro, i quali vedendo che il cervello e`

la sede de’ sensi interni e dell’anima intellettiva, s’affaticano di ritrovare

nella circolazione degli spiriti animali, nelle oscillazioni delle meningi, o delle fibre del centro ovale la maniera con cui si fa l’immaginazione, il giu- dicio, o il discorso». 67 La critica di Vallisneri nei confronti di coloro che pretendono di far luce sulla natura delle funzioni mentali tramite ragiona- menti analogici a partire dalle strutture anatomiche sembra chiaramente ri- volta ai tentativi messi in opera tanto da Descartes che da Willis. Al di la` del sorriso ironico, non e` difficile percepire nel resoconto un certo fastidio per il modo in cui il fenomeno della polluzione sembra sot-

trarsi caparbiamente ai tentativi di spiegazione chimico-meccanicistica ela- borati da Vallisneri, una volta che sia stato negato ogni contributo alle dimensioni simboliche e produttive dell’immaginazione. Anche ammesse tutte le varie componenti meccaniche sopra enumerate, il seme sembra tut- tavia fuoriscire quasi spontaneamente, senza richiedere il complicato tram- busto chimico-meccanico di leve e pulegge, acidi e fermentazioni necessa- rio per il compimento dell’atto sessuale.

Ho alcuna volta meco stesso pensato con maraviglia, e qualche volta con col- lera, per qual cagione succedano a’ soli uomini, fra tanti animali del mondo, le pol- luzioni notturne, e come succedano. Una cosa, che, quando vegliamo, ricerca tutti noi stessi, e di piu` vuole moto, e fregagione esterna di quel corno, con cui cozzano gli uomini colle donne, per parlar pure col suddetto Boccaccio, e quando dormia- mo senza muoversi, o stuccicarlo, e sovente senza avere sogni libidinosi, scappa con empito quale balsamo dal nostro corpo, quel miracolo famigliare alla mano maestra d’Iddio. 68

«Sovente senza avere sogni libidinosi». Indubbiamente, la precisazione di Vallisneri suona alquanto sospetta. In generale, possiamo dire che l’intera questione del rapporto tra senso e natura, volontario e involontario e` rimos-

sa dallo schema esplicativo. Per Vallisneri, il corpo va sı` continuamente

soggetto ad irritazioni, ma cio` non vuol dire che in quanto tale esso sia do- tato di un’autonoma capacita` di reagire a stimoli esterni. La presenza di ir-

ritazioni non presuppone alcuna irritabilita`. Piu` che ad un soggetto reatti- vo, il fenomeno dell’irritazione fa riferimento ad un oggetto esterno fonte

di irritazioni che modifica la natura del soggetto offeso. La reazione dipen-

67 A. VALLISNERI, Istoria della generazione dell’uomo e degli animali

68 ID., Consulti medici, cit., p. 52.

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,

cit., p. 202.

L’ANATOMIA DELL’ESTRO DI ANTONIO VALLISNERI

de dall’agente patogeno esterno – sia esso l’aculeo del sale, dell’insetto e del microorganismo (il verme) – e non dal paziente soggetto all’attacco. Da questo punto di vista, secondo Vallisneri, l’agente irritante per eccellenza e` il verme, vale a dire, un oggetto irritante individuato a tutti gli effetti e completamente distinto dal soggetto irritato.

Nel caso dei vermi, si potrebbe parlare di irritazione per contagio. E parte integrante del modello fisiologico vallisneriano la tesi che le parti co- stituenti il corpo di un animale (sia fluide che solide) ospitino colonie – pa- cifiche o aggressive – di vermi (piu` o meno visibili ad occhio nudo). L’al- terazione dell’equilibrio di fluidi e solidi, equilibrio in cui consiste la salute, puo` dunque anche accadere per l’urto di schiere contrapposte di vermi. Come spiegato a proposito del contagio della peste bovina, la distruzione dell’organismo affetto e` per Vallisneri una conseguenza dell’invasione di orde di animaluzzi desiderosi di colonizzare nuovi territori. Questi anima- luzzi possono «rodere o trivellare i tenerissimi vasi, e particolarmente della linfa, morder le fibre, irritare a’ moti spasmodici i nervi, e in poche parole guastar l’orditura non solo de’ liquidi, ma de’ solidi». 69 I rimedi tradizionali, piuttosto che migliorare la situazione, la rendono ancor piu` difficile, perche´ il «feroce e cieco vulgo de’ vermini», irritato dai tentativi terapeutici, «dara`, per cosı` dir, nelle smanie, s’agitera` con piu` rab- bia, e come stuccicati e aizzati dall’attivita` de’ rimedi col cercare scampo a se stessi, penetreranno per ogni angolo del corpo, s’insinueranno di fibra in fibra, le azzanneranno, le troncheranno, finche´ cada l’altera macchina d’un bue, o d’un uomo». 70 L’infezione pestilenziale e` la colonizzazione dell’or- ganismo aggredito da parte di altri organismi viventi. Contro la teoria di miasmi apportatori di veleni o di speciali fermenti innescanti reazioni chi- miche distruttive, Vallisneri avanza la congettura che il contagio si trasmet- ta tramite organismi invisibili ad occhio nudo. 71 Il ‘panvermismo’ di Vallisneri presuppone quindi che tutto sia in qual- che modo animato di vermi:

il gran Facitore supremo vuole tutto pieno di animati corpi, e che uno distrugga l’altro, senza mai che le spezie si perdano: e se si troveranno microscopi migliori, altri vermini piu` minuti si scopriranno in ogni luogo, sino a spaventare colla loro piccolezza la fantasia, che stentera` a capire, come in que’ minimi corpicelli sieno

`

69 C.F. COGROSSI – A. VALLISNERI, Nuova idea del mal contagioso de’ buoi, a cura di M. De Zan, Firenze, Olschki, 2005, p. 135.

70 Ivi, pp. 135-136. Sull’irritazione dei corpicelli patogeni, cfr. anche ivi, pp. 147-148.

71 Ivi, p. 138: «essere l’indole del contagio animata, o verminosa, non salina, o fermenta-

tiva».

— 313 —

GUIDO GIGLIONI

tutti gli organi, che possono essere in qualsivoglia gran bestia, nel che chiara si ve- de l’onnipotenza e sapienza di Dio. 72

Dal punto di vista del preformismo e di una dottrina della materia in cui il sostrato e` inteso come preesistenza di strutture organiche, il modello espli- cativo del verme possiede indubbiamente numerosi vantaggi: e` dotato, per

cosı` dire, di icasticita` empirica (eventualmente verificabile al microscopio),

e` fornito di tutti i requisiti ontologici che ne fanno un individuo autosuffi-

ciente, e` naturalmente suscettibile di venir rappresentato come un animale vivente all’interno di un altro animale, e` quindi una struttura animata, che puo` dispensare o appropriarsi di vita e che e` sufficientemente versatile da poter fungere, in un contesto esplicativo, tanto da struttura anatomica che

da funzione fisiologica. In quanto tale, in quanto entita` strutturata in organi

e funzioni, il verme riconferma cosı` la tesi di fondo della fisiologia vallisne- riana che le reazioni biologiche avvengono in virtu` di un agente irritante piuttosto che per risposta di un soggetto intrinsecamente irritabile.

5. CONCLUSIONE

La sortita nel campo delle teorie dell’estro poetico che Vallisneri ab- bozza nel Ragionamento mette in luce un complesso intreccio di idee che presuppongono in qualche modo una generica nozione di irritazione nervosa: irritazione creativa, irritazione erotica e irritazione del contagio. Si tratta di questioni che si situano al confine tra medicina e poesia, ma an- che tra medicina e teorie antropologiche e sociali. Dal punto di vista piu` propriamente estetico, il Ragionamento di Vallisneri e` un’importante testi- monianza del radicale mutamento intervenuto nelle teorie fisiologiche della creativita` artistica. Vallisneri si chiede cosa accade a livello corporeo quan- do il poeta e` afferrato dall’ispirazione, e la domanda, per quanto venata d’i- ronia, e` un’indicazione di come muti la percezione della fisiologia del genio nel passaggio dal Seicento al Settecento. La concezione platonica della ma- nia aveva offerto per un lungo periodo di tempo un paradigma su cui po- tevano facilmente innestarsi teorie mediche a sfondo umoralistico. Una visione pre-cartesiana, pre-malpighiana e pre-willisiana della creazione artistica e della pazzia, e dei connessi contagi patogeno ed emotivo, e` fon- damentalmente di tipo umorale, basata com’e` su un modello anatomico dai

72 A. VALLISNERI, Saggio d’istoria medica e naturale

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,

cit., pp. 471-472.

L’ANATOMIA DELL’ESTRO DI ANTONIO VALLISNERI

contorni corporei indefiniti e dai confini osmotici. In essa il sangue e l’u- more melanconico giocano un ruolo decisivo, soprattutto nel loro legarsi all’immaginazione e alle sue species (si pensi, per fare solo un esempio, allo spiritus phantasticus di Giordano Bruno). Quando consideriamo invece De- scartes, Malpighi, ma soprattutto Willis (autori che si prestano a fungere da spartiacque piu` o meno arbitrari), ci troviamo di fronte ad una visione del corpo umano in cui la vaghezza dei contorni e la fluidita` degli umori cedo- no il posto alla nitidezza delle strutture. I fluidi vengono incanalati. Ai flus- si e riflussi succedono le contrazioni e i rilasciamenti di nervi, ai pervasivi e avvolgenti moti d’antiperistasi spinte e trazioni. Per quel che riguarda il tema dei rapporti tra immaginazione e irritazio- ne, possiamo dire che, in generale, l’immaginazione svolge due importanti funzioni negli studi di neuro-anatomia in eta` moderna: e` la facolta` che me- dia tra la mente e il corpo (e in quanto tale e` una funzione anatomica come

tutte le altre) ed e` la facolta` che si autorappresenta la struttura anatomica di tale mediazione. Questo duplice uso dell’immaginazione e`, ad esempio,

noto come filosofi, medici e savants

post-cartesiani cercassero in vari modi di sbarazzarsi degli scomodi ‘poteri’ dell’immaginazione. Come alternativa, tra Seicento e Settecento in molti si impegnarono in una ‘meccanizzazione’, per cosı` dire, dell’immaginazione, riducendola a funzione meccanicamente associativa (dal punto di vista del- le facolta` mentali), e fornendone una nuova localizzazione materiale nell’a- tlante anatomico del cervello (dal punto di vista delle funzioni corporee). Se confrontata con questa tendenza, la posizione di Vallisneri e` analoga in- vece a quella di coloro che preferirono disfarsi di una nozione (quella di immaginazione) fattasi particolarmente ingombrante piuttosto che impe- gnarsi in salvataggi in direzione iatromeccanica. Nelle sue diagnosi, l’imma- ginazione conta poco o nulla. Se ha un qualche ruolo e`, per cosı` dire, di natura igienica e preventiva, analogo alla funzione assegnata a cibi e bevan- de, come bere vino in moderazione, non mangiare cibi troppo focosi o afrodisiaci, coricarsi presto la sera. Nel settore della generazione e nel cam- po delle teorie del contagio, il ruolo dell’immaginazione e` pressocche´ nullo. Infine, quando Vallisneri azzarda una sortita nel campo delle teorie esteti- che, e` proprio per mettere alla berlina le concezioni tardo-barocche del ge- nio creativo come invasamento delle facolta` conoscitive. Possiamo dunque concludere dicendo che la nozione di reattivita` ani- male e` il tema che percorre da un capo all’altro il breve trattato sull’estro. Esso riguarda il motivo estetico dell’ispirazione poetica come agitazione di spiriti e fibre, la questione medica della tensione nervosa e la teoria anato- mo-patologica dello sconcerto dell’economia vitale causata dal verme pato-

chiarissimo in Thomas Willis. E

`

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GUIDO GIGLIONI

geno. Si tratta a ben vedere di tre forme di contagio: il contagio poetico, il

contagio nervoso e il contagio pestilenziale. In tutti e tre i casi, il contagio presuppone il darsi di tre condizioni essenziali: un organismo in grado di attaccare un altro organismo (l’indole animata o verminosa del contagio);

il convergere di specifiche circostanze esterne (l’ambiente); la natura in

qualche modo ricettiva e impressionabile dell’organismo. Il trattatello di Vallisneri, con il suo sottile piglio ironico e l’abile sovrapposizione di tre diversi registri (l’analisi spassionata dell’anatomista, il pretesto narrativo inserito nella cornice bucolica e l’idea del manoscritto ritrovato, originaria- mente appartenente a un pastore), mira a demolire tre miti: quello della ge- nerazione spontanea delle idee poetiche, quello della generazione sponta- nea della pazzia e quello della generazione spontanea delle pestilenze. La parola-chiave che ricorre in tutti e tre i diversi contesti – il contesto delle teorie estetiche, quello dell’anatomia del sistema nervoso e quello dei modelli patogenetici – e` il termine irritazione. Come si e` gia` avuto modo di dire piu` volte, non si puo` fare a meno di notare come il tema dell’irritazione pervada l’opera vallisneriana, soprattutto quando si esaminano i casi clinici.

L’irritazione e` il processo che e` alla base della stimolazione delle principali operazioni vitali e di molte delle sindromi morbose descritte da Vallisneri.

In

generale, nelle spiegazioni fisiologiche vallisneriane, la causa principale e`

di

natura umorale: «ogni qual volta sentiamo pugnere, mordere e strana-

mente irritare le nervose e membranose parti, subito concepiamo essere imbrattata la massa de’ fluidi da rigidi e acuti sali, che hanno preso il pre-

dominio nella medesima». 73 L’irritazione e` secondaria rispetto all’alterazio-

ne chimica della massa umorale (causa remota) e alla conseguente ostruzio-

ne meccanica di pori e tubuli (causa prossima). Nonostante le varie oscillazioni al proposito, sembra dunque si possa affermare che Vallisneri propenda alla fine per una soluzione chimica. Se la spiegazione meccanica dei nervi tesi riconduce la questione dell’irritazione nel sicuro territorio dei principi fisico-matematici, ogniqualvolta si toccano le nozioni problemati-

che di irritabilita` e sensibilita`, la spiegazione chimica, tramite il ricorso alla fermentazione, da` pero` ragione della presenza di una forma di vitalita`, che altrimenti rimarrebbe inspiegabile. Il che significa anche che, da un punto

di vista anatomico, gli ipocondri continuano a svolgere un ruolo piu` impor-

tante del cervello e del sistema nervoso in quanto sede di produzione dei

fenomeni di irritazione corporea.

73 ID., Consulti medici, cit., p. 243.

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